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MARCO DI CAPRIO

IL MISTERO DELLISOLA DI PASQUA

ISBN 978-1-84799-301-4 Copyright 2007 by Marco Di Caprio Foto in copertina di Ian Parker Edizioni Lulu www.lulu.com

NOTA DELLAUTORE

Moltissimi argomenti trattati in questo volume sono frutto della mia fantasia: i complotti degli agenti segreti e la ricerca archeologica condotta dai protagonisti non rappresentano alcun riferimento alla realt. Infatti, il mistero dellIsola di Pasqua non mai esistito, n ritengo che esister. In ogni caso, tengo a precisare che gli excursus storici e le teorie avanzate dagli studiosi sul passato di Rapa Nui sono reali e, in questo romanzo, sono descritti in modo preciso ed accurato. Allo stesso modo, appartengono alla realt la natura fisica dellisola ed i siti archeologici. Personaggi ed altri luoghi citati sono mia invenzione e hanno lo scopo di conferire veridicit di narrazione. Qualsiasi analogia con luoghi e persone, vive o scomparse, puramente casuale. Gli abitanti indigeni di Rapa Nui, inoltre, non sono ostili nei confronti degli stranieri; al contrario, convivono tranquillamente con i ricercatori di altre nazionalit e molti di loro sono anche archeologi.

ISOLA DI PASQUA RAPA NUI

IL MISTERO DELLISOLA DI PASQUA

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Prologo

Le tenebre pi profonde avvolgevano quella terra cos brulla e desolata. Percorrere cento metri o dieci chilometri pareva la stessa cosa: si stagliavano davanti solo rocce e detriti ma nientaltro. Un labirinto senza via duscita. Mitch Freedendall continuava a camminare. Un vento gelido soffiava allimpazzata sopra il suo viso e alzava un alone di polvere che offuscava la visuale. Rivolse unocchiata alla sua torcia al neon e imprec. Quellaggeggio, che aveva emanato una magnifica luce bianca fino a poco prima, si era danneggiato: gli era scivolato di mano per sbaglio ed era caduto su un cumulo di ciottoli. Mitch si ferm ansimante, si asciug il sudore sulla fronte e prese a fissare pensoso il terreno davanti a lui: cera una leggera discesa e uno strano luccichio spiccava in mezzo ad alcuni sassi. Luomo agguant la pala dal suo zainetto e la poggi in quel punto che aveva richiamato la sua attenzione. Uno stridio lo fece trasalire. Comprese che si trattava di uno spigolo metallico di bronzo e cominci a scavargli intorno con cautela mentre la sua espressione mutava rapidamente. Mitch trov un cofanetto intarsiato in legno. Alcuni strani disegni e simboli spiccavano sul coperchio ma non ci fece tanto caso: moriva dalla voglia di vedere il contenuto. Forz la serratura che bloccava lapertura con un colpo secco di ascia e finalmente la sua curiosit struggente fu soddisfatta. Mitch rimase a fissare linterno del cofanetto sentendo il cuore battergli allimpazzata per lo stupore: riusciva a stento a credere ai suoi occhi. Aveva trovato qualcosa di troppo prezioso: mai avrebbe immaginato di trovarsi in una situazione simile. Frug nella tasca dei pantaloni, agguant la sua radio, selezion la frequenza e prov a chiamare: i suoi compagni dovevano essere nei dintorni. Una donna rispose con voce squillante. Mitch spieg ci che gli era accaduto nei minimi dettagli

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con aria fin troppo emozionata e forn le sue coordinate esatte, che stava leggendo su un localizzatore satellitare tascabile. Poi tronc la comunicazione e aspett che gli amici si facessero vivi. Non dovette attendere molto perch ben presto vide due sagome profilarsi sul terreno nelloscurit della notte: un uomo ed una donna lo raggiunsero correndo. La gioia era incontenibile: quella pareva proprio la serata pi bella della loro vita. Purtroppo sarebbe stata solo unillusione: stava per accadere qualcosa di troppo inquietante. Mitch mut atteggiamento poco dopo e fiss davanti a s con aria sospetta: aveva una strana impressione. Alcuni scalpiccii si sentivano sempre pi insistenti. I tre amici chiusero il cofanetto e lo presero: listinto li invitava a scappare ma dove? Rischiavano di perdersi lo stesso, malgrado avessero strumenti cos precisi di localizzazione. Deglutirono e trattennero il respiro ormai rassegnati: un terrore mortale si stagliava sul loro viso. Una ventina di soldati armati sbucarono da una fitta nebbia di polvere con aria minacciosa per circondarli: erano armati di mitragliatrice e li puntavano con estrema attenzione. Uno di questi si fece avanti, forse un ufficiale, e fece un cenno con la mano. I soldati presero ad avvicinarsi lentamente sempre di pi ai tre amici. Avevano il dito ben saldo sul grilletto ed erano pronti a premere. Mitch strinse istintivamente il cofanetto sotto il braccio. Ecco il pi valido motivo per uccidere.

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1 Rapa Nui: la grande roccia

Era unisola dellOceano Pacifico, possedimento cileno dal 1888: Pasqua, nota anche con il nome polinesiano Rapa Nui (grande roccia letteralmente), rappresentava uno dei posti pi isolati e misteriosi del mondo. Sullisolotto (162.5 Kmq), erano presenti tre vulcani e alcuni rilievi il pi alto, con i suoi 510 metri, era il Cerro Terevaka , zone completamente selvagge ed anche costruzioni umane. Tra queste spiccava senzaltro un aeroporto nella piccola localit di Mataveri. Le edificazioni che rendevano lisola unica al mondo erano i moai, imponenti statue di tufo alte decine di metri; queste raffiguravano probabilmente un primo piano dei progenitori degli indigeni polinesiani locali, noti con il nome di Rapanui o, pi semplicemente, pasquensi. I nativi, allepoca della venuta degli occidentali, erano pacifici ed ospitali nei confronti degli altri. Latteggiamento autoritario degli stranieri e la loro brama degli antichi tesori locali aveva reso gli indigeni molto ostili e pericolosi nel corso del XXI secolo. Questi ultimi avevano approvato che loro terra fosse un possedimento cileno solo dopo aver ricevuto alcune importanti garanzie dal governatorato. I dominatori sudamericani avrebbero evitato di imporre troppe leggi ai nativi, riconosciuto lautorit del loro re e concesso loro di vivere in comunit appartate nei villaggi isolani. Hanga Roa era il capoluogo e sede del governatorato cileno, ma non erano meno importanti i centri di Mataveri, Vaihu e Anakena. Malgrado tutti questi accorgimenti per evitare inutili spargimenti di sangue, i cileni si ritrovavano spesso a dover combattere gli indigeni riportando ingenti perdite; i pasquensi, infatti, possedevano illegalmente un esercito molto competitivo ed erano abilissimi

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guerrieri. Ormai quella nazione del Sud-America non riusciva pi a trarre nessun beneficio dallIsola di Pasqua: Rapa Nui non portava alcun vantaggio di tipo economico e politico; anzi rappresentava soltanto un grande costo dovuto al mantenimento degli archeologi che vivevano l. Questi tentavano incessantemente di ricostruire la storia pasquense, avvolta ancora completamente nel mistero gli studiosi, infatti, avanzavano soltanto una serie di supposizioni senza prove certe, basandosi su racconti tramandati oralmente dai nativi per secoli. Gli unici documenti erano stati trovati nel XX secolo: una serie di tavolette scritte con alcuni strani geroglifici: i cosiddetti caratteri in rongo-rongo, non ancora decifrati. La scrittura era un lusso di pochi e soltanto i sacerdoti avevano messo nero su bianco qualcosa nellantica storia degli isolani. Gli archeologi, oltre a tante leggende, erano venuti a conoscenza dellesistenza di un oggetto sconosciuto, di cui avevano sentito parlare dai nativi, che i sacerdoti indigeni conoscevano bene, intendevano nascondere agli altri ed identificavano con la parola mistero. La curiosit degli archeologi cresceva ogni giorno di pi ed era resa nota anche dai mass media: oramai tutti sognavano di scoprire questo fantomatico mistero dellIsola di Pasqua.

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2 La cessione

Era il 3 gennaio dellanno 2099. Il presidente cileno, in seguito a tante mediazioni con i suoi collaboratori al governo, si decise finalmente ad avviare la trattativa di cessione di Pasqua e ad andare in Parlamento per far votare i deputati in merito alla questione. La notizia fece immediatamente il giro del globo ed arriv anche a Washington; Jeffery McNamara, un diplomatico statunitense di spicco affiliato in gran segreto alla CIA e braccio destro del presidente degli Stati Uniti, laccolse con entusiasmo, notando la ghiotta opportunit di far diventare lisola finalmente un possedimento americano. Quella serata, il leader dello stato sudamericano, dopo tante discussioni poco civili, era uscito dallaula del Parlamento in anticipo con espressione molto stanca ma soddisfatta. Ora stava bevendo un bicchiere di tequila seduto dietro alla scrivania del suo ufficio per festeggiare il suo trionfo: ce laveva fatta Pasqua non sarebbe stata pi cilena. Quellisola era diventata un affare troppo scottante per la sua amministrazione, perci non poteva assolutamente ignorare le tante pressioni degli americani. Gli agenti della CIA gli avevano dato il preavviso due giorni prima: <<Fa s che i tuoi deputati votino a favore della cessione, altrimenti renderemo tutto noto alle Nazioni Unite.>> Il leader cileno, uomo di buonsenso, naturalmente capiva benissimo limportanza del messaggio: se non fosse riuscito a trovare il bandolo della matassa, non solo lavrebbero rimosso dal suo posto, ma sarebbe stato processato addirittura dal tribunale internazionale per crimini contro lumanit.

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Ora il presidente sudamericano era un uomo libero: avendo svolto il suo dovere, nessun agente segreto lavrebbe potuto pi toccare, n si sarebbe permesso di importunarlo. In ogni caso, il leader cileno continuava a sudare freddo ed a tremare dallo spavento: unora prima, era entrato in Parlamento con molta preoccupazione ed aveva cominciato a raccontare le solite verit per cui sarebbe stato bene vendere lisola; alcuni deputati dellopposizione, per, avevano accennato alla posizione di prestigio in cui si trova il Cile grazie allIsola di Pasqua: da quando il mistero era diventato il pi grande enigma del millennio, superando addirittura quello del Graal, il governo riceveva ancora pi incentivi dallUnesco e da varie enti turistiche. Altri onorevoli, daltro canto, avevano visto la possibile cessione come una vergognosa resa del Cile con i pasquensi, che da qualche tempo infuriavano con sommosse popolari, o come un rifiuto immorale di tutelare la comunit archeologica. Il presidente cileno, tuttavia, aveva sfruttato le sue capacit oratorie per trovare un buon pretesto; infatti, aveva cercato in tutti i modi di far capire ai suoi che la vendita era indispensabile per incassare soldi necessari a ridurre il debito pubblico ed a commissionare opere di sociale utilit. Dopo aver fatto questo tipo di discorso, poi, aveva fatto procedere il parlamento con la votazione elettronica; quando aveva notato che era stato votato a favore della cessione, aveva trattenuto lacrime di gioia. Adesso il leader cileno non riusciva ancora a crederci si asciug il sudore sulla fronte, bevve un sorso del suo tequila e pens: Il grosso del lavoro compiuto! Ora lasta la seconda ed ultima missione, semplice e marginale devo soltanto supervisionare la compravendita, affinch le cose vadano per il meglio. Non voglio essere seccato di nuovo dagli americani. Il presidente cileno doveva cedere lisola alla nazione che avrebbe offerto pi soldi in una sorta di asta entro la fine della settimana; ogni potenziale acquirente poteva presentare unofferta solamente una volta, che doveva essere superiore ai cento milioni di dollari. In ogni caso, nessuno sembrava davvero interessato ad acquistare Rapa Nui. Il giorno dopo, soltanto gli Stati Uniti e la Cina presentarono unofferta. Il colosso asiatico aveva agito per prima: era disposto a pagare ben ottocentomila milioni di dollari. Paradossalmente i cinesi non intendevano davvero acquistare lisola, ma soltanto alzare il

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prezzo perch volevano far sborsare agli americani tanti soldi per un triangolo di terra che non significava niente per loro. Essi, grazie allintervento di alcuni abili spie, avevano saputo che McNamara avrebbe comprato Pasqua a una cifra esorbitante. Il governatore Jeffery McNamara aveva, poi, presentato una superofferta di cinque miliardi verso sera, che gli avrebbe assicurato certamente la vittoria anche su future oblazioni da parte di altri eventuali interessati. Il leader cileno, a fine giornata, decise di chiudere la compravendita in netto anticipo e, durante una conferenza stampa, dichiar che gli Stati Uniti erano i nuovi proprietari dellIsola di Pasqua. McNamara, nel momento dellannuncio, era nel suo ufficio a Washington incollato davanti ad un monitor in compagnia di un suo grande amico, il colonnello Henry Wilkins. Non riusc a trattenere la sua esultanza: era davvero al settimo cielo. <<Finalmente posso mettere le mani su quellisola>> asser McNamara, a dir poco entusiasta <<Non vedevo lora di farlo.>> <<Jeff, ancora poco mi chiaro di questa faccenda perch hai comprato una piccola isola come quella?>> domand lamico colonnello <<Intendi, forse, ricavare soldi da l grazie al turismo e agli incentivi dellUnesco?>> <<Proprio cos, Henry>> rispose McNamara con aria ben disposta <<Pasqua una vera miniera doro, ma nessuno lo immagina. Molto presto, diventer un paradiso turistico come Portorico.>> Niente sapeva il colonnello Wilkins in merito alle vere intenzioni di McNamara: in realt, oltre al diplomatico, soltanto alcuni uomini dei servizi segreti erano a conoscenza del misfatto. <<Hai idea di come sar amministrata Pasqua?>> chiese di nuovo Wilkins. <<S>> annu McNamara <<Sar un protettorato americano con un governatore statunitense, scelto dai cittadini isolani tramite libere elezioni. Avr anche un parlamento staccato dal nostro ma vigilato dalle autorit americane.>> <<Hai gi idea di chi si possa candidare?>> <<Non so in ogni caso, ora andr a Rapa Nui per sistemare alcune faccende.>> <<Penso di seguirti; il mio aiuto potrebbe servirti dobbiamo fare anche i conti con i pasquensi>> lo mise in guardia Wilkins <<Sono pericolosi.>> <<Me ne hanno parlato>> tuon McNamara <<Non saranno una manciata di indigeni a fermare la potenza americana.>>

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<<Molti dicono che il loro re sia bellicoso>> gli spieg il colonnello <<Dovremmo trattare con lui per una pace stabile e duratura.>> <<Non tratter mai con un indigeno anzi>> trasal McNamara <<Andremo a fare la sua conoscenza per illustrargli le nostre imposizioni. Mi pare che il pasquense abiti in un palazzo tutto suo situato a Hanga Roa da cui dirige la sua gente; a Pasqua, infatti, il potere del monarca assoluto: il re nomina tutti i funzionari, scelti tra i membri di antichi casati nobili locali, decide la politica, ha pieno diritto di muovere il suo esercito quando gli pare e viene sostituito dal suo primogenito maschio alla morte.>> <<A quanto pare, il reggente cileno non serviva a niente>> linterruppe Henry Wilkins <<Mi sbaglio?>> <<Proprio a nulla>> raccont Jeffery McNamara <<La sua autorit era troppo limitata e la sua carica era divenuta solo una semplice formalit dello stato cileno. Ma il mio governatore, chiunque sia, metter finalmente un po di ordine a Rapa Nui a qualunque costo.>> McNamara ed il suo amico lasciarono lufficio scortati da alcune guardie del corpo, presero posto in una limousine e, in breve tempo, si ritrovarono nellaeroporto. L presero un jet militare e puntarono dritti verso Pasqua. Erano accompagnati dal generale John Blackwell e quattrocento soldati americani, che dovevano essere impiegati soltanto come guarnigione permanente di Rapa Nui. Altri duemila militi avrebbero dovuto raggiungere lisola il giorno dopo: sarebbero stati una difesa ulteriore dai bellicosi indigeni. La notizia della vendita dei cileni arriv anche a Pasqua, la quale era avvolta da una grandissima afa: difatti, dato che era il 5 gennaio, lestate era gi cominciata da tempo nellemisfero australe. Il reggente cileno ed altri esponenti del governo di Santiago camminavano per le strade del capoluogo Hanga Roa con le valigie in mano. Tutti loro pensavano con rabbia ai loro anni sprecati a guidare unisola del tutto ingovernabile ed a tentare di sedare le rivolte dei nativi; rimpiangevano di non aver speso quel tempo in tutto altro modo. Ora, per fortuna, stavano per tornare in patria: ben presto lIsola di Pasqua avrebbe rappresentato solo un ricordo sbiadito per loro. I cileni raggiunsero laeroporto di Mataveri in venti minuti e rimasero ad aspettare il loro aereo, che era in netto ritardo.

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Unora dopo, videro che il diplomatico americano McNamara ed i suoi collaboratori stavano scendendo dal loro imponente jet militare, li salutarono augurandogli di riuscire a tenere a bada gli indigeni e si diressero verso il padiglione di imbarco, dove il loro volo era pronto a partire. McNamara usc dallaeroporto con i suoi e fece una risatina di scherno rivolta ai cileni, che reputava incapaci in ambito militare. Il generale John Blackwell, intanto, condusse tutti al parcheggio, dove erano sostate una cinquantina di jeep, e sal sulla sua con il diplomatico e Wilkins; si mise al posto di guida ed intim a tutti gli altri soldati di seguirlo fino alla vicina Hanga Roa. Durante il breve tragitto, il colonnello Wilkins, uomo di buonsenso, accenn alleventualit di collocare una stazione di polizia nel capoluogo isolano al posto di una caserma piena di soldati. Il generale Blackwell, invece, subito ribad limportanza dei militari come difensori dei cittadini su un triangolo di terra cos insicuro e brulicante di indigeni bellicosi. Mentre erano intenti a discutere su cose simili, i tre si ritrovarono a percorrere la strada principale del capoluogo, ai bordi della quale erano radunati centinaia di pasquensi festanti. Gli indigeni stranamente parevano ritenere i nuovi dominatori migliori dei cileni e inneggiavano il nome del diplomatico McNamara con grande ammirazione. Questi si decise a far fermare le jeep, scese con i suoi collaboratori ed i soldati, salut la folla, che and ad accalcarsi attorno a lui, e mormor una mezza parola. Alcuni indigeni vestiti molto eleganti, credendo che McNamara avesse preso il loro popolo in simpatia, si avvicinarono a lui. <<Gloria a te, McNamara! Ospiteremo bene te, come i tuoi amici>> dissero con molto calore in Rapanui, la lingua di ceppo polinesiano parlata dai pasquensi. Il diplomatico non cap una parola e lanci unocchiata stupita ad un interprete, che era tra i soldati. Luomo gli si avvicin, tradusse senza indugio il messaggio ed aggrott la fronte quasi intimorito: come previsto, il diplomatico and su tutte le furie. <<Cosa?>> trasal McNamara <<Sono io che devo ospitare loro, perch lisola un possedimento americano da oggi in poi senti, di loro che voglio rendere abitabile questa isola per molta pi gente.

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Costruir nuovi edifici ed abbatter ci che resta della vegetazione.>> Linterprete, senza perdere tempo, rifer tutto ai pasquensi. Questi mutarono espressione: da solari e sorridenti, i loro visi diventarono tetri e pieni dodio; anche il loro comportamento cambi allistante: se prima volevano abbracciare McNamara, ora avevano intenzione di scannarlo. Difatti, cominciarono ad alzare i pugni in aria e ad urlare. Il traduttore, alquanto intimorito, non esit, allora, a proferire sottovoce, rivolgendosi a McNamara: <<Signore, hanno detto che, se vuole combattere, lei hai un degno avversario di fronte.>> Intanto, i soldati impugnarono saldamente le loro mitragliatrici ed intervennero su alcuni polinesiani che stavano per mettere le mani addosso al diplomatico, adoperando, per, le loro armi solo come randelli. McNamara, dopo che fu soddisfatto dellintervento dei suoi, fece un discorso in inglese abbastanza corto e conciso, in cui spieg ai polinesiani le sue regole di convivenza pacifica. Il governo americano avrebbe permesso loro di avere monarca e leggi a parte, a patto che avessero lasciato tutti il capoluogo Hanga Roa entro il giorno dopo. I pasquensi dovevano trasferire, inoltre, la residenza reale in un villaggio quasi del tutto abbandonato chiamato Rongo, che era situato nei pressi di Punta Cook. Infatti in quel posto cera un palazzo, costruito molti secoli addietro dai pasquensi ed adibito proprio ad ospitare un re.

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3 Il tesoro

Le decisioni di McNamara fecero presto il giro dellisola e naturalmente giunsero anche al palazzo reale del monarca pasquense Hotukau; questi, furioso, aspett che facesse sera per uscire fuori al suo balcone e tenere un discorso al popolo radunato nello spiazzo principale di Hanga Roa, proprio di fronte alla sua residenza. Il monarca parl con grande sdegno dellarroganza di McNamara, della sua volont di sottomettere gli indigeni e dei molteplici inganni di cui era capace. Tuttavia, il re Hotukau ordin ai suoi, anche se a malincuore, di accettare le condizioni soltanto perch vantaggiose; infatti, la lontananza dellautorit regia da Hanga Roa, sede del governatorato statunitense, permetteva alla leadership polinesiana di preparare una sommossa contro i dominatori lontana da occhi indiscreti. Come previsto, i pasquensi di Hanga Roa si trasferirono, lafosa mattina dopo, senza indugio nel villaggio abbandonato di Punta Cook, dove abitava una piccola comunit pasquense. Nello stesso tempo, gli americani presero possesso del vecchio palazzo del governatorato cileno, che era lunica sede adatta ad ospitare il governo isolano secondo McNamara. Oramai stava per ricominciare la solita routine sullisola, ma mancava ancora un governatore, che sarebbe dovuto essere scelto da tutti i cittadini dellisola tramite libere elezioni. Tuttavia, il diplomatico americano non sembrava tanto essere daccordo: per attuare il suo piano segreto con tranquillit, avrebbe dovuto collocare qualcuno di suo gradimento al potere. Voleva un uomo poco liberale che non avrebbe messo in discussione i suoi comportamenti e si sarebbe limitato soltanto ad approvare tutte le sue scelte in merito a Pasqua senza fare troppe domande. McNamara pensava che un uomo con

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tali requisiti fosse senzaltro il generale John Blackwell. Questi, infatti, amava la guerra pi di chiunque altro e non chiedeva altro che una politica aggressiva nei confronti degli stranieri. Con un governatore del genere, McNamara avrebbe potuto compiere spedizioni punitive contro gli indigeni quando sarebbe stato pi opportuno. Purtroppo, non aveva tanta fiducia nei militari e temeva che il generale potesse sfuggire al suo controllo; McNamara decise di optare per una soluzione alternativa: si sarebbe candidato proprio lui come governatore. Lidea non gli dispiaceva affatto, anzi lo entusiasmava molto: il diplomatico avrebbe goduto di una posizione di prestigio sullisola ed avrebbe controllato che il suo piano fosse sviluppato nel migliore dei modi. Lostacolo che gli pareva insormontabile era un altro: come essere certo di salire al potere. Se non si fossero tenute le elezioni, il diplomatico sarebbe apparso ai tanti archeologi isolani come un uomo dai poteri dittatoriali; nonostante tutto, McNamara trov lo stesso il modo di giustificare le sue mosse. La mattina successiva, il 6 gennaio, si proclam governatore di Rapa Nui e, durante una conferenza stampa, spieg ad alcuni giornalisti di unemittente polinesiana che egli era un funzionario con poteri speciali: sarebbe rimasto in carica, fino a quando non fosse cessato il pericolo di tumulti da parte degli indigeni. Dopo che ebbe finito di parlare alla stampa, il nuovo governatore, cercando di godersi qualche ora di relax, and anche al mare; al suo ritorno, verso le sei del pomeriggio, vide che nel suo ufficio era seduta una persona dallaria molto contenta davanti alla sua scrivania. Questi era il californiano Mitch Freedendall, sovrintendente agli scavi sullIsola di Pasqua e capo degli archeologi. Il governatore lo guard con aria interrogativa, prese posto di fronte a lui e gli chiese quale fosse il motivo della visita. <<Ci sono delle grandi novit>> esord Freedendall <<Ieri un archeologo danese ha rilevato alcune iscrizioni nei pressi del vulcano Rano Aroi, che parlano di un ricchissimo tesoro appartenuto agli avi dei pasquensi e sepolto nei pressi di uno dei rilievi isolani purtroppo non sappiamo quale. Ancora oggi, il reperto rappresenterebbe uno degli oggetti pi cari al re Hotuaku ed ai nativi>>

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Gli occhi di McNamara silluminarono di colpo. <<Dobbiamo trovarlo al pi presto>> replic il governatore <<Un tesoro simile ha un enorme valore dal punto di vista storico e culturale. Inoltre pu ritornare utile anche al mio scopo.>> Mitch Freedendall annu. <<Ho capito cosa intendi, ma non penso che centri qualcosa. Anche gli archeologi non ritengono che>> <<E tu fregatene!>> lo interruppe bruscamente McNamara irritato <<Non saranno dei topi di biblioteca come i tuoi dipendenti a frenare i miei obiettivi.>> <<I miei archeologi non sono pigri. Al contrario, sono molto pi voltati allavventura di quanto lo ero io almeno fino ad un paio di anni fa. Li solleciter a setacciare tutta la zona. Lisola non troppo grande vedrai che lo troveremo in meno di un mese.>> <<Dopo che avrai rinvenuto il tesoro, penser io a far analizzare il suo contenuto. Per ora conto sul tuo appoggio e spero che non mi deluderai. Sai bene che non ti conviene farlo.>> Quella sera stessa, Mitch Freedendall invit i tanti archeologi ad esplorare le zone circostanti alle alture dellisola, proprio come suggeriva liscrizione. Il gruppo pi esiguo si diresse verso il vulcano Rano Kau, situato nella zona meridionale di Rapa Nui, sotto la guida di Mario Caruso, un giovane americano molto promettente di ventiquattro anni. Questi, dopo che fu arrivato in prossimit del vulcano Rano Kau, cap di essersi isolato dai suoi compagni per sbaglio; nonostante tutto, non si ferm e imbocc una viuzza sterrata sul pendio del vulcano, che portava dritto sulla sua sommit. Dopo che ebbe percorso circa cinquecento metri, il giovane not che un contingente di guerrieri pasquensi armati di fucili gli sbarrava la strada; in un primo momento, Mario pens di fare dietrofront, ma, quando si accorse che gli indigeni lavevano gi visto, dovette avvicinarsi a loro fingendo di non essere intimorito dallincontro. <<Ehi, amico, sei americano?>> chiese uno degli armigeri con aria alquanto amichevole. Mario, che parlava un pasquense molto stentato, disse in inglese con tutta franchezza: <<Mi dispiace, ma non ho molta dimestichezza con la vostra lingua. Se ho compreso bene, uno di voi mi ha chiesto se sono statunitense.>> <<Io so parlare bene in inglese, amico!>> fece un altro polinesiano <<Sei uno scienziato?>>

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Larcheologo comprese di non poter rivelare lo scopo della sua missione: i pasquensi non avrebbero approvato la sua causa di certo; tir un sospiro profondo ed invent una scusa: <<Sono un archeologo, ma non ho cattive intenzioni passeggiavo solamente e meditavo sulla storia dei vostri antenati. Potete dirmi qualcosa sulle vostre origini?>> Il pasquense rispose con aria pensierosa: <<Amico, hai una faccia sincera. Sicuramente sono oneste le ragioni per le quali vuoi conoscere la storia del mio popolo non vuoi trafugare niente, immagino. Purtroppo, come forse gi sai, il re vieta ai sudditi di accennare a simili dettagli con qualunque straniero.>> Proprio in quel mentre, incominci a piovere: le guardie corsero immediatamente verso la valle per andarsi a riparare ed intimarono a Mario di seguirle. Lamericano tallon i pasquensi per un tratto a passo lento; quando si rese conto di averli distanziati, torn indietro e riprese a percorrere lo sterrato che conduceva in cima al vulcano. Ben presto la pioggia divent un grosso temporale con venti forti, lampi e tuoni. Larcheologo, oramai tutto inzuppato, faticava a proseguire a causa delle correnti, che erano diventate troppo violente. Dopo aver camminato per qualche altro metro con grande spasmo, Mario si ferm un attimo per riposare e cercare un posto al coperto; fiss un punto a terra, not un oggetto metallico che sporgeva dal suolo, tir fuori dal suo zainetto una pala e prese a scavare con grande curiosit. Trov un forziere rudimentale con delle scritte e dei segni raffigurati sul coperchio, forz la serratura e lapr: era proprio il tesoro dei pasquensi. Mario era al settimo cielo: si trattava del primo colpo grosso della sua carriera; ora era un vero problema portarlo via. Larcheologo poteva trasportare il pesante cofano solo facendolo strisciare a terra; in questo frangente, dopo la sua discesa a valle, avrebbe avuto poche possibilit di sottrarsi con agilit dal campo visivo delle guardie pasquensi, sicuramente appostate nei dintorni al riparo dalla pioggia. Mario, dopo aver meditato a lungo sui pro e contro, decise di rischiare; si volt e percorse la viuzza dirupata in discesa, favorito dal vento fortissimo che ora spirava alle sue spalle. Giunse a valle e ud un grande silenzio non sapeva se ritenerlo buono o cattivo segno: i nemici potevano anche essere nellombra. In ogni caso, il giovane strisci lungo una fila di moai con molta cautela, finch,

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accidentalmente, non inciamp su una delle piattaforme, detta dai pasquensi ahu, adibita ad ospitare un paio di moai. Un armigero indigeno, ben riparato alle spalle della statua, si dest di soprassalto e prese a guardare attorno con aria pensosa. Mario, intanto, era in preda al panico e alla disperazione: il suo cuore cominci ad accelerare i battiti, le sue mani presero a tremare come foglie al vento e il suo volto divent di fuoco. Difatti, se il pasquense lavesse trovato con il tesoro, non avrebbe esitato ad eliminarlo. Per fortuna, la sentinella assonnata rivolse unocchiata fuggente davanti a s e torn a rannicchiarsi. Lamericano ebbe finalmente via libera e continu a serpeggiare lungo i moai; quando si rese conto di essere arrivato al confine del villaggio, tir un sospiro di sollievo: era cos riuscito a soffiare via il tesoro ai pasquensi, unimpresa ardua proprio da raccontare a tutti. Gli altri membri della spedizione erano a pochi metri da Mario in una caverna-riparo; vedendolo col forziere, andarono tutti incontro a fargli festa, caricarono insieme il tesoro su una delle jeep con lintenzione di portarlo a Hanga Roa il giorno dopo e tornarono al riparo con leroe dellimpresa. Alle prime luci dellalba, gli archeologi fecero rientro nel capoluogo con i loro fuoristrada; McNamara, che stava passeggiando per le stradine sterrate di Hanga Roa, appena not i ragazzi con il tesoro, li ferm. Fatic a trattenere un grandissimo urlo di gioia e fece i suoi complimenti alla comitiva con aria entusiasta. <<Bravissimi! Siete una bella squadra>> disse il governatore <<Questa una scoperta inestimabile dal valore storico e culturale. Per premiarvi, far in modo che il ministero americano della ricerca vi conceda le pi alte onorificenze possibili!>> <<Signor governatore, il merito non nostro, ma di Mario, che ha sfidato le intemperie di ieri sera per il successo della missione>> fece uno degli studiosi <<E giusto che venga ricompensato solo lui.>> McNamara si avvicin al capo della spedizione e gli disse con grande ammirazione: <<Sei un vero archeologo, ragazzo! Meriti un premio in contanti vedremo cosa ne dir il ministero.>> Quello stesso pomeriggio, Mario Caruso fu convocato al palazzo del governatorato da alcuni esponenti del ministero americano della ricerca; l ricevette, con suo grande stupore, una medaglia ed un assegno di ventimila dollari. Finalmente era stato ripagato, dopo

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tanto arduo lavoro sullIsola di Pasqua, con la scoperta di un bene dal valore inestimabile. Il governatore McNamara partecip alla cerimonia di premiazione di Mario e si compliment pi volte con lo studioso; gli chiese, inoltre, di essere informato pi spesso su scoperte e ritrovamenti di importanza storica che riguardavano lisola. Larcheologo americano rimase sorpreso da simili richieste: gli pareva strano che un uomo cos importante si interessasse del suo lavoro; tuttavia promise a McNamara che avrebbe fatto il possibile per metterlo al corrente su tutto.

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4 Una scoperta interessante

La mattina seguente dellotto gennaio, larcheologo Mario Caruso si svegli alle otto, prese la sua jeep scappottata, parcheggiata fuori casa, e sincammin verso la spiaggia di Punta Espolon; il giovane doveva incontrare alcuni colleghi ed esplorare i fondali marini in quella zona insieme a loro, munito della sua tuta da sub. Mario arriv a destinazione in breve tempo, parcheggi la jeep dietro ad un moai, imbocc la discesa a mare e prese a fissare il paesaggio, che da sopra era stupendo: da lass, si notava una piccola insenatura lungo la costa con della sabbia bianchissima ed un mare limpidissimo. Caruso scese sul litorale deserto e not che tutti i colleghi ancora dovevano arrivare; solamente il sovrintendente a quella spedizione archeologica era gi l. Si trattava di Jerry Davis, un suo coetaneo assai noto a livello internazionale e suo amico di infanzia, che stava aspettando seduto allombra di una palma. <<Sei persino in anticipo oggi>> asser in tono scherzoso Jerry <<Stai diventando fin troppo preciso. Ho capito, aspiri ad una promozione ed a prendere il mio posto. Ma ti avviso nessuno ha il mio fiuto a scovare antichi reperti.>> <<Tutta fortuna la tua, Jerry>> inve Mario ironico, sedendosi accanto a lui <<Lo sai meglio di me che non vali niente. Sei in quella posizione di privilegio rispetto agli altri colleghi solo per puro caso.>> I due amici rimasero in silenzio per qualche minuto: erano assorti a fissare le acque delloceano, dal quale proveniva una forte brezza che batteva sui loro volti.

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<<Medito continuamente sul nostro lavoro e su quanti altri sforzi dobbiamo compiere per ricostruire la storia dellisola>> proruppe Jerry <<Una missione fondamentale quella di oggi spero che i miei calcoli non siano sbagliati.>> <<In questa zona delloceano abbiamo trovato parecchi reperti in passato>> ribatt laltro con tono deciso <<Ho molta fiducia nella missione.>> Gli archeologi avevano deciso di programmare questa spedizione perch erano intenzionati a scoprire qualche indizio interessante che li potesse condurre sulle tracce del grande mistero. Tutti loro, infatti, ritenevano che le acque di Punta Espolon potessero contenere molti reperti interessanti; gi diverse volte, furono rivenute piccole statuette e suppellettili incisi da iscrizioni varie. <<Stiamo lavorando da decenni sperando di trovare una minima traccia che ci porti al mistero>> asser Jerry <<Finora abbiamo collezionato solo sconfitte e delusioni stato tutto lavoro sprecato.>> <<Forse dovremmo riflettere sui reperti che abbiamo in mano>> disse Mario <<Lo so che unipotesi priva di fondamento ma, a mio parere, il tesoro ed il mistero devono essere collegati; entrambi sono oggetti preziosi e di fondamentale importanza agli occhi dei nativi.>> <<Gi ne abbiamo discusso tra colleghi e sai bene che tutti si sono pronunciati contro una simile ipotesi. Anche il forziere ci dovrebbe portare ad escludere tale teoria. Contiene delle semplici pietre preziose, che non hanno niente di speciale. Lo so, il mistero pu rappresentare qualunque cosa, dato che non sappiamo cosa sia, ma un oggetto estremamente raro dai poteri mistici secondo antiche testimonianze scritte.>> Mario asser che questa descrizione era stata esagerata di certo; egli ipotizz che i pasquensi, molti secoli addietro, avessero estratto materiali preziosi in abbondanza sullisola da un sottosuolo pi ricco e raccolto il superfluo nel forziere da lui scoperto, che rappresentava il frutto della fatica degli avi e, magari, il mistero poteva essere una gemma molto preziosa, nascosta sotto qualche antica rovina o incastonata in una scultura megalitica. <<Solo tu potevi fare una simile ipotesi>> rise Jerry <<Forse troppo fantasiosa ma originale.>>

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<<Soltanto vagando con limmaginazione, si pu supporre un qualcosa di validit storica>> ribad Mario con aria decisa <<In ogni caso, scopriremo il mistero dellIsola di Pasqua, a costo di lavorare tutta la vita a Rapa Nui.>> Finalmente i colleghi che Mario e Jerry aspettavano scesero sulla spiaggia, si avvicinarono ai due e li salutarono con molto calore. Gli archeologi, senza indugiare troppo, indossarono la tuta da sub, entrarono nelle acque trasparenti delloceano e si spostarono al largo; dopo che ebbero raggiunto una profondit accettabile, effettuarono limmersione ed attivarono lOcean defender, un apparecchio che emanava un campo elettromagnetico capace di allontanare squali od animali marini simili. Gli archeologi perlustrarono la zona circostante a Punta Espolon per ben quattro ore respirando lossigeno puro delle loro bombole assai capienti. Erano ormai molto stanchi e sfiduciati, sul punto di lasciar perdere. Fortunatamente unarcheologa francese vide uno spigolo metallico spuntare dal fondo del mare. La studiosa europea si avvicin allo strano oggetto, rimosse il terriccio che lo circondava, trov un cofanetto con grande stupore, lo prese e torn a riva con i colleghi, ancora pi sorpresi di lei. Mario, dopo che ebbe osservato a lungo con gli altri i segni incisi nel ferro della cassetta, perse la pazienza, lapr e not che al suo interno trovava posto una sottile tavoletta di pietra contenente simboli incomprensibili. Rimase sorpreso ed alquanto confuso: aveva notato quella scrittura nella Polinesia Francese, perci non poteva certo attribuirsi ai pasquensi. I colleghi sbirciarono il contenuto della tavoletta, cercarono di decifrare qualche simbolo e persero la pazienza: nessuno era in grado di comprendere una sillaba. Mario ricord di un glottologo canadese, esperto anche in archeologia, di nome Patrick Ford con cui aveva effettuato alcune importanti ricerche in passato: sicuramente si trattava delluomo giusto in materia di decifrazioni. Dopo che Mario ebbe messo i colleghi al corrente delle sue intenzioni, Jerry Davis ordin a tutti di tornare al centro archeologico con lui: la soluzione optata dallamico era davvero ottima anche lui, d'altronde, conosceva Patrick Ford per la sua grande abilit a decifrare qualsiasi tipo di scrittura polinesiana a parte lincomprensibile rongo-rongo , che fosse stata arcaica o settecentesca.

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Quando gli studiosi furono arrivati nel capoluogo a bordo dei loro fuoristrada, Mario, Jerry ed altri quattro archeologi tra i pi influenti entrarono nelledificio, si diressero verso lo studio del glottologo e, dopo averlo messo al corrente della loro strana scoperta, gli porsero il cofanetto aperto con aria ansiosa. <<Ho visto simili ideogrammi solo a Hiva Oa, nelle isole Marchesi. Comunque li conosco molto bene>> assicur Patrick fiducioso <<Malgrado i simboli siano un tantino graffiati, vedr di non deludervi. Purtroppo dovrete aspettare un bel po di tempo.>> <<Pi che giusto>> annu Jerry con fare amichevole, dando una pacca sulla spalla al suo interlocutore <<Non potremmo pretendere un rapido lavoro neppure dallo studioso pi esperto di ideogrammi polinesiani del resto, la tavoletta e lo scrigno sono giaciuti per secoli sottacqua.>> <<Dato che la situazione si profila complessa, preferisco mettermi subito allopera>> mormor il canadese, poggiando il cofanetto sulla sua scrivania <<Non vi nascondo che sono curioso di conoscere il significato delle iscrizioni.>> Gli archeologi salutarono il glottologo, lasciandolo alle prese con i suoi geroglifici, ed andarono a pranzare insieme, soddisfatti del loro operato; per Mario quel giorno pass davvero in fretta. Il giovane, dopo che ebbe mangiato, and al mare con Jerry e con alcuni colleghi, nonch carissimi amici, per fare una nuotata e vi rimase per tutto il resto della giornata; infatti, imbocc la strada del ritorno soltanto verso mezzanotte.

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5 Una strana missiva

La jeep di Mario rugg, mentre il conducente si dirigeva verso il capoluogo. Le strade erano tutte sterrate e nessuna via era asfaltata sullisola; rari erano, inoltre, i lampioni, che potevano illuminare con la loro tenue luce al neon soltanto la strada principale di Hanga Roa. Essendo a disposizione tracciati cos miseri, diveniva indispensabile luso dei fuoristrada, che daltronde erano molto costosi a quellepoca. Luso dellaeromobile era, inoltre, molto limitato, perch lisola era troppo piccola e non offriva adeguati spiazzi datterraggio; questa ultima invenzione tecnologica, progettata per la prima volta nel 2051 da ingegneri cinesi, consisteva in una vera e propria macchina, con forme pi bizzarre di quelle terrestri, fatta apposta per volare e percorrere grandi distanze. Le sue caratteristiche peculiari consistevano chiaramente nella mancanza di ruote e di un motore a scoppio: queste aeromobili, alimentate con energia elettrica, rimanevano sospese a mezzaria grazie ad un congegno solidissimo a raggi gamma incastonato nella parte inferiore della macchina, il quale annullava la forza di gravit terrestre e potevano salire a qualsiasi quota. Mario si ritrov ben presto ad entrare nel capoluogo, quando ud il cellulare squillare. Lo studioso non perse tempo ad accostare di fronte al vicino centro archeologico ed a rispondere: era Patrick, che diceva di essere finalmente riuscito a tradurre la tavoletta. Mario non stava nella pelle sentiva che avrebbe saputo qualcosa di importante. Lo scopritore del tesoro entr immediatamente nelledificio, attravers il corridoio dellatrio, sal una rampa di scale, buss alla porta dello studio del glottologo ed entr con aria entusiasta. La stanza era rettangolare ed abbastanza grande: guardandola dalluscio, si poteva notare subito un divano in

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prossimit dellingresso sulla parete di sinistra. Poco pi in l, spiccava una larga finestra, mentre una scrivania trovava posto in fondo alla sala; dietro a questa, cera una libreria. Mario vide, inoltre, un imponente televisore, prodotto di alta tecnologia, alla sua destra dirimpetto al divano. Patrick, che era seduto dietro alla scrivania, linvit entusiasta a sedere davanti a lui e gli rifer che aveva fatto un ottimo lavoro di traduzione, migliore di quanto sperava. Apr il computer portatile che aveva riposto poco prima in un angolo dello scrittoio, tolse la modalit stand-by e lo gir dal lato dellamico. Lamericano, rabbrividendo quasi dallemozione, lavvicin a s e lesse con aria molto attenta e appassionata. Caro collega, il vecchio tesoro di Hotu Matua una reliquia molto preziosa ed importante, forse la pi illustre di tutte ma pur sempre un oggetto terreno, per niente divino. Prima che il mistero fosse piombato tra le nostre mani, non eravamo sicuri che avessimo il favore dei nostri antenati, ma ora siamo certi che i nostri custodi ci proteggono e ci guardano, sia dallalto che dal basso. Il tesoro passato in secondo piano, come molte delle antiche reliquie. Purtroppo siamo stati troppo imprudenti e poco scaltri, abbiamo affrontato una certa guerra con eccessiva leggerezza ed abbiamo pagato tutto questo a caro prezzo, oltre a deludere le divinit. Ora quei maledetti hanno massacrato i nostri amici ed i nostri cari ed abbattuto molti moai; dimmi, sono degni di possedere il mistero? Ebbene io li punir ho gi restituito lantico valore e splendore al vecchio tesoro, che ora ospita, grazie alla mia opera, un pezzo di mistero. Mario guard meglio il documento word per vedere se ci fosse scritto dellaltro, mosse lindice sul pad, diede unultima occhiata e si rivolse a Patrick con aria confusa. <<Molte parti sono davvero difficili da comprendere>> asser il canadese <<Se vuoi incolparmi per aver tradotto male, tassicuro che sprechi solo fiato.>> <<Ma si capisce ben poco da questo testo forse mettermi i geroglifici davanti sarebbe stato meglio.>> Patrick ci tenne a dare la sua interpretazione: innanzitutto, Hotu Matua era il primo re indigeno. Secondo la tradizione, dopo aver sognato una striscia di terra stupenda in mezzo alloceano, lasci un arcipelago con la sua famiglia e prese il largo in canoa; molti mesi dopo, attracc su una terra in cui riconobbe quella che aveva

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immaginato: lIsola di Pasqua. Gli storici tendevano a vedere un fondo di verit in questa leggenda: forse, attorno al 400 d.C., mentre a Roma crollava limpero doccidente, veramente una serie di popoli lasciarono le isole Marchesi per dirigersi ad est. Magari queste genti avevano bisogno di nuove terre da coltivare o perso una guerra; in ogni caso, raggiunsero Rapa Nui, portando semi di banano e polli. Patrick si sofferm sulla cultura dei pasquensi: i custodi menzionati nel brano erano i loro avi, guerrieri morti in tempi antichi. I nativi attribuivano unimportanza vitale al culto degli antenati, proprio come facevano le popolazioni germaniche e i vichinghi. Mario spieg che i cosiddetti custodi guardavano anche dal basso, perch i pasquensi credevano che i moai racchiudessero il mana, lo spirito degli avi che vegliava sui villaggi e sulle persone. Lamericano si sofferm anche sulla guerra ben evidenziata nella tavoletta: sicuramente si trattava del famigerato conflitto tra le due fazioni storicamente rivali dellisola i lunghi e i corti orecchi. I primi dominavano sui secondi e, secondo alcune ipotesi, erano aristocratici e sacerdoti, i custodi delle antiche tradizioni e i commissionari dei moai; infatti, costringevano i loro schiavi, i corti orecchi, a scolpire le statue nella cava del Rano Raraku ed a trasportarle, servendosi probabilmente di tronchi, su alcune piattaforme di pietra, gli ahu appunto. Leccessiva deforestazione e la sovrappopolazione rese il terreno perlopi improduttivo, cosa che fece insorgere i corti orecchi: i poveri schiavi dovevano faticare per spostare sculture di migliaia di tonnellate e, poi, vedersi negare il pane proprio per quella causa. Attorno al XVII secolo, i costruttori insorsero con violenza, catturarono gli aristocratici e, poich non avevano nulla da mangiare, si cibarono della loro carne. Secondo unaltra versione, i lunghi orecchi, stanchi delle proteste, progettarono di catturare gli schiavi e divorarli per umiliarli; il piano, per, fall e i brutali aristocratici finirono per essere vittime del loro stesso disegno. Patrick, sentita la storia di Mario, tenne a precisare che, secondo altre fonti, gli esploratori del XVIII secolo Roggeveen, Cook e La Perouse avevano trovato, durante i loro viaggi, ancora un terreno fertile e capace di dare molti frutti col minimo sforzo. <<Esistono molte ipotesi contrastanti sulla storia dellisola>> continu a spiegare Patrick <<Non facile ipotizzare

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gli agenti per i quali un terreno ricoperto di piante sia diventato brullo e arido.>> <<La causa umana evidente>> asser Mario <<In ogni caso, ritengo assai probabile che il fenomeno di erosione del suolo sia stato graduale. Il terreno potrebbe essere peggiorato subito dopo lera delle esplorazioni di Rapa Nui . Forse la guerra civile scoppiata perch le due fazioni non intendevano contendersi le risorse dellisola.>> Patrick si sofferm sullultima parte, la pi importante di tutta liscrizione: cosa voleva dire pezzo di mistero? Sicuramente era molto difficoltoso immaginare una parte di una cosa ignota. Mario, ipotizzando loggetto tanto cercato come una gemma preziosa, spieg che poteva esserci un piccolo frammento luccicante nel forziere. Rivolse le sue attenzioni anche alla tipologia testuale: qualcuno aveva scritto una lettera informale ad un amico, forse un parente stretto, in cui teneva ad informargli delle sue azioni. Mancavano i saluti e, cosa pi importante, la firma, elementi che avrebbero potuto illuminare gli archeologi. Patrick precis di non aver tralasciato neanche un geroglifico della tavoletta, la prese in mano con aria confusa e cominci a ragionare ad alta voce sulluso della scrittura: perch lanonimo aveva usato la lingua delle isole Marchesi? Ancora meglio, i pasquensi, che, secondo le ipotesi degli studiosi, non avevano avuto nessun contatto con altri popoli da quando erano sbarcati a Rapa Nui, come facevano a sapere la lingua delle isole Marchesi? Mario batt un pugno sul tavolo con molta veemenza. <<Sto letteralmente impazzendo!>> url con aria confusa e alquanto esacerbata <<Non possiamo contare sulle nostre forze per comprendere quella dannata missiva!>> <<Ma sulla forze di altri s>> ribatt Patrick con aria contenta <<Forse conosco un vecchio saggio pasquense che potrebbe aiutarci. Vive sulle pendici del vulcano Katiki o Poike, a sud-est dellisola. E un mio grande amico e mi ha aiutato gi in passato potrebbe essere la carta giusta al nostro gioco.>> <<Maledizione, Patrick!>> sospir Mario sollevato <<Perch diavolo non lhai detto prima!>> Proprio in quel momento, il comandante in capo dellesercito pasquense, Rong Kohau, era alle falde del Rano Kau: il pasquense

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aveva appena saputo da alcuni armigeri che il tesoro non era pi al proprio posto e pensato anche a chi dare la colpa. Sal in groppa al suo cavallo e part verso Rongo; portava con s una grossa lanterna, che gli illuminava il percorso in quella notte alquanto cupa. Dopo aver fatto un breve tragitto costiero, lindigeno giunse alla residenza reale di Hotukau, entr nella sala del trono senza farsi annunciare dalle guardie e not che il re era seduto sulla sua poltrona con aria assonnata. <<Maest, accaduta una cosa incredibile laltro ieri sera, gli americani ci hanno rubato il tesoro!>> esclam il comandante Kohau <<Alcune sentinelle hanno giurato di aver visto uno di loro nei dintorni del Rano Kau.>> A queste parole, il re Hotukau trasal: <<Cosa? Il grande tesoro in mano a McNamara! E colpa tua, Rong!>> <<Sire, non so niente>> si discolp il comandante <<Io ero a casa mia per ripararmi dalla pioggia.>> <<Dobbiamo riprenderlo assolutamente>> constat Hotukau <<Questa volta, gli americani hanno colmato la misura se avevo in mente di organizzare una semplice sommossa, mi sbagliavo: ora il nostro obiettivo prendere dassalto il palazzo del governatorato e punire McNamara.>> <<Mi sa che non possibile una cosa simile. Gli americani sono molto furbi, maest. Molto probabilmente hanno rubato il tesoro per tenerci a bada. Se ci vedono con lesercito nel capoluogo, potrebbero fare il nostro oggetto sacro in mille pezzi.>> Il re Hotukau scosse il capo e fece una smorfia di rabbia. Non riusciva a credere che gli statunitensi avessero trovato un modo cos semplice per tenere a bada il suo impeto bellicoso; purtroppo dovette ammettere che era accaduto. <<Maledizione, vero>> asser il monarca <<Nonostante tutto, ritengo che non abbiano nemmeno il minimo sospetto su cosa rappresenti davvero il tesoro. Non possono saperlo.>> <<Si, ma cercher di trovare un modo efficace per sottrarre il tesoro agli americani senza che loro se ne accorgano>> ribad il comandante Kohau con aria diabolica <<Lo so che non facile, ma lasci fare a me. Mi inventer di sicuro qualcosa.>> Hotukau accolse lidea con entusiasmo ed asser che aveva pienamente fiducia nellaltro; era certo che tutto si sarebbe risolto in breve tempo.

