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Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. [...

] Lindifferenza abulia, parassitismo, vigliaccheria, non vita. Antonio Gramsci

il ribelle
attaccare, senza preoccupazione di giustizia, quando si sicuri di non correr pericolo, o perch si di molto il pi forte, o perch si armato contro un inerme, o perch si in pi contro uno solo, o perch si ha la protezione della forza pubblica, o perch si sa che il violentato ripugna alla denunzia significa insomma agire da camorrista e da poliziotto. Purtroppo vero, si pu agire, spesso si agisce fascisticamente senza aver bisogno discriversi tra i fascisti: e non sono certamente coloro che cos agiscono, o si propongono di agire fascisticamente, quelli che potranno provocare la rivolta morale, il senso di schifo che uccider il fascismo. E non vediamo gli uomini della Confederazione, i DAragona, i Baldesi, i Colombino, ecc., leccare i piedi dei governanti fascisti, e poi continuare ad essere considerati, anche dagli avversari politici, quali galantuomini e quali gentiluomini? Queste considerazioni, che del resto abbiamo fatte tante volte, ci sono rivenute alla mente leggendo un articolo di LEtruria Nuova di Grosseto, che ci siamo meravigliati di vedere compiacentemente riprodotto da La Voce Repubblicana del 22 agosto. un articolo del suo valoroso direttore, il bravo Giuseppe Benci, il decano dei repubblicani della forte Maremma (tanto per servirci delle parole della Voce) il quale a noi sembrato un documento di bassezza morale, che spiega perch i fascisti hanno potuto fare in Maremma quello che hanno fatto. Sono note le gesta brigantesche dei fascisti nella sventurata Maremma. L, pi che altrove, essi hanno sfogato le loro passioni malvagie. Dallassassinio brutale alle bastonature a sangue, dagli incendi e dalle devastazioni fino alle tirannie minute, alle piccole vessazioni che umiliano, agli insulti che offendono il senso di dignit umana, tutto essi hanno commesso senza conoscere limite, senza rispettare nessuno di quei sentimenti che, nonch essere condizione di ogni vivere civile, sono la base stessa dellumanit in quanto distinta dalla pi infima bestialit. E quel fiero repubblicano di Maremma parla loro in tono dimesso e li tratta da gente di fede e mendica per i repubblicani la loro sopportazione e quasi la loro amicizia, adducendo i meriti patriottici dei repubblicani stessi. Egli ammette che il governo (il governo fascista) ha il diritto di garantirsi il libero svolgimento della sua azione e lascia intendere che quando i repubblicani andranno al potere faranno su per gi la stessa cosa. E protesta che nessuno potr ammettere che da noi (a Grosseto) il partito repubblicano abbia con qualsiasi atto tentato di ostacolare lesperienza della parte dominante e si vanta di non aver per nulla intralciata lazione del governo ritraendosi perfino dalle lotte elettorali per attendere che lesperimento si compia. Cio attendere che si compia lesperimento di dominazione su tutta Italia da parte di quella gente che ha straziato la sua Maremma. Se lo stato danimo di quel signor Benci corrispondesse allo stato danimo dei repubblicani e la sorte del governo fascista dovesse dipendere da loro, avrebbe ragione Mussolini quando dice che rester al potere trentanni. Vi potrebbe restare anche trecento.
Errico Malatesta da "Libero Accordo"

