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Indice

Introduzione 1. IL MONDO ROMAN: UN CAPITOLO INTRODUTTIVO 1.1 Zingari, sinti, rom, kal e altri gruppi: una breve riflessione terminologica 1.2 I principali gruppi rom presenti a Firenze 1.2.1 Il contesto abitativo Dai campi nomadi al villaggio del Poderaccio Il campo dell'Olmatello Il villaggio del Guarlone 1.2.2 La decampizzazione 1.3 Il paradosso della quantit 23 28 32 34 36 37 38 39 9

2. LA SOCIET ROM 2.1 Organizzazione sociale: l'importanza della comunit famiglia 2.2 Cultura, feste e tradizioni 43 46

3. INCLUSIONE E INTEGRAZIONE DEI ROM FIORENTINI 3.1 Inclusione e integrazione: due concetti distinti ma non separabili 3.2 Il livello di inclusione 3.2.1 Linserimento nel mercato del lavoro 3.2.2 Labitare 3.2.3 La dimensione scolastica 3.3 Il livello di integrazione 3.3.1 Le interazioni e l'uso degli spazi 3.3.2 Lincontro tra due culture 51 53 55 65 73 80 82 99

4. LA VOCE DEI GIOVANI ROM, FORME DI IDENTITA' FRA TRADIZIONE E MUTAMENTO

4.1 Un'identit ingombrante 4.1.1 Biogramma 1 Una combinazione di appartenenze 4.1.2 Biogramma 2 Una mancata emancipazione 4.1.3 Biogramma 3 Lo stigmatizzato 4.1.4 Biogramma 4 Un rom meno tradizionalista 4.1.5 Biogramma 5 Un rom in cerca di una vita dignitosa 4.1.6 Biogramma 6 L' aggregata 4.1.7 Biogramma 7 L'emarginato 4.1.8 Biogramma 8 Rivisitare la cultura rom vivendo fuori dal campo

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Conclusioni ALLEGATI Allegato 1. I temi dellintervista ermeneutica Allegato 2. La mappa dei concetti dellintervista biografica Allegato 3. Trascrizioni delle interviste BIBLIOGRAFIA

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Un giorno, dentro delle case popolari, staremo meglio. Ma noi, chi saremo noi come popolo, se non avremo dove ritrovarci insieme quando si nasce, si muore, ci si sposa, si digiuna, si fa festa?
Dzevat Rufat, La Repubblica, Firenze 24 Agosto 2011, 6

La vita d'una persona consiste in un insieme d'avvenimenti di cui l'ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l'insieme, non perch conti di pi dei precedenti, ma perch una volta inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non cronologico, ma risponde a un'architettura interna.
Italo Calvino, Palomar

Introduzione

Durante la mia infanzia sono entrata in contatto con alcuni bambini e ragazzi zingari che vivono ancora oggi nel mio paese, senza per approfondirne la conoscenza, che per lo pi si basava su incontri sporadici, sui racconti riferiti da conoscenti e su episodi poco piacevoli di cui parlava la cronaca locale. L'interesse vero e proprio per la cultura rom inizia con un viaggio in Francia nel maggio 2010, verso Saintes Maries de la Mer, una cittadina di mare nella campagna camarguese. E' qui che ho assistito ai festeggiamenti di quella che viene considerata la Santa protettrice della Gens du Voyage1: Santa Sara, conosciuta anche come Santa Sara la Kali, cio la nera. La Santa viene festeggiata insieme ad altre due figure, Maria Salom e Maria Iacob, salvate secondo la leggenda da Sara mentre scappavano via mare dall'Egitto2. Questa santa non riconosciuta dalla Chiesa cattolica, ma viene venerata da molti di quelli che noi conosciamo come zingari che ogni anno giungono da varie parti d'Europa per rendere omaggio alle sante tra il 24 e il 25 maggio. Uno degli aspetti particolarmente evidenti durante la celebrazione della festa stata la diversit zingara riscontrabile tra i vari gruppi presenti, attribuibile ora a tratti somatici ora a stili di vita (come ad esempio il modo di vestire o esprimersi attraverso la musica). Un secondo spunto di riflessione ha riguardato l'insieme dei pregiudizi emersi durante le conversazioni fatte con amici e conoscenti cui avevo parlato del viaggio. In seguito a questo primo avvicinamento mi sono interessata alla cultura rom senza nessuno scopo di ricerca, animata solamente dalla curiosit di avvicinarmi ad un mondo diverso da quello in cui viviamo e di difficile comprensione, ma estremamente affascinante. Al mio rientro ho approfondito attraverso la musica, il cinema e la letteratura alcuni
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La legislazione francese ha coniato questo termine pi generale, Gens du voyage. Include anche quelli che il resto d'Europa chiama tzigani, gypsy, gitani e zingari. 2 Per approfondimenti sul Pelerinage des Gitans consulatare il sito http://www.saintesmaries.com/it/