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6 Incontri cruciali

La jeep di Mario e Patrick romb nella notte, quando i due coraggiosi archeologi erano giunti finalmente a destinazione: il vulcano Katiki era spento gi da tantissimi secoli, ma la sua imponente mole lasciava sempre trasparire un qualcosa di inquietante. I due parcheggiarono sulla piccola spiaggia che stava davanti allaltura, scesero dalla jeep con molto entusiasmo, diedero unocchiata alle onde, appena percettibili, di un mare calmissimo; questo ultimo particolare pareva dare loro un certo senso di tranquillit. Avanzarono verso il vulcano, imboccarono una mulattiera che conduceva dritto in cima al vulcano e si fermarono a met strada. L, in una caverna scolpita nella roccia del pendio, abitava il vecchio saggio pasquense Ariki. Il polinesiano, che era sdraiato sulla nuda roccia allingresso del suo riparo, guardava le stelle con molta passione: aveva ormai raggiunto una sofisticata conoscenza dellastronomia. Ariki abbass per un secondo lo sguardo, vide i due uomini davanti a s, riconobbe il canadese e li invit a sedere vicino a lui. Patrick accenn un inchino in segno di rispetto, mentre Mario ringrazi in un Rapanui molto stentato. <<Ragazzi miei, a cosa devo la vostra visita?>> domand incuriosito il saggio <<Forse non si tratta di una visita di piacere.>> <<E sempre piacevole venirla a trovare>> ridacchi il canadese in lingua pasquense davvero impeccabile <<In realt, le volevo fare una domanda di vitale importanza.>> Tir un foglio di stampante dalla tasca dei pantaloni, su cui era annotato il testo originale della tavoletta, lo porse ad Ariki e chiese di poter far luce su quel testo poco chiaro. Il saggio ridacchi e parl di una storia molto

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inquietante e altrettanto appassionante. Al termine della guerra tra corti e lunghi orecchi, alcuni sacerdoti della fazione aristocratica si salvarono fuggendo nei luoghi pi nascosti dellisola, abitando perlopi caverne, o prendendo il largo in mare. Uno di questi rest a Rapa Nui, continuando a comunicare con altri colleghi: pagava semplicemente alcuni contadini, affinch portassero le sue missive agli altri colleghi nascosti sullisola. Era solito scrivere con la lingua delle isole Marchesi, poich i nemici e le persone umili la ignoravano del tutto; gli aristocratici eruditi riuscivano a scrivere in quel modo, poich conservavano vecchi codici scritti allepoca della grande migrazione di Hotu Matua. Il vecchio sacerdote, mal sopportando di vedere il fantomatico mistero tra le mani dei corti orecchi, decise di agire: loggetto sacro doveva lasciare quelle mani ignobili. Tuttavia non tutti erano degni, a suo parere, di possederlo al posto dei suoi nemici. Semin, cos, per tutta lisola una serie di indizi sotto forma di indovinelli, che chiamava pezzi di mistero paragonandoli quasi ai tasselli di un puzzle: ognuno di questi, se risolto, porterebbe ad un altro finch non si arriverebbe finalmente a scoprire dov nascosto il grande mistero. Il sacerdote contrassegn i suoi indizi con il disegno di una foglia di toromiro, una pianta ormai estinta che metteva le radici a Rapa Nui. Con questa trovata, firm gli indovinelli, che non potevano magari essere confusi in alcun modo con quelli di altri colleghi. La caccia al mistero partiva proprio dal tesoro, in cui ci sarebbe dovuto essere lindizio di partenza soltanto i pi scaltri e intelligenti potevano decifrare ed arrivare alla soluzione finale, che valeva proprio il sogno di una vita per gli archeologi. <<Sensazionale!>> esclam Mario con grande gioia <<Abbiamo in mano il forziere ed anche lindovinello possiamo iniziare immediatamente la caccia.>> <<Non sar facile>> sospir Patrick <<Posso solo dire che meritiamo di arrivare alla soluzione, dopo tutti gli sforzi che abbiamo fatto nella nostra vita lavorativa.>> <<Molti ancora ne dovete fare, ragazzi>> annu Ariki <<So che non speculerete sul mistero, nel caso in cui doveste trovarlo se sapessi dove fosse, vi risparmierei la fatica. Purtroppo un segreto in mano ai sacerdoti del re Hotukau.>> Il canadese si alz da terra, seguito dallaltro collega, ringrazi e salut calorosamente il saggio, asserendo che si era fatto abbastanza

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tardi. Gli archeologi imboccarono la strada del ritorno con ladrenalina alle stelle, sognando nuove scoperte e riconoscimenti a livello mondiale, e tornarono sulla spiaggia. Si trovarono di fronte soltanto sabbia bagnata e vischiosa, ma nientaltro. Unonda anomala, effettivamente, aveva spazzato la spiaggia e trascinato chiss dove la jeep, mentre erano al colloquio col vecchio. I due rimasero di stucco: ora si poteva fare soltanto affidamento sui propri piedi per tornare nel capoluogo. Mario guard la luna piena e disse che la tenue luce del cielo bastava per illuminare il loro tragitto. Patrick fece un cenno di disapprovazione, frug nelle tasche, carp una torcia e spieg allaltro che cerano due modi per tornare a Hanga Roa; la prima soluzione era seguire i lunghi sentieri sterrati dellentroterra mentre la seconda prevedeva camminare lungo la costa, tragitto pi breve di certo. Mario opt per la seconda, malgrado sapesse che bisognava attraversare un piccolo boschetto che costeggiava la stretta spiaggia; questo, composto perlopi da palme, partiva ad ovest del Katiki per finire in prossimit di Ahu Tongariki, sito archeologico di notevole importanza. Era uno dei pochi sullisola e si era formato nel corso del XXI secolo per via delle opere di rimboschimento dei botanici sul territorio brullo di Rapa Nui. Mario e Patrick camminarono a passo svelto e si ritrovarono nella quiete del boschetto in breve tempo: il rumore delle onde del mare in sottofondo li tranquillizz e gli fece quasi dimenticare di dover fare tanta strada a piedi. Il silenzio fu disturbato ben presto da alcune voci sibilanti, che parevano provenire da molto vicino. I due archeologi si mossero con cautela e videro alcune ombre profilarsi sul terreno illuminato dalla luna; al livello delle mani, sporgevano alcune protuberanze dalle sagome, particolare che inquiet Patrick. Questi spense la torcia di colpo, si nascose istintivamente dietro ad una palma tirando Mario verso di s per un briaccio. Aveva fiutato il pericolo nellaria: pochi istanti dopo, vide sbucare cinque persone armate di revolver. Si trattava di tre donne e due uomini che vestivano una mimetica nera. Una di loro si volt verso la palma degli archeologi, guard attentamente puntando la pistola e, per fortuna, non scorse nulla di strano. <<Maledizione, proprio su questa dannata isola dovevamo finire!>> imprec lei alquanto irritata <<Potevano assegnarci una missione pi divertente.>>

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<<Tranquilla, baby>> ribatt uno dei due uomini, riponendo larma <<Non sar unoperazione monotona la nostra due canaglie si nascondono a nord di qui, ma non immaginiamo neanche lontanamente dove.>> <<Dobbiamo scovarli prima che si azzardino a parlare>> spieg unaltra delle tre donne con aria incupita <<Possono mettere il sistema in seria difficolt, perci siamo obbligati a farli tacere per sempre!>> <<Ottimo>> intervenne la terza, facendo ruotare il revolver attorno allindice con impazienza <<Sempre pronti ad eliminare le carogne! Ci copriremo di gloria al nostro ritorno in patria.>> I cinque presero a sghignazzare, si sdraiarono a terra gli uni vicini agli altri, presero alcune birre dagli zainetti e brindarono al successo della loro importante missione. Dopo che furono abbastanza sbronzi, si diedero alla pazza gioia: si spruzzarono il resto della bevanda tra di loro, cantarono e strepitarono come degli ossessi. Luomo pi giovane della compagnia, chino su una delle amiche, prese a baciarla sulla bocca e sul collo con passione. Gli archeologi compresero che era il momento giusto per tagliare la corda, strisciarono lungo alcune palme molto distanti, convinti di non poter essere notati, e uscirono dalla boscaglia in breve tempo. Si fermarono davanti ai moai di Ahu Tongariki, riflettendo su ci che avevano visto; che facevano l quei tipi sinistri? Perch contavano di eliminare delle canaglie? Forse erano semplici killer che avevano un conto in sospeso con due persone: magari speravano di potersi vendicare. Eppure indossavano una mimetica e parlavano di conseguenze devastanti alla societ nel caso che fosse fallita la loro missione. Non potevano certo agire per conto loro. Ci doveva essere sicuramente qualcosa di losco e oscuro in questo complotto un motivo molto pi grande di Mario e Patrick, che riflettevano senza potersi dare una risposta. I due, assai irritati, decisero di lasciarsi alle spalle simili interrogativi. Carpirono la torcia e ripresero a camminare, sotto il cielo di unisola tanto meravigliosa quanto velata e misteriosa. I due archeologi non si sentivano pi le gambe a furia di camminare; guardarono i moai in prossimit del mare e compresero che erano ormai alle porte di Hanga Roa. Lorologio segnava le quattro e

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mezza anti-meridiane: erano volati fino a l con lansia di tornare al centro archeologico. Attraversarono una piana con passo pi lento ed imboccarono finalmente il sentiero sterrato che portava al capoluogo: gi vedevano profilarsi alcuni edifici allorizzonte. La solita quiete che regnava durante le notti pasquensi pareva essere turbata da un qualcosa di molto inquietante. Nellaria si fiutava quasi un senso di angoscia e sgomento; alcune urla lontane sembravano arrivare allorecchio dei due archeologi. Questi si lanciarono unocchiata interrogativa, accelerarono landatura con aria preoccupata e raggiunsero finalmente il corso del capoluogo. Una folla riluttante affollava stranamente la strada; molti imprecavano, altri stavano accogliendo le autorit: una manciata di poliziotti federali americani. Mario domand ad un tale cosa fosse accaduto e si sent rispondere che cera stato un incidente ad una persona pi avanti nientaltro. Evidentemente le forze dellordine non facevano passare nessuno. I due archeologi avvistarono finalmente una calca disposta in semicerchio attorno ad un ferito grave e si resero conto che erano tutti colleghi. Si fecero spazio con forza e, dopo mille tentativi, videro qualcosa che era meglio non vedere. Jerry Davis era a terra in un mare di sangue con ferite gravi alladdome e alla faccia: qualcuno gli aveva sparato. Mario, in lacrime, si accovacci accanto al suo amico. <<Maledizione, che cosa ti hanno fatto?>> mormor lui con la voce rotta dal pianto <<Chi ti ha ridotto in questo stato? Non preoccuparti, sta arrivando unambulanza a soccorrerti gi sento le sirene.>> <<No, troppo tardi>> ribatt Jerry con voce roca, quasi soffocata <<Mi hanno scoperto, bastardi. Credevo nella giustizia e nelle autorit, ma ora al diavolo.>> Mario rimase sorpreso e alquanto impressionato dalle parole dellamico. <<Ma chi?>> domand lui <<Di chi stai parlando?>> <<Ci sfruttano tutti quei dannati>> rispose Jerry con un filo di voce, dimenandosi quasi dai terribili spasmi <<Vogliono>> Queste furono le ultime parole di uno degli archeologi pi illustri, che aveva dato lanima per lIsola di Pasqua e per scoprire i suoi misteri. Ormai la sua passione e le sue speranze erano finite nella tomba con lui. Jerry Davis batt violentemente il capo e si spense con gli occhi serrati e levati al cielo rischiarato stava per sorgere

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lalba di un nuovo giorno, di cui lui non avrebbe pi fatto parte. Mario rimase a fissarlo e prese a strepitare dal dolore: un urlo prolungato per quel collega, nonch grande amico di vita. Provenivano entrambi dalla stessa citt ed avevano frequentato il liceo insieme ad Anaheim, un quartiere di Los Angeles. Ora nessuno pi gli avrebbe restituito la persona con cui marinava la scuola o andava dietro alle ragazze. Sarebbe stato ancora pi doloroso dover riferire della sua morte alla fidanzata di Jerry, che non aveva mai approvato la sua scelta di andare su quellisola sperduta nellOceano Pacifico. La polizia intervenne sul luogo del delitto ed intim a Mario di lasciare il posto. Patrick, vedendo che lamico non ne voleva sapere di andare, lo trascin via. I due si avviarono insieme verso il centro archeologico con aria da funerale: il canadese si interrog sul motivo di una morte assurda, mentre Mario non disse una parola. Poco vicino, la luce dellufficio di McNamara al palazzo del governatorato era accesa, malgrado fosse molto presto. Il diplomatico sedeva dietro alla sua scrivania e discuteva vivamente con qualcuno che gli stava dirimpetto. Questi era il Mitch Freedendall, il sovrintendente agli scavi sullIsola di Pasqua e capo degli archeologi. <<Cos stato punito un povero ragazzo incosciente>> sospir luomo <<Mi dispiace davvero per lui. Voleva soltanto un po di onore. Ma, dannazione, sarebbe bastata qualche minaccia!>> <<Neanche per sogno non potevo rischiare tenendo in vita un altro seccatore>> asser McNamara <<Non voglio assolutamente che troppa gente possa tenermi in pugno e far saltare il mio piano. Gi strano che non ho voluto far uccidere te.>> Il governatore giustificava la morte di quella persona scomoda, che avrebbe potuto nuocere ai suoi grandi progetti, con crudelt e con soddisfazione. Forse riteneva lomicidio da lui ordito come un sacrificio indispensabile per i suoi sogni di grandezza daltronde, come lui affermava spesso, il fine giustifica i mezzi. Eppure quello non era neanche lunico delitto previsto: McNamara asser che altre due canaglie conoscevano informazioni scottanti, ma presto le loro bocche sarebbero state cucite per sempre. Freedendall sent un forte rimorso: desiderava davvero scomparire per quello che aveva combinato. Quella notte, uno dei suoi archeologi pi promettenti gli

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aveva arrecato molto fastidio e non gli aveva dato alcuna possibilit di essere messo in guardia sulle conseguenze. Freedendall aveva consultato il governatore per un semplice consiglio ora avrebbe preferito non averlo mai fatto. McNamara linterruppe nei suoi ragionamenti asserendo di essere molto stanco: voleva riposare un poco. Il giorno dopo avrebbe dovuto lavorare parecchio perch era necessario sbrigare con urgenza alcune faccende a livello amministrativo. <<Non preoccuparti, Mitch>> sospir il governatore con fare diabolico <<Ci terremo in contatto per ogni novit.>> Freedendall si alz dal suo posto sbadigliando, ammicc e usc dalla stanza mormorando una mezza parola con aria da funerale.

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7 Un pezzo di mistero

Patrick vide la luce del sole pomeridiano che traspariva dalle tende del suo studio: era sdraiato mezzo intontito sul divano. Quando era tornato al centro, si era steso per riflettere sulle nuove ricerche con aria assopita e aveva progressivamente chiuso occhio. Si alz e guard lorologio: erano le due e mezza. Ricord di aver preso il forziere del tesoro dal deposito in cui si trovavano tutti i reperti archeologici, and dietro alla scrivania e lo trov a terra affianco alla sedia. Patrick aveva intenzione di condurre da solo le ricerche del primo indizio del sacerdote pasquense: Mario era abbastanza gi di morale o almeno cos pareva lultima volta che laveva visto. Pos il forziere sulla scrivania, agguant una lente di ingrandimento tra i suoi attrezzi ed esplor con locchio la superficie esterna del reperto. Rimase per un quarto dora a scrutare, finch non adocchi alcuni simboli che parevano condurlo ad una buona pista: alcuni omini incisi sul retro indicanti un punto preciso del forziere. Patrick lo volt e vide che i segnali si perdevano sul fondo del baule: che poteva significare? Non aveva neanche la minima idea di cosa fosse lindizio, quindi non sapeva cosa cercare. Sfior con le dita la superficie metallica, gli parve di sentire il vuoto sotto e picchi pi violentemente, comprendendo di non aver sbagliato mossa. Forse era arrivato alla soluzione. Patrick carp un martello di gomma, batt contro il metallo e not che si era staccato con molta facilit: il baule aveva un doppio fondo allesterno. Riusc ad intravedere tra la polvere una tavoletta di pietra ben conservata, lestrasse dal forziere e si rese conto che era rimasta l per pi di cinquecento anni. Patrick soffi con forza sullasse rocciosa: i simboli erano ben visibili. Not

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in basso a destra anche lincisione rudimentale di una foglia: questa, senza ombra di dubbio, si poteva identificare con il toromiro. Il primo indizio della caccia al mistero era venuto finalmente alla luce. Il canadese era davvero entusiasta. Guard meglio i simboli e comprese che erano tipici della lingua delle isole Marchesi: la prova lampante che aveva scritto il vecchio sacerdote. Se si fosse trattato di rongo-rongo, la scrittura antica dei pasquensi, sicuramente la tavoletta sarebbe rimasta avvolta nel mistero. Da secoli, glottologi e studiosi tentavano di decrittare un centinaio di tavolette nel vero e proprio linguaggio dei sacerdoti Rapa Nui, ma mai nessuno era riuscito nellimpresa. Alcuni ipotizzavano che la parola rongo significasse pace e ritenevano gli scritti trattati di non belligeranza tra corti e lunghi orecchi. Altri credevano che fossero formule per rituali magici e molti ancora pensavano ad annali e monografie rudimentali di storia pasquense. I simboli di quella lingua perduta rappresentavano un esemplare molto raro di scrittura primitiva; infatti presentavano molte somiglianze con i segni ritrovati a Moenjio-Daro, nella valle del fiume Indo. Decrittare il rongo-rongo sarebbe stata una vittoria per i glottologi e un aiuto per comprendere meglio le tradizioni di popoli cos lontani dalla nostra cultura. Patrick esamin, ancora una volta, i geroglifici con la lente di ingrandimento, annu e cominci a tradurre, supportato dal suo computer portatile, con lentusiasmo alle stelle. Non fu un lavoro molto facile, ma verso le sette e mezza di sera il canadese poteva ritenersi soddisfatto del suo operato; era stato disturbato soltanto due volte, quando un collega era venuto a prendere il forziere del tesoro per portarlo nel magazzino: i seccatori di sempre. In quel mentre, il comandante pasquense Rong Kohau era con un gruppo di quattro suoi armigeri sul corso principale di Hanga Roa; la squadra camminava di soppiatto riparata dietro alcuni moai: tutti parevano disarmati, ma, in realt, portavano dei coltelli ben affilati e pistole calibro nove nelle tasche delle loro casacche. La banda era giunta nel villaggio proibito ai nativi per portare a termine la missione approvata dal re nella massima segretezza e non aveva alcuna intenzione di deludere le aspettative. I cinque pasquensi strisciarono, mimetizzandosi tra lerba, raggiunsero in breve il retro del centro archeologico e si appostarono dietro ad un muro

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abbastanza alto. Il capoluogo si era alquanto svuotato: molti soldati americani erano rimpatriati, lasciando solo poco meno di mille unit a presidiare lisola, e con loro parecchi delegati del ministero degli esteri. Solo il colonnello Wilkins e il generale Blackwell erano rimasti per combattere in caso di necessit. Ora McNamara avrebbe diretto tutto lui sullisola come meglio riteneva opportuno. Kohau scrut lingresso sul retro del centro archeologico, guard attentamente la zona e comprese che era il momento buono: corse verso la porta con i suoi ed entr. La squadra si mosse di soppiatto e attravers un corridoio con cautela. Il capo della banda adocchi alcune indicazioni sulla parete, not che il deposito dei reperti era al piano di sopra e invit gli altri a fare qualche altro passo in avanti. I cinque armigeri salirono le scale, udirono alcune voci in lontananza, aprirono la prima porta che si trovarono davanti ed entrarono in una sala buia; appannarono luscio, notarono tramite uno spiraglio che stavano passando due archeologi e attesero un po. Quando si sentirono al sicuro, furono in procinto di lasciare quel posto. Kohau si appoggi al muro, mentre i suoi aprivano la porta, e attiv per sbaglio linterruttore della luce; i cinque videro una sala abbastanza grande con parecchie librerie e senza alcuna finestra: la sala dei reperti era quella. Al centro, si poteva ammirare una lunga scrivania rettangolare, su cui erano riposte alcune mappe ed un forziere, quello del tesoro tanto cercato. I pasquensi sinchinarono davanti a quelloggetto cos prezioso e uno di loro lafferr ridendo: pensavano di averla fatta in barba a McNamara e a tutti gli archeologi. Kohau si fece passare in mano il baule, sent al contatto che il fondo era spaccato, diede unocchiata e inorrid: il pezzo di mistero, come tutti i pasquensi lo chiamavano, era andato. Il generale indigeno sent i suoi nervi a pezzi, serr i pugni e lasci cadere al suolo il forziere con uno scatto improvviso. Il rumore provocato dallurto rimbomb e allarm gli archeologi vicini alla sala. La banda comprese di dover tagliare la corda; i cinque aprirono leggermente la porta, sentirono il rumore ancora lontano di alcuni passi e si affrettarono a serpeggiare fuori il magazzino. Se avessero sceso subito le scale, qualcuno avrebbe potuto avvistarli. Kohau vide una parete sporgente a sinistra, in fondo al corridoio, che faceva al caso loro: gli avrebbe permesso di ripararsi l dietro se fosse sopraggiunto qualcuno. I pasquensi seguirono le disposizioni del

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loro comandante; quattro archeologi, poco dopo, corsero a vedere cosa fosse successo ed entrarono nella sala del reperto, dando lopportunit ai fuggiaschi di scappare. I cinque scesero le scale con cautela e si avviarono alluscio sul retro delledificio; proprio in quel mentre, udirono le urla alle loro spalle di alcuni archeologi che li avevano avvistati. Poco importava ormai. I pasquensi uscirono in strada e scapparono verso Rongo con la coda tra le gambe: gli statunitensi avevano scoperto lindizio e avrebbero pagato a caro prezzo la loro curiosit. Patrick era ancora nel suo studio e stava bevendo un goccio di tequila, che aveva preso dal mobiletto dei liquori vicino alla finestra: aveva appena corretto alcune cose della sua traduzione, che ora si poteva definire davvero ultimata. Era contento di ci che aveva scoperto e non vedeva lora di dire tutto a Mario. Poco prima, aveva sentito il volume dello stereo al massimo provenire dalla stanza accanto, in cui alloggiava proprio lo scopritore del tesoro; forse la musica poteva infastidirlo, ma a Patrick piaceva molto Billie Jean, uno dei pi grandi successi di Michael Jackson. Proprio questo cantante di enorme successo era il preferito di Mario, malgrado fosse vissuto molto tempo prima. Ora tutto taceva. Il canadese sapeva che il suo vicino usava la musica per rilassarsi o per farsi confortare: almeno Patrick auspicava che lamico si fosse fatto una ragione della perdita di Jerry. Pens fosse il momento buono per andare da Mario, prese il suo computer portatile e, proprio mentre stava lasciando la stanza, sent qualcuno bussare alla sua porta. And ad aprire: era proprio il suo vicino di stanza, che si era sciacquato la faccia, sistemato i capelli e messo il dopobarba, pronto a tornare in gioco. Patrick invit Mario a sedere davanti alla scrivania. <<Come va, amico?>> domand il canadese <<Va meglio ora?>> <<Molto bene>> sorrise laltro, che non riusciva ad essere triste per troppo tempo <<Lasciamoci tutto alle spalle e lavoriamo per scoprire il mistero. Credo che queste fossero le ultime volont di Jerry.>> Patrick se ne rallegr e gli raccont tutto della sua ardua impresa di traduzione. Spieg che il testo tradotto non indicava esplicitamente il luogo in cui trovare il secondo indizio della caccia, ma faceva comprendere tutto in modo chiaro. Raccont anche di come era

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riuscito a trovare la tavoletta, che non era sicuramente bene in vista, e si ritenne soddisfatto di non aver sprecato troppo tempo a cercare. Mario, entusiasmatosi a vista docchio, chiese di poter vedere immediatamente la traduzione; lamico pos il computer portatile sulla scrivania, apr un documento word e lesse scandendo bene le parole. E cominciata la caccia al mistero; viandante inesperto ed incosciente, lascia immediatamente il gioco se non cosa per te! Devi trovare un altro pezzo sul monte sacro laddove la grande caldera spenta e gli scalpellini tagliuzzavano di gran lena, finch non si sono ribellati. Ahim, mai uscirai da quel luogo, a meno che non scruti sotto il gigante incompiuto, dove la grazia degli dei mai si offuscher. Viandante, mai uscirai dalle acque tempestose lavorando solo di pala potr solo aiutarti la foglia dellalbero sacro, che avvisterai quando sarai arrivato finalmente a vedere la sponda. Mario rimase un po in silenzio, gir il portatile verso di s e rilesse frettolosamente le poche righe. Lindizio si riferiva ad uno dei rilievi presenti sullisola con un aggettivo insolito: mai nessun archeologo aveva pensato ad uno sacro per i pasquensi. A Patrick ne vennero in mente molti simili: lOlimpo, il massiccio dellUluru chiamato pi comunemente Ayers Rock , il Tibet e il monte Athos. La descrizione si faceva pi chiara in seguito, quando specificava la natura del luogo: una cava di pietra, in cui gli scalpellini prelevavano e lavoravano con impegno e con accuratezza. Queste righe avevano fatto trasalire i due archeologi: non vi erano margini di errore ormai il posto descritto era sicuramente il Raro Raraku, un vulcano spento. Qui i corti orecchi estraevano tonnellate di pietra con arnesi rudimentali, costruivano, sorvegliati a vista dai loro dominatori e frustati se necessario, i famosissimi moai e li innalzavano con tronchi di legname e funi. Da l gli schiavi trascinavano con quelle stesse corde le sculture, che pesavano tonnellate, fino ai siti di adorazione solitamente posti allingresso dei villaggi. Questa non era certo lunica teoria sul trasporto dei moai: alcuni sostenevano che sulle antiche strade veniva posto un tappeto fatto con rulli di legno in modo da far scivolare facilmente la statua distesa. Altri credevano che una scultura venisse addirittura costruita a pezzi e,

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poi, assemblata sul posto: questa tesi sembra che possa essere smentita facilmente, poich sono stati trovati solo grandi moai nella cava del Rano Raraku. Tuttavia nessuna ipotesi poteva essere esclusa del tutto in mancanza di prove lampanti. La descrizione parlava di una ribellione degli scalpellini: allepoca della guerra civile sullisola, i costruttori si unirono probabilmente al resto della loro gente per battere i lunghi orecchi. Volevano protestare contro labbattimento degli alberi, operazione che impoveriva il suolo e negava loro il pane; inoltre, erano senzaltro ansiosi di dare una lezione ai loro oppressori, che li costringevano a fatiche sovrumane. Guardando il sito del Raro Raraku, il tempo sembrava essersi fermato del tutto: si poteva notare che gli strumenti in pietra erano vicino ad alcuni moai incompiuti proprio come li avevano lasciati gli scalpellini allepoca delle rivolte. Alcuni ricercatori credevano che gli scultori avessero abbandonato allimprovviso i lavori per insorgere; invece, altri pensavano che questi avessero lasciato gradualmente i lavori, poich il legno per trasportare i moai diminuiva man mano fino a cessare del tutto: la rivolta sarebbe scoppiata solo in un secondo momento. Le ultime righe della tavoletta erano incentrate sullimpossibilit di trovare un misero indizio in un campo di ricerche cos ampio; quindi, il sacerdote consigliava di cercare sotto un qualcosa di incredibilmente maestoso: sicuramente, secondo i due archeologi, si doveva trattare del moai gigante alto diciotto metri, il pi grande mai trovato a Rapa Nui e rimasto incompiuto nella cava. Mario spieg che lautore usufruiva naturalmente di una metafora, quando parlava delle acque tempestose, per indicare la fase concitante di una ricerca cos importante. Il sacerdote consigliava di non lavorare solo di pala, che pareva un incitamento ad usare anche la testa nelle situazioni pi difficili: evidentemente limpresa non sarebbe stata facile neanche con lultima precisazione. Patrick, mormorando i due righi finali, diede la sua interpretazione; soltanto dopo aver visto la foglia dellalbero sacro sicuramente il toromiro incisa su una tavoletta, i cercatori potevano dichiarare di aver trovato finalmente il secondo indizio senza margine di errore. <<La tavoletta molto pi comprensibile di quello che sembra al primo impatto>> comment Mario al settimo cielo <<Finalmente possiamo dire di essere sulla pista giusta, amico!>>

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<<Si, ma la strada per il mistero lunga>> sospir Patrick, sprofondando nella sua sedia <<Speriamo vada tutto per il verso giusto.>> Il canadese disse che era necessario organizzare unequipe, mettere insieme un gruppo di colleghi con cui poter iniziare la caccia: pi gente si ha al seguito e maggiore la probabilit di successo. Mario approv la scelta di Patrick, assicurandogli di avere gi in mente chi assumere nella compagnia. Il canadese ribatt spiegandogli che non potevano organizzare la spedizione da soli. Malgrado gli archeologi avessero molta libert sullisola, erano sempre dipendenti statali ed obbligati a scavare dove indicavano i superiori. Patrick e Mario dovevano mettere al corrente Freedendall delle nuove scoperte sul mistero ed indurlo ad appoggiare la loro spedizione al Rano Raraku. Magari potevano suggerire al sovrintendente i nomi dei colleghi con cui lavorare, ma, per il resto, non potevano fare nientaltro. <<Mitch potrebbe, nel peggiore dei casi, rifiutarsi di ufficializzare la nostra ricerca>> comment Patrick <<In tal caso, saremmo assegnati ad altri scavi e costretti a fare tutto da soli nel tempo libero ma non credo: il capo nostro amico.>> <<Sembra pi un compagno di giochi che il sovrintendente>> rise Mario <<Permette a tutti noi di gestirci come vogliamo, di proporre dove scavare e di far parte dei progetti che pi ci garbano.>> I due archeologi videro che erano quasi le nove, ora di cena, e sincamminarono verso un bar vicino tra una risata e laltra.

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8 Progetti pi o meno leciti

La luce tenue dello studio di Mitch Freedendall era ancora accesa alluna e mezza della notte; il capo degli archeologi era chino tra le sue carte con sguardo abbastanza accanito. Aveva una penna nella mano destra appoggiata su un foglio: non scriveva una sola parola da circa venti minuti. Unora e mezza prima aveva ricevuto la visita di Mario e Patrick, che gli avevano raccontato tutto. Mitch era rimasto molto sorpreso e aveva seguito attentamente le loro parole, senza mai interromperli. Era felicissimo. Quando aveva sentito parlare della loro spedizione, era parso ancor pi entusiasta: aveva assicurato che era pronto a sborsare i soldi per le ricerche anche di tasca sua. Mitch aveva fatto subito i conti per il budget, che, tolti i compensi agli archeologi, non rappresentava, per niente, una spesa proibitiva. Mario e Patrick avevano aggiunto che avrebbero condotto le ricerche anche senza vedere il becco di un quattrino. Mitch li aveva rassicurati e non si era perso in chiacchiere: aveva stilato una lista degli archeologi per lequipe di ricerca e scartato vari nomi. Alla fine, aveva preferito affiancare a Mario ed a Patrick solo due archeologhe, le pi abili a suo parere, piuttosto che tante altre persone inesperte. Le donne scelte erano la ventiquattrenne australiana Alicia Bresciano, molto acuta ed erudita, e la bella ventottenne cubana di colore Mercedes Ramirez, amante dellavventura. Inoltre non solo la spedizione era molto gradita ad alcune losche persone che conosceva Mitch, ma era anche un ottimo modo che aveva il capo degli archeologi per togliersi di torno le due dipendenti pi curiose e sveglie, che avrebbero potuto arrecargli molto fastidio. Lequipe prometteva molto bene con un organico del genere e dava la sicurezza a Mario e Patrick di portare dietro due

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colleghe appassionate e desiderose di scoprire quanto loro. Mitch ora sedeva su quella sedia con aria alquanto inquieta: era indeciso sul da farsi. Pos di scatto la penna, estrasse il cellulare dalla tasca dei pantaloni e compose un numero con fare inquieto. <<Signor governatore, ho novit sensazionali! Non immagina neanche cosa sta per accadere. Mi ascolti bene perch quello che ho da dire molto importante.>> Il palazzo reale di Rongo era davvero cupo quella notte come non mai: soltanto un piccolo lampione illuminava lingresso. Ancora una volta, il re pasquense Hotukau era nella sala del trono con il comandante Kohau; questi, che era arrivato al suo cospetto circa tre ore prima, aveva riferito tutti i particolari della sua missione e parlato a lungo su una lezione da dare agli americani. <<Non facile intimidire quei bastardi!>> esclam il monarca, seduto sul suo trono <<Dobbiamo trovare una soluzione radicale siamo obbligati ad agire come mai abbiamo fatto nella nostra gloriosa storia.>> <<Io opterei per un raid nel capoluogo>> spieg Kohau <<Con il nervosismo alle stelle, massacreremo certamente gli statunitensi. E vero che i nostri nemici sono molto abili, ma io so benissimo come spronare i miei uomini.>> Hotukau rimase a pensare per un minuto: la soluzione del generale era troppo avventata; combattere contro una delle pi grandi potenze mondiali sarebbe stato complicato e vincere sarebbe stato un sogno al limite dellimpossibile. Il monarca sbadigli e, quando fu sul punto di lasciar perdere, sent quasi bisbigliare una voce nella mente. Nonostante tutto, era un ottimo piano: i soldati americani non erano tanti e le sue truppe erano soverchianti; anzi valeva la pena tentare una soluzione ancora pi azzardata di quella di Kohau, il pericolo faceva parte delle azioni militari daltra parte. <<Rong, che ne diresti se, invece, occupassimo militarmente tutta lisola!>> trasal Hotukau <<Potresti dividere il tuo esercito in vari contingenti, ognuno dei quali muover verso una zona dellisola. In breve tempo, queste squadriglie si rincontreranno a Rongo, dopo aver buttato a calci in mare gli americani!>> Mai nessun re aveva azzardato dire una cosa simile o pensare lontanamente di attaccare battaglia con cos poche garanzie, almeno

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da quando i corti orecchi avevano battuto i loro oppressori. Kohau rimase in silenzio, cerc di balbettare una mezza parola, ma poi si ferm: perch obiettare? La proposta gli piaceva eccome: i militari sognano sempre di condurre unoperazione cos insolita e gloriosa allo stesso tempo. Il gusto di mettersi alla prova era palpabile per Kohau. Questi manifest il suo entusiasmo, estrasse una cartina rudimentale dellisola dalla tasca e spieg cosa aveva in mente. Un esercito imponente di tremila pasquensi, circa la met delle forze armate dei nativi, si sarebbe radunato a Rongo. Da l il generale li avrebbe divisi in tre grossi gruppi: uno si sarebbe mosso verso Cabo Norte ed avrebbe tentato di occupare Anakena; un altro avrebbe raggiunto Punta Angamos attraverso lentroterra e, da quel posto, sarebbe partito verso il Rano Raraku e Vaihu per ripulire anche la costa meridionale dai nemici. Il terzo gruppo, capeggiato da Kohau in persona, avrebbe affrontato la battaglia pi difficile: si sarebbe infiltrato a Hanga Roa e mosso fino a Cabo Sur, se fosse riuscito nellintento. <<Ottimo, generale>> comment soddisfatto il re <<Mi piace questo piano. Agiremo domani sera. Quei dannati americani impareranno una volta per tutte chi il pi forte tra i due schieramenti.>> Kohau annu, ripose la cartina e salut dicendo di andare a riposare in vista del grande giorno dei preparativi. Hotukau approv e rimase unaltra mezzoretta sul trono: si addorment l.

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9 Una pista interessante

La compagnia dei quattro cercatori del secondo pezzo di mistero era riunita fuori al centro archeologico alle sette di un mattino molto luminoso. Mario e Patrick, che avevano dormito ben poco, avevano avuto modo nelle due ore precedenti di conoscere meglio le due colleghe, che raramente si erano aggregate con loro agli scavi. Ora Mario stava parlando affabilmente con laustraliana Alicia Bresciano. Lamericano laveva vista poche volte, ma ora che se lera trovata di fronte constat che era ancora pi bella da vicino: era molto alta, aveva un fisico perfetto, i capelli castano chiaro che tendevano quasi al biondo, gli occhi azzurri ed un naso abbastanza piccolo e grazioso. Alicia lavorava quasi sempre con la sua amica inseparabile, Mercedes Ramirez: queste portava capelli castani lunghi e ricci, era scura, abbastanza robusta ma di una bellezza impressionate, tipicamente latino-americana. <<Cos finalmente ho il piacere di incontrarti, Mario>> asser Alicia <<Il tuo nome molto noto nellambiente>> <<Anche il tuo non poca cosa>> rise Mario <<Ci sono poche ragazze attraenti come te in giro.>> Patrick interruppe la discussione dicendo che era ora di partire. I cercatori indossarono gli zainetti e partirono con una jeep a quattro posti in direzione del Rano Raraku: finalmente lavventura cominciava sul serio. Lamericano era al posto di guida e stava accelerando sperando di raggiungere la meta prima possibile, il canadese era al suo fianco, Alicia e Mercedes sedevano sul sedile posteriore e discutevano a bassa voce. La jeep attravers Hanga Roa e procedette lungo una piana erbosa, disseminata di qualche moai raro. Alicia fece alcune domande sulle nuove scoperte a Mario e si

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mostr decisa a trovare questo indizio. Mercedes si godeva laria fresca che tirava: non sarebbe mai voluta scendere da quella vettura. Imprec e domand perch la spedizione era stata fissata alle prime luci dellalba. La sua amica rispose che Freedendall aveva deciso: non si poteva obiettare sulle decisioni del capo. La jeep super finalmente il villaggio costiero di Vaihu, da cui si profilava lombra minacciosa di alcuni moai molto alti, attravers un sentiero sterrato immerso nel verde in breve tempo e giunse finalmente in prossimit del Rano Raraku. Mario ferm il fuoristrada abbastanza lontano dal vulcano e scese con gli altri passeggeri. I quattro avevano optato per proseguire a piedi, perch pi avanti la piana cominciava ad essere ostacolata dalle statue. Patrick si volt e osserv che la riva del mare, frastagliata e volta a formare uninsenatura, era davvero poco distante; proprio vicino alle acque, sorgeva il complesso di Ahu Tongariki, una serie di moai posti su ununica piattaforma. Il vulcano era nellentroterra, invece: si trattava di un rilievo abbastanza basso, con due vette; la prima ospitava la caldera, luogo in cui trovava posto la cava, ed era un po pi alta della seconda. Le cime erano separate da un leggerissimo pendio nella parte centrale. Gli archeologi finalmente si mossero e giunsero sul versante del vulcano, disseminato di moai senza piattaforma che guardavano stranamente verso il mare. Secondo alcune ipotesi, quelle sculture stazionavano l da secoli in attesa di essere trasportate, poich la cava era gi piena: questo spiegherebbe anche perch non avessero la piattaforma sotto o un pukau, un copricapo. Questi, fatti solitamente di terracotta, erano intagliati a Puna Pau, vicino il sito di Ahu Akivi, pressappoco al centro dellisola, ed erano posati sui moai dopo il loro trasferimento al sito prestabilito. Alcune sculture del Rano Raraku, nel corso del XXI secolo, erano state trasferite nei luoghi di culto, mentre ad altre gli archeologi avevano aggiunto gli occhi. Gli studiosi, molti decenni prima, avevano scoperto che originariamente i moai li possedevano, perci era sembrato loro giusto abbellirli aggiungendo questo particolare della faccia. I pasquensi scolpivano la forma degli occhi nel corallo e vi disegnavano sopra una pupilla con grande cura; con questi, le statue sembravano vive. Gli occidentali, dopo questa grande scoperta, riuscirono a comprendere finalmente perch i nativi chiamavano

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Rapa Nui anche col nome Mata ki te rangi, gli occhi del cielo. La parola era una metafora che stava ad indicare linsieme delle anime, racchiuse nelle statue, dei mitici antenati che vegliavano sul loro popolo dallaldil tramite quegli occhi di corallo. I quattro archeologi salirono lungo il versante del Rano Raraku con grande fatica: si aiutarono con alcuni bastoni di legno ansimando sempre pi insistentemente. Molti passi dopo, riuscirono a vedere la cima e la caldera del vulcano: era molto ampia e ricoperta da erba, spezzata qua e l dal terriccio rosso, e caratterizzata da un pendio abbastanza dolce. Qualche cavallo selvaggio scorazzava libero sul prato. Il posto di nascita dei moai e la cava di pietra erano proprio nella caldera, il luogo indicato dallindizio. Sotto i piedi degli archeologi, nella zona di massima depressione, trovava posto un piccolo laghetto: era lideale per rinfrescarsi quando faceva troppo caldo ed anche per i cavalli, che andavano ad abbeverarsi. Una volta, quel luogo era la pi grande riserva idrica, insieme a quella del Rano Kau, che i pasquensi avevano a disposizione in un luogo arido e secco come lIsola di Pasqua. I quattro corsero lungo il pendio della caldera e scesero verso la cava: magari dopo, durante le ore pi calde della giornata, avrebbero approfittato del laghetto a pochi passi. Notarono subito una serie di nicchie scavate, in cui erano conservati dei moai imponenti e quasi finiti, alcuni arnesi di pietra e tante sculture incompiute poggiate sul suolo, coricate o erette; una, che colp Alicia in particolar modo, raffigurava soltanto la faccia fino al setto nasale, mentre unaltra era senza il torso. Gli archeologi ragionarono sul da farsi; Patrick indic due grossi moai, poggiati sul suolo vicino una zona in cui il pendio sembrava particolarmente eroso dal lavoro degli scalpellini che estraevano la pietra. Uno di quelli era lunghissimo da far paura ed era la statua pi imponente di tutta lisola, cui Mario e Patrick avevano pensato subito; molto spesso era soprannominata gigante incompiuto dagli archeologi, il che faceva presagire che il sacerdote descrivesse quello anzi, sicuramente il pasquense alludeva a quel moai. Ora era davvero difficoltoso riuscire a scrutare sotto il colosso: era necessario smuoverlo almeno di un centimetro. Mario, sicuro della forza fisica oltre che mentale del gruppo, sugger di agganciare alcune funi molto robuste che aveva nel suo zainetto agli spigoli della statua; facendo cos, i quattro avrebbero potuto trascinarla.

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<<Sei impazzito!>> esclam Alicia, rivolgendosi al collega <<Come diavolo facciamo lopera darte pesa diverse tonnellate.>> <<Se lhanno fatto i corti orecchi, figurati noi>> asser Mario <<Provare non costa nulla.>> <<Come minimo ci ritroveremmo tutti in infermeria con la schiena spezzata>> sugger Mercedes <<se non nella tomba.>> La cubana pens di cospargere la scultura di qualche sostanza untuosa, in modo che fosse possibile farla scivolare con facilit dal posto in cui era ferma da secoli. Patrick fren il suo ragionamento: unazione del genere avrebbe danneggiato come minimo il monumento. Mercedes ribatt che era molto pi importante trovare il mistero che conservare un moai, poich ne esistevano migliaia di copie pressappoco uguali sparse per tutta lisola. <<Che andate blaterando!>> intervenne Alicia <<Ogni statua unopera unica e da salvaguardare. Per gli archeologi, non esistono ritrovamenti di categoria superiore o inferiore. Tutti sono importanti!>> Patrick e Mario concordarono, asserendo che dovevano trovare un modo per agire senza rovinare in alcun modo il gigante. Alicia pens al terreno circostante e sent che le era venuta unidea geniale. Laustraliana sugger che era possibile vedere sotto il moai scavando una grande fossa in sua prossimit; in seguito, era necessario scavare un piccolo traforo, che passava sotto la scultura. Facendo cos, avrebbero realizzato il loro scopo. Mario si compliment con Alicia per il piano banale ma brillante ed efficace, oltre a pensare perch non gli fosse venuta in mente prima unidea simile. Gli archeologi agguantarono pale e picconi e cominciarono a scavare. A mezzogiorno stavano ancora battendo sul terreno con estrema cautela: non dovevano assolutamente danneggiare la statua e questo richiedeva la massima attenzione. Una fossa abbastanza larga era stata scavata proprio accanto al moai, mentre il foro che si stagliava al di sotto della statua era stretto e piccolo, ma abbastanza buono per vedere se ci fosse stato qualche indizio. I quattro presero delle torce, scesero nella buca, illuminarono la parte interessata e vi infilarono anche le pale per cercare di sentire qualcosa di duro: il nulla pi totale. Forse il cofanetto era un po pi in alto del traforo o, magari, dovevano semplicemente allargare il corridoio di terra

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sotto il moai. Patrick, convintissimo che gli indizi erano corretti, incroci le dita e diede queste disposizioni: la tavoletta non poteva sbagliare. Gli archeologi picchiarono con il piccone contro le pareti del piccolo traforo sotto il moai e, molti colpi dopo, riuscirono a farne una mini-galleria, in cui due persone entravano a malapena se rimanevano accovacciate o stavano carponi. Le due donne si immisero al suo interno e presero a colpire sopra la volta della galleria, che ormai giungeva quasi a contatto il moai gigante in superficie; Mario e Patrick, invece, uscirono fuori dalla buca per fornire loro indicazioni. Mercedes, a furia di picchiare dalla galleria verso la superficie, fece crollare una parte dello strato di terriccio che la divideva dal terreno, provocando uno smottamento. Il moai gigante cadde di fianco allinterno della buca, alzando una notevole quantit di terriccio e travolgendo la cubana ed laustraliana. I due archeologi rimasti fuori da quel disastro rimasero letteralmente di stucco urlando. Si sentirono le grida di paura delle due sventurate, poi il nulla. Mario e Patrick si gettarono immediatamente nella buca, videro che lingresso al traforo da sottoterra era sbarrato da alcuni ammassi di terra nera, li rimossero e diedero unocchiata alle colleghe: Alicia era privi di sensi, mentre Mercedes aveva il volto sporco di sangue e sussurrava qualcosa. Lamericano e il canadese tirarono fuori le colleghe dalla galleria, prestarono soccorso alla cubana ferita e cercarono di vedere se laustraliana era ancora viva. Mario, chino su Alicia con aria sconvolta, le mise due dita sulla gola, constat che respirava poco e rimase quasi di stucco. Patrick prese la cassetta del pronto soccorso dal suo zainetto per medicare Mercedes. Mentre tagliava un po di nastro adesivo, vide lamericano impalato davanti Alicia e lesort a fare qualcosa con aria furiosa se non voleva vederla morta: magari la respirazione bocca a bocca. Mario avvicin le labbra a quelle dellaustraliana e sent un improvviso senso di tenerezza nei confronti di quella donna, che conosceva appena e gi sentiva cos vicina a lui non solo fisicamente. Le sfior il viso e i capelli con delicatezza, finch non vide che stava accennando a riprendersi. Mario le disinfett e fasci due tagli abbastanza profondi su un braccio e su una gamba, poi sent Alicia mormorare alcune parole. Laustraliana ringrazi vivamente lamico e disse, toccandosi la fronte, di avere un terribile mal di testa; lo statunitense

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spieg che, per fortuna, il moai era caduto in modo da provocare pochi danni. Se fosse crollato sul dorso, avrebbe sicuramente schiacciato chiunque vi fosse stato sotto col suo peso. Alicia, seppur dolorante, si rialz, sfior la guancia di Mario con le labbra e vide attorno a s che Mercedes stava bene, malgrado queste faticasse ancora a riprendersi. Patrick si avvicin allamico americano. <<E evidente che lindizio non l>> asser il canadese indignato <<Guarda che guaio accaduto per approvare a scavare l sotto se ci fosse scappato qualche morto, avremmo potuto essere indagati per omicidio colposo: noi siamo i responsabili della missione! Intanto non sappiamo pi che via prendere.>> <<Il sacerdote ci ricordava di dover lavorare anche di testa e non solo con la pala>> spieg Mario con ironia <<Abbiamo fatto il contrario di ci che diceva e si sono visti i risultati molto confortanti.>> Lo statunitense and a fare una passeggiata sulle sponde del laghetto da solo, mentre il canadese badava ai feriti; una foglia di toromiro sotto un gigante incompiuto nella caldera in cui gli scalpellini tagliuzzavano. Mario si chiedeva dove avevano sbagliato lui e Patrick. Il posto sicuramente era esatto: non esisteva unaltra cava di pietra come quella descritta dalla tavoletta egli era sicuro pi della morte che fosse il Rano Raraku. Il gigante dava ora tantissimi problemi: eppure la soluzione dellenigma era a portata di mano, Mario lo sentiva. Era uno stato di grande meditazione, come mai era accaduto in vita sua.

