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23.04.2012 29.04.2012
Sommario
Pag. 2. PROCESSO CIVILE.

Anche gli avvocati al tavolo per laccelerazione del processo civile (www.mondoprofessionisti.eu 23.04.12)

Pag. 3. LIBERALIZZAZIONI. Soci di capitale in in pi Stp (Il Sole 24 Ore 23.04.12) Pag. 5. LAVORO.

Articolo 18 e processo: si cambia poco e peggio (Il Sole 24 Ore 23.04.12) Anche i Tar ora puntano sulle Adr (Italia Oggi Sette 23.04.12)

Pag. 7. MEDIAZIONE.

Pag. 8. GEOGRAFIA GIUDIZIARIA. Il piano della Severino taglia tribunali e carceri (La Stampa - 24.04.12) Pag. 10. GEOGRAFIA GIUDIZIARIA. Sezioni distaccate da limitare Tribunali in salvo (Il Sole 24 Ore 24.04.12) Pag. 11. RIFORME GIUSTIZIA. Severino: Meno Tribunali e Giudici di Pace risparieremo su intercettazioni e carceri (La Repubblica 24.04.12) Pag. 12. GIUDICI DI PACE.

La guerra dei Giudici di Pace E in pericolo la giustizia minore (La Repubblica Affari e Finanza 24.04.12)

Pag. 14. LIBERALIZZAZIONI. Le nuove Stp dividono gli ordini (Il Sole 24 Ore 24.04.12) Pag. 15. PROFESSIONI. Pag. 16. CARCERI. Pag. 17. PREVIDENZA.

La riforma verso il rinvio (Italia Oggi 25.04.12) Non solo un problema di edilizia (Italia Oggi 26.04.12) Casse dei professionisti come tutti gli enti pubblici (Italia Oggi 27.04.12)

Pag. 18. Agenda del Presidente del mese di aprile 2012 Pag. 19. Eventi delle Sezioni del mese di aprile 2012

A cura di: Avv. Fleur Casanova: fleur.casanova@libero.it Avv. Alberto Vermiglio: avermiglio@virgilio.it Avv. Mariella Sottile: mariella.sottile@alice.it

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WWW.MONDOPROFESSIONISTI.EU ANCHE GLI AVVOCATI AL TAVOLO PER LACCELERAZIONE DEL PROCESSO CIVILE Parziale marcia indietro del Governo alla riunioni parteciperanno anche gli Avvocati e non solo le associazioni delle categorie produttive di Luigi Berliri

Il tavolo era finito sotto esame della Commissione Giustizia perch, come si leggeva nel comunicato stampa diffuso sul sito del Ministero, avrebbe avuto il compito di preparare proposte normative anche in materia di accelerazione del processo civile e soprattutto delle procedure esecutive. Per chiarire la situazione, in settimana stato convocato il sottosegretario Zoppini, che del tavolo coordinatore, ma neanche il suo intervento aveva fugato i dubbi dei senatori. Tant' vero che il presidente Berselli, su richiesta dell'ex sottosegretario Alberti Casellati, aveva deciso di convocare per l'8 maggio il ministro Severino. Zoppini aveva infatti spiegato che il tavolo stato istituito solo per rispondere al questionario annuale della Banca mondiale sugli ostacoli all'attivit d'impresa: ma Li Gotti (Idv) aveva contestato questa ricostruzione, affermando che nel verbale dell'ultima riunione del tavolo si era parlato anche di possibili riforme del codice di procedura civile, come ad esempio l'introduzione di una cauzione per i decreti ingiuntivi. Caso chiuso, per il momento, con l'impegno da parte di Zoppini, a nome del Ministero, a garantire ai rappresentanti del mondo dell'avvocatura e della magistratura la partecipazione ad ogni tavolo di lavoro istituito o istituendo.

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IL SOLE 24 ORE

Come cambiano gli studi. La bozza di regolamento predisposta dal ministero della Giustizia SOCI DI CAPITALI IN PI STP Per i professionisti l'ingresso resta invece limitato a un solo ente

lun. 23 - Il divieto di partecipare a pi di una societ fra professionisti vale solo per i soci professionisti, ma non per i soci di capitale. questo l'orientamento del ministero della Giustizia, che ha messo a punto lo schema di regolamento attuativo delle Stp (previsto dalle norme istitutive contenute nella legge di stabilit 2012): il tassello mancante per far partire, materialmente, la costituzione delle societ tra professionisti. La bozza di provvedimento, composto da 15 articoli, ora all'esame del ministero dello Sviluppo economico, che deve condividerne i contenuti - come stabilisce la legge - e sar inviato a breve al Consiglio di Stato. Dopo la firma dei ministri e la registrazione alla Corte dei conti, il regolamento potrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro giugno. Il nodo incompatibilit. Secondo la disciplina di riferimento, la partecipazione a una societ incompatibile con la partecipazione ad altra societ tra professionisti (articolo 10, comma 6, della legge 183/2011). La bozza di regolamento la interpreta come un vincolo valido per i professionisti ma non per gli altri potenziali investitori delle Stp. Questo spiegano da via Arenula per non creare una restrizione alla circolazione del capitale e per non limitare all'origine la stessa possibilit di costituire societ tra professionisti. Tradotto in pratica, l'incompatibilit estesa ai soci di capitale, significherebbe che una banca pu investire solo in una societ tra professionisti, e non in una pluralit di Stp. La limitazione, invece, varrebbe per i professionisti per evitare che un socio di due diverse Stp si possa, poi, eventualmente trovare a rappresentare due interessi di natura contrapposta. In base allo schema di regolamento, l'iscrizione della societ al Registro imprese garantir la pubblicit necessaria per consentire che, all'atto della costituzione di una Stp, il notaio possa sapere se un professionista sia iscritto o meno a un'altra societ. Per l'iscrizione al Registro imprese dovrebbe essere usata la sezione ad hoc costituita in base al Dlgs 96/2001 per le societ tra avvocati. Incarichi e iscrizione. Se il "cuore" del regolamento dedicata all'incompatibilit, la parte iniziale, dopo le disposizioni generali sull'ambito di applicazione, dedicata al conferimento e all'esecuzione dell'incarico professionale: la prestazione intellettuale deve essere eseguita solo dai soci iscritti agli Ordini. La societ deve informare correttamente il cliente sulla compagine sociale e sui professionisti che ne fanno parte. La scelta del professionista a cui assegnare l'incarico spetta dunque al cliente. Altrimenti, la societ comunica la sua scelta al cliente, che resta libero di valutarla. La parte finale del regolamento dedicata invece all'iscrizione agli Ordini delle societ tra professionisti e al possibile diniego. Ciascun Ordine professionale dovr costituire una sezione speciale per le Stp. Fisco e previdenza. Formalmente, la costituzione di societ fra professionisti diventer possibile solo dopo il regolamento. Ci sono punti, per, che il provvedimento attuativo molto probabilmente non sar in grado di risolvere e che richiederebbero, invece, una precisazione da parte di una legge. I due problemi maggiori sono il prelievo fiscale e contributivo (si veda anche l'intervento a lato). Il primo scoglio potrebbe essere superato con l'approvazione della delega fiscale e l'arrivo dell'Iri: l'imposta unica sui redditi di lavoro autonomo. Sui contributi, l'unica via d'uscita al momento sembra quella di dover scorporare volta per volta in fattura le prestazioni effettuate da ogni professionista. Valentina Melis Giovanni Parente Il quadro delle regole I PROBLEMI RISOLTI Il conferimento dell'incarico. Il rapporto negoziale si instaura fra cliente e societ, ma la prestazione oggetto dell'incarico deve essere eseguita solo dai soci che hanno i requisiti per l'esercizio della professione, come l'iscrizione all'Albo. La societ deve informare correttamente il cliente sulla compagine sociale e sui professionisti che ne fanno parte. La scelta del

