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Valeria Baudo Qua_SI XXVII ciclo v.baudo@campus.unimib.

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Il social tagging nella prospettiva dell'architettura dell'informazione

1-Premessa metodologica: Lo scopo del lavoro quello di analizzare il tema della classificazione sociale inquadrandola nel contesto dellarchitettura dellinformazione. Nello strutturare la ricerca bibliografica sullargomento ci siamo trovati di fronte a problemi di definizione degli ambiti della ricerca. Il primo ha riguardato la definizione del livello macro di analisi ovvero larchitettura dellinformazione. Il punto di partenza sono stati alcuni testi individuati attraverso il gruppo di discussione su Linkedin degli Architetti dellinformazione italiani che li hanno citati come i classici della disciplina (1-3). Non si scelto di procedere con una ricerca estensiva di testi sullarchitettura dellinformazione perch la disciplina non il focus primario dellindagine. Dai primi testi consultati e estrapolati con questo criterio si notato come la definizione e la delimitazione dei limiti della materia non ancora chiara e il dibattito in merito vivo. Questo fatto e la bibliografia dei testi consultati ci ha fatto rilevare come la maggior parte della letteratura pubblicata in merito appartenga alla cosiddetta letteratura grigia e consti di blog, interventi a convegni e workshop che spesso non vengono poi pubblicati su riviste. Abbiamo quindi provato a condurre una ricerca sul database Web Of Science (WOS) con la stringa information architecturee abbiamo ottenuto 849 risultati (23 aprile 2012). Per i motivi ricordati sopra per questa ricerca non stata primaria, ma condotta solo come fonte di controllo per verificare se emergessero istanze o contributi che la prima ricerca non aveva evidenziato. In realt i risultati che emergono da questo database non sono stati considerati rispondenti al nostro scopo perch rappresentano essenzialmente il racconto di singoli casi studio e buone pratiche; inoltre la 1

natura interdisciplinare della banca dati rende difficile ricostruire un quadro d'insieme organico. Un'ulteriore verifica stata condotta su Google Scholar. Lo scopo era quello di aggiornare la bibliografia presente nei testi citati, verificare la loro fortuna citazionale e verificare se esistessero istanze emergenti che, per lo scarto temporale tra scrittura e pubblicazione del libro, non avessero trovato riscontro nelle opere consultate. Tuttavia la maggiore difficolt stata nuovamente la genericit del termine; con l'immisione della stringa information architecture si sono ottenuti 24.900 risultati (23 aprile 2012), questa ricerca, ci ha comunque permesso di verificare come il testo di Rosenfeld (1)sia considerato la pietra miliare su questo argomento e, nella sua seconda edizione, sia citato da 1108 altri lavori. Pertanto, per definire la cornice teorica entro la quale situare il nostro lavoro, ci si basati su un approccio di tipo citazionale a partire da quei testi che la comunit di riferimento italiana ha individuato come fondamentali e analizzando i rimandi e le citazioni in esse contenuti. Questo approccio si dimostrato essere l'unico possibile su questo argomento e, come vedremo, anche sulla classificazione sociale, per la natura sfaccettata, multidisciplinare del tema e perch la maggior parte del dibattito in essere viene veicolato attraverso letteratura grigia. Per quanto riguarda il core della nostra ricerca, ovvero la classificazione sociale, l'approccio che abbiamo seguito stato analogo. I problemi definitori sono simili a quelli gi descritti e accentuati dal fatto che non possono essere individuati testi chiave su questo tema, ma solo contributi sparsi. Il primo aspetto critico che ci siamo trovati ad affrontare intraprendendo la ricerca della lettratura stato proprio quello di definire l'oggetto della ricerca. Infatti i contributi pubblicati sono dispersi sotto una serie di parole chiave e le stesse hanno avuto un andamento altalenante nel tempo, tale per cui alcuni termini che sembravano invalsi, adesso sono pressoch caduti in disuso. Tra i termini che abbiamo trovato utilizzati nei vari autori ci sono: collaborative tagging, social classification, social indexing, social tagging. folksonomy, social bookmarking, enterprise boomarking, community cataloguing, cataloguing 2

