Sei sulla pagina 1di 39

MASTER DI SECONDO LIVELLO IN METODI E TECNICHE DI PREVENZIONE E CONTROLLO AMBIENTALE

TESI SPERIMENTALE DI MASTER

ANALISI DELLO STATO ATTUALE DELLA TECNOLOGIA PER LA CAPTAZIONE ATTIVA E PASSIVA DELLENERGIA SOLARE SECONDO I PRINCIPI DELLA PROGETTAZIONE BIOCLIMATICA

Relatore:

ing. PAOLO PAVAN

Correlatore/Tutor: ing. MARCO ZIRON Studente: Matricola n. ZANON NICOLA 962458

ANNO ACCADEMICO 2010/2011

INDICE

1. INTRODUZIONE 2. I PRINCIPI DELLA PROGETTAZIONE BIOCLIMATICA 3. LA FONTE SOLARE 4. SISTEMI SOLARI PASSIVI 4.1 Riscaldamento passivo 4.2 Raffrescamento passivo 5. SISTEMI SOLARI ATTIVI: CARATTERISTICHE DEGLI IMPIANTI SOLARI TERMICI E FOTOVOLTAICI 5.1 IMPIANTI SOLARI TERMICI A BASSA TEMPERATURA 5.2 IMPIANTI SOLARI FOTOVOLTAICI 6. CONCLUSIONI E PROSPETTIVE FUTURE BIBLIOGRAFIA

pag. 3 pag. 4 pag. 5 pag. 10 pag. 10 pag. 12 pag. 16 pag. 18 pag. 22 pag. 36 pag. 38

1. INTRODUZIONE
Il tema della produzione e delluso dellenergia investe tanto i settori strategici delle attivit produttive, quanto la vita quotidiana dei singoli cittadini. Le fonti rinnovabili, specialmente le innovative, rappresentano unopportunit di cambiamento non solo nelle modalit di approvvigionamento, ma anche nello scenario delleconomia futura. Fermo restando il problema della variabilit ancora non risolta della fornitura dellenergia legata alle fonti solari, queste ultime rappresentano comunque un supporto per le necessit civili e delle piccole e medie industrie. Lo scopo che ci si prefigge in questelaborato quello di redigere una panoramica sulle principali tecniche di captazione attiva e passiva delle due forme di energia solare (termica e luminosa): lobiettivo finale il conseguimento di un risparmio energetico nella progettazione edilizia ottenibile mediante lintegrazione tra criteri progettuali bioclimatici tecnologie passive e tecnologie attive per il riscaldamento e la produzione di energia elettrica. Tra i sistemi passivi, particolarmente vantaggiosi in quanto la lievitazione dei costi trascurabile e le cure manutentive pressoch nulle, si evidenziano le soluzioni per il riscaldamento passivo, quelle per il raffrescamento passivo e i dispositivi aggiuntivi per il controllo del microclima; lo svantaggio di tali tecniche rappresentato dal fatto che lo studio del comportamento energetico delledificio deve iniziare fin dalle primissime fasi del progetto e pervadere tutte le tappe del suo sviluppo. I sistemi attivi, invece, pur necessitando di unalimentazione energetica tradizionale per il loro funzionamento, sono in grado di coprire parte del fabbisogno energetico per il riscaldamento e le utenze domestiche, ma la loro natura di impianti tecnologici li rende pi costosi e vincolati a manutenzioni periodiche; daltro canto risultano pi versatili perch sono dimensionabili in modo pi accurato e si possono applicare a ristrutturazioni di realt gi esistenti. Al loro interno, si possono distinguere le tecnologie tradizionali (essenzialmente pannelli fotovoltaici al silicio e pannelli solari termici) e quelle innovative (ad esempio pannelli fotovoltaici plastici, sia solari che a raggi infrarossi, oppure impianti a concentrazione solare ad alto rendimento). I risultati delle ricerche in corso sulle fonti rinnovabili di nuova generazione prefigurano un prossimo abbassamento sostanziale dei costi, preliminare ad ogni prospettiva di distribuzione capillare degli impianti. Di conseguenza, ogni utente potr produrre in proprio parte dellenergia che gli occorre, riducendo il consumo di combustibili fossili e liberandosi dal controllo dei prezzi esercitato da chi gestisce tanto le fonti quanto le linee di trasporto e smistamento dellenergia; un altro effetto benefico sar rappresentato dalla nascita di nuovi posti di lavoro in questo settore, nellindotto che ne deriver e dal conseguente sviluppo tecnologico.

2. I PRINCIPI DELLA PROGETTAZIONE BIOCLIMATICA


Larchitettura bioclimatica pu essere definita come la branca della progettazione architettonica che si pone come obiettivo la realizzazione di edifici energeticamente razionali adatti a soddisfare al meglio le esigenze fisiologiche umane, mediante lo sfruttamento equilibrato delle potenzialit naturali dellambiente e del suo clima. La progettazione bioclimatica attuale si propone di trovare soluzioni adeguate a obiettivi di diversa natura, che possono riassumersi nei punti seguenti: risparmio e ottimizzazione delle risorse energetiche, da perseguire riducendo limpiego di fonti inquinanti e relativi sprechi a favore di un maggiore sfruttamento di quelle rinnovabili; riduzione dei costi di manutenzione delledificio; miglioramento del comfort ambientale e degli standard qualitativi di vita dellutenza. Le conseguenti azioni applicabili possono essere cos riassunte: sfruttamento dellapporto solare gratuito mediante sia sistemi passivi che attivi; raccolta e riciclaggio delle acque piovane per usi domestici secondari (scarico wc, irrigazione, ecc.), con conseguente risparmio di acqua potabile; impiego di materiali da costruzione naturali non trattati e recupero di tecniche costruttive storiche (bioedilizia); realizzazione di un ambiente salutare per luomo, limitando la stratificazione dellaria e i relativi moti convettivi (riscaldamento a pavimento) e migliorando la qualit dellaria interna con unadeguata ventilazione naturale delledificio; ottimizzazione del rapporto tra edificio e ambiente esterno, riducendo le superfici impermeabilizzate esterne e studiando linfluenza della vegetazione circostante per quanto riguarda lacustica, lirraggiamento solare e lesposizione al vento.

3. LA FONTE SOLARE

La radiazione solare lenergia elettromagnetica che viene emessa dal sole come conseguenza dei processi di fusione nucleare che in esso avvengono. Tale radiazione, sulla superficie del sole elevatissima, si espande nelluniverso, giungendo al limitare dellatmosfera terrestre dopo aver compiuto un percorso di 150 milioni di chilometri.

Costante solare
La costante solare la quantit di radiazione che arriva sulla Terra dal sole per unit di superficie; essa misurata sulla sfera superiore dell'atmosfera terrestre perpendicolarmente ai raggi. Le misure pi recenti compiute dai satelliti forniscono un valore di 1367 W/m2 .

Air Mass
Attraversando latmosfera terrestre (circa 100 Km), la radiazione subisce unattenuazione, che sar minima con il sole esattamente in verticale rispetto al terreno (sole allo zenith): per questa condizione, possibile solamente nelle zone tropicali, si

parla di Air Mass = 1 e si ha lirraggiamento massimo, che raggiunge il valore di 1000 W/m2 . Tuttavia, possibile raggiungere comunque tale valore di radiazione anche alle nostre latitudini grazie al contributo della radiazione diffusa o dellalbedo (si parla in questo caso di irraggiamento globale). Alle latitudini europee, specialmente nelle ore dellalba o del tramonto, il sole molto basso allorizzonte, quindi dovendo attraversare una massa daria molto grande lirraggiamento molto minore. LAir Mass sale a valori superiori in funzione dellangolo di zenith h: AM = 1/sen h

Fig. 1: definizione dellAir Mass

Un valore medio di Air Mass, utilizzato come riferimento nei test dei pannelli fotovoltaici, AM = 1,5 (corrispondente ad una altezza del sole di 42 sullorizzonte). La radiazione solare intercettata da una superficie comunque inclinata rispetto ai raggi del sole data dalla somma di tre contributi distinti: Radiazione diretta: componente che colpisce la superficie con un unico e definito angolo di incidenza; Radiazione indiretta (o albedo): componente ricevuta dalla superficie dopo la riflessione del terreno;

Radiazione diffusa: componente ricevuta dalla superficie dopo la riflessione e la dispersione dovuta allatmosfera. Essa non ha un angolo preciso di incidenza, ma proviene da tutte le direzioni. In Italia il suo valore si attesta attorno al 25% della totale radiazione captata, nel centro-Europa pu raggiungere il 50%.

