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Saggio Storico
sul

MONACHISMO ITALO-GRECO
in

Calabria

Pott.

DOMENICO LODOVICO RASCHELLA

SAGGIO STORICO
SUL

MONACHISMO ITALO-GRECO
IN CALABRIA

MESSINA
Tipografia Ditta

D'Amico

1925

^^

^r^

"-f.A
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V-'

--:iV.Vv^,

1040786

AI MIEI GENITOEI
<JHE Nf C0:N^TENTI DI

AVERMI DATO

LA VITA DEL COEPO


MI HAN:tfO VOLUTO E SAPUTO DAEE
L'EDUCAZIOlJfE

DELLO SPIRITO

PREFAZIONE
Pubblico
il

presente Saggio storico,

di uno studio organico e completo sul

come primo tentativo Monachismo Italo- Greco


sec.

Calabrese^ dalle origini al

principio del

19"; quando ap-

punto

il

grande

Istituto
si

ultimi guizzi e

spense,

mand, qui da noi, gli dopo una vita ormai da lungo tempo
Basiliano

debilitata ed esausta.
Il Saggio

non ha

la pretesa d'esser perfetto,

ne completo,'
dello

anzi v'

trascurata,

di

proposito,

la

trattazione

stato

economico dei Monasteri Basiliani Calabresi, dall'Evo medio al moderno; al quale studio sto attendendo con pazienza ed amore, favorito nelle indagini e nell'esame

del

materiale

inedito

dal

chiar.^'^

Gomm. Salvatore

Blasco, Direttore delV Archivio


il

Prov. di Reggio Gai., a cui rendo

doveroso omaggio della

mia
che

gratitudine.

Sento ancora di dover ringraziare

Superiori

e gli

Amici,

mi

vollero esser larghi


S.

di consiglio e di

esortazioni, par-

ticolarmente

E.

i2ei?.'"*

Mons, Arcivescovo

Fr.

Rinaldo
del

Rousset, che mise a


nario,

mia disposizione
Magistrale, e
i

la Biblioteca

SemiPre-

l'illustre Prof. Boti.

Ludovico Perrone Grande^


chiar.^^^^

side del R. Istituto

Bott. Nicola

Pu-

tort, Direttore del Museo Givico, Rev. P. Giambattista Fami-

liari

0.

M.

G. e Prof.

Alfonso Frangipane,

tanto benemeriti

della cultura storica e artistica della

Calabria.

Reggio Cai.,

11

Giugno 1925.

DOMENICO LODOVICO RASCHELL

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terzo

Idem

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e

Manipolo
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di

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intorno

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La

Chiesa di 8. Adriano^ in Boll. d'Arte, anno

I,

Serie
Idem

2% Agosto-Settembre 1921
di

n. 2 e 3.

Fiacche in gesso decorate


di 8.

Arte Arabo- Normanna


Gal.

Maria

dei Terreti ^^resso Reggio

Milano -

Idem
Idem

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8.
-

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CAPO
Origini e
progressi del
iS.

I.

Monachismo in

Oriente

Riforma

monastica di
liano

Basilio e costituzione

deW

Ordine Basi-

to

Le due prime Regole composte e scritte dal SanFondatore e accettate da tutte le Comunit orientali
e

Influenza

prime penetrazioni
nel
4 secolo

del

Monacliismo OrienTradizione popolare

tale in

Occidente

circa la venuta di S. Ilarione Abate nel Bruzio.


Il

Monacliismo, sorto in Oriente^ nella culla stessa del

Cristianesimo,

come tendenza

mezzo per conseguire la

perfezione spirituale, durante e dopo la persecuzione di Decio si era gi difiuso nell'Egitto, nella Palestina e nella

Me-

sopotamia,
i

popolando
della

la Tebaide, le

montagne
vina

della Nitria,

deserti

Scizia e

della

Libia di

innumerevole

moltitudine di anacoreti, aggruppati e


eremita
fin

diretti

da Atanasio,

dal 279, da Paolo (-[-341), da Antonio {-f 350),


e dai due Macari.

da
gli

Ammonio
di

Gi Antonio aveva indotto


la

eremiti a vivere

insieme

sotto

sua sorveglianza, in
fra
loro

una specie
(sistema a

villaggio formato di
;

celle

separate
vi-

laura)

bench

egli,

come "vero anacoreta,

vesse nelle adiacenze.


Il

fondatore della vita cenobitica S. Pacomio

{-[- e.

348),

il

quale fu

il

primo a dare una specie


nell'isola di

di

regola stabile ai
Il

monaci del suo cenobio


pio fu poi seguito da

Tabenna.

suo esem-

S. llarione,

che propag nella Pale-

stina la vita monastica in forma di laura. (1)

Ma

chi ferm su solide basi

il

Monacliismo e
il

lo diffuse

per tutto l'Oriente, tanto

da divenire

baluardo

dell'or-

todossia e della Chiesa, fu Basilio di Neocesarea del Ponto.

Kato

nel 327, nel


di

334 va a Cesarea

di

Palestina, dove con

Pamico Gregorio

Nazanzo, attende allo studio della gram-

matica e della rettorica; nel 339


studiarvi
filosofia,

passa a

Costantinopoli a

e quindi ad Alessandria e ad Atene, do-

ve nel 344 ha a maestri


resio, e

Libanio,

Eubolo, Himerio, Proe-

per condiscepoli

il

Kazanzieno e Giuliano l'Apostata.

28 anni battezzato nel Giordano dal Vescovo Massimo


ISTel

di Gerusalemme.

356

si

reca con Eubolo nella Tebaide

di Egitto, nella Palestina e in

Mesopotamia per studiare

la

vita di quei santi Anacoreti. Nel 357 nella Scizia, disce-

polo d S. Marciano.

In queste peregrinazioni fatte a scopo di santificazione


e di studio, Basilio rest impressionato
del rilassamento di
fissa diil

molti monaci,

quali vivevano girovagando, senza

mora

e senza capo, quasi a

proprio

talento.
la

pertanto

santo Penitente, volendo

richiamare

vita

monastica

ai

suoi veri principi, consigliatosi con

Marciano, fond a Sedi tre

leucobolo

(Siria), nel

361,

un monastero
i

mila monaci,
principali

che sottopose a una nuova Eegola,


erano
:

cui
i

canoni

l'osservanza della vita comune,

tre voti di povert,

castit e ubbidienza, per la prima volta imposte


ai professij

come voto
di ora-

lavoro manuale,

studio, lunghi

esercizi

(1)

Hergenrther
Voi.
I.

Op.

e.

Op. e. Voi. 2 Pag. i74 e 175.

Pag.

16B e

segg.j

Marx

zoni e di penitenze, noviziato

per sperimentare, prima della

professione dei voti, la

vocazione monastica dei postulanti.


Divini
della
Uffici

Introdusse inoltre la recita dei


tra
1

nel coro

Religiosi, determinando
infine le

il

tempo
e le
i

Preghiera coi

mune. Prescrisse
latori della

pene

censure contro

viori-

Eegola, a cui sottopose

conventi fondati o

costruiti nella

Cappadocia e nel Ponto; anzi a renderne pi


nel

sicura l'osservanza, trovandosi egli


di

3G3 nel monastero

Matazza del Ponto, presso

il

fiume Iride, mise in iscritto


di

la sua Regola, la quale

ha cos l'onore
accettata

esser la prima
dai

regola monastica
S.

scritta,

subito

discepoli di

Antonio, Macario e Pacomio


Palestina, e

nell'Egitto,

dai

seguaci di

S. Ilarione nella

dagli

eremiti del

Carmelo e

dell'Africa; e

confermata da
e,

Papa Liberio
successivo,

nel 363, da S.

Damaso

nel 366

nel

secolo

da

Innocenzo I

nel 402, da S.

Leone

I nel 456,

da Gelasio nel 494.

Nello stesso tempo S.

Basilio

compose

scrisse

una
di

seconda Regola per le Religiose


Cesarea del Ponto, fondato
crina. (1)
* * *

adunate nel
dalla

convento

diretto

sorella S.

Ma-

L'importanza assunta dal Monachismo

in

Oriente non

poteva ormai passare inosservata e senza influenza nell'Occidente,

dove

gi,

indipendentemente da

ogni

infiltrazione

orientale, esistevano

almeno in alcuni
delPuno
il

centri,

comunit che

possiam dire monastiche,


nel 4 e nel 5" secolo che

dell'altro sesso.

Ma

Monachismo raggiunge, anche


lo zelo di molti
:

in Occidente, maraviglioso incremento, per

Santi ammiratori dei cenobiti orientali, quali


Africano, fondatore dei

S.

Agostino
di

Canonici

Regolari,

S.

Martino

(1)

Agrbsta, Vita

di 3. Basilio, pag.

e sug.

Tours, padre del Monachismo nelle Gallie, S. Onorato, fondatore


del Monastero di
il

Lerinura

presso

Nizza, Giovanni

Cassianb,
di

grande teorico della vita ascetica e fondatore


S.

due conventi a Marsiglia,


Spagna.
(1)

Martino di Braga, fondatore

di monasteri in

Le prime penetrazioni
lia

del

Monachismo Orientale

in Itadi

datano proprio dal 4 secolo, quando S. Atanasio


si

A-

lessandria, per iscampare alla persecuzione Ariana,

rifugi
col fa-

Eoma

con

suoi monaci

Isidoro e

Ammonio
la

e
vita

vore di Papa Giulio I indusse


stica
di S.

professare

mona-

una moltitudine
Antonio che

di nobili romani,

commossi dalla Vita

egli stesso

aveva

scritto.

Eusebio

di Yercelli,

reduce da
seguito

Scitopoli

in Palestina,

dove era stato

esiliato in

alPazione

da

lui

svolta

contro gli eretici al Concilio di Milano (355), fond nella sua


diocesi monasteri simili a
riente.
quelli

che

aveva

visitato in O-

A
S.

Milano

S.

Ambrogio protesse

la

vita monastica; e
di Oalcide,

Girolamo, ritornato a
il

Eoma

dalla

solitudine

divenne

padre spirituale di alcuni patrizi e gentildonne,

dedicatisi gi a vita penitente,

come

senatori

Pammachio

e Petronio, Fabiola, Demetriade, Marcella, Paola e le figlie


Eustociiio e Blesilla e le due Melanie. (2)
S. Ilarione abate fu
il

i)rimo eremita che, proveniente


la
fine

dall'oasi interiore della Libia, verso

del 363, intro-

dusse in Sicilia
finire del

il

Monachismo

Orientale. Lasci Pisola sul

364 o sui principi del 365, per recarsi con Esi(3)

chio ad Epidauro.
(1)
(2)

(B)

Maux, Op. e. Voi. I Pag. 175. Hergenrther, Op. e. Voi. 2" Pa^. 171. ^ De Monachoram origine, statu et HeguMs

in Occidente ante

S. JBenedictum

vedi

Mabillonii

Op.

e.

Gap.

1.

Pag. 9 e segg.

Soltanto per
di notizie circa

il

Bruzo

riscontra

un

difetto assoluto

le

Comunit probabilmente qui sorte dueceentua un'antica leggenda locale,


passato con Esicbio nella terra dei

rante

il

4" secolo; se si
S. Ilarione^

secondo cui
Bruzi,
si

sarebbe fermato per

qualcbe tempo

tra'

monti

di

Caulonia^ sulla destra delPAllaro.

Se non
quanto
localit,
bilito;
si

cbe

possiam

dire

storicamente

insostenibile

riferisce alla vita

del

Santo Anacoreta in detta

all'eremo e ai primi eremiti cbe egli vi avrebbe staal curioso particolare

pur non volendo por mente


:

cbe

nella leggenda ricorre


di
S.

essere,

cio^ S.

Ilarione
della

il

fratello

Brunone

di

Colonia,

fondatore

Certosa di S.

Stefano del Bosco. Del resto, prescindendo dall'anacronismo,

pare poetica questa pia tradizione popolare


ai

cbe attribuisce

due Santi non solo un legame


per la
vita

di sangue,

ma

ancbe una

affinit spirituale

penitente cbe
la

entrambi condell' Allaro,

ducono

Brunone a

Serra,

verso

sorgente

Ilarione pi gi, verso la foce dello


si

stesso
cui

fiume. Il primo

ciba ogni giorno di tre lupini, le

bucce, buttate infin

consapevolmente nella corrente e trasportate

sotto l'e-

remo

d'Ilarione,

ne costituiscono

il

quotidiano alimento.

CAPO
Frima vennta
dei

II.
e

Monaci Basiliani in Italia

nel 4 e 5 secolo

nel Bruzio

Probabile
e

conoscenza

della

Begola

Basiliana nel Bruzio


lania^

in Sieilia per opera dei S. S.

Me-

Albina

Piniano, Filippo di

Tracia^ Calogero di
di Paterno

8ciacca,

Onofrio di

Sutera
Gelasio

e
.

Arciileone

di

Decretale di

Papa

I comprovante resistenza

Monaci
colo.

nella Lucania^ nel Bruzio e in Sicilia nel 5 se-

Non abbiamo
i siioi

notizie precise per sapere se S. Basibo o

discepoli avessero

disposto percb

il

proprio Ordine

fosse diffuso anche nell'Occidente; forse tale intento

non eb-

be

il

Santo

Fondatore,
file

preoccupato

com'era

di

tener ag-

gruppate in
dei suoi

serrate e salde le forze morali e intellettuali

figli,

mentre per tutto l'Oriente dilagava l'Arianegagliardamente compatto contro


soddisfare
al

simo; infatti, resistendo

la

eresia, l'Ordine Basiliano veniva a


fini

primo dei

per cui era stato fondato

l difesa

dell'ortodossia cat-

tolica.

Del resto niente ostacola a pensare che qualche penetrazione Basiliana


stesso secolo
4o;
si

sia potuta

effettuare

in

Italia nello
fin

anzi,

secondo qualche scrittore,

dal

372

Pietro Sebaste, fratello di S. Basilio, pare

abbia diffusa la
il

sua Eegola a Eoma; e qualche anno dopo, verso

380, al

cuni Basiliani, mandativi dai Vescovi orientali, arrivano in

Sardegna; tra

quali Proto, poi


il

Vescovo

di Torres, (1)

gi prima, verso

370, un

gruppo

di Basiliani era

arrivato a Napoli. (2)

Dei venuti

tra'

Bruzi njn v' cenno;


sia^

ma non

pare proil

babile che dai Monaci Greci

stato trascurato proprio

Bruzio, che pure essi

dovevano conoscere almeno


e,

di fama,

quale antica dimora di coloni greci

specialmente, per la

importanza ecclesiastica

di

alcune

citt,

come Reggio, Sede

Vescovile di origine Apostolica, e Locri, anch'essa Sede Vescovile fondata da Suera, discepolo di S. Stefano di Nicea. (8)

Costretti tuttavia, per deficienza assoluta di documenti,

a vagare in congetture circa la prima

venuta dei Basiliani

nella nostra Eegione, osiamo arrivare ad

una conclusione

di

i3) (2)

(3)

Agresta, Op. e. pag. 330-31. Agresta, Op. e, pag. Mi. MoRiSANi. Aeta Martiris iS. Siephani, Fiore Op. e, Lib.
'

I,

pag. 24 e 25,

l'esistenza del qnalclie valore positivo circa


siliano tra' Bruzi nel secolo 5.
I^Ton pili tardi del

Monachismo Ba-

415 Papa Innocenzo


Filippo di

I,

conosciuto a

Eoma
di

il

diacono e monaco S.

Tracia, detto poi

Agira, lo

mand
S.

in Sicilia aleva ngelizzare gli idolatri.

Da
si

quanto dice

Eusebio

Monaco,

suo

discepolo, e

come

legge nelle antiche lezioni dello stesso Santo, S. Calogero di


Sciacca fu compagno di S. Filippo di Agira nel viaggio, in-

sieme con Onofrio di Sutera e Archileone di Paterno.

(1)

Secondo

il

Lancia

di

Brolo

S.

Filippo e

suoi compa-

gni possono anche essere di quei monaci che, fuggendo


tanti altri le invasioni di Alarico e lo

come

scompiglio delle guer-

re barbariche d'Italia, vennero in Sicilia a continuarvi nella

solitudine la vita monastica, con maggiore quiete loro e con

vantaggio dei popoli.

gi prima di questo nucleo di


si

monaci profughi guirifugiati a Messina, S. Melania,

dato da S. Filippo di Agira,

erano
:

scampati all'assedio di

Eoma

del 408
(2)

sua ma-

dre Albina con lo sposo Piniano.

noi

preme osservare che questi Monaci e sante don-

ne provenienti da

Eoma

diretti

in

Sicilia,

se

non

tutti

erano originari di Oriente come

S.

Filippo, pure

tutti co-

noscevano e professavano, gi da tempo imprecisabile, la Eegola Basiliana, introdotta a

Eoma

fin

dal 372 da S. Pietro


di

Sebaste, fratello di S, Basilio. Essi

prima

raggiungere

le

proprie destinazioni,
nella Brezia,

si

dovettero fermare per un certo tempo

Eeggio

certamente; e se

si

pon mente

al

fervore del loro apostolato, fa.ile supporre che, di passag-

(1)

(2)

Ladcia Laucia

di B., di B.

Op. e, Voi.
Op.
e,,

I
I.,

pag. 211 e 212. pag. 2J1,

Voh

gio per le nostre parti, vi abbiano fatto proseliti. Dalla Sicilia,

inoltre, dovettero

avere occasione
quale vivevano

di

far

propaganda

della

Eegola secondo

la

sulle vicine coste

bruzie.

Certamente

Basiliani capitati tra

noi

da

altre parti

d'Italia o venuti direttamente d'Oriente

non dovettero essere


in-

numerosi; e

pochi venuti in una regione travagliata da

cursioni barbariche e da violenze, attraverso devastazioni e

saccheggi non ebbero la possibilit di scegliersi dimore stabili

e costituirsi in

cenobi. Eremiti

penitenti

in spelonche

non dovettero avere alcuna influenza


citt e del contado.

snlle moltitudini delle

Prova

del disordine materiale e

morale in cui versava


della

allora la Brezia e

documento probabile

esistenza del

Monachismo
che Gelasio

in

questa regione nel 5o secolo, la Decretale

eman

1'

11-3-494

universis

Episcopis per
pr reparandis
as-

Lucaniam

et Brutios et Siciliam constitutis

militiae clericals officiis .

Papa

Gelasio
e

d norme per

sicurare, in quel periodo torbido


pibili al

difficile,

uomini inecce-

Ministero Sacerdotale; solo allontanandosi dagli an-

tichi

canoni in questo che ne tempera la severit relativaagli interstizi I, all'intervallo di

mente
tra

tempo,

cio, prescritto

un ordine

e l'altro.

poich

gli

aspiranti al Sacerdozio

possono appartenere, in
stico o al laicato,
il

queste

Province, all'Ordine monas'

Papa

consiglia che

insista

con pi

rigore che non per

monaci, nell'inqnisire sulla condotta e

condizione dei laici e che

con

pii

calma

si

proceda nello

assumerli agli Ordini sacri, quoniam distare convenit inter pei'sonam divino cultu deditam et de laicorum conversatione

venientem. La decretale,

inoltre^

stabilisce

che devotis

quoque Deo virginibus,

nisi

aut

in

Epiphaniarum die aut


Ratalitiis

in Albis Pasealibus, aut in

Apostolorura

sacrmp

minime velamen imponant, nis forsitan gravi languore correptis, ne sne hoc munere de saeculo exeant implorantibus,
non negetnr
.

continua
.

Viduas autem
:

velare

Ponti-

ficum nullus attentet...

E ammonisce
est,

Generalis etiam

querelae vitanda praesumptio


tur universos

qua propemodum causanoriginarios et

passim

servos

et

dominorum

iura possessionumque fugientes, sub religiosae couversationis

obtentu, vel ad Monasteria sese conferre vel ad ecclesiasti.

cum famulatum,
renter admitti
tale,
s

convenientibus quoque Praesulibus, indiffc

finalmente la prima parte della decreest


in-

dove

de

Monachis laicisque copiosius digestum

chiude con un provvedimento di rigore contro alcune


e sacrileghe

degne

monache

di quei

temi

Virginibus auet post

tem sacris temere se quosdam


dicatum Deo
scere

(1)

sociare

cognovimus

propositum

incesta

foedera

sacrilegaque

mi-

il

dunque storicamente

sostenibile che,

fin

dal 5" se-

colo, nella Brezia,

come

in Sicilia e

in Basilicata, esisteva

Monachismo, almeno

nella

forma eremitica, importato o


o da provenienti direttamente
tutti

da Eeligiosi venuti da
d'Oriente,
i

Koma

quali per erano


:

disciplinati

da una Ee-

gola

comune

la Basiliana.

CAPO
Vita del

III.

Monachismo
di

Greco
e
i

nel

secolo

Monaci

tSqidllace

BasiUani

Gasslodoro,

Il solo e;pistolario
del Briizio.

di S. Gregorio

Magn accenna a due Monasteri


di

Data

concessa resistenza

Monaci Greci

in Cala-

bria nel 5o secolo, resterebbe da ricercare quali siano state

(1)

Bullarium Bomannm, Tom. VII

e.
p:i^;.

Bevesti dei

Bomani

Pontefici di Taccone G.,

4 e segj

10
le relazioni

corse nel secolo sesto tra

Basiliani e

Bene-

dittini e

monaci

di Squillace.

Qui appunto M.
vata dopo lo

A. Cassiodoro,

ritiratosi
il

vita

pri-

siticelo del

Eegno

Gotico, verso

540 radun

una moltitudine

di solitari,

che esercit nella penitenza del

cenobio e dell'eremo, abitu alla meditazione delle Scritture,


allo studio dei SS.

Padri e dei Classici, alla trascrizione dei


campi. Segu la
regola di S. Be-

codici e alla cultura dei

nedetto,

qualche

anno prima forse introdotta nel Bruzio,


da
S. Placido,
il

come
pria,

in Sicilia,

ovvero segui una regola pro-

certamente secondo

rito latino.

In ogni modo
santit e dottrina
l'odierna
i

Cassiodoro trasform
suoi

in

vero vivaio di

Monasteri
e
il

il

Vivariense, presso

borgata

di

Staletti,

Castelliense^ su

un

ca-

stello sovrastante Squillace. Il


l'altro dagli eremiti.

primo era abitato da cenobiti,

Ottima fonte

di

notizie avrebbe potuto fornirci Cassio-

doro stesso nelle sue opere

per quanto concerne lo sviil

luppo dei propri monasteri e per quel che riguarda


dersi dell'Ordine Basiliano

diffonre-

Benedittino
dello zelo

nella
dei
ci

nostra

gione;

ma

egli, se ci

informa

suoi discepoli
fa conoscere

a perfezionarsi nella piet e negli studi, se


i

suoi collaboratori nell'insegnamento e nella traduzione dei

testi greci,

non accenna ad

altre

comunit menasti che

esi-

stenti nel

Bruzio oltre a quelle


dall'Epistolario
S. di

di Squillace. S.

Soltanto
di

Gregorio

M. sappiamo
est consti-

un Monasterium
(lib.

Arcangeli

quod Tropeis

tutum

1.

ep.
il

1.)

e di

un monastero
ordina

di Tauriana, ai

mo-

naci del quale

S. Pontefice

che

non

vadano va-

gando per

la Sicilia e che,

non potendo ritornare nel Bruradunino

zio per lo scompiglio delle scorrerie barbariche, si

11
sotto la direzione di Paolino, vescovo di Tauriana, nel

Mo-

nastero di S. Teodoro di Messina.

In questi monasteri,
forse professata la

pii

che la Eegcla Benedittina era


e di

Regola Basiliana
il

conseguenza

il

rito

greco. Certamente
tra
1

Monachismo Greco
come
nel secolo
fino

nel 500 gi esisteva

Bruzi,

ristretto

precedente, a pochi
all'impresa di Be-

eremiti e senza importanza, almeno


lisario

nelPItalia

Meridionale.

CAPO
Relazioni tra
il

lY.
durante la guerra
ele-

Bruzio
Il

Gotica

Costantinopoli

Bruzio

menti orientali

ripopolato
di

da Narsete con
origine

Popolazioni

orientale afcostiere d'Ita-

fluiscono nel Bruzio nel


lia

568 dalle regioni

Nella prima met del 7 secolo

ghi del
gio e

mar

di Levante

affluiscono profu-

Costante

li.

Siracusa

il

passa per Regpolitiche e com-

Conseguenti

rela,zioni
e

merciali del Bruzio con

l'Oriente

infiltrazioni di usi,

costumi

lingua delle

popolazioni greche

nel Bruzio

il

Ragione per cui


Bruzio
e

Rito Greco fu
vi

allora introdotto nel

modo come

fu

accolto

Il

Monachismo

Clero greco non sono estranei a

mazione
greco

questa opera di trasfor-

Il

Clero secolare latino assorbito dal Clero

Il

Monachismo Benedittino
Greco

in

condizione di
e ci-

essere assorbito dal vilt greca in

Inizio di
7

una cultura

Calabria nel
Il

nachismo G.

secolo per opera del

Mo-

Monaco Cosma
il

l'Antico.

Durante

la

guerra gotica

Bruzio,

come

la

Sicilia,

in continue relazioni con Costantinopoli.

Belisario inizia la

campagna occupando Siracusa, Ca,

tania e finalmente Eeggio


Italiani.

dov'

accolto

liberatore

dagli

Diretto

ad

assediare
i

Bruzio, che

IS'apoli

lascia

presidio

nel

quando

rinforzi

non sono

inviati a

Roma

12
direttamente per mare

dopo
di

la

Sicilia,

il

punto

pii co-

modo per concentramento


nienti da

truppe

e
e

vettovaglie provein
Sicilia si rifu-

Costantinopoli.

Kel Bruzio

giano
gli

profughi delle citt assediate e


battaglia.

vi si ricostituiscono

eserciti j)rovati in
di

Belisario

vi

si
:

ferma nel

547, in attesa

ordini e rinforzi dall'Imperatore

pone suo
con

quartiere a Cotrone, con la

moglie Antonina,

coi figli,

200 fanti e se ne allontana quando Totila minaccia


gerlo di

di strin-

assedio nella

stessa citt.

Da Messina

ritorna a

Eossano, che lascia subito per rientrare a Cotrone, donde,


perduta la fiducia dell'Imperatore, parte definitivamente per
Costantinopoli con molti fuggitivi,
IsTella

(l)
il

guerra condotta da
e

Narsete

Bruzio ebbe mile opera-

nore importanza strategica


zioni iniziate nella

logistica, essendosi

Venezia e a Eavenna, sviluppate a Bimini

e attraverso la Toscana, portate a


alle falde del Vesuvio. (553)

compimento a Tagina e

Nel susseguente riassetto delle Provincie Italiane sotto


l'Impero Bizantino,
il il

Bruzio, che con

la

Lucania costitu
considerazione a
e
le

10 tema, continu ad essere tenuto

in

Bisanzio; e quando, dopo le guerre

Gotiche

devastail

zioni di Leutari e Buccellino, ISTarsete attese a ripopolare

Meridionale

d' Italia

disertato

dalla

peste
di

dalla fame,

allora nel Bruzio afflu

un gran numero

stranieri venuti

dall'Oriente, che, protetti dal Governo, mottiplicaronsi senza


ostacoli nel sud, solo qualche volta sturbati nell'ultimo lem-

bo del lato settentrionale, soggetto ad


bardi.

intervalli ai

Longo-

Anche

l'invasione

Longobarda

del

568 spinse torme


nelle parti

di popolazioni costiere d'Italia a cercare rifugio

(1)

Span

B., Voi.

X.

C.

2''

capo Pag.

18!>.

'3

"'

13
litoranee
tini.
(1)

della

Sicilia

del

Bruzio

soggetto

ai

Bizan-

1
I
^
-

Durante
tra
il

la lotta tra
il

Persiani e l'Impero, avendo Cosroe,

I
1

603 e

627, valicato l'Eufrate

ed

invasa

la

Siria,

l
r

la Palestina e la Tracia, le popolazioni idrofughe dalle coste

del

mar

di

Levante ripararono in gran numero a Koma, in


dove pi
tardi,

Sicilia e nel Bruzio;

dopo
i

il

633, trovarono

scampo
chia,

agli eccidi

degli Arabi anche

profughi di Antiodella

Egitto, Persia, Cipro, Eodi


(2).

e quelli

stessa

Co-

stantinopoli

L^Imperatore Costante 2 abbandonata


a Roma, a
stabil
ISTapoli,

la Capitale,

venne

a Eeggio, a Siracusa, dove per sei anni


il

sua Corte e

quartiere generale dell'armata.

Dopo

la

sua morte (663) fu gridato imperatore dai Siciliani Mecezio

Armeno, contro

il

quale vennero a Eeggio nel 668 l'Esarca


il

Teodoro Calliopa e
tino

figlio

del defunto imperatore, Costan-

Pogonato
In

(3).

conseguenza

di

tali

stanziamenti

etnicamente
a S.

vari e mutevoli, a Eeggio, a Eossano, a Locri,


rina, a Cotrone
si

Seve-

praticavano ricchi

traffici di

merci indile

gine ed orientali. Donde veniva che tra Costantinopoli e


terre Bruzie fosse
di ogni

un continuo andare

e venire di

mercanzie

maniera

(4).

Importanza strategica dunque e commerciale, concentrameuti di truppe, in maggior parte greche, rifugio di profughi orientali, residenza di
alti

magistrati civili e militari,

(1) (2)

Span

B., Lib. 2,

Capo

6,

Pag.

Ifln,

Minasi, Chiese di C,
e VII.

pag.

VI
(3) (4)

pag. 49 e 50.

Voi.

I.

Batiffol,
2'',

Op.

e,

Hergenrther, Op. e, Voi.


I,
19(5,

pag

399.

Span Bolani, Op. e, Voi.


Ibid, pag. 195 e

pag. 199 e 200.

14
bizantini e giurisdizione bizantina,

provocarono nel

Bruzio

Meridionale, come in Sicilia, un' affluenza di famiglie greche

che vi portarono la pratica


alle popolazioni indigene.
si

di usi e

costumi

prima ignoti

Graduali furono

le infiltrazioni clie

manifestarono allora nella lingua, riuscendo inutile l'imil

posizione violenta di un vocabolario nuovo al popolo;


dalla necessit e dalla vicinanza con gli orientali
servirsi

quale

indotto a
greco,

prima

un linguaggio misto

di latino e di
clie
si

parlava e studiava quest'ultimo

mano mano
la

veniva
orien-

affermando
tali

il

dominio bizantino e

permanenza

di

nella nostra regione.


Piti

immediatamente dovette essere


il

conosciuto, se non

seguito,

rito

greco dalle popolazioni latine del Bruzio.


le

per meglio intendere

cause che facilitarono la introduzio-

ne del

rito

greco opportuno osservare la politica ecclesia-

stica di Bisanzio nel periodo di

tempo

in questione.

Immenso
l'alta

era l'ascendente che alla Corte

Bizantina

esercitava
era

Gerarchia ecclesiastica, la quale, a sua volta,

strettadi

mente legata

alla Corte,

avendo entrambe bisogno


il

scam-

bievole aiuto. Dall'Impero

Patriarca bizantino, un tempo

semplice suffragane di quello di Eraclea,

vantava
la

il

pridi

mato

sugli altri patriarchi orientali,

non che

pretesa

estollersi sulla vecchia

Eoma,

il

sussidio della ricchezza e lo

sfolgorio degli onori; dalla chiesa l'Impero riceveva la san-

zione religiosa ai suoi ordini, la tessera di riconoscimento e


di unificazione delle varie razze

che costituivano

la

monarfa-

chia, e la coscienza di rappresentare

una sola immensa

miglia con l'Imperatore per capo


I monaci erano
i

(1).
li

veri amici del popolo che

aveva

in

venerazione e ne ammirava la vita e ne seguiva


TuECHi, Op. e, pag. 211
e segg.

le pratiche.

(1)

15

Se
del

essi

non

onoravano ancora dei martri delPIconoclastia,


d

Damasceno,

Teodoro Stndta

e delle

laure del

Monte

Athos, avevano gi la santa comunit

di Studon,

cantavano
l'Antico e
i

sotto le dorate cupole basilicali gl'inni di


di

Cosma

Romanos

il

Melode, pur non volendo


:

ricordare

primi

Padri del Mon. Greco


il

S. Basilio,

S.

Giovanni Crisostomo,

llfazanzieno.

Inoltre

il

popolo vedeva nei monaci

gli apostoli indefessi

della carit e gli amministratori della beneficenza cittadina.

Essi dirigevano

gli ospedali,

reggevano

gerocomii e
si

ri-

coveri dei fanciulli, presiedevano ai locali dove

distribuiva

gratuitamente
dice
il

il

cibo

ai

poveri: sempre

il

loro nero colobio,

Turchi, appariva agli occhi del popolo associato alle

elargizioni della carit.

Per questo

loro conventi si arricchivano di donazioni

in denaro o in terreni, per

questo

il

x>opolo

l'idolatrava,
i

scorgendo in essi

sovventori della sua miseria e insieme

prototipi della vita spirituale e della carit cristiana.

Gli

alti

funzionari bizantini,

sudditi

di

un imperatore
fun-

bigotto e teologizzante, per cui fede e religione erano


zioni d stato e strumenti d governo e

da cui
era

l'ingerenza

del potere civile

negli
di

aftar

ecclesiastici
si

considerata

domma, capirono
giato se, nella

quanto l'Impero

sarebbe

avvantagsor-

nuova Provincia della Brezia, fosse stato


nazionali;
e

retto dall'opera di ecclesiastici

pertanto

non

dovettero trascurare d far visi seguire da un clero


e regolare professante la patria liturgia.

secolare

Bruzio Preti e Monaci greci protetti dal Governo, onorati e raccomandati dalla presenza di ecclesiastici apparI:N"el

tenenti all'aristocrazia bizantina e da elementi


polo, dovettero venire aumentando sino ad

cari

al

po-

acquistare

una

1(3

posizione di favore rispetto al clero latiuo, la cui azione re-

stava limitata

fin

nell'ambito stesso degli indigeni.

Cos

il

rito

greco pot

essere introdotto

nel

Bruzio

ed

officiato nelle

Cappelle dei Bizantini,


del
rito
il

indi peuden temente


latino,
il

e senza pregiudizio immediato

solo

gi

praticato nella regione; bench lungo

7 secolo esso

avesse

sofferto infiltrazioni di rito greco, specie nel

canto e nella

innografia.

Conseguentemente
latino si

alla

influenza

del

rito

greco

sul

pu intendere

la inclinazione del clero


il

latino Bru-

zio e Siculo a trascurare

celibato,*

delitto clie S.

Gregorio

M.

nel 591 e 594 fulmina


forti

con

zelo

veramente apostolico,
di

dando

ammonimenti e coraggiose ingiunzioni


la di
Sicilia,

repri-

merlo a Pietro, suddiacono delegato per

a Leone
(1).

Vescovo

di Catania, a Bonifacio

Vescovo

Eeggio
delle
il

AU'affievolimento
istituzioni

dei

costumi e al

crollo

sacre

romane contribuiva con grande

efficacia

Monadello

cbismo,

clie

non

s'

era potuto

sottrarre

all'

influenza

ambiente e

alla

concorrenza del Monachismo Orientale. I ceS.

nobi gi fondati da

Placido e Cassiodoro
fino
1'

andavan per-

dendo l'antico lustro e decoro,


e ad estinguersi,

a diminuire d numero

mano mano che

elemento greco

si

stanj

ziava, si consolidava e s'espandeva nella nostra regione

pertanto,

il

Monachismo Latino
il

finiva col restare

assorbito

dal Greco,
ni e di

quale, durante
il

il

flusso e riflusso di popolazio-

scambi tra

Bruzio e Costantinopoli, ne aveva saputo

avvantaggiarsi per diffondere e sviluppare le proprie energie.


Infatti le scorribande degli
tali del

Arabi lungo

le coste orien,

Mediterraneo e nell'Egitto,

iniziate nel 633

ave-

(1) Epist. 44% Libr. Libr. 40.

I.

Epst.

86% Libr.

4.

Epist.

5%

17

vano costretto

monaci ad

unirsi

alle

torme

dei profughi

per cercare insieme rifugio in Italia, dov'erano attratti


solo dall'apostolato,
tuitosi a
la

non

ma

anche dall'ambiente greco gi


Bruzio e
in Sicilia
:

costi-

Roma (1), nel patria, ma venivano

essi lasciavano

tra gente amica, in

nna colonia

della

madre-patria.
Allora, per opera del

Monachismo Italo-Greco

furono
gi
nelle

ristabilite le relazioni tra la cultura

greca e la latina,

interrotte dalla divisione dei


altre regioni
d'

due Imperi.
il

mentre

Occidente era pieno

tramonto delPantica
Sicilia

cultura classica, nei

Monasteri

del

Bruzio e della
greca, e
si

aveva incremento

lo studio della

lingua

legge-

vano Platone, Aristotele, Ippocrate, Euclide, Archimede.


Testimone
di

tanto splendore negli studi

un monaco
pi
(2)

greco della fine del 7 secolo, appartenente al Bruzio,

che alla Sicilia e nella Vita di


detto

S.
,

Griovanni
di

Damasceno

Cosma,
.

Monaco

d' Italia

costumi e di aspetto

venerando

Fatto prigioniero sulle


sportato a

nostre

coste

dagli

arabi,

tra-

Damasco con

altri prigionieri,

questi esposti alla


e,

vendita o

tratti
i

a morire,

gli

si

prostravano dinanzi
alle

baciandogli

piedi,

raccomandavansi

sue preghiere
gli

I barbari, maravigliati dell'affetto che riscuoteva,

chie-

sero chi fosse, qual grado

avesse e perch

fosse

in

tanto

onore tra

Cristiani.

Eispose s non avere ordine sacro, essere semplice monaco, dottore nella sacra e profana filosofa e in cos dire
;

piangeva.

questo Giovanni, padre del Damasceno,


:

gli

si

fece di appresso, e gli chiese

Perch piangi

la dipartita

(1)

Batiffof, Op. e, pag.


Boll.

e seg.

{2)

Ada

Savct.

Tom.

2.

maggio, pag. 109 e se'^

da questo mondo tu che


naco
?

l'hai gi rinunziato

essendo mo-

A
il
:

cui

Cosma

Mi tormenta
il

solo

che

indarno ho

speso

tempo ad apprendere tutto

cerchio delle

umane

scienze

poich ho esercitato la rettorica, sono versato nella

dialettica,

ho appreso l'Etica

di Aristotele e di

Platone, ho
l'arit-

studiato quanto ho potuto

le scienze naturali,

conosco
;

metica, la

geometria e le relazioni dei


,

numeri

n ho tra-

scurato le nozioni di astronomia

perch pi

ci si
,

addentra
pii si

nella cognizione delle cose di questo

mondo

tanto

conosce e

si

ammira

la

grandezza del Creatore.


;

Mi sono dato
che insegnano
i

alle discipline teologiche

tanto a quelle
nostri con cer-

greci,

quanto a quelli che

tissimi argomenti dichiarano.

Dato tutto ad apprendere, non mi sono


dei discepoli

affrettato a far
,

come pure avrei voluto

e dovuto

per

il

che

ora finisco la vita senza lasciare alcun erede di tanto sapere.

Per questo verso amarissime lagrime

Commosso
s
il

Griovanni chiese al principe dei Saraceni per


e gli affid la educazione di suo figlio

monaco Cosma,
il

Giovanni, divenuto

celebre

Damasceno

e di

un Cosma,

Santo, che poi fu vescovo di


del

Majumaj

quali nella scuola


i

Monaco

Italiano tanto profittarono sopra

coetanei,

quanto

la loro riuscita dimostr.

Solto tanto maestro


che,

appresero

le

proporzioni

aritmeti-

come Pitagora

e Diofanto, le dimostrazioni di Euclide,

e la poesia tanto eccellente


cantici che

quanto

poi

lo

dimostrarono

composero

(1)

(1)

Lancia di

B., Op. e, Voi. 2. pag.


I,

'J29 e

segg.

Amari,

Storia dei M., Voi.

pag. 178.

19

CAPO
Imperatori Iconoclasti tica di Leone 3
bresi
e
il

V.
in

Monachismo

Oriente
il

e i

Foli-

L'Isaurico contro
esiliano

Papa

Calae
si

I Monaci Basiliani

dall' Oriente

rifugiano a

Roma,

in Sicilia e in Calahria

Opinione

di N'Ho Doxopatrio circa S. Severino, residenza monastica.

Incremento maggiore ebbe

il

Monachismo Greco

in Cala-

bria durante l'infierire dell'eresia Iconoclasta in Oriente.

La

lotta contro le Sacre

Immagini

fu iniziata da

Leone
culto
i

l'Isaurico nel 726. Contrasti d'idee circa tar sorta di


si

erano

manifestati tra
fin

Cristiani

orientali
;

Giudei e

Maomettani

dal secolo precedente

anzi

il

Califfo lezid I.

(680-683) nei suoi domini aveva gi


gli

molestato
,

abbastanza

adoratori delle

Sacre
dell'

Immagini

non senza qualche


J^e

effetto sui Cristiani

Impero Bizantino confinante.

segu l'esempio

il

Califfo Jezid

IL

(720-724). Allora presero

a favorire

gli

Inonomachi alcuni vescovi, quali Costantino

di Nacolia in Frigia, Teodosio di Efesio,


dippoli, Beser
di Siria.

Tommaso

di Clau-

Leone

l'Isaurico,

siccome

colle

armi

aveva vinto

gli

Arabi, cerc di assicurarsene la soggezione col togliere qualsiasi ostacolo alla fusione dei vari

elementi etnici

dell'

Im-

pero.

ripugnando, come

s'

detto, ai

Giudei

e ai

Mao-

mettani qualsiasi forma di culto delle S. Immagini, l'Isaurico

ne stim conveniente

la distruzione. Il

fenomeno d'un
,

imperatore teologizzante
popolo era avvezzo

era

comune

in

Oriente
gli

dove

il

ad

accettare o subire

ordinamenti

imperiali in materia di dottrina ecclesiastica.

Pertanto non

tard ad assumere vaste proporzioni


alle S.

quel

partito

avverso
sec; men-

Immagini che esisteva

fin

dagli ultimi del

tre di fronte al dispregio dei novatori

ingagliard la devo-

zione dei fedeli


eretici

quali rifiutarono gli


alle

ammoDimenti

degli

e
di

fecero

resistenza

ingiunzioni

imperiali.

Ne
Giui

venne

conseguenza che

l'Isaurico, assertore intransigente

dei suoi ideali politici,

come

nel 722 aveva costretto


fino

dei a battezzarsi ed aveva

perseguitato

al

suicidio

Montanisti
contro
i

cos

nel 726

non

ebbe

ritegno a incrudelire

veneratori delle Sacre Immagini.


i

Della violenza iconoclasta ebbero a risentirsi


e
i

vescovi
devo-

preti fedeli, e

maggiormente

Monaci

che

alla

zione per le S. Immagini univano l'esercizio


Il

della

pittura.
dell' or-

Monachismo divent

allora

il

difensore naturale
:

todossia e dell'indipendenza
in tutto l'oriente,

ecclesiastica
i

fu

perseguitato

furono

abbattuti

monasteri,

chiuse le

loro scuole, per cui langu la cultura.

N
il

la persecuzione
il

diminu sotto Costantino Copronimo,


rigore verso
il

quale anzi aument

popolo e

monaci^

specialmente dopo la guerra infelice del 756 e 760 coi Bulgari.

Era suo proposito schiantare addirittura


in

il

Monachismo
i

e perci distruggeva e convertiva

caserme
,

monasteri,
1

devastando

le

biblioteche ricche

di

codici

e obbligando

monaci ad ammogliarsi.

Leone

il

Oazaro, dapprima tollerante, ripigli poi

le

persecuzioni^ continuate da Niceforo 1 (802 e 811). Leone 5

l'Armeno infuri sui monaci


Teodoro
di

pii illustri,

cerc di guadagnarsi
lo esili.

Studio

e,

non essendovi

riuscito,
il

Ai

Monasteri di Saccudio e di Studio prepose


iconoclasta Leonzio; al

Mechiano e

monaco Teofane

fece subire tormenti, a

Taddeo Studita
ziavano
i

il

martirio: da pertutto delatori e spioni denun-

veneratori delle sacre Immagini.


