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Presentazione
II senso non sta nell'opera in s ma in noi. Credo che il giorno stesso che nato questo racconto nata la consapevolezza di leggerlo tutto dun fiato e di immedesimarmi nello scrittore, amico e maestro di vita. Chiaro il bisogno d raccontarsi agli altri e di farli partecipi delle sue vicende. Il suo racconto pura testimonianza di atti vissuti che vanno girando dal passato al presente. Questa scrittura frutto di ricordi e una illuminazione momentanea dei fatti vissuti. Di questi nulla stato inventato, di sicuro. Giulio Vannucci ha dato a questi brani tutta la sua attenzione e verit. Con il passare degli anni sono cambiati i suoi pensieri che emergono dalla memoria come dei flash di un film. La storia di ciascuno di noi non casuale, sacra. E' straordinario come abbia conservato questo prezioso materiale documentale che porter molti a ricordare il passato lontano, a guardare indietro e a tanti giovani a comprendere un po' di pi il presente. Attraverso le immagini raccontate noi tutti possiamo essere partecipi di una narrazione silenziosa di tanti mutamenti avvenuti. Riportare alla memoria eventi che altrimenti andrebbero perduti, fermarli per sempre per poterli conservare e ricordare e trasportare nel futuro un obbligo morale per l'amministrazione comunale. Ringrazio Giulio per aver scritto queste sue pagine di vita che contraddistingue un passato dal quale possiamo solo imparare. Al lettore l'augurio di trovare in questa biografia un insegnamento perch senza memoria 2

del passato non pu essere/ piena consapevolezza del presente e del futuro.

Il Sindaco di Cascina Alessio Antonelli


Febbraio 2012

Nel caso in cui qualcuno Nel caso in cui qualcuno volesse avvicinarsi alla lettura di queste pagine desidero sappia che non un romanzo, non un saggio di qualche tipo, non una autobiografia. E semplicemente un racconto sul lavoro che indubbiamente uno degli aspetti pi importanti, insieme alla famiglia, della vita di un essere umano. Lo stimolo a cimentarmi con un obiettivo di una certa complessit mi stato offerto dalla lettura di un quotidiano dove ho trovato, con un certo moto di sorpresa, un articolo di Goffredo Fofi sul mondo delle tecniche Freinet. Come si pu arguire dalla definizione le Teniche Freinet sono un sistema di insegnamento apprendimento, applicato per primo da un maestro francese, Celestin Freinet che sviluppa e motiva il lavoro scolastico aiutato da una vasta serie di procedure che esaltano un sistema di profonda responsabilizzazione degli allievi. Il sistema molto complesso e presuppone una vasta gamma di procedure. Poi, nella quasi normale definizione del sistema, viene chiamato il metodo della stamperia a scuola perch, effettivamente in buona misura il percorso di autoapprendimento degli alunni

incentrato principalmente, ma non esclusivamente, sulla stampa a scuola. Larticolo mi ha richiamato il mondo che stata la mia vita, che ho perduto, ma che ho ancora intera dentro di me. Vorrei tratteggiarla in poche parole, cosa che credo sia impossibile. E certo che l'articolo stato uno spunto molto forte per ripensare a quelli che sono stati i passaggi che mi hanno formato e che hanno contribuito a costruire il carattere che mi riconosco e che si definito attraverso esperienze di vita e di lavoro che penso siano abbastanza significative.

Partirei da un episodio Partirei da un episodio che credo abbia non poco condizionato la mia vita. Dopo che ebbi ottenuto il diploma di maestro che raggiunsi facendo, durante le vacanze estive, il falegname nella piccola bottega artigiana di mio padre, feci domanda alla Direzione Didattica di Cascina e, visto il mio voto di diploma, risultavo primo nella graduatoria per le supplenze nelle classi maschili che allora erano una situazione normale nelle sedi pi grandi. Fui chiamato per un paio di supplenze di pochi giorni e poi con un giochetto (forse architettato ad arte!) mi assegnarono una supplenza di due giorni e il secondo giorno fu assegnata una supplenza di oltre un mese al secondo in graduatoria che, guarda caso, era figlio di un maestro. La conseguenza fu che per i punteggi acquisiti non ero pi primo in graduatoria e quindi l'anno dopo non feci neanche un giorno di supplenza.

Mio padre mi raccapezz un lavoro di "ragioniere" in una ditta di vendita di legname, ma in effetti il pi del lavoro era quello di caricare e scaricare i tavoloni di legno sia quando venivano i clienti sia, ancor peggio, quando arrivavano i camion carichi di tavole con tutti quanti mobilitati a scaricare e a portare sulle spalle le tavole da stivare nei magazzini (a quei tempi non usavano i muletti!!). Nel frattempo mi ero iscritto alla facolt di lingue dell'Universit di Pisa e a pezzi e a bocconi arrivai in qualche anno a dare 17 esami sui venti della laurea in Lingue. Anche in precedenza, come ho fatto cenno pocanzi, nel corso degli studi allIstituto Magistrale di Via Sant Anna di Pisa cercai di attenuare i sacrifici che la mia famiglia doveva sostenere per far ottenere un diploma al figlio maschio. Per loro era una specie di riscatto sociale anzi, specialmente da parte di mio padre, diventava una forma di affrancamento dai vincoli della prepotenza del padrone e quindi con un significato di natura prettamente politica. E questo tentativo di temperare il peso dei sacrifici che avrei imposto alle famiglia cominci fin dalla scelta del tipo di Istituto che avrei frequentato. Mi sarebbe piaciuto divenire geometra, cos come molti dei miei compagni della terza media, diversi dei quali sono poi divenuti importanti impresari nel campo delle costruzioni. Mio cugino Alvaro mi illustrava la situazione di un suo amico che, raggiunto il diploma di maestro, aveva fatto il concorso nella provincia di Trento e quando tornava a Cascina per le vacanze magnificava il lavoro e le condizioni di vita che aveva incontrato in quella parte dItalia.

Infine, una mattina, con il denaro per liscrizione alla scuola superiore e carico di tanta incertezza, mi avviai alla stazioncina di San Benedetto del trammino che correva lungo la Via Tosco Romagnola da Pisa a Pontedera. Alla stazione incontrai una mia compagna di scuola, la Emilia, di un anno maggiore di me. Aveva frequentato la prima magistrale e magnificava una scuola con tutta una serie di aspetti positivi, ed uno in particolare: a differenza di tutte le altre scuole superiori aveva la durata di quattro anni e non di cinque. Anzi insisteva nel dire che lanno scolastico che cominciava il primo giorno dottobre sarebbe stato lultimo con la durata di quattro anni, perch dal successivo sarebbe passato anchesso al quinquennio. Cosa che in effetti avvenuta, non lanno successivo bens dopo una ventina danni. Certamente la scelta non fu guidata dal necessario percorso di indagine e di convinzione. Debbo tuttavia constatare che tanto il percorso, quanto, poi, gli esiti che ho raggiunto e realizzato nel corso della vita hanno corrisposto in misura elevata alle mie aspirazioni.

Ho percorso gli anni di studio Ho percorso gli anni di studio senza difficolt, fino al raggiungimento dellesito finale con una votazione ben superiore alla sufficienza. E devo dire che non dovetti affrontare situazioni critiche, salvo una dalla quale uscii con un colpo di teatro. Eravamo alla fine del secondo anno e, scioccamente, ebbi un vivace diverbio con la

professoressa di Disegno (la quale poi allesame di licenza mi attribu un bel 9). Temevo di essere rimandato ad ottobre e dopo molto riflettere decisi di affrontare la questione con Matilde! Era la moglie del Preside, docente di Lettere, severa quanto possibile, inflessibile nel pretendere correttezza e totale adempimento dei compiti. Per farla breve, eravamo agli ultimi giorni di scuola, laspettai per strada, la raggiunsi, la salutai, le chiesi se voleva che le portassi i voluminosi pacchi di compiti e di registri e lei acconsent. Poi le raccontai la sciocchezza che avevo fatto nel contestare la professoressa di Disegno e le chiesi se poteva intercedere in mio favore. Ovviamente non so cosa Matilde abbia detto o fatto, per sul tabellone degli scrutini finali a disegno avevo una belle sufficienza. E lepisodio ebbe anche un seguito che mi gratific non poco. Nei rimanenti due anni Matilde ebbe un atteggiamento nei miei confronti che a dir poco talvolta mi metteva a disagio per certe situazioni e comportamenti di evidente e imbarazzante favoritismo. Quelli del Magistrale furono anni molto positivi per tanti motivi fra cui certamente lacquisto di numerosissime amicizie che si sono mantenute nel tempo. Una di queste ebbe un ruolo molto importante: Giuliana, conosciuta nel tragitto in treno Cascina-Pisa e legata negli anni della scuola da profonda amicizia, dopo un po di anni, divenne mia moglie!

Fin da ragazzo passavo

Fin da ragazzo passavo ogni momento libero nella bottega da falegname di mio padre, che aveva due apprendisti, miei coetanei, con i quali oltre al lavoro condividevo i giochi e talvolta gli scherzi anche abbastanza cattivelli con i quali giovani e adulti erano soliti alleggerire il peso del lavoro. E il peso cominciai a provarlo anchio perch, in modo del tutto autonomo da mio padre cominciai a lavorare e a produrre tanto da mettere insieme il denaro che mi avrebbe permesso di non essere di peso alla famiglia. Unestate realizzai due camere da letto di tipo ponsacchino composte da armadio a 4 ante, letto, com, due comodini e la toelette che poi mio padre vendette in bianco, cio prive di lucidatura, e incass una cifra abbastanza elevata da essere pi che sufficiente per il mio mantenimento allo studio. Lestate successivo esplose un lavoro, svolto prevalentemente da donne che, su un telaio di legno con file di chiodini senza testa, distanziati di un centimetro luno dallaltro, incrociavano il filo di lana che poi fermavano con nodi fatti in tutti gli incroci dei fili, fin quasi a creare, una volta tolti dal telaio, una specie di tessuto a maglie larghe. Normalmente i telai erano di forma geometrica: rettangolare per le sciarpe, triangolare per il copricapo. Ma poi qualche piccolo genio invent una forma complessa, un rettangolo di un paio di metri di lunghezza e un metro e mezzo di larghezza con i quattro angoli svuotati di uno spicchio rotondeggiante e, dal centro di uno dei lati pi lunghi un piccolo rettangolo vuoto fino quasi alla met del rettangolone. Completava lo strumento la solita fila di chiodini senza testa che si disponevano su tutto il contorno

perimetrale. Una volta incrociato il solito filo di lana e effettuato il lavoro di annodatura veniva fuori una forma che, piegata in due e cucita in quelle che sarebbero divenute le maniche, era una lisese, cio una maglia da letto. Venivano persone anche da Pisa e da Pontedera, oltre che da tutte le frazioni del comune di Cascina, a cercare il giovane che costruiva questo tipo di telaio e io ne facevo anche due o tre al giorno ed ebbi un risultato economico assolutamente positivo. Poca la spesa di materiale, in pratica quella di un foglio di legno compensato e poi per sostenere la struttura gli scorci del cantone della bottega: quindi a costo zero. Ma ancor pi interessante fu il lavoro delle vacanze dellultimo anno di scuola. A Pisa in Corso Italia cera un grande emporio dal nome PTB (Per Tutte le Borse); venne acquistato dalla UPIM e una importante Ditta di Cascina ebbe lappalto dei lavori di trasformazione totale degli scaffali e dei banconi. La grossa ditta che ottenne lincarico, impegnata quasi costantemente in lavori di grande pregio per ricchi privati, ma anche per Ministeri e Vaticano, pensava forse che quello fosse un lavoro non adatto per lei; si ritagli certamente un suo profitto e affid il lavoro in subappalto a mio zio Tosello, anche lui falegname con piccola bottega, e a mio padre. Il lavoro che dovevamo fare era quello di riadattare tutti i banchi di vendita e gli scaffali allo stile della nuova catena di vendita. Il lavoro consisteva nello smontaggio di tutto larredo e, in particolare, dei banchi di vendita che avevano il fronte obliquo dallalto verso linterno e dovevano invece essere trasformati con un apposito riporto con il fronte obliquo verso lesterno.

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La prima fase del lavoro fu quella di smontare tutti i banchi di vendita e, mentre ero al lavoro con le porte aperte verso Corso Italia e unica protezione una serranda a maglie larghe, vedevo passare compagni e compagne di scuola che facevano il classico struscio nella strada principale della citt. Confesso che se potevo evitavo di farmi vedere, anche se a ben pensare doveva essere motivo di orgoglio da parte mia il fatto che mi dessi da fare per aiutare la famiglia. Lavorammo praticamente lintera estate, portammo tutti i banchi in una corte di Marciana occupandola interamente e cominciammo il lavoro di trasformazione. Allaperto, sotto il sole, cera una decina di persone che pialla, sega e martello a portata di mano trasformavano i banchi e gli scaffali secondo la richiesta. E finito il lavoro a Marciana cominciammo il montaggio nei locali del negozio. Ridipinti con i colori della nuova ditta sembrava che fossero del tutto nuovi, e, per la verit avevamo fatto un bel lavoro che, questo fu molto importante, mi consenti di riscuotere come fossi un falegname provetto. Beh, in effetti ho poi esercitato il lavoro di legnaiolo ogniqualvolta si rendesse necessario e in tali occasioni approfittavo della grande bottega di mio cognato Silvano il quale, quando mi guardava al lavoro spesso mi apostrofava: che peccato! Saresti stato un artista nella lavorazione del legno. Una frase che mi faceva piacere, per sono del tutto soddisfatto della variet e delle caratteristiche dei lavori che ho fatto.

Uno di questi rappresent

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Uno di questi rappresent unesperienza abbastanza singolare. Infatti mio padre rilev un negozio di mobili a Villafranca Lunigiana e io fui destinato a fare il venditore di mobili, facile stabilire l'anno, il 1958, perch era quello della vittoria di "Volare" a Sanremo e rimasi molto colpito da quel canto sublime che sentivo canticchiare da tanti,. Il negozio era vicino alla stazione ferroviaria e in un locale adiacente funzionava un centro sociale frequentato da un gruppo di giovani con i quali feci subito amicizia e alleviarono non poco il senso di solitudine che provavo tanto lontano da casa. C un episodio che mi piace ricordare, eravamo nel febbraio 1959 quando ricevetti una telefonata (al posto pubblico) da mio padre che mi informava che la Scuola media di Cascina mi proponeva una supplenza di educazione fisica (allora i maestri potevano aspirare a incarichi di educazione fisica) ma avrei dovuto prendere servizio alle 4 del pomeriggio dello stesso giorno. Treni utili non ce ne erano e lunico mezzo che avevo per muovermi era un motorino Zundapp. LAndreina (una signorina di una 40na danni che gestiva una bottega di generi alimentari) mi prest una cuffietta da pilota dauto, una sciarpa e un paio di guanti e, coperto al massimo possibile, saltai sullo Zundapp e verso le 11 partii per fare i 100 e passa chilometri per arrivare a Cascina. Il freddo era assolutamente feroce e quando arrivai alla bottega di mio padre ero cos stecchito che infilai mani e piedi dentro il fuoco della stufa dove veniva tenuta in caldo la colla da falegname. Ma alle 4 del pomeriggio ero alla scuola e feci, credo positivamente, il mio breve lavoro se anche ora

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quando incontro qualcuno dei ragazzi di allora mi saluta con affetto e mi ricorda alcuni episodi di quel tempo, forse perch avevo portato la novit di un rapporto con loro molto aperto e attivit impostate a novit e considerazione della persona. Finita la supplenza tornai a Villafranca e vi rimasi fino al Settembre 59 quando affittammo una casa e parte della famiglia si trasfer laggi. Tra laltro mia sorella si fidanz e poi si sposata con un villafranchese.

Ritornato di nuovo Ritornato di nuovo a Cascina, con laiuto di un amico di mio padre, direttore di Banca, trovai da lavorare in una ditta di prodotti ortofrutticoli a San Frediano a Settimo dove, conoscendo un po di inglese e un po di tedesco avrei dovuto fare il Corrispondente, insieme a molte altre cose sempre per dufficio. La cosa che risultava ossessiva era lorario di lavoro: dalle 8.30 la mattina fino alle 13, poi dalle 14.30 fino a le 10, le 10,30 le 11 della notte, chiss?, comunque sia fino alla fine della dettatura dei telegrammi che informavano le ditte straniere del numero e dei documenti doganali dei vagoni che erano stati spediti nella giornata. Arrivammo alla vigilia di Natale e non avevo visto neanche una lira. Finalmente mi chiam il figlio del titolare e qui avvenne il seguente dialogo: beh, Giulio, quando che sei venuto qui da noi? Risposta: allinizio del mese di settembre. Di nuovo il figlio del titolare: Va be, via! settembre non conta. Si parte da ottobre. E con

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queste parole prese il blocchetto degli assegni e mi mise in mano un assegno. Guardai subito limporto e mi vennero le lacrime agli occhi: 45.000 lire. 15.000 lire al mese per una vera e propria schiavit. In compenso mi dette una gabbia da cavolfiori piena di carciofi, un panettone, due bottiglie e altre cianfrusaglie. Arrivai a casa e le lacrime divennero pianto tanto che avevo in mano la gabbia che gettai a terra rompendo le due bottiglie e procacciando una puzza da ubriaco che aleggi per la casa per due o tre giorni.

Poi, quasi per un meritato compenso Poi, quasi per un meritato compenso, arriv una lettera da una ditta Svedese che era in rapporti commerciali con la ditta dove lavoravo. Nella lettera si richiedeva una persona che conoscesse lInglese per svolgere il lavoro di interprete. Non ci pensai molto, quasi lo stesso giorno risposi dando la mia disponibilit a trasferirmi in Svezia. La cosa curiosa che dopo qualche giorno arriv unanaloga lettera dallInghilterra in cui si faceva una richiesta analoga alla prima. Non fu facile la scelta, anche perch in famiglia mi spingevano ad annullare la disponibilit per la ditta svedese e scegliere lInghilterra dove, peraltro, vivevano dei lontani parenti che per loro sembrava potessero rappresentare un punto di appoggio per eventuali necessit. Supposizione sbagliata perch questi parenti vivevano a Nairn nel nord della Scozia, quindi quasi lontani come lItalia..

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Prevalse un modo di essere che proveniva da mio padre: data la parola dobbiamo essere fedeli e rispettarla. E la rispettai! A met gennaio del 1960, una domenica pomeriggio verso le 4 arriv a casa mia la donna di servizio del titolare della ditta di San Frediano e mi disse che cera un signore che cercava Julio. Andai in ditta e incontrai Hans Norlin, titolare della Ditta di import di frutta e verdura Fruktnorlin, Kungsgatan,76 Stockholm, il quale mi chiese se ero pronto a partire con lui per la Svezia. Gli spiegai che non potevo partire immediatamente perch non avevo il passaporto ed ero vincolato dagli obblighi militari, quindi mi occorreva un po di tempo. Rimanemmo daccordo che avrei telefonato quando ero pronto. In tempi brevi ebbi il passaporto per motivi di studio e per la validit di tre mesi. E quindi potevo prevedere di partire nella prima decade di febbraio. Nei contatti telefonici, dalla sede della Ditta (il telefono in casa era cosa da signori!), mi arriv la proposta di incontrarci a Milano Linate il giorno 12, possibilmente con la disponibilit di unauto per poter far visita ad alcune ditte della Romagna. Lunico patentato era mio cognato Vando, Noleggiammo una Fiat 1100 e partimmo; facemmo una sosta a Villafranca per salutare la mia sorella e la mia mamma e poi proseguimmo sulla strada della Cisa in mezzo a una forte nevicata. Ce la facemmo con una certa difficolt, ma finalmente arrivammo alla pianura e verso lora di pranzo eravamo davanti alla stazione centrale di Milano. Lincontro con Hans non fu affatto semplice perch invece che a Linate laereo fece scalo a Malpensa e quindi mediante i comunicati sapemmo

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che i passeggeri in arrivo a Milano sarebbero arrivati alla Stazione Centrale. A pomeriggio inoltrato incontrammo Hans Norlin a Milano Centrale e partimmo subito per le visite che Hans aveva programmato nella zona frutticola dellEmilia Romagna. Visitammo un paio di ditte di cui ricordo ancora il nome Coop Cotignola e Ditta Manuzzi e capii che quello non era altro che lesame per vedere se ero idoneo al compito per cui venivo reclutato. Nei rapporti con le Ditte Italiane di esportazione mi imbattei in un episodio particolare che credo debba essere ricordato. Al ritorno dallEmilia andammo infatti al mercato ortofrutticolo di Milano dove aveva sede una delle Ditte che era in rapporti daffari con Fruktnorlin. Dopo il colloquio i titolari della ditta italiana ci offrirono il pranzo in quello che era considerato allora uno dei migliori ristoranti di Milano, la Trattoria da Giannino. Nel corso del pranzo uno dei titolari mi disse: Naturalmente per ogni vagone di merce avrai la stessa percentuale che davamo al tuo predecessore. Risposi che ricevevo la paga dalla Fruktnorlin e tanto mi bastava. Va detto che io non sapevo ancora quanto la Fruktnorlin mi avrebbe dato di retribuzione. Hans si fece accompagnare ad una agenzia di viaggio per prenotare il biglietto aereo anche per me. Non cera disponibilit e di conseguenza decidemmo che avrei fatto il viaggio in treno. Fu un modo di mettermi alla prova come viaggiatore in Europa: la prima volta di un viaggio tanto lungo, la prima volta che attraversavo una frontiera, lincognita circa le mie capacit di

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comunicazione con persone di lingua diversa. Credo di essermela cavata abbastanza bene! Partii la sera in treno. Lorario di partenza era verso le sei del pomeriggio, e allinizio il treno era affollato di persone dirette nelle citt a Nord di Milano con il forte brusio dei pendolari di ritorno dal lavoro. Poi, dopo un po avvenne il mio primo passaggio di una frontiera: passaporto, verifica valigia e controllo destinazione finale.

Non so sinceramente Non so sinceramente che effetto visivo proponessi: indossavo il miglior vestito che possedevo, completato da un cappotto di lana Casentino grigio con la rattinatura nera e, al collo, una meravigliosa pelliccetta di agnello nero. Il tutto era completato da una coppola in puro stile siciliano. Dopo il passaggio della frontiera il clima nel treno cambi sensibilmente. Il brusio si attenu e nello scompartimento in cui ero seduto si sistemarono dei signori ben pasciuti che, parlando in tedesco avevano una musicalit sorprendentemente dolce, considerato che il tedesco che conoscevamo era quello dei film di guerra con i tipici urli gutturali. Il tempo passava e, arrivati verso le otto/otto e mezzo, vi fu nel treno un specie di deflusso nella stessa direzione: le persone andavano nel vagone ristorante. Anchio avevo fame, ma anche tanta incertezza perch avevo in tasca 30 mila lire, che erano tante per lepoca, ma che sarebbero presto finite senza qualche sacrificio. Alla fine andai al ristorante. Presi il menu e scelsi la cosa che costava di meno. Una

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omelette ripiena di una specie di salsa besciamella con un po di funghi. Accompagnai lomelette con una buona quantit di pane e quindi salvai il portafoglio spendendo poco pi di mille lire. Inoltrandosi nella notte, pian piano il treno diveniva meno affollato, specialmente dopo il nodo ferroviario di Basilea, con le persone che si dirigevano in direzioni diverse, la Francia, linterno della Svizzera e, per quanto mi riguardava verso la Germania, con un nuovo pesante controllo doganale. Eravamo ormai verso la mezzanotte e il mio scompartimento si era quasi interamente svuotato, tanto che, insieme ad un altro passeggero, potemmo sistemarci per dormire un po. Non molto, per la verit, ai primi albori mi svegliai, avevamo viaggiato abbastanza e il paesaggio che si presentava ai miei occhi era ben diverso da quello che avevo lasciato. Avevamo infatti davanti agli occhi zone di dolci colline, prevalentemente con coltivazioni estensive, punteggiate da vaste aree a bosco. Rari erano i borghi, lindi, curati, cos come le stazioni ferroviarie. Il viaggio prosegu per tutta la mattina, incontrando nomi che avevo trovato nelle mie letture come Hannover, Amburgo, Lubecca ecc. Verso mezzogiorno il treno raggiunse uno scalo marittimo, Grossenbrode-Kai, dove il treno fu immesso su una nave-traghetto che, dopo un paio di ore arrivava a Gedser, gi Danimarca. Appena il treno si ferm nel corpo della nave, i passeggeri si affrettarono tutti verso una direzione ed io seguii un po lo sciame che alla fine raggiunse un grandissimo salone con un numero incredibile di tavoli riccamente apparecchiati e caratterizzato da un lunghissimo tavolo centrale pieno delle pi raffinate ricercatezze della cucina tedesca e danese. Io e pochi

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altri rimanemmo fuori, avevo paura che un pranzo in quel paradiso mi portasse via quasi tutti i soldi che avevo. Mentre traccheggiavo sulla tolda mi si avvicin un giovane pi o meno della mia et che mi chiese se ero spagnolo. Lui lo era e seppi poi che era un marinaio di un mercantile che aveva avuto un guasto vicino alle coste norvegesi. Il guasto era stato riparato nel porto di Bergen e lui stava raggiungendolo per riprendere la navigazione. Aveva il mio stesso problema, soldi contati per il viaggio e quindi insieme decidemmo di pranzare con un enorme wurstel con senape e ketchap. Peraltro solo dopo poco tempo seppi che la folla accorreva a quella tavola perch i prezzi erano assolutamente bassi grazie al fatto che partiti dal porto scattava un convenientissimo sistema di free shop per il pasto e per molte altre cose che in seguito ho sistematicamente utilizzato, in occasione dei quattro o cinque viaggi in Italia che ho fatto nel corso del tempo in cui ho lavorato alla Fruktnorlin. Con lamico spagnolo facemmo insieme il viaggio fino a Copenhagen dove lui prendeva un treno diretto a Bergen ed io dovevo prendere un treno diretto ad Halsingr. Confesso che ero un po in ansia per ricercare il binario del treno, quando mi si avvicin un signore di una eleganza straordinaria quasi in vestito da cerimonia, il quale mi apostrof in modo deciso: Tu sei italiano! Non era una domanda, era una sentenza! Prendemmo il treno per Halsingr e qui cominci una serie di affermazioni senza replica. Ad esempio: Tu vieni in Svezia per le donne o quante bottiglie di liquore hai portato ? Ed altre tutte legate ad aspetti che per me erano veramente sconosciuti. Quando gli dissi che andavo a lavorare alla ditta

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Fruktnorlin di Kungsgatan rimase assolutamente sorpreso che un pischello comero io andasse a lavorare come corrispondente estero commerciale in una ditta molto conosciuta con sede nella strada principale della Citt di Stoccolma, la Strada del Re. A questo punto mi sentii autorizzato a chiedergli cosa facesse lui in Svezia, mi dette alcuni flash di cose che l per l non afferrai. Capii solo che proveniva da Bordighera, aveva conosciuto delle turiste svedesi e con una aveva gi da tempo, non so bene se un rapporto matrimoniale o cosaltro. Lambiguit del linguaggio non mi permise di capire bene la realt. Sta di fatto che fosse un soggetto particolare dimostrato da altri episodi. Il treno si ferm alla stazione danese di Halsingr e noi dovevamo prendere il treno dalla stazione svedese della stessa citt. Per il passaggio chiam un taxi, salimmo, il taxi si mise in moto e fatti 50 metri si ferm davanti alla stazione svedese, che era semplicemente dalla parte opposta di una piazza. Mi permisi di ricompensarlo per gli aiuti pagando la spesa del taxi, ma la storia non era ancora finita. Entrati nella stazione mi chiese di andare in un angolo con le valigie. Qui apr le sue e dimprovviso apparvero sei o sette bottiglie di liquori vari. Due o tre di queste furono infilate nella mia valigia e la rigida perlustrazione della severa dogana svedese attribu ad entrambi una quantit tollerabile di bevande alcooliche. Sul treno per Stoccolma, dopo lattraversamento del Sund, forse sentendosi a casa, mostr maggiore riguardo nei miei confronti. Riprese le sue bottiglie, volle aprirne una e brindare con me allarrivo in Svezia. Il viaggio dur tutta la notte. La mattina,

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allarrivo a Stoccolma trovai ad aspettarmi il figlio di Hans Norlin, Pergunnar. Salutai lamico senza nome che ho poi rivisto ununica volta dopo diversi mesi in un rapido incontro proprio nel passeggio di Kungsgatan. Per prima cosa Pergunnar, a nome del padre, mi dette mille Corone, che a quel tempo, al cambio di 120 lire per corona, corrispondevano a 120 mila lire. In pratica tale somma rappresent il salario anticipato di quanto avrei percepito per tutto il tempo in cui rimasi alle dipendenze della Fruktnorlin ed era una retribuzione cospicua, se rapportiamo la somma a quanto prendeva un lavoratore in Italia, pi o meno intorno alle 30.000 lire. Poi Pergunnar mi fece vedere dove era esattamente la sede della ditta, mi indic un piccolo ristorante francese dove poter mangiare cibi mediterranei e, prima di lasciarmi, mi accompagn al FrlsningsarmenHotel in pieno centro della citt, dove mi era stata prenotata una camera, a spese della Ditta, e dove rimasi per un paio di mesi fino a quando la ditta affitt per me un piccolo appartamento nel quartiere di Bromma, vicino al vecchio aeroporto della citt.