Percorso solare
Visto dalla Terra, il sole compie un percorso emisferico durante la giornata, da Est ad Ovest. Nellemisfero settentrionale, il sole rimane sempre rivolto a Sud, raggiungendo laltezza massima sullorizzonte al mezzogiorno astronomico; essa dipende dalla latitudine del sito e dalla stagione.

Solstizio estate Equinozio Marzo / Settembre Solstizio dinverno

Fig. 2: percorso solare nellarco dellanno

Lirraggiamento in Europa e in Italia


La radiazione solare (espressa in KW/m2 ), moltiplicata per il tempo (misurato in h), fornisce lenergia assorbita dal suolo (quindi con unit di misura KWh/m2 ).

Lirraggiamento medio annuo influenzato dalle condizioni climatiche e cresce quanto pi ci si avvicina allequatore; con inclinazione ottimale dei pannelli di 30, si misurano circa: 1. in Pianura Padana 2. in Centro Italia 3. in Sicilia 1300 KWh/(m2 anno) 1700 KWh/(m2 anno) 2000 KWh/(m2 anno)

Fig. 3: irraggiamento sulla superficie europea

Determinazione dellirraggiamento del sito


La determinazione dellirraggiamento effettivo nel sito di installazione dei pannelli fondamentale, in quanto il dato di partenza che permetter di dimensionare lintero impianto fotovoltaico. Per determinare questo dato, normalmente vengono utilizzati appositi programmi. Oltre al dato della latitudine del sito, lorientamento e linclinazione dei pannelli, vengono inseriti anche dati relativi alle eventuali ombreggiature dei moduli, come i diagrammi delle ombre. I programmi pi completi richiedono inoltre di inserire altri dati come ad esempio il tipo di terreno che circonda linstallazione, per determinarne il grado di riflessione (albedo). E intuibile infatti come una superficie riflettente come un lago o la neve durante i mesi invernali possa portare ad un incremento dellenergia riflessa e quindi captata dai pannelli, mentre boschi o pareti opache di case circostanti assorbono lenergia luminosa. E altres fondamentale conoscere il microclima locale: la presenza di nuvolosit, nebbia, brume mattutine, ecc. ridurr la radiazione media del sito, diminuendo la radiazione diretta, anche se si avr un aumento di quella diffusa. Leventuale presenza di un vento leggero e costante non porta evidentemente ad un aumento dellirraggiamento, ma contribuisce a mantenere bassa la temperatura della superficie del modulo. Questo va tenuto in considerazione, perch permette di aumentare lefficienza del modulo stesso e quindi la produzione di energia elettrica.

4. SISTEMI SOLARI PASSIVI


Vengono definiti sistemi solari passivi tutti i dispositivi, accorgimenti e criteri costruttivi finalizzati al riscaldamento, raffrescamento e climatizzazione degli edifici mediante lapporto energetico gratuito del sole e delle possibili risorse naturali del microclima locale, senza lausilio di mezzi meccanici alimentati con fonti esogene di distribuzione dellenergia, che avviene in questo caso mediante flussi termici naturali (conduzione, convezione e irraggiamento). In questo tipo di soluzioni, la distinzione tra i vari costituenti non netta: maggiore il grado di integrazione dei vari elementi, tanto pi elevata sar lefficienza energetica finale delledificio e minore la necessit di dispositivi correttivi tradizionali; tale obiettivo raggiungibile solo se ladozione di questi sistemi viene presa in considerazione gi nelle primissime fasi del progetto, cos che questo abbia la possibilit di svilupparsi coerentemente con tali scelte prioritarie in tutti gli stadi successivi. Lauspicata identificazione della struttura con il sistema passivo ha inoltre limportante merito di minimizzare limpatto economico di questultimo sul costo complessivo del progetto, sia al momento della realizzazione dellopera, sia nellintero ciclo di vita.

4.1 Riscaldamento passivo


Il principio fondamentale alla base della maggior parte dei dispositivi collettori leffetto serra, cio laumento della temperatura allinterno di un ambiente vetrato esposto a soleggiamento diretto (dovuto alla trasparenza del vetro rispetto alla radiazione solare incidente e alla sua contemporanea opacit rispetto alla radiazione infrarossa restituita dagli oggetti riscaldati allinterno del vano). Lenergia solare incidente tende quindi a rimanere intrappolata allinterno della struttura e tale effetto pu essere prolungato o regolato con lausilio di accumuli di materiale ad alta inerzia termica collocati nei pressi della superficie vetrata. Questi componenti sono in grado di trattenere grandi quantit di calore, grazie ad elevati valori del calore specifico e della conduttivit termica; in tale modo la massa si scalda per poi rilasciare il calore successivamente, con cicli di funzionamento prolungati e sfasati rispetto allalternanza giorno-notte che limitano le fluttuazioni termiche. I materiali pi idonei a ci possono essere il calcestruzzo pieno, la muratura in mattoni a minima percentuale di foratura o lacqua; lopportunit delle diverse soluzioni valutata in relazione al contesto di applicazione e agli spessori diversificati a seconda del materiale necessari per ottenere leffetto desiderato. Luso di masse termiche pu comunque essere svincolato dallapplicazione abbinata ad una superficie vetrata ed essere coincidente con la struttura stessa delledificio: risulta quindi evidente che il dimensionamento accurato di tale accumulo rappresenta il problema maggiore nellapplicazione dei sistemi passivi.

10

Accumulo sotterraneo: si ottiene interrando o ricoprendo di terra, parzialmente o totalmente, ledificio, in quanto il terreno in spessori notevoli ha una grande inerzia termica e quindi le superfici esterne della struttura a contatto con esso sono caratterizzate da una temperatura pressoch costante. Lentit dello spessore deve essere valutata in relazione al ciclo temporale che si prende come riferimento: se linerzia termica della struttura deve essere tale da compensare lescursione di temperatura giornaliera, possono essere sufficienti 20-30 cm di terreno, mentre se si vuole mantenere la temperatura costante per pi giorni lo spessore deve essere incrementato notevolmente, fino a diversi metri. La soluzione completamente ipogeica di difficile realizzazione e lapplicazione pi comune di questo principio consiste in realt nel parziale interramento dei fronti pi sfavorevoli delledificio allo scopo di contenere le dispersioni nei mesi invernali. Accumulo interno: si realizza collocando elementi di grande capacit termica allinterno delledificio, nelle vicinanze di superfici vetrate. Per ottimizzare la correzione del ciclo giorno-notte preferibile distribuire la massa su una superficie ampia di spessore sottile. Accumulo in copertura: si ottiene localizzando la massa termica nella copertura, allo scopo di smorzare le variazioni termiche interne dovute allinfluenza della parte delledificio caratterizzata dalle maggiori sollecitazioni. La collocazione della massa a ridosso dellambiente esterno richiede necessariamente la predisposizione di sistemi di isolamento notturno; a tal fine si possono utilizzare i materiali gi presi in considerazione nei casi precedenti, prevedendo per un sovradimensionamento delle strutture portanti.

4.1.1 Le superfici vetrate: tipologie e frontiere diinnovazione


La funzione di captazione della radiazione solare spesso demandata alle superfici vetrate. Le loro tipologie si possono distinguere in base alla possibilit o meno di regolazione stagionale della captazione integrata nel dispositivo, alla visibilit e accessibilit esterna ed al maggiore o minore contributo per riflessione da superfici esterne. Le tipologie pi frequentemente utilizzate risultano elencate nel seguito. FRANGISOLE finestre verticali con aggetto dimensionato per consentire la massima captazione invernale e la protezione estiva: per il loro dimensionamento, opportuno conoscere la latitudine del sito in modo da ricavare laltezza minima (dinverno) e massima (destate) del sole sullorizzonte e valutare cos in modo preciso la dinamica delle ombre nellarco dellanno. LUCERNARI finestre ricavate sul piano di copertura, sia esso piano o inclinato: la seconda soluzione quella da preferire in quanto consente una maggiore captazione invernale (idealmente la superficie vetrata dovrebbe essere inclinata rispetto allorizzontale di un angolo pari alla latitudine del luogo); 11

ovviamente il loro impiego deve essere abbinato allimpiego di dispositivi di schermatura automatizzati per la limitazione della captazione estiva e della dispersione notturna. CLARESTORY finestre che si aprono sulle pareti verticali di coperture a falde sfalsate o a dente di sega: le caratteristiche sono analoghe a quelle dei lucernari, ma rispetto ad essi i clarestory possono essere dotati di frangisole selettivo per il regime estivo e invernale (rendendo superflua ladozione di schermature estive) e inoltre la posizione verticale consente la fruizione dellapporto solare per riflessione da eventuali superfici o strutture adiacenti.