aspetti del mondo rom. Infine lentamente ha preso forma questo progetto di tesi, incentrato sui livelli di inclusione sociale e di integrazione dei rom fiorentini, e sull'identit di alcuni giovani rom nati o comunque cresciuti a Firenze. Il primo capitolo si apre con la questione terminologica, all'interno del quale metto in evidenza lo spazio occupato dalle denominazioni nei processi di categorizzazione. Si passa poi alla descrizione dei principali gruppi residenti a Firenze e alle loro vicende storico-abitative ricavate sia dalla letteratura che dai rapporti redatti dalla Fondazione Michelucci3. Il capitolo si chiude infine con una breve riflessione sulle fonti e sugli ostacoli riguardanti l'approccio quantitativo nello studio di questo tema. Il capitolo successivo una breve sintesi dei tratti distintivi della societ e della cultura rom visti in unottica diacronica, in modo tale da poter tener in considerazione anche gli elementi pi recenti. In questa parte ho combinato l'uso della letteratura esistente con dettagli raccolti durante l'osservazione sul campo. Il terzo capitolo frutto della rielaborazione di interviste ermeneutiche alla luce dei principali studi sull'inserimento degli immigrati nella societ; stata dedicata particolare attenzione alla definizione dei concetti di inclusione e integrazione trattandoli separatamente. In questa parte confluiscono pi voci, sia quelle dei testimoni privilegiati (persone che per professione o per esperienze di vita si sono confrontate con il fenomeno dei rom presenti a Firenze), sia la voce interna dei giovani rom. Infatti lo scopo stato confrontare varie rappresentazioni del fenomeno considerando allo stesso tempo il punto di vista dellinsider e delloutsider rispetto ad esso. Il quarto e ultimo capitolo si basa invece sul vissuto dei giovani: ho analizzato e interpretato le loro esperienze, ricavate da 8 interviste biografiche, con l'aiuto del biogramma; uno strumento accantonato dalla ricerca sociale, che viene qui riproposto per la sua capacit di cogliere e svelare gli eventi-chiave nella formazione dell'identit individuale.

1. Il campo di indagine Per il ricercatore sociale che vuole approfondire lo studio dei gruppi rom inevitabile perdersi nella variet e nella complessit di questa etnia, poich le
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La Fondazione Michelucci da diversi anni tiene un osservatorio a livello regionale sugli insediamenti rom e sinti.

caratteristiche sono accentuate, oltre che dalla diversit intra-gruppo e inter-gruppo, da spinte globali ed economico-sociali e da forme di contaminazione culturale, a cui nemmeno i rom si sono sottratti. Oltre a ci la questione rom sembra collocarsi in zone di confine che rendono difficilmente classificabile il fenomeno: a volte trattati alla stregua di immigrati anche se stabilizzati su un territorio da molto tempo e per lo pi associati ad ospiti sgraditi; a volte non trattati nemmeno come tali, ma considerati prettamente in termini di ordine pubblico o come un problema da nascondere. L'argomento non certo nuovo: sui rom o meglio sugli zingari, come erroneamente sono stati denominati da secoli i diversi gruppi, stato scritto molto fino ad oggi. Non solo la ricerca sociale si interessata al tema, ma anche il mondo giornalistico e quello politico di tanto in tanto riaccendono l'emergenza sulla questione rom, come se fosse il focolaio di molte problematiche che affliggono le citt. Il lavoro che in particolare in questa tesi si voluto avviare riguarda un approfondimento sul tipo di relazioni nate negli anni tra comunit rom e comunit fiorentina, inserendo il tema all'interno dei pi recenti studi sull'immigrazione i quali focalizzano l'attenzione soprattutto sulle seconde generazioni, sulla questione della cittadinanza, sul multiculturalismo. Come accade negli studi sui giovani stranieri nati o cresciuti in Italia, la difficolt di inquadrare il fenomeno rappresentato dal fatto che pi elementi si intrecciano tra loro: la nazionalit, direttamente collegata al paese di origine con il quale alcuni ragazzi non hanno nemmeno avuto contatto; la questione generazionale, la quale si basa sulla compresenza all'interno della stessa famiglia di persone socializzate in paesi differenti; le tradizioni, che a seguito del contatto con la cultura locale, ora sono riaffermate in termini identitari ora sono reinventate, rivisitate alla luce dellincontro con le usanze autoctone. Nel caso dei rom a complicare ulteriormente l'ambito di studio si aggiunge l'elemento etnico, cio l'essere rom, il quale non coincide con la nazionalit; si tratta di un'appartenenza a-territoriale, basata come vedremo nel corso della tesi su elementi fluidi, negoziabili e mutevoli che danno vita ad un senso di appartenenza fondato sulle relazioni, piuttosto che su elementi territoriali. Le famiglie-comunit rom sono da sempre state paragonate a societ prevalentemente tradizionali, contraddistinte per esempio da una forte coesione interna, da una struttura famigliare allargata, dal mantenimento delle tradizioni come la

