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Alma Mater Studiorum - Universit di Bologna Dipartimento di Archeologia Centro per lo studio delle antichit ravennati e bizantine Giuseppe

Bovini

IDEOLOGIA E CULTURA ARTISTICA TRA ADRIATICO E MEDITERRANEO ORIENTALE (IV-X SECOLO)


IL RUOLO DELLAUTORIT ECCLESIASTICA ALLA LUCE DI NUOVI SCAVI E RICERCHE
Atti del Convegno Internazionale Bologna-Ravenna, 26-29 Novembre 2007

a cura di Raffaella Farioli Campanati, Clementina Rizzardi, Paola Porta, Andrea Augenti, Isabella Baldini Lippolis

ESTRATTO

Studi e Scavi
nuova serie

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Volume realizzato con il contributo di:

Fondazione Flaminia Ravenna

Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri

Comitato scientifico della Serie Tarda Antichit e Medioevo: Raffaella Farioli Campanati, Clementina Rizzardi, Paola Porta, Andrea Augenti, Isabella Baldini Lippolis

Per le abbreviazioni delle riviste si sono seguite le norme dellArchologische Bibliographie

2009 Ante Quem soc. coop. 2009 Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna Ante Quem soc. coop. Via C. Ranzani 13/3, 40127 Bologna - tel. e fax +39 051 4211109 www.antequem.it redazione e impaginazione: Valentina Gabusi, in collaborazione con Sara Tamarri

ISBN 978-88-7849-036-9

INDICE

Saluto del Presidente del Comitato scientifico-organizzatore del Convegno Raffaella Farioli Campanati Levergetismo ecclesiastico Jean-Pierre Caillet GRECIA E CRETA Mosaici con iscrizioni vescovili in Grecia (dal IV al VII secolo) Panajota Assimakopoulou-Atzaka, Magda Parcharidou-Anagnostou Creta, scavi della basilica scoperta a Gortyna, localit Mitropolis, e la committenza episcopale in et giustinianea Raffaella Farioli Campanati Le scoperte alla rotonda di Mitropolis a Gortina, Creta Maria Ricciardi Statuaria pagana e cristianesimo a Gortina Isabella Baldini Lippolis Santa Sofia di Salonicco: il problema della prima fase Aristotele Mentzos TURCHIA Nuove ricerche archeologiche a Elaiussa Sebaste Chiara Morselli, Marco Ricci SIRIA Gli scavi di Bosra (Siria) e la chiesa dei SS. Sergio, Bacco e Leonzio (Progetto Pilota MAE, Restauri: finanziamento U.E., project 12 Bosra, DGAM) Raffaella Farioli Campanati Gli scavi di Bosra e la chiesa dei SS. Sergio, Bacco e Leonzio (saggi 1995-2005) Rachele Carrino Bosra, complesso di Bahira: Basilica Nord, campagne di scavo 2004 e 2005 Giovanna Bucci Arredi liturgici in marmo provenienti dagli scavi di Bosra (Siria) Simonetta Minguzzi CIRENAICA Le ricerche archeologiche a Cirene. A proposito della Basilica Orientale Rosa Maria Carra Bonacasa, Francesco Scir

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Ideologia e cultura artistica

GIORDANIA Progetto di restauro, musealizzazione e conservazione del mosaico della Chiesa dei Santi Martiri nel villaggio di Tayyibat al-Imam-Hama (Siria), 442 d.C. Michele Piccirillo The End of the Roman Temple and the End of the Cathedral Church of Jerash Beat Brenk EGITTO Excavation of the Justinianic Basilica on the Holy Summit (Jabal Ms) at Mount Sinai Maria Panayotidi, Sophia Kalopissi-Verti I testi magici in copto tra paganesimo e cristianesimo Sergio Pernigotti Insediamenti cristiani non monastici nel Fayyum tra letteratura e archeologia: conoscenze acquisite e questioni aperte Paola Buzi ALBANIA La basilica paleocristiana di Phoinike (Epiro): dagli scavi di Luigi M. Ugolini alle nuove ricerche Sandro De Maria, Marco Podini RAVENNA Massimiano a Ravenna: la cattedra eburnea del Museo Arcivescovile alla luce di nuove ricerche Clementina Rizzardi Dalla villa romana al monastero medievale: il complesso di San Severo a Classe Andrea Augenti Un tesoretto di oggetti in argento da Classe (Ravenna) Maria Grazia Maioli Il sito archeologico della Ca Bianca e la cristianizzazione delle campagne ravennati Massimiliano David, con la collaborazione di Chiara Casadei Parlanti Committenza e reimpiego nellarchitettura ravennate tra Tarda Antichit e Alto Medioevo Rita Zanotto Galli AREA ADRIATICA lites ecclesiastiche e renovatio: tradizioni tardoantiche nellarte di VIII e IX secolo in Istria Miljenko Jurkovi, Ivan Basi
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Indice

Il nucleo del complesso vescovile paleocristiano di Zara Nikola Jaki Tra Aquileia e Spalato: fenomeni dellarchitettura cristiana a confronto Fabrizio Bisconti Epigrafia episcopale di Ravenna nei secoli V e VI. Note preliminari Carlo Carletti Influssi della chiesa di Ravenna nel territorio forlivese: edifici di culto e fortificazioni Barbara Vernia Nuove ricerche a Colombarone (PU) Pier Luigi DallAglio, Cristian Tassinari Per una fruizione on line degli apparati musivi alto-adriatici dellet romana e bizantina: la Banca Dati Mosaico del Cidm di Ravenna Linda Kniffitz Iscrizioni di committenza ecclesiastica nellAlto Adriatico orientale Giuseppe Cuscito Liniziativa vescovile nella trasformazione dei paesaggi urbani e rurali in Apulia: i casi di Canusium e di San Giusto Giuliano Volpe Evergetismo ecclesiastico tra medio e alto Adriatico: sculture altomedievali del territorio ferrarese Paola Porta La cattedrale di Taranto: nuove ricerche archeologiche Cosimo DAngela Tavole

