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Repubblica Popolare Cinese
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A GGIORNAMENTO AL 1^ SEMESTRE 2010 CINA QUADRO MACROECONOMICO a) Andamento congiunturale e rischio Paese
A GGIORNAMENTO AL 1^ SEMESTRE 2010 CINA QUADRO MACROECONOMICO a) Andamento congiunturale e rischio Paese

AGGIORNAMENTO AL 1^ SEMESTRE 2010

CINA

QUADRO MACROECONOMICO

a) Andamento congiunturale e rischio Paese

Nella prima metà del 2010 lo sviluppo dell’economia cinese si è mantenuto sostenuto; si è inoltre associato a crescenti segnali di surriscaldamento, in particolare nel comparto immobiliare e nel mercato del lavoro. In un contesto domestico caratterizzato dalla ripresa dell’inflazione e da una produzione industriale prossima al potenziale, le autorità hanno reagito riducendo l’intensità delle misure di stimolo fiscale e di sostegno al credito bancario, che avevano fornito l’impulso principale alla crescita lo scorso anno. La domanda delle famiglie resta ampiamente costretta da fattori di natura strutturale; al riguardo, le tensioni sociali sono recentemente sfociate anche in manifestazioni di rivendicazione salariale. Nel secondo trimestre del 2010 l’economia ha lievemente decelerato, riflettendo l’indebolimento degli investimenti pubblici riconducibili al piano di stimolo fiscale, solo in parte bilanciato dal favorevole andamento delle esportazioni nette.

PIL In base ai dati preliminari rilasciati dal National Bureau of Statistics (NBSC), nel secondo trimestre del 2010 il PIL a prezzi costanti è cresciuto del 10,3 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2009, decelerando rispetto al primo trimestre .

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Tavola A   PIL per settore produttivo (1) (dati trimestrali a prezzi costanti; valori percentuali)

Tavola A

Tavola A   PIL per settore produttivo (1) (dati trimestrali a prezzi costanti; valori percentuali)  
 

PIL per settore produttivo (1) (dati trimestrali a prezzi costanti; valori percentuali)

 
 

Voci

Quote sul PIL nel 10q2 (2)

2009

09q2

09q3

09q4

10q1

10q2

     

Variazioni percentuali sul periodo corrispondente

 

Pil (nel periodo)

100,0

10,7

7,9

9,1

10,7

11,9

10.3

Pil

cumulato

 

(dall’inizio anno)

-

8,7

7,1

7,7

8,7

11,9

11.1

VA settore

 

primario

7,7

4,2

3,8

4,0

4,2

3,8

3,6

VA settore

 

secondario

49,7

9,5

6,6

7,5

9,5

14,5

13,2

VA settore

 

terziario

42,6

8,9

8,3

8,8

8,9

10,2

9,6

Fonte: NBSC.

 

(1) Le componenti dell'offerta trimestrali sono cumulate dall'inizio dell'anno indicato. I tassi

di

crescita, calcolati a prezzi costanti, sono resi noti direttamente dall'ufficio di statistica

nazionale cinese (NSBC). (2) Valori percentuali, calcolati a prezzi correnti.

 

La maggior parte degli analisti stima che il ritmo di crescita dell’economia continui a rallentare gradualmente nel corso dell’anno, per effetto del progressivo indebolimento degli investimenti in capitale fisso e delle misure amministrative adottate dalle autorità per limitare l’espansione del mercato immobiliare, in una fase in cui l’evoluzione della domanda esterna continua ad essere particolarmente incerta. Nell’ultimo rapporto macroeconomico congiunturale, la People’s Bank of China (PBoC) ha definito il rallentamento del prodotto “favorevole per conseguire l’aggiustamento della struttura economica del paese e una crescita economica sostenibile”.

Produzione Industriale In linea con il PIL, anche la produzione industriale nel corso dell’anno ha progressivamente decelerato:

da una crescita tra novembre e marzo prossima al 20 per cento, è passata al 13,4 e 13,9 di luglio e agosto. L’indicatore Purchasing Managers’ Index (PMI), pur rimanendo superiore al 50 per cento, ha fatto segnare nei mesi di luglio e agosto valori meno favorevoli (51,2 e 51,7 per cento). Nel 2009 il prodotto dell’industria era complessivamente aumentato dell’11,0 per cento, 1,9 punti percentuali in meno rispetto al 2008. La crescita della produzione industriale aveva rallentato al 3,8 per cento nei primi due mesi dell’anno, in media al 7 circa nel primo semestre, a fronte di valori medi per il 2008 e 2007 rispettivamente pari al 13,0 e 17,1 per cento. Sulle aspettative degli imprenditori, nel complesso ancora positivamente influenzate dalle misure ricomprese nel pacchetto di stimolo fiscale, pesano le prospettive incerte di esportazioni e consumi

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interni, le crescenti pressioni sui prezzi alla produzione e l’eccesso di capacità produttiva che contraddistingue
interni, le crescenti pressioni sui prezzi alla produzione e l’eccesso di capacità produttiva che contraddistingue

interni, le crescenti pressioni sui prezzi alla produzione e l’eccesso di capacità produttiva che contraddistingue alcuni comparti del manifatturiero. Negli ultimi mesi hanno ripreso ad aumentare anche i profitti delle imprese, in particolare nei comparti del petrolchimico, dell’automobile, dell’edilizia, beneficiando del rapido miglioramento della congiuntura.

Investimenti Fissi La domanda – Nei primi otto mesi dell’anno lo sviluppo degli investimenti fissi lordi è risultato pari al 25 per cento circa, a fronte di valori per il periodo corrispondente del 2009 superiori al 32. Riflettendo l’attenuazione delle misure ricomprese nel piano di stimolo fiscale, la crescita degli investimenti si è sostanzialmente riportata sugli elevati ritmi di crescita mostrati tra il 2006 e il 2008 pari al 25 per cento. In base alle stime del NBSC, la formazione di capitale fisso (al lordo delle variazioni delle scorte) starebbe fornendo tra i fattori di domanda il contributo principale anche nel 2010 alla crescita complessiva del prodotto (10,3 per cento), seppur con intensità inferiore rispetto al 2009. I governi locali (che partecipano alla realizzazione dell’80 per cento circa degli investimenti pubblici) starebbero accelerando le procedure di avvio di nuovi progetti di investimento, nel timore che i Ministeri centrali possano presto rendere più difficoltosi i rispettivi procedimenti di autorizzazione, tagliando in particolare le fonti di finanziamento ai veicoli degli enti locali che gestiscono i progetti di spesa in conto capitale. Anche in ragione dei controlli più accurati che il governo centrale sta svolgendo sull’attività di progettazione e investimento delle amministrazioni locali, si stima che gli investimenti in capitale fisso nei settori più direttamente influenzati dalla spesa pubblica rallentino, accelerando invece nel comparto immobiliare e in quello delle imprese a partecipazione estera.

Vendite al dettaglio Le vendite al dettaglio hanno continuando ad espandersi a ritmi elevati, in media di circa il 19 per cento

in termini nominali tra gennaio e agosto.

