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PLATONE nasce ad Atene intorno al 428 ac, durante la piena crisi della citt: dalla sconfitta nella guerra

a del Peloponneso alla morte di Socrate ( suo filosofo e da dieci anni suo discepolo) la sua filosofia offre una ricerca rivolta all'essere eterno, immutabile, trascendente. Platone apre la sua Accademia: una scuola filosofica di formazione scientifica e politica, dove si svolgono lavori in equipe. La scuola durer per 900 anni. Sono la condanna di Socrate e la crisi di Atene a convincerlo che tutte le citt sono mal governate, questo sollecita il suo impegno nella filosofia e nell'attivit politica. Oggi abbiamo 36 opere attribuite a Platone delle quali 34 hanno la forma di dialogo. Questi dialoghi sono distribuiti in tre gruppi: la giovinezza (lo stretto legame con Socrate e la critica della sofistica), la maturit ( elaborazione delle idee e del progetto dello stato giusto) e la vecchiaia (problematizzazione e la revisione delle idee e del progetto politico). Il dialogo la forma letteraria di Platone; sviluppa una ricerca incessante legata al confronto con una pluralit di punti di vista. Mette in discussione sia il sapere e i valori tradizionali sia la moderna cultura sofistica. Nei dialoghi l'elaborazione delle idee si presenta come prodotto del dialogo fra autentici personaggi della vita civile della polis (il personaggio chiave costituito da Socrate). I dialoghi cercano di offrire un immagine mobile del pensiero e pongono a ciascun lettore interrogativi a cui possono dare risposte diverse. Non sempre il dialogo utilizza tecniche logico-argomentative razionali, tal volta si utilizza la tradizionale forma espressiva del mito. Questi racconti mitici toccano le questioni fondamentali dell'esistenza umana (la morte, l'immortalit dell'anima, l'eros, la conoscenza e l'origine delle cose) e le collegano a discorsi logico-critici a cui il filosofo affida il compito di produrre una conoscenza e una rappresentazione vera della realt. Talvolta i miti rivestono una funzione allegorica sostituendosi ai discorsi razionali, quando questi sembrano spingersi fino alle soglie della pensabilit dei problemi affrontati. Altre volte i miti si propongono un compito divulgativo ed educativo, cercando di rendere comprensibili i problemi. Con la morte di Socrate si prospettano due soluzioni al problema della polis: fuggire dalla politica (cercando una liberazione personale dove ognuno pu bastare a se stesso) oppure impegnarsi a salvare la polis ( con una riforma etico-politica nella quale il rinnovamento sia basato su un sapere vero). Quest'ultima la scelta di Platone. L'allegoria della caverna una rappresentazione della condizione degli uomini, della struttura della realt, del compito del filosofo e dei rischi che deve correre. In una caverna gli uomini sono incatenati sin da piccoli in modo che possono guardare solo davanti a se. Cos non possono vedere l'uscita e un fuoco che brilla davanti alto, tra loro e il fuoco, una strada lungo la quale corre un muricciolo. Alcuni uomini portano oggetti di ogni sorta, il sole proietta le loro ombre sul muro della caverna cos che gli schiavi considerano reali le ombre, oggetto della loro visione. Se uno di loro si libera e guarda verso la luce proverebbe dolore e non riesce pi a vedere le ombre che vedeva prima, ma vede ora gli oggetti sulla strada, dei quali dubiterebbe della loro realt, ritenendo invece vere le ombre. Guardando la luce avrebbe male agli occhi e ne avrebbe ancora di pi se fosse costretto a salire lungo la salita che lo porta fuori dalla caverna. Qui abbagliato poco per volta si abituerebbe alla visione del mondo reale fino ad arrivare a contemplare il sole, causa di tutto ci che . Proverebbe ora piet per gli schiavi, cosi scende nella caverna, ma i suoi occhi non vedono pi bene nella tenebra, suscitando il riso degli altri. In tal modo chi vorrebbe liberarsi per ridursi come lui? E poi se lui iniziasse a liberarli e a condurli fuori gli schiavi non lo ucciderebbero? Non era successo questo proprio a Socrate? gli uomini sono come schiavi, la filosofia come la via di liberazione. La filosofia un cambiamento totale e profondo della vita. La ricerca del fondamento stesso della verit e dei valori. Il sole il simbolo della realt e del bene e l'uomo deve cercare di avvicinarsi il pi possibile. Il bene infatti generatore dell'essere, valore e perfezione, per la polis e per

