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GIUGNO CON: LUCA CARBONI, GIANLUCA mOROZZI, GIANNI mURA, DONATO UNGARO

dal 1993, il giornale di strada di bologna

fondato dalle persone senza dimora

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la rivincita delle bici

6/2012

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moni ovadia intento a leggere il numero di Piazza grande dedicato a Lucio Dalla (al quale anche lui ha contribuito). Ringraziamo Paola per la foto.

editoriale/ Per gli sfollati dalla vita


p mAuRo SARTI

Il

In copertIna
il volto in prima pagina quello di Jimmy, uno degli operatori del Bicicentro di Piazza Grande, di cui parliamo nellinchiesta di questo numero. la foto di vittorio valentini del gruppo fotografico di Bandiera Gialla (www. bandieragialla.it).

TeRRemoTo CI hA FATTo RIFLeTTeRe. SuL SeNSo DeLLA moRTe e DeLLA VITA, SuLLImPReVeDIBILe e LINDeFINIBILe, CI hA FATTo PeNSARe ALLA RICCheZZA e ALLA PoVeRT e A quANTo SIA FACILe PeRDeRe TuTTo IN uN ATTImo SeNZA NeANChe SAPeRe PeRCh. SeNZA AVeRe FATTo NuLLA DI mALe, e NemmeNo SeNZA AVeRLo PReVISTo o PRogeTTATo, IL mALe. IL TeRRemoTo CI hA FATTo PeNSARe ANChe ALLImPoRTANZA DI AVeRe uNA CASA, uN LeTTo, uN TeTTo e uNA CuCINA CoN IL gAS PeR CuoCeRe LA PASTA e uNA DoCCIA CALDA CoN gLI ASCIugAmANI BIANChI e PuLITI SISTemATI ACCANTo. IL TeRRemoTo CI hA FATTo RISCoPRIRe LA VITA IN TeNDA e IL mAL DI SChIeNA, LumIDIT e Le FoRmIChe e I mATeRASSINI e Le STuoIe PeR CoNTeNeRe LeSCuRSIoNe TeRmICA e FARe FINTA Che SoTTo CI SIA uN mATeRASSo. ABBIAmo ImPARATo A RICoNoSCeRe I SACChI A PeLo Che FANNo CALDo DAVVeRo, DA queLLI Che SoNo INgomBRANTI e BASTA, queLLI FATTI A mummIA DA queLLI Che SoNo SoLo CoPeRTe CoN LA CeRNIeRA. LA VITA IN ComuNe PoI, TuTTA uNALTRA CoSA: SeI oBBLIgATo A CoNDIVIDeRe PIATTI e SToVIgLIe, BAgNI e ComoDIT, ReLIgIoNI e CuLTuRe. PeRFINo LA TeLeVISIoNe DIVeNTATA uN LuSSo, e LA RADIo uNA NeCeSSIT ImPeLLeNTe DA TeNeRe ACCeSA 24 oRe Su 24. PeR moLTI DI NoI IL TeRRemoTo ANChe STATo uN moDo PeR CAPIRe Che CoSA VuoL DIRe LA ReTe e A FARe uNo SFoRZo PeR ANDARe oLTRe AI TANTI PRegIuDIZI Che ANCoRA ImPeRANo TRA DI NoI SuI SoCIAL NeTwoRK, CAPIRe LA DIFFeReNZA FRA FACeBooK e TwITTeR e CeRCARe DI RICoNoSCeRe Le NoTIZIe VeRe DA queLLe FALSe. TRA Le NoTIZIe FALSe hA gIRATo PeR PI gIoRNI queLLA Che I TeRRemoTI SI PoSSoNo PReVeDeRe e Che CeRA uN ComPLoTTo DIeTRo I 17 moRTI DI CAVeZZo, FINALe, mIRANDoLA, PIeVe, CReVALCoRe, SANTAgATA APPeNA SCoPeRTA Lo ABBIAmo DeNuNCIATo Su INTeRNeT. e ABBIAmo FATTo BeNe. oRA, PARLANo DI 16 mILA SFoLLATI TRA Le PRoVINCIe DI BoLogNA, moDeNA, ReggIo emILIA e mANToVA. FoRSe ANChe 18 mILA. LeggIAmo SuI gIoRNALI Che moLTI ANCoRA DoRmoNo NeI PARChI PuBBLICI e Che AI gIARDINI mARgheRITA DI BoLogNA C ChI ANCoRA SoTTo ChoC, o ANChe SoLo SuggeSTIoNATo DALLe TANTe e TRemeNDe SCoSSe CoNTINuA A DoRmIRe IN TeNDA e NoN hA INTeNZIoNe DI SmeTTeRe. PeR NoI, SFoLLATI DA TemPo DALLA VITA, TeRRemoTATI DeLLe emoZIoNI e VITTIme DeLLA PoVeRT, SeNZA DImoRA CRoNICI, DAL 20 mAggIo uN PIANTo CoNTINuo. SAPPIAmo BeNe CoSA VuoL DIRe eSSeRe SeNZA CASA, PeRDeRe TuTTo ALLImPRoVVISo, LoTTARe CoNTRo LA NATuRA (Che SIA DeNTRo o FuoRI DI NoI). PeR queSTo, PeR NoI DI PIAZZA gRANDe, LA SoLIDARIeT, LA CooPeRAZIoNe e LImPegNo PeR LA RICoSTRuZIoNe NoN SoNo SLogAN o PARoLe VuoTe o ANChe SoLo DeTTe CoS PeR DIRe. SoNo LA CoNCReTeZZA DI uNA PRomeSSA Che DeVe eSSeRe mANTeNuTA A TuTTI I CoSTI, queSTIoNe DI VITA o DI moRTe. IL TeRRemoTo, VeRo, CI hA FATTo RIFLeTTeRe: DoBBIAmo APPRoFITTARe DI TuTTo queSTo DoLoRe PeR RICoSTRuIRe megLIo e CoN AmoRe. e mAgARI ALLARgARe uN Po I PoSTI A TAVoLA, e PeNSARe A uN NuoVo TeTTo PeR TuTTI. PeRCh IL DoPo TeRRemoTo CI AIuTI A TRoVARe uNA CASA VeRA e SICuRA ANChe PeR TuTTI gLI SFoLLATI DALLA VITA. (redazione@piazzagrande.it)

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gerenza

Piazza Grande Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora TeNDeRe uN gIoRNALe megLIo Che TeNDeRe uNA mANo

redazione Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669 www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it CaPoredattore Pietro Scarnera Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) ProGetto GrafiCo Fabio Bolognini distriBuzione Redazione Piazza grande aBBonamenti & eventi: eva Brugnettini, erika Casali

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, mauro Sarti DIRETTORE EDITORIALE Leonardo Tancredi direttore resPonsaBile Bruno Pizzica stamPa Industrie grafiche galeati Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n6474

in redazione eva Brugnettini, erika Casali, Ilaria giupponi, Simone Jacca, olga massari, giuseppe mele, Salvatore Pio, mauro Sarti, Donato ungaro. Hanno CollaBorato a questo numero Valeria Alpi, Annalisa Bolognesi, Francesca Bono, Claudio Cannistr, marika Di Cristina, Fatma elhabishi, Angelica erta, Alice Facchini, gruppo fotografico Bandiera gialla, Alessandro Kostis, Stefano Laboragine, milena magnani, giacomo matti, Francesco mele, Francesca mezzadri, Francesco montori, gianluca morozzi, Serena Panico, Laura Pasotti, Sofia Pizzo, Carmine Roccia, Paola Sapori, Igor Sartoni, Alain Verdial, Benedetto Zacchiroli.

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lucIo dove vaI?

IntervIsta a luca carbonI

lucio dalla? era un esempio da seguire


Per Carboni Dalla stato maestro e amico, ma anche un uomo capace di accogliere le novit
p ALICe FACChINI

na straordinaria apertura verso il nuovo: questa la qualit di Lucio Dalla che pi ci mancher. Cos Luca Carboni ricorda il suo maestro e amico. Nei giorni successivi alla sua scomparsa, Dalla stato ricordato in moltissime maniere: cantante eccezionale, autore profondo, appassionato di arte e impegnato nel sociale. Nella prospettiva di un suo figlio musicale come Luca Carboni, chi era Lucio Dalla? Lucio stato linterprete di una nuova sensibilit musicale, arrivata con linizio degli anni 80. Venivamo da un momento molto classico per la canzone, con autori che erano anche intellettuali e poeti, come gino Paoli e Fabrizio De Andr. Poi ci fu la rivoluzione musicale, che port a impiegare un linguaggio pi gergale e popolare: nacque il punk in Inghilterra, e a Bologna si formarono nuove band come gli Skiantos. Dalla ha vissuto a cavallo tra questi due momenti: con le sue canzoni, raccontava storie in maniera innovativa per il mondo cantautorale. Aveva capito di stare assistendo a una grande trasformazione: a Bologna, ha iniziato a promuovere giovani portatori di questo nuovo linguaggio. Il

gno nei confronti degli homeless e delle persone con problematiche sociali. Hai mai partecipato con lui ad alcune di queste iniziative? Lucio era aperto a svariate associazioni, e aderiva a moltissimi progetti nel campo del sociale. Per parte mia, ho partecipato al pranzo di Natale al ristorante da Napoleone, offerto alle persone senza dimora. ma Lucio era un vero esempio da seguire: dava sempre la sua disponibilit, e faceva in modo di incastrare i suoi impegni per non perdere neanche uniniziativa a cui voleva partecipare. Cosa ha perso la citt di Bologna con Lucio Dalla? quello che Bologna non ha pi la figura di un promotore di eventi culturali, sempre in contatto con nuove realt. Lucio non si negava mai, dispensava consigli a tutti e aiutava i giovani talenti ad emergere. era un operatore culturale del popolo. (redazione@piazzagrande.it)

primo esperimento stato quello di produrre la sua band, gli Stadio, cercando giovani autori per i testi. Come si svolto il vostro primo incontro? una sera sono andato alla trattoria da Vito, al tempo luogo di ritrovo di cantautori e musicisti. Dalla e gli Stadio stavano cenando insieme, io ho semplicemente lasciato al loro tavolo i miei testi. Si sono subito incuriositi: quello era proprio il momento in cui stavano cercando nuovi autori. grazie a Dalla, ho firmato il mio primo contratto con la Rca, la sua mitica casa discografica. Dopo i miei primi tre dischi, legati a Dalla come

produttore, ho mantenuto un rapporto di amicizia con lui: mi ha sempre dato un grande aiuto, pur lasciandomi la mia autonomia artistica. Quale canzone di Dalla ha significato di pi per te? Anna e marco una canzone che mi rimasta dentro in modo profondo: era un linguaggio nuovo per una canzone damore, una costruzione magica. In quegli anni, Dalla era uscito con i suoi album pi straordinari come completezza, come qualit, come innovazione: Come profondo il mare e Lucio dalla. Per me sono stati davvero illuminanti. Dalla noto anche per il suo impe-

