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PropdetA 1 riservata QIstitutu Italiano di Cultura di Pechino

Prima edizione lugiio 2OlO Culture and Art P u b w House

FOTOCRAFIC D1 ALESSANDRO V E C C H I RITRATTI D1 SUSETTA $ 0 2 2 1 C R A F I C A DI SU X I N X I N

PREFAZIONE
DI A L E S S A N D R O V A C C A R I

LO SCHELETRO DEL GULOU E IL B R A V O I N D O V I N O


D1 PIERO COLAPRICO

IL CASO DEL PADIGLIONE DEL LOTO F R A G R A N T E


DI D A N I L A C O M A S T R I M O N T A N A R I

MISTERIOSO O M I C I D I O A T I E N TSIN
DI G I A N C A R L O DE C A T A L D O

V N A C O P I A PERFCTTA
DI GlORGIO FALETTI

PECHINO DI NOTTE
DI FENG H U A

L'ALTRO M E
D1 M A R C E L L O F01S

L A C I N T U R A ROSSO S A N G U E
DI H J I A H O N G

DALLE PARTI D E L L A T O R R E DEL T A M B U R o


D1 I S A I A I A N N A C C O N E

TIEN TSIN
DI CARLO LUCARELLI

GLI UCCELLI DI PECHINO


DI B R U N O M O R C H I O

U N SOGNO A PECHINO
DI N A N P A I S A N S H U

DOVE STA IL N O R D
DI M A R G H E R I T A OGGERO

POESIA A PECHINO
DI Q I U X I A O L O N G

LA R E G I N A DEL ZELO
DI ALBERTO TOSO FE1

Alessandro Vaccari

Prefazione
L'incontro in Cina nell'ottobre 2009 tra scrittrici e scrittori italiani e cinesi, autori del cosiddetto genere noir, stata un'esperienza interessante e straordinaria, per una serie di motivi che cercher brevemente di elencare. Innanzi tutto voglio sottolineare che realizzare luoghi e occasioni di confronto qualificati non era affatto scontato, e di questo bisogna dare merito agli organizzatori. Tutti gli autori insieme sono riusciti a creare tra loro e con i colleghi cinesi un rapporto amicale e al contempo fecondo, una settimana nel corso della quale i convegni, gli incontri all'universit, le visite turistiche, le trasferte oltre Pechino, le pause culinarie piuttosto che le visite ai templi si sono succeduti senza soluzione di continuit, costruendo un gruppo coeso e in perenne divenire, sempre pronto a intraprendere una nuova attivit. I rapporti personali che si sono costruiti sono, credo, destinati a durare nel tempo. I1 confronto con i cinesi - studenti, professori, cittadini - stato aperto e sincero, ed risultata immediatamente evidente la simpatia e l'attrazione che si alimentatra un passato comune prestigioso e la consapevolezza - a dir la verit pi cinese che italiana - di essere le due "superpotenze culturali" del pianeta. Molti di noi pensavano di fare un viaggio nel passato - sulle orme di Marco Polo piuttosto che di Mao, tra lanterne rosse e immagini stereotipate della Rivoluzione culturale - mentre siamo stati proiettati nel futuro, lo stupore e il gradevole spaesamento non ci hanno mai abbandonato nel corso della nostra permanenza. Siamo arrivati subito dopo il 60" anniversario della Repubblica popolare cinese, un appuntamento che ci ha consentito di conoscere la fierezza per il passato della popolazione cinese, e al contempo abbiamo ammirato la ferma volont di guardare al futuro, nella consapevolezza che la storia debba essere maestra di vita e allo stesso tempo uno sprone per andare oltre, non una gabbia entro la quale consumare energie o vendette. Alcuni scrittori sono una testimonianza straordinaria di questo modo di essere, e la dialettica tra noi ha spesso evidenziato quanto dovremmo o potremmo imparare da loro. Certo il passaggio da "rivoluzionari"

a "consumatori" verificatosi nell'ultimo ventenni0 ha stravolto in modo evidente la societ cinese, e sono molte le contraddizioni alle quali cerchiamo di dare unlinterpretazione o una risposta. Garantire la dignit e la sopravvivenza, se non il benessere, a oltre un miliardo e trecento milioni di persone stato un risultato straordinario, un contributo determinante al futuro del pianeta, e se oggi la Cina si trova insieme agli Usa a guidare di fatto il mondo questo non casuale. Questo incontro, organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Pechino, vuole essere il primo di una serie, nella consapevolezza che il confronto e lo scambio siano determinanti nella reciproca conoscenza e crescita culturale, cos come scrittrici e scrittori possono essere perfetti "ambasciatori" del nostro Paese, contribuendo a favorire la nascita di sinergie e opportunit importanti, che partendo dal mondo editoriale possono allargarsi ad altri ambiti in un'ottica che mira a sviluppare in modo significativo le relazioni tra Cina e Italia. La partecipazione dei cinesi ai diversi incontri - sia nelle tante universit sia all'Istituto piuttosto che al Centro culturale nel quartiere della ex legazione italiana a Tianjin - stata numerosa e qualificata, la passione per la lingua di Dante e la necessit di avere un contatto direi "fisico" con le scrittrici e gli scrittori quasi commovente, come tanti simposi che rilevano un'energia e potenzialit che non possono e non devono andare disperse. Le pagine che seguono sono una testimonianza del nostro viaggio e dell'esperienza vissuta insieme con gli amici cinesi, con la speranza che sia veramente solo una tappa. I racconti, anche nei nomi dei protagonisti, dimostrano quanto la nostra esperienza sia stata interiorizzata.

Piero Colaprico

L Scheletro del Gulou e il bravo indovino o

Non ho mai potuto dire "la mia Pechino", questa citt sempre stata troppo grande, troppo intricata. E non parlo solo delle nostre case nei vicoli dietro la Citt Proibita. Adesso che vado in giro nel vecchio quartiere di mia madre, dietro la Torre della Campana, vedo gli operai che scavano canali perfetti dove non c'erano che sassi. Adesso che vado a Nanchino, dove io e mio fratello bambini andavano a pesca, mi stupisco di quanto sia immensamente bella e ricca, ma totalmente stravolta. Adesso che tutto cambia, io Zhang Wei sono diventato solo un morto che cammina - e ho bisogno di un indovino. Non stato facile trovarne uno bravo: non stato facile trovarne uno bravo e affidabile. Anche i miei vecchi amici, quelli che ora mi vogliono heng shi jie tou, conoscono la mia passione. tutta una vita che mi sforzo di cercare una qualsiasi possibile umana previsione del nostro misterioso futuro. Ho parlato con indovini di ogni angolo del pianeta e questa volta, che sono alla fine, forse alla fine, vorrei un ultimo contatto con l'ignoto, con il destino, se scritto o se non scritto questo labirinto di giorni che il viaggio terreno. Mi cercano e avranno mosso ogni pedina per trovarmi, mi cercano perch l'abbiamo fatta grossa, e di me non si fidano pi. Sbagliano, sono solo un soldato. Un vecchio affidabile soldato, ma possono sacrificarmi in nome del loro nuovo progresso. Aria nuova, niente testimoni, niente gente come me, come lo Ccheletro. Sinora non mi hanno trovato, ma quanto posso resistere in questa zona dove i turisti vengono ammirati e tranquilli a bere Tie Guan Yin? L'appuntamento con l'indovino l'ho preso. in uno dei cortili quadrati di una gigantesca tongzi lou degli anni Cinquanta. In quel periodo io ero stato mandato in un campo di rieducazione e l, in cambio di venti doilari il mese pi le spese, raccontavo a un bonzo, in realt un resident agent della Cia, ogni cosa di utile. L'indovino mi ricorda quel bonzo, anche se tutto vestito di nero. Ha un lungo

cappotto, non sorride mai, teso, i capelli cortissimi, i denti neri di nicotina. Mi porta a casa sua, al terzo piano senza ascensore. Offre del t verde, molto caldo. E mi chiede quando sono nato. Cono passati settant'anni. Vuole sapere l'ora. Era mezzogiorno, mia mamma me lo diceva sempre che ero nato in mezzo alla fortuna. Chiss, forse non si sbagliava: sono ancora vivo, e con il mio mestiere di assassino e criminale non frequente. E ho viaggiato in lungo e in largo. Quando sono uscito dal campo gli amici del Heilong bang mi hanno offerto del lavoro all'estero. Sono stato mandato a Marsiglia per la droga turca negli anni Sessanta, a San Francisco per le forniture alimentari negli anni Settanta, gli a n Ottanta li ho ni passati met a godermi la vita e badare ai miei figli - ne ho sette, e nessuna sposa - e met nella guerra tra i nostri clan di New York. Poi, dopo che m'hanno ferito allo stomaco, m'hanno mandato in Italia, posto bellissimo. Milano: bellissima. Donne milanesi: bellissime. Che nostalgia. Una citt piccola, quasi quasi l'ho sentita mia, almeno nella Chinatown di via Paolo Sarpi. I1 mio settore era l'immigrazione clandestina. Abbiamo fatto buoni affari. Poi c' stato bisogno di me a Pechino, e non posso dire davvero "la mia Pechino". Non sono andato d'accordo con il figlio del mio vecchio capo, che morto in aereo. Non c' rispetto. Quando mi hanno dato l'incarico di incendiare il palazzo della tv, ho sentito subito - il mio stomaco ferito sembra un radar, percepisce il pericolo - che qualche cosa non stava pi girando per il verso giusto. Comunque era un ordine e andava eseguito, bu rong shan shi. Ne abbiamo approfittato per il Carnevale. I dirigenti delle tv, le presentatrici, attori, giornalisti, tutti quelli che amano apparire facevano una festa, e avevano portato i loro yanhua. Io e la squadra dei miei ragazzi, tutti Dongba, abbiamo portato i nostri. E, al momento giusto, ho dato l'ordine. Le micce si sono accese. andato tutto arrosto. Ogni tanto passo davanti e vedo l, quel dente spezzato e annerito: sembra un simbolo dei denti che il figlio del capo affonda nella sua Pechino, perch lui dice che sua. Ma secondo me Pechino troppo grande anche per lui. L'indovino fuma una sigaretta, ripete: "Mezzogiorno", con ammirazione per l'ora della mia nascita, e accende un computer. Non ci posso credere. Niente carte, niente tavole, niente bastonicini,

niente ossa. Lo schermo. Un pc come un'antica sfera di cristallo. Pigia i tasti, legge e mi dice: "Vedo del fuoco". Capisco che sincero. Vede il fuoco che ho appiccato al Bei peilou, l'origine dei miei guai attuali. "Che altro vedi, indovino? Guarda bene, per favore". Ora 13 nervoso, troppo nervoso. Dal computer ha appena mandato un messaggio. Me ne sono accorto. Crede che io sia un vecchio senza conoscenze, uno shabi, ma ho girato il mondo libero, dove Internet aiuta tanto ogni vita. L'ho lasciato fare. Deve leggere il futuro e, per convincerlo a farlo bene, estraggo la mia vecchia pistola Norinko. Mi sono sempre fidato di lei, pi di mia madre. Con lei s che ho imparato a essere fortunato, perch la fortuna nelle nostre mani. "Vai avanti. Che cosa vedi dopo il fuoco?". L'indovino trema, ma si tiene calmo. Mi legge cose che non servono, parole che si perdono nel vento come nuvole bianche, poi dice: "Vedo aria, tanta aria, viaggi in terre lontane". Si concentra. Legge stupito, credo mi dica la verit. E questa verit lo sorprende: "Avrai una vita lunga. Non posso dirti quanto, ma lunga. Hai molti figli. Sei o sette.. .". "Sette, bravo". "uultimo ti dar soddisfazioni, in casa della prima sarai sempre il benvenuto". " cos, sono i miei figli,fi zi qing s M . "Lo so. Ma...". "Non ci sono pi "ma" indovino, non avere paura". Mi alzo e vado alla finestra, nel cortile sono comparsi gli uomini del capo. Riconosco Shu, la sua testa da bue. Sono i miei assassini. Credono di esserlo. Mi aspettano. Di qua non si esce. Oppure s. "Ora, indovino, farai una cosa per me. Scrivi questa mail. Io detto". "Va bene, sono pronto". "Caro ministro dell'Interno, caro presidente della t , caro direttore v del giornale Renrnin Ribao, caro rettore dell'universit Bei Da, sono un povero uomo e per ordine di Mr Wang He, che amministratore delegato della societ Kolasas Limited, ho appiccato l'incendio al palazzo della tv. Posso fornire le prove. L'innesco era con micce di fabbricazione polacca, al terzo piano c'era gelignite, al quindicesimo tritolo, al ventisettesimo il plastico. L'ha suggerito un ingegnere a Mr Wang He e io ho eseguito. Mr Wang He il figlio del vecchio capo della Heilong bang, che stato a lungo il mio capo, che ho sempre rispettato. Se non credete a quello che vi dico, potete

perquisire le sedi delle sue aziende nei distretti di Fengtai e Daxing. Prima agite, prima saprete. Prima vi muovete, prima calpesterete la testa del serpente. Firmato, metti il mio nome, che Zhang Wei. E il mio soprannome, che 8 Scheletro". "Lei sicuro di queste parole? Le mando?". Gli uomini sono in cortile, fumano, aspettano. "S, indovino. Adesso veloce, mandi questa mai1 a tutti i tuoi clienti, la mandi al giornale, la mandi in giro, la mandi a tutto il mondo che conosciamo, mentre io barrico la porta". "Scusi, ma.. .". "Sveglia, fai come hai fatto prima! S, quando hai avvisato gli amici tuoi della mia presenza. Credevi non me ne fossi accorto? Immaginavo che avrebbero messo all'erta. gli indovini, mi piace consultare il futuro, l'ho fatto centinaia di volte. Ed sempre cambiato, il futuro, non mai stato come aveva detto l'indovino. Solo simile.. .". "Le forze cambiano". "Si, esatto, diciamo le stesse cose, ma da punti di vista diversi. Non siete tanti, voi bravi indovini. Tu sei bravo, vedo dalla tua casa che hai tanti clienti. Perci non hai bisogno di loro, della mia gang. Perch li hai cl-iiamati e mi hai tradito?". "Paura della morte, uomo che viaggia". "Quale morte?". "L'avevo vista, per me. I1 computer diceva che se non ubbidivo, Sishen avanzava con la falce verso la mia testa". "Non preoccuparti pi. Anzi, manda il mio messaggio anche al mio capo, cos capisce.. . Vai, bravo, cos. E fammi vedere la casella "posta inviata". Perfetto. Non ti stupire, indovino, sono vecchio, ma non sono un rudere". Non abbiamo dovuto aspettare molto. Shu testa d i bue, come sempre, era rimasto accanto alle auto. L'ho visto afferrare il telefonino e guardare verso le finestre della casa. Gli uomini sono tornati, ce n'era uno in ogni scala. Erano sconcertati. Erano stati richiamati indietro. Mai successo. Invece. Invece, fine della missione di morte. Fine della caccia allo Scheletro. Li ho visti partire veloci. Velocissimi. Ma ho aperto la finestra e preso la mira: uno l'ho beccato alla spalla, il bastardo. C' molto traffico e la polizia usa gli elicotteri, li prenderanno, prima o poi. Meglio prima, ma io frattanto.. . Frattanto.. . "Hai una bici da prestarmi, indovino?".

"Volevano ucciderti e ti lasciano andare? Come mai vecchio uomo nato a mezzogiorno?". Meglio non uccidere chi ha gi parlato, questo ovvio, una regola. I magistrati pensano male, molto male se uno muore ammazzato. E loro, i miei ex amici, devono salvarsi prima che sia tardi. Devono sbrigarsi ad avvisare avvocati e politici, pararsi la schiena. Esigenze contrapposte dalle mie, che devo andarmene al pi presto di qua e sperdermi come pulviscolo in questa che non la mia Pechino, ma nemmeno io sono "suo": mai stato "suo". Guardo l'indovino che sta davanti a me, con gli occhi bassi, ha capito. Torno nella via del Gulou e vedo una ragazza bionda in bicicletta lungo il canale. Parla al cellulare, italiana. Si lamenta per un amore sfortunato, ma bella e trover qualcuno che la ama, e la sua voce mi fa pensare a Milano: l che andr, salendo domani sull'Air China per Roma, con uno dei miei dodici passaporti, e mi aspetter mia figlia, perch quell'indovino sapeva fare il suo mestiere. stato un peccato avergli sparato, avrei voluto fargli tante altre domande. Ma se uno vede la morte arrivare, Scheletro l'accontenta, perch una volta che chiamata, la morte arriva: e non era per me. Non ancora per me.

Note Gulou, Torre del Tamburo heng shi jie tou, cadavere Tie Guan Yin, un famoso tipo di t tmgzi lou, alloggio di fortuna Heilong bang, nome di una triade b rong shan shi, non sono ammessi errori u yanhua, fuoco d'artificio Dongba, nome di etnia del Sud bei peilou, edificio secondario settentrionale shabi, stupido fu zi qing shen, stretto legame tra padre e figli Sichen, la Morte

Danila Comastri Montanari

Il caso del Padiglione del Loto Fragrante


Anno della Scimmia, terzo giorno del "Ciclo della pienezza minore del grano"
Il nobile Chao Madama Li
Orchidea Flauto di Giada Suora Wang Venerabile Saggezza Piccola Fenice Y Fei e Zhang Xiaolong la vittima la Prima Signora la Ceconda Signora la Terza Signora monaca del Monastero del Benessere Perpetuo abate del Convento della Misericordiosa Ricompensa servetta medico magistrato di distretto

Quando Zhang Xiaolong, giovane magistrato di distretto di fresca nomina, alle prese col suo primo caso giudiziario, appoggi le mani sulla balaustra di legno per guardare di sotto, una raganella salt dalla grande foglia di loto su cui stava accovacciata al sole, balzando in acqua con un tonfo sordo, ignara del corpo immobile che giaceva sulla riva. I1 magistrato Zhang aguzz la vista, cercando di cogliere un certo numero di dettagli ancor prima di scendere verso il laghetto: tra mogli, servi, medici e monaci, gi in troppi avevano calpestato il terreno attorno al cadavere, inquinando gli indizi che avrebbero pohito condurre alla scoperta del colpevole del delitto. Perch di delitto senza dubbio si trattava, riflett osservando il copricapo dalle nappe finissime indossato dalla vittima, su cui si allargava una macchia di sangue secco. "Vogliate gradire un po' del nostro povero cibo e una ciotola di vino annacquato, onorevole giudice" disse in quel momento una donna gi rivestita dai bianchi abiti da lutto, mentre faceva avanzare la servetta con un vassoio colmo di piatti succulenti: zuppa di carpa argentata, bocconcini di anatra al caramello,

tagliatelle della lunga vita, pasticcini di semi di loto e svariate altre delizie. Se le parole suonavano deferenti, il tono non lo era affatto, not il giudice Zhang: la Prima Signora, Madama Li, veniva da una potente famiglia imparentata col Grande Eunuco e ne conservava intatto l'immenso orgoglio.. . "Quando avr finito il mio sopralluogo!" si scherm, e, declinando l'offerta, prese ad annusare il calice da cui aveva bevuto la vittima, dove galleggiava un residuo di liquido scuro. Vino di riso, riconobbe, facendo poi appello alla sua vasta memoria olfattiva per identificare il secondo, debolissimo sentore, che si percepiva in fondo al nappo. Poi, dopo aver dato una fuggevole occhiata al foglio che Chao stava vergando prima di morire, scese dalla terrazza verso il pelo dell'acqua. "Che c' da ispezionare, magistrato? evidente che, nella sua vita precedente, il nobile Chao si era macchiato di qualche grave torto!" esclam l'abate Venerabile Saggezza, la cui ampia tonsura a luna piena strideva con l'espressione astuta e subdola dello sguardo. "Ed quindi stato chiamato ad espiarlo in questa!" gli fece eco la monaca Wang, accarezzando piamente il rosario di grani odorosi che portava appeso aila cintura. "I1 suo crudele destino era deciso ancor prima che si reincarnasse!" conferm il medico Y Fei, scuotendo tristemente il e capo. "Avete finito, onorevole magistrato? Perch qui fuori c' il fabbricante di feretri in attesa di prendere le misure ..." disse la dama in bianco, alle cui spalle erano comparse le altre due mogli, che, non avendo fatto in tempo a cambiarsi, ostentavano ancora abiti a vivaci colori e reticelle d'argento sulle lucide capigliature. In quella casa avevano tutti una gran fretta, riflett Zhang. Troppa per parenti ed amici che avevano appena trovato nel giardino il cadavere del capofamiglia.. . "Nessuno si avvicini!" ingiunse quindi, fermando appena in tempo la terza sposa, che gi stava per invadere la scena del delitto con la sua minuscola babbuccia rossa "Anche ammettendo che il nobile Chao abbia patito le conseguenze di una colpa commessa in un'altra vita, bisogna scoprire chi si adoperato per farlo espiare, spaccandogli la testa con un oggetto contundente!" "Pensavamo che fosse caduto sporgendosi dalla balaustra!" esclam la suora Wang, facendosi pallida come una larva.

