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SOMMARIO
Circuiti in regime sinusoidale: generalit
Nomenclatura delle grandezze sinusoidali
Numeri complessi
Rappresentazione delle grandezze sinusoidali mediante numeri complessi
Concetto di fasore
Il metodo dei fasori o metodo simbolico
Applicazione del metodo dei fasori
Impedenza e ammettenza di un circuito
Equazioni di Kirchhoff in termini di fasori
Applicazione del metodo simbolico a circuiti elementari
Potenza nei bipoli a regime sinusoidale
Teorema di Boucherot (additivit delle potenze)
Rifasamento
Risonanza ed antirisonanza
Applicazione del metodo dei fasori a circuiti complessi
Teoremi di Thevenin e Norton per circuiti in regime sinusoidale
Cenni sugli strumenti di misura elettrodinamici
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Circuiti in regime sinusoidale: generalit.
I circuiti dinamici lineari tempo-invarianti con ingressi limitati una qualsiasi risposta del
circuito (corrente o tensione di lato) pu essere espressa come somma di due termini:
(*) (t) y (t) y y(t)
s h
+
y
h
(t) l'integrale generale dell'equazione differenziale omogenea associata
all'equazione differenziale che governa la dinamica del circuito,
y
s
(t) un integrale particolare.
Se il circuito lineare tempo-invariante l'integrale particolare ha un andamento dello
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stesso tipo dell'ingresso, o degli ingressi se sono pi di uno e tutti dello stesso tipo.
Se il circuito risulta anche asintoticamente stabile allora ogni risposta del circuito, a
regime (cio una volta esaurita la fase transitoria), tende a seguire l'integrale
particolare assumendo quindi lo stesso andamento nel tempo degli ingressi presenti
nel circuito: in queste ipotesi, ha senso definire y
h
(t) come risposta transitoria del
circuito e y
s
(t) come risposta a regime.
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Per i circuiti dinamici, lineari, tempo-invarianti ed asintoticamente stabili si possono
distinguere quattro tipi di regime:
regime stazionario: tutte le correnti e tensioni di lato sono costanti nel tempo (si
instaura se gli ingressi sono costanti);
regime sinusoidale: tutte le correnti e tensioni di lato hanno un andamento nel
tempo sinusoidale ed isofrequenziale con l'ingresso (se ci sono pi ingressi
sinusoidali, questi devono avere tutti la stessa frequenza angolare);
regime periodico: tutte le correnti e tensioni di lato hanno un andamento periodico
con lo stesso periodo dell'ingresso;
regime variabile: quando non si verifica una delle precedenti condizioni.
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Lo studio dei circuiti in regime sinusoidale importante sia per la notevole frequenza
con cui possibile incontrare questo tipo di circuiti nelle varie applicazioni pratiche,
sia perch l'analisi di un circuito in regime stazionario o periodico pu essere sempre
ricondotta all'analisi di un circuito in regime sinusoidale.
Un circuito in regime stazionario pu sempre essere considerato come un circuito in
regime sinusoidale con ingressi aventi tutti frequenza angolare nulla;
Un circuito in regime periodico ci si pu ricondurre ad un regime sinusoidale
utilizzando il principio di sovrapposizione.
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Nomenclatura delle grandezze sinusoidali.
Si dice che una generica grandezza y(t) ha un andamento periodico nel tempo se
risulta: y(t)=y(t+nT), dove T il periodo ed n un numero intero; una grandezza
periodica si dice poi alternata se il suo valor medio in un periodo nullo, cio:
0 y(t)dt
T
1
y
T t
t
0
0
0

+
In particolare, sono forme d'onda periodiche alternate le funzioni sinusoidali
esprimibili mediante una relazione del tipo:
M
y(t) y cos( t ) +
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Per una grandezza periodica alternata si definisce valor medio in un semiperiodo
riferito alla semionda positiva la quantit:
(1) y(t)dt
T
2
Y
2
T
t
t
m
0
0

Nel caso di una funzione sinusoidale con fase nulla (=0) si ha:
M
T
4
5
T
4
3
M M
M
2
T
t
t
M
2
T
t
t
m
0,636y

2y
T
4y
t)dt cos( y
T
2
t)dt cos( y
T
2
y(t)dt
T
2
Y
0
0
0
0


+ +

Per ricavare il valore di t
0
si imposto che:
0
3 3 3
cos( ) 0
2 4 4
T
t t


T
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2
t T
0 1 y y y
M M M
Y dt Y =0,707y (3)
M
t
T 2 2 2
0
+

Si definisce valore efficace di una grandezza periodica alternata y(t) la quantit:
(t).
2
y di quindi e y(t) di periodicit supposta la
data arbitrario tutto del istante l' dove
0
T t
t
2
t (**), (t)dt y
T
1
Y
0
0

Per le grandezze sinusoidali, ricordando le formule di bisezione:


2 2
2 2 2
M M
M
y y
y (t) y cos ( t ) cos(2 t ) (2)
2 2
+ + +
il valor medio in un periodo del secondo addendo nullo trattandosi di una funzione
sinusoidale con pulsazione doppia rispetto a quella assegnata
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Si definisce fattore di forma il rapporto tra il valore efficace e il valor medio in un
semiperiodo riferito alla semionda positiva di una grandezza periodica alternata.
Nel caso delle grandezze sinusoidali vale:
(4) 1.11
Y
Y
K
m
f

Tale valore e' distintivo delle grandezze sinusoidali.
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Numeri complessi.
Nella notazione cartesiana o rettangolare esso viene espresso come: z = x + jy dove
x detta parte reale di z e si indica con Re(z), y detta parte immaginaria di z e si
indica con Im(z), mentre j l'unit immaginaria.
Tale notazione detta cartesiana in quanto suggerisce di associare al numero
complesso z il punto di coordinate (x,y) nel piano complesso:
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La notazione trigonometrica di un numero complesso z si ricava dalla precedente
osservando che:
segno). loro col x e y e considerar di ricordi (si z di argomento detto
x
y
arctg
z di modulo detto
2
y
2
x : Nota
(5) jsens (cos jsen cos jy x z
sen y
cos x

+
+ + +

'

dalla formula di Eulero:


le. esponenzia nte, sempliceme o, polare notazione detta che (6),
j
e z
: (5) nella o sostituend ha si , jsen cos
j
e

+
(sia nella rappresentazione polare che in quella trigonometrica l'argomento deve essere
espresso in radianti).
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Ancora pi compatta la notazione di Steinmetz :
z
che riporta soltanto il modulo e l'argomento di z (espresso in gradi).
Quest'ultima notazione si presta bene ogni volta che bisogna eseguire prodotti e
rapporti di numeri complessi:
2 1
2
1
2
1
2 1 2 1 2 1
2 2 2
1 1 1

z
z
e z z
z
z
: Dati +

'



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Ad esempio si riportano le rappresentazioni di alcuni numeri complessi:
+
+

135 2 e 2 j 1 z 135 2 e 2 j 1 z
45 2 e 2 j 1 z 45 2 e 2 j 1 z
90 1 e j z 90 1 e j z

