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Formazione delle impressioni personali

di Stani Smiraglia e Daria Grimaldi Lapparenza basilare nella formazione delle nostre idee sugli altri. Il termine impressione chiarisce di per s che stiamo parlando di qualcosa di ineffabile, di una sensazione e percezione ovvero di una conoscenza aleatoria e di rapida esecuzione, caratterizzata da notevoli approssimazioni del giudizio. Ci riferiamo a percezioni personali ed attribuzioni che noi sviluppiamo in occasione del primo contatto con gli altri e per le quali abbiamo la convinzione di riuscire a conoscere sufficientemente le altre persone, le loro caratteristiche, qualit e stati interni, tanto da orientare in diverso modo il nostro stesso comportamento; con ci rispondendo a qualit, o disposizioni che noi crediamo possano influenzare il comportamento di questa persona o ne siano la causa. Il processo di formazione delle impressioni inevitabilmente rapido sicch scarsamente sottoposto al controllo cognitivo e risponde piuttosto a processi automatici di analisi e discriminazione del campo. Ci non vuol dire che non si possano elaborare giudizi ponderati ed accurati delle caratteristiche psicologiche, morali e motivazionali di una persona ma, certamente, unanalisi pi approfondita di ci che gli altri sono e del perch si comportano con noi in un certo modo imporr una conferma, revisione o riscrittura di ci che gi si costituito nella nostra mente: la rappresentazione di ci che laltro (per quanto a tratti grossolani) e delle sue intenzioni nei nostri riguardi. La prima impressione quella che conta, quindi. il caso di dirlo, ed in questo senso lapparenza gioca un ruolo determinante. Daltronde, in virt del principio euristico dellaccessibilit o disponibilit,1 noi tendiamo a valutare le persone in base a categorie di giudizio che si rendono disponibili nella nostra mente; in altre parole, per lindividuo in quanto risparmiatore cognitivo, non c propensione a sviluppare ogni volta criteri originali di giudizio delle persone o ad andare alla ricerca di elementi o indizi invisibili se si dispone comunque di criteri, elementi ed indizi a buon mercato. Questo ci introduce allinterrogativo: quali sono questi aspetti elementari e salienti, utili a pilotare il processo di formazione delle nostre impressioni personali? Solomon Asch (1946) con il principio del carattere centrale (salient characteristic) ha evidenziato che, inserendo termini come caldo o freddo in una stessa lista di attributi descrittivi di unipotetica persona, si influenza il processo complessivo di organizzazione delle impressioni in accordo con la caratteristica saliente.2 In altri termini come dire che il nostro giudizio positivo o negativo sullinterlocutore profondamente influenzato da un termometro emozionale capace di cogliere quanto calore laltro ci trasmette. Pi lindividuo sar percepito come freddo, tanto pi il nostro grado di attrazione e fiducia si abbasser, anche a parit di altri tratti. Ovviamente esistono molti indicatori specifici di quanto una persona sia calda o fredda: il sorriso, lo slancio del saluto, della stretta di mano, lapertura conversazionale (self disclosure). Un secondo fattore di orientamento delle impressioni personali rappresentato dal cosiddetto effetto dordine (primacy). Lo stesso Asch (1946) e Luchins (1948) hanno messo in luce che i primi tratti personali che sono elaborati producono un impatto pi consistente di quelli successivamente rilevati: ancora una volta le prime impressioni sono quelle che contano! 3 Ci non vuol dire che le impressioni corrispondono al vero, ma che le prime impressioni agiscono nel fornire un contesto interpretativo alle informazioni successivamente
1 Smiraglia 2

S., La dimensione cognitiva delle comunicazioni di massa, Monografia 4, Scriptaweb

