Sei sulla pagina 1di 102

UNIVERSIT

`
A DEGLI STUDI DELLINSUBRIA
Facolt`a di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali
Corso di Laurea Specialistica in Fisica
Struttura delle bande fotoniche
in sistemi di atomi ultrafreddi
intrappolati in reticoli ottici
Relatore Interno: Prof. Alberto PAROLA
Relatore Esterno: Dr. Iacopo CARUSOTTO
(Centro BEC-INFM-CNR, Trento)
Tesi di laurea di:
Francesco BARIANI
Matricola 700066
Anno Accademico 2005-2006
Ai miei nonni
Giuseppe e Giuseppina
Domenico e Gabriella
perch`e le radici danno linfa vitale.
Alla mia famiglia
Graziano, Luisa e Fabio
perch`e ci sono, sempre.
La riduzione di ci`o che `e numeroso e variegato
a ci`o che `e generale e semplice,
o meglio, come avrebbero detto i Greci,
della molteplicit`a allunit`a,
costituisce ci`o che noi indichiamo come capire.
[Wolfgang Pauli]
Indice
Introduzione iii
1 Cristalli fotonici 1
1.1 Indice di rifrazione modulato periodicamente . . . . . . . . 2
1.2 Lo sviluppo della ricerca sui cristalli fotonici . . . . . . . . 5
1.3 Strutture e tecniche per la realizzazione di cristalli fotonici 6
1.4 I cristalli fotonici risonanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.4.1 La costante dielettrica di Drude-Lorentz . . . . . . 8
1.4.2 Strutture proposte e realizzate . . . . . . . . . . . . 9
1.4.3 La risposta risonante dellatomo a due livelli . . . . 10
1.4.4 Parametri tipici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
2 Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 15
2.1 Il reticolo in approssimazione di quasi-bulk . . . . . . . . . 16
2.1.1 Analisi delle bande fotoniche . . . . . . . . . . . . . 19
2.2 Il reticolo come cristallo fotonico unidimensionale . . . . . 24
2.2.1 Matrici di trasferimento . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.2.2 Analisi delle bande fotoniche . . . . . . . . . . . . . 29
2.2.3 Andamento globale dei gap . . . . . . . . . . . . . 34
2.2.4 Confronto fra valori analitici e numerici . . . . . . . 37
2.3 Metodo completamente quantistico . . . . . . . . . . . . . 38
2.3.1 Lelemento di matrice eccitone-fotone . . . . . . . . 39
2.3.2 Descrizione del sistema con due modi interagenti . . 42
i
ii INDICE
2.3.3 Descrizione del sistema con tre modi interagenti . . 45
2.3.4 Struttura degli autovettori . . . . . . . . . . . . . . 47
3 Propriet`a di riessione 51
3.1 Parte immaginaria del vettore donda di Bloch . . . . . . . 51
3.1.1 Regime puramente eccitonico . . . . . . . . . . . . 53
3.1.2 Regime misto eccitonico-Bragg . . . . . . . . . . . 55
3.2 Lo spettro di riessione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
3.2.1 Reticolo semi-innito . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
3.2.2 Reticolo nito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
4 Reticolo bicromatico 69
4.1 Matrici di trasferimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70
4.1.1 Regime puramente eccitonico . . . . . . . . . . . . 70
4.1.2 Regime misto eccitonico-Bragg . . . . . . . . . . . 72
4.2 Metodo completamente quantistico . . . . . . . . . . . . . 74
4.2.1 Regime puramente eccitonico . . . . . . . . . . . . 75
4.2.2 Regime misto eccitonico-Bragg . . . . . . . . . . . 76
4.3 Propriet`a di riessione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78
4.3.1 La parte immaginaria del vettore donda di Bloch . 78
4.3.2 Punti a riessione nulla . . . . . . . . . . . . . . . . 80
5 Conclusioni e possibili sviluppi 83
5.1 Struttura delle bande fotoniche . . . . . . . . . . . . . . . 83
5.2 Spettro di riessione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
5.3 Il reticolo bicromatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
5.4 Possibili sviluppi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87
Bibliograa 89
Ringraziamenti 93
Introduzione
Lo studio della propagazione della luce in strutture con una modulazione
spaziale periodica delle propriet`a dielettriche ha avuto un rapido sviluppo
negli ultimi 20 anni sia dal punto di vista teorico che sperimentale. Alla
base dellinteresse destato c`e la possibilit`a di modicare radicalmente la
propagazione della radiazione allinterno di tali sistemi e le caratteristiche
della sua interazione con la materia. Leetto dellindice di rifrazione sulla
luce presenta infatti forti somiglianze con quello di un potenziale su una
particella quantistica: una sua modulazione periodica d`a luogo ad una
struttura a bande e gap per la luce analoga a quella degli elettroni in un
cristallo. Per questo motivo si parla di cristalli fotonici.
I primi cristalli fotonici ad essere studiati erano composti da mezzi dielet-
trici con indice diverso, ma sempre indipendente dalla frequenza. Succes-
sivamente questo studio `e stato esteso al caso di cristalli fotonici composti
da mezzi con risposta dielettrica fortemente risonante. Rispetto ai cristal-
li passivi, questi sistemi risonanti risultano vantaggiosi sia dal punto di
vista delle dimensioni dei gap che da quello della robustezza rispetto al
disordine.
Tra i cristalli fotonici risonanti occupano un posto di rilievo sistemi di
atomi intrappolati in reticoli ottici, la cui periodicit`a spaziale `e determi-
nata dallinterferenza di vari fasci laser coerenti. Il presente lavoro di tesi
si pregge di studiare in maniera sistematica la propagazione della luce in
un cristallo fotonico composto da un reticolo di atomi a 2 livelli. Un tale
sistema `e attualmente di grande interesse sperimentale, in quanto realiz-
zabile con atomi alcalini ultrafreddi (ad esempio di
87
Rb,
23
Na, etc.) in
una fase di isolante di Mott. Linteresse specico di questi sistemi `e legato
alla soppressione dellemissione spontanea causata dalla geometria rigoro-
samente periodica del sistema, che permette di mantenere la coerenza del
sistema per tempi molto lunghi rispetto alle scale temporali dellintera-
zione radiazione-materia. In particolare si prevede che questo fatto possa
rivestire un grande interesse in vista di applicazioni allottica quantistica
e al trattamento dellinformazione quantistica.
iii
iv INTRODUZIONE
Il lavoro di ricerca `e stato svolto presso il Centro di Ricerca e Sviluppo sulla
condensazione di Bose-Einstein dellINFM-CNR, ospitato dallUniversit`a
di Trento, con fondi forniti dal CNR tramite Contratto di prestazione
dopera in regime di collaborazione coordinata e continuativa.
La tesi `e suddivisa in 5 capitoli.
Il capitolo 1 fornisce un veloce quadro storico della ricerca sui cristalli
fotonici e dello stato dellarte.
Nel capitolo 2 si introduce il modello usato per la descrizione teorica
del sistema e si calcola la struttura delle bande fotoniche utilizzando
sia un approccio classico basato sullindice di rifrazione, che uno
completamente quantistico in termini di bande polaritoniche.
Nel capitolo 3 si indagano le propriet`a di riessione della radiazione
per frequenze comprese nelle zone di gap, con riferimento a strutture
innite e nite.
Il capitolo 4 `e dedicato allo studio di un reticolo cosiddetto bicroma-
tico, in cui cio`e la cella elementare contiene due atomi. Oltre alla si-
ca diretta generalizzazione di quella discussa nei capitoli precedenti,
sono messi in evidenza nuovi eetti sici di interesse.
Lultimo capitolo riassume i risultati ottenuti e indica alcune fra le
possibili linee di sviluppo futuro.
CAPITOLO 1
Cristalli fotonici
La propagazione delle onde elettro-magnetiche (e.m.) `e governata dalle
equazioni di Maxwell che, nel SI, in un mezzo non magnetico privo di
cariche libere, si scrivono [1, 2]
(
0

E) = 0 (1.1a)
(
0

H) = 0 (1.1b)


E =
0


H
t
(1.1c)


H =
0

E
t
(1.1d)
dove

E `e il campo elettrico,

H il campo magnetico,
0
e
0
rispettivamente
la costante dielettrica e la permeabilit`a magnetica del vuoto e
r
la costante
dielettrica relativa del mezzo
1
; la permeabilit`a relativa `e
r
= 1 per ipotesi.
Dalla costante dielettrica relativa si ricava lindice di rifrazione del mezzo
n =

(1.2)
Considerando unonda e.m. monocromatica del tipo

E(x, t) =

E(x)e
it
(1.3)
e passando nel dominio della frequenza, si possono riassumere le (1.1) nella
forma
(

E(x))

2
c
2
(x)

E(x) = 0 (1.4)
1
Dora in avanti la costante dielettrica relativa sar`a indicata semplicemente come
o costante dielettrica, mentre sar`a sempre specicato quando ci si riferisce a quella del
vuoto,
0
, o a quella assoluta del mezzo,
0
.
1
2 CAPITOLO 1
dove si `e introdotta una dipendenza spaziale per la costante dielettrica;
lequazione ottenuta pu`o essere scritta come
_


2
c
2
((x) 1)
_

E(x)
_
(ln((x)))

E(x)
_
=

2
c
2

E(x) (1.5)
Questa espressione `e anche detta equazione di Schrodinger per i fotoni in
quanto si pu`o considerare il campo elettrico come la funzione donda della
particella fotone, in analogia con lequazione donda per una particella
quantistica non relativistica di massa m
_

2
2m

2
+ V (x)
_
(x) = A(x) (1.6)
dove `e la funzione donda della particella, ad esempio un elettrone, V (x)
`e il potenziale a cui `e soggetta e A `e la sua energia.
1.1 La luce in sistemi con indice di rifra-
zione modulato periodicamente
Gli elettroni nei cristalli sono sottoposti ad un potenziale spazialmente
periodico, dovuto alla dispozione ordinata degli atomi. Basandosi esclu-
sivamente su questa ipotesi e trascurando le interazioni fra elettroni, il
teorema di Bloch [3] fornisce una descrizione qualitativa della legge di
dispersione: lo spettro `e suddiviso in bande separate da gap, cio`e intre-
valli energetici vietati agli elettroni. Sempre dallinvarianza traslazionale
discreta del potenziale, si pu`o derivare la forma generale della funzione
donda
(x) = u
n,

K
(x)e
i

Kx
(1.7)
Lelettrone `e caratterizzato da due numeri quantici: il quasi-momento o
vettore donda di Bloch

K, denito in analogia con il momento della par-
ticella libera e limitato a variare nella prima zona di Brillouin, e lindice
discreto n, caratteristico di una particolare banda energetica fra quelle in
cui si suddivide lo spettro.
Si consideri dunque un sistema in cui sia modulata periodicamente; cono-
scendo la dipendenza del potenziale fotonico dalla costante dielettrica
relativa, si ha che linvarianza traslazionale discreta del sistema impone
allo spettro fotonico la suddivisione in bande permesse e gap proibiti.
Inoltre il prolo del campo elettrico deve avere le caratteristiche richieste
dal teorema di Bloch. Perch`e questi eetti si notino `e necessario che la mo-
dulazione di sia fatta sulla scala della lunghezza donda della radiazione
considerata.
Cristalli fotonici 3
Nel caso generale, il carattere vettoriale del campo elettrico, o se si preferi-
sce della funzione donda fotonica, complica lo studio dellequazione (1.5);
per semplicit`a si supponga dunque che il sistema in oggetto presenti una
modulazione unidimensionale dellindice di rifrazione. In tal caso, data la
natura trasversale dellonda e.m. che si pu`o desumere dalle equazioni (1.1),
per una radiazione incidente lungo la direzione di modulazione e polariz-
zata linearmente, il termine gradiente al primo membro si annulla e si ha
cos` un problema scalare. Tale problema pu`o essere arontato in vari mo-
di [4]: si pu`o costruire un approccio nel formalismo di Bloch, sviluppando
in serie di Fourier le quantit` a siche sui vettori del reticolo reciproco ed
ottenendo cos` un sistema di equazioni accoppiate per i coecienti del-
lo sviluppo del campo elettrico, oppure si pu`o impostare un problema di
interazione fra autofunzioni del sistema libero, cio`e senza potenziale, in-
troducendo leetto della modulazione periodica della costante dielettrica
attraverso un coeciente di accoppiamento.
In gura 1.1 `e riportato lo spettro fotonico di una struttura a strati compo-
sti da due dierenti mezzi omogenei, in modo che lindice di rifrazione vari
alternativamente. Denita la lunghezza L della cella elementare, si pu`o no-
tare che le bande deviano maggiormente dalla linearit`a in corrispondenza
della frequenza di Bragg

br
=
c
n
eff

L
(1.8)
e dei suoi multipli, attorno a cui si aprono i gap. Lindice di rifrazione
ecace n
eff
della struttura `e determinato dalla media degli indici di rifra-
zione sulla cella elementare. In corrispondenza di tali gap il vettore donda
di Bloch ha parte reale costante e acquista una parte immaginaria che pro-
voca un decadimento esponenziale dellonda nella struttura, impedendone
la propagazione. Si parla in questo caso di onda evanescente. Lampiezza
dei gap dipende dal contrasto di indice di rifrazione [4]. La generazione
di queste zone vietate dello spettro `e dovuta ai processi di interferenza
distruttiva delle onde riesse sui piani reticolari. Le bande possono inoltre
essere analizzate attraverso strumenti che provengono dallo studio della
struttura a bande dei solidi, quali il modello a particelle quasi libere o il
tight binding [3]. Nel contesto dellapprossimazione a fotoni quasi liberi,
lapertura dei gap `e intepretata a partire dalla repulsione fra autostati
fotonici degeneri mediata dalla presenza del reticolo [5], mentre nel tight-
binding la banda `e considerata come levoluzione di un livello energetico
discreto di una singola buca di potenziale quando se ne pongano diverse
ad intervalli costanti [2].
Nel confronto fra le due equazioni, per lelettrone (1.6) ed il fotone (1.5),
emergono dierenze importanti: la dispersione libera `e diversa, quadratica
per gli elettroni e lineare per i fotoni, il potenziale fotonico dipende dalla
frequenza dellonda propagante, e le interazioni dirette fra modi fotonici
4 CAPITOLO 1
0.2 0.4 0.6 0.8 1
0
0.5
1
1.5
2
Re(KL/)

b
r
0 0.05 0.1 0.15 0.2 0.25 0.3
0
0.5
1
1.5
2
2.5
Im(KL)

b
r
Figura 1.1: Parte reale ed immaginaria del vettore donda di Bloch per una
struttura a strati; la cella elementare `e composta da due strati di lunghezza
d
1
= d
2
= L/2 con indice di rifrazione rispettivamente n
1
= 1 e n
2
= 1.4.
non esistono in regime lineare, mentre nel caso degli elettroni le intera-
zioni reciproche non possono essere omesse. E inoltre importante tenere
conto dello spin: per i fotoni il carattere vettoriale del campo elettrico
impone di considerare diverse possibili polarizzazioni della radiazione che
si comportano dierentemente ad incidenza non normale, mentre nel caso
dellelettrone nei cristalli si ha un problema scalare perch`e generalmente
laccoppiamento spin-orbita `e trascurabile.
Dallanalogia proposta si pu`o trarre una tabella riassuntiva del diverso
comportamento delle particelle elettrone e fotone in un cristallo
2
[2, 6].
Propriet`a Elettrone Fotone
Tipo di particella Fermione Bosone
Spin 1/2 1
Relazione di dispersio-
ne libera
Quadratica Lineare
Accoppiamento S.O. Trascurabile nei cri-
stalli
Determina dierenze
fra onde TE e TM
Accuratezza delle
bande
Limitata dalle intera-
zioni mutue
Essenzialmente esatta
in mezzi lineari
Tabella 1.1: Confronto fra le propriet`a dellelettrone e del fotone, desunte
rispettivamente dalle equazioni 1.6 e 1.5.
2
Con questo termine si vuole indicare una struttura le cui propriet`a hanno una
dipendenza spaziale periodica
Cristalli fotonici 5
1.2 Lo sviluppo della ricerca sui cristalli
fotonici
Le prime evidenze delleetto della periodicit`a delle propriet`a dielettriche
in un mezzo sulla propagazione della radiazione e.m. risalgono ai lavori
di Bragg [7], da cui si `e successivamente sviluppata la teoria della dif-
frazione dinamica dei raggi X nei cristalli [8]. I primi esperimenti hanno
mostrato infatti che quando la distanza tra piani reticolari `e dellordine
della lunghezza donda della radiazione incidente si registra un picco nella
riessione, come descritto dalla condizione
n = 2dcos (1.9)
dove n `e un numero intero, `e la lunghezza donda della radiazione, d
`e la distanza tra due piani reticolari paralleli e `e langolo di incidenza,
misurato rispetto alla normale della supercie. Questo comportamento
sta a signicare che la geometria ordinata del cristallo ha un eetto im-
portante sulla propagazione della radiazione X la cui lunghezza donda `e
paragonabile alla periodicit`a cristallina.
Data la loro semplicit`a di studio e realizzazione, le prime strutture a mo-
dulazione periodica dellindice di rifrazione ad essere realizzate a lunghezze
donda nella regione dellottico sono state quelle unidimensionali, indica-
te come reticoli di Bragg o DBR (Distributed Bragg Reector), per via
delle propriet`a dello spettro di riessione allinterno dei gap [4]. I reticoli
di Bragg hanno trovato notevoli applicazioni ad esempio nel campo della
trasmissione in guida donda, dove sono utilizzati come ltri selettivi per
lunghezza donda o come specchi per la realizzazione di laser (DBR laser),
o microcavit`a [2, 9].
La mancanza di metodi per generare contrasti di indice di rifrazione forti a
lunghezze donda ottiche e la dicolt`a nel costruire strutture multidimen-
sionali e realmente periodiche su scale diverse da quelle cristalline hanno
rallentato per lungo tempo lapprofondimento anche teorico della struttu-
ra delle bande fotoniche nella regione dellottico. Alla ne degli anni 80
linteresse per questi sistemi `e stato suscitato dalla ricerca di un gap foto-
nico completo, che valesse cio`e per qualsiasi componente dello spettro in
una certa banda di frequenze. Limportanza di questa propriet`a `e legata
allannullamento della densit`a di modi ottici per le frequenze dentro al gap.
In tal modo le propriet`a del materiale risultano profondamente variate: si
ha, ad esempio, linibizione dellemissione spontanea [10] con interessanti
applicazioni proposte nel campo dellottica quantistica e dellelettronica
quantistica [6]. Unaltra conseguenza di tale inibizione `e la soppressione
delle interazioni dipolo-dipolo interatomiche o intermolecolari [11]. Inoltre
tali strutture sono un candidato ideale per studiare fenomeni legati alla lo-
6 CAPITOLO 1
calizzazione di Anderson con i fotoni [12,13]. A partire da questi lavori, si `e
cominciato a parlare di cristalli fotonici, comprendendo successivamente
nel novero anche le strutture unidimensionali.
1.3 Strutture e tecniche per la realizza-
zione di cristalli fotonici
Le particolari propriet`a previste per i cristalli fotonici, con le interessanti
ricadute applicative, hanno aperto un vero e proprio nuovo campo di ricer-
ca a met`a strada tra lottica e lo stato solido, molto fecondo n dagli inizi.
Le questioni principali si possono ricondurre a due categorie: le propriet`a
delle zone di gap e la realizzabilit`a della struttura.
Con gli strumenti e i metodi dello stato solido si `e sviluppato da subito
un vasto studio teorico della struttura a bande per cristalli fotonici di va-
ria geometria [14, 15, 16, 17] che ha portato a suggerire per la prima volta
lesistenza di un gap fotonico completo in strutture modicate a partire
da un cristallo fcc. Lutilizzo della struttura base fcc `e stato suggerito dal
fatto che la cella di Wigner-Seitz `e la pi` u sferica fra quelle dei reticoli
di Bravais. Linvarianza di scala delle equazioni di Maxwell permette di
trasferire direttamente i risultati ottenuti da un range di frequenze allal-
tro: un gap nellottico sar`a quindi osservato in una struttura ottenuta da
una struttura con un gap nelle microonde per semplice riscalamento delle
dimensioni spaziali.
Lo studio dei cristalli fotonici `e stato indirizzato dai concomitanti lavori
sperimentali. Le prime evidenze dellesistenza di un gap fotonico sono state
ottenute in sistemi formati da un materiale dielettrico con basse perdite
di utilizzo commerciale ( 10) forato per ottenere degli atomi di aria
con un fattore di riempimento dell80% e periodicit`a nella regione delle
microonde (mm) [18]. Successivamente si `e dimostrata lincompletezza del
gap di queste prime strutture e si `e misurato un vero e proprio gap fotonico
completo in strutture modicate, con atomi daria non sferici [19, 6].
Utilizzando una concezione simile si sono anche sviluppati sistemi con pe-
riodicit`a bidimensionale e tridimensionale, composti da cilindri di ossido di
alluminio di diametro dellordine dei mm immersi in aria. Si sono costruiti
reticoli con spaziatura dellordine di 10 volte il diametro dei cilindri, nel
caso bidimensionale con disposizione in un reticolo quadrato [20] mentre
nel caso tridimensionale con un reticolo fcc con due cilindri per cella [21].
In entrambi i casi si `e misurato un gap fotonico completo, rapportato alla
dimensionalit`a del sistema, nel range delle microonde. Questa tecnica di
costruzione ha inoltre permesso una maggiore scalabilit`a della struttura.
Cristalli fotonici 7
Un gap allinizio dello spettro infrarosso `e stato ottenuto in strutture bi-
dimensionali, composte da cilindri riempiti di aria di diametro dellordine
del m immersi in vetro di piombo ( = 2.72) e disposti in un reticolo
triangolare con spaziatura leggermente superiore al diametro stesso [22].
Di poco successivo ai primi lavori sulle strutture aria-dielettrico, si `e svilup-
pato un approccio alternativo alla realizzazione di sistemi con propriet`a
dielettriche periodiche, basato sulla tecnica delle soluzioni colloidali au-
toassemblanti [23]. E noto che sfere di polistirolo cariche in soluzione
possono essere indotte a formare cristalli di geometria fcc, con distanze
interplanari dellordine delle lunghezze donda ottiche, e gi`a negli anni 60
si era misurata una forte riessione di Bragg da queste strutture. Sulla
scia delle prime intuizioni teoriche legate ai cristalli fotonici, si `e cos` mi-
surata una diminuzione del rate di decadimento per emissione spontanea
di molecole inserite in un cristallo formato da sfere di polistirolo ( = 1.45)
del diametro di 0.1m con una frazione di riempimento del volume pari a
0.1 [24].
Data limportanza di ottenere gap fotonici nel range del visibile tale strada
`e stata perseguita con lo sviluppo di studi teorici e sperimentali sempre
pi` u approfonditi e metodici; in particolare sono state misurate le propriet`a
ottiche di tali cristalli, come lo spettro di riessione e la dispersione a
bande dei fotoni, [25] cos` da proporre tutta una serie di strutture aventi
gap fotonici completi nel visibile [26].
A partire dalla seconda met`a degli anni 90 si sono sviluppate ulteriori
tecniche e suggeriti nuovi materiali, nel tentativo di ottenere gap in un
range ampio dello spettro e.m. e con la prospettiva di standardizzare la
produzione di cristalli fotonici: in questa strada si inseriscono ad esempio
gli opali, le strutture ad opale invertito o altri sistemi autoassemblanti
[27, 28] o ancora la litograa olograca [29].
1.4 I cristalli fotonici risonanti
Una possibile soluzione per rendere meno critiche le propriet`a della strut-
tura `e lutilizzo di mezzi con risposta dielettrica risonante. In questi mezzi
la costante dielettrica ha una dipendenza dalla frequenza e diviene negati-
va in determinate regioni dello spettro: di conseguenza lindice di rifrazione
`e immaginario e dunque allinterno del mezzo la radiazione decade espo-
nenzialmente. In un mezzo omogeneo innitamente esteso la propagazione
risulta cos` proibita e si ha la generazione di un gap. Lidea di base dei
cristalli fotonici risonanti `e di fondere le propriet`a dello spettro derivanti
dalla periodicit`a del reticolo con quelle dovute alla presenza di risonatori
disposti secondo tale periodicit`a. Dora in avanti le strutture costituite
8 CAPITOLO 1
da mezzi con indice di rifrazione indipendente dalla frequenza menzionate
nella sezione precedente saranno indicate come cristalli fotonici passivi,
per dierenziarli da quelli risonanti su cui questa tesi si concentra.
1.4.1 La costante dielettrica di Drude-Lorentz
Il sistema paradigmatico per rappresentare una risonanza `e loscillatore
armonico. Si modellizzi dunque lelettrone legato allatomo come un oscil-
latore armonico di frequenza caratteristica
0
, smorzato dalla presenza di
un termine dissipativo . Lequazione per la posizione x dellelettrone `e
data da
m
e

