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Valdo, l'eretico di Lione

di Grado G. Merlo

Cap. 1 Professione di fede e proposito di vita di Valdo e fratelli Valdo era stato in comunione con la Chiesa romana condividendone la professione di fede (redatta nel 1180) serve a precisare i margini dell'esperienza religiosa: lasciare ci che si possiede e donarlo ai poveri, diventando cos poveri del Cristo assumere i consigli evangelici come fossero comandamenti

tutto ci senza appartenere per a un ordine, senza essere chierici o monaci, ma laici religiosi si rompe la distinzione tra genere dei laici e genere dei chierici. I valdesi non pretendono che la loro sia l'unica via di salvezza essi si fanno poveri per salvarsi e per testimoniare il Cristo nella vita della comunit attraverso la predicazione della buona novella ci genera preoccupazione tra i chierici. Per l'ordine ecclesiastico, unirsi a Valdo equivale a porsi nel campo dell'eresia ma questo non vale per i valdesi che invece, nella predicazione della buona novella e nella testimonianza del Cristo si rifanno a una totale ortodossia. Il testo della professione di fede dei valdesi verr conservato dalle autorit ecclesiastiche e sar riutilizzato nel 1208 quando Innocenzo III riconoscer parte dei valdesi con il nome di Poveri Cattolici. Cap. 2 Davanti al legato pontificio a Lione nel 1180 Nel 1180 si tiene a Lione una sinodo, alla quale partecipa anche Goffredo di Auxerre, la cui testimonianza diretta di tale sinodo ci pervenuta. A quanto pare tale sinodo era stata convocata a causa del turbamento cui era sottoposta la citt di Lione, prima sede vescovile delle Gallie, in seguito alla comparsa, in quel periodo, di una setta di uomini e donne che usurpavano l'ufficio della predicazione, nonostante fossero, per lo pi, illetterati i valdesi violano le norme canoniche e le regole sociali (sono mendicanti, vivono del pane altrui). I prelati si rivolgono al capo della setta, Valdesio, che decide di abiurare allora che probabilmente i valdesi decidono di scrivere la professione di fede, in cui, non a caso, vengono omessi due fenomeni contestati dai prelati: la presenza di apostole e la pratica della predicazione ( probabile che lo stesso Valdo non sapesse come giustificare tali fenomeni) Valdo accetta quindi (forse inconsapevolmente) di farsi definire non pi apostolo ma povero del Cristo. Nel 1180 si aprono due strade per Valdo e i suoi fratelli: obbedire alle gerarchie ecclesiastiche o porsi definitivamente nel campo delle eresie. Cap. 3 Valdo al concilio lateranense del 1179? Anonimo di Laon Chronicon Universale parla della conversone religiosa di Valdo e della sua presenza a un concilio lateranense del 1179 secondo quanto ci riporta l'Anonimo di Laon, nel concilio verrebbero condannate alcune eresie e Valdo sarebbe abbracciato da papa Alessandro III, che gli proibisce di predicare la testimonianza sembra condizionata dal Decretum di Graziano, una raccolta di norme ecclesiastiche in cui si vieta ai laici di predicare il Chronicon prosegue poi notando come il divieto espresso da Alessandro III fosse osservato solo per poco dai valdesi facile quindi supporre che l'Anonimo di Laon non riporti fedelmente quanto accaduto bens sia condizionato dalla conoscenza di quanto avvenuto in seguito con i valdesi. Non a caso, Walter Map, che aveva seguito personalmente la questione valdese nel 1179, non parla assolutamente di Valdo ma dice di aver incontrato due Valdesi se il papa avesse davvero abbracciato Valdo presumibile che Map lo ricordasse e riportasse. pi plausibile quindi supporre che il Chronicon sia composto in funzione della scomunica. Che ci fosse o meno Valdo a Roma, sta di fatto che i valdesi

ritennero necessario andare fino a Roma per essere riconosciuti dal papato. Walter Map non manca di sottolineare la pericolosit dei valdesi, che si presentano dal papa con un libro, scritto in lingua volgare romanza, in cui sono riportati il Salterio e diverse parti dell'Antico e del Nuovo Testamento la conversione religiosa di Valdo ruota attorno a una Bibbia conosciuta attraverso la lingua volgare e di conseguenza eliminando il ruolo intermediario dei chierici che si vedevano privati cos di un'egemonia culturale secolare. Cap. 4 La favola bella dell'usuraio pentito Ci sono due fonti sulla conversione di Valdo: Chronicon Universale caratterizzato da una forte componente narrativa e leggendaria Liber Visionum et Miracolorum, proveniente dall'abbazia di Clairvaux

