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TALENTI PER LIMPRESA

Cinque imprese, cinque autori, cinque racconti del talento

Laterza Edizioni della Libreria

2010, Gius. Laterza & Figli Edizioni della Libreria Prima edizione 2010 www.librerialaterza.it

vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico. Per la legge italiana la fotocopia lecita solo per uso personale purch non danneggi lautore. Quindi ogni fotocopia che eviti lacquisto di un libro illecita e minaccia la sopravvivenza di un modo di trasmettere la conoscenza. Chi fotocopia un libro, chi mette a disposizione i mezzi per fotocopiare, chi comunque favorisce questa pratica commette un furto e opera ai danni della cultura.

Propriet letteraria riservata Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari Finito di stampare nel febbraio 2010 Ragusa Grafica Moderna - Bari per conto della Gius. Laterza & Figli Spa ISBN 978-88-420-9298-8

Prefazione

Cos il talento?

Quando con i soci del Club delle imprese per la cultura di Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani, abbiamo pensato a questo progetto, probabilmente ciascuno di noi andato con la mente alla propria impresa alla ricerca di quel particolare momento aziendale o di un gesto particolarmente talentuoso da parte di un collaboratore. Le ipotesi utili a fornire qualche risposta si saranno forse susseguite nel tentativo di trovare ununica e improbabile soluzione. A domande si susseguono domande quando si parla di creativit e di talento. Ci siamo poi chiesti come il talento nascesse nelle imprese indipendentemente dalle peculiarit dellattivit aziendale. Da queste riflessioni e da molte altre sul senso della creativit per e nellimpresa nato Talenti per limpresa, poich siamo fortemente convinti che esso risieda nella storia personale di chi guida lorganizzazione o di chi fattivamente vi collabora. Ora che mi accingo a scrivere questa breve presentazione e dopo aver visto le mise en espace organizzate dal Teatro Kismet Opera di Bari sui racconti delle imprese, ma soprattutto dopo aver incontrato i leader che guidano le organizzazioni oggetto dei racconti, mi convinco che il talento una qualit personale, non collettiva, fondata sulla capacit di osare, essere coraggiosi, avere una forte visione utopica ma al contempo possedere capacit e caparbiet nel realizzarla.
1 Talento: sm 1. Unit di misura di peso greca, di valore variabile secondo i luoghi e i tempi // Antica moneta in circolazione in Grecia e Palestina ai tempi di Ges. 2. Capacit intellettuale non comune, associata a genialit o estro vivace: avere del t., un giovane di t.; estens., di persona: un vero t. // lett. Inclinazione o disposizione danimo (G. Devoto - G.C. Oli, Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier).

Prefazione

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Mi ritrovo molto, nel fornire unulteriore chiave interpretativa del concetto di talento nellimpresa, nelle parole citate da Stan Davis e David McIntosh:
Quando vi sarete abituati ad assimilare il vostro lavoro a unopera darte e i vostri clienti a un pubblico, gestirete la vostra azienda in modo pi profittevole. E quando vi sarete abituati ad assimilare il lavoro a unopera darte e voi stessi a degli artisti, troverete pi soddisfazione in ci che fate. [...] Tutti noi, dirigenti dazienda e artisti, pubblici e consumatori, traiamo notevoli benefici dal fatto di vedere il mondo sia con una sensibilit estetica, sia con un orientamento strategico. Integrare larte e il business, mettendo assieme la nostra estetica individuale e il lavoro che facciamo, gestendo flussi economici e artistici dellattivit di impresa: ecco cosa intendiamo per arte del business2.

Si tratta appunto di una maestria difficile anche da decodificare e che non segue un percorso di costruzione precostituito o lineare, poich a quella maestria luomo arriva per esperienza e con un continuo travaso e scambio tra laspetto personale e quello professionale. Ecco che nel semplice racconto di storie personali e aziendali emerge una raffigurazione in cui chiunque legga si riconosce e quindi riconoscer, attraverso il talento descritto, anche il proprio talento, la propria caparbiet, come invito a perseverare nellinseguire i propri sogni. Dai quattro racconti e dalle illustrazioni commissionate ai diversi autori, emergono chiaramente storie di persone e di organizzazioni che fanno i conti con il loro mondo. Si tratta di un esperimento di storytelling, ossia quella disciplina che consente di raccontare i talenti dimpresa in quanto componenti della identit dellazienda, come elemento fondante della relazione tra organizzazione e i suoi pubblici interni (soci, azionisti, management) ed esterni (fornitori, clienti). Come raccontare questa identit se non attraverso una forma letteraria che di per s offre lenorme opportunit al lettore di comprendere la complessit di unazienda?
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Cfr. S. Davis-D. McIntosh, Larte del business. Fate del vostro lavoro unopera darte, Franco Angeli.

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Prefazione

Non c brochure aziendale, anche la pi bella per la grafica e la pi accattivante per i contenuti, capace di trasferire storie di uomini e organizzazioni in modo tanto efficace e appassionante quanto unopera letteraria. Talenti per limpresa ci insegna che limpresa cultura, come conoscenza, come racconto della capacit di coniugare utopia e saper fare. I testi di DAmicis, Donpasta, Lagioia e Marocco, e la graphic novel di Carofiglio sono ispirati a cinque imprese che i soci del Club Cultura di Confindustria Bari e Bat hanno selezionato sulla base della conoscenza diretta, sono il frutto di ripetuti incontri tra i talenti esterni (gli autori) e gli imprenditori/manager dimpresa, ma sono anche una libera interpretazione delle storie di persone e di aziende. Questi brevi racconti hanno visto la loro prima rappresentazione sul palco del Teatro Kismet attraverso una interpretazione breve quanto intensa come solo la magia del teatro sa fare. Di questo sono particolarmente grato ad Augusto Masiello del Teatro Kismet Opera che ha avuto la cura di selezionare attori e compagnie e di condurli verso un lavoro teatrale semplice quanto poetico. Sono grato inoltre a tutti gli interpreti che li hanno messi in scena, cogliendo lessenza del racconto ma soprattutto le qualit dei talenti delle imprese. Rivolgo un particolare ringraziamento ad Ines Pierucci, che con chi scrive ha condiviso ogni fase del progetto e senza il cui contributo non avremmo potuto incontrare gli autori che si sono messi in gioco raccontando queste brevi quanto emozionanti storie di uomini e di imprese.
Ettore Chiurazzi Coordinatore Club delle imprese per la cultura di Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani

CLUB DELLE IMPRESE PER LA CULTURA CONFINDUSTRIA BARI E BARLETTA-ANDRIA-TRANI


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TALENTI PER LIMPRESA

Francesco Carofiglio

Tink & Tank

Le illustrazioni sono liberamente ispirate alla storia di Planetek Italia. I dialoghi e le situazioni riportate nelle tavole sono frutto dellinvenzione dellautore.

Planetek Italia, nata nel 94, uno dei principali operatori nazionali nel settore dellinformatica applicata alla gestione territoriale, attiva nello sviluppo di soluzioni informatiche per larchiviazione, elaborazione e distribuzione di banche dati cartografiche e immagini telerilevate da satellite. Planetek opera nella ricerca e sviluppo di nuove applicazioni per le tecniche di integrazione di immagini telerilevate e GIS, in collaborazione con lUnione europea, le Universit, le Agenzie spaziali e i Centri di ricerca.

F. Carofiglio. Tink & Tank

Talenti per limpresa

F. Carofiglio. Tink & Tank

Talenti per limpresa

F. Carofiglio. Tink & Tank

Carlo DAmicis

Tutta lacqua che c

Questo racconto liberamente ispirato alle vicende della Fluidotecnica Sanseverino.

Specializzata nel settore della filtrazione e separazione dei fluidi, la Fluidotecnica Sanseverino ha brevettato linnovativo macchinario Oilsep Cc Ecology: la sua particolarit consiste nel fatto che riesce a compiere una separazione netta tra lacqua e tutti i fluidi inquinanti che galleggiano, recuperando lacqua. Questo consente allindustria un notevole risparmio nel processo di produzione per cui ha trovato immediato riscontro in Oman, nel settore delle industrie petrolifere e sono in corso contatti anche con la Nigeria. Tale brevetto offre inoltre grandi potenzialit di applicazione nellambito delle bonifiche ambientali.

Piove a dirotto sulla strada che congiunge la tangenziale di Bari a Viale Maestri del Lavoro. Ma tutta lacqua di questa storia a venire dal cielo: perch ogni goccia che la compone sudore (pesante, materiale, terreno) ma anche un dono soprannaturale, unopportunit, un segno del destino. Perfino il cane Rex, sul piazzale della fabbrica, accoglie la pioggia battente come un evento, se non lieto, almeno familiare, e nemmeno ci pensa a mettersi al riparo. Acqua. Acqua. Acqua. Se un corpo umano ne contiene pi del 50%, quanta acqua scorre nelle vene di Sanseverino Michele fu Ciccillo, nato dal mare e al mare ritornato? Abbastanza da annegarci dentro. Ma il protagonista di questa storia non annega, perch ha un segreto semplice semplice per rimanere a galla: camminare sempre a testa alta. S, avete capito bene: camminare. E come fa Sanseverino Michele fu Ciccillo a camminare in mezzo a tutta questacqua? Si capisce: la separa, come faceva Mos dentro al Mar Rosso. Solo che, siccome oggi i mari sono assai pi inquinati di tremila anni fa, Sanseverino Michele fu Ciccillo non si limita a fendere le acque, ma le divide pure dai veleni che vi galleggiano dentro. In poche parole: da una parte lacqua, dallaltra lolio. Di qua il pulito, di l lo sporco. E se pure, tra questi capannoni alla periferia di Bari, ferro e cemento non sembrano lasciare troppo spazio a divagazioni filosofiche, possiamo dirlo e lo diremo: quando la macchina Oilsep Cc Ecology entra in funzione, il sorriso mite e sapiente del suo inventore d limpressione che egli non sia riuscito soltanto a separare acqua e olio, ma anche, nella sua vita, il bene dal male.

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Chiss se Michele Sanseverino ha mai pensato al suo esperimento in questi termini: la vasca dove sciabordano, apparentemente indissolubili, fluidi inquinanti e acqua cristallina, il disordine del creato. Il cilindro dove le componenti si ridistribuiscono la nostra coscienza. I serbatoi a cui affluiscono i liquidi, ormai ripartiti (luno trasparente, laltro vischioso e nero) sono le nostre opzioni, le possibilit che abbiamo di riversarci nel mondo. Troppo poetico? Troppo simbolico? Forse. Ma limmagine da cui nasce questa storia non quanto di pi lirico e allegorico si possa concepire? Un uomo che pesca, da solo, in mezzo al mare. Questuomo Sanseverino Francesco detto Ciccillo lavvocato. Potenza delle parole: tra noi e lui c oltre mezzo secolo, ma basta che suo figlio, nelloscurit di questo capannone, ne evochi il nome di battaglia, perch Ciccillo appaia ai nostri occhi in tutto il fulgore della sua abilit oratoria. Bari, primo dopoguerra: Ciccillo parla, arringa, difende le sue cause. E nel molo di Levante, ancora ferito dallattacco aereo della Luftwaffe, gli altri pescatori lo ribattezzano Ciccillo lavvocato. Per, scusami, mio padre non era soltanto un pescatore!, interviene Michele correggendo dolcemente sua moglie Carmela (la donna a cui deve tutto). Lui aveva il banco del pesce al mercato. Era un commerciante. Con tutto il rispetto per la categoria, per la precisazione di Michele Sanseverino, c poco di commerciale nel comportamento tenuto da suo padre sul finire della guerra: corrono gli americani, corrono i tedeschi, corrono (anche se non sanno dove) pure gli italiani. E qualcuno, chiss come, chiss perch, dimentica su un muro tre sacchetti di polvere bianca. Lo smercio di cocaina era un affare anche nellItalia degli anni Quaranta, ma il commerciante Sanseverino Francesco quella roba non la vende. Non la tocca nemmeno. Facciamo cos, gli dicono i poliziotti, tu ne prendi un sacchetto, e noi gli altri due. Ma allimprovviso Ciccillo lavvocato non ha voglia di arringare. Diventa silenzioso. Scuote la testa. Con quella polvere la gente si rovina. Muore. E io non voglio avere sulla coscienza la morte di nessuno.

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Non tipo da dare la morte, Ciccillo Sanseverino, anche le spigole, i cefali, le orate che vende sul suo banco preferisce che la gente li compri ancora vivi. Pesce fresco, signori! Guizza ancora! Non tipo da dare la morte, Ciccillo Sanseverino, ma la vita s, ch in meno di ventanni lha data a otto figli, quattro maschi e quattro femmine. Forse, senza aver letto Hemingway, gi immaginava che i pescatori diventano vecchi soltanto nei racconti. Che il mare tutta acqua, eppure asciuga. Ti spegne. Ti consuma. Quando Ciccillo lavvocato perde la sua ultima causa, Michele non ha pi di dieci anni: pochi per rimanere solo. Allora, guardando in su, a Vito, a Cosimo, a Pinuccio, alle quattro sorelle, il pi piccolo dei Sanseverino capisce che i fratelli sono un dono, leredit pi grande che un padre possa lasciare ai propri figli. Ho fatto sette prove per poter mettere al mondo te, gli dice il padre prima di andarsene. Una responsabilit non solo per Michele, ma anche per gli altri. Perch adesso, il fratellino piccolo, un po come se fosse diventato figlio loro. Dunque, Michele deve crescere. Deve studiare. Quattro anni allIstituto Tecnico Marconi: dal banco del pesce a un banco di scuola. lultimo dei Sanseverino, ma anche il primo (e lunico) ad arrivare alle soglie del diploma. Mentre i suoi coetanei sognano di andare a Woodstock a sentire Jimi Hendrix, lui si spinge fino a Varese, e poi in Germania, per sentire la musica che fa un cilindro pneumatico idraulico. E tuttavia: sar pure una frase fatta, ma la scuola pi dura, quella che conta veramente, la scuola della vita. A questa scuola Michele si iscrive a diciottanni: titolare di cattedra, maestro indiscusso (e, come vedremo, anche indiscutibile), il primogenito Sanseverino Vito. Quasi ventanni tra i due fratelli: abbastanza perch leredit paterna non sia soltanto una suggestione. Anche quello del titolare di cattedra non esattamente un paradosso. Perch Vito, che con un socio ha appena fondato la Sanseverino & Ameruoso, con la motoristica industriale e i compressori ci sa talmente fare da trasformare in pochi anni un modesto sodalizio in una Srl con 40 dipendenti. Se ne accorgono anche allUniversit di Bari, dove gli studi meccanici hanno forza e tradizione, al punto che il primogenito di Ciccillo lavvocato (titolo di studio: non pervenuto) allinizio degli anni Settan-

