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Le guerre sannitiche
Sanniti Guerre Sannitiche - Prima Guerra Sannitica sanniti.info SANNITI SECONDA GUERRA SANNITICA E LE FORCHE CAUDINE (Prima Parte) sanniti.info SANNITI SECONDA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte) sanniti.info SANNITI TERZA GUERRA SANNITICA (Prima Parte) sanniti.info SANNITI TERZA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte) sanniti.info SANNITI TERZA GUERRA SANNITICA (Epilogo) sanniti.info Archive All Download Newest Become an Instapaper Subscriber for just $1/month to get up to 50 articles at a time and support Instapapers development. Visit the Account section of Instapaper.com to subscribe.
Sanniti Guerre Sannitiche - Prima Guerra Sannitica

sanniti.info Archive Like & Archive Like PREMESSA La maggior parte delle fonti antiche su cui facciamo affidamento per la conoscenza di questo periodo sono state scritte alcuni secoli dopo gli eventi accaduti e devono essere utilizzate con molta cautela. Livio, che la nostra fonte primaria per le Guerre Sannitiche, ammette durante il racconto di questi avvenimenti che: Non facile scegliere tra le varie versioni e i diversi autori. Ho limpressione che i fatti siano stati alterati dagli elogi funebri o da false iscrizioni collocate sotto i busti, dato che ogni famiglia cerca di attribuirsi il merito di gesta gloriose con menzogne che traggono in inganno. Da quella pratica discendono sicuramente sia le confusioni nelle gesta dei singoli individui, sia quelle relative alle documentazioni pubbliche; per quegli anni non disponiamo di autori contemporanei agli eventi, sui quali ci si possa quindi basare con certezza (Livio VIII, 40). Comunque sia, da tener conto che gli avvenimenti narrati sono sempre in riferimento alla cronologia classica romana, basata sul calcolo derivante dal potere succedutosi a capo della Repubblica, i Fasti Consulares, e dai Trionfi (1), cio il tributo che il Senato romano concedeva al Console che aveva svolto in quellanno limpresa bellica pi importante. Ci significa che i fatti si relazionano al nome del Console o Dittatore romano nel cui periodo di potere accaduto lavvenimento. Nessun testo ci pervenuto da parte di scrittori o storici sanniti. LA PRIMA GUERRA SANNITICA (343 - 341 a.C.) I rapporti intercorsi con le colonie greche dellItalia meridionale e con le popolazioni etrusche durante le lotte che caratterizzarono il V secolo a.C. per il controllo dellAgro Campano (vedi pagine dedicate), favorirono la crescita sociale e culturale dei Sanniti tanto da incoraggiarli nella ricerca di nuove fonti di guadagno e quindi alla riorganizzazione della loro economia di mercato. Le conseguenze furono

lampliamento della propria sfera di influenza militare sui territori limitrofi al Sannio e, intorno agli inizi del IV secolo a.C., la frequentazione di nuove aree di scambio dove commerciare manufatti e bestiame ed il controllo di importanti giacimenti metalliferi per la produzione di utensili e soprattutto di armi. Con il tempo furono annesse porzioni sempre maggiori di territori contigui, attuando una vera e propria espansione tramite conquista. Non ci noto come la Lega Sannitica spartisse le terre annesse tra le comunit che la componevano, ma che si sia trattato di violente conquiste fuor di dubbio. I guerrieri della Lega non si accontevano di effettuare incursioni al solo scopo di razzia. I Sanniti, avendo bisogno di buoni pascoli per le loro greggi, miravano al controllo del territorio e ad una costante presenza su di esso, operando una vera e propria colonizzazione. Erano particolarmente attratti dalle pianure dellApulia, dalla vallata del Liri dominata dai Volsci, e dalla terra pi fertile e ricca di tutte: la Campania. Guerriero sannita - IV Secolo a.C. (2) Indubbiamente i loro vicini li aggredivano per rappresaglia, ma in questi violenti scontri i Sanniti avevano la meglio, parte perch spinti ad essere piu risoluti e tenaci dalla maggiore necessit e parte perch, a differenza dei loro vicini, avevano un esercito meglio equipaggiato e pi numeroso, con uomini meglio addestrati alluso delle armi. Si spinsero ad est, verso lApulia, stabilendo il proprio controllo su Luceria che, anche se non proprio sannita, era certamente in termini damicizia con essi. Ad ovest, verso la Campania, si insediarono saldamente su entrambe le sponde del medio e alto Volturno: Cubulteria, Trebula e Venafrum, a ovest del fiume, rimasero tutte sannite per gran parte del periodo delle guerre contro Roma. A nord-ovest andarono inoltrandosi sempre pi verso il bacino del Liri scontrandosi pi volte con gli abitanti Volsci: Atina e Casinum divennero citt sannite. Le mire espansionistiche delle due potenze militari nel IV secolo a.C. Ci li port pericolosamente vicini al Lazio dove, alla met del IV secolo a.C., i Romani avevano acquisito il predominio politico del territorio conquistandolo con le armi e controllando i flussi di gente e mercanzie mediante colonie ed alleanze con cittadine amiche. Le segnalazioni di continue incursioni ben oltre il fiume Liri iniziarono a giungere allUrbe con regolare ed inquieta cadenza tanto da spingere le autorit ad inviare osservatori. Prima o poi lo scontro tra i due popoli doveva inevitabilmente accadere. I Romani, dal canto loro, avevano gi subito lonta dei Celti e del loro capo Brenno (Vae victis! - 386 a.C.), uscendo da quella situazione solo con diplomazia e molto denaro. In seguito a questo avvenimento assunsero come priorit assoluta il controllo dei territori e delle popolazioni stanzianti limitrofe Roma. A nord i continui tafferugli con gli Etruschi davano loro filo da torcere ma erano controllabili, a sud i Volsci ed altre popolazioni latine erano state pi volte ridimensionate nelle loro mire di autonomia tanto da averle indebolite drasticamente. Si aprivano cos per i Romani i territori delle fertili pianure sia del fiume Liri sia, pi a sud, della Campania. Esattamente verso la direttrice di espansione dei Sanniti. Cavalieri romani ascoltano un hastatus che indica le posizioni dei Sanniti (3). Per ambedue i popoli larea del medio Liri divenne di importanza cruciale e fu nel contendersi questarea che inizi la grande lotta per la supremazia sullItalia. Erano in gioco necessit fondamentali, oltre ai fertili terreni ed alle risorse minerarie, anche la libert di entrambi i popoli. Lo scontro con i Romani fu dunque inevitabile ma ambedue i contendenti si resero conto subito della consistenza belligera dellavversario e lapproccio sbagliato al problema. Sicuramente, dopo le prime battaglie, entrarono in azione pi le parole che le armi, essendo coscienti del fatto che combattendo tra di loro indebolivano le rispettive difese contro gli attacchi di altre popolazioni

italiche. Cos, nel 354 a.C., fu stipulato un trattato tra i Sanniti ed i Romani dove venivano sanciti i termini di una pace che delimitava le aree territoriali dei due popoli. Ovviamente si trattava di un accordo tra uguali, tra due poteri della stessa statura, e fu il primo trattato firmato dai Romani con un popolo al di fuori del territorio laziale. Il trattato, pi che altro un I primi scontri tra i due popoli (4). compromesso, fu discusso dagli emissari dei due popoli e sanciva per ambedue sia diritti che obblighi e quindi, oltre a delimitare le rispettive aree territoriali di influenza, ne individuava anche il loro limite fisico: il fiume Liri. Nessuno doveva oltrepassare quel limite, altrimenti il trattato sarebbe decaduto e si sarebbe tornati alle armi. Per molto tempo il patto fu rispettato, forse per pi di dieci anni. In questo lasso di tempo ambedue i popoli si spinsero verso il medio Liri senza mai oltrepassarlo, ma i Sanniti rafforzarono la propria presenza nei territori campani la cui area, pur se non compresa nel trattato, era comunque situata dalla parte del fiume Liri di loro competenza. I Romani iniziarono a temere questo controllo sannita su territori cos vasti e ricchi di risorse naturali tanto da meditare un intervento armato. Ma ci significava infrangere un patto consacrato agli Dei e, per le credenze dellepoca, era un passo da ponderare seriamente. Per non rompere la pace siglata aspettarono di trovare il momento propizio ed il modo adatto per non attirarsi la collera divina. La Campania settentrionale divenne quindi il nuovo pomo della discordia ed ai Romani si present presto un avvenimento che permise loro di oltrepassare i limiti del Liri sanciti dal trattato di pace senza infrangerlo. Nel 343 a.C. i Sanniti si trovarono a contatto con i Sidicini, gente di lingua osca che popolava il territorio di Teanum sul confine occidentale del Sannio e che, purtroppo, occupava una zona cruciale per le loro mire espansionistiche. Infatti la zona dei Sidicini si trovava sulla direttrice naturale di penetrazione che dal Sannio conduceva in Campania settentrionale, per cui era importante assumerne il controllo. Allarmati, i Sidicini invocarono laiuto dei Campani, cio proprio di quelle genti che gli stessi Sanniti in passato avevano aiutato a rivendicare una propria autonomia sostenendoli nella lotta di liberazione dal giogo dei colonizzatori etruschi e che in seguito si erano organizzati in una Lega controllata dalla citt di Capua. Ai Sanniti non piacque lintromissione dei Campani e mossero loro contro, conquistando tutti i territori intorno alla citt di Capua. A quel punto, secondo Tito Livio, i Campani chiesero lintervento di Roma, che si fingeva restia ad intervenire per non infrangere il patto siglato. In effetti la zona dove si svolsero questi avvenimenti era nel territorio spettante al controllo dei Sanniti, a sud del fiume Liri, come stabilito dal trattato del 354. Ma Roma, consapevole che mantener fede a quel trattato significava far crescere una potenza militare capace di minacciare le proprie mura cittadine, intervenne in aiuto dei Campani inviando lesercito a Capua. Il messaggio di Roma ai Sanniti affinch rispettassero la citt di Capua come municipio romano (5). Pi che altro furono le famiglie senatoriali romane a spingere verso linterventismo, allettate dallaccaparramento di quelle fertili terre. Lo stratagemma che infranse il patto romano-sannitico fu quello di concedere la cittadinanza romana ai capuani. I Sanniti, dallaltra parte, non potevano tollerare che i Campani, e quindi i Sidicini, passassero sotto linfluenza romana. La contesa tra le due potenze sfoci subito in guerra. Dopo una prima serie di vittorie romane, come quella al monte Gauro, vicino Napoli, ed a Suessula, i Sanniti con grande audacia riuscirono a controbattere ed a far ripiegare le forze nemiche quasi al di fuori dei territori della Campania settentrionale. Tra i Magister Equitum e Consoli romani che scesero in campo, si ricordano Marco Valerio Corvo, Caio

