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SOLLEVAZIONI Collana a cura di Franco Berardi Bifo e Carlo Formenti 3

COME SI FA
Tecniche e prospettive di rivoluzione
a cura di Franco Berardi Bifo e Valerio Monteventi

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2012 Piero Manni s.r.l. Via Umberto I, 51 - San Cesario di Lecce info@mannieditori.it www.mannieditori.it

LE FORME DELLAZIONE Nel suo primo anno di esistenza il movimento insolvente (o indignato o anticapitalfinanziario o chiamalo come ti pare) ha perseguito due finalit: la dimostrazione (in forme prevalentemente pacifiche talvolta in forme violente) e la riattivazione della corporeit collettiva. Ora, senza abbandonare queste due finalit, deve perseguirne una terza, che quella dellappropriazione, della concreta creazione delle condizioni per la sopravvivenza e per la vita, per leducazione, la socialit, lalimentazione e la salute. Il movimento che si sta diffondendo contro la violenza finanziaria ha solo cominciato la sua storia. Occorre inventare le forme efficaci di azione perch questo movimento possa crescere, difendersi e costruire lautonomia della societ dal capitalismo finanziario, che la sta distruggendo. Per trovare queste forme dobbiamo conoscere la storia e le tecniche di alcune modalit di azione dei movimenti del passato. La violenza e la non violenza, lappropriazione e lo sciopero, la sottrazione e lesodo, lantagonismo e lautonomia. Con Come si fa vogliamo esaminare le forme dellazione degli oppressi che si ribellano, si organizzano e creano nuove strutture per la vita collettiva. Vogliamo ripercorrere alcune modalit dellazione per giungere ad elaborare le forme dellazione che saranno necessarie al movimento del lavoro cognitivo e precario per trasformarsi in processo di autonomia dalla catastrofe finazista, e per consolidare strutture della produzione del comune.
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Copertina di Giancarlo Greco

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La tecnica che abbiamo usato quella dei piccioni viaggiatori, che si orientano grazie alla vista e alla memoria, e ottengono questa dimestichezza orientativa dandosi dei punti di riferimento. Il nostro metodo di ricerca, come il loro metodo di volo, non stato lineare. I piccioni viaggiano per qualche chilometro lungo una strada, poi seguono la ferrovia per un altro pezzo. Possono, poi, deviare nuovamente, seguendo qualche altro elemento (un ponte, un campo, un albero) che li aiuta nel loro itinerario. vero, cos il viaggio certamente si allunga, ma diventa anche pi sereno. E lo sforzo causato dal tragitto pi esteso viene compensato dalla consapevolezza di essere sulla strada giusta. Una strada che non ha da un lato la violenza e dallaltro la non violenza. Pertanto, a chi ci ripropone questo dualismo stantio, diciamo che, se si vuole crogiolare nella sua muffa, lo faccia pure. A noi, piuttosto, interessa sapere che vivere da schiavi peggio che morire. Perch, soltanto quando saremo consapevoli del fatto che non c dignit senza disponibilit a rinunciare a una vita di merda, saremo abbastanza forti per affrontare le armi micidiali che la dittatura finanziaria punta contro i corpi disarmati delle donne e degli uomini liberi. Durante la rivolta studentesca di Citt del Messico del 1968, qualcuno aveva tracciato questo consiglio sul portone dellUniversit: I tiranni ci sembrano grandi perch noi li vediamo stando in ginocchio... alziamoci dunque! Alzati dunque ragazzo, alzati... vola dunque piccione, vola.

COME SI FA (poema milanese) di Franco Berardi Bifo Anche lamore nel tempo precario diventato una cosa per vecchi, privilegio di anziani amanti che hanno del tempo da dedicarsi. Noi eredi di un secolo feroce che rispettava soltanto il futuro, siamo il futuro promesso, lultimo forse per, perch il profitto non rispetta n il domani n ladesso. Il patto stato cancellato perch la regola non vale nulla quando non c la forza per imporla. Ora ciascuno privato, e solitario elabora segnali sullo schermo mutevole che irradia intima luce ipnotica. Riceve ordini telefonici, e risponde con voce allegra perch non concesso chaltri conosca lintima afflizione che ci opprime. Talvolta sul contratto di assunzione compresa una norma che ti impegna a non suicidarti. Questo non ferma certo lespansione dellesercito immenso di coloro che levano la mano su se stessi. Nel solo mese di maggio allazienda trasporti di Bologna si sono uccisi tre lavoratori. Dieci anni fa erano tremila i conducenti degli autobus cittadini, oggi sono soltanto milleduecento e il traffico non certo meno intenso. Alle officine Foxconn si danno fuoco giovani operai.
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A migliaia simmolano i contadini indiani, alla Telecom France si ammazzano a decine per il mobbing. In molte fabbriche italiane minacciano di buttarsi gi dal tetto. un sistema perfetto razionale, efficiente, produttivo. Chi sammazza un cattivo cittadino che non ha capito bene come funziona il nuovo ordinamento. Devi essere contento, partecipi allo sforzo collettivo che rilancia la crescita e impedisce che il deficit sorpassi il tre per cento. Brucia ragazzo brucia brucia la banca centrale e quella periferica. A poco servir, purtroppo perch i numeri che ti rovinano lesistenza non sono conservati in nessuna banca neppure in quella centrale. Vagano nellinfosfera e nessuno li pu cancellare. I nemici nascosti sono numeri nullaltro che astratte funzioni, integrali, algoritmi e deduzioni della scienza economica. Ma come puoi chiamare scienza questo sapere che non sa niente questo assurdo sistema di assiomi di tecniche che spengono la vita per non uscire dalle previsioni di spesa? Non una scienza, una superstizione che trasforma le cose in astrazione la ricchezza in miseria e il tempo in ossessione.

Meglio andarsene di qui, ecco come si fa. Meglio lasciare vuoto il luogo dellobbedienza e del sacrificio. Meglio dir grazie no a chi ti propone sopravvivenza in cambio di lavoro. Impariamo a essere asceti che non rinunciano al piacere n alla ricchezza ma conoscono il piacere e la ricchezza e perci non li cercano al mercato. Come gli uccelli nel cielo e come i gigli nei campi non abbiamo bisogno di lavoro n di salario, ma di acqua e di carezze, di aria, di pane, e dellinfinita ricchezza che nasce dallintelligenza collettiva quando al nostro servizio, non al servizio dellignoranza economica. Se vuoi sapere come si fa io posso dirti soltanto quello che abbiamo imparato dallesperienza. Non obbedire a chi vuole la tua vita per farne carcassa di tempo vuoto. Se devi vendere il tempo in cambio di danaro sappi che non c somma di danaro che valga il tuo tempo. comprensibile che qualcuno pensi che solo con la violenza possiamo avere indietro quello che ci han sottratto. Invece non cos dispongono di armate professionali che la gara della violenza la vincerebbero in pochi istanti. Quel che puoi fare sottrargli il tempo della tua vita. Occorre diventare ciechi e sordi e muti quando il potere ti chiede di vedere ascoltare e parlare.

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Lesodo inizia adesso andiamocene via ciascuno col suo mezzo di trasporto. Meglio morto che schiavo dellastratto padrone che non conosce dolore n sentimento n ragione. Ma meglio ancora vivo senza pagare n il mutuo n laffitto. Quel che ci occorre non nostro se non nel breve tempo di un tragitto. Quando arrivi parcheggi, lasci le chiavi e lo sportello aperto per qualcun altro che deve spostarsi nella citt, sui monti o nel deserto. Ecco come si fa. Si smette di lavorare ch di lavoro non ce n pi bisogno. Occorre svegliarsi dal sogno malato della crescita infinita per veder chiaramente che c una bolla immensa di lavoro inutile che si gonfia col nostro tempo. Inventiamo una vita che non pesa, che non costa. Una vita leggera. E poi sai che ti dico? Non ti preoccupare del tuo futuro che tanto non ce lhai. tutto destinato a pagare limmenso debito accumulato per ripianare il debito delle banche. Il futuro di cui parlano gli esperti sempre pi tetro ogni giorno che passa. meglio che diserti e comunichi intorno il lento piacere dellessere altrove. Ecco come si fa.

LO SCIOPERO
di Valerio Monteventi

luglio 2010

Durante lautunno caldo in Italia un cartello fece il giro delle prime pagine dei giornali: finita lera dei conigli. Oggi si sciopera. Il tempo dei conigli sembra essere tornato, almeno nel nostro paese, se proprio alcuni sindacalisti sostengono che la tradizione riformista non dovrebbe lasciare spazio a un ritorno nostalgico del sindacalismo radicale e antagonista. In realt, In Italia un dibattito vero sullefficacia dello sciopero, su quali forme di lotta siano da adottare per raggiungere obiettivi concreti e fini prefissati, non si mai aperto. Anche senza andare allinizio del secolo scorso, un tempo, con uno sciopero generale, si poteva far cadere un governo, si bloccavano dei provvedimenti anti-operai, si ottenevano conquiste di cui tutti potevano godere. Proprio perch scioperare, cio interrompere lattivit produttiva, era ritenuto lunico mezzo con il quale i lavoratori potevano farsi ascoltare dai loro padroni, non si aveva timore ad affermare che la creazione di un danno economico alla controparte fosse lunica arma concreta per ottenere qualche diritto in pi. Resisteremo un minuto pi del padrone era lo slogan che legittimava, nelle vertenze, le forme pi spinte dello sciopero. In altre parti del mondo, lo sciopero ancora considerato un arnese di lavoro per affermare i propri diritti; ed esso in effetti si rivela dotato di efficacia. Vediamo tre esempi: 1) Il 2 novembre 2011, a Oakland, negli Stati Uniti, gli
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attivisti locali del movimento Occupy Wall Street organizzarono lo sciopero pi grande degli ultimi 65 anni, a dire dellOakland Tribune. Era dal 1947 che negli Usa non si teneva uno sciopero generale, perch i contratti di lavoro ne impediscono la proclamazione: per il LaborManagement Relations Act lo sciopero non pu avere una valenza politica e, se non legato alla contrattazione aziendale, illegale. Lo sciopero del 2 novembre era teso a colpire il commercio, soprattutto le banche e altri simboli della cosiddetta Corporate America. I manifestanti bloccarono anche il porto, uno dei pi grandi degli Usa, grazie anche alla presenza degli insegnanti e dei loro studenti, dei disoccupati e di migliaia di genitori con bimbi e carrozzine. Nel documento di convocazione dello sciopero si legge: il mondo stanco dellimmensa disparit causata dal sistema in cui viviamo. ora che la gente faccia qualcosa. Lo sciopero generale di Oakland un colpo di avvertimento per l1%: la loro ricchezza esiste soltanto perch il 99% la crea per loro. 2) Il 10 novembre 2011, a Yucheng, vicino alla citt di Dongguan, nella provincia del Guangdong, nel sud della Cina, oltre 7.000 lavoratori di una fabbrica di scarpe che produce per Adidas, Nike e New Balance hanno scioperato contro i licenziamenti di 18 loro compagni e i tagli in busta paga, scontrandosi con le forze dellordine. Molti operai sono rimasti feriti. I licenziamenti erano stati interpretati come il segnale di unimminente delocalizzazione della produzione verso la provincia di Jiangxi, dove il costo del lavoro pi basso. 3) Il 30 novembre 2011, a Londra, si tenuto lo sciopero pi grande dai tempi della Thatcher, nel gennaio del 1979. Due milioni di lavoratori del settore
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pubblico (insegnanti, personale ospedaliero, dipendenti dei trasporti pubblici e guardie di frontiera), hanno incrociato le braccia contro la riforma del sistema pensionistico del governo di David Cameron. La Gran Bretagna rimasta paralizzata dal public sector strike, la risposta di massa stata epocale. Questi tre esempi dimostrano come lo sciopero, utilizzato da chi intenda difendere e ampliare i propri diritti, abbia ancora il valore di azione universale e di linguaggio comune. Certo le sue forme devono essere adeguate agli attuali contesti del conflitto sociale e ai soggetti che praticano lazione. per questo che la nostra ricerca ha scandagliato i diversi momenti storici, i tanti modi dellarresto collettivo del lavoro e le forme dellorganizzazione della lotta operaia. IL PRIMO SCIOPERO GENERALE IN ITALIA Lepisodio da cui scatur il primo sciopero generale in Italia avvenne il 4 settembre 1904 a Buggerru, in Sardegna, dove rimasero uccisi 3 minatori e altri 20 furono feriti. Nelle miniere vicino a Iglesias era partita unagitazione per ottenere migliori condizioni di salario e orario. Mentre erano in corso le trattative il governo mand due compagnie di soldati da Cagliari. Agli operai fu intimato di sciogliere il presidio, ma essi reagirono lanciando sassi. I soldati risposero sparando e facendo un eccidio. Di fronte a questa strage, a Milano si riunirono migliaia di lavoratori, accorsi ad un comizio indetto dai socialisti rivoluzionari, e allunanimit decisero di proporre lo sciopero generale da l a 8 giorni. Il loro comunicato era chiaro: Convinti della nessuna
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efficacia delle dimostrazioni platoniche e degli ordini del giorno; convinti inoltre che alla forza brutale e violenta, comandata da un governo omicida, si debba contrapporre il proletariato con le sue energie pi vive e rivoluzionarie.... Mentre i socialisti riformisti cercavano di placare gli animi e di guadagnare tempo, lo sdegno tra i lavoratori italiani super ampiamente il recinto in cui avrebbero voluto rinchiuderlo. A Milano unassemblea affollatissima, indetta dalla Camera del Lavoro, decise lo sciopero generale immediato. Il 16 settembre lo sciopero cominci a dilagare nelle principali citt dellItalia settentrionale e centrale. Secondo Antonio Labriola, lo sciopero generale scoppi da s. Infatti, gi il 17 settembre, tutto il paese, dai centri pi grandi ai villaggi, in pratica era bloccato. La capitale dello sciopero fu Milano, dove per cinque giorni si ebbe una vera e propria paralisi di tutte le attivit: furono chiusi fabbriche e negozi, cessarono le forniture del gas e della luce, rimasero fermi tutti i tram, si bloccarono le ferrovie del Ticino, non usc alcun giornale, le bandiere nazionali furono abbassate. Per le strade le uniche autorit erano le ronde degli operai della Camera del Lavoro. Erano riconoscibili per una fascia al braccio e andavano in giro per far rispettare lo sciopero. Il riformista Turati, per, mise in guardia gli scioperanti contro gli elementi avidi di disordine che avrebbero potuto infiltrarsi. Fin dai primi giorni, vennero alla luce due posizioni che si fronteggiarono pubblicamente: quella dei riformisti che avrebbero voluto uno sciopero di protesta a tempo determinato che servisse a soddisfare la sete di giustizia delle masse; con lunica preoccupazione di non perdere il contatto con esse e di bloccare ogni istanza pi radicale; e quella dei rivolu14

zionari che si battevano per uno sciopero ad oltranza, fino a quando il governo non avesse dato le dimissioni. Turati, durante unassemblea, cerc ancora di frenare: Operai badate bene, dopo tre giorni la fame batte alle vostre porte. Ma venne subissato dai fischi e dagli improperi: Taci amico di Giolitti, vergognati!. Il 18 settembre, in una Milano ancora paralizzata, cominciarono a circolare pattuglie di forza pubblica. Nel pomeriggio, in unassemblea di migliaia di persone venne approvato un documento per il prolungamento dello sciopero per altri due giorni: perch possa meglio diffondersi in tutta Italia. Poco dopo, mentre gli operai continuavano a pattugliare Milano, su pressione dei riformisti lagenzia Stefani diffuse la notizia della cessazione della lotta. Lo sciopero che era dilagato spontaneamente in tutta Italia, con eguale spontaneit inizi a rifluire, spegnendosi completamente tra il 20 e il 21 settembre. Mentre la polizia procedeva in tutta Milano a centinaia di arresti, vi furono ancora episodi come punizioni di crumiri, assalti a negozi e ingiurie ad ecclesiasti. Naturalmente, in Parlamento, i deputati socialisti non caldeggiarono le dimissioni del governo sollecitate dagli scioperanti, n iniziarono lostruzionismo che era stato loro proposto dai medesimi. Ripensando a quei giorni, Labriola dir: Cinque minuti di azione diretta valgono cinque anni di chiacchiere parlamentari. LO SCIOPERO INSURREZIONALE: IL 1905 RUSSO Di rivoluzioni suscitate, organizzate e ben guidate, in breve, fatte in base a piani, ne esistono soltanto
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nellaccesa fantasia di anime poliziesche o di procuratori di Stato, rispose Rosa Luxemburg ai socialdemocratici che deprecavano le dinamiche dello sciopero generale e si stupivano dellarretratezza della coscienza degli scioperanti nella Russia del 1905. Allalba del XX secolo, il capitalismo si era impiantato in Russia combinandosi con forti residui feudali. Il concentramento dellindustria era maggiore che nei paesi pi sviluppati, ma met delle terre e soprattutto quelle migliori erano nelle mani dei grandi proprietari delle famiglie nobiliari. Ci che accomunava gli operai e la gran massa dei contadini era il supersfruttamento e i salari da miseria. Il nuovo secolo si annunci con una crisi economica che produsse aumento della disoccupazione, cui il governo zarista rispose con laumento delle ordinanze militari. Il 5 gennaio 26.000 lavoratori a San Pietroburgo scioperarono in risposta a dei licenziamenti alle acciaierie Putilov e per sostenere la giornata lavorativa di otto ore (normalmente, andava dalle 12 alle 14). Due giorni dopo gli scioperanti erano pi di 100.000. Il 9 gennaio una manifestazione pacifica di 150.000 lavoratori si diresse verso il Palazzo dInverno. Il corteo andava a portare una supplica allo zar: Sovrano, noi lavoratori, i nostri figli, le nostre donne, i nostri vecchi genitori infermi, siamo venuti da te sovrano a cercare giustizia e protezione... siamo ridotti in miseria, siamo oppressi ed aggravati da fatiche insostenibili, siamo insultati... Quella supplica venne letta come un atto di intimidazione verso il potere, come la minaccia di una massa di proletari che utilizzava la trovata della favola per chiedere a sua maest lo zar di decapitare il despota di tutte le Russie, cio se stesso. Ignari del
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vero significato del loro gesto, quegli straccioni avrebbero voluto guardare in faccia il padre del popolo perch realizzasse il mito della sovranit sociale. Andarono invece incontro al massacro: le truppe zariste aprirono il fuoco sulla folla e lasciarono a terra pi di 1.000 vittime e 5.000 feriti. Ma quella canaglia pezzente, senza piani, non di rado senza rivendicazioni, interrompendosi e riprendendo, obbedendo soltanto allo spirito di solidariet..., non si ferm ed estese lo sciopero generale a tutta la Russia, coinvolgendo due milioni di persone e facendo divampare la rivoluzione in tutto il paese. Il governo non fu in grado di sedare linsurrezione nelle citt e nelle campagne in quanto il grosso dellesercito era impegnato nella guerra contro il Giappone. La lotta rivoluzionaria procedette con un moto ondoso. Agli scioperi del 1 maggio presero parte 220.000 lavoratori. Nelle fabbriche gli operai iniziarono ad eleggere loro delegati. E in queste prime forme di democrazia diretta si intravedevano sicuramente influenze derivanti dalla Comune di Parigi del 1871. Il primo soviet si costitu ad Ivanovo-Voznesensk, un grande centro dellindustria tessile, attraversato a partire dal maggio 1905 da una durissima e lunga lotta operaia. Il soviet si costitu per iniziativa dei bolscevichi ed era unassemblea di 151 deputati operai che aveva il compito di dirigere lo sciopero, e che si dot ben presto di una vera e propria milizia. Uno dei soviet pi importanti del paese divenne quello di Pietroburgo. Pubblic anche un manifesto finanziario in cui si faceva appello alla popolazione affinch si rifiutasse di pagare le tasse, ritirasse i depositi dalle banche, esigesse che i salari fossero pagati in oro. Nel giugno del 1905, lin17

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surrezione arriv fin tra le navi del Mar Nero. La prima rivolta spontanea avvenne sullincrociatore Potemkin, i cui marinai si ammutinarono cercando di unirsi alla lotta operaia. Pi tardi questo episodio venne reso leggendario dal film di Eisenstein: la tempestosa protesta, lelezione di un comitato di bordo, gli ufficiali gettati a mare, larrivo della nave nel porto di Odessa, ormai battente bandiera rossa. Nel mese di ottobre il moto ondulatorio della rivoluzione tocc la sua punta pi alta. Il 17 lintera Russia era paralizzata, circa due milioni di persone erano in sciopero, mai al mondo si era visto un movimento di tali proporzioni. Lo zarismo fu costretto a battere in ritirata, ma la lotta rivoluzionaria non si ferm. Nelle campagne le agitazioni contadine divennero pi frequenti, in alcuni casi si arriv allassalto delle ville dei grandi proprietari. Una catena di ribellioni spontanee si manifest nellesercito e nella flotta. Il punto culminante della rivoluzione del 1905 fu la proclamazione dello sciopero generale a Mosca il 5 dicembre, che si sarebbe trasformato in insurrezione del proletariato. Per la forte influenza bolscevica, la citt era il centro dove si era pi attivamente preparati alla lotta armata. 100.000 operai scesero in lotta e furono formate squadre armate, le drugine. In molti quartieri il 10 dicembre sorsero barricate, per difendersi dalle truppe zariste che iniziavano a intervenire. Ci furono molti scontri armati, ma le armi per gli operai non erano sufficienti, non pi di 8.000 avevano fucili e pistole. Il mancato sciopero dei ferrovieri consent lafflusso di truppe zariste, che sostituirono la guarnigione della citt in gran parte gi in mano allesercito. Contro le barricate venne impiegata lartiglieria.
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Lultimo nucleo di insorti si difese nel rione tessile della Presnja, finch il 19 dicembre il soviet diede lordine di cessare la lotta. Nelle fabbriche occupate dai soldati molti operai furono fucilati sul posto. Alla fine del 1905, conclusa la pace con il Giappone, lesercito rientr in Russia. Bench molti militari si rifiutassero di sparare sulla popolazione, linsurrezione fu duramente repressa. Fu un vero e proprio bagno di sangue. La polizia zarista e i gruppi paramilitari di estrema destra dei centoneri si diedero alle intimidazioni nelle strade e casa per casa. Restaurato un regime praticamente assolutista, i tribunali militari comminarono migliaia di condanne a morte. La rivoluzione del 1905 venne cos repressa nel sangue e sconfitta, ma senza di essa non ci sarebbe stata la Rivoluzione del 1917. Lo stesso Lenin defin il 1905 la prova generale della rivoluzione russa. Lo sciopero e lo sciopero politico che si trasforma in insurrezione armata erano stati, per la prima volta, le armi pi efficaci di una rivoluzione. La classe operaia era il soggetto politico e sociale che laveva trainata. Quella rivoluzione, per, fu considerata dal pensatoio socialdemocratico europeo un fatto a s stante, il prodotto peculiare di un paese arretrato e barbaro. Invece Rosa Luxemburg dichiar controcorrente:
Il punto di avvio della prossima ondata rivoluzionaria si spostato da occidente verso oriente: non tanto una lotta parziale contro questo o quel fenomeno limitato, ma una sollevazione dello schiavo salariato contro il dominio del capitale ed divampata con la violenza elementare di un fenomeno atmosferico.

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LA SETTIMANA ROSSA Negli anni tra il 1911 e il 1914 lItalia fu percorsa da continui movimenti, da sommosse, da scioperi generali o di categoria. Molto spesso, a queste agitazioni di massa il governo rispondeva con veri e propri eccidi di lavoratori. Tra il 1911 e il 1912 scioperarono i contadini del Ferrarese, i minatori dellElba e i metallurgici di Piombino e di Terni. Nel maggio 1912 la Puglia si ferm per uno sciopero contro la disoccupazione. Nel gennaio 1913 scioperarono i minatori di Carrara e nel mese di aprile venne proclamato lo sciopero generale di tutti i marmisti. In maggio e giugno si fermarono gli edili di Modena, gli operai metallurgici torinesi e milanesi. Poi, sempre a Milano, venne indetto, malgrado la contrariet della Confederazione del Lavoro, uno sciopero generale che paralizz completamente la citt. Nellagosto 1913 il governo minacci di sciogliere lUSI, Unione Sindacale Italiana, e questa rispose con uno sciopero generale che riusc nelle molte citt dove lorganizzazione anarchica aveva seguito. La radicalizzazione delle lotte continu a montare e si fermarono, quasi contemporaneamente, i marittimi e i ferrovieri napoletani e liguri, i metalmeccanici torinesi, i marmisti della Versilia, gli scalpellini delle cave di Biella, i tintori e i setaioli del Comasco, i muratori e i fornaciai di Bologna, i braccianti della Puglia, dellEmilia-Romagna e delle Marche. Fu unonda lunga che port alla situazione rivoluzionaria della settimana rossa del 1914. Il 7 giugno 14, ad Ancona, come in tutta Italia, si tenne una parata per lanniversario dello Statuto Albertino. La citt, dai moti del pane del 1898 agli scioperi del 1913, aveva gi avuto numerose esperienze di rivolte e di sollevazioni popolari. Per quel giorno era
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prevista una manifestazione per impedire la sfilata militare e dimostrare la contrariet dei lavoratori anconetani ai festeggiamenti, alla corona e allesercito. Inoltre, era in corso una campagna per richiedere labolizione delle Compagnie di Disciplina nellesercito e la liberazione di due attivisti antimilitaristi. Venne convocato un comizio al termine del quale i partecipanti tentarono di uscire dalla piazza. La polizia, per, temendo che i lavoratori volessero partire in corteo, circond il luogo. I ragazzi pi giovani tentarono di forzare il blocco lanciando sassi. I carabinieri e le guardie sparano 70 colpi sulla folla uccidendo tre manifestanti e ferendone 10. Alla notizia della strage, tutti gli anconetani scesero per le strade, venne proclamato uno sciopero ad oltranza, si estesero gli scontri con le forze dellordine e si trasformarono in una vera e propria battaglia. Vennero assaltate le armerie, i lavoratori portuali e i ferrovieri bloccarono il porto e la stazione, rallentando larrivo di ulteriori rinforzi militari. I palazzi pubblici vennero presi dassalto dai manifestanti. La citt rest in mano agli insorti per sette giorni. Nei giorni successivi lo sciopero si propag a macchia dolio in tutta Italia. Vi furono violentissimi scontri in Romagna, a Bologna, Firenze, Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo. Ravenna fu invasa dal popolo e dai contadini arrivati dalle campagne e venne presidiata con barricate. Nel Ferrarese e nel Bolognese si incendiarono i ponti e si occuparono le stazioni per impedire che giungessero i rinforzi. Si istituirono magazzini popolari per lapprovvigionamento di viveri. In Romagna si circolava solo con i lasciapassare dei Comitati rivoluzionari e alcune chiese vennero incendiate e profanate. In molte citt e paesi si proclam la repubblica e si formarono governi provvisori.
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Lo sciopero si era ormai trasformato in moto insurrezionale. I ferrovieri stavano organizzandosi per prendere la direzione del servizio, in modo da far viaggiare solo i treni utili al movimento insurrezionale e impedire la dislocazione di truppe. Quasi senza rendersene conto, si stava facendo la rivoluzione. Si erano create le condizioni per aprire un periodo di sperimentazione di nuove forme di societ. In quei sette giorni di febbre rivoluzionaria intere zone del paese furono sottratte al controllo dello Stato, mentre i Comitati rivoluzionari cercavano di riorganizzare la gestione delle citt in loro possesso. Gi il 10 giugno, soldati e carabinieri non bastavano pi, lo Stato aveva esaurito le riserve di truppe nelle battaglie di strada. In Romagna, nei vari centri rurali, la sommossa non trov praticamente nessun ostacolo da parte delle forze dellordine locali, quasi ovunque insufficienti e costrette a rinchiudersi in caserma. Lanarchico Enrico Malatesta, uno dei protagonisti di quelle giornate, scrive in un comunicato:
Poich lo sciopero di protesta si sviluppato in rivoluzione bisogna provvedere alle necessit della rivoluzione. E prima di tutto (dopo lattacco e la difesa contro le forze governative) bisogna provvedere allalimentazione della cittadinanza. Bisogna che nessuno manchi di pane, che nessun bambino manchi di latte, che gli ospedali siano forniti di tutto loccorrente. Perci le Camere del Lavoro, le organizzazioni operaie e i comitati di volontari prendano le misure necessarie perch il servizio di approvvigionamento e di distribuzione proceda regolarmente e sufficientemente. Noi non intendiamo, ora, abolire la propriet individuale. Ma pretendiamo che i proprietari, i negozian22

ti, i venditori di tutte le specie non abusino della circostanza per strozzare la popolazione e pretendiamo che si provveda per conto del municipio, per conto della collettivit a coloro che sono sprovveduti di ogni mezzo per comprare il necessario. Il dazio abolito, per volont della popolazione, bisogna che questabolizione vada a vantaggio di tutti, e non gi a profitto dei negozianti. La roba deve essere venduta al prezzo di prima, meno limporto del dazio. Ora non pi sciopero, rivoluzione; e bisogna provvedere alle due prime necessit della rivoluzione: la difesa armata e lalimentazione del popolo. Ciascuno faccia quello che pu, non si sciupi la roba, n il pane, n le munizioni. E si badi di non abusare di bevande alcoliche; perch tempo di tenere la testa a posto.

Tutto a un tratto, quando maggiori erano le speranze, il 10 giugno, alle 8.35 di mattina, il governo mise al servizio della CGIL la rete telegrafica per un TPAS (Telegramma Particolare Agenzia Stefani): Segretario Confederazione Generale del Lavoro Rigola dirama circolare confederale per cessazione entro mezzanotte dello sciopero. La notizia rimbalz di citt in citt, fu accolta con incredulit, sdegno e rabbia, e produsse anche molto disorientamento. Alcuni, al colmo della sfiducia, decisero di abbandonare. Altri, che avevano perduto ogni fiducia nella politica collaborazionista della CGIL, rifiutarono di consegnare le armi e continuarono la battaglia. Tutti per erano consapevoli dellimpossibilit di resistere da soli territorio per territorio. Nei giorni successivi, infatti, la lotta riflu e lentamente si spense. La settimana rossa si concluse con alcune decine di morti, varie centinaia di feriti e migliaia di arresti. Ancora una volta la carica di ribel23

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lione del proletariato italiano era stata tradita dai dirigenti responsabili che, nel momento pi alto della lotta, avevano abbandonato gli scioperanti. Valgano per tutte le parole del parlamentare socialista riformista Claudio Treves: Il socialismo non ha nulla a che vedere con questo scatto di folle disorganizzate... LA MANCATA RIVOLUZIONE DEL BIENNIO ROSSO In Italia, allinizio del 1917, laumento del costo della vita raggiunse livelli intollerabili per le masse salariate. LUfficio del Lavoro aveva registrato un aumento del 58,69% rispetto a tre anni prima. Al secondo anno di guerra, vi erano gi state migliaia di morti e di mutilati, e la penuria dei generi alimentari aveva superato abbondantemente i livelli di sopportazione. Torino occupava uno dei primi posti nel paese nella corsa al rincaro dei generi di consumo. La citt era alla fame, quasi tutti i forni avevano chiuso per mancanza di farina. Il 23 agosto 1917 il malcontento sfoci in una vera e propria insurrezione. Per cinque giorni gli operai combatterono per le strade. Vennero innalzate barricate, furono divelte le rotaie del tram, i negozi, ed anche una chiesa, furono saccheggiati, le caserme attaccate. Gli insorti, che disponevano di fucili, granate e mitragliatrici, riuscirono ad occupare alcuni quartieri e tentarono persino di dare lassalto ai palazzi del governo e ai comandi militari. La sommossa spontanea fu duramente repressa dal governo. Polizia ed esercito vennero mandati contro i manifestanti con la consegna di sparare: pi di 50 operai furono uccisi, diverse centinaia gravemente feriti. La citt fu dichia24

rata zona di guerra ed entr dunque in vigore la legge marziale. Con laccusa di istigazione alla rivoluzione furono messi in galera tutti i dirigenti socialisti rivoluzionari, mentre quelli riformisti non vennero toccati. Gli operai arrestati e rinviati a giudizio furono 822. A causa dellemergenza che si era venuta a creare, la direzione della sezione socialista torinese fu assunta da un comitato di dodici persone, del quale faceva parte anche Antonio Gramsci. Il 1918 fu un anno di riflusso sociale e di repressione. Il quotidiano socialista lAvanti venne chiuso dalla magistratura in dodici province. Si adottarono molti provvedimenti di internamento e confino nei confronti di militanti operai e sindacalisti, e di dirigenti della sinistra socialista. Nel maggio del 1919 Gramsci diede vita alla rivista Lordine nuovo; nel primo numero, a fianco della testata cera scritto: Istruitevi perch avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi perch avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perch avremo bisogno di tutta la vostra forza. Nel giugno del 19 Gramsci, nellarticolo Democrazia operaia, propose per la prima volta una riflessione sui Consigli di fabbrica: Attraverso il Consiglio si compie lespropriazione della prima macchina, del pi importante strumento di produzione, la classe operaia stessa, che si ritrovata, che ha acquistato coscienza della sua unit organica e che unitariamente si oppone al capitalismo. Secondo Gramsci, i Consigli erano gli organismi che potevano realizzare lorganizzazione, lunit e lautonomia della classe operaia e questa era la condizione primaria per trasformare lintera societ: Il processo rivoluzionario si attua dove loperaio nulla e vuole diventare tutto.
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I moti e gli scioperi contro il carovita ripresero a giugno. Ci furono 1.663 episodi di astensioni dal lavoro che coinvolsero pi di un milione di scioperanti. Treves, anche in questa occasione, non era dalla parte di chi lottava: Queste masse sono guidate pi dallo spirito di Masaniello che da quello di Karl Marx. Il 13 settembre lofficina metallurgica Brevetti-Fiat di Torino fu la prima fabbrica in Italia a costituire il Consiglio dei commissari di fabbrica. I commissari vennero nominati, reparto per reparto, attraverso elezioni a cui parteciparono tutti gli operai. Torino era la citt simbolo dellindustrializzazione italiana, ed era anche quella dove la conflittualit era maggiore, per via della consistente popolazione operaia. Il 1 novembre lassemblea della FIOM del capoluogo piemontese approv il principio della costituzione dei Consigli di fabbrica attraverso lelezione di commissari di reparto. Il 14 novembre del 1919 ebbe inizio il cosiddetto sciopero della multa, proclamato in reazione alle multe imposte dagli industriali agli operai che avevano scioperato nella settimana precedente. Dur fino al 23 novembre e fu poi seguito, il 2 e il 3 dicembre, da scontri fra operai e carabinieri in una manifestazione contro la repressione poliziesca che cera stata a Roma a danno dei socialisti. Gli incidenti proseguirono per vari giorni e lasciarono sul terreno numerosi morti, soprattutto operai e studenti dellIstituto Sommeiller. Il 28 marzo 1920 vi fu lo sciopero delle lancette, nato come reazione al licenziamento di alcuni commissari di reparto alla Fiat che si erano rifiutati di regolare lorologio con lora legale. Lagitazione, partita gi il 22 marzo, dur fino al 24 aprile arrivando a coinvolgere fino a 500.000 operai. Si concluse dopo che gli industriali torinesi proclamarono la
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serrata degli stabilimenti metallurgici, ponendo come condizione per la ripresa del lavoro la rinuncia ai nuovi metodi elettivi dei commissari di reparto. Lo sciopero termin con la firma di un accordo da parte della FIOM, che in parte sconfessava i Consigli dei commissari di fabbrica. Era una sostanziale vittoria degli industriali: la regolamentazione della disciplina interna di fabbrica veniva di nuovo assunta dalle direzioni degli stabilimenti. Quando nellagosto del 20 la FIOM chiese il rinnovo dei contratti, con al centro gli obiettivi dellaumento di salario e della riduzione dellorario di lavoro, ricevette dagli industriali un netto rifiuto. A quel punto, tra gli operai, la tensione si fece alta e, il 1 settembre, le principali fabbriche di Torino vennero occupate, sotto la guida dei Consigli. Su ispirazione di Gramsci e dellOrdine Nuovo, lagitazione assunse i caratteri dellesperimento rivoluzionario. Gli operai cominciarono a produrre per conto proprio attraverso forme di autogestione e a proteggere le fabbriche con le guardie rosse, veri e propri servizi armati di vigilanza disposti a scendere allo scontro anche con lesercito. Le proteste iniziarono nelle fabbriche di meccanica, per poi continuare nei trasporti e in altre industrie, mentre i contadini occupavano le terre. A favore degli scioperanti intervennero spesso i sindacati dei ferrovieri che organizzarono picchetti armati presso i nodi ferroviari per impedire lintervento delle guardie regie. Il fenomeno si estese rapidamente ad altre fabbriche del Nord (si arriv alloccupazione di pi di 600 aziende manifatturiere), coinvolse il movimento anarchico ma venne solo in parte appoggiato dal PSI, diviso tra riformisti e massimalisti. Gramsci avvert lincapacit dei politici socialisti di fronte a queste manifestazioni di autogoverno proleta27

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rio, ma nulla pot con la dirigenza riformista del partito e contro la reazione degli industriali, appoggiati dal governo e protetti da migliaia di militari in assetto di guerra. Il governo decise di trattare separatamente con la FIOM che, dopo una consultazione interna, il 15 settembre firm un accordo che per non fu accettato da tutti gli operai. Il governo Giolitti tuttavia rifiut di far intervenire le forze dellordine nelle fabbriche, aspett che terminassero le scorte di materie prime nei magazzini delle aziende occupate e che la lotta si esaurisse da sola. La protesta scem gradualmente, e fra il 25 e il 30 settembre tutti gli stabilimenti vennero sgomberati pacificamente e restituiti agli industriali. Le occupazioni, intese come linizio di un processo rivoluzionario, non riuscirono a compiere cambiamenti sensibili. La Camera del Lavoro abbandon gli operai dopo poco tempo, i capi riformisti del PSI e dei sindacati ebbero paura del carattere politico assunto dal movimento e preferirono trattare con gli industriali. Tuttavia, vi furono dei risultati economici e contrattuali: i lavoratori ottennero miglioramenti nel salario e nelle condizioni di lavoro, la giornata lavorativa pass da 10/11 ore a 8. GLI SCIOPERI DEL 43-44 E LA RESISTENZA ANTIFASCISTA Non tutti sono concordi nel far risalire linizio della lotta di liberazione dal nazifascismo in Italia agli scioperi operai del marzo 1943; ma inconfutabile che il blocco delle fabbriche del Nord rappresent, dopo ventanni di dittatura, la prima contrapposizione pubblica e di massa al fascismo.
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Durante il ventennio la condizione operaia era molto peggiorata, ma i lavoratori, costretti ad inquadrarsi nei sindacati fascisti e nelle organizzazioni di massa che Mussolini aveva creato, di scioperi non ne avevano mai fatti. Le condizioni materiali, per, alla lunga fecero riscoprire agli operai la soggettivit di classe e riemerse, nella parte industriale del paese, una cultura del conflitto sociale che pareva essersi smarrita. Il 5 marzo 1943 furono gli operai della FIAT ad iniziare la lotta. Nei giorni successivi lastensione dal lavoro si allarg ad altre fabbriche, non solo a Torino e in Piemonte, ma anche in Liguria, Venezia Giulia, Emilia. Lobiettivo era il miglioramento dei trattamenti retributivi e delle condizioni di lavoro. Volevano ottenere la fornitura attraverso lapertura di spacci aziendali di alimenti e vestiario, ma volevano anche la fine della guerra: i bombardamenti che talvolta colpivano le officine erano motivo di ulteriore peggioramento delle condizioni di vita. Tra marzo e luglio del 1943, 217 aziende furono coinvolte ed oltre 150.000 operai parteciparono alle agitazioni. Nello stesso periodo centinaia di lavoratori vennero arrestati e diversi di loro deportati nei campi di concentramento nazisti. Lo scontro si politicizz in poco tempo. Gli scioperanti sfidarono non solo la legge del 3 aprile 1926 che considerava lo sciopero un reato penale punito con due anni di carcere o con una multa di 1.000 lire (il valore di un mese di stipendio), ma lo stesso regime fascista; se la protesta non risult da subito decisiva per il suo abbattimento, senza dubbio gli assest un colpo durissimo. Una parte degli operai pi attivi entr nelle formazioni partigiane, altri rimasero in fabbrica a preparare linsurrezione del 25 aprile 45. Dal 25 luglio fino ai primi giorni di settembre del 1943 ci fu
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unaltra ondata di scioperi che, oltre gli arresti, si port dietro una coda di 12 morti e numerosi feriti. Lepisodio pi grave si verific il 28 agosto alle Officine Reggiane di Reggio Emilia: i bersaglieri intervennero contro gli operai provocando 7 morti e 25 feriti. Dopo larmistizio dell8 settembre firmato dal governo Badoglio con gli angloamericani, le truppe tedesche occuparono una parte del territorio nel Nord Italia, mentre i fascisti costituirono la Repubblica Sociale Italiana (RSI). Nel mese di novembre di nuovo alla Fiat di Torino, poi in dicembre nelle grandi fabbriche della Lombardia (il 13 scesero in sciopero decine di migliaia di lavoratori di Sesto San Giovanni, della Falck, Breda, Ercole Marelli, Pirelli Sapsa, Magneti Marelli), si svilupp una nuova fase di lotta, con articolate piattaforme rivendicative: si chiedeva il 100% delle retribuzioni (suddivise invece per un 50% in generi alimentari e per un 50% in denaro); lannuale di 192 ore come gratifica natalizia; lindennit giornaliera per malattia ed infortunio di 16 lire da corrispondere anche nei primi giorni di assenza; laumento della razione giornaliera di pane a 500 grammi; listituzione di spacci aziendali per viveri e vestiario; il servizio di mensa aziendale con due piatti (primo e secondo) per tutti i turni di lavoro; la fornitura di combustibile carbone e copertoni per le biciclette. Vi furono anche le prime richieste di pari opportunit e diritti: eguale trattamento annonario ed economico tra operai ed impiegati, e parit di trattamento, per eguale mansione, tra uomini e donne. Infine, cerano obiettivi politici: la scarcerazione degli ex membri delle Commissioni interne, la cessazione della persecuzione politica a danno dei lavoratori e labolizione dei licenziamenti e delle sospensioni dal lavoro. Si trattava di
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rivendicazioni molto avanzate sul piano sindacale, e allo stesso tempo di una lotta fortemente caratterizzata dallantifascismo non a caso il nuovo protagonismo operaio era sollecitato dai quadri del PCI clandestino e si esplicava attraverso i comitati sindacali clandestini; e non a caso le risposte del regime furono durissime. Nei mesi autunnali del 1943, una decina di operai furono giustiziati dalla polizia politica fascista e diversi lavoratori furono deportati in Germania nei campi di lavoro. La forza di quelle lotte e di quelle proteste produsse per anche risultati significativi: vi furono aumenti salariali, forniture di alimenti, gomme e copertoni per le biciclette, carbone, le 192 ore della gratifica natalizia e le mense aziendali. Nonostante le conquiste, la protesta riprese. Nel mese di gennaio del 1944 ripartirono gli scioperi con una componente politica sempre pi forte. La scintilla fu luccisone, a Genova, di otto comunisti, condannati a morte da una corte marziale. I nazisti reagivano agli scioperi con deportazioni nei lager. Ma la repressione non fiacc gli antifascisti che diedero vita alla pi grande mobilitazione di massa in Europa contro loccupazione nazifascista e che si prolung ininterrottamente dal 1 all8 marzo 1944. Le agitazioni partirono con la proclamazione di uno sciopero generale in tutto il Nord Italia, che blocc la produzione per giorni, in primo luogo quella bellica. Lastensione dal lavoro ebbe una partecipazione superiore al previsto, coinvolse oltre un milione e 350.000 lavoratori in tutto il paese. Il 2 marzo scesero in sciopero i tranvieri, bloccando i mezzi di trasporto, poi, a seguire, i tipografi e i giornalisti del Corriere della Sera. Numerose banche restarono chiuse. A Bologna gli operai della Ducati si fermarono nonostante loccupazione dello stabilimento
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da parte delle SS. A Firenze scesero in lotta 20.000 operai, sostenuti dai Gap che sabotarono le linee tranviarie e incendiarono la sede del sindacato fascista, dove erano gi state preparate le schede degli operai da deportare nei campi di concentramento. In Valsesia furono i partigiani garibaldini a decretare lo sciopero, mentre in Val dAosta si sabotarono le linee elettriche e si danneggiarono gli impianti per paralizzare alcuni dei pi importanti complessi industriali della regione. Le rivendicazioni erano chiaramente politiche: Si trattava di andare ben pi a fondo nella lotta contro il nazifascismo. I comunisti puntavano allinsurrezione generale. LUnit, stampata clandestinamente, pubblic l8 marzo 1944 un appello del Comitato segreto di Agitazione:
Cos non si pu andare avanti: i soldi che ci danno non bastano nemmeno per comprare il poco che ancora si pu trovare; le razioni che ci assegnano non bastano alle pi elementari esigenze della vita; non si trova pi nemmeno lindispensabile per cucinare: grassi, sale e verdura. I padroni, i fascisti ed i tedeschi, in ignobile combutta, sono ben decisi a non concederci nulla. Che fare? Piegare alle prepotenze nemiche e rassegnarci a morire di stenti? No. Ci hanno risposto mostrandoci le armi. Ebbene: dobbiamo accettare la sfida, la lotta a fondo, con tutti i mezzi, la lotta armata per difendere la nostra esistenza, i nostri diritti. Preparatevi a rispondere alla forza con la forza, alle armi con le armi, preparate lo sciopero insurrezionale, linsurrezione nazionale.

alle indicazioni date dal Comitato di Agitazione interregionale. Gli operai non avevano ottenuto alcun miglioramento economico, tuttavia quelle giornate di lotta furono una tappa fondamentale: se gli scioperi del marzo 43 avevano segnato lapprossimarsi della fine del fascismo, lo sciopero generale del marzo 44 per estensione, partecipazione, combattivit e compattezza, assunse esplicitamente il carattere di rivolta. Esso fu un intreccio di rivendicazioni sociali e azioni militari, astensioni dal lavoro e azioni di guerriglia. In ogni regione, i gappisti e i partigiani appoggiarono la lotta degli operai con azioni armate e atti di sabotaggio contro i tedeschi e i fascisti. Per tutto il 1944 e fino al momento dellinsurrezione dellaprile 45, le fabbriche furono il perno della lotta. Quello sciopero incise pure sullidea della guerriglia in citt, prima affidata a gruppi ristretti di gappisti. Le lotte degli operai divennero la copertura di massa delle azioni di guerriglia, mentre le azioni partigiane contribuirono al successo delle rivendicazioni dei lavoratori. Infatti, in pi di unoccasione, le formazioni partigiane intervennero direttamente sugli industriali, anche in modo energico, per costringerli al rispetto dei contratti, degli orari di lavoro e per impedire che le produzioni fossero consegnate ai tedeschi. Secondo Paolo Spriano, partigiano di Giustizia e Libert e autore di unopera monumentale sulla storia del PCI,
un avvenimento eccezionale come quello dello sciopero generale del marzo 1944 somiglia a una battaglia partigiana e a un episodio di guerriglia. Non , in questo, tanto importante il fatto darme in s, la portata immediata di uno scontro. importante il senso che esso

Nonostante la ferocia della repressione, lo sciopero dur sino all8 marzo, quando il lavoro riprese, in base
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assume nel processo di un movimento, leco che ne deriva, le forze militari e sociali che sposta, lesperienza che ne ricavano i combattenti, il solco che si scava fra i nemici. Ma lo sciopero generale si rivela comparabile a un momento della guerra guerreggiata.

