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Linguistica Generale Corso Base

Schede riassuntive Giacomo Ferrari

La linguistica: definizione ed obiettivi


La Linguistica Generale e' la scienza che studia le caratteristiche generali dell'espressione linguistica. Esistono varie posizioni sull'oggetto della linguistica La matire de la linguistique est constitue d'abord par toutes le manifestations du langage humain....La tche de la linguistique sera: a) de faire la description et l'histoire de toutes les langues qu'elle pourra atteindre, ce qui revient faire l'histoire des familles de langues et reconstituer dans la mesure du possible les langues mres de chaque famille; b) de chercher les forces qui sont en jeu d'une manire permanente et universelle dans toutes le langues, et de dgager les lois gnrales auxquelles on peut ramener tous les phnomnes particuliers de l'histoire; c) de se dlimiter et de se dfinir elle-mme. [Saussure, Cours 20]
"L'oggetto della linguistica costituito prima di tutto da tutte le manifestazioni del linguaggio umano.....Il compito della linguistica sar: a) fare la descrizione e la storia di tutte le lingue che essa potr raggiungere, ci che equivale a fare la storia delle famiglie di lingue e a ricostruire, per quanto possibile, le lingue madri di ciascuna famiglia; b) cercare le forze che sono in giuco in modo permanente e universale in tutte le lingue, e di estrarre le leggi generali alle quali si possono ricondurre tutti i fenomeni particolari della storia; c) delimitarsi e definirse per se stessa."

Linguistics may be defined as the scientific study of language......by the scientific study of language is meant its investigation by means of controlled and empirically verifiable observations and with reference to some general theory of language-structure (Lyons, TheorLing, p. 1)
"Si pu definire la linguistica come lo studio scientifico della lingua....per studio scientifico della lingua si itende la sua investigazione per mezzo di osservazioni controllare ed empiricamente verificabili e riferite ad una qualche teoria generale della struttura linguistica"

La linguistique est l'tude scientifique du langage humain. Une tude est dite scientifique lorsqu'elle se fonde sur l'observation des faits et s'abstient de proposer un choix parmi ces faits au nom de certains principes esthtiques ou moraux"[Martinet, LingGen, p. 6]
"La linguistica lo studio scientifico del linguaggio umano. Uno studio detto scientifico allorch si fonda sull'osservazione dei fatti e si astiene da proporre una scelta tra questi fatti, in nome di certi principi estetici o morali"

We do not understand the mechanism which makes people say certain things in certain situations, or the mechanism which makes them respond appropriately......These mechanisms are studied in physiology ad, especially, psychology. To study them in their special bearing on language, is to study the psychology of speech, linguistic psychology. In the division of scientific labor, the linguist deals only with speech-signal....he is not competent to deal with problems of physiology or psychology. [Bloomfield, Lang p.32]
"Non comprendiamo il meccanismo che fa dire alla gente certe cose in certe situazioni, o il meccanismo che li fa rispondere appropriatamente....Questi meccanismi sono studiati in fisiologia e, specialmente, psicologia. Studiarli nel loro specifico influsso sulla lingua studiare la psicologia del parlare, la psicologia linguistica. Nella divisione del lavoro sicentifico, il linguistica tratta soltanto il segnale parlato.....non competente a trattare problemi di fisiologia o psicologia"

I would like to think of linguistics as that part of psychology that focuses its attention on one specific cognitive domain and one faculty of mind, the language faculty.......let us assume that it make sense to say, as we normally do, that each person knows his or her language, that you and I know English for example, that this knowledge is in part shared among us and represented somehow in our minds, ultimately in our brains, in structures that we can hope to characterize abstractly, and in principle quite concretely, in terms of physical mechanisms. [Chomsky, RulesRep, pp. 4-5]
"Mi piace pensare alla linguistica come a quella parte della psicologia che concentra l'attenzione su uno specifico dominio cognitivo e una facolt della mente, la facolt del linguaggio.....assumiamo che sia sensato dire, come di solito facciamo,che ogni persona la sua lingua, che voi ed io, per esempio, conosciamo l'inglese, che questa conoscenza in parte condivisa tra noi e rappresentata in qualche modo nelle nostre menti, e in ultima analisi nei nostri cervelli, in strutture che possiamo sperare di caratterizzare astrattamente, a, in principio, abbastanza concretamente, in termini di meccanismi fisici."

che possono essere ricondotte, pur nella variet che caratterizza ogni elaborazione teorica, a due tendenze che rappresentiamo nella figura 1. Figura 1 Bench in natura molte specie animali manifestino forme di comunicazione, il linguaggio articolato una facolt caratteristica dell'uomo. "Il linguaggio inseparabile dall'uomo e lo accompagna in ogni sua attivit. [Hjelmslev, p.1]

...il linguaggio non un accompagnamento esteriore, esso sta nel pi profondo della mente umana, tesoro di memorie ereditate dall'individuo e dal gruppo, coscienza vigile che ricorda e ammonisce....[Hjelmslev, TheLang, p. 1] Il linguaggio umano pu essere studiato secondo varie prospettive, ma, nel loro insieme, esse possono essere ridotte a due, come anticipato nella figura 1 e illustrato nella figura 2, a seconda se si affronta lo studio della lingua limitatamente alla sua natura di prodotto, On est tent, dans ces conditions, de placer le langage parmi les institutions humaines, et cette faon de voir prsente des avantages incontestables; les institutions humaines rsultent de la vie en socit; c'est bien le cas du langage qui se conoit essentiellement comme un instrument de communication. Les institutions humaines....peuvent tre trs rpandues et mme, comme le langage, universelles, sans tre identiques d'une communaut une autre....Les institutions...ne sont pas immuables; elles sont susceptibles de changer sous la pression de besoins divers et sous l'influence d'autres communauts. [Martinet, LingGen, p.8-9]
"Si tentati, in queste condizioni, di porre il linguaggio tra le istituzioni umane, e questo punto di vista presenta dei vantaggi incontestabili; le istituzioni umane sono il risultato della vita in societ; questo proprio il caso del linguaggio che si concepisce essenzialmente come strumento di comunicazione. Le istituzioni umane....possono essere molto estese e addirittura, come il linguaggio, universali, senza essere identiche da una comunit all'altra....Le istituzioni...non sono immutabili. sono suscettibili di cambiare sotto la pressione di bisogni diversi e sotto l'influenza di altre comunit"

o includendo anche le forme di conoscenza che il parlante deve aver interiorizzato per poter produrre espressioni linguistiche, come abbiamo visto in Chomsky. Cos possiamo completare lo schema di figura 1, come segue

Figura 2 L'interesse dell'uomo per le forme e le strutture del suo linguaggio risale ai tempi pi antichi e si sviluppato attraverso vari periodi storici secondo modelli di indegine diversi, in cui i due punti di vista rappresentati sopra si sono intrecciati in modo diverso.

I periodi della linguistica

1.- La Grammatica Il primo interesse scientifico dell'uomo per la propria lingua si realizza nella grammatica. Esistono due grandi tradizioni grammaticali: - la grammatica antico indiana, il cui maggior esponente e' il grammatico Panini, vissuto nel VI secolo avanti Cristo, nasce dall'esigenza di preservare la recitazione degli inni religiosi (i Veda), redatti in una varieta' di lingua antico indiana la cui comprensione andava svanendo. L'attenzione maggiore, quindi, e' rivolta agli aspetti fonetici e morfologici. - la grammatica greca affonda le sue radici nel desiderio di rendere piu' esplicito il collegamento tra pensiero e linguaggio, con l'intento pratico di piegare i meccanismi dell'uno a quelli dell'altro e viceversa (sofisti, stoici). Lo studio degli aspetti formali del ragionamento si allontana, poi, dallo studio degli aspetti strutturali del linguaggio (Aristotele ed i logici; i grammatici alessandrini). Tappe successive di quest'ultimo sono la grammatica latina, lo studio medievale della retorica, la grammatica prescrittiva degli umanisti. 2.- La ricostruzione linguistica Anche se somiglianze tra parole delle lingue europee e parole delle lingue orientali (indiane e iraniche) furono notate da numerosi viaggiatori antichi, fu solo nell'800 che si inizio' un confronto sistematico tra queste ed altre lingue. Questo confronto porto' a riconoscere che: - un vasto gruppo di lingue tra oriente (sanscrito ed antico-iranico) ed occidente (latino, greco, lingue germaniche) ha un tesoro lessicale comune; - le corrispondenze fonetiche tra le realizzazioni di tale tesoro lessicale nelle varie lingue rispondo a relazioni sistematiche; - sembra possibile ricostruire una fase linguistica comune (indoeuropeo, indo-germanico, ario-europeo) che risale ad una preistoria comune; - la storia delle vicende fonetiche proprie di ogni singolo ceppo linguistico costituisce una vera e propria storia linguistica. I metodi della ricostruzione linguistica e della linguistica comparativa hanno, con il tempo, dato frutti anche nel settore dello studio storico di altre lingue, come le lingue neolatine, le lingue semitiche ecc.

3.- La struttura linguistica Agli inizi del 900, con F.de Saussure, si hanno le origini della linguistica generale. Saussure indica alcuni parametri che permettono di studiare la lingua nelle sue caratteristiche generali; a partire dalle sue indicazioni si svilupperanno numerose scuole ed indirizzi di studio astratto e generale della lingua. Tutti concordano che l'obiettivo finale e' identificare le strutture della lingua, cioe' quell'insieme di relazioni regolari che sussistono tra oggetti linguistici, e che, nello stesso tempo, costituiscono il fondamento della coscienza linguistica individuale di ogni parlante. L'oggetto di studio, tuttavia, resta sempre la lingua come prodotto. 4.- La linguistica formale Nel 1957, con la pubblicazione del primo lavoro di N.Chomsky inizia lo studio formale della sintassi come disciplina linguistica autonoma. Le innovazioni che si accompagnano con questa nuova impostazione, sono: - l'introduzione di un metodo matematico rigoroso e valutabile nella descrizione dei fatti sintattici; - l'apertura ai metodi formali anche per quello che concerne altri livelli linguistici, come la semantica o la morfologia; rinasce l'interesse della linguistica per la logica, ormai divenuta formale anch'essa; - l'utilizzazione del giudizio attivo del parlante, a fianco allo studio del dato linguistico oggettivo, nella formulazione e verifica di un'ipotesi descrittiva. 5.- Il paradigma simulativo Parallelamente alla rivoluzione chomskiana ha luogo anche la rivoluzione computazionale. L'introduzione dei calcolatori suggerisce la loro utilizzazione in numerosi compiti, un tempo svolti manualmente, di manipolazione dei dati, come lo spoglio di testi, la costruzione e la gestione di schedature e di lessici parziali. Tuttavia, con la fine degli anni '50, si inizia ad utilizzare il calcolatore per una serie di programmi che "simulano" il comportamento linguistico umano; sono, cioe', in grado di riconoscere le strutture sintattiche di una frase, di attribuire una interpretazione semantica, di decodificare il messaggio portato da tale frase. Questi programmi utilizzano, in gran parte, risultati e tecniche sviluppate dalla linguistica formale; tuttavia, mentre questa ricerca sistemi descrittivi (insiemi di regole), l'approccio computazionale aggiunge l'aspetto simulativo ( i processi che attivano e controllano le regole). Computazionalmente parlando, una decrizione linguistica consta di due parti, un sistema di regole descrittivamente adeguate ed un processo che fa funzionare queste regole. Si puo' stabilire un parallelo tra questo processo e la generica facolta' linguistica dell'uomo. In questi termini si puo' parlare di simulazione del comportamento linguistico.

La grammatica
L'interesse degli antichi per il funzionamento della lingua prende numerose e diverse forme. Per la linguistica che si pratica al giorno d'oggi, due sono le tradizioni piu' rilevanti, quella classica e quella antico indiana. La grammatica classica La grammatica classica, cioe' lo studio del linguaggio che venne iniziato dai filosofi della Grecia classica e, successivamente, alessandrina, costituisce la base della nostra grammatica "tradizionale" La grammatica greca nasce con i sofisti (Protagora, V sec.a.C.) e vede momenti di sviluppo con Platone, Aristotele e, soprattutto, gli stoici. Le motivazioni di questo studio sono eminentemente filosofiche; lo scopo generale dell'indagine linguistica condotta dai Greci e', infatti, lo studio del linguaggio come elemento di mediazione tra la realta' e la struttura del ragionamento. Successivamente, con la grammatica alessandrina, ed i successivi sviluppi romani, medievali e umanistici, l'interesse filosofico per il linguaggio si separa, divenendo logica, dall'interesse schiettamente linguistico, che diviene la grammatica prescrittiva. La grammatica latina (es.: Donato, 400 d.C. e Prisciano, 500 d.C.) e' destinata ad usi scolastici, in modo che chi impara il latino conformi le proprie conoscenze alla lingua degli autori migliori. Il Medioevo vede, da un lato, il perpetuarsi della tradizione grammaticale latina (prescrittiva) e il nascere di complesse nozioni di retorica, e dall'altro, il rinascere dell'interesse per gli aspetti logici del linguaggio. L'Umanesimo ed il Rinascimento ripropongono la grammatica come studio delle forme "migliori" dell'espressione, sia essa latina, che volgare. La spinta alla preservazione della lingua piu' pura, porta al nascere delle accademie che, come l'Accademia della Crusca, mirano a creare standards linguistici. Dalla grammatica tradizionale accettiamo, a tutt'oggi, nozioni fondamentali come: - le parti del discorso; all'inizio si conoscevano solo verbi e nomi, con una divisione di chiara origine logica, che distingue tra oggetti del mondo (nomi) e predicazioni (verbi). Le altre parti del discorso sono state introdotte in periodi successivi; la nozione generale, tuttavia, resta quella introdotta dai primi filosofi greci. - la descrizione della sintassi come determinazione di corrispondenze tra funzioni (i complementi) e modalita' linguistiche per esprimere tali funzioni (casi, preposizioni ecc.). - la nozione di grammatica come serie di prescrizioni atte a costruire la corretta (linguisticamente e logicamente) espressione.