by crowd, ethnoclassifcation (4) Per questo motivo si esclusa una ricerca per parole chiave sul database WOS. L'assenza di un thesauro che ci permettesse di normalizzare il termine avrebbe reso la ricerca estremamente onerosa e, per i motivi che abbiamo gi analizzato sopra, poco proficua. Tuttavia stata condotta una ricerca confermativa della nostra ipotesi in WOS con la stringa social taggingche ha portato 347 risultati (27 aprile 2012). I risultati, come nel caso della ricerca sull'architettura dell'informazione, sono sembrati poco rilevanti. Sono stati analizzati anche in ordine cronologico nel tentativo di vedere se emergessero dei trend recenti, ma senza risultati. Anche l'analisi del campo parole chiave del record bibliografico non ha permesso di rilevare un accordo tra gli autori sui termini da utilizzare, pertanto la ricerca bibliografica stata condotta principalmente su Google Scholar. Le chiavi di ricerca che hanno dato risultati maggiormente rilevanti ai fini della nostra analisi volta a ricostruire non tanto l'aspetto tecnico, quanto quello sociale del fenomeno, si sono rivelati essere: social tagging, social classification efolksonomy. Quest'ultimo termine stato ampiamente usato in letteratura fino al 2008 circa, per poi essere soppiantato da altri termini, come vedremo nel corso della trattazione. Sono stati esclusi termini di uso esclusivo di alcuni autori o che rimandano a dimensioni estremamente tecniche di ambito ingegneristico-informatico. Si scelto di valorizzare e dare maggiore importanza ai riferimenti trovati sia in base alla loro analisi citazionale sia all'analisi delle forme di pubblicazione; stata individuata come particolarmente rilevante una literature review del 2008 che stata la base di partenza del lavoro stesso. (4) 2.L'architetttura dell'informazione Secondo l'Information Architecture Institute1 possiamo definire Architettura

dell'Informazione:

http://www.iainstitute.org/en/learn/resources/what_is_ia.php (last updtae 2008)

the art and science of organizing and labeling websites, intranets, online communities and software to support usability. Il termine si fa risalire a Richard Saul Wurman che, in un suo saggio del 1996, parla per la prima volta di information architects (5) Il problema di definire cosa sia l'architettura dell'informazione e a chi serva ancora irrisolto, a pi di 15 anni dalla sua prima formulazione. Riprendendo Rosenfeld e Morville (1) che dedicano ai problemi definitori il primo capitolo del testo, possiamo fare rientrare sotto il termine architettura dell'informazione: 1. i sistemi di organizzazione, labeling, e gli schemi di navigazione di un sistema informativo(The combination of organization, labeling, search, and navigation systems within web sites and intranets); 2. lo schema che sta dietro uno spazio informativo per facilitare lo svolgimento dei compiti che si prefigge e che fornisce un accesso intuitivo ai contenuti (The structural design of shared information environments); 3. l'arte e la scienza di classificare e strutturare siti web e intranet per aiutare le persone a trovare e gestire le informazioni (The art and science of shaping information products and experiences to support usability and findability); 4. una disciplina emergente e una comunit di pratica volta a applicare i principi del design e dell'architettura nel contesto digitale( An emerging discipline and community of practice focused on bringing principles of design and architecture to the digital landscape); Architettura dell'informazione quindi un umbrella term che caratterizza una materia che richiede un approccio multidisciplinare che si situa alla convergenza di molti saperi e professionalit. Si tratta di una zona grigia che si situa tra il graphic design, l'interaction design, la usability engineering, l'experience design, il content and knowledge management, il software development, la library and information science, ma che nella sua totalit qualcosa di diverso e che eccede la somma di queste singole componenti (1). 4

2.1 Big Information Architecture vs Little Information Architecture Esiste un dibattito tra quelli che possiamo definire i massimalisti e i minimalisti e che noto in letteratura come il dibattito Big information architecture vs Little Information architecture. (6),(7) (8) Il tema relazionato allo stretto legame esistente tra architettura dell'informazione e architetti dell'informazione. La disciplina, come gi ricordato, muta il proprio nome da un testo che proprio dei professionisti di questa disciplina parla. Se abbracciamo questo approccio che potremmo definire induttivo e cerchiamo di definire la disciplina in base al ruolo, siccome le competenze e gli incarichi variano e anche di molto nelle varie organizzazioni, allora ci troviamo di fronte a un concetto di architettura dell'informazione allargato a comprendere aspetti anche manageriali e gestionali quali la business strategy, l'information design, la user research, l'interaction design... (7).. L'approccio opposto invece definisce il ruolo in base alla disciplina con un processo deduttivo; quella che si caratterizza come Little information architecture una disciplina che si concentra solo sull'organizzazione dei contenuti e sulla struttura degli spazi informativi. da questa prospettiva riduzionista che analizzeremo il problema. In particolare, la Little Information Architecture, intesa come organizzazione di contenuti e spazi informativi, pu essere ulteriormente divisa in due filoni. Il primo legato al tema delle ontologie e delle tassonomie e pi in generale al web semantico(9)(10), il secondo invece indaga i sistemi di organizzazione dal basso e spontanea dei contenuti ed legato al tema degli user generated content e della social classification; proprio quest'ultimo aspetto l'oggetto di indagine del nostro studio.

