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Fondazioni su pali: dalla ricerca alle applicazioni

Alessandro Mandolini
Dipartimento di Ingegneria Civile - Seconda Universit di Napoli

Sommario
La recente emanazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14.09.2005) ha aperto sicuramente spiragli importanti per lapproccio alla progettazione delle fondazioni su pali, consentendo, in particolari condizioni, di procedere al loro dimensionamento attraverso considerazioni di cedimento. Ci rende in qualche modo giustizia allinutilizzata (da un punto di vista pratico) mole di ricerca che negli ultimi trenta anni stata sviluppata sullargomento a partire dallintroduzione del concetto di piles as settlement reducers (Burland et al., 1977). Tale nuova opzione progettuale si basa su una sana collaborazione tra lelemento che collega le teste dei pali (tipicamente una platea) ed i pali stessi e pertanto necessita, per la sua pratica applicazione, di metodi di analisi che siano in grado di considerare il contributo di entrambe le componenti, sia in presenza dei carichi di esercizio, sia allapprossimarsi dei carichi ai valori di collasso. Mentre il primo aspetto ha sicuramente ricevuto grande attenzione da parte delle comunit scientifica nazionale ed internazionale, il secondo stato sicuramente meno sviluppato. Nella Relazione, pertanto, si tentato di fornire una sintesi ragionata di tutte le conoscenze acquisite sullargomento, cercando di distillare opportunamente quelle regole di analisi e progettazione che possono oramai ritenersi pronte alluso ed evidenziando quali aspetti, invece, necessitano di essere opportunamente approfonditi nellauspicio che, in futuro, linnovazione possa essere ragionevolmente estesa anche a quei casi non ancora contemplati dalla Norma.

1. Introduzione
Il ricorso ad una fondazione su pali discende generalmente da molteplici considerazioni, alcune di tipo prettamente ingegneristico, altre derivanti da aspetti legati a convenienza e velocit di realizzazione. E importante sottolineare che tali considerazioni non dovrebbero mai essere confuse tra loro, e ogni tentativo di ridurre il ruolo delle prime a scapito delle seconde potrebbe comportare conseguenze particolarmente negative. Con riferimento agli aspetti ingegneristici, in generale si ricorre ai pali allorquando si ravvede la necessit di attestare le fondazioni su terreni profondi di buone caratteristiche meccaniche o comunque al di sotto di stratificazioni di terreno dal comportamento estremamente variabile e dubbio. In alcuni casi la scelta dettata dalla necessit di fornire al sistema fondale unadeguata capacit portante, in altri di fornire adeguata rigidezza per rispettare i requisiti di funzionalit. In casi particolari, il ricorso ai pali dettato dalla necessit di realizzare un sistema fondale in grado di adattarsi ad elevate concentrazioni di carico derivanti dalla

sovrastruttura. Considerazioni legate a convenienza e velocit di realizzazione sono, ad esempio, quelle che condizionano la scelta in quei casi in cui, pur avendo verificato che una fondazione a platea realizzata ad elevate profondit sarebbe in grado di garantire un comportamento soddisfacente, le lavorazioni accessorie (esecuzione di consistenti scavi, eventualmente sotto falda, da contenere mediante apposite opere di sostegno) potrebbero far lievitare i costi ed i tempi (ed in taluni casi anche il pericolo per eventuali strutture pre-esistenti poste in prossimit dellarea da scavare) al punto tale da rendere sicuramente preferibile ladozione di una fondazione su pali. Una volta operata la scelta di ricorrere ai pali, la particolare soluzione da adottare dovrebbe rispettare al meglio i requisiti di: efficacia, praticit, economicit (Fleming et al., 1992). Per essere efficaci, i pali devono essere in grado di sopportare i carichi trasferiti dalla struttura in elevazione, eventualmente incrementati in conseguenza di azioni dovute alle deformazioni della massa di terreno nel quale sono immersi (ad es. consolidazione). A tale scopo, essi dovrebbero essere durevoli nel tempo e privi di difetti strutturali, progettati tenendo opportunamente conto delle propriet dei terreni attraversati, del regime delle acque sotterranee, ed in grado di garantire che nelle pi avverse condizioni di progetto i massimi spostamenti (medi e soprattutto differenziali) siano tali da non risultare inaccettabili per la struttura in elevazione o per eventuali opere adiacenti. Per essere pratici, i pali dovrebbero essere di tipologia tale da consentire laccesso delle attrezzature al sito dove prevista la loro installazione, tenendo opportuno conto dei limiti pratici delle attrezzature disponibili sul mercato. Con riferimento alla tipologia di palo, la scelta dovrebbe essere fatta considerando fattori quali le condizioni locali di sottosuolo (regime delle acque sotterranee; capacit del terreno di autosostenersi; presenza di ostacoli nel sottosuolo; etc.) ed il contesto in cui si opera (spostamenti causati su opere adiacenti dallasportazione di terreno per pali trivellati; vibrazioni trasmesse ad opere adiacenti conseguenti alla battitura di pali, etc.), il tutto al fine di minimizzare quegli imprevisti che potrebbero impedirne una corretta realizzazione. Per essere economici, i pali dovrebbero essere stati progettati per fornire, a parit di ogni altra condizione, la massima capacit portante e la massima rigidezza, il tutto evitando sezioni di palo inutilmente abbondanti da un punto di vista puramente strutturale. Indicazioni su come soddisfare i diversi requisiti elencati sono oramai disponibili in numerosi libri di testo (ad es., Poulos & Davis, 1980; Fleming et al., 1992; Tomlison, 1995; Viggiani, 2003) e pertanto non si ritiene debbano essere affrontati in questa sede. Resta per valida la considerazione generale che ogni opera - e quindi le sue fondazioni - presenta aspetti peculiari (un esempio riportato nella memoria presentata da Croce et al. al presente Convegno) e, pertanto, non possibile individuare criteri che, indistintamente e contemporaneamente, soddisfino

al meglio i requisiti appena discussi, che invece vanno ricercati caso per caso. In questo spirito, nel seguito la discussione sar limitata alla progettazione efficace di una fondazione su pali la cui esigenza derivi da considerazioni prettamente ingegneristiche emerse a seguito di opportune analisi.

2. Aspetti progettuali
In generale, un buon progetto di una fondazione deve garantire il soddisfacimento di alcune verifiche (allo stato limite ultimo SLU, con coefficienti globali e/o parziali di sicurezza, e allo stato limite di servizio SLS) sotto azioni di varia natura: (a) derivanti dalla struttura in elevazione (carichi statici, interazione inerziale conseguente a sisma); (b) derivanti dalle deformazioni della massa di terreno in cui i pali sono immersi (ad es., consolidazione, rigonfiamento, deformazioni indotte da opere adiacenti, interazione cinematica conseguente a sisma). Poulos (2006) ha di recente fornito un quadro abbastanza esauriente circa gli effetti indotti sui pali da spostamenti della massa di terreno di tipo (b). Rimandando alla nota per informazioni di dettaglio, le conclusioni di carattere generale cui Poulos perviene sono sinteticamente riassumibili come segue: gli effetti prodotti dalle deformazioni nel terreno non sono, in generale, riproducibili mediante la diretta applicazione di forze equivalenti sui pali; linterazione tra i pali di un gruppo soggetto a deformazioni del terreno gioca generalmente un ruolo benefico nel ridurre gli spostamenti, le forze e le sollecitazioni rispetto al caso del palo singolo. Pertanto la progettazione, in attesa di eventuali sviluppi delle conoscenze al riguardo, pu efficacemente svolgersi a vantaggio di sicurezza con riferimento al palo singolo.

Con riferimento allinterazione di tipo cinematico tra pali e terreno, la prima conclusione comporta che lapplicazione di approcci pseudo-statici nella progettazione di fondazioni su pali sotto sisma quanto meno dubbia, almeno in quei casi in cui gli effetti sono paragonabili a quelli prodotti dalloscillazione sotto sisma della struttura in elevazione (interazione inerziale). Largomento ovviamente di notevole interesse per le ovvie ricadute nelle pratiche applicazioni e sta ricevendo una crescente attenzione anche in conseguenza dellapprovazione a livello europeo dellEurocodice 8 (Parte 1 e Parte 5) e dellemanazione in Italia dellO.P.C.M. n. 3274. Allo scopo di fare chiarezza nel settore degli aspetti geotecnici della progettazione in zona sismica, lAssociazione Geotecnica Italiana ha redatto delle linee guida sullargomento (AGI, 2005); inoltre, nellambito di una Convenzione stipulata con il Consorzio ReLUIS, ha da poco attivato una linea di ricerca denominata Fondazioni profonde, che si propone appunto di approfondire le conoscenze in tema di comportamento delle fondazioni su pali in condizioni di

scossa sismica. Sullo stato delle attivit riferiscono Caputo et al. in una memoria presentata a questo Convegno. Interessanti considerazioni possono ritrovarsi nelle memorie presentate da Dezi & Scarpelli e da Maiorano & Aversa. Per quanto detto, in questa sede si preferito limitare la discussione allanalisi ed alla progettazione delle fondazioni su pali soggette ad azioni statiche derivanti dalla struttura, con particolare riferimento alle platee su pali il cui comportamento, come si vedr, coincide con quello del gruppo di pali solo in rari casi. Per chiarire tale differenza, si faccia riferimento alla Figura 1.
platea gruppo di pali platea su pali

pr=0

pr=1

0 < pr < 1

Figura 1. Sistemi di fondazione

A seguito dellapplicazione di un carico verticale e centrato di intensit QPR su una platea su pali, la platea, in funzione della sua rigidezza, trasferir una aliquota QP del carico totale al terreno posto immediatamente al di sotto e la rimanente parte QG al gruppo di pali, il tutto nel rispetto dellequazione di equilibrio alla traslazione verticale:

Q PR = Q P + Q G = Q P + Q palo, i
i =1

(1)

E cos possibile introdurre il coefficiente pr:


Q palo, i
n

pr = i =1 Q PR

(2)

che descrive la ripartizione del carico tra i pali (pr) e la platea (rp = 1 - pr). Tale coefficiente consente di classificare tre tipi di fondazione:

fondazione di tipo superficiale (platea senza pali): pr = 0; gruppo di pali collegati alla testa da una platea distaccata dal terreno: pr = 1; fondazione mista platea su pali: 0 < pr < 1.

