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Divagazioni sullElogio della bicicletta di Ivan Illich

Scritto in lingua francese e pubblicato per la prima volta oltre trenta anni fa, Energie, vitesse et justice sociale tradotto per Bollati Boringhieri in italiano come Elogio alla bicicletta una lettura pi che mai attuale. Prima di tutto, perch pi che mai attuale il protagonista dellagile volume, luomo in bicicletta. Accorato, lucido, penetrante, mai gratuito nella polemica e ideologico nella critica, tecnico ma non tecnicistico, lElogio insieme come del resto le altre prove maggiori di Illich, da La convivialit a Descolarizzare la societ un vertice di critica sociale e un libro gradevole, aperto a tutti. Innanzitutto, aperto alle greggi di giovani al pascolo nei giardini dei fast food, omologati nellasservimento a modelli comportamentali e tecnologici schizogeni, vomitati senza posa da schermi che sembrano aver acquisito vita propria. Giovani pecore: segmento estremo di unumanit annoiata che si limita a consumare, vedere e chiacchierare, poich ha perso la capacit di vivere, guardare e parlare. E quando ci prova, a parlare, lo fa con la goffaggine di unanalfabeta di ritorno, ormai incapace di creare e sviluppare pensieri propri. Questa umanit riesce solo a seguire mode di discorso imposte da un altro mai presente alla loro vista, ma s alla loro visione: mezzi busti, voci fuoricampo, inni pubblicitari lanciati da uomini politici nei dibattiti-teatrini, il sentito dire.

Da

qualche

tempo crisi

venuto

di

moda Illich

parlare

di

unimminente

energetica

cos

introduce

largomento del libro. Quella moda si dissolse pochi anni dopo nel brusio di fondo dellinformazione confusionaria e banalizzatrice. Ma le mode hanno la caratteristica che prima o poi tornano di moda. Cos, il tema della crisi energetica di nuovo svetta nel rutilante frastuono mediatico, sospinto dai su e gi (pi su che gi) del prezzo del petrolio, dallincetta di energia dei paesi emergenti, dal generale pessimismo (una moda pure questa) che aleggia in un globo che vuole essere sempre meno globale. Tra le tante questioni sul tavolo, quella della mobilit non delle pi marginali, ma anzi centrale, non solo e non tanto per il ruolo effettivamente giocato nella partita energetica e delle emissioni, ma soprattutto per il suo valore simbolico, legato alla velocit. La questione sintetizzabile nei termini seguenti. Gran parte dei nostri spostamenti si avvale di mezzi di trasporto che funzionano con carburanti fossili esauribili e, a quanto sembra, in esaurimento; il trasporto fossile ha paralizzato il traffico nelle citt di mezzo mondo, aumentando paradossalmente i tempi di percorrenza, al pari dei livelli di stress cui sottoposta la popolazione; i gas di scarico hanno contaminato i nostri polmoni e ci hanno resi inconsapevoli fumatori cronici. Tutti ottimi motivi per convincerci a lasciare a casa lauto e utilizzare pi spesso la bicicletta, abbandonata coperta di polvere sul fondo del garage. Ma sono altri e meno scontati i meriti di questo felice

connubio fra luomo e il suo prodotto, tanto felice da allontanare anni luce i lugubri scenari faustiani e prometeici. Non vi qui vergogna del creatore al cospetto della sua creazione: luomo domina il velocipede, non si fa dominare, neanche psicologicamente; e tramite quello luomo domina la natura, brucia distanze che la sua sola forza fisica non gli consentirebbe di percorrere a parit di tempo. Inoltre, la bicicletta esige una manutenzione alla portata di chiunque (anche del professionista urbano o del professore universitario). Non questa, in fondo, la finalit ultima della tecnica occidentale: lemancipazione delluomo dalle catene della terra? La bicicletta aumenta la velocit delluomo e lo solleva da terra quel tanto che basta a liberarlo dalla feroce tirannia dei suoi muscoli, dei suoi legamenti, delle sue ossa. Ma c altro. La bicicletta insegna alluomo il controllo del suo corpo e ne riempie limmaginazione, ossia ha un impatto benefico sulla sua salute psico-fisica; inoltre, favorisce il contatto sociale. Il che lesatto opposto dei mezzi di trasporto fossili, i quali sottraggono alluomo la conoscenza di s e degli altri e lo rendono morbosamente dipendente dalla tecnica, frustrato da un persistente, semiconsapevole senso di inferiorit verso gli strumenti e da una sete mai doma di velocit che rallenta il traffico urbano mano a mano che i mezzi fossili ne invadono senza criterio lo spazio. Altri validissimi motivi per cominciare a spazzar via la polvere dalla bicicletta in garage Il passeggero abituale non riesce ad afferrare la follia di un traffico basato in misura preponderante sul trasporto. Le

