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Carta dei diritti dei ragazzi allo sport

1992 Commissione Tempo Libero dell'O.N.U 1 Diritto di praticare attivit motoria. I genitori devono avviare il bambino all'attivit motoria per i ben noti vantaggi psicofisici, che non sono pi recuperabili se si inizia tardivamente; il bambino pu scegliere, sperimentare, cambiare gli sport che desidera. L'U.N.E.S.C.O. raccomanda che almeno un sesto dell'orario scolastico settimanale sia dedicato all'attivit motoria, cio sei ore alla settimana. 2 Diritto di giocare e divertirsi. L'allenatore deve proporre il divertimento, il miglioramento psicofisico e l'educazione come obiettivo finale e non la vittoria, che crea tensione. 3 Diritto di praticare sport in un ambiente sicuro e sano. Cio igienicamente a norma, con assistenza vicina in caso di infortunio, con a disposizione un telefono in caso di urgenza, senza pressioni agonistiche esagerate o selettive, senza pressioni farmacologiche. 4 Diritto di essere allenato da personale adatto a quella fascia di et e qualificato. Per evitare il rischio di esercizi sbagliati o che arrecano sovraccaricodelle strutture in crescita o creano problemi psicologici. 5 Diritto di essere trattato con rispetto. Non raro sentire l'allenatore che urla o ordina degli esercizi pesanti per punizione od osservare un genitore che sgrida il bambino, invece di incoraggiare e fornire il suggerimento tecnico giusto per migliorare e sdrammatizzare l'eventuale errore con una carezza o altro. 6 Diritto del giusto riposo. Lo studio, la malattia, la crescita richiedono dei carichi di attivit motoria diversi a seconda dei periodi e le pause giuste, gli allenamenti troppo frequenti vanno ridotti e i riposi non devono essere ripresi come una colpa. 7 Diritto del controllo della salute. La competizione va riservata ai bambini in perfette condizioni psicofisiche e che lo desiderino, senza pressioni esterne con il rispetto del trattamento adeguato e il tempo giusto di guarigione e riabilitazione dai traumi, della gradualit della qualit e della quantit del carico di lavoro. Obbligatorio il certificato di stato di buona salute fisica per le attivit non agonistiche che lo richiedano ed il certificato di idoneit agonistica per gli sport agonistici dietro indicazione delle rispettive Federazioni sportive per quanto riguarda l'et di inizio. 8 Diritto di competere con giovani di pari capacit. Bisogna sforzarsi di praticare sportiva fra gruppi non solo omogenei per et cronologica ma anche per et ossea o maturit puberale, per avere le stesse probabilit di divertimento e di successo. Per gli sport di contatto l'attivit deve essere anche in considerazione del peso. 9 Diritto di pari opportunit. Tutti i bambini devono poter giocare, senza far panchina, senza tenere conto del risultato agonistico, che sar ricercato pi avanti nel tempo. 10 Diritto di non essere sempre un campione. Non sempre il bambino pu essere un campione o continuare ad esserlo, chi lo , pu esserlo anche solo per un periodo, e deve sapere che pratica sport per i vantaggi che arreca e per divertirsi, perch solo uno su quarantamila sar un campione anche nella vita futura come professionista CONSIGLIO D'EUROPA - RODI - 1992 Definizione di Sport Diritti dell'infanzia + ISTAT 3 ore 1 - 1 - 1 in una settimana(pag 3a)

OMS definizione di sport (pag 3a) --------------Sport Definizione Lo Sport l'insieme di quelle attivit, fisiche e mentali, compiute al fine di migliorare e mantenere in buona condizione l'intero apparato psico-fisico umano e di intrattenere chi le pratica o chi ne spettatore. Lo sport pu essere praticato singolarmente o in gruppo (sport di squadra), senza fini competitivi oppure gareggiando contro altri sportivi. In quest'ultimo caso si parla di agonismo sportivo. ------------L'attivit motorio-sportiva in et evolutiva. La situazione dell'attivit sportiva presso la popolazione italiana vede gli attivi per un 30% ed i sedentari per il restante 70%. Gli "sportivi" sono agonisti per il 3% e amatoriali per il 27%. Si considera praticante sportivo chi effettua un lavoro capace di innalzare il livello cardio-respiratorio per un minimo di una ora durante tre sessioni settimanali. Altri studi hanno evidenziato che la tendenza alla sedentariet interessa il 50% degli adolescenti. Per molti giovani attualmente il solo momento di attivit motoria consiste nelle ore di ginnastica scolastica (due o quattro alla settimana) se non in alcuni casi anche delle quattro ore di allenamento settimanali. E' chiaro che in questo contesto risulta necessario promuovere l'attivit fisica e sviluppare l'interesse delle persone, giovani e adulti, verso un corretto approcio allo sport vissuto in prima persona. Come primo elemento si pu dire che lo sport non nato per essere sano ed educativo ma in quanto attivit capace prima di tutto di divertire. Il concetto di divertimento se importante per l'atleta adulto lo deve essere maggiormente per il giovane, l'adolescente e principalemente per il bambino. Se intervengono elementi disturbanti questo concetto allora lo sport viene vissuto in modo distorto: in questo caso il bambino e la persona in generale non viene considerato il fulcro dell'attivit, il beneficiario in primis. Tutte le occasioni in cui si antepongono altri interessi che non siano il benessere della persona (la prestazione, la vincita, la societ sportiva, la questione economica, ecc.) non fanno che andare a discapito del prosieguo dell'attivit, quindi del piacere nel fare sport, quindi della salute della persona attraverso l'attivit fisica. Questione delicata investe il bambino in quanto persona ancora in formazione in tutti gli aspetti (fisico, mentale, educativo, relazionale). Un atteggiamento errato nella relazione bambino-sport pu distorcere la sua percezione riguardo l'attivit che sta svolgendo ed il senso del suo scopo. Umiliare il bambino, umiliare l'avversario, mancare di etica e di senso morale, svilire l'impegno profuso o mostrare valori di riferimento inadatti non possono che portare ad un atteggiamento negativo del soggetto. Anche l'agonismo esasperato, la ricerca del risultato fine a s stesso porta il bambino a considerarsi un soggetto succube della situazione, fragile psicologicamente in quanto incapace di andare oltre il concetto di vittoria. Troppe volte si osserva invece l'iscrizione di un bambino ad un corso sportivo come realizzazione traslata da parte di un o dei genitori a cui spesso fa seguito la spinta verso il risultato, la prestazione. Possiamo perci enunciare in sintesi che: lo sport dei bambini, non dei genitori. Risulta pertanto fondamentale introdurre il concetto di motivazione. Dare la giusta motivazione all'atleta e a maggior ragione al bambino, gli permette di affrontare l'impegno sportivo con entusiasmo e piacere. Il piacere all'attivit fisica infatti considerato attualmente l'elemento primario, se non fondamentale, per un corretto approccio allo sport. Di seguito si pu avere interesse per l'apprendimento, la passione per una data disciplina sportiva, la richiesta per una educazione, per la formazione del carattere, della volont, della socialit. Un approccio che nel bambino gli permetter di proseguire negli anni l'attivit, in quanto motivato positivamente. Al contrario una motivazione incentrata sull'agonismo esasperato porta nella maggioranza dei casi all'abbandono totale dello sport in capo a pochi anni (et adolesenziale) per eccesso di stimolazione competitiva. E' in questa ottica che si osserva il 70% di abbandono precoce dello sport da parte dei giovani di et compresa tra i 15 e i 16 anni. Dopo anni e anni di attivit agonistica senza altre motvazioni arrivati in et adolescenziale l'interesse scema determinando la decisione dell'abbandono. Generalmente gli altri due motivi che possono indurre ci sono il tempo dedicato a sport e scuola che fa pendere la bilancia verso quest'ultima, il tempo mancante "perso" dietro ad attivit impigrenti e non attive quali televisione,