2.2 La pervasive information architecture Questa istanza classificatoria, utile ai fini dell'analisi e della definizione del contesto 5

teorico di riferimento, rimane marginale nel dibattito attuale che vede emergere una visione di architettura dell'informazione pervasiva e che situa il problema nell'ambito dell'ubiquitous ecology e delle esperienze multicanali. (3) Ci sono due elementi che rimettono in discussione la disciplina: l'avvento di tutto un mondo di user generated content che, invece di rendere obsoleti gli architetti dell'informazione secondo Reiss (11) li specializza e li rende ancora maggiormente necessari e l'ubiquitous computing che fa s che l'architettura dell'informazione non debba essere pensata solo per il web ma all'interno di un ecosistema informativo complesso che comprende non solo dispositivi mobili, ma oggetti della vita quotidiana che portano in s un carico informativo2 Rosati e Resmini inglobano questa visione multicanale e pervasiva nella loro trattazione(3) e mettono in evidenza come si sia giunti a una terza fase della disciplina dopo la prima fase caratterizzata da un passaggio di competenze storicamente sedimentate come quelle della biblioteconomia e dell'architettura verso il web e la seconda in cui il focus si sposta sulla dimensione strategica dell'organizzazione dell'informazione in ambito aziendale. Oggi siamo alla terza fase che gli autori definiscono trasversale o pervasiva e che guarda all'architettura dell'informazione in contesti fisici e digitali. In questo senso il ritornare a evidenziare il ruolo dello spazio fisico quasi un ritorno alle origini con le prime visioni dell'architetto Wurman che ancorarono la disciplina a contesti spaziali. Gli spazi che gestisce l'architettura dell'informazione sono spazi digitali, fisici ma anche procedurali e l'architettura dell'informazione un'esperienza ponte tra virtuale e reale:Il focus passato dal concetto di interfaccia a quello di interazione, il design non pi un design di artefatti ma di processi. L'architettura dell'informazione pervasiva definita come una nuova fasemirata a
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Ubiquitous computing (ubicomp) is a post-desktop model of human-computer interaction in which information processing has been thoroughly integrated into everyday objects and activities. In the course of ordinary activities, someone "using" ubiquitous computing engages many computational devices and systems simultaneously, and may not necessarily even be aware that they are doing so. This model is usually considered an advancement from the desktop paradigm. More formally, ubiquitous computing is defined as "machines that fit the human environment instead of forcing humans to enter theirs. Ubiquiotuos computing (2012, aprile 26). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Retrieved 13:30, aprile 26, 2012 from http://en.wikipedia.org/wiki/Ubiquitous_computing

disegnare e progettare spazi e processi informativi in collaborazione con discipline emergenti, ubiquitous computing in primis Il contesto, come ricordato, quello delle ubiquitous ecology ovvero un contesto in cui nuovi e vecchi media, digitale e fisico si ibridano e vengono vissuti come un tutto continuo. I riferimenti culturali citati dagli autori sono quelli di Weinberger , Norman, Kuniavsky ma si riconosce anche il modello della convergenza dei media teorizzato da Jenkins,(12) visto qui come processo di adozione di modelli stabili di interazione uomo-informazione. Il senso del termine pervasivo proprio quello di offrire un'esperienza integrata che spazia senza soluzione di continuit dal fisico al virtuale, con poca percezione dei confini tra le cose. Si tratta quindi di un sistema di progettazione multicanale e cross mediale. Non pi possibile ipotizzare che ci che pensato per un media venga fruito solo attraverso il canale originario ma il riuso, la condivisione e il remix sono alla base della cultura della partecipazione e l'architettura dell'informazione, non essendo una disciplina strettamente normativa, pu servire da esperienza ponte (bridge experience) tra i diversi contesti perch la disciplina relativamente indipendente dal contesto in cui si applica. Si opera il rovesciamento della prospettiva di MacLuhan: il messaggio non ha pi un mezzo dedicato ma torna a essere solo il messaggio3. Resmini e Rosati individuano nella Pervasive information architecture 5 euristiche: 1. place making: la capacit di ridurre il disorientamento dell'utente, costruire un senso di appartenenza e aumentare il way finding nella cross-medialit 2. consistenza: la capacit di mantenere la propria consistenza interna (design informativo) e favorire la stessa user experience a prescindere dal punto di accesso alla risorsa, dal media di accesso e dall'ambiente esterno. 3. resilienza: la capacit di adattamento ai bisogni, alle capacit e alle strategie di ricerca dell'utente, 4. riduzione: la capacit di gestire una cospicua mole di informazioni riducendo lo stress e il carico cognitivo dell'utente(paradosso della scelta) 5. correlazione: la capacit di suggerire collegamenti tra diversi contesti
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Think of it as of a sort of reverse McLuhan meme: in his book Understanding Media, written in 1964, Marshall mcLuhan famously wrote that the medium in the message. What this short sentence meant was that the medium influences how a message is perceived dy the audience. [] Here messages have factually no medium and the message is once again just the message. p.18(12)

