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1 BIOGAS - REPORT 18.12.

2011
Gabanelli E iniziata la corsa allaccaparramento di terre agricole. Qualche anno fa il denaro non costava niente e i debiti ci hanno portato dentro la crisi. Oggi da qualche parte del mondo spendendo poco pi di niente si possono portare a casa intere regioni; le conseguenze meglio capirle ora che prendere provvedimenti poi. (Il filmato fa vedere una scena da un western e illustra che i terreni degli indiani dAmerica erano usati dai nativi ma senza un catasto che dimostrasse che quella terra gli apparteneva. Con la conquista da parte dei bianchi la terra ebbe un catasto e dei nuovi proprietari). Voce fuori campo Dopo lo scoppio della grande crisi provocata dalla bolla immobiliare, i capitali finanziari si sono indirizzati sul mercato dei cereali, trasformati in mezzi per speculare. Olivier de Schutter (relatore ONU Diritto al Cibo) Un ruolo primario sostenuto dai fondi pensione che entrano in questo nuovo mercato con un effetto destabilizzante, in quanto scommettono sullaumento dei prezzi dei beni agricoli, e li acquistano cos come acquistano petrolio, oro minerali etc., sulla sola base di considerazioni finanziarie, senza tener conto dei livelli delle riserve dei cereali, o della curva della domanda e dellofferta. Voce fuori campo E cos nel settembre 2008, mais, grano, riso si trasformano in merci su cui speculare e se in Italia ad esempio il prezzo di pane e pasta raddoppiano e triplicano, nei paesi del Nord Africa, scoppia la rivolta del pane (scene dal Nord dellEgitto). Per la prima volta il mondo ha paura che il cibo manchi. Gabanelli Pochi anni fa si innescato il meccanismo del prezzo del cibo legato allandamento del prezzo del petrolio; questo negli anni pu avere conseguenze catastrofiche ed bene cominciare a pensarci perch coinvolger e riguarder proprio tutti. Allorigine del problema c la liberalizzazione dei cereali: riso, grano e mais, da sempre considerati beni sui quali non si pu speculare, entrano in borsa e diventano uguali alloro, al petrolio, allacciaio, al mattone. Conseguenza: la speculazione, che notoriamente non guarda in faccia a nessuno, comincia a scommettere su queste materie prime. Se la pagnotta diventa troppo cara per chi ha molto poco, scoppiano le guerre e partono le invasioni di massa. Secondo: ci si accorti che il petrolio sta per finire: Stati Uniti, Europa e Brasile hanno cominciato a pensare che una soluzione potrebbe essere quella di produrre carburante dai semi e dalle piante, come il mais, la colza, il girasole, la canna da zucchero. Gli hanno dato il nome di bio-carburanti perch si pensa che possano contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica e sono state fatte leggi per dare gli incentivi. Solo che per produrre carburante dai cereali servono vastissime aree di terra ed stato calcolato che se negli USA tutte le automobili viaggiassero a bio-etanolo la superficie americana dovrebbe essere 5 volte pi vasta. Quindi la terra diventata un bene preziosissimo ed partita la grande corsa globale allaccaparramento di vasti appezzamenti di terreni agricoli. Il continente dove questo pi facile e costa meno e anche noi stiamo andando l - anche il continente pi povero, cio lAfrica. Servizio di Piero Riccardi Fatou Mbaye (Responsabile Acionaid Diritto al cibo) Senegal - A Fanay (?) nel nord del paese, nella regione di St-Louis, ci sono 60.000 ettari di terra coltivabile; 20.000 sono in procinto di essere dati ad una sola societ, sottraendoli agli allevatori e ai coltivatori. Che ne sar di loro? (nel filmato scene della rivolta popolate che chiede la revoca del progetto). Lintervistatore: ma non vi porta lavoro? Risposta: Non ci porta lavoro perch il lavoro lo fanno le macchine. I buldozer hanno