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p CARmINe RoCCIA
questi ultimi tempi, unondata di decessi ha colpito la nostra citt; decessi volontari o naturali, di uomini noti o meno. Fatti che ci hanno fatto riflettere, in qualche modo. Alcuni hanno occupato larghi spazi sui media, altri invece sono passati pressoch sotto silenzio. Fra questi ultimi c quello di g. era un mio grande amico, lo conoscevo abbastanza per affermarlo, anche se per gente come noi, solitari e con problemi

Lettera a un amico che non c pi


di adattamento a una vita che la societ ci ha imposto, non possiamo dire mai con sicurezza di avere degli amici. Il cammino che ci siamo scelti solitario, un pellegrinaggio verso non sappiamo bene cosa o dove. g. ho avuto loccasione di conoscerlo durante lesperienza che ho fatto a Capo di Lucca. ogni sera facevamo una briscola per ammazzare il tempo, puntavamo al valore simbolico di un caff per dare pi forza al gioco, e intanto parlavamo. A volte di niente, a volte ricordavamo episodi della nostra vita precedente, vissuta pi felicemente e con meno problemi. Poi lui andato via, in un altro dormitorio, sperando di stare meglio perch il luogo dove andava era pi comodo e consono a quelli di una vita umana. ma io continuavo a incontrarlo e di solito ci si abbracciava, era un modo per sentirsi vicini. ora sento la mancanza di g., mi sento pi solo in questa giungla ed ho paura. Caro g., mi dispiace di non averti incontrato il giorno prima che tu decidessi di cambiare di nuovo posto (questa volta scegliendo da solo il luogo e il momento). mi sarebbe piaciuto giocare unultima briscola. Volevo salutarti e lo far come meglio posso, le parole in questo momento mi sfuggono, sentirsi solo fra questa folla, non facile. (redazione@piazzagrande.it)

In

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la rivincita

InchIesta

delle bici

uscire dalla strada imparando un mestiere. quello che dal 1997 si fa al Bicicentro di Piazza grande. ecco le storie di chi lavora nella sede storica di via Libia e in quella nuova ed elettrica delle officine minganti

p mARIKA DI CRISTINA

uando si entra nellofficina di via Libia 69, proprio sotto il ponte, si capisce subito che questo un posto speciale. un luogo spartano, ma caratteristico, unico: a suo modo unistituzione. Perch qui dal 1997 attivo il Bicicentro di Piazza grande, uno dei progetti pi importanti dellassociazione che oggi ha un trovato un gemello con la nuova officina Demetra. La missione quotidiana riparare vecchie bici, vendere bici usate, riciclare i pezzi migliori. Da un rottame, anche da un solo pezzo di telaio, con pezzi riciclati si tira fuori una bici nuova. oppure si prendono bici vecchie e si riparano camere daria, parafanghi, freni, portapacchi, cestini, ruote, tutto. ma a rendere speciale lofficina la storia delle persone che ci lavorano. Come Piero, uno dei biciclettai storici del Bicicentro. Lui ha cominciato a lavorare qui pochi mesi dopo la sua apertura nel 97. Piero, come gli altri 20 ragazzi che erano stati scelti per questo progetto, veniva da un programma di inserimento lavorativo. Tutti erano stati raccolti da Piazza grande chi per un motivo chi per un altro. Allinizio eravamo in tanti a cercare di ottenere questo lavoro, spiega Piero, poi siamo rimasti sempre meno, ci siamo autoselezionati. Alla fine ha avuto la meglio chi ha lavorato duro. Io ci sono sempre stato, lavoravo tutti i giorni a tutte le ore, ho imparato il mio mestiere grazie a giuseppe, il vecchio tutor, e alla fine sono rimasto qui per tutti questi anni, ci racconta Piero. Dal 97 ad oggi, Pierone non ha mai smesso di gestire il Bicicentro, quello storico in via Libia 69, Il Bicicentro sotto u ponte, come lo chiama lui. ed affezionato a questo posto, come una seconda casa, il luogo che gli ha concesso di riscattarsi, di trovare un lavoro e liberarsi della sua vita in strada. Per fare questo lavoro e riuscire a sopravvivere ci vogliono tanti sacrifici e umilt, ci spiega. Piero ha vissuto per quattro anni al dormitorio Sabatucci, poi stato seguito da Piazza grande, ha trovato un lavoro e una casa. Il suo percorso esemplare, e riassume lo spirito con cui si muove lassociazione: trovare unoccupazione

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Dal 97 a oggi, Pierone non ha mai smesso Di gestire il Bicicentro, quello storico in via liBia 69, il Bicicentro sotto u Ponte, come lo chiama lui. eD affezionato a questo Posto, come una seconDa casa, il luogo che gli ha concesso Di riscattarsi, Di trovare un lavoro e liBerarsi Della sua vita in straDa.

InchIesta

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nelle foto di queste pagine, Piero al lavoro nel Bicicentro di via libia (a destra) e in quello delle officine minganti (a sinistra)

a chi vive in strada permettendogli di imparare un mestiere. oggi trovare un lavoro molto difficile, a maggior ragione per chi vive in condizioni di estrema difficolt, spiega Alessandtro Tortelli, responsabile del Bicicentro e del Servizio mobile di sostegno di Piazza grande. Volevamo quindi creare occupazione e ricchezza per nuove persone. Lo scopo era trasformare il senza dimora da fruitore passivo dellassociazione a soggetto attivo, protagonista del proprio successo di emancipazione. Fare impresa con le persone senza dimora non facile, ma lunico modo per uscire dalle situazioni di disagio. Lo stesso spirito guidava i fondatori del Bicicentro, che nacque anche grazie a un progetto della Comunit europea. Tra i primi a lavorare con passione al suo interno cera giuseppe Turicchia, uno dei tutor storici del Bicicentro, ex ferroviere ormai in pensione e oggi sulla novantina, che ha insegnato a tutti come lavorare con le bici, in particolare con quelle usate. giuseppe sa fare tutto, ci ha insegnato tutto lui!, racconta Piero. Il Bicicentro per non ha solo una finalit sociale, perch dalla sua nascita sostiene la logica del riciclo e della mobilit sostenibile. una logica quanto mai attuale, oggi che sempre pi persone sembrano affidarsi alla bicicletta, soprattutto per ammortizzare i costi del carburante ma anche per motivi legati alla tutela ambientale. e di questo ne sono convinti anche i clienti. molti di loro sono ormai degli affezionati. Come Stefano, che arriva allofficina in via Libia mentre Piero sta tentando di rimettere a

nuovo una bicicletta azzurra. Si salutano come vecchi amici. Vivo qui da 12 anni e vengo qui al Bicicentro perch Piero per me ormai un amico, racconta Stefano. Comprare da un amico sempre meglio che comprare da uno sconosciuto e io qui avr comprato una decina di biciclette. Conosco Piazza grande da anni e ormai ho instaurato con le persone che lavorano in officina un rapporto di fiducia. Secondo me sbagliato cercare una bici in posti come piazza Verdi, si sa che l le bici sono rubate e anche se costano meno alimenti il racket che ci sta dietro, come un cane che si morde la coda. ma Piero non lavora da solo, con lui c anche Aurelio che arrivato in officina tre anni fa con una borsa lavoro, come tanti altri che sono passati di qui e continuano a passare. qualche mese fa poi larrivo di Jimmi, che ora si occupa del nuovo negozio al centro commerciale minganti. Dopo un divorzio e qualche problema di alcol, Jimmi ha vissuto per un po da senza dimora, finch ha deciso di chiedere aiuto agli operatori del Servizio mobile. Dopo un periodo riabilitativo ha cominciato a partecipare anche lui alle uscite serali dellassociazione. Con Piazza grande mi sono sistemato e ho risolto i miei problemi col bere, racconta. Jimmi ora non solo ha un lavoro di responsabilit nella nuova officina ma stato anche nominato recentemente per il premio Bologna citt civile e bella promosso dal Centro Antartide e dedicato a tutti i cittadini virtuosi della citt. Il caso di Jimmi dimostra come una persona con dei problemi possa diventare un lavoratore modello, spiega Tortelli. A settembre 2011 Jimmi ha raggiunto lofficina in via Libia dove stato educato da Pierone ed Aurelio e a novembre ha inaugurato il nuovo negozio-officina Demetra che si trova allinterno del centro commerciale minganti. Demetra il nome della bicicletta elettrica che Piazza grande vende nella nuova officina. una social bike, visto che stata realizzata appunto da persone in difficolt che, tramite la Cooperativa sociale Fare mondi e Piazza grande, tentano di reinserirsi nel mercato del lavoro. La clientela della nuova officina cambiata, continua Tortelli, ora la mentalit pi commerciale e quindi ci raggiungono diversi tipi di persone, non solo lo studente o chi vuole spendere poco, ma anche appassionati che cercano modelli particolari e attrezzati. Il nuovo negozio ha riscosso parecchio successo. Nel 2010 sono state fatte pi di 900 riparazioni e sono state vendute 600 bici. oltre 1000 clienti allanno fruiscono del servizio e sembrano destinati ad aumentare ora che la nuova officina ha acquistato maggiore visibilit partecipando ad alcuni progetti con marchi come Vodafone. Lo scorso Natale, ad esempio, la compagnia telefonica ha usato 500 bici fornite da Piazza grande per realizzare il pi grande albero di Natale a energia umana, entrando cos nel guinnes dei primati. oltre ai 3 dipendenti fissi, lofficina si prende carico di circa 4 borse lavoro allanno, si tratta quasi sempre di persone che con storie difficili alle spalle. Lobiettivo quello di crescere sempre di pi e aiutare un numero sempre maggiore di persone che passano per il Bicicentro. (redazione@ piazzagrande.it) f

012345678910111213141516 T-Days? S, ma guardiamo Modena e Ferrara

Parola di biciclettaio
p FRANCeSCA meZZADRI
ichele ha 26 anni e fa il biciclettaio: una scelta che pu sembrare bizzarra visto che ha studiato Filosofia alluniversit, ma alla fine dellarticolo capirete perch. Dopo gli studi non si messo a fare il filosofo, ma si armato di attrezzi e mastice e ha iniziato a riparare biciclette nella ciclofficina popolare dove si specializzato. Inutile dirlo, un sostenitore convinto del mezzo: non solo ne possiede 12 (di tutti i tipi) ma il suo negozio tappezzato di iniziative legate al ciclomondo: Bike Pride, Bicicentro, e molte altre. Vogliamo aggiungere altro? S, oggi indossa una maglietta della Critical mass, un movimento che sostiene luso della bicicletta: lo slogan we are not blocking traffic, we are traffic (Non stiamo bloccando il traffico, noi siamo il traffico). Tanto per chiarire. ho iniziato in questo negozio a settembre, prima ci lavorava un altro biciclet-

