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giugno 2012

Mettere in campo un sistema di controlli seri


di Piero Luigi Vigna La discussione sullabnorme domanda di giustizia in Italia sta portando a elaborare soluzioni concrete lungo due direttrici principali. La prima, ovviamente, quella di rendere pi efficiente il processo civile. Ad esempio, Piero Trimarchi di recente non ha esitato a invocare un limite alle eccessive possibilit di proseguire la lite sino alla Cassazione per le cause futili, ritenendo il rischio di una decisione errata [] tollerabile come parte degli inconvenienti derivanti dalla convivenza civile. La seconda direttrice della discussione lopportunit o meno di convogliare parte rilevante di questa domanda di giustizia fuori dal processo. Il dibattito attualissimo perch, con lentrata a regime dellimpianto normativo disegnato dal D.lgs 28/2010, diverse centinaia di migliaia di cause civili allanno sono destinate a prendere la via degli organismi di mediazione. Il tema della mediazione delle liti civili, di cui mi occupo oramai da diverso tempo, oggetto di forti critiche da parte di alcune componenti dellavvocatura e merita quindi particolare attenzione. Partiamo dai dati appena sentiti. Secondo il Ministero della giustizia, il numero delle mediazioni avviate e accettate in Italia sale costantemente, anche quando il tentativo non obbligatorio. La durata media di una procedura si aggira sui 50 giorni. Laccordo si trova in un caso su due. Sono dati di straordinaria rilevanza: la lite che si estingue in 50 giorni comporta un risparmio di tempo, rispetto ai quasi 3.000 giorni che occorrono per una sentenza di Cassazione, enormemente maggiore dellaggravio (di soli 50 giorni, appunto) che si ha quando la conciliazione fallisce e occorre imbarcarsi in anni di battaglie legali. Secondo uno studio pubblicato sul sito del Parlamento europeo, se tutte le cause civili in Italia passassero prima per la mediazione sarebbe sufficiente un tasso di successo del 4% perch si generino risparmi di tempo. Quando una lite su due si risolve mediando, non 4 su cento, il risparmio per la collettivit quindi astronomico. Ma i contrari alla mediazione insistono: le migliaia di cause chiuse dai mediatori da marzo 2011 a oggi sono un nonnulla si osserva rispetto ai circa 5 milioni di processi civili pendenti. Losservazione infondata. Le mediazioni di successo vanno raffrontate con il numero di cause che, in questi primi mesi, sono state interessate dal tentativo obbligatorio, che sono solo alcune centinaia di migliaia. I fautori della mediazione allora rilanciano: visto il tasso di successo della mediazione quando le parti accettano di sedersi al tavolo, lopportunit politica di costringere le parti a tentare la via della mediazione incontestabile. La contrapposizione tra un processo statale (lungo e inefficiente) e una mediazione privatistica (rapida e poco costosa) tuttavia fuorviante. Tra processo e mediazione, infatti, deve esistere unequilibrata relazione, come abbiamo sentito. Per arrivare allequilibrio occorre una rivoluzione culturale, da non confondere con laspirazione illusoria a mio modo di vedere a nuova cultura della mediazione, intesa come movimento dal basso per cui i litiganti dovrebbero, spontaneamente e di colpo, prediligere modalit non contenziose di gestione della litigiosit. La rivoluzione consiste nel mettere al centro la lite e i suoi protagonisti (cittadini e aziende), invece del processo e i suoi professionisti (giudici e avvocati). Questa rivoluzione, che trova nella mediazione professionale il substrato pi forte e naturale, fu teorizzata a Minneapolis nel 1976 da Frank Sander, durante la famosa Pound Conference, con giuristi, politici e scienziati sociali a confronto sulle possibili soluzioni alla crisi della giustizia in America. La proposta pi brillante, riferibile al professore ora emerito a Harvard, fu ribattezzata della multi-door courthouse: nei tribunali non si dovrebbe trovare pi solo la porta (door) dellaula di udienza dove siede il giudice, ma anche quella che conduce allufficio dellarbitro, del mediatore, del perito e cos via, in base alla natura e alle specificit della singola controversia. Questo dal punto di vista dello Stato che organizza e offre il servizio giustizia. Dal punto di vista del cittadino fruitore di quel servizio, opporsi aprioristicamente alla richiesta dello Stato di comportamenti pi virtuosi in materia di accesso alla giustizia tra cui appunto il maggior utilizzo della