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ta lo si poteva incontrare alla facolt di Ingegneria, dove le sue consulenze erano tenute in conto come quelle di un accademico. E Michele? Ormai ha venticinque anni, si sposato, sta per diventare padre. Eppure Vito finge quasi di non rendersene conto. Non che lo tratti male. Anzi, lo tratta sempre come un figlio. Come un figlio che per non pu permettersi di diventare un uomo. Allinizio degli anni Ottanta, sulle scrivanie della Sanseverino & Ameruoso giunge la richiesta di un progetto: la Fiat-Allis, societ nata dallassorbimento nel gruppo torinese dellazienda americana Allis-Chalmers, mira a creare un nuovo macchinario capace di velocizzare il sistema di filtrazione degli oli, incrementando le classi di pulizia. Michele ci pensa: perch no? Si pu fare. Nella ditta di compressori del fratello si sente sempre pi compresso. Capisce che il suo impiego sta diventando troppo simile al campo di produzione dellazienda: meccanico. Forse giochi di parole un po forzati. Ma a Sanseverino Michele fu Ciccillo mettersi in gioco piace. Gli piacciono le sfide, soprattutto quelle con se stesso: cos si mette a progettare un sistema oleodinamico in grado di filtrare le particelle solide dai fluidi. Certo, ci vorrebbe la consulenza di un ufficio ingegneristico. Ma in azienda lufficio ingegneristico lui. Ci vorrebbe lappoggio di un ufficio progettuale. Ma in azienda lufficio progettuale ancora lui. Ci vorrebbe il sostegno di un ufficio tecnico. Ma in azienda lufficio tecnico sempre lui. Quando il giovane Sanseverino si presenta alla Fiat-Allis, sul tavolo degli esaminatori, in concorrenza al suo, ci sono altri diciotto progetti. Mi sentivo piccolo piccolo, l dentro, ricorda oggi Michele, ed inevitabile accostare la sua sagoma non certo imponente ai giganteschi cingolati, alle ruspe poderose o alle potenti scavatrici che la fabbrica Movimento Terra produceva. Eppure c pi forza nellanimo umano che in un braccio idraulico. E la sua formula talento + coraggio + utopia. Il risultato finale che il progetto di Michele Sanseverino one man band sbaraglia tutte le altre orchestre di cervelli: la sua, decidono

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alla Fiat-Allis, lidea destinata a diventare un prototipo sperimentale nella sede di Belo Horizonte. Dal Brasile al capannone della Sanseverino & Ameruoso, nella periferia industriale di Bari, sono quasi diecimila chilometri. Nella sua immaginazione Michele li percorre in un lampo, ma quando entra in direzione, il tuono con cui laccoglie suo fratello il primo, cupo annuncio del temporale che seguir: Ma cosa ti sei messo in testa?, gli dice, Noi non siamo costruttori. Tu non sei un costruttore. Per Michele (ancora acqua!) una doccia gelata. MaVito, balbetta indicando lofficina, neanche questo eravamo. Che cosa. Non riesce a chiudere la frase. Lui, che poche ore prima aveva trovato lardire di presentarsi con i suoi disegni davanti ai tecnici di una multinazionale, adesso non riesce a trovare il coraggio di domandare a suo fratello che cosa eravamo. Stai tranquillo, Michele. Che vai cercando? Gli affari vanno bene. Hai un ottimo stipendio. Devi essere contento di quello che hai. Lui gli faceva domande con il verbo essere. Laltro gli rispondeva con il verbo avere. Per due mesi, a ondate, arrivarono telefonate da Belo Horizonte. Vito era un argine, una diga contro la quale si infrangevano i sogni di Michele. Alla fine: Basta. Chiuso. Rinunciamo. Sulla carta geografica appesa nel laboratorio della Fluidotecnica Sanseverino, il Brasile non c. O, se c, lo sguardo ci passa sopra distrattamente, come allora lo sguardo del fratello passava senza curarsene sopra il suo talento. Pi che alle doti di Michele, Vito vuole pensare alla dote delle sorelle, quando vanno in sposa: s, la famiglia pu crescere, ma a condizione che restino tutti (fratelli, nipoti, cognati) sotto la sua tutela. A trentanni Sanseverino Michele fu Ciccillo scopre che il bene pu fare male. Pu inaridire. Pu soffocare. Per prendere aria ogni giorno si spinge fino al mare, e guardando lorizzonte cerca di capire. Eccola qua, sorride limprenditore ripensando alloperaio che era allora, la mia ossessione, la mia pecca caratteriale: cercare sempre di capire. Di trasformare le cose. Di farle evolvere. Se mi capita un bicchiere tondo tra le mani, la prima cosa che penso : se lo facessi quadro?.... Per tutta la seconda met degli anni Ottanta, alla Sanseverino & Ameruoso, co-

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me se ci fossero due Michele: il dipendente scrupoloso, ma sempre pi frustrato, e il creativo che dentro la sua testa non smette di cercare, di immaginare bicchieri quadrati. Soltanto il primo, ovviamente, si nota. Ma soprattutto il secondo che Vito tiene docchio, osserva, controlla. E, quando se ne presenta loccasione, umilia. Vi rendo noto, annuncia alla presenza anche di Cosimo e Pinuccio, che intendo assegnare parte delle quote sociali ai miei figli. Sono laureati, adesso, e il loro futuro consister nel dirigere questa azienda. Anche Michele ha due bambine: Stefania e Sabrina. Come potr spiegare che suo padre lavora alle dipendenze dei loro cugini? Ragazzi che ha visto nascere, e che potrebbero essere suoi figli? Potrebbero, s: in questa storia immersa nellacqua, anche i rapporti familiari sono liquidi, e tutti, pi che figli, sono come figli. Anche quelli di Vito, in fondo, sono amati dal padre pi per quello che dovrebbero fare che non per quello che vorrebbero essere: uno studia storia medioevale, laltro si diploma ragioniere. Ma il loro destino lo decide sempre e comunque il capofamiglia: guideranno limpresa. Controvoglia, magari, ma la guideranno, perch non solo le colpe, ma anche i meriti, dai padri ricadono sempre sulle spalle dei figli. Anni Novanta. Sanseverino Michele sullorlo di una crisi. Ma a caderci dentro, prima di lui, tutto il settore motoristico italiano. Scendono i fatturati. Crollano le commissioni. Inventarsi i bicchieri quadrati, ora, non pi un capriccio, ma unesigenza. Eppure Vito non molla: Sei un operaio. Fai loperaio, e non timmischiare. Torna a guardare le onde, loperaio Michele, e in quello specchio dacqua, tra San Nicola e il faro di San Cataldo, proprio come in uno specchio tutto si rovescia: vorrebbe chiedere aiuto al padre, ma il padre, rivivendo nei marinai che si affannano davanti ai suoi occhi, a chiedere aiuto a lui. Lo vedi, Michele, quanta fatica a tirare su le reti a mano? Le senti, le imprecazioni, quando sincastrano le cinghie? Non potendo fare niente per se stesso, Michele decide di fare qualcosa per gli altri. Per i pescatori, dice lui. Ma in realt lo sa bene che, se trascorre le serate a immaginare un nuovo sistema di salpare le reti, lo fa soprattutto per ritrovarsi di nuovo, trentanni dopo, accanto a suo padre. Non un ingegnere, Sanseverino Michele fu Ciccillo, ma certamente un inge-

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gnoso: da solo concepisce un verricello idraulico che trasforma da un braccio di ferro a una carezza il recupero dei divergenti, delle sferzine e delle reti. Prova a fare una carezza anche lui: Domani vado al molo a collaudare. Vieni anche tu, Vito? Se il verricello funziona possiamo farlo entrare in produzione. Tirarci fuori dalla crisi. Inutile dire che il verricello funzion. E ancora pi inutile cercare, nella fotografia che ritrae Michele in mezzo ai pescatori increduli ed euforici, il sorriso del fratello accanto al suo. In amore, quando si dice per la prima volta ti lascio, me ne vado, non mai una dichiarazione dintenti, ma un grido disperato, una richiesta daiuto. Se lui lo ama come un figlio, Michele ama Vito come un padre, e nel momento in cui si presenta nel suo ufficio per dirgli: Voglio andarmene, tutto quello che spera che suo fratello lo vada ad abbracciare. Vuoi andartene? Quella la porta, gli risponde invece laltro a muso duro. Tutto duro, in quei mesi. Anche se non esiste ancora la parola mobbing, Michele ne conosce gi il significato. Il significato della parola libert, invece, glielo ricorda continuamente sua moglie Carmela, che in quei giorni di tempesta tiene dritta la rotta della barca dei Sanseverino. Non sei lo schiavo di nessuno, Michele. E puoi guardare tutti a testa alta. con gli occhi bassi, invece, che Vito sigla, dopo altri sei mesi, la lettera di licenziamento del fratello. La sua firma sembra un rigo nero con cui lo cancella dalla propria vita. A 46 anni Sanseverino Michele fu Ciccillo come se fosse anche fu Vito. Ricomincia da capo. Da solo. Da niente. Vorrebbe seguirlo un operaio della ditta, ma Michele ci tiene a mostrare che da quel pezzo di storia non si porta via niente: forse soltanto una scatola di ricordi, ma anche quella da aprire a suo tempo. Nel suo studio (per modo di dire: lo studio adesso una stanza della casa) Michele lubrifica il progetto dei suoi verricelli idraulici fino a farli scorrere pi veloci e inesorabili del tempo. Bisogna fare in fretta: non c pi uno stipendio. Al suo posto, lorgoglio con cui rifiuta lofferta di Vito di tornare a collaborare con la vecchia azienda di famiglia a percentuale.

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sicuro al cento per cento di riuscire? Di farcela da solo? Forse no, ma come al solito Michele Sanseverino punta tutto sulla vecchia formula: talento + coraggio + utopia: una piccola officina a Triggiano, tre operai, e tutti i fine settimana a collaudare la sua invenzione in giro per lItalia. Che poi dire Italia non esatto, troppo oppure troppo poco, perch il mare sempre lo stesso mondo (un mondo a parte), e i pescatori hanno dappertutto lo stesso modo (un modo a parte). Sui loro pescherecci Michele passa giorni lunghi e notti corte, un po perch la vita in mare inizia allalba e un po perch lemozione non lo lascia dormire: i pescatori benedicono i suoi verricelli pi di quanto benedicano limmaginetta della Vergine incastonata nel pozzetto, e ogni volta che qualcuno gli sorride lui ritrova il sorriso di suo padre. Il mare una cornice dorata intorno alla foto che li ritrae di nuovo insieme. Ce lha fatta di nuovo, Michele Sanseverino? S, ma questa una storia dacqua, e lacqua arrugginisce anche i chiodi con cui si cerca di fermare il tempo. Appena gli affari cominciano a marciare, unaltra marcia (marcia di guerra) irrompe cupa e sinistra nella vita di Michele: il conflitto del Kosovo blocca le attivit di pesca in Adriatico, dove si concentravano le migliori opzioni di mercato per Sanseverino. I suoi verricelli sono costretti a fermarsi. Anche se poi, quando riprenderanno a girare, non si fermeranno pi: Li abbiamo fatti troppo bene! Ancora adesso, dopo pi di dieci anni, chiamiamo per la manutenzione e ci rispondono: non ce n bisogno! Vanno alla perfezione!. Cos la soddisfazione, per Michele Sanseverino? Un capitale da investire. Se il mercato della pesca si ferma, lui deve per forza ripartire, trovare un nuovo problema da risolvere. Nel mondo della meccanica industriale, daltra parte, i problemi non mancano. Quello della Bosch di Bari (lo stabilimento che in pochi anni ha raggiunto due opposti primati: essersi inventato la tecnologia common-rail e aver mandato in cassa integrazione oltre il 70% dei suoi operai) consiste soprattutto nel pulire gli impianti dai residui oleosi: una questione di funzionalit, di salvaguardia ambientale, ma anche economica, dal momento che filtrare le scorie costringe a un continuo ricambio idrico, con pesanti ricadute sul processo produttivo. Bosch un gigante e si rivolge a un altro gigante, una multinazionale americana

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leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi per la filtrazione, separazione e purificazione di soluzioni. Ma c soluzione e soluzione: quella degli americani non vale granch, e proprio non vuole saperne di funzionare. Per Sanseverino, chiamato dai tecnici dellazienda tedesca a visionare la macchina approntata da quella americana, non una sorpresa: se quellammasso di plastica e metallo avesse un odore, si potrebbe dire, gi annusandolo, che Michele sente puzza di bruciato. Non dice niente, ma dentro di s sa benissimo che lingranaggio sintaser al primo filtro. E lingranaggio, puntualmente, sintasa. Eccolo qua, il talento: c chi lo manifesta componendo sinfonie sublimi, o dipingendo squarci visionari, e chi lo esprime intuendo al primo colpo senza una formula, uno schema, una teoria che un processo oleodinamico destinato a incepparsi. Mica solo musica, pittura, poesia, il talento: nel caso di Sanseverino Michele fu Ciccillo una naturalezza della meccanica che parla, che comunica, e che lui, distintamente, sente. Per fortuna, Michele sente anche sua moglie quando gli dice di studiare, di cercarla lui, la soluzione. Ch se anche i libri di fisica sembrano non consentirla, lui la pu trovare. Lei lo sa che lui la pu trovare: Michele sente e vede la naturalezza della meccanica. Per vederla meglio costruisce un prototipo dal cilindro in plexiglass, dietro al quale analizza a vista i flussi dacqua e olio. Anche i tecnici della Bosch, quando Sanseverino si presenta a Modugno per il test, assistono di persona alle alchimie inventate da Michele: per degli uomini di logica come loro si pu anche non credere in Dio, ma dubitare dei propri occhi un evento soprannaturale, un vero e proprio miracolo. Il miracolo realizzato da Michele Sanseverino consentir di raddoppiare la produzione e di migliorare con un rapporto di uno a venti i processi di manutenzione: con il nuovo macchinario, lacqua che normalmente veniva cambiata ogni tre giorni potr essere mantenuta per due mesi: se non un miracolo questo!, dicono alla Bosch. Il nome di Michele, del resto, il nome di un santo. E se in Germania avessero saputo che, prima di essere venerato tra Foggia e Frattamaggiore, nel V secolo san Severino fond monasteri in Baviera, forse non avrebbero considerato cos straniero il

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suo cognome. Come se nascere al Sud non fosse di per s uno scotto, c invece da pagare unaltra tassa al meridionalismo: la Bosch acquisisce il brevetto, ma il futuro di Michele non sar nella compagnia tedesca. Il nostro ingegnoso resta in Puglia. Ma anche da fermo, ogni volta, riparte. Non si lamenta di niente, eccetto della denominazione aziendale: Fluidotecnica Sanseverino troppo lungo! Ci si sbaglia a scrivere lindirizzo nelle mail!. Sar per un errore di battitura che quando Michele chiede sovvenzioni alle banche o finanziamenti alla ricerca non ottiene risposta? No: che questo mondo fatto di computer senza tastiere. Gli tocca convincere anche lingegnere Laforgia, oggi rettore allUniversit di Lecce. Ma quando lo studioso analizza i parametri della nascente Oilsep Cc Ecology, non pu che rendersi conto che il praticone, come Michele si autodefinisce bonariamente, un genio: tra i due nasce la stima e la collaborazione. Nel piccolo laboratorio della Fluidotecnica, dividendosi tra il microscopio e gli assemblaggi, Sanseverino appronta varianti al suo modello di separazione, fino a rendersi conto delle possibilit enormi della macchina. La Oilsep Cc Ecology, nata dal prototipo studiato per la Bosch, pu davvero rivoluzionare i processi oleodinamici: non solo migliora gli standard produttivi, ma elimina linquinamento delle industrie, delle piattaforme petrolifere, delle navi cisterna, e fa fronte alle sempre pi frequenti offese allambiente marino. Come se alludesse a un dialogo ininterrotto con suo padre, Michele dice che il suo discorso lo riconduce sempre al mare. Dopo tre ore di conversazione, la parola che ha ripetuto pi frequentemente non flussaggio, filtro o serbatoio, ma ancestrale. Lui stesso ne rimane stupito: in piedi davanti al capannone, riparandosi dalla pioggia solo con un leggero cappuccio, questuomo in procinto di partire ogni settimana per la Nigeria, per lOman, per gli angoli del mondo sempre pi interessati alle sue scoperte, accoglie il suo successo con naturalezza, come se non lo riconoscesse. Ma quando guarda in faccia il suo passato, la sua storia, la sua memoria resta per qualche attimo interdetto. Non ho molto da raccontare, aveva premesso. Ora lui stesso sembra sorpreso di quante cose ha detto. Ma soprattutto di quante cose ha fatto. solo un momento,

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per: pi che a quello che ha fatto, Michele Sanseverino preferisce sempre guardare a quello che far. Lo vede?, dice indicando un campione di liquido torbido, come se fosse acqua benedetta. acqua di vegetazione. Ora voglio provare a separare anche questa, a lavorare per lo sviluppo agricolo della mia regione. Della mia terra. Forse sta per pronunciare ancora la parola ancestrale. Daltra parte, lasciandoci alle spalle la Fluidotecnica Sanseverino, sospinti dallabbaiare di un cane, in questo orizzonte di cielo e cemento, niente pi di questo antico arnese chiamato uomo con il suo ingegno, la sua memoria, la sua poesia ci appare lunica macchina capace di far funzionare il nostro futuro.