l'individuo. Il fondamento ultimo della realt di natura etica, al pi alto livello vi l'essere che bene. Platone riprende e rielabora la dialettica socratica, come attivit e percorso che guida l'uomo dal mondo dell'opinione a quello della verit. Il filosofo il vero dialettico. Il mondo della realt a cui conduce la dialettica quello delle idee, modelli reali ed eterni di cui il mondo del divenire solo partecipazione e imitazione. L'idea la forma,la struttura ultima delle cose. L'idea non , infatti, semplice contenuto della mente: ove fosse solo questo, chi ci garantirebbe della sua universalit, della sua validit per ogni individuo e tempo? Essa invece una realt che esiste al di fuori della mente ed avvertibile solo dalla ragione e non dalla sensibilit: quindi una realt intelligibile che garantisce ai nostri discorsi razionali un significato oggettivo, valido per tutti e ogni circostanza. Trasmigrazione delle anime e reminiscenza. La presenza, nell'anima, di un patrimonio sepolto di verit, segno dimenticato ma non cancellato di un mondo altro che possiamo recuperare e rivivere, il tema della trasmigrazione delle anime, a cui si lega una teoria dell'apprendimento che si basa sulla reminiscenza, cio sul principio che conoscere ricordare. Il famoso esempio dello schiavo che, interrogato da Socrate pur ignorando la geometria riesce gradualmente a capire che per ottenere un quadrato doppio di un altro quadrato, non si deve raddoppiare il lato di quest'ultimo, ma occorre semplicemente costruire un quadrato avente come lato la sua diagonale. Lo schiavo non scopre la verit dall'esperienza, ma richiamando alla memoria che egli gi sapeva in una precedente vita, ma che aveva dimenticato. Platone dice che le idee appartengono ad un mondo al di la del nostro, cio nell'iperuranio, in una realt che intellegibile alla sola anima razionale. Nel Fedro l'anima raffigurata come un cocchio su cui si trova un auriga, un guidatore che governa una coppia di cavalli alati. L'anima viene guidata al seguito degli dei, nella regione che la sede dell'essere, cio della vera sostanza (ousa). Ogni anima vuole attingere ci che le proprio, contemplando la realt, di cui si nutre e gode. I due cavalli sono in continuo conflitto fra loro, poich uno simbolo delle energie psichiche e della forza d'anima, l'altro dei desideri. L'auriga che cerca dii governare i cavalli, simbolo della ragione che ha il compito di tenere a freno le passioni, quando non ci riesce l'anima dal cielo precipita su questa terra e si incarna in un corpo, perdendo cos la visione delle essenze. Solo grazie all'amore, l'eros e alla contemplazione della bellezza, a taluni possibile recuperare la dimensione razionale ed esistenziale del bello in se. La morte intesa come restituzione dell'anima alla sua condizione originaria. La conquista della perfetta sapienza opera dell'anima e non del corpo, che, anzi, costituisce un impedimento. La filosofia dunque una preparazione alla morte. Ma le anime che scendono nell'ade ritorneranno a vivere perch sono immortali. a. l'argomento dei contrari. Tutte le cose si generano dal loro contrario, mediante un doppio processo generativo. La vita contraria alla morte, quindi i vivi si generano dai morti e i morti dai vivi. b. l'argomento della reminiscenza. Conoscere ricordare: poich l'anima ricorda le idee, preesiste nel corpo. c. l'argomento del composto e del semplice. Solo ci che composto si pu decomporre: ma l'anima una realt semplice, percepibile solo con il pensiero, mentre il corpo, composto, sensibile, soggetto alla decomposizione. d. l'argomento della partecipazione. Ogni cosa partecipa di una sola delle idee contrarie. L'anima invece, che partecipa alla vita non pu accogliere il suo contrario, che la morte. L'anima dunque immortale. essenziale che la natura dell'anima non sia diversa dalla natura di tali idee, che sono stabili, immutabili e imperiture. La teoria della linea. Una linea divisa in due segmenti: il primo rappresenta l'ambito