Nonostante la domanda delle famiglie stia beneficiando degli incrementi salariali e del miglioramento del clima di fiducia, resta ampiamente costretta da fattori di natura strutturale. Il processo di irrobustimento della rete di sicurezza sociale non appare sufficientemente rapido da ridurre in tempi apprezzabili l’elevato risparmio precauzionale delle famiglie, i cui rendimenti sono peraltro molto limitati dall’arretratezza del sistema finanziario. Nel breve periodo le recenti restrizioni governative sulle transazioni immobiliari potrebbero rallentare le vendite dei beni di consumo legati alle nuove abitazioni, uno dei segmenti rivelatosi più dinamico nel 2009; il prolungamento degli incentivi pubblici

per gli acquisti di automobili ed elettrodomestici, inoltre, avrebbe diffuso tra i consumatori la percezione

di tali misure come permanenti, riducendone l’efficacia.

Prezzi al Consumo Con il 2010 gli indici dei prezzi al consumo e alla produzione hanno ripreso ad aumentare, portandosi ad agosto rispettivamente al 3,5 e 4,3 per cento, nonostante la fase di prolungata debolezza della domanda a livello internazionale. L’accelerazione dell’indice CPI ha in particolare riflesso gli incrementi dei prezzi dei beni alimentari. I prezzi dei beni alimentari, che rappresentano più di un terzo del paniere CPI, sono aumentati del 7,5 per cento ad agosto, risentendo dei diffusi rincari di cereali, ortaggi e frutta, connessi alla siccità che ha contraddistinto le aree sud occidentali del paese.

La politica monetaria e il finanziamento dell’economia Nel corso del 2009 la politica monetaria si era invece mantenuta decisamente espansiva. Alla fine di dicembre M2 risultava in aumento del 27,6 per cento su base annua, circa 10 punti percentuali al di sopra dell’incremento del 2008. A partire dallo scorso mese di novembre l’espansione monetaria ha tuttavia rallentato: riflettendo il progressivo aggiustamento da parte della PBoC della policy stance, che rimane al momento ancora accomodante, alla fine di agosto M2 aveva decelerato al 19,2 per cento su base annua.

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La PBoC ha inoltre sottolineato che le misure di rientro dalle politiche monetarie espansive dovrebbero
La PBoC ha inoltre sottolineato che le misure di rientro dalle politiche monetarie espansive dovrebbero

La PBoC ha inoltre sottolineato che le misure di rientro dalle politiche monetarie espansive dovrebbero essere coordinate con gli interventi delle Banche Centrali delle altre aree valutarie. La Banca Centrale ha intensificato il drenaggio di liquidità sui mercati, guidando al rialzo i rendimenti dei titoli delle operazioni di mercato aperto, e ha aumentato il coefficiente di riserva obbligatorio in tre occasioni. Riflettendo la dinamica dei tassi di interesse reali, in territorio negativo da febbraio, la componente più liquida dell’offerta di moneta (M1), in particolare i depositi a vista, sta crescendo a un ritmo notevolmente superiore rispetto a quello dei depositi a tempo e vincolati. Nell’ultimo rapporto trimestrale, la PBoC ha inoltre ribadito la propria intenzione di rimuovere ulteriormente le condizioni accomodanti di politica monetaria che hanno contribuito a sostenere la ripresa, per riportarle verso una situazione di neutralità. Per moderare le aspettative d’inflazione e conseguire l’obiettivo di una crescita più controllata del credito nel 2010, la Banca Centrale potrebbe servirsi nei prossimi mesi anche della leva dei tassi d’interesse, proseguendo inoltre ad innalzare il coefficiente di riserva obbligatorio e a drenare liquidità dai mercati. Tuttavia, data l’incertezza della congiuntura internazionale, vi sono forti pressioni politiche interne mirate a ritardare l’adozione di incisive misure di restrizione monetaria; è concreto il rischio che ne derivino interventi di intensità insufficiente o in ritardo, ai quali potrebbero associarsi la formazione e l’ulteriore sviluppo di bolle sui mercati delle attività, oltre che inflazione al consumo.

Gli intermediari finanziari – Nei primi mesi dell’anno il ritmo di crescita degli impieghi bancari è diminuito rispetto ai picchi raggiunti nel 2009, mantenendosi tuttavia al di sopra del trend di medio periodo e dell’obiettivo annuale stabilito dalla China Banking Regulatory Commission (CBRC; 16-18 per cento); alla fine di agosto lo stock dei prestiti è risultato in aumento del 18,6 per cento in ragione d’anno. Nel 2009 le banche avevano accordato nuovi impieghi per 9.590 miliardi di RMB (1.400 miliardi di dollari circa, quasi il 30 per cento del PIL).

Le banche stanno continuando a registrare profitti, in particolare riconducibili ai ricavi da servizi e commissioni; tuttavia, nonostante abbiano anche accantonato risorse crescenti nel passivo per far fronte al possibile incremento delle sofferenze, i coefficienti di adeguatezza patrimoniale hanno continuato a ridursi. Le grandi banche commerciali quotate hanno annunciato la propria intenzione di raccogliere fondi dai mercati tramite emissioni azionarie e la vendita di obbligazioni convertibili; la Agricultural Bank of China ha programmato per il mese di luglio la propria quotazione presso le borse di Shanghai e Hong Kong. Le notizie di prossime, rilevanti emissioni azionarie da parte delle grandi banche, assieme alle attese misure di restrizione monetaria, alla perdurante incertezza della congiuntura economica internazionale e ai timori di forte crescita delle sofferenze, hanno provocato la riduzione dei rispettivi corsi azionari. La Central Huijin Investments, la holding tramite la quale il Governo controlla le banche principali, ha in seguito dichiarato che acquisterà quote rilevanti delle nuove emissioni.

I mercati azionari – Lo Shanghai Composite Index, il principale indice del mercato azionario, si era riportato al mese di luglio sui livelli raggiunti nel maggio 2009. I corsi azionari sono stati negativamente influenzati dalla crisi del debito europeo e dalle aspettative di ulteriori, robuste misure di restrizione monetaria e creditizia, che farebbero seguito a quelle già adottate dalla PBoC e agli interventi adottati da parte del Governo sul mercato immobiliare. I titoli del settore bancario e quelli legati al mercato dell’edilizia hanno fatto segnare i ribassi maggiori. Tra le misure volte a frenare l'aumento dei prezzi delle abitazioni, le autorità hanno incrementato l’acconto minimo da versare al momento della stipula di un mutuo immobiliare e prolungato il periodo in cui la proprietà dell’immobile deve essere mantenuta per non incorrere in oneri fiscali; per limitare, in linea generale, gli acquisti di appartamenti a uno per famiglia, è stato inoltre informalmente richiesto alle banche commerciali di aumentare i tassi di interesse dei mutui per la seconda casa, e di sospendere i prestiti per gli acquisti di terze case.

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Secondo gli analisti il complesso di questi interventi, se da un lato sta producendo i
Secondo gli analisti il complesso di questi interventi, se da un lato sta producendo i

Secondo gli analisti il complesso di questi interventi, se da un lato sta producendo i primi effetti sulla dinamica dei prezzi delle abitazioni, dall’altro finirà per riversare su altri settori l’elevata liquidità in circolazione, alimentando l’eccesso di capacità produttiva nei settori industriali più legati alle amministrazioni locali e, date le ridotte possibilità d'investimento in Cina, un nuovo spostamento dei capitali verso i mercati azionari.

