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IL PROSCIUGAMENTO DEL LAGO FUCINO: EFFETTI POLEOGRAFICI

Non si pu comprendere un popolo se non si conosce la sua storia, non si pu scoprire un territorio se non si studiano le sue trasformazioni. La disciplina geografica che studia la genesi e lo sviluppo delle citt la poleografia che il leitmotiv dellargomento discusso nel mio lavoro sullarea del Fucino. Attraverso i vari studi archeologici, topografici, epigrafici, storici ecc. ho tentato di ricostruire levoluzione dellarea fucense nel tempo, seguendo una linea cronologica, individuando le varie fasi del processo formativo degli insediamenti umani rimanendo in connessione costante con le trasformazioni che il territorio ha subito nel corso dei secoli. La regione prende il nome da unantica presenza: il lago Fucino, oggi completamente scomparso, che date le sue dimensioni occupava la parte carsica pi depressa della conca tettonica che si apre allinterno dei rilievi montuosi dellappennino abruzzese centrale. Queste caratteristiche evidenziano unarea estremamente complessa e diversificata, in cui il lago la faceva da padrone e per le sue peculiarit causava effetti rapidi e radicali, limitando oppure stimolando nuovi assetti territoriali che avevano ricadute nei tessuti urbanistici, infrastrutturali e produttivi dellarea, portando con se ricadute socio-economiche importanti. Questi fenomeni avvenivano perch la grande massa dacqua era priva di emissari definendo quindi un bacino endoreico , comportando unalta variabilit dei livelli del lago, regolata soltanto dalla presenza di sfiatatoi carsici presenti nel meridione dellalveo, nella localit la Petogna. In compenso i rilievi circostanti fratturati e intensamente carsificati costituiscono acquiferi con sorgenti di notevole portata che contribuivano allalimentazione dellalveo lacustre. Le particolarit geomorfologiche qui sommariamente elencate comportavano forti oscillazioni dei livelli lacustri che erano la causa principale delle inondazioni. Il fenomeno non si presentava come un effetto tsunami , le acque occupavano per secoli i terreni pianeggianti circostanti il lago arrivando fin sotto i rilievi montuosi condizionando le popolazioni che vi abitavano a spostarsi continuamente dalla pianura alle alture e viceversa. Sono evidenti che tali oscillazioni erano in correlazione con le variazioni stagionali, i moti orbitali della terra, la piovosit media e levaporazione estiva e che quindi erano poco prevedibili. Tenendo conto di queste particolarit e dei dati raccolti dai vari studi mi stato possibile rielaborare delle carte topografiche in cui si inquadra la distribuzione dei vari centri insediamentali evidenziando la loro collocazione e la tipologia di quelli pi importanti e conosciuti, la viabilit e i mutamenti paesaggistici rimanendo sempre in continuo rapporto con gli avvenimenti storici che si sono succeduti nel corso del tempo nellarea fucense e nelle sue zone limitrofe. Larco temporale analizzato molto ampio, dal paleolitico fino alla fine dellet romana, senza dimenticare i lavori e gli studi effettuati durante i lavori di costruzione dellemissario Torlonia, che forniscono documenti unici e fondamentali per la ricostruzione dellantico bacino e delle opere di bonifica romane. Di seguito verranno esposti dei piccoli riassunti dei capitoli con cui si suddivide il lavoro, su tematiche che per gli addetti ai lavori sono assai conosciute ma che ancora oggi sono poco approfondite a livello archeologico, mentre per chi per la prima volta si approccia a questa materia o conosce la storia e levoluzione del Fucino solo per sentito dire, spero che questo studio permetta uninfarinatura generale per la conoscenza del nostro territorio, infondendo curiosit e partecipazione su un luogo pieno di miti e leggende che il tempo e luomo ancora non hanno cancellato del tutto.

CAPITOLO 1 GEOMORFOLOGIA DELLAREA DEL FUCINO Non si pu prescindere prima di affrontare uno studio topografico dal focalizzare su delle carte unarea cos tanto sfruttata e ai pi poco conosciuta n tantomeno da unanalisi geomorfologica, idrologica e climatica. In questo capitolo si cerca di dare al lettore le linee principali al fine di una comprensione pi facilitata degli argomenti trattati in seguito e capire perch con i cambiamenti storici, vennero prese decisioni fondamentali che cambiarono completamente faccia al territorio fucense. Innanzitutto viene effettuato un inquadramento geografico che, come un lente dingrandimento, limita il campo di studio allarea del Fucino moderno, cio alla piana che in seguito dopo il prosciugamento di fine 1800, ad opera del principe Torlonia, emerse dopo il ritiro delle acque. Oggi questa il centro di quella sub-regione abruzzese chiamata Marsica, che ha come capoluogo Avezzano e che comprende trentasette comuni della provincia dellAquila collocata appunto tra la piana del Fucino, il parco nazionale dAbruzzo, la piana carseolana e la Valle Peligna (Sulmona) e completamente circondata da rilievi montuosi importanti. Lo studio dellevoluzione geologica ha permesso di affermare che la forma che il Fucino ha assunto dipende dallorientamento delle faglie, con linee tettoniche che hanno orientamento appenninico e anti-appenninico. La sua origine sembra connessa con gli intensi fenomeni tettonici subendo un rapido riempimento dei sedimenti alluvionali detritici e lacustri che hanno uno spessore di diverse centinaia di metri a volte andando a superare in alcuni settori anche i 1000 metri. La notevole altitudine dei rilievi montuosi che circondano la conca fucense concede largo spazio al bosco e al pascolo e impedisce lo sfruttamento agricolo. Considerando queste caratteristiche e laltitudine della piana (661m s.l.m.), il territorio caratterizzato oggi da un clima continentale. La presenza del lago ha certamente influito creando un microclima attorno al bacino permettendo temperature pi temperate e favorevoli alla coltivazione di ulivo e vite. La rapida trasformazione del clima, avvenuta dopo il prosciugamento del lago ha comportato cambiamenti nella vita sociale e insediativa, usi, tradizioni e nelleconomia di sussistenza.

CAPITOLO 2 PRIME TRACCE INSEDIAMENTALI, EVOLUZIONE DEI CENTRI E LAVVENTO DI ROMA I primi uomini che si stanziarono nellarea del Fucino decisero di stabilirsi permanentemente lungo i terrazzamenti e nelle numerose grotte che circondavano il bacino lacustre. Questo fenomeno attestato intorno ai 18.000 anni fa, concentrandosi soprattutto nella zona meridionale vicino alla localit dellodierno paese di Ortucchio. La zona era ricca di grotte come: grotta Maritza, grotta dei Porci, grotta La Punta e grotta Continenza. La loro frequentazione si protrae ininterrottamente fino alla fin dellet del bronzo in totale sincronia con i vicini villaggi. Nella regione venivano sfruttati sia insediamenti prossimi al lago sia quelli posti in posizioni di altura. Con il passaggio da un sistema di sussistenza interamente basato sulla caccia e la pesca (Paleolitico - Meseolitico) ad uno basato sullattivit agricola (Neolitico), le terre pianeggianti in prossimit del lago e vicine a corsi dacqua che confluivano nellalveo, divennero gli unici spazi adatti per la coltura. La distribuzione dei centri specialmente nella zona sud del Fucino durante il Neolitico era connessa proprio alle caratteristiche del territorio. Altra risorsa per leconomia del territorio fucense era quella legata allallevamento transumante, favorito da un paesaggio montuoso e ricco di altopiani erbosi su cui contare durante lestate e le zone costiere con temperature pi temperate da sfruttare durante linverno.