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professionista a cui assegnare l'incarico spetta al cliente. Altrimenti, la societ comunica la sua scelta al cliente, che resta libero di valutarla. L'incompatibilit. Al professionista vietato partecipare a pi societ. Ai soci di capitale, invece, questo vincolo non dovrebbe essere imposto. In base allo schema di regolamento attuativo delle Stp, l'iscrizione della societ al Registro imprese consentir, alla costituzione di una Stp, che il notaio possa sapere se un professionista sia iscritto o meno a un'altra societ. Per l'iscrizione al Registro imprese dovrebbe essere usata la sezione costituita in base al Dlgs 96/2001 per le societ tra avvocati. L'iscrizione all'Albo. Le societ tra professionisti dovranno iscriversi agli Ordini. La parte finale del regolamento attuativo delle Stp detta le regole su come avviene questa iscrizione e sul possibile diniego. Ciascun Ordine professionale dovr dunque costituire una sezione speciale per le Stp. I professionisti soci sono tenuti infatti a osservare il codice deontologico dell'Ordine di appartenenza, e anche le Stp sono soggette al regime disciplinare dell'Ordine di iscrizione. I nodi affrontati dallo schema di regolamento attuativo e quelli ancora da sciogliere. E QUELLI ANCORA APERTI Il trattamento fiscale. Uno dei dubbi maggiori riguarda il trattamento fiscale delle Stp. La norma non dice nulla a riguardo e difficilmente il regolamento potr scegliere i dubbi. I professionisti auspicano una parificazione con l'attuale prelievo sui redditi di studio, quindi sostanzialmente con aliquote Irpef progressive, piuttosto che con tassazione Ires (aliquota fissa al 27,5%). Potrebbe essere la delega fiscale a risolvere ogni problema con l'istituzione dell'Iri. Il trattamento previdenziale. Uno dei nodi aperti della disciplina delle Stp, che non stato toccato dalle norme istitutive e su cui non interviene neanche lo schema di regolamento attuativo, il versamento dei contributi alle Casse professionali. Non chiaro, cio, se il reddito prodotto dalla Stp sia d'impresa, e quindi non soggetto al versamento alle Casse, oppure reddito professionale, e quindi soggetto a contribuzione (e, in questo caso, anche per la quota spettante al socio di capitali). I soci professionisti stranieri. Quali sono i requisiti necessari per i soci stranieri? La norma di riferimento chiarisce che i professionisti soci sono tenuti all'osservanza del codice deontologico del proprio ordine. Questo lascerebbe intendere che anche i soci-professionisti stranieri siano iscritti (anche solo per il periodo di permanenza nella compagine azionaria della Stp) a un ordine italiano. Anche su questo punto sar necessario fare chiarezza.