informativi, aiutando a formulare bisogni impliciti e favorendo la serendipity Ai fini dell'analisi che vogliamo condurre sulla classificazione sociali ci soffermiamo in particolare sulla resilienza che impatta direttamente il campo della Human Information Interaction perch riguarda sia la capacit di uno spazio informativo di adattarsi alle esigenze degli utenti, sia la capacit di supportare differenti strategie di ricerca e sulla riduzione ovvero come affrontare e gestire una ingente mole di dati. In questo senso riduzione non vuole dire meno scelte, ma solo scelte di qualit migliore secondo il principio del more is less. Ogni volta che effettuiamo una scelta infatti non operiamo secondo il principio di scelta ottimale, ma secondo procedure abbreviate che ci fanno raggruppare le opzioni in categorie. La legge di Hick ci dice proprio questo, ovvero che il rapporto tra il tempo di scelta e le scelte disponibili non proporzionale ma segue un andamento di tipo logaritmico. In base a quanto abbiamo detto risulta evidente come il principio di riduzione sia quindi strettamente legato alla consistenza e da esso dipenda perch se non c' consistenza non ci pu essere riduzione. L'ultimo aspetto che vogliamo mettere in luce perch funzionale al nostro obiettivo di ricerca, riguarda l'euristica della correlazione che gli autori spesso definiscono come breaking down the silos. Si tratta dell'aspetto pi strettamente correlato alla user experience cross-channel che possiamo immaginare come disposta su due assi, quello verticale che riguarda la categorizzazione ed legato alle tassonomie e ai sistemi gerarchico enumerativi, quello orizzontale che invece riguarda proprio l'aspetto della crossmedialit e della consistenza interna e esterna dove per interna si intende la prossimit semantica degli items di uno stesso canale, mentre per esterna la prossimit semantica tra diversi canali di item che hanno elementi e processi in comune. Su questo asse possiamo fare rientrare anche tutti quegli aspetti di fenomeni sociali di costruzione del significato e di costruzione di categorizzazioni che costituiscono il cuore del nostro oggetto di analisi. 3-Definire l'oggetto di ricerca:il social tagging

Riguardo ai problemi definitori esposti nella nota metodologica abbiamo visto come ognuno dei termini enfatizzi un aspetto rispetto a un altro e alcuni, che pure hanno goduto di ampia diffusione, siano caduti ormai in disuso a favore di altri. questo ad esempio il caso di folksonomy, un termine che, come dimostra la discussione e l'analisi del processo di revisione in Wikipedia, nonch l'analisi della letteratura, non quasi pi usato dopo il 2008, a favore di termini che enfatizzano non solo la creazione di un vocabolario generato dal basso, ma anche il processo di tagging nella sua totalit come andiamo definendo qui di seguito. Il tagging si pu scomporre in tre aspetti:il processo, il suo risultato e il suo contesto. Il primo riguarda l'atto del taggare in s e sotto di esso ricade il filone di indagini sulle motivazioni e i comportamenti degli utenti; il secondo si d nelle folksonomie e impatta il campo dell'indicizzazione e del reperimento dell'informazione, infine il contesto riguarda aspetti socio-tecnici con un focus sugli strumenti che vengono utilizzati e sulla metodologia di analisi adottata. La nostra scelta di utilizzo ricade sul termine social tagging perch ci interessa fare emergere la complessit e non solo un aspetto del tagging, come potrebbe verificarsi con l'adozione di un termine come folksonomy pur se definito chiaramente da Wander Wal. A noi interessa comprendere le motivazioni e gli aspetti sociali del fenomeno: il nostro focus non tanto sugli strumenti o sulle migliorie tecniche da apportare a questi sistemi, quanto sul capire perch e come vengono usati. Tuttavia la nostra scelta non ricade sul pi diffuso social bookmarking4 perch esso indica l'apposizione di un tag ex post, escludendo quindi tutti quei fenomeni di contenuti che nascono gi con i tag emebeddati e vera e propria parte della loro sintassi (basti pensare agli hashtag di Twitter); inoltre il termine ci sembra enfatizzare maggiormente il ruolo dell'utente e della taggatura come un aspetto degli user generated contents.

