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A giudicare dalle apparenze lunificazione dellItalia avviene molto rapidamente: in meno di due anni, tra laprile del 1859

e il novembre del 1860 la quasi totalit del paese fu unificata sotto la guida di un unico sovrano, Vittorio Emanuele II di Sardegna. Ci avvenne dopo una breve guerra nella quale Vittorio Emanuele si alle con Napoleone III e sconfisse lAustria che cedette gran parte della Lombardia. Gli stati dellItalia del centro insorsero. Nel 1960 Garibaldi guid unarmata di volontari in Sicilia e a Napoli, scoppi la rivoluzione e il Regno di Sardegna incorpor questi territori. Nel 1866 il nuovo Regno dItalia combatt contro lAustria in veste di alleato della Prussia e si aggiudic Venezia e nel 1870, quale effetto secondario della guerra franco-prussiana lItalia conquist lintero stato pontificio. Per la maggior parte degli storici lunificazione non fu un esito improvviso e accidentale di guerra e diplomazia, fu un risultato o una fase della rinascita nazionale nota come Risorgimento. Tuttavia agli inizi del XXI secolo alcuni storici sono giunti a mettere in discussione non solo linevitabilit dellunificazione ma perfino la sua desiderabilit. In questo libro si analizzer la creazione del regno dItalia in rapporto al movimento nazionale e per questo motivo importante tenere ben presenti le distinzioni tra Riformismo, nazionalismo,repubblicanesimo, democrazia e liberalismo. Riformismo: Il riformismo un metodo d'azione politica che, ripudiando sia la rivoluzione sia la mera conservazione dell'esistente, tende a modificare gradualmente l'ordinamento politico e sociale tramite riforme.(in questo caso i despoti illuminati ebbero scarsi riferimenti alla libert e meno alla nazionalit. Nazionalismo: Si definisce nazionalismo l'ideologia, nata nel XIX secolo, relativa a quelle dottrine e movimenti che sostengono l'affermazione della nazione intesa come collettivit omogenea e ritenuta depositaria di valori tradizionali tipici ed esclusivi del patrimonio culturale e spirituale nazionale, sebbene questa definizione non sia univoca. Come minimo deve esserci un forte accento sullunit e la specificit della cultura nazionale. Alberto Banti ha pubblicato recentemente unanalisi empirica su ci che la nazione rappresentava per gli uomini del risorgimento: il pensiero nazionale dellItalia del XIX secolo fu incentrato sui confini geografici, le memorie storiche (Leredit di Roma, e il Repubblicanesimo del Medioevo e del Rinascimento) e una combinazione di fattori etnici e culturali.Banti sostiene che le considerazioni economiche non svolsero un ruolo importante.(anche perch non cera un mercato nazionale italiano. Il commercio era ostacolato non solo dalla povert ma anche dalle soffocanti tariffe doganali, dalle barriere geografiche e dalla mancanza di fiumi navigabili. In questo contesto il tema della nazione si svilupp soprattutto in circoli letterari. Rebubblicanesimo: Il Repubblicanesimo, genericamente, l'ideologia di una nazione governata col sistema politico della Repubblica. Secondo la definizione generale, una repubblica uno Stato o un Paese in cui la sovranit risiede nelle mani del popolo. Per certi versi, la repubblica intesa come antitesi della monarchia: si riferisce, altres, a un sistema politico che ha un codice di leggi che protegge la libert individuale dalle forze della tirannia con rappresentanze elettive che governano seguendo la legalit. Il repubblicanesimo, pertanto, si riferisce contemporaneamente al sostegno di un tale tipo di governo (repubblicano) e all'ideologia correlata. Il Republicanesimo non era solo una delle pi antiche tradizioni politiche italiane, ma anche una delle pi ambigue ideologie nelle sue implicazioni politiche e sociali. Il repubblicanesimo non era necessariamente democratico anzi i valori repubblicani e neo-romani quali le virt civiche e la cittadinanza partecipativa vennero ben presto separati dellidea di una repubblica e furono adottati dai moderati ch erano monarchici e antidemocratici. Democrazia: Il termine democrazia deriva dal greco (dmos): popolo e (crtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo. Il concetto di democrazia non cristallizzato in una sola versione o in un'unica concreta traduzione, ma pu trovare ed ha trovato la sua espressione storica in

diverse espressioni ed applicazioni, tutte caratterizzate per altro dalla ricerca di una modalit capace di dare al popolo la potest effettiva di governare. Liberalismo: Il liberalismo un insieme di dottrine, definite in tempi luoghi diversi durante l'et moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all'intervento dello stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libert e, di conseguenza, promuovere l'autonomia creativa dell'individuo. Storicamente il liberalismo nasce come ideale che si affianca all'azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro le monarchie assolute e i privilegi dell'aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo. Le matrici filosofiche del liberalismo sono il giusnaturalismo, il contrattualismo e l'illuminismo nella sua accezione individualistica e razionalistica. Il liberalismo ha contribuito a definire la concezione moderna di societ, intesa come somma ed espressione delle variet e singolarit umane, concernenti sia l'ambito spirituale come la sfera materiale. Inoltre il liberalismo probabilmente la dottrina che ha pi influenzato la concezione moderna della democrazia: si parla infatti di "liberaldemocrazia" in modo generico per indicare una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volont della maggioranza ma - anche e soprattutto - sul rispetto delle minoranze. Lideologia liberale si colloc a met strada tra la democrazia e le tradizioni riformiste dellIlluminismo cercando di conciliare lordine con il progresso sotto un forte governo centrale. Insistette sulla cittadinanza partecipativa, ma si preoccup di limitare il godimento dei pieni diritti politici attraverso un suffragio elettorale selettivo. Secondo Banti limpegno verso il Risorgimento fu un fenomeno generazionale, una forma di ribellione giovanile che si diresse contro la dominazione straniera. Quanti raggiunsero let adulta negli anni 30 dellottocento (Cavour, Mazzini) ebbero una possibilit concreta di perseguire la loro visione patriottica quando cominci il declino della potenza austriaca (1848-1856). Non va sottovalutato il ruolo della rivoluzione francese e lesperienza dellimpero napoleonico. Laspettativa dei democratici dallultimo decennio del XVIII secolo fino al compimento dellunificazione del 1870 era che il cambiamento dello status quo1 potesse avvenire solo attraverso uninsurrezione popolare di tipo francese. Uninsurrezione che sarebbe stata giustificata da un nuovo patto stipulato tra i veri patrioti legati tra loro dalla scoperta della loro eredit comune, formata da etnicit e cultura. Mazzini aveva una visone personale di nazionalismo repubblicano: per lui le nazioni erano eterne e il fine del Risorgimento era di liberarle.

GLI INIZI DEL RISORGIMENTO 1748. Il trattato di Aquisgrana 2 pone termine alla guerra di successione austriaca. Dopo il 1748 e fino alla prima invasione francese nel 1796 lItalia visse un lungo periodo di pace. Durante questo periodo fu divisa in 11 stati indipendenti Lo stato pi esteso era formato dai due regni di Napoli e di Sicilia, dominati da un membro della famiglia reale spagnola. Regno di Sardegna che comprendeva lisola e un territorio a cavallo dellattuale confine italo-francese.Repubblica di Venezia, Genova e Lucca. Stato Pontificio, che occupava gran parte dellItalia centrale. Cinque
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Situazione di fatto, attuale o preesistente rispetto a determinati eventi Il trattato di Aquisgrana del 1748 pose fine alla guerra di successione austriaca Il trattato fu firmato ad Aquisgrana il 18 ottobre 1748 , al termine di negoziati iniziati il 24 aprile 1748, e pose fine alla guerra di successione austriaca, scoppiata con un meccanismo tipico dell'Ancien Rgime: una guerra nata con pretesti dinastici per l'accaparramento di territori e di sudditi, e che terminava con un trattato di pace nei quali i popoli venivano palleggiati tra le diplomazie nell'impossibilit di determinare il proprio destino. In base al trattato di Aquisgrana, che pose fine al conflitto, venne confermata la Prammatica sanzione del 1713 e riconosciuta la coppia imperiale formata da Maria Teresa e Francesco Stefano di Lorena.

