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Le guerre di Carlo Magno contro gli Arabi occuparono relativamente poco tempo del suo regno, ma, invece,

per quanto riguarda la letteratura si ingigantirono e proliferarono nell'immaginazione dapprima popolare e in seguito poetica. Le origini del ciclo carolingio risalgono ad un crudo episodio: l'assalto della retroguardia dell'esercito franco da parte di popolazioni basche, presso Roncisvalle. L'accaduto, con i suoi protagonisti, sconfinato dalla prospettiva della storia in quella del mito. Dopo una lunga tradizione popolare di "Chanson de Roland" le peripezie ed avventure di Orlando e degli altri paladini arrivarono sottoforma di letteratura nelle Corti italiane, terra fertile per il poema epico-cavalleresco. Dapprima a Firenze Luigi Pulci affront la materia cavalleresca con un proposito caricaturale ed, in seguito, due autori ferraresi, il Boiardo e l'Ariosto, redissero rispettivamento "l'Orlando innamorato" e "l'Orlando Furioso". Bench fosse nato come continuazione dell'Orlando Innamorato, il poema ariostesco costituisce un mondo indipendente rispetto a quello cortese del suo predecessore. L'intento del Boiardo, su commissione del duca Ercole d'Este, era di convalidare la leggenda sull'origine della Casata, attribuendone le origini alle nozze fra il Saraceno Ruggiero e Brandimante di Chiaramonte, ma non ebbe il tempo di sviluppare tale motivo genealogico, che fu portato a compimento da Ariosto. Quando inizi la redazione del Furioso agli inizi del 1500, alla Corte degli Este le radici, seppur mitiche, della casata persero importanza agli occhi dei nuovi Duchi d'Este, Alfonso ed Ippolito, tanto che il cardinale defin l'opera ariostesca una serie di "corbellerie". Tuttavia, Aoriosto tenne fede al motivo genealogico, non come un cortigiano fedele, ma perch questo costituiva non solo uno spunto narrativo tipico del poema cavalleresco, l'amore tra un Saraceno e una Cristiana, di fronti nemici, ma soprattutto uno strumento di collegamento con le vicende contemporanee di Ferrara e dell'intera Italia. Ariosto svolse sin dal suo impiego alla Corte ruoli da funzionaria, diplomatico, quindi ben consapevole del ruolo della sua citt: stato ricco e gaudente, dove la gloria guerriera ancora a fondamento di ogni valore, ma ormai semplice pedina nel "gioco" militare e politico europeo. insomma Ariosto il risultato di una societ consapevole di essere depositaria di una visione del mondo ma che al contempo avverte l'instabilit del terreno in cui poggia. Quello di orlando un mondo dove nessuno possessore di niente e tutti sono in cerca di qualcosa. Tra i duelli, gli inseguimenti, i miraggi del mago Atlante, sono metafore di un'umanita turbata ed ingannata, non pi regolata da fissi e provvidenziali disegni ma, secondo un'ideologia laica, dallimprevedibile caso. Non crede alle gesta cavalleresche ma per trent'anni continua a lavorare sull'opera con cura minuziosa, dandogli una struttura policentrica: intreccia tra loro molteplici episodi, ingarbuglia, districa e riingarbuglia i percorsi e i destini dei personaggi. Personaggi che, rispetto all'Orlando Innnamorato, perdono caratterizzazione, impegnati nel complesso intreccio del poema, che li porta a zigzagare su tutta la carta geografica, dalle terre conosciute dell'Europa a quelle fantastiche dell'Oriente, persi nell'immaginazione, estrema e paradossale, del poeta. La cavalleria descritta attraverso ironia e trasfigurazione favolosa, tuttavia non sminuisce le virt cortesi, n gli ideali che esse presuppongono, giungendo quindi ad uno scontro fra due tendenze del poeta: gli ideali classici, l'"ottava d'oro" dei canti, e la visione disincantata del passato. La perfetta metrica, per, non da rigidit all'opera, al contrario in essa cambiano continuamente ed inaspettatamente suono, tono e registro: registro colloquiale, battuta ironica, lirico, gnomico. Il ritmo prosegue incalzante, tra i campi di battaglia Saraceni e Cristiani, depositari delle stesse virt, avversari militari pi che religiosi, episodi ben poco "cavallereschi",

come la strana momentanea alleanza fra Rinaldo e Sacripante per catturare Angelica, o l'assassinio di Isabella da parte di Rodomonte, relazioni anticanoniche ma sincere, Angelica, principessa del Catai, con il fante Medoro, delineando un paesaggio complesso e variegato. Il titolo stesso "Furioso" apre uno scenario fatto di incredibili risvolti e lascia intendere tutta la sua originalit, inventiva ed ironia nell'immagine di un "cavaliere", spoglio dell'armatura e scatenato contro gli alberi di un bosco innocente. Egli continu ad ampliare il poema fino alla vigilia della sua morte, rielabor la versione definitiva del 1532 , in 46 canti, infine, secondo il toscano letterario suggerito da Pietro Bembo e condegnandolo quindi ad un orizzonte nazionale.