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Esteri | Europa

una certa idea


Il continente sembra aver perso la vocazione politica delle origini e appare oggi ai suoi cittadini come un controllore inflessibile, devoto al credo della stabilit finanziaria
di ENRICO FARINONE*
Helmut Kohl ci ha recentemente ricordato il motivo pi profondo che condusse i padri nobili dellidea di Europa unita personalit dello spessore di De Gasperi, Schuman, Monnet ma anche Churchill e Adenauer a immaginare un obiettivo cos pregnante: mai pi la guerra!. Quel che lEuropa unita ci porta la pace, ammonisce il grande leader tedesco che seppe comprendere con immediatezza quanto la Storia, in quel novembre del 1989, gli stava proponendo: la rinnovata unit tedesca. bene, in questi mesi cos difcili

Quel che lEuropa unita ci porta la pace come ricorda Helmut Kohl, che nel novembre 1989 ha saputo comprendere quanto la Storia gli stava proponendo: la rinnovata unit tedesca

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MEMORANDUM SULLEUROPA
Il Partito democratico perde la sua anima se sceglie di irrigidire ideologicamente il messaggio dinnovazione che gli compete. E la perde, ancora pi concretamente, se smentisce il suo ancoraggio alle grandi intuizioni di politica estera nelle quali vive il retaggio della straordinaria tradizione dellumanesimo e del cosmopolitismo italiano. in questa cornice che i padri dellEuropa, da De Gasperi a Spinelli, hanno pensato e promosso il modello federale europeo come nuovo orizzonte di pace, di sviluppo e crescita civile. Oggi, dopo averne sempre rivendicato il prezioso fattore dispirazione, al Partito democratico si chiede di rinnovare questo modello, mostrando coraggio e intelligenza nel proseguire a testa alta sulla strada della progressiva integrazione europea. Sotto questo prolo pu riproporsi il valore e la bellezza di un peculiare vincolo esterno, di natura eminentemente politica, che nasce e si sviluppa in base alla volont di partiti, movimenti sociali e culturali, settori qualicati della pubblica opinione; un vincolo che offre lopportunit di armonizzare nel perimetro di solide politiche sovranazionali le iniziative volte a contrastare i rischi di declino incombenti sulle societ e gli ordinamenti dei singoli Stati. Leuropeismo, in ogni caso, non pu agire a rimorchio di logiche e schemi prefabbricati. Quando si proiettano su scala pi ampia le dinamiche politiche nazionali, emerge la conferma di quanto possa valere e pesare la scelta del riformismo coniugato al futuro, come noi amiamo dire. Le appartenenze del Novecento assomigliano a dagherrotipi ingialliti. Prodi e Amato, insieme ad altre personalit del mondo intellettuale e politico, hanno indicato con il loro appello pubblicato di recente sulla stampa il sogno di una societ europea solidale, giusta e democratica; ma nel loro proposito non sussiste lancoraggio a una qualche pregiudiziale ideologica, men che meno di tipo socialista. Daltronde, in Francia, Bayrou dimostra di avere pi determi......segue

DEUROPA
per lUnione Europea, ritornare alle riessioni di fondo che la generarono perch rimanendo imbrigliati nel solo dibattito nanziario dominante chiaro che quel progetto non origina pi alcun pensiero positivo, alcuna prospettiva orientata al domani, alcuna speranza. Quellidea dEuropa sorta per reazione vigorosa e dignitosa alla assurdit e alla tragicit della guerra aveva in s, n dal primo momento, la consapevolezza che il disegno si sarebbe realizzato compiutamente solo se avesse raggiunto, in un futuro non eccessivamente lontano, un suo prolo politico e non meramente mercantile. LUnione avrebbe cio dovuto coinvolgere il popolo. I popoli dEuropa e non solo le lite politiche e intellettuali. Essa avrebbe cos poggiato la propria dimensione politica sulla dimensione sociale, sullunitariet nellaffrontare i problemi comuni: ieri la guerra, un domani, a quel tempo indenito, la crisi economica o lemergenza ambientale. Questa visione politica dellEuropa stava alla base anche del Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli durante il conno cui lo aveva condanna-

Esteri | Europa

HENRY KISSINGER potrebbe oggi telefonare allUnione ma risponderebbe inevitabilmente Mrs Ashton who? e cos si esprimerebbero pure gli altri i leader delle e potenze emergenti
Non si voluto associare alle restrizioni nella gestione dei conti pubblici una visione prospettica che desse un valore ideale ai sacrifici che le manovre sui bilanci producono agli europei
to il regime fascista. Era, quella, unEuropa che si immaginava terra duna democrazia sociale imperniata sul libero mercato generatore di sviluppo economico e ovvero insieme, congiuntamente, e non dopo su una relativamente equa distribuzione della ricchezza creata, attraverso le istituzioni del welfare. Ora, la crisi, proprio fra il popolo, dellidea dEuropa deriva dalla totale assenza di anche solo un vago richiamo a questa visione. Dalla primavera del 2009 i cittadini europei hanno sentito parlare come non mai di Europa, e ci progressivamente ha fatto crescere linteresse nei suoi confronti (prima invece connato nel remoto di una caricatura tecnocratica lontana e impalpabile). Ma di unEuropa solo nanziaria che si parlato. Debito, decit, regolamentazioni sempre pi stringenti e controlli sempre pi occhiuti. Non si voluto, cio, associare alle inevitabili e giuste restrizioni nella gestione dei conti pubblici una visione prospettica che desse un valore ideale ai sacrici che le manovre sui bilanci avrebbero prodotto presso le popolazioni del continente. Allontanandosi pertanto ancor pi dallobiettivo politico unitario per regredire a quello meramente monetario, andando cos a impattare inevitabilmente, a quel punto con le contraddizioni insite in una moneta unica priva di uno Stato, e in una Banca centrale priva di un governo sovranazionale con il quale rapportarsi, e priva altres della possibilit di stampare moneta. LEuropa apparsa pertanto ai suoi cittadini come un controllore, freddo e impassibile, unicamente intento a denire parametri nanziari e devoto a un solo credo, quello del contenimento del debito. Il rimborso del quale ha scrit-

