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Limes Limiti attuali della spiritualit italica contemporanea e prospettive di avanti

Uno dei Fascicoli dei Dioscuri aveva per incipit: Chi nasconde la verit complice del bugiardo. Il titolo del documento in oggetto: Rivoluzione Tradizionale e Sovversione. Attacco incisivo, titolo quanto mai attuale: si ripropone nel presente momento storico la necessit di fare chiarezza su alcuni punti fermi di quella visione del mondo che stata definita tradizionale e cui gli estensori del presente scritto, le cui individualit non assumono profili di rilevanza, aderiscono per natura e conformazione interiore. Si ripresenta lurgenza di ricordare a chi labbia dimenticato il complesso principiale che informa una corretta prospettiva tradizionale, al di l delle forme assunte sul piano dellagire umano, nonch lopportunit di farlo conoscere a chi mai ne abbia avuto la possibilit per via di contingenze proprie al momento attuale.

Nellultimo decennio si assistito, con particolare riferimento allambiente che, sotto differenti approcci e appartenenze, si voluto connettere nelle sue forme sacrali, filosofiche e ideali alla dimensione, spesso mal interpretata, della Trascendenza Immanente - con specificazioni peculiari e rilevanti nellambito del paganesimo italico e del tradizionalismo romano - , a una serie di eventi che hanno determinato un moto altalenante di speranze, sconforto, quasi sempre illusioni. Si sono pi volte manifestati signa da non sottovalutare, ora afferenti a singole realt comunitarie ora manifestanti una portata pi generale, con riferimento a tutto un ambiente con le sue problematiche e le sue capacit, laddove non addirittura riferiti alla vita della Nazione. Giunti al bivio che offriva possibilit di sempre pi ampia diffusione delle idee che informano lagire tradizionale, non sempre si stati in grado di comprendere quale percorso intraprendere per aprirsi senza snaturare se stessi n perdere il contatto con la Tradizione e il rispetto dovuto al mandato dei Maggiori. Si talora pensato (e in questo ambito la buona fede personale non ha alcun rilievo) di poter scendere a patti con la contemporaneit, non intuendo che un eventuale dialogo parte da posizioni di forza e di affermazione del proprio essere, stante la buona norma per cui il pi non pu scaturire dal meno. Lapertura indiscriminata, il dialogo forzoso con realt di segno opposto a quello denotante una visione tradizionale delle cose; la supposizione di potersi scegliere come compagni di viaggio elementi ambigui sempre ai confini tra tutto e il contrario di tutto, nellillusione di poterne dominare la caratterizzazione caotica: in ultima analisi una visione democratica, quantitativa del Sacro, non ha condotto ad altro che a un livellamento verso il basso, allo strapotere dialettico e operativo di ambienti che di un confuso paganesimo di facciata hanno fatto un cavallo di Troia per contribuire a incrinare e disintegrare un ambiente gi di suo viziato da una componente umana talora onorevole, ma spesso inadeguata.

A ci si accompagna la superbia, la tracotanza non tanto nei rapporti col Divino, spesso sincero, quanto nei termini di una accondiscendenza verso comportamenti spiritualmente ed eticamente riprovevoli: orgoglio, faziosit, rabbia, incomprensioni di vario tipo che hanno dato e danno origine a

