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Aika

ANTONIO MOLINARI

PREFAZIONE

Questa non lautobiograa di un adulto che allinea ricordi dinfanzia. E il racconto di un adulto che riacquista il linguaggio della memoria, attraverso i ricordi, le immagini e ritorna alle origini. Perch il sapore continui a essere quello dellemozione di un tempo, che grazie a un viaggio fantastico, materializza il suo alter ego artistico nelle sembianze virtuali di un Avatar, rappresentazione graca e virtuale di un viaggiatore che riscopre luoghi e memoria, spazi ed emozioni. Unautobiograa gi scritta dal tempo per comprendere e dare un senso a un presente che arrivato veloce, e che in sogno vorremmo ripercorrere unultima volta per ridi-

scendere quella scarpata di verde e immensa libert che solo lutopia della giovinezza porta con s. Antonio non rinuncia alla ne di questa genuina confessione a un appello accorato, e in favore della libert di espressione deve uire, qualsiasi sia il nostro punto di vista. Perch la libert condizione necessaria al progresso della conoscenza, che come afferma J. Milton, la sola condizione che garantisce a una societ di non imputridire in uno stagno melmoso di conformismo. Una forza critica di proposte che non devono rimanere inascoltate. In questo caso ladulto che parla, la voce di un uomo che ama profondamente la Repubblica e per questo desidera migliorarla. Un racconto che nel suo dispiegarsi ha lardire di proiettarsi oltre. In un futuro di libert e pace. Valori che lautore spera rimangano eredit di generazioni sanmarinesi future. Se vero, e lo , che lattivit autobiograca un processo di ripatteggiamento con il nostro passato, che si dipana attraverso la memoria e ristruttura il proprio s. E nello stesso tempo un tentativo efcace di dare un senso tra ci che siamo stati e il presente adulto. E un processo di cura che ripercorre nel suo dispiegarsi i momenti pi signicativi che ci hanno educato e formato alla visione del mondo, e senza i quali non saremmo ci che siamo.

La Repubblica di San Marino al centro di questo viaggio a ritroso nel tempo, fondamentale nel processo di formazione esperienziale e artistica di Antonio. Un atto didentit per ricordare le proprie origini, i percorsi e i ricordi che hanno reso felici i giorni dellinfanzia. Ricordi legati ai luoghi dove ha giocato e incontrato, baciato la prima volta. Esperienze indimenticabili e per questo incancellabili. I luoghi attraversati dalla memoria non seguono solo i siti canonici di San Marino, limportanza storica e architettonica non il metro emozionale dellautore, fondamentale il luogo riconoscibile nellimmaginario collettivo, che agisce da legame sociale, lo spazio condiviso dei giochi, gli amici, punti di repere geogracamente ripercorribili. Il ricordo scava anche tra le mura, ma avrebbero potuto essere, come lo sono stati, i prati le ardite discese dalle colline, vissute tra scherzi e risa, - o come afferma lo stesso autore, Luoghi che dopo tanti anni, sono ancora fotografati nella nostra mente, una immagine indelebile colma di emozioni. Il progetto Avatar cos come era stato concepito non ha avuto il seguito sperato nel web, da qui che nasce lidea di declinarlo in un testo, insieme alle proposte pittoriche che dipanano il lo della memoria, attraverso le parole dellautore. Il cuore del progetto non perde la sua pre-

gnanza universale, che il mezzo del virtuale permette, ma lo trasforma in esperienza autobiograca profonda, che acquista per ladulto il senso di una riscoperta, di crescita personale. Un esercizio losoco applicato a se stessi, e c molto della personalit umana e pittorica di Antonio in questo lungo racconto emotivo, tra i ricordi e le emozioni si scorge vitale la curiosit delleterno adolescente. Infatti, uno dei tratti distintivi dellessere artista il grande senso di curiosit che deve possedere e non perdere durante tutto il corso della sua esistenza. Dobbiamo augurare agli artisti di mantenere i tratti giovanili, quella neotenia tanto auspicata da Montagne, del puer Aeternum, quella capacit psichica di rinnovarsi, di essere in uno stato perpetuo di evoluzione capace di proiettarsi nel possibile, per far ci bisogna continuare a esplorare, dar vita alla realt che ci circonda, rimodellarla, alimentando il nostro bisogno di conoscenza e di appartenenza. Antonio con coraggio ha reinterpretato il suo lavoro artistico, rinarrandolo, e in questo nuovo linguaggio, ha ritrovato il metro di una rappresentazione pittorica nuova, che sinserisce a giusto merito nel gusto di quellarte contemporanea aperta alla contaminazione, che rispecchia la civilt dellimmagine, con il solo scopo di raggiungere e coinvolgere il pi ampio pubblico possibile, senza distinzione, con le armi della

commozione e della meraviglia. Il bambino che Antonio stato ritorna e riscrive la sua storia, attraverso il ltro delle emozioni, i ricordi i giochi e i luoghi che hanno reso lartista e luomo ci che , un essere umano capace ancora di interpretarsi. Flora Tumminello

Dedicato alla mia famiglia.

Tic tac tic tac tic tac. Secondi, minuti, ore che lasciano il posto ai giorni e agli anni. Il tempo scandito dallorologio che accompagna da sempre le mie giornate. Qui sono nato e ho sempre vissuto, dentro questa cornice si racchiude la mia vita.