La spinta dello sciopero del marzo 44 determin anche una profonda modificazione dellassetto del fronte partigiano, perch vi fu un travaso consistente e continuo di giovani operai nelle formazioni gi esistenti che ne modific la composizione sociale. LO SCIOPERO ALLA ROVESCIA LItalia fu profondamente segnata dalla guerra, sul piano economico e sociale. Negli anni tra il 1947 e il 1949 ci furono molte azioni di massa, soprattutto occupazioni di terre e scioperi bracciantili, che si diffusero in tutte le regioni centro-meridionali. Allinizio degli anni 50 ripresero le lotte nel settore manifatturiero, con la proclamazione di scioperi contro i licenziamenti. Il conflitto sociale fu duro e segnato da scontri e da interventi violenti e repressivi della polizia. In quel contesto presero forma anche altri tipi di lotta, il pi conosciuto dei quali fu lo sciopero a rovescio. Normalmente col termine sciopero si intende unazione di astensione o di blocco del lavoro; in questa forma di protesta, invece, si sceglieva di lavorare gratuitamente pur proclamando lo sciopero. Si trattava di lavori volontari per realizzare opere di interesse pubblico, in primo luogo strade, argini di fiumi e canali, lavatoi, sistemazioni idrauliche e reti fognarie. Questa forma di lotta rappresent anche una risposta alla piaga
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della disoccupazione e ai ritardi della ricostruzione che si stavano accumulando. Uno dei primi scioperi a rovescio si svolse il 2 aprile 1950 ad Amaseno, in provincia di Frosinone. Lobiettivo era la realizzazione di una strada per togliere dallisolamento il paese. 260 disoccupati, armati di pale e picconi, incominciarono ad eseguire i lavori. Intervennero subito i carabinieri che fermarono i due presunti promotori della protesta e per tutta la durata dello sciopero il paese rimase occupato dalla Celere. Nel settembre dello stesso anno, la CGIL di Bologna, attraverso i Comitati di Solidariet, rilanci unazione nella pianura, presentando un Piano per il Lavoro in cui si evidenziavano le condizioni di vita nelle campagne e le difficolt strutturali delleconomia agraria. Il Piano si concretizzava in un elenco di opere chiave sulle infrastrutture, soprattutto dopo la rottura dellargine del fiume Reno vicino al paese di Malalbergo. Secondo la Camera del Lavoro, la pratica dello sciopero a rovescio era una battaglia civile per il progresso che si sostituiva, di fatto, al mancato intervento governativo. Altro aspetto fondamentale fu il carattere di massa di questi scioperi, cui le istituzioni risposero con una dura repressione. Fra il 1950 e il 1951 si tennero infatti 79 processi con 2.418 lavoratori imputati: di questi 765 furono condannati complessivamente a 96 anni di carcere. Nel solo territorio di San Giovanni in Persiceto, nel mese di gennaio 50, furono denunciati 465 braccianti per lavori arbitrarie invasione di terre. Lo sciopero che fece parlare di pi fu quello del 2 febbraio del 56 a Partinico, in Sicilia. Quel giorno un giovane sociologo triestino, Danilo Dolci, aveva organizzato nellentroterra siciliano uno sciopero alla rovescia di un migliaio di contadini, operai, pescatori, alle35

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vatori, intellettuali e disoccupati, per riattivare una trazzera. Si trattava di vecchia strada comunale accidentata e abbandonata: Era un lavoro utile a tutti, anche se non era stato ordinato da alcuno, disse Dolci. Dopo i primi colpi di piccone e di badile, i lavori vennero fermati dallintervento della polizia. Dolci, con alcuni suoi collaboratori, venne arrestato. Il 30 gennaio 1956, il noto agitatore politico Danilo Dolci organizza uno sciopero della fame nonostante sia stato diffidato a verbale ad astenersi da qualsiasi manifestazione in quanto non autorizzata. Anche se dispersi dalle forze dellordine i manifestanti si ostinano a digiunare, recita il verbale del commissariato di pubblica sicurezza di Partitico. Il 1 febbraio il giornale di Palermo LOra annuncia per il giorno seguente lo sciopero a rovescio. Il commissariato di Partinico chiede rinforzi alla questura di Palermo. Nella notte diverse pattuglie di agenti setacciano i dintorni del paese alla ricerca del luogo della manifestazione, rimasto segreto. Prosegue il verbale:
Vengono avvistati individui isolati e a piccoli gruppi, che muniti di vanghe, piccozze e badili attraversano le campagne quasi impraticabili per le abbondanti piogge notturne. Si dirigono tutti verso la trazzera vecchia distante dal paese tre chilometri. Circa 150 individui cominciano lavori di sterramento sulla trazzera, vengono ripetutamente invitati ad allontanarsi ma non ubbidiscono. Tre squilli di tromba intimano lo scioglimento della manifestazione, poi si procede al fermo dei pi facinorosi.

e fin in galera con sei compagni. Per la spiccata capacit a delinquere non gli venne concessa la libert provvisoria e per due mesi rest in carcere allUcciardone. Ma il processo lo fece conoscere al mondo intero come il Gandhi italiano. Quello sciopero alla rovescia divenne intollerabile per il potere proprio perch ne parl tutta la stampa, e lopinione pubblica si schier con Dolci: numerosi intellettuali italiani e stranieri, tra cui Moravia, Silone, Pratolini, Levi, Vittorini, Gorresio, Sereni, Parri, Bobbio, Fellini, Volpini, Mauriac e Sartre, si unirono in un comitato di solidariet in suo sostegno. LA RIVOLTA DI PIAZZA STATUTO
Operai della Fiat, alle vostre spalle, senza consultare nessuno, le organizzazioni sindacali al servizio del padrone hanno concluso un accordo separato che tenta di liquidare la lotta e la forza operaia alla Fiat. Ancora una volta siete voi a dover decidere e dichiarare cosa volete e che cosa invece rifiutate. Ora dobbiamo vedere con chiarezza quale la manovra padronale e quale deve essere la risposta operaia. Operai della Fiat, oggi il disegno del padronato italiano questo: spezzare la grande lotta dei metalmeccanici separando la trattativa nelle varie aziende e imporre un accordo aziendale per la Fiat. Se questo disegno si realizza pienamente, senza che la classe operaia della Fiat affermi la sua decisione, questa grande lotta, che ha un significato generale di lotta di classe, verr frantumata e il capitalismo italiano, dopo essere stato messo in gravissime difficolt dalla lotta operaia, potr perseguire pi facilmente il proposito di pianificare il suo dominio.
(da un volantino del 6 luglio 62 distribuito dal gruppo dei Quaderni Rossi alla FIAT Mirafiori)
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Per questepisodio Dolci venne definito un sedicente digiunatore, intruso agitatore e sobillatore di masse
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Il 1962 fu lanno dei rinnovi contrattuali, dei cortei interni alle fabbriche, dei blocchi alla produzione, delle manifestazioni nelle strade e nelle piazze. La UIL, fin da subito, tent accordi separati anche con lappoggio dei dirigenti industriali. Cos, pochi giorni prima dello sciopero generale, proclamato per il 7 luglio, la Uil e il Sida (il sindacato giallo della Fiat) firmarono il nuovo contratto, che concedeva alcuni aumenti salariali ma senza determinare miglioramenti delle condizioni di lavoro. Contro questa capitolazione, la mattina del 7 luglio, migliaia di lavoratori cominciarono a radunarsi sotto la sede della Uil, in piazza Statuto, allinterno della quale si erano asserragliati i sindacalisti dellaccordo separato, protetti da ingenti forze di polizia. Verso le 4 del pomeriggio la polizia inizi a fare caroselli con le camionette, gli operai risposero con i sassi, poi gli scontri divennero un estenuante corpo a corpo fino alle 4 di notte: un continuo guadagnare e perdere terreno, ma la polizia non riusc a riprendere la piazza. I giornali e i rotocalchi marcarono la presenza di giovani operai meridionali tra i protagonisti degli scontri. Li definirono teppisti, facinorosi, giovinastri che si erano introdotti nella manifestazione operaia e che, verso la fine della giornata, erano riusciti a togliere di mano il controllo della situazione ai dirigenti sindacali. Il giorno dopo, dalle 11 del mattino, migliaia di lavoratori tornarono di nuovo intorno a piazza Statuto, protetta da un enorme schieramento di forze dellordine. Le cariche partirono fin da subito, a ripetizione, ma i dimostranti non si dispersero e risposero colpo su colpo. Sulla Stampa, il giornale degli Agnelli, il 10 luglio si leggeva: Molti hanno laspetto di bulli di periferia,
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alcuni si direbbero studenti. Tutti vestono nello stesso modo: una camicia di colore o una maglietta sgargiante, molte volte rossa, fuori dai pantaloni, maniche rimboccate. Psi, Pci e sindacati descrissero gli scontri come il frutto dellazione di agenti provocatori. Diego Novelli, che poi sarebbe diventato il sindaco comunista di Torino, afferm che a molti giovani erano state regalate 1.500 lire e delle sigarette perch creassero incidenti in piazza. Quando, per, arriv il giorno del processo fu difficile negare levidenza: la grande maggioranza di coloro che avevano preso parte agli scontri di piazza Statuto erano giovani operai. Quello che si era verificato a piazza Statuto era qualcosa di straordinario: la ribellione operaia era stata un catalizzatore eccezionale e aveva prodotto la sollevazione dei grandi quartieri proletari torinesi, come Porta Palazzo. Ma quella rivolta rappresent anche la prima rottura con lo status quo del movimento operaio. A Torino si ebbe la sensazione che la scintilla operaia avesse generato una salutare esplosione. Da qui la necessit di orientare la ricerca e lintervento politico verso una nuova opportunit sociale che prendeva forma. Ne segu una discussione molto vivace allinterno degli esponenti delloperaismo italiano e nella redazione di Quaderni Rossi che sfoci, nel 63, in una rottura. Tutti erano daccordo sulla centralit della fabbrica e degli operai e sulla potenzialit rivoluzionaria della nuova situazione che piazza Statuto aveva fatto scaturire. Le differenze emersero sulla questione della soggettivit e su come collegarsi alla classe operaia e alle lotte di fabbrica senza intermediazioni. Se Raniero Panzieri optava per la prudenza, in Mario Tronti, Romano Alquati, Toni Negri, Sergio Bologna
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e Gianfranco Faina si era radicata la convinzione dellesistenza di un processo di crescita organizzativa dellautonomia operaia gi in atto, in cui occorreva inserirsi per estenderne e svilupparne al massimo la portata. Questi ultimi, nel 64, fondarono Classe Operaia Periodico politico degli operai in lotta. LAUTUNNO CALDO E LE LOTTE OPERAIE DEI 70 Dagli anni del miracolo economico, il conflitto sociale and via via intensificandosi fino a divenire una costante della vita quotidiana degli operai. Dopo alcuni mesi di lotte spontanee interne alla fabbrica, il 3 luglio 69 le avanguardie operaie della FIAT organizzarono un corteo esterno insieme agli studenti per coinvolgere la citt di Torino in uno sciopero contro il caro-vita. La polizia caric subito davanti alla porta 2 di Mirafiori, ma poco dopo il corteo si ricompose imboccando corso Traiano: erano in migliaia dietro due grandi striscioni con su scritto Alla FIAT la lotta continua e Tutto il potere agli operai. Un incredibile dispiegamento di forze dellordine tent di spezzare il corteo e disperdere i manifestanti, e inizi un violentissimo scontro che si protrasse per tutto il giorno. Tra gas lacrimogeni, sassaiole e barricate, si and avanti fino alluna di notte, quando gli scontri cessarono un po alla volta per esaurimento spontaneo; ma nelle ore precedenti, con il calar del buio, si sentiva il tam tam delle pietre a testimoniare che ancora ci si batteva. Era iniziato lautunno caldo. Cosa vogliamo? Vogliamo tutto!, recitava un cartello issato su una barricata di corso Traiano, e
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Vogliamo tutto! divenne anche il titolo di un romanzo di Nanni Balestrini che raccontava la storia di Rocco, loperaio-massa. Poche settimane dopo, il 26 e il 27 luglio, al Palasport di Torino si tenne unassemblea nazionale delle avanguardie operaie. In quella sede, al grido di pi salario, meno orario, vennero avanzate le rivendicazioni egualitarie e la riduzione dellorario di lavoro che furono poi recepite dalle piattaforme contrattuali. La scadenza di diversi contratti di lavoro, in primo luogo quello dei metalmeccanci, produsse unondata di scioperi che divenne un primato per tutti gli anni a venire: furono coinvolti cinque milioni di lavoratori, per 38 milioni di giornate di astensione dal lavoro, cifre mai pi raggiunta nella storia italiana. Il braccio di ferro, soprattutto con la FIAT, fu durissimo. Le piattaforme rivendicative erano molto avanzate e innovative: per la prima volta si parlava di 40 ore settimanali, di aumenti salariali uguali per tutti, del diritto a tenere lassemblea di fabbrica, del controllo sullorganizzazione del lavoro, di 150 ore per il diritto allistruzione dei lavoratori. Agnelli lIndocina ce lhai in officina, si gridava per affermare il sostegno al popolo vietnamita contro linvasione americana. La centralit operaia fece finire il lungo sonno degli anni 50: non cera pi il timore di muoversi senza il consenso del sindacato. Non mancarono significative esperienze di autorganizzazione come nel caso dei Comitati unitari di base. I CUB spuntarono a Milano e in diverse grandi fabbriche del Nord tra il 1968 e il 1969. Erano costituiti da operai delle catene di montaggio e dei lavori ripetitivi, quelli dellorganizzazione fordista e taylorista. Si trattava di giovani dequalificati, spesso meri41

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dionali, molti dei quali senza alcun riferimento ideologico, che vivevano in una situazione di disagio e rabbia per la disciplina durissima della fabbrica, le cattive condizioni di lavoro, la precariet dellalloggio e la solitudine nel mondo sconosciuto delle metropoli industriali. Lo spontaneismo e le storie individuali si intrecciarono con forme di lotta che avevano poco a che fare con il vecchio sindacato delle Commissioni interne, i cui riferimenti erano invece gli operai professionalizzati. La ricerca di forme di solidariet sociale e lesigenza di uguaglianza li fece incontrare con gli studenti davanti ai cancelli delle fabbriche e con i gruppi della sinistra extraparlamentare, e con essi trovarono una maggiore sintonia anche culturale , un orizzonte comune non solamente politico. Il livello di alienazione e di sfruttamento che si raggiungeva nelle officine e nei reparti di montaggio e di verniciatura portava questi operai ad odiare il loro lavoro, a rifiutarlo. Se in Italia, nel biennio 68-69 la contestazione giovanile e studentesca si intrecci con lautunno caldo degli operai, se ci fu un forte scarto nei rapporti di forza tra operai e capitale, se i salari degli operai iniziarono ad incidere sui profitti dei padroni, questo pot avvenire perch si svilupp unesperienza politica come loperaismo, nuova sia nella forma teorica che nella pratica sociale, con il suo forte richiamo alla centralit operaia e alla centralit della fabbrica. I CUB e i Comitati operai presero corpo nelle grandi industrie del Nord perch l era emersa con pi irruenza la nuova composizione operaia ed era scoppiata con pi veemenza la contraddizione tra loperaio-massa e il sindacato. I Comitati di base divennero, pertanto, il riferimento e la forma di aggregazione per questa nuova figura operaia. Matrice comune era linsofferenza verso le organizzazioni sinda42

cali tradizionali, la pratica della democrazia operaia dal basso e dellautogestione delle lotte. Leresia operaista divenne una specie di maledizione per il movimento operaio ufficiale. Anche le forme di lotta cambiarono radicalmente. Dopo anni di sfruttamento e umiliazione, gli operai usarono larma del rifiuto del lavoro in unottica di non collaborazione con le sorti dellazienda:Viva il compagno assenteismo, terrore dei padroni, fa bene allorganismo. Questo punto di vista cambi anche il criterio con cui andava condotto uno sciopero: il massimo dei danni al padrone, col minimo dei costi per il lavoratore. Una forma molto usata fu quella del gatto selvaggio: un gruppo scioperava a valle del ciclo di produzione o comunque in punti nevralgici, bloccando lintero flusso lavorativo. O ancora, lungo una catena di montaggio gruppi o sottogruppi scioperavano in tempi diversi, in modo da arrestare la produzione per il massimo tempo possibile. Poi vi era lo sciopero a singhiozzo, con interruzioni brevi di 10 o 15 minuti ogni ora; lo sciopero a scacchiera in cui lastensione dal lavoro veniva effettuata in tempi diversi da diversi gruppi di lavoratori le cui attivit erano interdipendenti; il salto della scocca, quando lungo una linea di montaggio o di verniciatura scioperava un operaio s e uno no, arrivando al blocco della catena per intasamento. Poi cerano gli scioperi con cortei interni che avevano il compito di spazzolare i crumiri che si sottraevano allagitazione e di bloccare i vari reparti o di far visita agli impiegati restii a lottare. A Mirafiori, per esempio, si faceva la pesca a strascico: gli operai stavano a lato dei corridoi dei reparti e con una corda tesa razzolavano i male intenzionati. Un altro strumento molto usato era quello dei picchetti fatti dagli scioperanti
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davanti ai cancelli, per dissuadere, nel giorno dello sciopero, tutti coloro che volevano entrare. I picchetti venivano organizzati anche in uscita per bloccare i camion con le merci nelle fasi pi acute delle vertenze aziendali. Era di quegli anni lo slogan siamo tutti delegati, che indicava il rifiuto delle mediazioni sindacali e una concezione della conflittualit operaia come rapporto di forza con il padrone, per imporre attraverso la lotta gli obiettivi degli operai. Obiettivi che lautunno caldo consegu e lelemento della vittoria stava anche nella capacit di avere sedimentato e costruito un contropotere operaio reale allinterno dei luoghi di lavoro. Fu a questo punto che i sindacati, registrando nelle assemblee di fabbrica una spiccata indifferenza operaia ai vecchi organismi di rappresentanza, per non rischiare di perdere definitivamente il consenso, e nel tentativo di interpretare le istanze di autonomia che gli operai avevano espresso, decisero di puntare su qualcosa di nuovo. Le vecchie Commissioni interne, utilizzate dal sindacato per marcare la distanza dagli organismi di base, furono accantonate e vennero proposti i Consigli dei delegati di fabbrica. Si trattava di organismi di democrazia diretta, eletti non per appartenenza sindacale ma su base di reparto, da tutti i lavoratori, anche quelli non iscritti. I gruppi extraparlamentari, che avevano contribuito con il loro lavoro politico davanti ai cancelli delle fabbriche alla nascita degli organismi di base, espressero i loro dubbi sullimprovvisa svolta del sindacato. Affermarono che la nuova versione del sindacato dei consigli era un tentativo per recuperare e ingabbiare le forme dellautonomia operaia e continuarono a contestare il principio della delega. Non ci fu per mai unopposizione effettiva e determinata. Anzi, vista la
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partecipazione significativa (sia numerica che politica) allesperienza dei Consigli di fabbrica degli operai che avevano fatto le lotte, molti quadri di fabbrica della sinistra rivoluzionaria decisero di partecipare a questi organismi, sperando che potessero mantenere una certa autonomia dal sindacato. In quegli stessi anni, tra lo scioglimento di Potere Operaio, la nascita dei Consigli e la crisi di tutta la sinistra extraparlamentare, nelle fabbriche si costituirono anche le prime Assemblee autonome e i primi Comitati autonomi operai. La spinta maggiore alla loro nascita venne, oltre che da molti militanti che si erano formati in quel periodo, anche dal composito quadro politico operaio definito il partito di Mirafiori, cresciuto nella grande lotta alla Fiat del 72-73. Il concetto di autonomia operaia era stato importante negli anni 60, soprattutto rispetto ai partiti politici. Ma in quel 1973 voleva dire anche autorganizzazione delle lotte al di fuori della gestione sindacale. Nel 73 si cominciarono a vedere gli effetti dei cambiamenti sociali nella composizione operaia: davanti ai cancelli di Mirafiori o di Rivalta non cerano pi solo emigrati meridionali, ma anche tanti giovani torinesi e piemontesi scolarizzati, formati nel clima delle lotte studentesche degli anni precedenti o nelle esperienze aggregative territoriali. I loro modelli di comportamento avevano poco a che fare con la tradizione del movimento operaio e comunista. Anche la produzione aveva subito profonde modifiche. A quei tempi, la grande fabbrica madre faceva da collettore di raccolta dei semilavorati, prodotti nelle fabbriche dellindotto, per poi assemblarli. Pertanto, anche la contestazione operaia si adegu a questa ristrutturazione. Durante la
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lotta contrattuale, per bloccare il ciclo produttivo e lalimentazione delle catene di montaggio venne adottato pi volte il blocco delle merci e il presidio dei cancelli. I reparti venivano usati come luoghi dellorganizzazione e dellespressione del contropotere operaio e il controllo operaio della fabbrica si esprimeva attraverso i cortei interni. A guidare le famose spazzolate dei reparti che buttavano fuori capi e dirigenti erano i cosiddetti fazzoletti rossi, una sorta di milizia informale composta da alcune centinaia di giovani operai che nessuno era in grado di controllare e che si mettevano alla testa dei cortei interni, coprendosi il volto con un fazzoletto rosso. Il 29 marzo 1973, dopo settimane di lotta intensissima, la Stampa apr con un titolo a tutta pagina che annunciava la conclusione della lunga vertenza contrattuale, con la firma dellaccordo da parte dei sindacati. Quel giorno anche i militanti del Pci si presentarono in fabbrica con lUnit, e anchessa plaudiva allaccordo. Gli operai si sentirono traditi: uscirono dalle officine, piantarono le bandiere rosse sui cancelli di Mirafiori e si misero a urlare: Noi occupiamo la fabbrica perch vogliamo che i padroni vengano qui a firmare il contratto davanti a noi, sotto i nostri occhi.... Alla porta 2 venne affisso uno striscione con su scritto: Qui comandiamo noi. Alla porta 9 fu appeso un manichino impiccato con la scritta: Questa la fine dei nemici degli operai. Vennero bloccate le merci, le vedette a guardia sui muri controllavano che non uscisse niente. Gli operai organizzarono staffette tra le porte con le biciclette sottratte ai capi e usarono i telefoni interni per le comunicazioni. La fabbrica era di fatto occupata, anche se non fu unoccupazione tradizionale. Gli ope46

rai andavano e venivano da casa, ma i picchetti bloccavano le porte e regolavano lingresso in fabbrica: capi e quadri, cos come crumiri e fascisti, erano tenuti fuori, mentre gli addetti alla mensa entravano per preparare i pasti; la palazzina degli impiegati era assediata, e poteva ritirare la busta-paga solo chi era in sciopero. Dentro, insieme a quelli che stavano ai picchetti, cerano migliaia di operai che approfittavano delloccasione per girare nello stabilimento, ci che di norma non era permesso. Cera chi prendeva il sole, chi giocava a carte e a dama e chi faceva sesso sulle macchine ferme. Un operaio, durante unassemblea, disse: I movimenti di massa servono proprio per togliere dalle mani dei pochi per mettere nelle mani di tutti. In quei giorni lassenteismo fu ai minimi storici, si poteva giocare a pallone solo dopo aver assolto i propri compiti ai picchetti, il vino era bandito: il rifiuto del lavoro non si trasform in inerzia, e il momento prevalente nelle officine occupate fu quello della discussione politica collettiva. La forbice tra queste espressioni autonome di lotta e le posizioni del Pci si allarg sempre pi, tanto che nel 1979 Adalberto Minucci, prestigioso esponente del PCI torinese, affermava: La FIAT ha lesigenza di rendere governabile la fabbrica. Credo che in questultima ondata a Mirafiori sia entrato un po di tutto, dallo studente al disadattato, s proprio raschiato il fondo del barile. Una realt magmatica molto complicata, un porto di mare con gente che entra senza avere dimestichezza n, a volte, attitudine al lavoro. Parole dette pochi giorni prima del licenziamento alla Fiat di 61 operai tra le file di quelli che allora si chiamavano avanguardie di fabbrica.
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Quellanno la protesta per il contratto nazionale dei metalmeccanici era stata particolarmente accesa, a Torino si era fatto ricorso a blocchi stradali e forme di lotta quali lautoriduzione della produzione. Il 9 ottobre del 1979, al termine di uninchiesta interna, la direzione consegn a 61 dipendenti una lettera di licenziamento. Il capo del personale Carlo Callieri, che aveva stilato la lista, disse che quellelenco era pronto da tempo, e lamministratore delegato Cesare Romiti afferm di aver avvertito i segretari nazionali dei sindacati, Lama, Carniti e Benvenuto, prima di dare il via al provvedimento. E infatti i sindacati non si opposero, non chiesero lannullamento dei licenziamenti e il reintegro dei 61 lavoratori, si dolsero soltanto del modo con cui la Fiat aveva disposto lallontanamento degli operai e il blocco delle assunzioni, quasi che di fronte a decisioni del genere valesse pi la forma della sostanza. Nelle lettere di licenziamento gli addebiti erano alquanto variopinti: Abbandona il posto di lavoro e, insieme ad altri, dopo aver scardinato la porta daccesso, si porta nellatrio della direzione e successivamente costringe gli impiegati ad uscire dagli uffici; Ebbe ad operare pi volte pressioni sugli operai incitandoli e ottenendo dagli stessi che le lavorazioni si svolgessero con ritmi ridotti, determinando la completa disorganizzazione della squadra in quanto, di fatto, i capi erano stati esautorati dalle loro funzioni; Abbandonava pi volte al giorno il proprio posto di lavoro, recandosi davanti allufficio del capo officina, in assoluto silenzio, e quivi giunto, apriva allimprovviso la porta e iniziava a percuotere fragorosamente, con cartelli e spranghe, bidoni vuoti appositamente portati; Occup abusivamente un locale vicino allofficina dove lavorava, lo us
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abitualmente per cucinare cibi destinati a una mensa alternativa; Ha tenuto comportamenti violenti nei confronti dei superiori e dei compagni di lavoro nel corso di manifestazioni sindacali, con blocco delle linee e delle merci anche nei confronti di automezzi che il sindacato, dopo trattative, aveva autorizzato affinch non si determinasse il blocco delle lavorazioni in altri stabilimenti, in tale occasione dichiarando: me ne sbatto il cazzo dei vostri problemi. Di qua non passa niente. LO SCIOPERO DEL LAVORO MIGRANTE In Francia, agli inizi del 2010, part la campagna Journe sans immigrs, 24h sans nous. Il manifesto costitutivo recitava: Il 1 marzo 2005 entrato in vigore il Codice degli stranieri. Questa legge rappresenta un concetto utilitaristico di immigrazione, in altre parole unimmigrazione selezionata in base a criteri economici. Venne scelto dunque il 1 marzo per un giorno senza immigrati. La proposta era di non partecipare per 24 ore ad alcuna attivit economica, nelle aziende, nelle associazioni, nelle scuole, nei collegi, nelle universit, negli ospedali, nei negozi, nellindustria, nelledilizia, in agricoltura, nei servizi, nei media. Una cosa del genere era avvenuta negli Stati Uniti quattro anni prima. In un paese in cui la festa dei lavoratori non era mai stata celebrata, il 1 maggio 2006 si fermarono contemporaneamente molti settori economici e produttivi per la Giornata senza immigrati. A suscitare la straordinaria protesta era stato il disegno di legge del senatore repubblicano James Sensenbrenner che, di fatto, criminalizzava pi di dieci milioni di lavo49

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ratori migranti. In pi di duecento citt del paese (da New York a Chicago, da Los Angeles a Houston) centinaia di migliaia di invisibili scesero nelle strade, dopo aver incrociato le braccia e aver promosso il boicottaggio di ogni acquisto. Senza di noi leconomia si ferma avevano preannunciato; e cos accadde. Fabbriche, ristoranti, alberghi e negozi dovettero chiudere i battenti. Cargill Meat Solutions, il colosso della lavorazione delle carni, dichiar che 15.000 impiegati degli stabilimenti di Iowa, Nebraska e Illinois avevano scioperato. In Georgia la raccolta delle cipolle e in California quella dei pomodori furono sospese. La Goya Foods, il maggior produttore di alimenti di origine latinoamericana, sospese la distribuzione. McDonalds si trov a corto di personale e tenne chiusi molti fast food. In quel giorno, non ci furono spazzini nei parchi, non si fecero le pulizie negli uffici, molti cantieri edili si bloccarono per lassenza dei muratori, il porto di Los Angeles rimase completamente paralizzato. Scioperarono e parteciparono alle manifestazioni soprattutto ispanici, ma anche arabi, asiatici, antillani, giamaicani e migranti provenienti dellEst Europa. Lo sciopero ebbe dei risultati che andarono oltre le aspettative degli organizzatori, sia per la partecipazione, sia per il danno economico che produsse: si stim una perdita di 2.000 milioni di dollari. In Italia, il 1 marzo 2010, la Giornata senza di noi fu lanciata con un manifesto di intenti, una pagina facebook con pi di 50.000 adesioni e un colore di riferimento, il giallo. Il fiocchetto giallo, appeso al petto, divenne il simbolo della rivoluzione in giallo che coinvolse non soltanto migranti ma anche molti italiani. Un segno di riconoscimento anche per chi, quel giorno, non pot
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scioperare perch privo della copertura sindacale. I comitati primomarzo2010 che si formarono in tante citt italiane rifiutarono letichetta di sciopero etnico e proposero lidea di sciopero per i diritti. Quella giornata dimostr come fosse possibile dare corpo e visibilit ad una lotta generalizzata ed autorganizzata che, partendo dal web, aveva raggiunto i luoghi di lavoro. Gli obiettivi erano chiari: opposizione alla legge Bossi-Fini e al pacchetto sicurezza, lotta quotidiana allo sfruttamento lavorativo e rivendicazione della piena cittadinanza e dei diritti sui luoghi di lavoro, a cominciare da quello di sciopero. Erano passati otto anni dallo sciopero dei migranti di Vicenza del 15 maggio 2002, in cui lintero distretto industriale della citt veneta si era fermato. Indetto dai sindacati confederali, dalla CUB e dai Tavoli Migranti dei Social Forum contro la Bossi-Fini, vi avevano aderito anche le RSU di fabbrica e del pubblico impiego. Quella giornata era stata uno dei momenti pi alti della lotta dei migranti in Italia e in Europa, e si era tenuta appena due mesi dopo la rivolta di Rosarno. Il 7 gennaio, nel paesino calabrese, tre migranti di ritorno dal lavoro nei campi furono feriti con unarma da fuoco. La sera stessa alcuni braccianti africani protestarono violentemente e il giorno dopo, in pi di 2.000 partirono dal ghetto in cui vivevano per una marcia su Rosarno, che fin in duri scontri con la polizia. Poi ci furono gli attacchi dei rosarnesi, le ronde, e le aggressioni, di uomini armati di mazze e bastoni a caccia di africani. Lo squarcio che si era aperto su questa parte del Meridione era devastante: il razzismo duro e rancoroso dei penultimi contro gli ultimi si era scontrato con la non rassegnazione dei migranti a subire in silenzio. Si trattava di episodi non molto diversi da
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quelli avvenuti nellestate dell89 a Villa Literno, nel Casertano, paese agricolo di 10.000 abitanti cui, nei mesi del raccolto, si aggiungevano 8.000 migranti per il lavoro nero nei campi, e in mano alla camorra. La notte del 24 agosto una baracca in cui dormivano 30 ragazzi africani tra i 17 e i 20 anni venne presa dassalto e Jerry Masslo, un profugo politico sudafricano, fu ucciso con un colpo di pistola. Ai suoi funerali il movimento antirazzista usc dallombra. Le questioni dei migranti e del razzismo esplosero, e il 20 settembre i migranti proclamarono il loro primo sciopero nazionale. Sul volantino distribuito a Villa Literno cera scritto: La nostra condizione di clandestini permette ai datori di lavoro disonesti e alla criminalit organizzata di usarci per mettere in pericolo i diritti che voi lavoratori italiani avete saputo conquistare sin dalla Resistenza. Sappiamo che lostilit, che a volte ci dimostrata, dettata dalla paura e non dalla malvagit. Se questo il quadro storico degli scioperi e delle mobilitazioni dei migranti per i loro diritti di cittadinanza, c una cronologia che parte da pi lontano e che vede protagonisti gli immigrati nelle lotte delle fabbriche del Nord Europa su temi molto concreti che riguardano la condizione operaia. Nella primavera-estate del 1973 lo scenario di queste battaglie fu la Germania. Alle catene di montaggio della John Deere, fabbrica di macchine agricole di Mannheim, lavoravano per due terzi operai immigrati. Erano completamente isolati dagli operai tedeschi degli altri reparti e questo, per la direzione dello stabilimento, era sufficiente per intensificare i ritmi di lavoro a livelli insostenibili senza rischiare conflitti. Attraverso un sistema di cottimo truffaldino, nel giro di un anno, con lo stesso numero di operai si producevano 120
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trattori al giorno anzich i precedenti 60; questo, a salario invariato. I capi avevano impedito la notificazione delle tabelle dei tempi di lavorazione e, progressivamente, accelerato il ritmo di produzione. Il 22 maggio la rabbia degli operai immigrati esplose, e i fiduciari di fabbrica del sindacato IG Metall per la prima volta dovettero ascoltare le loro richieste: pause pagate di almeno 5 minuti lora, cessazione dellaumento dei ritmi sulle catene di montaggio e revisione del sistema di cottimo, assegnazione di un cartellino ad ogni operaio (nella propria lingua) con indicati i minuti di mansione assegnati, passaggi di categoria. Gli operi immigrati delle linee del cambio e del montaggio finale bloccarono le catene. I reparti confinanti entrarono in sciopero per solidariet. Ci furono scontri con dei crumiri al reparto fucine, dopo che questi avevano tentato di aggredire alcuni scioperanti. Il 28 maggio, col pretesto di questo e successivi scontri, la direzione aziendale, il sindacato e il presidente del consiglio dazienda prepararono un accordo che era un vero e proprio attacco agli scioperanti. Il presidente del consiglio dazienda chiese di interrompere lagitazione e, dinanzi al rifiuto, lasci carta bianca alla direzione. Poco dopo, il Werkschutz (la polizia di fabbrica), rinforzato da squadre di picchiatori composte da capi e crumiri, fu mandato nel punto di ritrovo degli scioperanti. Dopo aver inscenato una finta assemblea si scaten contro gli operai, pestandoli a sangue. In tutta larea inizi la caccia allo straniero. I gruppi dassalto perquisirono i reparti, spinsero gli immigrati fuori dai cancelli e li consegnarono alla polizia. Tra quelli buttati fuori, 36 vennero denunciati e licenziati. Lo sciopero era stato bloccato usando i metodi delle squadracce naziste, ma quelle
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giornate aprirono uno dei cicli di lotta pi significativi della storia di classe della Germania. Il 16 luglio 3.000 operai immigrati delle officine Hella (fornitrice di particolari per le aziende automobilistiche) di Lippstadt e di Paderborn scesero in sciopero per ottenere 50 pfennig in pi per tutti, dopo che agli operai professionalizzati era stata riconosciuta unindennit di carovita di 15 pfennig. Lo sciopero inizi nel reparto plastica e si diffuse rapidamente in tutta la fabbrica. La direzione aziendale mand una squadra della milizia, con manganelli e pistole, allo stabilimento di Lippstadt. Cos descrive quei momenti un operaio immigrato intervistato dal Neue Zrcher Zeitung il 25 luglio 1973: Era tutto selvaggio. Selvaggi erano soprattutto i poliziotti, quando aizzavano i cani contro di noi, quando manganellavano perfino i nostri bambini, quando, tenendoci fermi in tre, ci picchiavano nelle palle. Il 13 agosto, alla Pierburg di Neuss, azienda fornitrice dellindustria automobilistica, 2.000 operaie e operai immigrati iniziarono uno sciopero per 1 marco in pi per tutti e labolizione della 2 categoria. Poco dopo partirono 1.500 operai della ARG-Kuppersbsh di Gelsenkirchen per 40 pfennig per tutti. Il 24 agosto gli operai della Ford di Colonia, con in testa i turchi e gli italiani delle catene di montaggio, scesero in sciopero, bloccando i reparti, per far riassumere 300 compagni turchi licenziati per essere rientrati in ritardo dalle ferie, per ottenere un aumento di 1 marco per tutti e per una riduzione dei ritmi di lavoro. I 12.000 turchi, confinati alla Ford di Colonia nei posti di lavoro pi duri del montaggio finale e con un salario orario inferiore del 20% alla media, erano il pi grosso contingen54

te di operai immigrati impiegato in Germania. Da anni gli immigrati erano esclusi sistematicamente dalle organizzazioni sindacali di fabbrica, fortemente influenzate dalla direzione aziendale. Per loro i ritmi erano massacranti, il doppio che nelle altre fabbriche automobilistiche. Ai dialoganti sindacalisti di fabbrica che cercarono di attenuare le forme della protesta, per raggiungere miglioramenti accessibili, rispose a muso duro un operaio: Qui non esistono miglioramenti, qui ci si piega o si fa la rivoluzione. Francia, estate 1983. Nel sobborgo parigino di Poissy, nella grande fabbrica di automobili Talbot del gruppo Peugeot, la direzione decise di licenziare 3.000 lavoratori a causa della diminuzione delle vendite. Part uno sciopero bianco di alcune centinaia di operai licenziati, col sostegno di una parte degli altri operai, e si arriv ad uno scontro aperto in fabbrica in cui scioperanti e non scioperanti si lanciarono bulloni ed altri parti dauto. Il 12 luglio la direzione del gruppo PSA (PeugeotTalbot) present al ministro degli Affari sociali un piano per la soppressione di 8.000 posti di lavoro, tra licenziamenti e prepensionamenti. Il 21 luglio, allannuncio dei licenziamenti, lo sciopero fu totale. A capo della lotta cerano gli operai immigrati magrebini. La CGT, il sindacato comunista, invit alla calma sostenendo che sarebbe stata una vicenda lunga. Il 12 ottobre il governo socialista accett i 4.500 prepensionamenti negli stabilimenti di Sochaux e Poissy, ma chiese di rivedere la posizione sui 2.905 licenziamenti, perch il piano sociale che li accompagnava era insufficiente. La CGT grid alla vittoria, la direzione si mise al lavoro per varare un nuovo piano che manteneva i licenziamenti ma era socialmente abbellito.
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Il 3 dicembre vi fu una delle pi grosse manifestazioni dal dopoguerra: per le strade di Parigi decine di migliaia di persone sfilarono contro il razzismo. Partite il 15 ottobre da Marsiglia, dopo luccisione di 5 ragazzi magrebini, in sole 32, avevano marciato per le strade di Francia per circa due mesi, senza alcun appoggio di partiti o sindacati. Per gli operai della Talbot, all80% immigrati, fu un incitamento a iniziare la lotta. Il 7 dicembre, stanchi di aspettare le decisioni dei sindacati, il turno di sera di Poissy entr in sciopero. Il giorno dopo la fabbrica era occupata. Dopo una minaccia di serrata della direzione, entr in campo il primo ministro Pierre Mauroy, proponendo la riduzione dei licenziamenti a 1.905, linserimento in corsi di formazione per i licenziati, un premio di 20.000 franchi ad ogni imprenditore che avesse assunto un operaio della Talbot. La Talbot disse s, la CGT disse s. Ma per gli operai immigrati la formazione professionale aveva tanto il sapore della beffa: pi della met di loro sapeva a stento leggere e scrivere. Il 25 dicembre, in fabbrica accadde limprevedibile, e si fece strada una nuova rivendicazione: un premio per il ritorno al proprio paese. Quattro delegati marocchini e algerini, dissidenti della CGT, organizzarono una conferenza stampa nellofficina B3, il cuore della rivolta: Ne abbiamo abbastanza di essere trattati come animali. Vogliamo riprendere in mano la nostra vita. Senza sindacati e senza partiti. Perch non c pi lavoro, soprattutto per gli immigrati. Poich la CGT accetta i licenziamenti, i licenziati di Talbot Poissy vogliono ritornare nel loro paese. La cifra richiesta era di 200.000 franchi a testa, circa 20.000 euro. Il 27 dicembre il tribunale ordin agli scioperanti che stavano proseguendo loccupazione di lasciare lofficina. La mattina seguente vennero
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chiamati a raccolta tutti i lavoratori, a difendere loccupazione. Il 31 dicembre, alle 2 della notte, la polizia effettu lo sgombero. Il 2 gennaio la direzione predispose un rientro anticipato di 3.500 operai professionali, capi e quadri intermedi chiamati nominalmente. Per lo pi erano francesi iscritti alla CSL, il sindacato giallo aziendale, i fedelissimi dellazienda, quelli delle squadre punitive antisciopero e delle minacce xenofobe. Ma gli scioperanti riuscirono ad impedire la ripresa del lavoro e il giorno seguente rioccuparono lofficina B3. Si form un comitato di sciopero per fare pressione sui sindacati e far sentire la voce degli operai immigrati. La sera, approfittando dello scarso numero di occupanti, capi e capetti marciarono contro lofficina B3 per sgombrarla. Il 4 gennaio vi furono di nuovo duri scontri tra gli operai immigrati e quelli della CSL, finch gli occupanti non riuscirono a cacciare capi e sorveglianti dalla B3. Vi furono 39 i feriti, di cui 22 francesi. La CGT lanci un appello per la ripresa del lavoro. Il giorno dopo, durante unassemblea, un folto gruppo di capi, quadri e picchiatori della CSL armati fino ai denti diede lassalto al capannone. I sindacati, incapaci di gestire la situazione, chiamarono la polizia, che arriv con 20 camionette, accolte dagli applausi dei crumiri. Quando un giovane arabo venne trasportato fuori dai cancelli in ambulanza, si scaten lodio razziale: Vi getteremo nei forni, vi annegheremo nella Senna. Levacuazione del capannone B3, dove gli occupanti si erano barricati, avvenne verso sera, e quando fu aperta la porta dellofficina i flash delle macchine fotografiche dei giornalisti illuminarono una ventina di immigrati inginocchiati sui cartoni a recitare le preghiere della sera. 2010, nel Guandong, la regione pi industrializza57

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ta della Cina, va in crisi il modello produttivo a basso valore aggiunto e alta intensit di lavoro. Tra le cause ci sarebbero le rivendicazioni degli operai migranti, che rappresentano oltre l80% della forza lavoro di tutto il distretto, occupati nellindustria tessile, dei giocattoli, dellelettronica: aumenti salariali, il miglioramento delle condizioni dellambiente lavorativo, rappresentanza autonoma dal Partito comunista cinese nella contrattazione collettiva. Non ci sono collegamenti tra una fabbrica e laltra della regione, ma secondo Zeng Feiyang del Guangdong Panyu migrant workers service, associazione di aiuto ai lavoratori migranti, sempre pi spesso i lavoratori si uniscono per singoli obiettivi, costituiscono associazioni informali che si sciolgono una volta finita la lotta. 31 luglio 2011, Nard, nel Salento: Questa mattina alle 6, i ragazzi, che allalba erano andati nei campi, sono tornati alla masseria dove vivono. Si sono rifiutati in massa di lavorare perch dovevano raccogliere pomodori a un prezzo molto basso. Poi hanno bloccato la strada. Dopo sessantanni dalle occupazioni delle terre del latifondo dellArneo, una quarantina di braccianti migranti che raccolgono pomodori per 3,50 euro a cassone (unora circa di lavoro), di fronte alle pretese del caporale di svolgere unulteriore mansione, rivendicano un aumento adeguato della retribuzione. Il caporale rifiuta. Non la prima volta che accade, ma quella mattina i lavoratori incrociano le braccia. Prima si ferma una squadra di dieci raccoglitori, poi altri trenta uomini, soprattutto del Burkina Faso. Abbandonano il campo e se ne vanno cantando canzoni africane e muovendosi al passo dei ritmi tribali. La sera stessa i migranti riuniti in assemblea proclamano lo sciopero,
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che arriver a coinvolgere il 70% dei raccoglitori di angurie e pomodori di Nard, e rivendicano aumenti del cottimo, regolarizzazione dei contratti, abolizione del caporalato. I fenomeni di neoschiavismo in quella parte del Sud dItalia possono farsi risalire agli inizi degli anni 90. Ma, nellestate 2011, si sono aggiunti gli effetti della crisi economica mondiale, le rivolte nei paesi dellaltra sponda del Mediterraneo e laumento della miseria in zone gi critiche del mondo. Gli operai migranti, licenziati dalle fabbriche del Nord Italia, si sono trovati insieme ai ragazzi tunisini da poco sbarcati a Lampedusa, e alle schiere della transumanza umana del lavoro agricolo stagionale. La nuova consapevolezza dei propri diritti ha fatto nascere forme di autorganizzazione che hanno consentito ai braccianti di ribellarsi alle condizioni di schiavit su cui si fonda gran parte del sistema produttivo agricolo italiano. Il 20 agosto alcuni braccianti, per ricevere la paga dal caporale che si rifiuta di versarla, gli sequestrano le chiavi del furgoncino e chiamano la polizia, che costringe il caporale a pagare. Forse non stato un gesto molto politico, ma ha dimostrato che le cose sono cambiate. A commento del fatto, uno dei ragazzi ha detto semplicemente: Con lo sciopero ho perso una settimana di paga, ma adesso non abbasso pi la testa davanti a un caporale. LO SCIOPERO PRECARIO da tempo che si parla di sciopero precario, ma complicato sia da realizzare che da inquadrare concettualmente. Innanzitutto, gli stessi Stati generali della
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precariet (appuntamenti periodici della rete delle realt italiane che si occupano del tema), precisano che non si parla solamente di sciopero dei precari, ma di uno sciopero sulla precariet e nella precariet. Lidea ha suscitato parecchi consensi ma pone una serie di problemi da affrontare con attenzione. Di fatto, per i precari, il diritto di sciopero, sancito dalla Costituzione, negato. In molti casi la ricattabilit, il senso di impotenza, il rapporto di forza sproporzionato a vantaggio del datore di lavoro impediscono di usufruire di questo diritto individuale. Lo sciopero precario, per essere efficace, deve colpire i profitti dei padroni delle agenzie e delle aziende che con la precariet si arrischiscono. Non tanto e solo unastensione dal lavoro che pur ci dovrebbe essere , ma si tratta di mettere insieme i saperi, le intuizioni, le difese lavorative e le forme creative dei precari e delle precarie per colpire le aziende badando a tutelare i lavoratori ricattati. Si tratta di portare allo scoperto i piccoli e grandi meccanismi di comando del lavoro precario per poi manipolarli, manometterli, sabotarli. Lo sciopero precario deve, in primo luogo, bloccare la produzione e, per fare questo, deve integrare forme tradizionali a nuovi modi di intendere lo sciopero e costruire legami tra uomini e donne che sono uniti dalla comune condizione di precariet e separati nelle tantissime imprese. La posta in gioco quella di ripensare e riprendere in mano la pratica dello sciopero nellera della precariet. Unaltra cosa che lo sciopero deve dimostrare che la condizione di precariet lelemento generale e strutturale del mercato del lavoro odierno e va oltre la tradizionale separazione tra lavoro e vita. Tutele e garanzie sono ormai un miraggio. La maggioranza delle poche nuove assunzioni avviene in collaborazione, a part-time, a ter60

mine, in affitto, a chiamata, in apprendistato, in cooperativa, in subappalto. Nella web economy, nelle catene commerciali, nei call center, nel terziario e nelle fabbriche la nuova generazione di lavoratori fatta di precari, parasubordinati, interinali. La produzione frantumata, dislocata in aziende sempre pi piccole, fino a unit composte da singole persone. Si tratta, di fatto, di lavoratori pseudoautonomi, sempre pi dipendenti da un unico committente che, in questo modo, scarica su di loro i rischi e i costi. La precarizzazione, grazie alla legge 30, arrivata fino agli enti e ai servizi pubblici. Quindi, per essere veramente efficace, lo sciopero precario dovrebbe essere generale, coinvolgere tutti i precarizzati e far vedere concretamente che se un giorno si fermassero il paese rimarrebbe bloccato. Poich questa forma di lavoro capillarmente diffusa e riguarda veramente tutti i settori produttivi, lo sciopero non dovrebbe avere come obiettivo la firma di un contratto, ma rivendicare un reddito di esistenza incondizionato: un nuovo welfare basato sui diritti e sullaccesso ai servizi e ai beni comuni materiali e immateriali, il diritto allinsolvenza per chi non in grado di pagare la crisi e si trova strozzato dal taglieggio di Stato. Per queste ragioni, lo sciopero potr anche essere sorretto dai letturisti (precari) di contatori non leggendo i consumi delle utenze e dagli addetti (precari) alla distribuzione di bollette rallentandone le consegne. In questo modo si potranno facilitare pratiche di autoriduzione dei servizi come acqua, luce e gas. Ogni sciopero che si rispetti ha i suoi bei picchetti: quelli per lo sciopero precario andranno fatti davanti a Equitalia o per impedire agli ufficiali giudiziari di eseguire sfratti per gli inquilini morosi. Insomma, la forma che questo sciopero deve
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avere quella del virus che si mette in movimento in una pluralit di luoghi, che si moltiplica nei tanti modi in cui si esprime la precariet. Un virus che si alimenta col senso e con lintelligenza che i precari sapranno mettere in campo. Che si potr propagare con la capacit di comunicazione e con luso intelligente dei media. Ci sono diverse esperienze storiche da cui attingere spunti e suggestioni. Partiamo dal giugno del 1997, quando 50.000 giovani sfilarono per le strade di Amsterdam a concludere la Marcia europea contro la disoccupazione, la precariet e le esclusioni. I marcheurs manifestavano per la difesa del reddito e contro il cosiddetto patto di stabilit. Non accettavano una costruzione monetaria dellUnione Europea, sotto la dittatura della Banca Centrale; e protestavano contro gli accordi di Schengen e contro le politiche che in tutta Europa colpivano e respingevano i migranti, in primo luogo i sans papier. Amsterdam rappresent un momento di svolta nella produzione di azione comune a livello europeo. L si ritrovarono il movimento squatt, i centri sociali, lo zapatismo europeo, il nascente movimento antiglobalizzazione, il sindacalismo di base e altre mille forme eretiche di movimento. Migliaia di persone sui treni occupati si misero in viaggio attraverso le frontiere di Schengen. Ad Amsterdam si apr un ciclo di mobilitazioni che avrebbero fatto tappa, tra il 1997 ed il 2001, a Bologna, Praga, Nizza, Davos, Goteborg, Genova. Attorno ed al di l di questi appuntamenti si avviarono processi di riflessione e mobilitazione sulla precariet. Fu nella capitale olandese che si inizi a tessere il filo rosso della ribellione della generazione europrecaria. Una lotta che lasci il segno, in Francia e non solo, fu
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quella degli chomeurs che, partita da Marsiglia alla met del dicembre 97, si estese rapidamente in tutto il paese. I senza lavoro occuparono la sede Assedic, gli uffici pubblici che gestivano materialmente lerogazione dei sussidi di disoccupazione. Quando la polizia intervenne, i manifestanti si spostarono su altri bersagli, secondo le indicazioni di Ac! (Association Chomeurs), una delle realt pi attive nella lotta. Questo accadde a Perpignane e a Parigi, dove i disoccupati, cacciati da un ufficio del decimo arrondissement, entrarono nella sede della Direzione Dipartimentale del Lavoro. Sedi Assedic furono occupate a Nantes, a Elboeuf (Rouen), a Parigi e ad Asnieres, e vi furono altre azioni in Gironda, a Lille, a Roubaix, ad Arras, a Fourmies e a Clermont-Ferrand. Quel movimento era composto da disoccupati di lunga durata, tagliati fuori dalla ristrutturazione e dalla chiusura del ciclo fordista, da giovani precari, costretti a lavori dequalificati e sottopagati, e da lavoratori intermittenti che entravano e uscivano dal mercato del lavoro, per i quali la flessibilit era una condizione imposta e permanente. Negli chomeurs si intravidero i primi tratti di un soggetto politico che agli inizi del nuovo millennio sarebbe diventato centrale per la costruzione dal basso di unEuropa dei diritti, da contrapporre a quella dei banchieri e dei parametri di Maastricht. Affermava Laurent Guillotteau, leader di Ac!: La nostra una storia di dieci anni di lotte, ma questa volta gli chomeurs si sono dati una forma organizzata, hanno la consapevolezza di essere un nuovo soggetto sociale che ha trovato un consenso di massa, in una popolazione che vede nella disoccupazione la ragione principale della sua inquietudine. Laurent riconosceva che ci fosse un legame tra la lotta degli chomeurs e quella degli operai Renault di
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Vilvoorde, o dei minatori delle Asturie, o dei dockers di Liverpool: Ma quelle sono lotte difensive, mentre la nostra offensiva. Lunica condizione perch la riduzione dorario non sia un inganno che non si basi sulla decurtazione dei redditi e sulla flessibilit. Per questo ci vuole il reddito a tutti, aumentato ed esteso ai giovani tra i 18 e i 25 anni. Una politica neokeynesiana non possibile in epoca di globalizzazione. La tradizione lavorista dei 14 anni di Mitterrand e dei primi mesi di Jospin ha prodotto soltanto pi disuguaglianza sociale. Noi parliamo di diritto allesistenza, prima che di diritto al lavoro. La piena occupazione, proposta dal Partito Socialista, una falsa risposta alle rivendicazioni dei disoccupati. La lotta degli chomeurs anche contro la cultura lavorista della sinistra. Un altro movimento che incroci il cammino della rivolta precaria fu quello degli intermittents du spectacle, artisti e tecnici del cinema, della televisione, della musica e del teatro. Partita in Francia nel 2003, riguardava la condizione peculiare di quei lavoratori: intermittenza stava per lavoro/disoccupazione/lavoro, cio lavorare un mese per preparare uno spettacolo teatrale, o tre giorni per realizzare uno spot pubblicitario, e poi rimanere in attesa di un altro impiego. Dagli anni 80 gli intermittenti avevano usufruito di un regime specifico che assicurava la continuit del reddito dentro la discontinuit delloccupazione: con tre mesi di lavoro (507 ore) si percepivano dodici mesi di sussidio di disoccupazione, adeguato al salario ricevuto; ma nel 2003 il governo tagli questa misura, segno tangibile di come il costo della creazione artistica fosse antitetico alla logica delleconomia liberista. Inizi una serie di proteste che portarono ad annullare diversi festival esti64

vi, tra cui quello internazionale di Avignone e quello di musica lirica di Aix-en-Provence. A Parigi, dapprima fu occupato il Teatro della Colline, poi un teatro comunale dedicato a Olympe de Gouges, leroina femminista delle rivoluzione francese. Il movimento degli intermittenti aveva colto la trasversalit del processo di precarizzazione, sia nella condizione sociale che in quella lavorativa, e aveva rifiutato la logica della compartimentazione, perch i lavoratori cognitivi avevano gli stessi problemi di reddito di un aiuto cuoco, di uno stagista di unazienda editoriale, di un lavoratore interinale assunto a tempo in fabbrica o di un pony express. Il problema non era quello di considerarsi artisti o professionisti dello spettacolo, il problema era la diffusione della precariet. Sempre in Francia, nel 2005, nacque Non au CPE contro il Contratto di primo impiego. Fu un movimento di studenti delle classi medio-basse che scese in piazza senza obbedire ai collettivi ideologizzati e un po sclerotizzati della vecchia sinistra. Divenne da subito estremamente riconoscibile per i propri obiettivi, e questo mise in crisi il sistema e costrinse anche i sindacati tradizionali ad accettare la centralit dei loro bisogni. La lotta part in primavera dai licei contro la Legge Fillon (dal nome del ministro dellistruzione), che prevedeva un aumento della selezione e apriva alle imprese il sistema dellistruzione. Questa protesta anticip le mobilitazioni contro il CPE e speriment pratiche di auto-organizzazione e di azione diretta. In autunno ci fu lesplosione delle banlieus, luoghi di segregazione sociale in cui la precariet e la disoccupazione si sommavano alla mancanza di servizi pubblici, al razzismo e alla persecuzione poliziesca. La rivolta
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dei giovani di origine immigrata fu dura e non ci fu spazio per il dialogo con chi aveva accettato lo stato demergenza. Il 7 febbraio 2006, allUniversit di Rennes, si decise per lo sciopero e loccupazione e vennero inviate delegazioni in tutte le universit del paese. Si form cos una rete di assemblee autonome delle universit e dei licei che, partita nella zona nordoccidentale (Rennes, Poitiers), si estese poi a Parigi, Marsiglia e Lione. Esattamente un mese dopo si svolse una grande mobilitazione di piazza, con pi di un milione di manifestanti in tutta la Francia e circa 350.000 a Parigi, che per la prima volta vide i sindacati a fianco dei movimenti autorganizzati degli studenti e dei precari. Il 18 marzo scesero in piazza due milioni di manifestanti, il 28 i milioni erano tre. Tra il marzo e il 6 aprile, migliaia di manifestanti bloccarono, a pi riprese, i centri storici delle citt, le zone industriali, le stazioni, gli aeroporti e le vie di comunicazione strategiche. Alla testa di quelle azioni cerano gli studenti, ma anche molti lavoratori, e di tutte le et. Finalmente, il 10 aprile, il CPE venne ritirato. In Europa, tra le tante mobilitazioni contro la precariet, quella che ha inciso di pi sul piano comunicativo stata senza dubbio la Mayday Parade, il primo maggio precario. Nata a Milano nel 2001, cresciuta di anno in anno fino a diventare transnazionale, nel 2004, come EuroMayday Parades. Le sue parole dordine sono no ai confini, no al workfare, no alla precariet; i suoi obiettivi, la regolarizzazione di tutti i migranti perseguitati, lautorganizzazione e il diritto di sindacalizzazione libero dalla repressione dei governi, il reddito di cittadinanza incondizionato, il salario base minimo europeo, il libero accesso alla cultura, alla
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conoscenza e alle competenze, il diritto alla casa. Si legge nel volantino del 1 maggio 2011:
Stiamo cavalcando la tigre della precariet, perch viviamo ogni giorno nellincertezza ma anche perch sappiamo qual la nostra forza. Il governo e lEuropa ci impongono privatizzazioni, licenziamenti, austerit, tagli, sacrifici. Non temporaneamente, per effetto della crisi, ma come politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire. Di contro, la condizione precaria diventata un soggetto politico autonomo, che crea azione politica: pone domande, individua soluzioni e sviluppa conflitto. Vogliamo che la Mayday si trasformi in un momento di passaggio, di immaginazione, di relazione e di discussione verso il primo vero sciopero precario che costruiremo tutti insieme: vogliamo riprenderci il diritto allo sciopero e usarlo per reclamare i nostri desideri. Lo sciopero precario sar lo sciopero dei precari e uno sciopero nato nella precariet e rivolto contro chi ci precarizza.

