Sei sulla pagina 1di 10

Le aree del sistema limbico concorrono, nel loro insieme, a due funzioni fondamentali della vita animale, quella

della preservazione dellindividuo e quella della preservazione della specie. Per preservazione dellindividuo si intendono le reazioni emotive, la paura, i fenomeni detti di attacco e fuga. Relativamente alla funzione di preservazione della specie(funzione riproduttiva)il sistema limbico controlla il comportamento sessuale. Lesioni di alcune aree del sistema limbico possono determinare impotenza, ipersessualit e deviazioni nel comportamento sessuale. Altra importante funzione del sistema limbico quella di partecipare ai processi di memorizzazione. In particolare le strutture limbiche sarebbero deputate allo stabilirsi della traccia della memoria recente. Lesioni del circuito ippocampofornice-mammillo-talamico (il cosiddetto circuito di Papez) determinano la sindrome di Korsakoff, caratterizzata clinicamente da una completa amnesia degli eventi appena accaduti e dal ricordo normale delle esperienze passate. La sindrome di Korsakoff si presenta nei traumatizzati cranici, negli alcolisti e nei dementi senili.

Il sistema limbico presiede alle espressioni di rabbia, paura, aggressivit, difesa; al comportamento alimentare; alle risposte neuroendocrine alle situazioni di stress; presiede alle espressioni del comportamento verso la prole e a quelle relative alla sessualit; sede di connessione delle esperienze affettive. C'era una volta il lobo olfattivo Tradizionalmente si intende come sistema limbico un gruppo di strutture neurologiche situate tra il tronco encefalico e la corteccia cerebrale. Il tronco encefalico la parte pi primitiva del cervello che luomo ha in comune con tutte le specie dotate di un sistema nervoso particolarmente sviluppato. Esso circonda lestremit cefalica del midollo spinale. Regola funzioni vegetative fondamentali ad assicurare la sopravvivenza e controlla reazioni e movimenti stereotipati. Era la parte dominante del cervello nellera dei rettili. Da questa struttura primitiva derivarono poi i cosiddetti centri emozionali. Poi, milioni di anni dopo, da questi centri emozionali si evolsero le aree del cervello pensante: la neocorteccia. Il fatto che il cervello pensante si sia evoluto da quello emozionale, ci dice molto sui rapporti tra pensiero e sentimento: molto prima che esistesse un cervello razionale, esisteva gi quello emozionale. Le radici pi antiche della nostra vita emotiva affondano nel senso dellolfatto, cio nel lobo olfattivo o rinencefalo. Nei rettili, uccelli, anfibi e pesci questo rappresenta la regione suprema del cervello. Infatti lolfatto era un senso di importanza fondamentale ai fini della sopravvivenza. Il centro olfattivo era costituito da un sottile strato di neuroni che recepiva lo stimolo olfattivo e lo classificava nelle principali categorie: nemico o pasto potenziale, sessualmente disponibile, commestibile o tossico. Un secondo strato di cellule inviava, attraverso il sistema nervoso, messaggi riflessi per informare lorganismo sul da farsi: avvicinarsi, fuggire, inseguire, mordere, sputare. Dal momento che per noi gli stimoli olfattivi sono meno importanti, nel corso dellevoluzione questo sistema ha assunto altri ruoli. Gi con la comparsa dei primi mammiferi dal lobo olfattivo incominciarono ad evolversi gli antichi centri emozionali, che ad un certo punto dellevoluzione divennero abbastanza grandi da circondare lestremit cefalica del tronco cerebrale. Per questo questa parte del cervello venne chiamata sistema limbico, dal latino limbus che vuol dire anello. Questa nuova parte del cervello aggiunse al repertorio cerebrale le reazioni emotive che hanno pi specificamente a che fare con le quattro funzioni della sopravvivenza ( nutrizione, lotta, fuga, riproduzione) e le emozioni che gli sono proprie: ira, rabbia, paura, piacere, desiderio ecc. Quando si evolse ulteriormente, il sistema limbico perfezion altri due strumenti: lapprendimento e la memoria. Questo consentiva ad un animale di essere pi intelligente nelle sue scelte per la sopravvivenza. Poteva infatti modulare le proprie risposte in modo molto pi consono ad esigenze e situazioni mutevoli, senza dover pi reagire in modo automatico e rigido. Il fatto che il sistema limbico abbia un ruolo chiave nel processo di memorizzazione di nostre esperienze di vita, ne fa un esempio di evoluzione che ristruttura vecchie stanze perch possano assolvere a nuove funzioni. Ma fu laggiunta della neocorteccia e delle sue connessioni con il sistema limbico a permettere ad esempio il legame madre-figlio, cio quel sentimento che rende possibile lo sviluppo umano, rappresentando la base della dedizione a lungo termine necessaria per allevare i figli. Infatti nelle specie prive di neocorteccia, come i rettili, manca laffetto materno: quando i piccoli escono dalluovo, devono nascondersi per non essere divorati dai loro stessi genitori. Negli esseri umani il legame protettivo tra genitori e figli consente che gran parte della maturazione del sistema nervoso prosegua nel corso dellinfanzia. Infatti durante linfanzia il cervello continua a svilupparsi. Quando la massa della neocorteccia aumenta, parallelamente a tale aumento si osserva un moltiplicarsi, in progressione geometrica, delle interconnessioni dei circuiti cerebrali. Quanto pi grande il numero di tali connessioni, tanto pi ampia la gamma delle possibili risposte. La neocorteccia rende possibili anche le finezze e la complessit della vita emozionale. Nei primati le interconnessioni tra neocorteccia e sistema limbico sono infatti potenziate rispetto ad altre specie, e lo sono immensamente negli esseri umani. Ci conferisce ai centri emozionali limmenso potere di influenzare il funzionamento di tutte le altre zone del cervello, compresi i centri del pensiero. A sua volta senza linfluenza modulatrice della neocorteccia lattivit del sistema limbico pu essere la causa di crisi

anormali e incontrollabili di rabbia o di paura. La normale espressione delle emozioni richiede, quindi, anche il contributo delle aree pi evolute del cervello. Il sistema limbico anche larea del cervello che aiuta a mantenere lomeostasi, ossia un ambiente costante nel corpo. I meccanismi omeostatici localizzati nel sistema limbico regolano funzioni come:

il mantenimento della temperatura corporea la pressione arteriosa il ritmo cardiaco il livello di zuccheri nel sangue.

