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Introduzione: alcuni interrogativi sociologici sul gioco dazzardo

Quando allincirca due anni fa entrai per la prima volta in unagenzia di scommesse, era ben lontana in me la volont di portare avanti unanalisi sul gioco dazzardo. Varcai quella soglia alla ricerca di un lavoro e mi ritrovai improvvisamente in un luogo affollato e caotico, dove decine di schermi farneticavano numeri incomprensibili, le corse dei cavalli assolvevano linsolita funzione di scandire il tempo e il tintinnar delle monete nelle slot machine completava uno scenario a cui mi dovetti abituare. Sul momento non mi parve quellinsula felice di cui parla Eugen Fink, n percepii latmosfera ammaliante e seducente dei Casin: con i loro tappeti rossi, le fiches colorate e gli uomini ben vestiti. Ad oggi sono passati due anni da quelle prime impressioni e sebbene abbia compreso a fondo cosa in realt farneticavano quegli schermi, quali sono le diverse tipologie di scommesse, perch spesso indicando un cavallo si grida: ha rotto! e tante altre e tali sofisticherie dazzardo, mi duole dover ammettere che allo stato attuale ancora mi sfugge la risposta alla domanda pi importante: perch si gioca? . Ad un tale quesito probabilmente risponderei: perch la gente gioca! , non per glissare banalmente con una soluzione tautologica sbrigativa e priva di fondamento, ma al fine di porre in evidenza il primo tassello da cui sono partito nel momento in cui ho deciso di intraprendere questo lavoro. Rischio e socialit nel gioco dazzardo parte appunto da questo, dalla presa di coscienza di quella dimensione ludica che inscritta nelluomo, quasi fosse una delle poche certezze ontologiche a cui si possa

far riferimento. Se, come afferma Johan Huizinga: il gioco innegabile 1, vero anche che discutiamo di un tema gi ampiamente analizzato, approfondito ed interpretato in una lunga e laboriosa opera di scavo da parte delle pi svariate discipline, dalle scienze sociali alla filosofia sino alletologia. Come tutte quelle speculazioni relative allessenza pi profonda dei fenomeni, la ricerca di una verit ultima, di una risposta definitiva, probabilmente unambizione a cui sarebbe necessario rinunciare. bene dunque chiarire da subito che ho inteso in queste prime righe mischiare un po le carte, da una parte per rimanere in tema, dallaltra perch rispondere ad una domanda di tali proporzioni rappresenterebbe per il sottoscritto un vero e proprio azzardo nel quale non voglio cimentarmi. Che il gioco e il giocare sia rispondente ad un bisogno di rilassamento o ad un allenamento per lautocontrollo o che il suo principio stia nellansia di dominare o nellubbidienza a un gusto innato dimitazione, quel che importa che il gioco sia profondamente ed irrinunciabilmente una dimensione dellumano e che luomo: ...c, interamente, solo l dove gioca per citare Schiller2. Lobiettivo di questo lavoro dunque principalmente quello di indagare sul gioco come semplice attivit umana e conseguentemente sociale. In quanto tale evidente che il gioco in s, nella maggioranza delle sue forme, unattivit interattiva che produce socialit. Parlare poi semplicemente di gioco pu andar bene solo in una fase preliminare e teorica, ma ci che in tal sede si vuol indagare sono le implicazioni sociologiche nellambito del gioco dazzardo, che attivit peculiare e ben collocabile in una sfera autonoma allinterno delluniverso dei giochi della pi varia natura. Quando si parla di implicazioni sociologiche, si apre uno scenario interpretativo abbastanza
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J. Huizinga, Homo Ludens, Einaudi, Torino 1973 e 2002, (ed. or. 1946), p. 6 citato in E. Fink, Oasi della gioia. Idee per una ontologia del gioco, Rumma Editore, Salerno 1969 (ed. or. Oase des glcks, 1957), p. 46