A fianco della tradizione 'filosofica' della grammatica, nasce, in eta' alessandrina, uno studio linguistico piu' propriamente filologico, interessato alla lettura critica dei testi arcaici, come quelli omerici; questo genere di studi e' piu' incline alla riflessione sui caratteri generali del linguaggio. Su questo piano, il dibattito piu' acceso e', forse, quello tra analogisti e anomalisti. I primi ritenevano che la grammatica, e la lingua in genere, si fondasse su un principio di regolarita', tale che i fenomeni linguistici si sviluppano per analogia con altri fenomeni. I secondi, invece, ritenevano che la lingua sia caratterizzata principalmente dall'insorgere di anomalie che ne turbano la regolarita'. Viste con occhi moderni, ambedue le scuole racchiudono un elemento di verita', in quanto gli analogisti sono piu' attenti agli aspetti convenzionali e conservativi della lingua, mentre gli anomalisti sottolineano gli aspetti irregolari e innovativi della lingua. Agli antichi greci e' dovuta, anche, la dicotomia tra naturalisti, che ritenevano che la lingua procede dall'uomo per imitazione della natura (l'argomento forte era costituito dalle parole onomatopeiche, cioe' quelle che imitano suoni della realta'), e convenzionalisti, che ritenevano, invece, che la lingua sia frutto unicamente della convenzione sociale. La grammatica indiana Gli antichi indiani erano interessati allo studio della lingua solo come strumento filologico per la conservazione della lingua originaria della letteratura religiosa. Il corpus dei testi religiosi antico indiani, i Veda e, specialmente, il Rg-veda, e' stato tramandato oralmente fino a circa il VII secolo a.C. , quando, benche' fissato per iscritto, era in una lingua che non era piu' capita da nessun parlante. Questa situazione minacciava di compromettere sia l'esatta pronuncia degli inni (come accadde per l'iranico Zend-Avesta), con conseguenze significative sul piano religioso, sia la comprensione dei testi. Allo scopo di restituire questi testi religiosi all'esatta esegesi da parte dell'intellettualita' religiosa, nacque una scuola grammaticale, la cui figura principale, il grammatico Panini, visse nel VI secolo a.C.. L'interesse di questa scuola era, abbastanza prevedibilmente, quello di ricostruire una grammatica morfologica della lingua, tale che permettesse di ricondurre le singole parole alle loro radici originarie; la grammatica indiana, quindi, e' precipuamente incentrata sulla morfologia (flessionale e derivativa) e presenta caratteri di notevole formalismo.

La linguistica storica
La comunanza di espressione tra latino e greco era, praticamente, un fatto riconosciuto, che non aveva bisogno

di essere n provato n approfondito scientificamente, ma costituiva, semplicemente il retaggio della cultura classica, mentre la comunanza di origine delle lingue romanze sempre stato un fatto accettato. La linguistica storica ed il metodo comparativo nascono, per, in forma scientifica solo quando il romanticismo promosse in occidente la conoscenza della civilt e della lingua indiana. L'opera di Schlegel ber die Sprache und Weisheit der Indier (1808) introduce lo studio del sanscrito in occidente e, come conseguenza, l'interesse per la comparazione del sanscrito con le lingue classiche e le altre lingue europee. Le basi del metodo comparativo vengono gettate dalla pubblicazione dell'opera di Franz Bopp ber das Conjugationssytem der Sanskritsprache (1816), seguita dai lavori di Jacob Grimm e Rasmus Rask. Obiettivo della linguistica comparativa era quello di ricostruire la matrice comune da cui tutte le lingue, dette indo-europee o indogermaniche, risalgono. La parola "padre", per esempio, si dice in latino pater, in greco pater-, in tedesco Vater, in sanscrito pitr-. Il confronto tra queste forme porta, da un lato, alla ricostruzione di una forma comune *p tr e al reperimento di una serie di regole che presiedono alla mutazione linguistica. Diremo, quindi, che l'indoeuropeo pcorrisponde a p- in latino, greco e sanscrito, mentre evolve in V(foneticamente f-) germanico; similmente l'indoeuropeo evolve in -i- in sanscrito, ed in -a- nelle altre lingue. Obiettivo di questo procedimento di ricostruzione delle forme indoeuropee comuni la ricostruzione di una lingua arcaica, non attestata (le forme non attestate sono caratterizzate dall'asterisco *), da cui sono derivate tutte le lingue attestate del gruppo corrispondente. L'affermazione pi rigorosa ed intransigente di questo filone di ricerche dato dal movimento detto dei Neogrammatici (Junggrammatiker), che sorge negli anni tra il 1870 e il 1890 per opera di A.Leskien, H.Osthoff, K.Brugmann e H.Paul. La nozione pi importante elaborata dai neogrammatici quella di legge fonetica, che enuncia la regolarit di un mutamento fonetico. Cos, se abbiamo constatato che nella parola Vater e father le lingue germaniche concordano nel mutare l'originaria p- in f-, questo dovr considerarsi un fenomeno generale delle lingue germaniche, come sembra confermato da casi come lat. pecu "bestiame", ma got. faihu. La nozione di legge fonetica non evidenzia, ovviamente, alcuna obbligatoriet; il termine legge utilizzato nell'accezione in cui si utilizza nelle scienze naturali, nel senso, cio, di formulazione formale di una constatata regolarit nell'evoluzione.

Dunque, come in natura si constata che l'evoluzione degli organismi avviene in modo uniforme e regolare e che, se appare qualche eccezione, questa motivata dall'interferenza di qualche altra regolarit, cos anche nell'evoluzione delle lingue esistono comportamenti uniformi e regolari, le cui eccezioni possono spiegarsi solo come interferenze con altre regolarit. La lingua , quindi, studiata dai neogrammatici secondo un paradigma biologico evoluzionista, come se si trattasse dell'evoluzione di un organismo naturale, piuttosto che di un corpo sociale. I neogrammatici hanno dato rigore allo studio del mutamento fonetico e hanno dato forza alla linguistica storica, ma certamente hanno trascurato il carattere di convenzione sociale della lingua, come pure tutte quelle forze di pressione che possono creare le condizioni di un mutamento, senza che questo si comporti come una legge biologica. Il modello biologico, infatti, rappresenta adeguatamente una modalit di evoluzione endogena, mentre esistono altre forze, endogene ed esogene che complessificano l'evoluzione linguistica. Tra le forze endogene, a fianco all'evoluzione naturale studiata dai neogrammatici, possiamo annoverare varie forme di pressione di tipo - culturale, come l'inserirsi nell'italiano del 500 di doppioni di origine latina di parole gi esistenti in forma volgare, dovuto alla ricerca umanistica e rinascimentale di una lingua culturalmente pi qualificata. Cos, se il lat. flebilis produce, secondo la linea evolutiva naturale, it. fievole, si introduce, successivamente anche flebile, che viola l'applicazione delle leggi fonetiche. Lo stesso vale per l'introduzione dei francesismi nel 700, sotto la pressione intellettuale degli illuministi, che ritenevano il francese la lingua della ragione, o il progressivo infiltrarsi di anglismi nell'italiano moderno. - i media hanno, in epoca contemporanea, una capacit di pressione, proponendo e imponendo forme linguistiche proprie dei parlanti che ne fruiscono (giornalisti, presentatori TV ecc.) - la programmazione linguistica non un mezzo frequente e non sempre ha successo; essa consiste in un intervento esplicito dell'autorit o della comunit nell'utilizzo di certe forme linguistiche. Durante il periodo del fascismo in Italia fu tentata una epurazione dei barbarismi (parole straniere) preseni nella lingua italiana, tuttavia, molti dei sostituti italiani che furono proposti non vennero accettati dalla comunit linguistica e morirono con la fine del fascismo. Sorte diversa ha avuto, invece, l'orientamento francese a tradurre in francese tutta la

terminologia tecnica anglosassone; l'abitudine ormai accettata da tutti ed ha preso naturalmente piede. Tra le forze esogene dobbiamo annoverare tutte le forme di contatto tra lingue, siano esse violente o naturali. Le lingue possono entrare in contatto a causa di violenti eventi politici, dando luogo a diverse situazioni. In alcuni casi, un popolo invasore pu riuscire ad imporre la propria lingua agli sconfitti, ma acquisir ugualmente alcune tracce della loro lingua; questo il caso del Latino nei confronti di tutte le civilt che schiacciato ed uniformato, come pure delle lingue ario-indiane nei confronti delle lingue delle popolazioni che abitavano l'India prima dell'invasioe indoeuropea. Le lingue sconfitte possono lasciare tracce lessicali nella lingua dell'invasore, come il lat. fenestra, che sembra provenire direttamente dall'etrusco, o l'italiano scarafaggio, che, filtrando attraverso una forma latina che non attestata, fa giungere fino ai giorni nostri una parola di origine osco-umbra, concorrente del latino puro scarabeo. Nelle lingue indiane, l'influenza delle lingue sconfitte giunge ad inserire una serie fonetica che non esisteva nelle lingue indo-europee, le dentali invertite o cacuminali (vedi fonetica), cio pronunciate appoggiando la lingua al di sopra degli alveoli dentali, come la t e la d del siciliano. Tutti questi fenomeni di influenza "dal basso" vengono chiamati fenomeni di sostrato; il fatto che esista una somiglianza fonetica tra lingue idiane e dialetto siciliano, sempre come fenomeno di sostrato, ha fatto parlare alcuni linguistic di sostrato indo-mediterraneo. Pu avvenire anche il fenomeno contrario, detto di superstrato, allorch la lingua di invasione viene sconfitta, ma lascia tracce sulla lingua vincente. E' questo il caso delle invasioni barbariche del Medioevo, che non sono riuscite ad imporre nessuna lingua germanica, ma hanno lasciato in italiano una serie di parole germaniche (guerra, tappo ecc.). Le lingue possono venire anche in contatto paritetico ed influenzarsi reciprocamente, ed in questo caso di parla di adstrato. Tutte queste pressioni, insieme a molti altri fatti storico-culturali, modificano profondamente la purezza di applicazione delle leggi fonetiche e rendono la linguistica storica una disciplina pi complessa di come era stata concepita dai neogrammatici. Ci che non cambia il modo di analizzare la lingua come prodotto oggettivo.

Ferdinand de Saussure e la nascita della linguistica

generale
Un altro considerevole avanzamento della liguistica ebbe luogo allorch il linguista ginevrino F.de Saussure, deplorando la scarsit di principi generali cui il linguista potesse riferirsi, decise di tenere, come introduzione alla pratica effettiva della materia, un corso di "Linguistica Generale" negli anni 1906-1907, 1908-1909 e 190101911. Il corso non fu mai pubblicato dall'autore, ma i suoi allievi, Ch. Bally e A. Sechehaye pubblicarono ci che poterono ricavare dai loro appunti, con il titolo di Cours de Linguistique Gnrale. E' gi notevole che un linguista avesse sentito il bisogno di trattare autonomamente temi generali, dal momento che la prassi era di inserire riflessioni di tal genere all'interno di testi di contenuto pi specifico; tuttavia Saussure da ricordare anche per molti aspetti innovativi che hanno costituito e costituiscono il fondamento per molti sviluppi teorici successivi. Oggetto della linguistica , come ovvio, la lingua, che il prodotto della facolt del linguaggio. " Mais qu'est-ce que la langue? Pou nous elle ne se confond pas avec le langage...... C'est la fois un produit social de la facult du langage et un ensamble de conventions ncessaires, adoptes par le coprs social pour permettre l'exercise de cette facult chez les individus. Pris dans son tout, le langage est multiforme et htrclite; cheval sur plusieurs domaines, la fois physique, physiologieque et psychique, il appartient encore au domaine individuel et au domaine social.......La langue, au contraire, est un tout en soi et un principe de classification. " [Cours p.25]
Ma che cosa la lingua? Per noi non si confonde con il linguaggio....E' allo stesso tempo un prodotto sociale della facolt del linguaggio e un insieme di covenzioni necessarie, adottate dal corpo sociale per permettere l'esercizio di questa facolt negli individui. Presso nel suo insieme, il linguaggio multiforme ed eteroclito; a cavallo di diversi do,ini, allo stesso tempo fisico, fisiologico e psichico, appartiene anch'esso al dominio individuale e a quello sociale.....La lingua, al contrario, un tutto in s e un principio di classificazione.

La comunicazione linguistica si esaurisce in un circuito di natura psicologica, fisiologica e fisica che Saussure rappresenta con la figura seguente

L'associazione di un'immagine acustica ad un concetto un fenomeno psichico che si sviluppa nel cervello; l'ordine che il cervello d agli organi fonatori un fatto fisiologico, mentre la propagazione dei suoni dalla bocca del parlante all'orecchio dell'ascoltatore un fatto fisico. La prima importante distinzione che Saussure fa quella tra l'aspetto individuale della produzione linguistica, che chiama parole, l'aspetto sociale-convenzionale, che chiama, appunto, langue.