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STATUARIA PAGANA E CRISTIANESIMO A GORTINA


Isabella Baldini Lippolis

Il confronto con la tradizione pagana il problema centrale dei primi secoli del Cristianesimo, unepoca di cambiamenti culturali e nuove elaborazioni in cui si definiscono i termini di una identit religiosa completamente diversa. Un aspetto fondamentale quello del rapporto con il patrimonio monumentale e figurativo precedente, che determina reazioni e comportamenti diversificati e complessi. In questo ambito lanalisi dellatteggiamento collettivo e individuale nei riguardi della scultura riveste unimportanza particolare, sia per il significato conferito alle statue nelle religioni politeiste tradizionali1, sia perch si tratta di uno degli elementi pi visibili, che connota la cultura urbana di et imperiale, con una diffusione solo in parte rispecchiata dallenorme numero di manufatti conservati fino ad oggi. Con laffermazione del Cristianesimo si assiste ad una pluralit di reazioni nei confronti di questo patrimonio. Le ricerche sullargomento hanno affrontato il problema secondo sistemi di analisi paralleli2, privilegiando la lettura delle fonti, oppure attenendosi strettamente alle singole evidenze offerte dal dato di scavo e in questo caso mostrando una scarsa propensione a collocare i diversi esempi di studio in rapporto ai fenomeni di carattere generale. Nellesame letterario, invece, spesso stato messo in evidenza laspetto pi violento e antagonistico del Cristianesimo nei confronti della statuaria pagana, orientamento senza dubbio presente e centrale nella cultura dei secoli presi in esame, ma non esclusivo, i cui effetti concreti devono essere comunque verificati in unanalisi attenta dei singoli casi, per evitare banalizzazioni e fraintendimenti. Nellambito di una casistica che appare quindi estremamente varia nei tempi, nei modi e nelle aree, la situazione di Gortina rivela molteplici motivi di interesse (Fig. 1). Si tratta infatti di una citt importante, con un apparato monumentale e decorativo di notevole rilievo, continuamente accresciuto fino allet tardoantica. Il sito ben noto archeologicamente grazie ad una ricerca sistematica protrattasi nel tempo, che ha cercato di unire allanalisi dei singoli contesti una visione complessiva dello sviluppo dellabitato dal suo nascere fino alle pi tarde testimonianze delloccupazione bizantina3. Per quanto riguarda la scultura, inoltre, la citt mostra una situazione privilegiata per lelevato numero di attestazioni e per il livello di elaborazione della documentazione, oggetto di analisi specifiche condotte su tutto il materiale finora rinvenuto, quantificabile in oltre 150 statue edite dalla fine

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Sullofferta di preghiere alle statue, cfr. ad esempio: JANOWITZ 2001, pp. 54-56. Nellambito di una vasta bibliografia cfr. MANGO 1963; THORNTON 1986; MERRIFIELD 1987, pp. 99-103; SARADI MENDELOVICI 1990; TROMBLEY 1994; MEYER-MIRECKI 1995, passim; MARINESCU 1996; RICCARDI 1998; GERSHT 1999; STEWART 1999; HANNESTAD 2001; JANOWITZ 2001, passim; MORALEE 2006. A T.M. KRISTENSEN si deve uninteressante e ricca discussione critica e bibliografica on line sul tema (www.iconoclasm.dk), frutto di uno studio ancora in corso dal titolo Towards an Archaeology of Iconoclasm: The Mutilation and Destruction of Roman Sculpture in Late Antiquity. Per un quadro generale su Gortina tardoantica: DI VITA 2000; BALDINI LIPPOLIS-VALLARINO c.d.s., con bibliografia precedente. 71

Ideologia e cultura artistica

1. Gortina, planimetria: 1. agor; 2. S. Tito; 3. cattedrale; 4. triconco; 5. basilica di Mavropapa; 6. basilica della Megali Porta; 7. Pythion; 8. Santuario delle Divinit Egizie; 9. Pretorio; 10. anfiteatro (da Gortina V 2000)

dell800 ad oggi4. stato possibile, pertanto, condurre unanalisi complessiva tenendo conto delle attestazioni e dei contesti. Per contro, i limiti della ricerca sono da individuare nel prolungato uso della citt, che si trasforma e muta fisionomia in un continuo riutilizzo di spazi, edifici ed elementi, cui si uniscono in et pi recente gli sterri per acquisire materiale edilizio da riutilizzare e i danneggiamenti alle strutture antiche dovuti ai lavori agricoli5. In tutto labitato il fenomeno del reimpiego di elementi scultorei si sviluppato soprattutto dopo la met del VI secolo6, quando si cominciano ad usare in maniera significativa allinterno delle murature anche statue o frammenti di esse, non a caso nel momento di massimo sviluppo dellarchitettura religiosa cristiana della citt7. Lanalisi dei singoli complessi monumentali e dei manufatti una delle vie per cercare di ricostruire le motivazioni e le dinamiche di tale processo di riutilizzo del patrimonio scultoreo precedente, soprattutto nelle fasi cruciali tra il IV e il VI secolo, quando la citt cambia profondamente la propria immagine e i propri punti di riferimento istituzionale e religioso. Per i primi decenni del IV secolo le testimonianze pi chiare derivano dalla presenza, nellarea del Pretorio, delle ultime statue realizzate ex novo, come due ritratti databili in et tetrarchico-costantiniana8, forse pi tardi reimpiegati allinterno di murature (Fig. 2). Questi manufatti, insieme alle oltre venti statue acefale di palliati e di togati di et imperiale rinvenuti nella stessa area e nellagor9, contribuiscono ad
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Sono state considerate sia le sculture edite sistematicamente in GHEDINI 1985 e in Gortina III 1998, sia quelle pubblicate in notizie preliminari e in relazioni di scavo, per un totale di 160 manufatti compresi quelli frammentari. Sul problema dello spoglio di strutture da parte degli abitanti e delle autorit turche cfr., ad esempio, HALBHERR 1897, pp. 159-160. Tra i primi esempi documentati finora cfr. inv. GO 4766 (E. LIPPOLIS, in Gortina V 2000, p. 583, n. 26: fr. scultoreo da uno strato della prima met del VI secolo); inoltre, inv. GO 6870, dalle Terme del Pretorio, Vano 12 (E.C. PORTALE, in Gortina III 1998, p. 585, n. 30, da uno strato del VI sec.) e inv. GO MI 7842 (BEJOR-SENA CHIESA 2004, pp. 707-708, figg. 7-8: fr. di statua maschile, da uno strato che ha restituito anche un follis di Giustiniano). Sullo sviluppo della citt cristiana cfr. BALDINI LIPPOLIS-VALLARINO c.d.s., con bibliografia precedente. Museo di Iraklion, inv. H 430: E.C. PORTALE, in Gortina III 1998, pp. 420-424. Inv., n. 25. PACE 1914, p. 380; E.C. PORTALE, in Gortina III 1998, pp. 424-430, n. 26. PACE 1914, p. 380 (dal Pretorio); GHEDINI 1985, pp. 100-102, n. 11 (dalla basilica del Pretorio), pp. 102-104, n. 12 (dalla basilica del Pretorio), p. 106, n. 14 (dal Pretorio), pp. 106-107, n. 15