celebrazione del matrimonio in giovane et. Ma questo modello non sembra essere pi rappresentativo della situazione attuale almeno di quella dei gruppi rom presenti nellarea fiorentina in cui la cultura autoctona maggioritaria sembra aver influenzato in modo notevole, e spesso inconsapevole, i modi di vivere delle famiglie rom. Nonostante la visione tradizionale prevalga ancora in alcuni nuclei famigliari, molti tratti perdono forza, omogeneit e distintivit. La ricerca condotta in questo lavoro di tesi si introdotta proprio in questa fase di transizione dove a seguito di una convivenza che dura da pi di un decennio le distanze tra il mondo rom e quello gag4 sembrano ridursi, soprattutto in presenza delle generazioni pi giovani; l'aumento dei contatti con i non rom sono ormai quotidiani nel mondo del lavoro, e ancor pi nell'ambito scolastico, dove i giovani sono chiamati a costruire la propria identit dietro la spinta di una cultura locale sempre pi di rado percepita come estranea. Chi scrive crede che lepicentro di questi cambiamenti siano proprio i giovani nati o cresciuti in Italia, i quali vivono in un contesto piuttosto diverso rispetto a quello dei propri genitori o nonni migranti, gi socializzati nel paese di origine. L'esigenza di aggiornare la situazione rom nasce dalle molteplici trasformazioni fin qui presentate, le quali possono diventare fonte di conoscenza per ri-centrare l'immagine dei rom all'interno della societ. Indagare i cambiamenti a livello micro che interessano le comunit rom significa in parte percorrere la via che porta alla decostruzione di molti stereotipi, gli stessi che nel corso del tempo hanno reso poco permeabile allo scambio la societ rom e quella autoctona. Come mi ha suggerito Piero Colacicchi5, si tratta tuttavia di capire fino a che punto siano cambiamenti strutturali e non semplici cessioni superficiali attuate per ottenere un minimo di tranquillit, cos come quanto sia assimilazione o integrazione.

2. La scelta del metodo e delle tecniche: intervista ermeneutica e intervista biografica Nella storia della ricerca sociale la ricerca definita qualitativa si guadagnata con
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Termine roman che designa i non rom. Attivista per i diritti dei rom, si interessato alla situazione fiorentina a partire dall'arrivo dei primi gruppi rom con l'Associazione diritti delle Minoranze, attualmente Presidente dell'associazione Osservazione, centro di ricerca azione contro la discriminazione di Rom e Sinti.

fatica un posto di rilievo nelle scienze sociali. Questo perch gli approcci e le relative tecniche che rientrano in tale tipo di ricerca sono spesso stati considerati un avvicinamento non professionale, poco scientifico e rigoroso ai fatti sociali. Oggi invece sembra che sia in corso un'inversione di rotta: gli studiosi sono sempre pi convinti dei limiti delle indagini di tipo quantitativo allo studio di una realt che diventa sempre pi complessa, mutevole, sfuggente; oltre che dimostrare, e stabilire nessi causali attraverso la traduzione della realt in numeri e percentuali, si fa quindi strada il bisogno di comprendere i fenomeni sociali nei loro significati pi profondi (Alheit e Bergamini 1996). La ricerca qualitativa si distingue infatti dalla ricerca quantitativa soprattutto per il fatto che attraverso le sue tecniche essa fa ricorso a una forma di osservazione ravvicinata del proprio oggetto di studio, e in secondo luogo, per il fatto che esiste la priorit dell'oggetto sul metodo (Cardano 2011, 16-18), che spinge il ricercatore a scegliere di volta in volta le tecniche considerate pi adatte ad indagare la porzione di realt al centro dell'indagine. Allo stesso tempo, la ricerca qualitativa valorizza procedure non standardizzate di rilevazione delle informazioni, oltre che l'empatia, l'ascolto attivo, l'osservazione6 e la capacit di costruire relazioni di fiducia con i soggetti protagonisti della ricerca, valorizzando il ruolo del ricercatore sia nella fase di rilevazione sul campo che in quelle di messa a punto del disegno e di analisi dei risultati. La rivalutazione della ricerca qualitativa avvenuta di pari passo alla caduta del mito dell'oggettivit nelle scienze sociali e alla crescita dell'interesse nei confronti della soggettivit, che offre una visione dell'esperienza pi diretta e meno congetturata della realt. In questo senso la soggettivit non pi considerata un elemento inquinante nella ricerca da cui prendere le difese, ma diventa essa stessa una risorsa irrinunciabile per accedere al mondo dell'Altro. La ricerca qualitativa, inoltre, pu essere intesa anche come un'attivit auto-riflessiva dal momento che avvicinandosi ad altri mondi, significati e valori, il ricercatore chiama indirettamente in causa se stesso e i suoi presupposti culturali (Ronzon 2008, 21) rivedendoli e re-interpretandoli alla luce delle informazioni acquisite all'interno della relazione di ricerca. Il lavoro che presentiamo si avvale prevalentemente di approcci qualitativi (come per
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Si veda Cellini (2008).

