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Salerno

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- Limiti massimi per la permanenza in servizio nelle pubbliche amministrazioni - Decreto Legislativo n. 503/1992 - Istat Rapporto Annuale - Manifestazione Naz.le CGIL CSIL UIL Roma 16 Giugno 2012 P.zza del Popolo - 4 giugno giornata di lutto x vittime terremoto

CIRCOLARI del 06 giugno 2012

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Dipartimento Politiche Previdenziali, Fisco, Prezzi e Tariffe, Rapporti con gli Enti e i CIV

Alle FNP-CISL Regionali Alle FNP-CISL Territoriali Al Coordinamento Donne FNP-CISL Ai RR.TT. Reg.li e Terr.li FNP-CISL: - Stato - Enti Locali - Scuola - Forze Armate e Polizia - Sicurezza AllUfficio Legale FNP-CISL e, p.c. Alla Presidenza INAS-CISL Nazionale - Loro Sedi Roma, 28 maggio 2012 Circolare n. 166/CMon /pt

Oggetto: Limiti massimi per la permanenza in servizio nelle pubbliche amministrazioni

Con messaggio n. 8381 del 15 maggio 2012 lINPS, gestione ex INPDAP, ha fornito alcuni chiarimenti in merito agli effetti pensionistici che la riforma previdenziale, di cui allart. 24 del DL 201/2011, convertito in L 214/2011, produce sui lavoratori della pubblica amministrazione, iscritti alle casse gestite dallex INPDAP. La nota, nel trattare gli aspetti propriamente pensionistici, conferma sostanzialmente le interpretazioni date dal Dipartimento della Funzione Pubblica con circolare n. 2 dell8 marzo 2012, per quanto riguarda i limiti massimi per la permanenza in servizio nella pubblica amministrazione, dopo lentrata in vigore del DL 201/2011: per i dipendenti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento entro la data del 31 dicembre 2011 non si pu applicare, neppure su opzione, il nuovo regime sui requisiti di et e di anzianit contributiva previsto dallart. 24 del citato DL, sia per la pensione di vecchiaia che per la pensione anticipata. Pertanto, lente pubblico datore di lavoro dovr collocare a riposo tutti quei dipendenti che hanno raggiunto il limite di et stabilito dai rispettivi ordinamenti (generalmente 65 anni) ed, alla predetta data, hanno maturato i requisiti pensionistici della massima anzianit contributiva (40 anni) o perfezionato la cd. quota (somma di et anagrafica pi anzianit contributiva) o, infine, hanno raggiunto i requisiti per la pensione, previsti dalla previgente normativa. Anche le lavoratrici iscritte alle Casse gestite dallex INPDAP che, al 31.12.2011, hanno compiuto 61 anni di et unitamente al requisito contributivo minimo, richiesto per la pensione di vecchiaia, non sono soggette alla nuova disciplina; n questultima pu trovare applicazione per quei dipendenti che, sempre alla predetta data, non abbiamo ancora conseguito il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico per effetto delle cd. finestre. Sempre in riferimento a quanto indicato nella circolare della Funzione Pubblica, lIstituto di previdenza ribadisce che, per i dipendenti che hanno raggiunto il diritto alla pensione (diversa da quella di vecchiaia) let ordinamentale
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costituisce il limite non superabile (se non per legittimo trattenimento o per la cd. finestra) in presenza della quale lamministrazione deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego. Dunque, la vigenza dei limiti ordinamentali vincolante non solo per chi ha maturato un qualsiasi diritto alla pensione entro il 2011, ma anche per tutti i lavoratori. Infatti il dipendente che non ha maturato il diritto alla pensione entro il 2011 ma che, al compimento dei 65 anni di et, ha perfezionato i requisiti per il conseguimento della pensione anticipata (nel 2012, con 42 e 1 mese di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne) dovr andare in pensione. Questa interpretazione in contraddizione con lo spirito della riforma Fornero che, come noto, incentiva alla permanenza in servizio fino al compimento dei 70 anni di et; nel settore del lavoro pubblico, diversamente, non opera il principio di permanenza allattivit lavorativa enunciato dal c. 4 dellart. 24 del DL 201/2011. E fatto salvo il caso in cui, lamministrazione, verificata la mancata acquisizione del diritto alla pensione anticipata, non pu procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro, in base a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale. Precisiamo che i limiti previsti dai rispettivi ordinamenti non sono soggetti agli adeguamenti legati alla speranza di vita, a differenza del requisito richiesto per il conseguimento della pensione di vecchiaia. Leventuale trattenimento, non espressamente autorizzato secondo le disposizioni di legge vigenti, prevede solo il calcolo della media pensionistica ponderata che si applica al personale iscritto alla Cassa pensioni enti locali (CPDEL), agli insegnanti dasilo e di scuole elementari parificate (CPI) e ai sanitari (CPS); non si applica, invece, agli iscritti alla Cassa pensioni degli ufficiali giudiziari (CPUG) nonch ai dipendenti dello Stato (CTPS). Un altro aspetto importante il venir meno, a partire dal 1 gennaio 2012, del concetto della massima anzianit contributiva in corrispondenza dei 40 anni, a causa dellestensione del sistema contributivo pro-rata per tutti ; infatti, a partire dal 1 gennaio 2012, per tutti i dipendenti pubblici che cesseranno dal servizio con unanzianit contributiva superiore a 40 anni, non trova pi applicazione la nota operativa INPDAP n. 26/2008 che prevedeva il doppio calcolo. Inoltre, per quanto riguarda i trattamenti di fine servizio (TFS) e di fine rapporto (TFR), lInps precisa che la risoluzione del rapporto di lavoro per raggiungimento del limite previsto dallordinamento di appartenenza rientra tra le cause di cessazione obbligatoria per raggiungimento dei limiti di et e la prestazione verr erogata trascorsi 6 mesi dal collocamento a riposo, mentre, nel caso in cui linteressato abbia maturato il requisito pensionistico della massima anzianit contributiva entro il 12 agosto 2011 (ovvero entro il 31 dicembre 2011 se dipendente della scuola) il termine di pagamento differito di 105 giorni. Infine, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro rimane, comunque, fissata al compimento dei 40 anni di anzianit contributiva per coloro che hanno maturato i requisiti per il pensionamento a qualsiasi titolo entro il 2011.