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Statuaria pagana e cristianesimo a Gortina

attestare il mantenimento negli spazi pubblici tradizionali di Gortina delle sculture iconiche, spesso probabilmente con ladattamento o la sostituzione delle teste per attualizzarle, come mostra anche un ritratto maschile con tracce di rilavorazione databili tra la fine del III e gli inizi del IV secolo10. Luso testimoniato anche dopo il ben noto terremoto del 36511 da una statua di palliato trovata in un vano ad est della Basilica del Pretorio12 e inoltre dalle basi onorarie rinvenute intorno e allinterno dello stesso Pretorio fatto erigere dal consularis Cretae Dositeo Asclepiodoto13. Sembra che le aree pubbliche e soprattutto quelle con funzioni politiche e amministrative, ma anche i ninfei e le terme, abbiano mantenuto abbastanza a lungo il proprio apparato decorativo e monumentale; cessano, per, le epigrafi onorarie e mancando scavi estensivi in alcuni settori centrali, come lagor, non possibile definire meglio i termini cronologici del fenomeno. Ancora pi complesso il problema delle modalit e dei tempi di dismissione del patrimonio figurativo sacro, processo che a Gortina deve essersi necessariamente avviato entro la met del V secolo, come mostrano da un lato gli abbandoni e le riconversioni ad altro uso degli edifici templari urbani e dallaltro lo sviluppo della monumentalizzazione cristiana anche in aree centrali della citt. Un elemento significativo che dopo il 365 non sembrano essere stati attuati sistematici provvedimenti volti al restauro e al ripristino dei templi danneggiati, come stato evidenziato per esempio a proposito del pi importante santuario urbano, quello di Apollo Pythios14. Ovviamente questa mancata ricostruzione non determinata solo dalla portata dellevento distruttivo e delle conseguenti e temporanee difficolt economiche della citt, ma anche da una precisa volont istituzionale, che convoglia le proprie risorse verso altre tipologie monumentali: nei decenni successivi
(dal Pretorio), p. 107, nn. 16-18 (dal Pretorio); DI VITA 1990-1991, 476-477, fig. 73 (inv. 6014, dalla Strada Nord); E.C. PORTALE, in Gortina III 1998, p. 585, n. 30 (inv. GO 6870, dalle Terme del Pretorio, Vano 12), pp. 452-456, n. 35 (inv. GO 49-50, dallOdeion), pp. 458-459, n. 37 (dallOdeion), pp. 456-458, n. 36 e pp. 459-461, n. 38 (dallOdeion), pp. 467-469, n. 45 (inv. GO 9 e GO 243, dal Pythion), pp. 469-471, n. 46 (dallarea ad ovest del teatro del Pythion); DI VITA 1988-1989, p. 468, figg. 57-58 (dal lato occidentale della fontana 240, nellarea del Caput Aquae); G. De Tommaso, in Gortina V 2000, p. 571, n. 10 (inv. GO 5717, dalla basilica del Pretorio); FABRINI 2003, p. 853 (invv. 3831, 4618, 4619, 5252, 6014); inv. GO 7950 (dallarea a sud del tempio presso il Caput Aquae; il frammento completa la statua di palliato del Museo di Hiraklion, inv. H 6: BALDINI-LIPPOLIS-LIVADIOTTI-ROCCO 2004, p. 285, fig. 17); inv. GO 8192 (scavi dallarea a sud del tempio presso il Caput Aquae). Inv. GO 6691: G. DE TOMMASO, in Gortina V 2000, pp. 570-571, n. 1. Sullevento: A. DI VITA in Gortina V 2000, p. LIV, con bibliografia precedente. PORRO 1913, p. 352; PACE 1914, p. 380; GHEDINI 1985, pp. 102-104, n. 12. Oltre al testo fondamentale Gortina V 2000, cfr. BALDINI LIPPOLIS-VALLARINO c.d.s., con bibliografia precedente. RICCIARDI 1986-1987, p. 104.

2. Iraklion, Museo Archeologico, ritratto maschile dal Pretorio di Gortina (da Gortina III 1998)

3. Iraklion,Museo Archeologico, statua colossale di Apollo dal Pythion di Gortina (da Gortina III 1998)

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Ideologia e cultura artistica

4a. Iraklion, Museo Archeologico, statua di Serapide dal tempio delle Divinit Egizie di Gortina (da Gortina III 1998)

4b. Iraklion, Museo Archeologico, statua di Iside dal tempio delle Divinit Egizie di Gortina (da Gortina III 1998) a b

si assiste alla realizzazione del Pretorio da parte di Dositeo, mentre nessuno dei grandi santuari urbani mostra segni di restauro o di riedificazione per le funzioni originarie: il Pythion viene abbandonato con alcune statue crollate presso la propria base, nel settore settentrionale del pronao (Fig. 3)15. Anche dalloikos del Santuario della Divinit Egizie provengono quattro sculture, rinvenute supine davanti al podio (Fig. 4a-b)16, forse per il crollo avvenuto a causa dello stesso evento. Nel tempio orientale del Pretorio la statua femminile di culto stata scoperta come elemento di reimpiego in un muro di VII-VIII secolo, ma a breve distanza dalla sottobase relativa17, permettendo di ipotizzare una situazione analoga; ledificio, che mostra restauri nel corso del IV secolo18, sembra infatti avere gi cessato le proprie funzioni sacre nel V secolo, quando ad esso si affiancano ambienti di tipo abitativo e artigianale19.

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Apollo Pizio (inv. H 35= 326, GO 199): HALBHERR 1890, p. 73; SAVIGNONI 1907, pp. 257-258; RICCIARDI 1986-1987, p. 75, nota 252; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 47-58, n. 1. Torso colossale di Apollo (GO 200): HALBHERR 1890, n. 1, pp. 70 ss.; SAVIGNONI 1907, n. 2; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 59-61, n. 2. Torso maschile, forse di Hermes (inv. GO 3): HALBHERR 1890, p. 72, n. 3; SAVIGNONI 1907, n. 3; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 64-69, n. 4. Iside: Museo di Iraklion, inv. H 260. OLIVERIO 1914, p. 376; PERNIER- BANTI 1947, p. 23; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 91-98, n. 14. Serapide stante: Museo di Iraklion, inv. H 259: OLIVEIRO 1914, p. 376; PERNIER- BANTI 1947, pp. 23-24; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 98-104, n. 15. Hermes: Museo di Iraklion, inv. H 411 = GO 18: OLIVEIRO 1914, p. 376; PERNIER- BANTI 1947, pp. 23-24; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 104-109, n. 16. Statua femminile iconica tipo Artemisia: Inv. GO 202 (parte inferiore; la parte superiore dispersa): OLIVERIO 1914, p. 376; E.C. PORTALE, in Gortina III 1998, pp. 474-477, n. 53. DI VITA 1998-2000, pp. 413-415: rinvenuta nel muro 858, allattacco con il muro 843. Sulla statua cfr. anche DI VITA 2005, p. 239. M. LIVADIOTTI, in Gortina V 2000, p. 137. La datazione viene abbassata al primo venticinquennio del V sec. in MAGNELLI 2001 e successivamente ridiscussa in BALDINI-VALLARINO c.d.s. possibile che labbattimento della statua di culto sia stato concomitante alleliminazione di unaltra scultura, rinvenuta segata in tre parti in un muro agricolo sulla Strada Nord: DI VITA 2005. In maniera forse analoga possono essere interpretati i resti di una statua di culto femminile seduta pertinente al tempio sullacropoli, trovata nel materiale di riporto dellarea: BEJOR 2003, p. 830.