esempio lapproccio etnografico e quello della narrazione biografica) per diverse ragioni: la difficolt di identificare statisticamente l'oggetto di studio a causa di un panorama frammentato a livello nazionale e locale, oltre che la difficolt di rilevarne la complessit delle sfaccettature, sono due motivi che hanno contribuito a spostare l'attenzione su metodi d'indagine non strutturati e standardizzati. In particolare infatti nel corso di questo lavoro si voluto esplorare il mondo rom in modo intensivo pi che estensivo al fine quindi di identificare alcuni tratti salienti dei gruppi rom presenti a Firenze, pi che rilevare la distribuzione degli stessi nellintera popolazione rom fiorentina o nazionale attraverso la creazione di un coro di voci provenienti da pi mondi sociali. In particolare, sono stati privilegiati i temi dell'inclusione/esclusione sociale, dell'integrazione con la societ autoctona e infine dell'identit un tema oggi di crescente interesse negli studi di immigrazione dei giovani rom fiorentini. Nel dettaglio il disegno della ricerca si articolato in due fasi; la prima pi interessata a ricostruire il quadro generale del mondo delle comunit rom a Firenze; la seconda pi interessata ad approfondire i processi di ricostruzione identitaria dei giovani rom presenti nella stessa area. In relazione a ci nel corso della prima parte dellindagine sono ricorsa ad alcune statistiche e stime disponibili presso la Fondazione Michelucci e a 11 interviste ermeneutiche a testimoni privilegiati, per lo pi soggetti esterni alla comunit rom, ma che per lavoro o esperienza di vita personale hanno incontrato e si sono confrontati con cittadini rom di Firenze; nella seconda parte della rilevazione invece ho raccolto una serie di interviste biografiche di soggetti rom pi giovani. L'intervista ermeneutica un tipo di intervista non direttiva che mira a far luce sul mondo della vita quotidiana dell'intervistato, un mondo che prima era in qualche misura rimosso, misconosciuto, tacitato viene successivamente posto al centro della riflessione, tematizzato, narrato nel corso dell'intervista (Montesperelli 1997, 73). Mediante il ricorso a questa tecnica ho cercato quindi di scavalcare gli aspetti immediati e superficiali, per comprendere ed individuare invece le pratiche implicite che influenzano il modo in cui i vari testimoni privilegiati si sono raffigurati e rapportati con il mondo rom. Per ci che riguarda il livello di inclusione, data la multidimensionalit del concetto e considerata l'ampiezza e la complessit del tema di indagine, ho preferito concentrarmi

solo su alcuni aspetti tralasciandone altri: ho dato quindi priorit alla dimensione lavorativa, abitativa e scolastica. Inoltre ho approfondito il livello di integrazione, cercando di capire che forma abbiano assunto negli anni le relazioni tra cittadini rom e cittadini non rom. I soggetti coinvolti sono stati: assistenti sociali (2), operatori sociali (2), presidenti di Quartiere (2), responsabili della didattica (1), mediatori della comunit rom macedone (1), parroci di quartiere (1), volontari (2)7, ricercatori (1); tutte persone che a vario titolo hanno avuto modo di incontrare e confrontarsi con i rom fiorentini. Oltre a queste interviste sono state utili alcune riflessioni maturate in seguito agli incontri informali con Zoran Lapov8 e Piero Colacicchi i quali attraverso i loro suggerimenti e consigli mi hanno aiutato a impostare nel modo migliore i contatti con i soggetti che hanno partecipato alle interviste. I temi affrontati nellintervista hanno riguardato alcune dimensioni inerenti al livello di inclusione dei vari gruppi rom nella societ locali e al grado di integrazione dei membri di questi gruppi con i cittadini autoctoni9. Come anticipato, nella seconda parte della ricerca si privilegiato lapproccio della narrazione biografica; indipendente dalla tecnica di raccolta usata per rilevarlo (come ad esempio lautobiografia o intervista biografica), la peculiarit di tale approccio risiede nella capacit di integrare la dimensione individuale e quella diacronica in riferimento sia ai soggetti narranti, sia al contesto in cui le vicende narrate si collocano. A partire da queste caratteristiche si possono individuare alcuni ambiti privilegiati di impiego della narrazione biografica, sottolineandone le potenzialit informative quando linteresse far emergere il mondo del narrante nel rispetto del suo universo di senso, raccogliendo quindi non solo informazioni sulle esperienze dellintera biografia (o di parte di questa) ma anche sui significati attribuiti dai soggetti al mondo della vita quotidiana (Montesperelli 1998). Allo stesso tempo, limpiego della narrazione biografica pu mostrarsi utile quando si interessati ad identificare il rapporto tra strutture sociali e individuo, cercando di intravedere il macrocosmo (le uniformit collettive, i significati condivisi, etc.) mentre si scava il microcosmo del mondo della vita quotidiana dei soggetti, in unottica di integrazione e influenza reciproca tra
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In questo caso due voci sono confluite in un'unica intervista. Zoran Lapov, laureato in etnologia a Zagabria, ha insegnato presso l'Universit di Firenze. E' autore di saggi e libri sui rom; tra questi Vacar Roman?Diversit a confronto: percorsi delle identit rom (2004). 9 Vedi allegato 1.

