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OPPOSIZIONE DI TERZO Generalit Si caratterizza per essere esperibile, al contrario di ogni altra impugnazione, proprio e solo da chi non

ha assunto la qualit di parte nel processo in cui la sentenza stata resa. ORDINARIA: Utilizzabile dal terzo (non meglio identificato) allorch una sentenza pronunciata fra altre persone pregiudichi un suo diritto. REVOCATORIA: Consentita specificatamente a gli aventi causa e i creditori di una delle parti, quando la sentenza frutto del dolo o collusione a loro danno. In entrambi i casi una IMPUGNAZIONE STRAORDINARIA ammessa anche nei confronti di sentenze gi passate in giudicato. Anzi, l'opposizione ordinaria , se cos si pu dire, la pi straordinaria delle impugnazioni non prevedendo alcun termine di decadenza. OGGETTO dell'impugnazione, per la quale competente lo stesso giudice (ufficio giudiziario) da cui proviene la decisione impugnata, pu essere, indifferentemente, una sentenza di primo o di unico grado o di appello, e finanche una decisione della Corte Suprema, limitatamente alle ipotesi in cui quest'ultima abbia accolto il ricorso e deciso direttamente il merito della causa. L'opposizione c.d. Ordinaria, quale rimedio riservato ai terzi che non subiscono gli effetti del giudicato. L'opposizione consentita nei confronti di qualunque sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva che pregiudica i diritti di un terzo. Per quel che riguarda la legittimazione, quindi, deve trattarsi di un soggetto che non era stato parte nel giudizio in cui stata pronunciata la sentenza impugnata. Mentre, quanto ai presupposti, sufficiente che il terzo riceva un pregiudizio dalla decisione resa inter alios. Come si evince, tale opposizione, a differenza di quella revocatoria, non puo' essere utilizzata da chi, pur essendo rimasto formalmente estraneo al precedente grado di giudizio, sia direttamente soggetto agli effetti della sentenza, essendo succeduto (in qualit di erede o avente causa) a taluna delle parti dopo l'inizio del processo. Il successore (universale o particolare), del resto, senz'altro legittimato, proprio perch subisce l'efficacia diretta della sentenza ad avvalersi delle impugnazioni ordinarie, nei limiti (anche temporali) loro propri. Potr semmai avvalersi dell'opposizione di terzo semmai, solamente a) quando voglia dimostrare che la successione si era verificata prima dell'inizio del processo, che quest'ultimo avrebbe dovuto promuoversi proprio nei suoi confronti (anzich contro il suo dante causa) e che non sussistono, pertanto, i presupposti per 'estensione degli effetti della decisione in suo danno oppure b) quando, trattandosi di successione nel diritto controverso, possa vantare un titolo di acquisto che, lo sottrae agli effetti della sentenza resa contro il proprio dante causa. Ma il problema pi vero dell'opposizione ordinaria quello di comprendere quale tipo di pregiudizio debba procurare la sentenza al diritto del terzo. Innanzitutto, l'ambito di applicazione dell'opposizione di terzo non pu essere pi ampio di quello delle ipotesi in cui al terzo consentito intervenire volontariamente in un processo inter alios. Questo consente di ridurre il campo delle indagini alle ipotesi in cui il terzo si affermi titolare di un diritto connesso in senso proprio (cio per l'oggetto e/o il titolo, oppure per pregiudizialit/dipendenza) a quello accertato nella sentenza. E' pacifico d'altronde che vi sia un rapporto di reciproca esclusione fra l'opposizione ordinaria e le ipotesi in cui la sentenza pu eccezionalmente vincolare un terzo, poich in tali ipotesi, sarebbe contraddittorio riconoscere al terzo un rimedio svincolato da particolari presupposti e finanche da qualunque termine di decadenza. Il tipo di pregiudizio che giustifica l'esperimento dell'opposizione.