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Serravalle castello 11 ottobre 1974

Fuori sulla piazzetta, oggi sono il primo, ma fra poco la combriccola si riunir, cos da sempre, ogni giorno e ogni mattina, se non c scuola. Uno per volta, usciamo da casa e iniziamo il primo dei tanti giochi che, immancabile, ci far passare una giornata in allegria. Unavventura, noi soli bambini, senza adulti che controllano, le babysitter ancora non sono state inventate!
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Solo qualche sguardo adulto si affaccia insospettito da una nestra, quando non si sente troppa cagnara. In ogni caso abbiamo sempre qualche vigile attorno a noi, discreto, che conosce il babbo o la mamma, s, perch da noi siamo tutti mezzi parenti e se non lo siamo, siamo buoni amici, ed un bel modo di vivere tutti assieme. Estranei in giro nemmeno lombra, caramelle non ce le ha offerte mai nessuno, forse per questo che abbiamo mangiato di tutto: terra, sabbia, lombrichi, ogni tipo di fuscello, purch non avessero bacche rosse, perch erano il mangiare delle bisce e quindi, ci stavamo alla larga. Bevuto lacqua di tutti i tipi, dal rubinetto, dalla cannella, dalla fontanella, dalla gomma e direttamente dallAusa. Leggende raccontano di alcuni che hanno bevuto anche quella stagna

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della piscina costruita solo molti anni pi tardi. Laranciata arrivava solo per il compleanno! In ogni caso, non ci mancava niente, i motivi erano semplici, la tv non martellava ancora il cervello, anzi ricordo che no alle sei del pomeriggio cera quella specie di spirale che saliva in cielo per tutto il tempo e quando niva di salire dinteressante cera solo carosello. In ogni caso, un gelato ogni tanto arrivava, bastava aiutare chi in estate faceva la scorta della legna, la mettevamo dentro i fustini del Dash e la portavamo nei fondi o, dai pi sboroni, nel garage. E la merenda! Ricordo la confezione da tre vaschettine ine ine di nutella, cavolo! Anche gli angoli leccavamo, il fondo traditore necessitava invece del dito che ciucciavamo no a toglierne il sapore, ma perch se la confezione era da tre, ce ne davano solo una? La golosit era sempre
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pronta. Quante capanne costruite sugli alberi, di questi ce nerano tanti a disposizione, una Greppa intera. La Greppa era, ed ancora, una discesa che parte dalle mura castellane no a scendere sulla strada, ma non dalla parte del paese. Lortica era alta no alla vita e i calzoni corti non aiutavano neanche per le arrampicate sugli alberi. Il bruciore di quella maledetta ci faceva grattare di continuo. Una volta ho inciampato allinizio della discesa, non ho saltato nemmeno un branchetto e rosso da far paura ho pensato bene di ricoprirmi di borotalco. Per la capanna servivano attrezzi di tutti i generi, ma nelle case, visto i precedenti, hanno pensato bene di chiuderci i fondi. Cos ci si arrangiava. Chiodi arrugginiti levati da varie

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assi trovate in giro, martelli, sassi scelti fra quelli pi duri, ledera cresciuta a dismisura era corda. Tutto questo diventava verso sera il nostro covo. E cosa si fa dopo aver costruito una capanna? Ovvio, si difende e quindi si costruisce larco. Ricordo che allora cresceva una pianta perfetta allo scopo, con i rami robusti ma essibili, riuscivamo a fare la nostra arma. Il difcile sempre stato rimediare la corda, ma poi in qualche maniera ci si arrangiava. Servivano poi le frecce, e su questo, dopo vari tentativi falliti, trovammo la soluzione ideale! Si andava allingresso del bar a fregare un ombrello, servivano solo le stecche. Ma i nostri covi principali erano i tetti. Quello del Casone, Casa del Castello a anco al campanile e quello di Ghiero. Questultimo era inespugnabile, nessuno riuscito mai a entrare, solo noi scaltri e suonati con un
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paio di acrobazie a rotta di collo riuscivamo ad arrivarci! Poi cera lorto del Gobbo, una casa diroccata piena di lucertole. Qualcuno passava il tempo a mozzare loro la coda, per vederla muovere dopo lamputazione. AAAAAAAAAAHHHHHHOOOOOHH HHHHHHHHHHHHHHOUUUUUHHH HHHHHHHUUUUUUUUUUAAAAAAAA AAAAAAA. Ancora oggi anche mio glio allo scampanare si ferma e inizia a urlare di gioia, noi allurlo aggiungevamo pure la corsa. Fantastico! Sapevamo che di l a poco si pranzava, o se sera si rientrava a casa. Le campane che suonano a morto ancora oggi non le reggo, dieci minuti di strazio Buona Anima, Amen. Quanti microlm! Il microlm era un oggetto qualsiasi a cui si dava questo sopranome e che bisognava cercare a squadre in una sorta di