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IL SOLE 24 ORE

ARTICOLO 18 E PROCESSO: SI CAMBIA POCO E IN PEGGIO di Franco Toffoletto

lun. 23 - Nonostante le buone intenzioni del Governo, la proposta riforma di alcune norme del sistema giuslavorista creer, se adottata nel testo attuale, notevoli problemi per le aziende, peggiorando l'attuale situazione. Due sono le modifiche da valutare con attenzione: naturalmente l'articolo 18, ma anche il nuovo processo per le cause di licenziamento. Cominciamo dal primo. Non vero che la reintegrazione diventi con la modifica un rimedio solo residuale. La reintegrazione, nell'attuale testo del Ddl, troverebbe innanzitutto applicazione nel caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa, perch il fatto contestato non sussiste o il lavoratore non lo ha commesso ovvero perch il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa. Nelle altre ipotesi, se il giudice d torto all'azienda, non disporrebbe la reintegrazione, ma il pagamento di un importo compreso tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilit. La domanda : quali sono queste "altre ipotesi"? Io non so rispondere. Cerchiamo di spiegare come avviene un licenziamento di questo tipo oggi e il relativo processo. Il datore di lavoro contesta un fatto al lavoratore; il lavoratore ha cinque giorni per difendersi. Se il datore di lavoro non accoglie le giustificazioni, notifica il licenziamento. Il lavoratore lo impugna, e fa ricorso al Tribunale del lavoro. A questo punto il datore di lavoro deve dimostrare che: a) il fatto contestato sia vero; b) sia stato commesso dal lavoratore; c) il licenziamento sia proporzionale al fatto commesso come prescrive l'articolo 2106 del Codice civile. Esattamente le stesse ipotesi del comma 4 dell'articolo 14 del Ddl Fornero. Cos'altro pu succedere? Nulla. O il datore di lavoro prova quanto sopra (a+b+c), o perde la causa e oggi il lavoratore per ordine del giudice viene reintegrato. Ma domani accadr esattamente la stessa cosa. Quindi la modifica dell'articolo 18 per quanto riguarda i licenziamenti con motivazione soggettiva non presenta alcuna differenza sostanziale rispetto all'attuale disciplina, se si esclude la soppressione del limite minimo del risarcimento del danno (le 5 mensilit) e l'introduzione di un limite massimo (12 mensilit). In secondo luogo, neppure il "licenziamento economico" sembra essere uno strumento cos efficace per le aziende. In questo caso la reintegrazione pu essere disposta (e questo un miglioramento, perch prima il giudice non aveva opzioni di scelta), se il giudice accerta la manifesta insussistenza del fatto. Ma cosa significa? Anche in questo caso non so rispondere. In queste situazioni il datore di lavoro deve provare che: a) ha soppresso quel posto di lavoro; b) non ha assunto altri lavoratori al suo posto; c) non esistono altre mansioni equivalenti disponibili. Se manca di provare anche solo uno di queste circostanze perde la causa. Altrimenti vince la causa e il lavoratore non ha diritto a null'altro se non il preavviso. Per chiarezza, la situazione di mercato e dell'azienda non c'entrano proprio nulla con questa definizione. Il licenziamento, provati i fatti di cui sopra, valido anche se l'azienda produce utili e il mercato va benissimo. E quindi anche qui, quali sono le altre ipotesi in cui il giudice accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo? La sussistenza di una motivazione o provata e quindi manifesta, o non . Tuttavia in questo caso la situazione addirittura peggiora perch viene introdotto un tentativo obbligatorio preventivo di conciliazione. Il sistema della conciliazione obbligatoria non ha mai funzionato, tanto vero che stato appena abrogato dopo quindici anni di fallimento totale, non avendo sortito alcun effetto deflattivo del contenzioso giudiziale. Perci utopico pensare che le Direzioni territoriali del lavoro di grandi citt come Roma, Milano e Torino siano in grado di organizzare un servizio di questo genere. Ma quello che le aziende devono sapere, che a differenza di quanto avviene oggi, domani un licenziamento per motivazione oggettiva non potr essere notificato subito. Con la sicura conseguenza che un notevole numero di lavoratori non appena informati dell'intenzione del datore di lavoro, cadranno inesorabilmente in malattia, rinviando di fatto l'efficacia del licenziamento per molti mesi. Inoltre, prevede il Ddl, il datore di lavoro deve indicare nella comunicazione alla Direzione territoriale del lavoro anche le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore. Molto difficile capire cosa significhi.

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Quanto alla "riforma" processuale, se attuata, essa determiner enormi difficolt di difesa per le aziende. Il lavoratore impugna il licenziamento e deposita il ricorso avanti il locale Tribunale del lavoro chiedendo la reintegrazione o, in subordine, il risarcimento del danno. Il giudice fissa l'udienza entro 30 giorni, quindi anche dopo 48 ore dal deposito del ricorso. Non previsto un termine per l'azienda per depositare le proprie difese. Segue un processo a cognizione sommaria. Quindi l'azienda si presenta in udienza, il giudice non sa nulla, non avendo potuto leggere la sua difesa, che magari non riuscita neppure a scrivere. Stupefacente il fatto che questo processo sia quello che si applichi non solo ai licenziamenti ma anche quando devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro. Veramente un pasticcio.

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ITALIA OGGI SETTE

ANCHE I TAR ORA PUNTANO SULLE ADR di Roberto Miliacca

lun. 23 - Le riforme del governo Monti stanno spostando decisamente il peso delle giustizia verso soluzioni extragiudiziali (Adr) delle controversie. E stanno ripartendo le competenze giurisdizionali tra pi o meno nuovi fori (i nuovi tribunali delle imprese, da una parte, e i giudici amministrativi, dall'altra), per tutte quelle cause che riguardano i temi delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni, l'organizzazione dei servizi e la qualit delle prestazioni, le attivit di regolazione e i provvedimenti delle Autorit indipendenti. Per fronteggiare questa tendenza amministrativista del contenzioso, e ai maggiori carichi di lavoro che inevitabilmente pioveranno su Tar e Cds, l'ex presidente del Consiglio di Stato, Pasquale de Lise, gioved, in occasione dell'insediamento del suo successore Giancarlo Coraggio, ha lanciato una proposta: prevedere, anche per la giustizia amministrativa, uno strumento deflativo del contenzioso, che potrebbe essere il ricorso a forme alternative alla giurisdizione, fra le quali le cd. Adr, su cui oggi l'Ue insiste molto. Sulla scia della recente riforma della mediazione introdotta nel giudizio civile almeno per alcune materie si potrebbe tornare a prevedere il previo esperimento di ricorsi amministrativi, garantendo la terziet degli organi competenti a deciderli. dunque da auspicare che il Parlamento provveda a una riforma in tal senso, eventualmente mediante delega al governo. Certo, resta da chiedersi, vista la pletora di authority italiane, e le maggiori competenze loro affidate, quali cause dovrebbero andare in Adr. Perch sui nuovi temi amministrativi occorre invece una gran competenza e attenzione. Questo si aspettano gli avvocati e gli investitori, non nuove scorciatoie.