Teofilo,

L'Imperatore

ultimo

iconoclasta,

fece

morire

21
molti monaci di miseria e di fame,

come Lazzaro

flagellato

a sangue, Metodi messo in prigione con due malfattori.


Allora Costantinopoli fu vuotata interamente di monaci
e
il

sacro abito and in

esilio,

quasi

un'altra

cattivit

di

Babilonia fosse per esso incominciata.

Accolsero

monaci profughi:
il

la Scizia,

il

Oliersoneso, Ni-

copsi e la Gozia Celene, verso

Ponto Eusino; Cipro, Tripoli


(1).

Tiro e Gioppe verso la Propontide


dinario di monaci
si

Un

afflusso straor-

manifesta contemporaneamente in Italia:

scorta e guida morale dei laici esuli, vi

portano integro

il

corredo della disciplina e della sapienza orientale,


fessori sperimentati della
alla S.

come con-

Dottrina
li

Cattolica e

devotissimi

Sede Eomana Tre centri

attraggono:

Eoma,

Sicilia

il

Bruzio, ormai cliiamato

Calabria.

Koma

rinsaldano

lo spirito nella fede e

soddisfano a un voto cbe sar perpetuato


:

in tutti

Basiliaui di Calabria e Sicilia

la visita del
li

Sepolcro

dei S.S, Apostoli Pietro e Paolo. Il

Papa

ospita con venera-

zione e concede loro chiese e monasteri. Di

Papa Stefano Terzo

(752j Anastasio Bibliotecario attesta cbe velut a fratre et

predecessore suo jussus fuerit, famulatores Domini, natione


graecos, inibi constituit et

idem

monasterium
.

ad

sanctos

martires in scbola graecorum appellari fecit


S.

Paolo

(757) de redditibus

Ecclesiae substentari

iubet monachos, qui ex oriente in

magno numero venerunt

hoc tempore N^eretum (Eel. Joannis de Epheso, apud Ughellium


in Epist. Nerit.)
S.

Pasquale

Io (817j ai

medesimi monaci assegn

la

Chiesa

di S. Prassede.

In Calabria e

Sicilia

Monaci Basiliani arrivano

nello

(l)

Vita S. Stephanl liinioris in Migne, Patrol. G..

Tom.

100^

Ccl. Ili] e 1118.

9')!

stesso

tempo die a Eoma. Le due provncie bizantine erano


politiche

gi a contatto con l'oriente per relazioni

comsi

merciali: considerevoli stanziamenti di popolazioni greche vi

erano

stabiliti^ e

pertanto
in

Monaci Basiliani dovettero accorfin

rere senza

tlifficolt

una regione dove

dal 6 sec. vive-

vano connazionali

e confratelli di egual religione, lingua e rito.

Ma
ai

J'attrattiva

maggiore che offrivano Calabria e


la quiete

Sicilia

Monaci Greci era

che vi regnava in quei tempi


l'Isaurico,
i

cos calamitosi per l'oriente.

Leone

bench avesse

esteso
S.

il

suo editto di persecuzione contro


il

veneratori delle

Immagini in tutto

territorio soggetto

all'Impero, pure

aveva avuto l'accortezza

politica di

non

insistere con rigore


Sicilia.

perch l'editto fosse reso esecutivo in Calabria e

Con-

siderata la contrariet che le sue disposizioni in materia di


culto

avevano suscitato, data

la differenza del carattere

re-

ligioso tra occidentali ed orientali, l'Isaurico

limit

il

suo

rancore ad allestire mia spedizione navale a carico di Calabresi e Siciliani

contro

Eoma

Papale,

ad assoggettare

le

nostre Chiese
i

al

Patriarcato di Costantinopoli e a confiscare

possedimenti della S. Sede

Eomana

nelle dette regioni.

La soggezione e
meute
e

la confisca

furono effettuate incruente;

senza pregiudizio della pace

poich rispetto alla

questione delle Immagini popolo e Monaci seguivano uniforme


indirizzo di opposizione agli iconomachi; continuavano a dipen-

dere dall'oriente quanto a disciplina ecclesiastica e a

rito,

ma

rifiutavano l'ingerenza imperiale in materia d culto, ricono-

scendo

il

primato della S. Sede

Eomana

e professandone la

dottrina. Il rito stesso, se si era trasformato

rapidamente da
sostanza
della
il

latino in greco, lasciava tuttavia intatta

la

fede e l'ortodossia del

domma.

L'ambiente, quindi, in cui

Monachismo Oreco metteva

radici,

ne favoriva

lo

sviluppo.

23

Nino Doxopatrio
del

(1)

racconta che, durante le persecuzioni


1

Copronimo,

atterriti

monaci richiesero
di S.

S.

Stefano
sul

Ju-

niore,

Egumeno
allora
il

del

Monastero
il

Aussenzio

monte

Olimpo, di consiglio irca

luogo dove cercar rifugio.

S. Patriarca, oltre

che

Eoma

e E"apoli, sug-

ger quale luogo piti

conveniente a residenza monastica in


di

Occidente Nicopoli, non quella

Epiro,

ma l'altra di

Calabria

detta anche S. Severina. Questa notizia, se fosse storicamente


attendibile, sarebbe abbastanza lusinghiera per la nostra regio-

ne in quanto servirebbe a rilevare


cui,
fin

l'alta

considerazione in
i

dall'8 sec, era

tenuta

la

Calabria presso

monaci
vesita,

orientali.

Eorse

la posizione stessa, sicura e tranquilla, di S. Severina, celso et

ramente monastica

saxeo loco

natura validissimum propugnaculum, ingentibus saxeis rupibus


cautibusque undique cincta
(2),

contribu non poco a dare

parvenza

di verit a ci

che non se non una svista storica.

Infatti agli scrittori

che sostengono la

TITicopoli di

cui

parla S. Stefano J. essere la nostra S. Severina facile obiettare che, al

tempo

di

quel S.

Patriarca e durante

le

per-

secuzioni del Copronimo, S. Severina


^icopoli, la citt della vittoria,

non

si

appellava ancora

perch tale denominazione fu

attribuita a S. Severina soltanto


nell'855, da Mceforo Foca,
il

dopo pi

di

un

secolo, cio

quale allora assal quel castello

e dopo ostinata resistenza se ne


i

impadron,
Si

discacciandone

Saraceni che vi

si

erano

fortificati.

ha motivo pertanto
S.

di ritenere

che la Nicopoli consigliata da

Stefano

J. ai

suoi monaci

non fosse

la Nicopoli calabrese,

ma

quella del-

(1)
(2)

De

quinque Tronis... in Migne^ Patrol G.,


4,

Tom.

132,

B^RRio, Op. e, Lib.

Gap.

4,

pag.

29.7,

24
l'Epiro, presso
il

capo Figalo, gi in fama per


(1)

la

sconfitta

riportata da Antonino e Cleopatra.

CAPO
Il
orie7itali e indigeni

VI.
soltanto di elementi
col

Monachismo Greco Calabrese composto

Sue relazioni

Mon. O. Siculo

indipendeiisa dell'uno dall'altro

La

conquista araba di

Sicilia nel

9 sec.

provoca forti immigrazioni di Monaci

Greci Siciliani in Galaria


sotto gli

Condizioni
religiosa

della Sicilia

Arabi

e loro

jolitica

Le

scorrerie
i

saraceniche in Calabria e loro carattere


naci Siciliani
tasione

Perch

Mo-

affluiscono in

Calabria

durante la domi-

araba delV Isola.


il

Nell'8 sec.

Monachismo Greco

in Calabria

si

compo-

neva esclusivamente

di elementi che prove/iivano dall'Oriente


le relazioni tra il

e di proseliti indigeni. Erano mantenute

Mo-

nachismo O. Siculo e

il

Calabrese; monaci greci potevano pas-

sare dalla Sicilia in Calabria e viceversa;

ma

fino alla

prima

met del

9 secolo veri e propri stanziamenti di

monaci greci

siciliani in

Calabria non
le

si

erano

verificati.

le

con

conquiste arabe in Sicilia che s'intensificano


gli

immigrazioni monastiche in Calabria. I)ull'827 all'829


la Sicilia;

Arabi percorrono

ma

vinti a Siracusa,

non occu-

pano ancora che due


nell'S31 segna
il

sole citt.

La

capitolazione di Palermo

principio della
9" sec. la

conquista araba nell'Isola.

Verso

la

met del

potenza araba gi temiKell'878

bile nell'Italia meridionale e in

Sicilia.

cade Siraassicurata

cusa, nel 902 Taormina, e la


alla

Sicilia tutta resta

Mezzaluna. La soggezione
citt e

fu effettuata col terrore e lo

sterminio di

campagne da Mazzara

Palermo

al

(1)

Minasi, Chiese

pag. 253.

25 Pachino, dal Pachino


al Peloro, e

in vario

modo. In Vala

demone alcune
gando
e nel

terre

ottennero

di

reggersi

comune, panella

tributo.

Le

insurrezioni furono

spente

miseria
e,

sangue. In

Val

di

Noto era squallore immenso


di

quanto a condizioni polit'che, un che


occidentale e la Peloriade. In

medio tra

la regione

Val

di
i

Mazzara regnava in
cristiani superstiti,

pieno

il

Maomettismo

schiavi (zimbe)

Palermo divenuta una gran metropoli musulmana, con 300

moschee
ricchi
i

all'interno e altre

200 nell'immenso suburbio^

stra-

pagani delle spoglie dei vinti e delle persone stesse


che contavano come capi
i

di questi,

di bestiame, pii

il

va-

lore dell'intelligenza. (1) Allora


l'Isola e cercarono
e religiosa.

Cristiani

abbandonarono

dimora pi

i^ropizia per la libert civile

La

Calabria, politicamente e religiosamente sog

getta a Costantinopoli,
turale per
i

come
i

gi Sicilia,
scelta

era l'asilo pi nadella

profughi,

quali nella
e

nuova de-

stinazione

erano

consigliati

guidati

dai

Monaci Greci,

spinti anch'essi

ad esulare dall'intolleranza musulmana.

Vero
liani,

che la Calabria

dove affluivano

monaci

sici-

specialmente lungo le coste

marine, non era

immune

dagli attacchi saraceni;

ma

questi erano scorrerie tentate a


fatte

scopo

di

saccheggio e

di predii,

da

pirati siciliani e

africani, allestite
fesa, allo

senza un piano organico di offesa e di di-

scopo di impedire o di far divergere mosse di spe-

dizioni bizantine,

oppure destinate a

saggiare avanguardie

imperiali o resistenza di luoghi muniti. Gli


bria,

Arabi

di Cala-

insomma,

forse perch contrastati da forti stanziamenti

di truppe bizantine,

non meditavano

il

dominio diretto della

regione, e nelle loro incursioni devastatrici la conquista era

puramente accidentale

frammentaria; mentre,

il

dominio

(1)

Amari, opc. Passim,

fi

Pe honmzo,

manipolo, pag. 54.

26

musulmano
nica,

nell'Isola era costituito in

compagine statale orgail

non era precario

ma stabile

e definitivo, diffuso su tutto

territorio e disciplinato

da legislazione uniforme,

affatto diveral

sa

e contraria

al

Cristianesimo

e specialmente

Mona-

chismo.
I

Monaci greci

siciliani,

unitisi pertanto

a quei di Ca-

labria,

pur restando esposti


le

alle escursioni

saraceniche e su-

bendone
tuttavia

molestie anche nel

territorio

Calabrese, protetti
popolo, vi

dal

Governo imperiale

venerati dal
il

potevano vivere liberamente, esercitando


di

loro

apostolato

preghiera e di carit,

costruendo

cenobi

o riattando le

spelonche a cenacoli di penitenza e di dottrina.

se avvei

niva che

pirati molestassero le citt

lungo

le coste,

mo-

naci riparavano nelle campagne, dove talvolta erano seguiti


dalle popolazioni che ne
ai

ambivano

la vicinanza. Cos attorno


i

monasteri venivano sorgendo villaggi,

quali

s'intitola-

vano da un santo e dipendevano

moralmente, e

pi tardi
gli

anche civilmente, dall'igumeno del vicino monastero. Se


Arabi battevano
litudine, s
le

campagne,

coi

bivacchi turbando la so-

cara

ai penitenti,
i

o peggio, distruggendo le chiese


ai

cenobi

isolati,

monaci riparavano
nei

monti, in

luoghi

quasi inaccessibili o
citt fortificate.
9 secolo,

monasteri

costruiti
alla

apposta nelle

questo tempo, cio

prima met del


di

pare risalga la fondazione

del

Monastero

San

Pancrazio di

Scilla, costruito sullo scoglio, diviso dalla citt

e prospiciente sul mare; atto

resistere, per

la

sua posi-

zione naturale, agli attacchi dei Saraceni, sul principio delle


loro incursioni in Calabria,.

CAPO

VII.
le

Deficieiza di notizie particolareggiate circa

-prime immigranel
9 secolo

zioni monastiche in Calabria dalla

Sicilia

27

La

'prima importante colonia monastica siciliana' gui-

data in Calabria da S. Elia JEJnnese

neW 880.

Dei primi stanziamenti


nel 9 secolo

di

Monaci

Siciliani in Calabria

non abbiamo

notizia, e

per
le

la limitata

cono-

scenza dei

testi

agiografici e

perch

immigrazioni monala
i

stiche ci appaiono di

poco rilievo avanti

caduta di

Si-

racusa e di Taormina, cio fino a


])arziale

quando

Monaci, per la
persela pro-

cuqnista dell'Isola, poterono scampare alle

cuzioni

musulmane senza esulare,


da un
luogo

ma

col trasferire

pria residenza
della Sicilia,

all'altro

nel

territorio

stesso

precisamente

la

prima colonia
da porsi

monastica

siciliana stabilitasi in Calabria

tra la presa di

Siracusa e quella

di

Taormina, condotta da un Monaco gre:

co Siculo, gi in fama in tutto l'Oriente


l^ato fra
1'

S. Elia

Juniore.

820 e

1'

830 ad Enna, caduta questa in mano

degli Arabi, cacciato coi suoi parenti nella vicina S.


ria;

Ma-

preso anche questo borgo, Elia

condotto prigioniero
ricco

in Africa.

Qui fa da intendente a un
il

proprietario e

contemporaneamente predica

Vangelo
graziato

agli Arabi, per cui

condannato

alla prigione.

dall'Emiro

a condi-

zione che

lasci l'Africa;

va quindi,

apostolo

pellegrino, a
di

Gerusalemme,
zaret, visita
il

sulle rive del

Giordano e del Lago

Genegli

Tabor

il

Sinai.

Peregrinando incontra
farsi
,

eremiti di Palestina e

desidera

monaco.

E
di

dopo tre
e

anni di permanenza

a Gerusalemme

visita Alessandria

vuol recarsi in Persia,

ma impedito da rumore
ispirito

guerra va

ad Antiochia, dove in

vede un

luogo di Calabria,

nelle vicinanze del quale

dovr far penitenza. Eitornato in

Africa,

non
in

vi si

ferma che poco tempo e va a rivedere la


la presa di

madre

Palermo, due anni dopo

Siracusa.

Si reca a

Taormina, ancora in potere dei Bizantini, vi

28
abbraccia la vita monastica e accetta a discepolo

Daniele

suo compagno di viaggio. Sentendo


Arabi,

il

prossimo arrivo degli


;

s'imbarcano

entrambi per
poi

il

Peloponneso
in

passano

qualche

tempo a Sparta,

Buthrotum

Epiro e a

Corf

di l ritornano in Italia,

sbarcano in Calabria presso


il

Beggio, e nel luogo gi conosciuto in visione, Elia fonda


suo primo Monastero
Il
:

quello d Salinas. (880)


piglino

(1).

momento

favorevole perch
la

incremento

le

fondazioni
in Calabria.
cito che,

monastiche e

colonizzazione
I.

siculo-bizantina

In quel tempo Basilio


di

vi

manda un
al

eserdi

operando
il

conserva con la
di

flotta,

comando

Nasar, ha

compito

scacciare

Saraceni da Taranto e
al

occupare la regione circonvicina^ nominalmente soggetta


Principe di Salerno.

La spedizione

terrestre importante
allestito
i

quanto

la

navale

gli

Arabi avevano gi

una

flotta

imponentissima. Elia E. accorre ad incoraggiare


tini alla

duci bizan-

lotta e gli abitanti d Eeggio, gi disposti

ad abbanle

donare

la citt, alla resistenza.

Alle Colonne, presso Stilo,

truppe greche riportano vittoria, occupando la


Grati e Taranto. I Saraceni abbandonano tutte
in Calabria, ad eccezione di S. Severiua e di

pianura del
le fortezze

trambe per posizione naturale ben


tentare sorprese non
Calabria,
solo
nell'

difese,

Amantea, endonde possono

interno e lungo le coste di


di

ma
il

anche lungo

quelle

Salerno

e di irapoli.
le

Pertanto

Basileus dell'882 incarica di espugnare

due

citt lo stratega Stefano

Massenzio

ma,

rivelatosi

questi
asse-

incapace, sostituito nell'885 da Nicefero Foca,

che

ti)

Boll.

Tom.
f.

3,

Agosto, pag. 483. Traduzioiie della Vita omo-

nima, scritta in greco

Cod.

MB

(42)

da un discepolo del Santo e che trovasi nel 190 del Man, di S.S. Salvatore di Messina (Biblio-

teca Universitaria),

29
dia S. Severina e Amantpa, la quale capitola

insieme

con

Tropea.

Con

la

caduta di S. Severina

Saraceni non hanno pi

in Calabria

una fortezza dove

rifugiarsi. ]S"iceforo

Foca
e

riesce

ancora con

abilit amministrativa

diplomatica

tattica a

ricongiungere all'impero la vallata del Grati, a sottomettere,


cio,
i

Longobardi da Cosenza

fino a Brindisi (1).

La

restaurazione cos effettuata della potenza bizantina


Meridionale,

nell'Italia
siciliani

incoraggia
il

l'

afflusso

dei

profughi

in

Calabria e

Monachismo Greco
pu resistere

vi si diffonde

subito, e in tal guisa che

alle incursioni degli alle

Arabi nell'S88-89
cons.eguenti
alla

nel

territorio di
di

Eeggio e
citt

angherie
e 902.

caduta

questa
la

nel

1901

Cresce anzi di importanza dopo

caduta di Palermo (900)


file

e di Taormina (902). quando riceve nelle proprie

altri

monaci

esuli e

ha occasione

di

intensificare

l'opera di assisici-

stenza a benefcio di torme numerevoli di


liane sfuggite alla tirannia di Kairuan.

popolazioni

CAPO
Il

YIII.
nella
;

Mon. G.

fiorisce

particolarmente

Calabria

Meridio-

nale, nella
si

prima met

del 10" sec.

nella seconda

met

estende alla Calabria Settentrionale

Il

movimento
sulle

monastico

motivato dall'attivit
e

saracenica

coste

meridionali di Calabria
della Sila o-ffrono ai

della vicina Sicilia

1 monti
illustri.

(Ioniche

Il

monaci maggiore garanzia delle coste movimento di traslazione seguito anche

dai monaci siciliani profughi


Il

Alcuni nomi

Monachismo Greco Calabrese nel

9 secolo e fino alla

met

del 10 diffuso specialmente nella Calabria Meridionale.

(1) Span B., Op. e, Ultalia Meridionale, ecc

libro 3,

pag. 209-210. pag. 104 e segg. e 125 e se-g.

Capo

2",

Gay,

30
nei dintorni
di

Eeggio e nelle solitudini

di

Aspromonte.

Rifiorisce per le immigrazioni monastiche di Sicilia, provo-

cate dalle conquiste dei


si

Saraceni

necessariamente

quindi

svolge intorno allo Stretto di Messina, teatro delle grandi

lotte fra le
ISTella

due

civilt Cristiana e
10**

Musulmana.
il

seconda met del

sec.

Monachismo Greco

allarga

il

campo

di

sua attivit verso la Calabria Settentrio-

nale dove, d'altronde, era penetrato- almeno da due secoli.

Kel sud, dopo

gli

attacchi lungo le coste del 918,

quando

fu occupata Eeggio, e del


di

924 quando fu occupata


gli

S.

Agata

Eeggio dal liberto o schiavo/slayo Mes'ud,


la Calabria.
''

Arabi non

avevano molestato

Yero

che nel 925 essa era

stata

minacciata

da un

esercito di Africa,

Gi* far,

comandato dal primo ministro del Mehedi, che s'insignor di Bruzzano e d' altri luoghi e poi
di

and ad osteggiare Oria in Terra


Gi- far a Taranto stipul
lo

Otranto

ma

lo stesso

un

trattato col quale fu

liberato
la

Stratega gi fatto prigioniero e fu risparmiata


di

Caladi

bria dal saccheggio, mediante pagamento

un tributo
;

5000 mithkl d'oro pari a 72 mila

lire italiane

tributo che
fino
al 963,

poi venne ridotto ad 11000 zecchini

all'anno,

quando

fu firmata

la

pace tra

il

Principe
l'

Paternit e Eo-

mano Lecapeno. Lunga pezza


fino alla

respir

Italia Meridionale,

essendo stato, in sostanza, soddisfatto

il

tributo

solamente
rii

morte del Mehedi, avvenuta nel 934. Infine la


Girgenti
(937-941)
(1).

volta

di

stornava per

parecchi anni

Musulmani

dalla Calabria

La tregua durava per


di Sicilia e
i

le discordie intestine tra gli

Arabi

Bizantini, che, per mantenere la guerra civile,

(1)

Amari, Storia

Gay, L^ Italia

dei 31...... pag. 170 e segg. e 185 e segg. Voi. 2.


^

pag. 198 e segg.

31
tra
il

937 e 939 mandavano navi cariche


(1).

di

grano agli arabi

ribelli

Ma
cilia col

nel 947, ristabilita la pace tra

Musulmani

di

Si-

riconoscimento dei Fatimiti,


allo

il

nuovo emiro Hsan


tri-

reclama

Stratega di Calabria

il

pagamento delFantico

buto, non

pili

pagato dopo

il

934. I Calabresi fanno appello


Sicilia.

al Basileus,

che nel 950 prepara una spedizione in


di

Zona principale
ben

operazione

la

Calabria

Meridionale.
abitanti,

El-Hsan assedia Eeggio, che abbandonata dagli


capitola

presto. Assedia Gerce che, pressata dall'arrivo

delFesercito imperiale,

non occupa^

ma

sottopone a tributo.
:

Non
dopo

si

sa dove sia avvenuto lo scontro col grosso bizantino

di

aver percorso la vallata del Grati e assediata Cas-

sano, El-Hsan ritorna a Messina. ^el 952

El-Hsan

vinti

presso Gerace

il

patrizio Malaclieno e lo Stratega di

Cala-

bria, riassedia Gerace.

L'Imperatore vuole venire a patti, in


si

conseguenza dei quali deve consentire a che

costruisca

una moschea

in

Reggio
in

e che vi si ospitino

musulmani. Confratello

temporaneamente

Palermo El Hsan

e suo

Amnon

mar preparano una


si

forte spedizione in Calabria, di cui

sanno

notizie. (2)

In questo tempo anche

corsari siciliani

infestano le coste calabresi, in

modo che
eserciti

le popolazioni

del
e

sud esposte
al

ai

saccheggi degli

regolari

africani,

tormento degli assedi e delle piraterie,


il

cercano

scampo

verso
I
i

nord della Calabria.


della Calabria meridionale risentono anch'essi
e,

Monaci

danni della vicinanza musulmana

non potendola evitare

nemmeno

tra le gole dei monti, peregrinano in gran

numero

(1)

Amari,

Storia, pag.

i92, Voi. 2".

(2;

Amari, Op.

e Voi. e, pag.

MS.

Gay, Op. e, pag. 199 e segg.

02
verso una regione
piti

lontana del mare e

meno
di

facile
eserciti.

ad

essere guadagnata di sorpresa o per

manovre

La
Monaci

stessa direzione contemporaneamente seguita


Siciliani, in

dai

modo che Eossano

il

suo
la

territorio,

la sinistra del Grati fino al Sinni,

come gi

Piana

in-

feriore e

dintorni di Eeggio, costituiscono dal 10 sec. in

I)oi-una vera colonia monastica.

L'agiografia scritta dal


i

Patriarca di Gerusalemme, Oreste, narra


nazioni di S. Cristofaro, Cali, Salba,

casi e le peregrii

Macario,

quali

nel

940, in seguito alla guerra di sterminio fatta


Sicilia,

da Kalil in

per sfuggire alla fame e alla calamit, lasciarono la

Sicilia e, seguiti

da una moltitudine

di

popolo, vennero

in

Calabria, nella regione Mercuriana, presso la Oassiana Civitas,

dove trov

grandissimo

numero

di

monaci dati a gran pereremiin pic-

fezione, poicL altri


tica e
solitaria
,

menavano una
solo

vita interamente

conversando

con

Dio
ed

altri

cole celle

antendevauo
.

ai santi esercizi,

altri

osservavano

una regola mista

Ivi,

purgata, la selva che era assai folta

e densa e bruciate le macchie, Cristoforo costrusse con molta


alacrit e prestezza

una Chiesa

in

onore di

S.

Michele Are,
Pii tardi

terminata la quale edific pure le celle dei monaci.


disbosc un certo sito agreste presso
il

fiume

che

scende

dal Castello di Laino (Castrovillari) e vi fecero

un monastero.

In seguito a una nuova invasione


foreste del Latiniano,
e

Santi

si

rifugiarono nelle

dove
i

si

fermarono. Ivi Cristoforo mori

Saba rimase a reggere

Monasteri del Latiniano, del Mer-

curio e Lagonegro, finch per


trasfer nei
S.

una nuova

invavsione

non

si

monti di Salerno, dove mor.


di S.

Leoluca di Corleone, consigliato da un monaco

Filippo di Agira di passare in Calabria, per ubbidire al Si-

gnore che

gli

aveva ispirato

il

desiderio della quiete

mona-

33
stica, si ridusse

a un piccolo monastero calabrese deito della


sei anni.

Mula, dove stette

Pass poi

al

Mercuriense con Cri-

stoforo e dopo sette anni a quello di Yena, presso Monteleone

dove edificarono un monastero


rarono 10 anni.
S. Vitale di

di

gran bellezza e vi

dimo-

Siciliano pure S.
il

Luca

di

Carbone, e

Castronuovo che, a mezzo

secolo

nono passato

in Calabria, stette due anni a S. Severina.


in Sicilia
si

Dopo un viaggio

ferm a Cassano sul M. Liporaclii; poi and a

Pietra Eoseto (Castrovillari), donde pass in Basilicata.

CAPO

IX.

Vita privata dei monaci greci in Calabria dal 9o secolo aWll"

Eremiti
dall'una

Genobiti

Costruzioni monastiche e passaggio

aW altra

professione

mitica

e cenobitica

Di^erenza tra vita ereNei cenobi non vi differenza di

nazionalit o di regione

Elezione
%

attribuzione

del-

l'Egumeno
monastica
che hanno

monaci della j^rofessione Concetto Spirito di penitenza dei monaci monaci della donna.

Concetto che hanno

Monaci Greci vivono vita comune tanto da cenobiti

quanto da eremiti, poicli non vi un distacco netto tra la


professione
cenobitica e la eremitica,
Infatti
alla

F una essendo
del

deri-

vazione dall'altra.

costruzione
le

monastero
attitudini.

cooperano

tutti

monaci, secondo
di erigere

rispettive

Del resto non presumono


basta che
tare, e in
i

monumenti

architettonici:
sfrut-

periti scelgano
si

una elevazione calcarea da


grotta,
si

breve

scava una

aprono porte

fi-

nestre, s'innalza l'altare. I


i

monaci non rifiutano nemmeno

ricoveri delle fiere e degli uccelli notturni, poich, imbat-

tutisi in
il

un

antro, iniziano l'opera di riattamento; e presto

laogo^ gi informe od oscuro, reso accessibile e illustre

rt

dalla concorrenza dei penitenti. Spesso

avviene

che

il

mo:

nastero cos formato raduni un numero eccessivo di monaci


allora alcuni si trasferiscono altrove,

dando origine a nuove

comunit con propri Igumeni,

ma

dipendenti dal monastero


attri-

da cui furono dedotte

a tale monastero quindi viene

buita autorit archimandritale.

.Qualche

volta

le

incursioni

saraceniche

inducono

monaci a scegliere residenza


volta ve
li

piti solitaria e

tranquilla; altra

persuade

il

rilassamento dei costumi e l'inossersi

vanza della regola. Questi monaci che


alpestri e abitano spelonche,

appartano in luoghi

dove

la vita

umana pare

im-

possibile, sono gli Eremiti.

Provengono

in

maggior numero
desiderio

dai monasteri, a lasciare


della solitudine,
di lucrare

quali sono indotti dal

madre

di tutte le virti,

da cui sperano
di sa-

maggiori
(1)

tesori ed

un

cumulo immenso
all'esempio
deserti e le

pienza

Ci fanno per conformarsi


il

dato

dall'Apostolo,

quale and errando per

monDal

tagne e nelle spelonche e caverne

della

terra . (2)

monastero
il

si

allontanano con licenza


il

dell'Igumeno,
:

contro
e

consiglio e

consenso del quale niente decidono

mai
;

soli

stanno,
si

bens con uno o due

compagni

di penitenza
:

che

ricordano delle parole del Signore che dice

meglio

essere due insieme che uno solo,

perch caduto che sia in

sopore, in negligenza o in pigrizia,

non

vi chi lo svegli . (3)

Cos

S. Elia di

Eeggio, detto

lo Speleota,

prima

di

raggiun-

gere la tranquilla
giovanetto,
il

dimora

di S.

Nicone

in Sicilia, trova
gli

un

quale

ama

Iddio e nutre

stessi

suoi proil

ponimenti

Mentre dimorano in quelle

parti,

com-

(1)

(2)
(3)

Vita di S. Nilo, Pag. 152, Trtid. del Minasi. Vita di S. Elia Speleota, Pag. 152, Trad. del Minasi.
Vita di 8.

Mia

Spoleota, Pug. 84 e Vita di 8. Nilo, Pag. 216.

35

pagno del Santo, inesperto

alla lotta e alle

fatiche,

penti-

tosi e annoiato di seguire la via della salute,

perch amante

dei piaceri

pitL

che di Dio,

torna

indietro

come cane
.

al
.

vomito, per invescarsi per sempre nel fango della volutt

Allora

il

santo Padre

Elia,

grandemente contristato

dalla

partenza del compagno che ha


lestra,

abbandonato l'ascetica palacrime


.
(1)

raddoppia

sospiri

e le

Trovandosi

Elia Speleota nel Monastero di Salina in santa conversazione

con Daniele, discepolo di Arsenio,

essendosi
il

incontrato in

un vecchio
menar

di

gran nome e manifestatogli


subito
il

suo disegno di

vita solitaria e pacifica,

divino

Cosma

in

sieme col suo discepolo Vitalio lo conduce ad una spelonca

molto solinga, dov'egli aveva dimorato


corsi

Ma

essendovi acaiuti,

molto uomini nobili e

illustri

per ricevere

il

divino Cosma, annoiato del gran numero dei monaci, perch


era amante della quiete,

vuole

insieme col
in

suo

discepolo

dilungarsi di l per vivere

solitario

altro luogo. Il
:

che

saputo Elia, prostratosi

ai piedi, gli dice

non

ci

separiamo
.
(2)

l'uno dall'altro, o S. Padre,

ma

conviviamo uniti
era
stato

molto tempo prima,

S. Elia

Speleota

accolto in
vita ere(3)

Eoma

da Ignazio monaco molto inoltrato nella

mitica e da Arsenio solitario delle vicinanze di Eeggio.

dunque
tieri alla

evidente che l'eremita stesso

ricorre

volen-

vita
pii

comune,
efficace.

come a provare
Cenobiti ed
gii altri,

la

sua

virti e
si

renderla

eremiti

non

sentono

estranei gli uni

verso

anzi, affiatati

da relazioni
per via
di-

di amiczia e di affinit spirituale,

perseguono,

versa, identici ideali

ond' quasi sempre che le due condi-

(1) (2)

Vita di 8.

Vita di S.
Ibid, Pag.

Mia Mia

Spol, Pag. 84.


8j9.,

Pag. 109.

(3)

87 88.

zioni facilmente s^Dvertono

il

cenobita diventa

eremita e

l'eremita cenobita. (1) Infatti l'eremita


in solitudine col suo

resta breve
:

tempo
la vita

compagno,
i

nella sua spelonca

straordinaria che egli conduce,

benefci di cui si rende be-

nemerito fra quanti vengono a


vita
spirituale, la generosit

lui

per consiglio o
il

i>er

menarvi
il

con cui

Santo

protegge

debole dalle oppressioni del forte, tutto concorre a trasfor-

mare

la spelonca inaccessibile in
i

meta di continui

pellegri-

naggi e a popolare

dintorni di altri penitenti che, pur abisi

tando in grotte diverse,

dichiarano tutti discepoli dell'Abate


il

eremita e riconoscono in lui

proprio superiore.
S. Elia

Trovandosi

il

divino

Cosma insieme con

nella

spelonca di Melicucc, nel tempo della


mattutini, vide tutto quel luogo

recita

degli inni
spe-

circondato di piccole

lonche abitate da una

moltitudine di monaci,

che

salmeg-

giavano e lodavano Iddio, e in mezzo ad essi

S. Elia,

come

una lucida
la visione,

stella. Il

che veduto e rettamente interpretando


in sul

appena svegliatosi

mattino, disse al suo

discepolo

Levati su o fratello, perch io parta di qui. Iddio

vuole che in questo luogo sia

eretto

un cenobio
.

e molti si

salveranno per
Il

il

nostro Padre Elia


cos,

(2)

Cenobio sorge
il

a grado a grado,

dall'Eremo,

donde

penitente solitario ricondotto


al

ben presto, anche

contro voglia,

Monastero.

(3)

Non

vi

neppure sostanziale differenza fra la vita ce-

nobitica e la eremitica.
cui duplice soltanto la

La Eegola
forma

unica: la Basiliana, di

di professione.

Se

si

vogliono

(1) {2) (3)

Vita di S. Mio, Pag, 165 e Vita di S. B. Vita di S. Mia S , Pag. 109-110. Vita di 8. Nilo, Pag. 182.

S.,

Pag. 106-107.

37
fare distinzioni, si

pu concedere una differenza quantitativa,

non qualitativa.
Nel cenobio
la pluralit e

quindi la diversit delle co-

scienze sono rese uniformi sempre, almeno in quanto apparisce all'esterno, dall'osservanza della

Eegola e dalla ubbi-

dienza dovuta

ai superiori. Il cenobita^

come

tale,

obbli-

gato alla stretta


ziativa, se
tal

osservanza

della

Eegola, e

qualsiasi inidi

anche partisse dal superiore, dovrebbe essere


le

natura da non superare

norme sancite
altrimenti

da non
sarebbe

urin-

tare la suscettibilit dei

confratelli;

franta l'armonia degli spiriti e


deleteria.

l'egoismo

compirebbe opera

L'eremita invece

risponde

esclusivamente a Dio

e alla propria coscienza del suo operato. Solo nella sua spelonca, in

compagnia dei penitenti che


Eegola

in

lui

venerano un

santo, osserva con scrupolo la

cenobitica,*

ma

li-

bero di valicarne

limiti.

Protrae

per lunghe ore, di notte


cilici,

e di giorno, le orazioni; si
ste pelli di capra,

macera con digiuni e

ve-

non usa

calzari, soffre le intemperie, del

proprio lavoro non ritiene


finire d'inedia, rifiuta
i

nemmeno
pii

l'indispensabile per

non
gli

comodi
lo

innocenti, avvicina

estranei nel solo caso che ve

costringa

l'esercizio della
si^irito, al

carit, trascura affatto ci che fuori dello

quale
.

assoggetta

la

carne per diminuirla della pinguedine


se stesso

Vi-

ve insomma in perenne violenza con


sce

e si defini-

un

lottatore,

un

atleta.

Orbene

tanto

fervore ascetico

eccessivo, straordinario;

non pu essere che individuale,

sentito e voluto dalla sola persona che lo professa, e perci

riuscirebbe inutile imporlo alla comunit.

Del resto

cenobiti

trascorrono

austeramente la vita

come

gli anacoreti^ nella

preghiera, nella penitenza, nel la-

yoro manuale e nello studio,

Ne la

differenza di nazionalit^

38
o d regione dei monaci

pregiudica

alla

quiete

monastica,

n determina distinzione di abitazione, come nelle comunit


del

Monte Athos^ dove appunto

monaci sono

distribuiti

per nazione nei vari monasteri. In Calabria quelli che anno


ricevuto Pabito angelico, orientali calabresi, siciliani, convi-

vono in uno stesso monastero o

in

una

stessa spelonca^

si

aggruppano intorno

al confratello pii

venerando per santit


il

e abilit di governo; al quale confratello vien dato


d'

titolo

Igumeno.

Egli

il

moderatore

della

comunit, secondo

le

norme sancite

dalla Eegola: a lui compete l'indirizzo dii

sciplinare e amministrativo del convento; egli accetta


vizi,

no-

ne sperimenta la vocazione e ne mette a prova


:

le virti

monastiche

castit,

obbedienza e povert^ per la prima volta

elevate alla solennit di voto dalla Eegola Basiliana. All'I-

gumeno
sabile
del

necessaria la cultura;
il

ma

ci che

gli

indispen-

possesso della

virti.

Invitato S.

Nilo dai Padri


per loro egu,

Monastero del B. Fantino

nominare
si

meno
il

quella persona che la sua piet

degnasse eleggere

S.

Patriarca noiuin

il

fratello

germano
S.

del beato Fantino


di

chiamato Luca. Egli, dice l'agiografo


sano, sebbene
ture, era

Bartolomeo
nelle

Eos-

non fosse molto perito


atto,

Divine Scritintelligente, a
fratello. (1)

molto

perch

economico

ed

governare, e nel vivere non inferiore al


S. Elia J., sul
al prediletto

suo

punto

di

partire per andare a Dio, rivolto


gli

suo discepolo Daniele,


il

disse

Dopo

la

mia

morte manda per far venire qui


senio, perch governi
rito
il

discepolo del divino Aregli di spi-

mio gregge; giacch

buono

e perfetto .
i

Della professione monastica

monaci hanno un concetto


la

sublime

essa

la via

sicura verso

perfezione, quella

(1)

Vita di S. Nilo, pag. 167,

39
clie

pi avvicina a Do.

Il

monaco

un

angelo .

Egli

solo

pu disinteressarsi della materia, rinunciare


i

alla carne

e valorizzare

fattori spirituali e, a preferenza dei

mondani,

meritare

privilr-gi delle

anime

elette.

Un

giorno S. Elia Speleota, a 18 anni, dopo di avere ascol-

tato la

voce del Signore

eli e

dice nell'Evangelo

Chi

non

rinunzia a tutto quello

clie x^ossiede e chi


;

non porta

la cro-

ce non pu essere mio discepolo

come pure
ai

quell'altro av-

viso della Scrittura: Uscite di mezzo

mondani e separa
j

tevene e non toccate


dei

le

terrene

immondezze
1

pens

chi
?

mondani oper mai un prodigio


1

Ohi

risuscit

morto

Ohi scacci un demonio


derdoni, che
ci .
il

Niuno

al

certo. Tutti

questi guidei

mondo non pu dare son


volta al

propri

Monadi

(l)

Altra
,
il

Santo

comparve
il

un monaco
o

santa vita

quale, veduto che


:

giovinetto indossava un
vestito,
figlio,

abito purpureo

Getta, gli

disse,

questo

giacch esso non conduce la giovent all'acquisto della prudenza,

ma

la trascina alle

colpevoli volutt. Oopriti invece


della
incorruttibilit^ e

della veste salutare e

della tunica

sottomettendo

tuoi omeri a quelli di Cristo e

seguendo

le

sue vestigia, sarai erede degli eterni beni, che Dio ha preparato a coloro che lo amano
1
. (2)

monaci passano
e

la notte

in

veglia, lodando
Si

Dio con

letture spirituali

con

cantici.

assoggettano ad aspre

penitenze, perch sanno che chi desidera esser libero dalle

passioni deve portare sempre la mortificazione di Cristo nel

suo corpo

(3)

Kei giorni

di digiuno

mangiano

solo

pane o

sole frutta

(\)
(2)

Vita di S. E. S., pag. 83.


Ibich, pag. 81.

(3;

Ibidem, pag. 118,

40
ed erbe e bevono acqua,- quando
di pane,

non digiunano

si

cibano

legumi o pesce, che pescano essi stessi o ricevono,

in dono. (1)
in

Usano anche
,

il

vino, che alcuni monasteri


,

anno

poca quantit

altri

a sufficienza

di

propria

produ-

zione. (2) Aborriscono la carne, e

chi ne

mangia

severaviolenti,
di chi

mente

punito.

La carne

cibo
gli

dei

gaudenti, dei
della
terra,

dei volHttuosi, di chi

ama

agi

non

aspira alla perfezione dello spirito nella penitenza. Eacconta


il

biografo di S. Elia Speleo ta che, avendo uno dei monaci


dall'odore

fatto uso di carne,


ritolo al

conosciutosi
si

il

fatto e rifeil

grande Elia, immediatamente

eccit

suo zelo.

Fattane diligente ricerca, da alcuni avanzi ritrovati fu scoperto


il

reo. Riuniti

il

Venerabile
i

Uomo

cani del monai

stero, gitt loro dinanzi,

pezzi di carne, e
di fiutarli. Allora

cani non che

toccarli,

neppure ardirono
il

cominci a rimdicendogli
:

jjorverare

delinquente alla presenza di

tutti,

Yedi

cani^ quasi fossero obbligati


la carne; tu poi,

alla stretta astinenza,

non ardirono toccare

fratello,

dotato di

ragione, e che hai professato di

camminare per

la via stretta

ed angusta che

mena

alla vita futura, hai traviato,

metten-

doti sulla via larga e spaziosa. Quelli

che mangiano carne


i

sono simili alle

fiere

sitibonde di

sangue, come

lupi, gli

orsi, i leoni, tutti gli altri


si

animali

immondi; quelli poi che

nutrono sempre di erbe e di legumi, sono simili agli ucmondi, come


(3)
le

celli
letti.

colombe,

le

tortorelle ed

altri uccel-

Tuttavia

monaci non intendono con

la penitenza atpiti

tentare alla loro vita terrena, che essi vorrebbero

dura-

(1) (2) (3)

Vita di S. Nilo, pag. 191.


Ihid, pag, 178, lyi, 221.

Vita di S.

Mia

S.,

pag. 138.

41
tura per soffrire di
piii
;

anzi

sospendono

le

astinenze

pi

crude, quando queste

possono

procurare la morte. S. Nilo,

per undici mesi non bevve mai acqna, cibandosi ogni giorno
del

solo

pane,

cbe

prendeva a

vesi)ero,

dopo

il

tramonto

del sole.
il

Con

tale esperimento si studiava egli di liberare

corpo da quella naturale polluzione ad allontanare la quale


;

moltissimi santi hanno dovuto combattere

ma temendo

la

arsura

non

gli

asciugasse

polmoni

smise di

astenersi

dall'acqua. (2)

Uomini

di

mondo, tormentati dagli appetiti sensuali,


i

ai

piaceri della vita secolare


rit del

monaci hanno preferito


di
il

le aspe-

monastero,

persuasi

potervi

trovare

il

conforto

necessario nella lotta contro

vizio e vivere angelicamente.


s

Come
il

potr, esclama

il

giovane Elia, in

verde et estin?

guere

fuoco delle volutt di che mi sento acceso


io ripulire

In che

modo potr

questo sordido vaso di creta, perch


di

possa seguire una norma

vita

angelica'?.

IST

vi in

questo luogo, come io giudico^

un qualche monastero ove

possa entrare e dimorarvi per sottomettere la carne allo spirito . (1)

Del

tutto

negativo poi

il

concetto

che

essi

hanno

della donna.
la

La donna non
verso
il

ricorda loro la Vergine Odegitria,


;

Conduttrice

riscatto e la salute

ma
la

la

debole

Eva

dell'Eden, la tentatrice

prima dell'uomo,

sventura
di

del genero

umano.

S. Nilo,
:

interpretando le parole

San
sal-

Gregorio Nazanzieno
varti la

In qual

modo

potr facilmente

donna estranea, quando ti abbia fatto cadere quella che tua ? risponde a Leone domestico Queste parole
:

rivolge a te

il

dottore, affinch

non

isperi di

conseguire la

(1)
(2)

Vita di S. Nilo, Pag. 155-156.