In seguito a tali misure l'indice azionario è infatti cresciuto più del 10 per cento, sulla scia dei flussi di

investimenti speculativi, che si stanno muovendo dal mercato immobiliare a quello azionario.

Tasso di cambio – Il 19 giugno u.s. la Banca Centrale ha annunciato la revisione della politica del cambio del Renminbi. Il comunicato, scarno nei dettagli, ha introdotto maggiore flessibilità nella gestione del cambio; implica lo sganciamento del RMB dalla parità fissa con il dollaro, per un nuovo passaggio a un sistema di fluttuazione controllata nei confronti di un paniere di valute, tramite oscillazioni giornaliere contenute in una banda dello 0,5 per cento. La formulazione scelta dalla PBoC è essenzialmente la stessa utilizzata il 21 luglio del 2005, quando la Banca Centrale aveva anche effettuato una rivalutazione iniziale del RMB del 2 per cento, oltre ad avere esplicitato lo sganciamento dalla parità con il dollaro USA. Nel comunicato si fa riferimento alla misura, adottata nel luglio del 2008, di ancorare il RMB al dollaro, quando le condizioni dei mercati finanziari internazionali si stavano rapidamente deteriorando. La PBoC rivendica il ruolo che la stabilità del RMB avrebbe svolto nel mitigare l’impatto della crisi e nel

contribuire alla ripresa della regione e a quella globale; facendo riferimento inoltre all’attuale situazione

di maggiore equilibrio dei conti con l’estero, la Banca Centrale evidenzia che la riforma non condurrà

necessariamente a una rivalutazione significativa del RMB. L’adozione della misura, richiesta con forza e a lungo dalla comunità internazionale, era stata con ogni probabilità ritardata dalla turbolenza finanziaria associata alla crisi delle finanze pubbliche che ha recentemente coinvolto alcuni dei paesi europei. L’intervento risulta coerente anche con le dinamiche

economiche interne: alla positiva evoluzione congiunturale dell’economia domestica negli ultimi mesi si sono infatti associati da una parte la ripresa dell’interscambio commerciale, dall’altra crescenti tensioni sui prezzi dei beni e delle attività. Come è accaduto nel biennio 2007-08, l’adozione di un regime di fluttuazione controllata potrebbe attrarre maggiori flussi di capitale, guidati dalle aspettative di rivalutazione del RMB, a fronte dei quali

la PBoC sarebbe chiamata a massicci, ulteriori interventi di sterilizzazione. Parallelamente, l’eventuale

rivalutazione del cambio irrobustirebbe gli acquisti di commodities e l’attività di investimento all’estero

delle imprese pubbliche, che il Governo sta fortemente incentivando. Le dichiarazioni delle autorità hanno sottolineato le esigenze di natura economica interna alla base dell’adozione del provvedimento. La tempistica della comunicazione della PBoC, una settimana prima del meeting G20 in Canada, dimostra tuttavia che sull'adozione della misura hanno pesato in maniera decisiva le motivazioni dettate dall’agenda di politica internazionale. La Cina non vuole assolutamente affrontare al tavolo dei negoziati la tematica del cambio, che ha alimentato diffusi sentimenti di ostilità nei confronti della propria politica commerciale, rischiando di provocare conseguenti sanzioni tariffarie, in primis dagli USA, estremamente costose per un’economia tra le più aperte alla domanda internazionale. Dall’adozione della misura all’inizio di ottobre il cambio si è rivalutato di circa il 2 per cento nei confronti del dollaro, deprezzandosi verso l’euro del 10.

La bilancia dei pagamenti e le riserve ufficiali – In base ai dati rilasciati dalla State Administration of Foreign Exchange (SAFE), nel primo trimestre l’avanzo di parte corrente è risultato pari a 40,9 miliardi

di dollari, in calo del 48 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2009; il saldo dei conti capitale

e finanziario (al netto di errori e omissioni) è stato pari a circa 55 miliardi di dollari, un terzo dei quali

riconducibili agli investimenti diretti esteri. Tenendo conto delle variazioni nel valore delle attività detenute non denominate in dollari, le riserve ufficiali sono aumentate di circa 48 miliardi di dollari. Gli afflussi di capitali sono rimasti elevati anche quando altri mercati emergenti ne hanno sperimentato rilevanti deflussi connessi alla turbolenza finanziaria accesa dalla crisi delle finanze pubbliche in Grecia.

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Piuttosto che dai differenziali nei tassi di interesse, gli afflussi di capitali speculativi sembrano essere
Piuttosto che dai differenziali nei tassi di interesse, gli afflussi di capitali speculativi sembrano essere

Piuttosto che dai differenziali nei tassi di interesse, gli afflussi di capitali speculativi sembrano essere soprattutto attirati dalla possibilità di conseguire utili legati agli andamenti di alcuni mercati domestici, il settore immobiliare in primis, e ricavi da rivalutazione del cambio.

Le previsioni In base alle attese censite in settembre da Consensus Forecasts, il PIL crescerebbe del 10 per cento circa in termini reali nel 2010. A partire dalla seconda metà del 2009 le previsioni di crescita sono state progressivamente riviste al rialzo, in seguito al consolidamento della domanda interna, ai segnali di ripresa delle esportazioni e al rilascio da parte dell’Istituto di statistica dei favorevoli dati di contabilità nazionale. Per il 2011, le aspettative sono per una crescita del 9 per cento. Permangono intatte le incertezze sulle prospettive future di crescita legate agli squilibri del modello di sviluppo del paese, interni ed esterni, in particolare all’effettiva capacità del settore privato di generare in tempi rapidi una domanda in grado di sostituirsi a quella esterna o del settore pubblico. La stabile ripresa dei consumi e degli investimenti privati rimane soggetta a dei rischi, tenuto conto degli andamenti tuttora incerti dei profitti, dei salari e dell’elevata capacità produttiva inutilizzata che contraddistingue alcuni settori del manifatturiero. La ripresa ha inoltre goduto di fattori temporanei legati al ciclo delle scorte e all’impulso delle misure di politica economica, che nei prossimi mesi verranno gradualmente meno.

b) Grado di apertura del Paese al commercio internazionale e agli investimenti esteri

Nei primi mesi dell’anno l’interscambio commerciale si è ripreso, riportandosi sugli elevati valori raggiunti prima dell’inizio della crisi finanziaria. Tra gennaio e agosto le esportazioni in valore sono complessivamente aumentate di circa il 35 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2009, sospinte dai settori dell’elettronica e delle macchine e macchinari. Nello stesso periodo le importazioni sono cresciute a un ritmo addirittura superiore (48 per cento

circa), in progressiva decelerazione tuttavia nel corso dell’anno. L'avanzo commerciale nei primi otto mesi del 2010 è risultato pari a 105 miliardi di dollari, il 15,4 per cento in meno rispetto al corrispondente periodo del 2009. Il settore degli scambi con l’estero è quello che aveva maggiormente sofferto la fase di ripiegamento ciclico: nel 2009 le esportazioni e le importazioni si sono ridotte rispettivamente del 16,0 e 11,2 per cento in termini nominali. L’intensità del traffico di perfezionamento attivo resta inferiore rispetto ai valori precedenti alla crisi, confermando la fase di incertezza della domanda di esportazioni cinesi espressa dalle economie avanzate. Le importazioni della maggior parte delle commodities hanno inoltre decelerato; riguardo l’alluminio, in particolare, una parte significativa degli ingenti acquisti realizzati lo scorso anno sarebbe riconducibile a finalità speculative. Permangono invece significative le importazioni di energia e quelle di rame, sulla scia della fase di forte crescita del settore immobiliare.