dimensione oggettiva e soggettiva nei percorsi di vita e nei processi di formazione dellidentit di un individuo (Alheit e Bergamini 1996). Nel corso di questo lavoro quindi la scelta dellapproccio della narrazione biografica derivata dal fatto che esso ci sembrato il pi adatto ad indagare le esperienze di vita dei giovani rom, i momenti di rottura o di continuit con la comunit originaria e le loro trasformazioni identitarie. In particolare la narrazione biografica stata raccolta mediante il ricorso alla tecnica dellintervista. A partire da ci in questo lavoro di ricerca stato dato spazio a racconti di vita di giovani rom. Si quindi cercato di cogliere le tappe pi significative della vita di questi giovani e i principali cambiamenti di medio-lungo periodo accorsi, ponendo in evidenza gli eventi-chiave e privilegiando allo stesso tempo una prospettiva di tipo emic10. Dagli incontri con i giovani rom stato possibile ottenere 8 racconti, all'interno dei quali sono emersi anche aspetti pi ermeneutici in grado di arricchire la mole di informazione ricavata dalle precedenti interviste dei testimoni privilegiati. Nella scelta degli intervistati11 ho seguito un procedimento a scelta ragionata12 (Alheit e Bergamini 1996, 68-70; Montersperelli 1997, 90; Bertaux 1998/2004, 44), diversificando i miei intervistati per genere (individuando 5 maschi e 3 femmine) e per luogo di residenza (scegliendo 5 giovani che vivono ancora al campo e 3 che si sono trasferiti nelle case). In principio avevo in preso in considerazione anche la nazionalit, ma dopo le prime interviste ho notato che alcuni ragazzi, seppur del Kosovo, avevano il passaporto serbo, mentre in un caso c'era una acquisizione di cittadinanza italiana. Per questo motivo ho deciso di accantonare la nazionalit, puntando invece sul luogo di residenza e il genere. In relazione allet, visto che ero interessata ai giovani, ho scelto tutti intervistati tra i 16 e i 25 anni, dal momento che mi interessava prendere con loro in considerazione un lasso di tempo che rispecchiava il periodo scolastico e abbracciava gli anni delle prime esperienze lavorative. In questa tesi stata impiegata l'intervista biografica per ricostruire le varie carriere dei giovani rom e capire in che modo incidono sulla loro identit in termini di rottura o
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La prospettiva emic tiene conto del punto di vista dell'insider, a questa si contrappone l'ethic il quale privilegia invece l'uso di categorie concettuali messe a punto dal ricercatore. 11 Sulla selezione degli intervistati criteri nelle rilevazioni non standard si veda Bichi (2002, 80) 12 Il campionamento a scelta ragionata (theoretical sampling) stato teorizzato da Glaser e Strass (1967), e si basa sulla costruzione progressiva di un campione perch ritenuto teoricamente significativo per sviluppare o controllare una teoria o una spiegazione. Per cui il campione non deciso a inizio ricerca ma costruito secondo una logica induttiva che procede in itinere.

di continuit rispetto ai valori, alle credenze e alle aspettative della comunit di origine. Per analizzare e interpretare la mole di lavoro prodotta dalle interviste biografiche mi sono servita del biogramma, uno strumento che mi ha permesso di focalizzare l'attenzione su alcuni processi di interconnessione tra le varie traiettorie di vita (scolastica, familiare, abitativa, relazionale, etc.) e indagare il modo in cui queste hanno potuto influenzare il percorso di formazione identitaria dei giovani intervistati. Da ogni biogramma ho cercato di enucleare un percorso identitario, uno tra i tanti possibili; un tipo di percorso che in qualche modo ha assunto per me una valenza analitica in termini ideal-tipici. In tal senso i risultati perseguiti mediante il ricorso al biogramma sono stati prevalentemente di tipo preassertorio. Ci stato fatto in unottica di coerenza con quanto riscontrato in letteratura in relazione alluso di approcci qualitativi e del tipo di informazioni ricavabili mediante il loro uso. C infatti abbastanza accordo in letteratura sul fatto che le peculiarit degli approcci qualitativi e delle relative tecniche possono essere maggiormente valorizzate quando si considerano risultati della ricerca prevalentemente di tipo pre-assertorio (definizioni di concetti, processi di classificazioni e processi di tipicizzazione a partire da quelle che sono le categorie linguistiche, concettuali e analitiche dei soggetti coinvolti nella rilevazione); (Marradi 2007). Come anticipato, l'obiettivo di questo lavoro stato fotografare un momento di transizione e gettar luce sui futuri sviluppi dell'identit dei rom con l'attenzione rivolta ai giovani nati o cresciuti a Firenze. I capitoli di questa tesi tentano di descrivere questo momento particolare, in cui antico e moderno, cultura rom e cultura italiana si mescolano tra loro creando nuove identit.