Ducati: Milano, governato da Vienna. Toscana, anchessa austriaca. Ducato di Parma e Piacenza, governato da un Borbone. Ducato di Modena e Ducato di Massa e Carrara (dinastie italiane) La penisola era frammentata. Inoltre le differenze di identit non corrispondevano alle divisioni statali n a quelle geografiche. I siciliani nutrivano la pi feroce ostilit nei confronti dei napoletani. Nel nord, gli abitanti del Veneto si sentivano sfruttati dal governo della repubblica che aveva seda a Venezia. A met Settecento mancava in Italia qualcosa definibile come nazionalismo, cerano, per una volont riformista e un pizzico di liberalismo, compreso il sogno, di stabilire governi costituzionali dotati di qualche forma di rappresentanza. In linea generale, i governati del XVIII secolo cercarono di ridurre linfluenza della chiesa e dellaristocrazia, di codificare le leggi, di promuovere lagricoltura e altri settori di attivit e di liberalizzare il commercio rimuovendo le barriere doganali interne e abolendo i privilegi anacronistici3 delle corporazioni. Allo scoppio della Rivoluzione Francese, il processo di modernizzazione dellItalia era gi avviato. La rivoluzione francese ebbe un duplice effetto sullItalia; intensifico sia linfluenza dellIlluminismo razionalista sia quella dellopposizione che esso aveva generato specie dopo il 1793 quando il regno di Sardegna dichiar guerra alla Francia. I principi italiani divennero sospettosi reazionari. Si erano moltiplicate le associazioni giacobine, le scoperte di cospirazioni e le rivolte di contadini. Lo sviluppo fu molto pi rapido dopo che Napoleone Bonaparte invase lItalia. Nel 1799 Bonaparte aveva conquistato lintera penisola che rimase sotto il suo controllo fino al 1814. Loccupazione francese continu il lavoro dei despoti illuminati. Il suo aspetto pi appariscente fu unulteriore riduzione del potere del papa e della chiesa. Nel 1809 fu dichiarata la fine del potere temporale del papato. Anche sotto altri aspetti i francesi furono in grado di spingere le riforme illuministiche pi a fondo dei sovrani precedenti, in parte perch controllavano lintera penisola. Codificarono le leggi e le standardizzarono in gran parte dellItalia, introducendo il loro codice civile e commerciale. Infine i Francesi furono reali innovatori in Italia sotto due importanti aspetti: introdussero il governo rappresentativo e ridisegnarono i confini degli stati. Il Nordovest e il centro furono annessi allImpero Francese. Il Nordest divenne il regno dItalia e il Sud ridivenne il Regni di Napoli. Tuttavia il trattato de Vienna del 1815 ristabil un sistema di stati simile a quello precedente, dove tutti gli esperimenti costituzionali furono abbandonati ma quasi ventanni di dominazione francese lasciarono molti segni. Era stata creata una nuova classe di burocrati professionali, uomini la cui visione era pi ampia delle frontiere dei vecchi stati prenapoleonici.I regimi costituzionali avevano offerto opportunit senza precedenti di discussione e partecipazione politica ai segmenti pi articolati della societ italiana. I francesi avevano inoltre offerto un certo incoraggiamento al nazionalismo. La bandiera tricolore fu uninvenzione francese. DALLA RESTAURAZIONE AL 1832 Il trattato di Vienna del 1815 4 , firmato dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, in teoria restaur la mappa dItalia su linee simili a quella del 1748, anche se in pratica ridusse la frammentazione politica della penisola, rafforz gli stati principali ( I regni di Sardegna e di Napoli e i domini austriaci).Soppresse tutte le repubbliche
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Uso o atteggiamento antiquato, fuori dell'epoca cui propriamente apparterrebbe Congresso di Vienna fu una conferenza tenutasi nell'omonima citt, allora capitale dell'Impero austriaco, dal 1 novembre 1814 al 8 giugno 1815[1]. Vi parteciparono le principali potenze europee allo scopo di ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien rgime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Con il Congresso di Vienna si apre infatti quella che viene definita come l'et della Restaurazione.

ad eccezione di San Marino. Genova e i suoi territori furono annessi al Piemonte, a Nizza e alla Savoia come parte di un Regno di Sardegna allargato. Venezia e gran parte dei suoi territori passarono allAustria, che controllava anche direttamente la Lombardia. Il trattato prevedeva dunque la divisione finale dellItalia in soli sette stati di una certa importanza. Di conseguenza la penisola vide la sostituzione dellinfluenza francese con quella austriaca. Lobiettivo del Congresso di Vienna fu quello di impedire ogni ulteriore tentativo da parte della Francia di dominare l Europa. Collegato a questo obiettivo, cera quello di reprimere le velleit5 politiche e sociali rivoluzionarie che venivano identificate con lespansionismo francese. In modo pi intransigente le potenze mirarono a sradicare il nazionalismo e il giacobinismo dalla penisola. Questa fu la chiara politica dellAustria e del suo cancelliere, Matternich.Il suo piano fu annientare lo spirito dellunit italiana e le idee sulla costituzione e uccidere il giacobinismo italiano.Metternich, nella sua politica effettiva tratt la penisola come una singola entit, unarea strategica e politica da mantenere sotto stretto controllo austriaco. Pur non acconsentendo alla formazione di una federazione vera e propria unific tutti i sovrani nella loro soggezione allAustria. Le origini sociali dei moti insurrezionali Nelle aspettative lassetto di Vienna doveva essere la fine di ventanni di rivoluzioni, ma si rivel linizio di nuove rivolte e trasformazioni. La motivazione principale fu laspirazione , da parte di larghi strati dellaristocrazia e della borghesia, a forma di governo rappresentativo e alle libert fondamentali (di parola , di riunione e di stampa) che lIlluminismo aveva esaltato e la rivoluzione francese reso popolari fra le classi colte, poich le ritenevano essenziali per la loro espressione politica il proseguimento dei loro interessi economici. I moti e le insurrezioni del 1820 e 1831. Prima di passare alla discussione di queste insurrezioni bene analizzare gli oppositori dei governi restaurati nel loro contesto ideologico. Vi erano tre gruppi. 1. Gruppo di estremisti che avevano come leader Buonarroti. Repubblicani, comunisti, rivoluzionari e unitari. Dimensione inter-nazionalista. Per loro lunificazione italiana fu semplicemente un altro intervento di razionalizzazione che non ebbe carattere prioritario nei loro programmi. 2. Carbonari. Proposte moderate. Volevano che gli stati italiani adottassero la costituzione spagnola del 1812. 3. Carbonari ancora pi moderati. Rifuggivano dal suffragio universale e preferivano forme meno democratiche di governo costituzionale. Volevano la costituzione francese del 1814. Nel 1820-21 le regioni interessate dalle rivoluzioni furono Napoli, la Sicilia e il Piemonte. La prima rivolta scoppi a Napoli dove la Carboneria era molto forte (Murat aveva dato particolare incoraggiamento ai sentimenti patriottici). Il 3 luglio la guarnigione di Avellino adott la costituzione Spagnola. Ma presto sorsero le difficolt: la rivoluzione scoppiata in Sicilia. I liberali napoletani concordavano sul fatto che la Sicilia dovesse restare soggetta a Napoli e per questo appoggiarono lintervento della monarchia per riconquistare lisola. Scoppi anche una rivolta in Piemonte dove la situazione era ulteriormente complicata dal fatto che i cospiratori avevano avuto alcuni contatti con lerede presuntivo al trono, il principe Carlo Alberto. Questi concesse la costituzione di

aspirazione, presunzione, voglia ambiziosa di fare una cosa senza averne le possibilit o le capacit