cominciato ad abbattere alberi, hanno distrutto il piccolo cimitero locale e chi ha protestato stato messo in galera. Venticinque capi villaggio si riuniscono per fare una dichiarazione solenne: Non siamo daccordo con questo progetto e reclamiamo la sua revoca pura e semplice e senza condizioni. Intervistatore: Chi ha firmato questo contratto? Risposta: E stato il Presidente del Consiglio Rurale, il solo che ha firmato. La popolazione non stata avvertita e per questo, se non si interviene entro la prossima settimana, noi prenderemo tutti i provvedimenti necessari e ci assumeremo le responsabilit. Da quel che segue (cortei con striscioni) si intuisce limpotenza di simili richiami (ndr). Chi la societ che ha preso i 20.000 ettari? Sono due societ - la Sen-huile e la Sen-ethanol - che intendono produrre olio e bio-etanolo. La Sen-huil una societ senegalese posseduta da Tampieri Group,

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compagnia italiana con sede a Faenza che produce oli e bioenergia. Ad una richiesta di intervista lad risponde (con marcato accento romagnolo ndr) che la direzione non concede interviste, non concedere visite agli stabilimenti n di parlare dei loro progetti in giro per il mondo. La Sen-ethanol risulta appartenere per il 30% ad una certa ABE International (USA), che ha sede a NY; questa a sua volta gestita da unaltra societ, La Wallace (Oceania) Ltd con sede in Nuova Zelanda e il cui manager cittadino panamense. Il rimanente 70% posseduto da ABE Italia che posseduta al 100% da Abe America; ma lad un italiano che nega che ABE Italia sia coinvolta nelle attivit di Abe America. La Sen-ethanol ha promesso uno sviluppo di 2.000 posti di lavoro di lavoro in 5 anni: il solito ad italiano dice che il lavoro sar fatto dalle macchine per ragioni di tipo imprenditoriale ma se ci siamo impegnati troveremo delle aree dove far lavorare le persone (security, manutenzione), visto che il lavoro costa molto poco. A Dakar, poi Lamin Thiau, attivista della societ civile, riuscito a scoprire la lettera indirizzata dalla Senethanol al Presidente del Consiglio Rurale: non contiene n i verbali di delibera n il piano economico, n lo studio tecnico. Tutto quello che sappiamo dice - labbiamo ottenuto da soli. Il protocollo daccordo rivela che il presidente di Sen-ethanol lo stesso della Sen-huil del Gruppo Tampieri. LOakland Institute di S. Francisco un punto di riferimento internazionale per la documentazione e lo studio del fenomeno dellaccaparramento di terre. Anuradha Mittal (Direttore): Sappiamo che quasi impossibile aver accesso ai contratti di affitto della terra. Se prendiamo quelli dellindustria estrattiva i contratti sono alti cos (nel senso di voluminosi, ndr), perfino in Africa. Ma se guardiamo a quelli dellaccaparramento di terra, certe volte non superano le due pagine. In effetti il protocollo di accordo che affida a Sen-ethanol 20.000 ettari non che un documento di 4 pagine, solo per dire che la societ deve sborsare la cifra di 500 milioni di franchi senegalesi allanno, cio 2,53 euro per ettaro; in compenso questa si impegna genericamente a costruire scuola, centro di sanit, moschea, seguito da un laconico etc. Ma come si fa a farsi dare 20.000 ettari con tanta facilit? Scozia, Edimburgo, sede dello IIED (Istituto di Ricerche su Ambiente e Sviluppo del Senegal). Lorenzo Cotula (giurista dellistituto): ci sono sempre popolazioni locali che accampano diritti su quei terreni; ma i diritti dei nativi non sono sempre riconosciuti dal diritto internazionale (come succedeva per gli indiani dAmerica ndr.) e che il governo non considera quei terreni sempre produttivi. Dunque lAfrica, che nella nostra percezione il luogo di guerre e carestie, ora ci deve rifornire di bioenergia. E la fame? Action Aid si occupa