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Fuori tutto era buio e taceva, aveva smesso da poco di piovere e quel furioso cielo temporalesco sembrava essersi

calmato e tornato in pace col mondo. Ma lei no, lei era ancora l su quel letto, avvolta ancora dai suo angoscianti problemi, troppo grandi persino per le sue spalle forti, e quel temporale non si era portato via un bel niente. A volte si chiedeva perch il fato ce l'avesse con lei tanto da caricarla di tutti quei pensieri e preoccupazioni, evidentemente troppo pesanti per una ragazza della sua et. Avrebbe voluto anche lei preoccuparsi delle sciocchezze di cui si turbano gli animi degli adolescenti come lei, problemi di quelli che dopo un pianto sembrano volare via dal tuo cuore; e invece si era ritrovata catapultata nel mondo degli adulti cos, per colpa di qualcun altro che odiava con tutta s stessa. Guardava fuori, oltre la finestra, come se dietro qualche albero isolato si trovasse nascosta la soluzione a tutti i suoi problemi. Quel pomeriggio, come se non bastasse, aveva anche litigato con lui, per qualche motivo ancora poco chiaro. La grande quantit di nervosismo provocato dallo stress che aveva in corpo la portava a sfogarsi e a gettare la sua ira su l'unica certezza che aveva: l'amore di lui. La consapevolezza che lui l'amasse e la ritenesse la cosa pi preziosa della sua vita anzich migliorare il loro rapporto lo stava lentamente danneggiando, e lei ne era l'unica responsabile. Non una chiamata, non un messaggio per chiedere scusa, consapevole del fatto che quelle scuse sarebbero servite a ben poco. Stava l, a pensare a tutto questo, a lasciarsi affogare nel suo stesso odio, nulla che la potesse aiutare a riemergerne. E quel telefono restava ancora l, muto e inerme. Avrebbe voluto chiamarlo, avrebbe voluto averlo accanto in quei momenti difficili, ma lui ormai viveva lontano e vederlo solo nei weekend non le bastava pi. Il suo corpo, il suo cuore e la sua anima bramavano la sua presenza ogni istante, e tutto ci non poteva pi essere placato solo dalla sua voce. Si rifugiava nei libri, illudendosi che la storia complicata di personaggi di carta e inchiostro potesse farla evadere dalla sua vita vera, ancor pi complicata. E stava proprio leggendo sul suo letto, nella solitudine di quella casa momentaneamente vuota, quando il campanello suon. Sobbalz, spaventata da quel suono improvviso. Non era solito che qualcuno andasse a fare visita alla loro casa senza preavviso, e di certo se i suoi genitori avessero aspettato qualcuno non sarebbero usciti di casa, quindi intimorita dalla presenza ignota dall'altra parte della porta, rimase in silenzio senza rispondere. Ma la figura che si intravedeva dal vetro del portone insistette, suonando ancora una volta il campanello. La paura si impadron di lei, assieme alla certezza che al di l di quella porta ci fosse la persona che aveva dato vita a tutti i problemi della sua famiglia. Era gi successo che questi andasse ad infastidirli, suonando alla loro porta consapevole di essere indesiderato, ma quella volta era sola, non c'erano i suoi genitori a proteggerla. Spazientito, suon ancora, prolungando la durata di quel fastidioso drin.