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LOMINO DAL CACCIAVITE IN MANO: IL SABOTAGGIO di Valerio Evangelisti Esiste una forma di lotta che ha gli effetti di uno sciopero di massa, pur se attuata da un numero esiguo di lavoratori o, in certi casi, persino da uno solo? S, esiste, e si chiama sabotaggio. Era comune, e teorizzata da alcune forze sindacali, nei primi decenni del secolo scorso, soprattutto in Francia, in Inghilterra e in America. A quei tempi, in Italia, era praticata principalmente nelle campagne. Torn di moda, da noi, negli anni 70. Noto il caso, ai tempi della catena di montaggio, del cosiddetto salto della scocca nella industria automobilistica. La vettura completata mancava di qualche pezzo piccolo ma essenziale, e ci la rendeva inservibile. Un danno economico altissimo per il padrone. Nel 1984 vi fu un processo contro alcuni operai dellAlfa Romeo colpevoli del sabotaggio. A sorpresa, i magistrati condannarono lazienda e assolsero i lavoratori. Una sentenza che, in certi ambienti e sulla stampa mainstream, fece scandalo. Provoc anche una breve crisi tra i sindacati, favorevoli alla decisione del giudice, e il PCI, risolutamente contrario. Non conosco altre sentenze cos esplicite, ma non voglio occuparmi qui del sabotaggio in toto, che ha avuto mille altre espressioni (anche recentissime). Intendo invece chiarire perch un secolo fa alcuni sindacati importanti, come la CGT in Francia, gli IWW in America e altri ancora, un po in tutto il mondo, ritenevano il sabotaggio un mezzo di lotta legittimo, per quanto ritenuto dalla legge un atto criminale. Partiamo dalla definizione. Il testo fondamentale,
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tradotto in molte lingue, Il sabotaggio di mile Pouget (un dirigente della CGT di tendenza anarcosindacalista), pubblicato in Italia nel 1911. Sua la formula che riassume il concetto: A cattiva paga, cattivo lavoro. Il prefatore italiano, che si firma Notari, offre una definizione sintetica ma pi ampia:
Il sabotaggio si divide in due grandi rami. Il primo comprende il sabotaggio delle industrie, e consiste [] nel ridurre la macchina, o qualsiasi altro strumento di lavoro, in istato di inattivit impedendo, cos, che larma escogitata dalle classi padronali il krumiraggio possa spuntare quella delle classi operaie lo sciopero. Il secondo comprende il sabotaggio applicato ai commerci il quale consiste [] nel fare linteresse del cliente, e non quello del padrone: nel dare, cio, il peso giusto della merce richiesta, nelloffrire quella di migliore scelta e di migliore fattura, anzich quella avariata od imperfetta.

Tralascio la seconda forma di lotta, meno attuale, che pure trova in certe azioni degli anni 70-primi anni 80 alcune analogie (tipo la scelta degli autoferrotranvieri, durante le loro vertenze, di far viaggiare i passeggeri senza biglietto, invece di astenersi dal lavoro). Quanto alla prima, fu ufficialmente adottata, creando uno scandalo enorme, dal congresso di Tolone della CGT francese del 1897, ribadita dal congresso di Rennes lanno successivo, poi sancita a Parigi nel 1900. Il motivo della risoluzione ben spiegato da Pouget:
Bisogna che i capitalisti sappiano che il lavoratore non rispetter la macchina se non quando questa sia divenuta per lui unamica che abbrevia il lavoro,
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invece di essere, come oggi , la nemica che gli ruba il pane e lo uccide.

Simili idee, che oggi possono apparire datate e persino oltraggiose, conobbero una diffusione stupefacente. Del resto si rifacevano a prassi gi adottate spontaneamente dalla classe operaia. Comprendevano forme varie, che andavano dallosservanza pedissequa dei regolamenti (usata dai ferrovieri francesi gi prima del congresso di Tolone) al ricorso a espedienti capaci di bloccare un ingranaggio, e con esso tutti quelli collegati, a monte e a valle. Lazione di uno solo, o di pochi, era davvero sufficiente a interrompere unintera catena produttiva. Talora bastava togliere un bullone o versare un liquido colloso sulle pulegge. Impossibile, o quasi, scoprire il colpevole, tra la folla degli operai manifatturieri. Dalle teorizzazioni di Pouget si pass alla pratica fatta propria dal sindacalismo rivoluzionario, e in particolare dagli Industrial Workers of the World americani. Un dirigente degli IWW, Ben H. Williams, nel 1911 sconsigliava la distruzione diretta delle macchine. I lavoratori non lavrebbero capita, e forse avrebbero finito per giudicarla barbara. Meglio la tattica dei ferrovieri francesi. Dopo un accordo tra i militanti del sindacato, provocare un guasto qui, un guasto l, fino a rendere lintera rete pubblica e privata inaffidabile e ingestibile. I padroni avrebbero finito per abbandonare la loro tracotanza e sarebbero scesi a patti spontaneamente. Come in effetti accadde in Francia, nel 1895. Altri teorici degli IWW, a partire da Frank Bohn per arrivare a molti altri, incluso il leader Big Bill Haywood, approfondirono le modalit di questo tipo di lotta. Cerco di ricapitolare il loro discorso. Il sabotaggio valido quale forma di conflittuali70

t estrema, in presenza di situazioni eccezionali. In condizioni normali, i proletari lo ripudierebbero. Le situazioni eccezionali comprendono il ricorso ai crumiri, il rifiuto di ammettere le rappresentanze sindacali, limpossibilit dello sciopero. Necessaria al sabotaggio detto industriale la presenza di masse cospicue di lavoratori, tra le quali non sia possibile scovare uno o pi colpevoli, se non colti sul fatto. Il sabotaggio ha per bersaglio le cose, non le persone. Linverso della repressione del potere, che punta invece alle persone, non alle cose. Simili concetti furono adottati dallintero sindacalismo rivoluzionario mondiale, ai primi del 900. Gli IWW li teorizzarono pi che praticarli. Una realizzazione molto concreta ebbe luogo principalmente nella California degli anni 10-20 del 900. Braccianti precari ed esasperati, ridotti alla fame da salari sempre pi bassi, cominciarono a dare fuoco alle trebbiatrici che toglievano loro il lavoro. Il compositore Joe Hill adatt a esaltazione di quel gesto una canzoncina popolare, Ta-Ra-Ra Boom De-Ay, in cui un proprietario terriero accettava di negoziare dopo avere assistito alla distruzione delle macchine agricole comperate per risparmiare manodopera. Furono casi comunque isolati, e non paragonabili al galletto rosso praticato negli stessi anni dagli operai agricoli di molti paesi europei, a partire dai braccianti della Russia per arrivare a quelli, pure inquadrati in organizzazioni sindacali riformiste, dellEmiliaRomagna. Consisteva semplicemente nel dare fuoco ai campi di cereali, e richiedeva un grado accentuato di alienazione dal lavoro. Difficilmente i piccoli proprie71

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tari contadini avrebbero accettato quella tattica. La facevano propria masse precarie che passavano da un lavoro allaltro, e non avevano nulla che le legasse al suolo, n al lavoro in s. Negli Stati Uniti, di norma, non si arriv a tanto. Sta di fatto che il sabotaggio, o per meglio dire il suo elogio, fu tra i pretesti usati nel 1919 per mettere fuori legge gli IWW, tra deportazioni forzate e condanne a lunghi periodi di carcerazione. Nulla faceva rabbrividire chi deteneva il comando delleconomia e del potere quanto lidea che un piccolo nucleo di operai potesse, con una disattenzione difficilmente imputabile, causare in pochi minuti una perdita di profitti maggiore di quella provocata da una settimana di sciopero senza poter sapere a chi sospendere la paga o chi licenziare. La parola dordine A cattiva paga, cattivo lavoro scomparve in seguito dal novero degli slogan sindacali. Riapparve per un poco in Italia, negli anni 70, nella forma A salario di merda, lavoro di merda. Nei decenni successivi fu travolta dal decentramento produttivo, dagli appalti a lavoratori o agenzie presunti autonomi, dalla delocalizzazione. Dopo la condanna per legge di unaltra tradizionale arma sindacale, il boicottaggio (tu non rispetti i tuoi dipendenti e io ti boicotto; chiunque avr a che fare con te sar boicottato a sua volta, persino sul piano dei rapporti umani), si sono susseguite per ogni dove misure legislative, forme di sorveglianza, modalit organizzative che rendessero il sabotaggio impraticabile. Ma si pu dire che la bestia sia domata? Per scatenarsi richiede un precariato diffuso, la conseguente estraneit ai fini dellimpresa, la mancata accettazione del normale rapporto sindacale da parte del padrone. Sullaltro versante
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esige coscienza dei fini, coraggio e disinvoltura nella scelta dei mezzi. Forse sul secondo fronte che attualmente si avvertono le carenze maggiori. Come che sia, credo opportuno riportare un brano delle conclusioni del congresso di Tolone della CGT, che adott il sabotaggio come arma legittima:
Noi vi abbiamo gi dimostrato come istintivamente il lavoratore abbia risposto al capitalista feroce diminuendo la produzione, ossia offrendo un lavoro proporzionato alla miserabilit del salario. Occorre augurarci che i lavoratori si rendano conto che il sabotaggio, per divenire unarma poderosa, deve esser praticato con metodo e con coscienza. Spesso basta la semplice minaccia del sabotaggio, per ottenere utili risultati. Il congresso non pu entrare nei particolari della tattica. Questi particolari debbono partire dalla iniziativa e dal temperamento di ciascuno di voi e sono subordinati alla variet delle industrie. Non possiamo che porre la massima attenzione e augurarvi che il sabotaggio entri nellarsenale di lotta dei proletari contro i capitalisti, analogamente allo sciopero, e che lorientazione del movimento sociale abbia sempre pi la tendenza allazione diretta degli individui e a una maggiore coscienza della propria personalit.

Sono parole, quelle della CGT, che potrebbero avere senso ancora oggi? Non lo so, mi sono limitato a un semplice e semplificato excursus storico. Certo che in tempo di reti e di interconnessioni, lidea di un omino o donnina in tuta che pu bloccare tutto quanto, conseguendo gli effetti di uno sciopero generale prolungato, non pu che affascinare.

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LA RESISTENZA ANTIFASCISTA Lo storico e partigiano Guido Quazza divide lantifascismo in tre categorie: quello dei partiti (in prima linea il PCI con il suo vasto e radicato apparato organizzativo, il Partito dAzione, il PSIUP e, agli inizi con un ruolo marginale, il PLI e la DC); quello combattente, spontaneo e di massa; e quello dei fascisti delusi che, dopo le sconfitte militari e politiche, decisero di cambiare fronte. Qui intendiamo analizzare la seconda categoria perch ci permette di avere una visione pi ampia della guerra di Resistenza e della sua capacit di combinare varie forme di lotta: la preparazione e diffusione dei materiali di propaganda e di agitazione, la guerriglia sulle montagne, le azioni di piccoli gruppi armati nelle citt, la renitenza alla leva, gli scioperi di massa e il sabotaggio della produzione bellica, la difesa degli impianti industriali e delle infrastrutture contro le distruzioni naziste. La Resistenza tradizionalmente si fa risalire allarmistizio dell8 settembre 43 cui segu linvasione nazista e la nascita della Repubblica Sociale Italiana sul territorio controllato dalle truppe tedesche. Resistenti, per, furono pure le forme di opposizione al fascismo e alle violenze squadriste negli anni 20. Come le Formazioni di Difesa Proletaria, che avevano il compito di proteggere i cortei, le Camere del Lavoro e le associazioni operaie dagli assalti fascisti, nate a Genova e operanti anche in altre citt dal 1919 al 1922. O come gli Arditi del Popolo, formatisi nellestate del 21, protagonisti della difesa del quartiere dellOltretorrente di Parma nellagosto del 22. O come le Guardie Rosse a Torino e Alessandria, le Squadre di azione antifascista a Livorno, le Centurie
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Proletarie a Cremona e in Friuli Venezia Giulia, o i Figli di Nessuno a Genova, che cos venivano descritti nei rapporti di polizia dellepoca: aggregazioni sostanzialmente spontanee tra militanti di base, di tendenza anarchica e comunista, accomunati dalla pratica dellazione diretta, espressione del diffuso antagonismo sociale e dellavversione di classe verso i poteri costituiti. Fino al 22 lantifascismo ebbe dunque una caratterizzazione fortemente popolare, operaia e contadina. Dopo lomicidio, nel 24, del deputato socialista Giacomo Matteotti e il discorso di Mussolini alla Camera il 3 gennaio 25, il volto dittatoriale del regime assunse tratti palesi, e questo serr le fila dellopposizione intellettuale e della borghesia illuminata. Grazie al Codice Rocco, la repressione dellopposizione fu durissima: molti dissidenti furono perseguitati, arrestati, mandati al confino e in esilio; e proprio allestero le diverse componenti dellantifascismo si incontrarono: nel 1929, a Parigi, Carlo Rosselli ed Emilio Lussu fondarono il movimento Giustizia e Libert, orientato a coniugare il liberalismo democratico gobettiano con il socialismo, e cinque anni dopo, nella stessa citt, i comunisti e i socialisti stipularono un patto dunit dazione antifascista. Per aiutare i dissidenti in carcere e le loro famiglie, si formarono le squadre di iniziativa popolare del Soccorso rosso, che offrivano aiuti materiali e sostegno morale, e raccoglievano anche rifornimenti da inviare alla resistenza spagnola. La prima rete clandestina e le azioni armate degli esordi non costituirono una vera minaccia per la dittatura (nonostante i vari attentati a Mussolini). Gli unici a darsi una struttura clandestina articolata furono i comunisti, ma per il resto ci fu solo unintensa attivit ideologica, portata avanti in particolare dagli esuli, che raramente raggiunse le masse.
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Dopo l8 settembre, le bande autonome fino ad allora nate spontaneamente si organizzarono in modo pi strutturato in brigate e divisioni, sulla base dellorientamento politico: Brigate Garibaldi, legate al PCI, che erano le pi numerose (575); Brigate Matteotti, legate al Partito Socialista; Brigate Giustizia e Libert, promosse dal Partito dAzione; Brigate Autonome, composte principalmente da ex militari e prive di rappresentanza politica; e altri piccoli gruppi, come i trotskisti di Bandiera Rossa, 68 dei quali vennero fucilati nel massacro delle Fosse Ardeatine. Se lespressione partitica della Resistenza fu il CLN, Comitato di liberazione nazionale, dal punto di vista militare la liberazione fu condotta da un comando unificato, il Corpo Volontari della libert. Il numero dei partigiani crebbe negli anni: dalle poche migliaia dellautunno del 43 si arriv a circa 200.000 nellaprile del 45. Lattivit di guerriglia si svolgeva nelle zone montuose del Centro-Nord, dove si tent anche di controllare il territorio via via che veniva liberato, e nelle citt, dove si costituirono i GAP (Gruppi di azione patriottica), formati da 3 o 4 elementi che svolgevano azioni di sabotaggio e guerriglia e di propaganda politica. Giovanni Pesce, il comandante Visone, scrive in Senza tregua:
Furono gruppi di patrioti che non diedero mai tregua al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle citt e nel cuore dei suoi fortilizi. Con la loro azione sconvolsero pi e pi volte lorganizzazione nemica, giustiziando gli ufficiali nazisti e repubblichini e le spie, attaccando convogli stradali, distruggendo interi parchi di locomotori, incendiando gli aerei sui campi di aviazione. I gappisti sfatarono il mito della supremazia dei nazisti e ricrearono fiducia negli incerti e nei titubanti.
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Nei piccoli centri urbani e in alcune zone rurali nacquero anche le SAP (Squadre di azione patriottica), gruppi di sostegno alle formazioni partigiane belligeranti, con lobiettivo specifico di rendere pi ampia la partecipazione popolare al momento dellinsurrezione. La lotta partigiana in citt si dot anche di una vasta rete di supporti logistici e di luoghi di incontro sicuri, per trasmettere e ricevere messaggi; una rete che aveva fiancheggiatori insospettabili che potevano utilizzare posti pubblici come alberghi, ospedali, cliniche, e anche fabbriche, negozi, scuole. Fondamentale, in citt e non solo, il ruolo della staffetta, in larghissima parte donne, che portavano armi e notizie. Il primo atto di ribellione che condusse tanti giovani a diventare partigiani fu il rifiuto di arruolarsi nella RSI e di combattere al fianco dei tedeschi. Le durissime misure di rappresaglia previste dal bando di arruolamento del novembre 43 del ministro della difesa della RSI Graziani non li intimorirono. Ma se riuscirono a darsi alla macchia fu perch, soprattutto nelle campagne, scatt una complicit spontanea dei contadini. Fu una vera e propria gara di solidariet nei confronti degli sbandati e dei braccati, alimentata dallodio per gli invasori tedeschi. Matur una rete di protezione che permise alle bande partigiane di sopravvivere quando iniziarono le azioni e i combattimenti in luoghi che non offrivano nascondigli naturali e dove sarebbe stato impossibile operare senza lappoggio della popolazione locale. Quando si parla di Resistenza contadina, non solo perch una fetta consistente dei combattenti proveniva delle campagne, ma anche per le forme di collaborazione che vi furono tra le comunit agricole e i partigiani: per la copertura data ai ribelli dai contadini, e per
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la tutela delle produzioni agricole che i partigiani esercitarono rispetto ai controlli e alle requisizioni dei nazifascisti. Daltro canto il problema dei viveri per i combattenti venne risolto soprattutto attraverso il prelievo di prodotti presso i contadini con rilascio di buoni del CLN, che dopo la guerra sarebbero stati riscattati a un prezzo superiore a quello ufficiale; ma i partigiani fecero anche ricorso alla requisizione pi o meno forzata nei confronti dei proprietari pi ricchi, e allesproprio a spese dei possidenti fascisti; spessissimo, la popolazione civile divise spontaneamente il poco che aveva con i partigiani, nonostante i gravi rischi di ritorsioni fasciste. I momenti di pausa dalle operazioni belliche erano fondamentali nella vita partigiana: uomini di varie et, provenienza geografica ed estrazione sociale si ritrovavano insieme cercando di ricreare un clima familiare e allinsegna della solidariet.Se eravamo in cinque e cera una mela, la dividevamo in altrettante porzioni, mettevamo tutto in comune... Cos come mettevamo volentieri a repentaglio le nostre vite per liberare i nostri compagni prigionieri, racconta un partigiano. Tra il giugno e il novembre del 1944, in alcuni territori di montagna, nelle vallate alpine o in spazi a ridosso dellAppennino ligure e tosco-emiliano, il movimento partigiano riusc a liberare piccole zone che divennero vere e proprie enclaves nel territorio occupato dai nazi-fascisti. Nacquero quindici repubbliche partigiane, vere e proprie isole di libert, dove i sogni di democrazia degli antifascisti divennero realt. I rapporti tra le formazioni partigiane e la popolazione si concretizzarono in forme specifiche di convivenza e nella partecipazione dal basso allamministrazione delle zone liberate: vennero calmierati i prezzi dei generi alimentari, distribuiti il pane e la
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carne, combattuti il contrabbando e il mercato nero. Ovunque si provvide alle strutture sanitarie, agli asili, alle scuole, ai ricoveri per gli anziani. Dove fu possibile, si svilupparono anche attivit culturali, con cinegiornali, mostre fotografiche e di disegni di vita partigiana. Se sul piano militare poteva sembrare in contrasto con le caratteristiche della guerriglia (rapida mobilit, capacit di scegliere autonomamente il terreno e il momento dello scontro), la realizzazione delle prime zone libere coincise, invece, con linizio di una fase espansiva della Resistenza armata e con la trasformazione delle bande autonome in un esercito popolare capace di liberare il territorio nazionale. Le repubbliche partigiane ebbero per vita breve perch non furono in grado di resistere alla durissima controffensiva delle divisioni tedesche, munite di carri armati, aerei e di un notevole potenziale bellico, mentre i partigiani possedevano soltanto armi leggere, per lo pi sottratte al nemico, in quanto gli aiuti, tante volte promessi dagli anglo-americani, non arrivarono mai. Dopo gli scioperi nelle fabbriche del marzo 44, di cui abbiamo parlato in altro capitolo, il 19 aprile 1945, mentre gli eserciti alleati avanzavano nella valle del Po, i partigiani diedero il via allinsurrezione generale. Dalle montagne confluirono verso le citt del Nord, occupando fabbriche, prefetture e caserme. Torino, Genova e Bologna vennero liberate prima dellarrivo degli alleati. In molte citt si combatt strada per strada. Il 27 aprile Mussolini venne catturato a Dongo e il giorno dopo giustiziato a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como. Il suo cadavere fu esposto, appeso a testa in gi, in piazzale Loreto a Milano, nello stesso luogo dove, alcuni mesi prima, i nazifascisti avevano esposto i corpi di quindici partigiani uccisi.
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IL RITORNO DI SPARTACO, OVVERO DELLA GUERRIGLIA


di Tommaso de Lorenzis

Il cuore di Roma non il marmo del Senato, ma la sabbia del Colosseo, sentenzia Massimo Decimo Meridio, comandante dellesercito del Nord, in uno dei passaggi cruciali de Il Gladiatore. Proprio sulla sabbia dellanfiteatro Flavio, il generale che disconosce lautorit del tiranno Commodo e si conserva fedele alla memoria dellimperatore-filosofo Marco Aurelio consumer lestremo sacrificio per restaurare lordine repubblicano. Nello scenario della grande arena, spettacolare cornice di balance ante litteram, figurano le istituzioni dello Stato e i soggetti del corpo sociale: dalllite pretoriana allaristocrazia del senato, dagli uomini delle legioni al popolo della Citt eterna. Tutti partecipano al mutamento rituale della forma di governo attraverso il martirio delleroe e luccisione dellautocrate, nel momento in cui lideologia del panem et circenses trasmuta in rappresentazione scenica dun certo partecipare democratico. Quando nel maggio del 2000, Ridley Scott consegn al pubblico un colossal sulla Roma dellet antonina, manifesto politico a mezzo filmico dun tempo al tramonto, mancavano sette mesi allelezione del Petroliere texano alla Casa bianca e poco pi di un anno allattacco qaedista su New York. Nel marzo del 2000 il Nasdaq, indicatore alchemico delle fortune della new economy, aveva toccato il record di 5132 punti prima di precipitare in caduta libera, trascinando nel fondo dellabisso le dotcom del miracolo clinto80

niano. A Wall Street la bolla speculativa era scoppiata. Intorno al mondo si concludeva lera del cosiddetto soft power. La guerra multilaterale combattuta dalle socialdemocrazie nei Balcani lasciava spazio allinterventismo preventivo, e a senso unico, della destra neoconservatrice. In quello scorcio di XXI secolo, le avventure di Massimo lIspanico suonavano come gli ultimi aneliti di unepoca al crepuscolo, insieme ai vagheggiamenti del Cesare illuminato, ai propositi di restaurazione della repubblica, alla sanguinaria equainimit della gente del Colosseo e allimmagine appena abbozzata duna qualche costituzione mista. Di l a breve larbitrio di Commodo marchier gli anni Zero e regger senza mediazioni le sorti dellOccidente nello scontro di civilit ingaggiato sotto le insegne del monoteismo guerrafondaio. A dieci anni esatti dalluscita de Il Gladiatore, la mass culture doltreoceano torna a misurarsi con la Roma antica, rimbalzando dal 180 d. C. al I secolo a. C., dalla Germania alla Tracia, dalle guerre marcomanniche alle guerre servili. Al centro della storia, tra le feroci urla dellarena, si muove una volta ancora un gladiatore. Le analogie, tuttavia, finiscono qui, perch nella nuova serie tv promossa negli States dal canale Startz non ritroviamo la resistenza costituzionale, gli astratti valori repubblicani e la fedelt alle istituzioni di Massimo Meridio, bens linsorgenza ribelle e irriducibile duna leggenda chiamata Spartaco, colui che os sollevarsi contro la repubblica schiavistica, organizzando la celebre guerra diuturna di cui scrive Appiano Alessandrino. E cio quel conflitto anomalo che pieg i consoli, facendo tremare perfino il potente Marco Licinio Crasso, membro dellordine
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equestre, accorto speculatore ed esponente dellaristocrazia del sesterzio. Guerra diuturna, afferma lo storico. Quindi guerra di lunga durata, iniziata sulle pendici del Vesuvio e protrattasi per tre anni, lungo la penisola, dallAppennino tosco-emiliano alla Lucania. Ma non solo: anche conflitto irregolare e notturno, segnato da destrezza e movimenti veloci, da brusche ritirate, fulminee offensive e sortite impensabili. Diciotto secoli pi tardi, la chiameranno guerra di guerriglia, di cui fu un magistrale interprete proprio il gladiatore sovversivo, evaso dalla casa di Batiato e fuggito dallarena di Capua. Larena... che non pi cuore di Roma, simulacro hollywoodiano duna qualche legittimazione del demos, bens tragica, grottesca effigie dello stato di natura. Nel 1861 Karl Marx saluter lo schiavo trace appellandolo grande generale dellantico proletariato. Tempi di crisi e nuove crociate. Anni di guerra al debito sovrano. Giorni di scarifici e austerity. Altri corsi e ricorsi. Cambiano i rimandi. Mutano esorcismi e scongiuri. Non pi lImpero che nutre al suo interno istanze di governo democratico, bens la corrotta repubblica del censo e della schiavit. Non pi il soldato fedele al saggio imperatore gi maestro di stoicismo, bens il mito di Spartaco, che torna a vivere grazie al piccolo schermo, insieme allo spettro della guerrilla, la remota arte capace di rovesciare i pi svantaggiosi rapporti di forza. Ci vuole pazienza. Le tecniche dello scontro asimettrico, che oppone il piccolo al grande, si basano sulla dilazione e il temporeggiamento: sulla capacit di logorare una con82

troparte preponderante per numeri e armamenti nellarco del medio-lungo periodo. Il guerrigliero elude per definizione il confronto campale, prediligendo il mimetismo e lazione improvvisa, un istante prima di scomparire nelle ombre dun territorio generalmente impervio che conosce a menadito. La guerriglia , per lappunto, un gioco di pazienza, praticato da millenni, ai quattro angoli del globo, ogniqualvolta si costretti a colmare uno svantaggio iniziale. Nella cosidetta guerra per bande, di cui la guerra partigiana costituisce il crisma novecentesco, la geometria vale ben pi di un calcolo esatto. La manovra obliqua, il percorso lungo e tortuoso, laggiramento tattico compensano di solito la sproporzione numerica delle forze in gioco. La guerriglia non presuppone prima linea e non ammette un fronte che avanza o arretra. Il fronte si scompone in uninfinita molteplicit di punti e segmenti, ciascuno dei quali torna utile, allaccorrenza, per infliggere il maggiore danno possibile col minimo sforzo. La guerriglia, infatti, sa fare economia. Per il combattente irregolare la linea di fuoco ovunque e, in virt di questa particolare concezione dello spazio, gli sono stati conferiti sovente poteri soprannaturali. Non a caso alle icone del cosiddetto banditismo sociale, forma premoderna e romantica della guerrilla, la fantasia popolare tributava il dono dellinvisibilit. E poco importa che essa fosse garantita dalle fronde della foresta di Sherwood, dalla maschera di un anonimo folk hero o da qualche misterioso manufatto. Dalla notte dei tempi il brigante che ruba ai ricchi per dare ai poveri un trasformista introvabile e ubiquo.
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La guerra per bande viaggia leggera nello spazio e nel tempo, come viaggi leggero il livornese Ilio Barontini, fondatore del Partito comunista dItalia che tra gli anni Trenta e i Quaranta combatt il fascismo in tre continenti, partecipando alla resistenza anti-giapponese in Manciuria, militando in difesa della Repubblica spagnola, praticando la guerriglia in Etiopia contro loccupante in camicia nera e organizzando la lotta armata del maquis de Marseille. Dopo l8 settembre del 1943, quando nelle citt italiane occupate dai nazisti si udiva una detonazione improvvisa, i militanti comunisti commentavano a voce bassa: arrivato Barontini. Da Nord a Sud, da Occidente a Oriente, la guerra partigiana viola gli impalpabili confini dellimmaginario, crescendo nella terra di frontiera in cui arte militare, politica e narrazioni si confondono. Nellottobre del 1917, era toccato a Vladimir Ili Uljanov, detto Lenin, portare alla vittoria il conflitto degli irregolari, rovesciando la guerra imperialistica in rivoluzione sociale. Erano trascorsi quarantasei anni da quel 18 marzo 1871 in cui, a Parigi, il popolo in armi aveva respinto le truppe regolari del governo Thiers e issatto la bandiera rossa sullHtel de Ville. In et moderna la guerriglia assume la doppia natura di grande preambolo dello scontro campale e di essenza stessa della politica. Secondo i suoi teorici e leader novecenteschi, da Mao a Guevara, a Ho Chi Minh, essa un momento pi o meno lungo la cui natura rimane rigorosamente transitoria e comunque subordinata al consumarsi dello show down in campo aperto, allorch le formazioni partigiane si sono trasformate in un esercito regolare rivoluzionario. Scrive
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Guevara: Sia ben chiaro che la guerriglia una fase della guerra che non ha in s la possibilit di conseguire la vittoria; una delle prime fasi, per essere esatti, e andr svolgendosi e ampliandosi finch lesercito guerrigliero con il suo incremento costante acquisisca le caratteristiche di un esercito regolare. Allora sar pronto a vibrare al nemico colpi decisivi e a riportare la vittoria. Il trionfo finale sar sempre il prodotto di un esercito regolare, anche se le sue origini sono state quelle di un esercito guerrigliero. La celebre battaglia di Dien Bien Phu assurta a simbolo di questa teleologia bellica e dunque politica, se vero che il nesso del politico-militare un legame inscindibile del moderno. Nella primavera del 1954, in un remoto lembo del Vietnam nordoccidentale, il generale Vo Nguyen Giap port a compimento una complessa manovra di conflitto asimmetrico, svolgendo la guerriglia in guerra regolare e conquistando linespugnabile piazzaforte dei colonialisti francesi. Sulla piana di Dien Bien Phu la lotta partigiana del Vietminh divenne battaglia canonica, guerra di trincea, scontro tra eserciti regolari, assedio a tutti gli effetti, durante il quale furono impiegate decine di migliaia di unit, insieme al fuoco dartiglieria e alla contraerea. Dien Bien Phu, la Verdun dIndocina, costituisce limmagine perfetta del conseguimento della meta, la vittoria paradigmatica di ogni scontro asimettrico. Dalla sierra cubana alle risaie indocinesi, il guerrigliero mette in conto di poter rimanere tale ancora a lungo, ma mai allinfinito, essendo consapevole che prima o poi linvisibile dovr palesarsi, la sortita mutare in offensiva, laggiramento farsi ingaggio frontale, la tattica del mordi e fuggi volgere in insurrezione.
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Era una mattina di novembre del 1944 quella in cui la 7 GAP operante nellarea di porta Lame, zona nordovest della citt di Bologna, fu costretta a ingaggiare battaglia con i reparti della Repubblica sociale italiana e i battaglioni dellesercito tedesco. Nellarco di venti ore le formazioni gappiste si liberarono con agilit dalla stretta del nemico e, grazie a un duplice attacco in simultanea, ribaltarono i termini del confronto, prevalendo nellunico scontro in campo aperto tra partigiani e nazifascisti avvenuto in una citt dEuropa. Diciannove secoli prima, sulle pendici del Vesuvio, unanaloga manovra di sganciamento e contrattaco aveva consentito a Spartaco di sfuggire allassedio e sconfiggere lesercito romano. A porta Lame, quel giorno dautunno del 44, cera anche limprendibile Barontini, materializzatosi nel momento del confronto campale, pronto a incassare il credito di pazienza maturato in ventanni di lotte. Nel porsi lobiettivo di rovesciare il rapporto di forza pi sfavorevole, la guerra partigina il cuore della politica moderna, lessenza stessa di quella temporalit capace di collegare nel segno del possibile momenti diversi, di raccordare il raggiungimento di un obiettivo parziale al conseguimento di un fine ultimo. Muovendo da eclatanti condizioni di svantaggio la guerriglia ha sollecitato limmaginazione, ispirato mille gesti di solidariet, costruito racconti capaci di accorciare le distanze e ridisegnare le geografie. Le storie della resistenza vietnamita echeggiavano nel porto di Marsiglia, dove gli operai comunisti sabotavano le navi dirette in Indocina per rifornire le truppe coloniali. Pi tardi, lo slogan Dieci, cento, mille Vietnam, testimonier la circolazione materiale e simbolica
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delle lotte, mentre nei campus doltreoceano si apriva il fronte interno contro laggressione imperialista. In tempi recenti, il conflitto irrregolare scivolato su una semantica fluida, accentuando le sottili comparazioni della metafora. Con lespressione comunicazione-guerriglia sono state indicate, a partire dagli anni Ottanta, quelle pratiche dintervento che trasferivano sul terreno dei codici dominanti lapproccio elusivo del conflitto asimmetrico. Parodie e falsificazioni, graffiti e dtournement, plagi svergognati e arditi sovvertimenti dei messaggi pubblicitari dislocavano gli attributi elusivi della guerra irregolare nei territori dei segni e dei media, nellambito di una resistenza ludica. Nel dicembre del 1967, in occasione duna celebre conferenza americana, Umberto Eco aveva chiarito come, nellet della comunicazione di massa, lintervento critico avrebbe dovuto moltiplicarsi, agendo sui mille luoghi di ricezione del messaggio e rinunciando alla centralit della Fonte industrializzata che quel messaggio emettava. Il palazzo dInverno scompariva nella selva delle antenne televisive. La guerriglia semiologica divenne un aspetto del superamento critico della politica, delle sue forme, del suo statuto, della sua autonomia. Lemersione dalla tragica modernit novecentesca delloperaio e della grande fabbrica stata anche oblio di una temporalit progressiva capace di riferire il pi lento dei mutamenti alla pi brusche delle accelerazioni. Anche la guerriglia ha cambiato significato, slegata dalla categoria di nemico, dalla figura del partigiano, dalla questione del potere, dal complesso rapporto forza-consenso, dallenigmatico legame che collega la pratica dei mezzi al raggiungimento degli obiettivi. Problematicamente libera
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infine dai pi ingombranti miti del politico che ne avevano, peraltro, sfigurato il viso sfuggente, atteggiandolo allespressione truce del soggettivismo armato, esasperato e avventurista dei Seventies. Ma la guerrilla non pu morire: neppure quando pecca dimpazienza. Neppure quando, per eccesso di fretta, smarrisce la sua natura di pratica pi avanzata duna guerra di popolo, in cui ogni villaggio dovrebbe essere una fortezza, ogni strada un fronte, ogni cittadino un partigiano. Le leggende della guerriglia non muoiono mai. Nemmeno se cadono in Bolivia. Nel gennaio del 1919, a Berlino, il governo socialista di Friedrich Ebert represse la rivolta comunista promossa dai delegati rivoluzionari e dal KPD di Karl Liebenecht e Rosa Luxemburg. Per realizzare la spietata mattanza, la socialdemocrazia tedesca che cinque anni prima aveva votato con piglio sciovinista i crediti di guerra non esit a impiegare le truppe dellesercito regolare e i famigerati Freikorps, compagnie di ventura anti-republicane, precorritrici delle formazioni di controguerriglia. Per un breve istante, la leggenda dello schiavo che si oppose alla repubblica del soldo e della schiavit era rivissuta nellinsurrezione spartachista, realizzando quella perfetta intersezione tra tempo mitico e tempo storico di cui scrisse Furio Jesi. Si tratt duna rivolta che, malgrado lavventatezza, malgrado lesser climax duna guerra partigiana sbagliata nei tempi, continu a preparare il dopodomani, a vedere lavvenire. Non lo dimentichino i tecnocrati della finanza internazionale, i progressisti vassalli della crociata contro il debito e i socialdemocratici teutonici amanti dellinteresse nazionale: Roma continu a tremare per secoli al ricordo dello schiavo ribelle.
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IL GUEVARISMO
di Antonio Moscato

Poco dopo la morte Guevara fu praticamente dimenticato per quasi ventanni. A Cuba era celebrato solo come icona del guerrigliero eroico, ma si nascondevano ai cubani e al mondo i suoi ultimi scritti. In America Latina al suo presunto avventurismo veniva contrapposta la concretezza e il realismo di Salvador Allende. L8 settembre, un mese prima della morte, il Che aveva annotato sul suo diario:
Un giornale di Budapest critica Che Guevara, figura patetica e, a quanto pare, irresponsabile, e saluta la posizione marxista del Partito comunista cileno che assume atteggiamenti pratici di fronte alla pratica. Come mi piacerebbe arrivare al potere, solo per poter smascherare i codardi e i servi di tutte le specie e strofinargli il muso nelle loro porcherie.

Di Guevara si disse che aveva portato alla morte tanti giovani, ma con lui erano andati a combattere (e morire) in Bolivia poche decine di militanti ben consapevoli del rischio che correvano, nel terribile isolamento in cui erano stati lasciati da chi avrebbe dovuto assicurare la rete di sostegno urbano, il partito comunista boliviano. Pochi anni dopo, nel 1973, il golpe del generale Augusto Pinochet (nominato capo delle forze armate proprio da Allende, come Kornilov era stato scelto da Kerenski) doveva dimostrare che il realismo di Allende era costato molto di pi, e aveva portato alla morte migliaia di cileni.
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Pochi sapevano che pi di dieci anni prima di quella tragedia, nel 1962, Guevara aveva detto che probabilmente in alcuni paesi come il Cile i partiti di sinistra potevano anche vincere elezioni democratiche, ma si sarebbero trovati di fronte alla reazione inevitabile delle classi dominanti e dei loro strumenti di dominio, lesercito e la chiesa. Che avrebbero fatto? Rinunciare al programma che aveva consentito di vincere le elezioni, deludendo una parte dei propri sostenitori, o prepararsi ad affrontare i golpisti armando il popolo? Il partito socialista di Allende e soprattutto quello comunista di Corvaln preferirono assicurare fino allultimo che non cera nessun pericolo, e che lesercito cileno era il pi democratico dellAmerica Latina. Per riscoprire Guevara bisogn aspettare il 1987, quando Fidel Castro, che era stato responsabile del lungo ridimensionamento del pensiero di Guevara (e della mancata pubblicazione dei suoi scritti pi importanti, fino al 2006), celebr il ventesimo anniversario della sua morte con un famoso discorso il cui tema ricorrente era Se Guevara vedesse Cuba oggi, si scandalizzerebbe. Cosera successo? Fidel Castro aveva intuito prima di tutti gli altri dirigenti comunisti (proprio grazie al Guevara rimasto inedito, anche se non lo diceva), che lURSS della perestrojka andava verso il crollo. E cominci nel 1986 il suo sganciamento dallUnione Sovietica con la rectificacin de errores, poi rimasta a mezza strada per la resistenza della burocrazia. La riscoperta di Guevara port a uno straordinario, perfino eccessivo, entusiasmo per la sua figura, diventata ormai mito: si pubblicarono migliaia di libri, di cui pochi seri e troppi copiati luno dallaltro, che ovvia90

mente non contribuirono alla comprensione del suo apporto reale al movimento rivoluzionario mondiale. Alcuni lo riscoprirono come teorico della guerriglia, senza che ci in Italia servisse molto, dato che Guevara aveva sistematizzato lesperienza cubana (che sarebbe pi corretto definire castrista) pensando a paesi con una maggioranza di contadini senza terra del suo continente, e non allEuropa, il cui proletariato gli appariva schiacciato definitivamente dal peso degli apparati riformisti, ormai controrivoluzionari, e comunque disponibili a contrattare le briciole offerte dai rispettivi imperialismi. Ma lessenziale era la lezione politica che accompagnava e orientava i suoi scritti teorici sulla guerriglia: Guevara ha spiegato spesso che lesperienza cubana era iniziata prima che fossero raccolte tutte le condizioni per il suo successo. Al tempo stesso aveva sottolineato, riferendosi allAmerica Latina, che era pericolosa limitazione degli aspetti esteriori dellesperienza cubana, o addirittura la teorizzazione che si potesse fare a meno di un partito che sostenesse con la lotta urbana la guerra di guerriglia, inevitabilmente contadina. A Cuba tra il 1956 e il 1959 non si chiamava partito, ma ne esisteva un robusto surrogato: la rete del movimento 26 luglio, a cui si sarebbe unita nella fase finale una parte significativa del ben strutturato Partido socialista popular. Forse laiuto pi valido di Guevara ai futuri guerriglieri era rappresentato non dal suo dettagliatissimo manuale La guerra de guerrillas, ma dalla descrizione fedele e senza reticenze dellesperienza della Sierra Maestra, Pasajes de la guerra revolucionaria, scritta a caldo (a puntate) subito dopo la vittoria, lontanissima
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dai toni apologetici di altre cronache di guerra. Il Che non nasconde nulla, descrive anche i momenti di panico per insegnare a superarli, e racconta di come lui stesso nelle prime battaglie abbia avuto incertezze e abbia dovuto mettersi in salvo con una ritirata precipitosa. Ricostruisce persino lepisodio del cucciolo che si unito ai guerriglieri ma rischia di farli scoprire con i suoi guaiti, e deve essere soppresso: il Che ne soffre, ma non nasconde lepisodio, necessario per spiegare la durezza di una lotta per la sopravvivenza. Come non esita a ricostruire alcune esecuzioni di uomini che al margine della guerriglia avevano compiuto rapine o stupri, descrivendo il suo rammarico per non aver avuto altra scelta, in un momento in cui la guerriglia era ancora troppo debole per poter gestire dei prigionieri, e per poterne tentare la riabilitazione. Molto sobria poi la ricostruzione della straordinaria battaglia di Santa Clara, lunica in tutta la storia delle guerre rivoluzionarie ad essere vinta sul campo da poche centinaia di guerriglieri male armati, contro diverse migliaia di soldati trincerati in caserme e appoggiati da un treno blindato di ventidue vagoni. Vittoria resa possibile da un fattore politico e umano: lappoggio totale della popolazione, che arriv ad abbattere le pareti divisorie tra le case per consentire ai guerriglieri di sbucare allimprovviso in un punto pi vicino alle caserme. Guevara invece tace del suo ruolo personale, che pure fu come altre volte essenziale, per la genialit strategica e soprattutto la forza dellesempio. Della battaglia, in cui fu anche ferito, ricorda con commozione soprattutto la perdita di alcuni giovanissimi ed indisciplinati combattenti che avevano formato un Plotone suicida.
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In Bolivia, per, il Che non applic i criteri che aveva cos minuziosamente teorizzato. Di certo non mancavano le condizioni oggettive per un successo, come si vide gi nel 1970 quando si manifest una grave crisi del gruppo dirigente che port al governo progressista di Juan Jos Torres, sostenuto dalla Comune di La Paz. In una nota del 14 luglio Guevara aveva commentato le notizie sulle prime manifestazioni della crisi politica raccolte con la piccola radio di cui disponeva: Il governo si sta disintegrando rapidamente. Peccato non avere 100 uomini in pi in questo momento. Isolato comera non poteva saperlo, ma intuiva che di uomini ce ne erano migliaia, nelle miniere e nelluniversit, che volevano unirsi alla lotta, ma che non potevano farlo perch il partito comunista boliviano, che aveva avuto da Cuba il compito di organizzare i contatti e i rifornimenti, aveva interrotto tutti i collegamenti lasciando solo Guevara in quella zona semidesertica, che egli aveva accettato per il primo addestramento ma in cui, una volta che era stato costretto a combattere perch localizzato, era impossibile qualsiasi reclutamento. A monte cera stato un errore politico del Che, che aveva accettato la scelta di Castro il quale aveva cominciato lavvicinamento allURSS e aveva attaccato maoisti e trotskisti, particolarmente forti in Bolivia; ci che aveva reso inevitabile appoggiarsi al solo PCB filosovietico per la rete di sostegno. Da Guevara possiamo ricavare insegnamenti pi utili di quelli legati alla sola teorizzazione e pratica della lotta guerrigliera. importante la sua severa riflessione sui limiti dei movimenti di liberazione africani, fatta al termine della partecipazione alla spedi93

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zione cubana in Congo (che non aveva organizzato lui, ma il governo cubano, e a cui si era unito per necessit solo tre giorni prima della partenza). E soprattutto preziosa la sua critica al Manual de economa poltica de la Academia de las Ciencias de la URSS, in cui smontava il cosiddetto marxismo-leninismo sovietico, osservando che aveva ben poco a che fare con il marxismo. Guevara non fu un grande teorico, ma un paziente riscopritore del marxismo, e non fu facile in unepoca in cui il marxismo era stato stravolto, canonizzato e prostituito prima dalle socialdemocrazie, poi dai partiti comunisti stalinizzati. Non da poco essersi posto il problema dellinvoluzione di quel sistema dapprima allinterno di esso, poi tirando le conclusioni e lasciando il potere per ricominciare daccapo, alla luce dellesperienza fatta a Cuba. Il Che ha fatto riscoprire un principio che era in origine di tutti i marxisti: la verit rivoluzionaria. Guevara lo ha applicato in modo semplice: diceva sempre quello che pensava, faceva quel che diceva.

