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6. Secondo periodo: la dottrina delle idee 1.

La dottrina delle idee e sua importanza Nei dialoghi del primo periodo, Platone ha illustrato e difeso teorie che erano proprie di Socrate, sia pure di un Socrate gi platonicamente interpretato (il che non vuoi dire travisato). Infatti le dottrine generali del Socrate storico - il conosci te stesso, l'ironia, la maieutica, la virt come scienza, la definizione ecc. pur essendo riportate da Platone vengono gi filtrate alla luce degli interessi e delle tendenze speculative del giovane Platone. (Ad esempio Platone d molta importanza al metodo socratico delle definizioni contro il relativismo sofistico). Nell'ambito di questa battaglia antisofistica Platone giunge a formulare la cosiddetta teoria delle idee, che da l'avvio alla seconda fase della sua speculazione, in cui il filosofo, procedendo per suo conto, va al di l delle dottrine che Socrate aveva insegnato, elaborando un proprio pensiero originale. Nei Dialoghi questa dottrina delle idee non mai esposta in modo organico. Ci ha indotto qualche studioso a metterla in secondo piano. In realt, la dottrina delle idee rappresenta il cuore stesso del platonismo maturo. 2. Genesi della teoria delle idee
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La genesi immediata della teoria delle idee da ricercarsi nell'approfondimento platonico del concetto di scienza (epistme, sopha). In antitesi ai Sofisti Platone ritiene che la scienza abbia i caratteri della stabilit e dell'immutabilit, e quindi della perfezione. Ma essendo convinto che il pensiero rifletta l'essere, ossia che la mente sia uno specchio o una riproduzione di ci che esiste (= realismo gnoseologico), Platone si chiede quale sia l'oggetto proprio della scienza. Ovviamente, non possono costituire oggetto della scienza le cose del mondo, apprese dai sensi, che sono mutevoli ed imperfette, e quindi dominio di quella corrispondente forma di conoscenza mutevole ed imperfetta che Platone chiama opinione (dxa). Oggetto proprio della scienza, secondo Platone, non possono essere che le idee. Per noi moderni il termine idea denota una rappresentazione o un pensiero del nostro intelletto. Per Platone l'idea indica invece un'entit immutabile e perfetta: - che esiste per suo conto (il filosofo ne parla come di una ousa, ossia come di una sostanza o realt autonoma); - che costituisce, con altre idee, una zona d'essere diversa dalla nostra, chiamata poeticamente e metaforicamente Iperuranio (che in greco significa al di l del cielo). II fatto che le idee presentino caratteristiche strutturali diverse dalle cose non esclude un loro stretto rapporto con gli oggetti, che Platone configura nei termini di copiamodello. Per il filosofo le cose sono infatti copie o imitazioni imperfette delle idee. Ad esempio, nel nostro mondo esiste una pluralit di cose pi o meno belle o giuste, ma nel mondo delle idee esiste la Bellezza e la Giustizia. L'idea platonica il modello unico e perfetto delle cose molteplici e imperfette di questo mondo.

Quindi in Platone esistono due gradi fondamentali di conoscenza, che sono: dualismo gnoseologico 1) l'opinione, 2) la scienza. A questi due gradi di conoscenza fanno riscontro due tipi d'essere che sono: dualismo ontologico 1) le cose, 2) le idee. La verit imperfetta dell'opinione dipende dalla configurazione imperfetta del suo oggetto, ossia dal carattere mutevole e transeunte delle cose testimoniate dai sensi. La verit perfetta della scienza dipende dalla configurazione perfetta del suo oggetto. In altri termini, la scienza costituisce una conoscenza stabile, duratura e perfetta proprio (e soltanto) perch la realt che essa indaga stabile, duratura e perfetta. - mutevole Lopinione - imperfetta - immutabile La scienza - perfetta rispecchia le idee - perfette rispecchia le cose - imperfette - immutabili - mutevoli

Da quanto si detto, emerge inoltre come la filosofia platonica, la quale si pone alla confluenza di diverse tradizioni filosofiche, rappresenti una sorta di integrazione fra eraclitismo ed eleatismo (Parmenide). Platone accetta: - da Eraclito la teoria secondo cui il nostro mondo il regno della mutevolezza, - da Parmenide il concetto secondo cui l'Essere autentico immutabile. (1) L'idea platonica presenta infatti taluni caratteri essenziali dell'Essere parmenideo: - immutabile, eterna e perfetta; (1) anche se, diversamente da esso, l'Essere platonico risulta multiplo, in quanto formato da una pluralit di idee. Dall'eleatismo Platone deriva anche: - il dualismo gnoseologico fra sensibilit e ragione, (2) - il dualismo ontologico fra le cose e l'Essere. (3) Tuttavia: - mentre per Parmenide il mondo sensibile non ha connessioni con quello pensato dalla ragione, - per Platone fra le due sfere di realt esiste un indissolubile rapporto. Inoltre: - mentre per l'eleatismo il nostro mondo apparenza illusoria e irrazionale, - per Platone esso possiede una sua specifica, anche se imperfetta, realt e conoscibilit.