InchIesta
q| il Bicicentro delle officine minganti

michele ha 26 anni e 12 bici. Ripararle il suo mestiere e la sua passione, e ha le idee chiare su come dovrebbe essere una citt a misura di ciclista

taio, poi siamo venuti io e un altro socio pi anziano, ma lui ha mollato prima. Invece il nostro biciclettaio giovane ancora qui e confessa che ha sempre almeno una ventina di clienti al giorno, anche di pi. A volte, specie in questo periodo, anche 30. Si definisce biciclettaio di citt (ovvero un tuttofare che non si scandalizza di fronte a grazielle dannata) e spiega che esistono anche altre tipologie: biciclettaio di bici da corsa (che snobberebbe le grazielle prima citate), biciclettaio di mountain bike, ma quelli che ne sanno di pi sono quelli di campagna. Il negozio aperto dalle 13 alle 20 ma vengono tutti qua allultimo momento si lamenta un po, ma si capisce che alla fine non gli dispiace, anzi. La smorfia scettica la fa invece quando gli chiedo cosa pensa dei T-Days a Bologna. mah, se devo seguire lortodossia della ciclofficina sono molto critico: si d un segno

due giorni su sette e gli altri zero. Come il bike pride. Per chi usa la bici tutti i giorni i T-Days non bastano, s o p ra t t u t t o per una citt come Bologna predisp osta per essere chiusa. e poi non tutta questa manna per i ciclisti, con tutti i pedoni in via Indipendenza che si muovono casualmente in mezzo alla strada. qualche altra idea? Bisognerebbe cambiare mentalit ed atteggiamento, come a erfurt, in germania: l il centro storico tutto pedonale per non c il divieto per le auto. che il sistema urbanistico talmente efficiente che le auto non hanno neanche bisogno di entrare!.

Sembra incredibile, vero? e poi in Italia c Ferrara, ma gi anche modena molto pi avanti di Bologna. Insomma, abbiamo molto da copiare e poco da inventare. ha le idee chiare il nostro biciclettaio e mi domando cosa faccia nel tempo libero. usa la sua bici-furgoncino (ovviamente non ha la macchina), e la domenica si fa un giro in mountain bike - una delle 12 biciclette. Biciclettai si nasce. (redazione@piazzagrande.it)

Ha 85 anni e ripara biciclette da quasi 30. Ma ora i prezzi dei ricambi sono saliti alle stelle

p ANgeLICA eRTA

lofficina di tonino
mai, risponde alle nostre domande, parla con i clienti, sempre con le mani indaffarate a stringere, svitare, incollare, sfregare, lucidare. I prezzi dei pezzi di ricambio sono saliti alle stelle, dice, una camera daria costa anche 4 euro e mezzo per una graziella, 5 da mountain bike, 13 un copertone, 23 un tubulare, sempre che ci si rivolga ai pochi negozi rimasti. Certo, ci sono anche i centri commerciali, dove i prezzi sono bassi, ma della qualit non mi fido. mi porge due camere daria e mincalza: Vede la differenza? un tempo era pi facile trovare pezzi di ricambio, mentre ora mi capita di dover attraversare la citt solo per ordinarli. I ricambi latitano, invece i clienti non sembrano mancare. In meno di unora ne passano quattro: hanno freni da sistemare, ruote da gonfiare o raggi spezzati. Da Tonino, a cui ormai le due ruote sono entrare nel sangue, la manodopera si paga poco. La stanza piena di pezzi usati, decine e decine di copertoni appesi, casse colme di manubri, ruote appoggiate una sullaltra, telai maculati dalla ruggine. mentre mi trattengo il dialetto di Tonino, stemperato da qualche frase di italiano forzato, si mescola con gli accenti di due uomini immigrati. un ragazzo dellest ha con s una bicicletta da riparare, si fa dare una chiave inglese e si mette allopera. Poi la lascia, chiacchiera, d delle dritte agli altri clienti. Arriva anche un uomo di mezzet con una graziella da aggiustare, ha fretta, vorrebbe fare un cambio con un altro usato, perch qui le biciclette non solo si aggiustano, ma si vendono, passano di mano. Luomo intavola una trattativa: la bici appoggiata al muro sua, per lui la bottega di Tonino funziona come una sorta di vetrina dellusato. Vorrebbe 70 euro, lha messa a nuovo, riverniciata, solo con il materiale si arriva a 50 euro. Sono troppi, nulla di fatto. Vendere biciclette cos, per due settimane non vendi niente, poi in pochi giorni te ne vanno via tre, dice Tonino, con un pizzico di amarezza nascosta nel piglio spedito della voce. (redazione@piazzagrande.it)

vrebbe dovuto lasciare lattivit ad inizio maggio. ma Tonino Flandi, 85 anni, di smettere di aggiustare biciclette non ne vuol sapere. e se non piove il portone in legno della sua officina in via miramonte aperto, con pi di una decina di bici appoggiate sul muro esterno. Per lui rimettere a nuovo le due ruote un po come respirare: passione, tempo, lavoro. una vita spesa a faticare, la sua, come dimostrano le mani rovinate, ingrossate a forza di stringere bulloni e, anche questa mattina, sporche dolio. un mestiere nato poco alla volta, nell84, prima nei ritagli di tempo e poi con unattivit in proprio. Nella sua officina Tonino non si ferma

012345678910111213141516 Crescer anche il servizio di bike-sharing con mille nuovi mezzi e 70 postazioni

InchIesta

Una tangenziale per le due ruote


una pista ciclabile in mezzo ai viali, pi altre che colleghino periferia e centro. ecco cosa ha in mente lassessore alla mobilit Andrea Colombo
p FRANCeSCo moNToRI

q| lassessore in bicicletta

egli ultimi anni si sta verificando un aumento apprezzabile delluso della bicicletta nel Comune di Bologna. Si sono formate diverse associazione che lavorano per difendere e promuovere le due ruote per una citt pi sicura e meno inquinata. Anche la giunta del sindaco Virginio merola sta puntando molto su biciclette e territorio. e lassessore alla mobilit, Andrea Colombo, non ha dubbi sulla futura e sostenibile viabilit della Turrita. Come si immagina il futuro di Bologna a due ruote? Sicuramente mi immagino una citt sempre pi a misura di bicicletta, vivibile e respirabile. Il centro storico svuotato dalle macchine come avviene adesso durante i T-days. e una nuova tangenziale delle biciclette. Cosa intende con tangenziale delle biciclette? un anello ciclabile in mezzo allo spartitraffico centrale dei viali di circonvallazione e rasente il pi possibile alle mura dove non presente lo spazio che divi-

de i due sensi di marcia. Abbiamo gi le risorse per realizzarlo e stiamo studiando i passi da compiere con un laboratorio di progettazione partecipata assieme alla Consulta delle associazioni della bicicletta. Immagino anche una serie di dorsali ciclabili che dalla periferia si colleghino alla tangenziale sui viali. Verranno realizzate 70 nuove postazioni di bike sharing con mille biciclette. Siamo una delle poche citt italiane ad aver introdotto la possibilit di un abbonamento per luso della bicicletta anche ai soli domiciliati. Il servizio rivolto soprattutto agli studenti fuorisede. A che punto la costituzione dellufficio bici di cui si discusso in passato? Ci stiamo lavorando assieme ai dipendenti comunali allinterno della pi complessiva riorganizzazione degli uffici. entro la fine dellanno ci sar una sede appropriata anche per questo nuova realt. Ricordo che servir soprattutto per seguire la filiera della ciclabilit assieme alle associazioni dei ciclisti. Vorremmo

anche istituire una Consulta della bicicletta, gi presente sul territorio, ma che possiede ad oggi un carattere informale. Quanto pesano le nuove direttive europee sulla valorizzazione della bicicletta come fondamentale sistema di trasporto? In campagna elettorale avevamo promesso di contribuire per una citt di maggior respiro internazionale. Abbiamo letto con cura il libro bianco sui trasporti del 2011 della Commissione europea e ne abbiamo da subito seguito gli impulsi avendoli fatti nostri gi in precedenza. ma bisogna sottolineare anche le caratteristiche di Bologna: citt pianeggiante e distanze accessibili in bicicletta. un territorio adatto ad ospitare questo rinnovamento. Pi biciclette pu significare anche pi furti, sappiamo che Bologna non ne esente.

Vero. Infatti gi da tempo che disponibile la marchiatura della propria bicicletta. un numero viene inserito nel telaio con una fresa diamantata. un database conterr tutti i codici e sar quindi pi facile poter rintracciare il mezzo dopo la denuncia del furto. Per quello che riguarda, invece, il paventato aumento di incidenti su due ruote, ci che consigliamo unassicurazione sul mezzo come abbiamo fatto per i dipendenti dellamministrazione comunale per gli spostamenti di servizio. Da parte nostra, stiamo comunque lavorando per rendere le future piste ciclabili pi sicure e accoglienti. (redazione@piazzagrande.it)

p FRANCeSCA meZZADRI

manuale per ciclisti provetti

la mia bicicletta parcheggiata nel cortile di casa. finora lho usata solo un paio di volte. apparterrei sicuramente alla tipologia di ciclista non voglio fare troppa fatica secondo la classificazione di ilaria sesana dimmi chi sei, ti dir come pedalare, contenuta nel suo libro la manutenzione della bicicletta e del ciclista di citt (ponte alle grazie, 2012). un libro che un vero e proprio percorso della bicicletta attraverso i 5 sensi (anzi 6) del ciclista. attraverso il senso della vista: perch il ciclista non pu scegliere a caso il suo mezzo. troverete qualche indicazione per farlo in modo intelligente: ad esempio, attenti alla misura del telaio (cos il telaio? tranquilli, i disegni di niccol barbiero ci aiutano a capirlo). un percorso attraverso il tatto: chi ha mai provato ad aggiustare una bicicletta? sostituire il cavo dei freni, mettere le mani nella catena: ilaria sesana ci fa (quasi) credere che sia semplicissimo e soprattutto che possiamo essere indipendenti nel farlo. saper riparare la bici e girare nel traffico senza code liberatorio, ma sui pedali non si respira solo libert e anche lolfatto vuole la sua parte. anche se uno studio danese ha dimostrato che si respira il doppio di benzene chiusi in macchina piuttosto che in bici. e se proprio volete proteggervi usate la mascherina, ma non quella da chirurgo. il libro tocca anche il nostro senso del gusto (di muoversi): pedalare aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, stress e cellulite. non da ultimo, il senso delludito. i ciclisti devono farsi sentire: esistono movimenti come la critical mass (anche a bologna) dove si rivendica lorgoglio della bici. non dimentichiamoci del sesto senso: lautrice ci d qualche dritta su come sfrecciare sicuri senza attentare alla vita dei pedoni. anche in italia cominciano a diffondersi hotel bici-friendly, bicigrill, bike sharing e bike messengers, ma la vita per i ciclisti rimane piena di insidie: le auto parcheggiano davanti alle rastrelliere, i lucchetti non sono mai a prova di ladro, ed difficile reputarsi chic in bici, visto che le docce in ufficio dopo la pedalata del mattino (come in germania) non esistono ancora. forse per questultimo motivo che la mia bici ancora parcheggiata in cortile. (redazione@piazzagrande.it)