Ad eccezione di quei casi in cui effettivamente la platea non a contatto con il terreno (come ad esempio le strutture offshore), evidente che ogni fondazione su pali in realt una fondazione mista. A parit di ogni altra condizione, per, altrettanto ovvio che il contributo della platea nel trasferire i carichi direttamente al terreno sar tanto maggiore quanto migliori saranno le caratteristiche meccaniche (in particolare la rigidezza) dei terreni posti al di sotto della platea stessa: in presenza di terreni particolarmente scadenti, tale contributo tender ad essere trascurabile (pr 1) e la fondazione mista a comportarsi in maniera del tutto analoga ad un gruppo di pali. Allapprossimarsi del carico applicato QPR al valore che determina il collasso del sistema misto platea su pali (QPR,lim), il coefficiente pr assume il significato di contributo al carico limite offerto dal gruppo di pali al di sotto della platea. La prassi corrente a livello mondiale, spesso dettata dalle prescrizioni normative1 ma anche dal conservatorismo che in genere caratterizza la categoria professionale degli ingegneri, prevede che il progetto di una fondazione su pali sia eseguito prescindendo dal contributo delle strutture di collegamento direttamente appoggiate sul terreno (pr = 1). Al di l delle conseguenze che questo modo di operare comporta, e di cui si discuter in dettaglio nel seguito, da sottolineare che i contenuti del Capitolo 7 delle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14.09.2005) sicuramente aprono nuovi spiragli nella progettazione delle fondazioni su pali. Il punto 7.3.1.2.2, infatti, riconosce la possibilit di impiegare i pali con funzione di riduzione o regolazione dei cedimenti, consentendo in tali casi di valutare il carico limite della fondazione con riferimento alla sola piastra. E evidente quindi che la Norma consente lapplicazione di approcci innovativi alla progettazione solo in quei casi in cui la verifica di capacit portante soddisfatta dalla sola platea. Nellaccogliere favorevolmente questa apertura delle NTC rispetto al D.M. 11.03.1988, non si pu trascurare il fatto che la funzione di riduzione e regolazione dei cedimenti deve essere svolta dai pali limitatamente allaliquota pr dei carichi di esercizio che su di essi effettivamente grava, il che rende necessaria la disponibilit di metodi che consentano una affidabile ripartizione dei carichi esterni. Inoltre, necessario comprendere se (ed in caso positivo, come) i fenomeni di interazione tra platea e pali non alterano in maniera significativa la capacit portante della sola platea. Nellipotesi che tale capacit si incrementi, evidente che il contenuto delle NTC - anche se non corretto - potrebbe ritenersi applicabile
1

Si veda, ad esempio, il punto C.5.3 del D.M. 11.03.1988

ai fini pratici in quanto cautelativo; nellipotesi contraria, la ridotta capacit portante della platea dovrebbe essere compensata dalla capacit portante dei pali, che quindi andrebbero progettati anche per svolgere questa funzione. Con riferimento al semplice caso di carichi agenti nella sola direzione verticale, nei paragrafi successivi (3 e 4) saranno evidenziati gli aspetti peculiari del comportamento delle fondazioni miste platea su pali ed individuati i contenuti minimi di un approccio razionale alla progettazione (5). Sulla base dei risultati ottenuti da vari gruppi di ricerca impegnati sullargomento, sar inoltre verificata la possibilit di trarre utile vantaggio dalla collaborazione tra platea, pali e terreno anche per condizioni generalizzate di carico (6). Saranno quindi tratte delle conclusioni e forniti spunti per lo sviluppo di ulteriori attivit di ricerca.

3. Comportamento delle platee su pali in condizioni di esercizio


A partire dallintroduzione del concetto di piles as settlement reducers (Burland et al., 1977) il comportamento delle fondazioni miste platee su pali ha notevolmente impegnato la comunit scientifica; in particolare: sono stati predisposti metodi e procedure di analisi sempre pi convincenti (ad es., Poulos, 1993; Clancy & Randolph, 1996; Mandolini & Viggiani, 1997; El Mossallamy & Franke, 1997; Russo, 1998; Katzenbach et al., 2000; Poulos, 2000, 2001; Viggiani, 2001); sono state eseguite accurate sperimentazioni su modelli (in scala ridotta: ad es., Cooke, 1986; Turek, 2006; in centrifuga: ad es., Horikoshi & Randolph, 1997; Horikoshi et al., 2002; Conte et al., 2003); stata fornita esaustiva e convincente documentazione di significative applicazioni in vera grandezza (ad es., Hansbo & Kallstrom, 1983; Burland & Kalra, 1986; Sommer et al., 1991; Viggiani, 1995; Katzenbach et al., 1997; Sales, 2000; Borel, 2001; Poulos & Davids, 2005; Katzenbach & Turek, 2005; de Sanctis et al., 2006).

I vari risultati conseguiti hanno formato oggetto, nel tempo, di varie Relazioni Generali o Rapporti sullo Stato dellArte (Randolph, 1994; Poulos et al., 2001; Viggiani, 2001; Mandolini, 2003; Mandolini et al., 2005) cui si rimanda per tutti gli approfondimenti necessari. Per delineare i caratteri essenziali dellinterazione platea-pali-terreno in condizioni di esercizio, si ritiene per utile richiamare un semplice metodo proposto alquanto di recente da Poulos (2000) derivante dalla combinazione dei metodi originariamente proposti da Poulos & Davis (1980) e da Randolph (1994) e pertanto denominato PDR dalle iniziali dei tre Autori citati. Il metodo, da considerare come strumento per la valutazione preliminare del

comportamento di una fondazione mista platea su pali, prende in considerazione una platea, di rigidezza KP e carico limite QP,lim, ed un gruppo di pali di rigidezza KG e carico limite QG,lim, combinati tra loro a costituire una platea su pali di rigidezza KPR e carico limite QPR,lim. Esso consente di valutare la risposta in termini di cedimento medio di una fondazione mista e si basa su due fasi principali: 1. valutazione della capacit portante; 2. valutazione della curva carico-cedimento. Per la fase 1, il metodo utilizza le indicazioni fornite da Poulos (2000), il quale suggerisce di scegliere quale valore di QPR,lim il minore dei valori tra: a) la somma del carico limite del gruppo di pali valutato nellipotesi di rottura a blocco (QG = Qblocco) e del carico limite della parte di platea esterna allarea Ag occupata dai pali (QP,ext):

Q PR ,lim = Q G ,blocco + Q P,ext

(3)

b) la somma del carico limite del gruppo di pali (QG,lim) e della platea (QP,lim), valutati separatamente e mediante approcci convenzionali (ad es., somma dei carichi limite di ogni singolo palo, eventualmente ridotta attraverso il coefficiente di efficienza , QG,lim = iQi,lim, per il gruppo di pali; formula trinomia per la platea), cos come originariamente proposto da Liu et al. (1985): Q PR ,lim = Q G ,lim + Q P,lim (4)

Queste indicazioni non appaiono convincenti per i motivi che verranno discussi in dettaglio nel 4, a cui si rimanda; comunque quanto riportato in seguito resta valido soprattutto con riferimento alla risposta della fondazione mista sotto i carichi di esercizio, quindi ben lontani dalla rottura. Per quanto riguarda la fase 2, il metodo assume che il comportamento della platea e del gruppo di pali sia di tipo elastico lineare fino al raggiungimento del loro valore ultimo, il che determina una curva carico-cedimento di tipo tri-lineare (Figura 2). Il punto A rappresenta il punto in corrispondenza del quale interamente mobilitata la resistenza del gruppo di pali QG,lim, il che avviene per un carico totale applicato sulla fondazione mista pari a QA. Fino a quel punto il cedimento varia secondo lespressione:
w= Q K PR

(5)

K 1 + 1 2 cp P KG K PR = X K G , con X = 2 1 cp K P KG

(6)

e la platea ed i pali si ripartiscono il carico applicato in aliquote valutabili attraverso le seguenti relazioni: 1 , con = 1+

pr =

K P KG K 1 cp P KG

(1 cp )

(7)

rp = 1 pr
QPR,lim QG,lim QP,lim QA carico

(8)

wA

B cedimento platea su pali

platea

pali

Figura 2. Curva carico-cedimento secondo il metodo PDR

Oltre il punto A, ogni eventuale incremento di carico pu essere assorbito dalla sola platea, ed il cedimento sar dato da:
w= QA Q QA + K PR KP

(9)