4.2 Raffrescamento passivo


Ci si riferisce a tutti quei processi di dispersione del calore che avvengono naturalmente, senza ladozione di strumenti meccanici o il consumo di energia esogena: vengono qui comprese quindi tutte le possibilit dintervento con le quali possibile ottenere un effetto di raffreddamento apprezzabile allinterno di un edificio connesso con lambiente esterno con lausilio di opportune aperture o condotti. Il recupero di tecniche naturali di raffrescamento degli ambienti pu essere, nella maggioranza dei casi, sufficiente alle nostre latitudini a ristabilire le condizioni di comfort allinterno degli edifici, riducendo il contributo delle soluzioni attive. Alla base di tutte le strategie di raffrescamento passivo vi sono due azioni distinte: 1. riduzione del carico termico proveniente dallesterno (o immissione di aria pi fresca prelevata dalle zone ombreggiate adiacenti alledificio); 2. smaltimento del calore accumulato tramite ventilazione naturale. Si pu operare una distinzione di base tra i sistemi che generano solo movimento dellaria (ventilazione) e quelli finalizzati alla climatizzazione vera e propria, cio al controllo sia della temperatura che dellumidit dellaria.

4.2.1 Sistemi con ventilazione


Sistema con ventilazione incrociata: quello pi semplice e intuitivo in quanto consiste nel collocare le finestre in facciate contrapposte, in modo da fornire alle correnti daria esterne una via di accesso e di estrazione allinterno dellambiente. Le aperture devono essere posizionate in facciate che comunichino con spazi esterni con 12

condizioni di esposizione alla radiazione solare e ventilazione il pi possibile diverse tra loro, in modo da instaurare le maggiori differenze possibili di pressione e temperatura. Tale sistema efficace nei climi caldo umidi o temperati con ventosit estiva moderata o alta, quando sia necessario minimizzare il disagio fisiologico dovuto allelevata umidit ed agevolare la dispersione corporea per convezione. La ventilazione incrociata consente un numero di ricambi orari dellaria ambientale compreso tra 8 e 20, a seconda della forza del vento. Sistema a effetto camino: questa soluzione favorisce lestrazione dellaria calda dallambiente attraverso aperture realizzate nella parte alta di esso, collegate a un condotto di estrazione, e la contemporanea immissione di aria fredda da aperture prossime al pavimento, in comunicazione con lesterno; la differenza di densit tra laria in ingresso e in uscita fa s che quella calda tenda a salire e uscire dal camino solare. Il sistema tanto pi efficace quanto maggiore la differenza di temperatura tra la sommit del camino e laria fresca in ingresso; a questo scopo utile proteggere dallirraggiamento le zone di immissione dellaria esterna (creando sacche daria fresca con lausilio della vegetazione o altre soluzioni per lombreggiamento) e lasciare la cima della torre esposta allinsolazione diretta per agevolarne il riscaldamento. Il camino solare ha in genere un rendimento inferiore rispetto al sistema di ventilazione incrociata (il numero di rinnovi orari oscilla tra 4 e 6), ma sicuramente pi efficiente per evitare la stratificazione dellaria negli ambienti. Nei climi caratterizzati da elevate temperature esterne il funzionamento del sistema pu essere compromesso dalla insufficiente differenza di temperatura tra laria in ingresso e quella in uscita: per aumentare questo divario, si pu ricorrere alla realizzazione di una camera solare, ovvero alla collocazione di uno spazio collettore vetrato a ridosso del punto di estrazione che riscaldi ulteriormente laria uscente per effetto serra (il numero di ricambi orari sale cos tra 5 e 10). Aspiratore statico: il sistema pu essere considerato una variante del camino solare, in cui lestrazione dellaria venga ulteriormente incrementata con lapplicazione alla sommit del camino di un dispositivo statico esposto al passaggio dei venti dominanti, che determina linstaurarsi di una zona di bassa pressione che provoca un effetto di estrazione rispetto al

13

locale interno (effetto Venturi). Per ottenere alti livelli di efficienza, cio almeno 10 rinnovi orari, indispensabile il corretto dimensionamento del dispositivo e una conoscenza precisa della direzione e consistenza dei venti dominanti, in assenza dei quali questa soluzione non pu trovare applicazione. Torre del vento: contrariamente ai sistemi precedenti, qui il condotto sfruttato per introdurre laria nella zona inferiore delledificio. Le correnti daria vengono intercettate allesterno dalle torri che si elevano sopra la copertura fino a intersecare le direzioni dei venti dominanti alle quali espongono una o pi opportune bucature dingresso, a seconda del regime locale dei venti. Lefficienza effettiva (circa tra i 3 e i 6 ricambi orari) condizionata da diversi fattori, come laltezza della torre, la sua sezione e il rapporto dimensionale con gli ambienti serviti; in linea di massima la velocit dellaria nel condotto cresce con laltezza dello stesso. Tra i pregi di tale soluzione, vi sono anche la riduzione sensibile del contenuto in polveri dellaria in ingresso e la mancanza di condizionamenti dovuti ad eventuali ostruzioni nella parte bassa delledificio.

4.2.2 Sistemi di trattamento dellaria


Tali sistemi si propongono di realizzare il raffrescamento evaporativo dellaria, basandosi sul principio per cui lacqua evaporando sottrae calore allaria con cui viene a contatto, raffreddandola e aumentandone il contenuto in umidit; questo processo tanto pi rilevante quanto pi la miscela iniziale daria calda e secca e quanto maggiore la superficie di contatto tra laria e lacqua. Torre evaporativa: ha la funzione di captazione dellaria attraverso un condotto che viene mantenuto umidificato con sistemi di scorrimento superficiale dellacqua; in questo modo laria in ingresso cede ulteriormente calore alle pareti ed aumenta la propria umidit e, grazie al conseguente raffreddamento e aumento della densit, scende lungo il condotto e raggiunge lambiente da trattare. Leffetto di spinta dovuto al solo raffreddamento piuttosto limitato ma facilmente incrementabile se la struttura viene dimensionata correttamente anche come torre del vento e quindi sfruttando anche la spinta dei venti esterni.

14

Ventilazione sotterranea: questo sistema sfrutta linerzia del terreno e la sua umidit per il trattamento dellaria mediante raffrescamento evaporativo; esso prevede di far circolare laria da immettere negli ambienti attraverso cavit naturali o percorsi artificiali caratterizzati da pareti porose che consentano anche il passaggio di vapore. Le tubazioni possono essere posizionate a profondit variabili tra i 6 e i 12 metri a seconda della natura del terreno, tenendo conto che nei mesi estivi per ogni metro di profondit la temperatura della terra diminuisce di circa 1 C. Avendo il terreno la propriet di mantenere pressoch costante la propria temperatura nellarco dellintero anno, la ventilazione sotterranea pu essere sfruttata anche nei mesi invernali per fornire aria pi calda di quella esterna, soprattutto nei climi con forti escursioni termiche stagionali.

15

5. SISTEMI SOLARI ATTIVI: CARATTERISTICHE DEGLI IMPIANTI SOLARI TERMICI E FOTOVOLTAICI

I sistemi attivi sono considerati dei veri e propri impianti tecnologici alternativi ai dispositivi tradizionali, in cui i vari elementi costitutivi sono chiaramente distinguibili e necessitano di una qualche forma di alimentazione energetica esogena al sistema. Il trasferimento dellenergia tra il circuito primario e quello secondario infatti non avviene tramite flussi naturali (o questi sono insufficienti), ma con lausilio di pompe di circolazione, ventilazione, ecc., che devono essere alimentate in modo tradizionale o comunque con energia gi accumulata in precedenza (sistemi stand-alone a batterie). Per questi dispositivi, lintegrazione nelledificio paragonabile a quella degli impianti di riscaldamento tradizionali e quindi il loro impiego pu essere previsto in una fase avanzata della progettazione o proposto in edifici esistenti.