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gianni mura

InchIesta

Il futuro del ciclismo


A livello agonistico crisi, ma le due ruote si impongono nella vita quotidiana. una traformazione raccontata dal maestro del giornalismo sportivo italiano
p LeoNARDo TANCReDI
are le carte alla bicicletta per capire che futuro avr. Labbiamo chiesto al maestro del giornalismo sportivo gianni mura, uno che ammette di andare in ferie al Tuor de France per disintossicarsi dal calcio. La popolarit del ciclismo in ribasso. solo un problema di scarsa spettacolarizzazione rispetto ad altri sport? questo un punto di partenza. I due sport che erano pi praticati nel primo Dopoguerra, ciclismo e pugilato, che avevano il loro serbatoio nella disponibilit alla fatica pesante, hanno perso fascino, direi che calata la vocazione. Per quanto riguarda il ciclismo agonistico c anche un problema di credibilit legata soprattutto alluso del doping, anche se sembra in ribasso. Bisogna aggiungere per che oggi ci sono molte pi alternative per un ragazzo, anche nei paesi dove una volta non cera nulla e si giocava a calcio alloratorio o alla casa del popolo, adesso ci sono campi di pallavolo, di basket, si pu fare nuoto, si pu fare scherma. Il ciclismo il primo sport che ho seguito, ti parlo del giro del 65. Adesso lo vedo come un vecchio parente, facciamo un nonno o un vecchio zio di quelli che hanno fatto una vita

2010, al festival q| Gianni mura neldi Perugia del giornalismo

che non si capisce, un po ladroni, un po ubriachi, un po spacciatori, ma che sono ancora in grado di raccontarti una bella favola come quando eri piccolo. Lo frequento cos, diciamo che non sono Alice nel paese delle meraviglie. un po come il pallone: il pallone si sgonfia, il calcio non andr avanti cos, io lo sento dire da 50 anni. Il calcio peggiora ma sempre l, cos il ciclismo. La bici ha un destino migliore del ciclismo? Il ciclismo sta vivendo una stagione secondo me molto rosea sotto il profilo non competitivo ma salutistico ecologico. Se da un lato non va molto bene, abbiamo visto un giro dItalia deludente, c un ritorno della bici nella vita quotidiana. Certo, se uno deve farsi 50 km per andare a lavoro non pu farlo in bici, ma a favore della bici ci sono cose indiscutibili: uno che non costa una lira di carburante perch il carburante sono le braccia e le gambe della persona, due che non inquina, tre che non fa rumore, quattro che pi facile da parcheggiare sempre che non te la rubino. Resta il problema delle infrastrutture e della cultura della bici che manca nelle nostre citt. Attraversare Roma in bici eroico quanto

scalare il Pordoi, sei daccordo? Certo unimpresa. Bisogna stare attenti a molte cose, al traffico, a come ti sorpassano, alle portiere che si aprono dalle macchine in sosta, alle buche enormi, ai bambini, ai cani, ai gatti. Se pensiamo ad altre citt europee, Amsterdam soprattutto ma anche la Danimarca o la Svezia, la bici ha conquistato un suo spazio, ci sono piste ciclabili grandi quanto grande la citt e non a singhiozzo come le nostre, c una parit di diritti sulla strada tra ciclista e automobilista. La bici ha un futuro come mezzo slow, in cui non ci sono fermate, ci si ferma dove si vuole, per guardare il paesaggio, o a mangiare un panino in un bar pi simpatico di un altro. Ci si sceglie un po la giornata. In questo mondo che va sempre pi veloce e pi forte la bici una giusta via di mezzo tra landare troppo forte e andare troppo piano che rappresentato dai pedoni. La bici

secondo me si imporr sempre di pi come mezzo di locomozione. E il futuro del ciclismo agonistico, invece? Sono ottimista sulla bicicletta, non sono ottimista sul ciclismo professionistico per vedo che la gente sulle strada c ancora, ci sono quelli che partono ancora il giorno prima per andare sulle salite tipo Stelvio o mortirolo, sono ancora l che aspettano Bartali, ma Bartali morto, non c pi e non c nessuno che gli somiglia ma loro sono ancora l e questa cosa, se ci pensi, ancora una manifestazione di forza della bici. (leonardotancredi@piazzagrande.it)

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Dal 2005 lAltra Babele propone Scatenati, per contrastare la ricettazione in zona universitaria

Mettiamo al bando le bici rubate


p FATmA eLhABIShI
Bologna la bicicletta un tema caldo, soprattutto per quanto riguarda la cittadella universitaria e la compra-vendita di questi mezzi. Che piazza Verdi e dintorni siano da anni il luogo della ricettazione di bici rubate non un segreto per nessuno. ma da giugno 2005 unassociazione studentesca ha deciso di provare a cambiare strada. LAltra Babele, che con il progetto Scatenati organizza una serie di aste, per la precisione sei allanno, per contrastare il

fenomeno della ricettazione, ma anche per incentivare il riciclo. un evento estemporaneo, racconta Vito Bernardo, responsabile dei progetti sociali dellassociazione, creato appositamente per riqualificare la zona universitaria. unazione di contrasto partita, inizialmente, con lalleanza delle Ferrovie dello Stato, che forniva le biciclette abbandonate nelle vicinanze della stazione. Nel 2008 cambiato tutto, prosegue Bernardo, perch le ferrovie non ci for-

nivano pi biciclette. Dunque partito un recupero di bici, ma anche di singoli componenti, dai privati cittadini. Chiunque pu contattarci. Dopo il divorzio dalle Ferrovie, cos, il progetto si arricchito di una ciclo-officina, con vari corsi di riparazione offerti agli studenti. Le aste hanno assunto unaltra faccia, decisamente migliore, precisa Bernardo. Prima le bici venivano vendute cos come le si trovava, mentre ora vengono prima completamente riparate. Senza

dimenticare che i prezzi sono competitivi con quelli del mercato nero: le nostre biciclette possono partire da 15 euro. Inizialmente si era stretta ununione anche con Piazza grande, Il progetto, spiega Bernardo, si chiamava Piazza Verdi lavoro, e lo slogan era Da ricettatori a riparatori. ora stiamo organizzando laboratori di riparazione ed eventi allinterno delle scuole medie, per promuovere luso della bici tra gli adolescenti. (redazione@piazzagrande.it)

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Nel segno del Cev M


p BeNeDeTTo ZACChIRoLI
aurizio non c pi. Bologna ha perso un politico che ci ha insegnato che la prima cosa da fare quella di stare con gli altri. In ogni modo possibile, con ogni mezzo, regalando il proprio tempo senza risparmiarsi. Il suo stile stato e rimarr ineguagliabile, da lui si pu solo prendere esempio. Niente segrete stanze, parole fumose o giri di parole. La schiettezza di un sorriso e lamabilit del comportamento. Con questi semplici ingredienti maurizio si era reso un punto di riferimento in consiglio comunale e non solo. La sua pacatezza era un monito continuo per noi che quotidianamente amministriamo la citt. Il suo lascito migliore lesempio di stare poco seduti e molto in piedi. quello di salire sul palcoscenico per guidare e interpretare il mondo, ma a tempo debito saper stare tra le persone. quella sedia vuota in consiglio comunale rattrista e riempie di rabbia. Troppe volte in politica, tra colleghi, il saluto diventa una pura formalit, il come stai due parole tra una marea di discorsi. maurizio ha dato tanto alla nostra comunit e a ha dato tanto anche a me. Siamo stati avversari alle primarie per pochi giorni, poi il suo ritiro. In seguito siamo stati assieme consiglieri comunali, ma non solo. Ricordo le domeniche: prima

non parlate al conducente

Come Umberto D.
p DoNATo uNgARo
visto un film. Anzi, credevo di aver visto un film. Stavo guidando il 39, in via guidotti. Davanti a me alcune macchine pronte, allo scattar del verde, a superare il portico di Saragozza. Da un lato un omarello, con un bel vestito grigio scuro, un golfino in tono e un cappello in testa. guarda le macchine, luomo, e scruta la gente che c dentro. Non guarda me, mi ignora come se non ci fossi. A un certo punto lascia il marciapiede e savvicina a unauto, si toglie il cappello e lo porge, con gli occhi bassi. Non una parola, non un gesto. Come se quello appena compiuto non parlasse pi di mille schiamazzi. un finestrino si abbassa, esce una mano e lui, lomarello, ringrazia inchinando ancora di pi il capo, gi piegato sotto il peso della vita e della vergogna. ho visto un film, tanti anni fa. Si chiamava umberto D., per la regia di Vittorio De Sica e la sceneggiatura di Cesare Zavattini. Credevo, speravo che lItalia lavesse superata quella parentesi di nobile miseria. ma forse mi ero sbagliato. Lomarello di via guidotti passa a unaltra macchina, ma il conducente di questa scatta in avanti di un metro, quel tanto che basta per allontanare gli occhi di uno dallaltro. Altra auto, ma questa volta il finestrino resta chiuso. Rimango io, ma il volto delluomo ben lontano dal volersi alzare. Si gira, riprendendo a camminare verso il portico. Scatta il verde e le macchine sfilano via, mentre io mi avvicino piano piano. Lanziano se ne accorge, si volta verso di me e mi guarda. Non ha pi il cappello in mano, ma sta solo aspettando che scatti un altro rosso. Sembra proprio il protagonista di umberto D., italianissimo allora come oggi. ma intorno non ci sono macchine da presa, faretti dilluminazione, registi e sceneggiatori. tutto reale. mi sorride, lomarino, mentre sfilo via col 39. Io ricambio il saluto. Al giro successivo non cera pi, e neanche lindomani. ho visto un triste film, ma non sono riuscito a pagare il biglietto. e la cosa mi mette un gran magone. (donatoungaro@piazzagrande.it)