Daniele De Michele alias Donpasta

SafeWheat

Questa storia liberamente ispirata alle vicende del gruppo di ricerca spin-off SafeWheat.

Spin-off del Cnr, SafeWheat ha recentemente vinto il primo premio della Start Cup Puglia 2008, iniziativa promossa dalla Regione Puglia, con lobiettivo di valorizzare la ricerca prodotta negli atenei e nei centri di ricerca pugliesi. SafeWheat lidea di impresa nata dalla collaborazione tra lIstituto di Scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr di Bari e la Barilla, che intende garantire una maggiore sicurezza nella filiera cerealicola attraverso due metodologie innovative, e le relative strumentazioni analitiche, per la determinazione di una microtossina il deossinivalenolo e di un fumigante la fosfina presenti in cereali e prodotti derivati. Le metodologie che SafeWheat propone, costituiscono una valida alternativa ai metodi comunemente utilizzati per la valutazione della contaminazione da queste sostanze, al fine di rispettare i limiti fissati dalla legislazione vigente e garantire la salute del consumatore.

PERSONAGGI Un grande pastificio deve risolvere un problema di sicurezza alimentare. Si guarda intorno. Il miglior luogo a livello europeo cui rivolgersi un centro di ricerca pubblico, lIspa di Bari, struttura interna al Cnr. Una societ privata, grande, capisce che solo nella ricerca, e solo in quella pubblica ci sono le condizioni... per cercare soluzioni nuove. Perch appunto si ricerca. Un dirigente arguto, oltre che ricercatore affermato, ha lungimiranza sufficiente per costruire un polo di ricerca che fa innovazione. Si pone due questioni. Come far reggere alla ricerca pubblica lurto delle precariet che torturano le generazioni nuove e di un sistema di fondi sempre pi complicato e avaro? Risposta: costruire partenariati con grandi imprese e permettere di far crescere al proprio interno progetti economici basati sulle potenzialit enormi della ricerca pubblica. Uno spin-off del Cnr. Una piccola societ di ricercatori del Cnr, pagati dal Cnr, che fanno ricerche nel Cnr, mamma che protegge e che insegna a spiccare il volo. Un manipolo di ricercatori o guerrieri della contemporaneit che dir si voglia. Studiosi testardi che capiscono che la ricerca pubblica fatta bene, permette di inventare, inventare anche una soluzione economica, una prospettiva nella valle di lacrime della ricerca, del lavoro che non mai certo, dei contratti che sono a scadenza, come lo yogurt, e che rischiano di inacidire chi c dentro. Loro hanno inventato, brevettato e fatto impresa. I risultati ci sono e sono importanti. Il partenariato d origine a una invenzione. Un brevetto che pu far nascere un progetto economico.

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IL CONCETTO DI INNOVAZIONE E LINVENZIONE DELLA PARMIGIANA DI MELANZANE SafeWheat la storia di una impresa compiuta da quattro giovani che sintetizza in s la complessit della societ attuale. Le sue incoerenze e difficolt. La fantasia nel venirne a capo. Li ho conosciuti. Uno ad uno. Compongono un puzzle alla base di una esperienza importante: inventare qualcosa. Sono cocciuti, coraggiosi, pieni di energie. Inventano soluzioni. Hanno trovato qualcuno che li aiuta a fare le scelte giuste per portare avanti il loro progetto. Parlando con loro capisco perch c una parola per descrivere un progetto economico e al contempo una opera ardita e difficile da realizzare. La parola in questione : impresa. Perch una difficile impresa far nascere e vivere unimpresa. Servono idee nuove per far venir fuori qualcosa che prima non cera. Rispondere a una necessit che nellaria. Poi c il cacciatore di farfalle che fiuta il vento e con il retino le acchiappa nellaria. Solo lui le pu vedere. Forse perch ha occhiali scuri quel giorno. Forse perch ha fatto una bella passeggiata con la donna che ama e si sente ispirato. Magari un fervente lavoratore e cerca, cerca, gira attorno, gira attorno. Poi... acchiappa. E fa nascere una idea. E ad un tratto la gente si accorge che forse era ci che in un certo senso era effettivamente sulla punta della lingua, era il desiderio che girava nei pensieri ma che non aveva un nome. E il cacciatore di farfalle nellaria, ha fiutato il vento, che portava i desideri e inventato la pozione magica. Quella che serviva a tanti. Forse tutti. Basta pensare a cosa ora il mondo con internet. O cosa ha significato linvenzione della parmigiana di melanzane. Eppure le melanzane si mangiavano anche prima. Una volta la posta impiegava magari mesi, anni, per recapitare un messaggio damore tanto atteso. Lasciamo perdere che nel frattempo quel messaggio damore non lo aspettavi pi. Ma, infine, arrivava. Con lavvento di internet, a meno di malfunzionamenti della rete, il messaggio damore arriva con un click, semplice, veloce. Dun tratto ci domandiamo allora che funzione svolgesse il piccione viaggiatore. Ma sino a poco prima era lunico modo per fare arrivare il messaggio. Almeno se il piccione conosceva il destinatario. Pi complicato era con un foglio in una bottiglia lanciata in

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mezzo al mare. In tal caso il destinatario si chiamava, appunto, Destino e non era cos certo che arrivasse puntuale allappuntamento. Insomma, prima si viveva tranquillamente con melanzane semplicemente arrostite. Poi una bella contadina, svegliata dopo un buon sonno in un giorno di domenica, per offrire un sorriso al marito marinaio, tornato dal mare, ha pensato che uno strato di melanzane intervallato da sugo, mozzarella e parmigiano, avrebbe reso complesso e pi gustoso un piatto semplice. Da quel giorno il mondo non pi stato lo stesso. Quattro elementi separati ingredienti che da s valgono un pasto incantevole si fondono dando vita a qualcosa di cui non si pu pi fare a meno. Vale per internet come per la parmigiana. Ecco perch parlare di SafeWheat interessante. Perch da elementi semplici nasce una risposta complessa che prima non esisteva. Perch cambiando le dosi, un dolce pu essere molto buono o assolutamente indigesto. Questo, tenderei a pensare, il concetto di innovazione. Schumpeter, forse il pi importante elaboratore del concetto economico di innovazione, mangiando la parmigiana arrivato alla conclusione che: Ogni produzione consiste nel combinare materiali e forze che si trovano alla nostra portata. Produrre altre cose o le stesse cose in maniera differente, significa combinare queste cose e queste forze in maniera diversa. E, sempre a proposito della parmigiana, che: linnovazione quella distruzione creativa che rompe un equilibrio, costruisce selezioni. Da allora una semplice melanzana arrostita vista come una volont nichilista di voler a tutti i costi restare leggeri. Perch non friggere, magari passando con uova e farina la melanzana? Non per altro, ma cuochi e scienziati concordano perch dietro una ricetta o una invenzione c un sostrato di conoscenza, una tecnica acquisita e un elemento geniale. Quello che fa dire alla nonna che, friggendo con uova e farina, lolio della frittura non viene poi rilasciato in cottura nel forno, e la parmigiana apparir dunque pi... leggera. Daltro canto andate a chiedere ad Einstein se stesse semplicemente combinando elementi conosciuti o piuttosto scompigliandoli. Distruggere per creare. In economia un altro geniaccio, Keynes, definiva animal spirit quel fiuto tutto umano che faceva vedere alluomo vero delleconomia i soldi l dove ancora non cerano.

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Non perch gli animali avessero pi senso degli affari delluomo. Bench anche su questo si pu dibattere perch luomo, al contrario degli animali, pu morire di fame. Keynes pensava con questa definizione a quella qualit assolutamente irrazionale, quella fiducia cieca nellintuito. Solo luomo capace di trasformare lintuito in innovazione. Un esempio sintomatico dei mutamenti del tessuto economico attraverso le innovazioni possiamo vederlo nella Silicon Valley in California. In quel luogo sono nati i pi grandi progetti informatici che hanno cambiato la qualit della vita della gente e fatto diventare ricco chi quella innovazione lha fiutata nellaria, come Apple, Google, etc. Da trentanni a questa parte, nella nuova economia americana, quella della Silicon Valley, linnovazione crea nuove ricchezze e spazza le vecchie. Le nuove sono frutto di una invenzione di qualche giovane, spesso un nerd, un occhialuto e un po sfigato chiuso in una stanzetta a fare programmi, calcoli, mangiando pessime pizze. Ma inventa qualcosa perch la nuova economia che verr fuori ha urgenza di innovazioni che superino ci che stato. Che velocizzino la comunicazione. Nella nuova economia la televisione, ad esempio, non esiste. Linformazione condivisa, non imposta da un magnate che decide arbitrariamente il concetto di informazione. Sempre per Schumpeter, limprenditore linnovatore, quello che introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalit organizzative della produzione. Per farlo non ci vorrebbero ostacoli stupidi. Si ha a che fare invece con ostacoli stupidi frutto di pratiche vecchie, di uomini invecchiati e che fanno invecchiare spesso le generazioni nuove, ingrigite dalle angosce del non avere nulla, dal non ricevere risposte al proprio curriculum vitae risultato di tante dure esperienze, maturate talvolta in giro per il mondo. Un italiano allestero apprezzato ovunque. Un italiano in una societ estera svelto, mette il buonumore, preparato ed elastico. Non ha bisogno di bassezze e furbizie. Nessuno fa furbizie e bassezze, o pochi.

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LINCONTRO CON I DUE SCIENZIATI. ANTONIO E GIUSEPPE Loro sono il motore della societ. Uno lavora principalmente in laboratorio. Laltro, il presidente, dietro la scrivania. Il terzo lo incontrer separatamente: ormai entrato nel mondo certo dellUniversit ha dovuto ridurre la sua partecipazione al progetto che aveva fortemente contribuito a creare. Chiedo ad Antonio di raccontarmi un po la storia di SafeWheat Siamo tre ricercatori chimici che lavorano al Cnr, in un istituto di sicurezza alimentare abbastanza importante nel panorama scientifico. Qualche anno fa abbiamo partecipato, come unit coordinatrice, ad un progetto di ricerca sul grano duro. nata lidea comune di brevettare alcuni di questi risultati, tra cui due prototipi. Nel 20012002, un grande pastificio ci chiese di sviluppare dei metodi rapidi di intercettazione delle microtossine. Loro agirono di anticipo, perch erano consapevoli che a livello comunitario sarebbe emersa una regolamentazione in proposito. Cosa che poi avvenuta nel 2006. Il progetto durato tre anni e mezzo. Le sinergie sono cresciute, si creata una coesione che fa s che la collaborazione continui tuttoggi. Noi siamo loro consulenti sia come Ispa, sia come SafeWheat. Quando nata esattamente la societ? SafeWheat nata nel novembre 2008. Abbiamo vinto il concorso dellAssessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia che finanziava cinquanta idee di impresa. Ci siamo costituiti come impresa un po di fretta, perch soltanto cos ci finanziavano. Abbiamo dovuto velocizzare i tempi, ma lidea che i partenariati con le grandi imprese del settore agroalimentare crescano il pi possibile.

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Sembra sempre pi evidente che la nuova economia passi spesso attraverso innovazioni che tendono a modificare profondamente il concetto di impresa. Questi esperimenti di ricerca pubblica che entra nel privato sembrano una strada interessante. Quale il rapporto tra SafeWheat e Cnr? In generale sono tantissimi gli spin-off nati in seno al Cnr. Ne abbiamo avuto la riprova al Premio nazionale dellinnovazione, dove molte realt venivano proprio dal Cnr. Da un punto di vista contrattuale, al momento il Cnr ci ha concesso per questa impresa rispettivamente due mesi e tre mesi lanno per farla nascere. Lidea che abbiamo di cercare di arrivare ad un certo fatturato e di assumere qualche giovane volenteroso pronto a lavorare in un campo che richiede competenze molto complesse. Per ora abbiamo assunto con un contratto di collaborazione una ragazza esperta di biotecnologia. Il nostro progetto che lazienda dovr camminare da sola con le persone che formeremo. Le figure che entreranno dovranno avere competenze diverse. Come vanno le cose? Avete resistito alla crisi? Ora siamo in una situazione di stand by. C un problema sui brevetti. Una societ americana rivendica la paternit dellidea, anche se non hanno un prodotto. Stiamo firmando un agreement per poter commerciare il nostro strumento con la rappresentante italiana di questa ditta americana. Il nostro committente sar il nostro primo cliente, avendo gi riservato un tot di macchine. Inoltre possibile che suggerisca a tutto il suo indotto (mulini, fornitori, etc.) di controllare il proprio grano in questa maniera. Questo perch attraverso il nostro strumento hanno una risposta in dieci minuti, a basso costo, facendo tale operazione al proprio interno, senza la necessit di dover far fare le analisi fuori, con evidenti problemi di tempi e di logistica. In termini di costi rende facile la cosa un po a tutti. Le aziende si stanno muovendo, anche perch sono costrette a darsi da fare per rispettare i criteri di regolamentazione, il che un vantaggio per noi. Devono essere certe che le procedure che adottano siano affidabili. Inoltre, grazie alle nostre competenze nel settore delle microtossine, possiamo svolgere molte attivit per le aziende agroalimentari. Le assistiamo nella presentazio-

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ne di progetti, per la partecipazione a progetti pubblici, abbiamo con loro dei contratti di consulenza per i quali facciamo ricerca. Ma indubbio che per ora sopravviviamo perch siamo impiegati dal Cnr... e perch... rubiamo un po del tempo a noi stessi. Come si costruita lquipe di SafeWheat? Come vi organizzate il lavoro? ANTONIO: Come gi detto, Metal lavora ora allUniversit e ha dovuto ridurre il suo impegno, per cui siamo io e Giuseppe gli attori principali. La dottoressa Ville laureata in Economia e commercio e si occupa della parte commerciale. Abbiamo dieci anni di differenza. Giuseppe, nove anni fa veniva in Istituto a vendere prodotti. Mi piacque e poi io non sopporto che un laureato in Chimica non possa fare ricerca e sia obbligato a fare il venditore. A lui piaceva il mondo della ricerca e io gli proposi di venire qui. GIUSEPPE: Ora mi sento nel luogo giusto per fare le cose che mi piacciono. Ma non rinnego il periodo in cui lavoravo nel settore della vendita. Permette di vedere da un punto differente il nostro settore e di avere un minimo di competenze diverse. AllUniversit conoscevo poco il mondo esterno. Mi sono trovato bene. Sono ancora qua, paradossalmente con meno soldi rispetto a quelli che avevo prima. Peraltro, formalmente non sono un ricercatore. Nella pratica, faccio quello che dovrebbe fare un ricercatore. Sono nella famosa procedura di stabilizzazione dei ricercatori, con la paura che si blocchi. Con Metal invece c un rapporto storico che ci lega da venti anni. Abbiamo fatto il Liceo e lUniversit insieme, ci siamo laureati lo stesso giorno. Poi siamo andati a lavorare in posti diversi e ora ci ritroviamo nella stessa azienda. Guarda tu il caso. La partenza di Metal, i problemi di stabilizzazione della posizione di Giuseppe mostrano quanti siano gli ostacoli che incontrano le nuove generazioni, anche di fronte ad un progetto che verosimilmente un progetto ambizioso. Come vi organizzate?