In breve tempo mi resi conto In breve tempo mi resi conto di una circostanza abbastanza curiosa. Nel tempo libero, in centro citt, per non vegetare nella camera dalbergo, cercavo di socializzare con giovani della mia et, anche nei locali dellUniversit o nei locali tipo bar nei quali si incontravano persone della pi varia provenienza. Quando casualmente mi veniva richiesto dove abitavo

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e dicevo il nome dellalbergo accadeva talvolta che vi fosse da parte dellinterlocutore un accenno di sorriso. Solo successivamente, quando cominciai a conoscere qualche parola di svedese, mi resi conto che ero alloggiato nellalbergo dellEsercito della Salvezza. E mi resi ragione dei sorrisetti. Accennavo al notevole tempo libero. Lorario di lavoro e le stesse condizioni di lavoro furono per me una assoluta sorpresa. Cera unabissale differenza con lorario sanfredianese: infatti entravo al lavoro verso le 8,30, facevamo la pausa pasto dalle 11,30 alle 13 e alle 17 liberi e libera era anche lintera giornata del Sabato. Unaltra piacevole sorpresa fu quando, gi il primo giorno di lavoro, udii la voce dellinterfono che diceva Vnligen, caffet r frdig che tradotto vuol dire prego, il caff pronto. Infatti alle 9.30 e alle 15,30 tutto il personale della ditta si riuniva in una saletta per bere un caff accompagnato da pasticcini e Wienerbrd.

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Le centraliniste da cui proveniva il gradito invito

I colleghi erano semplicemente straordinari, uno in particolare: Julevi, che aveva, direi, il carattere di un italiano, estroverso e giocherellone. Poi ebbi modo di conoscere anche la famiglia infatti, come soggetto giovane e diverso credo di essere assurto al ruolo di mascotte della brigata. E per tale ragione venivo abbastanza spesso invitato a passare il week end nelle case di campagna che quasi tutti possedevano nelle numerosissime isole e isolotti di fronte a Stoccolma o nei piccoli paesi spersi in mezzo alle estesissime foreste di betulle e di pini che ricoprono la Svezia. Per questo particolare aspetto della mia vita svedese, ricordo un fine settimana in cui Hans Norlin volle avermi ospite nella sua stuga nel paese di origine dei suoi genitori. Partimmo in macchina, una Chevrolet Impala di misura chilometrica, la mattina di un Venerd.

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Percorremmo la strada principale verso il nord ben oltre Upsala fino ad arrivare a Kranfors da qui in direzione delle Alpi Scandinave fino ad arrivare a Norrker, un paesino sulla riva di un lago con vista sulle vicine Alpi. La stuga era veramente graziosa ed era molto spaziosa per essere una casa di campagna.

Sullo sfondo il lago e l'Impala di Hans Norlin

Astrid, la moglie di Norlin, in omaggio allospite italiano, prepar una enorme pizza, su cui aveva depositato una grande quantit delle verdure della ditta.

I tre mesi passarono

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I tre mesi di validit del passaporto passarono in un volo e di conseguenza andai al Consolato Italiano in Sveavgen con il timore che mi facessero delle osservazioni dato che sul passaporto era gi stampato un vistoso timbro con la dicitura tlandcorrispondent e il nome della ditta presso la quale lavoravo. Entrai nellufficio del Consolato e fui ricevuto da un signore piccolo di statura, di movimenti veloci e agitati, tanto che ebbi il timore che di l a poco sarebbe successo qualcosa per me molto spiacevole. Gli spiegai la mia situazione e il Console, perch tale era il signore con il quale parlavo, mi chiese di dargli il passaporto, lo apr ed ebbe un gesto di piacevole sorpresa. E poi sempre con fare espansivo esclam. Cascina! Cascina! Io ho studiato a Pisa e ho molti amici a Cascina. uno di loro, Savino, ha ancora un mio accendisigari e un mio revolver. Mi convalid il passaporto fino alla fine dellanno e mi assicur che non avrei avuto problemi per i futuri rinnovi. Vidi la firma e il timbro del Console: si chiamava Mario Orano. Dopo diversi anni, leggendo Kaputt di Curzio Malaparte incontrai il nome di Mario Orano, allora Console a Helsinki, negli anni in cui la Finlandia era in guerra contro LURSS, al quale Malaparte, passeggiando per le gelate strade della citt illustrava le sue idee sulla crudelt della guerra contro gli uomini e gli animali. Unaltra sorpresa la incontrai allorquando mi presentai alla sede dellICE (Istituto per il Commercio Estero) a Stoccolma. Aveva la sede in Htorget allaltezza del Palazzo dei Concerti. Salii le scale della sede fino allufficio del titolare, mi presentai e nel breve e freddo colloquio che avemmo venne comunque in luce che il titolare, un certo Attalla, era originario di Marciana di Cascina, dove il padre aveva una segheria per legno. Come solitamente facevo in Italia, mantenni labitudine di comprare il giornale che arrivava in serata nelledicola della stazione centrale di Stoccolma.

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Prendevo quasi sempre il Giorno, talvolta il Corriere della Sera o anche lUnit.

Una sera nellatrio della stazione Una sera nellatrio della stazione centrale mi si avvicin un giovane pi o meno della mia et che mi rivolse la consueta domanda sei italiano?. Alla risposta affermativa disse che anche lui era italiano, con la famiglia proveniente dalla Sicilia ma ormai da diverse generazioni stabilita a Roma. Passeggiammo e parlammo molto, prima di rifugiarci in un locale pubblico. Le notizie reciproche sicuramente generarono una forma di sorpresa e di desiderio di approfondire la conoscenza. Walter, questo era il suo nome, rimase stupefatto della definizione di tlandkorrespondent (corrispondente estero) marchiata a timbro sul passaporto e molto diversa da quella di plattdiskare (lavapiatti) che normalmente i giovani italiani si ritrovavano sul passaporto. Devo dire che anchio rimasi molto sorpreso quando conobbi il motivo della sua presenza a Stoccolma. Era arrivato da un po di tempo e, per lassenza di pi di un mese dal lavoro che aveva in Italia, aveva ricevuto lavviso di licenziamento. Era impiegato allAlitalia con un incarico molto singolare: faceva laccompagnatore dei facoltosi petrolieri americani, in modo particolare dei texani, poich era uno dei pochissimi che capiva e parlava il dialetto di quella terra. Aveva preso un periodo di ferie, aveva fatto sosta a Berlino e poi dallaeroporto berlinese, invece di

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partire per Roma, per riprendere il lavoro, prese il volo per Stoccolma. E di sicuro cera un valido motivo, infatti in uno dei suoi precedenti numerosissimi viaggi nei pi svariati paesi era giunto anche a Stoccolma dove aveva conosciuto una ragazza, Siv, da cui aveva avuto un figlio, Peter. Il nuovo incontro con Siv e la realt del piccolo Peter, port naturalmente Walter a fare il tentativo di fare famiglia. Ma la cosa cozz con il suo carattere assolutamente bizzarro. Tanto che, come era successo una prima volta, si vide messo alla porta da Siv che, ferma nel suo razionalismo scandinavo, non tollerava il modo di fare fantasioso e stravagante di Walter. Nella realt svedese del tempo non cerano tante difficolt a trovare un lavoro, basti pensare che non molti anni prima un buon numero di emigranti bresciani e bergamaschi, ingaggiati da una fabbrica siderurgica furono accolti alla stazione di Stoccolma con la banda. Walter trov un lavoro alla ditta di macchine da scrivere Facit dove aveva il compito di limare le sbavature dei corpi in alluminio usciti dalla fonderia. Non dur molto. Il suo carattere, la sua irrequietezza non si confacevano alla rigidit di unattivit statica e ripetitiva. Si licenzi e continu a vivere a Stoccolma grazie a un assegno mensile che gli inviava il padre, medico benestante nel quartiere Centocelle di Roma. Era anche orgoglioso; talvolta, alla fine del mese rimaneva senza una soldo, ma rifiutava decisamente che gli offrissi almeno qualcosa da mangiare. Magari, sfruttando il sistema svedese che al piatto unico ordinario veniva aggiunta una vaschetta di pommes frites che potevano essere

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ripetutamente riprese, Walter prendeva la mia vaschetta e si saziava facendosela riempire per due o tre volte. Devo dire che lamicizia di Walter, in un rapporto di assoluta contrapposizione culturale e anche ideologica favor enormemente la maturazione della mia personalit, formatasi, fino a quel momento, nel ristretto ambito della provincia pisana. Walter aveva un criterio del tutto puntato sul presente, tanto che solo da spezzoni di informazioni frammentate potei arrivare a capire alcuni aspetti della sua vita. Aveva seguito il normale corso di studi fino ai 16/17 anni e poi aveva abbandonato la famiglia e si era tuffato interamente nel mondo. Tra laltro, di intelligenza pronta e vivace e grazie ad una naturale particolare predisposizione in ogni luogo in cui si trovava riusciva in un tempo abbastanza breve ad impossessarsi della lingua. Parlava correntemente inglese e americano anche nel dialetto texano; il tedesco lo aveva appreso nelle bettole della Berlino anni 50 in specie quelle dove si riunivano i reduci dello sconfitto esercito nazista. Con simili maestri aveva maturato una concezione di spiccato razzismo per cui manifestava ammirazione per i popoli nordici e una specie di odio per i popoli mediterranei tanto che solo dopo molto tempo venni a sapere che la lingua che conosceva meglio era lo spagnolo che per si rifiutava di usare anche con spagnoli o latino americani. Ovviamente questi erano argomenti che ci facevano discutere animatamente, perch la formazione sicuramente meno cosmopolita che io avevo maturato mi portava al rispetto assoluto del

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prossimo, chiunque esso fosse. La mia formazione si era costruita infatti in ambito paesano dove ognuno conosceva, viveva e condivideva il bene e il male degli altri. Ed a proposito del paese si verific un episodio molto curioso che a posteriori veniva a testimoniare lo sviluppo che stava godendo la nostra Italia. Una mattina di normale lavoro mi chiam Lisbeth, la centralinista che normalmente mi passava .le telefonate dellItalia. Era tutta agitata e quasi non riusciva ad emettere alcun suono. Le dissi di stare calma e di passarmi la telefonata. E la telefonata arriv con questa espressione: al mio pronto segu una voce agitata con queste parole: Giulio, porcaccia m. ho dovuto sudare per poter parlare con te. Sono Cirano der Cecchetti e sono a Stoccolma. Superato lo stupore della novit, gli chiesi dove era e allorch mi rispose che era al Grand Hotel sullo Strand gli dissi di non muoversi, di aspettarmi che lo avrei raggiunto in un battibaleno. Cirano abitava a Marciana a pochi passi dove abitavo anchio. Seppi il motivo della sua presenza a Stoccolma: Cirano era un operaio di primissimo livello della ditta Bacci di Cascina, dove venivano prodotte delle modernissime macchine per la lavorazione del legno. Era stato inviato dalla ditta per una verifica sul funzionamento delle macchine vendute dalla Bacci in tutta la Scandinavia. Cirano fece base nel mio appartamento e per quasi un mese fu un vai e vieni per le principali citt della Svezia e poi anche della Norvegia e della Finlandia. Il Venerd sera Cirano arrivava regolarmente a Stoccolma e con Walter facevamo un terzetto molto affiatato.

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Dopo il mio definitivo ritorno Dopo il mio definitivo ritorno in Italia ho rivisto Walter due o tre volte. Lo invitai al mio matrimonio. Arriv il giorno prima, vide la cinta muraria di Cascina e volle percorrerla tutta punteggiando con assoluta competenza le caratteristiche militari del manufatto. Poi, disgraziatamente per me, alz gli occhi e vide la Verruca (la fortezza pisana, sul culmine del monte proprio davanti a Cascina) e immediatamente scatt la pretesa: io devo andarci. Giulio tu mi ci devi portare. Le mie osservazioni sul molto da fare alla vigilia del matrimonio non valsero a niente. Presi la macchina, arrivammo un bel tratto in alto verso la Verruca e poi, dopo una discreta scarpinata entrammo allinterno del forte. Anche qui Walter dette prova di una competenza storica di livello elevato.

Cirano esce dal portoncino della casa dove abitavo

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La cosa ebbe tuttavia un curioso codicillo: discesi dalla Verruca mi fermai dal parrucchiere per sistemarmi i capelli. Il locale era letteralmente pieno di clienti e, come usava in quei tempi, era in corso un animato dibattito che, guarda caso, aveva per tema le stupidaggini. Esempi di sciocchezze, idiozie, balordaggini, fioccavano una dietro laltra. Ad un certo punto un omino da un angolo della stanza chiese di essere ascoltato e, nel silenzio, sentenzi: di bischerate se ne fanno due sole nella vita, una quella di andare in Verruca e la seconda quella di prendere moglie. Rimasi quasi scioccato, come se avesse letto nella sfera di cristallo. Poi feci la riflessione: bene, in quattro e quattrotto mi sono tolto il pensiero. Diverse altre volte, senza alcun preavviso, Walter appariva a Cascina e si tratteneva da noi per vari giorni avendo come soggetto dei suoi insegnamenti il piccolo Alberto che, grazie a lui, divenne un convinto sostenitore degli indiani contro i soldati blu. Poi, dopo un lungo periodo di silenzio seppi che si era trasferito negli States, in particolare a Minneapolis dove pare si guadagnasse la pagnotta facendo l estate agent (lagente immobiliare). Passarono un po di anni, poi un comune amico, un certo Enzo, mi invi gli auguri di Natale e, in coda aggiunse che Walter era ritornato in Italia. Pochi mesi dopo, nella primavera 1992, avevo un corso di formazione a Roma e ne approfittai per fare la classica rimpatriata. Con Enzo ci demmo un appuntamento dalle parti del Circo massimo e insieme andammo a Castelporziano, dove Walter abitava in una palazzina

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del padre e dove ci aspettava. Salimmo tutti in macchina e decidemmo di intrattenerci in un ristorante del Lido di Ostia.

Walter sul terrazzo del mio appartamento di Stoccolma - Bromma

Tutti eravamo molto cambiati dai primi anni 60 e dal periodo svedese. Ma Walter aveva avuto un cambiamento anche psicologico e di condizione fisica. Aveva preso a bere in misura sregolata e gi accusava i sintomi della cirrosi. Lincontro non fu molto

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felice; Walter ed Enzo cominciarono una antipatica disputa sul niente, fino al punto in cui, con la scusa dellimpegno che mi attendeva, ed evitando ulteriori bisticci su chi avrebbe pagato il conto, andai a pagare e invitai gli amici a incamminarci sulla strada del ritorno. Non passarono molti mesi finch non giunse una lettera di Enzo che mi comunicava la morte di Walter. Volli ricordarlo e continuo tuttora a ricordarlo per le scarpinate nelle strade di Stoccolma, con Walter che incedeva in un modo alla Marlon Brando, di cui era una grande ammiratore e del quale cercava di imitare certi atteggiamenti e certe pose.

Poi la parentesi svedese si concluse Poi la parentesi svedese si concluse. Le insistenze dei familiari e di Giuliana riuscirono alla fine a convincermi per il ritorno a casa.

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Il ritorno - Gedser, la nave inghiotte il treno per Grossenbrode Kai

Mi era stato detto che a Cascina avrei trovato un lavoro presso una ditta di prodotti alimentari. Ma, una volta arrivato e presi i contatti con il titolare della ditta notai da parte sua un atteggiamento abbastanza sfuggente. Sta di fatto che parlando con un amico e accennatagli la questione, questo usc con una espressione assolutamente sconvolgente: ma che fai?

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Ti imbarchi su una nave che affonda? La ditta sullorlo del fallimento! Mi croll il mondo addosso! E ora che faccio? Furono giorni abbastanza tempestosi poi, non ricordo bene come avvenne, ricevetti linvito per un colloquio allhotel Palazzo di Livorno dove un signore dallatteggiamento manageriale dopo alcune domande mi propose di entrare nel sistema di vendita di Corsi linguistici. Ho svolto lattivit per circa due mesi, macinando chilometri e chilometri con la Bianchina usata che avevo nel frattempo comprato con i risparmi che avevo accumulato in Svezia. Il lavoro si svolgeva anche con risultati discreti nonostante la mia scarsa capacit di venditore e per la remunerazione legata al numero dei contratti acquisiti. Ben presto mi resi conto che in qualche misura provavo un senso di malessere perch ero diventato una specie di ingranaggio di un sistema dal quale non mi sentivo garantito di svolgere unattivit assolutamente utile ed eticamente corretta verso i clienti. E ci avveniva specialmente rispetto alle aspettative che padri e madri mostravano di avere per il futuro dei figli. Compravano il Corso come se una superficiale conoscenza dellinglese o del francese avesse avuto il potere di aprire tutte le porte di un ben remunerato lavoro. Risolsi il dubbio che mi angustiava; riconsegnai il pacco dei materiali dimostrativi e mi misi alla ricerca di una attivit pi normale e pi aderente anche ai miei principi, ispirati da mio padre, rigoroso anarcocomunista, che aveva guidato i figli a comportamenti

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sempre e comunque rispettosi delluomo e dei suoi reali bisogni. Attraverso un percorso di passa parola ebbi loccasione di mettermi in contatto con una ditta che produceva mobili in piccole serie. Nella laboriosa realt produttiva di Cascina, insieme a poche altre, la ditta presso la quale mi sarei occupato rappresentava un tentativo assolutamente apprezzabile perch aveva intuito che, alla realt italiana che si stava trasformando radicalmente, doveva corrispondere anche un sistema produttivo pi dinamico e rivolto ad un target pi popolare. Si trattava assolutamente di un tentativo che precorreva i tempi, o per lo meno di una coraggiosa scommessa di modificare la struttura produttiva del mobile cascinese che operava quasi esclusivamente nella realizzazione di pezzi unici di elevatissime caratteristiche artistiche.

Fui assunto ancora come ragioniere Fui assunto ancora come ragioniere e, debbo dire che, pur lontano dal tipo di lavoro e di trattamento alla svedese, rimasi nella ditta per pi di tre anni. Non solo, ma considerata la quasi raggiunta tranquillit per il lavoro e per la retribuzione, fui portato a riflettere sul possibile esito del rapporto di fidanzamento ufficiale che ormai da 6/7 anni mi legava con Giuliana. Una certa tranquillit economica, con Giuliana insegnante di ruolo nella scuola elementare ed io con

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un lavoro che appariva sicuro, ci indusse a pensare al matrimonio. Laccelerazione verso tale esito fu notevolmente stimolata da una imprevista ed inaspettata ma altrettanto benvenuta circostanza. Infatti, ricevemmo una inattesa visita a Cascina da parte di Hans Norlin, il quale arriv con la Fiat 600 targata AA 6392. Era la macchina dislocata in Italia e che io stesso avevo usato frequentemente utilizzato per motivi di lavoro con viaggi ancora in Romagna, e poi a Iesi, a Francavilla a Mare e a Ortona fino a Fiumicino, dove avevamo produttori ed esportatori di carote. Hans si trattenne pochissimo tempo a Cascina, mi chiese di accompagnarlo allaeroporto e mi dette in affido la macchina, invitandomi a farne luso pi ampio. Eravamo nel novembre del 61 e fino al febbraio del 62 non ebbi alcuna notizia dalla Svezia. La AA6392 era diventata abbastanza popolare nella zona grazie anche alla grossa S che campeggiava sul lunotto posteriore. La novit del febbraio, giunta tramite telefonata al posto pubblico di Cascina era costituita dalla richiesta di Hans Norlin di portargli la macchina a Stoccolma. Chiesi un po di tempo per verificare la possibilit del viaggio; ne parlai con Giuliana e decidemmo di avvalerci dellopportunit che ci veniva offerta per sposarci e fare il viaggio di nozze a Stoccolma, in unepoca in cui nelle usanze consolidate il viaggio di nozze aveva come meta Napoli, Pompei, o Venezia o, per chi aveva pi coraggio e pi denaro, la Svizzera o la Francia.

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Mio padre inizi immediatamente a fare i mobili per arredare la stanza che ci avrebbe ospitato una volta ritornati dal viaggio di nozze, ed ebbe laiuto di mio cugino Alvaro e dei titolari della ditta dove lavoravo.

Fissammo la data alla Domenica 18 marzo.. Fissammo la data alla Domenica 18 marzo, in piena quaresima tanto che dovemmo richiedere la dispensa vescovile. Considerate le convenzioni del tempo era abbastanza naturale che vi fossero delle illazioni di alcuni che pensavano ad un matrimonio riparatore.

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La AA6392 insieme alla favolosa "bianchina

Dopo i consueti festeggiamenti del matrimonio partimmo, con la AA6392, per la Svezia. Facemmo sosta a Bologna, cercammo un albergo ma cera la mostra della calzatura e quindi rien da fer. Idem a Modena dove cera una esposizione canina a carattere nazionale. Insomma dopo altro pellegrinare arrivammo in una cittadina dove potemmo finalmente passare la nostra prima notte di matrimonio. Il luogo e il nome

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venivano a significare simbolicamente il corso futuro del nostro matrimonio, come aggregato di meccanismi delicatissimi e perfetti che, messi insieme, venivano a produrre un sistema assolutamente perfetto: eravamo infatti arrivati al Gatto Verde di Maranello, a tre passi dalla Ferrari. Il resto del viaggio fu un lento avvicinamento alla meta con soste a Innbruck, Heidelberg, Amburgo, Hssleholm e, finalmente, a Stoccolma. Innumerevoli gli episodi molto curiosi, specialmente con Giuliana che per la prima volta usciva del nido di Cascina. A Stoccolma fummo ospiti per una decina di giorni nella casa di Hans Norlin, spersa nei boschi del quartiere residenziale di Liding, in una delle numerose isole dellarcipelago. Pian piano emerse il disegno che Hans aveva in anima, quello di impegnarmi di nuovo nella Fruktnorlin e a tal fine illustr a me e a Giuliana quale sarebbe stato il trattamento economico e i benefit che ci avrebbe garantiti, quali un appartamento, e un paio di viaggi in Italia ogni anno. Era sicuramente una proposta allettante, per Giuliana si mostr decisamente contraria, principalmente per il fatto che lei godeva di una situazione di assoluta sicurezza nel lavoro. Per la verit non cera bisogno di convincermi; anchio ero pienamente daccordo di costruire la nostra famiglia in Italia e quindi dopo i dieci giorni a Stoccolma prendemmo il treno per fare ritorno a Cascina. Un curioso episodio accadde nella traversata tra Gedser e Grossenbrode Kai. Eravamo, io e Giuliana, comodamente seduti a uno di quei tavoli pieni di ogni ben di dio quando ci avvicinarono due giovani pi o

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meno della mia stessa et che mi rivolsero la domanda ormai rituale: Sei italiano?. Alla risposta positiva, chiesero se potevano sedersi al nostro stesso tavolo e immediatamente cominciarono a fare dei commenti e delle valutazioni sulla Svezia, sugli svedesi e, ancor pi, sulle svedesi. Erano tutte considerazioni molto negative, sia sul modo di vita, sia sulle relazioni sociali, sprezzanti da parte degli uomini e fortemente volubili da parte delle donne. La cosa and avanti per un bel po in un affannoso crescendo di evidente gioia per un ritorno in Italia, dovuto, forse, alle prossime festivit pasquali. Io non feci molti commenti al diluvio di critiche che i due sentenziavano in continuazione e ancor pi taciturno fu latteggiamento di Giuliana che, certamente, rimaneva abbastanza sconcertata da giudizi tanto negativi rispetto ad uno dei paesi considerati al top della civilt. Il mutismo di Giuliana apparse forse ad uno di loro come sintomo di incomprensione della lingua, tanto che usc con une battuta: ma, che!, tua moglie svedese? Gli anelli matrimoniali lucentissimi testimoniavano che eravamo freschi sposini e i capelli castano chiaro, unito ad una altezza poco italiana, fece venire loro il dubbio di avere fatto una gran bella gaffe. Li rassicurai, Giuliana era italiana, anche se manifestai lopinione che quando si ospiti di un paese, forse giusto sforzarci di capire un po meglio usi e costumi degli ospitanti. Continuammo il viaggio facendo ben attenzione a non avvicinarci troppo a quei due signori.