"State forse asserendo che non si tratta di un'orribile fatalit?" chiese sostenuta la Prima Signora. "Osservate la forma della ferita, dottor Ye, e rispondete voi stesso!" fece il giudice, rimuovendo dal capo insanguinato il berretto a nappe "Come potrete facilmente notare, il taglio appare inferto da un oggetto appuntito, mentre le rocce che circondano il laghetto sono tutte piuttosto rotonde!" afferm mentre apriva le dita contratte del morto per impadronirsi di una piccola spilla, su cui spiccavano ancora le tracce di alcuni lunghi capelli neri. "Beh, ecco ..." farfugli il medico "S, a dire il vero penso che abbiate ragione!" Bene, tir un sospiro di sollievo il magistrato, che su quel suo primo caso criminale stava giocandosi la reputazione: se malgrado la sua giovane et non fosse caduto in errore, se avesse investigato con acume ed emesso un equo giudizio, si sarebbe guadagnato la stima di tutti gli abitanti del distretto.. . "Chi l'ultimo ad avere visto vivo il nobile Chao?" domand. "Noi mogli eravamo insieme quando si chiuso nel Padiglione del Loto Fragrante, chiedendo di non essere disturbato. Era la stanza che prediligeva tra tutte, per via del laghetto coi loto fioriti su cui si affaccia la terrazza" ribad la seconda sposa, una donna piuttosto florida che rispondeva al nome di Orchidea. "E gli abbiamo obbedito come sempre!" termin la Terza Signora, Flauto di Giada, che invece era sottile come un giunco. "Io mi sono ritirata subito nelle mie stanze ad attendervi la suora Wang, che doveva recitarmi alcune devozioni, quindi non posso garantire su come abbiano speso in seguito il loro tempo la seconda e la terza sorella" mise le mani avanti Madama Li. "Orchidea e io siamo rimaste assieme per giocare a domino tutto il pomeriggio. E la cameriera Piccola Fenice era con noi a servirci il t!" protest Flauto di Giada, indicando la servetta che aveva portato il vassoio. "Oh bella! Finir che darete la colpa a me, l'unica gli fosse fedele, l'unica che si prodigasse per lui, che assolvesse pienamente ai suoi doveri.. . ma non riuscirete a infangarrni, sono una Li, non mi si pu offendere impunemente!" protest la Prima Signora. "Davanti alla legge, non cl nome che conti!" le ricord gelido il giudice. "Sia chiaro che io non c'entro per nulla! Forse dovreste dare un'occhiata a ci che stava scrivendo Chao prima di morire" consigli il medico "Negli antichi racconti di indagini, accade
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spesso che la vittima, prima di essere uccisa, faccia in tempo a trasmettere un indizio rivelatore!" "Non il caso di confondere la letteratura con la realt, dottor Ye!" lo interruppe il giudice Zhang Xiaolong, a cui quel consiglio gratuito pareva assai irriverente. "Vi esorto a tenere a freno la fantasia, perch sono molti i nodi ancora da sciogliere. Prima di tutto, a chi appartiene questo monile?" chiese mostrando l'oggetto che aveva sottratto poco prima alla mano rattrappita della vittima. "L'ho visto in testa al mio povero marito!" dichiar Orchidea. "Ne sei certa, sorella? Si tratta di un fermaglio d'oro smaltato di azzurro, a forma di martin pescatore, come ne portano tra i capelli sia gli uomini, sia le donne!" osserv Flauto di Giada. "Nel becco, per, stringe una perla autentica e la fattura squisita. Non dunque un oggetto di poco conto" la sment il magistrato "Che ne dite, Madama Li, lo riconoscete anche voi?" "Mi pare di s. Chao, tuttavia, possedeva molti gioielli e ne faceva generosamente dono alle sue spose', assent lei, ma al giudice Zhang parve di avvertire un tremito indignato nella voce, quasi che la Prima Signora giudicasse di non essere stata trattata alla pari delle altre spose nella distribuzione dei doni maritali. "A far la parte del leone era-sempre Flauto di Giada!" insinu infatti Orchidea. "Strana una simile predilezione, per una sposa che, lungi dall'essere stata cresciuta in una famiglia eminente, veniva da un Giardino Fiorito!" "Cono giunta in questa casa dieci mesi or sono sulla portantina nuziale scarlatta, esattamente come te, mia cara! E poteva essere la fortuna del caro Chao, visto che, in pi di sette anni,nessuna di voi due era stata capace di dargli un figlio!" ribatte la Terza. Madama Li emise un gemito, mentre la suora Wang le si faceva vicino, con aria protettiva. "Chao si mai rivolto a voi per questo problema, dottor Ye?" interrog Zhang. "Raramente, purtroppo: nutriva parecchi pregiudizi verso la nostra nobile professione. Tuttavia ha permesso che curassi le sue mogli, almeno quelle di cui godevo la fiducia: c' chi alla scienza medica preferisce ancora le pozioni miracolose!" aggiunse poi guardando ostentatamente Madama Li, che si stringeva appresso alla monaca. Zhang corrug la fronte: il nobile Chao aveva avuto quattro spose, a cominciare da una ricca vedova, molto pi anziana di lui, che aveva impalmato giovanissimo, e sostituito prontamente con

Madama Li, non appena era deceduta per una brutta febbre. Per qualche anno, poi, aveva anche mantenuto a suo esclusivo servizio una giovane cantante, alloggiandola in un quartierino all'altro angolo della citt.. .. "Chao dunque si spento senza lasciare nessuno per onorare la sua tavoletta sull'altare degli antenati" deplor il giudice. "Vi sbagliate! Godr invece di tutti gli onori filiali: il suo seme sta germogliando nel mio ventre!" intervenne Orchidea con voce bassa ma sicura "Devi avere avuto una fortuna sfacciata, seconda sorella, almeno a giudicare dalla scarsa assiduit con cui nostro marito frequentava il tuo padiglione!" sibil velenosa Flauto di Giada, usa ad accaparrarsi in esclusiva i favori dello sposo comune. "Negli ultimi due mesi avevo seguito scrupolosamente le prescrizioni del medico, contando sul fatto che Chao avrebbe trascorso con me, com' consuetudine, la notte del mio compleanno!" arrossi Orchidea. "Che vi avevo detto?" esult il dottor Y "I miei farmaci sono e infallibili!" "D'accordo, ma adesso uscite: voglio interrogare a tu per tu alcuni testimoni!" comand il magistrato Zhang e poich rappresentava la legge e l'ordine, nessuno os opporsi "Parler innanzitutto con la suora Wang!" "Non ho niente da rivelarvi, eccellenza, ho fatto visita alla Prima soltanto per recitarle alcuni sutra ..." disse la monaca mostrando la campanella con cui accompagnava le orazioni. "Gi, la Prima Signora molto pia e non si fidava troppo dei medici, come d'altronde il defunto Chao. Scommetto invece che riponeva le sue speranze nelle preghiere, accompagnate magari da qualche magica pozione. Che cosa l'avete spinta a propinare a suo manto, un veleno, forse? I1 calice che ho annusato non conteneva soltanto vino di riso.. . suwia, parlate, o comanderb di portare un cane e gli far sorbire il liquido, per osservarne gli effetti!" "Piet, nobile giudice, si trattava di un innocuo filtro d'amore, utile a far s che un marito distratto si avvicinasse di nuovo alla sposa pi devota e fedele! Era l'ultimo tentativo di Madame Li per concepire, se non vi fosse riuscita avrebbe chiesto il permesso di radere i capelli per ritirarsi dentro le nostre sante mura!" "Dunque si trattava di un afrodisiaco! Suor Wang, vi condanno a dieci colpi di frusta per aver ingannato una vittima inconsapevole esercitando indebitamente su di lui le vostre magie!" "Ma io.. ." scolor la monaca.

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"E dite una giaculatoria in pi, per ringraziare che io sappia distinguere l'odore di un filtro innocuo da quello di una pozione venefica!" la liquid il magistrato "Entri ora l'abate Venerabile Saggezza!" "I1 Convento della Misericordiosa Ricompensa piuttosto lontano dalla citt, per cui mi stupisce che siate giunto fin qui in cos poco tempo" gli faceva notare subito dopo. "Mi trovavo in visita presso la badessa del Monastero del Benessere Perpetuo, e ne ho approfittato per accompagnare Suor Wang in visita a Madama Li." E incassare le relative elemosine, comprese Zhang, che da buon seguace di Confucio, poco si fidava delle tonache color zafferano. "Dunque, come avete sentito, la stirpe d i Chao non si estinguer. Forse per qualcuno ci sperava... corre voce, venerabile abate, che abbiate ottenuto un prestito sulla parola dal defunto per restaurare il vostro monastero sui monti, invero abbastanza fatiscente. Prestito che, mi risulta, non avete ancora restituito!" "Non si trattava affatto di un prestito, ma di una donazione tesa ad impetrare la grazia della nascita di un erede!" afferm risolutamente il monaco, certo che ormai nessuno potesse smentirlo. "Peccato che il defunto Chao avesse appena scritto di suo pugno un appunto in cui sollecitava la restituzione della somma, riguardo alla quale eravate certamente venuto a chiedere una proroga, mio venerabile imbroglione! Avete dunque tentato di truffare gli eredi e pagherete il vostro crimine con venti frustate!" decret il magistrato, facendolo portar via il monaco. Subito dopo fu la volta di Piccola Fenice. "Cei addetta al servizio di tutte e tre le padrone?" chiese. "Soltanto della Ceconda e della Terza" specific la fanciulla "La Prima Signora ha la sua cameriera personale, che uscita stamane di buon'ora per recarsi dalla sua anziana genitrice e non ha fatto ancora ritorno." "%i tu che lavi le loro vesti intime?" "No, le porto soltanto in lavanderia, dove le sguattere provvedono a bollire il bucato e a batterlo poi col ramaiolo di legno!" "Ma saprai di sicuro che cosa hanno indossato di recente.. .." "Io non mi impiccio degli affari delle padrone!" scosse la testa Piccola Fenice, visibilmente sulla difensiva. "Andiamo, non negare, i giovanissimi sono curiosi e tu devi

avere vissuto solo tredici o quattordici primavere: magari senza volere, un'occhiatina alla biancheria qualche volta l'avrai data..." "Senza volere, per!" ammise la servetta. "E scommetto che, notando come la Seconda non avesse visto il suo sangue, hai scoperto che era incinta!" Piccola Fenice divenne rossa come un gambero lessato. "Che c', non andata cos? Che cosa mi stai nascondendo?" " come dite voi, onorevole giudice, tuttavia ..." confess con un filo di voce, prima di prendere a bisbigliare ancora pi sommessamente all'orecchio di Zhang Xiaolong . "Brava! I servi di casa potrebbero confermare quanto mi hai confidato, vero?" "Erano due, onorevole giudice e molto robusti!" assenti la cameriera. "Vai pure, Piccola Fenice. Adesso sia portata al mio cospetto la Terza Signora!" Poco dopo Flauto di Giada si inginocchiava davanti a lui, flessibile come uno stelo di giunco. Era davvero di una bellezza squisita, con le mani pi bianche dei boccioli di crisantemo, i piedini minuscoli fasciati nelle pantofole di raso, la gonna scarlatta che si apriva su una tunica di seta rosa, elegantemente ricamata con un volo di gru. "Chao ti ha riscattata da un Giardino Fiorito, Flauto di Giada: avevi avuto gi molti clienti, prima di lui?" "Nessuno, onorevole magistrato. Poich gi in tenera et mostravo qualche infima dote, ero stata istruita nell'arte della musica, della pittura e della calligrafia, per compiacere in futuro qualche grosso personaggio che non si sarebbe accontentato di una ragazza comune." "E a Chao piacesti tanto che ti accolse in casa, facendo di te la sua moglie favorita. Negli anni trascorsi al Giardino Fiorito, per, dovevi essere diventata esperta nelle arti dell'amore.. ." "Mio marito, in effetti, prediligeva la mia compagnia" ammise Flauto di Giada, non senza una sfumatura di orgoglio. "A tal punto che le altre mogli si sentivano trascurate: era gi molto che si degnasse di accostarle di tanto in tanto.. . ma tu sei di temperamento possessivo, vero? Non forse vero che il giorno del compleanno di Orchidea, hai trattenuto Chao tutto il pomeriggio e parte della serata, facendolo bere abbondantemente, in modo che raggiungesse il padiglione della Seconda Signora gi ubriaco Eradicio e con poche forze residue da dedicare ai doveri maritali?"

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" forse una colpa essere amata dal proprio sposo?" alz le spalle Flauto di Giada. "Che farai quando la Seconda diventer madre dell'erede, acquistando il potere di cui precedentemente godevi tu, come moglie prediletta?" chiese Zhang Xiaolong, ma lo sguardo vellutato che gli rivolse la ragazza bast a suggerirgli la risposta: bella, raffinata, colta, versata nelle arti del piacere, Flauto di Giada non aveva dubbi sulla possibilit di procacciarsi in tempi brevissimi un altro marito, magari un giovane magistrato di fresca nomina, uso a spendere le sue notti solitarie sui documenti dell'amministrazione del distretto. .. "Venga Madama Li!" comand il giudice, allontanandola con un cenno, prima di accogliere la Prima Signora, fiera nei suoi bianchi panni da lutto: a proclamare il dolore per la perdita, i capelli le ricadevano sciolti fino alle reni, privi di spille, fiori o fermagli di sorta. "Quali abiti indossavi prima di cambiarti?" chiese Zhang. "Una tunica celeste, una gonna di raso blu con ricami a peonie dorate e una rete d'oro sui capelli, intessuta nello stesso motivo floreale. Ho provveduto comunque a vestirmi a lutto non appena scoperta la morte del povero Chao, com' d'uso: peccato che le mie Sorelle Minori non ne abbiano trovato il tempo!" dichiar la donna, sottolineando con enfasi il rimprovero nei confronti delle altre due mogli. "Corre voce che tu intenda cambiare presto le vesti bianche con quelle color zafferano." "Per una volta le chiacchiere degli oziosi dicono il vero. Poiche mi stata negata la perfezione fisica di un ventre fecondo, intendo ora perseguire la perfezione spirituale nel Monastero del Benessere Perpetuo, spogliandomi di ogni fatuo desiderio terreno" conferm Madama Li. "Ti auguro di riuscirci. Sempre nella speranza che nessuno ti propini di nascosto certe pozioni afrodisiache di tua conoscenza.... " sorrise malignamente il giudice, mostrando di saperla lunga. La nobile Li represse uno scatto d i collera, e si inchin profondamente: doveva abituarsi a soffocare l'orgoglio, per diventare una buona monaca.. . "Desideri vedere la Seconda Sposa adesso?" chiesero i servi. "Non ne ho bisogno. Radunate tutti, invece, perch possa svelare chi ha ucciso Chao e perch!"

Poco dopo le tre mogli, l'abate, la suora, il medico e la servetta stavano in piedi in rispettoso silenzio davanti al magistrato nella stanza che era stata il rifugio di Chao, nel suo diletto Padiglione del Loto Fragrante. "Ci sono ventiquattro cicli in un anno e siamo ora nel "Ciclo della pienezza minore del grano, mentre il compleanno della Seconda Signora cade alla fine del "Ciclo dell'inizio dell'estate". .." esord il giudice. "Ebbene?" chiese allarmata la Ceconda Sposa. "Pare che sia dal "Ciclo dell'equinozio della primavera" che tu non mandi in lavanderia dei panni macchiati del tuo sangue lunare, Orchidea. E la sera del tuo compleanno, quando hai tanto insistito perch tuo marito passasse la notte con te secondo la tradizione, Chao giunto al tuo padiglione talmente ubriaco da necessitare dell'aiuto di due servi, che hanno dovuto sorreggerlo per il breve percorso dall'alloggio della Terza al tuo.. ." "Che intendi dire, magistrato?" scolor la donna. "Che il figlio che porti nel ventre era gi stato messo in cantiere prima del giorno del tuo compleanno. Con tutta probabilit il nobile Chao non aveva ricevuto dal cielo il dono di dar vita a una discendenza, come dimostra il fatto che nessuna delle tante donne da lui frequentate aveva mai concepito, sebbene non tutte fossero sterili: la vedova che spos in prime nozze, infatti, aveva gi partorito una figlia al primo marito. Dopo sette anni di inutile attesa, tu devi avere cominciato a sospettare la verit, confidandoti col medico Y Fei, che ben sapeva come Chao, lungi dal rassegnarsi e all'infertilit del suo seme, preferiva attribuirne la colpa alle varie mogli. Non so se l'idea sia partita da te o da lui, ma certamente avete progettato assieme di porre un rimedio a questa iattura, adoperandovi per fornire a tuo marito un erede spurio: sulle date potevi giocare con relativa tranquillit, in quanto al momento del parto ci avrebbe pensato il medico stesso a far credere che il bambino fosse nato prematuro. Ma perch Chao cadesse nel tranello, era indispensabile che si presentasse almeno una volta nel tuo padiglione.. . ed ecco la tua insistenza nel chiedere la sua visita la sera del compleanno, sebbene preferisse indugiare a lungo in compagnia della sua amata Terza!" Incapace di ribattere, Orchidea arpion il canterano laccato, quasi avesse voluto aggrapparsi ai tralci di glicine che ne decoravano le ante. "Dunque questa femmina indegna si macchiata di unfinfame

lussuria!" esclam Madama Li. "Visto il misero aspetto del dottor Y Fei, tendo ad escludere e che il fine di Orchidea fosse il piacere" ironizz il magistrato, osservando il medico che, sotto il peso delle accuse si era fatto piccino piccino, incurvando ulteriormente le spalle striminzite, "Orchidea si accontentata dell'unico uomo le era facile accostare senza nemmeno uscire di casa, perch il suo scopo non era la volutt, ma il potere. Quando Madama Li si fosse ritirata nel monastero, lei, la pi negletta delle mogli, come madre dell'erede sarebbe diventata la nuova Prima Signora, amministratrice della casa e dei beni di Chao e avrebbe cos umiliato l'odiata rivale, Flauto di Giada, che col suo indubbio fascino le aveva sottratto l'affetto del marito." "Ah, bestia immonda! L'hai ammazzato perch mi amava!" grid la Terza, sfoderando le unghie con la dichiaratissima intenzione di conficcarle negli occhi della rea. "Ti sbagli, non stata lei ad ucciderlo, se vero che ha giocato a domino con te per l'intero pomeriggio" ragion Zhang Xiaolong "La sera prima, tuttavia, nel corso di una conversazione piuttosto accesa col marito, aveva compreso che il suo inganno non sarebbe andato a buon fine, in quanto Chao, sebbene ubriaco, ricordava benissimo di non averla toccata in quell'unica notte passata assieme. Guardandosi bene dall'annunciare trionfalmente la sospirata gravidanza, aveva dunque avvertito l'amante che la loro trama stava per essere scoperta. Cos il dottor Y Fei, il cui e ambulatorio da anni desolatamente vuoto, ha pensato ben di venire qui nascostamente, per porre rimedio all'incresciosa situazione: con Orchidea assurta al rango di Prima Signora, sarebbe diventato il medico ufficiale della famiglia, facendosi pagare a peso d'oro non soltanto le parcelle, ma anche il segreto capace di rovinarla." "Che dici, magistrato?" corrug la fronte il medico, omettendo di premettere l'attributo "onorevole" che le regole deila tradizione e della cortesia ascnvevano a Zhang Xiaolong "Non hai una sola prova per sostenere questa menzogna, frutto senza dubbio della fantasia giovanile di un giudice assurto al suo alto incarico in et troppo immatura!" "Ce l'ho, la prova! Guardate, questo il fermaglio da capelli rinvenuto tra le dita contratte della vittima. Cebbene appartenesse a Chao, del tutto evidente il poveretto l'ha strappato ai capelli

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presenti avrebbe potuto indossarlo? Non certo l'abate Venerabile Saggezza o la monaca Wang, che portano in capo rasato in ossequio ai loro voti, e nemmeno le mogli, tutte acconciate con finissime reticelle di metalli preziosi. Soltanto Y Fei ostenta una lunga e capigliatura, profumata s, anche se invero non troppo pulita "disse il giudice incollando il naso ai pochi capelli rimasti nel fermaglio, per poi annusare, con espressione di disgusto, la testa del medico. "Si, l'odore proprio lo stesso, quello di un olio dozzinale, con un lieve sentore di rancido! Come se non bastasse, c' la sollecitudine con cui Y mi aveva esortato a leggere gli appunti del defunto, al e fine di dirigere i sospetti sull'abate ... soltanto chi avesse messo piede nel Padiglione del Loro Fragrante al momento dell'omicidio, sarebbe stato in grado di sapere che cosa Chao stesse scrivendo!" "Tu deliri, giovane incauto! Con che cosa l'avrei ucciso? L'arma del delitto non stata trovata!" "La troveremo subito: abbiate la compiacenza di affacciarvi alla terrazza del padiglione, mentre ispeziono ancora una volta le rive del laghetto!" afferm il magistrato mentre scendeva verso l'acqua. Le grandi foglie d i loto svettavano nel loro splendore smeraldino tra gli agili steli in boccio, tesi verso il sole. Le rane, turbate nel loro riposo, si tuffarono tutte assieme dai verdi catini rotondi, andando a nascondersi in un confuso insciacquio sotto le rocce della riva. Rocce scelte ad una ad una per la forma tondeggiante bizzarra o inconsueta, e disposte ad arte tra le canne di giunco e i rivoli argentati del laghetto, not Zhang, grande amatore di giardini. Una sola strideva nel contesto, per via delle alghe ammuffite che ne ricoprivano la sommit. "Guarda, guarda.. . le alghe crescono soltanto sott'acqua, invece questo sasso le mostra anche sulla parte che ne emerge, come se qualcuno avesse provveduto a capovolgerlo!" disse immergendo la mano per estrarre la pietra che gi aveva notato nel suo primo, accurato sopralluogo "Ed eccola qui, l'arma del delitto! Sebbene non vi sia speranza di rinvenirvi le tracce di sangue che l'acqua ha senza dubbio gi dilavato, sar facile dimostrare che la forma coincide perfettamente con quella della ferita che ha ucciso il povero Chao!" il medico, ammutolito, fissava la roccia con gli occhi sbarrati. "Ora a te la scelta, Orchidea: come adultera, sarai cacciata di casa, ma come assassina rischi il capestro!" fece il giudice, prima di spiegare con voce limpida e sicura: "Ye Fei aveva concepito

un progetto semplice e tranquillo per mettere al riparo il futuro, reso incerto dalle sue dubbie capacit professionali: si sarebbe adoperato di persona per fornire il sospirato erede al ricco Chao, acquistando la sua fiducia e la sua imperitura gratitudine. La notizia dell'efficacia delle sue cure prodigiose avrebbe fatto il giro della citt, riempiendo un ambulatorio finora deserto. E in pi, contava sui doni di cui lo avrebbe gratificato Orchidea, sottomessa per sempre al suo ricatto. Ma la gelosia e il fascino ammaliatore di Flauto di Giada hanno interferito col suo piano, monopolizzando l'attenzione di Chao persino nel giorno del compleanno della Seconda Signora. Scoperta la tresca, lo sposo tradito si sarebbe sicuramente vendicato, trascinandolo in giudizio assieme alla moglie fedifraga e rovinandolo per sempre. Chao dunque, doveva morire.. ." "Piet, onorevole magistrato! vero, quel fermaglio me l'aveva regalato mio marito la sera del compleanno e io sono stata costretta a cederlo al medico Y Fei, come garanzia del nostro patto e scellerato! Lo portava sotto il berretto, ma Chao deve averglielo strappato cercando di resistere all'aggressione!" "Taci, stupida donna!" grid il medico invelenito, ma gi il giudice Zhang ordinava alle guardie di legargli le mani dietro alla schiena. "Condanno Orchidea, gi seconda moglie del defunto Chao, a lasciare immediatamente la casa maritale assieme al frutto spurio che cresce nel suo ventre. Condanno altres il medico Y e Fei, colpevole di omicidio, alla pena capitale, che sar eseguita domani stesso sulla piazza antistante la locale Torre del Tamburo, perch tutti cittadini possano trarre monito dell'infiessibilit della giustizia." decret Zhang Xiaolong e le sue parole furono accolte da un mormorio di ammirazione: l'indomani, la fama dell'acume del giovane giudice sarebbe corsa su tutte le bocche.. . "E a me quale destino riservi, onorevole magistrato?" chiese Flauto di Giada. "I1 patrimonio di Chao passer al suo fratello minore. Tu hai diritto a continuare a vivere qui come cognata vedova, anche se non te lo consiglio, perch il nuovo padrone ha fama di essere del tutto insensibile al fascino muliebre. Puoi tornare al Giardino Fiorito, dove diventeresti senza dubbio una stella di prima grandezza, oppure assumere una mezzana perch ti trovi un nuovo marito." "Tu non pensi a sposarti, nobile giudice?" flaut lei con voce

crisantemo, i piccoli piedi graziosi, il corpo agile e sottile, l'arco perfetto delle sopracciglia, la pelle candida, la nube di capelli d'ebano trattenuta dalla rete d'argento. La sorte gli aveva gi concesso di risolvere con acume ed equit il suo primo caso, dimostrando di essere atto a governare nonostante l'et acerba: chiedere di pi sarebbe stato eccessivo. "Non ancora" decise e prese la porta, voltando bruscamente le spalle alla splendida Terza Signora.

