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APPUNTI PER LA PREPARAZIONE ALL ’ ESAME FINALE DI TERZA MEDIA anno scolastico 2010/2011 -
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Origini del termine

La parola robotica proviene dal ceco robota, dove ha il significato di "lavoro pesante" o "lavoro forzato". Questo termi- ne è stato introdotto dallo scrittore ceco Karel Čapek, nel 1920 nel suo racconto R.U.R. (Rossum's Universal Robots).

Il termine inglese derivato robotics, secondo l'Oxford English Dictionary, compare per la prima volta in un racconto di

fantascienza dello scrittore Isaac Asimov intitolato Bugiardo! (Liar! 1941) sempre ad Asimov si deve anche l'invenzio- ne delle famose Tre Leggi della Robotica enunciate interamente nel racconto Circolo vizioso (Runaround, 1942); en- trambi i racconti fanno parte dell'antologia Io, Robot.

Anche se i robot di Čapek erano uomini artificiali organici, la parola robot viene quasi sempre usata per indicare un uomo meccanico. Il termine androide (dal greco anèr, andròs, "uomo", e che quindi può essere tradotto "a forma d'uomo") può essere usato in entrambi i casi, mentre un cyborg ("organismo cibernetico" o "uomo bionico") indica una creatura che combina parti organiche e meccaniche.

Un podi storia

L'idea di persone artificiali può in certo modo essere rintracciato fin dalle storie della mitologia greca. Cadmo seppellì dei denti di drago che si trasformarono in soldati; secondo il mito re Pigmalione si innamorò di una statua che rappre- sentava una donna ideale, Galatea; chiese allora ad Afrodite di donare la vita alla statua, e sposò la donna. Nella mitologia classica, inoltre, il deforme dio del metallo (Vulcano o Hephaestus) creò dei servi meccanici, che an- davano dalle intelligenti damigelle dorate a più utilitaristici tavoli a tre gambe che potevano spostarsi di loro volontà.

La leggenda ebraica ci parla del Golem, una statua di argilla animata. Nell'estremo Nord canadese e nella Groenlan- dia occidentale, le leggende Inuit raccontano di Tupilaq (o Tupilak), che può essere creato da uno stregone per dare

la caccia e uccidere un nemico. Usare un Tupilaq per questo scopo può essere un'arma a doppio taglio, in quanto una

vittima abbastanza ferrata in stregoneria può fermare un Tupilaq e "riprogrammarlo" per cercare e distruggere il suo creatore.

Il primo progetto documentato di un robot umanoide venne fatto da Leonardo da Vinci attorno al 1495. Degli appunti

di Da Vinci, riscoperti negli anni cinquanta, contengono disegni dettagliati per un cavaliere meccanico, che era appa-

rentemente in grado di alzarsi in piedi, agitare le braccia e muovere testa e mascella. Il progetto era probabilmente basato sulle sue ricerche anatomiche registrate nell'Uomo vitruviano. Non si sa se tentò o meno di costruire il robot.

Il primo robot funzionante conosciuto venne creato nel 1738, un androide che suonava il flauto, così come un'anatra

meccanica che, secondo le testimonianze, mangiava e defecava. Nel racconto breve L'uomo di sabbia (1817) compa- riva una donna meccanica a forma di bambola, nel racconto Storia filosofica dei secoli futuri (1860) Ippolito Nie- vo indicò l'invenzione dei robot (da lui chiamati 'omuncoli', 'uomini di seconda mano' o 'esseri ausiliari') come l'inven- zione più notevole della storia dell'umanità.

Una volta che la tecnologia avanzò al punto che la gente intravedeva delle creature meccaniche come qualcosa più

che dei giocattoli, la risposta letteraria al concetto di robot rifletté le paure che gli esseri umani avrebbero potuto esse-

re rimpiazzati dalle loro stesse creazioni. Frankenstein (1818), che viene spesso definito il primo romanzo di fanta-

scienza, è divenuto un sinonimo di questa tematica. Quando il dramma di Čapek, R.U.R., introdusse il concetto di una

catena di montaggio operata da robot che costruivano altri robot, il tema prese delle sfumature politiche e filosofiche, ulteriormente riprese da film classici come Metropolis (1927), il popolare Guerre Stellari (1977), Blade Runner (1982)

