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Deadmanwalking

Il caso di Moro, un uomo morto tra interessi, giochi di potere e indifferenza

1. Introduzione, finalit e motivazioni 2. Il compromesso storico: generalit 3. Lattentato di via Fani: 16 marzo 1978 4. Tesi sulle possibili implicazioni 4.1 Usa e Urss 4.2 P2 e Servizi segreti 5. Le trattative 6. La fine di Moro: 9 maggio 1978

Perch Aldo Moro? Linteresse per il personaggio e per le vicende che lo hanno riguardato nato in me per un motivo molto semplice. Mio padre infatti, avendo vissuto quegli anni e quegli eventi in prima persona facendo parte della segreteria dellallora ministro Carlo Donat Cattin, ha potuto raccontarmi fatti e retroscena su Moro introvabili sui libri di testo e, soprattutto, lo ha fatto con una passione ed un piacere tali che mi ha inesorabilmente contagiato. Lidea di una tesina al riguardo nata dalla volont di rendere onore ad un uomo che, politicamente ed umanamente, ha pochi precedenti e pochi successori. Informandomi a riguardo, con la lettura di libri e la consultazione di svariate fonti, mi sono tuttavia ritrovato pi confuso di quanto lo fossi inizialmente; non potendomi arrogare il diritto di formulare una mia ipotesi storiografica, ne tantomeno di sentenziare chi avesse avuto ragione e chi torto nelle innumerevoli diatribe nate sullaffaire, ho creduto di potere, perlomeno, presentare le numerose ed avvincenti ipotesi e scuole di pensiero tra le quali, lo ammetto, neanche io ho ancora ben chiaro quale sia la pi corretta. Quello che mi parso tanto chiaro quanto sconvolgente - da cui il mio elaborato trae il suo titolo - stato come allinterno di intrecci complicati, implicazioni internazionali e impensabili, giochi di potere e trattative sia stato letteralmente lasciato morire un uomo, un uomo con moglie e figli, la cui unica colpa era stata quella di impegnarsi per rafforzare la democrazia e rendere lItalia un Paese migliore.

Il compromesso storico: la condanna di Moro Chi Aldo Moro presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, stato fino a oggi il gerarca pi autorevole, il "teorico" e lo "stratega" indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. La controrivoluzione imperialista [...] ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l'esecutore pi fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste.
(Brigate Rosse, Primo Comunicato)

Aldil degli innumerevoli misteri che ricoprono tuttora il caso Moro, misteri che questa tesina si propone di analizzare, ci che appare certo che il rapimento di Moro ha le sue motivazioni ultime nella volont dichiarata di questultimo di accettare il compromesso storico proposto da Enrico Berlinguer. Il segretario del Pci, con questa proposta, aspirava alla creazione di un nuovo governo retto dalla Democrazia Cristiana - Giulio Andreotti sarebbe stato primo ministro - che prevedesse la strettissima collaborazione delle altre forze democratiche, comprendendo - tra esse anche il Partito Comunista. Tra le varie opposizioni, ufficiali od ufficiose, a questo compromesso assume particolare significato quella delle Brigate Rosse, per le quali un accordo con il partito democristiano avrebbe di fatto sancito la sconfitta del progetto comunista e addirittura - favorito il tanto odiato Stato imperialista delle multinazionali rappresentato , nelle idee dei brigatisti, proprio da Moro e dalla sua forza politica di appartenenza. Ad onor del vero, le iniziali intenzioni dellex ministro degli esteri non erano esattamente quelle di Berlinguer, il quale prevedeva lentrata effettiva al governo del Pci. Egli, infatti, pensava pi semplicemente ad una politica consociativa, un gioco di alleanze il cui fine era quello di rappresentare un numero maggiore di elettori e di partiti. Al G7 di Portorico del 1976 Moro cominci a cercare consensi ed appoggi internazionali alle sue idee, pur non trovando altro che reazioni negative. Lavvicinamento definitivo ad unidea molto simile a quella del compromesso storico avvenne da parte di Moro solo successivamente alle elezioni del 1976, le quali videro il Pci molto vicino al sorpasso sulla Dc: in quel momento Moro si convinse definitivamente che per poter governare non avrebbe potuto prescindere dallappoggio dei comunisti, bench avesse ricevuto molti moniti al riguardo. Questa fu la scelta che lo rese oggetto di critiche e minacce fino alla follia dei brigatisti, culminata la mattina del 16 marzo 1978 mentre il presidente della Dc si recava in Parlamento a votare la fiducia al costituendo governo Andreotti, proprio quello di collaborazione ideato da Moro stesso.