computer, videogiochi (un'indagine ISTAT mostra che bambini e ragazzi stanno mediamente quattro ore al giorno davanti a schermi, siano essi, computer o televisione, pari a 60 giorni di 24 ore ogni anno, un sesto della propria vita!) E' chiaro che in questo contesto risulta indispensabile offrire delle motivazioni valide. Si osserva che i giovani risultano sensibili a sentirsi in gruppo (sentirsi di fare parte di un gruppo unitario e coeso, teso verso interessi comuni), sentirsi protagonisti (essere investiti di azioni responsabili, essere il centro di attenzione), sentirsi partecipi (aiutare, coadiuvare). Questo discorso va di pari passo con il carattere educativo che investe chi insegna sport ai bambini. Insegnare una attivit sportiva non significa solo fare in modo che si apprendano concetti tecnici ma significa inserirsi a tuttotondo nella sfera dei comportamenti sociali, delle abitudini, dei rapporti, dei valori etici; significa entrare nella sfera psicologica di ogni singolo soggetto, significa essere punto di riferimento dei bambini ma anche avere potere ed autorit ai loro occhi, una condizione delicata: ecco che la figura dell'allenatore quindi allo stesso tempo educatore e tecnico e, nel momento sportivo, egli deve essere disponibile ed autorevole allo stesso momento. Pertanto stress sportivo senza divertimento significa solo prestazione senza educazione in senso lato. D'altro canto l'allenatore non pu farsi carico interamente dell'educazione dei piccoli: sar necessario un rapporto con le famigllie, con la scuola, con gli enti locali, con i gruppi culturali. Tutte figure sociali nate per lo sviluppo dei cittadini, piccoli che siano. Metodologie di base di allenamento Ogni societ sportiva deve stilare obiettivi specifici per fasce d'et: dai 6 agli 8 anni attivit motorie con carattere educativo; dai 8 agli 10 anni attivit di gioco-sport per lo sviluppo delle capacit; dai 10 agli 12 anni attivit di avvio allo sport incentrato all'arricchimento delle nozioni; dai 12 agli 14 anni attivit di specializzazione per acquisire tecniche specifiche; dai 14 agli 16 anni attivit di specializzazione tese al perfezionamento; Ogni fascia d'et ha caratteristiche specifiche e peculiari. Dal punto di vista fisico i bambini dai 6 agli 8 anni hanno una rapida crescita della statura. Lo scheletro risulta malleabile e l'apparato cardio-circolatorio non risulta adeguato per gli sport di resistenza. Sono capaci di sforzi fisici intensi ma brevi intervallati da periodi di recupero (es.: corsa rapida ma breve - recupero). Dal punto di vista motorio non hanno propriocezione del corpo, come non riescono ad orientarsi nello spazio (coscienza di avanti - indietro - destra - sinistra); mancano di capacit coordinativa come anche di differenziazione della forza (lento - piano, veloce - forte; sono non solo ancora scoordinati ma i loro movimenti risultano anche incontrollati (nel senso di capacit propriocettiva a controllare analiticamente ogni piccolo gesto compiuto). Dal punto di vista psicologico percepiscono la globalit dell'intorno, hanno un'immagine mentale di tipo generale sia esso del movimento da compiere, sia del movimento compiuto (non distinguono completamente il movimento del singolo segmento corporeo, il corpo nella sua totalit che si muove). L'attenzione limitata in un tempo breve (fattori esterni come le immagini rapide televisive o dei videogiochi contribuiscono ad abituare a tempi di attenzione corti); mancano di comprensione di causa - effetto. I bambini fino ai 7 anni hanno ancora un atteggiamento egocentrico ed individualista. Per questo a quest'et non si fanno ancora giochi di squadra in quanto non avendo cognizione di causa - effetto e non essendo in grado di mettersi nei panni dell'altro risulta inutile e controproducente sviluppare giochi di cooperazione - collaborazione. Dal punto di vista morale capiscono l'esistenza di regole da seguire ma non il significato ed il motivo di tale regole; le rispettano ma solo in quanto opportunisti, cio solo in quanto mezzo per ottenere gratificazioneda parte degli adulti. Tale comportamento infatti, seguire una regola solo in quanto d vantaggio invece che punizione, viene chiamato morale infantile. L'et dai 9 ai 10 anni viene chiamata et d'oro della motricit. I bambini in questa fascia d'et hanno una spiccata capacit all'apprendomento di movimenti associati alla coordinazione. Dimostrano ancora molta esuberanza motoria ma associato a maggior controllo dei movimenti. La coordinazione motoria in progressivo sviluppo. Dal punto di vista fisico le ossa risultano pi rigide e nell'ambito cardiologico lo sviluppo fisico permette una maggiore resistenza allo sforzo prolungato. E' l'et chiamata del conformismo; il loro atteggiamento quello di conformarsi alle manifestazioni del gruppo. Non

capiscono ancora le regole, il loro significato, ma le seguono comunque per conformismo al gruppo. Dagli 11 ai 14 anni d'et il sistema muscolare - tendineo si sviluppa assumendo il carattere di quello di un adulto. Parimenti si ha una regressione in ambito coordinativo - motorio. Con la pubert e lo sviluppo sessuale, lo sviluppo ormonale determina la crescita muscolare e scheletrico in tempi molto rapidi. Ci determina lo sfasamento tra le capacit motorie acquisite e le nuove dimensioni del corpo: non corrisponde la propriocezione del proprio corpo con la reale conformazione dei segmenti corporei. Si possono avere effetti di scoordinamento motorio evidente anche con perdita del senso dell'equilibrio durante l'esecuzione di gesti motori. In questa fase la crescita interessa non solo l'apparato muscolo-tendineo ma anche gli organi interni quale per esempio il muscolo cardiaco, pertanto aumenta parallelamente la resistenza allo sforzo; ma dato che il sistemacorpo in evoluzione non ancora consigliabile un allenamento specifico agli sport di resistenza (maratona, sci di fondo, ecc.). A questa et si entra nel periodo della preadolescenza (11 anni per le femmine, 13 anni per i maschi). I ragazzi di questa et ricercano un leader nel gruppo per il raggiungimento dello scopo del gruppo stesso: imparare, nel caso specifico, la disciplina sportiva. Risulta importante, per il giusto sviluppo del gruppo, che il leader sia una figura positiva perch non influisca in modo negativo sugli altri componenti. Se ci debba accadere importante avere colloqui separati con il leader e con il resto del gruppo, promuovere altre figure, il tutto per stimolare lo sviluppo costruttivo del gruppo. Dal punto di vista psicologico il soggetto di questa et capace oramai di ragionamenti astratti. D'altro canto insita nella sua natura la trasgressione delle regole e il confronto-scontro con gli adulti. Questo atteggiamento spiegabile con la ricerca continua del limite nelle regole di comportamento e nella possibilit o meno di poterlo superare. Per questo importante dettare in modo chiaro le regole, farle rispettare, e spiegare contemporaneamente il loro significato. Un giovane a cui vengono dati gli strumenti per comprendere le regole e capire il senso del loro rispetto, una persona che avr un senso morale ed etico solido nella sua vita da adulto. Lo sport. Definizione. Attivit e agonismo. Quante aspetti coinvolge una pratica sportiva? Essa attivit fisica, divertimento, medicina, disciplina, attivit mentale, autocoscienza, crescita, progresso, agonismo, conoscenza dello spazio... Che obiettivi si prefigge? Agonistici, estetici, dietetici, salutari, educativi... Nel 1992 il Consiglio d'Europa a Rodi vara una definizione dello sport che viene ritenuto molto pertinente perch riesce a riferirsi ad una grande classe di soggetti: soggetti capaci o meno, agonisti e non, maschi e femmine, bambini e adulti, disabili ed abili, per tutte le razze. E' definito sport qualsiasi forma di attivit fisica che (mediante una partecipazione organizzata o meno) abbia come obiettivo: - il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche; - lo sviluppo delle relazioni sociali; - il conseguimento di risultati in competizioni di qualunque livello. Al contrario un equivoco considerare lo sport un'attivit fisica intesa esclusivamente dal punto di vista agonistico e tesa solo al raggiungimento indiscriminato del risultato. E' oramai comunemente accettato che lo sport agonistico pu recare danni al corpo. L'uso del doping inoltre la rappresentazione ancor pi distorta di questa concezione dello sport. In questo senso la medicina sportiva l'antidoto al doping in quanto se anch'esso si prefigge il raggiungimento dei risultati esso non lo fa in modo indiscriminato ma con il fine di limitare i danni fisici agli atleti. Pertanto un'attivit fisica a beneficio della propria salute forse il senso pi alto che pu essere dato allo sport. Una definizione data dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanit) recita che l'attivit fisica si definisce tale se: - viene sollecitato il battito cardiaco; - viene aumentata la frequenza respiratoria; - aumenta la sudorazione. L'ISTAT specifica che ci vero se viene conseguito per almeno tre sessioni di almeno una ora ciascuna alla

settimana (e come si detto, ci interessa solo il 30% della popolazione in Italia). Questi dati non sono astratti ma hanno una ripercussione nella nostra societ. Dal punto di vista sanitario lo sport cos concepito previene alcune malattie, come quelle cardiocircolatorie: l'infarto la prima causa di morte naturale a cui seguono diabete, ipertensione, vita sedentaria, alcool, fumo, alimentazione scorretta. Ecco perci che prima dell'aspetto agonistico, lo sport ha un'importanza dal punto di vista salutistico. Vi sono altri aspetti che pongono in secondo piano la concezione solo agonistica dello sport. Se si concentrata l'attenzione sul piano della salute non si devono dimenticare le ricadute sul piano educativo e sul piano ricreativo. L'attivit motoria, il gioco, la ginnastica, l'atttivit espressiva (sia essa danza, mimo, giocoleria, ecc.) le attivit in ambienti naturali sono altrettanti espressioni fondamentali e riconosciute per lo sviluppo del corpo e dello spirito. L'attivit agonistica. Oltre all'aspetto competitivo l'agonismo ha anche altre implicazioni, le quali dipendono dalla concezione che gli si d. Avr un carattere "non democratico", ristretto cio a pochi praticanti, se l'attivit agonistica concentrato esclusivamente sull'aspetto gara (verso s stessi, verso altri o contro il tempo); avr invece un carattere pi "democratico", quindi rivolto ad un pi ampio ventaglio di praticanti, se l'aspetto agonistico si arriccchisce di altri elementi quali: essere anche attivit senza scopo di lucro, essere anche attivit concordata con l'avversario (con regole condivise), essere a pari condizioni, essere attivit che non danneggi s stesso e l'altro. In questo senso se l'attivit agonistica si riempie di nuovi valori al di l dell'aspetto puramente competitivo, occorre educare con pazienza allo sport agonistico, perch essa risulti un'esperienza sportiva pi completa, positiva e utile all'atleta. Per dare senso e interesse durevole all'attivit sportiva vi sono alcuni punti cardini da seguire. - L'attivit deve essere scelta liberamente (non imposta). - Deve appassionare (l'attivit deve essere interessante). - L'atleta deve essere allenato bene (pena lo scadimento delle prestazioni con conseguente disinteresse). - Deve essere richiesta la massima prestazione (senso di seriet). Sottile differenza si deve cogliere tra il concetto di vittoria e quello di successo: mentre la prima pu capitare ma raramente (e non dipende solo dall'atleta), il successo al contrario un elemento pi durevole nel tempo, intimamente legato alla volont dell'atleta, si ottiene con un allenamento condotto con costanza e determinazione, e lo si ottiene sempre, semprech lo si voglia. Il successo ha molte pi sfaccettature, non legato al solo risultato in gara. Il successo il raggiungimento di un obiettivo. Lo si ha ad esempio in allenamento quando si riesce a realizzare un gesto motorio ostico. Se l'obiettivo non viene raggiunto, il successo lo si pu ricercare modificando l'obiettivo fino al successo dello stesso. Il perseguire un obiettivo dopo l'altro permette di poter ottenere successi costantemente, i quali possono essere anche minimi e non eclatanti ma pur sempre gratificanti. L'idea di vittoria al contrario un sentimento che pu avere effetti contrastanti. Se da una parte innegabilmente la vittoria d motivazione, la mancanza di vittoria pu avere effetti deleteri fino all'abbandono dell'attivit. E' quindi importante venire abituati al fatto che se la vittoria capita poche volte, la sconfitta capita sempre. Abituarsi all'idea che sia normale non vincere elimina la visione della sconfitta come fallimento. Per questo oltre a ricercare il successo necessario apprendere il concetto la sconfitta. A secondo delle et la vittoria deve essere presentata in modi diversi. A sei anni tutti i bambini devono vincere, nessuno deve perdere per evitare la delusione, anticamera del rifiuto e dell'abbandono. A otto anni possibile far vincere molti bambini del gruppo. Inizia a essere sopportabile la sconfitta. Il bambino inizia a essere in grado di reagire e riprovare. A dieci anni pochi bambini possono vincere. Chi perde stimolato a riprovare impegnandosi. A quattordici anni si fanno vincere solo i migliori. Ci fa comprendere agli altri ragazzi i propri limiti e la necessit di allenarsi maggiormrnte. Evita di creare la cultura dell'alibi dove colpa dell'altro la propria sconfitta. Come si detto importante abituare il bambino all'idea che sia normale non vincere.