una serie infinita di beghe condominiali, azzuffamenti, risse da cortile tra quelle stesse comunit e quegli stessi singoli che dovrebbero, in virt e in forza del complesso principiale informante la Tradizione cui nominalmente si richiamano, cooperare al fine comune nel rispetto delle specifiche declinazioni e peculiarit di ogni realt, purch seria e dotata della volont assoluta di porsi nel solco di Romolo. Una situazione di stallo, quella in parola, che invero sembra aver raggiunto un punto di cristallizzazione delloperato delle forze sane, producendo per forza di cose la diffusione metastatica di un dinamismo dannoso (e molto moderno) in cui tutto e il contrario di tutto trova il suo spazio e un momento di notoriet. Dinanzi al proliferare di associazionismi e sterili attivit finalizzate a una mera tautologia nozionistica da una parte, dallaltra anelanti a confuse e sospette velleit di dialogo con realt o organismi politici stranamente mai interessati come oggi al fenomeno delle forme spirituali autoctone, affermiamo la necessit della riproposizione attiva e non parolaia di una visione del mondo autenticamente tradizionale. Fuori dal virtuale, uscendo dagli schermi e dalle pagine che pure fungeranno da veicolo per la diffusione del presente documento, il nostro un appello a riconoscersi, a specchiarsi in ci che si , a ricordare il percorso gi fatto (per chi lo ha fatto) e a intraprenderne uno serio per chi ancora non ne avesse avuta lopportunit, abbandonando le chimere della contemporaneit in unottica non di sterile commemorazione e ripetizione formale di un Passato remoto e per molti versi inaccessibile, ma di vissuto quotidiano.

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Il cosiddetto panorama pagano italiano ha conosciuto negli ultimi tempi uno sviluppo quasi endemico. Parallelamente allevolversi di una situazione in apparenza favorevole che ha visto una efflorescenza delle forme spirituali pre-cristiane in Europa (due esempi su tutti, la comunit Romuva in Lituania e gli ethniki greci), talora con risultati apprezzabili seppure non priva di risvolti problematici, anche il nostro Paese ha conosciuto un fenomeno di crescita dellinteresse per le tradizioni autoctone, Via romana agli di in primis. Lattivit culturale di alcuni scrittori militanti, da Pietrangelo Buttafuoco a Alessandro Giuli a Fabrizio Giorgio et alii, ha permesso una parziale diffusione di idee tradizionali tramite mezzi di comunicazione di massa; lafflusso di forze fresche, consentito anche dalle accresciute potenzialit di dialogo tramite Internet, ha portato alla nascita di nuove realt operanti non solo sul piano intellettuale, ma anche su quello rituale. Tuttavia, in alcuni casi si assistito al contemporaneo tramonto o semi-occultamento di realt storiche del tradizionalismo romano a cavallo tra XX e XXI secolo, a frazionamenti e scissioni che trovano un possibile parallelo negli scismi ecclesiastici piuttosto che in una visione del mondo sintetica e rispettosa della differenza, in una parola pagana. In altri frangenti, realt per certi versi promettenti hanno presto mostrato tutta la confusione che ne contraddistingueva loperato, che sebbene apprezzabile sul piano puramente teorico trovava nelle modalit di attuazione un ostacolo insormontabile dovuto alla mancata assimilazione, a monte, dellassetto principiale alla base di qualsivoglia visione tradizionale del mondo. In tutti i casi i limiti umani, talora imbarazzanti, sono venuti a galla, impietosi e netti nella loro inadeguatezza, come sempre accade in virt di una logica matematica e inesorabile che taglia fuori chiunque compia, in buona o in mala fede, errori di calcolo per troppo entusiasmo, ovvero per eccesso di fiducia nelle proprie capacit o in una problematica provvidenza divina, vissuta quasi come aliena allagire umano o, allestremo opposto, plasmabile a volont, come creta in mano al vasaio. Un autentico sintomo di hybris.