TABELLA N.1 - INTERSCAMBIO E SALDO COMMERCIALE DELLA CINA $ mdi.

 

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

VAR. %

Juglio

Juglio 09/10

Importazioni

560,8

660,2

791,8

956,3

1131,469

1003,893

649,406

52.99

Esportazioni

593,7

762,3

969,3

1218,2

1428,869

1202,047

705,184

35,13

Interscambio

1154,5

1422,5

1761,1

2174,5

2560,338

2205,940

1354,590

43.14

Saldo

32,9

102,1

177,5

261,9

297,400

198.154

55,778

-42.72

Fonte: China Monthly Statistics 2003 –April.2010; World Trade Atlas 2004-June 2010 Elaborazione dati ICE Pechino

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TABELLA N. 2 -IMPORTAZIONI DELLA CINA: PRINCIPALI PAESI FORNITORI Periodo 2003 –luglio. 2010 (valori in
TABELLA N. 2 -IMPORTAZIONI DELLA CINA: PRINCIPALI PAESI FORNITORI Periodo 2003 –luglio. 2010 (valori in

TABELLA N. 2 -IMPORTAZIONI DELLA CINA: PRINCIPALI PAESI FORNITORI

Periodo 2003 –luglio. 2010

(valori in miliardi di US$)

Posiz

Paese /

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Var.%

.

Territorio

July

10/09Jul

Dic.2

009

 

Totale - di cui

560,81

660,22

791,79

956,3

1131,469

1003,893

649,40

52.99

6

1

Giappone

94,19

100,47

115,81

133,90

150,634

130,749

81,191

45.92

 

Corea del

               

2

Sud

62,17

76,87

89,82

104,04

112,154

102,125

65.303

49.52

3

Taiwan

64,76

74,66

87,14

100,99

103,325

85,706

55,697

60.15

4

U.S.A.

44,65

48,73

59,22

69,86

81,486

77,433

47,387

35,36

5

Germania

30,16

30,67

37,89

45,42

55,910

55,904

34,530

42.51

6

Australia

11,53

16,15

19,19

25,75

36,284

39,175

25,976

54.66

7

Malaysia

18,16

20,11

23,58

28,74

32,112

32,206

23,444

86.66

8

Brazil

8,656

9,982

12,907

18,342

29,632

28,311

16,051

39.57

9

Tailandia

11,54

13,99

17,96

22,65

25,627

24,846

15,667

50.51

10

Suadi

7,518

12,286

15,086

17,546

31,072

23,582

15,262

81.16

Arabia

11

Russia

12,09

15,89

17,54

19,63

23,784

21,099

13,978

46.72

12

Angola

     

12,885

22,370

14,661

12,546

185.56

13

India

     

14,659

20,341

13,704

11,941

80.71

14

Singapore

     

17,520

20,062

17,636

11,436

55.71

15

Indonesia

     

12,380

14,377

13,538

9,659

73.18

17

Francia

7,66

9,02

11,29

13,35

15,651

13,023

8,107

35.48

20

Philipphines

9,06

12,87

17,68

23,13

19,502

11,936

7,497

50.64

22

Italia

6,44

6,93

8,61

10,22

11,657

11,027

6,601

25.60

25

Regno Unito

4,75

5,51

6,51

7,78

9,561

7,862

5,096

45.28

Fonte: China Monthly Statistics 2003 –March.2010, World Trade Atlas – 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, April .2010 Elaborazione dati ICE Pechino

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TABELLA N. 3 - COMPOSIZIONE MERCELOGICA (PRODOTTI PRINCIPALI) DELLE IMPORTAZIONI DELLA CINA DAL MONDO valore
TABELLA N. 3 - COMPOSIZIONE MERCELOGICA (PRODOTTI PRINCIPALI) DELLE IMPORTAZIONI DELLA CINA DAL MONDO valore

TABELLA N. 3 - COMPOSIZIONE MERCELOGICA (PRODOTTI PRINCIPALI) DELLE IMPORTAZIONI DELLA CINA DAL MONDO

valore totale delle importazioni

649,406

% of Total

Var.

%

100

10/09Jul.

52.99

Electrical machinery and equipment and parts thereof; sound recorders and reproducers, television image and sound recorders and reproducers, and parts and accessories of such articles (code 85)

142,370

21.92

39.17

Mineral fuels, mineral oils and product of their distillation; bituminous substances; Mineral waxes (code 27)

91,858

14.15

102.45

Machinery & mechanical appliances, (code 84)

78,217

12.04

39.26

Ores,Slag,Ash(code 26)

48,201

7.42

62.06

Optical, photographic, cinematographic, measuring, checking, precision, medical or surgical instruments and apparatus; parts and accessories thereof (Code 90)

42,240

6.50

54.82

Plastics and articles thereof (code 39)

30,755

4.74

50.58

Organic Chemicals(code 29)

24,281

3.74

46.04

Vehicles, Not Railway (code 87)

23,626

3.64

132.29

Copper and articles thereof (code 74)

22,752

3.50

98.07

Iron and steel (code 72)

12,520

1.93

-4.64

Misc Grain,Seed,Fruit (code 12)

12,401

1.91

22.36

Rubber (code 40)

7,810

1.20

83.75

Special Others(code 98)

7,434

1.15

489.16

Woodpulp, Etc. (code 47)

6,873

1.06

42.07

Misc. Chemical Products (code 38)

5,755

0.89

52.04

Others

92,313

14.21

 

Fonte: World Trade Atlas, China Edition 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009 e July. 2010 Elaborazione Dati ICE Pechino

Rapporti Paese congiunti Ambasciate/Uffici Ice estero

2010

1^ sem.

9

TABELLA N. 4 -ESPORTAZIONI DELLA CINA: PRINCIPALI PAESI DI DESTINAZIONE Periodo: 2004-Juglio 2010 (valori in
TABELLA N. 4 -ESPORTAZIONI DELLA CINA: PRINCIPALI PAESI DI DESTINAZIONE Periodo: 2004-Juglio 2010 (valori in

TABELLA N. 4 -ESPORTAZIONI DELLA CINA: PRINCIPALI PAESI DI DESTINAZIONE Periodo: 2004-Juglio 2010

(valori in miliardi di US$)

Posiz

PAESE/

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010 Jul

VAR.%

.

TERRITORIO

.

10/09Jul

Dic.2

009

 

Totale – di cui

593,65

762,33

969,32

1218,16

1428,869

1202,047

705,184

-35.13

1

U.S.A.