2
x
t
2
+ m
e

2
0
x m
e

x
t
= 0 (1.10)
Si sottoponga il sistema ad un campo elettrico esterno

E variabile nel
tempo. Lelettrone `e forzato nella sua oscillazione dalla presenza del campo
elettrico e, data la linearit`a del sistema, nel dominio della frequenza si
ottiene
m
e

2
x + m
e

2
0
x im
e
x = e

E (1.11)
che permette di ricavare la dipendenza della posizione dal campo esterno
per una data frequenza. Con questo risultato si pu`o scrivere il momento
di dipolo relativo allelettrone
= ex =
e
2

E
m
e
1

2
0

2
i
(1.12)
Immaginando un mezzo composto da un insieme di questi oscillatori ar-
monici, tale mezzo ha polarizzazione

P =
0

E = (1.13)
da cui si ricava la suscettibilit`a risonante del mezzo e di conseguenza la
costante dielettrica relativa
() = 1 + () = 1 +
e
2

0
m
1

2
0

2
i
(1.14)
Questa `e la formula nota come costante dielettrica di Drude-Lorentz [1].
Per un generico sistema risonante si pu`o scrivere
() = 1 + () = 1 +
f

2
0

2
i
(1.15)
dove f `e detta forza doscillatore della risonanza.
Cristalli fotonici 9
1.4.2 Strutture proposte e realizzate nellambito dei
cristalli fotonici risonanti
Negli ultimi dieci anni sono numerosi gli studi teorici e sperimentali che
si occupano di sistemi periodici formati da mezzi con risposta dielettrica
dipendente dalla frequenza. In questo breve paragrafo se ne citano alcuni,
noti allautore, per fornire un quadro delle linee di ricerca attive.
Nel tentativo di individuare un gap completo nel visibile sono state pro-
poste strutture formate da componenti metalliche, la cui risposta `e della
forma
() = 1

2
p

2
(1.16)
dove
p
`e la frequenza di plasma, immerse in un dielettrico. Lanalisi di
questi cristalli metallo-dielettrici prevede la formazione di ampi gap com-
pleti su un largo spettro di frequenze dagli infrarossi no allultravioletto,
in dierenti geometrie [30,31]. Sperimentalmente `e possibile ottenere siste-
mi di questo tipo con microsfere metalliche in soluzione autoassemblantesi
in cristalli tridimensionali, di cui `e possibile misurare lo spettro di ries-
sione per ricavare informazioni sulle propriet`a ottiche [32]. In analogia con
queste strutture si inseriscono le cosidette superci ad alta impedenza,
che impediscono la propagazione di correnti a frequenze radio, ottenute
corrugando in maniera periodica una supercie metallica [33], ed anche le
loro evoluzioni come i cristalli fotonici uniplanari [34].
Il rapido miglioramento delle tecniche di raredamento laser e di intrap-
polamento magneto-ottico di alcune specie atomiche ha permesso la co-
struzione di reticoli in cui gli atomi sono intrappolati da micropotenziali
indotti per eetto Stark da onde stazionarie ottenute con laser contropro-
paganti [35]. Queste strutture sono generalmente indicate come reticoli
ottici e permettono di realizzare sistemi a diversa dimensionalit`a e com-
posizione, in cui la costante dielettrica assume la forma di Drude-Lorentz.
Esistono diversi metodi per considerare linterazione radiazione-materia in
queste condizioni che considerano classicamente o quantisticamente i dif-
ferenti gradi di libert`a del problema [36]. Dal punto di vista teorico sono
stati studiati la struttura a bande e lo spettro di riessione in geometrie
unidimensionali [37, 9], concentrandosi sulla condizione di risonanza fra
la transizione atomica e la frequenza di Bragg del reticolo e sugli eetti
dellassorbimento. Nel caso tridimensionale ci si `e invece concentrati sulla
struttura a bande nella ricerca di un gap completo [38, 39] o sullappro-
fondimento di propriet`a ottiche particolari, quali le onde di supercie e la
rifrazione negativa [40].
Nei semiconduttori si possono costruire sistemi unidimensionali analoghi
ai reticoli ottici: si tratta di strutture formate da strati periodici di due
10 CAPITOLO 1
dierenti semiconduttori in cui elettroni e lacune sono connati in sottili
strati di un materiale con un piccolo gap tra bande (quantum well) se-
parati da strati larghi di altro materiale con un gap interbanda maggiore
(barriere). Questi sistemi hanno la caratteristica di unire alle propriet`a
risonanti della transizione eccitonica connata nel quantum well, le pro-
priet`a passive dovute al contasto dellindice di rifrazione di background
fra i due materiali [41, 42].
Sempre nellambito dei gas ultrafreddi, recentemente `e stata ottenuta una
nuova fase della materia: lisolante di Mott [43,44]. Un condensato di Bose-
Einstein caricato in un reticolo ottico pu`o essere descritto attraverso un
modello di Bose-Hubbard; i parametri caratterizzanti questo sistema sono:
lenergia di tunneling fra siti vicini, dipendente dal potenziale generato dal
reticolo ottico, e la repulsione fra due atomi nello stesso sito, caratteriz-
zata dalla lunghezza di scattering in onda s. Al variare della profondit`a
delle buche di potenziale si hanno due fasi possibili: il superuido, nel qua-
le gli atomi sono descritti da una funzione donda delocalizzata su tutto
il reticolo e caratterizzata da coerenza spaziale, e lisolante di Mott, nel
quale si ha dunque un fattore di riempimento intero per ciascuna buca di
potenziale con uttuazioni tendenzialmente nulle. Un tale sistema garan-
tisce una perfetta periodicit`a ed `e quindi ideale per essere utilizzato come
cristallo fotonico formato da risonatori.
1.4.3 La risposta risonante dellatomo a due livelli
Il sistema risonante che `e oggetto di studio in questa tesi `e latomo a
due livelli. Per tale motivo se ne descrive la dinamica dellinterazione con
la radiazione al ne di estrarne la forza di oscillatore da utilizzare nella
costante dielettrica.
Si consideri dunque un atomo a due livelli: [g), stato fondamentale, ed
[e), stato eccitato, separati da un salto energetico
0
. Su tale atomo si
faccia incidere una radiazione monocromatica, proveniente da un laser, di
frequenza prossima alla frequenza atomica; modellizzando la radiazione
come un campo esterno

E =

E
0
cos(t) (1.17)
lhamiltoniana totale del sistema pu`o essere scritta come
H = H
A
+ H
R
(

E
0
cos(t) +

E

) (1.18)
dove H
A
`e lhamiltoniana atomica, H
R
`e quella della radiazione, men-
tre lultima parte `e linterazione di dipolo fra latomo di momento e,
rispettivamente, il campo incidente e il vuoto quantistico.
Tale sistema `e descritto dalle equazioni ottiche di Bloch [45]. Levoluzione
dellatomo pu`o essere studiata attraverso la matrice densit`a , i cui ele-
Cristalli fotonici 11
menti matriciali sono le popolazioni degli stati
gg
,
ee
e le coerenze,
ge
e

eg
. Si considerano separatamente leetto del campo esterno e del vuoto
quantistico; per il primo si ha lequazione di evoluzione
i
d
dt
= [H
A


E
0
cos(t), ] (1.19)
mentre leetto delle uttuazioni del vuoto `e valutato attraverso la vita
media del livello eccitato .
Assumendo come reale il momento di dipolo

ge
= g[ [e) (1.20)
si denisca la frequenza di Rabi
=
ge


E
0
(1.21)
Sommando gli eetti dei due termini di interazione, si pu`o scrivere lequa-
zione devoluzione per ciascuno degli elementi matriciali di
d
ee
dt
= icos(t)(
eg

ge
)
ee
(1.22a)
d
gg
dt
= icos(t)(
eg

ge
) +
ee
(1.22b)
d
ge
dt
= i
0

ge
icos(t)(
ee

gg
)

2

ge
(1.22c)
d
eg
dt
= i
0

eg
+ icos(t)(
ee

gg
)

2

eg
(1.22d)
Introducendo la rotating wave approximation per il termine di interazione
e denendo

eg
=
eg
e
it
(1.23a)

ge
=
ge
e
it
(1.23b)

ee
=
ee

gg
=
gg
(1.23c)
si ottiene
d
ee
dt
= i

2
(
eg

ge
)
ee
(1.24a)
d
gg
dt
= i

2
(
eg

ge
) +
ee
(1.24b)
d
ge
dt
= i(
0
)
ge
i

2
(
ee

gg
)

2

ge
(1.24c)
d
eg
dt
= i(
0
)
eg
+ i

2
(
ee

gg
)

2

eg
(1.24d)
12 CAPITOLO 1
Si pu`o notare la conservazione della traccia della matrice densit`a
d(
ee
+
gg
)
dt
= 0 (1.25)
Introducendo le nuove variabili
u =
1
2
(
ge
+
eg
) (1.26a)
v =
1
2i
(
ge

eg
) (1.26b)
w =
1
2
(
ee

gg
) (1.26c)
si possono riscrivere le equazioni ottiche di Bloch nella forma
du
dt
= (
0
)v

2
u (1.27a)
dv
dt
= (
0
)u w

2
v (1.27b)
dw
dt
= v w

2
(1.27c)
Il valore medio del momento di dipolo atomico pu`o essere scritto in termini
di queste variabili
< > = Tr() =
ge
(
ge
+
eg
)
=
ge
(
ge
e
it
+
eg
e
it
)
= 2
ge
(u cos(t) v sin(t)) (1.28)
per cui u e v sono le componenti in fase e in quadratura del dipolo rispetto
al campo incidente.
La costante dielettrica di un bulk di atomi a due livelli
La costante dielettrica di un sistema esprime la risposta del sistema alla
propagazione di campi e.m.; nel sistema che si considera tale risposta `e
legata alla variazione del momento di dipolo dellatomo. Il valor medio del
dipolo `e legato al campo dalla polarizzabilit`a complessa
< >=
0
'(E
0
e
it
) (1.29)
dove =
1
+i
2
e si `e supposto che loscillazione del dipolo segua quella
del campo; si pu`o riscrivere come
< >= E
0

0
(
1
cos(t) +
2
sin(t)) (1.30)
Cristalli fotonici 13
Tale forma `e analoga alla (1.28); sfruttando questa duplice espressione
del valor medio del momento di dipolo si pu`o ottenere la polarizzabilit`a
del singolo atomo. Per fare questo occorre la soluzione stazionaria delle
equazioni (1.27).
u =

2

0
(
0
)
2
+

2
4
(1.31a)
v =

2

2
(
0
)
2
+

2
4
(1.31b)
Confrontando la (1.28) in cui si sono inseriti questi risultati con la (1.30)
e sapendo che la suscettibilit`a dielettrica di un bulk atomico `e la pola-
rizzabilit`a per unit`a di volume si ottiene
() =

2
ge

_
_
_

0
(
0
)
2
+

2
4
i

2
(
0
)
2
+

2
4
_
_
_
=
=

2
ge

1
(
0
) + i

2
=
=

2
ge

0
i

2
(1.32)
da cui, confrontando con la 1.15, si ricava la forza di oscillatore nel limite

0
f =

2
ge

2
0
(1.33)
1.4.4 Parametri tipici
Nel seguito della tesi si utilizzano valori dei parametri ispirati ad un siste-
ma atomico di grande interesse sperimentale quale il rubidio 87: il primo
condensato di Bose `e stato infatti realizzato proprio con questa specie
atomica, cos` come il primo isolante di Mott qualche anno dopo. La spe-
cica transizione che si considera `e la transizione D
2
, in particolare la sua
componente iperna che connette il sottolivello (F = 2, m
F
= 2) del fon-
damentale 5
2
S
1/2
al sottolivello (F

= 3, m

F
= 3) delleccitato 5
2
P
3/2
. Il
momento di dipolo elettrico di questa transizione `e di 2.534 10
29
Cm [46],
che per una densit`a atomica dellordine di 10
20
m
3
corrispondente ad
un atomo per sito di un isolante di Mott di periodo spaziale di 425nm, d`a
luogo ad una forza di oscillatore dellordine di f/
2
0
= 5.6 10
8
.
14 CAPITOLO 1
Parametro Atomo Quantum Well
Energia di eccitazione (
0
) 1.59eV 1.51eV
Larghezza radiativa () 2.5 10
8
eV 10
4
eV
Forza di oscillatore normalizzata(f/
2
0
) 5.6 10
8
1.325 10
3
Tabella 1.2: Confronto fra le propriet`a risonanti di un sistema atomico e di
un quantum well.
E interessante paragonare questi valori con quelli della risonanza eccito-
nica di un quantum well a GaAs di spessore d = 20.6nm [47]. Sebbene la
forza di oscillatore sia notevolmente maggiore, le propriet`a di questo se-
condo sistema sono rese meno interessanti dallinevitabile larghezza non-
radiativa, dovuta alle interazioni con i fononi e con i difetti nel materiale,
che limita il tempo di coerenza delleccitazione materiale.
CAPITOLO 2
Bande fotoniche di un
reticolo di atomi a 2 livelli
Il presente capitolo `e dedicato allo studio della struttura a bande fotoniche
di un reticolo cubico semplice di atomi a due livelli, con un singolo atomo
per sito ed una distanza interatomica a. Tale sistema pu`o essere realizzato
ecacemente con un isolante di Mott, utilizzando ad esempio atomi di
87
Rb. La frequenza della transizione atomica sia
0
. Il sistema `e analizzato
da un punto di vista unidimensionale in quanto si studia il caso di una
radiazione monocromatica incidente normalmente ad un piano reticolare.
I valori utilizzati per descrivere la transizione atomica sono quelli proposti
nella tabella 1.2.
Le caratteristiche del sistema mettono in luce il fatto che ci sono due
punti interessanti nello spettro: la frequenza di risonanza
0
, che contiene
la risposta atomica della materia, e la frequenza di Bragg

br
= c

a
(2.1)
caratteristica della periodicit`a del reticolo. In corrispondenza di queste fre-
quenze `e prevista una forte deviazione dalla linearit`a nello spettro (K)
a causa della repulsione fra modi degeneri, che porta allapertura di gap.
A partire da questa constatazione, nellindagine svolta si `e concentrata
lattenzione su due dierenti regimi in cui il sistema pu`o trovarsi:
0
ben
al di sotto della condizione di Bragg, che sar`a indicato come regime pura-
mente eccitonico, e
0
risonante con la condizione di Bragg, indicato come
regime misto eccitonico-Bragg.
Lo studio del sistema `e eseguito con 3 dierenti modelli: lapprossimazione
15
16 CAPITOLO 2
di quasi-bulk, molto intuitiva, ma altrettanto rozza, il cui unico scopo `e di
farsi unidea sulle zone interessanti dello spettro, il modello di cristallo fo-
tonico unidimensionale, basato sul metodo delle matrici di trasferimento e
che permette di ottenere landamento globale dei gap in modo numerico e,
in parte, analitico, e il metodo completamente quantistico, che ricostruisce
la sica del reticolo a partire agli autostati liberi del sistema e dalla loro
interazione.
2.1 Il reticolo in approssimazione di quasi-
bulk
Un primo modo, molto rude, di guardare al reticolo `e di immaginarlo come
un gas la cui densit`a `e data da
=
1
a
3
(2.2)
La costante dielettrica di un siatto bulk, composto da atomi con transi-
zione caratterizzata da frequenza di risonanza
0
e larghezza di riga , `e
() = 1 +
f

2
0

2
i
(2.3)
che `e la tipica forma di Drude-Lorentz introdotta nel precendete capitolo.
In quel contesto si `e inoltre descritto il caso di un atomo investito da radia-
zione monocromatica di frequenza vicina a
0
con lutilizzo delle equazioni
ottiche di Bloch. Da quel ragionamento si ottiene
() = 1 + () = 1 +
f
3D

0
i

2
(2.4)
che non `e altro che il limite della (2.3) per
0
ponendo f = f
3D
2
0
.
Tale espressione ha il vantaggio di semplicare i conti quando si lavora
nellintorno della risonanza atomica e inoltre fornisce lespressione esplicita
della forza di oscillatore
f
3D
=

2

(2.5)
dove `e il momento di dipolo elettrico della transizione.
Rispetto al caso di bulk disordinato si impongono due condizioni legate
alla natura periodica nella disposizione degli atomi:
il modulo del vettore donda della radiazione `e limitato a variare
nella prima zona di Brillouin [k[ /a;
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 17
seguendo le ipotesi di Hopeld [48] il decadimento radiativo di un
atomo del reticolo viene inibito dalla periodicit`a della struttura in
quanto non si ha pi` u un continuo di stati fotonici sui quali decadere,
ma un insieme discreto. Deve essere infatti vericata la relazione fra
i quasi-momenti iniziale e nale K e K

K K

= G (2.6)
dove G `e un vettore del reticolo reciproco, anche se non si usa la
notazione vettoriale data la natura unidimensionale dellanalisi. Se
dunque non si hanno altri canali di decadimento oltre a quello ra-
diativo, come `e ipotizzabile per un isolante di Mott, si pu`o porre
= 0;
Il modello costruito con tali ipotesi sar`a indicato come quasi-bulk. Il quasi-
bulk non permette unindagine approfondita del sistema per via del fatto
che lunico strumento che mette a disposizione `e la costante dielettrica,
seppur rinforzata dalle ipotesi dovute alla periodicit`a.
Per determinare la posizione o dimensione dei gap in questa approssima-
zione, si utilizzano due condizioni dierenti. La prima deriva dal caso di
bulk e si riferisce al gap che, in tale situazione, si apre al di sopra della riso-
nanza: il limite inferiore dellapertura `e dato dalla frequenza di risonanza
stessa, mentre quello superiore si ottiene dallequazione
() = 0 (2.7)
Il gap corrisponde, come anticipato nel capitolo 1, alla regione in cui la co-
stante dielettrica diviene negativa e, di conseguenza, lindice di rifrazione
`e puramente immaginario: allinterno di queste frequenze si ha unestin-
zione esponenziale della radiazione che dunque non pu`o propagare se il
bulk ha dimensione innita. In questo caso si ottiene sia la posizione che
la dimensione del gap. In gura 2.1 `e riportato landamento della costante
dielettrica, mentre in gura 2.2 sono riportate la parte reale ed immagi-
naria dellindice di rifrazione risonante per un bulk, dove `e ben visibile il
gap.
La seconda condizione `e invece legata allintuizione che la presenza della
struttura ordinata del reticolo, imposta attraverso la prima delle ipotesi
aggiuntive introdotte inuisca sulla propagazione della radiazione. Sem-
plicemente si pu`o fare un ragionamento in analogia con quanto avviene nel
caso degli elettroni nei cristalli: ci si aspetta che i gap si aprano nellintorno
dei punti ai bordi della zona di Brillouin in cui la dispersione libera viene
ripiegata. La posizione di questi punti `e individuata dallequazione
=
c
_
()
k
br
(2.8)
18 CAPITOLO 2
0.4 0.3 0.2 0.1 0 0.1 0.2 0.3 0.4
10
5
0
5
10

/
0
Figura 2.1: Andamento della costante dielettrica (2.4). La linea tratteggiata
permette di individuare il punto di annullamento. Si `e utilizzata una forza di
oscillatore f
3D
= 0.1
0
; =
0
.
1 2 3 4 5 6 7 8 9
0.4
0.3
0.2
0.1
0
0.1
0.2
0.3
0.4
Re(n)

0
0 2 4 6 8
0.4
0.3
0.2
0.1
0
0.1
0.2
0.3
0.4
Im(n)

0
Figura 2.2: Parte reale ed immaginaria dellindice di rifrazione relativo alla co-
stante dielettrica riportata nella gura 2.1. Le linee tratteggiate rappresentano
gli asintoti nei punti di divergenza.
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 19
dove k
br
= /a. Ovviamente tale condizione non `e suciente per valutare
lampiezza delleventuale gap, ma stima la posizione attorno a cui si apre.
Per sottolineare questa dierenza nella notazione dei conti seguenti si usa-
no: quando si pu`o valutare lampiezza di un gap, mentre quando
si determina la posizione del punto di apertura. Di volta in volta `e poi
specicato il punto rispetto al quale si calcolano tali distanze, che dipende
dalla zona di spettro che si sta indagando.
2.1.1 Analisi delle bande fotoniche
Di seguito si procede allanalisi dello spettro a bande fotoniche, concen-
trando lattenzione sulle zone in cui la dispersione si allontana dalla linea-
rit`a, cio`e nellintorno delle frequenze individuate dalle condizioni indicate
sopra. Per fornire una guida nellanalisi e dare una visione globale dello
spettro, nella gura 2.3 viene proposto nella sua interezza; per una mi-
gliore visualizzazione si `e potenziata la forza di oscillatore. Per il regime
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
0
0.5
1
1.5
2
2.5
3
(