Motivazione, apprendimento, bisogni. Molti praticanti (agonisti o non) all'idea di perdere, smettono l'attivit sportiva. Al contrario la "nikefobia" la paura di vincere. Le due situazioni possono correlarsi in un circolo vizioso. Quando, preparati, motivati, sicuri di poter vincere, ci non succede si pu entrare in una condizione psicologica che porta ad avere paura di affrontare nuove prove tese al conseguimento della vittoria: la "nikefobia". L'insuccesso pu essere provocato dalla paura a vincere: la nikefobia". La paura a realizzare le proprie mete ci che pu portare al fallimento. Il fallimento pu portare a demotivazione fino all'abbandono dello sport. Sia la paura di vincere che la paura di perdere hanno nel fondo la rinuncia per demotivazione. La motivazione fondamentale. Senza motivazione non vi spinta all'azione, al gesto tecnico, al perseguimento dell'obiettivo. Questo non vero solo in ambito sportivo ma in ogni aspetto della vita come anche nei bisogni vitali. Il soddisfacimento dei bisogni porta sempre ad un grande consumo di energia e maggiore il bisogno, maggiore l'energia da spendere, maggiore la motivazione necessaria. Senza motivazione d'altro canto non solo non si ha azione efficace ma non si ha nemmeno crescita, sviluppo, apprendimento. L'apprendimento il comportamento ottenuto in situazioni diverse, il quale si mantiene nel tempo. Per esempio un gesto tecnico che pu essere riprodotto in condizioni diverse e in situazioni diverse. Un gesto tecnico appreso, si mantiene nel tempo. (K. Meinel) I bisogni da soddisfare sono, secondo Maslow, rappresentati da una piramide dove alla base stanno i bisogni fisiologici, poi salendo verso il vertice, il bisogno di sicurezza, il bisogno di appartenenza e amore, il bisogno di considerazione, di realizzazione di s, di conoscenza e comprensione, il bisogno estetico. Secondo Maslow si pu ambire ad un bisogno "superiore" se si hanno pienamente soddisfatti tutti i bisogni "inferiori". La motivazione pu essere "interna" o "esterna". Sar interna se dettata dalla passione, dal piacere personale per il movimento, dal divertimento, dalla soddifazione che procura, per il gesto in s, dal sentirsi capace, dal gusto di imparare. Cioe se dettata da elementi che provengono dalla persona stessa. Sar invece esterna se proviene dall'ambiente sociale circostante: miraggio di professionismo e ricchezza, emulazione verso altri atleti, per moda, per ricerca di vittoria. Il primo gruppo di motivazioni potr essere di lunga durata perch pi legate al carattere della persona, alla sua crescita, il secondo gruppo avr minore durata in quanto motivazioni pi aleatorie e legate al momento. Il primo gruppo inoltre pu essere valido lungo tutta la vita, il secondo gruppo legato solo ad una fase, superato il quale la motivazione si esaurisce. I giovani fanno sport per varie ragioni: alcune di esse sono del tipo interno, altre del tipo esterno. Troviamo il fatto che piace, lo stare con gli amici, ma anche per fare piacere ai genitori, la riuscita del successo, l'adesione ai messaggi dei mass-media, in quanto unica unica opzione della zona... Molti possono essere i motivi ed importante per l'allenatore li conosca. La motivazione fondamentale per imparare uno sport. L'apprendimento anzi si realizza solo se c' motivazione. E dato che l'apprendimento non un elemento che interessa solo la parte razionale della persona ma coinvolge tutta la sfera emotiva, il piacere, la passione, importante che l'allenatore faccia stare bene gli allievi, cosicch essi apprenderanno maggiormente. Il gioco. Come fare perch i bambini possano essere coinvolti e motivati allo sport? E' fondamentale credere nel valore educativo e motivante del gioco, diffondere il piacere del movimento facendo divertire, facendo un'attivit che procuri piacere. Inoltre non si deve fare passare il messaggio che il gioco sia un premio per il bambino; il gioco al contrario deve essre una vera e propria attivit che il bambino deve continuamente sperimentare per la sua personale crescita

fisica, emotiva e mentale. Infatti come recita la Convenzione sui Diritti dellInfanzia e lAdolescenza approvata dallAssemblea delle Nazioni Unite (ONU) nell'1989 all'articolo 31 comma 1: "Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attivit ricreative proprie della sua et e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica". Parallelamente la "Carta dei diritti dei ragazzi allo sport" della Commissione Tempo Libero dell'ONU del 1992 a Ginevra afferma il diritto dei ragazzi a divertirsi e giocare, fare sport, vivere in un ambiente sano, essere allenati da competenti, essere allenati in modo adeguato alle proprie capacit. (Tra l'altro viene raccomandato di fare svolgere attivit motoria per almeno un sesto delle ore scolastiche, cio sei ore settimanali, raccomandazione troppo spesso disattesa). Nel bambino il gioco deve soddisfare il bisogno di: movimento, svago, esplorazione, divertimento. Se il gioco divertente i bambini sono in grado di sostenere un numero di attivit molto alto, che non raggiungono invece con attivit percepite come noiose. L'educatore/allenatore. L'allenatore chiamato ad essere anche educatore. Quindi non una figura votata solo all'insegnamento del gesto tecnico a anche persona che deve dare il suo apporto alla crescita del bambino per il suo corretto inserimento nella societ. L'educatore/allenatore chiamato ad essere: - osservatore degli allievi (per percepire le loro necessit); - istruttore (dal punto di vista tecnico); - animatore (per stimolare la passione); - facilitatore dell'apprendimento (con opportune conoscenze atte a ci); - insegnante in senso lato; - modello e guida; - disponibile all'ascolto; - comunicatore. Gli allenatori devono avere una serie di competenze che vanno dall'essere competenze tecniche, alle competenze metodoclogiche (i metodi di allenamento), competenze organizzative dei gruppi di lavoro, competenze relazionali nel confronto degli allievi (capacit nell'uso del linguaggio, autorevolezza, trasmissione positiva delle regole). La competenza per si acquisiscono con un lungo tirocinio e una lunga esperienza pratica. Howard Gardner teorizza nove classi di intelligenze. Riconosce che all'interno di esse le competenze nel campo del lavoro, dell'arte e dello sport si iniziano a costruire dopo non meno di dieci anni di pratica. Per costruire una competenza sono necessari tre tipi di "sapere": il sapere teorico, il sapere essere (la coerenza), il sapere fare (pratica). I fattori della prestazione, la motivazione, il compito dell'allenatore. La prestazione sportiva data da diversi fattori interagenti: - il fattore fisico-atletico (forza, velocit, resistenza, mobilit articolare); - il fattore tecnico-coordinativo; - il fattore psicologico; - il fattore tattico-strategico. Questo valido per gli atleti e i giocatori esperti dove tutti i fattori sono stati acquisiti durante gli anni di esperienza sportiva. Migliore si esprimono questi fattori maggiore l'atleta motivato nella sua attivit in quanto l'atleta percepisce il risultato dei propri sforzi. Nei bambini la motivazione gli deve essere offerta. I bambini fanno attivit fisia per giocare, per divertirsi, per fare movimento, per imparare, per socializzare, per confrontarsi agonisticamente, per emulare atleti di alto livello, per senso di appartenenza al gruppo, perch infine il genitore che lo porta all'allenamento. In alcune indagini conoscitive sono emersi in quest'ordine i motivi per i quali i bambini fanno sport:

1 - per piacere e divertimento proprio, per gioco; 2 - per il piacere di stare con altri; 3 - per imparare le tecniche (per migliorarsi). Ci rientra nei bisogni primari dei bambini gi descritta nella piramidedi Maslow. E' necessario insistere che i bisogni primari dei bambini devono essere soddisfatti. E' pertanto compito dell'allenatore seguire i bambini, indirizzarli ma avendo ben presente che la sua attivit deve essere sempre messa al servizio dei bisogni dei bambini. Per questo importante anche considerare le motivazioni degli allenatori a portare avanti il proprio impegno. Il pi delle volte abbiamo: la passione per l'insegnamento sportivo, un naturale passaggio di attivit da atleta ad allenatore, il tentativo di emergere come allenatore se non si emersi come atleti. Dato che alcune motivazioni hanno un carattere marcatamente "egocentrico" allora necessario insistere che prima l'allenatore ha il compito di soddisfare i bisogni dei bambini e poi potr soddisfare i propri bisogni di persona adulta. L'allenatore deve essere bravo insegnante. Non basta la competenza tecnica, non basta essere stato anche atleta di punta per essere un solido insegnante. Il compito dell'insegnante sportivo duplice: - deve educare AL movimento (allenatore, per raggiungere la prestazione richiesta) - deve educare ATTRAVERSO il movimento (educatore sociale, per crescere i futuri cittadini adulti). Per educare correttamente al movimento gli esercizi da svolgere devono essere adattati all'et dei bambini, ed errato semplicemente "miniaturizzare" gli esercizi per portarli al loro livello. Gli esercizi dovranno essere completamente pensati per i bambni. L'educazione al movimento comprende molte specializzazioni. Il preparatore atletico, il preparatore alla mobilit articolare; le specializzazioni tese allo sviluppo della velocit, della forza, della resistenza; quelle focalizzate al fattore psicologico, emotivo, mentale, socializzante, motivazionale; quelle attente all'aspetto tattico-strategico di lettura delle mosse dell'avversario, di sviluppo del comportamento tecnico e motorio nelle varie situazioni. Il tecnico educando al movimento deve far sviluppare le seguenti capacit: 1 - capacit senso-percettive (visiva, uditiva, tattile, cinestesi - senso del movimento); 2 - schemi motori e posturali per i vari segmenti del corpo. Gli schemi motori sono i movimenti dinamici (correre, saltare, spostarsi, "i verbi del movimento"), mentre gli schemi posturali sono i movimenti statici (flettere, piegare, ruotare, circondurre, ecc.) 3 - le capacit motorie. Lo sviluppo delle capacit motorie avviene per qualit diverse: apprendimento motorio (si apprende il movimento), controllo motorio (si apprende il controllo del movimento), capacit di adattamento (regolazione del movimento in funzione del contesto), capacit coordinative (controllo di movimenti coordinati), equilibrio, (statico, dinamico), controllo del tempo (concetto di successione: anticipo, ritardo; concetto di contemporaneit: scelta del tempo giusto - timing), controllo della distanza (vicino, lontano, gestione dello spazio), lettura della velocit (percezione spazio-temporale), capacit di differenziazione (forza e velocit), capacit di orientamento nel campo di gioco), capacit di reazione (prevedere e reagire nel tempo giusto), capacit di trasformazione (modificazione del movimento nel corso del movimento stesso) 4 - le abilit tecnico-percettive. Le capacit tecniche abbinate alle capacit percettive in modo sinergico. 5 - le abilit di gioco. Capacit di utilizzare tutte le capacit precedenti in modo sinergico. Questi cinque gruppi di capacit vengono rappresentate anch'esse come una piramide in quanto per raggiungere le ultime capacit (tecniche e di gioco) necessario aver acquisito tutte le precedenti capacit. Ogni fascia d'et deve aver acquisito le abilit corrispondenti. Nella fascia d'et di avviamento allo sport necessario lavorare sugli schemi motori non solo relativi alla disciplina ma in maniera pi generale possibile e - importante - attraverso il gioco (correre, saltare, strisciare, capovolte, ecc.). In teoria attraverso i giochi si potrebbero avere, per bambini dai 6 agli 8 anni, stimoli uguali validi per tutti gli sport, in quanto ci che fondamentale a questa et allargare le esperienze motorie le quali saranno di grande utilit negli anni successivi. Ci porta ad una ulteriore regola: non specializzare l'attivit in et precoce. Sviluppare invece la multilateralit e la polivalenza. La multilateralit significa usare mezzi di allenamento tipici di tutte le discipline per allargare la base delle esperienze motorie.

La polivalenza significa dare uno stimolo allenante non solo alla parte motoria ma anche a quella cognitiva, emozionale, ecc. cio effettuare esercizi che allenino tutti gli aspetti della persona e della personalit, non solo quella motoria (tradizionalmente l'unica considerata). Il secondo e non meno importante compito del tecnico educare attraverso il movimento. Il bambino si affaccia allo sport con le proprie dimensioni del corpo (dimensione motoria), con la propria dimensione cognitiva (le abilit mentali, memoria, comprensione, osservazione, percezione, capacit di attenzione), con la propria dimensione emotiva-affettiva, con le proprie dimensioni socio-relazionali (il saper stare con gli altri). Queste sfere della personalit dovranno essere comprese perch possano venire adeguatamente sviluppate. Il tecnico attraverso l'educazione al movimento faciliter lo sviluppo della personalit del bambino in tutta una serie di componenti. La dimensione cognitiva include: percezione attenzione osservazione comprensione memoria analisi capacit di risolvere i problemi creativit anticipazione decisione e scelta adattamento consapevolezza dei propri errori elaborazione delle strategie (vedere, capire, scegliere) trasferire le abilit in contesti che cambiano sviluppare le capacit propriocettive (capire la propria posizione) La dimensione emotiva-affettiva significa il saper essere: controllo delle emozioni conoscenza di s autostima (padronanza di s, fiducia in s stesso, autoefficacia) decisione e risolutezza tolleranza al senso di fatica capacit volitive, perseveranza disponibilit al rischio (controllato) assunzione di impegni consapevolezza delle proprie responsabilit motivazioni autonomia organizzazione di un sistema di valori La dimensione socio-relazionalesignifica: rispetto delle regole comunicazione collaborazione (rapporto tra gli atleti) cooperazione (unicit di intenti) relazione d'aiuto corresponsabilit capacit di lavorare in gruppo tolleranza-comprensione capacit di accettare le decisioni altrui

L'uso dei giochi. Come si detto, l'allenamento dei bambini nella fascia di avviamento allo sport, deve basarsi sullo sviluppo delle esperienze motorie. Queste per essere interessanti e non annoiare vengono proposte in termini di giochi. Ogni gioco sviluppato per stimolare una o pi esperienze motorie, per prendere coscienza di una o pi capacit, per sviluppare una o pi abilit (o diverse di queste assieme). A titolo di esempio sono stati effettuati alcuni tra una pressoch infinit gamma di esercizi con l'obiettivo di far prendere coscienza del proprio corpo, conoscerlo, essere consapevoli dei segmenti corporei. Nel "semplice gesto del camminare" sono stati visti diversi movimenti con l'obiettivo di prendere coscienza della presa plantare, dell'equilibrio e dell'uso della pianta. Cos il camminare in avanti, indietro, con passo pesante, con passo leggero, sui talloni, sulle punte, lateralmente, internamente o esternamente, rullando, con punte convergenti o divergenti, ha dato effetti diversi del camminare, della postura, del risultato motorio. Anche lavorando sulla stazione eretta si prende coscienza del proprio corpo (sbilanciando il corpo in avanti, indietro, lateralmente, con rotazioni sull'asse longitudinale, portando il peso sui talloni o sulle punte, rilassando le braccia, volontariamente perdendo l'equilibrio in avanti o indietro, ecc.) Per i bambini questi esercizi devono essere ulteriormente elaborati per trasformarli in un gioco (per es. diversi modi di camminare degli animali, o facendo rumore o silenzio, o imitando dei personaggi, ecc.) Ulteriore grado di consapevolezza si pu raggiungere con gli stessi movimenti ma ad occhi chiusi: in questo modo l'attenzione aumenta. Una successiva gamma di esercizi pu essere effettuata per sviluppare il controllo motorio, cio la capacit di differenziazione del gesto (per es. leggero, pesante, veloce, piano, ecc.) Passi corti o lunghi (formica o elefante), leggeri o pesani (farfalla o dinosauro) o altre combinazioni, veloci, lenti, oppure con le diverse combinazioni corti-leggeri, lunghi-pesanti, corti-veloci, corti-lenti, ecc. Anche il ritmo viene stimolato con esercizi appropriati. Prima prendere consapevolezza del proprio ritmo di camminata; poi seguire un ritmo imposto dall'allenatore; poi seguire un ritmo accellerato; quindi passare ad un ritmo che porta alla corsa. In queste serie di esercizi si lavora sulla frequenza e sull'ampiezza del passo. Usando un ritmo (come il valzer) si lavora sull'ampiezza di passo che cambia per mantenere il giusto ritmo. Il coordinamento motorio si pu iniziare ad allenarlo con semplici esercizi che abbinino il ritmo del battito delle mani con il passo. Si inizia con un ritmo regolare, poi si passa a ritmi diversi, poi il passo pu farsi pesante o leggero o misto, poi accentuare il primo passo, o i primi due, ecc. Lo schema motorio del camminare pu essere abbinato alla capacit coordinativa con esercizi che facciano camminare lateralmente, incrociando i piedi, con un passo indietro e un passo incrociato, alternando un lato e l'altro, ecc. Proseguendo nelle difficolt si pu iniziare un lavoro coordinativo di tipo "ombra" o tipo "specchio". Nel tipo ombra atleti e allenatore sono voltati tutti nella stessa direzione percui i movimenti di uno vengono replicati dagli altri allo stesso modo; nel tipo specchio atleti e allenatore sono voltati uno di fronte agli altri percui ai movimenti di uno corrispondono movimenti speculari degli altri. Il carattere coordinativo viene reso pi complesso. Altri lavori possono essere eseguiti non pi singolarmente ma a gruppi: inizialmente in coppia ai movimenti di uno devono corrispondere movimenti ombra dell'altro, i movimenti possono diventare a specchio, si sviluppano movimenti spalla contro spalla, poi staccati, poi con cambi di direzione, poi con ombra davanti, quindi dietro. Poi uno guida l'altro in movimenti avanti, dietro, destra, sinistra, poi chi guida si pone avanti, ecc. In gruppo si pu giocare a 1-2-3 stella. Con i bambini importante non eliminarli mai dal gioco ma al massimo dare penalit o obbligarli a indietreggiare ma sempre facendoli partecipi del gioco. Con questo gioco non si allena solo lo schema motorio del muoveri rapidamente e del fermarsi repentinamente ma si stimola anche la strategia, la cognizione. L'obiettivo per l'allenatore invece quello di poter osservare il comportamento dei bambini riguardo alla strategia: l'essere prudenti o osare, avere una strategia di piccoli passi senza rischi o la corsa rischiosa, ecc. I giochi sono espedienti per far fare esercizi mirati secondo diversi obiettivi.