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10 La febbre dellattesa

Rongo pareva davvero un porto di mare alle quattro di quel pomeriggio rovente: migliaia di guerrieri si erano riversati con la massima segretezza nel villaggio. Kohau stava dando loro disposizioni davanti al palazzo reale, dove molti uomini erano gi stati raggruppati per missione. Aveva gi scelto i luogotenenti delle due spedizioni cui non poteva partecipare: Takapu Matari avrebbe guidato i suoi mille verso il nord, mentre Anakivi Atamu si sarebbe mosso ad est. Ora, mentre assisteva agli ultimi preparativi, rifletteva su una buona strategia per occupare il capoluogo: non si trattava di una missione molto facile, ma il generale indigeno aveva intenzione di portarla a termine con qualunque mezzo. Kohau escluse una minima possibilit di fuggire: nel caso i pasquensi si fossero trovati in seria difficolt, preferiva continuare a lottare e morire insieme ai suoi con dignit piuttosto che darsi alla fuga. I soldati conoscevano bene questa presa di posizione, ma non obiettavano: nelle loro vene sgorgava il sangue dei loro antenati, che avevano sempre combattuto a testa alta per la patria ed essi erano pronti ad emularli, perch Rapa Nui potesse vedere una nuova alba. Volevano ammirare un giorno in cui tutti i pasquensi fossero stati liberi da ogni giogo straniero. Il comandante Atamu si avvicin al suo superiore Kohau e chiese a che ora era prevista la partenza. Il generale rispose che preferiva aspettare limbrunire, perch il buio era larma in pi al fine dei loro tremila guerrieri. Si sistem cos sotto una pianta vicina, una delle poche, e attese con le braccia conserte; guard i suoi soldati esercitarsi con le loro armi mentre sparavano ad alcuni bersagli

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sparsi nel campo vicino e chiuse progressivamente gli occhi. Si sarebbe destato quando sarebbe stato il momento di partire.

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11 Soluzione agognata

Gli archeologi erano ancora sul Raro Raraku, ma questa volta non stavano lavorando di gruppo: camminavano liberamente per la caldera in cerca di una soluzione allindovinello del sacerdote, che evidentemente non indicava il posto tanto sperato. Mario passeggiava nervosamente sulle sponde del laghetto con Alicia, dopo aver dato unulteriore occhiata al moai pi grande. Stava letteralmente impazzendo: possibile che il pezzo di mistero giacesse sotto un gigante incompiuto? Molto probabilmente s, ma la frase doveva possedere sicuramente un doppio senso per dare precise indicazioni: che voleva intendere lautore di quellenigma? A cosa poteva mai riferirsi quella parola tanto oscura? Mario ricord che il sacerdote aveva raccomandato di usare ragione oltre agli strumenti di scavo: doveva spremersi le meningi e trarre a suo vantaggio tutti gli elementi che potevano aiutarlo nel ragionamento. Aveva ristretto il campo alla caldera del Rano Raraku, perci il gigante doveva essere da qualche parte l vicino. Pochi oggetti trovavano posto nella caldera del vulcano: le nicchie nellerba non potevano nascondere un qualcosa di enorme, le statue ormai erano gi state ispezionate da cima a fondo e rimaneva il laghetto del cratere. Mario aveva gi scrutato bene le sue acque abbastanza trasparenti, ma era sicuro di non aver notato niente di particolare: solamente qualche blocco di pietra ed un fondo roccioso e brullo. No, era convinto che il laghetto non possedeva minimamente i requisiti per incuriosirlo pi di tanto; il suo sesto senso gli diceva di guardare in superficie. Si volt di scatto, guard tutta la caldera con unottima visuale e fu sicuro di non notare nulla che gli era sfuggito precedentemente forse con un po di delusione; magari, se fosse

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stato il contrario, avrebbe avuto la speranza di una nuova carta al suo gioco. Alicia rimase quasi inquietata nel vedere lamico cos agitato. <<Che ti prende, Mario?>> chiese laustraliana ridendo <<Scruti sempre nei dintorni. Sembri un ricercato che teme di essere acchiappato a momenti.>> <<Riflettevo>> spieg laltro con voce roca <<Ora sono pi che certo il sacerdote indicava quel moai. Forse qualcuno arrivato prima di noi o magari>> Mario trasal improvvisamente: ricord un particolare molto inquietante che, con una buona probabilit, poteva portarlo alla soluzione. Spieg ci che aveva pensato ad Alicia senza indugiare. Forse la parola gigante rappresentava uno degli avi pasquensi, soprannominato cos perch era magari forte, coraggioso o molto alto. Lindizio giaceva, secondo il ragionamento, sotto il corpo, o meglio i resti, dellantenato. La parola incompiuto non avrebbe avuto pi senso: una persona non pu essere ritenuta tale. Il sacerdote, per confondere le idee, aveva aggiunto questo aggettivo, che si riferiva alla statua omonima in onore dello stesso antenato. Infatti i moai erano eretti proprio per commemorare e tenere, in un certo senso, in vita gli eroi del passato. Alicia rimase esterrefatta e rivolse il pollice allamico come gesto di approvazione; lamericano richiam gli altri due archeologi e li mise al corrente sulla sua tesi: ora cera un cadavere da cercare. Il canadese giur di aver sentito parlare alcuni colleghi, parecchi anni prima, in merito ad un gigante. Carp il suo portatile di ultima generazione dallo zainetto, laccese, lo connesse ad internet attraverso una rete satellitare e trov maggiori informazioni sul sito degli archeologi a Rapa Nui. Trov poche informazioni frutto della tradizione orale pasquense; secondo queste, il gigante era un comandante molto robusto e importante, che, per ordine del re, aveva punito alcuni sudditi, appartenenti al gruppo dei corti orecchi, che erano stati accusati di lesa maest. Lo spietato capo militare elimin con brutalit i suoi nemici, armati solamente di utensili in pietra, e si cib della loro carne in compagnia dei suoi guerrieri. Poco dopo, rimase vittima di un regolamento di conti tra i clan dei lunghi orecchi e il suo corpo non fu toccato. Secondo la leggenda, fu sepolto nei pressi laghetto del Rano Raraku, luogo che gli fu

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sempre molto caro. Questi ultimi particolari furono molto utili al gruppo: sapevano che il cadavere non era stato divorato o bruciato e pensavano di essere molto vicini, se non proprio sopra i suoi resti il campo si era ristretto notevolmente oramai. <<Non sar molto facile>> confid Patrick motivato pi che mai <<ma faremo di tutto per trovare la sepoltura di questo gigante.>> <<Chiss se non anche questo tempo perso>> asser Mercedes sconsolata <<Secondo me, lindizio non esiste: il sacerdote ha scritto tutte balle! Ancora una volta, resteremo con un pugno di mosche in mano e senza una minima speranza di scovare il mistero.>> <<Non questo il momento di demordere, Mercedes>> sussult Patrick, alzando la voce bruscamente <<Dobbiamo credere in noi stessi e nei nostri mezzi ce la possiamo fare.>> I quattro archeologi si armarono di piccone e cominciarono a cercare attorno al laghetto con insistenza, scavando qua e l e scrutando qualche minimo dettaglio che potesse far capire loro dellesistenza di un sepolcro. Le ricerche proseguirono insistenti per circa due ore, quando il sole estivo cominciava a calare lentamente sulla linea dellorizzonte. Le speranze di trovare qualcosa sembravano davvero vane; gli archeologi avevano rovistato lungo tutta la riva del lago con alcuni strumenti molto sofisticati. Alicia e Mario si erano addirittura tuffati nel laghetto per esplorare bene il fondale, confidando sulla loro abilit di apnea: entrambi amavano molto il mare ed avevano un particolare istinto acquatico. Mercedes aveva creduto di aver trovato la punta di una tavoletta sulla riva, ma si era resa conto che si trattava di un semplice blocco grezzo di pietra. Lescursione al Rano Raraku era stata la pi grande perdita di tempo dei quattro in vita loro. Una delusione cocente, difficile da cancellare. Mario scoraggiato corse verso Patrick, ma inciamp su un piccolo blocco di pietra che sporgeva appena dal terreno. Si rialz con sdegno, si tocc il calcagno dolorante e sferr un calcio a quella pietra. Lo statunitense, senza volerlo, rimosse la polvere che ricopriva la roccia al suolo e vide che alcuni caratteri, simili a quelli trovati sulla tavoletta, erano incisi su di essa. Mario fu certo che si trattasse della lingua delle isole Marchesi, lev un urlo di gioia ed abbracci Alicia festante, che gli era vicino, con un impeto di

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euforia: soltanto lautore dellenigma poteva aver scritto in una forma cos astrusa. Gli altri due archeologi accorsero in brevissimo tempo; Patrick si chin sulla roccia e tradusse i geroglifici in poco tempo: alcuni segni che determinavano in maniera secca e precisa la vittoria del team di lavoro. I resti del gigante giacevano sicuramente l sotto. Complimenti, viandante solitario. Hai utilizzato la tua testa nel modo pi giusto a quanto pare. Ora puoi pure lavorare di pala. Ricorda che tutto non sar cos facile la prossima volta. Mario non osava nemmeno immaginare cosa sarebbe potuto accadere di peggio in seguito. I quattro agguantarono pale e picconi e presero a scavare prima di trovare una cassapanca di tufo, dentro la quale era conservato uno scheletro abbastanza lungo divorato dal tempo. Al di sotto di questo contenitore, Mario carp un piccolo forziere chiuso con dei fili di ferro arrugginiti dallesterno. Assest un colpo violento di pala su di essi, apr e trov una tavoletta immersa nella polvere contrassegnata dal disegno della foglia di toromiro.

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12 Incursioni fulminee

Il capoluogo era molto tranquillo quella sera: la luce tenue dei lampioni illuminava i pochi passanti che occasionalmente passeggiavano per le strade; non cera molto da fare a Hanga Roa, visto che non cerano locali ricreativi. Una citt molto spartana aiutava i militari a tenersi concentrati, ma rischiava, allo stesso modo, di deprimerli. Il generale Blackwell rifletteva passando davanti al centro archeologico: voleva sottomettere il re dei pasquensi al regime statunitense con unoperazione militare, ma sapeva di avere pochi soldati a disposizione. Ormai quelli che presidiavano Hanga Roa erano ridotti a poco meno di mille, mentre cinquecento erano sparsi per tutto il resto dellisola. Il generale voleva rinforzi, ma il Congresso glieli aveva negati senza indugio anzi, aveva richiamato mezzo migliaio di militari in patria: incompetenti. Almeno questo credeva Blackwell, che sembrava molto annoiato a Rapa Nui: non conosceva nulla sulla storia dellisola o sulle vicende delle civilt polinesiane, sapeva molto meno di archeologia e sottovalutava qualunque disciplina. Lunica materia importante era rappresentata dalle tattiche in guerra, pane per i suoi denti da quando era nato. Presto avrebbe lasciato lisola ma non era quello il giorno. Doveva prima mettersi alla prova e dimostrare di poter domare gli odiati polinesiani. Alcuni tamburi risuonavano sempre pi vicini, scalpiccii diventavano sempre pi insistenti, urla da ossessi squarciavano nella notte. Blackwell sent un fremito lungo la schiena. I soldati che presidiavano il confine di Hanga Roa corsero dal generale e riferirono limmane tragedia: mille pasquensi scalmanati erano alle porte.

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Blackwell, intimorito come mai, richiam tutte le truppe e le dispose in molte file di trenta soldati lungo la strada principale, ognuna delle quali erano trincerate da sacchi di sabbia. Le mitragliatrici furono sfoderate, i pochi carri armati posizionati nei pressi del suo palazzo, gli obici piazzati dietro le case: una difesa di fortuna, che rischiava di essere sbaragliata facilmente. Il generale invi alcuni scout per richiamare le truppe sparse per tutta lisola: queste dovevano correre a difendere Hanga Roa a tutti i costi. Il generale non sapeva che le altre zone non erano messe meglio. Un altro gruppo di mille indigeni aveva gi raggiunto il suo obiettivo, occupando la spiaggia di Anakena; i pochi americani sventurati che presidiavano il nord erano circa duecento: avevano provato a bloccare i nemici con lartiglieria sul Cerro Terevaka, ma i loro pochi obici si erano inceppati. Alcuni erano stati costretti ad affrontare gli uomini di Takapu Matari a Cabo Norte, finendo per essere vittime di unimboscata; molti si erano rintanati ad Anakena, dove avevano organizzato un posto di blocco. Purtroppo le truppe native erano soverchianti e avevano massacrato decine di militi americani. Cento sconfitti, convinti di non poter fare di meglio, avevano trovato la salvezza con la fuga, puntando verso sud-est. Lultimo contingente di pasquensi aveva appena oltrepassato il sito di Ahu Akivi, nel bel mezzo dellisola: questo si era trovato di fronte una via altrettanto facile. Pochi militi statunitensi presidiavano quella parte ed avevano cercato di bloccare i varchi attraverso le colline dellentroterra con pochi cingolati. Alcuni artiglieri avevano optato per uno sbarramento di artiglieria, analogo a quello del Terevaka, temendo il contatto diretto; in questo caso, per, avevano utilizzato cannoni di precisione per evitare che i monumenti vicini subissero danni. Il comandante Anakivi Atamu non si era trovato spiazzato di fronte a queste mosse, ma aveva impiegato molto tempo e fatica ad abbattere le linee difensive nemiche. Gli americani avevano eliminato seicento nemici con la loro tattica e, a differenza dei loro commilitoni al nord dellisola, avevano combattuto strenuamente: erano capitolati sicuramente con pi onore. Ora il comandante pasquense Atamu procedeva spedito verso est con i suoi guerrieri: sentiva che nessuno avrebbe potuto fermare la sua marcia trionfale.

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13 Una difficile interpretazione

Gli archeologi erano seduti attorno ai moai sotto la luce tenue del cielo stellato. Mario, Alicia e Mercedes parlavano tra di loro a bassa voce per non disturbare Patrick, il quale era intento a tradurre la tavoletta con il suo portatile. Il canadese non aveva trovato molta difficolt, ma si era trovato di fronte un testo abbastanza graffiato. Riusc, per fortuna, ad interpretare i simboli apparentemente incomprensibili e continu il suo lavoro: ormai mancava davvero poco. Apr un software e un altro, sbirci sulla tavoletta, batt alcuni pulsanti sulla tastiera, rilesse e sorrise: un testo poco chiaro che forniva indicazioni alquanto importanti. Patrick richiam attorno a s gli altri colleghi, che fecero unovazione di gioia e corsero a sedersi subito vicino a lui. Fiss lo schermo del computer e lesse la tavoletta tradotta in inglese, scandendo bene le parole. E ricominciata la caccia al mistero a quanto pare; viandante solitario, questa volta nessun ulteriore indizio ti aiuter nellimpresa. Il tuo viaggio continua sulla spiaggia divina laddove il nostro grande padre lasci le prime vestigia. Tieni bene docchio il posto da cui veglia sullisola con i suoi figli pi amati e con i migliori guerrieri. Troverai lagognata foglia sotto la linea del reimiro, che parte da l e si staglia alla luce del dio Tavaku. Baster semplicemente cercare poco lontano dallocchio destro del giustiziere solitario. Mario, Alicia e Mercedes si guardarono in faccia, come per domandarsi che cosa avesse letto il loro collega. Patrick asser che era molto difficile arrivare alla soluzione e che il sacerdote non gli aveva dato un indizio facile da interpretare. Tuttavia comprese lo

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stretto necessario per avviare ricerche molto serie e si convinse che il campo indicato era molto restrittivo: non avrebbero sicuramente passato la vita a cercare lindizio. Il canadese deglut e diede la sua interpretazione. La spiaggia divina di cui parlava la tavoletta era quella di Anakena; si narrava che il primo re Hotu Matua sbarc proprio l, lasciando forse le prime orme umane sullisola, con la sua famiglia allargata e con i servi, dando vita ad una nuova civilt. Per questo ultimo motivo, il sacerdote aveva parlato di questo personaggio mitico come padre; laggettivo divino, a cui ricorre lautore con immenso piacere, era da ritenersi come usanza tipica dei lunghi orecchi, che tenevano ad innalzare i loro antenati. La tavoletta consigliava di osservare un luogo da cui Hotu Matua poteva tenere docchio tutta lisola. Forse qualcuno che non sapeva la natura dellisola avrebbe creduto lipotesi insensata; eppure lessenza vitale degli antenati viveva con le loro statue. Per fortuna, non cerano abbastanza siti di moai ad Anakena per confondere le idee a Patrick; lunico era noto con il nome indigeno di Ahu Naunau e trovava posto alle spalle della spiaggia. Gli ultimi righi spaventavano quasi il canadese, che non aveva idea di come interpretare il messaggio. Sembrava proprio impossibile capirne qualcosa forse era pi facile trovare lago nel pagliaio. Alicia intervenne parlando del reimiro: questo era un ornamento del petto a forma di mezzaluna fatto di legno, che gli indigeni attaccavano solitamente alle collane. Alle due estremit delloggetto, bene appuntite, trovavano posto due teste che guardavano verso lalto. Il reimiro colorato di rosso su campo bianco faceva parte della bandiera ufficiale di Rapa Nui; questa divenne ufficiale quasi cento anni prima e fu sventolata per la prima volta con la bandiera cilena nel settembre del 2000. Prima di quella data, il reimiro rosso era considerato simbolo non ufficiale della comunit pasquense. Alicia precis che i nativi non avevano scelto un moai come tema della loro bandiera, perch ricordava un passato di schiavit e sofferenza per i loro antenati corti orecchi. Ben diverso era parlare della linea del reimiro: che cosa mai poteva essere? Mario cerc di dare la sua spiegazione: si trattava magari di un segno visibile sulle statue in determinate circostante. Mercedes ricord che Tavaku era un vecchio dio pasquense della notte, il che faceva dedurre che la linea fosse chiara sotto il cielo stellato. Alicia

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mise in ordine le idee dei colleghi e trasse convinta le sue conclusioni: sui moai di Ahu Naunau, doveva trovarsi il disegno sfavillante di un remiro, che indicava il fantomatico giustiziere solitario lobiettivo vicino al quale cercare. Il sacerdote raccomandava di cercare sotto la linea, alludendo al significato nascosto del simbolo usato, appunto, anche come segnale. Mario ricord di un moai solitario che giaceva poco lontano dagli altri: questo aveva immortalato unaria inquieta e minacciosa, che faceva immaginare molto rude e vendicativa la persona in onore della quale era stato scolpito. <<Non ci sono dubbi, ragazzi>> asser Mercedes <<Abbiamo fatto centro! Deve essere come avete detto voi.>> <<Vedremo sul campo>> annu Patrick con aria scettica <<Mi sembra strano che i pasquensi conoscessero materiali fosforescenti chiss pu darsi anche che i sacerdoti conservassero gelosamente tecniche allavanguardia.>> <<Dobbiamo seguire tutte le piste possibili e immaginabili>> intervenne Mario fiducioso <<Non abbiamo elementi necessari per escluderne qualcuna.>> Il canadese si lasci convincere dalle parole dellamico ed approv lipotesi dei colleghi, anche se non riusc a trattenere uno sbadiglio: era molto stanco. Rimand tutto ai prossimi giorni e sugger agli altri di tornare nel capoluogo con la jeep per riposarsi un po. Gli altri tre archeologi, che erano anche loro sfiniti, si resero conto che era passata mezzanotte, annuirono alle parole di Patrick, si alzarono da terra e presero la via per uscire dalla caldera.

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14 Battaglie feroci

La battaglia del capoluogo impazzava con ferocia e con grande impeto. Gli americani si erano trovati in una bruttissima situazione, soprattutto perch i loro temibili avversari avevano combattuto strenuamente e senza alcun timore. Gli uomini di Kohau avevano sfondato le prime linee facilmente, abbattendo i sacchi di sabbia usati come protezione dagli statunitensi e smantellando i cannoni di supporto. Avevano affrontato i nemici e li avevano spesso dilaniati senza piet. Procedendo lungo la strada principale di Hanga Roa, la guerriglia degli americani diventava sempre pi asfissiante e difficile da contrastare. Un luogotenente di Kohau era rimasto gravemente ferito, il che allarm il generale indigeno. Questi non aveva perso tempo a chiamare la cavalleria, che attendeva ansiosa allingresso del capoluogo. Una schiera di cavalieri muniti di fucili aveva spianato la strada davanti ai fanti, armati di mitragliatrice, dando modo agli altri reparti dellesercito di occuparsi dellartiglieria americana. La cavalleria pasquense combatteva alla vecchia maniera, in sella ai destrieri, e non con i moderni carri armati, perch gli indigeni non riuscivano a costruirli con opportuna velocit nelle piccole armerie dei loro villaggi. I nativi preferivano spendere tempo ad assemblare parecchi cannoni ed obici, piuttosto che a costruire pochi cingolati. La carica dei carri armati sarebbe stata sostituita comunque da destrieri aggressivi e ben addestrati alla guerra, che a Rapa Nui non mancavano nelle stalle dei pasquensi. Nonostante lintervento della cavalleria, lo scontro era stato ugualmente cruento per gli indigeni: Kohau aveva eliminato gli addetti agli obici, ma aveva perso troppi uomini per continuare la

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battaglia. Ripulito il centro di Hanga Roa, rimaneva solamente la zona del palazzo del governatorato, difesa da quattro carri armati che puntavano minacciosi contro i pasquensi. Come se non bastasse, quasi duecento soldati americani erano disposti in un largo cerchio attorno alledificio. Kohau, sentendo i primi spari, aveva optato per mandare avanti la cavalleria. Questa, supportata dai fanti, si era avvicinata molto allo schieramento nemico, travolgendo un gran numero di avversari. Tuttavia, in questa tattica stavano i germi della sconfitta. Gli statunitensi poterono facilmente cambiare disposizione allargando il dispiegamento a cerchio ed inglobando al suo interno tutto il contingente polinesiano. Kohau e i suoi, fortemente indeboliti, si erano trovati stretti in una morsa. Ora, attaccati da tutte le parti, stavano per cadere sopraffatti dagli americani. Il generale indigeno comprese che la sua ora era arrivata ed abbass il fucile mitragliatore: dopo che si era battuto vittoriosamente in tante battaglie complicate, era arrivato anche per lui il momento di perire sulla terra nuda. Si, era scoccata la sua ora, ma non si trattava ancora del momento buono per mollare. Kohau ricord le sue parole: avanti fino allultima pallottola e allultimo respiro. Solo la morte poteva fermarlo. Accenn una reazione, fu colpito sulla mano, lasci cadere la sua arma al suolo e sfoder un revolver; fu sparato alla spalla nuovamente e, come se non bastasse, sent un bruciore terribile vicino alla gamba e un altro non lontano dalladdome. Completamente sforacchiato, Kohau cadde a terra sotto il corpo di un suo luogotenente, che era stato appena ucciso da un colpo di pistola. <<Destino infame>> pens il generale indigeno, chiudendo gli occhi. Poi il buio pesto. Quella sera pareva molto quieta pure fin troppo: la luce del cielo notturno che batteva sui moai silenziosi dava limpressione di un clima decisamente surreale. I quattro archeologi scendevano con molta calma dal pendio del vulcano, visibilmente affaticati. Tuttavia non accennavano a fermarsi: una giornata di intenso lavoro non bastava per fargli perdere il loro impeto. Dun tratto, sentirono alcune urla rompere il gran silenzio ed impazzare da lontano. Si sporsero verso uno strapiombo per vedere a valle. Centinaia di guerrieri indigeni si avvicinavano al Rano Raraku, serrando i pugni

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ed urlando a squarciagola. Tra le loro fila campeggiava la famosa bandiera del reimiro, su cui avevano inciso alcuni caratteri nella loro scrittura antica rongo-rongo. Gli archeologi affrettarono il passo fino a correre a perdifiato, scesero dal Raraku e si nascosero dietro alcune sculture per scrutare le mosse dei pasquensi. Questi erano disposti in file: cinque di quelle erano riservate alla fanteria e quattro alla cavalleria; cannoni e obici sbucavano dalle retrovie, caricati a dovere dagli artiglieri. Davanti a tutti, era ritto il comandante Anakivi Atamu con aria diabolica. Gli indigeni avvistarono la jeep parcheggiata dagli archeologi poco lontano e scatenarono la loro furia su di essa: la sforacchiarono a colpi di fucile e lincendiarono. I quattro, guardando a distanza di sicurezza, imprecarono con voce soffocata. <<Ci sono degli americani da queste parti>> sghignazz Atamu spavaldo <<Me li cuciner arrostiti sul fuoco.>> <<Non saranno andati lontano>> assicur un luogotenente <<Li prenderemo.>> Gli archeologi rimasero ammutoliti, strisciarono lungo i moai vicini e si diressero rapidamente verso nord, mentre i pasquensi si avvicinavano al loro vecchio nascondiglio: era lunico modo per farla in barba ai terribili polinesiani. Atamu, a quel punto, pens di aver immaginato le voci degli americani e torn nello schieramento tra i suoi. I guerrieri pasquensi si mossero verso nord, forse intenzionati ad accamparsi, proprio dove gli archeologi si erano nuovamente riparati; erano sempre pi vicini nelloscurit della notte, come in un incubo. Patrick e gli altri trattennero il respiro e presero a rabbrividire come mai era accaduto in vita loro. Dopo qualche secondo, videro che gli indigeni si erano voltati spaventati e si resero conto che qualcun altro si stava avvicinando da lontano, ancora pi minacciosamente. Si sentirono dei passi insistenti provenire da nordovest: si trattava di centinaia di persone pi o meno. Dai contorni del Rano Raraku, sbucarono fanti armati di mitragliatrice, artiglieri con mortai e obici, anche qualche cingolato. Tra le fila di questi soldati ardimentosi spiccava la bandiera a stelle e strisce. Davanti a tutti, non si poteva fare a meno di notare labilissimo artefice di quella incursione: il colonnello Henry Wilkins. I suoi militi, duecento in tutto, erano stanziati a Vaihu; sarebbero dovuti accorrere in aiuto

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degli artiglieri nellentroterra, ma purtroppo non erano arrivati in tempo sul campo di battaglia. Per fortuna, avevano notato da lontano che i pasquensi erano diretti verso oriente: avevano deciso di seguirli di soppiatto e tendere loro un agguato quando fosse stato opportuno. Da nord-est, stavano arrivando anche altri componenti della fanteria, sicuramente gli americani sconfitti provenienti da Anakena; i pasquensi erano chiusi da tutte le parti ormai: lunica via libera era il mare alle loro spalle. Atamu spron i suoi attoniti alla battaglia e si lanci nella mischia. Fu lultima occasione in cui utilizz un fucile: spar a caso senza neanche vedere gli avversari da ferire, sentendo loscurit pi vicina del solito. Dopo qualche minuto, resto immobilizzato dalla paura. Sent un proiettile entrare nella sua schiena, strill dal bruciore, cadde al suolo e rimase fermo dove era in preda alle convulsioni. La battaglia fu un disastro per i nativi: centinaia di morti e moribondi completavano lo sfondo del Rano Raraku. La sacra altura dove nascevano le statue era diventata un cimitero per resti umani.

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15 Percorso insidioso

Lorologio segnava appena mezzogiorno quando i quattro archeologi erano arrivati sulla spiaggia di Caleta Ovahi; davanti a loro, trovavano posto una piccola zona boscosa ed unaltura, il Puha, dallaltra parte del quale sorgeva Anakena. Finalmente poterono sdraiarsi un po sulla spiaggia. La sera precedente, non erano tornati nel capoluogo perch il colonnello Wilkins aveva fortemente sconsigliato una tale mossa ed avevano dormito poche ore sulla spiaggia di Tongariki. Si erano messi in cammino alle prime luci dellalba senza avvisare Freedendall in merito alla seconda spedizione: possedevano tutti gli indizi necessari per continuare da soli la loro caccia al mistero. Non si trattava di una ricerca molto facile non lera mai stato, ma questa volta gli archeologi dovevano lavorare in campo nemico. Wilkins, dopo il suo confortevole successo, sarebbe voluto proseguire verso Anakena, riconquistando man mano tutto il nord. Purtroppo le sue truppe erano poche e troppo stanche: gi avevano compiuto un vero miracolo al Rano Raraku. I quattro archeologi avevano eluso la sorveglianza di molti guerrieri pasquensi che pattugliavano la costa ad est di Rapa Nui durante la mattinata: ora erano convinti che nessuno potesse pi fermarli. Si sdraiarono sulla sabbia finissima per riposare un poco ed andarono a pescare qualcosa da mangiare sugli scogli vicini: erano affamati come non mai. Mario riusc a prendere molti tonni, ma anche alcuni pesci esotici, che sembravano commestibili: le acque dellisola erano davvero molto popolate, ma era anche vero che quella non era una zona molto sicura per la pesca. Molti squali si

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aggiravano da quelle parti e non raramente era accaduto che quei terribili predatori divorassero carne umana. Mario simbatt anche in alcune torpedini giganti, che mai aveva visto prima, rinunciando a pescarle per evitare brutte sorprese. I nostri cercatori divorarono tutto in breve tempo e rimasero a discutere sulla spiaggia; Mario e Alicia andarono a fare una nuotatina. I due giovani si divertirono un mondo: fecero alcune gare di velocit, tuffi dagli scogli vicini e capriole. Quando furono le quattro, Patrick li richiam: era ora di andare. Il canadese aveva sentito rulli di tamburi e temeva di incrociare qualche pasquense armato nella zona. Gli archeologi entrarono nella piccola zona boscosa di fronte al Puha, che era piena di palme e molto fitta: un altro intervento dei botanici, che avevano tentato di piantare gli alberi tagliati dagli indigeni secoli addietro. Dun tratto, sentirono alcune voci e sghignazzate provenire da poco lontano; Mercedes not una mitraglietta sbucare da dietro una palma. I quattro si nascosero dietro alcuni cespugli di spini, che sembravano fatti apposta per loro, sul ciglio di un sentiero sterrato tra gli alberi. Videro camminare davanti a loro tre donne e due uomini, che imbracciavano alcune mitragliette e portavano la mimetica verde. Erano quei tipi sinistri che Mario e Patrick avevano incontrato nella boscaglia attorno al vulcano del vecchio saggio. <<Dannazione, dovremmo essere molto vicini!>> imprec una delle giovani donne, puntando larma con aria sicura <<Secondo i comandi, le due canaglie abitano da queste parti.>> <<Proprio cos>> ridacchi luomo pi allegro della compagnia, che le stava accanto e teneva una mano sulla sua schiena <<Puoi prepararti gi a colpire, baby. Lasceremo il segno in questa missione.>> <<Il governo ci pagher a peso doro>> asser la seconda delle donne, che agitava la mitraglietta nervosamente <<Da questa missione dipende la storia futura, il destino degli Stati Uniti e, forse, quello del mondo intero.>> <<Pensiamo prima ad agire. Lobiettivo dallaltra parte di queste palme>> spieg la terza donna, guardando concentrata attraverso gli alberi <<Piomberemo addosso alle canaglie come un grizzly sorprende un viandante sui monti.>>

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I cinque tipi sinistri sghignazzarono e passarono allazione. Alicia, scrutando bene i loro abiti, riconobbe lo stemma della pi famosa intelligence del mondo ricamato sulle mimetiche: quelli erano agenti della CIA. I cinque agenti segreti si buttarono a terra, presero a serpeggiare sulla terra nuda davanti agli occhi degli archeologi con la testa rivolta, per, dal lato opposto; non potevano accorgersi direttamente che qualcuno li stava guardando, a meno che non sentissero qualche rumore. I quattro cercatori non accennavano a sibilare nemmeno una mezza parola e trattenevano spesso il respiro, sapendo che anche un soffio poteva richiamare lattenzione degli espertissimi agenti segreti. Questi ultimi diedero unocchiata oltre gli alberi di fronte col binocolo, passarono attraverso una palma ed uscirono dalla boscaglia. Videro una piccola zona disseminata di moai e una baita di legno apparentemente abbandonata, coperta dallombra di alcuni eucalipti rarissimi come il platino sullIsola di Pasqua; dietro a questa abitazione, si ergeva il Puha, che la sfiorava con il suo dolce pendio. Gli agenti segreti lanciarono unocchiata soddisfatta, strisciarono lungo le sculture con grande agilit, raggiunsero la baita e salirono sotto il portico per mezzo di alcune scalinate malandate. Si appoggiarono con la schiena sul muro vicino allingresso, batterono un colpo coi gomiti e sentirono che era arrivato il momento di entrare in azione. <<Arrendetevi, maledetti bastardi!>> url uno dei due uomini, quello pi spavaldo <<E giunta la vostra ora avete finito di dettare legge a Washington.>> Questi sfond la porta con un calcio e lasci che le donne entrassero puntando le mitragliette: non cera nessuno. La baita, tuttavia, non era abbandonata: era composta da una stanza sola con due letti, un tinello, uno spiazzo con sedie e un divano malandato. Gli agenti segreti uscirono dalla casupola con aria interrogativa, scesero le scale e udirono alcuni spari provenire da lontano. Laltro uomo, quello che non era entrato in gioco, fu colpito alladdome e cadde a terra spasimante, urlando dal dolore. Le donne compresero che qualcuno li stava mirando dagli scogli con un fucile di precisione, sul versante ad est del Puha. Gli agenti segreti lasciarono il loro collega morente a terra, si avviarono verso quella direzione strisciando lungo i moai, udirono altri spari, questa volta a vuoto, ed

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imprecarono. Sollevarono lo sguardo e notarono che le due canaglie stavano scendendo dalla loro postazione decisi ad attraversare la boscaglia: erano un uomo ed una donna, che non avevano pi di trenta anni. Questa, a differenza del suo compagno, impugnava una pistola calibro nove: ora stava cercando di colpire i suoi nemici, scappando attraverso la boscaglia. Gli agenti segreti cambiarono direzione, si alzarono e presero ad inseguire le due canaglie. Ben presto uscirono dalla zona piena di palme e si ritrovarono sulla sabbia finissima; una delle donne della CIA, quella pi concentrata, mir alla testa delluomo davanti a s col fucile di precisione e lo castig senza piet. Laltra canaglia continu a scappare, questa volta verso le acque decisa a tuffarsi. Spar un proiettile, trafisse lagente segreto che aveva punito il suo amico poco prima e inciamp sulla rena umida. Si rialz con un attimo di ritardo e vide attorno a s i tre nemici sopravvissuti. <<Hai una mira precisa>> comment luomo con la mimetica, puntando la sua preda inerme alla nuca <<Purtroppo la tua corsa finita.>> <<Questa puttana ha ucciso la mia migliore amica!>> strepit la pi decisa degli agenti segreti, appoggiandole la mitraglietta alla tempia <<Merita un trattamento speciale>> Limpavida guerriera sferr un calcio in faccia alla donna a terra, un altro nello stomaco e uno pi potente in testa. <<Questi sono per la mia amica>> spieg infuriata <<Mi piacerebbe torturarti a dovere ma inutile perdere tempo con una sgualdrina come te.>> Spar una serie di colpi, che sfondarono il cranio alla donna inerme a terra. Poi gli agenti segreti sollevarono i cadaveri dei due uccisi, gli diedero fuoco e li gettarono carbonizzati in mare: la corrente li avrebbe trascinati chiss in quale punto dellOceano Pacifico. Ormai i morti erano irriconoscibili in volto, i polpastrelli erano devastati, le impronte digitali non potevano pi essere recuperate e, soprattutto, non esistevano abbastanza requisiti per effettuare il test del DNA. Chiunque avesse trovato i corpi, non avrebbe disposto di elementi necessari per identificare le vittime. I tre agenti si allontanarono in direzione della boscaglia, dopo aver seppellito la compagna morta sotto la rena, per andare a recuperare il corpo dellaltro collega. Udirono uno strano fruscio e videro le foglie dei cespugli muoversi; qualche istante dopo, notarono le

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sagome di alcune persone che si allontanavano verso il pendio del Puha: qualcosa gli diceva che quei tipi avevano assistito alla loro missione. Bisognava assolutamente fermarli e metterli a tacere per sempre, altrimenti quelli avrebbero potuto identificare gli agenti segreti ed alzare un polverone sullaccaduto. I tre killer superstiti furono decisi ad eliminare i testimoni con pochi proiettili. Superarono la zona boscosa e videro i quattro archeologi salire lungo il versante. Li inseguirono e strepitarono una mezza frase che i cercatori del mistero non compresero. Gli archeologi si ritrovarono a correre lungo una stradina sterrata, che conduceva pi facilmente sulla cima dellaltura. Percorsero molti metri in salita e, quando furono quasi arrivati sulla sommit, si fermarono qualche attimo; subito ripresero a correre notando dietro di loro che gli aggressori stavano guadagnando terreno. Come credevano di potersi salvare sulla cima del colle? Proprio l non cerano vie duscita. La mente di Alicia continuava a girare: era convinta di potersela cavare con grande abilit di fronte a quella situazione. Mario, vicino a lei, sembrava molto pi inquieto e turbato. Quando gli agenti segreti cominciarono a sparare a raffiche, lamericano stava per essere colpito: un proiettile gli pass accanto di striscio lasciandolo illeso. I quattro archeologi raggiunsero finalmente la cima e notarono che, dallaltro lato, il pendio del Puha era a picco sul mare. <<Maledizione!>> esclam Patrick, guardando il dirupo <<Non c via duscita. Siamo giunti dritti nella tomba.>> <<Forse esiste ancora una via di scampo>> sussurr Alicia sicura agli altri <<Ascoltate il mio piano.>> Laustraliana spieg le sue intenzioni con molta calma, scandendo bene le parole sottovoce, invit gli altri a non sembrare troppo spavaldi, soprattutto Mario, e spieg che tutti dovevano essere uniti per portare a buon fine i suoi propositi. Gli altri tre amici annuirono. Gli agenti segreti, proprio in quel momento, arrivarono sulla cima puntando le mitragliette contro le loro prede, che alzarono le mani con aria impaurita. <<E finita la vostra corsa!>> url la donna pi spavalda della compagnia <<Questa volta vi concio per le feste.>> <<Ci arrendiamo>> balbett Mercedes con le mani tremanti <<Non sparate. Siamo degli archeologi in missione.>>

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La cubana spieg il motivo per il quale era l con i colleghi. Quando gli agenti segreti sentirono nominare la parola mistero, rimasero quasi sorpresi ma non mutarono il loro atteggiamento aggressivo. Luomo della compagnia si avvicin alla cubana, puntandole la mitraglietta alla fronte, e fece una risatina di scherno: pareva non gli importasse cosa stessero facendo gli archeologi in quella zona. Alicia linterruppe intimandogli di non sparare; spieg che avrebbe preferito gettarsi con i suoi colleghi dal dirupo a picco sul mare piuttosto che morire per mano di tre criminali. Gli archeologi si avviarono verso il crepaccio, guardarono in volto gli aggressori dietro di loro per lultima volta, chiusero gli occhi, mormorarono una mezza parola e saltarono gi insieme. Dopo tutta la fatica che avevano fatto per sfuggire agli agenti segreti si erano lanciati da centoquaranta metri. Gli agenti segreti increduli si avvicinarono al burrone, si sporsero e videro che sotto di loro non cera solo acqua: un cumulo di terribili scogli aveva sicuramente sminuzzato le carni degli archeologi. Gli parve di notare dallalto alcuni resti umani e tracce di sangue proprio su quelle rocce nere che costeggiavano lacqua delloceano alla base della collina. Gli agenti segreti si allontanarono ridendo e presero a scendere dal monte lungo il sentiero sterrato dallaltro lato. Intanto sotto il crepaccio da cui si erano lanciati gli archeologi si sentivano alcuni scalpiccii insistenti, come se qualcuno stesse festeggiando al piano di sotto; ma il Puha non era un condominio. Eppure, sotto cera qualcosa; guardando dal crepaccio, si poteva notare una piccola piattaforma rocciosa a pochi metri in basso, che immetteva in una caverna tramite un piccolo pertugio. Chi faceva attenzione a lanciarsi pi vicino possibile al versante trovava ai suoi piedi quel basamento di pietra; questo volgeva verso linterno del colle ed era difficile da individuare per coloro che stavano in cima. Il piano di Alicia, che era stata lunica ad avvistare la piattaforma in passato, prevedeva di sfruttarla a loro vantaggio. Ora gli archeologi non avevano raggiunto laldil anzi stavano ancora l, su quellisola, che non finiva di stupirli e dargli sorprese pi o meno spiacevoli. Erano sdraiati nella loro piccola caverna illesi e contenti dello scampato pericolo: non avevano mai passato una giornata cos rischiosa in vita loro.

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16 Una soluzione ragionata

I nostri archeologi erano finalmente arrivati nella zona di Anakena; erano quasi le sette del pomeriggio, ma il sole non pareva accennare a picchiare meno intensamente. Mario oltrepass una zona ricoperta di palme, che circondava la spiaggia, e si trov di fronte il sito archeologico di Ahu Naunau. Una grande piattaforma ospitava sette moai; quattro di questi avevano il pukau, un copricapo costruito con roccia di colore rosso scuro, uno era sprovvisto di questo ornamento e due erano privi della testa. Secondo alcuni studiosi, quel blocco di pietra presente sulla testa dei moai non raffigurava un cappello, bens i capelli dellantenato che la scultura raffigurava. Un ipotesi del genere era stata accolta con poco entusiasmo, perch era molto facile da smentire dato che non tutti i moai avevano il pukau. Infatti i pasquensi solitamente non portavano le teste rasate, anzi solevano tenere i capelli abbastanza lunghi. Comunque nessuna ipotesi poteva essere esclusa fino a prova certa. Attorno alla piattaforma, si poteva notare una grande distesa derba su cui non era difficile trovare cumuli di pietra pi o meno grandi, forse staccati dai moai tempo addietro. Alle spalle dei sette moai cera una grande spiaggia, cui si accedeva tramite un sentiero situato ad est. Dietro la stradina si poteva ammirare una collina: era proprio il Puha a picco sul mare. Mercedes not alla base dellaltura una scultura abbastanza bassa, isolata rispetto alle altre, priva di pukau e con unaria molto inquieta: sembrava proprio il giustiziere solitario di cui parlava lindizio del sacerdote. Gli archeologi si avvicinarono a quel moai curioso e tirarono fuori pale e picconi dai loro zainetti. Mercedes e Alicia

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assestarono un violento colpo di piccone al terreno, Mario picchi il suolo sotto di lui e conficc la pala sicuro che loggetto cercato era molto pi in basso. Patrick lanci unocchiata alla buca che aveva scavato con i colleghi e not che era diventata abbastanza larga e profonda. Sent il sole picchiare sulla sua schiena, si tolse la maglietta e continu a lavorare con aria sfiduciata. Mezzora dopo, gli archeologi avevano rastrellato tutta la zona attorno al moai solitario senza trovare un bel nulla. Mario e Patrick consigliarono alle amiche di riporre gli attrezzi. La soluzione pi ovvia non era mai quella giusta a quanto pareva. <<Eppure non riesco a capire>> Alicia ruppe il silenzio <<Il giustiziere solitario dovrebbe essere questo moai.>> <<Pu darsi anche che il sacerdote si riferisca alle ossa di questo personaggio>> intervenne Mario <<proprio come al Rano Raraku.>> <<No, impossibile>> lo sment Mercedes, scotendo il capo <<Non credo che sia cos prevedibile lamico. Questa volta la soluzione tutta nellenigma, ragazzi.>> Alicia propose di trovare la fantomatica linea dei reimiro, sulla quale avevano riflettuto cos tanto: sicuramente questo elemento non era stato aggiunto a caso tra gli indizi dal sacerdote. Patrick era un po scettico di fronte allipotesi dei colleghi; la tavoletta consigliava di cercare sotto la linea, ma non approvava chiaramente lipotesi di un doppio significato della parola. Probabilmente una delle statue era il giustiziere solitario, aveva un remiro rudimentale inciso sulla sua testa, molto pi visibile alla luce della luna, precisamente vicino ad un occhio. Sotto il simbolo, tagliuzzando con il piccone, sarebbe stato possibile raccogliere un altro oggetto magari, un foglio fatto con un altro materiale su cui era inciso il secondo pezzo di mistero. Mario e Mercedes ritennero lipotesi un po inverosimile, ma si decisero a cercare lo stesso il reimiro sulle sculture. Trascorsero molto tempo vicino ai moai, scrutando ogni singolo millimetro della loro superficie senza trovare niente. Il sole era ormai quasi calato e laria cominciava ad essere pi fresca finalmente. Purtroppo non vi era alcuna traccia che potesse avvalorare lipotesi di Patrick. Mario, vedendo i due moai con la testa mozza, trasal: se la linea fosse stata su un capo tagliato in epoca successiva? Lindizio sarebbe perduto

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per sempre e il mistero, ancora una volta, sarebbe rimasto tale. No, non poteva essere. Mario non osava immaginare una simile tragedia. Gli archeologi tornarono a picchiare sul terreno finch Patrick non gett la spugna: non cera via duscita. La tenue luce della sera non riusciva neanche a confortarlo: il cielo era ormai quasi scuro, ma il disegno non balzava ai suoi occhi. Cominci a pensare anche che il reimiro non dovesse brillare: i pasquensi non possedevano, a suo parere, tecniche molto sofisticate per rendere fosforescente un oggetto. Sicuramente era necessario trattare il disegno con vernici speciali, che non esistevano allepoca, o utilizzare materiale sfavillante che esisteva in natura. Questa era unipotesi di gran lunga improbabile: non conosceva alcun elemento con queste caratteristiche bizzarre, ma non pensava esistessero. Magari il reimiro brillava alla luce del dio Tavaku per qualche altro motivo; il canadese sentiva la soluzione molto vicina, ma non riusciva a comprendere perch lautore dellenigma aveva tirato in ballo la divinit: non poteva voler intendere il cielo stellato. Sarebbe stato troppo banale e rientrare nellovvio avrebbe portato il sacerdote ad un suicidio professionale: la sua casta era famosa proprio per gli indovinelli astrusi e intricati. Patrick socchiuse gli occhi e riflett: inquadr il posto dove era molti anni addietro, quando la grande guerra civile dellisola era ormai terminata. Quali posti erano molto stimati dai lunghi orecchi e diffusi per tutta lisola? Patrick aveva trovato la soluzione e ne era convintissimo oramai nessuno avrebbe potuto pi fermarlo. La linea indicava sicuramente un luogo di culto poco lontano, rinvenuto pochi anni prima sullisola; questo posto era adibito a rituali magici, alladorazione del cielo stellato e della luna. Aveva fatto molto scalpore tra gli archeologi, perch assomigliava molto a siti distanti migliaia di chilometri come Stonehenge in Inghilterra, scenari abbastanza inconsueti in Polinesia. Patrick ricord che cerano anche un grande reimiro scolpito sulla roccia da quelle parti e alcuni piccoli simboli simili a quello incisi sul terreno, che parevano puntare in direzione di Ahu Naunau. Si, lipotesi filava liscia senza alcuna pecca. La linea del reimiro era, quindi, quella striscia immaginaria che partiva da Anakena e puntava in direzione del luogo in cui si celebravano riti in onore del dio Tavaku. Il sacerdote precis di cercare alla luce di quella divinit non per caso:

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si trattava di un ammiccamento ai cercatori, che potevano essere aiutati da un indizio simile. Il canadese, per esperienza, sapeva di non dover tralasciare alcun particolare quando interpretava gli indovinelli del passato. Il giustiziere solitario era una scultura abbastanza bassa che si ergeva nel bel mezzo del luogo pensato; aveva persino un occhio destro molto vistoso che impression gli archeologi. Questi si erano domandati per giorni perch gli scultori lavevano disegnato in quel modo: forse proprio il sacerdote laveva commissionato su misura. Lindovinello pi velato della storia sembrava appunto svelato; per fortuna, la mente vulcanica di Patrick aveva funzionato a dovere e riflettuto sulla soluzione pi difficile. Gli archeologi si spostarono verso nord con lentusiasmo alle stelle.