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Trascorsi un paio di anni Trascorsi un paio di anni abbastanza tranquilli punteggiati da rapporti molto affabili da parte del titolare della ditta presso la quale mi ero impiegato a Cascina ed anche da parte della moglie del titolare che, in realt, era il cervello pensante dellimpresa. Entrambi mi circondavano di attenzioni, a cui era talvolta interessata anche Giuliana, con la partecipazione a pranzi e cene di lavoro e con frequenti cadeaux anche abbastanza preziosi. La ditta aveva una organizzazione a squadre di lavoro e la produzione procedeva con assoluta regolarit con i rappresentanti regionali che procuravano le ordinazioni e il grosso camion della ditta che percorreva lItalia dalla Sicilia al Piemonte, alla Sardegna per la consegna dei mobili. Purtroppo uno di limiti cronici della societ era la frequente crisi di liquidit e il ricorso ai fidi bancari comportava un aumento di costo del prodotto. Nel mio ruolo di ragioniere mi prendevo cura anche di verificare con la massima possibile scientificit il costo reale dei vari mobili in catalogo in modo tale da applicare il giusto utile economico per la solidit della ditta. A un certo punto per avvenne un primo episodio che dette lavvio ad un indirizzo di vendita a blocchi di dieci, con sconti di tale misura da produrre un progressivo indebolimento finanziario. Questo port la ditta ad essere strettamente vincolata dalla disponibilit delle banche e dalle crescenti pretese di alcuni rappresentanti regionali. Mi resi conto che la situazione andava rapidamente deteriorandosi tanto che, anche grazie

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alle sollecitazioni di Giuliana, cominciai e pensare di riprendere in mano i libri di pedagogia e prepararmi a sostenere il concorso per maestro elementare. Da una collega di Giuliana mi fu suggerito di fare una preparazione assistita da un maestro di grande esperienza. Lo conobbi e devo dire che entrai in contatto con una persona assolutamente eccezionale: si chiamava Francesco Deri, era dotato di una vastissima cultura pedagogica sempre correlata a notizie e informazioni che gli provenivano da una memoria straordinaria sulla storia, la letteratura, la politica, che lui, socialista convinto, riteneva elemento significativo di riferimento per un fare scuola con un elevato livello di umanit e di assoluto rispetto dei ragazzi, come persone in formazione. Fu proprio grazie a Francesco che ebbi lopportunit di conoscere prima in chiave teorica le tecniche Freinet e poi, successivamente, anche nella applicazione concreta da parte di uno dei maestri, Bruno Ciari di Certaldo, che insieme ad altri rappresentava la punta avanzata di un attivismo scolastico che faceva leva, tra laltro, su un livello elevato di auto responsabilizzazione degli alunni. Facemmo visita alcune volte alla scuola di Bruno Ciari a Certaldo, anche di domenica, e Bruno invitava un buon numero di alunni e insieme a loro ci mostrava in concreto quali erano le modalit operative adottate. Fra le innumerevoli attivit che ci venivano illustrate mi piace ricordarne almeno due: la Cooperativa di Classe con un preciso libro contabile e il romanzo di fantascienza di 500 pagine scritto da un ragazzo di 5a elementare.

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Il maestro Deri faceva lezione Il maestro Deri faceva lezione, per la preparazione al concorso magistrale, a un piccolo gruppo di allievi verso met pomeriggio in coincidenza con lorario di lavoro della Ditta di mobili. Riuscii a partecipare ad alcuni incontri, ma la cosa stava diventando difficile anche perch non avrei voluto andare avanti con scuse fittizie. Comprai un grosso registratore di voce e, con laccordo del maestro, Giuliana andava e registrava le lezioni. Per la verit la cosa non funzionava troppo bene perch potevo riascoltare le lezioni quasi soltanto la domenica, dato che alla sera ero sfinito di stanchezza e mi addormentavo ascoltando la voce di Francesco. Arrivammo finalmente al giorno della prova scritta e, dopo una quindicina di giorni, avemmo il risultato: ero stato ammesso alla prova orale. Non fu difficile sostenere la seconda prova; il maestro Deri mi propose di completare la preparazione alla sera dopo cena. E cos fu; dalle nove fino alle 11, 11 e mezzo, non cera una vera e propria lezione, o per meglio dire era un tipo di lezione particolare, perch si trattava di una lunga conversazione a due, in cui certamente cera la traccia del maestro, ma si completavano le argomentazioni con tutta una serie di mie considerazioni, valutazioni e ipotesi operative che prefiguravano le risposte alle domande della commissione desame. Ottenni una discreta valutazione, superiore a tutti i candidati che avevano fino ad allora sostenuto le prove. Di conseguenza avevo maturato la quasi certezza di essere ormai inserito nel novero dei vincitori e quindi potevo predispormi ad iniziare

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lennesimo nuovo lavoro. Un brivido di panico lo subii negli ultimi giorni delle prove orali perch gli ultimi candidati esaminati avevano tutti ottenuto delle ottime valutazioni.

Poi arriv ufficialmente la buona notizia Poi arriv ufficialmente la buona notizia. Ero rientrato nel numero dei posti di ruolo disponibili con lassegnazione delle sede provvisoria a Tartaglia nel Comune di Casciana Terme. Io e Giuliana andammo a vedere il luogo e la sede. Tartaglia era un grande masseria allinterno della tenuta di Gello Mattaccino dei Conti Giuli. La scuola era un piccolo edificio di nuovissima costruzione, costituito da unaula, un grande ingresso e, sulla parte frontale alla strada. un piccolo appartamento per il maestro. Non usai mai lopportunit dellospitalit che mi era offerta. Feci il tragitto di 30 chilometri in andata e nel ritorno con la macchina anche perch intendevo curare la famiglia che da oltre un anno si era arricchita di un nuovo componente, Alberto. Il primo giorno di scuola fu unesperienza irripetibile, anche se per la verit tutti i primi contatti con nuove realt scolastiche producono un certo senso di ansia. Si presentarono 10 alunni, 4 di prima, 2 di seconda, 3 di terza e 1 di quarta. Cominciai a disporre gli alunni per isole di livello. I quattro bambini di prima, due femmine (sorelle) e due maschi, furono invitati a prendere posto vicini alla cattedra in quattro

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banchini due a due uno di fronte allaltro con un bimbo e una bimba affiancati.

Tartaglia - I bimbi di prima. Assente Bruna

Fornii loro della carta da zucchero, scrissi alla lavagna un paio di parole corredate dalla illustrazione e invitai i bimbi a cercare di riprodurre quanto meglio possibile i segni che avevo tracciato. Mi resi conto che erano in difficolt, salvo una delle bimbe, ripetente, che rispose abbastanza bene alla sollecitazione. Uno dei bimbi, Paolo; prese il foglio, il lapis e con un atteggiamento assolutamente spigliato e dottorale, aveva riempito quasi met del foglio. Con aria soddisfatta mi si avvicin e mi fece vedere il foglio dove erano tracciate una serie di onde. Bravo Paolo dissi per incoraggiarlo, cosa sono queste cose che hai scritto? Il bimbo, con assoluta spigliatezza mi rispose

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biacchini, mastro che per chi non lo sapesse sono i serpentelli. Cosa del tutto naturale per quei bimbi di campagna che avevano sicuramente un rapporto di conoscenza diretta di tutti gli animali presenti nella zona. Con i ragazzi pi grandi le cose procedevano in modo abbastanza soddisfacente, grazie anche agli stimoli che pian piano introducevo nella classe, creando un settore dove avevamo un piccolo orto, un altro dove tenevamo dei piccoli animali, con il risultato che losservazione guidata delle caratteristiche di crescita delle piantine dellorto o di alcuni atteggiamenti dei piccoli animali producevano negli alunni un accentuato moto di sorpresa. Forse la piena confidenza che avevano con gli animali e il consueto lavoro dei genitori contadini, faceva s che non approfondissero quello che tutti i giorni passava loro sotto gli occhi. Losservazione divenne quindi una risorsa importante per far nascere e crescere in loro la voglia di raccontare, la voglia di scrivere. Con i bambini della prima classe provavo invece delle serie preoccupazioni perch nonostante le sollecitazioni non riuscivo a fare in modo che cominciassero pian piano a produrre dei segni comprensibili. Ci si avvicinava al Natale ed io esprimevo a Giuliana i miei timori di aver sbagliato tutto e che forse era il caso che ricominciassi da capo con le paginate di pali e tondi e linee oblique come premessa alla scrittura di paginate di a, b, c ecc. Poi il solito Paolo mi fece uscire dalle ambasce, infatti una mattina, eravamo verso la fine di novembre lo vedevo tutto preso a scrivere qualcosa sul foglio, pensavo che facesse un disegno, invece dopo un po

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con lo stesso atteggiamento un po scanzonato di quando port i biacchini, mi port il quaderno dove era scritta una frase intera che mi fece quasi balzare sulla sedia: Paolo aveva scritto le sue prime parole: la Gina cia la topina (Gina era la bimba seduta di fronte a lui). Paolo era certamente il bimbo pi sveglio e riusc prima degli altri a formulare unintera frase (e che frase!!). Per fortuna uno dopo laltro si aprirono alla formulazione di parole e di piccole frasi tanto che, dopo le vacanze natalizie tutti e quattro cominciarono a lavorare sulla base di proposte tese a raccontare esperienze personali e dopo un po di tempo tutti e quattro raggiunsero la piena padronanza delle lettere e dei numeri, anche se, per la verit, non sempre la scrittura era della precisione dei calligrafi. Tutte le famiglie degli alunni erano di recente migrazione dalle Marche. A Tartaglia, ma pi ancora a Gello Mattaccino cera un vero e proprio paese di origine medievale abitato da famiglie di mezzadri e di braccianti che avevano abbandonato la terra per trasferirsi nella pianura dove si impiegarono nel lavoro di fabbrica. Le famiglie marchigiane si sostituirono ai vecchi contadini in genere con una forma di affitto dei terreni per cui non cera il rapporto mezzadrile e, di conseguenza avevano un impegno totale nel produrre il pi alto reddito possibile. Quasi sempre i ragazzi, specie quelli pi grandicelli, arrivavano a scuola con i segni inequivocabili del lavoro fatto nelle stalle fino a pochi minuti prima. Erano passati un bel po di anni, penso una ventina, quando un pomeriggio sentii suonare il campanello di casa e si present un bel ragazzo

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accompagnato da una ragazza veramente carina. Il ragazzo si present, era il Paolo dei biacchini che voleva presentare la fidanzata al suo maestro.

I bimbi di Tartaglia in una accanita partita di Basket

C un vecchio modo di dire che sostiene che lomicida torna sempre sul luogo del delitto. Bene, cominciai il mio lavoro come insegnante nel comune di Casciana Terme; ventitre anni dopo ho iniziato la mia funzione di Preside nella Scuola media di Casciana Terme. Curioso, no! Avevo a scuola anche alcuni figli dei miei vecchi alunni e ho avuto modo di incontrare alcune delle alunne e degli alunni di Tartaglia che avevano trovato lavoro come impiegati in Comune o alla Societ delle Terme.

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Dopo non molti anni la scuola fu alienata a uno degli alunni il quale, divenuto impresario edile, ne ha fatto una villetta con i fiocchi.

Ho esercitato il ruolo di maestro Ho esercitato il ruolo di maestro per otto anni e gli episodi singolari si sono succeduti con assoluta frequenza. Il secondo anno fui assegnato alla scuola di Legoli, allestremo confine con la provincia di Firenze, nel Comune di Peccioli. Eravamo due maestri, io e Durando, e decidemmo in pieno accordo che lui avrebbe avuto la prima e la seconda classe e io avrei avuto terza, quarta e quinta. Potei un po sfogare il mio desiderio di operare in modo tale da sollecitare le capacit dei ragazzi e delle bimbe di lavorare in modo operativo. La prima operazione che programmai per il secondo giorno di scuola fu quello di riorganizzare la disposizione dellaula. Aiutato dai bimbi pi grandicelli spostammo la cattedra; poi abbiamo preso la pedana e llabbiamo collocata sopra due banchi inutilizzati. Abbiamo cos realizzato un grande banco di lavoro che divenne rapidamente il centro nevralgico della classe. In pochi giorni laula divenne una piccola officina con molti strumenti di lavoro e tutti, ragazzi e bambine, venivano indirizzati a misurarsi con la costruzione di semplici oggetti in legno, in prevalenza utili per una migliore comprensione della geometria.

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Gi lanno precedente avevo acquistato un canestro da basket che, fissato alla bene meglio ad una certa altezza, era divenuto lo strumento di vivace competitivit fra i ragazzi di Tartaglia. Tuttavia era anche lo strumento grazie al quale i bimbi venivano indirizzati al movimento, con il preciso obiettivo di avere la massima attenzione a non procurare danni ai compagni. Anche a Legoli usai la stessa procedura ed i risultati furono assolutamente soddisfacenti.

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Due immagini della classe di Legol

Leducazione al rispetto delle cose mi obblig ad intervenire per un brutto episodio di cui furono autori alcuni alunni della classe. Speravo non dover mai intervenire con provvedimenti punitivi ma il fattaccio era troppo evidente e meritava una punizione. Da pochi giorni era stata tinteggiato di un bel giallo di Siena lesterno della chiesa del paese e alcuni dei miei ragazzi avevano scritto delle brutte parole con vernice nera sulla parete laterale della chiesa. Venuto a conoscenza del fattaccio ne discutemmo a lungo fino al punto in cui i ragazzi riconobbero lerrore che avevano compiuto ed espressero la volont di rimediare. Quindi preparammo un recipiente adatto allo scopo, utilizzammo le tempere che erano state acquistate per i disegni liberi, le mescolammo fino a creare un

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colore giallo di Siena e poi raggiungemmo la chiesa e un po per ciascuno, con i pennelli che dovevano essere usati per il lavoro di scuola, coprimmo le scritte che avevano imbrattato la parete della chiesa. Oggi Legoli il luogo dove locata la pi grossa discarica della Toscana, gestita in modo intelligente, perch i rilevanti profitti che vengono prodotti sono usati anche per rendere servizi diretti nei confronti degli abitanti del paese Non ricordo come avvenne quello che accadde una mattina di primavera. Uno dei bimbi - parlavamo della pittura e degli artisti che avevano creato dei veri e propri capolavori - disse anche a Legoli c una pittura, se vuole possiamo andare a vederla. Vinto dalla curiosit ci incamminammo tutti verso il paese, oltrepassammo le ultime case dellabitato e arrivammo ad un rialzo del terreno e sullalto dalla strada era visibile un Chiesino, come ne vediamo moltissimi nella campagna pisana. Salii insieme ai ragazzi; uno di loro dette una spinta alla porta che si spalanc. Entrai e rimasi a bocca aperta a vedere immagini del quattrocento opera di Benozzo Gozzoli e poi la vera sorpresa: nella parte posteriore della parete dietro laltare, una deposizione con il colore bianco che prevaleva nella descrizione della sofferenza della morte. Fu un anno molto positivo Fu un anno molto positivo. Come da prassi al secondo anno era prevista la visita ispettiva che confermava o rinviava lassunzione in ruolo. Ebbi la visita dellispettore Baccino il quale fu positivamente sorpreso dallorganizzazione della classe.

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Mi fece solo poche domande sui procedimenti didattici che usavo e poi si trattenne a lungo in una conversazione che, alla fine, sfoci nei reciproci ricordi del tempo di guerra, io non ancora decenne e quindi con immagini abbastanza sfocate, ma ricche grazie ai racconti di mio padre che era stato responsabile militare del CLN per la zona di San Benedetto e Marciana. E Baccino si apr alla confidenza relativamente alla sua partecipazione alla resistenza nel genovese e alla sua presenza agli atti di resa del generale Gnther Meinhold, e di tutte le truppe tedesche in Liguria nelle mani di Remo Scappini. Nel corso dellanno ebbi numerose occasioni di incontro con lui, e in ogni circostanza mi dimostr stima, considerazione e apprezzamento per il lavoro che stavo facendo. Nel terzo anno di lavoro da maestro mi fu assegnata una prima classe a San Giovanni alla Vena, erano trenta piccoli fanciullini con i quali usai metodi un po pi tradizionali, mai aste o altri artifici, adottai un sistema di induzione alla scrittura mediante la visualizzazione di semplici, piccole parole. Ad esempio pane, sole, luna. La cosa funzion a meraviglia e nel giro di poco pi di un mese i bambini erano in grado di scrivere frasi intere e gi a Natale era possibile fare dei brevi semplici dettati. Sempre per il Natale approntammo un meraviglioso presepe con un cielo pieno di stelle sulla carta azzurra retta da sostegni di legno curvato per avere il cielo sopra lintero presepe. Insegnai anche ai bambini alcuni canti natalizi come adeste fideles, e altri in inglese Jingle bells e White Christmas.

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Il mio rapporto con i bimbi, sebbene sempre nellambito di una precisa cautela per lincolumit degli stessi, era comunque improntato a ricercare spunti di osservazione di ogni cosa, piante, edifici, botteghe ed ogni altro elemento che rappresentasse una motivazione per riflettere e di conseguenza raccontare per scritto. Facevamo delle frequenti uscite, spesso solo allinterno del cortile della scuola e talvolta anche nel paese e sulle prime pendici del monte che sovrasta San Giovanni alla Vena Questultimo aspetto stato oggetto di un curioso ricordo qualche mese fa. Il fratello di unalunna, di un anno pi grande e quindi alunno di seconda, mi esprimeva con vivacit la rabbia e linvidia che gli procuravano queste uscite che erano una prerogativa solo delle prima classe, visto che tutte le altre classi restavano rigorosamente in aula durante tutta la mattinata.

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I 30 piccoli alunni della 1 classe di San Giovanni alla Vena

Le canzoni natalizie in inglese ebbero poi un seguito per me molto positivo una trentina di anni dopo. Vale forse la pena di raccontarlo. Come di consueto, in qualit di Preside della Scuola Media di Buti, tutti gli anni organizzavo una riunione informativa per i bimbi e per i genitori

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degli alunni delle classi quinte per illustrare le caratteristiche della scuola media, la qualit della formazione didattica e le opportunit formative aggiuntive di modo che liscrizione alla scuola avvenisse con la piena cognizione del nuovo ambiente che i ragazzi avrebbero trovato. Ad un certo punto esplose una questione legata alla lingua straniera insegnata nella scuola. La maggior parte dei genitori chiedeva a gran voce linsegnamento dellinglese; ma la scuola aveva in organico anche una insegnante di Francese e quindi doveva essere insegnata anche tale lingua. Cercavo di spiegare che forse i ragazzi della classe di francese sarebbero stati avvantaggiati rispetto agli altri perch, con risorse gi preventivate in bilancio, avremmo potuto far studiare anche linglese agli alunni che fossero inseriti nella classe di francese. Il dubbio di alcuni su tale opportunit continuava e si manifestava anche in forme alquanto vivaci. Sembrava che il preside avesse un pregiudizio per linglese e il bailamme continuava fino al punto che una mamma timidamente chiese di parlare e in poche parole certific che il preside non era un nemico dellinglese, perch lei era stata sua alunna in prima elementare a San Giovanni alla Vena e gi allora insegnava ai bimbi linglese usando le canzoncine. Riconobbi subito in quella mamma la Barbara, bimba con le treccine bionde della prima di San Giovanni. Sempre dagli alunni di San Giovanni ho avuto delle piacevoli sorprese. Nel 2000 i bimbi che nel 66 avevano sei anni, nel 2000 facevano 40 anni. Mi hanno cercato e dopo non poche ricerche mi hanno trovato e

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invitato ad una cena alla quale erano presenti una quindicina di ex alunni. Nel settembre 2010 facevano 50 anni e i miei ex alunni hanno fatto lo stesso incontro invitando ancora il loro primo maestro.

Tornando al 1967 Tornando al 1967, dopo i tre anni di scuola nel ruolo soprannumerario (cos era definito) fui nominato nel ruolo ordinario e assegnato alla scuola di Canneto nel Comune di Monteverdi Marittimo, nellestremo Sud della Provincia di Pisa. Mi accingevo a partire per Canneto e per puro caso una mattina andai alla Direzione Didattica di Cascina per alcune informazioni. Mentre parlavo con la segretaria usc dalla sua stanza il Direttore Didattico Celso Cosimini il quale mi chiese dove ero stato assegnato. Alla mia risposta fece un gesto di compassione, poi con piglio molto deciso disse Se la sentirebbe di fare il Segretario alla nuova Direzione Didattica che stata istituita nel Comune con sede a Casciavola? Gli risposi che ci avrei pensato, ma la proposta era troppo allettante e la decisione assolutamente scontata, anche perch diversamente avrei dovuto stare tutta la settimana lontano da Giuliana e dal mio frugolotto Alberto che, a quattro anni, era un vero e proprio oggetto di godimento. La mattina successiva detti la mia risposta di disponibilit a fare il segretario di Direzione. Celso, con poche parole, mi disse di andare subito a Casciavola per vedere, insieme al fiduciario Maestro Terrosi, quali

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locali adibire a Segreteria e quale a Ufficio del Direttore. Scelta quasi scontata perch vi erano due stanze in un ala delledificio abbastanza isolata dalle aule della scuola. Cosimini mi aveva informato che al pi presto sarebbe stato nominato il Direttore Didattico, nellattesa del nuovo Direttore avrei dovuto portargli i documenti a Cascina per la firma del reggente. Nel frattempo, a valanga, cominciarono ad arrivare arredi, mobili, macchine da scrivere, calcolatrice per la segreteria, mobili per la presidenza e tutta una serie di altri mobili e banchi per una sezione speciale a Titignano per gli alunni handicappati (a quei tempi era accettato il termine e lesistenza di scuole speciali per bambini con gravi difficolt di apprendimento). Con laiuto di un bidello misi tutto a posto e in poco tempo le due stanze semivuote acquistarono un immagine di vero ufficio, con il vantaggio di avere tutto nuovo. E dopo 15 giorni arriv il nuovo Direttore. Veniva da Livorno e aveva parenti proprio nella zona di Casciavola. Aveva sostenuto il concorso per Direttore, non era rientrato nel numero dei vincitori, ma, insieme a molti altri, che avevano conseguito labilitazione a Direttore, ebbe lincarico in un momento successivo. Non rimase molto tempo a Casciavola. Mi sembra che fosse il mese di dicembre, arriv una raccomandata personale e notai, dopo che lebbe letta, che aveva cambiato radicalmente umore, da allegro e scherzoso come era a cupo e pensieroso. Poi si aggiust alquanto e mi chiamo per comunicarmi che gli avevano assegnato la sede definitiva: a Orani, in Sardegna.

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Passarono solo pochi giorni e arriv il nuovo Direttore, Leo Citi, Maestro a Cascina per molti anni e assolutamente benvoluto dai suoi alunni (un po meno da alcuni colleghi!) per la sua capacita di capire profondamente i loro bisogni, anche psicologici, e di trovare per ciascuno il modo di riportarli a condizioni di normalit. Era un disegnatore formidabile e una buona parte delle sue lezioni venivano illustrate alla lavagna, con i gessetti colorati, con raffigurazioni di vera arte. Aveva vinto il concorso per Direttore Didattico e aveva avuto la sede a Varallo Sesia dove, con moglie e due figli, si trattenne un anno pi i pochi mesi dallottobre 67al gennaio 68, allorquando fu trasferito a Casciavola. Per certi aspetti Leo lasci Varallo con un forte senso di dispiacere perch con il suo carattere estroverso e cordiale aveva creato una rete di amicizie che lasciava con rammarico. Nel periodo che gli sono stato vicino si doleva spesso per la perdita delle amicizie della Valsesia. Ricordava con rimpianto le lunghe ore che aveva passato con Cino Moscatelli, comandante partigiano nella Valdossola protagonista di azioni eccezionali contro le truppe naziste e Leo, narratore instancabile e brillante, mi coinvolgeva nel rivivere queste azioni. Ma la vicinanza della vecchia madre, la possibilit di far frequentare ai figli la scuola superiore nella vicina Pisa consentivano a Leo di potersi dedicare con il massimo impegno alla gestione delle 6 scuole elementari che ricadevano sotto la sua direzione. E dire poco affermare che mi trovai bene con Leo; direi piuttosto che formammo un team di grande efficacia operativa e non guastava che avessi avuto esperienze di tipo amministrativo, fatto questo che

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faceva stare Leo molto tranquillo per la correttezza del lavoro, fino al punto di affidarsi ciecamente alle mie scelte. Firmava tutti i documenti senza verifiche e, grazie al tempo che si liberava poteva dedicarsi pi intensamente allaspetto didattico. Questo clima cos fattivo e efficace si proiettava in un rapporto di profonda amicizia a cui, nel tempo, si aggiunsero altri due maestri: il Perni e il Paoli, con i quali erano frequenti le uscite pomeridiane alla scoperta di buoni ristoranti o in un bar di Vicarello dove si facevano delle lunghissime partite a carte a tre sette o a scopone, e chi perdeva pagava le consumazioni di toast e bibite.

Nacque un sodalizio Nacque un sodalizio di grande importanza, specialmente per me, perch ricevevo continuamente da Leo tutta una serie di valutazioni sulle questioni della scuola che mi aprivano orizzonti ancor pi larghi di quelli che, nonostante il mio sperimentalismo pedagogico non avevo ancora interiorizzato. Ed erano aspetti che facevano riferimento ad un criterio semplice quanto molto importante: quello del buonsenso nelloperare a scuola, ma anche in tutte le vicende della vita, della societ, della politica. Ricordo il giorno in cui andammo a comprare il giornale e Leo lesse la locandina che informava dellinvasione sovietica di Praga. Per lui, comunista convinto, rappresentava una errore madornale linvasione della Cecoslovacchia e lannullamento delle trasformazioni democratiche messe in atto da Dubcek.

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Fuori dalledicola, con il giornale in mano, era letteralmente infuriato contro gli eserciti del Patto di Varsavia e, nella rabbia che lo rodeva, infarciva le sue espressioni di assoluto dissenso con una serie di sacramenti. Poi, verso la fine dellanno scolastico arriv un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione con il quale si istituiva il ruolo dei Segretari di Direzione, con la conseguenza che i segretari in servizio dovevano optare o entrare nel nuovo ruolo o tornare allinsegnamento. Ci fu tutta una serie di riunioni fra i segretari per valutare lopportunit o meno di rientrare nel nuovo ruolo. Per la verit la maggior parte era favorevole al passaggio, in particolar modo quei segretari che svolgevano quel compito da molto tempo. Io avevo avuto una breve esperienza come insegnante e una ancor pi breve come segretario. Forse le mie precedenti esperienze di ragioniere mi avrebbero indotto a fare la scelta del segretario, ma i tre anni di scuola e quella specie di contratto con il maestro Deri e con lo stesso Leo Citi, mi portarono a fare la scelta di rimanere nella scuola come insegnante. Il sodalizio con il gruppo del Citi invece di sciogliersi si allarg ancora di pi con larrivo di Avio Balducci, nuovo segretario a Casciavola. Nellassegnazione della sede di insegnamento mi destinarono a San Frediano a Settimo, Scuola di discrete dimensioni a una paio di chilometri dalla mia abitazione e a poche centinaia di metri dalla piccola frazione dove ero nato: le Galere (cos chiamata perch nel periodo napoleonico in un paio di celle in un

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palazzo mediceo del 600 venivano costretti i renitenti alla leva).

La classe assegnatami La classe assegnatami era una quinta esclusivamente maschile, composta da 34 alunni. Il primo giorno di scuola feci accomodare gli alunni nellaula e poi entrai io e che cosa trovai? Unaula grande, la pi grande della scuola, una cattedra con la relativa poltroncina e poi.. niente; neanche un banco. Chiamo un bidello e vado a telefonare alla direzione didattica per manifestare il mio stupore. Il direttore, Celso Cosimini, mi dice che una forma di punizione e di chiedere i dettagli al fiduciario. Questo mi informa che lultimo giorno del precedente anno scolastico gli insegnanti si riunirono per pochi minuti per un brindisi e per scambiarsi reciprocamente i saluti per le vacanze. In questo breve lasso di tempo i ragazzi dellallora classe quarta avevano preso tutti i vecchi banchi con la ribaltina, il sedile in legno e il calamaio di vetro spesso e li avevano scaraventati gi dal secondo piano nel cortile sottostante. Il motivo della bravata era dovuta al fatto che quella era lunica classe che era rimasta priva dei banchi con la struttura in ferro e il piano in formica verde. Mi affacciai alla finestra e vidi infatti il cumulo di banchi ormai ridotti a informi rottami. Ironia della sorte: oggi nei mercatini dantiquariato si trovano pochi di quei banchi a prezzi abbastanza elevati.

