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Termodinamica

all'equilibrio

Guido Tiana, 26/4/2010 Se consideriamo qualsiasi sistema fisico, chimico o biologico, le leggi di Newton ci permettono, in linea di principio, di prevedere come evolver il sistema nel tempo. Basta conoscere lo stato iniziale del sistema, cio le posizioni e le velocit di tutte le particelle, le loro interazioni, e risolvendo le equazioni del moto si possono ottenere le posizioni e le velocit a qualsiasi istante futuro. Questo vuol dire che, sempre in linea di principio, se mettiamo in una provetta una proteina ed un suo cofattore, possiamo prevedere l'esito della reazione di legame tra i due scrivendo e risolvendo le equazioni di Newton delle molecole coinvolte. Anche ammettendo di conoscere le interazioni tra le molecole contenute nella provetta, il loro numero totale, tra proteine, cofattori e molecole d'acqua dell'ordine di 1023, il numero di Avogadro. Si tratterebbe quindi di risolvere 1023 equazioni di Newton, ognuna contenente una forza che dipende dalla posizione di tutte, o perlomeno da molte, delle altre molecole. Si tratta di un compito impossibile anche per i pi veloci supercomputer. La questione ulteriormente complicata dal fatto che impossibile conoscere la configurazione iniziale del sistema, necessaria per risolvere le equazioni del moto. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, uno non interessato alla posizione di tutte le molecole del sistema, ma si accontenta di informazioni molto pi limitate. Nell'esempio della provetta descritta prima, sicuramente la conoscenza della dinamica di tutte le molecole d'acqua irrilevante. Probabilmente anche conoscere la posizione di tutte le proteine e di tutti i cofattori poco utile; uno vorrebbe semplicemente sapere qual la frazione di proteine legate al cofattore. Spesso non serve neanche conoscere come questa frazione varia nel tempo, ma basta sapere quanto vale dopo un certo tempo, quando si stabilizzata ad una valore costante. L'insieme delle particelle che non vengono descritte esplicitamente nello studio di un sistema viene chiamato bagno termico. Anche se non descritto esplicitamente, il bagno termico esercita degli effetti sul sistema. Le molecole d'acqua nella provetta, per esempio, urtano le proteine ed i cofattori, scambiando energia con questi e imprimendogli un moto complicato. Per effetto di questi urti i cofattori si attaccano e si staccano ripetutamente dalla superficie delle proteine. In meccanica statistica, quando si rimuovono delle molecole dalla descrizione esplicita, si riassumono i loro effetti in pochi parametri numerici: la temperatura una di questi. La temperatura di un sistema ricorda che stiamo dando una descrizione incompleta della dinamica ed indica quanto forti siano gli urti tra le molecole d'acqua, rimosse dalla descrizione, e le molecole che invece descriviamo esplicitamente. La temperatura nel sistema internazionale si misura in Kelvin (K). Nella vita quotidiana pi comune misurarla in gradi centigradi (o Celsius, 0C). Per passare da

Kelvin a gradi Celisus basta aggiungere 273.15; cio 00C=273.15K, oppure 0K=- 273.150C. Come vedremo pi avanti, quello che ha significato fisico pi chiaro l'energia termica Etherm scambiata mediamente dagli urti, legata alla temperatura da Etherm=kT, dove T la temperatura e k=1.38 10-23 J/K detta costante di Boltzmann. In altre parole, l'energia termica si misura ovviamente in Joule; la costante di Boltzmann definisce le unit, i Kelvin, di un'altra quantit, la temperatura che esprime la stessa informazione dell'energia termica.

Figura 1: a sinistra, un sistema composto da proteine (i "pack-man"), ligandi (i triangoli neri) e le molecole d'acqua. A destra, lo stesso sistema, in cui l'effetto delle molecole d'acqua stato riassunto in un bagno termico a temperatura T.

Il bagno termico quindi un ente astratto, caratterizzato solo dalla sua temperatura, che imprime urti casuali alle proteine ed ai cofattori, scambiando mediamente un'energia Etherm con essi. Il passaggio logico il seguente: prima avevamo un sistema composto da proteine, cofattori ed acqua che si muovono deterministicamente seguendo le leggi di Newton. Ora nel sistema compaiono solo le proteine ed i cofattori che si muovono sotto l'effetto di forze casuali che simulano gli urti con il solvente, l'intensit dei quali controllata dalla temperatura. importante notare che noi descriviamo gli urti provocati dal bagno termico come casuali, anche se in realt riflettono l'effetto del moto del solvente, che deterministico, essendo una conseguenza delle leggi di Newton. Il moto del solvente per cos complicato da sembrare casuale, e quindi noi approssimiamo i suoi effetti con degli urti casuali. Ma questa un'approssimazione dovuta alla nostra incapacit di risolvere l'equazioni di Newton per tutte le 1023 molecole d'acqua del sistema.

Probabilit all'equilibrio

La conformazione del sistema in termini di posizione e velocit di ogni molecola viene chiamato microstato del sistema. Un sistema a contatto con un bagno termico si muover nel tempo sotto l'effetto degli urti casuali attraverso i suoi possibili microstati, ritornando pi o meno spesso nello stesso microstato.

Se chiamiamo un microstato del sistema, possiamo definire la probabilit p() che il sistema occupi questo particolare microstato. In altre parole, il sistema, muovendosi, occuper il microstato , poi andr a visitare altri microstati, ripasser da , e cos via. Una probabilit un numero compreso tra 0 e 1 che pu essere interpretata come la frazione di tempo che il sistema passa in . Pi piccola la probabilit, meno sar il tempo che il sistema passa in quel dato microstato, e quindi pi difficile sar vedere il sistema in quel microstato. Viceversa, una probabilit di un dato microstato prossima a 1, vuol dire che il sistema passa la maggior parte del tempo in quello specifico microstato. Se il sistema ha N microstati possibili, che chiameremo 1, 2, ..., N, abbiamo detto che la probabilit che il sistema sia nel microstato 23 sar p(23). La probabilit che il sistema sia nel microstato 23 oppure nel microstato 62 sar p(23) + p(62); cio la probabilit totale che il sistema sia in uno qualsiasi di un certo gruppo di microstati la somma delle probabilit di ognuno di questi microstati. la stessa cosa di quando diciamo che la probabilit di tirare un dado e ottenere il numero 2 p(2)=1/6, quindi la probabilit di ottenere un qualsiasi numero pari p(pari) = p(2)+p(4)+p(6) = 1/3+1/3+1/3 = 1/2. Se sommiamo la probabilit di tutti i possibili microstati, la probabilit totale sar 1,
N

p( ) = 1,
i i=1

perch il sistema deve essere certamente in uno dei possibili microstati, esattamente come la somma delle probabilit di ottenere dal dado qualunque numero da 1 a 6 deve essere 1.