Giancarlo De Cataldo

Misterioso omicidio a Tien Tsin


In vita, Perla di Fiume era stata una ragazza alta e slanciata. Adesso era solo un fagotto di stracci ai piedi della grande mappa di quello che un tempo era stato l'immenso Impero e che le tensioni fra i "signori della guerra" rischiavano di trasformare in un deserto di rovine. Anche la Legazione Italiana era niente di pi che una piccola macchia rossa nello sterminato continente cinese. Ma per il giudice Ka quella piccola macchia rossa era la sua stessa ragione di vita. Amava la Cina, l'amava come una nuova patria. Non si sarebbe fatto sbattere fuori senza combattere. Non si sarebbe lasciato incastrare cos facilmente. Uno scandalo nel bel mezzo del Gran Ballo d'Autunno avrebbe decretato la fine della sua awentura cinese. Forse la fine della stessa Legazione Italiana. Ka richiuse con estrema cautela la porta della Sala delle Mappe e si precipit nel Salone delle Cerimonie. I1 dottor Lu s'intratteneva in amabile conversazione con la moglie dell'ambasciatore inglese. Ka attir la sua attenzione con un cenno. Lu, percependo l'aria sgomenta deil'amico, si liber con un pretesto della dama e segu l'amico. "Strangolata con un laccio di seta" concluse il dottor Lu, dopo un sommario esame del cadavere. "Da quanto tempo?" chiese il giudice Ka "Poco, pochissimo" "Il che pu voler dire che l'assassino ancora fra noi" "O che fuggito da una di quelle finestre ..." sospir Lu, indicando il pesante tendaggio viola appena smosso dalla brezza settembrina che soffiava su Tien Tsin. I1 giudice Ka aiut l'amico a rialzarsi (erano entrambi individui corpulenti, e le vesti da cerimonia che indossavano rendevano ancora pi goffe e incerte le loro movenze) e si awi a un mobiletto preziosamente intarsiato, vers due bicchierini da una bottiglia di grappa mongola e ne offr uno al dottor Lu. "Noi due insieme - statu, accompagnando l'offerta con un sorriso gentile, ma fermo - cercheremo di venire a capo di questo brutto pasticcio..." I1 dottor Lu accett con un inchino altrettanto gentile, e

altrettanto fermamente osserv: "Non credi che sarebbe opportuno informare le Autorit, piuttosto?" "Le Autorit sono gi informate visto che tu sei qui." "Ma io sono solo un umile medico..." protest Lu. "Andiamo, Lu! Sappiamo tutti e due che sei il pi ascoltato consigliere del presidente Yuan Shikai..." "Ammettiamo pure che io goda di un certo credito presso il governo centrale... proprio per questo motivo sarei obbligato a uscire da quella porta, attraversare il Salone Grande e sussurrare qualche parolina all'orecchio del ministro Shen..." "Shen ti odia." " pur sempre un importante membro del governo..." "Sta bene. Ascoltami, Lu. Il ministro Shen, come tu sai, molto amico di Von Shoer, l'ambasciatore austriaco..." "Detesto quell'individuo. Vive in Cina da sei anni e non ha mai imparato una sola parola di cinese. Ci considera una manica di selvaggi..." "Condivido il tuo odio. Come tu sai, Italia e Austria sono suli'orlo della guerra..." Non un segreto per nessuno..." "Un incidente, e annesso scandalo, in questo momento ... un incidente che coinvolga la nostra Legazione, potrebbe indurre Shen a cacciarci tutti quanti dalla Cina..." "Non credo che si spingerebbero a tanto" sussurr Lu, meditabondo. "Io penso proprio di s, invece." "Come fai a esserne cos sicuro?" "Che cosa ne sai di Perla di Fiume?" "Quello che ne sanno tutti. Che era una cortigiana molto graziosa e molto corteggiata..." ridacchi Lu. "Perla di Fiume lavorava per me." Lu fiss l'amico, scuotendo la testa. I1 suo vecchio amico Leonardo Calogero, che veniva da qualche parte del Sud del suo lontano Paese, che amava tanto la Cina al punto da aver sposato una ragazza di Shangai, che parlava correntemente il Mandarino, che amministrava saggiamente la giustizia degli italiani di Tien Tsin, che tutti conoscevano e rispettavano come "il giudice Ka" ... "Ti sei chiesto come ho fatto a scoprire il cadavere? - aggiunse Ka, versando per entrambi un'altra dose di grappa - Ti sei chiesto perch mi sono trovato in questa stanza esattamente pochi minuti
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dopo che lei era stata uccisa?" "Avevate un appuntamento" concluse Lu. "Esatto." "In tal caso - ridacchi Lu - o l'hai uccisa tu o qualcuno sapeva del vostro incontro e ti ha preceduto sul tempo." "Volevo bene a quella ragazza - mormor, improvvisamente incupito, Ka - sono stato io a riscattarla da quell'orribile sfruttatore che l'aveva comperata dalla sua miserabile famiglia di contadini..." "Una piaga sociale a cui porremo rimedio" convenne Lu. "Non era una spia in senso tecnico. Mi aiutava a mantenere buone relazioni con la tua gente, e tu sai quanto io ci tenga ..." "Va' avanti." "Ieri mi aveva scritto un biglietto. Diceva che Von Falcklet aveva un piano per distruggermi. Che avrebbe cercato di saperne di pi. Che mi aspettava nella Sala delle Mappe per darmi le ultime notizie..." "Che ne del biglietto?" "L'ho distrutto." "Saggia precauzione - comment Lu - ma che potrebbe rivelarsi..." In quel momento la porta della Sala si spalanc e fece il suo ingresso m drappello di persone. Cera l'ambasciatore Tosolin, un veneziano alto ed elegante; c'era il capitano Floris, un sardo tosto e tenace che comandava il piccolo distaccamento di Regi Carabinieri addetti alla Legazione, scortato dai tenenti Caprari e Sbordoni, e c'era il giornalista e scrittore Colasurdo, firma di prestigio del 'Corriere della Sera'. Davanti a tutti, tronfio nella sua uniforme bianca, l'ambasciatore austriaco Von Shoer. "Ecco, vedete! Che vi avevo detto?" Tutti si portarono intorno al corpo della ragazza. Espressioni di stupore inorridito si incrociarono. Altri ospiti, attirati dal baccano, convergevano verso la Sala delle Mappe. Lord Falett, plenipotenziario di Sua Maest il Re d'Inghilterra, si fece largo e si chin sul cadavere di Perla di Fiume. "Povera ragazza!" " stato quell'individuo!" proclam, asciutto, Von Shoer, puntando il dito contro il giudice Ka. "Non vi permetto!" insorse l'ambasciatore Tosolin, fulminando con m o sguardo acceso l'austriaco. "La ragazza era la sua amante - prosegui, imperterrito, von Shoer - ma si era stancata delle sue pretese! Cos lui l'ha attirata in

trappola, e l'ha strangolata!" "Eravate per caso presente?" sorrise Lu, in apparenza per niente turbato. "Non io, ma qualcun altro! - rugg Von Shoer - abbiamo un testimone!" "Esigo che mi forniate immediatamente le pi ampie spiegazioni... e che siano convincenti!" sibil, furioso e interdetto, Tosolin, accostandosi al giudice Ka, che se ne stava, terreo e a capo chino, incapace di reagire. "E dove sarebbe questo famoso testimone?" insist Lu. "Sono io il testimone" disse, piano, un cinese di mezza et, abbigliato in altissima uniforme, inchinandosi piano e lisciandosi i lunghi baffi bianchi. Nella sala scese il silenzio. Shen avanz di qualche passo e cominci il suo racconto. I1 suo tono era calmo, quasi ascetico. Lo si sarebbe detto dispiaciuto di dover accusare un vecchio conoscente come Ka. "Passavo per caso dal giardino, quando il suono di due voci ha attirato la mia attenzione. Mi sono avvicinato alla finestra, che era socchiusa, e, lo confesso, non ho saputo resistere alla tentazione di ascoltare... la ragazza ha detto: non sar mai pi la vostra schiava, voi esigete troppo da me, siete un uomo grasso e prepotente, non voglio pi vedervi. A questo punto ho visto la povera ragazza volgere alle spalle al giudice Ka ... voi - prosegu, fissando il suo sguardo sereno in quello di Ka - le siete andato alle spalle, avete estratto dal manicotto dell'abito un sottile laccio di seta, e, impugnandolo con le due mani, vi siete portato dietro di lei, quindi con mossa rapida glielo avete stretto intorno al collo... incredulo di ci che i miei occhi vedevano, ho avuto un mancamento... ma appena mi sono ripreso, sono corso a dare l'allarme. E questo tutto!" " falso!" url Ka, facendo per scagliarsi contro il dignitario. "Stai fermo!" sibil Lu, artigliandogli un braccio. Ka si blocc. "Sure! - osserv piuttosto scettico, lord Falett - almeno in un particolare, eccellenza, la vostra testimonianza mi lascia perplesso..." I1 ministro Shen aggrott la fronte, e d'istinto il suo sguardo cerc Von Shoer. L'austriaco avanz deciso verso l'inglese. "Osereste mettere in dubbio una fonte cos autorevole?" "Per carith, sir! Mi limito a osservare che impossibile strangolare chiunque 'impugnando il laccio a due mani e stringendo' in modo da formare il nodo che ha ucciso questa

sventurata... si tratta, infatti, del nodo noto a tutti i marinai del mondo come 'gassa d'amante cinese' ..." "E allora?" chiese Tosolin, speranzoso. "E allora, questo nodo non si crea intorno all'oggetto, ma si awolge intorno all'oggetto dopo averlo prima preparato ... ragione per la quale non si impugna con due mani, ma con una sola mano, quella che serve a reggerne l'estremit "Non cambia niente! - url Von Shoer - sono solo dettagli insignificanti! Sua eccellenza Shen l'ha visto!"
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In quel preciso istante, echeggi nella stanza un piccolo scoppio, seguito dal sollevarsi di una nube di polvere rossastra. "Ci attaccano!" "Al riparo!" "Presto!" Un altro scoppio, una nuova nube. Verde, questa volta. Un acre odore di polvere si diffuse dappertutto. I1 giudice Ka si vide afferrare da Lu, che lo sospingeva verso la finestra dalla quale Shen aveva detto di aver assistito allo strangolamento. "Vieni con me. Ho capito tutto!" Ka si lasci trasportare. Era come in trance. Come quella volta - era appena arrivato in Cina - che gli avevano fatto fumare l'oppio in un'elegante fumeria in un vicolo a ridosso della Citt Proibita. Prima e ultima volta, aveva allora giurato a se stesso. Mantenendo per dodici lunghi anni il giuramento. Sempre trascinato da Lu, attravers il giardino, popolato ora dalle ombre di decine di soldati che accorrevano alle grida d'allarme degli illustri ospiti asserragliati nella Sala delle Mappe. Lu si dava da fare per aumentare la confusione urlando a gran voce che c'era un attacco dei banditi, che si chiamassero rinforzi. Meno di cinque minuti dopo, ansimando per lo sforzo, erano al sicuro, in una sala da t dalle finestre oscurate e dalle porte sbarrate all'estremit del lungo viale sul quale insistevano, dai due lati opposti, la Legazione italiana e quella austriaca. I1 dottor Lu sussurr qualcosa all'orecchio della signora Yen, un'anziana donna dal volto materno. "Qui siamo al sicuro - disse poi, sprofondando in un comodo divanetto - gradisci un t?" "Nero e affumicato, se possibile." "Tutto possibile in Cina, amico mio!" La signora Yen istru una piccola e delicata cerimonia del t, poi svan dietro un separ coloratissimo, con un piccolo e grazioso

inchino. I1 t era eccellente. La calma tornava. Per la speranza, pens Ka, accettando la pipa di tabacco che l'altro gli offriva, forse c'era ancora da attendere. "Devi ringraziare lord Falett e la sua esperienza marinara se ho capito tutto, Ka" si decise, infine, a spiegare Lu. "E devo ringraziare i banditi..." "Banditi? - rise Lu - non sai che da quando l'Imperatore ha abdicato e il governo ha ripristinato l'ordine in Cina non ci sono pi banditi?" "Lu, ascolta..." I1 cinese lo blocc con un gesto deciso. Poi estrasse da una tasca invisibile un piccolo dado di colore zafferano e lo scagli con forza al suolo. Cegu uno scoppio. Una nube di polvere gialla si diffuse nella stanza. La signora Yen accorse, preoccupata. Poi vide di che cosa si trattava, scosse il capo e sbuff. "Ha sempre voglia di scherzare, il dottor Lu ..." "Vuoi dire che sei stato tu a..." trasecol il giudice Ka. "Un piccolo gioco di prestigio... d'altronde, nell'arte del fuoco d'artificio siamo insuperabili... mi serviva - riprese, facendosi serio - un po' di tempo per organizzare il finale "Quale finale?" "La cattura dell'assassino!" "Tu sai chi l'assassino?" "Certo. E, ripeto, grazie a lord Falett..." "E allora vuoi deciderti a spiegarmi tutto, una buona volta?" Lo sguardo di Lu si fece sognante. Aspir una lunga boccata di fumo e prese a raccontare. "Una volta, tanti anni fa ... ero un giovane medico, allora... per... come dite voi, quando dovete fare soldi a tutti i costi e per farlo vi adattate anche ai mestieri che non vi piacciono?" "Sbarcare il lunario?" "Ecco. Una volta, per sbarcare il lunario, facevo il medico a bordo delle navi. Fu su una giunca imperiale ... avevamo ancora l'Impero, a quel tempo ... fu sulla 'Giada Danzante' che conobbi Lingua di Drago..." "Lingua di Drago?" "Proprio lui. Si fa chiamare cos perch ... beh, lo sai che noi amiamo il teatro... come voi, d'altronde ... bene, il suo vero nome, Cheng e qualcosa, non era abbastanza poetico per il mestiere che si era scelto... e che ha onorevolmente continuato a esercitare sino al giorno d'og gi..."
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"Lasciami indovinare... il mestiere dell'assassino?" "I1 dardo ha raggiunto il cuore del cervo, e al primo colpo! Sono venticinque anni che tutti i governi gli danno la caccia, o, meglio, fanno finta di dargli la caccia... perch a volte gli assassini possono essere molto utili ... specie quando conoscono tecniche estremamente raffinate ... come servirsi della 'gassa d'amante cinese' ..." "Un sicario, insomma..." "I1 migliore. Silenzioso, discreto e fedele. Diciamo che Von Shoer ha deciso di incastrarti, e tu l'avevi capito. Diciamo che in combutta con Shen, il quale mi pare molto attratto dall'oro austriaco... e diciamo che senza quel piccolo dettaglio cos acutamente rivelato dal nostro amico Falett..." "Andiamo subito a denunciarlo!" disse il giudice Ka, balzando in piedi con insospettata energia. "Siediti e stai calmo. Faremo di meglio che denunciarlo. Lo arresteremo" "Noi?" "I miei uomini. In questo momento sorvegliano il luogo in cui Lingua di Drago si nasconde, in attesa di riprendere la sua eterna fuga. Appena mostrer la sua testa di venerabile assassino, gli salteranno addosso. E la partita sar chiusa, finalmente!" "Ammesso che tu sappia dove si nasconde!" "Oh, ma io lo so, amico mio ... si nasconde nella Legazione Austriaca. A cento metri dal luogo del suo ultimo delitto! Perci, inutile agitarsi. La sua sorte segnata. Una partita a scacchi?" "Perch no?" "Ma cerca di resistere qualche mossa in piii, questa volta. Sai, Ka... forse il vero motivo per il quale mi sono deciso a darti una mano sta negli scacchi..." "Adesso non esagerare, eh!" "Credimi, amico mio! Se ti avessero cacciato in prigione, o, peggio, rimpatriato...l'unico avversario degno sarebbe rimasto Von Shoer... e io ti giuro, piuttosto che giocare con un individuo cos
TOZZO

..."

.Giorgio Faletti

Una copia perfetta

Lorenzo Tobino detestava le asole fatte a macchina. La cosa era in qualche modo correlata al fatto che non amava sua moglie. Non che dopo qualche anno di matrimonio non la amasse pi, proprio non l'aveva mai amata. Addirittura per lei non aveva mai provato la minima attrazione. In sua presenza sentiva solo un senso di fastidio fisico che era iniziato nel momento stesso in cui l'aveva conosciuta e che nel corso del tempo non aveva fatto altro che crescere. Anche adesso, mentre attendeva che il cancello automatico della splendida villa in cui abitava finisse di aprirsi, non poteva fare a meno di sentire un leggero senso di ansia mista a sconforto al pensiero che fra poco l'avrebbe rivista. Spinse la Mercedes attraverso il cancello e il parco lo accolse. Curato, ricco, vistoso. Questi tre aggettivi in qualche modo comprendevano la ragione della sua presenza in quella casa. Aveva letto una volta una battuta che lo aveva fatto sorridere per quanto era adatta a d e e la sua filosofia di vita. Avere un padre povero destino, a w e un suocero povero da idiota. E Lorenzo Tobino, arrivato a Torino armato solo della sua prestanza fisica e di un abbondante pelo sullo stomaco, idiota non lo era stato. Per sua struttura mentale amava le cose belle. Non aveva modo di comperarsele e dunque doveva trovare qualcuno che le comperasse per lui. Era riuscito a diventare una presenza di spicco nella vita notturna della citt, finch la giovane, insignrficante, fastidiosa, ricchissima Paola Perosino era arrivata nella sua vita come un angelo, circondata ai suoi occhi dall'aura luminosa del denaro. Aveva fatto tutto quello che era in suo potere per farla innamorare e ci era riuscito. Innamorata cotta, con quegli occhi acquosi da cane abbandonato sull'autostrada e la sua tendenza ad appiccicarsi come un tatuaggio. Nonostante le prevedibili perplessit della famiglia si erano sposati e la bella vita era iniziata. Gli scrupoli erano uno dei tanti lussi che non poteva permettersi, se desiderava essere nella situazione in cui si trovava

bella e sensuale funzionaria dell'ambasciata italiana, che aveva conosciuto quando erano stati ricevuti dall'ambasciatore per un primo contatto con gli industriali cinesi. Lo aveva preso al primo sguardo e, come per osmosi, lui aveva preso lei con la stessa velocit. In quel frangente avevano parlato poco, per le necessit mondane e istituzionali dell'occasione, ma per tutto i1 tempo avevano continuato a seguirsi con lo sguardo. Quella sera stessa, a sorpresa, si era presentata al suo albergo. Aveva sentito suonare alla porta, era andato ad aprire e se l'era trovata davanti, sfrontata e trionfale. Quando si era trovata di fronte la faccia perplessa di Lorenzo, la donna aveva sorriso. "Tu non ti fermerai molto e credo che in casi come questo perdere tempo sia la cosa pi stupida che si possa fare" Lui aveva sorriso di rimando e si era fatto di lato per farla entrare. "Sono assolutamente d'accordo con te" In quel modo era iniziata la loro breve storia. Incontrarsi era stato capirsi al volo e quella comprensione immediata aveva significato per, tutto il suo soggiorno, sesso allo stato puro. Quando era libero dagli incontri, aveva passato con lei notti da favola e ore d'allegria. Gli aveva fatto da guida per Pechino, facendogli scoprire la citt, le sue luci e le sue ombre. Ombre cinesi, come quelle che proiettavano i loro corpi sul muro mentre erano a letto illuminati solo dall'abat-jour. La Citt Proibita, il Palazzo d'Estate, la Torre del Tamburo e la Torre delia Campana, il Tempio del Cielo, le strade piene di gente, le biciclette, i ristoranti tipici, i mercati. Tradizioni e contraddizioni di un paese ormai proiettato verso il futuro. La sera a cui si riferiva il biglietto, quella in cui era stato a casa sua, gli aveva fatto capire che cosa la passione fosse in grado di suscitare in due persone attratte come lo erano loro. Linda era brillante, audace e sensuale e come lui amava le cose belle. Mentre lo stringeva, gli aveva confessato di essere attratta dal suo modo di essere animale ed elegante nello stesso tempo. I1 giorno dopo, a sorpresa, lo aveva portato in un piccolo centro commerciale, un posto che non aveva nulla di appariscente, al contrario di altri che costellavano la citt come un avamposto per il futuro. "Cosa c' qui di tanto interessante?" "Una sorpresa" "Che sorpresa?"

"Vedrai" Erano entrati e si erano trovati in un corridoio con tante piccole botteghe ai lati. Avevano proseguiti e Linda lo aveva guidato al fondo del corridoio, davanti a un emporio pi grande degli altri. Cn uomo dall'et indefinibile si aggirava fra i banchi, e dove erano appoggiate decine di pezze di stoffa. La donna aveva indicato quel luogo con un gesto della mano. "ECCO quan "ECCO cosa?" qua "Questo il migliore sarto di Pechino, forse di tutta la Cina" Lorenzo sapeva che in quel paese, per via del costo irrisorio della mano d'opera, era possibile avere abiti di discreta fattura a un prezzo ridicolo. Tuttavia non era esattamente il tipo di abbigliamento che lui amava, ben lontano dalla qualit di Rebecchi, il migliore sarto di Torino, di cui lui era un cliente affezionato. Linda aveva visto la sua faccia dubbiosa e si era messa a ridere. "Stai tranquillo. Scegli le stoffe che ti piacciono e fammi avere uno dei tuoi vestiti come campione. Ti garantisco che avrai degli abiti che non ti vergognerai di indossare" Gli si era avvicinata e gli aveva fatto scivolare una mano sul petto. Lorenzo aveva sentito il suo alito caldo e il suo profumo. "Bello come quello che porti in questo momento. Sar un mio piccolo dono per farti ricordare di me" "Ma io.. ." Lei gli aveva appoggiato un dito sulle labbra. "Shhhhhh. Qui siamo a casa mia e comando io. Fai come ti dico" Lorenzo, con suo grande stupore, aveva trovato delle stoffe eccezionali. Aveva scelto tre tagli che il cinese dall'et indefinibile aveva messo subito da parte. Linda aveva scambiato con l'uomo poche parole in quella lingua per lui incomprensibile. Lorenzo aveva ritenuto necessario precisare una cosa. "Mi raccomando, digli che devono essere una copia perfetta, dico perfetta, del campione che gli faremo avere" Linda aveva tradotto con cura le sue parole. Lorenzo aveva visto il cinese annuire pi volte, con fare cerimonioso. Lui e Linda erano usciti ed erano tornati al loro girovagare, che aveva avuto come punto di arrivo il letto della sua camera. I1 mattino dopo le aveva affidato uno dei suoi completi e il giorno prima della partenza si era visto consegnare in camera tre abiti finiti. Li aveva controllati ed aveva notato che erano straordinari, una copia perfetta della
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splendida manualit del suo sarto italiano. Con un sospiro di nostalgia mista a sollievo, Lorenzo stracci il biglietto di Linda in mille minuscoli pezzettini. Meno male che lo aveva trovato. Non osava pensare che cosa sarebbe potuto accadere se ci avesse messo le mani sopra Paola. Si mosse and a gettare i frammenti nel bagno dello studio. Lo sciacquone si port via le tracce della sua awentura. Ebbe un guizzo di desiderio, nel ripensarci. Fortunatamente, da quel momento in poi i suoi viaggi in Cina sarebbero stati molto frequenti. Non appena fu tornato nello studio, la porta si apri e Paola fece il suo ingresso, radiosa ai suoi occhi come una giornata di pioggia. "Tesoro, non ne potevo pi di quelle arpie. Le ho mollate prima del tempo perch aveva una voglia matta di vederti" Lorenzo sorrise e le apr le braccia e lei subito ci si rifugi. "Anche tu mi sei mancata da morire, amore mio" I1 lampo fugace e malizioso degli occhi di Linda attravers la sua mente. Lorenzo accost la testa a quella di Paola. "Non puoi nemmeno immaginare quanto"

L'urlo sorprese Lorenzo mentre era sdraiato sul letto, con il televisore acceso e un bicchiere di whisky di marca in mano. Proveniva dalla cabina armadio, dove sua moglie stava sistemando gli abiti nuovi sugli attaccapanni. Poco prima li avevano esaminati insieme, commentando in modo molto positivo la qualit della stoffa e l'accuratezza della fattura. Lui addirittura si era vantato della cifra ridicola che gli erano costati, ripromettendosi in un futuro viaggio di farsene fare degli altri. Lorenzo si alz di scatto dal letto e si mosse verso la stanza da cui era arrivato il grido. Non riusc ad arrivarci perch dopo un passo si trov davanti Paola, con gli occhi accesi di rabbia, che tendeva un braccio tremante verso di lui. "Mi vuoi spiegare che cosa cazzo significano questi? Li ho trovati nel taschino dei vestiti nuovi" Lorenzo vide che stringeva in mano dei pezzi di carta. Si avvicin e li prese. Li scorse uno per uno. Tutti e tre portavano la stessa scritta vergata con una calligrafia leggermente indecisa.