Via Fani: linizio dellincubo e del mistero

Presidente, ha capito chi siamo? S, ho capito chi siete.


(Primo scambio verbale tra i brigatisti e Moro)

Il mistero che infittisce il caso Moro inizia a presentare interrogativi sin dal momento del suo rapimento. Quella mattina inizi per Moro come tutte le altre, andando tranquillamente ad assistere alla SS. Messa con il nipote nella chiesa di Santa Chiara in via Forte Trionfale, accompagnato da un solo uomo della scorta. I suoi rapitori scelsero, per il rapimento, un momento particolare ed inaspettato, quello in cui la protezione era verosimilmente massima; scelsero infatti di agire mentre Moro stava recandosi in Parlamento a votare la fiducia al governo Andreotti, con un seguito di scorta ovviamente maggiore. Ogni mattina gli uomini di Moro sceglievano in modo assolutamente casuale fra tre possibili tragitti per giungere in centro citt ed i brigatisti parevano essere misteriosamente certi di quello che sarebbe stato intrapreso il 16 maggio, tanto da premurarsi la sera precedente il rapimento di bucare tutte e quattro le ruote di un fioraio ambulante che operava proprio in via Fani, al fine di evitare quello che, la mattina seguente, sarebbe stato uno scomodissimo testimone. Il commando, inoltre, era costituito da un numero variabile compreso tra le 9 e le 11 persone, due sole autovetture; uno dei fondatori delle BR, Franceschini, sottolineer lambiguit della scelta, paragonando questo agguato ad uno di rilevanza molto minore: "Quando rapimmo Mario Sossi ( ex-magistrato, n.d.a), nel '74, eravamo in diciannove. Essere in undici a dover gestire un rapimento complesso come quello di Moro mi sembra quantomeno azzardato". Altra grande stranezza riguarda le borse del presidente della Dc: nel bagagliaio della Fiat 130 che lo trasportava ce nerano infatti ben cinque, di cui una con i medicinali, una con documenti importanti ed altre tre con oggetti di minore interesse. Suscita seri dubbi il domandarsi come abbiano fatto i terroristi a prelevare, in un arco di tempo ridottissimo, le due importanti, tralasciando le rimanenti. Infine appare veramente incomprensibile che la scorta, la quale viaggiava su una seconda auto dietro a quella di Moro, custodisse i fucili nel bagagliaio: che utilit infatti poteva avere unarma, se chiusa in un baule? Troppe stranezze, troppa la

tranquillit che contraddistinse le azioni dei brigatisti, proprio nel momento in cui stavano mettendo a segno il rapimento che avrebbe sconvolto il panorama nazionale ed internazionale. Quelli elencati in precedenza, inoltre, non sono gli unici interrogativi. Altri misteri verranno presentati nei capitoli seguenti. Misteri, ma neanche poi troppo.

URSS e Stati Uniti, due mondi ed ununica volont: nessun compromesso

E Yalta che ha deciso via Fani.