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caccia al tesoro. Quanti ne abbiamo nascosti! Il luogo lo permetteva, un regno per me ancora oggi incantato. Quando si giocava a microlm, arrivavamo a essere anche una ventina di bambini perch ne arrivavano altri stu di dare calci a un pallone o con le caratelle, macchinine fatte con assi di legno e ruote e come volante una corda! Quante ne abbiamo devastate, cavolo che scintille facevano i cuscinetti sullasfalto. La nostra piccola discesa non ha mai consentito di migliorare la disciplina, l i campioni erano quelli dellAbissinia che avevano un vero discesone, ricordo le trasferte con loro no alla pineta delle scuole elementari per prendere le canne che crescevano vicino allAusa, a cosa servissero non ricordo, forse per il tetto di una delle tante capanne. L era dobbligo la battaglia per aver sconnato in territorio nemico. Eh s! Era proprio ogni giorno unavventura,
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Abissinia 10 giugno 1976

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in bici o a piedi, era sempre una competizione. La bici! Anche sul suo valore bisogna spiegare un poco. La misura era la media di adesso, che usavi ad oltranza, cambiando solo la postura di montata. I cambi ancora non erano stati inventati, cera una corona grande davanti e una piccola dietro. LAbissinia diveniva cos una passeggiata obbligata a piedi con bici a mano. Usavamo delle mollette che applicavamo con un cartoncino alla ruota, questo marchingegno emetteva un rumore simile a un motorino mentre lantenna che svettava da ogni macchina negli anni settanta, sulle nostre bici altro non era che una canna presa nellAusa, ecco a cosa servivano le canne! Il pallone era il gioco pi comune, la palla era quella classica di plastica leggera che, solo dopo tanti anni, si colorata, forse era per quel motivo che tutti tifavamo Juve?!! Il pallone da
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noi sempre stato una faticata perch la palla andava a nire gi per le scale. Ben novantanove scalini, ventidue la prima rampa, e solitamente si raggiungeva la palla davanti alla casa di Ghiero, sessantuno la seconda e il curvone aiutava, perch il pallone non faceva la curva, se per prendeva lo scalino a modo, bisognava correre pi veloce per prenderla. Se non riuscivamo, la cosa era grave perch faceva poi la terza e ultima rampa da sedici, pi il marciapiede, cento, e ci ritrovavamo che niva in paese a Serravalle. Se poi avevamo proprio sfortuna gi per lAbissinia e addio pallone. Ghiero era glio di una famiglia italiana che veniva da noi a passare le vacanze estive; quando arrivavano, notavi subito lunica macchina extra lusso nel giro di tre kilometri. E portavano una vera sferzata di vitalit, pure la chitarra avevano

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e la loro casa immensa a volte diventava il gioco del giorno, solo la biblioteca era come la nostra piazzetta, grande! Anche con loro ci si divertiva, erano cinque ma della nostra et solo due, Ghiero e la sorella. Con loro si passava dallestremo provincialismo alloltre cittadino, s perch loro venivano da una grande citt. Ricordo un pomeriggio, abbiamo fumato per la prima volta, ma non sigarette! Un foglio Pigna di quaderno arrotolato e strisce di pezza slate dallo straccio costituivano il tabacco. Pi che fumo appiccavamo un fuoco dal puzzo tremendo! Dopo quellesperienza cittadina, siamo tornati alle innocue pipe! Staccavamo dalla pianta un ramo sottile ancora verde, a lotto slavamo le foglie lungo la rima e le legavamo allestremit del fuscello, creando cos una perfetta pipa indiana, che tenevamo in bocca durante tutto il tempo dei giochi.
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Leggende raccontano che Gazzelloni ed anche Mingardi siano andati da Ghiero pi volte a suonare e cantare.

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Serravalle Stazione 12 luglio 1977

Per il gioco del pallone era dobbligo fare la trasferta alla stazione, qui la cosa non era presa di certo sottogamba, siniziava al mattino facendo le righe, mica dilettanti, si andava gi in paese a raccattare borse di nylon da trasformare in casacche, bastava tagliare il fondo. Per il colore, non era un problema, esistevano solo quelle blu marziano.

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La partita aveva inizio dopo pranzo, ed anche se a Coverciano ora il cuoco d Nutella al mattino e riso a pranzo, a noi andava bene la mela dallalbero e lacqua, sentite bene, sentite bene, dentro alla borraccia! La stessa che ti portavi in colonia dal Don, oltre alla pila necessaria a leggere dopo le luci spente. Anche qui le borracce erano di diversi tipi, arancio scuro con tappo bianco e arancio, oppure arancio scuro con tappo bianco e arancio, s perch lunico negozio quelle aveva, punto. E questi erano i preliminari, poi sai com, da bambini ci si trastulla un poco. Si giocava a gurine e l ero un asso. Ricordo un botto da cinquecento, anche qui siamo nella leggenda, perch quando prendo i mucchietti di gu di mio glio, tutte acquistate, che non superano in ogni caso le cento, mi sembrano veramente tante da fare girare tutte assieme con il botto della

