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Fotografia digitale

A scuola con PC Open

1a lezione

Larte della fotografia


Nozioni base
N
ell'arco di quindici anni, da quando furono messe in commercio le prime digicamere, l'evoluzione della fotografia digitale stata strabiliante e inarrestabile, cos come stata travolgente la sua diffusione, tanto a livello professionale quanto a livello amatoriale. Le ragioni di questa espansione sono da ricercarsi innanzitutto nella grande praticit che il digitale vanta rispetto ai sistemi analogici. Vantaggi come la fruizione immediata, per esempio, hanno segnato una svolta nel campo professionale, aumentando le probabilit di successo, garantendo il raggiungimento di un buon risultato ed evitando spiacevoli inconvenienti. Si sono inoltre abbattuti i "costi di esercizio" per i fotoamatori, portando di fatto
di Danilo Gatti

Prima lezione del corso articolato in quattro puntate per scoprire come usare al meglio la digicamera, soprattutto in termini di tecniche di ripresa. In questa parte prendiamo in considerazione i componenti base: obiettivo, esposimetro, diaframma, otturatore e sensore
a un aumento del numero di fotografie scattate e, conseguentemente, al potenziale miglioramento della qualit delle immagini ottenute, grazie a una maggiore competenza degli utenti. La possibilit di scegliere quale fotografia stampare e quando stamparla, senza essere vincolati dallo sviluppo di un intero rullino, come invece avviene per la pellicola, ha reso appetibile il supporto digitale a chi non si era mai avvicinato alla fotografia tradizionale a causa dei costi elevati dei "consumabili" e del loro trattamento. La possibilit di manipolare direttamente le immagini appena scattate tramite i programmi di fotoritocco, cambia e arricchisce il concetto di "camera oscura" e, con le necessarie competenze, permette al fotografo e al fotoamatore di segui-

IL CALENDARIO DELLE LEZIONI


Lezione 1
Fotografia di base Concetti fondamentali per capire il funzionamento di una digicamera e per utilizzarla al meglio. Le nozioni di: - obiettivo - esposimetro - diaframma - otturatore - sensore effetti particolari o per realizzare fotografie in condizioni difficili o particolari

Lezione 3
Ritocco e stampa da PC Come usare i software dedicati per migliorare le proprie immagini
re passo dopo passo le modifiche dell'immagine, accelerando, completando e rivoluzionando il processo creativo. Per non parlare poi della possibilit della stampa immediata tramite i protocolli di comunicazione diretta tra digicamera e stampante, come DPOF (Digital Print Order Format) e PictBridge, che sta inevitabilmente soppiantando il tradizionale sistema Polaroid, grazie alla ripetibilit, alla qualit e alla durata delle stampe ottenute. La rapida evoluzione dei materiali, particolarmente in quest'ultimo periodo, stata tale da portare la fotografia digitale ai livelli qualitativi di quella analogica, se non addirittura

Lezione 4
Proiezione e condivisione Distribuire, stampare e mostrare le proprie foto direttamente dalla fotocamera

Lezione 2
Fotografia avanzata Le tecniche speciali per creare

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di oltrepassarli per quanto riguarda la definizione dei sensori, abbattendo quella che stata negli anni scorsi una forte discriminante nella scelta tra analogico e digitale: la qualit finale dell'immagine. Contrariamente a quanto avveniva fino a pochi anni fa, al giorno d'oggi possibile, gi a partire da digicamere con solo 5 megapixel a disposizione, stampare le proprie fotografie in formato A4, pari al classico ingrandimento 20x30 cm ottenibile da una pellicola, con una qualit decisamente elevata. Macchine da 8 megapixel ci permettono di stampare in formato A3, ma anche di arrivare alle dimensioni di un poster 50x70 con risultati davvero strabilianti. Se poi avessimo modo di lavorare con fotocamere professionali, che arrivano a 16 o 22 megapixel e oltre, rimarremmo a bocca aperta di fronte alla totale assenza di grana anche a ingrandimenti fortissimi, addirittura di alcuni metri per lato. Si tratta ovviamente di applicazioni limite, poich nella realt casalinga stampiamo normalmente in 10x15 cm, ma sicuramente sorprendente e piacevole osservare che la qualit della nostra digicamera compatta, pagata poche centinaia di euro (tipicamente due o tre), notevole. Vedremo pi avanti che, avendo ormai quasi raggiunto il limite della maggiore risoluzione possibile a costi accettabili, la lotta tra le case produttrici concorrenti si sta spostando sempre pi sulla qualit dell'immagine nel suo insieme e sul problema della corrispondenza dei colori, piuttosto che sulla risoluzione fine a se stessa. Questo a dimostrazione del fatto che si raggiunto un livello di definizione gi molto elevato. Tuttavia l'alta qualit delle

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fotocamere digitali non necessariamente sinonimo di belle fotografie. Per poter sfruttare al meglio una buona digicamera necessario possedere alcune nozioni di tecnica fotografica. Senza tali conoscenze molto difficile ottenere immagini dimpatto, a prescindere dal tipo di tecnologia impiegata, analogica o digitale. Scopo di questo corso spiegare le principali tecniche di ripresa, ritocco e stampa e le particolarit dovute all'uso del digitale. Lobiettivo di portarvi a risultati migliori, qualunque siano i dispositivi che state usando.

1 Esploriamo la digicamera

l primo passo consiste nell'analisi dei componenti, in modo da comprendere come influenzano le nostre fotografie. Per realizzare gli esempi di questo corso abbiamo utilizzato i prodotti di un solo fornitore, Hewlett-Packard. In tal modo non faremo torto a nessuno dei nomi storici della fotografia e, al tempo stesso, avremo un sistema di prodotti completamente integrati per la ripresa, il ritocco, la stampa e la proiezione, senza le complicazioni, seppur piccole, dovute alla coesistenza di prodotti di costruttori diversi. In ogni caso, i concetti generali presentati hanno validit e sono replicabili su fotocamere e stampanti di altre marche. Le parti fondamentali che compongono la fotocamera sono l'obiettivo, l'esposimetro, il diaframma, l'otturatore e il materiale sensibile: un sensore con tecnologia CCD o CMOS, vedremo pi in l le differenze fra le due tipologie, oppure la pellicola, nel caso dei sistemi analogici.

Obiettivo
L'obiettivo l'occhio della macchina fotografica, il mezzo attraverso il quale possibile "vedere" e "formare" la fotografia prima di scattarla. Si tratta del componente pi importante e va scelto con grande cura, con unattenzione anche maggiore rispetto alla scelta del sensore. L'obiettivo influenza

la resa dei colori, la definizione dell'immagine e leventuale distorsione delle linee: un ottimo sensore non potr che amplificarne i pregi o i difetti. Come scegliere un buon obiettivo? La marca un'ottima discriminante iniziale: i produttori storici di macchine fotografiche hanno grande esperienza nella costruzione di lenti e troviamo spesso digicamere di produttori pi "giovani" dotate di ottiche blasonate. Ad esempio, le fotocamere utilizzate in questo corso montano ottiche Pentax. Una volta appurata la buona qualit delle lenti, importante verificarne la luminosit: un dato quasi sempre riportato sul fronte dellobiettivo. Cercate un numero o una coppia di numeri preceduti dalla lettera "f". consigliabile che il numero (nel caso della coppia, il primo) sia il pi basso possibile e comunque inferiore a 4, altrimenti la luce che passa attraverso le lenti non sar sufficiente alla ripresa di buone fotografie in condizioni normali e sar necessario ricorrere allamplificazione della sensibilit del sensore il che comporta, quasi sempre, laggiunta di disturbi nellimmagine. In generale, la scarsa luminosit va di pari passo con una scarsa qualit. Gli obiettivi si suddividono in due grandi categorie: a lunghezza focale fissa, relativamente poco pratici perch non permettono dingrandire il sog-

In evidenza sull'obiettivo i numeri f2.8-3.1 che si riferiscono alla luminosit. Dato il particolare schema ottico di questo zoom, molto diffuso, la luminosit diminuisce all'aumentare della lunghezza focale

getto inquadrato, salvo avvicinandosi allo stesso, e obiettivi a lunghezza focale variabile, detti anche zoom. Questi ultimi sono estremamente versatili grazie alla possibilit di ingrandire o rimpicciolire il soggetto senza doversi muovere avanti e indietro. Nel mondo analogico, gli obiettivi a lunghezza focale fissa hanno solitamente una qualit migliore rispetto agli zoom, che devono utilizzare un sistema di lenti pi complesso e articolati meccanismi di movimento per consentire la variazione dingrandimento. Nel mondo delle digitali, tuttavia, le fotocamere a focale fissa sono poco appetibili e generalmente relegate alla categoria pi economica. Di conseguenza, il produttore sceglie un obiettivo molto economico per adattarsi al prezzo finale di vendita e colloca gli obiettivi di qualit migliore nei modelli

Sul fronte compare l'indice della lunghezza focale allestensione minima (grandangolo) e massima (tele), riportato in millimetri da 7 a 61. Si tratta della distanza tra il centro ottico della lente e il sensore. Tale distanza variabile negli obiettivi zoom e influenza lampiezza dellangolo di visione. Nelle fotocamere tradizionali la distanza focale devessere molto maggiore per ottenere lo stesso angolo di visione. Per fornire un riferimento a chi ha gi esperienza in fotografia tradizionale, i produttori di digicamere indicano un valore equivalente a 35 mm per ciascuna delle loro fotocamere.

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zoom. In entrambi i tipi di obiettivo, a seconda della lunghezza focale, possiamo distinguere tra grandangolari (focali corte e ampio angolo di visione), normali (focali medie) e tele (focali lunghe e stretto angolo di visione). La differenza sta nell'ampiezza dell'inquadratura: i grandangolari, lo dice il nome, permettono dinquadrare un'ampia porzione della scena, portando tuttavia a una pi marcata distorsione delle linee; i normali si chiamano cos perch offrono una visione della scena la pi vicina possibile a quella dell'occhio umano; i tele servono per riprendere soggetti lontani o porzioni molto strette, vanno benissimo quindi per i ritratti, per la fotografia sportiva e in tutte situazioni in cui vogliamo mettere bene in evidenza il nostro soggetto o addirittura un suo particolare. La maggior parte delle digicamere monta zoom ottici di media lunghezza che hanno un'escursione compresa tra il grandangolo e il medio tele e quindi sono in grado di offrire al fotoamatore una variet discretamente ampia dinquadrature. Di norma si offre la funzionalit macro che permette la messa a fuoco di oggetti a distanza estremamente ravvicinata: ad esempio, le fotocamere usate per questo corso arrivano a una distanza di 6 cm. Allo zoom ottico viene spesso affiancato uno zoom digitale, un prestito dal mondo del video amatoriale: lo zoom digitale non altro che una funzione di crop (ritaglio) applicata all'immagine, che viene quindi selezionata, ritagliata e ingrandita come potremmo fare con un qualsiasi programma di fotoritocco, o come si faceva con i normali fotogrammi in pellicola quando singrandiva solo un particolare del negativo. In pratica, si cattura solo una porzione dellimmagine effettivamente fotografata dal sensore e tale porzione viene successivamente ingrandita per riempire lo spazio dellimmagine originale. Lingrandimento avviene mediante un metodo chiamato interpolazione che consiste nellaggiungere matematicamente punti allimmagine eseguendo una media del contenuto dei punti circostanti. Il calcolo viene eseguito dal computer interno della fotocamera e porta solitamente a un crollo verticale della qualit dell'immagine poich elimina pixel reali aggiungendone altri fittizi nellarco di pochi secondi. Sarebbe molto meglio interpolare il dettaglio dellimmagine su PC, dove si dispone di potenza di calcolo molto superiore e di programmi pi evoluti e dove, inoltre, possibile vedere immediatamente il risultato delloperazione. Oppure, se si vuole stampare solo una porzione dellimmagine, tanto vale ritagliarla semplicemente. Con le moderne fotocamere da 4 megapixel e oltre si dispone spesso di risoluzione sufficiente per stampare una porzione dellimmagine senza il bisogno di aggiungere pixel. Infine, l'esperienza insegna che le interpolazioni, anche quando eseguite su PC, sporcano l'immagine

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Nello schema sono illustrati gli angoli di campo delle categorie di obiettivi. Non sono state indicate le lunghezze focali, poich le differenze dimensionali tra i sensori dei diversi produttori non permettono di fornire dati omogenei. Gli unici dati omogenei di confronto sono i valori equivalenti alla pellicola da 35 mm che ogni digicamera riporta nei propri dati tecnici. Nelle fotocamere tradizionali i fisheye si collocano intorno ai 15 mm, i grandangolari classici vanno da 24 a 35 mm, i normali si collocano intorno ai 40 50 mm, e i teleobiettivi vanno dai 70 ai 300 mm e i supertele dai 300 mm in su

con un "rumore" di fondo, fastidioso quanto la grana della pellicola chimica, e tanto pi evidente quanto pi sono esasperate. In conclusione lo zoom digitale va evitato o va comunque usato con parsimonia. Solitamente le digicamere sono autofocus, anche se esiste qualche eccezione, e la messa a fuoco avviene premendo fino a met corsa il pulsante di scatto: i modelli pi semplici mettono a fuoco il
In questa sequenza si pu notare la resa dello zoom alla minima distanza focale (grandangolo) fino al massimo ingrandimento possibile con questa fotocamera (medio tele). Oltre lo zoom ottico possiamo agire su quello digitale, raddoppiando circa l'ingrandimento. Se si porta lo zoom digitale al massimo, si arriva ai particolari, ma il calo qualitativo diventa evidente

Lo zoom diventa indispensabile quando vogliamo tagliare la scena, ma non possiamo muoverci: la presenza del parapetto rovina indiscutibilmente la prima fotografia Nellimmagine a destra vediamo che, mediante luso dello zoom, otteniamo un taglio pi stretto dellimmagine. Lo zoom anche utile per avvicinare tra loro gli oggetti nella scena. Un pregio importante in tal senso la sua capacit di ridurre la prominenza del naso nei ritratti, aumentando il senso estetico

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utilizzabile su qualsiasi fotocamera digitale e consiste nel cosiddetto blocco della messa a fuoco: basta inquadrare il soggetto che ci interessa ponendolo al centro della scena inquadrata, mettere a fuoco premendo per met il pulsante di scatto e, tenendo sempre premuto il pulsante, variare l'inquadratura come meglio crediamo. Quando siamo pronti a scattare, premiamo il pulsante sino in fondo e la fotocamera riprender limmagine immediatamente, utilizzando la messa a fuoco precedentemente impostata. La tecnica utile anche per catturare lesatto istante in cui un oggetto o persona passano rapidamente in una certa posizione dellinquadratura. Immaginiamo di voler fotografare un bambino sulle montagne russe nel preciso momento in cui comparir in una certa posizione. Puntiamo lobiettivo su quella zona, premiamo a met il pulsante di scatto cos da mettere a fuoco un oggetto fisso a quella distanza e, non appena, il trenino dellotto volante arriva, scattiamo istantaneamente la foto.

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Come fosse un segnale di pericolo, la fotocamera ci avvisa che stiamo utilizzando lo zoom digitale tramite una vistosa cornice gialla e una scritta

centro della scena inquadrata, quelli un po' pi evoluti mettono a fuoco il soggetto in primo piano anche se non si trova esattamente al centro, alcuni consentono infine di scegliere la porzione da mettere a fuoco, ma spesso con sistemi non troppo intuitivi che prevedono comandi opzionali come limpiego di un joystick, quindi aggiungono elementi di potenziale confusione in fase di scatto e la necessit di un maggiore addestramento. Esiste una tecnica per mettere a fuoco ci che ci interessa a prescindere dalla sua posizione nel campo inquadrato, EV -6 -5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23

Abbiamo lasciato lavorare la macchina in automatico per realizzare questo "panorama": l'esposimetro, impostato per difetto su media ponderata al centro, ha tenuto conto della forte illuminazione delle montagne sullo sfondo, portando a una sottoesposizione del terrazzamento in primo piano, lievemente in controluce

Esposimetro
L'esposimetro ricopre un

TIPO DI LUCE AMBIENTE notte, nessuna illuminazione urbana, soggetto illuminato solo dalle stelle notte, nessuna illuminazione urb., soggetto illuminato da meno di un quarto di luna notte, nessuna illuminazione urbana, soggetto illuminato da un quarto di luna notte, nessuna illuminazione urbana, soggetto illuminato dalla luna piena notte, nessuna illuminazione urbana, distesa di neve illuminata dalla luna piena soggetti illuminati da luce artificiale o ambientale molto fioca soggetti illuminati da luce artificiale o ambientale molto fioca orizzonte illuminato visto da lontano fotografie di lampi (lunga posa) o eclissi di luna fuochi d'artificio (lunga posa) lume di candela, luminarie natalizie interni di abitazioni mediamente illuminati, auditorium interni di abitazioni molto illuminate strade con buona illuminazione notturna; manifestazioni sportive indoor; circhi strade con fortissima illuminazione notturna luce neon luce appena dopo il tramonto luce solare al tramonto soggetto nel cono d'ombra di una nuvola; cielo molto nuvoloso soggetto nel cono d'ombra di una nuvola; cielo poco nuvoloso giornata con sole leggermente velato giornata di sole splendente giornata di sole splendente, soggetti su distese di sabbia chiara o neve luminosit accecante; alcuni tipi di flash possono arrivare a tanto luminosit accecante; alcuni tipi di flash possono arrivare a tanto luminosit accecante; alcuni tipi di flash possono arrivare a tanto luminosit accecante; alcuni tipi di flash possono arrivare a tanto luminosit accecante; alcuni tipi di flash possono arrivare a tanto sole pieno senza atmosfera (non sono molte le persone ad averlo visto) sole pieno senza atmosfera (non sono molte le persone ad averlo visto)

Passiamo alla lettura spot a parit dinquadratura, e otteniamo il dettaglio in primo piano, rendendo l'immagine leggibile

LEV (Exposure Value) indica la quantit di luce presente sulla scena

ruolo fondamentale e ha grande importanza nella fotografia sia digitale sia analogica. Legge la quantit di luce presente sulla scena e ricava il corrispondente valore EV (Exposure Value), un numero compreso tra 6 e +23 che indica la quantit di luce presente (vedi tabella qui a sinistra). Una volta ottenuto tale valore, la digicamera, dopo un breve calcolo con cui mette in rapporto il valore EV e la sensibilit del sensore, indicata a sua volta dal valore ISO, definisce quale apertura del diaframma e quale tempo dell'otturatore devono essere utilizzati per ottenere un'immagine correttamente esposta, cio chiaramente leggibile, n troppo scura, n troppo chiara. Le

modalit pi diffuse di lettura dell'esposizione, cos si definisce l'operato dell'esposimetro, sono tre e le troviamo tutte all'interno delle digicamere HP utilizzate per realizzare gli esempi di questo corso. La lettura media, che legge la luce uniformemente su tutta la scena perfetta per riprendere soggetti bidimensionali omogeneamente illuminati come quadri, disegni, pavimenti che vogliamo riprodurre. Non invece adatta in presenza di intervalli di luce e ombra molto marcati. La lettura media ponderata (detta anche "centrata"), una lettura a tutto campo, con prevalenza al centro del fotogramma dove si suppone si trovi il soggetto (vedremo

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1/2000 di secondo. Da notare che in alcune digicamere economiche non esiste un vero e proprio otturatore meccanico, ma il suo funzionamento viene simulato elettronicamente attraverso il sensore. In pratica, il sensore costantemente esposto alla luce e, in un certo momento, si congela limmagine elettronica simulando leffetto di uno scatto meccanico. Lo svantaggio di tale approccio una minore rapidit Anche in questo caso importante notare che gli incrementi di scala sono di 1/2, con alcuni arrotondamenti funzionali, per cui avremo, ad esempio, 1", 1/2", 1/4", 1/8", 1/15", 1/30", 1/60", 1/125", 1/250", 1/500", 1/1000" e 1/2000". I moderni otturatori elettronici sono in grado di offrire anche valori intermedi, in modo da meglio adeguarsi alle diverse condizioni di luce. Il rapporto che intercorre fra diaframma e otturatore molto stretto e di fondamentale importanza: la loro azione congiunta che definisce con quanta luce impressionare il sensore ed quindi necessario che sia chiaro il loro funzionamento e le loro caratteristiche, anche se la macchina lavora in automatico, per affrontare lo scatto nel migliore dei modi. Innanzitutto bene sapere che, a parit di condizioni di luce, ci sono pi coppie di valori apertura/tempo che possiamo utilizzare proficuamente, poich espongono alla stessa quantit di luce il sensore. Ci accade perch gli incrementi di scala dei due strumenti sono identici e, importantissimo, in-

Ecco i diaframmi da f2.8 a f22. Notate che al crescere del valore f il diaframma si chiude facendo passare meno luce e viceversa. Per ogni intervallo segnalato in figura la luce si dimezza o raddoppia a seconda che si vada da sinistra a destra o viceversa

tra poco come comportarsi in situazioni differenti, analogamente alla messa a fuoco). La lettura spot, un potente strumento proveniente dal mondo professionale legge l'esposizione in uno spazio estremamente ristretto dell'immagine, detto appunto spot, e quindi permette di effettuare una misurazione corretta anche in situazioni di forte controluce (il sole alle spalle del soggetto), oppure scene in cui soggetti in ombra sono circondati da luce e riverberi (la spiaggia oppure un campo di neve), oppure ancora soggetti illuminati circondati da ampie zone d'ombra, come potrebbe essere un attore sul palcoscenico oppure nostro figlio alla recita della scuola. La lettura dell'esposizione avviene, contestualmente alla messa a fuoco, quando premiamo per met il pulsante di scatto. Utilizzando le modalit di lettura media ponderata e spot, incontriamo gli stessi problemi della messa a fuoco in caso di un inquadratura dove il soggetto sia di lato. La soluzione identica a quanto visto prima per la focheggiatura. Infatti, il blocco della messa a fuoco vale anche come blocco dell'esposizione. Puntiamo quindi lobiettivo sul soggetto, mantenendolo al centro, premiamo per met il pulsante di scatto bloccando sia la messa a fuoco sia lesposizione, quindi, mantenendo il tasto premuto per met, reimpostiamo linquadratura collocando il soggetto di lato, dove vogliamo. Premiamo infine il tasto di scatto sino in fondo e la fotocame-

ra scatter limmagine mantenendo le impostazioni corrette anche se il soggetto non pi al centro. Una volta effettuate la messa a fuoco e la lettura dell'esposizione, la digicamera passa alla regolazione dell'apertura e del tempo di scatto, agendo sul diaframma e sull'otturatore.

pi alti corrispondono aperture minori; inoltre l'incremento di scala corrisponde al dimezzamento dellapertura 2, per cui lapertura di f8 met di f4 che a sua volta met di f2.8 e cos via.