Vita di S.

Mia

S.,

Pag. 82,

42
salvezza per mezzo
della

donna

11

che ancora l'Apostolo,


:

servendosi di parole pi

corrette,

ha confermato dicendo
per
salvare
il

Che

sai

tu, o

donna,

se

tu

sii

marito

*?

(Cor. YlI'V-16) da questo certamente perch suo costume

mandare

in rovina l'uomo . (1)


la viva

Di qui
vedere

ripugnanza che questi monaci hanno di


e
il

soltanto

una donna

divieto assoluto che donne

di qualsiasi condizione entrino nel recinto del chiostro.

San

Nilo una volta rimprover

fratelli

perch, stando tranquil-

lamente nella

cella,

non

si

erano accorti che una donna era


<.v

entrata in Chiesa a pregare.

Voi

siete tali

monaci che una


la

donna qui venuta

vi

ha ingannato e ha infettato

vostra

Chiesa. In verit voi siete degni di essere puniti con grave

pena

(2)

Venuta

di

lontano una donna religiosa per vedere

S. Elia S. e sola avvicinatasi al

monastero e temerariamente
nel

varcatane
alzati
gli
: .
. .

la

porta, a caso
,

si

imbatt
il

Santo,

il

quale
le

occhi
^<

e tosto

mutato

suo

volto

angelico,

disse

Quale

affare hai tu

da trattare con
entr
nel

gli abitanti

di questo luogo, tu per cui la

morte

mondo

quella tremando, dice

il

biografo, e tutta umiliata e confusa


tutti la terribile invet-

torn subito indietro,


tiva del Santo
.

raccontando a

(3)

CAPO
Carit dei monaci

X.
propria ed altrui

Istruzione

Scuole
e di

monastiche in Calabria
studio

Materie di insegnamento

Biblioteche

monastiche

Acquisti di libri in
le

Oriente
dettine
si

e ..in

Oecidente
e

Relazioni con

Badie

BenC'
che

Calligrafi

scuole

calligrafiche

Testi

curano

e si trascrivono.

(1) (2) (3)

Vita di S. Nilo, Pag. 100. Vita di S. Nilo, Pag. 185. Vita di S.^Ma S.j Pag. 137-138.

43

Bench

monaci prediligano
gli affari del

la

solitudine

e sentano
indifl'aspi-

ripugnanza per

mondo, pure non restano


;

ferenti alle necessit e ai dolori del popolo

mentre

razione ad una vita superiore

li

rende apparentemente
li

selalle

vaggi nelle
folle.

spelonche, la carit
il

riconduce in mezzo

Cos nei monaci che


presso
la

popolo trova difesa e protegii

zione

Corte

Imperiale e

Strateghi

quando

costretto a peregrinare per isfuggire alla ferocia degli infedeli,


le valli

trova sui suoi


sulle

passi

il

monaco, che
dei monti,
i

lo

guida

lungo

cime intentate
i

Cristoforo,
e,

Saba
attra-

Macario radunano
i

loro parenti e

concittadini
li

verso

paesi

di

Sicilia, desolati dai Saraceni,

conducono

incolumi in Calabria.
Elia d'Enna difende un nobile Calabrese dallo Stratega,

che

lo tiene in

prigione come ribelle:

per

averla

vinta

il

Sauto ricorre per sino all'Imperatore.


Elia di Eeggio viene a rimproverare
essersi lasciato
allo

Stratega

di

corrompere da un prete indegno che ha usuril

pato

beni altrui. Allorch


la

patrizio

G. Yizalone
lo

si

pre-

para a tradire

causa dell'Imperatore,
i

stesso

Elia, a

rischio della propria vita, gli rivolge


S. Nilo, dice
il

rimproveri pi severi.
solo

biografo
gli

non

compassionevol
vari

mente sollevava
ancora liberava

curava

oppressi
dai

dai

mali,

ma

tutte le

citt

pericoli
tutti

e le sollevava
la

dalle sventure . Egli solo,

mentre

temono

presenza

del magistrato,
sanesi,
i

ha

il

coraggio d perorare la causa dei Eosle

quali

hanno bruciato

chelandie e ucciso

proto-

carebi. Egli solo sta dinanzi a Niceforo, magistro di


bria,

Calail

parlando in favore di

tutti.

Il

principe
le

continua

biografo,

mosso da venerazione per

virt di Nilo, rimise


il

lui

il

giudizio della ribellione e tutto

danno arrecato.

44

il

Santo, pur confessando che

il

delitto

dei

Eossanesi

grave ed enorme, vorrebbe che fosse addirittura perdonato.


Niceforo esprime
il

suo

x>ensiero

di

aggiudicare al
potere

fisco le

possessioni dei colpevoli, scusandosi di non


alla

aderire

proposta del Santo, per l'ordine espresso dell'Imperatore.


Nilo
di
:

allora

Permetti
e quello

cbe la
che
la

mia piccolezza scriva


sua religiosit
dell'animo
.

alla maestr

lui,

avr
Infine

comandato eseguiremo con tutto


il

l'affetto

Beatissimo

Uomo

con avvisi e consigli persuase Niceforo


lui

che con animo generoso perdonasse e che concedesse a


d'

imporre la pena, che ridusse a 500 monete.

Il

biografo

narra poi l'interessamento del Santo per P esattore Giorgio


Maleino, contro
cipe
il il

quale

si

era rivolto lo sdegno del


all'

Prin,

Mceforo
:

quale

indotto a perdonare

esattore

grid

Fate dipingere l'immagine del B. Nilo, n cessate


;

di venerarla e di renderle grazie

giacch

sulla
pii

vita

del
. Il

Sacro Imperatore

Voi dovreste portai le


di

onore

biografo compendia l'azione multiforme


dal Santo, dicendo
:

carit

spiegata

Egli s'ingeriva

nei popolari tumulti


disagi
e pericoli

e trattava coi principi, sopportando molti

per recare l'opera sua e un pronto aiuto a coloro che ingiu-

stamente e anche giustamente erano aggravati da sventure


I

(1).

Monaci Greci
Alcuni
il

curano

con
alla

diligenza
vita

l'educazione in-

tellettuale.
al

si

danno

monastica, portando
cultura, (2) che
paesi. Della

convento
fin

contributo di

una discreta

ricevono

da ragazzi nelle scuole dei propri

esistenza di scuole in Calabria fin dal IX Secolo fanno fede


i

testi agiografici.
i

Di

S. Elia Speleota, nato

vorso l'864,
leggiadro

si

narra che

suoi genitori,

vedendolo molto

ed

(1)
(2)

Vita di S. Nilo, pag. 211.


Ibid., pag. 186.

45
ornato di onesti costumi e di
alla

altre doti di spirito, arrivato


virti, lo

pubert ed atto

i)erci

ad esercitarsi nella
.
(l)

av-

viarono allo studio delle sacre lettere

pii esplicita-

mente

si

aggiunge

clie Elia,

datosi

gi

a penitenza, didedito alla

morando a Eoma
meditazione
delle

in

un povero

tugurio, tutto

Scritture e

alla

preghiera,- l'inimico del


affetto verso
S.
i

bene cominci a destargli nel cuore un vivo


parenti e
si
i

compagni

di scuola. (2) Kella vita di


i

Nilo

lgge che egli super tutti

suoi coetanei nel giudicare

e rispondere con sagacia, nell'attenta lettura delle Scritture,

come pure

dei dubbi che

proponeva
fanciullo

ai maestri,

quali erano
s

meravigliati

come

in

un
il

si

manifestasse

grande

ingegno nel penetrare


dubbi sulle medesime
I testi

senso delle Scritture e nel muovere


(3)

agiografici,

per,

non forniscono

notzie suffi-

cienti a determinare l'organizzazione scolastica Calabrese di

questi tempi. Solo dalle materie

d'insegnamento
territori

si

pu ar-

guire che le

scuole,

come nei

soggetti al S.
e ai

EoMo-

mano Impero, erano annesse


nasteri. Il Basileus,

ai Capitoli Cattedrali

come l'Imperatore

occidentale, conosce-

va Pimportanza della Eeligione quale fattore educativo e


proteggeva la pubblica istruzione,
eccezione per l'Italia Settentrionale,
che,
fatta qualche lieve

dove esistevano scuole


l,

private rette da grammatici sparsi qua e


didattico determinato

senza indirizzo

(4) in tutto

l'Occidente, comprese le

colonie

bizantine

dell'Italia

Meridionale,

era

affidata

alla

Chiesa, specialmente ai Monaci.

(1) (2j

Vita di S.

(3)
(4)

Sp., pag. 86. 'vita di S. Nilo, pag. 133. Balzani, Op. e, pag. 121 - 122,

Vita di S.

Mia Mia

S.,

pag. 81.

40
Nelle scuole monastiche Basliane
di

Calabria

si

stu-

diano

le S.

Scritture, le

discipline
il

teologiche

e filosofiche,
storia,
uffi-

l'innografia, la

musica

canto, la
il

calligrafa, la

talvolta
ciale.

il

latino^ oltre che

greco,

lingua

parlata e

Della S.

Scrittura

Monaci Greci rivelano perfetta


continuamente, senza
risparmio,
e

cognizione,

servendosene
nelle

negli scrittf e

conversazioni, nelle
i

prediche
i

negli

sfoghi della preghiera. Possiedono


tali
:

Padri e

Dottori Orien-

di tutti, e specialmente del JS^azanzieno,


il

che dicono per

antonomasia
le quali

teologo

fanno delle esposizioni esegetiche,


di discussioni.
la

formano poi argomento

Nei Monasteri Basiliani Calabresi era professata

Re-

gola di S. Teodoro Studita, la quale era un'osservanza particolare del

Monachismo Greco. Le

costituzioni

di Studio,

pubblicate dal Card. Mai, stabilivano che nei giorni in cui

non

si

lavorava, dato

il

segnale

dal

bibliotecario, tutti

monaci dovevono raccogliersi nella biblioteca e prendervi

un

libro per leggerlo sino a vespro; poi,

ad un altro segno,
che avevano
fio-

tutti

dovevano

restituirlo,

secondo

la ricevuta
gli

notato. Cos
renti
:

nei monasteri di Mercurio


il

studi sono
si

spesse volte, dice


il

biografo di S. Nilo,

trovano
Nilo,
il

insieme seduti

Venerabile Padre Fantino e

S.

Gran Padre Giovanni, che a cagione


delle opere del Nazanzieno,

della continua lettura

da

tutti era

tenuto come un

se-

condo teologo

Zaccaria e

tutti gli

altri

monaci ammira-

bilissimi nell'operare e nel conversarej e, svolgendo le Scritture, tutti


i

fratelli si

accostavano ad

essi e
il

li

pregavano

che per
in

il

bene comune ne esponessero

senso.

una

di queste esposizioni rifulge S. Nilo, di cui


l'esatta sentenza e

Appunto il Gran

Padre Giovanni approva

ammira, l'acuto

ingegno e l'umilt cristiana.


strare la sua

(1)

S. Nilo

ha occasione
colloquio

di

mo-

competenza scritturale nel

col

Me-

tropolitano di Calabria, con Leone


tario Nicola,
i

domestico, col protospa-

qnali, andati a visitarlo col


piti difficili

proposito

d' in-

terrogarlo nei punti

della Scrittura,
di

non tanto

con animo

di

apprendere quanto

sperimentarlo se ne

ritornarono ammirando la virt e le sapienza del B.


in

Uomo,
dire
:

modo che

lo

stesso

metropolitano

costretto a

confesso dinanzi a Dio che questo

uomo

un Gran Calo-

gero

(2)

Nella visita a

Monte Cassino,

ai

monaci Benedettini

risponde sulla disciplina monastica, sul senso morale e tropologico della Scrittura, in
pefatti e

modo che
con cui

tutti

ne restano stuparla e dicono


:

ammirano

la grazia

Nilo

Non abbiamo mai

conosciuto un
(3)

uomo che come

lui espo-

nesse le Scritture.
Il

biografo c'informa che S. Nilo


e

Da

6^ a 9^ leggeva
gli

sedendo, meditando la legge di Dio


dei Santi Padri e Dottori j
stolo

svolgendo
ci
I.

scritti

come appunto

attesta l'Apo-

che disse

Attendi alla lettura (Ep.


sintetizza
l'attivit
,

Timot.)

(4)

L' agiografo

spiegata
:

da

S. Nilo

negli

studi

nell'insegnamento,
i

dicendo

egli

da rozzi

formava
uomini.

teologi, e
(5)

mandriani

tramutava in dottori degli

Al tempo

di cui trattiamo,

siccome apparisce dai

testi

agiografici conosciuti, la cultura monastica essenzialmente

religiosa

la

cultura

profana l'eccezione.

Infatti

il

bio-

(1)

Vita di S. Nilo, pag. 148.

(2)
(3)

lUd., pag, 193-97.


Ibid., pag. 230.

(4)

Vita di S. Nilo, pag. 154.


pag. 230.

(5) Ibid.,

48
grafo di S. Nilo, parlando di
santit

Proclo, oltre a

celel.>rarne la

la

dottrina

saera,

ne

vuole
gli

specificare le doti
altri

straordinarie che lo distinguono


dice

tra

monaci, e lo

uomo molto
il

esercitato

in

ogni

scienza,

che aveva

formato

cuore come una arca di

libri sacri

e profani, sia
di

di quelle cose che

mai furono pubblicate, sia


alla luce .

quelle che

dopo furono date


il

Da

quanto racconta in seguito


Proclo aveva studiato la

biografo facile intendere che

scienza profana prima

che fosse

monaco,

essendo vissuto
.

anche da giovane,
I

tutto dedito alla lettura

(1)

Monaci Basiliani provvedono ad arricchire le loro biblioteche non solo delle opere di fama universale, come la
Bibbia,
si
i

S. S.

Padri e Dottori,

ma

anche

di

quei libri che


alla

vengono pubblicando in Oriente intorno

questione

teologiche, col sempre aperte e dibattute^ e intorno al pri-

mato

del

Eomano

Pontefice, ancora

fortemente
I

contrastato

dai seguaci dello

scismatico

Fozio,
di

Monaci Greci Calastudi


:

bresi non possono disinteressarsi


essi

tali

vero che

non sono pressati

dalla necessit di combattere l'eresia

che non funesta

le nostre

Province;

ma

son sempre versaatti-

tissimi nelle discipline teologiche, nel

quale campo di

vit intellettuale
fatti

hanno

nobili tradizioni

da

perpetuare. In-

lo

scopo

principale

per

cui

venne

istituito l'Ordine

Basiliano fu di mettere argine al dilagare dell'eresia Ariana;


i

Basiliani .sostennero la Divinit di Cristo

contro

Kesto-

riani,

l'Umanit

di Cristo e la

sua

duplice Volont contro


del culto delle

Monofsiti e Monoteliti, difesero l'ortodossia

Immagini, resistendo impavidi

al

furore

degli inconoclasti,
in Calabria,

da cui subirono persecuzioni e martiri. Diffusisi

(1) lbid.,'])SLg.

i86.

49

pur professando
zione alla
S.

il

rito

greco,

mantennero costante devola

Sede Apostolica, visitare


della

quale e rendere

omaggio

al

Capo Supremo

Chiesa

costitu
fioriti

sempre

il

voto e l'aspirazione dei monaci pi

illustri,

dal prin-

cipio dell'S" secolo al principio dell'I 1.

Le ricerche
brili,

di libri in
si

Oriente

non
i

sono

ancora feberuditi Ca-

u per

codici

appassionano

monaci

labresi,

come invece avverr

sul finire dell'll" secolo. Gli


il

acquisti

non assumono ancora

carattere di vere

incette

membranacee,
sibili

ma

sono
le

occasionali,

bench facilmente pos-

a farsi per
1'

continue relazioni tra le Colonie Bizantine


:

Calabresi e

Oriente

infatti ecclesiastici di
;

Reggio rivestono

cariche importanti in Grecia


l'Asia Minore e la Terra

monaci

stessi viaggiano per


S. Elia di

Santa,

come

Tauriana,
;

che va a Gerusalemme,
di

al Sinai e

muore a Salonicco

S.

Luca

Armento, che compie

lo stesso pellegrinaggio e

va a Stu-

dion, a Saccudio, al
ofterte,

M. Athos. Non

difficile quindi che per

scambi, imprestiti arrivino nei Monasteri di Calabria

codici, gi rari e desiderati, ora unici e preziosissimi.

Acquisti di

libri

in Occidente
;

non pare

si

siano
i

fattf,

almeno in quantit considerevole


Basiliani di Calabria

n risulta che

Monasteri

siano

stati

in relazione con le Badie


e Inghilterra. Soltanto della e
il

Benedettine
il

d'Italia, Francia,
ci

Germania

biografo di S. Nilo

lasci
il

una descrizione minuta

visita fatta dal Santo, verso

980, ai Padri di

Monte Cassino

del

modo

nobilissimo
i

come

fu ricevuto.

Sappiamo che allora


i

Preposito e
nisse al

monaci

lo

pregarono che con tutti

suoi fratelli ve-

Gran
.
.

Monastero ed in greco cantasse l'ufficio nella loro

Chiesa
umilt
;

ma

il

Venerabile Nilo sulle prime

si rifiut

per

non

pertanto, affinch tutti insieme avessero consolail

zione e fosse glorificato

gran

Nome di

Cristo, consent infine,

50
ed avendo scritto degli inni, componimenti snoi propri in lode
del nostro S. P. Benedetto, in cui si racchiudevano le opere
pili

meravigliose della sua vita, riuniti


si

fratelli,

clie

erano

pi di 60,

avvi al Monastero di Cassino ed ivi pernott,


. (1)

egregiamente cantando

Non
avuto la

c'

noto per quale importanza per la cultura abbia


dei

visita

Padri

Greci

ai

Padri

Benedettini

tanto pi che S. Nilo non fece ritorno in Calabria dopo quel

viaggio

e,

poco dopo la morte del santo Abate Aligerno, ebbe


disdegnoso ed altero verso
sotto
il
i

ad usare un contegno

Monaci

Cassinesi, decaduti" vituperosamente

governo di un

priore
il

il

quale, dice Pagiografo, ignorava che


lo stesso ])io . (2)

uomo

fosse

Beato Nilo, anzi ignorava

Non

risulta

neppure
la

clie vi

siano
di

state relazioni tra

Monasteri Calabresi e

Badia

Bobbio

^HBflpMmf

la

quale vanta tradizioni Basiliane, essendo stata fondata nel


612, da

San Colombano, proveniente

dalle

Badie Basiliane

d^Inghilterra.

Solamente a

Eoma

Monaci Basiliani hanno motivo

di recarsi, per pregare sulla

Tomba
al

degli Apostoli
Pontefice.

e tribu-

tare

loro

omaggi

il

filiali

Sommo

Dopo

la
ri-

Calabria,
fiorire del

Eoma

luogo pi propizio, in Occidente, al

Monachismo Greco,
:

sotto la protezione immediata


i

della S. Sede
i

naturale quindi che

Monaci Calabresi

visitino

confratelli

Romani

nelle loro peregrinazioni alla Capitale delIl

l'Orbe cattolico e ne riportino libri e pergamene.

biografo di

San Nilo

ci

d in proposito una notizia importantissima, quando

(1) (2)

Vita di S. Nilo, Pag. 224 e 225.


Ibid, Pag. 239 e 240.

51:

dice che

il

Santo un tempo

si

rec a

Eoma

per

pregare e

per ricercare alcuni libri .

Ma non
nirsi di libri,

tutti

monasteri hanno la possibilit di riforsi

che neppure tutti

possono sempre acquistare


di

o avere in prestito. Di qui la necessit

ampliare e dif-

fondere

il

materiale bibliografico per mezzo della calligrafia,


i

a cui
si

si

dedicano

migliori ingegni dei monasteri, nei quali

costituiscono scuole per l'insegnamento dell'arte calligra-

fica.

La

esercitano con perizia insuperabile cenobiti ed eremiti


si

specialmente quelli che

sono dedicati

al culto della scienza.


;

La
i

preferiscono tra le altre occupazioni

poich, trascrivendo

codici,

hanno motivo

di esercitare
;

la

mente

nelle

verit

gi meditate nelle ore di studio


nell'attenzione che
si

nella difficolt dell'arte,

richiede per

trascrivere con

eleganza

e parsimonia di spazio, data la

scarsezza della

pergamena,
il

riconoscono
dagli affetti

il

mezzo pi
;

efficace

per

distrarre

pensiero

terreni

col lavoro

materiale

infine si guadaal

gnano

il

pane quotidiano, concorrendo pure

sostentamento

della comunit, e ubbidiscono al precetto divino, che

impone

tutti

il

lavoro, e al monito dello stesso S. Fondatore Basilio,


:

che dice
vov
.
Il

<(

ori

ov

dei

dgyv

'Eo'&ieiv

zv gyaCEO&at vvdus-

(1)

biografo di S. Nilo insiste sul concetto che

il

monaco
il

debba lavorare per potere mangiare senza scrupolo


pane, e ci dice che, a S. Nazario,
vi

suo

giorni quaranta che doveva restare per poi ritornare a Mercurio, Nilo connei
tutto
il

sumava
al
il

giorno scrivendo con eleganza, per lasciare

monastero un ricordo delle sue mani e per non meritare


biasimo di aver mangiato
il

pane senza aver fatto nulla

. (2)

(1)

S. Basili,

Bp. 22^ cap.

2 io

Migne Petrol Q., T.

4,

^2)

Vita d S, mio, Pag. 142.

52

altra volta

aggiunge

dallo

spuntar

del

giorno

sino

all'ora di 3^ l^lo scriveva

con prestezza ed eleganza, riemal

pendo
tal

di lettere

minute e spesse un quaderno


quel
le

giorno

in

modo

egli osservava
>/.

precetto che obbliga

tutti

lavorare

(1)

Cos tutte
:

operazioni del

monaco concor-

rono ad un unico fine

la perfezione dello spirito.


il

Anche

la

perizia calligrafica, che potrebbe per

monaco

essere argo-

mento

di

presunzione e di vanit,

gli
:

invece motivo di
esercitandola egli

richiamo alla

virtii e all'umilt cristiana

ha occasione

di meditare la

prima condanna della superbia


il

umana

il

principio dell'espiazione per

lavoro: in suclore

vultus tui veseeris jpane . (2)

Data

la natura degli studi monastici e


difficile

il

loro fine stret-

tamente ascetico,

che

Monaci Basiliani abbiano


autori
greci

pensato di trascrivere
specialmente
dei

le

opere

degli

pagani,
filosofia

poeti.

Per

quel

che

concerne

e matematica, sappiamo

che Platone, Aristotele, Pitagora,


Diofanto
erano
conosciuti,
fin

Archimede

Euclide

dal

7 secolo, in

Calabria; non potevano


9,

quindi
;

essere ignoti

ai

Monaci Greci del


che

10 e 11 secolo

dei quali alcuni,

oltre

alle scienze sacre,

attendevano
il

anche agli studi


Santo,
i

profani. Il biografo di S. Nilo dice che

prima

di

andare a Tuscolo,

riun

intorno a s

fratelli

insieme
affi-

con l'egumeno Paolo, a cui molti giorni prima


dato
il

aveva

governo,

uomo

il

pi vecchio per et e per l'esercizio

della virtii monastica, riputato per la sua

prudenza e molto
:

versato negli studi

filosofici

(3).

Orbene

dato

il

concetto
riferiva

abbastanza

lato,

comprensivo ed enciclopedico che

si

(1)
(2)

Vita di ^. Mio, Pag. 354.


Genesi, Gap, III. 19.

(3)

Vita di S. Mio, pag. 254.

53
alla parola filosofia nel
i

Medio Evo,

(1) si

pu credere che
e che
i

suddetti autori

fossero

letti

nei nostri

monasteri

qualche volta fosse avvertita la


testi

necessit di trascriverne

per curarne l'uso e la diffusione.

CAPO
Produzione
intellettuale

XI.

dei

Monaci

Innografia e Canto

Wei Monasteri Calabresi non


nelle

fiorisce la

Cronica ^ come

Badie Benedettine

ma

fiorisce l'agiografia.

L'attivit intellettuale dei

Monaci Calabresi non


;

si

di-

mostra soltanto ricettiva e assimilatrice


in

essa produce, bench

un campo limitato dai


Il

fini

stessi a cui s'ispira.

canto era assai diffuso in Calabria nell'alto Medio Evo, e


le tenerezze

il

popolo vi effondeva

che suscitavano l'amore e

la natura. Allora per le citt di Calabria

non

si

aggiravano

trovatori e menestrelli, n

il

culto per la

donna era consacrato


sorta
di fatto,

nel

Codice di amore
fin

ma
i

la
1'

cavalleria era

spontanea,

da quando

ascia di Autari aveva percosso la


si

Colonna

di

Keggio e

Saraceni

eran dati a martoriare le

nostre contrade. Ideile guerre, durante gli assedi, attraverso


le perijDezie delle incursioni barbariche^ rifulgeva
il

valore dei

giovani cavalieri, pronti

al

cimento e generosi verso la donna,

a cui
gli

si

offrivano protettori contro la perfidia


si

musulmana
i

innamorati

comunicavano

dubbi e

le ansie,
Il

lamenti

del distacco e gli accenti infocati del ritorno.

sentimento

era espresso nel verso, sposato al canto, a cui


del pericolo

Fmmanenza

dava quel tono


dalla

di

malinconia, poi costantemente


calabrese.

conservato

poesia vernacola

(1)

De WuLr

M.,

Storia

della

Filosofia

Medioevale, Voi.

I.,

pa^. 165 e segg. Trad, A, Baldi. Firenze, 1913,

54 Iq tempi tranquilli la musica e


teria
il

canto costituivano maliTilo,

d'insegnamento nelle scuole

e S.

fin

da giovinetto,
il

vi dovette fare progressi meravigliosi se,

come

dice

biografo,

alcune nubili fanciulle furono ferite col dardo della sua bellez-

za giovanile, della sua indole generosa e della soavit del suo


canto, talmente che

non pot evitare

le varie

loro

insidie,
di

ma, come 43ervo

ferito al cuore, rest

preda di una

esse,
(1).

superiore a tutte per bellezza e per aspetto avvenente

Nei monasteri insieme

col canto fiorisce l'innografia.


i

Ne

sono oggetto Dio, la Vergine,

Santi, di cui vi si
;

celebrano

le lodi. L'ispirazione tutta ascetica

la

composizione meanima, alla pre-

trica e la musicale

mirano

alla salute dell'

ghiera, a ricreare lo spirito in Dio:


e composta, senza divagazioni;

P una procede serena


liturgica,

l'altra corale,

solenne, senza scatti e leziosaggini.


S.

Nilo
gli

maestro
mattutini
ore
di

nell'

iuuografa
si

nel

canto:

egli

canta

inni
tre

prima che

accinga al
in

lavoro
codici
,

dopo

lavoro

manuale
tre
di

copiar

dopo

tre ore di preghiera e

altre

studio, all'ora di

9' innalza a Dio,

come incenso,
il

l'inno

vespertino, e va a

passeggiare, sollevando

corpo stanco dalla continua fatica

del giorno col vario aspetto delle cose . (2) Nei suoi
steri

monatli

ha una vera schola cantorum, composta


atti

di

fratelli

ingegno vivace,

a leggere e a cantare, che egli istruisce


. (3;

nell'una e nell'altra cos


di

Nella visita che fa alla Badia


di

Monte Cassino
tra
i

accompagnato da pi

sessanta
i

fra-

telli,

quali sono alcuni cantori; aicch


di

quando

Monaci
nella

Beuedettini lo pregano

cantare

in

greco

l'ufficio

(1)

Vita di

IS.

J^^ilo^

pag.

i:^l.

(2^

Ibidem, pag. 154. Ibidem^


pa|^. 225,

(3)

oo
loro Chiesa, egli consente e

scrive

gl'inni

componimenti
li

tatti suoi propri in lode di S. Benedetto, e

canta e-

gregiamente per tutta

la notte . (1)

Dal

all'XP

secolo le

Badie Benedettine

nell'Italia

Centrale Meridionale hanno una fioritura di cronisti e di


cronache, le quali, pure attraverso
il

fantastico e

il

meravi-

glioso delle leggende, costituiscono le fonti pii sicure della


storia civile ed ecclesiastica di quella

buia

et.

La Badia
un ignoto
di S.

di

Farfa vanta la Gonstructio Farfensis

di

figlio e la
al

DestrucUo dell'abate Ugo;

la

Badia
et

Vincenzo

Yolturno ha la Vita Paldonis, Tatom's

Tasonis Vulturnensium di Autperto; M. Cassino ha la Cro-

naca

di

S.

Benedetto e la

<<

Sistoria Langobardorum Bene

ventanorum

di

Erchemperto. I Cronisti Benedettini, quando


di abati, di re,

non

si

limitano ad una semplice cronotassi

di fatti

d'arme, narrano

la fondazione, spesso
le

leggendaria,

dei propri monasteri, ne celebrano


lustri

glorie, gli

uomini

il-

che vi passarono
e

la
;

vita e

quelli

che

li

favorirono

con privilegi

donazioni

lamentano

infine

la

decadenza
lotte
le

delle Badie, a cui esse

andarono soggette nelle

con

Longobardi e nelle incursioni dei Saraceni.


zioni, se

Ma

devasta-

pure

si

ripetono qualche volta, non sono mai tanto


i

frequenti da parer continue, e

Benedettini, affezionati alle

loro Badie, possono attendere a restaurarle e scriverne la storia.

Diversamente avviene per

conventi Basiliani di Calabria,


i

dove

gli

edifici

monastici hanno poca importanza per


edifici

loro

abitatori.

Per

lo pii gli

sono ricavati da spelonche


citt fortificate

riattate alla meglio;

anche quelli costruiti nelle

sono senza pretese architettoniche. Quasi tutti


precaria, per le incursioni degli
infedeli

hanno esistenza
capitano allo

che

(1)

Yita, pag.

224-25.

56
improvviso,
si

susseguono e devastano. Perfino

la distruzione

oscura e anonima,

compiuta da orde che sacclieggiano e

spariscono. I monaci allora

mutano
altri

sito

passando alcuni da
nella
si

sud a nord e viceversa


nella
di

emigrano
essi

Lucania

Terra

d'

Otranto.

Pertanto

non

propongono

tramandare
diel

le

vicende dei loro monasteri ai posteri nemcenobio


di

meno
sul

-pi

illustre

questo

tempo

situato
filosofo

monte Aulina, soprastante a Palmi, da Leone

il

dichiarato imperiale e dotato di privilegi e donazioni, subito

dopo

la

morte del fondatore,

S.

Elia

Ennese

(903).

sa-

remmo
altri

del tutto sprovvisti di notizie riguardanti questo

ed

monasteri, se
i

non ce

le

fornissero,
i

per
li

incidenza, le
resero insigni
tra-

Vite dei Santi,

quali fondarono

cenobi e
i

per piet e dottrina. Difatti bench


scurino le

monaci Calabresi

memorie

degli edifici

monastici soggetti a perire,


loro

celebrano

tuttavia le gesta dei

Patriarchi,
e

lo

spirito

dei quali supera le contingenze del

tempo

della materia;

e ci fanno perch coloro che leggono imitino la

virt dei

Servi del Signore e ricevano in eredit la stessa loro sorte


nel giorno della retribuzione.

Lo scopo

delle agiografie

evidentemente ascetico.
agli

II

biografo non

scrive per piacere

uomini

lo

dichiara nel proemio, confessando la propria


assuntosi; in

insufficienza al compito

ogni
i

modo

confida

che la
pienti e

divina
rese

carit, la

quale

tramut

pescatori in sa-

facondi
il

balbuzienti,

sproner

anche

lui

parlare in guisa che

suo

dire

torni

gradito a Dio e al
alla ricercatezza

Sauto, di cui

narra

la

vita .

Anzi che
il

del dettato e ai suggerimenti dell'uomo,


riferire

biografo bada a

quanto, come dice PApostolo, vide e contempl coi

suoi occhi e palp con le sue


dalla
\

mani

e tutto

ci

che ascolt

erace bocca del suo eroe,

57

Cos

le agiografie,

bench non

scrtte per fini


piti

mondani,

pure costituiscono

le .fonti

pi genuine e

attendibili della

Storia Calabrese dal 9" al 12 secolo.

CAPO
I Monaci, ohbligati al
architettura, alla
-r-

XII.
manuale, attendono
anche alla

lavoro

miniatura, pittura, scultura, oreficeria


sotterranee

Costruzioni

Basiliane

scarsi

in Puglia, Rossano , S.

Sederina,

L'Evangeliario di Rossano

Melicucc

esemplari
Artisti
:

Arti umili.

La Regola
a tutti

Basiliana in genere e in ispecie le costituzioni

di Studion, professate nei


il

Monasteri di Calabria, imponevano

lavoro

manuale, e gi

sappiamo

la

cura

che

monaci dedicavano
era associatq

all'arte calligrafica, alPesercizio della

quale
poi, e

quello della miniatura.

L'architettura,

specialmente la pittura, la scultura e l'oreficeria


eccellenza arti monastiche.

erano per

Abbiamo

gi osservato che le dimore


secolo,

dei

Basiliani in

Calabria, dall'8" all'I 1


riattate
alla

non erano
ed
oratori.

altro che grotte

meglio a conventi
edifici

monaci non
com'erano,

potevano erigere

monumentali,

costretti,

dalle incursioni saraceniche a ramingare da

un

sito all'altro.

E
i

certo

non poco dovette

influire sui

costumi del Monachi-

smo Italo-Greco

la vita troglodita dei confratelli d'Oriente, se


si

Basiliani di Calabria dettero alle cappelle che


il

scavavano

per

proprio

uso

disposizioni
di Siria e di

improntate

all'

architettura
le falde

monastica di Egitto,
di

Cappadocia Bench
della
il

Aspromonte

e le

impervie asperit

Sila

avessero
straorsi

allora l'aspetto delle laure Palestinesi, per

numero

dinario di monaci che l'abitavano

pure pochissime grotte

conservano che permettano

lo studio e la

valutazione sicura

58
della loro antica importanza.
col favore dei

Le grandi Badie

Basiliane, sorte
laure,

Ee Normanni

presso le antiche

com-

presero nella loro mole anche le grotte, delle quali


in tal

alcune,
fino

modo, furono conservate

alla

devozione dei fedeli


le Badie,

ad epoca recente. Scomparse o soppresse

ne anda-

rono in rovina le grandiose opere monumentali, di cui solo

qualche avanzo^ scampato

alla

furia

degli

elementi e alla

noncuranza degli uomini, richiama oggi l'attenzione dello


studioso.

La parte pi
ranea

nobile

dell'architettura

Basiliana

sotter-

la cappella, artista.
tre,

sulla quale si concentra la perizia del


di

monaco
ordinario

Le nicchie che adornano Pabside sono


nella

come

Quando
sati nella

vi pii di

maggior parte una navata, i

delle chiese greche.


pilastri

sono incas-

massa

calcarea.

Le dimensioni

e la regolarit del

tracciato differiscono da

una cappella

alPaltra,

ma

le

dspo

sizioni essenziali restano le stesse.

Le cappelle
classificate

basiliane

sotterranee non
del

possono essere
loro
soffitto.

che dopo la ricostruzione


i;n

La
il

maggior parte hanno

soffitto

unito e piano, che tiene


altre
il

posto della travatura che copre le Basiliche,

imitano
calcareo

grossolanamente l'interno di una chiesa a cupole,

scavato assume le curve delle volte e delle cupole lenticolari,

come

nella

curiosa

cappella

sotterranea di Midiah

presso
cap-

Adrianopoli. Si possono citare come esempi la curiosa


pella di S.
delle

Barbara presso EapoUa, quella della

Madonna

Spinelle, alle porte di Melfi,


(1)

quella di S. Barbara di

Matera.

In

Calabria

la

montagna

di

Eossano

crivellata

di

caverne, che furono abitazioni di anacoreti, e alle falde della

(1)

Beutaux

o.

p.

e, Pag.

134.

59
collina che

corona

il

Monastero del Patire,

si

mostrano
Severina
al

le

grotte dei SS. Padri.

La cappella greca

di S.

ha

per

cripta
si

una

grotta, e la chiesa

di S.

Angelo

Monte

Eaparo
caverna,

eleva a ridosso di una

profonda e meravigliosa
grotte,
;

dedicata,

come tante
e

altre

all'Arcangelo

Michele
stalattiti
strelli.

da
e

S.

Vitale

suoi

compagni
dal

ingombra
dei

di

senza

tregua agitata

volitare

pipi-

(1)

Della spelonca di Melieucc abbiamo notizie


colareggiate
infatti

piti partisi

nella vita di S. Elia

lo

Speleota. Vi

narra

che un

giorno

il

divino

Cosma insieme
spelonca

col

suo

discepolo Vitalio condusse Elia ad una

molto sodifficile,

linga, dov'egli gi abitava. Il luogo aveva l'entrata

angusta e scoscesa , i)er

modo che

se

il

locale

bast
di

per

un primo gruppo
si

di penitenti,

aumentando questi
capace

numero,
Allora

senti

il

bisogno
al

di

una

pii

abitaiioae.

piacque

sommo

Iddio, dispensatore di tutte le cose^ che

suoi servi facessero un'altra scoperta presso quella

sacra

famosa spelonca, nel seguente


uscivano da un piccolo
alla

modo

innumerevoli pipiin

strelli

foro

aperto

una

collina
Il

soprastante

spelonca e di nuovo vi

entravano.

che

avendo pi volte osservato,

compresero che vi era una ca-

vit nel colle. Laonde, acceso

un lume,

e per quella angusta

apertura e ristretta buca a stento finalmente entrati, videro


col dentro
fondit,

una spelonca grande

e spaziosa i^er altezza, pro-

latitudine e longitudine
:

Elia godeva, e in

ispirito esultava

ma
il

tosto cadde di
di luce col

animo e

si

addolorava

perch nessun raggio


la spelonca.
lo

penetrava per illuminare

Per

Signore, che fa la volont di coloro che


le loro

temono ed esaudisce
(1)

preghiere, invi tosto a Elia

Bertaux, Op. e.

Pai?. 129.

Paladino

G.,

La

Chiesa di

S. Angelo.... iu oll. iVArte, Fase.

V, 1919, pag. 57 e &eg.

60

un uomo

di ogni cosa pratico,

chiamato Cosma. Questi, dopo

avere con ogni diligenza esaminato l'interno della spelonca

ed anche la collina,

aiutato da

altri

operai

molto

esperti

nel tagliare le pietre, apr dal lato

meridionale

una porta

ampia e spaziosa,

e cos,

non appena

la luce del sole illumin


i

coloro che dentro dimoravano, ne uscirono fuori


pipistrelli
riti.
je

sopradetti
spi-

le

ombre tenebrose
stabilitosi,

dei maligni e

immondi
opere

Cosma, col

esegui delle

grandi

nel

monastero^ tra

le quali

una salina per uso dei monaci e un


il

piccolo mulino per


S.

macinare

frumento

Intanto

il

Padre Elia

coi fratelli,

dopo aver con molta fatica e studio


il

riordinato l'interno di quell'antro informe ed edificato


altare, apr
il

sacro

tempio, consacrandolo

ai

grandi

corifei e di-

vini Apostoli . (1)

La

grotta dove S. Elia fu condotto dal

monaco Cosma
;

a un chilometro

da Melicucc
vi si

di

Seminara

oggi quasi
sola

interamente distrutta e non

vede che

la

concail

vit del suo fondo. L'altra grotta piti grande 'che ritrov

Santo trovasi nell'istesso monte, a brevissima distanza dalla

prima

(2).

Non abbiamo
costruzioni

notizia degli artisti


:

che

lavorarono

alle

sotterranee di Calabria
,

essi

furono quasi sem-

pre

monaci Basiliani

ma non

si

pu escludere

che

vi

abbiano lavorato anche


regioni,
di

artisti laici

ed ecclesiastici di altre

almeno verso

la fine dell'll" secolo,

quando

si

sa

un Guglielmo normanno o germanico che lavor donna delle Spinelle, e di un diacono che si d il

alla

Ma-

titolo di

(1)
(2)

Vita cliS.

Mia

S., Pag.

109 e segg.
JE,

Minasi, Anoot. 20^ alla Vita di S.

S., pag. 236.

G
magster in un^iscrzione delle grotte di S. Procopio di

Fasano

Monopoli

fi).

Allo stato degli stadi


possibile stabilire se
i

d' arte

sacra in

Calabria non

Basiliani, fino all'll" secolo, abbiano


i

costruito edifici sul soprasuolo, poich


di costruzioni monastiche,

piti

antichi avanzi
al

che

tuttavia
i

resistono

tempo
al Sin-

e al piccone nelle pianure e tra


ni,

monti da Reggio

non vanno

oltre

il

12 secolo.
il

Le

agiografie

non danno

alcuna notizia in proposito. Solo

biografo di S. filo narra


di
S,

che

il

Santo

trovandosi

nel

Monastero

Adriano

avendo
Basilio,

rifiutato

500 monete di oro


soggiunsegli
io
il
:

offertegli dallo

stratega

questi

Permetti che io edifichi un


in
;

oratorio, giacch

non

soffro

buona pace
All'oratorio

di vedere

quello di loto.

Padre rispose

non aver

paura, giacch avverr che gli

empi saraceni
loro

lo distrugge(2)

ranno; anzi tutta la Calabria cadr in

potere .

Del

resto,

indipendentemente dalle costruzioni monastiche

in caverna, pare

non

si

conoscano in Calabria esempi di


farsi
risalire

ar-

chitettura bizantina che possano

ad un'epoca

compresa tra
rina,

il

6 e

1'

11 secolo. Il

Battistero di S. Seveil

che

si

riporta senza

ragione, dice

Bertaux,

all'
i

8
ri-

secolo,

non pu essere

attribuito a

nessuna epoca, per


Cattolica
di

facimenti a cui and

soggetto.

La

Stilo e la

Cappella di S. Marco di Eossano, che alcuni vorrebbero del


9 o del 10 secolo,
il

Bertaux

le

classifica

tra gli

edifici

del 12

del 13 secolo.

Anche
(3)

la piccola

Chiesa di S. Fi-

lomena impossibile datare.

Per

la pittura

non

esiste in Calabria e

in

Terra d'O-

(1) (2i
(3)

Bertaux, Op. e, pag.


Vita, pag. 233.

135.

Bertaux, Op. e, pag. 69-119

e 120-125.

02
tranto un solo affresco anteriore al lOo secolo
fette notizie e scarse reliquie
(1)

e imper-

abbiamo
secolo.

delle

pittare monasi

stiche bizantine dal 10


Italia,

al

12

Kon

trovano in

dice Bertaux, due grotte Basiliane che abbiano conil

servato
volta e

complesso
pittore.

di

da un

una decorazione eseguita in una Quasi sempre i monaci e i loro amici


intervalli
delle

fecero dipingere a

lunghi
sulle

teorie di

Santi,

che

si

susseguono

pareti,

senza

ordine

prestabilito.

Al

pari che in Oriente, la parte di

muro che Vigumeno o


voleva
farvi rappresen-

l'eremita concedeva al
tare
il

devoto che

suo Santo Patrono, non era

una concessione a

per-

petuit; prima che la parete fosse


si

coperta interamente non

faceva scrupolo di estendere su

qualche

pittura vecchia

o recente un intonaco, destinato a ricevere una

nuova im-

magine. Tale oratorio


riprese e
si

trova interamente

decorato a pi

distinguono sul

muro

fino

tre strati di pit-

tura sovrapposta. Qualche volta l'uno dei rivestimenti venne

meno, e bruscamente un Cristo del 12


riapparve vicino a
degli Angioini.
(2)

secolo, triste e rozzo,


alla

un Santo

vestito

moda

del

tempo

Sulla parete
stalattiti di S.

del

corridoio

che

sporge

nella grotta a

Michele a monte Eaparo,


si

scavata gi da S.

Yitale e suoi compagni,

vede un affresco che risale agli


secolo, e che rap

ultimi del decimo o al principio dell' 11

presenta un prete in ginocchio davanti a un gran S. Michele,


in

costume
Il

di

Basileus.

(3)

Codice greco posseduto dalla Cattedrale di Eossano,

(1)

Bertaux, Op. e, pag.

71.

(2) (3)

Ibidem., op. e, pag. 136. Ibid., pag. 129 e 132.