"La langue n'est pas une fonction du sujet parlant, elle est le produit que l'individu enregistre passivement; elle ne suppose jamais de prmeditation, et la rflexion n'y intervient que pour l'activit de classement.......La parole est au contraire un acte individuel de volont et d'intelligence, dans lequel il convient de distinguer: 1 les combinaisons par lesquelles le sujet parlant utilise le code de la langue en vue d'exprimer sa pense personelle; 2 le mcanisme psycho-physique qui lui permet d'extrioriser ces combinaisons" [Cours p. 30]
"La langue non una funzione del soggetto parlante, il prodotto che l'individuo registgra passivamente; essa non suppone mai la premeditazione, e la riflessione non vi interviene se non per l'attivit di classificazione.....La parole al contrario un atto individuale di volont e di intelligenza, nel quale conviene distinguere: 1 le combinazioni per mezzo delle quali il soggetto parlante utilizza il codice della lingua per esprimere il suo pensiero personale; 2 il meccanismo psico-fisico qhe gli permette di esteriorizzare queste combinazioni"

La langue un sistema di segni messi a disposizione del parlante dalla covenzione sociale; in quanto tale, la lingua appartiene alla sfera dell'attivit comunicativa simbolica dell'uomo. "La langue est un systme de signes exprimant des ides, et par l, comparable l'criture, l'alphabet des sourds-muets, aux rites symboliques..........On peut donc concevoir une science qui tudie la vie des signes au sein de la vie sociale; elle formerait una partie de la psychologie sociale, et par consquent de la psychologie gnrale; nous la nommerons smiologie.....La linguistique n'est qu'une partie de cette science gnrale......C'est au psychologue determiner la place exacte de la smiologie; la tache du linguiste est de dfinir ce qui fait de la langue un systme spcial das l'ensamle des fait smiologiques" [Cours p. 33]
"La langue un sistema di segni che esprimono delle idee et, per questo motivo, confrontabile con la scrittura, l'alfabeto dei sordo-muti, i riti simbolici.....Si pu, dunque, concepire una scienza ch studia la vita dei segni in seno alla vita sociale; essa formerebbe una parte della psicologia sociale e, di conseguenza, della psicologia generale; noi la chiameremo semiologia.....La linguistica non che una parte di questa scienza generale....E' allo psicologo che spetta determinare il posto esatto della semiologia; il compito del linguista di definire ci che fa della lingua un sistema speciale nell'insieme dei fatti semiologici"

Una volta stabilito che la linguistica una scienza dei segni, occorre determinare che cosa il segno linguistico; qui Saussure introduce la sua seconda dicotomia, quella tra significante e significato. Per Saussure, infatti, il segno linguistico un'unione indissolubile di un concetto con un'immagine acustica. Il concetto il significato, mentre l'immagine acustica il significante. Le signe linguistique unit non une chose et un nom, mais un concept et une image acoustique. Cette dernire n'est pas le son matriel...mais l'empreinte psychique de ce son......Nous

proposons....de remplacer concept et image acoustique respectivemet par signifi et signifiant...[Cours pp. 98-99]
Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma u concetto e un'immagine acustica. Quest'ultima non il suono materiale...ma l'impronta psichica di questo suono...Noi proponiamo...di sostituire concetto e immagine acustica rispettivamente con significato e significante..

La relazione tra i due arbitraria, nel senso che non esiste un legame necessario tra i due. "Le lien unissant le signifiant au signifi est arbitraire.....Le mot arbitraire ....ne doit pas donner l'ide que le signifiant dpend du libre choix du sujet parlant...nous voulons dire qu'il est immotiv, c'est--dire arbitraire par rapport au signifi, avec lequel il n'a aucune attache naturelle dans la ralit." [Cours pp.100-101]
"Il legame che unisce il significante al significato arbirario...La parola arbitrario...non deve dare l'idea he il significante dipende dalla libera scelta del soggetto parlante...vogliamo dire che immotivato, cio arbitrario in rapporto al significato, con il quale non ha alcun aggancio naturale nella realt"

L'ultima dicotomia introdotta da Saussure la distinzione tra piano sincronico, che abbraccia tutti gli elementi contemporanei, e piano diacronico, che costituisce una prospettiva storica. "...il faudrait...distinguer.... 1 l'axe des simultanits, concernant les rapports entre choses coexistant, d'o tout intervention du temps est exclue, et 2 l'axe des successivits, sur lequel on ne peut jamais considerer q'une chose la fois, mais o sont situes toutes les choses du premier axe avec leurs changements" [Cours p. 115] "La synchronie ne connait qu'une perspective, celle des sujets parlants, et toute sa mthode consiste recueillir leur tmoignage..... [p.128] La diachronie suppose au contraire un facteur dynamique par lequel un effet est produit, une chose excute [p.131]" "La linguistique synchronique s'occupera des rapports logiques et psychologiques reliant des termes coexistants et formant systme, tels qu'ils sont apperus par la meme conscience collective. La linguistique diachronique tudiera au contraire les rapports reliant des termes successifs non aperus par une meme coscience collective, et qui se substituent les uns aux autres sans former systme entre eux. [p.140]"
..occorrer distinguere 1 l'asse delle simultaneit che concerne i rapporti tra cose coesistenti, da cui escluso ogni intervento del tempo, e 2 l'asse delle successivit, sul quale non si pu che considerare una cosa alla volta, ma dove sono situate tutte le cose del primo asse con i loro cambiamenti....... La sincronia non conosce che una prospettiva, quella dei soggetti parlanti, e ogni suo metodo consiste nel raccogliere la loro testimonianza....La diacronia suppone al contrario un fattore dinamico per cui si produce un effetto, si esegue una cosa La linguistica sincronica si occuper dei rapporti logici e psicologici che collegano i termini coesistenti e che formano un sistema, cos come sono percepiti dalla stessa

coscienza collettiva. La linguistica diacronica studier al contrario i rapporti che collegano termini successivi non percepiti da una stessa coscienza collettiva e che si sostituiscono gli uni con gli altri senza formare un sistema tra loro.

L'innovazione chomskiana
Noam Chomsky ha introdotto ulteriori innovazioni nella metoologia e nella concezione della linguistica. La principale di queste innovazioni, cio l'aver sviluppato una teoria autonoma e formale della sintassi, verr descritta nella scheda relativa. Similmente, le posizioni teoriche sull'essenza della lingua vengono riportate nelle schede introduttive generali. Qui rimane da sottolineare l'unica innovazione che non stata discussa altrova, cio la piena assunzione della linguistica tra le scienze psicologiche. Questo punto poteva essere inferito anche leggendo Saussure, ma Chomsky lo afferma apertamente. "I am tentatively assuming the mind to be modular in structure, a system of interacting subsystems that have their own special properties....I have been attempting to isolate for special study one of these systems, the faculty of human language. I have suggested that what we loosely call "knowledge of language" involves in the first place knowledge of grammar......"[Rules&Repr. pp. 89-90]
Faccio l'ipotesi tentativa che la mente sia modulare nella sua struttura, un sistema di sottosistemi che iteragiscono tra loo ed hanno le loro speciali propriet...ho cercato di isolare a scopo di studio specifico uno di questi sottosistemi, la facolt umana del linguaggio. Ho ipotizzato che quello che chiamiamo informalmente "conoscenza della lingua" involva al primo posto la conoscenza della grammatica.

Oltre ad assegnare una posizione di preminenza alla grammatica, Chomsky ne afferma la natura di sistema di regole, analizzate e ricostruite come esse sono presenti nella mente umana, piuttosto che come sono osservabili nei fatti linguistici. "I am assuming grammatical competence to be a system of rules that generate and relate certain mental representations, including in particular representations of form and meaning......"[Rules&Repr. pp. 89-90] "One basic element in what is loosely called "knowledge of a language" then, is knowledge of grammar, now analyzed in terms of a certain structure of rules, principles and representations in the mind"[Rules&Repr. p. 91]
Assumo che la competenza grammaticale sia un sistema di regole che generano e correlano certe rappresentazioni mentali, includendo in particolare rappresentazioni di forma e significato Un elemento basimlare in quello che chiamato informalmente "conoscenza di una lingua" dunque conoscenza della grammatica, ora analizzata in termini di una certa

struttura di regole, principi e rappresentazioni nella mente.

L'elemento pi rilevante, poi, che Chomsky ritiene che la "conoscenza della grammatica" integri anche elementi innati, cio che la facolt generale del linguaggio sia di per s innata "Keeping to knowledge of grammar, I have also been speaking of knowledge of the rules and principles of grammar, and also knowledge of the innate elements that enter into this mature knowledge" [Rules&Repr. p.92]
Limitandoci alla conoscenza della grammatica, ho anche parlato di conoscenza delle regole e dei principi della grammatica, e anche conoscenza degli elementi innati che entrano in questa conoscenza matura.

addirittura fondata biologicamente. "Adopting this point of view, we may regard the language capacity virtually as we would a physical organ of the body and can investigate the principles of its organization, functioning, and development in the individual and the species"[Rules&Repr. p. 185]
Adottando questo punto di vista, possiamo guardare la capacit linguistica virtualmente come guarderemmo un organo fisico del corpo e possiamo investigare i principi della sua organizzazione, funzionamento e sviluppo nell'ndividuo come nella specie

Questa convinzione motiva la ricerca che Chomsky fa della grammatica universale, che appunto l'insieme di questi elementi innati.

Caratteristiche generali del linguaggio umano I livelli di analisi La linguistica generale, pur attraverso diverse scuole di pensiero e numerose correnti, e' riuscita a mettere in evidenza alcune caratteristiche fondamentali del linguaggio umano. Il fatto che la lingua sia sottesa tra la spinta sociale alla conservazione e l'innovazione individuale e' stato visto ed esplicitato dai linguisti piu' importanti. "Bisogna che consideriamo la lingua non tanto come un prodotto inerte, ma come una creazione continua, ossia che prescindiamo dalle sue funzioni di designazione degli oggetti e dimediazione dell'intelligenza per dedicarci con tanta maggior cura alla sua origine, cosi' strettamente collegata con l'intima attivita' spirituale, ed alla loro influenza reciproca" [W. von Humboldt 1836]

"Il linguaggio ha un lato individuale e un lato sociale, e non si puo' concepire l'uno senza l'altro." "Tra tutti gli individui cosi' collegati dal linguaggio, si stabilisce una sorta di media: tutti riprodurranno, certo non esattamente, ma approssimativamente, gli stessi segni uniti agli stessi concetti.....L'esecuzione e' sempre individuale, l'individuo ne e' sempre il padrone; noi la chiameremo la parole.....Separando la lingua dalla parole, si separa a un solo tempo: 1. cio' che e' sociale da cio' che e' individuale; 2. cio' che e' essenziale da cio' che e' accessorio e piu' o meno accidentale" [F. de Saussure 1922] "La teoria linguistica si occupa principalmente di un parlanteascoltatore ideale, in una comunita' linguistica completamente omogenea, il quale conosce perfettamente la sua lingua e non e' influenzato da condizioni grammaticalmente irrilevanti quali le limitazioni di memoria, le distrazioni, i cambiamenti di attenzione e di interesse e gli errori (casuali o caratteristici) nell'applicazione della propria conoscenza della lingua nel corso dell'esecuzione effettiva.......Facciamo quindi una distinzione fondamentale tra la competenza (la conoscenza che il parlante-ascoltatore ha della sua lingua) e l'esecuzione (l'uso effettivo della lingua in situazioni concrete). L'esecuzione e' un riflesso diretto della competenza soltanto nell'idealizzazione enunciata nel capoverso precedente.....La distinzione a cui mi riferisco qui e' connessa con la distinzione langue-parole di Saussure; ma sara' necessario respingere il suo concetto di langue, intesa come semplice inventario sistematico di termini, e tornare piuttosto al concetto humboldtiano di competenza sottostante intesa come sistema di processi generativi." [N. Chomsky 1965] Questo comporta che la lingua possa esser vista e studiata in modi diversi, a seconda se si privilegia l'aspetto di attivit' individuale o quello di istituzione sociale. Ad ogni momento storico, la lingua, in una prospettiva sincronica, e' un sistema di convenzioni, cioe' una serie di regolarit correlate tra di loro in modo sistematico. L'innovazione viene proposta da individui o gruppi di individui, ma per entrare a far parte della lingua deve essere accettata dalla comunit e divenire un fatto istituzionale. La storia delle lingue ricca di casi di innovazioni proposte ed accettate o, qualche volta, non accettate; a terminologia introdotta dal fascismo (quisibeve per bar, arzente per cognac ecc.) non mai stata accettata (forse perche' in gran parte opera di un letterato "difficile" come D'Annunzio). Il passaggio da uno stato di lingua ad un altro rappresenta la dimensione diacronica del linguaggio. In entrambe le prospettive, la lingua e' analizzabile secondo le

sue unita' principali. La caratteristica fondamentale del linguaggio e' la capacita' di utilizzare unit ben determinate e finite, per costituire unit di ordine superiore. Quasi tutti gli esseri viventi utilizzano forme sonore di comunicazione, ma solo il linguaggio umano e' analizzabile in elementi distinti, di numero finito, e riutilizzabili per la costruzione di un numero illimitato di unita' superiori. I suoni formano le parole, le parole formano le frasi. Si sente spesso dire che il linguaggio umano e' articolato......La nozione di articolazione del linguaggio....si manifesta su due piani diversi: ciascuna delle unita' che risultano da una prima articolazione e' in effetti articolata a sua volta in unita'di altro tipo. La prima articolazione del linguaggio e' quella secondo cui ogni fatto d'esperienza che si debba trsmettere, ogni bisogno che si desideri far conoscere ad altri, si analizza in una serie di unita' dotate ciascuna di una forma vocale e di un senso.....se pronuncio la frase ho mal di testa; qui nessuna delle unita' successive ho, mal, di, testa, corrisponde a quello che il mio dolore ha di specifico, anzi ognuna di esse puo' trovarsi in contesti diversi per comunicare fatti d'esperienza diversi...Quanta economia si faccia con questa prima articolazione appare chiaro...La prima articolazione e' il modo in cui si ordina l'esperienza comune a tutti i membri di una determinata comunita' linguistica...... Ognuna di queste unita' di prima articolazione presenta, come si e' visto, un senso e una forma vocale (o fonica)......Ma la forma vocale e' invece analizzabile in una successione di unita' di cui ciascuna contribuisce a distinguere testa per es. da altre unita' come resta, tasta, tenta ecc. Si tratta della seconda articoalzione del linguaggio.....Quanta economia si faccia con questa seconda articolazione appare chiaro: se dovessimo far corrispondere a ogni unita' significativa minima una produzione vocale specifica e inanalizzabile, bisognerebbe distinguerne migliaia, cio' che sarebbe incompatibile con le possibilita' articolatorie e la sensibilita' uditiva degli esseri umani. Grazie alla seconda articolazione le lingue possono accontentarsi di qualche decina di produzioni foniche distinte che vengono combinate per ottenere la forma vocale delle unita' di prima articolazione. [Martinet] La descrizione linguistica deve tener conto di questa caratteristica. Seguendo l'ipotesi della doppia articolazione dovremo, quindi, fornire una descrizione di almeno tre livelli linguistici - il livello del suono - il livello della parola - il livello della frase Inoltre, adottando la nozione saussuriana di segno linguistico come dotato di significante e significato, dovremo cercare di analizzare in che termini questi due aspetti si correlano nei tre livelli sopra menzionati.