Otturatore
L'otturatore invece una sorta di paratia, comandata da un timer elettronico che permette di regolare con estrema precisione per quanto tempo la luce deve arrivare al sensore. Ne esistono diversi tipi e i due modelli pi diffusi sono quello a lamelle circolari, visivamente molto simile a un diaframma, e quello a tendina, concettualmente identico a una saracinesca. Nelle digicamere usate per questo corso del tipo a tendina, con tempi di esposizione compresi fra 20 secondi e

Diaframma
Il diaframma una corona di lamelle metalliche alloggiata all'interno dell'obiettivo e posta parallelamente al piano del sensore. Come avviene per liride dellocchio umano, esso permette di regolare il flusso di luce che raggiunge il materiale sensibile, allargando o restringendo il foro (la pupilla meccanica) attraverso il quale passa la luce, e influisce sulla profondit di campo, un fenomeno molto importante, legato alla messa a fuoco, che esamineremo tra poco. I valori di apertura del diaframma sono indicati da una sigla alfanumerica; un'occhiata all'obiettivo di una qualsiasi fotocamera reflex analogica pu aiutarci a riconoscerli. I valori che troviamo comunemente sugli obiettivi delle reflex e sulle digicamere pi evolute sono f2, f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16, f22. Le digicamere compatte a nostra disposizione possiedono invece un diaframma semplificato, con un numero inferiore di valori intermedi e con aperture minime solitamente limitate al valore di circa f8. Due informazioni importanti: ai numeri pi piccoli corrispondono aperture maggiori, mentre ai numeri

L'otturatore a tendina, come quello che si trova all'interno delle digicamere HP usate per il corso, si presenta cos

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mo la profondit di campo e riusciamo in tal modo a mettere a fuoco sia il primo piano sia lo sfondo; al contrario, aumentando l'apertura riduciamo automaticamente anche la profondit di campo e mettiamo a fuoco solo il soggetto principale. Da un punto di vista compositivo, si tratta di un effetto molto potente, utile per creare una particolare interpretazione della scena: molto diversa la situazione della classica fotoricordo di fronte a un monumento, dove la profondit di campo devessere molto elevata per consentire la riconoscibilit delle persone e dello sfondo, rispetto a un ritratto, dove una minima profondit di campo permetter di sfocare lo sfondo e farlo diventare un amalgama uniforme sul quale sar facile, per il soggetto, prevalere. Abbiamo appena visto che la variazione dell'apertura deve essere controbilanciata da una relativa variazione del tempo di scatto: a parit di condizioni di luce, a un diaframma pi chiuso corrisponde necessariamente un tempo pi lungo, quindi pi "lento". Bisogna perci considerare, nell'economia del nostro scatto, non solo la porzione di zona nitida che vogliamo ottenere, ma necessario anche tenere ben presente la velocit degli oggetti che vogliamo far rientrare nella nostra inquadratura: ovvio che se ci riferiamo al monumento citato prima, a meno che non crolli proprio al nostro passaggio, esso risulter inamovibile; ben diversa la questione se vogliamo fotografare un bambino piccolo, un animale (domestico o selvatico poco importa), oppure un soggetto sportivo come un ciclista, un calciatore: qualunque cosa, insomma, che sia in movimento. In tal caso sar necessario scegliere una coppia apertura/ tempo dove il tempo sia il pi breve possibile, in modo da congelare il movimento e scongiurare il fastidioso, se non voluto, effetto chiamato mosso. tuttavia necessario fare una precisazione, poich esistono due tipologie distinte di mosso: la prima quella in cui a muoversi il soggetto; la seconda, e probabilmente la pi fastidiosa, quella in cui a muoversi siamo noi o, meglio, le nostre mani. Nella seconda lezione del

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corso vedremo quali sono i trucchi pi diffusi ed efficaci per risolvere questo tipo dinconvenienti o come sfruttarli a nostro vantaggio per creare effetti insoliti e gradevoli.

Sensori
L'ultima componente che prendiamo in analisi il materiale sensibile. Attualmente sono due le tecnologie maggiormente impiegate per la costruzione dei sensori delle digicamere: la tecnologia CCD e la tecnologia CMOS. Il CCD (acronimo di ChargeCoupled Device) un circuito integrato sensibile alla luce, il cui sviluppo iniziato nel 1969 ad opera di George Smith e Willard Boyle nei laboratori dell'azienda di telecomunicazioni Bell. Semplificando, si tratta di una matrice di fotodiodi che, sottoposti a radiazione luminosa, produce una carica elettrica; all'intensit di ogni carica elettrica corrisponde una diversa intensit luminosa, letteralmente un tono di grigio: tramite un "dizionario" le cariche possono essere convertite in informazione digitale e quindi l'immagine pu essere "restituita" a monitor. Una caratteristica importante di questo tipo di sensori il fatto che il segnale prodotto dai singoli diodi viene analizzato da un unico circuito, minimizzando le possibilit di perdita d'informazione e generando una quantit irrisoria di rumore di fondo dovuto al disturbo elettromagnetico o causato da componentistica di qualit scadente. CMOS (acronimo di Complementary Metal-Oxide Semiconductor) invece la particolare tecnologia di semiconduttori usata nei transistor con i quali vengono costruiti i microchip dei moderni computer. Come appare ovvio dalla sommaria descrizione appena fornita, la tecnologia CMOS non nasce esplicitamente per il digital imaging, ma ne vengono sfruttate appieno le singolari caratteristiche, in particolare il basso consumo e l'estrema velocit di reazione agli stimoli elettromagnetici, quindi alla luce, dovuta alla presenza, per ogni fotodiodo, di un proprio circuito analizzatore. Purtroppo proprio questa caratteristica rende il CMOS statisticamente pi "rumoroso" dei sensori CCD. Esistono ovviamente sensori

Questa immagine stata ottenuta regolando il diaframma a f2.8 e mettendo a fuoco la tapparella e il telaio della finestra, lasciando cos fuori fuoco il palazzo di fronte

In questo caso il diaframma stato chiuso impostando il valore f11.3 aumentando la profondit di campo: la focheggiatura non stata variata ma ora sono nitidi sia i particolari della finestra in primo piano, sia il palazzo sullo sfondo

versamente proporzionali. Se, per esempio, il nostro esposimetro rileva EV +15, quantit di luce tipica in una bella giornata di sole, e il sensore impostato su 100 ISO, le coppie "utili" sono f22-1/60, f16-1/125, f11-1/250, f8-1/500, f5.6-1/1000, f4-1/2000: tutte fanno entrare la stessa identica quantit di luce, poich all'aumentare del tempo diminuisce l'apertura attraverso cui passa la luce e, viceversa, all'aumentare dell'apertura corrispondono tempi sempre pi brevi. Ovviamente questa ridondanza di possibilit pone il problema della scelta della coppia pi adatta al nostro scopo, problema che la digicamera ci aiuta a risolvere con una serie dimpostazioni gi definite che analizzeremo a

fondo pi avanti. Ma, senza tali impostazioni, come scegliere la coppia migliore tra quelle proposte? Due sono i fattori che entrano in gioco nell'effettuare la scelta giusta e sono la profondit di campo e la velocit.

Profondit di campo
La profondit di campo la zona nitida dietro e davanti al piano di messa a fuoco, cio al piano ideale su cui si trova il soggetto preso come riferimento per la focheggiatura dell'obiettivo. possibile regolarla agendo sul diaframma, sfruttando un effetto ottico denominato rifrazione che in grado di minimizzare o esasperare lo sfocato. In particolare, chiudendo il diaframma aumentia-

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1a lezione

CMOS perfettamente corretti, ma questo, a parit di numero di megapixel, ne fa alzare il costo di produzione rispetto a un sensore CCD. bene notare che in realt sia il sensore CCD, sia il sensore CMOS, non sono direttamente sensibili ai colori: ogni fotodiodo sensibile solamente alla luce, di cui registra l'intensit, restituendone la copia in grigio. Per ovviare a tale inconveniente viene applicato a ogni singolo fotodiodo del sensore un filtro di colore diverso, rosso (R), verde (G) o blu (B), grazie al quale possibile registrare direttamente un colore, mentre gli altri due vengono sintetizzati a partire dalle informazioni registrate dai fotodiodi limitrofi. Si tratta di un metodo curiosamente simile, ma invertito, rispetto alla generazione dei colori sugli schermi LCD. Le due tipologie di sensori hanno pregi e difetti peculiari che non conviene analizzare a fondo ora, ma sicuramente importante sapere che tutti, nessuno escluso, temono gli sbalzi di temperatura sia verso il freddo sia verso il caldo e in tali situazioni tendono a sporcare il segnale, cio a rovinare le immagini con gli errori che visivamente assomigliano alla polvere o alla sabbia sparsa sulla fotografia: da qui il termine "sporco" o anche "rumore" o "disturbo". In caso di freddo estremo, la digicamera soffre come qualsiasi altra apparecchiatura alimentata da batterie: scarsa autonomia e, nella peggiore delle ipotesi, mancato funzionamento; normalmente comunque, tornando in condizioni normali, la macchina si riassesta. Vedremo nella seconda puntata del corso cosa possibile fare per minimizzare tali problemi o capire quando non c' alcuna soluzione. La digicamera ci offre la possibilit di regolare diversi parametri del sensore: definizione (numero di pixel dell'immagine ottenuta), compressione (quanto l'immagine viene rimpicciolita, perdendo dettaglio), ISO (sensibilit del sensore alla luce) e bilanciamento del bianco. Ognuno di essi influisce sulla qualit finale dell'immagine, ma in modo diverso. Vediamo come. Regolare la definizione ci permette di scegliere la dimen-

sione in pixel dell'immagine fra quelle offerteci dalla digicamera. Ad esempio, con la digicamera HP R507, usata per questo tutorial, possibile ottenere immagini a 4 megapixel, dimensioni 2.304x1.738 pixel, a 2 megapixel, dimensioni 1.792x1.312 pixel, oppure a definizione VGA, cio di 640x480 pixel. Bisogna scegliere con attenzione con quale definizione scattare le nostre fotografie: l'impostazione VGA inutilizzabile in fase di stampa, ma ideale se volete inviare piccoli file d'immagine via e-mail; 2 megapixel vanno benissimo per stampare fotografie in formato cartolina; lavorare a 4 megapixel ci consente di sfruttare tutto il potenziale del sensore e, nello specifico, ci permette di stampare ingrandimenti superiori all'A4 con buoni risultati. Al momento della scelta della definizione teniamo presente un fatto importante: scattando a 4 megapixel possibile, tramite PC, diminuire la dimensione dell'immagine non solo a 2 megapixel o in VGA, ma in un'infinit di dimensioni intermedie; se, al contrario, scattiamo in VGA, o anche solo a 2 megapixel, sar impossibile salire a 4 megapixel senza compromettere irrimediabilmente la qualit dell'immagine. Se non siamo sicuri di come utilizzeremo le fotografie che stiamo scattando, lavoriamo al massimo delle possibilit del sensore, anche se questo ci costa spazio sulla scheda di memoria, altrimenti rischieremmo di non poter sfruttare appieno le immagini ottenute. Una curiosit: qualunque sia la definizione da noi impostata, il sensore lavora comunque al massimo delle sue possibilit ed compito del microprocessore della digicamera effettuare la riduzione dimensionale. I costruttori di digicamere hanno introdotto questa possibilit di regolazione per due motivi, entrambi legati al tipo di memoria su cui andiamo a riversare i nostri file-immagine: in primo luogo la riduzione dell'immagine consente di salvare pi fotografie a parit di spazio disponibile; in secondo luogo, data la discreta lentezza dei supporti di registrazione, nonostante l'operazione di riduzione richiesta al microprocessore richieda un inevitabile pe-

La profondit di campo uno strumento molto potente dal punto di vista creativo: in questi due esempi si pu notare come essa sia utilizzata per esasperare o ammorbidire il gioco di riflessi nel vetro della finestra

riodo di ricalcolo, ridurre l'immagine prima di registrarla rende il processo di salvataggio pi veloce e consente di scattare fotografie in raffica senza intasare il buffer (memoria tampone) che contiene le immagini appena scattate prima che vengano trasferite alla scheda di memoria o senza portare all'adozione di buffer pi capienti che, come sappiamo, sono estremamente costosi. La scelta e la regolazione dell'algoritmo di compressione fondamentale quanto la scelta della definizione. Normalmente le digicamere del tipo pi comune, come quelle usate in questo corso, salvano l'immagine in formato JPEG (acronimo di Joint Photografic Expert Group), a cui corrisponde un algoritmo di compressione nato e sviluppato per alleggerire i file d'immagine, in particolare quelli fotografici, che ha conosciuto un grandissimo successo contestualmente alla diffusione di Internet. possibile determinare l'intensit della compressione scegliendo fra un certo numero di impostazioni definite a priori, nel nostro caso quattro, tendenzialmente raffigurati da stelline: maggiore il numero di stelline, minore la compressione esercitata, pi elevate sono la qualit dell'immagine e la dimensione del file; ad un minore numero di stelline corrisponde invece una maggiore compressione, una qualit d'immagine pi bassa e una pi piccola di-

mensione del file. Anche in questo caso la scelta deve essere guidata dalle nostre reali necessit e da ci che vogliamo fare delle nostre fotografie. Ma come funziona un algoritmo di compressione? A differenza della regolazione della definizione, le dimensioni in pixel dell'immagine rimangono inalterate, mentre l'attenzione passa sulla resa di forme e colori; in particolare il JPEG, sostituisce porzioni di colore simili con un unica tinta di valore medio, determinando un calo dell'informazione e, conseguentemente, delle dimensioni del file. A parit di valore di compressione, tanto pi l'immagine contiene dettagli diversi, tanto pi il file risultante sar grande, immagini che invece contengono pochi colori occuperanno poco spazio. Bisogna tuttavia stare attenti a non comprimere troppo, perch in tal caso perderemmo molte informazione, rovinando irrimediabilmente la fotografia. D'altro canto, a meno che non vogliamo effettuare ingrandimenti "importanti" delle nostre fotografie, non vale la pena utilizzare la compressione pi bassa possibile offerta dalla digicamera, poich otterremmo file troppo voluminosi, scomodi da gestire, che intaserebbero rapidamente la nostra scheda di memoria. Nella maggioranza dei casi, va pi che bene utilizzare la "seconda scelta", una buon compromesso tra spazio e qualit, ma parleremo pi diffusamente delle dimen-

PC Open 9

Maggio 2005

Fotografia digitale
sioni e della qualit del file d'immagine nella seconda e nella terza puntata del corso. Alcuni produttori permettono di ottenere altri tipi di formato, in alcuni casi addirittura senza compressione. In particolare esistono digicamere che ci possono fornire file in formato TIFF (acronimo di Tagged Image File Format), che pu essere compresso, ma senza perdita dinformazioni a differenza del JPEG. molto noto e apprezzato in campo tipografico, tuttavia produce, nonostante la compressione, file che possono essere anche dieci volte pi grandi della stessa immagine compressa in JPEG, quindi molto scomodi da gestire. Inoltre la compressione TIFF richiede pi tempo e perci rallenta anche il funzionamento della fotocamera. Pi interessante invece il discorso riferito al formato RAW (trascrizione pseudo-fonetica del termine inglese rough, rozzo): in questo caso la digicamera permette di registrare il segnale ricevuto dal sensore senza l'elaborazione del microprocessore e di avere quindi un file nel formato nativo, molto ingombrante nonostante subisca comunque spesso una parziale compressione. Poich il formato RAW cambia da un produttore di fotocamere allaltro, deve essere visualizzato mediante un apposito programma, normalmente fornito a corredo della digicamera, oppure un modulo accessorio di programmi commerciali, come Photoshop. Di conseguenza risulta poco pratico, ma, a livello professionale, offre notevoli vantaggi in fase di modifica e controllo dellimmagine. Un impiego fruttuoso dei file RAW richiede per notevoli capacit tecniche necessarie alla sua gestione e un particolare approccio in fase di scatto, poich il salvataggio sulla scheda dell'immagine ottenuta richiede comunque pi tempo rispetto a un equivalente JPEG; inoltre il file RAW privo di ogni "abbellimento" prodotto dalla digicamera e di qualsiasi regolazione ed perci sconsigliabile un suo utilizzo fuori da alcune applicazioni professionali. L'ISO (acronimo di International Standard Organisation) una grandezza gi nota a chi proviene dalla fotografia analogica: con questa sigla si indica la sensibilit alla luce del materiale sensibile, pellicola o sensore digitale che sia. Spieghiamo in pratica qual la sua influenza durante la fase di scatto: impostando il sensore su un valore ISO basso, come per esempio 100 ISO, otterremo una bassa sensibilit alla luce e, conseguentemente si dovranno utilizzare, a parit di apertura, tempi di esposizione pi lunghi rispetto a quelli necessari con una valore ISO pi alto, per esempio 400 ISO. Utilizzare una bassa sensibilit ci permette di ottenere immagini senza disturbo o rumore di fondo, poich si consente al sensore di lavorare alle condizioni standard per le quali stato progettato. Se, al contrario, aumentiamo la sensibilit, il sensore tender a produrre un certo rumore di fondo, molto simile all'effetto neve della televisione disturbata, anche se fortunatamente pi tenue, ma potremo sfruttare tempi di posa pi brevi e quindi essere agevolati in situazioni di ripresa sportiva o di bambini o, pi in generale, di tutti quei soggetti, in parte gi enumerati, che si muovono abbastanza rapidamente e richiedono velocit d'esecuzione. A differenza della vasta scelta di diverse sensibilit nel mercato della pellicola (da 25 a 3200 ISO), i sensori CCD e CMOS offrono una quantit decisamente pi limitata di possiMegapixel 8.0 5.3 3.2 2.0 1.3 Dimensioni in pixel 3264 x 2448 2670 x 1970 2088 x 1550 1636 x 1236 1300 x 980 bilit, tipicamente 100, 200, 400 e 800 ISO. In favore del digitale bisogna per dire che, a parit di sensibilit nominale, le digicamere sono in grado di lavorare meglio della pellicola in condizioni di scarsa illuminazione e non serve sostituire la pellicola per modificare il valore ISO, sufficiente agire su un menu. Di fatto, uno dei primi impieghi del CCD stato in fotografia astronomica, campo in cui ha rapidamente sostituito la pellicola grazie ai tempi di esposizione molto pi brevi e alla maggiore stabilit. L'ultimo, fondamentale, parametro di regolazione del sensore il bilanciamento del bianco. La sensibilit cromatica del sensore, cio il suo modo di vedere i colori, tarata sulla luce solare media o sulla luce del flash elettronico. Nel caso dilluminazione diversa, otterremo una dominante cromatica indesiderata che va eliminata. A tale scopo, la digicamera effettua il bilanciamento del bianco, sistema che funge da filtro e serve a riportare i colori a come li vedremmo in una situazione di luce standard. Il bilanciamento del bianco solitamente automatico e avviene contestualmente alla messa a fuoco e alla lettura dell'esposizione. In casi di illuminazione particolarmente difficili e quando evidente, tramite lo schermo LCD della digicamera, che non vi corrispondenza DPI 300 200 150 300 200 150 300 200 150 300 270 150 300 240 150 pollici 10,9 x 8,2 16,3 x 12,2 21,8 x 16,3 9 x 6,5 13 x 9,8 18 x 13 7 x 5,2 10,4 x 7,8 13,9 x 10,3 5,5 x 4,1 6 x 4,6 10,9 x 8,2 4,3 x 3,2 5,4 x 4 8,6 x 6,5

1a lezione
tra i colori visualizzati e quelli percepiti nella scena reale, possiamo scegliere di selezionare manualmente una delle modalit preimpostate nella fotocamera e di solito chiamati con nomi facilmente riconducibili ai vari sistemi dilluminazione oppure illustrati con figure grafiche che richiamano situazioni particolari di luce. Prendiamo ad esempio la HP Photosmart R707, una delle fotocamere usate in questo corso. Selezionando dal menu la voce Bilanciamento bianco ci vengono prospettate quattro figure ben riconoscibili. Di partenza limpostazione sul sole, per indicare la luce solare diurna. La seconda scelta un albero per indicare la luce solare in una zona in ombra. La terza la figura di una lampadina per indicare la luce rossastra prodotta dai filamenti di tungsteno che si trovano nelle comuni lampade domestiche. La quarta figura mostra un neon, che solitamente ha una dominante verdastra. Questa modalit utile anche per le lampadine a basso consumo. La quinta figura mostra un quadrato che sovrasta due triangoli, che costituisce il simbolo convenzionale per indicare il bilanciamento manuale del punto di bianco, utilizzato qualora le altre impostazioni non producessero colori naturali. Una volta selezionata la funzione dal menu della digicamera, si punta lobiettivo su un elecm 27,7 x 20,8 41,4 x 31 55,3 x 41,4 23 x 17 34 x 25 45 x 34 17,7 x 13,1 26,5 x 19,7 35,4 x 26,3 13,8 x 10,5 15,4 x 11,6 27,7 x 20,9 11 x 8 13,8 x 10,3 22 x 16,5 Formato stampa A4 A3 A2 A5+ A4+ A3+ 12x18 A4 A4+ 10x15 A4 10x15 A5+

Ecco che stampe si possono ottenere a seconda dei megapixel a disposizione. 300 DPI sono lo standard per la stampa fotografica e consentono un risultato di elevatissima qualit. I valori tra 200 e 270 DPI garantiscono risultati ottimi e permettono di coprire un buon numero di supporti di stampa standard. 150 DPI il valore limite che per ci consente di ottenere buoni risultati se non guardiamo l'immagine da troppo vicino: 150 punti per pollice il potere risolvente medio dell'occhio umano a una distanza di circa 25 cm, la distanza a cui solitamente teniamo ci che leggiamo o guardiamo.