dell'opinione (doxa) il secondo quello della scienza (episteme). Entrambi i segmenti si dividono a loro volta in due, in base al livello pi o meno elevato raggiunto da quel processo conoscitivo. Gradi della conoscenza sono quindi 4: 1 l'immaginazione, 2 la credenza, 3 la ragione discorsiva, 4 l'intellezione. Il primo livello quello delle sensazioni e delle immagini (le ombre, immagini scambiate per cose reali), il secondo livello raggiunto quando cominciamo a credere nell'esistenza di oggetti al di fuori di noi, il terzo e quarto livello rappresentano la transizione dall'opinione alla conoscenza vera (l'uscita dalla caverna e l'ingresso nella luce del giorno), superato il quarto livello ci affidiamo solo alle idee fino a comprendere il principio unico e non ipotetico del bene. L'eros descritto come una peculiare forma di delirio, attribuito dagli dei agli uomini per favorirne l'apprezzamento delle cose belle e per portarli al riconoscimento della bellezza in se. Platone si oppone al sistema di valori vigente. Egli propone una svolta radicale: i valori competitivi che sono alla base delle sciagure, del sangue e delle rivoluzioni degli ultimi decenni, devono essere sostituiti da valori collaborativi, che abbiano a loro fondamento la giustizia. La politica uno strumento di dominio e sopraffazione. Essa deve invece essere radicata in valori oggettivi, cio inspirarsi a un bene che permetta all'azione dei cittadini di raggiungere la massima perfezione possibile. questa un'aspirazione irrealizzabile o l'unica alternativa percorribile per non giungere a risultati disastrosi. Platone parte dall'assunto che non possibile comprendere cosa la giustizia nell'individuo, se non trovandola prima nello stato, cio nella comunit pi vasta di cui l'individuo stesso parte integrante. Egli cerca di affrontare il problema elaborando un modello ideale di stato: a. lo stato nasce perch ogni uomo non basta a se stesso e ha bisogni che pu soddisfare solo con l'aiuto altrui. I cittadini devano svolgere attivit specializzate e scambiarsi beni e servizi prodotti solo in base ai loro bisogni. Il nucleo originario dello stato platonico costituito dunque dai produttori. b. Platone spiega l'origine delle guerre: lo sviluppo dei consumi superflui rende insufficiente il territorio dello stato costringendolo a sconfinare. A salvaguardia dello stato vi deve dunque essere, accanto alla classe dei produttori, una classe di guardiani, formata da personale militare. In loro deve essere valorizzata la carica passionale. Ma la loro professionalit richiede sopratutto intelligenza, capacit di scegliere, di volta in volta, i comportamenti necessari alla difesa del territorio. c. da questo personale, deve essere trattata la terza classe dopo una rigorosa preparazione e selezione, essa sar la classe pi importante dello stato: i filosofi chiamati a governare. Per i filosofi e i guardiani viene progettato un regime speciale detto comunismo dei beni. Esso deve eliminare le ragioni materiali del egoismo e far scomparire gli asti tra poveri e ricchi. La natura degli uomini d'oro, d'argento o di bronzo: i primi sono destinati alla funzione del governare, i secondi del difendere e i restanti del produrre. Se quindi dai governanti o dai difensori nascono dei figli di bronzo, bisogna respingere questi figli tra gli artigiani o tra gli agricoltori. Risulta