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ANTONIO: Purtroppo si deve tenere conto che non si pu seguire un percorso logico. Il fatto che Metal sia partito ha complicato le cose. Metal si occupato di tutte le carte. La societ lha creata lui e lui stato presidente per qualche mese. Ci vuole molta buona volont e tanta capacit di improvvisazione di fronte alle varie problematiche che emergono in un progetto nascente. Sicuramente il nodo su cui basare il lavoro la coordinazione tra noi. Bisogna agire sempre contemporaneamente.

MADAME VILLE. RESPONSABILE DELLAREA COMMERCIALE DI SAFEWHEAT. MADRE DI DUE BAMBINI. FREE LANCE La contatto per telefono. La figlia sta male e non pu partecipare alla riunione con noi. Ecco un altro esempio di cui tenere conto. Le donne e mamme al lavoro. Niente facilita la loro vita e quelle dei piccoli. Come sei entrata in SafeWheat? Io sono entrata dallinizio della elaborazione della idea. Non sono un tecnico. Tra le varie attivit che svolgo, collaboro con il Cnr. Generalmente quello che faccio limplementazione di progetti con le imprese. Stavo seguendo un progetto di trasferimento tecnologico PMI. Il direttore dellIspa conosceva le mie competenze e mi chiese di far parte delliniziativa. Daltro canto sono il tipo di persona che si lancia in progetti come questi. Mi piace provare. Era interessante e complessa la dinamica, il brevetto, lo spin-off. Era una sfida assai stimolante. Quando mi stato proposto di entrare nella societ, allora non mi sono tirata indietro. Peraltro, lequilibrio tra noi si fece senza grandi problemi. pi facile entrare in sintonia con gente che conosci poco. Ci siamo trovati bene da subito. C molto coinvolgimento e una comunicazione circolare. Ci diciamo sempre tutto, c trasparenza nei rapporti.

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Quale il tuo ruolo nella societ? Essendo tutti ricercatori, avevano bisogno di qualcuno che potesse capire laziendalese, capire alcune dinamiche al di l dellaspetto amministrativo. Io ho avuto diverse esperienze nella gestione aziendale e nei rapporti di consulenza. Ho un approccio quasi manageriale. Nella fase di start up presso Tecnopolis ho contribuito alla redazione del business plan. Ho curato insieme agli altri la presentazione del progetto al Festival dellInnovazione. Sono pronta a curare la fase di marketing. In questo momento siamo fermi per questo problema legato al brevetto. Strategicamente io tenderei a muovermi subito. Andrei rapidamente a risolvere la questione brevettuale, chiaramente nei limiti del possibile. Se si sblocca dobbiamo essere pronti e fare un accordo con lagente internazionale in modo tale che anche noi iniziamo nel nostro ambito attraverso una serie di servizi, legandoci con il nostro grande committente. Si possono sviluppare altri progetti, diventando consulenti. In genere mi occupo di progetti finanziati, quindi saprei come muovermi per cercare progetti per SafeWheat. Cosa ti piace di pi di questa esperienza? Loro hanno una formazione molto diversa dalla mia. Per me molto stimolante. Devo trovare una sorta di dialettica. Nel mondo dellimpresa chiaro che io avrei tendenza a velocizzare tutto, loro hanno i tempi tecnici e scientifici. Che ne pensi dei progetti di spin-off del Cnr? Sono un modello economico interessante? Il rapporto con Barilla non ci sarebbe stato se non ci fosse stata una struttura capace di fare quel tipo di ricerche. Con la mamma Ispa e il suo direttore che ci ha traghettati, effettivamente una sfida ma anche una opportunit a sperimentare altre forme nuove di impresa. Queste nuove creature della ricerca non possono nascere in

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altri ambienti, sia per le tecnologie che sono a disposizione sia per le competenze. In generale fondamentale vivere in contesti fertili di idee. Come vedi questo momento storico per le nuove generazioni? Penso che i processi di riforma siano importanti, ma il problema che in generale non vedo segnali di seriet. Sono un po sfiduciata. Non vedo ricambio generazionale. Io credo che bisogna rimboccarsi le maniche. Come vivi la realt di mamma e libera professionista? Negli ultimi due anni mi sono calmata molto, con due bambini, anche se ho continuato lo stesso a lavorare. Chiaramente una fase un po limitante. Se ti organizzi e gestisci il tempo bene non ti senti ostacolata. Devi pensare ad essere molto concreta e si acuisce la necessit di lavorare in ambienti stimolanti. Ad ogni modo, per me, il lavoro deve rappresentare una evoluzione, non una garanzia, e questo lo fai anche se hai dei figli. I bambini crescono lo stesso. METAL Metal il creatore del progetto. Paradossalmente le condizioni di precariet contrattuali in Cnr lo hanno obbligato a cercare sicurezza altrove. Ora ancora associato al progetto ma non pi presidente. Come hai contribuito alla nascita di SafeWheat? Dal progetto con il grande pastificio vennero fuori una serie di risultati che furono subito registrati, essendo noi consapevoli delle loro potenzialit commerciali. Lidea

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era che si potesse sfruttare il brevetto stesso. Una delle due invenzioni era stata messa a punto da me, laltra da Giuseppe. Chi si pi occupato della costruzione del progetto sono stato io. Soprattutto della stesura di un business plan, con la proiezione di 5 anni. Avendo vinto lo Start Up, siamo stati spinti a creare la societ. Io ho rivestito la carica di presidente. Solo che poi sono stato assunto come ricercatore e non potevo avere cariche sociali allinterno della societ. A me un po dispiaciuto, ma allepoca ero quello che viveva la situazione di maggior precariato. Ho avuto per quattro anni lassegno di ricerca al Cnr. Vedevo in questo progetto qualcosa che poteva permettermi di andare avanti. bello che gli altri soci ci stiano riuscendo. Quando posso ci vado anche io. Ma per me attualmente difficile dare di pi. Questanno viene fatto il bilancio e sicuramente saremo in attivo. Abbiamo potuto pagare una persona che lavora con noi. fonte di orgoglio. Come vedi gli spin-off nella ricerca pubblica? Sono una via di uscita dalle difficolt per chi ci lavora o un elemento di rischio per la ricerca? Diventa difficile trarre profitti da enti pubblici di ricerca. Lo spin-off uno strumento pi snello e permette di muoversi in modo pi autonomo. Il Cnr aiuta, e permette di mantenere una societ con costi irrisori. un bene che ci siano i fondi regionali. pi facile che la societ possa crescere. SafeWheat risponde ad una domanda del mercato. Effettivamente i soldi per la ricerca di base non esistono pi. impossibile pensare di fare ricerca di base. Per fortuna la ricerca applicata trova sbocchi. Sei un po la vittima di questa storia. Ma anche lquipe e il progetto pare abbiano risentito della tua partenza. Come far fronte alle difficolt? Attualmente la situazione nel mondo del lavoro complica le cose. come nella mia band musicale di cui sono batterista. Abbiamo cambiato un sacco di volte la formazione. Le persone erano costrette ad andare via per cercare lavoro. Il fatto che si ven-

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gono a creare situazioni come queste non rende facile andare avanti. Devi trovare fondi e strategia, e non sono neanche sicuri. CAVALIERE SOLITARIO Si continua con i paradossi. Abbiamo bisogno di giovani che facciano innovazione. Ma servono gli ambienti giusti per farla. Serve un visionario. Un lungimirante. Uno che sappia vedere come dirigere la nave verso la scoperta dei tesori. E che lo faccia per il bene di chi ne profitter dopo di lui. Questo uno in questa storia il direttore dellIstituto di Scienze delle produzioni alimentari (Ispa) di Bari e presidente dellArea della Ricerca del Cnr di Bari. Cosa lha spinta a orientare il centro di ricerca verso il partenariato con il settore privato? La prima necessit stata proprio non disperdere le forze di questi giovani che si sono formati dentro. La priorit era trovar loro un futuro possibile. Assumerli, se fosse stato possibile. Altrimenti metterli nelle condizioni di far crescere un progetto che diventasse poi autonomo. Far diventare il Cnr un incubatore. Dargli le chiavi, in fondo. Non che ci volessimo liberare di loro. cos difficile riuscire a garantire un futuro certo. Hanno figli. Hanno ormai superato da un pezzo i trentanni e ancora poche certezze. Uno di loro stato assunto allUniversit, per fortuna. quasi un terno al lotto. Quale stato il contesto che ha permesso la nascita di un progetto del genere? Nel caso specifico stato il rapporto stretto tra noi e la grande impresa. Il rapporto peraltro ancora continua. In quel contesto i ragazzi hanno imparato a lavorare a brac-

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cetto con limpresa. C stata una condivisione delle attivit reciproche. I nostri ragazzi hanno lavorato con loro. Orientando la ricerca in direzione della domanda che viene dal mercato, non si rischia di perdere di vista il senso ultimo della scienza che il cercare? Non dimenticando che dalla ricerca di base vengono grandi risultati a lungo termine, da tempo la politica del nostro istituto quella di orientarci molto sulla ricerca privata e applicata. Abbiamo quasi la tendenza a seguire la domanda. La questione della legislazione era imminente. Lo facciamo come ricerca pubblica, sapendo che far anche il bene del settore privato. E cos il ricercatore entra nel mondo del mercato. Per ora loro restano comunque ricercatori Cnr. Linnovazione nasce qui dentro. Loro per possono muoversi sempre pi facilmente con altre imprese per fare innovazione nel settore specifico. Il settore privato non la strada unica ma resta una strada da non tenere chiusa. Quale stato il processo di costruzione del progetto SafeWheat? SafeWheat un ibrido. Un esperimento tra due mondi che spesso sono diffidenti luno dellaltro. Il ricercatore inventa e pubblica, cio condivide. Limpresa inventa e vende. Il ricercatore pubblica per far avanzare la conoscenza. I suoi tempi sono quelli lunghi di un sapere diffuso. I tempi del privato sono brevissimi. Inventi e arrivi prima degli altri. Lidea di far prendere piede a questo progetto. Farlo diventare progetto di impresa. Generare un figlio che sappia poi camminare da solo nel mondo privato. C stata una scoperta interessante qui dentro. Questa scoperta poteva essere sfruttata allinterno della struttura, ma anche allesterno, sfruttandone le sue potenzialit. I nostri ricercatori, Metal, Antonio e Giuseppe sono il ponte tra il pubblico, noi e limpresa, come servizio e come vendita, come anche tra il pubblico e lagricoltore. Non mai facile la strada. I problemi non mancano, ma credo che riu-

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sciranno ad andare avanti, perch linteresse del privato c. Le energie ci sono. Sono tutti molto dinamici. Alcuni di loro, come Giuseppe e Madame Ville avevano gi lavorato nel privato. Noi crediamo che se SafeWheat dovesse prendere il volo, sarebbe una grande opportunit per i nuovi ricercatori, che conservano certamente un legame con noi del Cnr, ma avrebbero la possibilit di lavorare in SafeWheat. Lavorare per elaborare nuove tecnologie, usando questo brevetto o sviluppando altri metodi. CONCLUSIONE Insomma. In Italia emerge che sono tempi grami e mancano spesso le condizioni per combinare le cose diversamente, come direbbe Schumpeter. Mi si potr dire: ma che bisogno c di combinare diversamente? Una innovazione nel mercato crea un valore di mercato. Una innovazione di un pensiero fa progredire il pensiero collettivo. Ci sono periodi in cui tutto gira velocemente e le innovazioni cambiano radicalmente la societ. Si creano innovazioni che spazzano ci che cera prima, tanto pi se quel prima stagnante, annichilente. Esiste un mondo come lo si vissuto nel dopoguerra. Quello non esiste quasi pi. E allora un tira e molla. Una volont generalizzata di conservare ci che cera. Immagini un po stinte di foto di famiglia. E poi c questa marea di generazioni nuove un po confuse. Spesso confuse dai comportamenti dei pi grandi. Che sembrano ai nostri occhi dei bambini che non lasciano il giocattolo. Che non lo vogliono lasciare e sbattono, sbraitano, te lo sfilano di mano. E la generazione nuova non ha la libert di giocare con il giocattolo delle innovazioni perch lo spazio preso dai grandi bambini con il loro cubo di Rubik. Quindi, le innovazioni in Italia non ci sono. Non c ricambio. I ragazzi partono carichi di saperi ma con scarso curriculum. Sono accerchiati. Il mondo del lavoro ha smesso di cercare la qualit della risorsa umana. A/soggetto. Assoggettato dalla politica non si accorge della bellezza dei suoi figli e spegne la luce alla innovazione. Per innovare, ci devono essere le condizioni. La mente libera, sgombra dalle pau-

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re di futuri grami. Lotium romano prevede che il miglior momento per avere idee quando si pratica lozio. Ma non tempo. Bisogna costruire innovazioni in uno stagno, dove la massima energia si spreca a remare con pesanti fardelli e non a guardare il cielo, le stelle. In Italia no. Perch le elasticit non possono esistere. un rimboccarsi le maniche. SafeWheat lavora nei mulini contro i mulini a vento delleconomia malata italiana. Giocando con uno scioglilingua, SafeWheat uno di quei progetti che esplora il mondo dellinnovazione portata avanti da precari della ricerca pubblica che per cercare di uscire dallimpasse di scelte politiche che annullano la ricerca pubblica inventano spazi di mercato privato facendo forza sulle conoscenze possibili solo grazie alla ricerca pubblica. I vari personaggi che compongono questa impresa hanno una storia personale che condiziona la storia di SafeWheat. un momento particolare in cui il privato, la propria vita, entra in ballo nel mercato del lavoro. Le difficolt delleconomia mondiale condizionano le scelte di vita. Rappresentano con le loro vite le tante vite delle nuove generazioni. Il risultato un progetto innovativo, difficile e creativo. Una vera impresa.

Nicola Lagioia

La Puglia imPasta

Questo racconto liberamente ispirato alla storia del Pastificio Benegiano.

Fondato nel 1870, il Pastificio Benegiano ha saputo coniugare una lunga tradizione artigianale con gli orientamenti di consumo salutistici attraverso la produzione di paste di farina di farro o canapa. Con le sue basse quantit prodotte e metodi di produzione artigianali riesce ad offrire una variet di pasta ad essiccazione naturale che conserva al meglio le qualit organolettiche del prodotto.