Marcio Rutilo ed Emilio Mamercino. Dei Meddix sanniti gli storici romani non hanno tramandato nulla. In seguito, dopo il tributo di sangue versato in due anni di guerra, ambedue le forze antagoniste si resero conto che la questione doveva essere risolta in modo diverso dalla guerra, visti i continui e ripetuti attacchi di altre popolazioni italiche da dover fronteggiare ambedue per proprio conto. Cos ripristinarono il trattato del 354 con alcune modifiche che portarono la Campania settentrionale sotto linfluenza di Roma, lasciando ai Sanniti le terre dei Sidicini e quindi limportante controllo delle vie daccesso alla stessa Campania. Stipula del trattato di pace tra Sanniti e Romani (6). Anche se per i Romani rimaneva aperto, per i collegamenti con i territori del meridione, solo laccesso costiero di Terracina, il ripristino dellintesa romano-sannitica permise a Roma di sistemare le velleit di ribellione scaturite in seno ad alcune popolazioni latine ed etrusche, evitando cos di dover combattere su pi fronti. Analizzando questi avvenimenti, possiamo sicuramente affermare che di necessit si fece virt e che comunque anche questa volta si tratt di un foedus aequum (trattato equo), stipulato tra eguali. E da sottolineare che le condizioni imposero la rinuncia romana alla difesa del popolo per il quale la guerra era iniziata ed il conseguente abbandono di unarea strategicamente importante per i contatti con il sud della penisola. Purtroppo la ratifica del rinnovato trattato, anche se procur una lunga pace tra i due popoli, diminu sensibilmente la potenza dintervento dei Sanniti, compromessa dallampliamento della sfera dinfluenza romana su di un territorio ormai tanto vasto da rivaleggiare con quello originario del Lazio. Infatti il controllo romano di quelle terre apport nuove braccia e tributi a Roma che inevitabilmente si tradussero in un accrescimento sia demografico che militare e quindi economico. Le mire espansionistiche di Roma volgevano ormai essenzialmente al sud. Poco tempo dopo la ratifica del trattato iniziarono le annessioni con il sistema delle colonie latine, cio agglomerati urbani sotto controllo romano, coinvolgendo molti insediamenti sia nellattuale area frusinate che nella Campania occidentale, troppo vicino ai territori storici dei Sanniti. NOTE

(1) La cronologia classica, su cui si basano tutte le ricostruzioni storiche, non trova unanime consenso in quanto stata rilevata una certa discrepanza di anni tra molti degli avvenimenti descritti e la successione cronologica dei consolati romani. In questa ricostruzione degli avvenimenti accaduti durante il periodo delle Guerre Sannitiche, come nel resto del sito Internet, vige la cronologia classica che ritroviamo su tutti i libri di scuola ma, per chi volesse approfondire largomento, possibile saperne di pi consultando il testo: M. Sordi - Roma e i Sanniti nel IV secolo a.C. - Licinio Cappelli Editore - Roma 1969 (2) Guerriero Sannita - Figura 54mm - Scolpita da Luca Baldino e dipinta da Massimo Moro. (3) Limmagine tratta da: Early Roman Armies - Osprey Publishing. (4) Il disegno dellillustratore russo Nikolas Zubkov. La tavola stampata da Universal Publishing for AeroArt International di Londra. (5) Incisione di Ballarini tratta dal libro di Pasquale Albino Ricordi storici e monumentali del Sannio Pentro e della Frentania - Campobasso Tip. De Nigris 1879 (6) La stipula di un trattato di pace tra due popoli italici avveniva in maniera molto solenne, accentuando la sacralit dellavvenimento. La scena si svolgeva allinterno di un tempio o di unarea sacra (sul modello dellhortz sannitico) davanti alla statua del Dio. Il giuramento avveniva sulla carcassa di un

animale sacrificato, molto spesso un piccolo cinghiale. Nellimmagine si riconoscono, ad iniziare da sinistra, il Fetiales romano, il Meddix sannita, tre sacerdoti che mantengono lanimale sacrificato ed il Console romano. Limmagine tratta da: Early Roman Armies - Osprey Publishing.

sanniti.info Archive Like & Archive Like SANNITI SECONDA GUERRA SANNITICA E LE FORCHE CAUDINE (Prima Parte) sanniti.info Archive Like & Archive Like Storia dei Sanniti - La seconda guerra sannitica. LA SECONDA GUERRA SANNITICA dal 326 al 304 a.C. (Prima Parte) Quella che viene denominata seconda Guerra Sannitica fu un periodo darmi non del tutto chiaro e descritto confusamente dagli storici romani. Quel che invece era sicuro che ambedue i popoli erano coscienti allepoca di rivaleggiare per legemonia sullItalia peninsulare. Dopo gli accordi siglati nel 341 a.C., sia i Sanniti che i Romani attraversarono un periodo di pace ed unione dintenti, portandoli finanche a combattere insieme contro le popolazioni latine ribelli (Guerra Latina 340-338 a.C.) al nuovo stato delle cose che i due popoli egemonici avevano discusso e convenuto nellaccordo siglato. Anche se avevano combattuto insieme, Romani e Sanniti si temevano vicendevolmente, conoscendo luno la forza ed il potere di scontro dimostrato in guerra dallaltro. Per questo motivo i Romani, consapevoli che lobiettivo da raggiungere era identico e che lespandersi verso il sud dellItalia contrastava gli interessi dei Sanniti, cercarono lamicizia e lalleanza di altre popolazioni in caso di ulteriori conflitti, tanto da spingersi in profondit nella pianura campana fino alle falde del Vesuvio. Infatti, per neutralizzare la predominanza della colonia sannitica di Teanum in quel territorio, fondarono poco distante da questa, nel 334 a.C., la colonia latina di Cales. Antica mappa della valle caudina (2) Inoltre, per rafforzare il controllo nel sud della penisola, strinsero accordi con Alessandro il Molosso (1), chiamato da Taranto a succedere ad Archidamo di Sparta. I Sanniti si sentirono accerchiati sempre pi da una morsa cos ben congegnata tanto che nel 328 a.C. dovettero subire lonta della fondazione della colonia della nuova Fregellae (la citt volsca era stata conquistata e distrutta dai Sanniti - Fregellae era situata vicino lodierna Ceprano), sulla sponda sinistra del fiume Liri, cio la sponda che secondo il trattato di pace stipulato tra i due popoli doveva essere di pertinenza esclusiva dei Sanniti. Tentarono pi volte per via diplomatica di fermare lintreccio di nuove alleanze che Roma andava imbastendo per parare eventuali loro minacce ma, visti tanti tentativi andati a vuoto, iniziarono anchessi ad usare la stessa tattica, tessere reti di alleanze per contrastare glintenti romani. Prospetto della Valle Caudina dalla parte del Sannio (3). In quel periodo si coalizzarono con alcune citt della Campania, per lo pi di lingua osca, come Nuceria, Nola e Napoli. Questultima oltre che osca era principalmente greca ed quindi da supporre che solo le fazioni osche furono alleate dei Sanniti. Nel 327 a.C. la situazione precipit con la morte in battaglia di Alessandro il Molosso contro i Lucani. I Sanniti, liberatisi da una minaccia che manteneva in costante allerta i loro eserciti nel sud della penisola, si scrollarono di dosso anche la morsa a cui i Romani li avevano costretti e trasferirono subito parte delle forze militari in area caudina, rafforzando cos la loro presenza ed inoltrandosi sempre pi frequentemente nel territorio campano. A Napoli intanto la fazione sannita aveva conquistato il potere dellassise civica ed un esercito di 6000 guerrieri aveva occupato la citt. Ben presto per, la fazione greca del governo partenopeo entr in

Guerriero sannita (IV - III sec. a.C.) contrasto con gli elementi sanniti, tanto da iniziare ad intrecciare contatti segreti con i Romani. Poco tempo dopo il senato dellUrbe, dietro richiesta proprio della fazione greca, invi a sud di Roma tutte le truppe che ancora disponeva, comandate dai Consoli Lucio Cornelio Lentulo e da Quinto Publilio Filone. Questultimo si attest nei pressi dellager napoletano attendendo il momento propizio per entrare in azione. Infatti, i demarchi napoletani Carilao e Ninfio, i Principes Civitati, con uno stratagemma riuscirono a far allontanare la guarnigione sannita dalla citt aprendo cos le porte ai Romani. Laltro Console, Cornelio Lentulo, con unazione di copertura si schier nella valle del Volturno arginando cos ogni possibile aiuto che poteva arrivare dal territorio del Sannio. La guarnigione sannita, accortasi dellinganno, non pot fare altro che ripiegare, essendo in forte svantaggio numerico. Cos nel 326 a.C. Napoli entr saldamente a far parte della sfera dinfluenza romana, siglando con loro un favorevole trattato di alleanza. Questazione, insieme alla fondazione di Fregellae ed allo stanziamento di un esercito romano nella valle del Volturno, cio a ridosso del territorio sannita, costituirono le cause della rottura dellantico trattato del 354 a.C. tra i due popoli, lo stesso confermato e riveduto nel 341 a.C., ed il conseguente inizio di una nuova fase di ostilit. Veduta della Valle Caudina presa dal vero (1875)(4). I primi anni di guerra, tra il 326 ed il 322 a.C., passarono tra violente scaramucce e piccoli scontri per attestare le rispettive posizioni, sicuramente nel territorio della Campania settentrionale tra il medio Liri ed il medio Volturno. Nessuno dei due eserciti prevalse nettamente sullaltro. Degno di nota fu il tentativo effettuato dai Sanniti di bloccare lunico accesso che i Romani utilizzavano per entrare in Campania dal nord, cio dalla zona di Fondi e Gaeta. Riuscirono a sbaragliare il presidio romano e ad attestarsi per breve tempo nella zona. Purtroppo senza un adeguato appoggio tattico dovettero cedere ben presto la postazione conquistata. LE FORCHE CAUDINE Per porre fine a questo periodo di stallo e per cercare una possente vittoria sui Sanniti in modo da piegarli alla resa, anche perch esausti delle tattiche di guerriglia basate sulle incursioni rapide e violente che non davano la possibilit di difendersi adeguatamente, nel 321 a.C. Roma invi i Consoli Tito Veturio Calvino e Spurio Postumio Albino, a capo di un esercito forte di 20.000 uomini, nella zona dei Sanniti caudini in modo da tagliare fuori dal conflitto le aree a ridosso della Campania per poi proseguire contro Malies (Benevento) e quindi gli Irpini, cos da infliggere una pesante sconfitta ai Sanniti tanto da indurli a chiedere la pace. Di conseguenza, ciascun Console guid la propria legione verso Calatia da dove sarebbero dovuti avanzare insieme verso i Caudini, aggirando il versante meridionale del Monte Taburno. Intanto i Sanniti, osservando le mosse delle legioni romane dallalto delle loro fortificazioni, riuscirono ad intuire quali fossero le intenzioni dei due Consoli romani. Interpretando le descrizioni liviane, la marcia verso Malies fu incentivata dai Sanniti stessi che, per allontanare le schiere romane dalla zona di Calatia, travestirono alcuni soldati da pastori e li mandarono insieme ai pastori veri con le loro greggi a pascolare nei pressi dellaccampamento romano. Una volta stanziatisi nellarea, avrebbero fatto circolare la falsa voce che Luceria era stata presa dassedio dai Sanniti e che entro pochi giorni sarebbe capitolata. Luceria era allepoca un caposaldo dellalleanza romana con gli Apuli da cui dipendeva il controllo di quelle terre. Pianta delle Forche Caudine (4). Subito i due consoli levarono le tende degli accampamenti per marciare in aiuto alla cittadina assediata, scegliendo di percorrere un itinerario imprudente ma pi corto rispetto a quello pi sicuro. In questo modo la marcia sarebbe risultata pi spedita ed i tempi di percorrenza sarebbero stati dimezzati. Questo

