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Locke.

Loccasione dellopera

J. Locke, Saggio sull'intelletto umano

NellIntroduzione al Saggio sullintelletto umano Locke ritorna sulloccasione, che lo ha spinto ad indagare sui poteri e sui limiti della ragione. Ci avvenne racconta mentre si andava con il pensiero nel vasto oceano dellessere, dove non si dissolvono le difficolt, ma aumentano e si perpetuano i dubbi. [] raggiungere una veduta complessiva della nostra intelligenza, di esaminarne i poteri, e di vedere a quali cose essi possano applicarsi. Fino a tanto che ci non fosse fatto, sospettavo che noi andassimo affrontando il problema alla rovescia; e avremo cercato invano la soddisfazione che ci potrebbe dare il possesso tranquillo e sicuro delle verit a noi pi necessarie, mentre avremmo continuato a lasciare che i nostri pensieri si disfrenassero nel vasto oceano dellEssere; come se questo infinito spazio fosse loggetto naturale e indiscutibile dellintelligenza umana, un oggetto in cui nulla possa esentarsi dalla forza delle sue deliberazioni o sfuggire alla sua comprensione. Cos gli uomini estendono le loro ricerche oltre il limite delle loro capacit e divagano col pensiero in quei mari dove non trovano fondo n riva, e non bisogna dunque sorprendersi che sollevino delle dispute e moltiplichino delle difficolt le quali, non potendo mai venire risolte in maniera chiara e distinta, non servono che a perpetuare e aumentare i loro dubbi, e a trascinarli infine in uno scetticismo totale. Ma se, invece, gli uomini cominciassero ad esaminare con cura qual sia la capacit della loro intelligenza, se venissero a scoprire lorizzonte che segna i limiti fra la parte luminosa delle cose e la parte in ombra, fra ci che possono comprendere e ci che supera la loro intelligenza, forse farebbero assai meno fatica a riconoscere la loro ignoranza di ci che non possono intendere, e dirigerebbero i loro pensieri e i loro ragionamenti, con miglior frutto e maggiore soddisfazione, verso il rimanente. Locke. La candela che accesa in noi fa luce abbastanza per tutti i nostri propositi Se molti filosofi avevano tenuto conto dei limiti della mente umana, c'era anche chi - come Descartes - aveva parlato di una ragione umana che manda una luce cos forte da illuminare l'intero Universo, del quale pu dunque porsi al centro, come il Sole nel nuovo sistema copernicano. Locke invece ridimensiona drasticamente la capienza della ragione umana, che non in grado di contenere tutto l'Universo, ma sufficiente a soddisfare le necessit dell'uomo. [] Se un domestico pigro e capriccioso, che non ha compiuto il lavoro che doveva fare al lume di candela, si lamenta che non aveva a disposizione la luce aperta del Sole, questo non sar ammesso come una scusa per la sua trascuratezza. La candela che accesa in noi fa luce abbastanza per tutti i nostri propositi. Dobbiamo essere soddisfatti delle scoperte che possiamo fare alla sua luce; e faremo un uso corretto della nostra intelligenza, quando entreremo in rapporto con tutti gli oggetti nel modo e nella proporzione adatta alle nostre facolt []. Se rifiuteremo la credenza in ogni cosa, perch non possiamo conoscere con certezza tutte le cose, saremo tanto saggi come chi non usasse le gambe, ma restasse fermo e morisse, perch non ha ali per volare. Quando avremo conosciuto la nostra forza, sapremo meglio che cosa intraprendere con speranza di successo. E quando avremo passato accuratamente in rassegna i poteri del nostro spirito e fatto una qualche stima di che cosa ci possiamo aspettare da essi, non avremo pi la tendenza o a restar fermi e a non far lavorare affatto il nostro pensiero, disperati di non poter trovare nulla, n, d'altro lato, metteremo in questione ogni cosa, e rifiuteremo ogni conoscenza, perch alcune cose non possono essere intese. Locke. Idea tutto ci che pensato Locke si preoccupa di chiarire tutte le premesse necessarie all'indagine sulla facolt di conoscenza della mente umana: se si vuole salvaguardare il carattere generale dell'analisi il concetto di conoscenza non pu essere limitato da una definizione rigida dei suoi contenuti (cio delle idee). Questo ci che mi parso necessario dire dell'occasione che mi ha fatto intraprendere il presente lavoro. Ma prima di entrare in argomento, pregher il mio lettore di scusare il frequente uso della parola idea nel seguente trattato. Essendo questo termine, a quanto mi sembra, il meglio appropriato a significare tutto ci che oggetto della nostra intelligenza quando pensiamo, me ne son servito ad esprimere tutto ci che si intende con le parole