0
)
Re(K/k
br
)
Figura 2.3: Spettro fotonico del sistema in approssimazione di quasi-bulk.
Nella gura si `e aumentata di 10 ordini di grandezza la forza di oscillatore per
permettere una visione globale dello spettro. Si notano le zone relative a gap e
ripiegamenti, a partire dalle basse frequenze: sotto risonanza, dove compare la
struttura a ripegamenti multipli, sopra risonanza, ed inne frequenza di Bragg,
la cui posizione `e stimata dal ripiegamento superiore. Si sono tratteggiate le
parti non siche dello spettro, regola adottata anche per le successive gure.
puramente eccitonico lanalisi `e suddivisa tra la zona di risonanza, attor-
20 CAPITOLO 2
no a
0
, e la zona di Bragg, nellintorno di
br
, mentre il regime misto
eccitonico-Bragg richiede ununica discussione in quanto le due condizioni
sono simultaneamente soddisfatte.
Regime puramente eccitonico: regione attorno alla frequenza di
risonanza
Lo spettro `e riportato in gura 2.4. Sopra la risonanza si ha il gap dovuto
alla transizione atomica; la prima condizione introdotta precedentemente
permette di stimarne il bordo superiore. Utilizzando la (2.4), dove si `e
posto = 0, e scrivendo =
0
+ , si ottiene

0
=
f
3D

0
(2.9)
che fornisce lampiezza del gap, normalizzata alla frequenza di risonanza,
in accordo con la gura 2.4.
0 0.2 0.4 0.6 0.8
5
4
3
2
1
0
1
2
3
4
5
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
Figura 2.4: Spettro fotonico nella zona di risonanza nel regime puramente ec-
citonico, in approssimazione di quasi-bulk. La linea tratteggiata indica il punto
del primo ripegamento che stima il punto candidato allapertura del gap sot-
to risonanza. Appena al di sotto della risonanza si nota la struttura a inniti
ripiegamenti. a = 200nm da cui si ottiene f
3D
= 3.6 10
8

0
, =
0
.
Al di sotto della frequenza di risonanza, il caso di bulk prevede che il
vettore donda diverga per

0
, a causa della divergenza nellindice
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 21
di rifrazione, come si vede in gura 2.2. Nello spettro di quasi-bulk, in
conseguenza delle ipotesi aggiuntive, si generano inniti ripiegamenti della
banda inferiore tra k = 0 e k = k
br
. Questa zona `e interessante in quanto la
repulsione indotta dal reticolo pu`o generare un anticrossing in questi punti
di ripiegamento; `e possibile stimare la posizione di tali punti imponendo
la condizione (2.8).
Si consideri il primo ripiegamento della banda, che `e maggiormente disco-
sto dalla frequenza di risonanza. Elevando al quadrato entrambi i membri
e sostituendo la forma esplicita della costante dielettrica, la condizione
pu`o essere riscritta come
_

0
_
3

0
_
2
_
1 +
f
3D

0
_

0
__

br

0
_
2
+
_

br

0
_
2
= 0 (2.10)
Misurando le frequenze a partire dalla risonanza =
0
+ e conside-
rando i soli termini lineari in (/
0
); si ottiene cos`

0
=
f
3D

0
1
_

2
br

2
0
1 + 2
f
3D

0
_ (2.11)
dove lultimo termine a denominatore pu`o essere omesso infatti si ha
(f
3D
/
0
) 1. Dato che la frequenza di risonanza `e al di sotto di quella
di Bragg il denominatore `e positivo e fornisce < 0, come evidenziato
in gura 2.4. Si `e cos` stimata la posizione del ripiegamento pi` u lontano
dalla frequenza di risonanza.
Analogamente si potrebbero valutare le posizioni anche degli altri punti
di ripiegamento; tuttavia tali punti sono un artefatto del quasi-bulk e
non sono presenti nei modelli pi` u rigorosi discussi nel seguito. Per questo
motivo non vengono analizzati.
Regime puramente eccitonico: regione attorno alla frequenza di
Bragg
Nella zona attorno alla condizione di Bragg il modulo del vettore donda
libero raggiunge il bordo della prima zona di Brillouin e viene dunque
ripiegato al suo interno dalla periodicit`a del reticolo, gura 2.5,come gi`a
indicato nel caso della zona al di sotto della risonanza.
Si ha dunque un punto candidato allapertura di un gap; la posizione pu`o
essere stimata con la condizione (2.8) e la costante dielettrica espressa
dalla (2.3); lequazione che si ricava `e
_

0
_
4

0
_
2
_
1 + 2
f
3D

0
+

2
br

2
0
_
+
_

br

0
_
2
= 0 (2.12)
22 CAPITOLO 2
2 1.5 1 0.5
x 10
8
2
1
0
1
2
3
4
5
6
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)1
Figura 2.5: Spettro fotonico nellintorno della frequenza di Bragg nel regime
puramente eccitonico, in approssimazione di quasi-bulk. La linea tratteggiata
indica la frequenza di Bragg nel vuoto, lo spostamento del ripiegamento `e dovuto
alla piccola, a queste frequenze, dierenza di indice di rifrazione fra atomi e
vuoto dovuta alla risonanza. =
br
. Valori come in gura 2.4
In questo caso `e conveniente misurare la frequenza a partire dalla frequen-
za di Bragg nel vuoto, =
br
+ . A causa del segno negativo della
suscettibilit`a dielettrica in questa regione, lindice di rifrazione del bulk
`e minore di quello del vuoto per cui la frequenza di Bragg del sistema `e
sopra a quella corrispondente alla radiazione nel vuoto. Considerando i
termini lineari in (/
0
), si ricava

0
=
f
3D

0
1
_

br

br
2
f
3D

0
_ (2.13)
Si noti come, nel regime puramente eccitonico in approssimazione di quasi-
bulk, in tutti e 3 i casi, gap sopra la risonanza (2.9), ripiegamento della
banda sotto la risonanza (2.11) e ripiegamento di Bragg (2.13), lordine
di grandezza `e ssato dalla forza di oscillatore, tuttavia il secondo e terzo
gap studiati mostrano la loro natura reticolare nella dipendenza dalla
distanza fra la risonanza e la condizione di Bragg. Bisogna ricordare che
anche la forza doscillatore `e legata dalla condizione di Bragg a causa della
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 23
sua dipendenza dalla densit`a, funzione del passo reticolare; tale legame `e
comunque meno importante nella determinazione dello spettro.
Regime misto eccitonico-Bragg
In questo regime la frequenza di risonanza e la frequenza di Bragg sono
vicine. La situazione, per
0
=
br
, `e visualizzata in gura 2.6. Il gap
1 0.8 0.6 0.4 0.2 0
8
6
4
2
0
2
4
6
8
10
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)1
10 8 6 4 2 0
x 10
4
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Re(K/k
br
)1
Figura 2.6: Spettro fotonico nella zona di Bragg in approssimazione di quasi-
bulk in regime misto eccitonico-Bragg,
0
=
br
. Lavvicinarsi delle due branche
dello spettro (a destra), sopra e sotto la risonanza, mette in luce il fatto che
il gap appena al di sopra della risonanza (a sinistra) `e ordini di grandezza
inferiore rispetto alla distanza dei punti di ripiegamento dalla risonanza stessa,
come evidenziano le linee tratteggiate e le diverse scale delle due gure. La forza
di oscillatore `e f
3D
= 4.8 10
9

0
e corrisponde ad a = 390nm.
sopra risonanza, lunico di cui si pu`o stimare la dimensione nel modello
di quasi-bulk, mantiene la medesima espressione ricavata in precedenza in
quanto in questo modello non `e assolutamente legato alla periodicit`a del
reticolo. Per quanto riguarda gli altri due gap, le espressioni per la posi-
zione del punto in cui si aprono, (2.11) e (2.13), non sono pi` u adeguate in
questa situazione, in quanto il bilanciamento fra i due innitesimi (/
0
)
e (f
3D
/
0
) `e diverso. Se infatti in precedenza era dellordine della forza
di oscillatore, ora, come emerge dalla gura 2.6, esso `e ordini di grandezza
maggiore. Bisogna dunque ripartire dallequazione (2.10); ponendosi nella
situazione pi` u semplice da studiare, cio`e
0
=
br
, si denisca =
0
+.
Sviluppando le potenze, lequazione diviene
_

0
_
3
+
_

0
_
2
_
2
f
3D

0
_
+
_

0
__
2
f
3D

0
_

f
3D

0
= 0 (2.14)
24 CAPITOLO 2
Con questo procedimento, considerando termini di ordine minimo del tipo
(/
0
)
2
si ottiene

0
=
_
f
3D
2
0
(2.15)
che indica la posizione dei punti candidati per lapertura di gap. La gu-
ra conferma che i due ripiegamenti sono equidistanti dalla risonanza ed
esattamente nel punto stimato. Si noti che queste distanze scalano come
la radice quadrata della forza di oscillatore, per cui sono molto maggiori
della dimensione del gap sopra risonanza, come emerge dalla gura 2.6.
2.2 Il reticolo come cristallo fotonico uni-
dimensionale
Il quasi-bulk fornisce semplicemente delle intuizioni legate ai punti dove si
possono aprire dei gap a causa dei ripiegamenti dello spettro imposti dalla
periodicit`a del reticolo. Un modello che consideri ab initio la periodicit`a del
reticolo `e dunque necessario per condurre unanalisi dettagliata. Lipote-
si di considerare radiazione monocromatica incidente perpendicolarmente
alla supercie esterna del reticolo permette di studiare la situazione con
un modello unidimensionale.
Si modellizzi dunque il reticolo come una catena unidimensionale di piani
-formi, ciascuno con una densit`a atomica superciale
2D
= a
2
, posti
ad una distanza a luno dallaltro. Tale modello `e descritto dalla costante
dielettrica [37, 49]
(z, ) = 1 +
+

n=
P()(z na) (2.16)
dove P() `e il potere rifrangente del singolo piano atomico. Lespressione
esplicita per il potere rifrangente pu`o essere ricavata pensando al signica-
to della situazione limite di strato -forme. Si consideri uno strato sottile
di un bulk atomico con supercie S, dimensione trasversa L e contenente
un numero di atomi N, centrato nellorigine dellasse z. La suscettibilit`a
di tale piano, per frequenze vicino alla risonanza, pu`o essere scritta come
(z, ) =
f
3D


_
L
2
[z[
_
(2.17)
dove (z) `e la funzione di Heaviside e la densit`a del sistema, che entra
nella forza di oscillatore, `e
=
N
LS
(2.18)
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 25
Nella formula per la suscettibilit`a si `e usata lipotesi di Hopeld, spie-
gata per il quasi-bulk, circa la soppressione dellemissione spontanea nel
reticolo. Sfruttando la relazione
1
L

_
L
2
[z[
_
L0
(x) (2.19)
si ottiene
P() =
f
2D

(2.20)
dove si `e denito f
2D
= f
3D
a. In questo modello la periodicit`a non ssa solo
la distanza interparticellare media come nel quasi-bulk, ma `e considerata
in maniera rigorosa nella direzione di propagazione della luce. Si `e cos`
schematizzato il reticolo atomico come cristallo fotonico unidimensionale.
2.2.1 Matrici di trasferimento
Nel caso unidimensionale, la legge di dispersione per strutture composte
da strati con diverso indice di rifrazione pu`o essere calcolata in maniera
semplice attraverso un algoritmo matriciale che prende il nome di matri-
ci di trasferimento [4]. Tale algoritmo `e equivalente alla soluzione delle
equazioni di Maxwell.
Si consideri unonda monocromatica di frequenza che propaga in un
mezzo omogeneo di indice di rifrazione n
1
nella direzione z; tale onda pu`o
essere scomposta nelle sue due componenti, propaganti con verso opposto
E(z) = E
1
e
in
1
kz
+ E
2
e
in
1
kz
(2.21)
dove k = /c `e il vettore donda della radiazione nel vuoto. Si pu`o dun-
que costruire uno spazio vettoriale di dimensione 2, generato dalle onde
contropropaganti; in questo spazio `e possibile rappresentare una soluzione
delle equazioni di Maxwell in geometria unidimensionale ad energia ssa-
ta. La propagazione di tale onda lungo un tratto d del mezzo omogeneo
introduce un fattore di fase e
in
1
kd
a ciascuna componente, dove il segno
dipende dal verso di propagazione. Quindi, nello spazio vettoriale denito,
la propagazione di unonda generica in un tratto d di un mezzo omogeneo
di indice n
1
`e descritta da una matrice M
n
1
,d
della forma
M
n
1
,d
() =
_
e
in
1
kd
0
0 e
in
1
kd
_
(2.22)
che agisce sul vettore colonna
v =
_
E
1
E
2
_
(2.23)
26 CAPITOLO 2
Il passaggio dellonda attraverso linterfaccia che suddivide un mezzo di
indice n
1
da un mezzo di indice n
2
`e governato dalle relazioni di Fresnel che
si basano sulle condizioni al contorno imposte alle equazioni di Maxwell;
per incidenza normale allinterfaccia si ha [1]
t
n
1
n
2
=
E

1
E
1
=
2n
1
n
1
+ n
2
(2.24a)
r
n
1
n
2
=
E
2
E
1
=
n
1
n
2
n
1
+ n
2
(2.24b)
dove le componenti primate sono quelle nel mezzo di indice n
2
. Sfruttando
queste relazioni la matrice di interfaccia si scrive
M
n
1
n
2
=
_
_
_
n
1
+ n
2
2n
2
n
2
n
1
2n
2
n
2
n
1
2n
2
n
2
+ n
1
2n
2
_
_
_
(2.25)
Se dunque si ha un doppio strato composto da un tratto di materiale 1 di
lunghezza d
1
seguito da un altro tratto di materiale 2 di lunghezza d
2
la
matrice totale `e data da
M
tot
() = M
n
2
,d
2
() M
n
1
n
2
M
n
1
,d
1
() (2.26)
In tal modo si possono rappresentare architetture anche molto complicate.
Se si ha una struttura periodica la cui cella elementare `e descritta dalla
matrice M(), se ne pu`o ricavare lo spettro (K) diagonalizzando M. Se
non si ha assorbimento, tale struttura presenta invarianza per la simmetria
discreta di riessione temporale. Inoltre se la cella `e simmetrica si ha
anche invarianza per inversione spaziale, caso sempre vericato nei sistemi
studiati in questo lavoro. Da queste propriet`a di invarianza discendono
propriet`a degli autovalori
1
,
2
della matrice [5]
1. linvarianza della matrice per riessione spaziale implica che det(M) =
1 per cui
1
= (
2
)
1
;
2. linvarianza per inversione temporale impone inoltre che
1
=

2
.
Gli autovalori della matrice sono dunque del tipo

= e
iKd
(2.27)
da cui si ha
K() =
1
d
arcos
_
Tr(M)
2
_
(2.28)
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 27
dove K() `e il quasi-momento del fotone, denito allinterno della pri-
ma zona di Brillouin < Kd < . Il segno non `e cruciale nella presente
analisi, in quanto le bande hanno simmetria per riessione rispetto allasse
delle frequenze a seconda che si consideri k o k. Per una rappresenta-
zione graca compatta si `e scelto quindi di utilizzare solo mezza zona di
Brillouin, anche se questo va considerato attentamente quando si vogliano
fare considerazioni siche legate ad esempio alla velocit`a di gruppo della
radiazione, che `e la derivata della banda.
Usando la costante dielettrica scelta (2.16), `e possibile scrivere la matrice
di trasferimento della cella elementare, contenente un piano atomico sottile
e un tratto di vuoto di lunghezza a [37, 49, 42]
M() =
_
_
_
_
e
ika
_
1 + i
P()k
2
_
e
ika
_
i
P()k
2
_
e
ika
_
i
P()k
2
_
e
ika
_
1 i
P()k
2
_
_
_
_
_
(2.29)
Per diagonalizzare la matrice si scrive lequazione secolare

2
+ (P() k sin(ka) 2 cos(ka)) + 1 = 0 (2.30)
Per la legge di dispersione `e decisivo il segno del discriminante di questa
equazione. Quando `e negativo si hanno soluzioni complesse coniugate cor-
rispondenti a K reale e che descrivono la struttura delle bande. Le zone
di gap sono contraddistinte invece da un discriminante positivo, per cui
le soluzioni sono reali. Queste possono essere di segno positivo o negativo,
corrispondente ai casi
K = 0 + i() = e
d
(2.31a)
K =

d
+ i() = e
d
(2.31b)
Per cui avere autovalori reali della matrice di trasferimento equivale ad ave-
re un quasi-momento con parte reale costante a valori ben precisi e parte
immaginaria dipendente dalla frequenza. Unonda il cui vettore donda di
Bloch `e di questo tipo non pu`o propagare in un reticolo innito in quanto
`e soggetta ad estinzione. Una discussione ulteriore della questione si ha
nel prossimo capitolo.
Il discriminante dellequazione (2.30) `e
= sin(ka)
__
4 (P()k)
2
_
sin(ka) + 4P()k cos(ka)
_
(2.32)
Utilizzando le formule di addizione trigonometriche e le relazioni fra coseno
e tangente, si pu`o riscrivere tale condizione come
=
_
4 + (P()k)
2
_
(sin(ka)) sin(ka + ()) (2.33)
28 CAPITOLO 2
dove
() = arctg
_
4P()k
4 (P()k)
2
_ _
0 < () < per P() > 0
< () < 0 per P() < 0
(2.34)
La particolare scelta delle soluzioni al variare del segno del potere rifran-
gente `e dovuta alla trasformazione di un coseno in una tangente ed alle
loro dierenti periodicit`a. Anch`e il discriminante sia positivo `e neces-
sario che le due funzioni seno abbiano diverso segno, cio`e che i rispettivi
argomenti si trovino uno prima e laltro dopo un qualsiasi multiplo di .
Questa situazione si genera in due punti: in corrispondenza della risonan-
za, dove il potere rifrangente diverge e cambia di segno e si ha dunque un
salto di 2 in , e in corrispondenza della frequenza di Bragg dove ka
e dunque anche 1 basta per fare aprire un gap: i punti interessanti
sono dunque gli stessi gi`a individuati nellanalisi del quasi-bulk. Una co-
0 0.5 1 1.5 2 2.5
0
1
2
(/
br
)
(
k
a

+

)
/

Figura 2.7: Soluzione graca della condizione per lapertura dei gap, in ap-
prossimazione di cristallo fotonico unidimensionale. La linea continua indica la
funzione (ka +())/, come dalla formula (2.34), mentre la linea tratteggiata
`e il vettore donda libero, normalizzato. Il graco si riferisce al caso
br
= 2
0
e la forza di oscillatore `e stata potenziata di circa 10 ordini di grandezza per
rendere visibile in un solo graco sia la zona di risonanza che quella di Bragg.
struzione graca per ottenere la posizione e ampiezza dei gap `e mostrata
in gura (2.7): quando muovendosi a frequenza ssata tra la linea conti-
nua e quella tratteggiata si interseca una delle linee puntinate ci si trova in
una zona di gap. Con il metodo delle matrici di trasferimento `e possibile
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 29
anche analizzare la disposizione e la forma delle bande, mentre nel caso di
quasi-bulk ci si `e limitati a considerazioni sui gap. Questo `e quanto viene
fatto nelle prossime sezioni.
2.2.2 Analisi delle bande fotoniche
Lapprocio seguito nella discussione `e lo stesso che per il quasi-bulk. In
gura 2.8 `e riportato lo spettro nella sua globalit`a. Si noti come il primo
e lultimo dei ripiegamenti presenti nello spettro di gura 2.3 vengano in
questo caso risolti in veri e propri gap, mentre la struttura appena al di
sotto della risonanza `e scomparsa.
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
0
0.5
1
1.5
2
2.5
3
(

0
)
Re(K/k
br
)
Figura 2.8: Spettro fotonico del sistema in approssimazione di cristallo foto-
nico unidimensionale. La notazione delle zone interessanti `e come nella gura
2.3.
Le bande in cui si suddivide lo spettro nella regione evidenziata sono tre: la
prima, al di sotto della risonanza, ricalca la dispersione di quasi-bulk, det-
tata dalla divergenza della costante dielettrica, ma a dierenza di questa si
arresta al quasi-momento di Bragg con lapertura di un gap che si estende
n sopra la risonanza inglobando il gap dovuto alle eccitazioni materiali.
Salendo in frequenza, si ha una seconda banda che inizia con la forma
osservata nel quasi-bulk da cui si discosta avvicinandosi alla frequenza di
Bragg, infatti in tale zona viene piegata dallapertura di un secondo gap.
In cima alla gura 2.8 si nota linizio della terza banda che risulta dal-
30 CAPITOLO 2
lo spostamento verso lalto del lembo superiore della banda ripiegata nel
quasi-bulk. E interessante notare che tutte le bande approcciano il vettore
donda di Bragg con derivata che tende ad annullarsi, eetto non emerso
nellapprossimazione precedente.
Regime puramente eccitonico: regione attorno alla frequenza di
risonanza
In questa regione la costruzione graca (2.7) per lindividuazione dei gap
suggerisce la formazione di un gap che si sviluppa a cavallo della risonanza.
Ai bordi di questo gap corrispondono 2 condizioni dierenti; la situazione
`e in parte emersa nella trattazione di quasi-bulk, dove si sono studiati il
gap sopra la risonanza dovuto alla transizione atomica ed il ripiegamento
della banda sotto. Lo spettro per le frequenze attorno alla risonanza `e
riprodotto in gura 2.9.
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
5
4
3
2
1
0
1
2
3
4
5
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
Figura 2.9: Conformazione delle bande fotoniche in prossimit`a della ri-
sonanza in regime puramente eccitonico nel modello di cristallo fotonico
unidimensionale. a = 200nm.
Al di sotto della risonanza il potere rifrangente ha segno positivo, come si
pu`o notare dalla forma del denominatore della (2.20), ed essendo 0 < ka <
il margine inferiore del gap `e individuato dalla condizione ka + = .
Sostituendo in tale equazione lespressione di e prendendo la tangente
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 31
dei due membri, si ottiene
tg
_

c
a
_
=
_
_
_
_
_
4
f
2D

0

c
4
_
f
2D

0

c
_
2
_
_
_
_
_
(2.35)
Per quanto riguarda la regione sopra la risonanza, essendo il potere rifran-
gente negativo e 0 < ka < , il margine superiore del gap `e individuato
da ka + = 0; partendo da questa espressione, sfruttando della periodi-
cit`a della funzione tangente, si ricava la medesima condizione che nel caso
precedente, per cui entrambe le soluzioni cercate discendono dalla (2.35).
Imponendo =
0
+ , lidea `e di risolvere lequazione sfruttando il
valore innitesimo di (/
0
), sostituendo a primo membro
tg
_
a
c
_
tg
_

0
a
c
_
= (2.36)
Il problema che qui si presenta `e legato al fatto che la tangente non `e una
funzione lentamente variabile del proprio argomento. Per indagare meglio
il signicato di questa assunzione, si denisca la nuova variabile
=

0

c
f
2D
(2.37)
che permette di porre lequazione nella forma

0
c
c
f
2D
a
+
c
f
2D
= arctg
_
4
4
2
1
_
(2.38)
In questa espressione gli ordini di grandezza, nel regime puramente ec-
citonico per il sistema considerato, sono 10 e c/f
2D
10
8
, perci`o
`e lecito aspettarsi che lapprossimazione della tangente abbia validit`a in
un intervallo di frequenze ampio. Chiarita la validit`a dellapprossimazione
considerata, risolvendo lequazione, si ottiene
_