Cordiali saluti. Mario Menditto (Segretario Nazionale)

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Dipartimento Politiche Previdenziali, Fisco, Prezzi e Tariffe, Rapporti con gli Enti e i CIV

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Roma, 31 maggio 2012 Circolare n. 174/pt Oggetto: Decreto Legislativo n. 503/1992

Alleghiamo alla presente, per opportuna conoscenza, la nota trasmessa alla Direzione Generale dellINPS, con la quale chiediamo, unitariamente, di conoscere le iniziative che lIstituto intende adottare rispetto allinterrogazione parlamentare relativa allaccesso alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi maturati al 31 dicembre 1992, cos come previsto dal Decreto Legislativo n. 503/1992. Cordiali saluti. Mario Menditto (Segretario Nazionale)

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Dipartimento Politiche socio-sanitarie, Famiglia, Economia Sociale

Alle Fnp - Cisl Regionali Alle Fnp - Cisl Territoriali - Loro Sedi Roma 30 Maggio 2012 Circolare: n. 169/ML/cs Oggetto: Istat Rapporto Annuale Il Rapporto Annuale dellIstat fotografa lItalia del 2012 cercando di indagare su cosa successo negli ultimi 20 anni. Aldil della mole di dati, il dato pi sorprendente la scarsa mobilit sociale, le differenze territoriali. Si registra che in quattro anni la perdita del potere dacquisto delle famiglie stata di 1300 euro a testa. C una diseguaglianza perfino nel pagare le tasse, il tutto in quel grigiore che leconomia sommersa che vale 275 miliardi di euro, ossia il 17,5% del Pil. In questa nostra diamo una breve sintesi dei dati pi vicini alla nostra azione sindacale. FAMIGLIA Negli ultimi 20 anni le famiglie in Italia sono aumentate: da 20 a 24 milioni. Ma cambia anche la forma: single non vedovi, mono genitori, coppie risposate. Sono 7 milioni queste nuove tipologie, il 20 % in pi rispetto del totale del 2010 2011. Le libere unioni sono 972 mila e le convivenze nuove sono 578 mila. I giovani restano pi a lungo figli: 4 su dieci, tra i 25 e i 34 anni, vivono con i genitori perch non hanno lavoro o non sono in grado di vivere autonomamente. I servizi maggiormente richiesti dalle famiglie sono le telecomunicazioni e lassistenza sociale, questi ultimi a causa dellinvecchiamento demografico.

Le minori opportunit di occupazione e i guadagni pi bassi delle donne, insieme alla

instabilit del lavoro, sono fra le principali cause di disuguaglianza in Italia. La probabilit di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri nove volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno. L'instabilit del lavoro genera disuguaglianze soprattutto per i giovani, che rischiano pi degli altri di lavorare a lungo come atipici.