inusuale per il gioco dazzardo, il quale di frequente oggetto di ricerca per psicologi e psichiatri. Ma, bench questi studi siano di fondamentale importanza sociale ancor prima che accademica, la volont del sottoscritto quella di svincolare lanalisi sul gioco dazzardo dagli aspetti patologici dello stesso. Tali comportamenti esistono ed fuor di dubbio, ma credo sia possibile ragionare sul tema anche in altri termini. Ci sollecita una serie di interrogativi ai quali si spera di dar risposta. Partendo dalla semplice constatazione dellesistenza di uno spazio dedito alle scommesse, perch vi si riversano giornalmente decine di persone? E perch eleggono la suddetta agenzia per i loro fini? Fra i frequentatori quali rapporti intercorrono? Esistono allinterno delle gerarchie che sfuggono alle normali dinamiche sociali? Si pu parlare di subculture allinterno di questo spazio? possibile considerare lagenzia un luogo in cui si produce socialit? Sono questi una parte degli interrogativi oggetto dellanalisi; ma se ci inoltrassimo pi in profondit, potremmo abbozzare alcuni interrogativi di natura pi complessa per la comprensione del gioco dazzardo come fenomeno sociale. Se, dati alla mano, il gioco dazzardo ha riscosso negli ultimi quindici anni un successo tale da incrementare il proprio volume del 273 %, che rapporto esiste tra questo aumento e lodierno profilarsi di una societ cosiddetta postmoderna? Che valore ha lazzardo, in una societ liquida, priva di certezze, in poche parole in una societ dazzardo? Che rapporto intercorre tra il benessere odierno e il rischio connaturato nellazzardo? V qualcosa di pi profondo in questo fluire di quote, scommesse, trasferimenti monetari che ci aiuta a capire quanto il mondo sta cambiando? Probabilmente in queste prime righe ci siamo spinti troppo oltre; ad interrogativi

cos importanti sar il proseguio del lavoro a dover rispondere, delineando una linea interpretativa atta a risolvere le questioni messe in campo. Il testo suddiviso in due parti: una parte teorica ed una parte empirica. La prima, composta da tre capitoli, rivolger lattenzione sul gioco e sullazzardo ripercorrendo il lavoro di storici, antropologi, filosofi e scrittori del calibro di Huizinga, Caillois, Fink, Imbucci, sino a Dostoevskij; in tal senso si cercher di cogliere le implicazioni filosofiche, letterarie ed antropologiche del gioco. Vale la pena citare a tal proposito lopera monumentale di J. Huizinga Homo ludens, il saggio di R. Caillois I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine e le riflessioni proposte da E. Fink in Oasi della gioia, per citare le opere pi importanti sul tema. Ci avvarremo anche del testo curato da D. Scafoglio La vita in gioco. Antropologia, letteratura, filosofia dellazzardo, una raccolta di testi utili alla nostra causa e del saggio di G. Imbucci Il gioco. Lotto, totocalcio, lotterie. Storia dei comportamenti sociali che, ripercorrendo la storia di due dei pi importanti giochi nazionali, delinea le funzioni del gioco e propone un legame tra crisi istituzionali e aumento del volume del gioco. Nel terzo ed ultimo capitolo di questa prima parte si cercher di descrivere lodierno scenario della societ globalizzata, liquida, postmoderna di cui tanti autori hanno parlato allinterno dellarea delle scienze sociali, si pensi a Zygmunt Bauman, Richard Sennet, sino a Luhmann, Giddens e Beck, al fine di rendere evidente il legame tra societ del benessere e societ del rischio, tra postmodernit ed azzardo nella societ contemporanea. Nella seconda parte, composta da due capitoli, si scriver in primis sul gioco dazzardo nella sua dimensione macro, avvalendoci cos di alcuni dati sul volume

del gioco ed evidenziando il rapido cambiamento del fenomeno nellultimo decennio, mentre nellultimo capitolo si descriver la ricerca condotta allinterno dellagenzia di scommesse sia nella prima fase di osservazione, che potremmo definire lindagine di sfondo, sia nella fase di ricerca, dove verranno esposti i presupposti e la metodologia utilizzata e si conceder spazio ai risultati delle interviste condotte ai clienti della suddetta agenzia con le relative conclusioni in riferimento ai quesiti pocanzi evidenziati.