sue percezioni ereditarie dello spazio, del tempo e del ritmo personale sono state deformate dallindustria. Ha perso la capacit di concepire se stesso in un ruolo che non sia quello del passeggero. Drogato dal trasporto, non ha pi coscienza dei poteri fisici, psichici e sociali che i piedi di un uomo posseggono. Dunque, il singolare cavallo di metallo come massima realizzazione della tecnica che non rende schiavi, ma libera e permette di riappropriarsi del controllo perduto sui propri poteri fisici, psichici e sociali. Forse, mai macchina inventata dalluomo o essere vivente esistente in natura (homo sapiens non escluso) hanno superato in efficienza il combinato ciclista-biciclo, il quale peraltro seguendo le intuizioni di Georgescu-Roegen trae energia per via indiretta dal flusso sostanzialmente illimitato delle radiazioni solari, e non da una dotazione esauribile di combustibili fossili. La bicicletta il perfetto traduttore per accordare lenergia metabolica delluomo allimpedenza della locomozione. Munito di questo strumento, luomo supera in efficienza non solo qualunque macchina, ma anche tutti gli altri animali. Con il suo tipico scrupolo mai pignolo, Illich non manca di esaminare le invenzioni che portarono allavvento della bicicletta: la ruota a raggi tangenti, lo pneumatico, il cuscinetto a sfere. Lutilizzo di questultima invenzione singolarmente condiviso con lautomobile, altro prodotto (certamente mirabile per ingegno) del positivismo ottocentesco. Il cuscinetto a sfere apr una vera crisi, unautentica scelta politica: cre la possibilit di optare tra

una maggiore libert nellequit [la bicicletta] e una maggiore velocit [lautomobile]. Non solo la bicicletta termodinamicamente efficiente afferma Illich ma costa poco, richiede poco spazio e crea soltanto domande che in grado di soddisfare. La bicicletta apre la via a un mondo di maturit tecnologica, quello in cui il modo di produzione industriale complementare ad altre forme autonome di produzione; il mondo dei lunghi viaggi senza fretta e senza paura senza far violenza alla terra che luomo ha calcato per centinaia di migliaia di anni; il mondo che permette una variet di scelte politiche e di culture. Non avete ancora gonfiato gli pneumatici ed ingrassato la catena? Jos Antonio Viera-Gallo (sottosegretario alla Giustizia nel governo di Salvador Allende) ebbe a dire che el socialismo puede llegar solo en bicicleta (il socialismo pu venire solo in bicicletta). Altri tempi, tempi in cui ancora la bicicletta possedeva unaura rivoluzionaria, quella che sul finire dell800 mosse il generale Bava Beccaris a bandirne per motivi di ordine pubblico la circolazione nella provincia di Milano, divieto esteso dai nazifascisti allintero territorio occupato dellItalia Settentrionale. Ma tutto cambiato, e in questi tempi laffermazione di Viera-Gallo non proprio una buona promozione del mezzo. Possiamo allora abbandonarci alla banale parafrasi di un adagio qualunquista molto in voga, e dire che la bicicletta non n di destra n di sinistra; magari, appena un po reazionaria Anzi, conservatrice, poich come ha scritto Gnther Anders in

questi tempi di riarmo nucleare e politiche estere impazzite bisogna essere conservatori, nel senso di adoperarsi in ogni modo per preservare la vita su questa terra. Senza sconfinare troppo, basterebbe osservare che [u]nanalisi concreta del traffico svela la realt che soggiace alla crisi energetica: limpatto sullambiente sociale dei quanta di energia confezionati dallindustria tende a provocare degradazione, logorio e asservimento, e questi effetti entrano in gioco prima ancora di quelli che minacciano di inquinare lambiente fisico e di estinguere la specie. Il punto cruciale nel quale si possono invertire questi effetti non , per, oggetto di deduzione ma di decisione. Non state ancora pedalando spensierati per le strade della vostra citt?