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DISPARITA Se le detrazioni vanno soprattutto a vantaggio dei redditi pi bassi, gli abbattimenti e le deduzioni dall'imponibile, invece, favoriscono particolarmente le famiglie ad alto reddito e riducono la progressivit. Sono massime (circa 5.700 euro) per i contribuenti che dichiarano pi di 75.000 euro e minime (880 euro) per chi dichiara meno di 15.000 euro. A parit di reddito familiare il peso delle imposte dirette per le famiglie con un solo percettore maggiore rispetto a quelle con due o pi percettori, per effetto dell'applicazione della progressivit ai redditi individuali e dell'assenza di forme di tassazione familiare. L'ordinamento non prevede un beneficio monetario a favore del contribuente quando la somma delle detrazioni spettanti pi alta dell'imposta lorda (incapienza). Pi di 4 milioni di contribuenti perdono 594 euro pr capite, per un totale di circa 2,6 miliardi di euro. L'Italia in fondo alla classifica europea per il contributo della donna ai redditi della coppia: il 33,7 per cento delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce redditi (il 19,8 per cento nella media Ue27). Nei paesi scandinavi le coppie in cui la donna non guadagna sono meno del quattro per cento, in Francia il 10,9 per cento e in Spagna il 22,8 per cento. La divisione dei ruoli economici e la ripartizione del lavoro di cura nella coppia ancora a sfavore delle donne: in una coppia su tre la donna non guadagna e cura pressoch da sola il lavoro familiare. In una su quattro, la donna guadagna meno del partner, ma lavora molto di pi per la famiglia. In una su cinque, anche guadagnando come il partner, la donna svolge la maggior parte del lavoro domestico e di cura. Solo in una coppia su venti, sia il lavoro familiare sia il contributo ai redditi sono equamente distribuiti fra partner. I separati e i divorziati sono pi esposti al rischio di povert (20,1 per cento) rispetto ai coniugati (15,6 per cento). Le ex-mogli sono pi esposte al rischio di povert (24 per cento in media) rispetto agli ex-mariti (15,3 per cento in media). Solo se la donna ha un'occupazione a tempo pieno, la rottura dell'unione ha gli stessi effetti economici per i due ex-coniugi (13 per cento il rischio di povert per entrambi).

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La fluidit sociale tuttavia bassa. La classe sociale dei genitori continua a condizionare fortemente il destino dei figli. Confrontando i giovani delle generazioni entrati nel mondo del lavoro entro i 25 anni, le opportunit di miglioramento della propria condizione sociale rispetto ai padri sono cresciute fino alle generazioni degli anni '50, si sono ridotte per le generazioni successive e i rischi di peggiorare sono aumentati. La probabilit dei figli della borghesia di permanere nella loro classe di origine maggiore della probabilit di accesso da parte dei figli provenienti dalle altre classi. Sono molto rari gli spostamenti tra classi sociali se distanti. Solo l'8,5 per cento di chi ha un padre operaio riesce ad accedere a professioni apicali, quali dirigente, imprenditore o libero professionista. La classe sociale dei genitori continua a influenzare i percorsi formativi dei figli. Per l'universit la selezione avviene gi all'ingresso: della generazione nata negli anni '80, si iscritto all'universit il 61,9 per cento dei figli delle classi agiate, contro il 20,3 dei figli di operai. A dieci anni dal primo lavoro atipico, quasi un terzo degli occupati ancora precario e uno su dieci senza lavoro. Il passaggio a lavori standard pi facile per gli appartenenti alla classe sociale pi alta, mentre chi ha iniziato come operaio in un lavoro atipico, dopo dieci anni, nel 29,7 per cento dei casi ancora precario e nell'11,6 ha perso il lavoro. SERVIZI SOCIO - SANITARI Nel 2010 il Servizio sanitario nazionale ha speso 111 miliardi di euro, pari a 1.833 euro pr capite. A livello regionale, si osserva uno scarto di circa 500 euro pr capite tra la provincia autonoma di Bolzano, che spende mediamente 2.191 euro per ogni residente, e la Sicilia, che ne spende 1.690. La quota di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata aumentata nel tempo (da 2 a 4,1 per cento tra il 2001 e il 2010), ma permangono gli squilibri regionali. Tutte le regioni del Mezzogiorno, ad eccezione di Abruzzo e Basilicata, presentano valori al di sotto dell'obiettivo del 3,5 per cento stabilito dal Quadro strategico nazionale 2007-2013. Le strutture residenziali per anziani offrono maggiore disponibilit nelle regioni del Nord (oltre 37 posti letto ogni 1.000 anziani residenti), persistente carenza in quelle del Sud (10
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ogni 1.000 residenti). I divari nell'offerta di posti letto destinati alle persone con disabilit sono invece maggiormente legati all'ampiezza demografica dei comuni. I livelli di qualit pi alti in termini di appropriatezza, efficacia e soddisfazione dei servizi ospedalieri si riscontrano in Piemonte, Valle d'Aosta, provincia autonoma di Trento, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, i pi bassi in Campania e Sicilia. Nel 2011 la soddisfazione per i diversi aspetti del ricovero (assistenza medica, infermieristica e servizi igienici) presenta una forte variabilit regionale: pi elevata della media in tutte le regioni del Nord (tranne che in Liguria), e in Umbria, mentre nel Mezzogiorno l'insoddisfazione molto diffusa e in alcune regioni riguarda l'80-90 per cento delle persone che hanno subito un ricovero. Nel 2009 la spesa per interventi e servizi sociali erogati a livello comunale ammonta a 7,2 miliardi di euro (lo 0,46 per cento del Pil nazionale), in aumento del 5,1 per cento rispetto al 2008. Tuttavia nel Mezzogiorno la spesa sociale diminuita dell'1,5 per cento, mentre cresce del sei per cento nel Nord-est, del 4,2 nel Nord-ovest e del cinque al Centro. I comuni spendono in media per i servizi sociali 116 euro pr capite, con un minimo di 26 euro in Calabria e un massimo di 295 euro nella provincia autonoma di Trento. Si amplia il divario rispetto al 2008, quando i rispettivi valori erano 30 e 280 euro pr capite. Per ogni disabile i comuni spendono in media 2.700 euro all'anno, ma per i disabili residenti nel Sud la cifra di circa otto volte inferiore a quella del Nord-est (667 euro l'anno contro 5.438). Per l'assistenza agli anziani la spesa media dei comuni italiani di 117 euro l'anno per ciascun residente over 65, con un minimo di 52 euro pr capite al Sud (sette euro pr capite in meno rispetto al 2008) e un massimo di 164 euro al Nord-est. Coloro che vogliono approfondire gli argomenti affrontati dal Rapporto possono scaricare o consultare lintero volume (pp.354) visitando il sito dellISTAT. Cordiali saluti Il Segretario Nazionale Attilio Rimoldi