Nellet del bronzo il livello del lago doveva essere molto pi basso, ci quindi indica che alcuni centri occupavano larea interna dellalveo e che nei momenti in cui il livello delle acque si alzava, gli abitanti erano costretti ad arretrare la loro posizione, rifugiandosi sulle terrazze circostanti o su piccole alture. Let del bronzo vede un forte dilatamento dei centri insediamentali lungo tutta la fascia perilacustre (sono stati individuati allincirca una cinquantina di centri), purtroppo a fronte di un riscontro topografico pi che certo, non si conosce la loro funzionalit e il tipo di sito adottato. In base alla distribuzione degli insediamenti e le quote in cui questi erano collocati si pu applicare una prima distinzione tra quelli perilacustri e quelli posti su posizioni di altura lontani dal lago. Nel primo caso possibile documentare altre due categorie: insediamenti sulla piana e insediamenti fuori dalla piana sorti sulle terrazze circondanti lalveo. Molto probabilmente il fatto che alcuni centri sono disposti a poca distanza luno dallaltro ma a quote completamente diverse, fa supporre che la scelta fu dettata dal bisogno di abbandonare i centri perilacustri nei momenti in cui le oscillazioni dei livelli del lago minacciavano i centri prossimi alla riva. Gli insediamenti della piana presentano una maggiore estensione, grazie alla buona esposizione in cui erano collocati, perch idonei allagricoltura, per la presenza delle acque sorgive e per la loro fonte primaria fornita dal lago, che permetteva lattivit della pesca. Per quanto riguarda gli insediamenti perilacustri posti fuori la piana possibile documentare quelli che si trovano a 10-20 metri sopra di questa, quelli ai piedi dei monti e sui detriti di falda, oppure a mezzacosta e lungo i fianchi dei versanti. Gli insediamenti lontani dal lago invece, erano generalmente posti su alture pi o meno significative, su un lieve declivio e caratteristica importante, sempre in prossimit di corsi dacqua e sorgenti, lungo vallate che permettevano la comunicazione viaria tra il lago il territorio circostante e le valli limitrofe. Gli insediamenti sono numerosi sia intorno alla riva che sui rilievi montani, ma i primi sono pi fittamente distribuiti e a volte distanziati di appena un chilometro. possibile inoltre individuare laddensarsi di siti nella zona sud orientale del Fucino in particolare intorno allarea di Ortucchio e Celano, altra caratteristica importante che le aree di pertinenza dei singoli insediamenti appaiono disporsi in maniera radiale intorno allalveo del lago, evidenziando tutti unestensione pressoch paritetica. Probabilmente esisteva una differenza di funzionalit tra i centri di altura rispetto a quelli perilacustri, questultimi avevano lo scopo di dedicarsi specialmente allattivit di coltura e di pesca lungo le sponde del lago, mentre i primi garantivano il controllo delle vie di comunicazione permettendo il collegamento tra la zona fucense e le aree limitrofe, infatti, queste vie naturali furono sfruttate a pieno anche in epoche posteriori. Non sono ancora documentati insediamenti in cima ai monti in posizione dominante, poich questa ricerca ancora molto lacunosa e non stata riscontrata nessuna continuit abitativa e culturale dal neolitico arcaico alla fine dellet del bronzo.

Figura 5. Carta di distribuzione dei centri perilacustri e di quelli lontani dal lago e probabile estensione del lago alla fine dellet del bronzo. Fonte IGM 1956 (scala 1:100.000 con opportuna riduzione), rielaborazione grafica da Irti 1991.

Con let del ferro si assiste nel territorio marsicano ad una serie di rivolgimenti: entrano in crisi il sistema insediamentale intorno al lago e le valli adiacenti e quello socio-economico. I centri abitativi perilacustri e di pianura dellet del bronzo nel corso del IX secolo a.C. ebbero fine. Le ragioni di quest'abbandono della rete dei villaggi di pianura va ricercata in un vasto fenomeno climatico, verificatosi in Italia nei primi decenni del IX secolo, che diede inizio ad un nuovo periodo climatico a carattere freddo umido, caratterizzato da abbondanti piogge che provocarono linnalzamento dei livelli lacustri causando limpaludamento delle zone pianeggianti. Con la leggenda della citt di Archippe che fu ingoiata dal lago, forse si vuol fare riferimento al periodo storico pocanzi descritto, in cui le esondazioni delle acque del lago Fucino portarono allabbandono dei centri perilacustri. Le acque andarono a occupare le aree e i villaggi che poco tempo prima erano dediti allagricoltura comportando quindi larretramento degli insediamenti nelle zone pi alte dellarea fucense. Lo spostamento a quote superiori determin esigenze ben diverse rispetto a quelle dei villaggi di pianura. I nuovi centri furono fortificati artificialmente oppure naturalmente sfruttando lorografia del territorio circostante, in entrambi i casi comunque la scelta dellarea da occupare era dettata semplicemente dalla caratteristica di avere una posizione dominante che permetteva il controllo della zona occupata, come gi era avvenuto per i centri di altura precedenti. Il fenomeno porta il nome di Incastellamento della fine del IX secolo a.C. e interessa tutta la dorsale appenninica centrale, da cui ebbero origine le popolazioni storiche che occuparono il territorio marsicano. Oltre ai centri fortificati di altura, altra caratteristica di questo periodo furono le grandi necropoli di tombe a circolo sormontate da tumulo simili a quelle di Celano Paludi, impiantate in zone alluvionali di pianura sui resti o nelle vicinanze dei siti abitati nellet del bronzo. probabile, dato il loro sovrapporsi a precedenti insediamenti dellet del bronzo finale che in corrispondenza delle stele dei tumuli, si praticasse il culto degli Antenati (Dis Angitibus?), ampiamente documentato nelle grotte fucensi per let dei metalli e successiva. Gruppi emergenti aristocratici ebbero il sopravvento, tra questi il ruolo principale era assunto dai capi - guerrieri. Non a caso loggetto caratterizzante dellaristocrazia fucense nellVIII secolo a.C. il disco corazza (kardiophilax), strumento da difesa costituito da uno o due dischi in lamina bronzea applicati sul petto e il dorso, posizionati allaltezza del cuore, in modo da proteggerlo, legati da bandoliere e legacci di cuoio. Decorati da incisioni in stile geometrico nel primo periodo, successivamente sono decorati a sbalzo, punzone, traforo, bulino, con repertorio geometrico orientalizzante e rinforzati da una lamina interna di ferro. Nel V secolo i dischi presentano la raffigurazione di una chimera fucense simbolo per eccellenza della popolazione dei Marsi. Il periodo compreso tra il X e il VI secolo a.C. caratterizzato da centri fortificati di piccole e medie dimensioni mentre tra il V-IV secolo a.C. troviamo grossi centri fortificati distrettuali posti lungo le valli o prospicienti il lago. Il primo dei sistemi di occupazione e controllo del territorio il sito della futura Alba Fucens: dallabbandono dei villaggi perilacustri del settore nord occidentale, si svilupp un polo insediamentale sulle colline di Alba. Nei siti posti a controllo della valle del Giovenco, caratterizzante appare la dislocazione degli insediamenti di altura posti a distanze pressoch regolari lungo la valle. Utilizzando grandi blocchi sommariamente squadrati, poggianti direttamente sul terreno naturale con pietre pi piccole poste per riempire gli interstizi tra i massi pi grandi, venivano create cinte fortificate in opera poligonale. Le fortificazioni erano dotate di porte di accesso che si aprivano in corrispondenza delle strade che percorrevano il perimetro del lago e i sentieri pedemontani. Il caso pi eclatante e ancora oggi visibile quello della citt di Anxa-Angitia (circa 900 m), che nella seconda met del IV secolo si mun di un sistema difensivo in opera poligonale di III e IV maniera, coerente con landamento delle curve di livello, con un perimetro murario di forma ovale. Centro importante per il culto della dea A(n)ctia, modell completamente il suo assetto urbanistico attraverso terrazze degradanti il pendio, facendole assumere un aspetto monumentale e scenografico. Prima che Roma si affacciasse nel territorio fucense, i vari centri insediamentali che gravitavano intorno al lago Fucino, avevano semplicemente la funzione di roccaforti poste su alture sulle linee di cresta, in modo da essere visibili le une con le altre formando una sorta di

