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ITALIANI IN ROMANIA

Tutti sanno del flusso migratorio dei rumeni verso lItalia, ma poco conosciuto il fenomeno inverso. Tra la fine dellOttocento e linizio del Novecento, molti italiani sono emigrati in Romania nello stesso modo in cui oggi loro vengono in Italia: come umili salariati. La Romania di allora era un paese ricco di risorse, anche del sottosuolo, ma soprattutto era poco popolato e desideroso di sfruttare al massimo le sue potenzialit economiche. Il mestiere pi diffuso era quello di muratore (praticato dall80% delle maestranze), venivano poi i boscaioli, i taglia pietra, i pittori, operai di fabbrica, lavoratori edili, minatori ecc. Questa storia <dimenticata> meglio spiegata in un volume recente sulle migrazioni rumene curato dalla Caritas [Caritas, Immigrazioni e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive, IDOS, Roma, 2008]. Le prime partenze verso Romania cominciano nel XIX secolo e sono dirette per lo pi in Transilvania. Antonio Ricci, curatore del saggio sulle migrazioni italiane pubblicato nel volume della Caritas , ci spiega che LAustro Ungheria tende a favorire le migrazioni interne tra le regioni pi povere e di confine [Caritas, cit., pag. 59]. Nel 1821, i primi emigranti italiani, alcune famiglie della Val di Fassa a della Val di Fiemme (Trentino) sono condotti nei monti Apuseni, in Transilvania, a lavorare come tagliaboschi e lavoratori del legno per conto di un commerciante austriaco di legname [Ibid., pag. 61]. Alcuni impresari italiani riuscirono ad aggiudicarsi commesse per la costruzione della ferroviera transiberiana, e gi nel 1845 erano italiani 23 dei 116 ingegneri occupati la Compagnia ferroviaria romena. Tra la seconda meta dellOttocento e la prima guerra mondiale, 130 milla italiani vanno in Romania, per lo pi friulani, veneti e trentini, che lavoravano la pietra e il legno. La maggior parte erano stagionali, che facevano la spola con lItalia, una sorta di pendolarismo transnazionale, e per questo era soprannominata la rondine. Anche dopo lunita dItalia continua lemigrazione italiana, anche se Romania diventa una meta secondaria. Si calcolato ad esempio che alla fine del XIX secolo circa il 10-15% degli emigranti partiti dal Veneto si sia diretto in Romania [Ibid., pag. 59] e lavoravano nelledilizia, nella costruzione delle ferrovie, in attivit del bosco o nelle miniere. Il numero di emigranti italiani in Romania quasi decuplicato nellarco di tre decenni, passando dagli 830 del 1871 ai pi di 8.000 del 1901 [Ibid., pag. 64]. Il periodo dal 1920 al 1930 stato prospero per il giovane stato costituito come Grande Romania che raddoppi la superficie e quasi triplico la popolazione. Lemigrazione continua tra le due guerre mondiale quando alcune stime hanno calcolato la presenza in Romania di circa 60.000 italiani, ma si esaurisce negli anni Quaranta. Rimangono nelle citt rumene quegli emigranti che hanno rinunciato alla cittadinanza italiana. Dopo la caduta del comunismo, il governo rumeno ha riconosciuto alle piccole comunit lo status di minoranza linguistica e il diritto di essere rappresentati alla Camera dei Deputati da un proprio parlamentare [Ibid., pag. 68]. Il saggio pubblicato dalla Caritas conclude: Trascorsi ormai un secolo - un secolo e mezzo dalla partenza, la vicenda degli italiani di Romania mantiene un carattere esemplare, ancor pi oggi che in Italia si assiste a un malumore diffuso nei confronti dei rumeni. Nel 1910 pubblicato un manuale per lemigrante italiano nei Balcani e in Romania che presenta le procedure burocratiche necessarie per raggiungere il paese: Il Regio Commissariato dellEmigrazione, curatore del volume, raccomanda, infatti, di richiedere il passaporto opportunamente vistato da un consolato rumeno e di stipulate un contratto di lavoro prima della partenza: il datore di lavoro in Romania, daltra parte, deve munirsi dellapposita autorizzazione allingresso per il proprio lavoratore, da richiedere al Ministero dellInterno. Si tratta di formalit burocratiche utili per non respinti alla frontiera dalle solerti autorit rumene di polizia [Ibid., pag.

60]. Sono le stesse procedure burocratiche che lItalia ha chiesto agli immigrati rumeni, fino allingresso del loro paese nellUnione Europea. Lintegrazione e stata favorita da una grande somiglianza tra le due culture. Gli italiani vivono in completa armonia nelle societ che li hanno ospitati, accolti, integrati. La loro presenza si sente ancora oggi a Bucarest, Braov, Flticeni, Roman, Tulcea, Iai, Ploieti, Arad, Calafat, Sulina, Turnu Severin, Bacu, Neam, Cluj, Bistria, Suceava ecc. Anche nei nostri giorni c lemigrazione italiana verso Romania, ma questa diversa perche si tratta dimprenditori del Nord - Est che delocalizzano le loro attivit produttive in citt come Timioara, non a caso ribattezzata Trevioara.