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LA STAMPA

IL PIANO DELLA SEVERINO TAGLIA TRIBUNALI E CARCERI Sui penitenziari si recuperano 220 milioni, ok a nuovi padiglioni

LE PROTESTE Gli avvocati non ci stanno, i sindacati contestano i trasferimenti di massa. LA PREVISIONE Ci deve essere almeno un bacino di utenza di 360 mila abitanti. L'ALLARME Non possiamo pi permetterci di tenere aperti tremila uffici giudiziari. INTERCETTAZIONI Per ridurre i costi si studia una gara unica a livello nazionale. Spero che ne avremo dei vantaggi. La riduzione e la distribuzione delle spese dovr andare a vantaggio dei settori dove c' maggiore necessit. Cos la ministra Paola Severino difende la sua spending review che al ministero della Giustizia fa rima con taglio delle sedi minori. La concentrazione porter all'eliminazione di alcuni tribunali al di sotto del livello medio di efficienza. Abbiamo fatto lo stesso con le carceri. Ed quanto ha appena spiegato in Parlamento il nuovo commissario straordinario, il prefetto Sinesio: fare a meno di 220 milioni di euro rispetto al vecchio Piano Carceri, ma costruire solo nuovi padiglioni e arrivare a 11573 posti in pi (2273 pi del previsto). La ministra Paola Severino l'ha detto spesso: Non possiamo pi permetterci di tenere aperti tremila uffici giudiziari. Tanti sono in Italia gli uffici dove si fa giustizia tra giudici di pace, tribunali, sezioni distaccate, corti d'appello e Alte corti. Di qui una drastica sforbiciata. Scompariranno 37 tribunali minori, 160 sezioni distaccate, 674 uffici dei giudici di pace per un risparmio previsto di 108 milioni di euro. E non c' solo la questione delle sedi. La ministra Severino ha appena prospettato all'Avvocatura generale dello Stato l'ipotesi di una gara unica nazionale per il servizio delle intercettazioni. Noleggiando le macchine (nonch software e personale) in un'unica soluzione, pensa di risparmiare 200 milioni di euro ovvero la met di quanto si spende per il noleggio. Ora in attesa del parere formale dell'Avvocatura. La revisione delle sedi giudiziarie non sar affatto una passeggiata, per. Il ministero si trova a dover fronteggiare la sollevazione degli enti locali, dei sindacati e degli avvocati. L'Organismo unitario dell' avvocatura ha appena approvato un documento molto critico. Va anzitutto osservato - spiega il presidente Maurizio De Tilla - che la ricerca di un presunto (e non veritiero) risparmio e i tagli alla spesa prevalgono sull'efficienza e su una visione complessiva di riorganizzazione della macchina giudiziaria. Anche i sindacati sono in fermento. Si profila un travaso da una sede all'altra di 1944 giudici di pace e di 950 magistrati ordinari, nonch di 7914 unit del personale amministrativo. Se questo processo per il ministero virtuoso perch permetter di spalmare meglio i carichi di lavoro sul personale, per quest'ultimo una iattura che prevede solo pendolarizzazione nell'ambito provinciale. Sostiene dunque Nicoletta Grieco, Cgil-Funzione pubblica: La riforma rientra in una politica che di fatto toglie progressivamente lo Stato dal territorio in una astratta logica di risparmio. Ora la palla al Consiglio superiore della magistratura e al Parlamento. Se la riforma vedr la luce, avremo tribunali con un organico minimo di 28-30 magistrati, un bacino medio di 360 mila abitanti ciascuno, e un carico di lavoro abbastanza equilibrato. Cadranno soprattutto le sezioni distaccate. Su queste, il giudizio del ministero della Giustizia severo: Si sono rivelate produttrici di inconvenienti. Giusto per fare qualche esempio, in Lombardia dovrebbero chiudere Vigevano, Voghera, Busto Arsizio, Desio, Treviglio, Castiglione delle Stiviere, Cant, Breno; in Veneto, Castelfranco, Conegliano, Bassano, Adria, Schio, Portogruaro, forse Chioggia; in Umbria, Orvieto; nel Lazio, Gaeta, Terracina, Anagni, Albano, Anzio, Poggio Mirteto, Palestrina, forse Ostia; in Toscana, Pontremoli, Orbetello, Cecina, Piombino, Portoferraio, Viareggio, Pontedera, Monsummano Terme, Pescia, Empoili, Pontassieve, Montevarchi, Sansepolcro; in Puglia, Andria, Cerignola, Ruvo di Puglia, Grottaglie, Campi Salentina, Trinitapoli; in Sicilia, Mistretta, Nicosia sar ridimensionata a sezione distaccata, Caltagirone, Avola, Modica, Sciacca, Marsala, Termini Imerese, Sant'Agata di Militello, Taormina, Cefal, Bagheria, forse Partinico; in Campania, l'accorpamento tra Marano e Pozzuoli potrebbe far nascere un tribunale di medie dimensioni e evitare un ingolfamento ulteriore di Napoli, saranno soppressi invece Ariano Irpino e Sant'Angelo dei Lombardi, Portici, Afragola, Casoria, Frattamaggiore, Ischia, Capri, Aversa, Marcianise, Carinola, Sala Consilina e forse Lagonegro, Amalfi, Cava dei Tirreni.

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I numeri Il progetto del ministro 37 Tribunali minori Quelli destinati a essere cancellati secondo il decreto legislativo voluto dal ministro Paola Severino Questa operazione dovrebbe far risparmiare al ministero della Giustizia circa 80 milioni di euro l'anno. Un altro grande risparmio (circa 200 milioni l'anno) dovrebbe arrivare invece istituendo una gara unica a livello nazionale per affidare l'appalto per le intercettazioni 160 Sezioni distaccate Dovranno essere trasferite verso i tribunali maggiori. Questo consentir di coprire molti posti vacanti nei principali palazzi di giustizia. Il ministero calcola che i trasferimenti coinvolgeranno 1944 giudici di pace, 950 magistrati ordinari e 7914 unit di personale amministrativo che svolge principalmente funzioni di cancelleria 674 Giudici di Pace Sono gli uffici dei giudici di pace che verranno eliminati o accorpati in altri pi grandi e comunque gi esistenti, a meno che i Comuni in cui si trovano gli uffici adesso ne garantiscano direttamente il funzionamento. Il ministero della Giustizia calcola che da questa operazione di soppressione-accorpamento riuscir a risparmiare circa 28 milioni di euro all'anno. Francesco Grignetti