Nelle eq. (6) e (7) suggerite da Randolph (1994), compare il coefficiente di interazione cp tra platea e pali, valutabile attraverso la seguente relazione:

r ln c r o cp = 1

(10)

in cui: rc = raggio medio della porzione di platea afferente al singolo palo (corrispondente ad unarea pari allarea della platea diviso il numero di pali del gruppo); ro = raggio dei pali; = ln (rm/ro); rm = raggio magico valutato secondo lespressione di Randolph & Wroth (1978). Leq. (10) stata ricavata con riferimento al semplice caso di un solo palo al d sotto di una platea circolare ma pu essere utilizzata anche per gruppi di pali. Analisi pi rigorose condotte da Randolph & Clancy (1993) hanno per mostrato che cp tende ad un valore costante pari a circa 0,8, indipendentemente dalla configurazione geometrica dei pali (interasse s, snellezza L/d) e dalla rigidezza relativa palo-terreno. Le eq. (6) e (7) divengono pertanto: K 1 0,60 P KG K PR = X K G , con X = 1 0,64 K P KG 0,2 1 KP , con = KG 1+ KP 1 0,8 KG

(6)

pr =

(7)

La rigidezza della platea KP pu essere valutata con le classiche soluzioni esistenti in letteratura (ad es., Poulos & Davis, 1974; Fraser & Wardle, 1976; Horikoshi & Randolph, 1997; Mayne & Poulos, 1999). Per la rigidezza del gruppo di pali KG ci si pu riferire ad abachi gi predisposti da vari Autori (ad es., Poulos & Davis, 1980; Flemig et al., 1992) o procedere ad una valutazione diretta mediante appositi codici di calcolo. Tralasciando i metodi che si basano su principi di equivalenza (piastra e/o pila equivalente) o metodi di particolare complessit da un punto di vista computazionale e di implementazione (elementi finiti, differenze finite, metodi ibridi, etc.), oramai ampiamente condiviso a livello internazionale che il metodo dei coefficienti di interazione originariamente proposto da Poulos & Davis (1980) rappresenta un pi che ragionevole compromesso tra semplicit di implementazione, contenimento dei tempi di calcolo e bont dei risultati. Negli ultimi anni esso ha subito importanti perfezionamenti, tra cui i pi meritevoli

di menzione si ritiene siano: lapplicazione dei coefficienti di interazione palo-palo solamente alla componente elastica del cedimento del palo singolo, valutata con riferimento alla rigidezza a bassi livelli di deformazione del terreno in cui i pali sono immersi, cui aggiungere la componente non lineare del cedimento del palo singolo sotto i carichi di esercizio per ottenere i cedimenti della palificata (Caputo & Viggiani, 1984; Mandolini, 1994; Randolph, 1994; Mandolini & Viggiani, 1997); lo sviluppo di espressioni analitiche per i coefficienti di interazione, il che consente limplementazione del metodo in semplici fogli di calcolo (ad es., Randolph & Wroth, 1979; Mylonakis & Gazetas, 1998).

Tali modifiche sono gi implementate in codici di calcolo particolarmente versatili e di facile utilizzo (ad es., DEFPIG, Poulos, 1990; GRUPPALO, Mandolini, 1994; PIGLET, Randolph, 2003a). Nella Figura 3 riportato landamento del coefficiente X (che rappresenta lincremento di rigidezza del gruppo di pali dovuto al contatto platea-terreno) e del coefficiente di ripartizione del carico pr nel campo di valori 0 < KP/KG < 1, come tipico allorquando si decide di utilizzare pali per incrementare significativamente linsufficiente rigidezza alla platea.
pr, X [-] 1,4 1,2 1,0 0,8 0,6 0,4 0,2 0,0 0,0 0,2 0,4 0,6 KP /KG [-] 0,8 1,0 pr X

Figura 3. Relazione tra KP/KG X e KP/KG - pr

Come si vede, per gruppi di pali molto rigidi rispetto alla platea (KP/KG 0), la rigidezza della fondazione mista tende a coincidere con quella del solo gruppo (X

1), il quale trasferisce lintero carico al terreno (pr 1); al crescere del rapporto KP/KG, la rigidezza della fondazione mista ancora si mantiene praticamente coincidente con quella del solo gruppo (X 1,1 per KP/KG 1), ma il carico viene equamente diviso tra platea e pali (pr 0,5). Tale risultato in accordo con quelli ottenuti da analisi numeriche molto rigorose (NAPRA, Russo 1998; GARP8, Poulos, 2000, 2001) e spiega il buon accordo ottenuto tra i cedimenti misurati e quelli calcolati con metodi di analisi convenzionali che trascurano il contatto tra platea e terreno ed a cui si fatto cenno in precedenza (Mandolini & Viggiani, 1997). Indicazioni quali quelle contenute in Figura 3 confermano sostanzialmente quelle di tipo sperimentale (Figura 4) raccolte da Mandolini et al. (2005) ed elaborate in termini di aliquota di carico trasferito direttamente dalla platea al terreno sottostante al variare del parametro (s/d)/(Ag/A). Per dettagli ci si riferisca alla Relazione Generale di Russo & Callisto.

Figura 4. Percentuale di carico trasferito dalla piastra al terreno (da Mandolini et al., 2005) (Ag = area occupata dai pali; A = area platea; s = interasse tra pali di diametro d)

Per meglio comprendere le utili indicazioni che possono derivare dallapplicazione del metodo PDR, si consideri il caso di una platea quadrata di lato B = 15 m soggetta ad un carico verticale e centrato di intensit Q = 47 MN. La platea poggia su un deposito di terreni a grana fine caratterizzati da una resistenza al taglio in condizioni non drenate cu = 100 kPa , da una rigidezza a taglio G = 10 MPa (G/cu = 100) e da un coefficiente di Poisson = 0,2). La valutazione del carico limite della platea in condizioni non drenate porta ad un valore QP,lim = 1,2(2+)cuB2 139 MN, cui corrisponde FS = 3. La rigidezza in condizioni non drenate ( = 0,5) pari a KP,u = 2GB/[I(1-)] = 706 MN/m (Poulos & Davis, 1974), quella in condizioni drenate KP,d = 441 MN/m. Sotto il carico di esercizio, a tali rigidezze corrisponde un cedimento immediato pari a wP,u = Q/KP,u = 47/706 = 0,067 m ed un cedimento finale wP,d = Q/KP,d = 47/441 = 0,107 m.

Tali cedimenti sono da ritenersi eccessivi in quanto superiori al valore massimo accettabile (ad esempio, wamm = 50 mm) e pertanto si decide di ricorrere alluso di pali trivellati di grande diametro di lunghezza L = 25 m e diametro d = 1 m, il cui carico limite misurato a seguito di una prova su palo pilota pari a circa 4 MN. Adottando il classico approccio basato sullassunzione che pr = 1 e nellipotesi che lefficienza = 1, il rispetto del D.M. 11.03.1988 (FS 2 in presenza di prove di carico su pali spinte a rottura) richiederebbe un numero minimo di pali n = 247/4 = 23,5 25 = 52. La valutazione della rigidezza del gruppo di pali in condizioni drenate (KG,d) e non drenate (KG,u), eseguita con la formulazione suggerita da Randolph & Wroth (1978) ed adottando un coefficiente di riduzione del gruppo approssimativamente pari a n (Fleming et al., 1992), porta ai seguenti valori: KG,u = 1812 MN/m; KG,d = 1612 MN/m. Ne derivano cedimenti che, nel tempo, variano da 0,026 m (immediato) a 0,029 m (finale), inutilmente piccoli se confrontati al valore ammissibile (= 50 mm). Considerando ora la fondazione mista platea su pali, lapplicazione delle eq. (6) e (7) porta a valori di KPR,u e KPR,d rispettivamente pari a 1849 MN/m e 1634 MN/m, praticamente coincidenti con quelle del solo gruppo; il carico assorbito dai pali si incrementa dalliniziale 90% (condizioni non drenate) al 93% (condizioni drenate). In base alleq. (2), il coefficiente di sicurezza della fondazione mista FSPR = QPR,lim/Q = (139 + 100)/47 = 5,1. Se si considera un gruppo costituito da 42 = 16 pali (una riduzione di circa il 40% del numero di pali), la rigidezza del gruppo assume valori pi bassi (KG,u = 1449 MN/m; KG,d = 1290 MN/m) e, di conseguenza, la rigidezza della fondazione mista diventa KPR,u = 1490 MN/m e KPR,d = 1313 MN/m (ancora una volta praticamente coincidenti con quelle del solo gruppo). I cedimenti risultano quindi wPR,u = 0,032 m e wPR,d = 0,036 m (quindi inferiori al massimo valore ammissibile), con unaliquota di carico assorbita dai pali pari all86% in condizioni non drenate ed al 91% in condizioni drenate; il coefficiente di sicurezza della fondazione mista FSPR = (139 + 64)/47 = 4,3. Questo semplice esempio, nel mostrare in concreto la potenzialit di approcci che considerino linterazione tra le varie componenti di una fondazione mista, soffre ovviamente della limitatezza delle ipotesi poste alla base (comportamento elastico lineare delle componenti fino al raggiungimento del valore limite delle loro resistenze, carico limite della fondazione mista pari alla somma dei carichi limite delle componenti valutate separatamente e con metodi convenzionali). La sua verificata affidabilit nel campo dei valori dei carichi di esercizio (ad es., Poulos, 2000, 2001; Mandolini, 2003; El-Mossallamy et al., 2006) ha per indotto a proporre delle importanti modifiche quali: lintroduzione della non linearit del comportamento della platea e del gruppo di pali mediante lintroduzione di semplici formule che esprimono il ridursi

della rigidezza rispetto al valore iniziale in funzione del livello di carico gravante sulla singola componente (Poulos, 2000); lintroduzione degli effetti di sovraconsolidazione indotti dallo scavo necessario per la realizzazione della platea (Poulos, 2005); tale aspetto pu essere particolarmente significativo se si considera che lincremento di rigidezza del terreno conseguente alla sovraconsolidazione indotta dallo scavo incrementa la rigidezza del sistema platea-terreno, dando cos la possibilit alla platea di trasferire una maggiore aliquota del carico applicato ai terreni sottostanti, almeno fino a che tale carico non raggiunge il valore del carico di terreno preesesistente. Superato tale carico, i pali tenderanno ad assorbire unaliquota maggiore dei successivi incrementi applicati.

