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Dario Giansanti

Claudia Maschio

Agenzia Senzatempo
VIAGGIO IRREALE NELLA SCANDINAVIA VICHINGA

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La Profezia della Veggente


Ascolto comando sia piccole e grandi, Narrare mi chiedi, le storie pi antiche, Ricordo i giganti, coloro chun tempo I mondi ricordo e lalbero immenso Volgeva agli inizi la sabbia non cera Non terra vedevi, bens spalancato Di Borr i figliuoli al centro un recinto Il sole rifulse e poscia il deserto Il sole con forza, la mano rivolse Il sol non sapeva le stelle ignoravan oscuro alla luna a voi sacre stirpi, discese da Heimdallr! o Padre di Uccisi, le prime memorie. venuti in principio, mi diedero cibo. i nove sostegni chinfilza la terra. per Ymir il tempo: n londa del mare. n volta celeste; labisso profondo. foggiaron le terre; s vasto levaron. su nude distese produsse germogli. di luna compagno, allorlo del cielo. sua corte dovera; la loro dimora; il proprio potere.

VLUSP

Sedettero dunque gli altissimi numi Al mese e alla notte un nome al mattino, al vespro, alla sera, Convennero gli sir e templi ed altari Accesero fuochi, forgiaron tenaglie, A scacchi giocavan lor doro carenza Fin quando tre giunser, di molto possenti Sedettero dunque gli altissimi numi Chi i nani dovesse dal sangue di Brimir E tre di lor stirpe potenti e radiosi, Trovarono in terra, il frassino, lolmo, Il soffio mancava, non fiamma vitale Die inn il soffio, la fiamma die Lurr Un frassino serge un tronco irrorato Di l le rugiade si leva gi verde Tre sagge fanciulle che sotto le fronde Lor scelgon il fato, per tutti i viventi Ricordo lo scontro allor che la strega e dHr nelle sale Tre volte bruciata, ancora tre volte, Di nome Splendente, lesperta veggente Ovunque incantava, festose accorrevan

sui troni gli di; deciser decreti. imposero un nome; al mezzo del giorno, per gli anni contare. al Piano di Ii, eccelsi levaron. raccolser ricchezze, si fecero fabbri. nei ricchi cortili; per nulla sentivan. fanciulle giganti, dal Mondo di Brina. sui troni gli di; deciser decreti. in schiere foggiare dagli ossi di Blinn. vennero un giorno, a casa, gli di. immobili tronchi, di fato privati. n lanima avevan, e rorido viso. die lanima Hnir, e l rorido viso. chiamato Yggdrasill, di candida argilla. or piovon in valle: sul Fonte del Fato. provengon dal lago dellalber sestende. misuran la vita, le sorti future. che primo saccese, trafisser con lance, la misero al rogo. tre volte rinata, ed sempre viva! veniva alle case, dallasta fatata. lo sguardo rapiva; le spose maliarde.

Sedettero dunque gli altissimi numi Dovessero gli sir o avessero tutti Scagliava la lancia la prima battaglia Infranto il bastione i Vanir potenti Sedettero dunque gli altissimi numi Chi laria guastata chi data ai giganti Sinalbera solo neppure un momento Infrangono i giuri i patti solenni Di Heimdallr conosco che lalbero serba Nellacque scroscianti del Padre dUccisi. Sedevo alla porta Quelluomo tremendo Che cosa mi chiedi? Conosco ogni cosa, inn, lo celasti Il nettare beve sul pegno pagato Il Padre di Schiere potenti scongiuri, or vedo lontano Valchirie gi vedo solerti al galoppo Fanciulle son queste solerti al galoppo, Per Baldr ecco vedo locculto destino Diritto gi cresce aguzzo e sottile,

sui troni gli di; deciser decreti. versare tributi diritto a compensi. inn nella mischia: saccese nel mondo. del borgo divino, violarono il campo. sui troni gli di; deciser decreti. avesse con lodio, la fulgida diva. gi rr furibondo: indugia a quei fatti. e i lor sacri voti, chavevano stretti. locculto fragore levandosi al cielo. il pegno gi vedo Cosaltro tu sai? al giunger del vecchio. mi fissa negli occhi: Perch mi domandi? riguardo al tuo occhio: nel Fonte di Mmir! Mmir di mattina dal Padre dUccisi. armille mi diede, e magiche verghe; ben oltre ogni mondo. da lungi venire, sul popolo goto. del Padre di Schiere, valchirie, nel cielo. un crudo martirio; del figlio di inn. svettante sul campo, un ramo di vischio.