Ci sono varie ragioni allorigine di questo fraintendimento e della sequela di errori cui ha condotto. In primo luogo da indicare una generalizzata suggestione materialistica del numero. Le indubbie possibilit offerte dallattuale momento storico e dallinsieme di elementi sopra indicati hanno offerto il destro per lo sviluppo di nuove realt operanti, ognuna con la propria caratterizzazione; dette possibilit, tuttavia, si sono spesso tramutate nel canto delle sirene, attirando le navi a sfracellarsi contro gli scogli che avevano scambiato per le Isole dei Beati. Lafflusso di forze fresche, il richiamo che la Romanit (nel caso di specie) ha esercitato ed esercita sui pi giovani hanno prodotto il chiaro vantaggio di accrescere numericamente il fronte, tuttavia rimanendo troppo spesso nel limbo della suggestione, della moda, e pagando non poche volte lo scotto del discentramento, dellammiccamento a realt di confine, a facili occultismi o equivoche filosofie della potenza fini a se stesse, nonch offrendo il destro a interpretazioni della storia che, scambiando il fine col mezzo, hanno portato allo stravolgimento di determinati assunti e alla perdita di contatto con un esatto concetto di metastoria (fenomeno di inversione: prendere la lettura metastorica dei grandi moti europei e italiani a cavallo tra Sette e Ottocento a titolo di glorificazione tout-court delle transeunti ideologie che, tendenzialmente, li informarono). Fu cos che dallo ieri alloggi ci trovammo invasi da pontefici del nulla, ci trovammo sulla soglia mistificatori ammiccanti a dottrine che di tradizionale non hanno neanche la facies esteriore, guardiani adusi a elaborare improbabili teologie pagane e a diffondere unidea di pietas in assoluto confliggente con quella reale, unitamente a una visione livellatrice, democratica, avvilente della spiritualit. La di per s non negativa fluidit dei contatti, facilitata allestremo da Internet, ha condotto a un prevedibile eccesso di confidenza nei mezzi offerti dalla virtualit e alla perdita del senso del contatto diretto, del guardarsi negli occhi onde riconoscersi compagni di viaggio in forza di una ben precisa conformazione interiore. Da strumento a fine: questa la parabola della rete e degli altri mezzi di comunicazione di massa. La comunicazione per la comunicazione, questo feticcio della postmodernit, ha messo radici anche tra le fila di chi per natura dovrebbe istintivamente opporsi a qualsiasi ideologia del dinamismo, inquadrando il valore dello scambio di informazioni e di idee nella giusta dimensione di un accrescimento reciproco anzich della creazione di regni virtuali in cui estendere una inesistente influenza sulluomo e sul consesso sociale. La comunicazione a distanza come prodromica alla crescita interiore e allinsostituibile dimensione dellincontro fisico onde corroborare rapporti inter pares: questa la corretta collocazione di un circuito di idee, qualunque ne sia il canale di diffusione. Si assiste invece quotidianamente, con la monotona regolare insistenza della goccia cinese, a interminabili discussioni circa eventi uomini e idealit del presente e del passato; coacervi inestricabili di parole, pensieri, cose dette e non dette oppure proferite a denti stretti, in ordine ai quali chiunque si sente in dovere e in diritto di dire la sua non di rado offrendo lo spettacolo pietoso di una impreparazione, anche solo storica o dottrinale, imbarazzante. la scenografia di cartapesta di una continua commedia, oscillante tra la zuffa e lavvicinamento tattico, con ammiccamenti e assoluta mancanza di coraggio nellesporsi e nel porsi in netta contrapposizione con lavversario, percepito sempre pi come un nemico o un comodo alleato di passaggio.

A monte c lidolo della dialettica e del libero pensiero, del diritto di parola accordato a chicchessia. Se vero che lattuale complesso valoriale che informa la societ democratica non incoraggiante in tal senso, innegabile che, uti singuli, sussista in capo a chi si riconosce nelluniverso tradizionale il dovere di prendere le distanze. Discutere con chiunque indiscriminatamente implica il riconoscere come interlocutore il quisque de populo, ove piuttosto sarebbe dauspicio che si recuperasse un senso della lontananza da non confondersi con un certo snobismo in voga in un ambiente in cui le torri davorio abbondano, svettanti in un cielo popolato dei

