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IL PROFETA DELLA LUNA PIENA GURU BABA NANAK La nuova via editrice Traduzione dal testo originario inglese

di Antonio Barosi ****************** (brani scelti) 1. AMORE E LUCE Due forze, la forza dell'amore e la forza della luce, incarnate nel se' fisico di Sat Guru Baba Nanak, agiscono nella dinamica degli insegnamenti del maestro fondatore della fede Sikh. Per un ricercatore che voglia capire come vivere l'amore e la luce, non vi e' mai stato un maestro piu' grande di Guru Baba Nanak, con la sua unica inimitabile semplicita' d'espressione e perfetta maestria nel maneggiare allegorie e parabole. Non meno valido nel suo repertorio fu l'uso dell'ironia e anche del ridicolo allo scopo di rendere i suoi sublimi insegnamenti piu' pungenti e quindi piu' facilmente comprensibili. Al semplice contadino diede lezione di umilta', puntando col dito un ramo di mango pesantemente carico di frutti, e dicendo: "Vedi fratello come il ramo che porta piu' frutti e'anche il piu' curvo verso terra". Al mercante parlo' nel linguaggio che lui meglio poteva intendere. Cosi' il Sat Guru diresse l'attenzione del venditore di grano sui due piatti della bilancia, mostrandogli come il piatto piu' pesante rimanga sospeso piu' in basso. Al Pandit e al fanatico dimostro' attraverso il ridicolo che versare acqua per i morti spargendola verso il sole, come offerta, dava lo stesso risultato del suo atto di prendere acqua dal sacro Har-Ki-Pauri a Hardwar per irrigare i campi del suo villaggio lontanissimo nel Punjab. Ai mistici e ai maestri spirituali diresse il suo messaggio nel linguaggio d'oro della parabola del Petalo di Rosa. Un giorno il grande Guru arrivo' in un luogo ove vivevano ritirati mistici Sufi. Saputo dell'arrivo di Baba Nanak il capo dei Sufi gli invio' una coppa colma di latte. Quando la coppa venne presentata al Sat Guru, egli la osservo', sorrise e colse un petalo di rosa e lo depose galleggiante sul latte. La coppa venne riportata al Sufi con il messaggio del petalo. Il capo dei Sufi aveva mandato la coppa piena di latte volendo significare: "O vagabondo della foresta! Questo luogo e' sovraffollato di maestri spirituali e non vi e' posto per te qui". Sat Guru Baba Nanak, ponendo il petalo di rosa sul latte, aveva inviato l'idea che come per il petalo di rosa galleggiante sul latte della ciotola colma anche in quel luogo c'era posto per il maestro dei maestri. Il capo Sufi comprese la vibrazione e la forza che stava nella finezza del Maestro e corse coi suoi discepoli a rendere omaggio al grande Guru. Sat Guru Baba Nanak divulgo' il suo messaggio di Amore e di Luce durante i suoi viaggi in lungo e in largo per l'India e in molti altri paesi. E in