Esempi dellimportanza giocata da entrambi i fattori richiamati sono contenuti in Poulos (2000), Mandolini (2003) e Badelow et al., 2006. Da quanto sopra emerge la possibilit di: (a) graduare opportunamente il numero di pali al fine di ottenere un comportamento rispettoso dei requisiti minimi di progetto; (b) individuare quale aliquota del carico totale effettivamente grava sul gruppo di pali per poter procedere al loro dimensionamento. La memoria presentata da de Sanctis et al. al presente Convegno conferma laffidabilit dei metodi disponibili attraverso il buon accordo tra la previsione del comportamento di platee su pali sotto i carichi di esercizio (basata su un metodo numerico sicuramente pi rigoroso del semplice metodo PDR illustrato) e le misure eseguite in termini di cedimenti e ripartizione del carico tra platea e pali.

4. Comportamento delle platee su pali in prossimit della rottura


Al carico limite QPR,lim di una fondazione mista platea su pali la comunit scientifica ha sicuramente prestato poca attenzione, probabilmente perch si sempre ritenuto che la ricerca dovesse essenzialmente occuparsi di quelle situazioni (di esercizio) per le quali apparivano pi che evidenti, ancor prima della messa a punto di metodi ad hoc, i notevoli vantaggi economici ottenibili da approcci pi razionali alla progettazione. Nella convinzione che una qualunque Norma richiede (e sempre richieder) al progettista di esprimersi anche sulla verifica a rottura di una fondazione mista, e comunque con la finalit di comprendere al meglio i meccanismi di interazione per una fondazione mista in condizioni prossime alla rottura, presso la Seconda Universit di Napoli stata avviata una sistematica attivit di ricerca che si ritiene al momento abbia portato a risultati che perfezionano e sostituiscono le indicazioni fornite da Poulos (2000), espresse attraverso le eq. (3) e (4) e sulle quali si era in precedenza espressa qualche perplessit. Senza entrare nel dettaglio, per la qual cosa si rimanda a de Sanctis & Mandolini

(2006), la perplessit fondamentale discende dal fatto che la scelta del valore di QPR,lim viene fatta dipendere dal confronto tra due valori, il secondo dei quali (eq. 4) ha elevate probabilit di essere poco attendibile in quanto valutato sommando i carichi limite delle due componenti (platea, QP,lim, e gruppo di pali, QG,lim) stimati in maniera convenzionale (ad es., formula trinomia per la platea; somma dei carichi limite di ogni singolo palo, eventualmente ridotta attraverso il coefficiente di efficienza ). Tra le varie ragioni alla base di queste perplessit sicuramente spiccano: la diversa capacit portante della platea su pali rispetto a quella senza pali in conseguenza delle modifiche apportate al terreno dallinstallazione dei pali; la diversa capacit portante del gruppo di pali in presenza di platea rispetto a quello che lo stesso esibirebbe in assenza di platea in conseguenza: (a) della variazione di stato tensionale prodotto nel terreno dal carico direttamente trasferito dalla platea; (b) della limitazione degli spostamenti relativi tra pali e terreno nei primi metri sottostanti la platea causata dalle condizioni di vincolo derivanti da questultima.

Nellimpostare la ricerca, si quindi preferito fare riferimento alla formulazione proposta da Liu et al. (1994) e poi ripresa da Borel (2001): Q PR ,lim = G Q G ,lim + P Q P,lim (11)

Nelleq. (11) G e P sono dei coefficienti che esprimono linfluenza reciproca a rottura tra la platea ed il gruppo di pali quando combinati in una fondazione mista. E utile osservare che il suggerimento di Poulos con leq. (4) corrisponde a P = G = 1 nelleq. (11). La ricerca ha riguardato le fondazioni miste in terreni a grana fine in quanto in questi casi che la valutazione della capacit portante di una fondazione mista sicuramente pi importante (in terreni granulari la sola platea ha spesso gi unelevata capacit portante). Preso atto dei (pochi) dati sperimentali esistenti in letteratura su modelli (ad es., Cooke, 1986) e su fondazioni miste in vera grandezza (ad es., Brand et al., 1972; Liu et al., 1994; Sales, 2000; Borel, 2001), stata eseguita una sperimentazione in centrifuga presso la University of Western Australia (Conte et al., 2003). Linsieme delle indicazioni raccolte ha fornito lo spunto per la definizione di un ampio studio parametrico condotto con il codice di calcolo ABAQUS ver. 6.2 (Figura 5), in termini sia di tensioni totali sia di tensioni efficaci derivanti da analisi accoppiate e finalizzato ad una migliore comprensione dei meccanismi di interazione tra le componenti in prossimit della rottura. Tutte le analisi, per i cui dettagli si rimanda a de Sanctis & Mandolini (2006), sono state condotte a spostamento controllato nellipotesi di platea infinitamente rigida,

ed hanno portato alle seguenti principali conclusioni:


BR = 28d AG n = 9, 49 L/d = 20, 40 s/d = 4, 8 H/L = 2
0 0 5 10 25 50 75 100 125 0 10 20 30 40 50

E (MPa) cu (kPa)

BR = 20d AG n = 9, 25 L/d = 20, 40 s/d = 4, 8 H/L = 2

15 20 25 30 35 40

BR = 12d AG n=9 L/d = 20, 40 s/d = 4 H/L = 2

Figura 5. Schemi di fondazione e modello di sottosuolo utilizzati per le analisi numeriche

sia per i pali che per la platea non possibile individuare chiaramente un valore asintotico del carico di rottura. Anche se con gradienti modesti, il carico cresce sempre al crescere del cedimento imposto (rottura per punzonamento); tale risultato, verificato anche per via sperimentale (Conte et al., 2003), ha reso necessaria la scelta di un valore del cedimento in corrispondenza del quale ritenere convenzionalmente raggiunta la rottura nelle analisi numeriche (per le platee, w = 10%B, Cooke, 1986; per i pali, w = 25%d); a grandi spostamenti, il carico trasferito ai pali della fondazione mista praticamente pari al carico limite del gruppo di pali in assenza di platea, ad indicare una modesta influenza di questultima sulla capacit portante del gruppo di pali (G 1 nelleq. 11) con la loro presenza, i pali determinano una sorta di effetto scudo che inibisce la mobilitazione dellintera capacit portante della platea. Il contributo della

z (m)

platea alla capacit portante della fondazione mista comunque sempre positivo, e pu esprimersi quale frazione P del carico limite della sola platea valutato con metodi convenzionali. Questultimo risultato si ritiene essere di notevole interesse ai fini pratici. In Figura 6 sono sintetizzati i risultati di tutte le analisi numeriche, con particolare riferimento ai valori calcolati del coefficiente P per le varie fondazioni miste caratterizzate da un certo valore del rapporto (Ag/A)/(s/d).
1,0 [-] P 0,8 0,6 0,4 0,2 0,0 0,00

P = 1 - 3x(A g /A)/(s/d)

0,10

0,20 (A g /A)/(s/d) [-]

0,30

0,40

Figura 6. Relazione tra P e (Ag/A)/(s/d) (Ag = area occupata dai pali; A = area platea; s = interasse tra pali di diametro d)

I dati, interpolati con una retta la cui equazione indicata nella Figura stessa, sembrerebbero indicare lesistenza di un valore critico del rapporto (Ag/A)/(s/d) in corrispondenza del quale alla platea non concesso di contribuire alla capacit portante della fondazione mista (P 0). Assunta la retta in figura, tale valore sembrerebbe essere pari a circa 1/3, ad indicare che tale inibizione totale determinata proprio da quei gruppi di pali progettati in maniera convenzionale (Ag/A 1; s/d = 3). E inoltre interessante osservare che i valori di s/d ritrovati praticamente coincidono con quelli in corrispondenza dei quali si ha il passaggio dalla rottura individuale dei pali alla rottura del gruppo come un unico blocco (De Mello, 1969; Cooke, 1986). Da un punto di vista delle pratiche applicazioni, ci significa che gruppi di pali disposti a ridotto interasse si romperanno secondo un meccanismo a blocco e, di conseguenza, non consentiranno in alcun modo alla platea sovrastante di contribuire al carico limite della fondazione mista; al contrario, gruppi di pali ben distanziati, oltre a garantire una rottura di tipo individuale, consentiranno alla platea di collaborare utilmente.