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17 Una visita notturna

Il villaggio di Rongo taceva quella notte: il silenzio di una vittoria mutilata. Sicuramente lesercito indigeno aveva attaccato con grande efficacia e strappato la maggior parte dei territori agli statunitensi. Tuttavia aveva subito due pesanti sconfitte, perso troppi uomini tra le proprie fila e rischiato parecchio. I confini meridionali dei pasquensi erano segnati da una linea curva che partiva da Rongo per finire in prossimit del Rano Raraku e di Ahu Tongariki. Lintero settentrione dellisola si ritrovava sotto lautorit regia di Hotukau. Il monarca era deciso a mantenere le posizioni conquistate e ad addestrare nuove truppe da inviare ai confini. Comprese che era meglio non attaccare nuovamente i territori rimasti ai nemici, evitando altri spargimenti di sangue e unulteriore contrazione del numero di guerrieri a disposizione. Quando si fossero ripresentate le condizioni favorevoli per unoffensiva, Hotukau sarebbe stato il primo a mandare avanti le sue truppe. Un personaggio alquanto oscuro si aggirava tra le vie del villaggio zoppicando allombra delle palme. Portava una sorta di passamontagna e alcune fasciature alla mano sinistra, alla spalla e alla gamba. Aveva il portamento di un soldato e laria da criminale. Si dirigeva verso il palazzo reale, imboccando una stradina sterrata isolata a nord del villaggio. Quando vide la porta sul retro delledificio, buss appoggiandosi con il braccio. Una guardia and ad aprirlo, lo scambi per un mendicante e gli punt un fucile contro. Il tipo sinistro rimprover la sentinella con aria irritata e si tolse la maschera: era il comandante Rong Kohau. Non era caduto in battaglia, non era stato cos sfortunato come credeva. Mantenne la mano sinistra con laltra, facendo una smorfia di dolore, accett

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riluttante le scuse della guardia ed entr nella sala del trono dove aspett il re. Questi, malgrado fosse stato svegliato dal sonno, fu molto felice di rivedere il generale. <<Maledizione, Rong!>> esclam Hotukau entusiasta <<Mi avevano detto che eri morto. Per fortuna, sei ancora in questo mondo. Avrei dovuto sostituirti, ma mi rendevo conto che non esisteva uno come te in talento militare.>> <<Lho scampata bella>> comment Kohau con voce roca <<Non riesco neanche a crederci tuttora.>> Il generale indigeno raccont in breve la sua storia. Rimasto gravemente ferito durante gli scontri, aveva sentito una fitta mortale alladdome e si era accasciato al suolo. Per fortuna, il proiettile laveva colpito allinguine e non aveva leso alcun organo vitale. Kohau era rimasto in gravi condizioni sotto il cadavere di un suo amico, caduto qualche istante dopo. Gli statunitensi avevano sparato gli ultimi colpi con i carri armati ai superstiti senza dare loro via di scampo e ripulito il campo di battaglia, gettando tutti i corpi dei pasquensi nel parco cittadino. Li avrebbero sepolti tutti il giorno successivo. Prima che facesse mattino, il generale aveva riaperto gli occhi e si era allontanato da Hanga Roa strisciando verso nord ed aveva raggiunto un posto tranquillo abbastanza isolato in riva al mare. Si era estratto tutti i proiettili armato di uno spadino che portava sempre con s e si era fasciato con alcune bende trovate nella tasca della sua uniforme. Dopo aver riposato quasi tutto il giorno, si era avviato verso Rongo ancora dolorante, ma tutto intero. <<Hai dimostrato di avere fegato come sempre>> ridacchi il re, dandogli una pacca sulla spalla <<Rong, passa in infermeria e fatti cambiare le fasciature dai miei medici personali. Devi rimetterti in sesto, perch ho bisogno del tuo aiuto nellesercito.>> <<Sempre al suo servizio, sire>> assicur Kohau facendo una smorfia di dolore <<Gli americani si pentiranno di non avermi finito sul sacro suolo di Hanga Roa. Ben presto torner nel capoluogo, li punir e trover il pezzo di mistero.>> Salut il monarca e lasci la sala sogghignando: la sua forza di volont era anche pi forte della morte oramai.

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18 Panorama rivelatore

Gli archeologi avevano da poco raggiunto il luogo di culto indicato da Patrick: questo era situato a Punta San Juan, leggermente pi a nord di Anakena come previsto. Non avevano dovuto camminare molto e si erano potuti subito mettere allopera con gli arnesi di scavo. Il sito era situato duecento metri verso lentroterra ed era davvero caratteristico: aveva una pianta circolare, ben messa in risalto da una serie di pali rocciosi che segnavano il confine. Questi erano conficcati nel terreno e disposti ordinatamente tutti attorno al luogo sacro. Al centro del sito, si potevano scorgere alcune piattaforme rituali, su una delle quali si notava un grosso reimiro intagliato con precisione. Patrick non aveva sbagliato, a quanto pareva: conosceva quel posto come le sue tasche. Gli archeologi si avvicinarono allunico moai, che era coricato e ricoperto di terriccio per di giunta, e presero a scavare attorno. Il venticello notturno soffiava sui loro volti, mentre tentavano di trovare un minimo indizio. Rovistarono per due ore, smossero il terreno anche pi lontano ed esaminarono locchio destro del moai, che non sembrava celare alcun segreto. Il ragionamento di Patrick pareva perfetto, eppure era stato smentito con molta facilit sul campo. Il canadese irritato lasci cadere al suolo pala e piccone con stizza e propose di tornare ad Anakena. Mercedes e Mario tentarono di consolarlo invano con aria rassegnata: quel buco nellacqua era stato una delusione troppo grande da digerire per tutti. Ormai era tutto finito, il sogno di scoprire il mistero era svanito: senza quel pezzo, il cammino verso la scoperta si era arrestato inesorabilmente. Per andare avanti ci volevano nuove idee, energie ed una fantasia sconfinata, che francamente gli archeologi avevano esaurito. Questi camminarono lungo la costa, giunsero sulla spiaggia di Anakena e imboccarono

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una stradina sul versante del Puha. Avrebbero finalmente trovato riparo per la notte ed un po di riposo sulla cima. Si sdraiarono sullerba soffice e, prima di chiudere gli occhi, lanciarono unultima occhiata al panorama dallalto del crepaccio. La quiete della zona li rassicurava e gli trasmetteva un senso di sicurezza: persino i giganti di Ahu Naunau sembravano vegliare su di loro con la grande mole. Alicia fiss il terreno davanti ai moai, giur di percepire una tenue luce bluastra ad intermittenza sotto un sottile strato di terriccio e richiam lattenzione dei colleghi. Patrick si sporse per guardare meglio, mentre Mario tir un binocolo fuori dallo zainetto. I quattro erano increduli dinanzi a quello spettacolo. Avevano tutti quanti le traveggole o era reale? La luce sembrava delineare il contorno di una figura molto grande sullerba, che arrivava fin allingresso del boschetto di fronte. Si trattava di un immagine curva, la quale partiva stranamente proprio dai piedi dei moai. Oh, gli occhi blu di Alicia si illuminarono di colpo non ci poteva credere. Tir fuori dalla tasca una foto e constat con voce emozionata: la linea del reimiro, proprio quella. Gli archeologi fecero i salti di gioia e lanciarono un paio di urla da ossessi. Laustraliana corse ad abbracciare Mario, che le appoggi una mano sulle caviglie e la prese in braccio. Rimase a strepitare per lungo tempo e mor dalle risate poich lamericano stava facendole il solletico. I quattro cercatori scesero dalla collina correndo, giunsero allinterno del perimetro segnato dal reimiro inciso sul terreno e presero a smuovere la terra in quella zona. In poco tempo, cominciarono a vederci chiaro; davanti ai moai, i pasquensi avevano lastricato una zona con un particolare minerale abbastanza noto, la fluorite; questo dotato di caratteristiche molto peculiari, poich capace di immagazzinare una quantit di raggi ultravioletti del sole di giorno, che trasforma in fotoni di notte illuminandosi di bluastro. Tutta la superficie rivestita, molto probabilmente, era stata coperta da una frana molti secoli addietro, lasciando solamente appena qualche accenno di contorno fuori dalla terra. Ora il reimiro di fluorite era finalmente tornato alla luce della notte. Gli archeologi rimasero incantatati: pareva che fossero stati piazzati dei lampioni di fronte ai moai di Ahu Naunau. Quella fonte di luce notturna, che la chimica aveva spiegato con razionalit allinizio del XX secolo, sembrava inspiegabile agli occhi dei nativi, che la vedevano come

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simbolo della potenza del dio Tavaku. Ora bisognava individuare il punto esatto in cui il pezzo di mistero era stato seppellito. Il sacerdote consigliava di avvistare il giustiziere solitario, ma non si vedeva lombra di questo fantomatico personaggio. Mercedes si sofferm su un altro particolare: locchio destro. Il reimiro, essendo una mezzaluna formata da due teste alle estremit, possedeva anche questo particolare. Che cosa raffigurava realmente il reimiro? Nessuno lo sapeva, per era probabile anche che raffigurasse un guerriero o meglio due compagni darme, eroi che si erano battuti in tempi antichi per la patria. S, lipotesi suonava bene. Daltronde Mercedes immaginava gi quelle due facce come tema di un moai non avevano soltanto il pukau. Ad Alicia balz una strana idea in testa; la tavoletta diceva che Hotu Matua era raffigurato ad Ahu Naunau con i figli e alcuni guerrieri. Magari quel copricapo non era un semplice cappello o un modo per disegnare i capelli; quasi sicuramente era un simbolo che contrassegnava soltanto gli eroi provenienti dal casato regnante o da famiglie nobili. Patrick e Mario approvarono lipotesi, mentre scavavano sotto locchio del reimiro di fluorite: dispiaceva rovinare un cos bel monumento, ma erano decisi a rimettere tutto a posto. I quattro cercatori scavarono per molti metri: la speranza sembrava nuovamente svanire. Ad un tratto, Mario sent le urla gioiose di Mercedes; la cubana aveva tra le mani un cofanetto di metallo molto rudimentale. La donna lo scassin con un colpo di pala ed ostent una tavoletta contrassegnata dalla solita foglia di toromiro. Finalmente avevano aggiunto un altro tassello al puzzle, il pi sofferto sicuramente. Patrick era intento a premere alcuni tasti sul suo computer portatile: non riusciva a staccare nemmeno per un attimo la testa dallo schermo. Gli archeologi si erano accampati nella zona boscosa attorno Ahu Naunau e sdraiati in mezzo allerba, attendendo di vedere la traduzione del loro esperto di simboli. Nessuno aveva chiuso occhio o provato a riposare; tutti erano in agitazione ed ansiosi di conoscere il prossimo indizio che li avrebbe avvicinati al mistero. I quattro erano concentrati sulla loro missione, la pi importante della loro vita, ed intenzionati a dare lanima per riuscire nella grande impresa, laddove tutti avevano miseramente fallito.

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Patrick fece una risatina, batt lultimo tasto e gir il portatile verso gli altri; lo schermo si era un po danneggiato durante la corsa sul Puha, ma teneva duro come il suo padrone. Un documento word rivelava una traduzione abbastanza oscura, ma non impossibile da comprendere. E cos sei riuscito nella tua piccola impresa, ma non credere di essere gi arrivato. La strada ancora lunga quando ti sembra di essere spedito, troverai le tenebre pi tetre e il terrore pi angosciante. Viandante solitario, dovrai spostarti a ponente fino ad avvistare il villaggio estivo dei re. Nessuno pi potr aiutarti nella ricerca; solo il sole, quando volge al tramonto, segnaler la posizione con laiuto della fronte del guardiano. Sotto la spessa coltre, ti divider soltanto un muro dal tuo sentiero, che potr essere illuminato dallentusiasmo, dalla passione e dalla tua fortuna soprattutto questo valore ti porter a rivedere lamatissima foglia. Alicia inorrid e rimase ferma davanti allo schermo senza proferire parola. Mario ritenne questo indizio assurdo e privo di significato dopo aver maledetto il sacerdote. Mercedes confess di non essere molto intuitiva in materia di indovinelli. Patrick rilesse i primi righi e cerc di svelare ci che aveva compreso; il villaggio estivo dei re, che la tavoletta fissava a ponente, era sicuramente quello di Tahai, a met strada tra il capoluogo e Rongo. Il canadese ricordava molto bene che Hotukau passava molto tempo da quelle parti prima che arrivassero gli americani; scavando tra i ricordi, ramment di altri re che in passato avevano trascorso l i loro momenti di relax. Mario era stato tante volte sulla spiaggia di Punta Roa, alle spalle delle statue di quel posto, di cui lultima con Jerry Davis. Alicia finalmente cominci a ragionare e spieg che il guardiano del quale parlava il sacerdote era naturalmente uno dei due moai pi isolati degli altri, che stavano tutti su ununica piattaforma. Il primo era collocato verso il mare, ma gli studiosi presumevano che fosse affiancato da altre statue prima della guerra civile. Il secondo si ergeva verso lentroterra, ma guardava verso sud e non gli altri moai come molti potrebbero pensare; evidentemente serviva a proteggere il confine meridionale del villaggio. Si, gli archeologi presumevano che fosse questa la scultura indicata dallindizio. Come faceva il guardiano a segnalare la posizione? Sicuramente non parlava, ma la

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tavoletta forniva un indizio molto scottante. Mercedes riflett qualche secondo e trasal: il sole, picchiando sulla superficie della scultura, produceva unombra; bisognava scavare nel punto esatto in cui era riflessa la fronte del moai sul terreno. Il resto dello scritto pareva arabo per gli archeologi. Patrick pens ad una sorta di allegoria, se cos poteva definirla, dietro le parole del sacerdote: magari il sentiero era rappresentato dalla difficile ricerca del mistero, sbarrato da un muro con cui poteva intendere un ostacolo difficile da sormontare. Probabilmente il nuovo indizio contrassegnato dalla foglia di toromiro non era esattamente in quel punto, ma poco pi lontano o in profondit. Il grado di difficolt dellenigma, man mano che il gioco progrediva, aumentava perci il sacerdote forniva indicazioni pi vaghe ora il cervello aiutava ancora, ma non era tutto nella ricerca. Gli archeologi dovevano disporre di tanta fortuna. A Mario non spaventavano le raccomandazioni del sacerdote: gi il caso aveva favorito il gruppo e non lavrebbe abbandonato, a suo parere, nel momento cruciale o almeno sperava fosse cos. I quattro spensero il computer portatile e decisero di dormire qualche ora: domattina sarebbero partiti a piedi di buon ora alla volta di Ahu Tahai. Patrick fu lunico a rimanere sveglio per una mezzoretta in pi: lentusiasmo e ladrenalina accumulata non gli facevano chiudere occhio. Fece una telefonata, malgrado la tarda ora, ad una persona, convinto che era ancora sveglia. Pos il cellulare e si guard attorno: aveva una strana sensazione, come se si sentisse spiato da qualcuno. Sent il respiro profondo dei colleghi che dormivano vicino a lui, ma nientaltro. Forse aveva immaginato tutto. Eppure non era una persona che sognava le cose ad occhi aperti. Si coric, guard il suo orologio e socchiuse appena le palpebre. Sent uno scalpiccio abbastanza vicino, si dest di colpo, alz il capo e vide le foglie di un cespuglio muoversi. Patrick rimase rigido senza accennare ad un movimento, ma non vide nulla di sospetto a parte alcune lucertole scappare dalla paura. Chiuse gli occhi e sent un profondo silenzio che gli ispirava fiducia; forse il rumore di una fronda che si spezzava o un soffio di vento erano bastati ad impressionare la mente di un uomo assai sospettoso per natura. Il canadese si rilass e immagin nuove scoperte, poi il vuoto.

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19 Lenigma in un incontro

Mitch Freedendall era ancora nel suo ufficio: stava avendo una discussione accesa con alcuni tipi abbastanza sinistri. Pareva molto scosso e inquieto, malgrado fosse stanco come non mai. Si alz dal suo posto, si avvicin alla finestra e batt il pugno sulle veneziane. <<Cos voi mi dite di stare tranquillo!>> imprec lui <<Siete stati protagonisti di una missione troppo rischiosa.>> <<Abbiamo tentato di essere prudenti>> ribatt uno degli ospiti <<Si trattato di un inconveniente. Lo so, lei lunica persona che non fa parte dei servizi di intelligence a conoscere tutto, ma non ha motivo di preoccuparsi. Nessuno verr mai a scoprire nulla: abbiamo eliminato i testimoni.>> Freedendall si avvicin alla scrivania, torn a sedersi rimase qualche secondo in silenzio e domand chi fossero quegli sventurati; una delle due donne rispose che un gruppo di archeologi le aveva messo i bastoni tra le ruote. Erano proprio gli agenti segreti che i nostri archeologi avevano incontrato sul loro cammino il giorno prima. Ma erano proprio sicuri di aver ucciso i testimoni degli omicidi? Freedendall inorrid: non era possibile una cosa del genere. Aveva sentito Patrick per telefono, il quale gli aveva spiegato che tutti i membri dellequipe stavano benissimo. Spieg agli astanti come stavano realmente le cose e li ammon: il governo teneva molto allincolumit di quella squadra; nel caso gli agenti segreti lavessero fatta fuori, sarebbero stati degradati senzaltro. Questi rimasero sorpresi e lanciarono unocchiata interrogativa a Freedendall: erano pi importanti quegli sventurati che non la missione stessa per la quale il governo lavorava da tempo? Comunque non obiettarono in

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alcun modo quando sentirono dirsi che gli archeologi lavoravano ad un progetto di grande importanza: era normale che Mitch si preoccupasse dei suoi dipendenti. Vollero solamente precisare che non intendevano finire sotto inchiesta, qualora gli archeologi li avessero denunciati. Laltra delle donne batt un pugno sulla scrivania e spieg che il piano non doveva essere assolutamente scoperto, perch tenevano anche alla grandezza dellAmerica da agenti della CIA. Mitch annu, precis che avrebbe fatto il possibile affinch tutto fosse andato nel verso giusto e salut i suoi ospiti. Carp il suo cellulare, compose un numero e telefon. <<Signor governatore, mancato davvero poco alla catastrofe>> ansim Freedendall <<I suoi agenti, non conoscendo il piano alla perfezione, stavano eliminando le persone sbagliate. No, sono sane e salve per fortuna. Maledizione, tutto rischia di andare a monte comunque. Si, okay. Quando sar, troveremo il capro espiatorio. Conti pure sul mio appoggio.>>

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20 Una spiacevole sorpresa

Il sole non era ancora tramontato quando i quattro archeologi intravidero Ahu Akivi, un sito archeologico dellentroterra vicino al quale sorgeva anche un villaggio indigeno. Le loro gambe non erano affatto affaticate, poich essi erano abituati a camminare molto di pi; quel senso di sfinimento era dovuto soprattutto al solleone, che continuava a farsi sentire anche alle sette di quel pomeriggio rovente. Forse gli archeologi sarebbero stati pi lontano se solo fossero riusciti a svegliarsi prima delle dieci ad Anakena: purtroppo la stanchezza li aveva frenati. Ahu Akivi si ritrovava in una zona verde circondata dalle colline, sulla quale i pochi alberi sparsi formavano talvolta piccoli boschetti. Era ritenuto uno dei siti pi antichi ed importante per i suoi sette moai, posizionati su un'unica piattaforma; questi raffiguravano alcuni comandanti dei lunghi orecchi. Non possedevano nessun pukau, simbolo per i quattro archeologi che non erano legati al casato regnante sullintera isola a quei tempi. Questi si sdraiarono allombra delle sculture per riposare un poco: Patrick appoggi la testa al suolo e fiss il cielo con aria assopita, Mercedes si volt di spalle e chiuse gli occhi per recuperare energie. Soltanto Mario e Alicia parevano ancora arzilli e scattanti; rimasero a discutere, scherzando e prendendosi in giro a vicenda: nessuno poteva fermarli, quando si sbellicavano di risate. Laustraliana carp la borraccia, si spruzz qualche goccia dacqua sulla faccia per rinfrescarsi, rovesci ci che restava nel recipiente sui capelli dellamico e prese a correre verso una zona boscosa alle spalle dei moai. Mario linsegu con molta foga, lafferr ridendo appoggiando

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le braccia sulla sua schiena e sent le fiamme della passione divampare come un maestoso incendio, guardando il suo volto cos incantevole. Avvicin le labbra a quelle di Alicia e prese a baciarla, stringendola ancora pi forte a s. I due si ritrovarono per terra in poco tempo; Mario sent che stava sudando dallemozione, si tolse e gett via la sua t-shirt e continu a baciare laustraliana sul collo. La ragazza, malgrado sentisse un piacevole venticello soffiare sul suo viso, pareva fissare le fronde con aria sospetta e quasi turbata. Sent uno strano fruscio, alz la schiena e richiam lattenzione di Mario. <<Sta accadendo qualcosa di strano, ne sono sicura>> ansim Alicia, fissando laltro <<Credimi, non buon segno.>> <<Non hai nulla da temere>> assicur lamericano, prendendola tra le sue braccia con delicatezza <<Ci siamo soltanto io e te qui. Maledizione, forse colpa mia ti senti a disagio, perch ho corso troppo.>> <<No, ma che dici>> scosse il capo lei, appoggiando la testa sul petto di Mario <<Non per questo.>> La ragazza avvert alcuni scalpiccii lontani, sent alcuni rumori metallici appena percettibili, vide una sagoma dietro ad un albero e si abbass a terra con il suo compagno, sentendo arrivare una raffica di proiettili verso di lei. I due si erano mossi giusto in tempo. Si alzarono in piedi con uno scatto, schivarono qualche altro colpo con molta fortuna e videro una decina di armigeri pasquensi armati di mitraglietta uscire allo scoperto da dietro agli alberi. Corsero fuori dalla boscaglia senza voltarsi indietro, si avvicinarono agli altri colleghi e presero a correre con loro lontano dalle sculture. I quattro guardarono indietro con aria spaventata e imboccarono una via sterrata che li portava a sud-est, costeggiata da un colle. Rimasero inorriditi notando che altri due drappelli di venti guerrieri indigeni correvano verso di loro brandendo le mitragliette con fierezza; adesso i nemici si trovavano anche di fronte e alla destra dei poveri archeologi, che erano completamente circondati. I quattro si fermarono e si spremettero le meningi; non avevano parecchio tempo a disposizione. Che fare? Non potevano certo aprirsi un varco tra cos tante persone assetate di sangue. Si guardarono attorno e trovarono la soluzione a portata di mano: uno stretto pertugio, cui si accedeva solo carponi, spaccava le pareti del colle offrendo loro un buon riparo. Rotolarono sullerba,

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strisciarono lungo alcuni blocchi di pietra, che nascondevano la visuale agli inseguitori, ed imboccarono velocemente la spaccatura: nessun indigeno avrebbe potuto immaginare una simile mossa. Vedendo le loro prede volatilizzarsi, gli armigeri si sarebbero allontanati dal posto con un pugno di mosche in mano, lasciando la possibilit agli archeologi di tornare allo scoperto. Purtroppo gli indigeni notarono la mossa astuta degli archeologi, ma sopraggiunsero con ritardo nei pressi del pertugio. Si avvicin anche Kohau in persona allo stretto passaggio per guardare allinterno della caverna. Il buio che cera dallaltro lato gli impediva di guardare in faccia gli archeologi. Il comandante avrebbe potuto mandare soltanto un guerriero alla volta nella caverna, il che non sarebbe stato prudente. Gli venne unidea in mente molto pi crudele: fece ostruire il pertugio con alcuni massi. Il nascondiglio si sarebbe rivelato una tomba per i suoi nemici. Mentre si allontanava, i suoi armigeri gi urlavano di gioia: il mistero era salvo ormai, nessuno avrebbe potuto strapparlo dalla sua terra. Kohau ritrov un vecchio sul suo cammino, gli diede felice una pacca sulla spalla e lo ringrazi del servigio che aveva reso alla sua patria. Guardandolo meglio in volto, questi sembrava proprio Ariki, il saggio eremita del vulcano Katiki. Ma cosa aveva fatto questo personaggio? Innanzitutto aveva commesso un grave errore parlando agli archeologi del mistero e degli indizi contrassegnati dalla foglia sacra. Sentiva che i cercatori si sarebbero messi davvero sulle sue tracce: provava rimorso per aver sputato il rospo. Voleva precederli sui luoghi indicati dal sacerdote in cui trovare gli indizi, ma non li conosceva come non li conoscevano tutti i sapienti indigeni. Sapeva soltanto che il punto di partenza era il Rano Kau, altra notizia molto nota. I pasquensi avrebbero potuto distruggere il primo indizio, ma non sapevano come aprire il retro del forziere senza scalfire la sua superficie sacra. La loro particolare affezione al tesoro li aveva portati a non eliminare una tavoletta cos compromettente. Il saggio aveva trovato il modo di rimediare al suo errore con un colpo di fortuna: una sera, passeggiando nei pressi di Anakena con aria malinconica, aveva trovato gli archeologi che cercava nella boscaglia. Si era nascosto dietro le fronde e aveva seguito i loro discorsi, comprendendo che erano diretti a Tahai. Aveva lasciato la foresta quando gli archeologi si erano coricati,

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inciampando su un ramo caduto che aveva allarmato non poco Patrick; si era diretto a casa di un amico, il quale laveva portato al palazzo reale di Rongo con la sua vettura. Aveva confessato la sua storia a Hotukau e fornito le indicazioni per fermare gli archeologi. Il monarca si era adirato alle parole del vecchio, ma aveva promesso di graziarlo qualora fosse riuscito ad uccidere i cercatori. Aveva contato di bloccarli con un contingente consistente di armigeri nellentroterra, perch Tahai era sotto la giurisdizione americana. Kohau si era offerto come capo della spedizione, giusto per tornare in gioco, ed aveva deciso di tendere un agguato agli archeologi nei pressi di Ahu Akivi, sicuro che quelli sarebbero passati per di l. La vicenda gli aveva dato ragione. Ora discuteva affabilmente con Ariki. Incredibile, il saggio che sembrava cos amichevole e onesto aveva tradito i suoi amici occidentali. Non sentiva assolutamente il rimorso per averli spediti allinferno, ma soltanto un senso di sollievo, avendoli fermati sulla pista buona giusto in tempo. Gli archeologi erano al buio di una caverna molto stretta: lunico spiraglio di luce era svanito portando con s le speranze di salvezza. Mercedes si dimenava con stizza battendo i pugni contro le pareti rocciose, mentre Alicia e Mario restavano abbracciati ed immobili. Patrick si tocc dietro la schiena e not di avere ancora lo zainetto con tutta la documentazione, pale e picconi. Tir fuori il portatile e not che non si accendeva: le batterie erano esaurite, perci il computer funzionava solo ad energia solare. Laustraliana agguant il suo piccone e prese a colpire i massi che i pasquensi avevano posizionato allimboccatura, cercando di sforacchiarli. Mario e Patrick seguirono il suo esempio, mentre la cubana picchi dallaltro lato della caverna. Queste non sapeva nemmeno cosa stesse cercando, ma la forza della disperazione la spingeva a tentare in unaltra direzione: forse sperava di trovare una caverna pi grande verso linterno. Mercedes sent la parete cedere in un punto e alcune pietre crollare, rimosse i detriti e not un tunnel spesso una cinquantina di centimetri e molto lungo. Non se ne riusciva a vedere la fine, ma la luce tenue della notte pareva provenire dal fondo. Gli archeologi esultarono a quella vista, si abbracciarono a vicenda e sinfilarono nella galleria, nella quale potevano entrare solo uno alla volta e procedere di nuovo carponi. Percorsero molti metri in quel

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traforo, sentendo quasi il palmo delle mani consumarsi. Finalmente notarono che erano usciti allo scoperto da un altro pertugio pi grande sotto il cielo stellato. Si sdraiarono a terra e levarono le mani verso lalto: si erano salvati per puro caso.

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21 Una piacevole caduta


I quattro archeologi intravidero finalmente la piana di Tahai, quando erano le prime luci dellalba; laria frizzante del mattino gli aveva giovato in un certo senso: parevano arzilli e motivati. Dopo quellincidente di percorso, nessuno pi poteva fermarli sul loro cammino. La piana era abbastanza grande e desolata: cinque moai spiccavano su ununica piattaforma in prossimit della spiaggia, cui si accedeva tramite una discesa contigua. Le statue erano abbastanza piccole: due soltanto avevano la testa e altre due erano mozzate sul capo; lultima conservava appena un pezzo del torso: ormai si era ridotta ad un semplice rudere. Due moai assai particolari spiccavano poco lontano dai cinque dallaltro lato della discesa. Uno si ergeva su una grossa piattaforma; era divenuto uno dei moai pi pittoreschi e belli dellisola per via di numerosi restauri: portava un pukau splendente e due occhi di corallo bianco. Laltro era situato su una piccola piattaforma grezza ed aveva uno sguardo assorto: si trattava proprio del guardiano pensato dagli archeologi. Mario accarezz un cavallo, che pareva mansueto come tutti gli altri sullisola, e si avvicin al moai indicato. Richiam lattenzione dei colleghi e carp pala e piccone deciso a mettersi subito allopera. Alicia ricord che bisognava aspettare il tramonto per trovare il punto esatto, ma gli altri decisero di cominciare lo stesso i lavori. Patrick spieg che le ombre si allungavano sul terreno di mattina e di sera, perch il sole era inclinato rispetto allorizzonte. Avrebbe potuto trovare facilmente il punto esatto anche in quel momento, ma non in quel frangente: alcune nuvole offuscavano il cielo. In ogni caso, secondo il canadese, era assai probabile rinvenire il nuovo pezzo di mistero allontanandosi una decina di metri dal moai. Gli archeologi seguirono i consigli di Patrick e lavorarono con i loro strumenti di scavo, picchiando con molta fatica sul terreno duro e

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compatto della piana. Effettivamente il sacerdote aveva ragione parlando di spessa coltre. Passarono velocemente le ore e il sole torrido dellestate, spuntato a met mattinata, prese ad inclinarsi verso occidente: erano le sette post-meridiane. Gli archeologi erano in una fossa abbastanza larga e profonda: avevano smesso di scavare soltanto nelle ore pi calde del meriggio. Mario rimase perplesso: non era troppo ovvio identificare il guardiano con quella statua? Sapeva ormai per esperienza che il sacerdote non amava gli indizi troppo semplici; sicuramente questi voleva alludere a qualcosa di impensabile. Mario, per quanto si sforzava, non riusciva ad immaginare nientaltro da identificare con un guardiano nella piana. Si arrampic lungo le pareti della fossa e sincammin verso il moai soprappensiero; ad un tratto, calpest una parte del terreno incredibilmente friabile e ci affond quasi con un piede. Ora Mario si sentiva proprio succube della sfortuna: tra tanto spazio in quella piana, rischiava di finire proprio in quello pi pericoloso. Lanci unocchiata curiosa in basso, not lombra della statua stagliarsi ai suoi piedi e trasal: pestava precisamente il riflesso della fronte. Non poteva essere quello il posto in cui cercare il pezzo di mistero: lombra si sarebbe allungata di pi al tramonto, spostandosi verso la buca che aveva scavato durante la giornata. Fece un passo indietro, si accovacci, agguant il piccone, colp il suolo con forza vicino alla gamba e trasal. Il terriccio stava franando nel raggio di tre metri, facendo precipitare anche il povero archeologo in una depressione di qualche metro. Il rumore dellimpatto richiam i colleghi, che si sporsero verso la fossa e vi si calarono rapidamente dentro. Alicia fu la prima a scendere; si avvicin a Mario, not che aveva soltanto qualche taglio superficiale agli arti e labbracci con molta delicatezza senza dargli il tempo di proferir parola. Gli archeologi, entusiasti della scoperta, si resero conto di aver commesso un piccolo errore: non avevano badato alla mentalit del sacerdote. Questi poteva intendere un arco di tempo pi vasto di quanto si poteva credere e alludeva senzaltro al sole che volgeva al tramonto. Ora gli archeologi erano in una piccola sala rettangolare dalle pareti sforacchiate e fatte con blocchi di pietra vulcanica. Una grande incisione rupestre rivelava che erano molto vicini allobiettivo. Patrick fu molto felice di constatare che era in lingua delle isole

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Marchesi e tradusse in fretta col portatile. Impallid in un secondo: non era proprio la soluzione che tanto si aspettava. Viandante, nessuno pi solcher questo suolo abbandonato e mesto prima di te. Fin qui giungerai e non oltre senza la fortuna questo il muro che forse ti divider per sempre dalla tua foglia.

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22 Atto di coraggio

Mitch Freedendall stava bevendo un bicchiere di grappa con aria assorta seduto dietro alla scrivania del suo ufficio. Non riusciva a smettere di riflettere: aveva la mente offuscata dal dolore. Si sentiva davvero un vero schifo come mai era accaduto prima in vita sua. Durante il giorno, non aveva fatto altro che rimanere seduto nellunico bar del capoluogo a bere. Forse finalmente percepiva il rimpianto di non aver fatto nulla per salvare le due canaglie, cui era legato da un rapporto speciale qualche anno prima. Fredendall era un loro grande amico e conosceva molti particolari scottanti come loro. Li ammirava, perch questi avevano avuto il coraggio di opporsi ai piani di McNamara e tentato di mettersi in salvo dalla sua brutalit pur avendo poche possibilit di sopravvivere. Daltro canto, Mitch non aveva obiettato: non solo si era messo a disposizione dei potenti, ma li aveva spalleggiati continuamente e incoraggiati un comportamento tipico da lecchino. Che schifo. Sentiva una nausea cos forte da uccidere. Ora sapeva che gli archeologi avevano rischiato di finire la loro missione nel cimitero; ramment Jerry e il suo passato di ragazzo ambizioso: purtroppo pareva un ricordo lontano. Tutto questo non poteva essere giusto. Freedendall sent i sensi di colpa rodergli lanimo e un urlo venirgli dal profondo: il terrore laveva trasformato nel mostro che non era. Lanci il bicchiere contro le veneziane e si sent soddisfatto nel vederlo infrangere contro i vetri. Era il momento di fare un passo avanti, di chiudere col passato e di aprire un nuovo capitolo, anche se questo richiedeva una grande forza di volont. Mitch non temeva pi nessuno ora: voleva semplicemente onorare la memoria dei defunti che portava sulla coscienza. Come fare?

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Sicuramente non cera pi rimedio alla loro morte. Forse era meglio sfogarsi con alcune persone e raccontare loro di ci che sapeva magari qualcun altro avrebbe saputo una verit che neanche gli riguardava da troppo lontano. Sperava di ricevere qualche buon consiglio per frenare i piani loschi del governatore nellombra. No, non voleva in alcun modo coinvolgerli in sporchi traffici: avrebbe mantenuto la segretezza sul loro incontro. Se non ci fosse riuscito, sarebbe stato pronto a pagare il peso delle sue responsabilit una volta per tutte.

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23 Visione evanescente

Gli archeologi rimasero inorriditi ed alquanto stupiti dalle incisioni sulla parete di fronte. Mai avrebbero potuto immaginare che il sacerdote alludesse ad un vero muro come ostacolo concreto alla loro ricerca. Rimasero a fissarsi per qualche istante, pensando sul da farsi. Mario si avvicin alla parete e rimase a pensare un attimo. Spieg che questa poteva facilmente essere abbattuta con una ruspa o con un bulldozer. Patrick lo sment: nel caso che la tavoletta cercata fosse stata incastrata allinterno del muro, sarebbe stata frantumata da strumenti del genere. Mercedes ipotizz che lindizio potesse trovarsi in una sala segreta, opinione assai plausibile. Mario batt le pareti davanti a lui con i pugni, sent che erano ben spesse ed escluse una tale eventualit. Alicia pens che un pezzo dintonaco potesse nascondere qualche nicchia perfetta per contenere una tavoletta. I cercatori decisero di seguire il consiglio dellaustraliana, scrutarono il muro con attenzione e rimasero delusi. Si sentivano sfiduciati e non riuscivano pi neanche a trovare qualche altra soluzione. Mario prese a sferrare furioso qualche calcio contro lintonaco. Non riusciva ad accettare di essere arrivato cos avanti nella ricerca del mistero e di doversi fermare proprio in quel momento. Il duro lavoro degli archeologi poteva risultare vano oramai ed i loro sogni rischiavano di infrangersi contro quella misera parete. Tutto questo perch la fortuna non aiuta solo chi merita. Mario sent un pezzo di intonaco staccarsi e osserv sorpreso che il muro era spezzato da uno spazio vuoto largo pochi millimetri. Lanci un urlo di gioia e richiam i colleghi a gran voce: era sulla pista giusta.

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Gli archeologi carpirono gli arnesi di scavo e rimossero pazientemente lintonaco non lontano dal punto in cui Mario aveva calciato. Tutti inorridirono alla fine dellopera: un blocco di pietra massiccio tappava incredibilmente un grosso pertugio di forma rettangolare. Questo sicuramente immetteva in qualche luogo molto oscuro e misterioso. I cercatori entusiasti provavano gi il fascino dellignoto. Ora un altro problema li attendeva prima di lanciarsi allavventura; non era possibile rimuovere il blocco di pietra a mani nude. Alicia tir fuori dallo zainetto una fune attorcigliata ed asser che questa poteva dare loro una grossa mano. Gli archeologi legarono la corda ben salda ad una sporgenza sul masso e presero a tirare con tutta la loro forza: sentivano il sudore sulla fronte e gemevano per lo sforzo. Riuscirono a smuoverlo e farlo cadere al suolo, liberando lapertura da un sigillo che la copriva da centinaia di anni. Notarono una galleria in discesa abbastanza tenebrosa e lunga: non si scorgeva neppure una luce tenue a molti metri di distanza. I cercatori carpirono alcune torce dagli zainetti e percorsero il tunnel con passo lento, quasi timorosi; rimasero sorpresi sbucando in una caverna a dir poco inquietante. Si sentirono una grande ansia addosso immersi nel buio pesto di quel luogo. Gli archeologi puntarono le torce davanti a s e, spinti dalla curiosit, proseguirono lungo un corridoio abbastanza largo. Le pareti erano costituite da rocce vulcaniche erose di colore marroncino scuro; Alicia le sfior con un dito e not che erano molto umide stranamente: forse il terreno in superficie era permeabile e lasciava passare lacqua piovana anche nelle pi profonde depressioni. Il corridoio procedeva con una discesa poco ripida: alcune pitture rupestri lornavano nel migliore dei modi. Scene di guerra e di caccia, pastori che allevavano bestiame sulla cima delle verdi colline isolane, pescatori sulle spiagge e schiavi inginocchiati davanti ad un sovrano: disegni molto ben eseguiti e pittoreschi. Quello che colp particolarmente i cercatori raffigurava alcuni uomini intenti a scolpire ed innalzare moai con le funi. Le immagini rendevano lidea di come si svolgesse la vita degli indigeni in tempi antichi ed aiutavano molto gli archeologi nel loro mestiere. Questi giunsero alla fine del corridoio ed inorridirono; un laghetto sotterraneo trasparente con un raggio di circa centoventi metri li divideva da un antro molto pi grande. Ecco il motivo di tanta umidit. Una zattera

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di legno era ancorata con alcune funi sulla loro sponda: utilizzarono quella per solcare le acque. Patrick trov anche un bastone per remare. Gli altri rimasero a scrutare attorno con le torce molto incuriositi. Mario, invitato dalla freschezza dellacqua, immerse la testa per qualche attimo. Gli parve di notare qualcosa adagiato sul fondale roccioso. Torn in superficie, agguant la sua torcia e indirizz la luce verso il fondale; not che questa si rifletteva sulle dolci onde smosse dalla zattera. Chiss, forse si trattava semplicemente di un cumulo di terriccio. I cercatori giunsero sullaltra sponda del laghetto in breve tempo. Imboccarono lantro indicato in precedenza e si ritrovarono in una sala molto sfarzosa e pittoresca. Questa era rettangolare: vista dalluscio, si poteva notare una grossa tavola di pietra circondata da sedie molto rudimentali. Alcune lance, armature e scudi erano fissati alle pareti sulla destra. Un grosso trono molto sfarzoso spiccava in fondo alla sala, ornato con ricami e disegni. Pitture rupestri circondavano la sala: raffiguravano le gesta di un uomo nel corso della sua vita, che pareva proprio un monarca dallatteggiamento. Quasi coperto dal trono, un altro ingresso immetteva in una sala un po pi piccola: alcuni giacigli fungevano da letti sul pavimento lastricato da alcuni blocchi di tufo. Gli archeologi rimasero un tantino spaesati: dove cercare il pezzo di mistero? Le due sale erano molto grandi, ma non lasciavano trasparire nessun indizio che potesse intrigarli. Patrick lanci unocchiata guardinga al trono, mentre Alicia e Mercedes esaminarono limpiantito: forse una mattonella rimovibile o un rivestimento di stoffa rappresentavano buoni nascondigli. Purtroppo la loro speranza svan in pochi attimi. Lamericano fiss la punta delle dita con sguardo assorto: sentiva la soluzione molto vicina. Appoggi una mano alla parete e socchiuse le palpebre. Riflett sulle parole del sacerdote. No, non vi erano vie duscita questa volta. Ora lui e i compagni potevano fare ben poco: solamente la dea bendata era in grado di tendergli una mano. Eppure comprendeva che era inutile appellarsi alla fortuna senza possedere un minimo indizio o seguire una pista. Non aveva neanche visto niente di sospetto Mario sent un brivido coglierlo improvvisamente lungo la schiena. Sent una gocciolina dacqua cadergli dal viso, tocc i suoi capelli bagnati con uno scatto e sussult. Richiam lattenzione dei colleghi, corse verso la sponda

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del lago, sal sulla zattera con loro senza dargli una spiegazione e rem, sopraffatto dallemozione. Lanci unocchiata alle acque e si ferm vedendo una strana sagoma sul fondale. Guardandola meglio, non gli pareva pi il terriccio notato quando aveva immerso la testa. Spieg finalmente ai colleghi cosa aveva pensato e li vide gioire intenzionati a supportarlo con tutte le loro forze. Mario voleva raggiungere il fondale per adocchiare quello strano oggetto da vicino. Non si trattava di una facile impresa, perch occorreva nuotare una ventina di metri sottacqua. Lamericano confidava nelle sue buone doti di apnea ed era deciso a portare a termine quella piccola missione da solo. Gli archeologi gli sconsigliavano una mossa simile ed esigevano che qualcuno laccompagnasse. Alicia non si tir indietro e si tuff con il suo compagno. Nuotarono agevolmente fino al fondale tenendo gli occhi ben spalancati. Avevano due particolari torce subacquee da polso per farsi luce. Notarono con grande stupore che un baule era conficcato nel terreno e ricoperto di polvere. Questa formava uno scudo che proteggeva loggetto dalla vista di chi era in superficie. Alicia e Mario lo smossero dal fondale, lo carpirono con un braccio e con laltro nuotarono verso lalto. Riemersero dopo quasi un minuto, respirarono a pieni polmoni e salirono sulla zattera festeggiati dai compagni in ansia. Lanciarono unocchiata curiosa al baule di legno, laprirono e notarono che conteneva una tavoletta di pietra in buono stato. Lamatissima foglia campeggiava in basso al testo. Patrick era intento a battere i tasti del suo portatile: non aveva smesso un attimo da quando era tornato a riva con i suoi amici. La traduzione procedeva velocemente e con una certa scorrevolezza. Il canadese rimase fermo soltanto qualche minuto su due parole, ma riusc a risolvere i suoi problemi consultando un archivio di simboli sul computer. Rileggendo il testo in inglese rimase sconcertato. Lo volt verso gli altri. Caro viandante, questa volta neanche un pizzico di sfortuna ha potuto frenare il tuo cammino. Devo riconoscere che gli dei vogliono te come nuovo custode del mistero. Ebbene io ti aiuter adesso per non intralciare il loro volere. Dirigiti poco lontano dalla grande baia a sud. L il fuoco divor lultima vestigia di un grande popolo lasciando un semplice ammasso di mattoni. Scava nello spazio tra

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questo ed un cumulo di ciottoli antistante. Troverai lultimo pezzo di mistero. Spetter a te, poi, mettere insieme tutti quelli che hai disordinatamente in mano. Patrick era rimasto allibito dalla facilit con la quale il sacerdote si arrendeva ai cercatori. Forse, dopo che il pasquense li aveva messi a dura prova, era giunto il momento del premio. Gli archeologi furono concordi con la spiegazione del canadese. Rilessero le ultime righe del brano attentamente e stabilirono che il luogo menzionato era certamente Ahu Vinapu. Questo sito ospitava un muretto di pietra molto particolare, il quale era composto di numerosi blocchi incastrati con precisione. I polinesiani non possedevano tecniche di costruzione simili. Al contrario, esisteva un popolo oltreoceano che le conosceva molto bene: gli Incas. Era molto facile notare muri di pietra simili sulle Ande del Per, passeggiando tra le rovine del Macchu Picchu o di Cuzco, lantica capitale. Molti studiosi, come il norvegese Thor Heyerdahl, consideravano Vinapu come una prova che popolazioni sudamericane fossero state progenitrici di quella attuale isolana. Questo famoso personaggio del XX secolo fece costruire anche una zattera, il famoso Kon-Tiki, con la quale fece un viaggio dal Per allIsola di Pasqua; lesperimento dimostrava che popolazioni antiche potevano migrare verso terre lontane anche con barche rudimentali. Purtroppo test del DNA, effettuati su antiche ossa e su alcuni abitanti dellisola, fornirono la prova inconfutabile che i pasquensi discendevano da genti polinesiane. Come avevano fatto questi a costruire un muro simile? Questo rimaneva sempre un grande enigma. Gli archeologi constatarono di non poter nemmeno sbagliare sul posto: Vinapu era poco lontano dal mare e da Caleta Ovahe, una grande insenatura a sud-est dellisola. Rimasero perplessi soltanto rileggendo le ultime due righe: cosa intendeva il sacerdote consigliando loro di mettere insieme i pezzi? Forse dovevano decifrare lultima tavoletta utilizzando gli indizi trovati lungo il loro cammino. Eppure era unipotesi molto strana; questi non parevano fornire particolari indicazioni al posto in cui era nascosto il mistero vero e proprio. Alicia invit gli altri a non pensarci pi: bisognava incamminarsi verso la prossima meta. Non potevano certamente immaginare senza tenere lultimo pezzo tra le mani. I cercatori

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sincamminarono verso la galleria duscita. Uno squillo li fece fermare un attimo. Si trattava del cellulare di Patrick. <<Pronto, ciao Mitch>> rispose il canadese di scatto <<Come, adesso? Okay, ci incontriamo ad Ahu Vinapu. Guarda che coincidenza! Stavamo giusto recandoci l. A dopo allora.>> Lanci uno sguardo allorologio: luna di notte. Il loro capo doveva davvero avere molta fretta.