tragitto prevedeva lattraversamento di terreni acquitrinosi e di una stretta gola dalle pareti irte e boscose che li avrebbe portati subito nei pressi di Malies, per poi procedere in direzione di Luceria. A capo della Lega Sannitica vi era in quel periodo un Meddix Tuticus di grande arguzia militare, Gavio Ponzio, che subito colloc lesercito sannita nei pressi di quella gola posta lungo lasse di spostamento dei Romani, bloccandone luscita verso Caudium con massi ad alberi divelti. Quando entrambe le legioni vi furono entrate, Ponzio ne ostru anche lo stretto ingresso dalla parte di Calatia. I Romani si accorsero della trappola solo quando videro luscita della vallata bloccata e tutte le alture circostanti presidiate dai Sanniti. Il percorso attraverso la valle di Caudio (5). Infatti, per pura negligenza o per troppa fiducia nelle proprie forze, lavanguardia e la retroguardia romana si accorsero in ritardo che le uscite dalla gola erano state ostruite. E probabile anche che i due Consoli romani avessero sottovalutato il nemico contro cui dovevano battersi, forse perch ancora troppo giovani e privi di una adeguata esperienza di guerra contro i Sanniti. Lo sgomento fu grande quando, calata la notte, i Romani si videro circondati dai fuochi contigui degli accampamenti nemici, formati dalle ndocce, una sorta di grandi torce che i Sanniti usavano in caso sia di spostamenti notturni e sia per illuminare gli accampamenti (6). Per alcuni giorni tentarono di aprirsi la strada combattendo, ma vennero sistematicamente rigettati a valle dalle schiere sannite. Cos i due Consoli costatarono che non rimaneva loro altro che la resa. Questa fu la disfatta delle Forche Caudine, una delle pi famose ed al tempo stesso delle pi elusive negli annali della Repubblica romana. Gavio Ponzio era dellidea di sterminare le legioni bloccate nella gola, in modo da provocare una pesante perdita a Roma in termini di uomini ed armamento e costituire cos i presupposti di un periodo di pace, dato che dopo una batosta simile lUrbe sarebbe sicuramente scesa a pi miti consigli. Ma sia al Meddix sannita che ai suoi uomini pi vicini era noto che, una volta sterminato il grosso delle forze militari romane, si sarebbero sicuramente ridestati focolai di insurrezione di quelle genti latine soggiogate da ambedue i popoli solo pochi anni addietro e con molta difficolt. Alla storia passato che sia a Gavio Ponzio che ai suoi uomini ripugnava il fatto di dover dare una morte cos ignominosa a tanti guerrieri. Chiesero cos il parere ad un grande del Sannio, Erennio Ponzio, padre di Gavio, famoso e stimato Meddix Tuticus, amico del matematico Archita (Tiranno di Taranto) e del filosofo Platone (7). Le Forche Caudine secondo la descrizione di Appiano (4). Ormai anziano, venne condotto sul luogo e, dopo aver visto tale disfatta dei Romani, consigli al figlio di lasciarli andare poich tale mortificazione avrebbe lasciato un grande segno nellanimo di quelle genti. Lonta del rilascio ignominioso di due Consoli con le proprie legioni sarebbe stata per Roma una sconfitta maggiore delluccisione di tanti guerrieri. Gavio Ponzio, esortato anche dai suoi uomini, segu i consigli del padre e rilasci i soldati romani dopo averli fatti passare sotto un giogo di lance spogli delle armi e vestiti della sola tunica (8). A corredo di questo fatto fu stilato tra il Meddix sannita ed i Consoli a nome di Roma, un nuovo trattato di pace che reiterava quello di ventanni prima infranto dagli stessi Romani. A garanzia della firma e quindi della ratifica del trattato da parte del Senato romano, 600 cavalieri, il fiore della nobile giovent romana, sarebbero stati trattenuti fino al buon esito della vicenda. I Sanniti osservano i Romani mentre passano sotto il giogo (9). I Consoli con le loro legioni ripararono subito in territorio amico, tornando con grande clamore a Roma. Che il trattato sia stato firmato e che gli ostaggi tornarono sani e salvi a Roma si evince dai cinque anni di pace che seguirono le vicende delle Forche Caudine. Il bottino di guerra dei Sanniti fu enorme: oltre larmamentario di due intere legioni romane con cavalli e carri, anche un trattato di pace molto favorevole. Dovette essere abbastanza arduo per Roma risalire subito la china che tale vicenda impresse, specialmente nellanimo pi che nella sostanza. Ma i Romani fecero tesoro di tale sconfitta migliorando

larmamento e le tattiche di guerra dei propri eserciti. Adottarono subito il pilum, cio la saunia dei Sanniti, la corta lancia utilizzata in guerra e lo scudo ovale rastremato nella parte superiore, lo scutum. Adottarono le loro tecniche di guerriglia e le contromisure ad esse, sfruttando in modo migliore la cavalleria. Studiarono la loro tattica di scontro in campo aperto e la migliorarono, snellendo le legioni e rendendole pi veloci ed incisive. Dalla parte politica, molte furono le alleanze ed i contatti diplomatici intercorsi tra i Romani e le popolazioni delle Puglie ed altri piccoli popoli limitrofi al Sannio. Dopo cinque anni i Romani, questa volta pi agguerriti che mai, si ripresentarono di nuovo al cospetto dei Sanniti. Anche i Sanniti, dal canto loro, durante la pace caudina si preoccuparono di rafforzare le proprie posizioni. Consolidarono il loro controllo sulla riva sinistra del fiume Liri, quella di loro pertinenza, e prestarono il loro appoggio ai movimenti antiromani che fermentavano nella regione alla destra del fiume. Migliorarono la situazione nella Campania centrale e meridionale controllando Nola, Nuceria Alfaterna, Stabie, Pompei ed Herculaneum. Inoltre ebbero contatti diplomatici con gli Etruschi e con le popolazioni limitrofe ai territori nord di Roma. I Sanniti sapevano che il confronto con Roma aveva solo subito una pausa. NOTE

(1) Alessandro il Molosso era il fratello di Olimpia, madre di Alessandro Magno. (2) La Valle Caudina e SantAgata dei Goti in un particolare della Carta delle Reali Cacce di Terra di Lavoro e loro adjacenze disegnata da Giovanni Antonio Rizzi Zannoni nellanno 1784. Disegno ad inchiostro nero, acquerello, conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli. (3) Tavola con il Prospetto della Valle Caudina dalla parte del Sannio, disegnata da D. de Laurentiis, incisa da C. Pignatari e contenuta nel volume di Francesco Daniele Le Forche Caudine illustrate edito a Caserta nel 1778 e conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli. (4) Incisione tratta dal libro di Pasquale Albino Ricordi storici e monumentali del Sannio Pentro e della Frentania - Campobasso Tip. De Nigris 1879 (5) Le frecce rosse indicano il tragitto che i due Consoli romani avevano pensato di effettuare per arrivare a Malies (Benevento) e che in parte hanno percorso. Le linee gialle indicano le posizioni che i Sanniti occuparono sulle alture prospicienti lo stretto passaggio di Caudio, aspettando che ambedue gli eserciti consolari si inoltrassero nella vallata. (6) Le NDOCCE erano delle grandi fiaccole, alcune lunghe anche pi di tre metri, formate da un fascio (di forma conica) di grossa legna con, allinterno, arbusti secchi di ginestra misti a rami e foglie secche, amalgamati con resina dalbero, compressi per bene in modo da bruciare lentamente. Il loro fuoco era potente e la luce era visibile da molto lontano. Ancora oggi, nel paese di Agnone (IS), alla vigilia di Natale e, da qualche tempo a questa parte, anche l8 Dicembre (Immacolata Concezione) di ogni anno, viene celebrata la NDOCCIATA, la festa della luce di chiara derivazione pagana, dove una processione di cento e pi uomini che indossano il tradizionale mantello nero, con una serie di ndocce sistemate a ventaglio e portate a spalla, sfilano per il centro storico della citt. Le attuali ndocce sono composte da unintelaiatura di legno di abete bianco con allinterno ginestre secche che bruciano sprigionando una forte luce. La cerimonia molto suggestiva e culmina con un grande fal dove vengono bruciate tutte le ndocce che hanno sfilato. Questa cerimonia stata presentata in Vaticano e celebrata davanti al Papa in piazza San Pietro l8 Dicembre 1996. (7) Lincontro amichevole e di studio tra il pitagorico Archita, Platone e il sannita Ponzio avvenuto a Taranto, una notizia narrata dal tarantino Nearco a Catone e riportata nel Cato maior di Cicerone (12, 39-41): Pertanto nulla cos detestabile quanto il piacere, se vero che esso, quando troppo intenso e duraturo, spegne ogni lume dello spirito. Queste parole disse Archita a Caio Ponzio Sannita, padre di colui dal quale i consoli Spurio Postumio e Tito Veturio furono sconfitti nella battaglia di Caudio, e Nearco di Taranto, nostro ospite, che era rimasto fedele al popolo Romano, diceva di averle apprese dai