4
3
j
4
3
j
4

j
4

j
2

j
2

j
Dimostriamo una propriet che sar utilizzata in seguito:
Re[ jz ]=-Im[ z ] (7)
infatti, posto z = x + jy si ottiene:
(7). la segue cui da , jx y jz y j jx jz
2
+ +
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Rappresentazione grandezze sinusoidali mediante numeri complessi: Concetto
di fasore.
Ricordando la formula di Eulero:
[ ]
jx jx
e Re cosx , jsenx cosx e : generale in scrivere possiamo +
Allora una qualsiasi grandezza sinusoidale pu essere posta nella forma:
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Il numero complesso definito dalla (9) prende il nome di fasore associato alla
funzione sinusoidale y(t) ed ha il modulo pari al valore efficace di y(t) e l'argomento
pari alla fase della funzione y(t).
Il fasore l'elemento che distingue una generica grandezza sinusoidale da tutte le
altre aventi la stessa pulsazione .
Si dimostra che in un insieme di grandezze sinusoidali isofrequenziali (nella generica
pulsazione ) esiste una corrispondenza biunivoca tra ogni funzione sinusoidale e il
corrispondente fasore:
Y y(t)
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Derivando rispetto al tempo, un numero qualsiasi di volte, una funzione sinusoidale si
ottengono funzioni sinusoidali isofrequenziali con quella di partenza, si conclude che
le derivate successive di una grandezza sinusoidale possono essere
rappresentate anch'esse con fasori la cui determinazione semplice.
Osserviamo, infine, che un fasore, cos come un qualsiasi altro numero complesso,
pu essere rappresentato nel piano di Gauss mediante un vettore:
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Lemmi del calcolo fasoriale
Lemma 1 (Linearit): L'operatore parte reale Re(.) lineare.
Per dimostrare ci basta verificare che tale operatore soddisfa le propriet di additivit
ed omogeneit, ossia:
[ ] [ ] [ ]
[ ] [ ]
). qualsiasi reale numero un a : Nota (
avere deve si posto
(**) z aRe az Re
(*) z Re z Re z z Re
: ,
jy x z
jy x z

1 1
2 1 2 1
2 2 2
1 1 1

'

+ +

'

+
+
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La propriet di additivit si dimostra banalmente come segue:
[ ] ( ) ( ) [ ] ( ) ( ) [ ]
[ ] [ ] (C.V.D.) z Re z Re x x
y y j x x Re jy x jy x Re z z Re
2 1 2 1
2 1 2 1 2 2 1 1 2 1
+ +
+ + + + + + +
In maniera analoga si dimostra ladditivit:
[ ] ( ) [ ] [ ] [ ] (C.V.D.) z aRe ax jay ax Re jy x a Re az Re
1 1 1 1 1 1 1
+ +
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Lemma 2 (Commutativit): L'operatore parte reale Re[.] commutativo rispetto
all'operazione di derivazione nel tempo.
In particolare, assegnata una certa funzione sinusoidale y(t) posta nella forma:
[ ] ( )
[ ] ( )
1
]
1

+
t j t j
M
t j
e Y
dt
d
e Y
dt
d
t y e Y t y


2 Re 2 Re
cos 2 Re ) ( : risultare deve
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facile verificare questa propriet. Infatti,
[ ] ( ) ( ) ( )
[ ] [ ] ( )
1
]
1


1
]
1

+ + + +
t j
e Y
dt
d
t j
e Y j
t j
e
j
Ye j
j
e
t j
e
j
e Y
t
M
y t
M
y t
M
y
dt
d
t j
e Y
dt
d

2 Re 2 Re 2 Re
2 /
2 Re
) 2 / ( cos ) sen( ) cos( 2 Re
Osserviamo ora che:
[ ] ( ) [ ]
t j
e Y j
t j
e Y
dt
d
t j
e Y
dt
d
y


2 Re 2 Re 2 Re '
1
]
1

= (t)
cioe' la derivata prima di y(t) e' ancora una grandezza sinusoidale rappresentata dal
fasore j
Y
.
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Il fasore rappresentativo di y
'
si ottiene moltiplicando per j il fasore rappresentativo
di y. E' facile dimostrare che il fasore rappresentativo di y'' si otterra' moltiplicando per
j il fasore rappresentativo di y'.
Derivare, nell'ambito dei fasori, equivale a moltiplicare per j:
Y Y (jj (t) ' ' y'
Y Y (jj (t) ' y'
Y j (t) y'
Y y(t)
3 3
2 2

e cos di seguito.
E' facile dimostrare che integrare, nell'ambito dei fasori, equivale a dividere per j
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1 2 1 2
1 2 1 2
dim. ) 2 2
Re 2 Re 2 ( ) ( )
j t j t
j t j t
Y Y Y e Y e
Y e Y e y t y t



1 1

] ]
Lemma 3 (Unicit): Due funzioni sinusoidali isofrequenziali sono uguali se, e solo se,
sono uguali i fasori che le rappresentano.
[ ]
[ ]
2 1 2 1
2 2
1 1
) ( ) (
2 Re ) (
2 Re ) (
Y Y t y t y
e Y t y
e Y t y
t j
t j

'

t , : ha si

[ ] [ ] [ ] [ ] [ ] [ ]
[ ] [ ] [ ] [ ] [ ] [ ]

(**)

(*)
t. , ) dim.
: ottiene si
2
= t per Mentre
: ha si 0 = t per e particolar In
2 1 2 1 2 1
2
2
2
1
2 1 2 1 2 1
2 1
Im Im Im Im Re 2 Re 2
2 Re 2 Re
Re Re Re 2 Re 2 2 Re 2 Re
) ( ) (
Y Y Y Y Y j Y j
e Y e Y
Y Y Y Y Y Y
t y t y
j j

1
1
]
1

1
1
]
1

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Teorema principale: Una funzione ottenuta come combinazione lineare di funzioni
sinusoidali isofrequenziali (eventualmente, comprendente anche le loro derivate)
ancora una funzione sinusoidale isofrequenziale con quelle di partenza.
Ad esempio, posto:
[ ] [ ] [ ]
[ ] [ ] [ ]
( ) [ ]

fasore dal ata rappresent frequenza di
e sinusoidal funzione una e' s(t) che segue cui da ,
: ha si ,
Z j Y X S
t j
e Z j Y X
t j
e Z j
t j
e Y
t j
e X t z t y t x t s
t j
e Z t z
t j
e Y t y
t j
e X t x