Social bookmarking is a method for Internet users to organize, store, manage and search for bookmarks of resources online. Social bookmarking (2012, aprile 30). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Retrieved 10:30, aprile 30 2012 from http://en.wikipedia.org/wiki/Social_bookmarking

Secondo la definizione alla base della Modular Unified Tagging Ontology (MUTO), un'ontologia specificatamente dedicata al tagging e alle folksonomie Social tagging is tagging in an open online environment where the tags of one user are available to others5. Enfatizzando la dimensione sociale di questo atto possiamo definire il social tagging come il processo per cui gli utenti creano significato aggiungendo un tag a una risorsa creata da altri o da essi stessi. *** La struttura della disamina che segue riprende in parte quella usata da Trant(4) nella sua literature review sul social tagging e sulle folksonomie. 3.1 Il processo di tagging e le motivazioni degli utenti Esistono pochi studi sulla diffusione reale dell'abitudine di taggare contenuti e nessuno specificatamente in ambito italiano, pertanto non ci possibile tracciare una mappa dell'utente tipo. Tra le indagini svolte possiamo citare il report Tagging del 2006 del Pew Internet and American Life Project(14), che ci dice che il 28% del campione ha taggato una risorsa online e che il 7% lo fa quotidianamente. . Vander Wal(15) divide le folksonomie in broad and narrow. Le prime si danno in ambienti di social bookmarking quale delicious quando molti utenti taggano una stessa risorsa, le seconde invece si realizzano quando solo un utente o pochi utenti taggano una risorsa spesso da essi stessi creata; le folksonomie narrow sono pi difficili da analizzare perch in esse emergono molto di pi l'uso di un linguaggio personale e non standardizzato La principale motivazione che spinge un utente ha aggiungere un tag a una risorsa il sensemaking perch senza processi di classificazione, organizzazione, semplificazione cognitiva lo stress dell'utente massimo.(15) Altri aspetti motivazionali messi in luce riguardano la necessit di organizzare un contenuto che si vuole tenere a propria disposizione con una funzione di supporto e esternalizzazione della memoria personale.
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http://www.socialtagging.org/

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L'uso dei tag rispetto a sistemi pi strutturati di categorizzazione coerente con la teoria del minimo sforzo; infatti il tag una procedura infinitamente meno complessa e pi facilmente attuabile di una catalogazione e classificazione formalizzata. 3.1.1. Ulteriori ricerche

Non ancora chiaro cosa spinga un utente a taggare e cosa invece trattenga un altro dal farlo e solo con ulteriori studi su questa dinamica riusciremo a capire meglio questo aspetto e ad attuare delle tecniche di engagament che non solo incentivino gli utenti a taggare, ma anche a farlo con una certa ratio di modo che possa emergere un reale valore collettivo. La dimensione sociale gi messa in luce da Lee (16) non da trascurare ed da mettersi in relazione con la costruzione delle identit in rete o, se assumiamo un altro punto di vista, con il personal branding. Taggare pu essere un atto per aumentare la propria importanza sociale negli ambienti online oppure considerata un'attivit marginale nella costruzione di un'identit in rete e deve essere vista come forma esclusivamente utilitaristica e egoica di soddisfazione di una necessit personale? Un'ulteriore prospettiva di analisi quella di analizzare la relazione tra tag, utenti e risorse per verificare la struttura delle relazioni tra questi elementi. La distribuzione di un network di folksnomie come analizzato da Shen and Wu (17) risponde a quelle che Barabasi (18) ha definito come reti a invarianza di scala con una forte interrelazione di un nodo con quelli che sono ad esso semanticamente prossimi. Anche l'analisi della distanza tra nodi (average path lenght) conferma la teoria del mondo piccolo come rilevato anche da Halpin(19) nella sua analisi condotta su un sottoinsieme di tag mutuati da delicious, tuttavia l'esperimento non dice nulla sui comportamenti degli utenti ma analizza solo la struttura dei tag e delle loro relazioni. Ulteriori indagini dovrebbero prevedere la costruzione di indicatori appositi. 3.2 Il risultato del processo: le folksonomie