PC Open 10 Maggio 2005

Fotografia digitale
mento bianco presente sulla scena (pu andare bene anche un foglio bianco appositamente messo da noi) e si preme il pulsante di scatto; in tal modo modo la macchina trova il punto di partenza secondo il quale ridistribuire tutte le variazioni cromatiche, mettendo in relazione il dato che le abbiamo fornito e il "bianco assoluto", registrato in anticipo nella sua memoria interna: sar cos possibile ottenere un'immagine cromaticamente corretta. Ci rappresenta un vantaggio abissale rispetto alla fotografia analogica dove, essendo praticamente solo due le famiglie di pellicole presenti sul mercato (daylight per luce diurna e tungsten per le lampade a fluorescenza), si doveva, e si deve, lavorare molto coi filtri per ottenere la pi alta corrispondenza colore possibile, corrispondenza verificabile solo a sviluppo e stampa avvenuti, quindi con notevoli costi e senza alcuna certezza. Col digitale questa operazione diventa estremamente rapida ed economica. Ci sono altre regolazioni che possiamo sfruttare in fase di ripresa. Molte di queste variano da digicamera a digicamera, ma sulla maggioranza delle fotocamere digitali abbiamo la possibilit di impostare i valori di saturazione, nitidezza e contrasto. Per saturazione si intende la quantit di grigio presente all'interno di un colore: meno il grigio, pi il colore saturo, cio puro e sgargiante, quasi irreale e adatto ad immagini di forte impatto emotivo; al contrario una quantit maggiore di grigio riduce la saturazione del colore, rendendolo pi delicato e meno aggressivo, come in certi tipi di ritratto. La nitidezza , in pratica, la separazione netta tra due colori vicini all'interno dell'immagine: ad una maggiore nitidezza corrispondono bordi delle figure pi netti e incisivi, con grandi benefici per la resa di dettagli, e quindi si ottengono immagini adatte alle fotografie paesaggistiche, di architettura, alla macrofotografia e, pi in generale, a tutte le situazioni dove si devono leggere al meglio i particolari del soggetto ripreso; ad una minore nitidezza corrispondono invece immagini pi morbide e delicate, dove i dettagli, tra i quali rientrano per anche i difetti della pelle, sono meno leggibili e il risultato un'immagine pi dolce, indicata per i ritratti. Il contrasto invece la differenza che intercorre fra l'ombra pi densa presente nell'immagine e le zone pi luminose, dette anche alte luci. importante non confondere tale definizione di contrasto con quello che in fotografia tradizionalmente riferito alla nitidezza. La sua regolazione porta a una compressione oppure espansione delle differenze tra ombre e alte luci. La possibilit dimpostare i tre parametri rende la digicamera molto potente rispetto a una qualsiasi fotocamera a pel-

1a lezione
licola, poich dove noi possiamo ottenere diverse regolazioni per ogni fotografia, il fotografo tradizionale vincolato dalla scelta della pellicola e otterr lo stesso risultato per tutti i fotogrammi che la compongono. Inoltre tali parametri influiscono sulle caratteristiche dell'immagine prima che essa venga compressa, evitando di esasperare i seppur minimi difetti generati dall'algoritmo di compressione e mantenendo la qualit pi alta possibile. Tutto questo fa della digicamera uno strumento veramente innovativo e in grado di ampliare le nostre possibilit creative. Ora che ne conosciamo meglio le caratteristiche sar possibile affrontare nel miglior modo possibile le tematiche presentate nelle prossime tre puntate di questo corso, inerenti all'utilizzo della digicamera sul campo, alla soluzione dei problemi pi frequenti e, ovviamente, alla modifica, stampa e condivisione delle nostre fotografie.

Glossario
Algoritmo di compressione: insieme di operazioni matematiche utilizzate per semplificare un'immagine in modo da generare un file con dimensioni minori rispetto alloriginale Autofocus: sistema di messa a fuoco automatico adottato dalla maggioranza delle fotocamere, sia digitali sia analogiche Brightness: luminosit, livello delle luci Contrasto: regolazione della distanza nellimmagine tra le alte luci e le ombre Diaframma: corona di lamelle che regola la quantit di luce che arriva al sensore Digicamera: neologismo che indica la macchina fotografica digitale a partire dalle parole digitale e fotocamera DPOF (Digital Printer Order Format): linguaggio di marcatura standard, usato su diverse digicamere per memorizzare, direttamente sulla schedina di memoria, quali immagini da stampare e in che quantit Esposimetro: strumento utilizzato per leggere la quantit di luce presente sulla scena da fotografare. EV (Exposure Value): scala di valori che descrive numericamente le varie situazioni di illuminazione. Interpolazione: processo per cui vengono creati punti dellimmagine inesistenti a partire dalle informazioni disponibili nellimmagine. ISO (International Standard Organisation): indice di misurazione della sensibilit alla luce dei sensori e delle pellicole fotografiche. JPEG (Joint Photographic Expert Group): algoritmo di compressione lossy ottimizzato per immagini fotografiche, ottimo per la resa delle sfumature, meno preciso nella resa di linee e campiture di colore omogenee. Luminosit: vedi Brightness. Macro: tipo di obiettivo per riprese ravvicinate. Per estensione il genere fotografico della ripresa ravvicinata. Mosso: effetto generato dal movimento del soggetto ripreso o della fotocamera o di entrambi, dato un tempo di esposizione troppo lungo MPEG (Moving Picture Expert Group): gruppo di algoritmi di compressione per media con dimensione temporale quali audio e video Nitidezza: vedi Sharpness Obiettivo: insieme pi o meno complesso di lenti in vetro o altri materiali trasparenti atte a focalizzare una scena e dirigerla sul materiale sensibile Otturatore: organo che determina per quanto tempo il materiale sensibile viene esposto alla luce. Piano focale: il piano su cui viene messo a fuoco l'immagine e quindi dove viene posto il sensore. PictBridge: sistema standard per mettere in comunicazione diretta digicamere e stampanti, anche di diversi produttori, senza lintermediazione di un PC. Profondit di campo: zona nitida prima e dopo il soggetto focalizzato Reflex: particolare tipo di fotocamera in cui al mirino ottico viene sostituito un sistema composto di specchi e blocchi di vetro grazie al quale possibile inquadrare osservando la scena direttamente dall'obiettivo Saturation: saturazione, data dalla quantit di grigio presente in un colore; minore il grigio pi il colore puro, quindi saturo Sharpness: nitidezza, lo stacco fra un colore e l'altro; a una maggiore nitidezza corrispondono bordi delle figure pi netti e incisivi, con grandi benefici nella resa dei dettagli dellimmagine Sottoesposizione: errore per cui l'immagine risulta pi scura di quanto non dovrebbe essere Sovraesposizione: errore per cui l'immagine risulta pi chiara di quanto non dovrebbe essere TIFF (Tagged Image File Format): formato di salvataggio d'immagine che non richiede compressione, molto utilizzato in tipografia Zoom: obbiettivo con schema ottico a focale variabile, in grado di variare l'angolo di inquadratura da pi a ampio a pi stretto.

PC Open 11 Maggio 2005

Fotografia digitale
A scuola con PC Open

2a lezione

Larte della fotografia


Funzioni avanzate
N
ella scorsa puntata di questo corso sulla fotografia digitale abbiamo analizzato a fondo come fatta una digicamera, quali sono le parti che la compongono e su quali principi si basa il suo funzionamento e lintero processo di ripresa fotografica, cos da poterla sfruttare al meglio. In questa seconda puntata analizzeremo con cura le funzioni di cui dispone la digicamera per affrontare le pi disparate condizioni di ripresa, spiegando quali sono le regolazioni che essa adotta automaticamente, per quale motivo e come queste possono soddisfare tutte le nostre esigenze e permetterci di ottenere fotografie tecnicamente perfette e di grande impatto visivo. Per aiutare i fotoamatori meno esperti, la maggior parte delle digicamere offre una serie di preset (programmi gi impostati) dallutilizzo facile e intuitivo grazie ai quali possiamo affrontare la maggioranza delle situazioni di ripresa. Le differenze di questi preset da produttore a produttore sono veramente minime, tanto che esistono ormai dei tipi ricorrenti indicati da una iconografia comune a tutte le case produttrici: il processo di apprendimento risulta in tal modo notevolmente semplificato e accelerato. Prendiamoli in esame uno a uno, vedendo come si comporta la digicamera, quali sono le regolazioni che vengono effettuate automaticamente e in quali situazioni un preset pu soddisfare le nostre necessit, anche nei casi in cui non espressamente indicato.
di Danilo Gatti

Nella seconda lezione spieghiamo nel dettaglio le regolazioni da fare sulla digicamera per affrontare le pi disparate condizioni di ripresa

Modalit di scatto automatica


Indicato dalla scritta AUTO o P, limpostazione di default; in fotografia analogica nota come modalit Program e provvede alla scelta dellapertura e del tempo di scatto migliori, lasciandoci liberi di pensare allinquadratura. Tutti gli altri parametri (saturazione, nitidezza e contrasto) non vengono variati, mentre, a meno che la fotocamera non venga impostata diversamente, essa decide qual la migliore sensibilit ISO, cio la sensibilit del sensore alla luce, da utilizzare a seconda della quantit di luce ambientale: le digicamere tendenzialmente sono programmate per utilizzare il valore ISO pi basso possibile, in modo da produrre immagini poco disturbate. Questa modalit indicata per le situazioni facili, dove la luce uniforme e la scena non complicata da pi soggetti su piani diversi che richiederebbero una elevata profondit di campo ed particolarmente indicata a chi si avvicina alla fotografia per la prima volta: basta premere il pulsante di scatto. bene tenere presente che, come tutte le soluzioni di compromesso, questa ci garantisce risultati mediamente apprezzabili, ma non possiamo utiliz-

IL CALENDARIO DELLE LEZIONI


Lezione 1
Fotografia di base Concetti fondamentali per capire il funzionamento di una digicamera e per utilizzarla al meglio. Le nozioni di: - obiettivo - esposimetro - diaframma - otturatore - sensore effetti particolari o per realizzare fotografie in condizioni difficili o particolari

Lezione 3
Ritocco e stampa da PC Come usare i software dedicati per migliorare le proprie immagini

Lezione 4
Proiezione e condivisione Distribuire, stampare e mostrare le proprie foto direttamente dalla fotocamera

Lezione 2
Fotografia avanzata Le tecniche speciali per creare

PC Open 12 Giugno 2005

Fotografia digitale
zarla indiscriminatamente poich non programmata per adattarsi a tutte le soluzioni di scatto: la digicamera sceglier dei valori medi per diaframma e otturatore, per cui non avremo alcun controllo della profondit di campo n del mosso, fattori compositivi e di errore che abbiamo visto essere fondamentali nella scorsa puntata. Per ovviare a questa eccessiva generalit della modalit Automatica, alcune case produttrici hanno creato degli algoritmi per le loro digicamere in grado di associare ad ogni condizione di ripresa la modalit pi adeguata in modo completamente automatico, semplificando ulteriormente le operazioni per il fotoamatore. ne risulta essere comodissima e particolarmente indicata per la ritrarre i bambini o gli animali domestici: soggetti molto vivaci e sfuggenti per i quali brevi tempi di scatto e una rapida messa a fuoco sono essenziali. soggetto possa risaltare facilmente, un valore ISO tendenzialmente basso per poter stampare ingrandimenti senza incappare nel rumore di fondo, ma alto quanto basta per non utilizzare il flash, che potrebbe schiarire troppo il colore della pelle, snaturandolo. Molte fotocamera abbassano i valori di nitidezza e saturazione, per evitare di esasperare eventuali difetti della pelle e per dare una resa cromatica pi morbida e realistica degli incarnati, nel complesso pi gradevole. Questa di sicuro la modalit di ripresa pi indicata per scattare fotografie a persone o gruppi di persone, purch stiano tranquillamente in posa: il diaframma aperto consente normalmente tempi di scatto abbastanza elevati ma un valore ISO basso e il blocco del flash possono farlo aumentare facilmente. Nel caso i soggetti siano i bambini meglio utilizzare la specifica modalit Azione.

2a lezione
grafie, esasperando la dominante rossa della luce del tramonto, cos da donare alle nostre immagini un maggiore calore dal sapore vagamente romantico e melanconico. Per fare questo il flash viene escluso automaticamente dalla digicamera, il lampo bianco infatti eliminerebbe qualsiasi dominante cromatica, e il bilanciamento del bianco viene regolato in modo da mutare il bianco in un tono di arancione, come se il soggetto fosse illuminato da una luce azzurra e questa dominante andasse corretta: leffetto sar quello di unimmagine dai toni caldi e avvolgenti, in grado di donare una piacevole sensazione di intimit e calore. Vedremo di seguito come sia possibile utilizzare creativamente il bilanciamento del bianco a prescindere dallutilizzo della modalit Tramonto e, addirittura, come si possano ottenere risultati diametralmente opposti, dove colori assolutamente irreali possono stimolare nellosservatore curiosit, angoscia o disappunto.

Panorama
Solitamente contrassegnata da una montagna; contrariamente alla modalit Azione, il diaframma viene chiuso il pi possibile, cos da garantire unelevata profondit di campo e unampia zona di nitidezza. Questo porta inevitabilmente a un aumento del tempo di posa, poich la digicamera non aumenter lISO del sensore per poter garantire unimmagine densa di particolari e priva di rumore di fondo: se ci troviamo in condizioni di luce scarsa sar bene munirsi di un cavalletto o di un buon sostegno di fortuna, come un muretto, un tavolo o una sedia. Molte digicamere associano questa modalit a un aumento della saturazione, con lo scopo di rendere i colori pi vivi anche se siamo in presenza di foschia; viene normalmente aumentata anche la nitidezza, cos da produrre un incremento della quantit di informazioni presenti nellimmagine e rendere maggiormente leggibili i particolari. Alcune digicamere offrono oltre a questa modalit una versione ibrida Ritratto+Panorama, rappresentata da una persona a mezzo busto di fronte a una montagna, che consente di scattare foto ricordo dei nostri cari di fronte a monumenti o panorami splendidi, ma anche per poter riprendere due soggetti distanti tra loro e averli entrambi a fuoco, perfettamente leggibili. Normalmente sconsigliabile utilizzare la modalit Panorama per ritrarre solo persone, perch leccessiva saturazione dei colori rischia di snaturare la resa cromatica dellincarnato del volto, rovinandolo. Molto pi indicata al riguardo lapposita modalit ritratto.

Spiaggia e neve
Indicata da una palma e un pupazzo di neve, questa semplice modalit si basa sulla modalit Automatica e differisce da questultima per una sovraesposizione forzata di circa due stop, cio di due diaframmi in pi, necessaria quando scattiamo fotografie sulle piste da sci oppure al mare in spiaggia. Perch dobbiamo sovraesporre? Lesposimetro tarato per fornire i dati di esposizione adatti a riprendere un grigio medio, solitamente un grigio al 18%, definito dalle case costruttrici come la tonalit media terrestre, e infatti, nella maggioranza dei casi, questo artificio funziona. Se per la scena pi chiara, come sulla neve o su una spiaggia illuminata dal sole, sar necessario sovresporre per evitare di ottenere fotografie grigiastre. Possiamo utilizzare proficuamente questo preset solo nelle specifiche situazioni per le quali stato pensato, contrariamente porter solo a una sovraesposizione e bruceremo limmagine perdendo dettaglio, compromettendone la qualit.

Priorit di apertura
Indicata anche con Av o A, questa modalit permette di scegliere il diaframma da noi ritenuto pi indicato in relazione alla situazione di ripresa, lasciando alla macchina il compito di impostare il tempo di scatto adeguato. Abbiamo visto nella scorsa lezione come lapertura del diaframma sia determinante nella gestione della profondit di campo: ne deriva che questa modalit, nella sua semplicit, estremamente potente e versatile, tanto che molti fotografi professionisti la prediligono. Per poterla sfruttare appieno per necessario avere ben chiaro il funzionamento della profondit di campo e le sue controindicazioni, argomenti che abbiamo diffusamente analizzato nella scorsa puntata.

Sul dorso della HP Photosmart R707 troviamo sulla sinistra il pulsante per scegliere il preset pi indicato alla nostra situazione di ripresa (1), mentre a destra ci sono il pulsante di scatto (2) e il pulsante per la registrazione dei video (3)

Azione
Simboleggiata da un uomo in corsa, questa modalit indicata per la ripresa di soggetti in rapido movimento ed caratterizzata dallutilizzo dellapertura pi ampia possibile compatibilmente con le condizioni di luce, in modo da diminuire il tempo di scatto. In questo caso la digicamera tender a impostare valori ISO alti in caso di luce scarsa, rischiando per di compromettere la qualit dellimmagine a causa dellaumento di rumore di fondo. Nelle digicamere pi evolute la modalit Azione viene associata allo scatto a raffica, che comunque possibile attivare e disattivare indipendentemente, e al calcolo della messa a fuoco su soggetti in movimento, strumento potente ed efficace che ci permette di focheggiare correttamente il nostro bersaglio mobile e di evitare errori che comprometterebbero il risultato finale. La modalit Azio-

Priorit di tempo
Indicata anche con Tv o S, cos come la priorit di diaframmi, questa permette di scegliere il tempo di scatto che riteniamo pi adatto alla situazione di ripresa, lasciando impostare alla macchina unapertura del diaframma adeguata. Meno pratica della precedente ma ugualmente potente, que-

Ritratto
Contraddistinto da un uomo a mezzo busto, questo preset caratterizzato da unampia apertura del diaframma, necessaria per ottenere uno sfondo sfocato e uniforme su cui il

Tramonto
Simboleggiata dal sole che scende dietro una montagna, questa modalit di ripresa serve per dare toni caldi alle foto-

PC Open 13 Giugno 2005

Fotografia digitale
sta modalit ci permette di gestire la velocit del soggetto, cio il mosso passivo, e quello della stessa fotocamera, detto mosso attivo. Vedremo pi avanti come il mosso pu influenzare il risultato di uno scatto. condizioni di luce o le nostre esigenze creative richiedono di abbandonare gli automatismi della digicamera per andare incontro a risultati inaspettati e insoliti. Le caratteristiche di questo preset sono analoghe a quelle della modalit Panorama, lunica sostanziale differenza sta nellesclusione forzata del flash, il cui utilizzo porterebbe a inevitabili differenze dilluminazione tra le fotografie della serie, rendendo pressoch impossibile lo stitch, cio lunione delle fotografie stesse. Nel caso la nostra digicamera non dovesse possedere questa funzione integrata possiamo comunque ottenere risultati simili con un apposito programma detto stitcher, oppure con un normale programma di fotoritocco e un po di pazienza.