Infine dovremo dar conto di un livello poco caro ai linguisti, cio quello pragmatico, che si interessa dell'espressione linguistica non in astratto, ma collegata con i contesti d'uso.

I suoni
<Il presente capitolo non valido ai fini dellesame del modulo Fondamenti di Linguistica, in quanto sostituito dalle dispense (non prodotte da me) disponibili in copisteria> La prima unita' linguistica e' il suono. Le parole e, quindi, le frasi sono formate di concatenazioni di suoni. I suoni di una lingua non sono soltanto accidenti fisici che esprimono un contenuto, ma sono anche entita' astratte che costituiscono l'insieme finito di elementi costitutivi, sempre riutilizzabili nella costruzione di elementi di ordine superiore. Cio' che costituisce la sostanza linguistica del suono e' la sua analizzabilita', e, quindi, riutilizzabilita'. Il suono puo' essere analizzato a tre diversi livelli di astrazione. Livello acustico Acusticamente, la comunicazione linguistica e' costituita da un continuum di suoni, da cui la nostra facolta' analitica isola gli elementi costitutivi di parole e frasi. Sul piano acustico e' molto difficile identificare i suoni e differenziarli gli uni dagli altri. Le consonanti corrispondono, spesso, a pause di silenzio, dovute all'occlusione totale o parziale del canale fonatorio, tali che la determinazione del tipo di consonante e' affidata ai suoni di transizione, tra silenzio (occlusione) e vocale successiva, e a elementi acustici parassitari rispetto e quelli principali. Livello fonetico Un modo di identificare piu' formalmente i suoni di una lingua e' la classificazione. La classificazione e', in gran parte, un fatto artificioso, ma non e' da escludere che sia proprio questa astrattezza ed artificiosita' che aiuta l'ascoltatore a decodificare le sequenze di suoni. Un modo molto accreditato di classificazione fonetica e' quella in base al punto di articolazione ed al modo di articolazione. Il punto di articolazione indica il luogo, nel cavo orale, in cui avviene l'articolazione del suono. Il modo di articolazione indica il comportamento degli organi fonatori nel corso dell'articolazione del suono. La prima grande distinzione si ha tra vocali, in cui l'organo fonatorio e' poco mobile, ma ha luogo un pesante intervento delle corde vocali, e le consonanti, in cui l'organo fonatorio compie un lavoro di occlusione, restrizione ecc.

Le vocali vengono classificate, in base al volume sviluppato dal cavo orale, in palatali, se la lingua tende a restringere tale spazio verso il palato, e velari, se la lingua arretra verso il velo platino. Esistono numerosi suoni intermedi, tutti rappresentabili nel cosiddetto triangolo delle vocali.

Nel sistema italiano disponiamo di un numero maggiore di vocali

Le consonanti vengono classificate in base al punto di articolazione, cioe' il punto in cui le parti del cavo orale entrano in contatto totale o parziale tra loro, ed il modo di articolazione, cioe' la modalita' del contatto, occlusione, constrizione, vibrazione ecc. Per le consonanti si puo' creare una griglia di descrizione: bilabiali occlusiv e occlusiv e aspirate fricative sibilanti nasali affricate liquide b/p bh / ph v/f m labioden dentali tali d ./ t dh / th s/ n ds / ts r/l alveolari palatali d/t dh /th g/c j/s h g/k velari g/k

s n

Diamo, di seguito, una definizione dei termini: - bilabiale: le due labbra, inferiore e superiore, sono a contatto tra loro; - labiodentale: il labbro inferiore e' a contatto con i denti; - dentale: la lingua e' a contatto con i denti; - alveolare: (anche cacuminale o cerebrale) la lingua e' a contatto con lo spazio alveolare immediatamente superiore al dente (t e d del siciliano); - palatale: la lingue tende ad appiattirsi contro il palato; - velare: la base della lingua occlude il velo palatino. I punti di occlusione/costrizione possono essere molti di piu', dal momento che lo spazio tra le labbra e il velo palatino e' continuo; tuttavia questi sono i punti principali, e cio' che conta e' il metodo di classificazione. Ancora: - occlusiva (esplosiva o tenue): l'articolazione avviene mediante occlusione totale, seguita da un'esplosione; - occlusiva aspirata: l'esplosione e' accompagnata da un'attivazione

delle corde vocali; - fricativa: l'occlusione non e' totale, un po' d'aria viene lasciata passare.; - sibilante: l'occlusione e' allentata fino al punto di lasciar fluire un sibilo d'aria; - nasale: l'occlusione e' totale, ma l'aria viene lasciata fluire dal naso; - affricata: si ha un'occlusione totale seguita subito dopo da una sibilante; - liquida: l'occlusione e' totale, ma l'aria viene lasciata fluire lateralmente (l) o per vibrazione (r). La griglia di classificazione qui presentata e' soggetta a completamenti di due tipi: - riempimento di caselle vuote; ad esempio, la "v" dello spagnolo e' un caso di bilabiale fricativa, non riportata nello schema; il ceco distingue fra fricativa velare sorda (-ch) e sonora (h in Praha), distinzione non presente nel nostro schema - aggiunta di caselle; alcune lingue amerindiane conoscono una serie dentale laterale, realizzata liberando l'aria, dopo l'occlusione, lateralmente anziche' centralmente; la serie veniva trascritta, per semplicita', -tl- e -dl-. Alcuni suoni svolgono una doppia funzione, di vocale e consonante. Cosi', nel croato srna la -r- ha funzioni di vocale (accentata). D'altra parte -i- e -u- possono avere funzione di consonante, se appoggiati ad una vocale. La griglia presentata puo' essere ampliata in tutte le direzioni, ma il metodo classificatorio deve restare invariato. Cosi', ad esempio, i clicks della lingua dei boscimani (schiocchi della lingua) sono, di fatto, riconducibili a consonanti, di solito dentali, realizzate implosivamente, anziche' esplosivamante. Livello fonologico La fonologia, cio lo studio della funzionalita' dei suoni venne introdotta dalla scuola strutturalista di Praga, facendo capo al Grundzge der Phonologie di N.Trubetzkoy (1939). Un suono puo' distinguersi da un altro solo in base alla sua funzione comunicativa. L'unita' fonetica minima significativa e' detta fonema. Il criterio di distinzione e' l'opposizione fonologica. Un suono diviene fonema, cioe' unita' funzionalmente significativa, se partecipa di un'opposizione, cioe' vale a distinguere una parola dall'altra. In italiano: - p / t/ k sono fonemi perche' si oppongono nelle coppie minime pane / tane/ cane, realizzandosi funzionalmente; - e / e sono fonemi funzionalmente deboli, in quanto l'opposizione (pesca / pesca) e' sensibile solo ad un sottoinsieme ridotto di parlanti (toscani); - l'opposizione s/ e' ancora piu' debole, in quanto si realizza in pochissimi casi (presentiamo da presentire vs. pre entiamo da pre entare); - l'opposizione n / n/ / n non ha valore, in quanto non realizza

un'opposizione significativa (non distingue due parole). In questo caso diremo che si hanno delle varianti combinatorie dello stesso fonema, cioe' delle varianti dipendenti dal contesto. I fonemi si distinguono tra loro per mezzo di un numero ristretto di caratteristiche la cui presenza o assenza determina il fonema stesso. Si tratta dei cosiddetti tratti distintivi, che possono assumere solo valore di presenza o assenza, cioe' valore binario + o -. Cosi', occlusiva bilabiale + sonora = b, mentre occlusiva bilabiale sonora = p. I tratti distintivi rappresentano un dispositivo classificatorio piu' astratto rispetto al punto e modo di articolazione, in quanto vengono identificati da proprieta' astratte. Dalla percezione alla classificazione Dal quadro descritto, si capisce che il percorso tra la percezione dei suoni e la decodifica si possono identificare almeno due livelli classificatori. La psicologia percettiva e' perfettamente cosciente che percepire e' un atto complesso che coinvolge anche funzioni classificatorie. Non si puo' escludere quindi, che nel processo di comprensione del primo livello linguistico l'uomo attivi diversi processi di percezione/classificazione con diversi livelli di astrattezza. Suoni in contatto Il processo di classificazione dei suoni di una lingua puo' portare, ed ha portato, nel caso della grammatica antico-indiana, allo studio dei fenomeni di adattamento dei suoni ai suoni circostanti. Distinguiamo due tipi di adattamento: - sandhi, il fenomeno di adattamento dei suoni nei punti di incontro tra parole. In italiano, la forma iN si realizza, per sandhi, come in terrazza i faccia in casa i citta' L'antico indiano ha formulato una teoria del sandhi. - armonia, il fenomeno di armonizzazione vocalica o consonantica all'interno di un derivato morfologico. Cosi' turco gzleriniz "i tuoi occhi" indica il plurale aggettivale in -iz per armonia con le vocali palatali precedenti, mente in gzmz "i nostri occhi" lo stesso formante prende, per motivi di armonia, la forma -z. Similmente, per quello che concerne le consonanti turco -dir "e'" prende la forma kitap-tir "e' il libro" vs. kitab-i-dir "e' il suo libro". Elementi fonetici accessori I sistemi classificatori descritti non includono alcuni altri fenomeni fonetici, pure funzionalmente rilevanti come: - l'accento, che puo' avere funzione fonologica completa, come nell'italiano ncora ancra

porto porto' ecc. - la tonalita' musicale, elemento fortemente distintivo in molte lingue orientali come il cinese, il tonchinese ecc. - il tono, o tonalita' musicale, che costituisce elemento distintivo tra parole in molte lingue orientali, come il cinese o il tonchinese.

Il livello della parola


<Il presente capitolo non valido ai fini dellesame del modulo Fondamenti di Linguistica, in quanto sostituito dalle dispense di Morfologia (non prodotte da me) disponibili in copisteria. La parte di semantica lessicale non materia di esame> Formazione delle parole: la morfologia I suoni formano parole, ma il processo di formazione avviene in maniera mediata attraverso una serie di regolarita'. Il primo problema che si presenta nell'analisi dell parola e' la definizione stessa di parola. La parola non e' necessariamente cio' che e; compreso tra due spazi bianchi. Vi sono unita' grafico-foniche che corrispondono a concetti multipli, come Gtterdmmerung e succesioni di parole che corrispondo ad un unico concetto, come pietra focaia La nozione di parola e' puramente convenzionale e resta sottesa tra la convenzione grafica ed il significato che porta su di se'. Tenendo conto, dunque, della non corrispondenza tra unita' grafiche e parole, distingueremo diversi livelli di formazione della parola: 1. flessione: si tratta dell'assegnazione di diverse desinenze ad una radice, con lo scopo di assegnare ad una parola informazioni comuni a tutte le parole della stessa categoria. Cosi', il sostantivo avra' desinenze per il singolare, per il plurale, per il machile, per il femminile, per il caso ecc.; il verbo rechera' informazioni piu' complesse. A questo proposito, occorre osservare che non sempre l'informazione lessicale viene assegnata mediante desinenze, cioe' mediante modificatori che si aggiungono al tema, ma anche mediante formazioni sincretiche, come in ho visto, dove la marca di persona e numero risiede nell'ausiliare ho, e la marca di tempo nella somma dei due elementi. 2. derivazione, cioe' il processo di produzione di nuove parole mediante apposizione di suffissi o prefissi a radici appartenenti a certe categorie, per creare parole appartenenti ad altre categorie. Il suffisso di applica nella parte terminale della parola, i prefissi nella parte iniziale. Sono parole prefissate

rifare asistematico sono parole suffissate sistemazione parlatore Di solito i suffissi hanno la caratteristica di modificare la categoria di una radice; cosi gli esempi che abbiamo dato trasformano due verbi (sistemare e parlare) in due sostantivi detti deverbativi. Vi sono parole come azione attore che hanno un legame con il verbo da cui derivano, ma tale relazione e' ormai fossilizzata e non piu' sentita dai parlanti. Diremo che si tratta di derivati lessicalizzati; la condizione primaria per poter parlare di derivazione e' la vitalita' produttiva attuale del meccanismo. In altri termini,per poter parlare di derivazione morfologica, occorre che i meccanismi di derivazione siano sentiti dai parlanti stessi come vitali e ripetibili. Cio' nonostante, esistono forme di derivazione che si fondano su elementi non produttivi del linguaggio. Parole come bioingegneria ecosistema utilizzano elementi (bio-, eco-), che non hanno una vita autonoma nella lingua italiana, ma vengono interpretati per inferenza da altre parole di origine greca dotta come biologia ecologia In questo caso si parla, talora, di pseudo-derivazione, e gli affissi che si utilizzano vengono detti affissoidi. 3. composizione, un procedimento noto alle lingue indoeuropee fin dalle origini, che consiste nel giustapporre due (o piu') parole, istituendo un legame sintattico tra esse. Abbiamo, cosi' capostazione = capo della stzione pomodoro = pomo di oro scampaforche = chi sa scampare dalle forche ecc. Le modalita' di composizione sono diverse. 4. locuzione; si puo' parlare di locuzione quado ci si trova di fronte ad una espressione composta di piu' di una parola, che pero' costituiscono un'unita'. Il passaggio da locuzione a composta e' obbligato, anche se avviene secondo modalita' diverse; si puo', di nuovo, dire che un composto e' una locuzione lessicalizzata. I diversi metodi di formazione delle parole si applicano in modi diversi e con diverse proporzioni alle lingue umane. Resta fermo, tuttavia, il concetto che una parola si forma di suoni, ma anche di segmenti di maggior lunghezza e complessita' descrittiva. L'unita' minima significativa nella formazione della parola e' detta morfema.