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mano sopra a scendere verso destra. In ogni caso io dicevo sempre dispari ed era vietata la piega, s, solo dei professionisti possono capire questa situazione! Poi si andava a fregare luva nella vigna a anco al campo da pallone: altro non era che la strada, solo che in prossimit della vecchia stazione era pi larga. La stazione stata utilizzata no ai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Quei piloti o chi per loro, esaltati, non si sono manco resi conto di colpire uno Stato neutrale, la pi antica Repubblica costituita al mondo, senza esercito, senza armi. Dicevo, in prossimit della vecchia stazione la strada era ampia e quindi adatta ad una bella partita a due squadre. Insomma, ormai ci siamo a questo calcio dinizio, per prima le squadre. E l vigeva la pura democrazia, vale a dire
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il capo, quello insomma che menava bene, assieme allaltro capo, quello che menava meno e male, a turno sceglievano un compagno e il campo e la partita iniziava. Tutto questo solo per dire che vinceva la squadra che aveva Costi. Perch lui entrava nella cunetta, il canale di scolo, che era largo come il pallone, e con il pallone dentro alla cunetta e la sua stazza via ai goal a manetta, il fatto che ci divertivamo da matti, hahahahahahaah. Anni dopo abbiamo vietato luso della cunetta, facendola diventare fuori campo, ma anche qui leggende narrano che ancora valida. Cavolo! Sono trascorsi trentatr anni, ma quando passo per la Stazione, guardo ancora se le righe a terra ci sono, ma in particolare se stata fatta la riga della porta con tanto di traversa e pali. Solo la porta ben denita confermava linizio della partita. Le righe erano

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fatte con quei bei gessi, rimasugli dei muratori che si trovavano nei cantieri. Eh s perch per scrivere sul muro o a terra anche per fare la campana mica avevamo i gessetti colorati ma va l gesso dei cantieri e carbonella fregata alla mamma. Continuo ancora a chiedermi ma perch eravamo tutti Juventini??!! Dicevo, che ci si trastullava e dopo la partita si andava anche sulla carrozza sgangherata del treno. Penso che sarebbe bello se ripartisse il treno, ci ho fatto tanti giri con la fantasia, spesso sono stato anche il macchinista, se fosse ancora funzionante ripartirei per un altro viaggio! Qui era di norma fare un salto dentro la vecchia galleria. L dentro mia mamma si rifugiata durante la guerra, tutti ammassati in quel cunicolo gigante, cos anche noi per solidariet ci si
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avventurava dentro. Se avevi paura del buio dovevi fartela passare, anche dopo il primo topo che strisciava ai piedi. Quando gli occhi si abituavano saltavi come le ranocchie, spaventati noi spaventate loro.

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Serravalle Scuola 22 settembre 1977

Ci sono leggende che narrano di alcuni bambini che hanno attraversato tutta la galleria della Stazione no ad arrivare dopo lAbissinia alle scuole elementari. E l s sbuca in un altro campetto di asfalto, adibito anche a parcheggio. Dico anche, perch per le macchine non era come adesso! Quattro a ogni casa, cento ogni parcheggio da cinquanta,

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mille nella corsia di destra e mille nella corsia di sinistra. Impensabile allora, e che rimpianti! Ma torniamo a scuola. Il grembiule era dobbligo, chi non ha la foto di noi dentro luovo che si faceva per Pasqua?! Maschi in azzurro, femmine in rosa. Una lisciata ai capelli con lo stesso pettine tutti e duecento i bambini. Se non sbaglio il fotografo ufciale faceva, a tempo perso, anche il calzolaio. Posa uguale per tutti, da dentro luovo tanto non ti muovevi, a me veniva sempre quel sorriso forzato, eh s, la scuola non mi mai piaciuta. A quei tempi a scuola si andava a piedi. La partenza da casa, i novantanove scalini, pi il marciapiede cento. Non ricordo una volta, in qualsiasi senso andassi, di non averli contati, ancora adesso a volte mi capita, sempre novantanove no al mio regno, poi fuori nel mondo, cento!

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Scese le scale, a dieci metri, si andava alla bottega a prendere la merenda per la ricreazione, quelle cose salutari che danno anche adesso. Panino classico con mortadella o, se di fretta, spianata. Quando chiedevo quella con poco rosmarino, la Pina, che era anche la mia vicina di casa, dopo il taglio, le dava una pacca per far saltar via le mie richieste, il cartoccio di carta rosa e via. Per fare prima tagliavamo di venti metri, evitando il curvone dellAbissinia, gi per un campetto incolto, il continuo passaggio aveva creato cos un sentiero. Castello, parte dei Casetti e parte del Paese, passavamo di li. Altri cento metri ed eravamo allingresso della scuola. Come dicevo, le macchine in circolazione erano poche cos come lattraversamento della superstrada che ci portava dai Casetti, la ne
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del Castello, alla Stazione era semplice, cos per arrivare a scuola, poche macchine, pochi pericoli. La scuola da allora non cambiata. Dalla strada una corta scalinata porta allingresso principale, la maniglia in ottone utilizzata migliaia di volte ancora la stessa, cos come i montanti in legno che incastrano il vetro che ti permette di vedere allinterno, la mattonella rossa ti accompagna no al banco. Il primo giorno di scuola e chi se lo dimentica. Il mio sguardo seguiva mio fratello che pi grande era gi avvezzo alla situazione. Perso di vista, era rimasta la calda mano di mamma a conforto. Ora per solo bambini, ed un adulto ad un banco pi grande. La maestra con lo sguardo ci tranquillizzava e faceva capire che tutto sarebbe andato bene! Fortunatamente il trio del castello

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era ricomposto, oltre alla piazzetta ora avevamo anche un altro luogo di raduno, la classe, bello avere amici a anco nel momento del bisogno. Non ho molti ricordi della scuola, se non della mia buona maestra che ci richiamava tutti in classe dopo una ricreazione troppo breve per permetterci di fare un gioco degno di questo nome. A scuola la mia fantasia doveva spegnersi per lasciare posto alle realt di nozioni che mi avrebbero fatto diventare grande. Quindi spento il collegamento, spenti i ricordi. E mia mamma quando andava ai colloqui per tutta la mia breve esperienza scolastica si sentiva sempre dire: E bravo, ma dovrebbe e potrebbe dare di pi. In denitiva il minimo sforzo per arrivare al minimo di risultato. Forse per questo che dopo la terza media ho chiuso con gli studi e sono andato a lavorare.
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Mai scelta fu pi sbagliata. Ventiquattro anni dopo ho dovuto fare salti mortali per prendere alle serali quel benedetto diploma.