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IL SOLE 24 ORE

Le indicazioni dell'Oua sui tagli SEZIONI DISTACCATE DA LIMITARE TRIBUNALI IN SALVO

Aperture sulle sezioni distaccate. Consenso sulle procure. Contrariet sui tribunali. Dall'avvocatura arrivano reazioni composite alla relazione del gruppo di lavoro del ministero della Giustizia sulle geografia giudiziaria. L'assemblea dell'Oua sottolinea che la relazione, trattando delle sezioni distaccate, segnala l'opportunit di valutare la possibilit, non esclusa dalla legge delega, di procedere all'istituzione di nuovi tribunali, i cui circondari verrebbero formati attraverso l'accorpamento dei territori facenti capo a pi sezioni distaccate destinate alla soppressione. Mossa da fare in un'ottica di decongestionamento dell'attivit degli uffici pi grandi. In linea di massima, per l'Oua, questa prospettiva pu essere condivisa e rientra a pieno titolo nella giusta logica di una rinnovata geografia giudiziaria, destinata a creare uffici il pi possibile omogenei e facilmente accessibili. Sul fronte delle procure, ben venga la decisione di non esercitare la delega, visto che, a giudizio dell'Oua, un accorpamento degli uffici del pubblico ministero in assenza di una riforma complessiva della giustizia penale sarebbe assolutamente problematica. Le noti dolenti vengono invece per la minacciata soppressione di 37 tribunali. Tra le critiche: - l'aver individuato preventivamente la riduzione degli uffici quale unico criterio per raggiungere l'efficienza e il risparmio; - l'aver individuato nel tribunale provinciale il pilastro del reticolo giudiziale, cos da metterlo a base di ogni comparazione, senza tener conto che la provincia ha rilevanza amministrativa e ne prevista la soppressione; - l'aver individuato nel numero degli organici, e in particolare in 20 magistrati, un criterio di "immunizzazione". Per gli avvocati, invece, le sezioni distaccate andrebbero distribuite sul territorio assegnando loro l'intero giudizio monocratico e, se possibile, in seguito al loro accorpamento, andrebbero istituite nuove sedi di tribunale. Da rivisitare anche gli uffici del giudice di pace riprendendo il criterio pi volte proposto della preventiva valutazione sul territorio della sua effettiva utilit. Andrebbe poi applicato l'istituto della coassegnazione dei giudici per la riorganizzazione degli organici dei singoli tribunali non provinciali. Giovanni Negri

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LA REPUBBLICA Affari e Finanza

LA GUERRA DEI GIUDICI DI PACE " IN PERICOLO LA GIUSTIZIA MINORE" Lobiettivo trova vasto consenso contribuire a ridurre i costi della giustizia , ma lo strumento prescelto rischia secondo i giudici di pace di penalizzare i cittadini, negando giustizia a coloro che hanno subito torti giudicati minori in termini economici, ma spesso di grande rilevanza sociale. A breve le Camere saranno chiamate a pronunciarsi, con una valutazione non vincolante, sullo schema di decreto legislativo messo a punto dal ministero della Giustizia Paola Severino, e approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede la soppressione di 674 delle 846 sedi dei giudici di pace attualmente esistenti. Un taglio netto dell80%, seguito dal successivo accorpamento, che dovrebbe consentire di ridurre i costi della giustizia posti a carico dello Stato (la relazione tecnica indica unattesa di risparmio per 28 milioni di euro tra costi di gestione e funzionamento delle strutture) recuperare 2.140 amministrativi, da ricollocare secondo le esigenze dellorganico ministeriale (compresi i nuovi poli dei giudici di pace, molti dei quali oggi inefficienti). Comera facile prevedere, a capeggiare le proteste lUnione Nazionale Giudici di Pace, che a marzo ha scioperato contro questa misura e la mancata continuit della professione (che resta in carica quattro anni, con possibilit di proroga per altri due mandati). "Siamo di fronte a una misura di rottamazione della giustizia", lamenta il presidente Gabriele Longo, che su questo fronte pu contare sullappoggio degli avvocati e di numerosi sindaci, che lamentano la distanza tra il luogo di residenza di molti cittadini e le nuove sedi di riferimento per le dispute. In sostanza, il costo richiesto non giustificher il ricorso dei cittadini al giudice di pace in molti dei settori oggi di competenza di questultimo. "Lobiettivo di deflazionare la giustizia benvenuto", sottolinea Longo, "ma la negazione della stessa inaccettabile. Su violazioni molto frequenti come quelle attinenti i regolamenti condominiali o il codice della strada, i cittadini diventeranno vittime della prepotenza di chi confider di farla franca di fronte a queste nuove regole. Oltre al fatto che non si capisce la logica di un provvedimento che abolisce sedi che trattano fino a 20mila cause allanno, mentre ne restano in vita altre con mille procedimenti o poco pi". Insomma, un appello a conoscere i criteri seguiti dai tecnici del ministero della Giustizia, la cui misura per gi stata approvata dal Csm. La figura del giudice di pace stata istituita nel 1991 ed entrata a pieno regime nel 1996, alla luce di un lungo dibattito sulla progressiva riduzione delle cause minori. Si tratta di un giudice non togato, nominato tra gli avvocati in seguito a un concorso per titoli e successivo tirocinio. Si partiti affidando a questo professionista competenze in ambito civile (cause fino a 5mila, che arrivano a 20mila per le controversie riguardanti la circolazione dei veicoli e natanti), quindi negli anni la competenza stata estesa ad alcune questioni amministrative (ricorsi in opposizione alle sanzioni per violazione del Codice della strada) e penali di modesta entit (come ingiuria e diffamazione), con il giudice impegnato innanzitutto a cercare la conciliazione tra le parti. Cos, dalle circa 300mila cause trattate nel 1996 si arrivati allincirca 2,5 milioni nel 2010 (ultimo dato disponibile), tra cui 544.099 procedimenti per cognizione ordinaria, 423.040 per opposizione alle sanzioni amministrative, 149.140 processi penali sopravvenuti e 296.869 procedimenti per risarcimento danni circolazione. Un taglio al lavoro dei giudici di pace gi stato operato con la recente entrata in vigore della mediazione obbligatoria per le cause di limitati importi (la maggior parte delle cause condominiali e dei sinistri stradali): anche in questo caso lobiettivo era di deflazionare la giustizia, ma di fatto si introduce un quarto livello di giudizio preliminare ai tre stabiliti nel nostro ordinamento", osserva Longo, "e aumenta i costi a carico dei cittadini, considerato che la particolarit del nostro diritto che non solo di diritto sostanziale, ma caratterizzato dalla centralit degli aspetti procedurali consiglia di ricorrere a un legale anche nei procedimenti conciliativi". La nuova disciplina coincisa con la fissazione di contributi unificati per avviare il procedimento. "Di fronte a un balzello da 38 euro, molti oggi rinunciano a fare ricorso quando ritengono di aver subito una multa ingiusta da 40 o 50 euro", commenta Longo. "In sostanza, si impone ai cittadini di rinunciare a far valere un proprio diritto". E pur vero, comunque, che in Italia si registra una