(Carmine Pecorelli, direttore di Osservatorio Politico)

Dalla pace di Yalta del 1945, noto, il mondo si era diviso in due blocchi opposti, quello occidentale e quello sovietico. Nel suo piccolo, lazione mediatrice in corso tra Berlinguer e Moro mosse gli equilibri: avrebbe sancito per entrambe le potenze un passo indietro, un avvicinamento reciproco che nessuno desiderava al di fuori degli attori del caso italiano. Proprio questo rende ipotizzabile un possibile coinvolgimento dei servizi segreti dei due stati, KGB e CIA. In primo luogo, erano numerosi i motivi per i quali il compromesso storico era inviso allUnione Sovietica: il comunismo in Russia non ammetteva deflessioni, non ammetteva compromessi di alcun tipo, a maggior ragione se questi fossero stati siglati con coloro che rappresentavano la controrivoluzione imperialista, e tali compromessi non dovevano essere ammessi neanche nel caso del comunismo italiano. La tracce della presenza del KGB nel caso Moro emergono in un modo abbastanza casuale. Nel 1977, anno precedente al rapimento, Sergej Sokolov, studente presso l'Universit La Sapienza di Roma, avvicin Moro per chiedergli di frequentare le sue lezioni presso la Facolt di Scienze Politiche. In seguito si fece notare per le domande sempre pi indiscrete rivolte agli assistenti circa l'auto e la scorta, tanto da suscitare anche qualche sospetto in Moro medesimo, il quale raccomand ad un suo collaboratore di rispondere in modo vago ad eventuali domande dello studente. Solo nel 1999, in seguito allo scoppio dello scandalo Mitrokhin, si capir che quel Sergej Sokolov non era altro che

Sergey Fedorovich Sokolov, ufficiale del Kgb. La conferma di tale sospetto fu rappresentata dal rinvenimento, nel maggio del 1979, della mitraglietta Skorpion- la stessa che uccise Moro - in un appartamento abitato da brigatisti ma intestato a Giorgio Conforto, il quale con lo pseudonimo di Dario rivestiva guarda caso - il ruolo di agente del Kgb. Queste ed altre prove parrebbero confermare la tesi di un coinvolgimento di servizi segreti dellest; tuttavia come tanti altri piccoli particolari del Caso Moro - la verit assolutamente difficile da individuare. Come infatti possibile che il leader del Pci, partito che viveva grazie agli ingenti finanziamenti del Pcus, potesse immaginare prospettive politiche diametralmente opposte agli interessi del Pcus stesso? Berlinguer godeva veramente di tanta libert dazione, o per lo meno credeva di goderne?
*

Quindi, l'entrata dei comunisti in Italia nel Governo o nella maggioranza era una
questione strategica, di vita o di morte [] per gli Stati Uniti d'America, perch se fossero arrivati i comunisti al Governo in Italia sicuramente loro sarebbero stati cacciati da quelle basi e questo non lo potevano permettere a nessun costo.
(Dichiarazioni di Giovanni Galloni, Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia, 22 luglio 1998)

I timori americani erano al contrario - di carattere pi concreto e meno ideologico. Essi erano fondamentalmente due. L'ingresso al governo di soggetti che avevano stretti contatti con il partito comunista sovietico, in primo luogo, avrebbe consentito a questultimi di venire a conoscenza, in piena guerra fredda, di piani militari e di postazioni strategiche segretissime della Nato. Seconda importante conseguenza del possibile insediamento al governo del Pci sarebbe stata la probabile chiusura delle basi americane su suolo italiano, le quali per gli statunitensi erano di fondamentale importanza strategica: in caso di attacco sovietico, infatti, la prima linea di difesa era rappresentata proprio da queste zone. Una testimonianza di questa avversione a stelle e strisce nei confronti del compromesso storico fu portata dalla vedova Moro, Eleonora Chiavarelli, al processo contro le BR. Rievocando una visita allallora segretario americano Henry Kissinger, essa sintetizz cos il discorso fatto dalluomo di governo statunitense al compianto marito: Onorevole, lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o la pagher cara. Veda lei come la vuole intendere (vedi atti del processo). Per quanto non si possa affermare con certezza la veridicit di cqueste dichiarazioni, appare chiaro come oltreoceano i piani di Moro fossero tuttaltro che condivisi. Tra i vari motivi gi trattati cera sicuramente il timore che Moro, sotto interrogatorio, potesse revelare ai brigatisti lesistenza della segretissima Gladio, ovvero la struttura clandestina parallela della Nato, il cui scopo era stato, subito dopo la pace di

Yalta, proteggere gli stati del blocco occidentale da possibili attacchi da parte delle forze del Patto di Varsavia. Lorganizzazione, definita stay-behind (letteralmente stare dietro) per le sue caratteristiche di segretezza e clandestinit, era stata portata in Italia pochi anni prima e Moro era sicuramente molto informato a riguardo; di conseguenza cera molta paura che egli stesso ne svelasse, al fine di avere salva la vita, lesistenza.