Spagna, ma ricette subito lordine dal nuovo re di raggiungere la frontiera, dove venne arrestato. Nellinsieme le rivoluzioni del 1821 furono una tipica espressione delle lotte per la liberazione nazionale dinizio secolo, anche se la nazione che miravano a liberare era costruita lungo linee napoleoniche e comprendeva il Nord o il sud dItalia piuttosto che lintera penisola. Rivoluzioni europee (1830-1832). Nel luglio del 1830 il popolo di Parigi insorse, il re Borbone fugg e Luigi Filippo dOrleans venne incoronato in sua vece. Egli concesse una costituzione che divenne subito un modello per i riformatori italiani. Cera ora una possibilit di sostegno francese alle rivoluzioni italiane. Diversamente dalle insurrezioni napoletana e piemontese del 1820-1821 questi tentativi rivoluzionari non furono opera dellesercito ma iniziative municipalistiche. Bisogna analizzare i limiti e limportanza delle ribellioni del 1820-31. In un primo momento i patrioti volevano solo lindipendenza e libert allinterno del tradizionale sistema regionalista. Il fallimento di queste ondate rivoluzionarie mise in luce il fatto che lapproccio regionalista era obsoleto e inadeguato. LAustria era troppo forte per essere battuta da qualsiasi singolo stato: era necessaria una coalizione per raggiungere lindipendenza e difendere le costituzioni una volta concesse. Mancato sostegno dei rivoluzionari da parte delle masse. I rivoluzionari non incoraggiarono la partecipazione del popolo (Ugo Foscolo, uno dei padri spirituali del Risorgimento, affermo che il popolo era troppo mediocre per partecipare a unimpresa cosi elevata come la creazione di istituzioni libere e indipendenti in Italia. LItalia non era in grado di generare un movimento di massa. Analfabetismo. Natura di classe della causa patriottica. Carlo Alberto, Mazzini e i Moderati Carlo Alberto: Costituzione del 1848 Mazzini: nel 1831 cominci la sua campagna per promuovere un nuovo tipo di attivit rivoluzionaria. I suo metodi differirono dai carbonari e dal Buonarroti: egli spost laccento dalla segretezza e dallattivismo cospiratorio alla propaganda aperta attraverso la stampa clandestina. Non si rivolse solo alle classi colte ma anche al popolo nel suo complesso. Fu il primo ad avanzare un programma rivoluzionario specificatamente italiano. (Giovine Italia, organizzazione mazziniana)Repubblicano. Gioberti:programma politico pi specifico ad uso dei patrioti moderati. Del primato morale e civile degli italiani. La tesi fondamentale dellopera era che papato e cattolicesimo rappresentavano le glorie dellItalia e avrebbero dovuto guidarla alla sua rinascita nazionale. Auspicava una federazione degli stati italiani sotto la presidenza del papa, proponendo cosi un ruolo rivoluzionario ad una delle istituzioni pi conservatrici. La sua proposta prese il nome di neoguelfismo riallacciandosi alla fazione (gruppo) medievale che aveva sostenuto il papa contro limperatore nella lotta sulle investiture dei vescovi. La rivoluzione nazionale (1848-1849) Le origini Le seconda met degli anni Quaranta dellOttocento fu caratterizzata da inverni molto rigidi e da una serie di raccolti disastrosi. I prezzi salirono rapidamente e questo caus i primi tumulti. Il movimento neoguelfo Dopo la sua elezione nel 1846, papa Pio IX, era divenuto il punto di riferimento delle speranze nazionali e liberali. Il suo zelo liberale deriv tuttavia in parte dalla

sua inesperienza ed in parte dalla necessit di far fronte alle insurrezioni. Egli concesse immediatamente lamnistia per molti prigionieri politici e introdusse diverse riforme nel governo del suo stato, aprendolo a una modesta partecipazione laica. In un clima sociale cos acceso, una volta che uno stato cominci a concedere riforme, gli altri furono costretti a seguirne lesempio. Era presente un forte sentimento antiaustriaco che forn un obiettivo generale verso cui indirizzare il malcontento popolare. Arriva la Rivoluzione Verso la fine del 1847 non si era ancora verificato in nessuno degli stati italiani qualcosa che si potesse definire rivoluzione.A Milano vi furono disordini durante la nomina del nuovo archivescovo Romilli, la cui scelta, un italiano che sostituiva un austriaco, venne percepita come una dichiarazione di ostilit verso lAustria. Allinizio del 1848 i dissidenti liberali (in Lombardia) proclamarono uno sciopero del tabacco, che richiamava il Boston Tea Party del 1773, uno degli incidenti che avevano dato il via alla rivoluzione americana. I milanesi furono invitati ad astenersi dal fumare sigari, cosi da privare lAustria del gettito della tassa sul tabacco. La prima reale rivoluzione avvenne a Palermo.Nel Sud i sentimenti di ribellione erano endemici da anni. Crisi di legittimit della monarchia borbonica. La rivolta di Palermo del 1848 fu una protesta allargata contro il governo napoletano. Tutte le classi si unirono per assumere il controllo della citt. Richiedevano luna costituzione siciliana. Il Re alla fine concesse la costituzione. Il Graduca di Toscana e il re di Sardegna promisero uno statuto. Rivoluzioni ebbero luogo quasi ovunque in Europa. Il 18 marzo, a Milano, i leader mazziniani decisero di organizzare una dimostrazione chiedendo ci che i viennesi chiedevano per se:le libert costituzionali. Dopo 5 giornate di combattimenti per le strade di Milano, Radetzky decise di ritirare le sue truppe dalla citt. Tra il 18 e il 23 marzo tutte le altre citt lombarde furono liberate. La natura simultanea della rivolta urbana e rurale paralizz e confuse le autorit. Quale costituzione? La natura degli stessi eventi rivoluzionari che costrinsero la concessione delle costituzioni aveva impedito un reale dibattito su quale sarebbe dovuto essere il contenuto di tali documenti. Alcuni storici sono dellopinione che i liberali operavano ancora nella tradizione del riformismo amministrativo stile ancien rgime piuttosto che in quella del liberalismo. Romanelli aveva suggerito che una peculiarit del primo liberalismo italiano sia stata una certa indifferenza verso lidea di una costituzione. importante ricordare che i sostenitori del cambiamento costituzionale erano profondamente divisi tra loro. Tuttavia quando la costituzione arriv (Statuto fondamentale) contenne un numero di disposizioni condivise dalla maggioranza degli altri documenti costituzionali di quellanno e riflett il dibattito europeo occidentale sulla monarchia rappresentativa. Essa prevedeva un parlamento bicamerale, con i membri della camera bassa eletti dal censo. Sovranit del parlamento, uguaglianza di fronte alla legge, compresa la fine della discriminazione contro i non cattolici.Questultima da considerarsi una delle svolte pi importanti nella creazione di una societ pi aperta e di una nazione liberale in Italia. Lemancipazione del 48 fu uno dei risultanti pi importanti della rivoluzione. Fu anche il primo passo della campagna per estendere le libert civili e per demolire lo stato confessionale ereditato dalla Controriforma e dallepoca delle guerre di religione. La guerra del re e il momento repubblicano.

Prima della fine di marzo (48) Carlo Alberto era entrato in guerra con lAustria a sostegno delle rivoluzioni del Lombardo-Veneto. In questo caso si pu parlare di iniziativa nazionale savoiarda. I governi della Toscana e di Napoli diedero un sostegno al Re di Sardegna e migliaia di volontari marciarono verso nord da tutta la penisola. Lesercito italiano vinse una serie di battaglie non decisevi. Nel mese di luglio il maresciallo Radetsky inflisse una grave sconfitta ai piemontesi a Custoza. Nel mese di Agosto Carlo Alberto firm un armistizio, restituendo tutti i territori che erano appena stati annessi al suo regno. Con larmistizio gli austriaci ebbero lopportunit di ristabilire e consolidare la loro posizione. Nello stesso anno, la repubblica francese decise di restaurare lordine papale a Roma. LIdillio di Pio IX col liberalismo era terminato nellaprile del 1848 quando si era rifiutato di sostenere il re di Sardegna contro lAustria. Il bilancio. La sconfitta del 49 ebbe importanti conseguenze per i movimenti nazionali. I mazziniani e i democratici subirono le conseguenze pi pesanti in termini di opinione pubblica. Le repubbliche non erano sostenibili , n politicamente n militarmente, specie dopo che la Francia aveva deluso cosi amaramente i democratici schiacciando la repubblica sorella di Roma. Molti italiani si sentivano delusi dal papa. Legemonia austriaca si manteneva con la forza delle armi, e ci cancello la reputazione di potenza illuminata di cui aveva goduto. Laristocrazia e la borghesia furono umiliate ed esposte al disprezzo popolare e per mezzo di una tassa speciale costrette a pagare le spese sopportate dallimpero per la repressione delle ribellioni. Molti andarono in esilio nel 1853 e le loro propriet vennero confiscate, cosa che conferm latteggiamento disinvolto di Vienna nei confronti dei diritti di propriet. Per quanto riguarda le loro caratteristiche generali, le rivoluzioni avevano ottenuto un sostegno pi massiccio di qualsiasi precedente movimento di protesta politica in Italia. Collaborazione tra moderati e radicali e sostegno popolare. Anche lintervento di Carlo Alberto, per quanto dubbie apparissero le sue motivazioni, fu la prima assistenza attiva offerta da un influente sovrano italiano ai rivoluzionari antiaustriaci. Si ebbe la prova che il Risorgimento aveva fatto molta strada, ma la reazione fu cos capillare che negli anni Cinquanta lintera esperienza del biennio 1848-49 sembr aver lasciato poche tracce, anzi si era risolta in unoppressione maggiore da parte dellAustria. Il solo stato in cui qualcuna delle conquiste sopravvisse fu il regno di Sardegna. Allindomani del 1849 apparve chiaro che, quale ulteriore passo verso il consolidamento delle istituzioni parlamentari, si sarebbe dovuto limitare il potere della chiesa. RICOSTRUZIONE E TRASFORMAZIONE NEL REGNO DI SARDEGNA La Pace e la Costituzione Il dato pi incoraggiante della situazione italiana dopo il 1849 era la posizione ciel regno di Sardegna. Lo stato sabaudo aveva mantenuto la sua costituzione e rimaneva indipendente dallAustria. Carlo Alberto abdic, perch il suo credito come sovrano e generale era stato totalmente azzerato dalla sua seconda s confitta. Al nuovo giovane re, Vittorio Emanuele II, fu lasciato il compito di condurre le necessarie trattative per larmistizio con Radetzki. A giudizio di Radetzky, era interesse dellAustria sostenere Vittorio Emanuele II e facilitargli quanto pi possibile le cose in modo da aiutarlo a sconfiggere sia i radicali sia i democratici piemontesi. Considerazioni internazionali esigevano che questo stato cuscinetto restasse indipendente, e allo stato delle cose sembr che potesse restare indipendente solo