2a lezione
menti bidimensionali ed caratterizzata da ISO molto basso, esclusione del flash, alta nitidezza e alta saturazione. La lettura dellesposizione viene effettuata omogeneamente su tutto il fotogramma e questa caratteristica, che la rende inadatta alla ripresa di scene con ampi contrasti luminosi, fa di questa modalit uno strumento ideale per fotografare tessuti, pareti rocciose, superfici materiche dalla texture interessante, facciate di palazzi, purch illuminate uniformemente.

Panoramica
Sempre pi diffusa sulle digicamere amatoriali, questa modalit permette di scattare serie di fotografie (sulle HP Photosmart R507 e R707 utilizzate per scattare gli esempi di questo corso composte da un minimo di 2 fino a un massimo di 5 fotografie in sequenza), che vengono poi riunite in un'unica immagine panoramica, in grado di coprire fino a 180 gradi, estremamente suggestiva e ricca di potenzialit espressive.

Manuale
Indicata di solito dalla lettera M, questa modalit, apparentemente scomoda, permette di forzare sovra- e sottoesposizioni, dettate dalle particolari situazioni di ripresa, in totale libert. utile nei casi in cui utilizziamo tecniche di ripresa particolari, come nella realizzazione di serie di fotografie panoramiche ove la fotocamera non presenti uno specifico preset, oppure dove le

Personalizzata
una modalit che possiamo definire noi con le impostazioni che pi gradiamo o che riteniamo pi pratiche.

Documento
Questa modalit pensata per la riproduzione di docu-

1 Utilizzo del flash

ella scorsa puntata non abbiamo analizzato il flash, anche se ormai da molto tempo considerato parte integrante della fotocamera e non pi un semplice accessorio: ora giunto il momento di scoprire di cosa si tratta e, so-

prattutto, quali sono le funzionalit di questo importante e potente strumento. Il flash, parola che in inglese significa lampo, un apparato formato da un condensatore e da una lampada ad incandescenza.

Quando il flash viene attivato, il condensatore si riempie della quantit di carica necessaria ad alimentare per un brevissimo lasso di tempo la lampada, cosicch essa possa sprigionare un potentissimo fascio luminoso simile, appunto, a un

lampo, in grado di illuminare a giorno la scena. La potenza del flash varia da modello a modello e da produttore a produttore e viene indicata con un numero guida: mettendo in rapporto il numero guida con il valore di aper-

I preset del flash


Auto flash: indicata dalla lettera A e dal simbolo del fulmine, limpostazione di default, fa entrare in funzione il flash automaticamente in presenza di luce scarsa per garantire fotografie esposte correttamente ed evitare il mosso, sia attivo, sia passivo. Occhi rossi: indicata dai simboli occhio e fulmine, come per limpostazione Auto flash il flash entra in funzione in caso di luce scarsa e, una frazione di secondo prima dello scatto, viene effettuato un pre-lampo che ha lo scopo di far restringere le pupille delle persone fotografate, in modo da evitare lo spiacevole effetto occhi rossi. Va sempre utilizzata quando fotografiamo persone o gruppi di persone in luce scarsa. Flash on: indicata dal simbolo fulmine, serve per forzare il lampo ad ogni scatto, a prescindere dalla quantit di luce presente sulla scena. Serve per congelare il movimento del soggetto: un esempio affascinante di questa utile funzione sono le fotografie delle gocce dacqua che cadono da un lavandino, perfettamente bloccate nel loro movimento. Forzare il flash pu essere molto utile anche per rischiarare le zone in ombra nellinquadratura come, per esempio, nei

controluce: situazioni di ripresa in cui il soggetto ha una forte fonte luminosa alle spalle che inganna lesposimetro e porta a una inevitabile sottoesposizione del volto del soggetto. Flash off: indicata dal simbolo fulmine coperto dal simbolo divieto, serve per disattivare il flash e impedirne il funzionamento anche in caso di luce scarsa. particolarmente utile quando il lampo del flash potrebbe venire riflesso da specchi, vetrate o superfici lucide e riflettenti che si trovano di fronte al fotografo, i riflessi dei quali comprometterebbero la qualit dellimmagine. Disattivare il flash diventa essenziale anche fotografando panorami, dove il lampo non sufficientemente potente per illuminare tutta la scena. importante tenere presente che lesclusione del flash pu portare a un notevole aumento del tempo di scatto e, conseguentemente, al pericolo del mosso. Notte: indicata dai simboli fulmine, stella e luna, si tratta di una interessante modalit che permette di scattare fotografie con il flash senza falsare eccessivamente la luce ambientale in condizioni di luce molto scarsa: viene mantenuto un tempo di esposizione abbastanza lungo ma generalmente pi breve di quello che dovremmo usare senza flash e,

durante lesposizione, vengono realizzati uno o due lampi a potenza ridotta, in modo da rischiarare appena la scena. Si tratta di uno strumento potente e pratico, comodo anche in situazioni non notturne come i controluce, dove un leggero lampo di schiarita pu essere determinante per garantire la leggibilit del volto di chi ha il sole, o una finestra illuminata, alle spalle.

Sempre sulla HP Photosmart R707 troviamo sul retro, disposti attorno al display, il pulsante per attivare la ripresa in modalit macro (1), il tasto per scegliere i preset del flash (2) e il pulsante che attiva lautoscatto e la ripresa a raffica.

PC Open 14 Giugno 2005

Fotografia digitale
tura del diaframma utilizzato possibile determinare la gittata del lampo in metri. Nelle digicamere HP Photosmart usate in questo corso il flash parte integrante della fotocamera stessa ed entra in funzione appena la luce ambientale non garantisce un tempo desposizione pari a 1/60 a tutta apertura con sensore impostato su 100 ISO: queste sono le impostazioni di scatto adatte alla realizzazione di un ritratto non rovinato dal mosso e con un rumore di fondo ridottissimo, cos da poter ottenere senza alcun problema stampe ingrandite ad alta risoluzione.
Nellimmagine sopra l'esposizione stata calcolata sul paesaggio, in questo modo per il volto diventa troppo scuro. Sotto stata impostata la modalit Flash On e abbiamo letto l'esposizione sempre sullo sfondo: il risultato uno sfondo correttamente esposto e il soggetto in primo piano ben leggibile

2a lezione
Da questi dati risulta evidente che il flash non viene utilizzato solo di sera o in luce molto scarsa, ma appena ci troviamo in una zona dombra o in interni, anche di giorno: questo, come vedremo pi avanti, un accorgimento adottato dai produttori di digicamere per evitare mosso e micromosso della fotocamera. Il calcolo dellintensit del lampo necessaria per illuminare la scena viene generalmente effettuato dallo stesso esposimetro che legge la luce presente sul set, in unione al sensore autofocus, in modo da calibrarlo correttamente in base alla luce ambientale e alla distanza del soggetto messo a fuoco. Pi il soggetto distante e pi il lampo del flash deve essere potente per poterlo illuminare o il diaframma aperto in modo da permettere a un maggior quantitativo di luce di arrivare al sensore.

2 I consigli per foto dautore

na volta individuata la modalit di scatto pi adatta alla situazione in cui ci troviamo e al soggetto che vogliamo riprendere siamo finalmente alle prese con la fase pi emozionante del processo fotografico: la composizione dellinquadratura. Molti libri sono stati scritti su questo argomento e probabilmente non sono stati sufficienti per sondare completamente questo tema, trasversale e comune a tutte le arti visive. Non pensabile quindi poter affrontare tutto ci che riguarda la composizione dellimmagine in modo esaustivo, ma, partendo da degli errori comuni e ricorrenti, possiamo apprendere alcuni semplici trucchi per migliorare la qualit e limpatto delle nostre immagini.

Ritratti
Cominciamo dai ritratti: chiediamo al nostro soggetto di mettersi in posa, impostiamo la macchina sul preset Ritratto, saremo cos certi di avere a disposizione un diaframma abbastanza aperto, un tempo rapido e colori naturali. Inquadriamo. Sicuramente lerrore

pi diffuso tra i fotoamatori alle prime armi inquadrare il soggetto perfettamente al centro del fotogramma. Il risultato quello di escludere dallimmagine gran parte degli elementi caratterizzanti del soggetto, che si ritrova cos mutilato e circondato da una quantit eccessiva di spazio vuoto, visivamente opprimente, fastidioso e, se non abbiamo impostato il preset corretto, perfettamente a fuoco. Inoltre la posizione centrale rende certamente limmagine simmetrica e bilanciata ma, proprio per questo, la fa diventare statica, banale, portando chi la guarda a stancarsene rapidamente e a passare oltre. Per ovviare a questi inconvenienti possiamo sfruttare la cosiddetta regola dei 2/3: immaginiamo di dividere orizzontalmente e verticalmente il fotogramma in tre parti uguali e andiamo a posizionare la testa del soggetto che vogliamo riprendere vicino a una delle due righe verticali, un poco spostata verso lesterno e sopra la riga orizzontale pi alta, come illustrato nello schema. In questo modo renderemo limmagine maggiormente di-

namica, pur mantenendo lequilibrio generale ben bilanciato grazie allo spazio vuoto laterale, che adesso sensato e funzionale; inoltre daremo maggiore importanza al soggetto, su cui verr convogliata lattenzione dellosservatore, grazie ancora allo spazio laterale e alle maggiori dimensioni del soggetto stesso, di cui verr riprodotta una maggiore quantit di informazioni caratterizzanti, cos da restituirne unimmagine pi naturale, realistica e armoniosa. Un altro errore molto diffuso tra i giovani fotoamatori una sorta di blocco psicologico che impedisce loro di utilizzare la fotocamera in verticale. Il rischio in questo caso di far perdere importanza al soggetto a causa non tanto della posizione centrale quanto degli elementi laterali che disturbano e distraggono losservatore. sufficiente orientare verticalmente la digicamera ed eventualmente, sfruttando lo zoom, stringere linquadratura sul soggetto in modo da escludere gli elementi di disturbo. Se vogliamo lavorare in manuale ricordiamoci sempre che nei ritratti buona norma

Ecco come va impugnata correttamente la digicamera, sia in orizzontale, sia in verticale, se utilizziamo il display posteriore per inquadrare

PC Open 15 Giugno 2005

Fotografia digitale
utilizzare un diaframma abbastanza aperto, cos da limitare la profondit di campo e sfuocare lo sfondo: in questo modo ci che prima era un elemento di disturbo diventer un fondale neutro che aiuter il soggetto a emergere, a bucare la scena. utile anche regolare saturazione e nitidezza su valori bassi, in modo da rendere nel modo pi naturale possibile il colore della pelle ed evitare di evidenziarne difetti come rughe, acne o piccole cicatrici che una nitidezza elevata metterebbero in risalto. Nei ritratti, labbiamo visto prima analizzando il relativo preset, bisogna anche evitare il pi possibile lutilizzo del flash, il cui lampo potrebbe inasprire le ombre disegnate da zigomi, naso e sopracciglia: in molte situazione per il flash necessario o utile e vedremo tra poco cosa possiamo fare per evitare questi inconvenienti.

2a lezione

Bambini
I bambini sono uno dei soggetti pi difficili da riprendere e richiedono dedizione e allenamento. In questo tipo di ripresa fotografica cogliere lattimo decisivo per cui dobbiamo innanzitutto impostare la digicamera sul preset Azione, poich la modalit Ritratto risulta troppo lenta e quindi poco adatta a dei soggetti tuttaltro che statici come i bambini. Per ridurre al minimo il tempo che intercorre fra la pressione del pulsante di scatto e lo scatto vero e proprio pu essere utile disattivare il bilanciamento automatico del bianco e impostare uno dei preset di cui la fotocamera dispone, cos come abbiamo visto nella scorsa puntata: in questo modo la digicamera dovr effettuare solo la messa a fuoco e la lettura dellesposizione e loperazione di scatto sar decisamente pi rapida. Se volessimo lavorare in manuale dovremmo impostare un valore ISO medio alto, almeno 200, lavorare a tutta apertura, cio con il diaframma completamente aperto e impostare la modalit di scatto a raffica. Lo scatto a raffica uno strumento essenziale in questo tipo di riprese perch aumenta le probabilit di riprendere unespressione interessante: possiamo scattare una decina di fotografie in pochi secondi e poi scartare quelle in cui il frugoletto non venuto bene. Lunica controindicazione che la raffica disattiva il flash, poich la frequenza di scatti al secondo tale da non permettere al condensatore di ricaricarsi sufficientemente.

Ecco un esempio di composizione centrata: la testa del soggetto si trova al centro del fotogramma ed circondata da uno spazio decisamente sproporzionato e da una grande quantit di elementi di disturbo che, seppur piccoli come lo zainetto di cui si vede solo una parte in basso a destra, distraggono l'attenzione dell'osservatore

Questo schema rappresenta il tipico modo di inquadrare il soggetto utilizzato dai fotoamatori alle prime armi

In questo caso abbiamo sfruttato la regola dei due terzi unita al cosiddetto "taglio all'americana", tagliando cio le gambe del soggetto all'altezza del ginocchio: si tratta di un tipo di inquadratura introdotta e resa popolare dal cinema americano, da cui deriva il nome. Si pu notare come la fotografia sia molto pi gradevole e bilanciata

Se invece la testa del soggetto la poniamo in corrispondenza dell'incrocio fra le linee orizzontale e verticale che delimitano i due terzi della scena, otteniamo una composizione pi bilanciata

Vacanze
Negli esempi sopra citati abbiamo sempre dato per scontato che lo sfondo della fotografia non ha alcun interesse per noi e che anzi diventa spesso un elemento di disturbo. Ovviamente non sempre cos: quando siamo in vacanza, per esempio, la fotografia acquista un particolare valore proprio perch richiama alla

Sempre ponendo la testa del soggetto nello stesso punto possibile "tagliarne" una parte a vantaggio di una maggiore dimensione dello stesso

nostra memoria i luoghi che abbiamo visitato e in cui, presumibilmente, abbiamo passato dei momenti piacevoli: in questi casi la digicamera pu diventare un ottimo compagno di viaggio. Calare nellimmagine i nostri cari o noi stessi, grazie allautoscatto e a un piccolo treppiede, rende ancora pi coinvolgente il ricordo, ma introduce il problema di gestire la composizione di immagini complesse, dove sono presenti almeno due soggetti importanti: noi e lo sfondo, si tratti di un panorama, di un monumento o qualsiasi altra cosa. I preset pi indicati per questo tipo di riprese sono Panorama e, se presente sulla no-

stra fotocamera, Ritratto+Panorama: lelevata profondit di campo che li caratterizza permetter di avere perfettamente a fuoco sia le persone in primo piano sia lo sfondo. Anche in questo caso importante disattivare il flash, cosa che di norma avviene automaticamente al momento dellimpostazione della modalit Panorama, poich il lampo non abbastanza potente per illuminare tutto lo sfondo e, se lo lasciassimo attivo, molto probabilmente bruceremmo il soggetto in primo piano e otterremmo uno sfondo scurissimo e illeggibile. Esistono per particolari condizioni di ripresa panora-

PC Open 16 Giugno 2005

Fotografia digitale

2a lezione

Spesso vediamo scenari di grandissima bellezza ma tanto vasti da non sapere bene come fare a racchiuderli: colline, distese d'acqua, grandi altipiani montani. Un ottimo trucco per riuscire a limitare la scena e permettere all'osservatore di non distrarsi nell'immagine consiste nello sfruttare altri elementi presenti sulla scena per creare una cornice alla quale affacciarsi per ammirare lo spettacolo

diagonale, dove lo sguardo dellosservatore viene convogliato grazie alla disposizione degli elementi.

Paesaggi e panorami
La ripetizione di un modulo geometrico offerto dai rinforzi in calcestruzzo della volta di una galleria offrono un suggestivo e semplicissimo esempio della valenza espressiva della composizione incentrata sulle linee diagonali

mica dove il flash risulta particolarmente utile come, per esempio, nei controluce: succede spesso che la sorgente luminosa che illumina la scena si trovi alle spalle del soggetto in primo piano. Leggendo normalmente lesposizione tramite una lettura ponderata al centro otterremo lo sfondo perfettamente esposto ma il soggetto in primo piano in ombra, mentre sfruttare la lettura spot per misurare la luce sul soggetto non risolver il problema ma porter ad una sovraesposizione dello sfondo. In questo caso dobbiamo forzare il flash che, con il suo lampo, illuminer solo il soggetto in primo piano e non influir sullo sfondo, troppo lontano: questa tecnica prende il nome di fill-in, che in inglese significa riempimento, con riferimento alle zone dombra. Le fotocamere HP Photosmart delle serie R e M, utilizzate per scattare gli esempi utilizzati per questo corso, offrono anche una soluzione software a questo problema, soluzione che prende il nome di Adaptive Lighting o Flash Digitale. Si

tratta di un particolare algoritmo in parte derivato dal sistema Retinex, un sistema di controllo del contrasto utilizzato nei laboratori di stampa, che viene applicato allimmagine scattata per diminuire il contrasto luminoso fra le alte luci (cio le zone pi chiare) e le ombre, al fine di bilanciare la luminosit complessiva e recuperare le zone in ombra senza utilizzare una luce artificiale come il flash. Per quanto riguarda linquadratura solitamente meglio evitare di mettere il soggetto al centro del fotogramma, come gi visto per i ritratti: se i nostri cari devono dividere la scena con un monumento o un luogo celebre sar meglio dividere in due il fotogramma, cos da bilanciare il gruppo familiare con lo sfondo nitido e ben leggibile. Unaltra composizione che permette di ottenere ottimi risultati in questo tipo di riprese quella basata sulle diagonali del fotogramma: basta ruotare un poco la fotocamera per dinamizzare un monumento statico e possiamo calare le persone a uno degli estremi della

Abbiamo in precedenza visto che molte digicamere offrono la modalit di scatto Panoramica, con la quale possibile scattare una serie di fotografie e unirle in ununica striscia. Nelle fotocamera HP in prova il processo semplice e guidato passo dopo passo da brevi ed esaustive informazioni: scattiamo la prima fotografia, la fotocamera ne trasforma la parte destra in un riferimento che viene spostato allestremit sinistra del display e che noi dobbiamo utilizzare come guida, ruotando la digicamera in senso orario e portando riferimento e scenario a sovrapporsi. Ripetiamo loperazione fino a un massimo di cinque scatti e poi la fotocamera ci far vedere leffetto finale. Se la nostra digicamera non dispone di questa funzione comunque possibile ottenere gli stessi risultati con un po di lavoro in pi. Fissiamo la fotocamera su un cavalletto dotato di livella a bolla, in modo da essere sicuri che il piano di ripresa sia perfettamente perpendicolare al terreno. Escludiamo il flash, il cui lampo non sufficientemente potente per illuminare lintera scena e la cui luce evidenzierebbe eccessivamente gli stacchi tra una fotografia e laltra.