0
_
1,2
=
f
2D
c
1
2

1
4
_
f
2D
c
1

_
2
+
1
4
_
f
2D
c
_
2
(2.39)
Osservando le due soluzioni, a partire dal segno, si riconosce che rappre-
sentano rispettivamente il margine superiore e inferiore del gap.
Si pu`o notare che facendo il limite a 0 e mantenendo costante f
3D
si
recupera la formula del bulk per il bordo superiore del gap, (2.9). Per
quanto riguarda il bordo inferiore del gap, il termine

2
br

2
0
1 (2.40)
32 CAPITOLO 2
che compare nella formula (2.11) e tiene conto della distanza fra le frequen-
ze caratteristiche del sistema `e qui sostituito dalla presenza del termine
con la tangente a denominatore; tale termine `e invece poco importante
nel bordo superiore dove, a causa del segno, per (/2) < (
0
a)/c < so-
stanzialmente si semplica dallespressione. E interessante osservare che
nel punto in cui la tangente varia pi` u rapidamente, cio`e approssimandosi
a /2, i termini che la contengono divengono innitesimi, favorendo la
tenuta dellapprossimazione.
Confrontando le soluzioni analitiche ottenute con quelle dellapprossima-
zione di quasi-bulk si mette in luce unimportante dierenza legata al
bordo superiore del gap: mentre nel quasi-bulk il gap sopra risonanza ri-
mane invariato man mano che si avvicina
0
a
br
, nel cristallo fotonico
unidimensionale emerge lo schiacciamento dovuto allavvicinamento del-
le due frequenze caratteristiche del sistema. In questa condizione si ha
tg(
0
a/c) 0

e la prima delle soluzioni 2.39 diviene


_

0
_
1

1
4
f
2D
c
tg
_

0
a
c
_
(2.41)
Questa osservazione `e prova del fatto che nel modello di cristallo fotonico
unidimensionale la periodicit`a del sistema `e realmente tenuta in conto, a
dierenza del quasi-bulk.
Regime puramente eccitonico: regione attorno alla frequenza di
Bragg
Per quanto riguarda il gap di Bragg, in tale regione il vettore donda libero
normalizzato al passo reticolare, ka, supera ; dalla costruzione graca in
gura 2.7 si nota che, essendo il potere rifrangente negativo, la condizione
per il bordo superiore di tale gap `e data da ka + = , mentre il bordo
inferiore `e esattamente alla frequenza di Bragg. Si denisca =
br
+;
inserendo tale denizione nella condizione (2.35) e utilizzando la costante
dielettrica (2.3), si ottiene
tg
_
a
c
_
=
4
f
2D
2
0
c

2
0
(
br
+ )
2

br
+
4
_

2
0
(
br
+ )
2

br
+
_
2

_
f
2D
2
0
c
_
2
(2.42)
dove si `e usato tg( + ) = tg(). In questo caso, essendo (a/c) 1
si pu`o approssimare la tangente con il suo argomento e ricavare une-
quazione algebrica. Lequazione `e di grado 5 in (/
0
); considerando
semplicemente il termine lineare ed epurando il coeciente dai termini
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 33
proporzionali a (f
2D
/c) 1, si ricava
_

0
__
4
(
2
0

2
br
)
2

3
0

br
_
= 4
2f
2D
c

br

2
0

2
br

2
0
(2.43)
Si ottiene cos` la dimensione del gap sopra
br

0
= 2
f
2D
a
0
1

br

br
(2.44)
che `e il doppio di , ottenuto nel relativo caso con il modello di quasi-bulk.
Il risultato `e molto interessante: nellapprossimazione di quasi-bulk il pun-
to di ripiegamento `e dettato dallindice di rifrazione eettivo della struttu-
ra denito dalla costante dielettrica, tale costante `e minore di 1 in questa
regione e dunque il ripiegamento si trova sopra la frequenza di Bragg nel
vuoto. Passando al cristallo fotonico e considerando gli autovettori della
matrice di trasferimento ai bordi del gap, per =
br
, si ottiene una com-
binazione antisimmetrica delle due componenti contropropaganti: a questo
corrisponde una funzione donda i cui nodi si trovano in corrispondenza
dei piani atomici. Tale combinazione non sente il reticolo e si colloca
allenergia che avrebbe propagando nel vuoto. Al bordo superiore del gap
si ha una combinazione simmetrica con picchi nei piani atomici, la cui ri-
sposta `e espressa dalla costante dielettrica, con un incremento dellenergia
associata alla funzione donda.
Regime misto eccitonico-Bragg
Riconsiderando la gura 2.8 e tenendo presente la costruzione graca (2.7)
si nota landamento dello spettro: nel limite
0

br
si ha uno schiaccia-
mento della banda centrale che `e delimitata dalle due frequenze caratteri-
stiche. La parte del gap a risonanza che si trova sopra
0
`e ora trascurabile.
Lo spettro `e proposto in gura 2.10.
Il procedimento per determinare le caratteristiche dei gap `e simile a quanto
fatto nella zona di Bragg per il regime puramente eccitonico, il cui gap
`e descritto dalla (2.42); utilizzando la costante dielettrica nel limite di
frequenza vicina alla risonanza (2.4), si ottiene la condizione
tg
_
a
c
_
=
4
f
2D
c

br

br
+
4
_

br

br
+
_
2

_
f
2D
c
_
2
(2.45)
Si approssima la tangente con il proprio argomento. Dalla costruzione gra-
ca si ricava che la frequenza di risonanza stima la posizione del bordo
34 CAPITOLO 2
12 10 8 6 4 2 0
x 10
5
1
0
1
x 10
4
(

0
)
Re(K/k
br
)1
Figura 2.10: Conformazione delle bande fotoniche in prossimit`a della ri-
sonanza in regime misto eccitonico-Bragg nel modello di cristallo fotonico
unidimensionale.
br

0
= 10
5

0
.
superiore del gap inferiore, mentre alla frequenza di Bragg si colloca il
bordo inferiore del gap superiore. La costruzione graca suggerisce inoltre
che lordine di grandezza dei gap sia molto maggiore rispetto allestensione
della banda centrale, per cui diviene conveniente per semplicit`a di calcolo
porre
0
=
br
. In questo caso si ha una banda piatta in corrispondenza
della frequenza di risonanza: quando
0
=
br
in quel punto () fa esat-
tamente un salto di 2 impedendo lapertura di una banda tra i due gap,
come si pu`o dedurre dalla gura 2.7. In questo modo lequazione si riduce
a grado 2 e, considerando che (f
2D
/c) (/
0
), il termine dominante
fornisce
=
_
f
2D
a

0
(2.46)
Un risultato che contiene gli stessi elementi dellapprossimazione di quasi-
bulk, con la variazione di un fattore

2.
2.2.3 Andamento globale dei gap
Nelle gure 2.11-2.13 `e riportata lestensione del gap calcolato a partire
dalla risoluzione numerica dellequazione (2.35), corrispondente alla co-
struzione graca 2.7, per i gap discussi. La dimensione del gap `e riportata
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 35
10
3
10
2
10
1
10
0
0.5
1
1.5
2
2.5
3
x 10
8

0
(
br

0
)/(
0
)
Figura 2.11: Distanza dalla risonanza del bordo superiore del gap nel regi-
me puramente eccitonico. Il regime misto eccitonico-Bragg non `e riprodotto in
quanto la distanza diviene trascurabile, come spiegato nel testo.
in funzione della dierenza fra frequenza di Bragg e di risonanza, entrambe
normalizzate. E infatti questa la vera scala che permette di riconoscere
i diversi regimi, mentre il passo reticolare non ha la stessa valenza. At-
traverso questo metodo `e possibile non solo indagare il regime puramente
eccitonico e quello misto eccitonico-Bragg, ma anche la regione intermedia
che collega i due.
Per quanto riguarda il bordo superiore del gap a risonanza, il dato impor-
tante `e che spostandosi dal primo regime verso il secondo la sua distanza
da
0
tende a diminuire sempre pi` u e gi`a alla ne del primo regime `e ordi-
ni di grandezza pi` u piccola, a conferma che deve annullarsi per
0
=
br
,
gura 2.11.
Per quanto riguarda invece lestensione del gap a risonanza al di sotto di
0
e lampiezza del gap di Bragg sopra
br
, si registra un andamento comune
con un aumento dapprima lento nel regime puramente eccitonico, succes-
sivamente con una crescita rapida che attraversa due ordini di gran-
dezza, no ad approssimarsi ad un andamento costante nel regime misto-
eccitonico Bragg, gure 2.12 e 2.13. La regione di separazione, per i valori
considerati nellanalisi, `e centrata attorno al valore (
br

0
) 10
4

0
che
`e dellordine di

f
3D

0
: questa `e unindicazione importante che verr`a spie-
gata successivamente con lausilio del metodo completamente quantistico.
Inoltre in tutta la zona di aumento ripido e in quella costante le dimensioni
sono pressoch`e uguali, altra osservazione che resta da interpretare.
36 CAPITOLO 2
10
7
10
6
10
5
10
4
10
3
1
2
3
4
5
6
x 10
5

0
(
br

0
)/(
0
)
10
3
10
2
10
1
10
0
0.5
1
1.5
2
2.5
3
3.5
4
4.5
x 10
6

0
(
br

0
)/(
0
)
Figura 2.12: Estensione del gap a risonanza al di sotto di
0
nei regimi
puramente eccitonico (a destra), misto eccitonico-Bragg (a sinistra).
10
7
10
6
10
5
10
4
10
3
1
2
3
4
5
6
x 10
5

0
(
br

0
)/(
0
)
10
3
10
2
10
1
10
0
0.5
1
1.5
2
2.5
3
3.5
4
4.5
x 10
6

0
(
br

0
)/(
0
)
Figura 2.13: Ampiezza del gap sopra la condizione di Bragg nei regimi
puramente eccitonico (a destra), misto eccitonico-Bragg (a sinistra).
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 37
2.2.4 Confronto fra valori analitici e numerici
Dopo aver determinato landamento generale, attraverso la soluzione nu-
merica della condizione per i gap, lo si `e confrontato con i risultati analitici
per valutare le approssimazioni fatte.
Partendo dal regime eccitonico, per quanto riguarda lestensione del gap
a risonanza al di sotto di
0
, lapprossimazione (2.39) d`a buoni risultati
in tutto il regime; in gura 2.14 si nota che nella zona in cui il valore
del gap `e piccolo si ha una maggiore uttuazione nei risultati, tuttavia le
barre di errore indicano che `e solo una questione legata alla risoluzione
utilizzata nellindagine numerica. Anche per il gap sopra la condizione di
Bragg il risultato (2.13) ottenuto appare una stima valida, anche qui con
una maggiore uttuazione nella zona in cui `e pi` u piccolo, gura 2.15.
Nella zona di variazione rapida dei gap, i valori analitici si discostano
notevolmente dalle soluzioni numeriche a testimonianza che il regime non
`e ben denito, mentre nel regime misto eccitonico-Bragg la dimensione del
gap aumenta di diversi ordini di grandezza e il valore si stabilizza attorno
al valore analitico, determinato nella (2.46).
10
3
10
2
10
1
10
0
0.95
1
1.05
1.1
G
a
p
a
n
a
l
i
t
i
c
o

/

G
a
p
n
u
m
e
r
i
c
o
(
br

0
)/(
0
)
Figura 2.14: Rapporto fra lesetensione del gap a risonanza al di sotto di
0
ottenuta analiticamente nel modello di cristallo fotonico unidimensionale e tra-
mite soluzione numerica della condizione (2.35). Regime puramente eccitonico
e inizio della zona di salita, dove le soluzioni analitiche perdono validit`a.
38 CAPITOLO 2
10
3
10
2
10
1
10
0
0.97
0.98
0.99
1
1.01
1.02
G
a
p
a
n
a
l
i
t
i
c
o

/

G
a
p
n
u
m
e
r
i
c
o
(
br

0
)/(
0
)
Figura 2.15: Rapporto fra lampiezza del gap sopra la condizione di Bragg
ottenuta analiticamente, sia in aprossimazione di quasi-bulk che per cristallo
fotonico unidimensionale, e tramite soluzione numerica della condizione (2.35).
Regime puramente eccitonico e inizio della zona di salita, dove le soluzioni
analitiche perdono validit`a.
2.3 Metodo completamente quantistico
Si `e gi`a accennato al fatto che un argomento fondamentale da trattare nella
discussione del sistema radiazione-materia nel reticolo `e la valutazione
dellinterazione fra le eccitazioni della materia, nel caso in esame gli atomi
a due livelli, e gli stati fotonici della radiazione. Tale interazione nei modelli
precedenti `e stata rappresentata in modo classico dal valore della costante
dielettrica. Da un punto di vista quantistico tale costante dielettrica `e
frutto delle transizioni fra questi stati.
Per poter svolgere uno studio quantistico, il sistema deve essere schema-
tizzato attraverso lindividuazione degli autostati liberi della materia e
della radiazione; lHamiltoniana di interazione interviene mischiando tali
autostati liberi, permettendo di rimuovere la degenerazione energetica tra
essi e fornendo gli autovalori ed autovettori della struttura, cio`e lo spettro
energetico e la forma della funzione donda globale.
Questa analisi permette di dare un senso sico e non solo osservativo al-
la suddivisione fra i regimi puramente eccitonico e misto eccitonico-Bragg,
di cui si `e individuata la zona di separazione con il modello di cristallo
fotonico unidimensionale. Appare dunque cruciale, per una reale compren-
sione della sica del sistema, stimare lelemento di matrice fra radiazione e
materia e analizzarne il ruolo da un punto di vista quantistico, attraverso
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 39
la diagonalizzazione dellHamiltoniana.
2.3.1 Lelemento di matrice eccitone-fotone
LHamiltoniana di un generico sistema comprendente particelle e radia-
zione nel gauge di Coulomb `e data da [45]
H =

1
2m

_
p

(r

)
_
2
+

_
g

2m

B(r

) +
+V
Coul
+

0
2
_
d
3
r
_

E
2

(r) + c
2

B
2
(r)
_
(2.47)
dove i termini rappresentano rispettivamente: lenergia cinetica delle par-
ticelle, indicate da un indice , modicata dalla presenza del potenziale
vettore trasversale, il termine di interazione fra lo spin delle particelle e
il campo magnetico, lenergia di interazione coulombiana fra le cariche e
lenergia del campo elettrico trasverso e del campo magnetico.
Se le particelle che si considerano sono degli atomi, per lunghezze donda
della radiazione molto maggiori della dimensione atomica `e possibile tra-
scurare la variazione spaziale dei campi allinterno dellatomo; sotto questa
approssimazione si pu`o, dal punto di vista e.m., schematizzare latomo con
un dipolo elettrico puntiforme.
Introducendo gli operatori di campo per la radiazione e eettuando una
trasformazione unitaria sul sistema `e possibile esprimere il termine domi-
nante di interazione, proporzionale a p

(r

), attraverso loperatore
campo elettrico trasverso e il momento di dipolo della particella.
H
I
=

(r

) (2.48)
dove loperatore campo elettrico `e dato da

(r

) =

k
j
i
_

j
2
0
V

j
_
a
j
e
i

k
j
r

j
e
i

k
j
r

_
(2.49)
Si noti che loperatore a
()
j
distrugge (crea) uneccitazione del campo e.m.
(fotone) con vettore donda

k
j
, energia
j
= ck
j
e vettore di polarizza-
zione
j
. Gli operatori a obbediscono a regole di commutazione bosoniche.
Nella trasformazione della H si `e trascurato il termine di interazione del-
lo spin delle particelle con il campo magnetico e si `e incluso il termine
proporzionale a d
2

nella rinormalizzazione dellenergia delle particelle.


Si consideri un sistema composto da un reticolo cubico di N atomi a 2
livelli, posti a distanza a luno rispetto allaltro, il tutto contenuto in una
40 CAPITOLO 2
scatola di volume V = L
3
= Na
3
. Per questi atomi il momento di dipolo
pu`o essere scritto in termini degli operatori di creazione e distruzione dello
stato eccitato [e) e dello stato fondamentale [g)

=
_
[e)

g[

+[g)

e[

) = (b

+ b

_
(2.50)
dove `e il momento di dipolo che caratterizza la transizione atomica
e `e un insime di indici che contraddistinguono la particella. Si sono
cos` introdotti degli operatori di campo per le transizioni atomiche: b
(+)

distrugge (crea) uneccitazione di energia


0
localizzata nellatomo ,
dove
0
`e la frequenza della risonanza atomica; si verica che tali operatori
obbediscono a regole di commutazione paulioniche
b
()

b
()

= 0 (2.51a)
[b

, b

] = P
|g,
P
|e,
= 1 (2.51b)
[b

, b

] = 0 ,=

(2.51c)
dove gli operatori P sono i proiettori sui livelli atomici, che possono assu-
mere valore nellinsieme 0, 1 ed il segno del commutatore dipende dun-
que dal particolare livello occupato. Tali operatori commutano con quelli
relativi ai fotoni.
Si indichi la posizione degli atomi nel reticolo con i vettori r

, dove `e ora
una terna di indici interi. Dato il volume nito V del sistema considerato,
i vettori donda del campo e.m. sono quantizzati e possono essere scritti
come

k
j
=
_
2
L
(j
x
, j
y
, j
z
)
_
j
l
Z (2.52)
Considerata la geometria unidimensionale e volendo trattare radiazione
monocromatica polarizzata linearmente si pu`o supporre che il momento
di dipolo abbia una direzione ssa di oscillazione; in tal modo il termine
di interazione risulta essere
H
I
=
_
i
_

2
0
V
_

j
_
a
j

_
e
i

k
j
r

_
a

_
e
i

k
j
r

_
+a
j

_
e
i

k
j
r

_
a

_
e
i

k
j
r

_
_
(2.53)
dove j `e lindice relativo ai vettori donda del campo e.m. nella direzione
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 41
di oscillazione del dipolo. Lespressione pu`o essere riscritta come
H
I
=
_
i
_

2
0
V
_

jf.B.z.

j
_
a
j+G

_
e
i

k
j
r

_
+
a

j+G

_
e
i

k
j
r

_
+ a
j+G

_
e
i

k
j
r

_
+
a

j+G

_
e
i

k
j
r

_
_
(2.54)
dove si `e spezzata la somma sui modi del campo radiativo in termini
dei vettori donda contenuti nella prima zona di Brillouin (f.B.z.), che `e
per questa geometria un segmento lungo (2/a), e dei vettori del reticolo
reciproco indicati dallindice G.
Si sono raccolte le somme su allinterno dei singoli termini in quanto for-
niscono delle espressioni che contengono la simmetria traslazionale discreta
del sistema, che ha come conseguenza la conservazione del quasi-momento.
A partire da questa osservazione si possono denire dei nuovi operatori,
non pi` u contraddistinti dal sito reticolare, ma solo dal quasi-momento

k
j
f.B.z.
c

j
=
_
1
N

_
e
i

k
j
r
n
b

_
(2.55a)
c
j
=
_
1
N

_
e
i

k
j
r

_
(2.55b)
dove N `e il numero totale di atomi. Questi sono i nuovi operatori di crea-
zione e distruzione delle eccitazioni della materia, denite eccitoni; si pu`o
vericare che tali operatori obbediscono alle regole di commutazione
[c
j
, c

l
] =
1
N

e
i(

k
j

k
l
)r

[b

, b

] (2.56a)
[c
()
j
, c
()
l
] = 0 (2.56b)
e commutano con gli operatori del campo e.m. Applicando le regole di
commutazione (2.51b) si ha che, dato un sistema contenente M eccitazio-
ni, la (2.56a) dierisce da una di Kronecker per un termine dellordine
(M/N). In regime di poche eccitazioni,M N, si possono considerare gli
operatori c come dei bosoni [48].
Con queste nuove denizioni, il termine di interazione (2.54) diviene
H
I
= i
_

j
N
2
0
V

jf.B.z.

G
_
a
j+G
c

j
a

j+G
c
j
+
a

j+G
c

j
+ a
j+G
c
j
_
(2.57)
42 CAPITOLO 2
Si consideri radiazione di un dato quasi-momento

k
j
con energia nellin-
torno della risonanza atomica
0
. Lespressione ricavata contiene due
termini risonanti, i primi due, e due termini antirisonanti. Si pu`o dunque
applicare la rotating wave approximation (RWA), cio`e trascurare i termini
antirisonanti.
H
I
= i
_

j
N
2
0
V

jf.B.z.