+
+
+ +

2 Re
2 Re 2 Re 2 Re ) ( ' ) ( ) ( ) (
2 Re ) ( 2 Re ) ( 2 Re ) (
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Il metodo dei fasori o metodo simbolico.
Nell'ipotesi di linearit, tempo-invarianza ed asintotica stabilit del circuito e
nell'ipotesi che le sorgenti presenti nel circuito siano sinusoidali ed isofrequenziali tra
loro, si pu ritenere che, a regime, tutte le tensioni e correnti di lato avranno un
andamento sinusoidale nel tempo con la stessa frequenza angolare degli ingressi.
Pertanto, la ricerca delle risposte del circuito in esame (ossia correnti e tensioni di
lato), delle quali si conosce gi il tipo di funzione (sinusoidale) e la pulsazione , si
riduce alla determinazione dei corrispondenti valori efficaci e delle fasi cio, in altri
termini, dei fasori che rappresentano tali grandezze.
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Tale tipo di ricerca, avendo come obiettivo la determinazione di incognite numeriche e
non di funzioni, deve potersi effettuare attraverso la soluzione di equazioni algebriche
e non differenziali.
Il metodo dei fasori permette, appunto, di ricavare un sistema di equazioni
algebriche aventi come incognite i fasori rappresentativi delle varie grandezze
di lato, risolto il quale sono noti valori efficaci e fasi di ciascuna di queste
grandezze e, quindi, nel complesso, tutte le correnti e tensioni di lato.
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I passi da seguire sono mostrati nel seguente schema:
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Si scrivono, anzitutto, le relazioni di lato e le equazioni di Kirchhoff ai valori istantanei
(di tali equazioni siamo interessati a determinare i soli integrali particolari, cio
correnti e tensioni di lato a regime).
Escludendo la determinazione diretta di tali incognite, che richiederebbe la soluzione
di un sistema di equazioni differenziali, si procede nel seguente modo:
passo 1) trasformazione delle equazioni differenziali in equazioni 'simboliche'
passo 2) soluzione del sistema di equazioni simboliche e determinazione dei
fasori rappresentativi delle varie correnti e tensioni di lato
passo 3) antitrasformazione, ossia passaggio dai fasori alle funzioni nel dominio
del tempo.
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1) La fase di 'trasformazione' serve per dare al problema matematico un carattere
puramente algebrico anzich differenziale. Tale fase consente di dedurre dalle
equazioni differenziali un sistema di equazioni algebriche lineari, a coefficienti
complessi in cui le incognite sono i fasori rappresentativi delle correnti e tensioni.
2) La linearit di tale sistema rende la sua soluzione (passo 2) priva di difficolt, a
parte il maggior onere di calcolo derivante dalla presenza di grandezze complesse.
3) La fase di 'antitrasformazione' immediata e, spesso, resta sottintesa: consiste
nella sostituzione dell'ampiezza e della fase (note dopo passo 2) di ciascuna corrente
e tensione nell'espressione generica di una sinusoide.
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Applicazione del metodo dei fasori: impedenza e ammettenza di un circuito.
Applicheremo, ore, il metodo dei fasori ad un caso semplice che ci consentir di
introdurre delle importanti definizioni e che consente la generalizzazione.
Consideriamo, dunque, il seguente circuito monoporta alimentato, attraverso i
morsetti A e B, da una tensione sinusoidale v(t):
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Dalle considerazioni precedenti, si pu affermare che a regime (una volta esaurita la
fase transitoria), tutte le variabili di lato avranno un andamento di tipo sinusoidale ed
anche isofrequenziale con la tensione di alimentazione.
Vogliamo determinare l'andamento nel tempo (a regime) della corrente i(t).
Per quanto detto ci equivale a calcolare il valore efficace e la fase di tale forma
d'onda ossia, in altri termini, il fasore associato alla corrente i(t).
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Le equazioni differenziali che descrivono la dinamica del circuito sono:
dt
di(t)
L )d i(
C
1
Ri(t) (t) v (t) v (t) v v(t) : L.K.T.
(t) i (t) i (t) i i(t) : L.K.C.
)d ( i
C
1
(t) v
dt
(t) di
L (t) v
(t) Ri (t) v
t
L C R
C L R
t
C C
L
L
R R
: lato di Relazioni
+ + + +

'





Derivando rispetto al tempo quest'ultima equazione si ottiene:
(6.1)
dt
dv(t)
C
i(t)
dt
di(t)
R
dt
i(t) d
L
2
2
+ +
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Poich siamo interessati alla corrente a regime, dobbiamo ricavare un integrale
particolare dell'equazione (6.1), che rappresenta la soluzione del nostro problema.
Piuttosto che risolverla direttamente utilizziamo il metodo dei fasori: primo passo, fase
di trasformazione:
1 0 4
( )
1 2

1
(6.3) ,
1
dove: detta impedenza in ingresso del circuito .
j
j L j R I j V V j L R I
C C
V R j L I zI
C
z R j L
C

+ + +
+
+
1 1
1 1
] ]
1
_
1
,
]
_

,
&
&
Sostituendo queste espressioni nell'equazione (6.1) e sfruttando il lemma 2:
( ) [ ] [ ] [ ] [ ]
[ ] (6.2) Re Re
, Re Re Re Re
: ottiene si linearit di lemma il sfruttando cui da
t j t j
t j t j t j t j
e V j e I
C
R j L
e V j e I
C
e I j R e I j L




2
1
2
2 2
1
2 2
2
2

1
]
1

,
_

+ +
+ +
Per il teo. principale primo e secondo membro sono due funzioni sinusoidali
isofrequenziali e, dovendo essere uguali, per il lemma 3 saranno uguali anche i fasori
che le rappresentano:
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La (6.3) rappresenta il risultato dell'operazione di 'trasformazione' in quanto essa
un'equazione algebrica lineare di primo grado dalla quale immediato ricavare l'unica
incognita e cio il fasore della corrente.
1
(6.3) V R j L I zI
C

+
1
_

1
,
]
&
1 0 4
Si noti che l'impedenza in ingresso non un fasore (perch non associato a
nessuna forma d'onda) ma semplicemente un operatore complesso definito come il
rapporto tra il fasore della tensione e quello della corrente di porta del bipolo.
1 V
z R j L
I C

+
_

,
&@
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La sua parte reale la resistenza R del ramo di circuito considerato mentre la sua
parte immaginaria, a cui si d il nome di reattanza, dipende, oltre che dall'induttanza
L e dalla capacit C del ramo in questione, anche dalla pulsazione di
alimentazione. Spesso l'impedenza si scrive nella forma:
z R jX
1
dove XL la reattanza.
C
+

&
L'impedenza si misura in ohm.
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Infine definiamo ammettenza del monoporta considerato il rapporto tra il fasore della
corrente di porta ed il fasore della tensione di porta.
Si trova anche che uguaglia il reciproco della sua impedenza:
1 1 R jX R X
y j G jB , dove :
2 2 2 2 2 2
z R jX
R X R X R X
R
G detta conduttanza
2 2
R X
X
B detta suscettanza .
2 2
R X
( Si noti che G 1 R ).
I
V

+
+
+ + +

+

+

&@
&
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Il secondo passo consiste nella soluzione dell'equazione algebrica ottenuta, in questo
caso la (6.3), come segue:
R
C
1
L
arctg e
2
C
1
L
2
R z con
, )
v
(
z
V
z
v
V
z
V
I I z V

,
_

L'ultimo passo consiste nell'antitrasformazione:


[ ] ( )

+
1
]
1



v
M
t j j t j
t
z
v
e e
z
V
e I t i
v
cos 2 Re 2 Re ) (
) (
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Si osservi, per concludere, che l'equazione (6.3) analoga alla legge di Ohm in
regime stazionario salvo il fatto che essa mette in relazione non direttamente la
tensione e la corrente ma i fasori rappresentativi di tali grandezze.
Inoltre la costante di proporzionalit ora l'impedenza che corrisponde, nell'analogia
citata, alla resistenza.
Quanto si detto giustifica la denominazione della (6.3) come legge di Ohm
simbolica relativa ad un generico ramo di circuito.
1 0 4
Equazioni di Kirchhoff in termini di fasori.
Il procedimento di trasformazione del caso precedente si estende a qualsiasi
equazione ai valori istantanei facente parte del sistema di equazioni che descrive il
comportamento di un circuito a regime sinusoidale qualsiasi.
E' infatti immediato riconoscere che la suddetta tecnica di trasformazione si applica,
senza alcuna variante concettuale, alle equazioni di Kirchhoff.
1 0 4
Si supponga, ad esempio, di considerare la seguente porzione di rete in condizioni di
regime sinusoidale:
Applicando la L.K.C. al nodo contrassegnato si ottiene:
0 (t) i (t) i (t) i
4 2 1
+
1 0 4
che possiamo porre nella seguente forma:
[ ] [ ] [ ] 0 2 Re 2 Re 2 Re
4 2 1
+
t j t j t j
e I e I e I