Leggiamo lesposizione, ricordandoci di usare un diaframma molto chiuso per aumentare la profondit di campo, e scriviamo su un foglietto i dati ottenuti: sar necessario impostare la digicamera su manuale per usare sempre gli stessi dati di esposizione per tutte le immagini che compongono il panorama, poich le differenze date dalle diverse letture, cos come il lampo del flash, porterebbero a stacchi evidenti tra unimmagine e laltra. Per lo stesso motivo sar necessario bloccare anche il bilanciamento del bianco, scegliendo tra i preset disponibili quello che pi si avvicina alla situazione di luce in cui ci troviamo; in alternativa, come abbiamo visto precedentemente, facciamo un primo bilanciamento manuale e manteniamolo per tutte le fotografie della serie. Mantenendo tutti questi accorgimenti scattiamo la prima fotografia, dopodich ruotiamo la digicamera di 30 gradi ( indifferente in quale senso, purch ogni volta sia sempre lo stesso) e scattiamo la seconda fotografia, ruotiamo ancora di 30, scattiamo, e cos via fino a che abbiamo coperto langolo visuale che ci interessava riprodurre, da un minimo di 60 a un massimo di 360. Pu essere utile ripetere loperazione con dati di esposizione differenti poich, specialmente in una panoramica di 180 o 360 facile incappare in

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Fotografia digitale
zone dombra o in zone di luce piena, dove potremmo registrare forti sovra- o sottoesposizioni: scattare tre serie di fotografie, una con esposizione corretta, una sottoesposta di uno stop e una sovraesposta di uno stop, aumenter le possibilit di successo. Una volta terminata la nostra seduta fotografica, definita in gergo shooting, scarichiamo le immagini sul computer e ci prepariamo ad unirle. Esistono molti programmi, detti stitchers, pensati appositamente per questo scopo: in bundle con le fotocamere HP ne viene fornito uno prodotto dalla ArcSoft, Panorama Maker, molto facile da usare e in grado di offrire risultati di ottima qualit anche con immagini dense di particolari: sufficiente selezionare nellordine corretto le fotografie da unire e poi il programma provveder al resto, chiedendoci solo in quale formato vogliamo salvare il risultato finale. In alternativa possiamo aprire le immagini con un normale editor ed effettuare la sovrapposizione dei vari bordi: se abbiamo regolato bene il treppiede durante le fasi di ripresa gli aggiustamenti necessari saranno minimi. a fuoco, fino a pochi centimetri. In questo modo possibile riprendere oggetti da un punto di vista estremamente ravvicinato e insolito e scattare fotografie di grande impatto visivo. Per la buona riuscita delle nostre macrofotografie sono necessari alcuni accorgimenti: ove possibile meglio escludere il flash poich leccessiva vicinanza con il soggetto (parliamo veramente di pochi centimetri, in alcuni casi solo 2) porterebbe sicuramente a unimmagine bruciata da un lampo ravvicinato troppo forte (fotografia esplicativa). Inoltre lavorando a distanza ravvicinata il fuori fuoco molto pi evidente, quindi necessario diaframmare per ottenere una profondit di campo sufficiente ad avere a fuoco linterno soggetto ripreso, ricordandoci che se vogliamo fotografare dei fiori in un prato meglio scegliere una giornata con poco vento altrimenti sar pressoch impossibile ottenere risultati accettabili; in alternativa facciamoci aiutare da qualcuno che possa reggere un lenzuolo bianco a poca distanza dal set, cos da creare un riparo traslucido che blocchi il vento ma non la luce. una videocamera vera e propria e sono quindi adatti come contenuto multimediale allinterno di un sito Internet o per linvio via posta elettronica. Di solito la durata di questi filmati legata allo spazio libero presente sulla nostra scheda di memoria ma esistono alcune digicamere che non sono in grado di registrare per pi di due minuti: questo avviene perch il microprocessore di cui sono dotate non abbastanza potente per effettuare lencoding, cio la compressione in formato MPEG in presa diretta: dobbiamo verificare questa caratteristica sul manuale distruzioni, onde evitare spiacevoli sorprese. Di norma durante la ripresa non possibile effettuare regolazioni di sorta: tutto viene ge-

2a lezione
stito dalla digicamera, lasciando relativamente poca libert al provetto cameraman.

Filmati Particolari del soggetto


La maggioranza delle digicamere dotata di obiettivi che offrono la funzionalit macro: premendo un apposito pulsante, solitamente indicato da un fiore stilizzato, viene cambiata la configurazione spaziale delle lenti che formano lobiettivo, cos da diminuire sensibilmente la minima distanza di messa Unultima interessante potenzialit delle digicamere la possibilit di girare dei piccoli filmati in formato MPEG con risoluzione halfVGA (320x240 pixel). Pur non trattandosi di video di alta qualit, questi filmati presentano lindubbio vantaggio di essere meno ingombranti rispetto a quelli girati con

Ecco due semplici esempi delle potenzialit della ripresa macro. importante gestire bene la profondit di campo: nel primo esempio (fiori blu-viola) lo sfocato rovina un po' l'immagine che avrebbe beneficiato di una zona nitida pi ampia, mentre nel secondo (fiore rosso-giallo) proprio la zona a fuoco cos piccola consente al primo fiore di "bucare" la scena e guadagnare l'attenzione dell'osservatore

3 Gli errori da evitare

assiamo ora in rassegna alcuni dei pi diffusi errori in cui si pu incappare scattando fotografie con una macchina fotografica digitale: li analizzeremo a fondo, vedremo cosa possibile fare per evitarli o minimizzarli oppure come possono essere utilizzati creativamente per ottenere immagini insolite e deffetto.

Mosso attivo e mosso passivo


Parliamo di mosso attivo

quando il fotografo a generarlo: tempi desposizione troppo lunghi, dovuti a una scarsa illuminazione o a unapertura ridotta, per aumentare la profondit di campo, permettono al sensore di registrare il naturale tremito delle nostre mani e pi in generale qualsiasi movimento effettuato, volontariamente o involontariamente, dalla macchina. Spesso il mosso talmente ridotto da non essere visibile

nelle stampe 10x15, ma compromette irrimediabilmente gli ingrandimenti di maggiori dimensioni: parliamo in questo caso di micromosso. Per ovviare a questo inconveniente possiamo adottare alcuni accorgimenti. Il primo diminuire il tempo di scatto, aumentando proporzionalmente lapertura del diaframma. Se vogliamo mantenere unelevata profondit di campo sar sufficiente aumentare

la sensibilit del sensore, soluzione impossibile per un sistema analogico senza cambiare pellicola: se scattando a 100 ISO dobbiamo esporre per 1/15 a f16, impostando a 200 ISO potremo abbassare il tempo a 1/30, a 400 ISO arriveremo a 1/60 e cos via, tenendo presente che pi lunga la focale con cui operiamo pi breve sar il tempo che dovremo utilizzare, poich il maggiore ingrandimento amplifica il tre-

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Fotografia digitale

2a lezione

Ecco cosa succede quando si muovono sia il soggetto sia la macchina fotografica: la fotografia indiscutibilmente da buttare!

Un altro utilizzo creativo del mosso il panning, in cui il fotografo insegue con la digicamera il soggetto: il soggetto sembra apparentemente fermo, ma gli aloni vicino agli arti in movimento e lo sfondo chiaramente mosso danno un grande senso di dinamicit all'immagine

In questo caso invece la digicamera stata tenuta immobile mentre il soggetto in movimento, grazie al tempo di esposizione di 1/15" che stato sufficientemente lungo per registrare il movimento. Il contrasto fra lo sfondo e il soggetto genera tensione e interesse nell'osservatore: il mosso da errore diventa mezzo espressivo

mito delle mani. per importante ricordare che una sensibilit troppo elevata comprometter la qualit dellimmagine con un elevato rumore di fondo. Se non interessa mantenere unelevata profondit di campo e il soggetto a pochi metri da noi sar possibile congelarlo grazie ad un lampo del flash: normalmente esso entra in funzione automaticamente in presenza di luce scarsa ma abbiamo visto che possibile forzarlo in modo da lampeggiare ad ogni scatto, bloccando lattimo che ci interessa e scongiurando il mosso. Se non possibile diminuire

il tempo di scatto, se il soggetto troppo lontano da noi rispetto alla potenza del nostro flash o se la luce del flash rischia di falsare quella ambientale che invece ci interessa riprodurre, tutto quello che possiamo fare cercare di stabilizzare al meglio la digicamera. La soluzione migliore sicuramente utilizzare un cavalletto o un monopiede: sar cos possibile utilizzare tempi di esposizione anche di alcuni minuti senza alcun problema; comunque consigliabile sfruttare lautoscatto perch anche solo la pressione del nostro dito potrebbe variare la posizione della digicamera o

mandare in vibrazione il cavalletto: con lautoscatto invece le vibrazioni da noi generate hanno tutto il tempo di terminare. Se non possibile utilizzare un cavalletto possiamo appoggiare la digicamera su un supporto stabile, come un tavolo, un muretto, un masso se ci troviamo in montagna o uno scoglio se siamo al mare. Se possiamo contare solo su noi stessi meglio non usare lo schermo LCD per inquadrare, ma il mirino ottico, in modo da tenere la digicamera appoggiata al viso, stringere i gomiti e appoggiarli alla cassa toracica, tenere le gambe leggermente divaricate e comunque non incrociate, trattenere il respiro da un attimo prima di scattare fino a che siamo sicuri che la fotografia stata fatta: in questo modo saremo pi fermi e stabili ed aumenteremo le possibilit di successo. buona norma sfruttare sempre questi semplici accorgimenti, cos da scongiurare linsidioso micromosso che altrimenti potrebbe compromettere la qualit delle nostre fotografie. Esiste un secondo tipo di mosso, definibile passivo, dato dal movimento del soggetto. In questo caso dobbiamo assolutamente diminuire il tempo di scatto, aumentando lapertura e sacrificando la profondit di campo e, se necessario, aumentare anche la sensibilit del sensore, cos da

poter sfruttare tempi di scatto molto brevi anche in condizioni di luce precaria. Diminuire la profondit di campo porta al restringimento della zona nitida prima e dopo il piano messo a fuoco: importante che il soggetto di nostro interesse sia bene a fuoco, altrimenti lampia apertura esasperer lo sfocato, rendendo illeggibile la fotografia. Se il soggetto in movimento sufficientemente vicino a noi buona norma utilizzare il flash, anche in pieno giorno, cos da congelare perfettamente il suo movimento e bloccare il nostro seppur minimo tremito: cos facendo elimineremo sia mosso passivo, sia mosso attivo. Come molti altri errori, il mosso pu diventare un interessante elemento creativo se utilizzato opportunamente, in grado di donare immagini suggestive e di grande impatto visivo poich il mosso riesce a rendere lidea del movimento in fotografia, che invece per definizione una rappresentazione statica. Possiamo facilmente sperimentare due tecniche che si basano sul mosso: lunga posa e panning. Nel primo caso facciamo in modo che la macchina registri il movimento del soggetto: fissiamo la digicamera su un treppiede o la appoggiamo su un piano da cui non pu cadere e impostiamo il tempo di scatto

PC Open 19 Giugno 2005

Fotografia digitale

2a lezione

Pu accadere che nellimpugnare la digicamera copriamo involontariamente il flash con le dita, come dimostrato in figura: ecco cosa succede

pi lungo possibile. Le fotocamere HP Photosmart possono arrivare fino a 20 di esposizione ma molte tra quelle in commercio offrono tempi maggiori o la posa B, unimpostazione dellotturatore che permette di tenerlo aperto per quanto tempo vogliamo. Se, per esempio, mettiamo la nostra digicamera sul treppiede in parte a una strada trafficata, rivolta verso uno dei sensi di marcia, essa registrer in modo leggibile tutte le parti fisse come il marciapiede, il guard-rail, eventuali lampioni e case e, al posto delle macchine, otterremo, di giorno, due strisce scure semitrasparenti e, di notte, una striscia gialla e una rossa, lasciate dai fari. Oppure proviamo a fotografare una piazza piena di gente: tutti gli edifici resteranno immobili mentre al posto delle persone ci saranno degli aloni di diversa intensit e colore, dotati di un forte senso dinamico. Nel secondo caso invece la macchina a muoversi: il termine inglese panning indica proprio il movimento rotatorio che il fotografo deve far effettuare alla digicamera per inseguire il soggetto in movimento. Prendiamo un esempio classico: una corsa ciclistica. Ci mettiamo ai bordi del percorso e, dopo aver impostato un tempo lungo (almeno 1/15), scattiamo inseguendo il movimento del ciclista girando su noi stessi. Limmagine ottenuta ripor-

ter il ciclista al centro del fotogramma perfettamente immobile (tranne ovviamente le gambe) mentre lo sfondo sar completamente mosso. Leffetto generale sar una fotografia dal forte senso dinamico, tuttaltro che statica. Inutile dire che un lampo del flash roviner leffetto, congelando lo sfondo, per cui impostiamo la modalit Flash Off.

Occhi rossi e problemi con il flash


Abbiamo visto come il flash sia sempre pi uno strumento essenziale per ottenere belle fotografie e non solo un accessorio da utilizzare in condizioni di luce precaria. Bisogna per notare che lutilizzo del lampeggiatore pu a volte creare qualche problema. Un difetto in cui possiamo facilmente incappare scattando fotografie con il flash il fastidioso fenomeno definito occhi rossi. Vediamo pi approfonditamente di cosa si tratta: al momento dello scatto il lampo del flash si propaga per una frazione infinitesimale di secondo alla velocit della luce contro il soggetto che stiamo riprendendo, entra nelle pupille e va a illuminare la retina che rossa, poich viene irrorata da una enorme quantit di microscopici vasi sanguigni. Il risultato sono due macchie di un rosso intenso in luogo delle pupille nere a cui siamo abituati, tanto pi ampie

tanto pi le pupille sono dilatate (ne deriva che il fenomeno pi frequente di notte). Esistono diverse soluzioni a questo problema: molte digicamere, come abbiamo visto, offrono una modalit anti-occhi rossi grazie alla quale prima dello scatto viene effettuato un pre-lampo o una serie di piccoli lampi del flash con lo scopo di far restringere le pupille e minimizzare il fenomeno; inoltre nelle fotocamere HP Photosmart della serie R e della nuova serie M esiste una funzione che permette di rimuovere gli occhi rossi in un secondo momento tramite un procedimento estremamente semplice ma efficace: attivando questa funzione durante la visualizzazione dellimmagine scattata e rovinata dalla presenza degli occhi rossi, il microprocessore della digicamera cerca gli occhi del soggetto, operazione possibile grazie allutilizzo di una grammatica che definisce loggetto occhio, e verifica che il loro centro sia nero e non rosso. Se il centro dovesse essere rosso provveder a ricoprirlo con un tono adeguato di nero, restituendo naturalezza al ritratto. Un altro inconveniente legato allutilizzo del flash linasprimento delle ombre dato dalla forza del lampo, fenomeno che si pu manifestare in diversi modi: in un ritratto per esempio, se il soggetto non rivolto direttamente verso di noi ma ruotato lateralmente di pochi gradi, il flash pu imprimere lombra del naso sulla guancia, rovinando la fotografia (ecco perch il flash viene escluso o comunque poco utilizzato se impostiamo la modalit Ritratto); in altri casi potremmo aver montato sullobiettivo un parasole oppure aver semplicemente messo per sbaglio un dito sul flash stesso, coprendone anche solo una porzione: in questo modo la luce non potr arrivare fino al soggetto sul quale verr invece proiettato un cono dombra, rovinando la fotografia. Fortunatamente la digicamera ci permette di vedere subito la fotografia che abbiamo appena scattato e quindi scattare nuovamente limmagine, facendo maggiore attenzione.

Come possiamo risolvere questi problemi? Nel caso del cono dombra, se abbiamo coperto il flash con le dita basta cambiare il modo di impugnare la digicamera e scattare nuovamente la fotografia; se, invece, lombra frutto di un parasole o di un accessorio fissato alla fotocamera lunica soluzione toglierlo, altrimenti saremo costretti a disattivare il flash. Per quanto riguarda invece la durezza del lampo, una soluzione poco tecnologica ma estremamente efficace ed economica consiste nel coprire il flash con un velo di carta assorbente, lideale quella con cui sono fatti i fazzoletti di carta: in questo modo la luce del flash verr diffusa e ammorbidita dal passaggio attraverso il materiale traslucido, senza incidere le ombre sul volto del

Durata della batteria


Spesso ci lamentiamo della breve durata delle batterie della nostra digicamera, dimenticando che necessaria una discreta quantit di energia per mantenere in funzione il sensore e il display LCD. Esistono comunque alcuni accorgimenti che possiamo facilmente mettere in atto per aumentare lautonomia delle batterie: innanzitutto bene utilizzare il display LCD il meno possibile e inquadrare la scena con il mirino o quantomeno tenerlo acceso solo durante la fase di inquadratura, spegnendolo subito dopo; anche il motore che permette il movimento dello zoom richiede molta energia ed quindi buona norma evitare di zoomare inutilmente e in continuazione; lo stesso si pu dire anche del flash e, in misura minore ma comunque incidente, dei segnali acustici che la digicamera emette ad ogni pressione di qualsiasi pulsante: si possono facilmente escludere tramite il menu Impostazioni o Setup.

PC Open 20 Giugno 2005

Fotografia digitale

2a lezione

Questo schema illustra la propagazione del lampo del flash. bene osservare che gli ostacoli influiscono negativamente su due fronti: in primo luogo se sono troppo vicini al lampeggiatore verranno "bruciati" dalla sua luce, in secondo luogo genereranno un ombra proiettata su tutta la fotografia.

quindi essere necessario fissare la digicamera a un treppiede. Sulle fotocamere digitali di fascia medio-alta normalmente possibile effettuare la focheggiatura manuale: in questo modo potremo mettere a fuoco il soggetto che ci interessa senza dover ricorrere alla profondit di campo e quindi potremo usare diaframmi pi aperti e tempi pi brevi. Lo sfocato non solo un errore, ma anche un potente mezzo espressivo: abbiamo visto come utile per far emergere il soggetto inquadrato dallo sfondo e come pu essere utilizzato per convogliare lattenzione dellosservatore su determinati particolari dellimmagine.

Immagine sgranata
Definiamo unimmagine sgranata quando sono ben visibili nella fotografia i pixel che la compongono, oppure delle macchie nelle campiture di colore o ancora del rumore di fondo su tutta lestensione della fotografia. Tutti questi difetti abbassano la qualit generale dellimmagine, limitandone la fruizione: per combattere la presenza di grana necessario avere bene in mente qual lutilizzo che vogliamo fare della nostra fotografia e conseguentemente agire sulle regolazioni della fotocamera. Tre sono i fattori che in-

soggetto ritratto. Per utilizzare questo trucco al meglio bisogna verificare che la nostra digicamera disponga della misurazione flash ttl (through the lens) tramite la quale la fotocamera in grado di calibrare la potenza del lampo durante la scatto. In caso contrario sar sufficiente sovraesporre di uno stop per recuperare la quantit di luce sottratta dal fazzoletto. Lultimo grosso inconveniente che possiamo incontrare scattando fotografie con lausilio del flash la presenza di zone eccessivamente illuminate a causa della disposizione degli elementi della scena su piani diversi. Per ovviare a questo problema dobbiamo cambiare il nostro punto di vista, in modo da eliminare gli ostacoli dalla scena. Se per gli ostacoli non sono tali ma sono parte integrante dellimmagine che vogliamo riprendere dobbiamo escludere il flash oppure utilizzarlo in modalit Notte: in questo modo lintensit del lampo sar minore e avremo unillumina-

zione pi morbida.

