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Questioni di Diritto costituzionale canonico

Questioni di Diritto costituzionale canonico


1. Significato e contenuto delle Norme esplicative previe della Cost. dogmatica Lumen gentium
La NEP fu pubblicata il 16 novembre 1964, prima della conclusione del Concilio Vaticano II dal Papa, Paolo VI, per evitare una dottrina conciliarista nella Chiesa. Questa norma esplicativa ci offre delle indicazioni precise sulla posizione del Papa e del Collegio Episcopale nella Chiesa. Contenuto: Il Collegio non deve essere capito in senso strettamente giuridico, cio, come gruppo di uguali che delega il suo potere al Preside, ma come un gruppo stabile. Il Collegio Episcopale non agisce da solo. Questo deve essere preseduto dal Papa che il capo del Collegio. Il Collegio Episcopale non pu decidere nulla da solo senza essere in comunione con il capo, il pastore della Chiesa Universale. Il Sommo Pontefice, come pastore supremo della Chiesa, pu esercitare il suo potere sia in quanto capo del Collegio sia da solo. Il Romano pontefice pu essercitare il suo potere continuamente e discrezionalmente. Sono membri del Collegio in virt: della consacrazione episcopale, della comunione gerarchica con il capo e gli altri membri del Collegio. Lautorit suprema nella Chiesa costituita dal Papa e dal Collegio Episcopale in comunione con il capo.

2. La struttura della Lumen gentium e la relativa configurazione del popolo di Dio.


La Lumen Gentium Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II approvata e promulgata il 21 Novembre 1964, ci offre il panorama essenziale della Ecclesiologia del Concilio e quindi anche i parametri di riferimento per il Diritto costituzionale Canonico. La struttura di questa Costituzione ha molta rilevanza per il nostro argomento, perch questa si rifletter poi nelle scelte strutturali del Codice di Diritto Canonico. Primo Capitolo, infatti, dedicato al Mistero della Chiesa nella sua relazione con Cristo. Secondo Capitolo, che tratta del Popolo di Dio. Terzo Capitolo sulla Gerarchia. Quarto Capitolo dedicato ai Laici e la loro missione ecclesiale. Quinto Capitolo dedicato alla Universale Vocazione alla Santit nella Chiesa. Capitolo Sesto sui Religiosi. Capitolo Settimo, sullIndole Escatologica della Chiesa Peregrinante. Capitolo Ottavo sulla Vergine Maria, Madre di Cristo e figura della Chiesa.

Come chiarisce il Cardinale Ratzinger1, i Padri Conciliari, nelladoperare il termine Popolo di Dio per definire la Chiesa non intendevavo fare un uso sociologico del termine popolo, quasi che il Concilio desiderasse democratizzare la Chiesa secondo i modelli presenti nel XX secolo. Non si tratta quindi di aggiornare la Chiesa e concepirla ora come contrapposizione tra la massa dei fedeli e la classe dominante della gerarchia. La Lumen Gentiumsottolinea lallora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fedeha piuttosto usare un concetto biblico di popolo di Dio che esprime relazione e parentela con Dio, un legame intimo con la Trinit che in funzione della missione della Chiesa di ricondurre lumanit intera al Padre (e per questo la Chiesa , ad immagine e per volont del Suo fondatore, lumen gentium). Ecco perch la lettura pi corretta dellEcclesiologia della Lumen Gentium certamente quella che fece di essa il Sinodo dei Vescovi del 1985 come Ecclesiologia di Comunione e pi specificamente, comunione verticale con Dio.

Intervento sulla Ecclesiologia della Lumen Gentium (Feb. 2000).

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3. Il rapporto tra aspetto visibile e spirituale della Chiesa nella Lumen gentium
Contesto: Il Papa Pio XII si trovato davanti a due correnti di pensieri: il razionalismo che riteneva laspetto sociale della chiesa e il misticismo che riteneva laspetto spirituale 2. Dunque LG 8 afferma che la societ provvista di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, lassemblea visibile e la comunit spirituale, la chiesa terrestre e la chiesa arricchita dei beni celesti non devono essere considerate come due cose distinte, ma come una realt complessa in cui si integra lelemento umano e lelemento divino3. La Chiesa anche comparata al mistero del Verbo incarnato, visto che il Verbo assume la natura umana come un istrumento di salvezza. I due sono uniti indissolubilmente. Allo stesso modo lo Spirito viene a vivificare laspetto sociale della Chiesa per laumento del corpo. Questa lunica Chiesa di Cristo, che una, santa, cattolica ed apostolica. Questa Chiesa sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con Lui. Fuori di questa struttura si trovano varie elementi di santit e di verit, proprio della Chiesa di Cristo, che conduce allunit cattolica.

4. Lidea fondazionale e il processo storico di completamento dellorganizzazione ecclesiastica nella Lumen gentiun
Cristo Signore, per pascere e sempre pi accrescere il popolo di Dio, ha stabilito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo. Ges Cristo, pastore eterno, ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli apostoli, come egli stesso era stato mandato dal Padre, e ha voluto che i loro successori, cio i vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. Affinch poi lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabil il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell'unit di fede e di comunione. C hiam a s quelli che egli volle, e ne costitu dodici perch stessero con lui e per mandarli a predicare il regno di Dio ne fece i suoi apostoli dando loro la forma di collegio, cio di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro. La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durer fino alla fine dei secoli, poich il Vangelo che essi devono predicare per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo. Per questo gli apostoli, in questa societ gerarchicamente ordinata, ebbero cura di istituire dei successori. Infatti, non solo ebbero vari collaboratori nel ministero ma perch la missione loro affidata venisse continuata dopo la loro morte, affidarono, quasi per testamento, ai loro immediati cooperatori l'ufficio di completare e consolidare l'opera da essi incominciata. Perci si scelsero di questi uomini e in seguito diedero disposizione che dopo la loro morte altri uomini subentrassero al loro posto. Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitano nella Chiesa, secondo la testimonianza della tradizione, tiene il primo posto l'ufficio di quelli che costituiti nell'episcopato, per successione che decorre ininterrotta fin dalle origini sono i sacramenti attraverso i quali si trasmette il seme apostolico I vescovi dunque hanno ricevuto il ministero della comunit per esercitarlo con i loro collaboratori, sacerdoti e diaconi. Come quindi permanente l'ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori, cosi permanente l'ufficio degli apostoli di pascere la Chiesa, da esercitarsi in perpetuo dal sacro ordine dei Vescovi. Come san Pietro e gli altri apostoli costituiscono, per volont del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i vescovi, successori degli apostoli, sono uniti tra loro. Gi l'antichissima disciplina, in virt della quale i vescovi di tutto il mondo vivevano in comunione tra loro e col vescovo di Roma nel vincolo dell'unit, della carit e della pace e parimenti la convocazione dei Concili per decidere in comune di tutte le questioni pi importanti mediante una decisione che l'opinione dell'insieme permetteva di equilibrare significano il carattere e la natura collegiale dell'ordine episcopale, che risulta manifestamente confermata dal fatto dei Concili ecumenici tenuti lungo i secoli.

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Cf. Mystici corporis di Pio XII. Cf. anche Mystici corporis di Pio XII.

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5. Il rapporto tra Chiesa universale e Chiesa particolare nella lett. Communionis notio
Il Concilio Vaticano II invece riscopre il ruolo della Chiesa particolare non come unit territoriale, ma come realt nella quale esiste e si fa presente la Chiesa tutta intera. Questa Chiesa locale presieduta dal Vescovo il quale esercitain comunione con Pietrola pienezza del ministero apostolico con le potest di governo proprie che sono connaturate con lEpiscopato. La lettera Communionis notio ha voluto per sottolieare che questa relazione tra Chiesa particolare e Chiesa Universale non pu dare luogo alla ecclesiologia erronea che giudica non-essenziale la dimensione universale e rilevante solo quella particolare. Sulla base di una Ecclesiologia Eucaristica, la Communionis notio sottolinea che lunit della Chiesa anche radicata nellunit dellEpiscopato e questa unit prende forma nella comunione con la sede di Pietro, Capo del Corpo o Collegio dei vescovi. Un vescovo ed una Chiesa locale, per essere veramente Chiesa, devono essere in comunione con il Romano Pontefice, cosicch il ministero Petrino conferisce senso allessenza della Chiesa locale dal di dentro. In questo modo si supera lobiezione che la la Chiesa nasce dal basso, ovvero nascecome si detto della Chiesa di Gerusalemmeprima come Chiesa locale e poi come Chiesa universale. Semmai vero il contrario: la Chiesa nasce nel giorno di Pentecoste come Chiesa Universale e poi diventa Chiesa locale per un suo sviluppo naturale.

6. La funzione dellEucaristia e dellEpiscopato nella comunione delle Chiese secondo la lett. Communionis notio
La lettera Communionis notio sottolinea limportanza di una riscoperta di una Ecclesiologia Eucaristica, che del resto era stata gi sviluppata almeno in germe nella Lumen Gentium. Purtroppo una cattiva interpretazione di questa ecclesiologia ha portato alcuni ad accentuare liportanza della Chiesa locale rispetto alla Chiesa Universale, quasi che con il recupero di questa centralit della Eucaristia nella vita della Chiesa si volesse sottolineare che dove vi fosse celebrazione Eucaristica di una Chiesa particolare attorno al suo Vescovo, l c la Chiesa tutta intera. La dimensione universale, in altre parole, diventa non-essenziale, perch ci che conta la Chiesa che nasce dal basso. La lettera in questione insiste espressamente sullerroneit di questa tesi, affermando due punti essenziali: 1) LEucaristia celebrata dalla Chiesa locale sempre inserzione nellunico e indivisibile Corpo di Cristo cosicch, ovunque essa sia celebrata, lEucaristia fa sempre presente un principio di unit e non di divisione. 2) Lunit della Chiesa anche radicata nellunit dellEpiscopato e questa unit prende forma nella comunione con la sede di Pietro, Capo del Corpo o Collegio dei vescovi. Un vescovo ed una Chiesa locale, per essere veramente Chiesa, devono essere in comunione con il Romano Pontefice, cosicch il ministero Petrino conferisce senso allessenza della Chiesa locale dal di dentro. Dunque, Eucaristia e Unit dellEpiscopato con Pietro come fattori di comunione della Chiesa Universale.

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7. Unicit e unit della Chiesa nella dich. Dominus Iesus (6.VIII.2000)


Il Signore Ges, unico Salvatore, ha costituito la Chiesa come mistero salvifico: Egli stesso nella Chiesa e la Chiesa in Lui. Perci, la pienezza del mistero salvifico di Cristo appartiene anche alla Chiesa. Ges Cristo continua la sua presenza e la sua opera di salvezza nella Chiesa ed attraverso la Chiesa che suo Corpo. Cristo e la Chiesa non possono essere confusi ma neanche separati. Questa stessa inseparabilit viene espressa nell'analogia della Chiesa Sposa di Cristo (2 Cor 11,2; Ef 5,25-29). Perci, in connessione con l'unicit e l'universalit della mediazione salvifica di Ges Cristo, deve essere fermamente creduta come verit di fede cattolica l'unicit della Chiesa da lui fondata. Cos come c' un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: una sola Chiesa cattolica ed apostolica . Dunque secondo la fede cattolica, l'unicit e l'unit tutto quanto appartiene all'integrit della Chiesa. Questa Chiesa, costituita ed organizzata in questo mondo come societ, sussiste (subsistit in) nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Esiste quindi un'unica Chiesa di Cristo che sussiste nella Chiesa Cattolica. Le Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e la valida Eucaristia, sono vere Chiese particolari, sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica, in quanto non accettano la dottrina cattolica del Primato che, secondo il volere di Dio, il Vescovo di Roma oggettivamente ha ed esercita su tutta la Chiesa. Invece, le comunit ecclesiali che non hanno conservato l'Episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico, non sono Chiese in senso proprio.

8. I chiarimenti delle 5 risposte della Congregazione per la Dottrina per la Dottrina della Fede del 29.VI.2007
Il Concilio Ecumenico Vaticano II non ha cambiato la dottrina precedente sulla Chiesa, ha voluto svilupparla, approfondirla ed esporla pi ampiamente. La Chiesa di Cristo che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica in questo mondo costituita e organizzata come societ sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. La sussistenza (LG 8) questa perenne continuit storica e la permanenza di tutti gli elementi istiuiti da Cristo nella Chiesa cattolica, nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo. Secondo la dottrina cattolica, mentre si pu rettamente affermare che la Chiesa di Cristo presente e operante nelle Chiese e nelle Comunit ecclesiali non ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica grazie agli elementi di santificazione e di verit che sono presenti in esse[9], la parola "sussiste", invece, pu essere attribuita esclusivamente alla sola Chiesa cattolica, poich si riferisce appunto alla nota dellunit professata nei simboli della fede (Credo<la Chiesa "una"); e questa Chiesa "una" sussiste nella Chiesa cattolica. Il Concilio Vaticano II attribuisce il nome di Chiese alle Chiese orientali separate dalla piena comunione con la Chiesa cattolica perch quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il Sacerdozio e lEucaristia, per mezzo dei quali restano ancora uniti con noi da strettissimi vincoli, meritano il titolo di "Chiese particolari o locali", e sono chiamate Chiese sorelle delle Chiese particolari cattoliche. Invece i testi del Concilio e del Magistero successivo non attribuiscono il titolo di "Chiesa" alle Comunit cristiane nate dalla Riforma del 16 secolo perch secondo la dottrina cattolica, queste Comunit non hanno la successione apostolica nel sacramento dellOrdine, e perci sono prive di un elemento costitutivo essenziale dellessere Chiesa. Anche le suddette Comunit ecclesiali, che, specialmente a causa della mancanza del sacerdozio ministeriale, non hanno conservato la genuina e integra sostanza del Mistero eucarstico.

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9. Storia e motivi dellarchiviazione del progetto della Lex Eccleisae Fundamentalis


Il 25 Gennaio 1959, nellannunciare la Convocazione del Concilio Vaticano II e del Sinodo della Chiesa di Roma, Papa Giovanni XXIII annunci anche la sua intenzione che si proceda alla revision del Codice di Diritto Canonico. Nella Prima Sessione plenaria dei membri della Commissione per la revision del Codice (1963) ci si accord di differire linizio formale dei lavori alla conclusione del Concilio, essendo le indicazioni di principio formulate da questultimo fondamentali per lindirizzo dei lavori del nuovo Codice. Alla ripresa formale dei lavori con la Sessione Plenaria del 20 Novembre 1965, il Santo padre Paolo VI present la possibilit che si elaborasse un Codice comune e fondamentale che contenesse il Ius constitutivum Ecclesiae. Ne origin un tempo di elaborazione normativa che si estende dal 1965 al 1983, anno della promulgazione del Codice Latino nel quale di fatto furono inserite la maggior parte delle norme contenute nella LEF. Questo processospesso segnato da accese polemiche negli ambienti dottrinali ed ecclesiasticifrutt nove schemi di Legge Fondamentale della Chiesa (sebbene abbiamo,di fatto, 2 proposizionila prima quaedam e la altera quaedame tre testi ufficiali, e cio il Textus Prior (24-5-69), Textus Emendatus (25-8-70) e lo Schema Novus? Postremus (12-I-80)). La decisione del Supremo Legislatore di non procedere alla promulgazione di una Legge Fondamentale riflette le perplessit sollevate a pi riprese nel corso dellattivit delle Commissioni sulla opportunit di una fonte normativa di grado superiore, vista come una sovrastruttura inutile o addirittura in conflitto con la organizzazione della Chiesa secondo la volont fondazionale di Cristo (e talvolta anche come un tradimento del Vangelo stesso). In particolare ci si domandava come si doveva atteggiare la relazione tra questa fonte formale del diritto, per definizione primaria e fondamentale, e gli organi di potest suprema nella Chiesa, la cui potest suprema nella Chiesa.