3. Quali sono le idee Per adesso ho spiegato che cosa sono le idee. Ora bisogna vedere quali sono. Nella fase della maturit del pensiero platonico compaiono due tipi di idee: 1) le idee-valori, corrispondenti ai supremi principi etici, estetici e politici. Tali sono, per esempio, il Bene, la Bellezza, la Giustizia che formano appunto ci che chiamiamo ideali o valori; 2) le idee-matematiche, corrispondenti alle entit dell'aritmetica e della geometria. Infatti, secondo Platone, vi sono idee anche dei principi del pensiero matematico (ad esempio l'uguaglianza, le classi dei numeri, il quadrato, il circolo ...), poich nella realt non troviamo mai l'uguaglianza perfetta o il quadrato perfetto di cui parla il matematico, ma solo copie approssimative ed imperfette di essi. 3) le idee di cose naturali (ad esempio l'Umanit) o di cose artificiali (ad esempio il letto). Solo negli ultimi dialoghi Platone tender a favore di una nozione logicoontologica dellidea propensa a far corrispondere ad ogni realt la sua specifica forma. L'idea platonica si configura cos come la forma unica e perfetta di qualsiasi gruppo o classe di cose che vengono designate con un medesimo nome. Pur essendo molteplici, le idee non costituiscono una pluralit disorganizzata. Esse costituiscono infatti una trama di essenze aventi un ordine gerarchico-piramidale, con le idee-valori in cima e l'idea del Bene al vertice. Difatti, se le cose partecipano delle idee, le idee partecipano a loro volta del Bene, che l'idea delle idee, il supremo Valore e la Perfezione massima di cui le altre idee sono imitazione o riflesso. Tale idea stata talora assimilata a Dio. Ma nei testi l'idea di un Dio creatore e personale risulta assente. Infatti il Bene non crea le idee, che sono tutte eterne, ma si limita a comunicare loro la perfezione. 4. Il rapporto idee-cose Se da un lato Platone afferma la distinzione idee-cose, dall'altro lato egli sostiene il loro legame. Le idee sono infatti: 1) CRITERI DI GIUDIZIO DELLE COSE; 2) CAUSA DELLE COSE. 1) Le idee sono CRITERI DI GIUDIZIO DELLE COSE in quanto noi, per giudicare circa gli oggetti, non possiamo fare a meno di riferirci ad esse. ESEMPIO: diciamo che due cose sono uguali sulla base dell'idea di Uguaglianza; diciamo che due azioni sono giuste sulla base dell'idea di Giustizia e cos via. In questo senso, possiamo dire che le idee sono la condizione della pensabilit degli oggetti => significato gnoseologico; 2) Le idee sono CAUSA DELLE COSE poich gli individui sono in quanto imitano o partecipano, sia pure imperfettamente, delle essenze archetipe (dal greco archtypon = primo tipo). ESEMPIO: le realt che diciamo belle sono tali in quanto imitano o partecipano della Bellezza, che rappresenta la causa per cui esse sono e vengono ritenute belle;