Dal lemma di linearit e poi quello di unicit si ottiene:
( ) [ ]
(t).
4
i e (t)
2
i (t),
1
i correnti
alle mente, rispettiva enti, corrispond fasori i sono
4
I e
2
I ,
1
I dove
, 0 0 2 Re
4 2 1 4 2 1
+ + I I I e I I I
t j
Data la generalit del procedimento possiamo concludere che, in regime sinusoidale,
qualsiasi equazione di nodo pu essere espressa direttamente in termini di fasori.
1 0 4
Applichiamo ora la L.K.T. considerando un verso orario di percorrenza della maglia:
0 (t) v (t) v (t) v
1 3 2
+
1 0 4
Sfruttando ancora una volta il lemma di linearit e quello di unicit si ottiene:
[ ] [ ] [ ]
( ) [ ]
(t).
3
v e (t)
2
v (t),
1
v tensioni
alle mente, rispettiva enti, corrispond fasori i sono
3
V e
2
V ,
1
V dove
,

0 0 2 Re
0 2 Re 2 Re 2 Re
1 3 2 1 3 2
1 3 2
+ +
+
V V V e V V V
e V e V e V
t j
t j t j t j


In definitiva, l'identit formale tra le equazioni di Kirchhoff in regime stazionario e
quelle simboliche per circuiti in regime sinusoidale, consente di affermare che le
equazioni simboliche di Kirchhoff si possono scrivere direttamente senza dovere,
ogni volta, procedere all'operazione di 'trasformazione' delle equazioni differenziali ai
valori istantanei.
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Ci equivale ad affermare che nel procedimento risolutivo di un circuito in corrente
alternata si pu omettere la prima fase del procedimento stesso.
Tenendo presente che anche la fase di 'antitrasformazione' di regola
sottintesa, il metodo si riduce alla semplice scrittura delle equazioni di
Kirchhoff simboliche ed alla loro soluzione, in perfetta analogia con
quanto si fa in corrente continua.
1 0 4
L'identit formale appena vista non si limita solo ai principi di Kirchhoff ma si estende
ovviamente anche a tutte le conseguenze dei principi stessi.
Per esempio, le regole di composizione delle resistenze in serie e parallelo,
dimostrate per circuiti in regime stazionario, mantengono intatta la loro validit anche
in condizioni di regime sinusoidale purch si faccia riferimento alle impedenze (o alle
ammettenze).
1 0 4
Si supponga di avere un bipolo costituito da n elementi collegati in serie.
In regime sinusoidale ogni elemento e' caratterizzato da una opportuna impedenza.
( )
L.K.C.: I I I ... I
n
1 2
L.K.T.: V V V ... V z I z I ... z I z z ... z I
n n n n
1 2 1 1 2 2 1 2
n
V zI , con : z z
k
k 1
z
i
Vale anche la regola del partitore di te nsione: V V i=1,..,n
n
i
z
k
k 1

+ + + + + + + + +

& & & & & &


& & &
&
&
1 0 4
( )
n 1,.., = i
n
1 k
k
y
i
y
V
i
I : corrente di partitore del regola la anche Vale
n
1 k
k
y y : con , V y I
V
n
y ...
2
y
1
y
n
V
n
y ...
2
V
2
y
1
V
1
y
n
I ...
2
I
1
I I : L.K.C.
n
V ...
2
V
1
V V : L.K.T.


+ + + + + + + + +



1 0 4
Rimangono invariate anche le regole di trasformazione stella-triangolo e viceversa:
30
y
20
y
10
y
30
y
20
y
23
y
30
y
20
y
10
y
30
y
10
y
13
y
30
y
20
y
10
y
20
y
10
y
12
y
: triangolo - stella ione Trasformaz
23
z
13
z
12
z
23
z
13
z
30
z
23
z
13
z
12
z
23
z
12
z
20
z
23
z
13
z
12
z
13
z
12
z
10
z
: stella - triangolo ione Trasformaz

+ +

+ +

+ +

+ +

+ +

+ +

1 0 4
Applicazione del metodo simbolico a circuiti elementari.
Consideriamo tre semplici circuiti per la soluzione di ciascuno dei quali sufficiente
l'applicazione della legge di Ohm simbolica essendo costituiti da un solo ramo.
Si suppone di alimentare ciascun ramo con la stessa tensione:
. funzione della il dove ,
: da espresso sar ente corrispond fasore cui il ,
v(t) efficace valore V

0 0
2
) cos( ) (
V
V
V
t V t v
M
M

Per v(t) si supposta nulla la fase e, pertanto, il fasore rappresentativo della tensione
si riduce ad un numero reale.
1 0 4
Questa ipotesi non restrittiva poich equivale a porre l'origine dei tempi t=0
nell'istante in cui la tensione raggiunge il valore massimo (e questo, pur essendo
arbitrario, lecito).
Questa scelta ha il vantaggio che nella rappresentazione vettoriale del fasore, la sua
rappresentazione nel piano complesso sar quella di un vettore poggiato sull'asse
reale.
1 0 4
Nelle rappresentazioni vettoriali dei fasori si tralascer di indicare gli assi del piano di
Gauss e si prender come riferimento proprio il fasore rappresentativo della tensione.
La mancata indicazione del riferimento vuole evidenziare la sua inutilit.
Quello che conta nella rappresentazione dei fasori l'indicazione della posizione
reciproca dei vettori stessi non la posizione assoluta rispetto agli assi cartesiani
(posizione che dipende dalla scelta dell'istante t=0 e che, come tale, del tutto
arbitraria).
RESISTORE:
1 0 4
Nota la tensione di alimentazione si
vuole determinare l'andamento nel
tempo della corrente i(t).
Poich il circuito in regime
sinusoidale, basta calcolare il fasore
corrispondente
I
(per questo
motivo, d'ora in avanti, indicheremo nei vari circuiti, al posto delle variabili nel dominio
del tempo di ciascun elemento, i fasori ad esse associati).
1 0 4
Sappiamo, infatti, che la corrente avr un'espressione di questo tipo:
i
M
i
i M
i M
I
I I
I
t I t i



+
2
) cos( ) (


,
: associato
essa ad fasore il termini, altri in cio, , fase la e ampiezza l'
calcolata volta una nota nte completame sar cha
Basta esprimere in termini fasoriali l'unica relazione di lato a disposizione:
V z I , con z R 0 R
r r
& &
Nota: il valore dell'impedenza si pu ricavare sia applicando il procedimento di
trasformazione, sia dall'espressione generale tenendo conto che si tratta di un ramo
puramente resistivo
1 V
z R j L
I C

+
_

,
&@
1 0 4
Si ricava allora:
V V 0 V I V
M
I 0 I e 0 (8.1)
i
z R 0 R 2 R
r



&
Si osserva allora che per un circuito puramente resistivo la corrente in fase
con la tensione
1 0 4
Per ricavare, infine, l'andamento nel tempo della corrente basta effettuare
un'operazione di antitrasformazione come segue:
[ ] (8.2) ) cos( ) cos( 2 2 Re ) ( t
R
V
t
R
V
e I t i
M
t j


Nella figura mostrato l'andamento nel tempo delle due grandezze:
1 0 4
INDUTTORE:
Consideriamo il seguente bipolo e
determiniamo la corrente i(t).
Trasformando in termini fasoriali l'unica
relazione di lato a disposizione si ottiene:
2
2
90
90
0
90
) (
) (









i
L
V
M
I
I
L
V
L
V
l
z
V
I
L Lj
l
z I
l
z I L j V
dt
t di
L t v
e
: che segue cui da (8.3), : allora ricava Si
con ,