IL CORDOBAZO Il Cordobazo fu un movimento che si autorganizz e si svilupp nella citt argentina di Cordoba nel 1969. La rivendicazione iniziale verteva sui diritti del lavoro, ma nel suo svolgersi e nella sua insubordinazione il Cordobazo cerc di affermare nuovi modi e sensi di vita in confronto con quelli esistenti, creando rapporti di solidariet, ponendo corpi e pensieri in azione, liberando spazi per nuove esperienze. Il Cordobazo fu espressione di una congiuntura insurrezionale nella quale confluirono forme distinte di resistenza. Nel periodo 1969-1973 i movimenti di protesta militante delle cinture industriali si estesero fuori e in opposizione alle direzioni sindacali tradizionali. Cordoba era il laboratorio in cui le imprese introducevano innovazioni. Le quattro fabbriche argentine della FIAT, tre delle quali erano a Cordoba, avevano sindacati di ispirazione aziendale. Con la politica di controllo sui sindacati le imprese pretendevano di isolare la nuova forza lavoro dal movimento sindacale nazionale e di applicare un nuovo stile di relazioni di lavoro fondate sul paternalismo dimpresa legato alla concessione di benefici sociali per alcuni lavoratori. Laltra innovazione che introdussero le imprese fu quella di portare la contrattazione a livello di fabbrica puntando ad evitare la dimensione nazionale dei contratti collettivi. Per questa politica, lungi dallisolare il lavoratore nel suo luogo di lavoro, contribu a riavviare le sezioni e i sindacati locali, rafforz liniziativa e la capacit della base di agire e far pressione sugli imprenditori e anche sui dirigenti sindacali. I lavorato95

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ri infatti iniziarono a credere nella possibilit di influire significativamente con le lotte, e cominciarono a esercitare questo potere. Le loro decisioni e le loro attivit avevano ora unincidenza diretta sulle condizioni di lavoro. Daltra parte lappoggio tacito che la cupola sindacale aveva dato al colpo di Stato del 1966 si tradusse in una profonda crisi che si scaten negli anni posteriori al Cordobazo, portando a una perdita di credibilit. Cordoba inoltre aveva una grande concentrazione di studenti universitari, dei quali il 35% erano lavoratori. Molti venivano dallinterno della provincia o dalle province vicine, e avevano stretti rapporti di solidariet e di vita sociale in ambiti nettamente studenteschi, concentrati nei quartieri Alberti e Clinicas, che divennero luoghi di sostegno per la resistenza. Da questo magma sorse per esempio la Coordinadora Estudiantil en Lucha, e anche la Coordinadora de Centros Vicinales che organizz le azioni di opposizione allaumento delle imposte immobiliari. Le questioni relative alla vita quotidiana, alla casa, allacqua, alla salute, mobilitarono settori sociali esterni alla classe operaia sindacalizzata. La creazione di un fronte comune della resistenza produsse azioni collettive di insubordinazione, pratiche di confronto e di azione diretta, produzione di immagini e di linguaggi inediti. Il Cordobaz venne ripetutamente provato durante tutto il mese di maggio 1969 nelle strade di Corrientes, Rosario, Tucuman, La Plata. il maggio rabbioso durante il quale si tentarono le prime manifestazioni studentesche contro la dittatura. A Corrientes la mensa studentesca fu privatizzata e il ticket che dava diritto a un pasto fu aumentato del 500%.
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Il 6 maggio la gendarmeria imped lingresso massiccio degli studenti senza ticket, e come risposta la CGHT organizz una mensa popolare. Il 15 un corteo di 4.000 studenti che marciava verso la citt fu duramente represso e uno studente cadde assassinato. La CGT dichiar lo sciopero e il funerale dello studente si trasform in unenorme mobilitazione. Organizzazioni di tutto il paese cominciarono a dimostrare solidariet con Corrientes: assemblee, azioni lampo, azioni di strada si succedevano in tutte le citt universitarie. Il 17 la scena si trasfer a Rosario, dove durante la repressione di un corteo era stato ucciso un altro studente. Lunit di azione tra operai e studenti fu immediata. Il 21 si organizz una marcia del silenzio in cui confluirono studenti e operai. Il corteo, enorme, si trasform in battaglia di strada: barricate, incendi. Alla fine delloccupazione di una stazione radio fu ucciso un operaio metallurgico, terza vittima del maggio. Il 22 il governo del dittatore Ongania dichiar Rosario zona di emergenza, ponendola sotto controllo dellesercito. Lo sciopero fu dichiarato per il 23, e la citt intera accompagn il funerale. Tra il 19 e il 25 anche Tucuman e La Plata entrarono in stato di mobilitazione permanente. Tucuman fu occupata per diverse ore. A Cordoba, dopo giorni di cortei, e dopo la chiusura delluniversit, gli studenti occuparono il quartiere Clinicas. Durante tutta la sera e la notte la polizia non pot sloggiare gli studenti, che con i tamburi comunicavano i movimenti della polizia, tagliavano la luce elettrica, alzavano barricate e lanciavano bottiglie molotov dai tetti. Il 14 si tenne unassemblea di 6.000 operai al Cordoba Sport Club. La polizia lanci gas dentro i locali per costringere gli operai a uscire, e
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fuori li aspettava la cavalleria. Nella notte ci fu un altro scontro, i poliziotti furono disarmati e denudati in strada, le vetrine dei negozi rotte, un paio di camion della polizia dati alle fiamme. La lotta termin con una marcia nel centro della citt. Nel frattempo le delegazioni dellinterno cominciavano a far pressione sulle due centrali sindacali perch fosse dichiarato lo sciopero generale nazionale. Finalmente questo venne dichiarato per il 30. A Cordoba cominci il 29 e fu uno sciopero attivo: alle 10 di mattina si abbandonarono i luoghi di lavoro per marciare verso il centro della citt e per convergere con i cortei studenteschi. Il 29 maggio Il corteo di Santa Isabel metteva paura, veniva su per la strada e confluivano cortei provenienti dalle fabbriche e dai quartieri. I ragazzi avevano le borse piene di bulloni. La struttura del cinturone industriale di Cordoba d unidea della dimensione della mobilitazione che prese la citt il 29. A 10 km dal centro verso il sud tre stabilimenti della FIAT erano in funzione dagli anni 50, verso il nord nel quartiere di Santa Isabel cerano le fabbriche della Renault e sulla strada dellaeroporto cera la divisione della IKA. Inoltre cerano altre fabbriche metallurgiche pi piccole. Quando, a met mattinata, le entrate della citt e del centro furono occupate dai carri della polizia, le fabbriche della periferia gi si erano vuotate e i lavoratori iniziavano a muoversi a piedi, in autobus, in moto, in bicicletta. Mentre gli operai dei turni di notte delle fabbriche si concentravano nelle sedi sindacali, gli impiegati pubblici, della banca, del commercio, i docenti e gli studenti cominciavano a riunirsi nelle strade del
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centro. A un certo punto si incontrarono due cortei di operai meccanici, che unendosi marciarono verso i plotoni di polizia pronti allo scontro, e diedero cos il segnale di inizio della protesta. Arrivarono i gas lacrimogeni, e arriv la risposta operaia: apparvero bulloni, fionde, bastoni, pali, pietre. La guardia di fanteria fu costretta a retrocedere. Si unirono a quel punto i lavoratori postali e telefonici, e la prima barricata venne innalzata a quel punto. Al tempo stesso, in altre zone della citt cera lo stesso scenario: dagli edifici piovevano periodici e riviste per alimentare i fuochi per diluire i gas lacrimogeni. In ogni strada occupata cera unassemblea di abitanti, studenti, operai, donne e uomini uniti nelloccupazione civile della citt. Passato il mezzogiorno la citt era presa. Il corteo di IKA-Renault aveva tra i 3.000 e i 5.000 manifestanti: quando giunse in centro gli scontri si moltiplicarono e divennero pi intensi. Presto la polizia si vide incapace di resistere e cominci a sparare con armi da fuoco. Caddero allora assassinati loperaio Maximo Mena e lo studente Daniel Castellano. La notizia di quelle morti corse per la citt e la furia si moltiplic. La battaglia sal a un livello superiore di violenza, e quando la notizia giunse allestrema periferia di Cordoba, la gente, che gi aveva sloggiato e discuteva se continuare e come, cominci ad avanzare di nuovo verso il centro, distruggendo cartelli pubblicitari e bruciando le auto. In quelle due ore la gente decise nelle strade, accumul esperienze e si specializz: alcuni impararono a bruciare auto, altri a saccheggiare cantieri in costruzione per costruire barricate, altri si rivelarono grandi oratori. A quel punto inoltre avevano gi cominciato ad agire i franchi tiratori che confondevano e disperdevano le forze di polizia. Tutto il centro era in fiamme e grosse colonne di fumo si alzava99

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no sopra le case. Giunto in centro, il corteo super langolo in cui si trovava la Xerox. Rompendo le vetrate si forz lentrata dellimpresa, si distrussero i mobili, i documenti e si gettarono i macchinari in strada. Pochi istanti dopo, tutto bruciava. In seguito il corteo incontr sul suo cammino la concessionaria della Citroen, da cui vennero rubate 32 automobili che attraversarono le vetrate per finire nel rogo. Poi venne la Confiteria Orientale, dalla quale furono portati via prosciutti, paste, vini, liquori. 3.000 persone si sedettero in strada e cominci la merenda e un momento di grande allegria e festa. La presa la distruzione e lincendio del Circolo dei sottufficiali di aeronautica si prolung per diverse ore e incluse la confisca di un pianoforte che permise di aggregare nella strada una moltitudine di persone che con balli e canzoni si faceva beffa del potere militare. I lavoratori presero anche il Ministero delle opere pubbliche. Unassemblea occup il Palazzo di giustizia. Si incendi un commissariato di polizia, la direzione generale delle assicurazioni e la dogana. Si attaccarono le banche. La devastazione era al tempo stesso creazione di nuove forme di abitazione e di vita comune.
Quel che conservo sempre nel mio ricordo di quellevento fu questa emergenza di organizzazione solidale, piena di festa. Sembrava che non ci fosse un solo cordobense che non fosse coinvolto. Perfino quelli che ci venivano ad arrestare ci dicevano parole commosse di solidariet. I soldati costretti a compiere il loro ruolo rispondevano al grido popolare Soldato non sparare sui tuoi fratelli. Lucia Scrimini, a quel tempo studentessa di medicina, oggi medico e psicoanalista
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Il quartiere difende il Cordobazo Tra le 6 e le 7 della sera lesercito entr in una citt barricata: dai balconi piovevano gli oggetti pi vari. In tutta la citt cominciavano ad apparire dei franchi tiratori la cui funzione era quella di rendere difficile lavanzata dei militari. I tiri si succedettero durante il resto del giorno e della notte nonostante il fatto che lesercito rispondesse con raffiche di mitragliatrice. Nel frattempo le persone arrestate durante il giorno cominciarono a far fronte ai consigli di guerra. Il quartiere studentesco Clinicas fu alla testa della resistenza. Prima di notte si prepararono dovunque fionde e pietre, si fabbricarono cocktails molotov, si coprirono le strade con vetri rotti. Cerano gruppi di combattimento, gruppi di guardia, di sanit (avevano occupato le chiese per farci ospedali), e altri incaricati dellapprovvigionamento. La resistenza studentesca si svilupp sui tetti. Ci fu umorismo e ingegno. Dicono ad esempio che in alcune finestre vennero piazzati dei pacchetti che simulavano lesplosivo, e cartelli che dicevano: Pericolo di esplosivo. Non avanzare. I soldati ci misero un bel po di tempo per capire che erano falsi, e quando finalmente superarono i cavi e i cartelli la pioggia di pietre e di petardi blocc ancora la loro avanzata. Lunit dei vicini, degli operai, degli studenti obblig lesercito a un grande dispiegamento di forza militare, con unazione che dur due giorni e due notti. Cera lassedio intorno alla citt. Al barrio Clinicas avevano appeso un enorme striscione con su scritto: Primer barrio libre de America.
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Secondo Lucia Scrimini, il ruolo delle donne fu significativo:


Si pu pensare che le donne siano state marginali nel Cordobazo, ma non cos. Per i militari era imbarazzante che una donna prendesse parte allorganizzazione della rivolta. Quando mi arrestarono, per loro, io ero solo la sorella di un militante comunista. vero che mentre succedevano queste cose le donne cucinavano empanadas per i combattenti. Ma sarebbe sbagliato pensare che il loro ruolo si limitasse a quello di cuciniere. Ci furono 60 donne arrestate da parte del terzo corpo dellesercito. Ma i militari erano completamente sconcertati di fronte alla situazione, era un affronto alla cavalleria e cercarono di far scomparire le donne dalla registrazione della rivolta. Quando ci giudicarono venimmo trattate come sorelle, compagne, figlie, amanti di... Anni pi tardi seppi che non c una sola registrazione della nostra detenzione, sembra che ci siano stati soltanto uomini arrestati e condannati. Quando uno guarda le foto delle mobilitazioni e delle barricate non si vedono donne: per esempio le mie amiche e io prima di essere arrestate eravamo in questa famosa barricata della Citroen e dove siamo? Pi tardi organizzammo in una casa assistenza per i feriti, e quando ci sloggiarono, i pochi maschi che erano l dentro si salvarono fingendo di essere infermieri dellospedale. Noi fummo accusati di organizzare un ospedale di campagna premeditando cos la battaglia...

OPERAI E STUDENTI. IL MOVIMENTO DEL 68 di Franco Berardi Bifo Il movimento del 68 fu il primo fenomeno di globalizzazione consapevole. Il carattere globale del movimento era presente prima di tutto nella coscienza dei suoi attori. A Berkeley ci si mobilitava per il Vietnam e a Shanghai cerano manifestazioni di solidariet con gli studenti parigini. A Praga gli studenti si battevano contro lautoritarismo sovietico, a Milano il nemico era lo Stato capitalista, ma il contenuto positivo emergente era dovunque il medesimo. Il contenuto di quel movimento fu lemergere di una nuova alleanza storica. Lalleanza tra lavoro intellettuale di massa e rifiuto operaio del lavoro industriale. Pur essendo profondamente radicato nella storia del 900, pur essendo animato ideologicamente dai filoni di pensiero che il 900 aveva sedimentato, il 68 segna linizio della fuoriuscita dalla societ industriale, e linizio di quel processo che conduce allo svuotamento dello Stato nazionale moderno. Operai e studenti. Questo binomio segnala una qualit nuova della composizione del lavoro sociale complessivo, e comporta il dispiegarsi di potenzialit innovative di tipo nuovo, rispetto alla storia novecentesca. Lemergere del lavoro intellettuale tecnico-scientifico accompagna il decennio: la potenza politica del movimento del 68 deriva dalla massificazione della figura studentesca, che diviene parte della forza-lavoro sociale complessiva, caratterizzata da una forte omogeneit sul piano mondiale. In quegli stessi anni 60 la classe operaia industriale esprime una crescente estraneit nei con103

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fronti dellorganizzazione del lavoro, fin quando lestraneit non divenne insubordinazione aperta e rivolta organizzata. In alcuni settori produttivi, come nel ciclo di produzione dellautomobile, il lavoro aveva un carattere massificato e spersonalizzato, e in questi settori il rifiuto del lavoro esplose pi forte. A met degli anni 70 lintero ciclo europeo della produzione automobilistica fu sconvolto da ondate di lotta, di sabotaggio e di assenteismo, fin quando a queste lotte rispose una ristrutturazione tecnologica che aveva come finalit la riaffermazione del dominio dimpresa. Questa ristrutturazione impegn le energie del lavoro scientifico, ed ebbe come primo obiettivo la sostituzione del lavoratore con macchine, lautomazione di interi cicli produttivi e la sottomissione del fattore umano agli automatismi tecnici. La potenza produttiva dellintelligenza pu dunque essere analizzata come una risposta al rifiuto del lavoro industriale, e questa convergenza conflittuale tra lotta operaia e lavoro intellettuale innovativo disegna sul lungo periodo la fuoriuscita dal sistema di lavoro industriale. Operai e studenti uniti nella lotta lo slogan forse pi significativo del biennio rosso italiano. Nel 68 e nel 69 queste parole furono gridate in migliaia di cortei, assemblee, scioperi, dimostrazioni: esse significavano molto pi che una alleanza politica-ideologica o una solidariet superficiale. Significavano lintegrazione organica tra lavoro e intelligenza, significavano il consapevole costituirsi del general intellect di cui Marx parla nei Grundrisse. La problematica teorica, limmaginazione sociologica e la critica filosofica di quel decennio sono direttamente implicati nel divenire sociale e culturale del movimento studentesco e
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nella sua convergenza culturale e produttiva con il movimento di rifiuto del lavoro industriale. Il neomarxismo italiano denominato spesso operaismo stato forse il movimento di pensiero che ha meglio focalizzato la relazione tra lotta operaia e trasformazione tecnologica e intellettuale. Figure moderne dellintellettuale La parola intellettuale ha perso oggi molto del significato che aveva nel corso del 900, quando intorno a questa parola si addensavano non solo le questioni del sapere sociale, ma anche quelle delletica e della politica. Negli ultimi decenni del XX secolo il lavoro intellettuale ha per cambiato completamente la sua natura. Esso stato assorbito progressivamente nella sfera della produzione economica. Quando le tecnologie digitali hanno reso possibile la concatenazione e la connessione reticolare dei frammenti individuali del lavoro cognitivo, il lavoro intellettuale, frattalizzato e cellularizzato stato sottomesso al ciclo della produzione del valore, e le forme politiche e ideologiche della sinistra del XX secolo sono divenute inoperanti in questo nuovo contesto. Nellambito del pensiero illuminista lintellettuale non si definisce per la sua condizione sociale ma perch incarna un sistema di valori universale. Il ruolo che lilluminismo attribuisce allintellettuale quello di fondare e garantire, con lesercizio della razionalit, il rispetto dei diritti delluomo, luguaglianza della legge e luniversalit del diritto. La figura moderna dellintellettuale trova la sua legittimazione filosofica nel pensiero kantiano. Entro quel contesto lintellettuale emerge come figura indipenden105

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te dallesperienza sociale, o comunque non determinata socialmente nelle sue scelte conoscitive ed etiche. In quanto portatore di una razionalit universale astrattamente umana, si pu considerare lintellettuale illuminista come la determinazione sociale dellIo penso kantiano. Lintellettuale il garante di un pensiero libero da ogni appartenenza, espressione di una razionalit universalmente umana. In questo senso garante della democrazia. La democrazia non pu discendere da una radice culturale, da unappartenenza, ma solo dallillimitato orizzonte di possibilit e di scelte, dalla possibilit di accesso e di cittadinanza per ogni persona in quanto agente semiotico, soggetto che scambia segni per accedere alla universale razionalit. La figura dellintellettuale si contrappone in questo senso alla figura romantica del popolo, o piuttosto le si sottrae. Il pensiero universale, dal quale nasce lavventura moderna della democrazia, si sottrae infatti alla storicit ed alla territorialit della cultura. La democrazia non pu portare limpronta di una cultura, di un popolo, di una tradizione, deve essere gioco senza fondamenti, invenzione e convenzione, non affermazione di unappartenenza. Il pensiero storico-dialettico afferma una visione ben diversa: lintellettuale diviene portatore di un messaggio storico particolare, che dalla storia del pensiero deve discendere nella storia delle classi sociali. Nella undicesima delle sue Tesi su Feuerbach, Marx scrive, riferendosi al ruolo che la conoscenza deve svolgere nel processo storico: Finora i filosofi hanno interpretato il mondo, si tratta ora di cambiarlo. Lintellettuale marxista concepisce se stesso come uno strumento del processo storico di realizzazione di una societ senza classi. Il progetto comunista fa della teoria una potenza
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materiale, e della conoscenza uno strumento per il cambiamento del mondo. Solo in quanto partecipa alla lotta per labolizione delle classi e del lavoro salariato, lintellettuale diviene portatore di una missione universale. Il ruolo degli intellettuali centrale nella filosofia politica del 900, e particolarmente nel pensiero comunista rivoluzionario, a partire da Lenin. Nel suo libro Che fare, Lenin attribuisce agli intellettuali il compito di guidare il processo storico nellinteresse della classe operaia. Lintellettuale, come puro spirito, non portatore di un interesse sociale, ma si mette al servizio dellinteresse emergente, si riconosce nel partito, intellettuale collettivo. Per Lenin gli intellettuali non sono una classe sociale, non hanno interessi sociali specifici da sostenere. Possono farsi tramite e organizzatori della coscienza rivoluzionaria che discende dal pensiero filosofico. In questo senso gli intellettuali sono quanto di pi simile al puro divenire dello spirito, al dispiegarsi hegeliano della autocoscienza. Daltra parte gli operai, pur essendo portatori di un interesse sociale, non possono passare dalla fase puramente economica (lin s hegeliano dellessere sociale) alla fase politica cosciente (il per s dellautocoscienza), se non attraverso la forma politica del partito, che incarna e tramanda leredit filosofica. In Gramsci la riflessione sugli intellettuali si fa pi specifica e pi concreta. Ma la figura a cui pensa Gramsci resta pur sempre quella dellintellettuale umanistico, estraneo alle dinamiche produttive. Solo nella seconda parte del 900 la figura dellintellettuale cambia di natura perch la funzione intellettuale viene massicciamente incorporata nel processo di produzione tecnicizzato.
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Nellopera di Sartre, che fu molto importante nella formazione del clima culturale che prepar il 68, la nozione di intellettuale rimane legata a una prospettiva coscienziale, piuttosto che a una prospettiva produttiva e sociale.
Lintellettuale qualcuno che si immischia in cose che non lo riguardano e che pretende di contestare linsieme delle verit costituite e dei modelli di comportamento che a esse si ispirano in nome di una concezione globale delluomo e della societ. [] Non si chiameranno intellettuali gli scienziati che lavorano alla scissione dellatomo per perfezionare i congegni della guerra atomica; sono degli scienziati, ecco tutto. Ma se questi stessi scienziati, spaventati della potenza distruttrice dei congegni che essi consentono di fabbricare, si riuniscono e firmano un manifesto per mettere in guardia lopinione pubblica circa luso della bomba atomica, diventano degli intellettuali. In effetti escono dalla loro competenza: fabbricare una bomba una cosa, giudicare del suo impiego unaltra. Non condannano luso della bomba per aver constatato dei difetti tecnici ma in nome di un sistema di valori altamente discutibile che prende a suprema norma la vita umana. J.P. Sartre, Luniversale singolare

ne universale da svolgere. Il lavoro intellettuale entra a far parte del processo di autonomia dal capitale. Nel 68 implicito questo spostamento della questione, anche se una parte esigua del movimento degli studenti registr consapevolmente questo slittamento. In seguito alla scolarizzazione di massa, alla trasformazione tecnico-scientifica della produzione, il ruolo degli intellettuali si ridefiniva: non pi ceto indipendente dalla produzione, non pi individualit libere che assumono su di s il compito di una scelta puramente etica e liberamente conoscitiva, ma soggetto sociale di massa, che tende a divenire parte integrante del processo di produzione complessivo. Paolo Virno parla di intellettualit di massa per intendere la soggettivit sociale che corrisponde alla massificazione delle competenze intellettuali nella societ industriale avanzata. La nascita del movimento studentesco negli anni 60 fu il segnale di questo mutamento dello scenario sociale su cui emerge la nuova figura dellintellettualit di massa. La prospettiva delloperaismo italiano Il mutamento di prospettiva che si rivel alla fine degli anni 60 analizzato in maniera originale dal cosiddetto operaismo italiano (Mario Tronti, Raniero Panzieri, Toni Negri, Romano Alquati). Io preferisco definire questo filone di pensiero come composizionismo, perch il suo contributo teorico essenziale consiste nella riformulazione del problema dellorganizzazione politica in termini di composizione sociale. Il composizionismo ridefinisce la nozione leninista di partito come intellettuale collettivo, lascia
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In queste parole di Sartre lintellettuale colui che sceglie di impegnarsi per cause universali senza essere socialmente determinato a questo impegno. Ma quando il lavoro intellettuale diviene funzione produttiva diretta, quando gli scienziati divengono lavoratori addetti alla macchina di produzione cognitiva e i poeti lavoratori addetti alla pubblicit, macchina di produzione immaginativa, allora non c pi alcuna funzio108

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da parte la nozione stessa di intellettuali, e propone un riesame della nozione marxiana di general intellect. Marx aveva parlato di general intellect in un brano dei Grundrisse noto come Frammento sulle macchine:
La natura non costruisce macchine non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici. Essi sono prodotti dellattivit umana: materiale naturale trasformato in organi della volont umana. Sono organi del cervello umano creati dalla mano delluomo; capacit scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della societ sono passate sotto il controllo del general intellect, e rimodellate in conformit ad esso; fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale.

Nellepoca delle rivoluzioni comuniste, nella prima parte del XX secolo, la tradizione marxista-leninista ha ignorato il concetto di general intellect, e di conseguenza ha concepito la funzione intellettuale come esteriorit e come direzione politica che si determina nella sfera puramente spirituale della filosofia. Ma nel corso della trasformazione produttiva postindustriale il general intellect emerge come forza produttiva centrale. Alla fine del secolo, grazie alle tecnologie digitali e alla creazione della rete telematica globale, il processo sociale complessivo viene ridefinito dal general intellect e la concezione leninista del partito esce definitivamente dalla scena, e anche la nozione gramsciana di intellettuale organico perde concretezza perch si
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fonda su unadesione degli intellettuali a unideologia, mentre ora quel che conta la formazione di una nuova concatenazione sociale, che possiamo chiamare cognitariato, che rappresenta la soggettivit sociale del general intellect. Se vogliamo definire il nucleo centrale del mutamento dei nostri tempi dobbiamo concentrare lattenzione sulla funzione sociale del lavoro cognitivo. Non si tratta pi di costruire una avanguardia soggettiva che organizzi lintellettuale collettivo, ma si tratta di creare dei movimenti capaci di organizzare i lavoratori cognitivi come fattore di trasformazione dellintero ciclo di lavoro sociale. Il problema del nostro tempo la creazione di una funzione ricombinante, una funzione di soggettivit capace di attraversare i vari ambiti della produzione sociale, ricombinandoli entro una cornice paradigmatica che non sia dipendente dal profitto ma dallutilit sociale. Il lavoro intellettuale non pi una funzione sociale separata dal lavoro complessivo, ma diviene la funzione trasversale allintero processo sociale. Esso infatti creazione di interfacce tecnicolinguistiche che rendono possibile la fluidit del processo produttivo e della comunicazione sociale. Il modo di funzionamento del lavoro intellettuale non pi quello teorizzato dalla dialettica e dal leninismo, fondato sul rovesciamento e sulla sovversione totalizzante, ma si trasforma in senso ricombinante. Ricombinare non significa sovvertire o rovesciare, n portare ad emergenza unautenticit sociale nascosta, ma significa assemblare elementi di conoscenza secondo un criterio diverso da quello presente, ridefinire il funzionamento sociale di frammenti conoscitivi e tecnici secondo finalit differenti da quelle dominanti.

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IL 77: INSURREZIONE CONTRO I SACRIFICI Dal maggio del 1975, dopo gli scontri nelle strade di Milano, quando per una settimana i giovani proletari avevano tenuto in mano la citt contro i fascisti e la polizia, molti avevano iniziato a dire: il marginale al centro. Nelle periferie di Milano, Roma, Bologna cominciarono a formarsi i circoli del proletariato giovanile. Il 7 dicembre del 1976 i giovani proletari dei circoli giovanili milanesi decisero di impedire la prima della Scala, dove un biglietto costava lequivalente di un salario operaio. Decine di migliaia di giovani diedero battaglia intorno alla Scala per tutta la sera, furono allontanati dal centro, e continuarono a fare barricate nei quartieri intorno. Il bilancio fu disastroso: 30 feriti, 250 fermi, 31 arresti. Lobiettivo non era stato raggiunto. La disfatta della Scala costrinse il movimento dei giovani proletari di Milano a una riflessione, e a una preparazione molto pi seria. Nei mesi successivi la discussione fu molto intensa. La storia di dieci anni di lotta, iniziata nel 68, era giunta a una svolta. Il movimento dei giovani proletari voleva divenire movimento di liberazione dal lavoro, e rompere il muro istituzionale costruito dalle forze del compromesso storico.
Si parla molto del modo in cui le masse debbono fare sacrifici. Ma a nessuno sembra venire in mente che le leggi delleconomia non sono un fatto naturale, e che non c nessuna ragione naturale perch la vita debba essere costretta dentro la gabbia dei sacrifici. Questa analisi elementare, questo esercizio elementare dellintelligenza rigorosamente escluso dal campo del
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dicibile. Leconomia ha le sue leggi e queste leggi sono trasformate in leggi di natura, e la vita deve essere sacrificata alla restaurazione di questa natura temporaneamente squilibrata delleconomia. Lunanimit su questo tema dei sacrifici il segno di un blocco economico totalitario. La vita, lautonomia del tempo di vita operaio, che costituisce la critica pratica delle leggi delleconomia politica, tutto questo considerato osceno, letteralmente fuori dal campo del dicibile. Su questo punto il potere unanime. Di fronte a questa unanimit totalitaria dellistituzione la pratica minoritaria underground dellintelligenza critica o la pratica locale delle iniziative di informazione o di liberazione non sono pi sufficienti. Occorre intraprendere un grande tentativo: la rottura del clima di restaurazione del totalitarismo clerical-riformista. Dicono che il movimento morto perch vedono la realt attraverso le lenti ottiche di ci che passato. Dicono che il 68 morto perch vogliono esorcizzare quello che sta per arrivare. Noi organizzeremo eventi, compiremo dei gesti capaci di resuscitare la vita contro leconomia. A/traverso, dicembre 1976

Si era scelto il terreno dellinformazione come luogo privilegiato di trasformazione e possibilit di attraversamento della realt complessa del movimento. Anime Nel febbraio del 1976 a Bologna era nata Radio Alice, dopo molti mesi di fantasiosa gestazione. Cerano almeno due anime, forse tre, allorigine di quella radio: una eticamente intransigente e controinformativa, e una poetico-libertaria. Ki informa ki?,
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diceva la prima anima. Zut divenire perfettissimo perfettissimo divenire Zut, diceva la seconda. Si tenevano conciliaboli e la notte si facevano prove di trasmissione. Poi si sal sui tetti e nelle mansarde e si lanciarono i primi segnali verso il mondo in ascolto. Il mondo sbigott, il Resto del Carlino scrisse che Radio Alice trasmetteva messaggi su carta igienica, e che erano messaggi osceni. Di mattina si udivano mantra e lezioni di yoga e la voce di Enzo del Re, un cantautore pugliese:
Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo La salute non ha prezzo Quindi rallentiamo il ritmo Il lavoro ti fa male E ti manda Allospedale pausa pausa ritmo lento pausa pausa ritmo lento

Sabotare la produttivit era certamente il principale obiettivo politico. E il risultato non si fece attendere: in quegli anni gli operai italiani accumularono quantit strabilianti di ore di malattia, o meglio di assenza, o meglio di assenteismo, o meglio di autonomia. A marzo un redattore della radio venne arrestato con laccusa (non molto originale per quei tempi) di partecipazione a banda armata. Non cerano armi a Radio Alice, solo qualche agendina e rubrichetta e numerini di telefonuccio. La radio emise ululi di guerra, e chiam tutti in piazza Maggiore per una festa alle repressione. Giunsero in 10.000 col materasso, le pentole i divani e tuttecose. Occuparono la piazza ed i dintorni. Larrestato fu in seguito rilasciato per manifesta
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infondatezza delle accuse. Ferveva primavera e dalle antenne sibilavano suoni seducenti. Allora di pranzo cera Filippo che leggeva racconti di Ambros Bierce, terrificanti e ributtanti e orridi. La sera si riuniva negli studi una piccola folla di suonatori. Qualcuno col flauto suonava un motivetto commovente. E qualcuno leggeva Majakovski. E squillava il telefono, e le voci seguivano alle voci. Il direttore part per Mcleod Ganj con un redattore dai capelli ricci. Si fermarono a Lahore, pare, e poi a Jaipur, e mandarono cartoline intinte nella cannabis. Poi venne lestate e i redattori sciamarono verso Parco Lambro. Re Nudo, Valcarenghi, Schianchi Noia Sassi chiamavano a raccolta le truppe degli scalcagnati di tutta la penisola. E gli scalcagnati arrivarono. Merda, in quanti arrivarono. E quanto scalcagnati difficile dirlo. Alberto Grifi registr con la sua telecamera sperimentale sei ore di immagini bestiali. Concerto, poesie urlate, nudificazioni di massa, balli orfici e sabba diabolici. E infine lassalto belluino al camion carico di polli congelati. I redattori rientrarono a Bologna leggermente schifati dallhappening brutale che il proletariato giovanile aveva messo in scena. Fu allora che nacque lidea di rilanciare il grido: abbasso larte abbasso la vita quotidiana abbasso la separazione fra larte e la vita quotidiana, che Tristan Tzara aveva lanciato sessantanni prima. Informazioni false producono eventi veri Radio Alice trasmetteva dal febbraio del 1976, ed era lemittente del movimento. Funzionava come momento di autoriconoscimento e di aggregazione per il proletariato giovanile, e aveva reso possibile delle nuove
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forme di socializzazione nellordine duplice del linguaggio e dellinformazione, aveva rotto lunanimit istituzionale sul piano della comunicazione. Ma occorreva andare oltre. Laggregazione e lautoriconoscimento non bastavano pi. Era ora di andare allassalto.
Le informazioni false producono eventi veri. La controinformazione ha denunciato il falso che il potere produce, dovunque lo specchio del linguaggio del potere riflette la realt in maniera deformata. La controinformazione ristabilisce il vero, ma in maniera puramente riflessiva. Come fa uno specchio. Radio Alice il linguaggio al di l dello specchio. Non basta denunciare le menzogne del potere, occorre denunciare e rompere anche la verit del potere. Quando il potere dice la verit e pretende che sia naturale, noi dobbiamo denunciare quel che vi di disumano e di assurdo in questo ordine della realt che lordine del discorso riproduce e riflette, e consolida. Svelare il carattere delirante del potere. Fingiamo di essere al posto del potere, parliamo con la sua voce, emettiamo segnali come se fossimo il potere, con il suo tono di voce. Ma sono dei segnali falsi. Produciamo informazioni false che svelino quel che il potere nasconde, informazioni capaci di produrre la rivolta contro la forza del discorso del potere. La forza del potere sta nel fatto che esso parla con il potere della forza. Noi possiamo far dire alla Prefettura (falsificando i suoi manifesti con tutti i timbri necessari) che giusto prendere gratuitamente nei negozi ci di cui abbiamo bisogno. Sappiamo bene che la realt trasforma il linguaggio. Il linguaggio pu trasformare la realt. A/traverso, dicembre 1976

Dalla fine dellestate del 76 vengono messe in scena delle formidabili falsificazioni. Il centro di diffusione di notizie arbitrarie di Roma annuncia che il sindaco di Roma Carlo Giulio Argan ha incontrato il Papa, Paolo VI, per denunciare insieme il compromesso storico. In diverse citt si stampano locandine false dei giornali locali. A Bologna, una mattina, il Resto del Carlino appare con i titoli seguenti: 4.000 operai sono stati assassinati sul lavoro nel 1976, Il costo della carne aumenta mangiamo Agnelli con la polenta, Inchiesta: il 90% degli abitanti di Bologna si pulisce il culo con Il Resto del Carlino. In gennaio una cellula maodadaista distribuisce un voltantino durante una manifestazione organizzata dal PCI e dal Partito Repubblicano con la presenza di Amendola e Ugo La Malfa, due politici noti per il loro accanimento nel perseguire una politica di contenimento dei salari operai. Il volantino, firmato dalla Confindustria, esprime lentusiasmo per la linea del PCI, in tutto e per tutto utile agli interessi dei padroni. I burocrati presenti in sala leggono il volantino con idiota soddisfazione. Migliaia di operai, a cui il volantino distribuito il giorno seguente, lo leggono al contrario attraverso le lenti dellironia, come espressione della loro stessa rabbia e del loro stesso odio per lo sfruttamento. A Roma, in febbraio, il movimento degli indiani metropolitani eleva lironia e la simulazione al livello del comportamento di massa. Quando migliaia di giovani proletari si impadroniscono del sistematico doppio gioco linguistico e gestuale tutto diventa incomprensibile per la societ della riproduzione e per il linguaggio dello specchio.

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Linsurrezione A febbraio Bologna e Roma sono in ebollizione. L8 febbraio a Bologna una gigantesca assemblea trasformata in un happening da una cellula di azione maodada del Dams. Al grido Non siamo pi studenti vengono messe in scena le condizioni di esistenza reale del proletariato giovanile, le condizioni di vita dei fuori sede costretti a pagare affitti esorbitanti per un letto. Tutto questo in forma di happening, azione teatrale e urla, gestualit che si scatena. Lordine classico dellassemblea completamente distrutto. I burocrati della politica universitaria che cercano di riportare la situazione allordine si trovano in minoranza, ridicolizzati e alla fine cacciati. Il 10 febbraio una manifestazione di 8.000 persone dilaga in citt al grido di Andreotti tu sei pazzo la classe operaia non pagher pi un cazzo. Il 17 febbraio alluniversit di Roma intende parlare pubblicamente il segretario della CGIL, in rappresentanza del PCI, che considera intollerabile la situazione che si va creando soprattutto per il fatto che non riesce a comprenderne il senso. Gli studenti chiedono che un loro rappresentante possa fare un intervento al comizio. Il PCI rifiuta. Solo Lama deve parlare. Gli studenti si recano al comizio in migliaia, e non lo lasciano neppure cominciare. Dapprima vengono lanciati slogan ironici: Sacrifici sacrifici / Lama frustaci / Lama Lama nessuno lama, poi inizia lassalto al camioncino sul quale montato il palco del comizio. Lama e il servizio dordine del PCI debbono andarsene rapidamente. la dichiarazione di rottura definitiva tra il movimento e il PCI, in quel periodo alleato della DC, e che
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aveva cercato in tutti i modi di separare il movimento degli studenti da quello degli operai. 3 marzo, Roma. La magistratura condanna Francesco Panzieri a nove anni di prigione per un delitto che non ha commesso. Nove anni di prigione per concorso morale nellomicidio di un picchiatore fascista. Concorso morale. Una aberrazione giuridica, una vendetta politica contro il movimento, la costruzione di uno strumento capace di colpire chiunque sulla semplice base di una presunzione di appartenenza. Il movimento risponde con una forza impressionante. Il 5 marzo, a Roma, 10.000 studenti e giovani proletari entrano nelluniversit. La polizia li circonda in forze, ma gli studenti reagiscono, distruggono un paio di blindati, forzano lo sbarramento di polizia, la manifestazione invade la citt, sempre pi ampia. Barricate lungo il Tevere, poi la manifestazione si dirige verso il carcere in cui detenuto il compagno arrestato. La battaglia infuria per pi di quattro ore. Il giorno dopo, a Torino, cortei di massa mettono a sacco gli uffici della FIAT di Mirafiori. Luniversit occupata, e la nuova polizia stalinista del PCI viene spinta fuori dai compagni, tra i quali numerosi operai. 7 marzo, Bologna. Manifestazione di 7.000 studenti contro la repressione. La polizia non si fa vedere, il centro cittadino viene attraversato da un corteo festante che va a occupare diversi edifici, un palazzo a porta Saragozza diviene la sede del movimento femminista, uno in via Clavature il quartier generale dei creativi e degli artisti, e negli anni successivi in quel locale nasceranno i Gaz Nevada, la rivista Cannibale, gli Stupid set, le opere di Andrea Pazienza e di Nicola Corona, la Dalia azzurra di Filippo Scozzari, la rivista Lux di Renato de Maria. Le forze conservatrici della citt, ma anche il
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Partito comunista chiedono un intervento delle forze dellordine contro gli estremisti. Ma gli estremisti sono migliaia di studenti senza alloggio, migliaia di emigrati che vivono in quattro in una stanza. L11 marzo la polizia tenta di penetrare nel quartiere universitario col pretesto di una riunione di Comunione e liberazione. Gli studenti si mobilitano e organizzano una risposta immediata. Un gruppo di studenti, attaccato dalla polizia, fugge lungo via Mascarella. Un carabiniere spara. Francesco Lorusso colpito, cade a terra, muore. il segnale dinizio di una rivolta che per diversi giorni sconvolger lintero centro di Bologna. In meno di unora da tutte le parti della citt arriva gente. Molti hanno ricevuto la notizia da Radio Alice. Nella zona universitaria si costruiscono barricate, dappertutto si tengono assemblee, si chiede una riposta immediata, e la pi dura possibile. Nelle ore successive cortei armati di bastoni e di bottiglie molotov mettono a ferro e fuoco il centro, sfasciano le vetrine dei negozi ricchi, occupano la stazione ferroviaria. Le radio portatili gracchiano nellorecchio dei manifestanti la voce di Radio Alice che informa sugli spostamenti della polizia, e manda in diretta continuamente le telefonate dei manifestanti che riferiscono di quello che sta accadendo nella zona in cui si trovano. La radio svolge la funzione di un telefono cellulare. A una certa ora giunge la notizia che a Napoli ci sono scontri con la polizia perch gli studenti hanno ricevuto la notizia della morte di Lorusso e sono scesi in strada. Il giorno dopo a Roma si deve tenere una manifestazione nazionale del movimento. Quando la sera scende su Bologna la filiale FIAT in fiamme, le boutique e le banche del centro sono
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distrutte, gli uffici del Resto del Carlino fracassati. Anche il ristorante che si trova nella zona universitaria, il notissimmo Cantunzein, stato preso dassalto e svaligiato. Sulle barricate la gente beve ottimo barolo dannata. Durante la notte le barricate vengono rimosse, ma nelle ore della mattina sono ricostruite dagli studenti tornati in strada. Centinaia di persone sono partite per Roma, per partecipare alla manifestazione nazionale, ma dai quartieri periferici non smette di arrivare gente per difendere la zona liberata delluniversit. Nel pomeriggio la battaglia riprende, mentre Radio Alice trasmette ininterrottamente le notizie che arrivano da Roma, dove 100.000 persone hanno occupato lintera citt. Giunti sotto la sede della Democrazia cristiana hanno iniziato ad attaccare, e in pochi minuti lintera zona tra piazza Venezia e piazza del Popolo un campo di battaglia. Pi tardi gli scontri si allargano fino a Trastevere, a Regina Coeli in via della Lungara. Diversi commissariati di polizia sono assaltati e messi a fuoco. A Bologna intanto, il 13 marzo, le forze di polizia entrano con i carri blindati nella zona universitaria, mentre gli studenti ripiegano verso la piazza. Alle 11 di sera, mentre la citt controllata da forze di polizia armate di tutto punto, e i carri controllano le vie delluniversit, un plotone di polizia entra nei locali di Radio Alice, in via del Pratello. I redattori sono arrestati, e tutte le apparecchiature distrutte o sequestrate. Ma durante la notte qualcuno lavora infaticabilmente, per ricostruire gli impianti distrutti. Lintelligenza tecnico-scientifica allopera, e alle 8 di mattina Radio Alice riprende le sue trasmissioni. Verr di nuovo chiusa dalla polizia, e riaprir di nuovo il giorno suc121

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cessivo, per essere nuovamente chiusa, con larresto di gran parte della redazione. In quei giorni vengono arrestate in citt circa trecento persone. Il 14 marzo si tengono i funerali di Francesco Lorusso. Il Comune vieta di svolgere il corteo funebre nel centro cittadino. Il movimento accetta di sfilare in periferia, dalle parti della Certosa. Ma in quei giorni si era scavato un fossato incolmabile tra la coscienza di migliaia di giovani e le istituzioni cittadine, il Comune, la Questura, i partiti politici. Il 16 marzo le due citt, quella degli studenti e dei giovani, del movimento, e quella delle istituzioni, degli operai di tradizione comunista togliattiana, della borghesia commerciante, si misurarono direttamente con due manifestazioni contemporanee. In quella giornata il PCI chiam a raccolta i militanti da tutta la Regione per un corteo in difesa delle istituzioni attaccate dagli estremisti. Decine di migliaia di persone si assieparono in Piazza Maggiore. Ma anche il movimento chiam in piazza la sua gente. E via Rizzoli fu piena di un fiume di giovani di tutte le estrazioni sociali che gridavano la loro rabbia. Il confronto in quel giorno fu pacifico, ma diede con chiarezza la misura di una spaccatura che a lungo divise la citt. La parola magica Nelle settimane successive, lattenzione del movimento fu assorbita dalla campagna contro la repressione e per la liberazione degli studenti arrestati, che erano decine. Si svolsero manifestazioni di vario genere, alcuni redattori di Radio Alice si incatenarono in piazza, e intorno agli incatenati per giorni fu un corteo ininterrotto di solidariet. Durante lestate la situazio122

ne bolognese divenne oggetto dellattenzione dellopinione pubblica internazionale. Nel mese di luglio da Parigi fu lanciato un appello contro la repressione, che venne firmato da decine di intellettuali come Felix Guattari, Jean Paul Sartre, Roland Barthes, Michel Foucault, Philippe Sollers, Gilles Deleuze e Maria Antonietta Macciocchi. La reazione degli intellettuali italiani fu contraddittoria. Alcuni firmarono lappello e si pronunciarono duramente contro la repressione e contro il clima di regime creato dalla politica di compromesso storico. Molti altri invece difesero loperato del sindaco Zangheri, e si mostrarono sdegnati per il fatto che degli intellettuali stranieri si immischiassero in questioni di politica interna. Lappello apr la strada al convegno contro le repressioni che si tenne a Bologna il 26 e 27 settembre. Arrivarono decine di migliaia di persone. Si fecero enormi assemblee, convegni e rappresentazioni teatrali nelle strade, comizi volanti e concerti. Fu una esplosione di gioia e di rabbia, ma segn in un certo senso la fine della storia dei movimenti in Italia, e apr la fase della deriva terroristica e dellazione statale di annullamento delle forze sociali dissidenti. La gente arriv a Bologna, in quei giorni, come aspettando una parola magica, capace di aprire la strada di una nuova storia, di una storia egualitaria e libertaria che fosse allaltezza dei tempi che stavano per arrivare. Non si trov nessuna parola magica capace di evitare il riflusso, la violenza, lisolamento e la disfatta di ogni solidariet.