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Dopo pochi giorni di scuola pomeridiana in unaltra classe, arrivarono i banchi di ferro e plastica e alunni e genitori furono soddisfatti e liberati dal senso di discriminazione che avevano patito. La classe era veramente molto vivace, alcuni alunni sembrava che non riuscissero ad avere un atteggiamento positivo e collaborativo. Cera particolarmente un ragazzo, Graziano, o meglio Grazianino secondo il modo di appellarlo da parte di tutti, il quale aveva una caratteristica straordinaria: lo vedevi calmo e tranquillo nel suo banco e poi, senza che alcuno si accorgesse di nulla in un batter di ciglio era da tuttaltra parte dellaula, magari a molestare un compagno. Lo stress del lavoro, unito alla incertezza se fossi riuscito a indirizzare la classe secondo il mio desiderio, mi fece optare per un aiuto esterno: per la prima volta nella vita feci una serie di iniezioni di ricostituente. In effetti vi fu tutta una serie di fattori che pian piano portarono i ragazzi ad un rapporto molto amichevole e rispettoso anche nei miei confronti. Si stava veramente formando una piccola comunit solidale, e questo dato ebbe una conferma molto concreta. Lalunno Rofi, ritenuto fino ad allora uno dei pi disinteressati al lavoro, risult vincitore del concorso provinciale sul risparmio, bandito dallallora Cassa di Risparmio di Pisa. E abbastanza scontato che certi risultati, trattandosi di ragazzi in formazione, possono esser conseguiti senza essere pungolati dalla fretta. E quindi episodi di eccessiva vivacit si verificavano ancora anche se non frequentemente.

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Uno di questi, se vogliamo un po particolare, avvenne una mattina abbastanza tranquilla per la maggior parte dei ragazzi, mentre invece un gruppetto si mostrava piuttosto agitato. Individuai la fonte dellagitazione che proveniva dal banco di Massimiliano. Mi resi conto anche che cerano delle cose che scatenavano laccentuato brusio. Con la massima pacatezza dissi: Massimiliano, portami le cose che hai in mano. Cadde un silenzio assoluto, quasi certamente tutti sapevano tutto, salvo naturalmente il maestro. Massimiliano comincio a balbettare delle scuse e delle azioni di smarcamento ed io insistetti sulla richiesta, affinch Massimiliano si decidesse a portarmi il corpo del reato. Se avessi saputo di cosa si trattava avrei, forse, lasciato perdere. Ma ormai era in gioco la mia autorevolezza nei confronti di tutti quanti e quindi insistetti fino al punto che il ragazzo, con molta titubanza mi port il corpo del reato. Si trattava di un bel pacco di riviste pornografiche. Nel 1968 era una merce abbastanza rara, proveniente in genere da paesi come la Francia la Danimarca, la Germania. Si pu immaginare quale fosse la mia apparente indignazione nel vedere il pacco di riviste. Ma poi era divenuto necessario mettere in atto una ciambella di salvataggio che non poteva essere altra che quella di scaricare la patata bollente nelle mani del fiduciario. Giovanni, carissimo amico, oltre quarantenne era ancora scapolo. Aveva un ampio prestigio come maestro e come responsabile di plesso e quindi era

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naturale che lo investissi di una questione oggettivamente allepoca molto delicata. Gli portai il pacco e Giovanni cominci a prenderne visione, emettendo contemporaneamente delle espressioni di pesante censura nei confronti dellautore del fattaccio. Sfogliava le riviste e progressivamente aumentavano le sue espressioni di riprovazione. Poi, sempre sfogliando, arriv a una pagina sulla quale si sofferm, esclamando infine con una sorta di gaudio mal trattenuto: oh Dio! come sono eccitanti queste!!. Le riviste furono sequestrate e per quanto mi riguarda non so che fine abbiano fatto. Nel corso dellanno Nel corso dellanno, fino alla conclusione, le cose andarono progressivamente migliorando fino al punto di avere di fronte un gruppo fortemente coeso, largamente responsabilizzato, giustamente impegnato nel lavoro scolastico e contemporaneamente capace di esprimere senza timore pensieri, idee, estro e abilit personali.

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La foto della classe

Una mattina, non ricordo bene come avvenne, decidemmo di fare una specie di piccolo spettacolo spontaneo, ciascuno avrebbe proposto ai compagni un saggio di prosa, una poesia o altro. Ad un certo punto un ragazzo molto tranquillo ma piuttosto carente nellimpegno, il Balduini Claudio, si propose per cantare una canzone. Apparve a tutti, anche a me, una proposta abbastanza bizzarra. Ma ben presto ci rendemmo conto che avevamo di fronte una proposta molto bella. Claudio inizi a cantare e fin dallinizio ascoltammo una canto divino. Una voce assolutamente penetrante inton Azzurro di Paolo Conte con una vocalit che produceva contemporaneamente turbamento, emozione e un brivido di vera gioia.

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Chiedemmo varie volte a Claudio, durante lanno scolastico di farci sentire di nuovo la canzone cosa che egli faceva con una intensa partecipazione da parte di tutti. E chiesi a Claudio, cosa questa abbastanza fuori dal normale, di cantare Azzurro anche a giugno agli orali degli esami, di fronte alla commissione. I miei colleghi rimasero molto stupiti e commossi come accadde a me quando lo ascoltai la prima volta. Tra laltro circa un paio di anni fa ero fermo ad un distributore della nostra zona quando accanto alla mia macchina si affianc un enorme Tir. Ne scese un uomo ben in carne che si rivolse a me con fare del tutto affettuoso e si present come il Balduini, e mi invit ad andare a fargli visita per presentarmi la famiglia. Credo di poter dire con assoluta sincerit che gli episodi di questo genere producono una gioia enorme da parte di chi li vive. Altri episodi abbastanza interessanti si succedettero nel corso dellanno. Destava meraviglia e curiosit, anche da parte delle persone che passavano davanti alla scuola per una iniziativa di attivit sportiva con cui impegnai i ragazzi. Uno dei principi di base del mio modo di intendere la scuola era quello di ricercare stimoli al lavoro intercalando momenti di comune impegno fisico, per essere ripagato con un analogo impegno nel lavoro e nello studio. Avevo acquistato da tempo una struttura mobile per il gioco del badminton. La montai nel cortile della scuola e rinforzai montanti e rete per utilizzarla per la pallavolo.

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Ne cortile il rudimentale campo per il gioco della pallavolo

I ragazzi si entusiasmarono alla grande. Le varie partite si succedevano luna allaltra per far giocare tutti o quasi gli alunni. Alcuni di loro mostrarono anche una particolare attitudine. Ho saputo poi che uno di loro, Stefano Barsotti, si appassion tanto da far parte, prima di una scuola di pallavolo e poi di una squadra raggiungendo progressivamente il traguardo di giocare in serie A.

La domanda di trasferimento La domanda di trasferimento presentate a suo tempo dette un esito del tutto soddisfacente. Fui destinato alla scuola di Latignano, frazione del comune di Cascina a circa 2 chilometri nella campagna a sud del capoluogo.

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Mi fu assegnata una classe terza di 13/15 alunni, il numero cambiava a seconda delle nuove entrate e di coloro che lasciavano per trasferimento della famiglia in altro luogo. Le circostanze erano assolutamente favorevoli al mio progetto didattico, quello di attuare al meglio gli indirizzi pedagogici di Celestin Freinet. Naturalmente a tale scopo era necessario dotarci di sussidi e strumentazioni adeguate. Ne parlai con il Direttore Celso Cosimini il quale, forse stimolato dalla prospettiva di avere nel proprio Circolo una sperimentazione del tutto particolare, mi dette il suo assenso e mi disse di procedere allacquisto delle dotazioni necessarie. Mi recai subito a Firenze, alla Libreria Luciano Manzuoli, rappresentante del MCE (movimento di cooperazione educativa), e portai a scuola le strumentazioni per la stampa a scuola, una piccola stamperia completa di cassetta con i caratteri mobili, di compositori, inchiostri e rulli e quantatro occorrente. Fu acquistato anche un limografo, che un rudimentale ciclostile e, in pi, alcuni semplici strumenti per le rilevazioni meteorologiche, vento, temperature ecc. Fu procurato un vecchio tavolo usato prima per le elezioni e divenne lappoggio per la nostra tipografia e per altri strumenti che usavamo per la realizzazione del nostro periodico. Pian piano i bimbi si accostarono alle differenti metodologie e alle responsabilizzazioni personali che il sistema presupponeva. Settimanalmente ogni alunno concordava con linsegnante i lavori che avrebbe elaborato: il numero dei testi liberi, il lavoro di matematica per la quale veniva seguito il metodo

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Nuffield con una forma di insegnamento che era contemporaneamente tradizionale e fortemente innovativo, arrivando ad un certo punto a trattare i numeri con riferimento a basi diverse di calcolo. In una occasione in cui Leo Citi venne a trovarmi, rimase assolutamente stupito per la scioltezza con cui i ragazzi manipolavano i numeri.

Nicola, Giacomo e Maurizio. Sullo sfondo il bancone di lavoro

Ovviamente la base principale delattivit era il testo libero, con il quale, sulla base del contratto settimanale i ragazzi dovevano realizzarne un buon

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numero. Ogni giorno venivano invitati i ragazzi a presentarne uno a loro scelta personale. Venivano letti tutti e si passava ad un primo commento per cui tutti quanti erano invitati ad esprimere il proprio personale parere. La fase successiva era quella della scelta del testo che i ragazzi ritenevano pi meritevole; scelta che si effettuava mediante una regolare votazione, preceduta spesso da una vivace discussione. La fase conclusiva, che era anche la pi importante, era quella della messa a punto del testo. In tale operazione, in occasione della quale emergevano opportunit di approfondimenti semantici, grammaticali, sintattici ecc, il testo iniziale veniva progressivamente cambiando, arricchendosi e perfezionandosi. La titolarit del testo, emendato, rimaneva comunque sia, a chi lo aveva presentato. La fase conclusiva era quella della stampa. Entrava in campo il nostro bancone che, diviso in settori aveva la stamperia, il settore limografo e quello per la realizzazione delle immagini. La scelta del tipo di stampa dipendeva principalmente dalla dimensione del testo. Stampavamo con il limografo i testi pi lunghi e con la stamperia quelli pi brevi perch la composizione richiedeva un lavoro pi complesso. Nelle procedure consuete del sistema Freinet uno degli elementi pi importanti era lo scambio dei giornalini, tanto che noi inviavamo un pacco di giornalini ai nostri corrispondenti ufficiali, la scuola elementare di Frassineto, in provincia di Arezzo e ricevevamo un altrettanto voluminoso pacco con i giornalini da Frassineto.

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Poi, come accade quasi normalmente, il cerchio si allarg e lo scambio cominci ad interessare un numero abbastanza ampio di scuole. Il Direttore Celso Cosimini seguiva lo sviluppo delle attivit della classe e, fortemente interessato dal lavoro, fece s che la scuola si dotasse nel tempo di strumentazioni sempre pi moderne. Un giorno arriv uno scatolone e ne venne fuori una lavagna luminosa. Strumento usuale al giorno doggi; assai raro nel 1968/69. La messa a punto del testo non si faceva pi scrivendo sulla lavagna dardesia, ma con lapposito pennarello sul lucido. Unaltro arrivo fu quello dellepidiascopio, uno strumento che proietta su uno schermo l'immagine ingrandita di oggetti, di illustrazioni, di foto, di testi, ecc. Senza dubbio parlare di tecniche nella scuola pu suscitare ad alcuni delle perplessit Ma altrettanto certo che in occasione di un Corso di aggiornamento sullinsegnamento della storia e della geografia che si svolgeva a Casciana Terme feci una simulazione di una lezione di geografia aiutandomi con lepidiascopio e il fatto divenne largomento primario di tutto il seguito del lavoro di aggiornamento con un consenso totale da parte di tutti i colleghi.

Un episodio curioso Un episodio curioso ebbe luogo nei primi giorni di scuola del primo anno. In una scuola che aveva scritto nei programmi che tutto linsegnamento doveva fare riferimento alla dolce figura del Ges completava la relazione diretta fra religione cattolica e

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scuola la presenza del parroco del paese che svolgeva una lezione di religione cattolica per mezzora alla settimana. La prima volta che il parroco venne nella classe i ragazzi erano impegnati in un lavoro che comportava movimento e quindi rumore. Tant che io vidi la porta aprirsi allimprovviso ed entrare il parroco con la tonaca svolazzante. Ebbi limpressione che fosse entrato senza bussare, ma il rumore poteva benissimo aver coperto i colpi che forse aveva fatto. Diciamo sinceramente che aspettai la settimana successiva per avere o meno la conferma della mia supposizione. Assegnai ai ragazzi un lavoro che presupponeva attenzione e silenzio e, appunto, nel silenzio pi profondo, con la stessa irruenza e con la toga svolazzante il parroco entr senza bussare. Fece regolarmente la sua lezione alla mia presenza, poi salut i ragazzi e rivolgendosi a me disse: Arrivederci, maestro, ci vediamo la prossima settimana. Io replicai: Aspetti un momento, laccompagno. Ci fermammo sulle scale e gli dissi: Vede, reverendo, il mio compito in questa scuola quello di insegnare a leggere, scrivere e far di conto, come si soliti dire, ma altrettanto importante che nella scuola i ragazzi imparino le buone norme di comportamento. Devo per riflettere sul fatto che diventano inutili i miei suggerimenti agli alunni che talvolta mando da un collega di bussare, di aspettare linvito Avanti, di dare il buongiorno e dire grazie e arrivederci quando hanno concluso lincarico richiesto. Risulta infatti molto contraddittorio per il mio obiettivo il fatto che viene Lei, persona di grande

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importanza, quindi modello per tutti, ed entra senza bussare. Il parroco esclam quasi con stupore: Come? Non ho bussato? No, non ha bussato e quindi la invito per il futuro a farlo. E lo fece, in tutte le classi e per tutti e tre gli anni che rimasi a Latignano, poi, mi informarono le colleghe rimaste, riprese la sua inveterata abitudine.

Per il livello di soddisfazione Per il livello di soddisfazione e di gratificazioni che ricevevo dal lavoro poteva accadere sicuramente che rimanessi a Latignano per tutti gli anni fino alla pensione se non fosse intervenuta una circostanza che fu il preambolo per un totale cambiamento della mia vita. Mi cerc e venne a trovarmi Panfilo Colaprete, Professore di Filosofie e Pedagogia allIstituto magistrale di Pisa, al quale mio nipote Luigi, studente del Magistrale, aveva sommariamente descritto il tipo di percorso formativo che avevo adottato. Prese visione dellesperienza che stavo facendo mi disse che gli avrebbe fatto piacere poter portare gli studenti a vedere modi di insegnamento abbastanza fuori dal normale. Panfilo parl poi con Menotti Bennati, maestro anche lui, ma al momento Assessore Provinciale ai trasporti e dietro richiesta ebbe la possibilit di poter usufruire di un autobus dellazienda pubblica di trasporti che ogni quindici giorni portava unintera classe di Pisa alla scuola elementare di Latignano

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Gli studenti del Magistrale si trovavano di fronte ad alcune situazioni non formalizzate o per lo meno con una organizzazione che era alquanto diversa da quella che trovavano nelle classi che avevano visitato fino ad allora. Furono occasioni assolutamente interessanti. di sicuro per me e spero anche per gli studenti. A distanza di molti anni ho avuto una conferma quanto meno da una insegnante. Infatti un paio di anni fa le attuali insegnanti della scuola di Latignano, che tra laltro da molti anni attuano un lavoro di profondo impegno didattico e formativo, mi invitarono alla scuola per raccontare ai bimbi di oggi le esperienze dei bimbi di allora.

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La mia visita alla scuola di Latignano

Alunni e insegnanti furono molto interessati al racconto e anche agli antichi materiali che avevo portato e rimasi piacevolmente turbato quando una maestra mi inform che era una di quelle studentesse che veniva nella mia classe per le esercitazioni di pedagogia. Mi disse anche che oltre alle attivit dei bambini era stata molto interessata alle discussioni di contenuto didattico e talvolta anche di vivaci spunti dialettici.

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Una volta ad esempio stavamo facendo la messa a punto del testo che, guarda caso, realizzato da Anna trattava di quale nome era opportuno mettere alla bambina che mi era nata durante le vacanze di Natale e alla quale intendevo mettere il nome di Valentina con riferimento alla prima donna lanciata nello spazio. Discutevamo con i bimbi su una frase viziata da espressioni vernacole. Panfilo intervenne sostenendo che doveva essere rispettata la genuinit dei ragazzi e quindi riteneva opportuno lasciare il testo cos come era. E fece lesempio di Carlo Emilio Gadda e di Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, e di Pasolini de Una vita violenta e io mi sforzai nel sostenere che quella di scrivere in lingua dialettale o vernacola rappresentava e rappresenta una straordinaria modalit di comunicazione, ma solo da parte di chi ha ormai solidamente acquisito la lingua italiana, obiettivo che i miei alunni erano ancora un po lontani dallaver raggiunto.

Alla fine del triennio Alla fine del triennio, eravamo ormai nel giugno 1972, dopo gli esami di licenza elementare, ricevetti un invito dalla Provincia di Pisa per un convegno che portava un titolo abbastanza originale, trattava infatti dello sciocchezzaio nei libri di testo e, quindi si cercavano esperienze che non fondassero linsegnamento in modo esclusivo sui libri, allora infarciti, salvo rare eccezioni, di vere ovviet e di concetti e modelli riferiti ad una realt lontana dal presente.

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Mi fu richiesto un intervento ed io lo avevo pensato ed organizzato con alcuni esempi molto concreti, relativi in particolare alla lingua e alla storia. A concludere il convegno, che ebbe un andamento molto vivace era stato chiamato un deputato PCI di Genova esperto di problemi della scuola, il quale apprezz le varie esperienze che furono presentate; in particolare si sofferm sulla esperienza della scuola media di Calci, illustrata dal mio antico compagno di scuola Angiolino Bozzi, insegnante di lettere, poi sulluso didattico della fotografia e del cinema, illustrato dal Prof. Benvenuti della media Pacinotti di Pontedera e si sofferm anche sulla esperienza della scuola elementare di Latignano. Cominciai, comera uso a quei tempi, il nuovo anno di scuola il 1 ottobre con una nuova classe 3, con la quale misi in atto i miei primi interventi per procedere poi con le metodologie gi usate con i bimbi che avevano salutato la scuola elementare. Da calendario dopo tre giorni di scuola si era usi fare vacanza per la festa di San Francesco, Patrono dItalia. E proprio la mattina del 4 ottobre in una nuvola di polvere arriv a Cascina la macchina di Angiolino Bozzi accompagnato da Bruno Borelli i quali quasi allunisono mi dissero: Vuoi venire a insegnare lettere alla scuole media di Calci? Rimasi letteralmente basito. Vero che avevo ben conseguito, insieme a mia moglie la laurea in materie letterarie alla Facolt di Magistero di Firenze, ma una richiesta del genere mi appariva quasi uno scherzo, tenuto conto della complessit dei meccanismi dei concorsi, delle graduatorie, degli incarichi e delle pi diverse diavolerie per entrare allinsegnamento.

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Di fronte ad una richiesta cos repentina volli, come, si fa di prammatica, un paio di giorni per riflettere sulla proposta, poi mi decisi di andare a Calci per rendermi conto personalmente della situazione. Mi resi conto abbastanza presto che Angiolo e Bruno non avevano scherzato. La scuola di Calci godeva di uno specifico decreto del Ministro della Pubblica Istruzione Misasi, che attribuiva alla scuola di Calci il 50% di modalit sperimentale con orario dalle 8 alle 17 dal Luned al Venerd e dalle 8 alle 13 il Sabato. Il Preside, Elia Lazzeri, che al momento ricopriva anche la funzione di Sindaco di Pisa, aveva un budget assolutamente impensabile nelle altre scuole. Basti pensare che, come scuola, potemmo acquistare uno scuolabus da utilizzare per le uscite a carattere didattico. Il Preside aveva il potere di scegliere uno ad uno i docenti da utilizzare nel settore sperimentale attingendo da qualsiasi fonte scolastica e non scolastica, come avvenne per un docente di Educazione Tecnica reclutato dalla Ditta Piaggio di Pontedera dove lavorava come tecnico. Per quanto mi riguardava, essendo gi di ruolo nella scuola, il preside invi una comunicazione al Provveditore affinch mi facesse pervenire il documento di incarico. Cosa che avvenne nel giro di pochi giorni. La definizione dellincarico era la seguente maestro elementare di ruolo ordinario comandato come insegnante di lettere alla scuole media di Calci.

La scuola appariva divisa radicalmente

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La scuola appariva divisa radicalmente in due parti. Continuava il percorso la scuola normale con gli insegnanti, meglio sarebbe dire con le insegnanti, che gi lavoravano da anni in quella scuola media. E, a fianco di questa ribolliva il segmento sperimentale che era prevalentemente costituito da uomini, in genere con esperienze didattiche in zone molto periferiche, ancora giovani reclutati con il presupposto di esser disposti a mettersi alla prova di una novit che non sapevano quali risultati potessero raggiungere. Il dualismo di tale situazione esplodeva letteralmente nei Collegi dei Docenti, con espressioni che non raramente si avvicinavano al ricorso al codice civile. Sono rimasto nella scuola di Calci per 5 anni, vivendo una esperienza assolutamente straordinaria, sia per quanto riguarda il tipo di scuola che praticavamo, tutta incentrata sulla ricerca di motivazioni efficaci per stimolare i ragazzi al lavoro e allo studio, come pure per il team di insegnati del segmento sperimentale che formava un gruppo molto coeso, unito e solidale nel portare avanti un percorso di consolidamento di un modello di scuola che, ritenevamo fosse precursore di una estensione progressiva a livello nazionale. Il gruppo di insegnanti, ognuno con caratteri personali ben definiti, rappresentava veramente un insieme compatto, anche se per le classi in cui insegnavano determinati docenti o anche per affinit spontanea, si verificava la formazione di sottogruppi.

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Escursione nel paese. Gli alunni sono accompagnati dal Prof Nannipieri

Personalmente mi ritrovavo molto vicino a Dino Nannipieri, insegnante di educazione artistica, e a Franco Taliani, forse perch tutti provenienti da Cascina, e abbastanza esperti nei lavori di costruzione di mobili. Un episodio per tutti: le iscrizioni alla sperimentazione crescevano in modo esponenziale,

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con molti ragazzi che provenivano da Pisa e anche da paesi lontani. Patimmo subito la mancanza di aule e Dino, Franco ed io rimediammo in pochissimo tempo e poca spesa. Ordinammo infatti ad una ditta specializzata dei grandi pannelli a misura, e tamponammo due grandi atri, uno a piano terra e uno al primo piano; con tale intervento rendemmo disponibili 4 nuove aule. Questo credo possa rappresentare una specie di esempio di cosa fosse la Scuola Media Giunta Pisano di Calci Altri colleghi facevano parte di questo gruppo. Il Bozzi e il Borelli ovviamente, ma anche Aligi Ceccarelli, maestro laureato con grande esperienza, anche di direzione e di insegnamento allestero e poi Piero Giusti che insegnava educazione tecnica con una modalit assolutamente aderente alle capacit operative degli alunni, coniugando laspetto di studio con la realizzazione concreta di semplici manufatti. E poi cerano i battaglieri permanenti. Riccardo Bozzi, e Massimo Vannucchi, erano entrambi usciti con il massimo dei voti dalla Facolt di lettere di Pisa, Corso di studio in Storia delle Arti Visive, del Cinema e dello Spettacolo. Dotati di spiccate capacit dialettiche, insieme ad unampia facolt affabulatoria riuscivano a tenere i ragazzi sempre impegnati e pronti a esprimere nella discussione come anche nelle prove scritte idee e concetti di livello molto elevati. Il gruppo insegnanti del settore sperimentale era costituito quasi esclusivamente da incaricati, non di ruolo, e proprio in quegli anni fu messo in atto un percorso per la stabilizzazione dei numerosissimi insegnanti precari.

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La forma: un corso abilitante con un numero elevato di ore di lezione e, al termine, esame scritto e orale. Lavorammo come animali da soma, per personalmente ebbi la soddisfazione, insieme a pochi altri di superarlo con il punteggio massimo. Nel mio penultimo anno a Calci, anno 1975, si svolsero le elezioni di rinnovo di Camera e Senato e il nostro preside fu candidato al Senato come indipendente nel PCI, fu eletto con un ottimo risultato personale e, ovviamente, fu obbligato a richiedere laspettativa per svolgere il mandato che aveva ricevuto.

A settembre arriv un nuovo capo A settembre arriv un nuovo capo di Istituto, le cui prime affermazioni furono quelle di una precisa volont di porre regole precise che non dovevano essere assolutamente derogate. La scuola si fa a scuola e quindi debbono essere contenute tutte quelle attivit che presupponevano luscita dallaula. Fortunatamente insieme a Dino Nannipieri e con i suggerimenti di Massimo e di Riccardo avevamo portato quasi a compimento una esperienza cinematografica con un soggetto abbastanza delicato: un film damore fra ragazzi di scuola media. La motivazione delliniziativa era tutta interna alle ultime classi del segmento sperimentale. Nascevano continuamente degli amorucci fra adolescenti che, quasi sempre, avevano come esito momenti di pianto e di disperazione. Sinceramente non eravamo attrezzati per affrontare il problema. Ne discutemmo a lungo e

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arrivammo alla conclusione che la forma pi valida sarebbe stata quella di far acquisire ai ragazzi la convinzione che lamore un sentimento naturale e di grande bellezza ed quindi una forma di distruzione dellamore affrontarlo nei modi in cui si manifestava quasi sempre. Arrivammo alla conclusione che il modo migliore per portare il fenomeno a un livello di normalit poteva essere quello di parlarne come di un consueto argomento scolastico e di realizzare tutta una serie di proposte per arrivare a far maturare nei ragazzi la convinzione che, lamore la cosa pi bella del mondo e non deve essere sciupata. Fu uno dei ragazzi a proporre un modo un po speciale per parlare dellamore: quella di fare un film. E il film fu fatto: in super8 a colori, 27 minuti di una storia un po travagliata fra un ragazzo e una ragazzina, con un finale che, alla Charlie Chaplin, vede i due che camminano in una lunga strada solitaria tenendosi per mano.

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Penso che questo specifico fatto non sia stato del tutto risolutivo del problema, tuttavia riflettere e lavorare insieme sul tema dellamore contribu notevolmente a moderare gli ardori dei ragazzi. Tra laltro si sparse la voce fra le varie scuole della provincia e moltissime ci chiesero di far vedere il film alle loro classi, cosa che facemmo facendo partecipare alla visione anche alcuni degli attori di Calci. Le domande e i commenti dopo la visione testimoniavano che il problema non era presente solo nella nostra scuola. Comunque sia, di fronte al progetto di normalizzazione del settore sperimentale della scuola che era stato dichiarato obiettivo assoluto da parte del

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nuovo Preside feci la riflessione che, normale per normale, valeva forse la pena di trasferirmi a Cascina, cosa che avvenne nel 1977.