Ho

allo stadio a tifare Bologna e poi di corsa, a Casalecchio, a sostenere la Virtus. maurizio era sempre l, pronto al saluto, al sorriso o al commento. Bologna ha bisogno di nuove leve che seguano le orme di una politica che sa sorridere come sapeva sorridere il Cev. essere in mezzo a una crisi economica mondiale di queste proporzioni fa faticare anche la politica migliore, fa sudare ogni amministratore nel momento in cui bisogna tagliare. ma proprio in questo momento che i campioni devono venire fuori. A noi che restiamo, a Bologna, il compito di dimostrare di aver capito la lezione del Cev, che lo scontro non serve, ma quello che serve, prima di tutto in politica, sono lumilt dellapproccio e dellascolto. Stare sul territorio, era linno di maurizio. Lo diventi per la politica in citt. Solo cos faremo la differenza e la faremo, anche, nel segno del Cev. (redazione@piazzagrande.it)

p gIAComo mATTI

Il

Una stanza in pi
i propri gusti e possibilit: cucine di fortuna, vecchi frigoriferi, fili elettrici volanti. Alcune famiglie vi resteranno per 5 anni. Khadija, con i figli (il marito se nera gi andato), lultima ad andarsene. Segue un purgatorio di tre mesi in via di Corticella, al matteo 25. Tre in una stanzetta. Difficile lavarsi. La cucina non rispetta le norme halal. Nella struttura sono accolti ex carcerati, giovani tossicodipendenti. Dove e come fare giocare i bambini? Come lasciare soli i figli e cercare un lavoro? La svolta nellottobre del 2003, quando il servizio immigrati assegna a Khadija un appartamentino. Non granch, la riservatezza e lintimit per sono garantite. Lei trova lavoro, paga le bollette, avvia la pratica per un appartamento di edilizia residenziale pubblica. Lo ottiene. la casa dove mi ha accolto, a San Donato. La sala elegante nella semplicit, il lungo divano marocchino dono della mamma di Khadija rallegra di colore due pareti. un grande televisore, regalo di mia sorella, che vive in Belgio, proietta un film. La mamma non impara litaliano perch guarda sempre film in arabo, spiega la figlia pi grande, le abbiamo preparato anche un quaderno per studiare litaliano, ma non c verso. Khadija sorride. La vita difficile. ma lei sorride. Litaliano non la preoccupa. Parla in modo colorito e si fa capire. Il suo sogno una casa con una stanza in pi, per le figlie. un sogno possibile, senza usurpare nulla a nessuno. Basterebbe un poco di attenzione e di decisione. (redazione@piazzagrande.it)

maschio un giovanotto, ormai sulla soglia della maggiore et. Futuro geometra. Due ragazzine di 12 e 11 anni. La pi grande frequenta le medie e, da grande, aspira a fare la hostess. La pi piccola, sempre nervosa, monopolizza il telecomando di casa, dice la mamma. Lei, la madre, si chiama Khadija ed tra i 40 e i 50. Sorride. Nei momenti pi difficili lho vista piangere e rasserenarsi, sperando in chi le proponeva possibili vie duscita. La casa, per, ha solo due camere. Le ragazze dormono con me, dice. Ciascuno vorrebbe un suo spazio per studiare. difficile. Il marito se n andato qualche anno fa. Dal figlio, capofamiglia secondo il diritto islamico, attende un aiuto. ma lui deve terminare gli studi e poi cercare lavoro.

La storia di Khadija inizia alla fine del 1998, quando una quindicina di famiglie occupa San Petronio. Suo marito, con lei e il figlio, sono nella lista degli occupanti. una mossa pericolosa. Lo sdegno dei cittadini poteva avere conseguenze gravi. Le trattative, condotte da don giovanni Nicolini e dallassessore golfarelli, liberano la cattedrale e parcheggiano gli occupanti nellex scuola di via del Pallone. Non solo gli immigrati maghrebini, ma la citt andata nel pallone, dir il giornalista giorgio Tonelli. Poi viene chiuso e attrezzato un portico presso lIpab giovanni 23, in viale Roma. Le famiglie traslocano. Spazi grandi alle famiglie numerose. Per uomini e donne un unico locale, ove sono collocati i bagni e le docce. ognuno si installa, secondo

01234567891011213141516 Con la crisi emergono bisogni soprattutto di lavoro e casa, che per i servizi non riescono a raccogliere

serve un patto per il welfare


Dagli sfratti ai rom, fino alla riorganizzazione delle politiche sociali del Comune. Il bilancio dellassessore Amelia Frascaroli a un anno dal suo insediamento
p LeoNARDo TANCReDI
un anno dallinsediamento della giunta comunale, abbiamo chiesto allassessore alle Politiche sociali Amelia Frascaroli di fare il punto della situazione. Qual lo stato dellarte dei servizi sociali tra emergenze, nuovi bisogni e capacit di risposta? Stanno cadendo nello spazio della fragilit anche persone che fino a poco tempo fa avevano dei livelli di vita medi e in autonomia. gente che riusciva a pagarsi un mutuo, oggi esprime bisogni soprattutto di lavoro e casa che per i servizi non raccolgono. Se non hai una complessit di disagi, i servizi non hanno gli strumenti adeguati per la presa in carico. Devo registrare anche che manchiamo di una fotografia esatta della situazione, siamo poco abituati a leggere dati e trasformarli in bisogno sociale. C una debolezza strutturale del sistema servizi che va oltre la mancanza di risorse economiche. Quali sono le risposte? un tema centrale la rivalorizzazione del capitale umano. A causa della riorganizzazione dei servizi degli ultimi anni il singolo lavoratore si sentito isolato, senza punti di riferimento o di sin-

tesi; inoltre la formazione non si fa pi da anni. gli operatori hanno anche elaborato strategie: gli assistenti sociali ad esempio hanno elencato una serie di criticit, ma anche proposte operative. Inoltre, sto cercando di riattivare dei punti di coordinamento cittadino sui temi del disagio adulti, minori, immigrazione e non autosufficienza. Il criterio della prossimit dei servizi, per la conoscenza che i quartieri hanno del territorio, va salvaguardato, per sono nove repubbliche da tutti i punti di vista, manca ancora un punto di regia. Mancanza di risorse e tagli hanno messo in crisi cooperative sociali e operatori e generato frizioni allinterno del terzo settore. Come superare questa situazione? Io proverei a reimpostare il dibattito. La parola sussidiariet, almeno per come stata usata finora, d subito lidea che lente pubblico si serva di privati spendendo il meno possibile, anche con forme di volontariato. Proviamo invece a rifondare un patto di welfare popolare, nel quale ognuno decide cosa pu fare a seconda del suo ruolo. una co-progettazione nella quale potrebbero entrare anche le imprese e gli attori produttivi del-

la cooperazione pi largamente intesa. Sugli sfratti c una vera emergenza che si somma a un problema abitativo pre-esistente. Cosa sta facendo la giunta? Con lassessore malagoli abbiamo un progetto sfratti che prevede unanalisi della situazione e la ricognizione di possibilit di alloggi di transizione per fare in modo che le famiglie restino unite. Lidea reperire forme leggerissime, che non siano situazioni definitive ma che diano il tempo di riprogettarsi. Lesperienza dei 47 alloggi che lIstituzione per linclusione sociale ha messo a disposizione delle associazioni sta funzionando con percorsi di accompagnamento gestiti dalle stesse associazioni, in questo ci vedo sussidiariet. Quali prospettive ci sono per i profughi in attesa di regolarizzazione? Il Comune ha scritto al ministero perch venissero rinnovati i permessi di soggiorno dei tunisini arrivati nel primo flusso dellanno scorso e perch le domande di permesso umanitario venissero automaticamente convertite senza passare dalle commissioni. Sappiamo al momento che i permessi del primo tipo saranno

rinnovati fino alla fine dellanno, mentre per i permessi umanitari, per motivi di equilibrio con leuropa, non ci sar questo automatismo. Lideale sarebbe che queste persone fossero in grado di trovare un lavoro e avere un permesso. quasi tutti sono stati inseriti in percorsi di tirocinio formativo, bisogna vedere quali aziende saranno disposte ad assumere. Credo che sia necessaria una richiesta politica da parte del Comune. Infine la questione rom: non pi emergenza mediatica, ma le presenze restano e pongono il problema dellaccoglienza di famiglie e di donne con minori. Stiamo lavorando in due direzioni. C il problema di regolarizzare quelle aree di sosta che sono state comprate e sulle quali sono stati fatti dei piccoli abusi edilizi. Con gli altri sindaci della provincia abbiamo proposto un progetto che metta a bando piccole aree di sosta da dare in gestione a famiglie rom seguite dai servizi. Bisogna introdurre piccoli cambiamenti, i tempi sono lunghi e ci vuole molta pazienza. A me va bene cos, non ho lansia di essere sui giornali, faremo una valutazione tra quattro anni. (leonardotancredi@piazzagrande.it)

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Un nuovo dormitorio targato Antoniano


p LAuRA PASoTTI e PIeTRo SCARNeRA

orger in zona San Ruffillo e potr ospitare fino a 40 persone. il nuovo centro di accoglienza permanente dellAntoniano. Secondo il direttore frate Alessandro Caspoli, lapertura prevista per il prossimo autunno. Il tempo di ristrutturare la casa acquisita grazie allaiuto di 122 mila sostenitori che hanno aderito alla campagna nazionale Disegniamo un mondo senza povert lanciata lo scorso novembre durante lo

Zecchino doro. La campagna ha avuto una buona risposta sia a livello nazionale che locale, continua Caspoli, la nuova struttura potrebbe diventare lesempio simbolico del rapporto di sussidiariet del privato rispetto ai servizi sociali pubblici. Secondo il direttore dellAntoniano, infatti, lassistenza deve trovare risposte anche nel privato e devono essere risposte continuative. Linverno non dovreb-

be essere emergenza, prosegue, perch tutti possano dormire al caldo necessaria una struttura permanente: in questo modo possibile creare un rapporto personale e iniziare percorsi di reinserimento che portino queste persone, se lo vogliono, a vivere una vita autonoma. Negli ultimi anni, del resto, lAntoniano ha visto aumentare le attivit con i senza dimora. Secondo frate Caspoli, sono aumentati i colloqui, sono aumentati i pasti

distribuiti ma soprattutto sono aumentate le persone che ci chiedono aiuto. Ad aprile il progetto per la nuova struttura stato presentato anche agli assessori comunali Frascaroli e Lepore. oltre alle stanze da letto e a una sala comune, il centro avr unampio spazio verde, una lavanderia, un ambulatorio medico, una sala per i colloqui e locali accessibili a persone con disabilit. (www.redattoresociale.it)