catena, garantendo lavvistamento di tutto il territorio occupato. La loro disposizione permetteva di controllare le vie di comunicazione e commerciali del bacino, a volte formando dei sistemi chiusi, data la loro vicinanza, sufficiente a tutelare con efficacia un'intera area geografica, il loro impiego coordinato avrebbe potuto mirare a creare vaste aree autosufficienti in casi di prolungata resistenza. Nel V secolo a.C., cominciarono a farsi sentire le differenze culturali e sociali dei vari popoli dellItalia centrale. Lo stesso fenomeno avviene anche nella terra marsicana comportando la nascita del popolo dei Marsi occupanti lalveo fucense, degli Equi che occupano i Piani Palentini e la valle carseolana e infine i Volsci nella bassa Valle Roveto e forse, lalta Valle del Sangro. I Marsi occupavano la parte centrale e meridionale della zona fucense, il nome probabilmente deriva da Marte, dio al quale erano legate le ver sacrum (primavera sacra) degli antichi popoli italici. Secondo linterpretazione rituale, un ver sacrum consisteva nel dedicare a Marte o ad altre divinit tutti gli esseri viventi nati in un determinato anno, attraverso una serie di migrazioni che prevedevano il distaccamento dal nucleo originario. Giunti al ventesimo anno di et i giovani dovevano abbandonare la comunit dorigine per andare alla ricerca di una nuova sede, sotto la guida di un condottiero o pi spesso di un animale totemico da cui in qualche caso sarebbe stato tratto il nome della nuova comunit. Questa tradizione serve forse a spiegare da parte della storiografia romana, quelle migrazioni di popoli che avvenivano nella penisola italiana a seguito di situazioni di crisi, aumento demografico, guerre ecc. La pi recente letteratura sullargomento incline ad affermare che i popoli che noi chiamiamo Sabini e Sanniti, derivano in realt da un ceppo comune osco-umbro. La prima menzione letteraria dei Marsi si ha per soltanto al tempo delle guerre sannitiche, durante le quali, noti per il loro coraggio, si schierarono al fianco dei Sanniti, nella cosiddetta Lega Sannitica contro i Romani, insieme alle altre popolazioni italiche dellItalia centrale; furono per costretti a firmare, dopo la sconfitta, un trattato di alleanza con Roma nel 304 a.C. I Romani sentendosi al sicuro, continuarono il progetto di espansione verso il territorio dellAbruzzo interno fondando la colonia di Alba Fucens nel 303 a.C. Tale gesto rappresentava una minaccia reale per i territori dei Marsi, tanto che questi ultimi si opposero fieramente lanno successivo alla fondazione della colonia latina di Carsioli nel 302 a.C., ma furono puniti con la perdita del territorio a nord del Fucino. Da allora in avanti i Marsi divennero un alleato fedele per Roma. La colonia latina di Alba fucens era situata su un' alta collina sopra il lago Fucino, gi utilizzata in epoca precedente come un polo di aggregazione di vari insediamenti (probabilmente Equi), permetteva il controllo della zona e laccesso alle direttrici che collegavano il territorio laziale a quello dellAbruzzo interno per giungere fino alla costa adriatica. da questo momento che i Marsi consci della forza militare e strategica dellesercito romano decisero di rispettare lalleanza precedentemente stipulata, essendo anche disposti a rinunciare al territorio loro sottratto. La posizione centrale che occupava la popolazione dei Marsi a differenza del territorio montano dellAbruzzo interno, entr precocemente in contatto oltre che con i Romani, anche con influssi religiosi e politici greci e etrusco-campani gi nel IV-III secolo a.C. (questi dati sono riscontrabili nella circolazione di monete, nella religione, nella lingua e nella produzione locale). I centri marsicani, come del resto quelli delle altre popolazioni italiche, erano disposti secondo una rete di villaggi sparsi, collegati in entit amministrative di tipo federale. Nel III secolo a.C. avviene lintegrazione quasi totale del popolo dei Marsi allinterno del mondo romano, fenomeno che stabilizz lassetto economico di un territorio che ormai non possedeva pi un' autonomia propria se non sotto lombra di Roma. La nuova unit politica e la possibilit di sfruttare estensioni di terreno incolto paschivo stimol gi dallinizio del III secolo a.C. lattivit transumante. Ci permetteva di sviluppare al massimo lunica attivit veramente redditizia che le condizioni dellarea del Fucino consentivano di svolgere con qualche utile. Un'altra valvola di sfogo economica per il popolo marso era larruolamento militare, infatti, dopo la fine delle guerre sannitiche, la lega sabellica di cui i Marsi facevano parte, era costretta a fornire a Roma un contingente costante di

truppe. Essi appaiono nella letteratura romana come un popolo forte e bellicoso, sempre fedele ai compiti impartiti da Roma, anche durante le devastazioni di Annibale, costituendo lelemento di eccellenza delle truppe scelte romane. Il servizio militare divenne quasi la regola per i popoli dellarea fucense, che a causa dellaumento demografico continuo e la mancanza di attivit economiche che garantivano la stabilit del territorio, preferirono diventare dei veri e propri impiegati statali sotto i comandi di Roma.

Figura 7. Carta d di distribuzione dei centri fortificati attestati in area fucense e relative quote. Attestazioni tra il IX e il V secolo a.C. Fonte IGM 1956 (scala 1:100.000 con opportuna riduzione). Rielaborazione grafica da Grossi 1991.