3. L'accesso al campo e la situazione d'intervista L'accesso al campo ricordato in letteratura come la fase pi difficile di una ricerca sociale. Il ricercatore opera un continuo processo di selezione e ricerca degli interlocutori-chiave che potranno consentirgli di osservare da vicino l'oggetto di studio. E' importante quindi chiedersi chi intervistare, dove intervistare, in che modo contattare la persona interessata etc. Inoltre, una volta ottenuto l'accesso (fisico) al campo il ricercatore dovr far di tutto per tenerlo aperto attraverso la costruzione di legami di

fiducia (accesso sociale), in modo da diminuire l'estraneit con i soggetti da intervistare (Tusini 2006). La letteratura tratta spesso l'argomento di accesso al campo; tuttavia ricorda anche che le strategie messe in atto in un contesto sociale non possono essere applicate indistintamente per ogni ricerca, dal momento che gli approcci esistenti sono tanti quanti le situazioni di ricerca possibili. Ci significa che le strategie sono il frutto anche della situazione contingente di indagine e della creativit del ricercatore (Gobo 2001, 91). Come abbiamo detto qualche pagina indietro la fase empirica ha avuto inizio con le prime interviste ermeneutiche ai testimoni privilegiati. Durante questa fase ho cercato contatti sempre pi vicini alla realt rom, utili a farmi interagire con le persone residenti nei campi. Peraltro, in questa prima fase in cui mi sono basata per lo pi sulla mediazione di soggetti terzi per contattare i giovani (tramite laiuto ad esempio degli stessi operatori), mi sono scontrata con numeri di cellulare disattivati e segni di evidente seccatura; anche quando sono riuscita ad ottenere un appuntamento concluso con un intervista concessa mal volentieri e ridotta a risposte piuttosto brevi. Dopo alcuni tentativi poco soddisfacenti ho scelto di abbandonare questa linea e cercare canali alternativi. Inizialmente non mi sono concentrata su una zona particolare di Firenze, quindi non sapevo nemmeno in quale campo avrei potuto avere accesso. Ovviamente il mio interesse era quello di riuscire ad accedere al campo del Poderaccio, dal momento che l'Olmatello13 in fase di chiusura e ospita solo poche famiglie. La situazione si sbloccata con l'aiuto di un mediatore culturale rom. Avevo infatti pensato che una persona a contatto tra due realt potesse fornirmi indicazioni utili per continuare la mia ricerca. Questa intuizione stata confermata scrivendo una mail a Zoran Lapov, che conosce ampiamente le vicende dei rom kosovari e macedoni residenti a Firenze14.
Buongiorno, sono una studentessa dell'universit di Firenze che lavorando ad una tesi magistrale in sociologia e ricerca sociale sui giovani rom di Firenze, in particolare quindi sulle seconde generazioni. Ho letto alcuni suoi articoli sui rom e vorrei chiederle se conosce qualche ragazzo o studente con cui mettermi in contatto per fare una breve intervista. Pu darmi qualche consiglio? Distinti saluti, Letizia Neri
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Per l'approfondimento relativo ai campi si consiglia la lettura del paragrafo 1.2.1 Lapov (2004).

Buond, conosco quasi tutti i giovani Rom di Firenze, ovvero quelli che provengono dalla Macedonia e dal Kosovo. Molti di loro studiano alle medie e superiori, per tra gli iscritti all'universit non mi risultano dei giovani Rom di Firenze. Comunque dovrebbe rivolgersi al sig che tra l'altro dopodomani (mi sembra) organizza un incontro pubblico sui e coi Rom all'Isolotto e dove potr magari conoscere sia lui, sia dei ragazzi. Provi quindi all'email di Cordialmente, Z. Lapov