La robotica oggi

I robot utilizzati adesso sono in realtà dei computer muniti di servomeccanismi; esistono moltissime tipologie di Robot differenti sviluppate per assolvere i compiti più disparati. Ormai è larghissimo l'impiego dei robot nell'industria metal- meccanica e non solo. Si possono catalogare i robot in due macro categorie: "autonomi" e "non autonomi". I robot "non autonomi" sono i classici robot utilizzati per adempiere a specifici compiti che riescono ad assolvere in maniera più efficace dell'uomo; alcuni casi sono i robot utilizzati nelle fabbriche con l'enorme vantaggio di poter ottenere una produzione più precisa, veloce ed a costi ridotti; oppure i robot utilizzati per lavorare in ambienti ostili (ad esempio su Marte) o con sostanza tossiche; questi robot sono detti "non autonomi" poiché sono guidati da un software determini- stico che fa eseguire loro il lavoro in modo ripetitivo oppure sono direttamente pilotati dall'uomo (vedi i robot utilizzati dagli artificieri). I robot autonomi sono invece caratterizzati dal fatto che operano in totale autonomia ed indipendenza dall'intervento umano e sono in grado di prendere decisioni anche a fronte di eventi inaspettati. Questi Robot sono programmati solitamente con algoritmi che si rifanno a tecniche di intelligenza artificiale. I robot autonomi sono adatti

a svolgere compiti in ambienti non noti a priori; tipicamente si tratta di robot mobili. Alcuni piccoli robot autonomi ven- gono utilizzati per il taglio dell'erba nei giardini: essi autonomamente decidono quando partire, dove tagliare e quando tornare alla base per ricaricarsi.

Campi di utilizzo

Alcuni campi di applicazione della robotica odierna:

Robotica biomedicale ramo della robotica molto vasto comprende diversi tipi di robot; si va infatti dai robot capaci di assistere il medico durante le operazioni chirurgiche alla radioterapia robotica alla robotica che tramite tecnologie

di telepresenza permettono al medico di operare a distanza. Rientrano nella categoria anche le sofisticate apparec-

chiature per analisi biologiche utilizzate nei laboratori. Microrobotica: si occupa dello studio e della diffusione di piccoli robot a basso costo, utilizzati per scopi educativi. Robotica industriale: il campo industriale è sicuramente quello in cui i robot hanno trovato maggior diffusione, il loro

utilizzo nelle catene di montaggio ha permesso alle aziende di abbattere notevolmente i costi accelerando e miglio- rando la produzione. Robotica biomedicale: ramo della robotica molto vasto comprende diversi tipi di robot; si va infatti dai robot capaci di assistere il medico durante le operazioni chirurgiche alla radioterapia robotica alla robotica che tramite tecnologie

di telepresenza permettono al medico di operare a distanza. Rientrano nella categoria anche le sofisticate apparec-

chiature per analisi biologiche utilizzate nei laboratori. Robotica sociale: cerca di sviluppare tecnologie che rendono i robot sempre più capaci di interagire e comunicare con gli esseri umani in modo autonomo. Robotica spaziale: anche se sviluppa tecnologie destinate all’impiego dei robot fuori dall’atmosfera terrestre, questo settore della robotica ha raggiunto dei risultati utili anche in campi che esulano dalla ricerca spaziale. Robotica militare: anche se la fantascienza è ricca di riferimenti a robot utilizzati in ambito militare nel pratico questi sono utilizzati più che altro con scopi di ricognizione e vigilanza fra i quali troviamo ad esempio gli aerei privi di equi- paggio detti droni. Questo tipo di veicoli è sì controllato a distanza da personale apposito ma in caso di emergenza può anche compiere diversi compiti in totale autonomia permettendo la ricognizione di teatri di guerra pesantemente difesi senza mettere a repentaglio vite umane. Altro esempio di robotica militare sono i robot artificieri che sono in

grado, grazie al numeroso set di strumenti di cui sono muniti, di compiere analisi su un ordigno esplosivo ed even- tualmente neutralizzarlo a distanza riducendo drasticamente i rischi per gli artificieri.