"Perch il fascismo vinse" - 28 agosto 1923


La forza materiale pu prevalere sulla forza morale, pu anche distruggere la pi raffinata civilt se questa non sa difendersi con mezzi adatti contro i ritorni offensivi della barbarie. Ogni bestia feroce pu sbranare un galantuomo, fosse anche un genio, un Galileo o un Leonardo, se questi tanto ingenuo da credere che pu frenare la bestia mostrandole unopera darte o annunziandole una scoperta scientifica. Per la brutalit difficilmente trionfa, ed in tutti i casi i suoi successi non sono stati mai generali e duraturi, se non riesce ad ottenere un certo consenso morale, se gli uomini civili la riconoscono per quella che , e se anche impotenti a debellarla ne rifuggono come da cosa immonda e ripugnante. Il fascismo che compendia in s tutta la reazione e richiama in vita tutta laddormentata ferocia atavica, ha vinto perch ha avuto lappoggio finanziario della borghesia grassa e laiuto materiale dei vari governi che se ne vollero servire contro lincalzante minaccia proletaria; ha vinto perch ha trovato contro di s una massa stanca, disillusa e fatta imbelle da una cinquantenaria propaganda parlamentaristica; ma soprattutto ha vinto perch le sue violenze e i suoi delitti hanno bens provocato lodio e lo spirito di vendetta degli offesi ma non hanno suscitato quella generale riprovazione, quella indignazione, quellorrore morale che ci sembrava dovesse nascere spontaneamente in ogni animo gentile. E purtroppo non vi potr essere riscossa materiale se prima non v rivolta morale. Diciamolo francamente, per quanto sia doloroso il constatarlo. Fascisti ve ne sono anche fuori del partito fascista, ve ne sono in tutte le classi ed in tutti i partiti: vi sono cio dappertutto delle persone che pur non essendo fascisti, pur essendo antifascisti, hanno per lanima fascista, lo stesso desiderio di sopraffazione che distingue i fascisti. Ci accade, per esempio, dincontrare degli uomini che si dicono e si credono rivoluzionari e magari anarchici i quali per risolvere una qualsiasi questione affermano con fiero cipiglio che agiranno fascisticamente, senza sapere, o sapendo troppo, che ci significa

Donne e partigiane: storie di Resistenza taciute


Delle donne antifasciste si tratta molto poco. Il motivo va ricercato probabilmente nel fatto che, oggi come allora, la donna crea scalpore e, in qualche modo, imbarazzo, se si rende attivamente partecipe alle lotte politiche. Le donne hanno dato alla Resistenza un contributo fondamentale: non solo staffette tra le bande partigiane e i centri abitati, come solitamente si pensa (mansione, inoltre, tuttaltro che marginale: il rischio di rimanere uccise era altissimo) ma anche infermiere, sostegno per le famiglie dei partigiani uccisi, combattenti. Marina Addis Saba, nel suo Partigiane, donne della Resistenza, scrive: Nelle testimonianze femminili si racconta che spesso i partigiani in brigata tendono a voler considerare e a usare le donne nel loro ruolo tradizionale di cura, spetta perci alla donna, alla ragazza, insegnare che non venuta a cucinare, n a fare lamore, lei che deve pretendere la parit dei compiti e il rispetto deve guadagnarselo sul campo, cio nella vita in comune e nella lotta armata. Si forma nella vita in comune unetica partigiana molto rigida e austera e, nonostante la loro educazione fascista, questi giovani, che non avevano mai vissuto in cameratismo con delle ragazze, perch ai tempi del regime era considerato promiscuit, imparano un modo nuovo di rapportarsi alle donne della loro formazione, le trattano con rispetto, con amicizia, con tenerezza. [] Finiti i tempi eccezionali, fu poi difficile persuadere gli altri di tanto rigore, e intorno alle partigiane che hanno vissuto in mezzo agli uomini alegger sempre unatmosfera di sospetto. [] La scelta di vivere in formazione comportava da parte della donna un carattere straordinariamente deciso e spesso la rottura con la famiglia Una delle figure pi significative quella di Gabriella Degli Esposti, madre di famiglia attiva nei Gruppi di Difesa della Donna (nati nel 1943 con lo scopo di organizzare scioperi, creare reti di assistenza solidale e propagandare gli ideali antifascisti) catturata dai tedeschi, incarcerata e seviziata: il suo corpo fu trovato senza occhi, con il ventre squarciato e i seni tagliati. Molte donne hanno tratto ispirazione dalla sua storia, dando vita alla brigata "Gabriella degli Espo-

sti", forse lunica completamente femminile. Quella delle donne nella Resistenza, prima ancora che una lotta per la conquista dei diritti fondamentali, stata dunque una profonda presa di coscienza nei confronti della propria condizione sociale, lasciata poi nel silenzio e senza riconoscimenti: la cultura maschilista port le donne, dopo la Liberazione, a tornare alle loro canoniche

faccende domestiche; in alcune citt liberate, come Torino, fu addirittura vietato loro di sfilare insieme ai compagni partigiani maschi. Quello che certo, per, che dopo la guerra fu impossibile tornare ad una divisione dei ruoli tanto netta. Dimenticare questa evoluzione culturale significherebbe dimenticare una parte fondamentale della nostra storia.
Emme