124,97

162,94

203,52

116,81

252,327

220,706

124,466

28.24

2

Hong Kong

101,13

124,50

155,43

184,29

190,772

166,109

93,486

34.12

3

Giappone

73,54

84,10

91,77

102,12

116,176

97,209

54,774

25.43

4

Corea del Sud

27,81

35,12

44,56

56,13

73,905

53,630

32,451

36.10

5

Germania

23,75

32,54

40,30

48,73

59,192

49,923

30,711

41.72

6

Olanda

18,52

25,88

30,84

41,41

45,921

36,689

22,251

45.53

7

India

5,93

8,94

14,59

24,04

31,516

25,570

18,435

41.68

8

Regno Unito

14,98

18,98

24,16

31,65

36,079

31,267

17,000

29.54

9

Singapore

12,70

16,72

23,19

29,68

32,325

30,050

16,113

27.16

11

Italia

9,23

11,69

15,98

21,18

26,608

20,246

13,491

41.96

12

Francia

   

13,897

20,32

23,307

21,445

13,218

41.68

13

Russia

9,07

13,21

15,83

28,48

33,011

17,507

11,785

59.08

Fonte: China Monthly Statistics 2004–March.2010, World Trade Atlas –2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009 e July. 2010 Elaborazione dati ICE Pechino

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2010

1^ sem.

10

T ABELLA N. 5 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA (PRODOTTI PRINCIPALI) DELLE ESPORTAZIONI DELLA CINA VERSO IL
T ABELLA N. 5 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA (PRODOTTI PRINCIPALI) DELLE ESPORTAZIONI DELLA CINA VERSO IL

TABELLA N. 5 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA (PRODOTTI PRINCIPALI) DELLE ESPORTAZIONI DELLA CINA VERSO IL MONDO al luglio 2010

VALORE TOTALE DELLE ESPORTAZIONI

705,184

% of Total

Var. % 10/09

100

Jun

35.13

Electrical machinery and equipment and parts thereof; sound recorders and reproducers, television image and sound recorders and reproducers, and parts and accessories of such articles (code 85)

168,705

23.92

35.66

Machinery & mechanical appliances (code 84)

141,914

20.12

36.55

Knit Apparel (code 61)

27,146

3.85

22.37

Optical, photographic, cinematographic, measuring, checking, precision, medical or surgical instruments and apparatus; parts and accessories thereof (code 90)

24,208

3.43

53.44

Furniture; bedding, mattresses, mattress supports, cushions and similar stuffed furnishings; lamps and lighting fittings, not elsewhere specified or included; illuminate designs, illuminated name-plates and the like; prefabricated buildings (code 94)

23,110

3.28

31.55

Woven Apparel (code 62)

22,779

3.23

8.00

Ships And Boats (code 89)

19,374

2.75

47.93

Iron/steel products (code 73)

18,128

2.57

5.41

Vehicles, not railways (code 87)

17,827

2.53

42.04

Plastic (code 39)

15.803

2.24

40.91

Footwear (code 64)

15,609

2.21

20.77

Organic Chemicals (code 29)

15,454

2.19

35.10

Iron And Steel (code 72)

15,406

2.19

205.99

Others

179,721

25.49

/

Fonte: World Trade Atlas, China Edition 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, July. 2010 Elaborazione dati ICE Pechino

Occorre ricordare che il Governo cinese, nel processo di riforme economiche e di apertura al commercio internazionale, ha sempre attivamente promosso anche gli investimenti, spinto dalla considerazione che i capitali stranieri siano diventati un’importante forza per la promozione dello sviluppo economico cinese. Nonostante il rallentamento dovuto alla crisi economica internazionale, il programma delle Autorita’ cinesi e’ volto ad una sempre maggiore apertura del paese nei confronti dell’estero migliorando gli strumenti sull’utilizzo dei capitali stranieri ed allargando ancora di piu’ gli spazi per il potenziamento degli investimenti esteri sul suo territorio. In tale contesto e’ stato indicato che la Cina indirizzera’ i capitali esteri soprattutto nei settori dell’High-tech, dell’ammodernamento dell’agricoltura, del risparmio energetico, dell’ambiente e del terziario, promuovendo lo sviluppo del settore manufatturiero di alto livello e della ricerca, per “partecipare attivamente alla rinascita della vecchia base industriale del nord- est ed allo sviluppo delle regioni occidentali del Paese”.

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2010

1^ sem.

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Tale richiamo generera’ una migliore integrazione tra i vari settori impegnati nella riorganizzazione dell’assetto
Tale richiamo generera’ una migliore integrazione tra i vari settori impegnati nella riorganizzazione dell’assetto

Tale richiamo generera’ una migliore integrazione tra i vari settori impegnati nella riorganizzazione dell’assetto industriale cinese allo scopo di sfornare prodotti di qualita’, esigendo quindi, da parte delle aziende, una seria verifica degli impianti obsoleti.

Tecnicamente, l’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio avvenuta nel dicembre del 2001 puo’ certamente considerarsi la svolta piu’ importante degli ultimi tempi per questo Paese. Il Governo cinese, per soddisfare i requisiti di adesione all’OMC, aveva creato i presupposti giuridici sin dal 31 ottobre 2000, modificando la legge sulle “Imprese a capitale interamente straniero” e quella sulle “Joint-venture di cooperative sino-straniere”. Il governo cinese ha anche approvato gli emendamenti alla legge sino-stranieri Equity Joint Ventures (EJVs). Dopo le modifiche, le imprese straniere godono di una maggiore autonomia nel sourcing di materie prime sia nella Cina continentale, o da altrove, e non sono più soggette alle restrizioni sulle vendite nel mercato interno 1 .

Secondo la nuova legge sul commercio con l'estero, in vigore dal luglio 2004, tutte le tipologie

di imprese, comprese quelle private, possono registrarsi secondo il diritto commerciale. Anche i

residenti cinesi possono effettuare scambi con l'estero ai sensi della nuova regolamentazione del

2004.

La nuova versione del “Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries", entrata in vigore il 1 dicembre 2007, prevede, per quei progetti di investimento straniero "incoraggiati", l’esenzione tariffaria sulle importazioni di macchinari e attrezzature per proprio uso.

Il governo centrale ha introdotto l’esenzione tariffaria e dell’IVA sulle importazioni di beni

strumentali per i progetti nel settore hi-tech e su altri settori prioritari quali l'energia, agricoltura, trasporti, infrastrutture, produzione di materie prime, e del terziario, come pure nelle industrie chiave (pillar industries).

Alla fine del 1999, l'Amministrazione delle Finanze dello Stato e del Ministero delle Finanze hanno diramato, congiuntamente, la “Circular on Tax Collection Regarding the Implementation

of the Decision Made by the State Council on Strengthening Technology Innovation and High

Secondo la circolare, le attrezzature importate per la produzione di

Technology Development”

beni elencati nella sezione "State Catalogue of New Technology Products", per il supporto tecnologico, gli accessori e le relative parti sono esenti da dazi doganali e dell'IVA. Analogo

trattamento viene esteso alle importazioni di tecnologia avanzata.

Al rallentamento degli IDE nel primo semestre del 2009 (da attribursi alla difficile fase congiunturale , alla persistente debolezza della domanda interna e all’effetto di alcune riforme fiscali) e’ seguito un clima favorevole che –come gia’ segnalato- ha prodotto un aumento di circa 20 punti in termini reali rispetto all’anno precedente.