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10. Differenze tra textus emendatus e schema postremum della LEF


Il Textus Emendatus della LEF di 1970 Aveva tre capitoli: 1. De ecclesia seu Populo Dei: la sua natura, fine e struttura; lunit e molteplicit. Diviso in due articoli: a. I fedeli cristiani: Battesimo porta di ingresso al popolo di Dio e causa di uguaglianza fondamentale; libert e responsabilit personale dei fedeli; unit e diversit. b. La gerarchia: i. Il sommo pontefice ii. I vescovi. iii. Il collegio episcopale. iv. I singoli vescovi v. I presbiteri e i diaconi. 2. Funzioni della Chiesa 3. Chiesa e societ umana Era articolato in canoni, che il textus prior non aveva. Schema Postremus: Lex Ecclesiae Fundamentalis seu Ecclesiae Catholicae universae lex canonica fundamentalis, (24-IV-1980) Era diviso in due titoli pi delle norme finales. Titolo I. De Ecclesia (can. 1-54) Capitolo I (De Christifidelibus mnibus) include un articolo con una formulazione tcnica pi curata dei diritti e doveri fondamentali. E un articolo 3 circa la diversit funzionale. Capitolo II: De Ecclesiae structura hierarchica Articolo 1 De Summo Pontifice deque Collegio Episcoporum Articolo 2 De Patriarchis et de Archiepiscopis Maioribus (can. 40-42) Nuovo con rispetto al textus emendatus. Articolo 3 De Episcopis singulis Articolo 4 De presbiteris et diaconis Titolo II. De Ecclesiae Muneribus (can. 55-82) Capitolo 1 Munus docendi Capitolo 2 Munus sanctificandi Capitolo 3 Munus regendi: La distinzione delle funzioni legislativa, esecutiva fatta con poca perfezione tecnica.

Norme finali: (can. 83-86). In queste norme si riesce a superare una delle mancanze del textus emendatus: non si faceva distinzione tra la Costituzione materiale della Chiesa e il ruolo di una Legge fondamentale; non portava la gerarchia delle fonti del Diritto. In vece, nelle norme generali si danno non solo il ruolo supremo della LEF dinanzi ogni altra legge o consuetudine, ma pure il mezzo proprio per la sua modificazione (una legge promulgata ad normam iuris.) e lautorit abilitata a farlo: lautorit suprema della Chiesa. Anche se questa scelta sia stata corretta, mancava ancora nel textus postremus una chiara distinzione delle funzioni nel governo della Chiesa Universale (cap. 3 del Tit. II)
Importanti novit: nella prima parte acanto alla presentazione della Chiesa come popolo di Dio si mette la nozione di christifideles e si stabilisce uno statuto giuridico fondamentale coi diritti e doveri primari e fondamentali di tutti i christifideles.

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11. Contenuto delle Normae finales dello schema postremum della LEF
La LEF si applica in tutta la Chiesa e per tutti i fedeli (di tutti i riti). Prevale sopra ogni altra legge, decreto, ecc. Eppure tutte le altre leggi e decreti si interpretano secondo la LEF. Si stabilisce un tribunale supremo per dichiarare nulla una norma contraria alla LEF. Normae Finales: can. 83: Canones huius Legis Ecclesiae Fundamentalis vim legis habent in universa Ecclesia Catholica, pro christifidelibus omnibus. can. 84: 1. Huius Legis Ecclesiae Fundamentalis canones praevalent ceteris quibuslibet legibus ecclesiasticis sicut et quibusvis decretis vel praescriptis, a quacumque edantur auctoritate; omni vi carent, quatenus canonibus huius Legis Fundamentalis sint contrariae, ceterae leges ecclesiasticae, tum universales quae pro Ecclesia cuiusvis Ritus latae sunt, tum particulares, item que decreta vel praecepta quaecumque, firmo praescripto can. 86. 2. Quae praescriptis huius Legis Fundamentalis contrariae sunt consuetudines, sive universales sive particulares reprobantur. 3. Ceterae leges eccles iasticae, a quacumque auctoritate sint latae, et consuetudines probatae, necnon decreta vel praecepta quaecumque, secundum praescripta huius Legis Fundamentalis sunt interpretanda et applicanda. can. 85: 1. Uni Romano Pontifici competit, per se vel per peculiare institutum ab Ipso conditum, nullam declarare aliam legem sicut et quodvis decretum vel praeceptum, quae huius Legis Fundamentalis praescriptis sunt contraria, et quidem sive ad petitionem eorum qui se gravatos existiment sive ex officio. 2. A quovis tribunali, in casibus particularibus ipsi submissis, applicatio denegari potest et debet iis legibus, decretis vel praeceptis quae huius Legis Fundamentalis praescriptis contraria probantur. can. 86: Auctoritas Ecclesiae Suprema, cui quidem uni competit huius Legis canonicae Fundamentalis praescripta abrogare aut iisdem obrogare, non censetur eadem abrogare aut iisdem quaedam obrogare, nisi id expresse et per legem propriam, ad normam iuris promulgatam, manifestet.

12. Canoni preparati per la LEF inseriti nel Codice (indicare loggetto pi del numero)
96: La condizione canonica delle persone fisiche: il battesimo fonte di ingresso nel popolo di Dio. 205-233: I fedeli, obblighi e diritti dei fedeli e dei fedeli laci. 331-341: La Gerarchia: Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi 375: I Vescovi (singoli) 747 La funzione di insegnare nella Chiesa 749: Infallibilit del Sommo Pontefice 750 Lobbligazione di adesione alla fede e i gradi di adesione. 757 Il ministero della parola dei presbiteri 775: Facolt del vescovo di autorizzare un catechismo locale. 835< La funzione di santificare (in generale) 1186: Il culto della B. V. Maria e dei santi

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13. Caratteristiche tecniche essenziali della scienza costituzionale e applicabilit allordinamento canonico
La norma costituzionale per sua definizione riguarda gli elementi primari e fondamentali di un determinato ordinamento giuridico, visto nel suo concreto assetto storico. Questo carattere primario e fondamentale del settore costituzionale richiede non solo la sua prevalenza sugli altri settori giuridici, ma anche la loro congruenza con la norma costituzionale, cosicch qualora accadesse che una norma (di rango inferiore) si trovi in contraddizione con la norma Costituzionale, essa introdurrebbe un disordine inammissibile nellordinamento, e la legge costituzionale deve prevalere su di essa. Da quanto detto ne derivano alcune caratteristiche tecniche della scienza costituzionale: la prima il testo costituzionale deve essere fissato per legge, almeno nelle sue linee principali, in un determinato momento storico. La seconda che sia attribuito a queste leggi valore di legge suprema, e cio superiore alle altre leggi, qualificate come ordinarie (formalizzazione della costituzione). Per questa loro importanza generalmente le leggi costituzionali sono anche marcate da un processo di formazione e di revisione pi solenne. Ancora, ogni norma di diritto positivo deve essere congruente con le norme costituzionali, altrimenti sarebbe impugnabile (principio di congruenza). Infine, neveccario un controllo giudiziario di congruenza affidato a un giudice di ultima istanza(controllo di congruenza cost.). Dati questi caratteri della scienza costituzionale ci si chiede se essa sia applicabile o meno allordinamento canonico. Hervada si preoccupa di distinguere tra i movimnti costituzionalisti del diciannovesimo secolo associati alle tendenze democratiche del tempoe la tecnica costituzionale che non legata a sistemi politici, ma sussiste a difesa della coerenza e della logica interna di un ordinamento. Individuare con chiarezza la formazione, strutturazione e organizzazione primaria e fondamentale del Popolo di Dio giova alla difesa dei diritti dei fedeli e al pi facile raggiungimento dei fini della gerarchia e della Chiesa in generale. Hervada dunque conclude che, sebbene non esista nellordinamento canonico una legge fondamentale della Chiesa, e quindi una costituzione in senso formale, tuttavia la mediante luso della tecnica costituzionale applicata allordinamento esistente si possono individuare dei principi primari e fondamentali della societ ecclesiastica, una costituzione formale i cui principi non possono essere contraddetti da principi secondari e derivati. Due principi: 1. Prevalenza della legge costituzionale sulla legge positiva 2. Congruenza: conforme ai principi costituzionali

14. La definizione di diritto costituzionale canonico e linquadramento epistemologico della disciplina


La scienza del diritto costituzionale la parte della scienza canonica che studia la costituzione della Chiesa, cio la formazione del popolo di Dio, la sua struttura e la sua organizzazione primaria e fondamentale. La scienza del diritto costituzionale della chiesa si muove sul piano del diritto storicamente vigente (qualunque ne sia l`origine, divina o umana) ed il suo metodo scientifico-giuridico, ossia fenomenico o positivo. Studia, quindi, in tutta la sua ampiezza la costituzione del popolo di Dio, e cio sia i principi e le norme divine in quanto diritto positivo, sia i fattori umani che li completano, li determinano e danno loro storicamente la forma secondo cui esistono, sono applicati e sono messi in pratica. La scienza del diritto costituzionale caratterizzata dalle seguenti peculiarit. Essa , in primo luogo, un ramo della scienza canonica; ne presenta dunque le stesse caratteristiche epistemologiche (postivit) e metodologiche (metodo giuridico). La scienza del diritto costituzionale si distingue in secondo luogo dagli altri rami della scienza canonica: a. Per loggetto: il diritto costituzionale ferma la sua attenzione allo studio della costituzione intesa come struttura giuridica fondamentale della societ. b. Per la peculiarit dei principi scientifici e degli strumenti tecnici.

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15. Le fonti del processo costituzionale


a) La volont fondazionale di Cristo. Cristo, nel suo pellegrinaggio terreno, realizzo l opera della redenzione con la sua morte e con la sua resurrezione. Allo stesso tempo fond e gett le basi permanenti ed irreformabile della struttura e dellorganizzazione della Chiesa con la paziente opera di formazione dei suoi discepoli e progressivamente con veri atti costitutivi, la cui conoscenza giunta direttamente a noi attraverso la Sacra Scrittura. I suoi atti, di cui d testimonianza il Nuovo Testamento (ed anche la tradizione), formano un vero e proprio complesso normativo in ci che hanno di contenuto giuridico, e costituiscono il nucleo primario della costituzione del popolo di Dio. Costituendo, infatti, un complesso normativo che , allo stesso tempo, principio e fondamento della struttura costituzionale di origine umana, esso rappresenta loggetto primario e fondamentale su cui deve fermarsi lattenzione del canonista. b) Azione costituzionale del popolo di Dio. Il diritto costituzionale stabilito da Cristo sancisce alcuni principi, che rappresentano una base irreformabile e permanente; ma oltre a questa, si ha anche una vera e propria azione costituzionale del popolo di Dio che concreta e determina gli aspetti del diritto costituzionale divino che lo richiedano e consente di adottare una forma storica concreta per la realizzazione del contenuto sostanziale e permanente del diritto divino. L azione costituzionale del popolo di Dio si sviluppata e si sviluppa mediante: Loperato degli apostoli.- Seguendo le istruzioni del Signore, nelluso dei poteri ricevuti, gli apostoli esercitarono una certa azione costituzionale, stabilendo, introducendo o dando forma storica specifica a determinati profili della disciplina ecclesiastica riguardanti la struttura costituzionale del popolo di Dio, e sia per aspetto che ebbero in seguito ulteriore sviluppo, sia per aspetti del tutto contingenti. Gli eventi storici.- Influiscono fondamentamente nella forma sotica concreta che la Chiesa, o determinate sue istituzioni costituzionali, o lesercizio delle funzioni dei suoi orgnai constituzionali, adotta in un determinto periodo storico. La legislazione e la consuetudine.- Queste fonti possono regolare diversi aspetti dellordine costituzionale e, in tal senso, contribuiscono al processo di sviluppo della costituzione della Chiesa. Gli usi.- Bench non costituiscano vere e proprie norme giuridiche, influiscono, tuttavia, sulla loro adozione, in quanto esigono un adattamento costante dellordine costituzionale della Chiesa. La giurisprudenza.- Quasi non ha avuto occasione di pronunciarsi su aspetti costituzionali. Tuttavia, il romano pontefice ed i concili ecumenici, giudici supremi della Chiesa, hanno risolto controversie dottrinali e pratiche di grande importanza circa il modo di configurare e di interpretare aspetti di rilievo costituzionale. La scienza canonica e quella teologia.- Bench sprovviste di una diretta rilevanza giuridica, esse hanno, tuttavia, un grande influsso sulla formazione dei principi ideologici e dottrinali. Inoltre, a tenore del c. 20, possono essere considerate come fonti di diritto suppletorio.

16. Rilevanza giuridico-costituzionale del magistero ecclesiastico


Il magistero del supremo legislatore fonte dil diritto. Il magistoro ha rilevanza giuridica. Quindi, anche rilevanza giuridica costituzionale. Ad esempio, il discorso del papa ala Rota romana. Il diritto costituzionale contribuisce al perfezionamento tecnico dil diritto canonico.

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17. Fondamento, dimensioni e contenuto giuridico del principio di uguaglianza fondamentale


Secondo il Concilio Vaticano II esiste tra tutti i fedeli una vera uguaglianza quanto alla loro diginit e allazione comune per ledificazione del Corpo di Cristo quanto cio alla condizione fondamentale dei membri del popolo di Dio e allazione, comune a tutti mirante ad estendere il regno di Dio. Il principio di uguaglianza accolto nel can. 208- ha un duplice fondamento: da una parte, la comune dignit e la libert inerente alla condizione del cristiano, figlio di Dio (LG 9); dallaltra, il fatto che ogni fedele, per la sua condizione di cristiano, membro vivo ed attivo della Chiesa, chiamato a adoperarsi per la crescita del popolo di Dio e a collaborare al raggiungimento dei suoi fini (LG 33). Occorre distinguere luguaglianza personale, luguaglianza sociale e luguaglianza giuridica. a) Uguaglianza personale o ontologica significa che la condizione radicale di figlio di Dio uguale in tutti i fedeli, non essendo possibile stabilire diversi gradi di filiazione divina. b) Luguaglianza sociale si riferisce al piano di unit e di uniformit nei vincoli sociali fondamentali: la comunione di fede, i sacramenti e il regime, costituita dal papa e dai vescovi (un solo signore, una sola fede, un solo battesimo: Ef 4,5); questa dottrina cattolica accolta nella LG 14 e nel can. 205. c) Luguaglianza giuridica comprende quattro aspetti: 1) Tutti i fedeli hanno uguale personalit giuridica. 2) Ogni situazione giuridica ha lo stesso rilievo doveroso in tutti i battezzati ed , di conseguenza, ugualmente rispettabile ed esigibile in tutti. 3) Tutti i fedeli hanno senza distinzione gli stessi ed identici diritti fondamentali. 4) Tutti i fedeli devono essere trattati ugualmente, sebbene in senso proporzionale; ad uguale situazione, trattamento uguale; a diversa situazione, trattamento diverso, ma proporzionale.