Lorientamento del modulo


Angolo di Azimut: orientamento rispetto al Sud. Per la massima captazione dellenergia solare, lorientamento migliore verso Sud perch consente di seguire il percorso giornaliero del sole nel cielo. Tuttavia, la variazione della producibilit in funzione 16

dellangolo di azimut limitata: per angoli di azimut compresi tra - 45 e + 45 rispetto al Sud (Sud-Est/Sud-Ovest), si ha una riduzione pari solo al 5%. Angolo di Tilt: inclinazione rispetto allorizzonte. In generale, linclinazione ottimale pari alla latitudine del sito diminuita di 10-15 gradi. I dati dinsolazione sul piano orizzontale sono forniti in forma tabellare dalle norme UNI o da tabelle/mappe fornite dallENEA; spesso per i moduli hanno inclinazione e orientamento diversi, vincolati dallarchitettura delledificio e dalle disponibilit di spazi. Questa diversa disposizione condizioner la resa dellimpianto e lenergia incidente sulla superficie del modulo. Le variazioni dellenergia disponibile in funzione della disposizione dei pannelli sono espresse da un fattore correttivo di inclinazione e orientamento (FIO). Lirraggiamento medio annuo, ovvero lenergia solare incidente utile sul piano dei moduli (IM), sar quindi dato da: IM = I * FIO.

Tabella 1: Fattore correttivo di Inclinazione rispetto alla posizione orizzontale e Orientamento rispetto al Sud (valori tipici alla latitudine di 45) Orientament o (azimut, in gradi) 20
0 (Sud) 15 30 45 60 90 (EstOvest)

Inclinazione (tilt, in gradi)

30 1,13 1,12 1,11 1,09 1,06 0,97

45 1,11 1,11 1,10 1,08 1,04 0,94

60 1,03 1,03 1,03 1,02 0,99 0,88

90 0,75 0,76 0,78 0,79 0,78 0,70

1,11 1,10 1,09 1,07 1,05 0,99

17

Per quanto riguarda i pannelli solari, si pu massimizzare la quantit di energia captata nel periodo di funzionamento agendo sullangolo di tilt: - per utenze estive, linclinazione ottimale del collettore di circa 15 inferiore alla latitudine del sito; - per utenze annuali, linclinazione ottimale pari alla latitudine del sito.

5.1 IMPIANTI SOLARI TERMICI A BASSA TEMPERATURA


Un impianto solare termico rappresenta una delle forme pi semplici di sfruttamento delle energie rinnovabili, ecologico dato che riduce le emissioni inquinanti ed eleva il valore delledificio limitando la dipendenza dallaumento dei costi energetici. La radiazione solare convertita in energia termica per mezzo di componenti preposti alla captazione; alcuni di questi dispositivi sono in grado di sfruttare la sola radiazione diretta, mentre altri consentono di utilizzare sia la componente diretta che quella diffusa o riflessa. Per usi civili, sono preferiti i pannelli solari piani perch possono essere facilmente integrati nella comune edilizia a differenza dei collettori a concentrazione che richiedono invece delle proprie strutture di sostegno e movimento.

Fig. 4: funzionamento del collettore solare

Il principio di funzionamento il medesimo di quello che si verifica in una serra: difatti, dei raggi solari incidenti la superficie vetrata, solo una piccola parte viene riflessa, mentre la parte restante attraversa il vetro e viene assorbita da una piastra captante di 18

colore nero, la quale, scaldandosi, reimmette energia sotto forma di radiazione infrarossa, rispetto alla quale il vetro si comporta come se fosse opaco, trattenendola cos al suo interno (effetto serra). In questo modo la temperatura del fluido vettore primario tende ad aumentare; la radiazione solare incidendo sul pannello innesca quindi leffetto serra. Nellattraversare i pannelli, il fluido termovettore asporta lenergia termica proveniente dalla radiazione solare e si porta ad una temperatura superiore a quella di uscita dal serbatoio di accumulo. Passando attraverso lo scambiatore di calore posto allinterno del serbatoio di accumulo, il fluido termovettore cede calore allacqua che di conseguenza si riscalda; a questo punto, il fluido, ormai raffreddato, torna ai pannelli chiudendo cos il ciclo. Al ripetersi dei cicli aumenter lapporto energetico per lacqua contenuta nel serbatoio di accumulo. La temperatura di questultima si potr portare quindi a valori prossimi a quelli del fluido termovettore.

Fig. 5: elementi costitutivi del collettore solare

La copertura trasparente ha la funzione di permettere il passaggio delle radiazioni solari incidenti, proteggere la superficie assorbente ed impedire la fuoriuscita delle radiazioni infrarosse emesse da quest'ultima per irraggiamento. Si crea in questo modo, all'interno del pannello, l'effetto serra che incrementa il rapporto tra l'energia radiante assorbita e quella incidente. Il materiale che costituisce la copertura deve pertanto essere trasparente alle radiazioni solari ed opaco alle radiazioni infrarosse. Il materiale che meglio soddisfa queste condizioni il vetro a basso contenuto di ferro. Allaumentare della concentrazione di ferro, si passa da trasmittanze elevate per lo spettro solare ad emittanze elevate nello spettro infrarosso. Un modo empirico per controllare il contenuto di ferro quello di esaminare i bordi della lastra che devono essere incolore oppure bluastri, ma mai sul verde. Lisolamento termico ha la funzione di ridurre al minimo le perdite per conduzione della piastra. Generalmente esso costituito da poliuretano espanso o polistirolo espanso; per temperature maggiori di 80 C, si utilizzano invece lana di vetro o lana di roccia.

19

In un collettore termico con forma appropriata e ben costruito, lisolamento termico della parte posteriore e laterale del medesimo permette di evitare il 20% del totale delle perdite di calore. Per raggiungere questobiettivo, occorre impiegare materiale resistente alle alte e alle basse temperature, che mantenga le sue propriet isolanti se esposto allumidit e che sia diffuso, economico e non inquinante; inoltre deve sempre essere garantito lo spessore necessario per lisolamento desiderato. Un impianto per lutilizzo termico a bassa temperatura dellenergia solare comprende i seguenti elementi: Sistema di captazione e trasformazione dellenergia: corrisponde al pannello o collettore solare, che assorbe la radiazione solare e la trasforma direttamente in energia termica, trasferendola ad un opportuno fluido termovettore che pu essere acqua, aria o un fluido diatermico; Sistema di accumulo: costituito da un serbatoio contenente il fluido da utilizzare, con la principale funzione di ridurre la variabilit dellenergia incidente e rimediare allo sfasamento temporale tra disponibilit e fabbisogno; Circuito Idraulico e centralina di controllo: collega i collettori e laccumulo con opportuno sistema di regolazione e di circolazione del fluido ed essendo questultimo quasi sempre distinto da quello utilizzato dallutente deve prevedersi la presenza di uno scambiatore di calore; Sistema di integrazione: consente di sopperire ai periodi di minore insolazione tramite ad esempio una caldaia a combustibile fossile o una pompa di calore elettrica.

Esistono due tipi di circolazione del fluido termovettore: naturale (immagine a sinistra della fig. 6) e forzata (immagine a destra della fig. 6).

Fig. 6: circolazioni naturale e forzata del fluido termovettore 20

In un impianto a circolazione forzata, molto pi efficiente, la pompa si aziona quando la differenza di temperatura (tra la parte inferiore dellaccumulo e la parte pi calda dei collettori) supera un certo valore (circa 7 o 8 K) e si arresta quando tale differenza scende a un livello inferiore (circa 2 4 K). Inoltre, negli impianti pi moderni, previsto lo svuotamento del fluido presente nel circuito verso laccumulo in caso di basse temperature esterne che ne provocherebbero il congelamento o alte temperature esterne con il contemporaneo inutilizzo di acqua calda che ne comporterebbero lebollizione e quindi leccessivo aumento di pressione.

Criteri di dimensionamento
Il dimensionamento di un sistema solare termico parte dalla conoscenza della richiesta energetica dellutenza. Il criterio del dimensionamento nelle condizioni pi gravose porterebbe ad un sovradimensionamento intollerabile dellimpianto che, per il costo dei collettori, lo renderebbe fallimentare e comunque non assicurerebbe la piena autonomia: il problema del corretto dimensionamento dunque non solo una questione tecnica, ma tecnicoeconomica. Una progettazione razionale richiede unaccurata previsione dellenergia utile che limpianto potr fornire tramite la frazione del carico termico che si vuole coprire: in questo modo si potr raggiungere lottimizzazione del fabbisogno e dei costi. Il carico energetico dellutenza domestica difficilmente si sposa con leffettiva disponibilit energetica fornibile da un impianto solare, come si evince dal grafico seguente:

Fig. 7: diagramma del bilancio energetico in un sistema solare termico

21

E comunque possibile adottare sistemi semplificati che permettono di effettuare un dimensionamento di massima: ipotizzando un fabbisogno di ACS di 50 l/giorno procapite a 50 C e una copertura del 70% annuo, risultano necessari pannelli di superficie pari circa a 1,2 m2 /persona al Nord Italia; 1 m2 /persona al Centro; 0,8 m2 /persona al Sud.