Misteri allitaliana: servizi segreti e P2

Il ministro morir a maggio


(Titolo di unedizione di Osservatorio Politico, di Mino Pecorelli, uomo dei servizi segreti contrario al rapimento, uscito pochi mesi prima delleffettivo rapimento)

Tra le tante incertezze riguardanti il rapimento di Aldo Moro si pu affermare, con ragionevole convinzione, che i servizi segreti italiani, ed in particolare gli organi del Sismi e del Sisde o loro singoli componenti, siano stati in qualche modo implicati nella vicenda. Questo appare evidente dagli innumerevoli indizi che ricollegano uomini delle istituzioni suddette a sequestro, prigionia ed uccisione del ministro. Tali indizi, che non costituiscono tuttavia vere e proprie

prove, iniziano ad essere presenti sin dal giorno stesso dellattentato di via Fani. Come si apprende leggendo gli atti del processo Moro, pochi istanti dopo lagguato dei brigatisti un improvviso e misterioso black-out paralizz le linee telefoniche di via Fani stessa e delladiacente via Stresa, negando di conseguenza ai testimoni la possibilit di lanciare tempestivamente lallarme e coprendo di fatto la fuga del commando di rapitori. La compagnia telefonica interessata, lallora Sip, parl di un problema dovuto al sovraccarico delle telecomunicazioni; coincidenza volle tuttavia - che alle 16,45 del giorno precedente la struttura della Sip fosse stata allertata, proprio come era prassi che accadesse in situazioni di emergenza quali crisi nazionali, internazionali, eventi bellici e, guarda caso, atti di terrorismo. Possibile che, nonostante questo misteriosissimo preavviso, si sia incappati in un incidente banale quale un semplice sovraccarico? Secondo Roberto Bartali, studioso della vicenda ed attualmente docente alluniversit di Oxford, sarebbero provati i collegamenti tra la Sip medesima ed il servizio militare segreto (Sismi). I brigatisti stessi inoltre, nei successivi processi, provarono a motivare laccaduto con la semplice presenza di qualche compagno nella Sip 1. Le inchieste parlamentari hanno inoltre accertato che la famosa mattina del 16 maggio era presente in via Stresa, a pochi metri dal luogo dellagguato, il colonnello Guglielmi 2, appartenente al Sismi, che si giustificher poi attribuendo la sua oscura presenza ad un invito a pranzo ricevuto da un amico risiedente nei paraggi. Oltre a domandarmi quale piacere culinario possa dare un pranzo consumato alle nove del mattino, osservo che il colonnello faceva parte della VII divisione dei servizi segreti, la stessa che controllava Gladio, la stay-behind di matrice americana, il cui ruolo nel Caso Moro ho trattato in precedenza. Curioso inoltre che Guglielmi dipendesse direttamente dal generale Musumeci, esponente della P2 che verr poi condannato nel processo per la strage di Bologna. Aldil di queste finezze, per chi le vorr considerare tali, rimane il fatto che la mattina in cui il presidente del maggiore partito italiano venne rapito da una banda di terroristi e, contestualmente, cinque uomini vennero massacrati in una sparatoria degna del migliore dei film western, passeggiava a pochi metri un colonnello dei servizi segreti italiani.
1

La volontariet del black-out sostenuta dal procuratore della Repubblica Giovanni de Matteo e dai brigatisti stessi (fonte Roberto Bartali, vedi sitografia)
2