1 0 4
Si osserva allora che per un circuito puramente induttivo la corrente sfasata di
90 in ritardo rispetto alla tensione.
1 0 4
Per ricavare l'andamento nel tempo della corrente basta antitrasformare:
[ ] (8.4) )
2
cos( )
2
cos( 2 2 Re ) (

t
L
V
t
L
V
e I t i
M t j
La corrente raggiunge il massimo con T/4 di ritardo rispetto alla tensione.
1 0 4
( ) 1 1 1
( ) , con 90
0
Si ricava allora : 90 (8.4), da cui se gue :
1 90
e
2
2
dv t j
i t C I j CV y V z
c c
dt y j C C C
c
V V
I CV
z C
c
I
M
I CV
i







& &
&
&
CONDENSATORE:
Consideriamo il seguente bipolo e
determiniamo la corrente i(t).
Trasformando con i fasori l'unica
relazione di lato a disposizione:
1 0 4
Si osserva allora che per un circuito puramente capacitivo la corrente sfasata
di 90 in anticipo rispetto alla tensione.
1 0 4
Per ricavare l'andamento nel tempo della corrente si antitrasforma come segue:
(8.5) )
2
cos( )
2
cos( 2 ) (

+ + t
M
CV t CV t i
La corrente raggiunge il massimo con T/4 di anticipo sulla tensione.
1 0 4
BIPOLO RL
Consideriamo ora il seguente circuito e seguiamo un procedimento analogo a quello
appena visto per determinare la corrente i(t):
Effettuando direttamente l'operazione di trasformazione si ottengono le seguenti
1 0 4
relazioni in termini di fasori:
Essendo positivo ne segue che, per un circuito ohmico-induttivo, la corrente
sfasata di in ritardo rispetto alla tensione.
( )
V z I , con z R
r r r
R
Relazioni di lato :
V z I , con z jL
L L l l
L.K.C. : I I I
R L
L.K.T. : V V V (z z ) I (R jL) I zI , con z R jL
r
R L l
2
2
z RL
V V 0 V
Si ottiene allora : I con
z z z
arct



+ + + +
+

'

& &
& &
& & & &
&
L
g
R

'

1 0 4
L'andamento nel tempo della corrente il seguente:
radianti). in espresso essere deve : (Nota
(8.6)

) cos( ) cos( 2 ) ( t
z
M
V
t
z
V
t i
Negli esempi trattati si assunto come fasore di riferimento quello della tensione,
tuttavia per l'arbitrariet con cui possiamo scegliere l'origine dei tempi t=0 facciamo
in modo che essa coincida con l'istante in cui la corrente raggiunge il suo valore
massimo.
In tal modo avremo che la fase della corrente sar nulla e quindi potremo considerare
come fasore di riferimento non pi quello della tensione bens quello della corrente.
1 0 4
Nel caso di collegamento serie, tale scelta offre il
vantaggio di poter tracciare il cosiddetto diagramma
delle tensioni.
Esso si ottiene semplicemente esprimendo i fasori
delle varie tensioni di lato in funzione della corrente
di porta (che ha fase nulla per ipotesi) ed applicando poi la L.K.T. per ricavare la
tensione di porta:


0 I I : posto avendo
90 LI 0 I 90 L I
l
z
L
I
l
z
L
V e 0 RI I
r
z
R
I
r
z
R
V

1 0 4
Si ricava dunque il seguente diagramma vettoriale:
Da tale diagramma si osserva che la tensione in anticipo sulla corrente di e
quindi la corrente in ritardo sulla tensione della stessa quantit.
1 0 4
BIPOLO RC
Consideriamo ora il seguente bipolo e determiniamo la corrente i(t):
Effettuando direttamente l'operazione di trasformazione si ottengono le seguenti
relazioni in termini di fasori:
1 0 4
Essendo negativo ne segue che, per un circuito ohmico-capacitivo, la corrente
sfasata di in anticipo rispetto alla tensione.
V z I , con z R
r r r
R
Relazioni di lato :
j
V z I , con z
c c
C C
C
L.K.C. : I I I
R L
j j
L.K.T. : V V V (z z ) I (R ) I zI , con z R
r c
R L
C C
1
2
z R
V V 0 V
C
Si ottiene allora : I con
z z z



+ +
+

'

,
& &
& &
& & & &
&
2
1
arctg 0
CR
<

'

_

,
1 0 4
L'andamento nel tempo della corrente il seguente:
negativo). mente intrinseca
caso, questo in e, radianti in espresso essere deve : (Nota
(8.7)

) cos( ) cos( 2 ) ( t
z
M
V
t
z
V
t i
Per il diagramma delle tensioni si ha:


0 I I : posto avendo
90
C
I
0 I 90
C
1
I
c
z
C
I
c
z
C
V e 0 RI I
r
z
R
I
r
z
R
V

1 0 4
Si ricava dunque il seguente diagramma vettoriale:
Da tale diagramma si osserva che la tensione in ritardo sulla corrente di e quindi
la corrente in anticipo sulla tensione della stessa quantit.
1 0 4
BIPOLO RLC
Consideriamo infine il seguente bipolo e determiniamo la corrente i(t):

Effettuando direttamente l'operazione di trasformazione si ottengono le seguenti
relazioni in termini di fasori:
1 0 4
(8.8) : allora ottiene Si
con e con
, : L.K.T.
: L.K.C.
con ,
con ,
con ,
: lato di Relazioni

'

,
_

1
]
1

,
_

+ + + + +

'




z
V
z
V
z
V
I
R
C
L
C
L R z
z z
I z I
C
L j R I
c
z
l
z
r
z
C
V
L
V
R
V V
C
I
L
I
R
I I
C j
c
z
C
I
c
z
C
V
L j
l
z
L
I
l
z
L
V
R
r
z
r
I
r
z
R
V
0
1
arctg
2
1
2
1
) (





1 0 4
Escludendo il caso in cui la reattanza induttiva sia pari a quella capacitiva ( la
condizione di risonanza che vedremo in seguito) gli altri due casi possibili sono:
1) 0 >
C
1
L >
In tal caso la corrente in ritardo sulla tensione di cio nel circuito prevale il
fenomeno induttivo su quello capacitivo.
2) 0
C
1
L < <
In tal caso la corrente in anticipo sulla tensione di cio nel circuito prevale il
fenomeno capacitivo su quello induttivo.
1 0 4
Questi due risultati si possono evidenziare attraverso il diagramma delle tensioni:




0 I I : posto avendo
90 LI 0 I 90 L I
l
z
L
I
l
z
L
V
90
C
I
0 I 90
C
1
I
c
z
C
I
c
z
C
V
0 RI I
r
z
R
I
r
z
R
V



Si ottiene allora:
1 0 4
POTENZE IN REGIME SINUSOIDALE
Si consideri un bipolo
monoporta in regime
sinusoidale alimentato dalla
tensione v(t). Si definisce
angolo di sfasamento tra
tensione e corrente la differenza tra la fase della tensione e della corrente, cio:
(9.2)
che ha si ) precedente paragrafo nel detto quanto per a restrittiv
non che (ipotesi 0 =
v
: tensione la per nulla fase di ipotesi Nell'
(9.1)