k ronstadt
La Volante, tra musica e ricordi
nella polizia interna. Questo avvenimento li porta ad essere sempre pi dei cani sciolti e non facilita certo i rapporti con la parte pi politica della brigata: Uno che rischia la pelle dice Ginetto si sente pi libero di uno che sta al comando. Per comprendere meglio linsieme degli elementi che caratterizzarono la storia della Volante serve il racconto di Ginetto dellazione non autorizzata al presidio della Monte Rosa: Al Ponte dei Sospiri, prima di entrare in Varzi venendo dalla montagna, in una palazzina cera un presidio della Monte Rosa. Con noi cera un loro collega della Monte Rosa di Bobbio che era passato dalla nostra parte. Arrivati davanti alla palazzina diciamo: Siamo partigia possibile con una canzone contribuire a custodire la memoria e a mettere in risalto il patrimonio di una comunit? Gli Ashcantoniere: A Genestrello, presso Montebello spiega Ginetto cera una chiesetta. Il parroco era con noi, ci ospitava sempre. Il Gli Ashpipe con i partigiani Ginetto Schiavi e Luigi Panigazzi pipe, gruppo emergente della zona pavese/vogherese, pensano di s. E proprio con questo intento hanno inserito nel loro nuovo album Born Bad, La Volante una canzone che parla di Resistenza e lo fa attraverso i racconti indelebili e appassionati dei fratelli Schiavi, partigiani dellomonima banda. Una perla folk-punk, impreziosita dalla collaborazione di Marino Severini, storico leader dei The Gang, a testimonianza dellimpegno e della seriet con cui la band vuole non solo ricordare, ma anche sottolineare lattualit dei valori che hanno animato la Resistenza. La Volante nasce nel giugno 43 con lintento di requisire armi e vettovaglie dai camion tedeschi e ridistribuirle sia al comando di Zavattarello sia alla popolazione locale. un gruppo autonomo, che opera lungo la via Emilia (la statale che collega Casteggio, Broni e Stradella) e quasi sempre decide le azioni da intraprendere in maniera libera e spontanea. Tutto ha inizio con lincontro di tre coppie di fratelli (fratelli Schiavi e Rossi di SantAlbano e i Caminada). I fratelli Schiavi (Lino e Ginetto), dopo l8 settembre, sono degli sbandati e si nascondono presso SantAlbano. Le spericolate azioni della Volante prendono il via grazie ad ununiforme fascista che Lino riesce a requisire nella casa di un ufficiale di Bressana . Vestiti da fascisti fermano numerosi camion tedeschi carichi di vettovagliamento: I nostri precisa Ginetto erano attacchi spontanei e veloci. Colpivamo e poi scappavamo. Era la tecnica della guerriglia. Non facevamo mai vandalismi nei paesi. La nostra era solo una lotta contro il nemico. Riescono sempre a portar a buon fine le loro azioni facendo anche prigionieri, grazie al fattore sorpresa e ad alcuni stratagemmi tra cui la tecnica del portone della chiesetta dava sulla via Emilia cos ci appostavamo coi mitra e uno di noi faceva finta di fare il cantoniere camminando lungo la strada col badile. Appena vedeva un camion tedesco carico di vettovagliamento subito abbassava il badile fingendo di lavorare. Per noi era il segnale. Le loro sono azioni istintive, popolari e ben viste dallintera comunit che poteva sempre contare sulla Volante quando i beni di prima necessit scarseggiavano. Molto spesso si ritrovano fuori da qualsiasi logica strategica poich lo stesso comando di Zavattarello ,a cui fanno riferimento, in difficolt a disciplinarne lazione e le tempistiche. Agendo costantemente sulla Via Emilia e lontani quindi dal controllo del comando, sono loro a decidere le proprie azioni, talvolta suscitando antipatie e astio nei partigiani delle altre bande: Una volta a Redavalle spiega Lino un partigiano di unaltra banda si aggrega a noi convinto che quelli della Volante fossero solo degli spavaldi. Quella stessa sera partecipa ad unazione. Ci siamo nascosti tutti vicino alla statale in attesa di qualche camion quando allimprovviso ne arriva proprio uno tedesco. Questo partigiano salta da solo in mezzo alla strada senza rendersi conto che non era un camion carico di vettovaglie e convinto di poterlo fermare alza la paletta in segno di stop. Una raffica di mitraglia lo uccide. Nasce una sparatoria. Noi riusciamo a metterci in salvo scappando su per le vigne in direzione di Cigognola. Intanto i tedeschi avvisano il comando di Broni. La X MAS ci raggiunge e con la mitragliatrice inizia a far fuoco nelle vigne. Riusciamo a metterci in salvo in una cantina. Dopo due giorni ritroviamo al comando di Zavattarello i fascisti della X MAS , che avevano aperto il fuoco contro di noi, pronti a fare i partigiani. Nasce una diverbio ma il comando non ci ascolta e due di loro finiscono addirittura ni! Vogliam parlamentare. Il ragazzo della Monte Rosa di Bobbio li rassicura, dicendo: S arrendetevi che sono brava gente, andiamo a fare i partigiani con loro che non vi fanno niente. Cos prendiamo quel posto di blocco e recuperate le armi, saliamo tutti quanti sulla 1100 mimetizzata che avevo. A Pietragavina incrociamo la macchina dell Americano con su lui e alla guida Moro. Vedendo una macchina piena di ragazzi della Monte Rosa si danno alla fuga. Ho sparato un colpo in aria e ho gridato che erano solo prigionieri, passati dalla nostra parte. L Americano e Moro tornano indietro e nasce una discussione perch nessuno ci aveva dato lautorizzazione per quellazione ma LA VOLANTE E SEMPRE AUTORIZZATA risposi. Da l subentrato un po di rancore che ci porter a far parte della missione Inglese. Nella primavera del 45 a Capannette di Cosola erano stati paracadutati due inglesi: il