fantasmi di un passato glorioso, ma la cui essenzialit inattingibile ai pi, specie ove si consideri che Per l'uomo della Tradizione, rivolgersi verso il passato e non verso l'Alto significherebbe voler bere allo stagno, potendo invece bere alla fonte." (Gruppo dei Dioscuri, Rivoluzione Tradizionale e Sovversione) Accettare il dialogo (finanche la collaborazione) con chicchessia, se non a fini meramente strumentali di riassestamento e riaffermazione di punti fermi, quanto di pi plebeo sia concepibile ed prospettiva da rigettare senza tentennamenti. Alla democratizzazione della dialettica opporre laristocrazia del dialogo inter pares noto ai Maggiori nostri, al diritto di chiunque opporre il proprio dovere di fedelt e testimonianza attiva e il riconoscersi nellaffermazione di Kierkegaard, filosofo cristiano che con rara capacit di penetrazione seppe cogliere nel paganesimo la forma per eccellenza di cameratismo con Dio. E' necessario quindi, soprattutto in questi tempi, discriminare ci che ci affine e ci che ci estraneo, ci che va accolto e ci che va respinto. Ma per far ci necessario fermarsi, specchiarsi e affermare chiaramente ci che si . Un s prima di qualunque no opposto alla deriva.

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Noi pensiamo che pochi uomini di buona volont possono menare a buon fine questa guerra santa: non necessario, ci che sarebbe daltronde impossibile, che tutti giungano alla coscienza delle verit tradizionali nello stesso grado e nella medesima misura, che esse sono difficili, profonde e sconfinate. Ma se ognuno di questi individui compisse gerarchicamente la sua opera, prima in s e poi presso gli altri, noi pensiamo che in un periodo non lungo ma neppure brevissimo, lEuropa potrebbe condurre il mondo a un equilibrio superbo ove si affermerebbe veramente la potenza divina delluomo.

G. De Giorgio Gerarchia contro livellamento verso il basso, consapevolezza del proprio ruolo, differenzialismo contro uguaglianza, rispetto delle peculiarit dei singoli come delle comunit, qualit contro quantit (o meglio, una retta dimensione della quantit come qualitativamente orientata e perfezionata). Affermazione del senso di unaristocrazia spirituale impregnata dei caratteri di impersonalit attiva, verticalit, merito, coraggio, virtus, serenit. Senso della misura (il di Cleobulo), tensione allunit, rigetto dellideologia scientista e materialista. E, al fondo e al vertice, la consapevolezza dellunit trascendente di ogni autentica Tradizione, variamente declinata, a un livello pre-formale dellEssere; e la coscienza, per chi vi abbia accesso, di una Verit nuda, essenziale, priva di forme. I Principi, la base di tutto: ci che informa una retta concezione della pietas, il rapporto col Divino che mantiene lordine, la pace tra gli di e gli uomini. Pio come ci che purus, ci in cui arde il Fuoco essenziale, immateriale, senza forma. Si avverte potente la necessit di riconoscersi, di riconoscere ci che ci stato insegnato e tramandato. in atto un processo di sottile inversione caratterizzato da forti ambiguit, in cui la parodia del Sacro ha gioco facile a causa degli abbagli cui luomo contemporaneo, con la sua autentica fissazione per la potenza del numero, soggetto. Come valutare altrimenti i fenomeni di paganesimo di massa, suscettibili di veicolare i gunoniani residui psichici pi che unautentica Forza e una reale azione volitiva spiritualmente orientata, soprattutto ove ci si lasci sfuggire la necessit di formare Uomini differenziati come collante di qualsivoglia realt comunitaria? Quando lorgoglio di fazione, il senso di partito, la visione analitica spezzante dicotomica non fa che dividere e contrapporre individualit e gruppi che dovrebbero andare in ununica direzione, nel rispetto del dato differenziale, semplicemente affermando la propria identit? Come valutare fenomeni parapolitici di dubbia natura e finalit, per giunta caratterizzati dalla sussistenza di liste di proscrizione, esclusioni, ostracismi?