Linfluenza romana e il benessere che la nuova politica diffuse nel territorio fucense contribu affinch si sviluppasse una nuova organizzazione insediamentale. Il nuovo sistema non si basava pi soltanto sui soli centri fortificati di altura, ma anche al ritorno dei villaggi di pianura intorno al lago. La nuova struttura insediativa port allabbandono di diversi piccoli centri di altura a favore di villaggi di pianura (vici) e listallazione di centri fortificati pi o meno grandi in posizioni meno elevate e pi vicini al piano. La distribuzione dei centri appare molto pi omogenea e ragionata andando a coprire tutto il territorio circostante il lago, lasciando comunque alla colonia latina di Alba Fucens il controllo della zona nord del Fucino. Il ritorno in pianura permette lo sviluppo di nuovi centri che diventano punto di riferimento economico, politico e religioso. La presenza di aree di culto legate a tradizioni mitiche relative ai Marsi, di chiara matrice greco-etrusca attestate gi nel V secolo a.C. ma in maniera pi sostanziale sul finire del IV secolo, induce a pensare che siano avvenuti contatti con larea della Campania durante le guerre sannitiche. Nel territorio fucense nascono quindi santuari dedicati a divinit grecizzanti come nel caso di Anxa Angitia, centro che prende il nome dalla divinit ivi venerata. Il santuario di Angitia divenne il punto focale religioso per la popolazione dei Marsi, sviluppando un polo artigianale dotato di fornaci atte alla produzione di tegole, ceramiche ed ex-voto proprio in connessione al suo santuario. Il processo di romanizzazione si manifesta anche con linserimento dei Marsi nellordinamento militare romano, con le opere di sistemazione del territorio agrario (la realizzazione di fattorie) e con la costruzione di sistemi viari, canali di drenaggio e arginatura dei corsi dacqua, questo intervento edilizio interess sia la zona coloniale romana (Alba Fucens) sia il resto dellarea fucense. Nonostante si riservarono ampie autonomie nellalleanza con i Romani, non rinunciarono ad adottare la lingua dei dominatori, innescando un processo di auto romanizzazione, favorito dalla vicinanza delle colonie di Alba Fucens, Carseoli e Sora. La colonia di Alba Fucens costitu uno dei pi importanti fattori di crescita sotto laspetto culturale, sociale, politico, istituzionale e per ladozione di quelle competenze tecnico-artistiche ancora poco sviluppate nellarea del Fucino. Nella citt al momento della deduzione furono trasferiti circa seimila coloni con le loro famiglie, il gesto rappresentava una precisa volont da parte di Roma di presidiare fortemente larea circostante controllando i terreni agrari di pertinenza, che furono suddivisi con opere di centuriazione. Tali tracce sono state da alcuni interpretate come resti di una centuriazione estensibile a tutto il territorio albense nella prima fase della colonia, mostrando che essa orientata secondo il cardo e il decumanus di Alba fucens; da altri come derivazione d'impianti catastali successivi estesi nel tempo, rispetto ad una prima strigatio riferibile allet della fondazione della colonia. Di certo il dibattito ancora aperto ma non possiamo negare che Alba Fucens cos come il territorio circostante abbia avuto una prima sistemazione del territorio di tipo regolare. Con la costruzione della Via Valeria, prolungamento della Via Tiburtina che arrivava da Roma fino a Tivoli, la penetrazione romana nel territorio abruzzese era notevolmente semplificata, ricalcando quelle strade di traffico e di transumanza che andavano da NO a SE, seguendo lorientamento stesso delle catene montuose. La Via Valeria in connessione allavanzamento e lespansione romana nei territori abruzzesi, fu costruita probabilmente tra la fine del IV secolo a.C. e gli inizi del III secolo a.C. forse ad opera del console Marco Valerio Massimo (nel 307 a.C.). La differenza di stato giuridico e sociale tra cittadini di Roma e alleati latini e italici, la diseguaglianza di trattamento che si manifestava in tutti gli aspetti della vita civica e lallargamento degli orizzonti alle zone delle nuove conquiste militari furono le cause che portarono alla guerra comunemente definita sociale perch scatenata dai socii, cio dagli alleati italici. La guerra si protrasse per circa tre anni, dal 91-88 a.C., anche se focolai di ribellione persistettero negli anni seguenti. Lo scontro fu lungo e sanguinoso, anche perch i popoli italici erano armati e addestrati allo stesso modo dei Romani, in quanto fino a pochi anni prima avevano condiviso gli stessi campi di battaglia sotto i medesimi comandanti. Il tutto ebbe inizio con linsurrezione della citt di Ascoli, nel Piceno, in cui un pretore e tutti i cittadini romani vennero massacrati. Fu la scintilla che estese la rivolta tra tutti i popoli del versante Adriatico (Piceni, Vestini, Marrucini, Frentani), dellAppennino centrale (Marsi e Peligni) e meridionale

(Sanniti, Irpini e Lucani), a cui si aggiunsero Apuli e Campani. Alba Fucens si dimostr un baluardo difensivo in questo caso per lentrata dei ribelli sulla strada che si apriva per Roma. Furono proprio i Marsi che la attaccarono, riportando numerosi successi nei territori loro competenti, anche attraverso la ferocia e il coraggio dimostrato sul campo di battaglia, tanto che la guerra fu ribattezzata: Bellum Marsicum. Poppedio Silone e Vettio Scatone ne furono i veri protagonisti, comandanti delle truppe degli insorti dovettero spartirsi uno dei principali settori doperazione, quello a nord (Piceno, Marsica e regioni ad est del lago Fucino). A Roma le gesta della capacit militare di questo popolo giunse presto, tanto che un proverbio trov credito a Roma: Nessun trionfo sui Marsi e nessun trionfo senza i Marsi. Ma la guerra non ebbe i risultati sperati dai socii italici e cos, dopo le iniziali sconfitte Roma riconquist le posizioni perdute. Le operazioni militari romane per non portarono al cessare della guerra, cos prese piede lidea di una soluzione politica del conflitto, con lo scopo immediato di limitarne lestensione. Un primo provvedimento autorizzava i comandanti militari di accordare la cittadinanza romana agli alleati che decidevano di combattere ai loro ordini. Successivamente nel 90 a.C. fu promulgata una legge, la Lex Iulia de civitate, che concedeva la cittadinanza romana a coloro che rimanevano fedeli a Roma durante lo svolgersi del conflitto (gli alleati e le colonie latine) e tutti coloro che in tempi rapidi decidevano di deporre le armi. Nellanno successivo si aggiunse una seconda legge, la Lex Plautia Papiria, che estendeva la cittadinanza agli Italici che entro sessanta giorni si fossero registrati presso il pretore di Roma. Leffetto immediato delle due leggi fu quello di circoscrivere la rivolta che comunque si trascin ancora per un breve periodo. Gneo Pompeo Strabone allora promulg la lex Pompeia nel 89 a.C., concedendo il diritto latino anche alle comunit alleate della Transpadana. Era evidente oramai che la cittadinanza romana era estesa a tutta lItalia fino alla Transpadana, incominciando quindi quel processo di unit politica della penisola e una nuova fase nella storia delle istituzioni di Roma. Il peso da dare ai nuovi cittadini, che da quel momento avevano anche il diritto di voto, fu oggetto di lunghe discussioni, poich linserimento alle vecchie 35 trib assicurava loro la possibilit di partecipare attivamente alla vita politica romana. Questo comunque apr alle aristocrazie italiche la possibilit di accedere alle magistrature e un successivo probabile ingresso nel senato. Gli interessi di tutti gli italici, che tra laltro erano costretti durante le votazioni a dirigersi a Roma, conversero verso la citt che da questo momento, grazie alla sua forza di attrazione assume sempre di pi i caratteri di una grande metropoli cosmopolita.