Se consideriamo invece unutenza combinata ACS + Riscaldamento Ambiente, per una copertura del carico termico di circa il 30% su edilizia residenziale in classe energetica D (in conformit alla legge 10/1991) con un fabbisogno termico di circa 90 kWh/ (m2 anno), si stima siano necessari per un impianto in condizioni ideali : 1,20 1,00 m2 per ogni 10 m2 di superficie abitata al Nord Italia; 1,00 0,80 m2 per ogni 10 m2 di superficie abitata al Centro Italia; 0,80 0,60 m2 per ogni 10 m2 di superficie abitata al Sud Italia.

5.2 IMPIANTI SOLARI FOTOVOLTAICI


Leffetto fotovoltaico consiste nella conversione dellenergia solare direttamente in elettricit, sfruttando un dispositivo chiamato cella fotovoltaica; questo processo possibile grazie a specifiche propriet fisiche di alcuni particolari elementi, detti semiconduttori. La cella fotovoltaica sostanzialmente un diodo, ovvero una giunzione PN tra due semiconduttori, uno drogato P e laltro N (essa viene anche chiamata fotopila o batteria solare). Il semiconduttore maggiormente usato il Silicio, opportunamente trattato.

Fig. 8: rappresentazione delleffetto fotovoltaico In un isolante o in un semiconduttore, si definisce come banda di valenza quella della struttura elettronica a bande pi elevata in energia fra quelle occupate dagli elettroni. Il

22

termine "valenza" stato dato in analogia agli elettroni di valenza di un atomo, che sono quelli del guscio atomico pi esterno. E come in un atomo, gli elettroni di valenza di un solido sono quelli responsabili delle caratteristiche fisiche principali del solido. Un legame covalente polare o apolare si viene a instaurare quando avviene una sovrapposizione degli orbitali atomici di due atomi con elettronegativit inferiore a 1,70. Ci avviene per una ragione ben precisa: gli atomi tendono al minor dispendio energetico possibile ottenibile con la stabilit della loro configurazione elettronica (ad esempio l'ottetto). Un tipico esempio fornito dalla combinazione di due atomi di idrogeno, che porta alla struttura covalente: H + H --> H:H Leffetto fotovoltaico si realizza quando un elettrone presente nella banda di valenza di un materiale (semiconduttore) passa alla banda di conduzione a causa dellassorbimento di un fotone sufficientemente energetico incidente sul materiale. Deve trattarsi di un semiconduttore perch: in un isolante il gap di energia alto, quindi gli elettroni rimangono nella banda di valenza e non sono liberi; in un conduttore non esiste un gap di energia tra la banda di valenza e quella di conduzione, quindi gli elettroni si muovono liberamente; in un semiconduttore esiste un gap di energia ma non tanto grande come negli isolanti: se agli elettroni viene fornita unenergia sufficiente, questi possono saltare nella banda di conduzione creando una lacuna. Consideriamo un cristallo di Silicio: al suo interno, gli atomi sono legati da legami covalenti. Se il cristallo viene opportunamente drogato con atomi appartenenti al terzo gruppo (ad esempio Boro) e del quinto gruppo (ad esempio Fosforo), si ottiene rispettivamente una struttura di tipo p (con eccesso di lacune e quindi carica positivamente) ed una di tipo n (con eccesso di elettroni e dunque carica negativamente).

Fig. 9: struttura atomica di un cristallo drogato di Silicio I due tipi di struttura vengono messi a contatto: la zona di separazione chiamata giunzione p-n. 23

Quando avviene ci, si genera un flusso elettronico dovuto alla differente concentrazione dei due tipi di cariche libere: le lacune della zona di tipo p attraversano la giunzione e si ricombinano con alcuni elettroni nella zona n e viceversa gli elettroni nella zona di tipo n attraversano la giunzione e si ricombinano con alcune lacune nella zona p. Questo genera in prossimit della giunzione (spessore di svuotamento) due strati di carica fissa e di segno opposto e quindi un forte campo elettrico. Illuminando la giunzione p-n, si generano coppie lacune-elettroni su entrambe le zone p e n; il campo elettrico separa gli elettroni in eccesso, generati dallassorbimento della luce, dalle rispettive lacune, spingendoli in direzioni opposte. Una volta attraversato il campo, gli elettroni non tornano pi indietro perch il campo agisce come un diodo e ne impedisce linversione di marcia: si forma cos una differenza di potenziale.

Efficienza di conversione

Fig. 10: efficienza della cella

La cella pu utilizzare solo una parte dellenergia della radiazione solare incidente. Lenergia sfruttabile dipende dalle caratteristiche del materiale di cui costituita la cella: lefficienza di conversione, intesa come percentuale di energia luminosa trasformata in energia elettrica disponibile, per le celle commerciali al silicio in genere compresa tra il 12% e il 17%, mentre realizzazioni speciali di laboratorio hanno raggiunto valori del 24%. 24

Lefficienza di conversione di una cella solare limitata da numerosi fattori, alcuni dei quali di tipo fisico, cio dovuti al fenomeno fotoelettrico e pertanto assolutamente inevitabili, mentre altri, di tipo tecnologico, derivano dal particolare processo adottato per la fabbricazione del dispositivo fotovoltaico. Le cause dinefficienza sono essenzialmente dovute al fatto che: non tutti i fotoni possiedono unenergia sufficiente a generare una coppia elettronelacuna; leccesso di energia dei fotoni non genera corrente ma viene dissipata in calore allinterno della cella; non tutti i fotoni penetrano allinterno della cella in quanto in parte vengono riflessi; una parte della corrente generata non fluisce al carico ma viene dissipata allinterno della cella; solo una parte dellenergia acquisita dallelettrone viene trasformata in energia elettrica; non tutte le coppie elettrone-lacuna generate vengono separate dal campo elettrico di giunzione ma una parte si ricombina allinterno della cella; la corrente generata soggetta a perdite conseguenti alla presenza di resistenze.

Fig. 11: spettro della radiazione solare

La tecnologia del silicio


Attualmente il materiale pi usato lo stesso silicio adoperato dallindustria elettronica, il cui processo di fabbricazione presenta costi molto alti, non giustificati dal grado di purezza richiesto dal fotovoltaico, che inferiore a quello necessario in elettronica.

25

Il processo pi comunemente impiegato per ottenere silicio monocristallino parte dalla preparazione di silicio metallurgico (puro al 98% circa) mediante riduzione della silice (SiO2) con carbone in forni ad arco. Dopo alcuni processi intermedi consistenti nella conversione del silicio metallurgico a silicio monocristallino (metodo Czochralskj), vengono ottenuti lingotti cilindrici (da 13 a 30 cm di diametro e 200 cm di lunghezza) di silicio monocristallino, solitamente drogato p mediante laggiunta di boro. Questi lingotti vengono quindi affettati in wafer (fette di silicio di spessore compreso tra 0,25 e 0,35 mm).

Da alcuni anni lindustria fotovoltaica sta sempre pi utilizzando il silicio policristallino (costituito da pi cristalli), che unisce ad un grado di purezza comparabile a quello del monocristallino costi inferiori. I lingotti di policristallino, anchessi di solito drogati p, sono a forma di parallelepipedo e vengono sottoposti al taglio, per ottenerne fette di 0,200,35 mm di spessore.

Per fabbricare la cella, la fetta viene prima trattata con decapaggio chimico al fine di eliminare eventuali asperit superficiali e poi sottoposta al processo di formazione della giunzione p-n: il drogaggio avviene per diffusione controllata delle impurit in forni (se ad es. si parte da silicio di tipo p, si fanno diffondere atomi di fosforo, che droga n, con una profondit di giunzione pari a 0,3-0,4 m). Segue quindi la realizzazione della griglia metallica frontale di raccolta delle cariche elettriche e del contatto elettrico posteriore, per elettrodeposizione o per serigrafia. Infine, allo scopo di minimizzare le perdite per riflessione ottica, si opera la deposizione di un sottile strato antiriflesso, per esempio di TiO2. La cella generalmente di forma quadrata di superficie pari a circa 100 cm 2 (ma pu arrivare sino a 400 cm2) e si comporta come una minuscola batteria, producendo nelle condizioni di soleggiamento standard (1 kW/m2 e a 25 C) una corrente di 3 A con una tensione di 0,5 V, quindi una potenza di 1,5 Watt. La tecnologia dei film sottili, invece, sfrutta la deposizione (ad esempio su vetro) di un sottilissimo strato di materiale semiconduttore, in questo caso il silicio amorfo. Tale tecnologia punta sulla riduzione del costo della cella e sulla versatilit dimpiego (ad esempio la deposizione su materiali da utilizzare quali elementi strutturali delle facciate degli edifici), anche se resta da superare lostacolo rappresentato dalla bassa efficienza e dallinstabilit iniziale. Questa tecnologia potrebbe rappresentare la carta vincente per trasformare il fotovoltaico in una fonte energetica in grado di produrre energia su grande scala.