:
i
i v




1 0 4
Di conseguenza la tensione e la corrente si possono esprimere nel seguente modo:
: parte altra d'
: da allora data ingresso in impedenza L'
(9.3) e




z
I
V
z
t
M
I t i t
M
V t v

) cos( ) ( ) cos( ) (
(9.4)
i
I
V
I
V
i
v
I
V
i
I
v
V
z z

) (
Deduciamo allora che l'angolo di sfasamento coincide con l'argomento
dell'impedenza d'ingresso del circuito monoporta.
1 0 4
Considerando ora l'espressione (9.3) della tensione e della corrente si ha:
(9.5) ) ( ) ( sen ) sen( cos ) cos( ) cos( ) ( t i t i t I t I t I t i
r a M M M
+ +
Il primo addendo prende il nome di componente attiva della corrente istantanea
mentre il secondo prende il nome di componente reattiva della corrente
istantanea.
La componente attiva in fase con la tensione istantanea
mentre la componente reattiva sfasata di 90 in ritardo
rispetto alla tensione istantanea.
1 0 4
La potenza istantanea il prodotto della tensione e della corrente istantanea:
(9.6) (t) p (t) p (t) v(t)i (t) v(t)i v(t)i(t) p(t)
r a r a
+ +
Quindi anche la potenza istantanea si pu scrivere come somma di due termini:
- il primo, detto potenza istantanea attiva, per definizione il prodotto della
tensione per la componente attiva della corrente istantanea,
- il secondo, detto potenza istantanea reattiva , per definizione, il prodotto della
tensione per la componente reattiva della corrente istantanea.
1 0 4
Le loro espressioni si ottengono dalle precedenti:
(9.8)
(9.7)
) 2 sen( sen
2
) cos( ) sen( sen ) ( ) ( ) (
) ( cos cos ) ( ) ( ) (
2
t
I V
t t I V t i t v t p
t I V t i t v t p
M M
M M r r
M M a a




Nell'ipotesi che - /2 < < /2 avremo che cos> 0 e P
a
(t) 0.
1 0 4
L'andamento nel tempo della potenza istantanea attiva si ottiene come prodotto
delle curve della tensione e della componente attiva della corrente:
2
( ) ( ) ( ) cos cos ( ) (9.7)
a a M M
p t v t i t V I t
1 0 4
Si osserva che la potenza istantanea attiva si mantiene sempre non negativa.
Ci si interpreta fisicamente affermando che essa corrisponde ad un flusso
unidirezionale di energia che, in ogni istante, fornita al circuito senza mai 'rifluire'
dal circuito verso la rete esterna.
Tale energia, una volta assorbita dal circuito non pu essere pi restituita.
1 0 4
L'andamento nel tempo della potenza istantanea reattiva si ottiene come prodotto
delle curve della tensione e della componente reattiva della corrente:
( ) ( ) ( ) sen sen( ) cos( ) sen sen(2 ) (9.8)
2
M M
r r M M
V I
p t v t i t V I t t t
1 0 4
La potenza istantanea
reattiva una funzione
sinusoidale del tempo
con pulsazione doppia
rispetto a quella di
alimentazione. Essa alterna ad intervalli in cui positiva, intervalli uguali in cui
negativa e, pertanto, l'energia ad essa associata fluisce alternativamente dal
circuito verso la rete esterna e viceversa, in ugual misura nei due sensi. Al
termine di un qualsiasi numero intero di semiperiodi (riferiti alla frequenza di
alimentazione) risulta nulla l'energia complessivamente scambiata dal circuito.
1 0 4
Per la valutazione dei fenomeni energetici associati a circuiti in regime sinusoidale e
relativi ad intervalli di tempo sufficientemente lunghi rispetto al periodo T, occorrer
introdurre altre potenze non pi istantanee.
Si definisce, allora, potenza attiva P (o potenza media, o potenza reale) assorbita
da un circuito monoporta il valor medio in un periodo della potenza istantanea.
(9.9) (t)dt p
T
1
(t)dt p
T
1
(t)dt p
T
1
p(t)dt
T
1
P
T
0
a
T
0
r
T
0
a
T
0

+
Nota: l'integrale relativo alla potenza istantanea reattiva nullo in quanto si tratta del
valor medio in un periodo di una funzione sinusoidale.
1 0 4
Dalla definizione si osserva che la potenza attiva pu intendersi anche come valor
medio in un periodo della potenza istantanea attiva.
Sostituendo ora la relazione (9.7) nella (9.9):
(9.10)



cos
2
cos
2
cos
2
) 2 cos(
2
cos
) ( cos cos
1
) (
1
0
0 0 0
2
0
VI P
I V dt
T
I V
dt t dt
T
I V
dt t I V
T
dt t p
T
P
M M
T
M M
T T
M M
T
M M
T
a

,
_


La potenza attiva si pu valutare come prodotto del valore efficace della tensione,
del valore efficace della corrente e del coseno dell'angolo di sfasamento tra
tensione e corrente.
1 0 4
cos [W] P VI
Il
cos
di solito indicato come fattore di potenza.
Sotto il profilo tecnico l'importanza della potenza attiva legata al suo significato di
valor medio. Generalmente si interessati a conoscere l'energia assorbita (o ceduta)
da un circuito in intervalli di tempo molto grandi rispetto al periodo T (0.02[s] se f=50
[Hz]) e per far ci basta moltiplicare la potenza attiva P per l'intervallo di tempo t che
si considera (in realt, questa operazione corretta solo se t un multiplo intero di
T; in caso contrario, essendo in generale t>>T, l'operazione si ritiene ancora valida
in quanto l'errore che si commette molto piccolo).
1 0 4
Si definisce potenza reattiva Q assorbita da un circuito monoporta il valor massimo
della potenza istantanea reattiva:
M M
V I
Q sen VIsen [VAR] (9.11)
2

Sotto il profilo tecnico l'importanza della potenza reattiva Q deve ricercarsi nel fatto
che essa un indice atto a rappresentare l'entit degli scambi energetici
associati alla potenza istantanea reattiva, scambi che pur non implicando un flusso
di energia definitivamente assorbita (o ceduta) dal circuito, devono tuttavia essere
considerati per alcune loro conseguenze (vedi rifasamento).
1 0 4
Si definisce potenza complessa:
corrente. della ativo rappresent fasore del coniugato il
mentre tensione della ativo rappresent fasore il dove
I
V , I V N

Avendo supposto nulla la fase della tensione, la potenza complessa pu anche


scriversi come segue:
(9.12) jQ P jVIsen VIcos VI I 0 V N + +
da cui si osserva che la parte reale della potenza complessa proprio la potenza
attiva mentre la parte immaginaria la potenza reattiva (l'unit di misura VA).
Si definisce, infine, potenza apparente il modulo della potenza complessa:
1 0 4
(9.13) VI Q P N
2 2
+
Calcoliamo, a titolo d'esempio, le potenze assorbite da una singola impedenza:
2 2 2 * *
jxI RI I z I I z I V N +

da cui segue che
P=RI
2
e Q=xI
2
(9.14)
1 0 4
P=RI
2
La potenza attiva assorbita da un'impedenza dipende, per una data corrente, dalla
resistenza ossia dall'unico componente in grado di assorbire definitivamente l'energia
senza doverla poi restituire attraverso i morsetti di alimentazione.
Q=XI
2
La potenza reattiva, in quanto indice di un fenomeno di 'flusso' e 'riflusso' di energia,
dipende dalla reattanza, ossia dal componente del circuito che in grado di
immagazzinare energia sotto forma conservativa (elettrica nei condensatori,
magnetica negli induttori) e che, di conseguenza, in grado di restituirla seguendo le
alternanze della corrente.
1 0 4
M M
V I
Q sen VIsen
2