G
_
a
j+G
c

j
a

j+G
c
j
_
(2.58)
Si nota che a due modi radiativi i cui vettori donda dieriscono per un
vettore del reticolo reciproco corrisponde la stessa somma sugli operato-
ri atomici, come corrisponde lo stesso quasi-momento. DallHamiltoniana
di interazione risulta che queste classi di fotoni, generate dalla dirazio-
ne sul reticolo, interagiscono attraverso processi del secondo ordine. Il
contributo dellinterazione con i modi fotonici diratti pu`o comunque es-
sere trascurato se questi si trovano energeticamente lontani rispetto alla
risonanza.
2.3.2 Descrizione del sistema con due modi intera-
genti
Data la forma ac

dellinterazione, il numero totale delle eccitazioni, som-


ma di fotoni ed eccitoni, `e conservato e si pu`o limitare lo studio del sistema
al caso di ununica eccitazione; per questo motivo ed in base alle conside-
razioni svolte sopra, lo spazio di Hilbert che rappresenta il sistema sico,
nella regione di risonanza in regime puramente eccitonico, `e generato da
due stati liberi: fotone incidente e eccitone. Nel contesto di questo spazio
vettoriale lHamiltoniana `e descritta dalla matrice
H =
_

j
m

m
0
_
(2.59)
dove si `e denito
m = i
_

j
2
0

(2.60)
con densit`a del sistema atomico.
Per comodit`a, nella scrittura dellHamiltoniana in forma matriciale le-
nergia viene misurata rispetto alla frequenza di risonanza dellatomo in
unit`a di . Inoltre si introduce lapprossimazione di considerare costante
lelemento di matrice di transizione m nel range di frequenze di interesse.
Si ha cos` la matrice
H =
_
m

m 0
_
(2.61)
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 43
dove = ck
0
e nella (2.60) si `e posto
j
=
0
e si `e diviso per . La
diagonalizzazione della matrice fornisce
x
1,2
=
1
2
_

_

2
+ 4 [m[
2
_
(2.62)
La rappresentazione graca della rimozione della degenerazione `e mostrata
in gura 2.16.
2 1 0 1 2
x 10
4
5
0
5
x 10
4
(k
j
k
0
)/k
br
(

0
)
/

0
Figura 2.16: Lo splitting dei modi degeneri. I modi del sistema non interagente
sono tratteggiati mentre le linee continue sono le bande ottenute con la formula
2.62. a = 200nm.
Si noti che lo splitting a k
0
`e dato da = 2[m[ =

2f
3D

0
, dove
si `e introdotta la forza doscillatore della transizione eccitonica, denita
nel capitolo 1; tale valore `e dunque indicativo della regione attorno alla
risonanza nella quale la degenerazione viene rimossa. Gli autovettori del
sistema a k
0

1
( = 0) =
1

2
_
i
1
_

2
( = 0) =
1

2
_
i
1
_
(2.63)
sono combinazioni degli stati liberi dove, data la forma dellelemento di
matrice, lo stato fotonico `e sfasato di (/2) rispetto a quello eccitonico.
Gli stati originati dalla combinazione di eccitoni e fotoni sono detti po-
laritoni [48], da qui la denominazione di bande polaritoniche per queste
strutture.
44 CAPITOLO 2
Bisogna fare attenzione alle ipotesi utilizzate. Laver introdotto lappros-
simazione di campi rotanti e laver tenuto costante lelemento di matrice
di transizione limitano la validit`a del metodo alla regione vicino al quasi-
momento corrispondente alla frequenza di risonanza. Questo fatto non `e
decisivo in quanto lintento di tale indagine `e semplicemente di valutare
linterazione fra i modi per fare deduzioni circa la rimozione della dege-
nerazione. Per confronto lanalisi della distanza in frequenza fra le due
bande polaritoniche a k
0
viene fatta anche nei modelli precedentemente
introdotti.
Quasi-bulk
Si riprenda lequazione (2.8), sostituendo a secondo membro k
br
con k
0
; il
procedimento equivale a porre
br
=
0
nellequazione (2.10). Si ottiene
cos` la medesima equazione ottenuta nel caso di quasi-bulk in regime misto
eccitonico-Bragg. Per valutare lo splitting globale si somma la distanza fra
le soluzioni di tale equazione e si ottiene
= 2
_
f
3D

0
2
(2.64)
Che riproduce esattamente il risultato del metodo quantistico.
Cristallo fotonico unidimensionale
Si consideri la formula
Ka = arcos
_
1
2
(
+
+

)
_
(2.65)
fornita dal metodo delle matrici di trasferimento per valutare il quasi-
momento del fotone, dove i sono gli autovalori della matrice. Si ponga
K = k
0
e si prenda il coseno di entrambi i membri; sviluppando cos(a/c)
e sin(a/c) in un intorno della risonanza e ponendo =
0
+ si ottiene
_

0
_
2
_
_
1
f
2D
2c
1
tg
_

0
a
c
_ +
f
2D
4c

_

br
_
_
_
+

0
_
_
_
f
2D
2c
_

br

0
_

f
2D
2c
1
tg
_

0
a
c
_
_
_
=
f
2D
2a
1

0
(2.66)
Come nei conti precedenti si ha che (f
2D
/c) (/
0
) e (f
2D
/a) .
Con questa valutazione e trascurando innitesimi di ordine superiore a
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 45
(/
0
)
2
, restano il primo termine e il termine noto; per cui lampiezza
totale dello splitting, somma delle due soluzioni dellequazione, `e

0
=
_
2
f
2D
a
1

0
(2.67)
che, data la relazione f
2D
= f
3D
a, riproduce lelemento di matrice ottenuto
sia con il metodo quantistico che con lapprossimazione di quasi-bulk.
2.3.3 Descrizione del sistema con tre modi intera-
genti
Ci sono due situazioni in cui `e necessario tenere conto nella discussione
sica anche del fotone diratto dallinterazione con il reticolo, che ha mo-
mento

k

=

k
j


G dove

G `e un vettore del reticolo reciproco. Si tratta
della regione di Bragg in regime puramente eccitonico e del regime misto
eccitonico-Bragg. In questi casi tutti e tre gli stati considerati, leccitone e
i due fotoni, hanno il medesimo momento di Bloch, `e questo infatti il nu-
mero quantico da conservare per rispettare linvarianza dellHamiltoniana
sotto traslazioni spaziali discrete.
Considerando lespressione (2.58) e ponendo costante il coeciente m, si
ha che il termine di interazione `e ora dato da
H
I
= m
_
(a
j
+ a
jG
) c

_
a

j
+ a

jG
_
c
j
_
(2.68)
Per cui, nello spazio vettoriale generato dalla base costituita dal fotone in-
cidente j, dalleccitone e dal fotone difratto jG, la matrice Hamiltoniana
`e della forma
H =
_
_
m

0
m 0 m
0 m

( + )
_
_
(2.69)
dove = ck
0
e = 2(ck
br
ck) `e la dierenza di energia fra il fotone
diratto e quello incidente; si vede immediatamente che + /2 `e una
costante al variare del momento del fotone incidente e indica la distanza
fra la condizione di Bragg e la frequenza di risonanza, `e cio`e indice del
regime che si sta studiando. Per lelemento di transizione m, nellequazione
(2.60) bisogna porre
j
=
br
.
Dal termine di accoppiamento radiazione-materia dellHamiltoniana (2.68)
si nota subito che i due stati fotonici non interagiscono direttamente, co-
me succede ad esempio nel caso di un cristallo fotonico composto da zone
con dierente indice di rifrazione, ma la loro interazione `e mediata dalle
transizioni sullo stato eccitonico. Dal punto di vista classico, corrisponde
con il fatto che la coda delleccitone fornisce quella dierenza di indice
46 CAPITOLO 2
di rifrazione che basta per aprire il gap a
br
, cio`e nel punto in cui il
fotone incidente e quello diratto hanno la stessa energia. Il metodo com-
pletamente quantistico con la matrice (2.69) permette cos` di studiare il
passaggio fra i due regimi in una discussione unica.
Lequazione secolare per questa Hamiltoniana `e
x
3
+ x
2
(2 ) + x(
2
+ 2 [m[
2
) +[m[
2
(2 + ) = 0 (2.70)
Lequazione `e di terzo grado in quanto deve fornire le 3 bande polaritoniche
risultanti dal mescolamento dei 3 stati liberi. Ponendo = 0 si considerano
le bande nel punto di incrocio fra fotone incidente e eccitone, mentre = 0
corrisponde a studiare la situazione in cui il fotone incidente ha momento
uguale al vettore donda di Bragg. La diagonalizzazione numerica della
matrice fornisce le soluzioni dellequazione e lo spettro riportato in gura
2.17, che corrisponde esattamente al risultato ottenuto con le matrici di
trasferimento.
6 5 4 3 2 1 0
x 10
4
2
1.5
1
0.5
0
0.5
1
1.5
x 10
4
Re(K/k
br
)1
(

0
)
Figura 2.17: Lo splitting dei modi degeneri nella zona di passaggio fra regime
puramente eccitonico e misto eccitonico-Bragg. La dispersione dei modi del
sistema non interagente `e tratteggiata mentre le linee continue sono le bande
ottenute dallequazione (2.70).
br

0
= 10
4

0
.
Dalla gura si pu`o notare come la banda polaritonica inferiore subisca
una variazione rispetto al regime puramente eccitonico, con una maggiore
deformazione nei pressi del bordo banda. La causa `e legata alla presenza
di non uno, ma due livelli che la respingono; si ricordi infatti che lo shift
di un livello per interazione con un altro `e proporzionale a 1/(E
0
E
n
),
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 47
dove E
0
e E
n
sono le due energie imperturbate, e dunque tutti i livelli
superiori a uno dato, tendono ad abbassarlo. E proprio questo mecca-
nismo che provoca il veloce aumento dellestensione del gap al di sotto
della risonanza nel passaggio fra il regime puramente eccitonico e quello
misto eccitonico-Bragg. Queste considerazioni spiegano il risultato otte-
nuto dallanalisi numerica della variazione dellampiezza del gap fatta con
il modello di cristallo fotonico unidimensionale: la regione di passaggio fra
i regimi si ha per
br

0


f
3D

0
, questo signica che lelemento di
matrice `e indice dellampiezza della zona dello spettro modicata dalla
presenza della risonanza. Dunque la vera scala che segna il passaggio fra
i dierenti regimi `e la distanza fra la frequenza di risonanza e quella di
Bragg in rapporto allelemento di matrice di interazione eccitone-fotone:
`e questo uno dei risultati pi` u interessanti dellanalisi svolta.
2.3.4 Struttura degli autovettori
Per capire meglio il mescolamento dei vari livelli si `e disegnato landa-
mento delle componenti di ciascuno degli autostati liberi negli autovettori
dellHamiltoniana, per le 3 bande polaritoniche di gura 2.17.
10 8 6 4 2 0
x 10
4
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
|
c
|
2
(/
0
)
Figura 2.18: Prima banda polaritonica. Componenti degli autovettori di H
sviluppati sulla base degli autostati liberi: fotone incidente (tratteggiato), fotone
diratto (puntinato), livello eccitonico (continuo). (
br

0
) = 10
4

0
.
Nella prima banda, gura 2.18, prevale la componente del fotone incidente
lontano dal gap; avvicinandosi si ha un incremento netto della componente
48 CAPITOLO 2
eccitonica e la presenza del fotone diratto porta via peso a quello inci-
dente: in tal modo, a bordo gap, non si ha pi` u la combinazione fotone
incidente-eccitone, tipica del regime puramente eccitonico.
Nella seconda banda, gura 2.19, il comportamento `e particolare: appena
al di sopra del gap si ha una forte componente eccitonica, sostanzialmente
in corrispondenza con la zona piatta dello spettro. Successivamente preva-
le la componente di fotone incidente e la dispersione tende ad avvicinarsi
alla dispersione libera, pur senza raggiungerla, gura 2.17. La dispersione
libera viene intersecata esattamente al bordo superiore della banda. In
tale punto `e scomparsa la componente eccitonica e si ha una pura com-
binazione antisimmetrica delle componenti fotoniche. Questo `e tipico dei
cristalli fotonici passivi con n piccolo: il modello a fotoni quasi liberi
fornisce, ai bordi del gap di Bragg, una combinazione simmetrica e una
antisimmetrica. In particolare, immaginando strati di vuoto intervallati
da strati con indice di rifrazione n, si ha che la combinazione al bordo in-
feriore `e simmetrica per n 1 e antisimmetrica per n 1, come `e il caso
in esame. Ci`o corrisponde con il fatto, gi`a sottolineato nella discussione
sul cristallo fotonico unidimensionale, che la combinazione antisimmetrica
puramente fotonica ha i suoi nodi in corrispondenza dei piani atomici e
dunque annulla linterazione radiazione-materia.
0 2 4 6 8 10
x 10
5
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
|
c
|
2
(/
0
)
Figura 2.19: Seconda banda polaritonica. Componenti degli autovettori di H
sviluppati sulla base degli autostati liberi: fotone incidente (tratteggiato), fotone
diratto (puntinato), livello eccitonico (continuo). (
br

0
) = 10
4

0
.
Nella terza banda polaritonica, gura 2.20, si ripropone landamento della
prima banda, con il prevalere in questo caso della componente del fotone
Bande fotoniche di un reticolo di atomi a 2 livelli 49
diratto e un peso decrescente per la componente eccitonica. E interes-
sante notare che la componente eccitonica che non aveva peso al bordo
inferiore del gap ne ha invece al bordo superiore.
1.5 2 2.5 3 3.5 4
x 10
4
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
|
c
|
2
(/
0
)
Figura 2.20: Terza banda polaritonica. Componenti degli autovettori di H
sviluppati sulla base degli autostati liberi: fotone incidente (tratteggiato), fotone
diratto (puntinato), livello eccitonico (continuo). (
br

0
) = 10
4

0
.
Nellambito del regime misto eccitonico-Bragg merita particolare interesse
il caso in cui
br
=
0
, cio`e + (/2) = 0. In tale situazione la matrice
Hamiltoniana `e della forma
H =
_
_
m

0
m 0 m
0 m


_
_
(2.71)
da cui si ottiene immediatamente che un autovalore dellenergia `e costan-
temente nullo; si ritrova cos` la banda piatta cui si `e accennato nella trat-
tazione del regime misto eccitonico-Bragg in approssimazione di cristallo
fotonico unidimensionale. Per scoprire la natura di questo stato si pone
= 0 e ri ricava in questo modo
x
1
=

2 [m[ x
2
= 0 x
3
=

2 [m[ (2.72)
con relativi autovettori

1
( = 0) =
1
2
_
_
i

2
i
_
_
(2.73a)
50 CAPITOLO 2

2
( = 0) =
1

2
_
_
1
0
1
_
_
(2.73b)

3
( = 0) =
1
2
_
_
i

2
i
_
_
(2.73c)
da cui si vede che, a bordo banda, lo stato che si mantiene a
0
`e la sovrap-
posizione antisimmetrica di fotone incidente e diratto con la conseguenza
di non interagire con i piani atomici. Inoltre lo splitting fra prima e terza
banda `e
= 2
_
f
3D

0
(2.74)
che riproduce esattamente il risultato, in questo regime, del cristallo fo-
tonico unidimensionale, (2.46). Si pu`o dare conto del fattore

2 davanti
allelemento di matrice negli autovalori relativi alla prima e terza banda
notando che i rispettivi autovettori contengono combinazioni simmetriche
delle componenti fotoniche. Tali combinazioni simmetriche hanno i ventri
centrati in corrispondenza dei piani reticolari e dunque danno, rispetto
al caso puramente eccitonico, un fattore moltiplicativo

2 per il valore
del campo elettrico in corrispondenza di tali piani; in questa situazione
il termine di interazione, e dunque la rimozione della degenerazione, sono
incrementati dello stesso fattore. Lo spettro `e riportato in gura 2.21.
14 12 10 8 6 4 2 0
x 10
5
1
0
1
x 10
4
Re(K/k
br
)1
(

0
)
Figura 2.21: Lo splitting dei modi degeneri in regime misto eccitonico-Bragg.

br
=
0
.
CAPITOLO 3
Propriet
`
a di riflessione
Nel capitolo precedente si `e concentrata lattenzione sulla determinazione
dellandamento delle bande del reticolo atomico nelle zone di maggiore de-
viazione dalla linearit`a che coincidono con lapertura dei gap polaritonici,
di cui si `e valutata e giusticata lampiezza nei dierenti regimi.
In questo capitolo le questioni arontate sono relative al comportamento
della radiazione incidente, con energia allinterno o nei pressi di tali bande
vietate. Per ricavare questo comportamento sono stati studiati due aspetti
del problema:
landamento della parte immaginaria del vettore donda di Bloch;
le caratteristiche del coeciente di riessione per reticoli niti, pa-
rametro fondamentale dal punto di vista sperimentale;
Tutta lanalisi svolta `e basata sul metodo delle matrici di trasferimento ap-
plicato al modello di cristallo fotonico unidimensionale, precedentemente
discusso.
3.1 Parte immaginaria del vettore donda
di Bloch
La caratteristica distintiva dei gap proibiti in una struttura priva di assor-
bimento, come `e quella in esame data lipotesi introdotta circa linibizione
del decadimento radiativo dellatomo, `e che il vettore donda di Bloch ha
51
52 CAPITOLO 3
parte reale costante, uguale a 0 o , come mostrato nella presentazione
dellalgoritmo delle matrici di trasferimento. In queste regioni dello spet-
tro, si ha unonda evanescente la cui lunghezza di estinzione `e determinata
dalla parte immaginaria del vettore donda.
Il mezzo pi` u diretto per lo studio di tale valore immaginario `e lutilizzo
della relazione di dispersione fornita dalle matrici di trasferimento (2.28),
applicata alla matrice (2.29) che descrive la cella elementare della catena
di piani atomici.
cos(Ka) =
1
2
Tr(M()) = cos
_

c
a
_
sin
_

c
a
_
1
2
P()

c
(3.1)
La condizione di gap corrisponde con lavere il membro destro maggiore, in
modulo, di 1. Come si vede tale relazione non dice nulla a riguardo del se-
gno del vettore donda, in quanto la matrice di trasferimento ammette au-
tovalori associati a vettori donda di segno opposto, corrispondenti a onde
contropropaganti. Dovendo trattare valori immaginari del quasi-momento
occorre segnalare il comportamento delle funzioni trigonometriche per ar-
gomento immaginario: si passa nel dominio delle funzioni iperboliche, in
particolare si ha
cos(ix) = cosh(x) (3.2a)
sin(ix) = i sinh(x) (3.2b)
dove i `e lunit`a immaginaria. Tali funzioni possono essere sviluppate sia
nel limite x 0 per cui si ha
cosh(x) 1 +
x
2
2
(3.3a)
sinh(x) x (3.3b)
che nel limite x + dove valgono
cosh(x)
e
x
2
(3.4a)
sinh(x)
e
x
2
(3.4b)
Con questi risultati `e possibile riscrivere la (3.1), per valori di allinterno
dei gap, come
cosh(Ka) =

cos
_

c
a
_
sin
_

c
a
_
1
2
P()

(3.5)
Propriet`a di riessione 53
dove ora K indica la parte immaginaria del vettore donda di Bloch. Svi-
luppando tale espressione nei dierenti regimi `e possibile ricavare landa-
mento di Ka. Si noti inoltre che lapprossimazione ottenuta permette di
ricavare, in maniera alternativa rispetto al metodo usato nel precedente
capitolo, la dimensione dei gap cercando i punti dove si annulla la parte
immaginaria del vettore donda di Bloch.
La simmetria della funzione coseno iperbolico lascia indeterminato il segno
della parte immaginaria del vettore donda di Bloch. Questo va stabilito
a partire dalle condizioni al bordo del problema specico considerato: se
dunque si ha un reticolo innito posto sulla semiretta positiva dellasse z
con un campo incidente della forma e
ikz
con k > 0, il segno della parte
immaginaria va scelto positivo in modo che si abbia decrescita esponenziale
dellonda dentro la struttura. Per questo motivo per la parte immaginaria
del vettore donda di Bloch si sceglier`a sempre segno positivo.
3.1.1 Regime puramente eccitonico
Landamento, ricavato dalle matrici di trasferimento, `e riportato nel gra-
co di gura 3.1. Emerge chiaramente la natura eccitonica di tale gap:
infatti la parte immaginaria del vettore donda presenta in corrispondenza
della frequenza di risonanza una divergenza che contraddistingue anche il
caso di bulk, gura 2.2, e si pu`o ricavare semplicemente dalla forma della
costante dielettrica (2.4).
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
5
4
3
2
1
0
1
2
3
4
5
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
0 1 2 3 4 5 6 7
5
4
3
2
1
0
1
2
3
4
x 10
8
(

0
)
Im(Ka)
Figura 3.1: A destra: parte immaginaria del vettore donda di Bloch nel gap
in corrispondenza della frequenza di risonanza in regime puramente eccitonico;
a sinistra: parte reale del vettore donda relativa alla stessa zona dello spettro.
a = 300nm.
54 CAPITOLO 3
Per >
0
la costante dielettrica diverge negativamente e dunque lindice
di rifrazione `e immaginario e presenta anchesso una divergenza. La pre-
senza del reticolo `e segnalata al fatto che tale divergenza si presenta anche
al di sotto della risonanza, dove il gap si estende maggiormente. Ponendo
=
0
+ , `e possibile approssimare il membro di destra della (3.5) in
un intorno della risonanza, sviluppando sin(a/c) e cos(a/c) al secondo
ordine in (a/c); in questo modo si ottiene la seguente espressione
_

0
_
1
sin
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c
+
+
_
cos
_

0
c
a
_
+ cos
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c

0
c
a + sin
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c
_
+
+
_

0
_ _
sin
_

0
c
a
_

0
c
a + cos
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c

0
c
a
sin
_

0
c
a
_
1
4
f
2D
c
_

0
c
a
_
2
_
+
+
_

0
_
2
_
cos
_

0
c
a
_
1
2
_

0
c
a
_
2
+
sin
_

0
c
a
_
1
4
f
2D
c
_

0
c
a
_
2
_
(3.6)
dove bisogna ricordare che (f
2D
/c) 10
8
, mentre (
0
a)/c = (
0
/
br
)
1.
Per quanto riguarda invece il membro sinistro, lo studio di questo gap va
suddiviso in due zone distinte, in base al valore che assume Ka; infatti, co-
me emerge dalla gura, le zone a bordo gap hanno Ka 0 mentre quella
attorno alla risonanza ha Ka +. Dato che si `e lontani dalla condi-
zione di Bragg i termini dominanti nella (3.6) sono il termine divergente
e il primo termine allinterno del termine noto. Sostituendo le espressioni
ricavate da (3.4a) e (3.3a) e tenendo conto del segno della (3.5) si ha
nella zona di risonanza
Ka ln
_

0
_
1
sin
_

0
c
a
_
f
2D
c
_
per
0
(3.7)
ai bordi del gap
Ka
_ _
2 ( 1) per <
0
_
2 ( 1) per >
0
(3.8)
dove si `e denito
=
_
_

0
_
1
sin
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c
+ cos
_

0
c
a
_
_
(3.9)
Propriet`a di riessione 55
Le espressioni ricavate permettono una comprensione chiara della situa-
zione: la divergenza `e del tipo ln(1/ [[) a dierenza del caso di bulk dove
va come
_
1/ [[; inoltre il termine cos(
0
a/c) bilancia le due parti del
gap rispetto alla frequenza di risonanza e cos` la parte sotto risonanza, che
non c`e nel bulk, guadagna spazio man mano che
0
e
br
si avvicinano.
Il risultato di tali approssimazioni `e mostrato in gura 3.2.
0 2 4 6 8
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Im(Ka)
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4
3.5
3
2.5
2
1.5
1
0.5
0
0.5
1
x 10
8
(

0
)
Im(Ka)
Figura 3.2: Approssimazione della parte immaginaria del vettore donda di
Bloch nel gap in corrispondenza della frequenza di risonanza in regime pura-
mente eccitonico. Il valore ottenuto dalle matrici di trasferimento `e tratteggiato
mentre la linea continua indica lapprossimazione. Sono visualizzate la zona di
risonanza (a sinistra), che fa riferimento allequazione (3.7), e lapprossimazione
ai bordi (a destra), contenuta nella (3.8). a = 300nm.
3.1.2 Regime misto eccitonico-Bragg
Quando la frequenza di Bragg e quella di risonanza sono comparabili, biso-
gna riconsiderare lespressione globale (3.6). E infatti delicato lequilibrio
che vanno a stabilire le espressioni in seno e coseno: il primo diviene in-
nitesimo, riducendo in maniera proporzionale a (
br

0
)/
0
la zona
di divergenza, mentre il secondo si avvicina a (1) come un termine del
secondo ordine. Inoltre in questo caso bisogna considerare assieme i due
gap che si formano: quello sotto la risonanza e quello sopra la condizione
di Bragg, come mostrato nella gura 3.3.
Per avere unespressione adeguata dellandamento della parte immaginaria
bisogna dunque allargare la rosa dei termini importanti; mantenendo
56 CAPITOLO 3
termini no allordine (/
0
)
2
si pu`o scrivere
_

0
_
1
sin
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c
+
_
cos
_

0
c
a
_
+ cos
_

0
c
a
_
1
2
f
2D
c

0
c
a
_
+
_

0
_
_
sin
_

0
c
a
_

0
c
a
_
+
_

0
_
2
_
cos
_

0
c
a
_
1
2
_

0
c
a
_
2
_

_
1 +
(Ka)
2
2
_
(3.10)
dove il segno negativo al membro destro `e dato dalla particolarit`a della
dispersione: sotto la risonanza il potere rifrangente `e negativo e il seno
positivo, mentre sopra la condizione di Bragg i termini si invertono il segno,
ma leetto `e sempre di portare il membro destro della (3.1) sopra (1).
Inoltre si noti che si `e scelto per il secondo membro esclusivamente il limite
per Ka 0: questo proprio perch`e la zona di risonanza `e trascurabile
rispetto alla dimensione del gap in questo regime.
2.5 2 1.5 1 0.5 0
x 10
4
1
0
1
x 10
4
(