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Statuaria pagana e cristianesimo a Gortina

Diversa la documentazione del tempio presso il Caput aquae, oggetto di esplorazioni recenti, in cui il mutamento di funzione e di planimetria nei decenni finali del IV secolo, quando divenne un edificio pubblico probabilmente collegato al Pretorio, determin la necessit di liberare linterno da tutti gli elementi cultuali, di arredo e scultorei, questi ultimi rinvenuti danneggiati e in frammenti nellarea20. Labbandono dei santuari, cos come la gestione degli altri complessi pubblici, quindi, pu essersi svolto secondo modalit diverse e sotto lazione di condizionamenti differenti, ma almeno per tutto il IV secolo. pare comunque aver continuato ad essere una prerogativa dellautorit imperiale, detentrice dei beni e delle aree sacre pagane dopo il loro passaggio nel demanio21. La situazione cambia solo nel secolo seguente, in concomitanza con lo sviluppo in forma evidente della monumentalizzazione religiosa, che occupa progressivamente spazi ed edifici, smontando grandi impianti con importanti funzioni pubbliche, dalla basilica di Mavropapa22 a quella di S. Tito, sorta sullagor e collegata ad una necropoli che occupa intensivamente larea della piazza fino allOdeion23. Il fenomeno di recupero e trasformazione di edifici e spazi concerne peraltro le stesse abitazioni, come mostrano ad esempio larea del santuario di Apollo e le zone di rispetto circostanti, sistematicamente invase dallinsediamento privato a partire almeno dalla met del V secolo24. Deve trattarsi necessariamente, anche in questo caso, di un intervento di alienazione delle superfici interessate attuato dallautorit pubblica, a beneficio di proprietari privati e soprattutto della Chiesa locale, che da quel momento ne dispone liberamente. possibile che in questa fase si siano verificati gli episodi pi evidenti di effrazione al patrimonio scultoreo sopravvissuto, come la scheggiatura degli elementi significativi e il distacco della testa, azioni che non dipendono tuttavia necessariamente da un unico evento e che in alcuni casi sembrano essere avvenuti anche prima del crollo definitivo delle statue. Considerando le immagini di divinit, e in misura minore anche quelle iconiche, a Gortina sono mal distinguibili e comunque poco incidenti le lacune relative ai volti, mentre quasi generalizzato il ritrovamento di statue acefale e risulta significativo anche il numero delle teste prive del corpo25. Questo fenomeno non pu essere attribuito ad una dispersione casuale, valutando da un lato la frequenza degli esempi e dallaltro il fatto che esso riguarda in ugual misura le sculture realizzate in pi parti, in cui il capo veniva inserito in unapposita cavit del busto26 e quelle

5. Gortina, Magazzini SAIA, testa di Pan dal Pretorio di Gortina (da Gortina V 2000)

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BALDINI-LIPPOLIS-LIVADIOTTI-ROCCO 2004. Sul problema cfr. la sintesi in BALDINI LIPPOLIS 2005, pp. 68-100. BALDINI LIPPOLIS 2003, con bibliografia precedente. BALDINI LIPPOLIS 1998, con bibliografia precedente. DI VITA 1988-1989; A. DI VITA in Gortina V 2000, p. LXI; BALDINI LIPPOLIS 2001, pp. 207 e 210-211; DI VITA 2001; ZANINI 2004a; ZANINI 2004b; BALDINI LIPPOLIS 2005, p. 87; DI VITA 2005, con bibliografia precedente. Per quanto il campione non possa essere considerato rappresentativo se non per alcune aree meglio indagate, pare rilevante che su 70 statue con il corpo integro o comunque chiaramente leggibile, se ne possano contare ben 62 acefale. Le teste rinvenute prive di associazione con il corpo sono invece finora circa 15. Come ad esempio lApollo del Pythion: inv. H 35 = 326 (GO 199): HALBHERR 1890, p. 73; SAVIGNONI 1907, 257-258; RICCIARDI 1986-1987, p. 75, nota 252; I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 47-58, n. 1. 75

Ideologia e cultura artistica

6. Statua di ninfa da Gortina (da Ghedini 1985)

eseguite in un unico pezzo. Sono numerose le teste rinvenute isolate, senza i corpi pertinenti, in strati tardi di riempimento (Fig. 5); sono anche documentate statue ben conservate, in posizione di crollo presso la propria base originaria, ma acefale27. indicativo, inoltre, che risultino a volte prive della testa anche figure secondarie28 ed elementi a rilievo nei sarcofagi. Sono state riscontrate effrazioni al volto29 e ai genitali30 in statue maschili e femminili (Fig. 6). Pi rilevante, per, il fatto che nessuna delle statue di divinit conservi i propri attributi caratterizzanti, mentre sono stati rinvenuti in tutta la citt numerosi frammenti di tali elementi e degli arti che li reggevano31 (Fig. 7), evidentemente dispersi dopo lasportazione. La mancanza delle braccia, soprattutto la destra, riguarda peraltro la quasi totalit delle statue note32. Anche in questo caso, nonostante si debba considerare che tale mancanza possa essere anche determinata dalla facilit di rottura delle parti sporgenti, il fatto non sembra casuale e interessa sia le opere eseguite in un sol pezzo sia quelle in pi parti o con elementi aggiunti, includendo gli esemplari con arti aderenti al corpo. Inoltre, significativo osservare che, come per le teste, le lacune riscontrabili in alcune statue rinvenute nella posizione di caduta inducono a ricostruire unasportazione anteriore allabbattimento e al crollo definitivo degli edifici di pertinenza. La storia di questi ultimi come ruderi soggetti a spoglio, peraltro, sembra durare almeno fino alla fine del VII secolo, come ha dimostrato lindagine archeologica33. Sfugge completamente lentit delle statue distrutte mediante fusione e calcinatura, fenomeno questultimo attestato dalla segnalazione di calcare nellarea del