mantenendo la sua costituzione. Larmistizio, quindi, pu essere considerato come un complotto ordito da Vittorio Emanuele II e Radetzky contro il repubblicanesimo radicale nel regno di Sardegna e nel resto dItalia. Lo Statuto era un documento molto moderato che ricalcava la costituzione francese del 1814. Cerano due camere: il re nominava la camera alta. Il re era il capo dello stato, dellesecutivo e condivideva il potere legislativo con le due camere. Poteva dichiarare guerra o concludere trattati di pace senza approvazione parlamentare. Poteva scegliere la camera bassa (deputati). In teoria i suoi poteri erano ampi, ma in pratica mancava dellabilit politica , della risolutezza e perfino dellattitudine a usarli correttamente, tranne che nella sfera di affari esteri. Anche l, i suoi ministri si appropriarono di una fetta crescente della prerogativa reale: DAzeglio (1849-52) e Cavour (1852-61) modificarono lo spirito dello Statuto e trasformarono lo stato da monarchia costituzionale a monarchia parlamentare. Per quanto moderata, questa fu lunica costituzione rimasta in Italia dopo il 1849 e la sua mera esistenza confer al Piemonte un ruolo speciale. Cavour Camillo Benso conte di Cavour nacque a Torino nel 1810 sotto il dominio napoleonico. Fu educato presso lAccademia militare di Torino, ma i suoi reali interessi erano economici e politici. Allindomani della rivoluzione di Francia del 1830 le sue opinioni divennero troppo esplicite e imbarazzanti e nel 1831 si conged dallesercito. Si dedic quindi allagricoltura, alle speculazioni finanziare e alle letture e scritture di argomento politico ed economico. Trascorse molto tempo in Svizzera, infatti, il calvinismo moderato ginevrino esercit una profonda influenza su Cavour, che ammir il pluralismo cristiano e la tolleranza della Confederazione svizzera. Fu un pastore riformato, Alexandre Vinet, che lo convert al principio della separazione tra chiesa e stato, principio a cui rimase fedele tutta la vita. Nel 1835 part per un viaggio nel nord Europa, con uno dei suoi amici aristocratici liberali, Pietro di Santarosa. Raggiunsero Parigi,dove Cavour assistette ai dibattiti parlamentari e ne rimase impressionato, non solo per il loro svolgimento, ma anche per leloquenza sfoggiata da Guizot e Thiers, oltre che dai leader dellopposizione. Si sent confermato nella sua vocazione politica e nella sua adesione a una forma di liberalismo laico e moderato. In questi anni Cavour fu affascinato dai problemi del pauperismo 6, delle istituzioni benefiche finanziate con fondi pubblici (il modello della Poor Law inglese) e dalla questione dello sviluppo economico. Egli consider il libero scambio, la modernizzazione dellagricoltura e lindustrializzazione come passi per il liberalismo politico. Negli anni 40 aveva iniziato ad affermare la propria presenza sula scena pubblica piemontese. Dopo il trattato di pace del 1849 e lo sbandamento dei neoguelfi, il liberalismo secolare di Cavour rispose meglio al sentimento di una parte consistente dellelettorato del paese. Allo stesso tempo la sua alta competenza tecnica e commerciale , la sua conoscenza dei mercati europei e delle dinamiche delleconomia moderna fecero di lui uno dei fautori pi autorevoli della ricostruzione economica. Egli era praticamente indispensabile quando, nel 1850, gli venne offerta la carica di ministro dellAgricoltura e commercio.

Il pauperismo, o meglio il depauperamento, un fenomeno economico e sociale caratterizzato dalla presenza di larghi strati di popolazione, o anche di intere aree, in condizioni di profonda miseria dovuta a fattori economici e strutturali (mancanza di capitali o di risorse) o a fattori eccezionali (guerre, calamit naturali, carestia ecc.). Il depauperamento diventato un vero flagello all'inizio dell'et moderna, quando si diffusero nuovi rapporti di produzione nelle campagne. Aspetti gravi del fenomeno si presentarono soprattutto in Inghilterra e in Europa nordoccidentale, per il largo impiego delle macchine nell'industria, ci che determin il licenziamento di un grande numero di lavoratori. Ancora oggi immense sacche di depauperamento sussistono in Asia, in Africa e nell'America Latina.

La promozione ministeriale di Cavour mise in luce le sue capacit strategiche e la sua competenza finanziaria. I risultati economici furono notevoli: razionalizz e modernizz la contabilit dello stato. Paladino del Laissez faire come principio generale, fu anche disposto a giustificare lintervento statale quando liniziativa privata non rispondeva adeguatamente a quella che egli giudicava la necessit di un rapido sviluppo economico. Il volume commerciale del paese triplic e le sue industrie prosperarono. Per garantire la crescita futura persegu risolutamente una politica di intenso sviluppo della rete ferroviaria. Nel 1852 ricopriva la carica di primo ministro. Era per inclinazione un sostenitore del libero scambio, laico e rispettoso dellopinione pubblica, ma anche un monarchico e un nemico della rivoluzione. Libera chiesa in libero stato? Nel 1850, il governo dAzeglio aveva approvato una serie di leggi proposte dal conte Siccardi, che abolivano i tribunali ecclesiastici e il delitto dasilo nelle chiese per i colpevoli di atti criminosi e riducevano il numero delle festivit religiose per migliorare la produttivit del paese. Le leggi Siccardi furono un passo importante verso la modernizzazione dello stato e verso una pi completa uguaglianza civile davanti alla legge, ma suscitarono una violenta opposizione da parte della chiesa. Il tutto scatur in una crisi di governo, provocata da uno scontro tra DAzeglio e il re circa un ulteriore passo verso la secolarizzazione, ossia listituzione del matrimonio civile. Il governo cadde quando fu abbandonato da alcuni deputati liberali pi conservatori. Intanto Cavour, allinterno del ministero DAzeglio, aveva aperto un dialogo con Rattazzi, considerato da molti membri del governo un estremista. La posizione di Cavour nel governo divenne insostenibile e , prima che questo cadesse Cavous si dimise. Venne richiamato prima della fine del 1852 per formare il nuovo governo. La base del suo potere fino al 1857 fu lalleanza con Rattazzi. Questo connubio servi a superare la polarizzazione tra la sinistra liberale e la destra moderata che concordavano entrambe sulle linee essenziali dellassetto costituzionale del 184952). Cavour disponeva di una stabile maggioranza parlamentare per moderare il re, affermare il primato della camera dei deputati e continuare con le sue riforme. La politica ecclesiastica pero, continu a causarli problemi. A causa di uno di questi Cavour si dimise, e quando torn al potere, acconsentendo a limitare le sue richieste, si venne a creare una frattura permanente tra il re e la gerarchia ecclesiastica. LA POLITICA ESTERA DI CAVOUR Il primato della politica estera. Cavour si rese conto della grande importanza della dimensione internazionale per il buon esito di una ripresa della guerra contro lAustria. La sconfitta del 48-49 era stata causata in larga misura dalla mancanza di alleati , ed egli ora riponeva le sue speranze sulla Francia. Il suo primo grande problema diplomatico fu la guerra di Crimea. Da un lato cerano Francia e Gran Bretagna e dallaltro la Russia. Nel 1855 il Regno di Sardegna entr in guerra a fianco della Francia. Torino accett d partecipare alla guerra senza ottenere alcuna promessa dagli alleati. Anzi, si chiedeva al Piemonte di allearsi con il suo nemico nazionale lAustria, che era stata indotta ad entrare nellalleanza. Alla fine della guerra il regno di Sardegna fu rappresentato al Congresso di Parigi, un risultato notevole alla luce del suo status. Cavour fu il suo delegato principale ed ebbe lopportunit di sollevare davanti al congresso le difficili condizioni in cui versavano le altre parti dItalia. La guerra di Crimea, anche se indirettamente, rese possibile la guerra italiana del 1859 e quindi lunificazione, perch sconvolse definitivamente lassetto creato dai