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I singoli tag apposti dagli utenti vanno a formare quelle che VanderWal ha definito con il neologismo folksonomie (20)un termine che deriva dalla contrazione di folk con taxonomy ovvero una tassonomia generata dal basso. Quintarelli (21)mette in luce come le folksonomie siano una classificazione generata dagli utenti con un consenso che emerge attraverso una direttrice bottom up e non top down, come nelle classificazioni tradizionali della biblioteconomia. Il significato di una folksonomia superiore a quello della somma dei singoli tag perch permette di analizzare e raggruppare i tag facendo emergere i significati latenti e le motivazioni reali degli utenti. Le folksonomie presentano i problemi dei vocabolari non controllati ovvero la mancanza di precisione, di strutture gerarchiche, la scarsa ricercabilit di un termine, la difficolt di interoperabilit tra sistemi diversi. Tuttavia hanno il vantaggio di essere maggiormente rispondenti ai modelli mentali degli utenti e ai loro reali bisogni informativi, di essere aderenti al linguaggio da essi stesso usato, un aspetto molto importante in contesti multiculturali o in cui l'estensore del vocabolario controllato cognitivamente differente dal fruitore (si pensi al target dei bambini e dei ragazzi), infine sono pi economiche. Accenniamo qui solo di sfuggita al dibattito in corso tra chi oppone nettamente le folksonomie alle ontologie (22)e chi invece non le ritiene sufficienti per un efficace recupero dell'informazione(23), dal momento che il dibattito attuale si spostato su posizioni concilianti che sostengono che sia ottimale la compenetrazione delle due in un'ottica di ecologia dell'informazione. (24) Le analisi dei vantaggi e degli svantaggi delle folksonomie generate da servizi quali delicious o Flickr mettono in luce tra i vantaggi le basse barriere di accesso rispetto ai sistemi di indicizzazione tradizionali, la possibilit data dalla serendipity di scoprire nuovi contenuti affini, il basso carico cognitivo e la semplicit di uso, la possibilit di condivisione sociale, la possibilit, attraverso delle forme di analisi, di fare emergere le latenze e le desire lines o, come nel caso dei trending topics di Twitter, di misurare e rilevare la sentyment analysis. Tra gli svantaggi tutti gli autori rilevano come l'inconsistenza, le sinonimie, l'ambiguit siano componenti strutturali difficili da eliminare che quindi sia creano rumore, sia 12

rendono difficile il recupero puntuale e preciso delle informazioni. 3.2.1 Ulteriori ricerche

Il nostro paradigma attuale di information retrieval stato concepito in un periodo opposto a quello attuale dominato dall'information overload e si basa sull'idea di risorse numericamente limitate ma di qualit alta. Le folksonomie rispondono alla necessit di apporre una indicazione di semanticit a un gran numero di risorse. I modelli di indicizzazione profonda di contenuti web non sono economicamente sostenibili, come la scarsa diffusione di standard appositi quali il Dublin Core hanno dimostrato. Attualmente, grazie anche alla diffusione dei motori di ricerca come Google che si basano sulla logica delle parole chiave come termine di ricerca e non incorporano, guarda caso, una funzionalit dell'information retrieval classico quale lo stemming, emerge l'idea che le keywords e i tag generati dagli utenti, opportunamente analizzati e raggruppati, possano arricchire le indicizzazioni professionali. Questo ambito di ricerca, ovvero l'integrazione di un approccio top down tipico di sistemi gerarchico enumerativi con quello bottom up tipico di un sistema analitico sintetico, nell'ottica dell'ecologia dell'informazione, ancora in parte da indagare in particolare nelle sua applicazioni al multimedia information retrieval. 3.3 Il contesto del processo:aspetti socio-tecnici Il grande potenziale del social tagging risiede appunto nella sua componente sociale ed alcuni autori evidenziano una serie di fattori chiave nel determinarne il successo in questa prospettiva(25) Tra i fattori da tenere in conto nel progettare la dimensione social di un sistema di tagging troviamo: tagging rights ovvero la possibilit di taggare qualunque risorsa o solo quelle autoprodotte. Nel primo caso il tag va a impattare pi direttamente nel campo della costruzione di significato, nel secondo nel campo del multimedia 13