In assenza di un sistema limbico noi saremmo a sangue freddo come i rettili. Non potremmo regolare il nostro stato interno per mantenere la temperatura costante nonostante le condizioni esterne di caldo e freddo. Una persona in coma, pur avendo perduto temporaneamente luso di quelle porzioni della neocorteccia che si richiedono per rispondere al mondo esterno e per interagire con esso, continua a vivere perch il sistema limbico, insieme con il tronco encefalico, mantengono e regolano le funzioni corporee vitali. Ora entreremo allinterno di questi meccanismi analizzando ci che le neuroscienze sono riuscite a comprendere finora di essi e valutando anche alcune ipotesi che per non hanno ancora potuto beneficiare di studi e dimostrazioni scientifiche. Faremo questo viaggio studiando una per una le parti chiave del sistema limbico, iniziando dallipotalamo, per poi continuare con lipofisi, lippocampo e lamigdala e le loro connessioni con le altre parti del cervello ( talamo, corteccia frontale e prefrontale). Ci saranno anche alcuni riferimenti ad altre parti del cervello, anche queste ritenute facenti parte del sistema limbico, delle quali si comincia appena ora a comprenderne alcune funzioni. Queste parti sono:

la corteccia limbica ( giro del cingolo, paraippocampico, sottocalloso, paraterminale), i nuclei settali, la stria terminale, il fornice/frangia, il bulbo e tratto olfattivo, la stria olfattiva laterale e mediale.

Tenendo presenti tutte le acquisizioni che si sono aggiunte negli ultimi decenni sul sistema limbico, attualmente dovremmo dare di esso una definizione di pi ampio respiro. Dal punto di vista anatomico e funzionale, la definizione che mi sembra pi completa la seguente: il sistema limbico un circuito costituito da un insieme di centri corticali e subcorticali fra loro interconnessi da proiezioni di fasci di fibre che trasportano specifici neurotrasmettitori. Se consideriamo le suddivisioni del cervello dal punto di vista embriologico, in sistema limbico cos definito fa parte del prosencefalo, che a sua volta suddiviso in telencefalo e diencefalo. Pi precisamente nel telencefalo localizzeremo la corteccia prefrontale, lippocampo e lamigdala. Nel diencefalo localizzeremo il talamo, lipotalamo e lipofisi. LUNITA FUNZIONALE PI STUDIATA IL SISTEMA CEREBRALE DELLA PAURA Essa si esprime nello stesso modo negli animali e negli uomini. Tutti gli animali si devono proteggere dalle situazioni di pericolo per sopravvivere. Le strategie di cui dispongono sono: ritirata (evitare il pericolo o fuggirlo), aggressione difensiva (mostrarsi pericolosi o rispondere allaggressione), sottomissione (pacificazione). I modelli di risposta alla paura sono geneticamente programmati nel cervello umano. Quando il cervello percepisce il pericolo, attraverso i nervi del sistema nervoso autonomo invia agli organi dei messaggi e ne regola lattivit per adattarli alle esigenze della situazione: lo stomaco teso, la frequenza cardiaca aumenta, la pressione arteriosa aumenta,mani e piedi diventano sudati, la bocca secca. Queste sono tutte reazioni tipiche della paura negli esseri umani. Il tutto avviene in modo simile anche negli animali. Ma la nostra esperienza quotidiana ci dice che ci sono persone che hanno la tendenza a combattere, mentre altre non lo fanno, ci sono persone brave ad avvertire il pericolo e altre che invece non se ne accorgono. Le differenze nei comportamenti individuali di paura sono dovute in parte alla diversit genetica. Ma la manifestazione delleffetto normalmente associato al possesso di un certo gene dipende molto anche da come siamo stati allevati, dallalimentazione, dalleducazione che riceviamo e dagli altri geni che accompagnano quello preso in considerazione. Detto in altre parole i geni ci danno la materia prima con la quale costruire le nostre emozioni: specificano il tipo di sistema nervoso che avremo, i tipi di processi mentali, i tipi di funzioni fisiche. Ma il modo esatto in cui agiamo e pensiamo e quello che proviamo in una particolare situazione sono determinati da molti altri fattori e non sono scritti nei geni.