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LA PRATICA DELLOBIETTIVO di Valerio Monteventi Iniziamo raccontando una storia: la storia di un giovane operaio che, alla fine degli anni 50, venne assunto alla Dalmine. Non era la prima esperienza di lavoro ma, nelle altre fabbrichette, il padrone lo vedeva in faccia tutti i giorni. L, nella grande fabbrica, invece, era una cosa invisibile e immateriale. A tenere gli occhi addosso e il fiato sul collo agli operai ci pensavano per, al posto del padrone, i capi e i capetti. Dopo appena dieci giorni dallassunzione, il giovane operaio pratic la sua prima ribellione: decise di lavarsi le mani prima di tirar fuori il panino portato da casa e di mangiarlo da seduto. Venne richiamato allordine, ma lui prosegu imperterrito a lavarsi le mani e ad azzannare il panino. Dopo un po, tutti gli operai del reparto si lavarono le mani e si sedettero per mangiare. Qualche anno pi tardi questo episodio venne preso come esempio della cosiddetta pratica dellobiettivo che, insieme alla riappropriazione, fu uno dei principali modelli di azione dei movimenti extraparlamentari degli anni 70, soprattutto dellarea dellAutonomia Operaia. Quel panino, afferrato da mani lavate, e tutte le pratiche di riappropriazione fecero da controcanto al gradualismo, alle dinamiche della contrattazione e alla dimensione legalitaria delle richieste che, da sempre, avevano caratterizzato le organizzazioni storiche del Movimento Operaio. Praticare lobiettivo era la consapevolezza che a nuovi modi di vivere dovevano corrispondere nuovi modi di lottare. E, perci, il salario andava sganciato dalla pro124

duttivit, quindi via i cottimi e gli straordinari, per rompere il binomio del pane legato al lavoro; la catena di montaggio oltre che parcellizzare le mansioni le parificava verso il basso, sicch, alla meritocrazia della professionalit andava contrapposto legualitarismo, gli aumenti uguali per tutti; non potevano pi essere i tempi dellorganizzazione della produzione a dettare i tempi della vita, dunque, la riduzione dellorario, oltre che come obiettivo generale, andava praticata prendendosi le giuste pause e non avendo pi paura di ammalarsi. Praticare lobiettivo era, di conseguenza, non accontentarsi pi del sole dellavvenire che un giorno sarebbe arrivato, ma lottare in prima persona, senza separare il momento della liberazione personale e quello della liberazione collettiva. Era la consapevolezza che i processi di liberazione andavano attivati a partire dalla propria condizione materiale, riappropriandosi di tutto ci che era necessario allesistenza. Era il riappropriarsi, da parte degli operai e dei proletari, dei beni e dei servizi che quotidianamente producevano, ma di cui erano privati dal sistema capitalistico di mercato. Era il ribadire la propria autonomia di uomini che non delegavano a nessuno il soddisfacimento dei propri bisogni e che vivevano la rivoluzione come un processo quotidiano in divenire e non come lora X determinata da un partito o da un soggetto terzo che avrebbe voluto rappresentarli. Chiss se qualcuno ha mai cercato uno slogan che sintetizzasse tutto questo, fatto sta che lo striscione appeso ai cancelli della Fiat nel 1969, con su scritto Vogliamo tutto, sembrava perfetto. Quindi non un caso che il romanzo di Nanni Balestrini che porta lo stesso titolo sia diventato il documento politico
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di quegli anni, la narrazione della rivolta in atto e, al tempo stesso, la riflessione su di essa, fatte con il linguaggio di chi non ha mai avuto diritto alla parola: Non giusto fare questa vita di merda. Tutta la roba, tutta la ricchezza che produciamo nostra. Ora basta. Non ne possiamo pi di essere anche noi della roba e della merce venduta. Noi vogliamo tutto. Questo urlavano nel megafono gli operai alle porte della Fiat nel 1969. Pi di 40 anni dopo, il 15 maggio 2010, i giovani indignados che hanno riempito le piazze di 60 citt della Spagna hanno gridato slogan simili: Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri!, Questa crisi non la paghiamo, Senza casa, senza lavoro, senza pensione, senza paura!. I social network, come facebook e twitter, sono diventati i loro altoparlanti. Se, tra la fine degli anni 60 e i primi anni 70, la fabbrica era stata il teatro dello scontro tra la classe operaia e il padrone e larena dellaspro confronto tra rivoluzionari e riformisti, negli anni successivi fu il sociale, in tutte le sue sfaccettature, a fare da scenario alle pratiche di appropriazione: dalla casa alle utenze, dai trasporti ai servizi, dagli spazi di aggregazione a quelli di cultura. Molte delle forme e delle pratiche di lotta partivano dal concetto di riappropriazione del reddito: con le autoriduzioni delle tariffe o con gli espropri e le spese proletarie, col salire sugli autobus dicendo paga Agnelli... paga Andreotti o con lentrare a un concerto senza fare il biglietto, con loccupazione delle case o con i comitati per la riduzione dellaffitto, si poneva, in tanti modi, il problema del carovita e dei bisogni materiali che le fasce pi deboli della societ non riuscivano a soddisfare a causa del
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basso reddito. E si affermava, implicitamente, che la nuova societ in divenire si costruiva nelle lotte, strappando ogni giorno nuovi diritti e pezzi di potere. Riprendiamoci la musica Una costante della scena musicale dei primi anni 70 fu la presenza assidua di giovani autoriduttori che, in occasione di grossi concerti, rivendicavano il diritto alla musica e a non pagare il biglietto. Quasi sempre questa pretesa si scontrava con gli organizzatori degli eventi e con le forze di polizia. Lepisodio che pi lasci il segno fu il concerto dei Led Zeppelin al Velodromo Vigorelli di Milano il 5 luglio 1971. La performance del gruppo inglese dur solo 26 minuti, poi Robert Plant e Jimmy Page dovettero abbandonare il palco avvolto nei fumi dei lacrimogeni: ci furono cariche ripetute e lanci di candelotti lacrimogeni in una violentissima guerriglia tra i ragazzi che non volevano pagare e i poliziotti. Da quel 5 luglio, ad ogni concerto di una certa risonanza, si verificarono tentativi di sfondamento al grido di musica gratis e successivi scontri con la polizia. Cos accadde a Bologna al concerto dei Jethro Tull, nel 74 a quelli dei Soft Machine, nel 75 a Roma per Lou Reed. Quellanno i Genesis, dopo gli scontri a Torino, decisero di sospendere la tourne. Attorno ai concerti e alle battaglie per la musica gratuita si realizzarono cos forme di socializzazione spontanea, talora selvaggia, che tentavano di compensare la mancanza di luoghi di aggregazione tra i giovani e preludevano al successivo diffondersi, di l a poco, di fenomeni di ribellione. Agli inizi del 1976, soprattutto nellarea milanese,
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nacquero i Circoli del proletariato giovanile, espressione della giovent di periferia. Non avevano programmi o obiettivi precisi, semmai svolgevano una funzione di scambio sociale, mirando al superamento del consumo di musica in chiave soggettiva ed esistenziale. Le loro azioni politiche si basavano sullimmediatezza e sulla puntualit del momento, attraverso iniziative di autoriduzione ai ristoranti di lusso, nei cinema e nei teatri, e che culminarono nel Festival del proletariato giovanile del Parco Lambro, nella primavera del 1976 a Milano. L si consum una sorta di contestazione dei contestatori: i ragazzi arrivati al grande raduno alternativo trovarono i prezzi del cibo e delle bevande uguali a quelli dei bar del centro; mentre le trattative per abbassarli andavano per le lunghe (gli organizzatori del festival cercavano di spiegare che i prezzi erano alti perch si trattava di autofinanziamento per il movimento), i pi affamati decisero di forzare le serrature dei camion frigoriferi e di distribuire i surgelati alle masse festanti. In tanti ebbero lillusione che giustizia sociale fosse stata fatta. Le autoriduzioni Il 1974 fu lanno degli aumenti generalizzati delle tariffe dellEnel, della SIP (il servizio telefonico) e dei trasporti pubblici urbani. In molte citt italiane, la protesta assunse il carattere di massa e si concretizz con lautoriduzione delle bollette e dei biglietti dei bus. La prima forma di autoriduzione si tenne nellagosto del 1974 su iniziativa di alcuni operai della Fiat Rivalta che, rifiutandosi di pagare le nuove tariffe
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dei biglietti dellautobus, spedirono alla societ dei trasporti pubblici lequivalente del costo dei vecchi abbonamenti, e continuarono a usare i mezzi senza fare il biglietto. Poi la protesta si allarg alle tariffe dei servizi. Si formarono comitati per lautoriduzione che organizzavano presidi davanti agli uffici postali, dove si pagavano le bollette. Predisponendo lettere prestampate, si invitavano i cittadini a ricalcolare limporto secondo il canone precedente. In tal modo, lautoriduttore dichiarava di attenersi alle tariffe in vigore prima degli aumenti. In un manifesto del novembre 1974 lAssemblea degli Autoriduttori di Torino e Milano scriveva: Organizziamo lautoriduzione delle bollette e dellaffitto, la spesa politica contro gli speculatori, gli imboscamenti, i proprietari di case. Attendismo ed esitazioni non pagano. Garantiamoci il salario con queste forme di lotta. Lautoriduzione fu una mobilitazione di massa, fuori dal controllo sindacale, ed ebbe un percorso autonomo rispetto alle trattative imbastite dalle confederazioni con il governo. Il collettivo Jacquerie, nato a Bologna nel novembre 76, diede il via alla campagna delle autoriduzioni, con lo slogan Basta con la miseria, vogliamo appropriarci della ricchezza. Si arrivava in due o trecento davanti ai cinema di prima visione, si entrava il pi delle volte senza pagare e, con un megafono, si spiegava agli spettatori la lotta per il diritto al lusso. Ben presto per la polizia cominci ad intervenire, fregandosene anche dellaccondiscendenza dei proprietari dei locali ad accettare lautoriduzione. In quei mesi, che anticiparono il movimento del 77, si praticarono varie forme di riappropriazione: occupazioni di case sfitte (la casa si prende laffitto
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non si paga), spese proletarie in negozi e supermercati, decreti per la cultura a prezzo politico su cinema e teatri, autoriduzioni nelle mense universitarie e nei ristoranti di lusso. Provocatoriamente, alla austerit allora propugnata dal segretario del Pci Berlinguer, venne contrapposto lassalto al tempio del consumismo, il supermercato, come un gesto di sana e proletaria ribellione. E il tutto e subito divenne antitetico coi tempi eterni delle riforme di struttura. Il movimento delle autoriduzioni si svilupp fino a quando la repressione delle istituzioni non fu troppo dura. Nei decenni successivi, singole pratiche di autoriduzione vennero fuori, di tanto in tanto, in contesti molto diversi da quelli degli anni 70. Il 10 settembre 1994, a Milano, durante una manifestazione dei centri sociali contro lo sgombero del Leonkavallo, fecero la loro prima apparizione in Italia le tute bianche. Quel tipico indumento da lavoro rappresentava simbolicamente tutti gli invisibili, condannati ad essere tali da una societ sempre pi precarizzata. Una mattina il movimento delle tute bianche decise di entrare in un centro commerciale: tutti hanno diritto di mangiare un po di prosciutto crudo o di usare un computer, di non spendere lintera pensione per pagare laffitto e di non vergognarsi delle scarpe sfondate. E cos un po delle merci fin dagli scaffali nelle borse delle tute bianche. Nel 1998, a Milano, i ragazzi di Rete Studentesca si autoridussero il biglietto del cinema e salirono sulle carrozze della linea 27 del tram senza pagare. A chi li accusava di rivendicazionismo datato anni 70, risposero: Una vena utopica labbiamo, ci mancherebbe. Ma nel frattempo intendiamo risolvere un po
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di problemi. Mica vogliamo lesproprio proletario, abbiamo solo bisogno di risultati concreti: cio una carta del Comune che offra servizi a basso costo per la formazione dei giovani, dal cinema ai libri alle mostre. Non per gli studenti, sarebbe corporativo: per i giovani. Un po come succede a Londra. Per noi questo un modo per liberarsi degli anni 70. Nel febbraio 2002, in seguito allapprovazione di una delibera del Comune di Padova con la quale venivano aumentati i prezzi dei buoni pasto delle scuole (materne, elementari e medie) il Comitato genitori e insegnanti per una scuola pubblica equa e solidale, dopo un inutile tentativo di confronto con la giunta comunale, pens di stampare 20.000 fac-simile dei buoni pasto: erano perfettamente uguali agli originali, salvo per il prezzo, che era quello precedente allaumento. Il 27 ottobre 2004, a Bologna, un centinaio di studenti e precari diedero vita a Volare al Cinema con San Precario ed entrarono senza pagare nelle sale del Capitol. Nel volantino si parlava del carovita e dei contratti di lavoro da fame che bastavano, quando va bene, al puro sostentamento... La casa un lusso, la cultura, il cinema, la musica sono dei miraggi. Il 6 novembre 2004, a Roma, in occasione del grande corteo contro la precariet, centinaia di attivisti dei centri sociali del movimento dei disobbedienti, insieme a precari e disoccupati, al grido di Oggi San Precario, paga il governo, attuarono una spesa proletaria nel centro commerciale Panorama di via Tiburtina e alla libreria Feltrinelli di Largo Argentina. Chiesero lo sconto del 70% non solo per s ma per tutti gli avventori. Dopo unora di trattativa col direttore del centro commerciale se ne andarono senza
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pagare nulla, regalando la merce che avevano preso alle persone in fila. Don Vitaliano Della Sala, il parroco no global, diede una sorta di benedizione a questi fatti: Lo diceva anche SantAmbrogio: tutto quello che i ricchi hanno in pi rubato ai poveri. Mentre il governo Berlusconi reag molto duramente, garantendo che in futuro vi sarebbero state efficaci azioni repressive e larresto in flagranza per chi avesse praticato simili azioni. In prossimit del Natale 2008, un gruppo di attivisti mascherati da Babbo Natale entr in un supermercato Pam di Torino e mise in atto un esproprio solidale, riempiendo quattro borsoni di generi alimentari per poi regalarli ai passanti, sicuramente sorpresi ma non riluttanti a ricevere gli inaspettati doni. Quasi in contemporanea, sempre a Torino, gli studenti dellAssemblea No Gelmini chiesero e ottennero di entrare gratis nel cinema Greenwich Village e poi andarono alla libreria Feltrinelli e si fecero regalare quattro scatoloni di libri fuori catalogo, per poi donarli, in nome della cultura gratis, ai passanti nella vicina piazza Castello. Nella stessa settimana, alla Esselunga di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, circa 150 persone che si autodefinivano amici di Anna Adamolo (il ministro allistruzione del movimento dellOnda), insieme ad attivisti del centro sociale TPO, bloccarono le casse del supermercato, chiedendo per tutti uno sconto del 25% sullo scontrino finale. Alla protesta si unirono decine di giovani e anziani che erano l a fare la spesa. 18 dicembre 2011, Bologna. Nellambito delle iniziative per il Natale insolvente, studenti, precari e attivisti di Santa Insolvenza entrarono nel supermercato
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Coop del Centro Meraville e chiesero per tutti i clienti il 23% di sconto cifra che corrisponde allIVA aumentata dal governo Monti nellultima manovra finanziaria. In un comunicato, lAssemblea di Santa Insolvenza prometteva: Cosa succeder nel 2012, quando queste azioni si moltiplicheranno, proprio per via di una situazione economica sempre pi drammatica? La voce degli insolventi e delle insolventi si sta espandendo. Chiedere dei diritti diventa sempre pi insufficiente. Lavevamo detto e lo ripetiamo: da questo Natale linsolvenza diventa una pratica di agire sempre pi collettiva. Lesproprio proletario In Italia si ripreso a parlare di espropri proletari quando, il 1 giugno del 2011, a Pognano, in provincia di Bergamo, duecento persone, in gran parte immigrati ma anche bergamaschi, si diedero appuntamento davanti ai magazzini del mobilificio Aiazzone, chiusi per il crack del marchio. Si trattava soprattutto di clienti ed ex dipendenti colpiti dal fallimento premeditato: i primi non avevano mai ricevuto la merce gi pagata, i secondi, rimasti senza lavoro, avevano saputo che non ci sarebbe stata nessuna possibilit di recuperare gli stipendi arretrati. Arrivati sul posto con furgoni, camioncini e anche qualche tir, forzarono le serrature dei portoni, poi cominciarono a caricare tutto quello che trovarono. Il magazzino fu svuotato di ogni cosa, furono smontati pezzi di pavimento e anche gli impianti elettrici furono portati via. Questo episodio riport sulla scena una forma di lotta degli anni 70, accantonata soprattutto perch ritenuta poco inclusiva e difficilmente replicabile a livello di massa.
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Nanni Balestrini venne intervistato sul Fatto quotidiano:


Lesproprio proletario era unappropriazione di merci da parte di persone che pensavano di averne diritto e non perch le avevano pagate e poi non ricevute... Si entrava in un grande magazzino, si bloccavano le casse, si prendevano i carrelli, si riempivano. I proprietari mettevano in conto di non avvertire le forze dellordine e di avere qualche passivo a fine mese, anche perch poteva capitare di peggio. Ma si pensava diffusamente che anche il sapere fosse un bene comune. E si rubava nelle librerie... A Bergamo, invece, si materializzata una class action. Che per il trionfo del privato che si vendica su un altro privato. In Italia la giustizia ci mette uneternit a risarcire il maltolto. Chi fallisce spesso non paga, i lavoratori restano senza stipendio. Allora la gente si organizzata ed andata a prendersi qualcosa di quel che gli spettava. Pu diventare un manifesto. Per questo lazione non doveva essere fermata, ma agevolata dalle forze dellordine. Se uno ha pagato un mobile che non riceve giusto che lo voglia! Ma non si tratta del nuovo esproprio proletario, quanto di una forma di giustizia tra privati di cui uno ha truffato laltro... Ma certo, con il crack Parmalat non sarebbero bastati latte e formaggi...

operai e proletari hanno saccheggiato due supermercati per rompere lattacco generalizzato dei padroni alle nostre vite... Noi oggi abbiamo detto basta non solo allaumento dei prezzi, ma anche allordinamento complessivo della societ capitalistica. La merce che abbiamo preso era la nostra come nostro tutto ci che esiste perch labbiamo prodotto con il nostro sfruttamento. Poco pi tardi, nel 1976, i cortei nelle grandi citt come Roma, Bologna, Milano, Napoli e Torino vedevano sempre pi spesso, lungo i percorsi, staccarsi gruppi organizzati di ragazzi mascherati che entravano nei negozi e li svuotavano dei loro prodotti, fossero generi alimentari, capi di vestiario o dischi e cassette musicali. Quegli espropri e quelle forme di riappropriazione coincisero con lesplosione politica dellarea dellAutonomia e laffermarsi di pratiche di illegalit di massa. Loccupazione Nelle metropoli del lavoro precario, nelle citt degli affari e degli abusi edilizi, dove non si costruiscono pi case popolari pur di fronte a un aumento considerevole della domanda di affitto sociale, dove i quartieri popolari diventano luoghi dellesclusione sociale e la precariet una condizione di vita, la lotta per riaffermare il diritto allesistenza confluisce sempre di pi in unesperienza di occupazione. Loccupazione diventa una necessit. Occupazione , letteralmente, linsediarsi in uno spazio. Lo spazio pu essere una fabbrica, una scuola, una facolt universitaria, una casa vuota, un immobile dismesso, un parco, una piazza. Loccupazione comincia con la presenza di corpi ed accompagnata dal rumore, dalle
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Balestrini, parlando degli espropri, forse pensava alle due iniziative di riappropriazione e di ribasso dei prezzi che si svolsero in contemporanea in due supermercati di Milano, lo Sma di via Padova e lEsselunga di Quarto Oggiaro, il 19 ottobre 1974. Lazione fu compiuta da operai e proletari dei quartieri di Quarto Oggiaro, Crescenzago e Gallaratese e in un volantino si spiegavano le ragioni dellatto: Diverse centinaia di
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attitudini e dalle idee di questi corpi. Loccupazione una forma di lotta e di pressione, ma pu essere anche un gesto di denuncia. un atto di riappropriazione quando riattiva lutilizzo di uno spazio abbandonato, ripristinando relazioni sociali e soddisfacendo bisogni necessari allesistenza. Riabitando luoghi che erano stati sottratti al bene comune, diventa una pratica politica che riassegna risorse alla comunit, come la cultura e la solidariet sociale. Sul versante dei movimenti, loccupazione delle piazze ha sparigliato le carte delle forme tradizionali di mobilitazione, in primo luogo la forma corteo. Per Naomi Klein la pi significativa novit del movimento Occupy Wall Street stata la rinuncia a puntare su specifici obiettivi istituzionali (la Banca Mondiale, lOMC) per periodi di tempo circoscritti (quasi sempre la durata dei rispettivi summit), a favore di una presenza fissa ed illimitata che mette radici e si fa tuttuno con la vita quotidiana. Secondo Noam Chomsky, Gli avamposti di Occupy stanno creando una comunit solida, una base su cui costruire le organizzazioni indispensabili per superare le sfide del futuro e le reazioni del potere. Micah White, direttore di Adbusters, la rivista che ha lanciato lidea e ha cominciato a raccogliere le adesioni a luglio 2010, ha dichiarato: In molti dicono che Occupy Wall Street ha qualcosa di religioso e che una insurrezione spirituale. In effetti, 1600 occupazioni di piazze nello stesso momento nel mondo non si erano mai viste. E questi numeri, insieme a quello delle citt coinvolte (Boston, Los Angeles, Philadelphia, Chicago, Oakland, Seattle e Nashville; Londra, Sydney, Citt del Capo, Tokyo e San Paolo), erano in sintonia con la scritta di un cartello: Noi siamo il 99 per cento.
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Le occupazioni delle fabbriche Le occupazioni, come forma di lotta, non sono cosa recente. Nel nostro paese sono epiche quelle delle fabbriche durante il Biennio Rosso. Nella coscienza degli operai italiani, per, cera anche la traccia lasciata dalla Rivoluzione dei Soviet del 1917. Si tornarono a vedere fabbriche occupate alla fine degli anni 60, soprattutto in risposta alla chiusura e alla dismissione di stabilimenti. di quel periodo Apollon, il film documentario di Ugo Gregoretti che raccontava la cronaca della lunga occupazione, nel 1969, della tipografia romana Apollon, in cui recitarono gli stessi giovani operai della fabbrica, con la voce narrante di Gian Maria Volont. Nel 2004 Naomi Klein realizz insieme al marito, il giornalista canadese Avi Lewis, il documentario The Take, che raccontava la presa delle fabbriche argentine da parte degli operai nel periodo successivo alla disastrosa crisi del 2001. In quellanno, allimprovviso, lArgentina si risvegli nel pieno di un drammatico disastro economico. Con padroni e politici in fuga, diverse migliaia di operai si autorganizzarono, rendendosi protagonisti di una straordinaria esperienza di lotta: loccupazione delle fabbriche, la prosecuzione della produzione senza padroni e il recupero degli stipendi non retribuiti e delle liquidazioni. Questa esperienza coinvolse circa 10.000 lavoratori per quasi 200 aziende, per lo pi piccole fabbriche (l80% aveva una media di 38 operai, il restante 20% pi di 100). Le occupazioni non si limitarono al settore manifatturiero: furono occupati e tenuti in funzione dai lavoratori anche alberghi, supermercati e strutture sanitarie. Dopo la presa delle aziende, la produzione venne riavviata attraverso lautogestione operaia, con un sistema di decisioni
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assembleare e collettivo. Questa esperienza estese la mobilitazione sociale ad altri lavoratori disoccupati, generando nuove forme di azione collettiva e consolidando percorsi di solidariet. Le occupazioni delle terre In Italia, tra il 1919 e il 1920, durante il Biennio Rosso, al grido di la terra per tutti si verificarono diverse occupazioni di latifondi da parte di contadini poveri. Ma fu dopo la seconda guerra mondiale, negli anni 49 e 50, che esplosero le lotte di braccianti e mezzadri, che chiedevano la terra per tutti coloro che la lavoravano direttamente. Latteggiamento minaccioso e ostile degli agrari scaten, soprattutto nel Meridione, loccupazione di terre incolte e abbandonate. Con lo stesso obiettivo di dare la terra a chi non la possedeva nacque nel 1984 in Brasile il Movimento dei lavoratori rurali Sem-Terra. Il Movimento utilizzava forme di lotta con un forte impatto: dagli accampamenti di migliaia di famiglie ai lati delle strade a marce di protesta, dai sit-in fino alloccupazione delle terre incolte che, per legge, avrebbero dovuto essere restituite allo Stato. Quelle azioni ottennero dei risultati proprio perch ci furono le occupazioni. Oggi, attraverso la disobbedienza civile, i Sem-Terra resistono alle espulsioni dalle terre occupate, subendo quotidianamente violenze dai proprietari terrieri e dalle forze di polizia. Le occupazioni studentesche Nel 1968 gli studenti fecero esplodere il movimento attraverso nuove forme di lotta, prima fra tutte loccupa138

zione, dapprima delle facolt universitarie e, subito dopo, degli istituti medi superiori. Londata di occupazioni a catena delle universit italiane cominci il 10 gennaio 1968 a Torino, con la presa di Palazzo Campana, sede delle facolt umanistiche. L11 si estese a Padova, il 17 a Pisa, il 23 a Firenze, il 24 a Lecce, il 25 a Siena, il 31 a Trento. Nel mese di febbraio le occupazioni toccarono Pavia, Milano, Modena, Bologna, Trieste, Napoli, Messina, Palermo e Catania. Tutti questi episodi furono accompagnati da sgomberi della polizia, rioccupazioni, cortei, barricate, arresti. A Roma gli scontri furono molto duri: il rettore della Sapienza DAvack in risposta alloccupazione della facolt di Architettura chiam la polizia e questa caric con violenza gli studenti che contrattaccarono. Ci furono centinaia di arrestati e feriti: la contestazione era ormai diventata rivolta. Loccupazione come forma di lotta era stata utilizzata dai movimenti studenteschi americani negli anni precedenti il 68. Gli studenti prendevano possesso degli istituti universitari, bloccavano i corsi e le lezioni, gestivano direttamente gli ingressi negli edifici occupati. E poi organizzavano seminari autogestiti, contro-corsi e incontri, proposti come momento di trasmissione di saperi alternativi a quelli delle gerarchie accademiche. Loccupazione prevedeva anche il pernottamento degli studenti in lotta e lautodifesa da eventuali attacchi dei fascisti o della polizia: picchetti continui, di giorno e di notte, presidiavano gli ingressi delle facolt occupate. Unoccupazione passata alla storia quella della Sorbona di Parigi, il 2 maggio 1968, il momento di rottura pi alto del maggio francese, in cui gli scontri tra studenti e polizia assunsero il carattere di una vera e propria rivolta. Risultato delle
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occupazioni fu anche lassemblea generale degli studenti: una nuova modalit di discussione, di prendere decisioni collettivamente e di gestire la lotta. Era un modello alternativo, non compatibile col principio della delega dei vecchi organismi di rappresentanza studentesca. Dal 1968 fino ai giorni nostri, non passa anno in cui non ci sia almeno unoccupazione di una facolt o di un istituto superiore. Si tratta dellunica forma di ripetizione che agli studenti (almeno a quelli che occupano) piace davvero. Le occupazioni di spazi sociali Una prassi oramai piuttosto consolidata in Italia quella della riappropriazione (o liberazione) degli spazi, ovverosia loccupazione di immobili vuoti, spesso inutilizzati da tempo. Alcune esperienze di questo tipo cerano gi state nella seconda met degli anni 70 con i circoli del proletariato giovanile. Poi, negli anni 80, erano sorti luoghi di aggregazione legati al mondo underground e ad esperienze di contro-cultura. I primi esperimenti di centri sociali autogestiti iniziarono a vedersi, invece, nei primi anni 90, con il susseguirsi di occupazioni di stabili pubblici e privati abbandonati. Queste pratiche tendevano a liberare dei luoghi dallinfluenza delle istituzioni e del mercato, ridando alle aree dismesse il valore sociale che avevano in origine. Tra gli obiettivi cera la sperimentazione di nuove forme di autogestione e di socialit non commercializzabile. Le occupazioni e le riorganizzazioni di spazi hanno messo in moto progetti partecipati di autorecupero. Lautogestione ha fatto partire veri e propri cantieri sociali che hanno lavorato su un nuovo concetto di spazio pubblico, per
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contrastare e prevenire limpoverimento delle relazioni umane. I centri sociali hanno lavorato per sviluppare il contatto con le altre culture, tentando di dare voce alle nuove cittadinanze, ma anche ai networking e alle aggregazioni informali che sperimentano percorsi di innovazione attraverso diversi linguaggi e tecnologie. Quasi sempre questi percorsi sono stati contrastati attraverso denunce e querele, interventi delle forze dellordine e sgomberi. Al pi, i centri sociali sono stati tollerati per opportunit politica da parte delle amministrazioni comunali, ma ogni occasione stata buona per criminalizzarli. Le TAZ (Temporary Autonomous Zone) A parlare per primo di (TAZ) stato Peter Lamborn Wilson, pi conosciuto con lo pseudonimo di Hakim Bey, un anarco-situazionista americano che si definisce terrorista poetico. Nel libro TAZ Bey la descrive come un luogo liberato, dove la verticalit del potere viene sostituita spontaneamente con reti orizzontali di rapporti che eludano le strutture formali di controllo. Bey sostiene che le TAZ sono in grado di sciogliersi se la pressione repressiva diviene troppo forte, per poi riformarsi in altro posto, cambiando nome e identit. Una conseguenza pratica di questa teoria la replicabilit allinfinito di una occupazione: via di qui, andremo ad occupare un altro spazio. Una TAZ pu apparire, e rapidamente dissolversi, sulla rete internet come in un centro sociale occupato, in un circolo gay, in una comune anarchica, in un rave, in una comunit di agricoltori biologici, fra gli squatter di un quartiere di periferia. Le parole dordine dei residenti di una TAZ sono terrori141

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smo poetico, sabotaggio artistico, caos, boicottaggio della cultura poliziesca, lavoro zero, rivendicazione dei sogni e delle voglie come motore del proprio agire. Bey parla di nomadismo psichico, di isole nella rete, e traccia una storia delle TAZ che spazia dai pirati del 700 ai vari esperimenti di comunit utopiche, dalle aggregazioni clandestine che nellet moderna hanno vissuto esperienze fuori dalle convenzioni alle attuali comunit telematiche. Bey recupera il vecchio motto dei Wobblies dellIWW: il seme della nuova societ prende forma allinterno del guscio della vecchia. Gli squat La traduzione letterale di squatter colui che occupa il suolo pubblico, ma il significato concreto legato in particolare alloccupazione di case. La filosofia degli squatter si ritrova in un graffito tracciato su un muro di Barcellona: Quando vivere un lusso, occupare un diritto. Lo squatting un movimento che, a partire dagli anni 70, ha attecchito nelle realt metropolitane, soprattutto in grandi citt come New York, Buenos Aires, Londra, Parigi, Berlino, Amsterdam, Zurigo, Ginevra, Barcellona e Torino. Gli squat sono case occupate, soprattutto da giovani anarchici o autonomi, dove anche le modalit dellabitare sono vissute in una dimensione collettiva che investe pi globalmente lautogestione della vita e chiede la sovversione dellesistente. Homes Not Jails (Case Non Prigioni) un gruppo che si occupa e promuove occupazioni di case a San Francisco. La modalit pi diffusa di occupazione consiste nel barricarsi allinterno di un edificio e inchiodare porte e finestre, mentre due militanti si
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incatenano alle ringhiere con black bears, pesanti tubi di ferro saldati al centro con una barra. La polizia pu scegliere se segare le black bears tentando di non ferire gli incatenati, oppure segare le ringhiere. Di solito, sceglie la seconda opzione, e poi arresta, scheda e quindi rilascia i due militanti, che restano legati luno allaltro per tutto il tempo del fermo. In Svizzera esistono squat a Zurigo, Basilea, Losanna e Ginevra. I tanti squat attivi a Ginevra hanno natura molto varia: c lo squat nascondiglio per le persone in situazione di vita precaria e per i sans papier, c lo squat politicizzato vicino agli ambienti trotzkisti o anarchici e c lo squat dove, oltre ad abitare, si fa produzione culturale. Ad Amsterdam il movimento degli squatter prende il nome di Kraakspreekuur. Letteralmente significa gruppi di consulta per loccupazione e sono collettivi, organizzati per quartiere, che rintracciano le abitazioni vuote e sfitte. Le consulte si fanno per spiegare ai potenziali occupanti come trovare le case e i gruppi reclutano persone disposte a mobilitarsi al momento dellazione. Squat vuol dire occupare un posto dove vivere, occupare con i Kraakspeerkuur la maniera migliore per costruire anche altre cose: cos si apre il Manuale delloccupante, in cui si spiega anche che se decidi di occupare senza laiuto dei Kraakspreekuur avrai bisogno di certi strumenti come leve, cacciaviti, viti, lime e martelli per rompere la porta e sostituire la serratura. Un altro gruppo di occupazione Spekulatie Onderzoeks Kollektief, specializzato nella ricerca di informazioni sul mercato immobiliare di Amsterdam e nellarchiviazione di materiale storico riguardante ordini di sgombero e casi giuridici legati allo squatting. Tra gli anni 70 e 80 i kraakers, con le loro mobilitazioni per il dirit143

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to alla casa, avevano fatto breccia nella societ olandese. Sotto le pressioni dellopinione pubblica le istituzioni furono costrette a legalizzare de facto lo squatting, e per anni il diritto alla casa fu tutelato pi del diritto di propriet. Dopo linsediamento della coalizione di centro-destra, appoggiata dal partito populista di estrema destra di Geert Wilders, stata approvata una legge che rende lo squatting illegale a tutti gli effetti, criminalizzando di conseguenza centinaia di occupazioni di case in tutta lOlanda. Loccupazione di case in Italia e in molti paesi un reato, in altri invece d luogo solo a eventuali contenziosi civili tra il proprietario e gli occupanti. Nella Londra degli anni 70 loccupazione delle case era una attivit normale, con contenuti al limite dellimpolitico: non occorreva essere dei ferventi rivoluzionari per entrare di notte in un appartamento e tentare di abitarlo. Ad assistere gli occupanti durante i contenziosi c tuttoggi lAdvisory Service for Squatters che, oltre a fornire assistenza legale, fa circolare annunci di empties, ossia edifici vuoti, e distribuisce un opuscolo, Note per i nuovi squatters, pieno di consigli e dritte. A Londra, nella primavera del 2011, iniziata una campagna per loccupazione delle ville di propriet di personaggi famosi lasciate vuote. Un manifesto ha chiamato a raccolta gli squatter da ogni dove per prendere possesso delle abitazioni milionarie nei quartieri pi esclusivi della capitale inglese. Si sono presi lattico di Guy Ritchie, ex marito di Madonna; a Bloomsbury Square hanno occupato un immobile commerciale del XIII secolo, di propriet del noto gallerista Peter Nahum; poi si sono spostati in un pub vicino Oxford Street per trasferirsi, dopo lordinanza di sfratto (Ipo),
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vicino a Leicester Square. Dopo queste occupazioni, il Sunday Telegraph ha lanciato la campagna Stop the squatters. A sostenerla sono soprattutto proprietari spaventati dallidea di ritrovarsi la casa invasa durante unassenza per vacanze. I parlamentari conservatori dicono che Londra diventata il paradiso degli squatter e chiedono che la legislazione inglese si avvicini a quella scozzese che prevede multe e larresto: Ora come ora fin troppo facile occupare. Le occupazioni per scopi abitativi Luglio del 71, quartiere-dormitorio Pilastro di Bologna: un ghetto di palazzoni dello IACP, costruito da perfidi urbanisti allestrema periferia della citt. La questione la stessa di oggi: ondata migratoria, problema abitativo, pericolo di razzismo, guerra tra poveri; i protagonisti vengono sempre dal Sud: ieri dItalia (terroni; marocchini li chiamavano a Bologna), oggi del mondo (africani, arabi, extracomunitari). Il PCI si mise prepotentemente di traverso: I comunisti non condividono loccupazione delle case IACP del Pilastro. Si tratta di azioni isolate che mettono di fatto lavoratori contro lavoratori, contrapponendo occupanti e assegnatari... Quei gruppi politici che, totalmente isolati, hanno spinto delle famiglie sulla strada di una simile avventura, non solo dimostrano di non avere nulla da spartire con il movimento operaio, ma dovranno rendere conto della loro azione irresponsabile e cinica. In quel 1971 ci furono occupazioni anche alla Falchera di Torino, in via Mac Mahon e in viale Tibaldi a Milano, allo Zen di Palermo e in diversi quartieri di Roma, nel 1974 e negli anni successivi a Pisa e a Napoli
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e, alla fine dei 70, Firenze divenne protagonista di una straordinaria stagione di lotte: furono occupati 150 stabili, in gran parte situati nel centro storico. Era naturale che a Roma, roccaforte dei palazzinari, facesse da contraltare un ampio movimento di lotte per la casa: dalle occupazioni per i baraccati di fine anni 60 a quelle alla Magliana nei primi 70, dalla battaglia del 74 a San Basilio alla grande ondata degli 80 per arrivare ai giorni nostri con la contestazione delle case di propriet degli Enti, portata avanti dal movimento Action, che gestisce decine di palazzine dove vivono centinaia di famiglie di migranti e di italiani. In Germania le prime occupazioni risalgono agli anni 70, nella citt di Francoforte, considerata la capitale delleconomia europea: la finanza si preparava a trasformare le vecchie abitazioni del centro storico in uffici scintillanti per gli istituti bancari, e il movimento studentesco prov ad impedirlo occupando diversi stabili. Negli anni successivi le occupazioni di case si diffusero in altre citt tedesche, e al grido dello slogan occupare per recuperare, piuttosto che possedere per lasciare andare in rovina. Il movimento prese piede soprattutto a Berlino e in particolare nel periodo successivo alla riunificazione delle due Germanie, quando molti palazzi della parte est della citt, delle zone vicine al Muro o dei vecchi quartieri operai, come Kreuzberg, furono abbandonati in previsione di una loro ristrutturazione. Si occuparono quasi 300 case, interi quartieri popolari e multietnici furono rivitalizzati dallarrivo di migliaia di nuovi abitanti, lestetica dei palazzi fu arricchita da centinaia e centinaia di murales e graffiti colorati. Sono sempre di pi gli spagnoli che, perso il lavoro, non ce la fanno a pagare le rate del mutuo per la casa; le
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banche e gli istituti finanziari, naturalmente, chiedono il pignoramento immobiliare: nei primi sei mesi del 2011, nella sola Madrid, ve ne sono stati 5.225. Di fronte allassenza totale di interventi politici, si nuovamente diffuso un movimento di occupazione, molto diverso dai precedenti: se negli anni 70 e 90 vi prendevano parte soprattutto persone gi impegnate nel sociale, oggi la partecipazione molto pi eterogenea. Dalla crisi stata travolta anche gente che mai avrebbe pensato di finire per strada. Ispirandosi allarticolo 47 della Costituzione, che sancisce il diritto ad unabitazione decorosa e adeguata, negli ultimi mesi del 2011 a Madrid, Barcellona e Siviglia sono partite azioni di occupazione di edifici sfitti di propriet dellamministrazione pubblica, delle banche e delle finanziarie. A sostenere la lotta delle famiglie sfrattate sono soprattutto i ragazzi del movimento 15M e associazioni per il diritto alla casa come Pah. A Barcellona, dove il movimento di occupazione sempre stato molto vivace, gli attivisti sperimentano forme di vita comunitaria, affrontando i problemi concreti della convivenza, cercando unarmonia tra la vita di tutti i giorni e limpegno sociale. Nel capoluogo catalano il simbolo di questa sperimentazione Edificio 15o, uno stabile occupato dopo una manifestazione di 15M nellottobre 2011. Negli Stati Uniti ci sono pi di 700.000 persone rimaste senza casa dopo la crisi economica del 2008, mentre le propriet disabitate dal 2000 al 2010 sono aumentate del 51%. La pratica delle occupazioni di immobili stata quindi rilanciata da Occupy Wall Street con la campagna Occupy Our Homes, che si concentra sulla liberazione delle case disabitate nelle mani delle banche per darle a chi ha bisogno e sulla
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difesa delle famiglie sotto minaccia di pignoramento e sfratto. Il 6 dicembre 2011, da New York a Chicago a Los Angeles, al grido di Block By Block si tenuta la prima giornata di azione nazionale per fermare e annullare i pignoramenti. Gli attivisti di Occupy hanno distribuito mappe in cui sono segnate le foreclosures, ossia le azioni di sfratto, gi programmate, e pubblicate sul sito zillow.foreclosures.com, una vera e propria guida per gli speculatori immobiliari. Al tempo stesso, si diffonde materiale con cui si invita a liberare le case vuote per le famiglie che ne hanno bisogno. Sempre pi spesso, nei giri di ricognizione nei quartieri gli attivisti si ritrovano in gruppo e partono al grido di Dov la casa? Andiamo ad occuparla!. Chiss perch chiss per come, a qualcuno scappa di aprire la porta di una villetta di legno sequestrata dalle banche e rimasta vuota per tre anni e sul tetto appare allimprovviso uno striscione: Banks steal homes. Michelle Goldberg su The Daily Beast ha scritto: Questa versione punk-rock del programma tv Extreme Makeover. Home Edition [in cui si demolisce e ricostruisce la casa ad una famiglia bisognosa, nda] segna una nuova fase di Occupy Wall Street. A differenza dellaccampamento a Zuccotti Park, queste azioni si sono svolte lontano dai centri di potere, e per questo non hanno ricevuto la stessa copertura mediatica. Eppure Occupy Our Homes sembra una direzione immensamente promettente per il movimento, perch incanala la sua energia verso i bisogni delle persone vere, e si confronta con le banche in un modo che va oltre il mero simbolismo.

UN BIGLIETTO PER BRIGHTON di Franco Berardi Bifo Nei primi anni 80 mi muovevo spesso lungo la direttrice Parigi-Londra. Avevo molti amici a Parigi, dove avevo vissuto alla fine degli anni 70, e dove in quei primi anni 80 stavano affluendo esuli in fuga dalle citt italiane. E siccome tutti quegli italiani in fuga mi mettevano un po di depressione, continuavo il mio viaggio verso Londra dove mi aggiravo negli ambienti after-punk. Non ricordo con esattezza quanto costasse un biglietto per Londra, ma era una somma notevole per viaggiatori poveri o precari come me. Perci si andava in cerca di tecniche per lautoriduzione del biglietto. Qualcuno fece una scoperta interessante (forse io?, non ricordo pi). Al confine con la Svizzera cera una cittadina che si chiamava Brig. Un biglietto per Brig costava una cifra modesta (14.000 lire?). Un giorno andai allagenzia di viaggio e comprai un biglietto per Brig. I biglietti a quellepoca pre-informatica li scrivevano a mano. Tornai a casa e mi misi al lavoro. Presi una penna biro dello stesso colore della penna dellimpiegato che mi aveva scritto il biglietto. Con mano sicura aggiunsi al nome della cittadina di destinazione (Brig) quattro lettere: h-t-o-n. Eccomi pronto per andare a Brighton, sulla costa meridionale dellInghilterra, cento chilometri oltre Londra. Cambiai il prezzo aggiungendo una 1 allinizio, e in questa maniera con solo 14.000 lire potevo avere un biglietto che costava 114.000 (pi spese di agenzia, che giustificavano una certa imprecisione). Tutto funzion alla perfezione. Andai a Londra, mi fermai qualche
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giorno poi ripresi il treno per Parigi con quello stesso biglietto. A Brighton non ci sono mai andato. I biglietti nazionali erano piccoli cartoncini di colore arancione con una scritta inchiostrata facile da contraffare. Si comprava un biglietto per Roma, si fotocopiava accuratamente, poi si colorava con lanilina in modo che acquistasse lo stesso colore delloriginale. A quel punto se ne potevano fare cento copie, e tutti gli amici potevano andare a Roma gratis. Dalla met degli anni 70 si studiarono tecniche di riduzione del costo della vita. I servizi essenziali (lelettricit, i trasporti, lalimentazione, e naturalmente labitare) erano spesso troppo costosi per quel nuovo proletariato giovanile che andava emergendo dalla crisi del 1973, dalla precarizzazione del lavoro che proprio in quegli anni prendeva piede. In quegli anni il movimento cominciava coinvolgere settori di intellettualit scientifica che erano rimasti un po a margine dellondata umanistica e ideologica del 68. Nel movimento autonomo entravano finalmente degli ingegneri, degli informatici, dei tecnici elettronici. Non occorreva molta competenza, del resto, per bloccare il contatore della luce elettrica. Bastava introdurre una sottile pellicola tra le ruote degli ingranaggi che giravano per indicare il consumo. In questa maniera diveniva possibile avere lenergia indispensabile senza doverla pagare. Anche il telefono divenne oggetto di attenzione per i tecnici del sabotaggio antieconomico. Dagli Stati Uniti era arrivato un libretto di istruzioni che spiegava come si potevano fare telefonate intercontinentali senza dover pagare niente, trafficando coi numeri, o introducendo congegni elettronici dentro le scatole del telefono pubblico. Quando vivevo a New York, nei primi anni 80,
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qualcuno adott una tecnica pi trasgressiva per telefonare gratis in Europa. Occorreva copiare il numero di una carta di credito, dopo essersi introdotti nelle tasche di qualche riccone incontrato ad una festa. Poi si chiamava il centralino telefonico (00), e allimpiegata si diceva prima il numero che si voleva chiamare, poi si dava il numero di una carta di credito altrui. Naturalmente il malcapitato contestava generalmente quelle telefonate che non aveva mai fatto. E cos alla fine nessuno pagava. Ma la tecnica pi redditizia dellantieconomia sabotativa di quel tempo, per quanto posso ricordare, era il raddoppio dei traveller cheques. I traveller ti davano diritto ad unassicurazione contro il furto e lo smarrimento. Se li perdevi la banca che li aveva emessi era impegnata a versarti di nuovo la somma perduta. Ecco allora che si compravano traveller cheques per lammontare poniamo di 1.000 dollari, si cambiavano poi nuovamente in dollari in una banca non lontana, e ci si trasferiva rapidamente in unaltra citt. Arrivati si correva al primo ufficio di polizia a denunciare lo smarrimento o il furto dei travel, per poi andare in banca a riscuotere nuovamente la somma. I computer non erano in rete, e i tempi di verifica erano lenti. Oggi ti beccherebbero in cinque minuti. Io ripetei loperazione del raddoppio almeno una decina di volte prima che mi sgamassero. In una banca londinese, un mattino di sole, limpiegato cui denunciavo il furto mi guard con sguardo gelido e mi disse che avevo gi denunciato lo smarrimento un numero indefinito di volte. Ammisi di essere un tipo sbadato, e alle sue domande che si stavano facendo insistenti risposi cortesemente e me la filai, come suol dirsi, allinglese.
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Mi arrivarono a casa delle denunce, in seguito. Una banca voleva che restituissi non so quanti dollari, e unagenzia telefonica americana voleva che ammettessi che avevo usato la carta di credito di un medico di Chicago. Ma sono sempre stato rigorosamente nullatenente. Non mi potevano portare via nulla. Perci sono giunto alla conclusione che se vuoi essere forte, inattaccabile, autonomo, bene non avere nulla. Perch come gli uccelli nel cielo e come i fiori nei campi non abbiamo alcun bisogno di possedere. Nella perfetta povert sta infatti la perfetta ricchezza, la ricchezza del non aver nulla da perdere nulla da temere nulla da rimpiangere, cos da poter ogni giorno vivere lavventura di esistere.
Non siate ansiosi per la vostra vita che mangeremo? E neppure per il corpo di che ci vestiremo? Non la vostra vita pi importante del nutrimento e il vostro corpo pi del vestito? Osservate gli uccelli nel cielo: non seminano non mietono non raccolgono in granai, Eppure il padre vostro che nei cieli d loro il nutrimento. Non valete forse molto pi di loro? E del vestiario perch vi tormentate? Considerate i fiori nei prati: non cardano non filano non faticano. Eppure vi dico che neppure Salomone, in tutto il suo splendore, fu vestito come uno di loro. Se dunque Dio veste cos lerba dei prati Che oggi fiorisce e domani distrutta dal fuoco Non vestir molto meglio voi, gente senza fede. Vangelo secondo Matteo

LO SPUTTANAMENTO E IL BISOGNO DEL NO di Valerio Monteventi Escrache una parola del dialetto lunfardo di Buenos Aires che, in italiano, si potrebbe tradurre come sputtanamento. Non facile trovarla nei dizionari spagnoli, e quando ci si riesce, la definizione edulcorata: evidenziare, portare alla luce, tirare fuori dallombra. Nella realt, escrache una tecnica di denuncia e di protesta civile ideata negli anni 90 da HIJOS (acronimo di Figli per lidentit e la giustizia contro loblio e il silenzio), ed una delle azioni di mobilitazione sociale e politica pi innovatrici ed efficaci dellArgentina contemporanea: un vero e proprio incubo per gli assassini, a tuttoggi in libert, del passato regime dittatoriale (19761983), che fece sparire nel nulla pi di 30.000 persone. A met tra la manifestazione di piazza ed il teatro di strada, lescrache consiste in canti, balli, musica, percussione di tegami e casseruole (cacerolazos), che creano un vero e proprio casino nei pressi delle abitazioni o dei luoghi di lavoro o di ritrovo dei torturatori e degli assassini della dittatura militare argentina. A contraddistinguere lescrache anche il coinvolgimento dei dimostranti: c chi prepara i cartelli di segnalazione dellabitazione del criminale, chi distribuisce volantini con il suo nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, chi suona e inizia a caricare latmosfera gridando slogan, chi fa riprese video e fotografie. Tutto questo lavoro non inizia e finisce nellarco di una giornata, ma il frutto di mesi di discussione dellassemblea popolare di quartiere. La mesa descrache
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comprende una serie di attivit durante le quali vengono organizzati seminari e dibattiti nelle scuole e nelle piazze, con lappoggio delle associazioni del barrio, proiettando film e mostrando documenti. Non si punta solo alleffetto mediatico, ma si cerca di tessere una trama sociale di costruzione collettiva della memoria e della condanna. In questo modo si arriva alla corresponsabilizzazione degli abitanti del quartiere dove vive il criminale. La gente gli toglie il saluto, i negozianti si rifiutano di servirlo: tanti piccoli segni che facilitano il ricordo, che aiutano a non dimenticare, a scongiurare il pericolo che si cancelli un passato affatto chiaro e che tutti dovrebbero conoscere. Infine c il sentimento: la commozione che si alterna allallegria. Per gli organizzatori, anche la festa un mezzo per resistere a questo presente che si trascina tristemente, un modo per cercare di cambiare. Partiti come una denuncia di grande impatto mediatico, come originali atti di ripudio, gli escrache si sono rapidamente estesi a vari settori della societ, oltrepassando lambito specifico della lotta per i diritti umani: ne sono stati organizzati davanti agli istituti bancari, alla Corte federale, alla compagnia aerea Iberia, ad una chiesa di La Plata e alla Casa Rosada; hanno scortato una campagna contro lAids con distribuzione gratuita di preservativi nelle universit e nei quartieri poveri. Gli Hijos sono giovani, sognano, fanno paura. Oggi, gli escrache sono sempre pi colpiti dalla polizia, ma la repressione non riesce a fermare una straordinaria esperienza di uso creativo della strada e, al tempo stesso, uninsolita forma di comunicazione diretta e di controinformazione.
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Una forma pi recente di sputtanamento, a met ottobre 2011, lha organizzata il movimento di Occupy Wall Street e lha chiamata Millionaires March. Questa protesta molto rumorosa aveva lo scopo di portare la voce di Occupy direttamente sotto le abitazioni di coloro che fanno parte dell1%, e che sono la controparte del movimento. Un pomeriggio i militanti di Occupy sono partiti da Zuccotti Park e si sono recati nellUpper East Side, davanti alla casa di Rupert Murdoch. Poi hanno continuato tra la 5th Avenue e Park Avenue, davanti alle case dei pi ricchi di New York, tra cui Jamie Dimon (presidente e amministratore delegato del colosso finanziario JP Morgan Chase), ed altri uomini dellalta finanza e delle multinazionali. Per non farsi mancare nulla, Occupy Wall Street ha organizzato anche una serenata sotto le finestre del sindaco di New York, Michael Bloomberg, nella Upper East Side. Muniti di tamburi, chitarre, contenitori di plastica e tegami usati come percussioni, e di ogni cosa necessaria per fare rumore, i manifestanti hanno scandito ripetutamente, a gran voce, licenziate Kelly, il capo della polizia che qualche giorno prima aveva ordinato lo sgombro di Zuccotti Park. Cerano genitori con i passeggini, casalinghe con pentole e coperchi, reduci di guerra, nonni hippy, ragazzini con gli iPad. Tutti preoccupati del loro presente e del loro futuro, sono arrivati sotto le finestre del sindaco per urlargli che cos non si pu andare avanti. Escrache, cacerolazos, serenate di sputtanamento non sono azioni tradizionali di protesta: la loro forza innovativa consiste nella creazione di una socialit altra attraverso lutilizzo di strumenti che consentono
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di esprimere uno spiccato antagonismo senza per che sia necessario il confronto muscolare. Queste forme di lotta che privilegiano luso della parola, della musica e del rumore, raccontano di una forte irriverenza verso lautorit e di unincurabile allergia ai potenti. Il bisogno di gridare no Si inizia con un urlo e questo scandisce il tempo dellazione. Le buone pratiche, politiche o sociali che siano, cominciano sempre con un grido: NO. stato cos per lo Ya Basta! zapatista o per i piqueteros argentini: que se vayan todos. John Holloway sostiene che ogni forma di alterit, di opposizione, di antagonismo alla societ del capitale ha un momento iniziale: quello dellurlo. Un urlo di condanna della miseria e delle ingiustizie che caratterizzano il capitalismo. E tuttavia anche un urlo che nasce dalla consapevolezza che viviamo e siamo plasmati dal capitalismo. La negazione della logica del capitale il motore della trasformazione, perch non c trasformazione se non si nega la logica dominante e le forme di estraneamento. La nuova societ esiste gi, dunque il futuro, che non sicuro ma possibile, esiste nel presente nella forma della sua negazione. stato cos anche con il movimento contro la globalizzazione neoliberista. Il No global, oltre che un movimento stato una modalit nuova di intendere la politica e la democrazia stessa. Molto pi efficace e diretto quel No davanti allaggettivo global, piuttosto che il rassicurante New della seconda ora. Quel No stato un grido contro gli effetti sociali
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disastrosi della globalizzazione economica ma, al tempo stesso, un appello per un altro tipo di globalizzazione, quella dei diritti. Negli USA, il 2 marzo 1955 Claudette Colvin, 18 anni, era sullautobus per andare a scuola e se ne stava seduta in un seggiolino della fila centrale. Salirono a bordo degli studenti bianchi e le ordinarono di alzarsi, ma lei scosse il capo: No, non mi alzo. Una cosa mai vista, una piccola negra comportarsi cos. Arriv lo sceriffo e la arrest, quasi nessuno os protestare. Qualche mese dopo, il 1 dicembre, Rosa Parks, di mestiere sarta, con lo stesso piccolo gesto fece scoppiare il conflitto fra le minoranze di colore e lestablishment bianco: su un autobus di Montgomery, nellAlabama, venne arrestata per essersi rifiutata di cedere il posto a un passeggero bianco. Il Sud allib davanti allignominioso crimine commesso dalla donna, ma un giovane reverendo battista, Martin Luther King, sulla scia della vicenda, si rivolse ai neri di Montgomery e dal pulpito della sua chiesa lanci una campagna di boicottaggio: i neri non avrebbero messo pi piede su un tram o su un autobus, finch non fosse stata abolita la discriminazione razziale sui mezzi pubblici. Il boicottaggio scatt il 5 dicembre e dur per quasi un anno: lazienda dei trasporti rischi il fallimento. Nel novembre del 56, la Corte Suprema stabil che la segregazione sui mezzi pubblici era illegale e la abol.