01234567891011213141516 Intervista a Monica Brandoli, responsabile dei servizi sociali di Palazzo dAccursio
q| Partita a carte al dormitorio di via Capo di lucca, fotografia di serena Panico

Il disagio non ha residenza


p IgoR SARToNI
n punto di ascolto che consideri anche lopportunit della presa in carico da parte dei servizi sociali del Comune per soggetti disagiati e non residenti. questa lidea alla base del progetto di Palazzo dAccursio per un nuovo servizio a bassa soglia: la prima fase partita il 2 maggio scorso. Ne parliamo con monica Brandoli, responsabile dei servizi sociali del Comune e ideatrice del progetto. In cosa si differenzia questo progetto rispetto agli altri servizi? Si tratta di un vero e proprio servizio sociale di bassa soglia con tutto quello che questa definizione comporta, a partire dalla possibilit della presa in carico. Non solo quindi uno sportello di ascolto e assistenza per soggetti disagiati ma anche un ponte con gli altri servizi di assistenza attivi. gli operatori hanno la possibilit e la responsabilit di valutare e

Il Comune vara un punto dascolto a bassa soglia aperto anche ai non bolognesi

prendere in carico i soggetti se il caso lo richiede. Chi pu rivolgersi al servizio? Adulti in condizioni di disagio o difficolt privi di residenza. questo un servizio specialistico che mette in campo competenze specifiche sul tema degli adulti. Collaboriamo anche con i servizi sociali dei quartieri. Capita infatti che tali strutture si trovino ad affrontare casi di persone residenti ma colpite dalle stesse problematiche sulle quali il nuovo servizio si prefigge di operare. Che cosa fanno gli operatori del servizio? una relazione tutta centrata sullascolto. A differenza di altri servizi, non detto che la relazione e il colloquio si debbano concludere necessariamente con una prestazione. Il fine non solo quello di offrire una prestazione, il fine lascolto dellutente. questo vuole essere un luogo

dove le persone che sono in mezzo alla strada possano raccontarsi e descrivere la propria storia personale. In questo tipo di servizi suole esserci un contratto fra loperatore e lutente fatto di patti: Io ti do questo ma tu devi adempiere a queste prescrizioni e molto spesso la persona viene vista solo due o tre volte. Con questo progetto si vuole fare qualcosa di diverso, avere pi incontri con gli utenti e non chiedere nulla in cambio se non di evitare atteggiamenti aggressivi. Quali risultati si aspetta? Ci aspettiamo di essere utili agli altri servizi territoriali. In teoria il disagio adulto non residente ancora formalmente di competenza dei quartieri. uno degli scopi del progetto quello di sollevarli dalle

resonsabilit nei confronti di questi soggetti e lasciarli lavorare con i residenti. La legge dice che le persone hanno diritto allassistenza nei luoghi dove sono residenti, noi non vogliamo sradicare le persone dai loro Comuni ma aiutarli nel periodo in cui si trovano sul territorio cittadino. come un pronto soccorso sociale. Collaboriamo anche con i Comuni di residenza, in particolare con quelli della provincia, che spesso non sono attrezzati per affrontare casi limite. Allo stesso tempo vogliamo fare rete con le associazioni di volontariato presenti sul territorio e collaborare con loro in maniera attiva e continuativa per fornire un assistenza adeguata e sistematica. (redazione@ piazzagrande.it)

Due operatrici raccontano com cambiato il dormitorio gestito da Piazza Grande e Antoniano

lesperimento capo di lucca


p ALICe FACChINI
ia Capo di Lucca, 37: un edificio anonimo, difeso da un grande cancello chiuso con un grosso lucchetto. Da quasi due anni qui c uno dei dormitori pi frequentati della citt, capace di ospitare 40 persone, 34 uomini e 6 donne. ma i bolognesi che circolano indaffarati per le strade non si accorgono di queste realt, che sono parte integrante della vita cittadina: unoccasione dincontro stata la serata di apertura alla citt nellambito del festival Porte aperte (il 17 maggio scorso), con il concerto dei Rumba De Bodas. Laffluenza stata straordinariamente alta, circa 150 persone, commenta Federica Tortelli, che lavora a Capo di Lucca fin dallinizio. Cera cous cous a volont, cucinato da due operatori e alcuni ospiti

arabi del dormitorio. stato bellissimo, faticoso ma molto emozionante. Capo di Lucca un dormitorio particolare: nel novembre del 2010 nato come struttura di bassa soglia per affrontare lemergenza freddo. Inizialmente era in condizioni pessime, racconta Tortelli, un anno prima gli utenti dormivano per terra e cerano stati casi di scabbia. Nel 2010, Piazza grande e Antoniano hanno preso in gestione la struttura, cercando di dare unimpronta innovativa. Abbiamo utilizzato le brandine della Protezione civile, continua loperatrice, creato una sala comune con una televisione e qualche poltrona, ridipinto i muri e appeso qualche quadro per dare un po di colore. Cerchiamo, per quanto ci pos-

sibile, di stare vicino agli utenti, di informarci sulle loro problematiche, di accompagnarli alle visite o dallassistente sociale. ogni operatore segue alcuni casi pi in profondit. Ci abbiamo creduto di pi, e i risultati sono tangibili. A marzo 2011 il Comune ha dato la notizia della chiusura del dormitorio, per la fine dellemergenza freddo. ma un gruppo di senza dimora si letteralmente accampato sotto Palazzo dAccursio finch non ha ottenuto la riapertura della struttura: da allora Capo di Lucca diventato un dormitorio aperto alle persone con problemi sanitari e sociali indifferibili, dunque persone malate o con problematiche sociali gravi. A dicembre 2011, con il nuovo Piano freddo, il Comune ha deciso di

allungare lorario di apertura, dalle 17.30 alle 11 del mattino. Purtroppo successivamente nel periodo primaverile hanno ripreso gli orari standard, spiega Serena Panico, anche lei operatrice al dormitorio, apriamo alle 19.30 e chiudiamo alle 8. questo un problema per molte persone che hanno problemi sanitari: per loro restare fuori molto faticoso. entrando a Capo di Lucca si ha limpressione che qui viva una grande famiglia molto allargata. A volte ci sono problemi di convivenza, ma normale, conclude Federica, se si vive in tanti in uno stesso luogo, bisogna sapersi adattare. ma oggi latmosfera molto distesa: siamo davvero soddisfatti. (redazione@ piazzagrande.it)

012345678910111213141516 Milena Magnani ricora lo scrittore: Fino alla fine non sceso a compromessi

p mILeNA mAgNANI
8 maggio Stefano Tassinari ci ha lasciato dopo una difficile malattia. Definirlo scrittore, drammaturgo, poeta, giornalista, uomo di teatro, non sufficiente per spiegare la levatura della sua persona. A queste qualit va aggiunta la sua carica umana, il suo spirito di presenza, e quellindole solidale che lo hanno reso uno degli intellettuali pi amati della citt. Nessun altro scrittore che io abbia conosciuto stato capace di mettere al centro del proprio percorso lo scambio e il confronto tra operatori della cultura e persone desiderose di cambiare il mondo. ogni sua opera letteraria (Lora del ritorno, i segni sulla pelle, Lamore degli insorti, il vento contro) stata importante, oltre che per la forza politica con cui trattava temi di forte impegno civile, anche per la per la spinta con cui lui riusciva a trasformarle in unoccasione di condivisione e di apertura al dialogo con una collettivit pi ampia. Non a caso sono nate da lui straordinarie esperienze di letture-spettacolo quali La parola immaginata e Ritagli di tempo, in cui riusciva a mettere sul palco attori musicisti fotografi e a far loro sviluppare una narrazione a pi linguaggi in grado di arrivare dritta al cuore. quando ci si sedeva in un teatro per as-

linsegnamento di stefano tassinari


sistere a un suo spettacolo, ci si sedeva in realt nel mondo, ci si trovava immersi in quella storia che lui con grande abilit era capace di ricreare e rendere vibrante. Spesso ho avuto limpressione che lui ti sollevasse dalla poltroncina e non ti riposasse l, ma pi in l, in un altrove che non era fatto di spazio scenico e teatrale. era il luogo di uninterrogazione, il luogo in cui il nostro essere cittadini veniva messo in discussione dagli ideali che lui riusciva a risvegliare, di una possibilit di societ migliore e di un progetto di giustizia sociale, che erano stati il motore della sua militanza in giovent nel movimento del 77 e che non intendeva per nessuna ragione al mondo abbandonare. Spinta ideale la sua, che era alla base anche di quellappassionato laboratorio di confronto che lui stava dirigendo, La nuova rivista letteraria. Si definiva comunista, Stefano, e spiegava che il comunismo per lui non era solo unidea di societ che probabilmente non avremmo mai visto realizzata, ma era anche e soprattutto uno stile di vita, difficile, che lo faceva stare con fermezza da una certa parte. In questo senso il suo essere comunista era una pratica di coerenza, riconoscibile anche nel suo stile di vita sobrio e anticonsumista, che risultava evidente a chiunque capitasse di averci a che fare. un uomo curiosamente indifferente alla propria immagine, io dico che a stento si accorgeva delle stagioni. Interi inverni con quello stesso montgomery, con quella stessa borsa di cuoio, quasi a dire che la sobriet era una possibilit di azione, un modo giusto di non appropriarsi di altro che dellessenzialit, in unottica di spartizione giusta del benessere e della dignit per tutti. Se ne andato da fuori classe, Stefano. ho ancora in mente limmagine di lui che scherza con gli amici in un letto di ospedale, di quel corpo consumato con cui ha trovato le forze per brindare al 25 aprile, festa di una Liberazione sempre da rinnovare, con un bicchiere di

q| lo scrittore sul palco dellitc di san lazzaro

vino buono. Come se la sua condizione di morente non fosse stata altro che un incidente di percorso, un ingombro che non doveva permettersi di interrompere il suo dialogo appassionato con il mondo. un grande insegnamento questo, di un artista che fino alla fine non si rassegnato alla solitudine dellindividualit, non sceso a compromessi con quel sistema sociale che tende a chiudere la malattia e il dolore nel privato. grazie Stefano, la Bologna della gente buona, la Bologna della gente che spera in un mondo pi giusto, la Bologna di chi vive nella strada, non ti dimenticher. (redazione@piazzagrande.it)

il cielo a strisce

p STeFANo LABoRAgINe

alessandro Bergonzoni, roberto morgantini e Gaby mudingaye entrano alla dozza per dipingere le celle