Immagine sfocata
Capita a volte che il sensore autofocus venga ingannato da alcune caratteristiche del soggetto o della scena inquadrata, portando a delle immagini sfuocate. Succede in particolare nelle situazioni di luce scarsa: molte fotocamere sono infatti dotate di una luce ausiliaria, di solito rossa, che si accende durante la focheggiatura per illuminare il soggetto e permettere la messa a fuoco; altre sfruttano invece il flash che viene utilizzato come un faretto. Se per il soggetto che stiamo inquadrando troppo lontano la luce ausiliaria non sar in grado di illuminarlo: per ovviare a questo inconveniente alcune digicamere permettono di forzare la messa fuoco allinfinito, cos da avere lo sfondo a fuoco. Baster poi chiudere il diaframma per essere sicuri di avere unelevata profondit di campo, ricordandoci per che a diaframma chiuso corrisponde un tempo lungo e potrebbe

fluenzano la presenza di grana nellimmagine: la risoluzione, la compressione e la sensibilit ISO. Per evitare la presenza di grana in fase di stampa la risoluzione va impostata sul valore massimo: abbiamo gi visto nella scorsa puntata come in realt il sensore lavori sempre al massimo delle sue possibilit e sia perci poco utile operare una riduzione del numero di pixel che formano limmagine sulla fotocamera se non che per aumentare il numero delle fotografie che possiamo archiviare sulla nostra scheda di memoria. In caso di necessit, una volta registrate le fotografie sul computer, potremo comunque ridurre le dimensioni dellimmagine a nostro piacimento con un qualsiasi imaging editor. La regolazione della compressione estremamente importante: usare la compressione pi bassa possibile per avere immagini di alta qualit porta a occupare molto spazio, ma daltro canto comprimere troppo limmagine la rende inutilizzabile poich forme e colori vengono falsati dagli artifici dellalgoritmo di compressione e questo sar tanto pi visibile tanto pi grande verr stampata limmagine. Sulle fotocamere in prova disponiamo di quattro livelli

La piccola digicamera HP Photosmart R507 permette tramite menu semplici e intuitivi di regolare i vari parametri di scatto, aiutandoci con spiegazioni istantanee e un comodo help in linea

PC Open 21 Giugno 2005

Fotografia digitale

2a lezione

Manutenzione della digicamera


La digicamera un oggetto delicato e abbastanza fragile. Al momento dellacquisto sempre bene procurarsi una custodia ben imbottita e, meglio, impermeabile con cui trasportarla, della misura giusta per il nostro modello: non deve essere troppo stretta perch potrebbe rovinare o bloccare i pulsanti, oppure portare ad accensioni indesiderate; non deve nemmeno essere troppo ampia, perch i sobbalzi a cui verrebbe sottoposta durante il trasporto risulterebbero alla lunga dannosi, portando addirittura alluscita di asse delle lenti che formano lobiettivo. Molto spesso, dopo una gita o una vacanza, ritorniamo a casa con la digicamera sporca e ricoperta di impronte digitali su tutta la sua superficie, obiettivo e display LCD inclusi, nonostante sia stata tenuta con cura nella sua custodia imbottita e maneggiata con precauzione: inevitabile. Pulire la fotocamera non un problema, sufficiente un panno umido, eventualmente di compressione: evitiamo di usare la compressione pi alta, adatta solo per vedere le immagini sul monitor o spedirle via mail, e usiamo il secondo livello se pensiamo di stampare solo in formato 10x15, potremo cos scattare un gran numero di fotografie di qualit accettabile; il terzo livello ci permette di stampare in formato 20x30 senza problemi e di occupare la scheda di memoria in modo ragionevole; il quarto livello, in cui la compressione quasi assente, da utilizzare solo qualora volessimo fare ingrandimenti fino al 30x40 o se volessimo utilizzare limmagine per scopi particolari: di norma per meglio evitarlo, poich i file ottenuti sono eccessivamente ingombranti. La regolazione dellISO molto importante poich influenza la qualit dellimmagine a prescindere dalla definizione e dalla compressione utilizzate. preferibile utilizcon un poco di solvente per pulire i vetri, cos come puliremmo uno schermo LCD, ma dobbiamo fare grande attenzione nel pulire le lenti dellobbiettivo: il vetro ottico molto morbido e sono sufficienti pochi granelli di sabbia o di polvere per rigarlo. La prima mossa pulire la lente frontale con dellaria compressa, ideale quella in bombolette per pulire tastiera e circuiti, cos da rimuovere ogni polvere abrasiva senza effettuare pressioni sul vetro. In seconda battuta, con un pennello molto morbido o con un dischetto di cotone di quelli usati in cosmesi (non perdono pelucchi) un poco inumidito con acqua distillata (per evitare il calcare), possiamo procedere alla pulizia del vetro frontale che deve avvenire con brevi movimento radiali dal centro verso lesterno e non con movimenti circolari continui: questo tipo di movimento, specie se prolungato, porterebbe a spalmare lo sporco su tutta la superficie della lente e a un aumento delle probabilit di abrasione. zare un ISO basso, per esempio 100 ISO, per ottenere immagini senza rumore di fondo. Esistono ovviamente situazioni in cui aumentare il valore ISO fondamentale per poter realizzare la fotografia, come in condizioni di luce scarsa o riprendendo soggetti in velocissimo movimento: in tal caso dovremo rassegnarci ad avere una fotografia rovinata dallinevitabile rumore di fondo che, comunque, potr essere in parte diminuito da un buon lavoro di fotoritocco, come vedremo nella terza puntata del corso sul prossimo numero.

Vediamo in dettaglio alcuni comandi classici di una fotocamera digitale: 1 e 2 permettono di passare dalla modalit scatto alla modalit revisione e viceversa, 3 il selettore a quattro vie con tasto di conferma per navigare attraverso i menu, 4 il tasto a bilanciere per regolare la posizione dello zoom. 5 e 6 sono comandi particolari di questi modelli e servono, rispettivamente, a impostare la spedizione via posta elettronica oppure la stampa in differita dellimmagine visualizzata a display

Errori di esposizione
Molto comuni anche nella fotografia analogica, gli errori di esposizione possono essere causati da un errato utilizzo dellesposimetro o da una modalit di lettura dellesposizione non adatta alla particolare situazione in cui ci troviamo.

Come abbiamo visto nella prima puntata, le modalit di lettura esposimetrica pi diffuse sono tre: media ponderata al centro, spot e media su tutta la superficie. La media ponderata al centro, anche detta centrata, sicuramente limpostazione pi pratica e adatta alla maggioranza delle situazioni ma non in grado di fornire dati corretti in presenza di controluce o pi in generale nelle situazioni in cui tutta la luce o tutta lombra sono condensate in un unico punto. In questi casi molto meglio utilizzare la lettura spot che, leggendo una porzione estremamente ridotta della scena, ci fornir i dati per una corretta esposizione. Esistono casi per in cui lesposimetro ad essere ingannato dalla scena: come abbiamo detto in precedenza, parlando del preset Spiaggia e neve, lesposimetro tarato per leggere la giusta esposizione di un grigio al 18%, riconosciuto da tutte le case produttrici come la tonalit media terrestre, e fornisce quindi letture errate se

la scena pi chiara o pi scura di un grigio al 18%: in particolare sotto il 18% la fotografia verr sottoesposta mentre sopra il 18% verr sovraesposta. Nel caso la scena dovesse essere pi chiara, come succede in spiaggia oppure andando in montagna in presenza di neve o di rocce calcaree, possiamo utilizzare il sopra citato preset Spiaggia e neve che provveder automaticamente a sovraesporre la fotografia. Se volessimo lavorare in manuale dobbiamo cercare nel men della nostra digicamera la voce Compensazione EV oppure EV +/. La regolazione facilissima perch la fotocamera digitale ci permette di vedere direttamente nel display LCD quanto la compensazione influisce sul risultato finale: una volta raggiunta la giusta esposizione ed eliminate le bruciature tipiche della sovraesposizione o lalone grigiastro che caratterizza la sottoesposizione, sar sufficiente premere Ok e scattare la fotografia.

PC Open 22 Giugno 2005

Fotografia digitale
A scuola con PC Open

3a lezione

Larte della fotografia


Ritocco e stampa da PC
N
ella prima met di questo corso di fotografia digitale abbiamo analizzato con cura la digicamera, i suoi componenti e il suo funzionamento cos da poterla padroneggiare pienamente. Abbiamo inoltre sondato il processo di ripresa, individuando le vie migliori per affrontare con tranquillit il momento dello scatto, sia nelle situazioni pi comuni, sia in quelle pi difficili, dove le preimpostazioni di fabbrica, i preset della macchina, non sono in grado di garantire risultati ottimali. Nella seconda met del corso il nostro interesse si rivolge invece a tutto ci che riguarda la gestione delle fotografie realizzate, poich la fotografia innanzitutto una forma di espressione, un potente mezzo di comunicazione che permette di condividere ricordi, stati danimo e sensazioni con altre persone, che possiamo coinvolgere nel nostro discorso con immagini stampate, videoproiettate oppure condivise via internet o semplicemente spedite via e-mail, in allegato. In particolare, in questa terza lezione, vedremo come trasferire le immagini dalla digicamera al computer per poterle archiviare, ottimizzare, correggere ove necessario e infine stampare.
di Danilo Gatti

In questa puntata ci occupiamo della fase post scatto: dal trasferimento delle fotografie sul personal computer alla stampa, passando per il fotoritocco e larchiviazione

1 Trasferire le fotografie

l trasferimento delle immagini dalla digicamera al computer un processo semplice e immediato. Fondamentalmente i metodi che possiamo utilizzare sono due: la connessione della fotocamera tramite un cavo a una porta USB posta sul computer oppure estrarre la scheda di memoria dalla digicamera e inserirla in un apposito lettore, connesso al computer o parte integrante dello stesso: sono sempre di pi i PC, sia desktop sia notebook, che montano questo utile accessorio. Le stampanti HP della serie Photosmart utilizzate per effettuare le prove di questo corso, come per altro le

stampanti di molti altri produttori, presentano due interessanti caratteristiche che garantiscono la piena connectivity fra periferica e computer: una porta USB ausiliaria alla quale connettere la digicamera, e cinque diversi lettori di schede in grado di leggere praticamente qualsiasi tipo di supporto. La presenza di una porta USB sulla stampante viene in aiuto a chi possiede PC un po datati, i quali non hanno porte frontali ma solo sul retro e sono quindi difficili da raggiungere, facilitando le operazioni di collegamento; inoltre, grazie alla tecnologia PictBridge (neologismo inglese nato dalla fu-

IL CALENDARIO DELLE LEZIONI


Lezione 1
Fotografia di base Concetti fondamentali per capire il funzionamento di una digicamera (obiettivo, esposimetro, diaframma, otturatore, sensore).

Lezione 3
Ritocco e stampa da PC - Trasferire le fotografie - Archiviazione - Ritocco - Stampa - Carte, cartucce e conservazione stampe

Lezione 2
Fotografia avanzata Le tecniche speciali per creare effetti particolari o per realizzare fotografie in condizioni difficili o particolari

Lezione 4
Proiezione e condivisione Distribuire, stampare e mostrare le proprie foto direttamente dalla fotocamera

PC Open 24 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale

3a lezione

La connessione della digicamera alla stampante HP rapida e semplice: basta inserire il cavo USB nella porta presente sulla stampante (o sul computer) e poi nella porta della digicamera. Lordine delle operazioni dettato unicamente da ragioni pratiche

sione di picture, immagine, e bridge, ponte), uno standard di comunicazione comune ai maggiori produttori di digicamere e di stampanti, la connessione della digicamera alla stampante permette di stampare direttamente da essa senza passare attraverso il PC: vedremo pi nel dettaglio questa potenzialit nella quarta e ultima puntata del corso. Esiste inoltre una terza via per connettere digicamera e computer e consiste nellutilizzo di una docking station, una base a cui fissare la fotocamera collegata al PC tramite un cavo USB e connessa alla rete elettrica tramite un trasformatore, per effettuare la ricarica delle batterie. Ma qual il metodo di connessione migliore? Non c una risposta univoca Lutilizzo del

cavo USB, che instaura una connessione diretta fra digicamera e PC, ha lindubbio vantaggio di essere un metodo rapido e decisamente poco ingombrante. Inoltre il collegamento viene effettuato a caldo, cio con la fotocamera accesa, particolare non trascurabile se la digicamera non mantiene in memoria dopo lo spegnimento alcune impostazioni come la regolazione ISO, la modalit di lettura dellesposizione o altro ancora. Daltro canto proprio il fatto di necessitare della fotocamera accesa porta a un inevitabile, seppur minimo, consumo della batteria. Estrarre la scheda di memoria e leggerla tramite un apposito device porta invece a spegnere la digicamera (in realt non necessario, ma caldamente consigliato poich esistono

possibilit non troppo remote di rovinare il supporto magnetico togliendo la tensione senza preavviso) e, soprattutto, ad aprirla: pu essere un problema se, per esempio, ci si trova al mare e si vuole archiviare le foto appena scattate in spiaggia sul PC portatile perch alla lunga la salsedine potrebbe entrare nellalloggiamento della scheda e ossidarne i contatti. Togliere la scheda dalla fotocamera significa per poterne inserire unaltra vuota e quindi permette a qualcun altro di utilizzare la digicamera mentre noi ci occupiamo dellarchiviazione. Lutilizzo della docking station permette di ricaricare le batterie della digicamera durante il download delle immagini, il che un indubbio vantaggio, ma pu darsi che sulle affollate scrivanie non ci sia

posto per una altra periferica, per quanto piccola possa essere. Come abbiamo visto la praticit o la scomodit di un metodo per mettere in comunicazione PC e digicamera direttamente collegato alle necessit e alla situazione in cui ci si trova, oltre che al vostro stesso temperamento. Quando avviene il collegamento, se non avete installato alcun software specifico, la digicamera, o la sua scheda, viene riconosciuta dal PC come un dispositivo di archiviazione di massa, come se si trattasse di un comune pen-drive o di un hard-disk portatile. Normalmente a corredo di digicamere e stampanti fotografiche troviamo appositi software per gestire il download e larchiviazione delle fotografie.

Grazie ai lettori di schede, la stampante pu leggere qualsiasi tipo di supporto, mostrandone istantaneamente il contenuto sul display

Grazie alla docking station, in ununica soluzione integrata la connessione al computer e il caricabatteria

PC Open 25 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale

3a lezione

2 Archiviare le fotografie

na volta messi in comunicazione PC e digicamera giunto il momento di archiviare le fotografie sullhard disk, cos da poter liberare lo spazio sulla scheda di memoria e riutilizzarla. A prima vista pu sembrare un assurdo, ma il problema dellarchiviazione delle fotografie molto pi spinoso e pressante di quanto non si possa immaginare. Come stato osservato nellintroduzione di questo corso, allinizio della prima lezione, e come ognuno pu aver facilmente osservato nella pratica quotidiana, la fotografia digitale e la sua indiscutibile pra-

ticit hanno portato a un aumento incredibile del numero di scatti effettuati e quindi a un gran numero di file abbastanza ingombranti, mediamente delle dimensioni di 1,5 MB, che vanno suddivisi in cartelle, eventualmente rinominati per facilitarne il riconoscimento e organizzati nel modo pi pratico possibile per agevolare, per esempio, la ricerca di unimmagine specifica allinterno del nostro sempre pi sconfinato archivio personale. Per aiutare il fotoamatore, tutti i produttori di digicamere forniscono in bundle alle digicamere appositi software che semplificano il trasferimento

delle immagini al PC, archiviandole in cartelle suddivise per data o rullino, cio mettendo insieme le immagini presenti su ununica scheda. Questi software offrono pratiche funzioni di ricerca e, spesso, anche la possibilit, come vedremo tra poco, di ritoccare le immagine per correggere gli errori pi comuni, come per esempio gli occhi rossi. Inoltre permettono di organizzare le fotografie per argomento o addirittura di creare dei veri e propri album con tanto di presentazione, musica di sottofondo o magari un commento parlato: parleremo di queste potenzialit nella

prossima lezione. In ultima analisi utilizzare questi software facile, veloce e conveniente poich in questo modo larchiviazione omogenea e pratica, con cartelle numerate secondo uno standard preciso, facile da ricordare e soprattutto automatico. Dover spostare manualmente i file dalla scheda di memoria allhard-disk in cartelle nominate in modo arbitrario non solo uninutile perdita di tempo ma anche rischioso perch, se non si seguono regole ferree, pu rendere molto difficile la consultazione del proprio archivio fotografico.

Organizzare le immagini con HP ImageZone


HP fornisce a corredo di tutte le fotocamere e di tutte le stampanti del sistema Photosmart il software ImageZone, che permette di ritoccare, archiviare, organizzare e condividere le fotografie nellintento, comune a molti altri produttori, di fornire uno strumento utile e di semplice utilizzo, adatto a migliorare la qualit delle nostre immagini e a facilitarne la gestione.
1 - Appena la digicamera viene connessa al computer o la scheda di memoria inserita nellapposito lettore, viene attivato il programma di download automatico. Il primo passo consiste nel definire dove archiviare le immagini: una volta scelta la cartella principale, il programma creer delle sottocartelle mensili o, se si vuole, giornaliere. 2 - Lindicatore di progresso e lanteprima delle immagini che vengono mano a mano scaricate sul computer. 3 - Una volta completato il download le immagini vengono riunite in un nuovo album, per poterle distinguere facilmente da quelle gi presenti sullhard disk. 4 - Ecco come si presenta il software di gestione e ritocco di HP: nella colonna di sinistra in alto si trovano i filtri per destreggiarsi fra le immagini, mentre in basso ci sono gli strumenti per il download. Al centro, le immagini selezionate secondo il filtro scelto.

PC Open 26 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale

3a lezione

3 Ritoccare le fotografie

na delle grandi potenzialit del digital imaging, cio di quellinsieme di attivit in cui rientrano la fotografia e la stampa digitali, sta sicuramente nel permettere al professionista, cos come al fotoamatore, di eseguire, con facilit e risparmio di tempo e di materiali, tutta una serie di correzioni e operazioni di controllo sulla qualit finale dellimmagine stampata che invece in fotografia analogica richiedono lunghe sedute di lavoro in camera oscura, dove sono richiesti una grande abilit manuale e un notevole consumo di materiali. Pensiamo semplicemente alloperazione di stampa: per tutti perfettamente naturale premere il pulsante Stampa dal menu del programma usato, eventualmente scegliere la tipologia di carta usata (ma molte stampanti la riconoscono automaticamente) e la qualit desiderata e attendere fiduciosi il risultato. Chi invece stampa manualmente le fotografie in bianco e nero, per esempio, deve mettere in conto innanzitutto lo sviluppo del rullino, che prevede un apposito contenitore a tenuta di luce, un liquido di sviluppo, un liquido di fissaggio, un termometro di precisione, un cronometro, circa mezzora di tempo per svolgere tutte le operazioni necessarie e lattesa di alcune ore prima che la pellicola sia asciutta. Dopodich, in camera oscura, attrezzata con ingranditore, bacinelle, altri liquidi di sviluppo e fissaggio, si procede per tentativi allottenimento di una stampa di qualit ottimale, tenendo ben presente che ogni tentativo corrisponde allutilizzo di un foglio di carta fotosensibile: per questo motivo gli stampatori del bianco e nero sono ormai considerati dei veri e propri artigiani. Per i rullini a colori il numero di operazioni sale sensibilmente, cos come anche la precisione richiesta nelleseguirle, ed per questo che la stampa a colori di alta qualit, che troviamo solo in alcuni laboratori professionali e non nel minilab automatico del supermarket sotto casa, estremamente co-

Nella finestra di dialogo Carta/qualit del driver di stampa HP troviamo il pulsante Fotografia digitale HP. Se lo premiamo compare unaltra finestra di dialogo che permette di effettuare semplici ma efficaci regolazioni di ottimizzazione dellimmagine

stosa. In questottica, possiamo facilmente comprendere perch il digitale ha incontrato il favore di amatori e professionisti. Ma torniamo alla nostra stampa. I driver (software che permettono la comunicazione fra il computer e una periferica) delle stampanti fotografiche di ultima generazione, come la HP Photosmart 8450 usata in questo corso, contengono una serie di algoritmi (serie di operazioni convertite in termini matematici) che permettono di ottimizzare la resa della stampa senza necessit di alcun intervento da parte dellutente. La prima ottimizzazione che viene fatta sullimmagine un aumento della sua luminosit ed necessaria per compensare le differenze di resa cromatica che intercorrono tra digicamera e stampante e che sono dovute al loro diverso modo di generare i colori. Nella digicamera la sintesi cromatica, cio la generazione dei colori, detta additiva perch, sommandosi fra di loro, i colori generano il bianco e infatti in fotografia il bianco considerato presenza di luce e il nero assenza di luce. Nella stampante invece parliamo di sintesi cromatica sottrattiva, perch lunione degli inchiostri produce una tinta di marrone tanto scura da sembrare nero e il punto pi chiaro di unimmagine stampata dato dal bianco della carta, a cui linchiostro toglie luminosit. Per capire la necessit di

questa correzione basta riflettere su un semplice fatto: riusciamo a vedere il monitor del computer, sul quale visualizzata la fotografia appena scaricata dalla digicamera, perch emette luce (sintesi additiva), mentre possiamo vedere la fotografia stampata solo se il foglio viene illuminato (sintesi sottrattiva). Ne consegue che, per far sembrare le due immagini pi simili possibile, bisogna schiarire quella stampata, dato che la luminosit del foglio differente (non brilla di luce propria ma riflette la luce ambientale) e inferiore a quella del monitor o della scena reale che stata ripresa. La seconda ottimizzazione un aumento della nitidezza dellimmagine e ci che rende necessaria questa correzione un motivo quanto meno insolito: lelevatissima risoluzione raggiunta dalle stampanti fotografiche. Ecco cosa succede: la dimensione microscopica delle

gocce dinchiostro che vengono impresse sulla carta e la densit dei punti per pollice, tanto elevata da renderli invisibili a occhio nudo, contribuiscono allaumento delle informazioni cromatiche contenute nellimmagine stampata, che cos offre allosservatore una quantit maggiore di sfumature, ma nel contempo risulta eccessivamente morbida perch la grande quantit di punti rende i contorni delle immagini visivamente meno netti di quanto non siano. Di conseguenza necessario agire sulla nitidezza per restituire alla fotografia una resa pi realistica. Esistono poi algoritmi di interpolazione progettati per limitare la presenza della grana quadrata tipica delle immagini a bassa risoluzione: sono utilissimi per stampare con risultati accettabili quelle fotografie originariamente pensate per un utilizzo solo con PC, magari allinterno di un sito Web o come allegati dei messaggi di po-

PC Open 27 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale
sta, e che scattate impostando la risoluzione della digicamera su valori bassi. I nomi di questi algoritmi variano da produttore a produttore ma sono facilmente riconoscibili e abbastanza intuitivi: sulle stampanti fotografiche HP, per esempio, troviamo lo Smart Focus, il cui nome fa riferimento allapparente fuori fuoco che caratterizza le immagini a bassa risoluzione quando vengono stampate con una risoluzione inferiore a 150 DPI. Alcune stampanti permettono di effettuare queste regolazioni direttamente sul display LCD (come si nota nelle immagini in basso, senza lutilizzo del driver e addirittura senza la presenza di un PC. Tutte queste re-

3a lezione

Ritoccare le fotografie con ImageZone


Per le necessit di fotoritocco e di controllo qualitativo del processo di stampa esiste una grande variet di programmi, alcuni dei quali vengono forniti direttamente con digicamere e stampanti. Questi programmi spesso contengono tutta una serie di regolazione tali da renderli estremamente funzionali e versatili. Per avere unidea di come sono fatti analizziamo insieme ImageZone, il programma fornito da HP con i suoi prodotti per il digital imaging.
Ecco linterfaccia operativa Modifica di ImageZone; sulla sinistra possiamo vedere, divise in gruppi, le varie regolazioni che si possono effettuare. In alto a sinistra presente il comando Regola immagine automaticamente, che applicher allimmagine le correzioni ritenute opportune per una stampa di qualit

Ecco il menu principale della stampante HP Photosmart 8450

Lelenco delle operazioni disponibili, fra cui possiamo notare anche la rimozione automatica degli occhi rossi

La finestra Regola immagine contiene una serie di parametri gi visti a bordo della digicamera, ma che qui si possono regolare con maggiore precisione: ad esempio lilluminazione adattiva, utile per recuperare le zone scure dellimmagine; il contrasto, per ridurre le differenze fra toni chiari e toni scuri; la nitidezza bordi; la rifinitura texture che, al contrario della nitidezza, esaspera la morbidezza dei contorni per ottenere effetti particolari. Il programma dispone dellAnteprima per valutare in tempo reale le regolazioni Unapposita finestra di comando permette di effettuare la Rimozione occhi rossi scegliendo fra una modalit automatica, che troviamo anche su alcune digicamere e stampanti, e una modalit manuale in cui bisogna cliccare sullocchio che presenta il difetto: il programma coprir il rosso con un adeguato tono di nero ma lascer i riflessi luminosi bianchi che non costituiscono un difetto

Ecco come possibile operare sulla luminosit dellimmagine

golazioni sono per automatiche e offrono poche possibilit di controllo sullimmagine finale, anche se garantiscono una qualit di stampa decisamente superiore al normale e richiedono allutente uno sforzo minimo.