Q=XI
2
Sia - /2 < < /2
Se l'angolo di sfasamento tra tensione e corrente
> 0, ossia l'impedenza di tipo ohmico-induttivo (la corrente in ritardo sulla
tensione) allora la reattanza X dell'impedenza positiva (X = L ) e tale sar anche la
potenza reattiva.
Se l'angolo di sfasamento tra tensione e corrente < 0, ossia l'impedenza di tipo
ohmico-capacitivo (la corrente in anticipo sulla tensione) allora la reattanza X
dell'impedenza negativa (X = -1/C ) e tale sar anche la potenza reattiva.
1 0 4
Possiamo, allora, tracciare per i due casi appena esaminati i seguenti triangoli delle
potenze:
1 0 4
Teorema di Boucherot (additivit delle potenze).
Si consideri un circuito lineare tempo-invariante in regime sinusoidale pilotato da un
certo numero di generatori indipendenti, tutti sinusoidali di ugual pulsazione .
La somma geometrica delle potenze complesse fornite da ciascun generatore
indipendente al circuito pari alla somma geometrica delle potenze complesse
assorbite da tutti gli altri elementi del circuito stesso.
Quanto enunciato si estende ovviamente anche alla potenza attiva e reattiva.
1 0 4
Teorema del massimo trasferimento di potenza attiva
Il circuito a sinistra dei morsetti
costituita da un'impedenza nota e
da un generatore di tensione
sinusoidale di cui si suppone nulla
la fase (tale circuito pu essere
l'equivalente di Thevenin di un circuito comunque complesso).
Si dimostra che l'impedenza da collegare ai morsetti A-B affinch il generatore possa
trasferire ad essa la massima potenza attiva data da
*
u s
z z & & ossia pari al
coniugato dell'impedenza
s
z&
assegnata.
1 0 4
Se questa condizione soddisfatta si dice che il carico adattato al generatore.
Con il teorema calcoliamo la massima potenza attiva dissipata sullimpedenza
u
z&
:
s
2
s
2
s
2
s s 2
u max
4R
V
4R
V R
I R P
Per calcolare la potenza attiva fornita dal generatore, con il teorema di Boucherot:
s
2
s
2
s
2
s
s
2
s
2
u s g
2R
V
4R
V
2R I 2R )I R (R P +

0,5
P
P

g
max

In condizioni di adattamento cio quando il generatore trasferisce sul carico la
massima potenza attiva, il 50% di essa viene dissipata.
1 0 4
Rifasamento.
Si visto che la potenza reattiva indice di un flusso di energia diretto
alternativamente dall'alimentatore al circuito e viceversa.
Si potrebbe pensare che il suddetto indice non abbia alcun interesse tecnico in
quanto ad esso non associato alcun trasferimento di energia definitivo.
In realt non cos, come adesso dimostreremo facendo riferimento ad una
situazione pratica molto frequente.
1 0 4
In figura rappresentato, in modo molto semplificato, lo schema del sistema
attraverso il quale si provvede a distribuire energia ad una determinata utenza
Esso costituito da un generatore di tensione
sinusoidale G che alimenta, attraverso una linea di
una certa lunghezza, un utilizzatore U che pu
essere costituito da una porzione di circuito
comunque complessa.
In generale la lunghezza della linea tale da non poter trascurare la corrispondente
impedenza cio quella dovuta ai due conduttori di cui formata, ma in questa
trattazione non ne terremo conto.
1 0 4
Ricordiamo che vale la seguente relazione per una generica sezione di linea:
2 2
Q P VI N +
e
tg P Q
Possiamo osservare, dunque, che riducendo il valore efficace della corrente di linea a
parit di V e P si ha una riduzione della potenza apparente associata ad ogni sezione
della linea ed, in particolare, alla generazione (e ci comporta un risparmio
economico essendo la potenza apparente un parametro di progettazione e
dimensionamento) e una riduzione della potenza attiva dissipata dall'eventuale
impedenza di linea.
1 0 4
Se vogliamo diminuire la I di linea, a parita' di P e V, occorrera' agire su Q, cioe'
diminuire Q.
D'altra parte questo comporta una riduzione dell'angolo di sfasamento e quindi un
aumento del fattore di potenza cos dello stesso utilizzatore.
Si definisce allora rifasamento una qualsiasi operazione atta a diminuire l'angolo di
sfasamento tra tensione e corrente di linea a parita' di V e P, e quindi a ridurre il
valore efficace della corrente di linea.
Nel caso pi frequente in cui l'utilizzatore sia di tipo ohmico-induttivo (>0), il
rifasamento si realizza disponendo in parallelo all'utilizzatore un condensatore di
opportuna capacit C (nel caso in cui <0 si dispone in parallelo un induttore).
1 0 4
Esaminiamo le conseguenze di tale operazione. Nella figura seguente mostrato il
diagramma vettoriale dei fasori rappresentativi della tensione e delle correnti:
La presenza di un nuovo ramo
induce a considerare ora tre
correnti in luogo di una sola tra le
quali sussiste la seguente
relazione: (*) I I I
C L
+
Dalla fig.b si osserva che essendo la corrente nel condensatore sfasata di 90 in
anticipo sulla tensione, il valore efficace della corrente di linea pu essere ridotto con
un'opportuna scelta della capacit del condensatore di rifasamento.
1 0 4
Si noti che, oltre alla riduzione del valore efficace della corrente di linea, diminuisce
anche il suo angolo di sfasamento ' rispetto alla tensione, angolo il cui coseno
rappresenta il fattore di potenza della porzione di circuito costituita dal complesso
utilizzatore-condensatore di rifasamento.
Si pone allora il seguente problema: dato un utilizzatore di cui si conoscono V,P e
cio tensione, potenza attiva ed angolo di sfasamento, calcolare il valore della
capacit di rifasamento C tale che l'angolo di sfasamento della corrente di linea passi
dal valore (quale si avrebbe in assenza del condensatore) ad un prefissato valore
'.
1 0 4
Per risolvere tale problema si osserva, anzitutto, che l'utilizzatore da solo assorbe una
potenza reattiva Q data dall'espressione:
Q = Ptg (1).
Mentre il complesso utilizzatore-condensatore di rifasamento assorbe una potenza
attiva P ed una potenza reattiva Q' esprimibile, tramite il teorema di Boucherot, come
segue:
Q=Q+Q
c
(2)
Dove Q
c
rappresenta ovviamente la potenza reattiva relativa al condensatore.
1 0 4
Anche per le potenze P e Q'
sussiste un legame analogo alla
relazione (1) della pagina
precedente e pertanto si ha:
( ) (3) ' tg tg
2
V
P
C
: ottiene si *) * (* e (**) relazioni delle confronto Dal
*) * (*
2
CV
2
CV) (
C
1
2
c
I
C
1
2
c
I
c
x
c
Q
: segue come esprimersi anche pu
c
Q reattiva potenza la parte altra D'
(**) ) tg ' P(tg Q ' Ptg
c
Q
: ricava si cui da , ' Ptg
c
Q Q ' Ptg Q'






+
1 0 4
Si parla di rifasamento completo quando il valore efficace della corrente di linea
assume il suo valore minimo; ci si realizza, in corrispondenza di una certa tensione
V, quando la corrente nel condensatore tale per cui Q'=0. In tal caso la capacit del
condensatore di rifasamento vale:
(4)
2
V
Ptg
0
C