G3
scrtto a grandi e

bellissimi

caratteri

unciali
intiero

argentei

su

pergamena purpurea, contiene


S.

tutto
S.

l'Evangelo di

Matteo e parte

di quello di

Marco,

pi

una

lettera

di

Eusebio e Carpiano sulla concordanza degli Evangelisti.


ornato di parecchie miniature rappresentanti storie sacre
di

tratte dagli Evangeli e figure

profeti

che predissero la

nuova

dottrina. (1)
il

Per

Bertaux e per

il

Diehl PEvangeliario d Eossano


quale
Altri

appartiene al 6
stato lavorato a

secolo; alla

data
,

impossibile sia
le

Eossano.

(2)

confrontando

mi-

niature Eossanesi con le Bizantine di

certa data, ne fanno

discendere l'epoca al

9 e

10

secolo. Il

Cozza-Luzzi crede

che non

si

possa dare un giudizio di

remota antichit, ba-

sandosi su criteri

esclusivamente

paleografici,

quando non
lui
di
il

concorrano

altri

elementi per

giudicarne. Per
di

Codice

Eossanese pu contare una diecina

secoli
la

esistenza;

ma non

osa indicare

di

quanto

secoli

decina potrebbe

essere superata. (3)

Per quel che

piti

direttamente riguarda
l'Haseloff, lo

il

nostro argo-

mento
critici

da rilevare che
clie le

Strzygowski

ed

altri

assicurano

miniature del Codice Eossanese non


(4)

furono eseguite

in

Italia.

probabile

che

il

Codice

possa essere stato trasportato


liani nel 10 o 11 secolo.

a Eossano

dai

Monaci Basi-

Gli oggetti di
rati in Calabria,

oreficeria

orientale,

trasportati o
tutti,

lavole ore-

andarono sperduti quasi

come

(1) (2) (3)

Venturi, Op. e, pag. 3t6. Bertaux, Op. e, pag. 71 e Diehl, Op. e, pag. 238.
Lettere Calabresi: 77. in Rivista Stor. Cai. Luglio
pag. 243.
-

Agosto

1903

(4)

Diehl, op. e, pag. 238.

C4
fcerie di

Napoli.
nel

IsT

sappiamo se
di

le

lamelle d'oro, rinvenute

dal

Diehel

Museo

Eeggio

Cai., sulle quali era effi-

giata l'Adorazione dei Magi, e che lo stesso Diehel fa risalire

senza ragione al 6 secolo, e una placca simile del Museo


(1) Il
(2)

di

Catanzaro abbiano una qualsiasi origine monastica.


clie
i

Bertaux crede

due lavori provengano dalla Palestina.


pare
ci

Nemmeno
esemplari
attribuire

di sculture bizantine

restino
si

sicuri

originali,

bench da qualche studioso

voglia

provenienza greca ad alcune bellissime statue in


si

marmo che
veramente
statue

trovano nelle Chiese dei nostri Appennini.


iconoclastica
si

E
le

alla tradizione

fanno risalire

dell'Assunta di Cardeto, oltremodo bella, quella della


S.

Vergine del Leandro in Motta


l'

Giovanni

e quella del-

Annunciata in Bagaladi.
L'osservanza di

(3)

Studion imponeva l'esercizio delle arti

meccaniche; e pertanto
Calabria monaci
coperte, vasai in
sarti,

non mancavano
tessitori, arcolai,

nei

Monasteri
di

di

artefici

tende e

rame o

in ferro;

ma

di essi

non abbiamo

notizie precise e concrete.

CAPO
Meriti dei

XIII.

Basiliani

neWagricoltura

Studi

e coltivazioni

Arte della

seta.

I Basiliani Calabresi anche nell'agricoltura,

come

nelle

scienze teologiche e nelle arti,

hanno un passato
Basilio

di gloria

a cui

ispirarsi. II

Santo Fandatore,

Magno, voleva

(1)
(2)

DiBHL, Op. e, pag. 292.

Bertaux, Op. e, pag.

71. in nota.

(3)

CoTRONEO, Op. e, pag. 7-8

65

che

suoi monaci di Siria, di Mesopotania, di Egitto sfrutdel

tassero sia le sabbie

deserto
di

per

estendere
di

le oasi, e

che

vi eressero di datteri e

altre

frutta e

pastorizia.

Egli stesso era abile agricoltore, e S. Gregorio jSTazanzieno,


nell'epistola

9%

scrisse che S. Basilio coltivava

un giardino

nel Ponto e che, quando fu a tenergli compagnia, piantava-

no

alberi e

cavavano

fossi.

Quelle pratiche agricole furono continuate dai Basiliani,

che vennero imitati nell'Occidente, prima da

S.

Martino di

Tours in Francia, da
S.

S.

Fabrizio

in

Inghilterra, e poi

da

Benedetto in

Italia. (1)
i

Diffusisi in Calabria,

Basiliani v'introdussero le prati-

che agricole degli Egizi, Siriaci e Greci; per non sappiamo


se nel 10 secolo essi vi abbiano fatto conoscere la Geo-po-

nica
in

la bibbia agraria dei Greci nel


libri

Medio Evo, compilata


Costantino

20

da parecchi autori, sotto

la direzione di

Basso e

gli auspici dell'Imperatore

Costantino Porfirogenito.

Libri e pratiche della agricoltura

romana avevano gi

usato
e
i

Monaci del Vivariense


retti dai

e del Castellense di Squillace

pochi Benedettini

discepoli
terre

di

S.

Placido.

certamente l'agricoltura,

nelle

soggette ai monasteri,
si

dovette avere magnifico incremento, se


dire le nostre foreste, nati
i

videro ringagliar-

ben

governati

disboscamenti, argi-

corsi dei fiumi, bionde per messi le pianure, le colline


fertili

e gli orti

di frutta e

di vigneti, e

se

poterono sor-

gere attorno ai Monasteri Basiliani i primi casali e villaggi montani. Allora si poteva ripetere quanto Cassiodoro aveva
gi scritto

et

con

compiacenza

di

Monaco

di Calabrese

non est alienum a monachis hortos colere, agros exercere

pomorum
(1)
(2)

fecunditate gratulari. (2)


p. 57.

Cantoni, Op. e, DiT. LiT., C. 28.

66

Le

agiografie c'informano delle

varie

coltivazioni pra-

ticate, dai Basiliani in

Calabria.

Essi

hanno vino,
i

grano,

legumi

di cai

possono vendere

una parte per

bisogni

del monastero. S. Kilo, per liberare dalla cattura dei Saraceni


tre suoi fratelli,
rate, sino a

vende

il

frumento,

il

vino

le altre der-

100 monete di oro, che manda come prezzo del

riscatto all'Emiro di Palermo. (1) I

Monaci

di

S.

Adriano,

fin

dal

tempo

di S. Nilo, an-

no piantato molti vigneti, soverchi


ci sono incolpati di avarizia. (2)

alle loro necessit, e per-

La

deficienza di animali obbliga a fatiche esorbitanti

monaci, e con

scarso rendimento;

ma quando

possono ag-

giogare tre vacche, donate loro da un devoto, essi e quelli dei

monasteri

piri

poveri e

altri agricoltori vicini

raccolgono una
(3)

gran quantit di frumento e


Nelle

tutti

ne danno gloria a Dio.


di

campagne

del

Monastero
il

Melicucc

assai

curata l'industria del miele,

cui sapore attrae nei dintorni

anche

le belve.

Un'orsa

infatti,-

venendo dalla montagna che


devastare
si

di fronte al

monastero

suole

gli

alveari.

Un
non
mal

giorno

monaci, vedendola venire, molto

rattristano e ne
ti

avvi -ano S. Elia, che la riprende:

Non

vergogni'?
il

temi Iddio rubando


tolto
1

le fatiche dei

Padri e .divorando

Torna indietro e da questo istante

non osare

pi. di

avvicinarti al monastero .
tata di ragione, chinato
il

la belva,

come per natura


gli

do-

capo e

fssati
(4)

occhi al suolo,

torna indietro umiliata e confusa.

Ordinariamente l'introduzione della seta in


Calabria
si

Sicilia e in

fa risalire al 1147,

dopo

la

spedizione di Rug-

Vita, pag. 221. Ibid,, pag. 191. (3) Ibid., pag. 183 e 184. (4) Vita di S. Mia, pag. 117,
(1)
(2)

G7
gero contro, l'Impero bizantino, basandosi su quanto riferisce

Ottone

di Frisinga,

il

quale ricorda

che

il

Duce

di quella

impresa

maxima praeda

direpta, opifces etiam qui sericos

pannos texere solent, ob ignominiam Imperatoris illius suique principis gloriam, capti vos deducit. Quos Eogerius in Palermo Siciliae Metropoli collocans, artem illam texendi
suos edocere praecepit. Et

exhinc praedicta

ars

illa

prius

a Graecis tantum inter Christianos


patere ingeniis
.

Ma

l'arte della

habita, Eomanis coepit seta in Sicilia vanta una

antichit maggiore di

quella

stabilita

dal

cronista Frisin-

gense; e ne fa fede l'esistenza a


opificio di vesti di

Palermo del regio Tirz, seta ricamata, famoso gi ai tempi dei

Saraceni.

Anche
sale

in Calabria la conoscenza dell'arte della seta


al 12 secolo.

ri-

ad un'epoca anteriore

l'Annalista Sa-

lernitano ricorda uno Stefano di Cosenza che nell'889 port


al d'

Monastero

di S.

Benedetto della Cava, tra

gli altri

doni

oro e d'argento,

anche della seta obrizzata, cio grezza,


storia critica e cro-

certamente prodotta in Calabria. Isella


nologica del Patrono di Serra
si

S.

Bruno
il

del

suo Ordine,
i

riscontra

un diploma

del

1089,
di

quale, nelPindicare
di gelsi.

confini di

un podere, parla

una piantagione
il

Do-

veva

trattarsi di gelsi

mori, osserva

Dito, poich quelli

bianchi furono importati in Italia in tempi molto posteriori.


Si sa che
i

gelsi

mori sono di una vegetazione lunga, stenperci

tata e secolare

un gelseto

fruttificante nel
(1)

1089

doveva
n

risalire

a molto tempo anteriore.

Ci nonostante

le agiografie

Greco Calabresi, ne

altri

documenti accennano

ad una qualsiasi

attivit dai nostri

Monaci Basiliani even-

tualmente esplicata nella produzione o nella industria serica.


Dito, Op. e, pag. 286-287.

(l)

C8

CAPO
Le incursioni saraceniche causa
8.

XIV.
di perturbamento morale nella

Vita Cenobitica Calabrese del

10

Fantino

secolo

Lamenti di

La

-prosperit materiale dei monasteri fa-

vorisce la
testare
S.

decadenza morale

Diritto

riconosciuto ai monaci
S. e di 8.

di possesso e di

Mia

Nilo

Attivit riformatrice di
di
8.

Esodo

Nilo dalla Ca-

labria in paese latino


stiche nel 10 secolo in

Precedenti

emigrazioni mona-

Lucania^ Campania e Puglia Condizioni del Monachismo Basiliano in Calabria sul finire

del 10 secolo, sino al riassetto dell'Italia Meridionale sotto


i

Normanni.
perturbamento, che
le scorrerie

Il

barbariche arrecarono
10 secolo,

alle istituzioni Basiliane

di

Calabria nel
deficienza di

non
da

manifesto solamente

dalla

opere

d'arte o

altra espressione della vita intellettuale e materiale dei cenobiti,

ma

in ispecial

ficatasi nel

modo appare dalla Monachismo Greco Calabrese La


vita extraconventuale;,
il

crisi
fin

morale veridall'inizio di
i

quel secolo.

fatto che

monaci

convivevano ormai col


compatibili col

popolo
del

in

circostanze

non sempre

decoro
s

cenobita, la
il

naturale debolezza
infiacchisse nel fer-

dell'uomo facevano

che

monaco

s'

vore ascetico e nello

spirito di

sacrificio.

Colm
i

la

misura

Popera

di

nuovi elementi non

bene

selezionati,

quali afla

fluivano ai monasteri, attratti

non tanto dall'amore per

perfezione monastica, quanto dalla

posizione economica dei

monaci, tuttavia

vantaggiosissima,

nonostante

l'ora di ge-

nerale smarrimento e confusione.

Erano venerandi
leota,

allora, oltre

che Elia Ennese, lo Spe-

Nilo

di

Eossano,

Arsenio, Daniele,
il

Luca

il

Calvo,

Lorenzo, Antonio, Gregorio,

gran Padre Giovanni, Fan-

69
tino e Zaccaria, di angelica purit, e tutti gli altri

Monaci am-

mirabilissimi nell'operare e nel conversare. S. Nilo stesso era


stupefatto del loro aspetto e del loro umile portamento, e ver-

sava copiose lagrime e grandemente

si

accendeva d
i

zelo, (l)

Ma
frati
;

tutti questi Santi

non escludevano

tepidi e cattivi

quelli di

cui

il

biografo di S. Nilo dice

che
del

erano

spregevoli a Eossano, e quelli che


S. Fantino,

davano
loro

matto a

perch egli rifuggiva dalla


prevedesse, dice
di
il

conversazione.

Sia

che

egli

biografo, la devastazione

che vediamo coi nostri occhi


dicesse
il

questa regione, sia che previrti

generale decadimento della

il

rilassamento

della disciplina nei monasteri, propensi ai vizi e ai costumi


del secolo,
il

che crediamo sia stata la vera ragione j Fantino,

simile a Geremia, aggiravasi per quei luoghi, deplorando le


chiese,
i

monasteri e

libri

quelle perch dovevano essere

abitate dagli asini e contaminate

da

vivissimi

giumenti,

monasteri perch dovevano essere arsi dal fuoco e distrutti,


i

libri

perch dovevano essere gettati


per
1'

nelPacqua e
trovarsene

resi in-

servibili

avvenire, tanto da non

pi per

leggere.

Quando vedeva un monaco


quasi

del suo monastero, lo


:

Ijiangeva
ucciso.

per morto e

gii

diceva

Io, o figlio, ti

ho
i

conversando con
:

Nilo,

Fantino

sconfessava

monaci del suo monastero


stero

I fratelli che sono nel

mona-

non

sono miei fratelli, perch se fossero fratelli pian-

gerebbero meco. Al contrario essi ora giudicano


fuor di senno e impazzito
.

che

io sia

Queste ed altre

simili cose,

conchiude
I)i

il

biografo,

egli

faceva e diceva

non

volendo

abitare nel monastero, n prender cibo,

girava intorno

])er

luoghi deserti, nutrendosi di erbe selvagge

(2)

(1)
(2)

Vita, pag. 135.


Vita, pag. 166 e 167.

70

Al rilassamento
privilegi largiti
l'essere stato ai
dall'

dei costumi concorse

anche l'abuso dei


dei

Imperatore in favore
il

monasteri e
possedere

monaci riconosciuto

diritto di

e di testare. Infatti con la costituzione

Ut monachus de
Leone YI

acquisitis testari possi t , inserta nelle Fovellae Constitu-

tiones seu correctoriae

legum Eepurgationes
il

di

il

Filosofo, questo Imperatore risolvette

dubbio proposto da

Stefano,

Patriarca di Costantinopoli

se, cio, i

monaci poprofessione

tessero disporre dei beni acquisiti

dopo

la loro

religiosa o se questi beni spettassero di diritto al monastero.

Una

decisione proibitiva, dice

il

Minasi,

sarebbe

stata sei

condo

lo spirito delle leggi, le quali

ordinavano che

beni
;

dovessero seguire la condizione e


se per coloro che lasciavano
i

lo stato della

persona
si

figli

nel

secolo

era fatta

un'eccezione,
di equit.

questa era stata

suggerita da un

sentimento
il

Invece qui

l'Imperatore,
i

nel risolvere

dubbio
nel
loro

proposto,

decretava che se
avessero
fatta

monaci, prima di entrare


al

monastero

donazione

medesimo dei

beni, sarebbero liberi di disporre a loro piacimento di quelli

che dopo avevano acquistato

se poi nulla avessero donato

potrebbero disporre liberamente solo di due terze parti, cio


di otto oncie; restando
l'altra parte,
(1)

ossia

quattro once, a
hi
il

favore del monastero.


quale,

Era questa una Costituzione,


prescriveva
solo
il

mentre nel

fatto

modo onde
la

monaco

poteva disporre dei beni acquisiti

dopo

sua pro-

fessione religiosa, implicitamente alimentava

l'ingordigia di

possedere. (2)
S.

Elia Speleota e S. Nilo, colle doti caratteristiche della

loro personalit

messe a contributo

di

una

vita eroica, ox^pon-

(1)

Minasi,

>S'.

Pancrazio, pag. 20-21.

{!)

Ibid., pag. 37.

71

gono una diga

al dilagare del

male, provvedendo

al

risanamen-

to spirituale dei cenobiti Calabresi. S. Elia S., vissuto coi discepoli

sempre miseramente, nella preghiera e nel lavoro, con

l'inoltrarsi degli anni x>ervenuto alla canizie,

non cessava
S.
I^Tilo

di

esortare tutti all'osservanza della Eegola

(1)

crede

non peccaminoso che


sioni
;

monasteri abbiano privilegi e posses-

ma

vuole che le ricchezze materiali servano alla gloall'ozio dei

ria di

Dio anzich

monaci.
vivere

E
per

per

il

Santo, con-

statando

che l'agiatezza

del

molti causa di

dissolutezza e di totale rilassamento, mentre dovrebbe essere

guarentigia per Fosservanza della regolare disciplina,

vuole

che

monaci
penuria

si

procaccino
del
vitto,
i

il

vitto col lavoro, affinch

almeno

dalla

come da un
limiti

freno,

gli

ignoranti
disciplina.

fossero ritenuti

dentro

della

monastica
pi
il

Quindi

rifiuta

il

possesso

degli
,

oggetti

indispensabili

all'uomo, come

le vesti,

ed
le

come

dice

suo

biografo,

il

vero sprezzatore di tutte

cose terrene. Allo Stratega Basilio

che

gli offre sino


:

a 500 monete di oro, neppur

degnandosi

di guardarle, dice

Per queste vilezze vuoi tu che qualcuno


'

mi tenda

insidie e

mi uccida e che tu perda l'amico

(2)

chi lo pregava di accorrere al letto del morente Oanisca

per ricevere in eredit la gran

somma

di

denaro che l'avaro


il

maestro aveva in tanti anni

accumulata,

Santo
:

rispose

Cristo non ha bisogno del denaro, poich egli disse

Date

a Cesare quel che di

Cesare,
si

date a Dio
di

quel

che di

Dio
il

(3)

Ai

fratelli

che

lamentavano
stessi

avere lasciato
il

cavallo a

un
:

ladro che essi


<.<

avevano inseguito,
per

Santo diceva

Ho

voluto far questo

insegnare a voi

(1)

Vita di S. Elia S., pag. 140 142.


Vita, pag. 233.
18'J.

(2)

(3/ Vita, pag.

73

con l'esempio ad amare


vi

nemici e a far bene a coloro che


tutto

tendono insidie e a possedere


il

non avendo
(1).

nulla,

come c'insegna l'eredit di un

Vangelo

e l'Apostolo .

Accett solo

agricoltore
;

che

egli

stesso

aveva educato

all'amore di Dio

e di quei beni dispose secondo la Volont

Divina. Quando poi conobbe, per celeste rivelazione, chela

decadenza morale dei monasteri


essendo sempre vive
le

era impossibile a risanare,


j

cause del male


definitivamente

sottomettendosi allo
la

sdegno
tra
i

di

Dio,

lasci

Calabria e pass

Latini, perch a questi era ignoto,


in

ne da

essi

avuto

mai

istima

(2)

L'esodo di S. Filo dalla Calabria da porsi


e l'invasione dei Saraceni, prevista e lamentata quella del 986, quando la

nel 980

dal Santo,
orribil(3)

Calabria fu devastata
e sottomessa a tributo.

mente da Gerace a Cosenza


tCcatosi a Capua, presso
il
il

^idto,
Val-

Principe Pandolfo,

ebbe da Ali-

gerno

di

Montecassino
stette

Monastero
;

di
i

S.

Michele di
accortosi

lelucio,
i

dove

15

anni

dopo

quali,

che

fratelli

cominciavano ad intepidirsi nel

lro spirituale

mi

nistero e nell'osservanza della disciplina, desiderando quiete


e solitudine per s e per
i

suoi, si

trasfer in

una deserta
il

e sterile landa in quel di Gaeta,

dove fond

Monastero

di Serperi. Dopo 10 anni recatosi a Eoma, stabil sua dimora,

ultima pei secoli, a Tuscolo, a dodicimila


Citt. (4)

passi

dall'eterna

Altre colonie monastiche,

oltre quella di .S. Nilo, era-

no state condotte dalla Calabria in paese latino;


il

poich

fenomeno migratorio
(1) (J) (3)
(4)

si

era manifestato molto tempo prima

Vita, pag. 328.


Ihid., pag. 223.

Gay, L^Italia M., pag.


Vita, pag. 252.

344.

73

Monachismo Calabrese, ed era gi considerevole tra il 950 e il 960 quando Luca di Demenna, Sabba e Vitale
nel
,

abbandonarono
Hsan,
e,

le

contrade

Calabre,
il

battute

dalle

orde di

ripassati
ivi dal

FAgri e

Sinni, si fermarono in Lucania.


la

Raggiunti
si

rumore delle guerre, percorsa


fino al

regione
fino
alle

spinsero a nord ovest

Cilento, a nord

Vulture, ad est fino alle pianure della Puglia.

Cosi diffuso

il

Monachismo Italo-Greco Calabrese proietta


benemerenze verso

in pili vasto raggio la sua gloria e le sue


la Eeligione e la civilt.

In a

Calabria,

antica

sua culla

Italica,

esso

continua

soff'rire

per le

invasioni saraceniche, incessanti, sebbene


fino alia
poi, del

con varia fortuna,


Il costituirsi,

met

dell' 11"

secolo.
facilita
il

Eegno Normanno
;

rifio-

rire del

grande Istituto Basiliauo

il

quale ha una riserva

meravigliosa di energia, che ben presto sar messa in valore


dall'esigenza di nuovi ideali religiosi e politici.

ARTE
CAPO
I.

II.

1 Normanni conquistano
signoria
herto e

Puglia,

Calabria

iSicilia

loro

riconosciuta

dalla S. Sede
il

Aceo'do tra Eoe

Buggero per

dominio d Calabria

Sicilia

Za
e

pace dello Stato pertitrbata daWinvidia che la fortuna

di Roberto suscita nei suoi congiunti e compagni di arme,

ancor

di pi

dalla
e

eterogeneit

etenica e dalla

renza di religione

rito dei sudditi

di^'esi

1 Baroni

av-

vantaggiano della discordia, cercando aderenti al proprio


partito
politica

per provocare un colpo


di

di stato

Conseguente

riguardi

d'indulgenza

quali
i

si

concedono feudi
e

verso

Baroni, ai
verso
e

Politica di tolleranza

Musulmani
si

di protezione

verso

Greci

Roberto

Ruggero
rito,
le

cooperano a latinizzare, quanto a lingua e a popolazioni greche di Calabria : Mileto, centro

di latinizzazione

Introduzione

del

Monachismo

Occi-

dentale

Badia Benedettina a
Bosco

8. Stefano del

Diversa espansione
Oivitella
si

Mileto,

Badia Certosina a
del rito

latino

a detrimento

del greco.

Dopo
vincitori

la battaglia di
di

(18-6-1053)

Iifonnanni,

Papa Leone IX,

prostrarono

ai piedi

del

7(5

vinto Pontefice e gli chiesero perdono


plicandolo

della

vittoria,

sup-

ad infeudarli

di

quanto
di

gi

possedevano e di

quanto avrebbero acquistato

qua

e di l dal Faro. (1)

Leone acconsenti

alla

proposta

dei

Normanni

ai

quali

accord la signoria della Puglia, della


cilia.

Calabria e della SiOivitella


;

(2)

Erano

stati duci dei

Kormanni a

Umfredo.

Conte

di Puglia, e

Eiccardo

conte di Aversa

e indiretta-

mente aveva agevolato


detto
il

la vittoria

anche Roberto, per l'astuzia


fin

Guiscardo, venuto d Normandia

dal

1048,

da

pellegrino, con soli 5 cavalli e

30

fanti.

Aveva

assoldato
in Puglia,
S.

venturieri
egli

e,

mentre

il

fratello

Umfredo combatteva
castello
di

passava in Calabria, e dal suo


le

Marco,

non lontano da Bisignano, calavano


sino a Eeggio,

sue bande a far preda,


citt

occupando

con

agguati
di
il

assalendo

cittadini e forastieri.

Del valore

Eoberto presto ingelosi


fratello in
il

sce Umfredo,

il

quale sorprende
;

un banchetto

e fa per ucciderlo

poi

si

rappatumano e

Guiscardo pu

ritenere le posizioni conquistate in Calabria.

senza lasciare

figliuoli in et atta al

Morto Umfredo, comando, Eoberto ne


di essere, per diritto
si

occupa Peredit e senza darsi iDcnsiero


testamentario, semplice
tutore del

minorenne Abelardo,

proclama Duca di Calabria e


Il

di Puglia.

Papa Nicol

2,

che per

le

commesse violenze l'aveva


gli

scomunicato, rivedendolo pentito e docile, lo ribenedice,

conferma

il

titolo di
il

Duca

di

Puglia

e di

Calabria

confe-

rendogli inoltre

titolo di

Duca

dei territori
ai

che

potesse
con-

in Italia e in Sicilia togliere ai Greci e

Sataceni,

siderando decaduti
infedeli
(3).

quelli

perch scismatici, questi perch

D'altra

parte Eoberto, anche a

nome

dei suoi

(1)

(2)
(3)

Cantj, Op. e, Voi. 3, pag. 276. Bonghi, in Voi. I, Op. e, pag. 151. Cant, Op. e Voi. e, pag. 276.

77
suoi eredi e successori,
si

dichiara

vassallo

della

Chiesa,

promettendo

al

Papa
,

di essere in avvenire adlutor

Sanctae
lui

Eomanae

Ecclesiae

e delle terre di S. Pietro,

da

pos-

sedute, cooperarsi recta fide, sicut statutum est, ut illam

pensionem annualiter Eomana habeat Ecclesia


Intanto Eoberto

(1)

non
il

lascia

di

meditare

la conquista

completa della Calabria,


quello di Sicilia.
fin

dominio della quale sottintende

Ed

infatti nel

1059

il

Guiscardo,

che gi

dal 1057 aveva conquistato Calanna,

Maida

e iSTicastro, (2;
le

assedia ed ha in

mano
;

Cariati,
di guisa

la

cui

caduta atterisce

altre citt di Calabria

che capitolano ben

presto

Eossano, Cosenza e Gerace.

Besta ancora

ai

Greci la

Capitale di Calabria, Eeggio, che, gi assediata nel 1057 e


riassediata nel 1059 da Eoberto e dal fratello Euggero, nel-

Pestate del 1060, bench difesa bravamente,

cede

tuttavia

dopo qualche tempo.


stello di Squillace,
tello di

Il x>resido di
si

Eeggio

si

rifugia nel

Ca-

che

arrende all'assedio di Euggero, fra-

Eoberto

(3)j

egual sorta tocca al Castello di Oppido,

che resiste per


ultimo fra
i

sei mesi, e

a quel di Scilla che capitola per

Castelli del litorale Calabrese. Cos, dice

Mala-

terra, tota Calabria in

conspectu Guiscardi Ducis et Eogerii

fratris sui sedata siluit . (1. 35)

Conquistata la Calabria, Eoberto e Euggero


alla spedizione di Sicilia, di cui
il

si

accingono

primo dianzi aveva ricetentata prima


:

vuto l'investitura dalla S. Sede.

L'impresa

da Euggero^ nel settembre del 1060, con 200 cavalieri falnel febbraio del 1061 dai due fratelli insieme, lita, ritentata
sollecitati dal

saraceno Betameno,

disgustato

dei

suoi

(4).

(1)
(2) (3) (4)

Bonghi, Op. e Voi. e, pag. 152. Span Bolani, Op. e, Voi. I, pag. 241. Span Bol., Op. e, pag. 243 e segg. Span Bol., Op. e, pag. 247.

78

Palermo cade nel 1072

segna

il

principio del dominio Nor-

manno

in Sicilia.
la divisione della

Eoberto e Ruggero, gi accordatisi per


Calabria,
si

accordano ora per

il

possesso dell'Isola. Corona


di titoli
:

l'opera di conquista

un accrescimento

Roberto, gi

Duca

di

Puglia e Calabria, vuole appellarsi anche Duca di


pii

Sicilia,

per essere da

del fratello

Ruggero

che,
fin

non condal 1062,

tento del titolo di Conte di Calabria, assunto

vuole essere anche

il

Conte

di Sicilia.

Orbene
dagnare
il

la fortuna delle armi, Pabilit di

sapersi guacir-

favore della S. Sede e un insieme fortuito di

costanze avevano elevato Roberto ad una posizione di


vilegio rispetto ai suoi
di

pri-

congiunti e ai suoi antichi


loro

compagni
n
il

avventura:
pari,

egli

non era pi un
il

commilitone,

primo fra
trasto di

ma

principe.

JS^e

deriv un perpetuo con-

rancori e

d'

invidia

tra

Roberto e

Baroni,

una

tensione di rapporti tra governo e sudditi, che non serviva


certo a rassodare le basi del

nuovo dominio

in Puglia, in

Calabria e

Sicilia. (1)

L'attrito

non diminu con


si

la

morte

di

Roberto

anzi

il

pericolo di

una disgregazione
figlio di

manifest minaccioso quando


in

Boemondo,

Roberto,

scese

campo a contendere
Guiscardo.

la successione

a Ruggero, altro
di

figlio del

Fu Rugi

gero

zio,

il

Conte

Calabria e Sicilia,
il

che rappatum

contendenti, esprimendo

giudizio

che

al

nipote Ruggero

dovesse toccare la Puglia, come

Ducato, e a

Boemondo una

parte di Calabria, Taranto, Otranto e altre terre (1088). La Calabria e la Sicilia, subito dopo la morte del Gran Conte, erano per sperimentare
gli
eftetti

della

rivolta

dei

Baroni (1101).

Ma

l'accortezza della

vedova Adelasia,

reg-

(1)

Calandon, Op. e, Tom.

2,

pag. 494.

79

gente a nome del

figlio

Simone sino
2",

al

1105, e sino al 1112


allo

a nome del minorenne Ruggero

procur

stato

una

certa tranquillit, poich essa segu lo stesso indirizzo politico di

Roberto e di suo

marito, ai Baroni

elargendo gran

copia di terre a titolo di benefcio, come avevano gi usato


i

Franchi

nell'Italia Settentrionale e Centrale.

I successori di Adelasia, specialmente


tuito
il

dopo che fu

isti-

Regno

delle

Due

Sicilie, (1130)
i

ampliarono

tal sorta

di concessioni terriere, ond' che, per

Normanni, prese

pie-

de

il

Feudalismo

nell'Italia

Meridionale.
di considera-

Causa
zione per

di
il

perturbamento non meno degna

Principe era la

eterogeneit etnica dei domini

l^ormanni.

La Paglia
alle quali

era abitata da popolazioni indigene e greche,


si

da poco

erano aggiunti

nuclei

di popolazioni

germaniche.

La

Calabria, e specialmente la Sicilia, oltre che da po-

polazioni greche e
chi

da elementi indigeni. Longobardi, Franerano


e

ed Ebrei

(1)

abitate

da una ingente popoladue


civilt,

zione Araba.

Greci

Arabi

rappresentavano

due tendenze, due


era impossibile,
si

religioni, di cui

non soltanto

la fusione

ma

perfino

la

vicinanza pacifica. L'attrito

verificava in

modo
;

particolare nella pratica del culto Cri-

stiano e

Musulmano

anzi fra Cristiani

stessi, sotto

Nor-

manni,
sto,

si

era determinato
i

attenendosi

un malessere non sempre nascoGreci al rito greco, i Normanni al rito

latino gallico.
I

Principi

Normanni

si

preoccupavano della diversit


cui
cos

di origine e religione

dei sudditi, 'dal

malumore potela

vano trar partito


braccio a

Baroni

fornire

mente e

il

un colpo

di stato. Pertanto,

a neutralizzare qual-

(1)

Span Bol., Op. e Voi. e, pag.

256-

80
siasi tentativo di

rivolta da

parte
il

degli

Arabi, tendevano
e
il

la politica di tolleranza
libert di culto nelle

verso

Maomettismo

una certa
mecenaalti

moschee, la protezione e
ai

tismo verso dotti personaggi Arabi, assunti


del

pii

uffici

Eegno,

bench maomettani. La religione musulmana,


far nascere
il

del resto,

non poteva

dubbio che essa stessa


:

potesse avere incremento nelle


seliti,

nostre contrade

senza prolotta difen-

-senza aiuti dal di fuori, costretta

una

siva dalle gagliarde organizzazioni cattoliche,


pericolosa, anzi era destinata a perire.

non diventava

Diversamente accadeva nei riguardi del Rito Greco.

Esso era professato in tutta


cilia era

la

Calabria e Puglia, e in Sii

rimasto in pratica presso

Cristiani soggetti alla

Mezzaluna.

Di

pii

l'elemento

greco

prevaleva nel conti-

nente, assistito da migliaia di Basiliaui, se

non

tutti di ori-

gine greca, greci a tutta prova quanto a cultura e ad educazione. Infine, tutta

una

rete,

oculatamente disposta,

di Sedi
ec-

Vescovili

ed

Arcivescovili

inquadrava l'organizzazione

clesiastica bizantina in Calabria e Puglia.

Normanni, aprirono

delle

brecce

in

questa formida-

bile difesa del grecismo, nell'intento di

facilitarvi la

pene-

trazione del Rito Latino.

Ma

l'opera

di

latinizzazione

non
vole-

fa eseguita sistematicamente e

senza

precauzioni. Si

vano usare

tutti

riguardi possibili alle popolazioni greche,

non urtandole, molto meno impiegandole nell'opera di latinizzazione, che doveva essere lenta, bench costante e proporzionata alle differenze etniche risultanti
dai

censimenti.

Roberto
mise con
della S.

il

Guiscardo, al Concilio di

Melfi

del

1059

pro-

giuramento

che
le

avrebbe

sottomesso
nei

all'autorit

Sede tutte

Chiese

esistenti

suoi

domini

Omnes quoque

Ecclesias,

quae

in

mea

persistunt

do-

81
minatione,

cum earum

possessionibus, dimittara

in

tua po-

testate . (Baronio).

In ottemperanza appunto
sa Arcivescovile ca
S. di

al
fin

canone di

Melfi,

la Chie-

Eeggio
e

di dipendere
la

dal Patriardella

di

Costantinopoli

riconobbe

giurisdizione

Sede Eomana;

la quale

non era

del tutto sconosciuta in


di Cosenza,

Calabria, poich la Sede Vescovile

sebbene

di-

sputata tra

la

Metropoli Greca
di

di"

Eeggio e

la Latina di
,

Salerno

quest' ultima
il

fatto

apparteneva
si

fin
il

dal
ti-

1050 o 1055, quando

vescovo

Pietro
si

attribu

tolo di Arcivescovo, senza che perci


scettibilit del Patriarca Bizantino.

fosse urtata la su-

Di

che

accortosi

Papa

Nicol

2,

a garantire la giurisdizione romana

sa Cosenza,

nel 1059 ne volle riconoscere quel titolo archiepiscopale.

Attenzione particolare richiedeva la Sede Arcivescovile


di Eeggio_, la quale

godeva
di

gi_,

per privilegio di Costanticon


suffraganei. Tale

nopoli,

la

dignit

Metropolitana

dignit fu confermata a Eeggio, caput Calabriae , e a S.


Severina, roccaforte del grecismo, da Gregorio 7 con diploma
del 1081, secondo alcuni, secondo altri del 1073 o 1074.

Ma

l'artefice piti vicino, e


il

quindi

pii inflnente,

di lati-

nizzazione in Calabria fu

Gran Conte Buggero

1.

Fin dal 1058 aveva stabilito sua sorte a Mileto, luogo


d'importanza strategica eccezionale, come
trale a
il

punto pi cen-

sorvegliare le strade
di S.

che dal Golfo di Squillace ragi

giungono quello

Eufemia. Formano infatti


Penisola
Calabrese,

due Golfi
si-

come

la strozzatura

della
i

restando

multaneamente in vista
reno a chi
si

due versanti del Ionio e del

Tir-

pone in

sito favorevole. Il
il

monte

Intefoli o

e Kictefol, presso Squillace,


i

Golfo Lametico stabilivano


che, fatta

confini

del

territorio

calabrese

esclusione

di

82

Eeggio rimasta a Roberto, costituiva


sotto la dipendenza di Buggero.
(1)

la

Provincia Miletana,

Anzitutto

il

Gran Conte, volendo


di

clie

la

sua Capitale
giu-

fosse sede vescovile, pensa di


risdizione delle distrutte sedi

attribuire

a Mileto la
e

Vibona
ideale
di

Tauriana.

Gre-

gorio

7,

il

quale vagheggia un

riforma ecclesiae piti si-

stica che tende

appunto a rendere pi universale

cura l'autorit del Papa sui Yescovi di tutto


lico,

F orbe cattoe con

lieto di appagare

il

desiderio del

Gran Conte,

Bolla del 4-2-1081 costituisce la nuova Sede Vescovile col


privilegio di diocesi esente.

L^esistenza di un vescovo a

Mileto

sottintende la for-

mazione

di

un Clero Latino
il

in questa citt.

Tuttavia

Gran Conte non pare


rifiorire in

rassicurato del suo


i

sforzo di ridurre ad unit politica e religiosa se prima

suoi sudditi,

non vede

Calabria

il

Monachismo Ocil

cidentale, per cui


latino e
farlo
di

gi

ardua impresa
dal

ristabilirvi

rito

praticare

popolo,

quando in parecchie
professata
la

centinaia
greca.

conventi

Basiliani

liturgia

Nondimeno Ruggero
Badia, che

fa costruire in Mileto

una superba
privi-

dedica alla S. S. Trinit e

arricchisce di

legi e donazioni, facendola officiare dai Monaci di S. Bene-

detto.

Nel 1090 capita


lonia
:

alla

Corte

di

Mileto Brunone di Codi

rifiutata la

Sede Arcivescovile

Eeggio, egli era in


penitente

cerca di una solitudine


suoi discepoli.

dove
offre al

menar

vita

con

Ruggero

Santo anacoreta una estesa


di Squillace,

pianura, detta Torre^ nella diocesi

ad oriente

(1)

Span Bol., Op. e, pag.

242.

83
di
Stilo,

a mezzogiorno di Oastelvetere, ad occidente di


quei monti, -dove
i

Ai

rena.

Fra

prati sono verdeggianti e

pascoli rigogliano in
delle valli ,

ogni

stagione

si

profonda

il

cupo

Brunone

istituisce, col favore del


:

Gran Conte,
diffonde

un nuovo Ordine

religioso

il

Certosino.

L'opera di latinizzazione si sviluppa

ormai e
colonie

si

dovunque

sui

due versanti
o almeno

si

stanzino

ISTormanne,
greco.

clie sostituiscono

indeboliscono
il

l'elemento

Cos Nicotera abbraccia subito

rito latino e

nel suo pe-

rimetro non restano altro che pocbe reliquie del rito greco

dopo

FU"

secolo.
il

Tropea e Nicastro adottano in cattedrale e diocesi


rito

latino,

il

greco

deperisce

tanto

sensibilmente da
in qual-

non restarne

in breve

tempo memoria alcuna, se non

che luogo alpestre, come Maida, Tiriolo, Laconia.

(1)

Squillace, divenuta presidio saraceno poco oltre la

met

del 10 secolo, quasi abbandonata dai Greci


gero, per assicurarsi
il

quando Eug-

confine dal versante jonico, vi conduce


;

una colonia
polazione

di connazionali

sicch la prevalenza

della po-

normanna

sulla

fine

delPll"

secolo

permette a

Squillace la permanenza di un Vescovo latino.

Con diploma,
silio

infatti, del

1096

il

Conte Euggero Con-

Oassanensis episcopi Sassonis, et Yicarii domini Urbani

Papae,atque domini Eoberti Messinensi, Stephani Severinensis,


Augeril Catanensis, Stephani Mazarensis,
Ergertandi Agri-

gentinensis, Eogerii Syracusani episcoporum assensu, atque

domini Brunonis et

fratris

mei Lauvini haeremitarum


invia
alla sede

vi-

rorum

sanctorum

consiliis ,

Yescovile di

Squillace
et

dominum Joannem de

Xichifero, qui canonicus


il

decanus st Ecclesiae Militensis, quod, dichiara


CoTRONEO, Op. e, pag.
16.

diploma

(1)

84
in

tam

nobili civitate, ubi tot sunt

Christicolae,

ubi tanta

vigebat

IsTormanorum

copia,

Poutificalis et latina

nondum

extiterat Ecclesia . (1)

L'opera di latinizzazione appare invece nulla e stentata


l

dove dura in prevalenza l'elemento


il

greco,

il

quale fa

presto ad insorgere contro

Principe, propenso ad imporgli


il

violentemente
Eossttno,
la

il

Vescovo e

rito

latino.

Cos

nel

1093

quale

aveva accettato

con pena la

sovranit

Normanna
parte

e dove, a dir del Malaterra, Graeci


, (2) si ribell
il

maxima ex
si

principabantnr
di.

a Ruggero e

diede a

Guglielmo

Grantmenil, perch

del vescovo greco, gliene

Gran Conte, alla morte aveva destinato uno latino. E allora


quando
le fu

la citt ritorn all'obbedienza

promesso un Ar-

civescovo greco.

Nella parte australe di Reggio, a Gerace^ Castelvetere,


Stilo,

dove
il

la popolazione

greca
si

resta

compattissima

pur

sotto

dominio Normanno,

conserv rito e clero greco,

e in alcune localit fino al 18 secolo.

In Oalanna,
loppolo,

infatti,

Fiumara

di

Muro,

Scilla,

Bagnara,

Molochio,
l'antico rito

confinanti con la diocesi di Mileto e di

Oppido,

dur

fino al 1500,

mentre in

S.

Agata,

la

emula

di S.

Reggio, in Oardeto, Mosorrofa, Salvatore ed Armo,


Giovanni, Montebello, Pontedattilo, S. Lorenzo,
si

Motta

conserv fino al 1740.


il

A Bova

fu abolito nel 1573,

quando

Vescovo, oriundo

di Cipro, in giorno festivo fece celebrare


la.

in latino, di sorpresa, per. non suscitare

rivolta del popolo

attaccatissimo alla liturgia degli avi.

Ad

Oppido Mamertina, secondo

il

Rodot,

il

rito

greco

(!)

Iin'aSI,

Le Chiese

di Calabria, pag. 250 e

Batiffol, Op. e,

pag.

XXV.
Mala-Terra., Hist. Sic, IV, 21 22.

(2)

85
fu

conservato

fino a quasi

tutto

il

1500,

bench,
il

fin

dal

1460, in quella cattedrale Pavesse


di

fatto

sparire
j

vescovo
conserv

Gerace e Oppido,

Attanasio

Calceoplo
S.

si

particolarmente a Lubrichi Sitizzano,


S. Cristina e

Giorgio,

Pedavcli,

Gozzopodine.
il

(1)

Gerace

rito

greco dur fino al 1460,

quando fu

soi)presso dal suddetto vescovo Oalceopilo.

Perdur qualche
Parr
dio-

tempo ancora a Oastelvetere


rocchia

l'attuale Caulonia, nella

greca

di

S.

Zaccaria. Squillace stessa, bench

cesi gi latinizzata,

ebbe

fino al 13 secolo

il

Kotaio

greco

e greca era
la

una parte
Stilo,

del suo Clero.


il

Similmente greca era


greci

Chiesa di

dove

numero

dei

era

tutt' altro

che trascurabile.
Il

gran

Conte Ruggero
dopo
di

diede

singoiar

prova di sua

abilit politica quando,

aver restituito alla soggezione

della Santa Sede

Eomana

la

Chiesa

di

Reggio,

provvide a
greca

che fosse usato

il

massimo rispetto

alla

popolazione

della citt, facendovi costruire a sue spese, per uso esclusivo

dei Greci e del Rito

Greco, una

cattedrale detta la Catto-

lica, elevata alla dignit di collegiata e arricchita di beni e

privilegi. Il

Protopapas della Cattolica, fra

tanti

altri pri

vilegi di cui godeva, era esente dalla

dipendenza dell'Arci-

vescovo latino.