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Cailungo 18 Luglio 1976

Come ogni regno che si rispetti, anchio avevo la mia ambasciata. Era la casa dei nonni paterni, quelli materni erano a sei metri da casa mia. E qui di nuovo allaperto! Di spazio ce nera tanto, il campo di grano, la vigna, lorto, il pollaio. Nel pollaio entravo di continuo, sempre nella speranza di trovare luovo, una gata, quando tra la paglia ne trovavo uno orgoglioso lo

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portavo alla nonna. In questo luogo incredibile si lavorava giocando. Si toglievano le erbacce dal campo in modo da far crescere meglio le spighe. Il campo di grano era pieno di papaveri, che belli! Ricordo ogni dettaglio di questo ore che spuntava nel campo. Rosso acceso, sei sette petali al massimo, a forma di cuore, corolla gialla con pistilli marroni, gambo esile verde, ma assente di ocra, poche foglie piccole e anchesse di quel verde intenso e vivo. E i sofoni?! Solo quelli erano unora di divertimento. I sofoni altro non sono che quellerbacce che una volta sorite si trasformano in una pallina trasparente, tanto leggeri da volare via con un sofo, le nostre campagne ne sono piene. In fondo al campo del nonno lato mare, passava un rigagnolo; da piccoli le proporzioni

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delle cose ingannano, a me sembrava un ume. Era norma bagnarsi tutti, impossibile resistere al fatto di saltare dallaltra parte, cos pluffete dentro allacqua. Pescato tante volte ma di pesci nemmeno lombra! Altro lavoro altro gioco, andare nellorto a dare lacqua alle piante e a raccogliere pomodori e ortaggi, tutto l pronto, un negozio senza porte, senza carrelli e le alla cassa, ed anche senza pretese, si mangiava ci che era maturo o pronto da mettere in tavola. Assurdo, ora facciamo le ai supermercati, acquistiamo surrogati belli, lucidi di verdure cotte nei freezer, poi paghiamo per andare a raccogliere i pomodori in un agriturismo, a volte siamo proprio un controsenso, proviamo a fare il contrario. Ogni persona il proprio orto e il supermercato in la per comprare e rivendere a chi non ha
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lorto! Altro lavoro altro gioco. La vendemmia, e questa nel cuore, era la cosa pi bella. Anche noi bambini tagliavamo il grappolo dalla vigna, cera un attrezzo particolare per farlo, il trancetto, una falce in miniatura che arrivava a chiudersi nel manico. Con questa in mano ero proprio grande, facevo cose da grandi. Siniziava al primo lare e si continuava carponi, strisciando a terra la cassa da riempire. Ognuno aveva il suo compito, nulla al caso. Chi tagliava, chi spostava le casse, chi le vuotava. Sul tardi arrivava poi il momento di fare il vino. Tolte scarpe e calze io e mio fratello ed i cugini lavavamo i piedi alla gomma. Il tino della mia altezza gi riempito di uva aspettava. Venivamo calati dentro ed iniziavamo! Pestare luva con i piedi bellissimo, dentro questa botte con le mani aggrappate al bordo, i

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piedi che masticano gli acini, i raspi, i grappoli. Un massaggio tutto naturale, gioioso, ricordo di aver riso di felicit per tutto il tempo. Quei piedi che pestavano, davano a me felicit e vino a mio nonno, il riposo e altri trattamenti lo avrebbero poi fatto arrivare, a suo tempo, in tavola. Per noi bambini quella sera oltre alla cena cera in tavola anche un bicchiere dacquadeci, un risciacquo del vino fatto in uno dei passaggi a me sconosciuto. Il sapore in ogni caso era molto aspro, ma berlo era la ricompensa di una giornata di lavoro.

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Borgo Maggiore 24 febbraio 1979

Tic tac tic tac tic tac. Se mai un giorno dovessi spostarmi, andare ad abitare in un altro paese, almeno le campane ci devono essere! A volte capita che il campanile sia staccato per dei periodi, b io in quelle notti fatico ad addormentarmi, ed anche a svegliarmi in orario.