di lotta alla povert; il fenomeno di accaparramento delle terre entrato in rotta di collisione con la loro campagna di diritto al cibo. Roberto Sensi (responsabile Action Aid Diritto al Cibo): Non manca il cibo. Il problema quello dellaccesso alle risorse necessarie a produrlo. Allafrica stata imposta la produzione verso lesportazione, specializzandosi esclusivamente su poche prodotti base, perdendo in questo modo la capacit di produrre cibo per il proprio fabbisogno, e si dovuto cominciare ad importarlo. Importare cibo dal mercato internazionale ha un rischio: si importa anche la volatilit o laumento dei prezzi, e quando i prezzi sono aumentati, come nella crisi alimentare del 20072008, si importata lintera inflazione che cera sul mercato internazionale. Piero Riccardi: Perch agli africani bisogna dire no, voi nel mercato non ci dovete stare? Produco biocarburanti, li vendo allestero e poi compro il riso dal Vietnam. Rispetto alla produzione di bio-carburanti invece che cibo bisogna dire che se il governo senegalese non investe o non ha soldi per investire nel tipo di agricoltura destinata alla produzione interna chiaro che i capitali arriveranno da fuori e questi non hanno interesse allo sviluppo di unagricoltura che soddisfi i bisogni della popolazione ma cercano il profitto. Bio-carburanti: tutto nasce dalla direttiva europea n. 28 del 2009, che stabilisce che entro il 2020 il 10% dei carburanti delle nostre automobili e camion dovr provenire da fonti rinnovabili. In Italia il bio-disel quasi al 6 %; di questo il 37 % olio di palma, cio di palme che hanno la maggior resa per ettaro - piantate al posto di foreste. Chiara Campione (responsabile foreste Greenpeace Italia): Ci ha provocato non solo la perdita di un polmone verde ma anche un maggior impoverimento del terreno e un maggior inquinamento atmosferico in quanto limpianto di palme avviene incendiando la torba che nel terreno delle foreste. Lolio di Palma non pu essere fatto in Europa; viene da Indonesia e Malesia e per soddisfare una domanda in aumento devono consumare le foreste torbiere, e questo a sua volta provoca lestinzione delle tigri. Tutto in nome di una riduzione della CO2 che neppure c. Londra, lo IEEP un Istituto che studia le politiche ambientali europee. La loro ultima ricerca riguarda il consumo di terra legato agli obiettivi dellEuropa per i bio-carburanti. David Baldok (Direttore IEEP): Se tu produci colture per bio-carburante da una parte, dovrai compensare con una quantit di terra equivalente destinata a produrre cibo da unaltra parte, perch il consumo di cibo non diminuisce. Normalmente non ci accorgiamo dove queste produzioni avvengono ma da qualche parte

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deve avvenire perch il sistema di utilizzo della terra interconnesso: quello che fai alla terra qui condiziona quello che farai alla terra altrove. Cremona. In tutta la provincia gli impianti a bio-gas sono spuntati come funghi. Tra impianti in funzione, in costruzione e preventivati ce ne sono 123. Il fatto che un impianto da un MW abbia bisogno di 300 ettari per produrre mais e grano, significa che circa 36.000 ettari - 1/3 della superficie agricola di Cremona - invece di produrre polenta e cibo per galline e maiali, vengono ingoiati dai bio-digestori. E la corsa al bio-gas scoppiata in tutta la pianura padana.Tutti pazzi? No anzi: lenergia prodotta dal mais viene pagata quattro volte lenergia convenzionale. A questo punto non conviene pi fare mangimi e polenta. Viene mostrato un annuncio pubblicitario in cui si dice: agricoltori, volete fare reddito, impiantate centrali a biogas; nella foto, davanti alla centrale, c limmancabile campo di mais. Direttore IEEP: Nella nostra ricerca abbiamo calcolato di quanto bio-carburante avr