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24 Un ospite poco desiderato

I cercatori si ritrovarono nella piana di Ahu Vinapu in poco meno di mezzora. Il cielo stellato risplendeva sul manto erboso e il silenzio della notte trasmetteva un senso di grande tranquillit. Mario affond i piedi nel terreno e lanci uno sguardo davanti a s; Alicia appoggi lievemente la testa sulle spalle di lui e gli pos un braccio intorno alla schiena. Nessuno degli archeologi sent un minimo segno di cedimento o stanchezza: erano troppo incuriositi da quello che li attendeva. Per quale motivo Freedendall intendeva incontrarli in un posto cos solitario? I cercatori parevano troppo sorpresi per trovare una spiegazione valida. Riuscivano ad intravedere il famoso muro di stampo Inca a cento metri di distanza; vicino a questo, un uomo attendeva voltato di spalle: guardava fisso il suolo con aria alquanto assopita. Ecco il capo. Finalmente le loro perplessit sarebbero svanite. Gli archeologi affrettarono landatura, ma si fermarono dopo pochi passi. Un'altra persona si avvicin a Freedendall con aria torva e passo felpato: proveniva dal lato opposto, la direzione del mare. Gli diede una pacca sulla spalla. Pareva incutere un certo timore al suo interlocutore. Patrick percep qualcosa di sospetto in questo incontro e not che nessuno dei due uomini laveva ancora avvistato con i colleghi; li invit a stendersi con la pancia sullerba per potersi nascondere adeguatamente. I cercatori strisciarono lungo la piana con molta cautela e raggiunsero di soppiatto il retro del muretto. Si trovavano ora in un ottimo posto per origliare.

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<<Mitch, vedo che sei sempre notturno>> ridacchi lo strano tizio <<Non cambi mai. Sembravi molto occupato: aspettavi qualcuno?>> <<Me ne stavo per fatti miei, agente Lerwin>> rispose Freedendall, sforzandosi di ricambiare il sorriso <<Mi piace la pace e la serenit di questo posto. Dovresti saperlo che amo passeggiare tra i meravigliosi monumenti dellisola per rilassarmi e scaricare la tensione di un duro lavoro.>> Il tipo pi losco dei due spieg che tornava da un giro di ricognizione: voleva tenere sotto controllo i confini di guerra con gli indigeni. Portava una mimetica nera ed alcuni anfibi ai piedi. Aveva il simbolo dellintelligence ricamato sui vestiti ornato da alcune stellette. Lagente Lerwin era una persona abbastanza importante. Disse a Mitch che aveva scelto di fare quella via per tornare nel capoluogo ed asser che non si aspettava sicuramente di trovarlo l nel cuore della notte. Tenne a ringraziarlo per il supporto fornito ai suoi uomini e al grande piano. Ostent i suoi complimenti fino alla nausea: il suo interlocutore sembrava voler vomitare. Gli ricord che tutta quella storia era partita da lui, malgrado Mitch non ne avesse avuto nemmeno la minima consapevolezza allinizio. Parl anche di alcuni stupidi agenti cileni; se questi non avessero messo la loro mano nella vicenda con ingenuit, gli americani non sarebbero mai venuti a conoscenza di un progetto simile un sogno ad occhi aperti per il futuro. <<Sei molto bravo, Mitch>> continu Lerwin con voce pi grave, mettendo mano al taschino <<Un vero patriota. Un giorno, il popolo costruir una statua in onore della tua memoria.>> Il capo degli archeologi sent il voltastomaco ascoltando quelle assurdit. Not un oggetto metallico che traspariva dalla tasca dellagente. Fiss il suolo illuminato dalla luna: una sagoma gli rivelava che Lerwin laveva appena estratto e puntato contro di lui. Una calibro nove silenziata. Sent mani e gambe tremargli oltre ad un terribile fremito lungo la schiena. Alz la testa lentamente. <<Credevi di prenderti gioco di me, maledetto figlio di puttana!>> url lagente con aria impassibile <<Pensavi che una misera telefonata effettuata con un particolare prefisso bastasse per confondere uneventuale intercettazione? Idiota!>>

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<<Agente Lerwin, non intendevo rivelare alcun che>> balbett Freedendall con aria attonita <<Sono sempre stato fedele alla CIA ed al governatore McNamara. Mai avrei sognato di divulgare particolari cos delicati.>> Il tizio rimase ritto davanti a lui con lo sguardo bieco. Premette il grilletto tre volte: il suo volto lasciava trasparire una sensazione di godimento e di soddisfazione. Mitch sent una tremenda fitta alladdome e alla spalla. Ricadde allindietro e rimase sulla soffice erba in un mare di sangue. Tent di reagire in preda a quelle terribili convulsioni; lanci un ultimo grido disperato con gli occhi sbarrati verso loscurit del cielo. Tutto gli parve pi nero che mai quella notte. Not il suo aggressore portare la pistola sopra la sua testa. Lultima pallottola lo spense e gli risparmi il dolore pi atroce. Lerwin lanci unocchiata fuggitiva alla canna dellarma e la ripose nella tasca. Corse verso il mare come una gazzella, si tuff e nuot velocissimo. Svan in pochi istanti. I cercatori uscirono allo scoperto e rimasero chini sul cadavere di Mitch. I segni della tristezza si leggevano sui loro volti inorriditi. Un uomo molto mite e pacifico era venuto a mancare in un modo cos assurdo. Gli archeologi erano tristi per aver guardato senza poter intervenire: non potevano scontrarsi contro un killer provetto. Sapevano che questi, messo alle strette, non avrebbe pensato due volte ad uccidere anche qualcuno di loro. Per fortuna, si erano sporsi per vedere quello strano tizio ogni tanto: lo tenevano ben presente nella mente.

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25 Due colpi in uno

I cercatori rimasero molto tempo in silenzio: si sentivano solamente i loro respiri intensi e i battiti di un cuore che pulsava ancora con impeto. Il canadese trov il coraggio per primo di afferrare il cadavere per le braccia e prese a trascinarlo pi lontano. Gli altri lo aiutarono agguantando le gambe ed il busto: avevano intenzione di cominciare a scavare lo stesso per trovare il nuovo indizio. Ritenevano che proseguire la loro ricerca sarebbe stato un giusto modo per onorare la memoria di Freedendall, che tanto teneva alla scoperta del mistero. Patrick sond il terreno davanti al muretto con la pianta del piede e carp il piccone; picchi con una tale veemenza da non apparire neppure minimamente stanco. Gli altri tre seguirono il suo esempio ed allargarono la fossa scavata: ormai nessuno pi poteva fermarli. Forarono e batterono insieme sul suolo per unora di fila, fermandosi soltanto pochi istanti per riprendere fiato. Il terreno arriv a toccare venti metri abbondanti di profondit e dieci di larghezza. Alicia trov qualche altro pezzo di muro e uno strano oggetto incastrato nella terra. Lo rimosse con molta pazienza e rimase sorpresa nel vedere un vaso di terracotta dal collo abbastanza stretto. Guard allinterno del reperto, not che cera una tavoletta incastrata e richiam i colleghi. Tutti insieme provarono a tirarla fuori. Cercarono invano a farla passare verso lesterno, ma non vi era alcun modo di raggiungere lobiettivo senza forzare il vaso. Allargarono la sua estremit superiore con qualche colpo leggero di piccone e riuscirono nellintento. Non furono nemmeno un po dispiaciuti di aver intaccato un antico reperto. I cercatori

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osservarono la tavoletta attentamente. Non si notava nemmeno un piccolo accenno della foglia a margine del testo. I simboli erano totalmente differenti da quelli utilizzati per scrivere nella lingua delle isole Marchesi. Non era quello lindizio tanto agognato, ma forse rappresentava qualcosa di importante ugualmente. Patrick not un particolare importantissimo. Spieg che i simboli erano raggruppati su due colonne a seconda del sistema di scrittura. Le iscrizioni sul margine di sinistra erano in lingua quechua, quella usata dai gloriosi Incas e decifrata da tempo, mentre quelle a destra sembravano proprio in rongo-rongo. Questa tavoletta bilingue svelava due grandi misteri; infatti rappresentava la prova inconfutabile che gli indigeni sudamericani toccarono le sponde dellisola e forniva il punto di partenza per decifrare lenigmatico rongo-rongo. I cercatori tornarono a scavare. Malgrado si aspettassero qualcosa di diverso, discutevano sulle conseguenze di quel ritrovamento con passione. Ora centinaia di documenti scritti dai nativi aspettavano di essere tradotti: si rafforzava la speranza di poter chiarire molti aspetti in merito alla storia dellisola. Gli archeologi trovarono qualche altro coccio di vecchia data in mezzo a quel cumulo di terra. Ben presto la stanchezza e la rassegnazione presero il posto della speranza e della grinta. Basta, la sorte li aveva fin troppo aiutati in quella notte. Il canadese consigli a tutti di fermarsi e torn in superficie, deciso a riprendere la ricerca un altro giorno. Mercedes, arrampicandosi lungo le pareti della fossa, inciamp su un ciottolo e cadde suscitando le fragorose risate dei colleghi. Fiss quella strana pietra e not che era molto pi grande di quanto pensasse. Si avvicin ad essa e picchi con il piccone sulla terra circostante. Gli sguardi degli altri colleghi mutarono di colpo. La cubana trov una grossa cassetta rettangolare di tufo scalfita da alcuni segni irregolari. Lagguant, risal la parete della fossa e not che il coperchio era bloccato da alcuni fili di ferro arrugginito. Mercedes li rimosse con disinvoltura ed apr lentamente il contenitore. Trov una tavoletta di pietra. La foglia di toromiro spiccava sotto il testo e contrassegnava la fine della loro lunga ricerca. Gli archeologi si sentirono felicissimi e frastornati allo stesso tempo: non riuscivano a credere a tutto ci che gli stava accadendo. Dimenticarono tutti gli assilli ed i problemi, che ora gli parevano

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lontanissimi ricordi velati. Percepirono ladrenalina che scorreva nelle vene ed una tensione che stava per caricarli dal profondo. Patrick guard bene i simboli della tavoletta e prese a battere i tasti del suo portatile con molta decisione. Sent la consapevolezza di essere ad un passo dalla storia e comprese di essere molto fortunato avendo a disposizione una ghiotta opportunit per riuscire laddove molti colleghi pi anziani avevano fallito. Come un calciatore alle prime armi che giocava una finale mondiale. Ben presto si rese conto di dover lavorare pi del previsto per decifrare gli ideogrammi. La lingua era sempre la solita, ma la forma pareva molto pi astrusa e complessa. Patrick consult alcuni file e fu costretto a perdere molto tempo nel trovare la soluzione al suo problema. Fu spesso sul punto di mollare, ma sapeva di non poter deludere i suoi colleghi, ancora presi dai festeggiamenti. Procedette spedito giunto a met testo, ma perse ancora pi tempo con la conclusione. Non riusciva a trovare il significato di due o tre geroglifici. Batt un pugno contro la tastiera del portatile e consult tutti i database disponibili prima di riuscire a cavarsi dallimpiccio. Lanci unocchiata allorizzonte: il sole stava appena sorgendo. Rilesse lintero testo e lo perfezion sostituendo alcuni sinonimi pi adatti. Fin dopo due minuti. Rivolse un debole sorriso ai colleghi che lasciava trasparire molta amarezza. Corri nei pressi del vecchio tempio abbandonato del gabbiano veloce, dove la sua influenza e il suo impeto regneranno sempre incontrastati. Quella zona e sar sempre ridente anche in tempi oscuri: i campi, che la siccit mai impover, prosperano ancora di frumento. La spiaggia ospita molte barche, giacch tutti i marinai partono e ritornano da ogni viaggio senza mai naufragare. Guarda attentamente e non lasciare che locchio ti inganni. Segui la nascosta e vecchia via del sole in direzione della bocca larga con entusiasmo e grinta. Trova il punto esatto dove questa fu tagliata dalla nuova via delle tenebre e dellempiet con scaltrezza. Sentirai il tocco della cieca fortuna sotto un piede. Il mistero ti attende impaziente l. Gli archeologi rimasero di stucco: sapevano di non poter intraprendere una caccia facilissima, ma adesso lindizio era davvero troppo complicato per i loro gusti. I pochi elementi comprensibili erano rappresentati dalla descrizione dei campi e della spiaggia. Alicia disse di non conoscere nulla in merito al gabbiano veloce e

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not dagli sguardi inorriditi degli altri che questi si trovavano nella sua stessa situazione. Mercedes spieg che questa figura poteva essere un eroe leggendario o, ipotesi pi ovvia, una divinit. Dal canto suo, Mario afferm che non era necessario comprendere chi fosse costui. Il tempio poteva restringere il campo di ricerca, perch sullisola erano davvero pochi in tempi antichi; purtroppo tutti erano andati perduti, devastati da incendi, ripetuti saccheggi e guerre tribali. Bisognava cercare con speranza tra i pochi documenti storici la loro esatta collocazione, malgrado fosse alto il rischio di non trovare alcuna menzione ai templi. Nessuno riusc a trovare una spiegazione in merito alla striscia del sole o delle tenebre. Pareva un paesaggio talmente astratto quello della tavoletta che neanche uno scrittore di grande fantasia poteva immaginare un posto sullisola con cui identificarlo. I cercatori si arresero e decisero di fare ritorno a Hanga Roa. La loro caccia aspettava soltanto lultimo tassello del puzzle, quello pi difficile. I documenti del centro archeologico erano gli unici a poterli supportare. Mario procedette a passo svelto lungo la piana: sembrava quello pi ansioso di arrivare nel capoluogo. Aveva prima lesigenza di incontrare una persona e sapeva che i suoi amici lavrebbero di certo seguito. La jeep di Jeffery McNamara romb nella mattinata. Il governatore di Rapa Nui percorreva un tracciato sterrato con aria molto tesa e visibilmente assorta: era andato a fare un giro per lisola intenzionato a godersi laria fresca ed a scaricare la tensione che aveva accumulato in quei giorni di duro lavoro burocratico. Adesso rifletteva sugli ultimi avvenimenti che avevano sconvolto lisola, soprattutto sulla guerra tra americani e nativi. Si era compiaciuto quando gli indigeni erano stati frenati nel capoluogo ed alle falde del Rano Raraku, ma ora voleva che il generale Blackwell costringesse i nemici ad arretrare dal fronte. Spesso gli aveva telefonato e laveva rimproverato, perch vedeva che questi non accennava ad una mossa. I soldati attendevano solo gli ordini e sembravano davvero spazientiti. Chiamavano codardo il loro generale e lo ritenevano incapace di condurre quella guerra, che adesso pareva loro cos semplice. Temporeggiare non faceva senzaltro vincere le guerre. Solo una

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volta, un uomo riusc nellimpresa. Si chiamava Quinto Fabio Massimo, ma i tempi erano assai cambiati. McNamara premette con forza il piede sullacceleratore e sbuff: tra qualche ora, avrebbe finalmente avuto un incontro con Blackwell per chiedergli quali piani aveva in mente ma doveva prima sbrigare alcune faccende urgenti nella massima segretezza. Svolt a destra e percorse il viale principale del capoluogo Hanga Roa, una zona non molto popolata circondata da alcuni edifici di modesta dimensione. Pochi archeologi mattutini gironzolavano qua e l: alcuni sinfilavano nel bar vicino per fare colazione. McNamara giunse finalmente a vedere il palazzo del governatorato, pos la jeep nel parcheggio del cortile ed entr. Salut le guardie, attravers un corridoio e scese nei sotterranei con aria misteriosa. Vi rimase molto tempo. Quando fece ritorno, gli annunciarono una visita. Guard lorologio: le otto. Chi poteva essere? McNamara si rec nel suo ufficio e trov i quattro archeologi tornati da Ahu Vinapu. Salut Mario ed i suoi colleghi con molto calore. Si sedette dietro la scrivania e li fece parlare. Rimase sconvolto dalle loro parole. Sent di alcuni agenti segreti dalla follia omicida, di Lerwin e del povero capo ammazzato senza piet. Storie davvero inquietanti ed agghiaccianti. Patrick ipotizz che qualcuno stesse facendo ostruzione nei confronti della loro ricerca. Il governatore si riprese dopo essere rimasto soprappensiero per qualche istante e mostr tutto il suo dispiacere per la sorte di quelle due persone che vivevano nella baita. Si rivel deciso a punire i responsabili con fermezza e con risolutezza. Agguant il suo portatile e stil alcuni identikit in base alle testimonianze come prevedeva la prassi. Aggrott la fronte con decisione: incredibilmente identici a come credeva. Volt il portatile verso gli ospiti con un certo timore e li vide annuire. Ormai Lerwin e i killer in mimetica erano spacciati. Il governatore rimase in silenzio per qualche attimo, poi assicur che avrebbe fatto tutto il possibile per punirli. Gli archeologi lo ringraziarono per la sua grande disponibilit, si alzarono dai loro posti e lo salutarono. McNamara sprofond nella sedia con aria ansiosa: il sudore quasi gli gocciolava dalla fronte. Compose un numero sul display del suo cellulare e chiam qualcuno. <<Pronto, i nostri agenti sono stati scoperti>> spieg lui con aria irritata <<No, non hanno agito con

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cautela. Dobbiamo fare assolutamente qualcosa, non possiamo lasciarli a piede libero. Rappresentano bersagli facilmente identificabili. Si, okay. Mettiamo in atto il piano di riserva. Ho giusto in mente il modo adatto per risolvere il problema.>>

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26 Il silenzio degli innocenti

Il rombo assordante di alcune sirene squarci il silenzio allimbrunire. Mario trasal e si alz dal divano con aria assonnata: aveva deciso di guardare un po di tiv dopo pranzo, ma si era addormentato di colpo dopo pochi minuti. Sbadigli con forza, si stiracchi e guard lorologio: le nove. Sent molta confusione in strada e si affacci alla finestra del suo studio. Alcune macchine della polizia federale si fermarono davanti allimboccatura della strada principale per bloccare il passaggio. Altre sostarono davanti ad unabitazione poco lontana. Una decina di uomini vestiti di nero uscirono dagli abitacoli e sfoggiarono alcuni mitra. Due di loro fecero irruzione in quelledificio ed uscirono tenendo per le braccia un uomo. Questi pareva urlare qualcosa a squarciagola che Mario non riusciva a percepire. Larcheologo spalanc la finestra. <<Maledetti bastardi, mi ripagate in questo modo dopo i servigi resi a questo dannato paese!>> strepit il tizio <<Non potete sbattermi dentro, no! Voi non sapete chi sono io? Beh, quando sar accertato che state commettendo un errore, vi mander tutti sulla sedia elettrica!>> Mario riconobbe la voce. Guard meglio quel tale e non ebbe pi dubbi: era Lerwin. Rimase impressionato di come il governatore avesse fatto presto a trovare il colpevole. Gli era ancora sconosciuto il movente. Larcheologo si colleg ad internet, ma non trov ancora notizie in merito a quella questione. Bevve un goccio di caff ed usc di tutta corsa dal centro archeologico. Not le auto dellFBI allontanarsi, percorse un tratto a piedi e vide il governatore in piedi davanti allingresso dellunico bar di Hanga Roa, il Rapa Nui caf,

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con alcuni poliziotti. Una macchina nera sostava l davanti. Mario salut McNamara, che pareva davvero molto soddisfatto del suo operato. Fu messo al corrente della sporca vicenda in brevissimo tempo. Lance Lerwin era un uomo molto importante tra i ranghi della CIA. Il governatore spieg che un paio di telefonate erano bastate per comprendere che non doveva essere sullIsola di Pasqua, bens a Tahiti in ferie. Una serie di investigazioni lampo avevano fatto comprendere tutto il suo piano losco. McNamara era rimasto sconcertato: non credeva bastassero intercettazioni telefoniche e trucchi di pirateria informatica per visualizzare i file del suo portatile. Lerwin era convinto che lacquisizione dellisola era una mossa sbagliata spinta da unondata speculativa di imprenditori americani e nientaltro. Costruire strutture per il settore turistico e pubblicizzare licona di Rapa Nui rappresentava lunico obiettivo che gli statunitensi potevano prefiggersi. Le scoperte archeologiche ben poco interessavano alla Casa Bianca secondo lagente segreto. Purtroppo guerra e ribellioni avevano incrementato le spese inutili in modo spaventoso. Lisola gravava sempre pi sul bilancio statale come un grosso macigno. Blackwell pareva non fare niente per far finire tutto questo e perdeva tempo nel pianificare uneventuale battaglia con troppa cautela. Lerwin sentiva di dover prendere provvedimenti. Aveva compreso che una sconfitta sarebbe stato lunico modo per convincere gli americani ad abbandonare Rapa Nui. Aveva deciso di aiutare gli indigeni, conoscendo le password di molte aree protette su siti governativi. Aveva ricavato informazioni segrete con facilit e non si era fatto scrupolo nel passarle a corrieri del re Hotukau, che incontrava in localit diverse del territorio nemico a notte fonda. La sua mente distorta era convinta di agire nellinteresse e nel bene dei cittadini americani. Lerwin aveva trovato anche alcuni complici che laiutavano nei suoi obiettivi: alcuni suoi subordinati, tre donne e due uomini. Comunicava con loro tramite una linea telefonica abbastanza sicura, convinto che nessuno avrebbe intercettato i discorsi. Tutto il piano filava alla perfezione e nessuno sospettava del soggiorno di Lerwin sullisola. Una notte, purtroppo, la banda di Lance si era riunita nei dintorni di Ahu Tahai. Gli agenti avevano sentito alcuni scalpiccii e sorpreso tre persone ad origliare: Freedendall e le due persone morte ad Anakena. Erano sul punto di freddarli, ma il rombo di una jeep li aveva allarmati e fatti

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scappare: si trattava di militari in pattugliamento. La banda non poteva certo rischiare di essere avvistata. Sarebbe stata una catastrofe. Lerwin era preoccupato che quei civili potessero spifferare tutto ci che avevano udito in giro. Aveva ottenuto alcune informazioni sul loro conto, servendosi del loro identikit, e li aveva incontrati pi volte senza trovare un giusto accordo con loro. Aveva cos inviato la squadra ad uccidere i due personaggi meno importanti, decidendo di occuparsi personalmente di Mitch Freedendall. La sfortuna aveva fermato Lerwin e la sua banda alla fine. Mario annu ed accenn un debole sorriso con aria scossa dopo aver sentito lincredibile storia raccontata dal governatore. McNamara gli assicur che aveva trovato anche i superstiti responsabili del duplice omicidio ad Anakena. Larcheologo mostr il suo vivo entusiasmo ed augur un buon lavoro a lui ed ai poliziotti. Li vide entrare in macchina in breve tempo, ansiosi di tornare al lavoro, e scomparire allorizzonte poco dopo. Rimase a fissare la strada davanti a s. Un agente segreto prendeva accordi con i pasquensi per il bene dei cittadini. Era la prima volta che sentiva una cosa simile. Perch un militare avrebbe dovuto frenare gli investimenti del governo nellapparato bellico? Gli agenti della CIA vivevano di guerre e prediligevano soprattutto conflitti di minore importanza come quello di Rapa Nui per mettersi allopera senza troppe pressioni. Mario rimase perplesso anche della velocit delle indagini. Possibile che McNamara riuscisse a scoprire una storia del genere in meno di ventiquattro ore? Forse Mario si stava semplicemente lasciando impressionare da dettagli del tutto irrilevanti. Eppure sembrava tutto abbastanza assurdo. Nello stesso momento, una jeep scoperta avanzava verso laeroporto di Mataveri. I tre agenti segreti superstiti degli omicidi di Anakena stavano lasciando lisola ignari degli stravolgimenti che accadevano. Cantavano, ridevano e sorseggiavano le ultime gocce che restavano delle loro bottiglie di birra. Andavano a centoventi chilometri orari, ma sembravano controllare ancora agevolmente la loro vettura. Lagente Beta-Due scrut lambiente da dietro un cumulo di rocce posizionate sul ciglio della strada, pochi metri pi avanti. Il suo occhio di lince controllava la situazione con cautela e con la sicurezza del vero professionista. Arriv ad intravedere la luce

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dei fari della jeep. Agguant la pistola silenziata nera e la sporse leggermente in avanti. Fece partire due colpi secchi. Gli pneumatici striderono sul terreno. For una ruota anteriore ed una posteriore dellauto in corsa. Vide la vettura sbandare immediatamente. Le tre persone nellabitacolo non distinsero il rumore sordo del revolver in stato di ebbrezza. La loro corsa termin sulla dura roccia di un muretto vicino. Beta-Due si avvicin alle lamiere di una jeep accartocciata e lanci uno sguardo ai passeggeri: tutti morti. Perfetto. Il loro tasso alcolico nel sangue avrebbe portato a credere che stessero correndo molto di pi sulla strada. Tutti avrebbero creduto che le sue vittime avessero forato accidentalmente. Beta-Due raccolse i bossoli da terra ed estrasse i proiettili dagli pneumatici con una pinza. Si allontan nella notte. Lerwin era in galera ridotto al silenzio e gli unici tre complici avevano la bocca cucita per sempre. Non sarebbe stato mai scoperto nulla. <<Il piano salvo. La verit offuscata in eterno ormai>> mormor Beta-Due nelloscurit.

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27 Una storia inedita

Mario entr nella sala di ricerca nel buio del centro archeologico. Continuava a riflettere sulla storia raccontatagli da McNamara, fin troppo inverosimile secondo il suo giudizio. Not che alcuni colleghi erano seduti davanti ad un grande tavolo rettangolare con i loro portatili e con alcune tavolette. Patrick e Alicia discutevano vivamente, mentre Mercedes scriveva e si fermava ogni tanto a pensare. <<Ehi, Mario>> lo chiam la cubana entusiasta <<Ma dove diavolo eri finito? Ti stavo gi dando per disperso. Qui non abbiamo scoperto mai cos tanto in un solo giorno!>> Mario si mostr molto curioso di apprendere le novit. Mercedes gli spieg di aver tradotto alcune tavolette di rongo-rongo e di essere rimasta molto sorpresa, perch parecchie rappresentavano annali e resoconti di natura storica. Questi le ricordavano molto le opere dei pontefici massimi dellantica Roma in et monarchica e repubblicana arcaica. La tavoletta bilingue scoperta ad Ahu Vinapu rappresentava una dichiarazione di guerra tra Incas e lunghi orecchi. Prendendo atto delle nuove testimonianze, la cubana aveva ricostruito con i colleghi una parte della storia pasquense avvolta nel mistero prima di allora. Gli Incas intrapresero una spedizione oltreoceano ai tempi del loro apogeo; infatti il loro sovrano Huayna Cpac, convinto che nessun esercito nemico potesse batterlo sulla terraferma, cercava un degno avversario in mare. I coloni viaggiarono in mare a bordo di alcune zattere in preda alle terribili correnti oceaniche e giunsero a vedere lIsola di Pasqua molti mesi dopo. Sbarcarono attorno al 1525 nei

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pressi di Ahu Vinapu e presero a colonizzare la zona, costruendo imponenti fortificazioni. Strapparono molte terre con la forza ai contadini pasquensi e mantennero la loro posizione per una decina di anni nella penisola a sud-ovest dellisola. Diventarono autonomi in seguito alla dissoluzione dellimpero Inca dellultimo sovrano Atahualpa, ucciso a Cajarmarca nel 1533 dagli uomini di Francisco Pizarro. Elessero il loro capotrib e vissero di pesca ed agricoltura. I lunghi orecchi li ignorarono e li evitarono con disprezzo e ribrezzo. Attorno al 1535, i sudamericani si ritrovarono di fronte ad un notevole incremento demografico e ad un impoverimento progressivo del suolo, sfruttato intensivamente e senza criterio. Furono costretti ad uscire dai loro confini ed attaccare apertamente i lunghi orecchi. Occuparono lintero meridione dellisola in breve tempo e giunsero alle porte di Hanga Roa. I pasquensi organizzarono un esercito competitivo in fretta e furia ed affrontarono i nemici pi volte. Persero anche il capoluogo e furono costretti a relegare il monarca nel sotterraneo di Ahu Tahai per proteggerlo. La guerra dur molti anni, fu equilibrata e ricca di capovolgimenti di fronte. Fu interrotta soltanto da brevi armistizi. I pasquensi cominciarono a riconquistare i territori meridionali verso lultimo decennio del XVI secolo, accerchiarono gli Incas nella loro roccaforte di Vinapu e finalmente li sterminarono. La lunga guerra era terminata, lasciando unisola completamente brulla; gli eserciti avevano devastato campi e zone di pascolo ovunque, che rappresentavano le uniche fonti di cibo per gli schiavi. I lunghi orecchi, che mai si erano scoraggiati nel far erigere moai, continuavano a far disboscare tronchi. Tutti questi fattori portarono i corti orecchi allesasperazione. Questi notarono che i loro dominatori erano usciti fortemente indeboliti dal conflitto e che stentavano a ricomporre un buon esercito. Decisero che quello era il momento buono per ribellarsi. I corti orecchi batterono i loro padroni non con poca difficolt e, allinizio del XVII secolo, cominciarono ad abbattere i moai. Era linizio della nuova epoca, quella del tangata-manu, luomo-uccello. Il resto era tutta storia nota.

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28 Ipocrisia autorizzata

Mario rimase molto colpito dalla storia di Mercedes: larcheologia aveva fatto un grandissimo passo in avanti quel giorno come mai era accaduto prima. Thor Heyerdahl sarebbe stato sicuramente fiero del suo team di ricerca, pens. Lo statunitense and a sedersi dietro la scrivania rettangolare e prese visione di altre tavolette. Purtroppo non riusc proprio a concentrarsi nel suo lavoro: aveva la testa da unaltra parte. <<Maledizione, pi ci penso e pi aumenta la mia inquietudine>> scosse il capo lui <<Qualcosa non mi convince. Questo non un buon segno.>> Alicia gli lanci unocchiata curiosa. <<A cosa ti riferisci?>> domand laustraliana <<Conoscendoti, non deve trattarsi di unidiozia qualunque. Dai, sputa il rospo.>> Mario deglut e raccont tutto quello che gli era accaduto poco prima. Raccont di essere stato svegliato dalle sirene, di aver assistito allarresto di Lerwin e di aver incontrato il governatore. Spieg in breve la storia che gli era stata riferita per provare la colpevolezza di quel tale e del suo piano assurdo. Gli archeologi fissarono lamico con aria stupita ed affermarono di non essere al corrente in merito a quello strano arresto. Furono tutti concordi nel ritenere il movente di Lerwin inconsistente e troppo improbabile. Patrick intervenne dicendo che il governo cercava di coprire qualche particolare poco chiaro quando mentiva. Alicia asser che doveva trattarsi di una cosa non poco importante, se le autorit cercavano di coprirsi in quel modo. Mercedes precis che poteva trattarsi di un gioco tra agenti segreti e che forse le alte cariche degli Stati Uniti non ne erano al corrente. Gli archeologi decisero di indagare per

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cercare di scoprire quanto pi possibile sul motivo del falso movente. Non sapevano assolutamente da dove cominciare e non avevano neanche la minima idea di come investigare. Rimasero a riflettere qualche istante. Alicia sent che le stava venendo una grandiosa idea. Perch non partire dalle vittime? Potevano avere qualcosa in comune che interessava agli agenti segreti. Patrick accese il suo portatile, avvi internet e trov un articolo sullarresto di Lerwin sul sito web di un giornale dellisola. Stava cercando i nomi delle due vittime ignote. I loro volti atterriti e macchiati di sangue gli ritornavano spesso in mente. Finalmente trov le informazioni che cercava. Si chiamavano Mike Doherty e Jennifer Parker. Luno era agente di borsa e laltra lavorava in una societ informatica. Il canadese trov le loro foto rimpicciolite in bianco e nero, che parevano essere uscite da un quotidiano di inizio Novecento. Non trov nessuna notizia aggiuntiva legata a loro esperienze professionali. Ebbe una forte impressione che tutto fosse fin troppo reticente. Patrick ingrand i due identikit e li color con un programma apposito per stamparli. Alicia sussult improvvisamente e rivolse uno sguardo pieno di gioia al canadese. Questi vide che laustraliana indicava licona di un database sul desktop e comprese i suoi intenti. Quel programma consentiva di cercare le schede di tutti gli archeologi che lavoravano sullisola inserendo semplicemente un nome, un codice di identificazione o una foto. Ma come le saltava in mente di trovare proprio l due persone che svolgevano due mestieri totalmente diversi dal loro? Prov a fare come gli era stato segnalato ed inorrid. Rimase chino sul computer a fissare lo schermo con aria a dir poco impressionata. Corrispondevano due schede di archeologi con quegli identikit. La prima apparteneva a Landon Kempsey, un esperto ricercatore di trentanove anni che aveva scavato e lavorato in mezzo mondo. Era stato in Italia, soprattutto a Pompei e dintorni, in Messico, in Egitto, in Iran e nellAmerica Latina. Era stato premiato pi volte per le sue scoperte e si era trasferito sullIsola di Pasqua per poco tempo nel 2097 prima di ritirarsi a vita privata, malgrado fosse molto giovane. Laltra scheda apparteneva a Sharon Warner, unarcheologa americana di soli trentasei anni proveniente da Oakland. Aveva scavato in Medio Oriente per un breve periodo ed aveva conosciuto Kempsey quando si era trasferita nellAmerica Latina. Da allora, lo

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aveva seguito ed assistito negli scavi. Si era anche ritirata con lui allet di trentaquattro anni. Gli archeologi rimasero ammutoliti. Il governo era stato molto accorto ed aveva pubblicato i nomi falsi di quelle due vittime alla stampa. Si era ben guardato anche dal mettere foto troppo decenti sul web per evitare che venisse a galla limbroglio. Alicia spieg che, vedendo gli identikit colorati e migliorati in risoluzione, si era resa conto di aver visto quei volti gi da unaltra parte. Un flashback laveva immediatamente portata indietro nel tempo di qualche mese. Laustraliana era andata da Freedendall un pomeriggio per discutere con lui in merito ad una spedizione archeologica. Aveva bussato alla porta del suo ufficio ed era entrata: non cera nessuno. Il suo capo aveva lasciato il portatile acceso: campeggiavano le schede di Kempsey e Warner sullo schermo. Le aveva tenute docchio per pochi istanti. Mitch era immediatamente tornato ed aveva rimproverato Alicia per aver sbirciato sul suo computer senza permesso. Laustraliana era rimasta davvero colpita dalla sfuriata del capo, che pareva letteralmente fuori di s come raramente accadeva. Per questo motivo, le erano ritornate alla memoria quelle foto che gi erano impresse nella sua mente da tempo. Gli archeologi compresero che tutte e tre le vittime di quegli strani omicidi avevano qualcosa in comune: la professione. Questo dettaglio, apparentemente irrilevante, era stato nascosto accuratamente dalle autorit americane. I quattro studiosi si guardarono in faccia con aria interrogativa alla luce tenue della sala. Ci doveva essere un motivo. Mercedes consigli a Patrick di vedere nel database eventuali missioni che Freedendall aveva potuto compiere con Kempsey e Warner. Mitch non era diventato direttore del centro archeologico da parecchio tempo e lavorava come semplice archeologo in precedenza. Il canadese confid nel consiglio della cubana: magari poteva scoprire qualcosa di sospetto. Rimpicciol ed affianc le schede del database relative a quei tre sullo schermo, guard attentamente tra alcune informazioni, trov un elenco con le loro missioni e le mise a confronto. Not che le tre vittime avevano condotto una sola missione insieme. Lesse la descrizione di questa spedizione: questa doveva essere eseguita nei primi mesi dellanno 2097 nel deserto di Atacama, uno dei posti pi aridi del pianeta situato nel Cile settentrionale. I tre avevano il compito di trovare

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alcuni reperti dellepoca Inca e cominciare gli scavi di unantica fortificazione, di cui si parlava in alcune antiche iscrizioni. Partirono incoscientemente da soli muniti di arnesi rudimentali e strumenti di comunicazione poco efficienti come radio o telefoni cellulare. Dopo poco tempo, si persero le loro tracce e furono dati per dispersi. Laviazione militare americana sorvol la zona per molto tempo e persino lesercito fu scomodato per rastrellare il deserto di Atacama. Le esperte truppe del colonnello Mark Wellington ritrovarono casualmente i tre sventurati due mesi dopo. Gli archeologi si mostrarono incuriositi e perplessi da questa storia. Perch gli statunitensi erano andati a cercare alcuni semplici avventurieri in terra straniera? Si sarebbero potuti rivolgere tranquillamente alle autorit cilene per sollecitare i soccorsi. Eppure non lo fecero un motivo doveva esserci. Dove trovare la risposta a questo enigma? Gli archeologi notarono che Mario sorrideva entusiasmato come un bambino. <<Ho io la soluzione>> intervenne lamericano deglutendo <<Mark Wellington un mio carissimo amico del liceo. Io, lui e Jerry eravamo praticamente inseparabili. Ci divertivamo un mondo, andavamo in giro a rimorchiare insieme e spesso le combinavamo anche grosse. Sicuramente ci sveler tutto.>> <<Ma questo tipo abita negli Stati Uniti>> gli lanci unocchiata sconfortata Alicia <<E pericoloso parlare al telefono di queste cose. Qualcuno potrebbe intercettare la chiamata.>> <<Oh, se per questo, non ci sono assolutamente problemi>> ribatt Mario col sorriso stampato sulle labbra <<Ho sentito Mark pochi giorni fa. Si trasferito momentaneamente qui per la guerra. Si trova in un campo non molto lontano da Hanga Roa.>> La gioia degli archeologi era diventata incontenibile. Ora tutti erano curiosi di parlare con questo personaggio.

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29 Deciso ottimismo

Il palazzo reale spiccava a Rongo in quella notte cos cupa come raramente accadeva, illuminato da una serie di lampioni lungo tutto il suo perimetro. Tuttavia latmosfera che si respirava nei dintorni non era certamente di festa. Una strana tensione si percepiva nellaria. Il cortile ospitava cinquecento guerrieri, molti dei quali si allenavano di gran lena; i fanti, armati di fucile mitragliatore, erano intenti a colpire alcuni bersagli dalla distanza, mentre altri corpi speciali, costituiti soprattutto da cavalieri e killer veterani, erano schierati davanti a Kohau. Questi parlava loro con aria convinta e con tono molto deciso. Il suo fu un discorso breve e conciso. Il comandante raccomand a tutti di utilizzare alcune tattiche apprese poco prima in guerra e spieg i benefici dalle quali si potevano trarre col minimo sforzo. Stancato da una giornata di intenso lavoro, punt dritto verso il margine del campo di allenamento dove lattendeva il re Hotukau. Si volt leggermente di spalle, not che i corpi speciali stavano sfoderando di nuovo le pistole e sorrise: i suoi guerrieri erano davvero molto disciplinati. Non aveva mai avuto modo di richiamarli o di trovarli ad oziare; si era davvero compiaciuto ogni giorno di pi nel vederli prevedere i suoi ordini ed eseguirli senza battere ciglio. Sapeva che i suoi tenevano alla patria e che odiavano pi di lui gli americani; la guerra era una questione personale per tutti i pasquensi, che si sentivano sempre sottovalutati e volevano mostrare la loro reale forza sul campo di battaglia. Tutti gli indigeni avevano lintenzione di fornire un apporto utile a battere gli odiati dominatori, anche i civili e i pi emarginati. Kohau raggiunse il re e

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si ferm ritto davanti a lui. Hotukau lo guard negli occhi con ammirazione e gli diede una pacca sulla spalla soddisfatto. <<Si vede che hai stoffa, Rong>> gli disse con aria entusiasta <<Avremmo perso gi il conflitto senza di te. Invece gli dei ti hanno risparmiato e permesso di vivere ancora per molto tempo.>> <<Sire, cerco di fare sempre del mio meglio. I nostri stanno molto bene, se teniamo conto del morale>> sospir Kohau <<Purtroppo la loro condizione fisica lascia un poco a desiderare. Non possiamo ancora attaccare. Dovremmo aspettare ancora fino alla prossima settimana.>> Il monarca fece intendere che non cera fretta, ma lasci anche intuire che bisognava coprire meglio il territorio e dispiegare un maggior numero di truppe ai confini. Il generale indigeno lo rassicur e gli spieg che i suoi collaboratori lavoravano bene altrettanto quanto lui nelle altre zone dellisola. Era convinto che gli statunitensi non avrebbero ancora attaccato; questi volevano disporre di un piano infallibile perch, secondo Kohau, intendevano evitare di perdere troppi uomini durante uneventuale incursione. Il comandante pasquense rimase in silenzio vicino il re fissando il cielo oscuro della notte con aria assorta: sognava nuove imprese, grandi vittorie e stragi di nemici. Lindigeno non sapeva che qualcuno, poco lontano, stava pianificando la fine del suo glorioso esercito con molta accuratezza. Il generale John Blackwell era seduto dietro la scrivania nel suo ufficio al palazzo del governatorato con aria compiaciuta. Aveva una cartina dellisola tra le mani e la guardava attentamente. Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso e sentiva di essere ormai vicino alla vittoria come non mai. Lasci una mano dal foglio, tast il ripiano della scrivania davanti a s e trov il bicchiere di birra, riempito quasi fino allorlo, che aveva sorseggiato poco prima. Bevve tutto dun fiato e fece una risatina ironica. Il piano era perfetto, il suo esercito pareva in forma e il suo genio militare aveva funzionato a dovere: una combinazione letale. Pos il bicchiere di scatto, carp una matita e tracci due segni sulla cartina. Lattacco era previsto due notti dopo. Lesercito sarebbe stato diviso in quattro contingenti. Il primo, composto da cinquecento unit, avrebbe oltrepassato le linee nemiche a Punta Angamos al comando

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del colonnello Wilkins. Avrebbe distrutto le postazioni difensive lungo la costa orientale dellisola, massacrato tutti i nemici nella zona e raggiunto il villaggio di Anakena, che sarebbe divenuto preda di facile conquista. Il secondo contingente, composto da altrettante unit del primo, avrebbe varcato le linee nemiche alle falde del Tuutapu, una collina nei pressi del capoluogo. Avrebbe devastato lentroterra con carri armati e messo in seria difficolt i nemici al comando dellesperto colonnello Wellington. Si sarebbe fatto strada verso nord-est e prefissato di unirsi agli uomini di Wilkins ad Anakena come obiettivo finale dellincursione. I pasquensi avrebbero concentrato le loro attenzioni nelle aree colpite, rischiando di scoprirsi pericolosamente in altre parti pi importanti sullisola. Il terzo contingente americano, composto da seicento unit, si sarebbe mosso unoretta dopo dal capoluogo verso Rongo, ormai coperto da poche centinaia di nemici. Avrebbe sbaragliato le difese indigene molto facilmente al comando del generale Blackwell in persona e si sarebbe cominciato ad infiltrare nel villaggio. Un quarto contingente, formato da trecento soldati statunitensi, avrebbe raggiunto Punta Espolon a nuoto con la guida del giovane colonnello Dave Morrison. Avrebbe sconfitto pochi nemici di pattuglia nella zona e assediato Rongo anche da nord, bloccando lunica via libera ad Hotukau e alle sue sentinelle per uneventuale fuga disperata dalla sconfitta. Quel villaggio, ormai stretto in una morsa, si sarebbe arreso come uninnocente zebra circondata da un branco di leoni affamati. Il re sarebbe stato massacrato con la famiglia ed i pasquensi avrebbero perso la loro guida. I soldati reduci dalla vittoria a Rongo si sarebbero spinti successivamente verso lentroterra ed uniti al resto dellesercito; avrebbero sconfitto gli ultimi nemici a Cabo Norte e completato loccupazione dellisola con estrema facilit. Gli americani avrebbero messo a ferro e fuoco tutti i simboli del dominio pasquense e cancellato per sempre i loro insediamenti. Brillavano gli occhi al generale Blackwell, mentre immaginava la sua grande rivincita sugli indigeni. Il generale non sembrava lamentarsi nemmeno dei soldati di cui disponeva. Aveva chiesto rinforzi a Washington dopo le ultime battaglie e si era ritrovato con duemila uomini ben addestrati ed assetati di sangue. Molti di questi erano troppo giovani ed inesperti. Il governo lasciava le missioni pi

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rischiose in Oriente ai veterani. A Blackwell non importava. Il generale voleva semplicemente parecchie unit per poter condurre un attacco fulmineo contro i pasquensi e le aveva ottenute senza problemi. Bastava che i suoi avessero una guida carismatica come lui e che potessero contare su alcuni ufficiali molto in gamba. Daltronde vince chi muove le pedine sulla scacchiera. Blackwell era certo che i poveri indigeni si sarebbero lasciati ingannare dal suo semplice stratagemma con facilit. Questi avrebbero compreso di essere caduti in una trappola troppo tardi per poter reagire adeguatamente. Sarebbero capitolati inesorabilmente con quel terrore di chi ridotto allimpotenza. Finiranno di sottovalutare le infinite risorse dellesercito americano pens Blackwell al settimo cielo Ormai loscurit dietro langolo per loro.