La presenza di Guglielmi emerse solo nel 1991, quando un ex agente del Sismi, Pierluigi Ravasio, ne parl allOn. Cipriani. Guglielmi, in sede di inchiesta, ammetter e si giustificher come sopra spiegato. (fonte Roberto Bartali, vedi sitografia)

Il pi fatto
(Licio Gelli, Gran Maestro della P2, la mattina del sequestro di Moro)

Misterioso ed inquietante il ruolo della P2, loggia massonica coperta fondata da Licio Gelli. Se, come si usa dire, tanti indizi costituiscono una prova, ragionevole immaginare che la loggia abbia rivestito un ruolo di fondamentale importanza negli eventi. Bisogna innanzitutto chiarire lidentit di questo fondamentale centro di potere, per poter provare ad ipotizzare i possibili collegamenti con il caso Moro. Questa loggia, che si basava sui principi della massoneria senza per dipendere in nessun modo dalla sorella maggiore, raccoglieva a quel tempo quasi tutte le personalit di spicco del Paese: giornalisti ed economisti, docenti universitari e politici, imprenditori e capi militari, funzionari pubblici e, soprattutto, membri dei servizi segreti nazionali. Il legame tra la loggia ed il rapimento del presidente della Dc fu evidente al momento del ritrovamento delle liste degli iscritti alla P2. Esse infatti, rinvenute nella casa di Gelli, comprendevano la maggior parte di quei funzionari pubblici, esponenti militari e, come detto, agenti segreti coinvolti nella vicenda Moro. Le liste annoveravano, tra gli altri, il presidente del Sismi, generale Giuseppe Santovito, il suo omologo del Sisde, Giulio Grassini, alcuni direttori della Marina Militare, dirigenti dei servizi segreti, comandanti della Guardia di Finanza e, in particolare, il generale dei Carabinieri Giuseppe Siracusano, il quale finir nellocchio del ciclone nei giorni del sequestro per la palese inefficienza dei posti di blocco che, sparsi per tutta Roma, erano delegati proprio a lui. Tutti o quasi gli agenti dei servizi segreti erano direttamente od indirettamente legati alla P2, e pare davvero difficile credere alla tesi di Gelli che, in unintervista rilasciata nel 2008 a Il Tempo, difender cos i suoi aderenti: In quel periodo, tutte le persone o quasi che avessero alti incarichi nello Stato erano iscritte alla loggia. Non era la P2 a inquinare il Viminale: il comitato tecnico operativo presieduto da Cossiga era fatto di professionisti qualificatissimi e per questo si era ritrovato composto in buona parte da persone che erano nella loggia. Ultima testimonianza che chiarisce il legame Moro P2 rappresentata dalla deposizione di Nara Lazzarini, segretaria di Licio Gelli, rilasciata al processo Pazienza Musumeci (il piduista agente dei servizi capo di Camillo Guglielmi, vedi capitolo precedente): la Nazzarini, ricordando un appuntamento avvenuto tra il Venerabile e alcune persone allHotel Excelsior di Roma la mattina della strage di via Fani, riporter alcune parole sfuggite a Gelli nel corso del dialogo: Il pi fatto. Parole che possono significare tutto ed allo stesso tempo nulla. Prove inequivocabili ed allo stesso tempo irrilevanti. Teorie credibili e ridicole, come tutte quelle che avvolgono tuttora una serie di eventi che, dopo sei inchieste, 23 sentenze, innumerevoli condanne ed altrettanti ergastoli, ancora lontana dallessere decifrata.