Unaltra importante implicazione ai fini pratici la seguente. Per una platea su pali soggetta ad un carico Q, possibile definire tre diversi coefficienti di sicurezza: per la sola platea (FSP = QP,lim/Q), per il gruppo di pali (FSG = QG,lim/Q) e per la platea su pali (FSPR = QPR,lim/Q). Il loro rapporto:
PR = Q PR ,lim Q P,lim + Q G ,lim = FS PR FS P + FS G

(12)

pertanto indipendente dal valore di Q (o, equivalentemente, di w) e, sulla scorta dei risultati ad oggi disponibili2, assume valori sempre compresi tra 0,8 e 1. Tali valori confermano quelli misurati per via sperimentale con riferimento sia a modelli (Cooke, 1986), sia a fondazioni miste in vera grandezza (Brand et al., 1972; Liu et al., 1994; Sales, 2000; Borel, 2001). Pertanto il coefficiente di sicurezza di una platea su pali potr preliminarmente valutarsi a vantaggio di sicurezza pari all80% della somma dei valori dei coefficienti di sicurezza delle due componenti soggette allo stesso carico Q. In maniera pi mirata, nellipotesi di validit dellinterpolazione lineare di Figura 6, esso potr essere valutato come segue: A A Q G ,lim + 1 3 g (s d ) Q P,lim FS PR = Q

(13)

Con riferimento allesempio riportato al paragrafo precedente (platea quadrata di lato B = 15 m soggetta ad un carico verticale e centrato Q = 47 MN), si era giunti a due possibili soluzioni progettuali: la prima, di tipo tradizionale, che comportava lutilizzo di 25 pali, disposti secondo una maglia quadrata 52 ad interasse s = 3 m; FSPR = 5,1 secondo il suggerimento (b) di Poulos (2000); la seconda, cui si era giunti considerando il contributo della platea, che comportava lutilizzo di 16 pali, disposti secondo una maglia quadrata 42 ad interasse s = 4 m; FSPR = 4,3 secondo il suggerimento (b) di Poulos (2000).

In entrambi i casi larea occupata dai pali Ag = [(n 1)s]2 = 144 m2, il che significa Ag/A = 144/225 = 0,64. Attesi i valori di interasse assunti, per, i due schemi si differenziano per il valore
Al momento sono in corso analisi numeriche riferite a schemi geometrici, profili di sottosuolo e condizioni di carico diversi da quelli esaminati da de Sanctis & Mandolini (2006).
2

del rapporto (Ag/A)/(s/d), pari a 0,64/3 0,21 nel primo caso, pari a 0,64/4 0,16 nel secondo caso. Lapplicazione delleq. (11) porta quindi a definire i seguenti valori del coefficiente di sicurezza della fondazione mista: n = 25 pali, FS PR = n = 16 pali, FS PR =
100 + [1 3 0,21] 139 = 3,2 47

64 + [1 3 0,16] 139 = 2,9 47

significativamente inferiori a quelli derivanti dal suggerimento di Poulos (2000). In definitiva, quindi, laver ridotto il numero di pali di circa il 40% rispetto a quelli necessari in base ad un approccio tradizionale comporta un incremento dei cedimenti di poco superiore al 20% (da 29 mm a 36 mm) ed una riduzione del coefficiente di sicurezza della fondazione mista di circa il 10% (da 3,2 a 2,9), mantenendo comunque tutti i valori in un campo di assoluta accettabilit. Il carico limite della platea ridotto dalla presenza dei pali in una misura variabile dal 60% (n = 25) al 50% (n = 16) circa. In conclusione di questo paragrafo sembra interessante osservare che il parametro (Ag/A)/(s/d) che determina il contributo della platea nel definire il carico di rottura di una fondazione mista (Figura 6) lo stesso che al meglio ha consentito di descrivere laliquota di carico di esercizio direttamente trasferito dalla platea (Figura 4). In Figura 7 i due insiemi di dati sono stati posti in un unico diagramma.
1,0 [-] 0,8 0,6 0,4 0,2 0,0 0,00 analisi numeriche misure 0,10 0,20 (A g /A)/(s/d) [-] 0,30 0,40 P = 1 - 3x(A g /A)/(s/d)

Figura 7. Sintesi dei dati provenienti da analisi numeriche e da osservazioni sperimentali

Il buon accordo tra i dati appare sorprendente, anche in considerazione del fatto che essi sono di natura molto diversa: i valori di P derivano da analisi numeriche di platee infinitamente rigide poggianti su pali immersi in uno specifico schema di sottosuolo e spinte a valori elevati dei cedimenti (condizioni di rottura); i valori di rp derivano da osservazioni sperimentali su platee di rigidezza finita poggianti su pali immersi in svariati tipi di sottosuolo e in condizioni ben lontane dalla rottura. I motivi per cui ci accade non sono al momento chiari e su di essi si sta indagando (vedi nota 2), ma sembrerebbe potersi dire che, in maniera del tutto analoga a quanto gi noto per linterazione tra i pali di un gruppo (Mandolini, 1994; Mandolini et al., 1997), anche in questo caso linterazione tra platee e gruppi di pali sembra condizionata da fattori essenzialmente geometrici.

5. Contenuti minimi di un approccio razionale alla progettazione


Un approccio razionale alla progettazione delle fondazioni su pali deve essere basato su una chiara individuazione delle motivazioni per le quali si decide di ricorrere alluso di pali e su una altrettanto chiara individuazione delle strategie da porre in essere per il soddisfacimento dei requisiti minimi (SLU, SLS). Largomento ha formato oggetto di studi e ricerche di varia natura (Randolph, 1994; Russo & Viggiani, 1998; Poulos et al., 2001; Viggiani, 2001), i cui contenuti ai fini della definizione del miglior approccio alla progettazione possono ritenersi sintetizzati nellabaco di Figura 8 proposto da Mandolini (2003) ed in seguito leggermente modificato da Mandolini et al. (2005). Esso stato costruito: (a) nel semplice caso di una platea quadrata di lato B poggiante su un deposito omogeneo di terreni che si spinge fino a notevoli profondit; (b) nellipotesi di carichi verticali statici; (c) con un approccio basato sulladozione di un coefficiente globale di sicurezza, come prescritto dal D.M. 11.03.1988. Nulla vieta che lo stesso possa essere, con le dovute modifiche, riformulato con riferimento a condizioni generalizzate di carico e sottosuolo, ed essere riferito ad approcci basati sulladozione di coefficienti parziali come prescritto, ad esempio, dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14.09.2005) e dallEurocodice 7 parte 1. Nella Figura 8, il punto A rappresenta unideale condizione di progetto ottimale (B = Bopt), in quanto sotto un assegnato carico verticale la sola platea subisce un cedimento w pari al valore massimo ammissibile (pari a 100 mm nella Figura) e contemporaneamente garantisce il minimo valore di FS posto a base della progettazione (pari a 3 nella Figura 8, come prescritto dal D.M. 11.03.1988). Se si prendono in considerazione platee di dimensioni diverse e/o differenti intensit del carico, possono determinarsi tre diverse situazioni di progetto:

Figura 8. Abaco per la scelta di un approccio di progetto (da Mandolini et al., 2005)

situazione di progetto 1: entrambi i valori di FS e di w sono pi che accettabili (quadrante in basso a destra, punto 1): i requisiti di progetto sono soddisfatti; possibile ricorrere ad una fondazione superficiale (unpiled raft); situazione di progetto 2: entrambi i valori di FS e di w sono inaccettabili (quadrante in alto a sinistra, punti 2 e 3): necessario aggiungere pali al fine di incrementare il valore di FS e di ridurre il valore di w (CSBD, Capacity and Settlement Based Design); tale situazione quella che Russo & Viggiani (1998) riferiscono a platee piccole, caratterizzate da dimensioni caratteristiche B dellordine dei 515 m; situazione di progetto 3: nonostante il valore di FS sia uguale (punto 4) o maggiore (punto 5) del valore minimo richiesto, i cedimenti attesi sono superiori al valore massimo accettabile: ancora necessario aggiungere pali, ma questa volta con la sola finalit di contenere i cedimenti entro valori ammissibili (SBD, Settlement Based Design); tale situazione quella che Russo & Viggiani (1998) riferiscono a platee grandi, caratterizzate da dimensioni caratteristiche B dellordine delle decine di metri.

Come gi detto al paragrafo precedente, lapproccio tradizionale trascura il contributo della platea nel trasferimento dei carichi direttamente al terreno (pr = 1), il che generalmente comporta un dimensionamento delle fondazioni su pali a partire da sole considerazioni di rottura (CDB, Capacity Based Design): una volta scelta la tipologia di palo, si individua la geometria del palo (lunghezza L e

diametro d) e della palificata (interasse s e numero di pali n) in grado di garantire che il carico limite del palo singolo sia sufficientemente maggiore del carico massimo di esercizio (Q). Ad esempio, il D.M. 11.03.1988 impone un coefficiente globale di sicurezza FS = QG,lim/Q 2,5. Questo modo di operare, che corrisponde a considerare i pali come alternativa secca alla fondazione superficiale, d generalmente luogo a palificate (Figura 9b) costituite da pali uniformemente distribuiti al di sotto della platea (Ag/A 1), tipicamente disposti ad interassi s dellordine di (34)d e spesso caricati ben al di sotto della loro resistenza per attrito lungo la superficie laterale; attese le modalit di trasferimento del carico dal palo al terreno lungo la superficie laterale, ci comporta spesso cedimenti piccoli anche se, come si vedr nel seguito, non sempre detto che ci si verifichi (ad esempio, opere di notevole dimensione in pianta).