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LO SPAZIO PUBBLICO Nellepoca dellomologazione, del pensiero unico e dello strapotere della finanza, con le organizzazioni delle citt sempre pi subordinate agli interessi dei poteri forti, globali e locali, si prodotta una reale marginalizzazione del concetto di spazio pubblico. Alla sua sparizione fisica si intrecciata la perdita progressiva di potere sulla cosa pubblica da parte della collettivit. Pertanto, ricostruire e organizzare la comunit locale, combattere legoismo sociale sviluppando una cittadinanza attiva, capace di agire sul territorio, ci di cui si ha bisogno per dare vita a una nuova idea di spazio pubblico. Ripensare a un territorio sulla base della cittadinanza universale, sulla sostenibilit e sulla compatibilit urbanistica e ambientale richiede un amalgama tra diversi piani di lavoro sociali, culturali e politici, riconoscendo che esistono priorit sociali che si collocano a diversi gradi di maturazione e di costruzione del conflitto. Mrgara Milln, in un saggio dedicato alle donne zapatiste, scrive:
Lo zapatismo interessato a costruire uno spazio pubblico in cui i soggetti diversi possano comunicare e parlare tra loro. Uno spazio pubblico che sia lo spazio del politico, negato dalla modernit a causa della professionalizzazione della politica parlamentare, soppiantato dal mercato e monopolizzato dal capitale. Spazio dei e per i soggetti sociali, oggi inesistente e ostacolato dalla razionalit del valore, del profitto e della teoria sulla sicurezza nazionale che protegge lassetto mondiale dei monopoli.
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Per gli zapatisti, lo spazio costruito per ospitare il confronto pubblico viene definito come una sorta di arca di No, a sottolineare leterogeneit dei partecipanti, la molteplicit delle identit coinvolte, la polifonia dei linguaggi. Deve essere sufficientemente minuscolo per permettere agli uomini e alle donne di guardarsi in faccia e di chiamarsi per nome. Ma quello spazio, capace di parlare un linguaggio non formale e immediato, si pu dilatare su scala planetaria, per la sua capacit di mobilitare appoggio, simpatia, identificazione universali. Contro la globalizzazione capitalistica c bisogno di estendere spazi di resistenza, squarci di autodeterminazione collettiva, che non accettano confini, che rifiutano la quotidianit della dominazione capitalista. Spazi capaci di ricostruire senso, dignit, solidariet, ma anche di rompere con la vecchia logica della rappresentanza, che non abbiano lo scopo di esercitare o perseguire il potere su, ma nemmeno lattrazione verso logiche di contro-potere destinate a riprodurre tragicamente lo Stato allinterno dello stesso processo rivoluzionario. Semmai occorre pensare ad un antipotere diffuso che costruisce se stesso nelle lotte di massa, che porta con s nuove domande sociali, che si dispiega in modo differente, avendo come principio centrale lorizzontalit e il fare rete piuttosto che la verticalit. La composizione sociale odierna, la ricerca di forme inedite di relazione e di organizzazione non sono compatibili con le gerarchie delle strutture dei partiti o con le forme della rappresentanza tradizionale. Le forme di impegno degli ultimi decenni, tese ad ampliare e amplificare la resistenza e il conflitto sociale, dimostrano che le lotte non sono rappresentabili
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attraverso uno sbocco istituzionale delle istanze di movimento. La ricchezza di tali istanze consiste nellestendere le contraddizioni sociali che mettono in crisi i margini della mediazione politica ponendo la questione della trasformazione dellesistente. Un nuovo spazio pubblico non deve dipendere e non pu essere definito dal rapporto col potere, ma deve investire energie intellettuali, tempo, disponibilit personale e spendersi per ricostruire le modalit dello stare insieme. Questa dovrebbe essere lepoca delleresia, dove si prefigura e si costruisce il futuro attraverso la sperimentazione e la pratica sociale, senza modelli precostituiti, n breviari della lotta di classe. Lo spazio pubblico perci diventa il luogo in cui le pratiche e le esperienze della politica diffusa, le forme diverse dellautorganizzazione sociale si confrontano e si incontrano, le differenze diventano una risorsa, mentre la frammentazione e lautosufficienza andrebbero accantonate. Naomi Klein suggerisce di lavorare a un progetto che metta insieme lavoro e reddito, diritti civili e spazio pubblico. Si tratta di unoperazione di ricucitura che lautrice canadese definisce sindacalismo sociale: le migliaia di piccole azioni locali, le lotte per difendere un pezzo di territorio o per opporsi alla privatizzazione dellacqua di una regione, le occupazioni di terra dei contadini poveri o le cooperative di creatori di campagne che sviluppano tecnologie ecocompatibili a basso costo, i gruppi dacquisto.
Lottiamo per un mondo migliore casa per casa. Questa via apre una straordinaria sequenza di modi160

ficazioni culturali. Chi agisce localmente si sente coinvolto in prima persona, vede nella pratica che la solidariet e la collaborazione possono fare miracoli e cambiare il mondo.

Non c da spremersi il cervello per capire se sia meglio lavorare per un movimento di opinione che si occupa dei grandi temi dellumanit o se ai grandi temi si arriva attraverso reti di gruppi locali che agiscono su questioni specifiche e concrete, facendosi carico dei problemi delle persone, impegnandosi a ottenere dei risultati e a cercare nuove opportunit. Il lavoro territoriale, la relazione quotidiana con gli ultimi, il radicamento e la comunicazione nei contesti locali, se immessi in uno spazio di confronto aperto, possono ricostruire linguaggi, strumenti e obiettivi per ridare senso a unalternativa credibile al modello neoliberista. Occuparsi di locale (senza cadere nel localismo) significa, quindi, tornare a tessere relazioni sociali, ritrovare lo spazio circoscritto nel quale le persone possono attuare un controllo e non devono delegare, dove possibile concretamente riconnettere critica e proposta, partecipazione e democrazia, politica e futuro. Riscoprendo il gusto di lavorare localmente, occorre, per, conservare la capacit di attingere alle reti globali valori, saperi, stimoli e contatti. proprio nella dimensione locale che molti movimenti si sono sviluppati rivolgendosi al mondo intero. Per fare solo qualche esempio, pensiamo agli indios zapatisti del Chiapas, ai contadini del Karnataca, ai Sem Terra brasiliani. Per concludere questa riflessione sul concetto di spazio pubblico diamo uno sguardo anche a quello che hanno prodotto i movimenti del 2011: gli indignados spagnoli, Occupy Wall Street, i precrios inflexveis
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portoghesi, i giovani rivoltosi greci, gli insolventi italiani. Questi movimenti della generazione precaria hanno utilizzato gli strumenti della rete, ne hanno sfruttato la portata organizzativa e comunicativa. In questo modo anche la dimensione spaziale stata riconfigurata: gli spazi pubblici sono tornati ad essere luoghi di aggregazione, di riappropriazione e di partecipazione politica. I diversi livelli di lotta, di decisione collettiva e di organizzazione si sono intrecciati: quello virtuale della rete si stretto con quello reale dei corpi che hanno riempito le piazze, montato le tende, scritto i cartelli, preso la parola nelle centinaia di assemblee, resistito con diverse modalit agli attacchi e alle pressioni della polizia. Sono stati tanti i modi di vivere queste piazze: si sono riscritte le forme del discutere e dello stare insieme. Le tante individualit dei movimenti non si sono posizionate secondo gerarchie, hanno vissuto lo spazio come agor e hanno sperimentano orizzontalmente le pratiche di disobbedienza. Le piazze occupate e le accampate sono diventate nuovi spazi pubblici aperti, dove si pratica la democrazia delle differenze, in opposizione al decisionismo autoritario e impalpabile dei mercati e della finanza. Gli eventi di protesta del movimento e le giornate mondiali di Occupy hanno dimostrato di poter essere straordinari amplificatori del possibile e hanno riattivato pratiche di appropriazione sociale che potrebbero divenire la chiave di un futuro cambiamento culturale e politico.

RESISTENZA NON VIOLENTA di Lucia Berardi


Fra vincere o morire c una terza strada: vivere C. Wolf, Cassandra

Ci sono vari motivi per cui un movimento pu esercitare la violenza. Una ragione che se molte persone che ne fanno parte sono assai arrabbiate, lesercizio di riti collettivi di violenza pu costituire uno sfogo di energie altrimenti represse. Non voglio addentrarmi nelle motivazioni etiche del discorso violenza/non violenza, vorrei solo riflettere sul fatto che quando si sceglie il metodo di lotta ci che occorre valutare la possibilit di ottenere quello che si vuole. E i cittadini disarmati, di fronte ad eserciti e polizia armati, hanno ben poche possibilit, anzi nessuna, di vincere battaglie campali, anche se ne hanno molte di resistere. Dalla guerra del Vietnam in poi nessuna guerra stata pi vinta dagli eserciti. Afghanistan, Iraq, Palestina. Israele ha forse risolto la questione palestinese? Non che non siano messi in campo mezzi violentissimi da parte degli invasi, ma senza lappoggio popolare fatto di mille azioni non violente, le resistenze armate non avrebbero il potere che hanno. E se poi i cittadini fossero armati di tutto punto e possedessero eserciti, non mi piacerebbe pi essere da quella parte, perch la vita si farebbe oscura. Partendo dai presupposti, dunque: che i metodi violenti non hanno possibilit di fronte agli eserciti e alle polizie; che ci allontanano da modi di vita umani; che vorremmo, intanto che lottiamo, praticare lobiettivo, o in altre parole che vorremmo essere il
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cambiamento che vorremmo vedere realizzato (Gandhi), prendo in esame alcune forme di lotta adottate nel passato da donne. Monica Lanfranco e Maria Di Rienzo, nel libro Donne disarmanti raccontano
alcuni casi, lontano e vicino nel tempo, nei quali stato dimostrato dalla fantasia, dal coraggio e dalla tenacia di alcune donne come evitare la violenza sia non solo possibile, ma anche pi efficace e vantaggioso per tutte le parti in causa. Smantellando la logica amico-nemico, interponendosi tra le parti in lotta, mettendo in gioco i corpi, simbologie inoffensive, resistenza passiva e attiva, silenzio e immobilit a oltranza, coinvolgendo la popolazione nella difesa popolare nonviolenta del territorio dallinvasione armata, solo per citare alcuni esempi.

In altre parole, la gestione dei conflitti pu essere molto varia, ma quella che produce un cambiamento buono per la maggior parte della gente, non quella violenta ma quella che tiene in considerazione tutte la parti, trova soluzioni innovative utilizzando cambiamenti di prospettiva. Nel libro si parla ad esempio di come il movimento femminista sia stato lunico movimento del 900 ad avere praticato una nonviolenza radicale. Aggiungo anche che il movimento femminista lunico movimento del 900 che ha ottenuto in modo appunto nonviolento conquiste non ancora del tutto rimangiate dal sistema: il diritto ad interrompere una gravidanza non desiderata in sicurezza, il diritto al divorzio, in alcuni paesi le cosiddette e molto controverse quote rosa, e in generale un grande cambiamento nella
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relazione fra i sessi. Fra i metodi nonviolenti che hanno portato a queste conquiste, vi la famosa pratica dellobiettivo, soprattutto per quanto riguarda la contraccezione e laborto, che venivano comunque praticati in vari modi mentre erano ancora illegali. Non da oggi il movimento femminista si salda con quello nonviolento anche su di un altro importante fronte: quello dellopposizione radicale e assoluta alla guerra e al militarismo. I movimenti femministi furono da subito anche movimenti pacifisti e antimilitaristi: Come donna non ho patria, diceva Virgina Woolf. Nel solco di quella prima tradizione si situa lantimilitarismo di Rosa Luxemburg e di Bertha Von Suttner, la segretaria che sugger a Nobel di istituire il premio per la pace. Mentre la campagna contro i generali inglesi e la loro noncuranza per le giovani vite dei soldati portata avanti da Florence Nightingale fu un grande successo contro la guerra di Crimea. A Comiso e a Vicenza le femministe sono state in prima fila contro le basi militari. La prima autrice del libro di Lanfranco e Di Rienzo Vandana Shiva la quale, dopo aver spiegato come uomini e animali divengano violenti quando sono allevati in condizioni violente, parla della de-umanizzazione prodotta dal crescere della violenza in tutti gli anni 2000 (distruzione dei Buddha da parte dei talebani, demolizione terroristica delle Twin Towers, guerre in Afghanistan e Iraq) e parla della nonviolenza come di un imperativo per la sopravvivenza. Il primo esempio di lotta non violenta di cui si ha notizia nella storia viene raccontato (vero o frutto di fantasia che sia) da Aristofane nella Lisistrata (letteralmente scioglitrice di eserciti). Donne greche di
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diverse citt decisero di fare lo sciopero del sesso con lobiettivo di costringere gli eserciti a stringere la pace, ottenere che i propri uomini cessassero di farsi la guerra. Raggiunsero il risultato e diedero una grande lezione di civilt. Contro la violenza degli ordinamenti, della negazione dei diritti, le suffragette inglesi, come le americane e via via quelle di tutta Europa decisero di lottare con i metodi dellazione non violenta e basta, violando leggi ingiuste, protestando, organizzandosi, scrivendo giornali, volantini, manifesti, libri, con azioni di strada eccetera, fino ad ottenere il diritto al voto per le donne. Come del resto fece, in un processo difficile, spesso contradditorio e non indolore, il movimento sindacale (da Nonviolenza: le ragioni del pacifismo di Bertinotti, Menapace, Brisca, Revelli). Le forme di difesa popolare nonviolenta contro il nazismo e il fascismo sono state ovunque forti, e unimportante componente dei cambiamenti. Numerosi boicottaggi e sabotaggi (soprattutto nel campo delle comunicazioni: strade e ferrovie) si praticarono nella Danimarca e nella Norvegia occupate dai nazisti, e costituiscono un capitolo di lotta nonviolenta che ha avuto grande efficacia. Nel 1943, nei soli mesi di luglio e agosto, in Norvegia si contarono pi di 250 atti di sabotaggio, molti dei quali compiuti da operai. Spesso erano seguiti da scioperi e dimostrazioni. Un membro dello stato maggiore del generale von Hannesten, il comandante in capo tedesco, scrisse che con lesplosione degli scioperi e dei sabotaggi la reputazione dellesercito tedesco era scaduta e aveva toccato il fondo (Francesco Lambendola, La resistenza nonviolenta in Danimarca sotto loccupazione tedesca). Un altro siste166

ma usato dai norvegesi nella loro resistenza (violenta e nonviolenta) contro i tedeschi, fu lutilizzo di simboli: distintivi, berretti tradizionali, piccole cose che si usavano in massa come segno di riconoscimento della resistenza, una dichiarazione di principio che prendeva il posto della libert di espressione (un po come le bandiere della pace che sventolavano alle finestre di mezzo mondo durante la guerra in Iraq). Intanto le associazioni sportive cessavano completamente ogni attivit, quelle mediche protestavano e la corte suprema si dimetteva in blocco, dopo aver dichiarato incostituzionali le leggi imposte dal Reich. Il regime di occupazione pretendeva che gli insegnanti firmassero una dichiarazione di fedelt, pena il licenziamento, ma incontr una resistenza compatta e vi furono numerosi scioperi nelle scuole; quando il governo collaborazionista decise di chiuderle, ecco che gli insegnanti ripresero il lavoro anche senza stipendio, pur di continuare a tenerle aperte. Migliaia di docenti furono deportati oltre il circolo polare artico, ma la sollevazione di quelli rimasti e dei genitori convinse a rinunciare ai progetti di trasformazione delle scuole in direzione nazista. Altra, analoga, resistenza nonviolenta fu esercitata dal clero luterano, compatto contro il regime collaborazionista. Fu proprio la lotta popolare nonviolenta in Norvegia, secondo Lidia Menapace, a salvare lInghilterra dallinvasione che Hitler aveva progettato da quelle coste. Mentre la linea Maginot ostacol la Wehrmacht molto meno della resistenza del popolo olandese che, mandano il paese sottacqua, impantan i carri armati per pi tempo e con un risultato di grande portata etica e di smarrimento militare. E aggiunge come il movimento operaio e il movimento delle donne hanno modifica167

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to il mondo pi di qualsiasi guerra e pi in profondit di qualsiasi rivoluzione che della guerra abbia ripetuto i foschi modelli. Anche la resistenza italiana contro il nazifascismo fece ricorso al sabotaggi, con la collaborazione degli operai di numerose fabbriche. Oggi forme di boicottaggio possono essere considerate le giornate del non consumo, quelle in cui non si utilizza lelettricit, o la televisione, con lintento di sollecitare lattenzione verso uno o laltro dei temi in questione, o pi in generale come spinta verso minori consumi, risparmio delle risorse ambientali, decrescita. Fra queste modalit di boicottaggio, si potrebbe introdurre quella di togliere i propri soldi dalle banche. Da tutte le banche. Il che non senza conseguenze, se pensiamo che quando negli Stati Uniti le persone si presentano in gruppo a chiudere i propri conti correnti vengono attaccate dalla polizia come se fossero rapinatori. In fondo i soldi (quelli veri, non quelli finti delle speculazioni) sono nostri. Perch lasciarglieli? Se milioni di persone ritirassero i soldi dai propri conti correnti, si darebbe alle banche un segnale importante. Infatti il governo Monti (composto in larga parte da banchieri) ha reso obbligatorio il conto corrente. Gandhi e la nonviolenza come metodo scientifico Il motto di Gandhi era: Sii il cambiamento che vuoi vedere realizzato. Su questa base si fondavano le sue pratiche non-violente. Vuoi che lInghilterra smetta di esportare tutto il cotone indiano per filarlo e tesserlo e poi rivenderlo allIndia annichilendo lindustria locale?
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Non acquistare il tessuto inglese: fila e tessi il cotone in casa tua e vestiti solo di quello prodotto da te. E cos egli faceva: si metteva in posa davanti allobiettivo fotografico intento allarcolaio. Si vestiva di tessuti fatti con le proprie mani. E con questi andava a visitare lInghilterra e, mentre Churchill lo definiva il fachiro indiano, lui conquistava i cuori degli operai tessili inglesi proponendo solidariet anzich concorrenza. Diceva: I tessuti che importiamo dallOccidente hanno letteralmente ucciso milioni di nostri fratelli e sorelle, intendendo con ci la rovina per lindustria tessile locale, e invitava al boicottaggio. Milioni di indiani si misero a filare e ancora oggi larcolaio sulla bandiera dellIndia, che deve essere rigorosamente tessuta alla maniera tradizionale. Vuoi abolire la tassa (inglese) sul sale risultato dellevaporazione dellOceano Indiano? Non la pagare, e vai a prenderti il sale con le tue gambe. Marciarono in migliaia per 380 km. Raccolsero il sale e un sacco di bastonate della polizia. Gandhi stesso fu arrestato. Per pi di una volta i suoi scioperi della fame ottennero risultati, sia con gli inglesi che con gli indiani (come quando fece cessare anche se solo momentaneamente le micidiali guerre civili fra indu e musulmani). Alla fine gli inglesi se ne andarono dallIndia. Gandhi sosteneva di aver imparato le tecniche della disobbedienza civile e della nonviolenza dalle donne, in particolare dalle suffragette inglesi. Capacit di resistenza e di sacrificio sono necessarie alla lotta nonviolenta, e grandi sono state le capacit di resistenza e di sacrificio delle madri di Plaza de Mayo, che non si sono arrese di fronte alla sanguinaria dittatura argentina, e delle donne in nero di Belgrado contro la dittatura di Milosevic. Altre donne sono state in grado di adottare un
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approccio positivo al conflitto e di percepire lunit tra le parti in esso coinvolte, nel caso delle azioni comuni delle donne irlandesi cattoliche e protestanti, ad esempio, e nella rete di relazioni, incontri, confronti sviluppata dalle donne in nero a partire da quelle palestinesi e israeliane. Lazione delle donne si sviluppata, infatti, al di l degli obbiettivi politici, in senso stretto, e dei confini nazionali, essendo diretta a raggiungere le donne del campo opposto, nella convinzione che il conflitto rappresenti un invito a cooperare nella ricerca di una soluzione comune. Lintento delle azioni stato quella di non polarizzare il conflitto, non solo mantenendo il contatto con lavversario, ma soprattutto lavorando in modo costruttivo insieme ad esso per favorire la riconciliazione, secondo una logica creativa di gestione dei conflitti e di cambiamento. Mi sembra che lesempio pi luminoso di lotta nonviolenta attualmente in corso in Italia sia quella NO-TAV, la lotta in Val di Susa di unintera popolazione che si oppone alla sciagurata costruzione dellalta velocit sulla tratta ferroviaria Torino-Lione. Va avanti da ventanni, coinvolge la stragrande maggioranza delle persone che, nonostante la massiccia ostile campagna di tutti i partiti e dei media, ha acquisito una consapevolezza diffusissima, che va dalla cultura del loro territorio, ai danni del progetto alta velocit, e persino alla sua inutilit economica. In Val di Susa c una popolazione compatta che resiste a una vera e propria occupazione militare del territorio. Che consapevole che sar dura, che non arretra, ma non recede neppure dalla scelta della nonviolenza. Onore ai valsusini.

IL BOICOTTAGGIO
Quando acquistiamo un determinato prodotto stiamo approvando tutto quello che stato fatto per produrlo. Se capiamo questo, ci rendiamo conto del potere che abbiamo in mano. Francesco Gesualdi

Cos il boicottaggio Il boicottaggio unazione diretta non violenta, che ha lo scopo di fare pressione su imprese o Stati perch abbandonino comportamenti ritenuti antietici, ingiusti o oppressivi dal punto di vista economico, sociale e politico, o dannosi per la salute e lambiente. Questa pratica di lotta collettiva viene adottata da diverse aree di movimento e da persone consapevoli, guidate da principi ed interessi di tipo morale, sociale o politico. Il boicottaggio nelle lotte per i diritti umani, la giustizia sociale, la salute e lambiente Il termine boicottare stato utilizzato per la prima volta nella lingua inglese (to boycott) per riferirsi alla forma di lotta basata sullostracismo sociale utilizzata dai contadini, durante la Guerra della Terra irlandese nel 1880, nei confronti del capitano Charles C. Boycott, amministratore terriero di un latifondista inglese, in risposta alle vessazioni di cui era responsabile. I contadini smisero di lavorare per Boycott e il resto della comunit ader al boicottaggio in solidariet, isolandolo completamente e anche attaccando chi continuava a mantenere rapporti con lui. I boicottaggi si diffusero nelle
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comunit rurali irlandesi dimostrando grande efficacia perch erano in grado di colpire gli obiettivi in maniera non violenta e senza infrangere la legge, coinvolgendo tutta la comunit in atti volontari di ostracismo, non-collaborazione e resistenza contro i soprusi e le ingiustizie. In realt, forme di boicottaggio sono state utilizzate nel corso della storia anche prima di avere un nome. Ma a partire dal 900 che il boicottaggio si afferma come pratica collettiva nelle lotte dei movimenti dei lavoratori, di quelli per i diritti civili o di liberazione anticoloniale. In tempi pi recenti, boicottaggi sono stati proclamati a sostegno delle cause pi disparate: contro le violazioni dei diritti umani e della legalit internazionale, contro la discriminazione di gruppi di minoranza, degli omosessuali, delle donne, delle popolazioni indigene, contro la distruzione dellambiente, contro la violazione dei diritti dei lavoratori, contro le pratiche commerciali inique nei paesi del Sud del mondo. I sindacati statunitensi, fin dalle loro origini, iniziarono a promuovere boicottaggi contro le imprese per sostenere gli scioperi in corso o per protestare contro il carovita. Questa pratica stata molto diffusa fino agli anni 70, espandendosi anche in alcuni paesi europei (ad esempio in Svizzera e Svezia), e continua tuttora ad essere utilizzata nelle lotte dei lavoratori. Allinizio del 2012 stato lanciato su Facebook un boicottaggio dei prodotti del gruppo OMSA a sostegno della lotta di 350 operai, in gran parte donne, contro la decisione dellazienda di chiudere lo stabilimento di Faenza e di trasferire la produzione in Serbia. Il boicottaggio delle merci e dei servizi inglesi, lanciato nel quadro della lotta anticoloniale indiana a partire dagli anni 20 dal movimento Swadeshi, che soste172

neva il rilancio della produzione locale come alternativa economica e che si sviluppato enormemente sotto la guida di Gandhi, ha contribuito in maniera sostanziale alla fine della dominazione britannica. Il grande movimento per labolizione della segregazione razziale e il riconoscimento dei diritti civili degli afroamericani part nel 1955 nel Sud degli Stati Uniti con il rifiuto da parte dei cittadini di colore di usare gli autobus della cittadina di Montgomery, dopo che una donna di colore, Rosa Parks, era stata arrestata per essersi rifiutata di cedere il posto a un viaggiatore bianco, come atto di ribellione alle leggi razziste. Nella lotta contro lapartheid in Sudafrica il boicottaggio ebbe un ruolo determinante per porre fine al regime razzista. Il boicottaggio fu praticato sia dal movimento di resistenza allinterno del paese, a fianco di altre forme di lotta inclusa quella armata, sia dal movimento di solidariet internazionale. A partire dagli anni 50 il movimento anti-apartheid sudafricano lanci boicottaggi in diversi ambiti: contro le aziende commerciali di propriet dei bianchi, contro il pagamento degli affitti, contro il sistema educativo razzista. Parallelamente il movimento di solidariet internazionale svilupp diverse campagne di boicottaggio che puntavano a mettere sotto pressione il regime razzista sudafricano. Varie universit nel mondo aderirono al boicottaggio accademico interrompendo i rapporti di collaborazione con quelle sudafricane. Artisti, soprattutto musicisti, aderirono al boicottaggio culturale rifiutandosi di recarsi nel Sudafrica razzista per le loro performance. Il boicottaggio sportivo escluse gli atleti sudafricani dalle competizioni internazionali e imped la partecipazione di quelli stranieri a gare organizzate in
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Sudafrica. Gli attivisti anti-apartheid, oltre a boicottare le importazioni dal Sudafrica nei loro paesi, presero di mira anche le multinazionali che l operavano costringendole in molti casi a ritirare i propri investimenti e sospendere le attivit economiche e commerciali. La lotta contro le multinazionali colpevoli di non rispettare i diritti dei lavoratori o di provocare danni alla salute e allambiente ha visto nel boicottaggio uno degli strumenti pi efficaci. In parecchi casi si riusciti a creare danni economici significativi alle aziende provocando riduzioni considerevoli nel loro fatturato. In altri casi, anche in assenza di in impatto sostanziale a livello economico, il danno di immagine ha convinto comunque le aziende a cambiare il loro comportamento. La Shell stata colpita da un boicottaggio nel 1995, per protestare contro la decisione di affondare nel Mare del Nord la piattaforma petrolifera Brent Spar divenuta obsoleta. In quattro mesi lazienda fu costretta a fare marcia indietro, ammettendo di avere subito un calo delle vendite dal 20 al 50%. Dal 77 International Nestl Boycott Committee ha lanciato unazione per costringere lazienda a interrompere la promozione del latte in polvere nei paesi dei Sud del mondo, dove lutilizzo in condizioni igieniche inadeguate causa ogni anno la morte di un milione e mezzo di bambini. Uno dei risultati della campagna stata lapprovazione del Codice internazionale sulla commercializzazione del latte materno da parte dellOrganizzazione Mondiale della Sanit nel 1981. La Nestl ha sottoscritto il Codice qualche anno dopo, ma ha continuato a violare le sue clausole distribuendo gratuitamente i suoi prodotti negli ospedali. Nonostante lazienda abbia subito danni
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sia sul piano dellimmagine che del fatturato, non ha cambiato politica. Una campagna di boicottaggio sviluppata con successo in Italia, a partire dal 1999, stata quella contro la multinazionale Del Monte (acquistata da Cirio nel 2001), che nelle sue piantagioni di ananas in Kenya ignorava le richieste di miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro portate avanti dai sindacati locali. La campagna, oltre a sviluppare pressioni dirette nei confronti dellazienda, si rivolta alla Coop che in Italia ne commercializzava i prodotti e che in base alla certificazione SA/8000 tenuta ad assicurarsi che i propri fornitori rispettino i diritti dei lavoratori. Cos, anche la Coop ha dovuto chiedere un cambio di rotta alla Del Monte. Lazione congiunta di sindacati e ONG locali con associazioni per i diritti umani, tra cui il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, raggiunse lobiettivo: dopo avere riconosciuto pubblicamente le sue responsabilit, la Del Monte avvi un piano di miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita nelle piantagioni. Numerose altre multinazionali sono state o sono tuttora oggetto di boicottaggi: Nike, Coca Cola, McDonald. E anche le banche. Alla fine del 99, in Italia, stata lanciata la campagna contro le banche armate, coinvolte cio nel finanziamento di aziende che commerciano armi. Il boicottaggio non riuscito a fermare la partecipazione del sistema bancario nei traffici bellici ma, in seguito alla pressione, alcuni dei maggiori gruppi bancari hanno deciso di adottare e rendere pubbliche direttive pi restrittive, o in alcuni casi di abbandonare completamente il settore. Le banche sono tornate sotto attacco nei mesi recenti per il loro ruolo nella crisi
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finanziaria. Il movimento Occupy Wall Street nel novembre 2011 ha lanciato il boicottaggio delle maggiori banche coinvolte negli scandali finanziari, promuovendo il trasferimento dei risparmi presso piccole banche cooperative. Un primo risultato concreto stato lannullamento della spesa aggiuntiva di 5 dollari al mese introdotta da alcuni istituti di credito sulluso delle carte di debito. Una delle pi importanti campagne attualmente in corso quella per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) verso Israele. Questa campagna stata lanciata da 170 organizzazioni della societ civile palestinese nel 2005 per contestare le politiche di occupazione, di oppressione e di apartheid portate avanti da Israele nei confronti dei palestinesi e per chiedere il rispetto dei diritti umani e della legalit internazionale come base per la soluzione del conflitto (fine delloccupazione e della colonizzazione israeliana, e smantellamento del Muro; fine delle discriminazioni e riconoscimento di uguali diritti ai cittadini arabo-palestinesi di Israele; diritto al ritorno dei profughi palestinesi nella loro terra, sancito dalla risoluzione 194 dellONU). La campagna BDS si rif allesempio della lotta per labolizione dellapartheid in Sud Africa e come in quel caso si attua sia allinterno dei territori occupati (nonostante le difficolt dovute alla quasi totale dipendenza delleconomia palestinese da quella israeliana), sia a livello internazionale. La campagna BDS si sta espandendo con successo con azioni di boicottaggio e disinvestimento in molti paesi del mondo grazie alladesione di centinaia di organizzazioni di diversa ispirazione, incluse alcune israeliane ed ebraiche.

Boicottaggio, consumo critico e movimenti sociali Tutte le azioni di boicottaggio di cui abbiamo parlato hanno in comune alcuni elementi di fondo (le motivazioni etico-politiche, lapproccio non violento, la solidariet) che hanno caratterizzato questa pratica di protesta fin dalle origini. Tuttavia, negli ultimi decenni il boicottaggio stato interpretato alla luce di nuovi elementi danalisi, legati al mutamento del rapporto dei consumatori con il mercato globalizzato e allemergere di nuove modalit di partecipazione politica che si esprimono attraverso ladozione di comportamenti socialmente responsabili che includono il consumo critico, il risparmio etico, la scelta della sobriet nello stile di vita. Lemergere di un nuovo consumerismo politico, che va oltre il consumerismo tradizionale sviluppatosi nella logica del mercato e basato sul mito della sovranit assoluta del consumatore, vede il cittadino utilizzare il suo (limitato) potere di consumatore per orientare le scelte di acquisto secondo criteri etici e sociali. Nel contesto del consumerismo politico, il boicottaggio una delle tipologie principali di azione, accanto al buycott (promozione dellacquisto di prodotti o servizi di aziende che hanno una condotta eticamente corretta e socialmente responsabile) e a pratiche di cultural jamming (interventi creativi che stravolgono in senso critico i messaggi pubblicitari). In questo ambito i consumatori mettono il loro potere a disposizione di un gruppo di pressione pi o meno organizzato e le pratiche di consumo critico individuali si aggregano in azioni collettive promosse da aree di movimento, diventando strumenti di lotta politica, finalizzata ad influenzare altri attori e a rag177

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giungere determinati obiettivi. Le modalit in cui si manifesta limpegno politico dei cittadini-consumatori consapevoli non sono quelle dellazione collettiva classica, che si esprime attraverso strutture e procedure consolidate e forme di partecipazione e rappresentanza tradizionali. Abbiamo piuttosto a che fare con unazione collettiva individualizzata che a volte pu anche avere un punto di partenza in istituzioni politiche classiche, ma che punta a sviluppare spazi politici individualizzati attraverso un impegno diretto e autoassertivo in azioni e scenari concreti, attraverso la creazione di reti sociali e movimenti di vario genere che non dipendono da strutture organizzative radicate sul territorio. Questa forma di impegno si esprime attraverso un attivismo quotidiano con unassunzione diretta di responsabilit che prescinde dalle grandi narrazioni ideologiche, nutrendosi invece di narrazioni individualizzate basate sullautoriflessivit e la consapevolezza. Lefficacia del boicottaggio: obiettivi, strategie e strumenti Negli ultimi due decenni c stato un aumento significativo del numero dei boicottaggi a sostegno di cause diverse, segno che questa forma di lotta considerata potenzialmente efficace ed adattabile a molti contesti. Tuttavia, la proliferazione del numero di campagne pu avere come effetto collaterale una dispersione delle energie e la diminuzione della capacit incisiva di questo strumento. Il successo di una campagna di boicottaggio dipende in maniera sostanziale dalla capacit degli organizzatori di definire chiaramente obiettivi e strategie, di
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raccogliere un sostegno significativo e di ottenere lattenzione dei media. Molti boicottaggi falliscono perch sono ideati e organizzati male, come una espressione di protesta estemporanea piuttosto che come una campagna ben strutturata, articolata e destinata a durare il tempo necessario per conseguire risultati (a volte anni). Inoltre, bisogna garantire una continuit attraverso una sua articolazione per fasi progressive con azioni che riescano a esercitare una pressione incrementale sullazienda o listituzione oggetto del boicottaggio, mantenendo viva la partecipazione e lattenzione dei media con approcci creativi nelle azioni che si organizzano. importante che la campagna di boicottaggio coinvolga un numero di persone pi vasto possibile facendo crescere la loro consapevolezza sui temi affrontati e ottenendone la partecipazione diretta. importante rilevare che, rispetto al passato, pi facile che un boicottaggio ben organizzato possa essere efficace e raggiungere gli obiettivi previsti anche senza mobilitare masse di persone. Anche riduzioni delle vendite minime, nellordine di pochi punti percentuali, possono essere sufficienti a convincere unazienda a rivedere i propri comportamenti, perch a volte basta il danno di immagine e di legittimit provocato dallesposizione mediatica. Negli anni pi recenti le campagne di boicottaggio hanno puntato a sviluppare strategie e tattiche nuove centrate su una forte attenzione al ruolo dei media e delle istituzioni, su una maggiore internazionalizzazione delle azioni, in particolare legata alle dimensioni globali di questioni sociali e ambientali, e sulla creazione di alleanze con organizzazioni e movimenti che anche se non direttamente coinvolti nel boicottaggio possono fornire informazioni utili e appoggio ester179

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no. Lutilizzo di internet, con i siti web, le pagine facebook, i blog, i forum, le mailing list, ha fatto crescere enormemente la capacit di comunicazione dei movimenti di boicottaggio. Ci ha consentito sia di costruire reti organizzative tra gli attivisti a livello nazionale e internazionale, sia di raggiungere un numero sempre maggiore di potenziali aderenti con uninformazione puntuale e proposte di azione. Come si organizza una campagna di boicottaggio I suggerimenti pratici che seguono, tratti da Co-op America (Co-op Americas Boycott Organisers Guide, 2002) e Gesualdi (Manuale per un consumo responsabile, Feltrinelli 2002), hanno un valore puramente indicativo. Pur riferendosi principalmente al boicottaggio di aziende, delineano un approccio metodologico generale che va rielaborato ed adattato sulla base di unanalisi della situazione concreta che si vuole affrontare. SCEGLIERE IL BERSAGLIO A titolo esemplificativo si possono identificare tre tipologie di bersagli: Prodotti, metodi di produzione, o tipi di confezionamento di unazienda discutibili: i prodotti scelti devono essere ben collegabili ai fatti contestati, devono essere facili da identificare e da ricordare e devono essere di largo consumo. Aziende con pratiche e politiche aziendali scorrette: lazienda scelta deve essere visibile, facile da identificare, preoccupata della sua immagine e chiaramente vulnerabile alle accuse. Governi coinvolti in pratiche condannabili: di
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solito si attua una forma di boicottaggio indiretto teso a colpire unazienda ha forti legami economici e finanziari con il governo, per esercitare su questo una pressione sostanziale. PREPARARE IL BOICOTTAGGIO Identificare bene i bersagli. Raccogliere pi informazioni possibili sullazienda e su ci che le si contesta. Definire strategia e obiettivi del boicottaggio, identificando gli aspetti su cui sviluppare maggiormente la pressione. Sviluppare un piano dazione della campagna di boicottaggio, prevedendo varie fasi, con un innalzamento dei livelli di pressione nel caso lazienda non accetti le richieste in tempi brevi. Identificare e dichiarare chiaramente le richieste allazienda e ai consumatori, specificando i cambiamenti che si desidera siano introdotti. Dimostrare allazienda che la campagna ha un largo sostegno e favorire la massima copertura mediatica possibile. ORGANIZZARE IL BOICOTTAGGIO Creare una rete organizzativa diffusa sul territorio in cui si opera. Creare strumenti di comunicazione interna (mailing list, forum, conferenze skype, ecc.) ed esterna (sito internet, newsletter, pagine facebook, ecc.). Organizzare momenti di autoformazione degli attivisti sui contenuti e le metodologie della campagna. Rafforzare la rete di alleanze puntando a coinvolgere organizzazioni in vari ambiti. Stabilire contatti con i lavoratori dellazienda e con le loro rappresentanze sindacali. Se possibile, ottenere lappoggio di artisti, sportivi e altri testimonial per avere una maggiore esposizione mediatica.
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COMUNICARE IL MESSAGGIO Sviluppare un messaggio chiaro semplice e conciso, facilmente riconducibile a uno slogan. Produrre materiale informativo (video, opuscoli, ecc.) per istruire i consumatori sulla campagna e sul modo in cui possono partecipare in prima persona. Produrre materiale di propaganda (spille, adesivi, magliette). Curare i rapporti con i media (comunicati, conferenze stampa, lettere, lobbying). Organizzare iniziative di informazione davanti o nei negozi che vendono il prodotto (volantinaggi, flashmobs, ecc.), manifestazioni davanti agli uffici direzionali dellazienda, possibilmente in contemporanea in varie citt e con attenzione allimpatto mediatico. Organizzare raccolte di firme o mailbombing ai dirigenti dellazienda. Promuovere una strategia virale di diffusione delle informazioni. MONITORARE E VERIFICARE I PROGRESSI DELLA CAMPAGNA Raccogliere informazioni sul numero dei partecipanti e delle azioni organizzate. Monitorare le informazioni riportate nei media e le reazioni dellazienda alle iniziative. Organizzare degli incontri periodici di verifica sullandamento della campagna, scambiare le esperienze di buone pratiche con altri gruppi e, se necessario, ridefinire il piano dazione.

NUOVE RESISTENZE POPOLARI Gandhi tira fuori la pistola! Con questa frase la scrittrice indiana, militante ecologista e attivista dei diritti umani Arundhati Roy, ha rivisto le proprie posizioni nonviolente. Dopo aver vinto il Booker Prize a 35 anni con Il dio delle piccole cose, ha deciso di chiudere con la narrativa perch nessun romanzo cambia il mondo. Secondo Arundhati forse torner anche il tempo di scegliere come dire le cose, ma oggi necessario limpegno diretto nella critica ai disastri che limperialismo globale compie in India (Bhopal, le grandi dighe). Per questo la scrittrice indiana ha sentito lurgenza di intervenire dove e quando i drammi e le tragedie stanno accadendo, perch, quando in un paese la democrazia diventa un teatro dietro al quale divampa la brutalit, le ingiustizie chiedono una voce per essere raccontate e, quindi, non pi il tempo della creazione letteraria, ma quello della denuncia. La Roy si molto impegnata per contrastare loperazione Green Hunt nelle aree forestali e tribali dellIndia centrale, dove si trovano ingenti risorse minerarie. Qui, con la scusa della lotta al terrorismo, il governo e i potentati economici hanno adottato misure discriminatorie contro gli indigeni, deportandoli dalla loro terra, che stata occupata militarmente per essere consegnata alle compagnie minerarie. I progetti di estrazione provocano una gravissima devastazione ambientale, supportati tra laltro da politiche di industrializzazione selvaggia che mirano a confiscare terre fertili, a distruggere i fiumi e quindi a far fuggire migliaia di persone dai luoghi in cui
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vivono. Nellopposizione a queste scelte scellerate e al modello neoliberista di sviluppo si sono ritrovate fianco a fianco le forme della resistenza armata dei maoisti e quella nonviolenta dei gandhiani. Infatti Himanshu Kumar, uno degli esponenti gandhiani che pi si battuto contro loperazione Green Hunt, citando Gandhi e Vinoba Bhave, ha detto:
Questa situazione deve cambiare. Se lingiustizia e liniquit continuano, la violenza inevitabile, perch non ci si pu aspettare che le vittime dellingiustizia e delliniquit subiscano passivamente. Alla fine si ribelleranno per rovesciare il sistema e per affermare i loro diritti. Lingiustizia non si pu tollerare. Bisogna opporvi resistenza a ogni costo. La non violenza non diventer mai una scusa per disertare la lotta contro lingiustizia.

fanno di spostare i poveri. In India, solo con le grandi dighe, hanno spostato pi di 33 milioni di persone.

Pur riconoscendo la gravit della situazione, tra lintellettualit di sinistra e progressista indiana c molta diffidenza verso i guerriglieri maoisti, chiamati naxaliti. La risposta della Roy andata oltre gli schemi canonici:
Dicono che ci sono i maoisti e che ci sono gli indigeni. Di fatto i maoisti sono indigeni, e gli stessi indigeni hanno una storia di resistenza che precedente a Mao di secoli. Quando ero l ho vissuto e camminato con loro per molto tempo, per cui posso dire che quello maoista un esercito pi gandhiano di qualsiasi gandhiano, che lascia impronte pi leggere di qualsiasi ambientalista radicale. Anche le loro tecniche di sabotaggio sono gandhiane: non sprecano nulla, vivono di nulla.

Per conoscere meglio la situazione, Arundathy Roy voluta andare nei luoghi dove gli indigeni vivono e resistono, dove migliaia di paramilitari e agenti di polizia indiani stanno combattendo una guerra contro i pi poveri abitanti del loro paese e dove opera da trentanni la guerriglia del Partito Comunista dellIndia (maoista). Al ritorno dal viaggio, ha pubblicato sulla rivista indiana Outlook un reportage, dal titolo Camminando con i compagni, in cui ha descritto i guerriglieri comunisti come gandhiani coi fucili.
Stanno assediando una popolazione molto vulnerabile, tagliandola fuori dalle proprie risorse e ponendola sotto una minaccia terribile. Hanno creato una situazione per cui la gente o se ne va o muore di fame. Vogliono far diventare gli adivasi abusivi sulla loro stessa terra. Per tutti i grandi progetti infrastrutturali, la prima cosa che
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Infine, Arundathy Roy ha tratto anche considerazioni politiche da questa esperienza:


Linsurrezione nella campagna indiana, in particolare nellarea tribale, pone una sfida radicale non solo allo Stato indiano, ma pure ai movimenti di resistenza. Sinterroga su cos che costituisce il progresso, lo sviluppo e dunque la civilizzazione stessa. Interroga letica come anche lefficacia delle differenti strategie di resistenza. Queste questioni sono state poste continuamente in modo pacifico. Lunica risposta del governo stata la repressione, lambiguit e quel tipo di opacit che pu venire solo da una patologica mancanza di rispetto per la gente comune. Peggio ancora, andato avanti ed ha accelerato il processo di spostamento ed
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esproprio fino a che la rabbia della gente si accumulata al punto tale da non poter essere pi controllata.

immersa in unavventura che ha sconvolto la vita a tutte e tutti.

In una parte del mondo molto distante come la Val di Susa, nella lotta delle popolazioni valsusine contro la TAV si possono ritrovare condizioni simili alla situazione indiana: occupazione militare delle terre per stravolgere lambiente in nome del dio profitto, azioni repressive contro la resistenza popolare, tentativo di creare, attraverso un uso selettivo delliniziativa giudiziaria, una divisione tra gente del luogo e presunti estremisti, provocatori e sobillatori venuti da fuori. Molti organi dinformazione hanno accusato i NoTav di essere campanilisti, ma ventanni di lotta in Val di Susa contro lalta velocit hanno fatto aprire gli occhi a buona parte dellopinione pubblica italiana. Hanno fatto vedere che c una popolazione compatta che resiste a una vera e propria occupazione militare del territorio. Una popolazione che, dalla propria cultura e dalla propria storia, ha acquisito consapevolezza sui danni ambientali e sullinutilit economica dellopera. In Val di Susa, tutte le varie forme della resistenza trovano espressione nelle assemblee popolari, che si contagiano vicendevolmente; e quel che accade che la parte pi mite, meno ideologizzata, a comprendere la necessit di uno scontro a lungo termine. Di certo nessuno disposto ad accettare la demonizzazione del suo compagno di sentiero, e la manfrina sui black block tra i NO-TAV non ha attecchito. La lotta in Val di Susa
fatta dalla gente che paga le tasse e porta i figli a scuola, che studia o che prega, che lavora e che sogna,
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E una lotta fatta di alti e di bassi, di manifestazioni di massa e di notti in solitudine a fare la guardia ai presidi, di momenti in cui si costruiscono le case sugli alberi o si rincorrono le truppe doccupazione fin sotto i loro alberghi. Ci sono le giornate della rabbia e le scampagnate in cui protagoniste sono le famiglie. C la voglia di tutte e tutti di camminare insieme imparando lumilt, che sempre sinonimo di temperanza. Poi, c una cosa in pi, come dice lo scrittore e alpinista Erri De Luca:
Una popolazione alpina ha un rapporto molto pi stretto con il suo territorio, con lambiente, con la montagna, con lacqua, con laria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita pi ascolto. La montagna una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la Val di Susa, che combatte contro stupidissimi e meschinissimi interessi economici. Alla fine la resistenza civile la spunter contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano linformazione. Lepoca dei feudatari finita, i sudditi non esistono pi: qui ci sono cittadini.