immagine, nozione, specie o qualunque cosa occupi il nostro spirito quando esso pensa; e non avrei potuto evitare di servirmene spesso. Credo che non si far fatica a concedermi che esistono tali idee nello spirito degli uomini. Ognuno ne consapevole in s, e pu assicurarsi dai loro discorsi e dalle loro azioni che esse si trovano anche negli altri. Locke. Contro l'innatismo La polemica di Locke contro l'innatismo si svolge su due piani: da una parte egli confuta, attraverso il ragionamento e gli esempi presi dall'esperienza, la possibilit che esistano idee innate(vedi manuale: idea di Dio, principi morali, principi della logica), ; dall'altra denuncia i danni dell'uso pratico dell'innatismo. [] Quando gli uomini hanno trovato alcune proposizioni generali, che non potevano essere messe in dubbio, non appena venivano comprese, era, lo riconosco, breve e facile il cammino che conduceva a concludere che esse erano innate. Una volta accettata, questa conclusione liber il pigro dalle fatiche della ricerca e imped a chi aveva dubbi concernenti tutto ci che una qualche volta era stato considerato come innato di condurre avanti la propria ricerca. Ed era un vantaggio non piccolo per quelli che si presentavano come maestri e insegnanti considerare questo come principio di tutti i princpi: che i princpi non debbono essere messi in discussione. Infatti, una volta stabilita questa credenza, che ci sono princpi innati, i suoi seguaci furono posti nella necessit di accettare alcune dottrine come tali; il che voleva dire privarli dell'uso della propria ragione e del proprio giudizio, e porli nella condizione di credere e accettare quelle dottrine sulla base della fiducia, senza ulteriore esame. Messi in questa posizione di cieca credulit, potevano essere pi facilmente governati e diventavano pi utili per una certa specie di uomini, che avevano l'abilit e il compito di dettar loro i princpi e di guidarli. E non piccolo il potere che d a un uomo su di un altro avere l'autorit di essere il dittatore di princpi e l'insegnante di verit che non si mettono in dubbio, e di fare inghiottire a un uomo come un principio innato tutto ci che pu servire al proposito di chi lo insegna. Invece, se avessero esaminato i modi in cui gli uomini sono pervenuti alla conoscenza di molte verit universali, avrebbero trovato che esse si formano nello spirito degli uomini a partire dall'essere delle cose stesse, quando vengono debitamente considerate e che erano scoperte in base

all'applicazione delle facolt adattate dalla natura a ricevere e a giudicare quelle cose, se impiegare nei debiti modi intorno a esse. Locke. Un foglio di carta bianco ... Secondo Locke la mente umana come un foglio di carta bianco: l'esperienza che vi scrive sopra le idee; ma come il foglio predisposto alla scrittura, cos la mente ha la facolt di formulare e di elaborare le idee. Anche le idee complesse, frutto dell'attivit della mente, hanno la loro origine (la loro materia prima) nelle idee semplici che scaturiscono dall'immediatezza dell'esperienza sensibile. Supponiamo che lo spirito sia come si dice un foglio di carta bianco, privo di qualsiasi segno, senza nessuna idea; come arriva a essere fornito di idee? [...]. Dall'esperienza, nella quale fondata tutta la nostra conoscenza, e dalla quale essa in ultima analisi deriva. In primo luogo i nostri sensi, avendo rapporti con oggetti sensibili particolari, convogliano nello spirito diverse percezioni distinte delle cose, secondo i vari modi in cui quegli oggetti agiscono sui sensi. E cos veniamo ad avere le idee del giallo, del bianco, del caldo, del freddo, del morbido, del duro, dellamaro, del dolce e di tutte quelle che chiamiamo qualit sensibili. [...] Chiamo sensazione questa grande fonte della maggior parte delle idee che abbiamo, poich essa dipende completamente dai nostri sensi e perch attraverso i sensi agisce sull'intelletto. In secondo luogo l'altra fonte dalla quale l'esperienza fornisce l'intelletto con idee la percezione delle operazioni del nostro proprio spirito dentro di noi, quando esso impiegato intorno alle idee che ha ottenuto. Tali sono il percepire, il pensare, il dubitare, il credere, il ragionare, il conoscere, il volere e tutte le diverse azioni del nostro spirito; giacch ne siamo consapevoli e le osserviamo in noi stessi, ne riceviamo nel nostro intelletto idee tanto distinte quanto quelle che ci provengono dai corpi che agiscono sui nostri sensi. Ogni uomo ha in s questa fonte di idee; e sebbene non si tratta di un senso, poich non ha nulla a che fare con gli oggetti esterni, tuttavia molto simile ad esso e potrebbe propriamente essere chiamata senso interno. [...] Ma come chiamo sensazione la prima fonte delle idee, cos chiamo RIFLESSIONE questa seconda fonte, perch, le idee che essa fornisce sono soltanto quelle che lo spirito ottiene riflettendo sulle proprie operazioni dentro se stesso.