Le emozioni quindi possono avere una base biologica, ma i fattori sociali e quindi cognitivi, sono altrettanto cruciali. La natura e la cultura sono socie nella vita emotiva. Il problema sta nello scoprire quali siano i rispettivi contributi. I milioni di miliardi di connessioni realizzate dai miliardi di neuroni cerebrali, sembrano formare un groviglio inestricabile, eppure le varie aree hanno delle relazioni ben strutturate. LAMIGDALA la parte del sistema limbico specializzata nelle questioni emozionali: se viene asportata il risultato una evidentissima incapacit di valutare il significato emozionale degli eventi. Essa funziona come un archivio della memoria emozionale ed quindi depositaria del significato stesso degli eventi. La vita senza amigdala unesistenza spogliata di significato personale. Tutte le passioni dipendono dallamigdala. I segnali in entrata provenienti dagli organi di senso consentono allamigdala di analizzare ogni esperienza, facendone una sorta di sentinella psicologica che scandaglia ogni emozione e ogni percezione guidata da domande che hanno radici nella notte dei tempi: E qualcosa che temo, qualcosa che odio, qualcosa che mi ferisce? Se la risposta affermativa, lamigdala reagisce immediatamente inviando un messaggio di allerta a tutte le parti del cervello. Stimola cos la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema vascolare, i muscoli e lintestino. I sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di emergenza contingente. Lestesa rete di connessioni neurali dellamigdala, le consente, durante unemergenza emozionale, di SEQUESTRARE gran parte del resto del cervello, compresa la mente razionale e di imporle i propri comandi. Ma ritorniamo al talamo e agli stimoli sensoriali in entrata. Esiste un collegamento diretto anche tra il talamo e lamigdala, che fa in modo che uno stimolo condizionato di paura possa suscitare delle risposte di paura senza lintervento della corteccia. In particolare il NUCLEO CENTRALE dellamigdala ha delle connessioni con le aree del midollo allungato implicate nel controllo della frequenza cardiaca e di altre risposte del sistema nervoso autonomo. Le lesioni a questo nucleo centrale bloccano lespressione di tutte le risposte neurovegetative, mentre la lesione dei singoli percorsi neurali in uscita bloccano soltanto le singole risposte. Compreso il nucleo centrale, lamigdala formata da una dozzina di sottoregioni non tutte coinvolte nel condizionamento alla paura. Possono quindi interferire con questultimo soltanto le lesioni che danneggiano le regioni dellamigdala che fanno parte del circuito del condizionamento alla paura. A questo proposito il NUCLEO LATERALE e il NUCLEO CENTRALE hanno senza dubbio un ruolo essenziale, mentre il ruolo delle altre regioni ancora allo studio. (Si ipotizza che la zona mediale dellamigdala sia responsabile delle sensazioni spiacevoli, mentre la zona laterale sarebbe pi coinvolta nelle sensazioni piacevoli). LAPPRENDIMENTO EMOTIVO ( per il collegamento diretto talamo-amigdala) pu quindi avvenire senza coinvolgere i sistemi di elaborazione superiori del cervello. Ma esistono anche i collegamenti tra il talamo e la corteccia. Che differenza c tra i collegamenti talamo-amigdala e talamo-corteccia? I neuroni dellarea del talamo che inviano per esempio delle proiezioni nella corteccia uditiva primaria, hanno una sintonia molto fine: non reagiscono a qualunque stimolo, ma solo a certi. Invece le cellule delle aree talamiche che inviano delle proiezioni allamigdala, reagiscono a una gamma molto pi vasta di stimoli e forniscono allamigdala solo una rappresentazione rozza dello stimolo stesso. Il percorso diretto talamo-amigdala un percorso di elaborazione veloce, ma impreciso, che consente per di rispondere a stimoli potenzialmente pericolosi, prima di sapere esattamente che cosa siano. In effetti se i percorsi talamo-amigdala non fossero stati utili, avrebbero avuto tutto il tempo di atrofizzarsi. Il fatto che siano esistiti per milioni di anni, e che esistano tuttora, accanto ai percorsi talamo-corticali, indica che hanno una funzione importante. Possiamo quindi osservare che nella percezione degli stimoli esistono due strade: una STRADA ALTA e una STRADA BASSA. La strada bassa quella tramite la quale linformazione sugli stimoli esterni raggiunge lamigdala da percorsi diretti provenienti dal talamo, e la strada alta formata da percorsi che vanno dal talamo alla corteccia e dalla corteccia allamigdala. La strada bassa molto utile nelle situazioni pericolose. E probabile che questo percorso diretto sia responsabile delle risposte emotive che non capiamo. Cio lamigdala pu reagire con un delirio di collera o di paura, prima che la corteccia sappia che cosa stia accadendo e questo proprio perch lemozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero razionale e prima di esso. La strada bassa potrebbe anche essere il modo di funzionamento dominante negli individui che soffrono di certe turbe emotive, mentre in ognuno di noi questa modalit si produce solo occasionalmente. Il percorso diretto talamo-amigdala ha un vantaggio importante: nel ratto occorrono circa 12 millesimi di secondo perch uno stimolo acustico raggiunga lamigdala attraverso di esso, mentre impiega due volte di pi attraverso il percorso corticale.

Infatti il percorso proveniente dal talamo richiede un unico collegamento, mentre ce ne vogliono parecchi per attivare lamigdala attraverso la corteccia, e ogni collegamento in pi richiede tempo: il primo percorso, quindi, anche se non ci dice che cosa ci sta minacciando, avverte velocemente che c una minaccia. Dal punto di vista della sopravvivenza meglio reagire a delle circostanze potenzialmente pericolose come se lo fossero davvero, che non reagire affatto. Confondere un bastone per un serpente costa meno del contrario. Dalla corteccia arrivano invece allamigdala delle rappresentazioni pi accurate e dettagliate. I percorsi talamo-amigdala e corteccia-amigdala convergono poi nel nucleo laterale dellamigdala. Da qui le informazioni, attraverso i percorsi interni dellamigdala, possono venire distribuite al nucleo centrale che poi pu scatenare lintero repertorio delle reazioni difensive, dal momento che connesso con le aree del cervello che controllano queste risposte. I segnali in uscita dal nucleo centrale regolano, quindi, lespressione delle diverse risposte. Abbiamo visto che nel cervello uno stimolo ad esempio visivo in entrata viene elaborato per prima cosa dal talamo. Pi specificatamente parte del talamo invia informazioni rozze, quasi archetipiche direttamente allamigdala. E questa informazione veloce e imprecisa quella che consente al cervello di incominciare a rispondere al possibile pericolo. Intanto unaltra parte del talamo manda informazioni visive alla corteccia visiva. Questaltra parte del talamo ha la capacit di codificare i particolari dello stimolo, in misura molto maggiore della parte che invia i segnali allamigdala. La corteccia visiva procede quindi alla creazione di una rappresentazione dettagliata e accurata dello stimolo. Il risultato dellelaborazione corticale viene poi anche inviato allamigdala, che riceve quindi anche una rappresentazione pi esatta. Il tempo risparmiato dallamigdala nellagire in base allinformazione talamica, invece di aspettare anche il segnale dalla corteccia, pu rappresentare la differenza tra la vita e la morte. Analizziamo ora un altro aspetto del circuito della paura. Quando subiamo un trauma (ad esempio unaggressione), non restiamo condizionati solo dallo stimolo associato direttamente al trauma ( ad esempio, se siamo stati aggrediti e rapinati da una persona che ci venuta incontro correndo, quando vediamo una persona che ci corre incontro, per qualsiasi altro motivo, potrebbe di nuovo scattare la paura), ma anche da altri stimoli che erano ugualmente presenti e costituivano il contesto del trauma (ad esempio la strada dove siamo stati aggrediti, il tipo di automobile che stava passando in quel momento, il suono di una sirena ecc.). Anche il contesto pu diventare uno stimolo condizionato di paura: quando ripassiamo per quella stessa strada, anche se non succede nulla di traumatico, noi possiamo provare paura. Di un contesto interessante il fatto che non costituito da uno stimolo particolare, bens da una raccolta di stimoli. LIPPOCAMPO interviene nelle risposte di condizionamento alla paura rispetto al CONTESTO. Esso ha infatti il compito di CREARE UNA RAPPRESENTAZIONE DEL CONTESTO che contenga i rapporti tra gli stimoli e non singoli stimoli. Una lesione allippocampo elimina selettivamente le risposte di paura suscitate dagli stimoli contestuali ( ad esempio la strada in cui avvenuta laggressione) senza influire sulla risposta dovuta allo stimolo condizionato ( la persona che mi corre incontro). Cio se passo per la strada dove avvenuta laggressione, non provo paura, ma se una persona mi corre incontro posso provare paura. Il danno allamigdala, invece, interferisce sia con il condizionamento contestuale, sia con il singolo stimolo condizionante. Questo perch lamigdala riceve sia segnali da regioni del talamo dedicate ad uno dei sensi, sia informazioni di livello superiore da aree della corteccia dedicate a uno dei sensi, sia informazioni sulla situazione generale dallippocampo. Attraverso queste connessioni in grado di elaborare limportanza emotiva di stimoli singoli e anche di situazioni complesse. Se quindi lamigdala coinvolta nella valutazione del significato emotivo degli stimoli in entrata, i segnali provenienti dallippocampo hanno una parte fondamentale nello stabilire il contesto. Per capire ancora meglio le funzioni dellippocampo e dellamigdala, opportuno fare alcune considerazioni sulla memoria e sui sistemi di memoria. Per molto tempo si pensato che esistesse un solo sistema di apprendimento, il quale si sarebbe occupato di tutto quanto il cervello impara. Ma studi di fisiopsicologia hanno portato alla conclusione che la memoria non viene mediata da alcun sistema neurale particolare, ma distribuita in modo diffuso nel cervello. Meglio ancora, nel cervello ci sono sistemi di memoria multipli, ognuno con funzioni diverse. I ricordi diversi, come le emozioni e le sensazioni diverse, provengono da sistemi cerebrali diversi. Possiamo studiare la memoria da diversi punti di vista. Studiando il sistema limbico inevitabilmente ci troveremo a considerarne alcuni. Ci sono innanzitutto due grandi sistemi di memoria: uno che contribuisce a formare la memoria delle esperienze fatte e a mettere a disposizione dei ricordi coscienti, laltro che opera invece fuori dalla coscienza e controlla il comportamento, senza una consapevolezza esplicita dellapprendimento avvenuto. I ricordi coscienti vengono indicati con i termini di MEMORIA DICHIARATIVA O ESPLICITA. Possono essere riportati alla mente e descritti a parole, a volte magari con un po di fatica, ma sono comunque potenzialmente a disposizione della coscienza. Laltro tipo di memoria forma dei RICORDI INCONSCI DETTI NON DICHIARATIVI O IMPLICITI, per esempio a proposito di situazioni pericolose o comunque minacciose. Lapprendimento che si produce in questo caso non dipende dalla consapevolezza e, una volta avvenuto,lo stimolo non deve per forza essere percepito consciamente per provocare delle risposte emotive condizionate. In un cervello integro questi due sistemi lavorano contemporaneamente e ognuno forma i suoi ricordi.