In definitiva, collegando un condensatore di opportuna capacit C in parallelo


all'utilizzatore si avr che la potenza reattiva induttiva di cui esso necessita non sar
fornita pi interamente dall'alimentazione bens una parte sar resa disponibile dal
condensatore che assorbendo potenza reattiva capacitiva come se fornisse potenza
reattiva induttiva (generatore di potenza reattiva induttiva).
1 0 4
9.15 Cenni sugli strumenti di misura elettrodinamici.
Considereremo solo strumenti di misura elettrodinamici sia per la loro importanza
sotto il profilo tecnico sia perch questi strumenti possono essere usati sia in corrente
continua sia in corrente alternata.
Un apparecchio elettrodinamico sostanzialmente costituito, qualunque ne sia la
funzione, da due bobine (una fissa ed una mobile) e da una molla che contrasta il
movimento di quella mobile.
1 0 4
Si facciano percorrere le due bobine da due correnti, nel funzionamento di tale
strumento, interverranno due coppie: la prima, elettromagnetica, e' proporzionale al
prodotto delle correnti che scorrono nelle due bobine; la seconda, elastica,
proporzionale alla deformazione della molla e quindi all'angolo di deviazione dalla
posizione di riposo della bobina mobile.
Nell'ipotesi che le correnti nelle due bobine siano costanti, si avr che la bobina
mobile (e con essa l'indice dell'apparecchio che le solidale) si muove sotto l'effetto
della coppia elettromagnetica fino ad assumere quella particolare posizione angolare
per la quale si realizza l'equilibrio tra la coppia elettromagnetica stessa e quella
elastica ad essa opposta.
1 0 4
In condizioni di equilibrio varr la relazione:
. bobine due nelle correnti le sono
2
I e
1
I dove , (*)
2
I
1
kI
Da questa relazione si deduce che lo strumento misura, mediante l'angolo di
deviazione del suo indice, il prodotto delle correnti nelle due bobine.
In regime sinusoidale, essendo le due correnti variabili nel tempo tale sar anche la
coppia elettromagnetica: di conseguenza, la bobina mobile non si arresta,
teoricamente, in una determinata posizione (come accadeva nel caso precedente) ma
oscilla intorno ad una posizione che sarebbe di equilibrio se si applicasse una coppia
costante pari al valor medio in un periodo della coppia elettromagnetica istantanea.
In pratica, l'inerzia della bobina mobile sufficiente a rendere inapprezzabile il
1 0 4
fenomeno oscillatorio, cosicch l'indice dell'apparecchio appare fermo ed indica
l'angolo di deviazione medio corrispondente alla coppia elettromagnetica media:
( )
1
i
2
i
: altra all' rispetto una dell' sfasamento di
angolo l' e correnti due delle efficaci valori i sono
2
I e
1
I dove
(**) cos
2
I
1
KI
T
0
(t)dt
2
i (t)
1
i
T
1
k
medio
(t)
2
i (t)
1
i k


Le (*) e (**) sono le formule fondamentali su cui si basa il funzionamento degli
strumenti elettrodinamici; a partire da esse mostreremo come sia possibile, mediante
opportuna disposizione delle bobine, far s che l'apparecchio misuri una corrente, una
tensione o una potenza attiva.
Amperometro. Se si dispongono le due bobine di uno strumento elettrodinamico in
1 0 4
serie tra loro e si inserisce lo strumento in serie con l'utilizzatore U di cui si vuol
misurare la corrente I, l'apparecchio stesso si comporta come un amperometro, ossia
come un misuratore di corrente:
Evidentemente, risulta:
2
2 1
2 1
kI
0
I I I
I I I
: diventa (**) la a conseguenz Di

'

che mostra come la posizione dell'indice fornisca, su una scala quadratica, il valore
efficace della corrente da misurare.
In corrente continua, la posizione dell'indice fornisce direttamente il valore della
1 0 4
corrente.
Si osservi, in conclusione, che un amperometro deve avere, come requisito
fondamentale, un'impedenza interna molto piccola in modo tale da non alterare il
regime delle correnti preesistente nel circuito falsando cos la misura.
1 0 4
Voltmetro. In un voltmetro elettrodinamico le due bobine sono disposte in serie ed
inoltre il loro complesso in serie con una resistenza di valore elevato; l'apparecchio
inserito in parallelo all'utilizzatore U di cui si vuole misurare la tensione ai morsetti:
1 0 4
1 0 4
. o voltmetric
ramo del impedenza dell' conto tiene k' costante nuova la dove
: diventa relazione precedente la perci e V tensione alla
ale proporzion
v
V/Z =
v
I corrente la che ha si simbolica Ohm di legge Dalla
. : diventa (**) la quindi e
e
: ha si voltmetro, dal assorbita corrente la
v
I con Indicata
2
'
2
0
2 1 2 1
V k
v
kI
I I
v
I I I
v
I

1 0 4
Da ci si deduce che la posizione dell'indice dell'apparecchio fornisce, su scala
quadratica, il valore efficace della tensione da misurare; in corrente continua lo
strumento misura l'effettivo valore della tensione ai capi dell'utilizzatore U.
Osserviamo, infine, che un voltmetro deve avere come requisito fondamentale
un'impedenza interna molto elevata (a tal fine si inserisce in serie con le bobine la
resistenza R
v
) perch, se cos non fosse, il voltmetro assorbirebbe una corrente di
valore non trascurabile e perturberebbe il regime delle correnti e delle tensioni del
circuito, cosicch il valore di tensione misurato non corrisponderebbe a quello
effettivamente preesistente nel circuito stesso.
1 0 4
Wattmetro. Lo strumento elettrodinamico atto a misurare la potenza attiva assorbita
da un certo utilizzatore U ottenuto disponendo le bobine come in figura:
La bobina 1 disposta in serie con U detta
bobina amperometrica mentre la bobina 2
disposta in parallelo ad U detta bobina
voltmetrica. Anche in questo caso l'inserzione
dello strumento non deve introdurre una
sensibile perturbazione nel circuito e pertanto la bobina amperometrica deve essere
di bassa impedenza mentre il ramo voltmetrico deve presentare un'elevata
impedenza.
1 0 4
Valgono, inoltre, le seguenti relazioni:
. o voltmetric ramo
nel corrente della e re utilizzato nell' corrente della mente, rispettiva
efficaci, valori i ano rappresent
v
I e I dove , I I e I I
v 2 1

Quest'ultima, in particolare, proporzionale, per la legge di Ohm simbolica, alla
tensione V ai capi del ramo voltmetrico e, quindi, la relazione (**) si scrive come:
. o voltmetric ramo del impedenza dell'
anche conto tiene k' costante nuova la dove , *) * (* cos 'VI k
Soffermando ora l'attenzione sull'angolo (angolo di sfasamento tra le correnti nelle
due bobine) si osserva che esso coincide con l'angolo di sfasamento tra I e V a
patto che si possa ritenere puramente resistiva l'impedenza del ramo voltmetrico.
1 0 4
Infatti, in tal caso la corrente nel ramo voltmetrico in fase con la tensione V e
valgono le seguenti relazioni:
P k VI k
v
I I V
v
i i v
i
v
i
v
i i i
v
v
i
' cos '
, , , ,
1 2





: diventa *) * (* la , definitiva In
. complessi numeri dei argomenti gli sono dove

(Nota: quest'uguaglianza valida perch si supposta piccola l'impedenza della
bobina amperometrica e quindi trascurabile la caduta di tensione su di essa in modo
da poter ritenere la tensione ai capi dell'utilizzatore pari a V).
1 0 4
La precedente relazione mostra come l'indice dello strumento fornisca, su scala
lineare, la misura della potenza richiesta.
Si ricordi, infine, che nel wattmetro, la resistenza R
v
deve avere valore elevato non
solo per limitare la corrente nel ramo voltmetrico ma anche per poter trascurare la
reattanza induttiva di questo stesso ramo in modo da poterlo considerare come un
ramo puramente resistivo con le conseguenze prima descritte.