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Parte prima

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I. Homo ludens: per unontologia del gioco

Nelluomo autentico si nasconde un bambino: che vuole giocare.

Friedrich Nietzsche, Cos parl Zarathustra, 1885

Quando nella vita di tutti i giorni si sente parlare di gioco tutti noi sappiamo bene o male a cosa ci stiamo riferendo. Il gioco dunque un oggetto di ricerca particolare, che non necessit di ulteriori spiegazioni, di disamine peculiari, in definitiva non ha bisogno di ulteriori chiarimenti che lo portino alla luce. Come afferma Eugen Fink: il gioco notorio 3, ognuno di noi lo conosce in qualche maniera in base alla propria esperienza, allesperienza di gioco per lappunto. Questa notoriet, questa innegabile familiarit che abbiamo noi tutti con il giocare non necessita dunque di spiegazioni particolari, in tal sede unicamente necessario constatare che il gioco un fenomeno fondamentale negli esseri umani. Materia originaria, grezza, vergine, incorruttibile, come il nascere ed il morire, il gioco svolge una funzione primaria nellindividuo ed pi antico della cultura, perch
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E. Fink, Oasi della gioia. Idee per una ontologia del gioco, Rumma Editore, Salerno 1969 (ed. or. Oase des glcks, 1957), p. 37

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come afferma Huizinga, la cultura: presuppone convivenza umana e gli animali non hanno aspettato che gli uomini insegnassero loro a giocare 4. In alcuni scritti si ricerca un nesso tra gioco animale e gioco umano, nelletologia e nella ricerca biologica, ad esempio, sono state descritte condotte animali incredibilmente rassomiglianti al gioco degli uomini. Anche il gioco animale innegabile; ma ci si chiede se il ruzzolare dei cuccioli possa davvero aiutarci ad intendere cosa per gli esseri umani possa significare il gioco. certo che animali e uomini giocano, ma difficile, come sottolinea Fink, comprendere se ci che sembra simile lo sia poi nel suo pi proprio essere. Qui incontriamo una questione critica di difficile risoluzione. Il gioco umano sempre un accadere illuminato da un senso e sebbene nellinterpretazione dominante, usuale, quotidiana, in definitiva di senso comune, esso valga come un fenomeno marginale della vita umana, come un semplice trastullo, un alleggerimento rispetto al lavoro, al reale, al vero, al serio che pare cos connotare il nostro essere, il gioco al contrario appartenente in modo essenziale alla costituzione ontologica dellesistenza umana. Tuttavia, nellottica del lavoro che stiamo conducendo sarebbe fuorviante addentrarsi nei meandri della speculazione filosofica sul gioco. Parlare di gioco, parlare di materia originaria e grezza, significa necessariamente conferire carattere ontologico al gioco, significa concepire unesistenza originaria in cui, oltre alla morte, al lavoro, al potere e allamore (le dimensioni fondamentali portate alla luce da Fink) c il gioco ed il giocare, c lazione ludica, c un uomo che gioca perch il gioco fa parte del suo essere. In molti hanno parlato di gioco ed esistenza, altrettanti del gioco dellesistenza, alcuni di unesistenza unicamente giocata. Se il gioco, nel suo essere
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J. Huizinga, Homo Ludens, Giulio Einaudi editore, Torino 1973 e 2002, (ed. or. 1946), p. 3