Comunque esso avvenga, il processo di formazione delle parole istutuisce una rel;azione permanente tra un radice e le sue modificazioni. Queto rapporto viene detto relazione paradigmatica. La linguistica classifica le lingue del mondo in modo diverso a seconda della morfologia, distinguendo: lingue isolanti (cinese), che non presentano un articolato meccanismo di formazione delle parole; lingue flessive (lingue indoeuropee), che hanno un ricco sistema di formazione delle parole e di flessione; lingue agglutinative (turco, finnico), che demandano all'utilizzo di varie decine di suffissi la deterinazione anche della struttura sintattica della frase. scheda quasi completa Il significatio della parola: Semantica Lessicale Come abbiamo visto quando si parlato di Saussure, il segno linguistico, e, quindi, la parola, si compone di un significante e di un significato. Oggetto di studio della semantica lessicale e' proprio il significato del segno linguistico, cioe' della parole. Gia' Saussure afferma che la relazione tra significante e significato arbitraria, cioe' convenzionale, e non trova alcuna giustificazione nella realta'. Il fatto che lo stesso concetto di "albero" sia realizzato come albero, come arbre o come tree, dimostra che non esiste un legame di necessita' tra la forma delle parole e il concetto che esse designano. Nel testo The meaning of meaning, 1923, C.K.Ogden e I.A.Richards propongono una lista di almeno 22 diversi modi di intendere il significato. Secondo questi autori, le difficolt in cui si dibatte la semantica dipendono proprio da questa mancanza di accordo sull'oggetto di studio della semantica, ed auspicano un approfondimento scientifico sull'arogmento. La loro proposta consiste nel tentare di definire una volta per tutte la relazione tra simbolo, concetto e realt, cosa che fanno con il celebre triangolo, riportato qui sotto

Questo elimina ogni relazione diretta tra parola e realt. La forma della parola (simbolo) simbolizza un concetto che, a sua volta, si riferisce ad una realt (referente). Dunque la parola "sta per" la realt, la sostituisce nell'universo linguistico. Questo tipo di relazione, comunque mediato attraverso il concetto, vincola il significato all'universo cognitivo, che non necessariamente legato alla realt, ma rispecchia l'analisi che della realt compie il parlante o, pi correttamente, la

comunit dei parlanti. L'ipotesi che il significato sia una qualche funzione della convenzione linguistica ha sicuramente un largo fondamento di verit; ha trovato, tuttavia, una ofrmulazione estrema nell'ipotesi di Sapir-Whorf [vedi sotto]. Al di l della valutazione che si pu dare di quest'ultima ipotesi, essa porta in luce il fatto, che ormai nessuno pu negare, che il significato una relazione mediata tra linguaggio e realt e che la mediazione realizzata nella sfera cognitiva. Campi Associativi / Campi semantici Uno dei primi modi con cui si e' tentato di caratterizzare il significato di una parola consiste nel collegarla con tutte le altre parole del lessico che hanno con essa una relazione concettuale. Gia' Saussure notava che un terme donn est comme le centre d'une constellation, le point o convergent d'autres termes coordonns, dont la somme est indfinie e propone il seguente esempio

Le convergenze sono diverse, di tipo morfologico o semantico, e formano un sistema strutturato. Pi tardi Ch. Bally (Le Franais Moderne, 1940) restringe la nozione convergenza a quella di campo associativo, limitato ai puri fati semantici
Le champ associatif est un halo qui entoure le signe et dont les franges extrieures se confondent avec leur ambiance...Le mot boeuf fait penser: (1) 'vache, taureau, veau, cornes, ruminer, beugler", etc.; (2) 'labour, charrue, joug", etc.; enfin (3) il peut dgager, et dgage en franais, des ides de force, d'endurance, de travail patient, mais aussi de lenteur, de lourdeur, de passivit

Ma la vera formulazione della teoria dei campi semantici si deve a Trier in un'opera (Der Deutsche Wortschatz in Sinnbezirk des Verstandes. Die Geschichte eines sprachlichen Feldes. I: Von den Anfngen bis zum Beginn des 13. Jahrhudert. 1931) in cui studia i termini tedeschi medievali relativi alla sfera intellettuale. La concezione che Trier elabora che il vocabolario di una lingua sia diviso in settori concettuali chiusi analizzati in differenti partizioni dagli elementi lessicali che si riferiscono al singolo campo semantico e che si delimitano scambievolmente. Cos, per esempio, la stessa sfera concettuale che l'inglese analizza con river, analizzata in francese da rivire e fleuve.

Trier ritiene, abbastanza ragionevolmente, che il fenomeno sia pi facilmente studiabile nel dominio dei termini astratti. Nel suo volume studia il diverso distribuirsi dei termini indicanti saggezza e abilit nel medio alto tedesco del 1200 e nel vocabolario mistico

tedesco del 1300. L'evoluzione si pu rappresentare nel seguente schema (preso da Guiraud, La Smantique, 1955)

che indica che nel 1200 si ha un'opposizione tra kunst (=arte) riferita alle attivita' cortesi e cavalleresche e list (=abilit), riferito alle attivit artigianali, mentre wsheit (=saggezza) le sussume tutte indicando in genere la saggezza umana in tutte le sfere. Nel 1300, invece, list sparisce e wsheit perde il suo carattere di universalit; l'opposizione , ormai, tra kunst e wizzen che indicano "arte" e "conoscenza", mentre wsheit si riferisce alla sfera religiosa e mistica. Abbiamo visto, quindi, che quando si parla di sfere o campi in semantica si intendono, da Saussure (ma anche Humboldt) in poi, le nozioni pi disparate, ma l'ipotesi pi accreditata quella di Trier, dell'esistenza di campi semantici diversamente ripartiti dalle entit lessicali. In base a questa formulazione, i fenomeni pi facilmente osservabili sono quelli per contrasto; non un caso che si siano usati esempi di confronto tra lingue diverse o tra epoche diverse di una stessa lingua. L'evoluzione naturale di questa teoria , quindi, l'ipotesi di Sapir-Whorf, secondo la quale sono le strutture linguistiche che plasmano le strutture cognitive dell'uomo.
The linguistic system of each language is not merely a reproducing system for voicing ideas, but rather is itself the shaper of ideas, the program and guide for the individual's mental activity, for his analysis of impresions, for his synthesis of his mental stock-in-trade...We dissect nature along lines laid down by our native languages. [Language, Thought, and Reality. Selected Writings of Benjamin Lee Whorf, 1956]

L'ipotesi di Sapir-Whorf sembra render conto in maniera molto efficiente di fenomeni trans-culturali, come il fatto che all'unico termine che le lingue occidentali hanno per "neve", le lingue eschimesi fanno corrispondere una ventina di termini diversi. Tuttavia essa non gode di un'uniforme accettazione. Il terreno di maggiore discussione e' stato quello dei nomi di colori, dove si sono opposte due posizioni, rappresentate da Conklin [Hanuno Color Categories, 1955] e Berlin e Kay in Basic Color Terms, 1969. Conklin porta l'esempio della lingua Hanuno come prototipo di una distribuzione dei colori totalmente diverso dalla percezione che le nostre culture hanno della stessa realta'. La situazione e' rappresentata dalla figura che presenta una situazione di netta divergenza tra l'inglese e lo Hanuno. Berlin e Kay, invece, pur riconoscendo le divergenze di partizione dipendenti da diverse situazioni culturali ritengono che, comunque, il sistema dei colori sia riducibile al seguente schema unico, di validit' universale

Secondo Berlin e Kay ogni lingua pu disporre del proprio sistema di classificazione dei colori, ma ciascuna si situa secondo una linea di crescente complessit rappresentata dalla sequenza di inclusioni presentata nella figura; perci una lingua che conosca i termini per green e yellow include forzatamente anche la nozione di red e di white e black, mentre una lingua che riconosce solo red include esclusivamente white e black. Ci che universale la sequenza di inclusioni, cio di precedenze, che affonderebbe le radici in un sistema universale di percezione. Analisi componenziale Vi sono gruppi di parole per le quali si pu proporre un'analisi in termini di combinazioni di formanti primarie. La serie uomo/donna; ragazzo/ragazza si pu descrivere come segue

che si pu linearizzare come segue uomo : +UMANO +ADULTO +MASCHIO donna : +UMANO +ADULTO -MASCHIO ragazzo : +UMANO -ADULTO +MASCHIO ragazza : +UMANO -ADULTO -MASCHIO Questo tipo di rappresentazione ha una chiara matrice fonologica, in quanto consiste nell'identificazione di una serie minima di tratti la cui presenza o assenza (+, -) contribuisce a formare un significato. Inoltre, i tratti sono determinati sulla base di opposizioni binarie distintive, esattamente secondo il metodo usato in fonologia. Questo genere di approccio l'unico che tenta di stabilire un confine tra denotazione e connotazione, usando il metodo delle opposizioni distintive per determinare le propriet inerenti di un concetto, in opposizione a quelle semplicemente evocate. Inoltre, un tale metodo pu vantare elementi di universalit, che sono il requisito fondamentale della teoria linguistica. Infatti, a questa si chiede di esprimere concetti generali applicabili a tutte le lingue, piuttosto che descrizioni parziali di singole lingue. Cos possiamo estendere il sistema descrittivo ad includere +UMANO 'umano' +ADULTO 'adulto' +MASCHIO 'maschio' -UMANO 'animale' -ADULTO 'giovane' -MASCHIO 'femmina permettendo di descrivere persona : +UMANO (0MASCHIO) (0ADULTO) adulto : +UMANO +ADULTO (0MASCHIO) bambino : +UMANO -ADULTO (0MASCHIO) femmina : (0UMANO) (0ADULTO) -MASCHIO dove alcuni tratti sono neutralizzati (0---), cio perdono rilevanza nella descrizione della specifica voce.

L'analisi che cos si compie delle voci lessicali detta componenziale in quanto suddivide il significato in diversi componenti minimali, appunto secondo un criterio di tipo fonologico. La notazione componenziale rende conto di tutte le relazioni semantiche basilari, i particolare della ipo-/iperonimia e dell'incompatibilit. La prima si realizza come una ulteriore specificazione di tratti, per cui -MASCHIO meno specifico di +UMANO +ADULTO -MASCHIO e realizza la coppia iperonimo: femmina / iponimo: donna. Si pu, dunque, formulare il principio che tanto minore il numero dei tratti specificati per un termine, tanto pi esso generico e, quindi, collocato in alto nella gerarchia degli iperonimi. L'incompatibilit si definisce in termini di presenza di tratti uguali con valori opposti; uomo e donna sono incompatibili perch opposti dal tratto MASCHIO + o -. La presenza di certi tratti pu essere subordinata alla presenza di altri, come nel caso di MASCHIO che pu essere specificato solo per il valore +ANIMATO. Un modo di rappresentare questa dipendenza l'albero, come che pu essere utilizzato per rappresentare interi sistemi di tratti, come, appunto, nella grammatica sistemica funzionale di Halliday. Questo ci porta a spostare la discussione sulla effettiva natura di questi tratti che noi abbiamo, fin qui, trattato come esplicitazione del significato di una parola. Alcuni linguisti, invece, con Chomsky in testa, li considerano parte integrante della teoria sintattica, come meccanismo di filtro che elimina numerose frasi spurie. Cos, di un verbo come "mangiare" si pu dire che seleziona un oggetto facoltativo (Maria mangia una mela vs. Maria mangia), e seleziona, alla stessa stregua, un soggetto animato. In Aspects of a Theory of Syntax Chomsky ricorre ad una notazione come mangiare [+V, +Sogg [+ANIM]_______(+Ogg)] per specificare che mangiare un verbo che regge obbligatoriamente un Soggetto Animato e facoltativamente un Oggetto. Per questo tipo di funzione che svolgono i tratti binari (cio ) si chiamano spesso, in sintassi, restrizioni di selezione, cio restrizioni sulla selezione dei costituenti di una frase. Le restrizioni di selezione sono il meccanismo mediante il quale, nelle prime teorie chomskiane, gli elementi lessicali esercitano il controllo sulla struttura sintattica della frase. Molti linguisti, per, fanno rientrare la teoria dei tratti e l'analisi componenziale a pieno diritto nella teoria semantica. Vi sono, per, molte aree di lessico che rispondono a modalit diverse di trattualizzazione. Riconosciamo, in particolare, - opposizioni binarie, come in vivo e morto, che possono essere ridotte a opposizioni di valore in un unico tratto (VIVO) - tassonomie multiple, simili al campo semantico, ma pi esatte, in cui un iperonimo, ad es. METALLO, si specifica in una serie di iponimi,

ad es. oro, rame ecc, senza che questo comporti un'analisi in componenti elementari, dal momento che ogni iponimo di per s un componente elementare -opposizione relativa, come nel caso di grande e piccolo, il cui unico componente elementare, ad es. MISURA, assume valori scalari attribuibili solo su base soggettiva e relativa. - relazioni, che analizzano parole come genitore e figlio in termini di partecipanti ad una relazione dotata di verso