Sei bello come u n angelo e al momento giusto sei capace di diventare il diavolo. Stasera voglio l'inferno e il paradiso. Cena a casa mia, alle otto.. . Linda
Lorenzo alz di scatto il viso verso la moglie. Per la prima volta in vita sua si sent avvampare. Di colpo, il futuro non gli sembr pi cos roseo. Vide dissolversi le auto, le case e le vacanze come in un effetto speciale cinematografico. Awolto da una nuvola nera, lo spettro delle cose ordinarie si stava avvicinando con tutte le sue promesse di squallore. Ebbe il sospetto che, da quel momento in poi, avrebbe avuto molto molto tempo per maledire la propria ostinazione nel puntualizzare le cose. L'originale di quel biglietto, quello che aveva gettato nel bagno dello studio, era nel taschino del vestito che aveva mandato al sarto come campione. Quel cinese dall'et indefinibile lo aveva preso in parola. Lui aveva chiesto una copia perfetta e quello, con la scrupolosit tipica dei cinesi, gliela aveva fatta. Una copia fin troppo perfetta, con tanto di biglietti nel taschino. E con le asole fatte a mano, proprio come piacevano a lui.

Feng Hua

Pechino di notte

Si erano incontrati per caso. Quindici ore in aereo da Roma lo avevano portato a Pechino per un convegno che era durato dieci giorni e l'indomani sarebbe ripartito. Erano stati giorni intensi che non gli avevano lasciato un attimo per se stesso. D'un tratto, l'ultima sera si era reso conto che quella era la sua unica occasione per visitare la citt. Allora aveva noleggiato una bicicletta in hotel e stava per addentrarsi da solo nella Pechino di notte: un'impresa lievemente rischiosa e, per questo, tanto pi interessante. Si erano scontrati in un vicolo appena fuori dell'albergo. Un incidente tra la bicicletta di un uomo italiano e quella di una donna cinese, che non aveva provocato danni, soltanto un po' di sbalordimento. Senza darle tempo di aprire bocca lui si era subito scusato in perfetto cinese, mentre controllava che non si fosse fatta male. Era sconcertato dalla mancanza della prevedibile sorpresa nell'espressione di lei, ma non si diede per vinto e, come un bambino in cerca di complimenti, si impegn a dimostrare la scioltezza del suo dialetto. In un tono disinvolto e accentuando la erre tipica del patois pechinese, le disse: "Scusa, non parlo bene il cinese, io sono italiano." "Lo so." Sorpreso, lui le aveva chiesto: "Come fai a saperlo?" Finalmente il viso di lei aveva mostrato un'ombra di stupore. Lo aveva fissato con attenzione, sembrava alle prese con una domanda difficile da rispondere. "Dall'accento." Poi aggiunse, a mo' di consolazione. "Per tra gli stranieri che conosco sei quello che parla meglio." "Grazie!" Lui continu a tenerla in sospeso. "Per la verit la mia prima volta in Cina." Come previsto, questo aument l'interesse di lei. "Hai studiato cinese?" "No, sono un medico. E, nel tempo libero, scrivo." "Che genere di cose?"

"Romanzi polizieschi." "Oh, a me piace Sherlock Holmes. Non deve essere facile scrivere storie del genere." " semplice se si sa osservare, analizzare e dedurre." Per dimostrarle che non stava mentendo, lui forn un'analisi e un profilo di lei basati sui dettagli che aveva osservato da quando si erano incontrati. Lei conferm tutto, solo sul mestiere non si pronunci. Lui continuava a formulare ipotesi, voleva uscirne a pieni voti, ma con destrezza lei cambi argomento. "Smetti di tirare a indovinare. Volevi visitare Pechino di notte in bicicletta? Ecco, stasera io sar la tua guida." E cos, uno scontro tra biciclette trasform una potenziale avventura pericolosa in una passeggiata romantica. Lei era decisamente all'altezza del compito e lo svolse egregiamente. In quella serata di autunno inoltrato, percorsero i vecchi vicoli intricati come le radici di un albero, che scomparivano di giorno in giorno dal cuore della citt. Si affrettarono a raggiungere piccoli negozi noti soltanto agli abitanti del posto prima della loro chiusura serale e si saziarono di spuntini tipici del luogo. Poi, attraversando il profumo degli osmanti che inondava l'aria, arrivarono ai winebar che si raggruppavano intorno al lago Houhai e si misero seduti in un locale sul bordo dell'acqua. Lui ordin un caff e lei del t, in silenzio ascoltarono la musica che arrivava fino a loro scivolando sulla superficie del lago. Fino a quel momento la serata era stata perfetta. Lui le raccont le sue impressioni di quella citt. L'enorme e affollata metropoli, il mistero notturno dei vecchi vicoli, i bastoncini con i quali non si sarebbe mai sentito a suo agio, Houhai un grande stagno che si faceva chiamare "mare", la squisita cortesia delle cameriere che si prendevano cura della sua stanza d'albergo. Poi le parl dell'Italia, di Roma e inevitabilmente arriv alle affinit e alle differenze tra i due Paesi e le due citt. Lei era molto curiosa, faceva mille domande e lui prov a rispondere a tutte. Non soltanto dialogarono di usanze e aspetti culturali, parlarono soprattutto delle persone e delle differenze tra italiani e cinesi, tra uomini e donne. A un certo punto, lei interruppe il fiume di parole di lui. "Sembra che tu ci capisca a fondo... intendo dire, noi donne cinesi." "La mia ex moglie lo era." Le rispose ridendo. "Perdonami, stato un vezzo da scrittore di gialli. Volevo creare un po' di suspense e non ti ho detto subito perch sapevo il cinese."

"Ex moglie?" Lo sguardo di lei cadde sulla fede che portava al dito. Forse provava un certo rimpianto e non se l'era sentita di togliersela, ancora. Ma il suo orgoglio maschile gli imped di dirlo. Girando lentamente l'anello intorno al dito, le raccont la storia di loro due. Come si erano conosciuti, l'amore a prima vista, la loro relazione, il matrimonio... infine il divorzio. Lei lo ascoltava con attenzione, poi rimase in silenzio per un po'. Lui alz la testa e incontr nei suoi occhi un'espressione inquisitiva. I1 suo cuore trem lievemente. Una volta quel tipo di sguardo gli era stato familiare. "Proprio cos." Disse rassegnato. "Lei pensava che fossi cambiato, io che lei fosse diversa. Due persone che si conoscevano bene, improvvisamente erano divenute estranee, stato meglio lasciarci." "A sentirla sembra una storia comune." Disse lei con uno sorriso comprensivo. "I cinesi dicono 'ha ragione il marito e anche la moglie1". Lui non conosceva quel modo di dire e le chiese di spiegarglielo. "Significa che ognuno rimane sulla propria posizione e pretende di portare l'altro al suo punto di vista, col risultato che tutto va a rotoli." "Pensi che siamo stati troppo concentrati su noi stessi?" "Si, P pi o meno quello che intendo." "Se mi conoscessi sapresti che sono una persona molto oggettiva." "Non direi." "Perch?" Lei non rispose e, improvvisamente, gli chiese: "Quale pensi sia la distanza pi lunga al mondo?" "Sicuramente non quella tra Roma e Pechino." "E neanche quella tra il Polo Nord e il Polo Sud." "Quale allora?" Lei seduta dall'altra parte del tavolo lo guard dritto negli occhi, senza rispondere gli sorrise, con l'espressione di chi ha un segreto da nascondere. Questo lo incurios. Ma non aveva tempo per trovare una risposta. Con uno sbadiglio il cameriere del locale si avvicin dicendo gentilmente che dovevano chiudere. Senza che se ne accorgessero erano passate alcune ore ed era giunto il momento di concludere la serata. , Dopo poco, lui avrebbe lasciato Pechino per tornare a

Roma. Le era estremamente grato per la compagnia e si offerse di accompagnarla a casa. Lei abitava nei pressi dell'albergo, in bicicletta lasciarono Houhai e nel buio che precede l'alba attraversarono di nuovo la citt silenziosa. Arrivati davanti all'hotel, lei si ferm e stava per salutarlo. Per un attimo, lui pens di invitarla a salire in camera, anche se non c'era pi molto tempo. Era combattuto, ma alla fine l'invito si trasform in un congedo. Era stata una splendida serata, il passato gli aveva insegnato a non rovinare qualcosa cercando inutilmente di protrarlo nel tempo. Davanti d a porta si scambiarono gli ultimi convenevoli. Lei lo segu con lo sguardo mentre scompariva nel cortile spingendo la bicicletta. Nella quiete lei attese un po', poi entr anche lei nel cortile. L'orizzonte si stava tingendo di luce, i clienti dell'albergo erano ancora immersi nel sonno, nel cortile regnava un silenzio profondo. Mentre portava la bicicletta in garage, incontr uno degli inservienti sul retro del ristorante e si salutarono con un cenno della testa. Mise il lucchetto alla bicicletta ed entr in uno dei palazzetti dell'albergo. Passando davanti alla stanza 419, dalla porta socchiusa lo vide che preparava i bagagli. Con passo silenzioso, senza salutarlo come faceva di solito, entr nella stanza vicina alla porta antincendio - che serviva da ripostiglio e spogliatoio delle cameriere. Si cambi nella divisa da lavoro, truccandosi sommariamente davanti allo specchio, poi si leg i capelli che portava sciolti sulle spalle. A parte quelle lievi ombre scure sotto gli occhi, lo specchio le restitu l'immagine di sempre. Poi inizi il suo lavoro di ogni giorno. Un'ora dopo, lo incontr nel corridoio. Si dirigeva in fretta verso l'uscita tirandosi dietro il bagaglio, al tempo stesso parlando al telefono in italiano, una lingua per lei incomprensibile. A quel punto, lei seppe che quella notte era veramente conclusa. Gentilmente gli cedette il passo, annuendo con un sorriso. Lui da quel gentiluomo che era anche se al telefono le rispose con un cenno cortese, poi prosegu veloce verso l'ascensore. Lei lo segu con lo sguardo e a un tratto lo chiam, con il nome che lui stesso le aveva detto ore prima. "Antonio!" Lui si ferm, sorpreso volt la testa a guardarla. Era stupito, come faceva a sapere il suo nome? I loro sguardi si incontrarono per alcuni secondi. Lei avrebbe

voluto finire la frase che era stata interrotta dal cameriere. Dirgli che la distanza pi lunga del mondo, non era quella tra Pechino e Roma n quella tra il Polo Nord e il Polo Sud, ma il fatto che lei era E e lui n o i i'aveva riconosciuta. L'ascensore era arrivato. "Prego, desidera qualcosa?" le chiese nel suo impeccabile cinese, un piede gi nella porta. Lei gli sorrise: "Arrivederci:" Lui le rispose: "Arrivederci." E tirandosi dietro la valigia, entr nell'ascensore. Ma lei sapeva che non si sarebbero pi rivisti.
(traduzione di Patrizia Liberati)

L'Altro Me

Un indovino cinese sotto casa, anche noi in provincia possiamo vantare la nostra Chinatown, mi ha predetto il viaggio. E infatti meno di una settimana dopo ecco l'invito: otto giorni a Pechino, scambio culturale italo-cinese, programma fittissimo di incontri. I pi informati mi dicono che sar sorpreso dalla magnificenza del posto: milioni di abitanti senza la confusione di milioni di abitanti, dicono; l'arcaico e il contemporaneo che si incontrano, si abbracciano, dicono; e dicono anche che in quel territorio antico, in quella civilt supponente almeno quanto la nostra, forse, potr capire qualcosa di me. Il punto vero, tuttavia, che non so esattamente chi di me andr esattamente a Pechino... Non ho tempo per pensarci pi di tanto. C' tutto da fare: visti, biglietti e soprattutto da convincere l'Altro me a restare a casa. State sicuri che per quanto l'evenienza di un viaggio talmente lungo spaventi Me, rallegra l'Altro Me. L'indovino cinese mi ha detto che fra Me e l'Altro Me c' qualcosa di non detto e che non dovrei resistere tanto all'opportunit di questo viaggio insieme. Perci non resisto, ma questo non significa che io sia tranquillo. Comunque durante il viaggio non lo vedo per nulla. Lui viaggia in business, io in economy: c' da dirlo? I1 che una fortuna perch questo mi consente per lo meno di organizzare una strategia.. . L' Hotel il Bambolo Garden, a Xicheng nel centro della citt. Mi sono informato, dicono che sia un magnifico luogo di dolore, la reggia di un crudelissimo funzionario imperiale fuggito durante la Rivoluzione. Oggi un posto di lusso esotico, estremo nella cineseria come un'imitazione. Ma il giardino respira e sussurra, il vialetto di bamb, i diosperi carichi di frutti, e le immancabili lanterne rosse. Crediamo di sapere tutto dei posti, come crediamo di sapere tutto di noi stessi. L'Altro Me abiter nella mia stessa stanza. arrivato prima come fa lui. Seguito dal gruppetto dei fotografi e giornalisti. Io

arrivo in coda non visto. I1 concierge mi guarda, e finge di conoscermi. Ma possibile che in effetti mi conosca visto che di fatto mi ha appena visto. Tuttavia con i cinesi non si pu essere sicuri di niente. Io mi sono convinto che l'unico modo di afferrare la faccenda di riversarsi addosso qualunque dubbio: le nostre civilt stanno combattendo le stesse battaglie e rivendicando gli stessi primati: noi siamo i cinesi d'occidente e loro gli italiani d'Oriente. Chi ha inventato la carta? E gli spaghetti? E la polvere da sparo. Chi ha cambiato il pensiero dell'universo? Eppure, nonostante tutta questa chiarezza, ecco che lo sguardo che il concierge mi rivolge, quando chiedo della mia stanza, pare un muro invalicabile. Gentile e distante. Ma a guardarci bene, e io queste cose le percepisco al volo, ha ancora gli occhi brillanti per l'arrivo dell'Altro Me. "Che emozione" dicono quegli occhi, "lui s che ha infranto ogni luogo comune: rustico e salottiero insieme, sa parlare col povero e col ricco, con l'uomo comune e con l'amministratore.. .". Certo fa paragoni tra noi. Mentre entravo nella hall l'ho sentito dire: - Ho letto tutto d'un fiato il suo ultimo best-seller. L'Altro Me scuote il capo leggermente come dire: poca roba, solo qualche milione di copie. Intanto i fans impazziti tendono i volumi gi tradotti in cinese per una firma. Ne faranno film campioni d'incasso. Ecco: a me che pu dire quel concierge? "Buongiorno, ben arrivato" di prassi. L'Altro Me se ne sale in camera, la 333, che esattamente quella che ha chiesto. "C' la 333." Mi dice infatti il concierge e io devo limitarmi ad abbozzare. Il punto che a me certe camere d'albergo mi mettono a disagio, sono talmente perfette che quasi ho paura di muovermi. Vengo da dove vengo e ho un rapporto non esattamente equilibrato col lusso. Per cui, un po' corrucciato, mi awio lungo i vialetti che conducono allJedificio principale. basso non c' nemmeno bisogno di ascensore. Cina all'ennesima potenza, signori. Roba che se qualcuno la riproducesse in qualunque altro posto sembrerebbe la quintressenza del kitch, e invece l perfetta, dorata, dragonata, con tetti aguzzi e modanature rosso acceso. Arrivo al corridoio e gi, seguendo qualche schiamazzo, posso capire dove si trova la 333. Una decina di persone sono davanti alla porta chiusa della stanza,

non parlano ma fanno chiasso lo stesso. Perch l'attesa spasmodica fa un rumore sordo, tremendo. Aspettano segni dall'Altro Me, ma lui sa come fare, come farsi desiderare, come nutrire il culto di s. Ci vuole esperienza e anche una certa predisposizione. C' s t a t o u n t e m p o i n cui Io e l'Altro Me e r a v a m o assolutamente in sintonia, certo non era la stessa cosa, a scrivere non si guadagnava la pagnotta. Per era bello lo stesso, o almeno cos credo. Ecco a me sembra che quella sia stata una stagione meravigliosa, piena di entusiasmo, di energia. L'Altro me di parere contrario non c' volta che c'incontriamo che non me lo ripeta: dammi retta, quello che conta qui e ora. Qui e ora, appunto. Va bene, ma poi le scelte che si fanno finiscono per pesare, e se uno che si era illuso di cambiare il mondo si trova a fare quello che il mondo ha deciso per lui, evidentemente qualcosa non andata per il verso giusto. Cos pare a me perlomeno. Entro nella mia stanza 333 non visto e magari chi non visto semplicementenon esiste, bisogna farsene una ragione. Insomma entro neila stanza, I'Altro Me sotto la doccia. Ha un fisico invidiabile, tonico ben fatto, la pelle curatissima, qualcosa a met fra maschile e femminile come hanno certi uomini troppo curati, troppo depilati, troppo idratati. Ci avete fatto caso? Una donna troppo curata pi donna, un uomo troppo curato anche. AlI'Altro Me, per esempio, la barba cresce diversamente, cresce bene come se fosse disegnata a mano. Ha fatto il laser e l'elettrocoagulazione ed ora ha la mascella brunita e rosea come dipinta da E1 Greco. asciutto come un ragazzino, eppure abbiamo esattamente la stessa et, per la complessione nervosa del suo corpo sembra persino pi alto di me, eppure abbiamo al millesimo la stessa altezza. Capelli bianchi neanche a nominarli. La chioma & abbondante come la mia, ma molto pi curata, completamente scura. Tutto in lui esprime precisione, tempo per s, attenzione per il particolare. "Hai messo su pancia." Mi dice, mentre si friziona i capelli. "E quell'occhio non te lo sei fatto operare." Constata amaramente guardandomi. Faccio segno di no, nel senso che l'occhio storto me lo tengo com'e. Lui al contrario si fatto operare nonostante rischiasse la diplopia. "Ho deciso di tenermelo. - Confermo. - Io sono cos." Ribadisco con aria eroica.

Ma a lui non pare un atto granch eroico. Allarga le braccia per farmi notare il torace definito. "%i, - attacca, - noi siamo come le copertine dei nostri libri.. ." "E allora?" Chiedo pentendomene un istante dopo. "E allora a vederti non si direbbe che sei un libro molto accattivante." "Questo in un mondo in cui la copertina vale pi del contenuto." Dico io, e mi accorgo che proprio non riesco a mantenere un tono distaccato. Infatti l'Altro Me sorride. "Sei solo un piccolo moralista." Sentenzia. Se alza il braccio gli si disegnano le costole. Vedendo che lo osservo continua: "Tu sei di quelli che vogliono sembrare quello che non sono." "Io?" Domando sperando che si capisca che intendo: senti chi parla ... "S tu." Conferma lui, qualunque sfumatura abbia voluto dare alla mia risposta gli sfuggita completamente. Cos capisco quello che intende quando dice che la scrittura non nient'altro che fiducia. "Non nient'altro che fiducia. - Ribadisce. - La gente non ha nessuna voglia di leggere cose nuove o di farsi mettere in crisi da un grassottello strabico. La gente vuole cose semplici scritte e rappresentate da un cinquantenne in forma." "Ah..." Faccio io. I suoi argomenti sono talmente incredibili che non riesco nemmeno a replicare. A me questo tipo di sicurezza pur nelle cretinaggini, anzi soprattutto nelle cretinaggini, mi ha sempre atterrato. I1 cretino mi batte sempre, figurarsi quando quel cretino sono io, o meglio l'Altro Me. "Fammi capire. - Provo mentre lui si sta spalmando il corpo con una crema che presumo costosissima. - I1 concetto sarebbe che per fare bene bisogna fare quello che vuole la gente?" Ci mette un attimo a rispondere perch deve finire il movimento rotatorio delle dita agli angoli della bocca. Poi smette e dice: "Moralista appunto. Perche a te davvero interessa di cambiare il mondo?" "Beh s." M'inserisco. "E cos'avrebbe che non va questo mondo, sentiamo..." Fa lui con quel tono concessivo che mi fa perdere le staffe. "Innanzitutto che ci sono troppi scrittori del tuo tipo." Mondo. Finge di essere stato appena colpito da una freccia in pieno petto e si butta sul letto. Poi scoppia a ridere. "E come sono gli scrittori del mio tipo?" Provoca.
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"Inutili. - Taglio. - Pieni di s, insopportabili e, quel che pi conta, pessimi scrittori. Vogliamo parlare del tuo ultimo libro?" "Ti riferisci a quello che ha venduto un milione di copie nell'anno in corso?" Chiede. "Quello." Sussurro. "Si, che cosa vogliamo dire?" Mi provoca. "Niente." Faccio io, tanto chiaro dove voglio arrivare. "Niente, - fa eco lui, - niente," poi prende tempo. Poi attacca: "Non sei la brava persona che dici di essere." "Io non dico niente, aspetto che siano gli altri a dire. Per esempio non mi sono mai definito scrittore, ho sempre preferito che fossero i lettori a definirmi tale." "Quali lettori?" "Non esagerare adesso, ho anche io i miei lettori." "Ah si? Lettori sopraffini presumo, una lite specialissima, la ame della crme, e magari viene fuori che li hai selezionati uno per uno." "Selezionati no. Ma conquistati uno per uno questo s." "E questo dovrebbe convincermi a scrivere come te?" "Dovrebbe convincerti a rischiare ... E poi tu scrivevi come me.. ." "O forse tu scriverai come me.. ." "Questo mi preoccupa veramente," concedo. "E sarebbe?" Chiede lui, ma come se la risposta non gli inteessi. Cos prendo tempo per vedere se davvero non gli importa di quello che ho da dire. E capisco che gli importa perch ha smesso di distendere le sue camice stirate perfettamente sul letto. "Sarebbe che sono sicuro che tu non sei me, ma non sono altrettanto sicuro che io non possa essere te." "Dentro intendi?" Fa la domanda a fil di labbra, e, per la prima volta, si legge sul suo volto levigatissimo, e idratato, un accenno di inquietudine. " dentro che hai paura di me?" Si rattrista. Non rispondo. Stiamo zitti per tutto il tempo che gli occorre a rivestirsi. Indossa la camicia che finalmente ha scelto, un paio di calzoni dalla stiratura talmente perfetta che sembrano due lame, una giacca sottilissima che non mi sarebbe stata nemmeno quando avevo dieci anni per la mia Prima Comunione. Ci siamo detti tutto quello che avevamo da dirci. Ora, perfetto come un manichino, uscir per mettersi in pasto al gruppetto di giornalisti e fans che ancora stazionano nel corridoio fuori dalla stanza 333. Poi far la diretta televisiva e la conferenza niente meno che alla Tsing Hua

University. Una macchina lo sta aspettando. Mi guardo intorno, la camera d'albergo talmente grande che ci starebbe tutto il mio monolocale di giovane scrittore cinquantenne che pu fregiarsi di non avere mai fatto un compromesso. "L'hai fatto, altroch se l'hai fatto." Mi sussurra inforcando un paio di costosissimi occhiali da sole. "A destra o a sinistra?" Gli chiedo, indicandogli i due letti a una piazza e mezzo perfettamente rifatti. Lui alza le spalle, "Fai tu, non credo che torner per questa volta." Risponde senza nemmeno voltarsi. "Piuttosto che startene in camera a non far niente, accetta un consiglio: vai farti un giro che questa citt bellissima." "LOSO, lo so" sussurro. "Bene, - mi fa lui, - allora ti consiglio le Torri della Campana e del Tamburo, o la residenza del Principe Gong" "S avevo proprio intenzione di andarci." Mento. Ma lui non pu sentirmi, uscito, senza fare rumore. Da solo nella stanza 333 del Bambolo Garden penso a quanto ci sia voluto per mantenersi stretto almeno il privilegio di essere soddisfatti di s. Sono stanco, ma qualche passo avanti devo averlo fatto perch la stanza bellissima come tutto l'albergo del resto. E chiss se per davvero ho mandato via all'Altro Me o lui che mi ha abbandonato. Comunque tardi tra un'ora dovr essere all'Istituto Italiano di Cultura per la presentazione e devo farmi ancora la doccia e indossare una camicia pulita. Chiss se le Torri della Campana e del Tamburo sono di strada. Nudo e solo, in una Cina pi immensa di quanto sia mai stata realmente, osservo il mio riflesso nello specchio del bagno: dovr fare qualcosa, ho messo su pancia.