suoi avi, essendo poi stato presente a quel discorso Platone di Atene, che, come mi risulta, era venuto a Taranto quando erano consoli Lucio Camillo e Appio Claudio. Cicerone d il praenomen Caius (lo stesso di Ponzio figlio) anzich Herennius, che quello dato da Livio. E molto probabile che Cicerone non attingeva alla tradizione annalistica e per non essere frainteso ha precisato che si trattava del padre e non del figlio. (8) Sul mensile FOCUS di Maggio 2001, nella rubbrica Domande e Risposte viene pubblicata la risposta alla domanda Perch si dice passare sotto le forche caudine?. La redazione del mensile cos risponde: La frase significa subire una grave umiliazione o una prova mortificante. Il modo di dire risale allantica Roma e precisamente alla seconda Guerra Sannitica. Nel 321 a.C. gli uomini dellesercito romano, sconfitti nella gola di Caudio vicina allodierna Benevento, subirono la mortificazione di dover passare disarmati sotto un giogo di lance, davanti ai vincitori Oltrech morale, la pena fu pure fisica: infatti i Romani, Consoli in testa, vennero sodomizzati. Lepisodio sembra essere lorigine del modo di dire che associa la fortuna alle dimensioni del sedere: chi aveva un grosso ano soffriva meno la violenza dei Sanniti ed era perci pi fortunato degli altri. Questultima parte non confortata da fonti storiche ma si basa sulla frase riportata da Tito Livio affermante che i Romani furono mortificati sia nel fisico che nello spirito. (9) Lillustrazione tratta da: Enzo Biagi - Storia di Roma a fumetti - Edizioni Mondadori De Agostini - Novara 1988

sanniti.info Archive Like & Archive Like SANNITI SECONDA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte) sanniti.info Archive Like & Archive Like Storia dei Sanniti - La seconda guerra sannitica. LA SECONDA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte) I cinque anni di Pace Caudina servirono ai Romani per riorganizzare lesercito ma anche per sistemare meglio le difese dellUrbe e del suo territorio per far fronte ad un eventuale attacco dei Sanniti, cosa che tutti i cittadini temevano. Ma ci non avvenne perch, in quel periodo storico, ai Sanniti interessava la Campania e le sue fertili terre, per altro molto pi vicine al Sannio di quanto lo fosse la pianura romana. Spingersi verso lUrbe non rientrava, al momento, nelle loro mire espansionistiche. Tito Livio ha scritto nei suoi Annales di una immediata risposta che gli eserciti romani effettuarono contro i Sanniti per ripagarli dellonta subita alle Forche Caudine. Tutto ci scaturito dalla fantasia dellannalista padovano, per i noti motivi di cui abbiamo gi scritto nelle pagine precedenti, anche perch di questa presunta rappresaglia non se ne trovano tracce sia nella redazione dei Fasti Consolari sia negli scritti di Roma - Conquista del Lazio e dellItalia centrale (390 - 283 a.C.) altri storici ed annalisti di quel periodo. E vero invece che i Romani aumentarono lattivit diplomatica con il tessere una nuova rete fatta di alleanze e compiacenze proprio a ridosso dei territori sannitici tanto che, prima del 316 a.C., alcune cittadine sia apule che peligne entrarono nella loro sfera dinfluenza, aprendo cos a Roma un varco verso lAdriatico. In questo stesso periodo gli eserciti consolari dovettero fronteggiare una violenta ribellione dei Volsci, insorti contro la decisione di inviare coloni dallUrbe nella loro citt di Satricum ed in altri insediamenti di loro pertinenza situati nei territori del fiume Liri.

I Romani dovettero fare affidamento a tutto il loro sangue freddo per intervenire con lesercito in una zona come quella del Liri fortemente presidiata dai Sanniti. Ed i Sanniti non si fecero sfuggire loccasione. Subito inviarono truppe in aiuto dei loro coloni nella valle del Liri ed attaccarono Plistica, altra comunit filoromana ubicata nello stesso territorio. La seconda Guerra Sannitica era ripresa. Il fronte del 315 a.C. si rivel troppo dispersivo per le forze romane. Gli eserciti consolari erano impegnati con Papirio Cursore in Apulia, Publilio Filone in Campania e Quinto Fabio Rulliano a Satricum e nella valle del Liri. Sia in Apulia che a Satricum i romani ebbero la meglio ma, in Campania, i Sanniti sconfissero lesercito di Publilio Filone e puntarono a nord verso il Lazio. A capo di questo esercito meddicheo vi era Gavio Ponzio, leroe delle Forche Caudine. Avvertito della disfatta di Filone, Quinto Fabio Rulliano, che era il pi vicino per intercettare lesercito sannita, dovette assumersi larduo compito di fermare le schiere di Gavio Ponzio. Il Console Rulliano decise cos di tagliare la strada al Meddix, impedendogli di risalire il Lazio e per questo motivo si preoccup di presidiare il percorso pi interno alla penisola (quello che in seguito divenne la Via Latina), lasciando che il suo Magister Equitum Quinto Aulio Cerretano presidiasse il percorso costiero (quello che in seguito divenne la Via Appia) accampandosi presso Tarracina (Terracina), in seguito definite le Termopili dItalia. Le frecce gialle indicano il percorso effettuato da Gavio Ponzio. 1 - Le schiere di Quinto Fabio Rulliano. 2 - Le schiere di Quinto Aulio Cerretano. 3 - Le schiere sannite di Marco Fannio. Gavio Ponzio raggiunse la zona settentrionale della pianura campana molto rapidamente e dovette decidere se puntare subito verso Roma passando per la valle del fiume Sacco oppure chiudere il passaggio ai Romani, precludendogli lintero sud della penisola presidiando la gola tra i monti Ausoni e gli Aurunci. Il condottiero sannita decise per questa seconda soluzione e si trov di fronte le schiere di Aulio Cerretano a Lautule (vicino lodierna Itri). Lo scontro fu lungo ed aspro ed i Sanniti, per lo pi gli stessi guerrieri reduci dalle battaglie vittoriose delle Forche Caudine, ebbero la meglio. Lo stesso Aulio Cerretano cadde durante il combattimento. Con questa vittoria i Sanniti tagliarono in due il Lazio. Subito dopo Gavio Ponzio ed il suo esercito si spostarono verso i territori settentrionali prossimi a Roma, mettendo a ferro e fuoco molte citt del Lazio ed arrivando fino ad Ardea. Nel frattempo gli ambasciatori sanniti fecero opera di persuazione nei territori meridionali, convincendo gli Aurunci ed i Campani ad insorgere contro i Romani. Quinto Fabio Rulliano, dopo la disfatta di Lautule, si era precipitato a Roma con lintero esercito per difenderla, lasciando totalmente sguarnita lintera valle del Liri e, di conseguenza, lasciando campo libero alle schiere dei Sanniti. Un altro grande condottiero del Sannio, Marco Fannio, condusse la campagna del Liri conquistando subito Sora ed altre localit a nord del fiume. In conseguenza della vittoriosa campagna del 315 a.C., non fu difficile per i Sanniti far insorgere contro i Romani molte delle popolazioni del centro Italia soggiogate al potere dellUrbe. Guerriero sannita (310 a.C.)(1) In questo modo ogni contatto con lApulia e con le altre forze militari presenti in quei luoghi fu interdetto a Roma che, intanto, temeva per un possibile assedio sannita sotto le sue mura. Gli eserciti consolari presidiarono subito tutti i passaggi ed i varchi che conducevano alla citt. I Sanniti, dal canto loro, cercarono di coinvolgere gli Etruschi ad attaccare il Lazio da nord ma senza successo. Segu un periodo cesellato di piccoli scontri con cui i Sanniti si attestarono meglio nel sud del Lazio. A Roma, come sempre nei periodi di estremo pericolo per la Repubblica, vennero indette nuove elezioni per rafforzare il potere politico e militare. Caio Menio, Peteio Libone, Quinto Fabio Massimo Rulliano e Caio Sulpicio Longo furono gli uomini che condussero le operazioni militari e riorganizzarono le difese della citt. Rafforzarono i loro eserciti e si prepararono agli scontri con i Sanniti. In quel periodo, per, accaddero alcuni episodi che distolsero i Sanniti nel perpetuare le azioni di guerra