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propensione alla litigiosit (soprattutto in alcune regioni meridionali) che non ha pari nel resto dEuropa e che allunga i tempi della giustizia. "A mio modo di vedere, leccesso di litigiosit italiana altro non che espressione di un conflitto sociale non risolto diversamente", conclude il rappresentante dei giudici di pace. Luigi DellOlio

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Albi & mercato. Le reazioni delle categorie alle anticipazioni sul regolamento per le societ fra professionisti LE NUOVE STP DIVIDONO GLI ORDINI Avvocati e commercialisti sulle barricate - Apertura di ingegneri e architetti

Una scelta strana e pericolosa. Non si fa attendere il pollice verso dei professionisti contro l'ipotesi, prevista nello schema di Regolamento sulle societ tra professionisti, che limita la presenza degli iscritti agli albi a una sola Stp. "Numero chiuso" risparmiato ai soci di capitale, che avrebbero la possibilit di partecipare a pi compagini. Se quanto riportato dovesse rivelarsi vero ci sembrerebbe strano e pericoloso - spiega Marina Calderone, presidente del Comitato unitario professioni - la facolt dei soci di capitale di investire in pi societ legittimerebbe l'acquisizione di quote importanti del mercato professionale da parte di soggetti economicamente molto forti; il tutto a discapito dei professionisti, che invece devono continuare ad avere un ruolo primario per poter garantire al cittadino indipendenza di giudizio e qualit della prestazione. La contrariet, per la lettura che via Arenula ha dato della disciplina di riferimento, (articolo 10, comma 6, della legge 183/2011) evidente anche nelle parole dei rappresentanti delle singole categorie. Se le anticipazioni saranno confermate avremmo la prova che la democrazia definitivamente sotto il controllo dei poteri forti - afferma il consigliere segretario del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin -. La possibilit offerta al socio di capitale di controllare diversi studi legali un esempio clamoroso di un'oligarchia all'interno dei servizi legali. Questo governo, certamente in buona fede, sta realizzando l'agenda dettata dalla Confindustria con provvedimenti che non hanno nulla a che fare con la soluzione della crisi economica. Anche i commercialisti si uniscono al coro di no contro la previsione di usare due pesi e due misure. Non mi sembra che la norma si presti a una disparit di trattamento tra soci professionisti e non - dice il consigliere nazionale Andrea Bonechi -. Tra l'altro sarebbe un divieto tendenzialmente inutile nel caso ci sia un accordo tra i soci. Vedono invece il bicchiere mezzo pieno gli architetti. Per il presidente del Consiglio nazionale Leopoldo Freyrie, interpretare l'incompatibilit come un vincolo per i soli soci professionisti un po' una forzatura rispetto alla norma primaria, ma, dato il limite di partecipazione del 33% imposto al socio di capitale, non che questa soluzione provochi danni inenarrabili. Freyrie esclude il rischio di una capitalizzazione del mercato prevedendo quasi una "gestione familiare": Le Stp saranno societ interprofessionali, in cui investiranno innanzitutto i professionisti e alcuni soci di capitale verosimilmente legati ai professionisti da amicizia o parentela. Del tutto fuori dal coro Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri: Con il tetto al 33%, si lasciata ai professionisti la giusta responsabilit dell'amministrazione delle societ. Il vincolo di partecipazione a una sola societ mi sembra opportuno, per evitare conflitti di interesse anche in caso di partecipazione a gare. Secondo Zambrano i vincoli non vanno letti come un limite all'efficacia della norma ma come un elemento di chiarezza. Non teme tanto l'ingresso dei soci di capitale quanto il loro abbandono del campo, il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri, Amedeo Bianco: In caso di investimenti importanti il venir meno del finanziatore potrebbe creare dei grossi problemi. Siamo convinti che per sfruttare l'opportunit sar per necessario assicurare un equilibrio fra la libert del socio di capitale e la garanzia di interessi collettivi, come la salute pubblica. Patrizia Maciocchi Valentina Melis

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Il ministero della giustizia sta pensando di spostare il termine del 13 agosto LA RIFORMA VERSO IL RINVIO Il restyling degli ordinamenti entro fine anno