Diviene quel ramo un dardo di morte: Lucciso ha un fratello a un giorno di vita Non lava le mani finch non trascina Ma piange la madre langoscia di Valhll. E legano Vli ben stringono i lacci Legato gi vedo la trista figura E siede la donna per nulla entusiasta. La corte dorata al buio serige ma serge seconda la sala da birra Io vedo una reggia le porte malfide Veleno l goccia son fatte le mura Un fiume gi scroscia ha spade nellonda, Io vedo guadare persone spergiure, lascivi individui Il livido serpe il lupo le sbrana. La vecchia risiede nel Bosco di Ferro, Son belve tremende qual mostro possente Si pasce di gente le sedi divine Sabbuia poi il sole son tempi spietati. Sul colle risiede il lieto custode Gli canta daccanto, scarlatto e splendente

dallesile aspetto il cieco lo scaglia. che nasce precoce, si batte di spada. non pettina il crine sul rogo il malnato. sul seggio regale Cosaltro tu sai? con ceppi tenaci, di crude budella. giacere nel bosco, ch simile a Loki. l presso al marito Cosaltro tu sai? dei figli dei nani nei Campi Lunari; in luogo non freddo di Brimir gigante. lontana dal sole, sul Lido dei Morti. dal colmo del tetto: di serpi intrecciati. mortale e gelato, lo chiamano Slr. le nere correnti sicari spietati, chinsidian le spose. l succhia le salme, Cosaltro tu sai? lontana ad oriente, i lupi nutrisce. ed una soltanto la Luna divora. votata alla morte; arrossa nel sangue. lestati seguenti, Cosaltro tu sai? suonando la cetra di donne giganti. uccello nel bosco, il gallo Fjalarr.

Ricanta tra i numi che desta le schiere Un terzo risponde un gallo di brace Feroce Garmr ringhia si spezzan i lacci, Sapienza possiedo, il cupo tramonto Fratelli germani infrangon parenti Il mondo crudele, La guerra: son tempi La fine: son tempi Un uomo allamico Si scuoton i figli al corno che squilla Vi soffia gi Heimdallr e mormora inn Yggdrasill vacilla. gi scricchiola e geme, Lorrore serpeggia chavanza la stirpe Qual fato per gli sir? Rintronan giganti, Si lagnano i nani signori del suolo. Feroce Garmr ringhia si spezzan i lacci, Sapienza possiedo, il cupo tramonto Doriente Hrymr viene, Sattorce il serpente battendo la coda Gi laquila stride Arriva da oriente di Niflhel le schiere unorrida armata il lupo precede Rifulge al meriggio di sole saccendon Le rocce si spaccan, saprono gli inferi

un gallo crestato a casa del Padre. gi sotto la terra: sullara di Hel. nellantro scosceso: si slancia la belva. da lungi prevedo chincombe agli di. combattono a morte, legami di sangue. spietati i misfatti. daccette e di spade. di vento e di lupi. risparmio non d. di Mmir sapiente, possente e risuona. levandolo in alto sul capo di Mmir. Il frassino antico s sciolto il Maligno! sul viale infernale: fiammante di Surtr. Qual fato per gli Elfi? discorron i numi. ai varchi rocciosi, Cosaltro tu sai? nellantro scosceso: si slancia la belva. da lungi prevedo chincombe agli di. reggendo lo scudo. in furia smodata, solleva i marosi. straziando i caduti. la chiglia dei morti: sta Loki a guidare. di mostri chavanza, e Loki lincalza. la fiamma rovente, le spade divine. saccascian orchesse, e schiantasi il ciel.

E dopo a Hln viene quandinn saffretta a e Freyr rifulgente Allora di Frigg Del Padre Trionfante Varr che scende E quel mangiamorti spaccandogli il cuore: Dellinclita Hlyn savanza forzuto Con ira colpisce facendo sgombrare Non fa nove passi che crolla impestato Il sole soscura, scompaion dal cielo Si leva il vapore si leva la vampa Feroce Garmr ringhia si spezzan i lacci, Sapienza possiedo, il cupo tramonto Affiora ecco vedo la terra dal mare Or scroscian cascate, in alto sui monti Pur senza sementi far Baldr ritorno Col cieco fratello le fiere rovine. Sincontrano gli sir del serpe del mondo Limprese dun tempo le rune e gli incanti Ancora una volta lucenti dovranno le stesse dun tempo Dovr allora Hnir Verranno le folle al mondo del vento.

un altro dolore, combattere il lupo, va Surtr a fermare. la gioia cadr. arriva or il figlio, a vincere il lupo. trafigge di spada vendetta s compie. arriva or il figlio, il serpe a fermare. lamico delluomo, le genti dal mondo. il figlio di Fjrgyn dal sputo del serpe. la terra sprofonda, le stelle lucenti. giocando col fuoco, ad ardere il ciel. nellantro scosceso: si slancia la belva. da lungi prevedo chincombe agli di. ancora una volta di nuovo inverdita. e laquila vola i pesci a pescare. saran ricchi i campi; e fugge ogni male. verr ad abitare Cosaltro tu sai? nel Piano di Ii, possente discorron. rammentano ormai, del sire tremendo. dorate scacchiere nellerba trovare, ancor per giocare. la sorte provare. dei figli divini Cosaltro tu sai?

Io vedo una corte dorata e splendente Col valorose e sempre in eterno Ma viene il Potente il forte dallalto E viene quel fosco brillante di squame Planando sul piano quel serpe le salme...

del sole pi bella levarsi in Giml. vivranno le schiere, felici a gioire. al regno glorioso sul mondo a regnare. serpente volante, sui Monti Lunari. tra lali trasporta e or io minabisso!

Questa riscrittura metrica del poema islandese Vlusp (IX sec.) il leit-motiv del romanzo Agenzia Senzatempo. Viaggio irreale nella Scandinavia vichinga, di Dario Giansanti e Claudia Maschio, di prossima pubblicazione. NB. Per ragioni metriche, laccento tonico dei nomi norreni non cade sempre sulla prima sillaba. Editrice QuiEdit. Tutti i diritti riservati.

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