Figura 9. Carta e relative quote delle colonie latine, insediamenti minori (vici) e santuari principali in territorio fucense (III-II secolo a.C.). Fonte IGM 1956 (scala 1:100.000 con opportuna riduzione). Rielaborazione grafica da Grossi 1991.

La prima conseguenza del nuovo assetto fu listituzione dei municipi e la definizione di limiti territoriali ben precisi. Questo sostitu il vecchio sistema federativo romano italico, privilegiando lelit lasciando che gli equilibri politici non fossero modificati in maniera sostanziale. in questo processo che anche nellarea fucense si diffuse un nuovo fenomeno di urbanizzazione, in zone ancora caratterizzate da piccoli insediamenti rurali sparsi, piccoli oppida di antica costituzione e villaggi (vici) di nascita pi recente e santuari. Con lingresso a pieno titolo nel mondo romano e con ladozione del modello urbano furono creati centri che raccoglievano nei loro confini tutti gli insediamenti minori: i municipia. Sullesempio delle colonie vicine come Alba Fucens, fu adottato un modello urbanistico dotato di elementi essenziali per far apparire i nuovi abitati come vere e proprie citt. Furono scelti centri gi esistenti, alcuni rifondati radicalmente, che divennero sede di municipia e punti di riferimento amministrativo e giudiziario con una certa indipendenza e autonomia. Vennero costruiti quindi: fori, templi cittadini, curie per le riunioni del senato locale, teatri per le assemblee popolari e per gli spettacoli, cinte murarie con porte pi o meno monumentali. In un' area in cui la divisione territoriale era assicurata dai confini delle colonie e dallesistenza di una comunit come quella dei Marsi che controllava i centri di altura fortificati e i villaggi vicini al lago con un sistema di tipo federativo, il nuovo fenomeno dellistituzione dei municipia port alla riorganizzazione dei confini e delle aree di pertinenza tra i nuovi centri. Lesistenza di comunit intermedie, etniche o regionali, rimase sempre presente in diverse manifestazioni della vita pratica come nel caso del reclutamento militare. Anche il tipo di insediamento basato sui centri di altura e vici, gi preesistente alla penetrazione romana, si conserv a lungo in seno allorganizzazione municipale. Ci dimostrerebbe che le forme di produzione agricola vigenti durante la fase di autonomia politica non furono sconvolte dal nuovo assetto. Formalmente la fine della guerra sociale doveva garantire pieni diritti agli Italici, in realt lapertura verso i nuovi cittadini avvenne solo con la definitiva affermazione di Cesare, il quale contrapponendosi alla vecchia aristocrazia romana e italica, si rivolge a tutti (tutti!) i cittadini romani. La fine della guerra sociale e lapplicazione del sistema municipale fornisce nuove suddivisioni del territorio fucense, ricalcando in parte quelle precedenti. Scompaiono dalla carta peninsulare le colonie latine che si trasformano anche loro in municipi. La gestione del nuovo centro era affidata a magistrati che portano il nome di IIIIviri, ma sono attestati anche municipi retti da IIviri. La diversit del titolo deriva dalla modalit con cui venivano eletti i magistrati: prendono il nome di IIviri quando sono eletti separatamente dagli edili, e quindi sono distinte anche le competenze; prendono il nome di IIIIviri quando i quattro magistrati che formano il collegio magistratuale sono eletti congiuntamente, senza predeterminazione delle competenze, che vengono ripartite allinterno del collegio solo ad elezione avvenuta. La nascita di un municipio non comportava comunque automaticamente la concessione di uno statuto (lex municipi) da parte dellautorit romana, ma questo non impediva di insediare gli organi fondamentali per il funzionamento della vita cittadina. Non detto che per i municipia erano comunemente retti da duoviri o quattuorviri, alcuni di antiche tradizioni cos come i municipi di rango inferiore potevano mantenere le magistrature tradizionali. Plinio ci ricorda il nome dei municipi che gravitavano nellarea fucense: Antinum, Angitia e Marruvium, senza dimenticare la colonia di Alba Fucens che dopo le leggi cesariane si trasform anchessa in municipium. Limportanza della politica romana in area fucense, con lapplicazione del sistema municipale dopo la guerra sociale stata di fondamentale importanza per l organizzazione del territorio e levoluzione di quei centri (allinfuori di Alba Fucens) che fino ad allora non avevano una struttura propriamente urbana. La scelta di alcuni centri minori (vici) trasformati in municipi modifica lassetto urbano che vedr definitiva realizzazione solo nei primi anni dellimpero. Lapertura alla cittadinanza romana e lautonomia cittadina trova il suo fulcro nei senati locali che vedono la massima fioritura negli ultimi anni di vita della repubblica romana. Oramai protagonisti nella lotta politica nazionale, specialmente durante le guerre civili, potevano attraverso i loro decreti condizionare le scelte degli organi costituzionali di Roma. Con lavvento di Augusto

questo coinvolgimento venne meno, anche se fu riconosciuta piena autonomia giudiziaria e amministrativa. Cos il legame instaurato tra i cittadini italici e Roma port lemergere di importanti famiglie gentilizie legate indissolubilmente al nuovo processo politico romano. In un territorio come quello fucense, lunica fonte di sussistenza vera rimaneva ancora lattivit della transumanza e quella della pesca. Poche e assolutamente non sufficienti era le terre adibite allagricoltura e quelle che erano coltivate dovevano sottostare alla legge naturale del lago, che a causa delle sue oscillazioni lacustri non garantiva il pieno sfruttamento dei terreni vicini ad esso. Con il passare degli anni la richiesta di un opera che definitivamente risolvesse un problema secolare era diventata sempre pi pressante.

Figura 10. Carta dei municipi del territorio fucense con relative quote e viabilit principale e secondaria. Fonte IGM 1956 (scala 1:100.000 con opportuna riduzione). Rielaborazione grafica da Grossi 1991.