ogni luogo parlo' alle genti. Documenti storici e tradizioni accettate testimoniano i luoghi ove Sat Guru Baba Nanak tenne un colloquio o canto' il suo messaggio e Bhai Mardana suono' il rubab. Tutti questi insegnamenti, dialoghi, discorsi e Shabads sono registrati. Ora il problema che affligge l'analitico inquisitore e': "Quale linguaggio uso' il grande Sat Guru Baba Nanak per una comunicazione cosi'universale?". Trascurando i paesi stranieri nei quali Guru Baba Nanak compi' viaggi, se solo si considera il sub-continente Himalajano come una unita' che va dal Tibet a Ceylon e dal Golfo Persico ai confini della Birmania, ci troviamo di fronte al fatto che Sat Guru doveva conversare con gente che parlava piu' di duecento lingue e dialetti, inclusi i linguaggi dei Bhils, Adivasis, Gonds e numerosi altri dialetti tribali che erano parlati nel subcontinente Himalajano. E chi fece l'interprete? Nel cuore di folte foreste, nelle sperdute valli tra montagne gigantesche, nelle baie nascoste delle zone costiere dove poteva trovarsi un interprete di Panjabi, il linguaggio del Sat Guru? E ogni sua parola detta a tutte quelle genti, costituisce una parte dell'Holy Granth Sahib, la sacra scrittura dei Sikh. Il mistero della perfetta comunicazione puo' essere risolto solo ammettendo il piu'strano degli avvenimenti, e cioe' che ogni volta che Sat Guru Saba Nanak parlo' fuori dell'area dei linguaggi Indi e Panjabi, ogni volta venne compiuto un miracolo. Il miracolo era il fatto che il grande Sat Guru parlava o cantava nella sua lingua: Panjabi, mentre l'uditorio ascoltava ogni parola pronunciata dal grande Sat Guru Baba nel suo linguaggio nativo. Per esempio, se il Sat Guru era attorniato da gente di lingua Telegu, lui parlava e cantava in Panjabi e gli ascoltatori udivano la sua voce come se stesse parlando Telegu. Il grande Sat Guru Baba Nanak compi' questo miracolo sempre segretamente tanto che per cinque secoli ne' mente di devoto, ne' mente di critico fu penetrata da questa questione. Per la prima volta, per grazia del grande Sat Guru questo mistero viene rivelato. La spiegazione di questa forma di trasformazione di linguaggio si trova nella vitalita' di vibrazione della forza Occulta che funzionava attraverso la divina volonta' del grande Sat Guru, superando ogni barriera di limitazione linguistica. Era la dinamica della luce che operava allo scopo di disperdere le tenebre dell'ignoranza. Ed era la dinamica dell'amore che condusse il santo piede di Sat Guru Baba Nanak in tutte le aree di deficienza ove i valori andavano in sfacelo e le condizioni di vita erano caotiche. Sat Guru Baba Nanak fu l'incarnazione dell'Amore e della Luce ed e' della sua vita, nella ricchezza della sua varieta' che si parlera' nelle pagine che seguono. *************** 2. L'ETA' DEL CAOS Proiettata contro il grigio sfondo del tempo, quando l'India del quindicesimo secolo appariva come un ammasso di macerie dal quale salivano

alte nel cielo nubi del fumo della sofferenza, noi vediamo la figura del grande Sat Guru che venne sulla terra per sollevare il peso delle pene dalle menti e dai cuori della gente dell'India. L'India a quel tempo presentava lo spettacolo insanguinato di regni e stati condotti alla frusta di conquiste fratricide. I re Lodhi erano costretti alla resa dai rivali Rajputs e Marhattas e per il popolo la pace era come una favola fatata e la morale dell'essere umano aveva toccato il gradino piu' basso di degradamento. Disperazione, miserie e distruzione avevano reso il popolo cieco alla veracita' e pure alla legittimita' dei valori etici. L'oscurita' piu' fitta avviluppava il cuore e l'anima degli abitanti dalle cime dell'Hindukush gia' fino all'estremo litorale di Land's End. Questi avvenimenti attorniano la culla del bimbo che nacque a Matta Tripat, figlio di Mehta Kalu Rai. Era l'anno 1469 dell'era cristiana. Era la notte della luna piena del mese di novembre. 3. COS'ALTRO DA IMPARARE Il bambino che i genitori avevano chiamato Nanak, dopo l'amatissima sorella maggiore Bibi Nanaki, era nel nono anno di eta' quando venne mandato a scuola. Il villaggio nativo del giovane Nanak, situato nella fertile campagna del Panjab, era allora conosciuto col nome di Bhoeki Talwandi, oggi col nome di Nankana Sahib, nel Pakistan occidentale. Il villaggio aveva una scuola modesta con un solo maestro, bramino di nascita. Per lui l'insegnamento era un puro atto meccanico che si svolgeva dentro le teste dei suoi giovani scolari. Come di consueto l'insegnante chiese a Nanak di scrivere l'alfabeto, iniziando dalla lettera A. Il tempo passava e lo scolaro guardava nel vuoto, sulla lavagna di fronte a lui. Visto che il ragazzino non accennava a muoversi, il maestro gli diede uno scappellotto, e disse: "Cosa stai facendo, con quello sguardo incantato?". Nanak era lontano in quel momento, nelle profondita' della contemplazione. Cosi'scosso dalla sua profondita' di pensiero, disse: "Non stavo pensando alla A di cui voi parlavate, ma al Se'".. "Cos'e'questo Se', di cui vai fanfarando!" grido' il maestro. "E'il suono del Creativo", rispose calmamente Nanak. "Come puoi parlare di creazione e di cose segrete, tu che sei ancora un bambino", disse il dotto maestro. "Perche', nessun inizio e' possibile senza l'eterno suono di creativito". Udendo cio' qualche cosa nell'insegnante fu svegliato e in un istante riconobbe lo straordinario calibro del nuovo scolaro. Egli senti' come se i paraocchi dell'ignoranza fossero svaniti dal suo occhio interiore. Cosi' lui