He Jiahong

L cintura rosso sangue a


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La sera del 18 ottobre 2009, a est del Terzo Anello nella residenza dell'Ambasciatore d'Italia splendevano le luci: i padroni di casa davano un ricevimento per gli ospiti del Primo convegno letterario italo-cinese. Sul divano in un angolo della sala, l'avvocato Hong sedeva da solo sorseggiando del vino rosso e godendosi in tutta calma lo spettacolo dei gruppetti di persone che conversavano in lingue diverse. Lui amava la quiete, soprattutto in quelle affollate occasioni sociali. Una donna di mezza et gli si avvicin e lo salut in perfetto inglese, Hong si affrettb ad alzarsi in piedi. Il fisico slanciato di lei e il bel viso dall'espressione vivace gli ricordarono un detto sulla concubina Xu "gli anni non avevano intaccato il suo fascino". Leggendo la perplessit sul volto di lui, lei si tolse gli occhiali dalla spessa montatura rossa e sorridendo gli si rivolse in cinese: "Hong Jun? Come, non mi riconosci? Cono Sheila." Lui si ricord, era stata sua compagna di universit negli Stati Uniti molti anni prima. Felice di averla incontrata, le disse: "Che sorpresa trovarti qui. Sei tornata per partecipare al convegno?" "No, ora sono una donna d'affari. Mi ha invitato Qiu Xiaolong un amico scrittore che vive in America. quello che sta parlando con le due signore italiane. Forse le conosci. Quella minuta Barbara il consigliere culturale, l'altra Patrizia, parlano entrambe cinese. E tu? Fai anche tu lo scrittore?" "Sono avvocato. Mercoled scorso all'lstituto di giurisprudenza dell'universit del Popolo c' stata un'interessante conferenza di un giudice italiano sulla letteratura del crimine, e cos oggi sono venuto. Si chiama De Cataldo ed anche uno scrittore, quello l l'avvocato indic un attraente signore italiano che cantava, vicino al pianoforte." Sheila gett un'occhiata in quella direzione, poi si volse e con uno sguardo di apprezzamento, gli disse: " passato tanto tempo

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ma sei ancora affascinante come una volta." "Anche tu sei sempre splendida. Per mi sembra che al tuo viso manchi qualcosa." L'avvocato l'osservava attento. "Cos'? Non pensavo ci fossero difetti." Sheila gli rivolse uno sguardo curioso. "Se non ricordo male avevi un neo abbastanza grande. Non cosi?" "A quanto pare, ho sempre avuto un posto speciale nel tuo cuore! S, me lo sono fatto togliere." "Perch?" "Dicono che possono degenerare." In quel momento, sulla soglia del salone comparve un uomo di una cinquantina d a n ,vedendo Sheila si awicin con il viso 'ni illuminato da un gran sorriso. Era di altezza media, leggermente sowrappeso, aveva lucidi capelli neri pettinati con cura, sul viso ovale dalla carnagione chiara spiccavano degli occhiali dalla montatura di tartaruga, sembrava una persona colta. Soltanto uno sguardo attento si sarebbe accorto che zoppicava leggermente dalla gamba sinistra. Portava un bastone da passeggio di metallo. Dopo aver scambiato qualche convenevole con il nuovo arrivato, Sheila glielo present. Si chiamava Lu Dalong, era il direttore di un'agenzia di brokeraggio di Pechino. Sheila si allontan per cercare una toilette. Un cameriere si awicin con un vassoio, Dalong prese una birra e si mise a spiegare le tendenze del mercato finanziario. A Hong Jun l'argomento non interessava affatto, il suo sguardo si pos sul bastone: " un oggetto molto particolare, lo hai fatto tu?" "No, il regalo di un compagno d'armi." Sembrava avesse una gran voglia di raccontarne la storia. Lo pass a Hong e cominci: "Durante la guerra sino-vietnamita, ero un istruttore nei corpi speciali. I1 nostro comandante era stato un operaio, non era bravo con le parole ma aveva una mente svelta e mani abili. Questo bastone opera sua. Era un tipo strano. In quei giorni noi ce la facevamo sotto dalla paura ma lui sembrava spassarsela! Durante un'azione ci imbattemmo nel nemico. Fu una cruenta battaglia. Perdemmo la maggior parte degli uomini, compreso il comandante. Prima di morire lui mi regal il bastone. La ferita che ho sulla gamba me la sono procurata allora. Per io ho avuto pi fortuna dei miei compagni. Da allora non me ne sono mai pi separato perch mi ricorda cosa significa vivere sotto il fuoco dei proiettili e non mi fa dimenticare i commilitoni caduti!"

Hong lo osserv con interesse: era formato da tre sezioni, quella di mezzo consisteva in un tubo di circa quaranta centimetri di lunghezza con filettature su entrambi i lati, la parte superiore era un tubo pi corto in cui si infilava una radice di legno incurvata che serviva da manico, nella sezione inferiore c'era un altro tubo corto in cui era inserito un tappo di gomma circolare, che attutiva il suono del bastone a contatto con il pavimento. I tubi erano cromati e questo dava al bastone un aspetto elegante. L'awocato Hong chiese: "Posso smontarlo?" "Certo." Gli rispose distrattamente Dalong con lo sguardo rivolto verso la porta. Hong svit le due estremit del bastone e si port davanti agli occhi la parte centrale per osservarla attentamente. Aggiunse in tono di approvazione: "Un oggetto importante sarebbe al sicuro qui dentro." Rimont il bastone e lo restitu a Dalong. Lui asser in tono solenne: "Le grandi menti ragionano allo stesso modo. Tutti pensano che gli oggetti preziosi debbano essere tenuti in cassaforte. In realt, non sono affatto sicure, possono fermare solo un dilettante. Ho un ex-compagno d'armi che ora lavora per la Pubblica Sicurezza. Se sapessi quali sistemi hanno i professionisti per aprire le casseforti non ci custodiresti certo le tue cose. Te lo dico io, come in guerra 'pi facile conquistare una fortezza che un bunker'! Se vuoi nascondere qualcosa devi prendere il nemico alla sprovvista, 'fare clamore a Oriente per attaccare a Occidente'. Non ti nascondo che, quando mi allontano per lavoro, la valigetta con la combinazione per gli oggetti di uso comune ma i documenti importanti e il denaro li metto nel bastone. L sono assolutamente al sicuro. Per, di solito lo tengo vuoto." Sheila torn. Dalong, non senza soddisfazione, le sussurr : "Ho sistemato la tua questione. La roba nella mia auto." In quel momento, il cellulare dell'awocato Hong suon, lui si scus avviandosi verso la finestra. Era un cliente con una questione importante. Finita la telefonata, si conged da Sheila e Dalong e usc a passo svelto.

Raggiunse la ditta di decorazioni edili Meihu che si trovava sul Secondo Anello. Una volta parcheggiata la macchina, sal velocemente ai secondo piano dove lo aspettava nervoso Xia Dahu, il direttore. Era un uomo di cinquant'anni, dai fisico alto e robusto,

aveva spesse sopracciglia e basette lunghe, dalla sommit del capo completamente calvo gli cresceva qualche ciocca sparuta di capelli lunghi. "Awocato, sono spiacente di disturbarla a quest'ora ma lei mi sembrava l'unica persona adatta." "Cosa successo?" "Le mie casseforti sono state aperte." Quello di Dahu si trovava nella sezione centrale degli uffici del secondo piano; le finestre davano verso sud, sulla parete nord c'era una porta che si apriva sul corridoio; di fronte alla finestra c'era una scrivania, contro la parete a ovest era sistemato un divano, su quella a est c'erano una libreria e una grossa cassaforte e, dietro la porta, un'altra cassaforte pi piccola. L'avvocato controll prima la porta dell'ufficio, sull'infisso vicino alla serratura c'erano segni evidenti di forzatura. Lui stava in silenzio, con le mani in tasca. Entr nell'ufficio con passo deciso e and davanti alla cassaforte pi grande. Lo sportello era aperto, qualcuno aveva rovistato l'interno lasciandolo in disordine. La porta non portava tracce di effrazione o scasso, il lucchetto era intatto. Con un paio di guanti bianchi di cotone, lui chiuse lo sportello, in quel momento si accorse che il perno della serratura era inservibile, lo sportello si apriva senza chiave girando semplicemente la maniglia. Fermo da un lato, Dahu disse: "Strano! I1 lucchetto funzionava benissimo, com' che ora rotto?" Hong gli lanci un'occhiata, senza rispondere. Si accucci al lato dello sportello aperto e lo osserv attentamente per qualche minuto, poi si tir di nuovo su in piedi e and vicino alla piccola cassaforte dietro la porta. Era rovesciata a terra con lo sportello di lato, anche quello era aperto e il contenuto posato sul pavimento, qualcuno aveva pensato a rimetterlo in ordine. Neppure lo sportello e la serratura di quella cassaforte sembravano danneggiati. L'avvocato Hong si accorse che anche questa serratura era fuori uso. Sotto la cassaforte erano stati messi alcuni cuscini del divano, probabilmente per attutire il rumore . quando era stata gettata a terra. Hong si rialz in piedi, fece qualche passo indietro con lo sguardo fisso sulle due cassaforti. Dopo un po' chiese a Dahu un metro a nastro e con quello misur accuratamente le due cassaforti da ogni lato. Dahu gli chiese: "Secondo te, come sono state aperte?"

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Hong arriv vicino alla cassaforte grande e, con il suo solito tono didascalico, enunci: "I rapinatori hanno vari metodi per aprire le cassaforti, grimaldelli, trapani elettrici, fiamma ossidrica oppure dinamite. Il metodo usato in questo caso si vede raramente, ma ne ho sentito parlare da un esperto della Pubblica Sicurezza. Guarda attentamente il bordo interno della porta, vedi che ci sono delle scalfitture?" Dahu guard nella direzione indicata da Hong e si accorse che era vero. Annu, continuando ad ascoltare la spegazione. "Sai come sono state provocate? Quando la cassaforte era chiusa, qualcuno ha tirato con forza la maniglia piegando verso i'interno la fascia di metallo in cui si incastra il perno della serratura. Il perno uscito dalla sua sede e la serratura diventata inservibile. "Ma ... questa persona deve aver avuto una forza enorme!" "In effetti necessaria una certa forza per piegare la cerniera di acciaio. In realt, non stata soltanto piegata la banda di metallo, se la smonti vedrai che nello stesso punto anche lo strato di isolamento interno, di cemento o di gesso, stato spaccato. A proposito, che cosa manca?" "Un contratto, quello di compravendita del legname. Ti ricordi quell'imprenditore americano che continua a rendermi la vita difficile? Beh, se ora non ho nemmeno pi il contratto, sono proprio finito!" "Gi, come hai detto che si chiama?" "Sheila Sullivan." "Lei?" Nella mente di Hong balen uno strano pensiero. "I1 direttore dell'agenzia di brokeraggio di cui mi avevi parlato la scorsa volta non si chiamava Chen Dalong?" llS, lo conosci?" "L'ho incontrato una volta, ma mi ha lasciato una profonda impressione. Ultimamente venuto nel tuo ufficio?" "S, siamo vecchi amici." "Manca qualcos'altro?" "Niente di importante, solo una vecchia cintura." Rispose Dahu esitante. "Non ha nulla a che vedere con questa storia, ma era in una borsa insieme al contratto." Hong Jun lanci un'occhiata a Dahu, sul viso di quest'ultimo scivol u n enigmatico sorriso forzato. Gli sembr che l'atteggiamento di Dahu avesse qualcosa di strano, allora disse: Sar stata una cintura molto preziosa!"

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"No, no! Era una cinta comune, di quelle militari rosse che andavano di moda durante la Rivoluzione Culturale!" "Ah, allora un cimelio storico. Quando ero in America, ho sentito parlare di una cinta stata venduta all'asta per centomila dollari! Roba da non credersi!" "Temo che dalla mia non avrei ricavato neanche dieci dollari, ma per me aveva un valore affettivo." Dahu sospir, poi aggiunse: "Non c'entra niente con questa storia. Avvocato Hong, cosa mi suggerisci di fare? Lui rispose: "A meno che non ci sia qualche motivo per non coinvolgerli, dovresti chiamare la polizia." Uscendo dal portone della Meihu, Hong Jun rifletteva che le parole di Dahu gli avevano lasciato qualche dubbio. Pens, non star usando il pretesto della rapina per giustificare la sparizione del contratto? Una possibilit che gli parve molto remota, visto che non riusciva a vedere quale vantaggio potesse trarre da questo comportamento. Anche se le clausole erano decisamente a suo sfavore, in ogni caso era la prova che aveva concordato l'acquisto del legname. In assenza del contratto, non poteva essere sospettato di truffa nei confronti del fornitore? Era ovvio che il contratto era stato preso da qualcun altro. Ragion partendo da un altro punto di vista: a chi poteva far comodo quel furto? Allora pens a Sheila che aveva fissato delle condizioni impossibili per l'altra parte. Dal punto di vista legale il contratto era inattaccabile, ma gli addetti ai lavori sapevano bene che lo standard per il contenuto di acqua nel legno che lei aveva fissato, in Cina era praticamente impossibile da rispettare. Sospettava che lei avesse firmato il contratto in malafede. Se le cose stavano cos, con molta probabilit non desiderava che il contratto rimanesse nelle mani di Dahu. Ma Sheila da sola non avrebbe potuto forzare la cassaforte. E allora chi era il colpevole? L'avvocato Hong non aveva intenzione di essere coinvolto nella diatriba tra quei due, ma a quel punto scopr di essere andato troppo avanti. Decise di andare da Sheila con una scusa, per sciogliere l'enigma della 'signora Sullivan'.

Alcuni giorni dopo, Hong Jun invit Dahu nel suo ufficio. Arriv subito al punto: "Ho la risposta, ma non so se ti va di ascoltarla." Dahu era al colmo dell'apprensione: "Cosa, hai trovato il

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contratto?" "Cos si pu dire." L'avvocato inizi a spiegare, in tutta calma: "Dopo aver ispezionato la scena, mi sono chiesto: perch la cassaforte piccola stata rovesciata? Si sa che i movimenti di un criminale sulla scena del delitto sono regolati da una legge fondamentale: ogni azione volta a raggiungere lo scopo e a dissimulare il crimine. Se si escludono le azioni abituali che si compiono inconsciamente, un criminale sulla scena di un delitto non fa gesti immotivati. Un atto importante come quello di rovesciare la cassaforte non certo un'azione abituale, quindi si presume sia funzionale al raggiungimento dello scopo o a nascondere in qualche modo il crimine. I1 criminale non si preoccupato del rumore che avrebbe fatto rovesciando la cassaforte, significa che ha incontrato un ostacolo insormontabile che lo ha costretto a buttarla a terra. Quale potrebbe essere? Se qualcuno vuole scassinare una cassaforte, l'ostacolo pu essere rappresentato soltanto dalla difficolt nell'aprire lo sportello. Ma perch non ha avuto le stesse difficolt con la cassaforte pi grande? S, era una cassaforte pesante e una persona da sola non avrebbe potuto rovesciarla. Tuttavia stata aperta. Quindi non ha gettato a terra la cassaforte pi grande non perch era troppo pesante, ma perch non aveva avuto difficolt nell'aprirla. Ho analizzato quindi le differenze tra gli sportelli delle due casseforti. I meccanismi erano identici, l'unica differenza erano le dimensioni. Entrambe si aprivano da sinistra verso destra, le maniglie erano tutte e due posizionate in basso al centro del lato sinistro e rivolte verso il basso. La cassaforte grande era alta un metro e venti centimetri e quella piccola un metro, la maniglia della cassaforte grande era situata leggermente pi in alto di quella piccola." Dahu chiese un po' perplesso: "Questo cosa spiegherebbe?" Hong gli rispose: "Come ti ho spiegato la volta scorsa, il criminale ha piegato con la forza la fascia di metallo in cui si inserisce il perno della serratura, mettendo fuori uso il lucchetto. Per una persona normale sarebbe impossibile farlo a mani nude, quindi deduco che abbia usato un attrezzo per aumentare la potenza del braccio della leva, per esempio un tubo di metallo. In questo modo si spiega perch il criminale ha gettato a terra la cassaforte piccola. Secondo me il suo comportamento sulla scena del delitto stato il seguente: ha prima forzato la cassaforte grande con l'ausilio di un tubo, non avendo trovato il contratto stato costretto ad aprire anche quella piccola. Ma quando ha provato

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a infilare lo stesso tubo sotto la maniglia della cassaforte piccola ha incontrato un ostacolo insormontabile: non riusciva a metterlo in posizione perch era pi lungo dello spazio tra la maniglia e il pavimento. L'unica alternativa era di rovesciare a terra la cassaforte per cambiare la direzione della maniglia e, in quel modo, riuscire a infilare il tubo. Questa deduzione mi ha fornito un'altro indizio importante, la lunghezza del tubo utilizzato. Sapevo gi che la distanza tra la maniglia della cassaforte grande e il pavimento corrispondeva a quarantatre centimetri e quella della maniglia della cassaforte piccola al pavimento era di trentuno centimetri. Quindi la lunghezza del tubo doveva essere stata dai trenta ai quarantacinque centimetri. Questo indizio era molto importante." Dahu aggrottando le sopracciglia chiese: "Perch?" "Per trovare chi ha commesso la rapina." L'ottusaggine di Dahu Hong cominciava a dargli sui nervi. "Tutto fa pensare che il responsabile avesse una certa familiarit con il luogo, dimestichezza con le cassaforti e fosse a conoscenza di tecniche criminali e di investigazione. Caratteristiche che mi hanno fatto pensare al tuo vecchio amico, Chen Dalong che una volta era istruttore nei corpi speciali e che ha fatto uno studio approfondito delle cassaforti. Certo, il fattore pi importante era il suo bastone di metallo, con una sezione centrale svitabile e lunga esattamente quaranta centimetri! Ce ora io ipotizzo che potrebbe essere stato lui a forzare la cassaforte, tu non dovresti avere niente in contrario?" Dahu annu, assorto nei suoi pensieri, poi chiese: "Ma che ragione avrebbe avuto per impadronirsi del contratto?" Hong Jun gli disse: "Questo in effetti il problema. Non C'& alcun dubbio che il contratto per lui non ha nessun valore. Ma potrebbe averlo preso per conto di qualcun altro! Chi potrebbe aver indotto un direttore come lui a commettere personalmente il furto? Casualmente ho scoperto che ha un rapporto particolare con Sheila Sullivan, quest'ultima invece ha interesse che il contratto non rimanga nelle tue mani, perch ha firmato quel contratto con l'intento di metterti in ginocchio!" Queste parole erano pi di quanto Dahu potesse sopportare, si alz in piedi e, con la voce che gli tremava, disse: "Me ne sono reso conto da tempo. Ma perch? Che cosa le ho fatto di.rnale?" Anche Hong Jun si era alzato in piedi: "Ho scoperto che lei ti odia a morte, come se fossi responsabile per la distruzione della sua famiglia. So che era di Pechino e che durante la Rivoluzione Culturale ha sofferto molto, poi & andata a studiare in America

e ha sposato un uomo molto ricco, diventando beneficiaria di una considerevole eredit e oggi la ritroviamo. Ma ora-il suo atteggiamento nei tuoi confronti sembra essere cambiato. Non mi sarei aspettato che mi chiedesse di restituirti questo contratto. Ma ha specificato che si terr la cintura." "Come si chiama?" "Intendi il suo nome cinese? Han Xiaofeng." Dahu rimase sconvolto, la bocca semiaperta stava l, come fulminato.

Sicuramente tutti i pechinesi conoscono il modo di dire: "A est e a ovest vivono i ricchi, a Xuanwu e Chongwen ci sono i tuguri della povera gente." Nella citt orientale esistevano le grandi dimore dalle numerose stanze e gli spaziosi cortili, in quella orientale si trovavano i siheyuan, le case quadrangolari a cortile, mentre a sud i cortiii misti in cui abitavano insieme molte famiglie. In un vicolo sul lato nord di Xisi c'era un piccolo siheyuan. Prima della Rivoluzione Culturale, era stato un cortiletto ben curato, sebbene di dimensioni ridotte. Tre stanze centrali a nord e due estensioni a est e ovest ognuna di due stanze, tutte in mattoni e tegole grigie. A nord davanti alle stanze centrali cresceva la vite su un pergolato d'uva, su entrambi i lati c'era un albero di lill alto quanto una persona, a sud vicino alle mura di recinzione due alberi di giuggiolo, uno faceva aspre giuggiole tonde, l'altro oblunghe giuggiole dolci. Ogni anno nel piccolo cortile aleggiava il profumo inebriante dei lill, spiccavano i grappoli di uva violetta e i ciuffi di giuggiole rosse. Nel cortile abitavano tre famiglie: a nord gli Han, a est gli Xia e a ovest i Lu. E avevano tre bambini della stessa et. La bimba deile stanze nord si chiamava Xiaofeng, il bambino che abitava a est si chiamava Dahu, e quello che abitava a ovest Dalong. Sin da piccoli avevano giocato insieme a nascondino, a indovinare le sciarade, piegavano cagnolini e rondinelle di carta, seduti in cortile contavano le stelle nel cielo. Dalle elementari erano nella stessa classe, tutti e tre erano bravi a scuola. Dahu era il capoclasse, Dalong il commissario per la cultura e lo sport e Xiaofeng quello per lo studio. Una volta ail'ultimo anno delle elementari, dopo la riunione di classe la maestra Tang gli aveva chiesto quali fossero le loro aspirazioni.