nei territori del Lazio meridionale. Le forze del Sannio schierate nel sud dellItalia si trovarono, di colpo, sotto pressione a causa di uno dei tanti mercenari provenienti dalle altre sponde dellAdriatico. Acrotato, figlio del re di Sparta, invitato da Siracusa e da altre citt siciliane per scacciare il tiranno Agatocle, si era fermato a Taranto impensierendo non poco le schiere sannite. Marco Fannio e Q. Fabio Massimo. Necropoli dellEsquilino (2). Restituzione grafica dellaffresco dellEsquilino (2). Temendo che i Romani e le loro forze che ancora stanziavano in Apulia, potessero coinvolgere il condottiero Agatocle contro i loro insediamenti, i Sanniti sguarnirono di forze il basso Lazio per arginare leventuale attacco dal meridione da parte dellUrbe e del suo nuovo alleato. Lesercito di Gavio Ponzio si spost quindi a sud lasciando alle forze di Marco Fannio il controllo del territorio laziale. I Romani, approfittando dellinaspettato impoverimento delle forze sannite, organizzarono una controffensiva nel tentativo di conquistare di nuovo le posizioni perdute nel Lazio meridionale. Mentre Caio Menio controllava la situazione a Roma, i Consoli Quinto Fabio Massimo Rulliano e Caio Sulpicio Longo riunirono gli eserciti ed attaccarono le forze sannite a Terracina, sbaragliando la guarnigione e proseguendo verso i territori degli Aurunci e degli Ausoni, facendo pagar cara la loro rivolta contro lUrbe massacrando lintera popolazione. Nel 313 a.C. gli eserciti consolari comandati sempre da Quinto Fabio Massimo Rulliano ma con Caio Giunio Bruto al suo fianco, riconquistarono Fraegelle ed il territorio del Liri, spingendosi oltre e conquistando Cales, Calatia, Atella, fino a Saticula e Nola. Per presidiare il territorio riconquistato dellAger Romanus e della Campania Settentrionale, i Romani istituirono le nuove colonie di Suessa e Saticula, questultima un tempo sannita. Nel 312 a.C. il Console Marco Valerio Massimo riconquist Sora ed insedi ad Interamna Lirenas, nei pressi della confluenza del fiume Liri con il fiume Gari (che insieme formano il fiume Garigliano), una colonia latina. Consolidate ormai le posizioni, i Romani iniziarono un lungo riesamine della sitazione che aveva portato la Repubblica ai limiti della catastrofe. Furono messi sotto accusa i Patrizi che avevano auspicato prima ed appoggiato poi lespansione verso sud, con linevitabile scontro con i Sanniti. Caddero molte teste tra le quali quella del Console Caio Menio. Alla fine del 312 a.C. gli Etruschi, convinti della debolezza che le guerre contro i Sanniti avevano apportato allintero apparato bellico romano, scesero in guerra aprendo cos un altro fronte che gli eserciti consolari ebbero difficolt a difendere. La guerra si prolung per diverso tempo, con scontri anche molto cruenti tra i due schieramenti fino a quando, nel 310 a.C., Quinto Fabio Massimo Rulliano accerchi le milizie etrusche e, con la tattica dei manipoli imparata dai Sanniti, sbaragli le falangi nemiche, annientandone cos lintero esercito. Nello stesso periodo i Sanniti sferrarono un pesante attacco in Apulia contro i Romani e questi, per alleggerire la pressione su quel campo di battaglia aprendo un nuovo fronte, inviarono un intero esercito con a capo il Console Caio Marcio Rutilo nel Sannio occidentale. Ma ad Allifae le forze romane ebbero un pesante crollo e dovettero attestarsi e fortificarsi aspettando aiuti esterni. A trarre dimpaccio Rutilo accorse lamico Lucio Papirio Cursore che, con una veloce azione, riusc a salvare lesercito arroccato riparando subito nel Lazio. Per tre anni, cio fino al 307 a.C., gli eserciti dei due popoli si affrontarono con fasi di gloria alterne e senza che nulla di importante fosse realmente condotto a termine. Intanto tra le schiere sannite cominciava a farsi strada un giovane condottiero di eccezionale abilit, Stazio Gellio, che dimostr subito il suo talento militare adottando, per la difesa, la strategia dei Tratturi. Infatti riusciva a presidiare qualsiasi luogo del Sannio facendo percorrere agli eserciti meddchei i percorsi tratturali utilizzati per la transumanza, che attraversavano il territorio in lungo ed in largo e che univano tutti i luoghi abitati sanniti, anche i pi lontani. Nel 306 a.C. i Sanniti al comando di Stazio Gellio, con una grande azione di forza, riconquistarono Calatia, Nola ed altre citt campane. Altre forze sannite oltrepassarono il Liri e

riconquistarono Sora spingendosi di nuovo verso Roma. Con unabile mossa diplomatica, riuscrono ad occupare le citt di Anagna (Anagni) e Frusino (Frosinone) facendo anche insorgere alcune fazioni filosannitiche degli Equi. Roma si trov cos di nuovo sullorlo del panico nel dover affrontare, per lennesima volta, il timore di un attacco sannita sotto le sue mura. Il Console Quinto Marcio Tremulo organizz le difese esterne dellUrbe insediando un forte esercito nella valle del fiume Sacco e sedando con le armi gli spiriti antiromani delle cittadine vicino Roma conquistate dai Sanniti. Scontro tra Romani e Sanniti (3). Un altro Console, Publio Cornelio Arvina, si attest nella Campania settentrionale riconquistando Calatia e tenendo sotto controllo lintero territorio. Nel 305 a.C. i Sanniti tentarono limpresa di riconquistare il Campus Stellatis, nel territorio campano settentrionale sotto il controllo dei Romani. I loro spostamenti furono per rivelati da elementi infiltrati da Roma nel territorio a ridosso del confine con il Sannio, un metodo che i Romani iniziarono ad utilizzare per venir subito a conoscenza dei diversi spostamenti militari avversari. Ormai Roma aveva disseminato le aree di confine prossime al Sannio di colonie latine che partecipavano attivamente al controllo del territorio. I Sanniti furono infatti sbaragliati dagli eserciti consolari di Lucio Postumio Megello e di Tiberio Minucio Augurino con laiuto degli abitanti di Saticula, Suessa Aurunca, Cales e forse Interamna Lirenas. Nel frattempo i due Consoli romani, dopo lo scontro con le forze sannite, erano venuti a conoscenza che il Meddix Stazio Gellio si era ritirato a Bovianum con il grosso del suo esercito. Partendo dalla zona dellattuale Teano, Minucio e Postumio penetrarono nel Sannio dalla parte del versante sud del Matese ma con percorsi diversi, ponendo sempre gli accampamenti a breve distanza tra loro. Minucio, dopo essersi addentrato nella valle del Lete e dopo aver proseguito in direzione di Bovianum passando per Letino ed il Lago del Matese fino a Sella Perrone, affront le difese sannite poste a guardia dello stretto passaggio che conduceva verso la pianura dove era ubicata la capitale pentra. Le schiere di Bovianum difesero strenuamente limpervia gola naturale, aiutati anche dalle truppe di Stazio Gellio. Nella battaglia morirono ambedue i comandanti, sia il Console romano Tiberio Minucio sia il Meddix sannita Stazio Gellio (4). Il comando dellesercito romano e delle operazioni in quella zona venne rilevato dal Console Marco Fulvio Curvo Petino. Il percorso seguito dai Consoli Tiberio Minucio (in blu) e Lucio Postumio (in rosso) nella presa di Bovianum del 305 a.C. Postumio si scontr con le forze nemiche presso Tifernum (forse lodierna Faicchio). Ambedue i Consoli ebbero la meglio sulle schiere sannite e puntarono verso Bovianum cingendola dassedio. Nello stesso momento altri contingenti romani mossero nel Sannio settentrionale riuscendo a riconquistare Sora ed Arpinum penetrando a fondo nel territorio e minacciando cos Venafrum, Aquilonia ed Aesernia. Nel frattempo i Consoli Petino e Postumio, ricevute notizie delle vittorie ottenute dagli eserciti romani nel nord del Sannio, forzarono lassedio a Bovianum riuscendo ad avere la meglio sulle forze dei Sanniti pentri. Gli scontri tra i due eserciti furono molto duri ma alla fine il Console Marco Fulvio Curvo Petino entr trionfante in Bovianum. Fanteria romana in battaglia (IV-III secolo a.C.)(5) Decapitati del comando e delle forze migliori, con la capitale Bovianum depredata e distrutta, i Sanniti poco tempo dopo, nel 304 a.C., scesero a pi miti consigli con i Romani, sottoscrivendo il solito trattato di pace discusso con i Fetiales che Roma gli aveva proposto. Essi erano anche allarmati per la situazione nel sud del Sannio, dove si profilava la minaccia dellennesimo condottiero mercenario doltre Adriatico, Cleonimo di Sparta, che arrivava chiamato da Taranto. Peraltro anche i Romani premevano per un trattato di pace con i Sanniti, esausti dopo cos tanti anni di cruente battaglie. Erano per consapevoli che tutte le roccaforti sannite erano rimaste intatte come quasi del tutto intatto era rimasto lintero territorio del Sannio. Avevano infierito sui vertici di comando ma non sullanimo e tantomeno sulla forza dei Sanniti.

Anche se fortemente voluta dai Romani ed infine sopraggiunta, la pace non sarebbe durata a lungo. Avevano ormai fortificato lAger Romano con la costruzione di numerose colonie, costituendo quindi uninsormontabile barriera a difesa dellUrbe. Ma di fronte avevano i Sanniti, quelli che pi volte erano arrivati fin quasi sotto le mura di Roma, quelli da cui avevano imparato larte della guerra moderna, della nuova tattica della cavalleria, dei manipoli, delle azioni veloci e sfuggenti, della lotta corpo a corpo con le diverse armi corte. I Romani non potevano fidarsi dei Sanniti, ed i Sanniti non sopportavano la morsa in cui i Romani li stavano chiudendo. Con la stipula del trattato di pace, i Sanniti perdevano lintera valle del Liri, ogni possibile controllo su tutta la Campania e su met del territorio dei Caudini. Subito dopo la stipula del trattato di pace i Romani rafforzarono i controlli su molte aree a ridosso del confine con il Sannio, come per Atina che, seppure ancora sannita ed assorta nel lavoro di estrazione del ferro dalle montagne della Meta, aveva guarnigioni romane disseminate nel suo territorio. Comunque il cuore del Sannio era salvo, il territorio tra i monti delle Mainarde e la pianura di Malies (Benevento) era rimasto intatto, la capitale Bovianum era stata riconsegnata ai cittadini sanniti. Deve essere stato con un misto di frustrazione, timori e calcolo che i Sanniti conclusero la pace nel 304 a.C., diventando ancora una volta amici di Roma. Cavaliere sannita durante le guerre contro Roma (IV-III secolo a.C.)(6) NOTE