trattati di Vienna.La Russia da forte sostenitrice dello Status quo divenne una potenza revisionista. La Francia sognava di ristabilire legemonia europea del suo paese, quindi la determinazione dellAustria di mantenere la sua posizione esattamente nei termini del 1815 non era pi inattaccabile. Divenne cos possibile per la Francia, allearsi con il Piemonte contro LAustria. Napoleone III aveva parlato spesso di fare qualcosa per litalia, ma sembra che a spingerlo allazione fosse stato un incidente. Nel gennaio del 1858 un rivoluzionario italiano cerc di assassinarlo. Limperatore lo fece ghigliottinare ma prima lo incoraggi a indirizzarli un appello, nel quale si invocava il suo intervento in Italia. Fu lo stesso Napoleone a organizzare lintervento con Cavour a Plombiers (21 luglio 1858) dove venne decisa la guerra del 1859. Pretese la cessione di Nizza e della Savoia. Sembra che in questa fase n Cavour n Napoleone prevedessero o desiderassero lunificazione. La guerra del 1859 Ora il problema era provocare lAustria a entrare in guerra. Napoleone insisteva che sarebbe stato rischioso entrare in guerra a meno che lAustria non apparisse come laggressore e a met aprile costrinse Cavour ad acconsentire al disarmo se lAustria avesse fatto lo stesso. Ma lAustria invi un ultimatum che chiedeva il disarmo unilaterale del Piemonte, e port allinizio della guerra che dur dalla fine di aprile fino allinizio di luglio. Gli eserciti piemontese e francese, assistiti dalle truppe irregolari garibaldine, conquistarono la Lombardia.Sulla scia della guerra la Toscana, Modena, Parma e la Romagna insorsero e il Piemonte invi commissari regi e truppe per assistere il lavoro dei governi provvisori che li avevano sostituiti. Improvvisamente Napoleone stipul un armistizio con limperatore austriaco Francesco Giuseppe, a Villafranca, senza conquistare il Veneto e lasciando cos nellincertezza il destino dellItalia centrale. LAustria cedette gran parte della Lombardia alla Francia, che la cedette al Piemonte. Le assemblee istituite dai governi provvisori si pronunciarono a favore dellannessione al Piemonte, ma Vittorio Emanuele, La Marmora e Rattazzi non osarono accettare queste offerte perch parevano non essere viste di buon occhio da napoleone. Nel marzo del 1860 la Toscana, Modena, Parma e la Romagna divennero parte di un regno dellAlta Italia e Nizza e la Savoia divennero Francesi. Garibaldi ei Mille. Nella terza fase, dallaprile al novembre del 1860, lAustria rimase in pace, ma liniziativa fu presa dai democratici che si erano stretti intorno a Garibaldi. Essi erano decisi a premere risolutamente per un ulteriore passo verso lunificazione nazionale e non si curavano eccessivamente delle considerazioni diplomatiche che preoccupavano Cavour. I loro obiettivi principali erano Roma e il Regno delle Due Sicilie, le ultime roccaforti dellancien rgime. Dopo molte discussioni Garibaldi si lasci convincere a guidare alcuni volontari nes Sus, e nel mese di maggio la spedizione part da Genova, diretta in Sicilia. I volontari di Garibaldi, i Mille, erano male armati e equipaggiati. Tuttavia i Mille compensarono la scarsit di armi e munizioni con la passione, la capacit e lesperienza.(veterani del 59 e del 48). Erano uomini politicizzati e altamente motivati, provenienti da diversi ambienti sociali: studenti universitari, giovani borghesi e aristocratici, artigiani di citt accesi da ardore democratico. Oltre ad eseguire ordini erano anche in grado di prendere iniziative personali. A Calatafimi i napoletani ebbero una buona opportunit di sconfiggere i mille, ma furono mal comandati e decisero di ritirarsi. La situazione si complic ulteriormente dallinsurrezione nelle campagne. Le autorit si ritirarono dentro le fortificazioni di Palermo, ma la difesa fu condotta con inettitudine e lintera Sicilia cadde dopo che la capitale fu evacuata. In Sicilia i Mille avevano fatto affidamento su uneffettiva rivolta popolare. Alla fine di luglio

Garibaldi sbarc sul continente, dove godette dellappoggio di circa 20.000 volontari. La battaglia del Volturno (1 e 2 ottobre 1960) fu vinta da Garibaldi. Il fatto che un gruppo di soldati irregolari riuscisse a sbaragliare lesercito professionale napoletano ha suscitato sempre meraviglia. Garibaldi era un superbo generale, era abilissimo nel cogliere la situazione locale. Ma questo non bastava. In Sicilia, ad esempio, il successo di Garibaldi si dovette in larga misura allinsurrezione dei contadini. Egli si alle con la rivolta che era gi iniziata e nella sua veste di autoproclamato dittatore, abol la tassa sul macinato, la principale causa di protesta dei contadini e promise la ridistribuzione della terra. (pi tardi tuttavia represse le rivolte contadine locali , assicurandosi il sostegno dei proprietari terrieri che trovarono in lui un alleato migliore dei Borboni. A Napoli fu un caso completamente diverso. Qui una larga parte del successo di Garibaldi va attribuita alla crisi di legittimit della monarchia e dellesercito dopo la caduta della Sicilia, in uno scenario di ostilit anglo-francese e di diserzione austriaca. Cera scarso sostegno per lunificazione, ma diffusa disaffezione nei confronti del governo costituito. Nel settembre del 1860, ancora prima della battaglia del Volturno, la precariet della dinastia borbonica fu aggravata dallintervento diretto piemontese. Con la scusa che era essenziale fermare la rivoluzione e impedire lanarchia, Cavour sped un esercito al sud sotto il comando di Vittorio Emanuele. Le truppe conquistarono i territori pontifici, tranne larea attorno a Roma, e si congiunsero con Garibaldi. Questultimo cedette prontamente le sue conquiste a Vittorio Emanuele. Cavour, premendo per linvasione Piemontese degli Stati Pontifici, aveva anche in mente il pericolo rappresentato, per la dinastia e lesercito Sabaudo, dalla crescente reputazione di Garibaldi. Perch lItalia fu unificata del 1860? Dopo la conquista, il Sud fu chiamato a decidere sul proprio destino per mezzo di un referendum. Il plebiscito ratific la proposta annessione alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele. In tutta Italia questi plebisciti furnono importanti momenti fondativi per il nuovo stato. Nel 1860, per la prima volta in assoluto, si chiese al popolo di esprimere la sua opinione su futuro politico del paese. (i plebisciti si tennero a suffragio universale maschile, non a scrutinio segreto). Allesito della votazione contribu anche il fatto che gli oppositori dellannessione erano ampiamente screditati e non avevano alcuna alternativa costruttiva da offrire. Il regno dItalia venne proclamato del marzo del 1861 anche se senza Roma e il Veneto. Era evidente che lunificazione non era il prodotto di un piano prestabilito ma il prodotto dellinterazione e del conflitto di molte forze. In che misura lunificazione fu un prodotto del Risorgimento? In apparenza lunificazione fu il risultato dello sforzo congiunto di guerra e diplomazia tra il 1858 e il 1860 piuttosto che del pacifico sviluppo verso una coscienza nazionale. Cavour dubitava non solo della possibilit ma anche della desiderabilit di una conquista di qualsiasi provincia da parte di Garibaldi, per il quale nutriva poca simpatia. Latto finale dellinvasione piemontese dello stato pontificio spiegato con il fatto che Cavour aveva buone ragioni di temere che altre potenze potessero intervenire se si fosse permesso allesercito di Garibaldi di entrare nei territori papali. La precondizione essenziale per glie eventi in Italia centrale e meridionale dopo il luglio 59 fu che lAustria era stata sconfitta e non era desiderosa n in grado di riprendere una guerra. Alla Francia non sarebbe stato consentito di estendere di molto la sua influenza. Lannessione di Nizza e della Savoia al suo impero aveva suscitato unondata di enorme indignazione internazionale e qualsiasi altro tentativo di espansione francese avrebbe causato una guerra europea.