decisivo il ruolo dell'educazione, Platone elabora un progetto educativo ampio, che prevede la realizzazione di un ambiente educativo e dell'affidamento di compiti formativi a un docente (istruzione ed educazione sono rivolti agli uomini come alle donne). Platone descrive una vera e propria fenomenologia della degenerazione dello stato, raffigurandola come passaggio attraverso quattro fondamentali tipi di ordinamento costituzionale: a. timocrazia, si fonda sui valori tradizionali dell'onore e della virt militare. In esso si afferma l'uomo animoso, passionale, pi portato alla guerra che alla pace. (no accesso alla politica x i sapienti e rischio di accumulo individuale di ricchezze) b. oligarchia, si afferma il domino della ricchezza e l'esclusione dei poveri dal potere. Cos i poveri non possono far parte della classe dirigente, ma i ricchi diventano un flagello per lo stato poich la loro grettezza produce miseria e la miseria produce malfattori. c. democrazia, nasce con la rivoluzione dei poveri. Questi per costituiscono lo stato sulla

base dell'incompetenza. Uno stato simile anarchico, creando un capovolgimento dei valori: i vizi vengono esaltati da belle parole e la tracotanza viene chiamata buona educazione. d. la tirannide nasce dalla trasformazione dell'eccessiva libert della democrazia in eccessiva schiavit. Nasce cio dalla potenza dei capi che, per rafforzare il loro potere, colpiscono i loro rivali, distribuiscono una piccola parte del bottino, muovendolo in suo favore. Il tiranno non per sicuro del proprio potere, regna cos con violenza, e vive chiuso in casa col terrore d'essere ucciso. La tirannide quindi il regime della paura e del delitto. Lo stato armonia delle tre classi sociali fondamentali e di ognuna delle tre virt che caratterizza ciascuna classe: sapienza, coraggio e temperanza. Classi virt simboli 1sapienza 1sapienza 1razionale auriga 2guerrieri 2coraggio 2irrascibile cavallo bianco 3produttori 3temperanza 3concupiscibile cavallo nero la migliore forma di governo quello dei filosofi, che raggiunti i livelli pi elevati di conoscenze sono chiamati a ridiscendere nella caverna, dove una volta abituatisi alle tenebre, devono amministrare e governare razionalmente, praticando la politica come scienza. La scienza politica viene descritta come l'unica in grado di intervenire secondo una giusta misura. L'anima unit e armonia di tre elementi: la funzione essenziale della ragione quella di coordinare e governare le due forze motrici delle passioni e dei desideri, in modo che ciascuna faccia ci che le compete e non prevarichi l'altra, portando l'individuo alla rovina. Platone sembra assumere una visione pi pessimistica nelle leggi, determinata dalla convinzione che all'utopia dello stato retto dalla ragione si debba sostituire la forza delle leggi. Platone compie cos una profonda revisione del suo progetto politico. Platone critica la poesia dei poeti, e condanna l'arte ritenendo corretta l'espulsione degli artisti dallo stato ideale poich, portatori di una visione ingannevole della realt. (le opere d'arte sono lontane dall'essere poich si limitano ad un'imitazione della realt) il bello pu svolgere una funzione positiva. L'idea del bello, infatti, assume un concreto valore di mediazione tra il mondo dell'esperienza e il mondo ideale. Tre ipotesi intorno alla predicazione (dialettica e verit): a. o niente predicabile dei nessuna cosa e allora si pu solo ridire la cosa stessa. Platone sostiene per che non sia possibile.7 b. o tutto predicabile di ogni cosa: ma allora non sarebbe possibile nessun vero discorso e non si potrebbe distinguere tra vero e falso. c. escluse le prime due ipotesi, appare percorribile una terza strada: quella per cui alcune idee siano collegabili tra loro e altre no. La dialettica serve appunto per individuare l'esistenza o meno di rapporti tra le idee. La verit predicazione di un rapporto realmente esistente tra le idee.