(1) Miniatura di guerriero sannita del 310 a.C. secondo la Ares Mythologic. (2) Affresco di pittura parietale tombale rappresentante un episodio delle Guerre Sannitiche. Dimensioni 87,5 x 45 cm. Necropoli arcaica dellEsquilino - Musei Capitolini - Roma. In quattro registri, divisi soltando da una linea sottile, sono illustrati la resa di una citt, le trattative tra due capi militari ed una battaglia. Cosa particolarmente importante, i nomi dei personaggi principali sono scritti accanto alle figure: supponiamo cos che la figura di sannita con la scritta M.FAN possa essere il Meddix Marco Fannio che intorno al 315 a.C. comand le schiere sannite nelle operazioni di guerra contro Roma. Con la scritta Q. FABIO possiamo identificare Quinto Fabio Massimo Rulliano, Dictator nel 315 a.C. e cinque volte Console (nel 322, 310, 308, 297 e 295 a.C.), generale romano che combatt nella seconda Guerra Sannitica. Il condottiero sannita Marco Fannio, abbigliato in modo adeguato al suo rango, coperto da una pelliccia (leone o montone) compare due volte. Nel registro in alto indossa un elmo tipo Montefortino con penne daquila, due schinieri e sembra portare uno scudo ovale. Nel registro in basso, il Meddix appare nello stesso atteggiamento, con la pelliccia ma solo con gli schinieri. Il comandante romano Quinto Fabio, che appare anchesso in ambedue i registri, avvolto nella sola toga e stringe nella mano destra una lancia. Si pu fare anche unipotesi sullautore delle pitture: lunico artista a noi noto di quel periodo ed anche lunico appartenuto a famiglia nobile, Fabio Pittore, che trasmise il suo cognome derivato dalla professione ad un ramo della famiglia. Questi visse proprio negli anni della seconda Guerra Sannitica, quando decor con pitture il tempio della Salute sul Quirinale, dedicato nel 303 a.C. proprio da un generale che aveva trionfato sui Sanniti. Non quindi impossibile che Fabio Pittore, parente di Q. Fabio Rulliano, abbia eseguito la decorazione dipinta sulla tomba dellEsquilino. (3) Miniatura di combattimento tra un fante romano ed uno sannita secondo la Andrea Miniatures. (4) Secondo Tito Livio, il Console Minucio fu ucciso in battaglia ed il comandante Stazio Gellio fu preso prigioniero e, al seguito del trionfo di Marco Fulvio Curvo Petino, portato a Roma in catene, esposto al pubblico ludibrio e decapitato sul foro. Secondo altri, il comandante sannita cadde in battaglia combattendo le schiere romane, negli scontri che videro la morte anche del Console Tiberio Minucio. E probabile che il Meddix sannita possa aver realmente trovato la morte in battaglia, perch il fatto stesso che le schiere romane ebbero la meglio su quelle sannite che stavano per sopraffarle, potrebbe significare

uneffettiva perdita di comando anche delle forze sannite dovuta alla morte del loro condottiero. (5) Disegno della Zvezda Reproductions. (6) Ricostruzione in miniatura realizzata da Maurizio Bruno e Danilo Cartacci, tratta dal sito web dellassociazione culturale La Ruota del Tempo.

sanniti.info Archive Like & Archive Like SANNITI TERZA GUERRA SANNITICA (Prima Parte) sanniti.info Archive Like & Archive Like LA TERZA GUERRA SANNITICA - dal 298 al 290 a.C. (Prima Parte) Dopo tanti anni di guerra e di cruenti scontri che videro entrambi gli schieramenti lottare strenuamente, sia i Sanniti che i Romani non si attendevano una lunga tregua darmi. Ambedue conoscevano ormai il modo di agire luno dellaltro. I Sanniti erano consapevoli che il nemico poteva essere battuto solo se impegnato su pi fronti, in modo da dividerne le forze in campo su di unarea pi vasta. Per questo motivo cercarono alleanze al nord, nella speranza di coinvolgere tutte quelle popolazioni che non sopportavano il giogo di Roma, mentre questultima creava nuove alleanze per contenere i Sanniti dentro i propri limiti territoriali, cercando nuovi amici al di l del Sannio, verso lAdriatico. Nel 304 a.C. i Romani strinsero accordi con i Marsi, i Peligni ed i Marrucini, riuscendo a coinvolgere in queste alleanze persino i Frentani, una delle comunit storiche dei Sanniti. Due anni dopo anche i Vestini si allearono con Roma. Gli Equi non trattarono nessun accordo. Nemici dei Romani da sempre, ci volle la forza persuasiva delle legioni di Caio Giunio Bruto per sopraffare quellantico e fiero popolo. Nel 303 a.C. lintero territorio a nord della piana del Fucino pass sotto controllo romano. Furono fondate le colonie latine di Alba Fucens e, nel 298 a.C., di Carseoli. Nel primo periodo del III secolo a.C. unaltra minaccia per Roma giunse dal nord dellItalia: erano i Celti. Oltre che per i Romani, una tale minaccia lo era anche per tutti gli altri popoli a nord del Lazio, compresi gli Etruschi. Questi ultimi seppero per sfruttare meglio la situazione stringendo con loro un patto di non belligeranza e, con il tempo, anche altre popolazioni limitrofe si accordarono allo stesso modo. Anche i Sanniti, temuti dagli stessi Celti, entrarono con loro in rapporti amichevoli grazie allintermediazione delle popolazioni umbre. Allinizio, per lo pi, furono solo contatti sporadici tra i vari popoli contrari allegemonia di Roma ma, con il passare del tempo, sopraggiunse tra questi una convergenza di idee ed intenti per sottrarsi alla morsa soffocante di Roma. Equites romano Venuti a conoscenza degli intendi reconditi (ma non troppo) delle popolazioni italiche da loro controllate, i Romani iniziarono a temere eventuali sviluppi negativi che queste comunioni didee potessero comportare, tant vero che i suoi Consoli organizzarono parate militari nel sud dellEtruria proprio per dimostrare a quelle popolazioni la continua e costante presenza delle loro forze belligeranti. Intanto i Romani, perpetuando nelle loro azioni diplomatiche, stipularono nel 299 a.C. un trattato di alleanza con i Lucani, aiutandoli a sottrarsi dal controllo dei Sanniti. Fu proprio questa la scintilla che provoc linizio della terza Guerra Sannitica. I Romani erano consapevoli della loro potenza militare e, di conseguenza, del fatto che nessuno poteva

ormai contrastare il loro dominio sullintera Italia peninsulare. Forse il trattato con i Lucani fu pi un pretesto che un accadimento, anche perch i Sanniti erano ormai chiusi sia al nord che ad est che al sud delle loro terre. Ad ovest cera il Lazio. Dal canto loro i Sanniti, per sfuggire alla morsa romana, tentarono lapertura di un corridoio verso lEtruria ed i Celtici, in modo da mantenere contatti stabili. Nel 298 a.C. il Console Lucio Cornelio Scipione Barbato attacc i territori meridionali del Sannio, conquistando lAger Taurasinus (Taurasia) fra Luceria e Beneventum. Un altro Console, Cneo Fulvio Massimo, attacc i territori settentrionali del Sannio, cercando di chiudere il corridoio di contatti con le popolazioni del nord. Aufidena cadde sotto il suo assalto e, dopo averla depredata, Meddix Tuticus. Statua sannita del I secolo a.C. danneggi gravemente le opere di difesa, abbattendo gran parte delle sue mura poligonali. Nel 297 a.C. i Romani si organizzarono per sferrare un grande attacco contro i Sanniti, forse quello decisivo. Elessero cos a Consoli due gloriosi comandanti, veterani delle battaglie contro i Sanniti, Quinto Fabio Rulliano III e Publio Decio Mure. I due Consoli spostarono subito gli eserciti verso i confini dei territori nemici, il primo nella valle del Liri a controllo della zona settentrionale del Sannio, laltro nel territorio di Teanum Apulum, per controllare la zona apula e lucana dei confini sanniti. In quelle terre gli eserciti consolari fecero essenzialmente opera di contenimento e di logoramento, impedendo che si svolgesse la transumanza e devastando le coltivazioni e quindi distruggendo (sicuramente requisendo) i raccolti dei lavori agricoli. Nel 296 a.C. per rafforzare le opere di contenimento e di controllo del territorio, altri due Consoli furono affiancati a Rulliano e Decio Mure. In Etruria furono inviate due legioni al comando di Appio Claudio Cieco ed in Campania fu inviato Lucio Volumnio Flamma con altre due legioni. I Sanniti cercarono di contrastare in tutti i modi le vessazioni che i Romani infliggevano alla popolazione. Il loro condottiero Gellio Egnazio, dallo stesso praenomen del condottiero Stazio, Meddix durante la seconda Guerra Sannitica, ma di familia diversa, stava studiando il modo di spezzare laccerchiamento romano al Sannio in modo da sferrare una controffensiva organizzata insieme ai nuovi alleati Etruschi, Celti ed Umbri. Con un ardito viaggio, eludendo le forze romane che attuavano un capillare controllo del territorio ai confini dellintero Sannio, port il grosso delle truppe nel territorio degli Umbri, forse a Perusia (Perugia), dove si incontr con le schiere Etrusche. Ci pot avvenire grazie anche alle azioni di disturbo attuate da un altro condottiero sannita, Minazio Staio che, utilizzando manipoli di cavalieri, mise a ferro e fuoco i territori dei Falerni e degli Aurunci, assaltando e depredando tutti gli insediamenti filoromani dellarea. Roma, nel tentativo di contrastare questi violenti attacchi e credendo in unoffensiva nemica, spost parte degli eserciti di Fabio Rulliano dal Liri e di Volumnio Flamma dalla Campania settentrionale nelle aree delle operazioni di Minazio Staio e, per avere un maggior controllo di quei territori, trasfer genti dallUrbe formando il primo nucleo di quelle che diventeranno le colonie di Minturnae e Sinuessa. Lazione di disturbo riusc a diminuire il livello di controllo nei territori del Sannio settentrionale tanto che le truppe di Gellio Egnazio poterono congiungersi con gli Etruschi, gli Umbri ed i Celti.

Nel momento in cui si accorse della manovra delle forze sannite, Roma ripiomb nel panico assoluto ed il Pretore Publio Sempronio Sofo, per rafforzare le difese della citt, indisse un arruolamento di massa aperto perfino ai liberti. Lesercito del Console Appio Claudio Cieco, schierato a difesa dellUrbe, venne rafforzato con le schiere prima inviate a fronteggiare Minazio Staio in Campania settentrionale. Guerriero sannita Agli inizi del 295 a.C. le forze di ambedue gli schieramenti stavano prendendo posizione ed appariva chiaro che lo scontro sarebbe stato imminente. Il grosso delle truppe sannite era stanziato nei pressi di Perusia, mentre gli alleati Umbri erano ad ovest della stessa citt. Gli Etruschi erano stanziati nelle zone a ridosso del loro territorio meridionale, i Celti erano nelle vicinanze del territorio piceno ed i Marsi si preparavano presidiando la loro terra e attendendo linizio delle ostilit.