26

La tecnologia a film sottile pu risolvere il problema dellapprovvigionamento del materiale, in quanto, comportando un consumo di materiale molto limitato, pari a circa 1/200 di quello richiesto per la tecnologia del silicio cristallino (in questo caso la fetta ha uno spessore ridottissimo dellordine di pochi micron), potrebbe permettere lo sviluppo di processi produttivi dedicati, che non dipendano dallindustria elettronica. Inoltre, utilizzando questa tecnologia possibile ottenere moduli leggeri e flessibili, fabbricare il modulo con un unico processo e avere la possibilit di realizzare celle tandem (doppia giunzione).

Fig. 12: sequenza di

fabbricazione dei moduli in silicio amorfo

Il processo di fabbricazione prevede la deposizione su un substrato (tipicamente vetro) di un sottilissimo strato di materiale trasparente e conduttore (ad es. ossido di stagno). Tale strato viene parzialmente asportato ottenendo in tal modo una serie di elettrodi che costituiscono i contati anteriori delle singole giunzioni p-n. Successivamente viene depositato in sequenza il silicio amorfo di tipo p, intrinseco e di tipo n. Anche in seguito al deposito del silicio amorfo si procede alla parziale asportazione del materiale (mediante laser spattering) in modo da realizzare una serie di giunzioni p-n. Infine, tramite deposizione e parziale asportazione di alluminio o argento viene realizzata una nuova serie di elettrodi che costituiscono i contatti posteriori delle giunzioni. In questo modo, mediante un unico processo che prevede varie sequenze di deposizione e di asportazione di materiale, si realizza un insieme di giunzioni p-n collegate in serie fra loro che costituiscono lintero modulo. Potenzialmente i film sottili hanno un costo inferiore al silicio cristallino, sia per la maggiore semplicit del processo realizzativo, sia per il minor pay-back time. Esso equivale al periodo di tempo che deve operare il dispositivo fotovoltaico per produrre lenergia che stata necessaria per la sua realizzazione. Infatti, per le celle al silicio cristallino il pay-back time corrisponde a circa 3,2 anni mentre per quelle a film sottile pari a circa 1,5 anni.

27

I pannelli a materiali plastici


I pannelli fotovoltaici tradizionali sono di stimolo per nuove ricerche nello stesso ambito: il silicio, infatti, ha propriet che possono essere riprodotte in materiali meno difficili da sintetizzare, meno costosi e meno dannosi per lambiente in caso di rotture accidentali o di errate procedure di smaltimento. Le plastiche sono materiali rigidi la cui struttura microscopica (ovvero la disposizione dei polimeri che le costituiscono) disordinata. Tali filamenti sono intrecciati in maniera caotica e gli interstizi tra luno e laltro possono essere riempiti dacqua per facilitare il passaggio di particelle eventualmente cariche attraverso il materiale oppure in alternativa da microscopici granelli di materiale in grado di compiere funzioni complementari o di supporto a quelle svolte dai polimeri stessi. A differenza dei pannelli al silicio, quelli basati sulluso della plastica non possiedono una zona di separazione ben definita allinterno del materiale, ma si presentano perfettamente omogenei. Affinch si attui un meccanismo analogo a quello che sta alla base del funzionamento dei pannelli al silicio, occorre che allinterno del materiale plastico venga dispersa della polvere di carbonio finissima, della stessa composizione chimica del carbone o della grafite. In queste condizioni, lo strato di separazione non pi tra due zone dello stesso componente (come nel caso del silicio) ma alla superficie di contatto tra ogni granello di polvere di carbonio e la plastica che lo circonda: la superficie di scambio quindi distribuita allinterno di tutto il materiale. Quando la luce attraversa lo strato plastico, assorbita e produce la scissione delle cariche e la conseguente produzione di corrente elettrica. Tale tecnologia presenta i seguenti pregi e difetti: i pannelli polimerici sono pi leggeri di quelli al silicio, con evidenti vantaggi in termini di trasporto, posa ed eventuale orientamento in direzione del sole; sono pi economici sia perch la materia prima meno costosa sia per la semplicit dei processi di produzione (esistono progetti che prevedono lutilizzo delle buste di plastica dismesse dai supermercati con una riduzione dei costi di circa l80%); sono flessibili e possono adattarsi a ricoprire superfici curve o irregolari; i pannelli plastici hanno una resa inferiore a quella dei pannelli al silicio (5-6% contro il 15%), tuttavia lintervento delle nanotecnologie sta colmando rapidamente il divario; i pannelli plastici sono pi facilmente deteriorabili e presentano una pi accentuata diminuzione delle prestazioni a causa del riscaldamento sotto il sole e del danneggiamento dovuto ai raggi ultravioletti; il materiale plastico presenta pi frequentemente irregolarit che determinano un aumento della resistenza al passaggio della corrente e conseguente calo della resa della cella; sotto il profilo pratico, i pannelli al silicio hanno il vantaggio di condividere i processi di produzione e le infrastrutture con lindustria dei computer. A causa dei problemi ancora da risolvere, le ditte produttrici di pannelli solari organici sono ancora poche. La prima a impegnarsi nel settore stata la Konarka Technologies, forte del premio Nobel per la Chimica del 2000 vinto dal cofondatore Alan Jay Heeger;

28

inizialmente la produzione ha interessato settori di nicchia, come ad esempio pannelli per la ricarica di computer portatili e telefonini, ma la semplicit di realizzazione potr permettere una produzione di pannelli plastici su larga scala.

Le nuove tecnologie
Gli sforzi della ricerca e delle industrie fotovoltaiche sono mirati alla riduzione dei costi di produzione ed al miglioramento dellefficienza di conversione attraverso la realizzazione di celle innovative e lo studio e la sperimentazione di nuovi materiali. Per la fabbricazione di celle innovative, sono state messe a punto, ad esempio, procedimenti per il taglio delle fette di materiale semiconduttore di grande area (400 cm2) e di piccolo spessore (0,15 mm) che rendano minimi sia i quantitativi richiesti, sia gli sprechi di materia prima. Riguardo ai nuovi materiali, si puntato a sviluppare varie tecnologie, basate su diverse materie prime, semplici e composte. Le pi rilevanti sono i film sottili (prodotti della tecnologia che sfrutta, per la realizzazione della cella fotovoltaica, la deposizione di un sottilissimo strato di materiali semiconduttori quali il diseleniuro di indio e rame CuInSe2 e il telluriuro di cadmio CdTe) e i dispositivi di terza generazione. Studi teorici su materiali non convenzionali (intermediate band PV, ottenuti inserendo nella struttura del cristallo un metallo di transizione tipo Ti) mostrano la possibilit di ottenere efficienze pari al 63% mentre altri su molecole di materiali discotici, capaci di aggregarsi in modo da favorire una elevata mobilit di cariche, ne evidenziano la potenziale applicazione nel fotovoltaico. A livello di celle tandem, vengono investigati vari aspetti: high bandgap top cell on TCO, tunnel junction, impatto delle propriet del TCO, i cui modelli forniscono valori di efficienza intorno al 25%; in pratica, i risultati conseguiti si aggirano intorno a incrementi di efficienza dell8,8% Per quanto riguarda le celle dye-sensitized, sono state investigate alcune strutture in cui stato ottimizzato il foto-elettrodo che hanno fornito incrementi di efficienza pari al 7,9%. Sono stati inoltre evidenziati i vantaggi (rispetto alle celle di tipo tradizionale Gratzel) nel realizzare dispositivi con due anodi (TiO2) e un catodo metallico intermedio. Nel campo dei TCO, vengono illustrati nuovi ossidi semiconduttori trasparenti basati su chemical bounding. I materiali emergenti per la realizzazione di nuove celle riguardano lossido di indio depositato mediante radio frequenza, il solfuro di stagno (che ha caratteristiche di semiconduttore di tipo p) e il b-FeSi per il suo coefficiente di assorbimento. Vengono inoltre studiati alcuni approcci per linnalzamento dellefficienza riguardanti il termofotonico e la conversione up and down. Il termofotonico riesce a superare lo svantaggio del termofotovoltaico ricorrendo ad un led estremamente selettivo con una elevata efficienza quantica. La conversione up and down implica ladattamento dello spettro alle caratteristiche della cella. Per celle a giunzione singola in combinazione con la conversione up and down, stata calcolata unefficienza pari al 35%.