bisogno lEuropa per arrivare ai suoi obiettivi. Ci vorranno da 5 agli 8 milioni di ettari, che circa la superficie del Belgio. Dunque, per aggiungere un 4% di bio-carburante nel settore trasporti entro il 2020 sar necessaria una superficie pari a quella del Belgio. Ma lEuropa non ha pi terre disponibili. Prendiamo lItalia: negli ultimi 10 anni si sono perduti quasi 2 milioni di ettari. La Lombardia la regione che ha perso di pi Carlo Franciosi (Presidente Coldiretti Milano-Lodi): Ormai gli ettari di terreno agricolo rimasti sono sotto il milione (984.000); dal 1999 al 2007 sono andati persi 43.000 ettari (ogni giorno si perde una superficie pari a 7 volte la piazza del duomo di Milano). Percorrendo le strade intorno a Milano si pu verificare che il terreno agricolo non viene perduto solo per le strade ma per tutto quello che nasce intorno alle strade: capannoni, magazzini, centri commerciali, stazioni di servizio, come quella che sorger tra queste serre, un terreno annesso al tracciato della pedemontana e questazienda, dellagricoltore Giuseppe Pntano, sparir. Un altro lombardo ha in Africa 1 milione di ettari. Si chiama Luciano Orlandi (Ad Nuove Iniziative Industriali), un imprenditore che si occupa di energie rinnovabili. La sede dellimpresa nel parco del Ticino dove gestisce due centrali elettriche. Ha 40.000 ettari in Kenia, 50.000 in Senegal , 710.000 in Guinea e 40.000 in Etiopia. Si va in Africa perch la terra costa poco ed facile comprarla perch i governi sono deboli, basta parlare con il capo-villaggio, gli si promette un po di roba; come funziona? Orlandi: In Guinea si va dal governo centrale (dove c il nostro ometto), si d l1% dellutile al governo, si paga un lease che poi verr in parte girato alle comunit rurali, dai tot posti di lavoro, lasci una parte dellenergia va alle comunit locali, e il 30 % sul posto. Noi per gli chiediamo una legge per non dover fare una guerra allENEL locale, che deve anche prendersi lenergia elettrica. La coltivazione su cui Orlandi e molti altri hanno puntato la giatropa (?) una pianta che produce abbastanza olio, non commestibile e non richiede acqua; cio una pianta eticamente corretta perch dicono - cresce in terre non adatte a produrre cibo. Poi loperatore scopre i tubi per lirrigazione; infatti se si irriga la pianta d frutti tutto lanno, altrimenti no. Domanda dellintervistatore: Se la terra sufficiente per produrre bio-carburanti, perch non si riesce a sfamare il mondo? Orlandi: Il problema chi lo compra? Eil mercato. Se produci qui cibo e lo vendi al prezzo del mercato internazionale nessuno lo compra; se invece produci bio-carburante che ha il prezzo uguale in tutto il mondo o lo usi o lo vendi. Il 40% del mais degli USA nel 2010 stato usato per produrre bio-etanolo. E questo contribuisce ad aumentare il prezzo del mais. Il prezzo del mais raddoppiato, ed destinato ad andare di pari passo col prezzo del petrolio. Gabanelli Leffetto a cascata qual: il prezzo del Bio-diesel legato a quello del petrolio e pi aumenta e pi si porta appresso a cascata laumento di tutti gli oli vegetali cereali, anche quelli alimentari. Quindi se con il mais si fa il carburante, la polenta e dai anche da mangiare agli animali va a finire che lallevatore non ha pi margini quindi si innesca un circolo vizioso che si ripercuote sul cibo, o troppo caro o di bassa qualit. Si chiamano regole di mercato. Gabanelli Ci sono fondi che invitano ad investire in Africa, perch puoi guadagnare fino al 40%. Ma che cosha di straordinario lAfrica? Un dirigente di Banca Mondiale dice: lagricoltura qualche anno fa era considerata poco sexy (sic!). Poi le grandi coltivazioni per produrre bio-carburante lhanno resa pi interessante, e questa potrebbe essere la ricetta per risolvere il problema della fame nel mondo.