0
)
Re(K/k
br
)1
0 2 4 6 8 10 12 14
x 10
4
1
0
1
x 10
4
(

0
)
Im(Ka)
Figura 3.3: A destra: parte immaginaria del vettore donda di Bloch nel gap in
corrispondenza dei gap in regime misto eccitonico-Bragg; a sinistra: parte reale
del vettore donda relativa alla stessa zona dello spettro. (
br

0
) = 10
5

0
E interessante esaminare il ruolo che ciascuno dei 5 termini nel primo
membro della (3.10) riveste; per fare questo si `e confrontato landamento
ottenuto eliminando uno dei termini dello sviluppo con landamento cor-
retto, gura 3.4. In questo regime `e cruciale il ruolo giocato dalla presenza
del reticolo: il termine dominante nellespressione `e infatti cos(
0
a/c) che
rappresenta la vicinanza alla condizione di Bragg, cio`e leetto della pe-
riodicit`a della struttura. Il primo termine della (3.10), che contiene la
Propriet`a di riessione 57
0 1 2 3 4 5 6 7 8
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Im(Ka)
a)
0 1 2 3 4 5 6 7 8
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Im(Ka)
b)
0 2 4 6 8
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Im(Ka)
c)
0 1 2 3 4 5 6 7 8
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Im(Ka)
d)
Figura 3.4: Approssimazione della parte immaginaria del vettore donda di
Bloch in corrispondenza dei gap in regime misto eccitonico-Bragg. Ruolo dei
dierenti termini della (3.10). Ogni gura raronta landamento ottenuto elimi-
nando uno dei termini dello sviluppo (linea continua) con landamento corretto
(linea tratteggiata). Descrizione dettagliata nel testo. (
br

0
) = 10
5

0
.
58 CAPITOLO 3
divergenza, pur essendo limitato dal seno che `e innitesimo, `e responsa-
bile della separazione fra i due gap e dunque dellapertura della banda
polaritonica intermedia, 3.4 a). In sua assenza si ha un gap tipico dei cri-
stalli fotonici passivi, generato dalla presenza negli altri termini di eetti
di ordine inferiore provenienti dalla costante dielettrica. Si ha un termine
costante, il secondo nella seconda riga, che unisce la presenza del retico-
lo con la risonanza, attraverso la forza di oscillatore: in assenza di tale
contributo viene a mancare il gap sopra la condizione di Bragg e quello
al di sotto della risonanza `e notevolmente ridemsionato, 3.4 b). Tuttavia
la costante dielettrica si avvicina al valore del vuoto allontandosi dalla
risonanza: tale eetto `e contenuto nel termine di secondo grado togliendo
il quale i gap si allargano notevolmente, 3.4 c). Inne il termine di primo
grado inuisce debolmente sui bordi del gap, ma non ne cambia la natura,
3.4 d). I termini considerati nella 3.10 permettono dunque di riprodur-
re la parte immaginaria del vettore donda di Bloch in tutta la zona di
passaggio fra i regimi e nel regime misto eccitonico-Bragg e mettono in
evidenza la dierenza fra i gap di un cristallo fotonico risonante e quelli
di un cristallo fotonico passivo.
Nel caso limite
0
=
br
i termini seno scompaiono completamente e con
essi la divergenza a risonanza. In tal modo la relazione di dispersione
diviene
(Ka)
2
=
f
2D
c
+
f
2D
c

_

0
_
+
_

0
_
2

2
(3.11)
che `e simile al caso di cristallo fotonico passivo. Lo spettro `e in gura 3.5.
7 6 5 4 3 2 1 0
x 10
5
1
0
1
x 10
4
(

0
)
Re(K/k
br
)1
0 1 2
x 10
4
1
0
1
x 10
4
(

0
)
Im(Ka)
Figura 3.5: A destra: parte immaginaria del vettore donda di Bloch nel gap
in corrispondenza dei gap in regime misto eccitonico-Bragg; a sinistra: parte
reale del vettore donda relativa alla stessa zona dello spettro.
br
=
0
.
Propriet`a di riessione 59
3.2 Lo spettro di riflessione
Fino a questo momento lo studio delle propriet`a spettrali della struttura
reticolare si `e basato sulle caratteristiche della matrice della cella elemen-
tare e dunque sullipotesi implicita di considerare una struttura innita,
con una piena invarianza traslazionale.
Dallo studio eseguito `e emersa una netta separazione fra gli stati corri-
spondenti a energie comprese nei gap e quelli con energia allinterno delle
bande permesse. Nel primo caso si hanno onde evanescenti, che non posso-
no propagare, mentre nel secondo caso si hanno onde che attraversano la
struttura e il cui prolo `e descritto dagli autovettori della cella elementare.
Tali soluzioni delle equazioni di Maxwell nel reticolo non sono onde pia-
ne, ma una loro sovrapposizione che ha linvarianza traslazionale richiesta
dalla geometria del sistema.
Nelle situazioni sperimentali si hanno a disposizione reticoli niti di cui
si misurano le propriet`a ottiche di riessione e trasmissione. Per poter
modellizzare il processo sico in cui unonda piana, generata ad esempio
con un fascio laser, incide sul reticolo `e necessario superare lipotesi di una
struttura innita e analizzare leetto sulla propagazione dellinterfaccia
che separa il vuoto dal reticolo. Lo studio di questo eetto `e svolto in
due situazioni: il reticolo semi-innito e quello nito, che permettono una
comprensione progressiva della sica del sistema.
3.2.1 Reticolo semi-innito
Il primo modello che si pu`o costruire `e quello di un reticolo innitamente
esteso lungo una determinata direzione, ma solo in uno dei due versi, in
modo che nellaltro verso vi sia il vuoto. Il passaggio fra vuoto e reticolo
impone una discontinuit`a nella propagazione della luce: le soluzioni del-
le equazioni di Maxwell ad energia ssata sono diverse nelle due regioni
spaziali.
Essendo il reticolo considerato innitamente esteso, le sue propriet`a sono
ssate dalla cella elementare, in particolare i modi che si propagano al suo
interno sono descritti dagli autovettori della matrice che la rappresenta.
Allinterno del reticolo `e presente solamente lautovettore corrispondente
al vettore donda di Bloch diretto nel verso del reticolo, in quanto quello
diretto nellaltro verso non pu`o essere generato a causa della mancanza di
una ne della struttura. Questi autovettori sono combinazioni lineari delle
onde piane di energia ssata contropropaganti nella direzione del reticolo,
come visto nel capitolo 2. Le onde contropropaganti nella porzione vuota
dello spazio rappresentano londa incidente sulla struttura e londa riessa:
60 CAPITOLO 3
per determinare il coeciente di riessione basta dunque fare il rapporto
delle rispettive componenti nellautovettore prescelto e prendere il modulo
quadrato. Con questo metodo sono state ottenute le gure 3.6.
1 0.5 0 0.5 1
x 10
7
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
8 6 4 2 0 2 4 6 8
x 10
5
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
Figura 3.6: Spettri di riessione per un reticolo semi-innito in regime pura-
mente eccitonico (a sinistra), zona attorno a
0
, a = 300nm, e regime misto
eccitonico-Bragg (a destra),
br

0
= 10
5

0
.
Dalle gure si osserva che nei gap il coeciente di riessione `e costante
e unitario: il fatto che la luce non possa propagare nel reticolo in questi
intervalli di frequenze spiega tale risultato. Al di fuori dei gap, la ries-
sione non si annulla immediatamente, ma decresce progressivamente: man
mano che la dispersione si avvicina alla linearit`a la riessione diminuisce
in quanto la componente dellonda piana incidente prevale decisamente
rispetto a quella dellonda riessa.
3.2.2 Reticolo nito
Il caso pi` u interessante dal punto di vista sperimentale ed applicativo
`e il reticolo nito. Si consideri dunque unonda piana incidente su una
struttura nita e simmetrica, descritta globalmente da una matrice di
trasferimento M; la situazione pu` o essere schematizzata come in gura
3.7. Dal punto di vista della notazione vettoriale introdotta nel precedente
capitolo, la situazione pu`o essere descritta nel modo seguente
_
Out
1
Out
2
_
= M
_
In
1
In
2
_
(3.12)
Propriet`a di riessione 61
Figura 3.7: Incidenza di unonda piana su una struttura rappresentata dalla
matrice di trasferimento M.
Ponendo Out
2
= 0 in quanto non si ha nessuna onda entrante nella
struttura dalla sua interfaccia nale, si ricava
In
2
In
1
= r =
m
1,2
m
2,2
(3.13a)
Out
1
In
1
= t =
1
m
2,2
(3.13b)
dove gli m
i,j
sono gli elementi della matrice M e, per ottenere la seconda
espressione, si `e usato det(M) = 1, propriet`a dovuta alla simmetria della
struttura come visto nel capitolo precedente. I moduli quadrati delle due
espressioni ricavate forniscono i coecienti di riessione e trasmissione,
rispettivamente.
Sia ora M() la matrice di trasferimento della singola cella del reticolo; se
la struttura nita `e composta da N celle si avr`a M
tot
() = (M
N
()). In
letteratura [37, 9, 41] si trovano le espressioni per la struttura totale, otte-
nute sfruttando la forma della matrice di singola cella. Dato che il reticolo
non presenta assorbimento basta studiare il coeciente di riessione R
N
e si avr`a anche quello di trasmissione T
N
= 1 R
N
. Si ha dunque
R
N
=

m
1,2
sin(KaN)
m
2,2
sin(KaN) sin(Ka(N 1))

2
(3.14)
dove il quasi-momento K e gli elemntin di matrice m dipendono dalla
frequenza della radiazione incidente. Tale espressione mostra subito che le
caratteristiche della riessione dipendono dallo spettro, quindi dalla cella
elementare, e dal numero totale di celle. In particolare si noti che, per
valori dellenergia compresi nei gap, il prodotto K(Na) = KL, dove L `e
la lunghezza totale della struttura in esame, `e indice dellestinzione cui
londa entrante va incontro nella propagazione.
Si consideri lespressione (3.14) nel caso della matrice di trasferimento
(2.29) che descrive la cella elementare del reticolo atomico considerato.
R
N
=

e
i

c
a
_
i
1
2
f
2D
c

_
sin(KaN)
e
i

c
a
_
1 i
1
2
f
2D
c

_
sin(KaN) sin(Ka(N 1))

2
(3.15)
62 CAPITOLO 3
dove =
0
.Considerando il fatto che ci si trova allinterno di un
gap, bisogna convertire le funzioni trigonometriche in funzioni iperboliche
per cui, suddividendo il denominatore in parte reale e immaginaria, si
ottiene
R
N
=

1
D
_
i
1
2
f
2D
c

_
sinh(KaN)

2
(3.16)
dove il denominatore `e
D = i
__
cos
_

c
a
_
sin
_

c
a
_
_
1
2
f
2D
c

__
sinh(NKa)+
+sinh((N 1)Ka)
_
+
_
cos
_

c
a
_
_
1
2
f
2D
c

_
+
+sin
_

c
a
__
sinh(NKa) (3.17)
Svolgendo il modulo quadrato si ottiene
R
N
=
1
[D[
2
__
1
2
f
2D
c

_
sinh(KaN)
_
2
(3.18)
dove il denominatore `e
[D[
2
= sinh
2
(KaN)
_
1 +
_
1
2
f
2D
c

_
2
_
+ sinh
2
(Ka(N 1)) +
+2sinh(KaN)sinh(Ka(N 1))(cosh(Ka)) (3.19)
Nella scrittura dellultimo termine si `e fatto uso della relazione di disper-
sione (3.5). Lespressione `e valida anche fuori dal gap semplicemente riso-
stituendo le funzioni iperboliche con le relative funzioni trigonometriche.
Al variare della struttura considerata, si possono delineare due casistiche
estreme: NKa 1, reticolo breve, e NKa 1, reticolo lungo.
Reticolo breve
Il limite 1 N (1/Ka) `e valido ad esempio per reticoli con N = 100
in regime misto eccitonico-Bragg, per i parametri del sistema sico con-
siderato; in questo caso si possono sviluppare le funzioni trigonometriche
contenute nella (3.18) e si ottiene
R
N
=
_
1
2
f
2D
c

_
2
(KaN)
2
(KaN)
2
_
1
2
f
2D
c

_
2
+ (Ka)
2
+ O(Ka)
4
(3.20)
Propriet`a di riessione 63
che, trascurando i termini del quarto ordine a denominatore, pu`o essere
riscritto come
R
N

1
1 +
__
2c
Nf
2D

_
(
0
)
_
2
(3.21)
Si ha dunque una Lorentziana con picco di riessione totale alla frequenza
di risonanza e la cui larghezza a met`a altezza `e
FWHM =
f
2D
c
N (3.22)
come si vede in gura 3.8. In questo limite si ha riessione non trascurabi-
le solo nellintorno della frequenza di risonanza, mentre alla condizione di
Bragg la lunghezza di estinzione `e svariati ordini di grandezza maggiore.
Lespressione ottenuta `e valida anche fuori dai gap perch`e non dipende dal-
le funzioni iperboliche presenti nellespressione iniziale (3.18), ma dipende
solo dalla frequenza dellonda incidente.
1 0 1
x 10
4
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
Figura 3.8: Riessione da un reticolo di N = 1000 celle elementari in regime
misto eccitonico-Bragg. (
br

0
) = 10
5

0
.
Reticolo lungo
Il limite NKa 1 corrisponde, per energie allinterno dei gap, sostanzial-
mente con il caso di reticolo innito: si ha la totale estinzione dellonda
64 CAPITOLO 3
allinterno della struttura e quindi il coeciente di riessione `e piatto. Per
il reticolo atomico, questo `e il caso ad esempio del gap a risonanza nel
regime puramente eccitonico, dove la divergenza della parte immaginaria
di Ka prevale gi`a per N 100, mentre nel regime misto eccitonico-Bragg
bisogna considerare N 10
5
. Che in questo limite, allinterno di tutta
lestensione del gap, il coeciente di riessione debba essere 1 pu`o essere
vericato facilmente sostituendo la (3.4b) nella (3.18).
Allesterno del gap si nota la formazione di strutture con andamento oscil-
latorio, dovute al bilanciamento dei termini sin(NKa) e sin((N 1)Ka),
come si osserva nella gura 3.9.
8 6 4 2 0 2 4 6 8
x 10
5
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
Figura 3.9: Riessione da un reticolo di N = 10
5
celle elementari in regime
misto eccitonico-Bragg; ai bordi dei gap si notano oscillazioni con inviluppo
decrescente. (
br

0
) = 10
5

0
.
Denendo il termine
A =
_
1
2
f
2D
c

_
2
(3.23)
e riconsiderando lespressione (3.18) in termini di un vettore donda reale
e dunque di funzioni trigonometriche, si pu`o riscriverne il denominatore
[D[
2
= (1 +A)sin
2
(NKa) + sin
2
((N 1)Ka)
2sin(NKa)sin((N 1)Ka)cos(Ka) (3.24)
Propriet`a di riessione 65
Utilizzando le formule di addizione trigonometriche e le propriet`a di seno
e coseno si ottiene
R
N
=
Asin
2
(NKa)
Asin
2
(NKa) + sin
2
(Ka)
(3.25)
In tal modo si nota subito che, in prossimit`a dei gap in regime misto
eccitonico-Bragg, le rapide oscillazioni che appaiono nella gura hanno
periodicit`a legata al numero di celle, mentre linviluppo `e dato da
R
N,max
=
1
1 +
(Ka )
2
A
(3.26)
Tale fenomeno `e legato alla riessione dellonda di Bloch sulle interfacce
che racchiudono il reticolo: si hanno cos` nella struttura due onde con-
tropropaganti che danno origine a interferenza del tipo di Fabry-Perot.
Questo signica che londa risultante dallinterferenza deve essere stazio-
naria nella struttura: si pu`o cos` stimare la distanza fra i minimi di queste
frange di interferenza dalla relazione
KL = m K =

L
(3.27)
Tale dierenza pu`o, in intervalli vicini ai bordi dei gap, essere riscritta
come distanza fra picchi in frequenza
=

L
dK
d
=

L
v
g
(3.28)
Dalla gura si rileva immediatamente che, nella banda polaritonica inter-
media, si ha un addensamento delle frange, il che corrisponde esattamente
ad una minore velocit`a di gruppo della radiazione, come si vede nello
spettro 2.10.
La riessione dellonda di Bloch ai bordi del reticolo `e dovuta al mismatch
di impedenza: gli autostati dentro e fuori dalla struttura sono dierenti,
come si `e segnalato a proposito del reticolo semi-innito. Per confrontare
linviluppo delle oscillazioni con lo spettro ottenuto nel caso semi-innito
bisogna determinare un coeciente che tenga conto della diversa geome-
tria: nella struttura innita si ha una sola interfaccia, mentre in quella
nita se ne hanno due.
Caso semplicato: mezzo omogeneo
Per capire la sica complessa del reticolo, si consideri un caso facilmente
trattabile, proposto in gura 3.10, in cui si hanno due mezzi omogenei, il
66 CAPITOLO 3
Figura 3.10: Riessione fra due mezzi omogenei: linterfaccia singola (a
sinistra) e la slab (a destra).
vuoto n
1
= 1 e un mezzo di indice di rifrazione n
2
. Il caso in cui si ha un
solo modo propagante in n
2
`e dato dallinterfaccia singola: in questo caso
il coeciente di riessione `e fornito dalla relazione di Fresnel
R
int
=
_
1 n
2
1 + n
2
_
2
(3.29)
Per avere due modi contropropaganti nel mezzo di indice n
2
`e invece ne-
cessario considerare il caso di una slab; imponendo le condizioni ai bordi
e risolvendo lequazione di Helmholtz si ottiene
R
slab
=
sin
2
(k
2
L)
_
n
2

1
n
2
_
2
4cos
2
(k
2
L) +
_
n
2
+
1
n
2
_
2
sin
2
(k
2
L)
(3.30)
dove k
2
= n
2
(/c) e L `e la lunghezza della slab. Valutando tale espressione
nei punti di massimo, ad esempio k
2
L = (/2), si ottiene
R
slab
=
_
n
2
2
1
n
2
2
+ 1
_
2
(3.31)
Ponendo ora n
2
= 1 + si ha
R
slab
R
int
0
4 (3.32)
cio`e nel caso della slab la riessione `e potenziata dalla presenza dei due
modi contropropaganti che si sommano. Questo semplice esempio si adat-
ta a spiegare linviluppo ottenuto: essendo la dierenza fra lindice medio
della struttura e quello del vuoto piccola allontanandosi dai gap, il limite
calcolato `e applicabile al caso in esame ed infatti moltiplicando per 4 lin-
viluppo ottenuto con il singolo autostato di Bloch (reticolo semi-innito)
si ha una approssimazione valida dellinviluppo delle frange di interferen-
za (reticolo nito), come si vede in gura 3.11. Tale risultato conferma
linterpretazione data allandamento dello spettro di riessione.
Propriet`a di riessione 67
0.8 1 1.2 1.4 1.6
x 10
4
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
(/
0
)
R
N
Figura 3.11: Approssimazione dellinviluppo a partire dal caso di reticolo
innito. Si nota come lapprossimazione migliori allontanandosi dal gap per-
ch`e la dierenza dellindice medio della struttura rispetto a quello del vuoto
diminuisce.
CAPITOLO 4
Reticolo bicromatico
Si `e notato in precedenza che lapprossimazione di quasi-bulk fornisce del-
le zone dello spettro non siche, come i ripiegamenti presenti nella gura
2.4 appena al di sotto della risonanza. Il modello pi` u rigoroso del cristallo
fotonico unidimensionale mostra che in tale regione si ha un gap: la man-
canza di questi ripiegamenti `e legata al fatto che lutilizzo di una funzione
per descrivere il piano atomico equivale ad unapprossimazione di tight-
binding, per utilizzare il linguaggio dello stato solido. Il tight-binding `e
usato nelle situazioni in cui gli elettroni sono fortemente legati agli atomi:
in questo caso, si ottiene la struttura delle bande come allargamento pro-
gressivo dei singoli livelli elettronici localizzati su ciascun sito [3, 2]. Nel
caso ottico, la costante dielettrica -forme d`a luogo ad un solo modo di
eccitazione materiale, che mescolandosi con lo stato fotonico d`a origine
alle due bande inferiori osservate in gura 2.8.
Perch`e si formi uno spettro pi` u articolato `e dunque necessario rendere pi` u
complessa la geometria della cella elementare; una possibilit`a `e di porvi
due piani reticolari paralleli cos` da avere a disposizione due eccitazioni
materiali per sito. Per realizzare una tale struttura `e necessario utilizzare
due laser dierenti, uno per ciascuna delle periodicit`a da imporre al retico-
lo, da qui la denizione di reticolo bicromatico, cio`e a due colori. Unaltra
possibilit`a pu`o essere di alternare piani atomici con frequenze di risonanza
dierenti. Lo studio di sistemi di questo genere, a partire dalle informa-
zioni raccolte sul reticolo semplice, pu`o permettere di realizzare una sorta
di design dello spettro attraverso la progettazione della struttura. A
tale scopo si utilizzano gli strumenti descritti e sviluppati nei capitoli pre-
cedenti: dapprima le matrici di trasferimento e successivamente lanalisi
completamente quantistica.
69
70 CAPITOLO 4
4.1 Matrici di trasferimento
La nuova cella elementare sia dunque di lunghezza a, contenente due piani
a distanza d tra loro. La densit`a superciale dei piani
2D
`e ssata e
non pi` u legata al passo reticolare come in precedenza, per semplicare
il problema ed evitare di variare troppi parametri contemporaneamente.
Nelle simulazioni come stima per la densit`a si `e scelto un valore dellordine
di quelli utilizzati in letteratura [9].
4.1.1 Regime puramente eccitonico
Fissato a, in maniera di porsi nel regime puramente eccitonico, le bande
mostrano lattesa dierenza rispetto al caso monocromatico: si notano i
due gap principali sopra e sotto la risonanza, ma tra essi si `e ora formata
una nuova banda, gura 4.1.
Al variare di d `e possibile interpretare in maniera semplice il comporta-
mento dello spettro. Nel limite d = 0
+
il reticolo si riduce al caso mono-
cromatico: per questo vale lo studio dei capitoli precedenti considerando
una densit`a eettiva doppia rispetto a quella del singolo piano, in quanto
si hanno 2 atomi nello stesso sito; la presenza di due atomi per ciascun
sito d`a origine ad una banda che si appiattisce per d 0
+
e scompare per
d = 0.
Quando 0 < d < (a/2) si introduce in ogni cella elementare del reticolo
un difetto: leetto dei difetti in un sistema periodico `e di generare dei
modi permessi allinterno dei gap [41], come avviene per le impurit`a in
un semiconduttore. Se si ha un singolo difetto nel reticolo si genera sem-
plicemente uno stato accessibile nel gap, ma se il difetto `e in ogni cella
si ottiene una nuova banda. Dagli spettri proposti emerge che la nuova
banda va a tagliare in due il gap sotto risonanza del caso d = 0. Questo
pu`o essere pensato anche dal punto di vista dellapprossimazione di tight-
binding: la presenza di due diversi piani nella cella elementare mette a
disposizione modi di eccitazione di materia, da cui si sviluppano diverse
bande polaritoniche attorno alla risonanza.
Per d = (a/2) si ha nuovamente un reticolo monocromatico, di periodicit`a
la met`a e zona di Brillouin doppia: il ripiegamento che si nota in gura `e
dovuto al fatto che si considera ancora la normalizzazione sul vettore don-
da di Bragg associato ad a. Il fatto che ora si abbia ununica banda e non
due dierenti si ricava dalla continuit`a nel punto di ripiegamento. Il fatto
che il rapporto tra lestensione del gap al di sopra e al di sotto della riso-
nanza sia molto diverso nei reticoli monocromatici corrispondenti ai due
limiti `e spiegato dalla dierente distanza della risonanza atomica rispet-
Reticolo bicromatico 71
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
a)
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
b)
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
c)
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
d)
Figura 4.1: Dispersione fotonica nella zona di risonanza in regime puramente
eccitonico. Distanza fra i piani nella cella: d = 0
+
(a), (d/a) = (1/4) (b),
(d/a) = (3/8) (c) e (d/a) = (1/2) (d). a = 250nm.
72 CAPITOLO 4
to alla condizione di Bragg nei due casi. Attorno alla frequenza di Bragg