Nel frattempo si erano sviluppate Nel frattempo si erano sviluppate tutta una serie di circostanze, alimentate tra laltro dal clima che si viveva a Calci, con il nostro preside ed altri colleghi impegnati nelle amministrazioni pubbliche. E anche per me giunse la sollecitazione ad un impegno civile. Non era propriamente un lavoro, tuttavia mi ha preso per un periodo di oltre venti anni. Nel 1972 il Comune di Cascina, secondo comune della provincia per numero di abitanti, e terzo per estensione territoriale, decise di procedere alla divisione territoriale del Comune attivando i Consigli di Zona, come strumenti di sensibilizzazione e di supporto alla Amministrazione. Mi fu chiesto di candidarmi alle elezioni che si svolsero con una modalit assolutamente formale e fui eletto con un ottimo risultato, tanto che i membri del Consiglio vollero che andassi a ricoprite la funzione di Presidente. Eravamo un gruppo molto omogeneo, pur nella diversit delle personali appartenenze politiche. I temi prevalenti che affrontammo nel corso del mandato, al di l delle normali problematiche sui pi svariati argomenti, furono i pareri relativi al nuovo piano regolatore, che era proprio in quel periodo allapprovazione del Consiglio Comunale, e per cui ci segnalammo in quanto, a differenza degli altri Consigli

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di zona, non formulammo nessuna proposta di ampliamento di terreni fabbricativi, ma proponemmo di inserire la possibilit di ampliamento dellesistente solo in presenza di mancanza di servizi essenziali in abitazioni dellarea storica di Cascina, spesso ancora prive di servizi igienici. Laltra importante tematica che gestimmo interamente fu quella relativa alle votazioni per le prime elezioni degli Organi Collegiali della Scuola. Vi furono svariati e infuocati dibattiti, che organizzammo nelle frazioni di Latignano e di Marciana e a Cascina centro nel Teatro Nuovo. La grande partecipazione alle successive elezioni fu la testimonianza del buon lavoro svolto. Poi, nel 1975 si tennero le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale. Mi fu chiesto di candidarmi come indipendente nelle liste del PCI, accettai e partecipai abbastanza intensamente alla campagna elettorale. Devo dire con sincerit che in molte situazioni venivo esposto come testimonianza di apertura del PCI a quella che oggi si definisce Societ civile. La manifestazione finale della campagna elettorale si tenne al Teatro Nuovo a Cascina in una sala gremita allinverosimile. Gli elementi nuovi eravamo io e Fabrizio Franceschini, giovane di Buti candidato a Cascina per la Provincia. Mi chiesero di fare un breve intervento. Non ricordo con precisione cosa posso aver detto. Ricordo soltanto che a sostegno della tesi di un ruolo del Comune che fosse sensibile agli aspetti sociali, alla cultura e alla scuola, conclusi con una frase che suonava pi o meno cos: non deve apparire fuori luogo se concludo, in una riunione del PCI, con la frase

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di un prete, Don Lorenzo Milani, che in Lettera a una Professoressa afferma che a cambiare le lampadine, ed giusto cambiarle, sono buoni anche i Liberali. Con limplicito messaggio che noi dobbiamo fare di pi e di meglio dei liberali! Il Sindaco uscente, Enzo Bertini, ebbe una vera e propria valanga di voti, io arrivai secondo, certamente non per merito della mia popolarit, quanto piuttosto della capillare organizzazione del PCI nellindirizzare il voto dei cittadini. Il racconto della mia esperienza di amministratore pubblico meriterebbe forse un seguito a questa mia prima memoria per tutti gli episodi straordinari che ho incontrato e che hanno in qualche modo inciso profondamente, con aspetti in prevalenza positivi ma anche con situazioni problematiche che mi hanno fatto passare lunghi periodi di grande preoccupazione. In sintesi dopo i primi cinque anni di assessorato fui riconfermato nel secondo mandato durante il quale rivestii, insieme alla delega alla Pubblica Istruzione, alla cultura e allo Sport anche il ruolo di Vicesindaco. Sicuramente nel periodo in cui ero nello stesso tempo assessore e insegnante alla scuola media Pascoli di Cascina, dal 1977 fino al 1985, limpegno amministrativo era pressante ed io facevo salti mortali per non incidere sulla qualit dellinsegnamento che svolgevo con pari impegno e con accorgimenti didattici tali da tenere sempre vivi lattenzione e linteresse degli alunni. Cercavo di mettere in calendario le cose importanti del Comune nel cosiddetto giorno libero, ma ogni ora di buco partivo a passo svelto e

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raggiungevo il palazzo comunale dove quasi sempre trovavo da risolvere qualche problema. In realt era una situazione abbastanza stressante perch alle attivit del mattino si sommavano numerosi impegni pomeridiani e serali. Un po di anni dopo questo periodo ricevetti una lezione da mio figlio Alberto, cresciuto fino oltre il suo metro e novanta di altezza. Gli chiesi di andare a fare una partita a Tennis e lui con assoluta seriet mi disse di no, aggiungendo che quando ti chiedevo io di andare a giocare a tennis eri tu che mi dicevi di no perch avevi le riunioni Al termine del mandato al Comune di Cascina, nel 1985, fui candidato alla Amministrazione Provinciale. Fui eletto Consigliere e poi fui nominato Assessore con delega allAssetto del Territorio, Caccia e Pesca. Linsediamento del Consiglio Provinciale e la formazione della Giunta Provinciale avvenne a giugno inoltrato e quindi a scuola chiusa. Ebbi cos la possibilit di entrare in modo sufficiente nel meccanismo operativo della Provincia. I Dirigenti dei due settori operativi lIng. Rossi e il Dott Lucchesi furono assolutamente del tutto efficienti nell illustrarmi la situazione presente e lessenziale delle caratteristiche del mandato che mi era stato affidato con competenze molto lontane dalle mie conoscenze, non essendo cacciatore e, solo per vago diletto, pescatore. Peraltro un aiuto significativo mi venne dal mio predecessore, Danilo Pacchini, personaggio veramente molto straordinario. Da giovane valente atleta a livello internazionale nella corsa a ostacoli 100 e 400 metri e poi per molti anni presidente del Coni provinciale.

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Con Danilo faci tutta una serie di sopralluoghi per verificare direttamente le possibili soluzioni per la viabilit e per altri importanti interventi di pertinenza dellAmministrazione Provinciale.

Alla ripresa della scuola Alla ripresa della scuola trovammo una circolare ministeriale con la quale veniva bandito il Concorso a Preside. Insieme a Giancarlo Gambula, collega alla scuola media Pascoli decidemmo di tentare lavventura; inoltrammo la domanda di partecipazione e per la data stabilita partimmo con il mio autocaravan che parcheggiammo davanti ad una scuola del quartiere Testaccio dove era distaccata una parte degli oltre 5000 partecipanti al concorso. La prova scritta and bene ad entrambi, con una discreta valutazione. Lesame orale avrebbe avuto luogo dopo qualche mese e, sulla base del sorteggio, io sostenni la prova per primo. Giancarlo venne con me per rendersi conto di come si svolgeva lesame, del clima che si respirava e insieme a lui cerano diversi candidati che come Giancarlo assistevano alle prove. La mia prova and molto bene, tanto che ricevetti il plauso, con mille complimenti, da parte di una candidata milanese. Me la cavai abbastanza bene anche in una fase che mi mise ben alla prova. Vale la pena di descriverla: un commissario mi fece pi o meno la seguente domanda Lei, come Preside, riceve un genitore il quale le segnala che un insegnante ha un comportamento molto scorretto con gli alunni. Cosa fa? La mia risposta fu, pi o meno, che avrei

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chiamato linsegnante e, rappresentandogli le lagnanze dei genitori, lavrei invitato ad avere un comportamento pi confacente al compito che svolgeva. Giusto mi rispose il commissario, ma linsegnante continua nel suo comportamento scorretto; cosa fa? Per farla breve Prefigurai richiami, ammonizioni, avvertimenti, provvedimenti disciplinari, censure, quasi il licenziamento. La cosa fin cos. Poi seppi chi era e cosa faceva quel commissario: era un Ispettore scolastico e la risposta che avrei dovuto dargli era quella che avrei dovuto chiamare un ispettore. Sar una questione di carattere ma nei miei sedici anni di Presidenza, pur avendo avuto rare situazioni di criticit con qualche insegnante, non ho mai fatto ricorso allaiuto di un ispettore. Nel ruolo di preside non ho avuto da misurarmi con molte cosiddette grane. ma quando ci successo ho sempre affrontato e gestito il problema senza fare ricorso ad alcuno. Anche Giancarlo, che sostenne lesame quasi un mese dopo di me incontr qualche piccolo inciampo nellorale. Sta di fatto che conseguimmo una valutazione molto simile che ci collocava intorno al 150mo posto dei 500 abilitati alla Presidenza dei 5000 candidati presenti alla prova scritta. Giancarlo fece una precisa richiesta di assegnazione di sede: Carbonia. La cosa si motivava dal fatto che egli era nato a Carbonia dove aveva studiato e dove ancora aveva diversi parenti fra cui un fratello. Io attesi che mi assegnassero una sede secondo le modalit che erano in uso. Quando arriv la comunicazione ufficiale seppi che sarei stato Preside a

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San Daniele Po. ridente paesino in riva al Po a circa 11 chilometri a est di Cremona. In realt ho fatto il Preside a San Daniele per 12 giorni. La Provincia mi chiese di utilizzare la normativa sullesonero dal servizio per gli Amministratori pubblici. Ne parlai con il Provveditore agli Studi di Cremona (che tra laltro era stato Presidente della Commissione che mi aveva esaminato al concorso a Preside) il quale fu molto, ma molto contento della mia richiesta perch poteva cos assegnare lincarico ad un professore, incaricato come Preside per anni il quale, senza la mia scelta di distacco alla Provincia di Pisa, avrebbe dovuto tornare allinsegnamento.

Rientrato definitivamente a Pisa Rientrato definitivamente a Pisa pensavo di potermi dedicare interamente alle questioni connesse con le deleghe allassetto del territorio e alla caccia e pesca. Invece, forse qualcuno ritenne che godessi di uneccessiva situazione di beneficio tanto che, come un modo per avere due piccioni con una fava, ritenendo forse che un unico incarico fosse un impegno eccessivamente leggero per me, mi fu richiesto di andare a far parte anche del Comitato di Gestione della USL 11 di Pisa con delega alle acquisizioni e ai servizi. Per fortuna nel settore avevo come referente il dirigente Porcaro, che era un funzionario sempre molto in agitazione, ma veramente competente, tanto che fu in seguito nominato direttore generale della USL.

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Riuscii, credo, ad assolvere abbastanza bene le mansioni affidatemi. Di sicuro ne patii alquanto per la divaricazione dello spazio, ero allUSL e mi telefonavano dalla Provincia per questioni urgenti a cui dovevo essere presente e io mi affrettavo ad andare alla sede provinciale. E non rare erano le circostanze esattamente contrarie con urgenze che si manifestavano nei settori di mia competenza allUSL, tanto che dovevo affrettarmi ad accorrere alla sede USL. In relazione alle acquisizioni si present un problema abbastanza spinoso. Il sistema telefonico della USL era unico. Unico il centralino, di quelli ancora con gli spinotti per attivare le linee. La dimensione era tale che il sistema meccanico di connessione delle linee occupava un intero grande edificio. Furono interessate alcune compagnie telefoniche, Alcatel, Olivetti, Telecom ed altre. Ed ognuna di queste, si oper per far prendere conoscenza ai membri di un apposito gruppo di lavoro USL, esperti in primis e poi io e Porcaro, della qualit e della funzionalit di centralini gi operanti. Facemmo quindi delle uscite veramente interessanti: a una grande Societ di Genova, al Pirellone di Milano, sede della Regione Lombardia; ma il pi interessante perch insieme al centralino visitammo la struttura fu quando andammo al CERN di Ginevra. Tra laltro potemmo vedere uno strumento che gestiva pi del doppio delle chiamate della Usl di Pisa con una struttura contenuta in un armadio, con un sistema assolutamente digitale, senza elementi in movimento come ancora avveniva a Pisa. Avemmo la riprova che lelettronica aveva gi ucciso o stava uccidendo la meccanica.

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Alla fine arriv la comunicazione che avevo ottenuto il trasferimento come Preside alla Scuola Media T.Cardelli di Casciana Terme. Ancora Casciana Terme! Mi venne spontaneo pensare a quel detto che lomicida torna sempre sul luogo del delitto. Cominciai il mio lavoro come Preside nelle stesso comune dove avevo iniziato la mia carriera di maestro! Sono rimasto a Casciana Terme per due anni. La sede della scuola era costituita da una palazzina a due piani, il piano terra dedicato alla scuola media e il primo piano alla scuola elementare. Conoscevo alcune insegnanti delle elementari dai tempi del mia esperienza di maestro a Tartaglia, dato che facevamo alcune riunioni congiunte e conoscevo dallo stesso periodo linsegnante di Educazione Tecnica e vicepreside della Scuola media, Lido Dini, perch avevamo collaborato fra scuola media e elementari di Tartaglia nella realizzazione di alcuni lavori in legno. La conoscenza con Lido si era rinfrescata gi dallinizio del mio assessorato alla caccia perch lo avevo come interlocutore in qualit di Presidente provinciale dellAssociazione Libera Caccia. Cera unaltra persona che conoscevo abbastanza bene; era linsegnante di educazione artistica Rinaldo (detto Rinaldino) Diodati, cascinese doc. formato alla Scuola darte di Cascina, il quale in occasione del primo collegio dei docenti, prima dellinizio dei lavori, fece una introduzione magnificando le mie collaudate doti di ottima guida del gruppo, testimoniate dalle iniziative che avevo messo in atto nelle scuole di Cascina, nel periodo in cui ero assessore alla Pubblica Istruzione.

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Il collegio era costituito dai docenti delle due sezioni di Casciana Terme e delle due sezioni della sede staccata di Chianni. Il primo impatto fu privo di quel formalismo che spesso caratterizza certi Presidi, illustrai il percorso didattico che intendevo perseguire, e feci riferimento agli adempimenti che dovevamo assolvere e in fine ascoltai le osservazioni che provenivano da parte di alcuni insegnanti. Fu una riunione molto concreta e Rinaldino usci alla fine con una battuta del tutto informale: Ve lo avevo detto che era un ganzo! La dimensione abbastanza ridotta della scuola consentiva un rapporto costante e fecondo con tutti i docenti i quali venivano sollecitati ad attivare processi didattici di spiccata concretezza e sempre collegati agli interessi dei ragazzi. La situazione che trovai nella scuola era paradossale. La scuola media e lelementare erano ospitati nello stesso edificio, lingresso alle scale per lelementare attraversava un settore della scuola media, la quale faceva entrare gli studenti da una porta di servizio, e questo per una antica tradizione classista per cui la media non doveva confondersi con lelementare. Infatti, anche per precise indicazioni dei miei predecessori non vi era alcun rapporto di carattere operativo. Facendo riferimento alle insegnanti che avevo conosciuto da maestro, cominciai a proporre e ad attivare alcune semplici attivit di tipo didattico per tentare di rompere il muro ideale che separava le due realt e dare avvio ad un percorso di continuit che ritenevo molto importante per gli alunni. Come per prassi consolidata durante il primo anno di servizio doveva aver luogo la visita ispettiva

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che avrebbe confermato la permanenza in ruolo oppure rinviato la conferma allanno successivo. Con lispettore Iadanza vi fu un colloquio abbastanza cordiale e senza eccessive formalit. Gli illustrai il mio percorso di carattere programmatico per le attivit didattiche, per le quali espresse tutto il suo consenso e, poi, gli accennai alliniziale rapporto con la scuola elementare. Evidentemente da parte del personale della scuola media cera un comune atteggiamento fpregiudiziale nei confronti della scuola elementare perch anche lispettore mi consigli di ignorare i nostri vicini. Non tenni conto del consiglio; furono attivate alcune semplici attivit comuni, sul piano della continuit didattica con la scuola elementare e, con il convinto sostegno del mio vicepreside Lido Dini, organizzammo insieme alle elementari un fastoso carnevale che percorse quasi tutte le strade del paese e si concluse con il fuoco al re del Carnevale in un spiazzo sterrato vicino alle Terme. Sempre con Lido si stabil un rapporto straordinario, io inventavo e proponevo e lui si metteva in moto come un potente motore e realizzava tutto quello che era necessario per la conclusione delle attivit. In una realt minuscola comerano Casciana Terme e Chianni era largamente facilitata la crescita di rapporti amichevoli. Lido e linsegnante di Matematica e scienze Stefano Bonechi avevano il compito storico di formulare lorario delle lezioni. Accontentavano tutti i docenti ma sacra rimaneva la prerogativa che entrambi avessero lora libera alle 10 perch da sempre, insieme al Preside andavano sulla piazza

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centrale del paese al Bar da Bruna per un caff accompagnato da una squisita sfogliatella e dalle battute salaci e un po sboccate della Bruna. Ovviamente non mi permisi di ribaltare certe ottime abitudini! Anche nella sede di Chianni, che visitavo due o tre volte la settimana, avevo stabilito ottimi rapporti con gli insegnanti, con gli alunni ed anche con i genitori, con alcuni dei quali arrivammo a rapporti di familiarit. Una situazione piuttosto singolare si manifest con il Professore di Inglese. Intanto devo dire che era abbastanza conosciuta la mia posizione politica, di appartenenza ad un partito di sinistra esplicitata anche dal ruolo amministrativo che rivestivo. Il professore di inglese era Segretario Provinciale del MSI. Si chiamava Gianluigi Benvenuti, uso il passato perch mor giovanissimo, ed era una persona di chiara competenza professionale con un carattere mite e tollerante. Legammo un rapporto se non di amicizia quanto meno di vicinanza. Quando il calendario prevedeva i Consigli di classe a Chianni, mi telefonava per andare a pranzo insieme alla Baracchina di fondo valle. Mi introdusse cos in una realt tanto strana quanto straordinaria. La Baracchina era costituita da vari locali precedentemente utilizzati come annessi agricoli, con un arredamento molto essenziale. Quello che era del tutto speciale era la qualit e il cibo che ci proponevano. Primi piatti succulenti con salse preferibilmente a base di cacciagione., e secondi piatti non troppo usuali come lanitra allarancia. Altre occasioni di straordinaria amichevole socializzazione erano le uscite, dopo la scuola, verso le

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colline che circondano Casciana, alla ricerca di funghi. Ne raccoglievamo delle ragguardevoli quantit, quasi in una gara sportiva. Lido poi, quando mi vedeva preso dalla ricerca e mi allontanavo troppo fuori dalla sua vista, come richiamo, era operato alla gola e non poteva gridare, picchiava con forza su un tronco dalbero una specie di machete che laccompagnava in tutte le uscite per funghi. In una di queste occasioni di ricerca capitammo in unarea, chiamata Poggio alla Farnia, che il Comune aveva attrezzato a percorso vita. Era in una condizione vergognosa, pi simile a una discarica che a un luogo per esercizi fisici. Usando un criterio che mi ha accompagnato tutta la vita, cio quello che di inventori ne esistono pochissimi, per le persone normali basta usare con intelligenza e opportuni miglioramenti quello che stato inventato da altri, di fronte a questa situazione mi ricordai di una piccolissima iniziativa che a Calci aveva messo in atto Aligi: la pulizia di un breve tratto dellargine del torrente Zambra. Ebbene, niente di originale! Ripensai a quellepisodio e feci riferimento anche ad alcune letture ch avevo fatto relativamente allintervento di privati o associazioni per la pulizia di luoghi pubblici. Perch non impegnare tutta la scuola nella pulizia di quellarea. A quel tempo non era stata ancora organizzata liniziativa delle scuole Puliamo il Mondo e quindi non fu del tutto semplice e tranquillo organizzare lo spostamento di un centinaio e pi di ragazzi, dotarli di strumenti elementari per la raccolta, in sicurezza, dei rifiuti e avere poi il supporto per lo smaltimento.

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La cosa piacque al Sindaco Poggi il quale dette la disponibilit per i lavori non adatti agli alunni e luso di un camion per portar via tutto lo sporco.. Lido si mise per tempo in azione e, grazie alla presenza nella scuola di unattrezzatissima officina di falegname e di fabbro, dot i ragazzi di un bastone allestremit del quale aveva avvitato una vite che poi aveva appuntito con la mola affinch i ragazzi non dovessero chinarsi continuamente a raccogliere i rifiuti. In pratica aveva realizzato tutta una serie di rudimentali attrezzature per la massima tutela possibile degli alunni Come era facile prevedere il dissenso di alcuni non tard molto a manifestarsi. Venne infatti da me una professoressa la quale mi segnal la perplessit di alcune mamme in quanto nella stradello che portava allingresso dellarea da pulire si appartavano le coppiette e lasciavano sul terreno molti residui non troppo appropriati alla presenza di ragazzi e ragazzine di 12, 13 e 14 anni. Ne parlai con il Sindaco il quale impegn i netturbini a pulire solo quello stradello. Sembrava tutto tranquillo quando la stessa professoressa mi segnal che la zona poteva presentare il pericolo delle vipere. Aveva ragione! Il rimedio? La corsa verso la farmacia per dotarci, precauzione opportuna, del siero antivipera: E finalmente lavventura ebbe inizio. I ragazzi furono organizzati a gruppi e lavorarono con un senso di responsabilit assolutamente inaspettato. Estesero lambito della raccolta e portarono su dalla valle una inimmaginabile quantit di cose, copertoni, lavatrici,

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vecchi televisori. Una marea di sporco e di rifiuti che occuparono tre viaggi del camion. Lanno successivo ripetemmo liniziativa e la mattina quando arrivammo a Poggio alla Farnia trovammo una gradita sorpresa, nel famigerato stradello, invece dei rifiuti trovammo una lunga tavolata sulla quale facevano bella mostra di s prosciutto, salame, mortadella, pane, torte, dolci e poi una bella quantit di cose da bere. Tutto questo era lofferta ai ragazzi di un signore che aveva dei terreni confinanti con la parte pubblica e che era stato tanto colpito dal significato delliniziativa tanto che volle dimostrarlo concretamente. Al fine di mettere in atto una forma di invito a comportamenti socialmente corretti parlai con Lido e gli chiesi se fosse stato in grado di realizzare un cartellone, con linvito a mantenere larea pulita, da affiggere allingresso di Poggio alla Farnia, cosa che Lido fece con prontezza acquisendo un pannello di ferro e scrivendo su fondo bianco il messaggio rivolto ai visitatori. Tutto questo avveniva nel Giugno 1989. Un paio di anni fa andai a far visita ad amici abitanti a Collemontanino, frazione di Casciana Terme vicina a Poggio alla Farnia. Ebbi la curiosit di vedere come era quella bellissima zona e quindi mi fermai e trovai una sorpresa. Il percorso vita era perfettamente pulito anzi era stato ampliato e attrezzato anche con tavoli e gazebo come parco per pic-pic. Ma la sorpresa pi gradita fu che allingresso faceva ancora bella mostra di s il cartellone che Lido aveva realizzato 20 anni prima con la scritta:

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PINETA ADOTTATA DALLA SCUOLA MEDIA DI CASCIANA TERME LABBIAMO PULITA MANTENIAMOLA PULITA

L'ingresso al Parco percorso vita e area pic nic

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Il "nostro" cartello fa ancora bella mostra di s

Gli impegni di carattere politicoamministrativo Gli impegni di carattere politico-amministrativo continuavano per me ad essere abbastanza pressanti e da ci, sia pure con molto dispiacere, scatur la decisione di richiedere un avvicinamento a Cascina e, ancor pi, a Pisa. Feci la rituale domanda indicando le sedi che avrei gradito di pi. Fatte le necessarie valutazioni chiedevo di essere assegnato ad una delle tre scuole medie di San Frediano a Settimo, Navacchio e Bientina. Mi assegnarono Bientina, otto chilometri da Cascina e 20 da Pisa, contro i quasi trenta da Cascina per Casciana Terme. Troppe volte nei due anni a Casciana ho dovuto saltare in macchina e affrettarmi

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verso Pisa magari per una riunione alla Amministrazione Provinciale, organizzata durgenza. Quando mi presentai alla Scuola Media Enrico Fermi di Bientina fui accolto da una giovane signora bionda di nome Livia che rivestiva il ruolo di segretaria. Nei miei tredici anni di lavoro in quella scuola Livia ha sempre rappresentato un preciso e sicuro riferimento per la gestione amministrativa dellIstituto. Dire solo questo avrebbe per un significato di carattere puramente formale: perch Livia, presente nella scuola gi da diversi anni, rappresentava per me unimportante fonte di suggerimenti e di proposte, il tutto rivolto al corretto ed efficace indirizzo del lavoro. E stata veramente per me una persona amica anche se, per una forma di rigoroso rispetto delle reciproche funzioni, ci siamo sempre dati del Lei. Mi fece fare il giro della scuola e mi resi conto che si trattava di una struttura semplice nelle forme ma assolutamente funzionale nella ripartizione degli spazi. Ledificio era costituito da unala su due piani dove di fronte ad un ampio salone si proiettavano le aule per le lezioni normali. Nelle due parti esterne si trovavano le aule speciali per le discipline operative: Musica, Educazione Artistica, Tecnica e, veramente ben fornita, la biblioteca. Nella parte opposta era ospitata una piccola palestra e, al piano superiore, la zona uffici con una vastissima stanza per il Preside un ufficio per la segretaria e un ufficio per due applicati, la Carla e Roberto. La dotazione di personale comprendeva anche 5 ausiliari il Masini, il Boldrini, Renzino, La Mariarosa e lOnorata.

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Mi mancava di conoscere il settore fondamentale della scuola: quello degli insegnanti. Infatti, salvo pochi che avevo riconosciuto dallelenco mostratomi da Livia, tutti gli altri erano per me degli sconosciuti. Con gli insegnanti le presentazioni ebbero luogo in occasione del primo Collegio docenti, programmato per la predisposizione dellinizio della scuola. Mi resi subito conto che linsieme dei docenti aveva una peculiarit. Cera un gruppo di insegnanti molto tradizionalisti e un altro gruppetto che appariva aperto a un tipo di lavoro imperniato certamente sullobiettivo di fornire le conoscenze previste dai programmi, ma anche di praticare dei percorsi che si incentrassero su aspetti importanti quali la motivazione, linteresse, la ricerca, la manualit. Fra questi cera Riccardo Vincenti. E fu una vera e propria sorpresa perch il vederlo mi riport agli anni dellIstituto Magistrale SantAnna di Pisa, dove avevo conseguito il diploma di maestro. Io avevo fatto un percorso normale, ma nei vari anni scolastici apparivano talvolta dei volti nuovi, oltre naturalmente agli alunni delle prime classi, di ragazzi che per vari motivi cambiavano scuola quando non addirittura corso di studi. Riccardo era uno di questi. Non so da dove venisse, per si iscrisse ad una delle classi conclusive del corso. Era un tipo che non passava inosservato: una folta capigliatura bionda, un incedere lento, flemmatico, piuttosto silenzioso e non facile allamicizia subitanea. Per, forse proprio per simili caratteristiche suscitava un forte interesse da parte delle nostre compagne di scuola e molti di noi lo avevamo abbastanza antipatico.

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Ci riconoscemmo a vicenda Ci riconoscemmo a vicenda e poi mi inform che, dopo aver terminato le magistrali, aveva frequentato e conseguito il diploma allAccademia di Belle Arti a Firenze e da tempo insegnava Educazione Artistica nelle scuole medie. Da molti anni svolgeva il suo lavoro nella Scuola media di Bientina, suo paese di nascita e di attuale residenza. Oltre a ci da molto tempo rivestiva anche il ruolo di vicepreside. Nel corso del Collegio era allordine del giorno la votazione per il Vicepreside e come un rito, Riccardo fu prescelto quasi allunanimit. Negli anni che rimase con me, fino al momento del suo pensionamento, stato un elemento di grande aiuto, disponibile sempre a rendere concreti i progetti che gli proponevo.