(2)

CAPO
Il

II.

Monachismo

Basilicvno fa perdurare in Calabria

il

grecismo

la cui diffusione e conservazione

dei monasteri greci

proporzionata a quella

Monasteri Greci esistenti sui ver-

santi Tirreno e Jonico e sullo Stretto di Messina^

daW8.

(1)
(2)

BOUOT, Op. f., Gap. Rodot, Op. e, Gap.

10,

pag. 401.

S,

pag.
(iO.

2i'6.

pag.

i8.

Cotroneo, Op. e,

Familiaui, Op. e, pag.

86
alla

prima met dell'IP

secolo

Mon. G. C,
dalle
le

scosso

dalle scorrerie saraceniche e diminuito

conseguenti
depre-

emigrazioni monastiche in paese


dazioni del Guiscardo
e
il

latino, lamenta

Il

Duca

di Puglia, e Calabria
il

Gran

Conte non

ostacolano

Mon. G.
Corte

G.

Il
al

Mon. G.
principio

C. protetto e favorito dalla

Normanna
Simmeri

del 12

secolo

Badia
'della

del Patire

a Rossano

Dotazione
negli

Bartolomeno

^di

Badia

e feudalizzazione

Variazione al Diritto Canonico Bisantino


secolare
affari del

C.

Ingerenza del potere


Privilegio
di

M.

G.

La
al

Pasquale li. alla

Badia Rossanese
e

Viaggio di Bartolomeo a Costantinopoli


tenacia con cui
il

scopo di esso.
alla

grecismo

aderisce

mente e
demoli-

cuore del popolo Calabrese, nonostante

gli sforzi

tori tentati dai

Normanni, pi che all'opera del clero greco


bizantina,
si

e dell'aristocrazia

gi

indottasi

ad accettare

il

nuovo dominio,
chismo Basiliano.

deve all'influenza esercitata dal Monafacile, infatti,

osservare che

il

grecismo

persiste nella lingua, nei costumi e nel rito l dove sono pii
diffusi
i

cenobi greci.
allo stato dei testi e

Veramente

degli avanzi delle an-

tiche costruzioni

monastiche,

impossibile

determinare

il

numero

dei Conventi Basiliani che, dall'S" all'I 1 secolo sor-

sero sui versanti Ionico

Tirrenico, sullo

Stretto di Mes-

sina e nella Piana, alle falde

d'Aspromonte, sugli altipiani


dalle Vite dei Santi

e tra le gole dell'Appennino. Soltanto

Italo -Greci si
delle

pu ricavare un elenco molto approssimativo

Comunit prenormanne; elenco che potr variare ed


quando sar completamente scoperta e
agiografia
stu-

essere definitivo
diata la

copiosa

Basiliana

Calabrese.

Parecchi

monasteri della Calabria taeridionale e


trale derivano la loro origine e

qualcuno della cen-

fama da un Santo Patriarca

87
del

Monachismo Basiliano
come
il

del 9 secolo o della

prima met

del 10;

Monastero di Salinas, fondato da

S. Elia
:

Ennese

e dal suo

discepolo Daniele nel 9 secolo


S. JEustazio

d'Armo

presso S,

Agata

di

Eeggio, dove di-

morarono
secolo dai
S. \

S. Elia E.,

Arsenio e Luca; distrutto nel 10


fu

Saraceni, forse
di

ricostruito

col

nome

di

Maria

Trapezzomat.
di

Lucia di Mindino o Findino, ad oriente


altipiano
di

Eeggo, sullo

Condora,

presso

la

Parrocchia omonima,

dedicata a S. Elia profeta.

Nelle vicinanze di Eeggio v'era la Spelonca di S.


Ennese, presso la
jS.

Mia

Chiesa di

S.

Donato.
Palmi, fondato da S. Elia
:

Elia di Monte Aulina^


E. negli ultimi anni

sopra
di

sua vita

divenuto tomba del


fu

Santo acquist

grande importanza e
munifitenza

arricchito di

privilegi e donazioni dalla

dell'Imperatore
S.

Leone

6.

Nel 1045

vi

prese lo

abito

Filareto di
si

Traina, che vi mor nel 1070. Kel 12" secolo vi

tro-

vava

il

suo

corpo, unito a quello di S. Elia E. Il mo-

nastero forse fu distrutto nel 12 o 13 secolo.


S.

Elia Speleota

di

Melicucc,
e

fondato
vi

dallo

stesso Santo

che

vi

mor l'll-9 960

fu

sepolto. Il 2-7-1747

nella Spelonca si scoperse lo scheletro del Santo, privo

del cranio, gi venerato a Seminara.


S.

Elia Ennese di Galatro, fondato dai Monaci di M. Aulina,

donde
/S.

vi fu trasportato
e

il

corpo del Santo.

Elia E. Filareto

Nazario distante 5 m. da

Palmi e

da Seminara.
Monasteri fondati nel territorio Mercuriense, luogo quasi deserto ad oriente di Seminara; di questi

degno

di speciale

88

menzione quello dei SS. Mercurio


S. ;N"1o e

Fantino abitato da

da

S.

Luca

di Gorleone nel 906.

Mon.

di Castello o

Castellano presso

Seminala, poco pi di
l^ilo.

un'ora lontano dalla Spelonca di S.


S.

Pancrazio di

Scilla,

fondato nel 9 secolo, dopo V 842.


Mileto, detta an-

Monasteri della Regione Mesubiana, presso

che Mesiana o Campi Mesiani.


S.

Maria

di Eovito di Bosarno, antichissimo e ristorato poi

dal Conte Buggero.


S.

Nicodemo
l'abitato.

di

Mammola, fondato verso il 970 a 3 m. dalLe reliquie del Santo fondatore, morto nel 991,
quando essendo inabitabile
il

vi restarono fino al 1500,

convento, furono trasportate nella Chiesa di S. Biagio,

grancia dello stesso convento.


S. Leonzio di Stilo, del quale si sa

che nel 1059 ebbe resa

giustizia

da un Cristiano, vicario imperiale, stratega


di Calabria .

del
S.

tema

Andrea, forse

presso
di

S.

Ciriaca o

Gerace,

passato nel

1053

alla

Badia

Cava.
secolo
;

S. Sergio di Tropea,

fondato nell'S"

vi fu abate S.

Filareto.
S.

Bartolomeo di

S.

Eufemia o

di

Sinopoli,

fondato da S.

Bartolomeo
secondo
il

di

Rossano, discepolo e biografo di S. Nilo,


.

Marafioti, oppure,

secondo
il

l'

Agresta, da
S.

S.

Bartolomeo da

Simmari, sotto
quello

titolo di S.

Barnaba

Apostolo, cambiato con


la S.

di

Bartolomeo dopo

canonizzazione del Santo.


nelle vicinanze del precedente.

Luca Abate, fondato


I seguenti

Monasteri della
tutti alla

Calabria

settentrionale ri-

montano quasi
o alla prima

seconda met del

10 secolo

met

dell' 11.

89
88. Adriano,

Natalia

Demetrio,

fondato nel

951 da S.
S.

Nilo, che vi dimor

circa 30 anni, e e

dopo retto da

Paolo
Giorgio.

di

Bisignano

onorato

dalla

dimora del B.

Monastero di
9

Taranto, fondato
e privilegiato

probabilmente

alla

fine

de

secolo

da Costantino,

protospatario

del Crisotrcliniume, stratega di Longobardia, e

da Mi-

chele patrizio e Catapano d'Italia.


8. 8.

Maria

di

Kur Zosimo

presso Cassano.

Anania presso

Oriolo, l'igumeno del quale comparisce in


lui fatta

una donazione a

da

IJJicon

monaco

e dal figlio

Ursulo, tu marco nel 1015.


8. 8osti e 8.
si

Ciriaco alle falde

del

Monte

della

Mula: non

sa di quale dei due sia

stato abate
di

Cristoforo Mal-

tese,
8.

compagno

di S.

Luca

Corigliano.
Gratirete e Pe-

Pietro a Carbonara di Majer, 8. Basilio


tra Roseti presso Castro villari.

8,

Maria
avanti

di
il

Persano

di

S.

Lucido

di

Cosenza

fondato

1000 a due km.


da
S.

dall'abitato.
(1)

8.

Pietro, fondato

Luca, poco distante da Noia.

Tutti questi cenobi, specie quelli del litorale, erano stati


devastati dalle scorrerie saraceniche; ne
liane poterono ricostituirsi
le
al

Comunit Basiprincipio della

pacificamente
anzi,

conquista Normanna; che


a dileguarsi
il

quando proprio accennava


le

pericolo

musulmano,

bande venturiere e
rendere
pi.

raccogliticce del

Guiscardo calavano

penosa

la condizione delle nostre contrade. (2)

Gi, sotto la pressione degli infedeli invasori,

Monaci

(U Fiore, Op. e, pag. 367 e segg e passim ; Mrafioti. Op. e, pag. 72, 119, 128, 155 e passim ; Batiffol, Op. e, pag. XIII.
(2)

Chalandon, Op. e, Tom.

I,

pag.

4H,

90
pi
illustri

per santit e

dottrina

avevano abbandonato
piti

le

laure Calabresi, in cerca di asilo

tranquillo nelle
:

mon-

tagne di Lucania, Campania e Puglia


clie

ne era fuggito andell'

S. Nilo^ l'eroe
il

pi

rappresentativo

ascetica

pale-

stra e

pi illustre santo del Monachismo Italo-Greco.


la possibilit di

Ora

nuove angherie

il

timore che

conquistatori Normanni volessero attentare

al
si

Eito Greco
dibatteva-

inacerbivano la

crisi

morale in cui da tempo


Infatti in

no

Basiliani Calabresi.

seguito alla

conquista
:

Normanna pare che essi abbiano subito una crisi violenta si tent allora come una liquidazione generale del patrimonio dei Conventi Greci, che
alle

in

parte furono

sottoposti

grandi Badie Latine


S.

s,

M.

Cassino, alla S. Trinit di


alla

Venosa, a
di Bragala.

Nicola

di

Morbano,

Cava,

a S. Pietro

La

S. Trinit di Mileto,

fondata nel 1081 da Buggero,


siti

fu dotata di Chiese e conventi greci


castro, a Stilo, a Squillace. (1)

a Gerace, a Poli-

A
posto

rendere per ingiustificata

tal diffidenza valse

l'acume

politico dei Principi


il

Normanni,

quali,

siccome s'erano pro-

regolare dominio dell'Italia Meridionale, anzich la

conquista a scopo di saccheggio e di

bottino

capirono di

quanto

le loro

mire

si

sarebbero avvantaggiate, se fosse stato


il

favorito quell'Ordine religioso che era


del grecismo in Calabria. Cos Eoberto
stata la regione

protettore naturale

il

Guiscardo, conqui-

nel

provvedere

al

riordinamento di essa,

ebbe agio^

di

accordo col fratello Ruggero, di dimostrare la


i

sua premura verso

Bizantini che

si

erano
seguire

acconciati
il

alla

sua soggezione, permettendo loro

di

rito

greco

(1)

Chalandon, Op. e, Tom.

II,

pag. 584-585.

91
6(1

evitando ostacoli

alla

vita

del

Monachismo Basiliano.
il

Questa

politica di tolleranza, poich


alla

favore entusiastico

tutto rivolto

Chiesa Latina e

al

Monachismo OcciGreco perch


il

dentale, e

si

lascia vivere l'antico

Ordine

Monachismo Latino possa


non
si

affermarsi senza fastidi di rivalit;

ricorre alla soppressione

violenta,
:

perch
ha, cio,

si

spera
fiducia
Il

meglio in

una trasformazione graduale

si

che, col tempo, ogni traccia di grecismo


fine,-

sia

cancellata.

insomma, della politica Normanna, sempre quello

di

livellare abilmente le differenze etniche,

linguistiche e reli-

giose che minacciano di perturbare

il

Ducato.
circo-

Fu
verso

solo al

principio

del 12 secolo che speciali

stanze politiche provocarono


il

un atteggiamento

di

simpatia

Monachismo
di

Basiliano.

La reggenza
sperare
ai

Adelasia, come

si

detto,
;

aveva lasciato
di Puglia,

Baroni in un colpo di stato

il

Duca

particolarmente, capeggiava
al

un moto

di rivolta

per riunire
si

suo Ducato la Calabria. La Contessa reggente

persuase
i

allora che
diti

un nuovo orientamento

di

politica

verso

sud-

greci, abitualmente disprezzati,

poteva
;

bastare a sgre-

tolare la

compagine dei suoi nemici

e pertanto cominci a

dimostrarsi benevola verso le popolazioni greche Calabresi e


fautrice munificante del

Monachismo

Basiliano. (1)

Bartolomeo
tra
il

di

Simmari fu

l'interprete di questa politica

popolo e la Eeggente. Venuto dalle vicinanze di Cadell' yiov

tanzaro a Eossano, attratto dalla rinomanza

gog

Eossanese, aveva

fissato

sua dimora sul fiume Militino. Qui,

apparsagli la madre di Dio in visione, gli ordina di fondare

una scuola

di

anime

ipmicv cpQovTioxriQiov .
l'agiografo, present Bar-

L'Ammiraglio Cristodulo, dice


Chalandon, Tom.
pag. 360.

(1)

I,

92
tolomeo
alla

Corte Normanna; la quale di

buon grado ap-

pag

il

pio voto del S. Monaco, e provvide con liberalit ad


il

erigere

Monastero

che

si

trattava di
fu,

fondare

di cui

Bartolomeo, consacrato sacerdote,


il

per ordine della Corte,

primo Abate. Ruggero, o meglio


fatto ricche donazioni

la

madre
alle
gli

Adelasia, che

aveva

immobiliari

Badie Beneal

dettine di Calabria e ne
di Baroni,

aveva elevato
e

Abati

grado

similmente

dot

feudalizz

la

nuova Badia

Basiliana.

Ci costituiva una vera rivoluzione


nico Bizantino
ai
;

nel

Diritto

Cano-

in base al quale,

sebbene fosse riconosciuto


oltre
;

monasteri

il

diritto di propriet e ai monaci,


di

il

di-

ritto di

possedere in proprio, anche quello


diritti,

testare

pure,
i So-

per

tali

ne l'abate ne
;

monaci erano obbligati

vrano benefattore
denti, tanto che
i

anzi ne

restavano

pienamente indipen-

Vescovi pare non abbiano esercitata giu(1)

risdizione alcuna su' Monasteri.

La munificenza
una prassi per
veniva

di

Euggero invece schiudeva

l'adito

ad

cui al Principe

Normanno ed

ai

successori
di

garentita, insieme alla fedelt delle

popolazioni
del

origine bizantina, anche l'ingerenza negli

affari

Mona-

chismo Greco, Calabrese.

Ruggero pare geloso


l'Arcivescovo greco
di

dalle intenzioni giurisdizionali del-

Rossano, da cui

vuole esente Bar-

tolomeo, che fa consacrare dal vescovo di Belcastro, suffra-

ganeo
lecita

di.
il

S.

Severina. Dalla Santa Sede


abatia
:

Romana

inoltre sol-

privilegio di

nullius

a favore della

Badia

Basiliana di cui protettore

privilegio

che Pasquale 11

accorda senza fastidio con bolla del 1105.

^1)

Minasi, S. Pancrazio di Scilla,


de Rossano, pag.

pag. 18,

contro
2",

Batiffol,
pag. 588.

UAhbaye

XIV

Chalandon, Tom.

93

Ormai

l'influenza di Costantinopoli sulle


:

Chiese di Cadi privilegio,

labria nulla
si

Eoma,

fin

da questo primo atto

assume

la protezione del

Monachismo

e del

Eito Greco.

E
un

noi giudichiamo la concessione di Pasquale 11


attestato
di

non soltanto

deferenza

e di gratitudine

verso la Corte

Iformanna,

ma pensiamo
una ripresa

che in

quella

circostanza l'occhio

cauto e lungimirante del Pontefice abbia intraveduto l'eventualit


di

di

amichevoli

relazioni

tra le

due
alla

Chiese, merc l'opera mediatrice del

Monachismo Greco,

Santa Sede Eomana sempre devotissimo. Bartolomeo,

infatti,

dopo

la fondazione del

Monastero

di

Eossano, dedicato alla

Madre

di Dio, part per Costantinopoli.

Scopo manifesto del


opere artistidegli

viaggio era l'acquisto di codici orientali e di


che. I

Monaci

della

nuova Badia, su l'esempio


dedicatisi
allo

anti-

chi Padri

Basiliani

studio

della

Scrittura,

avevano bisogno

di manoscritti

per interpretarla e divulgarla.


sacri,

Di pi

la

Chiesa abaziale difettava di vasi


suppellettili.

di

sacre

Immagini e

l'intento di

Bartolomeo fu fru-

strato dall'esito; poich, in

compagnia

di alcuni

monaci del
Alessio

suo convento, fu ricevuto dai piissimi

Principi

ed

Irene e dal Senato, con sensi di alta venerazione. I monaci


ritornarono a Eossario riportando dalla Eegi na delle citt

doni numerosi e magnifici, iconi, manoscritti e vasi sacri

(1).

Di

veri incarichi politici, in quella o in altra


dai

occasione

Normanni o dal Papa presso la affidati a Bartolomeo Corte Imperiale di Costantinopoli, non si fa menzione nei
documenti.

CAPO
Fortuna materiale
(1)

III.

Incremento della Badia Uossanese per opper di Bartolomeo


della

Badia
6.

Gelosia dei Benedettini

Batiffol, Op. e, pag.

94
di Mileto e accuse intentate contro Bartolomeo
nosciiita innocenza di

Rico-

Bartolomeo

e offerta fattagli

da Rugdi

gero di

un monastero a Messina

Il

San Salvatore

Messina popolato da 12

Badia

viene denominata

Monaci di Rossano Questa 8. Maria del Patire Influenza

esercitata dalla

Badia Rossanese in Basilicata.


alte concezioni,

Bartolomeo non soltanto l'uomo dalle


attitudini singolari di organizzatore.

ma ha

La

santit

dei

suoi costumi fa ricordare la potente attrattiva che


gli stessi

in que-

luoghi aveva esercitato colui che


il

nel secolo

10

"

era stato

riformatore dell'Ordine Basiliauo; poich,

come

un tempo era accaduto a


meo,
si

Nilo, cosi ora, attorno a Bartolo-

radunano moltitudini di Monaci e d'Iguraeni, e collaborano con lui all'incremento della Badia Rossanese. Questa
infatti
,

rendono venerabile
dotti

oltre

che Bartolomeo,
i

monaci santi e

Cosma ed

Isacco e

loro

numerosi

di-

scepoli, assunti alle Sedi Vescovili di Calabria.

E il biografo
che
ricevono

parla,

commosso,

di stranieri e

di

pellegrini
i

giornalmente
vi

l'ospitalit al

convento e come

poveri sempre

trovino la porta aperta e

come, in temi di grande fame,

Bartolomeo abbia nutrito per miracolo tutta la popolazione


del j)aese.

Con

la

santit dei costumi regnava in quel Monastero


dei

r abbondanza

beni

temporali,

poich
il

su di

esso

ve-

gliava l'occhio provvido di Dio, presso


il

quale intercedeva
si

beato servo Bartolomeo, a cui appunto

deve la salvezza

di

uno

dei navigli della Comunit, carico di uomini e di mas-

serizie, gi catturato dai Saraceni. Il

Monastero Eossanese,

infatti,

aveva raggiunto,

fin d'al-

lora, tal

grado di floridezza da

possedere navigli.

Sarebbe

di

somma

importanza, non solo per la Storia

Ecclesiastica

95
Calabrese, quanto per quella economica, poter seguire passo

passo la fortuna materiale della Badia di Eossano


ragguaglio minuto di
fatti

ma un

intorno all'argomento viene reso

impossibile dal difetto di carte e diplomi che,

come vedremo,

sparirono per incuria degli uomini e la nequizia dei tempi.

Sappiamo tuttavia che la prosperit della Badia greca aument talmente da provocare l'invidia e la gelosia della
Badia Benedettina
della quale
di
S.

Michele di Mileto;

due monaci
della

non

si

peritarono di congiurare ai danni


fu
diretta su Bartolomeo.
l'influenza del Santo
sui

rivale Eossanese.

La mira

Capi-

vano a Mileto che, liquidata


naci, sul popolo, sullo stesso

Mo-

Principe
al

colpo

sarebbe

stato

inferto

Normanno, un gran Monachismo Basiliano di

Calabria.

pertanto Bartolomeo fu accusato presso


eresia.

Euggero

di
;

concussione e di

Le accuse parevano formidabili

poich la

prima tendeva a dimostrare impura l'origine delle


e di soperdal
fatto

ricchezze della Badia, siccome frutto di astuzie


chierie dei

Monaci Greci
il

la seconda,

avvalorata

che Bartolomeo era


di Costantinopoli,

confidente dell' Imperatore scismatico


essere
sufiSciente
il

doveva

mettere

in

cattiva luce

il

Santo Fondatore presso

Papa, Euggero e

l'Episcopato latino Calabrese. Bartolomeo comparve davanti

a Euggero,

il

tribunale

del

quale lo

rimand a Messina,

perch fosse definitivamente giudicato.

Ma

il

processo risult
gli
offr

talmente a favore di Bartolomeo, che Euggero

im-

mediatamente

di

fondare a Messina

un monastero

greco,

sul modello di quello di Eossano. (1)

Certo allora un sentimento di gratitudine verso

grandi
il

Padri

Siciliani,

che nel

sec. 10"

avevano rinsanguato

Mo-

(1)

Batiffol, Op. e, pag.

9.

96

nachismo Calabrese, dovette rendere


di

pi.

accetta la proposta

Buggero al cuore di Bartolomeo, il quale, a popolare la prima Badia greca di Sicilia, scelse 12 monaci di Rossano
con Luca egumeno
;

e tutti di accordo dedicarono la

nuova

comunit

al S. S. Salvatore.
,

sconosciuta la data precisa


al

della fondazione

che pare risalga

1129.
fine,

Presentendo

ormai

prossima la sua

Bartolomeo
il

volle ritornare a Eossano,

dove elesse
;

egumeno

monaco

Luca, omonimo di quel di Messina

e,

dopo qualche tempo,

mor

il

17-8-1130.
alla storia col dolce appellativo anto-

Bartolomeo pass
nomastico
di

Padre

e S.

Maria del Patire cominci a no-

minarsi la Badia da lui fondata fra Eossano e Corigliano, a

m. 605 sulla dorsale pianeggiante di una di quelle numerose

propaggini

della

Sila

protese a guisa di

digitazione

sulla breve fascia

costiera,

prima

clie

questa

si

apra nella

ampia

e luminosa vallata del Orati. (1)

Questa Badia, prima

che in Sicilia,
licata;

aveva esteso

la

sua influenza anche in Basii

poich,

morto Vitale,

monaci

del

Monastero
di
il

di

Carbone avevano richiesto a vive istanze Kilo


ad egumeno. Era
egli

Eossano
quale lo

discepolo di Bartolomeo,

mand a Carbone per


dello di

riunire in comunit regolare, sul mo-

quella

del

Patire, la popolazione

monastica delle

montagne

del Eaparo.
menzionato
II.,

Mio
di

come Abate
di

di

Carbone

in

due diplomi

Boemondo
di

Principe

Antiochia

(1125-1126), in
in

un

diploma

Alessandro

Chiaramonte del 1126 e


e in

un condel 1132.

tratto datato dal

1129

un diploma
(2)

di

Buggero

Forse mor nel 1136 o 1139.

(1) (2)

Orsi, Il Patirion di Eossano, pag.

I.

Batiffol, Op. e, pag. 11.

97 In conclusione
:

il

Monachismo Greco Calabrese,

il

quale

parve volgesse

al

tramonto sul

finire dell' 11 secolo di fronte

al sorgere degli Istituti

Monastici Latini, trovava invece in

s stesso tal linfa di giovinezza

da assicurare
secoli,

alla
di

nostra

Eegione

la gloria di essere,

ancora per

madre

Santi

e centro unico in Italia della cultura ellenica.

CAPO
Il

IV.
la costituzione del
e

Monachismo Basiliano dopo

Due

Sicilie

Regno

delle

Sviluppo delle grandi Badie


Ecclesiastico

formazione

del Diritto feudale

in

Calabria

Dona-

zioni alla

Badia

del

Patire

di
S.

Rossano confermate da
di Terreti, S. Fi-

Innocenzo 111
lippo
di
S.

Badie di
di

Maria

Argir,

Uriti, Trapezomata,

Galamizzi

di

Reggio,

M.

di Tridetti, S. Pietro di Giano di

Arena,

presso Staiti, ArsapJiia, S. Leonzio, S. Nicol del Bosco o


del Salto, S.

Giovanni Theresti di

Stilo, S.

Mia

Speleota

di Melicucc, S. Sisto di
e altre.

loppolo, S.

Maria

delle

Fonti

La

politica

di

favore
C. fu

iniziata

dai

Principi l^Tormanni

nei riguardi del

M.

tenuta

in

vigore anche dopo la

costituzione del

Eegno

delle

due
si

Sicilie

per opera di Ruglo

gero 2 (1130).

questo

Re

deve attribuire
nel
di

sviluppo

delle grandi Badie Basiliane sorte

Cosentino, nel Ros-

sanese, nella Piana, sullo Stretto


di

Messina, nei dintorni

Reggio e lungo

il

litorale jonico.

Ordinariamente non

si

tratta di

nuovi stanziamenti monastici. Le

nuove massicce
gli

costruzioni abbaziali sostituiscono


edifici dei primitivi cenobi,

mano mano
artistiche

informi

cappelle
grotte

s'inalzano a

comprendere

le

venerande

dei

Santi
i

Anacoreti del

9 e 10 secolo. Il possesso inoltre

che

Monasteri acqui-

stano

su

pili

vasti

territori,

per beneficio

sovrano o per

)8

piet di devoti privati, richiama nei


di villani, di

dintorni' gran
le

numero

guisa
:

clie

si

sviluppano

rustiche borgate
in

soggette alle Badie


il

matura insomma, anche

Calabria,

diritto feudale.

I donatori e

benefattori

della

Badia

di

S.

Maria del

Patire furono

il

gran Conte Buggero 2


1111,

nel 1104,

Ugo

di

Ohiaramonte nel
Mabilia, figlio del

nelP agosto

nel

novembre 1122
e
il

Duca Eoberto Guiscardo


Berta contessa di
dato

figlio

Gu-

glielmo Grontemanios e
tello.

Loritello e Eo-

Il
a.

Ee Euggero con diploma


m. 6638 e
d.

in

Messina

nel
la

Maggio

C. 1130, indizione 8,
ville,

conferma

donazione della valle del Crati, con fondi,


granai, pecorili e
zelles, dei

possessioni

abitanti, delle

tenute di

Apatonio Portdei suoi cu-

beni di Choronda di Chiaramonte e


e

gini
gli

Cuno

Alessandro e

di

Guglielmo
con

Grontemanios, con
vigne, case e
S.

uomini che costui

vi teneva,

fondi,

con uomini e sue propriet di Eossano e di


inoltre
S.

Marco.
e

Dava

un Monastero

nel

teriitorio

di

Mileto

Mesiano,

Maria degli

Scolti, ossia di

Aproxas, con

villani, fondi,

vigne, insieme con Pospizio

nella
tutti
i

campagna
popoli
e

di

Crato o

ri-

covero di S. Costanzio, con

giumenti che
pii

erano in tutte le contrade di quei domini.

Di

la

Badia

del Patire teneva possessione e uomini nell'isola di Cotrone^


in Insula Cutroni,
il

un tenimento

nella

Sila tra la via e

guado del fiume Neto, la Serra dei tre Capi e l'Area Pinel territorio di S. Severina, cata, la grancia di S. Elena
il

Monastero
(1)

di

S.

Angelo

di

Militino

nel

territorio

di

Campana.

Innocenzo 3% con bolla del 1198, diretta

Fratri

Nico-

(1}

Pagano, Op. e,

in Biv. Stor. Galahr., Geiinaio-Febbr. 1904,

pag. 34 e 35.

99

demo, A.rcMmandritae Mod.


fratribus conferma

B. M.

de

Patirio eiusdemque
fatta
alla

qualsiasi

donazione

Badia

concessione Pontifcum, largitione

Kegum

vel

Principum,

oblatione tdelium ; la dispensa dal pagamento delle decime


e in alcune circostanze anche dalla dipendenza dal

Vescovo

Diocesano.

(1)

Nella Calabria Meridionale molte


sero famose nei luoghi
anacoreti.

Badie Basiliane soresistevano


asceteri
di

dove prima

Cos la Badia di S. Maria di Tirreti riedificata


tipiano dei Goni, a circa 12

sull'ai-

km. da Reggio, possedeva, non


,

lungi sulla rupe, un asceterio distinto


studiosi di vita piti solitaria ed

preferito dai
intitolato

monaci
alla S.

austera,

Penitenza;
ritirarsi
rillo,

dove secondo

il

P.
il

Crisostomo

Scarf,

soleva
S. Ci-

a vita contemplativa

vescovo

di

Eeggio

gi

monaco Basiliano

dei primi
si

dell'S" secolo (2).

Intorno a questo asceterio

venne formando

allora

un

pacifico villaggio di pastori e di agricoltori: Terreti.

Esso aument

pii tardi,

in occasione delle scorrerie sa-

raceniche e di altre guerre, per la gente che dai vicini villaggi vi


si

riduceva,

la quale si

sentiva

maggiormente

si-

cura in quel luogo, per naturale


difesa
(3).

posizione bene acconcio a

Si form cos

il

castello che

prese

il

nome

di

Motta

S. Quirino, in

memoria

del santo
e

Vescovo Eeggino.
la

Il sito

dove sorgevano Pasceterio

motta,
attirare

per la
1'

sua importanza strategica non poteva non


zione dei principi Normanni,
i

atten-

quali misero in efficienza la for-

tezza, e per accattivarsi la fedelt di quelle greche

popolazio-

(1) (2)

Taccone Gallugci, Regesti pag. 84 e segg. De Lorenzo, Le Quattro Motte pag. 95-96.
Ibd., pag. 98.

(3)

100
vi fecero costruire la

Badia Basiliana

di S.

Maria

di Terreti

in luogo aprico, con bel riguardo sulla Sicilia, difeso conil

tro

soffio

boreale dalla piattaforma del

vicino Gron

(1)

Come

le altre

Badie di Calabria esercitava giurisdizione

archimandritale, concessale dai primi

Normanni
(2)
liTel

da

Rugd

gero

IIj forse

nel 1103,

confermata.
liriti,

territorio
di

Motta

S.

Giovanni, in contrada

in quel

Pellaro,

era la Badia di S. Filippo

di Argir,

tre

chilometri di-

stante dal mare. Sorgeva essa sull'altipiano che


la sabbiosa

sovrasta
della

punta

di

Pellaio,

sulla

proda a
di

destra

vallata della Fiumarella; in punto quindi

buon' aria e di
stretto di

largo orizzonto

sul

maggiore

slargamento

dello

Messina

(3).

Sulla sponda sinistra del

fiume-torrente S.

Agata,

in

quel di Eeggio, sorgeva la Badia di S. Maria di Trapezzomata,


intitolata all'Assunta in Cielo
(4).

presso Eeggio era pur


Calamizzi.

famoso

il

Monastero

di S. I^icol di

Non
dei

molto

distante da questo la

contrada
,

denominata
nell'

Trapazi;
dialetto

un plurale

che, dice

De Lorenzo

indole

del

nostro potrebbe avere un singolare femminino, Trapeza, voce greca che vale mensa. Secondo lo
stesso

autore
la

la

te-

nuta dei trapezi

poteva costituire Argir e


di

appunto
di altro

mensa

del

Monastero

di

S. Filippo di

poco
(5).

lontano

come

di Terreti,

Trapezzomata o
di S. Pietro e

Calamizzi

11

Monastero

Paolo de

Spanopetro,

al-

trimenti detto S. Pietro Span o Spina sorgeva nella Motta


di Ciano,

in

tenimeutum Arenarum
Op. e,
142.

fondata da S. Pietro

(])
(*J)

De Lorenzo,

Ibid, pag. 330 131.

p.

Orsi, Placche

pag.

e 3.

(8j
(4)

De Lorenzo,

Op. e, pag. 29.

(5)

in 2 Manp., pag. 41. Idem, Le Quattro Motte, pag. 29 e 30.

Idem, S. Agata

101

Span o Spina
gresta; fondato

circa

il

12 secolo, secondo

il

Fiore e l'A-

invece,

secondo

Y.
S.

Oapialbi,

da

un

tale

Abate Gerasimo

e restaurata
al

da

Pietro

Spina con la

pingue dotazione fatta


te di
ri

Monastero da Giovanni Gran Con-

Arena, che
2" pose la

il

Santo aveva sanato dalla lebbra. Fedela

Badia sotto
nell'

sua protezione

con

diploma
all'

dato a Siracusa
Pafnuzio.
Il

agosto
(l)

del 1224 e consegnato

Ab.

Montfaucon

riporta

il

diploma della dotre


fratelli Nicola,

tazione di un fondo fatta nel

1185 dai

Leone e Giovanni Luatri. Le dotazioni furono confermate


nel 1510 da Giov.

Fran. di

Arena

approvate dall'impe-

ratore Carlo 5

(2;.

Alle fatale settentrionali del

M. Campolco,
marina

sotto
di

l'al-

pestre villaggio di Staiti, che dista dalla

Bran-

caleone un 15 km; in una profonda e suggestiva solitudine

sopra una terrazza poco discosta dalla Fiumarella,


le

sorgono

rovine di S. Maria di

Tridetti.

L'Abadia

si

adagia in

mezzo a una breve regione, che ancora oggi porta il nome significativo di Le Badie . Pur a brevissima distanza
dal

mare un passaggio quasi alpestre avvolge


masse verdeggianti
nello

l'antica

sede

dei Basiliani:

sfondo
le

e alle estrequali si anni-

mit di levante e ponente, aspre rupi, su


tauo Staiti e Brancaleone
(ra.

310)

(3).

Monasteri

basiliani

come

quelli di

Arsaphia,

di

S.

Leonzio, di S. Giovanni, di S. Nicol del Bosco o del Salto

stavano entro e d'intorno alla piccola citt di


pati al Consolino, inespugnabile propugnacolo.

Stilo,

aggraplau-

Numerose

re eremitiche s'installarono nelle grotte naturali aperte nelle

(!)
{J) (3)

Montfaucon, Op. e,
Orsi, S.

face.

4i5 e A26.

PiOKE, Op. e, pas. 370 e Capialbi V., Memorie, ecc. pag. 164,

Maria

di Tridetti, pag. 1.

102
pendici di quel monte e degli altri circostanti, assai
del lOo secolo, e verco
il

prima

1100 raggiunsero pi alta fama

per opera di
Il

S.

Giovanni Theresti.
S.

monastero pi insigne

Giovanni Theresti, detto


di Sti-

anche Vecchio, situato in mistica solitudine, a nord


lo,

a cavallo di una catena

di

modica elevazione

separante
dell'Assi.

le

due contigue e parallele vallate dello Stilaro e

La
solidi

Basilica l^ormanna fondata

non su

roccie,

ma
1500.

su

antichissimi conglomerati

alluvionali, e in

parte cirIl

condata da miserabili

costruzioni

monastiche del

luogo non era certo propizio per un grande


tale

monastero,

ma

divenne

la

umile

}xovr\

primitiva, dopo

che fu san-

tificata dal
il

soggiorno e delle gesta del suo Abate Giovanni


Il

Metietore.
dei

monastero fu

sostuosamente

riedificato

da

uno

due Euggeri e assurse a tanto da esser proclamato


S. Basilii
il

caput Monasteriorura Ordinis


Il

in Calabria . (1)

Padre Cozza Luzi pubblica

primo documento
da.
al

che

riguardi esplicitamente un

privilegio fatto

Ruggiero

Conte
del S.

di

Calabria

Sicilia

Donatione

Monasterio
et al suo
di

Padre

Nostro

Giov. di

Theresti di
nel

Stilo

Abbate M. Bartolomeo Archimandrita


bre anno 6609-1110. 9^ Inditione.

mese

settem-

..

Al Tempio del Padre


concedono Terreni e

Nostro, gi mancante del necessario^ Boschi, confinanti.... e ancora


cio Pancrazio
si

si

concendono due huomini,


Ardavasto
di

Macedone

il

figliolo di

Stilo at-

Un

diploma del 1115


il

di

Giovanni signore
stabilito

testa che

Conte Euggiero aveva

che se alcuno

entrasse nelli boschi di esso Monastero, vero che cacciasse,

vero l arbori tagliasse, vero Sprovieri


volatili cercasse,

pigliasse,
altri

altri

vero pera,

mela^
8, 4.

frutti

(1)

B, Giovanni Vecchio di Stilo, pag,

1,

103
cogliesse
,

vero

nel

fiume

Asse pescasse
per
pigliar

vero

li

suoi animali nel bosco

ponesse

pascolo

senza

licenza dello AbatCj una libra d'oro puro

alla
al

Eegia Corte
Monisterio,
e
tutti
li

liavesse da dare, oltre lo quarto, da pagare


delli

selvaggi animali, cio Porci,

Cervi, Caprii^

altri .

Detto

diritto di
di

quarto

viene
di

confermato da
S.

Gio-

vanni Signore

Stilo

all'Abbate

Giovanni, M. Niclie

codemo,

il

quale

aveva detto mormorando


lo

tutti

li

Cacciatori,

non volendo rendere

quarto delli selvatici ani-

mali morti nel bosco e nella Terra di Stilo, avevano recato

iusopportabil danno

al

Monasterio

. ai

Con un diploma
Conte.

-datato da Messina,
la

24-10-1149_,

Ee

Euggero conferma ed accresce


(1)

donazione fatta dal Gran


Capialbi,
il

Secondo

l'Orsi,

Vito ed Hettore

se-

condo dei due documenti pubblicati dal Cozza-Lnzi, nel testo


autenticato dal notar

Domenico Lo Bianco

in

Eoma

nel 1579,

risulta manipolato dall'industria

monastica,

mentre son ge-

nuini

il

i)rimo e
il

il

terzo.
si

Xel 1154

Monastero

arriccliisce di altre terre per


figlio di

la liberalit del

monaco Dionisio,

Pietro Cerica

nel 1320 Maria di Ungheria, Eegina di Napoli, larg nuove


concessioni.
(2)

Celebri erano divenute molte altre

Badie,

tra le quali
l'ar-

specialmente

quella di S. Elia

Speleota a Melicucc e

cliimandritale di S. Sisto a

loppolo, la quale

aveva in

di-

pendenza
di

il

Monastero

di

MeruJa

in Molochio, tra la diocesi

Oppido e a quella

di Mileto. (3)

In quel di Africo v'era la Badia di S. Leone;

in quel

(1) (2) (3)

Cozza Luzi

in Rivista Sto r.
16.

C, Au.

11)08,

pag, 28 e segg

Orsi, Op. -c, pag.

De Lorenzo, Le

Quattro Motte, pag. 248,

104
di S.

Lorenzo v'erano

tre

monasteri

il

primo

alle falde del

monte

e paese di S. Lorenzo, al di l del torrente che scorre

ai suoi piedi e

propriamente nella localit o borgata che oggi

chiamasi

Bagaladi,

dove

fino a pochi

anni fa se ne vede-

vano

ruderi.

Un

p pi sotto
chiesetta

di Bagaladi,

nella

stessa vallata, esi-

steva una

dedicata a S. Fantino,

dipendente da

q-uesto monastero.

Un

altro

Monastero Basiliano trovavasi nell'attuale bor

gata di S. Pantaleo

in

burgo

S.

Laurentii
Il

sito in

luogo

ameno, ma

di cui

non w& resta

vestigio.

terzo era quello


esiste

di S. Lorenzo.

Esso sorgeva nella omonima piazza ove

oggi la Chiesa della Congrega, su di una larga area^ parte


della quale

dava sul versante ovest del paese, verso Grana.


i

Se ne vedono ancora
fianco
alla

ruderi al
il

disopra

della

piazzetta, a

Chiesa, e verso
di

precipizio
ci

lannuzzo.
risulta

Di due
che,

monaci basiliani
avere
abbracciata
giustiziati

questo

monastero
Calvino,

per

l'eresia di

furono condannati a

morte e

sulla

stessa

piazza di S. Lorenzo, per

ordine del Vice

Ee

di Sicilia. (1)
sorti dal

Ai monasteri gi su indicati come


secolo
e

all'

11
pos-

come

ricostruiti

dal

Gran Conte Ruggero,

siamo aggiungerne

altri ricostruiti
il

o addirittura fondati dai

Re Normanni, durante
sta

secolo 12.

precisamente
delle

ci

re-

memoria
:

dei seguenti Conventi

Basiliani

tre Ca-

labrie
8.

Ciriaco di Bombiciio;

S.

Angiolo
sulla

sul

m.

vicino S. A-

drianoj S. Opoli o Arenario


in territorio di in parte

montagna omonima,
in

Rossano,
S.

abitato

parte
S.

da monaci,
Anastasia,

da monache;

Giovanni Battista,

(1)

Familiari, Op.

e.,

pag. 23 e segg.

105
8.

Onofrio^

8.

Cosmo
8.

Damiano,

8.

8alvatore, tutti

monasteri femminili;
gliano;
iSf.

Giosofatte, alla

marina

di Cori-

Basilio in Bisignano;

8. Anarigirio^ S.

Fan-

crazio nel Pizzo; 8. Isidoro, 8. Angiolo in Tropea, 8. Teo-

doro in Kicotera; 8. Leoluca in Monteleone; 8. Nicol in


Drosi; S. Filippo di Aggir in Oinqnefrondi; 8. Giorgio
in

S.

Giorgio Morgeto; 8. Michele Arcangelo,

8.

Luca

in

Palmi; 8. Fantino in Scilla; 8. Gerusalemme nella Oatona,


8.

Nicol in Butramo, 8. leiunio, 8. Filippo Argir, 8.


8.

Antonio in Gerace;
8.

Giorgio

8.

Basilio in Badlato,

Maria

di

Carro-, 8. 8a.lvatore deV Chilena; 8.

Maria

di Molochio di sopra, 8. Nicol di

Molocbio di
8.

sotto; 8.

Giovanni di Lauro
Seminara;
8. 8.

sotto Seminara,
di loch;
8.

Nicodemo fuori

8.

Maria,

Martino della Mesa;

Salvatore di Oalanna; 8. Cosmo di

Fiumara

di

Muro;

Salvatore Calomeno di
8.

Sarabatello; 8.

Giovanni TeoGiovanni,
il

logo',

Antonio del Campo in Motta S.

l'u-

nico fondato in periodo di

decadenza, cio

9-8 1289

da Bernardo d'Ocris, conte di S. Niceto e Boter e da

sua moglie

Sibilla; 8. Michele

Are. di Valle Tuccio; 8.

Ma-

ria della Pergola; 8. Nicola del

Prato in Bruzzano; 8.
Staletti;

Maria
8.

di Mantineo; 8.

Giorgio Taumaturgo in
di

Maria
di

di Squillace; 8. Nicol

Maglioli, 8.
8.

Anar-

ghirio

Maida;

8.

Angelo

di

Tiriolo;

Nicol di

Buccisano/ 8. Maria del


8.

Ruvo, tra Polistena e Anoa;


di Carbonara, 8.

Maria

di Placet, 8.
tutti tra

Maria

Barbara

e 8. Pietro,

Polistena

Drosi, 8.
8.

Panc'azio

di Briatico; 6\ Margirio di
Stella, 8.

Eosarno,

Pancrazio della
8.

Vito di Bruzzano; 8. Conone,

Giovanni di

Frellazzano; 8, Maria di Pesaca in

Taverna, L'Annun-

106
ziata, presso

Eeggo;

S.

Venera

di

Gerace, e
8.

8.

Fanin

tino in

Taiiriana,

conventi
Nicol
sotto la

femminili;
di

Leonardo

Catanzaro extra; 8.
gliano;
8.

Vhisano presso Gimi;{?.

Caterina

della Sona, tenimento di di

Eocca Felluca; Barbaro oggi Zagarise;


8.

Maria
Maria

8.

Cinnapotima, sotto Catanzaro;

Nicol di Gaggiano

non lungi da Taverna; Feteano


'ngiolo Cala e
7
il

presso
lasciano

Taverna, a cui

figlio

Pietro

600 ducati

il

10

1234, essendo abate

Dionigi Poerio di Taverna


di

monaci Giuliano da Terranova e .Scipione


Taverna;
8.