information retrieval. La scelta di una o dell'altra modalit dipende sia dagli scopi del progetto o servizio sia dal tipo di risorse coinvolte tagging support: un tag pu essere blind ovvero non si possono vedere i tag dati da altri alla risorsa sino a che l'utente non ha messo il proprio, viewable quando i tag degli altri utenti sono visibili, suggested quando all'opera un algoritmo che suggerisce i tag usati da altri utenti per identificare la risorsa o risorse affini. Ognuna di queste scelte impatta sul comportamento degli utenti e va fatta tenendo in conto le finalit; l'adozione di un meccanismo di suggestion pu da un lato fare convergere pi rapidamente verso una folkosnomia, dall'altro rischia di appiattire gli utenti verso l'adozione di tag magari poco pertinenti ma molto diffusi. aggregation: il sistema pu chiedere agli utenti di taggare la risorsa in maniera collettiva, non ammettendo duplicazioni di tag sulla stessa risorsa (set- model) oppure utilizzando l'approccio inverso (bag-model) permettendo la duplicazione e la ripetizione di tag. Nel primo caso si cerca di privilegiare la pertinenza del vocabolario, nel secondo la serendipity type of object: l'atto di taggare non riguarda solo risorse di tipo testuale, ma anche materiali multimediali. Inoltre ancora inesplorato quello che potremmo chiamare il tagging spaziale o geolocalizzato come i check-in che gli utenti fanno spontaneamente sui social network geolocalizzati e il tagging che viene fatto sui social network come citazione dell'utente per richiamare alla sua attenzione una foto o un contenuto (si pensi al meccanismo della mention o del tagging sui social network). source of material con riferimento alla persona che ha creato la risorsa da taggare ovvero l'utente o il sistema resource connectivity ovvero gli aspetti organizzativi della risorsa stessa che pu essere assegnata, a prescindere dal tag, a dei gruppi o ad altre forme di aggregazione (come la funzione stack di delicious recentemente introdotta) social connectivity ovvero la possibilit di condividere e riusare la risorsa attraverso meccanismi di sharing facilitato. 14

3.3.1

Ulteriori ricerche

L' analisi di Marlow et al.(25) si focalizza anche sulle motivazioni che spingono gli utenti e che sono di due tipi: organizzative o sociali. Nel primo caso gli utenti organizzano i contenuti per un motivo principalmente egoico, nel secondo sono mossi dall'idea di contribuire al sistema con la motivazione di migliorare la propria reputazione sociale. Nel primo caso i tag forniti spesso sono di stampo eccessivamente personale e task oriented e contribuiscono a generare disturbo, nel secondo caso invece gli utenti convergono pi facilmente verso le folksonomie come gi ricordato. Meccanismi di incentivazione e pratiche di gamification applicate a questo contesto, in particolare per ridurre il rumore generato da utenti che usano il tagging per motivi organizzativi, possono essere efficacemente pensati 4 Social tagging e architettura dell'informazione Dall'analisi qui condotta si visto come il problema della classificazione sociale possa essere di interesse interdisciplinare, vederemo ora di affrontare il problema del tagging in un'ottica di architettura dell'informazione servendoci principalmente del lavoro di Campbell.(24) La prospettiva non quella della contrapposizione netta tra sistemi di tagging e lavoro dell'architetto dell'informazione, infatti i due si muovono su piani e con gradi di precisione diversi. Campbell a tal proposito cita la teoria, mutuata dall'architettura e dai lavori di Stewart Brand di pace layering (ritmo di stratificazione)(26). Secondo Brand gli edifici apprendono, cio non mantengono la propria forma originaria a lungo nel tempo, ma la modificano a seguito delle azioni dell'uomo e dell'ambiente. In questo fenomeno ci sono due dimensioni: una rapida e una lenta nella costruzione di quello che potremmo metaforicamente definire un edificio di senso. Gli attori di questa costruzione sono l'architetto dell'informazione e l'utente che tagga. Il primo non esclude il secondo n viceversa. Infatti gli assi su cui i due operano sono 15