I bambini devono essere stimolati con giochi che li interessino. Se i bambini si distraggono durante un gioco necessario cambiarlo o modificarlo. I bambini non devono mai essere eliminati dal gioco ma devono sempre partecipare. Il tecnico utilizza i giochi anche per osservare i bambini, conoscere le loro peculiarit e adattare gli esercizi alle loro singole esigenze. IL CORPO UMANO. Elementi descrittivi di base. Il corpo umano viene descritto nello spazio mediante piani ortogonali di orientamento. Le azioni dei segmenti corporei vengono descritte mediante la rotazione secondo un piano e attorno ad un asse perpendiconale a questo piano. Quindi il corpo umano : - diviso in parte posteriore e parte anteriore da un piano frontale (perpendicolare rispetto al suolo) - diviso in lato destro e lato sinistro da un piano sagittale (perpendicolare al suolo e al piano frontale) - diviso in parte superiore e parte inferiore da un piano trasverso (parallelo al suolo e perpendicolare ai piani frontale e sagittale) Sono possibili rotazioni dei segmenti corporei: - sul piano frontale attorno ad un asse antero-posteriore (parallelo al suolo) - sul piano sagittale attorno ad un asse trasverso (parallelo al suolo e ortogonale all'asse antero-posteriore) - sul piano trasverso attorno ad un asse longitudinale (verticale) Vari distretti del corpo possono effettuare rotazioni: il busto, il capo, gli arti. I vari distretti degli arti possono muoversi uno rispetto all'altro o tutti assieme rispetto al tronco. I movimenti sono distinti per tipo: - flessione: avvicinamento al piano frontale di un segmento corporeo; - estensione: allontanamento dal piano frontale di un segmento corporeo; - adduzione: avvicinamento al piano sagittale di un segmento corporeo; - abduzione: allontanamento dal piano sagittale di un segmento corporeo; - supinazione: rotazione di un segmento corporeo per volgere una superficie verso l'alto; - pronazione: rotazione di un segmento corporeo per volgere una superficie verso il basso; - rotazione: movimento circolare completo di un distretto lungo un piano; - circonduzione: rotazione su tutti i piani di un distretto; L'arto superiore formato dai seguenti distretti: spalla, braccio, avambraccio, polso, mano. L'arto inferiore formato dai seguenti distretti: anca, coscia, ginocchia, gamba, caviglia, piede. I segmenti ossei sono distinti in due parti: - prossimale: si riferisce al segmento corporeo prossimo all'articolazione; - distale: si riferisce al segmento corporeo distante dall'articolazione. Nutrizione ed ossigeno. Per poter vivere e e compiere la sua funzione ogni cellula deve poter ricevere la quantit necessaria di ossigeno e di sostanze nutritive. Per ottenere ci il corpo formato da due sistemi di circolazione sanguigna: la grande circolazione che si occupa di alimentare di sostanze nutritive tutto il corpo e la piccola circolazione che passando dai polmoni, raccoglie l'ossigeno trasportandolo a tutte le cellule. E' il cuore l'organo che si occupa di mantenere costante la doppia circolazione. Essendo il cuore un muscolo, anch'esso deve essere sollecitato in misura adeguata. La soglia teorica del battito massimo ammissibile considerata di 220 battiti al minuto. A seconda dell'et la soglia viene calcolata a 220 meno l'et del soggetto. Per avere un effetto allenante cardiaco il soggetto deve mantenere un valore compreso tra il 50% e l' 80% della soglia calcolata.

L'ossigeno si ottiene attraverso la respirazione. Con il movimento del diaframma i polmoni vengono riempiti di aria in successione attraverso faringe, laringe, trachea, bronchi. I polmoni sono rivestiti di una doppia membrana, la pleura, che avendo pressione negativa (minore dell'atmosfera) favorisce l'espansione dei polmoni e quindi della respirazione anche quando non vi attivazione diretta dei muscoli del diaframma. Con l'alimentazione si ottengono le sostanze nutritive. L'apparato digerente che si occupa di ci formato da cavo orale, faringe esofago, stomaco, duodeno, intestino tenue, intestino crasso, retto. Il movimento fisico dopo mangiato va evitato. Se si effettua prima di 3-4 ore con processo digestivo ancora in atto, il fegato sollecitato ha un eccessivo accumulo ematico pertanto si ingrossa con possibili dolori dovuti alla pressione del sangue sulle sue pareti. Il movimento. Ogni area del cervello corrisponde ad un determinato distretto corporeo. Il movimento di un distretto corporeo possibile grazie all'attivazione dell'area del cervello corrispondente. L'impulso nervoso che dovr produrre un certo movimento si origina dal cranio, attraversa il canale midollare, prosegue per i nervi e termina ai muscoli corrispondenti. L'effetto del moto ottenuto con un progressivo cambiamento del tipo di energia: l'impulso nervoso di partenza energia elettrica; arrivato al muscolo una serie di reazioni chimiche vengono attivate, l'energia prodotta quindi chimica; come risultato finale avremo il movimento delle fibre muscolari e quindi del distretto corporeo corrispondente, energia meccanica. Lo stimolo elettrico determina cio un processo chimico che attiva un movimento meccanico. Dal torrente circolatorio, a secondo degli impulsi, verranno rilasciate diverse sostanze che, con opportuni processi chimici, determineranno il tipo di movimento delle fibre muscolari: sodio, per la contrazione delle fibre; magnesio, per il mantenimento del tono; potassio, per il rilassamento delle fibre. I muscoli. I muscoli si suddividono in lisci e striati. I muscoli lisci sono muscoli involontari, che cio compiono il loro lavoro indipendentemente dalla nostra volont come parte del metabolismo; i muscoli striati sono muscoli volontari, muscoli che possiamo comandare. Una classifica per forma vede i muscoli suddivisi in: lunghi, larghi, orbicolari, sfinteri. Il numero di inserzioni sulle ossa definisce ilnome del muscolo: bicipite, tricipite, quadricipite. Per criteri funzionali si definiscono i lavori ai quali sono predisposto i muscoli: flessori, estensori, agonisti, antagonisti. Il muscolo formato da fibre rosse, quelle irrorate, le quali necessitano di ossigeno per produrre energia, e da fibre bianche, le fibre dei tendini ed le aponeurosi (membrana fibrosa che avvolge le fibre per mantenerle in posizione anche durante la contrazione) le quali non sono irrorate direttamente. I muscoli a loro volta sono suddivisi in muscoli rossi, quelli che riescono ad esercitare forza basale pronunciata (per esempio nel mantenere posizione) e muscoli bianchi, quelli dedicati ai movimenti rapidi e veloci. Ogni muscolo scheletrico descritto come vasto. E' formato da fibre le quali sono a loro volta formate da miofibrille, le unit funzionali dei muscoli stessi. Le miofibrille si contraggono grazie allo scorrimento dei filamenti di actina e miosina, i miofilamenti. Il sistema osseo. Lo scheletro l'impalcatura del corpo, l'apparato di sostegno meccanico. E' formato da poco pi di duecento ossa Lo scheletro del corpo umano viene suddiviso in due ordini distinti: assiale formato da cranio, gabbia toracica, colonna vertebrale e bacino, e appendicolare formato da arti superiori e arti inferiori. Le ossa possono essere distinte per forma. Esse per non avendo forme precise vengono considerate per gruppi affini. Le ossa corte sono quelle nelle quali le tre dimensioni tendono ad equivalere (per esempio le vertebre). Le ossa piatte (quale quelle del bacino) sono ossa nella quale prevalgono due dimensioni (larghezza e lunghezza) con scarsit di spessore.

Le ossa lunghe sono quelle nella quale il senso della lunghezza prevale sulle altre due dimensioni. Ogni osso lungo viene suddiviso in tre parti: la diafisi (la parte centrale), epifisi (la parte terminale che forma i condili dell'articolazione) e la metafisi (la parte intermedia tra diafisi e epifisi). L'osso ha una parte corticale compatta (la superficie esterna) e una parte interna spugnosa. E' rivestito da una membrana vascolarizzata che ha la funzione di apportare nutrimento e ossigeno alla parte interna: il periostio. Le zone delle ossa le quali sono sottoposte al lavoro di articolazione, sono ricoperte dalla cartilagine (con la funzione di materiale di scorrimento nelle parti di contatto) la quale, al contrario, non n vascolarizzata n innervata. La cartilagine ha la funzione di protezione delle zone delle ossa sottoposte a contatto e scorrimento (i capi articolari). Le articolazioni sono racchiuse in una capsula articolare che mantiene in contatto i capi articolari. I legamenti hanno la funzione di rinforzare la capsula articolare, permettono di limitano i movimenti a quelli necessari alla funzionalit dell'articolazione e mantengono stabile il centro di rotazione dell'articolazione. I capi ossei a contatto nell'articolazione soffrirebbero di usure e attriti tra loro se non esistesse la membrana sinoviale la quale permette il movimento articolare senza i succitati danni. I dischi (i menischi) sono invece strutture cartilaginee poste nell'articolazione i quali hanno la funzione di dare protezione ai capi ossei, stabilit nella posizione e contenzione. Studio dei singoli distretti corporei. Spalla e braccio. La spalla formata da clavicola, scapola e omero. Il muscolo deltoide si inserisce superiormente sulla clavicola con il tendine che passa sull'acroniom e inferiormente sull'omero. Il deltoide ha la funzione di abdurre il braccio rispetto al piano sagittale del corpo. Il bicipite brachiale ha superiormente due capi tendinei di inserzione: il capo lungo ed il capo breve che si inseriscono sull'osso della scapola; il capo inferiore si inserisce sul radio nella parte prossimale. La sua funzione quello sia di supinatore dell'avambraccio quanto di flessore dell'avambraccio sul braccio. l tricipite origina superiormente con tre inserzioni tendinee (capo lungo, capo mediale e capo laterale) ed inferiormente sull'olecrano dell'ulna. La sua funzione quello di estensore dell'avambraccio sul braccio e di adduttore del braccio. La mano una struttura complessa formata da ventisette ossa divise in tre distretti: carpo, metacarpo, falangi. Il carpo formato da otto piccole ossa, il metacarpo da cinque ossa lunghe e le falangi da quattordici ossa che formano le dita. Malgrado la mano sia strutturata per compiere tutta una serie di movimenti complessi, come prese o movimenti fini il fatto che in tutto il sistema i legamenti siano solo collaterali porta che le dita delle mani non possano compiere movimenti di rotazione e di valgerizzazione. I movimenti della mano sono assicurati dai muscoli dell'avambraccio e di quelli presenti nel palmo della mano stessa. Il collo una zona considerata pericolosa nella pratica del Karate. E' sede della vena giugulare e della arteria carotidea. La vena ha pressione sanguigna minore ma pareti sottili, mentre l'arteria ha pareti pi spesse ma con pressione sanguigna maggiore. Risulta quindi importante prestare attenzione a colpi nella zona. Cos come anche alla gola in quanto sede dell'osso ioide il quale garantisce la respirazione. I muscoli sternocleidomastoidei sono due muscoli ai lati del collo con funzione di flettere il cranio sulla colonna vertebrale e di ruotarlo sull'asse trasversale ai due lati. E' formato da due capi inferiori che si originano sullo sterno e sulla clavicola e da un capo superiore che si inserisce nel processo mastoideo. Essendo inseriti sullo sterno hanno anche la funzione di sollevare la cassa toracica per favorire l'inspirazione. I muscoli scaleni si articolano dalla colonna vertebrale alle prime due costole. Su ogni lato se ne contano tre: uno anteriore, uno medio, uno posteriore. Hanno la funzione di innalzare la gabbia toracica perch possa espandersi per permettere la respirazione. Inoltre determinano la inclinazione del collo in avanti (con lo scaleno anteriore e medio) e la inclinazione del collo lateralmente (con lo scaleno anteriore, medio e posteriore) La schiena. Nella schiena troviamo la colonna vertebrale: formata dalle vertebre, ossa corte sovrapposte che hanno la funzione da una parte di sostegno verticale del busto e dall'altra, in quanto formano un canale, il canale midollare, sede del midollo spinale, organo del sistema nervoso centrale che provvede al sistema motorio e sensitivo. Dalla colonna vertebrale fuoriescono le fasce nervose che si diramano in tutto il corpo.