Unaltra distinzione tra diversi tipi di memoria quella tra MEMORIA A BREVE TERMINE, oggi detta pi propriamente MEMORIA DI LAVORO e la MEMORIA A LUNGO TERMINE. Quello che accade nella memoria a breve termine suscettibile di passare in quella a lungo temine. Il sistema cerebrale che forma i ricordi a lungo termine diverso da quello che li immagazzina. Lippocampo sembra essere il candidato pi probabile alla funzione di custode della memoria. Quindi alcune regioni del sistema limbico, ippocampo e aree affini della corteccia , sono coinvolte nella formazione e nel richiamo di ricordi espliciti. Lippocampo svolge pi in particolare la sua funzione nelle forme di apprendimento e di memoria che dipendono da indicazioni spaziali. Forma quindi delle rappresentazioni spaziali che hanno la funzione di creare il contesto in cui collocare i ricordi. E il contesto che rende autobiografici i ricordi, che li situa nello spazio e nel tempo e ci spiega il ruolo dellippocampo nella memoria. Nel corso degli anni lippocampo abbandona a poco a poco il controllo dei ricordi alla corteccia , dove rimangono finch esiste la memoria, addirittura per tutta la vita. Infatti lasportazione dellippocampo non impedisce i ricordi di vita avvenuti prima dellasportazione, impedisce solo di memorizzare nuovi ricordi dopo loperazione. La persona perde permanentemente la capacit di imparare cose nuove, in particolare di ricordare le sue esperienze. Lippocampo svolge quindi un ruolo critico nella memorizzazione di nuovi ricordi, ma non il luogo dove essi vengono depositati. Si ipotizza quindi che i ricordi di esperienze recenti possano essere immagazzinati in alcune regioni della corteccia cerebrale. Nel morbo di Alzheimer la malattia incomincia dallippocampo e ci spiega come la perdita di memoria sia un primo segnale di allarme. Ma il morbo poi si infiltra nella neocorteccia e questo spiega perch, mentre progredisce, vengono compromessi tutti i ricordi, nuovi e vecchi, insieme a svariate altre funzioni cognitive che dipendono dalla corteccia. Nei mammiferi i danni alla formazione ippocampale comportano ugualmente gravi danni nellapprendimento e nella memoria. Le deficienze della memoria ippocampale impediscono laccumulo di nuove conoscenze, mentre vengono conservate le memorie di eventi precedenti al danno. Lippocampo il collegamento chiave in uno dei pi importanti sistemi cognitivi del cervello: quello della MEMORIA DEL LOBO TEMPORALE che si occupa della memoria dichiarativa o esplicita. Essa mediata dallippocampo e dalle aree corticali ad esso connesse, le cosiddette aree di transizione tra la neocorteccia e lippocampo: area peririnale, paraippocampale, entorinale. Le diverse forme di memoria inconscia sono invece mediate da altri sistemi. Un esempio di memoria inconscia la cosiddetta MEMORIA PROCEDURALE, che consiste nellapprendimento e memorizzazione delle abilit manuali, essa mediata da un sistema diverso da quello del lobo temporale. Infatti un danno al sistema di memoria del lobo temporale interferisce con la capacit di ricordare consapevolmente (memoria dichiarativa), ma lascia intatta quella di imparare alcune abilit. La memoria procedurale mediata da molti sistemi di memoria, mentre la memoria dichiarativa mediata da un unico sistema, appunto quello del lobo temporale. Un altro sistema di memoria implicita quello della MEMORIA EMOTIVA che comprende lamigdala e le aree collegate. Nelle situazioni traumatiche il sistema della memoria esplicita e quello della memoria implicita funzionano in parallelo. In seguito, lesposizione agli stimoli presenti durante il trauma pu attivare entrambi i sistemi. Attraverso il sistema dellippocampo ricordiamo con chi eravamo e cosa facevamo durante il trauma e anche il fatto nudo e crudo che la situazione era atroce. Attraverso il sistema dellamigdala gli stimoli provocheranno tensione muscolare, variazioni della pressione sanguigna, aumento della frequenza cardiaca, il rilascio di ormoni e altre risposte fisiologiche e cerebrali ( le reazioni di paura). Siccome i sistemi sono attivati dagli stessi stimoli e funzionano contemporaneamente, i due tipi di memoria sembrano far parte di ununica funzione della memoria. Fra memoria implicita e memoria esplicita esiste una notevole differenza: il sistema della memoria esplicita smemorato e impreciso (vedremo questo meglio parlando della selettivit della memoria). Invece il sistema della memoria implicita legato alle risposte di paura condizionata ha una memoria che non accenna a diminuire con il passare del tempo. Lapprendimento della paura condizionata sembra essere molto resistente, se non addirittura indelebile. A questo proposito un riferimento va fatto alla cosiddetta AMNESIA INFANTILE, che ci d lopportunit di capire ancora meglio come funzionano queste due memorie. Noi siamo in genere incapaci di ricordare le esperienze della prima infanzia, fino a tre anni circa. Ci viene attribuito al periodo abbastanza lungo di maturazione che lippocampo deve compiere per diventare pienamente funzionale. Le cellule di questarea devono infatti crescere e collegarsi con quelle delle altre aree con cui comunicano. Quindi non avremmo ricordi espliciti dellinfanzia semplicemente perch il sistema che li forma non sarebbe ancora pronto. Stessa cosa avviene per la neocorteccia. Invece lamigdala matura molto velocemente nel cervello del bambino e alla nascita molto pi vicina di altre strutture allo sviluppo completo.