La possibilit di entrare nel villaggio del Poderaccio insieme ad una figura importante della comunit rom macedone, mi ha fornito le credenziali anche per gli incontri successivi con i giovani. Oltre a questa figura, sono riuscita ad avvicinarmi ad un nucleo famigliare kosovaro, sempre residente nel primo villaggio, grazie ad una volontaria del Laboratorio Kimeta15 che conosce da molti anni queste famiglie. La fase di accesso al campo durata qualche mese; tuttavia non sempre stato facile raggiungere le persone da intervistare. Talvolta non stato possibile svolgere l'intervista in tempi brevi rimandando gli incontri pi volte fino a spostare la conclusione del presente lavoro di alcuni mesi. Questo comunque un aspetto della ricerca qualitativa da tener presente quando si inizia, poich i tempi sono stabiliti per lo pi da coloro che devono rendersi disponibili (Bertaux 1998/2004). Personalmente questa fase stata da me vissuta con grande coinvolgimento emotivo e credo che mostrare reale interesse e assumere una disposizione non-invadente nei confronti delle persone intervistate abbia favorito ulteriormente lo svolgersi stesso delle interviste. Inoltre il fatto di essere tra coetanei ha agevolato la conversazione, soprattutto quando si diretta verso temi personali o delicati come la sessualit. Per quanto riguarda laspetto esteriore, ho privilegiato indumenti semplici per annullare anche visivamente l'eventuale percezione, da parte della comunit rom, di situazioni socioeconomiche differenti. Oltre a manifestare curiosit per le esperienze personali, ho mostrato partecipazione anche per le attivit quotidiane come accompagnare una ragazza a fare la spesa, bere il t insieme a sorelle e cugine la domenica mattina, imparare a preparare il caff alla turca
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Il Laboratorio Kimeta una sartoria situata nella zona dell'Isolotto, nel Quartiere 4 di Firenze in cui lavorano donne rom e italiane. Il progetto stato voluto da un gruppo di donne fiorentine che volevano dare una possibilit di emancipazione alle donne rom. Attualmente il futuro della sartoria incerto; torneremo sul punto nel corso del capitolo terzo.

durante una manifestazione di protesta contro la chiusura del Laboratorio Kimeta. Sembrano azioni piuttosto banali, tuttavia mi hanno dato la possibilit di osservare e cogliere in modo pi diretto il punto di vista della comunit. I contatti sviluppati all'interno del campo si sono limitati quindi al primo insediamento, il Podereaccio 1, in cui convivono provenienze macedoni, kosovare e albanesi. Attraverso le relazioni con alcuni giovani ho potuto creare dei collegamenti esterni al campo e intervistare alcuni ragazzi che vivono da diversi anni in casa, anche se con qualche difficolt. Devo ammettere che stato infatti difficile rintracciare i giovani trasferiti in casa, poich oltre a essere dispersi sul territorio, mostrano comunque rapporti pi deboli e sporadici con gli individui che vivono al campo. Al campo ho raccolto per lo pi le narrazioni presso le abitazioni dei giovani che ho intervistato, i quali spesso mi hanno offerto t o caff; per questo motivo ho deciso di portare ad ogni incontro dei biscotti da offrire in cambio della disponibilit a raccontarsi. La proposta di intervistare i giovani nelle loro casa si estesa anche ai soggetti che vivono fuori dal campo, perch ero interessata a cogliere eventuali differenze nel modo di tenere, ammobiliare e personalizzare la casa e la propria stanza; ci tuttavia non stato possibile e le interviste si sono quindi svolte in giardini o, quando non stato possibile trovare un luogo silenzioso, all'interno della mia auto. Nella situazione di intervista si mostrata fondamentale la relazione tra intervistatore e intervistato. La letteratura definisce tale relazione asimmetrica o squilibrata: l'intervistatore che pone le domande nei modi e nei tempi pi adatti secondo le esigenze di indagine; l'intervistato da parte sua viene ascoltato con attenzione anche quando le esperienze riferite esulano dagli obiettivi di indagine. Cardano individua anche una diversa remunerazione per le due figure: per l'intervistatore la remunerazione principale consiste nell'acquisizione di elementi empirici utili a elaborare una risposta alla domanda che d impulso allo studio (2011, 149). Per lintervistato invece pi spesso la remunerazione consiste nella gratificazione emotiva che discende dell'aver preso parte a un'interazione nella quale si stati al centro dell'attenzione, nella quale stato possibile manifestare le proprie convinzioni, la propria personalit in un modo inusuale che non espone al rischio di essere contraddetto o respinto (ibid.). A ci si pu aggiungere anche una gratificazione cognitiva derivante dall'aver fatto ordine nella