Figura 2: uno schema dei due microstati dell'HIV proteasi, con i flap chiusi (sopra) e aperti (sotto).

Prendiamo un esempio concreto per studiare la probabilit dei microstati. L'HIV proteasi un enzima necessario alla riproduzione del virus HIV. Esso ha una cavit che serve ad alloggiare il suo substrato, e questa cavit chiusa da due pezzi della proteina che si chiamano flap. In prima approssimazione possiamo dire che questi flap possono assumere solo due conformazioni: la conformazione chiusa, con i flap legati tra loro da forze attrattive, e la conformazione aperta, dove i flap non interagiscono tra loro. Quindi in questo caso ci sono solo due microstati possibili, =aperto e =chiuso (vedi Figura 2). Ci che apre o chiude i flap sono semplicemente gli urti con il solvente; se i flap sono chiusi, gli urti casuali con il solvente possono

rompere le interazioni tra i due flap e aprirli. Viceversa, se i flap sono aperti, gli urti casuali con il solvente possono dare la spinta necessaria per chiuderli. Il risultato una sequenza casuale di aperture e di chiusure. Possiamo calcolare la probabilit che i flap siano aperti e quella che siano chiusi. Queste probabilit non saranno uguali tra loro, perch la forza attrattiva tra i flap tender a tenerli chiusi, rendendo il microstato chiuso pi probabile. Questa probabilit in genere dipende da quanto a lungo osserviamo il sistema. Se lo osserviamo per un tempo molto breve, se il microstato iniziale del flap chiuso, ci sar una probabilit molto alta di vederlo sempre chiuso (e che se era aperto, continuiamo a vederlo aperto), per il semplice fatto che il sistema non ha fatto a tempo a cambiare microstato. Se invece osserviamo il sistema molto a lungo, il flap si aprir e chiuder molte volte, e la probablit che sia aperto (o chiuso) sar indipendente dalla sua conformazione iniziale. Inoltre sar indipendente anche dalla durata precisa dell'osservazione: se osserviamo il sistema pi a lungo, le probabilit rimarranno le stesse. Diciamo che un sistema all'equilibrio se la probabilit associata ai vari microstati indipependente dal tempo. Se conosciamo l'energia E() di ognuno dei microstati, la probabilit all'equilibrio data dalla distribuzione di Boltzmann 1 E( ) p( ) = e kT , Z dove T la temperatura del bagno termico, k la costante di Boltzmann, che assicura che l'argomento dell'esponenziale sia un numero adimensionale. La costante Z fa si che la probablit che il sistema sia in qualunque microstato sia 1, cio N N 1 E( i ) p( i ) = Z e kT = 1 i=1 i=1 e quindi
N

Z = e
i=1

E ( i ) kT

Nel caso dell'esempio dell'HIV proteasi, ci sono solo due microstati: quello aperto, in cui i due flap non interagiscono, e quindi poniamo l'energia di questo microstato a zero, e quello chiuso, in cui i flap interagiscono attraendosi con un'energia -Eflap. Le probabilit saranno quindi

1 0 p(aperto) = e kT = Z
e

e e
0 kT

0 kT E flap

1
E flap

+e
kT E flap kT

kT

1+ e

kT

p(chiuso) =

1+ e Ovviamente la somma delle due probabilit d 1, infatti abbiamo scelto la Z esattamente a questo scopo. A bassa temperatura, cio quando kT << Eflap, gli esponenziali sono molto grandi e si ottiene p(chiuso)1 e p(aperto)0. Questo

1 e Z

E flap kT

E flap

perch gli urti del solvente sono cos deboli che difficilmente riescono a rompere il legame che tiene chiusi i flap; anche quando ci riescono i flap rimangono aperti per un po', ma gli stessi urti li richiudono, cosa che avviene pi facilmente rispetto all'apertura, perch lo stato aperto non stabilizzato da nessuna interazione. Ad alte temperature (kT >> Eflap), invece, gli esponenziali tendono ad 1, e quindi p(chiuso) = p(aperto) = 1/2. Questo vuol dire che gli urti del solvente sono cos forti che l'interazione tra i flap trascurabile; questi fluttuano casualmente tra lo stato aperto e lo stato chiuso, stando met tempo in ciascuno. A temperature intermedie avremo probabilit frazionarie dei due stati. La temperatura che segna il margine tra temperature "alte" e temperature "basse" quella a cui kT = Eflap, che corrisponde alla situazione intermedia tra le due probabilit estreme: p(chiuso)=e/(1+e)0.7 e p(aperto)=1/(1+e)0.3. Viceversa, possiamo chiederci se, fissata una temperatura, un'interazione pu essere considerata forte o debole. Se ci mettiamo per esempio a temperatura ambiente, T=300K corrispondente a kT=4.1410-21 J, un'interazione tra due molecole sar considerata forte se il suo modulo maggiore di 4.1410-21 J, perch a questa temperatura l'interazione costringer le due molecole a stare a contatto con probabilit alta; sar invece considerata debole nel caso opposto, in cui le due molecole fluttueranno casualmente tra i microstati disponibili. Dato che scomodo utilizzare un numero piccolo come 10-21 J, spesso si utilizza per caratterizzare l'interazione di due molecole l'energia non di una singola coppia ma di una mole di coppie, moltiplicando quindi l'energia di una coppia per il numero di Avogadro. L'energia termica corrispondente a 300K sar quindi 4.1410-21 J 61023 mol-1 = 2.48103 J/mol.