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I miei collaboratori:Roberto, io, Livia e Riccardo

Ritrovai nel Collegio anche la Professoressa Anna Vannucci con la quale ero stato collega nella Scuola Media di Cascina. Non era mia parente, anche se di uguale cognome. Quasi da subito Anna divent uno dei riferimenti pi forti per caratterizzare la scuola come struttura aperta largamente allesterno e per diffondere modalit comuni dei percorsi didattici. Di primo impatto ebbi la sensazione di trovarmi di fronte ad una scuola la cui strutturazione operativa era nella maggior parte dei casi quanto di pi tradizionale si potesse immaginare. Orario assolutamente normale con 5 ore giornaliere di lezioni, attivit di tipo strettamente curriculare con un riferimento forte nel libro di testo. Salvo alcune iniziative di Anna, che aveva di recente realizzato una ricerca sulla cerchia muraria di Bientina (lavoro indubbiamente molto pregiato che fu dato alle

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stampe9, non vi era alcuna attivit che fuoriuscisse minimamente da un percorso didattico molto rigido. In breve tempo ebbi la percezione che alcuni insegnanti avrebbero preferito una scuola pi dinamica, pi attenta a percorsi che incrementavano il livello di motivazione al lavoro da parte dei ragazzi. Avrei voluto da subito dare spazio a questi insegnanti ed infatti ci avvenne nel rispetto per di un criterio di continuit e di un aforisma che Giuliana spesso mi ricordava: il nonno di Giuliana, sacrestano al Santuario di Madonna dellAcqua a Cascina diceva sempre che quando cambiava il frate che reggeva la chiesa, il nuovo arrivato per prima cosa cambiava di posto al crocifisso. Nelle mie funzioni di lavoro ho sempre sostenuto che avrei attuato un percorso di continuit; poi mi sempre capitato di introdurre gradualmente anche notevoli trasformazioni che pian piano modificavano la realt iniziale. La stessa cosa accadde anche a Bientina e, forse, in modo anche pi consistente di altre situazioni. Ancora nello spirito di Don Milani, allorch sosteneva che per i bimbi che incontrano difficolt c bisogno di pi scuola, riflettevo sul fatto che le frequenti lamentele sul rendimento scolastico degli alunni, che venivano prevalentemente dai docenti pi tradizionalisti, avrebbero quasi certamente trovato un rimedio offrendo loro pi scuola. Lesempio di Calci era sempre presente, per io non avevo nessun santo in paradiso che mi offrisse una soluzione ai problemi che riconoscevo nella scuola. Era dobbligo utilizzare le opportunit previste dalla legge. Lunica possibile la scuola a tempo prolungato.

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Ne parlai con Anna Ne parlai con Anna, che era linsegnante certamente pi aperta a una didattica non sclerotizzata e, considerato che lanno seguente avrebbe avuto una prima classe, le chiesi se fosse stata disposta a che quella classe fosse a tempo prolungato, solo in base al suo consenso avrei iniziato le procedure per richiedere le autorizzazioni necessarie. La risposta di Anna non fu di normale consenso, bens di entusiastica esultanza. Cominciammo con una classe; nel giro di pochi anni tutta la scuola era a tempo prolungato e gli insegnanti che chiedevano di essere impegnati a Bientina sapevano che questa era la condizione vincolante. Alcuni preferirono trasferirsi altrove, ma i nuovi che arrivarono furono quasi tutti molto disponibili e anche assolutamente capaci. Anche nella scuola di quei tempi. specialmente in merito allampliamento della gamma di attivit. uno dei problemi maggiori era quello dei risicati finanziamenti che arrivavano alla scuola. Gi a Casciana Terme avevo scritto una lettera al Presidente della Cassa di Risparmio di Volterra, che aveva una filiale nel paese. Il contenuto della lettera prefigurava un diverso rapporto con la Banca che, di norma, ad una richiesta di contributo economico erogava ritualmente 300 mila lire. La mia riflessione era ben diversa. Infatti Banca e Scuola hanno obiettivi che non convergono. Almeno nel presente, perch se la scuola avesse la possibilit

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di organizzare un percorso di formazione molto pi efficace e improntata alle nuove tecnologie di insegnamento sicuramente, nel giro di pochi anni, potremmo verificare la validit della previsione. Infatti con la lettera cercavo di far riflettere sul fatto che una forma di educazione pi moderna permetteva, nel giro di pochi anni di avere degli interlocutori, di sicuro pi attenti ad eventuali arbitri della banca, ma anche pi dinamici e pi attivi come spirito di iniziativa e come imprenditori fino a incrementare il giro di affari della banca stessa. Dopo un paio di giorni il Presidente della Volterra mi telefon per dirmi che aveva piacere di parlare con me sul contenuto della lettera ricevuta. Gli proposi che sarei andato a Volterra ma lui molto semplicemente mi disse che lindomani alle ore 10 sarebbe stato a Casciana e avrebbe gradito parlare con me. Parlammo a lungo; ci lasciammo, ovviamente, senza unintesa precisa ma con limpegno del Presidente di riflettere sui termini del colloquio. Eravamo quasi alla fine dellanno scolastico. Dopo un paio di settimane arriv una lettera della banca con la quale si comunicava una erogazione alla scuola di 10 milioni di lire. Il beneficio fu goduto dal mio successore ma per me fu una gran bella soddisfazione e un modello da ripetere in altra sede. Ed infatti replicai la lettera con la Cassa Rurale e Artigiana di Bientina e alla banca aggiunsi anche alcune grosse industrie del paese. Come era accaduto con il Presidente della Cassa di Risparmio di Volterra anche il Presidente della Banca di Bientina fu impressionato dal tono della lettera che,

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come a Casciana, aveva pi o meno lo stesso contenuto Pass un po di tempo dalla risposta; forse dovuta alla riflessione del Presidente della banca per una richiesta sicuramente poco rituale o per ottenere il consenso degli organi di amministrazione. Quando per la risposta arriv fu veramente come un colpo di fulmine infatti da parte dellIstituto Bancario fu stabilito un budget annuale da erogare alla scuola che, col tempo, ci permise di attivare due laboratori, uno con quindici computer e un altro con 20 postazioni di laboratorio linguistico. La banca fu ripagata, nellimmediato, con due targhe esposte alle porte dei due laboratori in cui si ringraziava lIstituto che aveva permesso di godere di un simile bene. Un'altra importante fonte di miglioramento nelle condizioni generali della scuola avvenne allorch, dopo un breve periodo di un paio di sindaci molto aleatori, divenne sindaco il giovane Marco Braccini il quale posso affermare, per averlo avuto come interlocutore per oltre dieci anni, amava la scuola e non lesinava interventi anche di grande dimensione per renderla sempre pi funzionale. Nel corso del tempo il rapporto con le ditte non fu altrettanto favorevole di quello con la Banca di Bientina, per, comunque sia, ci permise di entrare in fertile contatto con il sistema di notevole dimensione dellassociazionismo culturale, sociale, ricreativo presente nel paese.

Si rivolse alla scuola anche

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Previa una anticipazione da parte di Riccardo Vincenti si rivolse alla scuola anche il Comitato Carnevale che organizzava e organizza tuttora ogni anno una sfilata di carri allegorici e di manifestazioni di contorno. Ci chiedeva una imprecisata collaborazione: forse qualcosa di aggiuntivo al piatto forte della sfilata. Anna aveva messo in programma uno spettacolo di fine anno con tematiche connesse alle attivit didattiche. Era necessaria la scelta di un tema, in armonia con una metodologia gi largamente sperimentata. Fu deciso di fare riferimento ad un lavoro pluridisciplianare che era stato sviluppato nella prima parte dellanno scolastico, che aveva dato gi luogo alla realizzazione della scenografia e dei costumi per lo spettacolo di fine anno. Il tema: l'Odissea. Il lavoro dette luogo a tutta una serie di ottimi risultati in termini rappresentativi, i ragazzi furono infatti condotti a lavorare ancora sullabbigliamento, sugli oggetti, sulle usanze dellepoca. Ne uscirono dei risultati di notevole rilievo. Riccardo fece fare molti vasi di terracotta e i ragazzi li dipinsero riproducendo vasi greci, e Anna insieme ad altre insegnanti realizzarono dei costumi in puro stile greco e troiano. Tutti l lavori furono fatti con una finalit ben precisa e con utilizzazioni preordinate: i costumi per la realizzazione a fine anno di uno spettacolo di mimo e musica grazie al lavoro dellinsegnante di musica Claudio Perna, mentre tutti i manufatti andarono a far parte degli oggetti messi in mostra e, qualcuno, anche in vendita.

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Personalmente acquistai due dei vasi falso greci che, comunque sia, fanno bella figura in una delle stanze della mia abitazione. La richiesta del Comitato Carnevale che ci chiese di partecipare alle sfilate domenicali determin un bel problema per noi. Infatti la decisione da prendere non fu molto facile, caratterizzata da non poche perplessit e discussioni, perch eravamo coscienti dellenorme responsabilit che ci accollavamo impegnando i ragazzi in orario non scolastico. Facemmo una consultazione con i genitori i quali si impegnarono loro stessi a costituire un sistema di protezione dei ragazzi. Con tale garanzia decidemmo di partecipare alla sfilate domenicali con un buon numero di ragazzi tutti vestiti da greci o da troiani. La novit entr in perfetta sintonia con quanto auspicato dal Comitato del Carnevale e, per di pi, avemmo anche una buona ricaduta dimmagine. Una piccola troupe della TV pisana 50 Canale era infatti presente a Bientina per le riprese delle sfilate. Visionate le immagini, fu notata la presenza di qualcosa di inconsueto. Quasi certamente chiesero chi era quel gruppo mascherato e, con molta probabilit il cronista presente alla sfilata inform del caso la redattrice di 50 Canale che si occupava della scuola. Ricevetti una telefonata con cui mi si invitava insieme ad un insegnante per parlare delliniziativa a partecipare ad un programma sulla scuola, in diretta, alle 9 di sera. Andammo io e Anna e poi proseguimmo per altre tre o quattro incontri sempre a parlare di una scuola che tentava di proporre agli alunni un modo pi incisivo e interessante di fare scuola. Un anno dopo, sempre a proposito del carnevale, visto limpegno dellanno precedente, venne

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a scuola il presidente del Comitato per il Carnevale il quale mi fece una proposta un po singolare: poich avevamo fatto un ottimo lavoro lanno prima, perch come scuola non preparare un nostro proprio carro allegorico. Ne parlai con Vincenti e con i nostri ausiliari Masini e Boldrini e scatur la decisione di aderire come scuola con un nostro carro. Scegliemmo il tema Pinocchio e lepisodio di Geppetto chiuso nel ventre della balena. Ci facemmo procurare un pianale a quattro ruote gommate sul quale costruire limmagine della balena e impegnammo il nostro Boldrini, che nel tempo libero faceva lortolano, a mettere a disposizione il proprio trattore per trainare il carro durante le sfilate.

Avevamo quasi terminato la preparazione Avevamo quasi terminato la preparazione del carro quando corremmo il rischio di veder andare tutto a carte quarantotto. Avevamo il carro pronto parcheggiato nel cortile della scuola quando si verific una imprevista nevicata che rischi di sfogliare il compensato con cui avevamo costruito le figure del carro e di rovinare la verniciatura. Non avessimo rimediato avremmo procurato grande delusione dei ragazzi pronti a fare i protagonisti e i figuranti della storia. Quasi certamente la nevicata, che aveva come elemento primario un grande libro di cartapesta,

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Il carro innevato

Masini e Boldrini si misero immediatamente allopera, spalarono la neve e rinfrescarono la vernice che si era rovinata e la prima domenica di carnevale il nostro carro sfil maestoso insieme agli altri con i ragazzi sopra il carro e molti altri al suo seguito. Abbiamo proseguito liniziativa per diversi anni, cambiando il tema del carro secondo gli indirizzi del lavoro scolastico e in relazione allo spettacolo di fine anno che veniva realizzato nel cortile della scuola. Particolarmente efficace fu il Carro Il mago di Oz con le quattro torri color verde agli angoli del carro e le stesse torri e muraglie verdi sul palcoscenico del teatro di Bientina, dove avvenne la rappresentazione

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Tutto ci stato possibile fino alla pensione dei due ausiliari. Dopo non abbiamo pi avuto la disponibilit di personale abile nei lavori necessari per la realizzazione del carro e la preparazione delle scene teatrali. Ciononostante non si interruppe lattivit di lavoro scolastico di carattere operativo e neppure lattivit che portava alla realizzazione e alla rappresentazione di spettacoli teatrali conclusivi dellanno scolastico. Ritengo giusto far seguire una piccola raccolta di foto di alcuni dei carri realizzati a scuola.

Il carro ritornato in pieno splendore

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E poi negli anni seguenti il carro su Il Mago di Oz, e diversi altri

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Alunni in maschera, sullo sfondo del nuovo carro, in partenza per la sfilata

Dopo un paio di anni come Preside Dopo un paio di anni come Preside della Scuola Media Enrico Fermi di Bientina, avvenne in tutte le scuole della provincia un processo di accorpamento o, in termine eufemistico un cosiddetto processo di razionalizzazione. In pratica le scuole sotto un certo numero di classi venivano aggregate ad un'altra scuola fino a raggiungere un numero adeguato di classi e di alunni. Nella nostra zona cerano due scuole medie: la nostra e quella di Buti, ciascuna con un proprio Preside. Una delle due doveva essere aggregata allaltra e il parametro scaturiva dalla verifica del numero di frequentanti nelle scuole medie e da una serie di

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valutazioni, riferite in prevalenza al trend di future iscrizioni, che sarebbero state fatte dal Consiglio del Distretto Scolastico della Valdera. Io ero abbastanza sicuro circa la permanenza della Presidenza a Bientina perch i numeri erano nettamente superiori a quelli di Buti. Lunico dubbio scaturiva dal fatto che il mio collega di Buti, fervente cattolico, faceva parte del Consiglio di Distretto della Valdera, organo che avrebbe fatto le proposte operative al Provveditore, e quindi non escludevo che avvenisse un tentativo di una qualche azione che tendesse a modificare la regolarit dei dati di riferimento per la scelta.

E il tentativo di scippo avvenne E il tentativo di scippo avvenne come previsto. Mi arriv un decreto del Provveditore che suonava pi o meno cos: Viste le analisi del Consiglio di Distretto di Pontedera si decide laccorpamento della scuola media di Bientina alla Scuola Media di Buti in quanto, anche se attualmente la scuola di Bientina ha pi alunni di quella di Buti, in prospettiva, vista la consistenza delle scuole elementari, vi sar in futuro un maggior numero di alunni alla scuola media di Buti di quanti ne avr la scuola media di Bientina Chiesi i dati numerici alla Direzione Didattica di Calcinaia da cui dipendevano le scuole elementari dei comuni di Bientina, Buti e Calcinaia e, fatte le opportune verifiche, risultavano veritieri i dati forniti dal Distretto, salvo un piccolo particolare: il cattolico Preside aveva avuto la strana dimenticanza che in quegli anni a Bientina era attiva una scuola privata,

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con un centinaio di alunni, gestita da un cattolico ordine religioso. Feci inoltre una ricerca anagrafica nei due comuni di Bientina e Buti e a partire dai neonati fino ai sei anni, sulla base dei futuri possibili allievi Bientina sopravanzava di gran lunga la scuola di Buti. Scrissi una memoria, che inviai al Provveditorato e, per conoscenza al Presidente del Distretto della Valdera con la quale sostenevo che nel caso in cui fossero stati portati motivi di qualit avrei accettata la sentenza; ma i numeri sono numeri e questi testimoniavano esattamente il contrario della risoluzione del Provveditore. Un decreto definitivo sentenzio laccorpamento di Buti alla scuola di Bientina.

Non fu n facile n semplice Non fu n facile n semplice il primo impatto con gli insegnanti di Buti, anche perch si erano attivati stilando un documento con il quale facevano apprezzare la qualit della loro scuola e quindi scontavano una profonda delusione. In effetti anche in quella scuola vi erano insegnanti fortemente impegnati e propositivi. In particolare devo citare Benedetto Gatti. che era un elemento assolutamente fuori dal normale. Intendeva la scuola come una palestra dellapprendere mediante il fare, dove lui, insegnante di matematica e scienze, lavorava per portare i ragazzi a maturare un forte rispetto per la natura e per lambiente. Alcuni risultati del lavoro di Benedetto: Il primo atto a cui fui chiamato come preside di Buti - era il

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settembre 1992 - fu quello di ricevere una signora di Roma che venne a Buti per consegnarmi un assegno di un milione, una discreta cifra a quei tempi!, perch gli alunni di Benedetto avevano vinto il 1 Premio del Concorso Cesare Bonacini per linsegnamento delle scienze nella scuola media. Avevano partecipato al concorso con il progetto e con il manufatto consistente in un pannello fotovoltaico funzionante costruito con materiale di risulta e con materiale delle cassette della frutta. Gi in precedenza Benedetto aveva sollecitato il Comune a dotarsi di un certo numero di Compostori, e, una volta ottenuti, li aveva fatti collocare in prossimit di piccoli condomini e aveva insegnato agli alunni come gestirli, affinch trasmettessero le modalit di gestione agli utenti adulti. Gli alunni di Benedetto ricevettero un altro pregiato riconoscimento per la realizzazione di un progetto che metteva in connessione un compostore con il pannello fotovoltaico gi disponibile di modo che la serpentina ad acqua calda immessa nel corpo dellorganico attivasse con rapidit la trasformazione dei rifiuti in compost. Dopo un po di tempo mi chiese poi il sostegno per la realizzazione di un progetto ambizioso: quello di realizzare una piccola stazione di compostaggio a servizio del paese.

Il Comune fu molto interessato Il Comune fu molto interessato al progetto e si impegn a dare il massimo sostegno. Su questi presupposti Benedetto aveva fatto costruire nellarea

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della scuola una piattaforma in cemento con il necessario sistema di scolo su cui aveva organizzato un semplice sistema di compostaggio che raccoglieva gli sfasci di giardino, le foglie degli ulivi e altri materiali organici che provenivano da privati e anche dal Frantoio Sociale. Il cumulo, cresceva a vista docchio e veniva gestito e controllato in modo sistematico e organizzato dagli alunni al fine di acquisire unampia serie di letture e misurazioni quotidiane. Ho personalmente verificato che nel centro del cumulo., una volta attivato il processo vi era una temperatura di oltre 70 gradi.
Quella che segue la pagina di presentazione di un opuscolo prodotto per la gestione del cumolo

Scuola Media Statale E.FERMI BIENTINA (Pisa)

Scuola Media Statale F.DI BARTOLO BUTI (Pisa)

Attivit di ricerca a carattere pluridisciplinare

IL COMPOSTAGGIO
AUTORI: Alunni della classe 2A - anno scol. 1995/96 con proseguimento nellanno scol. 1996/97
COORDINAMENTO: Prof. Benedetto Gatti, Prof. Luigi Caterino COLLABORAZIONE:

gli Insegnanti del Consiglio di Classe Prof.ssa Daniela Bartoli, Prof.ssa Elisabetta Gnesi, Prof.ssa Claudia Spessot il personale ausiliario della Scuola Media di Buti La ditta EUGEA di Perignano (Pisa)

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La Facolt di Agraria dellUniversit di Pisa


CON IL CONTRIBUTO ED IL PATROCINIO Comune di Buti DI: Comune di Bientina

Amministr.Provinciale di Pisa STAMPATO in proprio presso la Scuola Media E.Fermi di Bientina Si ringrazia il Preside, Prof. Giulio Vannucci, per il costante sostegno al Progetto e per il contributo tecnico e di idee nella elaborazione e nella realizzazione di questo opuscolo.

Altra e non ultima... Altra e non ultima proposta del Prof. Gatti che sostenni fino alla realizzazione fu quella di impegnare i finanziamenti regionali PIA (Progetti Integrati di Area), per un progetto realmente di Area e non, come accadeva e accade tuttora, un modo surrettizio per una distribuzione di un po di denaro alle singole scuole da parte di Regione, Provincia e Comuni. Coinvolgemmo tre dei quattro comuni dellarea: Buti, Bientina e Calcinaia. Lidea fu quella di affittare unampia porzione di monte per oltre 5 ettari, in un luogo chiamato Monte Cucco per realizzare unaula di educazione ambientale allaperto con tutta una serie di percorsi. Allinizio furono attivati i tre percorsi; zoologico, botanico, stagno. In seguito la gamma dei percorsi si ampli notevolmente e, di anno in anno, con i finanziamenti PIA successivi, fu anche allestita unaula in legno dove gli alunni avrebbero svolto le

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esercitazioni proposte o dove si sarebbero riparati in caso di pioggia.

I bimbi in attivit a Monte Cucco di fronte alle bacheche

Luso di questa risorsa didattica si allarg a molte scuole della provincia di Pisa e anche del Compitese lucchese e Benedetto che fino ad un certo punto aveva fissato gli appuntamenti con le classi di altre scuole in relazione al suo orario delle lezioni, dovette rinunciare a gestire personalmente le visite delle classi di altre scuole che furono affidate a operatori dellARCI.

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Visita a Monte Cucco di insegnanti inglesi, sloveni tedeschi e svedesi in relazione alle attivit del progetto Comenius. Benedetto quello al centro con la borsa in mano

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La copertina del CD che contiene la spiegazione dei percorsi

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Devo dire che lorganico della scuola Devo dire che lorganico della scuola di Buti era costituito in buona misura da insegnanti validi e motivati. Betty Gnesi ad esempio che, per il prestigio che aveva fra i colleghi, aveva il ruolo, non formale, di mamma di tutti quanti, che inevitabilmente si rivolgevano a lei per suggerimenti, consigli e indicazioni su come risolvere qualche piccolo pasticcio. Voglio anche ricordare Biagio Domenico Basile, la Giulia Esposito, Anna Catarsi e linsegnante di Religione Martini Luciano, attivo anche a Bientina e, purtroppo per breve tempo da noi, Ciro Cetara. Poi, accanto a loro cerano anche alcuni elementi che animati, da un costante spirito di contrapposizione alle autorit, giungevano a compiere azioni del tutto inaccettabili. Tanto che per una di queste azioni intollerabile fui obbligato a dare inizio allavvio del mio primo e unico provvedimento disciplinare. Una di questi fu poi protagonista di un atto, non censurabile sul piano legale, ma di un tale livello di disonest verso i colleghi e verso la scuola che avrebbe meritato limmediata espulsione dallinsegnamento. Il fatto era questo: allinizio dellanno scolastico 2001 si verific una situazione per la quale, con 27 iscritti alla prima classe, anzich formare due classi di 13 e 14 alunni fu necessario attivare ununica classe con tutti i 27 ragazzi. Per consentire il giusto spazio pro capite, era necessario utilizzare il locale pi grande della scuola che era quello destinato alle riunioni e alla

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mensa e spostare la mensa in due aule adiacenti che si erano liberate. Il primo giorno del periodo che precede linizio delle lezioni, allorquando, senza la presenza degli alunni si procede alla programmazione delle attivit didattiche per lintero anno di scuola, invece di procedere al lavoro programmato, gli insegnanti di Buti si dedicarono a scrivere una lettera di protesta relativamente alla formazione delle classi indirizzandola, come era prassi costante in simili casi, al Provveditore agli studi, al Sindaco di Buti e al Preside. Fatta la lettera e firmata da tutti fu affidato il compito di inoltrarla ad una insegnante che si propose per compiere lincombenza. Salvo che di propria iniziativa aggiunse allindirizzario i Vigili del fuoco, la USL e la Procura della Repubblica. La Procura non si fece viva; i Vigili del Fuoco fecero un sopralluogo e non trovarono niente di irregolare, segnalarono solo lopportunit di spostare un quadro elettrico; anche gli ispettori USL non trovarono niente di irregolare, consigliarono ai tecnici dellamministrazione comunale presenti al sopralluogo di mettere dei paravento davanti alle porte delle due aule che venivano a sostituire quello che era stato il locale mensa, che a sua volta avrebbe ospitato la classe di 27 alunni. Lo scherzetto cost al Comune 40 mila euro. Ero abbastanza infuriato con gli insegnanti di Buti e al primo che si present in Presidenza, Giulia Esposito, feci notare linopportunit di coinvolgere cos tanti organismi per una situazione gi ampiamente dibattuta con il Provveditore al punto che non poteva

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essere modificata. E tanto meno mettere in gioco Pompieri e USL. Giulia mostr estrema sorpresa e scoppi in un pianto dirotto perch solo allora venne a sapere che la collega a cui avevano affidato lincarico di inoltrare la lettera aveva fatto una piccola, marginale modifica alla lettera collegialmente formulata. Ovviamente, ed forse bene che cos sia (?), prevalse lo spirito di solidariet fra colleghi e non vi fu nessun atto formale di disapprovazione della persona che aveva compiuto unazione tanto spregevole.

Dopo la parentesi butese Dopo la parentesi butese sar forse bene, fare i 4 chilometri che separano le due sedi e ritornare a Bientina Fin dallinizio del mio lavoro a Bientina era presente un insegnante di Educazione tecnica, abitante a Pontedera, il quale per non aveva mai voluto avvicinarsi a casa perch aveva trovato nella scuola di Bientina un contesto che lo gratificava molto. Allinizio mi sembr che fosse un elemento piuttosto riservato e, prima di scoprire le sue doti, mi sembrava allapparenza un po distaccato da quelle attivit un po estranee dal rigoroso lavoro di aula. Era Gianfranco Tognarelli nel quale trovai invece uno dei collaboratori pi validi che abbia avuto. Sollecitato in modo giusto si dimostr una delle chiavi di volta delle attivit pi interessanti oltre che qualificanti della nostra scuola. Era ed tuttora un pregiato pittore e incisore e quindi dotato di una manualit sottile e meticolosa. Ma oltre alle doti

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professionali mostrava un sentimento di assoluta modestia e una forma di ampia disponibilit nel mettersi in gioco con le novit che spesso gli proponevo. Da tempo, per esempio, mi mulinava per la testa unidea: tradizionalmente tutte le famiglie hanno un cassetto nel quale raccolgono le foto ricordo. Quale soggetto migliore della scuola tentare di raccogliere un buon materiale iconografico da utilizzare anche come strumento di ricerca e di verifica storica. Certamente la scuola ha quel livello di credibilit e di fiducia da ritenere possibile invitare le famiglie degli alunni, ma anche da parte di tutti i cittadini a prestare le foto alla scuola, dietro una precisa garanzia di rispetto del materiale e con la chiara informazione che le foto sarebbero state riprodotte fotograficamente e restituite ai proprietari. La scuola avrebbe garantito che luso delle immagini sarebbe stato quello di usarle per mostre o pubblicazioni che testimoniassero costumi, abitudini usi di altri tempi, e quindi utile, oltre ogni altra ipotesi, come libro di storia viva. Ne parlai con Gianfranco il quale rimase stupito ma anche entusiasta della proposta. Fece presente una sola difficolt: non aveva competenze per luso della macchina fotografica. Trovammo il rimedio, producendo allo stesso tempo un interessantissimo corso di tecnica fotografica per i ragazzi delle terze medie grazie alla disponibilit del 3C di Cascina (CinefotoClubCascina) e in particolare di Enrico Calvani che, insegnante lui stesso allIstituto Statale dArte di Cascina, impegn parecchi dei suoi giorni liberi per completare la formazione fotografica di alunni e professore.