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Il tempo passa e si comincia ad essere grandicelli, non solo giochi, ma anche qualche piccola responsabilit adatta allet. Ed infatti cominciai a trasformare i giochi in piccoli lavori, assieme al babbo in negozio. Il lavoro era tuttaltra cosa, ma nel mio piccolo mi davo da fare. E nata l infatti la mia passione per il commercio, in quel piccolo negozio, a anco della vecchia chiesa di Borgo Maggiore, e con le campane a dieci metri. Non era la piazzetta di casa, ma molto simile, mancavano gli amici per fare i giochi, ma era veramente bello poter aiutare il babbo. La giornata iniziava con laprire il lucchetto che serrava le ante a scomparsa del pesante e massiccio portone, poi si appendevano le
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vetrine allesterno, il babbo sistemava nel retro le scarpe che aveva aggiustato la sera prima a casa, che di l a poco sarebbero tornate ai clienti. Poi si aspettava! Finalmente gioved, giorno di mercato, la giornata pi bella della settimana. Il Borgo si riempie di gente, bancarelle da ogni parte, allineate in due le con un passaggio in centro per le persone che dovevano acquistare. Le persone entrano in negozio ed io mi faccio avanti; prego signora desidera? Bello aiutare il babbo, pure io chiedo, cerco i numeri della scarpa richiesti sullo scaffale, tutti i numeri in la, come avevo gi sistemato prima, numero e colore. Presentare il modello alla cliente, farla accomodare, aiutarla nella prova, accompagnarla
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allo specchio e abbozzare commenti!

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Serravalle campo sportivo I maggio 1980

quella

non

era

lunica

esperienza

commerciale! Mia mamma aveva in gestione il bar al campo sportivo di Serravalle e anche qui quando cerano manifestazioni, mi occupavo dei clienti! I miei orizzonti con let si erano allargati, non solo novantanove scalini, ma cento e oltre. Al campo sportivo, levento per noi bambini
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era il primo maggio, per la festa arrivavano le giostre! Quante ore passate nella ricerca di

quei gettoni di plastica rossa che inlavi nel succhione e ti permetteva di fare un giro con lautoscontro. Le tecniche erano due e tutte e due senza spendere una lira (cera ancora la lira). La prima era aiutare il giostraio a parcheggiare le macchine, lasciando la pista sgombra da eventuali invorniti che non sapevano guidare, in questo caso ti veniva data la chiave, altro non era che il gettone con una linguetta che non lo faceva cadere dentro, cos si girava a scrocco. Laltro sistema era laccompagno, si seguiva chi andava a comprare il gettone e gli si chiedeva di andare con lui, di solito capitava che chi ne aveva tanti, manco sapesse usare la macchina

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che di li a poco nivi di guidare! Altro modo, ma qui io non centravo nulla, la mamma regalava qualche piadina al giostraio, questi allungava il sacchettino pieno ed io giravo per ore! Il calcio in culo non mai stata la mia passione, l gli esperti, soprattutto i ragazzi grandi, avevano il dominio. Bello che dopo tanti anni andando a Dogana al parco con mio glio, mi ritrovo lo steso giostraio che con un sorriso e una pacca sulla spalla ricordandosi, mi allunga una ventina di gettoni del bruco mela. Eh s! Le amicizie, quelle vere non sono acqua salata. Sono i momenti vissuti insieme, in allegria che incidono la memoria, anche dopo anni non scalscono certi momenti.

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Cos per me il Giostraio, e tutti quelli che hanno passato con me linfanzia no alladolescenza.

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Borgo Maggiore 16 novembre 1981

Gli scalini che portano da Borgo Maggiore a Citt sono veramente tanti! Compiuti ormai i quattordici anni, mi recavo mensilmente allufcio di collocamento a timbrare il cartellino di disoccupazione. Aiutavo nel frattempo il babbo ancora in negozio, ma soprattutto mia mamma che aveva preso in aftto la vecchia bottega del paese,

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dove Ghiero aveva il conto aperto per la spesa! Commercio e ancora commercio. Dopo circa un anno iniziai il primo vero lavoro da un artigiano con paga mensile! Questo periodo, dai quattordici ai ventuno anni un vero spasso. Avevo un po di soldi, un motorino tutto mio, passato da mio fratello a me, pensai solo di verniciarlo di rosa. Lo stesso passaggio anche per la vespa e la macchina, tutto di seconda mano, questo tocca al fratello minore! Qui di cose e situazioni se ne sono fatte di tutti i tipi, quello che ancora oggi si combina tra amici di sempre, e di nuovi. Comunelle, combriccole, primi viaggi fuori casa, feste, discoteche, bar, pub, funerali, il tutto condito da musica. Hard rock, heavy metal , rock, disco, ad arrivare a Baglioni, Battiato, Battisti, Zucchero, Vasco. Poi il salto!

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Seconda Torre Cesta 1 gennaio 1990

Era la sera dellultimo dellanno millenovece ntoottantanove, e dopo una serata in discoteca con gli amici, a festeggiare, mi ritrovai con lei, la mia futura moglie, a vedere lalba. La camminata che porta no alla seconda torre. Di l affacciandosi si vedeva la riviera dove lei abitava, illuminata da quella enorme palla

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rosso vivo, giallo e viola, il mio Castello, ma con nuovo orizzonte!