PC Open 28 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale

3a lezione

Esistono poi molti programmi freeware, cio che possono essere utilizzati gratuitamente, senza il pagamento di una licenza, dalle grandi potenzialit. Sul CD dello scorso numero di PC Open avete trovato le versioni complete di Gimp, potente programma di grafica tuttofare dotato di una ampia gamma di strumenti pittorici e pensato per la stampa, e Serif PhotoPlus, un programma di fotoritocco pi indirizzato al Web e quindi in grado di ottimizzare al meglio le immagini per la visione a schermo. Il programma che forse pi di ogni altro incarna il concetto di fotoritocco Adobe Photoshop, di cui recentemente uscita la versione CS2. un applicativo particolarmente complesso e completo, dotato di una quantit tale di funzioni da necessitare di parecchie ore di apprendimento per poterlo utilizzare con un minimo di padronanza.

Dalla finestra Kit colore si pu lavorare sul calore dei colori, sulla loro saturazione, che potrete alzare un po per rendere pi interessante unimmagine dai colori slavati. inoltre presente un potente strumento di modifica del bilanciamento del bianco, grazie al quale potete correggere gli eventuali errori fatti dalla digicamera in fase di ripresa ed eliminare le dominanti cromatiche date dallilluminazione artificiale

La scheda Kit bianco e nero consente di convertire una fotografia a colori in unimmagine monocromatica e di evidenziarne alcuni elementi tramite tre comandi che influiscono su coppie contrapposte di colori, analogamente a quanto si fa in fotografia analogica con lutilizzo dei filtri tanto in fase di ripresa quanto in fase di stampa

4 Stampare le fotografie

n commercio si possono trovare diverse tecnologie impiegate nelle stampanti consumer, quelle pensate per lutilizzo casalingo, e prosumer, progettate per il fotoamatore esperto ed esigente. La tecnologia di stampa pi diffusa sicuramente quella a getto dinchiostro, utilizzata dalla maggioranza dei produttori. bene specificare che dietro la dicitura getto dinchiostro si nasconde tutta una serie di tecnologie sostanzialmente simili, in cui linchiostro liquido viene impresso sulla carta, ma strutturalmente differenti, poich ognuno dei grandi produttori di stampanti utilizza metodi differenti per far arrivare linchiostro sul supporto di stampa. op-

portuno menzionare almeno i due sistemi pi diffusi e noti sul mercato. Il sistema a getto termico, ideato e utilizzato da HP, prevede il passaggio dellinchiostro in arrivo dal serbatoio allinterno di una camera di ebollizione sul cui fondo presente un ugello di stampa, tre volte pi sottile di un capello umano, che costituisce la testina. Nella camera di ebollizione linchiostro raggiunge rapidamente una temperatura di poco inferiore ai cento gradi e, sottoforma di vapore, fuoriesce ad altissima velocit dallugello di stampa per andare a raggiungere la carta, spinto dalla sua espansione. Poich il ciclo si ripete migliaia di volte in un secondo e ogni testina di

stampa contiene 400 ugelli allinterno di una superficie sensibilmente ridotta, facile comprendere la precisione che contraddistingue questo sistema. Laltro sistema quello piezoelettrico, utilizzato da Epson, nel quale linchiostro viene risucchiato dai serbatoi alle testine che sono dotate di elementi piezoelettrici i quali, grazie a una tensione elettrica, entrano in rapida oscillazione: loscillazione aspira linchiostro e, letteralmente, lo lancia sul supporto di stampa. Il vantaggio di questo sistema di produrre gocce dinchiostro piccolissime. Oltre alla tecnologia impiegata molto importante il numero di inchiostri che vengono utilizzati dalla stampante:

per una stampa fotografica i quattro inchiostri (ciano, magenta, giallo e nero) che troviamo in una normale stampante a colori non sono sufficienti per riprodurre tutti i colori contenuti in una fotografia ed quindi necessario affiancare a questi almeno altre due tinte, un magenta e un ciano chiari, grazie ai quali possiamo avvicinarci, senza comunque poterlo raggiungere pienamente, al numero di colori presenti nella fotografia. Tutti gli attuali sistemi di stampa fotografica inkjet (a getto dinchiostro) prosumer e in parte professionali si basano sulla presenza di questi sei inchiostri. Alcuni produttori, per incrementare ulteriormente il numero di colori che la stampante in grado di

PC Open 29 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale
produrre, hanno affiancato a questi sei inchiostri due o tre tonalit di grigio, raggiungendo due importanti risultati distinti: in primo luogo viene migliorata la stampa di fotografie in bianco e nero, perch nelle stampanti dove non vengono utilizzati questi nuovi inchiostri i grigi vengono realizzati miscelando i vari colori e di conseguenza le immagini presentano delle fastidiose dominanti cromatiche. In secondo luogo disporre di inchiostri grigi aumenta notevolmente il numero dei colori insaturi che la stampante in grado di produrre e che sono altamente presenti nelle sfumature della pelle umana, a tutto vantaggio di una resa cromatica pi fedele. Ma torniamo al nostro scopo: stampare le fotografie scattate con la digicamera. Windows XP presenta una pratica funzione di anteprima delle immagini allinterno di Risorse del computer, correlata da una altrettanto pratica e intuitiva procedura assistita per stamparle grazie alla quale, in un numero limitato di passaggi e senza la necessit di alcun applicativo aggiuntivo, possiamo ottenere stampe fotografiche di alta qualit. (vedi le immagini da 1 a 7 pubblicate qui a destra.) anche di due automobili, di due libri, di qualsiasi cosa, insomma. Una seconda categoria di problematiche riguarda la fisica ottica: mentre il monitor produce i colori emettendo radiazioni luminose (sintesi cromatica additiva), i colori che la stampante produce sulla carta possono essere visti solo se illuminati (sintesi cromatica sottrattiva). Inoltre, mentre nel monitor sono sufficienti tre canali colore per sintetizzare quasi tutti i colori che noi siamo in grado di vedere, cio rosso R, verde G e blu B, la stampante deve utilizzare molti pi inchiostri per riuscire a riprodurre una variet di colori che comunque saranno inferiori rispetto a quelli visibili a video. Questo succede perch, chimicamente, non si ancora riusciti a produrre degli inchiostri tanto puri da mescolarsi fra loro perfettamente. Addirittura delle insospettabili differenze climatiche portano a una resa diversa delle apparecchiature e, non dimentichiamolo, a un nostro diverso modo di vedere i colori, non solo da una stagione con laltra, ma da un giorno o da unora con laltra. Queste sono solo alcune delle ragioni, ma possiamo gi intuire che la corrispondenza colore una questione complessa e di non facile soluzione. Le case produttrici hanno risposto alla necessit di fedelt dei colori degli utenti agendo su diversi fattori: un controllo qualitativo della produzione pi elevato, in modo da livellare la resa dei propri prodotti; linserimento di sistemi di controllo e autodiagnostica su ogni singolo prodotto (le digicamere HP Photosmart contengono un termometro e un igrometro grazie ai quali possono monitorare la situazione ambientale e ritarare il sensore); ladesione a programmi di standardizzazione come lICC (International Color Consortium, www.color.org ) che, grazie allutilizzo dei profili colore, permette anche agli utenti non professionali di minimizzare le differenze cromatiche fra monitor e stampante. Tutto questo insieme di accorgimenti noto come Color Management System.

3a lezione Stampare fotografie con Windows XP


1

Se si seleziona una cartella che contiene immagini, nella colonna di sinistra compare il comando Stampa immagine

Corrispondenza colore e color management


Un problema con cui ogni fotoamatore digitale prima o poi si scontra la corrispondenza dei colori tra oggetto fotografato, digicamera, schermo del PC e stampante. Capita infatti che ci siano grandi differenze fra i colori reali del soggetto fotografato, i colori che si vedono sul monitor del computer e i colori prodotti dalla stampante. Perch? Le cause sono molteplici. Innanzitutto ci sono problematiche costruttive: se prendiamo due digicamere, marca e modello identici, e scattiamo con ognuna la stessa identica fotografia, mantenendo per entrambe le stesse impostazioni, otterremo quasi sicuramente risultati differenti. Questo succede perch impossibile produrre due sensori perfettamente uguali e lo stesso si pu dire di due obiettivi, di due monitor, di due stampanti, di due scanner, ma

Una volta cliccato sul comando compare una finestra di dialogo che illustra rapidamente in cosa esso consiste

Dopo aver cliccato su Avanti, viene visualizzata una nuova schermata in cui trovate le miniature di tutte le immagini contenute nella cartella: selezionare quella o quelle da stampare

PC Open 30 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale
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3a lezione

A questo punto, scegliere quale stampante usare e accedere al relativo menu di controllo in modo da scegliere la qualit di stampa e su quale carta stampare (a meno che la stampante non sia in grado di riconoscerla automaticamente)

Scegliere il layout, cio la disposizione sul foglio della fotografia da stampare e il numero di copie

Lindicatore di progresso informa sullo stato di trasmissione dei dati alla stampante e sul lavoro di questultima

La stampa stata ultimata

Risoluzioni e dimensioni ottimali


Riprendiamo una tabella presentata nella prima lezione, utile per capire fino a che punto ci si pu spingere nellingrandire una fotografia scattata con la digicamera pur mantenendo una risoluzione e una grana accettabili, anche senza adoperare algoritmi di correzione. Megapixel 8.0 5.3 3.2 2.0 1.3 Dimensioni in pixel 3264 x 2448 2670 x 1970 2088 x 1550 1636 x 1236 1300 x 980 DPI 300 200 150 300 200 150 300 200 150 300 270 150 300 240 150 Pollici 10,9 x 8,2 16,3 x 12,2 21,8 x 16,3 9 x 6,5 13 x 9,8 18 x 13 7 x 5,2 10,4 x 7,8 13,9 x 10,3 5,5 x 4,1 6 x 4,6 10,9 x 8,2 4,3 x 3,2 5,4 x 4 8,6 x 6,5 Cm 27,7 x 20,8 41,4 x 31 55,3 x 41,4 23 x 17 34 x 25 45 x 34 17,7 x 13,1 26,5 x 19,7 35,4 x 26,3 13,8 x 10,5 15,4 x 11,6 27,7 x 20,9 11 x 8 13,8 x 10,3 22 x 16,5 Formato stampa A4 A3 A2 A5+ A4+ A3+ 12x18 A4 A4+ 10x15 A4 10x15 A5+ 300 DPI sono lo standard per la stampa fotografica e consentono un risultato di elevatissima qualit. I valori tra 200 e 270 DPI garantiscono risultati ottimi e permettono di coprire un buon numero di supporti di stampa standard. 150 DPI il valore limite che consente di ottenere buoni risultati se non si guarda l'immagine da troppo vicino: 150 punti per pollice il potere risolvente medio dell'occhio umano a una distanza di circa 25 cm, la distanza a cui solitamente teniamo ci che guardiamo.

PC Open 31 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale

3a lezione

5 Carte, cartucce e conservazione stampe

ella stampa a getto dinchiostro la scelta della carta incide sul risultato finale per oltre il 90%. In particolare, nella stampa di qualit fotografica, necessario utilizzare un supporto adeguatamente preparato, costituito da una base di carta pesante, indispensabile per evitare che la grande quantit di inchiostro possa far imbarcare il foglio, e da una superficie ricoperta di polimero con diverse possibilit di finitura: lucide (glossy), semilucide (semi-glossy), opache (matte), semiopache (semi-matte). Mentre la scelta della finitura si basa unicamente sul gusto personale, la pesantezza della carta, misurata in grammi per metro quadrato e per questo detta grammatura, costituisce un importante parametro di scelta: le carte fotografiche migliori sono quelle con una grammatura compresa fra i 250g/m2 e i 300g/m2. Si trovano in commercio carte di tantissime marche, dalle pi costose alle pi economiche, ma generalmente meglio utilizzare sulla stampante di un produttore le carte fotografiche fabbricate dallo stesso produttore, poich sono state progettate specificatamente per gli inchiostri e le testine che si trovano in quella stampante e garantiscono il miglior risultato ottenibile. Ovviamente si possono ottenere buoni risultati anche con carte di altri produttori: bisogna fare un po di tentativi o consultare i test effettuati ad esempio da riviste come PC Open. Lo stesso discorso vale anche per le cartucce: ultimamente si sono andate diffondendo nei negozi cartucce prodotte da diverse aziende per ogni tipo di stampante o addirittura cartucce rigenerate, cio ri-riempite ed eventualmente con circuiti ri-mappati, che consentono un buon risparmio se confrontate con il costo delle originali, ma in alcuni casi incidono pesantemente sulla qualit delle stampe e sulla loro durata nel tempo. Inoltre i circuiti ri-mappati delle cartucce rigenerate possono in qualche caso rovinare la circuitazione delle stampanti di alcuni produttori, renden-

I consumabili per il digital imaging di HP

dole inservibili, tanto che alcune delle aziende che le producono vendono kit per effettuare da s la ri-scrittura dei circuiti presenti sulla cartuccia. In generale consigliamo di utilizzare cartucce originali, le quali garantiscono risultati cromaticamente migliori e una durata elevata della stampa nel tempo. Ma anche per le cartucce, ci sono casi eccellenti di modelli rigenerati: fate qualche tentativo e consultate test indipendenti.

Come conservare le stampe


Quando stampate una fotografia bene attendere alcuni istanti prima di maneggiarla, poich linchiostro di cui fatta necessita di un certo tempo per asciugare: se si prendesse subito in mano, si rischierebbe di rovinarla per sempre con le impronte sulla superficie umida o, peggio ancora, potreste addirittura togliere linchiostro dalla carta e ritrovarlo sulle dita! In ogni caso la stampa sarebbe rovinata in modo irreparabile e non resterebbe altro da fare che buttarla via. Per evitare tutto questo sufficiente avere un poco di pazienza, lasciando tempo allinchiostro per asciugarsi almeno a livello superficiale: possono bastare tre o quattro minuti a stampa ultimata, ma comunque importante non toccare la superficie stampata del foglio per evitare di lasciare impronte, difficili da togliere anche

sullinchiostro asciutto, e prendere la pagina stampata ai bordi, come con una qualsiasi fotografia tradizionale. Per un asciugatura totale dellinchiostro e una stabilizzazione dei colori, i quali possono variare in funzione dellesposizione allaria quando sono semiliquidi, meglio aspettare per un intervallo di tempo pi lungo: prima di incorniciare una fotografia infatti consigliabile di lasciarla per almeno un giorno in un ambiente fresco e asciutto, il pi possibile al riparo dalla polvere: un cassetto pulito sarebbe lideale. Perch cos tanto tempo? Si molto discusso riguardo la durata delle fotografie stampate con stampanti a getto dinchiostro, spesso confrontandola con le tradizionali stampe fotografiche chimiche che, nellimmaginario comune, sembrerebbero essere eterne. In realt una stampa su carta chimica economica, quella che per intenderci viene utilizzata nei minilab di sviluppo e stampa in unora, ha una durata media di circa 15 anni, dopo di che i colori cominciano a sbiadire ed un fatto che, nelle scuole di restauro, esistano gi specializzazioni di restauro di pellicole e stampe fotografiche, anche se entrambe esistono da meno di un secolo e mezzo. Al contrario le attuali stampanti inkjet, con inchiostri e caste originali, garantiscono il mantenimento dei colori per decine

e decine di anni. Le case produttrici di stampanti affidano a enti esterni la misurazione della durata delle stampe realizzate con loro stampanti, in modo da garantire dati veritieri e super partes. HP, in particolare, ha fatto testare le sue stampe dal Wilhelm Imaging Research Institute che ha valutato una durata dagli 82 ai 115 anni, a seconda delle cartucce utilizzate, e risultati analoghi sono raggiunti da altri produttori: sono tutte informazioni che possiamo trovare sui loro siti Web. Ma per raggiungere questi risultati necessario seguire alcuni accorgimenti, come il lungo periodo di asciugatura e la conservazione in luogo fresco e asciutto e, possibilmente al riparo dal sole o, in alternativa, protetta da un vetro. bene specificare infatti che le durate sono riferite a una conservazione ottimale della stampa, cio evitando lesposizione diretta ai raggi solari e gli sbalzi di temperatura e umidit: non possiamo certo pretendere una durata di ottantanni da una fotografia incorniciata con linchiostro ancora umido, appesa immediatamente di fronte a una finestra e magari sopra a un calorifero. Ad ogni modo sapere che una cos lunga durata garantita per una buona conservazione ci fa stare un po pi tranquilli quando maltrattiamo, magari involontariamente, le nostre stampe.

PC Open 32 Luglio/Agosto 2005

Fotografia digitale
A scuola con PC Open

4a lezione

Larte della fotografia


Proiezione e condivisione
Dalla stampa diretta ai videoproiettori, passando per Internet e i laboratori di stampa on line. Ecco le nuove frontiere per condividere le digifoto
di Danilo Gatti

ccoci giunti allultima lezione di questo breve corso dedicato alla fotografia digitale. Insieme abbiamo scoperto come funziona una digicamera, come va utilizzata nelle pi disparate condizioni di ripresa, come si possono migliorare le digifoto grazie ai programmi di fotoritocco e quali sono i modi corretti per conservarle, sia sullhard disk sia una volta stampate. In questa lezione

conclusiva vogliamo affrontare alcune particolari tematiche riguardanti la fotografia digitale che, nella loro semplicit e apparente banalit, sono in grado di mostrare pi chiaramente di altre il peso dellevoluzione digitale nel mondo della fotografia, non tanto a livello professionale quanto piuttosto allinterno delle mura domestiche. Unevoluzione che ha sempre pi i tratti di una lenta ma inesorabile rivoluzione.