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Il Mali il paese dove laccaparramento di terra iniziato da un po. E cosa fa il fondo inglese o limprenditore cinese che arriva li? Trova il contadino nero che non pu dimostrare che quel terreno il suo (sempre come per gli indiani dAmerica ndr). I contadini in tutto il Mali non hanno documenti fondiari che dimostrino che le terre appartengono a loro. Nel servizio si vedono campi coltivati: piccoli appezzamenti con variet di verdure e riso (larea irrigata), Poi improvvisamente il paesaggio cambia, la terra si fa brulla e polverosa; ci sono alberi (Karit ?) divelti e ammucchiati, dallaltro una grande macchina che trebbia il grano. Si ha la sensazione di assistere a qualcosa di irreparabile. Poco lontano le grandi ruspe continuano ad abbattere alberi e ad avanzare. Viene intervistato un contadino che afferma che stato cacciato dalla sua terra, dove coltivava miglio. Vicino ci sono i campi coltivati da uno dei pi grandi produttori mondiali di cereali, Moulin Moderne: si vedono dei grandi cerchi dove si utilizza un sistema di irrigazione che ruota come un compasso intorno ad un pozzo centrale. Copriranno ben presto prima 7.000 ettari, poi altri 30.000, distruggendo chiss quanti altri villaggi. Frederic Mousseau (Direttore Policy Oakland Institute): Questa la mappa dellOffice du Niger (creato nel 1932 dai coloni francesi, per gestire la regione intorno al fiume Niger), con gli investimenti di terra in Mali fino allanno scorso. I grandi investitori nella regioni sono 22; sono tutti stranieri che producono per esportare a casa loro, prodotti come riso, zucchero, olio di giatropa o bio-carburanti. Tutti vogliono stare vicino alle aree irrigate e spesso quello che si paga solo lacqua. Il prezzo pi alto pagato 100 allettaro per un anno. La terra gratis, perch? Amadou Boye Coulibaly (Presidente Direttore Generele Office du Niger): Una volta che una societ si installa per produrre, la comunit sar la prima beneficiaria di questo investimento, con gli impieghi creati a partire dallattivit agricola e dalle attivit di trasformazione. Io penso che sia il modo migliore di sviluppare questa zona. Si parla di accaparramento di terra ma io contesto che questo avvenga. Non c mai stata una vendita di terre allOffice du Niger! Vendute o no le terre vengono date con concessioni di 30 o 50 anni, spesso rinnovabili allinfinito. E se ci sono dei contadini che le coltivano? Spesso le societ che prendono le terre sono del governo ma con capitali stranieri. Le occupazioni delle terre avvengono con la collaborazione dei gendarmi, che picchiano e imprigionano chi si ribella; molti contadini sono stati arrestati con laccusa di aver aggredito gli uomini della sicurezza. Hamidou Boubakar (Segretario Associazione Rivendicazione terre Sansandeng): Non abbiamo titoli che comprovino la nostra propriet delle terre, in tutto il Mali; ma la terra ci appartiene e se anche dietro questo progetto c lo Stato, lo Stato l per proteggere le persone e non per trattarci come degli animali. Bamako, capitale del Mali complesso ministeriale, uno dei tanti regali di Gheddafi. Ministero dellOffice du Niger .Abou Sow (Ministro per lOffice du Niger): Lo Stato - dopo che i francesi se ne sono andati ed stata fatta lirrigazione dal fiume Niger - aveva delimitato e immatricolato queste terre a suo nome, dunque sono le terre dello Stato Maliano e non le terre delle popolazioni. Se parliamo di quei villaggi che esistono da cento, trecento o mille anni quelli esistono e hanno il loro territorio, ma qui stiamo parlando di terre dove in partenza non cerano villaggi. Solo dopo la creazione dei canali sono nati degli insediamenti tuttintorno. Anche tenendo conto di questo i villaggi sono protetti. Torniamo allOffice du Niger per chiedere conto del villaggio dei contadini imprigionati, prima nelle terre della Sosumar. Amadou Boye Coulibaly: La Sosumar ha bisogno di circa 30.000 ettari. Di questi 15.000 sono terre vergini e gli altri non sono irrigati ma sono sfruttati con coltivazioni secche, come ilo miglio, il cui rendimento supera a fatica i 5 q.li lettaro. La colpa di queste terre quindi quella di produrre miglio che , insieme al sorgo, la base dellalimentazione delle popolazioni locali da secoli. Lo fanno senza le macchine, non usano carburanti ma producono quanto basta. Per una famiglia di 10 persone bastano due ettari, perch in mezzo ci sono gli alberi di Karit da cui si ricava lolio: ogni donna da uno di questi alberi ricava oltre 150.000 franchi. Da questo si comprende lenorme importanza del karit. I primi 14.000 ettari verranno coltivati a canna da zucchero, per produrre zucchero e bio-etanolo. Tra gli investitori ci sono fondi pensione e la Banca Mondiale. Washington, sede della Banca Mondiale, Klaus Deininger autore di un rapporto sulle grandi acquisizioni delle terre agricole: ammette che ci sono mancanze di trasparenza nei contratti. In queste acquisizioni la terra passa di mano attraverso intermediari, con piccola o nulla partecipazione della popolazione locale. La BM per sostiene che questo consentir di aiutare in maniera significativa i poveri. Klaus Deininger: Alcune ong hanno denunciato omissioni di garanzie dovute a IFC, il nostro braccio finanziario, e i suoi investitori. Rispetto a tre o cinque anni fa, prima di queste ondate di investimenti nessuno era realmente interessato allagricoltura, che era considerata unattivit poco sexy. Molto cambiato da allora e in senso positivo perch saremo in grado di aiutare in maniera significativa i poveri.