stesso divenne lo scolaro di quello che sarebbe divenuto maestro del mondo. Riconosciuta la Divinita' di questo scolaro, accompagno' il giovane Nanak alla casa dei suoi genitori, che furono sorpresi dall'improvvisa comparsa del loro figlio accompagnato dal suo maestro. Il padre mosse incontro al maestro, cercando di scusarsi per qualche misfatto di suo figlio, che poteva avere reso il maestro tanto furente da indurlo ad accompagnare il ragazzo a casa. Ma il maestro, con tono calmo e riverente, disse: "Mehta ji, suo figlio non ha bisogno di lezioni. Conosce tutto cio' che e' giusto conoscere. E'al di la' della mia capacita' di insegnamento". E per la completa costernazione del padre sbalordito, l'insegnante aggiunse: "Voi siete benedetti dalla nascita di un Avatar, una incarnazione di Dio Onnipotente come un vostro figlio". Queste parole furono interpretate da Mehta Kalu, per colmo di sarcasmo, come un quadro dell'incapacita' del figlio ad imparare. L'insegnante diede enfasi alla serieta' della sua osservazione e alla genuinita' della sua espressione e se ne ando'. L'educazione di Nanak fini' cosi nel suo primo giorno di scuola, dopo che lui stesso aveva insegnato al suo maestro. **************** 12. NELLA DIMORA DELL'UNITA' Dopo aver cosi' dato al mondo il primo articolo di fede, il Sat Guru lascio' la riva del Bayeen e si incammino' verso un piccolo cimitero li' vicino. Tutto cio' angoscio' la famiglia oltre i limiti della sopportazione e Dewah Jai Ram chiamo' un prete mussulmano, un Mullah, per aver consiglio. Era convinto che il Guru fosse uscito di senno oppure che fosse impossessato da un demonio. Il Mullah arrivo' al cimitero e il Sat Guru lo accolse con un gioioso sorriso. Prima che avesse il tempo di aprir bocca, il Mullah udi' l'uomo folle che lui era venuto a curare, cantare la canzone del Sottomesso: "Strano e' il mondo degli uomini Cosi'sciocche sono le loro vie. Colui nel cui cuore Dimora l'amore Divino Gli uomini del mondo Lo chiamano posseduto dagli spiriti. Colui che si e' sottomesso Al Bene Divino, Il cui "se'," si e' arreso, Gli uomini del mondo Lo chiamano folle". Udendo cio', il Mullah, con voce sorpresa, disse: "Caro uomo, tu parli come un sapiente Pandit e al tempo stesso ti comporti come un idiota". Il Sat Guru rispose: "Chi osa chiamare folle una persona che e' intossicata

di Dio e che considera se stesso meno di un grano di polvere, se non l'ignorante?". Poi il Mullah comincio' a chiedere perche', avesse abbandonato la sua casa e tra tutti i luoghi ove stare, avesse scelto il cimitero. "Per servire l'umanita' " disse il Sat Guru e aggiunse: "Tutti sono uguali, non vi sono Hindu e Musulmani. Tutti appartengono a Lui e alla fine tutti devono approdare al cimitero che e' la dimora dell'Unita'. Ma la sola differenza e' che gli uomini del mondo vengono al cimitero a piangere e a lamentarsi, oppure vi arrivano portati sulle spalle di altri uomini, mentre io vengo qui felice, camminando coi miei piedi". Cosi' il Mullah disse a Dewan Jai Ram che il Guru era perfettamente sano, ma rimaneva irremovibile sul cammino da lui scelto di servire l'umanita'. Tutti furono costernati dall'insuccesso del prete musulmano, e la sorella del Guru, Bibi Nanaki, si reco' di persona a persuadere il fratello, con la forza del suo amore. Con voce colma delle pene dell'angoscia, chiese al Sat Guru perche', avesse abbandonato la famiglia che aveva tanto bisogno di lui, e che lo amava cosi' intensamente. "Carissima sorella, l'umanita' intera e' la mia famiglia, ed essi hanno maggior bisogno di me. Servendo loro servo anche la mia famiglia". E cosi' finirono gli sforzi della famiglia per richiamare quello che si era perso in Dio e che apparteneva a tutte le Sue creature.