CAPITOLO 3 IL PROSCIUGAMENTO DEL LAGO IN EPOCA ROMANA Ufficialmente, secondo le parole di Svetonio, il primo che ebbe lidea di prosciugare il lago Fucino per fornire Roma di una fonte di approvvigionamento vicina, dato anche la crescita della citt, fu Caio Giulio Cesare. Il progetto rientrava in un piano di interventi molto pi ampio che non riguardava solo la penisola italiana ma anche le altre zone dellimpero, dando un impulso alleconomia romana facilitando i traffici commerciali e attraverso opere infrastrutturali di grande mole che avevano bisogna di numerosa manodopera intervenendo anche con il problema della disoccupazione. La morte del dittatore nel 44 a.C. decret labbandono dei progetti e il suo successore Augusto, amministratore ben pi oculato, decise di non portare avanti la politica di grandi opere del suo predecessore bens di rifornire i municipi e le citt romane di quelle strutture essenziali alla politica e alla vita sociale, evidenziando il fatto che il fautore del rinnovamento era da attribuirsi solo e soltanto al princeps. Augusto deline comunque i nuovi confini dellitalia intera, suddividendola in XI regioni, il Fucino quindi rientrava nella regio IV: Samnium et Sabina. Sol nel 41 d.C., con lascesa al potere di Claudio, allet di 51 anni, il progetto del prosciugamento del Fucino vede la sua effettiva realizzazione. La fine dei lavori e lanno di inaugurazione dellopera terminata erano avvenuti nellanno 52 d.C. Svetonio ci informa che i lavori per il completamento delle strutture durarono ben 11 anni. Da questi dati a nostra disposizione si pu ben intendere, che lopera fu iniziata nellanno stesso in cui Claudio venne nominato imperatore. Ma questo implica che almeno una fase di progettazione e di studio del territorio e del lago doveva esistere gi da tempo. Certo sicuramente con la nuova politica del nuovo imperatore ci fu una spinta molto forte perch questo si realizzasse. Ma logico supporre che per una opera cos immane, che non pu essere preparata in poco tempo, alcuni progetti erano gi da tempo nelle mani dellamministrazione romana. La spinta decisiva deve essere avvenuta per volont di imprenditori privati e capitalisti che vedevano nel progetto del prosciugamento del Fucino unopera su cui investire. Gi ai tempi di Augusto gli abitanti dellarea fucense chiedevano a gran voce che Roma intervenisse per regimentare le acque del lago. Ora bisogna ben capire se la volont era quella di prosciugare il lago totalmente oppure di far ritirare le acque fino ad un certo punto lasciando spazio a nuovi terreni da coltivare. Dai dati raccolti e rielaborati nel mio lavoro anche attraverso piante e sezioni, seguendo i vari studi effettuati sullemissario di Claudio, si pu affermare che lintenzione di prosciugare totalmente il lago non rientrava nelle intenzioni n dei Romani n del popolo dei Marsi che abitava le sue rive. La costruzione di un emissario determinava, per la caratteristica effettiva del suo nome, di regimentare il flusso delle acque del lago impedendo il ripetersi delle inondazioni che danneggiavano i terreni circostanti, causando danni enormi per lagricoltura che era lattivit per eccellenza dellantichit (come era gi avvenuto per i laghi del comparto laziale: lago di Nemi, lago di Albano ecc.). Nonostante linaugurazione, Claudio non ebbe modo di vedere la fine delle opere di bonifica del comprensorio fucense in quanto dopo undici anni di regno, porse lo scettro al successore al trono Nerone figlio dellimperatrice Agrippina. Probabilmente in questi anni lemissario fu abbandonato o meglio non furono effettuati i ciclici lavori necessari alla sua manutenzione, questo caus il ritorno delle acque nei loro antichi confini e riportando la popolazione dei Marsi nellincertezza pi totale. Traiano (imperatore dal 98 d.C. al 117 d.C.) e Adriano poi(imperatore dal 117 d.C. al 138 d.C.) lavorarono il primo per riattivare il funzionamento dellemissario, ridonando agli abitanti i terreni precedentemente prosciugati e il secondo per modificare lassetto dellintera struttura specialmente allungando il canale collettore e abbassando la quota di fondo dellIncile permettendo una maggiore estensione dei terreni prosciugati. Lintenzione anche questa volta non era quella di prosciugare

interamente il lago Fucino, ma attraverso piccoli accorgimenti rispetto alla grande mole di lavoro fatta ai tempi di Claudio, si perfezionava unopera che attraverso un emissario, permetteva il controllo delle oscillazioni dei livelli lacustri e la bonifica dei territori intorno allultimo bacino rimasto. Una volta che i lavori furono completati lo scolo delle acque poteva avvenire, certo non senza imprevisti e alternando per motivi tecnici momenti di scolo a quelli di fermo. Se durante il prosciugamento del principe Torlonia, nonostante le dimensioni delle gallerie pi grandi ci vollero ben 13 anni per il prosciugamento totale, si pu ben immaginare quanto ci volle ai tempi di Adriano. Perci probabilmente prima della morte dellimperatore il pi fu portato a termine (138 d.C.)

Schema ricostruttivo dell'opera romana con indicazione delle quote principali. Rielaborazione da D'Amato 1980.

Ricostruzione in base alle linee segnate sul cippo De Rosa dei confini dei municipi Marsi ed estensione del lago con in verde dopo i lavori di Claudio e in blu scuro dopo le modifiche di Adriano. Scala 1:25000 (carta IGM) con opportuna riduzione. Rielaborazione grafica da D'Amato 1980.

CAPITOLO 4 GLI EFFETI DEL PROSCIUGAMENTO SUL TERRITORIO FUCENSE: MODIFICHE NELLA POLEOGRAFIA Da sempre il fattore determinante nella qualificazione dellinsediamento agricolo-industriale di una regione costituito dalla ricchezza o meno della sua situazione geomorfologica. La bonifica del lago Fucino sconvolse leconomia e la geografia della regione, si ebbe un riassetto fondiario del territorio sotto Adriano, coloro che gi erano proprietari (o usufruttuari) dei terreni ripuari intorno al lago probabilmente sfruttarono allo stesso modo le nuove terre coltivabili allinterno dellalveo fucense. Le opere di realizzazione dellemissario e il suo mantenimento, la necessit di alloggiare gli operai e di nutrirli, di trasportare i materiali e le derrate alimentari, di conservare gli strumenti di lavoro, di ripararli o di ricostruirli, hanno fatto sorgere una serie di opere connesse alla sua realizzazione: strade, ponti, magazzini, forni, abitazioni, officine, fornaci e acquedotti, strutture di cui il popolo dei Marsi (popolazione notoriamente povera) non doveva essere sufficientemente dotato. La comparsa di nuove terre da coltivare ha dato luogo allistallazione di nuove tipologie edilizie quali aziende agricole: le villae, le cui vestigia si trovano sparse un po ovunque nel territorio fucense, di dimensioni medio-grandi costituivano un investimento di capitali e una fonte sicura di reddito attestando un sistema economico prevalentemente collegato alla gestione fondiaria parcellizzata, ovvero legata alla piccola propriet. Attorno alle villae rustiche fucensi ruota lorganizzazione di unarea pi o meno ristretta, composta da unestrema frammentazione dei fondi. Il proprietario ne gestiva il ricavato e commercializzava il surplus delle messi che erano affidati alla conduzione diretta di un fattore: il vilicus e una manodopera fornita da schiavi e occasionalmente da liberi salariati. La presenza nelle ville fucensi di ambienti contenenti torchi per la spremitura e vasche per la raccolta di mosto e/o olio, nonch del mulino rinvenuto in localit Paludi, a sud dellattuale paese di Celano, indicherebbero la coltivazione prevalente nellarea di vite, olivo e cereali. Molti di questi insediamenti dovevano avere anche una certa importanza economica e i coloni che li gestivano potevano ambire anche a posizioni rilevanti nella politica romana. Si ha testimonianza epigrafica di diversi vilici e coloni che rilevano possedimenti di una certa estensione e i toponimi in ano nella zona ripuaria confermano questi dati e attestazioni di liberti. Un esempio della rilevanza che assunse il Fucino in epoca imperiale data anche dallattestazione di residenze che dovevano appartenere a persone di alto rango. Probabilmente erano presenti anche ville imperiali nella regione come quella di Claudio forse edificata proprio durante i lavori dellemissario e quella di Marco Aurelio e Lucio Vero nella zona di Celano. Plinio ci da notizia, vicino ad Alba Fucens di una villa rustica e di tenute appartenenti a L. Vitellio, padre dellimperatore omonimo. Infatti nel II secolo d.C. dopo la bonifica effettuata da Adriano vennero rimodernati e abbelliti sia edifici pubblici che privati ad Alba. Vengono realizzate da Claudio opere stradali importanti come il prolungamento della via Valeria da Cerfennia fino allAdriatico, la nuova strada prese il nome cos di via Claudia Valeria e permise di valorizzare un territorio che dopo le bonifiche del Fucino convogliando mezzi tecnici ed economici, rendendo agevoli i traffici e i trasporti commerciali, insieme alla via Claudia Nova divenne la cerniera di collegamento tra il sistema della Salaria e la viabilit del Samnium. Certamente questo un periodo di grande prosperit per tutto limpero romano, sicuro allinterno dei propri confini, con la possibilit di godere di un notevole sviluppo economico e culturale. Il prosciugamento del lago Fucino rappresentava non solo unopera ingegneristica importante per i suoi interessanti aspetti tecnici; messa in relazione alle condizioni sociali ed economici di un territorio piuttosto depresso, povero di risorse e infrastrutture era un motivo di forte rilancio per la zona fucense in cui si sviluppa una nuova economia legata alla produzione agricola e allo sviluppo di attivit edilizie e commerciali importanti.