L'analisi componenziale non termina qui, in quanto vi sono anche altre relazioni che si possono istituire tra parole e con diversi sistemi di descrizione. I meriti principali di questo tipo di analisi sono - il procedimento descrittivo relativamente formale - una relativa universalit del metodo, cui fa riscontro una buona diffusione ed accettazione delle descrizioni, anche da parte di chi convinto che la semantica sia "ben altro". Reti semantiche La scomposizione del significato delle parole in componenti minimi si allaccia al problema dell'ontologia di tali componenti, cio se si tratti di espedienti decrittivi o di propriet effettivamente presenti o in natura o nel sistema cognitivo dei parlanti. La psicologia cognitiva e sperimentale hanno un interesse particolare per il modo in cui i concetti e le relative propriet vengono memorizzati. Nel 1968 lo psicologo Ross-Quillian formul un'ipotesi di struttura di memoria, detto reti semantiche, che doveva render conto sia della memorizzazione che delle operazioni di accesso. Una rete semantica l'espressione di relazione tra concetti e di questi con le relative propriet. Cos, ad esempio, concetti come animale, uccello, canarino si rappresentano come segue

che indica una relazione di iponimia di uccello rispetto a animale e di canarino rispetto a uccello. La relazione is_a non indica, per, solo l'iponimia, ma anche l'eredit da parte dell'iponimo delle propriet associate all'iperonimo. Cos, in virt di questa linea di ereditariet, canarino eredita da uccello le propriet tegumento: penne e locomozione:volo. Questa distribuzione delle propriet, sempre associata al concetto pi alto, cio pi generale, nella gerarchia, costituirebbe una forma di economia della memoria, in quanto evita di memorizzare tutte le propriet in associazione con tutti i concetti. Inoltre spiegherebbe il fatto, comprovato sperimentalmente, che occorre pi tempo per dichiarare vera l'associazione tra un iponimo e la propriet di un iperonimo, che non una sua propriet; cos occorre

pi tempo a verificare (dire se vera o falsa) la frase "un canarino vola" che la frase "un canarino giallo". Questo perch il cammino, in termini di connessioni, pi lungo da canarino a volo che da canarino a giallo. Si ricordi, in ogni caso, che i dati sperimentali in psicologia sono sempre dubitabili. Un'altra caratteristica delle reti semantiche che non esiste un insieme chiuso di propriet. A parte il legame is_a, che caratteristico, ma non indispensabile, tutti gli altri sono puramente convenzionali e possono essere ampliati a piacere, pur di creare l'etichetta opportuna sul legame e di collegarlo con il concetto relativo. Cos a canarino posso aggiungere verso: canto, orgine: Canarie, dimora-abit.: gabbia, ecc. in modo da caratterizzare un canarino nella nostra esperienza urbana, piuttosto che il canarino che vive in libert. Questo significa che le reti semantiche possono essere usate per rappresentare ogni sorta di propriet di concetti, anche quelle che scaturiscono da esperienze individuali. Le reti semantiche costituiscono un formalismo per rappresentare concetti e propriet, ma non impongono alcuna restrizione su che cosa rappresentare. Non si pu, quindi, chiedere alle reti semantiche una risposta su quale sia il significato di un dato elemento lessicale, ma occorre definire tale significato con metodi autonomi, prima di tradurlo in termini di reti semantiche. Con ci la distinzione tra denotazione e connotazione perde significato, in quanto tutto rappresentato uniformemente. Un problema particolare posto proprio dalla rigidezza dell'ereditariet. Se, infatti, accanto a canarino avessimo pinguino

questo erediterebbe la propriet di volare, ci che non vero. La soluzione, che consisterebbe nel degradare la propriet locomozione: volo a tutti gli iponimi di uccello eccetto pinguino, non praticabile perch annulla un'importante generalizzazione ("tutti gli uccelli volano"). D'altro canto, anche la frase "questo canarino non pu volare perch gli sono state tarpate le ali" in contradizione con l'ereditariet delle propriet. In termini pi astratti le reti semantiche, come pure le definizioni universali ("tutti gli uccelli volano", "tutti gli uccelli hanno penne"), non dispongono di meccanismi per il trattamento dell'eccezione (il pinguino) e la propriet transitoria (ali tarpate).

La frase La sintassi e' la scienza che studia le modalita' mediante le quali le parole vengono messe insieme per formare frasi. E' la branca piu' antica delle scienze del linguaggio, in quanto affonda le sue

radici nell'antica grammatica greca e latina. 1. La sintassi tradizionale La sintassi tradizionale, cioe' quella classica che muove dagli studi logici e filosofici degli stoici e delle altre correnti del pensiero greco, fa coesistere aspetti semantico-funzionali. Nozioni come quelle di soggetto e predicato sono, principalmente nozioni logicosemantiche, che trovano una realizzazione a livello sintattico (il nominativo per il soggetto; la presenza di un verbo nel predicato). Non manca una certa coscienza dell'aspetto strutturale della grammatica; ad esempio, la distinzione tra complemento oggetto e frase oggettiva, serve a differenziare l'uso del sintagma nominale da quello di un'intera frase nella funzione di oggetto. La linguistica storica e comparatista non si occupa estesamente di sintassi, tesa come era allo studio dei mutamenti fonetici ed alla ricostruzione delle etimologie. Se qualche studioso si dedica all'indagine sintattica lo fa usando le categorie della grammatica tradizionale. Anche la linguistica strutturale non aggiunge molto alle nozioni evolute in ambito tradizionale ; si va precisando, tuttavia, la nozione di sintagma come entita' grammaticale minima, indipendente dalla sua funzione. Cosi', nella frase Il bel cane nero mangia con molto appettito la carne tenera si puo' asserire che, benche' il bel cane nero, (con) molto appetito e la carne tenera svolgano funzioni diverse nella frase, hanno una struttura simile, che consiste nella sequenza <(articolo)(aggettivo) nome (aggettivo)> e, considerando che l'unica presenza necessaria (non tra parentesi) in questo sintagma e' quella nel nome, si puo' chiamare questa sequenza un sintagma nominale. 2. Lo studio scientifico della sintassi Lo studio della sintassi come attivita' scientifica autonoma inizia con l'opera di Noam Chomsky, Syntactic Structures, del 1957. Chomsky afferma, innanzi tutto, l'autonomia della sintassi dal livello semantico, identificando nella lingua la possibilita' di formulare frasi prive di senso che possono essere giudicate ben formate da un parlante nativo. Sono di Chomsky gli esempi Pirots curulize elatically frase formata da non-parole, che rispondono, pero', alle regole elementari della morfologia, e sono ordinate in modo sintatticamente accettabile, e Green colourless ideas sleep furiously dove parole della lingua inglese sono, di nuovo, ordinate in modo

sintatticamente accettabile, senza, per questo, formare una frase dotata di senso. Chomsky colloca le sue teorie linguistiche in una prospettiva innatista; egli ritiene, infatti, che, mentre le grammatiche delle singole lingue possono essere oggetto di apprendimento da parte del bambino, la facolta' generica di acquisire una grammatica faccia parte del patrimonio genetico dell'uomo. La teoria linguistica ha lo scopo di descrivere la competenza (competence) linguistica, cioe' la conoscenza che ogni uomo possiede nella sua mente e che e' la base della sua capacita' di usare la lingua. La competenza e' la conoscenza astratta della lingua che si estrinseca di volta in volta nella esecuzione (performance). Con l'intervento di Chomsky la teoria sintattica vede lo svilupparsi di una frattura tra l'ipotesi strutturale pura, del tutto spogliata di elementi funzionali come, appunto l'ipotesi chomskiana, e quella funzionale, anch'essa pura, cioe' spogliata degli elementi strutturali. E' solo in tempi recentissimi che si ricompongono i due aspetti in teorie che mirano ad esprimere in maniera formalmente piu' chiara di quanto accadesse nella grammatica tradizionale il rapporto tra strutture distribuzionali del linguaggio e funzioni sintattiche. 3. La sintassi strutturale 3.1. La grammatica generativa Secondo Chomsky una grammatica puo' essere una solo una grammatica generativa, cioe' un meccanismo in grado di produrre espressioni di una lingua, partendo da un numero ristretto di categorie. Se mettessimo in un'urna tutte le parole del vocabolario italiano ed estraessimo a sorte serie di lunghezza variabile, produrremmo stringhe di parole, la maggioranza delle quali non risponderebbero a nessuna grammatica, mentre alcune sarebbero frasi dell'italiano. Un parlante italiano sarebbe sempre in grado di distinguere le frasi grammaticali da quelle non grammaticali. La capacita' di compiere questo riconoscimento e' da attribuirsi proprio al meccanismo generativo. Infatti, e' da escludere che il parlante riconosca per valide frasi gia' sentite, perche' ognuno di noi e' in grado di accettare o respingere anche frasi mai udite prima. D'altro canto, la mente umana e' una risorsa limitata, mentre il numero di frasi che si possono produrre in una lingua e', per la natura stessa del linguaggio umano, illimitato. Dunque, l'uomo deve possedere un meccanismo limitato capace di generare un numero illimitato di frasi; questo meccanismo e', appunto, la grammatica. La base della grammatica generativa e' data dalle produzioni, a sua volta un modo di esprimere in forma dinamica le regolarita' distribuzionali del linguaggio. Le stringhe Mario Il mio amico Mario Il cane Il cane nero

Il bel cane nero che abbiamo visto oggi sono, intuitivamente, sintagmi dello stesso tipo, e rappresentano istanze di costruzioni che possono realizzarsi con altre parole. Possiamo esprimere la loro appartenenza alla stessa categorie linguistica assegnando ad esse un'etichetta caratterizzante unica, mentre l'uso di categorie lessicali generiche puo' rendere tale etichetta piu' generale. Possiamo chiamare questa famiglia di sintagmi sintagma nominale ed elencare le regolarita' distribuzionali come segue <nome proprio> <articolo><possessivo><nome><nome proprio> <articolo><nome> <articolo><nome><aggettivo> <articolo><aggettivo><nome><aggettivo><FRASE RELATIVA> Questa serie di schemi distribuzionali puo' essere trasformata in una serie di produzioni SN --> NPRO SN --> ART POSS N NPRO SN --> ART N SN --> ART N AGG SN --> ART AGG N AGG FREL dove --> si legge "si riscrive come", SN sta per Sintagma Nominale, e gli altri simboli sono interpretabili come le varie categorie lessicali, o parti del discorso; le produzioni si chiamano anche regole di riscrittura, ed esprimono il fatto che ad un certo simbolo (=sintagma) alla sinistra della freccia, si sostituisce la sequenza di simboli alla destra della freccia. Si esprime, cosi', anche la generalita' degli schemi generativi/distribuzionali: la regola SN --> ART POSS N NPRO vale per tutte le sequenze di parole appartenenti alle categorie rispettive, come il mio collega Giuseppe, il tuo nemico Annibale, il suo amante Ludovico, il nostro cane Pippo ecc., senza limitazione di numero. Una grammatica generativa, dunque, consiste in un insieme di regole di riscrittura capaci di rappresentare/generare tutte e solo le frasi di una lingua. L'espressione "tutte e solo le frasi di una lingua" introduce il concetto di potenza generativa (generative power) di una grammatica. Una grammatica e' in grado di generare un certo numero di frasi che hanno una certa relazione nei confronti delle frasi della lingua. Cosi', SN --> ART POSS N NPRO puo' generare anche sintagmi come il suoi colleghi Giuseppe, che non appartiene all'insieme dei sintagmi nominali dell'italiano; diremo, in questo caso, che la grammatica genera anche espressioni di troppo (overgenerates), per cui non rappresenta un'immagine adeguata del SN italiano. L'obiettivo e', dunque, di generare tutte le frasi di una lingua, senza generarne alcuna in piu'; l'obiettivo ideale (mai raggiunto) e', dunque, che la potenza generativa della grammatica coincida sempre con l'insieme delle frasi di una lingua. Le produzioni, e quindi il modello generativo, realizza l'obiettivo

dell'economia della rappresentazione, evidenziando certe regolarita'. Cosi', ad esempio, la produzione SP --> Prep SN {Sintagma Preposizionale si riscrive preposizione + SN} rappresenta l'informazione che un sintagma preposizionale ingloba un sintagma nominale, qualunque ne sia la forma, e che si realizza semplicemente preponendo al sintagma nominale una preposizione, permettendo, cosi', di non descrivere ex novo tutte le sequenze che possono apparire in un sintagma preposizionale. L'economia si realizza anche mediante l'uso ricorsivo di simboli, cioe' facendo apparire alla destra di una produzione lo stesso simbolo che e' apparso alla sinistra. questo puo' avvenire sia in modo diretto, come in F --> F e F che assegna la categoria Frase a sequenze di due frasi coordinate, o in modo mediato, come in F --> SN SV SV --> V che F che rende conto del fatto che in frasi come Il macellaio credeva che la moglie lo tradisse col fornaio la sottostringa credeva che la moglie lo tradisse col fornaio costituisce il sintagma verbale della frase principale ed ingloba, dopo il che, un'altra frase completa. Anche se formalmente tutte le produzioni sono uguali, da un punto sostanziale si osserva che in esse alcuni simboli vengono riscritti con altri simboli, mentre altri simboli vengono riscritti con parole della lingua. Nella terminologia delle grammatiche formali, le parole della lingua, che non possono essere riscritte mai, vengono dette simboli terminali ed appartengono ad un insieme detto vocabolario terminale (Vt), mentre tutti gli altri simboli sono detti simboli ausiliari, ed appartengono al vocabolario ausiliare (Va). La somma dei due vocabolari forma il vocabolario (V) della grammatica. Sul piano pratico, poi, quei simboli che possono essere riscritti solo con simboli terminali vengono detti simboli preterminali, e coincidono con le categorie grammaticali delle parole (parti del discorso). A questo punto si capisce come "green colourless ideas sleep furiously" sia interpretato come grammaticale. Infatti, le singole parole che costituiscono questa frase insensata sono attribuibili ad una categorie lessicale (aggettivo - aggettivo - nome - verbo avverbio) e la sequenza e' generabile dalle stesse regole che generano "Big speedy cars run noisily" (F --> SN SV, SN --> Agg Agg N, SV --> V Avv). Una grammatica non si limita a specificare il meccanismo generativo che produce le frasi di una lingua, ma esplicita anche le relazioni che esistono tra categorie sintattiche, assegnando un indicatore sintagmatico (phrase marker), cioe' una rappresentazione grafica di tali relazioni. Cosi', la grammatica base tipica, cioe'

F --> SN SV SN --> Art N (+ tutte le altre descrizioni che abbiamo dato di SN) SV --> V SV --> V SN (+ tutte le altre descrizioni che abbiamo dato di SV) assegnera', tra l'altro, i seguenti indicatori sintagmatici

che rappresenta la frase standard con verbo transitivo, o il nostro esempio

ecc. Gli indicatori sintagmatici vengono comunemente chiamati alberi sintattici i cui nodi superiori dominano i nodi inferiori. Sul piano formale esiste la possibilita' che due grammatiche diverse generino le stesse frasi; in questo caso si parlera' di grammatiche equivalenti. Cosi', il primo sintagma nominale della frase "Big speedy ..." puo' essere generata anche dalle regole SN --> SA N {sintagma aggettivale + nome} SA --> Agg Agg che gli assegnano il seguente indicatore sintagmatico.