Dimostrazione della distribuzione di Boltzmann

Consideriamo il sistema da studiare a contatto con il bagno termico. Chiamiamo E l'energia del sistema e Ebt l'energia del bagno termico. Il sistema totale, dato dal sistema da studiare e dal bagno termico, viene consideriato isolato dall'esterno, e quindi la sua energia Etot=E+Ebt sar costante. L'ipotesi alla base della dimostrazione della distribuzione di Boltzmann che ogni microstato del sistema complessivo abbia la stessa probabilit di ogni altro microstato. Per noi non siamo interessati ai microstati del sistema totale, ma a quelli del sistema pi piccolo, che esclude il bagno termico. Prendiamo per esempio il caso dei flap dell'HIV proteasi. Il sistema a cui siamo interessati sono i flap, il bagno termico l'acqua che sta intorno ed il sistema complessivo sono i flap pi l'acqua. Noi siamo interessati solo ai microstati relativi ai flap, che possono essere soltanto chiusi o aperti. Un microstato del sistema complessivo definito dalla conformazione del flap e dalla conformazione delle molecole d'acqua del bagno termico. Il numero di microstati del sistema complessivo quindi molto grande. Questi microstati sono equiprobabili per l'ipotesi da cui siamo partiti. La probabilit che il flap sia aperto quindi la frazione di microstati del sistema complessivo in cui il flap aperto, compatibilmente con il fatto che l'energia totale Etot sia conservata. Allo stesso modo, la probabilit che il

flap sia chiuso il numero di microstati del sistema complessivo in cui il flap chiuso e l'energia totale Etot, diviso per il numero totale di microstati. Il vincolo sull'energia importante (vedi Figura 3): se il flap chiuso, a questo associata un'energia Eflap, quindi nel contare i microstati del sistema complessivo, devo considerare solo le conformazioni dell'acqua che hanno energia Ebt = Etot - Eflap, in modo che l'energia totale sia Etot. Viceversa, se il flap aperto Eflap = 0, quindi per determinare la probabilit di questo microstato conter solo le conformazioni dell'acqua con energia Ebt = Etot. Quindi se l'interazione che tiene chiusi i flap attrattiva (Eflap<0), l'energia del bagno termico dei microstati con flap chiusi sar pi grande dell'energia dei microstati con i flap aperti.

Figura 3: a sinistra, alcuni microstati dell'HIV proteasi in cui i flap sono chiusi (energia molto negativa) e le molecole d'acqua occupano conformazioni disordinate (energia poco negativa). A destra, i microstati in cui i flap sono aperti (energia poco negativa) e l'acqua deve occupare conformazioni ordinate, ad energia molto negativa, per mantenere l'energia costante uguale a quella del caso precedente. Questo pu essere fatto in meno modi di prima.

In generale pi difficile ottenere configurazioni di un sistema a energia bassa. Basti pensare che per far s che l'acqua sia in una conformazione con energia bassa, bisogna che le molecole d'acqua formino strutture tetraedriche in cui i ponti idrogeno tra atomi di ossigeno e di idrogeno sono geometricamente ottimizzati, come accade per esempio nel ghiaccio. Per ottenere una conformazione ad alta energia invece basta disporre le molecole d'acqua a caso. Quindi ci saranno molte pi conformazioni del bagno termico ad alta energia di quelle a bassa energia. Quindi la probabilit che il flap abbia energia bassa (microstato "chiuso") sar pi grande della probabilit che il flap abbia energia alta (microstato "aperto"). Riassumendo, la probabilit di un microstato del sistema che vogliamo studiare, caratterizzato da un'energia E() proporzionale al numero di microstati del bagno termico che soddisfino la conservazione dell'energia totale p( ) = c g(E bt )

dove g il numero di microstati del bagno termico a energia Ebt e c una costante di normalizzazione che assicura che la probabilit totale sia 1. Ma sapendo che Ebt = Etot - E() la probabilit pu essere riscritta come p( ) = c g(E tot E( )) o equivalentemente, prendendo il logaritmo dei due termini, come log p( ) = logc + log g(E tot E( )) . Assumiamo ora che il sistema sia piccolo rispetto al bagno termico, e che quindi l'energia Etot sia in valore assoluto molto pi grande dell'energia E() del sistema. Possiamo quindi sviluppare il logaritmo in serie, fermandoci al primo ordine d log g(E) log p( ) = logc + log g(E tot ) E( ) . E tot dE Sia i primi due addendi a destra dell'uguale che la derivata nel terzo addendo non dipendono dal microstato , ma soltanto dal bagno termico. Definiamo quindi due costanti, Z e T, tali che log Z = logc + log g(E tot ) d log g(E) 1 = k E tot T dE dove k la costante di Boltzmann. Prendendo quindi l'esponenziale dell'equazione sopra, si ottiene la distribuzione di Boltzmann 1 E( ) p( ) = e kT . Z La costante Z, come definita sopra, non particolarmente interessante perch contiene un'altra costante. Il suo ruolo quello di far s che la probabilit totale di tutti i microstati del sistema sia 1. La costante T quella che noi chiamiamo temperatura. Come si vede una propriet del bagno termico e dell'energia totale, che per essenzialmente l'energia del bagno termico. Quindi la temperatura, come accennato prima, un parametro che contiene informazioni sul bagno termico. Perch abbiamo sviluppato in serie il logaritmo della probabilit e non la probabilit stessa? La probabilit deve essere un numero compreso tra 0 e 1, e la somma delle probabilit su tutti i microstati deve essere uguale a 1, anche per sistemi molto grandi, addirittura per sistemi con un numero infinito di molecole, altrimenti non sarebbe una probabilit. Lavorare con il logaritmo della probabilit assicura che queste condizioni siano soddisfatte.

Macrostati, entropia ed energia libera

Spesso uno interessato ad ottenere un informazione ancora minore della probabilit all'equilibrio dei singoli microstati. Consideriamo un esempio: il legame di due molecole di cui una fissata e l'altra libera di muoversi in una soluzione che occupa un volume V. Se le due molecole sono pi vicine di una certa distanza r0 diciamo che stanno interagendo e che l'energia di interazione un certo E0<0. Se sono oltre quella distanza, non interagiscono e l'energia 0. La posizione della seconda molecola rispetto alla prima definisce un microstato, di cui possiamo calcolare la probabilit utilizzando la distribuzione di Boltzmann. In realt per la probabilit che la seconda molecola sia in una certa posizione piuttosto che in un altra non particolarmente interessante. L'informazione che si vorrebbe ottenere , per esempio, la probabilit che le due molecole siano legate o che siano slegate. Definiamo quindi un macrostato come un insieme di microstati caratterizzati da una certa energia e, se serve, da un certo numero di altre propriet. Nel nostro esempio sar sufficiente definire un macrostato "legato", come l'insieme di tutti i microstati in cui le due molecole distano per meno di r0 (e quindi l'energia E0), ed un macrostato "slegato", come l'insieme di microstati che distano di pi. La probabilit di ognuno dei due macrostati la somma delle probabilit di Boltzmann dei microstati che contengono. Ma dato che tutti i microstati di un macrostato hanno la stessa energia, questa probabilit pu essere scritta come la probabilit di Boltzmann di uno qualunque dei microstati, moltiplicata per il numero di microstati di quel macrostato. Cio, se chiamiamo un macrostato composto da g() microstati, tutti ad energia E(), avremo E( ) 1 E(1 ) 1 E( 2 ) 1 g ( ) g() E() p() = p(1 ) + p( 2 ) + ...+ p( g( ) ) = e kT + e kT + ...+ e kT = e kT Z Z Z Z dove 1, 2, ..., g( ) sono i microstati contenuti nel macrostato , E1, E2, ... Eg( ) le loro energie, tutte uguali a E() e g() il numero di microstati contenuti in . Nell'esempio i due macrostati sono ="legato" e ="slegato", e ognuno corrisponder ad un certo numero di configurazioni, g(legato) e g(slegato), vedi Figura 4. Ovviamente il numero di modi in cui le due molecole possono essere slegate molto maggiore del numero di modi in cui possono essere legate, quindi g(legato)<g(slegato).