Mer. 25 - Riforma delle professioni nel guado e verso il rinvio. Tra regolamenti e decreti ancora tutti da emanare, se non addirittura da scrivere, infatti, il termine previsto dalla legge 148/11 per riordinare gli ordinamenti professionali entro il 13 agosto 2012 sembra allontanarsi sempre pi. Tanto che, secondo quanto risulta ad ItaliaOggi, dall'ufficio legislativo del ministero della giustizia guidato da Augusta Iannini che sta seguendo passo passo la materia, si sta pensando concretamente di posticipare i termini a fine anno. Del resto i tempi cominciano a essere davvero stretti rispetto ai provvedimenti da mettere ancora in fila: il regolamento sulla societ tra i professionisti (che dovr essere pronto entro il 12 maggio) la cui bozza, secondo alcune indiscrezioni, stata inviata dal ministero della giustizia a quello dello sviluppo economico per il parere di concerto; il decreto ministeriale che dovr stabilire i parametri giudiziali sulle tariffe, e tutte le altre novit previste (formazione, tirocinio, organi di disciplina e pubblicit). Anche se resta il dubbio su come gli ordini dovranno modificare gli ordinamenti professionali, appunto, entro il 13 agosto 2012. Sotto l'attenzione di tutti ci sono, comunque, per ora, soprattutto le tariffe e in particolare, per l' assenza di esse, i problemi sorti nelle gare per l'affidamento dei servizi di ingegneria e architettura che, un tavolo tecnico con l'Autorit di vigilanza sui lavori pubblici di recente istituzione sta cercando di risolvere. Su un punto comunque c' assoluta certezza da parte dell'ufficio legislativo del ministero: prima di mettere nero su bianco qualsiasi dpr, sar indispensabile emanare il decreto ministeriale per fissare i parametri per orientare la liquidazione del professionista in caso di ricorso all'autorit giudiziaria. Una volta fissati questi principi si potranno, poi, stabilire i confini del dpr. Che, anche in questo caso, sar messo a punto con la concertazione tra gli stessi ordini, rappresentati dal Cup e dal Pat, e l'ufficio legislativo. Quest'ultimo proprio per accelerare i tempi, sempre secondo alcune indiscrezioni, ha optato per una suddivisione dei compiti, delegando a tre diversi soggetti le diverse aree in cui sono rappresentati ordini e collegi. Insomma la riforma delle professioni a tutti gli effetti a met del guado, in parte approvata e cogente, in parte ancora da approvare. Una situazione di incertezza normativa denunciata a gran voce da tutti i rappresentati agli ordini. Primi fra tutti gli architetti che, proprio nella giornata di ieri, hanno lanciato un appello al governo esortandolo ad approvare urgentemente il dpr di riforma. Questa empasse normativa ha infatti denunciato il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori rappresenta un danno per tutti architetti italiani, gi duramente colpiti dalla crisi, che da luglio 2011, come gli altri professionisti, non hanno pi certezze sulle regole che riguardano lo svolgimento quotidiano della loro professione. Benedetta Pacelli

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Il convegno a Roma sulla situazione delle carceri italiane ha affrontato carenze e prospettive NON SOLO UN PROBLEMA DI EDILIZIA Il sovraffollamento carcerario dipende dal sistema delle pene

Gio. 26 - In Italia ci sono 66.973 detenuti. Di cui 24 mila stranieri. A fronte di 45.743 posti. Nella sola regione Lazio, 6.591 detenuti su una capienza di 4.856 posti. Il rapporto posti-detenuti di 100 a 148. Nove detenuti in celle per tre persone e 7 mila agenti in meno tra la polizia penitenziaria. Peggio di noi c' solo la Serbia con 153 a fronte di una media europea di 104. D'esempio, invece, il nord Europa con Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia dove la disponibilit di posti non un'utopia: 100 posti per 90 detenuti. Ma il problema del sovraffollamento nelle carceri non solo una questione di edilizia carceraria: urge un ripensamento sulla natura e qualit della pena magari ricorrendo a pene accessorie con finalit interdittiva, reale e patrimoniale. la conclusione di Giovanni Tamburino, magistrato a capo del Dap, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia, intervenuto al convegno a tema sulle nostre carceri organizzato gioved scorso a Roma dalla sezione romana dell'Associazione nazionale magistrati. Il carcere come extrema ratio, aveva gi detto nel suo intervento anche il presidente della Corte d'appello di Roma Giorgio Santacroce. Un'affermazione condivisa anche dal procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma Luigi Ciampoli. C' poi un fenomeno tutto italiano, quello delle cosiddette porte girevoli, detenuti che escono entro tre giorni. Si tratta delle detenzioni brevi legate alle esigenze cautelari a cui Francesco Patrone, gi gip al Tribunale di Roma, ha dedicato un'analisi dettagliata su 70 istituti a partire dal 2007, l'anno di maggiore incidenza. Oggi un microfenomeno, spiega Patrone, ma quell'anno in tutto il nord Italia con Teramo e Camerino, ha toccato percentuali dal 40% al 60%. Percentuali che su scala italiana negli anni dal 2009 all'ultimo parziale del 2012, si sono poi fortemente ridotte rispettivamente al 26%, 24%, 22% e 14%. Un'anomalia sottolineata dal magistrato anche per le ricadute enormi sulla sostenibilit economica e organizzativa del settore carcerario. Nel 2008 la Corte di Strasburgo ci ha condannato per il caso di un detenuto bosniaco che divideva una cella di 16 metri quadrati con altri cinque segno di una sproporzione tra numeri e spazi che mette in crisi le carceri italiane. Fanno la loro parte un'edilizia carceraria ferma agli anni 80 e mai cresciuta e l'uso-abuso della carcerazione preventiva trasformata sempre pi nell'unica punizione inflitta al colpevole, denuncia il procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma Luigi Ciampoli. In un tempo sospeso in attesa di giudizio, si pu restare da pochi giorni ad anni prima che arrivi la sentenza definitiva, una punizione che diventa cos intempestiva e per questo inefficace. Il sovraffollamento carcerario un'emergenza assillante di cui si parla da decenni senza trovare una soluzione soddisfacente, denuncia il presidente della Corte d'appello di Roma Giorgio Santacroce, secondo il quale il problema del sovraffollamento carcerario non si risolve aprendo nuovi istituti o aumentando la capienza di quelli gi in uso quanto ripianando la carenza di personale, in particolare polizia penitenziaria e operatori sociali. Cita casi emblematici: il carcere di Rieti nuovo di zecca, impiegato per un terzo per la mancanza di personale, quello di Caltagirone rimasto senza infermeria per carenza di personale e l'abbandono di strutture come Pianosa e l'Asinara. Per Santacroce, va cambiato il sistema delle pene e ristretto l'utilizzo del carcere. Per realizzare un carcere pi umano, denuncia, necessario rafforzare il sistema delle misure alternative introducendo sanzioni sostitutive della pena carceraria. Ci che va rivisto il concetto di pena e soprattutto la sua effettivit visto che quando arriva, non pi attuale o non assolve pi le funzioni assegnatele dalla Costituzione . Per la direzione carceraria, c'era Carmelo Cantone, direttore del carcere di Rebibbia che ha parlato delle condizioni di vita intramuraria e delle prassi che sarebbe preferibile adottare per migliorare l'efficienza economica e organizzativa complessiva: udienze camerali dei tribunali di sorveglianza e udienze di convalida in carcere anzich in tribunale e colloqui tra magistrati di sorveglianza e detenuti via web-cam. Marzia Paolucci