Tra fermezza e trattativa, 55 giorni di discussioni

Lo scambio la sola via duscita


(Lettera di Aldo Moro alla Dc, 29 aprile 1978)

Aldil di ogni possibile e probabile implicazione esterna, occorre ricordare che chi rap, custod ed uccise Aldo Moro furono le Brigate Rosse. Durante i 55 giorni di prigionia, dal 16 marzo 1978 al nefasto 9 maggio, nacque in Italia un dibattito che coinvolse ogni fazione politica: come comportarsi nei confronti delle Br? Sin dalle prime rivendicazioni e dai primi comunicati dei brigatisti, fu resa nota da parte degli stessi la volont di effettuare uno scambio di prigionieri, ma le condizioni da loro poste erano senzaltro eccessive:nel comunicato n8, infatti, chiedevano la liberazione di ben tredici detenuti in cambio di quella del leader della Dc. I principali partiti coinvolti, Pci e appunto Dc, negarono sin dai primissimi giorni di prigionia la loro disponibilit a trattare, a scendere a compromessi con i terroristi, delineando la nutrita scuola di pensiero nota come partito della fermezza. Le motivazioni di questo rifiuto furono fondamentalmente due: la consapevolezza che si sarebbe creato un precedente scomodo, mettendo indirettamente le basi per future operazioni simili da parte delle Brigate Rosse e, soprattutto, la dichiarata volont di non riconoscere politicamente una frangia di estremisti che, disconoscendo nel modo pi assoluto qualsivoglia forma di democrazia e di legalit, non doveva essere identificata quale un vero e proprio partito. La forza di tali convinzioni emerse nel momento in cui i brigatisti sembrarono affievolire la loro linea, arrivando a proporre uno scambio alla pari (un solo prigioniero, per di pi vecchio, malato e di conseguenza innocuo), uno scambio che pareva addirittura simbolico; il partito della fermezza, guidato dai massimi dirigenti di Dc e Pci, rifiuter qualsiasi tipo di trattativa, convinto che la peggior mossa possibile sarebbe stata quella di riconoscere come interlocutori politici i brigatisti. Meno condivisa ma comunque presente fu la linea della trattativa, guidata dal leader del Psi Bettino Craxi. Moro stesso, nelle lettere dalla prigione del popolo, supplicher pi volte i suoi compagni di partito di scendere a compromessi con i brigatisti. I fautori della trattativa, in sintesi, ponevano in primo piano il valore della vita umana, in questo caso delluomo Aldo Moro, valore al quale ogni qualsiasi altro problema politico andava subordinato. A testimonianza di quanto fu rilevante il dibattito accesosi, entr in campo in prima persona anche lallora Papa Paolo VI, amico

personale di Moro, che per ben tre volte si rivolse direttamente e senza mezzi termini ai carcerieri, definiti uomini delle Brigate Rosse, chiedendo la liberazione senza condizioni del prigioniero. Questa espressione, senza condizioni, che port da subito ad annoverare il Papa tra coloro che sposavano la linea dura, fu tuttavia a sua volta oggetto di discussioni; non si cap infatti se fosse realmente la sua idea, o se fosse invece quella di altri (Andreotti?) che lo spinsero a non contraddirli. Il 5 maggio, nel nono ed ultimo comunicato rilasciato dai brigatisti, essi si esprimeranno cos: "Concludiamo la battaglia cominciata il 16 marzo eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro stato condannato". Il 9 maggio, a met strada tra via delle Botteghe Oscure, dove cera la sede del Pci, e piazza del Ges, dove cera quella della Dc, nel baule di una Renault 4 rossa, verr ritrovato il cadavere di Moro.

Bibliografia:
Lettura integrale:

Il Prigioniero, di Anna Laura Braghetti con Paola Tavella, edizioni Mondadori, 2005 Il caso Moro un dizionario italiano, di Stefano Grassi, edizioni Mondadori, 2008
Consultazione:

Convergenze parallele, di Sergio Flamigni, Kaos edizioni, 1998 Sitografia: Grandi coalizioni. Gli anni della solidariet nazionale, di Maurizio Stefanini per www.loccidentale.it Il caso Moro dalla A alla Z,di Antonello Sacchetti per www.ilcassetto.it Le stranezze del caso Moro, di Roberto Bartali per www.misteriditalia.it Voci Caso Moro, Aldo Moro e altre dallenciclopedia it.wikipedia.org The Aldo Moro kidnap and Palimpsest History, di Alan OLeary per www.leeds.ac.uk