b
r = (c/a) non si hanno cambiamenti signicativi rispetto al reticolo
monocromatico: si ha un gap la cui ampiezza diminuisce no a scomparire
per d = a/2 in quanto la periodicit`a del sistema risulta dimezzata.
4.1.2 Regime misto eccitonico-Bragg
Si consideri ora il regime misto eccitonico-Bragg, ottenuto ad esempio
ssando
br
=
0
. Levoluzione dello spettro al variare di d `e proposta in
gura 4.2.
6 5 4 3 2 1 0
x 10
5
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Re(K/k
br
) 1
a)
2.5 2 1.5 1 0.5 0
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Re(K/k
br
) 1
b)
3 2 1 0
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Re(K/k
br
) 1
c)
3 2 1 0
x 10
4
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Re(K/k
br
) 1
d)
Figura 4.2: Dispersione fotonica nella zona di risonanza, per il passaggio da
regime misto eccitonico-Bragg a regime puramente eccitonico. Distanza fra i
piani nella cella: d = 0
+
(a), (d/a) = (1/4) (b), (d/a) = (3/8) (c) e (d/a) = (1/2)
(d).
br
=
0
.
Reticolo bicromatico 73
Per d = 0 si ha un unico gap, simmetrico rispetto alla risonanza, la cui
ampiezza `e data dalla formula 2.46, con f
2D
valutata imponendo
bicrom
2D
=
2
2D
. Nel limite d 0
+
si hanno due bande centrali piatte, discusse
successivamente con il metodo completamente quantistico.
Nel limite opposto per d = (a/2) si ha di nuovo un reticolo monocroma-
tico e si `e in regime puramente eccitonico: i punti angolosi mostrati nella
gura 4.2 d) sono dei banali ripiegamenti di banda dovuti alla normaliz-
zazione sbagliata, fatta cio`e con il vecchio passo a. In questo caso la
vera struttura a gap, mostrata in gura 4.3, `e dellordine della forza di
oscillatore normalizzata e quindi ordini di grandezza inferiore rispetto alla
zona evidenziata nella gura 4.2 d), che scala come la radice della forza di
oscillatore.
1 0.8 0.6 0.4 0.2 0
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
) 1
Figura 4.3: Bande fotoniche nella regione attorno alla risonanza per reticolo
bicromatico con d = a/2. Si noti la diversa scala rispetto alla gura 4.2 d).
Nel passaggio fra le due situazioni, per 0 < d < (a/2), quei punti di ripie-
gamento sono molto importanti perch`e vedono aprirsi due gap. Cos`, oltre
alle due bande presenti nel reticolo monocromatico, si hanno due bande
centrali che segnalano la bicromaticit`a del reticolo. E interessante notare
che durante tutta la variazione della distanza interplanare d la struttura
resta praticamente identica al di sotto e al di sopra della risonanza: que-
sto `e dovuto allaver posto in coincidenza la risonanza con la periodicit`a
iniziale del reticolo.
74 CAPITOLO 4
4.2 Metodo completamente quantistico
Dal punto di vista quantistico la struttura costruita non `e molto pi` u com-
plessa del caso precedente. Semplicemente si tratta di aggiungere un altro
reticolo dello stesso tipo di quello studiato, spostato di una distanza d.
Seguendo il ragionamento svolto nel capitolo 2, `e possibile raccogliere gli
operatori atomici dei due reticoli in due distinti operatori eccitonici che
creano eccitazioni nelluno o nellaltro reticolo. In tal modo si descono gli
operatori eccitonici
c
1,j
=
_
1
N

n
_
e
i

k
j
r
n
b
1,n
_
(4.1a)
c

1,j
=
_
1
N

n
_
e
i

k
j
r
n
b

1,n
_
(4.1b)
c
2,j
=
_
1
N

n
_
e
i

k
j
r
n
b
2,n
_
(4.1c)
c

2,j
=
_
1
N

n
_
e
i

k
j
r
n
b

2,n
_
(4.1d)
dove N `e il numero di atomi di un singolo reticolo e n `e lindice che ne
scorre i siti. Tali operatori commutano tra loro in quanto composti da
operatori che fanno riferimento a diversi atomi e obbediscono a regole
di commutazione quasi-bosoniche sotto lipotesi di un basso numero di
eccitazioni del sistema.
Con lintroduzione dei nuovi operatori si pu`o scrivere il termine di intera-
zione radiazione-materia dellHamiltoniana che descrive il sistema
H
I
= i
_

j
N
2
0
V

jf.B.z.

G
_
a
j+G
_
c

1,j
+ c

2,j
e
i(k
j
+G)d
_
+
a

j+G
_
c
1,j
+ c
2,j
e
i(k
j
+G)d
_
_
(4.2)
dove si `e usata la stessa notazione denita nel capitolo 2. Si nota la pre-
senza decisiva della distanza d in relazione ai termini di interazione del
nuovo reticolo: alla distanza che contraddistingue il difetto della cella si
lega uno sfasamento fra gli elementi di matrice che connettono la radiazio-
ne alle eccitazioni degli atomi dei due reticoli. E tale sfasamento relativo
che regola la forma dello spettro.
Reticolo bicromatico 75
4.2.1 Regime puramente eccitonico
In questa situazione si hanno tre autostati liberi del sistema che sono
quasi-degeneri sulla scala dellelemento di interazione m; tale elemento
`e supposto costante ed `e denito come nel capitolo 2, dove la densit`a `e
quella del singolo reticolo, cio`e la met`a della densit`a globale del sistema.
Data linterazione della forma ac

che conserva il numero di eccitazioni,


come notato nel capitolo 2, si pu`o ridurre lo studio allo spazio vettoriale
a singola eccitazione; tale spazio `e generato dai vettori che rappresentano
il fotone incidente e i due stati eccitonici. Questi ultimi non interagiscono
direttamente, ma solo attraverso lo stato fotonico. In linea con quanto
fatto per il presente regime nel caso di reticolo monocromatico, si sono
esclusi i fotoni diratti. Utilizzando la frequenza atomica
0
come riferi-
mento della scala energetica e la costante di Planck come unit`a, la matrice
Hamiltoniana ha forma
H =
_
_
m

e
ikd
m 0 0
m e
ikd
0 0
_
_
(4.3)
con =
0
. Scrivendo lequazione secolare si ottiene
x
3
x
2
2 [m[
2
x = 0 (4.4)
Da questo risultato si deduce che schematizzare il sistema con i soli tre
livelli considerati non `e una buona approssimazione: infatti `e scomparsa
dallequazione secolare, e quindi dagli autovalori di H e quindi dalle bande
polaritoniche, la dipendenza dalla distanza d. Per le due bande lo splitting
a k
0
`e
x =
_

2
+ 8 [m[
2
(4.5)
Inoltre rispetto al caso di reticolo semplice si ha un autovalore in pi` u, sso
alla frequenza della risonanza atomica, che giustica la presenza della
banda piatta individuata dalle matrici di trasferimento per d = 0
+
. Il
risultato ottenuto `e riportato in gura 4.4.
Bisogna fare una considerazione gi`a emersa nel capitolo 2: in regime pura-
mente eccitonico il metodo completamente quantistico fornisce la struttura
a bande allordine dominante, cio`e sulla scala dellelemento di matrice m,
poich`e laver trascurato i termini non risonanti, ad esempio i fotoni dif-
fratti, impedisce di risolvere le bande ed i gap che compaiono in gura
4.1. Il risultato `e una mancanza di precisione ai bordi delle bande, cio`e
per (K k
0
)/k
br
1. Si noti che lo splitting `e aumentato di un fattore

2 rispetto al reticolo semplice, questo `e dovuto al fatto che la densit`a `e


doppia, per la presenza dei due reticoli, e che lelemento di matrice scala
come la radice della densit`a.
76 CAPITOLO 4
3 2 1 0 1 2 3
x 10
4
6
4
2
0
2
4
6
x 10
5
Re((K k
0
)/k
br
)
(

)
/

0
Figura 4.4: Lo splitting dei modi degeneri in un reticolo bicromatico in regime
puramente eccitonico. Senza considerare i fotoni diratti, la struttura della
banda centrale non viene risolta al variare di d.
4.2.2 Regime misto eccitonico-Bragg
Il risultato ottenuto sopra mostra limportanza del modo fotonico diratto
nella sica del reticolo bicromatico; nel regime misto eccitonico-Bragg, la
vicinanza di
0
e
br
impone di considerare tale modo e dunque lo spazio
vettoriale `e a quattro dimensioni. La Hamiltoniana `e rappresentata dalla
matrice
H =
_
_
_
_
m

e
ikd
0
m 0 0 m
m e
ikd
0 0 m e
i(k+G)d
0 m

e
i(k+G)d
( + )
_
_
_
_
(4.6)
dove si `e usata la notazione introdotta nel capitolo 2.
Per semplicit`a, si consideri il caso trattato con lalgoritmo delle matrici di
trasferimento, cio`e
0
=
br
e si studino le soluzioni al bordo della banda,
= 0. La matrice si riduce alla forma
H =
_
_
_
_
0 m

e
ikd
0
m 0 0 m
m e
ikd
0 0 m e
i(k+G)d
0 m

e
i(k+G)d
0
_
_
_
_
(4.7)
Reticolo bicromatico 77
Lequazione secolare `e
x
4
4 [m[
2
x
2
+ 2 [m[
4
(1 cos(Gd)) = 0 (4.8)
dove in questo caso G = (2/a). Le soluzioni dellequazione riproducono
esattamente gli spettri di gura 4.2. Ora si `e esplicitata la dipendenza dello
spettro polaritonico dalla distanza fra piani nella medesima cella o, meglio,
dal rapporto fra le due lunghezze caratteristiche del reticolo, la periodicit`a
a e la distanza del difetto d. Inoltre, come sottolineato nel modello di
cristallo fotonico unidimensionale, la struttura `e identica sopra e sotto la
risonanza, come si pu`o dedurre dalla forma biquadratrica dellequazione
secolare.
Nel limite d = 0 il termine noto dellequazione secolare si annulla e si hanno
cos` due soluzioni nulle e due diverse da zero, corrispondenti ai limiti del
gap che si apre attorno alla risonanza. Gli autovalori dellHamiltoniana al
bordo della zona di Brillouin sono
x
1
= 2 [m[ x
2
= 0 x
3
= 0 x
4
= 2 [m[ (4.9)
con relativi autovettori

1
=
1
2
_
_
_
_
i
1
1
i
_
_
_
_

4
=
1
2
_
_
_
_
i
1
1
i
_
_
_
_
(4.10a)

2
=
1

2
_
_
_
_
1
0
0
1
_
_
_
_

3
=
1

2
_
_
_
_
0
1
1
0
_
_
_
_
(4.10b)
La prima e lultima soluzione (4.10a) rappresentano gli estremi del gap po-
laritonico e il valore dellenergia `e dato da 3 fattori: lelemento di matrice
di interazione radiazione-materia, un fattore

2 dovuto alla combinazione


simmetrica delle componenti fotoniche e inne il fattore

2 dovuto alla
densit`a doppia rispetto al reticolo semplice. Le altre due soluzioni (4.10b),
corrispondenti al bordo delle bande piatte, sono una combinazione anti-
simmetrica fotonica (
2
), con i nodi in corrispondenza dei piani reticolari,
e una combinazione antisimmetrica delle eccitazioni della materia o stato
dark (
3
).
Nel caso d = (a/2) il termine noto dellequazione secolare non `e nullo e
completa il quadrato fornendo soluzioni uguali ed opposte a coppie, corri-
spondenti con i ripiegamenti delle bande al bordo della zona di Brillouoin,
senza gap.
Nellintervallo 0 < d < (a/2) la fase accumulata dal fotone diratto da
un piano reticolare nel raggiungere un piano del reticolo sfalsato decide
78 CAPITOLO 4
la forma delle bande polaritoniche. Questo ragionamento vale sia che si
consideri la distanza d che la distanza associata a d, come si vede dal
fatto che la funzione presente nellequazione secolare `e il coseno. Questo `e
logico in quanto si tratta in eetti dello stesso sistema.
4.3 Propriet
`
a di riflessione
Come discusso in precedenza, la presenza dei gap nello spettro a ban-
de fotoniche impone che determinate frequenze non possano propagare
allinterno del reticolo. Lo spettro a bande fotoniche `e determinato dal-
le propriet`a della cella elementare, che equivale a trattare una struttura
periodica innita.
Se si considera una struttura nita entrano in gioco ulteriori processi sici
che non si possono trascurare: il tunneling dellonda attraverso il reticolo,
descritto dal rapporto fra la lunghezza della struttura e la lunghezza di
estinzione dettata dalla parte immaginaria del vettore di Bloch, e il mi-
smatch di impedenza fra reticolo e vuoto circostante, che genera riessione
alle interfacce. Nellanalisi dello spettro di riessione `e dunque necessario
tenere conto dellandamento della parte immaginaria del vettore donda di
Bloch nei gap, della conformazione delle bande al di fuori dei gap e della
lunghezza della struttura in oggetto.
4.3.1 La parte immaginaria del vettore donda di
Bloch
Nel caso del reticolo monocromatico si `e analizzato approfonditamente
landamento della lunghezza di estinzione nellintorno della risonanza, no-
tando che per
0
si ha una divergenza, mentre allontanandosi la
forma `e simile al caso di reticolo passivo, in cui la dierenza di indice di
rifrazione `e ssata dal valore della costante dielettrica dei piani atomici. Lo
stesso comportamento si pu`o ritrovare nel reticolo bicromatico e permette
di distinguere i vari gap che insorgono nei dierenti regimi.
Fissando un valore della periodicit`a d che espliciti la struttura a bande
fotoniche prodotta dal reticolo bicromatico, si `e scelto (d/a) = (3/8), si
possono classicare i diversi casi. Nel regime puramente eccitonico, si nota
come la banda centrale imponga un annullamento della parte immaginaria
del quasi-momento che per il resto segue fedelmente il caso del reticolo
monocromatico di gura 3.1. E come se semplicemente venisse asportata
la zona corrispondente alla nuova banda, gura 4.5. Nel regime misto
eccitonico-Bragg, gura 4.6, i due gap rilevanti, trovandosi fuori risonanza,
Reticolo bicromatico 79
hanno landamento tipico dei gap di cristalli fotonici passivi, con lunghezze
di estinzione molto maggiori rispetto allaltro regime.
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Re(K/k
br
)
0 2 4 6 8 10
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
x 10
8
(

0
)
Im(Ka)
Figura 4.5: Parte reale ed immaginaria del vettore donda di Bloch nellintorno
della risonanza per reticolo bicromatico con (d/a) = (3/8) in regime puramente
eccitonico. a = 250nm.
20 10 0
x 10
5
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Re(K/k
br
) 1
0 1 2 3 4
x 10
5
8
6
4
2
0
2
4
6
8
x 10
5
(

0
)
Im(Ka)
Figura 4.6: Parte reale ed immaginaria del vettore donda di Bloch per reticolo
bicromatico con (d/a) = (3/8) e
0
=
br
. Regime misto eccitonico-Bragg: la
struttura che si nota `e legata ai gap generati dalla presenza della distanza d
fra i piani in una cella. Il gap a risonanza non `e risolto in quanto ha ampiezza
dellordine di 10
8

0
, come mostra la gura 4.3.
80 CAPITOLO 4
4.3.2 Punti a riessione nulla
Lanalisi dellandamento della lunghezza di estinzione in corrispondenza
delle regioni interessanti dello spettro fotonico non ha mostrato processi
dierenti rispetto a quelli attesi sulla base dei risultati emersi dal reticolo
monocromatico. Di conseguenza ci si aspetta un comportamento simile
nella riessione, suddiviso in due casistiche: reticolo breve, caratterizzato
da un unico picco Lorentziano in corrispondenza della risonanza atomica
e dal quale non emerge la dierenza fra bande e gap, e reticolo lungo, dove
i gap sono evidenziati da un coeciente di riessione unitario mentre ai
lati si hanno oscillazioni dovute alla riessione dei modi di Bloch ai bordi
della struttura.
Queste previsioni sono rispettate, tuttavia dagli spettri di riessione, -
gure 4.7 e 4.8, emerge una nuova caratteristica, non presente nel reticolo
monocromatico. Al di sotto della risonanza si ha un punto in cui la ri-
ettivit`a si annulla, indipendentemente dalla distanza fra frequenza di
risonanza e frequenza di Bragg e indipendentemente dalla lunghezza to-
tale della struttura. E questa una propriet`a che il reticolo eredita dalla
cella singola che mostra nel proprio spettro di riessione lo stesso buco,
gura 4.9. Per studiare questa propriet`a `e dunque necessario partire dalla
matrice di trasferimento della singola cella, ottenuta da due sotto-celle di
lunghezza rispettivamente (a d) e d
M() =
_
m
1,1
m
1,2
m
2,1
m
2,2
_
(4.11a)
m
1,1
= m

2,2
= e
ika
_
1 + i
P()k
2
_
2
+ e
ik(a2d)
_
P()k
2
_
2
(4.11b)
m
1,2
= m

2,1
= e
ik(2da)
_
1 + i
P()k
2
__
i
P()k
2
_
+
+e
ika
_
i
P()k
2
__
1 i
P()k
2
_
(4.11c)
dove k = (/c) e P() `e denito nella (2.20). Utilizzando la (3.14) si ricava
il coeciente di riessione della singola cella. Perch`e questo si annulli,
deve annullarsi [m
1,2
[
2
. Le condizioni per lannullamento della parte reale
e immaginaria sono date da
cos(2kd)
P()k
2
sin(2kd) +
P()k
2
= 0 (4.12a)
cos(2kd) sin(2kd)
P()k
2
+ 1 = 0 (4.12b)
Reticolo bicromatico 81
Le due condizioni si equivalgono come si pu`o mostrare a partire dalle
propriet`a delle funzioni trigonometriche. Denendo =
0
e restando
allordine lineare in (/
0
), si riconducono entrambe le equazioni alla
soluzione