Asch S.E., Forming impressions of personality, in J, Abnormal and Social Psychology, 1946, 41, 258-290. Asch S.E. (1946) cit., e Luchins A., Forming impressions of personality; a critique, in J, Abnormal and Social Psychology, 1948, 43, 318-325.
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acquisite, cos orientando lapparenza entro la quale si svolge il seguito dellinterazione o della relazione. Ovviamente nella determinazione del giudizio assumono un peso decisivo le situazioni e i contesti della relazione. Si afferma al riguardo il pi generale principio della relativit culturale. In letteratura si riscontrano numerosi principi che contribuiscono allinterpretazione del processo di formazione delle impressioni. Tra i pi noti vi il principio della personalit implicita (Bruner, Tagiuri, 1954).4 Con tale espressione si intende quellinsieme di tratti, integrati tra loro, che pensiamo una persona abbia per il fatto che, in una certa occasione, gli abbiamo riconosciuto una caratteristica che noi riteniamo schematicamente associata ad altre. Comunemente le persone elaborano inferenze in ordine alle caratteristiche inespresse per elevare il controllo sulla relazione. Questo processo di costruzione della personalit implicita non sempre riflette una verificabile correlazione tra tratti; si rivela piuttosto come un processo sostanzialmente illusorio, fortemente influenzato dalle connessioni linguistiche con cui descriviamo i tratti personali; ci non solo nellambito della psicologia del senso comune ma anche a livello professionale. stato notato che terapeuti con il bagaglio delle loro teorie sul mondo interiore possono diventare vittime del principio della personalit implicita. Langer e Abelson (1974) hanno mostrato a due gruppi di terapeuti di orientamento psicodinamico e comportamentista, uno stesso filmato in cui una persona era sottoposta ad un colloquio presentato come di assunzione e, ancora, come di tipo psichiatrico. I risultati sono che i terapeuti di orientamento psicodinamico giungono a conclusioni differenti in relazione al contesto di presentazione.5 Sicch si possono cogliere alcune conseguenze o effetti che si producono in conseguenza delle nostre prime impressioni. Si parla al riguardo di effetto alone: se valutiamo una persona a partire dal fatto che essa possiede una certa caratteristica, siamo portati a ritenere che la persona possieda certi altri determinati tratti che riteniamo coerenti con il tratto di partenza. Per riprendere la questione del carattere centrale, ad esempio, una persona calda ed intelligente tendenzialmente valutata affidabile pi di quanto non sia una persona intelligente, ma fredda. Si costituisce in altri termini una catena di connessioni di etichette esplicative e definitorie che il pi delle volte sanciscono in via conclusiva le caratteristiche soltanto abbozzate di una personalit. Gli effetti dei processi e delle dinamiche sin qui delineati, si riflettono anche sul comportamento. Si parla allora di profezie che si autoadempiono. 6 Se noi sviluppiamo una previsione in ordine ad un evento futuro, ovvero relativa a quale sar il comportamento di una persona nei nostri confronti o, pi in generale, a quale sar lesito di una relazione, si potranno verificare comportamenti ed eventi che favoriranno, nei fatti, il realizzarsi della nostra profezia, incrementando la nostra convinzione sulla capacit che abbiamo di prevedere correttamente gli eventi. Sicch se noi ci formiamo limpressione di una persona scostante ed infida, tenderemo ad agire nei confronti di questa in maniera scostante ed infidata, generando le premesse relazionali per cui quella persona agir davvero negativamente nei nostri confronti. Non pu non apparire chiaro che i criteri dei nostri giudizi sono profondamente
Bruner, J.S., & Tagiuri, R.. The perception of people, 1954. In: G. Lindzey (Ed.), Handbook of social psychology (Vol. 2, pp. The 634-654). Reading, Ma.: Addison-Wesley. Il termine personalit si riferisce alla configurazione delle caratteristiche psicologiche o tratti personali che rendono ogni individuo diverso dagli altri ed unico. Questi tratti rappresentano dimensioni significative valutate socialmente, perch si riflettono nelle aspettative di comportamento e di relazione.
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Langer, E. & Abelson, R., A patient by any other name....: Clinician group differences in labeling bias, Journal of Consulting and Clinical Psychology, 42, 4-9, 1974
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Teorema di William Thomas: Se gli uomini definiscono reali le situazioni esse saranno reali nelle loro conseguenze (1928). Da cui: Merton R. K., La profezia che si autoavvera, in Teoria e Struttura Sociale, vol. II. Il Mulino, Bologna 1971
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influenzati dagli schemi in quanto strutture rappresentazionali che svolgono la funzione, attraverso accomodamento ed assimilazione, di gestione delle informazioni e dei concetti. La formazione delle impressioni, dunque, ben interpretabile alla luce degli schemi di s, degli schemi di persone, degli schemi di ruolo e degli schemi di eventi, definiti anche scripts (Schank, Abelson, 1977).7 Infine, alle impressioni iniziali, contribuiscono potentemente fattori quali: caratteristiche fisiche e somatiche, il comportamento non verbale, la posizione sociale (status), gli ornamenti e simboli di status, le opinioni ricevute da altri significativi, i comportamenti osservati. In tal senso fondamentale il processo della presentazione, anche con riferimento a particolari contesti dellinterazione sociale (corteggiamento, colloquio di lavoro, esame universitario, ecc.). La presentazione di s riguarda la formulazione e trasmissione di messaggi verbali e non verbali relativi al tipo di persona che noi siamo: il modo in cui parliamo, labbigliamento, i nostri gesti e le azioni che sviluppiamo trasferiscono significati relativi alle nostre qualit. In sostanza ci che noi presentiamo agli altri sono informazioni concernenti la nostra stessa - presunta - interna natura; noi manipoliamo la nostra apparenza per trasformarla nellevidenza della nostra personalit. Nei nostri incontri iniziali, non sempre facciamo qualcosa per farci valutare dagli altri in un modo particolare. Tuttavia, se lo vogliamo, possibile pianificare una strategia di comunicazione e trasmettere segnali verbali e non verbali che servano a creare particolari configurazioni di impressioni personali. Come abbiamo visto da un punto di vista evoluzionistico utilizziamo consapevolmente od inconsapevolmente (qui: esattamente come gli altri animali) il nostro corpo per gestire tattiche di ostentazione o di mimesi finalizzate alla modulazione delle impressioni personali.