diciamo che due individui sono uomini sulla base dell'idea di Umanit, che la causa che li fa tali. In questo senso, possiamo affermare che le idee sono la condizione o la ragion d'essere dell'esistenza degli oggetti => significato ontologico. Tuttavia, il rapporto idee-cose stato dal Platone come: Le cose, in relazione alle idee, - mimesi (= le cose imitano le idee), stanno in un rapporto di - metessi (= le cose partecipano delle idee), copia-modello - parusa (= presenza delle idee alle cose) 5. Dove esistono le idee? Le idee sono, per Platone, trascendenti, in quanto esistono oltre la mente ed oltre le cose. Ma questo oltre allude forse ad un vero e proprio mondo dell'aldil? Cos ha pensato la TRADIZIONE, che prendendo alla lettera l'espressione platonica di iperuranio ha considerato il mondo platonico delle idee come qualcosa di analogo all'Empireo dantesco o al Paradiso cristiano. A questa lettura si contrapposta quella di alcuni STUDIOSI NEOKANTIANI DEL NOSTRO SECOLO, che hanno considerato le idee platoniche non come delle cose, bens come dei modelli di classificazione delle cose, ossia come dei criteri mentali attraverso cui pensiamo gli oggetti. ALTRI STUDIOSI affermano che il mondo platonico delle idee, pur esistendo indipendentemente dalla nostra mente, e pur possedendo una realt oggettiva a s stante (le idee sono sostanze reali e non criteri mentali), non deve essere interpretato come un universo di super-cose esistenti in qualche ciclo metafisico, ma soltanto come un ordine eterno di forme o valori ideali, che, come tali, non esistono in alcun luogo o Empireo. Secondo questa interpretazione, un esempio di come esistano le idee ci offerto dagli ENTI MATEMATICI. Infatti, le idee di Triangolo, Uguaglianza, Numero ecc., pur esistendo di per s al di fuori dello spazio e del tempo e indipendentemente dagli intelletti umani, non per questo si trovano in un ipotetico mondo dell'aldil. In conclusione ci che si pu affermare che le idee, comunque intese, costituiscono una zona d'essere diversa dalle cose. 6. La conoscenza delle idee In qual modo l'uomo pu accedere alle idee? Secondo Platone le idee non possono derivare dai sensi, poich questi ci testimoniano solo un mondo di cose materiali ed imperfette. Le idee sono esclusivamente l'oggetto di una visione intellettuale della mente. Ma da dove proviene questa visione intellettuale? Come si spiega che noi, pur vivendo in un mondo caratterizzato dal divenire e dall'imperfezione, abbiamo la nozione delle forme ideali? Per risolvere tale problema Platone ricorre alla DOTTRINA-MITO DELLA REMINISCENZA (= ricordo), affermando, sulla base della credenza orfico-pitagorica della metempsicosi o trasmigrazione delle anime, che la nostra anima, prima di calarsi nel presente corpo, vissuta, disincarnata, nel mondo delle idee, dove, fra una vita e l'altra, ha potuto contemplare gli esemplari perfetti delle cose, cio le idee.

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Una volta discesa nel nostro mondo (incarnata nel corpo), l'anima conserva un ricordo sopito di ci che ha veduto. Grazie all'esperienza delle cose l'anima ricorda ci che ha visto nell'Iperuranio. In questo senso, dice Platone, conoscere ricordare, in quanto le idee, sia pur sfocate, le portiamo dentro di noi e basta uno sforzo per tirarle fuori, tanto pi che esse, come le cose, sono legate fra loro da una sorta di parentela, per cui basta ricordarne una per farci tornare alla mente tutte le altre. La gnoseologia di Platone rappresenta una forma di innatismo, in quanto ritiene che la conoscenza non derivi dall'esperienza sensibile (che serve solo per sollecitare il ricordo) bens da giudizi preesistenti e connaturati con la nostra mente. Una prova di questa teoria, secondo Platone, risiede nel fatto che anche un ignorante, opportunamente interrogato, pu rispondere con esattezza intorno a cose di cui non ha mai inteso discorrere. Celebre l'esempio del Menone, in cui troviamo il caso dello schiavo, che, pur non conoscendo la geometria, viene aiutato da Socrate a ricordare gli elementi di fondo di essa, riuscendo cos a intuire il teorema di Pitagora. In tal modo, la maieutica, che in Socrate alludeva al fatto che la verit una nostra conquista (che il filosofo non ci offre gi confezionata dall'esterno, ma stimola dialogicamente dall'interno), in Platone viene a coincidere con la teoria della reminiscenza, cio con la tesi secondo cui portiamo dentro di noi una verit prenatale, che il frutto di una precedente contemplazione delle idee. 7. Reminiscenza, verit ed eristica La teoria della reminiscenza rappresenta la vittoria sul principio eristico-sofistico secondo cui non possibile, all'uomo, indagare n ci che sa, n ci che non sa, giacch sarebbe: - inutile indagare ci che si sa, - impossibile indagare ci che non si sa. A questo discorso Platone contrappone la tesi per cui apprendere non significa partire da zero, bens ricordare ci che si era dimenticato. In altri termini l'uomo: - non possiede gi, tutt'intera, la verit => altrimenti non la cercherebbe; - neanche la ignora completamente => perch in tal caso non inizierebbe a cercare, - ma la porta in s come ricordo. 8. L'immortalit dell'anima. Il mito di Er
La reminiscenza postula lIMMORTALIT DELL'ANIMA, che il tema trattato nel Fedone. A parte l'argomento della reminiscenza, in quest'opera Platone elenca altre prove dell'immortalit dell'anima: 1) prova detta dei contrari, prova detta della vitalit. 1) La prova detta dei contrari afferma che come in natura ogni cosa si genera dal suo contrario (il freddo dal caldo, il sonno dalla veglia ecc.), cos la morte si genera dalla vita e la vita si genera dalla morte, nel senso che l'anima rivive dopo la morte del corpo. 2) La prova detta della somiglianza sostiene che l'anima, essendo simile alle idee, che sono eterne, sar anch'essa eterna.