Soltanto adesso, davanti al microfono dellintervistatore, dopo pi di sessantanni interamente dedicati a ci che era stata la sua ossessione e il suo lavoro, si ricord nitidamente del giorno in cui suo nonno lo aveva portato a conoscere il grano. Il piccolo pastificio di Santeramo in Colle, a 490 metri sul livello del mare, era ormai diventato un luogo di pellegrinaggio. Ci arrivavano ogni settimana giornalisti e professori universitari e presidenti di associazioni alimentari e addirittura portaborse di noti uomini politici: chi per premiare leccellenza italiana, chi per tirarlo dentro lennesima crociata contro le catene di fast food, chi per convincerlo a ripercorrere le tappe di ci che gli altri definivano sin troppo banalmente il suo successo e lui chiamava invece, senza mai scomporsi, non si capiva se con modestia o sufficienza: lobbligo della regola darte. Cos Giuseppe abbassava lo sguardo, chiudeva la copertina dellagenda che aveva consultato fino allarrivo dellospite, rialzava gli occhi verso linterlocutore e raccontava per lennesima volta tutta la storia dellazienda. In centocinquantanni, il suo quartier generale si era spostato solo una volta, lungo un breve percorso di poche centinaia di metri: dal laboratorio sotto il palazzo marchesale affacciato sulla piazza del paese fino al grande appartamento in corso Italia dove lui si trovava adesso, seduto sulla poltrona col poggiatesta regolabile, mentre il giornalista domandava: allora, ci pu dire in che consiste il suo segreto?, e luomo che molti consideravano il miglior pastaio di tutta la penisola veniva folgorato da una scena di sessantanni prima: un giorno di sole del 46, lui allet di cinque anni in compagnia di suo nonno dentro un mare di grano. Il nonno allenta la presa, sfila la mano dalla sua, svanisce nel nulla, e lui si trova tutto solo, sovrastato da migliaia di steli che ondeggiano al vento. Per i marinai era lOrsa maggiore e la Stella polare. Nel suo ca-

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so si tratt quel giorno di una bussola diversa: orientarsi con le spighe. Il cuore del bambino inizi a battere veloce... Milioni di battiti pi tardi, nei primi mesi del 2009, si trattava invece di fronteggiare soltanto questo giovane cronista con il registratore acceso e la penna che viaggiava rapidamente da sinistra verso destra sul bloc notes. Cos si limit a rispondere quello che gi era scritto sulla brochure pubblicitaria della ditta: La tradizione. La nostra azienda esiste quasi da un secolo e mezzo. Ecco il segreto. Ma quella spiegazione non gli sembrava sufficiente. Aggrott le sopracciglia bianche. Represse tra le labbra il principio di un sorriso e si lanci nellimprovvisazione: guardi, disse fissando il giornalista, la tradizione simile a uno scrigno chiuso, prese un respiro, ma uno scrigno senza chiave e senza serratura. Non qualcosa che si possa aprire. Non nemmeno qualcosa che si possa scassinare. E anche a scassinarlo, mio caro, lei non ci troverebbe proprio niente. uno scrigno senza tesoro. Se mi permette, direi che addirittura uno scrigno senza scrigno. Non puoi vederlo, non puoi tenerlo in mano, non esiste un manuale di istruzioni. Ma puoi sperare con tempo e sacrificio e dedizione di imitare e assomigliare e poi infine diventare quello stesso scrigno. Il segreto, sempre che di segreto vogliamo parlare, sei insomma tu. Ha capito cosa sto cercando di dire? Il giornalista fece s col capo, ma i suoi occhi tradivano apprensione e spiazzamento. Giuseppe sospir. Si accarezz una guancia con la mano sinistra. Stacc le tempie ingrigite dal poggiatesta e mosse rapidamente le pupille da un lato allaltro. Intorno a loro cerano fermacarte e agende e bolle daccompagnamento e libri contabili e calendari appesi al muro. E un computer acceso sul sito della ditta. E poi, dietro la scrivania gemella, un ragioniere di mezza et che non aveva smesso un solo istante di fare conti su conti senza badare a loro due. Fuori dallufficio si apriva un corridoio lungo e fresco e avvolto in una semioscurit che ricordava quella delle chiese. Al termine del corridoio cera la stanza per gli imballaggi, dove un giovane impiegato pesava e incellofanava la pasta servendosi di un macchinario il cui volume non superava quello di un armadio. Subito dopo si apriva il magazzino, ed era l sistemato in buste piuttosto eleganti da 500 grammi, o in grossi cartoni da 12 chili che cera il prodotto finito. Cerano i pennoni e i paccheri e gli spaghetti e le linguine e i

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cannerozzi di grano duro e le trofie di semola integrale, tutti passati fieramente per le armi delle trafile in bronzo, ed essiccati con lentezza e con pazienza per ore e ore sotto la calda estate artificiale dei quarantacinque gradi allombra. Cos ecco la sua arte, il suo patrimonio, la sua vera eredit. Nel giro di poche settimane sarebbero arrivati i camion, e avrebbero caricato come al solito nel loro ventre i pacchi e i cartoni di pasta e poi sarebbero partiti verso nord. Avrebbero superato la Campania e il Lazio. Alcuni si sarebbero fermati in Toscana. Altri sarebbero andati a rifornire i migliori ristoranti del Piemonte e della Lombardia. Altri ancora avrebbero superato le Alpi per disperdersi poi verso la Svizzera, la Francia, le elegantissime boutique alimentari a cinque stelle per nuovi ricchi nel cuore della Mosca postsovietica. Li vendeva perfino a Dubai, quei cavatelli e quegli spaghetti da medaglia doro. Le ordinazioni erano buone. Era vitale che non fossero scarse, ma era importante che non ne arrivassero nemmeno troppe tutte insieme: produciamo in due anni quello che un pastificio industriale fa in un giorno, amava ripetere, e lo fece anche adesso, davanti al giovane cronista, il quale allung soddisfatto gli angoli della bocca perch gli sembrava uno slogan efficace per larticolo che avrebbe scritto mentre per lui, per il vecchio Giuseppe che rimaneva fermo e ricomposto dietro la scrivania, non era uno slogan e nemmeno un grido di battaglia. Era unovviet: solo viaggiando su certi ritmi si poteva mantenere uno standard ottimale. Cosaltro cera da spiegare? Era per quello, in fondo, che alla Milano World Food Exhibition erano letteralmente impazziti per la sua pasta e lavevano premiato. Era il motivo per cui quel pastificio che aveva visto la prima e la seconda guerra mondiale e la nascita della prima e poi della seconda repubblica, era finito di recente sulledizione americana del Gambero Rosso e sulle guide del Touring Club. Agli esperti del settore i recensori con la puzza sotto al naso e i plurilaureati in Scienze alimentari bastava scolare poche centinaia di grammi delle sue penne rigate per sentire, nel vapore denso che si avvolgeva su se stesso, un profumo la cui ricchezza non avevano provato prima, e quindi, nel momento in cui portavano la pasta sotto i denti, lo spettro emotivo del palato si caricava di sfumature che fino a quel momento erano restate nella loro bocca solo a livello potenziale. Allora, questi esperti tutti dun pezzo perdevano la loro prudenza e la loro severit dufficio, le menti si rilassavano insieme alle pupille gustative, i titoli di stu-

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dio vacillavano dentro le teche e loro si arrischiavano a pensare: forse vero forse si tratta del miglior produttore di pasta di tutta Italia! Il che poteva addirittura significare che era il migliore del mondo. Ma a lui non importava di essere il migliore del mondo. vero, sui colleghi aveva delle idee molto precise, e anche se non lo avrebbe confessato al giornalista riservava ai marchi che riempivano gli scaffali dei centri commerciali lo stesso biasimo con cui un cultore della bistecca fiorentina potrebbe guardare la polpetta semicarbonizzata di un Big Mac. Lui era Bernini e loro erano i barbari della contemporaneit. I suoi veri concorrenti erano semmai gli altri pastai artigianali, e su virt e difetti della loro arte avrebbe potuto speculare per ore. Ma la sua lotta non era con gli uomini. Alla stregua del grande giocatore di biliardo, la cui sfida non viene mossa agli avversari in carne e ossa ma allenergia cinetica in persona, allastratta geometria del tavolo verde, il vero cruccio di Giuseppe era legato al concetto di perfezione la perfezione in s, la perfezione applicata allarte della pasta. Il che portava le sue soddisfazioni, certo, ma delle medagliette che gli venivano cucite addosso non sapeva cosa farsene. Per esempio, quei professori del De Bellis, disse al giornalista. Quali professori del De Bellis?, chiese il ragazzo dopo avere controllato che il registratore continuasse a fare normalmente il suo lavoro. Adesso la chiamano nutraceutica, ribatt il vecchio pastaio con un ambiguo sorriso leonardesco, da cui non si capiva se per quella parola nuova di zecca (nutraceutica: ovvero curarsi attraverso lalimentazione) provasse rispetto o timore o al contrario la soppesasse tra le dentali con un pizzico di scetticismo e di ironia. Fatto sta che qualche anno prima erano arrivati questi medici dellospedale di Castellana Grotte, e gli avevano chiesto di poter sperimentare la sua pasta integrale con i pazienti affetti da forme lievi di diabete. Lui aveva accettato e la cosa strabiliante era che, dopo un anno di trattamento, i malati avevano ridotto o cessato definitivamente lassunzione di farmaci. Non appena erano stati pubblicati i risultati dello studio, lui era stato letteralmente massacrato di pacche sulle spalle e strette di mano e complimenti e telefonate e lettere di congratulazioni, e (come al solito) da richieste di interviste per riviste mediche e quotidiani locali, nel

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corso delle quali si sarebbe riproposta immancabilmente sempre la stessa domanda: qual il segreto della sua pasta? Ma il primo a essere stupito di tutto quello stupore era proprio lui. Che il compito della pasta integrale prodotta a regola darte non fosse solo quello di riempire lo stomaco lo sapeva senza il bisogno di aspettare i risultati di uno studio medico, perch prima di lui lo aveva saputo suo padre, e suo nonno, e il nonno di suo nonno. Ed era quindi capace anche di irritarsi quando gli domandavano: che tipo di ricerche ha dovuto fare ultimamente per portare i suoi prodotti verso questo risultato? Il vero problema, secondo lui, era semmai al contrario: che tipo di regresso ha subito negli ultimi decenni la nostra cultura alimentare, considerando ci che mangia ogni giorno litaliano medio? Era il mondo a essersi mosso un po allindietro man mano che si andava avanti, non lui, e non il pastificio di Santeramo in Colle, i cui prodotti facevano da un secolo e mezzo ci di cui la scienza si accorgeva solo adesso. Questo del secolo e mezzo era un altro tormentone. E infatti il giornalista chiese puntualmente: la sua azienda stata fondata nel 1870, una manciata di anni dopo lUnit dItalia. Possiamo dire che il suo pastificio e il nostro Belpaese sono coetanei? Era una domanda che poteva fare il suo piccolo scalpore tra le pagine di un quotidiano. Ma era una domanda oziosa, e in fin dei conti inutile, perch non solo Giuseppe, ma chiunque facesse un mestiere in cui creativit e tradizione e radicamento si fondevano tra loro sotto queste latitudini sapeva che esisteva uno specifico italiano che precedeva di anni e di decenni e addirittura di secoli lUnit dItalia. Lo sapevano per esempio gli scrittori, che allalba del XXI secolo lavoravano con la lingua che era stata portata alla luce da Dante e da Francesco dAssisi. Lo sapevano i produttori di borse e di pellame, e i disegnatori di gioielli, che oggi erano gli ambasciatori del made in Italy nel mondo ma la cui arte comunicava carsicamente con quella degli artigiani fiorentini del Rinascimento. Lo sapevano i movimenti di camera di registi come Fellini e Pasolini e Bertolucci, nei cui sguardi brillava il riflesso involontario di Raffaello e di Tiziano e delle pale daltare istoriate da qualche anonimo del Quattrocento. E ovviamente lo sapevano i pastai come Giuseppe, la cui arte era sopravvissu-

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ta a guerre e carestie e rivoluzioni e crisi di governo, e adesso viveva sprofondata nei suoi sensi, sulle sue mani, in ogni fibra del suo corpo. Cos la scena di sessantanni prima si affacci ancora alla memoria, e il giornalista torn a ripetere: il segreto del suo successo, e gli occhi di Giuseppe si inumidirono, sent le guance rilasciarsi lungo la faccia, pens che non aveva pi senso restare sulla difensiva, si rilass ancora di pi, riflett sul fatto che parlare della sua arte non ne comprometteva in alcun modo linviolabilit un tesoro senza tesoro, dentro uno scrigno senza scrigno , sorrise al giornalista e disse: lo sa perch quando avevo cinque anni mio nonno inizi a portarmi nei campi di grano?, e il giornalista fece no con gli occhi, e Giuseppe concluse: per farmi smarrire, per abbandonarmi. E, quindi, per cominciare ad insegnarmi tutto. Toss. Strinse i braccioli della poltrona. Riprese a parlare: mi portava in questo oceano di frumento e poi si allontanava. La sensazione della sua mano che si stacca dalla mia, lui che scompare un ricordo che ancora adesso mi mette i brividi, lo sento qui, un tra loro i polpastrelli delle mani. Si interruppe. Poi continu: Io allinizio ero terrorizzato, disse, mi ritrovavo completamente solo tra le spighe gigantesche, con il vento che creava queste ondate di giallo accecante sotto la volta celeste, un movimento che mi scaraventava il cuore in gola, perch sembrava di essere al centro della pi grande vastit che si potesse concepire, come se quel campo di grano fosse allimprovviso tutta la provincia di Bari, e la provincia di Bari lItalia, e lItalia il mondo intero. Mi facevo coraggio, mi sforzavo di non piangere e cercavo di capire quale fosse la via del ritorno. La prima volta impiegai due ore per venirne fuori, per ritrovare il nonno che mi aspettava sorridendo a pochi metri dal calesse. La seconda volta ci misi la met del tempo, e poi via via sempre di meno per, in questo modo, avendo solo le spighe come punto di riferimento, imparai per forza di cose a riconoscere le diverse variet di grano, e capii perch a distanza di poche centinaia di metri si potessero alternare steli gialli e steli verdi, e quale fosse la consistenza di un chicco prima ancora di toccarlo, tutte cose che se mi fossi limitato a leggere un manuale di Scienze agrarie non avrei potuto padroneggiare cos bene, avrei afferrato altri concetti, concetti ugualmente importanti ma non quelli, per quelli cera bisogno del terrore e del piacere del gioco, era una lezione che apprendevi man mano che riuscivi a

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orientarti in quel labirinto vegetale. Dunque, ha capito cosa cercava di fare mio nonno? Oggi la chiamano formazione lavoro Il giornalista rise. Giuseppe ormai andava a briglia sciolta: dopo la prova del campo di grano ci fu quella del singolo chicco. Nel giro di un anno e mezzo avevo imparato a riconoscere la qualit della materia prima semplicemente mettendo un chicco sotto i denti. Il chicco di vera qualit, rompendosi tra i molari, deve fare un rumore preciso. Anzi, un doppio rumore, un cric-pausa-crac dal quale possibile capire se da quel grano c la speranza di ricavare della pasta che sfiori leccellenza. Ancora oggi, quando incontro i fornitori, non mi basta consultare i cataloghi. C questa prova, che devono costantemente superare Il giornalista lo interruppe sorridendo: quindi, come dire lo strumento di misurazione per il test di qualit la sua stessa persona fisica. Ne deduco che lunico sistema per carpire i suoi segreti sarebbe una bella clonazione Il vecchio pastaio si innervos per qualche istante. Questa faccenda della clonazione ultimamente veniva tirata in ballo un po troppo spesso per i suoi gusti. Una balla come unaltra, dal momento che s, magari si poteva clonare un singolo individuo, ma era impossibile farlo con ventimila chilometri quadrati, per non parlare dei miliardi di metricubi che separavano la terra dal cielo. In definitiva: la Puglia, non era tecnicamente riproducibile. Si rivolse infatti al giornalista con tono leggermente provocatorio: scusi, secondo lei un caso se il mio bisnonno ha deciso di impiantare il pastificio proprio qui, a Santeramo, e se mio nonno e mio padre e io stesso abbiamo deciso di rimanerci? Il giornalista rispose che lui non poteva certamente saperlo, e Giuseppe disse che poco meno di cinquecento metri sul livello del mare era unaltitudine perfetta per essiccare la sua pasta, come ideali erano la composizione dellacqua e il clima della zona, la vampa estiva e la tenera fiamma della primavera e laggressivit dellinverno e il dolce languore autunnale, e dunque tutto il suo lavoro (il miracolo di quella pasta che aveva stupito mezzo mondo) poteva accadere l e soltanto l, non era esportabile, non era clonabile, a meno che il Padre eterno in persona non avesse deciso di strappare il tacco dItalia con le sue mani gigantesche per inchiodarlo a un altro angolo del globo. E a proposito di essiccare, continu Giuseppe. Disse che per imparare le re-