29

Fig. 13: efficienza della varie generazioni di pannelli fotovoltaici

La fabbricazione dei moduli


Le celle solari costituiscono un prodotto intermedio dellindustria fotovoltaica: forniscono valori di tensione e corrente limitati in rapporto a quelli normalmente richiesti dagli apparecchi utilizzatori, sono estremamente fragili, elettricamente non isolate, prive di supporto meccanico. Esse vengono, quindi, assemblate in modo opportuno a costituire ununica struttura: il modulo fotovoltaico; una struttura robusta e maneggevole, in grado di garantire molti anni di funzionamento anche in condizioni ambientali difficili. Il processo di fabbricazione dei moduli articolato in varie fasi: connessione elettrica, incapsulamento, montaggio della cornice e della scatola di giunzione. La connessione elettrica consiste nel collegare in serie-parallelo le singole celle per ottenere i valori di tensione e di corrente desiderati. Al fine di ridurre le perdite per disaccoppiamento elettrico, necessario che le celle di uno stesso modulo abbiano caratteristiche elettriche simili tra loro.

30

Fig. 14: elementi costitutivi di un pannello fotovoltaico

Lincapsulamento consiste nellinglobare le celle fotovoltaiche tra una lastra di vetro e una di plastica, tramite laminazione a caldo di materiale polimerico. importante che lincapsulamento, oltre a proteggere le celle, sia trasparente alla radiazione solare, stabile ai raggi ultravioletti e alla temperatura, abbia capacit autopulenti e consenta di mantenere bassa la temperatura delle celle. In linea di principio la vita di una cella solare infinita; pertanto la durata dellincapsulamento a determinare la durata di vita del modulo, oggi stimabile in 25-30 anni. Il montaggio della cornice conferisce al modulo maggiore robustezza e ne consente lancoraggio alle strutture di sostegno. Il modulo rappresenta la componente elementare dei sistemi fotovoltaici. I moduli in commercio attualmente pi diffusi (con superficie attorno a 0,5-2 m2), che utilizzano celle al silicio mono e policristallino, prevedono tipicamente 36 celle collegate elettricamente in serie. Il modulo cos costituito ha una potenza che va dai 50 ai 200 Wp, a seconda del tipo e dellefficienza delle celle, e tensione di lavoro di circa 17 volt con corrente da 3 a 12 A. I moduli comunemente usati nelle applicazioni commerciali hanno un rendimento complessivo del 12-16%. recentemente cresciuta la domanda di moduli di potenza superiore a 200 Wp, utili per lintegrazione di pannelli nella struttura di rivestimento di edifici.

Il sistema fotovoltaico ed i suoi componenti principali


Un sistema fotovoltaico, un sistema cio in grado di raccogliere lenergia luminosa, convertirla in energia elettrica in forma utile allutenza e trasferirla alla rete utente o alla rete di distribuzione, costituito dai sottosistemi: 31

Campo o Generatore fotovoltaico Strutture di sostegno moduli Sistema di conversione della potenza Sistema di interfaccia di rete. Un campo fotovoltaico costituito da un insieme di stringhe di moduli fotovoltaici installati meccanicamente nella sede di funzionamento e connesse elettricamente tra loro. Dal punto di vista elettrico, il campo FV costituisce il generatore fotovoltaico dellimpianto. Il campo FV poi, nel caso di potenze significative, costituito da sottocampi (collegamento elettrico in parallelo di un certo numero di stringhe). La potenza nominale (o massima, o di picco) del generatore fotovoltaico la potenza determinata dalla somma delle singole potenze nominali (o massima, o di picco) di ciascun modulo costituente il generatore fotovoltaico, misurate alle condizioni standard (STC Standard Test Conditions). Per Condizioni Standard (STC) sintendono le condizioni di riferimento per la misurazione dei moduli corrispondenti a: irraggiamento di 1000W/m2 spettro solare riferito ad un Air Mass di 1,5 temperatura di cella di 25 C. Tipicamente questa misura viene eseguita in laboratorio con un simulatore solare in quanto molto difficile riprodurre queste condizioni in un ambiente esterno. Moduli, stringhe, generatore, impianto Pi moduli, collegati elettricamente in serie in modo da fornire la tensione richiesta, costituiscono una stringa. Pi stringhe collegate, generalmente in parallelo, per fornire la potenza richiesta, costituiscono il generatore fotovoltaico. Il generatore fotovoltaico, insieme al sistema di controllo e condizionamento della potenza (inverter) e ad altri dispositivi accessori dinterfacciamento alla rete o al sistema di accumulo, costituiscono limpianto fotovoltaico. Le caratteristiche del generatore fotovoltaico vengono in genere definite mediante due parametri elettrici: la potenza nominale Pn (cio la potenza erogata dal generatore FV in condizioni standard) e la tensione nominale Vn (ossia la tensione alla quale viene erogata la potenza nominale). Nella fase di progettazione di un campo fotovoltaico, particolare importanza riveste la scelta della tensione di esercizio. Infatti, le elevate correnti che si manifestano per piccole tensioni comportano la necessit di adottare cavi di maggiore sezione e dispositivi di manovra pi complessi; di contro, elevate tensioni di lavoro richiedono adeguate e costose protezioni. Pertanto, unopportuna scelta della configurazione serie/parallelo del campo fotovoltaico consente di limitare le perdite e di incrementare laffidabilit del sistema. Un campo fotovoltaico di potenza pari ad 1 kWp corrisponde ad un insieme di moduli FV, disposti in serie, in grado di generare energia elettrica di potenza pari ad 1 kW se sottoposti ad un irraggiamento solare di 1.000 W/m2, alla temperatura di 25 C ed Air Mass 1,5. Lenergia prodotta dallimpianto varia nel corso dellanno e soprattutto della giornata, in funzione delle condizioni meteorologiche e dellaltezza del sole sullorizzonte.

32

Il campo unitario-tipo di cui prima generer una potenza via via crescente a partire dalle prime ore del mattino, sino ad 1 kW quando il sole si trova allo zenit, per poi decrescere gradualmente sino a portarsi allo zero quando il sole sar tramontato. In figura 15, viene mostrata la configurazione tipica di un generatore fotovoltaico, dove pi moduli sono collegati in serie per formare una stringa e pi stringhe sono connesse in parallelo per costituire il campo. Nello schema, di seguito riportato, possibile osservare la presenza dei diodi di by-pass disposti in parallelo ai singoli moduli e del diodo di blocco posto in serie a ciascuna stringa idoneo ad impedire che gli squilibri di tensione tra le singole stringhe, nel caso di sbilanciamento nellerogazione di potenza da parte delle stesse, possano dar luogo alla circolazione di una corrente inversa verso le stringhe a tensione minore. I diodi di blocco, dimensionati sulla base delle specifiche elettriche del campo fotovoltaico (corrente di cortocircuito del modulo Isc, tensione a vuoto della stringa Voc), sono generalmente contenuti allinterno del quadro di parallelo stringhe il quale raccoglie il contributo elettrico fornito dalle singole stringhe. Il diodo di by-pass consente, invece, di cortocircuitare e quindi isolare il singolo modulo o parte di esso (in presenza di due o pi diodi per modulo) nel caso di un malfunzionamento limitando in tal modo la brusca riduzione della potenza erogata dal modulo e/o dalla stringa che si manifesterebbe in sua assenza.

Fig. 15: configurazione elettrica tipica di un campo fotovoltaico

33

Curva caratteristica della cella e MPP


La curva caratteristica mostra come la corrente erogata I da una cella FV dipenda linearmente dalla radiazione incidente e come la tensione massima della cella sia limitata: al di sopra di una certa tensione V, la corrente erogata si annulla, qualunque sia la radiazione incidente. Ne consegue che il prodotto V*I, cio la potenza erogata, ha un punto di massimo (in inglese MPP, Maximum Power Point) per ogni livello di radiazione incidente. Questo il punto di lavoro ottimale per la cella fotovoltaica, che permette di ricavarne la maggiore potenza possibile.