Figura 9. Schemi di fondazioni miste platee su pali

Laffidabilit di questo approccio quindi fortemente dipendente dallaffidabilit della previsione del comportamento a rottura del palo singolo prima, del gruppo di pali poi. Rimandando a Poulos et al. (2001) e Jamiolkowski (2004) per una dettagliata disamina degli sviluppi pi recenti in questo campo, appare sicuramente condivisibile lopinione espressa da Poulos et al. (2001) circa lattuale impossibilit di individuare un metodo unico per la valutazione del carico limite del palo singolo in grado di adattarsi bene alle infinite combinazioni di tipologia di palo e sottosuolo nel quale sono immersi; possono inoltre determinarsi vari comportamenti anomali derivanti da effetti particolari indotti in fase di installazione dei pali. Esempi di varia natura su questa problematica sono forniti da

Ausilio et al., Cherubini et al., Massaro et al. e Ziccarelli & Valore al presente Convegno. E evidente che le incertezze si esaltano allorquando si passa a considerare un gruppo di pali, nel qual caso si ricorre spesso allintroduzione di coefficienti di efficienza () che possono ridurre il carico limite della palificata rispetto a quello derivante dalla mera somma algebrica del carico limite Qi,lim degli n pali che la costituiscono (QG,lim = iQi,lim). Se un approccio CBD pu essere ritenuto ragionevole in tutti quei casi in cui le verifiche SLU condotte con riferimento alla sola platea sono largamente insoddisfacenti (ad es., punto 2 in Figura 8), sicuramente non lo in quei casi (tra laltro molto frequenti) in cui il ricorso ai pali dettato dalla necessit di soddisfare le sole verifiche SLS (ad es., punto 5 in Figura 8). In questi casi i pali, piuttosto che come alternativa, dovrebbero essere visti come elementi che collaborano con la platea nel consentire il soddisfacimento di tutti i requisiti di progetto; al contrario, se progettati in maniera tradizionale, potrebbero dare luogo a comportamenti parimenti insoddisfacenti, facendo venire meno le motivazioni fondamentali che ne hanno suggerito luso. A chiarimento di questultima affermazione, si considerino i risultati riportati in Figura 10.

Figura 10. Efficacia di un gruppo di pali al variare di B/L (da Randolph, 2003b)

In essa diagrammato landamento della rigidezza normalizzata Kg/(GLB) di un gruppo di n pali, di diametro d e disposti ad interasse s, al variare del rapporto tra la dimensione caratteristica in pianta del gruppo B = (n 1)s e la lunghezza L dei pali. Tali risultati si riferiscono al caso di terreno a comportamento elastico lineare caratterizzato da una variazione lineare della rigidezza a taglio G con la profondit. Nella stessa figura riportato in basso a destra anche il valore normalizzato della rigidezza KP della sola platea ( 2,8), valutata con la formula KP = 2GB/[I(1-)] (Poulos & Davis, 1974). Come si vede, la rigidezza normalizzata Kg/(GLB) di un gruppo di pali decresce al crescere del rapporto B/L dapprima con gradienti elevati (passando da B/L = 0,1 a B/L = 1 la rigidezza si riduce di un fattore pari a 4), quindi con gradienti modesti (passando da B/L = 1 a B/L = 10 la rigidezza si riduce di un fattore pari a 1,5). Quindi sicuramente esiste un campo di valori di B/L (ad es., < 1) nel quale i pali possono efficacemente contribuire alla riduzione dei cedimenti anche se in maniera progressivamente minore passando dai valori pi ridotti ai valori pi elevati di B/L. Altrettanto sicuramente, per, esiste un campo di valori di B/L (ad es., > 1) in cui tale contributo modesto se non addirittura trascurabile. Se si considera, ad esempio, il caso di una platea di dimensione B in grado di garantire unadeguata capacit portante QP,lim ma che subisce cedimenti eccessivi sotto i carichi di esercizio (che poi la situazione presa in considerazione dalle NTC), luso di pali di lunghezza L tale che B/L = 3 potrebbe rivelarsi quasi del tutto inutile. Dalla Figura 10 si desume infatti che un gruppo costituito da 262 = 676 pali di lunghezza L = 25 m e diametro d = 1 m posti ad interasse s = 3 m ha una rigidezza normalizzata 3,5, di appena il 25% superiore a quella della sola platea ( 2,8). Appare evidente la sproporzione tra costo della soluzione e relativi benefici! Tale risultato trova una immediata giustificazione se si considera che fondazioni su pali caratterizzate da elevati valori di B/L vedono i pali operare allinterno di un volume di terreno significativamente influenzato dalla platea, al contrario delle fondazioni su pali caratterizzate da ridotti valori di B/L per le quali esistono significative porzioni di palo operanti al di fuori di detto volume (Figura 11). Un attento esame della Figura 10 indica che la sproporzione tra costo della soluzione e relativi benefici potrebbe essere convenientemente ridotta. La sovrapposizione delle varie curve riportate, ognuna caratterizzata da un certo valore s/d, indica infatti la possibilit di ottenere lo stesso valore di rigidezza Kg passando da un gruppo costituito da un certo numero di pali a ridotto interasse (Figura 9-b) ad un gruppo costituito da un minor numero di pali ad interasse pi elevato (Figura 9-a). Sempre con riferimento allesempio precedente di una platea di dimensione B in grado di garantire unadeguata capacit portante QP,lim, possibile ottenere lo stesso valore di rigidezza normalizzata del gruppo adottando 162 = 256 pali geometricamente identici ma disposti ad interasse s = 5 m. In altri termini, la

riduzione dei fenomeni di interazione tra pali conseguente al loro allontanamento fa s che il cedimento medio del gruppo di pali, anche se singolarmente pi caricati, si mantiene praticamente costante3. Se da un lato, quindi, il suggerimento che proviene dalla Figura 10 quello di adottare pali sufficientemente lunghi rispetto alla dimensione in pianta della fondazione (B/L < 1) perch costituiscano una soluzione efficace alla riduzione dei cedimenti medi, dallaltro evidenzia limpossibilit, per opere di notevole estensione in pianta, di conseguire questo obiettivo con le possibili lunghezze di palo realizzabili nella pratica corrente. In tal caso sar comunque possibile disporre pali come riduttori di cedimenti differenziali, sicuramente pi critici del cedimento medio da un punto di vista strutturale.
B B

Figura 11. Interazione tra platea e pali al variare del rapporto B/L

Lesigenza si manifesta allorquando la valutazione della deformata della sola platea sotto i carichi di esercizio porta a valori eccessivi dei cedimenti differenziali. Ad esempio, in Figura 12 riportato landamento del cedimento differenziale w normalizzato rispetto al cedimento medio w al variare della rigidezza relativa Krs tra platea e terreno (definita in Figura). Il diagramma riferito al caso di platea rettangolare soggetta ad un carico uniformemente distribuito e poggiante su un semispazio elastico omogeneo ed isotropo. Come si vede, per platee molto flessibili, il cedimento differenziale tra i punti in figura dellordine del 30% del cedimento medio, indipendentemente dalla forma della platea. Considerazioni analoghe valgono per il cedimento differenziale tra il centro della platea ed uno dei punti dangolo, nel qual caso risulta w 50%w.
Ci dovuto allipotesi di linearit circa il comportamento dei pali e del terreno; gli effetti di non linearit possono ovviamente modificare la risposta della fondazione, anche se tale modifica sar significativa in quei casi in cui il numero di pali molto ridotto e/o i livelli di carico sui pali sono particolarmente elevati (Mandolini & Viggiani, 1997).
3

A partire dai risultati di un ampio studio parametrico relativo a gruppi di pali soggetti ad un carico noto (il che equivale a trascurare la capacit di ripartizione della platea in funzione della sua rigidezza, ossia assumere la platea infinitamente flessibile) e per semplicit identicamente caricati, Randolph (1994) ha fornite le seguenti indicazioni: w = f per R > 4 w
w R =f per R 4 w 4

(14)

(15)

in cui R = (ns/L)0,5 un parametro chiamato a sintetizzare la geometria del gruppo di pali e, per tale motivo, denominato modified aspect ratio. Tale parametro, seppur con valori diversi, assume lo stesso significato del rapporto B/L prima introdotto.

Figura 12. Relazione tra w/w e Krs (da Randolph, 2003c)

Come si vede, i valori sono paragonabili a quelli desumibili per la sola platea (Figura 12), soprattutto nel caso di gruppi di pali di notevole dimensione (R > 4). Mayne & Poulos (1999) hanno proposto una modifica delle eq. (14) e (15) al fine di portare in conto la possibilit che la platea che collega i pali sia dotata di rigidezza finita. In particolare al secondo membro delle eq. (14) e (15) viene introdotto un ulteriore coefficiente fR che esprime il contributo della rigidezza finita della platea alla riduzione dei cedimenti differenziali di un gruppo di pali:

f R 1 (1 + 2,17 K F )

(16)

E 2 t 3 KF = P E s, av D

(17)

Nelleq. (17) KF un coefficiente di flessibilit della fondazione che dipende: dal modulo di Young EP del materiale di cui costituita la platea; dal valore medio Es,av del modulo di rigidezza dei terreni al di sotto della platea (tipicamente valutato entro una profondit pari alla met del diametro D di una platea circolare di area uguale a quella della platea in esame); dallo spessore t della platea. Assegnato uno specifico valore del rapporto EP/Es,av, per opere di notevole dimensione in pianta (elevati valori di D) il contenimento dei cedimenti differenziali attraverso ladozione di adeguati spessori t della platea, anche se sempre possibile in linea teorica, risulta inapplicabile in pratica (si vedano ad esempio le considerazioni svolte nellintroduzione circa la convenienza e la velocit di realizzazione). Per contrastare la tendenza della platea a deformarsi con la concavit rivolta verso lalto (come ad esempio avviene nel caso di carichi uniformemente distributi), sarebbe opportuno ubicare i pali nella zona centrale (Figura 9-c) per fornire adeguato supporto alla platea al fine di prevenirne deformazioni eccessive. Ci equivale a modificare la distribuzione delle pressioni di contatto tra platea e terreno, rendendola quanto pi prossima a quella che si avrebbe nel caso di platea infinitamente rigida, per la quale i cedimenti differenziali sono ovviamente nulli (Figura 13).