Quel che certo che i NO-TAV valsusini, a dispetto di chi li vorrebbe isolare, non sono pi soli. Sono tanti ormai i movimenti, in Italia e in Europa, che lottano contro le maxi-opere inutili che fanno parte, come direbbe Ugo Mattei, di quella ristrutturazione reazionaria degli spazi di democrazia. Uno di questi stato il movimento No Dal Molin contro il raddoppio della base militare americana di
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Vicenza. Si tratta di quella straordinaria associazione a delinquere cos la defin il questore della citt che ha prodotto tantissime azioni dirette e forme di impegno civico e sociale per la difesa del territorio, realizzando pratiche di partecipazione che hanno visto la presenza trasversale di donne e uomini di ogni et, professione e convinzione politica. A partire da quellesperienza nacque anche un Patto di Mutuo Soccorso tra i tanti comitati sorti a macchia di leopardo sul territorio nazionale, come i No Ponte dello Stretto di Messina o i No Turbogas di Aprilia. Il modo di agire di questi movimenti quello della resistenza popolare, cio la resistenza alle scelte fatte da pochi sulle teste di tanti. La resistenza di chi sale sulle ruspe per bloccarle, di chi spinge sugli scudi dei poliziotti o taglia le reti o i fili spinati delle zone rosse che sorgono a difesa dei cantieri. La resistenza di chi difende metro dopo metro la terra in cui vive dallinvasione e dalla distruzione del territorio. La resistenza contro la morte e il cemento, la corruzione e la politica degli interessi, per la difesa del bene comune. La resistenza che ha nella costanza e nella determinazione il suo cuore pulsante. Un grido si alza dai valsusini: a l dura. E per promettono:
E noi saremo l, ad approfittare di ogni errore, ogni distrazione, ogni magagna, oggi, domani, fra un mese, due o tre, un anno, cinque anni, ventanni... finch questopera demenziale non verr definitivamente accantonata. Per noi sopravvivenza, quando abbiamo scelto di lottare, avevamo delle paure e delle speranze. Oggi siamo la speranza contro la paura, la speranza in lotta giorno per giorno, barricata su barricata, colpo su colpo... Sar dura, sempre pi dura, sicuramente per loro!
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EFFETTI PARADOSSALI DELLINFOSFERA di Franco Berardi Bifo Gioved 11 marzo 2004 esplosero bombe micidiali alla stazione Atocha di Madrid. Morirono duecento cittadini, lavoratori, studenti, immigrati. Il governo del franchista Aznar gett tutto il peso della sua forza comunicativa su un messaggio: stata lETA. In questo modo voleva colpire la sinistra, che aveva una posizione di rispetto verso le forze autonomiste, e favorire il Partito popular che ha sempre continuato la tradizione franchista di chiusura repressiva. Inoltre e soprattutto il governo Aznar voleva evitare che gli elettori riflettessero sul rapporto tra guerra e terrorismo. Nel 2003, quando lamministrazione Bush aveva iniziato la guerra di aggressione in Iraq, l80% della popolazione spagnola si era opposta, eppure Aznar aveva costretto il paese ad appoggiare laggressione americana. Gli attentati dell11 marzo non erano altro che un atto di guerra terrorista del tutto analoga e simmetrica agli atti di guerra terrorista che gli USA avevano condotto contro il popolo iraqeno. Aznar cerc di impedire agli spagnoli di riconoscere la responsabilit del proprio governo nella successione di guerra e di terrore. Per 48 ore sembr che il gioco potesse riuscire. Milioni di persone, stordite dal dolore e dalle menzogne dei media scesero in piazza per condannare lETA che non centrava niente e che emetteva un comunicato dietro laltro per ribadire la sua estraneit. Poi accadde un fatto imprevisto. Migliaia e migliaia di persone cominciarono ad usare il pi molecolare di tutti gli strumenti di comunicazione, il cellulare, per dirsi: vediamoci in
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piazza per affermare la verit. Il castello di menzogne ufficiali cominci a crollare. Nel circuito della comunicazione si verific un effetto paradossale. Quanto pi grande stata la potenza di fuoco messa in campo dal potere tanto pi forte stata lautonomia di interpretazione da parte della societ. Ci che avvenne in Spagna possiamo definirlo un caso di decodifica aberrante. Il messaggio del potere (il terrorismo indipendentista basco il nostro nemico comune quindi votate tutti per il partito che fa la guerra contro il terrorismo) stato decodificato in maniera asimmetrica (in questo senso ab-errante). E la maggioranza degli spagnoli ha decodificato cos: il terrorismo il nostro nemico, ma la causa del terrorismo la guerra che il potere ha imposto contro la volont della maggioranza, dunque puniamo il potere per averci costretto a fare una guerra dannosa per la societ. Terrorismo uguale guerra, Aznar ha voluto la guerra, cacciamo Aznar e la sua banda. Morale della favola spagnola del 2004. Il potere dispone di una potenza di fuoco mediatica 10.000 volte superiore a quella di cui dispone la comunicazione indipendente. Ma la societ dispone di infiniti canali che si possono attivare in modo intelligente se si riesce ad attivare un elemento (anche piccolo, minuscolo, microscopico) di decodifica aberrante. In questo modo diviene possibile rivolgere contro la sua fonte leffetto dellenorme dispiegamento mediatico del potere. Subvertising Ladvertising un flusso di enunciazioni svincolate da ogni pretesa di verit, e proprio per questo capace di creare suggestioni, di costruire mondi fittizi, di cat190

turare il desiderio sociale, mobilitarlo e sfruttarlo. Ladvertising fa parlare i sentimenti, suscita le emozioni, provoca inconsapevoli identificazioni, e le piega al perseguimento di un obiettivo che ad un primo livello di tipo commerciale, ad un livello pi profondo di tipo ideologico, o antropologico. Lutente del linguaggio pubblicitario (il consumatore) non cos ingenuo da credere alla verit letterale del contenuto del messaggio. Egli sa bene che il pubblicitario sta giocando e creando simulazioni di mondo, per indurre il consumatore ad identificarsi con il simulacro pubblicitario, e poi convincersi a comprare un certo dopobarba piuttosto che una certa automobile. Al di l delle sue banali sollecitazioni commerciali, il linguaggio pubblicitario mira a vendere un prodotto pi grande di tutti i prodotti, cio il contesto stesso in cui tutti i prodotti diventano merci, il capitalismo. Una grande azienda informatica lanci un computer portatile con limmagine di un giovanotto che correva allegramente su uno sci dacqua portando sulle ginocchia il suo computer. E lo slogan gridava con entusiasmo: Al lavoro dappertutto. Apparentemente si stava proponendo lacquisto di un computer, ma in sostanza si proponeva uno stile di vita nel quale i lavoratori flessibili e disponibili 24 ore al giorno non smettono mai di prestare la loro opera e il loro tempo, non smettono mai di partecipare al ciclo ininterrotto della valorizzazione. A partire dagli anni 70 nella battaglia della comunicazione sociale vediamo avanzare uno strano soldato, che non usa le armi dellopposizione ragionevole, che non utilizza gli strumenti della controinformazione, ma combatte la follia con la follia, la suggestione con la suggestione, la falsit con la falsificazione creativa. Questo
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soldato un mediattivista, certo, ma non soltanto. un attivista mediatico che usa armi particolari, le armi della pubblicit sovvertita, e per questo si chiama subvertiser. Il guerrigliero semiotico si formato nel corso di tutto il XX secolo, nelle esperienze dellavanguardia artistica e letteraria, fino al tempo della comunicazione pubblicitaria generalizzata. Questattivista mediatico un artista e anche uno schizoanalista, il suo linguaggio interferisce con le dinamiche psichiche collettive, sposta il focus dellattenzione collettiva, introduce elementi di follia e al tempo stesso esercita un potere terapeutico sulla mente collettiva. Il subvertising stato teorizzato dalla rivista canadese Adbusters che punto di riferimento di tutti coloro che vogliono usare le tecniche linguistiche della pubblicit per rovesciare il funzionamento della comunicazione pubblicitaria. Ma in effetti sono molti decenni, anzi un secolo intero che i sabotatori linguistici lanciano i loro ordigni contro le cittadelle fortificate del potere nella sfera della comunicazione. Il dadaismo, il surrealismo, la beat generation, il situazionismo, il trasversalismo maodada, furono tutti esperimenti di sabotaggio linguistico. Il subvertising comincia quando si intuisce che possibile usurpare di soppiatto il luogo del potere enunciatore, mostrando i segni distintivi del potere e parlando con il suo tono di voce, per fargli dire cose che ne distruggano lautorit. Il subvertising consiste talora nel portare al limite lopera di falsificazione del potere, cos da rivelarne la debolezza, lincredibilit, la follia. Informazioni false producono eventi veri diceva la rivista A/traverso che negli anni 70 lanci campagne di info-sovversione. Nacquero allora gruppi di sabotaggio comunicativo. A Bologna uscirono manifesti del
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giornale padronal-fascistoide il Resto del Carlino che gridavano: Anche questanno come sempre migliaia di morti sul lavoro. Migliaia di bolognesi si spazzano il culo col Resto del Carlino. A Napoli venne affisso un manifesto che recava il timbro e lintestazione della Prefettura e invitava la popolazione a recarsi nei supermercati e prendere le merci senza pagare. Nel 1978 inizi le pubblicazioni Il Male, un giornale di satira e di falsificazione creativa, che talvolta simulava la testata dei maggiori giornali italiani per enunciare ed annunciare notizie impossibili come lo sbarco dei marziani a piazza Duomo, la decisione della UEFA di cancellare i risultati del campionato mondiale di calcio, o larresto dellattore comico Ugo Tognazzi come grande capo delle Brigate Rosse. I movimenti di contestazione hanno usato creativamente la falsificazione per detournare i messaggi del potere, e negli ultimi anni le operazioni di sabotaggio del ciclo comunicativo si sono moltiplicate grazie a gruppi che agiscono in internet come rtMark, e gruppi legati al circuito di Indymedia o di Adbusters. Ma il subvertising fino a questo momento ha mosso soltanto i primi passi, e si deve ancora costruire una scienza esatta della falsificazione creativa. Lavanguardia artistica del 900 stata espressione di unimmediatezza creativa, esercizio di linguaggio capace di circolare viralmente nei circuiti della vita quotidiana e dello psichismo collettivo. Poi, negli anni 70, lavanguardia artistica si massificata grazie alla diffusione delle tecnologie di comunicazione elettronica. A quel punto si verificata unesplosione che si manifestata nei movimenti creativi di massa, come il maodadaismo bolognese, gli indiani metropolitani, il punk londinese, la no wave, il graffitismo, lhip hop. I media elettrici hanno
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moltiplicato la potenza comunicativa della creativit autonoma, ma hanno anche creato una Infosfera sempre pi densa, sempre pi complessa, fino al punto che la massa di informazione mediata ha finito per prevalere sulla massa di informazione immediata. Mentre luomo pre-elettronico riceve solo una piccola parte delle sue informazioni dai media, mentre nel corso dellesistenza la grande maggioranza delle sue informazioni provengono dalla madre e dal padre, dai fratelli o dagli amici, dalle persone che incontra nel corso del tempo di vita, le generazioni video-elettroniche ricevono dai media la grande maggioranza delle informazioni che strutturano la loro conoscenza, la loro personalit e il loro modo di essere. Questa alterazione dellInfosfera produce unalterazione della cognizione della reattivit psichica e della sensibilit. Questa alterazione si manifesta prima di tutto come una patologia e come dipendenza. Il mediattivismo pu essere inteso come un progetto di psicoterapia della mente collettiva, come rivitalizzazione della sensibilit e riattivazione di una capacit di distinzione tra pulsionale e simulato che la mediatizzazione ha progressivamente ottuso e quasi cancellato. Lattivismo mediatico in questo senso una pratica estremamente complessa, che richiede competenze differenziate. A questa pratica deve contribuire il poeta e lo schizoanalista, non solo il giornalista e lagitatore politico. Il poeta unantenna capace di ricevere e riconoscere segnali che la mente collettiva non in grado di cogliere, ed al tempo stesso un trasformatore capace di distorcere e di ricombinare ironicamente i segni che circolano nellInfosfera mediatica. Larte poetica produzione e composizione di
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segni che creano un mondo immaginario capace di trasformarsi in narrazione condivisa. Ma oggi essa anche individuazione di costellazioni segniche proiettate dallInfosfera verso la mente collettiva. E deve divenire scienza e tecnica dellinterferenza, elaborazione di segni finalizzati alla distorsione mirata.

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HACKING NETCULTURALE E SABOTAGGIO di Arturo di Corinto Autorevolezza contro autorit, competenza contro gerarchie, libert contro controllo Allinizio cera lattivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, lactivism lazione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. Poi venuto lhack-tivism, lattivismo al computer, lazione diretta in rete con tecniche da hacker, e dopo ancora il media-attivismo, luso consapevole e critico di telecamere, televisioni di strada e web-tv autogestite. Oggi va di moda lattivismo 2.0: giovani e meno giovani hanno abbracciato i social media (il web 2.0) per promuovere campagne sociali e fare attivismo oltre le forme tradizionali degli scioperi, delle occupazioni, dei boicottaggi, dei cortei e delle petizioni virtuali. Questa nuova forma di attivismo che si esprime nel Mi piace di Facebook, nel commentare un video su Youtube o retwittare un post di 140 caratteri, pretende di contribuire a una singola causa con un piccolo atto pratico, un semplice click, ma spesso si risolve nel suo peggiore estremo, il clicktivism. Puoi twittare una causa e votarla su Facebook senza coinvolgerti in nessuna azione diretta o sentire che sei importante per il suo successo. Quel gesto ripetuto si trasforma allora in slacktivism, lattivismo fannullone che non si interessa di come andata a finire. Magari un piccolo click ci porta a impegnarci in una cosa successiva, ma la
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maggior parte delle cause richiede pi di un semplice click. Soprattutto, se questi click non producono azione e cambiamento, c il rischio di diventare cinici e smettere di crederci. Perci anche se qualcuno usa i social media come parte della propria strategia di cambiamento non vuol dire che li stia usando strategicamente. Ci sono tanti modi di perdere tempo in campagne che non cambiano niente. E non dipende dal fatto che gli strumenti sono inefficaci, ma dal fatto che vengono usati male. Un solo click non basta. Culture digitali Nel caos indistinto della comunicazione globale si sente parlare di culture digitali, o net-culture, per indicare temi, pratiche e comportamenti ormai trasversali tra classi e generazioni: lo scambio di musica nei circuiti peer to peer, la moltiplicazione della propria identit nei social network, il net-gaming o la condivisione di applicazioni per gli smartphone. Se non fosse paradossale dovremmo pi propriamente parlare di cultura materiale, quella cultura che caratterizza i modi di essere quotidiani. Sarebbe pi appropriato parlare di cultura digitale quando tali comportamenti sono consapevoli e si ritrovano allinterno di gruppi sociali. Quando sono legittimati da pratiche collettive, coerenti, ricorrenti. Ad esempio, quando lo scambio di file viene vissuto in maniera ludica ma consapevole con un pizzico di antagonismo e di ideologia antimonopolistica, quando si rifiuta moralmente la tutela del diritto dautore almeno per com intesa oggi, tutta sbilanciata a favore delle major; quando la creazione di un profilo dentro facebook serve a
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irradiare un messaggio politico, ecologista, femminista, o a un pubblico fatto di amici di amici che sono i legami deboli attraverso cui arrivare al mondo; quando lutilizzo di Linux una scelta consapevole contro lo strapotere di Microsoft, e le chiusure di Apple, eccetera. Le culture digitali esistono se sono consapevoli di se stesse, un po come la nozione di classe di antica memoria. Se utilizziamo questo grimaldello concettuale, possiamo dire che le culture digitali oggi esistono e vengono dallo stesso ceppo: la cultura hacker dei dormitori universitari degli anni 60, come si contaminata nella interazioni con i movimenti sociali, per i diritti umani e civili, attraverso luso degli stessi strumenti che ha contribuito a costruire: Internet e i suoi protocolli di comunicazione. Culture dietro le quali esiste una comunit, fatta di vincoli di fiducia, reciprocit, appartenenza e che spesso hanno un dizionario comune, regole non scritte che delimitano il dentro, il fuori, i comportamenti quotidiani. E allora nonostante il successo dei social network, la forma pi bassa di vita digitale, le culture digitali sono quella hacker, del software libero, dei diritti e delle libert digitali. Comunit definite da un sentire comune, di chi si preoccupa se la rete viene colonizzata dalla pubblicit o se nei paesi autoritari ne viene ristretto luso, ma anche che denuncia lesistenza del digital divide e cerca di colmarlo con iniziative di cooperazione nel Sud del mondo o mettendo a disposizione risorse di comunicazione nel Nord ricco; o ancora, persone in carne ed ossa che lavorano al recupero di computer obsoleti per dare una chance in pi a un pianeta martoriato dai rifiuti elettronici. Non detto che queste comunit, queste culture,
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abbiano sempre un nome, chi vi appartiene si riconosce dallodore. In Italia ad esempio esiste una vasta comunit di hacktivisti e mediattivisti, attivisti della comunicazione che usano i computer e le reti telematiche per connettersi e parlare al mondo: di democrazia, di politica, di impiego attento delle risorse naturali. Esiste una vasta comunit di difensori della Cultura come bene comune, pronti a insorgere a ogni nuova legge che ne impedisca la fruizione collettiva; ci sono gli appassionati del mash-up e del remix, del deturnamento semiotico strumenti di consapevolezza e di autoironia ma anche i giuristi che vogliono mantenere la rete aperta alla libera manifestazione del pensiero come detta la Costituzione. E poi ovviamente ci sono le culture del software libero, interessate da sempre a creare opportunit di comunicazione dove non ce ne sono, mettendo a disposizione di tutti un sapere collettivo fondamentale nella societ dellinformazione. Come fanno quelli di Frontiere Digitali (htpp://www.frontieredigitali.it) o dellhackmeeting (www.hackmeeting.it). No, le culture digitali non hanno niente a che fare col libro delle facce. Movimenti sociali su Internet Il media-attivismo non nato ieri, il Net-attivismo s. Senza andare troppo indietro, basti pensare alluso alternativo che del video fu fatto fin dagli anni 70, o alle radio libere, o alle riviste ciclostilate. Negli anni 80 poi, si afferma la sperimentazione con il computer: la tastiera divenne strumento per discutere di conflitto e democrazia.
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I movimenti sociali, gli attivisti, hanno sempre avuto una gran mole di attivit correlate alluso dei media. Allinterno dei movimenti perfino le azioni pi dirette presuppongono un alto livello di coordinamento e quindi di comunicazione. Perci pi ampia la mobilitazione, maggiore deve essere la penetrazione del medium. Una spinta potente a individuare forme di comunicazione autogestite. Molte delle pratiche del mediattivismo di oggi non fanno altro che rimodulare pratiche del passato. Ma nel frattempo qualcosa successo. Innanzitutto c stata la rivoluzione elettronica che ha immesso nel mercato strumenti di comunicazione personale dal pc ai cellulari alle videocamere e poi lavvento di Internet, la digitalizzazione e la convergenza multimediale che in un processo noto come rimediazione consente che un medium ne veicoli un altro: la radio da ascoltare in Internet, il documentario in streaming video. Ad ogni innovazione tecnologica degli strumenti del comunicare stata sempre associata lidea utopica di trasformazione della societ e della politica prefigurando nuovi spazi di democrazia. Una tesi centrale per spiegare il successo di Internet che per il suo carattere globale, decentrato, resistente alla censura stato presto accolto dai movimenti come medium rivoluzionario. Unidea ingenua se non ci si interroga rapporto fra la politica e la rete. Graham Meikle nel libro Disobbienza Civile Elettronica prova a spiegarlo, focalizzandosi sulluso politico di computer in network gestiti con lintenzione di provocare un cambiamento sociale e culturale nel mondo offline. Per Meikle il momento fondativo del Net-attivismo stata la rivolta di Seattle del 1999. C da dire che anche prima di quella data la rete Internet veni200

va usata come strumento di protesta e di mobilitazione, ma su una scala pi ridotta, meno ricca e interattiva. Anche allora per con lobiettivo, proprio del mediattivismo, di forzare i media tradizionali, infiltrarli, contaminarli, fino a imporne lagenda. La prova generale della comunicazione indipendente e globale di Seattle stato un momento seminale per lo sviluppo di tattiche comunicative, anchesse rimodulate su pratiche preesistenti si pensi alle petizioni online o ai sit-in virtuali che fondano parte del loro successo sulla familiarit della pratica e poi sulla global reach del mezzo stesso. Nel 1999 cera il popolo di Seattle a contestare i vertici del WTO via computer con Indymedia, creatura dellinformazione indipendente nata da una generazione di attivisti dei media intenzionata a fare informazione senza doverla delegare ad altri, attingendo alla propria rete di relazioni e a patto di avere un computer su cui mettere le mani, dieci anni dopo il Popolo Viola a contestare un governo su Internet. I viola sono stati il primo movimento politico a organizzare in Italia una grande manifestazione di piazza con laiuto di Facebook, il No Berlusconi-Day, per chiedere le dimissioni dellallora Presidente del Consiglio. Ma ancora oggi i guerriglieri per la libert in rete usano due strategie prevalenti per rispondere alla prepotenza del denaro e della cattiva politica: producendo informazione dal basso e sabotando i flussi di comunicazione del potere. Libera informazione Negli ultimi venti anni i movimenti sociali hanno praticato unalternativa allinformazione blindata che
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si chiama Internet, prima con i BBS (i Bulletin Board System) nei centri sociali, poi con i provider di movimento come lo European Counter Network (www.ecn.orgwww.ecn.org ), e gli hacklab, esperienza da cui sono gemmate Indymedia prima e Autistici/Inventati dopo. Perch? Grazie alla rete ognuno pu diventare editore di se stesso e anche piccoli nodi dinformazione possono competere con i grandi gruppi editoriali quando riescono a trovare la strada verso il proprio pubblico di prosumer, produttori e consumatori dinformazione. Della potenzialit di questo passaggio il potere sempre stato avvertito e cosciente. E per questo i legislatori sono sempre al lavoro per limitarne uso e portata. Come se gi non bastasse il digital divide a creare gli information rich e gli information poor. Per questo Parlamento e governi si sono distinti in numerose iniziative per limitare le forme della libert della comunicazione in rete. Tanto per esemplificare, proposte come quella di chiudere interi siti contenenti una sola frase ingiuriosa, o quelle volte a impedire lanonimato in rete, a trasformare i provider in sceriffi digitali per individuare i potenziali criminali del peer to peer, hanno trovato il proprio corollario nella richiesta dellobbligo di rettifica entro 48 ore delle informazioni sui blog pena una multa salatissima. O ancora la proposta di legge in cui si chiede di rendere integralmente applicabile a tutti i siti internet aventi natura editoriale lattuale disciplina sulla stampa, assoggettandoli ai criteri di responsabilit previsti per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione. Gli attivisti del web si sono mobilitati contro queste forme sotterranee di censura e anche contro il
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famigerato Pacchetto Telecom, che aveva lobiettivo di ridisegnare il quadro comunitario delle telecomunicazioni favorendo ancora una volta le grandi compagnie e ridisegnando laccesso ai servizi in rete su base censitaria. Con ci attaccando uno dei pilastri su cui si sempre fondata la democrazia di Internet, la net neutrality, cio luguaglianza di accesso ai suoi contenuti, compromettendo la quale i grandi carrier di telecomunicazioni puntano a creare una rete a due velocit in base alla capacit di spesa di ognuno: solo se paghi vai veloce e scarichi tutto. Alla faccia della libert. Lo stesso accaduto con lActa, laccordo globale anticontraffazione che ha visto scendere in campo decine di migliaia di attivisti con la maschera di Guy Fawkes per chiedere una Internet libera dai condizionamenti dei dententori della cosiddetta propriet intellettuale, e del copyright su musica, software, libri e film. Accesso e diffusione della cultura E infatti negli ultimi anni il copyright (il diritto dautore in Italia) ha smesso di essere un argomento per avvocati ed diventato un tema di importanza cruciale per musicisti, designer, scrittori, accademici, consumatori e per chiunque sia coinvolto a vario titolo nella produzione e fruizione di cultura. Ma poco si dice di quanto un regime di copyright rigido danneggi la diffusione dellistruzione nei paesi in via di sviluppo. Ma il copyright nato e poi si consolidato come un dispositivo di bilanciamento per garantire agli autori un incentivo alla produzione di opere creative e allo stesso tempo favorire la loro circolazione presso il pubblico, affinch chiunque potesse goderne. Non nato certo per tutelare i pro203

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fitti delle case editrici come qualcuno sostiene. E la migliore dimostrazione del ruolo di garanzia di questo istituto sta nel fatto che da sempre le biblioteche pubbliche esistono come alternativa alla distribuzione commerciale delle creazioni culturali. Per questo nato un vasto movimento contro le storture del copyright, che ha preso di mira lequo compenso sul prestito bibliotecario o i dubbi meccanismi della pubblicazione scientifica. Anche per questo nata la Open Access Initiative: per garantire la libera fruibilit e circolazione dei prodotti della ricerca accademica finanziata con soldi pubblici, organizzandoli in archivi aperti liberamente accessibili e gratuiti. (http://www.openarchives.org). Oggi finalmente i ricercatori possono pubblicare una nuova generazione di riviste ad accesso aperto, in cui i costi sono coperti da meccanismi diversi dagli abbonamenti. Come il caso della Public Libray of Science PLOS. (http://www.plos.org). Contro la sorveglianza per la libera diffusione di sapere Linsieme delle tecniche di controllo di Internet usate dai regimi autoritari nota col nome di Peking consensus e indica lorigine di una forma di censura che si esprime a livello tecnologico con filtri informatici ipfiltering, deep packet inspection, firewalle blocked proxy e azioni come lincoraggiamento alla delazione, le perquisizioni e i sequestri di computer non autorizzati ai cattivi netizens che, se non portano allarresto, hanno comunque leffetto di indurre conformismo e autocensura nella popolazione di Internet. Per questo hacker etici e attivisti per i diritti umani hanno creato nel tempo strumenti per aggirare la censu204

ra dei governi e potenziare privacy e anonimato software come il PGP, reti di server come Tor, o le Freenet che possono essere usati per comunicare liberamente e accedere, senza essere scoperti, a contenuti bloccati o inaccessibili, nascondendo lidentit di chi vuole leggere e scrivere in rete senza temere ritorsioni. Perci gli attivisti del progetto Tor lavorano incessantemente a migliorare e diffondere i loro software, ottenere fondi e aumentare il numero di server necessari a superare le muraglie tecnologiche degli stati canaglia. Tor gestito da volontari di tutto il mondo e anonimizza la navigazione internet nascondendo la localizzazione fisica di chi lo usa, sia durante una semplice navigazione web che con client di instant messaging, e altre applicazioni basate sul protocollo base di Internet, il TCP/IP. In questo modo i cittadini che vogliono denunciare la corruzione o il malgoverno, i giornalisti che vogliono proteggere se stessi e le loro fonti, coloro che comunicano da zone di guerra e le famiglie che vogliono proteggere i propri figli possono farlo garantendosi un adeguato livello di anonimato: nessuno in Internet sapr se sei un cane e dove sta la tua cuccia (http://www.torproject.org). Resistenza Gli attivisti sanno bene che nella societ digitale si ampliato a dismisura il ruolo dei media e della comunicazione e sono coscienti che l dove c comunicazione, produzione di sapere e di discorso, l c il potere. Un potere nomadico, che non risiede in strutture stabili e definite e che non una struttura che si conserva e pu venire annientata, ma un sistema di relazioni che decide di volta in volta chi ha potere di parola e chi no, deter205

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minando lagenda setting ci di cui si parla e che richiede il formarsi di unopinione dando un ruolo cruciale agli stregoni della notizia gli spin doctors e che determina nuove forme di esclusione rendendo i saperi inaccessibili. Proprio oggi che la mancanza di accesso al sapere e alla comunicazione equivale sempre di pi allesclusione dal lavoro e dai diritti. in questo rapporto fra il potere e la comunicazione che va sviluppata la nostra critica. La produzione controllata di sapere oggi tuttuno con la condizione di assoggettamento dei nuovi schiavi della comunicazione che svolgono vecchie e nuove professioni: nella formazione, nel giornalismo, nelle pubbliche relazioni, nel marketing e nella pubblicit, siano essi designer, copywriter, fotografi, registi, o che lavorino negli uffici stampa, nelleditoria cartacea e nelle professioni Internet. E irreggimentando i comunicatori che la comunicazione e la cultura asservite alla logica spettacolare dei media diventano subalterne allaudience intesa come fonte di profitto. E con il ricatto della precariet che si produce conformismo e censura preventiva. Non c bisogno di essere marxisti per capire che la comunicazione una merce che foraggia il sistema dei media che fa vendere le merci, con tutto quello che ne consegue: omologazione verso il basso dei gusti e dei comportamenti, contaminazione dei generi, produzione di consenso. Che fare? Anzitutto prendere coscienza di questa situazione, non considerarla ineluttabile, ma collegarsi, connettersi, resistere. Come? Mobilitandosi. Sul web e fuori. Nelle scuole e nei centri sociali. Attraverso lauto inchiesta, con la ricerca, per comprendere come la comunicazione sia fabbrica e recinto
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e che a dispetto della grande disponibilit di mezzi per comunicare si comunica poco e male. Perch manca quellaspetto di tessitura relazionale, di costruzione collettiva del significato che lessenza della comunicazione. (http://www.precaria.org/wikistrike.html) Poi per la parola deve passare alla politica che deve essere capace di fare proposte nette, come quella di un reddito garantito per gli intermittenti dello spettacolo, come quella di facilitare laccesso alle professioni dellinformazione ridiscutendo il ruolo degli ordini professionali, o studiando un sistema di ammortizzatori sociali per arti, mestieri e professioni che sono per natura basati sullapprendimento continuo e si ricreano incessantemente nei circuiti della relazione sociale. Altro che riduzione di stipendio, libert di licenziare e guerre fra poveri: tempo di chiedere pi tempo, pi soldi, pi diritti per chi lavora nella produzione di cultura e comunicazione. Sabotaggio Nella gara tra segretezza e verit vincer sempre la verit. Ma la verit, come la libert, per gli hacker un concetto binario: o c o non c. Questo quello che credono molti sostenitori italiani di Wikileaks. La galassia hacker coagulata intorno a Wikileaks lo fa in omaggio al noto adagio delletica hacker information wants to be free. Wikileaks diventato un baluardo dellinformazione, non perch senza macchia e senza paura, ma perch difende il diritto fondamentale di rendere trasparenti notizie che contribuiscono a formare lopinione pubblica.
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Alla spy story di Assange si poteva reagire in molti modi diversi, e gli hacker italiani ne hanno scelti due. Il primo stato supportare loperazione Payback attaccando i siti che hanno provato a togliere il terreno sotto ai piedi del progetto trasparenza di WL Amazon, eBay, le Poste svizzere. Il secondo tipo di strategia stato quello di replicare le informazioni di Wikileaks allinfinito come hanno fatto hacker e attivisti italiani riuniti intorno a Indymedia facendone un mirror (http://wikileaks.italy.indymedia.org) o creando sistemi simili ma decentrati come Openleaks e Globaleaks. I guerriglieri della libert non dormono mai.

TEATRO VALLE: UNISTITUZIONE DAL BASSO di Andrea Gropplero Il 14 giugno 2011, noi lavoratrici e lavoratori dello spettacolo abbiamo occupato il Teatro Valle. Con la radicalit di questa azione abbiamo voluto affermare lurgenza di portare la cultura nella sua accezione pi ampia tra i beni primari, come laria, come lacqua, come la giustizia sociale. tempo di capire e moltiplicare il significato profondo dellinsurrezione culturale per i beni comuni. La nuova frontiera dei beni comuni lorizzonte della lotta dura e radicale, che le comunit e i cittadini autoorganizzati dal basso vedono come unica possibilit di liberazione da una politica succube della finanza e delle scelte di BCE, Fondo Monetario e Commissione Europea. Ci organizziamo dal basso perch non ci riconosciamo in quella sinistra prudente che condivide molte responsabilit del depotenziamento della democrazia nel paese, dove le modifiche costituzionali vengono dettate dalla necessit di compiacere la finanza casin. Il bene comune non va confuso con il bene pubblico in quanto il processo di lotta, di insurrezione della cittadinanza che vuole sottrarre alla dicotomia pubblico/privato un bene che ritiene primario. Oggi necessario occupare il pi antico teatro di Roma per salvarne la storia e restituirlo alla cittadinanza come bene comune. Mentre la legge, come nel caso della manovra finanziaria, dettata dai mercati, si afferma la distanza tra ci che formalmente legale e ci che legittimo. Occupando il Valle ci siamo assun209

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ti le responsabilit necessarie per riaffermare la centralit dei diritti. Il 20 ottobre il Teatro Valle occupato si spinto oltre, presentando la bozza condivisa di statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, di fatto proponendosi come istituzione dal basso. Una bozza di statuto consultabile e modificabile on line, che presenta una gestione partecipata del Teatro attraverso lazionariato popolare, escludendo la politica politicante dalla gestione diretta, affidando allassemblea e solo allassemblea la scelta degli organi direttivi secondo il principio di una testa, un voto. Un teatro di chi lo fa vivere, di chi lo attraversa col corpo, e infatti i soci comunardi devono partecipare alle assemblee di gestione e garantire la presenza nelle diverse fasi di gestione del Bene Comune. Un teatro aperto 24 ore che pensa ad uno spettatore attivo, attraverso la direzione artistica turnaria e la formazione del pubblico, dei cittadini e dei professionisti. Un centro per le drammaturgie del contemporaneo e un comitato di lettura condivisa delle opere che la cittadinanza vorr inviare. Listituzione dal basso potenzia la lotta nei movimenti maturi, che cio riescono a non coincidere interamente con listituzione da essi creata. La deriva identitaria dei movimenti che cercano una totale coincidenza delle pratiche con le istituzioni da esse determinate rischiano una ingessatura della capacit propulsiva delle lotte. La vocazione dei movimenti globali nel moltiplicare le istituzioni di lotta mantenendo una forma fluida e non identitaria dei processi di liberazione. I Beni Comuni che insorgono in una loro definizione giuridica nuova, spostano il diritto nella criticit del sistema creando conflitto, sono istituzioni dellim210

prudenza che nascono da movimenti che rivendicano limprudenza come dovere politico. Bene Privato, Bene Pubblico, Bene Comune La definizione di Bene Comune si pu ad oggi desumere solamente dalle lotte dei cittadini che privati di uno spazio di democrazia lo ricollocano come bene primario. Si tratta del conflitto tra lingiustizia o il vuoto del Diritto e la legittimit della moltitudine nel diretto riappropriarsi di ci che ecologicamente gli appartiene. Si tratta di una forma fluida, determinata da corpi che attraversano uno spazio nel tempo e contro la legge costruiscono istituzioni dal basso. I movimenti della primavera italiana pongono un nuovo problema attorno ai Beni Comuni che riguarda non solo i beni pubblici, ma anche i Beni Privati di utilizzo pubblico che vengono sottratti alla collettivit. Il general intellect sposta oggi lasse della produzione nellimmateriale e nei linguaggi, ridefinendo luomo lavoro nella complessit dei sistemi produttivi globali, in quanto processi linguistici e immateriali. Il general intellect negli ultimi mesi in Italia si organizzato attorno alla ridefinizione del sapere e della produzione di linguaggi, come spazi di democrazia e di liberazione dalla tenaglia del capitalismo finanziario. In questo quadro, le esperienze pi significative della primavera italiana sono state: le lotte della Val di Susa contro lesproprio da parte dello Stato del Bene Comune natura e territorio in funzione di unopera inutile e dannosa come la TAV; loccupazione a maggio 2011 del Cinema Palazzo, dove un intero quartiere di Roma si oppone
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alla trasformazione di uno storico cinema di propriet privata in un casin, lo occupa e chiede la garanzia che quel Bene Comune cinema non possa cambiare destinazione duso; loccupazione, durante il Festival del Cinema di Venezia, del Teatro Marinoni, ad opera del Teatro Valle Occupato e del Sale Doks. Un teatro, il Marinoni, donato agli inizi del 900 dalla popolazione al Comune di Venezia come ricreatorio sociale e dal Comune venduto ad una societ privata che lo ha, di fatto, posto sotto lo scacco della speculazione edilizia. Sono tre esempi della lotta degli ultimi mesi che insieme compongono un nuovo ragionamento sulla natura pubblica della propriet privata. In questo senso importante analizzare i fatti di Bologna seguiti alloccupazione del Cinema Arcobaleno nelle scorse settimane. L11 novembre 2011, a Bologna, un corteo di 1.500 persone, giunto in piazza Maggiore, si riappropria del Cinema Arcobaleno di propriet di un privato. Un cinema che il proprietario teneva chiuso da un decennio, in attesa di un cambio di destinazione duso. Dopo il rifiuto del sindaco ad incontrare gli occupanti per sentirne le ragioni e le proposte, il prefetto ne ha ordinato lo sgombero. formalmente legale che un privato privi la cittadinanza di un cinema storico nel centro di una citt, in attesa di tempi migliori in cui speculare, quanto legittimo e giusto che una comunit di cittadini rivendichi quel luogo di cui stata privata come un proprio bene di cui vuole farsi carico e prendersi cura. La battaglia sui Beni Comuni si gioca nel conflitto tra ci che formalmente legale e ci che legittimo, attraverso lim212

prudenza dellazione politica che vuole riaffermare la centralit dei diritti. Dispositivo creativo e dispositivo politico La comunit di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che il 14 giugno ha occupato il Valle fisiologicamente da subito, avendo occupato un teatro si posta il problema della necessaria dualit tra dispositivo politico e dispositivo creativo. Allinizio, proprio la scelta di non esibirsi in quanto occupanti sul palcoscenico del Valle ha determinato la magia di una programmazione flusso, un getto continuo di brevi spettacoli e contributi di varia natura che i colleghi sodali e solidali mettevano in scena per sostenere con la loro partecipazione la lotta. Per giorni non abbiamo capito dove finiva il dispositivo politico e dove cominciava il dispositivo creativo, e non lo capivamo perch ce lo avevamo sotto gli occhi, cio coincidevano, erano esattamente la stessa cosa. Lo erano prima di noi, pur essendo la nostra espressione pi pubblica. Un dato, non una cosa che abbiamo scelto ma che abbiamo trovato tra le pieghe del nostro essere in lotta. Abbiamo cos teorizzato che il palcoscenico era il cuore delloccupazione e le assemblee e i momenti di autoformazione e le commissioni ne erano il cervello. Si tratta comunque di un solo corpo, fatto di centinaia di corpi e di relazioni che di quel luogo hanno preso possesso. Una energia imprudente ed eccessiva che diviene forma fluida di lotta nel suo restituirsi alla comunit. Abbiamo persino pensato che il dispositivo politico fosse in s un dispositivo creativo, prima di capire che pur essendo parti dello stesso organismo, queste sono
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separate e luna potenzia laltra. Potenziare come lo intende Spinoza, cio poter fare. Gesto e forma nelle lotte I movimenti del 99% in tutto il pianeta hanno compiuto gesti (azioni) che grazie al costante attraversamento dei corpi in uno spazio dato, nel tempo, hanno determinato forme di lotta fluide ed in questo consiste la loro grande forza, reale, mediatica, politica. Forme di lotta fluide e relazioni agili e profonde, nella piena consapevolezza che la lotta senza quartiere al capitalismo finanziario non ha per obiettivo semplicemente gli uomini chiave di questo sistema, quanto i software, le routine che autogenerano i meccanismi di rapina della finanza casin. La componente nascosta dei movimenti del 99%, la parte clandestina, i gruppi di partigiani non sono certo i fantomatici black block che distruggono un bancomat, quanto quellesercito di softwaristi che nei prossimi mesi si impadronir dei documenti sensibili delle transazioni finanziarie e li pubblicher on line. Il general intellect che dichiara guerra al finazismo lo far in due modi: generando un effetto wikileaks nella finanza casin e riappropriandosi nel tempo, con un costante attraversamento dei corpi e delle relazioni, di ogni spazio di conoscenza e di linguaggio minacciato dal profitto e dalla privatizzazione. Nella New York anni 80 se i graffitisti non fossero stati inseguiti dai gendarmi nelle metropolitane, trovando luoghi dove mettersi in salvo, respirare insieme e nel tempo organizzare i loro segni, i graffiti non sarebbero diventati una forma di arte e di lotta nelle metropoli del mondo, quanto un semplice ed estemporaneo gesto di insofferenza metropolitano.
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Del resto, se al Teatro Valle avessimo occupato come azione dimostrativa per soli tre giorni, come era previsto il 14 giugno, avremmo lanciato un segno, anche importante, ma non avremmo determinato una forma di lotta fluida in cui il cuore il palcoscenico (la barricata pi esposta), e il cervello tutto intorno, nella attivit assembleare, nei gesti di lotta, nei momenti di autoformazione e nella ricerca di produrre contagio. Possiamo dire che il dispositivo Valle Occupato, al netto di tutto, Beni Comuni compresi, una forma di lotta fluida grazie a quattro elementi: lazione radicale, i corpi/relazioni, lo spazio definito, il tempo. Se volessimo azzardare una definizione della forma di lotta Valle, che per vale anche per Puerta del Sol e Zuccotti Park, e per loccupazione della Irisbus in Valle Ufita, per Fincantieri e Val di Susa, sarebbe: azione radicale di corpi e relazioni in uno spazio dato, nel tempo. Si sa che le formule non determinano altro che le forme, ma dietro a queste c il lordo dei contenuti e gli obiettivi che rendono la lotta del Valle vera. Nel prossimo periodo, dopo i teatri e i cinema, con archeologi ed ingegneri, studenti e ricercatori, occuperemo quei siti archeologici abbandonati a se stessi, li metteremo in sicurezza, documenteremo il loro stato di abbandono e ce ne prenderemo cura per restituirli al mondo a cui sono ecologicamente conferiti. Con i medici e il personale sanitario, occuperanno ospedali per offrire il servizio necessario alla salute Bene Comune, fuori dalle regole del profitto, della speculazione e della privatizzazione. Insomma, in un futuro prossimo dovremo fare davvero molte cose. Dovremo portare la comunicazione alla maggioranza
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della popolazione, quella che non va alle dimostrazioni, e va al supermercato, al cinema, a teatro, a messa, a scuola, alla stazione, in banca, preoccupata e un po mesta. Dovremo andare nei supermercati, nei cinema, nei teatri, nelle chiese, nelle scuole, nelle stazioni e nelle banche. Sederci insieme ad altri venti o cento o mille e ascoltare le frasi di una lavoratrice precaria o di un ricercatore che dice le ragioni degli sfruttati. E ogni frase dovremmo ripeterla ad alta voce con altri mille, in un megafono umano che si diffonde, sapendo che in unaltra banca un altro supermercato sta accadendo la stessa cosa. Dovremo andare alle inaugurazioni dellanno accademico e alle riunioni del consiglio comunale e del consiglio di amministrazione della banca e dellazienda e dichiarare che fin quando non si sottrarranno allordine di sterminio che viene dalla Banca Centrale impediremo loro di agire, di legiferare, di contribuire al crimine. Dovremo aprire la porta di qualche edificio vuoto di propriet vaticana o di una compagnia di assicurazione e renderlo accessibile alla massa crescente di coloro che non hanno casa. Dovremo fare un censimento di tutti gli immobili di propriet del demanio, del senato e della camera e renderle pubbliche, e quindi disporle ad una libera occupabilit, perch soggette a una prossima speculazione e privatizzazione. Dovremo occupare la RAI per affermare che il servizio pubblico un Bene Comune e tenere loccupazione fino a quando il consiglio di amministrazione non sar eletto direttamente dai cittadini. Dovremo circondare la cassa depositi e prestiti e non mollare lassedio fino a quando la sua vocazione di banca del Bene Comune non sar compiuta ed effettiva.
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Dovremo occupare le strade metterci dei grandi tavoli e organizzare mense popolari, dove ciascuno paga il pasto con quello che pu sborsare. Mangiare insieme costa meno e permette di riattivare i circuiti anchilosati dellacting out solidale. Dovremo costruire delle strutture della sopravvivenza (ristoranti popolari, case collettive, strutture di autoformazione) che ci permettano di sottrarci al debito materiale della miseria e al debito simbolico della solitudine, insomma ci permettano di cominciare a vivere. Leffetto della devastazione e del cinismo della classe dominante stato quello di rimettere in moto una dinamica sociale che da oltre ventanni era congelata, paralizzata, disgregata, polverizzata. Il corpo collettivo della societ ha ricominciato a muoversi. linizio di un esorcismo di massa contro la depressione e contro lisolamento: lesistenza precaria e intermittente si fa gioia frugale di corpi che si accarezzano, e si connette al lavoro cognitivo: attori, studenti, ricercatori, insegnanti, tecnici, medici, ingegneri e poeti, fino ai programmatori del software proprietario e finanziario che presto inizieranno dallinterno il lavoro di sabotaggio. Le occupazioni nei prossimi mesi prolifereranno, diverranno luoghi di aggregazione di un precariato diffuso che ha bisogno di riconoscersi, organizzarsi, e iniziare il processo di appropriazione della ricchezza che ci stata sottratta.

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IL SUICIDIO
di Franco Berardi Bifo
Una compagnia ferroviaria giapponese ha deciso di installare grandi specchi lungo le pensiline della stazione di Tokyo. Lidea che i disperati che decidono di farla finita possano avere un ripensamento guardando la loro immagine riflessa. La East Japan Railways trasporta 16 milioni di passeggeri al giorno. Nellultimo anno se ne sono suicidati 212.