18. Fondamento, dimensioni e contenuto giuridico del principio di variet


Il principio di variet esprime la pluralit di forme e di modi secondo i quali va perseguito il fine del popolo di Dio e ne sono svolte le attivit (Cfr. LG 32). Restano cos radicalmente e constituzionalmente legittimate la variet di riti, di forme di vita e di apostolato, ed anche la diversit di missioni che ricevono impulso dai carismi. Poich il principio di uguaglianza deriva della filiazione divina, la variet potr riguardare solamente i modi secondo i quali si svolgono la vita e lattivit del fedele e la scelta dei mezzi a ci adeguati. Come il principio di uguaglianza, la variet pu essere distinta in personale, sociale e giuridica. a) La variet nellordine personale si riferisce alla santit e allapostolato. La santit una, per le forme di vita spirituale sono molteplici (LG 32) e molteplici sono le forme di apostolato. Questa diversit deriva dalle grazie e dai carismi concessi dallo Spirito Santo che dirige la Chiesa con mirabile variet. b) La variet nellordine sociale va riguardata con riferimento alla comunione di fede, di sacramenti e di regime, nel senso che, fuori di questa triplice comunione, si d la libert del fedele e, quindi, la variet. c) Nellordine giuridico, il principio di variet suppone: 1) che le varie forme di vita ecclesiale regolati una stesso bene esprimano la stessa dignit e lo stesso valore; abbiamo di conseguenza un uguale rilievo positivo. 2) che i fedeli abbiano uguale diritto alle varie forme di vita ecclesiale da loro praticate. 3) che il principio di variet stia alla base delle libert fondamentali.

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19. I tre aspetti integranti la communio ecclesiastica


La comunione ecclesiastica comprende: a) La Communio fraterna o comunione di tutti i fedeli tra loro. Tutti i fedeli sono uniti tra loro nell`unit sociale del popolo di Dio; e ci suppone, come fondamento della costituzione della Chiesa, l`unione di tutti i fedeli in un unus et unicus populus in un insieme strettamente intrecciato di relazioni giuridiche (e anche di carit e di grazia) tra i fedeli. Le relazione giuridiche tra i fedeli hanno per contenuto: la correzione fraterna, la solidariet nel raggiungimento del fine della chiesa di spettanza dei fedeli e la comunit di fini e di beni. b) La Communio hierarchica. La Chiesa ha, costituzionalmente e per diritto divino, una struttura gerarchica. I fedeli sono uniti alla gerarchia mediante la communio hierarchica, insieme di vincoli concernenti la fede, i sacramenti e il governo della chiesa. Presenta una triplice dimensione (tre tipi di situazione giuridica): a. comunione nella fede (esige adesione al magistero), b. comunione nei sacramenti (rispetto e accettazione della relazione ministro-fede), c. comunione nel governo ecclesiastico (dovere di obbedienza e il riconoscimento degli uffici gerarchici). Vi sono due livelli fondamentali di comunione gerarchica: la comunione con il Papa (capo visibile della chiesa) e la comunione dei fedeli con il vescovo diocesano (capo della chiesa particolare). Un solo ed unico popolo governato da un unico ed indiviso episcopato il collegio episcopale, il cui centro di comunione il papa. Il vinculo di comunione gerarchica proprio anche dei presbiteri, che sono cooperatori dellordine episcopale, e dei diaconi. c) La Communio ecclesiarum. La Chiesa universale composta di parti o porzioni del popolo di Dio che formano le chiese particolari nelle quali e dalle qualli costituita la sola e unica Chiesa universale. Le chiese particolare si uniscono tra di loro e con il papa mediante i vincoli di comunione la communio ecclesiarum- formando ununica chiesa: la Ecclesia universalis. La dimensione giuridica della communio ecclesiarum formata dalla relazione giuridica di unit e di subordinazione della chiesa paritcolare nei confronti della Sede Apostolica e dalla relazione giuridica di unit e di corresponsabilit di tutte le chiese particolari tra loro, che talora presenta cartteri peculiari.

20. I due piani o livelli costituzionali teorizzati da Hervada


Il primo livello costituzionale si conforma parallelamente alla dimensione interna. Alla riunione dei fedeli uniti nella grazia con Cristo come capo invisibile, corrisponde, nella dimensione esterna, la riunione di uomini uniti tra loro come discepoli di Cristo e in Lui fratelli (communio fidelium) e uniti al collegio episcopale ed al papa, capo visibile (communio hierarchica). Poich la Chiesa interna e la Chiesa esterna sono una sola e identica realt, alluniversale unit della dimensione interna corrisponde la universale unti della dimensione esterna, che pertanto risulta indivisibile e indivisa. Gli elementi del primo livello costituzionale sono, per tanto, i fedeli uniti tra loro, un capo visibile e un unico ed indiviso ordine dei vescobi (collegium o ordo episcoporum). I momenti di questo primo livello sono i sacramenti e la parola. Il secondo livello costituzionale. L`attivit della chiesa, una e universale, necessita di centri di aggregazione dei fedeli e di ubicazione dei mezzi fondamentali di salvezza (principalmente la parola e i Sacramenti). Questa necessit obbedisce alla natura stessa della comunicazione della parola di Dio e all`indole dei sacramenti; cio, obbedisce alla natura dell`uomo e della dimensione esterna della chiesa. Essa fa parte, per tanto, del piano costituzionale del popolo di Dio. La chiesa si organizza, in ordine alla sua operativit salvifica, in coetus o portiones che hanno la stessa fondamentale operativit salvifica della chiesa intera. Avendo rilevanza constituzionale ed essendo dotat di una certa totalit, o compiutezza, la chiesa particolare si manifesta nel secondo livello costituzionale: quello della operativit. La chiesa particolare una struttura necessaria e quasi totalizzante della dimensione esterna della Chiesa universale..

21. Il concetto di fedele cristiano


Per fedele cristiano, o semplicemente fedele, intendiamo ogni membro del popolo di Dio, qualunque funzione esso ivi svolga (can.2041). Tale concetto rappresenta luomo battezzato appartenente al popolo di Dio secondo la condizione coune a tutto il popolo di Dio.

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22. I diritti fondamentali del fedele


I diritti del fedele che derivano immediatamente e direttamente dalla Costituzione della Chiesa, in quanto diritto positivo. Sono diritti fondamentali, per tanto, le posizioni sociali e giuridiche effettive di libert derivanti dalla struttura costituzione, ossia gli ambiti di autonomia riconosciuti dal dirtto costituzionale ai fedeli, alla cui libera responsabilit se ne affida lesercizio e la difesa. Bisogna distinguere tre profili: i diritti propriamente detti (sono costituiti dai beni dovuti secondo giustizia), i principi informatori e gli interessi giuridicamente proteggibili e protetti (quando non essendovi un diritto in senso proprio, v un interesse legittimo riguardo ai beni costitutenti i diritti fondamentali, per cui il fedele deve essere considerato capace di intervenire legittimamente nei procedimenti che lo concernono).

23. Limiti e caratteri dei diritti fondamentali


Il fondamento e il senso (Cost. della Chiesa) dei diritti fondamentali ne demarcano lintrinseca estensione e ne delimitano lesercizio. Questi diritti esistono, e possono essere esercitati ove siano rispondenti al loro fondamento ed al oro significato: in quanto sono manifestazioni, volute dallo stesso Crsito, della libert cristiana, della posizione del fedele nella Chiesa, della sua responsabilit, della sua partecipazione attiva ai fini della Chiesa e del senso comunitario e solidario del popolo di Dio. Oltre ad una delimitazione intrinseca, i diritti fondamentali presentano anche limiti estrinseci: I diritti degli altri fedeli La funzione della gerarchia Il bene comune della chiesa I diritti fondamentali presentano i seguenti caratteri: Universali (proprio di tutti i fedeli, perch il loro fondamento risiede nella condizione ontologicosacramentale del cristiano), Perpetui (si hanno fino a che dura la condizione di battezzato che perpetua) Irrinunciabili (essendo richiesti dalla condizione ontologico sacramentale ed espressi dalla volont fondazionale di Cristo, non pu il fedele rinunciarvi).

24. Nascita, estinzione e sospensione dei doveri fondamentali


I doveri fondamentali hanno origine con il battesimo (can. 96), derivando dalla condizione ontologicosacramentale del fedele. Essi vengono meno totalmente (estinzione) soltanto con la morte. I doveri fondamentali dei fedeli, cos come i diritti, possono essere sospesi unicamente quando il fedele si trovi in una situazione di anormalit costituzionale, situazione di rottura o di indebolimento dei vincoli di comunione ecclesiastica (cann.11 e 96).

25. La condicio communionis del fedele


Nella condicio communionis le situazioni giuridiche derivano dalla comunione nella fede e nei sacramenti, si riferiscono soprattutto ai sacramenti e alla parola di Dio. Secondo il can. 213 i fedeli hanno diritto di ricevere dai sacri pastori laiuto dei beni spirituali, specialmente la parola di Dio e i sacramenti. Questa prescrizione deve essere interpretata alla luce della Cost. Lumen Gentium, 37, che insegna che i fedeli hanno il diritto di ricevere abbondantemente gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti. Il fedele ha un diritto in senso stretto soltanto nei confronti delle persone, delle istituzioni o degli uffci con i quali unito da un vincolo giuridico avente per contenuto tale diritto e il correlativo obbligo di giusitizia. Il can. 213 contiene inoltre un pricipio informatore dellorganizzazione ecclesiastica: questa deve essere strutturata ed attuata in modo da soddisfare, nel massimo grado possibile, linteresse del fedele alla parola e ai sacramentei. Tale ineresse giuridicamente protetto.

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26. Il contenuto del diritto al proprio rito


Secondo il can. 214, i fedeli hanno dirtto di dare a Dio il culto dovuto secondo le norme del proprio rito approvato dalla Chiesa. Il diritto si fonda sul principio di variet, ma anche su di un dato storico di rilievo costituzionale: la diversit di riti. Questa ha carattere istituzionale e si riferisce allorganizzazione pubblica della Chiesa, che di per s non costituisce materia di diritti fondamentali. Ma se sammete la diversit di riti come scelta costituzionale, non vi dubbio che nel fedele sorga il diritto fondamentale al proprio rito (che rappresenta una peculiare manifestazione della prevalenza del diritto costituzionale). La libert opera nei limiti stabiliti dal CIC per lappartenenza ad un rito (cfr. can. 111 e 112) Il diritto al proprio rito non si configura solo come immunit da coercizione, ma obbliga, in quanto principio direttivo, a costituire le struttre dei diversi riti, l dove ci sia un suficiente numero di persone appartenenti ad uno stesso rito e lo richieda il bene dei fedeli.

27. La condicio libertatis del fedele


La condicio libertatis rappresenta attivit del cui sviluppo sono responsabili personalmente i fedeli, senza alcun intervento, se non marginale, della gerarchia. Per tanto, le situazione giuridiche derivanti dalla condicio libertatis sono quelle che rappresentano sfere di attivit libera del fedele, vale a dire sfere di attivit volte a fini e compiti cristiani rientranti nella piena responsabilit del fedele. Quando parliamo di sfere di libert adoperiamo tale espresione come sinonimo di sfere di immunit; le quali appunto indicano in una prospettiva basilare e fondamenalte i compiti o le attivit la cui responsabilit stata affidata ai fedeli, che dallordinamento giuridico positivo devono essere configurati come sfere di libert. Tali sfere di libert si caratterizzano costituzionalmente come libert fondamentali o costituzionali, che si traducono, come lgico, in diritti; esse per si distinguono, nella loro configurazione di base, dagli altri diritti fondamentali. E, sopratutto, si distinguono dalle libert concesse dalle leggi oridnarie, che possono essere derogate o modificate. Le libert costituzionli non sono concessioni della gerarchia, n sono derogabili, perch derivano dalla stessa volont fondazionale di Cristo e si caratterizzano per il fatto di essere sfere sotratte al potere. Una conseguenza della configurazione della condicio libertatis come sfera di libert costituzionale linesistenza del correlativo dovere dei fedeli di compiere le attivit ad essa corrispondenti.

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28. La portata costituzionale del diritto di associazione


Il diritto di associazione (can. 215), da secoli riconosciuto dai canonisti, fu qualificato come diritto naturale del fedele da diversi autori del XIX secolo e dalla Congregazione del Concilio. Sopratutto dopo il codice del 1917 fu trascurato da ampi settori dottrinali; dal Concilio Vaticano II stato qualificato come fondamentale. Secondo il Concilio il diritto di associazione comprende il diritto di fondare associazioni, la loro autonoma interna, e il diritto dei fedeli di iscriversi alle associazioni gi fondate. Secondo il n. 18 di Apostolicam actuositatem questo diritto si fonda sulla natura sociale delluomo e sul carattere, anchesso sociale, del popolo di Dio, e come tale corresponde alle esigenze umane e cristiane dei fedeli. Si tratta, perci, di un diritto fondamentale. Nate in seno alla communio fidelium, le associazioni sono unioni di fedeli miranti al conseguimento di finalit proprie della condizione di fedele e della sua indole sociale, quali sono quelle di carit, di piet e di apostolato. Come il diritto di associazione si caratterizza per essere proprio della communio fidelium la sua caratteristica consiste nel fatto di essere frutto delliniziativa dei fedeli, i quali hanno, per quanto loro compete, potere cosituente. Le associazioni sono costituite e create dagli stessi fedeli in virt del loro diritto fondamentale. Perci i vincoli associativi nascono e ricevono la loro forza dalla volont di consociati. La gerarchia pu compiere una serie di atti riguardanti le associazioni (lodarle, approvarle<) ma questi atti non costituiscono n creano le associazioni. Parimenti il potere di governare le associazioni deriva dagli stessi fedeli, dai quali gli organi di governo ricevono la loro potest (potestas dominativa). Quando si parla dei fenomeni misti in questa materia si face in virt del fatto che nella Chiesa esistono fenomeni essenzialmente associativi che svolgono talune funzione proprie della condizione clericale (i monaci) e che anche esistono ordini religiose, congregazione religiose, societ di vita apostolica... quindi, fenomeni associativi che presentano una lnea di giurisdizione. Tuttavia, non si deve dimenticare, che il tema delle associazioni non rientra nel diritto costituzionale: ci che ha rilievo constituzionale infatti il diritto di associazione e non le associazione concrete n il loro regime.

29. La libert del fedele nelle materie temporali


Il diritto di libert nelle materie temporali (can. 227) consiste in unimmunit da coercizione e in una sfera di autonomia; in virt di esso il fedele cristiano non pu essere oggetto di misure coercitive o di discriminazione da parte della gerarchia ecclesiatica a causa delle sue scelte temporali; allo stesso tempo, le scelte temporali spettano alla responsabilit e allautonomia persoanli del cristiano e rispetto ad esse la gerarchia ecclesiastica non ha competenza.Il fondamento di questo diritto risiede nellautonomia delle realt temporali, vale a dire nel dualismo di oridini giuridici: eclesistico e secolare.Vi tuttavia un punto di confluenza perch le materie temporali hanno una dimensione morale sulla quale incide la legge di Dio. Per tanto, nelle realt temporali la struttura gerarchica della Chiesa interviene con il magistero sulla fede e sulle regole morali che guidano la condotta umana, e fornendo al fedele i mezzi necessari per la sua santificazione. Quanto allorganizzazione, allo sviluppo ed alla crescita della vita temporale, vige il principio dell incompetenza della Chiesa e della libert dei laici. Il diritto di libert nelle materie temporali comprende i seguenti aspetti: I. II. Lautonomia del mondo secolare, nel suo evolversi, rispetto alla autorit ecclesiastica; Il dirito del fedele, verso gli altri fedeli, di seguiere la propria opinione crisitana in questioni temporali.