Figura 4: i due macrostati del sistema composto da due particelle, corrispondente a diversi microstati legati (a sinistra) e slegati (a destra).

In realt, se approssimiamo le due molecole come puntiformi, possiamo calcolare facilemente i due valori di g e quindi le due probabilit. Il numero di conformazioni legate, dato da tutti i modi in cui la seconda molecola ad una distanza minore di r0 dalla prima, sar proporzionale al volume di una sfera di raggio r0, cio 4 g(legato) = c r03 3 mentre il numero di conformazioni slegate sar proporzionale al volume rimanente 4 g(slegato) = c V r03 . 3 Quindi se l'energia di interazione del macrostato legato E0, mentre zero quella del macrostato slegato, le rispettive probabilit saranno E 0 4 c r03 e kT 1 3 p(legato) = = E0 3V E 0 4 3 kT 4 3 kT c r0 e + c V r0 1+ 3 1e 3 3 4 r0 4 4 c V r03 V r03 3 3 p(slegato) = = . E0 E0 4 3 kT 4 3 4 3 kT 4 3 c r0 e + c V r0 r e + V r0 3 0 3 3 3 Nel limite di basse temperature (cio kT<<|E0|) l'esponenziale a denominatore della prima equazione tende a zero (E0 negativo perch l'interazione attrattiva), e quindi p(legato)=1. Viceversa l'esponenziale al denominatore della seconda equazione ha un meno davanti all'energia, quindi diverge e p(legato)=0. Se invece la temperatura alta (cio kT>>|E0|), tutti gli esponenziali tendono a 1, e le probabilit tendono rispettivamente a p(legato)=4r03/3V e p(slegato)=1-4r03/3V. Ognuno dei due stati tende cio al rapporto tra il numero di conformazioni di quello stato ed il numero totale di conformazioni, come se l'energia non contasse nulla. Dato che di solito il volume di interazione di una molecola molto pi piccolo del volume totale

del solvente (nanometri contro centimetri), sia ha approssimativamente p(legato)0 e p(legato)1. La distribuzione di Boltzmann per i macrostati pu essere scritta in una forma pi elegante, portando all'esponenziale la g(), ricordandosi che esponenziale e logaritmo sono operazioni inverse, e quindi g()=exp(log[g()]): ( g() EkT ) 1 E()kT log g( ) kT p() = e = e . Z Z Definiamo entropia di un macrostato la quantit S()=k log g(), cio il logaritmo del numero di microstati che formano un macrostato, moltiplicato per la costante di Boltzmann. L'entropia sar quindi un energia diviso per una temperatura. La probabilit del macrostato si scriver quindi 1 E()TS( ) kT p() = e . Z Questa espressione mostra chiaramente cosa pu rendere un macrostato molto probabile. Se l'energia molto negativa (interazioni molto attrattive) il numeratore sar molto negativo, il meno davanti alla frazione lo rende positivo, e quindi la probabilit sar alta. Se l'entropia grande, cio il macrostato composto da tanti microstati, l'esponente grande, e quindi anche questo contribuisce a rendere probabile un macrostato. Come spiegato prima, trovare stati di bassa energia sempre pi difficile man mano che l'energia pi bassa, quindi in genere gli stati a bassa energia hanno entropia piccola, mentre quelli ad alta energia avranno entropia pi grande. Di conseguenza non succede mai che un macrostato sia probabile perch sia l'energia molto negativa, sia l'entropia grande. Alcuni macrostati saranno probabili per la loro bassa energia, nonostante la bassa entropia, altri per la loro alta entropia, nonostante l'alta energia. Se saranno pi probabili gli uni o gli altri lo decide la temperatura, che d maggior peso all'energia o all'entropia. A basse temperature, il termine entropico moltiplicato per un numero piccolo, e diventa quindi trascurabile rispetto all'energia. A basse temperature saranno probabili gli stati a bassa energia, indipendentemente dalla loro entropia. Ad alte temperature il termine energetico a diventare irrilevante rispetto a quello entropico. Quindi qui saranno probabili i macrostati ad alta entropia, indipendentemente dalla loro energia. L'espressione della probabilit di un macrostato pu essere scritta in forma ancora pi compatta definendo l'energia libera di un macrostato come F() = E()-TS(). Quindi 1 F() p() = e kT ; Z