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Serravalle castello 10 agosto 2000

E la sera di San Lorenzo, e vedere le stelle cadenti dal tetto del Casone veramente suggestivo, io, mia moglie in compagnia di due amiche! Stesi come bambini ad ammirare il cielo alla ricerca del desiderio giusto da chiedere, alla ricerca della giusta stella, dopo aver trovato noi stessi! Bellissima quella nottata: ore e ore dopo una

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giornata di mare appostati con le nostre fantasie e con i nostri desideri rivolti verso il cielo. Cullati da una serenit che addolciva lanima. A volte cerchiamo la felicit in una risata, talvolta questa arriva inaspettata, dalle cose che ci circondano che abbiamo sempre a anco, dalle persone e dalla spensieratezza che per alcune ore mi ha fatto tornare bambino. Il riesso della luna sui merli, un cielo immenso che ti avvolge e ti integra in lui, pensieri, parole, emozioni racchiuse nellaurea creata della nostra felicit poi esplose verso il cielo ed il nostro futuro!

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Cailungo Ospedale 13 agosto 2001

Tic tac tic tac tic tac. Agosto duemilauno il tredici alle tredici e tredici nasce mio glio. Il momento arrivato, giungiamo allospedale, poi lattesa. Controlli e di nuovo attesa. Visite ed ancora attesa! Poi la decisione, cesareo! Accompagno mia moglie gi stesa sul lettino no allingresso della sala, le do un bacio, le
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dico ti amo con una lacrima, accompagno il suo sguardo no al passaggio oltre la porta. Poi lattesa! Lospedale ha un terrazzo anzi dei passaggi di servizio esterni adatti al mio nervosismo da consumare con una sigaretta! Ed aspetto. Non posso fare altro, la mente vuole e immagina solo che il tempo corra veloce, minuti inesauribili! Molinari venga! Linfermiera nalmente mi mette dinanzi ad una culla termica. Mi avvicino, il cuore batte allimpazzata, arrivato nalmente Francesco! Istintivamente allungo un dito dal passaggio predisposto, lo accarezzo e lo sso ancora e ancora. Minformo sulle condizioni di mia moglie e mi accorgo del disagio degli infermieri, ci sono delle complicazioni ancora in sala. Gioia e paura si mischiano inesorabili, non so che fare! Dopo un tempo a dir poco interminabile,

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bianca come un lenzuolo, e tubi attaccati arriva mia moglie. Esco sul terrazzo, mi rifugio in un angolo e comincio a piangere. Singhiozzi di felicit, di amore escono assieme alle lacrime, nita anzi iniziata sono FELICE!

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Serravalle casa 28 settembre 2004

E di nuovo dentro al mio regno, delimitato dai mie novantanove scalini. Eh s ancora sulla piazzetta, fuori casa ed anche oggi sono il primo, ma fra poco altri si aggiungeranno, gli stessi di allora e sono passati circa trentacinque anni, e poco cambiato, le stesse case vecchie esternamente, rimodernate allinterno, pi macchine meno alberi! I

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cognomi sono gli stessi, cambiano solo i nomi dei bambini che ora in parecchi hanno preso posto nella piazzetta. Iniziano i giochi gli stessi di allora, anzi unaggiunta, un canestro che ho montato per mio glio alla parete della casa che da sulla piazzetta. Vietato il tetto del Casone, un cancello ora ne delimita lentrata. Vietato il tetto di Ghiero, chi ha acquistato la casa ha fatto un casino, ma per lui non era centro storico, togliendo linferriata che dalla scaletta ci portava sul tetto, ma ormai inutile andarci, macchinari di ogni tipo hanno invaso tutto lo spazio, lasciando posto solo al ricordo delle nostre scalate. Lorto del Gobbo dopo la caduta del tetto stato vietato ed un recinto di sicurezza ne chiude il passaggio.

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La stazione vietata, la superstrada ora per un bambino inavvicinabile troppe macchine, troppi stupidi a tutta velocit. Greppa vietata, anche qui uninferriata non permette il passaggio, accompagno io mio glio quando gli cade il pallone di sotto. Galleria vietata stata chiusa denitivamente con un portone in ferro. Carrozza del treno vietata, anche qui una ringhiera non permette il passaggio. Campo di calcio della Stazione vietato, troppe macchine. Fortunatamente il fulcro dei divertimenti rimasto intatto, la piazzetta! Rimodernata nella pavimentazione, sempre un piccolo campo di calcio con le solite scale, un circuito per bici, una grande tela in muratura dove i bambini colorano con gessetti variopinti, poi con la pioggia tutto torna come prima. E bello poter
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vivere e rivivere le stesse situazioni, gli stessi momenti del passato. Mi rivedo assieme a mio glio, mentre giochiamo a pallone, i ricordi crescono, ed bello condividerli con chi, ancora a anco, li ha vissuti con te in quei momenti. Non so se cos solo per me, ma la mia infanzia, ladolescenza e la crescita sono state veramente fantastiche. Non ho ricordi negativi ma tanti bei momenti. Ora come allora sono felice!