Accanto a tali diritti si danno i seguenti doveri: a. Il dovere di non legare il messaggio evangelico alla propria opinione come se questa ne fosse lunica, autentica o necessaria interpretazione; b. Il dovere di non rivendicare in esclusiva a favore della propria opinione il magistero della Chiesa; c. Il dovere di rispettare le opinioni degli altri fedeli I limiti della libert nelle materia temporali snon gli stessi che si danno tra lordine secolare e lecclesiale.

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30. La condicio activa del fedele


Le situazioni giuridiche incluse nella condizione attiva sono sfere personali del fedele che, oltre ad essere ambiti del suo sviluppo personale (vita personale), presentano un notevole rilievo sociale non solo per gli efftti riflessi loro propri, ma anche perch possono essere manifestazioni della funzione sociale del fedele stesso. Questa funzione consiste nelle attivit spettanti, nel popolo di Dio, alla resposabilit del fedele, distinte dalla funzione gerarchica. Tale funzione personale ha rilevanza sociale perch mira ad un miglior raggiugimento dei fini comunitari e sociali della Chiesa. Questi due aspetti, vita personale e funzione sociale, giustificano la confirugrazione della condicio activa, le cui coordinate sono date dallinteresse personale e dallinteresse sociale. Quando le anzidette situazioni giuridiche sono configurate come diritti, il loro esercizio pu essere suboridinato a numerosi requisiti. Tuttavia si deve ricordare che i diritti riguardanti queste attivit sono diritti fondamentali, sono ambiti di responsabilit lasciati al fedele. Di conseguenza, bench essi consentano molti condizionamenti, non giusto sostituire la responsabilit del fedele n sopprimere la sua libert.

31. Il diritto dopinione in Ecclesia


Il diritto alla propria opinione concernente alle materie proprie della Chiesa (can. 212 3) stato riconosciuto a tutti i fedeli dal Concilio Vaticano II (L.G. 37) e, con speciale riferimento a coloro che si dedicano alle scienze sacre (G.S. 62). Allude a due situazione giuridiche connesse: I. La libert di formarsi una propria opinione in tutte le materie che non siano state autenticamente definite dal magistero ecclesiastico (G.S. 62). Questa libert richiede come presupposto la dovuta informazione (scientia, competentia). Il diritto di manifestare liberamente tale opinione attraverso la libert di parola e di utilizzazione dei diversi mezzi di comunicazione sociale (G.S. 62). Talora pu esistere il dovere morale, che forse pu essere considerato come un dovere fondamentale genrico, di manifestare tale opinione (L.G. 37 e can 212). i. Lesercizio di questo diritto condizionato da tre requisiti: 1. La verit (salvaguardare lintegrit della fede) 2. La prudenza (non ledere lintegrit dei costumi, tenuto conto dellutilit comune e del rispetto della dignit delle persone) 3. Il rispetto alla gerarchia (L.G. 37 e can 212) ii. Un limite di questo diritto dato dallo scandalo che la manifestazione delle opinioni pu eventualmente causare agli altri fedeli. Tale limitazione riguarda la manifestazione stessa dellopinione, il modo di manifestarla o lo strumento utilizzato.

II.

32. La condicio subiectionis del fedele


La Condicio subiectionis include quelle situazioni giuridiche nelle quali il fedele si trova in virt della dimensione istituzionale del popolo di Dio, e che sono regolate dal principio di subordinazione. Da esse deriva il dovere, che anche un diritto, di ordinare e di configurare la Chiesa secondo la volont fondazionale di Cristo. Trattasi di un diritto e dovere propri di tutti i fedeli, ed anche di un dovere primario della gerarchia. La Chiesa listitituzione che subentra a Cristo nella sua missione personale e la conituna. Pertanto, loggettiva fedelt alla volont di Cristo contribuisce a coservare la Chiesa come listituzione che succede a Cristo. Hervada vi fa rientrare: il vincolo dei fedeli con la gerarchia (dovere comunione communio hierarchica di obbedienza e limiti del medesimo); il diritto di petizione (e il corrispondente obbligo della gerarchia di riceverle e studiarle); il diritto al retto e adeguato esercizio della funzione gerarchica; la facolt di intervento nella sfera pubblica della Chiesa (come consiglieri, periti, come elettori di uffici ecclesiastici, come membri di organi con potere deliberativo formati dal clero,...).

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33. Il diritto di petizione


Il diritto di petizioneuna delle situazioni giuridiche incluse nella Condicio subiectionis da Hervada riconosciuto dal can. 212 2, dove si afferma che i fedeli hanno la facolt di manifestare ai pastori della Chiesa le loro necessit, soprattutto spirituali, ed i loro desideri. Il testo latino (integrum est) che deriva dal n. 37 della Costituzione Lumen Gentium, non lascia ombra di dubbi che si tratti di un vero diritto e non solo di una facolt lasciata alla mercede dellautorit. Il fedele ha diritto a che la sua petizione venga ricevuta e studiata; di contro, non ha diritto che questultima riceva una risposta positiva da parte dellautorit (ecco il perch della condicio subiectionis). Il contenuto della petizione deve far riferimento alla vita della Chiesa.

34. La vigenza dei diritti umani nellordinamento canonico


Ogni essere umano ha, in virt della sua stessa natura, diritti fondamentali naturali che chiamiamo diritti umani. Questi vanno distinti dai diritti fondamentali del fedele che derivano dalla conformazione del fedele con Cristo in forza del Battesimo ricevuto. Certamente, alcuni diritti umani hanno anche rilevanza nella Chiesa. Nella dichiariazione dei diritti fondamentali del fedele contenuta nel Codice di Diritto Canonico sono esplicitamente menzionati tre diritti umani: 1) il diritto alla buona fama: a nessuno licito ledere illegitimamente la buona fama altrui. In morale e in diritto possono esserci circostanze nelle quali legittimo (e alle volte necessario) ledere la fama quando sia in gioco un bene superiore delle persone, della societ civile e della Chiesa. can. 220; 2) il diritto allintimit: questo diritto protegge quanto si riferisce al foro interno ed anche la riservatezza in ci che non pubblico e notorio. Il diritto allintimit protegge il foro interno ed anche la riservatezza. can. 220; 3) il diritto alla protezione giudiziale: diritto di difendere per via giudiziale, con un processo che presenti, sintende, le sufficienti garanzie, i diritti posseduti nellordinamento ecclesiale., can 221.

35. I diritti costituzionali dei non battezzati


Alluomo non battezzato, in virt della sua ordinazione al popolo di Dio, sono riconosciute dal diritto costituzionale della Chiesa, con la libert o immunit giuridca (immunit da coercizione), le seguenti situazioni giurdiche: il diritto ad essere istruito nelle verit della fede, il diritto ad essere battezzato e la capacit subordinata alla possibile ed effettiva partecipazione alla comunione ecclesiastica di partecipare alla vita della Chiesa (compiere determinati atti liturgici; collaborare in apostolati, diritto di associzaione, ecc.).

36. Lo statuto fondamentale del catecumeno


I catecumeni sono persone non ancora battezzate che avendo ricevuto almeno un principio de fede cristiana, desiderano unirsi alla Chiesa per mezzo del battesimo e sono pertanto in un tempo di iniziazione cristiana durante il quale sono gradualmente introdotti a far parte del popolo di Dio (A.G., n.14) A norma del can. 206 1 la condizione di catecumeno richiede: 1) la manifestazione esplicita della volont di incorporarsi alla Chiesa; 2) un comportamento conforme allo spirito cristiano, specialmente per il modo di vivere le virt della fede, speranza e carit. Il Codice prevede inoltre (can. 788 1) che si possano stablire riti liturgici di ammissione al catecumenato e liscrizione dei candidati in un registro senza che questi siano requisiti necessari per la qualifica di catecumeno. Infine, i catecumeni sono riuniti alla societ ecclesiastica e godono di una serie di diritti e id doveri simili a quelli dei fedeli (can. 206 2 e can 788 2).

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37. La rilevanza giuridica della solidariet cristiana


La solidariet cristiana viene in considerazione come una delle finalit proprie del popolo di Dio e, quindi, la sua indole salvifica e le manifestazioni della carit di Cristo. Possono sinteticamente essere segnalate le seguenti forme di azione cristiana solidaria: 1) laiuto nella santificazione personale *nella quale comprendiamo anche la correzione fraterna+; 2) laiuto reciproco e la collaborazione nellazione apostolica; 3) le diverse forme di solidariet cristiana in al dolore, alla povert, alle discordie, ecc., e cio le cosiddette opere di carit e le opere di pace (manifestazioni che si svolgono in seno alla comunit cristiana, non alla dimensione cristiana di solidariet umana)). Queste situazione di per s non generano relazione giuridiche. In determinati casi, per, possono essere ordinati in vincoli e relazioni giuridiche: Con la creazione di associazioni o comunit aventi lo scopo di compiere tali opere verso terzi o verso gli stessi associati. Mediante lutilizzazione di determinati istituti giuridici per dare maggior forza o stabilit allazione solidaria.

38. I diritti fondamentali delle comunit minori


La Chiesa per volont fondazionale di Cristo si struttura in comunit non solo nella sua dimensione universale, ma anche al suo interno. Questo dinamismo comunitario costituzionalmente protetto dai diritti fondamentali di dette comunit minori e questi diritti non sono altro che un riflesso dei diritti dei fedeli che li costituiscono, senza confondersi con essi; loro soggetto sono le comunit minori intese come fenomeno sociale oggettivo, prodotto di una dimensione costituzionale del popolo di Dio. Questi diritti fondamentali delle comunit hanno entit giuridica simile a quela dei corrispettivi diritti del fedele. I principali sono: 1) Il diritto a sviluppare le proprie finalit e le proprie attivit specifiche; 2) Il diritto alla propria spiritualit, qualora la comunit ne abbia una; 3) Il diritto di autonomia interna [di governo e di organizzazione]; 4) il diritto di esprimere opinioni sul piano pubblico con giudizi corporativi; 5) il diritto di petizione; il diritto alladeguata cura pastorale.

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39. La struttura costituzionale della societ ecclesiastica


La Chiesa si constituisce come societ per l'esistenza di vincoli instituzionalizzati che uniscono tra loro i fedeli con i fini ed i beni comuni. Questi vincoli che unificano la societ ecclesiastica ed uniscono in essa i fedeli sono dimensioni specifiche del complesso vincolo che constituisce i Cristiani nell'unit sociale del popolo di Dio: La comunione ecclesiastica ( una realt che comprende vari fattori di unit: carit fraterna, unione con i pastori, l'insieme dei fattori con i quali si uniscono i fedeli e manifestano solidali e partecipi degli stessi beni e di stessa misione). La comunione ecclesiastica pertanto carit e comunione di fede ma anche relazione giuridica. la comune unione dalle relzionei di fraternit tra i fedeli, al loro inserimento nellunit istituzionale della societ ecclesiastica. In particolare La Chiesa constituita in societ in virt dei vincoli di comunione che dispongono i fedeli in una unit instituzionale di vita sociale organicamente strutturata. Ci presuppone: 1 L'esistenza di relazioni di solidariet e di partecipazione ai beni comuni a tutto il popolo di Dio unitariamente considerato: La fede, la parola do Dio, i sacramenti... Comunione di fede e di sacramenti. 2 l'esistenza di relazioni di solidariet e di partecipazione ai fini comuni della Chiesa. 3 un'unit di vita sociale sotto il governo dei legittimi pastori (comunione gerarchica) In effeti la societ retta dal principio di distinzione delle funzioni. Questo indica l'esistenza di un'organizzazione pubblica cio una strutura organizzata che per volont assume la direzione, il controllo e la gestione dei fini pubblici della Chiesa considerata nel duplice aspetto: di institutun salutis e di fructum salutis. In questa visione i pastori sono organi di presidenza e di governo (representando Cristo sono centri di aggregazione dei fedeli attorno alla fede, ai mezzi di santificazione e ai fini comuni. I pastori sono uniti fra loro mediante vincolo di comunione gerarchica, e formano considerati unitariamente, gli elementi primari dellorganizzazione della Chiesa. Tre elementi essenziali della Struttura giuridica della societ ecclesiastica: 1 la relazione giuridica fondamentale che unisce tutti fedeli in un corpo sociale. 2 la relazione giuridica dei fedeli con i centri di comunione ecclesiastica (organi vicarii di governo e presidenza) 3 L'organizzazione ecclesiastica.

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40. Il contenuto del principio gerarchico


Principio gerarchico contiene una duplice principio di diritto divino: 1) Le funzioni pubbliche non sono state attribiute a tutto popolo di Dio, ma soltanto ad un ordo o status, ad un insieme di persone cui sono state specificamente conferite; 2) Soltanto coloro che hanno ricevuto determinatni gradi del sacramento dell'ordine possono esercitare il ministero corrispondente a tali gradi (distinzione di funzioni nell'ordo o status). Da questo principio deriva la configurazione della Chiesa chiamata constituzione gerarchica della Chiesa. Ambedue sono l'origine e la base fondamentale del diritto costituzionale della Chiesa. Hervada completa lattuale impostazione teologica del principio gerarchico per fare una costruzione giuridica pi soddisfacente rispetto alla concezione personalista tenendo presente i seguenti punti: 1) Lidea fondazionale della Chiesa prevede lesistenza in essa di unorganizzazione ufficiale e pubblica quale centro di attribuzione dei fini pubblici; unorganizzazione istituzionalizzata che assume la titolarit di tali fini. 2) Al principio generale se non si fa parte dellorganizzazione non si partecipa neppure ai fini e alle funzioni sue proprie, rinvenibile in qualunque organizzazione, nel caso della Chiesa si unisce il principio istituzionale: i. Lorganizzazione ecclesiastica deve la sua esistenza alla volont fondazionale di Cristo; ii. La funzione pastorale, che costituisce il nerbo e lintelaiatura dellorganizzazione ecclesiastica, conferita direttamente da Cristo ed esercitata in nome suo e con il suo potere. 3) Lordo o status clericorum non va inteso giuridicamente come una semplice series personarum o stato giuridico sociale, ma come una linea di organizzazione di ministeri e, pertanto, come ununit organicamente strutturata. 4) Lordo o clericorum una linea dellorganizzazione, quella centrale, ma non lunica.

41. I limiti della concezione per stati nella Chiesa


Secondo questa concezione lo status che assume le funzioni pubbliche della Chiesa lordo clericorum, inteso come una series personarum, come un insieme di persone aventi posizione di preminenza nella Chiesa in quanto titolari della potest di ordine e titolari o capaci della postes di giurisdizione. Da qui la concezione della Chiesa come societ ineguale, composta cio da due categorie di membri, i chierici e i laici, con posizioni personali differenti rispetto alla misione della Chiesa. La posizione nella Chiesa del chierico, in quanto chierico, non era intesa giuridicamente soltanto con riferimento al ministero, ma anche con riferimento allo statuto personale. Queste idee indussero a far rientrare la potest di ordine e, eventualmente, la capacit per la potest di giurisdizione nellambito della condizione personale, cio nello statuto personale del chierico. Il chierico era concepito non solo come un ministro sacro, ma anche come un tipo pi perfetto di cristiano. (Fomosa frase nel Decreto di Graziano: duo sunt genera christianorum, laici e chierici). In questo senso si dir che il chierico superiore al laico; che nella Chiesa i chierici comandano e i laici obbediscono.