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gole dellessiccazione ci aveva messo tutta ladolescenza e buona parte della giovinezza, e poi sghignazzando ricord di quando, soltanto pochi anni prima, nel 1999, laddetto alla produzione di un grande pastificio industriale era venuto a visitare il suo stabilimento un giovane dallaria vagamente supponente, disse, uno di questi ragazzotti in giacca e cravatta che si illudono di conoscere ogni segreto del lavoro che hanno appena cominciato a fare solo perch sono freschi di un master in Business Administration. Cos continu a raccontare , al momento di fare capolino nelle celle dessiccazione del pastificio artigianale, laddetto alla produzione del pastificio industriale sgran gli occhi, e cominci a guardarsi intorno, e a osservare le ventole che roteavano dietro le loro gabbie, e pi osservava pi si vedeva che non riusciva a venire a capo di qualcosa, e aggrottava nervosamente le sopracciglia, e reprimeva a stento lo stupore. Cera un aspetto fondamentale, che non riusciva a comprendere nel nostro metodo dessiccazione, disse Giuseppe al giornalista, e io sapevo molto bene cosera a stupirlo, ma avevo deciso di non dirglielo finch lui non avesse avuto lumilt di chiedermelo. Ma siccome non accadde, presumo che ancora oggi quelladdetto alla produzione, messo a capo di unimpresa poco meno grande della Fiat, di tanto in tanto continui a domandarsi dove fossero nascosti, nel mio stabilimento, gli aspiratori daria. Il giornalista prese coraggio e disse: daccordo, allora glielo domando io: dove sono gli aspiratori? Non esistono... Semplicemente, non ci sono..., disse il vecchio pastaio al colmo della soddisfazione, e il motivo questo qua: noi essicchiamo la pasta utilizzando il ricambio naturale dellaria, modificando costantemente linclinazione alle porte delle celle e alle finestre dello stabilimento a seconda del clima, della temperatura, dellumidit dellaria... Poi disse che a lui, una volta entrato in una cella dessiccazione, bastava darsi un piccolo schiaffetto sulla guancia per capire, a seconda della rapidit con cui la pelle riassorbiva il colpo, quale fosse la precisa situazione della pasta in quel momento. Disse che gli bastava prestare orecchio alla musica dei macchinari per cogliere il problema di una singola nota stonata, e che locchio era talmente allenato che un singolo sguardo allimpasto produceva nella sua testa precise informazioni sulla giusta proporzione dacqua da aggiungere o sottrarre. Imitare, assomigliare e poi in-

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fine diventare quello scrigno meraviglioso... pens il giornalista. Ma il pastaio continuava a parlare, e questa volta tir fuori largomento dei suoi nipoti, a cui stava cercando di trasmettere tutte le sue conoscenze (ci vogliono almeno dieci anni di gavetta per cominciare a capirci qualcosa, disse), e che tra qualche anno avrebbero rilevato lattivit incidendo sul pastificio la tacca della quinta generazione, e che probabilmente avrebbero potenziato la comunicazione via internet, e sarebbero forse riusciti a far s che i loro prodotti varcassero le frontiere di paesi in cui non erano mai stati prima, e continuava a parlare e a parlare e a parlare, mentre dallinizio del colloquio erano passate almeno quattro ore, e le ombre della sera iniziavano ad allungarsi sul paese, e sulla terra di Bari, e su tutta la regione, e si alzava un vento fresco sugli ulivi e sui vitigni e sui brutti infissi in anticorodal dei palazzi circostanti, ed ogni cosa molto presto sarebbe sprofondata nelloscurit, e il giornalista proprio in quel momento pens che oceano dacqua e di carta e di grano non faceva in fondo alcuna differenza, e se era vero che unintera regione non poteva essere tecnicamente riprodotta, non si poteva clonare nemmeno lossessione di un singolo uomo. Ad ogni Achab la propria Moby Dick. Ecco, cosa inseguiva quel pastaio. Ed ecco forse la sintesi perfetta della sua arte, il segreto del suo segreto in una sera pugliese di fine estate: lossessione come forma damore, la perfezione come preghiera, il lavoro come sfida quotidiana verso il terribile, magnifico enigma del destino personale.

Francesco Marocco

Il colloquio

Questa storia liberamente ispirata alle vicende della Matrix Electronic Manufacturing Services di Conversano e dellingegner Sacchetti. I dialoghi e le situazioni riportate sono frutto dellinvenzione dellAutore. Eventuali inesattezze sulle date e su alcune specifiche tecniche sono funzionali allo sviluppo narrativo.

La Matrix Electronic Manufacturing Services unazienda fondata nel 1993 da un gruppo di giovani imprenditori con una consolidata esperienza nel settore dellelettronica e una profonda conoscenza delle problematiche ad essa connesse. Si propone come partner per il montaggio di componenti elettronici a tecnologia superficiale e tradizionale, collaudi ICT (con macchine di test a sonde mobili e a letto daghi) e funzionali, ispezione x-ray di schede con componenti BGA, microBGA e Flip-Chip, burn-in su componenti e apparati. I clienti Matrix operano in settori applicativi dellelettronica, quali le telecomunicazioni, lautomobilistico, le apparecchiature domestiche e linformatica.

Lingegner Sacchetti deve fare in fretta, se vuol chiudere il brevetto prima di sera. Si gratta la fronte con un dito. Toglie gli occhiali per lucidarli contro la camicia turchese. Esamina le lenti in controluce, poi alita sui cristalli. Scrivere in brevettese gli fa venire sempre un po di mal di testa, ma gli tocca anche quello. Bussano alla porta, dopo due secondi luscio si schiude, preceduto da una voce che chiede permesso. Ancora senza occhiali, lingegner Sacchetti solleva lo sguardo miope dal computer. La traccia appena sfocata di una testa sconosciuta ondeggia sullo stipite. Sono Giacomo Di Turi, il borsista della Regione, sono qui per il colloquio! dice il ragazzo sulla porta. Lingegnere corruga la fronte: il colloquio! Se nera scordato: ormai le sue mansioni di responsabile della progettazione, capo del personale, direttore commerciale, scrittore di brevetti, vanno sempre pi frequentemente in corto circuito. Si accomodi, prego!, dice tendendogli la mano e indicando la sedia dallaltro lato della scrivania, Un attimo e sono da lei. Lingegner Sacchetti ritorna a guardare il cursore che lampeggia sul suo schermo, la frase rimasta a met. Batte rapidamente sui tasti fino a mettere il punto. Salva, chiude, rimette gli occhiali e finalmente i lineamenti della testa di Giacomo Di Turi si ricompongono in una bella immagine a fuoco. Alle cinque di mattina, in fila per prendere i posti di una lezione del primo anno che inizier solo tre ore e mezza dopo, Tonio pensa allespressione diritto allo studio come a dei segni vuoti di senso, una parola sfocata. Per difendersi dal freddo,

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tiene le mani in tasca e stringe il collo nelle spalle. Delle dodici persone che conta avanti a s, ben quattro presentano i sintomi di una pi o meno avanzata, ma comunque inesorabile, forma di calvizie. Gli anni Ottanta sono appena finiti e nessuno ha ancora mai riconosciuto alla calvizie neanche un pizzico di glamour: i legami tra linnalzamento della secrezione di ferormoni che rendono un uomo irresistibile e la caduta del capello sono ancora fantascienza, e insomma, per uno studente di Ingegneria, lidea di perdere i capelli solo levidenza della vecchiaia che lo ha sorpreso ancora sui banchi. Tonio si passa una mano sul ciuffo e prega di poter ripetere il gesto almeno fino alla laurea, quando sar. Alle sette, la fila di studenti pronti a scattare verso i banchi un serpente scomposto e furente. Finalmente, qualcuno apre la porta dallinterno. Gli studenti prendono possesso dellaula come di una frontiera vergine. I neon rifulgono, le lavagne appena pulite brillano di un alone ancora bagnato. Gli animi pi puri, prima che il puzzo di ascelle si diffonda per laula, riescono persino a sentire un fresco odore di bosco. La percentuale di studenti di sesso maschile sfiora il 100% e non una bella cosa, perch trecento maschi in unaula senza nessuna donna davanti a cui dimostrare un po di pudore, raggiungono livelli di belluinit imbarazzanti. Con una buona dose di interpretazione personale, tuttavia, qualche esemplare femminile tra le matricole di Ingegneria elettronica pure possibile trovarlo. Nel corso di Tonio, lunica ragazza si chiama Betty ed sensuale quanto una parentesi quadra. Non conviene sedersi affianco a lei, perch Betty quella che si dice una donna giunonica, e straripa sempre un po sui posti attigui. Prender posto vicino a lei vuol dire stare stretti, ed essere pronti a trattenere il respiro quando Betty inizia a parlare e un pessimo odore di stanza chiusa e calzini si irradia tutto attorno. Tonio non si perde danimo, prova a offrirle una gomma da masticare, e accetta con sportivit che Betty declini linvito, perch le gomme, dice, fanno venire le carie. Vuole? chiede lingegner Sacchetti al giovane Giacomo Di Turi, tendendogli il pacco di gomme, dopo essersene cacciata una in bocca. Di Turi appare imbarazzato, conteso tra la difficolt di sostenere un colloquio con

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una gomma in bocca, e leventualit di rifiutare quella che a tutti gli effetti la prima proposta del suo potenziale futuro capo. Nella testa il corollario del perfetto candidato: Ricordati che non avrai mai una seconda occasione per lasciare una buona prima impressione! Alla fine gli sembra una buona via di mezzo, quella di prendere la gomma e tenersela in mano. Lingegner Sacchetti rovista nella casella di posta, alla ricerca del curriculum di Di Turi. Lo apre e lo scorre rapidamente, annuendo con il capo. Le dico subito. Ho letto il suo curriculum. Mi sembra ben costruito, ma ho idea che lei non sappia far nulla! dice sorridendo. Di Turi irrigidisce il collo istintivamente, ritraendo la testa in un sorriso imbalsamato. Le spiego. AllUniversit un fatto. Al lavoro un altro fatto!, dice Sacchetti sistemando con le mani sui lati opposti del tavolo due pesi immaginari che restituiscano la dicotomia tra mondo accademico e realt professionale. Di Turi non sicuro di aver capito e per non tradire lemozione non gli rimane che afferrarsi alla Vigorsol verde con entrambe le mani. Voglio dire che quando uno finisce di studiare e inizia a lavorare non sa fare nulla. Allora, per noi che dobbiamo selezionare i neolaureati, la differenza non la fa un buon curriculum, la tesi, lo stage, il workshop, la pubblicazione. La differenza la fanno le motivazioni! Di Turi ascolta attentamente. Il dubbio che prima o poi debba provare a dire qualcosa lo accompagna, ma per il momento si limita ad aspettare, sperando che il titolare non si accorga della tensione che lui scarica sulla gomma da masticare. Gomma che inesorabilmente inizia a stingere di verde la punta dei polpastrelli del giovane Di Turi. Lingegner Sacchetti intanto va avanti. Si alza dalla sedia, prende da un cartone una scheda elettronica e la lancia al giovane candidato: Poi a progettare si impara. Prendi una scheda, la smonti e provi a rimontarla. Scommettiamo che pur avendone visti a migliaia sui libri, tu, un condensatore discreto non sapresti neanche riconoscerlo, qui dentro? Di Turi afferra al volo la scheda e la guarda con attenzione scientifica. Balbetta qualcosa in cerca di una risposta. Sacchetti lo ferma.

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Non devi rispondere. una domanda retorica. So gi che non ci riusciresti. Lingegnere ancora in piedi si dirige verso la porta, si ferma sulluscio e fa uno strano cenno con la testa, come se colpisse un oggetto per aria. Di Turi non capisce e guarda con fare ancora pi circospetto. Lingegner Sacchetti cambia espressione: Di Turi, metti in bocca quella dannata gomma e seguimi! Che la giornata quasi finita, ma le cose da fare no! A fine giornata le lavagne hanno perso il verde lucente del mattino, e sono ricoperte da una polvere di gesso che i cassini hanno distribuito sullardesia. Dalle ultime file, voci baritonali reclamano cinque minuti di pausa. Zerloni, professore di Fondamenti di informatica, non sembra disposto a trattare e dice che tirer dritto fino alla fine dellorario. Appena volta le spalle alla classe, lattacco incrociato di una squadriglia di aerei di carta si abbatte su di lui. Quasi tutti i voli si perdono fuori bersaglio, tranne un caccia appuntito che traccia un cerchio della morte prima di schiantarsi sulla collottola del professore. Traiettoria copernicana ineccepibile. Mica roba da tutti: bisogna andare fuori corso di almeno un paio danni per un lancio del genere. Sogghigni di approvazione si ingrossano tra i banchi scendendo dalle ultime file. Il professore si volta nuovamente, raccoglie la carlinga ammaccata del bombardiere che lo ha attaccato, lo accartoccia, si prende tra le dita la cravatta, la solleva come volesse indicare una macchia sulla seta: Ridete in faccia a questa! dice, poi si gira e ricomincia a scrivere. Quando finisce il rigo, pigia il bottone rosso e la lavagna prende a salire. Sulla nebbia bianca delle cancellature, i segni che ha appena tracciato si vedono appena, come una soluzione che non tutti possono acciuffare. Il giorno dellesame, il professor Zerloni legge ad alta voce lelenco dei nomi di quanti si sono prenotati per la prova. Inserire nomi falsi nella lista degli esaminandi pare sia il gesto a pi alto contenuto umoristico di cui un ingegnere capace. Nellelenco ci sono Kent Clark, Baudo Pippo, Paolino Paperino, Bano Al. Per nulla turbato, il professore li chiama tutti, e cancella Cabrini Antonio dalla lista, solo dopo aver atteso un secondo, nel caso Cabrini sia davvero nei paraggi e abbia intenzione di sostenere lesame di Fondamenti di informatica. A un tratto, il professore diventa

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ancora pi serio: Questo qui so gi che uno scherzo, ma per legge sono obbligato a chiamarlo comunque. Dalle ultime file parte gi il boato di risate. Zerloni Bastardo! dice il professore. A quel punto, persino Tonio che non si sarebbe mai permesso, scoppia a ridere. Zerloni afferra al solito la sua cravatta e la espone al pubblico ludibrio: Ridete in faccia a questa! Lingegner Sacchetti si aggiusta la cravatta, tira su i pantaloni, e indica a Di Turi una delle poltrone della sala riunioni. Di Turi sistema il sedere sullampia seduta cercando la giusta distanza tra il fondo della poltrona e il bordo davanti, il baricentro tra una postura rilassata e unespressione di ascolto attento. Ma non troppo, risuona nella sua mente, come un generico segnale dallarme. Un lato della sala riunioni occupato dalla ricostruzione in cartongesso di un ambiente domestico, con luci, finestre, tapparelle, persino un cancelletto daccesso. Lingegner Sacchetti si raschia la gola e inizia a parlare con una voce insospettabilmente squillante. S-gnora Maria! Di Turi si volta istintivamente verso la porta, ma nella stanza, a parte loro, non c nessun altro, tantomeno una presunta Signora Maria. Lattesa perpetua della domotica finalmente terminata! Mai pi casa fredda al ritorno dal lavoro! Niente pi bollette alle stelle per le luci lasciate accese! Sacchetti gira intorno al tavolo. Di Turi lo segue con lo sguardo. Chiudere le tapparelle e lasciare aperte le finestre, prima di andare in vacanza, unoperazione che le porta via mezzora e rischia di farle perdere laereo? Da oggi le basta sfiorare un tasto e potr correre allaeroporto! Vuole accendere il forno mentre in coda al semaforo, in modo da arrivare a casa, e infornare la spigola senza neanche togliersi il cappotto? Le basta un sms! Stufa di avere diecimila telecomandi in giro per casa? Lingegner Sacchetti afferra un oggetto nero sul tavolo, e lo mostra a Di Turi. Si tratta di una piccola consolle. S-gnora Maria squilla di nuovo la voce dellingegnere, Da oggi, tutta la sua casa la controlla da qui! Wireless, touch screen, a colori! scandisce piano Sacchetti, allungando il comando al giovane Di Turi.