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Ad esempio lHermes e la statua femminile tipo Artemisia scoperti nelloikos del Santuario delle Divinit Egizie, o il Serapide seduto dallarea antistante: cfr. bibliografia alla nota 16 e OLIVEIRO 1916, p. 311; I. ROMEO, in Gortina III, 1998, pp. 109-111, n. 17. Cfr. ad esempio lYpnos del gruppo di Igea dal Pretorio (inv. 233: GHEDINI 1985, pp. 125-135, n. 25), la testa di Attis di una statua loricata dallAgor (Museo di Iraklion, inv. H 40: E.C. Portale, in Gortina III 1998, pp. 441-445, n. 32) o le Nikai di un torso loricato dallagor (inv. GO 7: MOSSO 1910, p. 80; E.C. PORTALE, in Gortina III 1998, pp. 436-437, n. 30). Cfr., ad esempio, dal Pretorio: Museo di Iraklion inv. 414 e 431 (GHEDINI 1985, pp. 64-71, n. 1); inv. GO 5746 (E. LIPPOLIS, in Gortina V 2000, p. 583, n. 28); inv. GO 2385 (GHEDINI 1985, pp. 194-196, n. 45). Anche il volto della Gorgone su un altare rinvenuto a nord del Pretorio mostra il viso scalpellato forse gi in antico: DI VITA 2005, pp. 233-234. Leffrazione dei volti stata notata anche in altre sculture cretesi: SPORN 2001, figg. 1-3 e 5-7; VASSILIKA 2001. Cfr. alcuni esempi dal Santuario di Apollo Pizio: inv. GO 200 (I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 59-61, n. 2), inv. GO 2 (I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 61-64, n. 3), inv. GO 3 (I. ROMEO, in Gortina III 1998, pp. 64-69, n. 4) e dal Tempio occidentale del Pretorio: inv. GO 2378 (GHEDINI 1985, pp. 76-81, n. 4). Inv. GO 5017 (G. DE TOMMASO, in Gortina V 2000, p. 570, n. 4); inv. GO 5577 (G. DE TOMMASO, in Gortina V 2001, p. 570, n. 5); inv. 5576 (G. DE TOMMASO, in Gortina V 2000, p. 572, n. 12); inv. GO 5656 (G. DE TOMMASO, in Gortina V 2000, p. 570, n. 3); inv. GO 5638 (G. DE TOMMASO, in Gortina V 2000, p. 570, n. 2); inv. GO 4831 (E.C. PORTALE, in Gortina V 2000, pp. 591-592, n. 29); inv. GO 6851 (E.C. PORTALE, in Gortina V 2000, pp. 591-592, n. 37); inv. scavo 11 (E.C. PORTALE, in Gortina V 2000, p. 592, n. 38); MONTALI 2006, pp. 186187, n. 50 e188, n. 52. Gli esempi sono numerosi e interessano larea dellagor, del Pythion e del Pretorio: ne risultano circa 50 su un totale di 70 statue con il resto del corpo integro o chiaramente leggibile. Ad esempio nel Pythion (RICCIARDI 1986-1987), nel teatro (MONTALI 2006, p. 299) e nel teatro del Pythion (BONETTO 2004).

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Statuaria pagana e cristianesimo a Gortina

Pythion34 e di Mitropolis35 forse anche in relazione con le grandi realizzazioni cristiane. Molte sculture superstiti mostrano, infine, di essere state frammentate con violenza o segate. Un esempio significativo quello delle statue di Hera e Atena rinvenute sul piano di frequentazione di riutilizzo del teatro del Pythion, la prima acefala e priva delle braccia, la seconda segata longitudinalmente36. Entrambe, prima del crollo, erano state spogliate di alcune parti risultate mancanti al momento dello scavo. Nel tempio presso il Caput aquae, invece, una grande statua femminile acefala di divinit peplophoros, priva della parte inferiore, era stata riutilizzata in un tardo muro eretto con materiale di spoglio nellarea delle cisterne presso la strada, dove si era trovata rapidamente occultata dal dilavamento del terreno. Dagli strati di riempimento retrostanti sono emersi elementi del suo panneggio, attestando che parte della frammentazione della statua era avvenuta nel sito. Solo dopo questo trattamento di distruzione si verifica, infine, il reimpiego delle statue come materiale da costruzione allinterno di murature (Fig. 8), tutti casi databili soprattutto a partire dal VI secolo, lepoca di maggiore sviluppo della Chiesa di Gortina, e poi in maniera generalizzata dopo la met del VII, un fenomeno che interessa ormai in maniera indistinta le statue a carattere religioso e quelle iconiche37, gli edifici privati38, gli strati di interro degli assi viari principali39 come la grande edilizia cristiana. Il caso di Gortina fin qui accennato permette di approfondire la riflessione sul confronto tra unarea campione e il fenomeno generale della destrutturazione del patrimonio scultoreo precedente, anche in relazione allintervento dellautorit

7. Iraklion, Museo Archeologico, mano femminile con attributo dal Pythion di Gortina (da Gortina III 1998)

8. Gortina, muro bizantino con frammento di statua di togato presso il Tempio del Caput aquae (scavi 2005)

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Cfr., ad esempio, lo scavo del teatro del Pythion: gli strati che coprono le rovine e i crolli hanno restituito materiale che si ipotizza provenire da una calcara non distante: BONETTO 2004, p. 713. STUCCHI 1952-1954, p. 479. Cfr. anche I. ROMEO in Gortina III 1998, p. 205. BONETTO 2004. Come quella rinvenuta sul lato occidentale di una fontana posteriore al terremoto del 670 (Inv. 5252: DI VITA 1990-1991, pp. 470-471, fig. 67) e molti altri esempi, tra cui un frammento di togato, rinvenuto nella muratura di una cappella a sud-est del Caput aquae: BALDINI-LIPPOLISLIVADIOTTI-ROCCO 2004, p. 285, fig. 17. Inv. GO 5881: E. LIPPOLIS, in Gortina V.1 2000, pp. 499-502 e in Gortina V.3 2000, pp. 580582, n. 24. Testa di Pan: Inv. GO 5880 (DI VITA 1990-1991, 458-460, fig. 58; E. LIPPOLIS, in Gortina V 2000, p. 499 e pp. 575-579). Cfr., ad esempio, FABRINI 2003, p. 853. 77