Nel secondo si racconta di un ricco fattosi volontariamente povero, a Lione l'exemplum contiene informazioni che ritroviamo anche nel successivo Chronicum in ogni caso non abbiamo la certezza che il vir, a cui si riferisce il testo di Clairvaux, sia effettivamente Valdo le crisi religiose tra ricchi non erano rare nella seconda met del XII secolo. Possiamo supporre che la ricchezza di Valdo fosse di origine recente, visti i mutamenti socio economici Valdo un homo novus. un usuraio l'usura , secondo la cultura ereticale, una pratica iniqua. Secondo quanto racconta l'Anonimo di Laon, Valdo era rimasto colpito da un racconto di un giullare la leggenda di Sant'Alessio, un uomo fattosi povero e mendicante Valdo ripensa la sua esistenza e si reca da un maestro teologo che gli dice Se vuoi essere perfetto, vai e vendi ogni cosa per diventare discepolo del Cristo bisogna assumere una condizione di radicale povert Valdo lascia alla moglie i beni immobili, dona ai poveri i beni mobili e inizia a predicare nelle piazze Nessuno pu servire a due signori, a Dio e a Mammona (Mammona termine neotestamentario per indicare la ricchezza materiale). La pazzia evangelica mostrata dal cittadino lionese serve a condannare una realt sfigurata dal denaro la scelta pauperistica innanzitutto una dichiarazione di avversione al denaro e al mondo che si basa sull'iniquit dell'usura. La conversione di Valdo invita altri a seguirlo la dimensione agiografica si estende oltre il singolo eroe. Possiamo confrontare la fonte del Chronicum con un'ulteriore testo, il De Septem Donis Spiritus Sancti, di Stefano di Borbone, frate Predicatore opera assai pi tarda ma che si basa su informazioni di prima mano provenienti anche da un chierico che aveva collaborato di persona con Valdo. Cap. 5 La colpevole curiosit di capire le Scritture Stefano di Borbone chiarisce di riferire ci che aveva appreso direttamente da testimoni oculari degli inizi della vicenda dei Poveri di Lione e soprattutto da un chierico che aveva collaborato con Valdo. Stefano di Borbone un membro dell'ordine dei frati Predicatori, che aveva dimorato pi volte a Lione , dove aveva incontrato Bernardo Ydros e Stefano d'Anse, che erano strettamente in contatto con Valdo e si erano messi al suo servizio nel lavoro di traduzione dei testi scritturali. Dal 1216-1217, inoltre, i Predicatori si erano dedicati alla predicazione antiereticale per questo motivo Stefano di Borbone aveva avuto a che fare direttamente con i valdesi. Stefano di Borbone ci fornisce un'informazione sui valdesi essi si definivano poveri in spirito poich il Signore dice Beati i poveri in spirito auto-denominazione di forte segno evangelico non a caso le due parole aprono il Discorso della Montagna nel Vangelo di Matteo Valdo e i suoi fratelli intendono quindi riproporre il modello missionario dei primi apostoli. Stefano prosegue nel suo discorso sulla conversione religiosa di Valdo raccontandoci che quest'ultimo, non essendo letterato ma curioso di capire cosa dicessero le Scritture, aveva pagato due chierici affinch uno traducesse il testo e l'altro lo scrivesse in volgare l'origine della conversione quindi il suo essere curioso, aggettivo con contiene una sua intrinseca negativit. Il fatto