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oggi sono stato in carcere. prima di oltrepassare il portone dingresso ho

t di barriere che non saranno architettoniche, ma sociali, di reintegrazione. solo chi porta addosso i segni della malattia, pu comprendere le cicatrici che un ex detenuto, una volta libero, si porter per sempre dietro. stavolta lemozione scappa scaltra, scivola rapida sulle guance e non c pi possibilit di riprenderla. entriamo nelle celle da imbiancare. in una c un muro dipinto in un incerto trompe loeil. perch in un posto dove il tutto muro, dove il verticale e lorizzontale si confondono, si disegna un muro? tra lultima fila di mattoni tracciato un cerchio bianco. un foro, una virtuale presa daria. non sufficiente al passaggio di un corpo, ma buono a scaraventarci un occhio assetato di paesaggi, di colori e di sogni. il bianco di quel foro lo spioncino segreto che scruta un fuori immaginario configurando giorni nuovi. provo a guardare anchio attraverso quello spiraglio. ne scopro un cielo turchese, di quelli che ricoprono le citt nei primi giorni della primavera. un cielo limpido, senza strisce.

avvertito subito, per istinto primordiale o per urgenza psicologica, la necessit di inalare nei polmoni quanta pi aria possibile. lapnea unesperienza che non richiede necessariamente gli abissi, a volte basta un oceano di cemento e ferro. alla prima finestra che incontro libero laria libera e inizio a respirare quella che, filtrata in quegli spazi, non lo pi. fuori c un cortile a forma di cubo. tutto sembra assumere la forma del quadrato. il quadrato la metafora del carcere: comunque lo giri rimane identico, come i giorni sulle pagine lente dei calendari. alzo lo sguardo al cielo e me lo trovo disegnato in faccia, un cielo a strisce. entriamo nella prima sezione dove alcuni detenuti ci aspettano. in fila ci tendono una mano e ci passano un sorriso. non sono convenevoli per mostrare il proprio grado di riabilitazione. gioia vera o qualcosa di simile, brandelli di speranza. sapere che fuori c qualcuno pronto a rendergli la vita un po pi dignitosa trattandoli da uomini, per loro un segnale importante. a qualcuno fugge lemozione, ma subito viene riacciuffata non appena li mettiamo a loro agio. Qui dentro non evade nulla. descritto il progetto che auspica di ridipingere le celle della dozza, gli domandiamo che cosaltro potremmo fare per loro. vorremmo incontrare dei disabili. la risposta. ai nostri sguardi increduli si sommano quelli soddisfatti dei carcerati, sorrisi che hanno la fisionomia della complicit, della decisione unanime. perch anche noi siamo portatori di handicap. una volta fuori, il mondo ci riserver uninfini-

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Cosa ci manca davvero del calcio di una volta


Non mi interessa niente delle maglie dall1 all11, non mi interessa che tutte le partite si giochino la domenica alla stessa ora, non ho nostalgia di Paolo Valenti e Luigi Necco
p gIANLuCA moRoZZI
unque: si parla dei valori del calcio, dei valori di una volta, dei valori da recuperare. Bene. Sullargomento ho le mie opinioni, naturalmente, che valgono quanto le opinioni del barista sotto casa mia o del barbiere accanto. Per me, tornare ai valori del calcio non vuol dire come per molti - riprodurre quel che era il rituale della nostra infanzia, di quando il calcio lo abbiamo scoperto, cos comera. Non mi interessa niente delle maglie dalluno allundici i gol di Diamanti col numero 23 mi sono piaciuti parecchio -, non mi interessa che tutte le partite si giochino la domenica alla stessa ora, non ho nostalgia di Paolo Valenti e Luigi Necco, cose cos. Come se non mi ricordassi del calcioscommesse di quando le maglie erano dalluno allundici e il Bologna si prendeva cinque punti di penalizzazione, di quellaltro calcioscommesse di serie B di met anni ottanta, dei furti arbitrali, dei mondiali vinti negli stadi delle dittature. No, non sono nostalgico di quelle cose, davvero. Vorrei ritornare a cose molto pi semplici, per chi il calcio lo vive da spettatore, e ci spende soldi, tempo, e bile. Tantissimi soldi, tantissimo tempo, e tantissima bile. Vorrei tornare a una situazione del tipo: una domenica mattina un nonno vede che c il sole, una bella giornata, e pensa ma perch non portare allo stadio mio nipote?. e allora va a prendere il nipote, vanno al botteghino, comprano i biglietti come si comprano i biglietti al cinema - con la semplice operazione: ti passo dei soldi sotto lo sportello, tu mi passi un biglietto in cambio dei soldi, basta - ed entrano da un cancello insieme a quelli che hanno una normale tessera di abbonamento, non una tessera del tifoso o qualcosa del genere, e se proprio devono esserci dei tornelli, santo cielo, vorrei che non fossero costruiti in modo cos assurdo da dover infilare il biglietto o la tessera in modo acrobatico, attenti a far coincidere il codice a barre col lettore ottico. Se avete visto dei poveri tifosi entrare in curva solo al trentesimo del secondo tempo di un Bologna-Padova di agosto, primo turno di Coppa Italia ripeto: trentesimo del secondo tempo, col biglietto a prezzo pieno -, perch i cassieri dovevano obbedire alle leggi emanate da un governo gi morto e sepolto sul biglietto nominale, allungando i tempi di emissione a dismisura. Leggi che, ve lo dico, amici, si basano sul presupposto che un tifoso deciso a compiere atti di violenza vada a sedersi proprio nel seggiolino nu-

cronaca delle partite precedenti

merato corrispondente al suo biglietto nominale, in modo da farsi identificare meglio. Bravi. Funziona proprio cos. e se pensate che, in fondo, cosa vuoi che sia infilare quel codice a barre sotto il lettore, ci vorranno tre secondi, ecco, tre secondi a testa quando c la massa fuori dai tornelli vuol dire: interminabile, caotica fila. e poi, dato che prima ho detto che non ho nostalgia delle partite giocate la domenica alla stessa ora, specifico: mi va benissimo che si giochi in notturna a me piace qualche notturna ogni tanto, magari non il 22 dicembre, se possibile -, mi va benissimo che si giochi il sabato di quando in quando, anche giocare a mezzogiorno, va, non mi piace, ma me lo faccio andare bene. Non mi va bene che il tifoso scopra allultimo momento che non si gioca pi domenica alle 20.30 ma alle 18 ( successo anche allultima di campionato), che non si gioca di domenica ma di luned. Ragazzi, la gente che va allo stadio prende impegni, prenota treni, programma spostamenti! Chiaro? e poi vorrei che venissero aboliti quegli stupidissimi divieti sui tamburi, sugli striscioni, sulle trasferte. Vorrei che lo stadio fosse colorato, festoso e rumoroso come quello di una volta. Chiedo troppo? (redazione@piazzagrande.it)

Uniti dal pallone


Recuperare la bellezza, la magia, luniversalit del gioco del calcio. quello che si propone W il calcio, il progetto promosso da Bandiera Gialla e dalla cooperativa Accaparlante, che verr presentato il 12 giugno alle ore 18 alla Fondazione del Monte in via delle Donzelle 2 a Bologna. Il giornalista Claudio Imprudente, i due scrittori Paolo Alberti e Gianluca Morozzi e il tifoso/amministratore Piero Gasperini racconteranno il loro amore per il calcio. W il calcio vuole ritrovare i mille fili che collegano il football alle vite di molti, sia nel campo di gioco che nellimmaginario collettivo. Si prover cos a fare incontrare attraverso il calcio persone e storie diverse. Lambizione quella i risvegliare lo spirito di squadra dei bolognesi per coinvolgere pi soggetti possibile, da chi opera nel mondo del calcio della nostra citt a chi fa fatica a distinguere fra una rimessa e un calcio di rigore. Maggiori informazioni sul sito web www.bandieragialla.it.

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Un Pedibus per i bambini


Alla Bolognina parte il trasporto pedonale gestito dai volontari Auser
p ANNALISA BoLogNeSI

Amore e sesso visti dai disabili


una video-inchiesta dal basso per parlare di un tema ancora tab
p VALeRIA ALPI

un autobus tutto speciale, senza ruote n motore, che si muove grazie ai piedi dei propri passeggeri. Il progetto Pedibus, gi avviato da Auser Bologna in diversi Comuni della provincia (Zola, San Lazzaro e monteveglio), approda anche sotto le Due Torri, grazie a una nuova convenzione tra Auser e quartiere Navile. Il nuovo servizio si svolge nella zona della Bolognina e coinvolge le scuole elementari Acri (via Barbieri) e Federzoni (via di Vincenzo). Tutti i pomeriggi dal luned al venerd un volontario Auser effettua un servizio di vigilanza davanti alle scuole Acri per accompagnare bambini e famiglie nelluscita da scuola. Alle 17, terminata luscita da scuola, assieme a unoperatrice dei servizi integrativi del quartiere, si reca assieme ai bambini iscritti al Pedibus alle scuole Federzoni per raccogliere gli altri piccoli partecipanti. Da qui parte la piccola e colorata carovana di bimbi, che, attraverso percorsi sicuri, sotto la guida esperta del vo-

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lontario e delloperatrice, vengono portati a casa, lasciando cos parcheggiate le macchine dei genitori. Il progetto ha gi riscosso grande entusiasmo da parte dei giovanissimi partecipanti. Durante il tragitto verso la scuola i bambini hanno infatti lopportunit di stare insieme, fare due chiacchiere con i compagni e fare un po di moto. ma il Pedibus anche un momento di crescita sul piano della responsabilit (verso lambiente e i propri compagni) e sul piano della sicurezza e dellautonomia, imparando a conoscere, con il supporto e laccompagnamento dei volontari, i pericoli e il codice della strada. (www.auserbologna.it)

arlare, finalmente, di sessualit e disabilit, senza pietismi n retorica, dicendo le cose col loro nome, senza avere paura delle parole e dei pensieri. questo il percorso di Sesso, amore & disabilit, un film-documentario di Adriano Silanus, Priscilla Berardi, Raffaele Lelleri, Valeria Alpi e Jonathan mastellari, che, dal 2010 a oggi, hanno intervistato 35 persone, alcune normodotate e altre affette da disabilit fisiche e sensoriali, maschi e femmine, eterosessuali e omosessuali, di diverse et e provenienze geografiche. Cinquanta ore di registrazioni video-filmate, pi di 9 mila chilometri percorsi in auto, treno, moto, nave, aereo, per parlare di sesso e amore. Il progetto, di cui si stanno concludendo le fasi di montaggio e post-produzione, stato avviato dallassociazione Biblioteca vivente di Bologna, in collaborazione con il Centro documentazione handicap, e nasce dalla consapevolezza che la vita sessuale e affettiva delle persone con disabilit un argomento messo sotto silenzio, su cui si addensano imbarazzo, equivoci, ignoranza e pregiudizi, e a cui occorre quindi conferire visibilit, consapevolezza e creativit. Finora il progetto si auto-sostenuto, ma per terminare il lavoro servono soldi. stato quindi lanciato sul sito Produzioni dal basso. Il meccanismo molto semplice: ci si iscrive e gli interessati prenotano una adesione. Allo scadere della data, se ci sono state tutte le adesioni programmate, si viene avvisati in modo da poter effettuare il versamento sul conto paypal o bonifico bancario. Nel caso di Sesso, amore & disabilit occorrono 200 adesioni da 10 euro luna, da prenotare entro il 31 agosto 2012. Con il versamento delle quote si avr diritto a una copia del Dvd, e chi lo desidera verr ringraziato nei titoli di coda del video. Per saperne di pi, per prenotare le quote e per vedere il trailer del film: www.produzionidalbasso.com/pdb_1067.html. (www.bandieragialla.it)