Ideologia e cultura artistica

ecclesiastica. Ne emergono spunti per un esame pi esteso, nel quale si possono riconoscere almeno tre situazioni principali. 1. Conservazione delle statue: statue sopravvissute, rispettate nella loro integrit fisica e nel loro significato, valorizzate per laspetto artistico, storico o esclusivamente decorativo anche in un contesto diverso; statue adattate ad un diverso significato e trofei; statue nascoste per evitarne leffrazione. 2. Abbandono delle statue per eventi o azioni contingenti 3. Negazione delle statue: statue rese innocue dal simbolo della croce o dalla mutilazione di attributi significativi; statue abbattute, distrutte, asportate dal contesto; statue fatte a pezzi per essere reimpiegate come materiale da costruzione. Le prime due situazioni rispecchiano un sostanziale rispetto per il patrimonio scultoreo precedente e il tentativo di mantenere limmagine urbana secondo canoni tradizionali in unepoca di profondi cambiamenti, in molti casi secondo criteri non conformi alla tradizione in senso stretto. lesempio delle statue di culto e votive dei santuari pagani, oggetto di prescrizioni legislative nella seconda met del IV secolo che, negandone il significato religioso, le valorizzano tuttavia in quanto opere darte da salvaguardare, mentre i templi, ormai privati delle prerogative di culto e entrati a far parte del demanio pubblico, tendono a diventare semplici involucri architettonici40. La realt delle statue mantenute nella sede originaria anche dopo la chiusura degli edifici sacri, in uno stato di graduale abbandono, testimoniata dalle fonti41, mentre come a Gortina senza dubbio pi difficile riscontrarne testimonianze attraverso la documentazione archeologica. In alcuni casi, sono tuttavia attestati depositi di sculture, raccolte evidentemente con appalti specifici e pronte per essere vendute e reimpiegate42, secondo una prassi attestata anche per altre categorie di elementi marmorei, come le lastre e le membrature architettoniche. Un valore analogo anche quello attribuito alle sculture classiche portate via dal contesto di origine ed entrate a far parte delle grandi collezioni pubbliche e private di Costantinopoli, di Roma e delle maggiori citt43: in questi esempi il prestigio conferito alle statue deriva anche dal loro valore cultuale o culturale originario, aspetto che per diviene accessorio e si modifica profondamente con lallontanamento dal luogo di provenienza e mediante linserimento in un ambito monumentale e decorativo completamente diverso44. La terza situazione indice invece delle difficolt da parte di gruppi sociali e religiosi pagani residuali, costretti ad attuare procedure di emergenza nei confronti di una comunit sempre pi preminente e ostile al mantenimento e allesposizione delle statue. Esempi di questo genere sembrano abbastanza diffusi tra IV e V seco-

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CTh XV. 1. 14. JANVIER 1969, pp. 142-145. Lo stesso provvedimento ribadito in CTh XV, 1, 37, JANVIER 1969, pp. 238-240. CTh XVI, 10, 6; CTh XVI, 10, 17-18 e XVI, 11, 1. Ad esempio ad Ilion, fatta visitare a Giuliano lApostata dallo stesso vescovo della citt Iul., Ep. 79 (cfr. CHUVIN 1991, p. 48), ma la situazione documentata a Roma nel 410, quando per pagare il riscatto si spogliano degli ornamenti e si fondono le statue di culto riccamente ornate ma ormai senza vita ed inefficaci, poich le cerimonie sacre erano andate scomparendo (Zos. V. 41). H. LECLERCQ, in DACL, vol. XV.2, 1953, col. 1661. GUBERTI BASSET 1991. CHUVIN 1991, pp. 36-37. Tra i numerosi esempi si pu ricordare lo Zeus ad Olimpia, asportato dopo la soppressione delle Olimpiadi nel 394: MANGO 1963, p. 58. Il fenomeno sembra continuare nel tempo e, per quanto riguarda Costantinopoli, perdurare con le stesse modalit dallet di Costantino almeno fino al regno di Giustiniano, quando vengono trasportati due cavalli dal tempio di Artemis ad Efeso: MANGO 1963, p. 58. Cfr. anche Proc. Bell., I, 19.

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9a. Efeso, Museo Archeologico, statua di Augusto (foto R. Belli)

9b. Efeso, Museo Archeologico, statua di Livia (foto R. Belli)

lo, come mostra la documentazione archeologica di Atene45, Afrodisia46 e Antiochia47, con statue nascoste in ambienti murati o in pozzi. Anche in questo caso le situazioni sono varie: spesso loperazione di occultamento ha laspetto di unacquisizione in ambito privato: il fenomeno emerge chiaramente dalle fonti letterarie, come nel caso degli idoli salvati dal tempio di Iside a Memphis alla fine del V secolo e nascosti in una casa dietro un falso muro, dove furono scoperti dai Cristiani48. Lo stesso valore pu avere la testimonianza della Vita Procli, nellepisodio in cui la statua di Atena si rivolge al filosofo per chiedere rifugio allinterno della sua dimora ateniese49, passando cio dallambito dellesibizione cultuale ad una pi prudente venerazione domestica. Devono essere considerate a parte le statue abbandonate per ragioni contingenti, quali crolli, naufragi o eventi distruttivi, come nel caso dei terremoti di Gortina, senza alcun intento specifico e consapevole rivolto contro lapparato decorativo e scultoreo. Dai primi decenni del IV secolo, come si visto, si manifestano anche abbandoni per incuria, dopo la chiusura dei complessi sacri di pertinenza e il passaggio sotto la giurisdizione imperiale, che rendono pi frequenti cedimenti strutturali e forme di occultamento naturale. Al contrario, in altri casi attestata unevidente ostilit verso i manufatti scultorei: ad essi si continua ad attribuire un valore intrinseco, anche se negativo, tanto da rendere necessario un provvedimento aggressivo di riconversione o di distruzione. In entrambe le situazioni prospettate, alle statue vengono riconosciute le propriet di esseri viventi: nel primo caso, quasi come se fossero indemoniati da esorcizzare, loro imposto sul capo il segno della croce50 o vengono incise invocazioni religiose51, un fenomeno che forse si rispecchia anche in una norma legislativa del 435, che prescrive la cristianizzazione degli spazi cultuali pagani con il simbolo di Cristo52.