Avere paura era la cosa che pi la infastidiva di s, non tollerava l'idea di temere qualcosa o qualcuno, cos, dopo aver raccolto tutto il coraggio che c'era in lei, afferr una bottiglia di vetro, la nascose dietro alla schiena e and ad aprire. A passi lenti si avvicinava alla porta, consapevole del fatto che, se fosse stato necessario, avrebbe usato la sua arma, ma proprio quando stava per aprire riconobbe la voce della persona che stava al di l di quella lastra di metallo. Il suo cuore si sciolse, esplodendo di gioia, come la bottiglia che cadeva in terra e si rompeva in mille pezzi, riversando il suo liquido sul pavimento. Amore ma che ci facevi con quella bottiglia in mano? domand lui, non appena la vide in terra. Lei gli si lanci contro, aggrappandosi al suo collo e abbracciandolo come un koala, mentre quantit imprecisate di lacrime sgorgavano dai suoi occhi. Lui era l con lei, era venuto a trovarla proprio quel giorno in cui lei laveva trattato come una pezza, facendo chilometri e chilometri con quel tempaccio solo per stringerla a s. Tenendola in braccio, laccompagn in camera sua, adagiandola delicatamente sul suo letto; lei si lasci andare, chiudendosi a riccio e continuando a piangere. Laveva vista mille volte fare cos, ma ogni volta era sempre una pugnalata al cuore, vedere la sua piccola donna, cos forte, ma cos fragile, sciogliersi in lacrime davanti a lui. Le accarezzo i capelli scompigliati, aspettando che lei si calmasse, mentre le ripeteva allorecchio sono qui, amore, sono qui.Quando lei si fu calmata un po, and a prendere uno straccio dallo sgabuzzino e si diresse verso lingresso, pronto a pulire quel disastro che la sua amata aveva combinato. Stava raccogliendo gli ultimi pezzi di vetro quando si ritrov accanto lei, ancora singhiozzante, china ad aiutarlo. -Non tollero lidea che tu giri in casa tua armata, va contro ogni logica umana. Casa dovrebbe voler dire sicurezza, non terrore- disse. -Scusami, non pensavo fossi tu- rispose lei, raccogliendo a mani nude un pezzo di vetro. -So chi pensavi che fosse- disse rassegnato lui, togliendo quelloggetto affilato dalle sue fragili mani. Consapevole del fatto che lui non si sarebbe fatto aiutare, and in cucina a preparare un th caldo ai frutti rossi, il suo preferito. Mise in ebollizione lacqua in un pentolino, e non appena questa divent abbastanza calda, vi fece sciogliere quel particolare infuso di erbe. Mentre ne versava il contenuto in due tazze bianche, si sent abbracciare da dietro. -Ho raccolto tutto.- disse Pensavo ci fossero anche i tuoi in casa-Sono usciti pochi minuti fa, dovevano andare a fare la spesa- rispose lei, porgendogli una tazza fumante. Si sedettero uno accanto allaltro nel grande divano della cucina e bevettero in silenzio. Troppe cose da dire, troppe cose che le frugavano in mente le impedivano di pronunciare quelle cinque lettere che avrebbero allentato la tensione che si stava nuovamente creando fra loro due. -Scusa- riusc finalmente a dire lei, rompendo il lungo silenzio. -Non le voglio, non hai motivo di scusarti con me- rispose lui, mandando gi un altro sorso del caldo liquido rossastro.

-Beh, ti ho trattato una merda, nonostante ci ti sei fatto novanta chilometri di macchina con questa pioggia per venirmi a trovare, ed io ti ho accolto con una bottiglia di vetro pronta da scagliarti in testa- rispose, un po sarcastica. Intravide le labbra di lui incurvarsi allins da dietro la sua tazza bianca, mentre beveva avido gli ultimi sorsi di th. Poggi il recipiente ormai vuoto in terra, accanto a quello di lei, posato l poco prima, e la tir a se, facendola girare e appoggiare la schiena sul suo petto. -E mio compito sopportare ogni tuo sclero o sfogo o attacco nervoso che sia; non posso prendermela con te o incazzarmi sapendo ci che passi.- le disse dolcemente, abbracciandola pi forte. -Non voglio abituarmi allidea di sfogare ogni mio problema su di te, non meriti tutto il mio male, amore.- rispose lei, accoccolandosi un po tu meriteresti una ragazza che ti dimostri almeno la met dellamore che dimostri tu a me-Forse, ma io amo te e che tu me lo dimostri o meno questo non cambia. Cerca solo di non trascurarmi troppo, un po di attenzione ogni tanto piace anche a me.- aggiunse, sorridendole. I suoi occhioni verdebl la sapevano portare altrove, erano capaci di incantarla e di portarla lontano dal mondo e da tutti i problemi di cui era pieno. Stare l abbracciata a lui in quel momento era la cosa pi bella che il fato potesse regalarle, era tutto ci di cui quella ragazza tanto forte quanto fragile aveva bisogno per trovare un attimo di pace. Al suono della voce del suo amato che le ripeteva Andr tutto bene, vedrai, tutto si sistemerpoteva quasi crederci e lasciarsi ingannare da quelle dolci illusioni.