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30 Un vecchio amico

La jeep dei quattro archeologi inseparabili sfrecci nella notte sotto uno stupendo cielo stellato. Mario si rese conto che stava procedendo a ottanta chilometri orari su un semplice tracciato sterrato vicino al mare, ma la cosa non gli importava molto: era troppo emozionato per pensare ad altro. Lanci unocchiata fuggitiva allorario: il suo orologio segnava mezzanotte passata. Patrick, al suo fianco, non aveva detto una parola e pareva assorto nei suoi pensieri. Alicia e Mercedes stavano parlando da quando erano partite sedute sul sedile posteriore e non accennavano a chiudere bocca per rifiatare. Mario non le ascoltava, ma percepiva il loro grande entusiasmo. Gli archeologi sentivano che stavano per scoprire qualcosa di veramente importante e di sconvolgente, malgrado non avessero nemmeno la pi pallida idea di cosa si trattasse. Lamericano prosegu verso lentroterra, rendendosi conto che il sentiero diventava sempre pi impervio. Not improvvisamente nelloscurit di essere in prossimit di una curva e fren bruscamente fino a far stridere le gomme sulla terra. I suoi colleghi non sobbalzarono per poco dai loro sedili, aggrappandosi alla porta della jeep. Lanciarono uno sguardo a Mario, che lasciava trasparire unaria soddisfatta e visibilmente ansiosa. A cento metri da loro, un recinto formato da filo spinato li divideva da decine di tende; in mezzo a queste, svettava la bandiera a stelle e strisce mossa dalla piacevole brezza che soffiava quella serata. Si trattava senzaltro del campo che gli archeologi cercavano. La jeep si avvicin molto lentamente verso il recinto, davanti al quale due sentinelle armate di mitragliette camminavano

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nervosamente avanti e indietro. Queste, notando che gli archeologi stavano scendendo dalla vettura e che gli si avvicinavano con passo veloce, puntarono minacciosamente le armi contro di loro senza indugio. <<Questa unarea proibita!>> esclam una delle due guardie con tono deciso <<Non ammesso nessun civile. Se fate un altro passo, sono autorizzato a spararvi. Vi consiglio vivamente di girare al largo!>> I quattro studiosi si fermarono di colpo ad un metro dalle sentinelle con aria alquanto timorosa. Soltanto Mario pareva pi sollevato ed abbastanza tranquillo della sua posizione. <<Sono un carissimo amico del vostro colonnello>> spieg lui <<Devo parlargli assolutamente di una cosa di vitale importanza.>> <<Si rende almeno conto dellorario!>> tuon laltra guardia contrariata, indicando il suo orologio da polso con insistenza <<Crede di poter venire a darmi ordini quando le fa pi comodo!>> Lo studioso statunitense sent che il soldato aveva perfettamente ragione, ma sapeva che il suo amico non avrebbe disdegnato mai una sua visita. <<Siamo archeologi e lavoriamo sullisola da tempo. Dica al suo superiore che venuto Mario Caruso>> ribatt lui con fermezza <<Sicuramente non gli sembrer vero di aver sentito una cosa simile.>> La guardia si allontan incuriosita, lasciando allaltra il compito di sorvegliare quei civili, sfil dalla tasca dei pantaloni un walkie-talkie abbastanza vecchiotto e lo accese. Rifer quello che aveva udito tutto dun fiato e sent che la voce dallaltro lato dellapparecchio era davvero entusiasmata come mai era accaduto. Si avvicin agli archeologi, rivolse unocchiata bieca a Mario e gli spieg che il colonnello laveva autorizzato a varcare il confine del campo con gli amici. Guid gli archeologi attraverso un varco nel filo spinato e gli fece strada. Attravers un piccolo sentiero erboso, ai lati del quale erano state montate le tende dei soldati, senza proferir parola. Pareva non voler accettare la presenza di quattro sconosciuti in un campo militare cos segreto: era convinto che i civili potessero farsi troppe domande sullambiente e chiedere qualcosa di importante sulla guerra al suo superiore; tuttavia non immaginava che gli

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archeologi avevano piani ben diversi. Giunse finalmente in un campo circolare di addestramento, dove si scorgevano bersagli di legno ed un poligono di tiro allombra di alcune palme. La guardia disse loro di pazientare qualche minuto e li lasci soli in quel luogo cos buio ed inquietante. Il canto delle cicale rompeva un silenzio surreale e pieno dansia. Gli archeologi sentirono alcuni scalpiccii dietro di loro. <<Mario, vero che hai trovato finalmente il tempo di venirmi a trovare allora!>> esclam una voce grave in lontananza <<Ormai non ci speravo pi. Per fortuna, non lavori anche di notte.>> I quattro colleghi si voltarono e notarono la sagoma di un uomo molto alto profilarsi sul terreno. Alzarono il viso e videro che questi li aveva raggiunti in pochi secondi con passo felpato. Mark Wellington era quasi due metri, portava i capelli abbastanza corti e biondi, una barba corta e ben curata, aveva occhi azzurri e braccia possenti. Indossava una mimetica grigia, molto simile al colore dellasfalto, un paio di guanti e scarponi. Wellington si avvicin alle due donne del gruppo e si compliment per la loro bellezza mozzafiato. Strinse la mano al canadese e rivolse un abbraccio caloroso al vecchio amico. Mario e Mark rimasero a parlare per qualche minuto ridendo e scherzando; il secondo asser che si meravigliava di non averlo visto troppo sciupato, perch molti dicevano che cera assai da scavare sullisola. Il primo rispose che ognuno sceglieva di cosa occuparsi al centro e precis che lui tendeva a scegliere sempre missioni impossibili. <<Beh, purtroppo questa non una visita di piacere>> puntualizz Mario <<Ho bisogno di alcune informazioni che solo tu puoi fornirmi, amico.>> <<Mi fa sempre piacere aiutarti>> sorrise Mark Wellington <<Ti devo un favore, ricordi? Non riuscir mai a sdebitarmi in modo adeguato.>> Il colonnello faceva riferimento ad un trauma di cui difficilmente si sarebbe dimenticato. Otto anni prima, durante unafosa serata di luglio, si era recato a Santa Monica Beach per fare un bagno di mezzanotte con un gruppo di amici. La luna piena si stagliava in un cielo stupendo e rifletteva i suoi raggi sulle acque trasparenti delloceano. Ben presto si era ritrovato da solo al largo e reso conto di non riuscire neanche ad individuare pi la riva. Aveva cercato per

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unora qualcuno nelle vicinanze invano, ma non era riuscito a vedere altro che acqua davanti a s. Loceano era cominciato a divenire agitato e le onde si erano alzate minacciose. Mark aveva chiesto aiuto a squarciagola in mezzo alla corrente, ma era rimasto travolto dalla potenza delle acque e sprofondato. Mario, che si era trovato sul posto quando lamico era stato casualmente inghiottito dalle onde, non aveva perso tempo a sfidare il pericolo per salvarlo. Lo aveva trovato sul fondale poco dopo e trasportato a riva in seguito ad una nuotata molto faticosa. Mario sentiva di aver fatto la cosa giusta e non pretendeva nulla in cambio. Ora, tuttavia, gli faceva comodo una testimonianza preziosa come quella dellamico. Tir un lungo sospiro e lo mise al corrente di quello che aveva letto nel database del centro archeologico in merito a Kempsey e Warner. Gli parl della missione condotta in Cile e della sua incredulit quando aveva saputo che lesercito americano aveva organizzato i soccorsi da solo senza chiamare in causa le autorit locali. Wellington respir a fondo, si appoggi ad una delle palme che gli stavano vicino e fece una risatina ironica. <<Mi sa che le tue fonti sono fin troppo reticenti>> asser il colonnello <<Tacciono verit troppo importanti.>> <<Non capisco>> intervenne Alicia con aria perplessa <<Cosa ci pu essere stato nascosto in merito alla missione?>> <<Quasi tutto. Forse il caso che vi metta al corrente su una storia alquanto inquietante.>> Gli archeologi gli lanciarono unocchiata incuriosita. Mark si gratt leggermente la fronte e cominci a raccontare. Freedendall, Kempsey e Warner si erano divisi nellarido deserto di Atacama con la convinzione di poter lavorare meglio e di avere maggiore possibilit di trovare reperti importanti. I tre avevano scelto anche un punto di ritrovo dove incontrarsi quella sera, ma ben presto si erano resi conto che non era facile trovare qualcosa in mezzo alle pietre di quel deserto. Tuttavia Freedendall era stato fortunato: si era spinto in prossimit dal mare ed aveva trovato qualcosa di molto prezioso, un reperto rarissimo. Si era messo in contatto con gli altri due colleghi, fornendo le sue coordinate, ed aveva parlato della sua sensazionale scoperta con la sua radiolina, sintonizzandola ad altissima frequenza. Come noto a moltissimi radioamatori, pi alta la frequenza e minore il raggio della regione in cui si propaga

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la trasmissione. Cos facendo, larcheologo credeva di essere sicuro che la sua comunicazione sarebbe stata captata solo dai suoi colleghi poco distanti. Freedendall, purtroppo, non immaginava che il deserto avesse molte orecchie. Molto tempo prima, lesercito cileno aveva piazzato una serie di ripetitori nascosti sotto la sabbia, capaci di captare qualunque segnale radio in ogni parte del deserto di Atacama. Gli addetti a quegli apparecchi, che lavoravano in una base militare segreta vicino Antofagasta, erano stati sempre annoiati dal loro mestiere, perch raramente intercettavano segnali radio in quella zona. Quel giorno avevano percepito tutto di quella strana trasmissione, che avevano inoltrato ai loro superiori. Lesercito cileno si era messo in testa di recuperare il favoloso reperto a tutti i costi, si era dispiegato segretamente nel deserto in breve tempo ed aveva catturato i tre archeologi americani. Il comandante di quella pattuglia, daccordo con il governo, non aveva esitato a trasferirli in una prigione segreta ai margini del deserto e li aveva sottoposto ad un interrogatorio. Aveva chiesto loro con le buone dove avessero nascosto il reperto e li aveva anche fatti perquisire, ma non era riuscito a trovare niente. I soldati cileni, allora, li avevano torturati atrocemente per settimane: costringevano i tre archeologi a fare bagni in acqua bollente, li prendevano a pugni, li rinchiudevano in stanze completamente buie e facevano altro ancora. Quei poveri martiri, un giorno, erano riusciti a stabilire una connessione ad internet con un computer palmare, sottratto scaltramente ad una guardia, in una prigione pi decente ed avevano lanciato il loro messaggio di aiuto alla CIA. Dopo aver raccontato allintelligence americana di quelle terribili disavventure, avevano promesso di fornirgli il reperto e informazioni molto preziose in cambio della loro liberazione. Le autorit degli Stati Uniti si erano lasciate intrigare dalla proposta ed avevano spedito Wellington con i suoi uomini nel deserto di Atacama in missione speciale. Le abilissime truppe del colonnello avevano messo i cileni in ginocchio e si erano fatti riconsegnare i prigionieri in breve tempo con armi molto convincenti. Mark aveva fatto salire a bordo del suo aereo Freedendall, Kempsey e Warner con lordine di portarli direttamente a Langley, la citt della Virginia sede dellintelligence. I suoi superiori gli avevano raccomandato di non fare troppe domande ai suoi

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protetti. Wellington, dal canto suo, non aveva neanche osato dare un piccolo sguardo al reperto scoperto dai tre studiosi. Voleva anche evitare di deludere la fiducia dei superiori e di essere degradato proprio quando era diventato colonnello da poco. Si era limitato solo a chiedere a Freedendall come avesse fatto a nascondere loggetto prezioso cos bene dalle grinfie dei cileni. Mitch aveva spiegato di averlo infilato allinterno di una delle sue radioline, dove mai nessuna guardia cilena si sarebbe sognata di controllare. Laveva portato sempre con s, perch aveva provato ai soldati che lapparecchio che lo custodiva non funzionava abbastanza da lanciare segnali allesterno. Una trovata molto scaltra. Gli archeologi rimasero allibiti sentendo il racconto di Mark Wellington e si guardarono increduli. Come era possibile che fosse accaduto un complotto simile in silenzio nellera della stampa digitale? Soprattutto, perch era cos importante quel reperto per il governo e quali caratteristiche peculiari poteva possedere? <<Comprendo la vostra perplessit>> continu Wellington con aria delusa <<Anchio avrei voluto saperne molto di pi. Purtroppo il codice militare mimpedisce di immischiarmi in affari troppo segreti.>> <<Qui si tratta di un caso scottante>> intervenne Patrick <<Una manovra molto losca ruota attorno a quel dannato reperto. Non potremmo comprenderla mai prima di averlo scoperto. Dobbiamo assolutamente trovare altri indizi.>> Mark rimase sorpreso dallo spirito con cui gli archeologi avevano intrapreso quella nuova ricerca, che purtroppo pareva non essere di facile conclusione. Avrebbe voluto aiutarli, malgrado sapesse di aver fatto gi molto a parlare loro di una missione segretissima. Non sentiva di possedere certamente elementi a sufficienza per potergli fornire una buona pista da seguire, ma si stava sforzando in tutti i modi di trovarla. Cerc di concentrarsi, nonostante sentisse gli archeologi discutere tra di loro con molta foga. Dun tratto, ramment un particolare molto strano. Quando era arrivato sullIsola di Pasqua, Mark si era recato nel palazzo del governatorato per ricevere il comando di quel campo. Aveva notato che la porta dellufficio di Jeffery McNamara era socchiusa. Si era messo ad origliare ed aveva sentito che questi raccomandava ad alcune guardie

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di tenere lontano i soldati novellini da una zona proibita molto particolare per un motivo ben preciso. <<Ho limpressione che anche questa dannata isola nasconda particolari scottanti>> intervenne bruscamente Mark <<I sotterranei del palazzo del governatorato sono blindati e sorvegliati a vista. Pare che l dentro vi siano dei dossier segreti molto importanti riguardanti anche la mia missione in Cile di due anni fa. Chiss, magari questi contengono qualche informazione interessante tutta da scoprire.>> <<Davvero?>> sospir incredulo Mario <<Dobbiamo fare qualcosa. La nostra fame di sapere non pu attendere.>> Gli archeologi rimasero a dir poco sorpresi: la grande tensione era palpabile e lentusiasmo era salito alle stelle. I quattro furono concordi nel voler trovare il modo di entrare in quella zona proibita. Sapevano che sarebbe stata unoperazione complicata e rischiosa: le sentinelle non sarebbero state clementi nel caso che li avessero sorpresi a curiosare in quella parte del palazzo. Tuttavia gli archeologi percepivano lebbrezza ed il piacere di rischiare come mai era accaduto in vita loro. Comprendevano che, se fossero riusciti nel loro intento, avrebbero ottenuto una lauta ricompensa. Non avrebbero fallito per nessuna ragione al mondo.

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31 Desiderio struggente

Mario Caruso stava nuotando in mare aperto con aria visibilmente affaticata. Lacqua formava un grosso tavolato e neanche una piccola onda riusciva a smuoverla. Nonostante tutto, ogni bracciata gli sembrava sempre pi pesante ed il suoi polmoni faticavano a respirare. Era incredibile che proprio lui sentisse il peso della stanchezza, abituato a traversate molto pi difficoltose. Per fortuna, non lo vedevano i suoi amici della California: sicuramente si sarebbero pentiti di averlo ammirato in passato per le sue abilit di nuotatore. A cento metri di distanza, Alicia lo stava aspettando ferma nellacqua e gli indicava di seguirla. Una strana nebbia cominciava a calarle intorno. <<Andiamo, Mario>> ridacchiava lei <<Se sei bravo a letto come a nuotare, sono proprio nei guai!>> Dun tratto, larcheologo vide unondata improvvisa alzarsi imponente alle spalle di Alicia e prov con tutte le sue forze a spingersi in avanti. Mosse braccia e gambe con tutta lenergia e la tenacia di cui disponeva, ma si rese conto di non essersi spostato di un millimetro. Era l fermo ed impotente. Non possibile pens Mario inorridito Questa maledetta acqua sembra pi compatta dellacciaio. Si divincol nella disperazione e sent un tuffo al cuore, mentre Alicia veniva travolta inesorabilmente dalle onde e spariva nella nebbia. Lanci un urlo istintivo e sovrumano che riecheggi per lungo tempo. Mario si svegli di soprassalto, apr gli occhi e si guard attorno con aria a dir poco agitata.

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Mio dio pens tirando un sospiro di sollievo Per fortuna, era solo uno stupido sogno. Guard lorologio da polso e not che erano le cinque del pomeriggio. La notte precedente, aveva dormito molto poco e si era coricato subito dopo pranzo per poter recuperare energie in vista della missione di quella sera. Salt gi dal divano del suo studio con grande agilit e si diresse verso luscita. Voleva fare un salto nello stanza di Alicia. Questa volta non era intenzionato a parlare di lavoro o di indagini. Aveva percepito una grande attrazione fisica tra lui e laustraliana sin dal primo incontro, ma si era reso conto che provava anche qualcosaltro ora che cominciava a conoscerla meglio. Si trattava di un sentimento molto forte che non riusciva ad esprimere a parole. Forse era amore, ma Mario comprendeva che sarebbe stato riduttivo parlare in questi termini della sua intesa con Alicia. Lamericano non le aveva mai parlato dei suoi sentimenti, malgrado fosse stato addirittura sul punto di eliminare le barriere pi intime tra di loro ad Ahu Akivi. Non si era neanche preoccupato di chiarire il suo legame con lei: forse il lavoro laveva preso cos tanto da fargli porre in secondo piano la vita privata. Ora aveva bisogno di vederla e solo questo contava per lui. Percorse un lungo corridoio a passo svelto e buss ad una porta. Sent il rumore di una chiave che girava nella serratura dallaltro lato, vide luscio spalancarsi e lanci uno sguardo allinterno prima di entrare. Si trattava di una stanza molto luminosa e di forma rettangolare. Mario not che trovavano posto un divano ed una finestra ampia sulla sinistra, una libreria ben fornita sulla parete di destra e una piccola scrivania a dirimpetto in fondo alla sala. Lanci unocchiata alla ragazza che gli stava di fronte. Indossava una maglia nera a mezze maniche con una leggera scollatura sopra il seno ed un paio di pantaloncini rossi. Mario era come incantato e non riusciva a staccarle gli occhi da dosso: Alicia era terribilmente sexy quella sera, pi delle altre volte. Laustraliana fece un sorriso ironico, sapendo benissimo il motivo per il quale la guardava, e lo fiss divertita con i suoi occhi azzurri. <<Vuoi entrare oppure sei deciso a rimanere l impalato tutto il pomeriggio?>> esord lei, chiudendo la porta della stanza dietro di lui.

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Mario scoppi in una fragorosa risata con aria lievemente imbarazzata. <<Sei davvero uno schianto oggi>> spieg lui <<Devo ammettere che ho fatto bene a venire qui.>> Laustraliana sorrise a quel complimento: le faceva molto piacere sentirlo. I due si sedettero sul divano e rimasero a parlare per una decina di minuti, discutendo con aria visibilmente affabile. Mario, tra una chiacchiera e laltra, la riemp di complimenti. Le disse che la luce dei suoi occhi era incantevole quanto quella che emanavano i suoi capelli chiari e confess che rimaneva senza fiato vedendo le sue curve terribilmente seducenti. Alicia rimase profondamente colpita da quelle parole di Mario e dalla sua scelta di tempo azzeccata nel proferirle. Sent che le piacevano terribilmente proprio come luomo che le sedeva accanto: stava letteralmente crollando ai suoi piedi. <<In realt, non sono qui anche per confessarti qualcosa>> asser Mario, prendendola per mano e fissandola negli occhi con dolcezza <<Ormai sento di non riuscire a stare pi senza di te. Quando sei lontana, mi sento di morire: non faccio altro che pensarti vorrei poterti stringere tra le mie braccia e baciare quella tua bocca meravigliosa.>> Alicia rimase molto colpita, ma anche alquanto sorpresa: non pensava che Mario si sarebbe aperto in questo modo. <<Ora so che nella mia vita non c posto per unaltra, piccola>> continu lui <<Vorrei tanto renderti felice, anche se la felicit che ho da offrire non sar mai pari a quella che potresti infondere tu a me. E vero che sono ridicolo, ma cos cerco di esprimere una verit inspiegabile: insieme tutte le parole del mondo non renderebbero lidea di ci che provo per te. Posso solo dirti che ti amo e non smetter mai di amarti.>> Mario non riusc a resistere alla vista di quel viso cos angelico. Avvicin le labbra alle sue per pochi attimi e si ferm a fissarla di nuovo. Alicia era persa nel suo sguardo. Gli sussurr una parola damore allorecchio, lo strinse a s e si abbandon ad un altro bacio molto pi profondo e travolgente sentendo il fuoco della passione bruciare dentro di lei. Non riusciva a smettere e desiderava che quellattimo durasse per leternit. Percep ladrenalina che le scorreva nel sangue e una sensazione di felicit immensa. Non aveva

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mai provato nulla di simile con nessun altro uomo: quello era sicuramente il giorno pi bello della sua vita. In breve tempo, i due si ritrovarono distesi sul divano una sopra laltro. Mario si strapp quasi da dosso la sua t-shirt: sentiva un caldo insopportabile ed il sudore che gli gocciolava dalla fronte. Il suo cuore batteva allimpazzata e le gambe gli tremavano: la sua incontenibile emozione sprizzava da tutti i pori. Prese a baciarle il collo con impeto e con passione travolgente. Alicia sent il suo respiro divenire sempre pi profondo ed una voglia incontenibile. Ormai non riusciva pi a controllare le sue azioni: listinto aveva preso il posto della ragione. Anche lei si sollev la maglietta come aveva fatto il suo compagno e la lanci pi lontano possibile. Mario riapr lentamente gli occhi. Sent la testa che gli scoppiava e la sua schiena a pezzi: era piuttosto intontito. In compenso, percepiva una grande gioia per quello che era appena successo con la sua compagna. Era disteso nudo sul divano e fissava il soffitto con gli occhi. Tast affianco a lui e not che il posto era vuoto. Fece per alzarsi e vide che Alicia era ritta davanti alla finestra. Si rivest in fretta e la raggiunse in un attimo. Guard lorologio: erano quasi le undici. Laustraliana lo fiss con aria stanca e gli diede un bacio sulle labbra. Poi gli disse che dovevano cominciare a prepararsi per la loro missione nei sotterranei segreti del palazzo. Indic uno zainetto che aveva sulla scrivania e lo apr. L dentro, trovavano posto molti oggetti che potevano tornare utili ai due: alcune bombolette di cloroformio, degli stracci, alcuni walkie-talkie molto sofisticati ed un paio di revolver silenziati. Alicia gliene porse uno e spieg che gli sarebbe stato molto utile in caso di necessit. Maledizione, speriamo non vi sar occasione pens Mario Io non voglio sparare. Prese lo stesso la pistola ed uno di quegli apparecchi radio senza fiatare. Sent il telefono squillare e rispose: Patrick li stava aspettando spazientito gi sul retro del palazzo con Mercedes. Pens che il suo amico andasse troppo di fretta, ma non obiett e gli rifer che lavrebbe trovato sul posto in un attimo. Poco lontano, una figura alquanto losca era immersa nelloscurit del suo studio. Parlava sottovoce al cellulare con aria molto misteriosa. Uno spiraglio di luce pareva trasparire tra le veneziane della finestra alla sua destra. Si trattava dellagente Beta-Due, lo

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spietato esecutore affiliato alla CIA. <<Questa non ci voleva: le cose si stanno complicando troppo. Si, te lho detto. Gli archeologi hanno proprio intenzione di entrare in quel sotterraneo>> spieg lui scandendo bene le parole <<Li ho sentiti mentre discutevano tra di loro al centro di ricerca. Okay, far di tutto per fermarli. Non ti preoccupare, star molto attento anche al modo in cui farlo.>>

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32 Scaltrezza tempestiva

La jeep di Mario e Alicia procedeva illuminata dalla tenue luce di un lampione lungo una stradina poco trafficata ai margini del capoluogo. Malgrado lobiettivo fosse molto vicino al centro, avevano deciso di utilizzare un mezzo di trasporto abbastanza veloce da poter fuggire con rapidit dopo la missione. Lamericano si ferm alla vista di alcune palme e comprese di essere giunto nel punto prestabilito. Patrick e Mercedes lo aspettavano. Portavano uno zainetto sulle spalle che conteneva pressappoco lo stesso equipaggiamento. Mario spense la jeep e fece scendere Alicia. Il gruppo prosegu a piedi lungo un prato coperto qua e l da alcune palme. Not finalmente ledificio tanto cercato che si stagliava a cento metri, racchiuso da alcune mura possenti. Il canadese spieg che era riuscito a consultare alcune mappe vecchie del palazzo di Blackwell. Questo presentava un ingresso laterale abbastanza facile da violare, che nessuna sentinella sorvegliava mai adeguatamente. Gli archeologi giunsero finalmente di fronte alle mura, notarono un portone di legno abbastanza scadente e compresero di essere precisamente nel luogo indicato da Patrick. Purtroppo quellingresso era rinforzato con diverse placche di ferro resistente e possedeva una grossa serratura. Il canadese carp alcuni arnesi dal suo zainetto, convinto della loro efficacia nel forzare porte ancora pi robuste. Prov con tutte le sue forze e con le tecniche che conosceva, ma non riusc a divellerla nemmeno leggermente. Fece una smorfia rabbiosa e si gir verso gli amici. Nessuno di loro sembrava un esperto scassinatore o pareva avere unidea migliore. Mario fece un giro attorno alle mura pensoso e vide che la cubana gli si stava

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avvicinando. Sent che le stava chiedendo quale idea avesse in mente, ma non pot fare a meno di stringersi nelle braccia sconsolato. Fece un passo indietro istintivamente e si rese conto che i suoi piedi non poggiavano pi sulla nuda terra. Si accovacci, rimosse alcune fronde e trov una grata di ferro arrugginita e leggermente divelta che bloccava laccesso ad un piccolo pertugio. Loscurit impediva a Mario di vedere cosa vi fosse oltre. Gli altri tre incuriositi carpirono le proprie torce ed illuminarono quelle sbarre, rivelando lesistenza di un cunicolo stretto e di forma rettangolare. Una presa daria pens Mercedes Sicuramente ci porter dritto nei sotterranei. Non potevamo trovare passaggio migliore. Patrick trattenne un urlo di gioia, si chin sulla grata, agguant unaccetta dal suo zainetto. Assest diversi colpi sulla sbarra pi malconcia, labbatt in meno di cinque secondi e liber il passaggio. I quattro avventurieri scesero nel pertugio e procedettero carponi lungo il cunicolo prestando ben attenzione a non fare nemmeno il minimo rumore. Alicia trattenne il respiro e copr la sua torcia con uno straccio per non ottenere una luce troppo abbagliante, che sarebbe stata facilmente individuabile dallaltro lato della stretta galleria. Gli archeologi giunsero, dopo alcuni metri, a vedere alcune sbarre di plastica disposte orizzontalmente: avevano camminato cos tanto che si sentivano quasi le mani consumate. Mario e Alicia le staccarono con alcune pinze e saltarono fuori dal cunicolo seguiti dagli altri due. Si ritrovarono in una sala molto buia ed inquietante. Le pareti erano ricoperte di ganci, su cui erano appoggiate mitragliette di ogni tipo e dimensione. Un armadietto imponente di acciaio inossidabile era collocato in fondo sulla loro destra; possedeva scomparti ben sigillati, che potevano essere aperti soltanto mediante unanalisi delle impronte digitali. La porta, dallaltro lato della sala, era blindata e ricoperta di una fresca pittura bianca, che emanava ancora un odore fin troppo pungente. Patrick not che cera solo una maniglia, ma non trov alcuna traccia della serratura: luscio doveva essere chiuso dallesterno per mezzo di una scheda elettronica o qualche altra tecnologia. Sent, dun tratto, il rumore di un martello che picchiava lontano. Il suo primo pensiero fu la grata.

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Siamo finiti dritto in trappola pens il canadese tutto sudato Qualcuno ci sta chiudendo dallesterno. Rischiamo di rimanere sigillati in una tomba. Una risatina diabolica echeggiava lontano. Patrick fiss i suoi amici nelloscurit di quella sala. Il terrore e langoscia erano evidenti sul suo volto. Chi mi ha costretto ad indagare su questi sporchi affari del governo! pens lui indignato Ora dovrei essere intento a trovare una soluzione per lultimo indizio del mistero. Sent che gli mancava laria in quella piccola stanza e tir un sospiro profondo che non lo fece certo stare molto meglio. Doveva trovare un modo per uscire al pi presto, ma non gli veniva nulla in mente. Mercedes carp il suo cellulare: magari avrebbe potuto comunicare con qualcuno allesterno, malgrado non si aspettasse di ricevere una grossa mano. Purtroppo not che non cera abbastanza campo nei sotterranei. La cubana rimase stupita: il suo apparecchio prendeva la linea in posti molto pi chiusi, ma forse la trasmissione era disturbata per altri motivi. Si volt verso gli amici e li vide disperati come non mai. Mario carp la maniglia della porta e tir con tutte le sue forze, mentre Patrick irritato batt i pugni contro il muro. Alicia intim loro di calmarsi e propose di risparmiare energie per trovare una buona soluzione al loro problema. Fiss pensosa un angolo sulla parete e trasal: la sua attenzione fu richiamata da qualcosa vicino alla porta che non aveva visto prima di allora. Port la luce della torcia in quel punto e rimase meravigliata a quella vista come gli amici del resto. Ben nascosto in una nicchia, trovava posto un mini-computer composto da uno schermo piatto e da una piccola tastiera. Gli archeologi compresero che questo doveva servire a sbloccare la porta digitando una password o qualcosa del genere. Forse non sarebbero riusciti a trovarla senza possedere un valido indizio, ma intravedevano finalmente la luce fievole della speranza. Si precipitarono a guardare il congegno elettronico da vicino, ma constatarono che il dilemma era un altro. Una scritta sul monitor indicava di digitare la risposta ad una domanda a dir poco complessa e precisava che si potevano effettuare solo tre tentativi. Oh mio dio! pens Patrick scotendo il capo Forse era pi facile indovinare una password numerica. Lubicazione della base statunitense

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pi segreta del mondo. Numero di lettere non specificato. Non ce la faremo mai questa volta. Il canadese suppose che i suoi amici avessero pensato la stessa cosa, fissando i loro sguardi di estremo disappunto. Mercedes propose di tentare con Area 51, trattandosi di un posto cos enigmatico e tanto sorvegliato. Quella base, di cui soltanto pochi esponenti della CIA conoscevano il vero nome, ospitava soltanto poche piste di atterraggio in superficie secondo le immagini di alcuni satelliti russi e cinesi. Molto probabilmente era sviluppata nel sottosuolo e comprendeva diversi piani fino ad una profondit di novanta metri. Era diventata famosa per gli avvistamenti di UFO nei suoi paraggi, ma probabilmente questi erano nuovi prototipi di aerei che la CIA sperimentava nei cieli attorno allArea 51. Patrick e Alicia smentirono la cubana spiegando che la sua ipotesi era troppo ovvia per essere quella giusta. Mercedes prov lo stesso a digitare la sua risposta e not che era errata tra gli sguardi contrariati dei colleghi. Gli archeologi tornarono a riflettere, ma le idee sembravano molto confuse: nessuno era esperto fino a tal punto in ambito militare. Dun tratto, Mario lanci un urlo di gioia. <<Ma certo!>> esclam entusiasta lui <<Ci dovevo pensare subito. Che idiota sono stato!>> Spieg che la base americana di Thule era sicuramente il posto adatto per un ulteriore tentativo. Quella citt, la pi settentrionale della Groenlandia, aveva preso il nome con cui gli antichi romani identificavano le regioni dellestremo nord dEuropa da loro conosciute. Ospitava una base aerea abbastanza famosa come punto dappoggio per le spedizioni polari, ma era stata chiusa al pubblico dalla met del XXI secolo per lasciare spazio a ricerche importantissime e sconosciute. Mario prov a digitare Thule sulla tastiera, conferm e rimase pietrificato: non era quella la parola. No, non era possibile. Eppure lamericano era convintissimo di avere tutte le ragioni per sprecare quel tentativo. Ora gli archeologi non potevano sbagliare. Patrick riflett e sent improvvisamente unimmagine che gli balzava in mente. Aveva letto da qualche parte che latollo Johnston, sperduto nel Pacifico e ritenuto da molti disabitato, potesse ospitare una base segretissima. Alcune immagini scattate da satelliti cinesi avevano scovato un complesso coperto da una fitta boscaglia su cui

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svettava la bandiera americana ed un porticciolo allingresso della laguna. Sicuramente quello non era un posto adatto per costruirvi una base sicura, poich era sempre spazzato dalle fortissime correnti oceaniche. Patrick digit Johnston sul monitor senza dire nulla ai colleghi, si sent i loro sguardi curiosi addosso e conferm in preda ad uno strano tremore. Not una scritta verde che campeggiava sulla schermo ed il rumore metallico della maniglia che si sbloccava. Il canadese tir un urlo di gioia, abbracci gli amici in delirio, apr la porta ed usc di soppiatto insieme a loro puntando la sua pistola silenziata in avanti. Gli archeologi si ritrovarono in un lungo corridoio, sulle cui pareti una serie di porte immettevano in sale abbastanza spaziose, alla luce bianca di neon. Alcune sentinelle pattugliavano alle due estremit del passaggio con aria assonnata e visibilmente seccata. I quattro si appoggiarono saldamente alla parete di sinistra e presero ad avanzare strisciando con molta cautela. Alicia trattenne il respiro e si sent mancare progressivamente laria. Mario percep il cuore che gli batteva allimpazzata, arross e prese a tremare: voleva trovare un modo per frenare listinto, ma comprese che era davvero impossibile. Gli archeologi passarono attraverso la prima porta che si trovarono vicino. Questa stanza ospitava un ufficio molto spazioso, caratterizzato da una scrivania parecchio in disordine e ricoperta di carte. Mario lanci unocchiata a queste e not che presentavano il timbro dellintelligence. Non riusc a trovare nessun particolare di rilievo e le rimise a posto dove le aveva trovate. Mercedes rimase colpita da un acquario molto grande che era collocato su una delle pareti di quella sala: vide pesci tropicali ed anfore davvero molto belle. Gli archeologi passarono alla prossima e ultima stanza sulla parete di sinistra, passando attraverso una porta ben in vista dietro la scrivania. Entrarono con aria circospetta e si ritrovarono in una sala informatica: alcuni tavolini erano affiancati ed utilizzati per ospitare computer e stampanti. Un computer portatile molto curioso trovava posto sopra una grande scrivania al centro della stanza; era grigioscuro, pieno di accessori e portava lo stemma della CIA con uno slogan accanto: we work for your safety, noi lavoriamo per la tua sicurezza. Mario, dopo aver sentito parecchie storie di minacce di agenti segreti nei confronti dei civili, non era pi tanto convinto di quel messaggio. Gli archeologi notarono un quadro alle spalle della

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grande scrivania; questo raffigurava il paesaggio di un pianeta extrasolare appena scoperto secondo la concezione di un artista. Alicia indic sulla destra un pannello scorrevole di vetro che li immetteva nel corridoio. Gli avventurieri si appoggiarono alla parete, spostarono lanta con molta cautela, misero la testa fuori dalla stanza e tirarono un sospiro di sollievo: le sentinelle di pattuglia, che si erano mosse da dove stazionavano prima, erano abbastanza lontane. Uscirono di soppiatto dalla sala e fissarono incuriositi una grossa porta dacciaio vicina, situata in fondo al corridoio. Questa pareva ben sigillata ed affiancata da un mini-computer con un sensore, che rilevava limpronta del pollice e permetteva la sua apertura. Mercedes comprese che cera un laboratorio segreto dellintelligence oltre la porta leggendo una targhetta di ferro, su cui campeggiava lo stemma della CIA. Patrick le lanci unocchiata di approvazione: quello era il locale adatto per le loro ricerche. Gli archeologi sentirono che solamente un colpo di fortuna avrebbe potuto aiutarli in quel momento. Avevano un disperato bisogno di impronte digitali autorizzate e non sapevano come ottenerle. Mario rabbrivid. Il sudore gli si asciugava sulla pelle e quella sensazione di refrigerio era fin troppo acuita dallaria condizionata che spirava in quei sotterranei. Alicia, al contrario, sent una vampata di calore avvolgerla: il cuore le batteva ancora pi forte e la sua faccia era pi rossa di un pomodoro. Nessuno riusciva a trovare una soluzione al loro problema o possedeva abbastanza calma per riflettere almeno sul da farsi. Patrick si sporse verso una stanza dalle pareti vetrate sulla destra del corridoio e not che un uomo con un camice bianco era girato di spalle al suo interno, poco lontano dalla soglia. Questi parlava al cellulare ad alta voce e gesticolava con impeto. Il canadese non ebbe dubbi e riusc a stento a trattenere un urlo di gioia: quello era il momento adatto per agire. La dea bendata gli aveva sorriso e lui non voleva assolutamente sprecare lunica occasione che le aveva fornito. Patrick tir fuori dalla tasca dei pantaloni il revolver silenziato e sgattaiol alle spalle delluomo, seguito dai suoi amici. Gli punt larma alla schiena e sent il suo respiro soffiare intenso: non aveva mai minacciato qualcuno e sperato di non doverlo fare proprio quella notte.

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C sempre una prima volta pens Sospira e rilassati. Patrick deglut, vide un uomo abbastanza anziano dai lunghi capelli bianchi riporre il cellulare e girarsi verso di lui con aria sorpresa e terrorizzata, not che questi alzava le mani e si compiacque. <<Non si azzardi ad urlare o chiamare la sorveglianza>> minacci il canadese con voce roca <<Lei sotto tiro. Mi basta premere il grilletto e sono sicuro di averla ammazzata. Tuttavia credo che possiamo metterci daccordo.>> <<Chi lha mandata qui in missione? Cinesi, giapponesi o messicani magari?>> balbett luomo in preda al panico <<Non ho fatto nulla io ai tuoi mandanti, chiunque siano. Mi lasci in pace, la prego sono un semplice scienziato.>> <<Lavevo capito>> ribatt il canadese fissandolo negli occhi con aria torva <<Non volevo certo parlare con un militare. Mi serve il tuo aiuto per entrare nel laboratorio. Mi dai una mano o ti devo fare fuori per poter usare il tuo pollice?>> Lo scienziato si sottomise di fronte alle minacce degli archeologi. Questi gli ordinarono di fornire loro alcuni camici bianchi con cui potersi coprire per non dare nellocchio, li ottennero senza alcuna obiezione e se li infilarono sopra le loro maglie. Patrick guid lo scienziato verso la porta metallica puntandogli il revolver contro la schiena ed indic il mini-computer attaccato alla parete con fare minaccioso. Si meravigli di come potesse essere cos brutale e infame senza farsi alcuno scrupolo: aveva superato se stesso. Si sentiva un verme schifoso, ma quella situazione richiedeva un simile comportamento. Il fine giustifica i mezzi, Patrick pens lui E proprio vero. Non dovette nemmeno ricorrere ad unaltra intimazione: il vecchio avvicin il pollice al sensore elettronico. Il computer indicava sul monitor che limpronta digitale era salvata in archivio e fece scattare un congegno. Le grosse porte metalliche scricchiolarono e si aprirono lentamente. Gli archeologi lasciarono lo scienziato sulla soglia ed entrarono stupiti in quello strano ambiente. Luscio si richiuse dietro di loro automaticamente.

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33 Uno shock impensabile

I quattro avventurieri si ritrovarono in una grossa sala rettangolare con pareti rivestite dacciaio. Il laboratorio era interamente pitturato di verde, non possedeva neanche un minimo spiraglio ed era areato per mezzo di alcuni condizionatori, che si accendevano automaticamente allentrata di qualche scienziato. Cerano molti tavolini ricoperti da microscopi e da campioni di minerali, attrezzature stravaganti come acceleratori molecolari, campane pressurizzate di vetro e tanti altri oggetti. Gli archeologi si trovarono letteralmente spaesati. Nessuno di loro sapeva abbastanza di scienza. Il pavimento presentava alcune prese daria molto lunghe e qualche ventola che buttava aria fin troppo fredda. Alicia indic al centro della sala una grossa piattaforma rialzata, di metallo ben massiccio. Questa ospitava un grosso ordigno di forma cilindrica ed appuntito su una delle due estremit. Un missile nucleare pens Mario incredulo Cosa ci fa qui una cosa del genere? Quel congegno era abbastanza stravagante: presentava uno sportellino al centro, dove poteva essere piazzato lesplosivo, e portava lo stemma della CIA accanto allestremit non acuminata. Alicia not una targhetta sulla base della piattaforma che indicava lordigno come prototipo di bomba XZ-547. Non ne aveva mai sentito parlare, ma non os proferir parola pensando di essere troppo ignorante in materia di esplosivi. Gli archeologi notarono anche una campana di plexiglas abbastanza ampia accanto alla piattaforma circondata da strani bracci meccanici allungabili. Questi erano controllati da un pannello di comando antistante affiancato da un computer. Gli archeologi si avvicinarono al contenitore trasparente e rimasero a bocca aperta: si aspettavano che questo

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contenesse un qualcosa di maestoso e di spettacolare. Al contrario, videro un esile e minuto frammento di meteorite dal colore biancastro forse lungo neanche due centimetri , che era protetto da un altro recipiente trasparente allinterno. Mercedes not una scritta sopra la campana. Esemplare prezioso. Prendere le dovute precauzioni. <<Che diamine!>> esclam lei <<Una pietra cos piccola cosa pu mai rappresentare se fosse un diamante rarissimo, potrei capire questo messaggio.>> <<Si tratta di qualcosa di pi valore>> ribatt Patrick con aria decisa <<Se tenuto in questo laboratorio con la massima segretezza, quel frammento deve essere importante. La CIA non spreca tempo a difendere le pietre.>> Gli archeologi sentivano di trovarsi di fronte finalmente ad una verit sulle tante bugie del governo americano. Si avvicinarono al computer accanto al pannello dei comandi, premettero il pulsante di accensione e tirarono un sospiro profondo. Una serie di file si aprirono contemporaneamente sul monitor: articoli e resoconti top secret della CIA. Patrick not tra quei tanti documenti due davvero degni di nota che presentavano gli elementi che tanto cercava con curiosit. Lesse ad alta voce e scand bene le parole. I volti degli archeologi mutarono e cambiarono progressivamente espressione fino a diventare cupi, accigliati e inorriditi. Loggetto che Freedendall, Kempsey e Warner avevano scoperto era stato finalmente svelato loro: un minuto frammento di minerale composto da iridio-K14, che doveva essere proprio quello tenuto nella campana vicina. Alcune sonde extra-solari scoprirono che questo metallo, sconosciuto fino al 2087, era molto abbondante nella galassia di Andromeda ed in quella di Orione, malgrado fosse stranamente del tutto inesistente nel nostro sistema solare e rarissimo nella Via Lattea. Le sonde analizzarono con cura la struttura di questa nuova sostanza durante la loro missione e trasmisero i dati sulla Terra in tempo reale. Liridio-K14 era solitamente bianco, ma poteva emanare uno dei sette colori dellarcobaleno ogni qual volta veniva fatto reagire con tante altre sostanze in laboratorio. Gli scienziati lavevano chiamato con questo nome proprio per le sue insolite propriet iridescenti, ma avevano aggiunto una sigla al suo nome per distinguerlo dalliridio semplice.

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Non erano certamente solo queste le caratteristiche sconvolgenti del metallo da poco scoperto. I suoi atomi potevano liberare una quantit di energia insolitamente elevata nellambiente pur non essendo particolarmente instabili. I cileni sapevano di tali teorie e volevano strappare il frammento a quei tre archeologi per provare a costruire una nuova bomba. Non erano stati particolarmente fortunati: gli statunitensi avevano stroncato i loro piani malefici sul nascere e ben presto lelemento aveva raggiunto il suolo americano. Purtroppo lintelligence e i membri del governo, tra cui il governatore McNamara, non erano certo promotori di pace ed intenzionati ad utilizzare il loro bottino per scopi benefici. Alcuni studiosi da loro assoldati avevano condotto studi approfonditi e fatto alcuni calcoli molto precisi sulla potenzialit distruttiva del metallo. Una pietra di dieci chilogrammi di iridio-K14 trattata con i metodi di fissione nucleare avrebbe incenerito qualsiasi cosa nel raggio di ottocento chilometri. Nelle regioni colpite, un impatto cos violento avrebbe provocato anche scosse di terremoto, maremoti o eruzioni vulcaniche di grandi proporzioni. Una bomba alluranio sarebbe stata insignificante a confronto. Per fortuna, lesile frammento a disposizione, che pesava pochi grammi, avrebbe avuto un effetto assai blando in seguito ad una detonazione nucleare non possedendo abbastanza massa per compiere una strage. Gli scienziati non avevano provato: sarebbe stato da folli sprecare un esemplare cos unico che non poteva essere clonato. Non esistevano ancora macchine in grado di riprodurre una struttura complessa come quella delliridio-K14 prendendo come modello particelle troppo piccole. Mario cambi documento di testo con aria spaesata: non riusciva a credere a ci che aveva appreso e si sentiva sempre pi stupito: sapeva che la CIA nascondesse segreti molto importanti, ma non pensava si trattasse di cose simili. Not un rapporto firmato da un ufficiale dellintelligence. A quanto pareva, Freedendall, Kempsey e Warner conoscevano benissimo tutti i risultati di questa ricerca e potevano spifferare tutto da un momento allaltro. Quei perfidi agenti della CIA che abbiamo incontrato spesso in precedenza dovevano cucirgli la bocca ad ogni costo per salvaguardare il segreto delliridio-K14 ed erano riusciti nellintento. Tuttavia si erano fatti scoprire da alcuni civili in missione proprio gli archeologi e

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potevano finire sulla bocca di troppe persone, che si sarebbero interrogate sulle scottanti responsabilit del governo nelle loro esecuzioni. McNamara si era inventato un movente credibile che circolasse tra gli isolani e facesse ricadere la colpa di tutto sui soli poveri agenti. In seguito questi erano stati eliminati da un sicario esperto assoldato da lui stesso: si voleva evitare che essi potessero controbattere alle accuse infondate rivoltegli dalle autorit. Alicia fiss Mario con aria di disappunto. <<Non riesco a capire>> scosse il capo lei <<Dovrei ritenermi fortunata, per non posso fare a meno di chiedermi una cosa. Perch il governo non ha ucciso noi che siamo i testimoni di quei tre omicidi? Sarebbe stato sicuramente pi semplice per la CIA.>> <<Hai ragione, Alicia>> sussult Mercedes <<Lintelligence disposta a tenere in vita noi piuttosto che alcuni suoi membri. Per quale motivo dovremmo essere cos importanti proprio noi per il governo?>> Patrick si strinse nelle braccia ed imprec: stava vedendo troppi complotti in una volta e sentiva di essere abbastanza stanco di tutto questo. Eppure continuava a fare ricerche sul computer: sentiva che la Terra e lumanit erano messe in serio pericolo dalla progettazione di quel nuovo ordigno. Poi si ferm a pensare. Il frammento non rappresentava una minaccia ed altro iridio-K14 non esisteva. Si sofferm a guardare i progetti dellordigno, che possedeva gi la denominazione di bomba XZ-547 ed era pronto ad ospitare una roccia fatta di quel prezioso metallo. Lanci uno sguardo sul tavolino vicino e not che quel prototipo era vicino alla campana di vetro: gli vennero mille pensieri alla mente. Doveva esistere un giacimento da qualche parte altrimenti il progetto del terribile ordigno non sarebbe stato vicino alla sua fase conclusiva. Patrick non conosceva ancora una parte della storia e non poteva cogliere la verit. Riflett sulla strana ubicazione del laboratorio. Gli venne in mente uno strano sospetto. Preg Dio che non fosse vero mentre il sudore gli gocciolava dalla fronte. Lesse alcune righe con rapidit e si sent il cuore in gola. Venne a sapere la provenienza di quel frammento e comprese dove era il resto della materia prima. Sprofond nella sedia lanciando unocchiata agli amici che pensavano avesse sentito un malore.

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<<Ora conosciamo tutto il retroscena e possiamo brindare allapocalisse>> profer Patrick con tono fermo e deciso <<Liridio-K14 qui, sullIsola di Pasqua!>> Il silenzio nella sala si fece ancora pi pesante.

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34 Fuga disperata

Una sentinella camminava nel corridoio dei sotterranei con passo lento e con aria assai torva. Non poteva far a meno di sogghignare pensando ai poveri sventurati che stava andando a prendere nel ripostiglio delle armi. Non li avrebbe uccisi, ma il suo principale gli aveva raccomandato di fare loro molto male per dissuaderli dal riprovare una simile infiltrazione. Si avvicin alla porta e not con grande disappunto che questa era appannata. Lapr e punt la mitraglietta allinterno della sala buia. Non cera neanche anima viva. Il monitor del computer indicava che le sue prede avevano indovinato la domanda segreta. La guardia rimase stupita. Non pensava che quattro stupidi archeologi conoscessero una risposta cos difficile. Ora doveva assolutamente trovare i fuggiaschi per evitare guai ben pi seri. Estrasse la sua radio dalla tasca dei pantaloni e si trov sul punto di stabilire un collegamento con i suoi colleghi, ma fu richiamato da alcune urla che provenivano dal corridoio. Si allontan dal ripostiglio, not un vecchio scienziato correre verso di lui e venne a sapere tutte le informazioni di cui necessitava. Ormai sono in trappola pens la guardia Non usciranno mai dai sotterranei. Si diresse verso la porta blindata in fondo e mormor una mezza parola con un sorriso diabolico. Gli archeologi rimasero tutti di stucco davanti ai neon del laboratorio: si guardarono fissi con aria agghiacciata e sentirono uno strano fremito che li assaliva. Pareva strano che gli americani avessero acquistato lisola ad un prezzo cos alto. Ora tutto quadrava perfettamente. Il canadese torn ad avvicinarsi al monitor del

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computer, trov un altro documento ed individu altri particolari interessanti. Il governatore McNamara aveva sottratto lisola ai cileni illegalmente. Aveva minacciato il presidente del Cile di divulgare le foto delle loro torture compiute sui tre scopritori del frammento specificando ai mass media che solo una semplice reperto era il nocciolo della questione. Le autorit sudamericane avrebbero potuto parlare delliridio-K14, ma sarebbero state travolte da uno scandalo di vaste dimensioni con gli americani che era meglio evitare per entrambi i paesi. Il presidente cileno aveva cos preferito favorire gli americani nella compravendita di Rapa Nui e togliersi dagli imbrogli per sempre. Il silenzio fu interrotto improvvisamente da un suono stridente che proveniva dallinterno della sala. Gli archeologi notarono che alcune spie lampeggiavano sotto il soffitto. <<Dannazione, quel vecchio spione ha parlato!>> esclam Patrick battendo un pugno sul tavolo <<Dobbiamo uscire prima che sia troppo tardi!>> I quattro lasciarono le loro postazioni e si diressero verso le porte blindate, premettero un pulsante sul muro e notarono che si stavano aprendo. Una fila di guardie armate dallaltra parte del corridoio gli si stava avvicinando. Si gettarono a terra con grande tempismo sentendo gli spari delle mitragliette, rotolarono nella stanza dei computer sulla destra e strisciarono dietro la scrivania per ripararsi. Tirarono fuori i revolver con aria accigliata e visibilmente terrorizzata. Erano arrossiti di colpo, sentivano il cuore che batteva allimpazzata, le gambe tremavano come elettrizzate, battevano i denti e percepivano una pressione addosso inimmaginabile. Una qualunque mossa azzardata gli poteva costare la vita e lo sapevano fin troppo bene. Gli archeologi si mossero, intravidero due sentinelle che erano appena entrate nella sala e rimasero fermi. Patrick sporse leggermente la pistola e spar mancando la gamba di uno dei nemici. Mercedes comprese che era il momento di intervenire, usc allo scoperto rotolando sul pavimento, fece fuoco, colp la guardia pi alta al petto e si sent avvolta da una raffica di proiettili. Percep un terribile bruciore alladdome e alla gamba, serr i denti e cerc di resistere quanto pi possibile. Stava quasi per scoppiare in lacrime dal dolore. Trov la forza per puntare la pistola in avanti e spar qualche altro colpo alla rinfusa verso il soffitto. Chiuse gli occhi in

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preda al tormento ed al dolore e sent quasi di aver trovato finalmente la pace nelloscurit del vuoto. Unultima pioggia di piombo linvest tra le urla disperate dei suoi pi cari amici. La sentinella che laveva finita sghignazzava con aria diabolica e molto soddisfatta. Alicia sent una rabbia inumana assalirla ed una terribile sete di vendetta. Usc dal riparo e mir contro la testa di quelluomo, lasci partire tre colpi micidiali, lo vide accasciarsi a terra in un mare di sangue ed and a chinarsi sulla sua amica. Prov un massaggio cardiaco, ma vide che non si rianimava. Patrick e Mario la convinsero a lasciare la sala prima che arrivasse qualcun altro. I tre superstiti entrarono nella stanza contigua, la perlustrarono con aria circospetta puntando minacciosamente i revolver ed uscirono nel corridoio. Presero a correre in direzione opposta alla porta blindata. Dietro le loro spalle, alcune guardie li tallonavano e sparavano qualche raffica. Gli archeologi si abbassarono, raggiunsero alcune scale e le percorsero restando attaccati alle pareti con sguardo vigile. Raggiunsero landrone dellingresso principale al piano terra del palazzo, notarono alcuni soldati muoversi verso di loro e proseguirono dritti lungo un corridoio pi ampio situato alla loro sinistra. Notarono che molti uffici trovavano posto ai lati di quella corsia, ma non ebbero neanche il tempo di perlustrarli. Corsero pi in fretta tallonati da tre soldati. Ansimavano con grande intensit e sentivano di non avere abbastanza energie per correre. Tuttavia strinsero i denti e riuscirono a spingersi oltre il limite per poter continuare la loro corsa. I militari sparavano qualche raffica dalla distanza. Patrick rimase ferito alla spalla e ad una mano, mentre Mario sent una fitta ad entrambe le braccia e comprese di avere anche una gamba sanguinante. Era un miracolo che riuscissero a camminare nonostante il dolore. I due sentirono un terribile rimbombo alle loro spalle, udirono un urlo a squarciagola ed il rumore di qualcosa che si accasciava al suolo. Si voltarono per qualche istante. Alicia era stata colpita alla schiena ripetutamente e si trovava in preda alle convulsioni con lo sguardo impaurito e quasi assente. Mario percep un tonfo al cuore: ormai le lacrime gli avevano riempito gli occhi e rigato tutto il volto. Not che le guardie erano ancora lontane nelloscurit del lungo corridoio e si inginocchi accanto allaustraliana. <<Vai, scappa>> sussurr lei

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con un filo di voce, tentando di accarezzargli il viso per lultima volta <<Mettiti in salvo prima che sia troppo tardi, amore.>> <<No!>> esclam Mario singhiozzando <<Io non ti voglio lasciare! Rester qui accanto a te anche se lultima cosa che faccio in vita mia.>> Alicia tent di ribattere, ma sent che le sue ultime energie erano ormai esaurite. Reclin il capo allindietro e batt la testa violentemente contro limpiantito con sguardo assopito. Mario esplose in un pianto dirotto e prese a disperarsi nel tentativo di stringere la sua compagna inerme tra le braccia. Sent che qualcuno lo tirava per la maglia e che lo trascinava e fiss i piedi. <<Ormai non c pi nulla da fare, Mario>> gli disse Patrick con aria molto provata <<Possiamo solo metterci in salvo.>> Alcune raffiche travolsero gli archeologi. I due riuscirono a cavarsela dimpaccio e sgattaiolarono verso il fondo del corridoio con aria ansimante. Un muro gli frenava la corsa, ma alcune scale sulla loro sinistra rappresentavano la salvezza. Lanciarono uno sguardo alle loro spalle, videro i soldati sempre pi vicini e le imboccarono. Salirono a passo svelto, ma si ritrovarono ben presto altri militari di fronte. Si fermarono, si voltarono di spalle e notarono che gli assassini di Alicia gli avevano bloccato il passo. Erano stretti in una morsa e tenevano puntate contro decine di mitragliette. Compresero di essere arrivati al capolinea con grande disperazione e si sentirono il cuore in gola. I soldati gli si avvicinarono sempre di pi e li guardarono dritti negli occhi con odio e disprezzo. Mario chiuse gli occhi ed aspett che la fine lo cogliesse senza farlo soffrire ancora. Desider di trovarsi lontano da tutto quellorrore e di dimenticare il suo dolore. Sent qualcosa che gli sfiorava il labbro come un panno di stoffa. Rimase irrigidito, vide Alicia riemergere dalle onde del mare e richiamarlo con un meraviglioso sorriso stampato sulle labbra, inal con tutte le sue forze e comprese di averla raggiunta. Poi il nulla. Mario Caruso sbatt leggermente le palpebre e sent uno strano bagliore sopra di lui. Ud le onde del mare che lo cullavano dolcemente. Oh mio dio, sono in paradiso pens lui felice Alicia, sto venendo da te.