Figura 13. Pali come riduttori di cedimento differenziale (da Horikoshi & Randolph, 1997)

Viggiani (2001) riporta i risultati di un ampio studio parametrico (Figura 14), giungendo a definire delle soluzioni di ottimo progettuale, che cio consentono il

raggiungimento della massima economia garantendo, al contempo, un comportamento soddisfacente. Tali studi hanno riguardato una platea quadrata di 45 m di lato di rigidezza finita (Krs = 0,010,10) soggetta ad un carico uniformemente distribuito e poggiante su un terreno a grana fine di caratteristiche meccaniche assegnate (Figura 14).

Figura 14. Studio parametrico condotto da Viggiani (2001)

In Figura 15 riportato il rapporto tra il cedimento differenziale w di una platea poggiante su n pali diversamente ubicati (Ag/A variabile) ed il cedimento differenziale wR che la stessa platea avrebbe subito in assenza di pali. La Figura si riferisce al caso s/d = 3 perch a tale interasse che, a parit di ogni altra condizione, il rapporto w/wR assume i suoi valori minimi. Dallesame dei risultati si osserva quanto segue: leffetto di riduzione dei cedimenti differenziali tanto pi pronunciato quanto pi elevato il rapporto L/B (ossia quanto pi ridotto B/L); possibile individuare un valore del rapporto Ag/A in corrispondenza del quale w/wR raggiunge il suo minimo (che pu anche assumere valori negativi); superata una certa dimensione della palificata (in termini di Ag/A), laggiunta di altri pali pu addirittura essere dannosa: i cedimenti differenziali tendono nuovamente a crescere fino a raggiungere valori prossimi a quelli in assenza di pali.

Gli stessi risultati, riportati in termini di lunghezza complessiva nL di pali installati

(e cio approssimativamente il costo della soluzione progettuale), suggerisce ladozione pali lunghi quale soluzione economicamente pi vantaggiosa: ad esempio, adottando 81 pali di lunghezza L = 31,5 m (L/B = 0.7; nL = 2552 m), w/wR si riduce al 15% con Krs = 0.01, al 2% con Krs = 0.10. Lo stesso risultato pu ottenersi usando solamente 30 pali di lunghezza L = 45 m (Krs = 0,01; L/B = 1; nL = 1350 m).

Figura 15. Andamento di w/wR al variare di Ag/A (a sinistra) e di nL (a destra)

Risultati analoghi sono stati pubblicati da Reul (2002), a conferma che laggiunta di un ridotto numero di pali lunghi nella zona centrale della platea molto efficace nel ridurre (o addirittura nellannullare) i cedimenti differenziali. Questa indicazione chiaramente valida nel caso di carichi verticali uniformemente distribuiti e sottosuolo relativamente omogeneo. In situazioni diverse, la soluzione ottimale deve essere ricercata caso per caso. Alcuni esempi in tal senso sono stati forniti da de Sanctis et al. (2002), Reul &

Randolph (2003b), Badelow et al. (2006), indicando possibilit di risparmio in termini di lunghezza complessiva dei pali variabile dal 30% al 50%. Volendo sintetizzare tutto quanto sinora detto, una progettazione razionale dovrebbe tenere opportuno conto di quanto segue:

1. allorquando la sola platea ampiamente insufficiente a garantire il 2.


soddisfacimento delle verifiche SLU, il dimensionamento della palificata pu ragionevolmente basarsi su un approccio CDB; tale approccio non sempre produce una soluzione ottima (in termini di analisi costi/benefici). Esiste un limite superiore al numero di pali oltre il quale laggiunta di pali inutile (Figura 10, B/L > 1) o addirittura negativa (Figura 15, Ag/A > 0,45). Il metodo convenzionale di progetto (CDB) generalmente comporta un numero di pali oltre questo limite; anche se progettate in maniera tradizionale, la geometria delle palificate cui generalmente si perviene (Figura 9-b) consentono alla platea di trasferire una (seppur modesta) aliquota del carico direttamente al terreno sottostante, il che comporta margini di sicurezza sui pali superiori a quelli previsti in sede di calcolo4; le grosse incertezze che risiedono nella valutazione del carico limite del palo singolo, esaltate nel considerare i pali in gruppo, rendono lapproccio CDB poco affidabile, anche se la sua carenza di affidabilit spesso compensata nelle pratiche applicazioni da scelte cautelative (pr = 1; FS valutato con riferimento al palo singolo pi caricato, vedi nota 4); in presenza di opere di modesta dimensione B in pianta (piccole secondo Russo & Viggiani, 1998), luso di pali sufficientemente lunghi (B/L < 1) pu sostanzialmente contribuire alla riduzione dei cedimenti medi in quanto pu garantire un significativo incremento di rigidezza; essi inoltre sicuramente contribuiscono in maniera significativa allincremento della capacit portante rispetto alla sola platea, anche se il contributo di questultima pu essere significativamente ridotto in conseguenza delleffetto scudo esercitato dai pali (Figura 6); lefficacia di un palo generalmente ridotta dalla presenza di altri pali, sempre in termini di rigidezza (interazione tra pali) e talvolta anche in termini di capacit portante (efficienza < 1, rottura a blocco del gruppo); a parit di ogni altra condizione pertanto preferibile ricorrere ad un numero minore di pali

3.

4.

5.

6.

Molto spesso, inoltre, la scelta della geometria di palo condizionata dal soddisfacimento delle verifiche SLU condotte con riferimento al palo pi caricato e non, come sarebbe pi logico, con riferimento allintero gruppo di pali. Ci significa trascurare che, al crescere del livello di carico, il generico palo della palificata tende a ridurre la propria rigidezza, determinando cos una ridistribuzione dei carichi verso i pali adiacenti meno carichi (Caputo & Viggiani, 1984).

disposti ad interassi superiori a quelli usualmente adottati, dimensionati in base ad approcci CSBD (Figura 9-a); 7. in presenza di opere di notevole estensione in pianta (grandi secondo Russo & Viggiani, 1998), per le quali la sola platea generalmente in grado di garantire adeguata capacit portante, limpossibilit pratica di ricorrere a pali di sufficiente lunghezza fa s che la loro efficacia in termini di incremento di rigidezza (ossia di riduzione del cedimento medio) sia alquanto modesta se non addirittura trascurabile; in questo caso, se ritenuto necessario, per la riduzione dei cedimenti differenziali sar opportuno disporre i pali in zone ridotte della platea (Figura 9-c), dimensionati in base ad approcci del tipo SBD o, pi precisamente, DSBD (Differential Settlement Based Design) . In ogni caso, preferibile ricorrere a pali quanto pi lunghi possibile, compatibilmente con quanto disponibile sul mercato; sar in ogni caso necessario tenere conto delleffetto scudo esercitato dai pali; 8. entrambe le configurazioni (a) e (c) di Figura 9 consentono alla platea di collaborare in maniera potenzialmente significativa (in funzione della rigidezza dei terreni con cui la platea a contatto) al trasferimento diretto al terreno sottostante di aliquote non trascurabili del carico esterno applicato.

6. Platee su pali soggette a condizioni generalizzate di carico


Fino ad ora si discusso del comportamento delle fondazioni miste platee su pali soggette a carichi verticali e centrati. E evidente che, nella realt, le condizioni di carico sono pi generali ed pertanto necessario verificare se i pregi finora evidenziati si confermano o meno. A tale scopo, torna utile riferirsi ai risultati riportati di recente da Cunha & Zhang (2006), i quali hanno eseguito un ampio studio parametrico con il codice di calcolo APRAFR (Zhang and Small, 2000a,b), basato su una combinazione del metodo della strato finito per il terreno e del metodo agli elementi finiti per la platea ed i pali (Figura 16). Lo studio parametrico ha riguardato una platea quadrata di piccole dimensioni (B = 5d) e rigida (Krs 4,3) poggiante su un gruppo di 4 pali (L/d = 25, 35, 50). E pertanto evidente che lo studio ha riguardato piccole platee su pali (B/L < 1). Le analisi sono state eseguite sia considerando il solo gruppo di pali (platea non a contatto con il terreno), sia la corrispondente fondazione mista, sotto varie combinazioni di carico. Limitando in questa sede la discussione ai soli risultati in termini di cedimenti (per altre considerazioni si potr consultare larticolo), emerge quanto segue (Figura 17): 1. in termini di cedimento totale, il comportamento del gruppo di pali simile a

quello della fondazione mista (che comunque produce cedimenti pi piccoli), ad eccezione del caso V+M (con M = 0,1VB), per il quale la fondazione mista esibisce un comportamento notevolmente migliore. Si conferma comunque che le fondazioni miste tendono a comportarsi meglio per i pi elevati valori di L/d, e quindi ai pi ridotti valori di B/L; 2. in termini di cedimenti differenziali, la platea su pali esibisce valori sistematicamente pi ridotti di quelli del corrispondente gruppo di pali, ad eccezione del caso V+M (con M = 0,1VB) per il quale la risposta calcolata sostanzialmente simile.
Pz Mx
External forces