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esperito, comporta sempre una componente di immaginazione, una costruzione di significati che lo costituisce e se, riprendendo Husserl, le cose in s non sono nulla e quel che sono lo sono soltanto in quanto ombre di significati che luomo istituisce, allora plausibile e affascinante ipotizzare unesistenza unicamente giocata, nel senso pi ampio e serio del termine, nellottica di una metafora che simboleggia il rapporto tra luomo ed il mondo. Ma in tal maniera, il rischio pi grande sarebbe di assimilare forzatamente il gioco in una condotta speculativa che rischia di rendere il concetto stesso irriconoscibile5. Non nostro compito per lappunto entrare nel merito della speculazione, ci che a noi interessa in questa sede individuare nel gioco una dimensione fondamentale dellindividuo, una possibilit dazione del soggetto che da sempre esperita. Il gioco primario e il piacere del gioco resiste ad ogni analisi o interpretazione logica6; come afferma Heiddeger: il gioco senza perch e su questo siamo daccordo. Quando Johan Huizinga nel 1939 diede alla luce Homo ludens, uno dei saggi pi importanti sul tema, non fu immune a critiche; parte di queste sono da ricercare nel tentativo dello storico olandese di fare della sociologia 7, altre in riferimento al suo approccio interdisciplinare e metodologicamente poco rigoroso. Tuttavia, emerge nelle pagine di questo saggio la volont pi che di capire, di sentire, pi che di strutturare, di constatare il divenire. Non si dice solo che ogni cultura fa posto a manifestazioni ludiche, ma si arriva allassunzione che i caratteri del gioco sono quelli della cultura e che quindi la cultura sin dallantichit si manifesta come gioco: la cultura sorge in forma ludica, la cultura dapprima giocata afferma lautore. Ma la sua, dice Umberto Eco, non una grammatica del gioco, la sua
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Cfr. G. De Crescenzo, Il gioco e il suo piacere, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1983 J. Huizinga, op. cit., p. 5 7 Ibidem, p. IX

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unincessante disamina di frasi, nella consapevolezza che alla gente piace parlare8. Quella di Huizinga non una teoria del gioco, ma una teoria del comportamento ludico e uno studio dei costumi di gioco. Homo ludens luomo che gioca, la constatazione che il gioco assolve una funzione essenziale e primaria ed in questo senso valido citarlo nellottica del discorso portato avanti fin qui.

Messo in chiaro il punto di partenza, che questo gusto di giocare sia poi riconducibile alla dimensione istintuale dellessere umano o diversamente ad una esigenza dello spirito , a qualcosa in definitiva di intangibile e di una qualche non specificata natura, uneventuale risposta (ammesso che ne esista una onnicomprensiva) non propriamente loggetto della nostra indagine. In questa sede abbiamo gi risposto: perch si gioca? Perch la gente gioca; e non solo si gioca con la palla o con gli scacchi, a nascondino o ancora a mosca cieca, si gioca anche con le carte, con i dadi, ad indovinare, si gioca un po contro se stessi un po contro il destino; in definitiva si gioca con la sorte, con la fortuna, con la Dea bendata, si gioca di alea e lo si fa da tempi antichissimi, giusto per scacciare alcuni fantasmi che vedono nel gioco dazzardo qualcosa di cos poco giocoso (nel senso pi infantile del termine, quasi ad indicarne la purezza). Addirittura, per il saggista Roger Caillois: i giochi dazzardo appaiono giochi umani per antonomasia 9. Luomo dunque gioca e spesso lo fa con la massima seriet, perch lidea che il gioco si opponga alla seriet anchessa un gioco linguistico, un gioco di significati che pare troppo riduttivo.

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Ibidem, p. XVII R. Caillois, I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, R.C.S. Libri, Milano 1995, p. 35