Cosenza
presso

e Ottavio di

Angiolo
e

di

Militino

Campana
leto;

di

Eossano, 88. Filippo


nel

Giacomo

di Fero-

8.

Onofrio del Gao,

villaggio
;

omonimo, Mon.
8.

di

Vena, entrambi presso

Monteleone

Basilio 8ca-

mardi in Torre

di Spatola, diocesi di

Squillace, 8. Lo-

renzo di I>as, diocesi di Mileto, 8. Giovanni


in Calanna, 8.

Gastaneto

Maria
abate
S. 8.
;S^.

di

Popsi,

alle

radici di

Asprodi unire

monte
al

al

suo
di

Innocenzo 8
del

commise
gli

Monastero
Chiese

Maria

Butramo

altri

Mona-

steri o

di

Maria

de Bandalibus, di 8. Teodoro

de Varrano e di
halini (1).

Maria de

Gannitesi

de Motta

Bu-

La Badia

di S.

Maria delle Fonti fu fondata dal Conte


sua moglie, a richiesta

Ogerio di Altomonte e da Basili a

di Goftredo vescovo di Cassano, presso

Lungro,

il

1156.

Lo

stesso Ogerio la

dot

delle

terre

circonvicine alla Chiesa

(l)

Fiore, Op. e,

112 e 113.
e seg.
siFFOi.,

pau^.

367 e seg. e

Montfaucon, Op. e, Fac.


di Mileto,

Capialbi V., Storia della Chiesa


Si/n. Ilieraccnsis in

pag.

Manger VA,

Tufo,

pag.

347,

XL
Ba-

Op. e, pag. 115,

107
e del territorio di S. Calogero cura pertinentiis, molendinis

dnobus, una salma di

sale

il

mese

tutto

il

Casale di

Lungro con
pascolo

le

sue ragioni.
privilegio

La dot
che
gli

inoltre della libert di

e del

uomini delinquenti del

suddetto villaggio non possano essere riconosciuti che dallo


abate pr tempore; che
gli

uomini

di

Lungro
le

Monaci
d' Alto-

vendano

comprino senza gabelle e che


al

persone

monte possano donare liberamente


che torner in soddisfacimento
.

Monastero tutto

ci

CAPO
Il

Y.

Regno delle due Sicilie sotto gli Sveni Ferocia di Enrico 6 contro Baroni

Prepotenza

dei

V elemento nor-

manno
del

del

Reame

Sua politica

ecclesiastica e disagio

si

M. G.

G. anche sotto Federico 11.

Decadenza

della
;

disciplina nei Monasteri

al principio

del 12 secolo

accentua nel 13" per la concorrenza degli


e
le

usurpazioni dei
nel

Baroni

Conseguenze

Esodo
dei

Ordini Latini
delle violenze

htironali

13"

14" - 15"

secolo

degli

Abati

Gommendatari

Opera demolitrice Monaci Greci

dalla Calabria in Oriente e

monumenti che Vattestano.


figlia

Col matrimonio di Enrico 6 con Costanza,

postuSicilie

ma
fin

Ruggero dai Normanni pass

di

II e di Beatrice,
agli

il

Eegno

delle

due

Svevi.

La dominazione Sveva
lontananza
del

fu

da principio assai travagliate dalle ambizioni e gelosie


i

dei Baroni,

quali, approfittando della


si

di

Enrico
e,

e di Costanza,

disputavano una porzione

Eeame

come

in

tempo

di

trono vacante, vantavano l'antico diritto

elettorale delle assemblee nazionali. Sorsero allora


titi,

due par-

di cui quello
.

capeggiato dai Baroni

era

sostenitore di
il

Casa Normanna

Anche l'Arcivescovo
Gostanza e
il

Gualtieri sosteneva

diritto ereditario di

giuramento

ad essa

pre-

108
stato in Lecce; e
li

Matteo Ajello^ Vice Cancelliere, animava quella Sicilia, fatta

che repugnavano dal vedere

indipendente per
stra-

valore dei Normanni, cedere ora, in piena pace, a re


niero e avverso. I
pii

aborrivano
dei

la

dominazione

tedesca.

Enrico

6,

coronato

Ee

Eomani^ viene in Italia nel 1191,

ricevuto con gran

pompa

e unto a
ai

Eoma da Papa

Celesti-

no

dopo

di

aver permesso

Eoraani l'eccidio di Tuscolo,

arriva a
vesi
;

iTapoli,

che assedia con l'aiuto dei Pisani e Genoi

ma

la peste fa strage dei tedeschi,


i

quali con Enrico

ritornano sfiduciati in Germania, mentre

Salernitani arre-

stano Costanza

la
di

consegnano a Tancredi,
di

bastardo di

Euggero

I.,

Duca

Puglia e fratello maggiore

Euggero
la

2.

Tancredi, eletto re di Sicilia dai Baroni, durante

lonta-

nanza di Enrico
si
il

G",

avrebbe potuto affermarsi

nell'Isola,

ma

mostr impari
figliuolo

al

bisogno, finche non mor, lasciando erede


3 sotto la

Guglielmo

reggenza della madre, Sibilla

di Acerra.

Eiarsero quindi

le

fazioni baronali, alle quali si aggiun-

sero le gare dei Baroni coi Cavalieri Crociati d' Inghilterra


e di Francia^
i

quali, guidati dal loro re,

Eiccardo Cuor

di

Leone

e Filippo Augusto, eransi

dati

la

posta a Messina,

onde muovere in Terra Santa.

Gi Enrico

6,

per rimettere in piedi

il

Eeame, aveva

seguito una politica che rivela la sua dappocaggine e la sua

debolezza di fronte alle fazioni. Appoggiatosi

ai

Genovesi,

aveva attribuito loro giurisdizione


cedendo
la citt di

e privilegi in Sicilia, con-

Siracusa e 250 feudi in

Val

di

Noto

a Pisa inoltre aveva concesso in


e

feudo

Mazzara,

Trapani

met

di

Palermo

e Messina, insieme

con Gaeta, Salerno e

Napoli. Cos l'imperatore Enrico era potuto entrare nel


e,

Eeame
le citt

tranne Salerno, Capua ed Eraclea (Poligora), tutte

109
si

erano piegati all'obbedienza. Unico atto di energia comp

nei riguardi di Sibilla, che, attratta con lusinghe nel castello


di Caltabelotta, fu

accusata di congiura davanti

al

Congresso
e molti

degli stati

convocati a Palermo,

insieme

coi

figli

grandi. Allora furono mandati alla forca e al palo, accecati,


arsi
vivi,

esposte alle beffe o relegati


col partito

in

Germania quanti
ed ecclesiastici:
j

avevano tenuto

Normanno,

laici

Guglielmo 3 fu accecato ed evirato e costretto a monacarsi


Sibilla e le figlie carcerate e poi inviate alla

Badia

di

Hoen-

bruk

in Alsazia
il

furono turbate persino

le

ossa di Tancredi

per strappare

diadema a

lui

e al figlio

Ruggero, bruciati
jJsT

quanti avevano contribuito alla loro coronazione.


contro
i

soltanto

nemici infieriva Enrico

6,

ma

dimostrava pari cru-

delt anclie con le citt sottomessesi volontariamente, da per


tutto

vedendo
il

traditori.

Meritamente

Siciliani gli

applica-

rono

soprannome

di Ciclope.

La

politica ecclesiastica di Enrico

non fu
quali

piti

mite

non

la risparmi

mai

agli ecclesiastici,

dei

molti

fnrono

arsi, scorticati, mutilati e mazzerati.

Eurico
su tutto
il

vagheggi pure di estendere la sua sovranit


;

Medoferraneo

al

qual fine medit la

conquista
,*

dell'Impero Bizantino e l'unione delle

Due Chiese

tali divi-

samenti per non pot vedere avviati ad un qualunque

esito,

avendolo colto
Ci

la

morte a Messina nel 1197


indispensabili

(1).

mancano documenti

per

uno studio
del

diretto della condotta di Enrico 6 nei

riguardi

Mona-

chismo Greco

in Calabria e in Sicilia.

Ma dalle idee geneiali


primo Ee Svevo,

di politica ecclesiastica e civile propria del

se ne togli qualche
facile arguire

concessione fatta in i^unto di morte,

che egli non dovette essere molto tenero verso

(I)

Cant, Op. e, Voi.

3,

pag. 469 e segg.

110

un Ordine

religioso si ligio alla

Santa Sede e diffuso nella


del

Isola e nel continente del


e,

Eeame, protettore

grecismo
ster-

per giunta, fervorosamente


la

protetto dai Normanni,


il

minare

pregarne

dei

quali fu

pensiero

predominante

del Ciclope.

La

politica di Federico

II.

peggior la

situazione.

Lo

.Imperatore e
tutta Italia
j)otere
;

Ee

trov la Sicilia in balia delle fazioni,


i

come
il

nell'Isola poi

Baroni ambiziosi detenevano


divisi
i

legislativo, si

erano a volont
si

feudi e cia-

scuno, nei suoi domini,


di sangue.

arrogava

la sovranit fino al diritto

Federico, un p con le lusinghe, quasi sempre

violen-

temente,
i

ridusse all'obbedienza

Baroni, di molti incamer

feudi e ne smantell le rocche nella

campagna, facendone

fabbricare di proprie nelle citt: aveva in animo di distruggere,

almeno

sulle

prime, di limitare
regia
nel

il

potere feudale e
nel resto

rinsaldare
d'Italia.

l'autorit

Eeame, l'imperiale

Credette di potere operare anche in discordia col Papa,


e

non

la

risparmi

affatto

ai

feudi
le

ecclesiastici, ai quali,

bisognoso com'era di danaro, per

continue guerre in corso


tolse terre e altre

che aveva in animo

d'

intraprendere,

possessioni e impose forti tributi, tanto che abati e prelati


alle

volte

dovevano pagare

fin

la

met

dei

proventi. (1)

Stabil tasse sul commercio, attribuendosi diritti di fondaco,


di porto,
il

di

imbarco, di estrazione, e monopolizz


le pelli

il

sale,

ferro,

la pece,

dorate,
(2)

levando

fin

sei

collette

l'anno quali sussidi all'erario.


I

Monaci Basiliani come possessori

di feudi ragguarde-

^1)
(J)

Taccone
Cant,

G., Eegesti, pag. 152 e seg. Op. e, Voi. S, pag. 579 e segg.

Ili
voli subirono la sorte

comune

dei grandi
il

feudatari

e per

quanto

riguarda
di

pi direttamente
Carlo

nostro

argomento, da
datata
i

un'ordinanza

D'Angi,

del
e,

9-81268,

da
suoi

Scurcola, sappiamo che Federico 2


figli

successivamente,

Corrado e Manfredi

all'Archimandrita e al Monastero
all'Abate e al Monastero di Cadiritto, gi

Basiliano di Terreti, come


lamizzi,

avevano

tolto

il

da antico
S.
ai

goduto, di
quel di
pii

esercitare le saline

nel

tenimento di

Niceto in

Reggio.
tardi,

(1)

Tal

diritto fu restituito

due Monasteri
j

per la detta

ordinanza

di

Carlo D'Angi

la quale

rendeva esecutiva una sentenza emanata in proposito dal


Card.

Eodolfo
(2)

vescovo

di

Albano,

Legato

Apostolico

nel

Reame.

Ma

gi

il

Monachismo Greco Calabrese, attraverso


dei

l'ec-

cellenza della forma ond'era

tuttavia sorretto, tradiva delle

incrinature nella
della Regola.
si

disciplina
il

costumi

e nel!' osservanza
i

Dopo

periodo di splendore sotto

Normanni,

avviava ormai

alla

decadenza

grado a grado, senza

scosse violente,

per

colpa
si

propria e per violenza altrui.


ripete

Un
periodo
cidia

tale

fenomeno

costantemente in

tutte le

istituzioni
d'

umane, nelle quali pare quasi fatale che a un


intensa attivit debba succedere una fase di ac-

e di

snervamento, a cui non

si

sottrae

nemmeno

la

Chiesa, istituzione divina,


re nel

ma

che pure
gli

destinata a vive-

mondo, donde assume

elementi che la costituisco-

no e governano. Sorgono nel suo seno i Fondatori di Ordini, i quali, ispirati da Dio, vivono come astratti dagli
affetti terreni e,

come

eroi della

carit,

consumano

la vita

(1)
(2)

De Lorenzo, Le
Begesti Angioini,

Quattro Motte...., pag. 17.

Anno

1268, fol. 19. e fol. 6".

112
a beneficio del
prossimo,
nelle

esercitando
citt

1'

ai)ostolato nel con-

vento e sulle piazze,

nelle tesori

campagne,
dalla
il

nelle
di

scuole e negli ospedali;

accumulano

piet

principi e di sudditi, e al popolo riversano

frutto dell' a-

more

della riconoscenza, nulla ritenendo

proprio van-

taggio e restando pari di

mano

mondi

di cuore.

Nondimeno un Ordine
prspera quando professa

religioso

allora

soltanto

vive e

una regola che


nei

trov^a corrispon-

denza e ragion
cio
,

di

essere

bisogui

del

tempo;

quando,

suscettibile di

ambientamento, pur

ritenendo semviete e in

pre la propria fisonomia. Cristallizzarsi in

forme

contrasto con le necessit contingenti significa voler abban-

donare decisivamente
e pili vantaggiose.

le

proprie posizioni

a forze

pivi

vive

Orbene:

il

rilassamento dell'Ordine

Basiliano,
nel 13 fu

gi inifavorito

ziatosi sul finire del secolo precedente,

non

solo dal possesso di veri latifondi

e dai costumi secola-

reschi, abituali nei chiostri in seguito all'investitura feudale

data agli abati;

ma

fu

anche

affrettato

dalla

concorre:) za

che
dine

al

Monachismo Greco
,

facevano allora in Calabria l'Ordi


S.

Benedittino

Certesini
,

Stefano

del

Bosco
e,

presso Serra S.
particolar modo,

Bruno
i

la

Congregazione
di

Florense

in
S.

Frati Mendicanti

S,

Francesco e
all' inizio,

Domenico,

s caldi di zelo e di

proselitismo,

co-

m'erano, del loro apostolato.

Come poteva
Occidentali?

resistere

quale

forza

poteva opporre
Ordini

l'antico Ordine Basiliano all'esuberanza dei giovani

Non poteva
ne
,

esso sperare protezione dal

He,

che era nemico e refrattario da mecenatismo verso la cultura

monastica;

poteva
ridotte

fidare tanto nel favore delle

])o-

polazioni

greche

pochi

centri,

bench ancora

113
importanti. Professava, per giunta,

un

rito

sopprimere

il

quale

si

lavorava, di proposito o meno, da oltre

un secolo

finalmente le forze giovanili rifuggivano da un'istituzione che


si

sapeva e

si

vedeva in decadenza.
di

Francesco

Assisi e
i

Domenico
seguaci

di

Guzman avevano
predicare F
;

fondato due Ordini,

cui

dovevano

a-

more quando da per tutto era odio inveterato

dovevano
il

ricomporre la pace l dove infuriava la fazione e

litigio;

dovevano considerare

sorella la povert

quando regnava
le

lo

sforzo e lo scialacquo; dovevano,


carit e della dottrina provvedere

insomma, con
alla

armi della

difesa

della Chiesa

quando essa x)areva travolta

dalle passioni e dall'eresia.


si

E
mistica

nuovi nocchieri, che


iSTave,

appressavano

al

timone della

erano impavidi e arditi nel pericolo, avevano


il

l'attitudine di trovare

rimedio da opporre

al

male, l'an-

tidoto proporzionato al veleno.

Era dunque
dove

tutto

un fermento

di vita

nuova che favo-

riva la diffusione dei due recenti Ordini Mendicauti in Calabria;


i li

raccomandava
di cui

la

uaiversale

simpacia

verso

due Santi Patriarchi


Lhui fu

tutto serafico in madore;

L'altro per sapienza in terra fue

Di

cherubica luce uno splendore.


di

(1)

Chi ancora poteva pensare agli errori


la

Ario,

quando

Chiesa ardeva per

l'eresia

Albigese? Chi poteva ricordare


la ribellione

la lotta Iconoclasta

quando infuriava
si

Valdese,

Catara e Patarina, e
all'eretica

sentiva l'urgenza d'inquisire intorno


Sicilia,
s'

pravit

Chi in Calabria e in

impen-

ni)

Farad., XI, V. 37 e segj

14
sieriva pi dei Saraceni
ronali,

quando sovrastavano
*?

le fazioni

ba-

durante

il

grande Interregno

L'Ordine Basiliano aveva perduto


Calabresi, perch riguardava
teressi e di ricordi; era
piti

d'

importanza per

un passato
di

assai

remoto
di

d' in-

degno

gratitudine e
storia,

rispetto
all'at-

che di amore: apparteneva ormai alla

non

tualit.

Al principio del 13 secolo


prodotto
ri

la

corruzione

aveva gi

effetti disastrosi

nella
il

maggior parte dei MonasteSantoro,

Basiliani

Calabresi;
di

Card.

accennando
in

questo periodo

tmpo,

dice

che

iacebat

tenebris
obliraata,
re-

sordibusque S. Basili Eegula et

ignorantiae luto

proterebatur ab omnibus. Monasteria, colluvie


pleta,
ratio,

hominum

ad ludibrium spectabantur, quibus

nulla

pie vivendi

nuUus ordo, nulla inerat


(1).

disciplina,

tumulata

Ordinis

dignitas

Ma
caduto

la testimonianza, pi sicura dell'abbiezione in cui era


il

Monachismo Greco Calabrese viene data

dal Breve
et

che nel 1221 Onorio 3 dirigeva

Episcopo Croton ensi

Abati Cryptae Ferratae^ pr reformatione Monasteriorum Ordinis S. Basili . Il


egli,

papa

inizia

il

suo scritto avvertendo che


la

a cui principalmente raccomandata


signore,

custodia della

Vigna del

non pu

tollerare che

essa

quasi ab-

sque cultore vel custode


lis,

relieto,

succrescentibus spinis et tribu-

in solitudinem convertatur, in

qua ferae bestiae


cubile

latitantes

eam venenosis morsibus, tamquam


dentes, ipsam non patiantur redigi
tanto,

proprium
;

defene

ad ciilturam
di

per-

non potendo

egli

provvedere

persona,

vi

destina

idoneos operarios qui, vites purgantes electas,

superfluas

(1)

Santoro, Op. e, pag. 225 e segg.

115
redigant. in

sarmenta

et

extirpantes

inutiles

propaginent
.

propagandas, totamque reddant Domino vineaui gratiosam

prosegue:

Sane frequenti nobis

est

insinuatione
S.

relatum
Basilii

quod
profi,

quaedam Monasteria Graecorum, Ordinem


tentia, in terra Laboris,

Apulia et Calabria constitnta


multipliciter
in

ex

diversis occasionibus et casibus

spiritnali-

bus deformata

et

in temporalibus

sunt

collapsa.

Quaedam
suet

quoque per Abbatura


biecta
aliis
,

defectum

alienae

sunt

servtuti

quibusdam

ad

extremam
Volentes
discretioni

inanitionem
itaque
lapsis

reductis

penitus annullatis.

succurrere

ac

aliis

ne

labantur....

vestrae,...
,

per

Apostosin-

lica

scripta

praecipiendo

mandamus

quatenus ad

gula dictorum locorum

Monasteria

personaliter

aceedentes,
vi-

et habentes prae oculis solum Deum, in

eis vice ISTostra

sitationis officium impendatis, corrigendo et


eis

reformando in
. (1)

quod corrigendum
Il

fuerit et extiterit

reformandnm

Eodot

ci

assicura che sono andati smarriti gli Atti


sollecitudialla

della visita da
ne. Tuttavia

Papa Onorio disposta con tanta


i

sappiamo che
il

Monasteri Basiliani,

cui

riforma erano delegati


Grottaferrata, erano 38

Vescovo, di Cotrone e
nella

Teodosio di
S.
lllTi-

Calabria

Meridonale:

col di Calamizzi in Eeggio, S. Bartolomeo presso Sinopoli,


S. Elia in

Melicucc, Aulina di Palmi,

S.

Teodoro in NiTropea, S. PanS.

cotera, SS.

Angelo e
S.

Isidoro,

S. Sergio in

crazio in Pizzo,

Leoluca in

Monteleone^

Nicola

in

Drosi, S. Elia di Capassino in Galatro, S. Filippo di Argir


in Ciuquefroade, SS.

Angelo e Giovanni

in Lauro, SS.

Mer-

curio e Fantino in Seminara, SS. Nicola e


race, S. Giorgio in

Jeiunio

in

Gedi

Badolato,

S.

Maria in

Cordopiano

(1)

Taccone Gallucci,

Begesti

pag. 134 e seg.

ilo
Policastro, S. Leonardo ia
S. Salvatore e S. S. Salvatore in

Catanzaro,

S.

Maria

di

Oarr,
Pizzoni,

Maria

in Molocbio, S.

Maria

in
,

Oalanna, S. Angelo in
di Tridetti presso

Valletuccio

presso

Reggio;

S.

Maria

Bova, S. Maria di Squil-

lace Vecchia, S. Anargirio in Maida, S. Pancrazio di Briatico,

Maria in Martinico, S. Maria di Ruvo, Placet Carbonara in Polistena, S. Pancrazio di Scilla, S. Maria
S.

e
di

Pesica in Taverna, S. Basilio a Spatola, S. Maria di Eovito


in Eosarno, SS. Lorenzo e Pietro in

Arena

e S. E'icodemo

in

Mammola.
Nella Calabria
settentrionale
del
Patire,
e
1

Monasteri
le

da visitare
S.

erano 10: S. Maria


polo, S.

con
S.

Grrancie di
S.

OS.

Giovanni

Battista

Salvatore,

Sisto,

Ciriaco di Bonvicino, S. Janni in S. Severina, S, Basilio in

Bisignano, S. Maria delle Ponti in Lungro, S.

Mercurio in

Orsomarso

e S.

Adriano in
di

S.

Demetrio

(1).

Le cure premurose
non dovettero
essere

Onorio e dei Delegati Apostolici

coronati

da esito soddisfacente
Venerabilibus

se

Alessandro 4^ con bolla del

1256

Fratrifilio

bus Bisinianen.

et Strongulen.

Episcopis,

ac

dilecto
i

Leoni Canonico Eossaneu. ordina


iBasiliani di S.

di far passare

Monaci

Angelo Militino

alla

Eegola dei
essere
ridotti
la

Florensi di
all'

Fontelaureato, non potendo

quelli

osser-

vanza della Eegola

di

S.

Basilio, (2)
i

Anzi

Santa Sede
fossero an;

aveva
nessi

stabilito
all'

che

tutti

Monasteri Basiliani
al

Ordine Benedettino o
di

Cistcrciense
s

ma

poi si

convenne

revocare

un provvedimento

radicale.

N,
5"

piii tardi, vi

manc una
1370

tinta di eresia; tanto che


visita

Urbano
,

ordinava

nel

una

nei

Conventi

Greci

per

(1)
(2)

Taccone Taccone

G., Regesti,

Ann.

108, pag. 340 e segg.

G., Hegesti...., pag. 152 e seg.

117
espurgare
introdotti.
i

loro messali di alcuni


allora
clie
i

errori

che

vi

si

erano
la

Fu

visitatori

apostolici

ebbero

sorpresa di osservare che non

solo

la

maggior parte dei


di S.

monaci trascuravano,

di praticare la
il

Eegola
cui

Basilio,

ma
in

che ne ignoravano perfino


tutti
i

testo, la

distribuzione
(1).

monasteri fu imposta nel 1373 da Gregorio 11


,

Il

Monachismo Basiliano Calabrese

ad incominciare

dalla
l'i

met del 13

secolo, fu contrastato dai Baroni, e nel-

papari lotta dovette soccombere.

Abbiamo accennato

di sopra al cos detto

Grande Inter-

regno. Morto Federico II


e la Corona del
4

rest vacante

il

Trono Imperiale

Eeame

delle

due

Sicilie.

Papa Innocenzo
all'

avoc a s

il

diritto d

provvedere all'uno e

altra

e,

meditando sempre
staufen,

la distruzione della

potenza degli
di

Hoen-

comand

alle citt e ai Principi


4,

Germania che
dal

cessassero di ubbidire a Corrado

scaduto

trono e

persino dal Ducato di Svezia; e ai Baroni viet


scere altro
signato.

di ricono-

Ee

all'infuori di quello
il

che

il

Papa avesse defu


dal

Di conseguenza
di

primo ad aspirare all'Impero


quale,

Guglielmo

Olanda;

il

bench raccomandato
senza
competitori

Papa
morte

e rimasto alquanto
di

tempo

per la

Corrado

4 (1254),

non riusc

mai a

farsi

amare

dai sudditi. Seguirono Alfonso 10 di Castiglia


di Cornovaglia,
i

Eiccardo

quali,

dopo

di aver acquistato all' incanto

con ingenti

somme

la

corona,

ne trascurarono talmente
l'altro

l'onore che l'uno ritorn


si

ben presto in Inghilterra e


privati e
si

trattenne in Ispagna, tra gli affari

dedito agli

studi astronomici, senza che neppure


di farsi coronare
.

fosse dato pensiero

Ee

dei

Eomani.
le

Contemporaneamente

due

Sicilie

erano mantenute in

(1)

Batiffol, Op. e, pag.

XXVII

XXVIIl,

118
subbuglio dal partito che pretendeva governare a nome del

Papa

da

clii

voleva governare
figli

nome
questi

di

Corrado o
Federico
nella

di
2

Enrico o di Manfredi,

anche

di

Manfredi, sulle prime prest

mano a Corrado

repres-

sione della rivolta tentata da alcune citt, le quali, sorrette


dal Papa, aspiravano a godere di quella libert

municipali

che godevano quelle direttamente soggette alla Chiesa. Pi


tardi

Manfredi veime in sospetto a Corrado,

il

quale, dopo

che

gli

nacque
fino

il

figlio

Oorradino,

cess di
i

avere

riguardi
lo

al fratello,

a tanto che ne

esili

seguaci e

priv

dell'appannaggio.

Dopo

la

morte

di

Corrado
Sicilie,

Manfredi ven-

ne riconosciuto reggente delle Due


radino, dal tutore Bertoldo di

nome

di Coril

Oemburgo;
di

mentre
e

Papa

esibiva

il

Eeame a Eiccardo

Cornovaglia
il

successi-

vamente ad Enrico
il

3 di Inghilterra^
si

quale lo accett per

figlio

Edmondo. Questi

limit

spedire

qualche

da(1).

naro nel

Eeame

per alimentare la guerra, senza fare altro


il

In tale incertezza non riesce strano

sapere che vendei

ne assumendo gravi proporzioni


scuno dei quali
si

il

potere

Baroni;

cia-

vantava rappresentante del Papa o


del

di

uno

dei presunti re o

Comune

tutti

poi

egualmente

agivano a capriccio e nel proprio interesse. Manfredi stesso

non era

in

grado di avversare

nobili,

dei

quali

non

po-

teva fare a

meno

per reggersi: anzi era

costretto

a ricor-

rere ad espedienti
roni, per

non

dissimili

da quelli praticati dai Badelle

impinguare

l'erario,

esausto a causa

guerre

e delle feste di cui molto quel re si coinpiaceva.

il

potere baronale venne a diminuire con la


si

scompii

parsa definitiva degli Svevi; che anzi non

contarono

(l

Cant, Voi.

3",

Op. e, pag, 611 e segg.

119
le soperchierie dei nobili francesi,
i

quali

provocarono nel-

l'Isola la strage del

Vespro.
il

Carlo lo zoppo, a rinsaldare

suo dominio nel Eeame,


i

mentre cerc
vilegi,

di affezionarsi

il

Clero col riconoscerne


i

pri-

non trascur d'ingraziarsi


loro
di

Baroni e
ed

Cavalieri col
giurisdi-

concedere
zione. (1)

levare

imposte

esercitare

Durante

la

lotta del

Papa

e
di

Giacomo

di

Aragona e
i

Carlo lo Zoppo contro Federico

Aragona (1296-1302)
con
il

Baroni che

partecipavano

alla

guerra
sostenere

proprie navi e

milizie^ sentendosi necessari a

Ee, montavano

in arroganza e
scelti
il

pretendevano
il

cLe nel
i

loro

ambito fossero

giustiziere,

Camerario,

comandanti di terra e

di mare.

Dopo
tavano

la

pace

di Caltabellotta,

Baroni di
nel
della

Sicilia osten-

straordinaria

pompa

nel

vestire,

trattamento,
nobilt araclienti e
i

nelle comparse; incoraggiati dall'esempio

gonese, ricca di privilegi, mettevansi


dati, clie si

attorno

affi-

obbligavano con

giuramenti a favorire
si

loro

interessi.

Pretendevano che nessuna derrata

esponesse sui
i

mercati finch non fossero vendute le

loro e che

vassalli
a-

pagassero
dottava.

canoni con

le

misure

che

ciascuno di loro

Nel Eegno

di Napoli, sotto

Roberto,

Baroni

si

erano

circondati di clienti e vassalli, nei loro castelli ricoveravano


malfattori,
dizio;

non essendovi chi osasse pi chiamarli in giu-

trascorrevano ad ogni eccesso fino ad eludere le com-

missioni, cio le lettere arbitrarie del

Ee, e
i

le

minacce di

Eoma

il

rigore dei

giustizieri.

Anche

banditi crebbero

(1)

Cant, Op. e, Voi.

4,

pag. 169.

120
tanto che

bisogn contro di

essi

inviare

regolari eserciti,

bencli con poco proftto, essendo protetti dai Baroni.

Dopo

la

morte

di

Eoberto

(1343),
il

sotto

Ladislao

e
le

Margherita sua madre e reggente,


fazioni tra Luigi di

Regno peggior per

Angi

e Ottone di Brunswicli.
di Ladislao, questi,

Eidotto

il

potere in

mano

per ras-

sodare la Monarchia, tenta d

deprimere

Baroni, ai quali

impedisce

di tenere pii di

25

lancie ciascuno,
gli

ma

poi

fini-

sce col concedere a


fin la cavalleria,

chiunque
cavar
il

piaccia
cos

feudi, e uffici, e

per

denaro;

rest consolidata

l'aristocrazia che

prima

Ee aveva
misto

voluto distruggere.

Alfonso

il

Magnanimo
mero
e

volle concedere nelle investiture

la giurisdizione col

imperio,

preziosa

prero-

gativa della corona, mai prima concessa

ed

ora prodigata,

perch

Baroni non
figlio

si

opponessero alla successione di Fer(I)

dinando,
Il

naturale legittimato.
era
stato reso
del

feudalismo

particolarmente

forte

da
la

Carlo di Angi con ordinanza quale tutto


il

Novembre 1269, con


distinto

litorale

Calabrese

veniva
di

in sezioni

e ogni sezione affidata a

un

ufficiale

custodia.
piti,

Sul ver
dai de-

sante del Tirreno furono stabilite 11 sezioni; di


creti

Angioini,

commentati
il

dal

Minieri

Eiccio e appartedei castelli

nenti al 1275, risulta che

numero complessivo

esistenti in Calabria in quell'epoca erano cinque per la Ca-

labria Settentrionale e 14

per la

Meridionale. Oltre questi

19 castelli propri

della

Corona, sorgevano

innumerevoli

le

rocche munite, x)roprie dei feudali.


Tutti indistintamente
i

Castellani

potevano possedere
piti

feudi, nel qual caso percepivano

uno stipendio

mite di

quello comune.

^1)

Cant, Voi.

4, pag. 408,

Op.

e.

121
tJn castellano per es.
di

grado

secondario, scudiero o
il

contergio, veniva rimunerato con 24 grani di oro


se senza feudo; che se

giorno,

aveva in godimento un feudo, percepiva solo 10 grani o mezzo tari.


Il

castellano milite

nel

primo

caso

percepiva 40 tari

d'oro

il

giorno

e,

se feudatario,
tra

met

dello stesso stipendio.


la

La

disparit di condizioni
di chi

castellani e

conseguente
faceva

ambizione
s

non

lo fosse

divenir

feudatario,
si

che

gli aspiranti

alla superiore

dignit

adoperassero

per ogni verso e con ogni mezzo, anche

illecito

a raggiun-

gere lo scopo. Occorreva


tesse venir
loro attribuito

l'oggetto
e
il

su

cui

il

beneficio pocio,

riconosciuto;

dovevano,
in

provvedersi di
volentieri o
di

una

terra

sovrano
i

avrebbe
diritti di

seguito,

meno, riconosciuto

loro

acquisto e

possesso.

che

allora le

cose

non andassero diversadi

mente ce ne assicura un'ordinanza


6-8 1276, diretta ai 18 feudatari,
le

Carlo
cui

D'Angi

del

tra

erano distribuite
quale ordi-

24 baronie della Calabria


i

Meridionale; nella

nanza Carlo vuole avvisati

Baroni della

nostra Provincia

a ben guardarsi dall'usurpare o come che sia intaccare, nel


tratto della

marina spettante
Simili
del

ciascuno di

essi,

diritti

marittimi della Corona.


la

lagnanze
e

ricorrono in tutta
secolo, giustificate

Diplomatica Eeggina

14*

15"

dal fatto che non solo


torni
della
citt,

gli abitanti delle motte site nei dini

ma anche

castellani e

loro ufficiali
essi

erano accusati
estorsioni e

di

tolleranza o

come
,

autori
il

stessi di

di rapine.

I Sovrani

dice

De

Lorenzo, vi

intervenivano pur sempre per via di


e diplomi

quelle fiere ordinanze

che dovevano certo rimanere lettera morta o ve-

122
nire almeno dimenticati

ben

presto,
di essi
i

se

veggiamo

ripetersi

per sempre

ricorsi e sopra

regi decreti. (1)

Era naturale che

tante

angherie
e

non isfuggessero
i

nemmeno
delle

possessi

ecclesiastici;
gli

specialmente
cupidi

feudi

Badie Basiliane attirarono

sguardi

dei

Ba-

roni. Il

governo paterno intelligente dei Monaci era rimviolenti;


ai quali

provero e monito a quei


di invidia e di gelosia
il

era

argomento
e la pro-

benessere delle borgate

duttivit delle terre amministrate dai monasteri.

mentre

Baroni, pressati anche dal bisogno di nuole guer-

ve entrate, per mantenersi nel lusso e alimentare


riglie incrudelivano nelle pretese e

nei

ricatti,

Basiliani
alla

cedevano mano mano

alla violenza

baronale,

resistere

quale pareva impossibile persino alla Corona.

Tra

beni monastici usurpati da annoverarsi

il

Mo-

nastero di S. Pancrazio di Scilla. Questo, coi suoi beni, in-

camerati prima del 1302, fu restituito

ai

Monaci

col

trat-

tato di Caltabellotta; ma, rotta la. pace, dopo quasi 11 anni


di

nuovo

fu requisito.

Appunto

nel 1321:

Basiliani

dovet-

tero lasciare la loro residenza di Scilla^ costrettivi dal

Dudel

ca Carlo,
liegno;
il

figlio di

Roberto e

allora

Vicario
i

Generale
sul

quale temeva che restando


in

monaci
Il

castello,

non ricadesse questo


che
che
si

potere dei

Siciliani.

documento,
158,
dice

conserva
abas

nel

Regesto
sua

Angioino 187

fol.

ipse

obtulit

bona

et
dicti

gratuita

voluntate
sui in

tam pr parte sua quam conventus


subsidium custodiae dictae

monasterii
e

fortelliciae
la

aggiunge
della
del

che
for-

delle 72 once di oro occorrenti per


tezza, 13

custodia

dovevano essere contribuite


si

sulle rendite

Mo-

nastero, a cui

lasciavano 10 once di oro

per

il

sosten-

(1)

Le Quattro Motte, pag.

44,

123
t^imento dei monaci. Il

Duca Carlo

pertanto

ingiungeva

al

suo siniscalco che dal 1 di settembre


le entrate del

amministrasse
i

tutte

Monastero.

Eitornarono
il

Monaci

al

Mona-

stero di S. Pancrazio verso


la

1372,

quando fu concbiusa

pace fra Angioini ed Aragonesi;

ma

nel 1424 furono coScilla.

stretti

ad abbandonarlo, e ad allontanarsi da
i

Ammi-

nistrava

beni del
il

Monastero

il

castellano

D.

Consalvo

De Kava,

quale, indotto dalle necessit della guerra dibat2a,

tuta tra Giovanna

Alfonso di Aragona e Ludovico 3 di


le rendite,

Augi, ritenne tutte intere

compresa anche quella


il

parte che era stata espressamente riservata per

manteniil

mento
che
li

dei monaci; e questo fu l'ultimo colpo, dice

Minasi,

spinse ad abbandonare per sempre

il

loro antico sog-

giorno

ed

anche questa nostra regione.


la

(1)

Colmava

misura l'abitudine di

dare in

commenda a

prelati e a secolari le possessioni dei Monasteri; di guisa che,

soggetti

pi immediati soprusi
il

monaci,

veniva loro a
deco-

mancare l'indipendenza morale e


rosamente
la vita.

mezzo

di sostenere

Simili strettezze e

uua

tal

quale indifferenza delle po-

polazioni, gi latinizzate, verso l'Ordine Basiliano

provoca-

rono l'esodo dalla Calabria di un

considerevole

numero

di

Monaci Greci,

quali cercarono pace e sicurezza in Oriente,

culla dell'Ordine, e

donde un tempo erano venuti.


si

Il

Minasi

osserva che queste emigrazioni

notano

pi.

frequenti apse

punto tra

il

13 e

il

14 secolo e aggiunge

che

ne

tro-

vano tracce nell'oriente stesso, in alcuni monumenti. Infatti


il

missionario P.
alle

Vincenzo Yannutelli,
,

nel suo Terzo

sguardo
in

Missioni di Oriente

a pag. 87 e 88, dice che

una

fertilissima pianura della

Morea

sorge

un

grosso

(1)

Minasi, S. Pancmsio, pag. 138.

124
villaggio detto Calavrita, sede vescovile.
nutelli
il

Secondo
colonia

il

Van-

villaggio ebbe origine da

una
il

Calabrese
vuole tale

ivi stabilita,

da cui prese

il

nome; e

Minasi

colonia condotta da Monaci Basiliani

Calabresi.

Lo

stesso

Yannutelli,
visitando

al

Quinto Sguardo
dell' isola di
il

pag. 8G e 87 dice che

la

biblioteca

Patmos, trov che


dell' autore,

in
si

molti manoscritti, essendovi

nome

spesso

trova qualche

nome

di

Monaci

Italiani

di

rito

greco

che

abitavano

Monasteri

di Calabria e di Sicilia.

Ben

si

vede
nel
in
il

aggiunge

il

Yannutelli, che dal


di

mezzogiorno
rito
iNTel

d' Italia

Medio Evo alcuni monaci


Oriente, portando
i

greco

si

ritirarono

loro libri.
i

13 Sguardo

Yannutelli descrive
liti,

monasteri eretti sopra Monoliti o Sti-

che altissimi

si

levano in

fondo alla valle


detti
alla

di Tessalia.

Il pili

antico di questi

monasteri

Meteori,

quello

detto Metamorfosi, perch dedicato

Trasfigurazione di
secolo;
gli

N.

S.,

e rimonta alla

prima met

dell' 11"

altri

sono pi recenti e prendono ne uno detto Eossano.


e

diversi

nomi.

Tra

questi ve

Fu

fondato da un monaco Nicodemo


Il

da un suo compagno Benedetto circa l'anno 1388.


Monastero dinota chiaramente, secondo
si
il

nome

del
il

Yannutelli e

Minasi, che la sua fondazione

deve

ai

Monaci Calabresi.

CAPO
Considerazione in cui la Santa

YI.
Sede
tiene
i

Monaci

Greci

Calabresi: Barlaam, Jacopo, Giovanniccio,


ceopilo
del

Simone, Caldecadenza

La Santa
C.

Sede

M. G.

preoccupata della
di
e

Biforme

Eugenio 4

Nicol 5

ac-

Capitolo Generale di

Roma

Capitolo Gen. di Reggio

Esito negativo di tali prouvedimenti di riforma.

La decadenza
centua sempre
pii

del

Monachismo Greco Calabrese


met del 14

si

nella seconda

secolo, seb-

125

bene non siano mai ad esso

mancate

le

simpatie della S.

Sede, anche in questo periodo di tempo.

Della
meritevole
dell'unione

considerazione
il

benevolenza

pontificia si

rese

monaco Barlaam, tanto benemerito sostenitore


delle

due Chiese,

che

nel 1342,
6,

con

la

bolla

militanti Ecclesiae di

Clemente

fu eletto vescovo di

Gerace.
fu
nel

IllTacque

a Seminara,

forse nel

1290,

giovinetto
in

aggregato

all'

Ordine

Basiliano.

Eecatosi

Oriente
,

1325

da Tassalonica
eletto

pass

Costantinopoli
di

dove

nel 1331 fu

Abate nel monastero

S. Salvatore.

Come

in Calabria, cos a Costantinopoli si diede all'insegna-

mento, al quale,

dice

il

Grregoras (orazione
tra

al
i

Sinodo), afpii

fluivano scolari di

ogni parte, e

questi

insigni

Gregorio Acindo e Leonzio

Iellato,

Calabrese. Entrato per-

tanto nelle grazie dell'Imperatore Andronico^ questi nel


lo

1339
e in

mand ad Avignone
Greca con

legato

presso

Benedetto
dottrina

12,

questa missione propugn


della Chiesa
fastidio
i

con

singolare

l'unione

la

Latina, tanto

che
la

ne sentirono
continuazione

Greci, che

maneggiavano
gi

per

dello scismaj e Barlaam,

ritornato

Costantinopoli, a

sfuggire le conseguenze dell'odio dei suoi avversari dovette


ripigliare la via d'Italia.

Dimorando a Eoma favor


la

la po-

lemica teologica contro

processione dello

Spirito Santo

anche dal Figlio,


degli

ma
di

poi

si ritratt

e scrisse contro le teorie

antichi

amici:

^ino

Oabasilas,

Gennadio,

Massimo
6,

Planude, Simeone
oltre

Tessalonica.

In premio Clemente
che

che elevarlo alla dignit Vescovile, volle


era vescovo, fosse

la Dio-

cesi di Gerace, di cui

dichiarata esente

dalla giurisdizione del Metropolita di Eeggio.

Prima

del

monaco

Barlaam avevano meritato


i

l'infula
1

episcopale altri illustri Basiliani Calabresi, tra

quali

se-

126
gueati vescovi di Gerace
:

Jacopo

che govern dal 1279

per 19 anni,

Giovannicio che
altri
:

govern
originari

30
di

anni

dal 133.

Seguirono due

Basiliani,

Costantinopoli

ma
di

Calabresi di vita

Simone

e Attanasio Calceopilo, goverl'altro

nando l'uno 15 anni dal 1350,

25 dal

451.

Che anzi

Giovannicio memoranda la santit sperimentata, prima


il

che nel Vescovado, durante


nastero delle

tempo che

egli resse

il

Moin

vicinanze

di

Gerace, da

lui

trasformato

vivaio di Santi. (1)


Il

Monastero

di

Gerace veramente

rappresentava
i

una

eccezione nella corruzione generale in cui versavano


naci delle
pili

mo-

insigni Bade Basiliane Calabresi^ la maggior


titolo

parte delle quali, appropriate senza alcun


chierici secolari e rimaste senza
gersi,

anche dai
per reg-

mezzi

sufficienti

erano deserte e quasi

cadenti.
si

Appunto
il

in

una bolla

di Eugenio 4 dell'anno 1438

legge che

Papa, dovendo
di

provvedere
matica e

al

mantenimento

di

due maestri, uno


12
chierici secolari

gramser-

l'altro di canto, e di

che

vissero nella cattedrale di Mileto, assegna al

Vescovo

e al

Capitolo di questa citt 17 monasteri,


et

quali

abbatibus

monachis carent.

Nella Bolla di Eugenio


al

IV

tra

monasteri assegnati

Vescovo

e al Capitolo di Mileto,

non comparisce quello


forma l'oggetto
1447.
Il

di S. Elia di

Mileto,

il

quale

invece

di

una Bolla emanata da Nicol


dopo avere osservato che
compreso nell'annessione
il

l'anno

Papa,

Monastero di

S. Elia era stato

al

Vescovo

di Mileto e che questi

era obbligato al mantenimento del Monastero, poich invece


gli risulta

quod Episcopus

et

Capitulum
et

praefati

eosdem
et

magistros

minime deputaverant,
306.

sex

annis

ultra

(1)

Mangeruva, Op. e, pag.