mediazione secondo me come invocare il diritto a non fare la raccolta differenziata dei rifiuti, finendo per intasare lunico grande contenitore, ossia il processo civile, in cui finisce tutta la domanda di giustizia. Occorrono invece pi contenitori, ossia molteplici sistemi di risoluzione delle controversie, e norme coraggiose per incentivare, a seconda dei casi, luso degli uni o degli altri, e in particolare del pi appropriato a seconda delle circostanze. Di sicuro, creare e promuovere questi sistemi alternativi o contenitori meglio che attendere, lamentosamente, lennesimo rapporto internazionale che scoperchia lultimo record negativo della giustizia civile italiana. Sono molto dispiaciuto di non poter partecipare di persona a questa fase dei lavori perch, anche in ragione di quello che stato il mio mestiere per lunghissimi anni, ho particolarmente a cuore il tema dei controlli, in questo caso sullattivit dei mediatori e degli organismi di mediazione. E sui controlli e lo dico nel modo pi diretto possibile mi aspetto dal Governo unazione la pi immediata, capillare e approfondita possibile. Ne va della stessa sopravvivenza dellistituto coraggiosamente introdotto, e serve anche per mostrare alla nostra Corte Costituzionale che il sistema creato ha pieno, pienissimo diritto di cittadinanza anche in ragione della qualit che concretamente assicura. Mi infatti giunta notizia certa che alcuni organismi di mediazione, tra le altre gravi irregolarit: retrodatano il ricevimento delle istanze di mediazione (per accaparrarsi istanze presentate dalla parte pi diligente a un altro organismo), richiedono indennit non dovute (ad esempio per il rilascio del verbale positivo di mediazione) e addirittura formalizzano convenzioni basate sulla retrocessione di parte delle indennit di mediazione versate dalla parte istante. Questi comportamenti vanno stroncati sul nascere. Per contro, mi anche giunta notizia di proposte indecenti da parte di grandi compagnie che proporrebbero agli organismi di mediazioni di sottoscrivere condizioni operative talmente onerose da pregiudicare sicuramente, oltre alla neutralit, la professionalit del servizio reso. Su questo aspetto, auspico che il Governo intervenga con delle linee guida che, senza togliere libert al mercato, prevengano degenerazioni che non sono, tra laltro, nelleffettivo interesse di alcuno. Sono ovviamente consapevole che mettere in campo un sistema di controlli seri, produrre linee guida e cos di seguito richiede risorse, e tutti sappiamo che questi sono tempi particolarmente difficili. Questo, tuttavia, non significa affatto che si debba restare con le mani in mano. In proposito, ho il piacere di informarvi che il ministro Paola Severino, qualche settimana fa, ha risposto favorevolmente a una mia sollecitazione in favore dei controlli. Per contrastare i fenomeni surriferiti, mi ero infatti permesso di suggerire al Ministro lintroduzione di un contributo annuo a carico di tutti gli operatori della mediazione. In aggiunta ai controlli, i fondi raccolti consentirebbero di finanziare anche linformatizzazione del Registro, che potrebbe cos fornire agli utenti dei servizi di mediazione informazioni determinanti in tempo reale, quali quelle relative allo stato dei singoli mediatori e organismi al momento dellomologa del verbale di conciliazione. Un simile contributo per gli iscritti a un registro ministeriale esiste da tempo, ad esempio, per i revisori contabili. Ho appresso con comprensibile soddisfazione dicevo che questa proposta ora allattenzione dei tecnici del ministero; spero pertanto che presto saranno approvate misure concrete per attuarla. Ovviamente, spero altres che la discussione di oggi fornisca altre e magari migliori idee, e poi soluzioni, per raggiungere lobiettivo comune. Piero Luigi Vigna