Px

{
Interface forces
y z x (a) Perspectiva

Interface forces between the raft and the soil

Pers

between the raft and piles

Interface forces transferred from raft to pile heads and soil surface
x 2

{Psp}

Soil

Ring loads acting on soil nodes

(b) Planta

Vi

Pile Circular loads acting on pile base

Figura 16. Modellazione dellinterazione tra platea e pali

Katzenbach & Turek (2005) hanno condotto una serie di prove su modelli in piccola scala di platee su pali e gruppi di pali soggetti a carichi verticali ed orizzontali, spingendosi fino a valori di spostamento tali da poter ritenere ragionevolmente raggiunta una condizione di rottura. I risultati conseguiti, nel confermare nel campo dei carichi di esercizio i risultati commentati in precedenza per le condizioni analoghe di carico, portano a riconoscere che:

a) il carico limite in direzione orizzontale della platea su pali cresce al crescere del carico verticale applicato, ed sempre maggiore di quello che compete al solo gruppo di pali per il benefico effetto del contatto platea-terreno; di tali aspetti dovrebbe tenersi opportunamente conto nella valutazione del comportamento sotto azioni orizzontali dei gruppi di pali a partire dalla risposta del palo singolo (si veda, ad esempio, la memoria di Cecconi et al. per il presente Convegno); b) nel campo dei ridotti valori di spostamento orizzontale (e cio in condizioni di carico lontane dalla rottura), la maggior parte del carico orizzontale trasferito al terreno direttamente dalla platea;
0,035

l/d - Contato
0,030

Total Settlement (m) Recalques (m)

25 - Piled Raft com contato 25 - Standard Group sem contato 35 - Piled Raft com contato 35 - Standard Group sem contato 50 - Piled Raft com contato 50 - Standard Group sem contato

0,025

0,020

0,015

0,010

0,005

0,000 0 0,2 0,5 qh/qv V+ H 0,7 1 0 0,025 0,05 0,1 0,2 0 0,2 0,5 qh/qv V+H+M 0,7 1

momento excentricidade eccentricity V+M Combinaes de carregamento

2,5

l/d - Contato

Diff. / Recalque diferencial normalizado, c Total Settlement (no dim)

25 - Piled Raft com contato 25 - Standard Group sem contato 35 - Piled Raft com contato 35 - Standard Group sem contato 50 - Piled Raft com contato 50 - Standard Group sem contato

1,5

0,5

0 0 0,2 0,5 qh/qv V+H C bi 0,7 1 0 0,025 0,05 0,1 0,2 0 0,2 0,5 qh/qv V+ H + M 0,7 1

momento eccentricity excentricidade V+M d

Figura 17. Risultati dello studio parametrico (da Cunha & Zhang, 2006)

c) la distribuzione dei carichi orizzontali tra i pali al di sotto della platea dipende dal livello di carico verticale applicato; d) la presenza di un carico orizzontale determina un notevole incremento dei cedimenti dei pali di un gruppo, contrariamente a quanto accade in presenza di una platea a contatto con il terreno, nel qual caso questo incremento molto ridotto. E utile osservare che alla stessa conclusione (b) erano gi giunti Horikoshi et al. (2002) esaminando i risultati di unapposita sperimentazione in centrifuga condotta su platee su pali soggette a carichi statici e ciclici. A parere dello scrivente, tale risultato si giustifica alquanto semplicemente in considerazione del fatto che, sotto azioni orizzontali, il meccanismo di mobilitazione della resistenza per attrito allinterfaccia platea-terreno richiede spostamenti molto minori di quelli necessari alla mobilitazione della resistenza del gruppo di pali e pertanto il carico tende, almeno inizialmente, a tarsferirsi sulla componente (platea) caratterizzata da una risposta pi rigida. Ovviamente ancora una volta ragionevole ritenere che tale mobilitazione possa avvenire allorquando il gruppo di pali al d sotto della platea assume configurazioni tali (elevati interassi s/d e/o ridotti valori di Ag/A) da consentire lutilizzo di tutta (o parte) della resistenza di tipo attritivo offerta dalla platea. Sullargomento attualmente in corso una sperimentazione per via numerica presso la Seconda Universit di Napoli (vedi nota 2) nellambito delle attivit previste dalla Convenzione stipulata tra lAssociazione Geotecnica Italiana ed il Consorzio ReLuis. In conclusione, quindi, sembrerebbe potersi affermare che il contatto tra platea e terreno migliora il comportamento dei gruppi di pali sotto condizioni generali di carico in maniera del tutto analoga a quanto avviene in presenza di soli carichi verticali. Largomento, sul quale sicuramente le conoscenze non sono ad oggi ancora spinte come nel caso dei soli carichi verticali, appare confermare lapplicabilit dei criteri innovativi di progettazione anche per condizioni generalizzate di carico.

7. Conclusioni
Nella recente Conferenza Internazionale tenutasi ad Amsterdam (2006) ed organizzata dal Deep Foundation Institute (DFI) e dalla European Federation of Foundation Contractors (EFFC), sono stati resi noti i risultati di una approfondita indagine condotta a livello mondiale tra centinaia di imprese specializzate e societ di ingegneria. Alcuni di tali risultati sono sinteticamente riportati nella Figura 18: essi mostrano che il mercato delle fondazioni praticamente diviso in maniera equa tra le fondazioni superficiali (46%, con il 10% su terreni preventivamente trattati) e le fondazioni su pali (54%, con solo il 6% progettate secondo approcci

che prevedono luso di pali come riduttori di cedimento).


60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 10% 6% 36% 48%

su pali (CBD)

superficiali

Figura 18. Risultati dellindagine di mercato condotta dal DFI nel 2006

Tale dato in apparente in contrasto con il grado di conoscenza oramai raggiunto per le fondazione miste platee su pali. Lampia disponibilit di metodi, che differiscono per rigore e complessit, permette al momento unaffidabile quantificazione delleffetto benefico prodotto dai pali posti al di sotto di una platea, almeno in termini di rigidezza. Circa la valutazione della capacit portante delle platee su pali, si ritiene ancora necessario approfondire le conoscenze, anche se i risultati ad oggi disponibili appaiono pi che ragionevoli ed in linea con quanto noto attraverso la ridotta sperimentazione disponibile. Lidea base, e cio di trarre vantaggio dal contatto tra platea e terreno (a meno di casi particolari, sempre presente) per ottimizzare la scelta del numero e dellubicazione dei pali, da anni riconosciuta in ambito scientifico e potr trovare adeguato spazio nelle pratiche applicazioni grazie alle novit introdotte dalle Norme Tecniche per le Costruzioni. Nel presente lavoro si cercato di distillare le conoscenze circa il loro comportamento sotto i carichi di esercizio ed in condizioni prossime alla rottura al fine di fornire elementi utili per la definizione dellaliquota di carico totale rispetto alla quale i pali dovranno esercitare la loro funzione di riduzione e regolazione dei cedimenti e per verificare che la capacit portante della

superficiali su terreni trattati

su pali (SBD)

sola platea in presenza di pali (ridotta in conseguenza delleffetto scudo da essi esercitato) sia ancora sufficiente a garantire il soddisfacimento delle verifiche SLU e, quindi, di consentire la piena applicazione dei criteri innovativi di progettazione. Le indicazioni di natura teorica e sperimentale (purtroppo in numero ancora limitato) circa il comportamento delle platee su pali sotto condizioni generalizzate di carico sembrano confermare lapplicabilit a casi pratici degli approcci razionali. In termini di analisi costi/benefici, si mostrato che gli approcci innovativi (SBD, DSDB) consentono considerevoli risparmi sia per le fondazioni di opere di modeste dimensioni, attraverso luso di un ridotto numero di pali ad interassi elevati, sia per le fondazioni di opere di notevole dimensioni, attraverso lubicazione dei pali in quelle zone dove si prevedono i massimi cedimenti per la sola platea), il tutto mantenendo il comportamento soddisfacente (soddisfacimento dei requisiti minimi di progetto. Studi teorici e casi reali ben documentati indicano vantaggi economici dellordine del 3050% rispetto al costo di una fondazione progettata in maniera tradizionale secondo un approccio CBD. Lulteriore vantaggio che si determina allorquando si ricorre a criteri di progettazione SBD o DSBD nella minore sensibilit dei risultati alla corretta valutazione della capacit portante dei pali, aspetto ancora oggi particolarmente problematico e generalmente risolto con approcci di natura essenzialmente empirica. Indipendentemente dallappropriatezza dellapproccio di progetto e dal rigore del particolare metodo di analisi, lesperienza disponibile conferma che una buona previsione di comportamento dipende pi di ogni altra cosa da una corretta stima dei parametri del terreno che intervengono nel definire la risposta di una fondazione su pali. Tra questi spicca la rigidezza a bassi livelli di deformazione (Mandolini & Viggiani, 1997), per la cui misura esistono oramai tecniche di vario tipo (prove sismiche in sito, prove di laboratorio su campioni di buona qualit). Come sempre, esistono ancora zone da esplorare. Oltre agli aspetti in precedenza richiamati relativi alla valutazione della capacit portante (del palo singolo, del gruppo di pali, della platea su pali) ed alla risposta in presenza di condizioni generali di carico, appare sicuramente prioritario approfondire le conoscenze circa il comportamento delle platee su pali sotto sisma. In tal senso, utili indicazioni potranno rendersi disponibili a seguito dellattivit di ricerca della linea Fondazioni profonde prevista nellambito della Convenzione stipulata tra AGI e ReLUIS. La sfida continua!

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