periodico mensile Speciale 25 Aprile 2012 ISSN 1972-9669

capitano Bill e il soldato Teddy che cercavano dei partigiani del posto che li accompagnassero nelle loro missioni. Ci piaceva decidere noi e essere liberi dice Ginetto cos decidemmo di aiutare Bill e per noi fu una fortuna. Andammo a Pavia, Milano e Genova. Potemmo toccare con mano labbondanza e lorganizzazione degli alleati. Finita la guerra continua Lino Bill ci propose di seguirlo in Giappone ma il nostro compito era finito e rifiutammo. Ci consegn allora un foglio di ben servito e con questo andammo a Roma a festeggiare senza tirare fuori un soldo. Si chiude cos la storia della Volante che gli Ashpipe ci fanno rivivere attraverso la loro canzone, suonata da Zavattarello a Berlino con la passione necessaria a fare s che questo omaggio ad una storia partigiana targata Oltrep Pavese contribuisca a conservare le nostre identit e radici.
Camo e Lucia

"La Volante"
Ashpipe, da "Born Bad" (Kob Records/Mad Butcher Records, 2011)
Fischia il vento... della libert Lungo tutta la via Emilia incosciente soffier Tre coppie di fratelli giovani e ribelli Renitenti alla leva, cani sciolti e sbandati Hasta siempre partigiano C ancora bisogno di Resistenza Bloccavate camion carichi di armi e vettovaglie Con vari stratagemmi, senza indugi n paure Col bottino potevate difendere e sfamare La gente dei paesi da ingiustizie e soprusi Hasta siempre partigiano C ancora bisogno di Resistenza La Volante, niente e nessuno ti fermer! La Volante, un solo grido: Resistenza! Resistenza... Vamos adelante... Resistenza!! Dalla parte della gente tutto quello da sapere Sempre pronti allazione, temerari in guerriglia Siete entrati nella storia come veri eroi i migliori anni sullaltare degli dei Hasta siempre partigiano C ancora bisogno di Resistenza La Volante, niente e nessuno ti fermer! La Volante, un solo grido: Resistenza! Ricordo ai benpensati che hanno cercato di riscrivere la storia, un tentativo revisionista per cancellare la memoria Luomo qualunque non potr mai sfuocare il partigiano, i morti non saranno mai tutti uguali Giovani che hanno lottato per la tua libert che il regime dittatoriale ci aveva negato Unendo un paese sempre stato diviso, 20 mesi di lotta contro un unico nemico La Volante, niente e nessuno ti fermer! La Volante, un solo grido: Resistenza! www.ashpipe.net

Kronstadt periodico mensile speciale 25 aprile 2012

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Reg. Trib. PV n594 ISSN 1972-9669 Ciclostilato in proprio Alcuni diritti riservati (Creative Commons 2.5 by-nc-sa)

La foto delle donne partigiane tratta liberamente dal Web, l'altra ce l'ha data Lucia. Lo scritto di Malatesta tratto dal dossier Gli anarchici contro il fascismo della rivista "A". Kronstadt: iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell'Universit di Pavia nell'ambito del programma per la promozione delle attivit culturali ricreative degli studenti. Altre entrate sono rappresentate da eventi culturali, feste, concerti e il sangue di chi collabora.