Le vertebre sono 33 o 34. Sette sono le cervicali, dodici le toraciche, cinque le lombari, cinque le sacrali, tre o quattro le coccigee. Le vertebre sono articolate una all'altra mediante i dischi vertebrali e mantenuti in posizione grazie ai legamenti. La colonna vertebrale non diritta ma presenta naturalmente tre curvature sull'asse sagittale: due convesse anteriormente, la curvatura cervicale e la curvatura lombare; una convessa posteriormente, la cifosi dorsale. La curvatura della colonna vertebrale garantita non solo dalla conformazione delle vertebre ma anche dall'apporto dei muscoli e dei tendini. La corretta curvatura della colonna fondamentale per la corretta postura dell'intero corpo, fattore importante per la salute dell'individuo. Dato che le vertebre sacrali sono fuse assieme si configurano come un elemento rigido. Per questa ragione le vertebre lombari immediatamente superiori si trovano ad avere una funzione delicata di snodo essendo in zona intermedia tra il peso dell'intero tronco e la parte rigida delle vertebre sacrali. Il pericolo che con pratiche non fisiologiche (posture, sforzi, abitudini) le vertebre lombari vengano ad essere soggetti a ernie, cifosi o lordosi, tutte patologie che compromettono l'assetto della postura determinando modificazioni strutturali a discapito di un corretto movimento corporeo. Nel caso di ernia al disco si fa riferimento a danni a carico del disco intervertebrale. Esso formato da una struttura fibrosa che include una "pallina" in soluzione acquosa. Questa pallina si sposta per accompagnare i movimenti delle vertebre. Sforzi eccessivi possono fare "uscire" la pallina dalla sua sede determinando la compressione delle terminazioni nervose circostanti. Gli effetti risultanti possono essere formicolii o dolori alle parti innervate da tali terminazioni. Tra i muscoli importanti del torso troviamo il muscolo trapezio. La sua funzione quella di permettere l'estensione e la rotazione del capo oltre all'adduzione della scapola. Da una parte si inserisce sui processi spinosi a partire dalla vertebra occipitale, alle vertebre cervicali e dorsali, fino all'ultima vertebra toracica; e dall'altra sulla scapola e sulla clavicola. Il gran dorsale inserito sulle vertebre lombari, determina il movimento di adduzione del braccio essendo l'altro capo capo inserito direttamente nella parte prossimale dell'articolazione dell'omero sulla scapola. Le coste formano la gabbia toracica. Articolate tra loro attraverso lo sterno e con le vertebre toraciche, grazie a legamenti e tessuti fibrosi e cartilagini, formano una struttura di contenimento di organi importantissimi quali il cuore ed i polmoni. Non sono solo elementi di protezione ma essendo articolati, grazie all'azione di muscoli intercostali e diaframma possono espandersi permettendo il processo della respirazione dei polmoni. In caso di rottura le costole non possono essere immobilizzate in quando non pu essere bloccata la respirazione con la costrizione del volume del torace. L'unica terapia deve essere il riposo per permettere la riparazione della frattura. Nel caso che la frattura sia multipla con porzione della costola fluttuante il pericolo di perforazione della pleura determina per l'attivazione del codice rosso in pronto soccorso. Il grande pettorale un muscolo posto anteriormente al torace che origina dallo sterno, dalla clavicola e dalle costole e si inserisce nell'omero. Ha la funzione di adduzione del braccio o a braccio fermo il muscolo deputato a sollevare il tronco (per esempio nell'atto di arrampicarsi). Il piccolo pettorale posto pi un profondit, origina dalle coste, si inserisce sulla scapola e partecipa ai movimenti inspiratori. Il muscolo retto dell'addome l'unico muscolo formato anche da parti tendinee. Si origina dalle cartilagini costali e discende fino al pube. E' un unico muscolo che ha la funzione di permettere la flessione del tronco sul bacino. Partecipa alla torsione dell'addome ed un muscolo respiratorio accessorio. Inoltre ha la funzione di contenere gli organi interni quali ad esempio l'intestino. Per esercitare correttamente il retto addominale si usano esercizi di flessione del tronco sul bacino che non devono per interessare il sollevamento della zona lombare della schiena per non fare intervenire altri muscoli (dorsali, ileopsoas e quadricipite). Il muscolo ileopsoas un muscolo formato da due porzioni: il muscolo grande psoas e il muscolo iliaco. Il grande psoas origina superiormente dalle facce laterali dell'ultima vertebra toracica e dalle lombari. Il muscolo iliaco origina invece dalla cresta iliaca del bacino. Entrambi i muscoli si raccordano e si inseriscono inferiormente nel trocantere del femore.

La funzione di questa coppia di muscoli quella di partecipare alla flessione del femore sul bacino. Pi in particolare avvia la flessione del femore prima che venga sollecitato il quadricipite. In posizione seduta con gambe a 90 l'ileopsoas non viene attivato. Pu essere allenato con il caricamento del mae-geri e con gli addominali previo sollevamento di tutta la schiena. Il quadricipite della coscia un muscolo formato superiormente da quattro capi differenti che si uniscono in un unico inferiore il quale si inserisce nel tendine del ginocchio. E' composto dal vasto mediale, dal vasto intermedio, dal retto femorale e dal vasto laterale. La sua funzione quella di flessore della coscia sul bacino o di estensore della gamba sulla coscia. E' un muscolo agonista contrapposto al bicipite femorale, muscolo antagonista. Il gluteo il termine comunemente usato per designare un gruppo di tre muscoli situati nella parte posteriore e laterale del bacino: grande gluteo, gluteo medio, gluteo piccolo. Il grande gluteo posto pi esternamente ed ha il compito di effettuare l'extrarotazione del femore; il medio e il piccolo gluteo sono posti pi internamente e permettono l'abduzione della coscia. Nell'esecuzione del mawashi-geri risulta fondamentale il posizionamento laterale completo del bacino perch possano lavorare i glutei. Diversamente se il bacino non risulta ben posizionato entra in gioco il quadricipite e la esecuzione del calcio risulta scorretta. Nel compiere il mawashi-geri un altro distretto corporeo deve essere attentamente preservato: la regione del ginocchio. La corretta rotazione del piede in linea con coscia e gamba previene la torsione nell'articolazione del ginocchio causa di traumi anche gravi (fino alla rottura dei legamenti). Il ginocchio un'articolazione formato dai condili femorali e il piatto tibiale. Tra di essi sono interposti due menischi, cuscinetti cartilaginei fibrosi estremamente elastici e resistenti atti a contenere la posizione e ad assorbire i colpi tra le due ossa nei movimenti dell'arto. Tipicamente il ginocchio pu permettere solo la flesso-estensione della gamba. Durante tali movimenti i condili del femore ruotano e scorrono sul piatto tibiale. Il centro di rotazione si sposta costantemente permettendo cos al quadricipite di esprimere durante tutto il movimento la massima forza. Il centro di rotazione si sposta posteriormente man mano che progredisce la flessione. I condili femorali e il piatto tibiale sono collegati dal legamento crociato, che come dice il nome una struttura formata da due legamenti incrociati il quale ha la funzione di stabilizzare l'articolazione in modo da permettere solo i movimenti di flesso-estensione. Anteriormente, il ginocchio presenta la rotula, un osso piatto collegato al tendine femorale ed alla tibia. Tutta l'articolazione resa stabile da in una robusta capsula articolare che sostiene anche la rotula. Questa capsula rivestita al suo interno dal tessuto sinoviale deputato a produrre un liquido denso e vischioso, il liquido sinoviale, di lubrificazione dall'articolazione. La capsula resa resistente ulteriormente da legamenti anteriori, posteriori e laterali. La gamba formata dalle ossa del perone e della tibia. La tibia articolata con il femore mentre il perone si inserisce superiormente alla tibia. Inferiormente tibia e perone formano l'articolazione tibio-tarsica con il tarso del piede. Posteriormente la gamba presenta il muscolo tricipite del polpaccio formato dal soleo e dal gastrocnemio. Il gastrocnemio a sua volta formato da due ventri muscolari detti gemelli. Il tricipite si unisce inferiormente in un unico tendine che si inserisce nel calcagno chiamato tendine d'Achille. I gemelli hanno la funzione di flettere la gamba sulla coscia mentre assieme al soleo permettono la flessione del piede e la sua intrarotazione. I muscoli tibiali si trovano uno anteriormente che ha la funzione di extraruotare il piede e una posteriormente il quale al contrario concorre alla intrarotazione del piede e alla dua adduzione. Il piede articolato alla gamba con una doppia articolazione: l'articolazione tibio-tarsica da un lato, e tibioperonale-distale dall'altra. Tibia e perone formano una specie di insenatura nella quale si inserisce l'astragalo (osso del calcagno) bloccato ai lati dalle due sporgenze ossee del perone e della tibia (i malleoli); questa articolazione pu solo compiere movimenti di flessione ed estensione. Ci impedisce una certa mobilit del piede la quale non garantirebbe una sufficiente stabilit della posizione eretta. In realt, grazie all'articolazione del tarso,