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Superammo varie difficolt, la prima delle quali era che la scuola non possedeva una macchina fotografica; difficolt risolta trasferendo a Bientina tutto il mio armamentario fotografico: una indimenticabile Yashica, comprata a Stoccolma nel periodo svedese, due Nikkormat e una Nikon F1 e poi, insieme allingranditore tutta la dotazione di vaschette e un paio di tank per lo sviluppo delle pellicole. Dotammo lingranditore di uno strumento che consentiva di fissare la macchina fotografica in posizione orizzontale sopra il piano dotato anche di un vetro per tener ferme le foto. Lilluminazione diffusa si ottenne con due lampade da scrivania. E da qui cominci il percorso di raccolta in pellicola di centinaia di scatti e della stampa in camera oscura delle foto in formato abbastanza grande. Alla fine dellanno facemmo una mostra fotografica delle foto pi significative. Molti furono i visitatori e fra questi Marco Posarelli, vice presidente di Unicoop Pontedera. Dopo qualche giorno Marco mi cerc e, in modo del tutto assertivo, disse che con quelle foto dovevamo fare un libro. Pass un po di tempo senza che Posarelli si facesse vivo, Poi venne a trovarmi e mi inform che aveva parlato con il Presidente Maurizio Martini il quale aveva consentito alla proposta con sincero favore. Lofferta non solo fu accolta dalla scuola ma vi fu un interesse del tutto spontaneo rispetto ad un obiettivo che rappresentava un forte stimolo per i docenti e per gli alunni. Sicuramente non si trattava di una novit per la scuola, infatti anni prima era stato dato alle stampe un libro sulla cerchia muraria di Bientina realizzato dagli alunni della Prof.ssa Vannucci, e non molto tempo

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prima era stata realizzata da una classe e data alle stampe a cura della Cassa Rurale e Artigiana di Bientina una pregiata Guida Turistica del Comune. Ma nel presente caso entravano in gioco soggetti diversi che, a partire dalla scuola, si ramificavano per tutto il comune coinvolgendo le istituzioni e moltissime delle famiglie del comune, anche molte che non avevano figli a scuola. Allinterno della scuola la proposta mise in moto molti insegnanti: Riccardo Vincenti per la considerazione e il prestigio che godeva nellambito bientinese, avrebbe consentito una accelerazione nella raccolta di foto che avrebbe permesso di realizzare unopera con una serie di tematiche di particolare interesse; Gianfranco Tognarelli e i ragazzi impegnati con il progetto di riproduzione delle foto per produrre una serie di negativi e di stampe che rasentassero la professionalit; e poi, insieme ad altri, la Prof.ssa Anna Vannucci che si face carico di seguire la parte organizzativa del lavoro, di fare uniniziale raggruppamento di immagini per tema e poi, una volta definito tutto quanto, impegnata a guidare gli alunni nella realizzazione di una breve introduzione ad ogni tematica in cui erano aggregate le immagini. Fu presentata una prima bozza del lavoro a Posarelli il quale espresse il suo compiacimento per lottima qualit del lavoro che avevamo fatto, poi fece la proposta di dare al lavoro caratteristiche ancor pi speciale facendoci guidare nella fase conclusiva da un grafico di professione. Non potevamo non accettare, anche perch avevamo la copertura finanziaria da parte di Unicoop Cooperative Pisane Riunite, ed il lavoro era cos interessante che meritava un trattamento particolarmente speciale.

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Conoscemmo cos lesperto grafico Alberto Boldrini il quale apprezz il lavoro che avevamo fatto fino a quel punto. Il suo primo suggerimento fu quello di dare a tutte le immagini il senso dellantico applicando la seppiatura. Grazie ad Alberto furono fatte anche una serie di scelte che risultarono decisive per un risultato assolutamente speciale. Una stupenda sovraccoperta con una foto strepitosa a doppia pagina, cos come la foto in seconda e terza di copertina, ripetuta nelle ultime pagine. La copertina era cartonata e poi la carta lucida del testo e della foto dava al libro un aspetto del tutto professionale.

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La copertina del libro formato 29x23 per 165 pagine

Nella lettera di accompagnamento Nella lettera di accompagnamento della copia che portai al Provveditore, sottolineavo il fatto che una collaborazione della scuola con organismi produttivi ed economici esterni, avrebbe contribuito a realizzare una formazione certamente pi aperta di quella pur importantissima, che si svolge allinterno della classe. Il libro fu la premessa per tutta una serie di altre attivit che si svolgevano nella scuola e che trovavano nella Coop una sponda disponibile quanto rispettosa delle funzioni fondamentali dellistituzione scolastica: linsegnamento e lapprendimento. Eravamo piuttosto noi che ricercavamo modalit non rituali per fare nella scuola un forte percorso di maturazione culturale unita ad una formazione sociale e di profonda umanit. Unicoop Pontedera mand anche alla scuola una comunicazione circolare con la quale si informava che nei negozi della cooperativa sarebbero stati organizzati banchi di libri, la cui vendita produceva un buon margine percentuale che, tutto insieme, era destinato alla costruzione di una scuola in Senegal. Ne parlai con gli insegnanti i quali unanimemente furono daccordo con me di proporre alla Coop di creare un negozio di libri nella scuola in modo tale che avremmo avuto un negozio temporaneo al quale avremmo invitato i bientinesi ad acquistare libri, senza le distrazioni che senza dubbio producono i centri di vendita.

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Non fu facile per Coop attivare un negozio non troppo virtuale nella scuola. Ovviamente fece tutto quanto necessario per essere in regola sul piano burocratico formale. E un sabato mattina il negozio apr i battenti con tanto di registratore di cassa legalmente autorizzato a funzionare fuori dalla sede ufficiale del venditore. Liniziativa ebbe un vero grande successo, furono acquistati molti libri, dagli alunni, ma, principalmente da parte dei genitori. Dopo un po di tempo Posarelli mi cerc per dirmi che in considerazione del fatto che eravamo stati protagonisti di un fatto originale oltre che molto significativo, invitavano due classi della scuola a partecipare alla consegna del denaro raccolto dalla vendita dei libri in tutti i negozi Coop della Toscana allAmbasciatore Senegalese in Italia. La cerimonia avrebbe avuto luogo nella sala del Consiglio della Provincia di Livorno. Ci misero a disposizione un autobus e noi mettemmo a disposizione la nostra fantasia, infatti la Prof.ssa Vannucci insieme al Prof Perna, di educazione musicale, e a diversi altri docenti promossero una specie di intrattenimento poetico/sonoro. Mentre i ragazzi leggevano delle brevi poesie da loro stessi composte il Prof. Perna metteva in onda in sottofondo una musica soave. Il nostro intervento termin con una bambina che leggeva in italiano le parole di Imagine di John Lennon al suono delle note divine di quella canzone. Ne furono tutti quanti profondamente commossi ed i ragazzi ricevettero i complimenti da parte di tutti gli intervenuti. Il Presidente delle Cooperative di consumo della Toscana ebbe parole molto profonde e concluse il suo intervento dicendo che i ragazzi gli

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avevano fatto provare un senso di coraggio ma anche di emozione e di commozione mentre il responsabile di uno dei gruppi di musica etnica senegalese ci offr un concerto da effettuarsi nella scuola. Conoscemmo anche la responsabile regionale del COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) per larea del Senegal, Edi Bruni, alla quale era affidato nel concreto lincarico di seguire la costruzione della scuola in Senegal. Edi divenne una presenza abbastanza frequente nella Scuola media di Bientina e da lei sapemmo in seguito che con il denaro raccolto di scuole ne avevano fatte due. Per un periodo il tema Senegal fu abbastanza presente nella scuola, tanto che la comunit senegalese toscana volle manifestare il proprio ringraziamento facendoci conoscere la bellezza del loro artigianato. Cos, unintera domenica la scuola fu aperta alle decine e decine di persone che vennero ad ammirare i bellissimi tessuti, i preziosi oggetti in legno teak e numerosi altri oggetti veramente molto belli. Un esito interessante fu quello di una ricerca approfondita sul Senegal che coinvolse diversi insegnanti; in prima linea Anna Vannucci, ma anche Tognarelli, Vincenti ed altri. La ricerca port alla realizzazione di un ipertesto su quel paese lontano dal titolo Conoscere per capire. Anche in questo caso entr in gioco il solito Posarelli il quale, vista la qualit del lavoro sostenne che dovevamo trasformarlo in CD e diffonderlo anche nei negozi per far conoscere a molti il carattere prevalentemente pacifico e cordiale di quella gente che gi allora cominciava a popolare le nostre citt e i nostri paesi.

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Per trasformare lipertesto in un CD occorreva il masterizzatore che, al momento, era fuori dalle nostre possibilit economiche. Lacquisto fu fatto da Coop e come contropartita furono realizzate centinaia di copie molte delle quali furono assegnate alla cooperativa.. Il nostro motto era sempre quello di perseguire una ottima qualit nel lavoro, e questo valeva per il normale lavoro scolastico e ancor pi per quelli che potevano rappresentare elementi accessori ma di rinforzo nei confronti dellattivit didattica. Anche nel caso del CD si volle raggiungere un obiettivo di qualit e di conseguenza facemmo , anche questa volta con laiuto di Alberto Boldrini una brillante copertina e in aggiunta un piccolo quadernetto con le informazioni essenziali sul lavoro svolto. I CD sul Senegal furono distribuiti gratuitamente in tutte le scuole della provincia e a tutti coloro che ne fecero richiesta oltre a molti avventori dei punti vendita della cooperativa. La collaborazione con la cooperativa produsse per me anche un seguito di carattere personale, infatti in occasione del rinnovo delle cariche amministrative della Societ Cooperative Pisane Riunite mi fu proposto di far parte del Consiglio di Amministrazione. Questo accadeva nel 1995 e dur per tre anni durante i quali portai il contributo che scaturiva in modo del tutto spontaneo, non sul piano dellorganizzazione, quanto piuttosto per una sensibilizzazione sui bisogni dei clienti che conoscevo abbastanza bene perch ero uno di loro. Il 1 gennaio 1998, dopo un lungo percorso di analisi rispetto alle prospettive future di una cooperativa di piccole dimensioni comera Unicoop

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Cooperative Pisane Riunite Pisa con sede a Pontedera e alle valutazioni sui vantaggi che si ritrovavano in una organizzazione di grandi dimensioni fu votata dal Consiglio e venne attuata la fusione per incorporazione di Unicoop Pontedera in Unicoop Firenze. Il Presidente Martini e il Vice Posarelli furono aggregati allo staff dirigente di Unicoop Firenze. Il Consiglio di Amministrazione di Unicoop Pisa decadde automaticamente e 3 membri furono designati a far parte del gi pletorico (una quarantina di membri!) Consiglio di Amministrazione di Unicoop Firenze. Fui prescelto insieme a Luca Ferrucci un giovane professore allUniversit di Sassari e Daniela Magozzi di San Miniato come membro aggiunto al Consiglio di Unicoop Firenze Nella storica sede di Unicoop Firenze in un palazzo ottocentesco, allincrocio fra Via Santa Reparata e Via 27 Aprile, nel salone delle feste dellantico proprietario si svolgevano le riunioni del Consiglio di Amministrazione sotto lattenta regia di Turiddo Campaini, Presidente di una delle pi grandi cooperative dItalia. Non in maniera sistematica, quanto piuttosto nel caso fosse in discussione un argomento vicino ai temi dei miei interesst facevo dei brevi interventi, e mi capitava di osservare uninsolita attenzione di Turiddo per quello che dicevo. Poi, nella primavera del 99 il Consiglio decadde alla scadenza triennale e andammo alle elezioni per il rinnovo. Fui candidato nella sezione facente capo a Cascina, Uliveto, Calci e Vicopisano. Fui eletto e alla prima riunione della sezione soci fui designato nuovamente come rappresentante della sezione nel Consiglio di Amministrazione a Firenze.

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Non passarono molti giorni quando ricevetti a scuola una telefonata direttamente da Turiddo Campaini. Con la telefonata il megapresidente mi disse che aveva pensato a me per far parte del Comitato Esecutivo della cooperativa. Espressi i miei dubbi circa la mia capacit di trattare questioni ed argomenti di carattere molto specifico, enormemente lontani dalle mie personali competenze. Mi rassicur e mi disse che per i problemi specifici erano presenti nellesecutivo fior di professionisti. Lui aveva necessit di verificare certe problematiche con la possibile genuinit di persone che miravano ai problemi da prospettive diverse da quelle dellestablishment tecnico che aveva, giustamente, come obiettivo primario la gestione e lo sviluppo della cooperativa. Obiettivo questo voluto e desiderato da tutti, mediato per da alcune tendenze che facevano emergere spesso alcune contraddizioni rispetto alleccessivo aziendalismo. Intorno al tavolo, insieme al Presidente e al Vice prendevano posto una quindicina di dirigenti che erano a capo di specifici settori. A fianco di questi personaggi togati eravamo cinque laici che, salvo un paio che avevano fatto parte del precedente esecutivo, specialmente allinizio noi tre neofiti ci guardavamo negli occhi con lespressione della serie ma che ci faccio io, qui, ora? E poi imparammo a starci e a porre domande e a sostenere indirizzi e proposte tanto da determinare talvolta una questione in bilico. Simbolico risult un episodio che fu presentato verso il mese di settembre del 2000 dal Consigliere addetto ai rapporti con le sezioni soci: Luciano Rossetti. Port in esecutivo la proposta di attivazione

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di un progetto di solidariet rivolto ai bambini dei paesi del terzo e quarto mondo mediante il sistema delle adozioni a distanza, Luciano era entrato in rapporto con diverse associazioni laiche e cattoliche gi impegnate in simili operazioni. Lintervento di coop, unitamente ad una cospicua somma di denaro, sarebbe stato quello di mettere a disposizione la capillare struttura operativa: ipermercati, supermercati, negozi di vicinato e quantaltro perch si arrivasse al risultato di incrementare in misura significativa la raccolta delle adozioni. Furono sollevati subito una serie di rilievi ed eccezioni da parte dei membri pi aziendalisti con losservazione che ci infilavamo in un campo che non ci era naturale e quindi correvamo il rischio di non avere il controllo delliniziativa. Pochi membri togati erano favorevoli. Credo che le chiavi di volta fossero due: la prima lappassionato intervento dei membri laici tutti favorevoli a correre il rischio prefigurato dagli altri e, assolutamente risolutivo lintervento conclusivo di Turiddo, il quale non spese tantissime parole e, forte del suo carisma, mise fine alla questione con un intervento che dava il consenso alliniziativa. Pochi mesi dopo, nelle vicinanze del periodo natalizio, negli spazi esterni alle aree di vendita si notava la presenza di operatori dellassociazionismo e, in molti casi, anche di ragazzi delle scuole che, sensibilizzati per il grande valore delliniziativa, si avvicinavano gioiosi alle persone che si apprestavano ad entrare nel negozio per dirottarle verso un banchetto dove potevano offrire il loro importante contributo.

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I dubbiosi e gli incerti furono del tutto smentiti. Non vi fu alcun elemento di caduta del lavoro da parte dei negozi e liniziativa alla quale era stato dato il nome Il cuore si scioglie aveva realizzato molte migliaia di nuove adozioni. La cosa prosegue ancora in tutti i centri Unicoop Firenze, i miglioramenti organizzativi e la pi ampia partecipazione delle scuole consente di ottenere ogni anno risultati veramente di grande rilievo. Poi come spesso accade entrano in gioco aspetti strumentali di carattere poco nobile. Infatti nel 2002 si tennero di nuovo le elezioni triennali per il rinnovo dei Consigli delle Sezione Soci e la designazione del rappresentante della Sezione Soci nel Consiglio di Amministrazione a Firenze. Ricevetti una telefonata da Firenze con la quale mi avvertivano che cera qualcuno che a Pisa si dava da fare per escludermi dalla designazione per Firenze per fare spazio a un pisano. Cosa potevo fare? Niente! E niente feci. La prerogativa di far parte dellEsecutivo ovviamente subordinata al fatto di essere parte del Consiglio di Amministrazione e ci si decideva nella sede della Sezione Soci di Cascina. Luciano Rossetti, presente alla riunione di insediamento degli eletti nella sezione soci di Cascina, come garante da Firenze della correttezza delle procedure si dette da fare per farmi confermare nella funzione, sottolineando il contributo che avevo apportato come membro dellEsecutivo. Ci furono un paio di interventi che si mostravano assolutamente preordinati e volti a raggiungere obiettivi ben definiti: il primo la presenza nellEsecutivo di un rappresentante della sezione soci

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di Pisa, il secondo quello di andare a far parte del Consiglio di Amministrazione di un vecchio dipendente di Unicoop Pontedera. Feci un Intervento con toni quanto pi pacati possibile con il quale prendevo atto di una realt che portava a un cambiamento e quindi mi adeguavo alla scelta che il nuovo Consiglio avrebbe deciso. Un aspetto che maggiormente mi fece sentire offeso fu lintervento di una donna che us parole e contenuti assolutamente incomprensibili e confusi per il senso delle sue parole era abbastanza chiaro: chiedeva nel suo modo esaltato di parlare rispetto ad una cosa a cui avevo formalmente e pubblicamente gi rinunciato: pretendeva la mia rinuncia alla partecipazione allesecutivo di Unicoop Firenze. Tutta la vicenda dimostrava la quasi certezza che era stata orchestrata una macchinazione per raggiungere obiettivi ben definiti. Fu solo lo stesso Rossetti che con espressioni molto forti anche se portate con toni pacati, tent un recupero che chiaramente avrebbe avuto esiti negativi, per cui ripresi la parola e affermai il mio assoluto rifiuto ad ogni impegno salvo quello di membro del Consiglio della Sezione Soci Coop di Cascina. In quei momenti avevo come riferimento un vecchio proverbio delle nostre parti che suona: per forza non viene neanche laceto! Ebbi una personale soddisfazione in occasione dellassemblea dei soci coop per la presentazione del Bilancio della cooperativa. Venne a Cascina lo stesso Campaini, mi volle vicino a lui al tavolo della Presidenza, nonostante non avessi pi il titolo per una simile posizione e di fronte alle centinaia di soci presenti spese parole di grande

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considerazione nei miei confronti per il livello di contributo che avevo dato alla cooperativa. Intanto, a partire dalla met degli anni 90 Intanto, a partire dalla met degli anni 90 nel campo della scuola erano avvenute modifiche molto importanti in quanto si veniva a riconoscere che il livello culturale e di preparazione degli alunni era strettamente dipendente dalla qualit e dalla quantit dellinsegnamento. Una frase detta in una affollatissima assemblea al Palazzetto dello sport di Firenze nel settembre 96 dallallora Ministro della Pubblica Istruzione fu quella di valorizzare il grande patrimonio di capacit presente nel corpo insegnante e far emergere le loro potenzialit nascoste oltre ad avviare un percorso di riconoscimento e di premio a coloro che mettevano quanto di pi e di meglio per corrispondere ai bisogni di apprendimento degli alunni, lontani da una modalit burocratica nel rapporto con il lavoro che avrebbe ridotto la scuola a un vacuo elargitore di informazioni. Queste affermazioni mi fecero avvertire una elevata consonanza con il percorso che noi avevamo gi tentato di avviare. E fu proprio in quegli anni che potemmo estendere ancor di pi le attivit di percorso per lapprendimento coniugandole a un tipo di organizzazione non sempre strettamente vincolate alla gabbia dellorario delle lezioni. Mi trovavo in completa consonanza con le parole del ministro e, riflettendo sul percorso compiuto mi rendevo conto che, salvo alcune situazioni veramente minimali, tutti gli insegnanti si spendevano per

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realizzare iniziative che portavano a creare un forte stimolo motivazionale provenienti da attivit che per alcuno potevano avere poco a che fare con la scuola. Mi preme ricordarne alcune per esempio la Minimaratona che si svolgeva a Bientina nel periodo finale delle lezioni e alla quale partecipavano numerosissimi ragazzi e ragazze provenienti da molte scuole medie della Provincia Mario, attuale autista del Sindaco di Cascina, mi ricorda ancora frequentemente la gioia che lui, allora autista di scuolabus al comune di Lari, provava nel partecipare ad un evento tanto straordinario. Altro elemento di soddisfazione i numerosissimi spettacoli che venivano preparati per una conclusione strepitosa dellanno scolastico. Basti pensare che per svariati anni venivano preparati, con il supporto delle Amministrazioni Comunali, dei veri e propri teatri allaperto su cui abbiamo visti rappresentare, grazie al Prof Squillaci e a un alunno che aveva una innata predisposizione per la recitazione Natale in casa Cupiello, Filumena Maturano e numerosi altri lavori anche di produzione interna delle scuole materne, elementari e medie di Bientina e Buti. E poi lannuale marcia della Pace. Linizio avvenne cos: Il Comune di Bientina, con il supporto organizzativo della Universit della Libera Et di Cascina organizzava la festa di fine anno delle scuole elementari del Comune con giochi guidati e attivit di vario tipo occupando una buona parte della zona centrale del Paese. Nel secondo anno di svolgimento della iniziativa, dintesa con il Direttore Didattico Sergio DOriano, come scuola media organizzammo un intervento, che si inseriva nellinsieme della manifestazione: nella fase

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conclusiva giungeva da una strada laterale alla piazza un lunghissimo e variopinto Drago cinese, ideato e realizzato dagli alunni della Prof.ssa Pellegrini, che ospitava numerosi alunni della scuola mentre tutti gli altri alunni seguivano il Drago con cartelli che inneggiavano alla pace.

Il Drago comincia il suo cammino

che

Lintrusione ebbe unefficacia straordinaria tanto giungemmo alla conclusione che dovevamo

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sviluppare liniziativa e farne un appuntamento annuale che, dopo la nascita del Comprensivo, vide impegnati concordemente alunni, insegnanti e genitori in una festa della pace che si concluse ogni anno con una marcia e con lancio di palloncini, oltre a tante iniziative collaterali. Liniziativa della marcia metteva in moto tutta una serie di soggetti; innanzitutto lAmministrazione comunali di Bientina e di Buti per la sicurezza dei partecipanti. Infatti la marcia partiva da Cascine di Buti e percorreva per circa un chilometro la Sarzanese Valdera, interrompendo il traffico intenso che interessa quella strada. Mettevamo in moto gli autobus della Croce Rossa di San Frediano a Settimo per portare a Cascine di Buti i ragazzi di Buti e quelli di Bientina. Poi iniziava la marcia con i ragazzi abbigliati in modo uniforme che portavano striscioni e si esibivano in canti e passi di ballo.

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La "marcia" appena partita da Cascine di Buti

Una volta giunti nella strada comunale di Bientina il corteo si snodava con una dimensione maggiore perch trovavamo ad attenderci gli alunni delle scuole elementari e poi, ancor pi vicini alla piazza centrale di Bientina incontravamo i bambini delle materne. A questo punto gli oltre mille ragazzi e bambini, accompagnati, in specie i pi piccoli, da moltissimi genitori facevano il loro ingresso nella piazza del paese dove avveniva il lancio dei palloncini con messaggi di pace.

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Il Parroco di Bientina apre la marcia

La marcia sempre variata in qualche aspetto proseguita fino a quando sono stato pensionato. Di particolare significato fu ledizione 2002. Era in corso una delle guerre del Golfo e nello stesso tempo avevamo ospiti 3 dirigenti scolatici di Inghilterra, Germania e Svezia provenienti da tre Istituti con i quali avevamo stabilito un Progetto didattico comune sul tema I diritti dei bambini. Furono invitati a partecipare alla marcia che si svolse con gli alunni e gli altri partecipanti vestiti con una maglietta bianca su jeans.

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Poi, giunti in mezzo alla piazza di Bientina si succedettero una serie di interventi fra i quali quello, veramente coinvolgente di Teresa Mattei, la quale, giovanissima, fece parte della Assemblea Costituente. La parte ufficiale si concluse con la lettura di un documento contro la guerra predisposto da un gruppo di docenti. Il documento fu tradotto e letto dai tre dirigenti ospiti nella loro lingua.

Garreth, inglese, legge il suo messaggio didascal

Devo dire che liniziativa proseguita anche con i miei successori, venivo invitato e partecipavo di persona alla marcia. Da diversi anni, mutatis mutandi, non sono stato pi invitato. So per che la marcia viene fatta tuttora

Nel 1999 avvenne una trasformazione

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Nel 1999 avvenne una trasformazione radicale del sistema scolastico: quello di ridisegnare il corso degli studi mediante laccorpamento di scuole materne, elementari e medie. Il primo obiettivo molto concreto del provvedimento fu quello che persone le quali facevano lo stesso mestiere, che era quello dellinsegnante, operanti in ambiti fisici diversi, quasi non si parlavano fra loro e abbastanza rare erano le occasioni in cui potevano mettere in atto delle attivit in maniera coordinata. Con la unificazione dei tre ordini di scuola in una unica entit, il rapporto fra i vari ordini di scuola, membri di quello che venne definito Istituto Comprensivo di scuola materne, elementare e media, divent una esigenza strategica. Dovemmo infatti realizzare una notevole trasformazione della nostra forma mentis per gestire con il necessario equilibrio un gruppo eterogeneo e quindi avere quella flessibilit che consentisse di tenere insieme in modo corretto e produttivo professionisti che avevano finora operato in modo univoco. Ho avuto notizie relative a Istituti che hanno avuto delle reali difficolt a incamminarsi nel percorso che avrebbe prodotto uno spirito di unitariet e di vera cooperazione/collaborazione.