42. Lordo o status clericorum come linea di organizzazione


L'ordo clericorum non va inteso giuridicamente come una semplice series personarum o stato giuridico sociale, ma come una linea di organizzazione di ministeri e, per tanto, come ununit organicamente strutturata. L'organizzazione ecclesiastica non va tuttavia confusa con l'ordo clericorum perch vi sono aspetti dell'organizzazione ecclesiastica che non stanno in diretta relazione con il sacramento dell'ordine; non sono cio costituzionalmente uniti con la ricezione di tale sacramento. Lordo clericorum una linea dellorganizzazione, quella centrale, ma non lunica. Da questo deriva che non tutte le funzioni dell'organizzazione sono constituzialmente clericali, cio proprii dei chierici. Non corretto confondere le funzioni clericali con le funzioni dell'oraganizzazione ecclesiastica.

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43. Significato della struttura ordo-plebs


Cristo ha conferito a dodici apostoli il sacerdozio ministeriale e la funzione di pascere il Popolo di Dio. Quindi oltre ai fattori che conferiscono struttura e forma al populus christianus o insieme dei fedeli, la Chiesa, con la creazione del collegio apostolico, ha ricevuto l'ordo, che altro fattore della stessa natura. L'ordo comporta una relazione con i fedeli (il popolo o plebs christiana) in duplice modo: 1. In quanto esso sviluppa funzioni specifiche servizio pastorale nei confronti della plebs. 2. In quanto essendo tutti i fedeli membri attivi della Chiesa, v una sfera di attivit ecclesiale in cui il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune sono entrambi richiesti e sono complementari: questo lambito della cooperatio organica Si avr una struttura l'ordo-plebs se si d una formazione organica dell'ordo e della plebs secondo respetive funzioni e posizioni costituzionali. Un esempio della strutura l'ordo-plebs si trova nella parrocchia dove la relazione fra clero parrocchiale e fedeli presenta le forme proprie di tale struttura. La struttura l'ordo-plebs in definitiva constituita dall'insieme dei vincoli della communio hierarchica, la quale comprende: 1 la relazione pastore-fedeli (il vincolo scaturiente dalla funzione, propria dei pastori, di guidare popolo cristiano mediante il magistero e la giurisdizione; 2 la relazione clero (meglio parlare di ministro visto in classe)-fedele nascente dalla predicazione della parola e dall'amministrazione dei sacramenti (la relazione di servizio dell'ordo nei confronti della plebs, con i diritti ed i doveri ad essa inerenti) 3 il vincolo dei cooperazione organica tra l'ordo e i fedeli

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44. La relazione della missio canonica con il sacramento dellordine


Le funzioni dell'organizzazione ecclesiastica sono attribuite mediante un atto di volont di Cristo e della Chiesa (C. 840) opurre soltanto della chiesa, denominato missione o missione canonica. La missione puo essere un atto sacramentale-sacramento dell'ordine-o non sacramentale, in entrambi i casi per un atto giuridico, cio, un atto di volont con efficacia giuridica, mediante il quale sono attribuite le funzioni dell'organizzazione ecclesiastica ai loro titolari, che in virt d'esso sono constituiti tali. Consideriamo il sacramento dell'ordine in quanto atto di attribuzione di funzioni. Ma non si pu dimenticare che questo sacramento ha effetti ontologici ma anche efficacia giuridica: attribuisce le funzioni che saranno esercitate dall'ordinato, conferisce, cio, una missione. Il sacramento dell'ordine l'atto sacramentale di imposizioni delle mani (segno di conferimento di una missione) in virt del quale, per volont di Cristo e della Chiesa, all'ordinato e attribuita una missione nella Chiesa (episcopale, presbiterale, diaconale), in funzione delle quali egli riceve la consacrazione e la grazia. Questa missione che comprende una serie di faccolt e di poteri esige una conformazione a Cristo. L'atto di missione conferisce allo stesso tempo ex opere operato, mediante il carattere sacramentale, tale conformazione a Cristo e con essa le faccolt e i poteri menzionati. L'atto sacramentale di attribuzione della missione produce due effetti ontologici: la conformazione a Cristo, propria del sacerdozio ministeriale e la potest di ordine con i poteri propri del sacerdozio ministeriale. Esiste un'altra forma di missione canonica che non sacramentale, ma semplicemente giuridica, e che si configura come un atto giuridico di volont della potest competente mediante il quale sono conferite funzioni nell'ambito dell'organizzazione ecclesiastica. Questa missione solamente giuridica propria delle funzioni complementari dell'ordo (lo staff) e delle funzioni vicarie che non richiedono il sacramento dell'ordine. Esiste quindi duplice via per attribuire la missio canonica: il sacramento dell'ordine e la missione canonica solamente giuridica. Ma si deve ricordare che il sacramento dell'ordine una forma privilegiata di misione canonica. Vari uffici propri dell'ordo sono conferiti in due fasi:la fase di imposozioni delle mani e missio canonica (provista dell'ufficio). Non sempre era cosi: i primi tempi il chierico era ordinato per un determinato ufficio o ministero concreto, che gli conferiva mediante l'imposizione delle mani.L'imposizione delle mani aveva in ciascun caso e continua ad avere gli stessi effeti ontologici ma non gli stessi effetti giuridici perch l'imposizione delle mani episcopale conferiva il ministero al corepiscopo, ad un patriarca o a un vescovo residenziale, la cui funzione erano differenti. La succesiva separazione fra due momenti non ha rotto questa unit, perch sacramento e provista canonica concorrono la conferimento delle funzioni che configurano i vari ministeri in cui l'ordo organizzato. Secondo le fasi di tale organizzazione, l'imposizione delle mani puo avere effetti giuridci variabili. corretto pertanto parlare di due vie (sacramento e missione canonica) per l'attribuzione dei ministeri e degli uffici dellorganizzazione ecclesiastica ma si deve precisare: 1. il sacrameento dell'ordine e anche un atto di missione, contiene una missio canonica 2. esiste una missione che si separata dalla primitiva imposizione delle mani e che completa e determina la missione ricevuta mediante il sacramento 3. esiste un terzo tipo di missione , solamente giuridica, che conferisce i funzioni ex novo. La separazione della primitiva imposizione delle mani nelle due fasi (sacramento e provvista) potuta avvenire in virt della potest della Chiesa di regolare i sacramenti salva illus substantia. Le funzioni che il sacramento dell'ordine transmette in modo attuale sono di sue tipi: 1. funzioni liturgiche o potest di ordine 2. quelle corrispondenti al carattere apostolico (missione del apostolato) proprie ed inerenti a ciascun grado del sacramento: predicazione del Vangelo, sollecitudine per tutta la Chiesa, impulso della vita cristiana tra i fedeli

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45. I tre tipi di funzioni riservate allordo


1) le funzioni necessariamente riservate: sono quelle che per la stessa constituzione divina della Chiesa, sono state attribuite all'ordo e soltanto ai membri dell'ordo: a) per natura sacramentale: per amministrazione dei sacramenti neccesario il carattere sacerdotale del ministro (per la validit); b) per natura non sacramentale: le funzioni sono atribuite all ordo, cio possono essere validamente esercitate soltanto dai souoi membri; il che per non rappresenta un ostacolo a che siano esercitate anche prima che il titolare abbia ricevuto il correlativo sacramento. Per esempio soltanto un vescovo puo essere papa, ma nulla impedisce che eletto papa acceda all'ufficio e abbia i pieni poteri di governo prima di ricevere l'ordinazione sacra (avendo l'intenzione di ricevere l'ordinazione episcopale). La necessaria attribuzione implica che non si puo essere titolari senza esserlo di un ufficio che per constituzione divina, appartiene all'ordo. 2) le fuznzioni normalmente riservate: sono queste attribuite all'ordo come loro leggittimo titolare; tale attribuzione non sempre comcerner la validit degli atti realizzati dal non legittimo titolare, ma rappresenta un fatto di legittimit costituzionale, essendo stata stabilita dalla stessa constituzione divina della Chiesa. Dobbiamo distinguere due differenti ipostesi: a) Talune funzioni sono attribuite all'ordo in ragione di un ministero e cio per la missione ricevuta e non richiedono la potest di ordine; per sono state configurate come funzioni dell'ordo per il loro carattere sacramentale in vit del quale il loro normale esercizio richiede ce il ministro rappresenti Cristo. Questo il caso del Battesimo e della distribuzione della comunione. b) Altre funzioni sono normalmente riservate all'ordo per il ministero pubblico e ufficiale, in base al quale sono esercitate. Questo il caso della proclamazione ufficiale e pubblica della parola di Dio; soltanto l'ordo ha ricevuto questo ministero, soltanto ad esso stato specificamente conferito tale compito. Del ministero della parola partecipano in diverso modo i vescovi, i presbiteri e i diaconi. 3) Le funzioni storicamente riservate all'ordo. Distinguiamo due gruppi di funzioni: a) Primo gruppo sono le fuznioni della legislazione canonica riservate allordo per varie circostanze soriche; una riserva consigliata da ragioni di prudenza organizzatoria, dalla situazione della comunit cristiana... Rientrano in questo gruppo le funzioni attribuite agli antichi ordini minori- gruppi di persone deputate e consacrate per determinate funzioni, principalmente sono le funzioni liturgiche b) Secondo gruppo sono insieme di funzioni non appartenenti allorganizzazione ecclesiastica, non essendo propriamente funzioni giuridicamente pubbliche. Queste funzioni che non derivano dal sacramento dell'ordine; competono al fedele che, per la sua maturit, per una specifica vocazione o per una pi profonda formazione, acquisice, in virt della missione ricevuta-per mezzo di una carisma o di un incarico instituzionale- un maggior responsabilit nella solidariet cristiana, una responsabilit di incoraggiamento e di guida dei fratelli che non si concreta in una funzione pubblica ma sociale. Orbene, lordinato in quanto fedele e per la sua posizione nella Chiesa ha certamente questa speciale responsabilit.

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46. Il decentramento delle funzioni organizzatorie


Il presbiterato e il diaconato hanno avuto origine da un processo di decentramento delle funzioni. Infatti, la dottrina teologica va giuridicamente intesa nel senso che occorre ammettere l`esistenza di tre gradi di funzioni, ossia tre ordini o linee di organizzazione, ai quali si accede attraverso i diversi gradi del sacramento (episcopale, presbiterale, diaconale). Proprio perch frutto di un processo di decentramento, ogni grado del sacramento dell`ordine conferisce una partecipazione ontologica soltanto nelle linee o gradi di funzioni che il processo di decentramento attribuisce. Ciascun ordine inferiore (presbiterale e diaconale) ha funzioni pi ridotte e minore autorit. Cos l`ordine presbiterale non ha, a differenza dell`episcopale, n la potest di conferire il sacramento dell`ordine, n la funzione di presidenza e di governo delle chiese particolari; presiede, invece, l`assemblea eucaristica, pu essere a capo di comunit minori come la parrocchia, ecc. Da parte sua l`ordine dei diaconi privo del sacerdozio, per cui non pu consacrare, non ha la funzione di presiedere le comunit minori, ecc. I diaconi sono, pertanto, ausiliari. necessario distinguere attentamente le funzioni presbiterali o diaconali propriamente dette (cio quelle specificamente attribuite all`ordo corrispondente) dalle altre che sono estensione (staff e organi vicari) delle funzioni di un ordo superiore. Le funzioni di vicario giudiziale o di vicario generale non sono funzioni dell`ordo presbiterale, cos come questo si venuto configurando nel processo di decentramento da cui derivato. Conseguentemente tali funzioni, o la capacit per svolgerle, non dipendono dall`ordo ricevuto dal loro titolare.

47. La nozione di Gerarchia e di clero


In senso giuridico, si pu parlare di gerarchia soltanto per i ministeri che comportano una funzione di potestas in relazione al governo, al magistero o al culto. In tal senso sono gerarchia il vescovo diocesano, il papa o il giudice ecclesiastico. gerarchia anche il presbitero che agisce in persona Christi Capitis nell`eucaristia; non si pu viceversa parlare giuridicamente di gerarchia per coloro che svolgono soltanto una funzione subalterna. Clero: fedeli ordinati o ministri sacri. necessario stabilire una separazione (una non identit) tra clero e gerarchia nel senso di non confondere i ministeri gerarchici e i ministeri clericali. 1. Il titolare dellufficio che comporti funzini gerarchiche, sia chierico sia laico, costituito esso stesso in gerarchia in senso giuridico-; 2. Si gerarchia nellesercizio del ministero, non fuori di esso; 3. La gerarchia ecclesiastica non una series personarum, ma un isnieme di ministeri; 4. ogni titolare di un ministero che comporta funzioni gerarchiche gerarchia in relazione alle attribuzioni e allesercizio del suo ministero; per il resto una persona privata, un fedele come gli altri, ache se pu godere di prerogative personali per il ministero scelto, ma soltanto ove siano conveniente al su esercizio.

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48. I principi costituzionali strutturali dellorganizzazione ecclesiastica


a) decentralizazione: esistenza delle chiese particolari affidate ai vescovi i quali, alla luce del diritto constituzionales, svolgono una funzione pastorale di presidenza e di governo con vero potere di giurisdizione. Non possono mai essere dei meri delegati o vicari del Papa, privi di potest propria. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra centralizzazione e decentralizzazione. Non pu essere assoluta ne luna ne laltra. b) autonomia: come conseguenza della decentralizzazione le chiese particolari, dotati di organizzazione propria godono di una duplice autonomia: 1. esistenza di sfere di funzioni proprie che divono essere svolte dalle organizzazioni periferiche e 2. libert di autoregolamentazione. La sfida: equilibrio tra autonomia e subordinazione. c) decentramento: organi decentrati possono esercitare alcuni dei poteri, che competono per diritto divino al papa e ai vescovi sotto la loro potest. Limiti: funzioni che appartengono necessariamente a un determinato ufficio e non possono essere assunte da organi sorti iin virt del processo di decentramento (per esempio, definizione di verti dogmatica). d) coordinamento: ha per fondamento lunit dellorganizzazione ecclesiastica. In una prospettiva costituzioneale lespressione pi evidente di questa unit data dallordo, unit organica per lo svolgimento di una missione unitaria: la missione istituzionalizzata. Da tale unit organica deriva il necessario coordinamento dei ministeri che la compongono. e) collegialit: possibilit di agire unitariamente a modo di collegio, quanto lordo sia costituito in organo collegiale deliberativo o decisionale. f) subordinazione: tra organi gerarchicamente costituiti, come p.es. la relazione tra il ministero episcopale e i diversi ministeri presbiterali e diaconali.

49. I principi costituzionali dinamici dellorganizzazione ecclesiastica


a) il servizio ai fedeli e a tutti gli uomini: Secondo LG 18 i diversi ministeri ecclesiastici sono ordinati al bene di tutto il corpo (di tutta la Chiesa). Ci significa laiuto ai fedeli perch possano vivere la propria vocazione e arrivare alla salvezza. Preminenza del fedele. Ugualmente la Chiesa stata inviata a tutte le genti, affinch la Parola e i sacramenti raggiungano tutti gli uomini e tutti possano arrivare alla salvezza. b) il rispetto delle legittime autonomie e dei diritti fondamentali del fedele: Il ministero ecclesiastico non governo o controllo assoluto dei fedeli, ma stato istituito mettere al servizio del fedele i mezzi necessari per sviluppare la sua condizione di battezzato, una condizione che di libert e di responsabilit personali, di possibilit di seguire la propria vocazione, di spiritualit liberamente scelta e di carismi ricevuti.