2) 3)

prova detta della somiglianza,

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Infatti, solo ci che composto pu distruggersi, risolvendosi nei suoi elementi semplici, mentre ci che semplice, come le idee e le anime, non pu venire n creato n distrutto. 3) La prova detta della vitalit argomenta che l'anima, in quanto soffio vitale, vita e partecipa dell'idea di vita, onde non pu accogliere in s l'opposta idea, l'idea della morte. Nel Fedone si trova inoltre la dottrina platonica della FILOSOFIA COME PREPARAZIONE ALLA MORTE. Infatti, se filosofare significa morire ai sensi e al corpo per poter cogliere meglio le idee, la vita del filosofo risulta tutta una preparazione alla morte, cio al momento in cui l'anima, finalmente libera dal corpo (= carcere dellanima), potr unirsi direttamente alle idee, contemplandole. La teoria dell'immortalit dell'anima, oltre che per spiegare perch l'uomo possegga in se stesso la conoscenza delle idee, serve anche, a Platone, per chiarire il PROBLEMA DEL DESTINO. Platone ritiene infatti che la nostra vita attuale dipenda da una scelta precedentemente compiuta nel mondo delle idee. Tesi che viene illustrata con il mito di Er, con cui si chiude la Repubblica, che ha per oggetto il destino delle anime che stanno per incarnarsi. In contrasto con la credenza greca che assegna agli di ogni decisione sulla sorte degli uomini, Platone sostiene che le anime sono libere di scegliere tra vari modelli di vita proposti, non imposti, da Lachesi, una delle tre Moire (le divinit che tengono nelle loro mani i fili dell'esistenza umana). Ciascun'anima quindi responsabile della sua scelta. Questa tesi fa da sfondo alle vicende di Er, un guerriero che, morto in battaglia e tornato in vita dopo alcuni giorni, racconta ci che ha veduto nell'aldil. Questo il contenuto della sua narrazione. La scena si apre su una grande pianura dove sono riunite le anime in attesa di riprendere una nuova vita terrena. Al centro sta Lachesi, alla quale si presentano le anime l convenute. Presso di lei un araldo divino getta a sorte dei numeri, che le anime raccolgono, per definire l'ordine secondo cui avverr la scelta. Quindi l'araldo depone per terra i vari modelli di vita disponibili, in numero maggiore rispetto a coloro che sono in attesa (cos che anche all'ultima anima sia data la possibilit di scegliere) e finalmente ha inizio la scelta a cominciare dall'anima alla quale toccato il primo numero. Ma non detto che quella che sceglie per prima opti per il meglio. Attratte dal potere e dalla ricchezza, certe anime si lasciano andare a decisioni insensate, senza valutare tutti gli aspetti del modello di vita verso cui si indirizzano, come i mali e le sofferenze che possono accompagnarsi a una vita di grandi privilegi. Spesso risultano determinanti le vicende della vita precedente: - l'anima che ha vissuto una vita ordinata, mai messa alla prova da difficolt e dolori e perci poco esperta delle cose del mondo, pu essere indotta a decidere in modo imprudente; - quelle che hanno passato grandi avventure e travagli, come l'anima di Ulisse, che Er testimonia di avere incontrato, cerca una vita schiva al riparo dai pericoli; - quelle che sono rimaste deluse dagli uomini tendono a reincarnarsi in un animale. Scelgono in modo oculato le anime che nella vita precedente hanno dedicato tempo alla conoscenza, a capire che cos' la virt, quali fini bene perseguire e quali no. Quanto pi un'anima consapevole di cosa la vita buona e di cosa quella cattiva, quanto pi ha una chiara visione delle cose, come solo la filosofia pu dare adeguatamente, tanto pi la sua scelta avviene in modo sensato. Quando tutte le anime, secondo l'ordine sorteggiato, hanno scelto il proprio destino, le singole decisioni sono confermate dalle altre due Moire, Cloto e Atropo, e diventano cos irreversibili. Le anime bevono quindi le acque del fiume della dimenticanza e poi si incarnano nei corpi in cui vivranno la vita scelta da ciascuna.

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