estremamente peculiare in epoca medievale un laico si impadronisce dei Testi Sacri, sottratti al monopolio ecclesiastico. Alla traduzione dei Testi Sacri, Valdo fa affiancare anche la traduzione di alcune autorit dei santi Padri, a far da glossa ai Testamenti. Questo un fatto molto importante in quanto scagiona i valdesi dall'accusa di letteralismo o di fondamentalismo biblico, in quanto essi si servivano solo di supporti alla lettura delle Scritture, e alla sua interpretazione, che erano propri della tradizione esegetica e conformi agli usi colti. Il secondo momento della conversione di Valdo prevede la lettura frequente e la memorizzazione dei testi scritturali per poter poi dare inizio alla predicazione l'annuncio della buona novella si fa quindi parola nuova, comprensibile e fruibile, essendosi ridotta la distanza tra chi parla e chi ascolta, che pu cos passare in qualsiasi momento dalla condizione di uditore a quella di predicatore. Il problema a questo punto la garanzia di ortodossia che Valdo e i suoi seguaci potevano fornire. Cap. 6 La scomunica dei Poveri di Lione La predicazione da parte dei laici fenomeno intollerabile dagli uomini di Chiesa, come ci riporta Stefano di Borbone. I valdesi rispondono alle accuse dei vertici ecclesiastici riportando la rispsota data dagli apostoli: Occorre obbedire pi a Dio che agli uomini, quello stesso Dio che aveva comandato agli apostoli Predicate l'evangelo a ogni creatura da tali risposte possiamo dedurre che i poveri del Cristo, in quanto divenuti tali, fossero convinti di aver acquisito l'irrinunciabile diritto-dovere dell'annuncio della buona novella (l'evangelo, appunto) questo il cuore della conversione religiosa di Valdo, che non si fa povero solo per salvare la sua anima ma soprattutto per comunicare agli altri la grande scoperta del vangelo di Ges Cristo. Dopo l'incontro con il legato pontificio nel 1180, aumentano i seguaci di Valdo Goffredo di Auxerre sottolinea come Valdo avesse violato l'accordo con il cardinale Enrico di Clairvaux continuando a reclutare e disseminare discepoli, tra i quali anche donne. L'arcivescovo Giovanni Bellemani non pu pi sopportare la presenza di Valdo e dei suoi discepoli a Lione e quindi li fa espellere dalla citt tale diaspora avrebbe poi favorito l'incontro dei valdesi con altri eretici, sollecitando le gerarchie ecclesiastiche a colpirli con la scomunica, anche se l'Anonimo di Laon riconduce tale scomunica al perseguire della pratica della predicazione da parte dei valdesi. Nel 1184 papa Lucio III e l'imperatore Federico I si incontrano a Verona dove giungono a un accordo relativo all'atteggiamento da tenere nei confronti dei movimenti ereticali l'imperatore garantisce il proprio appoggio coercitivo alla Chiesa, che viene lasciata libera di definire modalit e forme di individuazione e repressione di eresie ed eretici. Le autorit temporali si impegnano quindi a perseguire le eresie, pena la scomunica. Nella decretale del 1184, detta Ad Abolendam, viene data molteplice identificazione di eresie ed eretici. Innanzitutto viene fornita un'elencazione: Catari e Patarini (ovvero gli eretici dualisti), Umiliati e Poveri di Lione, Passagini e Giosefini (accusati di commistione con l'ebraismo), Arnaldisti (ovvero i seguaci di Arnaldo da Brescia). Gli Umiliati e Poveri di Lione sono accusati di usurpare le virt evangeliche dell'umilt e della povert. La seconda definizione ereticale riguarda quanti si dedicassero alla predicazione pubblica o privata ovvero coloro che si opponevano al versetto paolino di Romani (10,15): Come predicheranno se non sono inviati?. Sotto accusa, oltre agli eretici, sono tutti coloro che offrono un qualsiasi aiuto ad essi. Con l'Ad Abolendam si segna la definitiva frattura tra i vertici ecclesiastici e i gruppi pauperisticoevangelici e dei laici desiderosi di sperimentare un pi diretto impegno cristiano. Cap. 7 Elezione divina di Valdo, nuovo apostolo Non sappiamo molto di quanto avvenne ai valdesi in seguito alla diaspora. probabile che non si attuassero particolari azioni repressive infatti i valdesi continuano a fare adepti tra i valdesi entrano anche dei chierici. Una volta morto Valdo, i suo discepoli si recano a Roma per riconciliarsi con la Chiesa che li accetta con la nuova denominazione di Poveri Cattolici. Protagonista dell'accordo Durando d'Osca, autore del Liber antiheresis importante il prologo in cui Durando sottolinea