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E dunque il gioco anche serio, forse non lo il tempo del gioco contrapposto al tempo della vita che a noi tutti pare cos terribilmente ed irrevocabilmente serio, ed forse per questo che Steiner parla della scommessa e dellazzardo come di un rifugio della mente 10. Il gioco difatti soprattutto un atto libero. Ma non solo, Huizinga ci dice che il gioco non vita ordinaria , ma un allontanarsi da questa, una finta, una pernacchia, uno sberleffo allordinario, che trova la sua ragione in s ed per questo svolta in generale entro precisi limiti di tempo e di luogo. C dunque nel gioco la libert e la gioia, c la volont per cui si gioca solo se si vuole, quando si vuole e per il tempo che si vuole; c inoltre uno spazio ed un tempo per il gioco, delimitati, isolati dal resto, conchiusi in una sfera autonoma. Che sia dunque la scacchiera per gli scacchi, il ring per il pugile, il campo da calcio per il calciatore o lippodromo per lappassionato di corse, lo spazio del gioco esprime i suoi significati, si abbandona e si rifugia dal reale creando una sorta di scissione tra questo e quel mondo cos vero, reale, serio che connota lesistenza al tempo del non gioco. Una simile delimitazione definisce un'altra tipicit del gioco: esso crea un ordine; e di fatto potremmo dire che il gioco ordine e che le possibilit del suo essere esperito passano necessariamente dalla definizione di un sistema normativo, in definitiva dalla costituzione delle regole del gioco. Questordine il gioco stesso e uneventuale messa in discussione delle regole distrugge inevitabilmente ogni possibilit di entrare nel gioco, di far parte del microsistema di regole che lo sorreggono. Cos, il bambino che contravviene ripetutamente ad una regola verr redarguito dai suoi compagni di gioco, perch il pallone non si tocca con le mani e il cavallo si muove solo ad elle , perch
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Citato in G. Lavanco e L. Varveri, Psicologia del gioco dazzardo e della scommessa. Prevenzione, diagnosi, metodi di lavoro nei servizi, Carocci, Roma 2006, p. 23

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altrimenti: che gioco ? . In questo senso, non potremmo dire ugualmente del baro; nella sua azione fraudolenta il gioco non viene messo in discussione, n tantomeno il suo ordine, al contrario proprio la consapevolezza e laccettazione delle regole del gioco che guidano la condotta del baro; raggirare le regole non significa discuterle, bens riconoscerle. Henry Gondorff e Johnny Hooker, i personaggi del film La stangata, non sarebbero mai riusciti nella loro impresa se non avessero curato per filo e per segno tutti i particolari atti a riprodurre una sala scommesse, a ricrearne lo spazio, le modalit, i tempi, in definitiva a ricreare quello stesso identico ordine. Essi erano bari, ma conoscevano bene le regole del gioco e cos riuscirono ad ingannare il boss Lonnegan. Cos, il gioco libero, volontario, ordinato e separato, ed ogni gioco ha le sue regole al fine di separare e isolare la situazione di gioco dai suoi processi reali. Queste regole definiscono ci che di gioco e ci che non lo . Mongardini parla cos di un ordine capace di realizzare un miracolo che, nella vita reale, nessuna istituzione riesce a compiere: quello di fissare le regole, di farle accettare integralmente e senza ripensamenti dagli attori sociali, di definire i ruoli e i comportamenti di ciascun giocatore nei processi di interazione11. questa immanente separatezza, questo intrinseco ordine del gioco che porta Eugen Fink a parlare di Oasi della gioia12. Tracciando una traiettoria speculativa di matrice fenomenologica che riprende Husserl e tocca il problema di unontologia del gioco, a detta dellautore, il gioco non pu essere colto nel suo senso pi profondo sino a quando lo si considerer una dimensione marginale della vita. Il gioco ed il serio, compongono unantitesi che non coglie lessenzialit del gioco, la sua pregnanza di significati in riferimento alluomo e al suo rapporto con
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C. Mongardini, Saggio sul gioco, Franco Angeli, Milano 1996, p. 77 E. Fink, op. cit.