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CASSE DEI PROFESSIONISTI COME TUTTI GLI ENTI PUBBLICI

Niente autonomia per le Casse di previdenza dei liberi professionisti rispetto ai provvedimenti della finanza pubblica. La previsione (anticipata da ItaliaOggi del 13 aprile) contenuta nell'articolo 7 del decreto legge sulle semplificazioni in materia tributaria convertito con il ddl 3184-B marted 24 aprile. In sostanza, il testo certifica l'obbligo degli Enti di previdenza privati di rispettare le regole della finanza pubblica, causa la loro presenza nell'elenco Istat, seppur pi volte contestata. Si conferma che per amministrazioni pubbliche si intendono gli enti e i soggetti individuati a fini statistici nell'elenco pubblicato dall'Istat e le Casse di previdenza private sono l dentro. Ma non solo: questo principio non vale tanto e solo per il 2011 come sancito nel testo del decreto legge n. 16/2012 ma per tutti i successivi aggiornamenti, senza necessit, quindi, di dover richiamare i provvedimenti che l'Istat emaner in futuro. Gli enti di previdenza privati, anche se Fondazioni di diritto privato e obbligate a rispettare gran parte della normativa pi onerosa propria delle persone giuridiche private, sono dunque sottoposte alle regole per la stabilit pubblica. Cio alle leggi finanziarie annuali. Il meccanismo giuridico. L'elenco Istat indica i gioielli di famiglia della ricchezza nazionale: gli enti i cui bilanci appartengono al conto economico consolidato dello Stato il quale a sua volta esprime la stabilit del nostro Paese nella sede di Bruxelles. Il testo del 3184-B chiarisce che a tutti i componenti della lista si applicano le regole proprie della finanza pubblica, secondo quanto indicato dalle leggi finanziarie dei vari governi. Per tanto tempo l'Adepp l'associazione che raccoglie le Casse di previdenza private ha sostenuto l'estraneit a quella lista: non percependo denaro pubblico in alcuna forma, le Casse non dovevano far parte di quell'elenco o, pur partecipandovi, non dovevano essere trattate come amministrazioni pubbliche. Insomma, niente indiscriminata applicazione delle leggi che disciplinano gli enti pubblici e niente ingiustificate generalizzazioni dei vincoli imposti dalle varie finanziarie, e quant'altro. Le carte da bollo si sono sprecate intorno a questo nodo e, proprio nel 2012, prima a gennaio il Tar del Lazio aveva dato loro ragione, poi a marzo il Consiglio di stato aveva sospeso la sentenza Tar. Ora siamo davanti ad un testo di legge, salutato dal premier Monti in occasione della prima fiducia del 4 aprile, come un provvedimento che contrasta la lente del particolarismo. Le conseguenze. Non semplice capire la mossa del governo. Secondo i falchi, il Ministero dell'economia sta seguendo l'odore dei soldi e intende acquisire i patrimoni delle gestioni private all'interno di un neonato SuperInps, anche se pi volte il presidente dell'Istituto nazionale Antonio Mastrapasqua ha negato decisamente. Secondo le colombe, invece, l'intento di Monti quello di preservare i patrimoni delle Casse, perch oggi ogni euro in pi nelle loro riserve fornisce lustro al conto consolidato dello Stato. Poich l'Italia ha bisogno di stabilit, sottoporre la previdenza professionale ai principi della Finanziaria di per s non permette di acquisire un euro, ma preserva l'esistente. Una cosa per certa: tutti i provvedimenti di contenimento della spesa, dei costi istituzionali e degli investimenti ora non saranno pi da considerare solo consigli per il comportamento futuro ma rappresenteranno vincoli giuridici. Roberto Sandri

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Agenda del Presidente MESE DI APRILE 12.04.2012. 13.04.2012 Tavolo dellAvvocatura ROMA CNF Via del Governo Vecchio, n. 3 Conferenza La Professione Forense: prospettive per la Giovane avvocatura ANCONA Aula I piano V - Tribunale di Ancona Giunta AIGA ROMA Sede, Via Tacito, n. 50 Tavolo dellAvvocatura ROMA CNF Via del Governo Vecchio, n. 3 Convegno FBE San Severo (Fg) Teatro Giuseppe Verdi

13.04.2012 24.04.2012 28.04.2012

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Eventi delle Sezioni MESE DI APRILE 2012

03.04.2012

Prova nel processo civile e processo sommario di cognizione ex art. 702bis C.p.c. PALERMO Famiglia di fatto Famiglia di diritto TORINO Diritto di cronaca e diritto alla riservatezza Mezzi di tutela e danni punitivi PALERMO LAperitaiga - ROMA Semplificazione dei riti civili SALERNO Seminario di studi giuridici: le successioni a causa di morte e le donazioni. Problemi vecchi e nuovi - BIELLA Le intercettazioni telefoniche: problema risolto? - NOLA Avvocati e nuove tecnologie: quali opportunit? MESSINA Collegato lavoro e dintorni: il cantiere aperto di diritto del lavoro - PALERMO I diritti della personalit nellera della nuova comunicazione MESSINA Crisi finanziaria e diritto internazionale ROMA Corso di diritto Fallimentare per Curatori e Difensori TRANI Conferenza in materia fallimentare BASSANO DEL GRAPPA

04.04.2012 10.04.2012

12.04.2012 13.04.2012 13.04.2012

13.04.2012 17.04.2012 17.04.2012 18.04.2012 20.04.2012 20.04.2012 27.04.2012

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