come, nell'eterna lotta con Satana, Dio sempre agisce per distruggere l'opera satanica della divisione a sua volta il Figlio ha creato la sua chiesa negli apostoli con lo stesos intento tale situazione soteriologica si riproporrebbe con Valdo, paragonato ai pescatori senza cultura chiamati da Ges Cristo a essere apostoli della buona novella Valdo viene quindi scelto da Cristo come nuovo apostolo per compiere una missione: opporsi agli errori tali errori sono quelli dei cosiddetti Catari Valdo era stato scelto per compiere un compito che spettava alle gerarchie ecclesiastiche che per erano ormai troppo indegne per svolgere tale compito. Per Durando d'Osca non si tratta quindi di un problema canonistico, bens vi in gioco la fedelt al vangelo e alla tradizione apostolica. Tuttavia egli consapevole che la la dottrina valdese passibile di critica in quanto nuova e non direttamente collegata alla tradizione antica. Tale novit rappresentata innanzitutto da Valdo come sorta la sua intenzione religiosa? L'autentica testimonianza di Valdo opera della grazia divina il vangelo in quanto Parola di Dio che orienta le scelte e i comportamenti di Valdo e dei suoi compagni. Durando d'Osca quindi, se da una parte riconosce la gerarchia ecclesiastica, dall'altra si dice convinto che la Chiesa sia altro: Sempre vi la chiesa di Dio dove si radunano i fedeli che tengono la fede retta e adempiono le opere. Tuttavia la funzione soteriologica della chiesa cattolica non viene cancellata dal fatto che membri della sua gerarchia tenessero comportamenti malvagi, poich avevano conservato e trasmettevano la fede apostolica e i sacramenti ecclesiastici. Bisognerebbe chiedersi se e quanto Valdo sarebbe stato d'accordo con i principi fissati da Durando d'Osca nel suo Liber antiheresis. Altrettanto interessante capire quale rapporto si fosse instaurato tra Valdo e i chierici suoi seguaci direzione assai significativa a causa dell'interpretazione in chiave soteriologica: Valdo assunto dai chierici quale esempio di ortodossia e di fedelt al vangelo. Cap. 8 Di fronte alla radicalizzazione del valdismo Negli ultimi quindici anni del XII secolo, in Francia si formano addirittura due posizioni alternative: una favorevole allo sviluppo dei valdesi, presente soprattutto in ambiente parigino, e una contraria, situata invece nel Midi francese chi era a Parigi, vivendo lontano dalle zone di presenza valdese, vedeva le cose con maggiore distacco. Entrambi gli schieramenti sono appoggiati anche da chierici. Bernardo, abate di un'abbazia del Narbonese, scrive una delle prime confutazioni degli errori dei nuovi eretici detti valdesi, l'Adversum Waldensium Sectam tutti i valdesi infatti predicano senza differenza di condizione, di et e di sesso, consentendo anche alle donne di insegnare, contravvenendo alla dottrina apostolica. Altra opera il De fide catholica contro hereticos sui temporis, scritta dal cistercense Alano di Lilla opera in cui si polemizza non solo nei cofronti dei valdesi ma anche dei Catari e dei musulmani i valdesi sono qui paragonati ai falsi profeti sono accusati di esercitare una ciritica radicale al clero sminuendo l'ordine sacerdotale. Tali posizioni appaiono lontane dalle convinzioni di Valdo che possiamo intravedere nel Liber antiheresis. Assai distante la posizione del precentor di Notre Dame di Parigi, detto Pietro il Cantore egli concepiva la predicazione come mezzo precipuo per il necessario rinnovamento della Chiesa egli elenca i valdesi tra i laici che allora si stavano impegnando nel rinnovare l'annuncio evangelico attraverso la predicazione. Sul finire del XII secolo i limiti di liceit o illiceit della predicazione sono assai labili non a caso Pietro il Cantore riprende la distinzione tra praedicatio (predicazione di tipo teologico e dottrinale, propria del sacerdotium) ed exhortatio (di tipo parenetico, esortativo, morale e praticabile da qualsiasi testimone del Cristo). Ritroviamo Valdo anche in un'altra opera anonima: la Manifestatio haeresis Albigensium et Lugdunensium qui si dice che i valdesi pretendevano di essere gli unici a poter battezzare in quanto discepoli del Cristo i ribattezzatori pretendevano, pur non essendo chierici, di non essere considerati inferiori ai sacerdoti in merito visto il radicalizzarsi di tali posizioni, non stupisce che Valdo si fosse staccato da loro. Un ulteriore divisione tra i valdesi avverr con la frattura dei cosiddetti Poveri Lombardi, avvenuta nel 1205, e che pare sia dovuta a divergenze di tipo dottrinale relative al principio valdese di assoluta povert non a caso nel Liber suprastella del laico