La Gran Bretagna avrebbe potuto annettere almeno la Sicilia, ma unazione simile non sarebbe stata popolare in patri, dove Garibaldi era considerato un eroe, Londra inoltre, non voleva un territorio cosi carico di problemi. Per tutte queste ragioni solo le potenze italiane furono in gara.

Tuttavia non fu solo la situazione internazionale a determinare che fosse il Piemonte a unificare lItalia. Alcune scelte essenziali vennero operate dagli italiani, e le pi importanti furono compiute dalle lite dellItalia centrale nel periodo che va tra laprile 1859 e il marzo 1860. A Firenze, il barone Ricasoli, guid una rivoluzione cruenta che conferm sia il potere dellaristocrazia terriera e finanziaria toscana, sia il declino del lealismo granducale. Anche Luigi Carlo Farini, dittatore dellEmilia, svolse un ruolo simile. Furono Ricasoli e Farini, appoggiati da un considerevole numero di seguaci, fra cui molti membri della societ nazionale 7, a decidere che lannessione fosse la via migliore da seguire. Molti di quanti contribuirono a questa decisione furono influenzati dalla convinzione che in quella particolare situazione internazionale solo il Piemonte avrebbe potuto proteggerli da un intervento straniero che avrebbe cancellato le libert recentemente conquistate. Inoltre fra gli stati italiani solo il Piemonte disponeva di un esercito in grado di mantenere lordine, o impedire la rivoluzione nel resto della penisola. Per capire limportanza del 1860 importante ricordare che il decennio precedente aveva visto la perdita di credibilit di tutte le alternative alla soluzione di Cavour. Gioberti perse le speranze che il papato potesse guidare lItalia verso la libert. Tra il 15 gennaio e il 25 marzo 1859 circa 20.000 volontari giunsero in Piemonte per combattere contro lAustria. Molti di essi combatterono affianco a Garibaldi. Ci che pi conta che gli appartenenti alla Societ nazionale contribuirono a fondare e sostenere i governi provvisori dellItalia centrale durante il periodo di acuta incertezza compreso tra laprile del 1850 e il marzo 1860. Il successo di Garibaldi nel sud ha spiegazioni molto diverse da quelle dellannessione dellItalia centrale al regno dAlta Italia .Solo con riferimento alla Sicilia lidea che lunificazione sia stata una rivoluzione agraria mancata acquista sostanza. Alla fine Garibaldi decise di anteporre lobiettivo dellunificazione a quello delle riforme sociali. Bench sia la Societ nazionale, sia Garibaldi avessero deciso a favore dellannessione al Nord, la maggioranza degli interessati si rammaric del fatto che Torino, nellistituire il regno dItalia, non facesse alcuna concessione al regionalismo. Non solo la costituzione del Piemonte, ma anche il suo sistema giuridico e la sua burocrazia vennero semplicemente estesi allintero paese. La costituzione parlamentare del nuovo stato fu ulteriormente indebolita dallinflessibile ostilit del papa, che scoraggi molti cattolici dal contribuire alla vita pubblica dopo il 1861. Pertanto molte forze dalla societ italiana, la chiesa e i cattolici, le classi lavoratrici rurali e alcuni sostenitori dellautonomia regionale o si erano opposti al processo di unificazione o non avevano fornito alcun contributo intenzionale ad esso. DONNE E RISORGIMENTO Come per altri aspetti del Risorgimento, il coinvolgimento delle donne deve essere analizzato in termini di divisioni sociali e regionali oltre che al fondamentale divario
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La Societ nazionale italiana stata una associazione nata a Torino per iniziativa del patriota veneziano Daniele Manin e del siciliano Giuseppe La Farina con l'obiettivo di fornire un'organizzazione di sostegno al movimento unitario intorno al Piemonte. Nella dichiarazione costitutiva della Societ veniva affermata la necessit dell'unificazione e dell'azione popolare, ribadito il principio dell'indipendenza italiana, e si identificava il mezzo per raggiungere questi obiettivi nell'appoggio a casa Savoia. Ebbe lappoggio di Garibaldi. Molte volte, sottobanco, chiese la collaborazione della Societ nazionale, svolgendo nel contempo il ruolo del diplomatico irreprensibile a beneficio delle altre potenze.

tra citt e campagna. Le donne della classe operaia e della piccola borghesia ebbero meno opportunit di coinvolgimento politico della media borghesia. Le restrizioni sociali, la mancanza di istruzione e tempo libero , le preoccupazioni domestiche ed economiche ad esse collegate contribuirono a limitare la loro coscienza e partecipazione politica in tempo di pace. Gli eventi rivoluzionari del 1848-49 e del 59-60 provocarono un temporaneo crollo di molti dei vincoli che regolavano il comportamento sociale delle donne. Nei periodi di emergenza, indipendentemente dal loro effettivo grado di politicizzazione, operaie e contadine si guadagnarono a pieno titolo lappartenenza a quelle che le autorit consideravano classi pericolose. Il loro attivismo politico durante le crisi rivoluzionari fu percepito come parte delle aberrazioni e degli eccessi che si verificano quando il normale ordine del mondo veniva sovvertito. Come ha sostenuto Simonetta Soldani, inizialmente il nuovo fervore patriottico apparve indistinguibile dalle celebrazioni per lelezione di Pio IX. La natura religiosa del primo nazionalismo , nel 1846, permise loro di superare le barriere sociali e culturali al loro coinvolgimento nella sfera pubblica. Per oltre due anni le donne furono ammesse e incoraggiate a partecipare a manifestazioni e altre celebrazioni in onore di Pio IX. Pi tardi egli cambi la sua posizione radicalmente. La guerra del 1848-49 contribu ulteriormente a politicizzare le donne di diversa estrazione sociale e regionale, quando in tutta Italia esse affollarono le commemorazioni religiose per gli eroi caduti in battaglia nelle pianure lombarde. Quando Milano insorse contro gli austriaci e il movimento divent pi radicale, la nuova rivendicazione della sovranit nazionale rafforz le ambizioni civiche per lo meno di alcune donne. Nelle citt italiane insorte le donne delle classi operaie furono coinvolte nella costruzione delle barricate e nei combattimenti di strada. Quando venne la guerra molte donne si ritirarono da un movimento che stata diventando incompatibile con il concetto prevalente di femminilit rispettabile. Un fattore che limit limpatto della rivoluzione sulle donne italiane fu lanalfabetismo, che allepoca interessava l81% delle donne. Si pu affermare che lemancipazione fu una questione di educazione che a sua volta fu una questione di classe e di genere. Le donne della borghesia furono pi attive al livello di rivendicazioni e di giornalismo politico. Le questioni delle fonti Le testimonianze scritte a noi pervenute, siano patriote o rivoluzionarie, riguardano per la maggior parte donne di classe elevata. Una fonte primaria, scarsamente utilizzata offerta dalla pittura contemporanea. Banti ha dedicato notevole attenzione ai quadri storici, anche se ha limitato la sua attenzione agli artisti protoromantici come Francesco Hayez (1791-1881). Nel suo quadro Vespri siciliani viene raffigurata una sollevazione medievale dei siciliani contro gli invasori francesi. Qui le donne sono rappresentate come le sacerdotesse della patria violata: soffrono, muoiono, incitano i loro uomini a vendicare lonore nazionale. La costruzione della femminilit nei quadri di Hayez riproduce concetti classici di maternit e sacralit nazionale, per lui le donne erano le custodi del cuore e dellonore della nazione. Una generazione successiva di pittori radicali, i macchiaioli, affrontarono i temi risorgimentali con irriverenza e desiderio di sperimentare e scoprire la realt nella sua essenza. Essi aborrirono le costruzioni magniloquenti e gli stereotipi che allora dominavano la retorica nazionalista ufficiale. I loro lavori rappresentano donne al lavoro o nel loro tempo libero, alcune sono intellettuali e altre donne semplici. Il campo italiano alla battaglia di Magenta (Fattori) illustra il servizio di ambulanza:due suore assistono i feriti. Questo dipinto un forte richiamo al ruolo chiave svolto dalle donne nei conflitti armati di met ottocento. 26 aprile 1859. Orlando Borrani dipinse la vigilia della rivoluzione incruenta a Firenze. Una giovane donna, allultimo piano di un agiato palazzo cittadino, cuce la