0
=
1
2
f
2D
c
sin(k
0
2d)
cos (k
0
2d) + 1
(4.13)
Da questa scrittura emergono due segnature dei processi legati allan-
nullamento della riessione: la prima `e la distanza caratteristica 2d che
moltiplicata per k
0
fornisce lo sfasamento fra due onde riesse rispettiva-
mente una sul primo piano e laltra sul secondo, dove lapprossimazione
k k
0
`e ottima nel caso in questione; inoltre la presenza della forza di
oscillatore f
2D
indica che tale sfasamento considera anche il coeciente
derivante dalla riessione sul piano atomico.
10 5 0 5
x 10
9
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
Figura 4.7: Spettro di riessione nella zona di risonanza per un reticolo bicro-
matico con N = 100 celle in regime puramente eccitonico, caratterizzato dalle
periodicit`a a = 250nm e (d/a) = (3/8).
82 CAPITOLO 4
1 0 1
x 10
4
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
5 0 5
x 10
8
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
Figura 4.8: Spettro di riessione nella zona di risonanza per un reticolo bi-
cromatico con N = 10
5
celle in regime misto eccitonico-Bragg, caratterizzato
da
br
=
0
e (d/a) = (3/8). A sinistra `e riportato lo spettro comprendente
i gap principali la cui parte immaginaria `e mostrata in gura 4.6: al centro di
tale spettro, = 0, si nota un picco stretto che `e evidenziato nella gura di
destra e corrisponde al gap di risonanza.
1 0.5 0 0.5 1
x 10
8
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
(/
0
)
R
N
Figura 4.9: Spettro di riessione di due piani atomici posti a distanza d =
93nm tra loro, che corrisponde alla singola cella del reticolo cui fa riferimento
la gura 4.7.
CAPITOLO 5
Conclusioni e possibili
sviluppi
In questa tesi si `e arontato il problema della determinazione delle bande
fotoniche in un gas di atomi intrappolati nel potenziale periodico di un re-
ticolo ottico. Sistemi di questo tipo presentano grande regolarit`a spaziale
in quanto le posizioni dei singoli atomi sono ssate ai siti del reticolo con
precisione nanometrica. Il fatto che le interazioni fra atomi avvengano so-
lamente per via elettromagnetica permette una considerevole soppressione
di tutti i processi di decoerenza e suggerisce importanti applicazioni alla
sica quantistica di base.
Per semplicare lanalisi `e limitata ad una trattazione unidimensionale in
cui il sistema `e modellizzato come una catena di piani contenenti ciascuno
un gas di atomi a due livelli. Basandosi sui risultati parziali gi`a esisten-
ti in letteratura [38, 40, 37, 9, 41, 42, 50, 5], si `e sviluppata una trattazione
completa ed esauriente delle propriet`a peculiari della propagazione delle
onde luminose in questi sistemi. Ci`o sar`a un utile punto di partenza per
arontare con completezza e trasparenza sica anche quei casi geometri-
camente pi` u complessi in cui la periodicit`a tridimensionale rende lanalisi
generalmente pi` u involuta.
5.1 Struttura delle bande fotoniche
Nel capitolo 2 ci si `e concentrati sulla struttura delle bande nelle vicinanze
dei gap, cio`e dove si ha una deviazione dalla linearit`a rispetto allo spettro
83
84 CAPITOLO 5
fotonico libero. Tale deviazione ha una duplice origine:
attorno alla frequenza di risonanza `e determinata dalla presenza del-
la transizione atomica che modica la risposta dielettrica del mez-
zo introducendovi una dipendenza forte dalla frequenza, con una
divergenza;
attorno alla frequenza di Bragg `e legata allaccoppiamento dei modi
del campo e.m. diratti sul reticolo, generato dalla presenza di una
modulazione periodica della costante dielettrica.
Il legame tra eccitazioni atomiche e periodicit`a delle propriet`a dielettriche
`e trattato inizialmente in modo classico, utilizzando una forma di Drude-
Lorentz della costante dielettrica per descrivere la risposta ottica degli
atomi a due livelli. In questo ambito si inseriscono lapprossimazione di
quasi-bulk e il calcolo mediante matrici di trasferimento. Il primo `e utile
semplicemente per individuare le zone interessanti dello spettro al variare
della distanza fra le due frequenze caratteristiche, mentre la geometria del
sistema `e completamente descritta dal calcolo via matrici di trasferimento.
Da questa analisi emergono due regimi dierenti.
Regime puramente eccitonico: le due frequenze caratteristiche sono
distanti e si formano due gap, uno in corrispondenza della risonan-
za e laltro alla frequenza di Bragg; lampiezza `e ssata dallordine
di grandezza della forza di oscillatore. Il primo gap si forma a cau-
sa della divergenza nella costante dielettrica legata alleccitazione
materiale. Il bordo inferiore non `e per`o collocato alla frequenza di
risonanza come in un bulk, ma si trova al di sotto a causa della
presenza del reticolo. Il gap di Bragg si deve alla leggera dierenza
di indice di rifrazione fra vuoto e piani atomici generata dalla coda
rifrattiva della risonanza.
Regime misto eccitonico-Bragg: le due frequenze caratteristiche sono
vicine e i due gap schiacciano la banda intermedia che si estende
tra la frequenza atomica e quella di Bragg, no a renderla piatta
quando le due frequenze sono esattamente in risonanza. In questo
caso i gap hanno estensione che scala come la radice della forza
di oscillatore e dunque sono ordini di grandezza pi` u ampi rispetto
allaltro regime.
La separazione tra i regimi, caratterizzata da un rapido aumento delle di-
mensioni dei gap, si ha quando la dierenza fra le frequenze caratteristiche
diviene dellordine della radice della forza di oscillatore.
Conclusioni e possibili sviluppi 85
La spiegazione di questa osservazione `e uno dei risultati pi` u interessanti
ottenuti dalla formulazione completamente quantistica del problema, espo-
sta alla ne del capitolo. Con un modello microscopico alla Hopeld [48]
si `e ricostruita linterazione radiazione-materia in termini completamente
quantistici. Le eccitazione della materia sono raccolte in operatori conte-
nenti linvarianza traslazionale discreta del sistema a cui `e associato un ben
preciso vettore donda di Bloch e che, in regime di poche eccitazioni, han-
no regole di commutazione quasi-bosoniche. Il campo e.m. `e quantizzato
nella forma canonica.
Diagonalizzando in maniera esatta lHamiltoniana, si ottiene che il mesco-
lamento dei modi ecciotnici e fotonici d`a origine ad una struttura di ban-
de di natura mista dette polaritoni. Lelemento di matrice di interazione
luce-materia responsabile della rimozione della degenerazione energetica
ssa la scala sulla quale gli autostati liberi del sistema vanno considerati
risonanti allordine dominante. La dierenza fra i due regimi, eccitoni-
co ed eccitonico-Bragg, risulta dal rapporto fra lelemento di matrice di
interazione ed il detuning fra la frequenza atomica e quella di Bragg.
5.2 Spettro di riflessione
Nel capitolo 3 si sono analizzate le propriet`a di estinzione delle onde e.m. a
frequenze situate allinterno dei gap. Utilizzando il metodo delle matrici di
trasferimento si `e ricavato landamento analitico della parte immaginaria
del vettore donda di Bloch in entrambi i regimi individuati nel prece-
dente capitolo. Questa analisi permette un ulteriore punto di vista sulla
dierenza fra i due regimi.
Regime puramente eccitonico: allinterno del gap alla frequenza di
transizione atomica si nota landamento divergente caratteristico
della presenza di uneccitazione materiale, ma la forma `e leggermen-
te diversa rispetto al caso disordinato. Alla frequenza di Bragg si ha
invece un andamento tipico dei cristalli fotonici passivi. La lunghez-
za di estinzione nei due casi `e molto diversa: dellordine di poche
celle elementari a risonanza e dellordine di 10
8
celle alla frequenza
di Bragg, per i parametri adottati.
Regime misto eccitonico-Bragg: si nota una netta riduzione, dovuta
alla presenza del reticolo, della zona divergente della parte imma-
ginaria e landamento `e descritto da una forma simile a quella dei
cristalli passivi, con lunghezze di estinzione dellordine di 10
4
celle.
Queste considerazioni sulla struttura innita sono base per lo studio della
riessione su una struttura nita, questione decisiva dal punto di vista
86 CAPITOLO 5
sperimentale. Si sono pertanto classicate la forma e posizione dei picchi
di riessione al variare della lunghezza del reticolo. Si distinguono due casi
al variare del rapporto fra la lunghezza della struttura e la lunghezza di
estinzione.
Il reticolo breve `e caratterizzato da un picco Lorentziano alla frequenza
della transizione atomica con riessione totale al centro e larghezza data
dalla forza di oscillatore moltiplicata per il numero di piani atomici.
Nel caso del reticolo lungo, nei gap si ha riessione totale, mentre al di
fuori si osservano strutture ondulatorie con periodo variabile nelle diverse
zone dello spettro e inviluppo decrescente allontanandosi dai gap. Que-
ste strutture sono interpretate in termini dellinterferenza di Fabry-Perot
fra le onde di Bloch riesse alle interfacce del reticolo, che si comportano
come impedenze non adattate [5]. Per esplicitare leetto di questo feno-
meno sulla struttura dello spettro di riessione si `e studiato il caso di un
reticolo semi-innito. Calcolando numericamente le componenti dellonda
incidente e riessa negli stati di Bloch presenti nella struttura si `e ricavato
linviluppo delle oscillazioni ai bordi del gap. Questo caso a singola inter-
faccia `e stato poi rarontato con il reticolo lungo nito, che presenta due
interfacce. Il confronto tra i due `e stato reso possibile dal paragone con
il caso semplicato di mezzo omogeneo, nelle due situazioni di semipiano
(singola interfaccia) e di slab (due interfacce), risolubili analiticamente.
Tale confronto ha confermato le ipotesi fatte. La variazione nel periodo
delle oscillazioni, dipendente dalla velocit`a di gruppo della radiazione, si
`e chiarita sulla base della forma esplicita dello spettro di riessione.
5.3 Il reticolo bicromatico
Il metodo dettagliato di analisi di una struttura periodica sviluppato nei
precedenti capitoli `e stato applicato allo studio delle bande fotoniche di
un reticolo bicromatico, che consiste in un reticolo con cella elementare
contenente due piani atomici. Tali situazioni sono state studiate per catene
di quantum well [5, 42], ma lautore non ne ha notizia nellambito dei
reticoli atomici, sebbene tali strutture siano realizzabili sperimentalmente
[51].
Il reticolo bicromatico ha una struttura a bande pi` u ricca rispetto al caso
monocromatico. Lanalisi svolta con il metodo delle matrici di trasferimen-
to si `e focalizzata sullo stabilire leetto del rapporto fra la periodicit`a del
reticolo e la distanza tra i piani nella cella, in modo da mappare il pas-
saggio tra i due limiti opposti di reticolo monocromatico: quello con i due
piani sovrapposti e quindi due atomi per sito e quello con la distanza tra
piani nella cella pari alla met`a della lunghezza della cella stessa. Si `e notata
Conclusioni e possibili sviluppi 87
la formazione di nuove bande permesse allinterno di quelli che sarebbero
stati dei gap nel reticolo monocromatico. Si `e inoltre messo in luce che
la variazione della distanza interplanare permette di passare dal regime
puramente eccitonico a quello misto eccitonico-Bragg.
Il metodo completamente quantistico permette anche in questo caso una
spiegazione sica dellampiezza dei gap a partire dal mescolamento degli
autostati liberi del sistema e quindi degli aspetti principali della dipen-
denza degli autovalori dal rapporto fra le lunghezze caratteristiche del
reticolo.
Inne si sono studiate le propriet`a ottiche della struttura con il calcolo
dello spettro di riessione: a parte le caratteristiche attese sulla base di
quanto ottenuto nel caso monocromatico, come la suddivisione fra retico-
lo breve e lungo, `e emersa una peculiarit`a nuova. Poco al di sotto della
frequenza di risonanza si ha un buco nello spettro di riessione che
discende dalle propriet`a della cella elementare ed `e presente indipenden-
temente dal regime e dalla lunghezza della struttura. Si `e mostrato come
tale buco provenga dallinterferenza fra le onde diratte dai due dierenti
piani presenti nella cella elementare.
5.4 Possibili sviluppi
In questa tesi si `e limitata lanalisi al caso di incidenza normale su un
reticolo unidimensionale, cos` da potersi concentrare sulle propriet`a ge-
nerali dellinterazione fra i gradi di libert`a materiali e la periodicit`a del
reticolo senza essere disturbati dalle complicazioni geometriche. Basandosi
sui risultati parziali gi`a presenti in letteratura, sar`a quindi relativamente
immediato estendere la trattazione a casi pi` u complessi dove lincidenza
avviene ad un angolo variabile, gli stati di polarizzazione TE e TM vanno
distinti, e la periodicit`a si estende in tutte e tre le dimensioni spaziali. A
questo scopo, il metodo completamente quantistico appare come il pi` u di-
retto per descrivere sistemi tridimensionali di interesse dal punto di vista
applicativo.
Altri aspetti che meritano sviluppi ulteriori sono lo studio delleetto del-
lassorbimento sulla struttura delle bande fotoniche, cos` come leetto di
strutture atomiche pi` u complesse, per esempio a tre livelli. Sistemi di que-
sto tipo sono infatti di grande interesse in vista dellosservazione di eetti
di interferenza quantistica come la cosiddetta EIT i cui aspetti quantistici
e nonlineari rimangono largamente inesplorati. Anche a questo proposito,
utile punto di partenza sar`a il metodo quantistico di calcolo delle bande
descritto in questa tesi.
Bibliografia
[1] J. Jackson. Elettrodinamica classica. Zanichelli, 1984.
[2] P. S. Russell, T. Birks, e F. Dominic Lloyd-Lucas. Photo-
nic Bloch waves and photonic band gap. In Conned electrons and
photons. Plenum Press, 1995, pp. 585633.
[3] N. Ashcroft e N. Mermin. Solid state physics. Brooks/Cole,
1976.
[4] A. Yariv e P. Yeh. Optical waves in crystals. Wiley Interscience,
1984.
[5] I. Carusotto. Ottica lineare e non lineare in cristalli fotonici
unidimensionali. Tesi di Laurea, Universit`a di Pisa, 1997. Non
pubblicato.
[6] E. Yablonovitch. Photonic band-gap crystals. J. Phys: Condensed
Matter 5 (1993), 2443.
[7] W. Bragg. The diraction of X-rays by crystals. Nobel lecture
(www.nobelprize.org), 1922.
[8] B. Batterman e H. Cole. Dynamical diraction of X-rays by
perfect crystals. Rev. Mod. Phys. 36 (1964), 681.
[9] M. Artoni, G. La Rocca, e F. Bassani. Resonantly absorbing
one-dimensional photonic crystals. Phys. Rev. E 72, 4 (2005), 046604.
[10] E. Yablonovitch. Inhibited spontaneous emission in solid-state
physics and electronics. Phys. Rev. Lett. 58, 20 (1987), 2059.
[11] G. Kurizki e A. Genack. Suppression of molecular interactions
in periodic dielectric structures. Phys. Rev. Lett. 61, 19 (1988), 2269.
[12] S. John. Strong localization of photons in certain disordered
dielectric superlattices. Phys. Rev. Lett. 58, 20 (1987), 2486.
89
90 BIBLIOGRAFIA
[13] S. John e R. Rangarajan. Optimal structures for classical waves
localization: an alternative to the Ioe-Regel criterion. Phys. Rev. B
38, 14 (1988), 10101.
[14] S. Satpathy, Z. Zhang, e M. Salehpour. Theory of photon
bands in three-dimensional periodic dielectric structures. Phys. Rev.
Lett. 64, 11 (1990), 1239.
[15] K. Leung e Y. Liu. Full vector wave calculation of photonic band
structures in face-centered-cubic dielectric media. Phys. Rev. Lett.
65, 21 (1990), 2646.
[16] Z. Zhang e S. Satpathy. Electromagnetic wave propagation in
periodic structures: Bloch wave solution of Maxwells equation. Phys.
Rev. Lett. 65, 21 (1990), 2650.
[17] K. Ho, C. Chan, e C. Soukoulis. Existence of a photonic gap in
periodic dielectric structures. Phys. Rev. Lett. 65, 25 (1990), 3152.
[18] E. Yablonovitch e T. Gmitter. Photonic band structure: the
face-centered-cubic case. Phys. Rev. Lett. 63, 18 (1989), 1950.
[19] E. Yablonovitch, T. Gmitter, e K. Leung. Photonic band
structure: the face-centered-cubic case employing nonspherical atoms.
Phys. Rev. Lett. 67, 17 (1991), 2295.
[20] W. Robertson et al. Measurement of photonic band structure in
a two-dimensional periodic dielectric array. Phys. Rev. Lett. 68, 13
(1992), 2023.
[21] E. Ozbay et al. Measurement of a three-dimensional photonic band
gap in a crystal structure of dielectric rods. Phys. Rev. B 50, 3 (1994),
1945.
[22] K. Inoue et al. Near-infrared photonic band gap of two-dimensional
triangular air-rod lattices as revealed by transmittance measurement.
Phys. Rev. B 53, 3 (1996), 1010.
[23] I. Amato. Designing crystals that say no to photons. Science 255,
20 (1992), 1512.
[24] J. Martorell e N. Lawandy. Observation of inhibited sponta-
neous emission in a periodic dielectric structure. Phys. Rev. Lett. 65,
15 (1990), 1877.
[25] I. Tarhan e G. Watson. Photonic band structure of fcc colloidal
crystals. Phys. Rev. Lett. 76, 2 (1996), 315.
BIBLIOGRAFIA 91
[26] R. Biswas, M. Sigalas, G. Subramania, e K. Ho. Photonic
band gaps in colloidal systems. Phys. Rev. B 57, 7 (1998), 3701.
[27] Y. Vlasov et al. Existence of a photonic pseudogap for visible light
in synthetic opals. Phys. Rev. B 55, 20 (1997), R13 357.
[28] K. Bush e S. John. Photonic band gap formation in certain self-
organizing systems. Phys. Rev. B 58, 3 (1998), 3896.
[29] M. Campbell, D. Sharp, M. Harrison, R. Denning, e A. J.
Turberfield. Fabrication of photonic crystals for the visible
spectrum by holographic lithography. Nature 404 (2000), 53.
[30] A. Moroz. Three-dimensional complete photonic-band-gap
structures in the visible. Phys. Rev. Lett. 83, 25 (1999), 5274.
[31] M. Ustyantsev, L. Marsal, J. Ferre-Borrul, e J. Pallares.
Eect of the dielectric background on dispersion characteristics of
metallo-dielectric photonic crystals. Opt. Comm. 260 (2006), 583.
[32] Y. Wang, M. Ibisate, Z. Li, e Y. Xia. Metallodielectric photonic
crystals assembled from monodisperse spherical colloids of Bismuth
and Lead. Adv. Mater. 18 (2006), 471.
[33] D. Sievenpiper, L. Zhang, R. Jimenez Broas, N. Alexopo-
lous, e E. Yablonovitch. High-impedance electromagnetic sur-
faces with a forbidden frequency band. IEEE Trans. Microw. Theory
Tech. 47, 11 (1999), 2059.
[34] B. Li, Q. Zheng, e N. Yuan. A novel planar pbg structure for size
reduction. IEEE Microw. Wireless Compon. Lett. 16, 5 (2006), 269.
[35] M. Weidemuller, A. Hemmerich, T. Gorlitz, A. Esslinger,
e T. Hansch. Bragg diraction in an atomic lattice bound by light.
Phys. Rev. Lett. 75, 25 (1995), 4583.
[36] P. Vries, D. Coevorden, e A. Lagendijk. Point scatterers for
classical waves. Rev Mod. Phys. 70, 2 (1998), 447.
[37] I. Deutsch, R. Spreeuw, S. Rolston, e W. Phillips. Photonic
band gaps in optical lattices. Phys. Rev. A 52, 2 (1995), 1394.
[38] D. Coevorden, R. Sprik, A. Tip, e A. Lagendijk. Photonic
band structure of atomic lattices. Phys. Rev. Lett. 77, 12 (1996),
2412.
[39] J. Klugkist, M. Mostovoy, e J. Knoester. Mode softening,
ferroelectric transition and tunable photonic band structures in a
point-dipole crystals. Phys. Rev. Lett. 96, 12 (2006), 1163903.
92 BIBLIOGRAFIA
[40] K. Kempa, R. Ruppin, e J. Pendry. Electromagnetic response of
a point-dipole crystal. Phys. Rev. B 72, 20 (2005), 205103.
[41] M. Erementchouk, L. Deych, e A. Lisyansky. Op-
tical properties of one-dimensional photonic crystals based on
multiple-quantum-well structures. Phys. Rev. B 71 (2005), 235335.
[42] M. Erementchouk, L. Deych, e A. Lisyansky. Spectral pro-
perties of exciton polaritons in one-dimensional resonant photonic
crystals. Phys. Rev. B 73 (2006), 115321.
[43] D. Jaksch, C. Bruder, J. Cirac, C. Gardiner, e P. Zoller.
Cold bosonic atoms in optical lattices. Phys. Rev. Lett. 81, 15 (1998),
3108.
[44] M. Greiner, O. Mandel, T. Esslinger, T. Hansch, e I. Blo-
ch. Quantum phase transition from a supeuid to a mott insulator
in a gas of ultracold atoms. Nature 415 (2002), 39.
[45] C. Cohen-Tannoudji, J. Dupont-Roc, e G. Grynberg. Pro-
cessus dinteraction entre photon et atomes. CNRS Editions,
1996.
[46] D. Steck. Rubidium 87 D Line data. http://steck.us/alkalidata,
2001.
[47] F. Bassani, A. Tredicucci, e Y. Chen. Bulk exciton polaritons
in GaAs microcavities. Phys. Rev. B 52, 3 (1995).
[48] J. Hopfield. Theory of contribution of excitons to the complex
dielectric constant of crystals. Phys. Rev. 112, 5 (1958), 1555.
[49] Y. Boucher. Transfer matrix of a Dirac-like singularity of the
dielectric permittivity. IEEE J. Quantum Elect. 33, 2 (1997).
[50] T. Ikawa e K. Cho. Fate of the superradiant mode in a resonant
bragg reector. Phys. Rev. B 66 (2002), 085338.
[51] J. Sebby-Strabley, M. Anderlini, P. Jessen, e J. Porto.
Lattice of double wells for manipulating pairs of cold atoms. Phys.
Rev. A 73 (2006), 033605.
Ringraziamenti
Finalmente posso abbandonare la foma impersonale che mi sono imposto
nellardua redazione della tesi e rivolgermi a voi dicendo Io.
N.B. Partiamo con una proporzione: per la tesina triennale
1
ho scritto 4
pagine di ringraziamenti e 32 di conti. Ora per la tesi nale sono stato un
po meno tirato e, sulle ali dellentusiasmo, ho scritto 87 pagine di conti
(e va bene, anche qualche gura). Questo `e un bel guaio perch`e, anche a
voler stare stretti, per amore della simmetria si richiederebbero 10 pagine
di ringraziamenti. Il problema vero `e che le potrei anche riempire... ma
non ne ho assolutamente il tempo!
Quindi ho preso una salomonica decisione: rinnovo il ringraziamento a
tutti i citati della tesina triennale e qui mi limiter`o a coloro che si sono
aggiunti in questo anno e mezzo di laurea specialistica. Perch`e per me lo
studio non `e concepibile come lavoro staccato dalla vita.
In primis devo la mia gratitudine a Iacopo (Dr. Carusotto). Lavorare con
lui `e stata unoccasione incredibile, per la costanza con cui mi ha segui-
to, per la precisione con cui ha controllato levolversi dei miei risultati,
ma soprattutto per il metodo di ricerca che ho visto in lui: il tentativo
incessante di dare una spiegazione sica concreta a ci`o che i conti o le si-
mulazioni suggeriscono (vedi citazione iniziale). Fare sica cos` `e realmente
unavventura interessante che desidero intraprendere.
A ruota segue il ringraziamento al centro BEC-INFM-CNR per avermi
accolto nello svolgimento della ricerca. Dove per accolto non intendo solo
il fatto che mi `e stata data una (bellissima) postazione in un (magnico)
ucio e un sostegno economico, ma soprattutto che mi sono sentito parte
di un gruppo. Ringrazio il prof. Dalfovo che `e stato il punto di riferimento
per il mio arrivo a Trento e il prof. Parola, mio relatore doppio (triennale
e specialistico), che `e stato il punto di riferimento e di consiglio in questi
ultimi anni universitari e si `e interessato anch`e potessi svolgere la tesi a
1
Condensati di Bose in geometrie connate, Francesco Bariani, Universit`a degli
studi dellInsubria, 2005, Introvabile.
93
94 RINGRAZIAMENTI
Trento. Un ringraziamento particolare ad Alessio (Dr. Recati) che mi ha
dato una mano n dal mio arrivo e ha letto la tesi fornendo utili consigli.
Grazie anche a tutti coloro che ho conosciuto nella facolt`a di scienze,
compagni a pranzo o nelle mitiche partite di calcetto (caro Mher chi ti
fa degli assist migliori dei miei?). Grazie a Chiara e Giovanni che, pur
conoscendomi appena, mi hanno ospitato nellultima cruciale settimana
di lavoro di tesi.
A Trento mi sono sentito a casa. Posso aermarlo perch`e ho incontrato
unumanit`a eccezionale negli amici del CLU e nelle loro famiglie. Questi
mesi non sono stati solo loccasione di un interessante lavoro di ricerca, ma
anche la riscoperta di un incontro decisivo per la mia vita. Dovrei citare
fatti e circostanze, ma quelli li ho nel cuore per cui dico alcuni nomi:
Stefano, Nicola, Elisa, Enrico, Dao. Ci sono anche tanti altri e per tutti
ringrazio Chi ha incrociato i nostri cammini.
Il ringraziamento pi` u dicile `e per te. Non posso non dire che ogni parola
di questa tesi lho scritta con in testa i tuoi occhi azzurri, il tuo sguardo.
Linnito si presente quando si ha veramente bisogno di qualcosa di nito.
Grazie Gigita per avermi fatto venire in Trentino e perch`e `e bellissimo
stare insieme a te. Grande la pizzata con le tue colleghe!
Rinnovo il ringraziamento a tutti i comaschi ampiamente citati nella pre-
cedente fatica e perdonate il mio accento un po trentinizzato. Ringrazio
gli amici conosciuti a San Rocco, la cui amicizia `e cresciuta in un anno
di incontri, scontri, esperienze. In particolare ringrazio Alessandro, Pietro,
Cristina e Mario per la ricchezza che trovo in ogni momento passato con
loro.
Ringrazio tutti i parenti, una vera famiglia allargata, che mi ha sempre
sostenuto e incoraggiato nello studio.
Ho dedicato la tesi ai miei nonni e alla mia famiglia, perch`e il mio volto,
quello che sono, viene da loro.
E pi` u io dire me - replic`o categorica la Pasionaria -
Io si scrive, me si dice.
[Giovannino Guareschi]