piacentino Salvo Burci si dice che i Poveri Lombardi avevano terre e campi. Cap. 9 Fedelt alla propria vocazione sino all'ultimo Della morte di Valdo non sappiamo nulla, se non che avvenne prima del 1218, data in cui a Bergamo i Poveri Lombardi incontrano i Valdesi obbiettivo dell'incontro trovare un accordo sulle questioni che li dividevano. Di Valdo non si fa menzione neanche nei documenti relativi all'incontro tenutosi a Pamiers nel 1207, durante il quale Durando d'Osca prende la decisione di ritornare nella comunione della Chiesa cattolico-romana Durando e i suoi discepoli non avrebbero potuto prendere una decisione tanto importante senza il parere di Valdo, se fosse stato ancora vivo. Ne consegue quindi che Valdo morto tra il 1205 (quando lo vediamo assistere alla frattura con i Poveri Lombardi) e il 1207. La sua morte libera alcune potenzialit interne al movimento valdese che danno due esiti opposti di reintegrazione e rottura con la Chiesa cattolico-romana. Nel 1218 si ritrovano quindi due gruppi che non avevano accettato pienamente la decisione di Durando. Durante l'incontro di Bergamo le due societ discussero di diversi temi che coinvolgevano la memoria di Valdo: Prepositura Valdo non voleva che vi fosse alcun rappresentante nella societ dei valdesi volere che ha profonde radici neotestamentarie egualitarismo evangelico Congregazione di coloro che lavorano con questo termine si dovrebbe indicare una comunit di laici che conducono vita religiosa in comune mantenendosi con il lavoro di tutti e dedicandosi a questo piuttosto che alla predicazione evangelica evidente che tale tipo di congregazione era pi che lontano dalla concezione apostolica di Valdo gli apostoli non si occupavano degli affari terreni, erano impegnati nel lavoro spirituale l'unico lavoro concepito da Valdo quello individuale, umile e momentaneo al fine del proprio mantenimento. Destino ultraterreno di Valdo come nessun cristiano dubita della salvezza eterna dei primi apostoli, cos non si pu dubitare del fatto che ci valga anche per chi stato scelto dal Cristo per compiere la missione apostolica i Poveri Lombardi non sembrano accettare questo sillogismo mentre i Poveri Cattolici vogliono conservare l'eredit di Valdo perch considerata provvidenziale, i Poveri Lombardi non la valutano cos importante in quanto umana e quindi con tutti i limiti e difetti che le sono propri.

Conclusioni Povero e apostolo volontario, eretico involontario Per Valdo essere testimone del Cristo comporta farsi povero e annunciatore della buona novella egli si fa pauper spiritu. L'autoidentificazione nei Poveri in Spirito sembra riguardare tuttoil movimento valdese, che ritrova in questa definizione la sua identit, al di l dei dissensi e delle spaccature. Il ricordo di Valdo non ha un proprio autonomo dinamismo, bens dipende dal perpetuarsi della parola Valdese: dai valdesi risaliamo a Valdo, non viceversa. Di Valdo non attestata alcuna attivit scrittoria egli forse affid la sua intuizione a una qualche formazione religiosa? Non dato sapere, ma quello che certo che Valdo facesse seguire azioni volte al consolidamento giuridico e organizzativo dell'insieme dei suoi discepoli. Ci che certo che l'appropriazione delle Scritture non attiva in Valdo alcuna volont concorrenziale nei confronti della Chiesa egli non fondatore di un'eresia, n un teorico capace di formulare un pensiero antagonista egli riusc per a ritagliarsi una sua fisionomia evangelica , difficilmente accettabile da una Chiesa completamente sacerdotale. Non sappiamo se Valdo si sia ispirato ad analoghe esperienze a lui anteriori o contemporanee ma difficile che, se cos fosse stato, le fonti non ne parlino. La novit di Valdo sta nel suo essere homo novus che ribalta le logiche del mondo, abbandonando il secolo e facendosi pauper spiritu. Per Valdo nulla doveva distrarre dai due elementi essenziali: la

povert e la vita apostolica eppure tali elementi non dovevano costituire motivi di contrapposizione alla Chiesa di Roma in quanto essa era giustificata e legittimata dalla trasmissione ortodossa della fede e dei sacramenti gli uomini di Chiesa hanno conservato la fede apostolica e i sacramenti senza i quali nessuno pu salvarsi. Valdo convinto che la maggior obbedienza sia dovuta a Dio che con le sue parole impone e permette di obbedire anche alle parole degli uomini di Chiesa, nonostante le loro eventuali opere malvagie, qualora quelle parole siano corrispondenti alla volont divina il limite tra obbedienza e disobbedienza appare cos facilmente valicabile.