il piede pu effettuare anche movimenti di supinazione e pronazione pur se molto limitati. I legamenti collaterali esterno ed interno hanno la funzione di mantenere stabile l'articolazione legando i malleoli alle ossa del tarso (malgrado la loro funzione di stabilizzazione sono legamenti suscettibili rotture in caso di distorsione della caviglia). L'articolazione tibio-peronale-distale si forma dal congiunzione delle epifisi inferiori di tibia e perone ed funzionale al movimento di intra ed extrarotazione del piede. Il piede formato da ossa del tarso, del metatarso e falangi. Il piede il punto di appoggio al suolo di tutto il corpo non solo stazionario ma anche in movimento. Pertanto il corretto appoggio fondamentale. il piede normalmente configurato per appoggiarsi sulle dita, sul bordo esterno e sul calcagno. Internamente il piede forma un arco che a secondo del soggetto pi o meno accentuato. Questa formazione importante per la corretta deambulazione e sue malformazioni possono creare nel tempo problemi fisici. Per questa ragione fondamentale trasmettere corretti movimenti ai bambini i quali essendo in et evolutiva devono sviluppare un piede con arco plantare corretto. Tipicamente un Zenkutsu Dachi non deve avere il piede posteriore extraruotato per evitare l'appoggio sull'arco plantare causa di schiacciamento al quale in et di sviluppo pu consegure possibile formazione di piede piatto. Il piede inoltre formato dai muscoli dorsali estensori del piede e muscoli plantari mediali laterali e intermedi, responsabili dei movimenti flessori ed estensori delle falangi. Il karate nei bambini. Lo sport del karate sport completo in quanto sviluppa la lateralizzazione. Nei bambini dai sei ai nove anni significa la progressiva percezione di un lato dominante e lo sviluppo della capacit di estendere tale capacit sull'altro lato. Inoltre il karate sviluppa la propriocezione, cio la percezione di s stessi, dei propri movimenti, e la esterocezione cio la percezione di s stessi nello spazio circostante. Tutte queste qualit si acquisiscono con la pratica. E' importante che i bambini, tra le altre cose, non vengano obbligati ad apprendere le tecniche ma che le eseguano solamente. Solo cos potranno acquisire un bagaglio di gesti motori che ai sedici-diciassette anni si consolider determinando un apprendimento rapido pi specifico dello sport (Aschieri afferma che teoricamente, sarebbe sufficiente una formazione generale e non specifica per acquisire tutti i gesti motori di base; dopodich con una solida base, in due anni si svilupperebbero, secondo le predisposizioni di ognuno, i soggetti agonisti validi). Inoltre il karate sviluppa un corretto sistema posturale. Questo si ottiene con l'uso: della vista; del vestibolo (organo dell'equilibrio nell'orecchio); della sensibilit recettiva della pianta dei piedi; della propriocezione; del sistema stomatogmatico (apparato boccale). Il karate aiuta a sollecitare ed a sviluppare questi apparati. Il gioco e altri schemi motori. Il gioco nei bambini il mezzo per acquisire esperienza psico-motoria. Nell'allenamento dei bambini il gioco sostituisce gli esercizi i quali sono pi propri dell'adulto. Esercizi specifici possono essere proposti agli adulti in quanto soggetti pi consapevoli del loro significato anche se possono avere un carattere pi "noioso". I bambini devono provare il piacere per essre stimolati pertanto perch acquisiscano nuovi schemi motori ad essi vengono proposti esercizi in forma di gioco. Il gioco indicato perch coinvolge la sfera emotivo-affettiva. Lo scopo degli allenamenti ai bambini quello di ampliare la gamma degli schemi motori. Si devono pertanto realizzare pi mezzi d allenamento possibili in modo da offrire il pi vasto ventaglio di esperienze motorie. Come si detto precedentemente solo partendo da una base ampia di schemi motori acquisiti si pu riuscire ad ottenere il corretto gesto motorio tipico della disciplina. E' importante sottolineare inoltre che se non c' una ampia variazione nelle attivit, dopo un periodo di acquisizione, l'apprendimento si arresta. E' necessario invece continuare a sollecitare l'individuo con nuove attivit in modo tale che la variet possa essere sempre stimolante. Dopo le prime pi semplici attivit per far acquisire coordinamento e capacit di base, dopo aver visto le molteplici

possibilit nel camminare, nel correre, nello spostarsi, ecc. con tutte le varianti che si vogliano introdurre, si pu passare a introdurre altri tipi di attivit pi complesse di accoppiamento e coordinazione. Ovvero accoppiare due distinti movimenti (per esempio gambe + braccia) in modo coordinato. Ovvero accoppiando un movimento con la coordinazione dello spostamento dell'intero corpo. Ovvero accoppiando un movimento di un arto con quello di un altro ma distinto (per esempio gamba + gamba). Esempi possono essere movimenti di: - corsa avanti, indietro, laterale, incrociato; - skip con una gamba e l'altra passo normale, poi invertito; - calciata di una gamba poi dell'altra; - skip di una gamba e calciata dell'altra, poi invertito. Questi esercizi di corsa possono essere accoppiati a movimenti di braccia: - corsa + braccia avanti; - corsa + un braccio avanti + un braccio in alto. In questo modo possibile prevedere una miriade di combinazioni braccia-gambe per fare sperimentare al corpomente esperienze multiple. Si possono poi sviluppare gli esercizi di accoppiamento e combinazione introducendo elementi di frequenza del passo (frequenza sostenuta, modificazione della frequenza), lunghezza del passo (passi corti, passi lunghi), ritmo del passo (la combinazione della frequenza assieme alla lunghezza determina un ritmo rapido o lento o variato). La disposizione variata dei coni (o di cinesini) permette percorsi per ottenere le varie possibilit oltre che spostamenti non solo in linea ma anche a zig-zag (si possono usare anche corde, cerchi, ecc., per variare gli esercizi). L'intenzione di questo ambito di esercizi quello di ottenere la padronanza dei propri schemi motori. Pi il bagaglio di schemi motori acquisiti ampia maggiore sar il beneficio per la disciplina praticata. Ci vero in quanto anche se alcuni schemi motori non vengono sollecitati normalmente nella pratica usuale, nel momento in cui se ne richiede l'uso, la memoria fisica richiama lo schema motorio necessario in quel dato momento; la capacit di realizzare lo schema motorio richiesto si rende quindi disponibile e la pratica sportiva ne trae beneficio. Al contrario la limitatezza di schemi motori non solo controproducente per la pratica dello sport (prestazioni pi scarse) ma determina anche il blocco del processo formativo della disciplina. E' indispensabile ricordare che, nei bambini specialmente, l'attivit abbia sempre un carattere di gioco. Pertanto questi e altri esercizi debbono essere costantemente effettuati con una intenzione ludica, modificando il concetto base perch vengano percepiti in quanto giochi. Cos se l'attivit di fondo mira a sviluppare certe capacit, il tecnico deve per essere in grado di presentarlo in quanto gioco con apposite regole di gioco. Pena il disinteresse da parte dei bambini e quindi l'inefficacia del risultato. Gioco e regole dovranno essere inoltre adeguate alla fascia d'et dei soggetti. Visti alcuni esercizi per lo sviluppo di alcune capacit motorie importante introdurre la nozione spaziale, vediamo cio come esprimere le capacit motorie acquisite all'interno di ambiti spaziali definiti, quali quelli di un'area di campo di gioco definito o lungo un perimetro. Innanzi tutto necessario che i soggetti prendano possesso dell'area, poi che si spostino in modo coordinato tra loro. Definiti questi due possibili obiettivi il tecnico inserisce l'elemento del gioco A titolo esemplificativo si pu partire con un primo esercizio di semplice movimento libero all'interno dell'area (gioco: nessuno deve avvicinarsi all'altro), presa di possesso dei limiti dell'area, della sua forma e delle sue dimensioni. Poi si pu proseguire con esercizi pi complessi di spostamenti coordinati al'interno dell'area (gioco: al comando riunirsi in grupi di due, poi tre, poi quattro ecc.) introducendo cos un aspetto di comando-reazione. Quando questi giochi vengono appresi se ne possono introdurre altri per aumentare la complessit e mantenere al contempo interessa lattivit: nel gioco della sedia i singoli, devono entrare a comando in cerchi posti a terra; poi la complessit aumenta con gruppi di due, tre, quattro, ecc.; successivamente si possono introdurre comandi di spostamento tipo elefante,o formica, o indietro, o laterale, ecc. E importante introdurre le maggiori complessit solo quando i livelli precedenti sono stati appresi, pena il decadimento delle prestazioni, con scoraggiamento e scadimento dellinteresse.