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SHEAR 1973; CAMP 1980, p. 9; FRANTZ 1988, pp. 41-48 e 84-90; FOWDEN 1990; BALDINI LIPPOLIS 2001, p. 89 (con bibliografia precedente). BALDINI LIPPOLIS 2001, p. 89 (con bibliografia precedente) Tra i materiali anche la testa in porfido di un imperatore: CAMPBELL 1936, p. 8, fig. 14. Trasportati ad Alessandria, furono esposti al pubblico ludibrio e poi distrutti: Vita di Severo, II. Cfr. anche MANGO 1963, p. 56. BALDINI LIPPOLIS 2001, p. 151; BONINI 2006, pp. 257-258 (con bibliografia precedente). MARINESCU 1996, 285-292. Cfr., ad esempio, SMITH 2002, pp. 150-153. CTh XVI, 10, 25. TROMBLEY 1994, p. 11. 79

Ideologia e cultura artistica

10. Eleusi, Gorgoneion del clipeo di Marco Aurelio con croce scolpita (da Baldini Lippolis 2006)

Lincisione della croce non implica necessariamente la distruzione dei manufatti, che a volte continuano ad essere esibiti in spazi pubblici53, come ad Afrodisia54, ad Efeso55 (Fig. 9a-b) o ad Eleusi56 (Fig. 10). In altri casi, invece, il simbolo di Cristo segna la distruzione della statua, come nel celebre esempio di quella di Artemide ad Efeso57. Colpisce la diffusione di questo comportamento in contesti diversi, dallAsia Minore58 a Caesarea59, allEgitto60, alla Grecia61, lungo un arco di tempo non ancora precisabile con esattezza. Pi drastica lazione che comporta la mutilazione selettiva delle statue nei loro tratti significativi, oltre agli elementi del volto, i genitali62 e gli attributi sacri, in alcuni casi per gradi, fino alla distruzione completa. Queste effrazioni precedono, in genere, come forse avviene a Gortina63, il trasferimento in unaltra sede, soprattutto in terme o ninfei. Tra i danni volontari frequente la privazione della testa, che identifica lessenza stessa del potere della statua, secondo una tradizione che ha radici antiche nel mondo greco e si afferma anche nel neoplatonismo e nellebraismo64, operazione integrale oppure limitata alla scheggiatura dei tratti del volto65. In alcuni casi, come ad Afrodisia e Palmira, stata ricostruita la sequenza delle azioni volte allannullamento della scultura: prima sarebbero stati danneggiati la fronte, il naso e la bocca, poi sarebbe stato inciso un solco per facilitare il taglio della testa, infine asportata e gettata via66, quasi come se si trattasse della punizione inflitta ad un nemico vinto, torturato, decapitato e poi abbandonato senza vita. Un altro esempio quello di una statua bronzea di imperatrice databile in et severiana rinvenuta sullacropoli di

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Lo stesso fenomeno potrebbe essere espresso dalle statue esibite per metterle in ridicolo: un esempio quello della Venere di Treviri, che conserva uniscrizione bilingue nella quale si specifica che essa sarebbe stata esposta per dileggio da S. Eucario: GRAMACCINI 1996. Si tratta in questo caso di unepigrafe incisa sulla sommit del capo di una statua, con uninvocazione di protezione: v. nota 51. INAN-ALFLDI ROSENBAUM 1979, pp. 57-58; FOSS 1979, pp. 32 e 83; MARINESCU 1996, p. 288; GERSHT 1999, p. 395. BALDINI LIPPOLIS 2006. MORALEE 2006, p. 206. INAN-ROSENBAUM 1966, pp. 85-86, tav. XXXIX, 1 (tetrarca da Afyon al museo di Bursa); INAN-ALFLDI ROSENBAUM 1979, pp. 57-58; MARINESCU 1996, pp. 288-289; RICCARDI 1998, pp. 265-266; GERSHT 1999, p. 395. GERSHT 1999, p. 395. MARINESCU 1996, p. 289. Cfr. nota 45 e TROMBLEY 1994, p. 119; MARINESCU 1996, p. 289, con bibliografia precedente. Ad esempio in una statua di Dioniso da Scythopolis o in unAfrodite da Mileto (KRISCHEN 1928). Cfr. anche HANNESTAD 2001. Cfr. ad esempio una statua di Ninfa, oggi perduta: GHEDINI 1985, pp. 147-153, n. 28 (dal ninfeo del Pretorio). NEUSNER 1988, p. 688. TROMBLEY 1994, p. 146; RICCARDI 1998, pp. 265-266, nota 22. TSAFRIR- FOERSTER 1997, p. 130. SMITH 1990, pp. 135-138; RICCARDI 1998, p. 266. GASSOWSKA 1982, pp. 121-122; TROMBLEY 1994, pp. 122-123, 146; RICCARDI 1998, p. 265.

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Sparta67. Il tipo di manomissione mostra che lopera venne colpita con forza e ripetutamente nella zona del viso, mentre il resto del corpo rimase quasi intatto, prima dellabbattimento definitivo68 (Fig. 11). Numerose effrazioni deliberate sono in effetti segnalate dalla bibliografia per statue iconiche o rilievi in cui volti e attributi risultano scalpellati, mentre il resto del manufatto mantiene la propria integrit69. Nelle fonti, invece, gli stessi episodi tendono a sconfinare nellaneddotica: anche dopo il VII secolo continuano ad essere replicate notizie leggendarie sulla distruzione di statue o di parti significative di esse, come ad esempio le braccia70. In particolare i racconti agiografici contengono narrazioni di statue animate da presenze soprannaturali e demoniache71, sconfitte per mezzo di esorcismi e distrutte con azioni violente, gettandole nel fuoco72, in mare o nei fiumi73, oppure occultandole sotto terra74. La legislazione sembra formalmente estranea a questi eventi, attuando provvedimenti restrittivi solo nei confronti della pratica cultuale pagana75. Ancora nel VII secolo, sono ricordate distruzioni di statue, imposte per legge, ormai giustificate come controffensiva contro la persistenza e la diffusione delle pratiche magiche76,

