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Promozione Umana

Promozione Umana ZOOM …………………………………………… La tecnologia aiuta i professori di Ottavio

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La tecnologia aiuta i professori

di Ottavio Repetti

Caterina Policaro, esperta di didattica e new media: i professori devono imparare a sfruttare le potenzialità della Rete e dei social network. Usando strumenti a loro noti, i ragazzi sono invogliati ad applicarsi. Ma attenzione: per copiare una ricerca su wikipedia bastano 5 minuti

cupo

l mio nome è Caterina Policaro e nella vita mi oc-

di insegnamento. Oltre a insegnare ai ragazzi,

insegno ai miei colleghi come usare gli strumenti tecnologici ai fini della didattica».

In altre parole, quanto di più adatto per il nostro scopo, che è di capire se e come le nuove tecnolo- gie possono entrare nella scuola e migliorare l'ap- prendimento da parte dei ragazzi. Caterina Policaro nel mondo digitale è forse più nota come Catepol, il nickname (ovvero pseudo- nimo) con cui gestisce uno dei blog più noti d'Italia per chi si occupa di scuola e didattica. Un blog che, peraltro, ha ricevuto anche premi internazionali.

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che, peraltro, ha ricevuto anche premi internazionali. 32 Come sta la scuola Cominciamo, allora, con il

Come sta la scuola

Cominciamo, allora, con il parlare dello stato attuale della scuola italiana. Arretrata come si pensa? «Si parla male della scuola italiana, ma in realtà i computer nella scuola sono arrivati, e da molto tempo. Almeno al Sud - e parlo di questa realtà per-

ché lavoro a Potenza - dove i fondi europei hanno portato tecnologie e didattica multimediale. Imma- gino che qualcosa di simile sia successo anche al Nord, comunque. Dunque le tecnologie ci sono, comprese le Lim, le fantastiche lavagne multimediali. Che sarebbero molto utili, ma purtroppo ai docenti non è stato spiegato come funzionano e che benefici apportano. Quindi si finisce per usarle come videoproeittori e poco altro». E dal punto di vista dei ragazzi? Come siamo messi? «Il discorso ovviamente cambia. I ragazzi, nativi di- gitali, usano le tecnologie; in questo caso l'obiettivo è far loro capire che possono fare anche «altro», ri- spetto a quello che loro ci fanno normalmente. Serve un po’ di «grammatica» d'uso delle tecnologie. Ovvero far capire che la rete, il computer e il tele- fono possono essere importanti fattori di cono- scenza, possono aiutare a crescere. Finché non c'è questo passaggio, l'uso della tecnologia resterà sem- pre il mero uso di un oggetto, per cui si correrà ad

Maggio / Giugno

2012

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acquistare l'ultimo modello

senza capire che la cosa rivolu- zionaria è Internet e l'accesso alla conoscenza, non tanto le prestazioni dell'ultimo modello

di cellulare

Cosa bisogna fare per sostenere la

formazione dei giovani e abituarli all'innovazione? «Bisogna innanzitutto abituarli alla non-passività. La tecnolo- gia è in mano ai ragazzi, che usano questi oggetti nella vita quotidiana. Devono abituarsi a non avere tutto gratis e facil- mente perché lo possono otte- nere da Internet o con un clic

sul computer».

Conoscere il mezzo

Per insegnare ai ragazzi, in primo luogo, è necessa-

rio che chi insegna sappia che cosa ha di fronte. «Il

problema non è tanto quello dell'uso di tecnologie, quanto del cattivo impiego delle medesime. Spesso nella scuola si tende a vedere la tecnologia come

'tecnica': adopero il computer, allora sto facendo in- formatica. Invece bisognerebbe pensare anche al- l'uso che i ragazzi possono fare del computer, e che fanno normalmente.

Ci sono miei colleghi che si stupiscono, quasi, del

fatto che i ragazzi arrivino in classe con ricerche fatte stampando una pagina di Wikipedia. Questo è obiettivamente un rischio che si corre, soprattutto

se l'insegnante non sa che per fare una ricerca su

Wikipedia bastano tre clic, quindi non c'è da parte del ragazzo alcuno sforzo cognitivo. La sfida è, in-

vece, dare dei compiti che comportino l'impiego di tecnologie ben sapendo cosa esse possono fare, ov-

vero che il compito può facilmente passare di mano

via Facebook, per esempio».

Cosa dovrebbero fare, allora, gli insegnanti?

«Si possono utilizzare le tecnologie in vario modo. Il

primo è quello di conoscerle e usarle. Secondaria- mente potrebbero utilizzarle per una miglior distri- buzione dei contenuti. Dunque per creare, gestire e

distribuire contenuti o test agli studenti, ma soprat- tutto per dare una motivazione in più allo studio, usando gli stessi strumenti che i ragazzi già usano quotidianamente per altri scopi. Per esempio, un insegnante potrebbe aprire un blog di classe su cui raccontare quello che accade in classe. Poi un blog tematico sulla mia materia, dove mettere quello che si spiega in classe e al quale i ra- gazzi possono partecipare con contenuti loro. Op- pure può andare su Facebook e rendersi disponibile, anche alle 10 di sera, per uno studente che non ha capito una parte di quanto spiegato a lezione». Pochi minuti in chat, aggiunge l'esperta, possono chiarire il dubbio dell'ultim'ora. Qualcosa, conclude la docente, già si fa, a livello di im- pegno personale:

«Ci sono tanti esempi di sperimentazioni con Inter- net e social networking a fini didattici. Ma sono tutti nati dagli insegnanti, non c'è un'organizzazione, una direzione da parte del Ministero. Piccole storie: com- piti assegnati per email, inviati per email e rimandati allo studente sempre per email con le correzioni, per esempio. Comunque, personalmente preferisco le piccole cose ai grandi progetti, perché questi ul- timi, terminati i finanziamenti, immancabilmente muoiono

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