Dahu aveva detto: "Da grande voglio arruolarmi nell'Esercito di Liberazione e impugnare il fucile in difesa della patria. Voglio andare a liberare Taiwan, e le masse dei lavoratori ancora sofferenti nei due terzi del mondo!" Dalong disse: "Io voglio fare l'attore del cinema e impersonare gli eroi, oppure sar un campione di ping-pong e conquister onore per il mio Paese, come Rong Guotuan!" . Xiaofeng disse: "Quando sar grande voglio fare la poetessa e con i miei versi canter la madre patria, la grandezza del popolo e la nostra vita felice!" Dopo la riunione, Xiaofeng aveva scritto una poesia, quando Dahu l'aveva saputo l'aveva copiata sulla lavagna per gli annunci della scuola. Nella splendida aiuola degli ideali colori e profumi fanno a gara. Siamo liberi di fare qualsiasi scelta, perch il tempo la nostra ricchezza! Alle medie, continuarono a essere insieme. Anche se Dahu e Xiaofeng non si scambiavano pi che rare parole, qualcosa di indefinibile era nato nel loro cuore. La primavera di quell'anno, andarono in barca sul lago Kunrning, erano gruppi misti e Dahu e Xiaofeng finirono sulla stessa imbarcazione. Lei aveva sempre avuto paura dell'acqua e aveva acconsentito ad andare soltanto perch spinta dai compagni. Dahu remava facendo il possibile per andare veloce ma senza sbalzi, ripeteva a Xiaofeng di rimanere seduta e di non guardare nell'acqua. All'inizio lei era notevelmente agitata, poi lentamente aveva cominciato a rilassarsi. Quando la barca stava per arrivare all'isoletta nel centro del lago, lei alla fine acconsent a prendere i remi:Loro due si alzarono per cambiarsi di posto. La barca ondeggi leggermente, la mano di Xiaofeng sfior il braccio di Dahu, lei d'istinto si tir indietro e fin in acqua. Dahu senza esitazione si tuff. Era nella classe di nuoto del lago Shishahai e sapeva nuotare molto bene, in un attimo arriv vicino a Xiaofeng che si dimenava e le fece sollevare la testa sulla superficie, poi le pass il salvagente e lei, con l'aiuto degli altri compagni, riusc a risalire a bordo. Quella volta si era spaventata a morte, a riva continuava a essere scossa da un tremito. Due compagne l'accompagnarono a casa. L'avventura nell'acqua aveva trasformato i l sentimento impalpabile in qualcosa di ben definito. Un pomeriggio di alcuni giorni dopo, la madre di Dahu lo aveva mandato a comprare della

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farina. Quando era quasi al portone si era accorto che Xiaofeng lo seguiva a passo svelto, rossa in viso, gli aveva passato un bighettino ripiegato a forma di airone e, in un filo di voce, gli aveva detto: "Grazie per avermi salvato la vita" poi, con la stessa fretta, era tornata indietro. Uscito dal portone, Dahu impaziente aveva aperto il biglietto, erano poche righe in una grafia elegante. il lago Kunming in un giorno di sole splendente, Sulle onde di giada esita leggera la brezza; i canti e le risa si intrecciano in coppie, foglie verdi e fiori scarlatti uniti in un abbraccio. Xiaofeng allarmata scivola fuori daila barca, impetuoso Dahu salta oltre il bordo; i cuori tenuti nelle mani, mille anni di amicizia rivoluzionaria! Dahu lo lesse ripetutamente, era talmente sconvolto che dimentic la tessera per la farina e il resto dei soldi sul bancone del negozio, e il commesso del negozio dovette inseguirlo per la sirada. Si sentiva cos fortunato, cos felice. In breve per quella sensazione si dissolse come nuvole al vento. Poi inizi la Rivoluzione Culturale e la loro vita tranquilla fu scossa dali'eccitazione. Le lezioni erano state interrotte. Quando Dahu e Dalong tornarono a casa dopo aver bighellonato a scuola tutto il giorno, scoprirono che era successo qualcosa di sconvolgente: i fiori di lill sparsi su tutto il terreno, il traliccio della vite gettato da un lato, porte e finestre delle stanze a nord erano ricoperte di scritte "abbasso il capitalista controrivoluzionario, l'autorevole studioso Han Wenbo". I1 cortile era avvolto nel denzio. Sarebbero voluti andare nella casa a nord a vedere cosa era successo ma le loro madri li tirarono in casa. Alcuni giorni dopo, la famiglia Han fu cacciata dal piccolo cortile e Xiaofeng smise di andare a scuola. Dahu era figlio di operai ed entr nelle guardie rosse. Erano nel pieno dell'autunno, il vento che soffiava da occidente aveva spazzato negli angoli le foglie morte che coprivano la strada. Quella mattina, al drappello di guardie rosse di Dahu era stato assegnato un compito rivoluzionario: insieme alla fazione di "ribelli" di una certa fabbrica avrebbero "denunciato i controrivoluzionari". Arrivarono subito alla fabbrica che era fuori la porta Andingmen. Un operaio con una fascia rossa al braccio stava davanti alla porta di un ufficio, loro si precipitarono dentro.

Nella stanza c'era gi molta gente e Dahu non riusci ad entrare. Ma cos fuori dalla porta che gusto c'era? Le urla acute e gli schiocchi delle cinte che frustavano la pelle gli facevano ribollire il sangue nelle vene. Non poteva resistere, anche lui doveva fare la rivoluzione! Si sfil la cintura militare rossa e urlando slogan si lanci all'intemo. Al centro della stanza c'era un uomo dai capelli bianchi sdraiato in terra a faccia in gi, alcune guardie rosse urlavano domande sferzandolo con le cinghie. A Dahu vennero in mente Huang Shiren, Liu Wencai, Chiang Kai-shek ... con impeto cal la sua cinta sul corpo ormai inerte. Improvvisamente, dall'esterno giunse il suono di grida. Una donna di mezza et e una ragazza entrarono correndo nella stanza. Come pazze si fecero strada tra la folla, disperate si lanciarono in avanti. Quando videro l'uomo riverso sul pavimento, la ragazza lo chiam "pap" e si gett su di lui. I1 cuore di Dahu gli balz nel petto, erano Xiaofeng e sua madre! Quando abbass lo sguardo sulla vittima che era appena stata rovesciata, vide un viso familiare imbrattato di sangue. In quell'attimo, Xiaofeng alz la testa, con il volto inondato di lacrime: "Perch picchiate mio padre? Lui un brav'uomo! Se volete prendervela con qualcuno picchiate me! Tu..." I1 suo urlo si era interrotto in modo innaturale, la bocca era rimasta serniaperta, aveva lo sguardo fisso sul viso di Dahu. I1 cuore di lui trem con violenza, la cinta con un tonfo cadde sul pavimento. Fugg senza avere il coraggio di raccoglierla. Tutto d'un fiato corse fino al boschetto nei pressi delle vecchie mura della citt. Cercava un luogo deserto e silenzioso, ma nelle sue orecchie risuonava il pianto addolorato di Xiaofeng; aveva davanti agli occhi l'orrenda espressione sul viso di zio Han, il padre di lei. L nel boschetto non sapeva cosa fare, scoppi a piangere. Quando scese la notte, torn a casa sconsolato. Pass la notte insonne per il dolore, l'indomani si sent pi maturo, era ormai adulto. Forse succedeva cos a tutti, ci voleva un'esperienza particolare per accorgersi di essere diventati grandi. I 'comrnilitoni' si fecero beffe di lui per 'l'abbandono del campo' e gli sequestrarono la fascia di guardia rossa. Non and pi alla scuola, passava tutto il giorno a vagare per le strade. Da quando aveva sentito dire che la famiglia Han si era trasferita dalle parti di Caishikou, vagava spesso in quella zona nella speranza di imbattersi in Xiaofeng. Non avrebbe per saputo dire perch lo

faceva. E i suoi sforzi furono premiati. Un giorno mentre calavano le ombre della sera, riconobbe la sagoma di lei sulla porta dei grandi magazzini di Caishikou. Senza farsi vedere, la segu. Aspett che facesse i suoi acquisti, poi mentre stava uscendo dal portone, si fece coraggio, la raggiunse e la chiam: "Xiaofeng! Xiaofeng!" Lei si ferm, volt la testa e lo vide, per un attimo fu come impietrita poi riprese a camminare. Dahu/ a passo svelto, le arriv davanti sbarrandole il passo e, rosso in viso, le disse: "Xiaofeng, insultami! Picchiami, allora! Io..." Dagli occhi di lei sgorgarono le lacrime, si morse forte le labbra come se non volesse far uscire le parole. Poi si volse e, a passo svelto, attravers la strada. "Xiaofeng...". Lui stava per seguirla quando si accorse che portava qualcosa intorno al braccio. Guard meglio, era una fascia nera! Aveva i piedi inchiodati a terra.

L'inverno fin e arriv la primavera, Dahu non era pih andato a Caishikou. Non aveva certo dimenticato quella faccenda, l'aveva soltanto sepolta in fondo al cuore. Quel giorno, tornato da scuola per pranzo, aveva visto tracce di lacrime sul volto della madre e le aveva chiesto cosa era successo. Lei gli aveva detto: " appena passata la comare Li, anche la mamma di Xiaofeng l'ha abbandonata!" "Come? Se n' andata?" Dahu pos la ciotola di cibo che aveva in mano: "Dove?" "Dod andata? morta." "Morta? Come?" "Eh! Non ce l'ha fatta a sopportare il tormento e si impiccata! Xiaofeng, povera figliola sfortunata! "E la comare Li, come l'ha saputo?" "L'ha incontrata al crematorio." "E ora? La comare le ha chiesto dove vive?" Incalz Dahu. "No. In tempi come questi, dovremmo piuttosto stare alla larga da quella famiglia! Chi oserebbe occuparsi di loro?" "I1 padre di Xiaofeng avr avuto le sue colpe, ma lei non fa comunque parte 'dei figli che possono riformarsi'?" Mentre parlava, Dahu si alz in piedi e si avvi verso la porta.

"Dove vai?" "A cercarla!" "Ma non sai dove vive, Pechino e grande, dove pensi di andare?" Dahu a quel punto non sentiva gi pi, era salito sulla bicicletta e si precipitava verso Caishikou. Una volta arrivato, cap il senso delle parole della madre. Attravers tutti i vicoli da un capo all'altro chiedendo se c'era qualcuno che aveva appena perso un familiare. Una ricerca troppo generica che dur fino al tramonto, non trov alcun indizio e si attir molti sguardi sprezzanti. Si ricord che alcune compagne erano state in buoni rapporti con Xiaofeng e and a cercarle una per una, ma anche loro da tempo avevano perso i contatti. La nebbia del crepuscolo inghiott anche l'ultima luce del tramonto. Le fioche luci dei lampioni si accesero per le strade. I passanti si fecero sempre pii3 rari. Dahu aveva attraversato Pechino da sudovest a nordest. Aveva lo stomaco che gli brontolava per la fame. Era come se avesse due sacche di sabbia che gli appesantivano le gambe. Ma i suoi occhi continuavano la loro affannosa ricerca. Sperava di incontrare la sagoma familiare, magari davanti aii'ingresso di un negozio o sotto il cartello della fermata di autobus. La sua vista lo ingann varie volte, ma una breve felicit si port dietro una disperazione ancora pi profonda! Non sapeva dove cercare, senza una meta precisa pedal verso ovest da Beixinqiao. Attraversato Jiaodaokou, gli si par davanti la sagoma nera del Gulou. I suo cuore urlava: "Xiaofeng, dove sei?" l A un tratto, un pensiero affior nel suo cervello, forse Xiaofeng era tornata al loro cortile! S, ormai senza pi familiari, doveva per forza andare a cercare i vecchi vicini con cui era vissuta per oltre dieci anni. Come se avesse brancolato nel buio di una caverna per tre giorni e tre notti, Dahu si lanci alla disperata verso il bagliore lontano di quel pensiero. Per fare una scorciatoia, pieg lungo il lato sudest del lago Shishahai. I suoi piedi volavano sui pedali. I1 vento fresco della notte gli trapassava la camicia che si era gi inzuppata varie volte di sudore. Sentiva un po' freddo, ma non gli importava, il suo cuore adolescente bruciava di speranza. Le stradine erano immerse nel silenzio. Una luce fiocaproveniva dai lampioni lontani. Scaglie di luce bianca che giungevano dall'altra sponda si riflettevano suila superficie dell'acqua nera del

lago. Coffi una lieve brezza e le ombre sull'acqua presero mille strane forme, spiriti che danzavano in profondit. Dahu pedalava veloce verso est, quando senti un tonfo davanti a lui, poi la voce di una donna che gridava: "Aiuto, venite! Qualcuno caduto nell'acqua! Presto! Qualcuno caduto nell'acqua ..." And pi avanti, salt gi dalla bicicletta, sulla riva c'erano due persone, una gridava e l'altra si stava spogliando. Alla hce che proveniva dalla sponda opposta si accorse della testa di qualcuno che ondeggiava su e gi nell'acqua. Cenza esitazione, si tolse le scarpe e si tuff. Con poche bracciate, raggiunse la persona che era caduta in acqua e la port a riva, poi con l'aiuto delle due donne la t r su. i Quando ebbe risalito l'argine, vide che le donne scioglievano la cinta dell'annegato e la posavano sul portapacchi della sua bicicletta, poi gli fecero vomitare l'acqua e gli praticarono la respirazione artificiale. Mentre si rimetteva le scarpe, Dahu chiese agitato: "Come va? Tutto a posto?" "Non c' problema. Fra poco si riprender." Rispose la donna che stava facendo la respirazione artificiale. La luce era molto bassa, Dahu non riusciva a vederle bene in viso, ma ebbe l'impressione che quella che aveva parlato era una donna di mezza et. L'altra gli disse: "Stai tranquillo, mia madre m medico." "Ha gi buttato fuori tutta l'acqua, fra poco riprender coscienza." Disse la donna. Dahu si avvicin per chiedere: "Come ha fatto a cadere?" "Non era insieme a noi. Mia madre e io stavamo tornando a casa e abbiamo visto che c'era qualcuno fermo sotto quell'albero. Ci era sembrato strano. Cosa ci faceva una persona a notte fonda sui bordo del lago? Non abbiamo fatto qualche passo quando si sentito un tonfo. Deve essersi tuffato!" "L'acqua cosi fredda! Ehi, una ragazza! Quando si sveglia portiamola a casa nostra. Eh, in questi anni succedono cose mai viste! "Volete una mano?" "Non c' bisogno! Anche tu sei zuppo, torna a casa a cambiarti. Casa nostra non molto lontana. stata una fortuna che tu sia arrivato. Altrimenti chiss come avremmo fatto da sole." Dahu continuava a pensare che doveva trovare Xiaofeng e, senza dire altro, rimont sulla bicicletta per andarsene. Percorso un breve tratto di strada, sent un rumore, qualcosa era caduto a

terra dietro la bicicletta. Fren, scese e si volt a guardare, c'era una cinta in mezzo alla strada. Pens che fosse della persona caduta in acqua e la raccolse. Stava pensando se era opportuno che tornasse indietro a riportarla quando si accorse che quella cintura rosso scuro aveva un aspetto molto familiare. And sotto il lampione per guardarla meglio e rimase sconvolto dalla sorpresa. Era la sua cinta! Dopo averla aveva usata per picchiare il padre di Xiaofeng l'aveva lasciata nella stanza. Come poteva essere arrivata fin l? A quel punto, le parole della donna gli folgorarono il cervello: era una ragazza! Torn indietro pedalando con furia. Nella stradina sul bordo del lago non c'era pi nessuno. Grid: "Xiaofeng! Xiaofeng!" L'urlo frantum la quiete del lago e si alz in volo verso l'oscurit del cielo notturno. Cerc per ore, ma non trov ci che cercava. Alla fine torn a casa affranto, il cuore pieno di amarezza. La mattina presto del giorno dopo, Dahu torn al lago a chiedere notizie. Ma in quei tempi caotici, non c' bisogno di dire che il risultato delle sue ricerche fu vano. Poi perse ogni speranza. Ancora dopo, and a Beidahuang. Non rivide pi Xiaofeng. Ma non si separ mai dalla cinta rosso sangue.

(traduzione di Patrizia Liberati)

Isaia Iannaccone

Dalle parti della Torre del Tamburo

Dalle parti della Torre del Tamburo, in quel dedalo di vicoli, slarghi e piazzette dove, nelle sere d'estate, gli abitanti prendono il fresco sui marciapiedi, mi capitata una cosa molto strana, anzi, pi che strana, direi inquietante, angosciante, addirittura paurosa. Mi i? capitata, dicevo, ed era pochi mesi fa, in pieno agosto, mentre mi riempivo la pancia di croccanti jiaozi imbottiti di carne tritata di maiale e minuscoli gamberetti, una vera delizia! La scena la ricordo cos: ero seduto su uno sgabellino, fuori a un negozietto o ristorantino che dir si voglia, che vendeva un po' di tutto; avevo gi tracannato almeno un litro di birra gelata, e chiacchieravo amabilmente con alcuni cinesi in cerca d'aria, proprio come me. Accanto a noi, un nugolo di bambini in canottiera e calzoncini giocavano nei modi pi svariati: chi scappava, chi inseguiva, chi rideva, chi pigolava. I lavori stradali che stavano rivoluzionando il quartiere, avevano lasciato un sottile strato di polvere che ricopriva il suolo, e dando un'occhiata in giro si aveva la sensazione di vivere nella bambagia. Quando la vecchia mi si avvicin, si sedette e prese a parlare. Del suo volto ricordo soltanto le rughe fitte e spesse come la corteccia dell'olmo, e gli occhi spalancati e ciechi come finestre di scenografie teatrali che si aprono nel nulla, o al massimo danno sul retropalco. Ecco, quelle pupille, liquide e lattiginose, piatte e senza contorno, del tutto prive di luce, davano l'impressione di essere rivolte ali'interno della donna, di guardarle nell'anima scavando tra le macerie del tempo, eppure, quando me le piant addosso, nonostante la cecit fosse evidente, ebbi l'impressione che stressero radiografando prop;io me. Ricordo anche che quando la vecchia mi si sedette accanto, il marciapiede, in una nuvola di polvere e di rumori di sgabelli rimossi, si svuot in un attimo e rimanemmo soli, e che la birra aveva preso gi possesso di diverse mie facolt, per cui non giurerei di essere esatto e preciso nel riferire gli avvenimenti. Ah, dimenticavo, proprio quel giorno avevo deciso di smettere di fumare, per cui ero arrabbiato col mondo intero!

"Lo vedi? Scappano, hanno tutti paura di me ", la prima frase fu che mi disse la vecchia, con una smorfia di compiacimento dipinta sul volto. Osservai la gente allontanarsi, ma confesso che non compresi subito, furono le parole che aggiunse che mi chiarirono le idee. "Mi temono", continu, "perch io so tutto di loro, sin da quando sono nati. E conosco i fatti dei loro genitori, e dei nonni, e dei bisnonni, e so tutto anche delle generazioni pi antiche delle loro famiglie. Hanno tutti qualcosa da nascondere." La fissai incredulo. Quanti anni poteva avere, con quel viso eroso dal tempo? Perch si era rivolta a me? Come mi aveva individuato, se era cieca ? Che ne sapeva che io - in fin dei conti barbaro straniero - parlavo il cinese, e che dunque avrei potuto comprenderla?Mi passai una mano fra i capelli, forse sperando di arieggiare il cervello per capirci qualcosa. "Ad esempio", continu imperterrita, "vedi quel giovanotto che si alzato per primo appena sono arrivata? Si chiama Gao. fidanzata segretamente con quella ragazza in piedi sul marciapiede di fronte, che finge di limarsi le unghie. Lui sa che io so della loro relazione." "Che male c' ad essere fidanzati?", chiesi, dopo avere gettato un'occhiata ai due, e bevuto un sorso di birra tanto per darmi un tono. " semplice, i genitori di lui non vogliono. uno studente molto bravo ali'Universit di Pechino, diventer ingegnere, mentre lei non ha neanche terminato le scuole superiori, e ora si arrangia con dei lavoretti qualunque. stata appena licenziata." "Ah !" "Faceva la parrucchiera in un albergo nei pressi della Wangfujing." "Ah !" "E quella coppia di coniugi che sta b t t a n d o s i nella direzione della Torre della Campana, la vedi? Per la foga di andarsene, lui ha rovesciato lo sgabello, l'ho sentito, non pu essere stato che lui, sempre cos precipitoso.. ." Mi voltai di scatto. Effettivamente, poco distanti dall'angolo oltre il quale stavano per scomparire, notai un lui e una lei che mi parvero di mezz'et. La donna teneva l'uomo per una mano e lui, a sua volta, con l'altra mano si appoggiava a una bicicletta nera che conduceva a fianco. "S, li vedo", dissi. "Cono i signori Liao, originari di Suzhou. Insegnano entrambi in una scuola media, sono severissimi, gli studenti li temono.

Non vogliono parlare con me, io so quello che hanno combinato quest'inverno, e ne hanno vergogna. " Fece una pausa, mi gratific di un somso sgangherato. "Cos'avranno mai fatto.. . " "Hanno fatto espellere una ragazzina accusandola d'essere incinta. In realt, la poverina aveva la pancia che le si era gonfiata per una orribile cisti grande come un melone, che le cresceva a dismisura nel ventre. Cacciata dalla scuola con grande scandalo, la sua famiglia stata costretta a lasciare il quartiere, e soltanto dopo un mese si saputo della cisti. La ragazza stata operata ma, naturalmente, i suoi non hanno pia avuto il coraggio di ritornare. Quelli l - la vecchia fece un cenno col mento verso i due che avevano raggiunto l'angolo - hanno cercato di mettere a tacere la cosa, ma io so tutto e racconto, e allora quando mi vedono, scappano. " Osservai la coppia girare l'angolo, di loro rimase soltanto l'impronta dello pneumatico della ,bicicletta, ben impresso nella polvere. Mi venne un'impellente voglia di accendere una sigaretta. La voce della vecchia riprese a ronzare: "I1 tuo accento non americano, sei europeo, vero? " Non ebbe bisogno di attendere la risposta. "L'ho capito anche dall'odore, voi europei mangiate certe cose che vi danno un odore speciale. " "Odore? ", balbettai, seccato. "Odore, odore! E pure forte, credimi. " Dovette indovinare la mia aria di riprovazione, perch aggiunse: "Non sto dicendo che puzzi, il mio non un giudizio negativo. Tutti i popoli hanno il proprio effluvio, mi basta essere vicino a una persona per sapere se un americano, oppure un australiano, o un africano. O un europeo, naturalmente. Chiamalo miasma, fetore, tanfo, aroma, olezzo, o anche profumo, il fatto che ognuno di noi ne possiede uno. Io, ad esempio, mangio tanto aglio, e dunque odoro d'aglio." Non aveva torto, la vecchia. Effettivamente, da quando mi si era avvicinata una forte esalazione d'aglio si era sparsa nell'aria, io l'avevo attribuita alla cucina del ristorantino. Mi sbagliavo. Sentii il fastidio montare. In effetti, quel dialogo inaspettato e strampalato, stava cominciando a inquietarmi. Cosa c'entravo io, con queste storie di quartiere? La puzza, poi! Ero Il per godermi il fresco e la birra dopo una giornata frenetica di lavoro. Eh s, perch la gente pensa che fare conferenze sulla stozia dei rapporti tra Europa e Cina sia poco pi che un divertimento, invece - ve lo assicuro - un vero e proprio lavoro, faticoso sia fisicamente che mentalmente.