quindi i macrostati pi probabili sono quelli che hanno l'energia libera pi negativa, a causa del segno meno nell'esponenziale. L'energia libera dipende dalla temperatura, quindi anche questi minimi dipenderanno dalla temperatura. Consideriamo ancora l'esempio delle due molecole. Prima avevamo definito solo due macrostati (legato e slegato). Ora facciamo un'altra scelta, definendo un macrostato come l'insieme di microstati in cui la seconda molecola posta ad una distanza r dalla prima. Quindi abbiamo un continuo di macrostati, ognuno dei quali caratterizzato da un'energia (E0 se r<r0; 0 se r>r0). Il numero di microstati corrispondenti ad un certo valore di r sar proporzionale all'area della superficie sferica di raggio r. Pi grande r, maggiore il numero di posizioni accessibili alla seconda molecola rispetto alla prima. Quindi g(r) = c 4r2. L'entropia quindi S(r) = k log 4 r 2 mentre l'energia E 0 se r < r0 E(r) = 0 se r > r0 quindi l'energia libera E kT log 4 r 2 se r < r0 F(r) = 0 2 se r > r0 kT log 4 r che mostrata in Fig. 5. La distanza massima a cui possono trovarsi le due molecole dato dalla dimensione della scatola in cui possono muoversi. Se il volume della scatola V, la sua dimensione sar V1/3 (trascurando fattori numerici che dipendono dalla specifica forma della scatola). Quando le due particelle superano la distanza r0 c' un brusco incremento dell'energia libera di una quantit E0. Se la temperatura bassa, i termini entropici sono piccoli. La parte di energia libera del macrostato slegato sar quindi vicino a zero, mentre quello dello stato legato vicino a E0 (che, essendo un'energia potenziale, non dipende dalla temperatura). Il macrostato con pi alta probabilit all'equilibrio sempre quello di minore energia libera, quindi in questo caso quello legato, con valori di r appena sotto r0. Nel caso estremo, in cui la temperatura zero (in gradi Kelvin!), l'energia libera uguale all'energia potenziale, quindi gli stati pi probabili saranno quelli con minima energia potenziale. Ad alte temperature invece il termine entropico diventa grande rispetto a quello potenziale. Il minimo di energia liber ora per valori grandi di r, perch la parte potenziale irrilevante. Se non ci fosse la scatola, il minimo sarebbe quando le due molecole sono infinitamente lontane. Dato che per le molecole si muovono in uno spazio limitato, il macrostato pi probabile corrisponde al massimo valore di r compatibile con questa limitazione, cio V1/3. Questo il motivo per cui una pastiglia efervescente che si scioglie in un bicchier d'acqua passa la maggior parte del tempo

attaccata al bordo del bicchiere, anche se non c' una forza tra la pastiglia ed il bicchiere (cio l'energia potenziale zero ovunque sia la pastiglia).

Figura 5: L'energia libera delle due particelle interagenti in funzione della loro distanza, per due temperature diverse.

Tra il caso ad alta temperatura e quello a bassa temperatura, esister una temperatura a cui un macrostato legato ed uno slegato hanno la stessa energia libera. A questa temperatura, che si chiama "temperatura di transizione", la probabilit dei due macrostati sar uguale. All'equilibrio il sistema fluttuer principalmente tra queste due conformazioni, passando in totale tempi uguali in ciascuna delle due.

Soluzioni binarie: la costante di legame


Nell'esempio precedente sono state considerate soltanto due molecole che possono legarsi; in una soluzione realistica di due tipi di molecole, cio in una soluzione binaria, ci sono tante copie dei due tipi di molecole. Chiamiamo A e B i due tipi di molecole, e cominciamo con un caso intermedio, in cui c' una sola molecola di tipo A e NB molecole di tipo B. I due macrostati che ci interessano sono quelli in cui la molecola A legata ad una delle molecole di tipo B con un energia E0, e quello in cui non legata a nessuna molecola B. Semplifichiamo ulteriormente il problema rispetto al caso precedente: diciamo che A e B sono in contatto solo se sono sovrapposte (r0=0) e ipotizziamo che il volume in cui le molecole possono muoversi sia discreto, come in Figura 6. Quindi intenderemo come volume V il numero di "cellette" in cui abbiamo diviso lo spazio disponibile. Cominciamo a considerare il macrostato "slegato". Ogni molecola di tipo B pu trovarsi in V possibili microstati, quindi il numero totale di microstati per NB molecole sar VNB. In realt dobbiamo considerare che le molecole B sono tutte identiche tra loro, quindi, data una disposizione delle molecole B, se scambio due di esse, non ottengo un nuovo microstato. Devo quindi dividere VNB per il numero di modi in cui posso scambiare le molecole mantenendo lo stesso microstato. In quanti modi posso permutare la posizione di NB molecole? La prima la posso scambiare in NB modi, la seconda in NB-1 (cio con tutte tranne con la prima, se no conterei questo scambio due volte), la terza in NB-2, eccetera. Quindi il numero di

permutazioni NB (NB-1) (NB-2) ... 21; questa quantit si indica con NB!, che si legge " NB fattoriale". Il numero di microstati slegati sar quindi V NB . g(slegato) = NB!

Figura 6: i due macrostati di un sistema composto da una molecola di tipo A e tre molecole di tipo B.

Seguendo un ragionamento simile, il numero di microstati in cui c' una molecola B legata alla molecola A simile all'espressione precedente, tenendo conto che le molecole libere di muoversi adesso sono NB-1, perch una legata. Quindi V N B 1 g(legato) = (N B 1)! Le energie sono E0 per il macrostato legato e 0 per quello slegato, quindi le probabilit risultano

p(legato) = V p(slegato) =
NB NB

V N B 1 /(N B 1)!e /N B !+V


N B 1

E0 kT E0 kT

N B /V e

E0 kT E0 kT

/(N B 1)!e

1+ N B /V e = 1

V N B /N B !
N B 1 E0 kT

V /N B !+V /(N B 1)!e 1+ N B /V e dove abbiamo in entrambi casi diviso numeratore e denominatore per VNB/NB!, ricordandosi che (NB-1)! = NB! / NB. La quantit NB/V la concentrazione di molecole di tipo B, generalmente indicata con [B]. Se in soluzione ci sono tante molecole di tipo A, possiamo interpretare la probabilit p(legato) come la frazione di molecole di tipo A legate ad una molecola di tipo B, rispetto al totale delle molecole A (legate e slegate). Quindi N [AB] p(legato) = AB = N A [A] + [AB] dove abbiamo indicato con NA il numero totale di molecole di tipo A, con NAB il numero di molecole di tipo A legate ad una molecola di tipo B, e abbiamo diviso numeratore e denominatore per il volume V, ottenendo le concentrazioni [A] e [AB]

E0 kT

di molecole di tipo A libere e legate, rispettivamente. Uguagliando le due espressioni per p(legato) otteniamo

[B] e

E0 kT E 0 kT

1+ [B]e e quindi
[B]e
E0 kT

[AB] [A] + [AB]