Anche alcune popolazioni sabine avverse a Roma si unirono alla coalizione italica nella speranza di affrancarsi dalle pesanti gabelle costrette a versare nelle casse dellUrbe, tanto che alla fine la lega dei popoli contro Roma pot contare su di un numero di guerrieri che assommava a non meno di 100.000 uomini. I Romani nel 295 a.C. si avvalsero di tutti gli uomini desperienza disponibili. Elessero Consoli i loro condottieri pi illustri: Quinto Fabio Rulliano e Publio Decio Mure. Lucio Volumnio Flamma fu nominato Proconsole e Appio Claudio Cieco Pretore. Tre ex Consoli assunsero il comando pretoriano: Lucio Cornelio Scipione Barbato, Fulvio Massimo Centumalio e Lucio Postumio Megello. Roma organizz sei legioni e forse questa fu la prima volta che si ricorse alla numerazione. Fabio Rulliano ebbe il comando della I e III Legione mentre Decio Mure comandava la V e VI Legione. Appio Claudio Cieco aveva a disposizione la II e la IV Legione. Inoltre si organizzarono altri contingenti forniti loro dagli alleati. In tutto Roma riusc a schierare pi di 100.000 uomini. Per saggiare la consistenza del nemico, Fabio Rulliano con truppe scelte si addentr nei territori a nord di Roma, lasciando che Decio Mure organizzasse le difese della citt. Raggiunse le due legioni che erano state poste a guardia di quei territori e ne assunse il comando. Attraversati gli Appennini nella zona di Camerinum, constat che le forze nemiche erano superiori alle sue aspettative e, tramite corrieri, avvert Roma. Guerrieri celti fronteggiano le schiere di Cornelio Scipione Barbato (*). I Celti, avvistate le schiere nemiche, si organizzarono per contrastarli, scontrandosi con le truppe di Cornelio Scipione Barbato. Le schiere celtiche inflissero alle forze romane una pesante sconfitta tanto da costringere Rulliano a ritirarsi. Decio Mure e le sue due legioni poste a difesa di Roma furono subito inviate a nord per dare manforte a Rulliano, lasciando che Gneo Fulvio e Lucio Postumio si occupassero della citt. Purtroppo lesito positivo per gli Italici di questo primo scontro non pot essere sfruttato da Gellio Egnazio forse per mancanza di coordinamento tra le schiere della coalizione. SENTINUM OVVERO LA BATTAGLIA DELLE NAZIONI La V e VI Legione comandate da Decio Mure oltrepassarono gli Appennini congiungendosi alla I e III Legione di Fabio Rulliano che lo attendeva nei pressi di Camerinum. Insieme proseguirono verso la zona di Sentinum (lodierna Sassoferrato, nella valle dellEsino). Nello stesso tempo Fulvio Massimo Centumalio e Lucio Postumio si erano spostati verso Clusium e la bassa Etruria, mettendo a ferro e fuoco il territorio. Sia gli Etruschi che i Marsi accorsero per scontrarsi con forze nemiche che credevano essere di gran lunga pi numerose ma, invece, si trattava di unazione diversiva attuata allo scopo di spezzare lunit della potente coalizione. Cos le legioni romane di Fabio Rulliano e Decio Mure si trovarono a fronteggiare solo i Sanniti ed i Celti, ingaggiando il combattimento quasi subito. I carri da guerra dei Celti assaltano la legione del Console Decio Mure (**). Decio Mure era alla sinistra delle forze romane ed aveva di fronte i veloci carri da guerra dei Celti. Fabio Rulliano era sulla destra e fronteggiava le truppe scelte dei Sanniti di Gellio Egnazio. Le legioni di Decio Mure furono decimate dai Celti e lo stesso Console mor in combattimento, mentre Fabio Rulliano, che combatteva i Sanniti da sempre e conosceva le loro tattiche di guerra, ebbe la meglio sulle schiere nemiche, uccidendo il condottiero Gellio Egnazio. Subito dopo Fabio Rulliano rivolse ci che rimaneva dei suoi eserciti in aiuto alle schiere di Decio Mure che, senza coordinamento, stavano per soccombere sotto la spinta dei guerrieri celti. Sorprendendo le truppe nemiche alle spalle, Rulliano sbaragli non senza difficolt lagguerrita compagine. Guerrieri celtici attaccano le schiere romane (**). Gli Etruschi ed i Marsi, dopo aver costatato che quella dei Consoli Centumalio e Postumio era solo unazione diversiva, tornarono subito indietro per apportare il loro contributo alla battaglia, ma giunsero

troppo tardi. Qualunque ne fosse la ragione, la loro assenza dal campo di battaglia si rivel fatale per lesito della causa. Inseguiti da tutte le forze romane impegnate nella zona, furono costretti a fuggire ed a rifugiarsi nei rispettivi territori. Anche i Celti superstiti si rifugiarono a nord dellEtruria ed i Sanniti furono coinvolti in una rovinosa ritirata verso il loro Sannio, contrastati dai Peligni schierati al fianco di Roma. Nella battaglia di Sentinum, chiamata in seguito la Battaglia delle Nazioni, persero la vita almeno la met dei guerrieri impegnati in ambedue gli schieramenti. Il sanguinoso scontro tra i popoli della penisola italiana ebbe vasto eco in tutto il mondo allora conosciuto. (*) Limmagine dei guerrieri celtici tratta da: Celtic Warrior by Osprey Publishing. (**) Limmagine dei guerrieri celtici tratta da: Ancient Armies by Concord Publications.

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LA TERZA GUERRA SANNITICA (Seconda Parte) Rifugiatisi tra le loro montagne, i Sanniti dopo Sentino si riorganizzarono per ammortizzare linevitabile scontro con gli eserciti di Roma che, in modo inesorabile, sarebbero arrivati per soggiogarli e conquistare lintero loro territorio. Roma stava preparando contro i Sanniti le manovre e le azioni per arrivare ad una soluzione finale e definitiva. Fino alla fine del 294 a.C. i Sanniti, sempre arroccati tra le loro montagne, cercarono di spezzare quella morsa che i Romani avevano rafforzato per controllare, questa volta in modo meticoloso, il territorio del Sannio. Diverse e repentine furono le incursioni sannite nelle terre dei Falerni e degli Aurunci. La II e IV Legione romana, comandate dal console Volumnio Flamma che si era tenuto fuori dalla battaglia di Sentinum ed a guardia del territorio a sud del Lazio, ebbero scontri cruenti con le schiere sannite tanto che solo con laiuto delle legioni di Appio Claudio Cieco, rimpinguate con nuove leve, riuscirono ad evitare una catastrofica disfatta. Oltre ad impegnarsi in opere di conte-nimento nei territori confinanti con il Sannio, i Romani si prodigarono ad annientare le forze ribelli degli Etruschi e degli Umbri che ancora imperversavano nelle rispettive aree di provenienza, chiudendo quel corridoio attraverso cui si erano stabilite le relazioni di alleanza tra i vari popoli italici. I Sanniti, consapevoli dellimminente invasione romana dei loro territori, impegnarono tutte le loro forze per difendere dallassalto finale le loro ultime roccaforti. La battaglia di Aquilonia (1). Prepararono ed organizzarono la dura lotta di posizione mobilitando tutti gli uomini a loro disposizione ed equipaggiarono con nuove fulgide armi un corpo speciale di guerrieri, la Legio Linteata. Costituita da guerrieri vincolati da un giuramento sacro, questa legione aveva il compito di difendere quei baluardi fortificati sorti a contrastare gli eserciti consolari che si apprestavano a penetrare quel Sannio ancora libero. Altri gruppi di guerrieri operarono nelle zone di confine e, in rapporto alle uccisioni che avvennero in quel periodo direttamente negli accampamenti delle truppe consolari romane poste a controllo del

territorio del fiume Liri, dovettero essere nella possibilit di compiere sorprendenti azioni rapide e molto cruenti. Nel 293 a.C. i Romani riuscirono nel loro intento di soggiogare tutte quelle popolazioni schieratesi con i Sanniti contro di loro durante la Guerra delle Nazioni, potendo cos organizzare, con tutte le loro forze, lassalto finale al Sannio. LA BATTAGLIA DI AQUILONIA Concordate le linee base dellazione, il grosso delle forze romane si mosse alla volta del Sannio, sia partendo dalla valle del medio Liri, avendo la loro base ad Intermna Lirenas, sia da Teanum Sidicinum, nella Campania Settentrionale. Le roccaforti sannite di Cominium ed Aquilonia erano lobiettivo principale, le difese occidentali nellarea di Aesernia dove si era organizzato il grosso della Legio Linteata. Allo stato attuale delle ricerche, non possibile individuare lubicazione di queste fortezze sul territorio del Sannio ma, in relazione alle basi di partenza degli eserciti consolari, si presume che dovessero trovarsi nel Sannio nordoccidentale. Il console Spurio Carvilio Massimo, muovendo da Interamna Lirenas verso nord lungo il fiume Rapido oltrepass Casinum, invase e saccheggi la citt sannita di Amiternum, devast la zona di Atina e si ferm nei pressi delle mura di Cominium. Contemporaneamente laltro console Papirio Cursore, figlio dellomonimo console che combatt i Sanniti ventanni prima, mosse dalla Campania settentrionale e oltrepassando il massiccio del Matese, devast e saccheggi Duronia e pose in assedio Aquilonia. Ipotesi sullo svolgimento della battaglia di Aquilonia (293 a.C.) I puntini blu indicano il tragitto percorso da Spurio Carvilio Massimo, quelli rossi indicano il tragitto di Lucio Papirio Cursore mentre quelli gialli indicano il percorso dei Sanniti rifugiatisi a Bovianum. Avendo cos accuratamente sincronizzato le loro azioni, i due consoli si trovarono a circa trenta chilometri luno dallaltro, mantenendosi in contatto con messaggeri. Cos decisero di attaccare lo stesso giorno, sia contro Cominium che contro Aquilonia. Lesercito di Papirio Cursore si scontr con le difese imbastite dalla Legio Linteata schierata ad Aquilonia, mentre Carvilio Massimo impegn a fondo le sue truppe per espugnare Cominium. Purtroppo gli storici romani non hanno tramandato il nome dei comandanti sanniti, soffermandosi pi su aspetti non molto significativi che per concorsero, allepoca delle redazioni degli annali, ad accrescere la fama delle famiglie dellUrbe i cui componenti parteciparono a queste violente battaglie. La superiorit numerica dei Romani, unita alle informazioni che i disertori fornirono ai consoli, port i Sanniti alla disfatta ed allannientamento della loro Legio Linteata. I combattimenti furono cos cruenti che si protrassero per lintera giornata fino a tarda notte. Alla fine, espugnate ambedue le roccaforti, si contarono pi di cinquantamila morti lasciati sul campo. I guerrieri superstiti della Legio Linteata trovarono rifugio a Bovianum, dove organizzarono un estremo tentativo di difesa. Cavalleria romana in battaglia (IV-III secolo a.C.)(2) Quella romana fu una grande vittoria, da cui tanta gloria deriv ai consoli tanto da rendere i loro nomi ricordati dalle generazioni successive. La razzia effettuata nelle citt sannitiche espugnate fu tale da permettere a Spurio Carvilio Massimo di erigere, sul Campidoglio, una statua di bronzo raffigurante Giove tanto imponente da essere visibile fin dai Colli Albani. Fu un successo tanto decisivo quanto celebrato. Laver espugnato il sistema di fortificazioni della regione di Aesernia signific laver annientato le difese del pi cruciale dei confini del Sannio. I consoli decisero di sfruttare cos la situazione. Rimpinguate le schiere con nuovi rinforzi, Papirio Cursore si spinse nella valle dei Pentri (larea alle