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Le tre Torri 27 marzo 2010

La felicit data da tante piccole cose e piccolo anche il mio paese San Marino. Che del suo piccolo ha fatto una virt. Il monte che svetta mi ha sempre fatto compagnia ora come allora. Era sempre l come mi affacciavo dalla nestra o quando ero nel campo di mio nonno,

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o da dietro le tribune del campo sportivo di Serravalle, o dalla Pineta, e ancora ai suoi piedi da Borgo Maggiore, solo dalla Stazione non si vedeva sicamente, ma sempre stata una fonte di sicurezza ora come allora. E nonostante oggi il momento sia avverso per motivi economici, ancora forte e determinato a continuare il suo percorso di libert e saggezza. Fosse per me e per come vedo le cose, avrei gi ribadito l autonomia del Paese e lasciato al tempo le risposte che lo Stato vicino ci chiede, chiudendo a un tavolo di confronto denitivo le questioni aperte. Errori da parte nostra ci sono stati, ma ora delegittimare un paese che come tutti gli altri affronta una crisi economica globale appesantendolo ulteriormente con queste richieste senza dialogo mi sembra forzato. In fondo trentacinque anni fa vivevamo

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ugualmente, non ricordo mancasse niente, n a me n ai miei amici. Neppure crescendo, ho notato una mancanza di beni o un crescere di povert. La povert labbiamo conosciuta quando abbiamo dato a chi, non vivendo la nostra realt, ha visto una ricchezza propria in attivit assurde, afancati da una politica stanca e senza idee, che ha imboccato strade facili, ma troppo in discesa!

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Serravalle 27 marzo 2010

Cos come quando mi trovavo nellAbissinia in bicicletta, non potendo pedalare dovevo spingere la bicicletta. Facciamolo di nuovo. Scendiamo dal piedistallo e facciamo quello che sappiamo fare. Non siamo banchieri, lasciamolo fare ad altri. Non siamo un ospizio, anche se ormai in troppi in quello si sono rifugiati, la nostra pubblica amministrazione

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veramente troppo pesante. Non siamo per neppure incapaci, anzi! Con quello che gi abbiamo a disposizione, e la nostra sovranit, potremmo ricostruirci. Abbiamo un ospedale efcientissimo, allarghiamo le nostre vedute a questa ed altre situazioni come la fecondazione articiale e la ricerca sulle cellule staminali. Universit: il futuro internet, la velocit, il raggruppamento, apriamo la mente allora a nuove facolt! Riappropriamoci della TV, di quei canali televisivi che utilizziamo solo per unora al giorno, approfondiamo le situazioni, per assurdo potremmo riunirci tutti quanti nel campo sportivo di Serravalle e fare l, tutta la cittadinanza, una seduta consigliare e decidere il da farsi.

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Montegiardino 27 marzo 2010

Da qualsiasi punto di vista si guardi il nostro monte bellissimo, e allora facciamolo vedere! Ma non solo collanine, orologi e liquori di cattivo gusto, rivalutiamo il centro storico!

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Prima Torre Guaita 27 marzo 2010

Facciamo percorsi, apriamoci ancor di pi al teatro, alla cultura e allo spettacolo, iniziamo una produzione, facciamo un lm ma inventiamoci qualcosa e chiudiamo queste banche e nanziarie che ci hanno spaccato in mezzo.
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Terza Torre Montale 27 marzo 2010

Volete un casin: facciamolo. Perch non costruire o utilizzare uno spazio adatto a questa situazione? Perfetto purch questo mantenga lobbligatoria gestione da parte dello Stato. E i locali non possono essere che in Citt, abbiamo gi abbassato abbastanza il turismo verso i nostri conni, facendo cos, obbligatoriamente abbiamo evitato il centro storico che dovrebbe invece esserne il vero fulcro.
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Citt Stradone 3 settembre 2007

Mi

piacerebbe

tanto

un

corso,

dove

passeggiare. Ma non una passerella classica. Lo stato dovrebbe emettere un bando per la sua realizzazione, o proporlo a un architetto di fama internazionale. A me piacerebbe ci fosse un luogo dincontro dove passare ore di svago.

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Citt Porta del Paese 6 gennaio 2009

Continuiamo ad aprire le porte al divertimento e allallegria, chiudiamo a tutti quelli che speculano sul nostro paese e cresciamo di nuovo con esso.

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CittPalazzo Pubblico 18 luglio 2009

La politica deve ora pi che mai credere in ci che siamo e attraverso il rinnovamento trovare soluzioni per un paese che ha tanto ancora da dare, per dimostrare come ha sempre fatto, che libert, autonomia e pace sono principi di esempio per tutti, da sempre!
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Citt Galleria dArte Moderna e Contemporanea 23 giugno 2060

Tic tac tic tac tic tac, secondi, minuti, ore che lasciano il posto a giorni ed anni. Il futuro un secondo avanti a noi e nel mio prossimo vorrei che le persone si specchiassero di fronte a queste opere create nella semplicit dei miei luoghi, nella semplicit delle mie forme e nella semplicit del mio modo di vivere. Ritrovare lo spirito e limpegno che si respirato in passato,

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quello che non dovevi cercare, perch presente e concreto nella nostra educazione. Se lavorare tanto per accumulare tanto porta ad arroganza e menefreghismo per il prossimo, forse meglio lavorare meno, pensare di pi con la propria testa e ragionare sul da farsi nel pieno rispetto dei nostri valori di libert, indipendenza e sovranit.

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. . . . . . . . . . . . . Ormai anziano, accanto al caminetto, guardando la legna che brucia sento ancora il sapore del gelato guadagnato tanti anni prima. Evocata dalle amme inizio il racconto ancora vivo nella mia memoria, ai miei nipoti, della leggenda di un piccolo Stato che nel momento pi difcile dalla sua costituzione ha saputo decidere per la sua libert! Ha nuovamente creduto nellazzurro cielo e nel bianco della pace, la bandiera che ci rappresenta nel mondo intero, ben oltre i miei novantanove scalini.

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