Ad esempio i bambini di et compresa tra i sette e i dodici mesi cominciano a mostrare una evidente paura verso gli estranei e la capacit di regolare il livello di paura basandosi sullinterpretazione dellespressione del genitore verso la presenza di situazioni pericolose. Durante questo periodo diventano funzionalmente mature la corteccia prefrontale, lamigdala e lipotalamo; (a partire dai nove mesi incomincia invece a maturare quella parte della corteccia cerebrale responsabile dello sviluppo delle funzioni superiori : lettura, scrittura, linguaggio e sua interpretazione). Dal momento che il sistema che forma i ricordi inconsci degli eventi traumatici, cio lamigdala, matura prima dellippocampo, i traumi precoci, sebbene non ricordati in modo cosciente, possono avere una influenza duratura. Questo spiega perch le nostre esplosioni emozionali a volte ci sconcertano: esse possono avere radici in un periodo molto precoce della nostra vita e riguardano soprattutto il rapporto tra il bambino e chi si prendeva cura di lui. Altri sistemi di memoria, invece, sono gi attivi nel bambino piccolo: infatti i bambini piccoli imparano moltissime cose, anche se non conservano ricordi coscienti di averle imparate. Sempre a proposito di memoria pi o meno indelebile, interessante analizzare il ruolo che a questo livello svolge lADRENALINA, ormone periferico prodotto dalle ghiandole surrenali. Quando in una certa situazione ladrenalina viene rilasciata dalle ghiandole surrenali, quella esperienza di solito viene ricordata con grande precisione. E siccome di solito leccitazione emotiva (ad esempio la paura) provoca un rilascio di adrenalina, la memoria cosciente esplicita delle situazioni in cui c uneccitazione emotiva, dovrebbe essere pi forte di quella delle esperienze in cui tale attivazione non ha luogo. Da ci possiamo spiegarci come mai le esperienze della vita che pi ci feriscono o ci spaventano, sono destinate a diventare i nostri ricordi pi indelebili. Come fa una situazione emotiva a provocare il rilascio di adrenalina? Lamigdala, non appena capta una situazione emotiva negativa, di pericolo, accende una serie di sistemi fisici compreso il sistema nervoso autonomo. Questo, a sua volta, stimola da parte delle ghiandole surrenali il rilascio delladrenalina nel sangue. Ladrenalina influenza a sua volta il cervello, ma per via indiretta, in quanto una molecola troppo grande per passare la barriera emato-encefalica ed arrivare direttamente nel cervello. Ancora non conosciamo bene il meccanismo con il quale influenza il funzionamento del sistema di memoria del lobo temporale, influenzando cos i ricordi che esso crea. Gli effetti sistemici delladrenalina comprendono la diminuzione della circolazione sanguigna nel tratto digerente, laumento dellirrorazione dei muscoli scheletrici, per preparare ogni cellula muscolare a produrre pi energia e la diminuzione del rifornimento di sangue alla parte anteriore della corteccia cerebrale (proprio larea che contiene il nostro intelletto, la nostra capacit di pensiero cosciente, larea destinata a dirigere la soluzione dei nostri problemi complessi). Vengono quindi chiuse aree, per cos dire, non essenziali del cervello. Pi siamo stressati, pi queste aree vengono chiuse. Questo permette ai centri pi antichi e pi primitivi del cervello di prendere il controllo. In questo modo le decisioni vengono prese inconsciamente, basandosi sullistinto, in quanto la sopravvivenza fisica nelle situazioni di forte stress, diventa lobiettivo primario. Un altro importante aspetto della memoria la SELETTIVITA: non tutti gli aspetti di unesperienza si ricordano altrettanto bene. Infatti abbiamo visto che il rafforzamento dovuto alleccitazione pu privilegiarne alcuni a spese di altri. I ricordi consapevoli, espliciti sono ricostruzioni imperfette dellesperienza, non sono la copia carbone dellesperienza che li ha creati. Sono ricostruzioni fatte al momento del loro richiamo, e lo stato del nostro cervello in quel momento, pu influire sul modo in cui i ricordi lontani vengono richiamati. I ricordi espliciti sono fatti anche di semplificazioni, aggiunte, elaborazioni, razionalizzazioni e anche omissioni. La memoria si produce quindi in un contesto che viene chiamato SCHEMA COGNITIVO e che comprende anche le aspettative e i pregiudizi della persona. Lapprendimento fatto in un determinato stato o situazione, si ricorda di solito meglio quando ci troviamo di nuovo in quello stato e in quella situazione. Un tipico esempio di ci che i ricordi sgradevoli affiorano di pi quando siamo tristi e quelli piacevoli quando siamo felici. Le persone depresse sembrano capaci di evocare solo ricordi penosi. I circuiti ippocampali, con le loro massicce connessioni con la neocorteccia, sono adatti a stabilire dei ricordi complessi in cui molti avvenimenti confluiscono nel tempo e nello spazio. Invece lamigdala pi adatta ad innescare le reazioni di sopravvivenza. Le situazioni che fanno da stimolo a questa parte del cervello sono rigidamente abbinate a risposte specifiche. Le funzioni di apprendimento e memoria dellamigdala sono tarate in modo da evitare di farci riflettere sul da farsi. A questo proposito torna utile analizzare le interazioni che avvengono tra lamigdala, lippocampo e i cosiddetti ORMONI DELLO STRESS che sono gli ormoni steroidei (cortisolo) prodotti anchessi dalle ghiandole surrenali. In una situazione stressante lamigdala interviene in modo critico per controllare il rilascio di questi ormoni. In una situazione di pericolo, ad esempio, lo stimolo arriva allamigdala che invia una serie di messaggi allipotalamo, che a sua volta invia messaggi allipofisi, che rilascia ACTH (ormone corticotropo), il quale arriva alle ghiandole surrenali stimolandole a produrre e secernere ormoni steroidei. Questi ormoni, a differenza delladrenalina, raggiungono sia i tessuti del corpo, sia il cervello, dove si legano ai recettori dellippocampo, dellamigdala ,della corteccia prefrontale e di altre regioni. Nellippocampo i recettori degli steroidi fanno parte di un sistema di controllo che contribuisce a regolare la quantit di