differenti: l'architetto pone le strutture lente e fondanti (l'analisi del target,gli obiettivi del sito, i requisti funzionali, i macro contenuti), gli utenti invece intervengono a livello di strutture veloci e superficiali apportando contenuti e miglioramenti. Un altro riferimento teorico messo in campo da Campbell relativo alla teoria della complessit dii Waldrop (27)e vuole evidenziare come il valore che emerge da una folksonomia sia fondamentale per individuare trend emergenti e percorsi latenti che non si danno in sistemi tradizionali basati sul ruolo di quelli che definisce pacemakers ovvero figure di ordine e controllo che fanno rispettare determinate gerarchie. L'assenza di queste figure invece permette a un grande numero di agenti di compiere compiti semplici, con basso livello di accesso e specializzazione ma che permettono di fare emergere quella saggezza delle folle teorizzata da Surowiecki.(28) Le visioni top down e bottom up possono facilmente compenetrarsi grazie al ricorso all'euristica della resilienza. I tag generati dagli utenti e gli apporti di tipo top down non riescono nel breve periodo a minare e snaturare le caratteristiche di un sito o un sistema ovvero la sua architettura di base, ma possono, con il loro apporto, incrementare la flessibilit della struttura e la sua visibilit. I sistemi complessi, come dice Waldrop, o sanno reagire agli stimoli esterni oppure si congelano nella loro evoluzione o collassano su se stessi. Gli architetti dell'informazione hanno due possibilit di fronte a questo scenario. La prima prevede che essi mantengano le loro specificit, ma non pongano le istanze classificatorie e ontologiche al centro dell'esperienza cos come hanno fatto i bibliotecari che hanno spostato il focus del loro agire professionale dal catalogo ai servizi. La seconda prevede che gli architetti dell'informazione si pongano come guardiani ma non della stabilit dell'architettura del sistema, quanto della sua resilienza. Questo approccio proattivo quello che implica la possibilit da parte degli users di agire, attraverso la mediazione dell'architetto dell'informazione, fino al cuore del sistema informativo, non limitandosi agli strati esterni. Tuttavia questo non generer il caos perch si tratter di un processo dialogico e guidato. La relazione esistente e instaurabile tra il tagging e le strutture classiche di organizzazione dei contenuti ancora inesplorata e ha bisogno di ulteriori ricerche sia dal punto di vista 16

epistemologico sia da quello empirico. 5 Ulteriori ricerche Sono molti i punti che abbiamo trattato e che abbiamo dichiarato essere poco coperti dalla letteratura di riferimento. L'argomento da noi scelto, ovvero la social classification nell'ottica dell'architettura dell'informazione, risente di una serie di problemi definitori e metodologici. In primo luogo la stessa architettura dell'informazione ad avere problemi nel definire i suoi confini e margini di azione:a oggi molti nodi sono ancora irrisolti; quanto e perch l'architettura dell'informazione, ad esempio, si distingue dall'information design? Essendo un problema interdisciplinare, inoltre, la letteratura di riferimento sparsa in riviste che spaziano dall'informatica, alle scienze dell'informazione, alle scienze umane. Inoltre non vi accordo sulla definizione di un termine univoco per indicare l'azione di marcare contenuti da parte degli utenti in un contesto condiviso, rendendo cos difficile l'analisi della letteratura. Sui termini non esiste nemmeno una chiarezza definitoria: infatti rimane non definita dalla letteratura sul tagging la differenza tra un tag e un label e perch in un contesto di folksonomy si usi il termine tag, parlando per di architettura dell'informazione come arte del labeling. Una revisione sistematica in questo campo auspicabile (29). Un altro problema riscontrato l'attuale scarsa diffusione di studi in questo campo. Sembra esserci un arresto nella produzione di articoli scientifici e studi sul social tagging negli ultimi anni come si vede anche nella bibliografia citata. Possiamo ipotizzare non tanto una diminuzione dell'atto sociale di taggare, quanto una sua ridefinizione. Il tagging come tratteggiato nella disamina, legato a un web che in parte non esiste pi. Le analisi che abbiamo riportato si riferiscono a siti e servizi che hanno grandemente cambiato pelle o che sono scomparsi. Tuttavia alcuni di essi resistono e se lo fanno perch ancora rispondono a un bisogno. Forse non un caso che i due servizi pi diffusamente analizzati negli articoli che abbiamo analizzato ovvero Flickr e Delicious siano entrambi propriet di Yahoo, una delle poche industrie del primo web che ancora 17

esiste (e che peraltro ha recentemente dovuto cedere proprio delicious per i problemi finanziari che la affliggono). Tuttavia non pensabile che taggare i contenuti sia un trend che sta scomparendo, forse ha solo mutato pelle. La taggatura di contenuti online aperta e diffusa come non mai, basti pensare al pesante uso, in parte improprio, che se ne fa sui sistemi di social networking o all'uso dell'hashtag in Twitter. Quest'ultimo esempio risponde ad alcune delle istanze che abbiamo visto emergere ovvero la taggatura come sistema per l'information retrieval, con la differenza che si tratta di contenuti non taggati ex post ma taggati contestualmente alla propria creazione. In questo contesto forse dobbiamo ripensare al concetto di tagging enfatizzando la sua nuova evoluzione nel social web come sistema per strutturare significati relazionali tra le persone. indubbio per che l'apposizione di tag in questi contesti non generi folksonomie ma solo sistemi che possiamo fare ricadere o nella sfera egoica o in un contesto marcatamente di network sociali Permane per il problema della gestione e dell'organizzazione in rete di contenuti condivisi ad esempio tra gruppi di lavoro o aziende. Ad essi dovrebbero essere dedicate ulteriori indagini. Bibliografia:

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