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Alz il capo mezzo intontito e comprese di non potersi muovere. Fiss unimmagine davanti a s, vide tutto sfocato e sbatt le palpebre con forza. Mise a fuoco pian piano, fiss la luna sopra di s e cap da dove veniva quella splendida luce. Mosse il capo e not che si trovava attaccato mani e piedi con alcune funi su una zattera vicino alla costa di Tahai. Aveva ancora le lacrime agli occhi e pensava di essere ancora troppo debole per potersi liberare. Prov a dimenarsi in mezzo alle onde che cominciavano a diventare sempre pi minacciose. La brezza piacevole proveniente da est ora spirava troppo impetuosa. Mario fu travolto pi volte dallacqua ed imprec con impeto. Maledisse la CIA ed il governo americano. Le funi che lo tenevano legato sinzupparono dacqua e cominciarono ad allentarsi. Mario prov ad usare i denti e riusc a sciogliere facilmente la mano destra. Ben presto pot tuffarsi in mare. Affront le onde muovendosi controcorrente, raggiunse la costa e si accasci sulla sabbia sfinito. Pens ad Alicia, alla sua tragica fine, alle ultime parole che gli aveva detto ed al suo sguardo dolce. Scoppi in un pianto dirotto attraversando le piana di Tahai con passo svelto. Prese a correre sempre pi velocemente verso lentroterra, provando ad evitare di rievocare la sua terribile avventura. Vedeva davanti agli occhi sempre le stesse scene, uguale dolore e la medesima impotenza di fronte alla sofferenza. Si accasci a terra, rimase seduto al chiaro di luna fissando le stelle con aria assorta. Fu distratto da uno squillo, comprese che si trattava del suo cellulare fin troppo resistente allacqua, not chi lo chiamava sul display e rispose con aria felice. <<Patrick, sei proprio tu!>> esclam Mario <<Dio, come sono contento che tu sia vivo. Ti hanno lasciato nella prateria fuori a quel maledetto palazzo? Sei fortunato come sempre, amico. Sapessi come mi hanno conciato! Ci vediamo allora. Sto venendo da te.>> Lamericano ripose il cellulare, rimase a guardare le stelle per unaltra mezzoretta e sincammin a passo svelto lungo un sentiero sterrato. Jeffery McNamara, proprio in quel momento, sorseggiava un bicchierino di whisky seduto dietro alla scrivania del suo ufficio nel palazzo del governatorato di Hanga Roa. Lagente Beta-Due gli stava davanti e lo fissava con aria compiaciuta: gli raccont di come

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aveva bloccato i due archeologi superstiti nei sotterranei di quel palazzo e gli spieg che li aveva addormentati con un panno imbevuto di cloroformio. Asser che toccava un risveglio pi movimentato ad uno dei due, ma assicur che questi non sarebbe morto, perch erano molto scadenti le corde con cui era legato. <<Eccellente. Gi gli archeologi me lavevano fatta in barba, scappando dal mio tranello geniale>> esclam McNamara sogghignando <<Volevo perdonarli ancora, ma non potevo pi permettermi di tenerli in vita tutti e quattro quando ho saputo che hanno violato il laboratorio. Abbiamo salvato il canadese e lamericano perch sono quelli che pi ci possono tornare utili dellequipe.>> Prese un altro bicchierino sulla scrivania, lo riemp di whisky, lo porse a Beta-Due e brind: ormai tutto procedeva a gonfie vele ed era sicurissimo che liridio-K14 sarebbe stato ben presto tra le sue mani. Nessuno poteva pi fermare i suoi piani diabolici: McNamara aveva la situazione in pugno.

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35 Parola rivelatrice

Mario fissava le veneziane della finestra nello studio di Patrick con sguardo assorto. Lorologio segnava le sette e un quarto di un pomeriggio molto caldo. Lamericano si era recato soltanto unora prima allappuntamento con il canadese; invero aveva promesso di fargli visita quella notte, ma si era addormentato sotto le stelle sfinito e svegliato solo verso mezzogiorno. I due amici avevano discusso poco della loro avventura infelice e sembravano ancora molto scossi. Patrick aveva spiegato di non voler spifferare il segreto delliridioK14. La stampa, abbastanza propensa nel fare pettegolezzi, avrebbe creduto ad una storia simile anche senza prove certe. Tuttavia una tale mossa si sarebbe rivelata inutile e non avrebbe certo fermato uno dei governi pi potenti del mondo nella sperimentazione del nuovo ordigno. Inoltre Patrick temeva molto che qualche agente della CIA sarebbe riuscito a farlo fuori anche prima di una rivelazione cos scioccante. Ora pareva piuttosto stanco di dover pensare ai complotti ed ai piani loschi delle agenzie governative: voleva soltanto concentrarsi sul suo lavoro e riuscire a svelare gli enigmi e i segreti dellarcheologia. Mario aveva compreso ed approvato il ragionamento di Patrick: cos facendo, poteva finalmente lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato. Sembrava molto convinto di tornare a lavorare onorando la memoria di Mercedes e Alicia; queste non avrebbero certo voluto vedere i due superstiti dellequipe arrendersi proprio adesso. Linterpretazione dellultima tavoletta non doveva essere cos impossibile: il mistero dellIsola di Pasqua attendeva in qualche punto di Rapa Nui.

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Il canadese aveva il computer a portata di mano e leggeva la traduzione dellindizio finale sottovoce con aria pensosa, mentre laltro ascoltava malgrado sentisse la testa che gli scoppiava. Corri nei pressi del vecchio tempio abbandonato del gabbiano veloce, dove la sua influenza e il suo impeto regneranno sempre incontrastati. Quella zona e sar sempre ridente anche in tempi oscuri: i campi, che la siccit mai impover, prosperano ancora di frumento. La spiaggia ospita molte barche, giacch tutti i marinai partono e ritornano da ogni viaggio senza mai naufragare. Guarda attentamente e non lasciare che locchio ti inganni. Segui la nascosta e vecchia via del sole in direzione della bocca larga con entusiasmo e grinta. Trova il punto esatto dove questa fu tagliata dalla nuova via delle tenebre e dellempiet con scaltrezza. Sentirai il tocco della cieca fortuna sotto un piede. Il mistero ti attende impaziente l. I due archeologi dubitavano di potercela fare, ma si spremevano ancora le meningi fiduciosi tentando di interpretare almeno qualche rigo. La tavoletta consigliava di cercare nei pressi del tempio del gabbiano veloce. Patrick sent alcune parole dun tratto che gli risuonavano nella mente. Mercedes aveva suggerito che questa figura potesse essere una sorta di divinit o almeno un eroe del vecchio passato pasquense. Il canadese non credeva a questa storia, conoscendo parecchi personaggi mitologici dellisola, ma decise di provare lo stesso a cercare qualcosa a riguardo con molta umilt. Sperava come non mai di averne dimenticato qualcuno. Si alz dalla sedia dietro alla sua scrivania, carp alcuni testi dalla libreria alle sue spalle e sfogli lindice. Mario lo segu con gli occhi incuriosito. Patrick fece scivolare il dito sulle pagine interessate e irritato richiuse man mano i volumi. Lamericano gli rivolse uno sguardo fiducioso e domand al canadese quanti templi antichi conoscesse. Voleva essere messo al corrente sullesatta ubicazione di ognuno nel passato. Patrick spieg che esistevano soltanto luoghi di culto allaperto e che solo uno di questi si conosceva: quello vicino Anakena; inoltre afferm che, a suo parere, il loro numero e nome doveva essere imprecisato anche nelle fonti storiche pi accurate. Parecchi posti diversi potevano rappresentare benissimo il luogo di culto del gabbiano veloce a loro insaputa. Patrick prov anche a fare una rapida ricerca nel database del centro archeologico, sperando di

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poter trovare una smentita alle sue ipotesi, ma constat di avere ancora una volta ragione con molto dispiacere. Mario batt un pugno violentemente sul tavolo con aria fin troppo adirata. Riconoscere il luogo del mistero riflettendo sulla spiaggia piena di barche ed il campo pieno di frumento pareva impossibile: sicuramente devastazioni, guerre e cambiamenti naturali avevano intaccato questo paesaggio cos ameno. Il canadese asser che almeno sapevano di dover cercare il mistero in prossimit del mare. Magra consolazione del resto. Il perimetro di unisola come Rapa Nui non era certo poco esteso. Lamericano sugger di soffermarsi su altri particolari della tavoletta. Lautore della tavoletta consigliava di seguire la via del sole in direzione della bocca larga e di fermarsi quanto questa intersecava la via delle tenebre. La descrizione pareva di difficile comprensione, ma qualcosa si poteva riuscire a cavare secondo Mario. Questi ipotizz che i sentieri descritti dal sacerdote potessero essere menzionati in antichi testi di archeologia. Sper che qualcuno prima di loro li avesse scoperti facilitandogli la loro missione. Patrick prov a cercare con tutti i mezzi di cui disponeva con poca speranza di conoscere una risposta: non trov neanche un nuovo spunto per formulare unaltra ipotesi. Batt violentemente un pugno sulla scrivania e rivolse uno sguardo stizzito al monitor del computer; avrebbe voluto ridurlo in mille pezzi dalla rabbia, ma comprese che gli serviva ancora. Pens che non poteva supporre la natura del luogo descritto nella tavoletta con elementi cos surreali. Lautore avrebbe potuto fare chiarezza almeno sulla destinazione della via del sole; invece parlava solo di una bocca larga. Magari questa poteva essere una pietra monolitica o un incisione rupestre. No, Patrick sentiva che era tuttaltra la soluzione. Socchiuse gli occhi e prese a meditare. Sentiva di aver gi letto della bocca larga da qualche parte, ma non riusciva a ricordare cosa fosse precisamente. Prese a ragionare ad alta voce e vide Mario che pendeva dalle sue labbra. Aveva bisogno di uno spunto che lilluminasse. Esplor i posti significativi dellisola con la mente prestando ben attenzione ai siti di maggiore interesse e si sofferm su uno in particolare con molta curiosit. Bocca larga pens Patrick Dannazione, perch non mi venuto in mente prima! Trasal e lanci un urlo di gioia. Non immaginava

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neanche di poter cogliere uninformazione cos importante e concreta. Rimase sorpreso della zona individuata e disse che si aspettava addirittura di dover cercare il mistero dallaltro capo dellisola. Le ricerche degli archeologi parevano molto pi semplici. Ladrenalina e lentusiasmo crescevano e divenivano incontrollabili. La nebbia si stava diradando e la strada che portava al mistero pareva ormai volgere finalmente al termine. Il grosso cortile del palazzo governativo del capoluogo era stracolmo di soldati. Non si vedevano tanti militari messi insieme da tantissimo tempo sullisola. Il sole era ormai tramontato e la sete di sangue tra le fila degli americani gi si cominciava a fiutare nellaria. Il generale Blackwell guardava lo spettacolo dalle veneziane del suo ufficio in piedi. Alle sue spalle, il governatore McNamara pareva ammutolito, ma abbastanza soddisfatto. Immaginava di poter contare su un ufficiale carismatico come Blackwell ed era stato ripagato della sua fiducia. Gli indigeni sarebbero stati spiazzati una volta e per tutte molto presto; lultimo ostacolo che avrebbe potuto intralciare le sue ricerche delliridio-K14 stava per crollare inesorabilmente. McNamara odiava i pasquensi con tutte le sue forze, ancora pi di prima; questi avevano umiliato il glorioso esercito statunitense con troppa facilit nel nord dellisola e mantenuto le loro posizioni lungo i confini di guerra con ordine e tenacia. Ora McNamara sentiva che avrebbe abbandonato lisola ed il ruolo di governatore tra qualche giorno con un altro successo tra le mani, quello pi importante. Avrebbe consegnato alla CIA ed al presidente degli Stati Uniti la nuova bomba XZ-547 con fierezza: sicuramente avrebbe ottenuto una promozione e sarebbe diventato una delle personalit pi influenti dAmerica e dellintero pianeta. Infatti, McNamara aveva appreso che le ricerche procedevano a gonfie vele nonostante alcuni inconvenienti e che potevano concludersi anche tra breve. Dapprima non aveva creduto ad una storia simile, ma poi la sua mente aveva preso a fantasticare sulle conseguenze. La bomba XZ-547 si sarebbe presentata al mondo senza preavviso, avrebbe squarciato i cieli di una nazione che brulicava di esseri umani forse come in nessuna parte di questo pianeta ed annientato la nazione rivale degli Stati Uniti. Nessuna piet, nessun rimorso o scrupolo:

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solo morte e distruzione. McNamara pregustava lo scenario ed immaginava tutto come reale davanti ai suoi occhi. Fu distratto da un trillo improvviso. Si trattava del suo cellulare: il governatore era costantemente aggiornato da un uomo di fiducia sugli sviluppi. <<Pronto, Beta-Due, che piacere risentirti>> rispose Jeffery sottovoce con aria entusiasta, allontanandosi verso luscita <<Dici sul serio? Non potevi darmi una notizia pi bella. Finalmente stata scoperta lubicazione del giacimento. Ora scovare il punto esatto non sar cos difficile.>> Ripose il cellulare e si volt. Blackwell era girato ancora verso la finestra: non doveva sapere nulla.

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36 Una sorpresa micidiale

John Blackwell percorse le scalinate che portavano al piano terra con determinazione e con molta decisione. Aveva in mano il suo cellulare per tenersi in contatto costantemente con due suoi subordinati molto in gamba. Rivolse unocchiata fuggitiva al suo orologio. Le dieci di una serata estiva abbastanza afosa. Circa mezzora prima, si era affacciato alla finestra del suo ufficio ed aveva parlato a tutti i soldati radunati di sotto. Aveva precisato di voler riscattare le pessime figure rimediate contro i pasquensi in passato e di essere convinto che tutto sarebbe andato per il verso giusto. A suo parere, quegli indigeni erano troppo deboli e disorganizzati. Finalmente avrebbero trovato lesercito americano in piena forma sul loro cammino e con il morale alle stelle. Si sarebbero piegati inesorabilmente e pentiti della propria arroganza. Blackwell aveva raccomandato ai suoi uomini soprattutto di non provare piet nei confronti degli avversari, perch questi non ne avrebbero avuta mai nei loro confronti. Si era premunito di ricordare soltanto una parola: sangue. Voleva vedere il sangue dei nemici sparso per tutta Rapa Nui e godere nel rimirare la loro atroce sofferenza. I soldati avevano acclamato il loro comandante e si erano divisi in contingenti. I due composti da cinquecento unit erano ormai pronti a raggiungere le loro basi di partenza per lincursione in campo nemico. Le truppe di Wellington avevano raggiunto le falde del Tuutapu da pi di un quarto dora, mentre Wilkins stava appena arrivando a Punta Angamos con i suoi. Il primo dei due colonnelli avrebbe avuto il compito di invadere la zona dinfluenza nemica e

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puntare verso Anakena facendosi strada nellentroterra. Avrebbe incontrato laltro in quel villaggio alla fine della sua missione. Non sarebbe stata sicuramente unesercitazione, malgrado i suoi soldati tendessero a considerarla tale. Mai sottovalutare gli avversari: stava ripetendo la stessa cosa da mezzora il colonnello Mark Wellington. Questi rivolse uno sguardo ai cinquecento militi schierati in una piana a sud del Tuutapu e li vide ansiosi come non mai di cominciare la loro operazione. I fanti imbracciavano saldamente i fucili mitragliatori, alcuni cingolati imponenti li coprivano e gli artiglieri attendevano un segnale dal retro della fila. Lavanzata dellesercito americano cominci subito. Le grida dei soldati si sentivano lontane per molti chilometri. Le truppe di Mark Wellington sentirono che era arrivato il momento della verit: tutti avevano voglia di coprirsi donore e tornare in patria con la testa di qualche indigeno dilaniato. Varcarono il confine con il monte Tuutapu al segnale e condussero una brillante operazione in campo nemico. Avanzarono in mezzo ad alcune colline con disinvoltura ed abbatterono alcuni pezzi di artiglieria, perlopi obici e cannoni malconci. Trucidarono pochi guerrieri di confine senza rimorso, malgrado molti di questi si fossero arresi. Non credevano di trovare una difesa cos impreparata. Pensarono subito di poter raggiungere Anakena con molta facilit e pregustarono il dolce sapore della vittoria. Un contingente di circa seicento guerrieri pasquensi li attendeva pronto alla sfida quasi a met strada tra il Tuutapu ed il Puhi: proveniva da una fortezza ben nascosta ad est di Ahu Akivi. I fanti sfoggiavano mitragliatrici in prima fila mentre la cavalleria, armata di fucili automatici, attendeva impaziente da dietro con gli addetti ai cannoni. La battaglia impazz in pochi attimi. Le fanterie finirono per scontrarsi brutalmente. I pasquensi lottarono duro e puntarono sul combattimento ravvicinato. Purtroppo non riuscirono a contrastare i loro avversari adeguatamente: questi ultimi erano troppo motivati, aspettavano una rivincita da troppo tempo e lottavano con una grinta senza pari. Alcuni fanti pasquensi finirono per cedere travolti da raffiche di mitragliatrice. Altri, i veterani in particolar modo, utilizzarono le tecniche pi scaltre della loro esperienza militare per resistere. Non potevano durare a lungo: necessitavano di una spinta dalle retrovie. La cavalleria indigena si ritrov in acque peggiori addirittura. Fu

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investita spesso da piogge di proiettili a lunga gittata sparati dagli obici dei nemici e fu costretta a fermare lavanzata. Neanche le truppe indigene sulla costa orientale se la stavano passando bene. Provenivano da una fortezza ai piedi del Cerro Puhi ed erano circa cinquecento sotto la guida di Rokahu Movaku. Stavano provando a frenare le truppe di Wilkins con il supporto dei mortai. Parevano molto pi demotivati dei loro commilitoni nellentroterra e perdevano sempre pi unit tra le proprie fila. Il comandante comprese di dover trovare truppe fresche al pi presto da inviare su entrambi i fronti come supporto. Movaku lasci i suoi guerrieri e part con il suo destriero e con alcuni cavalieri fidati alla volta di Cabo Norte. Avrebbe incontrato un suo superiore che gli sarebbe stato sicuramente daiuto. Torn in breve tempo sul campo di battaglia, ma non port nessuna unit di supporto con s. Ordin a tutte le unit di ritirarsi senza indugiare un secondo di pi e spieg che stava accadendo la stessa cosa anche nellentroterra. I guerrieri pasquensi non obiettarono, ma rimasero molto contrariati da questa scelta. Non riuscivano a credere che potevano arrendersi e rassegnarsi su ambi i fronti dopo aver speso tante energie per rendere la vita difficile ai nemici. Sicuramente non potevano competere contro la macchina bellica americana che li stava progressivamente annientando nonostante i loro numerosi sforzi. Tuttavia non potevano certo temere uno scontro sanguinoso e uneventuale disfatta rovinosa: tenevano molto al loro onore come guerrieri, che sarebbe stato segnato per sempre da due mosse cos vergognose. Movaku si allontan spedito dal campo di battaglia con il suo cavallo e rimase a guardare i propri guerrieri che lo raggiungevano alle sue spalle. Dalla sua espressione, non traspariva affatto lamarezza di una disfatta; al contrario, il comandante accennava una risatina diabolica e serrava i pugni quasi come gesto di esultanza. Henry Wilkins, immerso nelloscurit della spiaggia sulla costa orientale, puntava verso Anakena insieme ai suoi soldati con sguardo assorto. Non riusciva a credere che i nemici avessero abbandonato il campo di battaglia ed era furioso perch le sue unit non erano riuscite a fermarli durante il ritiro. Tutti tra le sue fila avevano scherzato sulla vilt dimostrata dai pasquensi. Wilkins,

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uomo sospettoso per natura, sapeva che esisteva un motivo ben valido per questa mossa. Le sue convinzioni si erano rafforzate ancora di pi dopo la telefonata di Wellington, che aveva comunicato di un episodio simile anche sul suo fronte. Quattrocento guerrieri indigeni erano sfuggiti alla morte nellentroterra con grande abilit, mentre trecento si erano sottratti alla macchina bellica americana sulla costa orientale. Wilkins continu a rimuginare domandandosi cosa fossero in grado di fare quei guerrieri allo sbando, alcuni dei quali erano feriti. Finalmente giunse a vedere il monte Puha e comprese di essere a sud di Anakena. Fece un giro attorno allaltura a picco sul mare ed entr in un villaggio deserto percorrendo un tracciato sterrato. Si vedevano casupole rustiche vuote. Sterpaglia e fronde secche impregnate di una strana resina ricoprivano il territorio. La terra era arsa e si percepiva ancora una puzza di bruciato nellaria. Alcuni cadaveri dilaniati e sventrati spiccavano nel mezzo del villaggio. Parecchi soldati si diressero verso la spiaggia dove trovava posto il sito di Ahu Naunau per perlustrarla. Tornarono indietro un minuto dopo e spiegarono che cera calma piatta ovunque. Si sent il rumore di alcuni passi in lontananza. Le truppe si allarmarono immediatamente, formarono uno schieramento in pochi istanti e puntarono le armi attendendo un eventuale nemico. Le abbassarono vedendo arrivare Mark Wellington con quattrocento soldati superstiti. Il giovane colonnello sorrise nel vedere che laltro collega aveva una cinquantina di soldati in pi e gli si avvicin con aria sollevata. Fece intendere che si sarebbe aspettato una resistenza maggiore, ma non gli importava il modo in cui aveva vinto: contava solamente il risultato. Nel frattempo, alcune ombre scrutavano silenziose lincontro con aria minacciosa ed osservavano la situazione. Altre erano appena uscite dal mare ed attendevano sulla spiaggia. Parecchie figure si stagliavano al chiaro di luna al confine occidentale e settentrionale del villaggio. Finalmente il segnale arriv. Una serie di proiettili sparati a lunga gittata cominciarono a piombare allinterno del villaggio di Anakena, travolgendo una cinquantina di guerrieri americani. Wilkins riusc a sottrarsi in tempo dalla pioggia di pallottole buttandosi in tuffo ed imprec. Maledisse quellisola e gli

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indigeni. Comprese finalmente il terribile piano dei nativi e rimase scioccato. Durante lo scontro con Wilkins sulla costa orientale, Movaku aveva lasciato i suoi per chiedere truppe fresche al comandante Takapu Matari luomo che aveva condotto lultima spedizione pasquense di conquista nel nord dellisola. Laveva messo brevemente al corrente di quello che era accaduto durante quella serata e di molti dettagli sulle due avanzate americane. Movaku aveva spiegato che le intere fortezze di Ahu Akivi e del Cerro Puhi si erano mobilitate, ma tutto questo non poteva assolutamente bastare contro nemici cos forti. Matari non gli era stato sicuramente di grande conforto ed aveva spiegato che gli uomini della sua fortezza erano solo trecento. Se li avesse divisi tra i due fronti o dispiegati su un solo campo di battaglia, i suoi non avrebbero certo fatto la differenza contro nemici cos scaltri e forti. No, Matari non amava rischiare di perdere unit con cos poche possibilit di successo: la posta in gioco era troppo alta. Lamico gli aveva suggerito di richiamare una parte delle tante truppe da Rongo sotto il suo comando per poter disporre di un aiuto significativo nellentroterra. Matari aveva espresso tutto il suo disappunto. Una mossa del genere avrebbe lasciato pesantemente scoperta la zona del palazzo reale. Questa sarebbe potuta divenire preda di facile conquista qualora gli americani avessero posseduto un buon contingente dattacco stazionato a Hanga Roa. Matari aveva spiegato che era necessario organizzare una strategia valida e sorprendere il nemico con una mossa tattica da manuale. Per fortuna, possedeva molta esperienza in guerra ed un vasto repertorio da cui attingere. Gli era venuto in mente un piano basato sul ritiro strategico ed aveva spiegato tutto a Movaku nei minimi dettagli. Le truppe di Wellington nellentroterra muovevano verso nord-est, mentre quelle di Wilkins sulla costa orientale puntavano verso nord. Un solo villaggio importante esisteva in quella direzione e fungeva da base per altre incursioni verso il Terevaka e Cabo Norte. I pasquensi avrebbero fatto meglio ad abbandonare i due campi di battaglia per risparmiare quanti pi guerrieri fosse possibile, prendere una strada parallela a quella degli statunitensi e raggiungere Anakena in anticipo. Non avrebbero avuto problemi nel giungere a destinazione per primi. I loro nemici dovevano affrontare alcune postazioni difensive, da cui sparavano

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obici e mortai, e si sarebbero ritrovati a perdere molto pi tempo. Nello stesso tempo, le truppe provenienti da Cabo Norte avrebbero incontrato ad Anakena i pasquensi reduci dalle due battaglie nellentroterra e sulla costa orientale ed incrementato il loro numero. Gli indigeni avrebbero atteso di nascosto gli americani in quel villaggio e teso loro unimboscata. Wilkins si rialz da terra presto e prese ad urlare. Ordin ai suoi di scattare e preparare al tiro obici, cannoni e mortai con aria infuriata. Gli tremavano le mani. Non riusciva a credere alla scaltrezza di quei polinesiani. Oh Cristo, hanno preso per i fondelli proprio noi che siamo tra i migliori ufficiali provenienti da West Point pens Wilkins Siamo caduti in trappola come polli. I pasquensi tenevano gli statunitensi stretti in una morsa e sembravano rimanere schierati immobili attendendo una loro risposta. Il contingente che proveniva da Cabo Norte era il pi silenzioso alle spalle del boschetto che circondava il sito di Ahu Naunau. Gli statunitensi non si fecero aspettare troppo ed eseguirono alla lettera gli ordini del colonnello pi esperto. Spararono ben quattro raffiche di proiettili con i loro pezzi di artiglieria puntando a ridurre il numero di circa mille assedianti in vista di uno scontro frontale. Alcuni pasquensi furono colpiti inesorabilmente tra le loro fila; i tre comandanti indigeni invitarono i loro guerrieri a non muoversi anche nel caso che un masso li stesse per ammazzare. Contava di pi mantenere lo schieramento compatto ed unito che la vita di ogni singola unit. Movaku not che lo sbarramento di artiglieria dei nemici era concluso e rivolse unocchiata diabolica ai suoi artiglieri. Questi agguantarono dai loro zainetti alcune bombe incendiarie, le lanciarono in aria mediante i cannoni con grande precisione balistica. Seguirono il loro esempio anche gli artiglieri degli altri schieramenti pasquensi. Gli ordigni raggiunsero gli ammassi di sterpaglia impregnata allinterno del villaggio vicino, che sincendiarono rapidamente. Alcuni soldati americani si ritrovarono chiusi tra le fiamme ed attesero la loro fine rassegnati. Altri furono colti dallincendio, presero fuoco e cominciarono a girare per il campo urlando con aria disperata. Desideravano la morte pi di ogni altra cosa potendosi liberare di quel terribile bruciore e dolore soltanto in

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quel modo. Finivano per accasciarsi al suolo e rimanere carbonizzati mentre le fiamme continuavano a divorarli. Gli statunitensi erano rimasti in seicento ormai, ma stentavano a ricomporre lo schieramento. I pasquensi compresero che era il momento per invadere. Sotto una pioggia di altri proiettili dartiglieria, sparati dai loro commilitoni dal vicino monte Puha, essi entrarono nel villaggio decisi a fare una carneficina. La loro superiorit numerica ed emotiva era ormai evidente. Avanzarono in modo tale da dispiegarsi in cerchio e chiusero tutti i nemici allinterno di una terribile morsa. La battaglia divent subito cruenta e sanguinosa. Era facile vedere soldati dilaniati in petto ed altri colpiti alla testa o alla nuca. Molti altri si ritrovavano sforacchiati da un solo proiettile; riuscivano a stento ad impugnare larma e si accasciavano al suolo in preda a violenti spasmi e bruciori terrificanti, consapevoli della loro fine. Non facevano piet a nessuno: i nemici li prendevano di mira con pi odio e li finivano con una raffica di colpi. I soldati americani stavano perdendo la battaglia e non riuscivano a trovare nessuna soluzione per mutare questa condizione di netto svantaggio. Wellington continu a sparare con la sua mitraglietta invano: uccideva un avversario e se ne ritrovava addosso uno in pi. Sent, dun tratto, un terribile bruciore alladdome che lo stava sfinendo e comprese di essere stato colpito da un proiettile. Cadde al suolo in un mare di sangue serrando i pugni. Un fante nemico gli si avvicin, estrasse una pistola dalla sua divisa e lo fin: il proiettile gli sfond il polmone destro. Mark Wellington url dalla disperazione e rimase fermo per qualche secondo con gli occhi levati al cielo stellato. Poi loscurit lo inghiott. Wilkins continu a lottare al suo fianco. Ormai gli americani erano ridotti a meno di un centinaio contro trecento assetati di sangue. Avevano provato a resistere quella notte, ma le scelte tattiche degli avversari avevano annullato la loro buona volont dimostrata sul campo di battaglia. Wilkins sent che il cerchio di soldati pasquensi si stringeva attorno a lui ed agli ultimi superstiti del suo esercito. Vide gli indigeni puntare minacciosi i fucili mitragliatori verso le loro prede. Fece le sue ultime preghiere disperate e lev le mani verso lalto: non cera pi nulla da fare. Attese la morte inerme. Una raffica di proiettili gli lacerarono il corpo. In un misero istante, si

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spezzarono i sogni di un colonnello molto abile destinato ad una carriera militare adagiata sugli allori. Il campo di battaglia risult un grosso cimitero. Cadaveri dilaniati e sventrati ovunque: non potevano essere pi riconosciuti ormai. Movaku si accovacci sulla nuda terra con la testa piegata verso le ginocchia e trattenne a stento lacrime di gioia. <<Incredibile, ce labbiamo fatta>> disse tra s e s al settimo cielo <<Questo solo un piccolo passo verso la riscossa.>> Sent una pacca sulla spalla e si volt. Il comandante Matari lo fiss negli occhi. <<Non solo daremo una lezione agli americani per tutto il male che ci hanno fatto>> ribatt questi sorridendo. Avvicin lorecchio a quello dellamico e pronunci una frase sghignazzando. <<Torneremo ben presto a prendere possesso del santuario in cui sepolto il mistero.>> Movaku lo fiss con aria confusa e vide Matari mostrargli una foglia di toromiro che aveva tatuata sul petto. Finalmente annu e comprese. Quel comandante era il discendente di uno degli antichi sacerdoti che conosceva il vero santuario del mistero. Uno strano pensiero gli pass per la mente. Trovandosi in territorio di influenza americana, quel luogo poteva anche gi essere stato scoperto. Movaku inorrid, ma il suo superiore gli spieg che non era possibile una cosa simile. Non sapevano che qualcuno nel capoluogo era molto vicino alla soluzione dellintero enigma.

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37 Un documento accantonato troppo presto

Mario fissava il suo amico che ragionava davanti al portatile bevendo una buona tazzina di caff con aria alquanto compiaciuta alla luce di una piccola lampada da scrivania. Lorologio segnava luna e un quarto del mattino. Lamericano reclin il capo allindietro sulla sua sedia e rivolse unocchiata alle veneziane situate alle sue spalle, da cui traspariva solamente loscurit di una notte abbastanza movimentata. Patrick aveva trovato la soluzione per la parola bocca larga, sulla quale aveva perso tanto tempo, ed individuato un campo molto pi ristretto in cui effettuare le ricerche. I pasquensi associavano molto spesso il cratere di un vulcano ad una grossa bocca solo nel parlato: una cosa simile avveniva anche in qualche altra lingua molto pi evoluta e conosciuta della loro sul pianeta. Il sacerdote aveva sfruttato lomonimia di significato a suo piacimento e cercato di non fare intendere quello meno ovvio del termine utilizzando determinati geroglifici. Sperava sicuramente di rendere pi difficile la vita dei cercatori. Li avrebbe sicuramente costretti ad abbandonare il gioco. Purtroppo per lui, Mario e Patrick parevano molto tenaci: non avrebbero certo sognato di mollare pi le ricerche per nessun motivo al mondo. Il termine era divenuto ora cratere largo mediante questa sostituzione apportata dal canadese in base al ragionamento compiuto. Patrick aveva riletto ad alta voce il termine con aria compiaciuta, aperto il dizionario digitale sul computer e invitato lamico a cercare le due parole in lingua Rapanui, consapevole della grande scoperta. Aveva visto Mario impallidire e trasalire con aria festante. Rano Kau era la soluzione allenigma, significava letteralmente cratere largo ed indicava tutto il vulcano

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per contiguit di significato. Mario stava ancora ripensando a questa incredibile soluzione con grande entusiasmo: ora la fortuna girava a favore dei due archeologi. Patrick rifletteva sugli altri elementi che potevano indicargli il punto preciso dove cercare. Socchiuse gli occhi e immagin il paesaggio alle falde del vulcano. Aveva mai visto indizi che potessero far risalire allesistenza di un tempio da quelle parti? No, non ne aveva il minimo dubbio. Neanche riusciva ad inquadrare la fantomatica via del sole. Cosa poteva essere? Forse una semplice stradina. In caso contrario, questa parola avrebbe consigliato agli archeologi di seguire i raggi di sole verso il vulcano. I cercatori si sarebbero fermati allintersezione con la via delle tenebre; questa poteva essere benissimo rappresentata dallombra del cono che cominciava ad oscurare la luce diurna sul terreno. No, questo ragionamento non convinceva Mario e Patrick, i quali sentivano che la soluzione era molto pi semplice del previsto. Lamericano comprese di doversi soffermare sul paesaggio del Rano Kau di alcuni secoli addietro per poterci vedere chiaro. Il vulcano era un luogo di culto per i corti orecchi. Ognuna delle dodici trib in cui questi erano raggruppati presentava un giovane ad un torneo annuale in onore del dio Makemake, scelto tra i pi forti ed abili. I partecipanti alla gara dovevano radunarsi sopra il Rano Kau, tuffarsi in acqua e raggiungere a nuoto lisolotto vicino di Motu Nui. Molti non ci arrivavano: morivano sbranati dagli squali o trascinati dalle forti correnti oceaniche durante la traversata. Chi tra i superstiti riusciva a prendere e portare indietro per primo un uovo di manutara, il gabbiano pasquense, vinceva la sfida ed era proclamato uomo-uccello. Questa alta carica permetteva al clan del campione di ottenere il monopolio sulle risorse dellisola. La gara aveva il fine di evitare lotte per la ripartizione dei viveri in secoli di grave penuria e si poneva come mezzo per ristabilire pace ed ordine dopo la guerra contro i lunghi orecchi. Tuttavia i vincitori del torneo appartenevano quasi sempre al clan del monarca; questi concedeva loro il privilegio di essere esentati dallesercito o dal lavoro nei campi per un lungo periodo da sfruttare per gli allenamenti in mare. Malgrado non fossero stati parenti del sovrano qualche anno, erano sempre tenuti sotto controllo dalle milizie personali del re. Il sacerdote pasquense degli indizi, che apparteneva al gruppo dei

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lunghi orecchi, riteneva barbara e rozza qualunque tradizione dei suoi pi acerrimi nemici. Aveva sempre enfatizzato il suo disprezzo nei confronti dei corti orecchi. Mario trasal e spieg al suo amico che ricordava di un documento in lingua delle isole Marchesi in grado di fare luce sul loro problema. I pochi sacerdoti superstiti dei lunghi orecchi paragonavano, in questa iscrizione, il rituale delluomo-uccello ad una loro antica e gloriosa cerimonia con termini macabri. Facendo cos, mettevano in risalto la superiorit delle loro tradizioni. Patrick rimase perplesso. Aveva ancora lo strano documento reso in inglese nellhard disk del portatile, ma non credeva che questo potesse dare loro una mano a scoprire qualcosa di importante. Ricordava che aveva visto solo una serie di metafore senza senso nella traduzione e nientaltro; si era cos adirato che non aveva pi osato aprire quel file. Patrick comprese di dover provare tutte le soluzioni possibili per cercare di interpretare gli elementi dellultimo indizio sul mistero e prese in considerazione lipotesi dellamico. Apr il documento, lesse attentamente ad alta voce con gli occhi fissi davanti al monitor e rimase di stucco dopo che ebbe trovato la parte pi interessante del racconto. Incredibile, si trattava delle medesime metafore utilizzate nella tavoletta contrassegnata dalla foglia di toromiro. Patrick sprofond nella sedia e guard il collega che era in preda ad unesultanza abbastanza bizzarra. Non riusciva a credere a quello che stava succedendo. Abbiamo individuato il posto giusto pens lui Ce labbiamo fatta. Il sogno di una vita si avverato! I suoi occhi lasciavano trasparire una gioia incontenibile. Liber un urlo sovrumano che dur diversi secondi. Non infranse i vetri del suo studio per pochissimi decibel. Spieg a Mario che non cera tempo da perdere e linvit a correre subito alla meta per prendere possesso del mistero una volta e per tutte. Poco distante, Beta-Due stava immerso nelloscurit della sua stanza. Portava un paio di cuffie allorecchio e beveva un bicchierino di whisky con aria trionfante. Sapeva che tutto sarebbe finito ben presto nel migliore dei modi e gli veniva da ridere allidea di quello che stava accadendo. Estrasse il suo cellulare dalla tasca della mimetica nera e compose un numero.

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<<Pronto, ci siamo!>> esclam lui con aria raggiante <<Ho sentito tutto alla perfezione e devo dire che quelle microspie sono davvero favolose.>> Beta-Due raccont tutta la storia e sent il suo interlocutore annuire a tutti i passaggi del suo discorso. <<Avevi perfettamente ragione. Tutto filato liscio come lolio e si concluso giusto in tempo>> aggiunse Beta-Due <<Cosa, gi sei l nei paraggi? Che fortuna. Okay, buon lavoro allora! Ci vediamo nel luogo prestabilito con il bottino tra tre ore.>> Beta-Due ripose il cellulare e rimase a fissare un punto nel vuoto con aria assorta.

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38 Fulmine a cielo sereno

John Blackwell non si stancava neanche un attimo ad incitare e urlare ai suoi uomini. Quattrocento soldati americani combattevano con grande furia nella piana di Ahu Tahai cercando di farsi strada in mezzo ad un muro umano composto da settecento nemici. Lorologio segnava le due e mezza del mattino. Le ore non parevano passare mai per Kohau. Questi cercava di arginare lincursione pi violenta che aveva mai visto in vita sua come meglio poteva. Nonostante avesse fatto del suo meglio, sentiva uno strano sconforto ed un senso di abbattimento ad ogni raffica che sparava. Gli sembrava che ad ogni americano morto ne resuscitassero tre in quel momento cruciale dello scontro. In effetti, i soldati di Blackwell si erano comportati molto meglio di quelli inviati nellentroterra. Avevano lasciato Hanga Roa alle undici e mezza circa, essendosi il generale convinto che i guerrieri di Rongo avevano lasciato la loro roccaforte per difendere linterno. Seicento soldati statunitensi si erano avvicinati al loro obiettivo con tutta furia e fatto irruzione nel villaggio del monarca. Avevano trovato circa mille nemici a frenare la loro avanzata lungo il tracciato sterrato principale che portava alla residenza reale. Altre quattrocento o trecento unit pasquensi tra artiglieri e cecchini erano posizionati nei dintorni con lo scopo di sfruttare la tattica della guerriglia contro i temibili avversari. Blackwell era inorridito: non riusciva a credere che il villaggio di Rongo fosse ancora pieno. Tuttavia sembrava convinto di poter vincere ugualmente nonostante la netta inferiorit numerica delle sue truppe; contava sullintelligenza, sulle armi pi avanzate che aveva a disposizione e sul suo tatticismo. Aveva disposto i soldati statunitensi in uno schieramento a forma rettangolare. I fanti muniti di mitragliatrice si erano concentrati verso la parte pi esterna della

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figura proteggendo gli artiglieri che stavano al centro. Questi ultimi, supportati dai cingolati, avevano contrastato efficacemente la guerriglia asfissiante e rotto laccerchiamento dei cannoni con molta facilit. I fanti americani non erano riusciti subito a contenere altrettanto bene i mille pasquensi schierati sulla strada da Kohau e si erano ritrovati a dover arretrare fino alla piana di Tahai con circa centocinquanta unit in meno. I nativi annoveravano ancora poco pi di mille uomini tra le loro fila. Kohau aveva pensato di sferrare lattacco finale senza badare troppo alla tattica; era sicuro di avere tutte le carte in regola per vincere e contava sullabilit e sulla sete di sangue delle sue truppe. Gli americani ora li stavano sbaragliando con estrema facilit, sfruttando la loro migliore coesione. Cinquanta pasquensi morirono in dieci minuti, mentre solamente una decina di americani sullaltro fronte. Blackwell voleva chiudere la partita al pi presto ed aspettava fiducioso un aiuto decisivo dal colonnello Morrison; questi doveva raggiungerlo con i suoi rinforzi da nord secondo i piani iniziali. Il generale americano gi pregustava il sapore della vittoria. Purtroppo non poteva nemmeno immaginare che qualcosa nellombra stava per cambiare le sorti dello scontro. Alcuni colpi di mitraglietta echeggiavano lontani nelloscurit. Rulli di tamburi divenivano sempre pi insistenti. Urla spaventose risuonavano non lasciando ad intendere nulla di rassicurante. John Blackwell vide i suoi che guardavano verso nord con aria stupita. Li segu con lo sguardo. Circa trecento pasquensi inferociti brandivano le loro armi con fierezza e battevano i piedi violentemente sul terreno a cento metri di distanza. Incredibile, si trattava dei superstiti della battaglia di Anakena e di alcune sentinelle che presidiavano il settentrione dellisola. Il loro morale era alle stelle e la voglia di sangue era palpabile. Blackwell inorrid: no, non riusciva a credere ai suoi occhi. Maledisse la tremenda fortuna di quegli indigeni e il giorno in cui aveva deciso di occuparsi di quellisola. Tutti i piani ed i buoni propositi erano sfumati in un misero istante. Gli uomini del giovane Morrison avevano preso la via del mare quando Blackwell aveva lasciato il capoluogo con i suoi. Erano riemersi a Tepeu, un insediamento costiero dei pasquensi nei pressi di Punta Espolon. L avevano trovato un fortino difeso da trecento nemici ed erano stati costretti a cingere dassedio quella struttura sul

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lato che volge a settentrione. I nativi non avevano osato affrontare gli statunitensi in campo aperto, essendo inferiori in numero, ed erano rimasti rintanati tra le mura. Gli artiglieri avevano trovato molti punti strategici dai quali colpire sui bastioni delledificio. Un centinaio fanti e cecchini pasquensi avevano protetto i pezzi di artiglieria ed evitato che i soldati americani tentassero di scavalcare le mura. I pasquensi si erano difesi con fierezza. Purtroppo il solo carisma non era bastato contro quei terribili nemici. La battaglia aveva preso una piega ben precisa in poco tempo. Parecchi obici erano state gravemente danneggiati o distrutti dai continui colpi di mortaio scagliati dalla calca di soldati americani. Il fortino non sarebbe resistito per molto. La resistenza degli indigeni calava rapidamente. Proprio in quei momenti difficili, quattrocento pasquensi inferociti erano apparsi dalloscurit allimprovviso e si erano lanciati contro gli assedianti. Avevano fatto una strage in poco meno di mezzora supportati dai commilitoni appostati sulla fortezza. Gli statunitensi, chiusi su entrambi i lati, erano rimasti vittime della furia polinesiana. Dave Morrison era stato uno dei primi a morire. Nessun soldato a stelle e strisce si era mosso pi quando erano le due del mattino. Trecento pasquensi si erano ritrovati a brandire le loro armi in segno di vittoria. La loro missione non era finita: dovevano spargere ancora molto altro sangue quella notte. Una trentina di obici pasquensi cominciarono a scagliare proiettili a lunga gittata verso la calca nel bel mezzo della piana di Tahai. I rinforzi provenienti da Tepeu si lanciarono tutti insieme contro gli americani urlando come ossessi: pochi furono frenati nellavanzata dal fuoco nemico. Poco meno di mille nativi in totale affrontarono senza timore circa quattrocento soldati americani. Avrebbero lottato decisi a non fermarsi prima dello sfinimento totale. Lorologio segnava le tre meno un quarto del mattino. Stava cominciando una battaglia decisiva per le sorti della guerra, la pi importante nella storia di Rapa Nui. Nessuno dei due schieramenti si sarebbe arreso facilmente in circostanze simili. Daltronde la posta in gioco era troppo alta. Il re Hotukau sedeva sul suo trono con aria pensosa girandosi i pollici al lume di alcune lanterne. Gli avvenimenti di quella strana

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notte lavevano turbato non poco, ma si era fatto forza come sempre confidando nellabilit dei suoi uomini. Dieci sacerdoti stavano dinanzi a lui in piedi e lo fissavano incuriositi. Vestivano una casacca beige ricoperta da ideogrammi di vario tipo. Hotukau li aveva chiamati a raccolta per riferire loro una cosa importante. Si schiar la gola e deglut. <<Signori miei, questa lultima occasione che abbiamo per riconquistare tutta lisola>> spieg il monarca con aria decisa <<Battaglie estenuanti hanno travolto pi fronti. La situazione ormai critica, ma dobbiamo sperare in uneventuale controffensiva a tutti i costi questa sera. Non possiamo attendere altro tempo.>> I sacerdoti fissarono Hotukau con aria interrogativa. Una figura abbastanza sinistra sbuc da dietro al trono, una zona abbastanza cupa della sala, con aria sfinita e molto scossa. Indossava vestiti bianchi dalla testa fino ai piedi. Unarmatura sulla quale erano raffigurate le stesse scritte che trovavano posto sulle vesti dei sacerdoti ed un mantello abbastanza lungo. Portava una pistola riposta in un fodero legato attorno alla vita. Lespressione di quei dieci uomini mut in stupore di colpo. Uno strano fremito di terrore li colse improvvisamente e li fece imprecare. Lo strano guerriero era arrivato al palazzo reale da dieci minuti con il suo destriero. Hotukau linvit a raccontare la stessa storia che aveva sentito poco prima. I sacerdoti immaginavano di cosa si potesse trattare, ma trattenevano il fiato sperando qualcosa di diverso. Ascoltarono tutto attentamente serrando i pugni dalla rabbia: constatarono di non aver immaginato niente di sbagliato per loro sfortuna. Hotukau sembrava ancora pi frustrato. Prese la sua testa fra le mani. <<Ormai non ci resta molto da fare>> spieg il monarca indigeno <<Una corsa contro il tempo. Raggiungo immediatamente Kohau e lo aiuto nella sua battaglia. Il tempo stringe ormai. Sin dallinizio lobiettivo principale della guerra, oltre a farci onore, stato assicurarsi il controllo sul santuario del mistero. Questa volta, tale priorit non mai stata cos urgente.>> Batt le mani, chiam alcuni valletti, si fece portare la sua splendida armatura da guerra, la indoss sopra la casacca e si avvi verso luscita. Il suo destriero lo aspettava in cortile. Usc dalla sala con aria decisa e sguardo fiero. Gli americani non potevano portargli via il mistero.