Una volta che tutti i lavori furono portati a termine, lemissario garantiva lo scolo continuo delle acque e quando le opere di bonifica vennero terminate, vi fu lesigenza di dividere il territorio creando dei confini ben precisi tra i vari municipia. La prova che nel II secolo d.C. nel bacino del Fucino i territori abbiano avuto dei confini ben precisi data dal rinvenimento di alcuni cippi allinterno dellalveo del lago. Non solo, al suo interno sono stati ritrovati resti di fontane monumentali, monumenti funerari e vestigia di ville o edifici che ci testimoniano come le nuove terre erano sfruttate a pieno. Uno di questi cippi, tuttora conservato, fu ritrovato nei pressi della localit la Petogna nel territorio di Luco dei Marsi (Anxa-Angitia), allinterno del comprensorio di bonifica. Ora chiaro che dopo una ripartizione dei confini territoriali tra i vari municipia si sia anche provveduto alla centuriazione delle terre da assegnare a chi era interessato allo sfruttamento agricolo del nuovo territorio. Elemento importante il fatto che il cippo De Rosa stato rinvenuto allinterno dellalveo del lago, a 750 metri circa in linea daria dalla strada Circonfucense, che segna grosso modo la linea di costa ottocentesca. Questo fatto evidenzia che loggetto debba risalire allepoca delle operazioni di centuriazione, di accatastamento e di ripartizione tra i municipi rivieraschi delle terre che dovettero essere state sottratte al lago quando lemissario fu realmente in grado di funzionare. dunque molto probabile che il termine di confine possa essere datato intorno alla met del II secolo d.C., periodo in cui nel Liber Coloniarum attestata la centuriazione del territorio di Alba Fucens. Se questa operazione stata svolta nel territorio albense dopo i lavori di risistemazione dellemissario di Claudio logico supporre quindi che la centuriazione sia avvenuta anche per le terre del territorio del municipium di Marruvium. Lincognita data dal fatto che non si hanno notizie n storiografiche n archeologiche, come nel caso di Alba, che ci attestino la distribuzione di terre nella zona sud-est del Fucino. Fu cos che larea fucense, alla met del II secolo d.C., conobbe un periodo di benessere generale grazie allo sviluppo di tutte quelle attivit legate alla concessione di nuove terre da sfruttare. Gli effetti furono evidenti anche nei vecchi municipia fucensi che conobbero un periodo di grande attivit edilizia e di restauro. chiaro che nel II secolo d.C. la situazione di benessere economico e sociale dellarea fucense e gli effetti poleografici che si sono succeduti, siano conseguenza diretta del prosciugamento del lago Fucino. Il territorio continuava ad esercitare le antiche attivit che si svolgevano ormai da secoli, lagricoltura non era una assoluta novit, di certo per il fatto di avere a disposizione nuove terre, in passato completamente invase dalle acque, permetteva una trasformazione del territorio adeguandosi ai nuovi standard agricoli. Per questo motivo notiamo il diffondersi di vici e ville extra urbane che gestivano da vicino il lavoro agricolo. La viabilit interna, oltre alla via Valeria, venne potenziata per stimolare anche il commercio dei prodotti. Lattivit pastorale non venne abbandonata in questo territorio, garantita come sempre dai vecchi tratturi e dalla modernizzazione della rete stradale, ridivenne leconomia principale quando il lago ritorn alle sue dimensioni originali. Le citt non subiscono un cambiamento veramente radicale, venne preferito ristrutturare o ricostruire gli edifici pubblici che gi erano stati innalzati dopo la guerra sociale e nel primo periodo imperiale, mantenendo anche la stessa organizzazione amministrativa. Il municipium che ha sfruttato nel migliore dei modi questo cambiamento stato di sicuro quello di Marruvium, che gestiva una gran parte delle nuove terre divenendo non solo la capitale sociale dei Marsi ma anche quella economica. Angitia rafforz invece la sua identit, profilandosi come la capitale religiosa, sacra dellarea, sfruttando un economia collegata alle attivit connesse al santuario. Alba continuava ad avere il ruolo di sorvegliante del Fucino, con la sua cinta muraria e laspetto di citt non conquistabile, gestiva tutto quello che avveniva nellarea fucense con il controllo nel suo territorio dellemissario. Levoluzione delle citt fece fare uno scatto in avanti per quanto riguarda ledilizia privata, verso la fastosit e la grandezza delle ville sia urbane che extra urbane, appartenenti alle classi pi in vista nel territorio marsicano. Questi erano probabilmente gli stessi che invocavano a gran voce il prosciugamento del lago e una volta che il loro desiderio si realizz approfittarono per aumentare i propri profitti e la loro notoriet. Anche le classi meno agiate poterono