Qualora due grammatiche equivalenti assegnino lo stesso indicatore sintagmatico, si dira' che sono fortemente equivalenti. Tuttavia, da un punto di vista strettamente linguistico, nessuna grammatica e' equivalente ad un'altra, in quanto ciascuna rappresenta una scelta nell'attribuire una certa struttura piuttosto che un'altra ad un determinato fenomeno (grammatiche equivalenti) o una scelta relativa all'adeguatezza del meccanismo generativo che motiva determinati fenomeni (grammatiche fortemente equivalenti). 3.2. Equivalenza di strutture Vi sono costruzioni che sono intuitivamente equivalenti tra di loro. Le frasi Il macellaio vende la carne E' il macellaio che vende la carne E' la carne che il macellaio vende La carne e' venduta dal macellaio sono del tutto equivalenti, se si escludono gli aspetti di enfasi. Dal punto di vista strutturale, tuttavia, ciascuna puo' essere rappresentata da un indicatore sintagmatico diverso; cosi', per esempio, la forma attiva e la corrispondente forma passiva corrispondono rispettivamente a

ea

che risponde alle regole F --> SN SV SN --> Art N SV --> V[pass] SP SP --> Prep[da] SN La grammatica strutturale di origine chomskiana ha sviluppato diversi metodi formali di mettere in relazione strutture correlate sul piano intuitivo, che si riducono, nella sostanza a due: 1) ipotizzando un'operazione di passaggio da una struttura all'altra, 2) istituendo un'equivalenza tra le diverse costruzioni. L'ipotesi adottata da Chomsky e' che la frase diretta sia, in qualche modo, la forma basilare, mentre tutte le altre forme ne vengono derivate attraverso un'operazione di modificazione dell'albero sintattico. Nelle prime formulazioni della sua teoria, tali operazioni erano dette trasformazioni, e ne esisteva una per ciascun tipo di equivalenza. Per la passivizzazione la trasformazione passiva si puo' formulare come segue

Formulazioni successive hanno sostituito il modello delle trasformazioni, fortemente criticato negli anni 70, con sue semplificazioni (move- ), ma la sostanza resta la stessa: una grammatica generativa produce un insieme di frasi basilari, mentre un meccanismo trasformazionale muove i sintagmi (costituenti) nell'albero, fino ad ottenere varianti equivalenti della frase basilare. Per questa sua struttura la teoria chomskiana si chiama generativotrasformazionale. Un certo numero di teorie originate da quella di Chomsky, ma in opposizione con essa, hanno tentato di dare una soluzione diversa, semplicemente asserendo l'equivalenza di costruzioni sintattiche. Ad esempio, G.Gazdar, ideatore della Generalized Phrase Structure Grammar, definisce delle metaregole che istituiscono una relazione costante tra produzioni. Nel caso del passivo, possiamo esprimere la corrispondenza come segue SV --> V SN SV --> V[pass] SP[da] che significa che in tutti quei casi in cui vale la prima produzione e' applicabile anche la seconda con un esito equivalente. La formulazione completa della teoria di Gazdar comporta anche la classificazione esplicita di tutti quei verbi per i quali vale la prima produzione. L'espressione della metaregola asserisce che per tutti quei verbi la seconda produzione vale come equivalente. Tecnicamente ogni produzione e' dotata di un indice numerico che

viene associato a tutte le parole che partecipano di quella produzione. Cosi', se si ha [45]. SV --> V SN, avremo "vendere[45]", e la metaregola asserisce che per tutti i [45] vale l'equivalenza. Nel caso specifico del passivo, la soluzione proposta da Gazdar non e' del tutto equivalente a quella di Chomsky, in quanto non tiene conto di cio' che accade all'oggetto della frase attiva, e non istituisce nessuna relazione tra soggetto e agente/oggetto e soggetto. Un modo alternativo, sviluppato anteriormente, per esprimere l'equivalenza delle due produzioni, e' quello di connetterle attraverso il lessico, esprimendo semplicemente la regola che il "vendere" che partecipa della regola SV --> V SN e il "vendere" che partecipa della regola SV --> V[pass] SP [da] sono correlati sistematicamente. Una regola di questo tipo si chiama regola di ridondanza lessicale, ed e' stata utilizzata in varie fasi di sviluppo delle teorie chomskiane da diversi autori. 3.3. La sottocategorizzazione lessicale L'espressione di certe equivalenze sintattiche attraverso il lessico apre il problema generale del rapporto che esiste tra comportamento delle parole e strutture sintattiche. L'espressione di una regola come quella del passivo, che si puo' formulare come "se un verbo puo' partecipare della produzione SV --> V SN partecipa anche della produzione SV --> V[pass] SP[da]", altro non e' se non una riformulazione piu' rigorosa del principio che "i verbi transitivi possono diventare passivi", ma si possono esprimere anche proprieta' meno ovvie. L'espressione delle costruzioni in cui una parola puo' entrare si dice sottocategorizzazione, ed e' stata introdotta da Chomsky stesso, anche se viene espressa in maniera diversa che non la relazione tra due produzioni di cui una e' indicizzata. La sottocategorizzazione e' la classificazione degli elementi lessicali di una lingua in termini di costruzioni specifiche che ammettono o richiedono. Cosi' se "vendere" richiede un complemento oggetto, "regalare" richiede un oggetto ed un oggetto indiretto. Le modalita' di espressione possono essere diverse; ne diamo due qui di seguito a titolo esemplificativo vendere [__SN] opp. [+OGG] regalare [__SN SP[a]] opp. [+OGG, +OGGIND] L'elemento lessicale piu' soggetto alla sottocategorizzazione e' il verbo, in genere determina un certo numero di complementi. Non mancano, pero', sottocategorizzazioni per altre categorie linguistiche. Ad esempio, aggettivi difficile [__ COMPL[da]] {regge una infinitiva introdotta da "da" fiero [__ COMPL[di]], [__ SP[di]] {idem con "di", o anche un SP} o nomi (deverbativi) sforzo [__COMPL[di]] rinuncia [__COMPL [a]] La sottocategorizzazione lessicale e', in realta', l'espressione

dell'esigenza di connettere, in modo stabile e formalmente corretto, la parole di una lingua con le costruzioni che queste parole ammettono o richiedono, o, piu' generalmente, di render conto della relazione che esiste tra parole e sintassi. Vi sono aspetti della sintassi, anche piu' elementare, che sono strettamente dipendenti dalle singole parole che formano un sintagma. Ad esempio, la nostra grammatica base F --> SN SV SN --> Art N SV --> V SV --> V SN non specifica che una frase e' ben formata solo se c'e' accordo di numero e persona tra verbo e soggetto. D'altra parte, l'albero sintattico non si presta ad esprimere questa condizione, in quanto gli unici nodi fratelli (dello stesso livello) sono SN ed SV, che non recano informazioni di tipo morfologico, a meno che non vi siano state trasferite con qualche procedimento di manipolazione dai nodi inferiori.

Dunque, le proprieta' che devono essere assegnate agli elementi lessicali sono molteplici, sintattiche e morfologiche, e, in certi casi, devono essere propagate, nell'albero sintattico, a nodi che non sono di natura lessicale. Questo porta ad una serie di conclusioni importanti. La prima e' che una grammatica generativa non e' descrittivamente adeguata se non e' integrata con un metodo per rappresentare in modo uniforme le proprieta' dei nodi dell'indicatore sintagmatico, siano essi terminali o non. Questo linguaggio di rappresentazione e' quello dei tratti o features. I tratti possono essere binari, cioe' rappresentare la presenza o assenza di una proprieta', ed e' questa la modalita' scelta da Chomsky. Cosi' si introducono indicazioni come [- Anim, - Masc, Plur], per indicare che un certo nome e' "inanimato, femminile, singolare"; la determinazione dei tratti binari si fonda sull'assunto che vi siano proprieta' base la cui presenza ha un valore altrettanto preciso che l'assenza. Un sistema alternativo, piu' generale, fondato sull'assunto che i tratti non si strutturino in coppie significative, e' quello delle coppie <attributo valore>, che esprime, cioe', il nome della proprieta' ed il suo valore, ammettendo anche sistemi non binari; cosi', la stessa informazione espressa sopra, prende la forma [<Tipo Anim>, <Gen Masc>, <Num Plur>]. Questa soluzione e' quella adottata dalle teorie grammaticali piu' recenti. La seconda conclusione e' che una teoria grammaticale deve prevedere dei meccanismi per trasferire tratti ai nodi superiori dell'albero. I sistemi piu' recenti rispondo a questa esigenza con meccanismi vari. La terza conclusione e' che gran parte delle proprieta' dei nodi dell'indicatore sintagmatico, nonche' della struttura stessa dell'albero

deriva dalle proprieta' degli elementi lessicali, o, per meglio dire, di un elemento lessicale principale. Si puo' dire, cosi', che il SN e il SP rispondono alle proprieta' del nome che ne costituisce l'elemento principale, mentre la frase origina dalle proprieta' del verbo. Questa situazione e' stata riconosciuta da Chosmky stesso nella seconda formaulazione della sua teoria, in cui i sintagmi vengono considerati proiezioni (massimali) della testa lessicale rispettiva. La nozione di testa lessicale e di proiezione e' divenuta, anch'essa, patrimonio comune di quasi tutte le teorie sintattiche strutturali. 3.4. Elementi comuni La grammatica strutturale generativa ha avuto una lunga storia, si e' suddivisa in molte correnti ed ha fornito teorie spesso contradittorie; vi sono, pero' alcuni fatti che restano comuni.a tutte. In particolare, se guardiamo alla funzione che la grammatica deve svolgere nella teoria, tutte concordano che la grammatica: - deve rappresentare le regolarita' distribuzionali della lingua - e' il dispositivo che permette all'uomo di riconoscere un numero illimitato di frasi e di assegnare loro strutture - deve descrivere equivalenze tra strutture - deve esprimere la relazione tra lessico e sintassi 4. Grammatica funzionale La grammatica funzionale non ha una tradizione cosi' robusta e formale come la grammatica strutturale. Come si e' visto, essa affonda, pero', le radici nella tradizione linguistica e filosofica piu' antica. In tempi moderni, il suo massimo esponente, pari a Chomsky nel campo strutturale, e' M.A.K. Halliday. I principi della grammatica funzionale si possono riassumere come segue: 1: La grammatica deve render conto della lingua come viene usata, secondo un approccio descrittivo. La frase Mia nipote non stata sorpresa a rubare in un supermercato e la frase Mia nipote, rubare in un supermercato, non vero che stata sorpresa appartengono alla lingua ad ugual titolo, senza che la seconda possa essere considerata o non-grammaticale o derivata, in qualche modo dalla precedente. 2: La grammatica strutturale si fonda sul meccanismo generativo, per cui classifica gli oggetti linguistici in base alle categorie che li costituiscono ed a quelle da cui vengono generati. La nozione stessa di proiezione massimale istituisce un rapporto di necessita' tra le categorie cui appartengono le unita' lessicali e le strutture sintattiche. Dunque, dal punto di vista della capacita' classificatoria, una grammatica strutturale assegna descrizioni che esprimono le categorie (classi), che sono proprieta' permanenti degli oggetti.