Analogamente, gli investimenti cinesi all’estero sono in crescita.

Molti di questi investimenti sono stati diretti in attivita’ di acquisizione di materie prime, come, ad esempio, il secondo piu’ importante operatore cinese di minerali di ferro, Sinosteel Corp., che ha offerto un investimento nell’australiana “Midwest Corp.” di circa 1,3 mld di euro. Molto importante al fine degli investimenti cinesi all’estero, l’attivita’ dei Fondi Sovrani, con particolare riferimento alla China Investment Corporation (CIC), nata per volonta’ del Governo cinese per investire sui mercati esteri parte dell’enorme ammontare di riserve valutarie in possesso delle autorita’ monetarie di Pechino.

1 Per un maggiore approfondimento visitare il sito:

http://www.leggicinesi.it/dottrina/Timoteo_EJV.pdf

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2010

1^ sem.

12

Storicamente, come piu’ volte segnalato in passato, gli investimenti in uscita dalla Cina fanno registrare
Storicamente, come piu’ volte segnalato in passato, gli investimenti in uscita dalla Cina fanno registrare

Storicamente, come piu’ volte segnalato in passato, gli investimenti in uscita dalla Cina fanno registrare sin dal 2004 una forte crescita. Considerando che le dinamiche degli investimenti esteri cinesi sono sempre state oggetto di diretta regolamentazione e controllo politico, l’esplosione degli ultimi anni deve essere intesa come un via libera istituzionale al perseguimento di obiettivi globali da parte dei grandi gruppi industriali, soprattutto statali (piu’ dell’80% del valore totale). Non a caso tale flusso si dirige soprattutto verso Asia ed America Latina (80% del totale), regioni in cui i massicci interventi sono finalizzati soprattutto al sourcing di materie prime. Settore trainante e’, ovviamente, il minerario. Flussi minori interessano Europa e Stati Uniti, aree nelle quali la Cina mira soprattutto ad acquistare tecnologia, marchi, design.

TABELLA N. 6 - INVESTIMENTI STRANIERI IN CINA CON CAPITALE

UTILIZZATO

(2002- Giugno. 2010 ESCLUSI I PRESTITI)

 

(valori in miliardi di U$)

 

Posiz

PAESE

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010Jun

Nov.

TERRITO

.

2009

RIO

 

52,74

53,50

64,07

60,33

63,00

74,80

92,395

90,03

23,443

Totale - di cui

3

1

Hong

17,86

17,70

18,99

17,95

20,23

27,70

41,036

46,07

28,257

Kong

2

Virgin

6,12

5,78

6,73

9,02

11,25

16,55

15,954

11,29

5,172

Islands

3

Singapore

2,34

2,06

2,01

2,20

2,26

3,185

4,435

3,605

2,616

4

Giappone

4,19

5,05

5,45

6,53

4,59

3,589

3,652

4,105

2,039

5

U.S.A.

5,42

4,20

3,94

3,06

2,87

2,616

2,944

2,555

1,648

6

Corea

del

2,72

4,49

6,25

5.17

3,89

3,678

3,135

2,700

1,451

Sud

7

Cayman

1,18

0,87

2,04

1,95

2,09

2,571

3,145

2,582

1,331

Islands

8

Taiwan

3,97

3,38

3,12

2,15

2,14

1,774

1,899

1,881

1,163

9

West

0,88

0,99

1,13

1,35

1,54

2,170

2,550

2,020

872

Samoa

10

Olanda

0,57

0,73

0,81

1,04

0,84

0,617

0,862

0,741

578

11

Germania

0,93

0,86

1,06

1,53

1,98

0,734

0,900

1,217

485

12

Francia

0,58

0,60

0,66

0,62

0,38

0,456

0,588

0,654

470

13

Macao

0,47

0,42

0,55

0,60

0,60

0,637

0,582

0,815

423

14

Canada

0,59

0,56

0,61

0,45

0,42

0,397

0,543

0,862

388

15

Gran

0,90

0,74

0,79

0,96

0.73

0,831

0,914

0,679

330

Bretagna

16

Italia

0,18

0,32

0,28

0,32

0,35

0,348

0,493

0,352

177

17

Malaysia

0,37

0,25

0,39

0,36

0,39

0,397

0,247

0,429

174

Fonte: China Statistical Yearbook 2002 –April. 2010, China Monthly Statistics 2004,2005,2006,2007, 2008, 2009 e July.2010 Elaborazione dati ICE Pechino.

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2010

1^ sem.

13

c) Andamento dell’interscambio commerciale con l’Italia e degli investimenti diretti esteri bilaterali 
c) Andamento dell’interscambio commerciale con l’Italia e degli investimenti diretti esteri bilaterali 

c) Andamento dell’interscambio commerciale con l’Italia e degli investimenti diretti esteri bilaterali

Interscambio bilaterale

In base ai dati Atlas-ICE, l’Italia rappresenta il quindicesimo partner commerciale della Cina per il volume complessivo degli scambi commerciali. Nel corso del 2009 l’interscambio tra i due paesi è stato pari a circa 31 miliardi di USD, in riduzione del 18,3 per cento rispetto al 2008, risentendo significativamente degli effetti della crisi economica globale; nel quinquennio precedente era cresciuto in media del 27 per cento circa all’anno. Nel dettaglio, le importazioni dell’Italia dalla Cina sono infatti significativamente diminuite nel 2009 (-23,9 per cento; fig. 1); le esportazioni si sono ridotte in misura meno accentuata, del 5,4 per cento, nello sfavorevole contesto congiunturale in cui gli scambi a livello globale si contraevano complessivamente del 12 per cento circa. Gli acquisti di beni dalla Cina restano tuttavia su livelli notevolmente superiori (20,2 miliardi di dollari) rispetto alle vendite (11,0): il deficit della bilancia commerciale bilaterale, pur in forte contrazione per via dei fattori ciclici nel 2009, è risultato per il 2009 pari a circa 9,2 miliardi di dollari. Nei primi sei mesi dell’anno in corso la forte ripresa delle esportazioni dalla Cina sta riportando le dimensioni del surplus commerciale nei confronti dell’Italia, ipotizzando ritmi di incremento costanti per il resto del 2010, sui livelli del 2008.

Il principale settore esportatore del made in Italy in Cina, tra i diversi comparti del manifatturiero, risulta quello delle macchine, degli apparecchi meccanici, elettrici e di precisione, con una quota del 45 per cento circa del totale (in crescita del 7,3 per cento rispetto all’anno precedente). Per quanto riguarda i flussi commerciali di direzione opposta si evidenzia il ruolo particolarmente rilevante tra le importazioni in Italia dalla Cina dei prodotti dell’industria tessile e dell’abbigliamento, del cuoio e delle calzature.

Si rileva inoltre, in una tendenza di fondo caratterizzata dall’aumento dei legami commerciali tra i due paesi, che si sta progressivamente realizzando una ricomposizione delle esportazioni cinesi in Italia a favore dei comparti a più elevato valore aggiunto e complessità produttiva, in particolare nel settore della componentistica informatica (computer e unità periferiche), delle componenti e schede elettroniche.

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2010

1^ sem.