La notizia di qualche anno fa, nel frattempo il numero dei suicidi, nonostante gli specchi nella metropolitana, ha continuato a salire, a Tokyo come a Hyderabad, a Tunisi come a Shenzhen, ad Atene come a Parigi. In India secondo il National Crime Records Bureau, tra il 1995 e il 2010 si sono uccisi 256.913 contadini, oltre un quarto di un milione di esseri umani che hanno preferito impiccarsi piuttosto che tollerare lumiliazione la violenza la fame che il regime feudale intrecciato con la dittatura bancaria impongono alla popolazione delle campagne indiane. E in Cina nellanno 2010 unondata di suicidi si scatenata nelle fabbriche in cui lo sfruttamento raggiunge livelli bestiali, togliendo agli operai il sonno e la speranza. La East Japan fa bene a mettere dei grandi specchi, ma non per questo la gente eviter di spiaccicarsi sulle rotaie dopo aver guardato la propria faccia disperata nello specchio. La disperazione tende a divenire il sentimento predominante nelle societ di tutto il mondo. Questo il
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risultato di trentanni di competizione, di stress economico, di miseria esistenziale e di iperlavoro. Possiamo considerare il suicidio come una forma di azione sociale, o addirittura come una forma di lotta? Io credo senzaltro di s. In primo luogo il suicidio una forma di azione efficace, in quanto ottiene con certezza il suo obiettivo: por fine allinferno in cui il capitalismo, la violenza politica economica e finanziaria hanno sequestrato la grande maggioranza dellumanit. Inoltre bisogna pur riconoscere che negli ultimi anni i disperati hanno imparato una cosa nuova: che le armi sono facilmente reperibili sul mercato (i governi liberisti hanno fatto tutto il possibile per liberalizzarne il commercio), e con un gesto solo si possono ottenere due scopi che danno uno sbocco alla disperazione: lo scopo di eliminare il proprio dolore la propria frustrazione la propria disperazione, e al tempo stesso lo scopo di vendicarsi, in una societ in cui ogni essere umano nemico di ogni altro. Il suicidio non affatto una scelta irragionevole. la scelta pi razionale per chi vive in una situazione di assoluta disperazione. Quanti vivono in una situazione di disperazione? Quanti vivranno in una situazione di disperazione nei mesi e negli anni a venire? Quanti decideranno di togliersi la vita? E quanti decideranno di unire lutile al dilettevole, imbottirsi di tritolo, o portare una fialetta di sarin nella borsetta, prima di intrufolarsi nella sala daspetto della stazione allora di punta, o negli uffici di una compagnia di assicurazioni? Potremmo risalire a Catone, colui che libert va cercando ch s cara, oppure a Seneca che dopo aver scritto saggi sulla brevit della vita, sullozio, sulla sere219

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nit dellanimo e sulla felicit, alla fine decise di togliersi la vita piuttosto che piegarsi allindegnit e allumiliazione. Per quanto possa apparire retorico, vale la pena ricordarsi sempre che chiunque pensi che morire peggio che vivere da schiavo, certamente vivr da schiavo e morir da schiavo, mentre chi pensa che vivere da schiavo sia peggio che morire, ha buone probabilit di vivere da uomo libero, o di morire da uomo libero. Nel 1904 gli olandesi stavano colonizzando lisola di Bali, dopo avere sottomesso gran parte dellarcipelago indonesiano. Bali resisteva perch non era facile domare lo spirito di indipendenza della popolazione, legata alla tradizione induista e orgogliosa della propria diversit. Si verificarono alcuni incidenti e alla fine gli olandesi attaccarono il palazzo reale a Denpasar. Vestito di bianco il raja e la sua corte composta da oltre 300 giovani aristocratici dellisola mossero incontro agli olandesi, camminando lentamente senza curarsi delle pallottole, fino a quando, giunti a poca distanza dagli aggressori, tutti gli uomini che seguivano il re estrassero le loro spade e se le conficcarono nel petto, compiendo un suicidio rituale che nella lingua balinese si chiama puputan. Nelle epoche passate il suicidio era un mezzo per sottrarsi alla vergogna allumiliazione allintollerabile sofferenza. Ma oggi il suicidio pu essere anche un atto di guerra efficace. Il suicida micidiale martire, testimone di una violenza cos insopportabile da condurre a cercare la morte, e al tempo stesso guerriero invincibile. Come si pu sconfiggere chi ha deciso di usare la propria morte come unarma? In una pagina di Mille plateaux, Deleuze e Guattari definiscono il fascismo con questa frase: fascismo quando si nasconde una macchina da guerra in ogni
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nicchia. Negli ultimi trentanni, da quando il dogma universale delleconomia della vita delleducazione diventata la competizione, le macchine da guerra sono disseminate in ogni piega della vita quotidiana. Competere per il lavoro, per avere un aumento salariale a spese di qualcun altro, per ottenere privilegi o per conservarli. Competere per essere il primo nella graduatoria tra sfigati che aspirano allo stesso malpagato posto di lavoro. La competizione stata esaltata come valore meritocratico insostituibile. Il risultato sotto i nostri occhi: non soltanto si allevata una generazione di incompetenti ignoranti che sono per super-addestrati nellarruffianarsi, e nellaccoltellare il vicino per avere il suo posto. Non soltanto: si anche diffuso un sentimento di invidia, di aggressivit, di odio di tutti verso tutti che favorisce naturalmente gli sfruttatori che in questa situazione possono mettere gli uni contro gli altri e succhiare il sangue a tutti quanti a turno. Il neoliberismo si rivelato cos la forma pi perfetta di fascismo: si nascondono macchine da guerra in ogni nicchia, e siccome in queste condizioni la vita diventa nervosa, aggressiva, violenta e pericolosa, ecco che si crede di poter affrontare il problema in termini di sicurezza. Apartheid generalizzato. Securizzazione. Una piccola parte dellumanit (i ricchi) si rinchiude in circuiti cablati, capsule pressurizzate video sorvegliate per proteggere lagiatezza e la propriet. Tutti gli altri fuori, a cercare i mezzi per la sopravvivenza trovandoli sempre meno, impossibilitati ad accedere ai luoghi nei quali la ricchezza si accumula. Per sarebbe bene sapere che quanto pi sofisticate si fanno le tecniche di sicurezza tanto pi sofisticato diviene lattacco alla cittadella virtuale.
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La sicurezza non pu rassicurare nessuno, perch essa vuol dire esattamente il contrario di quello che promette. La sicurezza il panico. Tutto ci che luomo costruisce per la sicurezza un altro uomo pu eludere distruggere superare. Perci la sicurezza una trappola. Questa la vera lezione dell11 settembre. Ma il ceto dirigente globale ha fatto finta di non capire affatto, e dall11 settembre del 2001 in poi si risposto al terrore con un perfezionamento assolutamente inutile dei sistemi di controllo: una macchina da guerra in ogni nicchia. Fascismo paranoico e inefficace. Cosa accaduto precisamente l11 settembre del 2001? Tutti rispondono: un atto di terrorismo. Io non credo che questa sia la risposta giusta. La distruzione del World Trade Center non fu anzitutto un atto di terrorismo, ma fu anzitutto un atto di suicidio. Diciannove giovani arabi decisero di togliersi la vita e si dedicarono disperatamente, paranoicamente, devotamente a questo gesto. Tutto il resto viene dopo. Chi cerca di capire quel che accadde l11 settembre 2001 (e in molte altre occasioni simili) ignorando il contenuto di sofferenza psichica e disperazione implicito nel gesto dei terroristi, e proponendo come unica soluzione un aumento delle tecniche securitarie non in grado di capire nulla, e non in grado di risolvere nessun problema. Per capire il terrorismo occorre partire dalla disperazione, dallodio assoluto per la vita propria ed altrui. E se si vuole affrontare efficacemente il problema del terrorismo e della violenza non alla repressione n alla sicurezza che occorre pensare, bens alla sofferen222

za e alla terapia. Prima o poi forse occorrer cercare lamicizia piuttosto che la sicurezza, o forse gi troppo tardi, e per questo si costruiscono cancelli sempre pi inutilmente alti. Ma il nemico gi dentro. Subito dopo l11 settembre del 2001 si moltiplicarono gli attacchi suicidi, fino a diventare un vero e proprio movimento. Wafa Idris si fece esplodere il 27 gennaio del 2002 a Gerusalemme dopo aver portato allinferno con s un soldato israeliano. Aveva 15 anni. Moura Shalhoub il 25 febbraio attacc con un coltello un posto di blocco israeliano a Tulkarem, e venne uccisa. Aveva 16 anni. Darin Abu Aisha si fece esplodere con la dinamite a Maccabin, ferendo tre israeliani. Aveva 21 anni. Ayat Al Akhras si fece esplodere a Gerusalemme allentrata di un supermercato nel giorno di Pasqua, portando allinferno con s due israeliani, una guardia che sorvegliava lingresso e una donna che andava a fare compere. Aayat aveva 16 anni. Negli ultimi giorni della sua vita andava continuamente a visitare la sua amica Ilijat, una coetanea palestinese che aveva perso un occhio durante una manifestazione. I poliziotti israeliani le avevano sparato una pallottola di gomma che laveva ridotta semi-cieca. Nei territori palestinesi occupati dagli israeliani del tutto ovvio che migliaia di persone desiderino la morte, e intendano trasformare la propria morte in occasione per vendicarsi di un nemico spietato e razzista, come sono i coloni israeliani. Gli sciacalli di Hamas dichiarano di avere pronti martiri per i prossimi ventanni. Sharon, Netanyahu,
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Liebermann e il gruppo dirigente nazista di Israele hanno preparato il terreno al suicidio di massa. Ma il suicidio micidiale non un comportamento legato a forme particolari di fanatismo, o alle particolari condizioni della Palestina. Secondo lOrganizzazione Mondiale della Sanit il suicidio la prima causa di morte delle persone che hanno unet compresa tra 15 e 35 anni. Nella prossima generazione, affettivamente deprivata ed economicamente depredata, il suicidio destinato a diffondersi e ad avere sempre pi spesso caratteri micidiali. Del resto il suicidio la pulsione predominante della intera civilt occidentale. Quando il petroliere Bush si install alla Casa Bianca nellanno 2000 la sua prima azione consistette nel rinnegare gli accordi di Kyoto, che prevedevano una riduzione delle emissioni velenose nellatmosfera. Negli anni successivi, mentre la guerra infinita infuriava, mentre i ghiacciai del pianeta si scioglievano, il deserto avanzava sulle terre emerse e il costo dei beni alimentari aumentava fino a riproporre lo spettro della fame per un quinto della popolazione terrestre la probabilit di giungere a politiche di riduzione delle emissioni inquinanti molto bassa. Durante il vertice sul global warming del 2009 Copenhagen venne ribattezzata Nopenhagen perch a tutti apparve chiaro in quelloccasione che i paesi occidentali erano troppo preoccupati dallimminente crollo finanziario per occuparsi di salvare le condizioni di vivibilit del pianeta, e i paesi di recente industrializzazione erano troppo assorbiti dallo sforzo di recuperare il terreno perduto nei confronti degli occidentali per essere disposti ad ascoltare gli scienzia224

ti che prevedono un irreversibile collasso dellequilibrio ecologico. Dall11 settembre del 2001 nelle viscere psichiche della razza umana ha preso forma la mitologia definitiva: quella del suicidio di massa. Ma cosa il sacrificio? render la propria vita sacra, cio almeno degna, non in un senso religioso, sublimato. Chi stato costretto a vivere una vita umiliata, misera, chi ha avuto la vita sporcata dalla violenza quotidiana, pu vedere nella morte lunica speranza di sacro. Un ragazzo pu decidere di uccidersi perch quella lunica azione che gli permetta di affermare la sua dignit. Questo il punto di non ritorno a cui la civilt capitalistica ha portato lumanit. Il punto di non ritorno stato superato. Negli ultimi anni il suicidio dilaga come un virus psichico, come un virus comportamentale. Dieci anni fa i capi degli Stati occidentali lanciarono la guerra contro il terrorismo. difficile immaginare una cosa pi imbecille e criminogena. Linfelicit, la miseria, lumiliazione sono aumentati a vista docchio, moltiplicando il numero dei suicidi micidiali. LOccidente sprofondato nellabiezione e gli eserciti ultra-potenti sono stati sconfitti e ricacciati indietro da eserciti ultra-impotenti, ma proprio per questo invincibili: gli eserciti del suicidio.

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FORME DI SCAMBIO ALTERNATIVE AL DENARO di Bifo e Lucia Berardi Debito e assolutismo finanziario La finanza il livello pi astratto della simbolizzazione economica, punto di arrivo di un lungo processo di progressiva astrazione che cominci con lindustrializzazione capitalista. Marx parla di lavoro astratto nel senso di una crescente distanza dellattivit umana dalla sua utilit concreta, ma nellambito del capitalismo lapplicazione delle facolt e dei saperi umani ridotta al modo in cui si pu ottenere uno scopo astratto: laccumulazione di valore monetario. Ciononostante, nella sfera del capitalismo industriale la produzione di beni utili era condizione necessaria per realizzare il processo di valorizzazione: se si voleva produrre valore astratto occorreva produrre cose utili, nelle quali la possibilit di ricavare profitto si doveva incarnare necessariamente. Non accade pi cos oggi, nella sfera del semiocapitale. Nellambito delleconomia finanziaria laccumulazione non passa pi attraverso la produzione di beni utili, ma va diretta alla sua finalit finanziaria: estrarre valore dalla pura circolazione di denaro, dalla virtualizzazione della vita e dellintelligenza. Finanziarizzazione e virtualizzazione della comunicazione sono due processi naturalmente collegati: grazie alla digitalizzazione degli scambi la finanza divenuta un virus sociale che si diffonde dovunque trasformando le cose in simboli. La spirale simbolica della finanziarizzazione succhia e assorbe il mondo delle realt fisiche, delle competenze e dei saperi concreti. La
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ricchezza concreta degli europei, ad esempio, svanisce nel buco nero della pura distruzione finanziaria. Una distruzione che non ha pi nulla della distruzione creativa di cui parlava Joseph Schumpeter, perch nulla vi si crea, mentre la classe finanziaria espropria il prodotto della forza lavoro e dellintelletto generale. Nel 1996 Jean Baudrillard diceva che il debito in espansione perenne era scomparso dalla scena del mondo per orbitare al di sopra dellatmosfera terrestre.
Un cartello elettronico in Times Square mostra il debito pubblico americano, un numero astronomico di alcuni miliardi di dollari che cresce al ritmo di 20.000 dollari ogni secondo. In effetti questo debito non sar mai pagato. Nessun debito sar mai pagato. Il conteggio finale non lo far mai nessuno. Gli Stati Uniti gi adesso non sono pi in grado di pagare e questo non avr nessuna conseguenza di nessun tipo Non ci sar un giudizio finale per la bancarotta virtuale. Quando guardiamo al cartello elettronico con i suoi numeri volanti si ha limpressione che il debito sia destinato a volare via nella stratosfera, come una galassia che svanisce nel cosmo. Il debito circola nella sua orbita con una probabilit molto scarsa di potere un giorno ricadere su di noi.

Contrariamente alla previsione di Baudrillard, quella possibilit che a lui sembrava molto lontana si invece realizzata disastrosamente: il debito ripiombato sulla terra, e adesso sta funzionando come la condizione per lastrazione finale che si concretizza come una spirale predatoria. La vita trasformata in tempo finalizzato a pagare un debito metafisico. Vita intelligenza gioia respiro, tutto quel che definisce la vita
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umana viene sacrificato pur di pagare il debito metafisico. Per la sua stessa natura il debito possiede un aspetto fisico, e un aspetto immateriale. Il debito essenzialmente un atto di linguaggio, una promessa (ti restituir quello che mi hai prestato). E in quanto atto di linguaggio il debito immateriale. Ma quando gli abitanti della vecchia citt industriale facevano questo gesto semiotico di promettere la restituzione, essi facevano riferimento ad entit fisiche molto concrete. Il denaro era il significante che stava a significare case, bestiame, e ogni genere di beni materiali. Nellepoca tardo-moderna, invece, la sfera finanziaria acquista un carattere ontologicamente autonomo, che possiamo definire metafisico, in quanto non implica pi alcun riferimento ai beni materiali o ad atti fisici di trasformazione. Si riferisce unicamente alla sfera dello scambio semiotico: auto-valorizzazione del denaro. Lautonomizzazione della sfera finanziaria fondata sulla trasformazione del debito in unentit puramente linguistica, sia informativa che psichica e relazionale. Non pi bestiame, n case, n cibo sono il significato di questo significante, ma solo astratto potere. Questo ci che Baudrillard chiamava orbitalizzazione del debito, solo che alla fine questo debito metafisico ripiombato sulla terra, e per imporci di pagarlo a tutti i costi la classe finanziaria (la classe virtuale, astratta, metafisica che vive succhiando il sangue concreto dellumanit reale come unidrovora, come un buco che trasforma in nulla tutto ci che esiste nella vita reale) inizia a depredare le risorse e le energie della vita sociale. Il carattere apparentemente indiscutibile come se si trattasse di un evento naturale invece che di un accordo linguistico, degli automatismi tecno-finanzia228

ri collegati alla dinamica del debito ha determinato linstaurazione di un vero e proprio sistema di governo assolutistico che ha sottomesso la societ e la politica. In Europa lassolutismo finanziario si manifestato con la cancellazione della democrazia e la presa di potere da parte di funzionari che esprimono direttamente il potere finanziario. Quando Georgy Papandreou, trovandosi di fronte allennesimo diktat della BCE, ha proposto di sottoporre a referendum le misure di austerit che gli venivano imposte, nel giro di una sola giornata stato spazzato via da una reazione violentissima dellintero sistema politico e giornalistico dEuropa, fino al punto di doversi dimettere lasciando il posto a un funzionario della corporation finanziaria Goldman Sachs. Lo stesso si verificato in Italia poco tempo dopo. Da oltre un decennio Silvio Berlusconi aveva dato prova di incompetenza, corruzione e conflitto di interessi, ma nessuno dei grandi poteri europei aveva tentato di rimuoverlo fin quando a far le spese del berlusconismo era la societ italiana. Non appena ci si resi conto del fatto che il premier eletto dalla maggioranza dei cittadini italiani non era in grado di imporre le misure di austerit proposte dalla classe finanziaria europea, nellarco di poche settimane stato sostituito da un funzionario della corporation finanziaria Goldman Sachs. Ma come si pu reagire alloppressione e alla devastazione quando gli strumenti della democrazia si rivelano totalmente annichiliti dallassolutismo finanziario? Si pu considerare la lotta armata come una forma di azione eticamente e politicamente legittima quando le forme della democrazia sono sostituite dallassolutismo e dallautoritarismo. Ma di fronte allastratto pote229

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re finanziario la lotta armata e le forme tradizionali di azione politica sovversiva si rivelano del tutto inefficaci. Non esiste pi alcuna sede fisica o politica di concentrazione del potere, perch il potere finanziario disseminato e diffuso nella sfera immateriale tecno-linguistica dellinterconnessione tra le istituzioni bancarie. Come agire dunque, per rendere possibile lautonomia sociale dalla dittatura finanziaria e dai suoi effetti di devastazione? Il che fare dellInsolvenza Il discorso sulla democrazia concluso. Capitalismo finanziario e democrazia sono incompatibili. La democrazia stata cancellata e qualsiasi scelta politica che presupponga lesistenza della democrazia va considerata da questo momento in avanti come collaborazione con la dittatura finanziaria. Viviamo ed agiamo nella sfera di una dittatura feroce, seppure impersonale, anzi tanto pi feroce in quanto impersonale. Lazione deve quindi assumere il carattere dellesodo, dellabbandono dello spazio dominato dalla dittatura, e dellappropriazione. Per questo loccupazione la forma generale dellazione. Occupare significa al tempo stesso: compiere un gesto simbolico di denuncia, mettere in moto un processo di riattivazione della solidariet e riappropriarsi di qualcosa che necessario per la sopravvivenza. Ma lappropriazione deve diventare il paradigma dellespansione del movimento, manifestazione specifica dellinsolvenza. Insolvenza significa costruzione delle strutture della sopravvivenza (ristoranti popolari, case collettive, strutture di autoformazione) che ci permetteranno
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di sottrarci al debito materiale della miseria e al debito simbolico della solitudine, insomma ci permetteranno di cominciare a vivere. Insolvenza significa anche rifiuto di pagare il debito simbolico che fa del capitale lorizzonte insuperabile dellazione sociale: rifiuto di subire e riconoscersi nella semiotizzazione finanziaria del mondo, sperimentazione di altre semiotiche, altre forme di organizzazione del territorio, della produzione, della vita quotidiana. In particolare dobbiamo sviluppare quelle forme di azione, che gi hanno cominciato a manifestarsi, e che puntano a disarticolare lo strumento monetario, anello centrale della catena dello schiavismo contemporaneo. Occorre sperimentare forme di scambio indipendente dal dominio monetario. Sappiamo che le ricchezze e le capacit produttive non mancano: lEuropa un continente ricco di potenza produttiva di beni e di competenze. E la capacit produttiva oggi utilizzata molto al di sotto delle sue possibilit, mentre i lavoratori vengono fatti lavorare un tempo esagerato, col risultato che molti sono disoccupati. Quel che manca alla societ il medium simbolico necessario per accedere alle ricchezze e ai servizi che noi stessi abbiamo prodotto e continuiamo a produrre. E questo accade perch i dogmi monetaristi e deflazionisti rendono il denaro un bene raro e producono scarsit laddove si d invece ricchezza. Perci ci proponiamo di creare uno strumento di comunit che consenta di ottenere merci e servizi che la comunit produce e di cui essa stessa ha bisogno. Dobbiamo stampare denaro. In molte maniere la societ deve dotarsi di uno strumento di scambio che
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le permetta di vivere in condizioni sempre pi indipendenti dal controllo che lassolutismo finanziario esercita sui suoi movimenti e sulle sue attivit. Dobbiamo partire dal principio delle banche del tempo: scambio di tempo utile allinterno della comunit. Ma il principio affermato dalle banche del tempo deve acquisire un carattere estensivo, e per far questo occorre produrre del circolante. Un medium simbolico che possa essere messo in circolazione come sostitutivo del denaro ufficialmente riconosciuto dallautorit monetaria, e che permetta di avere accesso a prodotti e servizi che oggi sono sequestrati dalle politiche recessive e deflazioniste del Dogma monetarista. Detto in soldoni: stamperemo dei BUONI (nel senso di cortesi, utili, equi, solidali, gustosi, saporiti) sui quali ci sar scritto: vale 1 EURO, oppure: vale 10 EURO, oppure: vale 20 EURO. Quali prodotti e quali servizi possono essere scambiati con questi buoni? Ovviamente non tutto perch i buoni avranno valore soltanto con chi accetter di riceverli a pagamento (parziale o totale) di un servizio offerto o di un prodotto scambiato. Si tratter di prodotti e servizi che ruotano allinterno di una comunit composta di artigiani, insegnanti, contadini a chilometro zero, yogin e psicoanalisti, parrucchieri, massaggiatori, aggiustatori di biciclette, idraulici elettricisti e cos via. Un insieme di persone che probabilmente conosciamo o comunque da cui gi ora acquistiamo prodotti e servizi e che sono in grado di soddisfare gran parte delle nostre necessit. Dato che i prodotti, oltre al lavoro, contengono una quota che deve essere acquistata con denaro ufficiale, nellatto dello scambio interno alla comunit si
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dovr scindere il prezzo in due parti: una parte verr pagata con Denaro Estraneo, ovvero danaro emesso dalla Banca Centrale, che andr a pagare i costi dei beni comprati allesterno della comunit. Una parte verr pagata con Denaro Intraneo (i buoni) che va a compensare il venditore che a sua volta potr usare i buoni di Denaro Intraneo per comprare altri beni e servizi interni alla comunit. Da domani dir al mio parrucchiere e al mio idraulico che gli pago il 75% in Denaro Estraneo, e il 25% in Denaro Intraneo. Se non accetta cambier parrucchiere o idraulico. E questo costituir quella spinta alla diffusione del sistema che manca alle Banche del tempo. Il Denaro Intraneo dotato di una spinta intrinseca: ciascuno interessato che si diffonda, poich interessato a spendere pi buoni (Denaro Intraneo) che Denaro Estraneo. Naturalmente la percentuale di Denaro Intraneo varier a seconda del tipo di prodotto o servizio, perch il costo di una mela conterr il lavoro ma anche la benzina per trasportarla, mentre una lezione di yoga conterr solo il costo della palestra, qualora il proprietario della palestra non rientri ancora nella comunit. Ma le percentuali di Denaro Intraneo ed Estraneo per prodotto o servizio muteranno in funzione dellestensione del circuito comunitario che accetter il Denaro Intraneo, fin quando lestensione della comunit coincider con linsieme delle necessit di acquisto. Questo sistema, come abbiamo detto, si pu considerare come unestensione del principio delle Banche del tempo rispetto alle quali ha per il vantaggio di indurre i partecipanti a espandere la comunit: ognuno dovr infatti proporre a coloro da cui acquista abitualmente di entrare a far parte del circuito. Il circuito non
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si limita a mantenersi ma tende a espandersi. Per rendere possibile ed estensibile questo sistema occorrer creare una lista dei produttori e dei fornitori di servizi che accettano di essere pagati parzialmente in buoni di Denaro Intraneo. Le istituzioni (Comuni, cineteche, sindacati, scuole, aziende di trasporto) andranno sollecitate ad entrare nel circuito del denaro comunitario attraverso vertenze e contrattazioni perch accettino buoni con i quali potranno pagare parte del loro stipendio ai loro dipendenti, in modo tale da permettere loro di accedere al mercato intraneo di comunit. Il sistema proposto ha anche la funzione di incentivare luso di prodotti locali che non includano ettolitri di petrolio nel loro costo. Forse lartigianato locale torner ad essere competitivo, poich linsegnamento da apprendere dalla CRISI deve essere anche una sobriet che ha a che fare pi con la decrescita che con la crescita, che oggi molti auspicano come unica medicina per la CRISI. Medicina amara assai, non solo per aver aumentato gli anni di lavoro per molti, ma anche perch ha fatto dimenticare che ancora pi grave della crisi finanziaria il surriscaldamento del pianeta, che la crisi finanziaria ha finito per relegare nel disinteresse e nelloblio. Questo naturalmente non esclude la produzione di denaro falso che perfettamente imiti (nei limiti del possibile) il denaro che viene utilizzato dalla classe finanziaria come strumento di impoverimento della societ. La produzione e linflazione di circolante, unito alla denuncia della funzione devastante del monetarismo pu diventare il piano pi efficace di azione contro la dittatura finanziaria.

Nota su DyndyBitcoin eccetera Il discorso sviluppato fin qui contiene elementi di fragilit concettuale di cui ci rendiamo conto perfettamente. Non crediamo infatti che lautonomia sociale dal dominio capitalistico si possa fondare unicamente sulla creazione di circuiti monetari alternativi o comunitari. Ma qui non stiamo ragionando sullalternativa sociale e meno che mai sul superamento del capitalismo da parte di una nuova totalit (socialismo, comunismo o chiss). Il tema dellalternativa di sistema sembra avere perduto efficacia e credibilit da quando la complessit sociale rende impossibile ogni discorso di tipo totalizzante. Quella che stiamo cercando non lalternativa di sistema, ma una via di fuga, anzi molte vie di fuga. Il denaro di comunit non altro che uno strumento per rafforzare forme di solidariet comunitaria e di scambio indipendente dal potere finanziario. Ed anche una metodologia che pu rendere possibile la sopravvivenza di comunit altrimenti destinate a soccombere nel processo di impoverimento della societ che la dittatura finanziaria sta provocando. interessante osservare che gli esperimenti e le ipotesi teoriche fondate sullipotesi di denaro indipendente dal circuito finanziario si stanno moltiplicando, sia in rete che nella vita sociale. Il sito dindy.net per esempio sta cercando di ripensare i problemi dello scambio monetario a partire da un modello di ecologia sociale basato sulle potenzialit del peer to peer. Riportiamo alcuni brani dai documenti che appaiono nel sito:
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Dal momento in cui il denaro diviene immateriale di fondamentale importanza creare una cartografia del territorio in cui la teoria e la politica monetaria si intrecciano con la tecnologia dellinformazione. La tecnologia di rete crea le condizioni per uno scambio peer to peer nel campo del sistema monetario stesso. Tutti coloro che appartengono a un sistema di scambio monetario potranno operare in un network p2p in cui le transazioni siano trasparenti... Questo aprir la possibilit di istituire un ciberspazio sociale giuridico ed economico in cui si potranno operare gli scambi monetari. Dobbiamo creare sistemi di scambio capaci di promuovere lindipendenza dal dominio del capitale e di favorire lautonomia dallobbligo di passare attraverso il sistema bancario per gli scambi tra flussi di attivit produttiva e di servizio. Questo fondamentale per lo sviluppo di istituzioni della cooperazione sociale al di fuori del dominio del capitale finanziario. Si tratta naturalmente di un processo asintotico, cio destinato ad espandersi senza mai divenire totale e definitivo, senza mai coprire lintero spazio delle relazioni monetarie e di scambio. [] Unecologia del denaro si propone di realizzare una gestione attenta del sistema monetario convenzionale in maniera sostenibile imitando la struttura degli ecosistemi naturali, e aggiungendo nuove forme di denaro attraverso pratiche discorsive e testuali appositamente concepite: nuovi accordi formulati in linguaggi naturali e nuove forme di gestione delle transazioni attraverso la creazione di software. Il denaro un accordo e gli accordi si formulano attraverso azioni discorsive.

VIVERE SENZA PADRONI di Valerio Monteventi Mantenere costante una moderata oppressione ch, tanto se questa si spingesse oltre certi limiti, quanto se venisse improvvisamente a mancare, il popolo potrebbe scuotersi ed insorgere: si tratta dei consigli sullarte del governo che Mefistofele dispensava al ministro del re malaticcio. Consigli di grande attualit nellera del produci consuma e crepa e dello shopping compulsivo come stile di vita dei governi delle liberalizzazioni. Il quotidiano la Repubblica, il pi tossico dei Monti-dipendenti, ci ribadisce, in ogni occasione, quasi ossessivamente, che il liberalismo il migliore dei mondi possibili, ma poi costretto a scrivere (per mano di Marco Panara sullinserto Affari & Finanza):
Siamo in trappola. Sappiamo che dobbiamo aumentare la produttivit per tornare a crescere, ma aumentare la produttivit vuol dire produrre di pi con un minor numero di persone. E sappiamo anche che liberalizzare i mercati aumenta le potenzialit delleconomia e lo sviluppo globale, ma pi si aprono i mercati e pi aumentano le diseguaglianze.

E allora, dovremmo accettare in silenzio lineluttabilit di questa trappola? No, se abbiamo scritto questo libro perch vogliamo dimostrare che ci sono tante altre strade al di fuori dellalveo del pensiero unico liberista, che questo il tempo e che anche il caso di darsi una mossa. In passato, ci sono state persone che si sono stracciate le vesti perch, nei momenti di tensione rivolu237

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zionaria, quasi sempre mancava il vero partito della classe operaia e del proletariato. Cio quello strumento, portatore della teoria e dellinterpretazione del futuro, deputato a realizzare il processo di emancipazione e di liberazione, idoneo a mettersi alla testa delle masse per indirizzarle verso la rivoluzione. Al contrario, ci sono molti che sostengono che le rivoluzioni, anche quando hanno vinto, hanno fatto una brutta fine perch gli apparati dei partiti si sono semplicemente sostituiti ai precedenti apparati di potere. Noi, questo problema, oggi, non ce lo poniamo. In primo luogo, perch se ci mettessimo nellottica di costruire o ricostruire un partito del proletariato, impiegheremmo pi tempo che a sollecitare o aiutare le persone a sollevarsi, a rivoltarsi o a far partire un moto rivoluzionario. Poi, perch lacqua in cui abbiamo sempre sguazzato quella dei movimenti che siano sociali, politici, contro-culturali, underground, artistici, di pensiero, ma sempre movimenti, con protagonisti donne e uomini liberi che esprimono comportamenti, pratiche ed esperienze comuni, sulla base di ideali di libert e giustizia sociale in cui si riconoscono. I movimenti, in questi anni, hanno dimostrato di avere una capacit di innescare processi sociali e di contaminazione di gran lunga superiore a qualsiasi entit sovradeterminata o che voglia esprimere egemonia. Noam Chomsky, parlando di Occupy Wall Street, ha detto:
Laspetto pi bello del movimento la costruzione di legami tra le persone. Se questi legami saranno rafforzati, Occupy potr davvero riportare la societ moderna su un cammino pi umano. Aiutare la gente e capire cos il movimento: questo bisogna fare.
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Le parole di Chomsky rimandano al problema della solidariet, che sempre stato cruciale in ogni processo di lotta e di cambiamento, ma lo tanto di pi oggi, dopo che anni di precarizzazione del lavoro e di competizione sfrenata hanno distrutto il tessuto stesso della solidariet sociale. La solidariet difficile da costruire in questo momento, ma necessario confrontarsi concretamente con gli effetti dirompenti di una crisi economica e produttiva senza precedenti nellultimo mezzo secolo. Non un caso se, nel suo momento pi alto, Occupy Wall Street serviva oltre 3.000 pasti al giorno, usciti gratuitamente dalle sue cucine, rifornite con alimenti regalati. La sera a Zuccotti Park cera una distesa di almeno 500 letti, e non erano solo di occupanti. Sotto le coperte e dentro i sacchi a pelo cerano molti senza fissa dimora. A Zuccotti Park cera uno staff medico di volontari che forniva assistenza sanitaria gratuita, cera una postazione che distribuiva sigarette fatte a mano e una biblioteca con pi di 4.000 volumi. Anche ad Occupy Londra, fuori dalla tenda-mensa dove si servivano i pasti caldi, ogni giorno si formava una lunga fila composta da unumanit infreddolita e senza dimora, con sopra la testa uno striscione: Se le banche fossero esseri umani sarebbero sociopatici. Oltre la mensa popolare, davanti alla City, cera una distesa di circa duecento tende, una libreria e un ufficio informazioni. Altri esempi si possono ricavare dallArgentina. Anche se lattuale situazione europea ben diversa, la crisi argentina del 2001 dimostra che collettivamente si possono trovare modi per non soccombere alla catastrofe sociale che la crisi sta producendo nel mondo occidentale.
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Messi in rovina da un governo asservito ai banchieri e al Fondo Monetario Internazionale, gli argentini, avendo perso completamente la fiducia nel ceto politico, trasformarono le strade e le piazze nei luoghi della rivolta e della sollevazione: fu un susseguirsi ininterrotto di manifestazioni e di marce, di cacerolazos e di escrache, di blocchi stradali e di scontri con la polizia. Ma insieme alle agitazioni e ai tumulti, dalle assemblee popolari uscirono anche tante alternative per cercare di sfuggire al disastro. Oltre al movimento delle fabbriche occupate e delle successive autogestioni, videro la luce molte mense popolari, in alcune delle quali i prodotti ortofrutticoli e la carne si acquistavano presso piccoli produttori agricoli, e gli alimenti confezionati dalle aziende autogestite dai lavoratori. Nello stesso periodo, nacquero diversi club del baratto, dove si potevano scambiare beni e servizi senza luso del denaro. Si moltiplicarono le campagne di solidariet, promosse da organizzazioni non governative e da associazioni. Anche ai tempi del default, Buenos Aires riusc a mantenere il fermento culturale per cui sempre stata famosa. Una vivacit rinnovata da quei giorni di disperazione e dalla resistenza che gli intellettuali e gli artisti argentini vollero organizzare attraverso una serie di messaggi di speranza per il futuro. Il cinema visse uno dei momenti pi creativi della sua storia. I teatri misero in scena la crisi sia per esorcizzarla che per farla conoscere nei luoghi della vita quotidiana. Alcuni spazi teatrali scelsero di non fissare il costo del biglietto dentrata, e ognuno dava quello che poteva: il contributo richiesto al pubblico era cibo, giocattoli o medicine, che poi venivano distribuiti alle associazioni che aiutavano i pi poveri. Un altro segno di vitalit fu lumorismo che crebbe in tutte le sue forme: i comici dimostrarono unacutezza, un disincan240

tato cinismo e unironia capaci di trasformare in forza di protesta la tragicit e le ingiustizie della vita quotidiana. Un altro dato interessante viene dagli USA: nel 2010, il 68% di chi cercava lavoro inviava il curriculum da una biblioteca. Molte di quelle persone che prima avevano internet in casa,dopo la perdita del posto di lavoro avevano dovuto tagliare quella spesa. Quindi la biblioteca, dove la connessione gratuita, diventato un luogo di incontro in cui si fanno esperienze comuni, si possono leggere gratis giornali e riviste, si pu stare al caldo nei mesi invernali. Senza che nessuno ci abbia pensato, la biblioteca si trasformata in una piazza coperta, paragonabile a quella del paese dove si ritrovavano i braccianti negli anni 50 in attesa di un ingaggio di lavoro. Con un vantaggio non da poco: la biblioteca il luogo del sapere e non solo della narrazione come una piazza. In questi anni la biblioteca pubblica stata ignorata dalla politica, ha rischiato, sul terreno informativo, di essere soppiantata da internet, ma diventata, di fatto, un centro di vita sociale, dove persone relegate ai margini dalleconomia si ritagliano uno spazio per la conoscenza, la riflessione, la condivisione dei saperi. Forse non una caso che il movimento delle e degli insolventi, che si richiama a Santa Insolvenza, sia nato in una biblioteca (lex Sala Borsa), la pi grande della citt di Bologna. Nellepoca della crisi e della speculazione finanziaria si sono prodotti una disparit crescente e uno squilibrio smisurato tra una ridottissima classe di privilegiati e la stragrande maggioranza della popolazione, insieme a un livellamento verso il basso della condizione sociale e dei diritti sul terreno della sopravvivenza. Trovare un centro di gravit che sia antitetico a
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quello del mercato e dellortodossia liberista diventa, pertanto, necessario. un percorso che va fatto collettivamente e passa attraverso il concetto di fraternit, come riconoscimento dellimportanza dei bisogni delle persone e del sostegno di quelle pi deboli. Se proprio vogliamo avere dei riferimenti, potremmo andare a scuola da molte popolazioni indigene che vivono in fraternit mettendo a beneficio della collettivit ci che hanno. La fraternit il terzo elemento del motto repubblicano della Rivoluzione francese, sicuramente stato il pi trascurato fino a scomparire dallimmaginario politico. Nella Costituzione dellanno III (1795) veniva definita cos: Non fate agli altri ci che non vorreste fosse fatto a voi; fate costantemente agli altri il bene che vorreste ricevere. Il concetto di fraternit difficile da manipolare per il capitalismo, e non un caso che torni attuale nei momenti pi acuti dello scontro sociale. Per esempio nelloccupazione delle fabbriche dove, oltre ai problemi di gestione quotidiana come i turni di presidio davanti ai cancelli, ci sono i momenti di socialit e di festa che vengono organizzati nelle tende sui piazzali degli stabilimenti. Cos come cera fraternit nelle feste popolari e campestri del Primo maggio e nellautocostruzione delle prime Case del Popolo, dove lidea di casa veniva allargata dalla famiglia alla comunit. La stessa cosa avvenne nel processo dal basso che port alla nascita delle leghe sindacali americane: il proletariato che recuperava il senso della comunit dorigine e lo trasformava in nuova comunit. Valerio Evangelisti usa la parola fraternit per descrivere lesperienza dei centri sociali: Laboratori di politica e cultura, certo, fucine di lotte e di forme
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alternative di svago, ma anche, in primo luogo, aggregazioni di individui che hanno deciso di aderire a un comune assieme di valori. Justin Adkins, attivista della comunit Lgbt americana, ne d uninterpretazione originale, usando la metafora della pentola di stufato per descrivere lesperienza di Occupy Wall Street: Tutte le varie istanze sono necessarie e la pentola le contiene e le cucina insieme. Il movimento crescer e diventer pi forte, finch la gente vedr la pentola nel suo insieme, e non gli ingredienti separati. In questi anni la politica si inaridita fino a diventare insopportabile, si degradata dentro i suoi vettori tradizionali, i partiti ma pure i sindacati. Ci sono tanti militanti e attivisti che hanno sempre avuto come riferimento la sinistra e oggi sentono il bisogno di opporsi ai sacrifici e allausterity propagati dagli stati maggiori dei partiti che si piegano ai dettati delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. La risposta sta nel ritrovare valori comuni dentro rapporti umani diversi, costruendo iniziative concrete e materiali, sviluppando forme diverse di solidariet sociale. C lesigenza di coniugare il pensiero con lazione, di dare un nome e un volto alle donne e agli uomini per cui ci si batte, di sostenere le varie forme del conflitto sociale. Uno dei primi obiettivi che bisogna porsi quello di attenuare gli effetti sociali di questa crisi, pensando a progetti che siano in grado di stabilire (o ristabilire) relazioni di solidariet che rafforzino i legami sociali ormai a rischio di deperimento. Vanno istituite casse di resistenza in appoggio alle lotte dei lavoratori contro la crisi, i licenziamenti e la precariet. La cassa di resistenza una forma di concretezza solidale, uno dei diversi strumenti di lotta
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che si possono avere a disposizione: pu servire per pagare le spese della protesta, gli eventuali costi legali, ma anche aiutare economicamente o con lacquisto di beni di prima necessit chi costretto a lunghi periodi di sciopero o di inattivit lavorativa. Bisogna incoraggiare la costituzione di gruppi di auto mutuo aiuto. Persone, unite da un obiettivo o da percorsi comuni, che condividono le loro esperienze e cercano di aiutarsi sperimentando momenti di solidariet e di relazione. I gruppi di auto mutuo aiuto dovrebbero rivolgersi a coloro che hanno visto la precariet lavorativa tramutarsi in precariet esistenziale e che non trovano risposte da parte dei soggetti tradizionali del welfare. Si tratta di una nuova domanda sociale, costituita ad esempio dai cassaintegrati e dai lavoratori in mobilit, che esprimono soprattutto un bisogno di relazione. Bisogna costruire reti di protezione a favore dei soggetti e degli strati sociali pi deboli, offrendo loro il necessario sostegno pratico e richiedendo come controprestazione la partecipazione alla fornitura di beni non di mercato volti a soddisfare quelle esigenze collettive che rischiano di essere marginalizzate dalla crisi. Si tratta, in altre parole, di introdurre meccanismi non caritatevoli di redistribuzione del reddito che attivino la responsabilit sociale dei beneficiari in unottica di mutualismo dal basso. La costruzione di reti sociali si sperimenta con proposte concrete: dai fondi di solidariet alle banche del tempo, dalle mense sociali ai gruppi dacquisto di beni primari. Storicamente la mutualit si concretizzata fra soggetti affini (operai, contadini o artigiani), ma oggi i
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bisogni non sono pi settorializzabili e la flessibilit lavorativa sposta continuamente i gruppi sociali di appartenenza. Per questo il passo da fare quello di mutualizzare i bisogni. Il benessere delle persone va perseguito anche in termini relazionali sociali e opportunit di partecipazione. Vanno aperti o riattivati spazi di resistenza, di solidariet e di mutuo soccorso. Luoghi contrapposti alle tante forme di relazione sociale fondate sullesclusione e ispirati a principi orizzontali e reticolari, non gerarchici e produttivistici, ma disposti a sperimentare continuamente nuovi modelli organizzativi e di convivenza. In Italia non si parte da zero, si pu attingere e prendere spunto dal meglio dellesperienza dei centri sociali autogestiti. In questi spazi la centralit deve essere data alle relazioni tra i soggetti che socializzano i propri bisogni e i propri saperi. Gli obiettivi della loro azione consistono nel dare senso alle forme della vita metropolitana che, solitamente sono emarginanti: dalle produzioni culturali e artistiche davanguardia, realizzabili e fruibili allinterno di percorsi extra-mercato, ai networking e alle aggregazioni informali che vogliono sperimentare percorsi di innovazione attraverso nuovi linguaggi e nuove tecnologie, al tentativo di cambiare lo sguardo sul mondo, agendo sui comportamenti quotidiani, cercando di creare nuove modalit di relazione al di fuori dellordine consolidato che il mercato cristallizza per i suoi interessi. Bisogna favorire lo sviluppo e la sperimentazione di uneconomia solidale, ancora allo stato nascente. Bisogna aprire la discussione a nuovi immaginari collettivi, smontando il sistema di relazioni sociali esi245

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stenti, nella consapevolezza che consumare in modo critico richiede uno sforzo soggettivo importante che si deve costruire in un luogo comunitario, dove sia possibile una economia di relazione che si sostituisce allacquisto. Rimane una questione: come si connette questa pratica di solidariet sociale con la battaglia politica pi generale? Non c il rischio concreto di una fuga dalla politica, magari attraverso la realizzazione di una microsociet, autonoma ma priva di strumenti che contrastino le scelte dei governi che incidono sulla vita delle persone? La costruzione di unalternativa concreta alle politiche neoliberiste tema delloggi, non del futuro. E il primo punto la resistenza agli effetti disastrosi di tali politiche. Del resto, gli ideali di cambiamento vanno rapportati ai tempi della nostra vita, non a quelli della presa del potere. Per costruire percorsi di libert bisogna uscire dalla vecchia concezione che la politica sia conquista del potere. La lotta quotidiana deve tendere alla destrutturazione del potere e alla sua demolizione. Il conflitto sociale va oltre la dimensione estetica del gesto esemplare, la pratica collettiva di un percorso di lotta che intreccia rivendicazioni e forme di autogestione. Le culture autogestionali, che per molti anni sono state emarginate, oggi sembrano essere quelle maggiormente in grado di interpretare le diverse forme di organizzazione sociale e le tante soggettivit presenti in maniera autonoma nella societ. Lautogestione pu rappresentare un esempio di economia sociale, solidale e alternativa, pu permettere di creare alleanze poli-

tiche e sociali al di fuori dello spazio politico istituzionale, pu rafforzare il sentimento di libert e di eguaglianza presente nei movimenti. Insieme allautorganizzazione, lautogestione pu essere lapripista per ogni reale processo di trasformazione rivoluzionaria della societ. In altre parole, nelle nostre lotte quotidiane dobbiamo dimostrare che si pu vivere senza padroni. Perch, come canta Militant A degli Assalti Frontali, noi possiamo vivere senza padroni mentre i padroni non possono vivere senza di noi. Poi ci vuole lentusiasmo: la rivoluzione non pu essere vissuta con lo spirito di un ragioniere. S, c bisogno del calore, dellebbrezza, dello slancio che si ritrovano in questa lettera inviata dalla Spagna, il 6 agosto 1936, da Domenico Ludovici, un anarchico italiano emigrato in Svizzera:
I nostri compagni spagnoli ci hanno mostrato che si pu vivere senza padroni... Vivo delle ore di intensa emozione e mi sembra di avere ancora ventanni. Era il mio sogno, la rivoluzione stata laspirazione di tutta la mia vita. Qui la viviamo sul piano morale e materiale; cosa pu chiedere di pi un militante?

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Occupons les fraises sauvages occupons les langages occupons le sel occupons les discours occupons de manire chaotique et organise un mur occupons une scne occupons un appartement occupons quatre siges dun train occupons une image occupons un corps occupons les espaces entre les organes occupons un pont occupons larc en dessous dun pont occupons une arche occupons un geste occupons le concert occupons la Comdie Franaise occupons la Sonate n5 occupons Le temps des cerises occupons les Jardins du Luxembourg occupons le parvis de la BNF occupons un immeuble Gambetta occupons un squat Montreuil occupons La Dfense occupons le Pont dAvignon occupons les marais du Midi occupons Tlcom France occupons la Mairie de Montreuil occupons un beau visage occupons le Ministre de lEducation Nationale occupons le Ministre de la Jeunesse occupons la Kasbah 5 occupons Place Tahrir #11
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occupons lAntarctique occupons les tambours dans la nuit occupons la terreur et la misre occupons lexception et la rgle occupons les bonnes-mes occupons le vol ocanique occupons le black-bloc et le journaliste occupons la loi occupons la rvolte occupons un mtre occupons le parasitisme occupons le mensonge occupons les drapeaux occupons loccupation occupons la libert guidant le peuple tunisien occupons le Centre dIdentification et dExpulsion occupons Lampedusa occupons la presse occupons une image occupons les roses occupons un t-shirt occupons la paresse occupons une femme coquette occupons les carabiniers occupons la bande part occupons le bandit de onze heures, occupons le masculin et le fminin occupons le trans occupons le queer occupons l* LGBT* occupons alphaville occupons lamour, la rage et lEvangile occupons lEmpire, la nation et la citoyennet occupons lespace entre le doigt et le ciel occupons le vieux livre retrouv occupons des visages enthousiastes occupons la mutation des saisons occupons la dialectique
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occupons des chaussures pratiques occupy everything occupons Syntagma, Iphone occupons facebook, lEurozone occupons des espaces politiques vastes comme des prairies occupons les mgaphones humains occupons la solidarit occupons nos vies occupons les murs de la nouvelle Gricho occupons Banques Etats Autorit occupons 100 euros pour avoir chapp aux flammes occupons la femme qui se penche pour sembraser une dernire fois occupons le cyberespace occupons laube occupons le Sancta Sanctorum occupons Moodys occupons Goldman Sachs occupons la BCE occupons lIMF occupons LSX occupons lLSD occupons la Direction du Ple Emploi occupons la Val Susa occupons le parvis des cathdrales occupons la bourse occupons le Reichstag occupons chaque jour occupons le Vatican occupons Hard-Core occupons le centre de rtention temporaire occupons le centre de gravit permanent occupons la Mditerrane occupons lElyse occupons la violence occupons les blancs et les noirs occupons les rgimes capitalistes occupons les coupes
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occupons la guerre occupons la pauvret occupons UK, US, Fr, All States occupons revolution every where occupons Anonymous occupons DmocratieRelleMaintenant occupons 99% occupons 1% occupons les Banksters occupons le monde en fragments occupons la tl occupons la marche occupons le CROUS occupons trucs astuces et coins occupons une montagne de feu occupons la souverainet de lEtat-Nation occupons la crise et la lutte occupons les paradis artificiels occupons tout lespace des possibles occupons the outer space (all those planets and stars and shit) occupons le soldat auquel la victoire napporte rien occupons exhultations, umbra, foule, vague occupons notre rais occupons la prcarit occupons la dette occupons le commun occupons ce que tu sais aimer occupons le blind occupons Gaza occupons labstraction occupons largent occupons le passage occupons le flux occupons la circulation occupons la dmesure occupons lexcdance occupons WallStreet occupons Bankitalia
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occupons Steve Jobs occupons Steve Workers occupons occupons le fond du fleuve Sand Creek occupons autre chose occupons leurs affaires occupons The World Wide Commons occupons mon amour occupons amis camarades et frres occupons encore

Indice
-LE FORME DELLAZIONE COME SI FA (poema milanese) di Franco Berardi Bifo LO SCIOPERO di Valerio Monteventi LOMINO DAL CACCIAVITE IN MANO:
IL SABOTAGGIO

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di Valerio Evangelisti --LA RESISTENZA ANTIFASCISTA IL RITORNO DI SPARTACO,


OVVERO DELLA GUERRIGLIA

di Tommaso De Lorenzis -------252

IL GUEVARISMO di Antonio Moscato IL CORDOBAZO OPERAI E STUDENTI. IL MOVIMENTO DEL 68 di Franco Berardi IL 77: INSURREZIONE CONTRO I SACRIFICI LA PRATICA DELLOBIETTIVO di Valerio Monteventi UN BIGLIETTO PER BRIGHTON di Franco Berardi Bifo LO SPUTTANAMENTO E IL BISOGNO DEL NO di Valerio Monteventi
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LO SPAZIO PUBBLICO RESISTENZA NON VIOLENTA di Lucia Berardi IL BOICOTTAGGIO NUOVE RESISTENZE POPOLARI EFFETTI PARADOSSALI DELLINFOSFERA di Franco Berardi HACHING NETCULTURE E SABOTAGGIO di Arturo di Corinto TEATRO VALLE: UNISTITUZIONE DAL BASSO di Andrea Gropplero IL SUICIDIO di Franco Berardi Bifo FORME DI SCAMBIO ALTERNATIVE AL DENARO di Bifo e Lucia Berardi VIVERE SENZA PADRONI di Valerio Monteventi POME DE LOCCUPATION INFINIE di Francesca Martinez Tagliavia

IN COLLANA Franco Berardi Bifo, La sollevazione Collasso europeo e prospettive del movimento Partendo dallanalisi del debito in Occidente e del dominio bancario Bifo esamina la crisi delleconomia finanziaria e dellUnione Europea, il collasso della psicosfera sociale e lesaurimento dellidea distorta del tempo come merce. Il movimento degli indignados non una forza compatta, lineare. E la violenza non esclusa dalla prospettiva che ci aspetta. Quel che certo, che si rotto lincantesimo paralizzante del Neoliberismo trionfante. Adesso tocca allimmaginazione politica trovare la strada, elaborare un mantra che rimetta in circolo nella sensibilit collettiva le energie della solidariet, dellempatia, del desiderio di condivisione. La sollevazione iniziata nostro compito immaginarne le possibili evoluzioni. Intanto, le pagine di Bifo accendono la miccia. David Graeber, La rivoluzione che viene Come ripartire dopo la fine del capitalismo Il capitalismo oramai al tramonto. Entro un paio di generazioni non esister pi, perch impossibile mantenere un ritmo di crescita infinito su un pianeta dalle risorse finite. Eppure, di fronte a questo scenario, la reazione istintiva di aggrapparsi a ci che esiste perch non si riesce a concepire unalternativa che non sia ancora pi oppressiva e distruttiva. Ma limmaginazione politica ad aver raggiunto un vico255

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Stampato presso Tiemme - Manduria nel xxxx 2012 per conto di Piero Manni s.r.l.

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