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39 Morsa letale

Poco pi di duecento civili pasquensi stavano oltrepassando il confine con il Rano Raraku. Si trattava di contadini e pastori dellentroterra con le proprie famiglie. Avevano lasciato linterno poco dopo la conclusione della battaglia contro Wilkins e Wellington. Volevano risparmiare un po di fatica allesercito ed occupare la zona meridionale dellisola; questa era quasi sguarnita del tutto di unit nemiche. Gli americani avevano altri fronti ben pi importanti di cui occuparsi. I civili si erano armati di pistole e coltelli, avevano preso la bandiera del reimiro rosso ed intrapreso la sfida con grande spirito patriottico. In quel momento, raggiunsero Ahu Tongariki cantando un motivetto a squarciagola. Le donne percuotevano alcuni tamburi in ultima fila. Non cera neanche un anima viva nel villaggio. I civili proseguirono verso ovest costeggiando le acque delloceano. Li aspettava qualche posto di blocco poco lontano, ma non era nulla di impegnativo. Avrebbero raggiunto la loro meta, Cabo Sur, in meno di unora ormai. La battaglia di Tahai impazz in pochi attimi. I soldati americani provarono a difendersi come meglio potevano, sperando di riuscire a ribaltare la netta inferiorit numerica. Alcuni pasquensi si ritrovarono sforacchiati da colpi di revolver e pochi altri investiti da raffiche di proiettili insistenti; qualche indigeno venne disarmato, messo al tappeto dalle tattiche da mosse di arti marziali e colpito inerme. Pochi indigeni rimasero gravemente feriti e continuarono a brandire le armi con sorriso malefico. I guerrieri pasquensi non si

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lasciarono demoralizzare da pochi episodi simili e risposero ben presto travolgendo i loro nemici con furia e con grande determinazione. Parecchi soldati americani rimasero trapassati dalle raffiche di tre mitragliatrici dovendo affrontare pi di due nemici alla volta, alcuni furono trafitti alla schiena a tradimento ed altri vennero pestati a sangue freddo addirittura. Molti ancora rimasero sforacchiati dai colpi di fucile che scagliavano gli esperti cavalieri. Questi erano comandati direttamente da Kohau e potevano beneficiare dei suoi consigli molto pi dei fanti. Facevano impennare i loro destrieri molto spesso per colpire i nemici con le zampe anteriori o li spronavano ad investire gli avversari nei momenti pi opportuni. Ormai gli americani erano ridotti a meno di duecento e si trovavano a fronteggiare ben ottocento nemici. Blackwell rimase colpito da un proiettile alla spalla destra, lasci cadere il fucile mitragliatore in preda ad un terribile bruciore e rimase fermo con la mano sinistra appoggiata sulla ferita. Due nemici si fecero avanti pronti a finirlo. Il generale americano sembrava spacciato. Tir fuori da un taschino la pistola di riserva con uno scatto e premette il grilletto contro gli aggressori. Li centr in pieno. Kohau segu la scena con aria allibita in groppa al suo cavallo, a venti metri di distanza. Serr il pugno e lo batt sulla criniera del suo destriero con stizza. Comprese che era arrivato il momento di affrontare il generale avversario di persona. Purtroppo lo vide dileguarsi in pochi attimi nella zona pi coperta da soldati statunitensi. <<Maledetto Blackwell, dove diavolo sei finito!>> url con aria irata <<Ormai la questione chiusa, hai perso. Potresti avere il coraggio di combattere con onore una volta tanto, almeno nella morte!>> Una voce molto profonda echeggi lontana. <<Chi ti ha detto che sono finito!>> sghignazz il generale americano con aria spavalda <<Come fai a sperare di battermi, sporco indigeno. Voi pasquensi siete omuncoli inferiori. Mi sa che non conosci le mille risorse dei miei uomini.>> Blackwell non era sicuro di s quanto voleva far intendere. Comprese di dover tentare lultima mossa disperata. Provava unonta terribile nellimmaginare soltanto una cosa simile. Purtroppo non aveva altri piani migliori per la testa in quel momento. Il tempo stringeva come un cappio

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intorno al collo. Ordin ai suoi di ritirarsi verso Hanga Roa, dove avrebbe tenuto testa i nemici con la guerriglia. I soldati americani provarono ad uscire dalla battaglia, ma furono bloccati in una morsa ben presto. Kohau, paonazzo dalla rabbia, caric i suoi e gli raccomand di non avere nessuna piet. Vide il re Hotukau raggiungere il campo di battaglia, ma non gli fece domande in quel momento cos delicato. I pasquensi massacrarono quanti pi nemici potevano a testa. Alcuni sforacchiarono certi soldati americani al petto, alladdome ed alla testa, infuocarono la punta di alcuni bastoni e diedero fuoco ad altri fanti nemici che gi erano gravemente feriti al suolo. Kohau non fu da meno. Scese dal suo destriero, si gett nella mischia e lott come un ossesso. Prese qualche altro statunitense, lo disarm, gli pieg entrambe le braccia allindietro e gliele spezz; poi gli spar allo stomaco con cautela in modo tale da farlo morire dissanguato qualche minuto dopo in preda a sofferenze atroci. La battaglia pi cruenta dallinizio delloccupazione americana termin in breve tempo. Ormai nessun americano pi rimaneva in gioco. Blackwell era stato risparmiato per il momento, ma si ritrovava con altre brutte ferite alla testa ed alladdome. Gli usciva il sangue dalla bocca ed ansimava con gli occhi rivolti al cielo e con aria molto confusa. Centinaia di mitragliatrici gli cingevano il collo ormai. Kohau si fece strada attraverso quelle armi, gli punt un lungo coltello alla gola e lo guard con aria compiaciuta. Fece una risata molto sguaiata. <<Finalmente siamo giunti alla resa dei conti, bastardo!>> url a squarciagola Kohau <<Cosa c? Non ti senti pi maledettamente sicuro di te, eh! Te la sei presa con il popolo sbagliato, verme; ne subirai le conseguenze. Ora sono io a ridere come puoi ben vedere.>> Fiss la lama del suo coltellaccio con fare diabolico, vide Blackwell chiudere gli occhi tremante ed assest un colpo violento con tutto lo sdegno. Gli mozz il capo e lo vide cadere a terra con la testa da una parte ed il corpo dallaltra. Lorologio segnava le quattro del mattino. I pasquensi lanciarono grida di gioia e resero omaggio a Hotukau, che non avevano potuto salutare prima dello scontro. Il monarca precis che non era ancora il momento di festeggiare e mise tutti al corrente degli ultimi sviluppi in breve tempo. Propose ai suoi di

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raggiungere il santuario del mistero; non gli interessava pi mantenerlo segreto come avevano fatto i predecessori per tradizione. Lesercito avrebbe presidiato il luogo sacro e cercato i trafugatori se questi fossero gi fuggiti con il prezioso bottino. Kohau, che conosceva la meta bene quanto il re, indic ai guerrieri di puntare verso sud. Fiss il monarca visibilmente preoccupato, lo tranquillizz e part con lui. Questa volta, gli americani hanno colmato la misura pens Hotukau Non gli conviene farsi vedere attorno al santuario. Potrebbero pagare care le conseguenze.

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40 La verit del mistero

Mario fece sgommare la sua jeep su un tracciato sterrato che sembrava davvero poco sicuro. Patrick, seduto al suo fianco, non riusciva ancora a rendersi conto della grande scoperta che stavano per fare. Fissava la luna allorizzonte con sguardo assopito e non smetteva di parlare un attimo: la sua bocca pareva un motore. Mario non faceva caso a cosa gli diceva: non lascoltava nemmeno. Lentusiasmo laveva fatto concentrare solo sulla sua nuova missione. I due archeologi erano ormai arrivati alle falde del Rano Kau. Avevano impiegato unora e mezza prima di giungere a destinazione, perch si erano preoccupati di equipaggiarsi con gli strumenti adatti. Avevano portato stivali di gomma, una tuta completamente nera, alcuni picconi molto spessi e martelli di vari tipi e dimensioni. Non era stato facile trovare tutto nel magazzino del centro ed avevano dovuto rovistare nella cantina tra bauli e ciarpame vario. Mario scese dalla sua vettura e respir a fondo. Patrick fece lo stesso. Si ritrovarono nel bel mezzo di uno spiazzo erboso. Il vulcano si ergeva imponente alla loro destra ed era a picco sul mare, distante una cinquantina di metri. La spiaggia di Caleta Ovahe era davvero stupenda con la sua sabbia finissima. I due archeologi ci si sarebbero stesi volentieri sopra. Sentirono le parole del vecchio sacerdote nella loro mente. Corri nei pressi del vecchio tempio abbandonato del gabbiano veloce, dove la sua influenza e il suo impeto regneranno sempre incontrastati. Il documento di Patrick che aveva svelato tutto lenigma descriveva il luogo di culto solare e splendente del primo principe accanto ad un gabbiano inciso su una parete della bocca larga. Questo

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personaggio era il primo figlio del re Hotu Matua, molto bravo nella corsa ed astuto nei duelli. Mario corse verso la spiaggia senza perdere altro tempo seguito a ruota da Patrick, raggiunse la parete del vulcano che chiudeva la spiaggia ad est e trov lincisione cercata. Sent ancora le parole dellultimo indizio risuonargli nella mente. Quella zona e sar sempre ridente anche in tempi oscuri: i campi, che la siccit mai impover, prosperano ancora di frumento. Guard verso lentroterra ed immagin colture e pascoli a ridosso di quella spiaggia. Si volt bruscamente e prese a fissare le piccole onde di un mare incredibilmente calmo che si increspavano sulla sabbia. Forse era davvero un segno di potenza divina. La spiaggia ospita molte barche, giacch tutti i marinai partono e ritornano da ogni viaggio senza mai naufragare. S, sentiva ancora quella pace e tranquillit, descritta dallantica tavoletta, che erano potute regnare molti secoli addietro in quel posto cos sacro. Patrick indic una miriade di scogli alla destra del suo amico; questi costeggiavano il vulcano in tutta la sua larghezza. Il canadese li osserv con aria fiduciosa. Guarda attentamente e non lasciare che locchio ti inganni. Segui la nascosta e vecchia via del sole in direzione della bocca larga con entusiasmo e grinta. Mario parve molto pi sicuro del collega. Estrasse una torcia dalla tasca dei pantaloni, vide laltro fare lo stesso e fece cenno con la mano di seguirlo. Il documento delle metafore parlava di un passaggio luminoso in mezzo a tante rocce nere, che saliva in direzione della larga bocca. Mario trov quel sentiero tanto ricercato nascosto tra gli scogli e rimase letteralmente sbalordito. Non solo la luce indicava superiorit, ma anche candore in questo caso. La via era lastricata con marmo di corallo bianco e rifletteva addirittura la luce del sole in determinate circostanze. Era molto stretta e ormai erosa dallazione del tempo. I due limboccarono con cautela cercando di non scivolare. Ci entravano a stento, ma avevano continuamente limpressione di potersi ritrovare incastrati tra gli scogli da un momento allaltro. Trova il punto esatto dove questa fu tagliata dalla nuova via delle tenebre e dellempiet con scaltrezza. Laltro documento spiegava che la strada marittima di chi non aveva fiducia nei vecchi dei gloriosi era molto oscura e perigliosa verso lisoletta di Motu Nui. Mario scrut la cima del vulcano sopra di lui

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e rimase a rimuginare qualche secondo; prese a correre sulla via tra gli scogli, a pochi metri dallacqua. Giunse finalmente ai piedi del luogo dal quale si tuffavano i nuotatori dei corti orecchi, che trovava posto proprio un centinaio di metri pi in alto. Vide il mare e Motu Nui in lontananza alla sua sinistra. La strada lastricata terminava l lasciando il posto alle acque profonde delloceano; tuttavia, la via del sole proseguiva sulla destra entrando in una grotta a picco sul mare scavata nelle pareti rocciose del Rano Kau. Ci siamo, il crocevia l dentro pens Mario emozionato Il momento fatidico arrivato. I due archeologi si tuffarono e presero a nuotare in direzione di quella caverna apparentemente senza fondale. Questa aveva unentrata abbastanza stretta; tuttavia Mario e Patrick non dovettero abbassare la testa per oltrepassarla. Notarono un tavolato di acqua cristallina limpida che rifletteva un caratteristico colore azzurro sulle pareti della grotta per effetto della rifrazione. Una sponda rocciosa abbastanza stretta trovava posto dallaltro lato dellantro e permetteva di raggiungere alcune scalinate illuminate da due torce rudimentali a muro. Un oggetto molto particolare si ergeva sopra una piattaforma rocciosa abbastanza spaziosa posta nel bel mezzo delle acque. Mario si strofin gli occhi, mentre Patrick batt le palpebre: stavano sognando o qualche bagliore li aveva accecati? Quella cosa cos insolita era un masso di colore bianchissimo e simile ad un ghiacciaio, che pareva riflettere anche altri colori a brevi tratti. Era di forma rettangolare con contorni abbastanza tagliuzzati. Gli archeologi allungarono le bracciate, arrivarono sulla piattaforma bagnati fradici e si misero chini davanti a quella strana roccia. Rammentarono entusiasti quello che gli diceva lultimo indizio e constatarono che era proprio pura verit. Sentirai il tocco della cieca fortuna sotto un piede. Pestarono quel terreno con forza e con grande gioia. Da cos vicino, il macigno dava limpressione di essere stato reciso in modo abbastanza netto sullo spigolo di sinistra. Presentava anche una serie di simboli e di geroglifici che parevano raccontare una storia ben precisa. Il canadese li fiss attentamente. La roccia pareva ancora riflettere altri colori dellarcobaleno a brevi tratti. Purtroppo un ultimo particolare lasciava fin troppo a bocca aperta. Mario inorrid, poi si mise in ginocchio tra un misto di commozione e rabbia. Non

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sapeva pi cosa pensare. Patrick lo segu con lo sguardo ed annu con aria triste. <<Il mistero dellIsola di Pasqua qui>> asser lamericano <<Un meteorite dalle caratteristiche sensazionali, perch fatto di iridioK14. Il governo degli Stati Uniti cerca proprio il reperto archeologico forse pi agognato di tutti i tempi. Aveva un solo mezzo per trovarlo: tenere in vita me e te sperando che riuscissimo a localizzarlo.>> Una voce torva e piena di risentimento risuon alle spalle dei due archeologi chini sul mistero. Lo statunitense riconobbe quel tono e rimase quasi agghiacciato: non riusciva a credere che proprio lui in persona avrebbe potuto giocargli un tiro cos meschino. <<Proprio cos, Mario!>> tuon il tipo losco <<Vedo che sei perspicace. Devi riconoscere che i miei piani sono davvero geniali.>> I due studiosi si voltarono, si misero in piedi lentamente e fissarono in faccia il governatore di Rapa Nui, Jeffery McNamara, che li minacciava con una pistola silenziata ritto davanti a loro con sguardo bieco. Videro che il loro aggressore gli faceva cenno di alzare le mani e non esitarono ad eseguire lordine. <<Sono stato davvero un grande idiota. Credevo di esserle diventato amico, signor governatore>> soggiunse Mario con aria alquanto ironica <<Era logico che mi sbagliavo.>> <<Esistono cose pi preziose dellamicizia>> ridacchi McNamara <<Penso tu sappia il mistero quanto valga. Dovresti averlo appreso durante il tuo giro turistico nei sotterranei del palazzo a Hanga Roa. Giuro che ti avrei fatto ammazzare come un cane!>> Patrick domand al governatore come avesse fatto a sapere che stava raggiungendo quella grotta con il suo amico. McNamara deglut e fiss i suoi interlocutori divertito. Diede una risposta alquanto evasiva, affermando di avere orecchi ed occhi ovunque. Il canadese gli rivolse unocchiata disgustata. <<Un particolare non mi ancora chiaro>> intervenne Mario bruscamente <<Si tratta di una curiosit personale che credo non ti costi nulla soddisfare. Come facevi a sapere sin dallinizio che cosa realmente il mistero e di quale materiale fatto?>> McNamara annu, disse che era giusto raccontarlo anche alle sue vittime e fece il punto della situazione in breve.

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Freedendall, Kempsey e Warner avevano trovato un cofanetto durante la loro spedizione nel deserto di Atacama. Questo conteneva quel piccolo frammento del meteorite che trovava posto nel laboratorio sotterraneo segreto nel capoluogo. Non era tutto qui. I tre trovarono anche un diario antico rilegato in modo assai rudimentale e scoprirono subito che apparteneva al bucaniere inglese Edward Davis, il primo ad aver avvistato lIsola di Pasqua nel 1668 secondo alcune fonti storiche poco precise. Le memorie del navigatore svelavano un particolare inedito incredibilmente; questo personaggio sbarc anche a Rapa Nui. I nativi laccolsero calorosamente, non essendo abituati ad avere ospiti provenienti dalloccidente, e lo associarono ad una divinit del loro pantheon. Gli mostrarono il mistero spiegando che era stato scagliato al largo di Rapa Nui dal vecchio dio Movaneka secoli addietro; lasciarono a Davis anche reciderne quel pezzo con grande onore. Il bucaniere lasci lisola ben presto e decise di tornare nella sua amata Inghilterra per informare il re di quel masso cos prezioso. Naufrag al largo del Cile settentrionale in seguito ad una terribile tempesta giorni dopo, riusc a salvarsi e cominci a vagare per il deserto di Atacama senza una meta. Non si ebbero pi notizie di Davis. Riusc a seppellire il cofanetto in punto di morte molto probabilmente. Gli archeologi annuirono e rimasero sbalorditi da quella storia inedita. Il governatore avvicin la pistola silenziata con aria torva alle sue vittime ed ordin loro di caricare il mistero sopra la sua imbarcazione. Gli archeologi lo guardarono con aria interrogativa. McNamara tir fuori un piccolo dispositivo dalla tasca del giubbotto e premette un pulsante. Uno strano sommergibile sal in superficie e si ferm davanti alla piattaforma. Aveva le pareti trasparenti, la forma di una barca ed era ben sigillato; tuttavia poteva anche essere scappottato ed utilizzato come un motoscafo. Il motore era davvero molto silenzioso e particolarmente adatto a seguire qualcuno di soppiatto come aveva fatto il governatore. Gli archeologi fissarono il volto spazientito del loro aggressore, che continuava a puntare il revolver contro di loro con ira. Mario voleva inveire spiegando di non poter sollevare un masso cos pesante, ma il canadese lo zitt e strizz locchio sinistro. I due studiosi fecero strisciare il mistero con non poco sforzo fuori dalla piattaforma, videro che McNamara stava scappottando il suo veicolo e gli diedero unultima spinta. Il

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mistero si adagi sul sedile posteriore della robusta imbarcazione facendola traballare solo per qualche attimo. <<Perfetto. Ora nessuno pi potr fermarmi!>> ridacchi il governatore compiaciuto <<I pasquensi credono di aver vinto contro di me. Non immaginano neanche che stanno per ricevere la delusione pi amara. Finalmente potr clonare liridio-K14 con un masso simile e costruir decine di bombe XZ-547.>> Riprese fiato, deglut e fiss le sue vittime con fare malefico. <<Potr liquidare il mio peggior nemico, la Cina. Immaginate cosa potrebbe fare un solo ordigno del genere nella zona di Shanghai e nella fertile pianura cinese. Come minimo, cinquanta milioni di persone verrebbero incenerite in meno di un secondo.>> Patrick rivolse unocchiata torva al governatore con aria ripugnata. Arross dalla rabbia e sent che stava per esplodere come un vulcano in eruzione. <<Bastardo, devi passare una marea di guai. Maledico te e tutta la tua razza!>> tuon lui <<Spero ti venga un infarto prima che i sogni infernali diventino realt. Mi piacerebbe vederti strillare come un somaro in preda ad un collasso. Mi sbellicherei dalle risate, lurido verme!>> McNamara pareva aver perso la pazienza. Caric il revolver e fu pronto a colpire. Il suo volto fu pi disteso di quanto si potesse presupporre. <<Vi ammazzo entrambi con un solo colpo>> ribatt lui con fare diabolico <<Non racconterete a nessuno la storia che avete udito prima.>> Alcune urla risuonarono nella grotta e fecero distogliere il governatore dallesecuzione che stava per consumare. Gli archeologi lanciarono unocchiata curiosa attorno. Centinaia di guerrieri pasquensi sbucarono in fondo alla grotta scendendo le scalinate con aria furiosa e raggiunsero la piccola sponda rocciosa. Fanti e cecchini furono pronti al tiro. Urlavano e cantavano alcuni motivetti poco rassicuranti. I loro occhi brillavano di un rosso sangue. McNamara comprese di dover tagliare la corda subito. Ripose la pistola e salt sulla sua imbarcazione. I polinesiani presero a sparare raffiche dalla distanza sperando di cogliere i tre uomini occidentali. Gli archeologi si gettarono sul suolo della piattaforma con tempestivit. Alcuni proiettili colsero il retro della barca e

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danneggiarono il motore. Il governatore prov ad avviarlo in tutti i modi, ma non ve ne fu verso. Schiv una serie di colpi, si lanci nelle gelide acque della grotta con aria furiosa e prese a nuotare sottacqua. Mario si sollev da terra rapidamente ed esegu un tuffo alquanto acrobatico. Quel delinquente non poteva sfuggirgli sotto il naso. Gir la testa leggermente indietro raggiungendo limboccatura della caverna. Rimase inorridito guardando uno spettacolo che mai avrebbe voluto vedere. Patrick stava soccombendo sotto una pioggia di proiettili nel tentativo di raggiungere il suo amico. Cadde al suolo ed esal il suo ultimo respiro tra gli sguardi soddisfatti dei suoi aguzzini. Aveva laddome completamente devastato e continuava a sanguinare. Mario lanci un grido di commozione. Non poteva tornare certamente indietro. Gli indigeni stavano per tuffarsi in mare. Larcheologo spinse la testa sotto il pelo dellacqua, batt i piedi con forza ed attravers in apnea laccesso alla grotta con rapidit impressionate. Raggiunse la zona degli scogli, fece riemergere il capo e not che il governatore gli era pochi metri davanti. Laveva bruciato sul tempo. Sapeva benissimo che lodiato nemico non poteva competere contro il suo istinto acquatico. Purtroppo la terraferma era troppo vicina. Le vie di fuga erano tantissime, forse fin troppe.

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41 Lultima sfida

McNamara punt verso la spiaggia, allung le ultime bracciate al limite dello sforzo, riemerse e prese a correre verso lentroterra. Mario linsegu. Si sentiva preso in giro da quel verme e non voleva farselo sfuggire a tutti costi. Malgrado il mistero fosse in mano dei pasquensi, temeva che il governatore potesse riprovare a trafugarlo in futuro. Doveva punirlo in qualche modo: quei piani apocalittici non potevano andare avanti. McNamara trov con grande fortuna una jeep scoperta di colore rosso-fuoco parcheggiata ai piedi del Rano Kau ed imbocc un sentiero che conduceva sulla cima dellaltura. Mario non riusc ad impedirgli di partire e serr i pugni stizzito. Si guard attorno con aria pensosa. Not che la sua vettura era ancora parcheggiata a cinquanta metri di distanza sulla sua destra e non perse tempo a raggiungerla. Tir lacceleratore violentemente deciso a raggiungere il fuggitivo quanto prima. Percorse una serie di viuzze sterrate che portavano in cima al Rano Kau. Avvist la sua preda in breve tempo e prese a tallonarlo. <<McNamara, questa volta non mi scappi!>> url con tutto lo sdegno <<Ormai hai perso, rassegnati!>> <<Maledizione, pensavo fossimo amici. Mi vuoi come nemico e ne subirai le conseguenze>> sghignazz laltro dalla distanza con aria molto diabolica <<Nessuno ti potr aiutare. Non uscirai vivo da qui, Mario. LIsola di Pasqua sar la tua tomba!>> Il governatore procedeva spedito lungo una stradina dirupata che non poteva certo essere lodata per la manutenzione. Sembrava davvero molto tranquillo, nonostante laltro stesse guadagnando terreno. Lo vide accodato a stretto contatto con la sua jeep e

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comprese di dover reagire. Deceler per pochi istanti con aria divertita. Mario gli pass accanto desterno. McNamara sterz verso il suo avversario tutto dun tratto. Lo voleva far precipitare nel crepaccio sulla sua sinistra. Larcheologo sband e rimase sospeso nel vuoto solo leggermente con la parte anteriore della jeep. Era stato pi che fortunato in quella circostanza. Batt i pugni sul manubrio ed imprec. No, non poteva mollare proprio adesso. Raggiunse il sedile posteriore, balz fuori dalla vettura, la tir fuori dal baratro e torn al posto di guida. Poteva ancora riprendere lodiato nemico. Una strana luce gli brillava negli occhi da cui traspariva solo rancore. Mario desiderava la dolce vendetta come nientaltro al mondo. Si rimise in carreggiata, sal lungo il pendio dellaltura e ritrov il governatore con lo sguardo molti metri pi in alto. Ormai la caldera era vicina. McNamara guard attraverso lo specchietto e gli parve di vedere un fantasma. Dannazione, ancora vivo! pens con aria malefica Molto bene, rimpianger ben presto di non essere caduto dal burrone. La sua risata diabolica echeggi per qualche metro di distanza. Forse Mario laveva anche sentita. McNamara punt la pistola fuori dallabitacolo con la mano destra e spar qualche colpo. Larcheologo fu fortunato: riusc a schivare alcuni proiettili, mentre altri erano completamente fuori bersaglio. Le due vetture raggiunsero la cima del vulcano proprio in quel momento. Presero a percorrerla a tutta birra, costeggiando da un lato il bordo della caldera ricoperta da un laghetto fangoso e pieno di melma ed il crepaccio dallaltro. Una pista cos accidentata poteva riservare mille imprevisti e pareva proprio lo scenario ideale per un inseguimento del genere. Mario tir deciso il pedale dellacceleratore con uno scatto di stizza. Non badava troppo alla prudenza sapendo di non avere pi nulla da perdere ormai. <<McNamara, hai finito di fare lidiota>> url larcheologo <<Ti spedir dritto dove meriti di stare allinferno!>> <<Un ragazzino come te vorrebbe darmi una lezione>> sghignazz laltro ironico dal suo abitacolo <<Gi sto tremando.>> Mario replic arcigno. <<Fai bene a tremare, per io non riderei se fossi in te.>> Arriv quasi a sfiorare la parte posteriore della jeep del governatore. Sterz con forza e alline la sua vettura allaltra; mantenne la stessa

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velocit di McNamara per un centinaio di metri accostandosi gradualmente a lui. Stava attento ad evitare di sorpassarlo. Osserv i comandi ed inser il pilota automatico, che gli poteva fare molto comodo lungo il rettilineo. Sal sul portellone della sua jeep e punt le braccia in avanti nel tentativo di lanciarsi nella vettura del suo avversario. McNamara lo segu molto divertito con la coda dellocchio. Continuava a tenere lo sguardo fisso sulla strada. Sterz di colpo quando Mario si decise a saltare. Voleva sottrarlo da un atterraggio morbido ed abbastanza sicuro. Aveva quasi pensato di essere riuscito a farlo cadere a terra. Gir la testa allindietro con aria compiaciuta. Mario si era aggrappato alla ruota di scorta che era attaccata sul retro della jeep del governatore. McNamara cominci a bestemmiare: la fortuna del suo inseguitore era stupefacente. Torn a puntare la strada e prese a ridere di gusto: sapeva come trattare con gli ossi duri. Fece un paio di sterzate improvvise. Mario aveva mollato la presa con una mano, ma teneva ben salda laltra sullo pneumatico in una posizione di equilibrio molto precario. Il piede sinistro si reggeva a stento sopra il paraurti, mentre il destro era sospeso in aria. Serr il pugno e tent di fare tutto il possibile per resistere. Riusc a ritrovare la stabilit ben presto ed afferr la ruota anche con laltra mano; finalmente pot scavalcare con facilit e balz sul sedile posteriore del piccolo abitacolo scappottato. Anche McNamara inser il pilota automatico e lasci i comandi inorridito; si gir verso il suo aggressore con uno scatto e gli punt il revolver contro. Mario afferr le mani dellaltro, che erano ben salde al manico dellarma, e fece pressione; la canna della pistola devi leggermente verso destra quel tanto che bastava per tenere larcheologo fuori bersaglio. Difatti tre proiettili partirono diretti nel vuoto. Poi non si sent pi nemmeno uno sparo. McNamara aveva finito i colpi. Doveva ricorrere alle mani nude per stendere il suo avversario. Non era un problema: aveva indiscusse qualit nella lotta libera e combatteva durante il suo poco tempo libero. Immobilizz il braccio destro a Mario e lo volt di spalle; gli pieg anche laltro dietro la schiena tirandoglielo con tutte le sue forze. Larcheologo si stava accasciando al suolo in preda ad un dolore insopportabile. Sent McNamara ridere di scherno con una tale malignit che gli rivoltava lo stomaco. Doveva reagire prima di ritrovarsi con le

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braccia spezzate. Tir due calci allindietro mirati dritti agli stinchi. Il governatore lo moll. Mario si gir di scatto, sferr due pugni precisi alla tempia ed uno micidiale allo stomaco del suo nemico. Not che era ancora in piedi. McNamara aveva la schiena piegata in direzione delle gambe, aveva le braccia piegate sulladdome e faceva smorfie di dolore. Larcheologo, per nulla impietosito, complet lopera. Gli tir un calcio sul volto ed uno sul dorso che lo fece cadere finalmente sul sedile della vettura. Il governatore si mise supino: aveva la testa in un mare di sangue. Mario era sopra di lui e lo fissava compiaciuto facendo scoccare le dita della sua mano. Non pot godersi quello spettacolo molto a lungo. Qualcosaltro distolse la sua attenzione. Il fuoristrada stava puntando dritto verso il burrone ad alta velocit. I freni erano andati ed il pilota automatico non poteva essere disinnescato. I comandi parevano bloccati. Non cera nulla da fare. Mario imprec: lo strapiombo era a meno di trenta metri ormai. Si sporse verso lesterno della vettura, guard il terreno sotto di lui e comprese di dover prendere coraggio. Devi farlo. Non ti rimane ancora molto tempo a disposizione se ti cara la pelle pens lui deciso Ora o mai pi. Salt sullo sportello e si lanci fuori dallabitacolo. Rotol sulla terra fangosa per qualche secondo, poi vide la jeep in corsa precipitare nel crepaccio. Alcune urla risuonarono per qualche secondo. Mario si rialz da terra con aria mezza intontita e con lo sguardo incredulo. Non riusciva a credere di essersi salvato. Lorologio segnava quasi le cinque del mattino. Il cielo era ormai quasi del tutto rischiarato. Il ragazzo punt verso il burrone ed osserv gli scogli sotto di lui. La vettura accartocciata e sfasciata stava prendendo fuoco essendo scoppiato anche il serbatoio della benzina. Gli parve di vedere anche un cadavere ricoperto di sangue, che spuntava tra le lamiere e stava per essere divorato tra le fiamme. Il governatore di Rapa Nui aveva finito di progettare e complottare nellombra contro il colosso cinese. Non avrebbe pi fatto danni e pianificato stragi di innocenti con il supporto dei servizi segreti. Tuttavia pochi avrebbero lottato cos energicamente come lui per la supremazia della grande America, che stava per essere messa in discussione negli ultimi tempi dopo secoli di innumerevoli vittorie. Ormai le manie di grandezza di una

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nazione erano state inghiottite dalloscurit con lui. Mario pareva ancora abbastanza scosso nel vedere quei rottami. Uno strano scalpiccio lo fece trasalire. <<Ho visto che sei molto scaltro, ragazzo>> riecheggi una voce torva alle sue spalle <<Purtroppo non hai speranza di cavartela ormai.>> Larcheologo si volt molto lentamente con aria tremante. Un uomo bianco molto corpulento imbracciava una mitraglietta e gliela puntava contro con guardo inflessibile. Indossava una mimetica nera ed alcuni scarponi scuri. Portava un cappello da cowboy dello stesso colore con la visiera abbassata sulla fronte ed un paio di occhiali da sole che lasciavano trasparire un qualcosa di molto inquietante. Quel tizio era lo spietato Beta-Due. <<Cala il sipario anche per te stasera, amico. Non racconterai a nessuno cosa hai appreso sul mistero dellIsola di Pasqua>> soggiunse il maligno esecutore <<Puoi scordarti di ostacolare i piani futuri della CIA.>> <<Il meteorite tra le mani degli indigeni>> rispose Mario con voce roca <<Non lo avr mai il governo.>> Beta-Due fece una risatina sarcastica. <<Gli Stati Uniti diventeranno la pi grande potenza militare di tutti i tempi. Il governatore proprio morto in pace. Non solo la sua memoria sar ricordata in questo modo. Avr anche la sua vendetta allistante.>> Mario si sent gi mancare. Sentiva lo stomaco che gli girava e il cuore che batteva allimpazzata. Chiuse gli occhi ed attese. Non dovette aspettare molto. Beta-Due lo crivell di colpi. Larcheologo ricadde allindietro nel crepaccio in un bagno di sangue: aveva laddome completamente dilaniato, il petto sforacchiato ed il volto sfigurato. Mario Caruso sapeva che avrebbe visto quellisola alla fine dei suoi giorni. Non immaginava cos presto. Ora il suo spirito avventuroso e battagliero era placato. Forse sarebbe riuscito ad incontrare i suoi amici e la sua splendida compagna in unaltra dimensione, ci che desiderava di pi al mondo. Purtroppo tutto questo rischiava di essere solo lultima illusione di una vita spezzata in modo troppo brutale. Beta-Due ripose la mitraglietta e rimase a fissare lorizzonte con aria assorta per qualche istante. Non vedeva lora di ritornare nel caos della sua amatissima New York City. Diede unocchiata fuggitiva

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allorologio. Tra breve sarebbe dovuto partire con la sua aeromobile. Tuttavia voleva godersi ancora un minuto di quella scena. Dun tratto, sent il suo cellulare squillare e pens che fosse qualche suo superiore che gli telefonava dalla sede dellintelligence. Estrasse il cellulare dalla tasca dei pantaloni e rispose con aria raggiante; fu ancora pi entusiasta venendo a sapere che era qualcun altro, una persona che mai si sarebbe aspettato di sentire in quel momento.

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42 Purificazione esemplare

Un uomo dallaspetto torvo attendeva a riva con fare impaziente fissando il mare poco mosso di Cabo Norte. Si stava gustando le prime luci tenui dellalba del 18 gennaio e laria frizzante di quel posto. Fumava un sigaro, aveva una mano in tasca e scalciava la sabbia. Sent lo scalpiccio di alcuni passi e si volt di scatto: era proprio Jeffery McNamara. Egli aveva una serie di cicatrici sul volto, ma era incredibilmente ancora vivo. Infatti, mentre il fuoristrada precipitava nel crepaccio, aveva colpito una sporgenza lungo il pendio, che aveva deviato leggermente la sua traiettoria e sbalzato il governatore fuori dallabitacolo. Malgrado la vettura avesse colpito lo stesso gli scogli, McNamara era caduto nelle acque delloceano, che in prossimit del Rano Kau erano molto profonde. Non aveva perso conoscenza, aveva nuotato gran parte del tempo sottacqua e raggiunto velocemente la spiaggia nei pressi del vulcano. L aveva telefonato a Beta-Due per rassicurarlo sulle sue condizioni e per dargli appuntamento a Cabo Norte, una zona che aveva definito molto adatta per un incontro. Poi si era recato nei pressi di Mataveri, cercando di non farsi scorgere dagli indigeni in pattugliamento, aveva preso la sua aeromobile personale, che era parcheggiata sempre l di solito, ed aveva raggiunto il nord dellisola. Ora McNamara stava aspettando il suo fidato esecutore e si compiacque nel vederlo arrivare con tanto tempismo. Beta-Due gli strinse la mano, rivolse un sorriso da cui traspariva molta malizia e gli spieg che era molto contento di ritrovarlo sano e salvo.

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<<Amico, hai reso un grande servigio al tuo paese>> ribatt McNamara con aria decisa <<LAmerica te ne sar sempre grata. Hai studiato un piano di riserva davvero geniale.>> <<Mi sono limitato solamente a fare il mio dovere>> deglut lagente segreto <<Ho avuto questa idea allimprovviso ed ho deciso di metterla in atto, come giusto che sia.>> <<Eh, s. Quegli indigeni sono stati davvero idioti ad allontanarsi>> soggiunse il governatore <<Forse credevano che tu fossi in avanscoperta.>> McNamara aveva provveduto personalmente a far munire gran parte del centro archeologico di micro-spie molto sofisticate; inoltre aveva affidato a Beta-Due il compito di riferirgli qualunque novit degna di rilievo sul mistero. Lo spietato esecutore prese a raccontare allaltro cosa gli era successo da quando laveva messo al corrente della sensazionale scoperta tre ore prima, un episodio che gi gli aveva accennato al cellulare quando era sul vulcano Rano Kau. BetaDue si era precipitato alla grotta del meteorite prima di tutti. L alcune guardie vestite con un mantello bianco proteggevano la reliquia ben armate. Lagente segreto si era fatto strada con un prototipo di mitragliatore a raggi laser, di cui solo gli agenti della CIA potevano disporre in casi particolari, con astuzia ineguagliabile. Due sentinelle rimaste in vita avevano deciso di abbandonare la zona e scappare; solo facendo cos, potevano divulgare la notizia allesterno e fare qualcosa per evitare che la reliquia fosse trafugata. Avevano ancora molto tempo a disposizione: non era facile portare via un meteorite simile. Beta-Due non spieg cosa aveva fatto durante lassenza delle guardie; si limit a sfilare un involucro da un taschino della sua mimetica e lo porse a McNamara, che lo carp e sorrise con aria malefica. Beta-Due aggiunse solamente che era uscito dalla grotta dopo pochi minuti. Il suo interlocutore avrebbe pensato, poi, a trainare il mistero come stabilito tre ore prima ed a portarlo lontano dallisola. <<Eppure non ho previsto che i pasquensi avrebbero potuto fare ritorno nella grotta molto presto e messo te nei guai>> spieg BetaDue con aria amareggiata <<Neanche immaginavo, inoltre, che lesercito indigeno avrebbe vinto con tale rapidit contro Blackwell e che si sarebbe precipitato l di corsa. Ti avrei avvertito del pericolo se avessi saputo tutto questo.>>

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<<Si trattata di una fatalit>> ribatt McNamara con aria soddisfatta <<Non importa! Siamo venuti a capo della situazione. Questo conta pi di qualunque altra cosa. Ora basta parlare.>> Il governatore si scroll da dosso uno zainetto, lo apr, agguant una buona bottiglia di champagne e due bicchieri di plastica molto lunghi. Li riemp quasi fino allorlo e ne porse uno allaltro con fare cordiale. <<Propongo di brindare alla nostra grande vittoria>> sorrise lui <<La prima di una lunga serie. La vita ci riserver ancora molte belle sorprese.>> I due fecero avvicinare i bicchieri e bevvero tutto dun fiato. BetaDue deglut, gett il recipiente sulla sabbia e fece i complimenti per lottimo champagne. <<Si, ma non credo ti congratulerai con me dopo che ti avr detto la pura verit su tutta questa storia>> spieg McNamara ridendo di gusto <<Tuttavia non avrai neanche il tempo e la forza di attaccarmi, amico.>> Cominci a raccontare per filo e per segno con aria decisa e divertita. Vide che il suo interlocutore inorridiva man mano fissandolo con aria irritata e quasi impotente. Ci prese gusto a vederlo ridotto in quello stato. Beta-Due tentava di controbattere e di insultare laltro, ma non riusciva proprio a farlo. Gli girava la testa e si sentiva debole. Si accasci ed appoggi le ginocchia a terra. Percepiva uno strano bruciore alla gola e port le mani al collo. Il cuore rallentava sempre pi velocemente ed un collasso era ormai vicino. Beta-Due faceva fatica a respirare. Gli mancava lossigeno. Apr la bocca nel tentativo di espellere qualcosa. Aveva gli occhi sbarrati e unaria cianotica. <<Ti ho somministrato un veleno molto potente>> spieg McNamara fissandolo compiaciuto <<Ne avevo impregnato il fondo del tuo bicchiere poco prima del nostro incontro. Il mio ultimo regalo per i tuoi servigi.>> Beta-Due fin per crollare stremato con lo sterno sulla sabbia tra le risate dellaltro. Prese a dimenarsi per qualche secondo in preda a terribili spasmi e convulsioni. Vomit e rimase con la bocca aperta e con lo sguardo perso nel vuoto. Uno strano brusio lo dest di colpo. Si tir su rapidamente. Unimmagine sfocata gli balz agli occhi.

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Ma dove diavolo sono? pens Beta-Due Che diamine mi accaduto? Riconobbe il rumore delle onde che si infrangevano sulla sabbia. Vide che tutto attorno diventava sempre pi nitido. La sera era calata da un bel pezzo sulla spiaggia di Cabo Norte. Lagente segreto era rimasto privo di sensi per una giornata intera. Si rialz non con poca fatica e si scroll la sabbia da dosso. Non aveva ingurgitato una dose fatale di veleno, ma pareva poco felice del suo colpo di fortuna. Le parole di McNamara gli bruciavano dentro e lo stavano consumando peggio del cianuro. No, non pu accadere una cosa del genere pens Beta-Due prendendo la faccia tra le mani Oh mio Dio, come ho potuto essere complice di quel verme schifoso e contribuire alla sua vittoria. Voleva tornare in America e raccontare tutto alle autorit. Pochi gli avrebbero creduto; in ogni caso, McNamara era sicuramente gi lontano. Nessuno sarebbe riuscito a fermarlo in tempo. Tutto era perduto. Beta-Due prese a correre a perdifiato verso lentroterra. Attravers una prateria con aria da ossesso e lo sguardo da esasperato. Una strana follia gli stava pervadendo lanimo. Portava un fardello troppo grande e non poteva sopportarlo. Voleva liberarsene al pi presto nel modo che riteneva pi giusto. Aspirava ad una purificazione esemplare per la sua ingenuit. Avrebbe sofferto. Tuttavia, quello che cera dopo poteva farlo sorridere. Beta-Due vedeva nelloscurit il suo ultimo conforto, la sua speranza di pace e tranquillit. Giunse ai piedi del Cerro Terevaka, il monte pi alto dellisola, imbocc una mulattiera, sal sulla cima in tempo record e rimase ritto davanti al crepaccio. Si scroll da dosso il suo zainetto, lo apr e prese un recipiente ben sigillato. Lo portava sempre con s in caso di necessit. Non avrebbe mai immaginato di doverlo utilizzare in quel modo. Sfil il tappo ed avvicin la tanica al naso. Benzina trattata in modo particolare e consigliata soprattutto per i fuoristrada. Il suo solito odore pungente lo rassicurava. Beta-Due si tir su la maglietta. Portava dei tatuaggi che avevano tutti lo stesso tema sulle spalle possenti, sul petto e sulle braccia. Bandiere americane, lo stemma delle forze armate e le date pi importanti della storia statunitense. Lagente segreto lev le braccia al cielo e bisbigli

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qualcosa. Forse si trattava delle sue ultime preghiere o forse erano solo bestemmie. Beta-Due comprese che era arrivato il momento fatidico. Rovesci il contenuto della tanica e si cosparse di benzina dalla testa ai piedi. Carp un accendino dallo zainetto ed un pezzo di legno abbastanza vistoso, che incendi sulla sommit, ed apr le braccia. Teneva la torcia nella mano destra. Attese qualche secondo. Lavvicin di scatto alladdome e si diede alle fiamme. Queste lo avvilupparono rapidamente in un abbraccio letale. Beta-Due lanci urla disumane di disperazione in preda a dolori atroci. Vedeva il fuoco che lo consumava con sguardo ormai assente. Cadde allindietro inerme. La morte gli aveva finalmente sorriso.

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43 Nella fine

Lorologio segnava le undici in punto del 19 gennaio 2099. Il cielo scuro di quella serata non pareva certo incupire la veduta di un cos magnifico paesaggio urbano. Quella metropoli era illuminata da una miriade di luci e brulicava di gente in ogni angolo. Era la pi popolosa sul pianeta a quei tempi: contava ben trenta milioni di anime. Ci vivevano anche europei, australiani e persino parecchi americani: sarebbe stato davvero impensabile fino a qualche decennio prima. Un porto nuovo di zecca ed alcuni battelli dallaspetto a dir poco bizzarri facevano da cornice al centro direzionale della citt, che presentava una miriade di edifici imponenti dallaspetto molto futuristico: i segni di un eccezionale boom economico. Uno di quei grattacieli ospitava un famoso hotel di lusso con stanze meravigliose. Jeffery McNamara era seduto su una poltrona nella sua suite: fissava il panorama dalla parete vetrata che gli stava dirimpetto con aria assorta sorseggiando un cocktail. Guard lorologio con aria impaziente e comprese che era arrivato il momento. Si alz e si avvicin ad un ripiano sul quale aveva posato il suo zainetto. Gli rivolse unocchiata con aria sagace. Non riusciva quasi a credere che avesse riposto un qualcosa di cos prezioso e lo sforzo di tutte le sue fatiche in quel misero contenitore. Tir un sospiro profondo. Sei grande, Jeff pens McNamara Semplicemente un mito. Non poteva finire in modo migliore questa storia. Prese un telefono, compose un prefisso che gli assicurava una linea sicura contro le intercettazioni e digit un numero. Non dovette attendere molto in linea.

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<<Pronto, sono Jeffery McNamara. Tutto filato liscio come lolio. Si, Beta-Due ha staccato un pezzo dal meteorite utilizzando il raggio di unarma laser. Ha fatto tutto questo temendo che io non fossi riuscito a portare via tutto il masso. Il frammento una roccia di forma pi o meno rettangolare: lunga circa dieci centimetri, ha unaltezza di sei ed uno spessore di cinque. Secondo i calcoli presenta la struttura adatta per poter essere riprodotta allinfinito nei laboratori. Sar la fonte della nostra invincibilit.>> McNamara scoppi in una risata fragorosa che lasciava trasparire una perfidia troppo greve, forse inumana. <<Ora mi trovo gi a Shanghai con il malloppo nel luogo prestabilito per lincontro con i suoi collaboratori, presidente Wu. Li attendo tra breve: non vedo lora di ricevere il compenso pattuito di dieci miliardi di dollari; tuttavia le assicuro che sono pi ansioso di aiutarla a costruire la nuova bomba XZ-547. La Cina diventer la potenza universale che mai la storia ha conosciuto. Il pianeta ormai prostrato ai suoi piedi fino allultimo dei giorni.>>