50. Significato e portata della nozione di potest


Giuridicamente la potest indica solamente la funzione di comando cio la potest di giurisdizione. Per esempio, secondo un profilo concettuale giuridico, il sacramento dellordine un servizio, non una potest giuridica. La nozione dunque nel caso adoperata in senso teologico, non giuridico; il che significa che essa ha, almeno in parte, un contenuto ontologico (seppur relazionale). Per potest in senso ampio si intende la facolt di produrre effetti ontologici o giuridici, che precedono da una posizione di superiorit. El termine potest utilizzato inquesto senso di superiorit efficace quando si parla di potestas sacra o potest di ordine, di giurisdizione (il CIC 83 preferisce utilizzare il termine regime) e di magistero. La posizione di superiorit detta gerarchia. La potestas ecclesiastica sacra perch attraverso di essa Cristo, capo della Chiesa, rende continuamente operanti i suoi poteri di capo, anche se non sempre allo stesso modo. Esiste, perci, una dimensione misterica della gerarchia, che parte della dimensione misterica della Chiesa come sacramento radicale.

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51. Configurazione della gerarchia di ordine


La posizione di superiorit, che lesercizio della potest ecclesiastica comporta nei confronti dei fedeli, denominata GERARCHIA in senso teologico (non in senso giuridico, perch in diritto gerarchia indica la superiorit). Per estensione denominato gerarchia anche linsieme dei titolari della potest. Di conseguenza, lesistenza della potest di ordine d origine alla cosidetta gerarchia di ordine. Intesa come insieme di titolari della potest di ordine, la gerarchia di ordine linsieme degli ordinati in sacris. Intessa come la superiorit essa la partecipazione in actu exercitio alla funzione di guida e di governo di Cristo, in quanto lordinato agisce in Persona Christi Capitis. Nelle azioni liturgiche in cui interviene la potest di ordine, il ministro ed il fedele non si trovano in una posizione di uguaglianza (il ministro rappresenta Cristo Capo). Dunque la gerarchia comporta due funzioni: quella propria della potest di ordine e quella di rappresentare Cristo Capo, comprende atti di potest e atti di rappresentanza. Ogniqualvolta si agisce con potest si agisce anche rappresentando Cristo, ma non viceversa. I gradi della gerarchia sono 3: vescovi, presbiteri e diaconi.

52. Contenuto della potest di magistero


Come di Cristo si diceva che insegnava con potest, cos anche la Chiesa insegna il messaggio evangelico CUM POTESTATE. La potest di magistero esiste quando i ministri sacri insegnano da una posizione di preminenza nei confronti dei fedeli : dirimendo controversie; giudicando la conformit con il Vangelo di attivit, istituzioni o spiritualit; predicando e proclamando ufficialmente la Parola di Dio. Si richiede il sacramento dellordine e alcune volte anche un ufficio che comporti funzioni di governo. La funzione dinsegnare comprende attivit come la proclamazione pubblica della parola di Dio, predicazione, insegnamento ufficiale scritto o orale ecc. Linsegnamento ufficiale della Chiesa quello impartito dalle persone e dagli organi competenti mediante gli atti adeguati. Certamente la natura autoritaria non sempre identica ( maggiore lautorita del magistero del Papa rispetto a quella del Vescovo ecc.). Nei concili la potest di magistero esercitata collegialmente. Lesercizio di questa potest assistito da particolari carismi (es. Papa infallibilit) Nel rispetto del grado di autorit si deve credere con fede divina e cattolica (parola di Dio e deposito della fede affidato alla Chiesa, che essa propone come divinamente rivelato) o con assenso religioso dellintelletto e della volont .

53. I titolari della potest di giurisdizione


La potest di giurisdizione ( legislativa, esecutiva, giudiziale) consiste nella potest di guidare il popoli di Dio verso i suoi fini. In quanto potest richiede superiorit che si concreta in comandi ai quali si tenuto ad obbedire. I titolari che detengono tale potest sono: Come organi primari : il Papa e il collegio episcopale per la Chiesa universale e ciascun vescovo diocesano nellambito della Chiesa particolare che presiede. Dunque necessario la conformazione corrispondente alla funzione di governo degli Apostoli che si consegue con la consacrazione episcopale. La potest pu essere decentrata in organi secondari (per vicariet, delega, partecipazione ad iure) ma tale potest avr sempre una natura decentrata e sar sempre dipendente e derivata dalla potest del Papa o del vescovo diocesano
Un fenomeno peculiare di decentramento riscontabile in certi gruppi sociali, pi o meno simili alle chiese particolari, il cui governo pastorale richiede potest episcopali di giurisdizione, ma non potest episcopali di ordine (prelature, vicariati...). In questi casi, poich la funzione di governo e di presidenza deriva dal papa e non direttamente da Cristo, non si richiede altra conformazione con Cristo se non quella che eventualmente esiga la potest di ordine anessa allufficio, sempre che vi sia. Un ultimo ipotizzabile caso quello in cui il soggetto della giurisdizione sia un collegio. Altro il caso, come quello delle Conferenze episcopali, della riunione o conferenza di vari soggetti di giurisdizione al fine di assumere decisioni in comune.

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54. La potest di giurisdizione negli organi secondari


La potest pu essere decentrata in organi secondari attraverso lo strumento della vicariet, delega, partecipazione ad iure (potest propria ma derivata) ma tale potest avr sempre una natura decentrata e sar sempre dipendente e derivata dalla potest del Papa o del vescovo diocesano, di fatti sono trasferimenti di potest che continuano ad essere radicalmente possedute dallorgano primario. Il decentramento si d a livello di esercizio della potest e non a livello delle funzioni fondamentali di governo, e poiche non hanno funzione di capo e non agiscono in nomine Christi non si richiede il requisito dellordinazione.

55. Requisiti di esercizio della funzione di governo


Il governo ecclesiastico la dimensione della funzione pastorale e della potest ecclesiastica di foro esterno, ordinata alla vita sociale del popolo di Dio. Lesercizio di tale funzione implica tre requisiti: 1 DELIMITAZIONE : il governo ecclesiastico delimitato dalla finalit e dalla natura della Chiesa (non riguarda questioni temporali) ed limitato dalla sfera di autonomia dei fedeli 2 RETTO USO: consiste nella giustizia e nel fatto che sia ordinato per ledificazione della Chiesa, deve garantire: il rispetto dei diritti fondamentali dei fedeli; esercizio delle facolt dei pastori entro i limiti delle finalit in esso rientranti ed in vista solo del bene comune 3 PERIZIA : il governo richiede un perizia peculiare: la prudenza pastorale. Arte che rende idonei i pastori a guidare nel modo conveniente il popolo di Dio. La perizia, a parte in casi limite in cui la sua assenza causa di rimozione, ha una duplice rilevanza giuridica: razionalit: ogni decisione degli organi di governo deve avere l`indole razionale propria di tale scientia. o Conformit delle decisioni di governo col messaggio evangelico ed in special modo col diritto divino; o Il realismo, ovvero ladeguamento delle decisioni alle situazioni reali razionalizzazione del procedimento di formazione delle decisione di governo.

56. La razionalizzazione del procedimento di formazione delle decisioni di governo


Ci avviene con la REGOLAZIONE E ORGANIZZAZIONE di tale procedimento da parte del diritto. Sono 4 gli aspetti della razionalizzazione della funzione di governo che hanno riflessi costituzionali essendo in relazione diretta con qualche principio costituzionale: 1 CONSIGLIO. Il principio di consultazione ampiamente ammesso dal diritto vigente. 2 COLLEGIALITA. Principio di organizzazione in base al quale le decisione di governo (sermpre che ci sia consentito dalle possibilit operative degli organi pluripersonali) devono essere affidate preferibilmente ad organi collegiali. 3 FORMALIZZAZIONE DEGLI ATTI DI IMPERO: il contenuto e il valore degli atti di impero (dalle leggi ai precetti) deve constare chiaramente. 4DISTINZIONI DI FUNZIONI: riguarda la distinzione organica delle funzioni legislativa, esecutiva e giudiziale.

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57. Diversi aspetti della posizione pubblica del fedele


La societ ecclesiastica rappresenta la dimensione di diritto pubblico della Chiesa ed costituita dallunione di tutti i fedeli; non si identifica, quindi, con lorganizzazione ecclesiastica. Ci significa che ogni fedele si trova in una posizione giuridica pubblica ed ha diritti e doveri qualificabili come pubblici. Secondo un profilo costituzionale, la condizione pubblica del fedele altro non se non laspetto della sua condizione costituzionale rappresentato dal suo inserimento nella societ ecclesiastica. Gli aspetti della condizione pubblica del fedele sono: 1. La comunione gerarchica. Il fedele in quanto tale membro della societ ecclesiastica e, pertanto, in comunione con i pastori. Ogni fedele in comunione gerarchica in quanto destinatario dellazione salvifica di Cristo, seguace delle sue direttive e discepolo della sua dottrina. Lessere destinatario non indica una situazione di assoluta inferiorit ma una relazione di subordinazione. E una a. relazione di obbedienza del fedele verso la gerarchia e di servizio della gerarchia verso il fedele. Il fedele deve obbedire ed obbligato ad un comportamento esterno soggetto alle disposizioni dettate dalla gerarchia e a credere nel deposito della rivelazione, la cui interpretazione autentica stata affidata alla gerarchia. Lobbedienza, per, non una relatio maior et minor ma una relazione funzionale in ordine a determinate funzioni e nei limiti di tali funzioni. b. Dovere della gerarchia agire conformemente alle necessit del bene comune e allutilit dei fedeli, quindi, si tratta di una vera relazione di servizio. Diritto dei fedeli a che le attivit dellorganizzazione ecclesiastica siano svolte inmodo retto e adeguato. Tale relazione frutto della communio che essenzialmente carit, il risultato di un vincolo mutuo per cui ogni fedele, come Cristo, serviens et regens (suddito e signore). 2. La partecipazione attiva. Il tema della partecipazione dei fedeli comprende tre questioni differenti: a. Lesistenza di funzioni personali del fedeli distinte da quelle proprie dellorganizzazione ecclesiastica. b. Lidoneit dei fedeli non chierici ad esercitare certi ministeri dellorganizzazione ecclesiastica c. La partecipazione attiva del fedele come tale alla sfera pubblica della Chiesa. La partecipazione, quindi, propria di ogni fedele, ma si manifesta in forme molto varie, come: a) lacclamazione. tra le forme di partecipazione dei fedeli alla vita pubblica la meno raccomandabile, poich pu facilmente degenerare nel tumulto o nellazione violenta. E, comunque, lazione spontanea di pi fedeli che esprimono con atteggiamento collettivo e pubblico un giudizio sulla persona o sullazione di un pastore o fedele. Come lapprovazione legittima anche la disapprovazione, ma che sia sempre nel rispetto delle esigenze della carit e della pace fraterna. Sicuramente lacclamazione ha una grande forza sociale. b) Lopinione pubblica proclamata come un diritto e, a volte, come un dovere dalla Cost.Dogm. Lumen Gentium n.37. Necessaria per una buona opinione pubblica la formazione e linformazione dei fedeli. Solitamente lopinione pubblica verte e tocca solo questioni di cui gli stessi fedeli si interessano e comprendono. Soggetto la porzione di popolo cristiano che presta attenzione ai fenomeni ecclesiali e li giudica manifestando attivamente il suo convincimento. Per quanto riguarda linformazione oggi sono grandi canali di diffusione i mezzi di comunicazione sociale. c) Lintervento dei fedeli nellelezione dei pastori e dei titolari di determinati ministeri dellorganizzazione ecclesiastica. retto da due principi: i. legittima tale forma di elezione, bench essa non sia lunica ii. Lintervento del popolo cristiano deve limitarsi alla scelta della persona. Linvestiture delle funzione riservata allautorit ecclesiastica. Inoltre, molto importanti sono: la funzione sussidiaria. Lazione dei fedeli, derivante dal loro dovere generico di partecipare ai fini dalla Chiesa dalla loro responsabilit ecclesiale che consiste nel prestare laiuto necessario e conveniente allattivit della struttura pubblica della Chiesa. Trattasi di una funzione propria di ciascun fedele come tale e presenta varie forme: contributi in denaro e cessioni di beni in propriet, le prestazioni personali, la collaborazione con lapostolato gerarchico, individualmente o attraverso forme associative. la funzione di supplenza. Consiste quando, di fronte allinattivit dei titolari dei ministeri pubblici,i fedeli si vedono costretti ad organizzare da s stessi determinati servizi o a compiere in certe occasioni talune attivit ministeriali, che non richiedano necessariamente il sacramento dellordine. 3. Il terzo ed ultimo aspetto della condizione pubblica del fedele dato dallautonomia nelle attivit private (funzioni personali). Lautonomia presenta profili di diritto pubblico, garantita, cio, in diritto pubblico da un diritto fondamentale del fedele.

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58. Il rapporto tra il Primato e la Sede di Roma


Cristo confer il primato direttamente a Pietro e con lui, ai suoi successori-, che costitu personalmente roccia della Chiesa, cos conferendogli il primato. la successione petrina a costituire un vescovo capo visibile della Chiesa. Poich Pietro stato martirizzato quando era capo della Chiesa romana, chi succede a lui nella sede episcopale di Roma suo successore e, pertanto, ha il primato. Papa il vescovo di Roma. La successione si produce perci con lascesa alla Sede Romana. Pietro non fu apostolo e primate, ma lapostolo prncipe nel quale tutti i poteri ricevuti da Cristo si fondevano nella sua unica condizione di apostolo pietra. Conseguentemente il suo successore, che il vescovo di Roma, il vescovo primate che succede a Pietro nellunit di ufficio. Il primate vescovo di Roma e, allo stesso tempo, Episcopus totius Ecclesiae. Non pu aversi la costituzione di un ufficio di papa separato dallufficio di vescovo diocesano di Roma. Il concilio Vaticano I non ha voluto dirimere la questione se lunione tra il primato e la sede romana sia di diritto divino o di diritto apostolico. Hervada ritene che meglio che sia di diritto divino, cui inserisce il fatto storico della successione nella sede romana, perch era quella occupata dal principe degli apostoli quando si produsse levento che la caus. Lunione dunque ascrivibile al diritto divino mediatamente, cio in ragione del fatto della successione.