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il mondo. Spesso, avverte Fink, il gioco correntemente collocato nella costituzione psichica delluomo nellet del fanciullo e sempre meno importante sarebbe con il proseguio degli anni dello sviluppo. Linnocenza infantile sembra conservare pi apertamente i tratti essenziali del gioco, ma anche ladulto gioca, seppur in modo diverso, clandestino, mascherato; in fondo, precisa lautore: quanto gioco nascosto, dissimulato, segreto si annida ancora negli affari cosiddetti seri del mondo degli adulti, nei suoi onori, nelle sue dignit, nelle convenzioni sociali; quanta scena nellincontro dei sessi! 13. La radice dellantitesi seriet gioco risiederebbe nellatteggiamento di incessante inquietudine in cui luomo vive, nella continua tensione tra azione e fine, nella consapevolezza che ci sappiamo in cammino , che veniamo strappati dal presente perch il futuro che risponder del nostro progetto vitale. Questo futurismo della vita in stretta correlazione allansia della morte e conseguentemente alla ricerca di un senso nella nostra esistenza. In definitiva, il gioco sarebbe marginale, non sarebbe serio, perch nel suo dispiegarsi ritrova in s stesso i suoi fini; il gioco azione spontanea, a differenza di altre manifestazioni dellindividuo che, in un modo o nellaltro tenderebbero sempre al fine ultimo , alla felicit in senso aristotelico. in questa ricerca eudemonistica che il gioco non trova spazio, in questa tensione esistenziale che ci rapisce e ci scaraventa in quelloasi straordinaria, di cui parla Fink, capace di donarci il presente. Solo in tal senso, il gioco ed il suo ordine sono una interruzione . Una pausa dalla continuit del nostro processo vitale, determinata da uno scopo finale. Ma nel suo slancio vitale, il gioco non una manifestazione anarchica della libert, come ammonisce Mongardini nel suo Saggio sul gioco, ma

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E. Fink, op. cit., p. 44

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presuppone sempre la regola14. Nel gioco, lordine creato si isola dalla realt per costituire unoasi di certezze, in cui lindividuo pu liberamente dar sfogo alle sua libert dazione allinterno di un contesto certo ed indiscutibile. In questo senso il gioco, certo ed immutabile, al pari della magia, non che uno strumento per il controllo della realt, per cui il giocatore si distanzia dallordinario e se ne appropria attraverso la semplificazione e la superficialit. Ed in fondo in questa idea di gioco, di creazione ordinata, di isola separata, certa, regolata che facile paragonare il giocatore alluomo, il gioco al mondo e il mondo ad un gioco, dove il dispiegarsi dei ruoli e delle norme ci scaraventa in un quotidiano dove lintelligibilit delle cose sta solo nei suoi significati costruiti e lazione sempre un esercizio di equilibrio tra soggetto ed oggetto, tra psichico e sociale. Se, come afferma Elias, nei rapporti umani aleggia continuamente la domanda: il pi forte sono io o sei tu?15 nel dispiegarsi di questa sfida quotidiana, nella consapevolezza dei meccanismi di questa microfisica del potere e della contingenza dei significati, che forse davvero seducente la metafora del mondo come un gioco e di unesistenza solo giocata. Ma, come gi accennato nelle pagine precedenti, sarebbe inutile addentrarci ancor pi nella speculazione; ci basta aver dato un semplice accenno. Daltronde, lordine gioco forse una metafora troppo importante per essere cos superficialmente scomodata. Ci che a noi importa sottolineare la considerazione del gioco come un fenomeno fondamentale dellesistenza umana: finch ci sar luomo ci sar il gioco nelle sue pi svariate forme. Lazzardo in tal senso rientra in quella definizione di gioco che trova le sue caratteristiche nella libert, nella volontariet, nella separatezza e nellordine. Ma proprio nellordine
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C. Mongardini, op. cit. N. Elias, Che cos la sociologia?, Rosenberg & Sellier, Torino 1999, p. 82

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dellazzardo e nelle sue regole, che si incontra lambiguit della scommessa e dei giochi aleatori. qui che risiede il suo seducente fascino, nel muoversi del suo paradossale ordine, nella chiarezza delle sue regole e nelloscurit del suo agire, in questoasi di incertezza che il giocatore dazzardo simmerge e trattiene il fiato, abdicando la volont, assoggettandosi alla sorte, come fosse lunico ordine realmente esistente.

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