ormoni steroidei rilasciata. Quando gli ormoni steroidei si legano ai recettori dellippocampo, dei messaggi partono verso lipotalamo per chiedergli di avvertire lipofisi, e di conseguenza le ghiandole surrenali, di frenare la produzione degli ormoni stessi (meccanismo a feed-back negativo). Invece nella stessa situazione di stress lamigdala continua a mandare allipotalamo messaggi che dicono : aumentare la produzione, lopposto di quello che fa lippocampo. Attraverso numerosi passaggi in questo circuito, la concentrazione di ormoni dello stress nel sangue viene delicatamente aggiustata alle esigenze della situazione. Ma se lo stress dura troppo a lungo, lippocampo non riesce pi a controllare esattamente il rilascio degli ormoni, n a svolgere le sue funzioni di routine. Si visto che i ratti stressati sono incapaci di apprendere e di ricordare le procedure comportamentali che dipendono dallippocampo, ad esempio ritrovare la strada giusta in un labirinto. Negli esseri umani lo stress danneggia le funzioni della memoria esplicita cosciente. Uno stress grave ma temporaneo pu far raggrinzire i dendriti dei neuroni ippocampali (che sono la parte del neurone che riceve i messaggi in arrivo e che svolge la prima parte della formazione della memoria). Questi cambiamenti sono reversibili solo se lo stress non perdura. Altrimenti le cellule dellippocampo incominciano a degenerare e la perdita della memoria rimane permanente. Si constatato che lippocampo risulta ridotto di dimensioni nei sopravvissuti ad un trauma, nei bambini ripetutamente vittime di violenza, nei reduci del Vietnam. Queste persone manifestano un deficit significativo della memoria, senza che sia diminuito n il quoziente di intelligenza, n le facolt cognitive. In caso di eventi stressanti, quindi, gli steroidi surrenalici spiegano i cambiamenti fisici dellippocampo e i problemi di memoria che ne risultano. Riassumendo, la memoria probabilmente rafforzata da un lieve stress, grazie agli effetti favorevoli delladrenalina, ma uno stress abbastanza intenso e prolungato pu innalzare il livello degli steroidi surrenali fino al punto in cui danneggiano lippocampo. Ad esempio ununica esperienza traumatica, tipo un incidente stradale, pu innalzare il livello degli steroidi abbastanza da agire negativamente sullippocampo e da provocare una perdita di memoria riguardo allincidente stesso. Ma se un trauma temporaneo produce unamnesia dellepisodio, poi possibile recuperarne il ricordo? Se lippocampo ha un collasso da stress e non in grado di formare un ricordo durante lepisodio, non avremo nessuna possibilit di ripescare un ricordo cosciente, per il semplice fatto che non se ne formato alcuno. Se lippocampo invece stato solo parzialmente affetto dal trauma, pu partecipare alla formazione di un ricordo debole e frammentario. In tal caso sarebbe possibile ricostruire mentalmente solo alcuni aspetti dellesperienza. Invece lo stress non interferisce con le funzioni dellamigdala, anzi potrebbe addirittura potenziarne le funzioni quindi del tutto possibile avere pochi ricordi coscienti di unesperienza traumatica e al contempo formare dei ricordi emotivi inconsci potentissimi attraverso il condizionamento alla paura mediato dallamigdala. Queste paure inconsce e potenti possono diventare molto resistenti alla cosiddetta estinzioneed essere quindi delle fonti inconsce di ansia intensa. La loro influenza permane per tutta la vita. Non sempre quindi valido il concetto freudiano di rimozione, in base al quale certi aspetti delle esperienze traumatiche sono talvolta immagazzinati in sistemi della memoria non direttamente accessibili alla coscienza. Riassumendo, gli effetti debilitanti dello stress intenso sulla memoria cosciente esplicita di un trauma possono portare allamnesia del trauma stesso. Dallaltro lato lo stesso stress intenso pu amplificare i ricordi inconsci che si formano durante il trauma, amplificando le risposte di paura condizionata. Questo ci permette di capire meglio i disturbi ansiosi e soprattutto come a volte compaiano o peggiorino dopo eventi stressanti non direttamente correlati ad essi. Infatti in condizioni di stress, alcune risposte di paura che erano deboli (o perch erano condizionate debolmente, o perch si erano estinte, o perch era stata ottenuta una remissione grazie ad una terapia), possono diventare pi forti. Ad esempio la paura dei serpenti pu avere anni di remissione e ripresentarsi, per esempio, dopo la morte di un congiunto. Una lieve paura delle alture, che crea pochi problemi nella vita quotidiana, pu diventare patologica dopo un incidente stradale. In questi casi lo stress non direttamente collegato al disturbo che sviluppa, ma a una condizione che abbassa la soglia ansiosa e rende la persona pi vulnerabile. Ma come pu funzionare l ESTINZIONE di una risposta di paura condizionata? Linterruttore cerebrale che smorza gli impulsi dellamigdala sembra trovarsi allaltro estremo di un circuito diretto alla neocorteccia: i lobi prefrontali. Mentre lamigdala lavora per scatenare una reazione impulsiva, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva pi consona alla situazione. La corteccia prefrontale soffoca o comunque controlla lemozione in modo da gestire pi efficacemente la situazione. Essa consente quindi di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta pi analitica ed appropriata, modulando lamigdala e le altre aree libiche. La maggior proiezione delle informazioni sensoriali provenienti dal talamo non diretta allamigdala, ma alla neocorteccia e ai suoi molti centri deputati alla ricezione e alla comprensione di quanto viene percepito. Una serie di circuiti a cascata registra e analizza linformazione, la comprende e attraverso i lobi prefrontali organizza una reazione coordinata.