Non un caso, in una simile situazione di carenza assoluta del profilo principiale, delletica, della propensione attiva, voluta e coraggiosamente osata a una seria operativit di l dalla verbositas in voga, il silenzio di autentici Centri spirituali italici, a differenza di quanto accadde in altri periodi critici della storia patria. In questo panorama di rovine quasi non si scorge uomo in piedi degno di questo appellativo, bens perlopi residui larvali in lotta luno contro laltro per affermare la propria individualit, la propria interpretazione, la propria influenza. Va da s che in un contesto simile a dir poco improprio voler parlare di pietas, di religio, di pax. Ove non ci si riconosca nel medesimo solco aderendo al dato principiale, nel rigetto assoluto di qualsiasi forma di compressione di una identit condivisa e ben definita, recuperando i classici dei Maestri della Tradizione onde rileggerli e meditarli (sia pure al lume di una giusta capacit critica), mantenendo un contegno e una dirittura etica improntata allo stile e al rispetto di se stessi e reciproco, operando il Rito in conformit agli insegnamenti ricevuti ove tutto ci non trovi compimento impossibile supporre di poter perpetuare una fiamma, sia pure nei limiti di unazione per forza di cose imperfetta e incompleta sotto pi di un aspetto. Si muovono reciproche accuse di eccessi devozionali o, allopposto, occultistici in sede di accostamento al dato sacrale. Sembra non sia pi possibile la pi semplice delle constatazioni: quella della variet di approcci al Sacro nella consapevolezza della verit di un unico Sacro. vero e sacrosanto che gli eccessi vanno messi in evidenza e biasimati, ma in unottica costruttiva e non di mera critica tautologica. Luomo romano, noto, non conosceva fede come oggi comunemente intesa, n processi di dogmatizzazione in senso esoterico; purtuttavia tra le fila del popolo esisteva il profilo devozionale, come il dizionario dei termini sacri conosceva lespressione occulta templi.

Luomo romano arcaico non conosce dottrine, pallide modulazioni parolaie e sistemi di pensiero, bens cratofanie e rapporti di nude forze; tuttavia lascia a chiunque la libert di indirizzarsi al Sacro secondo canoni diversissimi, purch nella piena adesione ai Principi immutabili della Tradizione, della mentalit romulea e al bene della res publica. Cicerone contesta pubblicamente la verit delle pratiche divinatorie, ma non prende nemmeno lontanamente in considerazione leventualit di non officiare il rito in ossequio ai doveri religiosi inerenti alla carica magistratuale; il cosiddetto panorama pagano attuale non riesce a indire una qualunque attivit finalizzata al dialogo senza prestare il fianco al gioco delle mezze parole, dei dubbi sempre e comunque, della legittimit e della critica aprioristica.

Daltra parte e volendo allargare lo spettro dazione, letica che ineluttabilmente deve plasmarsi ove ci si ponga nel solco della consegna dei Maiores non suscettiva di compromessi con la modernit, intesa come stato mentale e relative ricadute pratiche: lethos la condicio sine qua non della riforma di un popolo cui dovere di chiunque ne sia parte restituire il volto originario. Il dato principiale e il complesso valoriale come filtri, a livelli diversi, della luce di libert nello specchio del dovere, quindi della pietas sia in senso cultuale e spirituale che nel senso delladesione attiva ai precetti del retto vivere, agire e pensare. Luomo come individuo nellaccezione moderna del termine una statuizione immotivata e priva di fondamento in una visione del mondo tradizionale: ne rigettiamo la pretesa di porsi come monade scissa, che si determina come sconnessa dalla comunit di destino cui appartiene, organismo articolantesi a pi livelli, dalla famiglia al collegium, dalla gens alla nazione. In tal senso non concepibile civilt senza vera cultura, come non pensabile una spiritualit basata sul vagabondaggio e sulla invenzione ex novo di un complesso principiale che invece, in virt del dato essenziale e metastorico che lo informa, non pu che essere un rosario di cose eterne, immutabili. Va da s, en passant, che non v alcun bisogno di agganciarsi al pensiero relativista moderno n a vetuste forme di guelfismo, tanto in salsa catto-buonista quanto nella vulgata di un conservatorismo antisociale e fuori tempo massimo.