propria visione della realt e del proprio s: l'intervistato pu osservare la propria vita, le proprie routine quotidiane con un occhio critico, individuando inaspettate connessioni, pensando a uno o pi altrimenti del proprio s, delle proprie esperienze (ivi, 150). Occorre segnalare in ogni caso che per gli intervistatori pi giovani e alle prime esperienze di ricerca, le difficolt di entrare in contatto con l'Altro e di costruire relazioni di fiducia per acconsentire a chiedere sono molteplici, e sono ostacolate sia dall'inesperienza che dalla mancanza di autorevolezza. La maggior parte delle volte infatti lintervistato ha poca voglia di raccontarsi quindi necessario sollecitarlo e motivarlo. In relazione alle mie interviste, al fine di riscaldare la relazione, ho brevemente introdotto alcuni aspetti della mia vita (ad esempio: da dove vengo, qualcosa sulla mia famiglia e sulle relazioni, cosa studio) in modo da perdere le sembianze della sconosciuta16. Allo stesso tempo, sia al momento del contatto telefonico che durante la raccolta della narrazione vera e propria ho fatto capire come l'esperienza dei giovani rom fosse indispensabile per questa tesi; offrendomi il loro contributo, essi avrebbero infatti arricchito la mia l'indagine con un punto di vista interno. In apertura, prima di accendere il registratore, ho spiegato bene che si trattava di registrazioni anonime. In genere le prime domande sono state relative alla provenienza o all'anno di nascita. In alcuni casi i giovani intervistati erano talmente interessati a questa nuova esperienza che non nemmeno stato necessario tranquillizzarli troppo sull'anonimato, anzi, dopo i primi minuti sembravano dimenticare perfino la presenza del registratore. Dal momento che l'interesse era focalizzato su ambiti settoriali dell'esistenza, la consegna iniziale non stata vorrei che mi raccontassi la tua vita iniziando da dove vuoi, ma piuttosto vorrei sapere come ti sei trovato a scuola quando sei arrivato oppure raccontami un po' come cambiata la tua famiglia negli anni. Nonostante la consegna iniziale fosse chiara, alcuni giovani hanno fatto fatica a raccontarsi, soprattutto perch riuscivano a esprimersi con poca fluidit. Allora stato necessario adottare un registro linguistico molto semplificato per agevolare la conversazione e uno stile di conduzione piuttosto direttivo17; inoltre ho dovuto
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Questa strategia stata adottata anche da Cardano in una ricerca sulla comunit elfica della montagna pistoiese: invitando un membro della comunit di Gran Burrone a raccontargli la storia della sua vita, si sentito rispondere: Perch prima non mi racconti la tua storia?. Cos ha fatto e dopo ha potuto vestire nuovamente i panni del ricercatore, a quel punto concessi senza riserve (Tusini 2006, 95 ). 17 Secondo Bichi (2002) e Tusini (2006), la direttivit e la standardizzazione, cio l'uniformit degli

ricapitolare spesso quanto emerso fino a quel momento al fine di rilanciare lintervista e continuare con la narrazione. Durante i racconti ho cercato di re-indirizzare i temi seguendo la traccia di intervista. E' stata impiegata infatti una traccia18 molto strutturata19 in grado di combinare sia elementi biografici che ermeneutici. A fine intervista qualcuno ha sentito il bisogno di avere un feedback20 rispetto al proprio racconto e di rendersi disponibile per ulteriori spiegazioni21. In particolare un giovane, che lamenta la mancanza di amici e sembra aver mantenuto poche relazioni con gli ex compagni di scuola, ha voluto restare in contatto con me tramite facebook aiutandomi anche nel reperimento di ragazzi che vivevano in casa. Al di l dello scopo di ricerca, aver dato voce ai percorsi biografici di questi giovani stata per me un'esperienza emozionante e unica. Ci che mi ha piacevolmente sorpreso stato riuscire a condividere momenti di simpatia reciproca durante i loro racconti, nonostante le differenze dei nostri percorsi di vita.

stimoli offerti, attengono allo stile di conduzione dell'intervista, mentre il grado di strutturazione una propriet della traccia. Acocella (2008) trattando la traccia all'interno del focus group, considera la direttivit come grado di libert lasciato al moderatore di decidere nel corso della discussione come condurre la discussione. 18 Vedi allegato 2 19 In estrema sintesi Bruschi (1999) parla di strutturazione in merito allo schema di rilevazione impiegato nelle procedure d'osservazione distinguendo tra uno schema completamente strutturato, parzialmente strutturato e non strutturato. La definizione del concetto di strutturazione impiegato in questa ricerca stato ripreso da quanto sostiene Bichi (2002) in merito alla traccia di intervista. Il grado di strutturazione attiene quindi allo strumento, la traccia di intervista e riguarda il grado di dettaglio dei temi definiti dall'intervistatore. Una traccia molto strutturata articolata tenendo presente numerosi temi, anche se non detto che siano tutti impiegati all'interno dell'intervista. 20 qui spengo aspetta... spero sia andata... andata benissimo s s s. Dici? S s andata bene! Mi hai detto tante cose! [F, 18 anni, casa]. 21 Ok...guarda per me andata benissimo...poi...Se tu c'hai bisogno di altra roba...no per me va bene ecco poi se vuoi continuare....ma per me va benissimo [M, 20 anni, Poderaccio].