Per esercizi lungo un perimetro si pu ricorrere al gioco dei quattro cantoni. Qui l'esperienza viene condotta per sviluppare attenzione a percorsi perimetrali piuttosto che spaziali (come sempre il concetto fondamentale quello di ampliare il bagaglio di conoscenza). Nel gioco i soggetto ai quattro cantoni si scambiano di posto a scelta mentre il soggetto al centro cerca di occupare un cantone. Diverse capacit vengono allenate: scatto, arresto, prontezza di riflessi, partenza a comando con lintesa del compagno, capacit di leggere la situazione (favorevole o sfavorevole), attenzione spaziale non solo di perimetro ma anche di area, corretta lettura delle distanze, ecc.; daltro canto anche il giocatore centrale allena le stesse qualit (riflessi, scatto, ecc.) ma si trova nella condizione inversa di dover prestare una attenzione simultanea sullintero campo per fruttare il momento favorevole. Varianti possono essere fatte con sei cantoni e due centrali in due quadrati, o in ambiente oscuro. Lavoro in linea, lavoro in area, lavoro lungo perimetro con attenzione allarea, lavoro individuale, di coppia, di gruppo. Ogni attivit apporta nuove esperienze capaci di arricchire il bagaglio motorio e percettivo del soggetto. E pertanto indispensabile favorire lapprendimento dei vari aspetti con attivit specifiche ai vari scopi. I lavori naturalmente devono essere commisurati allet del bambino. Pi il bambino cresce pi il carico motorio aumenta (aumento di frequenza, forza, velocit, ecc.) Pi il bambino cresce pi si sviluppano nel contempo anche le sensazioni cinestetiche, vale a dire le sensazioni del proprio corpo, del movimento dei muscoli (contratto, allungato, rilassato). Sviluppare la coscienza del proprio movimento e approfondire la consapevolezza degli schemi corporei indispensabile non solo per lapprendimento futuro della disciplina sportiva ma anche per essere in grado di correggere e affinare i movimenti. Un altro campo di azione riguarda la capacit a saltare con luso della cordicella. Anche in questo caso le attivit vengono fatte con progressione didattica dal movimento semplice al movimento complesso. La capacit che viene allenata il coordinamento tra movimento corporeo e percezione del tempo ritmato. La didattica include lapprendimento al movimento e allo schema corporeo e posturale non solo del salto ma inizialmente anche solo a girare correttamente la corda. Lessere in due a girare la corda compagni introduce il concetto di collaborazione e capacit di movimento coordinato collaborativo. Il passare sotto la corda in movimento affina la coordinazione spostamento del corpo-tempo corretto. Difficolt maggiori si possono inserire con passaggi laterali o indietro, poi in due o in tre. Lessere due agirare e due a saltare determina lesperienza del ritmo di coppia, quindi della coordinazione movimento-ritmo gestito in forma comune e non controllato singolarmente. Il saltare la cordagirata da compagni non solo allena lo schema motorio proprio del salto con la corda ma allena anche la coscienza del tempo corretto di ingresso, di salto, di uscita. Anche qui fondamentale la progressione didattica prch solo cos i bambini riescono ad affrontare le difficolt che man mano si presentano. Ed altresi indispensabile che ai bambini vengano date tutte le esperienze possibili in tutte le varianti. Solo avendo una base motoria la pi ampia possibile (con apposita attivit didattica) sar possibile effettuare un carico di lavoro pi specifico (tipicamente: serie di esercizi riposo - aumento di intenit, attivit di allenamento). Altro campo di azione riguarda la capacit di reazione ad uno stimolo, sia esso visivo, sonoro o tattile. Si pu accoppiare a allenamento della forza veloce. In coppia, a comando, un soggetto scatta mentre laltro deve riuscire a raggiungerlo. La partenza pu essere da seduto, in ginocchio, prono, o in piedi e a distanze diverse tra i due soggetti della coppia a seconda della posizione. La partenza, lo scatto, il tempo di reazione sono tutti elementi che vengono stimolati da questa serie di attivit (previo buon riscaldamento per evitare danni). Altro aspetto dellallenamento riguarda la strategia. I giochi di strategia sono molto indicati per i bambini in quanto coinvolgono la sfera emotiva e possono essere sviluppati con un elevato carattere di fantasia. Si pu ad esempio suddividere i bambini in due gruppi contrapposti i quali si fronteggiano a coppie. I due gruppi possono essere bianchi/neri o pari/dispari (se let lo consente). A comando (neri! Tre! ecc.) un gruppo deve raggiungere laltro che scappa oltre una linea. Si possono anche inventare storie per contestualizzare la scelta di

usare lupi o cavalieri, ecc. cosicch i bambini vangano coinvolti maggiormente. Per stimolare reazione fisica, reazione mentale, collaborazione si pu sviluppare un gioco tipo "maghi e fate" dove con il tocco i pochi maghi immobilizzano le tante fate che possono essere liberate da altre fate le quali devono passare sotto le gambe. In un campo delimitato si stimola anche laperrcezione spaziale, coordinativa propriocettiva, esterocettiva, collaborazione all'interno dei gruppi, sviluppo di strategia per raggiungere l'obiettivo. Questo tipo di attivit strategico molto indicato per sviluppare varie capacit. Infatti ad un atleta richiesto di saper gestire le seguenti capacit, e queste vanno allenate: - capacit condizionali: sviluppo velocit (non potenza e non forza); - capacit coordinativa: capacit di reazione corretta allo stimolo del comando dato; - capacit orientativa nello spazio: decisione sulla direzione da intraprendere (direzione fuga, direzione attacco). Altre capacit da sviluppare, malgrado si possano riferire a sport di squadra, fanno sempre parte di quel bagaglio di esperienza motoria indispensabile per una base motoria il pi sviluppato possibile. Queste sono: - capacit collaborativa: capacit di realizzare un'intesa con il compagno; - capacit di comunicazione: capacit di trasmettere un'idea o di comprendere quella di un compagno. Un ulteriore campo da esplorare quello del contatto: fisico tra persone e con il suolo. Il rapporto con il suolo e con l'avversario non mai naturale ma una conquista che si deve raggiungere. Esiste tutto un campo della didattica del contatto fisico. Molti soggetti non sono abituati ad avere un contatto fisico, e ognuno mantiene distanze personali diverse con l'altro a secondo delle sue esperienze di vita (famiglia, cultura, abitudini, ecc.). Dato che praticamente in tutti gli sport avvengono contatti (anche accidentali che necessario saper gestire all'istante) importante l'apprendimento di una base motoria riferita a contatto con il suolo oltre che con altre persone. Saper cadere, non sentire la pressione esercitata dalla vicinanza dell'avversario, sono solo due aspetti di questo campo. Cos partendo dall'esplorazione delle varie stazioni (eretta, in ginocchio, seduta, su un solo ginocchio, supina, prona, in quadrupedia supina e prona e varianti) si passa alla preacrobatica con scivolate in avanti, cadute convenzionali controllate partendo dalle varie stazioni, capovolte in avanti e indietro. Contemporaneamente si pu avvicinarsi all'esperienza del contatto fisico con mani, piedi, spalle, cosce, schiena e altre parti del corpo per "sentire" il proprio corpo e quello del compagno; sviluppare l'esperienza del tirare, spingere, guidare l'altro e sentirsi guidare, spingere e tirare (anche in questo caso, avanti, indietro, a occhi aperti, chiusi). Oppure usare e percepire le prese manuali, ascellari, cocliteali, con i piedi, con le braccia, con le ginocchia, ecc. Tutte queste attivit se vengono eseguite dai bambini necessario che siano sviluppate il pi possibile in forma di gioco: il gioco per puntare sempre al divertimento ed evitare il calo di interesse. Ma pur tuttavia si deve avere sempre ben presente che il gioco deve comunque avere come fine ultimo lo sviluppo dell'attivit sportiva. Considerazioni sullorganizzazione dellallenamento. Se il gruppo di soggetti ha competenze diverse opportuno suddividerli in sottogruppi, allenarli allo stesso obiettivo ma a livelli differenti. Una modalit pu essere quella di differenziare gli esercizi oppure creare momenti di differenzizzione alternati a momenti di esercizi uguali per tutti. Bambini con competenze diverse si prestano al lavoro di tutoring: il pi capace aiuta il principiante. Questo determina una presa di responsabilit nel primo ed un atteggiamento di emulazione nel secondo. Invece attivit svolte tra pari livello hanno un carattere stimolante. La sessione di lavoro potr alternare alcuni momenti di tutoring a attivit tra pari livello a secondo. Concentrazione, emulazione, stimolo saranno gli elementi direttivi. Lo stimolo allenante deve essere adeguato al livello di abilit. Uno stimolo basso avr un effetto non allenante, uno stimolo alto sar addirittura controproducente. In entrambi i casi lallenamento sar errato. Inoltre il bambino si appassiona allo sport se gli viene chiesto di fare attivit che riesce a dominare, realizzabili con successo: solo cos sente di fare lavori gratificanti e la sua autostima cresce con il successivo risultato di voler

continuare a praticare lattivit sportiva, in un circolo virtuoso crescente. Da parte sua il tecnico deve essere attento a perseguire anche stimoli socio-relazionali, didattici, metodologici. Per stimolo socio-relazionale si intende la capacit di stimolare i bambini in un ambiente sociale sereno con relazioni tra gli individui del gruppo aperto e carico di opportunit. Per stimolo didattico si intende lorganizzazione di attivit che dal carattere facile progrediscano verso il difficile, perch lapprendimento non si fermi. Con la metodologia di allenamento il tecnico mette in campo la sua conoscenza e la sua esperienza per ottenere un lavoro che riesca a perseguira lobiettivo preposto. Il metodo pu essere deduttivo, nel quale lallenatore a ricercare la soluzione da impiegare, o pu essere induttivo, dove invece lallenatore guida e stimola il praticante per indurlo a essere soggetto attivo. In entrambi i casi il tecnico deve imparare ad osservare per capire quando intervenire e come intervenire e dove intervenire. Le strategie sono innumerevoli. Per affrontare i vari problemi che si presentano durante una sessione di allenamento non esiste una soluzione unica ma sta allallenatore capire quale impiegare.