bandiera tricolore. Una parte della finestra aperta e laltra chiusa, per impedire ai vicini di vedere questa donna intenta alle sue incombenze rivoluzionarie. Le cucitrici di camice rosse Borrani (1963-un anno dopo che garibaldi era stato ferito in Aspromonte nel tentativo di liberare Roma).Quattro giovani donne siedono in una stanza elegante, cucendo in silenzio camice per i volontari garibaldini. Leleganza dellinterno dellappartemento constrasta con lausterit dei visi delle donne che hanno occhi solo per il loro lavoro patriottico. Il bollettino del 9 gennaio del 1878. Borrani (1880). Tre donne, che rappresentano il tema classico delle tre et , sono sedute intorno ad un tavolo. buio ma una lampado rivela il dolore nei loro volti La pipu giovane delle tre legge una notizia sul giornale:la morte di Vittorio Emanuele II, primo re dItalia. Queste sono donne istruite, di classe media e partecipano al lutto della nazione con un dolore intenso ma dignitoso. Mappamondo, libri, giornali rappresentano il nuovo universo mentale delle donne patriottiche, plasmato dallinformazione politica, dallistruzione e da una visione del mondo pi scientifica. Donne aristocratiche e borghesi Come si visto in precedenza, gran parte delle fonti scritte giunte fino a noi riguardano donne di classe elevata. I segreti della loro relativa libert erano leducazione e il tempo libero,. Erano donne sicure di se, e in grado di far valere la loro opinione. A partire dagli anni 40 del 800 le donne agiate avevano uninclinazione democratica e liberale. Si sentivano madri dallo spirito virile pronte a sacrivicare tutto per il bene comune. Dovevano esortare i loro familiari a combattere per la patria. Ad esempio Caterina Franceschi Ferrucci, una giornalista di estrazine patrizia, scriveva a suo marito e a suo figlio, che allora combattevano in Lombardia col battaglione toscano di accettare questa loro separazione, di capira che prima di tutto venivano lonore e il dovere. Come ha sottolineato la storica Laura Guidi, la virilit repubblicana era compatibile con laccettazione di altri ruoli femminili, come quello di moglie e di madre. Mano fortunata di Caterina fu la sua contemporanea Adelaide Cairoli, che perse tre dei sue quattro figli in campag,e garibaldine. Alcune di queste donne patriottiche videro il loro nazionalismo come parte del loro pi generale liberalismo, che comprendeva un impegno nella causa della liberazione femminile. Durante il plebiscito del 1860, in Toscana allcune donne andatono oltre la forma tradizionale di partecipazione e organizzarono una votazione non ufficiale, per sole donne. Attiviste persuasero le donna della cittadina di Pitigliano a votare a favore o contro lunificazione. La votazione produsse 957 voti, tutti a favore. A parte il loro conivogimento nella guerriglia urbana, parecchie donne parteciparono almeno in tre altri diversi ruoli agli eventi militari che portarono allunificazione:giornalismo di guerra, servizio di ambulanza ed effettiva associazione diretta con le truppe combattenti. /Travestimento politico, sia letterale sia in termini di unaperta violazione di genere. Durante le rivoluzioni del 1848-49 molte furono le donne coinvolte in azioni belliche, alcune anche illustri aristocratiche. Patriote straniere. La pi famosa di tutte le donne combattendi fu la sudamericana Anita Garibaldi che infranse tutte le convenzioni del suo tempo per seguire il suo vulcanico marito. Come altre donne virili ella fu anche una sorta di femminista nel senso moderno del termine. In realt la militanza patriottica fu spesso solo un aspetto di un impegno pi vasto nei confronti di una serie di riforme sociali e politiche. Due esempi sono Margaret Fuller, giornalista e corrispondente per il New York Tribune durante la rivoluzione romana del 1848-49. Diede il suo contributo sia come giornalista che come infermiera.

Jessi White, unindomita garibaldina. Giornalista, infermiera , svolse un ruolo attivo affianco di Garibaldi. VENEZIA, LA QUESTIONE ROMANA E I BRIGANTI. Il completamento dellunificacazione nazionale Dopo il 1860 Garibaldi e Mazzini cercarono di risucitare liniziativa democretica ma i loro sforzi furono frustrati o dal govero italiano o dai vincoli imposti da una nuova e meno fluida situazione internazionale. Mazzini continuava a sognare una repubblica democratica e Garibaldi oleva consegnare Venezia e Roma al nuovo rengno, e ci prov ben due volte. La prima volta nel 1862 venne fermato dallesercito italiano in Aspromonte e la seconda nel 1867, riusci ad attraversare la frontiera e a invadere lo stato pontifico, ma venne fermato dai francesi a Mentana. Alla fine lItalia acquis Venezia nel 1866 e Roma del 1870, come effetti collaterali di crisi internazionali non sorte nella penisola. Nel 1865 la Prussia e lItalia avviarono una serie di negoziati in vista di un trattato commerciale e di unalleanza militare antiaustriaca(8 aprile 66). Questultima avvenne dopo di chpe lAustria rifiut di considerare una soluzione diplomatica alla questione veneziana. Nel frattempo la Francia firm un patto segreto con lAustria convinta che questa avrebbe vinto lormai inevitabile conflitto con la Prussia. Se la guerra imminente avesse rafforzato ol potere dellAustria questa avrebbe ceduto il Veneto alla Francia che lavrebbe trasferito allItalia. Questultima avrebbe pagato unindennit allAustria e avrebbe garantito lo stato pontificio. In questo modo la Francia mirava a consolidare la sua influenza sullItalia e a rafforzare il potere della Francia sul Reno, dove Parigi avrebbe cercato compensazioni territoriali con lappoggio austriaco. Alla fine i prussiani realizzarono gran parte degli obiettivi bellici italiani LImpero austriaco accett di cedere il Veneto a Napoleone III che lo cedette allItalia. Lannessione del Veneto fu confermata da un plebiscito nel 1866. La questione romana La morte improvvisa di Cavour nel 1861, poco dopo essere diventato il primo capo di governo dellItalia unita priv il paese del suo statista pi abile e rispettato. Il suo immediato successore fu il barone Ricasoli, ma si rilevo un primo ministro incapace. Seguirono una serie di governi di breve durata, tutti supportati da coalizioni liberalconservatrici (note come Destra storica).Conservatrice in materia costituzionale la Destra storica era a favore del libero scambio, dellallenaza francese, del Conceto europeo e di una riconciliazione con la chiesa cattolica. Lopposizione liberale cosisteva in liberalo progressisti ed ex democratici (Agostino Depretis, Benedetto Cairoli, Francesco Crispi e Giovanni Nicotera). Questi formavano la Sinistra storica. Questa coalizione di centrosinistra di liberali e democratici era a favore delle riforme in campo elettorale e scolastico, dellautonomia locale e di un allentamento della pressione fiscale. Ancora pi a sinistra si collocavano i democratici militanti, tra cui i seguaci di Mazzini, che chiedevano radicali riforme costituzionali e sociali, tuttavia essi rimanevano una minoranza. Non cera nessun partito cattolico a causa della scomunica del papa al nuovo stato. Nonostante il suo ruolo cruciale nelle prime fasi della rivoluzione del 1848 Pio IX, fu ferocemente ostile al nuovo stato, che aveva usurpato gran parte del suo terrinorio La piena emancipazione dei non cattolici, lintroduzione del matrimonio civile e la fine del monopolio scolastico cattolico sanzionarono la separazione tra stato e chiesa. Intanto une delle questioni pi spinose rimaneva Roma. LItalia mal sopportava la continua presenza di una guarnigione francese a Roma cos nel 1864 il primo ministro Minghetti negozi un compromesso, la Convenzione di settembre che avrebbe assicurato il ritiro francese in cambio di garanzie italiane sullintegrit terretoriale dello stato pontificio. Si sarebbe scelta una nuova capitale, Firenze. Quello che i liberali volevano veramente era una soluzione graduale, ma alla fine