avere un lavoro sicuro, non pi pescatori di un lago troppo capriccioso per vivere con tranquillit, ma agricoltori di terre fertili e redditizie. Le citt aumentavano la popolazione e i servizi, il territorio diveniva pi sicuro, leconomia era fiorente e di conseguenza il benessere era diffuso. Purtroppo, larea fucense non rest immune alla crisi che colp limpero romano nel III secolo d.C., epoca in cui cominci un declino inarrestabile che negli anni avrebbe portato alla disgregazione di uno dei pi grandi imperi che il mondo aveva conosciuto fino ad allora. Gi durante il regno di Marco Aurelio e in modo pi evidente durante il regno del figlio Commodo, allinterno dellimpero si erano manifestati diversi fattori di crisi che divennero ben presto veri e propri elementi di disgregazione. I settori che ne furono colpiti comprendevano componenti essenziali per la sopravvivenza della societ romana. In campo politico il senato si trov esautorato a vantaggio dei militari, dato che crescevano i bisogni dellesercito per contenere la spinta delle popolazioni barbariche; in campo economico, la svalutazione della moneta impover i ceti medi, portando con se la decadenza economica delle citt e una profonda crisi morale che invest anche la sfiducia dei valori tradizionali. Gli effetti non si fecero attendere neanche nella zona del Fucino. Il periodo tardo imperiale quello meno noto, un silenzio che troviamo sia a livello storiografico sia nella documentazione epigrafica. normale che in un periodo di profondo stravolgimento sociale alcune consuetudini e rinnovamenti urbanistici andarono lentamente perdendosi. Probabilmente in questo periodo che lemissario sub dei danni cospicui che cominciarono a limitarne il suo funzionamento, la perdita di efficienza era da imputare alla scarsa manutenzione che veniva effettuata. La cessazione dellattivit dellemissario caus probabilmente negli anni successivi il ritorno delle acque nelle zone che erano state prosciugate. Il fenomeno per non pu essere circoscritto entro un breve arco temporale in quanto lallagamento dei terreni precedentemente bonificati avvenne in tempi molto lunghi, protraendosi fino al V secolo inoltrato. Ci dunque attesterebbe labbandono di manutenzione e di conservazione dellemissario che non fu pi in grado di svolgere le sue antiche mansioni, in quanto non rientrava negli interessi dello stato romano impegnato su altri fronti nel periodo del tardo impero. La crisi colp la piccola propriet contadina sviluppando latifondi nel III e IV secolo d.C., causando il ritorno allattivit pastorizia e provocando il degrado del paesaggio agrario e lo spopolamento delle campagne nella regio IV. Ci furono forti malcontenti popolari e la diffusione del brigantaggio lungo le arterie stradali a causa di questi gravi fenomeni economici. Agli inizi del IV secolo comparvero in territorio albense anche le prime comunit cristiane visto che oramai la nuova religione grazie alleditto di Costantino del 313 d.C. si poteva professare liberamente nellimpero. Nel 410 - 412 la nuova provincia Valeria conobbe larrivo delle prime truppe barbare di Alarico e dei Visigoti, ma soprattutto fu la guerra gotico-bizantina 535 - 553 d.C. che determin il collasso della struttura economica ed insediamentale. Il mondo antico andava lentamente spegnendosi e gruppi di cristiani occuparono le antiche costruzioni ormai abbandonate, erigendo al posto di questultime i primi edifici di culto della nuova religione. Provando a individuare la data esatta del completo ritorno del lago ai suoi antichi confini, il termine pu essere posto con una data precisa: 589 d.C. In questo anno Ludovico Antonio Muratori ricorda che, durante il regno di Autari, ci furono una serie di alluvioni che investirono tutta lItalia. Proprio in questa occasione il lago Fucino ebbe una crescita smisurata delle acque, a quanto sembra mai prima verificatasi, tale da provocare gravi danni alle citt e ai centri rivieraschi. Questo passo ci fa tornare indietro di qualche secolo e cio prima della grandiosa opera romana, cos possiamo immaginare, in questa epoca, che le acque erano oramai ritornate ai loro limiti originari dopo il cedimento dellopera di bonifica, riassumendo lantico aspetto che avevano prima del prosciugamento romano. Le cause di tutto questo sono da ricercare oltre agli eventi sismici testimoniati nel V e VI secolo anche dallabbandono dellopera romana e conseguenza dellabbandono delle terre. Purtroppo per quanto riguarda questo periodo i dati sono molto scarsi e le fonti storiche, gi carenti, diventano sempre pi rare ma possibile cogliere qualche informazione indiretta da altri documenti e tutti sembrano nuovamente

confermare la rinnovata presenza delle acque nei territori precedentemente prosciugati. Le ville furono quelle pi colpite dalla crisi economica per cui vennero completamente abbandonate. Alba Fucens, Lucus Angitiae, Antinum ma soprattutto Marruvium rimasero abitati anche in epoca altomedioevale e proprio a Marruvium, pur ridotto a modesto villaggio, fu collocata la prima sede episcopale marsa, presso la cattedrale di Santa Sabina. Il tessuto abitativo insediativo romano quindi non si disgreg del tutto ma perse volume e funzionalit, lasciando il posto per un lungo periodo, databile a partire dal VII secolo circa a una rete di centri abitati di ridotte dimensioni ruotanti attorno alle strutture monastiche che svolgevano unessenziale funzione di coordinamento culturale ed economico. A partire dal X secolo si assiste nel territorio fucense, come anche in altri territori italiani, alla costruzione di una rete di fortificazioni, accelerata dallarrivo dei Normanni nel XII secolo e dallesigenze di difendere quello che ormai era diventato un territorio di confine. Questo favor la progressiva riaggregazione della popolazione nei borghi, spesso dotati di mura, che si raccoglievano intorno alle fortificazioni stesse. Si pu paragonare questo avvenimento al periodo dellet del ferro, in cui per le stesse esigenze si assiste al fenomeno dellincastellamento. Non mancano tentativi di restauro dellemissario in questa epoca. Federico II a causa delle nuove piene e delle conseguenti inondazioni, nel 1240 con diploma imperiale tenta di riparare lopera romana. I lavori eseguiti con scarsa incisivit non ebbero per i risultati auspicati, infatti tra la fine del XIII secolo e quello successivo, le fonti storiche testimoniano il susseguirsi di altre inondazioni. Quanto la costruzione dellemissario romano e la bonifica effettuata posteriormente, abbiano influenzato la modifica del territorio evidente, gli effetti poleografici che ha causato hanno contribuito a creare un indotto che garantiva tutti i servizi diretti o indiretti connessi alla produzione agricola - industriale e allattivit pastorizia. Levoluzione dei centri ha portato un benessere diffuso stimolando un aumento demografico e di conseguenza la costruzione di infrastrutture ed edifici essenziali per la vita quotidiana. Il potenziamento della rete stradale ha permesso lo sfruttamento del territorio che da quel momento non risultava isolato dal resto dellimpero. La manutenzione dellemissario e il lavoro delle nuove terre fertili consentiva alla manodopera di essere impiegata costantemente. Insomma unopera come quella del prosciugamento del lago Fucino risultava fondamentale per la crescita del territorio fucense e per le aree limitrofe che ad esso erano connesse. Anni di miserie, di carestie e di isolamento dopo il ritorno del lago si sono prospettati per le popolazioni del bacino, bisognava aspettare ancora molti secoli affinch nel terzo quarto del XIX secolo lidea di Cesare finalmente trov compimento. La conclusione che si pu trarre che la costruzione dellantico emissario di Claudio non un opera che apparsa improvvisamente nel tempo e che nel tempo si esaurisce. Appare evidente che nella sua esecuzione confluita una precedente e a volte antichissima tradizione, dove le esigenze e gli scopi sostanzialmente rimangono invariati nel tempo determinando levoluzione e la modifica del territorio circostante e dei centri abitati.

Figura 27.Carta di distribuzione dei municipia e delle ville romane nel territorio fucense con annessa viabilit (I secolo a.C. V secolo d.C.). Fonte IGM 1956 (scala 1:100.000 con opportuna riduzione). Rielaborazione grafica da Grossi 1991.