1 PictBridge: addio vecchie polaroid

uando le prime fotocamere istantanee Polaroid sono comparse sul mercato consumer verso la fine degli anni 60 inizi una vera e propria rivoluzione culturale: per chiunque era possibile ottenere immediatamente le fotografie appena scattate, abbattendo i lunghi tempi di attesa legati al normale processo di sviluppo e stampa in laboratorio e trasformando il momento dello scatto dalla semplice posa a una sorta di gioco, aggiungendo alla fotografia un insospettabile aspetto ludico, fino ad allora nemmeno immaginato. Oggi le fotocamere digitali e le stampanti fotografiche a getto dinchiostro hanno perfezionato ed espanso questa potenzialit grazie a tecnologie come PictBridge e DPOF che rendono possibile la stampa diretta

fra digicamera e stampante senza la necessit di passaggi intermedi e, tanto meno, senza lausilio di un computer.

biamo visto nelle scorse lezioni, tramite la digicamera si possono effettuare tutta una serie di correzioni per migliorare limmagine nel suo complesso,

come la rimozione degli occhi rossi, la regolazione di contrasto, nitidezza e saturazione; oppure si pu convertire limmagine da colori in bianco e

La tecnologia PictBridge
Come si pu facilmente comprendere dal nome, unione delle parole inglesi picture, immagine, e bridge, ponte, il sistema PictBridge un linguaggio di comunicazione standardizzato grazie al quale una digicamera in grado di fornire a una stampante, anche se di marche differenti, tutti i dati riguardanti le fotografie che si vogliono stampare: limmagine stessa, intesa come informazione digitale composta di 0 e 1; la dimensione in cui si desidera stampare la fotografia; il formato di carta sulla quale stampare; il numero di copie desiderate. Teniamo inoltre presente che, come ab-

IL CALENDARIO DELLE LEZIONI


Lezione 1
Fotografia di base Concetti fondamentali per capire il funzionamento di una digicamera (obiettivo, esposimetro, diaframma, otturatore, sensore).

Lezione 3
Ritocco e stampa da PC I metodi per trasferire le fotografie. Archiviazione, ritocco, stampa. I supporti: carte e cartucce

Lezione 2
Fotografia avanzata Le tecniche speciali per creare effetti particolari o per realizzare fotografie in condizioni difficili o particolari

Lezione 4
Proiezione e condivisione - PictBridge - Le fotografie sul videoproiettore e il televisore - Condividere le foto in rete - Stampa on line

PC Open 34 Settembre 2005

Fotografia digitale
In questa pratica borsa imbottita trovano posto una mini-stampante HP Photosmart 375 con alimentatore/caricabatteria, una cartuccia di scorta, una pacchetto da 60 fogli di carta fotografica 10x15 e una digicamera HP Photosmart R507: il peso non raggiunge i 2 kg

4a lezione

Io parlo PictBridge
Ma come funziona e cos esattamente il sistema PictBridge? Si tratta di uno standard ratificato allinizio del 2003 a opera della CIPA (Camera & Imaging Products Association, www.cipa.jp/english), unassociazione internazionale che vede riuniti tutti i maggiori produttori di strumenti per il digital imaging, tanto a livello di hardware che software. Il loro intento, legato allampia diffusione delle fotocamere digitali a livello consumer, quello di creare una serie di standard per renderne pi agevole lutilizzo da parte degli utenti finali e, grazie alla intercomunicabilit dei prodotti delle varie marche, favorire una concorrenza leale e un mercato sano: fattori importanti per il mantenimento dellalta qualit dei prodotti. Proprio in questottica nasce il sistema PictBridge, noto tra gli addetti ai lavori come standard CIPA DC-001, la cui funzione quella di permettere la comunicazione tra due prodotti tramite una procedura in sei passaggi: 1. Rilevamento reciproco: ha luogo allatto della connessione tramite cavo USB tra digicamera e stampante ed essenziale per verificare che entrambi i prodotti rispondano allo standard. 2. Configurazione: a connessione avvenuta, PictBridge definisce i ruoli dei due prodotti, chi il print client, cio la digicamera, e chi il print server, cio la stampante e, inoltre, se la stampante dispone di una allocazione di memoria, tipicamente RAM, sufficiente a contenere il file da stampare, cos da divenire storage server e permettere la disconnessione della digicamera non appena la stampa ha inizio. 3. Scambio di informazioni: la digicamera rileva le caratteristiche della stampante, in modo da sapere dimensioni massime di stampa e numero massimo di file che possono essere contenuti dalla sua memoria. 4. Inizio del lavoro: dopo aver specificato tramite linterfaccia utente della digicamera il numero di copie, la dimensione e leventuale layout (cio la disposizione e il numero di immagini per foglio) della stampa, il lavoro ha inizio. 5. Invio dei dati: inizia il trasferimento dellimmagine alla stampante, correlata da tutte le informazioni riguardanti numero di copie, formato e qualit, bit dopo bit. 6. Fine del lavoro: a stampa avvenuta viene notificato il termine delloperazione alla digicamera e alla stampante, cos da rendere il sistema nuovamente operativo. Il punto di forza di questo standard risiede nellinteroperabilit tra prodotti di marche diverse: grazie a esso si possono utilizzare liberamente la digicamera ritenuta migliore e pi adatta alle proprie esigenze accoppiata alla stampante fotografica che soddisfa maggiormente. Bisogna inoltre tenere presente che non tutti i produttori di digicamere sono anche produttori di stampanti e viceversa: PictBridge permette di acquistare liberamente tutti i prodotti che ne fanno parte. con questo standard. Il punto di forza di questa tecnologia, oltre (come abbiamo visto per PictBridge) a permettere linteroperabilit fra prodotti di marche diverse, quella di non necessitare di un collegamento diretto e continuo fra digicamera e stampante, permettendoci di utilizzare la fotocamera anche durante le fasi di stampa. Inoltre semplifica e rende pi rapide le operazioni di selezione e stampa su quei dispositivi di qualit fotografica che non dispongono di uno schermo LCD a colori tramite il quale visualizzare le immagini prima di stamparle. Nel corso degli ultimi quattro anni si registrata unampia diffusione di tutta una serie di stampanti di piccole dimensioni, in grado di stampare solo in formato 10x15, il diffusissimo formato cartolina a cui siamo tanto abituati, conseguentemente indirizzate a uno specifico utilizzo fotografico. Queste mini-stampanti utilizzano prevalentemente la tecnologia a getto dinchiostro, sono dotate di porta USB con tecnologia PictBridge e di un lettore di schede di memoria.

Ecco il PictBridge in funzione

Durante la connessione, tramite linterfaccia utente della digicamera, possibile scegliere formato di stampa, layout, tipologia e dimensione della carta

nero, oppure in seppia, secondo il proprio gusto: tutto avviene in pochissimi istanti e, ci che conta di pi, senza lutilizzo di alcun computer.

La tecnologia DPOF
DPOF (Direct Print Order Format) uno standard che condivide lo stesso intento di PictBridge, cio poter stampare da qualsiasi digicamera su qualsiasi stampante, ma si basa su una modalit di lavoro per certi versi opposta a quella impiegata dallaltro sistema. Come abbiamo visto, PictBridge si basa sulla connessio-

ne diretta fra digicamera e stampante tramite cavo USB, mentre il DPOF provvede ad applicare a ogni file contenuto nella scheda di memoria una serie di informazioni. Queste informazioni ovviamente riguardano quali fotografie vanno stampate, in che numero di copie e quante fotografie dovranno essere stampate per ogni foglio. Per ottenere le stampe sar necessario togliere la scheda di memoria dal suo alloggiamento allinterno della digicamera e inserirla nellapposito lettore presente nelle stampanti compatibili

PC Open 35 Settembre 2005

Fotografia digitale
Possono anche avere uno schermo LCD a colori per permettere la visualizzazione delle fotografie contenute nelle schede di memoria e per meglio interagire con esse. Spesso permettono di effettuare una serie di ottimizzazioni sulle immagini, come abbiamo avuto modo di vedere nella scorsa lezione e sono pensate per essere usate comodamente in viaggio, trasportate in apposite borse imbottite di dimensioni contenute, come la piccola HP Photosmart 375 utilizzata per questo corso che, essendo dotate di una batteria agli ioni di litio ricaricabile, pu essere portata e utilizzata ovunque. Quello che forse stupisce di pi delle mini-stampanti che vengono acquistate soprattutto da chi non possiede un personal computer: il peso di questo dato estremamente rilevante poich indica come nellimmaginario comune la fotografia sia sempre pi digitale e come la realt digitale sia pervasiva della nostra vita quotidiana, seppure non esplicitamente. Le vecchie fotocamere Polaroid sono quindi destinate a scomparire, soppiantate dalla nuova generazione di macchine fotografiche che, grazie alla loro natura digitale, permettono una elevata qualit, una durata molto elevata delle stampe e virtualmente eterna del file nonch uninfinita ripetibilit, intesa come possibilit di stampare pi copie della stessa fotografia: tutte caratteristiche che i sistemi Polaroid analogici non possiedono.

4a lezione

Unutile alternativa: i lettori di schede e il sistema DPOF


Una valida alternativa allo standard PictBridge il sistema DPOF (Direct Print Order Format), ratificato nel 2000 da Canon, Fuji, Kodak e Panasonic. La differenza sostanziale fra i due standard che, mentre il PictBridge stabilisce una comunicazione diretta fra due diversi prodotti, solitamente una digicamera e una stampante, il DPOF fornisce ogni file prodotto da una digicamera di una serie di informazioni riassumibili in: 1. quali immagini stampare e in quante copie; 2. numero di immagini che verranno stampate su ogni foglio; 3. dimensioni delle immagini da stampare; 4. se e quali immagini devono essere trasferite automaticamente via fax o internet; 5. quali immagini devono far parte di uno slide-show automatico in caso di connessione a un televisore o a un videoproiettore. Per sfruttare le potenzialit del DPOF necessario estrarre la scheda di memoria dalla digicamera e inserirla in una stampante o un videoproiettore DPOF che eseguiranno in automatico le istruzioni allegate dalla digicamera alle immagini. Ci potremmo chiedere quale sia lutilit di un simile standard se la stampante usata dispone di uno schermo LCD a colori dove visualizzare le immagini, ma sappiamo bene che non tutte le stampanti ne dispongono. Inoltre se per esempio si vuole stampare le fotografie presso uno dei sempre pi diffusi minilab digitali self service, sfruttare il sistema DPOF permette di scegliere quali immagini stampare direttamente tramite linterfaccia utente della digicamera, senza dover per forza imparare a usare quella del minilab, rischiando di sbagliare e di perdere tempo.
Grazie alla batteria ricaricabile agli ioni di litio ad alta autonomia, la piccola HP Photosmart 375 pu essere utilizzata praticamente in qualsiasi situazione: al mare, in montagna, ovunque non ci sia corrente elettrica

Tutte le stampanti della serie HP Photosmart dispongono di lettori di schede di memoria con i quali possibile leggere SD, MMC, Memory Stick, Compact Flash, XD

2 Le fotografie sul videoproiettore e il televisore

robabilmente un altro oggetto destinato a scomparire a causa della rivoluzione digitale, insieme alle vecchie fotocamere Polaroid, il proiettore di diapositive, la cui ampia diffusione registrata negli scorsi anni tra i fotoamatori di tutto il mondo stata frutto del basso costo del trattamento delle diapositive rispetto al pi articolato processo di sviluppo e stampa della pellicola

negativa, nonch della maggiore praticit in fase di archiviazione e di una pi elevata qualit cromatica, dovuta a caratteristiche fisiche e chimiche intrinseche. Al giorno doggi, al posto del proiettore di diapositive, sempre pi frequentemente troviamo il televisore e il videoproiettore, ai quali possiamo connettere direttamente la digicamera tramite un cavo

RCA/jack, molto simile a quelli impiegati per le videocamere. Oppure utilizzando la docking station come tramite, con tutta una serie di vantaggi: ricaricare le batterie, montare la digicamera su un appoggio sicuro e, come nel caso della docking station R-Series di HP usata per il corso, usufruire di un pratico telecomando per passare da una diapositiva allaltra standocene comoda-

mente adagiati sul divano. Se vedere le fotografie sulla televisione unapplicazione prettamente domestica, ad uso e consumo di un pubblico normalmente limitato, il discorso differente per il videoproiettore, che trova sempre pi largo impiego nelle riunioni in ufficio, dove ha rapidamente sostituito la lavagna luminosa, e in molte situazioni di entertainment, come concerti, spet-

PC Open 36 Settembre 2005

Fotografia digitale
tacoli teatrali e televisivi. Ma il videoproiettore trova sempre pi spazio nei contesti artistici e negli spettacoli multimediali, la cui realizzazione sempre pi alla portata di tutti noi grazie innanzitutto allabbassamento dei prezzi dei videoproiettori stessi e anche alla diffusione di semplici software per il montaggio video, forniti insieme al sistema operativo: Windows Movie Maker per i sistemi operativi Microsoft e iMovie per i sistemi operativi Apple. Con un videoproiettore, un computer e un poco di pazienza possibile realizzare delle presentazioni video di qualit professionale per le proprie fotografie, scegliendo fra una miriade di possibili soluzioni e, fattore non trascurabile, spendendo molto poco rispetto a una attrezzatura analogica, che per altro non in grado di offrire la molteplicit di risultati e la praticit di utilizzo che i sistemi digitali sono in grado di offrire.
Grazie alla sua intuitiva interfaccia utente, Windows Movie Maker un semplice e valido strumento per il montaggio di filmati e sequenze a cui possibile aggiungere un commento sonoro, musicale o entrambi, e sfruttare unampia libreria di dissolvenze preimpostate per le transizioni da una scena/immagine a unaltra

4a lezione

Le foto in TV
Le operazioni da compiere per vedere le proprie fotografie sul televisore di casa sono poche, facili e, generalmente, poco dispendiose: infatti sufficiente che il proprio tvcolor o il proprio videoregistratore disponga di ingressi RCA, gli stessi che vengono utilizzati per collegare la videocamera, e che si abbia a disposizione un cavo, normalmente fornito con la digicamera o con la sua docking station. Anche i pi recenti lettori DVD da casa (quelli con cui si vedono i film a noleggio) sono in

grado di visualizzare le foto sulla TV leggendole direttamente da CD o DVD masterizzati con immagini scattate o scansioni di diapositive e stampe. 1 - Tramite il tasto 0/AV del telecomando del televisore cercare il segnale in ingresso dalle prese RCA. 2 - Una volta individuati gli ingressi RCA sul proprio televisore, si inseriscono i due spinotti colorati: il giallo per il segnale video, il rosso per il segnale audio necessario per ascoltare i commenti alle fotografie registrati in fase di ripresa o per laudio dei brevi

filmati che, come abbiamo visto, possono essere realizzati con la digicamera. 3 - Inserire laltro capo del cavo, solitamente si tratta di un mini-jack, nella docking station per permettere la comunicazione fra i due apparecchi. 4 - Non appena c comunicazione fra digicamera e televisore, sul display della fotocamera appare un avviso: viene richiesta una conferma ad operare. 5 - Tramite il tasto play sul telecomando della docking station possiamo iniziare lo slide show delle nostre fotografie, standocene comodamente seduti sul divano.

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Fotografia digitale

4a lezione

3 Condividere le foto sulla Rete e tramite la Rete

a maggiore potenzialit di Internet la possibilit di condividere informazioni, sia che si tratti di dati tecnici di un prodotto, sia che si tratti di un saggio su un argomento scientifico. Grazie alla Rete, si pu accedere a una grandissima quantit di informazioni resa disponibile da altre persone e, a nostra volta, possiamo condividere con chiunque il nostro know-how sotto forma di pagine Web o di documenti pubblicati on line. Internet quindi un potente strumento per condividere le fotografie con chi ci caro ma distante da noi, oppure in tutte quelle situazioni in cui un medium invisibile come Internet risulta essere pi pratico di una fotografia stampata o di un supporto fisico, come un pen-drive o un CD-ROM. Alcune aziende che producono hardware e software per il digital imaging, come HP, Microsoft o Apple, offrono a chi compra i loro prodotti uno spazio Web dedicato dove poter pubblicare le proprie fotografie digitali. Agli utenti viene offerto un sistema guidato, di facile utilizzo, attraverso il quale si possono realizzare album con grafica personalizzata e commenti scritti, oppure pu realizzare un vero proprio sito.

La condivisione di foto con HP ImageZone


I due metodi pi immediati per condividere le fotografie sono pubblicare il file allinterno di un sito Internet oppure allegarlo a une-mail e proprio a partire da queste due modalit hanno origine alcune funzioni del programma HP ImageZone, che abbiamo visto nella scorsa lezione per il fotoritocco e larchiviazione, e di altri programmi simili. Vediamo insieme, schermata per schermata, le potenzialit di questa applicazione. 1 - Il programma HP ImageZone, che abbiamo analizzato nella scorsa lezione per le sue utili funzioni di archiviazione e ottimizzazione delle immagini, consente, tramite la funzionalit HP Instant Share, di sfruttare le potenzialit di Internet per condividere, pubblicare e stampare le 2 fotografie. 2 - HP IstantShare unapplicazione web-based, con funzionalit che possono

espandersi nel tempo. Allo stato attuale possibile inviare le fotografie a un conoscente senza allegarle a una e-mail, creare album di fotografie accessibili on line e stampare una fotografia tramite una stampante remota, cio collegata a un computer a cui si ha accesso. 3 - In questa schermata inserire mittente, destinatario e

messaggio, come in un comune mailer. 4 - Si possono aggiungere una didascalia alle immagini che intendiamo condividere 5 - La fase di invio delle immagini al server di HP e la creazione delle-mail che giunger al destinatario prefissato. 6 - Loperazione conclusa.

Tramite HP Instant Share possibile ottenere uno spazio Web di 100 MB allinterno del quale si possono salvare gli album fotografici, da condividere con amici e conoscenti

PC Open 38 Settembre 2005

Fotografia digitale
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4a lezione
7 - Questa lemail che giunge al destinatario: sono presenti le miniature delle due fotografie inviate e i link diretti per visualizzarle, salvarle o stamparle. 8 - Cliccando sul link che si trova nelle-mail si apre questa pagina Web tramite la quale possiamo salvare o stampare le immagine che ci sono state inviate, oppure possiamo mandarle a un altro utente.

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4 Stampa on line: i nuovi scenari

n line possibile trovare davvero qualsiasi cosa e con ogni probabilit molti utenti hanno acquistato la loro fotocamera in qualche web-store, risparmiando spesso parecchie decine di euro rispetto al costo dello stesso prodotto nel negozio sotto casa. Oppure, come ha fatto chi scrive, hanno frugato tra gli avvisi on line di vendita del materiale professionale usato: con ogni probabilit servirebbero molte pagine piene di righe fittissime per elencare tutti i siti che vendono on line materiale fotografico o di negozi tradizionali che, alla normale attivit commerciale condotta faccia a faccia, hanno deciso di affiancare delle ricche vetrine virtuali, espandendo notevolmente il loro giro daffari e, fattore fondamentale, la loro fama. Nellultimo periodo si registrato un interessante fenomeno: sono nati e si sono diffusi un gran numero di siti Web che

offrono stampe fotografiche di file immagine a prezzi estremamente competitivi, spesso inferiori ai 10 centesimi a copia in formato 10x15. Ad offrire questo servizio sono spesso aziende dotate di sistemi minilab simili o identici a quelli utilizzati per lo sviluppo e la stampa della comune pellicola negativa e che, per combattere il calo della produzione legato al calo della fotografia analogica, ha in parte rinnovato il proprio parco macchine. Infatti, se prestiamo attenzione alle specifiche dei prodotti offerti dalla maggioranza di questi siti di stampa on line, si parla sempre di stampa di tipo tradizionale, oppure chimica o ancora su carta fotografica chimica e via discorrendo. Com possibile tutto questo? La spiegazione abbastanza semplice: da parecchi anni, i minilab che processano la pellicola usata nelle fotocamere analogiche si avvalgono di

scanner per digitalizzare i fotogrammi e di ingranditori che impiegano tecnologie simili a quelle che troviamo nei videoproiettori. Conseguentemente i sistemi di stampa definiti tradizionali o analogici in realt non sono tali e, cos come riescono a leggere i file generati dallo scanner di pellicole connesso alla sviluppatrice, sono in grado di leggere e stampare i file ottenuti dalle fotocamere digitali, offrendo come risultato le stampe fotografiche tradizionali a cui siamo abituati. La spiegazione di costi cos bassi altrettanto semplice: il Web fornisce a queste aziende un grandissimo numero di clienti il cui unico interesse risparmiare e che di conseguenza sono ben disposti a non servirsi del costoso negozio sotto casa a vantaggio dei webstore. Potendo contare su un gran numero di clienti, lazienda che gestisce il servizio di stampa on-line in grado di ac-

Digitalpix, Fotopixel, MediaWorld, Photocity, Photo33 sono solo alcuni dei siti che offrono la stampa on line

quistare grandi quantit di carta fotografica e di liquidi di sviluppo, garantendosi un buon trattamento economico dal proprio fornitore e, conseguentemente, offrendo prezzi bassi per i propri servizi. bene precisare per che a prezzi molto bassi corrisponde spesso una bassa qualit delle stampe e infatti quasi tutti gli stampatori on line offrono diverse linee di prodotti e di qualit di stampa, distribuite su diverse fasce di prezzo, per poter andare incontro alle esigenze di tutti i potenziali clienti.

PC Open 39 Settembre 2005