falde del Matese attraversata dal tragitto del tratturo Pescasseroli - Candela) dove, in un attacco particolarmente cruento, riusc a conquistare la roccaforte di Saepinum. Le truppe di Carvilio Massimo si spinsero nel Sannio settentrionale procedendo ad unazione sistematica di assoggettamento, conquistando Velia, Palumbinum ed Herculaneum, le roccaforti a guardia del territorio di Aufidena. Le azioni degli eserciti romani si conclusero con larrivo dellinverno. LA MORTE DI GAVIO PONZIO Solo con linizio della primavera del 292 a.C. ripresero le attivit belliche contro le popolazioni sannitiche, ma non senza difficolt. Il console Fabio Gurgite, impegnato contro i Caudini, trov una dura resistenza da parte delle schiere sannite comandate da Gavio Ponzio e solo lintervento di Quinto Fabio Rulliano evit la sopraffazione e luccisione dello stesso Gurgite. Durante il sanguinoso scontro, i Sanniti Guerriero sannita (IV-III secolo a.C.)(3) non riuscirono a respingere le rimpinguate schiere dei guerrieri romani organizzati e comandati da ben due consoli che, con netta superiorit di forze, apportarono ai nemici gravi perdite. Nellimpeto della battaglia il comandante Gavio Ponzio cadde prigioniero e venne subito tradotto a Roma dove, dopo un breve periodo di detenzione, fu giustiziato mediante decapitazione nel Foro dellUrbe. Nel 291 a.C. si strinse il cerchio attorno alle superstiti comunit sannite. Due eserciti consolari penetrarono nel Sannio e, mentre le schiere di Fabio Gurgite sottomisero le stremate ed impaurite popolazioni nellarea dellormai distrutta roccaforte di Saepinum nel territorio del Matese meridionale, conquistando ed occupando anche Cominium Ocritum, laltro console Postumio Megello, muovendo dallApulia, assoggett le popolazioni irpine conquistando tutte le loro roccaforti ed anche la potente Venusia dove, in breve tempo, venne insediata la pi grande colonia latina di cui si ha ricordo. Lanno successivo furono inviati nel Sannio i consoli Manlio Curio Dentato e lantenato di Silla, Publio Cornelio Rufino. Con quattro legioni operanti sul territorio, i Romani annientarono qualsiasi tentativo di ribellione o barlume di resistenza ancora in essere, eliminarono tutto ci che poteva costituire una minaccia al sopraggiungere della nuova organizzazione governativa, causando molteplici sofferenze alla popolazione falcidiata ed ormai stremata. Come scrisse Tacito riguardo alla conquista romana della Germania pochi secoli dopo, ne fecero il deserto e lo chiamarono pace. Nel 290 a.C. si concluse lepopea delle Guerre contro Roma con la stipula di un nuovo trattato con i sopravvissuti delle decimate comunit sannite che ancora si identificavano in un popolo e con il conseguente drastico ridimensionamento dellintero territorio del Sannio.

NOTE (1) Incisione del Salvioni tratta dal libro di Pasquale Albino Ricordi storici e monumentali del Sannio Pentro e della Frentania - Campobasso Tip. De Nigris 1879 (2) Disegno della Zvezda Reproductions. (3) Busto scultoreo di Guerriero sannita durante le Guerre Sannitiche della Ares Mythologic. Scolpito da Phillip Damont e dipinto da Jose Palomares.

sanniti.info Archive Like & Archive Like SANNITI TERZA GUERRA SANNITICA (Epilogo) sanniti.info Archive Like & Archive Like Storia dei Sanniti - La terza guerra sannitica. LA TERZA GUERRA SANNITICA (Epilogo) (Il seguente testo interamente tratto da: E.T. Salmon - Il Sannio ed i Sanniti G. Einaudi Editore - Torino 1985) Per i Sanniti dovette essere una dura e umiliante esperienza. I metodi brutali usati da Curio Dentato e Cornelio Rufino nella campagna conclusiva non ci vengono descritti, ma ce ne possiamo fare unidea dalla quantit di bottino e dal numero di prigionieri che ne derivarono. Dalla loro vendita si ricavarono pi di tre milioni di libbre di bronzo; ci consent allo stato romano di emettere la sua prima serie di monete (il famoso aes grave) e di dare lavvio a un sistema monetario che fu rapidamente adottato, se non imposto, in tutta lItalia centrale. Il saccheggio non fu tutto: lecito ritenere che sui Sanniti grav lonere di fornire alle truppe nemiche cibo e vestiario, dato che requisizioni seguivano regolarmente la guerra, nelluso dei Romani, che le consideravano il prezzo della cessazione delle ostilit. I termini del trattato non ci sono noti; Livio usa lespressione renovatum est, ma non si pu pensare che esso ripetesse le stesse condizioni dei precedenti. Del resto, Livio usa la stessa espressione nel caso dei trattati fra Roma e Cartagine, che sappiamo essere stati diversi fra loro. Dopo tutto, i Sanniti erano stati ridotti alla sottomissione, non avevano negoziato la pace ed quindi certo che i loro rapporti con Roma dovessero subire un netto cambiamento a loro sfavore. Il territorio del Sannio era stato indubbiamente ridotto, e buona parte delle terre che gli erano state sottratte erano fra le pi fertili. Unampia area a sud dellOfanto fu destinata alla nuova colonia latina insediata a Venusia, i cui abitanti sanniti vennero privati dei loro beni. Inoltre, a nord i Romani simpadronirono di terre a ovest del Volturno. Deve essere stato questo il momento in cui la valle dellalto e medio Volturno sostitu il Liri quale linea di confine fra i due stati. In altre parole, la Lega Sannitica perse Cominium, Atina, Aquilonia, Casinum, Venafrum e Rufrae. Cominium e Rufrae non compaiono pi nella storia, mentre Atina, Casinum e Venafrum divennero praefecturae romane. Non sappiamo esattamente quando ci avvenne, ma sembra probabile che esse smisero di essere sannite dal 290 a.C. in poi. Venafrum non poteva certamente far pi parte del Sannio, se corretta lipotesi che alcune monete del III secolo recanti scritte in osco ne provengano; ma ci significherebbe anche che la citt era, a quellepoca, uno stato indipendente e non ancora una praefectura romana. Cavaliere sannita. Paestum - IV secolo a.C. In altri termini, insieme ad Aquinum, Teanum e alle colonie latine di Cales, Fregellae, Suessa Aurunca e Interamna, essa costituiva una zona cuscinetto fra il territorio romano e quello sannita. Anche sulle sorti di Aquilonia sappiamo qualcosa dalle monete: le poche rinvenute testimoniano che anche tale citt era divenuta unentit distinta e non faceva pi parte di uno stato tribale del Sannio, e ci deve essere avvenuto nel III secolo, in quanto la dea guerriera raffigurata sul rovescio della moneta ricorda analoghe figure che compaiono sulle emissioni di Cales e Teanum in quel periodo. E possibile che Venafrum ed Aquilonia siano divenute romane dopo la guerra di Pirro. A quanto ne sappiamo, il resto del Sannio rimase intatto dopo la terza guerra, e presumibilmente la Lega Sannitica rimase in vita, ma anche in questo caso non pensabile che potesse rinnovare il trattato con Roma su un piano di parit. Il Sannio non uguagliava pi Roma; era ormai nettamente inferiore allo stato romano sia come estensione sia come popolazione. Inoltre la pace, come gi osservato, non era stata negoziata, bens imposta e, quindi, da questo momento in poi i Sanniti erano alleati, ma non dotati duguaglianza

giuridica con i Romani. Quando essi ripresero le armi, nel corso della guerra contro Pirro, Livio dice che Samnites defecerunt. Anche se luso di tale termine in un Epitome liviana non va inteso troppo letteralmente, non vi per dubbio che, dal punto di vista dei Romani, i Sanniti in quella circostanza effettivamente si ribellarono. Gli alleati presso cui fu inviato Fabrizio nel 284 a.C., nel vano tentativo di impedir loro di schierarsi con Taranto e altri nemici di Roma, erano indubbiamente i Sanniti. Diventando alleati di Roma, i Sanniti avevano lobbligo di accettarne le decisioni per quanto riguardava la politica estera, di fornirle truppe ogni volta che venissero richieste, e di astenersi da atti daggressione nei confronti dei loro vicini. Un elemento che poteva offrire qualche consolazione era che il loro territorio, bench ridotto, per lo meno non era stato diviso, e ci permetteva la sopravvivenza della loro Lega. Ma anche questo modesto conforto era sminuito dal fatto di aver dovuto accettare colonie latine sul suolo sannita, di avere almeno tre delle frontiere controllate da esse, e di non poter perci pi nutrire alcuna speranza di espansione. In effetti, il tempo di un Sannio realmente indipendente era ormai trascorso. . Storia dei Sanniti e del Sannio - Davide Monaco - Isernia sanniti.info Archive Like & Archive Like Archive All Download Newest Become an Instapaper Subscriber for just $1/month to get up to 50 articles at a time and support Instapapers development. Visit the Account section of Instapaper.com to subscribe.