Sei sulla pagina 1di 2

Anthony Boucher

Il Primo
(1952)
Da Storie del tempo e dello spazio, Urania (1991)

- Fu un coraggioso - scrisse Dean Swift - colui che per primo assaggi unostrica. E, devo aggiungere, fu un uomo a cui la societ deve molto, se non che un tale debito da ritenersi cancellato dallattimo di rapimento che lui fu il primo a provare. E innumerevoli altre figure epiche ci furono, pari alla sua, pionieri le cui imprese sono, come minimo, paragonabili alla scoperta del fuoco, e che sono indubbiamente superiori allinvenzione della ruota e dellarco. Nessuna di quelle conquiste dellumanit per (a parte probabilmente quella dellostrica) avrebbe, oggi, sapore per noi, se non ci fosse stato nella storia dei primordi dellumanit un altro grande momento, anche pi sensazionale. E questa la storia di Sko. Sko, accovacciato allingresso della caverna, fissava la pentola del montone. Cera voluta tutta una giornata di caccia per mettere le mani su quel montone. Aveva dedicato il giorno dopo a cuocerlo, mentre la sua donna teneva in ordine la caverna, badava ai bambini e nutriva il pi piccolo con lalimento che sgorgava dal suo petto, che non aveva bisogno di caccia. Adesso lintera famiglia era seduta in fondo alla caverna, a lamentarsi, con le pance che borbottavano per la fame, per il disgusto del cibo, e per la paura della morte che viene se non si mangia, e lui solo mangiava il montone. La carne era filacciosa, insipida, stantia. Lui aveva le sue buone ragioni per mangiare, ma non se la sentiva di criticare i suoi. In quei sette mesi non si era mangiato altro che montone. Gli uccelli erano spariti. Negli anni passati i volatili ritornavano, ma quellanno, sarebbero riapparsi? Tra breve, anche i pesci avrebbero dovuto risalire il fiume, ma chi sapeva se lanno in corso sarebbe stato identico a quello passato? E chi aveva mangiato cinghiali e conigli morti, sera riempito di strani vermi. LUomo del Sole aveva detto che si commetteva peccato contro il Sole a mangiare cinghiali e conigli, e certo doveva essere vero, perch i trasgressori morivano, tutti. Dunque o mangiare montone, o fare la fame, o montone o morte. Sko, rimasticando il suo insipido boccone, rifletteva. Lui si sforzava di mangiare quella carne, ma la sua donna, i bambini, gli altri Ormai si contavano le costole negli adulti, e i bambini avevano gli occhi grossi e sporgenti, e il pancino gonfio, come una pietra tonda e liscia. I vecchi non raggiungevano pi let di un tempo e anche i giovani salivano al Sole, senza esserci stati mandati da ferite causate da uomini o da fiere. Il cibo-che-non-ha-bisogno-di-caccia diventava sempre meno abbondante, e ormai Sko riusciva a vincere anche quelli che un tempo, nella lotta, erano pi forti di lui. La Trib era con lui perch lui riusciva ancora a mangiare, e appunto perch la Trib era con lui, lui si sforzava di mangiare. Gli pareva che il Sole stesso gli chiedesse di trovare un modo perch la Trib potesse riprendere a nutrirsi, e tornare cos alla vita. Sko, adesso, si sentiva lo stomaco sazio, ma la sua bocca non lo era. Cera stato un tempo in cui lui si sentiva lo stomaco vuoto e la bocca fin troppo sazia. Sko si sforz di farsi tornare in mente quel tempo. E in quellistante, mentre girava la lingua in bocca per ritrovare la sensazione dimenticata, ricord, di colpo. Era la Grande Estate, quando le acque del fiume erano basse, le sorgenti asciutte, e gli uomini si dirigevano verso la nascita e la morte del Sole a trovare lacqua. Lui era tra quelli che avevano trovato lacqua, ma sera spinto troppo lontano. Aveva ormai mangiato tutta la carne secca di cinghiale che sera portato dietro (perch allora non era peccato mangiarla) e aveva consumato tutte le frecce, ma non era ancora arrivato a casa, e aveva bisogno di mangiare. Perci sera messo a mangiare quella roba che cresce nella terra e di cui si cibano gli animali, e ne aveva trovata anche di buona. Un giorno aveva estratto dalla terra un bulbo, diviso in tante piccole sezioni, e ognuno di quegli spicchi gli aveva riempito la bocca dun sapore cos intenso che Sko aveva bevuto quasi tutta lacqua che sera portato dietro per dimostrare ai compagni di averla trovata. Solo a pensarci, adesso, risentiva quel gusto in bocca. Era un gusto buono. Sko si mise a scavare nel suo angolo della caverna, e ritrov il resto del bulbo che aveva portato con s dai lontani paesi che aveva visitato. Prese uno degli spicchi di un colore bianco giallognolo, gli tolse la pelle pi scura e pi resistente e lannus. Solo a sentire lodore, la bocca prov una sensazione di saziet. Sko soffi sulle braci, e quando il fuoco divamp e la pentola si mise a bollire, lasci cadere lo spicchio pelato sul montone. Se la carne sazia lo stomaco ma non la bocca, e il bulbo viceversa sazia la bocca ma non lo stomaco, chiss che messi assieme Sko invoc il Sole perch il suo desiderio si avverasse, per il bene della Trib. Poi lasci bollire la pentola e per qualche
Anthony Boucher, Il Primo, 1952

istante non pens a niente. Alla fine si alz, pesc dalla marmitta un pezzo di carne, e si mise a masticarlo. Si sent subito la bocca pi sazia, e a un tratto gli venne unaltra idea. Part di buon passo verso lo spiazzo dove stavano le pecore e gli altri animali della trib, e ritorn con una specie di incrostazione bianca e cristallina. La lasci cadere nella pentola, rimescol servendosi di un bastone, e stette a guardare, finch il cristallo bianco non si fu sciolto completamente. Allora addent un altro boccone. Adesso s che si sentiva la bocca sazia. Lanci a gran voce il richiamo che significava mangiare. Usc per prima la sua donna. Appena vide la solita pentola col montone si volt per andarsene, ma lui la tenne ferma, le apr la bocca e le cacci dentro un pezzo della nuova carne. Lei lo guard a lungo, in silenzio. Poi le sue mascelle si misero a lavorare freneticamente e solo quando non rimase pi niente da masticare, lei a sua volta lanci il richiamo ai suoi bambini. Ci sono altri spiazzi da sfruttare, pensava Sko, e possiamo mandare gli uomini a raccogliere altri bulbi, laggi dove crescono. La Trib cos potr ricominciare a mangiare La pentola ormai era vuota, e Sko Fyay e la sua famigliola se ne stavano seduti intorno, a leccarsi le dita. Fame, sale e aglio si erano combinati assieme per dare allumanit il primo chef.

Anthony Boucher, Il Primo, 1952