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Federazione Nazionale Pensionati


Dipartimento organizzativo, tesseramento e proselitismo, informatico

Alle Segreterie Reg.li Fnp Cisl Alle Segreterie Terrr.li Fnp Cisl - LL. SS. Roma, 31 Maggio 2012 Circ. n. 171 /LC/RM/eg Oggetto: Manifestazione Naz.le CGIL CSIL UIL Roma 16 Giugno 2012 P.zza del Popolo Carissimi, in allegato, inviamo la nota unitaria confederale che conferma lo spostamento della Manifestazione Nazionale in oggetto al giorno 16 Giugno p.v. Come evincerete, in questo caso liniziativa prevede il concentramento in P.zza della Repubblica. Nei prossimi giorni sar nostra cura farvi pervenire tutte le notizie organizzative utili. Cordiali saluti

Il Segretario Naz.le Loreno Coli

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Dott. Mauro Nori Direttore Generale INPS Via Ciro il grande 21 00144 ROMA

Roma, 30 maggio 2012 Prot. n. 28 Oggetto: Decreto legislativo n. 503/1992

Il Ministero del Lavoro, nella persona del sottosegretario Martone, rispondendo ad una interrogazione parlamentare relativa all'accesso al trattamento di vecchiaia con 15 anni di contributi anzich venti, ha affermato : " .... ragioni di sensibilit sociale, unite alla consapevolezza della complessiva opinabilit giuridica della questione inducono comunque ad approfondire i risvolti tecnici della questione al fine eventuale di richiedere, con apposito atto di indirizzo, all'INPS di riconsiderare la posizione tecnica a suo tempo espressa. Posso, quindi, anticipare che nei prossimi giorni il Ministero da me rappresentato promuover un incontro al livello tecnico con le altre Amministrazioni interessate al fine di verificare se vi siano effettivi margini sotto il profilo tecnico/giuridico per aderire alla soluzione interpretativa indicata dall'Onorevole interrogante". Considerata la preoccupazione di quanti attendono una risposta definitiva sul punto, si chiede di conoscere le iniziative che l'Ente intende adottare e i relativi tempi. Cordiali saluti. SPI/CGIL Ivan Pedretti FNP/CISL Mario Menditto UILP/UIL Agostino Siciliano

Spi-Cgil Via dei Frentani, 4/a 00185 ROMA Tel. 06444811

Fnp-Cisl Via Castelfidardo, 47 00185 ROMA Tel. 06448811

Uilp-Uil Via Po, 162 00196 ROMA Tel. 06852591

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CGIL CISL UIL


Roma, 31 maggio 2012

A tutte le strutture LORO SEDI

Le Segreterie Nazionali di CGIL CISL e UIL invitano tutte le strutture sindacali ad esporre presso tutte le rispettive sedi, le bandiere listate a lutto nel giorno di lutto nazionale del 4 p.v. e indicano un minuto di silenzio, da concordare nei luoghi di lavoro, come forma di rispetto e solidariet nei confronti delle popolazione colpite dal terremoto.

Cordiali saluti

CGIL Vincenzo Scudiere

CISL Paolo Mezzio

UIL Carmelo Barbagallo

00198 Roma Corso dItalia, 25 00198 Roma Via Po, 21 00187 Roma Via Lucullo, 6

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