59. Contenuto e i limiti della potest del Papa


Il Romano Pontefice ha potest ordinaria, suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa, che pu sempre esercitare liberamente (can.331). Linsieme di materie riservate al papa il contenuto della sua potest- va genericamente posto sotto il nome di cause maggiori. Sono materie: Permanentemente riservate al papa le materi che rientrano necessariamente nella sua competenza; in particolare: o Quanto riguarda lunit della fede e, specialmente, le materie che postulano linfalibilit, prerogativa personale e incomunicabile (definizioni dogmatiche...); o Quanto concerne la sua condizione di supremo pastore (emanare leggi universale, derogarle...) o Quanto riguarda lunit del culto (regolare la sacra liturgia...) Non sempre riservate al papa quelle che per la loro natura ricadono anche sotto la potest dei vescovi diocesani o di altri prelati ma che il papa riserva a s. I llimiti alla potest del papa possono riguardare la validit o la leicit dellesercizio della potest. I limiti che riguardano la validit sono dati: o Dal diritto naturale; o Dal diritto divino positivo o Dalla natura e dal fine della Chiesa Fra i limitti di diritto divino meritano speciale menzione listituzione dellepiscopato e i diritti fondamentali dei fedeli. Sono requisiti di liceit per lesercizio della potest pontificia: o La prudenza, e in particolare la prudenza pastorale o Il dovere di agire per ledificazione della Chiesa e delle anime. Sogliono essere segnalati due limitti di fatto: o Lo spirito di mansuetudine che Cristo ha prescritto agli apostoli o Lindole dei tempi

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60. La composizione del Collegio episcopale e la modalit di esercizio della sua funzione
Cristo istitu i 12 chiamandoli apostoli e affidando loro la potest di legare e di sciogliere (Mt 18,18), inviandoli ad edificare la Chiesa. Per la corresponsabilit nella missione loro conferita i 12 hanno formato un collegio, il collegio apostolico. Uno di essi, Pietro, fu costituito capo e principe degli apostoli e capo della Chiesa. La stessa struttura funzionale si ritrova nei vescovi, successori degli apostoli, i quali svolgono una missione personale e una missione congiunta; agiscono, quindi, anche come un insieme di persone corresponsabili che prende il nome di collegio episcopale. Lepiscopato inanzitutto un ordo o organizzazione. Essendo unitariamente organizzato -un ordo uno e indiviso- composto organicamente, vale a dire come un insieme di uffici e di ministeri gerarchicamente ordinato (papa, patriarchi, primati, arcivescovi, vescovi diocesani, vescovi ausialiari e vescovi svolgenti diversi ministeri). (Vedi il can 330 sulla scia de LG 22 NEP!). In quanto ordo o organizzazione, comprende molteplice uffici, i titolari di quesit agiscono individualmente secondo la missione e con la potest propria dellufficio. Agiscono congiuntamente in virt della loro sollecitudine per tutte le chiese e per la Chiesa universale , ma senza potest (ad eccezione del papa). Lepiscopato ordinato anche come collegium, come insieme o gruppo di uguali, salvo la posizione del papa. Impegnando la missione e con essa la potest- ricevuta congiuntamente, lepiscopato pu agire come organo collegiale, soggetto di decisioni. In quanto collegium pu agire: riunito o disperso per il mondo ma sempre in azione congiunta. Il collegio episcopale, come collegium, pu agire nel suo insieme ed allora soggetto della suprema potest, di giurisdizione e di magistero. Pu anche agire, per, attraverso gruppi di chiese particolari; nel qual caso la sua potest dello stesso rango di quella dei vescovi diocesani. Le riunioni collegiali possono essere: concili, conferenze, assemblee, etc. Il capo del Collegio episcopale il Papa, inseparabile da esso. Si diventa membri del Collegio con la consacrazione sacramentale (episcopale) e con la comunione gerarchica con il capo e con i membri del collegio. (c.336). Il Concilio Ecumenico la riunione plenaria e solenne del collegio episcopale. Nel concilio ecumenico il collegio episcopale si costituisce come organo collegiale della piena e suprema potest su tutta la Chiesa. Come organo di magistero assistito dalla prerrogativa dellinfallibilit ed ha la potest di definire le verit di fede. Come organo giurisdizionale ha potere legislativo e giudiziale. Non ha ptest vicaria, che compete esclusivamente al papa. Il can 338 sottolinea che spetta esclusivamente al papa convocarlo, presiederlo, trasferirlo, sospenderlo e chiuderlo. Esistono anche atti collegiali extraconciliari in quanto il Collegio episcopale pu agire anche senza essere riunito in assemblea e quindi sparso per il mondo o riunito in forma diverse dal concilio ecumenico. In questi casi il collegio episcopale pu compiere un atto collegiale; spetta al papa determinare e proporre i modi atraverso cui il collegio episcopale deve esercitare la sua funzione in favore di tutta la Chiesa.Perch questi atti siano validi e abbiano forza vincolante devono essere confermati e promulgati dal romano pontefice come le deliberazioni conciliari (can. 341 2). Perch lazione congiunta dei vescovi sparsi per il mondo rappresenti un vero atto collegiale, deve essere promossa o liberamente accettata come tale dal papa (can. 337 2).

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61. Le acquisizioni del Concilio Vaticano II alla nozione di ripartizione ecclesiastica


Dal medioevo fino al Vaticano II queste ripartizioni ricevettero il nome di circoscrizioni ed erano considerate distretti della Chiesa universale; erano territori assoggettati al potere dellufficio cui spettava governarle: vescovo, prelato,ecc ( e di cui delimitavano la giurisdizione). Poich le circoscrizioni erano considerate essenzialmente come territori, si pensava che il criterio normale per la loro individuazione fosse il territoriale; verano tuttavia casi di delimitazione sulla base di criteri personali o misti. E stata abbandonata lidea che il territorio sia elemento essenziale delle circoscrizioni e la moderna nozione caratterizzata dalle seguenti note: - le circonsrizioni o ripartizioni ecclesiastiche non sono distretti o ripartizioni di competenze, ma comunit cristiane, unite a traverso la communio hierarchica ad un ufficio di governo. - il territorio quando si dia, considerato soltanto come un criterio di delimitazione, ma non come un elemento essenziale - i diversi criteri di delimitazione (territoriale, personale e misto) sono da considerare tutti allo stesso modo normali, anche se il primo continua ad essere il criterio generale o maggiormente adoperato. Portio populi Dei: questespressione non si riferisce soltanto ai laici o popolo cristiano, ma allente o chiesa particolare. N 11 Christus Dominus, L.G.n 23. La Diocesi una portio Populi Dei: la diocesi linsieme (il tutto) ordo-plebs (vescovo,clero e popolo). Cfr Christus Dominus n11: la diocesi una porzione del popolo di Dio affidata a un vescovo. Questa espressione generica sostituisce il termine circoscrizione Dire portione del popolo di Dio quanto dire comunit cristiana. Perch non sia stata adoperata questultima espressione? Perch eccessivamente generica. Il legislatore ha voluto adoperare unespressione dal significato meno ampio. Porzione in effetti indica una parte del popolo di Dio in s completa, formata dalla struttura completa ordo-plebs: ufficio di governo e di guida, presbiterio e popolo. Il CIC, can. 368 adopera lespressione portio Populi Dei in questo senso generico: la diocesi la porzione del popolo di Dio affidata ad un vescovo; la prelatura territoriale la porzione del popolo di Dio affidata ad un prelato, ecc. Risulta perci, che per il CIC le portiones populi Dei non sono le diocesi, ma le circoscrizioni maggiori, la pi importante delle quali la diocesi. La struttura fondamentale delle anzidette circoscrizioni quella di ordo-plebs. Alla portio Populi Dei affidata una missione della quale sono corresponsabili, il vescovo o il prelato, il clero e i laici. Le portiones Populi Dei non sono solo strutture giurisdizionali ma strutture costituzionali complete o corpi ecclesiali formate dai vincoli costituzionali,

62. Limiti della totalit della Chiesa particolare


a.) La totalita della chiesa particolare non si estende oltre quanto e richiesto della necessita che le ha dato vita: lubicazione dei mezzi di salvezza. Tutto cio che e specifico dellunita e delluniversalita della Chiesa non e di competenza della chiesa particolare ma degli organi della Chiesa universale. Cosi, la chiesa particolare insegna e diffonde lintero patrimonio dottrinale della Chiesa; puo amministrare tutta leconomia sacramentale, ma non determinare gli elimenti essenziali, ne dettare le sue regole universali, ecc. b.) Per la sua ragion dessere la conecentrazione dei mezzi di salvezza- limita loperativita della chiesa particolare. Potendo offrire ed amministrare i mezzi di salvezza entro determinate coordinate territoriali. Tale insufficienza e colmarta dalle altre chiese particolari; ma essendovi territori in cui non esistono le condizioni per construire una chiesa particolare in senso proprio, essistono per essi altre strutture che o sono di natura diversa o sono chiese particolare in via di formazione. c.) La varieta del popolo di Dio e dellumanita limita ulteriormente la totalita della chiesa particolare. La stuttura pastorale della chiesa particolare si dirige fondalmente a ci che comune a tutto il popolo cristiano. La cura pastorale comune richiede il complemento di una cura specializzata riguardante gli aspetti peculiari che sono allorigine della variet. Queste necessit sono talora coperte da strutture pastorali specializzate della stessa chiesa particolare o di un gruppo di chiese particolari. Tali strutture non sono per idonee ad attendere fenomeni di varieta che si generano nel piano universale della Chiesa e trascendono una pastorale ordinata a ci che locale. Trattasi di necessit complementari a ci che comune; conseguentemente si avr una pastorale specializzata complementare. Per la pastorale specializzata di questi peculiari coetus fidelium si richiedono strutture pastorali che, per loro propria natura (complementare e non localizzabile), non sono chiese particolare.

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63. La potest del Vescovo diocesano


a) Risponde alla conformazione della Chiesa universale in chiese particolari il fatto che il collegio episcopale si struttura come ordo, si organizza, cio, in un insieme di uffici e, specialmente, nell insieme degli uffici di capo e pastore proprio e ordinato della chiesa particolare in senso stretto (diocesi) Gli apostoli costituiti a modi gruppo stabile o collegio, ricevessero la piena missione pastorale in un duplice modo: individualmente o congiuntamente. Con la piena missione e con la potest apostolica ricevuta da Cristo, gli apostoli, predicando il Vangelo, fondarono le prime chiese particolari che per un periodo pi o meno lungo presiedettero; in seguito posero al loro posto i vescovi, che ne furono successori. Questi vescovi nel diritto vigente denominati vescovi diocesani succedono agli apostoli nella funzione di capi delle chiese particolari e le presiedono con piena responsabilit pastorale; hanno, cio, la pienezza del sacerdozio (potest di ordine) ed hanno anche la pienezza della missione pastorale, con la potest di magistero e potest di giurisdizione. Essi hanno ricevuto, quindi, la missione di predicare lintero messaggio evangelico (la cui integrit devono difendere), di amministrare tutti i sacramenti e di governare la porzione di popolo di Dio loro affidata; la loro missione e la loro potest sono le stesse degli apostoli, e sono privi soltanto delle cosiddette potest straordinarie di cui questi godettero. b) La funzione piena di presidenza e di governo del vescovo diocesano comprende fondamentalmente i seguenti compiti e poteri: 1) Come sommo sacerdote presiede la vita liturgica e leconomia sacramentale. I presbiteri sono suoi cooperatoti ed esercitano le loro funzioni sotto la sua direzione. In qualit di sommo sacerdote ha il dovere di organizzare lamministrazione dei sacramenti in modo tale che, per il suo tramite e per mezzo dei presbiteri e dei diaconi, possano arrivare a tutti i fedeli; 2) in quanto pastore proprio e ordinario ha il compito di custodire integro il deposito della fede, che, da lui stesso e per mezzo dei presbiteri e dei diaconi, deve essere predicato ai fedeli chi gli sono affidati ed a tutti gli uomini che si trovino nellambito della sua diocesi. Insegna con autorit (ma non infallibilmente e in modo definitivo) e pu giudicare circa la conformit al vangelo delle dottrine e delle azioni; 3) ha il potere di giurisdizione nel suo pi alto grado, con la potest di emanare leggi, di derogarle, di abrogarle e di dispensare da esse nellambito della sua competenza; 4) giudice nel foro contenzioso e in quello penale. La missione pastorale del vescovo diocesano con la connessa potest piena, ma non suprema: , infatti, subordinata alla suprema potest della Chiesa, cio al papa e al collegio episcopale. V parallelismo e corrispondenza tra la piena funzione pastorale del vescovo diocesano e la totalit della chiesa particolare. c) La funzione di presidenza e di governo delle chiese particolari era di natura apostolica, in quanto inclusa nella missione che gli apostoli ricevettero da Cristo; a loro corrispose per diritto divino la presidenza e il governo delle chiese particolari. E poich i vescovi sono i loro successori, ogni vescovo diocesano ha per diritto divino la funzione di capo della chiesa particolare. Bench la forma dellelezione e la nomina siano di diritto umano. Bench la forma dellelezione e la nomina siano di diritto umano, lufficio, le funzioni e i poteri connessi sono di diritto divino e il vescovo li riceve da Cristo. I vescovi diocesani pertanto possono chiamarsi propriamente vicari di Cristo.

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64. Natura e consistenza della funzione di governo e di presidenza della Chiesa particolare semipiena
1. Alcuni considerazioni Prima considerazione Il papa ha la potest immediata episcopale (pu intervenire con poteri episcopali nel governo delle chiese particolari e di altri enti ecclesiastici). Egli non detiene tali poteri per soppiantare o pregiudicare la funzione piena di governo e di presidenza del vescovo diocesano nella sua diocesi, ma specialmente per sovvenire a necessit di carattere straordinario. Tuttavia, v un esercizio ordinario della potest del romano pontefice nelle chiesa particolare (alcuni casi possono essere permanente la funzione di governo e di presidenza episcopale di una chiesa particolare o di unaltra circoscrizione ecclesiastica maggiore sia formata dalla funzione di governo e presidenza immediata di un pastore e da quella mediata del papa). In tal caso il pastore proprio denominato genericamente prelato; la sua funzione e la sua potest sono tradizionalmente qualificate come potest quasi episcopali (una vera potest, vere episcopalis, ma non piena come quella propria del vescovo diocesano). Sarebbe meglio chiamarla potest prelatizia. Seconda considerazione Si ha la funzione di presidenza e di governo: una funzione che compete al collegio episcopale, trattandosi di una circoscrizione maggiore, costituzionale, che richiede un governo pastorale di indole episcopale. Cos si giustifica per il fatto che la funzione di presidenza e di governo mediata risieda nel papa (non della sua funzione e dei suoi poteri primaziali come papa, ma delle sue funzioni e dei suoi poteri episcopali). Il papa crea ed erige le anzidette circoscrizioni e i relativi uffici di governo in virt dei suoi poteri primaziali; ma ne sostenta la funzione di governo e di presidenza mediante i suoi poteri episcopali (uno stesso vescovo pu occupare pi di una sede diocesana, o il vescovo di una diocesi pu essere prelato di una prelatura territoriale). 2. La CONNESSIONE tra la funzione episcopale del papa e quella del prelato pu avvenire in diversi modi: Il prelato pu essere costituito come pastore proprio e ordinario (es. prelatura territoriale e abbazie territoriali) con potest propria e ordinaria (ma partecipata a iure dal papa) o come pastore vicario (es. vicari, prefetti e amministratori apostolici) con potest ordinaria e vicaria 3. DIFFERENZA: tra la funzione di presidenza e di governo prelatizia e quella piena del vescovo diocesano sta nel fatto che il vescovo diocesano riceve la funzione e la potest direttamente da Cristo, mentre il prelato la riceve dal papa. 4. In virt della connessione tra la funzione episcopale del papa e la funzione del prelato, non necessario che questi sia ordinato vescovo (infatti, la funzione mediata di governo e di presidenza del papa consiste nellassicurare la funzione episcopale al corpo ecclesiale o porzione del popolo di Dio di cui si tratti). Tuttavia, poich la funzione prelatizia vere episcopalis, pu essere conveniente che il prelato sia un vescovo titolare. Lordinazione episcopale del prelato non modifica n la natura n lorganizzazione della funzione di governo e di presidenza. 5. Linsieme di funzioni e di poteri di un prelato varia secondo i casi: Prelati, abati territoriali hanno le stesse funzioni e gli stessi poteri del vescovo diocesano, cos anche lamministratore e il vicario apostolico, i quali per potrebbero averne meno; I prefetti apostolici abitualmente ne hanno meno.