Appurato quindi che il pregiudizio menzionato non pu essere quello derivante dall'autorit di giudicato e legato all'efficacia di accertamento proprio della sentenza, ci si chiede qual il danno che potrebbe subire il terzo giustificante l'opposizione del terzo. Se l'interesse del terzo fosse solo quello di eliminare la generica situazione di incertezza determinata dall'esistenza di un giudicato inter alios, formatosi su un rapporto giuridico comunque connesso al diritto da lui vantato, non si capirebbe perch mai egli dovrebbe servirsi dell'opposizione anzich servirsi di una autonoma azione o eccezione in un autonomi giudizio. Tuttavia, una siffatta iniziativa del terzo, in un nuovo e separato giudizio, non toccherebbe la sentenza pronunciata tra le parti e non potrebbe impedirne l'esecuzione forzata o spontanea. Quindi, l'opposizione di terzo serve a questo: porre nel nulla la decisione impugnata, quanto meno nella parte in cui risulta inconciliabile col diritto del terzo, e comunque di impedirne l'attuazione, anche attraverso la richiesta di inibitoria prevista (risultato non perseguibile con una autonoma azione). In altre parole, il pregiudizio cui allude l'art 404 1 co., s'identifica con danno, anche solo potenziale, che potrebbe derivare al terzo qualora la sentenza fosse eseguita fra le parti, vuoi nelle forme dell'esecuzione forzata, vuoi in seguito allo spontaneo adeguamento della parte soccombente alle statuizioni in essa contenute. Ci confermato dal fatto che l'opposizione esperibile sia contro le sentenze gi passate in giudicato che contro le sentenze comunque esecutive. Il pregiudizio derivante pu avere varia natura ed intensit. Conclusioni circa i soggetti legittimati all'opposizione ordinaria. La legittimazione a proporre l'opposizione ordinaria deve riconoscersi: ai terzi titolari di diritti autonomi ed incompatibili rispetto a quello accertato in positivo dalla sentenza, ossia a coloro i quali avrebbero potuto spiegare intervento volontario principale nel processo instauratosi fra le parti. Al successore che sia rimasto estraneo al giudizio ed alleghi che la successione si era verificata prima dell'inizio del processo, sicch quest'ultimo avrebbe dovuto instaurarsi nei suoi confronti. Ai terzi contitolari dello stesso rapporto giuridico (plurisoggettivo) accertato dalla sentenza, che avrebbero dovuto partecipare, come litisconsorti necessari al relativo giudizio. Al terzo che sia l'unico titolare del diritto accertato nella sentenza e sia rimasto estraneo al relativo giudizio, promosso da un altro soggetto in virt di una legittimazione straordinaria ad agire. In tali ipotesi di sostituzione processuale si ritiene che il sostituito debba comunque partecipare al processo in qualit di litisconsorte necessario, sicch l'opposizione di terzo si ricollegherebbe ad un vizio del contraddittorio. Al soggetto che sia stato rappresentato nel giudizio da un falsus procurator, ossia da un soggetto privo di poteri rappresentativi. E' l'ipotesi pi controversa in quanto si ha motivo di ritenere che il rappresentato, avendo comunque assunto, pur illegittimamente, la qualit di parte nel processo non possa essere assimilato ad un terzo e per esso quindi dovrebbero potersi esperire le sole impugnazioni ordinarie. Si deve inoltre escludere che l'opposizione possa essere utilizzata dai terzi titolari di rapporti giuridici latu sensu dipendenti da quello su cui ha pronunciato la sentenza. Si noti infine, che il pregiudizio cui l'art 404 subordina l'esperibilit della opposizione di terzo, non deve necessariamente essere attuale. Questa impugnazione concorre con i rimedi (in primis l'autonoma proposizione dell'azione di cognizione avente ad oggetto il diritto del terzo) e che la scelta rimessa proprio al terzo.

L'opposizione revocatoria: funzione e presupposti. A differenza di quella ordinaria, l'opposizione revocatoria presuppone non solo un eventuale pregiudizio nei confronti del terzo, creditore o avente causa di una delle parti ma anche che tale pregiudizio sia frutto di dolo di una parte o collusione (accordo fraudolento fra le parti) in suo danno. Differenza facilmente spiegabile dal fatto che i creditori e gli aventi causa cui si riferisce art 404 2 co. Sono normalmente soggetti all'efficacia riflessa del giudicato inter partes. Anzi qualora fossero creditori o aventi causa esenti da questa efficacia riflessa poich titolari di un diritto autonomo, essi potrebbero avvalersi del pi incisivo rimedio dell'opposizione ordinaria. Si soliti ravvisare nell'opposizione revocatoria l'equivalente processuale del rimedio rappresentato, sul piano sostanziale, dell'azione revocatoria in favore dei creditori. E in effetti i due istituti hanno la stessa funzione: proteggere il creditore dagli atti dolosi attraverso i quali il debitore potrebbe di fatto vanificare la garanzia che il proprio patrimonio offre al creditore stesso. E' una impugnazione che, pur essendo straordinaria, soggetta a un breve termine di decadenza, decorrente dal giorno in cui il creditore o l'avente causa hanno avuto conoscenza (non solo della sentenza bens) del dolo o della collusione in suo danno. Infine non necessario che la sentenza sia esecutiva (come accade per l'opposizione ordinaria). Sar quindi esperibile nei confronti di qualunque sentenza (di merito) ancorch non esecutiva e non passata ion giudicato. Il procedimento e la decisione. Anche per l'opposizione di terzo revocatoria e ordinaria, come anche per la revocazione, vale la competenza dello stesso giudice a quo (ufficio giudiziario), dinanzi al quale si applicano le norme stabilite per il processo davanti a lui salvo deroghe piu' specifiche. Di norma, il giudizio deve quindi instaurarsi con citazione almeno che non si tratti di un processo (come quello di lavoro) da proporsi mediante ricorso. L'unica particolarit dell'atto introduttivo la necessit di indicare oltre agli elementi canonici formali, anche la sentenza che si impugna e solo per l'opposizione revocatoria anche la data in cui l'opponente venuto a conoscenza del dolo o della collusione in suo danno e la prova. E' proponibile l'inibitoria in caso di pericolo di grave ed irreparabile danno. La fase decisoria non presenta particolarit degne di nota. La regola vuole che , al contrario della revocazione, la fase rescindente e rescissoria coincidono. Ci per non sempre possibile. Laddove la opposizione sia proposta contro una sentenza di merito della Cassazione, le limitazioni istruttorie proprie del giudizio di legittimit fanno si che la Corte possa accogliere l'impugnazione e decidere la causa nel merito nuovamente solamente quando non siano necessari altri accertamenti di fatto. Dovendo altrimenti arrestarsi alla declaratoria di ammissibilit del ricorso, con rinvio della causa allo stesso giudice che aveva pronunciato la sentenza precedentemente cassata.