127
elapsis, dieta unio effectuum

sortita

non

fuerat, structurae-

qne

et aedificia ipsius

monasterii, ex incuria et negligenti

dictorum Episcopi et Capitoli, ad ruinam continuo tendebant...


ordina la revoca delle disposizioni
cessore Eugenio TV.
(1)

gi

emanate dal prede-

Nicol

5"

annetteva

importanza straordinaria alla


Grreco,
alla
il

ri-

costituzione del
Calabria, cbe

Monachismo

per mezzo del quale


repubblica letteraria

la
il

gi

aveva dato

monaco Cosma
Pilato e
il

e pi da vicino

monaco Barlaam, Leonzio


ed era tutil

monaco Pietro Vitale

di Pentedattilo,

tavia, con le sue biblioteche ricche di manoscritti,


piti

centro
studi
lar-

avanzato,

rispetto

all'Italia

all'Europa, degli

greco-orientali; la Calabria, dico,

avrebbe potuto ancora

gamente contribuire

alla rinascenza classica, la

quale proprio

allora trovava nella Santa

Sede
a

Romana
5,

il

mecenate
e
pi

pii

esperto e munificente. cultura

Ma

Mcol

oltre

che

la

umanistica,

premeva l'Unione
pendenza; a

della

Chiesa Greca
la quale

con la Latina, sempre in

realizzare

pareva ottimo mezzo la ricostituzione dell'Ordine Basiliano.

Continu quindi

tentativi in

proposito fatti dal predeces-

sore Eugenio, che nel 1446 aveva indetto


pitolo di tutti
i

Roma un Ca-

sub graecorum Ritu viventes, bench


frutti.

senza effetto di durevoli

All'uopo
il

costitu in
di

Roma

una congregazione

in cui si

prese

consiglio

mandare

come

visitatori dei
i

Monasteri
i

Basiliani

Calabresi, Siciliani

e Pugliesi

pi degni tra

Monaci dell'Ordine. Collaboradi riforma


il

rono col Papa in quest'opera

Bessarione, eletto
al

Cardinale in premio dell'attivit spiegata


renze
eletto

Concilio di Fiil

in

favore
di

dell'unione

delle

Chiese, e
Il

Calceopilo,

Vescovo
Taccone

Gerace e

di

Oppido.

Papa, da una pe-

(1)

G., Regesti, pag. 228 e segg.

128
tizione che

Girolamo

da

N"orcia,

monaco
che
i

di

S.

Nicol di
rendite

Calamizzi, gli rivolge,


e
i

informato

frutti, le

proventi

dei

Monasteri Calabresi sono


i

talmente scarsi

e insufficienti che

singoli abati

non possono vivere comosi

damente;

al

quale

inconveniente

potrebbe

ovviare, seal

condo suggerisce

lo stesso

Girolamo, col

riunire

MonaLuca

stero di S. Giovanni di Mileto quelli di S. Ippolito, S.

e S. Andrea; con la certezza che, in questo modo, verrebbe

assicurato

il

Culto

Divino e l'incremento

della

Eeligione

nelle Chiese dei monasteri cos riuniti, dei quali alcuni

non
in-

distano che sei o appena due


carica
dell'esecuzione di
(1)
tali

miglia tra

loro. Il
il

Papa

provvedimenti

Vescovo

di

Perugia.

Le

nobili intenzioni di

Eugenio

4 e

di

Nicol 5 non

valsero, per, a risanare la


di Calabria, a

disciplina nei

Monasteri Greci

detrimento dei quali


l'

congiuravano l'avidit

dei tirannelli locali,

avarizia

degli

Abati

Commendatari

e la stessa dissolutezza dei monaci.

Insieme con la corruzione


pari passo l'ignoranza; e

dei

costumi

progrediva di
solo
la

gi

Monaci Basiliani non


greca,

trascuravano lo studio della lingua


intendevano. La maggior parte
dice
il

ma nemmeno

ignorano la lingua greca,

Bessarione, tanto che non sanno leggere neppure lo

alfabeto di S. Basilio. Altri, che


il

hanno appreso a leggere

greco,

non comprendono

ci

che leggono. TJn piccolissimo


l'intendono alquanto .
il

numero, un p meglio

istruiti,

Non
come

fa quindi impressione

fatto

che

anche

il

rito

greco cominciava a cadere

in

disuso
di

in

alcuni

monasteri,

in S. Nicol di Calamizzi

Eeggio.
parte ancora un tenta -

Nondimeno
Taccone

da Calamizzi che

(1)

G., Begisti, pag. 237 e segg.

i2d
tvo d riforma.

Qui

infatti

il

Card.

Grimani, Abate
il

Com-

mendatario della Badia, nel 1504 raduna


rale dell'Ordine Basiliano.

Capitolo Gene-

Ma

Monaci neppure questa volta

si

ricordano del
uscire dalla

loro passato di gloria, poicli

non pensano

di

ignominia che

li

avvilisce. Inerti

moralmente e intellettualil

mente, riposano pigri in una terra su cui incombe ormai


giogo" straniero e dov' legge l'umile ossequio a chi

opprime
i

e dissangua. Yice

Ee

Baroni

gareggiano

depredare

beni monastici Basiliani; nella quale


civile
2,

opera sacrilega ed inFilippo


di

saranno fra poco incoraggiati dall'esempio di

nemico dichiarato del

Monachismo Greco Calabrese,

cui egli giurer perfino la soppressione.

PARTE
CAPO
Decadenza
del grecismo in
I.

III.

Calabria dal lo' secolo in poi

del

Rilassatezza e ignoranza del Clero greco


rito

Provvedimenti greco
/S\

Abbandono
Terracina
gr ancia

di Gregorio 13 e del Sirleto

di

Visita dei Monasteri B.

C.

compiuta

dal

8tato della Chiesa di


S.

Maria

della Stella,

Giovanni di

Stilo, alla fine del 16 secolo.

Fin dalla seconda


labrese
si

met del 15" secolo


al

il

grecismo Capoich
lo
i

appressava decisivamente

tramonto,

elemento greco

tendeva gi a limitarsi a poche migliaia d


i)iannra,

famiglie, quasi sempre lontane dalla


le gole dei

rifugiate

tra

monti e prive
resto, la

d'

influenza sulle vicine


rito

popola-

zioni.

Del

maest del

orientale,

che

doveva
dallo

essere valido sostegno del grecismo, veniva

menomata

stesso clero greco, tanto rilassato nei costumi ed

ignorante
la

quanto

superfluo di

numero.

Eeggio,

nella

Cattolica,

Chiesa propria dei Greci,


vi fece nel 1595, osserv

Mons.
che

D'Afflitto,
si

nella visita che

non

officiava

interamente
ignoranti

nel rito greco, e che

preti

greci

erano

affatto

della loro lingua liturgica.

132

Lo

stesso

Arcivescovo

Eeggino, nella
il

vsita

fatta

il

22-7-1595 a S. Agata, vi adun tutto


villaggi; e all'appello
si

clero della

citt e

presentarono
nel

sacerdoti e chierici,

con a capo Protopapa e Dittereo,


15 sacerdoti,
tre latini e 12

numisro

di

41

cio

greci, 8 tra diaconi e suddia-

coni e 18 in minoribus.
Il

24 luglio convoc a Motta

S.

Giovanni

il

Oler del
in

luogo:

17 sacerdoti, 9 diaconi e suddiaconi, 16

cliierici,

totale 42 ecclesiastici, tutti greci.

Montebello

il

28 luglio ne convoc 20

e
i

il

3 agosto

a S. Lorenzo 12 sacerdoti e in tutto, compresi


ecclesiastici, (1)

chierici,

33

L'ignoranza

di

questo

Clero greco sorprendente


:

Montebello

il

sac.

Foti tabula rasa

scit

parum

legere,

nescit rudimenta fidei . (2)

Dittereo

di

Pentedattilo

Domenico Arato,

il

quale

per la sua ignoranza sospeso dall' amministrazione dei Sacramenti.

Don Michele

Miseferri

sa leggere solo

il

greco,

nescit scribere et
di tutto.

rudimenta

fidei , e

quindi viene sospeso

Don

Martino Arabo e don Pietro Daniele leggiucchiano


alla

e scribacchiano

men peggio

sono

tollerati,

mentre

viene sospeso

il

funzionante dittereo di S. Salvatore.

A
Pizzi,

S.

Lorenzo nel 1595 D. Nino Pizzi

Oiccobono, Fe-

derico Cromeo, Federico Miserrativi, Pietro Corduma, Michele

Clemente Palumbo,

Antonino

Corduma,

Domenico

Orlando e Nicola Triaso ignorano


loro chi sa leggere

tutti la lingua greca, e di

non sa scrivere e viceversa, e parecchi nesciunt rudimenta fidei .

(l
(2)

COTRONEO, Op. e, png.


JMd.,
pag. 41.

32.

loo
Alcuni
contribuito
scrittori

incolpano, l'Episcopato Latino di aver


del
rito

alla
lo

decadenza

greco in
e

Calabria.

Lo

addebito per

meno

ingiustificato:

pur dovendo

con-

venire che nel fervore della riforme susseguenti al Concilio


di Trento,
i

Vescovi

si

adoperavano energicamente a restausecondo


i

rare la

disciplina ecclesiastica e religiosa

canoni

del Tridentino, risulta tuttavia che essi

non trascuravano di

procurare anche al Clero greco la possibilit di poter disimpegnare, moralmente e intellettualmente, la propria missione
tra le popolazioni greche Calabresi.

precisamente

il

Ven.

Mons. D'Afflitto^ prelato austerssimo, sebbene non vedesse


di tenero occhio
istitu scuole di
il

matrimonio

dei

preti

greci,

nondimeno

greco in S. Agata, in Motta S. Giovanni e

in S. Lorenzo,

imponendo

al

Clero

greco

l'obbligo di freil

quenza e comminando gravi pene, comprso


assenti ingiustificati.

carcere, agli

Tanto rigore non. d,


il

vero, buoni

risultati;

che anzi

clero greco,
pili

per di
S.
i

non rinsanguato da elementi giovani, soifre continue defezioni dei migliori suoi membri a
:

Agata,

Motta S. Giovanni e a S. Lorenzo


nel greco e nel latino^
dietro l'esempio di

protopati e

ditterei, bravi

sono

celibi e aspi-

rano

al rito latino,

D. Domenico Cardeo

di Poutedattilo, che domanda di esservi, senz'altro, trasferito.

Si ricorreva, vero, a

provvedimenti

di riparo,
pii

ma

il

grecismo gi scosso e crollante, diveniva sempre


Calabresi
festare
il
;

estraneo ai
di

ai quali

il

clero

latino

non trascurava
i

mani-

proprio risentimento contro


i

Greci

di Oriente, re-

sponsabili di aver rotto


l'unione delle Chiese.
Il

patti del Concilio di

Firenze

per

Card. Sirleto,

grande anima

di sacerdote e di Cala-

brese e appassionato cultore de^li studi ellenistici, desideroso

134
di

mantenere

alla terra natia la gloria

del

rito

greco, nel

1577

aveva

fatto
il

pressioni

su

Gregorio 13

perch fosse

fondato a Eoma,
per
i

Collegio Greco, con lo scopo di formare,


greco,
;

paesi di

rito

sacerdoti

pii

e dotti

e in tutto

osseqiTcnti alla S.

Sede

se

non

clie le

cure
il

del

Pontefice
Sirleto

non ebbero
si

questa volta

Pesito che egli e

Card.

erano ripromesso.

Maggior vergogna derivava

al

rito

greco
il

dalla

deca-

denza del Monachismo Basiliano Calabrese,


il

quale, pii che


indelebili di

clero secolare

greco,

aveva

scritto

pagine
forte

gloria nella storia della Chiesa.

Troppo

ormai

appa-

riva

il

contrasto tra la vita oziosa di quei monaci mondani

del 16 secolo, che

non possedevano neppure una copia della


loro

Eegola Basiliana

nei

archivi e la santa

austerit dei

Padri del 10 secolo; troppo manifesta e compassionevole era


l'ignoranza di quei monaci che non sapevano declinare naxrjQ^
rispetto alla profondit teologica di S. Nilo, di S. Elia Spe-

leota e delPEnnese, del beato Fantino, di Zaccaria, del gran

Padre Giovanni.

mentre qualche

spirito

eletto si
i

rammaricava della
i

rovina del Monachismo, ne gioivano


quali speravano di rifare
priarsi dei beni
tolti
il il

signorotti e

Baroni,

patrimonio esausto con l'approBasiliani


:

ai

Monasteri

Nostrorum

temporum, dice

Card. Santoro, tirannuli et barones, iique,

qui regiis opibus potiuntur, iniustas rapinas quotidie exercent


in expoliandis monasteriis et religiosorum familiis . (1)

La Santa Sede, anche prima


tuzione del clero greco,
lita

di

provvedere alla ricostila


ci

aveva ritentato

tante volte

fal-

riforma del Monachismo Basiliano; e


di
S.

restano gli Atti


fatta

della Visita dei Monasteri

Basilio

d'ordine di

(1)

Santoro, Op. e, pag.

45,

135
Giulio 3 Panno 1551. Gli Atti furono
scritti

in

nomine

D.

I.

C.

apud loannem Theristi de


civitatis per

Stilo

Ord. S. B. extra
dal visitatore P.
S.

muros dictae

duo miliaria
di

D. Marcello Terracina, archimandrita

Pietro di Are-

na, incaricato quale Visitatore insieme con ). Paolo di Co-

senza, suo vicario,

monaco

dello stesso convento.

I Delegati apostolici
di S. Elia e Filareto di

visitarono

Monasteri

di

Stilo,

Seminara, di S. Maria di Prinzoni,


S.

S.

Bartolomeo

di

Tricona,

Martino

della Messa,
:

S. Fi-

lippo di Mirrisio presso Motta S. Giovanni


se

monasteri che,
tal

non

fiorivano,

almeno

si

mantenevano ancora con un

quale decoro e con un certo numero di monaci.

Furono
mardi
,

visitati inoltre

Monasteri
,

di

S. Basilio

Sca-

S. di

Maria

di
S.

Eovito

S.
di

Salvatore

di Ghilena, S.

Maria

Moloquio,

Giovanni

Lauro, la cui Chiesa fu


cultu

definita spelunca latronum, sine

divino

il

MonaElia

stero di S. Fantino di Seminara, S.


di Mellicucc,

Maria de Toxa,

S.

S.

Giovanni

al

Castaneto, S.
Nicol
S.

Salvatore di
di

Calomeno,
S. S.
S.

S.

Domenica

di Gallico, S.

Calamizzi,
di

Maria

di Terreti, di

Trapezzomata,

Antonio
S.

Campo,

Angelo
Lorenzo

di Valletuccio, S. S.

Maria de Pergulis,

Fantino di

Maria

di Tridetti

presso Motta Bovalino, la cui


.

Chiesa era spelunca latronum et animalium


site di S. Filippo di

Seguono

le vi-

Arino, S. Gregorio di Staldati, S. Maria

di Squillace
S.

Vecchia, S. Angelo di Maida, S. Maria di Carr

Caterina di Motta Faluca, S. Angelo di Tiriolo, S. Maria

di Pesaca, S. Nicol di
Il

Bruzzano,

S.

Basilio

della Torre.
di Ca-

Terracina chiuse
il

le visite dei

Monasteri Basiliani
la

labria visitando
di

dicembre 1551
e
il

Badia

di

S.

Maria
trova-

Loviso presso Eosarno

fiume 'Metramo, dove

rono quendara clericnm secularem ignorantem et quosdain

136
custodientes porcos
; e

quel che pi importa

vide

dic-

tam Badiam male gubernatam circa cultum divinum, nullo Monacho existente circa celebrationem missarum; e finisce la
relazione specificando che
i

visitatori

invenerunt lampa-

dem

si ne

oleo .

In un Atto notarile del 1598, ora


edito e riguardante
Stilo, si
i

per
di

la S.

prima volta
Giovanni di
della Chiesa

beni

immobiliari

trova minutamente descritto lo

stato
fine

granciale di S. Maria di

La

Stilla alla

del 16" secolo.

I visitatori trovano che ipsa Ecclesia est longitudinis

pedum

68; huic Ecclesiae solet

per

unum sacerdotem mopraedicti Ordinis S. Ba-

nacum, Fratrem Franciscum Eodi,


silis
{sic)
-

qui habitat

in

infrascripta

habitatione,

cum uno

Clerico

Apud praefatum

quasi per viginti

quaedam habitatio passus continens novem corpora.... in meest

antrura

dio videlicet ab uno latere tria,

quorum duo sunt


et

cellulae,

cubicula praedictorum

monacorum

aliud

in

quo

est

ci-

sterna, ab alio latere est

quae a dextris
capite
corritori

habet tria et
cappellula; ad
alio ipsius
et....

a sinistris

unum

et

in

est

hanc habitationem,... pr una loggetta, a capite


corritori praedicta

omnia corpora sunt


est

terrania,

atque...

locus

autem

eminentissimus

ad

orientem....

ut

prae-

dicetur.

Item Scipio conductor consignavit

nobis infrascriptam.
:

listam sacrae suppellet... dictae Ecclesiae

Un

calice, colla coppa,

e patena di argento,

due para

di corporali e

quattro

palle,

una
e

di

legno venetiana, tre


piccoli.

altaretti portatili,

uno grande,

due

Item ventisei
Item qua-

veli di seta di diversi colori,

trenta

poliflcatori,

ranta tovaglie. Item tredici antaltari, uno di raso paonazzo


collii

croce di raso rossa nuovo^ un

altro di

damasco rosso

137
novo, un altro di velluto

giallo,

un

altro di

velluto verde,
colla Cro-

un

altro di raso giallo; l'altro di


di...

damasco

giallo,

ce rossa, l'altro

novo,

colPImmagine della Madonna,


altri

due

altri di

panno, un altro di velluto arangino, e due


di

di tela, etc.

Item cinque pianate, una

damasco rossa nuova,

un'altra di
l'altra di

damasco

giallo,

un'altra di raso giallo paonazzo,


di

robba
un...

di tela bianca, l'altra

velluto nero vec-

chia.

Item

nuovo

di ottone, colla...

Item una campana


un'altra

su la suddetta abitazione di trenta...


nella per segno della Messa.
(1)

Item

campa-

CAPO
Jl

II.

Monachismo Basiliano
secolo

Attivit

'peggiora nella seconda met del

W^

demolitrice di Filippo 2
e

Provvedi-

menti di riforma tentati ancora dalla S. Sede


Sirleto e Santoro

dai Cardinali
vi-

ta dei Monasteri

Basiliani

Sirleto assume informazioni sulla Elezione del Superiore Generale dei


da
Giulio 3"

Opposizioni dei Monaci Patiresi.

La
grado
il

Visita

ordinata

non

miglior di un

le

condizioni morali e materiali del

Monachismo Greco,
alla
pii

quale peggior talmente da far

sentire

Santa Sede
che Filippo
di

la necessit di 11" aveva,

provvedimenti radicali; tanto


dice
il

come

Gay, un gusto
occorse

matto

abolire

il

Monachismo

Basiliano; e vi

l'intervento

dei Card.

Santoro, protettore dell'Ordine, per


esecuzione.

impedirne

la

completa

[])

Archivio Provinciale di Begyio Gal.,

Lista

di

Carico

17*,

Fol,

(j.

138
Pertanto la Santa Sede commise
la riforma
di nascita,
lo studio di effettuare

monastica Basiliana

al

Card.

Sirieto.

Calabrese
cele-

greco di educazione, ellenista


Baronio, come

di la

carriera,

brato, secondo la frase del


Cristo, era stato

biblioteca di

nominato Prefetto della Congregazione per


il

la riforma dei Greci;


affari dell'Oriente le condizioni della

cui

compito era
Il

la trattazione degli

Cattolico.

Sirieto
si

conosceva a fondo
affidava e
vi attese

riforma che a lui


pari.

con perizia e diligenza senza


13 avesse fondato
stituzione del
rito
il

Gi prima che Gregorio

Collegio Greco di
in
Italia,
il

Eoma
Sirieto
in

per la rico-

greco

aveva comdissoluzione,

preso che

il

Monachismo

Basiliano, ormai

se avesse riacquistato l'antico splendore, avrebbe potuto far

rinascere

il

grecismo in Calabria; e

pertanto

aveva tenuto

corrispondenza con buoni ecclesiastici e


per mezzo dei quali
zioni in cui versava
rio
si
il

cenobiti Calabresi,
delle tristi condi-

tenev^a

informato

nostro
nel

Monachismo.
1567 scriveva
di S.

Infatti
al

il

Vica-

Generale

di

Rossano

Sirieto ri:

guardo

alla condotta dei

Monaci

Maria del Patire

Avevo sempre pensato che Y.


desiderio

E. fosse venuta di persona

a visitare la Badia;
il

io avrei allora

espresso a
tutto
il

V.

S. B-.ma

dell'

Arcivescovo e di

suo

Clero, che

di vedere questi

monaci restare nel loro convento, dove


di sapere ci

noi
essi

avremmo cura

che essi fanno, mentre che


e

vanno gironzando a Corigliano


le

altrove e

vi si

com-

portano disonestamente, tenendo


sorti

concubine, facendo tante


molti
eccessi

d'industrie

et

mercantie, committendo

et delitti, senza superiore


J^el

che

li

corregga

1572

Sindaci di Eossano
i

scrivono
Patire e

al

Sirieto per

pregarlo di scacciare

monaci del

di

mettere al

loro posto delle persone di

buona

vita,

139
Nel 1574: PArcivescovo
la

Lancillotti

cleniincia al Sirleto
e gli assicura

Badia come uu

asilo di

nomini

discoli,

che

im bandito impiccato da poco tempo a Bisignano aveva confessato di aver avuto per complici
i

monaci del Patire.


oltre tali abusi

Certo
e

il

Sirleto

non intendeva tollerare

mentre studiava come provvedervi, veniva contrariato nei

suoi propositi di riforma dal vescovo di Savona, Mons. Fiasco,

Commendatario
e,

del Patire, difensore delle

ribalderie di

quei Monaci

come

dice

il

Batiffbl,

sempre pronto a par-

lare di esenzione,

quando

Lancillotti parlava di scandalo. Il


sutticiente per resistere alle infamie
:

Sirleto per

aveva animo
suoi

del Fiesco e dei

raccomandati

Con

l'aiuto di Dio,

scriveva al Card, di Milano, Carlo Borromeo, noi faremo ci


clie

bisogna fare;

ma

perch Mons.

di
lo

Savona Abate Compregasse di aiutarci.


;

mendatario, io desidererei che V. S.

Lo

zelo del Sirleto fu confortato dall'assenso pontificio

sicch con bolla del


sione per
cui
il

1579

venne

costituita

una Commisd' Italia


i
,

la

riforma
il

dei Monasteri

Basiliani

di

Sirleto fu
,

presidente,
Savelli.
dati

avendo
il

colleghi

Card.

Santoro

Garafa

Dato
in

grandissimo
si

numero
stabil di

dei monasteri decaduti o


ridurli tutti sotto

commenda,
nomina

un unico Superiore

Generale,

con giuri-

sdizioDe su tutto l'Ordine e diritto di


tutti
i

e di dimettere
i

priori e

dignitari.

Si stabil inoltre
i

che

Monasteri
si

restassero esenti dall'Ordinario, che

Commendatari non

dovessero occupare dello

spirituale, la

mensa

del

Convento
e

dovendo essere distinta

dalla

mensa

del

Commendatario

fissata dal Generale. I canoni della riforma

furono approvati

e promulgati

con

la

Costituzione

Apostolica Benedictus

Deus

del
il

1579; e per render qusta esecutiva fu convocato

e tenuto

primo Capitolo Generale

dell'

Ordine Basiliano

140
nel Monastero di S. Filareto
di

Seminara.

Tenne

la presi-

denza un abate

Cassinese,

per

delegazione del

protettore

Cardinale Sirleto: fu eletto a Superiore Generale dell'Ordine


in Italia
il

Padre D. Nicol Antonio Eufio


Butrano a Gerace.
i

Scilla, gi

Abate

di S. Nicol di

Le
rale di

disijosizioni pontificie e

decreti del Capitolo Genela

Seminara, se

incontrarono
al
il

simpatia

dei

buoni

monaci, pochi veramente,


glio nell'elemento guasto,

contrario provocarono

un subbu-

quale oppose gagliarda resistenza


contrasti

alla iniziata riforma. I piti forti

partivano

da

S.

Maria del Patire, dove l'Abate Commendatario Fiesco trovava

un degno collaboratore

nel

priore

della

Badia;

il

quale^

mandato a Rossano dal Vicario Generale dichiar


furia che egli

con multa

non avrebbe riconosciuto giammai

il

Generale

dell'Ordine e che questi non avrebbe al Patire altra autorit

che quella del priore, e che in tal loco fa com' esso vole
et

che non ha superiore nessuno


secolare per purgare
il

Si dovette

ricorrere al

braccio

convento di questo energu-

meno

un suo degno confratello. Fiesco, che in siffatti monaci non vedeva e non voleva che degli uomini di affari,
e di intelligenti delle cose pertinenti alla
essi fossero reintegrati nel

Badia

esigeva che

convento: la causa dovette essere


il

portata

a lloma, e

finalmente

priore,

convinto

pure

di

truffa, fu messo in prigione, con l'ordine di custodirlo sotto

buona guardia.
Contemporaneamente Fiesco opponeva mille
separazione della
cavilli alla

mensa

della
si

Comunit
dovette

dalla

mensa

della

Commenda
di

cosicch

ancora

appellare a

Eoma,

e Sirleto fu delegato per studiare la questione del

Vescovo

Savona

e del Generale.

Non

a dire

come

il

Fiesco

miintenesse

la Badia, di

141
cui la

porzione congrua
al

nel 1580

era

s limitata

da non
agli edi-

bastare
fci

mantenimento dei pi
si

astinenti.
sei

Quanto

monastici

contavano

appena

celle

abitabili, e le

riparazioni, stabilite per rimettere in efficienza cinque celle e

fare

un

refettorio e

una cucina, erano


(1)

state interrotte

appena

dopo

l'inizio dei lavori.

CAPO
La
riforma non
nel
si .efettiia

III.

1600

Defezione
die

Clero, rito e

Monachismo G.
al rito e

G.

dal rito e

Mon. G.

Mon.

Latino
niti

Attivit spiegata in proposito dal Gen, P. Men-

Privilegi

dell'Ordine

La

impacciavano il buon andamento proposta del Menniti messa a tacere

Risorge per opera del


i

Gen,

Del Pozzo
Sede

Contrasti tra
del

monaci

e rifittto

della

Santa

alla proposta

Del Pozzo.

Lo

zelo del Sirleto, del Carafa e del Savelll

non valse a
il

ridare novello impulso al

Monachismo Greco Calabrese

quale

ormai cessava

di

appartenere alla storia come organismo vitale

ed evolutivo, per mummificarsi in una stasi quasi assoluta di


pensiero e di azione. Quella del 1579 fu
di riforma che balen alla

l'ultima

speranza

mente e

al

cuore del Papa e dei


dei

suoi

collaboratori

ma

che fu resa vana dalla tristizia

tempi e dalla cattiveria degli uomini.


Tuttavia nel

1600 e nel 1700

sorsero

due Generali e
per ricostituire
particolare

pochi religiosi che meditarono


l'Ordine Basiliano o
di esso.

altri tentativi

almeno qualche comunit

Sui principi del 17" secolo la scomparsa quasi definitiva


del rito greco dalla Calabria,
il

Clero greco assottigliato di

(1)

BATirFOL, Op. e, pag. 29.

142

numero

male raccomandato
il

dalla,

corruzione dei suoi membri


il

e di rincontro

fervore con cui

Clero latino e la recente


1

Compagnia

di Ges,

eseguivano anche in Calabria

decreti

del Concilio di Trento, la fondazione dei Seminari e in ispecial

modo

l'ascendente che per quasi mezzo secolo aveva esercitato

la santit del

Ven. Arcivescovo
ministero

di

Eeggio, Mons. D'Afflitto,


circostanze,

infaticabile nel suo

pastorale; tante
i

insomma, persuasero alcuni fra


a mantenere ancora in vita
il

buoni Monaci Basiliani che,

loro Istituto, era indispensabile

che questo abbandonasse


trascurato, e
si

il

rito greco,

ormai universalmente

volgesse al

rito latino.

Un
il

tal

proposito

per non ebbe seguito, fino a che nel 1709

Cren.
;

D. Pietro
anzi egli
1 1".

Menniti non l'avvalor col suo autorevole assenso

ebbe
Il

l'ardire di rivolgere relativa

petizione a Clemente

memoriale, all'uopo presentato alla Santa Sede, appariva

confortato da serie e conviaceuti ragioni riguardanti la disci-

plina monastica, deformata dalla simultanea professione dei

due

riti

nei

Monasteri

Basiliani.

Infatti,

tralasciando

gli

abusi, precedentemente introdotti in vari conventi, Paolo


alla
il

Provincia Basiliana
personale
Calabria

Eomana e
di

IS'apoletaaa
il

aveva concesso
latino,

privilegio
di

professare
Sicilia
il

rito

alla

provincia

privilegio

personale di

jiartecipare dell'uno e dell'altro; di guisa che nei

Monasteri
del rito

dove

monaci erano
dov^erano
pii

sei,

uno godeva del privilegio


sei,
il

latino,

di

ne godevano due. Avveniva di


religioso

conseguenza che,

mentre

celebrante

secondo

il

rito latino solennizzava,

come

dice

il il

Eodot, la festa della


greco solennizzava
.

B. Vergine,

il

celebrante secondo

rito

invece la memoria di qualche Profeta del Vecchio Testamento

Le

difficolt

erano

aumentate in seguito

al

privilegio

143
concesso da Innocenzo 10,
il

quale

aveva trasformato

ci

che prima era privilegio personale in privilegio locale.

S'imponevano pertanto due provvedimenti o l'abolizione


:

dei privilegi latini o

V abolizione assoluta del


alcune
e
1

rito

greco.

Favorivano
il

la

prima

diete

Basiliaui

la

seconda
il

Gen.

P.
,

Menniti
piti

Eeligiosi
dei

celebranti

secondo
in

rito

latino

numerosi
il

monaci
il

officianti

gre-

co. (1)

Ma

osserva
il

Eodot,

credito
tutti

che
i

il

Menniti
soliti

godeva presso

Sommo

Pontefice e

mezzi

tentarsi nelle Corti dei Principi, per uscire con onore dallo

impegno assuntosi, non valsero a

nulla, e la petizione,

per

opera anche delle rigorose ragionevolezze

portate in difesa

da un altro religioso del medesimo Ordine, fu messa a dormire.


Moltplicaronsi intanto gli inconvenienti e

un

altro

Ge-

nerale

dell'

Ordine,
alla

il

Padre D.
Sede
la

Giuseppe Del Pozzo nel

1746 ripresent

S.

domanda

del

predecessore

Menniti confortandola di nuove argomentazioni e suppliche


caldissime
dei

monaci greci

fedeli

al

loro

Superiore.

Il

fermento seguitone fu
pi che
il

straordinario
la

ben condotto, tanto

Del Pozzo* perduta

speranza,
di

come

dice

il

Eodot, di favorevole rescritto


trovandosi a
visitare
il
i

da parte
nel
dalle
i

Benedetto 14,
indusse
chiese.
di S.

conventi
greco

1748,
loro

molti
Infatti

monaci a bandire

rito

primi a professare in latino furono


di Trigona,

Monaci

Bartolomeo

perch col

si

trovava

il

Del Pozzo a presiedere

al Capitolo Provinciale. S. Basilio della

Seguirono

Monaci

del Patire, di

Torre di Ciano, di S. Adriano, di


Onofrio,
di

Mammola,
Giovanni
della

di

Stilo

di

S.

Seminara
il

di

S.

Theresti. Alcuni di questi


visita e altri

variarono
del

rito nel corso


e,

dopo

la

partenza

Generale;

aggiunge

(1)

Z ANGARI, Op. c, pag. 33

e segg.

144
scandalizzato
sentirne
il

Rotod,

si

deve
ci
si

specialmente

osservare e
nello

raccapriccio, che

verificato

stesso

giorno della Pentecoste, come s'era precedentemente stabilito.


Il

Padre Generale Del Pozzo, ellenista ed affezionatissimo


di

al

suo Ordine, credeva

poterne ristabilire

il

prestigio col

latinizzarlo, metterlo^ cio, a contatto

con

le forze

vive del
pro-

Cattolicismo Eomano, per rinsanguarlo, cos, di nuovi


seliti e

assegnargli un campo
i

di apostolato tra le genti civili


;

e nelle missioni tra

barbari

pretendeva, insomma,
essere

clie l'Or-

dine Basiliano, latinizzato,

cessasse di

un

fossile

da

museo, per divenire, come nei primi secoli di sua esistenza,

un corpo
umanit.

religioso operante a beneficio della Chiesa e della

La Santa Sede, pur ammirando


riforma del Del Pozzo, non
raggiungerlo.

il il

fine

a cui tendeva

la

approv

mezzo tentato per


11,

Benedetto 14

come Clemente
il

volle che
rico-

fosse ripristinato integralmente

rito

greco,

bench

nosciuto
eseguire

non
le

essenziale

al

Monachismo Basilianoj
fu

ad

disposizioni

pontifcie

incaricato

il

Padre

Fazzini, in qualit di Delegato Apostolico per la Calabria e


la Sicilia. (1)

CAPO
Filellenismo
di

IV.
Collegio

Clemente

12

Greco- Albanese

di

S. Benedetto

TJllano e ricostituzione

di alcuni Monasteri

Il

Padre Muscari

Tesi filosofico-teologica discussa


e

in 8. Filareto di Seminara

stampata su

seta.

L'operato del Generale Del Pozzo aveva potuto j^rovocare


si forte

opposizione in una parte di monaci e incontrare

(1)

Zangari, Op. e, pag. 35 e segg.

145
tenso favore nell'altra, appunto
sotto
il

perch
12,

pochi

anni

Pontificato

di

Clemente

prima,

molto

benemerito

delle cose greche di Calabria, per- aver fondato nel

1733

il

Collegio Greco Albanese di S. Benedetto TJllano


effettuata

era
che,

stata

una

ricostituzione del
si

Monachismo Basiliano Calamonasteri

brese. Allora

ripopolarono

parecchi

pur

non essendo

stati soppressi dalla

Bolla 30-5-1650 d'Innocenzo


stati

10, tuttavia fin


i

da quel tempo erano


S,

abbandonati j tra

quali, oltre

che quelli di

Bartolomeo di Tricona, del

Patire, di Torre di Ciano, S. Adriano,


del Cao, Eovito, Melicucc, Stillo,

Mammola,

S. Onofrio

Trapezzomata

di

questo

resta ignoto

Panno precso

della ricostruzione

son da ricordi

dare: S. Giovanni al Castaneto, risorto nel

1760 ;S. Nicol

Calamizzi, sgomberato tra


nella Calabria Sacra

il

1568 e

il

1593 e dal Padre Fiore,


del

dato per

estinto sullo scorcio

1600, mentre dal continuatore

del Fiore,

Padre Domenico

da Badolato, vien dato come

ricostituito nel 1738. (1)

Yi

si

radun allora ristrettissima comunit, dovendosi questa mantenere solo con uno stralcio della

commenda

conservata.

In

S.

Nicol caldeggi

etifcacemente

la disciplina

mo-

nastica l'Abate
di

Don Giuseppe
uno
:

Muscari, nativo di S. Eufemia

Aspromonte,

degli

uomini

pi

rappresentativi del

nostro settecento

d'ingegno e di persona prestante, conobbe


S.

ed aiut nelle missioni

Alfonso M. De' Liguori, rimastogli


Generale,

sempre affezionato.

Nel Capitolo
il

tenuto

nel

S.

Salvatore di Messina

1788, fu eletto Procuratore Generale

dei Basiliani e Pio 6, che udivalo volentieri, lo cre

Abate

perpetuo

di

S. Basilio

in

Eoma,

Commissario Generale e

Visitatore dell'Ordine. Oratore facile e attraente,


il

commemor

Gran Conte Buggero

nel 1775 con

una orazione messa a

(1)

Fiore, Op. e, pag. 373.

146
stampa. Tra
gli altri suoi lavori di discipliaa

monastica, di

agiografia e polemica, son degni di nota quelli dettati sopra

Scipione de' Ricci, sotto pseudonimo di

Gelasio Irone e di

Don

Calogero Eufemiano.

Al Padre Muscari, Abate di Oalamizzi, troviamo dedicata una disputa scolastica, tenuta dal giovane Basiliano
Angelo Scordino
in S. Filareto di Seminara.

Di

tale disputa

fu riprodotta una stampa in densa seta


giallo.

domestica, di color

Le
cis,

tesi

e le materie del saggio sono estratte

ex Logisi

ex

Metapbisicis,

ex

Geometricis, ex Phisicis; e vi

dichiara in calce che disputabuntur publice in Collegio S.


Philareti

de

Seminara,

moderante Cathedram

A.

E.

D.

Ferdinandus

Porzielli; obiectis vero


(1)
si

respondebit supradictus

de Martiano.

Da

tale

documento
si

pu

arguire in

certo

modo
i

la

entit degli studi cbe

compivano, se non in

tutti

Con-

venti Basiliani Calabresi, almeno in quello di S. Filareto di

Seminara,

il

quale, designato col titolo di Collegio ,

doveva

essere l'ateneo delle superstiti o risorte Case Basiliane della


Italia Meridionale.

CAPO
Monasteri esistenti all'epoca del

V.
terremoto J783

Condizione
nel

morale ed economica della


personale

Galahria

Conseguenze
conventuali.

monastico

nelle

propriet
Pignatelli
dei

Provvedimenti del
della

Generale

Provvedimenti

Cassa Sacra^

Dispersione

Monaci

Scomparsa
ritorna

completa dei Monasteri Basiliani

Una comunit

[^l)

De Lorenzo.

3" Manipolo...., pag. 339 e

segg.

147

a Calamizzi
da parte

di Reggio

Protezione dei Basiliani di Reggio

Scomparsa assoluta

del

Marchese di Fuscaldo

e definitiva

dell'Ordine Basiliano in Galahria.

Superstiti alla edacit del


violenti, nella

tempo e
del '700

alle sopercliierie dei

seconda

met

resistevano
Basiliani,

ancora,

sebbene

stentatamente,

alcuni

monasteri
di

quasi

tutti abitati

da

uno scarso

numero

monaci,

distribuiti

questi in vario

modo

nelle

comunit
di

del Patire, di S.

Adriano,

di S. Bartolomeo di Tricona,
di

Torre di Ciano, S. N^icodemo


S.

Mammola,

S.

Giovanni

di Stilo,

Onofrio del Cao, S.


S. Elia di

Filareto di Seminara, S. Maria di Eovito,

Mel-

cucc, S. Maria di Trapezzomata, S. Giovanni al Oastaneto,


S. sTicol di Calamizzi e S. Stefano

d'Aspromonte.

Delle comunit di

siamo dire

Monache Basiliane poco o nulla pospare che il maggior numero di queste religiose

fosse riunito in S. Mercurio di Seminara, nel quale monastero,


fino al

terremoto del 5 2-1783, convivevano 59 monache, di cui


le rovine. Infatti fu quel disastro che, nelil

ben 32 perirono sotto

la Calabria Meridionale, diede

colpo di grazia

al

Monachismo

Greco

il

quale allora soffr perdite insanabili nelle persone e ne-

gli averi.

Bench

privi di notizie sufficienti a valutare l'entit


in quella funesta circostanza,
rasi al suolo o resi inabitabili

del

danno derivato all'Ordine

sappiamo tuttavia che furono


i

Monasteri

di

S. ISTicol

di

Calamizzi, S. Giovanni al Ca-

staneto e di S. Stefano d'Aspromonte, gi abitati ciascuno


sei

da

monaci,

S.

Maria

di

Trapezzomata da

sette, S. Elia di

Melicucc da nove,

S. Filareto di

Seminara e

S. Bartolo-

meo

di

Trigona da venti,

con

un complessivo

numero

di

55 vittime.

Gravi innovazioni furono apportate anche


ecclesiastiche in

alle propriet

genere e

alle

monastiche in ispecie. date

48
le

condizioni economicbe della Calabria Ulteriore, rese assai

critiche

dopo

il

terremoto: perdite rilevanti


di

di valori, defi-

cienza assoluta

alloggi,

abitazioni

disagiate,

ruberie e

speculazioni di ladri di ogni sorta erano motivi


ficienti di

piti

che suf-

preoccupazione. Aggiungi che

il

raccolto delle ulive,

una

delle nostre reddite pi cospicue e pii necessarie, nello


il

inverno del '783-784 era andata a male;


bottega per
7 tornesi
si

vino vende vasi in


per quel

al

litro,

prezzo

rarissimo
le

tempo. Per contrario


reggine, che
si

ebbero miseri prezzi per

produzioni

esportano fuori, cio di

un sette

carlini ogni

libbra lo spirito di bergamotto, e di sedici o 17 carlini ogni

libbra la seta. Quindi stento nei possidenti e miseria grande nel


popolo.
(1)

Perch

la citt di

Reggio con tutta


della

la provincia

si risollevasse,

occorreva l'intervento

munificenza socontezza della

vrana. Yeramente

Ee Ferdinando, appena ebbe

sciagura che

si

era abbattuta sulla nostra terra,

mand

viveri

e medicinali pei poveri, arnesi per gli sterramenti e da campo.

Ma

simili soccorsi erano bastati solo per


crisi

il

primo momento
dell' altro.

aggravandosi ora la

economica occorreva

Si

pens quindi a trar vantaggio dai beni

ecclesiastici.

Ferdi-

nando

mand

il

Generale
i>er

Francesco

Pignaielli,

Vicario

Generale delle Calabrie,


straordinari dal

impetrare provvedimenti affatto

Papa

in ordine alla provincia distrutta dal


il

terremoto.

difatti

Pio 6" eman

Breve Post integrum

del 13 aprile 784; nel quale,

dopo l'accenno

al disastro della

Calabria Ulteriore e aver detto come

Ferdinando
fino

vi avesse

gi speso oltre 200 mila ducati e rimessi,


gliori,
i

a tempi mi-

405 mila ducati

di tasse

annuali, veniva ordinato,

nella pienezza dell'autorit Apostolica, che si dovessero sop-

primere tutti

Conventi abitati da meno di 12 Religiosi,

(1)

De

LoitENZO. 2 Manipolo,

pag.

29'J.

149
beni dei quali erano devoluti all'edificazione delle cattedrali,
parrocchie, episcopi, seminari,
si

conventi,

ospedali
piti di

ecc.; clie

dovessero conservare
i

conventi con

12 Eeligiosi;
distribuirsi

che
per

religiosi dei conventi soppressi dovessero

Monasteri del

Eegno. Eilasciavasi
il

infine al giudizio
le

prudente del Monarca

poter di
e

sopprimere
altre

opere pie
migliore

malamente amministrate

mutarle in

con

organizzazione. Bench sull'autenticit


nella forma in cui

di tal breve,

almeno
i

comunemente

si

riporta, gravino

dubbi
nella
il

degli eruditi, pure, a volerlo ammettere

come autentico

sua integrit, da notare come, per quel che ne riferisce


Yivenzio, storico ufficioso del Fignatelli,
il

Governo

di

Kapoli

non avesse

dubitato di decretare la estinzione di ogni

Ordine

Religioso nella Calabria Ulteriore e autorizzare la secolariz-

zazione dei

frati.

Fu

fondata allora la Cassa Sacra, col


i

mandato

di

am-

ministrare non solo

beni

delle

istituzioni
i

soppresse,

ma

di esercitare altres l'ispezione e

giudizi sull'intera

ammi-

nistrazione dei beni ecclesiastici.

La Giunta
con
uffici

della

Cassa

Sacra,

stabilita in

Catanzaro,
per-

subalterni in Monteleoue, Eeggio e Cotrone,


di

petr un gran numero

soprusi e di

sacrileghe

profana-

zioni nei beni ecclesiastici, particolarmente monastici.