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Il ragazzo prende la consolle e la guarda con riverenza. Prego, prego! Smanetti pure! Di Turi allunga timidamente lindice destro sullo schermo tattile e dietro di lui, nel palchetto domestico, si accendono dei faretti. A un altro comando, il cancelletto sbandiera avanti e dietro. Di Turi prende rapidamente il controllo della casa della Signora Maria. Lo so cosa sta pensando, Signora Maria! Giacomo Di Turi sta pensando in realt a quando arriver la domanda su dove si immagina tra dieci anni, un grande classico dei colloqui di lavoro: Lei sta pensando che, ok le comodit, ok un solo telecomando, ok la spigola e la tapparella, ma lei per fare spazio alla domotica, non ha intenzione di forare i muri di casa sua. Impianti, cavi e cavetti: lei non vuole riempire di polvere tutta la sua collezione di libri gialli! Di Turi trova conveniente annuire. Questa la vera rivoluzione della nostra domotica dice lingegnere, battendo una mano sul tavolo e sporgendosi verso il giovane Di Turi. Protocollo ZigBee scandisce piano. Tu lo sai cosa vuol dire questo, Di Turi? chiede lingegner Sacchetti, diventando improvvisamente serio. Di Turi capisce subito che questa non una domanda retorica. Adesso gli tocca rispondere. Ci pensa il tempo di un respiro e poi inizia a parlare: ZigBee, volo dape, insieme di protocolli di comunicazione ad alto livello, che utilizzano piccole antenne digitali a bassa potenza. Sistema pi efficace del Wi-Fi e del Bluetooth per la trasmissione di una quantit di dati maggiore, a fronte di un consumo minore. Nel caso concreto, suppongo voglia dire che andiamo direttamente sulle prese, agiamo sulle placche esistenti, che non foriamo neanche un solo mattone. Nessun infilaggio di cavi, basta un cacciavite, lo pu fare un qualsiasi elettricista e, in ultimo, la collezione dei libri gialli della Signora Maria al sicuro! Lingegner Sacchetti annuisce, girando il capo di traverso in segno di approvazione. Giacomo Di Turi sente che, poco pi in basso, il suo sedere ha trovato finalmente la distanza giusta tra lo schienale e il bordo anteriore della poltrona. Ora pu guardare dritto negli occhi lingegner Sacchetti.

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Nel gruppo di quattro ragazzotti che si allontana dal Campus, facilmente identificabili come studenti di Ingegneria per laspetto poco atletico e il look che ha un po perduto il passo nella rincorsa dellultima moda, Tonio a sua volta immediatamente riconoscibile: lunico che, quando cammina, non tiene lo sguardo fisso a terra. Tonio guarda avanti, e ancora pi in l. Il suo sguardo sembra sempre andare oltre il punto che sta fissando. Come se riuscisse a guardarci dietro, alle cose. Come se dietro una cosa, lui ne riuscisse a vedere una seconda, invisibile agli altri. Il futuro non una luce lontana verso cui gravitare, ma una sequenza di cose che si sviluppano linearmente, un pensiero sempre presente, da costruire passo dopo passo. con quello sguardo dritto che Tonio scivola veloce fino alla laurea. Finita la proclamazione, mentre i suoi colleghi si godono il taglio del traguardo con la preoccupazione pi grande di organizzare una degna festa di laurea, Tonio nel bagno del Campus. Si guarda allo specchio, si tocca il ciuffo e dopo aver finalmente dichiarato ai suoi capelli che, se vogliono, adesso sono liberi di cadere, sa gi quale sar la sua prossima mossa. Quando, due mesi dopo, Tonio viene assunto come progettista presso la Matrix Electronic Manufacturing Services di Conversano, la Matrix compie appena i requisiti minimi dellarchitettura, un tetto e un recinto. A esser tecnicamente pertinenti, pi che allunica impresa pugliese che progetta e realizza componenti elettronici, la Matrix assomiglia a un garage. La metafora della rimessa, tuttavia, affascina il pur nascosto lato romantico degli ingegneri, sempre attenti a ricordare come persino lavventura della HP nella Silicon Valley sia iniziata in un capannone. Per quello che ha in mente Tonio, del resto, un tetto e un recinto sono pi che sufficienti. In soli dodici mesi, Tonio impara a progettare, riesce finalmente a dare tridimensionalit agli oggetti che ha sempre e solo visto sui libri. Dopo i primi disastrosi tentativi, impara perfino a controllare i suoi movimenti al microscopio. Non ultimo, porta a casa quattordici mensilit e un premio di produzione. Eppure c qualcosa che non lo convince: forse il disagio di stare sempre con il capo chino sul pezzo che ha tra le mani, a lui che non abituato ad abbassare lo sguardo; forse laccorgersi che a fare il segmento della filiera, a meno che non ci stai in

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testa, perdi di vista la direzione del vettore. Fatto sta che a un certo punto Tonio guarda la scheda che ha davanti a s, e si rende conto che non riesce pi a vedere cosa c dopo. Il giorno delle dimissioni, ai dirigenti della Matrix schierati attorno al tavolo che, mettendo sul piatto un rialzo dellofferta economica, gli chiedono perch voglia andarsene in unaltra azienda, Tonio spiega che non lo fa per i soldi. una questione di sguardo. che lui proprio non ce la fa ad accontentarsi di guardare un oggetto sempre dallo stesso punto di vista. Il dottor Incandenza, a cui spetta lultima parola e la facolt di sciogliere una riunione, in quanto direttore amministrativo e azionista di maggioranza, fissa la proposta di contratto che hanno preparato per Tonio al centro del tavolo. Riflette sulle parole del giovane ingegnere. Si alza e gira attorno alla scrivania fino a essere dal lato di Tonio. Visto da l, non c dubbio, il contratto sembra diverso. Luomo mette una mano sulla spalla di Tonio, come fa qualcuno che vuol dirti che il tuo momento arriver. E cos sia, dice soltanto. Amen pensa Di Turi, alla fine di un segno della croce immaginario, con cui d per sepolte le sue speranze dassunzione. Ha capito bene la domanda del suo potenziale futuro capo? Ti piace il tonno? ripete lingegner Sacchetti. S, ha capito bene. Questa di nuovo una domanda retorica? O forse no? Nel dubbio, Di Turi ritiene valga la pena accennare una risposta affermativa: Con gli spaghetti, s! Pinna gialla, quindi! dice lingegnere rovistando in un cartone. I tonni pinna gialla che inscatolano le aziende italiane provengono tutti dalla Malaysia. Sai quanto li paghiamo al kilo? Di una cifra! Di Turi ondeggia dubbioso, borbotta monosillabi fino a che Sacchetti non indica il numero esatto con le dita della mano destra. Tre euro? Lingegnere annuisce. E il sushi? Ti piace il sushi?

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Di Turi non uno che va molto dietro alle mode. Se nella categoria del sushi rientrano le cozze e il polpo crudo, lui, come gli altri trecentomila baresi, al sushi non dice di no. Eh, s, col limone, per! E il tonno rosso? Buono, eh? I giapponesi dice Sacchetti indicando con il pollice dietro la sua spalla destra, come se il Giappone fosse inequivocabilmente in quella direzione per fare il loro sushi, il tonno rosso lo comprano da noi! Il 90% dei tonni pescati nel Mediterraneo finisce sulle loro tavole. Hai capito, i giapponesi? E sai quanto ce lo pagano al kilo? fa Sacchetti sollevando due sole dita. Due euro? ripete Di Turi. Venti! Quando non quaranta, o cento! dice Sacchetti alzando la voce, mentre dal cartone tira fuori uno strano cilindretto metallico. Salvare i tonni! Ecco perch un Centro di Ricerca ci ha chiesto questo! aggiunge sventolando loggetto lucente. Poi prende un bel respiro e accelera: Il Thunnus thynnus, volgarmente noto come Tonno rosso, anello fondamentale della catena alimentare ittica. Si ciba di crostacei e sardine. A sua volta preda di Marlin e pescecani. Attualmente, nel Mar Mediterraneo, a rischio di estinzione. Capace di nuotare fino a 115 km/h, raggiunge la sua maturit sessuale solo tra i 5 e gli 8 anni di vita. Questo vuol dire che se lo catturi prima, il tonno non si riprodotto. In cattivit, lunico obiettivo degli allevatori di fare ingrassare i tonni rossi affinch raggiungano un robusto livello di grassi, adeguato a compensare nella bocca dei giapponesi il sapore scialbo di un cucchiaio di riso bianco. Lo stress della cattura blocca la fase riproduttiva delle femmine e quindi, attualmente, i tonni non si riproducono in cattivit. Del resto chi mai penserebbe a trombare, avendo il sospetto che qualcuno ti stia facendo schiattare a badilate di gamberetti? Lunica possibilit di salvezza dallo sterminio giapponese, perch un giorno i tonni rossi possano riprodursi in cattivit, studiarne i comportamenti in libert, dato lalto attuale livello di imprevedibilit delle mosse di un tonno rosso, animale per cos dire erratico. Sacchetti tende il cilindretto a Di Turi. Sensore tri-parametrico, applicabile su un esemplare adulto. Nel corso dellintervento il tonno viene bendato e irrorato con una pompa. Per il tonno non arriva a

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essere neanche un brutto quarto dora, visto che la durata dellintervento di soli sette minuti. Il sensore attualmente in grado di monitorare temperatura, accelerazione e numero di volte in cui il tonno apre le branchie. Praticamente tutto. Se il tonno scoreggiasse noi verremmo a saperlo. I risultati? domanda Di Turi, badando al sodo. Il Centro di Ricerca universitario che ci ha commissionato il sensore ha ottenuto questanno la nascita dei primi trenta tonni in cattivit. Non dovessero sopravvivere allinverno, ho ottenuto la promessa che me ne mandino almeno uno a filetti. Di Turi si lascia scappare un sorriso. Vedi, Di Turi, bisogna sempre guardare oltre! A volte ci sta che le cose vadano male. Ma la ricerca non andrebbe avanti, se non contemplasse il fallimento. Sotto una cattedrale che sta in piedi, spesso ce ne sono dieci che sono crollate. Vieni, che non abbiamo finito! Tonio accosta la sua auto sotto la P del parcheggio destinato agli ospiti. Scende dalla vettura e guarda ledificio davanti a s. Dellantico garage rimasto il volume, che adesso si articolato come unidea che col tempo guadagni complessit, o come da un bozzo di pietra prende forma una scultura. A quattro anni dal giorno in cui se n andato, oggi torna alla Matrix da cliente: Tonio porta un prototipo di scheda che ha realizzato nella sua nuova azienda. Matrix, unica impresa del Sud Italia che realizza componenti elettronici, si occuper della produzione. Il dottor Incandenza aspetta Tonio nella stanza delle riunioni. Basta unocchiata reciproca per capire che le cose stanno andando bene per entrambi. Una seconda occhiata per intendersi che potrebbero perfino andar meglio. Definiti rapidamente i dettagli della transazione tra la Matrix e lazienda di Tonio, il dottor Incandenza solleva una tazzina immaginaria portandosela alla bocca con aria interrogativa. Tonio annuisce e un minuto dopo i due sono in piedi davanti a una macchinetta del caff in corridoio. Per me, ristretto dice Tonio al dito interrogante di Incandenza.

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Infilata la chiavetta di plastica nella macchinetta, Incandenza prende a parlare dei cinesi. Pi che una popolazione, nel mondo delle imprese, i cinesi sono un concetto. Il concetto che, senza badare a quanto tu sia piccolo o grande, devi fare il meglio che puoi, altrimenti ci sar sempre qualcuno che ti fotte. I cinesi, appunto. I cinesi producono di pi e a minor costo, ecco perch tutte le aziende portano i loro progetti in produzione in Cina. I cinesi mica spengono il cervello quando maneggiano i nostri prototipi. Se li guardano da ogni angolazione, ne studiano la progettualit, e ormai stanno imparando a farseli da loro. Quando Incandenza aggiunge che quelli l sono tanti e incazzati evidente che i cinesi sono per lui semplicemente la metafora della paura di non farcela. Tonio sta osservando il suo caff, girando il bastoncino di plastica attento a non far tracimare il liquido oltre il bordo e domandandosi come possa essere talmente inadeguata linterpretazione del concetto di ristretto che fa una macchinetta automatica. Incandenza sta parlando della Resistenza. Del vecchio gruppo di soci rimasto solo lui. Ma lui non ha intenzione di mollare, ci crede ancora. Matrix non rinuncia alla sua sfida. Ricercare, progettare, produrre: tutto fatto qui, nel Sud Italia. Quando pronuncia Sud Italia il suo tono di voce quello di chi dice una parola difficile da credere. Bisogna andare avanti, dottore, non guardarsi indietro! dice Tonio sorseggiando il caff. Incandenza gli batte una mano sulla spalla: quello a cui sto pensando! Rilanciare, intercettare nuovi mercati, ampliare campi di esperienza, accrescere il portfolio clienti, montare un reparto intero di progettazione!, la mano che stringe sulla spalla sembra riprendere i fili di una continuit interrotta. Incandenza guarda dritto negli occhi Tonio: Che ne pensi di tornare a lavorare qui? Tonio sorride lusingato, ma, storce il capo, un altro sorso di caff, no, ora che responsabile di un laboratorio di dieci persone lui non ci torna a fare il progettista. Avanti, non indietro. Dottore, veramente