14

Figura 1 Interscambio bilaterale e saldo di parte corrente (dati annuali; miliardi di dollari) Deficit
Figura 1 Interscambio bilaterale e saldo di parte corrente (dati annuali; miliardi di dollari) Deficit

Figura 1

Interscambio bilaterale e saldo di parte corrente (dati annuali; miliardi di dollari) Deficit di parte
Interscambio bilaterale e saldo di parte corrente
(dati annuali; miliardi di dollari)
Deficit di parte corrente (1)
Esportazioni (2)
Importazioni (2)
30
18
25
15
20
12
15
9
10
6
5
3
0
0
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010/6
Fonte: Atlas-ICE. I dati per il 2010 si riferiscono al primo semestre.
(1) Scala di destra. – (2) Le esportazioni (importazioni) si riferiscono al traffico di merci
dall’Italia verso la Cina (viceversa), rispettivamente. Scala di sinistra.

TABELLA N. 7 - INTERSCAMBIO CINA-ITALIA $ mdi.

ANNO

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Var.%

giugno

10/09

Giugno

IMP.

IN

5,08

6,44

6,93

8,61

10,217

11,657

11,027

6,601

25.60

CINA

EXP.

6,65

9,23

11,69

15,98

21,177

26,608

20,246

13,491

41.96

VERSO

L’ITALIA

INTERSC

11,73

15,67

18,62

24,59

31,394

38,265

31,273

20,092

36.14

AMBIO

SALDO

-1,57

-2,79

-4,76

-7,37

-10,96

-14,951

-9,219

-6,890

62.04

PER

L’ITALIA

Rapporti Paese congiunti Ambasciate/Uffici Ice estero

2010

1^ sem.

15

TABELLA N. 8 - QUOTA DELL’ITALIA SUL TOTALE DELLE IMPORTAZIONI IN CINA   % 2001
TABELLA N. 8 - QUOTA DELL’ITALIA SUL TOTALE DELLE IMPORTAZIONI IN CINA   % 2001

TABELLA N. 8 - QUOTA DELL’ITALIA SUL TOTALE DELLE IMPORTAZIONI IN CINA

 

%

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010 Giugno

1,56

1,46

1,23

1,15

1,05

1,09

1,07

1,03

1,10

1.02

Fonte: World Trade Atlas, China Edition 2004, 2005, 2006, 2007, 2008,2009 e 2010 July Elaborazione dati ICE Pechino

TABELLA N. 9 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEI PRINCIPALI PRODOTTI IMPORTATI IN CINA DALL’ITALIA a giugno 2010

 

$mdi.

VALORE TOTALE ESPORTAZIONI

 

6,601

% of Total

 

Var.

%

 

100

10/09Giugno

25.60

Machinery & mechanical appliances (code 84)

 

2,665

40.38

 

21.45

Electrical machinery and equipment and parts thereof; sound recorders and reproducers, television image and sound recorders and reproducers, and parts and accessories of such articles (code 85)

610

9.24

-17.07

Hides And Skins (code 41)

 

335

5.07

51.73

Pharmaceutical Production (code 30)

 

282

4.27

53.89

Plastics and articles thereof (code 39)

 

268

4.07

76.52

Optical, photographic, cinematographic, measuring, checking, precision, medical or surgical instruments and apparatus; parts and accessories thereof (code 90)

254

3.85

13.98

Articles of iron or steel (code 73)

 

177

2.69

-22.84

Leather Art;Saddlry;Bags (code 42)

 

151

2.29

90.85

Copper + Articles Thereof (code74)

 

141

2.14

370.80

Vehicles,Not Railway (code 87)

 

138

2.08

95.01

Organic Chemicals (code 29)

 

113

1.71

70.96

Woven Apparel (code 62)

 

110

1.67

31.82

Others

1,625

24.62

 

/

 

Fonte: World Trade Atlas - China Edition July. 2010 Elaborazione dati ICE Pechino

 

TABELLA N. 10 - QUOTA DELL’ITALIA SUL TOTALE ESPORTAZIONI DELLA CINA

%

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Jun

1,50

1,47

1,52

1,55

1,53

1,65

1,74

1,86

1,68

1,91

Fonte: World Trade Atlas, China Edition 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007,2008 2009 e 2010 July Elaborazione dati ICE Pechino

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TABELLA N. 11 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEI PRINCIPALI PRODOTTI ESPORTATI DALLA CINA VERSO L’ITALIA al
TABELLA N. 11 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEI PRINCIPALI PRODOTTI ESPORTATI DALLA CINA VERSO L’ITALIA al

TABELLA N. 11 - COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEI PRINCIPALI PRODOTTI ESPORTATI DALLA CINA VERSO L’ITALIA al giugno 2010 mdi.$

VALORE TOTALE IMPORTAZIONI

13,491

% of Total

Var.%

100

10/09 Jun

41.96

Electrical machinery and equipment and parts thereof; sound recorders and reproducers, television image and sound recorders and reproducers, and parts and accessories of such articles (code

2,651

19.65

46.79

85)

Machinery & mechanical appliances (code 84)

2,394

17.74

48.67

Woven Apparel (code 62)

765

5.67

4.39

Ships And Boats (code 89)

742

5.50

160.34

Knit Apparel (code 61)

679

5.04

31.68

Iron And Steel (code 72)

495

3.67

364.85

Furniture And Beddin (code 94)

443

3.29

31.68

Organic chemicals (code 29)

442

3.28

41.03

Vehicles, Not Railwa (code 87)

428

3.17

32.62

Leathr Art;Saddlry; (code 42)

343

2.54

19.57

Iron/Steel Products; (code 73)

313

2.32

18.37

Optical, photographic, cinematographic, measuring, checking, precision, medical or surgical instruments and apparatus; parts and accessories thereof (code 90)

286

2.12

40.69

Others

3,510

26.02

/

Fonte: World Trade Atlas - China Edition May. 2010. Elaborazione dati ICE Pechino

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Investimenti diretti esteri bilaterali Secondo la base dati Reprint-Italia Multinazionale , e gli ultimi dati

Investimenti diretti esteri bilaterali

Investimenti diretti esteri bilaterali Secondo la base dati Reprint-Italia Multinazionale , e gli ultimi dati

Secondo la base dati Reprint-Italia Multinazionale, e gli ultimi dati strutturali disponibili, al 2008 circa 1.000 imprese italiane avevano realizzato investimenti diretti esteri in Cina, ai quali sono complessivamente riconducibili oltre 60 mila posti di lavoro e un fatturato di circa 5 miliardi di euro (tav. B).

In base al numero di iniziative italiane di internazionalizzazione, la Cina rappresenta il secondo tra i mercati non UE, dopo gli Stati Uniti. Tra il 2002 e il 2008 gli investimenti diretti esteri nel paese sono aumentati di circa il 60 per cento, a un ritmo 3 volte superiore del totale.

Dal punto di vista settoriale, gli investimenti diretti esteri italiani in Cina si concentrano nei settori delle macchine e apparecchiature elettriche e ottiche, apparecchi meccanici, autoveicoli e mobili.