Quel giorno ne avevo fatte ben due di conferenze per conto deil'Istituto Italiano di Cultura, una al mattino a Tianjin, e l'altra ai pomeriggio alla Biblioteca Nazionale di Pechino, avevo risposto per ore a domande serie e impegnative che non avevo potuto liquidare in modo banale e approssimato, ed ero esausto, bastava vedermi, con la cravatta slacciata e penzoloni, la giacca intrisa di sudore, i pantaloni stazzonati, per capire che ero a pezzi. E poi - diciamola tutta - l'antropologia non mai stata la mia passione. La storia si, quella va bene, mi va molto bene, e anche le storie nel senso pi largo del termine, sono tagliato per studiare e raccontare o scrivere storie, diciamo che me ne nutro regolarmente, e ho piacere a condividerle. Tanto per fare un esempio, prima che quella vecchia impicciona si mettesse a parlare dei fatti degli altri, stavo riferendo ai cinesi seduti accanto a me, anch'essi beatamente intenti a bere e prendere il fresco, che la Torre del Tamburo sorge nei pressi del centro geometrico dell'antica capitale della dinastia mongola degli Yuan, proprio dove Qubilai Khan aveva fatto costruire la prima torre del tamburo, e che quella attuale fu edificata nel 1420, e che prima di essere distrutta duran.te la rivolta dei Boxer nel 1900, ospitava ventiquattro grandi tamburi che suonavano le ore, e quattro clessidre idrauliche, e che ... Sembravano tutti molto interessati, o forse erano soltanto cortesi e la storia della Torre la conoscevano meglio di me, fatto sta che, prima dell'arrivo della vecchia, ero in amena compagnia ed estremamente rilassato, mentre ora i simpatici awentori s'erano eclissati, ero infastidito, e non vedevo l'ora di andarmene anch'io. Poggiai le mani sulle ginocchia, e feci l'atto di alzarmi. Contemporaneamente, dissi ;" Bene, signora, i stato un piacere.. . " ? La vecchia m'interruppe di colpo. "Non muoverti, non muoverti! m'intirn. Mi bloccai in una scomoda buffa posizione, chino in avanti col bacino a mezz'aria. Molto lentamente mi riaccomodai sullo sgabello. Maledissi la mia buona educazione. Sospirai dallo , ' sconforto. La vecchia sembr animarsi. Mi piant in viso i suoi occhi ciechi e con un gesto scomposto della mano m'indic un angolo della piazzetta. " C' una signora con un uomo, l, vero? " Effettivamente, nel punto preciso che indicavano le sue dita magre, nodose e ricurve, poco distante, una donnetta che a prima vista mi sembr del tutto ordinaria, con una grande borsa di plastica a righe rosse e blu, discuteva con un uomo in
', l

jeans e camicia, che portava gli occhiali scuri nonostante la luce dell'imbrunire fosse in marcia per divenire piuttosto il buio dell'imbrunire. " la signora Zhang", sussurr la vecchia, annuendo.

"Ah!

"

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il!

"Sta riscuotendo gli interessi di un prestito che ha fatto al signor Tang. Normalmente, prende il trenta per cento di interessi, capisci? " La voce le si fece sibilante." Da un giorno all'altro, il signor Tang ha dovuto pagare per i guai che ha fatto suo figlio, un ragazzo scapestrato. Un anno fa, con l'automobile, si infilato diritto diritto in un negozio. Per poco non ammazzava qualcuno. I danni furono enormi, e il padre dovette pagare tutto subito, e in un solo colpo. " "Ah! " "La signora Zhang ne ha approfittato, come al solito. Gli ha prestato settantamila yuan, e ogni mese il signor Tang le versa gli interessi. " "Perch non si rivolge a una banca? Cono meno esosi. " "Non pu, ha gi contratto un debito con la sua banca per l'acquisto della casa, nessun'altra banca gli far pi credito fino a che non estinguer quel prestito. " "Ah! " "I1 signor Tang ha anche provato ad ucciderla.. . " "Uccidere chi, la signora Zhang? " "Proprio lei. " Non so perch, ma mi venne da sorridere. "A quanto pare, non c' riuscito ",dissi con noncuranza. "C' poco da scherzare! La signora Zhang abita una grande casa in un vicolo qui vicino, una casa tradizionale cinese, un siheyuan tutto cortili e padiglioni, mica un palazzone di quelli moderni. Una notte, il signor Tang si arrampicato sul muro di cinta, l'ha scavalcato, si introdotto in un cortile e per la fretta, o forse per la paura, entrato nel primo padiglione che gli capitato. Che cosa ha fatto, lo stupido? Ha fatto fuoco mirando, nel buio, a una sagoma che gli sembrava una persona ctesa su di un letto! " "E allora? " Cominciavo ad incuriosirmi. "Quella, non era una camera da letto, bens l'ufficio della signora Tang, e il letto non era un letto, ma un divano, e la sagoma non era una persona, ma un cane, il vecchio cane della signora Tang che dormiva, sordo e pacifico, come dormono tutti i vecchi cani che non ci sentono piu. Bum!, e il cane morto. Ma prima di morire, l'animale ha lanciato un guaito cosi forte e penetrante che,

sommato al frastuono dello sparo, ha svegliato la padrona e mezzo quartiere, naturalmente. " "E poi? " "E poi, e poi.. . n signor Tang riuscito a scappare. " "Come faceva ad avere una pistola? " "Quella sera, era stato a cena da un amico poliziotto, avevano bevuto qualche bicchiere di troppo, e l'amico si era addormentato. In preda all'eccitazione data dall'alcool, il signor Tang ha sfilato la pistola al suo amico, ed andato dritto dritto a compiere la sua vendetta contro la signora Zhang. Dopo lo smacco e la fuga, l'arma ritornata nella fondina del suo padrone che ancora russava alla grande e che non si accorto di nulla. " "E la signora Zhang? " "Quella? una dura, sapessi com' dura! Avendo capito che il tentato omicidio era opera di qualcuno dei suoi debitori, per rappresaglia ha aumentato a tutti del venti per cento gli interessi da pagare, e cos adesso, in un anno, lei prende il cinquanta per cento. " " una vera strozzina! " Cominciavo ad avere simpatia per quel signor Tang. "E anche molto furba. Per evitare altri incidenti del genere, ha fatto circolare la voce che tutti i documenti dei prestiti che ha erogato, sono depositati da un avvocato che ha l'ordine di renderli pubblici se le dovesse succedere qualcosa. " "Nessuno la denuncia ? " "Che vuoi, la gente ha vergogna di fare sapere che ha contratto debiti, nessuno vuole perdere la faccia, e da noi, in Cina, perdere la faccia una delle cose pi gravi che possa capitare. " La vecchia fece un altro gesto col capo, questa volta verso la saletta del ristorantino fuori al quale ci trovavamo. " Anche quello l", indic l'ometto con il camice bianco che a occhi bassi stava spazzando per terra, " farebbe volentieri fuori la signora Zhang, ma non vuole rischiare la reputazione. lei che gli ha prestato i soldi per aprire questo locale, e con la storia del cinquanta per cento, tutti i guadagni vanno nelle tasche della donna. " Mi parve che l'ometto, pur continuando a pulire il pavimento, gettasse un'occhiata verso d i noi, uno sguardo carico d i preoccupazione. Fu un attimo, non giurerei che ci avesse guardato, ma non giurerei neanche del contrario. D'improvviso, la vecchia sibil : "E questi tre ? " Sobbalzai. Tre giovani dall'aria muscolosa stavano sfilando in

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fila indiana, davanti a noi, in bicicletta. Indossavano casacche da operaio, e quando quello davanti scorse la vecchia, acceler, e gli altri lo seguirono. Bastarono pochi ed energici colpi di pedali per portarli fuori dalla nostra vista. "I fratelli Liang.. . ",prese a commentare la vecchia, scuotendo il capo. " Bravissimi ragazzi, dei grandi lavoratori, partendo dal niente hanno messo su una piccola impresa che ristruttura le case. Per mettersi in proprio, all'inizio, serviva loro un camion, uno di quelli grossi con cui puoi trasportare tanti materiali d'ogni tipo, ma nessuno volle aiutarli, e i genitori, che sono dei modesti pensionati, suggerirono di rivolgersi alla signora Zhang. Ebbero il prestito, comprarono un camion giapponese nuovo di zecca, di colore rosso, e ora, tutta la famiglia lavora per coprire il debito. Persino il padre, un uomo integerrimo che ha dedicato tutta la sua vita all'onesta occupazione di redattore in una casa editrice, ora, nonostante la sua et e gli acciacchi, costretto a fare qualcosa: costruisce gabbie di bamb per gli uccelli, e le vende ai mercati. La madre, la signora Liang che in giovent era la pi bella del quartiere e che si vantava di avere come unica occupazione la cura dei suoi fiori, adesso lavora giorno e notte la lana per confezionare guanti, cappelli e maglioni che cede per pochi soldi ai negozi alla moda. " Ancora silenzio. Cominciavo a fremere, la situazione era paradossale: inchiodato l, a sentire le miserie umane. La vecchia riprese a parlare, cogliendomi alla sprovvista. "Un'altra povera vittima della signora Zhang la signora Liu. La vedi? " Dall'altra parte dello slargo, sul marciapiede di fronte che distava una ventina di metri, una giovane donna di circa trent'anni, stava stendendo su di un filo un panno colorato che sgocciolava. La vedevo di schiena, indossava pantaloni scuri, al polpaccio, e una semplice camicia bianca, portava i capelli legati a coda di cavallo, capelli neri, lucidi, con riflessi bluastri. Si muoveva in modo sinuoso, elegante, i gesti erano lenti e dolci, e quando si sollev sulla punta dei suoi sandali di plastica per mettere le mollette e assicurare il lenzuolo al filo, le si scoprirono fianchi sottili dalla peiie candida. Accanto alla donna non c'era nessun altro, dunque lei era la signora Liu. "Due anni fa ebbe una bambina ",prese a spiegare la vecchia, "uno scricciolo di bambina, bella come la primavera, una boccuccia che incantava, d u e occhi ridenti, una vocina da uccellino. Purtroppo, per, nacque con una malattia rara e terribile che la costringe a vivere in un ambiente asettico, persino l'aria deve

essere filtrata prima che la piccola la respiri, e la si pu awicinare soltanto dopo avere indossato camici speciali e subito tutta una serie di pratiche sterilizzanti. I1 soggiorno in ospedale e le cure sono costosissime, cosi la signora Liu si rivolta alla signora Zhang per un prestito. Ma che vita fa, per potere rimborsare i soldi a quell'arpia! Al mattino lavora come operaia in un piccolo laboratorio d i componenti elettronici, e il pomeriggio come cameriera nelle case dei ricchi. La sera, quando smonta dal lavoro, corre all'ospedale a vedere la figlia, e per arrotondare ulteriormente i suoi magri guadagni, per conto di alcune famiglie passa la notte a vegliare malati in fn di vita. Ti sembra una vita normale, la sua? i A stento riesce a rimborsare gli interessi. Certo, se la signora Zhang morisse, allora tutto sarebbe pi facile per la signora Liu.. . " "Ma, se succede qualcosa alla signora Zhang, l'avvocato sveler la lista con il nome di tutti i debitori. Se lei muore, addio anonimato, sono spacciati, saranno sulla lingua della gente." "Non in caso di morte naturale, ossia se il destino facesse il suo corso normale e lei morisse di malattia o di vecchiaia, la signora Zhang ha dato ordine al suo awocato di distruggere tutti i documenti perch non vuole lasciare di s un ricordo cattivo, a nessuno fa piacere sapere che la propria memoria sar inzaccherata schizzando fango su figli e nipoti. Se invece qualcuno dovesse sbarazzarsi di lei, la assassinasse, ci sarebbero indagini che porterebbero comunque a galla la sua attivit di strozzinaggio, in questo caso, pensa la signora Zhang, che la valanga della vergogna travolga tutti. " A queste parole, segu il silenzio. Bevvi qualche sorso di birra, mi aggiustati ben bene sulla sgabello che cominciavo a sentire scomodo e duro, presi a fissare la punta delle mie scarpe impolverate pur di non vedere pi quelle pupille bianche e smorte puntate su di me. Volevo andarmene, dovevo andarmene, cosa ci facevo l, con quella vecchia cieca che mi costringeva a tuffarmi in un mondo sordido, triste, squallido? Io volevo soltanto bere un po' di birra gelata e godermi il fresco assieme alla gente, non desideravo certo quella conversazione cos angosciante. Che potevo mai fare per quelle persone disgraziate, per tutti quei casi pietosi da cui sgorgava a pressione incontenibile la difficolt del vivere? La signora Zhang non era diversa da un qualunque strozzino di Milano, o di Roma o di Napoli, e storie come quelle che avevo sentito, non erano poi differenti da certe storie che si ascoltano anche da noi. A tutte le latitudini del mondo, l'avidit e la miseria
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formano la miscela umana pi ingiusta, immonda e venefica che si possa concepire. Come se mi avesse letto nel pensiero, la vecchia disse: " Non hai idea di quanto sia alto il numero delle persone che hanno debiti con la signora Zhang. Tu puoi dare a tutta questa gente una mano, lo sai? " Caddi dalle nuvole. "Io ? ",chiesi stupito. "%i uno straniero. " "Ebbene? " "La signora Zhang va matta per gli stranieri. " "In che senso? " "Nel senso pi lontano di quello che stai immaginando. La signora Zhang non va in giro in cerca di avventure con uomini esotici, invece tiene molto alla loro frequentazione, sai, in fondo, una snob, si ritiene superiore a noi tutti, e le piace che la gente pensi che lei abbia amicizie fuori dal comune, e magari altolocate. Tu, anche se straniero, sei distinto, elegante: hai giacca e cravatta, non sei mica uno di quei turisti scalcagnati che ciabattano schiamazzando in modo vergognoso per la citt, e parli la nostra lingua. Ti ho sentito raccontare, conosci la nostra storia, sei un uomo colto, di gradevole compagnia. Come piacerebbe alla signora Zhang farsi vedere in giro con te! " Ebbi la convinzione di sentire il fiume di adrenalina scorrere travolgente dentro il corpo per awertire tutti gli organi di mettersi in posizione di allarme. I1 cuore prese ad accelerare, un formicolio sulle braccia e sulla testa testimoniarono il rizzarsi di peli e capelli, il respiro si fece breve e frequente, lo stomaco mi si contrasse. "Non capisco ",fu l'unica cosa che mi usc dalla bocca. " facile, vedrai. " La vecchia mi si accost, con quegli occhi vitrei che incominciavano a incutermi paura, e fui avvolto dalla nuvola d'aglio che si spandeva attorno a lei come una colata piroclastica. "Appena ha riscosso i soldi dal signor Tang, la signora Zhang verr qui a bere un t, lo fa sempre, una sua abitudine. questo il momento pi adatto pergarlarle. " "Non la conosco neanche.. . " "Neanche gli awentori che c'erano prima, li conoscevi. Eppure, chiacchieravi con loro come se foste amici da molto tempo. " "Che c'entra? Quando si al bar o al ristorante, facile attaccare bottone con la gente, sono tutti rilassati e disponibili. " "Appunto, proprio quello che cerco di spiegarti. La signora Zhang verr qui tutta contenta per i soldi che avr nascosto nella

sua manica. Vedrai, sara rilassata, sorridente, e pi che disponibile a scambiare quattro chiacchiere con te, tu sarai il suo dolcetto della luna al momento giusto. " "Anche se io mi mettessi a parlare con lei, in che cosa ci sarebbe utile ai suoi debitori? " La vecchia mi si avvicin ancora di pi con un ghigno di soddisfazione che sconquass le mille rughe che le decoravano il viso. Dal nulla, come per magia, vidi comparire nella sua mano rugosa, tra quelle dita ossute e adunche, un piccolo sacchetto di plastica trasparente, nel quale mi parve di scorgere della polvere bianca. Dico mi parve perch in un tempo cos corto che definirei frazione di secondo, quelle dita ricurve, quelle bacchette d'osso che avrebbero anche potuto ghermire una preda, quei bastoncini dotati di unghie rapaci, quelle dita spaventose, dicevo, mi infilarono in tasca il sacchettino. " Parla, parla molto con la signora Zhang, falla somdere, distraila, e mentre lei alzer il capo al cielo per una di quelle sonore risate che le sconvolgono la gola e per le quali famosa, non ti sar difficile metterle nel t questa polvere. Vedrai, con il tuo gesto, risolverai i problemi di tutti quei disgraziati. Nessun di loro in grado di farlo - schiacciati, umiliati, timorosi per le conseguenze, sono diventati tutti paurosi come conigli in gabbia, come gattini abbandonati. " I1 ghigno della vecchia si era trasformato in una smorfia, un osceno sorriso che metteva in mostra i pochi denti che le rimanevano. Chiusi gli occhi e mi concentrai al massimo per impormi la calma. Cercai di vuotare la mente, respirai a fondo tre o quattro volte, feci scrocchiare le dita e, solo quando sentii il respiro diventare regolare, riaprii gli occhi e presi a riflettere su quanto avevo sentito. La cosa migliore sarebbe stata - lo so - alzarsi e andarsene a gambe levate, buttando quel misterioso sacchetto nel primo bidone della spazzatura che incontravo. Invece, prevalse la curiosit, quella maledetta curiosit che non sempre riesco a tenere a bada, quella dirompente curiosit che mi spinge, a volte, a credere che una situazione, per quanto disdicevole, contraria alla mia indole, sgradevole in tutti i sensi, possa essere fonte d'ispirazione per uno di quei vaneggiamenti che mi escono dal computer, e che pomposamente i miei editori chiamano romanzi. "Cos' questa polverina? ",chiesi in modo sgarbato. "Se per avvelenare la signora Zhang, non soltanto il suo avvocato render pubblici quei documenti che tutti temono, ma io andr in galera, e forse anche peggio. "

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Per la prima volta, da quando era entrata in modo cos invadente nella mia vita, la vecchia assunse un'aria quasi dolce. Le rughe parvero spianarsi, quel ghigno divenne un vero sorriso. " ben pi che un veleno.. . ", rispose con dolcezza. "Che vuol dire ? " " una sostanza molto particolare che estraggo da certe piante, una miscela che ottengo distillando ed essiccando oli e umori vegetali, fino ad ottenere dei granelli fini fini che si sciolgono in u n attimo, e fanno il loro effetto dopo qualche ora. Vedi, la signora Zhang berr il t assieme a questa polverina, tu avrai il tempo di scambiare le ultime chiacchiere, di salutarla e di andartene al tuo albergo, lei pure rientrer a casa sua, sicuramente con un taxi, lo fa sempre, odia gli autobus e il metr che la costringono a stare in contatto con tanta gente, una snob, te l'ho detto. Non cener, si sente grassa ... E poco dopo che si sar messa a letto, sentir montare nel petto uno strano scalpitio, che diventer via via pi furioso come il galoppo di una mandria di cavalli in fuga. I1 suo cuore comincer ad andare a una grande velocit fino a che la frequenza del battito diventer straordinariamente eccessiva, e lei, in preda a un dolore che la paralizzer senza permetterle neanche di urlare, sentir i muscoli tendersi fino allo spasimo per contrastare quel moto doloroso e inarrestabile, e udr il cuore spaccarsi e arrestarsi. Poi, non avr pi alcuna sensazione, sar morta, morta come meritano le carogne come lei. " Confesso che alla fine delle sue parole, mi sentii esausto come se avessi compiuto uno sforzo enorme. M'incurvai sullo sgabello sotto il peso della mia incapacit a tagliare corto con quella situazione. Il desiderio di sapere, il demone del ricercatore presero il soprawento. " Ce la signora Zhang muore avvelenata ",dissi con un filo di voce, " l'avvocato.. . " "Sar come una morte naturale ", m'intemppe immediatamente la vecchia, " nel suo sangue non rimarr alcuna traccia di questa polverina, si tratta di essenze vegetali che vengono assorbite e consumate per intero. Nessuna analisi,nessuna autopsia potr mai scoprirle. Fidati, le conosco bene, le ho gi usate ... E dopo, dopo, tutta questa gente sar libera di vivere senza ricatti n mortificazioni, libera di vivere la propria vita e le proprie sfortune senza dovere anche sottoporsi alla ferocia dell'animale pi crudele e spietato che esista sulla faccia della terra: l'uomo. " Scosse la testa, e aggiunse con un tono amaro che mi stup : "E allora, non avendo pi nulla di disdicevole sddda nascondere, forse qualcuno

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comincer a salutarmi, a sorridermi, a rivolgermi la parola.. . " A partire da quest'ultima frase, la mia memoria diventa fallace, niente mi risulta chiaro di quello che awenne dopo. O meglio, di tanto in tanto, mi sembra di ricordare che la vecchia mi diede una pacca sulla mano e se ne and con passo strascicato, diregendosi verso il vicolo pi vicino. E credo che vidi la signora Zhang avvicinarsi al negozietto o ristorantino che dir si voglia, lanciarmi un sorriso gentile, e che forse con un gesto discreto e ossequioso l'invitai a sedersi al mio tavolo, e che lei ordin un t Wulong, e che io chiesi un'altra birra gelata e la tracannai in un attimo, e che cominciammo a chiacchierare, e che mi ritrovai tra le mani il sacchettino con la povere, e che lei inizi a ridere, ridere, ridere, con gli occhi rivolti al cielo.. . Effettivamente - quante volte devo ripeterlo? - non ricordo quasi niente di quegli awenimenti. Per quanti sforzi faccia, della fine di quella giornata assolata e calda, mi rimane soltanto in bocca il sapore dei jiaozi croccanti e della birra fredda, e nelle narici il profumo della sigaretta che chiesi a qualcuno - ma non so dire chi fosse - e che accesi in modo spasmodico colmando la mia crisi di astinenza. Non ricordo neanche come feci a rientrare in albergo, nulla, vuoto assoluto, la mia memoria ha una pagina bianca. Per quanti sforzi faccia, dicevo, nella mente non serbo pi alcun dettaglio che possa illuminarmi su cosa realmente successe su quel marciapiede dalle parti della Torre del Tamburo. In realt, non voglio neanche saperlo, non m'interessa nulla, adesso m'importa soltanto capire, come far a prendere nuovamente il coraggio di smettere di fumare.