Mali il capo del pi grosso sindacato contadino (CNOP MALI), Ibrahima Coulibaly, dice: Se oggi siano alla povert perch la Banca Mondiale ha convinto i nostri governi ha impegnarsi in programmi di aggiustamento del debito. La crisi alimentare di oggi? E stata la B M a convincere il nostro governo che non era conveniente produrre riso in Africa ma era meglio produrre cotone, venderlo e acquistare riso dallAsia. E quello che abbiamo fatto e questa politica dove ci ha portato? Alla crisi alimentare: il riso costa ora 5 volte di pi rispetto a qualche anno fa. Come fa la Banca Mondiale ad avere ancora diritto di parola? Ma la BM va avanti per la sua strada e tramite il suo braccio finanziario, lIFC ha investito 75 milioni di dollari nel suo pi grosso progetto in agricoltura: la creazione di un fondo di investimento registrato in un paradiso fiscale delle isole Cayman. Il fondo investir in terre e in grandi gruppi dellagricoltura industriale. Oakland Institute di S. Francisco - Negli USA negli ultimi 15 anni i profitti in agricoltura sono stati del 5-6%. In Africa il profitto promesso tra il 18 e il 40%, Dobbiamo chiederci cosa c di cos magico in Africa che faccia lievitare i profitti nonostante si debbano creare le infrastrutture dove non ci sono? La risposta che tu hai di fronte degli speculatori, che si buttano nellaffare per fare un profitto immediato. Come si fa? Tu entri, crei una corsa alla terra e sfrutti il differenziale di prezzo vendendo quella terra su altri mercati. La terra, che in Africa ti assicuri a volte con 14 centesimi di dollaro lettaro, in Inghilterra ti costerebbero pi di 22.000 dollari lettaro o 16.000 negli USA. Queste differenze di prezzo ti permettono di fare quello che abbiamo visto in passato nel mercato immobiliare: una bolla speculativa. GRAIN un gruppo di ricercatori sparsi per il mondo che raccoglie tutti i dati e le informazioni sullaccaparramento delle terre, tanto attendibile che anche la BM ha ammesso di utilizzarne i dati. Ren Vellv (fondatrice della GRAIN): E molto importante fermare questi obiettivi. Non sufficiente rispettare i diritti umani e dare dei salari: questo non risolve il problema. Dobbiamo fermare questo modello di agricoltura, applicando quella che molti chiamano sovranit alimentare. La produzione agricola deve essere vicina ai bisogni della comunit, a un livello diffuso di piccoli agricoltori. Ibrahima Coulibaly: Quando vai allOffice du Niger trovi i contadini che producono 8 tonnellate di riso lettaro, pi che in Florida (4 ton); in Madagascar di 12 tonnellate lettaro; spesso su aree inferiori ad un ettaro.In Mali il 75 % della popolazione fatta di contadini; cio il 75 % delloccupazione fatta ai contadini. Un responsabile politico normale distruggerebbe mai tutto questo? Adesso le nostre famiglie campano con meno di un ettaro. A quale contadino vai a proporre di essere trasformato in un operaio agricolo, pagato con salario da miseria? Poco prima di morire Gheddafi aveva firmato col Mali un progetto faraonico di agricoltura industriale per produrre riso da portare in Libia: 100 mila ettari in mezzo alla savana. Per questo lOffice du Niger ha progettato un canale lungo 40 km, poi fatto dai cinesi, senza guardare troppo per il sottile. Charlotte Sama (sindacalista Sexagon): Cerano due cimiteri sul tracciato del canale; quando hanno fatto gli scavi hanno tolto i corpi hanno scavato una fossa comune qui a fianco e hanno gettato i corpi dentro. A finire dentro il