[AB] . [A] Se definiamo la costante kD = exp(-E0/kT), che viene chiamate costante di dissociazione, otteniamo [AB] kD = . [A][B] La costante di dissociazione una costante nel senso che non dipende dal numero (o dalla concentrazione) dei due tipi di molecole, ma dipende dalla temperatura e dall'energia di legame delle due molecole. Nella realt la situazione potrebbe essere un pochino pi complicata. Consideriamo una soluzione di peptidi che possono legarsi sulla superficie di proteine. Siano A le proteine e B i peptidi. Dato che il peptide una catena flessibile, quando libero in soluzione, pu assumere un certo numero di conformazioni, diciamo gp, alcune pi ripiegate, altre pi estese. Quando invece legato alla proteina, rimane bloccato in una specifica conformazione. Il numero di microstati slegati saranno ora il numero gp di conformazioni che il peptide pu assumere, moltiplicato per il numero V di posizioni in cui pu mettersi rispetto alla proteina. Per gli NB peptidi avremo quindi V NB NB g(slegato) = g NB! p e ripetendo gli stessi calcoli che sopra =

e kT [AB] [B] = gp [A] , dove la frazione a sinistra dell'uguale definisce la costante di dissociazione, che si pu quindi scrivere come

E0

kD = e kT dove Sp=k log(gp) l'entropia del peptide nello stato slegato. Quindi la quantit E0+TSp al numeratore la differenza di energia libera tra un peptide legato, che ha energia E0 ed entropia nulla, ed il suo stato slegato, che ha energia nula ed entropia Sp. In altre parole, se definiamo F = E0 -T0 - (0-TSp), la costante di dissociazione
kD = e . Da notare che la definizione di costante di dissociazione ha senso se dividiamo tutti i microstati del sistema in due soli macrostati. Nell'esempio di prima i macrostati corrispondevano ai microstati in cui due una molecole B era rispettivamente attaccata o staccata dalla molecola A. In realt si possono avere casi pi complessi, in cui, per esempio, la molecola B oltre ad essere attaccata alla molecola A o ad
F kT

E 0 +TS p

essere libera in soluzione pu trovarsi in altre situazioni, come essere attaccata a qualche altra molecola (diciamo una molecola C). In realt questi sono tre macrostati. In ogni caso si pu definire una costante di dissociazione anche ora, purch definisca solo due macrostati, accorpandone due. Per esempio, posso definire il primo macrostato 1 come l'inisieme di microstati in cui la molecola A legata alla molecola B (come prima), e il macrostato 2 come composto da tutti gli altri microstati (quelli in cui la molecola B libera in soluzione, chiamiamolo '2, pi quelli in cui la molecola B legata alla molecola C, chiamiamolo ''2). In questo caso per i vari microstati che compongono il secondo dei due macrostati hanno energia potenziale diversa (0 per '2, una certa energia E(''2) per ''2). Come definiamo l'energia libera del macrostato 2, dato che in precedenza l'abbiamo definita solo quando tutti i macrostati hanno la stessa energia? Se condideriamo 1, '2 e ''2 come tre macrostati diversi, ognuno composto da microstati con la stessa energia potenziale, quindi siamo capaci di definire le rispettive energie libere F(1), F('2) e F(''2), e quindi le rispettive probabilit, usando la distribuzione di Boltzmann. Ma il macrostato 2 dato dall'unione dei microstati di '2 e ''2, quindi la probabilit p(2) sar la somma p('2)+p(''2). Quindi definiamo come energia libera F(2) quella che produce, secondo la distribuzione di Boltzmann, la probabilit p('2)+p(''2), cio ( 1 F kT2 ) 1 F(' 2 ) 1 F ('' 2 ) e = e kT + e kT Z Z Z e facendo il logaritmo F ('1 ) F(''1 ) F(2 ) = kT log e kT + e kT . Pi in generale, se un macrostato dato dall'unione dei microstati di n macrostati 1, ..., n di energia libera nota, allora la sua energia libera sar
n

F() = kT log e
i=1

F (n ) kT

Quindi, per quanto complicato sia un sistema, possiamo sempre dividerlo in due soli macrostati e definire una costante di dissociazioni per questi due macrostati. Ovviamente come dividerlo in due macrostati dipende dalle propriet a cui siamo interessati.

Le medie termodinamiche

Consideriamo una quantit osservabile del sistema che stiamo studiando, per esempio prendiamo una proteina e concentriamoci sulla distanza d tra i suoi due estremi. Sperimentalmente questa distanza misurabile attraverso esperimenti di diffusione a raggi X applicati ad una soluzione di proteine. Quindi quello che si sta

misurando non la distanza tra gli estremi di una singola proteina, ma la distanza media delle 1023 proteine in soluzione. Ogni proteina sar in una conformazione (cio in un microstato), caratterizzata da una certa distanza d(). Quindi la distanza osservata sperimentalmente legata alle distanze di tutte le conformazioni , ognuna che compare con una probabilit p(). Infatti non tutte le conformazioni hanno la stessa probabilit: queste probablit dipendono dalle rispettive energie secondo la distribuzione di Boltzmann. La distanza media osservata quindi Z dove abbiamo usato le parentesi <> per indicare la media, detta "media termica", e la somma fatta su tutte le conformazioni che pu assumere la proteina. Il nome "media termica" sottolinea il fatto che, al contrario delle solite medie algebriche (la media dell'et degli studenti in una classe, la media dei soldi che guadagno ogni anno, ecc.), questa dipende dalla temperatura. Un caso particolarmente importante quello dell'energia media del sistema, cio

< d >= d( )

E ( ) kT

In questo caso posso raggruppare tutti i microstati con la stessa energia, definendo g(E) il numero di microstati di energia E, l'entropia S(E)=k log g(E) e l'energia libera F(E)=E-TS(E). Quindi

< E >= E( )

E ( ) kT

dove ora la somma fatta non pi sulle conformazioni ma sulle energia; tutta l'informazione sui microstati ora riassunta nella funzione g(E), o equivalentemente in S(E). L'espressione sopra significa che l'energia media data dalla somma di tutte le energie possibili del sistema, ognuna "pesata" dalla probabilit exp[-F(E)/kT]/Z che il sistema sia in un microstato con energia E. Dato che l'esponenziale molto grande quando il suo argomento grande e va a zero velocemente quando il suo argomento decresce, per determinare la media saranno importanti solo quelle energie per cui l'argomento dell'esponenziale grande; queste energie sono quelle per cui l'energia libera F(E) molto negativa (a causa del segno meno). Il caso pi semplice quello in cui consideriamo solo due macrostati, di energia libera F1=E1-TS1 e F2=E2-TS2. In questo caso l'energia media sar
E E E E