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Togli dottore lo interrompe Incandenza, adesso la presa sulla spalla ha lintensit di un pizzico: Vuoi diventare socio? Tonio fa un movimento brusco con il bastoncino nel bicchiere e uno schizzo di caff vola sul pavimento, distendendosi in forma amebica. Tonio si china ad asciugare con un fazzoletto. Non devi preoccuparti del capitale. Tu prendi delle quote e le paghi con una parte dello stipendio, nel tempo. Tonio si rimette dritto, ed di nuovo occhi negli occhi con Incandenza. I due uomini stanno zitti per qualche secondo. Assieme al ronzio della macchinetta, lunico rumore apprezzabile la quasi perfetta sincronia dei loro respiri lievemente accelerati. Poi Tonio parla: Perch? Perch cosa? Perch vuole me. Cosa le offro io? Incandenza toglie la mano dalla spalla di Tonio, sgrana gli occhi e gli parla a pochi centimetri dalla faccia. Tutto avviene molto lentamente: Idee, Tonio, idee. Trovami delle idee e sei dentro! Questo il laboratorio delle idee dice lingegner Sacchetti introducendo Di Turi nella stanza. I quattro giovani ingegneri impegnati sui loro computer sollevano lo sguardo dagli schermi. E questo invece Giacomo Di Turi! Borsista della Regione, vorrebbe svolgere qui il suo progetto di investigazione, aggiunge Sacchetti, terminando le presentazioni. Ormai il nostro un laboratorio di ricerca accreditato! dice Sacchetti orgoglioso. Qualche anno fa eravamo in quattro, adesso, contando tutti gli spin-off, siamo in novanta! Se uno prova a immaginarsi un laboratorio delle idee, probabilmente si prefigura uno spazio vuoto, metafisico, dove gli unici oggetti di arredo sono appunto le idee. E, in effetti, nel laboratorio dove ha appena messo piede, Di Turi passa in rassegna le pareti e non si meraviglia di non trovarci neanche un quadro, un poster, una foto. sullultima parete a cui volge lo sguardo che per vede unimmagine insolita: tre cd,

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appesi al muro con un chiodo e del nylon. Tre cd non serigrafati, anonimi, come quelli che a volte si utilizzano sui balconi per tenere lontani i piccioni, con il riflesso della luce solare. Di Turi ha un brivido. La scena che immagina quella di tante giovani menti, talmente immerse nella trascendenza delle idee da non avere nessun bisogno fisico contingente, da non accorgersi di nulla intorno a s, al punto che per tenere lontano lo zampettare citrullo dei colombi dalle loro persone necessario appendere dei cd che facciano riflesso alle pareti. Leggi, leggi pure! lo invita ad avvicinarsi lingegner Sacchetti. Di Turi prova unimmediata sensazione di sollievo. I cd sono solo il supporto su cui stanno scritte delle citazioni: Bisogna sempre ricominciare da dove non ci sono certezze, Pasolini. La storia non irreversibile, Dalai Lama. Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere, Gandhi. Di Turi sorride. Il dito di Sacchetti che si agita lo invita a guardare pi a sinistra. Non i cd. Il display! Leggi pure! A mezzo metro dai cd, Di Turi osserva un oggetto simile a una caldaia, fissato al muro. Sul display riconosce la rappresentazione di un impianto fotovoltaico. Conosci il mismatch? Di Turi storce un po il muso. Vediamo, dovrebbe essere il fenomeno di non perfetto accoppiamento tra i moduli fotovoltaici. Nei moduli in serie, la corrente limitata dal modulo che eroga la corrente pi bassa. come le vecchie lampadine delle luminarie di Natale, se ne bruciava una e mandava allaria lintero albero! Nel caso concreto, un impianto fotovoltaico si attesta sempre sul rendimento del pi basso tra i suoi pannelli, no?, con perdite di potenza complessive che raggiungono anche il 10%. Se per un guasto elettronico, per la nuvola di Fantozzi che si accanisce proprio su un modulo fotovoltaico, per il motivo che sia, se uno solo dei pannelli perde efficienza, compromette le prestazioni dellintero impianto. I ragazzi nel laboratorio annuiscono complici. Una bella fregatura! aggiunge lingegner Sacchetti. Soprattutto se consideriamo che i primi impianti fotovoltaici non segnalavano quale fosse il pannello tradito-

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re! Ed un po difficile trovare una mela marcia in un campo di mele di migliaia di metri quadri. Il vostro converter! dice Di Turi, e tutti nella stanza sorridono come se lui avesse detto una parola magica. Il dispositivo che permette di individuare il pannello che perde efficienza, e soprattutto che permette di ottenere il massimo da ogni modulo, senza che limpianto si attesti sul livello pi basso! Lespressione orgogliosa dellingegner Sacchetti condivisa dal gongolare di tutti i ragazzi del laboratorio. Una bella cosa, no? Il pannello deve solo pensare a prendere il sole. Al resto, pensiamo noi! dice Sacchetti. Tonio siede sulla sdraio sotto lombrellone. Porta un cappellino da marinaio di tela color corda e dei boxer fioriti pi grandi del suo cavallo, sulle cosce tiene aperta una rivista di ingegneria. U, bellezza al bagno, ma almeno una partita te la fai? Tonio solleva lo sguardo dal foglio. Controsole, tre amici e un mazzo di carte napoletane. Tressettino? Tonio scrolla la testa con vigore. Allora grave! chiosa uno dei tre. Un altro gli si avvicina, mette una mano sul fascicolo cercando di leggerne il titolo: Rapporto della Commissione europea sulle Energie Rinnovabili, poi tira fuori la solita vecchia storia: Ah, ma non Pinocchio! Ma allora siamo a sei! Gi, perch gira questa voce che Tonio in vita sua abbia letto soltanto cinque libri, contando quelli letti a scuola. Tonio sorride acidamente senza mollare la presa sulla dispensa: Non un libro, una rivista. Quindi, se ti fa stare meglio, sono sempre cinque! Vabb, dai, facciamo un tressette con il morto, che lo stesso! dicono i ragazzi allontanandosi. Quando finalmente rimane solo, Tonio si guarda intorno. Accortosi che nessuno bada a lui, chiude il fascicolo e lo sistema di taglio contro lorizzonte del mare. Prova

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a concentrarsi. Il suo cervello riesce a spegnere uno a uno tutti i rumori della spiaggia. Niente pi schiamazzi, urla di bambini, palle che rimbalzano, nessuna radio che trasmetta tormentoni estivi. Tiene accese solo le onde, e il suo respiro. Guarda la rivista. L, in quello spessore sottile, Tonio sa che c nascosta unidea. Per arrivarci per primi non c bisogno di essere dei visionari, occorre solo leggere le cose fino in fondo, non accontentarsi di guardarle da un solo punto di vista. Dietro una cosa, ce n sempre unaltra. Il futuro solo una sequenza di eventi che si sviluppa linearmente. Tonio si riempie i polmoni di iodio, riapre la dispensa e va avanti con la lettura. gi settembre, quando una macchina entra a gran velocit nel parcheggio della Matrix. Si ferma sotto la P dei posti riservati. La sequenza di rumori incalzanti, rombo del motore, fischio delle ruote, termina con il suono strozzato del freno a mano innestato. Guardando il pallore delluomo che scende dallauto e che stringe al petto un gran numero di cartellette, non si direbbe mai che quelluomo abbia passato al mare lestate intera. Di bagni ne ha fatti pochi, di partite a tressette nessuna, ma ha letto praticamente ogni rivista di elettronica esistente sul mercato, tutti i rapporti dei principali centri di ricerca e della Commissione europea. Richiamato dai rumori, il dottor Incandenza si affaccia sul parcheggio dalla finestra della sua stanza. Davanti alla macchina, Tonio si sbraccia verso di lui. Ce le ho, ce le ho, ce le ho! Le idee, ce le ho! urla, dirigendosi in fretta verso le scale. Mentre cammina, Tonio solleva per aria una mano, con tre dita tese. Domotica, Reti di Sensori, Fotovoltaico! ricapitola lingegner Sacchetti, contando le eccellenze della Matrix sulla punta delle dita, tutto interamente pensato, studiato, realizzato qui! Di Turi ascolta, annuendo un numero di volte che gli sembra adeguato, ottenendo un effetto quasi solenne. Ne abbiamo avuti altri, di borsisti della Regione. Vengono qui, fanno un periodo

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di stage, e poi Sacchetti si interrompe, tira su con il naso, quasi sempre, ce li siamo tenuti! Si alza dalla sedia, si dirige alla finestra e continua a parlare, rivolto di spalle a Di Turi. E sai in base a cosa li abbiamo scelti? Sai cosa ci ha portato ognuno di loro per essere assunto? Sacchetti si volta. Ora lui che annuisce, perch sa che Di Turi non sbaglier risposta: Unidea! dice piano Di Turi. Unidea! ripete Sacchetti, ritornando a sedere. Di nuovo alla scrivania, si toglie gli occhiali e si avvicina allo schermo dove riprende a scorrere il curriculum di Giacomo Di Turi. Su alcuni dati sembra concentrarsi pi a lungo di quanto abbia fatto prima. Chiude il file, mette le lenti di traverso tra s e linterlocutore. Apre la bocca e se le caccia dentro una alla volta. Poi strofina il cristallo con la camicia. Infine, si rimette gli occhiali. Incrocia le mani davanti a s e guarda il giovane. Lentamente, prende a muovere il capo, cercando di infilare il pi possibile il labbro superiore dietro quello inferiore. Se uno guardasse quel volto per la prima volta non potrebbe non sorridere. Di Turi, per, restituisce a Sacchetti unespressione serissima. Perch sei tornato? domanda. In che senso? chiede Di Turi. Dalla Germania, ho visto che hai fatto lErasmus, la tesi e lo stage. Perch uno che costruisce una dimensione internazionale della sua formazione, poi torna indietro? La mamma? La fidanzata? Non per le mozzarelle, vero? Di Turi scuote la testa, la fronte dimprovviso attraversata da una ruga triste. Le mozzarelle arrivano fresche ogni giorno anche in Germania! Puntuali. Come tutto, del resto dice. Prende tempo, il suo torace si tende come un arco sul punto di scoccare un colpo. Non ha un nome. Non la fidanzata o la mamma. la mia terra. Lidea di avere un debito con lei. E la possibilit di saldarlo. Ho cercato unoccasione per tornare in Puglia, senza che questo volesse dire svendersi. Ho cer-

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cato qualcuno che mi desse unoccasione per riportare qui le cose, anche poche, che ho imparato fuori. quello che ho visto nella vostra azienda. Una mano tesa. Sacchetti ascolta con interesse. Nella ruga triste che attraversa il volto giovane di Di Turi, si pu leggere il nome di tutte le cose a cui ha rinunciato per tornare nella sua terra. E poi, se mi consente, ingegnere, non esatto. Sacchetti scuote la testa, interrogativo: Che cosa? Quello che ha detto, poco fa dice Di Turi indicando con lintera mano il suo interlocutore, io non sono tornato indietro. Io sto andando avanti! Silenzio. Sacchetti batte il pugno sulla scrivania con un colpo sommesso. Luned, alle otto e mezza. Qui si sa quando si inizia, ma non quando si finisce. La ruga di Giacomo Di Turi svanisce allistante. Grazie, ingegnere! fa il giovane tendendosi in avanti. Sacchetti lo interrompe, indicandogli luscita: E adesso fuori che devo finire un brevetto! Di Turi raccoglie in fretta le sue cose ed gi sulla porta quando lingegner Sacchetti gli intima di fermarsi: Di Turi, lei mi ricorda una persona. Lo sa? Di Turi sorride. Uno che ha messo piede qui dentro una decina danni fa! A Di Turi non pare vera loccasione: eccola l la domanda tormentone di ogni colloquio. E dov adesso, dieci anni dopo? Sacchetti sta per rispondere, ma Di Turi lo interrompe e mentre chiude la porta, gli dice: Domanda retorica. Non c bisogno che mi risponda! Rimasto solo, Tonio Sacchetti sorride, mette in bocca unaltra gomma, riapre il file del brevetto che aveva chiuso poco prima, si toglie gli occhiali e ricomincia a lavorare.

Gli autori

Francesco Carofiglio nato a Bari. Architetto, regista, scrittore e illustratore, ha lavorato per molti anni come attore e autore teatrale. Scrive soggetti e sceneggiature per il cinema e la televisione. Ha pubblicato per Bur nel 2005 il romanzo With or without you, per Rizzoli nel 2007 il graphic novel Cacciatori nelle tenebre insieme a suo fratello Gianrico, per Marsilio nel 2008 il romanzo Lestate del cane nero, giunto alla quinta edizione e, sempre per Marsilio, nel 2009 il romanzo Ritorno nella valle degli angeli. Nel 2010 andr in scena Il Maestro, testo teatrale scritto e diretto dallo stesso Carofiglio, che verr pubblicato entro lanno per i tipi di Marsilio. In programma inoltre, dai suoi libri, una serie televisiva e un film per il cinema. Carlo DAmicis nato a Taranto, vive a Roma dove collabora ai programmi di Radio Rai. Dal 1999 redattore e conduttore della trasmissione Fahrenheit su RadioTre. Ha pubblicato i romanzi Piccolo Venerd (Transeuropa, 1996), Il ferroviere e il golden gol (Transeuropa, 1998, selezione Premio Strega), Ho visto un re (Limina, 1999, Premio Coni per la letteratura sportiva), Amor Tavor (PeQuod, 2003), Escluso il cane (minimum fax, 2006, Premio Kriterion e Premio Magna Capitana), La guerra dei cafoni (minimum fax, 2008, selezione Premio Strega), e il racconto lungo Maledetto nei secoli dei secoli lamore (Manni, 2008). Daniele De Michele alias Donpasta Daniele De Michele uno scrittore, di formazione economista, appassionato di vino e cucina. Gi autore di Food sound system (Kowalski, 2006) ha ideato lomonimo spettacolo multimediale, in tourne in Italia,

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Francia e Spagna. Vive tra Roma e Toulouse dove ogni anno organizza Soul Food, incontro su cibo, arte e sostenibilit ambientale. In the food for love, spettacolo di cucina e circo contemporaneo il progetto a cui sta lavorando. Wine sound system (Kowalski, 2009) il suo ultimo lavoro. Nicola Lagioia nato a Bari nel 1973. Ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (minimum fax, 2001) e Occidente per principianti (Einaudi, 2004). Ha curato, con Christian Raimo, lantologia di racconti La qualit dellaria (minimum fax, 2004). uno dei quattro scrittori della Babette Factory, autori di 2005 dopo Cristo (Einaudi, 2005). Sempre nel 2005 ha pubblicato per Fazi il saggio Babbo Natale. Collabora con diverse riviste e giornali. Il suo ultimo lavoro, Riportando tutto a casa, appena uscito per Einaudi. Dirige nichel, la collana di letteratura italiana di minimum fax. Francesco Marocco Architetto barese, vive e lavora tra Bari e Valencia. Nellottobre 2006 esordisce pubblicando con La meridiana il libro di racconti Lestate in cui il Bari compr Joao Paulo, sei storie disincantate che corrono sul filo di unadolescenza tardiva, ambientate sullo sfondo delle periferie baresi. Dal gennaio al luglio 2008 ha scritto ogni domenica per il Corriere del Mezzogiorno le avventure di Primperan, il trentaneo, trentenne precario ed estraneo al mondo che lo circonda. Scrive sul blog http://primperan.wordpress.com e ha appena pubblicato, fedele ai tipi della Meridiana, In tumulto. Nei moti delladolescenza, esito di una collaborazione con il Teatro Kismet di Bari.

Indice

Prefazione Cos il talento? di Ettore Chiurazzi Tink & Tank di Francesco Carofiglio Tutta lacqua che c di Carlo DAmicis SafeWheat di Daniele De Michele alias Donpasta La Puglia imPasta di Nicola Lagioia Il colloquio di Francesco Marocco Gli autori

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