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Le entit scolastiche accorpate avevano la caratteristica di essere molto grandi. Si tendeva ad avere Istituti con un numero di studenti intorno alle mille unit e tali numeri portavano come conseguenza quello di avere i Vicari (vicepresidi) con il distacco dallinsegnamento. I Presidi di Scuola Media e i Direttori Didattici delle scuole elementari e materne, di dimensioni abbastanza piccole (uso i nomi delle scuole che si usavano a quel tempo, mentre attualmente si chiamano, in ordine, scuole dellinfanzia, primaria e secondaria di primo grado) erano soliti normalmente di scegliere il Vicario mediante una votazione fra gli insegnanti; il vicario era il loro rappresentante, per

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normalmente la carica aveva un carattere puramente rappresentativo perch avevano, nella maggior parte dei casi da osservare lintero orario delle lezioni. Con il Comprensivo, con i numeri elevati si ebbe un esito generalizzato di avere nelle scuole una nuova figura: quella del Vicario del Dirigente Scolastico a tempo pieno. S, perch nel frattempo i Presidi e i Direttori Didattici avevano ottenuto di essere elevati alla Dirigenza. Nella maggior parte dei casi avvenne la conferma dei Vicari precedentemente votati dai colleghi. Con i cambiamenti sopravvenuti era il Dirigente scolastico che sceglieva il proprio collaboratore, ed io feci la scelta che il mio Vice dovesse essere un insegnante della materna o della elementare perch, pur provenendo io stesso dalla scuola elementare, non potevo avere quella dimestichezza che necessaria per la corretta gestione di una scuola. Manifestai questa volont agli oltre cento insegnanti del nuovo Istituto e chiesi loro di propormi uno dei colleghi che ritenevano pi adatto al compito. Divenne Vice Maria Ceccarelli, figlia del mio antico collega nella scuola media di Calci, e di Evelina che era stata collega e amica di mia moglie. Maria era un elemento veramente di grande valore, capace, attenta ai bisogni emergenti, decisa quando cera da affrontare anche situazioni scabrose e, poi, conosceva la scuola elementare di quel tempo come le sue tasche. Abbiamo lavorato insieme con reciproca soddisfazione con il mio pacato, cos almeno ci provavo, atteggiamento di contenimento delle sue vivaci uscite verso i colleghi, gli ausiliari e, qualche rara volta, anche verso di me. Poi, verso la fine

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dellanno, allorch di comune intesa arrivammo alla conclusione che la scuola si era incamminata su una ottima strada di lavoro, con i tre segmenti che intensificavano momenti e operazioni in comune, Maria mi manifest il desiderio di tornare nellaula, con gli alunni, e non a baccagliare con questo e con quello. Rispettai il suo desiderio e mi si pose il problema di ricercare un nuovo collaboratore. Volevo rispettare pienamente il criterio che avevo adottato di affiancarmi come Vice uninsegnante elementare, e la bont di una simile scelta mi veniva confermata dallesperienza di alcuni colleghi, specialmente alcuni privi di una qualsiasi esperienza di scuola elementare. Infatti in alcuni casi di colleghi che avevano nominato come Vice un insegnante della scuola media si determin, oltre alle grane inevitabili di fronte a cambiamenti radicali come quelli che stavamo attraversando, anche un clima abbastanza competitivo fra i colleghi dei diverso ordine di scuole In tali situazioni, che poi trovarono una naturale forma di pacificazione fu necessario un percorso molto delicato da parte del Dirigente scolastico per arrivare a costruire un gruppo di lavoro che si riconoscesse come partecipe di un uguale obiettivo e come membri di un insieme di professionisti portatori di uguali valori. Per quanto riguarda il percorso di radicale modifica della struttura operativa della scuola non mi si presentarono difficolt insuperabili anche grazie al supporto straordinario che mi venne portato da Maura. La sostituzione di Maria dette luogo ad un breve tourbillon di proposte che provenivano nella maggior parte dei casi da insegnanti della scuola media. Poi,

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una mattina dinizio anno scolastico, si present una insegnante che avevo conosciuto come mamma di uno dei ragazzi pi validi incontrati nei dieci anni di presidenza a Bientina, e per alcuni contatti di lavoro in un periodo in cui era stata nominata fiduciaria della scuola elementare. Maura si propose nella funzione di vicaria e non ebbi dubbi che questa fosse la scelta giusta. Nei due anni in cui ha collaborato con me nella gestione della scuola e poi, dopo il mio pensionamento, con altri dirigenti scolastici, ha dato luogo ad una attivit di grande spessore professionale, congiunto ad una attivit di forte e deciso indirizzo operativo, anche se coperta da un atteggiamento apparentemente riservato e schivo. In occasione degli incontri con il gruppo di dirigenti scolastici con i quali avevamo la consuetudine di incontrarci per verificare insieme le varie problematiche della nostra nuova professione e affrontavamo il tema dei collaboratori mi veniva spontaneo rappresentare la mia situazione di assoluta tranquillit per lo scrupolo con cui la mia Vicaria svolgeva il suo lavoro. Successivamente ha superato con ottimi risultati uno dei concorsi pi complessi che si sia mai tenuto e,attualmente, sta conducendo come dirigente scolastica l'istituto comprensivo di Ponsacco. Una scuola di grandi dimensioni introducendo elementi di notevole miglioramento strutturale, come ad esempio un corso di carattere musicale con gli alunni che partecipano alle manifestazioni pubbliche eseguendo pezzi di notevole complessit.

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Il pensionamento stato per me Il pensionamento stato per me un passaggio tanto obbligato, quanto sgradito. Sentivo che avrei potuto offrire ancora per diverso tempo un contributo non banale alla realizzazione di percorsi didattici di buon livello. Volli, comunque sia, chiudere la mia vita scolastica con due operazioni che ritengo tuttora molto significative. La prima fu quella di dare un nome allIstituto Comprensivo. Per una scuola che aveva un rapporto con scuole inglesi, tedesche e svedesi sul tema del rispetto dei bambini e dei ragazzi e del loro diritto al gioco e alla scuola e non a qualsivoglia forma di lavoro, dovevamo trovare un nome di un personaggio che fosse in piena consonanza con tale principio. E il nome lo trovammo: quello di Iqbal Masih, bambino pakistano venduto dai genitori a un fabbricante di tappeti. Scappato varie volte e sempre ripreso con le conseguenti crudeli, atroci punizioni. Quando gli si present loccasione di liberarsi definitivamente dalle catene con cui era legato al telaio si trasform in un efficace sindacalista contro lo sfruttamento del lavoro minorile. La mafia dei tappeti non poteva tollerare di essere sconfitta da un bambino e lo uccise. Aveva appena 12 anni.

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Intitolazione dell'Istituto Comprensivo al ragazzo Pachistano Iqbal Masih. Sono presenti alla cerimonia i Sindaci di Bientina e di Buti. Il relatore ufficiale Don Armando Zappolini

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Targa affissa allingresso della sede del Comprensivo

Il secondo obiettivo fu quello di lasciare la scuola con una organizzazione telematica che liberasse il personale ausiliario delle undici sedi scolastiche del Comprensivo dei vincoli di una comunicazione affidata a procedure molto soggette allimprovvisazione e al volontariato. A tale scopo ognuna delle undici scuole fu dotata di computer con relativo indirizzo e.mail, di stampante e di scanner che consentisse lo scambio di documenti senza avere persone avanti e indietro per le strade. Da parte di molti ricevetti espressioni di rammarico per la mia uscita di scena e contemporaneamente mi manifestavano la loro certezza che, grazie ai miei innumerevoli interessi, avrei potuto colmare il vuoto che la perdita della scuola mi avrebbe procurato.

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Con toni consolatori mi si diceva continuamente che avevo tanti interessi, diversi hobby e che avrei certamente trovato il modo di impegnare costruttivamente il molto tempo a disposizione. A queste espressioni fui solito rispondere che gli hobby e i passatempi sono importanti quando impegnano un tempo rubato al lavoro. Se diventano lavoro sono solo una grossa palla da portare. Per fortuna non pass molto tempo che fui invitato inaspettatamente a parlare con il presidente di una societ, la Gesport, che aveva in gestione gli impianti sportivi comunali di Cascina: Tennis, calcetto e, pi di tutto, una piscina coperta e una olimpica scoperta. La societ di gestione aveva due azionisti, la Cooperativa di Servizi lArca e la UISP provinciale. Avevano bisogno di un elemento di equilibrio e lo individuarono nella mia persona. Sono stato alla Gesport quasi un anno e credo di aver introdotto elementi di chiarezza nella gestione, anche finanziaria, al punto che si pervenne ad un rapporto sostanzialmente pacato fra i due azionisti, a differenza di quanto accadeva in certe situazioni precedenti in cui si era quasi rischiato di andare alle mani.

Ancora una volta il telefono Ancora una volta il telefono fu lo strumento di un cambiamento. Eravamo nellagosto del 2003 quando ricevetti una telefonata da Moreno Franceschini, Sindaco di Cascina, il quale mi chiese se potevo passare dal suo ufficio.

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Ovviamente non potevo non aderire allinvito, anche perch, seppure non in misura consistente, tuttavia i nostri rapporti erano ed erano stati nel tempo abbastanza frequenti. Eravamo insieme iscritti al PCI e consueti partecipanti alle riunioni di partito, con Moreno esperto di problemi dellagricoltura ed io, ovviamente, dei problemi della scuola. Siamo stati per un periodo colleghi nel Consiglio Provinciale e poi, entrambi appassionati di tennis, talvolta avversari sul campo di terra rossa. Moreno era divenuto sindaco succedendo al suo predecessore, Carlo Cacciamano, personaggio assolutamente eccezionale, capace e deciso nelle scelte sia personali che nel suo ruolo di amministratore, quanto sfortunato nella vita privata. Carlo rimase vedovo della sua cara e bella Sandra dopo pochi anni di matrimonio; avevano avuto un bambino Niccol e il decesso avvenne per complicazioni nel parto di una bambina che sopravvisse alla madre. Cos Carlo si trov a gestire una situazione di una enorme difficolt che govern grazie anche alla totale dedizione ai bambini e allo stesso Carlo da parte della suocera. Ma la sfortuna era evidentemente una componente legata alla persona di Carlo. Scopri di avere un tumore. Fu operato e sembr che avesse sconfitto il male. Ma il male ebbe il sopravvento, si ripresent in una forma ancor pi aggressiva. Carlo lott e lavor, specialmente con lallora assessore Franceschini, fino allultimo istante; poi si arrese. Le elezioni che si tennero per dare un nuovo sindaco al Comune di Cascina videro la vittoria con grande vantaggio su tutti da parte di Moreno, ma leredit di Carlo per qualche tempo rappresent un

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peso abbastanza gravoso, con il costante suo ricordo da parte dei cittadini, degli amici e dei compagni di partito. Nonostante questa situazione Moreno seppe rapidamente fuoruscire da una realt che avrebbe forse condizionato soggetti con un carattere diverso dal suo. Una delle caratteristiche di Moreno infatti costituita da criteri tesi alla pi solida concretezza, a intendere lamministrazione come un percorso di tipo partecipativo, facendo stretto riferimento agli impegni programmatici e, con questi principi ha certamente acquistato stima e considerazione da parte della maggioranza dei cittadini del comune. Credo che, assillato da una mole straordinaria di impegni di ogni ordine e tipo, abbia avvertito lesigenza di avere vicina una persona sulla quale scaricare un po delle questioni che giornalmente si presentano in Comune. Pens a me come Responsabile della Unit di Staff degli Organi Istituzionali. Espressione burocratica per definire il segretario particolare del Sindaco. Non era un impegno con mansioni ben chiare e definite, salvo quelle di garantire il perfetto funzionamento dei servizi istituzionali in occasione di celebrazioni, di manifestazioni e di molte altre piccole occasioni nelle quali entrava in gioco la correttezza e ladeguato rituale di pi o meno piccoli eventi che coinvolgono lAmministrazione. Lo staff era costituito dalladdetto stampa, dalla centralinista personale del Sindaco, dai due autisti di rappresentanza, da un amministrativo e dai due addetti alla tipografia-copisteria comunale.

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La vicinanza particolare con il primo cittadino, oltre a servire spesso da valvola di sicurezza rispetto ai numerosissimi problemi che si presentavano giornalmente aveva anche una funzione di carattere rappresentativo rispetto ad alcune associazioni o realt operative del territorio fino ad alcuni soggetti che quasi ritualmente cercavano il contatto diretto con il Sindaco il quale, ovviamente li dirottava verso la mia scrivania. Non molto tempo dopo linizio del mio impegno di collaborazione con il Sindaco si avvicinarono alcuni amici che volevano saggiare la mia opinione rispetto alla possibile ricandidatura di Moreno per il secondo mandato. Evitavo ogni possibile pronunciamento che potesse essere vicino ad una opinione se non quella che la fine della legislatura era ancora lontana e quindi avremmo avuto modo e tempo per fare le necessarie valutazioni sulla opportunit o meno di ricandidatura. E il tempo fu poi galantuomo e le richieste di opinioni si intensificarono. A ogni interlocutore che mi faceva delle richieste relativamente alla nuova candidatura Franceschini opponevo un mio pensiero. Intanto va detto che i richiedenti erano tutti provenienti dal PCI ed io partivo da questa considerazione per contestare ogni possibile affermazione divergente, richiamandomi a quella rigida etica morale del PCI che aveva prodotto dei sindaci assolutamente speciali. Infatti sarebbe stato del tutto contraddittorio e fuori da ogni logica che un sindaco che aveva presentato un programma condiviso, laveva attuato interamente, anzi aveva aggiunto tutta una serie di azioni e di realizzazioni che andavano oltre il

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programma, non fosse ricandidato per il secondo mandato. A meno che non vi fossero dubbi non tanto sulloperato quanto sullonest di Moreno. Questultima espressione produceva una reazione al tempo stesso di sorpresa e di netta negazione di una simile possibilit. Non furono certamente queste mie espressioni a modificare un orientamento che stava nella logica delle cose. Moreno fu ricandidato e ottenne un risultato straordinario sfiorando per pochi centesimi il 70 per cento dei voti. Dopo linsediamento mi aspettava una sorpresa: Moreno mi conferm il contratto fino alla scadenza del suo mandato. Siamo arrivati al termine dei cinque anni e Moreno ha lasciato il proprio scranno ed io ho fatto altrettanto nello stesso giorno. Ho avuto un surplus di quasi otto anni di lavoro. Lo dico con tutto il pi profondo senso di riconoscenza: Grazie Moreno. Ti sono immensamente grato di avermi fatto vivere un insperato periodo di grande soddisfazione.

Epilogo Qualche anno fa si citava spesso la Conferenza di Chicago dove, di fronte allincalzante fenomeno della globalizzazione e quindi di una sfrenata concorrenza fra i paesi produttori di beni, si affermava che ci sarebbe stata una situazione per la quale un giovane nel corso della vita avrebbe dovuto

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cambiare diversi tipi di lavoro. Si parlava di almeno sette cambiamenti. Ho forse anticipato lipotesi di Chicago? Mah!

Postfazione

Se tredici mestieri vi sembran pochi

di Alberto Vannucci

Lavorare meno noioso che divertirsi Charles Baudelaire

Quando

ho

iniziato

pensare

questa

postfazione senzombra di dubbio una tra le mie incombenze letterarie pi ardue naturalmente mi

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sono preoccupato di cosa avrei potuto scrivere, ma almeno il titolo mi parso da subito pressoch obbligato. Per associazione didee infatti mi ronzava in testa un adattamento su misura del ben noto canto delle mondine, poi diventato inno comunista: Se otto ore vi sembran in questo poche, volume vi provate sembran voi a lavorare.[1] Ecco, se i tredici mestieri che vengono raccontati pochi provate voi a lavorare. Provate, anzi proviamo a pensarci mentre impariamo larte, quellarte elusiva fatta di accorgimenti, ragionamenti e tecniche, praticando giorno dopo giorno, anzi anno dopo anno ben tredici mestieri, mestieri seri, di quelli che danno uno stipendio col quale ci si mantiene e si mette su persino famiglia. Proviamo a immaginarci mentre ci applichiamo permettono in ognuno al nostro di quei mestieri fino lavoro di ottenere ad il acquisire quellamalgama di passione e capacit che riconoscimento degli altri, producendo ci che viene qualificato dagli altri come un buon lavoro il riconoscimento pi prezioso e difficile da conseguire. Parlo per me, che di mestieri ne ho messi in fila pochi, in effetti uno soltanto, ma quella del mio augusto genitore mi sembra unimpresa spaziale. Eppure tutto vero, documentato, adesso non soltanto dalla

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tradizione orale ma messo nero su bianco. Unepopea di altri tempi, unesperienza che purtroppo i nuovi tempi quelli del precariato per necessit stanno costringendo parecchi giovani e meno giovani a emulare loro malgrado. Senza per, almeno temo, la stessa consapevolezza nonch, alla fine del percorso, legittima soddisfazione. Allora proviamo a metterli in fila, uno dopo laltro. Anche dopo aver letto il libro difficile, pi difficile che ricordarsi tutti di seguito i nomi dei sette nani. Io stesso, credetemi, ho visto coi miei occhi lautore del libro mettersi dimpegno per contarli, quando si ragionava assieme del titolo da dare al libro. Tredici mestieri, appunto, ma prima di numerarli con precisione sono occorsi alcuni tentativi, si finiva sempre per scordarne qualcuno. Ecco la lista ufficiale appositamente numerata: 1. falegname; 2. ragioniere/impiegato in una rivendita di legname; 3. gestore di una rivendita di mobili; 4. impiegato in una ditta di esportazione di ortofrutticoli; 5. corrispondente estero commerciale a Stoccolma; 6. venditore di corsi linguistici; 7. impiegato in una ditta di mobili; 8. maestro elementare; 9. insegnante di lettere nella scuola media; 10. preside e poi dirigente scolastico; 11. direttore del settore giovanile della FIGC presso il

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centro

Tecnico

di

Tirrenia;

12.

amministratore

delegato di una societ di gestione di impianti sportivi; 13. coordinatore dello staff di segreteria del Sindaco di Cascina. Lavori manuali e lavori intellettuali, mestieri che si fanno con le mani e con la testa, che si fanno da soli o che richiedono di stare a contatto con gli altri, lavori dufficio e da viaggio, da realizzare seduti su una scrivania o faticando in piedi, vendendo merci od organizzando il lavoro altrui, mestieri che impongono di giocare con i numeri o con la parola, scritta e parlata Insomma, direi che quello che dora in avanti chiamer il mi babbo[2] non si fatto mancare nulla sul versante lavorativo, di certo non s annoiato. Ma naturalmente la sua contabilit lavorativa reale non si limita agli impegni raccontati con dovizia di particolari nel libro. Quelli elencati sono solo i mestieri che sono assurti in qualche modo alla dignit della busta paga, al crisma dellufficialit. Poi ci sono quelli fatti per pura passione o per necessit domestiche, gli incarichi fiduciari, i lavoretti. A occhio, almeno altrettanti. Nei cartoni animati del Fantastico mondo di Richard Scarry, lontana passione del mio ex-bimbo Lorenzo, cera un personaggio che in qualche modo mi ricorda il mi babbo, ed Giustino Aggiustatutto,

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traduzione italiana di Mr. Fixit, una volpe dallaria efficiente e affidabile che armato di qualche attrezzo cacciavite, trapano, martello, e poco altro riesce con abilit volpina a rimediare mettendovi una toppa a qualsiasi guasto o magagna. E impossibile enumerare quanti piccoli e grandi problemi domestici un avvolgibile rotto, un lampadario da sostituire, un mobiletto da aggiustare, unanta darmadio da rivestire di stoffa, solo per fare qualche esempio siano stati risolti grazie al provvidenziale intervento del mi babbo, per il quale ancora indosso i panni di assistente, da sempre apprendista con limitatissimi margini di autonomia. Come non bastasse, il mi babbo si in passato dilettato anche di lavori di giardinaggio e orticoltura, senza peraltro disdegnare di sperimentare tecniche di agricoltura biologica allora allavanguardia. E cos se per disgrazia fossimo costretti a un ritorno forzato alla vita agreste da un qualche evento catastrofico che so, una guerra termo-nucleare, una pandemia, un nuovo governo Berlusconi in famiglia potremmo contare su di lui per ricostruire autarchicamente le fondamenta di una cultura agricola di sussistenza. Visto che per mestiere, tra le altre cose, mi sono trovato a rimasticare le idee pi o meno

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strampalate di qualche grande pensatore del passato, confesso che in pi di un passaggio di questo volume leggendo delle gesta lavorative del mi babbo ho avuto la sensazione che dietro quellimpegno e quella dedizione vi fossero i tratti di una cultura distante anni luce da quella dominante in questo paese, questa tradizione magnificenti del sociologo cattolica addobbi Max impastata sacri, che di carit indulgenze, pelose e

confessionali sempre pronti allassoluzione. E una tesi Weber, individuava nella concezione calvinista del lavoro come valore in s, espressione di un vero e proprio succedaneo della vocazione religiosa, la radice di una struttura etica di convinzioni interiorizzate che ha favorito lavvio dei processi propria di sviluppo economico il nei paesi infatti, capitalisti.[3] Nelle soddisfazioni e nel successo della impresa lavorativa calvinista, acquisisce consapevolezza di essere incluso in quel ristretto novero di predestinati che si trovano nella grazia di Dio. Ecco che in questa biografia professionale la figura del mi babbo almeno in questa mia rivisitazione sociologica ad personam assumerebbe un profilo quasi epico, i tratti di un alieno in patria: come Sordi era Un americano a

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Roma, cos il mi babbo diventerebbe Un calvinista a Cascina, per giunta calvinista inconsapevole. Devo ammettere poi che accanto al naso importante, al profilo affilato del viso, al colore degli occhi, spesso ho limpressione di aver ereditato proprio dal mi babbo un maledetto gene che ti porta dentro uno smanioso senso di insoddisfazione che non si placa finch qualsiasi impegno di lavoro o professionale non stato portato a termine in modo soddisfacente, quella tensione latente verso la qualit delle proprie realizzazioni professionali. Si sappia, una condizione esistenziale piuttosto logorante, che io personalmente esorcizzo con pause letargiche, da un po di tempo purtroppo sempre pi rare, mentre il mi babbo da diversi anni soprattutto con il tennis e un solitario di windows, ma in un glorioso passato anche costruendo, tra laltro, mirabili modellini di aereoplani della seconda guerra mondiale. Ma ora devo tornare a Weber per placare le probabili preoccupazioni del mi babbo, che si visto accomunare a tradimento a valori che favorirono lo sviluppo dello spirito capitalistico pur essendo storicamente un comunista tutto dun pezzo, talmente comunista e talmente dun pezzo solo che a forza di seguire la linea del partito adesso non pi nemmeno

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comunista. Il punto che ladesione a un sistema di valori affine a quelli del calvinismo fa s che chi si impegna nel proprio lavoro tragga soddisfazione non dai profitti in s, e neppure dai consumi o dalla vita agiata che quelli permettono. No, il capitalistacalvinista allopera ricava dallespressione tangibile del proprio successo i profitti da reinvestire austeramente nella propria impresa, con una sobriet inversamente proporzionale allesibizionismo gaudente e caciarone degli arricchiti delle nostre terre papaline il segnale altrimenti indecifrabile della propria condizione di grazia divina, che potr capitalizzare nellaldil. Ma togliamo gli ingombri del profitto e delleventuale aldil e mettiamo sul piatto, al loro posto, il valore che un autentico comunista attribuirebbe al proprio impegno lavorativo, cio quello di tradursi in servizio per gli altri, dove la cerchia dei beneficiari del proprio sforzo lavorativo assume una geometria variabile che di volta in volta pu comprendere la famiglia, i partner commerciali, i clienti, gli utenti, gli studenti e i loro genitori, i colleghi professori, la collettivit intera. Perch, a rileggerle con attenzione, nelle vicissitudini lavorative del mi babbo ci sono diverse circostanze in cui il protagonista ha in mano una trovata, uno spunto,

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unidea che potrebbe diventare loccasione buona per svoltare, magari mettere su unattivit davvero remunerativa e fare i soldi. Semplicemente non quello che lo interessa, si colloca al di fuori di quellorizzonte di aspirazioni. I soldi conteranno pure, ci mancherebbe, ma il successo non lo misurano gli zeri sul conto in banca, bens tanto per fare un esempio i progressi insperati ottenuti da un alunno apparentemente perso, fosse pure la sua sbilenca scritta la Gina cia la topina. Devo confessare, per inciso, che temo di aver ereditato da lui pure questaltro maledetto gene. Ecco, in questa prospettiva si pu forse leggere meglio la vicenda raccontata in questo libro. Una storia di dedizione nellimparare ad utilizzare strumenti sempre nuovi per migliorare i risultati ottenuti con il proprio lavoro, nellidea che ci che si impara non ha valore soltanto per s, ma soprattutto per gli altri, giustificando cos avendo in vista tanto le uno sforzo profuso che le altrui proprie

aspettative. Una storia nella quale un mestiere viene abbandonato non perch rende poco, ma nel momento in cui il protagonista mette a fuoco con disagio che non quella la strada per tradurre in vera ricchezza sociale che si ripartisce su tutti, e non solo sul

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proprio portafogli i frutti del proprio impegno quotidiano. Da questo nasce anche la scelta di porsi al servizio della propria comunit in unepoca remota nella quale sembrava ancora possibile proiettare i propri destini personali in un orizzonte di cambiamento sociale, tradottasi in una serie di incarichi politicoamministrativo andati avanti per circa ventanni. Pur non rientrando nellelenco dei mestieri ufficiali, perch mestiere in senso proprio non mai stato, quello di vicesindaco e di assessore stato forse limpegno che meglio rispecchia la vocazione del mi babbo, quello vissuto con passione pi intensa e con un rigore di stampo genuinamente berlingueriano. Un amore poi riversato nel successivo impegno dirigenziale, che ha trasformato le scuole da lui dirette in altrettante case gestite con lo spirito e laffetto del buon padre di famiglia. Per queste ragioni non stata una sorpresa scoprire che era proprio in una dimensione lavorativa che il mi babbo aveva scelto la chiave per raccontare in un diario di viaggio una fetta rilevante della propria vita, condividendola con tutti, parenti (soprattutto i nipoti, credo), amici, ma anche compagni di lavoro, partito e tennis (in rigoroso ordine alfabetico). Per noi familiari un surplus di godimento

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nella lettura discende dal vedere riproposti tanti racconti che hanno della rappresentato nostra vita tanta parte Storie, dellaneddotica comune.

espressioni e frasi colorite di un codice i cui termini hanno composto nel tempo un vero e proprio lessico famigliare, per certi versi simile a quello mirabilmente descritto da Natalia Ginzburg.[4] Ma qua mi fermo, non vorrei lasciarmi tentare dallesprimere giudizi estetici sullopera, qui messi rigorosamente a tacere in quanto sovrastati dal giudizio affettivo. Del resto ogni considerazione di questo tipo, magari utile nella prefazione diventano per blandire in il lettore inducendolo Essendo a la dedicare il proprio tempo alle pagine che lattendono, superflui questa sede. postfazione in appendice al volume ormai i giochi sono fatti, chi legge queste righe gi passato attraverso le pagine precedenti, oppure le ha deliberatamente saltate, e anche in questo caso temo sia tardi per fargli cambiare idea. Dir solo che, chiusa anche questa parentesi da scrittore ma non detto, per citare uno slogan sessantottino magari ce nest quun dbut e altre opere e postfazioni ci attendono ora inizia per lautore un altro difficile mestiere, il quattordicesimo, quello di post-lavoratore (mi si passi il termine, per conoscendo il soggetto chiamarlo

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pensionato mi pare fuorviante e riduttivo). E anche in questo, non ho dubbi, il mi babbo metter la stessa passione di sempre.

[1] Per chi avesse voglia di cantarsela, magari a squarciagola, il testo completo del canto si pu ovviamente trovare in internet, ad esempio in http://it.wikisource.org/wiki/Se_otto_ore_son_troppo_poche_%28mondine %29. In questa versione, per giunta, le due strofe finali sono E noi faremo come la Russia, noi squilleremo il campanel, falce e martel, e squilleremo il campanello, falce e martello trionfer. E noi faremo, come la Russia, chi non lavora non manger, e quei vigliacchi di quei signori, andranno loro a lavorar. Il che non centra molto con loggetto di questa postfazione, ma contribuisce comunque a rappresentare lafflato ideale che ha animato per diversi decenni limpegno politico del protagonista di questa biografia professionale, e sarebbe dunque un buon viatico per la lettura. Se non che questa una postfazione, e dunque quella lettura a regola dovrebbe esserci gi stata [2] E cos che lo chiamo correntemente parlandone con

terze persone con le quali ho una qualche confidenza, di preferenza rispetto al pi formale mio padre. In un remotissimo passato ho utilizzato anche mi p, rigorosamente con coetanei e perlopi accompagnato da mi m, spesso in espressioni avversative del genere mi p e mi m non mi vogliono comprare la vespa. E infatti mica alla fine me lhanno comprata, nonostante vane promesse in questo senso. Cos adesso dopo trentanni il problema dellacquisto del motociclo ancora insoluto, sebbene adesso mi trovi dallaltra parte della barricata, a contrastare assurde pretese in questo senso del figlio.
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Si veda M. Weber, Letica protestante e lo spirito del capitalismo, Sansoni, Firenze 1945, trad. it. di Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus, Tubinga 1904-1905 [4] Si veda N. Ginzburg, Lessico famigliare, Torino, Einaudi, 1963.
[3]

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