< E >= g(E)E

E kT

= E

E kT logg(E ) kT

= E

E TS(E ) kT

= E

F(E ) kT

< E >=

E1e

F1 kT

+ E 2e +e
F2 kT

F2 kT

F 1 kT

Succede spesso che uno dei due stati abbia energia potenziale molto negativa (E1<<0) ma entropia piccola (S10) e l'altro abbia energia pi grande trascurabile (E2> E1), ma elevata entropia (S2>>0). Questo il caso dell'interazione tra proteina e ligando, in cui lo stato 1 quello legato (energia di interazione negativa ma entropia quasi nulla, poich lo stato legato corrisponde ad un singolo microstato, e quindi l'entropia log(1)=0), e lo stato 2 quello slegato. Oppure il caso del ripiegamento di una proteina dopo la traduzione, dove lo stato "nativo", biologicamente attivo della proteina a bassa energia e corrisponde ad un singolo microstato, mentre lo stato denaturato della proteina ha energia potenziale trascurabile, ma composto da tanti microstati, e qundi ha entropia elevata. In questo caso l'energia media ha la forma

< E >=

E1e

E1 kT E1 kT

+ E2 e +e

TS 2 kT

TS 2 kT

E1e

E1 kT E1 kT

S2

+ E 2e k
S2

+e k

La forma di questa curva illustrata in Fig. 7. A bassa temperatura, il denominatore degli esponenziali piccolo. Dato che E1 negativo, gli esponenziali dell'energia sono molto grandi, molto pi degli esponenziali che contiengono l'entropia, che quindi possiamo trascurare. Quindi <E> = E1. Ad alte temperature invece gli esponenziali che contengono la temperatura tendono an uno; dato che abbiamo assunto che S2 sia grande, allora <E> = E2. In altre parole, all'aumentare della temperatura, l'energia media passa da E1 ad E2. Dato che la funzione esponenziale varia molto rapidamente con il suo argomento, questo passaggio molto brusco, come evidenziato in Fig. 7.

Figura 7: l'energia media <E> in funzione della temperatura per un sistema a due stati.

Calorimetria e transizioni di fase

Sperimentalmente non c' uno strumento che permetta di misurare l'energia libera o l'energia media di un sistema. Quello che si pu misurare per la capacit termica C della sostanza, definita come la derivata dell'energia media sulla temperatura d<E> C(T) = dT e quindi dice quanto varia l'energia media del sistema se vario la temperatura. Dato che l'energia media una funzione non-lineare della temperatura, la capacit termica di una sostanza sar a sua volta funzione della temperatura. L'unit di misura di questa quantit J/K nel sistema interazionale, oppure il pi usato J/0C. La capacit termica di un litro di acqua a temperatura ambiente 4.186 J/0C (da cui deriva la definizione di caloria, 1 cal = 4.186 J). L'energia media dipende dalla quantit di molecole che ci sono nel sistema, e quindi anche la capacit termica; pu essere utile definire un'altra quantit, il calore specifico c(T), che la capacit termica divisa per la massa del sistema C(T) 1 d < E > c(T) = = , m m dT che indipendente dalla massa. Le unit di misura del calore specifico sono J/KgK. Come si fa a misurare il calore specifico (o equivalentemente la capacit termica) di una sostanza? Si scalda la sostanza di massa ms (che pu essere una proteina, un solido, qualsiasi cosa...) a temperatura Ts e la si mette in un recipiente isolato termicamente che contiene una massa ma di acqua a temperatura Ta (assumiamo per esempio che Ta>Ts). Si aspetta che il sistema abbia raggiunto l'equilibrio. Durante questo tempo le molecole d'acqua urtano le molecole dela sostanza, trasferendogli energia. All'equilibrio l'energia media <Ea> dell'acqua sar diminuita e quella <Es> della sostanza sar aumentata, finch le due hanno raggiunto la stessa temperatura T (vedi capitolo successivo). Dato che il sistema totale isolato, l'energia persa dall'acqua deve essere uguale all'energia guadagnata dalla sostanza, cio < E a > = < E s > , dove i due <E> indicano la variazione di energia, rispettivamente nella sostanza e nell'acqua, tra quando la sostanza e l'acqua sono separate e quando sono all'equilibrio. Usando la definizione di calore specifico si ottiene per ognuna <E>=mcT, e quindi msc s (T Ts ) = ma c a (T Ta ) , da cui

cs =

dove il calore specifico dell'acqua noto. Come gi detto prima, il calore specifico della sostanza dipende dalla sua temperatura. Dall'andamento di c(T) si pu ottenere l'energia media ad una data temperatura, invertendo la definizione
T

ma c a (T Ta ) ms (Ts T)

< E >= m c(T)dT .

Questo vuol dire che l'energia media la massa della sostanza moltiplicata per l'area sottesa dalla curva del calore specifico fino alla temperatura voluta.

Figura 8: il calore specifico c in funzione della temperatura T. L'energia media <E> ad una certa temperatura T l'area sottesa dalla curva.

Capita a volte di imbattersi in grafici del calore specifico con un picco molto stretto, come in Fig. 9. L'energia media che corrisponde a questo calore specifico ha un brusco salto alla temperatura che corrisponde al picco nel calore specifico. Infatti la derivata di una funzione con una brusca discontinuit ha un picco che tanto pi stretto quanto pi violento il salto (basta ricordarsi che la derivata di una funzione la pendenza della tangente: nel breve intervallo che corrisponde al salto di <E>, la sua derivata molto grande). Quando il calore specifico ha un picco, e quindi l'energia media ha un salto, si parla di transizione di fase (per essere precisi, transizione di fase di primo ordine; esistono altre transizioni di fase, di cui non parleremo). La temperatura a cui avviene il salto si chiama temperatura critica. La differenza dell'energia media appena prima e appena dopo la temperatura critica si chiama calore latente e di solito si indica con . Questo quello che succede, per esempio, quando scaldiamo il ghiaccio oltre gli 00C o scaldiamo l'acqua oltre i 1000C. Il fatto che aumentando di poco la temperatura l'energia media del sistema ha un salto significa che oltre quella temperatura alcuni microstati, che prima erano molto improbabili, diventano dominanti. Il ghiaccio, per esempio, stabilizzato da ponti

idrogeno tra le varie molecole di H2O, che fanno si che l'energia potenziale del sistema sia bassa, molto pi bassa dell'acqua liquida in cui i ponti idrogeno possono fluttuare molto. Anche l'entropia del ghiaccio, per, molto bassa rispetto all'acqua liquida, perch le molecole sono perfettamente orientate in strutture tetradriche per ottimizzare questi ponti idrogeno, mentre nell'acqua liquida hanno la libert di assumere molte pi conformazioni diverse. A temperature molto basse sappiamo che il sistema sar con probabilit alta nelle conformazioni di minima energia potenziale (perch l'energia libera approssimatamente uguale all'energia potenziale). Aumentando la temperatura, il termine entropico diventa importante e lo stato pi probabile diventa quello a pi alta entropia, cio l'acqua liquida, anche se questa ha energia potenziale pi alta. Un altro esempio quello di Figura 7, cio quando ho due macrostati di cui uno stabilizzato dall'energia potenziale e uno dall'entropia. Anche in questo caso l'energia media ha un salto, corrispondente ad un picco nel calore specifico.