Quanto si auspica la ri-determinazione e la conservazione del Limes, con coloro i quali sono dentro e quanti, stante un discrimen interiore, restano giocoforza fuori. Il Limes che ispira la stesura del presente documento in conformit con la volont di Romolo allatto della punizione del gemello Remo: sic deinde quicumque alius transiliet moenia mea! Senza alcuna velleit di detenere chiavi, arcana, depositi sapienziali, ma con la coscienza di un volere avanti nella disinteressata fedelt ai Principi che informano il mondo della Tradizione, a prescindere dal risultato che lagire delle forze in campo sar in grado di sortire. Alle divergenze dottrinali, come afferenti al piano sostanziale, opponiamo la essenziale e nuda necessit del rispetto reciproco in forza dellassunto principiale comune, substrato e sovra-strato agente nellUomo differenziato. Rispetto (che non necessariamente implica pur auspicabili profili di collaborazione attiva) che sarebbe buona norma trascendesse il piano delle forme, investendo anche ci che fuori da un contesto pagano, cessando da forme eccessive e viscerali di anticristianesimo, antislamismo, antibuddhismo e via dicendo suscettibili solo di spostare la prospettiva da una serena valutazione delle differenze (talora, innegabile, per forza di cose operanti in termini di contrapposizione con la tradizione di appartenenza) a una teratomica proliferazione di larve di pensiero ossessivo. In tal caso, palese lo smarrimento di un orizzonte realizzativo che, se giustamente deve rivendicare la specificit di un percorso a livello comunitario e individuale, non pu recidere quel potere che nella molteplicit differenziata configura ed attua la visione autentica del Tutto e dellUno. E di Plotino linsegnamento secondo cui la totalit contemplata realizzata dalla visione, distinta, ma complessiva di tutte le case, non da quella, parziale, di alcune di esse (Enneadi, II 8, 1-2). Rigettare il pensiero fisso e le monomanie come veri e

propri sintomi di squilibrio psichico per aderire a una visione del mondo costruttiva e affermatrice tramite la presenza. La presenza di s come pratica meditativa. Lassoluto s alla nuda essenzialit del proprio essere, conforme ai Principi che reggono il cosmo e ogni consesso umano degno di questo nome prima e oltre qualsivoglia qualificazione formale. Solo cos si potr creare quel vuoto mentale in cui ogni idea potr essere seme a una forma concretamente vissuta come dinamismo attivo di Forze, di numina, non di sterili concetti e teorie. Nel far ci, con una costante meditata presenza di s entro la propria pelle ed entro la pelle di un tipo umano e di una stirpe, si attua una distinzione fondata non sul profilo esteriore bens sul piano interiore che, per forza di cose, non pu non manifestarsi esteriormente: nellagire, nel comportamento, nel relazionarsi tra pari in virt e in forza della presenza. Nella condizione ontologica contemporanea, tecnicamente, necessario rinsaldare lasse del timone contro i flutti che, primi, assaltano il vascello del ricercatore. Fatto ci da chi detiene anche un pur minimo potere daggregazione, anche lequipaggio potr recuperare la fiducia smarrita, concentrandosi su di una rotta sicura e, come la limatura di ferro, consolidarsi per virt attrattiva attorno al magnete. E unattitudine che bisogna ritrovare: quella che non impone credenze, dialettica o fantasmagorie, bens le elimina, le macera, le trasmuta in silente presenza. Solo cos si potr creare uno spartiacque tra s e il volgo, dimensione catagogica in cui facciamo rientrare anche qualunque sterile testimone passivo di una Tradizione fraintesa nel vortice delle buone intenzioni e de facto tradita: uno spartiacque interiore teso allaffermazione disinteressata di unazione impersonale assoluta, affinch ci che deve esser fatto sia fatto.

Cave canem, "cane perch latra, addenta e lacera".

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a.d. VII Id. Oct. MMDCCLXIV a.u.c. Genio publico populi Romani dicatum