Se necessaria una risposta di tipo emozionale, i lobi prefrontali la dettano lavorando in stretta collaborazione con lamigdala e gli altri circuiti ad essa collegati. Questa sequenza,che consente un certo discernimento nella risposta emozionale, rappresenta un meccanismo che avviene normalmente e che conosce significative eccezioni nel caso delle emergenze. Quando si scatena unemozione, i lobi prefrontali eseguono la reazione che ritengono la migliore tra una miriade di possibilit, in base al criterio del rapporto rischio/beneficio: quando attaccare, quando darsi alla fuga, quando calmarsi, persuadere, tergiversare, provocare sensi di colpa, indossare una maschera di spavalderia, essere sprezzanti ecc. La neocorteccia al lavoro tutte le volte che registriamo una perdita e ci rattristiamo, o ci sentiamo felici dopo un trionfo, o rimuginiamo su qualcosa che qualcuno ha detto o fatto, facendoci sentire feriti o in collera. Come nel caso della resezione dellamigdala, anche in assenza dellelaborazione dei lobi prefrontali, gran parte della vita emotiva viene meno. Invece i cosiddetti SEQUESTRI NEURALI che avvengono nelle situazioni di pericolo e di emergenza comportano presumibilmente due dinamiche: da un lato lo scatenamento dellamigdala, dallaltra la mancata attivazione dei processi neocorticali che solitamente mantengono lequilibrio delle risposte emozionali. In questi momenti la mente razionale viene sopraffatta da quella emozionale. Fra i modi con i quali la corteccia prefrontale riesce a dominare efficacemente le emozioni (soppesando le reazioni prima di passare allazione), c quella di smorzare i segnali di attivazione inviati dallamigdala e da altri centri limbici. Un meccanismo che possiamo paragonare a un genitore che fermi il proprio bambino impulsivo impedendogli di afferrare ci che vuole e insegnandogli a chiedere educatamente o ad aspettare. Sembra che linterruttore fondamentale che spegne le emozioni negative sia il lobo prefrontale sinistro. Una delle sue funzioni infatti quella di regolare le emozioni spiacevoli come una sorta di termostato neurale. Il lobo prefrontale destro sede di sentimenti negativi come la paura e laggressivit, mentre quello sinistro tiene sotto controllo tali emozioni grossolane, probabilmente inibendo il lobo destro. Il lobo prefrontale sinistro sembra far parte di un circuito neurale in grado di disattivare o almeno di smorzare, tutti gli impulsi emotivi negativi, con la sola eccezione dei pi violenti. Mentre lamigdala spesso funziona come un sistema di emergenza, il lobo prefrontale sinistro sembra far parte del meccanismo cerebrale per spegnere le emozioni che disturbano. Lamigdala propone, il lobo prefrontale dispone. Nella vita mentale queste connessioni tra corteccia prefrontale e sistema limbico hanno unimportanza fondamentale che va oltre la regolazione delle emozioni. Esse sono essenziali per guidarci nelle pi importanti decisioni della vita. I sentimenti sono indispensabili nei processi di decisione della mente razionale : essi ci orientano nella giusta direzione. Gli insegnamenti emozionali impartitici dalla vita inviano segnali che restringono il campo della decisione, eliminando alcune opzioni e mettendone in evidenza altre fin dallinizio. In questo modo il cervello emozionale coinvolto nel ragionamento, proprio come il cervello pensante. Nelle persone con lesioni del circuito che collega i lobi prefrontali allamigdala, la capacit di prendere decisioni spaventosamente compromessa e tuttavia essi non presentano alcun deterioramento del loro quoziente di intelligenza o di qualunque abilit cognitiva. Ma nonostante la loro intelligenza sia intatta, essi compiono scelte disastrose negli affari e nella vita privata. Possono poi non essere in grado di prendere una decisione semplicissima come quella di fissare un appuntamento. Le scelte di queste persone sono cos problematiche perch essi hanno perso la possibilit di accedere alla propria memoria emozionale. Il circuito che collega lobi prefrontali e amigdala una via di accesso fondamentale allarchivio contenente tutte quelle preferenze e quelle avversioni che andiamo accumulando nel corso della vita. Uno stimolo esterno non suscita in queste persone attrazione o avversione: essi hanno dimenticato tutti gli insegnamenti emozionali precedentemente appresi, perch non hanno pi accesso allamigdala, il luogo dove li hanno archiviati. Tutto assume i toni di una grigia neutralit. La complementariet del sistema limbico e della neocorteccia dellamigdala e dei lobi prefrontali significa che ciascuno di essi una componente essenziale e a pieno diritto della vita mentale. Quando questi partner interagiscono bene, lintelligenza emotiva si sviluppa e altrettanto fanno le capacit intellettuali. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra emozione e ragione o, con unespressione che utilizziamo spesso, larmonia tra mente e cuore. La corteccia prefrontale ha la capacit di inibire lespressione delle risposte di paura condizionata, ma non cancella i ricordi inconsci sottostanti. Cio lESTINZIONE coinvolge il controllo corticale dellamigdala, ma non ne cancella la memoria. Quindi lestinzione non cancella i ricordi emotivi registrati nellamigdala. Ne impedisce solo lespressione, o meglio, li tiene a bada. I ricordi inconsci di paura, stabiliti attraverso lamigdala, sembrano impressi a fuoco nel cervello: come gi detto,