lunica soluzione possibile fu quella militare ed ancora una volta lopportunit sorse a seguito di una crisi europea. Nel 1870 la Francia e la Prussia entrarono in guerra, ed ora la Francia aveva bisogno di tutte le sue truppe e la guarnigione di Roma fu ritirata. Lesercito italiano approfitt della situazione e entr a Roma il 20 settembre del 1870. La proclamazione di Roma fu seguita dallapprovazione della legge delle Guarentigie, con cui i successori di Cavour stabilivano il principio dellautonomia della chiesa allinterno dello stato italiano e accordavano al pontefice un rango personale simile a quello di un sovrano straniero, ma seza uno stato territoriale. Lunificazione sociale e i briganti Indipendentemente dal loro orientamento politico, tutti i gruppi parlamentari erano animati da un forte zelo innovatore e sognavano di trasformare lItalia da paese marginale e arretrato in una societ moderna supportata da uneconomia dinamica. Si trattave di una vera sida:lanalfabetismo era diffuso fra uomini e donne, il commercio interno era limitato e la rete di infrastutture necessarie a stimolarlo era irregolarmente distribuita e del tutto inadeguata. LItalia non aveva una struttura giurudica e costituzionale per lo sviluppo nazionale. Mentre lItalia annetteva il Veneto, a Palermo scoppi una grave insurrezione popolare. Questa insurrezione mise insieme banditi, sostenitori di una restaurazione borbonica e vari repubblicani. A partire del 1860 le rivolte contadine e la criminalit organizzata avevano creato una sorta di guerra civile in gran parte dellex regno delle Due Sicilie. La guerra al brigantaggio diventata uno degli argomenti pi controversi della storia iniziale dellItalia unita. Per i nazionalisti i briganti erano una razza criminale separata. Per i marxisti insistevano sul fatto che la tensione era sociale e rifletteva lesigenza di una radicale riforma agraria. I banditi combattevano una guerra sociale. Poi i revisionisti hanno definito i briganti come combattenti per la libert del popolo meridionale contro il colonialismo settentrionale. La realt era pero pi complessa. Il banditismo era de secoli un fenomeno comune in tutta lEuropa mediterranea. Nel Nord Italia il baditismo era stato virulento nei periodo immediatamente successivi a guerre e rivoluzioni. Negli anni 50 i vari governi erano riusciti a stabilire il loro monopolio della forza legittima. Nel Nord e nel Centro il banditismo sopravvisse come un problema di confine. Nel Sud la situazione era diversa. Napoli non aveva mai raggiunto il pieno controllo delle campagne, anzi entro certi limiti il governo aveva anche tollerato i banditi che potevano diventare preziosi alleati nei periodo di guerra e di rivoluzione. Cerano due caratteristiche principali nel bandistismo meridionale: criminalit organizzata endemica e periodici scoppi di violenza contadina. Entrambe riflettevano la mancanza di legittimit dello stato e le tensioni irrisolte circa la propriet terriera. Garibaldi spazz via il regime borbonoco ma non fu in grado di realizzare le riforma radicali che aveva promesso. Quando le camice rosse furono sostituite dai carabinieri, lesercizio dellautorit italiana provoco una serie di gravi delusioni ai contadini: tasse pi alte, coscrizione militare e un tentativo sistematico di restaurare la legalit e lordine conservatore. A peggiorare le cose il governo sostitu il generale Cialdini con il reazionario La Marmora, che opt per una linea di dura repressione. Nel frattempo lantica opzione dellinsurrezione armata divenne plausibile grazie al gran numero di soldati borbonici sbandati che si aggiravano per le campagne. Molti di loro reagivano alla durezza del trattamento a cui erano stati sottoposti nei campi di prigionia piemontesi. Tra il 1861 e il 1865 i briganti, una coalizione di banditi rurali, legittimisti borbonici e contadini disperati, minacciarono di sopraffare lo stato italiano. Il governi rispose con determinazione e brutali. Fu una vera e propria guerra civile, e ci vollero la

legge marziale8 e il dispiegamento di oltre 100.000 soldati italiani prima che il brigantaggio fosse sconfitto. Comunque i briganti non ebbero mai alcuna possibilit politica di successo, essi agivano ai margine della societ meridionale e non avevano il sostegno internazinale che, come abbiamo visto , era stato di importanza vitale per le precedenti rivoluzioni. Il ripristino della pace sociale fu ritardata dalle inefficaci strategia adottate dalle autorit militari, che si abbandonarono ad azioni di spietata devastazione. In parlamento, la sinistra, denunci la violazione sistematica dei diritti costituzionali, il che port alla nomina di una commissione parlamentare. (1863) per indagare sulla natura specifica dei problemi sociali che affliggevano il Sud. Ci segn linizio della questione meridionale. Unaltra conseguenza alingo termine fu il consolidarsi della criminalit meridionale intorno a societ segrete (Mafia, Camorra). LIBERO SCAMBIO, GLOBALIZZAZIONE E BILANCIO DELLUNIFICAZIONE (1863-76) Libero scambio e prima globalizzazione. Dopo il 1861 i liberarli volevano far risorgere leconomia italiana portando il paese al rango di potenza europea. Ma le varie correnti del liberalismo avevano posizioni diverse su come meglio realizzare questo obiettivo. La Sinistra difendeva lautogoverno locale e auspicava ulteriori riforme politiche come chiave al progresso economico e sociale. La Destra insisteva invece sul fatto che questo progresso dipendeva da una centralizzazione amministrativa di stile francese e dalla completa integrazione italiana nei meccanismi economici del capitalismo liberoscambista. Sia la Sinistra che la Destra coincidevano sul fatto che il modo migliore di stimolare la crescita economica e una pi completa unificazione del paese era la rapida crezione di una rete ferroviaria nazionale. Dal 1861 in avanti lopera ricevette un novo impulso e progred molto rapidamente grazie a una massiccia mobilitazione di capitale privato raccolta da due grandi gruppi bancari, il francese Tothshild e litaliano Bastogi. Questultimo ottene uno schiacciante supporto parlamentare nel 1862 e si aggiudic il dirito di sviluppare le principali linee ferroviarie del sud. Svolta importante che segn linizio di unimpresa capitalistica autenticamente nazionale e che accrebbe lautostima della comunit imprenditoriale italiana. Nel 1876 uno stupefacente miglioramento delle comunicazioni intere era evidente e fu completato dalla costruzione di 21.000 km di nuove strade e dallespansione della rete telegrafica. Le ferrovie divennero il simbolo concreto dellunificazione del paese e facilitarono il movimento di merci e persone. Il liberalismo economico fu forse il vero fondamento della filosofia civile dei liberali italiani dopo il 1861 (Romanelli). Tale filosofia civile presentava varie componenti, la pi rilevante era la fede nei benefici effetti di un mercato pi libero, progressivamente tradotto in realt mediante trattati commerciali e movimenti di capitali internazionali. Era allo stesso tempo unideologia economica profondamente sentita, una strategia per lassimilazione delle economie regionali in una nuova realt nazionale. Liberata dagli ostacoli politici ed emancipata dalla creazione di infrastrutture litalia avrebbe sviluppato il suo naturale potenziale economico in accordo con le risorse e le tradizoni locali. I termini ideologici questa visione era strettamente collegata alla tradiziono liberoscambista britannica, che voleva la creazione di una rete commerciale pi libera, che avrebbe abbracciato gran parte dEuropa. Anche se i patner europei erano pi preoccupati di rafforzare il loro stato attraverso lo svuluppo economico che di liberare liniziativa individuale sul modello britannico. .....
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La legge marziale un sistema di governo che si ha quando i militari prendono il controllo della normale amministrazione della giustizia. Di solito, la legge marziale riduce alcuni dei diritti personali normalmente garantiti ai cittadini; viene limitata la durata dei processi e si prescrivono sanzioni pi severe rispetto alla legge ordinaria. In alcuni Stati la legge marziale prescrive la pena di morte per alcuni crimini, anche se le leggi ordinarie non riconoscono quella pena nel proprio sistema.

Gli argomenti a favore del libero scambio erano che lItalia aveva bisogno di importare manufatti (specialmente meccanici) e ferro, e che era fortemente dipendente dagli investimenti di capitali francesi per finanziare numerosi progetti indispensabili, tra cui i trasporti. Il governo italiano voleva pagare queste importazioni con lesportazione di prodotti agricoli. Ma questo libero scambio che giocava a vantaggio dellagricoltura orientata allesportazione indeboliva le imprese artigianali del sud. Insomma si pu affermare che se la filosofia dei successori di Cavour si baso sul suo esempio, la loro visone manc della sua sensibilit nei confronti della complessit delleconomia italiana. Sicuramente il libero scambio fu percepito come una componente necessaria del liberalismo politico e and strettamente congiunto con altri grandi ideali liberali quali i diritti civili e religiosi.