Figura 9: il calore specifico e la corrispondente energia media nel caso avvenga una transizione di fase.

Il gas ideale
Un sistema termodinamico particolarmente semplice da studiare quello composto da N molecole non interagenti tra loro confinate in una scatola di volume V. Queste molecole, che prendono collettivamente il nome di gas ideale, interagiscono solo con un bagno termico a temperatura T. Dato che le molecole non interagiscono tra loro, tutti i microstati avranno la stessa energia potenziale, cio zero. Finora abbiamo caratterizzato i microstati del sistema solo in base alla loro energia potenziale. Sappiamo per che l'energia totale di un sistema la somma dell'energia

potenziale e dell'energia cinetica. La parte cinetica stata trascurata nei conti precedenti perch dipende solo dalle caratteristiche del bagno termico, non da quelle del sistema che si vuole studiare. In altre parole, le velocit delle particelle del sistema dipendono solo dagli urti con il bagno termico, e quindi in generale non danno informazioni interessanti sul sistema (a meno che nel potenziale ci sia un termine che dipende dalla velocit, come nel caso del campo magnetico). Nel gas ideale l'energia potenziale sempre zero, quindi vale la pena investigare l'energia cinetica delle molecole. Dato che l'energia cinetica K=mv2/2, la distribuzione di Boltzmann ci dice che la probabilit che una molecola abbia velocit v sar 2 1 mv 2kT , p(v) = e Z cio una distribuzione gaussiana con deviazione standard (kT/m)1/2. La costante di normalizzazione Z sar l'integrale di una gaussiana. Se il sistema fosse a una dimensione, questa quantit sarebbe molto facile da calcolare, tenendo conto che le velocit possono assumere qualunque valore da meno infinito a pi infinito; cio mv 2 2kT Z = e 2kT dv = m In tre dimensioni un pochino pi complicato perch l'integrale tridimensionale, e vale m 3 / 2 Z = 4 v 2 . 2kT La distribuzione delle velocit prende il nome di distribuzione di Maxwell- Boltzmann. Da questa si pu calcolare la velocit cinetica media di una particella, che in una dimensione 2 1 1 2 1 1 2 mv < K >= mv p(v)dv = mv e 2kT dv Z 2 Z 2 e scrivendo 2 mv 2 d mv 2 2kT 2kT ve = 2kT e dm otteniamo 2 1 1 d mv 1 2kT < K >= m ( 2kT ) e dv = 2 kT . 2 Z dm

In tre dimensioni i conti sono pi complicati ma il risultato altrettanto semplice 3 < K >= kT . 2 Dato un sistema tridimensionale di N particelle, l'energia cinetica media totale sar quindi 3/2 NkT. Qui si capisce il significato fisico della temperatura: la temperatura esprime l'effetto del bagno termico sulle molecole, quantificando l'energia cinetica di queste. Il bagno termico causa degli urti sulle molecole, conferendogli un'energia cinetica. Pi intensi sono questi urti, pi grande sar l'energia che passa dal bagno termico alle molecole, e quindi pi alta sar l'energia cinetica di queste. Se il gas confinato in una scatola cubica di lato d, e quindi di volume V=d3, possiamo studiare, oltre all'energia cinetica media, anche un'altra quantit: la pressione P che il gas esercita sulle pareti della scatola.

Figura 10: una molecola urta la parete di sinistra della scatola, con componente della velocit rispetto alla parete pari a v0. A causa dell'urto la molecola rimbalza indietro, quindi ora la componente della velocit normale alla parete -v0. L'urto successivo sulla stessa parete avviene dopo che la molecola ha percorso uno spazio che, proiettato sulla normale alla parete, vale 2d.

Consideriamo una molecola che urta la parete della scatola. Chiamiamo v0 la componente della velocit della particella incidente nella direzione normale alla parete (vedi Fig. 10). Dato che la parete rigida, la particella rimbalza indietro, quindi dopo l'urto, la sua velocit avr componente normale pari a -v0. La differenza nella velocit normale alla parete sar quindi v=(-v0) -v0=-2v0. La forza che la parete imprime alla mlecola quindi data dall'equazione di Newton v . Fmol = m t La molecola quindi torner indietro, urter la parete opposta, e ritorner a urtare la stessa parete, compiendo un tragitto lungo 2d, quindi dopo un tempo t dato da

t =

Sostituendo, otteniamo v2 Fmol = m 0 . d La pressione P esercitata di una molecola sulla parete la forza Fpar esercitata dalla molecola sulla parete, diviso l'area A della parete. Se la forza esercitata dalla parete sulla molecola Fmol, per la terza legge di Newton, avremo Fpar=- Fmol. Quindi F v2 v2 P = mol = m 0 = m 0 . A Ad V Se nella scatola ci sono N molecole, ognuna eserciter la stessa pressione sulla parete, quindi 2 v0 P = Nm . V Ricordiamoci ora che in una dimensione (cio nella direzione normale alla parete), l'energia cinetica media vale 1 1 < mv 2 >= kT , 2 2 quindi la velocit quadratica media <v02> nella direzione normale alla parete sar kT 2 < v 0 >= m e la pressione risulta NkT . P= V Dato che il sistema isotropo, lo stesso ragionamento vale per tutte le pareti. Questa viene chiamata equazione di stato del gas ideale e significa che se teniamo costante la temperatura T e variamo il volume, allora la pressione sar inversamente proporzionale al volume. Se invece teniamo il volume costante e variamo la temperatura, la pressione sar direttamente proporzionale alla temperatura. Spesso viene scritta come PV = NkT

2d . v0

oppure, moltiplicando e dividendo per il numero di avogadro NA, come N PV = (N k)T = nRT , NA A dove N/NA il numero di molecole espresse in moli, e abbiamo definito R=NAk=8.3 J/mol K si chiama costante universale dei gas.