Carlo Lucarelli

Tien Tsin
Ce chiudeva gli occhi il fumo gli bruciava tra le palpebre. Per questo lo soffiava lontano, le labbra strette come per fischiare, e anche il collo proteso in avanti, per mandarlo pi in l. Doveva essere buffo perch la ragazza rise, e quando lui la guard lei si copr la bocca con la mano, ma lui sorrideva e cos lei rise ancora. Era carina. Pelle bianchissima sotto il drappo di seta rossa che le aveva messo sulle spalle, l'unica cosa che indossasse. Accoccolata sulla stuoia, il busto sollevato su un gomito, aspettava che finisse di fumare la sua pipa, seduto su uno sgabello all'altro angolo della stanza. Si chiedeva perch non l'avesse ancora raggiunta, perch indugiasse a stordirsi con l'oppio. In fondo non era per starlo a guardare che l'aveva pagata. Eppure non si era ancora tolto i vestiti, neanche la giacca e il cravattino. Soffiava il fumo lontano, gli occhi chiusi, e ogni tanto le lanciava un'occhiata. In realt lui stava facendo una cosa molto importante. Con tutto quell'oppio e con quel prendersela calma stava tenendo buona la Bestia, come la chiamava lui con se stesso, oppure il Lupo. Altrimenti sarebbe finito tutto troppo presto e invece lui voleva assaporarselo, fino all'ultimo momento, fino a quando avrebbe scatenato il lupo. Perch lui non l'aveva pagata, quella cinesina cos carina, l'aveva comprata e l'aveva comprata vuoto a perdere, per non restituirla pi. Lo sapeva il ciccione che gliela-avevafatta scegliere tra le ragazze della sua casa, lo sapeva'il vecchio che gli aveva affittato quella stanza nella fumeria, l'unica che non lo sapeva era proprio lei che lo guardava e che adesso, forse, cominciava a vederci anche il Lupo in fondo a quegli occhi annebbiati dal fumo, e infatti rabbrivid, si strinse nella seta rossa e disse qualcosa piano, qualcosa che cominciava con una C o una k e finiva in bu. Voleva dire paura, ma lui non lo cap, perch la ragazza aveva l'accento stretto di un villaggio dell'interno e comunque lui non sapeva una parola di cinese e in ogni caso, ormai il Lupo si era scatenato, balzava in avanti con lui, a bocca spalancata, e neanche l'aveva sentita quella parola e neppure il grido della ragazza che si copriva la faccia con le mani mentre le balzava addosso.

Neanche il capitano Colaprico capiva una parola di cinese. Ci aveva messo tanto a mandare a memoria un po' di tigrigna quando ancora comandava la compagnia dei carabinieri di Massaua, nella Colonia italiana dlEritrea, che adesso ad imparare quella strana lingua che si alzava e si abbassava come una musica neanche ci pensava. E poi era appena arrivato, 7 giugno 1914, dodicesimo anniversario di quando quel pezzettino di Cina era passato in concessione definitiva al Regno d'Italia e ancora faceva fatica ad abituarsi, nonostante il caldo umido di Tien Tsin d'estate fosse lo stesso di Massaua, qua per le paludi l per quel sole rovente che esplodeva nel cielo tutti i giorni. Per fortuna c'era il vecchio Chang. Chang aveva meno di trent'anni ma lo chiamavano cos, vecchio, da quando era poco pi di un ragazzino. Per rispetto, perch era sempre stato un giovane brillante e intelligente, sapeva leggere e parlare parecchie lingue e diceva solo cose sensate. Colaprico lo aveva fatto assumere nel personale della Concessione, come interprete, e se lo era preso al Comando dei Carabinieri, anche se di lui non sapeva praticamente nulla. Se lo era trovato accanto un giorno che cercava di zittire un gruppo di donne che erano venute in caserma a lamentarsi chiss di cosa, e urlavano tutte, cantavano forte in quella lingua misteriosa, poi era arrivato il giovane Chang, aveva fatto silenzio con un urlo e gli aveva chiesto, a Colaprico, posso esserle utile? in italiano perfetto, con solo un vago accento veneto nella voce. Da dove venisse, quell'accento, Colaprico non era ancora riuscito a capirlo perch ogni volta che gli faceva una domanda sul suo passato il vecchio Chang rispondeva solo ho viaggiato molto e famo il marinaio, con quella erre sfuggente Che sembrava pi quella arrotata di un padovano che quella liquida di un cinese. Adesso il vecchio Chang lo osservava, una mano nella tasca dei calzoni e l'altra a giocare con l'asola del bottone che gli chiudeva la giacca sotto lo scavo quadrato del colletto. I1 capitano se l'era tolta la giacca, e stava in maniche di camicia sotto la ventola che girava attaccata al soffitto, arricciandosi i baffi mentre leggeva il rapporto del maresciallo. Una seccatura, la prima che gli era capitata da quando era arrivato. Un caso semplice, il conte Gianenrico Satta-qualcosa trova un cinese nel giardino della sua villa in piazza Dante angolo via Firenze e gli spara. notte, il cinese ha un coltello, il conte in casa

sua. Quela Tien Tsin, il conte un conte ed italiano, il cinese un ed cinese. Tentativo di furto, legittima difesa, caso chiuso. "Che c'? Perch mi guardi cos?" "Volevo vedere se firmavate il rapporto, signor capitano". "Certo che lo firmo. Stiamo costruendo la concessione, ci sono tutte le bonifiche da fare, palazzi da costruire, l'amministrazione, sono un sacco di affari per tutti, italiani e cinesi, mica vogliamo cominciare male, no? Archiviamo in fretta questo brutto incidente e non turbiamo i rapporti tra Regno d'Italia e Celeste Impero". "E chi lo ha detto questo? Non cos che parlate voi, di solito". I1 capitano smise di tormentarsi i baffi. Si apri la camicia per prendersi l'aria della ventola sulla peile sudata. "L'ha detto il governatore. Ma come se avessi parlato io perch il governatore l'Italia e io sono un regio carabiniere. Smetti di ridere, per favore. Dimmi perch sei qui. I1 maresciallo Panunzio scrive i rapporti in italonapoletano ma non ho bisogno di un traduttore". I1 vecchio Chang fece un passo avanti, tir fuori la mano dalla tasca e appoggi un pezzo di stoffa rossa sulla scrivania del capitano. Colaprico la prese, strofinandola tra le dita. Era seta, morbida e liscia, molto bella. Ma era solo un pezzettino sfilacciato. Sembrava strappato dalle fauci di un cane. "Ce l'aveva l'uomo ucciso nella villa del conte. Mi sono permesso di perquisirlo prima di farlo seppellire". "Hai fatto bene. E allora?" "L'uomo era un poveraccio dell'interno che veniva dal villaggio di Laofan. Morto difame. Come poteva avere una stoffa cos preziosa?" "L'avr rubata a casa del conte". i "No. I conte gii ha sparato in giardino, prima che entrasse". "L'avr rubata da qualche altra parte. Era un ladro, aveva un coltello. Perch scuoti la testa?". "I1 coltello era un pezzo d'osso levigato, di quello che usano i contadini. E lui aveva mani e piedi da contadino". "E quindi?" "E quindi niente. Firmerete il rapporto e archivierete il caso, no?" I1 capitano prese la penna e ne intinse la punta nel calamaio. Guard il rapporto, poi appoggi la penna sulla scrivania, senza firmare, e fiss il vecchio Chang, che sorrise.

"~ene, allora posso dirvi il resto. C' una persona che vi vorrebbe parlare". La persona era un giudice, ma voleva incontrare il capitano in incognito e per questo lo aspettava su una giunca in mezzo al fiume Bai, davanti alla banchina italiana. I1 giudice Ka sedeva sotto la tettoia di bamb della barca e si faceva aria con un ventaglio. Aveva un vestito dalle grandi maniche che faceva capire benissimo come non fosse un pescatore, e del resto anche il capitano, per quanto in borghese, non sembrava l per prendere i pesci. Dall'altra parte della riva, dove c'era la concessione giapponese, un ufficiale li stava osservando con un binoccolo. I1 giudice Ka non parlava italiano. Il vecchio Cheng ascoltava e poi riassumeva al capitano. I1 giudice stava indagando su una serie di delitti. Tre, tutte donne, tutte povere ragazze vendute come concubine. Tutte uccise con estrema violenza, massacrate e prese a morsi. "A morsi?" chiese il capitano. "A morsi" conferm il vecchio Chang e il giudice Ka annui, come se avesse capito. L'ultima era una ragazzina che veniva dal villaggio di Laofan. I1 padre se Sera venduta per pagare i debiti che strangolavano la sua famiglia. "Di Laofan?" chiese il capitano e il giudice Ka annu prima ancora che il vecchio Chang parlasse. Ora, su una delle ragazze uccise era stata trovata una cosa. Il giudice Ka tir fuori dalla manica un frammento di seta rossa, molto pi piccolo e molto pi stracciato di quello che il giovane Chang aveva mostrato al capitano. Ma era lo stesso tipo di stoffa. "E io che c'entro?" chiese il capitano. I1 giudice Ka cominci a parlare senza aspettare la traduzione e per un attimo Colaprico pens che davvero lo capisse. Ma forse era solo lo stesso istinto da poliziotto che li metteva in sintonia. Il giudice aveva fatto le sue indagini e aveva trovato il padrone di un bordello che possedeva una delle ragazze morte. Era riuscito a fargli dire che l'aveva venduta ad un uomo. Laowai,aveva detto il giudice, indicando il capitano. "A me?" "No a voi. A uno come voi. Laowai. Un occidentale. Italiano". Bene, pens Colaprico, ragazze uccise, una ragazza di Laofan, un poveraccio di Laofan, la seta rossa, un italiano che le compra,

l'uomo di Laofan a casa del conte, il padre della ragazza che va dal conte Gianenrico Satta-qualcosa a vendicarsi perch gli ha ucciso la figlia. Un maniaco, insomma, un assassino in serie. Bene, anzi, male. "Ringrazio il giudice per avermi informato, ottimo esempio di collaborazione tra polizie straniere. Che ha intenzione di fare? Se il suo governo fa una rischiesta di estradizione al mio governo avr tutto il mio appoggio". I1 giudice non disse niente. Parl solo il vecchio Chang, che evidentemente gi sapeva tutto. "I1 giudice ha riferito al funzionario imperiale che pi o meno gli ha detto che si sta costruendo la concessione, bonifiche, palazzi, tanti affari per tutti, mica vogliamo turbare i rapporti tra italiani e cinesi, no? Anche lui come voi, quando parla un funzionario imperiale...". I1 conte Gianenrico Satta-Cattani era un giovane alto e magro, dalla barbetta rossiccia. Elegante in giacchetta, cravattino e colletto duro di cellulosa, nonostante il caldo, si chinava a parlare all'orecchio di una ragazza e la faceva ridere. In piazza c'era la banda della marina che suonava, e anche se per adesso la piazza era solo una spianata circondata da case che erano ancora dei cantieri, gi le si potevano immaginare le villette in stile liberty coloniale, con le staccionate bianche, i giardini, le fontane e i padiglioni, le terrazze coperte. A Massaua no, la vecchia Massaua araba ed egiziana era rimasta forte sotto le nuove costruzioni degli italiani in Africa ma qui sembrava che tutti ci si fossero messi d'impegno a fare di questo pezzetto di Cina un pezzetto d'Italia. Affari per tutti. Italiani e cinesi. Ma il capitano Colaprico non pensava a questo mentre guardava il conte Gianenrico parlare con la ragazza, bruttina, un gran naso, ma di buona famiglia ricca. I1 capitano pensava ai dispacci che aveva ricevuto in risposta al suo telegramma. Al secondo, soprattutto. Aveva mandato un telegramma in Italia, al comando generale, pregasi inviare informazioni conte Gianenrico Setta- Cattani, eccetera eccetera. Il primo dispaccio di risposta era arrivato dopo due mesi, col piroscafo dall'Italia. La biografia del contino, soprattutto quella della sua importante famiglia, e solo a leggere quella il capitano si era arricciato i baffi cos forte da strapparsi un ciuffo di peli. Poi, a margine, una nota. Sospettato di omicidio a sfondo sessuale, a Torino, un anno prima. Violenza feroce. Morsi. Un drappo di seta

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rossa. Indagini archiviate. Ma lui pensava al secondo, che era arrivato subito, appena il giorno d o p . Lo teneva nella tasca dei calzoni, stretto nella mano chiusa a pugno. I1 capitano si avvicin al conte. Lo salut con la mano alla visiera e si inchin davanti alla ragazza, battendo i tacchi. "Posso dirvi una parola in privato, signor conte?" "Anche due, signor capitano". Si allontanarono dalla banda, lontano anche dalla piccola folla di italiani vestiti da italiani, cinesi vestiti all'occidentale, italiane vestite alla cinese, che riempiva la piazza. Imboccarono via Polo, si fermarono vicino ad un cantiere in costruzione ma poi proseguirono perch c'era cattivo odore. "La bonifica non ancora finita" disse il capitano. "Dir a mio padre di fare pi in fretta. Siamo quasi arrivati al mercato coperto. Immagino che siamo abbastanza in privato, che volevate dirmi?" Colaprico si morse un labbro, poi si strinse nelle spalle e glielo disse. "Mi chiedevo il perch della seta rossa". I1 conte non disse nulla. Chiuse gli occhi di scatto, come se ci fosse ancora il fumo a farglieli bruciare, poi fece un passo indietro. Strinse il bastoncino di canna che aveva in mano e per un momento Colaprico pens che lo avrebbe colpito con quello. Sperava che lo facesse. Invece il conte apr la bocca un paio di volte, disse come, e intendeva dire come vi permettete, disse ma chi, e voleva dire ma chi vi credete d'essere, poi si strinse nelle spalle anche lui e disse: "mi ricorda il sangue. Mi piace e stranamente mi calma. Se non mi tengo a bada le sbranerei per la strada e non sarebbe bello, non credete?" Erano arrivati al mercato coperto. I1 conte tocc con la punta della cannetta un sacco di zenzero, saggiandone la consistenza. "Vi piacciono i gamberi allo zenzero? A me molto. Devo dire al mio cuoco di comprarne per questa sera. Sapete, ho ospiti a cena. Mi fidanzo ufficialmente con la ragazza che avete visto. Lo so, non bella ma incedibilmente ricca. C' qualche altra cosa che dovete chiedermi?". I1 conte guard il capitano negli occhi. Colaprico scosse la testa, si trattenne dal portare la mano alla visiera, come d'istinto, perch almeno questo no, porca puttana, e se ne and.

Mentre si allontanava stringeva nel pugno il dispaccio che aveva dentro la tasca. Anche cos stroppicciato si sarebbe potuto leggere ancora. Cera scritto:.ordine di trasferimento. Prepararsi lasciare Tien Tsin per altro incarico. Imbarco prox. piroscafo partenza per Italia. "Abbiamo una settimana per incastrarlo". Colaprico camminava avanti e indietro, i baffi arricciati all'ins come manubri, sotto la ventola. Aveva anche spostato la scrivania perch gli dava fastidio. "Il contino furbo. Va a caccia fuori dalla Concessione italiana perch sa che in un posto cos piccolo turberebbe troppo gli equilibri anche se.. ." "Anche se uccide solo cinesi" concluse il vecchio Chang. "Non nascondiamoci dietro un dito, sappiamo come va il mondo". "Va bene. In ogni caso quelle povere ragazze non rivestono nessun interesse neppure per il governo imperiale, per cui ha mano libera. Esce, caccia, rientra, protetto dalle sue coperture". "Gli affari sono affari". "E chi se ne frega di qualche povera concubina che scompare ogni tanto". I1 vecchio Chang stava seduto su una poltroncina di vimini, una di quelle che Colaprico si era portato dietro dall'Africa. Continuava a tenere tutti gli alamari della giacca abbottonati fino in cima. I1 capitano si chiese come facesse a non sudare mai. "Ha ucciso anche una ragazza italiana" disse il vecchio Chang. "S, ma in Italia. Cio, in madrepatria. Laggi gli affari della sua famiglia non sono cosi urgenti come qui, l non cos protetto e se mi ci metto.. ." il capitano strinse i pugni, "vedrai che lo incastro. Ma ora siamo qui. O meglio, lui qui, io tra una settimana non ci sar pi". I vecchio Chang si chin in avanti, prendendosi la testa tra le 1 mani. Sembrava che piangesse ma Colaprico lo sapeva che quando faceva cosi era per pensare. E infatti rimase immobile a lungo, poi lasci scivolare le dita sul cranio rasato e le strinse sul codino che portava corto sulla nuca. Era il segnale che gli era venuta un'idea. "Mi venuta un'idea" disse. E sorrise. Questa volta la giunca era oltre l'ansa del fiume, verso il delta del Pei-ho che sfociava in mare aperto. E il capitano Colaprico era

veramente in incognito, vestito da contadino cinese, con un grande cappello di paglia a coprirgli il volto da laowai. L'uomo che dovevano incontrare li aspettava sulla riva. Era anche lui vestito da contadino ed era un cinese, anche se appena cominci a parlare, in italiano, l'accento tedesco che gli inacidiva le parole si sent fortissimo. Era austriaco, il capitano lo aveva visto gi altre volte oltre il confine in fondo a via Roma, che separava la concessione italiana da quella austriaca. Ma guarda, pens Colaprico, l a parlare in italiano con un cinese dall'accento veneto e uno dall'accento tedesco e lui con il suo accento mezzo pugliese e mezzo milanese, una sinfonia di erre liquide, di u che diventavano v, di e strette. E tutto questo fuori dai confini d'Italia in Cina. Che confusione. Ma doveva concentrarsi. Fritz, cos si faceva chiamare l'austriaco cinese, stava dicendo cose molto interessanti. "Ci sar un incidente. Presto, direi, a settimane. Qualcosa che sia in grado di scatenare la guerra in Europa. Non so dove star l'Italia, ma dalle mie parti tutti scommettono che sar contro di noi". Dalle sue parti significava i servizi segreti austriaci, Colaprico lo sapeva benissimo, perch glielo aveva detto il vecchio Chang. I1 vecchio Chang aveva anche detto un'altra cosa. Che Fritz, anche se era austriaco da parte di padre e agente dei servizi segreti di sua maest l'imperatore d'Austria e Ungheria, era comunque cinese e non avrebbe accettato quel massacro di ragazze cinesi. Li avrebbe aiutati sicuramente. E infatti, senza bisogno che Colaprico lo chiedesse, Fritz lo guard diritto negli occhi e disse: "cosa posso fare di preciso per voi?" I1 capitano Colaprico salp da Tien Tsin il 28 giugno 1914. A salutarlo alla banchina italiana c'erano i carabinieri, la banda della marina, le autorit locali e il vecchio Chang, che gli strinse la mano senza dire niente. Nell'allontanarsi il vecchio Chang pass accanto al conte Gianenrico, che guardava il capitano salire sulla lancia che l'avrebbe portato al piroscafo. Appoggiato alla cannetta, sempre elegante, giacchetta, colletto e cravattino, il conte sorrideva sotto i baffi rossicci. Anche il vecchio Chang sorrise, ma dentro, senza che niente gli affiorasse sulle labbra. Quello stesso giorno uno studente serbo di nome Gavrilo Princip sparava all'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono

d'Austria, in visita a Carajevo. I1 capitano Colaprico lo seppe il giorno stesso, dal telegrafo della nave, e quando sbarc in Italia, pi di un mese dopo, seppe che proprio quel giorno, il 28 luglio, l'Austria aveva dichiarato guerra alla Serbia. Allora si sedette alla sua scrivania, al comando dei carabinieri di Torino, perch proprio quella citt aveva scelto quando gli avevano chiesto dove voleva andare dopo dieci anni di servizio in colonia e lui aveva detto quella, la citt in cui il conte Gianenrico aveva ucciso la prima ragazza. I1 capitano si sedette alla scrivania e si accese un sigaro, con calma, perch adesso c'era soltanto da aspettare. Per effetto delle alleanze tra le varie nazioni qualoche giorno dopo la Russia dichiarava guerra all'Austria, la Germania dichiarava guerra alla Russia e la Francia e la Gran Bretagna la dichiaravano ad Austria e Germania. A Torino, intanto, il capitano Colaprico aveva gi finito la sua indagine. Era bravo, il capitano, aveva letto i testi di criminologia di Lombroso e di Kraft-Ebening e non gli ci era voluto molto a mettere insieme tutte le sue prove. A quel punto, mentre la guerra infuriava in Europa e l'Italia si divideva tra chi voleva restare neutrale e chi scendere in campo contro Austria e Germania, il capitano mand un telegramma all'ufficio postale di Tien Tsin. Destinatario: vecchio Chang. Testo, una parola sola: pronto. Il vecchio Chang attese il momento giusto, e cio quando Fritz gli disse che dalle sue parti erano ormai sicuri che l'Italia sarebbe entrata in guerra da li a poco. Allora tir fuori da una cassetta di lacca un involto di stoffa, prese la busta che ci teneva dentro e and a consegnarla al maresciallo Pannunzio dicendo che l'aveva trovata per la strada, sul confine con la concessione austriaca. Il maresciallo Panunzio la port al capitano nuovo che l'apr e rimase un pezzo con la testa tra le mani, cercando di capire cosa dovesse fare. La prima fotografia mostrava il conte Gianenrico al mercato coperto, assieme alla sua fidanzata dal nasone. Dietro di loro c'era un cinese che il capitano nuovo conosceva bene, perch si diceva facesse parte dei servizi segreti austriaci. Lo chiamavano Fritz. Fritz appariva anche in un'altra fotografia che ritraeva il conte Gianenrico seduto al tavolino del bar del circolo degli Italiani, da solo. Dietro a lui, in atteggiamento equivoco, come se gli parlasse

di nascosto, crera sempre il suddetto Fritz. In realt il conte stava aspettando due ricchi imprenditori cinesi, che in effetti da l a poco arrivarono e Fritz aveva solo chiesto al contino se aveva del lavoro da offrirgli, ricevendone in risposta soltanto un silenzio indifferente. Ma l'importante era quello che appariva dalla fotografia, come anche da un'altra, il conte su un risci, questa volta s in atteggiamento pi che ambiguo, con il cappello tirato sugli occhi e il bavero di un soprabito alzato fino al mento. Andava fuori dai confini della concessione, ad uccidere un'altra ragazza, senza che nessuno lo potesse fermare. Ma in quelle fotografie scattate con una macchina militare portatile austriaca, il conte sembrava una spia. E secondo la lettera che le accompagnava, il contino Gianenrico lo era dawero una spia. L'addetto militare austriaco della concessione scriveva all'ambasciata a Pechino informandola che avevano reclutato il conte Cetta-Cattani come informatore. I1 capitano nuovo rest per un po' a pensare. Chiudere un occhio su quello che il contino facesse fuori dalla concessione, e il capitano nuovo neanche lo immaginava quello che faceva veramente, era una cosa. Ma chiuderli su una spia al servizio del nemico proprio quando si sta per scendere in guerra un'altra. Cos il capitano nuovo fece quello che Colaprico si aspettava che facesse. Sigill la busta e con un corriere militare la sped in Italia, al comando generale. Assieme al contino Gianenrico. Quando il priroscafo approd a Napoli era il 24 maggio 1915 e l'Italia entrava in guerra proprio quel giorno. Sulla banchina, appoggiato col sedere ad un paracarro, c'era il capitano Colaprico. Faceva dondolare attorno al dito le catenelle che avrebbe chiuso attorno ai polsi del contino. Le accuse di spionaggio sarebbero cadute subito, ma adesso che era riuscito a farlo venire in Italia con tutto quello che aveva raccolto su di lui sarebbe riuscito a farlo condannare per Somicidio della ragazza i t a h , e in questo modo un po' anche per quelle cinesi. Cos, pensando alle ragazze cinesi, gli torn in mente il vecchio Chang, tutte le cose che sapeva, tutte le lingue che parlava, le idee che gli venivano e cos si chiese chi fosse dawero quella specie di Sherlock Holrnes cinese. Se fosse tornato a Tien Tsin, pens, glielo avrebbe chiesto. O lo avrebbe scoperto.

Poi smise di pensare ad altro che al contino Gianenrico, perch lo aveva visto scendere sulla passerella, e fermarsi di colpo appena lo aveva notato, e cosi gli and incontro, e sorridendo gli mostr le manette.
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