Il quInto alImento

sempreverdI
p ALeSSANDRo KoSTIS

Curarsi a tavola con Uildm


p FRANCeSCA BoNo e SoFIA PIZZo
La salute comincia a tavola. E per scoprire le ricette giuste basta andare on line. Il sito sanacucina.it, creato a maggio dalla sezione di Bologna della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare), offre risposte a chi cerca informazioni e ricette per unalimentazione equilibrata, gustosa e soprattutto adatta a prevenire danni alla salute o a contribuire alla cura di patologie. Sanacucina propone ricette per stare bene o per cucinare con quello che c in dispensa, con un occhio alla salute e uno al palato. Nel 70% delle malattie, e in particolare nelle distrofie muscolari, lalimentazione pu essere la chiave per migliorare le condizioni di salute, spiega Antonella Pini, neuropsichiatra infantile e presidente della Uildm di Bologna. Il sito tiene conto delle esigenze nutrizionali specifiche di varie patologie e delle propriet antiossidanti di alcune sostanze che rallentano la degenerazione cellulare, traducendole in indicazioni pratiche con ricette buone e salutari costruite secondo basi scientifiche. Il sito permette inoltre, compilando un form, di entrare in contatto con un medico nutrizionista a cui rivolgere i propri dubbi e chiedere suggerimenti. Nella sezione sui consigli nutrizionali, infine, possibile trovare informazioni su che cosa mangiare durante la gravidanza o nella terza et, oppure su che cosa sono i probiotici e i prebiotici e quali sono i cibi pi ricchi di sali minerali, enzimi e vitamine. (www.communeating.com)

rimini alza bandiera bianca?


pensiamo che lanno scorso la Bandiera blu a Rimini venne sospesa in seguito ad accertamenti sulla balneabilit della acque da cui emersero valori di coliformi superiori ai limiti di legge. e sebbene dai dati rilevati dallArpa regionale non emergano particolari problemi (la balneabilit consentita lungo tutto il litorale), da notare come uno dei tratti pi inquinati sia proprio quello riminese: le analisi hanno rinvenuto dei valori che seppur inferiori ai limiti di legge divergono sensibilmente dagli altri prelievi. Lassessore allAmbiente di Rimini, Sara Visintin, ha spiegato che per il 2012 lamministrazione comunale ha deciso di non richiedere la Bandiera blu. Il sospetto, tuttavia, che dopo la figuraccia per la sospensione dellanno scorso, il Comune abbia deciso di non rischiare. (www.sottobosco.info)

Non c pace in riviera. Dopo la sospensione, lanno scorso, della Bandiera blu, sulle spiagge riminesi da questanno non sventoler pi il simbolo rilasciato dalla Fee (Foundation for environmental education), organismo internazionale con sede in Danimarca. I dubbi erano sorti quando si era notato che lemilia-Romagna aveva ottenuto molte pi bandiere blu della Sardegna. In realt il riconoscimento attribuito in base a una serie di parametri che tengono conto non solo della qualit delle acque di balneazione, ma soprattutto della gestione del territorio, delleducazione ambientale, degli impianti di depurazione presenti e anche dello smaltimento dei rifiuti. Il Comune che intenda fregiarsi del vessillo tenuto a presentare unauto-candidatura, rispondendo a un questionario. evidentemente, i controlli ci sono, se

012345678910111213141516 Sentenza senza precedenti dopo cinque mesi di lotta

Un senza dimora contro il Messico


Ricardo Farias ha portato in tribunale il governo per mancata assistenza sociale. il primo a vincere una causa del genere
p ALAIN VeRDIAL RoDRgueZ
er la prima volta nella storia del messico e di tutta lAmerica Latina, un senza dimora presenta un atto daccusa contro lo Stato messicano per omissione dei diritti fondamentali al cibo, allalloggio e alla salute. Per la prima volta, inoltre, il suddetto homeless, con laiuto di un avvocato difensore, porta a processo pi di 30 istituzioni locali e federali, e per la prima volta, riesce a vincere. Non stato affatto facile, ma dopo 5 mesi di lotta contro lamministrazione e la giustizia messicana, Ricardo Faras melchor (cos si chiama il senza dimora) riesce a vedersi riconosciuto quello che molti altri nella sua stessa situazione non hanno potuto ottenere: il diritto a farsi sentire, il diritto al rispetto delle sue libert fondamentali e il diritto a una vita pi degna. Nessuno avrebbe mai detto che Ricardo sarebbe diventato uno dei tanti homeless che giorno dopo giorno cercano di sopravvivere nelle iperpopolate strade

dalle stalle alle stelle


p CLAuDIo CANNISTR, DISegNI DI PAoLA SAPoRI

(canniclau@libero.it)

Ariete

SoLo LA 2 DeCADe ImmuNe DALLe TemPeSTe ASTRALI Che SoFFIANo CoNTRo

Bilancia

VeNeRe VI SuSSuRRA DoLCemeNTe, mA NoN SemPRe RIuSCITe AD ASCoLTARe

Toro

IL PeRIoDo DoRo SI STA eSAuReNDo, mA ANCoRA oTTImA eNeRgIA FISICA

Scorpione

DALL11 mIgLIoRA LA VoSTRA CAPACIT oRgANIZZATIVA

di Citt del messico. Solo sette anni fa era un uomo felicemente sposato che si guadagnava il suo stipendio giornaliero vendendo pregiati gioielli in argento creati da lui stesso nelle vicinanze della fermata metropolitana di Copilco. una serie di circostanze sfortunate lo ha costretto a trasformare in alloggio la stessa bancarella che usava per lavorare. Per fortuna, alcuni studenti di diritto delluniversit nazionale autonoma di messico (unam) che ogni giorno, uscendo dalla metro per arrivare in facolt, ascoltavano la triste storia di Ricardo, hanno convinto il professore e avvocato enrique Carpizo ad aiutare a risolvere la delicata situazione in cui si trovava Ricardo Faras. Adesso che la riforma costituzionale messicana del 2011 ha permesso, finalmente, a ogni singolo cittadino di presentare un atto daccusa contro le istituzioni pubbliche per mancata/negata assistenza sociale, sia lavvocato Carpizo

che Ricardo hanno deciso di affrontare la giustizia messicana. Cos lo scorso dicembre iniziava un processo di appello contro le istituzioni locali, ma anche federali, per la difesa di libert fondamentali e diritti umani come il diritto ad avere un tetto o allassistenza sanitaria. Il processo ha avuto termine nellaprile di questanno, con una sentenza senza precedenti e felicemente favorevole a Ricardo Faras. Non si conoscono ancora con precisione quali saranno le ricompense che il governo del messico dar al protagonista di questa storia per cercare di migliorare il suo stile di vita, ma quello che si sa con precisione che lazione di Faras e del suo avvocato servir di esempio a molte altre persone. Persone che si trovano, senza averlo voluto, in situazioni di emarginazione sociale e che per paura o mancanza di coraggio non hanno potuto fare il passo necessario per uscire legalmente di esse. (redazione@piazzagrande.it)

Gemelli

Sagittario

DALL11 LINgReSSo DI gIoVe NeL SegNo DISSIPA Le NuBI e DoNA eNTuSIASmo

LeggeRA PReSSIoNe PLANeTARIA, mA LequILIBRIo VICINo!

Cancro

Capricorno
mARTe ANCoRA DALLA VoSTRA, mA SATuRNo e PLuToNe NoN moLLANo

meRCuRIo IN CANCRo VI ReNDe ATTeNTI e PRoNTI A ReAgIRe

leone

PeR I NATI IN LugLIo NuoVI oRIZZoNTI, ANChe SeNTImeNTALI

Acquario

STImoLANTI INPuT AFFeTTIVI RISChIARANo IL VoSTRo CIeLo

Vergine

DA meT meSe LA 3 DeCADe PeRDe uN Po DI SmALTo

Pesci

quALChe TeNSIoNe DI TRoPPo AFFLIgge LA TeRZA DeCADe

Andrea Cremaschi Francesco Giomi Rumore bianco


Introduzione alla musica digitale

Secord Carroll Jones Seabright Dupr

Giovanni F. Bignami
Un lo rosso dal Big Bang alla vita

Darwin
Leredit del primo scienziato globale

I marziani siamo noi

Dario Bressanini OGM tra leggende e realt


Chi ha paura degli organismi geneticamente modicati?

Rino Rappuoli Lisa Vozza

I vaccini dellera globale


Come si progettano, da che cosa ci difendono, perch sono sicuri

Michelangelo Bisconti Le culture degli altri animali


Homo lunico sapiens?

Mark Haw Nel mondo di mezzo

Il moto browniano tra materia e vita

Peter Atkins Le regole del gioco


Come la termodinamica fa funzionare luniverso

CHIAVI DI LETTURA ZANICHELLI


due premi Galileo per la divulgazione scientica
A cura di Federico Tibone e Lisa Vozza

Collana

Lawrence Weinstein John A. Adam

Pi o meno quanto?

L arte di fare stime sul mondo

La storia delle idee e i conni della ricerca, per capire come la scienza e la tecnologia inuenzano il nostro modo di vivere e di pensare
Nicola Ludwig Gianbruno Guerrerio

Jill Rubalcaba Peter Robertshaw Gli antenati


Che cosa ci raccontano i pi antichi resti umani

David Acheson 1089 e altri numeri magici


Un viaggio sorprendente nella matematica

La scienza nel pallone


I segreti del calcio svelati con la sica

Nicola Armaroli Vincenzo Balzani Energia per lastronave Terra

Martin Gardner Dracula, Platone e Darwin


Giochi matematici e riessioni sul mondo

Nuova edizione aggiornata e ampliata


con gli scenari energetici per lItalia di domani

Ed Regis Cosa la vita?

Una nuova indagine nellera della biologia articiale

Vincitore del premio letterario

per la divulgazione scientica

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