Punto di massima potenza I [A]

PMPP = VMPP IMPP


1000 W/m2
Andamento della 800 W/m Potenza P = V I

P [W] 0.40 0.30 0.20 0.10 0.00

IMPP

1.00 0.75 0.50 0.25 0.00 0.00

600 W/m2 400 W/m2 200 W/m2 100 W/m2

0.20

0.40

0.60

V [V]

VMPP
Fig. 16: curva caratteristica della cella fotovoltaica

34

La dipendenza dalla temperatura


Lenergia prodotta dalla cella varia sensibilmente in funzione delle condizioni di esercizio. Quando investita dallenergia solare, la cella, avendo un rendimento inferiore a 1, trasforma solo in parte tale energia in energia elettrica, il resto dellenergia viene dissipato sotto forma di calore, aumentando la propria temperatura; questo a sua volta comporta un ulteriore calo di rendimento. La potenza elettrica prodotta, quindi, decresce allaumentare della temperatura della cella (DERATING TERMICO) perch il calo della tensione Voc non compensato dal leggero aumento della corrente.

I [A]
1.00 0.75 0.50 0.25 0.00 0.00

CORRENTE DI CORTOCIRCUITO I
(V=0)

SC

TENSIONE A VUOTO V
0C

(I=0)

40 C 60 C

20 C

-40 C -20 C 0 C

0.20

0.53 0.57 0.60 0.64 0.68 0.72

V [V]

Fig. 17: derating termico causato dallaumento di temperatura

35

6. CONCLUSIONI E PROSPETTIVE FUTURE


I pannelli solari costituiscono una delle possibilit pi pratiche e versatili per la conversione diretta dellenergia della luce del sole in energia elettrica e si potrebbe pensare che quelli basati su materiali plastici, descritti nel capitolo precedente, rappresentino la frontiera pi avanzata della ricerca. In realt, essi sono solo il primo prototipo di una generazione di pannelli plastici innovativi che promette di rivoluzionare la nostra idea di produzione in proprio dellenergia occorrente per gli usi quotidiani. Ad esempio si stanno studiando pannelli fotovoltaici in grado di convertire in elettricit i raggi infrarossi, la cui energia inferiore a quella della luce visibile, per hanno il vantaggio di essere sempre presenti anche quando il cielo coperto oppure di notte perch sono emessi anche da tutti i corpi caldi. Lintegrazione dei pannelli solari tradizionali con questi di nuova generazione potrebbe risolvere linconveniente tanto spesso denunciato dellimpossibilit di affidarsi a una fonte discontinua che dipende dalla presenza del sole. Unaltra possibilit ancora non attuata, ma la cui sperimentazione in fase avanzata, la costruzione di pannelli solari a materiale plastico di grandissime dimensioni, per tappezzare superfici molto estese in quanto in questo caso non vi sono particolari vincoli costruttivi ma si possono realizzare di qualunque grandezza. Recentemente stata proposta una tecnica per costruire tali pannelli di grandi estensioni in un modo alternativo: si basa sulla nebulizzazione del materiale plastico, ovvero la deposizione di uno spray su una superficie liscia e regolare, quale una parete appositamente predisposta o una vetrata; si prevedono anche materiali plastici da stendere sulle vetrate che non assorbano completamente la luce del sole, ma ne lascino trasparire una parte dando cos al vetro un aspetto piacevolmente affumicato anzich oscurarlo del tutto. Unalternativa ai pannelli fotovoltaici sono poi le celle di Graetzel, dal nome del loro inventore che le realizz per la prima volta nel 1991. Si basano sulluso di una sostanza colorata in grado di assorbire la luce solare, al pari del silicio nei pannelli solari tradizionali o del materiale plastico in quelli di nuovo tipo. Il principio di funzionamento, per, differisce da quello degli altri pannelli perch riproduce il processo di fotosintesi clorofilliana svolto dalle piante: attraverso sostanze che svolgono la stessa funzione dellacqua e dellanidride carbonica, trasforma lenergia luminosa in energia elettrica. Va tuttavia sottolineato che la fotosintesi clorofilliana un processo efficiente ed estremamente complesso, mentre il meccanismo su cui si basano le celle di Graeztel pi semplice e con rendimento molto inferiore, intorno al 10%. Il traguardo del 20% della produzione di energia da fonti rinnovabili (che uno dei tre obiettivi fissati dallUnione Europea per il 2020 oltre alla riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e allaumento del 20% dellefficienza energetica) alla nostra portata in considerazione delleredit idroelettrica, acquisita col lavoro svolto in Italia nella prima parte del XX secolo. Pi difficile sar aumentare ulteriormente questa percentuale, perch non potremo pi fare affidamento su lasciti energetici e si dovr realmente sviluppare il settore senza artifici contabili. La Germania ha dichiarato che sostituir con fonti rinnovabili le sue centrali nucleari, che saranno smantellate entro il 2022, e ci equivale al 25% del suo fabbisogno 36

elettrico; inoltre, sta sviluppando un piano per arrivare all80% della produzione da fonti rinnovabili entro il 2050: a un passo dallautosufficienza energetica e dalla soluzione dei problemi ambientali connessi. Gli studi condotti per fare queste proiezioni sono accurati e articolati in tappe intermedie e risultato finale, in modo da controllare lo stato di avanzamento del progetto in tutte le sue fasi. Un piano ambizioso, ma non irrealizzabile. Un esempio a cui ispirarsi.

37

BIBLIOGRAFIA
Materiale didattico fornito durante il corso di Progettista e tecnico installatore energie alternative organizzato dal Centro Formazione Milano Divisione Energie Alternative Il futuro dellenergia: guida alle fonti pulite (Valerio Rossi Albertini, Mario Tozzi) La casa che cambia (Mario Losasso; Clean Edizioni) Architettura bioecologica (A.A.V.V.; Anab) The passive solar energy book (Mazria E.; Rodal Press) Architettura solare passiva (Valeria Calderaro; Edizioni Kappa) Progettare con il clima (Victor Olgyay; Grafiche Muzzio srl) Architettura della bioedilizia (L. Colli, L. Lupano; Demetra Edizioni) Lenergia nel progetto di architettura (R.S. Florensa, H.C. Roura; Citt studi Edizioni UTET) Energia elettrica dal sole (F.P. Vivoli; ENEA-ISES Italia) Photovoltaics in architecture (O. Humm, P. Toggweiler; Birkhauser Verlag) Tecnologie solari attive e passive (A. Magrini, D. Ena; EPC Libri) www.sistemisolari.it www.puntoenergia.it www.spazioenergia.it

38

ESTRATTO PER RIASSUNTO DELLA TESI DI LAUREA E DICHIARAZIONE DI CONSULTABILITA (*)

______________________________________
Il sottoscritto/a Matricola n. ZANON 962458 NICOLA

Facolt ________________________________________________________________ Iscritto al corso di laurea laurea magistrale/specialistica in:

MASTER DI SECONDO LIVELLO IN METODI E TECNICHE DI PREVENZIONE E CONTROLLO AMBIENTALE

Titolo della tesi (**): ANALISI DELLO STATO ATTUALE DELLA TECNOLOGIA PER LA CAPTAZIONE ATTIVA E PASSIVA DELLENERGIA SOLARE SECONDO I PRINCIPI DELLA PROGETTAZIONE BIOCLIMATICA DICHIARA CHE LA SUA TESI E: Consultabile da subito Riproducibile totalmente Padova,_____________ Consultabile dopo __ mesi Non riproducibile Non consultabile

Riproducibile parzialmente

Firma dello studente ________________________

Il tema della produzione e delluso dellenergia investe tanto i settori strategici delle attivit produttive, quanto la vita quotidiana dei singoli cittadini. Le fonti rinnovabili, specialmente le innovative, rappresentano unopportunit di cambiamento non solo nelle modalit di approvvigionamento, ma anche nello scenario delleconomia futura. Fermo restando il problema della variabilit ancora non risolta della fornitura dellenergia legata alle fonti solari, queste ultime rappresentano comunque un supporto per le necessit civili e delle piccole e medie industrie. Lo scopo che ci si prefigge in questelaborato quello di redigere una panoramica sulle principali tecniche di captazione attiva e passiva delle due forme di energia solare (termica e luminosa): lobiettivo finale il conseguimento di un risparmio energetico nella progettazione edilizia ottenibile mediante lintegrazione tra criteri progettuali bioclimatici tecnologie passive e tecnologie attive per il riscaldamento e la produzione di energia elettrica.
(**) il titolo deve essere quello definitivo uguale a quello che risulta stampato sulla copertina dellelaborato consegnato al Presidente della Commissione di Laurea (*) Da inserire come ultima pagina di tesi: Lestratto non deve superare le mille battute.

39