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I rover

La robotica e le esplorazioni spaziali sono molto legate fra loro, perché moltissime volte l’uomo ha mandato i robot nello spazio al suo posto. Su Marte, per esempio, nel 1976 è atterrato il robot Viking, e nel 1997 il robot Soyourner. L’uomo ha mandato i robot nello spazio perché il suo corpo non è adatto allo spazio vuoto e ad altri pianeti del Sist e- ma Solare, e per mantenerlo in vita bisognerebbe portare con sé un pezzo di ambiente terrestre (acqua, aria e cibo). Inoltre gli umani sono molto fragili, perché bastano delle forti accelerazioni per danneggiarlo. Invece un robot può es- sere costruito apposta per essere mandato nello spazio o su un altro pianeta, basta adattarlo alle specifiche condizio- ni a cui è destinato. I robot non ha bisogno di acqua, di cibo e di aria, e costruirli costa molto di meno che creare nell’astronave tutti quegli apparati che servirebbero a proteggere l’uomo.

Il rover (traduzione letterale vagabondo) è un veicolo costruito dall'uomo adibito al trasporto su un corpo celeste. Il ro- ver viene portato sul pianeta o sul satellite dal lander. L'atterraggio dev'essere quindi morbido per non danneggiare il rover.

I primi rover della storia furono logicamente quelli destinati all'esplorazione lunare. Il 17 novembre 1970, trasportato dalla sonda Luna 17, allunò il primo rover, il Lunokhod di fabbricazione sovietica.

Le prime missioni Apollo atterrate sulla Luna infatti non disponevano di nessun rover. Il primo arrivò con la missione Apollo 15, il 31 luglio 1971, e successivamente ne portarono uno anche le missioni Apollo 16 e 17. In tutto gli astro- nauti riuscirono a percorrere ben 90 km sulla superficie lunare. La velocità massima di questi rover era di circa 13 km/h.

Marte è stato visitato da molti rover: il Prop-M Rover sovietico, trasportato dal lander Mars 3, che però non ha mai funzionato poiché danneggiatosi nell'atterraggio; il Sojourner, trasportato dal lander Mars Pathfinder, e recentemente Spirit ed Opportunity.

Le tre leggi della robotica

Nella fantascienza, le Tre leggi della robotica, scritte da Isaac Asimov, sono leggi alle quali obbediscono tutti i robot:

1)

Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato inter- vento, un umano riceva danno.

2)

Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Pri-

3)

ma Legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.

Asimov scelse come data di creazione delle leggi il 23 dicembre 1940.

Le Tre Leggi vengono spesso usate nei romanzi di fantascienza di altri autori, ma la tradizione dice che solo Asimov può citarle esplicitamente. Le Tre Leggi sono talvolta viste come un ideale futuro da coloro che lavorano nel campo dell'intelligenza artificiale - una volta che un'intelligenza ha raggiunto un livello in cui può comprendere queste leggi, allora è veramente intelligente.

Nel mondo reale, non solo le leggi sono opzionali, ma difficili da implementare: occorrerebbero significativi progressi nel campo dell'intelligenza artificiale per far sì che i robot le possano comprendere facilmente. Alcuni hanno fatto nota- re che, siccome i militari sono la maggior fonte di finanziamento per la ricerca robotica, è improbabile che tali leggi vengano implementate. Altri hanno ribattuto che i militari vorrebbero che delle forti salvaguardie venissero inserite in ogni robot, se possibile, quindi leggi simili a queste potrebbero essere applicate.

Le storie scritte da Asimov si basano praticamente sempre sullinterpretazione difficile delle Tre Leggi della robotica e

su tutti i limiti e le falle che possono presentare. Per alcune storie, l'unica soluzione era cambiare le leggi, introducen- do per esempio la Legge Zero Alle Tre Leggi fu aggiunta una quarta legge, la Legge Zero. Fu scelto lo zero perché una legge con numero più basso viene prima di una legge con numero più alto e quindi la supera:

Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento,

l'umanità riceva danno. La Legge Zero è molto più complessa, perché presuppone che sia possibile non rispettare la prima legge della roboti- ca in funzione di un bene più grande dell'umanità. In pratica, un robot potrebbe uccidere un essere umano, in aperta violazione alla prima legge, commettendo un danno effettivo e certo, a fronte di un ipotetico e incerto bene per l'uma- nità. Alcuni romanzi si basano proprio su questa contraddizione e su tutti le implicazioni che può comportare.

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