In quelle gravi circostanze furono


immobiliari subite dai Basiliani,
assottigliate le
i

immense

le

perdite
pii

quali videro

sempre

proprie

file

non tanto dalla morte quanto dalle

secolarizzazioni volontarie o imposte, in ogni

modo sempre
i

raccomandate o

facilitate dal

Governo. Infatti

monaci ap-

partenenti a famiglie nobili o ricche di censo, non soffrendo


di

esulare

dalla

propria

regione,

per

restarvi,

mutavano

l'abito

monacale in quello^cclesiastico,

150
Cos Reggio perdette
i

Basiliani di Oalamizzi e di Tra


i

pezzomata
le

e,

nelle vicinanze, quelli di S. Stefano;


fino a quel

soli

che

erano rimasti Degli


altri

tempo.

Monasteri Basiliani della Calabria Meridioci

nale nessuna notizia

occorse di raccogliere

la ricerca

forse impossibile per la dispersione dei libri delle Biblioteche


Basiliane, gi decimate nei secoli
anteriori,

ma
Sacra,

ora
in

final-

mente,
Ijarti

per

provvedimenti

della

Cassa

varie

trasportate o trafugate.
I Monasteri Basiliani della Calabria Settentrionale

non

furono

vittime dei

disastri

naturali,

ma

della

durezza dei

tempi e della cattiveria

degli

uomini. A. S. Adriano,

uno

dei pili illustri, tocc la ventura di raggiungere gli sgoccioli

del

18

secolo.

Dibattutosi

esso,

per

tutto

il

secolo

in

varie vicende di vita e di morte

per

conservare

un certo

diritto di giurisdizione civile su S. Benedetto UUano, giacque


alfine nel 1794, per le
di rito greco S.

denunzie e petizioni degli

Albanesi

Maria del

Patire,

la

insigne

comunit del Padre

Bartolomeo di Simmari,
tizia nel

divenuta gi

commenda
fin

cardinali-

1500 e commenda regia nel 1794,

nel 1806,

soppressa da Giuseppe Bonaparte, che vend a privati quest'ultima reliquia del grande Istituto Basiliano nella Calabria
Settentrionale.

A
X)er

Eeggio

si

fa sentire ancora qualche comunit, la quale


;

non ha casa propria


di

poich
al

beni di Calamizzi,
stati

di

Trapezzomata e
luti dai

Giovanni

Castaneto erano

devo-

Piani del Marchese

Spinelli di Fuscaldo
il

alFantico

Collegio dei Gesuiti. Anzi fu proprio


affidare ai pochi

Fuscaldo che volle


cura del
Collegio,

Basiliani di

Eeggio

la

rettore del quale fu oominato l'ab. Fortunato Smorto,

151
Egli doveva
gliervi tutte le
di

rimettervi

il

Couvitto

dei

Nobili,

racco-

pubbliche

scuole

sopravviventi,
lo Statuto

compilare,
Collegio e

accordo

col E.

Governatore,

del

porvi a professori dei Padri Basiliani.


Il

padre Smorto

port a compimento la sua


religiosi

oi)era, in
;

verit aiutato
Basiliani

poco dai
di

del suo Ordine

poich

ridottissimi
riusciti a

numero

e scarsi di soggetti
solo

abili,

non erano

fornire che

qualche
il

professore,

come

il

padre Miracco. Pi tardi sotto

Murat venne mu-

tata persino la direzione del Collegio.

(1)

Di poi non v' cenno alcuno dei nostri Basiliani: il Monachi-

smo Greco

Cai. cede

mano mano

all'urto della violenza degli

uomini pi che del tempo; eppure vuol morire mirabilmente sul

campo, come un

atleta,

impegnato a lottare

fino all'estremo

anelito a vantaggio della Eeligione e del progresso

sociale.

CAPO
Eeliqiiie hasiliane nell'arte

VI.

BihUoteche: Costituzione incre-

mento

decadenza di esse

Sirleto e Farnese

Prelevamenti dei Cardinali

Provvedimenti del Gen. Menniti

8va

collezione a 8. Basilio

De Urbe a Poma

a Grotta

Ferrata

Vario contributo a questa collezione da parte

dei Monasteri Calabresi


sferita alla
le

La

collezione del 3Ienniti tra-

Vaticana
il

Condizioni delle Biblioteche dopo


del

asportazioni e

terremoto

1783

opera della Cassa Sacra

Perdite per
ricognizione

Necessit

della

del materiale bibliografico dei Monasteri

Calabresi.

Che

resta oggi dell'opera del

Monachismo Greco Calapropriaaffreschi

brese? Ben poca cosa, per quanto riguarda Parte

mente Basiliana. I monumenti architettonici e


(1) De Lorenzo, Le Quattro Terso Manipolo, pag, 126 e segg.

gli

Motte..', pag,

245 e segg.

Idem.

152
che
li

decoravano soffrirono l'ingiuria del tempo e degli

ele-

menti, mentre l'ignoranza e l'incuria dei naturali van cancel-

lando qualsiasi traccia

di ruderi.

Del resto una completa ricognizione


stiche Basiliane
tentata, se
si

delle reliquie artifatta,

non

solo

non fu ancora

ma nemmeno

eccettuano alcuni appunti pregevoli, pubblicati

da Mons.

De

Lorenzo, da Mons. Taccone Gallucci, da qualche

altro collaboratore della Rivista Storica

Calabrese e in ul-

timo,

con

competenza
Orsi.

di

scienziato e sentimento di artista,

dal Sen. Paolo

Del monastero

d S.

Maria

di Terreti, gi

rovinato

fin

dal chiudersi del 1500

non resistono che informi


alla fine

calcine;

mentre dell'antica Chiesa,,


cora

dello

stesso

secolo an-

bene ornatam
il

in

usum graecum
era

ed

affidata a

due

cappellani,

De Lorenzo poteva
1887
il

studiare e descrivere qualgi


i

che avanzo. Nel


nella

tempio
le

privo

di

tetto

met

anteriore,

con

pareti e

pilastri

rovinati a
i

mezza

altezza, nel quale stato lo

han dovuto

lasciare

ter-

remoti del 1783...

La met
e,

posteriore della

Chiesa
sul

sopravdavanti,
il

visse alla catastrofe

serrata

con

un muro

form

la cappella dell'abbazia, in cui fu continuato

culto

nei primi decennali del 1800.

Eccone

l'

architettura.

Due augustissime navate


della

laterali

fiancheggiano la principale; a capo

quale

s'addentra

un'abside proporzionata al
abside quattro archi
a
di

corpo

dell'edificio.

Avanti della
il

sesto

acuto

sostengono

tamburo

su cui posa la cupola

forma schiacciata.
insieme

Questo corpo

centrale

con

l'abside e le pro-

porzioni corrispondenti delle due

minori
di

navate formano la
squallida,

cappella conservata di S. Maria


scrostata e priva di
culto,,.,.

Tirreti, oggi

Fella tribuna sussiste tuttavia

153

qualche tratto dell'antico


disegni geometrici con
sioni

pavimento a mosaico, formato a


poligoni
di

tasselli
i

diverse dimenil

colori

vari,

tra

quali

ha larga concorrenza

verde. (1)

L'Orsi lamenta che dal 1887


visitato a scopo di

in poi nessuno abbia pi

studio

questo
.

monumento, per incuria


ve

degli uomini oggi raso al suolo e scomparso,

Eppure, mal-

grado
pili

ripetuti insulti sismici che


il

in

otto

secoli

avevano

volte distrutto

monastero e parte
le absidi

della

Chiesa, le

forme in curva, cio

erano simaste incrollabili. Se


di

non che, nel 1860

al

Comune

Eeggio, divenuto propriecircostante terreno,

tario degli avanzi della Chiesetta e del


lo destin

a cimitero, la cui
della

cappella venne

ricavata dalla gravissimi

parte

superstite
il

Chiesa Basiliana,

Sub

danni per
il

terremoto del 1908,

ma non
-

croll, fino a

che

Municipio di Eeggio nell'agosto

settembre 1915 non ne

ordin la demolizione a raso suolo, senza che primasi fossero


presi rilievi e fotografe. (2)
allo zelo

Dobbiamo

tuttavia esser grati

costantemente da P. Orsi dimostrato per la nostra


le

Terra e per

sue

reliquie artistiche, se

oggi possiamo a-

vere la ricostruzione grafica della Chiesa, com'essa appariva

prima
a
di

del 1915, e

uno studio

sulle preziose placche in gesso


la

rilievi,

che un

tempo decoravano
del

distrutta Chiesetta

Terreti, donde, a cura

E.

Ispettore

Onorario degli
ri-

Scavi e Monumenti, Prof. Cav. Frane. Morabito, furono


tirate e custodite nel

Magazzino Archeologico

dello

Stato,

in Eeggio.

Quanto
d

alla

Chiesa di S. Kicol
ci

di Calamizzi, le visite

Mons. D'Afflotto (1593-1638)

notano che essa misurava

(r, (2)

De Lorenzo, Le
Orsi, Fiacche

Quattro Motte, pag. 142 e segg.


gesso decorate.. ", pag. 3 e segg.

154

23 m. in lunghezza sopra 13

di

larghezza e
S.

che vi erano
Nicol titolare
di

due

altari, dedicati

a S. M. Maggiore e a
quella di Terreti,
di
di

del cenobio.
S.

Come
al

Trapezzomata e

Giovanni

Castaneto
1783, e
giorni

Calanna, anche
di

questa per

col terremoto del

sull'area
il

essa e del cenobio

sorse fino
mizzi. (1)

ai

nostri

fabbricato

Eamirez a Cala-

Del Monastero
l'antica Spelonca di

di S.

Melicucc
Elia

avanzano ruderi, presso


in

Speleota, tuttavia

venera-

zione ijresso

naturali.
di S. Elia

Del

Monastero
le rovine.

Ennese

Palmi non restano

nemmen

Anche

di quel di S.

M.

di Tridetti ogni traccia

scom-

parsa, e della sua Chiesa, piccola basilica a tre navi, dalle

dimensioni di

m.

15,50

10,25,

resta,

come

dice

l'Orsi,

miracolosamente intatta la facciata, oggi interrata nella sua


l)arte inferiore.

Caduto
ad una
l)erto,

il il

tetto centrale a

due falde e

tettucci laterali
secoli sco-

monumento, rimasto da ben due and incontro a un vero sfacelo. (2)


sola,

La Chiesa abbaziale

di

S.

Giovanni

Theresti di Stilo,

dopo

tre secoli di

completo abbandono regge ancora salda


agli
affronti

nelle parti centrali

della

natura

e dell'uomo.

Ha

la

forma

di

un T

e le dimensioni di m. 29.10

X 11'20.
in-

L'Orsi descrive
tino -Normanno e un

particolarmente
prezioso

il

monumento Bizanmiracolosamente

dipinto,

(1)

De

Lorenzo, Le Quattro Motte, pag. 246

Nel magazzi-

no archeologico statale di Reggio C, a cura del Prof. Morabito sono che rappresentano, pur troppo ricoverate due altre colonnine l'unica reliquia superstite di S. Nicol di Calmizzi Vedi: Orsi, PlaC'
che, pag. 11.
(.2)

Orsi, S. Maria Tridetti, Passim.

155
tatto, esistente

su

di

una parete
di

della

Chiesa stessa.

questo un grande pannello

m. 2

X ^-95

rappresentante

una Madonna
solutamente

in trono, e
al

quanto
disotto
al

all'et

pare non possa asSvevi, ed anzi con


12,

scendere

degli

molta probabilit, pare risalga

secolo

cio quasi al

momento
Vi
si

della fondazione della Chiesa.

osservano residui
13.

di

altri dipinti

che possono ap-

partenere al sec. 12 o

Del Monastero, gi dal 1660

abbandonato dai monaci,


consenso di

che, per isfuggire alle bande brigantesche, col

Papa Alessandro
zione a Stilo,
si

7, (1)

erano passati in

una nuova abitail

vedono alcuni avanzi, tra cui


ancora
il

solido

maro

che cinge in parte

monastero

col

suo poderoso

portale a bugne, opera della fine del 500 o dei primi del 600. (2)

Del Patire nulla resta


battute dai
terremoti
e

delle

costruzioni

normanne, abdi

rifatte

senza

cura

conservare

quanto d antico meritasse rispetto.

Le fabbriche ancora

esistenti dall'Orsi son giudicate di


al

povera muratura, n anteriori

500.

La Chiesa

esiste

oggi

ancora,

quasi

intatta nel suoi


tre

vari elementi, sebbene molto travestita.

Ha

navi di m.

27.20

X 14.35.
pavimento della Chiesa, col
gran lunga pi nobile
suo tappeto musivo era
di

Il

la parte di

tutto

il

monumento;
del

esso venne eseguito dall'abate Biasio,

successore
era

B.

Bartolomeo.
to

Un

tratto delle

navi

laterali

pavimentadei

grandi formelle
poligoni,
stelle,

rettangolari,

racchiudenti

tondi
trian-

con
goli.

losanghe,

rombi,

spinapesce,
in

Di esso sono

superstiti pochi avanzi

misero stato,

(1)

(2)

Batiffol, Op. e, pag. 44. Oksi, B- Giovanni Vecchio di

Stilo,

Passim,

156
in corrispondenza alle porte laterali. Quella centrale

invece
effetto.

trattata a vero mosaico, grossolano,

ma

di

grande

Xient'altro ha di artistico la Chiesa del Patire, dal 500


in poi spogliata di tutto per Pavidit

dei violenti, favorita

anche dall'incuria dei monaci.

(1)

I maggiori danni subiti dal

Monastero
dal

di

S. Adriano,

gi scosso dai terremoti, datano

1794

quando

fu sop-

presso da Ferdinando
al Collegio

4,

assegnando

fabbricato e

rendite
il

Greco- Albanese di S. Benedetto Ullano. Terso


la facciata della Chiesa, che,

1856 scompare

deformata ed
nella

al-

terata, radicalmente

rimaneggiata

nelle

absidi e

cu-

pola,

ha perduto gran parte del suo valore architettonico.


Eesta sempre pregevolissimo e in
parte

conservato

il

pavimento
quale d

di

marmi

di svariata e di

pittoresca

policromia, la

l'illusione

un

vasto

tappeto
facilmente
di

orientale disteso
risale,

per

il

tempio. L'opera magnifica


al

secondo

l'Orsi,

tempo

di

S.

Bartolomeo

Rossano.

Delle preziose suppellettili sacre e delle reliquie, scom-

parse o vendute, nulla resta, salvo


chiuso in una custodia cilindrica
in

il

braccio di S. Adriano,
argento, con

di

un piede
in legno

rame dorato, sbalzato

e cesellato; e

una crocetta

duro, lavorata a giorno, con mirabile lavoro di microtecnica


e con soggetti relativi alla Passione, forse donata, alla del 15" secolo, dai coloni albanesi. (2)

met

Un

documento che rende imperitura

la gloria del

nostro

Monachismo Greco

costituito ancora oggi

dal

patrimonio

delle antiche Biblioteche Basiliane.

Fin
si

dall'8 secolo

Cenobi e

gli

Eremi

della

Calabria

erano arricchiti di monoscritti, provenienti dall'Oriente, da


(1)

Oksi, Il Fatirion di Bossano, pag. 6 e se^g. Orsi, La Chiesa di S. Adriano, pa<;, (j? e segg. in Boll, d'Arte Agosto e Settembre 1921 ,
{2)

157

Eoma

elaborati direttamente nelle stesse scuole calligraficlie

di Eeggio, della Piana, di

Eossauo, per opera di Cosma lo


S. Elia Speleota, di S.

Antico, di S. Elia

Ennese, di

Nilo

e dei loro maestri e discepoli.

Le

collezioni furono ampliate dall'attivit intelligente e

proficua di Bartolomeo di Simmari, nel 12 secolo, e dai suoi


successori, incessantemente,
fino al

tempo in cui
i

il

nostro

Monachismo non
rono

si

corruppe e decadde. Allora

libri resta-

affidati ai topi e ai tarli e


Il

consumati dalla muifa.


quel tempo allo
studio

Gardin. Sirleto attendeva in

della Letteratura Ecclesiastica

Greca e Latina,

di cui allora

l'importanza era singolarmente grande, in forza delle controversie dibattentisi al Concilio di Trento; e appunto dell'illustre

Calabrese la teologia aveva fatto un collezionista di monoscritti


greci.

Era

egli

che da

Eoma mandava Antonio Eparco

in Gre-

cia a rintracciare codici, egli compilava


ai

liste di desiderata

missionari che partivano per Gandia e per Eodi: a


le

Eoma
Sir-

non arrivava novit che non passasse per


studi dunque, e anche perch nativo
leto

sue mani. Per


regione,
il

della

non poteva

ignorare l'entit delle


il

biblioteche Basiliane

di Calabria. Difatti
S.

12-6-1576 egli scriveva al Canonico di

Andrea:

Occurrit

mihi

frater

Claudius

de Sainctes,

Parisiensis, theologus, nunc Ebroicensis episcopus, qui nobis


....

liturgiam D. Marci Bvang.

in

tuae

abbatiae S.

M.

Patir, prope Neapolim, Biblioteca haberi

denunciavit
il

. (1)

prima

il

17-10-1561 F. Torre

aveva informato

Sirleto

che a Venezia aveva rinvenuto una


S. S. Pietro e

omelia di Sofronio sui

Paolo e aggiunge: Mi pare di averne vee,

duto un esemplare greco

se ricordo, riportato nel Catalogo

(1)

Vatic. L. 6192

fol.

506.

158
del Patire; guardatelo di gratia
!

^>

(L)II Sirleto ottenne dal


trattato,

Patire non solo questo Catalogo,


Hippolyti

ma anche il piccolo
Noetii haeresioi
,

Martyris
tra
il

adversus

che fu

portato a
di

Eoma

il

1582, quando fu richiesto al Canonico


il

S.

Andrea, e

1585, quando

Sirleto

mor.

E
di

po-

steriormente al 1575, nelP epoca in cui la

Badia

Grotta

Ferrata

si

riformava

per opera

del

Sirleto,

protettore delaltri

POrdine e del Card. Farnese commendatario,


vi

manoscritti
dei

arrivavano dal Patire per

P erudita
Sirleto
entit,

complicit

due

cardinali. (2)
stati assaggi

Ma
di

questi

del

e
si

del Farnese erano

una certa
altra

se

vuole,

fatti

alla

sporadica

senza

preoccupazioni che la
alle

personale

cultura. Chi invece

guard

Biblioteche

Basiliane con

intenti pi larghi, sebbene

non tanto simpatici per i Calabresi,


Succeduto
la
il

fu

il

Padre Generale dei

Basiliani, Pietro Menniti.


il

ad Apollinare Agresta

16-5-1696,

aveva intrapreso

visita delle Badie, e al ritorno

scriveva:
il

stato

per

nostro cuore una grande afflizione

vedere, nelle case delle

nostre Provincie italiane, a cominciare da S. Basilio

De Urbe,

abbandonato tutto

ci

che possiedono di carte di Papi, Im-

peratori, Re, Principi^ per l'incuria dei religiosi, alla polvere

e alla muffa;

quando

che

si

trovano

titoli

stessi del

nostro Ordine! Cos abbiamo deciso di riunire questi resti e


di ritornarli dalle tenebre.
Il

Menniti in sostanza aveva stabilito

di

accentrare in

due
di

depositi tutti gli archivi Basiliani: l'uno al S.


le

Salvatore

Messina per
per

Provincie di

Sicilia,

1'

altro,

a S. Basilio

De Urbe
I

le x>rovincie d'Italia.

codici greci che attualmente possiede l'Universit di

(1)

Vatic,

1.

(il89.

(2)

Batiffol, Op. e, pag. 3y

e segg.

159

Messina provengono appunto dalle Badie Siciliane


valenza da quella del S. Salvatore.
Il

e in pre-

progetto del Menniti fu eseguito nel corso degli anni

1697, 1699.
i

S. Basilio

De

Urbe, quindi, furono

radunati
let-

libri e
,

monoscritti calabresi
il

specialmente di genere

terario

poich

Generale

volle

abbandonare a
i

Grotta

Ferrata la maggior parte dei


ziosissima la collezione dei
e q nella del Patire.

libri liturgici, tra

quali pre-

Menoea

di

S. Elia

di

Carbone

Alla collezione di Eoma, che,


codices graecos

secondo

il

Montfaucon,

centum quinquaginta

circiter complectitur,

omnes ferme

in membranis, ac vetustissimos ex monasteriis


, (1)
i

Oalabriae advectos

17

Conventi

che

formavano a
diffe-

quel tempo la Provincia di Calabria contribuirono in

rente modo, secondo la loro importanza e secondo la condi-

zione a cui la violenza e le vicende

li

avevano

ridotto.

Cos nulla diede

S.

Maria

di

Scalito

presso

Mileto,

divenuta gi una semplice grancia del Patire, tenuta da un

monaco
S.

da un
di

laico

e nulla diedero S. Elia di Melicucc,


S.

Maria

Trapezzomata, S. Onofrio e

Maria

di Eovito,

che avevano perduto ogni importanza.


S. Basilio della

Torre di Spatola aveva soltanto quattro


j

monaci e

tre laici, senza libri

e senza biblioteca era pure S.

M-

codemo

di

Mammola,

gi

commenda

del Cardinale A. Carafa nel

1586, ora abitato da cinque monaci. (2) Di S. Filareto di Seminara conosciamo una quetanza fatta dal copista Giovanni Santa-

maura per alcuni manoscritti,

in data 2-8-1574. Io

Giovanne
presente

Santamaura, Oyprioto, della cita

di Nicosia, per la

declaro bavere scritto Pinfra nominati libri greci in la Ven.

(1) [2)

Montfaucon, Op.

e.

face. 23*.

Batiffol, Op. e, pag. 43 e segg.

160

Abbatia

di S. Filareto,

nello

terretoro di

Semiaara, quali
dalla presente

era di bisogao a farse essendo et

mancavano

Ven.

liab. et li

reverendi padri et in detta hab. stanno non

potevano
libri et

satisfare lo culto divino ordinariamente senza detti


scriverli,

per tale effecto mi hanno fatto


le tre

videlicet:
ri tu

uno Missale graeco con tutte


uso graeco
si

misse

et

allo

et

soleno a dire ogniuna

alli giorni,

et si

deveno

dire con pii evangeli: et apistole, coUecte, antiphoni et altre

cose necessarie, et

si

abbisognano
santi,

alla

misa delle
Messale
tre.

feste co-

mandate

et di piti altri

detto

escritto di
scritto

carta bastarda fogli 75,


altro libro

dico

quinterni

Ho

un

chiamato in

greco

Catauictyco,
di
officio

intra lo

quale

sonno
tica,

certi

canoni ovvero regule


italiana voi
si

chiamati Catanie-

et in lingua

dire

compassionevoli

overo

regole penitentiale, le quale


intra
li

solano dire

per ogni giorno

offici

dello matutino.

In detto

libro

ho

scritto di
allo

carta bastarda dui quinterni.

Ho

scritto

15

giornate

minio di marzo

et altre allo

minio di magio de modo, et ho


fogli 16, allo

scritto in detti dui minii,

da carta bastarda
l'officio

minio di aprile haggio agiungiuto


quale non era scritto
alli

di S. Philoreto lo

minii,

ma era scritto
lo
l'

separatamente

per
poi

lo

decto santo, non era delli canonizzati per essere stato

che
a
et

serano
certi

canonizzati
libri

li

santi,

quale

officio

era
di

scritto

vecchi

et
di

io

hagio
alli

scritto

novo

F ho miso

allo

minio

aprile
1'

8 del

detto,

ho

scritto di charta bastarda fogli 4,

officio del
1'

Corpo

di

Cristo era scritto a certi libri antiqui et io

haggio rinnobastarda

vato et lo misi allo


fogli 3,

triodi,

ho

scritto

di

charta

ho

scritto fogli di charta alla psalmista


tutti
li

dove man-

cavano et hammano
et

fogiii

151 et hanno quinterni 6

uno

foglio scritto, per lo quale

mia fattiga ho avuto dal

iGi

magnfico signore Giov. Pietro FalPaqua in denari contanti...


et per la charta ancora et

ho miso

la quale di

era la

mia

et

l'havia comprato

d Messina ragione
regno
di Napoli,

grana 12

lo quin-

terno novit di questo

summano

denarii 3,

13 de cinnabro et
litere

altri colori

che ne abisognaro per fare le


libri

majuschule, capiversi et rubriche in detti


tutti

sunno

et per fide della verit


et cos

ho

scritto la pre-

sente di

mano mia

mi intendo per pagato


(1)

et satisfatto.

Da

Siminara, a di 2 de agosto 1574.

S. Filareto nel

1700 era commenda


laici,

di

225

scudi, era

abitato da cinque monaci e due


libreria, gi da un secolo visitata da

ed aveva una piccola

trafficanti di manoscritti. (2)

Molto invece sar stato trasportato


S. Pietro di

dal

Monastero
il

di

Arena, di cui sappiamo che, verso

1135, dal

fondatore Abate
altri

Gerasimo era stato


dei

dotato,

oltre
:

che di

oggetti,

anche

seguenti

manoscritti

Horaria

quatuor....

Oondacia... et

unum

Tetradium... Liber quatuor


ornatus, cuius

Bvangeliorum aureis capitulis


est

operimentum
con-

phuphundum:

Libri Evangelorum per

annum duo:

dacia alia duo: quorum aliud

Praesanctificata,
:

aliud ritum

Baptismi continet
solennitatibus
:

Acta Apostolorum

Libri duo

magni pr

Commentarla in Acta Apostolorum, Studites, Synaxarium Joannes Climacus, Geronticou, sive


liber ubi
:

dieta seniorum
S. Athanasii: S.
legis, et

alius liber S.

Ephraem
alius:

alius S. Basilii

alius

Athanasii item

Liber Nomocanonis: liber

novus Paradisus, Damasceni dialogus, Interpretatio


Euchologium,

Liturgiae S. Basilii,

Menaea
vitas

tria

pr diurno

usu: aliud

Menaeum mensis Augusti

habens, et ser-

(1)

1888.

Codex Parisinus,

gr. 3067, fol. 47,

pubbl. da M.

Omont

nel

Batiffol, Op. e, pag. 124 e seg.

(2)

Ibid, pag. 44.

160

Abbatta

di S. Filareto,

nello

terretoro di

Semiaara, quali
dalla presente

era di bisogno a farse essendo et

mancavano

Ven. bab.

et

li

reverendi padri et in detta bab. stanno non


lo culto divino

potevano satisfare
libri et

ordinariamente senza detti


scriverli,

per tale effecto mi hanno fatto


tutte le tre

videlicet:
ri tu

uno Missale graeco con


uso graeco
dire con
si

misse

et

allo

et

soleno a dire oguiuna

alli giorni,

et si

deveno

pii evangeli: et apistole, collecte, antiphoni et altre


si

cose necessarie, et

abbisognano
santi,

alla

misa delle feste


Messale
tre.

co-

mandate

et di pii altri

detto

escritto d
scritto

carta bastarda fogli 75,


altro libro

dico

quinterni

Ho

un

chiamato in

greco

Catanictyco,
di
officio

intra lo

quale

sonno certi canoni ovvero regale


tica,

chiamati catanic-

et in lingua

italiana voi
si

dire

compassionevoli

overo

regole penitentiale, le quale


intra
li

solano dire

per ogni giorno

offici

dello matutino.

In detto

libro

ho

scritto di
allo

carta bastarda dui quinterni.

Ho

scritto

lo

giornate

minio

di

marzo

et altre allo

minio di magio de modo, et ho


fogli 16, allo

scritto in detti dui mnii,

da carta bastarda
l'officio

minio di aprile haggio agiungiuto


quale non era scritto
alli

di S. Philoreto lo

minii,
delti
li

ma

era scrtto separatamente

per lo decto santo, non era


poi

canonizzati per essere stato


lo
1'

che
a
et

serano
certi
l'

canonizzati
libri

santi,

quale

officio

era
di

scritto

vecchi

et di

io

hagio
alli

scritto

novo

ho miso

allo

minio

aprile
1'

8 del

detto,

ho

scritto di charta bastarda fogli 4,

officio del
1'

Corpo di

Cristo era scritto a certi libri antiqui et io

haggio rinnobastarda

vato et lo misi allo


fogli 3,

triodi,

ho

scritto

di

charta

ho

scritto fogli di charta alla psalmista


tutti
li

dove man-

cavano et hammano
et

fogiii

151 et hanno quinterni 6

uno

foglio scritto, per lo quale

mia fattiga ho avuto dal

IGl
magnifco signore Giov. Pietro Fall^aqua in denari contanti...
et per la charta ancora et

ho miso

la

quale
di

era la

mia

et

l'havia comprato

d Messina ragine
lis'apoli,

grana 12

lo quin-

terno novit di questo regno di

summano

denarii 3,

13 de
litere

cinnabro et altri colori

che ne abisognaro per fare le


libri

majuschule, capiversi et rubriche in detti


tutti

sunno

et per fide della verit et cos

ho

scritto la pre-

sente di

mano mia

mi intendo per pagato


(1)

et satisfatto.

Da

Simnara, a di 2 de agosto 1574.

S. Filareto nel

1700 era commenda

di

225

scudi, era

abitato da cinque monaci e due laici, ed aveva


libreria, gi

una piccola

da un secolo visitata da

trafficanti di manoscritti. (2)

Molto invece sar stato trasportato


S. Pietro di

dal

Monastero
il

di

Arena, di cui sappiamo che, verso

1135, dal

fondatore Abate
altri

Gerasimo era stato


dei

dotato,

oltre
:

che di

oggetti,

anche

seguenti

manoscritti

Horaria

quatuor....

Gondacia... et

unum

Tetradium... Liber quatuor


ornatus, cuius

Evangeliorum aureis capitulis


est

operimentum
con-

phuphundum:

Libri Evangeliorum per


aliud

annum duo:

dacia alia duo: quorum

Praesanctficata,

aliud ritum

Baptismi continet
solennitatibus
Studites,
:

Acta Apostolorum: Libri duo magni pr liber ubi Commentaria in Acta Apostolorum,
:

Synaxarium
:

Joannes

Climacus,
:

Geronticou,
:

sive
alius

dieta seniorum

alius liber S.

Ephraem

alius S. Basilii

S. Athanasii: S. Athanasii item alius: Liber Fomocanonis: liber


legis, et

novus Paradisus, Damasceni dialogus, Interpretatio


Euchologium,

Liturgiae S. Basilii,

Menaea
vitas

tria

pr diurno

usu: aliud

Menaeum mensis Augusti

habens, et ser-

(1)

1888.

Godex Parisimis,

gv. 3067, fol. 47, pubbl.

da M. Omont nel

Batiffol, Op. e, pag. 124 e seg.

(2)

Ibid, pag. 44.

6^

mones pr

lectionibus: libri duo Beati tutti num


:

cura Phota-

gogiis Sticheraria duo

Psalteria duo,

Triodia

duo,

unum

pr Quadragesima^ aliud a Pascha usque ad


tecosten,

Sanctam Pen-

unum,

et

Propheticum unum, Anastasima duo, Catanycticum Paracleticum, Contacium parvum, et Scbematolo-

gium, Horologia duo^ Irmologium

unum librum

Isaaci. (1)

Dello stesso Monastero conosciamo un altro


di manoscritti, fatto
tario,

inventario

da Bernardino de Mendoza, Commendanello stesso anno 1579. Libri greci de la predita

ecclesia:

Imprimis uno missale greco. Item undeci

libri in

perga-

meno nominati

evangelistari. Item

quatro

libri

de epistola,

tre piezi de libri de profecia,

ciuco

piezi del salmista, dui

piezi de triode, dui piezi de libri festivi, sei de emineis, tre

de anastissimo, dui de strigeraro^ uno piezo

di libro tripico,

un

catliauitico,

uno

paraclitico, tre piezi

de

sinaxari,

uno

pezoto de missale,
ferenti autori.
(2)

4G pezi de

libri

piculi et grandi di dif-

Da

S.

Bartolomeo
(3)

di

Trigona furono trasportati soltanto

libri liturgici.

Importantissima era la collezione posseduta dalla Badia


di S.

Giovanni
,

di Stilo,

caput monasteriorum convicinorum

O. S. B.

specialmente perch ricca di pergamene greche


la

dei secoli 11, 12 e 13. G-i

Commissione della Sacra


fin

Visita, presieduta dal P. Marcello Terracina,

dal
,

1551,
e tro-

accedendo die

3 aprilis

ad dictum monasteriura

vandolo, rara eccezione, antiquo more comijetenter instruc-

(1)

Tip.

MoNTFAUCON, Op. c, C, p:ig. I(j4 e Segj;.


Batiffoi., Op.
V.,

facc. 404.

- Capialbi V., Memorie delle

(2)

pag. 123.

(3) Ibid, pag. 44.

163

tum
tis

et
,

opulntum

in reditibus, sacris reliquis

efc

ornamenan-

aveva ordinato

qiiod dentnr cliartae scriptiirae


.

tiqnae dicti monasterii, et claudentur in una arca

(1)

Da un

inventario redatto

il

28-12-1603, a tempo del Priore P.

D, Paolo Capimolla, si legg'e esservi stato a quel tempo in sacrestia: 1) un sacchetto di scritturi in bergamina greci
et latini
;

2)

tutto

lo

finimento
4)

di

lofitio

greco

3)

Due
uno

psalteri
tipico
;

in
5)

percimina a mano;
4 missali greci
scritti

uno anastasimo

et

mano

6)
;

uno evaugeli7)
;

stario in

bergamina grande

scritto a

mano

tre pezzi di
8)

libra greci in

bergamina vecchi senza principio


missali
mod'erni, et

uno miuno
de

nolojo

9)

due

uno antico

et

libri pontificali.

Nell'inventario dei 28 luglio


Politi Sacristano del

1606 fatto da D. Marsilio


Ioanni d Stilo
greci, et
si

Monistero
pieno

di S.

no2)

tano

1)

Uno

saccullo

di scritturi

latini.
3)

un missali
altri

latino

moderno stampato
triodi,

in

Salamancha,

Due

latini

vecchi et uno
et

et penticostario

greci, 4)
6)

una epistola
asfalojo, 7)

evangelio
pezzi di

greci, 5)

uno anostasimo,
loficio,

uno

Cinque

Minei di dir

8)

Quattro

missali greci grandi in

mezzo

foglio di carta

reali scritti a

mano,

9)

Due

insalmisti greci in

bergamina vecchi,

10)

CTno

parodstico in bergamina vecchio, 11) due salmista a stampa


12)

uno

tipico scrtto a

mano
un

in

bergamina vecchio, 13) uno


greco in
berga-

triodi in

bergamina, 14j

vangelistario

mina
pezzo

coi capitonzi di oro et coverte

con taboletti, 15)

uno

di

libro a

stampa greco, 16) quindici pezzi

di libri

greci vecchi tra piccoli e grandi.

Kell'iuventario fatto per ordine del P. Eev. D. Atanasio

(1)

Batiffol, Op. e, yag. 109,

164
di

Trayna Vicario Apostolico

Grenerale, e
si

D. Atanasio Eosio
:

Secretarlo l'anno 1607 a 27 luglio


1)

notano
2)

Dodici mesi dell'anno a stampa,


3)

uno

triodio

un

pinticostario,

uno anastasimo,
mano,
5)

4)

uno

evangelistario a

stampa e

altro a

un

tliesoro della lingua greca, 6)

Quattro missali a mano,

7)

un

altro

anastasimo a mano,
10)

8)

una

historia delli Etio]3^ 9)

uno Paraclito a mano,

uno
ti-

Sinassario a mano,

11) due

salmista a stampa, 12) uno

pico a mano, 13) uno Tetraevangelon, 14) uno missali a mano,


15)
17)

uno

tipico vecchio, 16)

uno Triodio

scritto in carta pecora,

uno Festicum in carta pecora, 18) tre Salmisti scritti a mano, de li quali uno se n' imprestato a S. Onofrio del

Oao

in dioc. di Mileto, 19)


L'ofiftio

uno Marc' Evangelista

scritto a

mano, 20)

di

Pentecoste a mano, 21) uno Condacaro


pezzi di libri

in (?arta pecora, 22) quattro

senza

principio,

23) altro pezzo senza principio.

Poi siegue

la

numerazione delle Bolle Pontifcie,


:

clie

erano nove e quindi continua

24)

Numero
li

d'istrumenti greci

in carta di pecora, et concessioni sopra

beni

dell' Abbatia,

non piombati, sono

di

numero

80.
3.

25) Strumenti greci in

carta di pecora piombati, num.

26) Strumenti, latini in carta pecora piombati,


fra concessioni sopra
li

num
de
li

beni

dell'

Abbatia

e bulli

Ar-

cimandriti,

sono di
li

num. 25.

27) Strumenti

latini

non

.l)iombati sopra

beni dell'abbatia sono di num. 16 in carta


altri

di pecora. 28)

Quattro

strumenti di carta membranacea,


Si

quali non

si

ponno discernere.

dee credere di non indifferente

valore l'Evangelistario co' capitonzi di oro et coverte con taboletti.

Da un diploma pubblicato

dal

Montfaucon

(in Pai.

Graeca
Brullo,

lib.

6 fac. 413) rilevasi clie

un

tal

Filippo di Giov.

vestito l'abito monastico^ fra gli altri beni cbe don al

Mon,

165
di S.

Giov. Teresti in gennaio 1165 vi

ofiPr

ancora libros

septem Acta Apostolorum et librum alium

dictum

Flores:

Psalterium item blattis opertnm com cruce argentea et prominentiis

eiusdem

materiae:

aliud

quoque

Psalterium

et

Grammaticas Quaestiones: alium etiam librum antiqum Astronomiae. habentem Genethlia et horologium.

Anche
Maria

la grancia di

S.

Giovanni Theresti, detta


sua libreria e
il

S.

di la Stilla ,

aveva

la

suo corredo di

manoscritti,

come

si

vede dal seguente inventario redatto a


i

31 agosto 1604, e attualmente esistente, come


di S.
1)

precedenti

Giovanni, nella Biblioteca privata di Y. Capialbi:

Due

strumenti in carta di pecora latini


di

2- tri

stru-

menti in carta

pecora greci;

3) tutti

li

libri di lofltio

in

N.

di 12; 4) Tridici pezzi di libri in


scritti

bergamina greci vecchi;


stracciati; 6) la
latini a stam(1)

5) otto libretti

mano

et

stampa mezzi
7)

legenda Sanctorum a stampa latina;

due missali

pa e

due greci;

8)

uno staur Anastasimo vecchio amano.

Alla collezione del Menniti diedero


le

maggior contributo

Badie

di

Carbone e

del Patire, siccome dichiara lo stesso


i

Menniti a capo del suo catalogo, dove sta scritto che


noscritti

ma-

provengono

pluribus

Calabriae

et
Il

Lucaniae
Catalogo

monasteriis, praesertim Carbonensi et Patiriensi

del Menniti, conservato alla Vaticana, fu redatto dal celebre

Basilano Calabrese, P. Crisosfomo Scarf, ricordato dal Muratori nel

Thesaurus novus veterum

(I.

Pag. 1817-1818) Abbiamo


cataloghi
di manoscritti,

ancora la Tavola generale di 132

quos coUegit ac non paucos manu sua descripsit D. B. de


;

Moutfaucon

dei quali

manoscritti,

divisi in

quattro inquello

ventari, secondo la loro provenienza,

manca

proprio

del Patire, che,

non essendo

inscritto nella Bibliotheca B-

(1)

Capialbi V., Memorie

delle Tipofjraje C., pag.

143 e segg.

166
bliothecarum

and disperso

(1)

tuttava

conosce un in-

ventario, steso nel 1751, completamente due anastasimi,

un

pentecostarion,

un menacum

foticyanni,

tutti in

folio:

un

pentecostarion in piccolo formato, un


salteri,

breviario

greco, due

un messale, una

copia,

scritta a

mano contenente

l'ufficio di S.

Nilo e di S. Bartolomeo. L'inventario che pure

ricorda gli oggetti di cucina,

non

accenna n ad archivio

n a biblioteca; e quindi
il

si

pu ritenere che a questa epoca


i

Patire non possedeva altro che


Tirella

suindicati libri corali. (2)


si

sacrestia fra

libri di

culto

conserva
al

ancora

un AeixovQyixv greco
I manoscritti e

latino,

che risale soltanto


di solo

1683, le(3)

gato a ricche impressioni d'oro,


i

valore bibliografico.

libri delle

Biblioteche Basiliane Cala

bresi sono attualmente alla Biblioteca Vaticana, trasportativi

non

si

sa bene in quale anno

certo nel 1780 la collezione

greca vi era stata gi trasferita da S. Basilio de Urbe, per


7notivi del pari ignoti. Soltanto

da un'iscrizione dipinta sul


nord del
Yaticano,

portale del Card. Zelada, nella galleria


si

pu arguire che
6" e

la collezione fu acquistata

personalmente
(4)

da Pio

da

lui donatii alla

Biblioteca Apostolica.

In

seguito al provvedimento del Menniti le biblioteche Basiliane

furono totalmente private


miniature.
asportati
i

dei

manoscritti

antichi

delle

Anche

dei

libri

stampa furono

selezionati e

pi pregiati.

da lamentare inoltre che quanto


egli

di libri e di manoscritti

aveva

lasciato nei

Monasteri

Calabresi e

le

rovine del 1783 avevano tuttavia risparmiato

(1)
(2)

Batiffol. pag.
Idem, pag.
Orsi,
46,

45,

Op.
e.

Op.

(3)

La

Chiesa di S, Adriano... in Boll. d'Arte, settembre

1921 pag, 121.


(4)

Batiffol, Op.

e.,

pag. iQ e sogg.

167
sia

dovuto perire poi o andare disperso, grazie

ai
il

provvediPignatelli

menti della Cassa Sacra. Infatti nel giugno 1784


decretava che coi
libri e codici dei
si

Monasteri conquassati e

annieutati dai terremoti

formassero biblioteche a Reggio,


quale ultima
e
citt

OatanzarOj Cotrone e Monteleonej nella

vennero portate ben 332 casse di

libri

manoscritti.

Ma,
intra-

non

effettuate queste fondazioni per gravissimi ostacoli sorti,


piti

tanta dovizia rest senza custodia e in balia dei


prendenti. Vero
Baffi,

che

il

Governo fapoletano deput P.


E. Accademia
il

bibliotecario

della

delle

Scienze,
il

ad
Gri-

illustrare le antiche

pergamene. Per

Baffi, scrive

maldi, dopo di aver visitato gli archivi di Monteleone, Mileto


e Eeggio, vac

solamente

all'

illustrazione

delle

carte pi
i

vetuste ed importanti. Ritornato

a N'apoli

port seco

di-

plomi di maggiore interesse e fattone


li

un dotto commento

depose nella Biblioteca Borbonica.

Raccomandato poi
resto delle antiche
in Oatanzaro, rest

alle private

cure

di

Cassa Sacra^

il

memorie Calabresi, ammassato

e confuso
tarli.

lungamente preda dell'umido e dei


i

I pili importanti titoli furono involati,

migliori manoscritti
si

formarono

il

lusso ozioso di privati


atti dell'

scaffali e, se

eccet-

tuino pochi pregevoli

antica

economia

monastica,

ora raccolti nell'Archivio Provinciale di


fonte inesausta di storici

Catanzaro,

questa

documenti and irreparabilmente

perduta.

(1)
si

Ci nonostante, a chi

accinge a

tentare

una

storia

documentata della Calabria s'impone,

anzitutto,

la ricogni-

zione delle carte, dei diplomi e dei codici a stampa custoditi


nella

Vaticana,

nel

grande
Ilifapoli,

Archivio

e nelle

biblioteche

pubbliche e private di

negli Archivi

Provinciali di

(1)

Grimaldi, Op. e, pag.

104.

168

Reggio e Catanzaro, in qualche raccolta


e Monteleone.

privata di Eegglo

Diuturno e

difficile

lavoro questo, che per sar di solallo,

lievo spirituale e d'incentivo a egregie opere

studioso

amante innamorato
dal

della sua terra natia, la Calabria, la quale


ripetere, ancora per tanto
il

Monachismo Italo-Greco pot


di

volger

secoli

dopo

l'Evo

classico,

vanto di

essere

Maga Graecia

e gran

Madre

di Santi.

~ * t"

t*

INDICE
Dedica Prefazione BlBLIOGRATIA
Capo

Pag.

II Ili

IV

V
VI
VII vili

IX

X
XI
XII
XIII

XIV

->

r'

T' ~'^

l-^'V^-^J^i^f;,"

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pag.