La persona maschera
Impiegando energie, tempo e denaro per controllare il proprio aspetto, lindividuo fornisce una certa autopresentazione, cos offrendo limmagine che egli ha di se stesso e limmagine che di s egli vuole presentare agli altri (Argyle 1972; Cook 1971).8 In questo senso il corpo rivela ed al contempo maschera: lo schermo dellesperienza, quella interiore e quella di relazione con lesterno. Il corpo propriamente schermo perch maschera, ovvero cela allo sguardo ci che noi percepiamo essere la nostra dimensione interiore, quella pi profonda e sensibile (i nostri pensieri e le nostre emozioni, le propriocezioni viscerali, i battiti del cuore); ma il corpo anche schermo, in senso quasi-tecnologico, perch su di esso si proietta lapparenza dellimmagine di s. Sullo schermo del corpo viene attuata, nella misura resa possibile dalla competenza comunicativa, la regolazione dellintenzione (attraverso lautomonitoraggio e lautocontrollo espressivo) e del significato dellinterazione sociale (attraverso leteromonitoraggio ed il controllo situazionale). In termini semplici, ciascuno di noi, tende a consentire a che il corpo esprima quella parte dei sentimenti e delle posizioni che egli ha intenzione di esprimere in accordo ai riferimenti normativi e relazionali che sembra di poter cogliere nellambiente sociale e nella specifica situazione. Il corpo riflette le sensazioni e percezioni connesse al contatto con il mondo esterno; inoltre, trasferisce ad altri informazioni sui nostri stati interni e ci in modo sia consapevole sia inconsapevole. Dunque il corpo oltre che mascherare pu al contrario rivelare, tradendo le intenzioni del soggetto comunicante oppure, inversamente, pu non riuscire ad esprimere ci che egli vorrebbe. Come quando le nostre parole sembrano smentite dai nostri gesti o dagli accenti emozionali che non riusciamo a
Schank R. C., Abelson R. P., Scripts, plans, goals, and understanding: An inquiry into human knowledge structures. Hillsdale, NJ: Lawrence Erlbaum Associates, 1977. Per una sintetica rassegna si veda anche Smiraglia S., Monografia 4, Scriptaweb.
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Argyle M., The Psychology of Interpersonal Behaviour, Harmondsworth, Penguin, 1972; Cook M., Interpersonal Perception, Harmondsworth, Penguin, 1971.
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trattenere: ci, il pi delle volte si verifica perch il corpo comunica attraverso un suo proprio linguaggio anche in assenza di parole o nonostante le parole: questo lambito della comunicazione non verbale (c.n.v.). Limportanza della c.n.v. si afferma nel quadro della teoria evoluzionistica a partire dagli studi di Charles Darwin intorno alla met dellottocento.9 Non meravigli dunque che linteresse per questa prospettiva di studio abbia richiesto il superamento di unidea pregiudiziale connessa alla stessa teoria evoluzionistica e cio che essendo il linguaggio verbale la conquista pi recente delle societ umane e la scrittura la forma di trasmissione di massa saliente nella cultura moderna e contemporanea (si pensi alla stampa con il libro ed il giornale), lo studio della comunicazione non verbale poteva interessare gli studi orientati al passato o al pi le realt culturali meno complesse ed evolute. Questa idea appare al giorno doggi - completamente inconsistente alla luce del fatto che le innovazioni tecnologiche si stanno indirizzando nel conferire alle comunicazioni di massa quindi in forma evoluta proprio quelle caratteristiche che si ritenevano primitive e comunque riconducibili essenzialmente alla sfera delle relazioni interpersonali. Anzi, nel periodo che va dalla met dellottocento alla met del novecento, nelle stesse relazioni interpersonali, il modello di comportamento tipicamente valorizzato (si pensi alla funzione regolativa del Galateo e delle buone maniere) era quello che prevedeva il controllo delle espressioni e delle emozioni ed il contenimento delle manifestazioni corporee, intese appunto come primitive, generalmente attribuite alle classi inferiori e dunque disprezzate. Lo sviluppo delle tecnologie che caratterizzano la nuova era delle comunicazioni di massa a partire dalla radio (non pi testo, ma linguaggio parlato), per passare attraverso il cinema ed arrivare alla televisione (la centralit dello schermo e dellimmagine e dunque del corpo), fino ad internet (la comunicazione di massa coincide con il peer to peer, e per comunicare si clicca, si linka e si naviga, per ora solo trasposizioni virtuali del tatto, del contatto e del comportamento cinetico), ci sta portando alla riscoperta del linguaggio non verbale e dellimportanza funzionale del corpo come agente di comunicazione. per altro evidente come la ricerca tecnologica sia decisamente orientata a fornire le opportune protesi ai sensi attualmente svantaggiati: lolfatto, il gusto, il tatto, la visione tridimensionale, per dirne alcune. Se ormai chiaro che soprattutto nei primi momenti in cui si entra in rapporto con una persona mai conosciuta che si forma lopinione sullinterlocutore, Albert Mehrabian giunge a sostenere che laspetto non verbale influisce al 55%, laspetto paraverbale al 38% mentre il verbale (non solo cosa si dice ma anche come, con che tono di voce ) ha una incidenza solo al 7%.10 La comunicazione non verbale, in particolare, si manifesta essenzialmente attraverso:

il linguaggio del corpo, ovvero la mimica del volto e lo sguardo, i movimenti del corpo ed i gesti, laspetto complessivo della persona, la sua apparenza e, pi estesamente, le modalit della sua interazione con lambiente. Questi aspetti corrispondono a tre canali fondamentali: cinesico (i movimenti ), prossemico (la distanza), aptico (il contatto fisico). il paralinguaggio e lintonazione, ovvero la modalit con cui diciamo le cose nonch i suoni e i versi -i sospiri, ad esempio- che accompagnano lespressione verbale. Influiscono sul paralinguaggio lintonazione della voce (canale vocale) e il tempo della comunicazione (canale cronemico).

Linsieme di tutti gli elementi non verbali e la loro integrazione stata definita "configurazione spaziale" e caratterizza tutti i possibili atteggiamenti che una persona pu assumere nellinterazione con gli altri e con lo spazio fisico. La configurazione
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Fondamentale lo studio del 1872 su L'espressione delle emozioni negli animali e nell'uomo. A., Nonverbal communication, Aldine-Atherton, Chicago 1972

10 Mehrabian

spaziale legata al concetto etologico di territorialit. Esiste, difatti, una forte correlazione intercorrente tra il valore attribuito dagli animali al proprio territorio e la gestione dello spazio personale operata dagli esseri umani.11 In entrambi i casi c la tendenza a personalizzare larea che circonda il proprio corpo che negli esseri umani trascende le originarie funzioni difensive, ancora presenti nelle altre specie, per diventare lo spazio in cui proiettare la ricchezza emozionale del proprio io.12 scontato, eppur necessario osservare, che la configurazione spaziale costituisce allo stesso tempo un indicatore rilevantissimo dei rapporti di forza-potere-dominanza tra gli individui e una strategia fondamentale dellagire persuasivo. Ugualmente tutte le forme di intervento ed abbellimento del corpo operano come importanti esibizioni umane cariche di rilevanti significati sociali ed interpersonali. Tali forme espressive possono a pieno diritto essere considerate una forma di comunicazione non verbale, poich assumono significati e valenze non meramente estetiche; esse possono indicare: status sociale, condizione sessuale, disposizione allaggressione, alleanza di gruppo. Al riguardo, Argyle inquadra tra gli elementi che definiscono la comunicazione non verbale anche labbigliamento, rilevandone lespressione pi profonda delle dinamiche sociali che il comportamento estetico veicola.13

Per il concetto di territorio in ornitologia: Hediger H., Studies of the Psychology and Behaviour of Captive Animals in Zoos and Circuses, Butterworth, London, 1955
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Bolitta E., Interfacce multimodali ed aspetti psicologici dellinterazione uomo-computer, Editoriale BIOS, Cosenza 1996.
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Argyle M., Il corpo e il suo linguaggio, Zanichelli, Bologna, 1982