canale sono stati anche i campi coltivati di molti contadini. Questi erano dei campi di miglio e di cereali, tutte queste terre fino alla fine del canale erano coltivati; hanno preso la terra dello scavo e lhanno buttata sui loro cereali, senza aspettare che si facesse il raccolto. Il paradosso che mentre i campi sono diventati sterili perch coperti da terreno non fertile, il canale porta lacqua che per possono usare solo i cinesi e non i contadini libici i cui terreni fiancheggiano il canale. Ibrahima Coulibaly: Perch gli investitori non vanno nel deserto? I terreni che gli interessano sono quelle fertili quelli irrigabili, dove ci sono i fiumi e quindi non solo una guerra per la terra anche una guerra per lacqua. Terra e acqua: per la prima volta lAfrica viene trasformata in merce, con un prezzo, una commodity come loro e il petrolio. E mentre nellepopea del far west erano i coloni a lanciarsi alla conquista di pochi acri considerati di nessuno, adesso un sistema fatto di BM, grossi imprenditori e fondi di investimento in grado di mettere le mani su centinaia di migliaia di ettari, al prezzo di alcune tazzine di caff allettaro. Quale il rischio di dare un prezzo alla terra? Ibrahima Coulibaly: Noi siamo contro la mercificazione della terra perch va sempre a sfavore dei contadini. La violenza che si sta attuando sopra le comunit estremamente pericolosa perch quando un paese calpesta i diritti delle popolazioni si finisce sempre con lesplosione. In Africa unesplosione per le terre c gi stato: il colpo di stato in Madagascar nel marzo 2009: poco meno di un anno prima la Daewoo si era fatta dare in concessione dal governo, per 99 anni, met dei terreni agricoli di tutto il Madagascar, cio 1 milione e 300 mila ettari (una regione grande come la Campania) per produrre mais e portarselo a casa. E la rabbia esplosa. E mentre in Mali terminavamo questa intervista

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una mail ci comunicava che in Senegal, a Fanay (?), durante lo scontro per bloccare il progetto di 20.000 ettari di bio-carburante degli italiani, tre persone erano morte. Gabanelli Insomma la terra diventata materia da holding e ci dicono che questo modello risolver la fame nel mondo. Ma gli alimenti base quando entrano nel tritacarne del mercato c chi li pu pagare e chi no. Agli africani tu oggi prendi le terre per fare il tuo bio-carburante e neppure gli dai lavoro perch il numero degli occupati scritti sulle carte sono i venti che servono ad ottenere le firme; a lavorare sono le macchine. Banca Mondiale finanzia un fondo di investimento agricolo inglese che sta alle Cayman. Cosa gli fregher mai dellAfrica. Mentre BM dovrebbe aiutarli a costruire aziende moderne di dimensioni sufficienti a sfamare la comunit e a vendere alle citt del loro paese o ad esportare quello che da altre parti non viene prodotto. Tra laltro studi del Congresso americano dicono che la produzione di bio-carburanti non conveniente n dal punto di vista ambientale n dal punto di vista economico. Sono sostenibili solo perch ci sono gli incentivi e interferiscono con il cibo due volte: determinano laumento del prezzo e sottraggono terre coltivabili. Certo dobbiamo fare i conti con lenergia di cui abbiamo sempre pi bisogno. Ci sono le rinnovabili ma hanno i loro limiti; ma allora quale modello dovremmo scegliere? Dovremmo cominciare a ridurre i consumi con una politica dei trasporti pi efficiente. Ma non ci risulta essere in agenda.