to giustamente Laurent Joffrin, direttore del Nouvel Observateur, nel dibattito promosso qualche tempo fa sulle colonne di Repubblica non pu essere un obiettivo politico che incarna unidea statuale. Anche in altri settori cruciali lEuropa ha preferito il basso prolo, laddove avrebbe esattamente dovuto alzare lo sguardo ed ergersi nel nuovo mondo globale dal quale rischia dessere emarginata. Non per caso i padri fondatori avevano osato linimmaginabile un esercito comune europeo consci che esso avrebbe ulteriormente allontanato i

UnEuropa intergovernativa torna a dare spazio ai nazionalismi, ovvero a quei sentimenti che portati allestremo hanno causato guerre infinite fra i popoli del continente e che lidea unitaria intendeva ridimensionare
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Il progetto dei padri fondatori non origina pi alcuna speranza di futuro: necessario coinvolgere la societ europea nel suo insieme, non solo le lite politiche e intellettuali
fantasmi della guerra fratricida e avrebbe al contempo elevato lautonomia e il rilievo mondiale dellEuropa. Medesima timidezza si espressa nel cruciale ambito della politica estera, vitale come non mai nel mondo multipolare tanto diverso da quello denito a Yalta ormai molto tempo fa. Qui pure le piccole convenienze dei governanti nazionali hanno prevalso, individuando una personalit di secondo livello per un ruolo (lAlto Rappresentante previsto dal Trattato di Lisbona) che al contrario richiede carisma e prestigio per mettere lEuropa al posto che le compete nel mondo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Kissinger potrebbe oggi telefonare allUnione, perch il numero adesso c, ma risponderebbe,

inevitabilmente, Mrs Ashton who? e cos si esprimerebbero pure gli altri leader delle potenze emerse ed emergenti del nuovo ordine mondiale delineatosi con la globalizzazione esplosa nel nuovo secolo. Non solo. UnEuropa intergovernativa torna a dare spazio ai nazionalismi, ovvero proprio a quei sentimenti che nella loro esasperata assolutizzazione hanno causato guerre innite fra i popoli europei. Quei nazionalismi che con lidea unitaria si era al contrario voluto porre sotto controllo e ricondurre alla loro giusta dimensione. Non esiste alternativa allEuropa, insiste Kohl, grande vecchio per ora senza eredi, ultimo leader di una generazione che ha conosciuto la distruzione apportata dalla guerra e le fatiche ma anche lo spirito positivo di rinascita della ricostruzione. LEuropa il nostro futuro. Se Kohl ha ragione, e ce lha, occorre che la classe politica se ambisce a essere qualcosa di pi duna semplice amministratrice della decadenza a partire dai legami che la moneta unica impone sappia su di essi far leva per suscitare la volont generatrice duna pi grande unione, politica e non solo monetaria. Unidea-forza capace di recuperare la visione dei padri nobili dellEuropa unita e, con questa, di coinvolgere i cittadini in un grande progetto, degno di qualche sacricio. *ENRICO FARINONE, deputato

nazione e pi tenuta nella difesa della politica dintegrazione europea. Sicch appare incongruo che il Partito democratico aderente al Gruppo dei Socialisti e Democratici nel Parlamento europeo, ma non al Partito socialista europeo (Pse) debba adottare a senso unico una sorta di solidariet internazionalista e dunque afdarsi totalmente alle rituali formule di sostegno al candidato socialista allEliseo. Qual il motivo di questa solidariet, quando nel programma di Hollande vi un ritorno al primato di Parigi come motore politico di una Europa concepita e disegnata in relazione a un prevalente ruolo di coordinamento degli Stati nazionali? Il nostro europeismo non si armonizza completamente con una visione Hollande non corregge la linea vetero-gollista di Sarkozy che indebolisce o addirittura offusca i progressi compiuti in questi anni per fare delle istituzioni comunitarie la casa dei cittadini europei, non la semplice camera di compensazione delle volont e delle scelte dei diversi Stati membri. A noi preme evidenziare, in conclusione, la necessit che il Partito democratico non disperda nel labirinto di presunti obblighi di vicinanza nel campo progressista il credito accumulato come forza riformatrice, aperta alla sperimentazione di nuove formule politiche, impegnata a tradurre in programmi e comportamenti conseguenti la sua limpida vocazione europeistica. Dobbiamo difendere la nostra autonomia, specialmente se con essa possiamo difendere un punto di vista pi avanzato nellorizzonte di una rinnovata prospettiva europeistica. PRIMI FIRMATARI (IN ATTESA DI ALTRE ADESIONI) Giuseppe Fioroni Marco Follini (Senatori) Carlo Chiurazzi, Lucio DUbaldo, Anna Rita Fioroni, Maria Pia Garavaglia (Deputati) Gianluca Benamati, Enrico Farinone, Giampiero Fogliardi, Tommaso Ginoble, Gero Grassi, Luciana Pedoto, Giovanni Sanga, Rodolfo Viola