La grammatica funzionale esprime le funzioni, che sono propriet transitorie degli oggetti linguistici. La differenza e' visibile in un semplice esempio noun verb boys throw class labels etichette di classe noun stones Actor Process Goal boys throw stones function labels etichette di funzione

La grammatica funzionale ha come obiettivo quello di etichettare gli oggetti linguistici che costituiscono la frase secondo le funzioni che essi svolgono nel caso specifico. Secondo Halliday l'etichettazione (labelling) funzionale e' l'etichettazione minimale per ogni livello, in quanto, libera come e' dalla rigidita' delle classi, non deve introdurre etichette intermedie che non svolgano una funzione. Cosi', nel sintagma vaste verdi soleggiate pianure la grammatica strutturale dovrebbe creare una regola del tipo SN --> GA N GA --> Agg GA --> Agg GA producendo

mentre l'etichettazione funzionale e' semplicemente

Il problema della descrizione linguistica si riduce, quindi, al definire le etichette. Alcuni sintatticisti puri, come S.Dik, si sono limitati a collezionare etichette di funzioni sintattiche non dissimili dai tradizionali complementi. Halliday, invece, articola la sua descrizione su due piani, la determinazione dei livelli descrittivi e la determinazione dei comportamenti all'interno di ciascun livello. I livelli identificati da Halliday sono 1. thematic structure (livello interpersonale), che si riferisce alla caratterizzazione della frase come messaggio; a questo livello interessa, sostanzialmente distinguere cio' che e' il tema del messaggio da cio' che e' il suo contenuto. Halliday adotta la terminologia della scuola linguistica di Praga, tema e rhema, dove tema e' l'argomento della frase e rhema e' cio' che sviluppa il messaggio the duke my aunt that teapot tema has given my aunt that teapot has been given that teapot by the duke the duke has given to my aunt rhema

2. mood (livello modale), che si riferisce alla caratterizzazione della frase come scambio comunicativo. Appartengono a questo livello le determinazioni di modo, di modalita' e di tipo di frase.

Cosi', la combinazione subject/finite, identifica la frase indicativa. Il residue si puo' articolare in predicator, la parte verbale non finita, il complement, in genere l'oggetto, e un certo numero di adjunct, cioe' di complementi. Anche la classificazione della frase come interrogativa o imperativa, fa parte di questo livello descrittivo. 3. transitivity (livello informativo), che specifica i diversi tipi di processi che si riconoscono nella lingua, e le strutture mediante le quali essi sono espressi. Appartengono a questo livello etichette come Actor, Process, Goal in the duke Actor has given process my aunt beneficiary the teapot goal

Per ognuno dei livellisi distinguono etichette che definiscono porzioni della frase o, in genere, dell'unita' linguistica, ed altre etichette che qualificano tali porzioni. Le etichette sono strutturate in sistemi, che rappresentano le possibilita' di scelta che un utente della lingua ha in determinati punti. Un semplice sistema per la scelta della voce nella frase e'

Il sistema specifica, in questo caso, la scelta tra medio, attivo e passivo. Nel compiere le scelte, tuttavia, si compiono anche operazioni di progressivo affinamento della struttura linguistica, mediante le operazioni specificate nei box.. + indica che l'elemento viene inserito, a/b indica che le due funzioni vengono unificate, e a:b significa che l'etichetta a e' ulteriormente specificata come b. Cosi', nel nostro sistema, il livello di frase (clause) provoca l'introduzione dell'etichetta "Process", la scelta middle, provoca la specificazione di Process come "active", la scelta effective comporta l'aggiunta della funzione "Agent" e da accesso alle scelte successive tra active e passive. Se si sceglie active si ha la fusione di Agent e Subject e la specificazione di Process come "active"; se, invece, si sceglie passive, si ha la fusione di Agent e Adjunct, specificato come "by", e la determinazione di Process come "passive". La prima scelta, middle, caratterizza frasi medie, frequenti in inglese, come the glass broke la scelta active descrive frasi attive come the cat broke the glass dove effettivamente agente e soggetto coincidono, mentre la scelta passive descrive frasi passive come

the glass was broken by the cat in cui l'Agente viene reso con un complemento introdotto da by. La grammatica funzionale come sviluppata da Halliday ha avuto uno sviluppo altrettanto importante quanto la grammatica generativa, anche se ha avuto meno fortuna. Viene recuperata in tempi recentissimi dalla linguistica computazionale per definire una grammatica per la generazione di linguaggio naturale. Infatti, l'organizzazione delle scelte linguistiche in sistemi e' particolarmente efficiente. Il significato della frase <Questa parte non materia di esame> Nella determinazione del significato della frase diversi elementi linguistici giocano diversi ruoli. La frase enuncia un fatto, decrive un evento o uno stato che coinvolge dei partecipanti. In termini pi astratti si pu dire che il nucleo di ogni frase l'espressione di una relazione che viene istituita tra diverse entit. Cos il nucleo delle frasi Il macellaio vende la carne Ieri il macellaio vendeva la carne a buon mercato Il macellaio vende abitualmente la carne la relazione "vendere" che correla "il macellaio" alla "carne". Il significato della frase, quindi, sar una funzione di questa relazione e dei singoli elementi che vi partecipano. Sulla base di queste informazioni possibile ricostruire il significato, almeno quello nucleare, della frase. Una funzione accessoria delle propriet semantiche delle parole quella di filtro. Una frase sintatticamente corretta pu essere semanticamente priva di senso, come il chomskiano green colorless ideas sleep furiously. L'assurdit pu essere eliminata se si immagina che ogni parola imponga restrizioni di selezione sulle parole circonvicine. Cos il predicato ______ nitrisce seleziona, in posizione di soggetto, solo il cavallo, mentre _____ regala ___ _____ seleziona, ad es., un soggetto [+UMANO]. Di fatto, la nozione di filtro, largamente in uso nella linguistica chomskiana, ha incontrato forti critiche, come quelle portate da M.Gross, che ha proposto controesempi, spesso motivati su piani non rigorosamente semantici, ma validi, come "Vengo anch'io", nitr Mario La giornata calcistica ci ha regalato forti emozioni Certamente, la funzione di filtro importante solo nella determinazione dell'accettabilit o meno di una frase, ma non altrettanto importante nella determinazione del suo significato. Abbiamo gi detto che il significato di una frase una funzione della relazione che si istituisce tra il predicato ed i suoi argomenti. Secondo taluni si tratta di una funzione molto complessa, che aggiunge qualcosa alla somma delle componenti della frase, ma

l'ipotesi ormai pi accreditata quella composizionale, secondo cui il significato della frase risulta dalla composizione dei significati delle sue parti. Vi sono, oltre a quelle menzionate, parti che aggiungono qualcosa all'espressione dell'evento principale. Avverbi, o espressioni avverbiali, aggiungono determinazioni ulteriori all'evento principale. Cos ieri, a buon mercato, abitualmente, aggiungono determinazioni di tempo, di modalit ecc. all'evento principale. D'altra parte, la stessa negazione una modificazione che si riferisce all'intera frase, o a parte di essa. La frase Non posso comprare quest'oggetto ha un senso diverso da Posso non comprare quest'oggetto proprio perch, con il variare della sua posizione, cambia la parte di frase cui la negazione si riferisce. Qualcosa di simile vale anche per alcuni aggettivi come tutti, alcuni, qualche, ogni... che si costruiscono come modificatori di un sintagma nominale, ma di fatto si riferiscono ad una frase o a parti di essa. La frase Ogni uomo ama una donna sebbene ogni faccia parte del sintagma ogni uomo e una faccia parte del sintagma una donna, ha due interpretazioni a seconda che si intenda che per ogni uomo esiste una donna che egli ama (ogni si riferisce a tutta la frase) o che c' una donna che tutti gli uomini amano (una si riferisce a tutta la frase). La determinazione del significato di una frase deve, quindi, compiersi almeno su tre linee: la ricostruzione della relazione principale con gli oggetti principali della frase la determinazione delle restrizioni aggiuntive spaziail, temporali e comunque avverbiali la determinazione delle porzioni di frase modificate dalla negazione e dalle altre espressioni aggettivali. Semantica generativa e semantica interpretiva Sebbene la grammatica tradizionale abbia una base mista sintattico-semantica, lo studio della semantica, cio del significato della frase, propriamente inteso, non ha goduto di successo in linguistica, fino all'avvento della linguistica Chomskiana. Di fatto, Chomsky, affermando l'autonomia della sintassi ha, per complementariet, aperto la via allo studio autonomo della semantica. Tale studio fu motivato soprattutto dalla necessit di giustificare determinati fatti sintattici che non trovavano spiegazioni sintattiche proprie. La semantica Chomkiana si divide in due filoni, la semantica interpretiva e la semantica generativa. Ci che differenzia i due

approcci , sostanzialmente, la posizione che assumono nei confronti del nucleo sintattico della teoria chomskiana. La semantica interpretiva rimane pi fedele all'ortodossia del modello chomskiano, ponendo in posizione di preminenza la struttura sintattica. Questa si divide in una struttura profonda ed una struttura superficiale, connesse tra loro dal sistema delle trasformazioni. Poi, come Chomsky aveva proposto che il componente fonologico fornisse un'interpretazione della struttura superficiale, cos gli interpretivisti propongono che il componente semantico fornisca un'interpretazione della struttura profonda.

Invece, la semantica generativa pone il componente semantico al centro dell'attivit ideativa e lo avvicina alla struttura profonda, per cui il modello si semplifica come segue

Al di l delle differenze di modello, la semantica Chomskiana ha per obiettivo la determinazione di meccanismi atti, almeno, ad assegnare ad una frase una forma logica, cio una forma normalizzata che espliciti in modo profondo le relazioni tra le parti della frase. L'importante saggio di R.Jackendoff (Semantic Interpretation in Generative Grammar, MIT Press, 1972) propone una forma logica particolarmente sofisticata e, d'altra parte, pone dei requisiti fondamentali per la definizione dell'interpretazione semantica di una frase. La determinazione della forma logica della frase affidata, soprattutto, ad una descrizione ben strutturata del lessico articolata in tre livelli, come nella figura seguente. Per questo ruolo centrale assegnato al lessico, Jackendoff aderisce alla posizione, introdotta per la prima volta da Gruber (Lexical structures in syntax and semantics, North Holland 1976), detta lessicalista

Un ruolo determinante nella frase conferito al verbo, che assegna i cosiddetti ruoli tematici, cio le funzioni che il verbo, assunto come predicato, assegna ai sintagmi immediatamente connessi ad esso e assunti come argomenti della predicazione. Nella descrizione semantica del verbo viene effettuata anche una specie di scomposizione in primitive linguistiche, che analizza il verbo in azioni considerate basilari. Cos, ad esempio, il verbo aprire, sar rappresentato come

la cui descrizione sintattica indica che si tratta di un verbo (+V) dotato di soggetto (NP1) e oggetto (NP2), mentre la descrizione

semantica dice che il soggetto (NP1) fa s che (CAUSE) l'oggetto (NP2) cambi fisicamente da NON APERTO a APERTO. La frase Mario apre la porta sar rappresentata come

Una simile rappresentazione esprime in maniera molto adeguata anche situazioni simmetriche, come la coppia vendere/comprare. Questi due verbi, come molte altre coppie, hanno una relazione tra loro simile a quella di attivo/passivo, cio coinvolgono gli stessi argomenti, ma in posizioni diverse. Nella rappresentazione la Jackendoff avremo in cui il soggetto (NP1) causa di un cambiamento di possesso dell'oggetto (NP2) da s stesso all'oggetto indiretto (NP3), con il possibile scambio tra NP3 e NP1 di un quarto oggetto (NP4) di tipo "denaro".

in cui lo stesso scambio avviene in direzione opposta, da NP3 a NP1 l'oggetto (NP2) e da NP1 a NP3 il "denaro". Nell'ambito di una frase Jackendoff identifica anche un altro tipo di predicazione, quello di tipo avverbiale. In frasi come Certamente Mario verr Evidentemente la situazione cambiata Mario ha pulito accuratamente il tavolo le parole certamente, evidentemente, accuratamente modificano in varia maniera l'azione principale descritta dal verbo e, quindi, l'intera frase, e sono, in genere, parafrasabili in termini di operatori sull'intera frase, come in E' certo che Mario verr E' evidente che la situazione cambiata E' con accuratezza che Mario ha pulito il tavolo La relazione tra l'avverbio e la frase non univoca, si realizza in maniera diversa, anche se sintatticamente la struttura identica, e Jackendoff propone diverse formalizzazioni. La forma generale dove f indica la funzione verbale che si applica agli argomenti NP1.....NPn, mentre il sottoscritto ADV indica la funzione di modificazione operata dall'avverbio sul verbo. Di fatto la funzione avverbiale realizzata sintatticamente in vari modi, per cui, se la identifichiamo con F avremo F={Adv, PP, S, Modal}, cio avverbi, sintagmi preposizionali, frasi (almeno le parentetiche) e modali. Poich la relazione tra l'avverbio e la sua realizzazione sintattica , come si detto, varia, si possono identificare regole diverse di proiezione. Alcuni avverbi correlano il parlante con il contenuto della frase, e la corrispondente regola dice che

"Se F figlio di S, incassa la lettura di S come un argomento della lettura di F" Se invece il soggetto ad essere focalizzato dall'espressione avverbiale, allora la regola sar "Se Adv figlio di S, incassa l'interpretazione di S come un argomento di Adv e incassa il soggetto derivato di S come secondo argomento" Queste due regole si riferiscono a casi come Evidentemente Mario ha preso la borsa da interpretarsi come evidentemente (prende (Mario, borsa)) o come Mario ha preso evidentemente la borsa cio evidentemente ((prende(Mario,borsa)), Mario) cos indicando la lettura secondo cui "e' evidente che Mario...." o la lettura che "Mario ha preso la borsa e lo ha fatto in modo evidente". Infine, l'avverbiale di maniera rappresentato dalla regola "se {Adv, PP} dominato da VP, attacca la sua rappresentazione semantica al verbo, senza cambiare la struttura funzionale" che vale per frasi come Mario mangia la pasta rumorosamente da interpretarsi come mangia[rumorosamente] (Mario, pasta). Secondo questa visione, dunque, la rappresentazione base della frase si compone di due parti, la predicazione principale e l'avverbiale. A queste Jackendoff aggiunge la struttura modale, la coreferenza e ci che noto come focus e presupposizione.