11. Atene, Museo Nazionale, statua femminile dallacropoli di Sparta

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RICCARDI 1998. RICCARDI 1998, p. 263. Successivamente essa venne seppellita con cura nei resti di un edificio di II secolo. Un rilievo raffigurante Artemide rinvenuto in un pozzo con il viso scalpellato, mentre il resto del corpo in perfetto stato: questo sarebbe secondo la Riccardi un segno di unazione deliberata di effrazione: RICCARDI 1998, p. 266. Un altro rilievo con Pan e le Ninfe risulta riutilizzato come gradino in una villa tardoantica, dopo aver subito leliminazione dei volti: RICCARDI 1998, p. 266, con bibliografia precedente. MANGO 1963, pp. 59-64. JANOWITZ 2001, pp. 54-55. Cfr. nota seguente. In alcuni casi tali narrazioni sembrano aver trovato riscontro nei rinvenimenti, come nel caso delle sculture in bronzo estratte dal Tamigi, dal Reno, dalla Mosella e dalla Saona, che sarebbero state prima effratte dai Cristiani e poi gettate nei fiumi: MERRIFIELD 1987, pp. 22-57; RICCARDI 1998, pp. 266-267. Tra i racconti agiografici si pu ricordare la Passio (XI sec.) di S. Emidio di Ascoli (martirizzato tra il 303 e il 304): il personaggio ... diruta Asclepii ara... propriis manibus... idolum rapuit, et precipitavit illud in fluvium Tiberim... (II,11): Acta Sanctorum, aug. II, pp. 16-36; Prete Serafino, La passione di S. Emidio di Ascoli, Ancona 1972. Il santo stesso, vicino ad Ascoli, ... ingressus est templum, et, invocato nomine Jesu Christi, destruxit aram Apollinis, et idolum comminutum frustatim in fluvium Tennae iactavit... (IV, 26). Nelle Parastaseis Syntomoi Chronikai (capp. Va, VII-IX, XIV, XXVIII e XXXVIII) databili tra la fine VII e gli inizi del VIII sec., sono citati molti esempi di seppellimento di statue, nella considerazione che non vi fosse altro modo per neutralizzare il loro potere: RICCARDI 1998, p. 265, nota 21. CTh XVI, 10, 6: al prefetto dEgitto nel 356 viene ad esempio indirizzato il divieto imperiale contro la pratica di adorare statue. Script. Orig. CP, II, 54, 88, 131; Script. Orig. CP, 90: MANGO 1963, p. 59. 81

Ideologia e cultura artistica

ma a parte pochi casi, non vi sono testimonianze di deliberate eliminazioni di statue pagane da parte del governo bizantino77. Sembra piuttosto lautorit ecclesiastica ad essere coinvolta in queste azioni distruttive, direttamente o in sostegno delle iniziative delle comunit locali o di singoli gruppi78, a Gaza come ad Alessandria79. Le fonti riportano innumerevoli episodi di questo tipo, anche con riferimento a gruppi di monaci, in molte citt del Mediterraneo fino al VI secolo, con una particolare concentrazione nel periodo tra la fine del IV e la prima met del V secolo.80 Il caso delle sculture in frammenti riutilizzate come materiale da costruzione, infine, sembra mostrare il superamento della fase di disagio, timore o disprezzo verso le statue intese come incarnazione del paganesimo: ormai si tratta, infatti, di un elemento di risulta come altri, a prescindere dal soggetto e dal contesto di origine, non sempre riconoscibile o comprensibile. A Bet Shean, ad esempio, il fenomeno del riutilizzo sembra seguire una fase in cui le statue di et classica continuano ad essere tollerate e rimangono in piedi negli edifici e persino allesterno, nelle strade e nelle piazze81. In un momento successivo, forse per influenza della chiesa locale, i manufatti furono eliminati e questo evento testimoniato ad esempio dagli scavi del calidarium delle Terme orientali, dove numerosi frammenti scultorei vennero gettati nellipocausto quando limpianto cess di essere utilizzato, attorno al 51582. Il panorama desunto da Gortina, che potr essere ulteriormente approfondito, si inserisce quindi in una casistica ampia e complessa; le indicazioni disponibili mostrano la variet dei comportamenti, agevolata forse proprio da una voluta carenza legislativa ufficiale e determinata sia dalla cultura delle comunit e dei responsabili, laici ed ecclesiastici coinvolti, sia dalla diversa temperie ideologica che segna i momenti della graduale affermazione del Cristianesimo. Nel patrimonio scultoreo viene innanzitutto operata una scelta, che determina in genere il trasferimento delle sculture pi importanti e celebri (spesso verso Costantinopoli) o un riuso come elementi decorativi nella riorganizzazione degli spazi pubblici. Espropriati i templi e i santuari, le statue iconiche continuano a decorare le strade del IV secolo e quelle ideali si raccolgono in ninfei e terme, come dimostra sempre il caso di Gortina. Contemporaneamente, le altre statue subiscono effrazioni (testa, attributi, braccia), ma spesso non sembrano rimosse, crollando insieme agli edifici a seguito dei terremoti o del degrado. La distruzione violenta e completa riguarda alcuni casi e forse cresce con il tempo e con la progressiva autorit acquisita dal Cristianesimo, interessando nel V secolo edifici ed arredi; solo in seguito, a Gortina dal VI e soprattutto nel VII secolo, frammenti di vario tipo che sembrano popolare il paesaggio

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MANGO 1963, p. 59. CHUVIN 1991, p. 71; TROMBLEY 1994, pp. 133-134; RICCARDI 1998, p. 265. Marco Diacono, Vita Porphyrii, 59-61. MANGO 1963, p. 56. A Mambr, presso Hebron, viene rasato al suolo laltare e gli idoli sono incendiati: Eus., Vita Const., II, 51-53; CHUVIN 1991, p. 39. A Meros (Frigia): JONES 1973, p. 165. A Suffeta: Ep. Classis, II, 50, in MPL 33, 190-191. A Cartagine: August., Sermo XXIV, 6. CHUVIN 1991, p. 80. Inoltre: August., La citt di Dio, 18, 54; Enarr. In Psalmis, 98, 14. Notizie di distruzione di statue nel VI sec. riguardano Lampsaco e ad Antiochia: Acta SS. Abramii et Mariae, AASS, Martiii II, 933; Acta S. Symeonis junioris, AASS Maii V, 371B. Cfr. MANGO 1963, p. 56. TSAFRIR-FOERSTER 1997, pp. 128-130. TSAFRIR-FOERSTER 1997, pp. 129-130. In altre zone della citt sembra tuttavia che alcune immagini siano state mantenute visibili, sebbene private della testa, ancora per un certo tempo, addirittura fino al VI o agli inizi del VII secolo Un esempio di tale trattamento sarebbe quello di due statue acefale di Cesarea, una di Adriano di porfido e una di Zeus di marmo, spostate dalla collocazione originaria nella East esplanade: TSAFRIR-FOERSTER 1997, p. 130; GERSHT 1999, pp. 390-392.

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della citt tardoantica diventano veri e propri materiali da costruzione, quando lo stesso accanimento ideologico non sembra mantenere forza e significato. Il profilo generale delineato non esclude situazioni particolari, in cui specifiche componenti sociali e religiose o la cultura delle classi dirigenti pu aver permesso soluzioni diverse, ma appare evidente come un elemento determinante sia la valutazione della scultura, opera darte e testimonianza culturale ed estetica, oppure contenitore effettivo di un daimon, da trattare quindi come un essere reale, attraverso esorcismi, mutilazioni, torture, espropriazioni e decapitazioni, in un crescendo determinato dallentit della forza negativa e quindi della colpa attribuita.

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