[] Io dico che queste due cose, cio le cose esterne materiali quali oggetti della sensazione, e le operazioni del nostro spirito dentro di noi quali oggetti della riflessione, sono le sole origini dalle quali tutte le nostre idee hanno inizio. [] Locke. La percezione delle idee Per quanto concerne la distinzione tra idee semplici e idee complesse, essa non molto sofisticata e risente dellincertezza intorno al concetto di idea: lassunto di partenza che la struttura delle idee sia analoga a quella delle realt fisiche, ossia composta da particelle atomiche. Alcune idee sono semplici, altre complesse. Sebbene le qualit che agiscono sui nostri sensi siano, nelle cose stesse, unite e mescolate in modo tale, che non c' separazione n distanza tra esse, tuttavia evidente che le idee che esse producono nello spirito entrano come semplici e non mescolate per opera dei sensi. Infatti anche la vista e il tatto ricevono spesso nello stesso tempo diverse idee dallo stesso oggetto, come ad esempio quando si vedono ad un tempo il movimento ed il colore, o quando la mano avverte ad un tempo la mollezza e il calore nello stesso pezzo di cera, tuttavia le idee semplici, unite nello stesso soggetto, sono cos nettamente distinte come quelle che arrivano da soggetti diversi. La freddezza e la durezza che si sentono in un pezzo di ghiaccio sono idee altrettanto distinte nello spirito quanto lodore e la bianchezza di un giglio, o il sapore dello zucchero e lodore di una rosa. [] Quando si rifornito di queste idee semplici, l'intelletto ha il potere di ripeterle, paragonarle e unirle, in una variet di modi che si pu dire perfino quasi infinita, e cos pu produrre a piacere nuove idee complesse. Ma n l ingegno pi esaltato o l'intelletto pi vasto, per rapido e vario che sia il suo pensiero, pu inventare o costruire una nuova idea semplice nello spirito, senza riceverla in uno dei modi prima menzionati, n l'intelligenza pu essere cos forte da distruggere le idee che sono in essa. [] Locke. La percezione delle idee Locke distingue la sensazione stessa dalla qualit della cosa che la produce in noi. Non ogni idea o sensazione la copia o immagine di una qualit oggettiva. Locke riprende la distinzione tra qualit oggettive e soggettive che gi Galilei e Cartesio avevano fatto, chiamando qualit primarie quelle oggettive e secondarie le altre. [] chiamo il potere di produrre unidea nel nostro spirito qualit del soggetto in cui sta quel potere. Cos , per esempio, una palla di neve ha il potere di produrre in noi le idee di bianco, di freddo e di rotondo, e chiamo qualit i poteri di produrre quelle idee in noi. Le qualit cos intese nei corpi sono: In primo luogo quelle che sono del tutto inseparabili dal corpo [] io chiamo queste qualit originarie o primarie di un corpo e credo che possiamo osservare che producono in noi idee semplici, cio la solidit, lestensione, la figura, il movimento o il riposo e il numero. In secondo luogo, ci sono qualit che in verit sono negli oggetti solo poteri di produrre in noi sensazioni varie per mezzo delle loro qualit primarie [] quali i colori, i suoni, i gusti. Locke. Le idee complesse Lintelletto non puramente passivo: lo solo nel momento in cui riceve le idee cos come lesperienza le induce attraverso i nostri sensi. Esso si mette allopera quando, raccolte le idee, le rielabora e forma le idee complesse. Gli atti con cui lo spirito esercita il proprio potere sulle idee semplici sono principalmente questi tre: 1) Combinare varie idee semplici per formarne una complessa, cos sono formate tutte le idee complesse [ex: combino dolce rosso, profumato e ottengo loggetto mela]. 2) Mettere insieme due idee, semplici o complesse, e giustapporle, in modo da vederle insieme senza unirle; cos lo spirito ottiene tutte le sue idee di relazione [ex paternit]. 3) Separar le idee da tutte le altre che le accompagnano nella loro esistenza reale, e questo si chiama astrazione: in tal modo sono formate tutte le idee generali [ex predo Tizio, Caio e Sempronio, prescindo dal fatto che uno biondo e laltro bruno, uno grasso, altro magro, e perverr alluniversale uomo che tutti li accomuna]. Comunque siano composte o decomposte, per infinito che sia il loro numero [] credo che le idee complesse possano essere tutte riportate sotto questi tre capi: 1) MODI 2) SOSTANZE 3) RELAZIONI