probabile che ci accompagnino per tutta la vita. Non siamo quindi in grado di eliminare i ricordi impliciti collegati ai disturbi ansiosi, possiamo solo sperare di riuscire a controllarli. Questo si pu fare potenziando i circuiti cerebrali che controllano lamigdala, in modo che la corteccia prefrontale abbia lopportunit di controllare lamigdala. La terapia comportamentale e la psicanalisi mirano proprio ad aiutare il paziente rinforzando il lavoro della corteccia attraverso due percorsi neurali distinti. Nella terapia comportamentale avviene una forma di apprendimento inconscio in cui interviene il circuito corteccia prefrontale-amigdala, arrivando allestinzione. Nella psicanalisi si pone laccento sulla introspezione cosciente e sulla valutazione. La conoscenza consapevole potrebbe controllare lamigdala attraverso il sistema della memoria del lobo temporale e altre aree corticali legate alla coscienza. Attualmente nel nostro cervello le connessioni che vanno dalle aree corticali allamigdala sono molto pi deboli di quelle che fanno il percorso inverso. Questo fatto spiegherebbe come mai linformazione emotiva sconfini facilmente e influenzi il pensiero cosciente, e questultimo invece fatichi a controllare le emozioni. La capacit di formare ricordi usando gli stimoli associati al pericolo, di conservarli a lungo e forse per sempre, e di utilizzarli automaticamente quando si producono di nuovo delle situazioni simili, una delle pi potenti ed efficaci funzioni cerebrali di apprendimento e memoria. Ma un lusso che spesso costa caro: infatti spesso proviamo paure e ansie di cui vorremmo volentieri fare a meno. Levoluzione del cervello umano potrebbe per in futuro correggere questo squilibrio. Potrebbe essere che le connessioni tra la corteccia e lamigdala continuino ad espandersi e la corteccia prenda a poco a poco il controllo dellamigdala e che gli esseri umani del domani diventino capaci di controllare meglio le proprie emozioni. Oppure che la maggiore connessione tra corteccia e amigdala possa creare un equilibrio tra i due circuiti per cui, invece che nel dominio delle cognizioni corticali sui centri dellemozione, la lotta tra pensiero ed emozione potrebbe risolversi in una integrazione pi armoniosa di passione e ragione: potrebbe cio portare a una collaborazione tra cognizione ed emozione. Per capire meglio le emozioni e come interagiscono con il resto dellattivit mentale, utile a questo punto cercare di capire i rapporti reciproci tra coscienza ed emozioni e di come la coscienza emerga dal nostro cervello. Le teorie pi recenti di quello che o non la coscienza, poggiano tutte sul concetto di MEMORIA DI LAVORO. Questa pu essere considerata come uno spazio, o un meccanismo di deposito temporaneo che consente di tenere a mente allo stesso tempo varie informazioni, da paragonare, da opporre, o da mettere comunque in relazione. E circa quella che prima di ora veniva chiamata memoria a breve termine, cio un deposito temporaneo di informazioni a cui ora si aggiunto un meccanismo per elaborare i dati depositati (pensare, ragionare). Da qui lutilizzo della definizione memoria di lavoro. I depositi temporanei di informazioni sono chiamati memoria tampone. Ogni sistema sensoriale avrebbe almeno una sua memoria tampone che assiste la percezione, consentendo al sistema di paragonare quello che sente o vede ora, con quello che ha sentito o visto un attimo prima. Ci sono anche memorie tampone associate alluso del linguaggio, quelle che ci permettono di tenere a mente la prima parte della frase dellinterlocutore, finch abbiamo sentito la fine e possiamo capirne il senso. Le memorie tampone specializzate lavorano in parallelo e sono indipendenti luna dallaltra. Lo spazio di lavoro polivalente consiste in uno spazio dove linformazione proveniente dalle memorie tampone specializzate sosta temporaneamente, e dove un insieme di funzioni esecutive controllano le operazioni compiute con quella informazione. Lo spazio di lavoro polivalente pu contenere una quantit limitata di informazioni, di qualunque tipo esse siano e la memoria di lavoro pu, per esempio, mettere in relazione laspetto, i suoni e gli odori di una cosa e associarla al suo nome. La materia della memoria di lavoro quella alla quale pensiamo o badiamo al momento, ma non solo il prodotto del qui e ora. Dipende anche da ci che sappiamo e dalle esperienze compiute in passato (vale a dire dalla memoria a lungo termine). Ad esempio un qualsiasi stimolo visivo trattenuto nelle memorie tampone visive, deve essere fatto combaciare con i fatti immagazzinati a proposito di esperienze passate con oggetti analoghi. Quindi la memoria gi immagazzinata influenza le successive percezioni sensoriali. La memoria di lavoro, per concludere, rende possibile il pensiero e il ragionamento di ordine superiore: ad esempio fare calcoli mentali, leggere, risolvere problemi e lavorare in generale. Queste procedure richiedono non solo una forma di deposito temporaneo, ma anche linterazione tra linformazione immagazzinata temporaneamente e il pi vasto corpo del sapere immagazzinato a lungo termine. La parte del cervello che interviene nei processi di memoria di lavoro la corteccia prefrontale. Dobbiamo per distinguere tra corteccia prefrontale mediale e laterale. La corteccia prefrontale mediale quella che pi propriamente interviene nellestinzione della memoria emotiva (come gi visto), mentre quella laterale ha un ruolo nella memoria di lavoro. Si pensa che la corteccia prefrontale laterale esista solo nei primati ed molto pi sviluppata negli esseri umani rispetto ai primati. Negli esseri umani le lesioni di questa area interferiscono con la memoria di lavoro qualsiasi sia linformazione che viene

usata come stimolo. Altre aree del lobo frontale che si ritengono essere coinvolte nelle funzioni della memoria di lavoro comprendono la corteccia orbitale e la corteccia anteriore cingolata. La corteccia prefrontale connessa con i vari sistemi sensoriali, con altri sistemi della neocorteccia che fungono da memoria tampone e con lippocampo e le altre aree corticali della memoria a lungo termine. Ha inoltre connessioni con le aree della corteccia coinvolte nel controllo del movimento, consentendo alle decisioni prese di trasformarsi in azioni volontarie. Possiamo definire coscienza la consapevolezza di quanto contenuto nella memoria di lavoro. Quindi, affinch si diventi consapevoli di qualcosa, necessario che il qualcosa in questione si trovi nella memoria di lavoro. Teniamo comunque presente il fatto che non possiamo essere coscienti di tutti i processi mentali. Gli aspetti coscienti e inconsci del pensiero sono sempre funzioni parallele. Come gi visto, noi siamo coscienti solo degli esiti delle operazioni mentali, ma non delle operazioni stesse. Queste operazioni non sono direttamente accessibili alla coscienza. Non solo, addirittura non tutti gli esiti delle operazioni che avvengono a livello inconscio sono portati a livello di coscienza. Molti di questi dati rimangono pertanto inaccessibili. Riassumiamo ora le connessioni dellamigdala con le altre parti del cervello per comprendere linfluenza delle emozioni sugli altri processi mentali e in particolare sulla memoria di lavoro.