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65. Natura costituzionale delle strutture complementari


Le chiese particolari, per se stesse o nel loro insieme come corpus ecclesiarum, non rappresentino il solo modo dessere della Chiesa universale per due motivi: a. Vi sono le strutture pastorali della Chiesa universali e v un piano universale della Chiesa intesa come communio fidelium e communio hierarchica presieduta dal papa e dal collegio episcopale formanti un solo e indiviso episcopato; b. Le strutture pastorali della chiesa particolare non coprono tutte le possibilit pastorali a causa della loro dimensione localmente determinata, che, se conferisce loro potenzialit e capacit pastorale, nel contempo ne costituisce una limitazione. In questa linea si inseriscono le strutture complementari della Chiesa. Strutture complementari: Si tratta di strutture o dellordo (senza popolo) oppure dellinsieme ordo-plebs (con popolo). Essendo configurazione costituzionali della Chiesa, i loro vincoli sono quelli ecclesiastici ordinari, cio, la communio hierarchica e, quando si dia, anche la communio fidelium. c. Diverse dalle chiese particolare, la cui finalit di risolvere le necessit pastorali e di organizzazione per le quali la figura di chiesa particolare inadeguata. d. Complementari perch rappresentano un complemento delle chiese particolari in funzione delle loro necessit e di quelle della Chiesa universale. Rappresentano un aiuto per le chiese particolari. Sono costituite da un prelato (capo con funzione di governo e di presidenza prelatizia o semipiena) che le presiede come pastore ordinario proprio o vicario (le cui funzione e potest possono essere variabili), da un presbiterio e, in certi casi anche dal popolo. I vincoli sono quelli ordinari di natura costituzionale: e. Il prelato ha la missione e la potest prelatizia comune (di dimensione diversa in ognuna di queste strutture) vere episcopalis, e, in quanto pastore, presiede la struttura pastorale come centro della communio hierarchica f. I presbiteri e i diaconi sono uniti mediante incardinazione o aggregazione e dipendono dal prelato sostanzialmente allo stesso modo che nelle diocesi esercitando con riferimento al prelato, la loro funzione di cooperatori dellordine episcopale g. Quando vi sia popolo, esso si unisce alla struttura complementare per mezzo dei vincoli ordinari e solo per mezzo di questi vincoli: la communio fidelium (dei fedeli tra di loro) e la communio hierarchica (dei fedeli con il presbiterio e con il prelato). I fedeli si uniscono al presbiterio ed al prelado non secondo i reciproci diritti e doveri, le funzioni e le potest proprie della struttura complementare.

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66. Che portata hanno le tre dimensioni della Chiesa (popolo, comunit e societ)?
Il popolo di Dio pu meglio essere inteso nella sua complessit distinguendo in esso tre dimensioni: popolo, comunit e societ. Popolo: Il messaggio cristiano una dottrina di salvezza e il popolo di Dio , anzitutto, la convocazione di coloro che accettandolo, sono stati resi figli di Dio per mezzo del battesimo. Lordine radicale e primario del popolo di dio, lordine dela salvezza e della santificazione, al qualle nella Chiesa tutto ordinato, unico e comune e tutti hanno la stessa capacit di realizzarlo, senza distinzione di condizioni o di posizioni sociali ecclesiali. Tuti partecipano poi al raggiungimento del fine della Chiesa in una comune azione. Pertanto il concetto di fedele (uomo battezzato, apartenente al popolo di Dio secondo la condizione comune a tutto il popolo di Dio) esprime il piano comune a tutti gli uomini appartenenti alla Chiesa.. Comunit: Chiesa comunit la dimensione del popolo di Dio inteso come gruppo sociale connotato dallunit di originie (la filiazione divina) e dalla concordia (la caritas fraterna), manifestantisi nel possesso di beni comuni e in relazioni di solidariet e di autorit morale. La dimensione comunitaria del popolo di Dio resta configurata dai seguenti tratti: o essa si muove fondamentalmente nel piano di uguaglianza; frutto della fraternit cristiana fondata sulla consanguinit soprannaturale derviante dalla comune condizione di figli di Dio. o Presupone lesistenza di beni comuni e di relazioni di solidariet derivanti dalla fraternit cristiana. Ununit di comunione personale, di responsabilit mutua, nella quale ciascuno si realizza come cristiano in comunione con gli altri. o La realzione comunitaria fondamentalmente una relazione di carit che si manifesta attraverso vincoli giuridici solamente in caso molto concreti, basati generalmente sul principio della loro assunzione volontaria. o La dimensione comunitaria una diemnsione misterica composta di fattori interni ed esterni, risultanti dalla comunione in Cristo. La carit cristiana vincolo di unione nellintera realt misterica del popolo di Dio. La Chiesa comunit ha una dimensione universale: I fattori comunitari fondamentali sono universali, sicch tutti i fedeli sono uniti per mezzo di essi: tutta la Chiesa costituisce ununica comunit. Le comunit minori che sorgono in seno alla Chiesa non ne rompono lunit, in quanto sono soltanto delle concretizzazioni parziali della comunit universale. La dimensione comunitaria, in quanto fondata nella condizione ontologica del fedele e nellintera costituzione della Chiesa si realizza pienamente in un processo storico di attualizazione che se presenta in due forme: Lincontro personale La realizzazione, nelle comunit cristiane, di determinati aspetti della vita e della missione dei fedeli dipendente dalla lora libera scelta. Societ: Chiesa che si manifesta come convocazione e riunione dei discepoli di Cristo uniti in un corpo sociale unitario formante ununit sociale e giuridica organicamente strutturata (L. G. 8); una societ nata cio dallistituzione o fondazione di Cristo. la dimensione del popolo di Dio manifestantesi come un corpo sociale unitario, istituzionale e trascendente le persone. La Chiesa permane ed identica a s stessa in ogni tempo perch si basa su un fattore transpersonale avente esistenza oggettiva e permanente, dovuto ad un atto fondazionale di Cristo. Lazione di Cristo, che convoca e riunisce gli uomini in Lui, manifesta la volont e latto di fondare unistituzione.

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67. Quali sono le principali nozioni teologiche da superare o riformulare giuridicamente?


il concetto di fedele - con frequenza il concetto di fedele e' utilizzato in modo non corretto trattandosi di membri della gerarchia, gli sono attribuite i funzioni gerarchiche. Cosi si direbbe che il fedele-papa svolge la funzioni proprie dell'organizzazione ecclesiastica. Invece-Il concetto di fedele si limita ad indicare un membro del Popolo di Dio ed in esso non sono implicate le funzioni proprie dell'organizzazione ecclesiastica. [Pagina 65] la concezione per stati - duo sunt genera christianorum. Questa concezione e' un risultato di un' idea teologica (corretta ma insufficiente se non integrata in una visione giuridica volta a spiegare interamente il fenomeno) applicata direttamenente alla configurazione storica di uno specifico contesto giuridico-sociale: la concezione della Chiesa come societ ineguale, composta cio da due categorie di membri, i chierici e i laici, con posizioni personali differenti rispetto alla misione della Chiesa. La posizione nella Chiesa del chierico, in quanto chierico, non era intesa giuridicamente soltanto con riferimento al ministero, ma anche con riferimento allo statuto personale. Queste idee indussero a far rientrare la potest di ordine e, eventualmente, la capacit per la potest di giurisdizione nellambito della condizione personale, cio nello statuto personale del chierico. Il chierico era concepito non solo come un ministro sacro, ma anche come un tipo pi perfetto di cristiano. Antico Regime. [p. 177] funzione del governo (come concetto teologico) - secondo quaesto concetto i presbiteri e diaconi partecipano come i vescovi delle funzione del governo, insegnare e santificare. In questo concetto rientrano azione do governo e pastorali molto varie, che vanno dal dettare leggi o amministrare i beni, al servire i poveri e le vedove come nei tempi apostolici. Si deve evitare questo malinteso. Partecipazione a questa che i teologi chiamano "la funzione di governo" giuridicamente e' servizio, stimolo o funzione ausilare. [p.214] la nozione teologica di gerarchia identificare gerarchia con clero, e poi la Chiesa-instituzione con l'idea di institutum salutis cioe' con l'insituzionalizzazione dei mezzi di salvezza, sulla base di questa identificazione, l'instituzione si confonderebbe praticamente con il clero.Invece- esistono settori nei quali l'aggettivo clericale e laicale e' irrilevante, perche' non sono constituiti da attivita' clericali o laicali ma da attivita' ecclesiastiche svolte dai fedeli che abbiano ricevuto corrispondente munus (per svolgere basta battesimo) Con lespressione "la costituzione gerarchica della Chiesa" si voleva indicare che la distinzione tra gerarchia e laicato costituiva precisamente la costituzione della Chiesa, una struttura, cio, mediante la Chiesa si constitutiva nel suo elemento esterno e storico; come societa' per via della struttura "gerarchia-laici". La nozione di laico stata sostutiuta con quella di fedele. Certamente il popolo di Dio come comunione di tutti i fedeli, i principi di uguaglianza e di variet, la vocazione universale alla santit, i diritti fondamentali del fedele, ecc... sono altrettanti elementi costituzionali.[p.232] "comunio"- riducendola alla comunio hierarhica e alla comunio ecclesiarum e tutto cio' sta oltre la comunio cosi intesa non e' constituzionalmente rilevante. [p. 232]

68. Esiste una sfera privata costituzionale del fedele?


Si, esiste una sfera privata dei fedeli. Per esempio: Nel diritto alla propria forma di vita spirituale (can. 214). In virt del battessimo tutti i fedeli sono chiamati a condurre una vita santa; qui ha rilievo il principio costituzionale di variet; nella santit di vida interviene in fatto lo Spirito Santo che largisce multiformi grazie e conduce le anime per cammini diversi. Di conseguenza nella Chiesa esistono molteplici forme di spiritualit ed rimesso alla libert del fedele seguirne una puttosto che unaltra. Il diritto di libert nelle materie temporali (can. 227) consiste in unimmunit da coercizione e in una sfera di autonomia; in virt di esso il fedele cristiano non pu essere oggetto di misure coercitive o di discriminazione da parte della gerarchia ecclesisastica a causa delle sue scelte temporali; allo stesso tempo, le scelte temporali spettano alla responsabilit e allautonomia personali del cristiano e rispetto ad esse la gerarchia ecclesiastica non ha competenza. Un aspetto della condizione pubblica del fedele dato dallautonomia nelle attivit private (funzioni personali). Lautonomia, costituendo una sfera di libert pubblica, presenta profili di diritto pubblico; cio garantita in diritto pubblico da un diritto fondamentale del fedele (pgina 266).

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69. Il diritto costituzionale coincide col diritto divino?


Non. Lazione e la volont fondazionale di Cristo la fonte primaria della costituzione del popolo di Dio. E tuttavia, alla stessa stregua di tutto il diritto divino, lirreformabile e perenne nucleo divino della costituzione della Chiesa pu essere stato ed completato e determinato in vari aspetti., e pu anche assumere (como di fatto ha assunto) una diversa forma nei diversi periodi storici in virt dellazione del poplo di Dio; in virt, cio, del diritto humano. Per tanto, la storia e il diritto umano hanno sviluppato la costituzione della Chiesa (cfr. pgina 13).

70. Che differenza c tra il Diritto costituzionale canonico e la Teoria fondamentale del diritto canonico?
La Teoria fondamentale del diritto canonico si referisce al livello ontologico fondamentale. Il Diritto costituzionale si referisce al livello scientifico positivo. Quello che il massimo grado di astrazione per mantenendosi al livelo positivo.

71. Esempi di imperfezione tecnica nellattuale formalizzazione dei diritti dei fedeli (giustificare brevemente i casi proposti).
Il can. 223 1 stabilisce che i fedeli, nellesercizio dei loro diritti, devono tenere presente il bene comune della Chiesa, i diritti altrui e i propri doveri nei confronti degli altri. Si tratta di una formulazione difettosa dei limiti dei diritti, perch tanto il bene comune della Chiesa quanto i diritti altrui non costituiscono solo modi di esercizio, ma veri e propri limiti del diritto (non esiste il diritto di ledere il bene comune n quello di ledere i diritti altrui). Parlare, poi, dei doveri nei confronti degli altri una ridondanza, perch ad un dovere corrisponde il diritto della persona nei confronti della quale si ha il dovere; pertanto, il dovere nei confronti degli altri altro non se non il diritto degli altri (pgina 95). Bench il can. 227 includa la libert nelle materie temporali tra i diritti dei laici, esso un diritto di ogni fedeli, anche di quelli consacrati e dei chierici, quante volte essi intervengano nelle questioni temporali. Secondo il n. 14 della Sacrosantum Concilium i fedeli hanno il diritto di partecipare alla vita liturgica della Chiesa. Pertanto, otre ai diritti ai sacramenti, gi considerati, il fedele ha anche diritto di partecipare alle azioni liturgiche non sacramentali. Il citato brano conciliare dice anche che il fedele ha il dovere di partecipare alla vita liturgica. Che estensione ha questo dovere riguardo alla liturgia non sacramentale? Si pu dire in generale che non esiste dovere giuridico oltre ci che richiede la giustizia legale, vala a dire oltre ci che determinano le leggi, le quali per il momento nulla dispongono al riguardo.

72. Come agisce il principio di sussidiariet nellesercizio della funzione di governo e nella partecipazione dei fedeli allorganizzazione ecclesiastica?
La funzione sussidiaria la funzione di aiuto (subsidium) del governo ecclesiastico nei confronti della sfera privata del fedele e, in generale, degli enti minori. Trattasi di un principio derivante dal servizio, base e fondamento del governo ecclesiastico. Il servizio sopratutto aiuto, cosiste nel mettere a disposizione i mezzi necessari alla crescita reponsabilie dei fedeli e degli enti minori. Il principio di sussidiariet presenta due aspetti: Negativo: il principio di sussidiariet fissando i limiti della competenza del governo ecclesiastico, costituisce la savlaguardia dei diritti dei fedeli e delle associazioni ed enti minori, perch esige che si lasci loro fare nel rispetto del bene comune tutto ci che possono fare da s in maniera socialemente rilevante. Positivo: il principio di sussidiariet obbliga a promuovere e a stimolare lazione dei fedeli, determinando al riguardo le condizioni pi favorevoli al suo esercizio, offrendo aiuto, proteggendone lo sviluppo... Come lorganizzazione ecclesiastica e, concretamente, gli organi di governo possono svolgere una funzione sussidiaria nei confronti dei fedeli, cos questi possono svolgere nei confronti dellorganizzazione della Chiesa. Chiamiamo funzione sussidiaria lazione dei fedeli, derivante dal loro dovere generico di partecipare ai fini della Chiesa dalla loro responsabilit ecclesiale, che consiste nel prestare laiuto necessario e conveniente allattivit della struttura pubblica della Chiesa trattasi di una funzione propria di ciascun fedele come tale, che pu presentare varie forme: i contributi in denaro e le cessioni di beni in propriet...; le prestazioni personali; e, la collaborazione con lapostolato gerarchico, individualmente o attraverso forme associative.

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