 

Tavola B

 

Imprese estere partecipate da imprese italiane, per nazione (valori al 2008 e variazioni percentuali rispetto al 2002)

 
 

Paese

n. di IDE

Quota sul

Variazione

Addetti

Fatturato (1)

totale

percentuale

1

Stati Uniti

2.232

9,9

18,7

77.107

28.960

2

Francia

2.123

9,5

13,6

137.642

53.336

3

Germania

1.743

7,8

19,2

95.248

49.693

4

Spagna

1.633

7,3

36,9

73.971

52.295

Gran

5

Bretagna

1.456

6,5

13,3

70.380

36.720

6

Romania

1.091

4,9

28,1

85.382

4.312

7

Cina

975

4,3

58,8

61.023

4.959

8

Brasile

710

3,2

14,5

76.748

22.062

9

Polonia

561

2,5

19,1

51.673

10.987

10

Svizzera

524

2,3

14,4

70.258

13.782

Fonte: Banca dati Reprint, Politecnico di Milano - ICE. (1) Milioni di euro.

 

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2. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DI INTERVENTO a) Valutazione della penetrazione commerciale dei prodotti italiani sul
2. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DI INTERVENTO a) Valutazione della penetrazione commerciale dei prodotti italiani sul

2. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DI INTERVENTO

a) Valutazione della penetrazione commerciale dei prodotti italiani sul mercato locale

Mentre l’economia mondiale riemerge tra molte incertezze dalla crisi finanziaria, la Cina continua a far segnare consistenti tassi di crescita. La crisi ha prodotto effetti limitati sull’economia cinese: soffrono tuttora i settori a prevalente vocazione esportativa, mentre i consumi interni – sostenuti dalla politiche monetarie e fiscali del Governo - hanno inciso positivamente sulla performance registrata nell’ultimo biennio. Gli operatori economici domestici e internazionali concentrano le proprie strategie di sviluppo sul mercato cinese per far fronte alla riduzione dei profitti nei mercati maturi. Ne deriva un quadro competitivo estremamente difficile, in cui solo chi sapra’ elaborare una specifica, innovativa strategia di approccio al mercato riuscira’ a trarre profitto dalle opportunita’ che si offrono. Nel settore dei beni di consumo e’ importante, in primo luogo, allargare l’offerta dei prodotti Made in Italy, cosi’ da poter cogliere appieno i frutti del progressivo ampliarsi delle fasce medio-alte ed alte della popolazione. Si stima nel medio periodo i consumatori d’interesse per il Made in Italy ammontino a circa duecento cinquanta milioni di consumatori, fortemente concentrati nelle aree urbane. Altrettanto importante e’ avviare la penetrazione verso le citta’ di seconda e terza fascia che, dai punti di vista reddituale e socio-culturale, appaiono ormai pronte ad accogliere il prodotto italiano. In queste ultime e’ ancora possibile acquisire quelle rendite che il mercato cinese riconosce all’early-mover e la cui mancanza, in passato, ha pesato significativamente sul tasso di penetrazione del Made in Italy. I saggi di crescita attesi per il mercato dei beni di lusso nei prossimi anni si attestano sul 20- 30% annuo, e, in concomitanza con una significativa espansione del ceto medio-alto attesa nel periodo 2010-2020, la Cina dovrebbe sostituirsi al Giappone quale secondo mercato mondiale del lusso. Considerata la gia’ consolidata presenza dei principali marchi internazionali, la maturazione dei gusti del consumatore cinese – al momento ancora legato al marchio come status-symbol e poco interessato (e poco fedele) alla qualita’ sottostante - lo dovrebbe portare verso le produzioni di nicchia le cui strategie di marketing si incentrano piu’ su qualita’ del prodotto ed esclusivita’ che su pubblicita’ e politica del brand. Vi sono ottime opportunita’ per i settori calzaturiero, pellettiero, dell’occhialeria, del tessile-abbigliamento e – a dispetto degli elevati dazi – anche di oreficeria e gioielleria.

Anche il comparto dell’abitare, che comprende numerosi settori simbolo della specializzazione produttiva italiana, presenta notevoli opportunità sia commerciali che di insediamento produttivo potendo contare, anche in questo caso, sul cambiamento delle esigenze abitative della popolazione cinese. Atteso che il prodotto italiano puo’ al momento indirizzarsi solo ai segmenti a piu’ alto reddito, la strategia per ampliare la penetrazione del mercato dovra’ mirare soprattutto sulla filiera del contract e considerare delocalizzazioni produttive quantomeno parziali.

L’opportunita’ di addentrarsi nelle citta’ della seconda e terza fascia e’ particolarmente avvertita nel settore agro-alimentare, tenendo a mente che nelle metropoli di prima fascia la concorrenza e’ ormai forte ed il mercato, ferme restando le enormi possibilita’ di sviluppo legate al cambiamento dei consumi, e’ prossimo alla saturazione. Le maggiori opportunita’ risiedono dunque nella costruzione di nuovi mercati – le citta’ di seconda e terza fascia – e nel lento, progressivo lavoro di educazione al prodotto italiano.

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E’ comunque opportuno ricordare che il sistema distributivo cinese e’ tuttora estremamente frammentato e che
E’ comunque opportuno ricordare che il sistema distributivo cinese e’ tuttora estremamente frammentato e che

E’ comunque opportuno ricordare che il sistema distributivo cinese e’ tuttora estremamente frammentato e che l’Italia, diversamente da altri competitors stranieri, sconta l’ulteriore debolezza di non disporre di operatori nazionali nella grande distribuzione e nel franchising. La strategia di mercato dovra’ tenere in debito conto tali fattori, definendo, sin dall’inizio, segmenti ed aree geografiche che si intendono penetrare. In ogni caso, rimarra’ fondamentale lo sfruttamento del settore ho.re.ca. - oltre al trade - come canale di entrata nel mercato.

Volgendo lo sguardo alle dinamiche della domanda, giova segnalare – oltre al modificarsi ed ampliarsi delle abitudini di consumo - la maggiore attenzione rivolta dal consumatore cinese agli aspetti della sicurezza alimentare e dei contenuti nutrizionali, da cui scaturisce una domanda di prodotti alimentari premium.

Per quanto attiene al settore dei beni strumentali, in cui l’Italia vanta eccellenze di livello mondiale e, conseguentemente, un ruolo da protagonista tra i fornitori del mercato cinese, permangono interessanti possibilita’ di sviluppo per i segmenti a piu’ elevato tasso tecnologico, in concomitanza con il rapido ri-orientamento del comparto manifatturiero cinese verso produzioni a piu’ alto valore aggiunto ( dall’automotive alla chimica avanzata, dall’aerospazio alle biotecnologie, alla green economy). Anche all’interno delle industrie tradizionali si assiste alla progressiva ascesa del prodotto cinese verso i segmenti piu’ elevati e, simultaneamente, ad una maggiore attenzione verso i profili della qualita’, della sicurezza e dell’impatto ambientale. Macchine utensili, meccanica di precisione, componenti e semi-lavorati, logistica interna e automazione, meccanica strumentale in genere potranno contare, ancora per molti anni, su una domanda locale particolarmente sostenuta.

L’industria dell’automotive cinese – che negli anni ha acquisito notevoli competenze come subcontractor per imprese multinazionali dei paesi sviluppati – puo’ contare sul mercato domestico piu’ grande del mondo e, inoltre, si prepara ad esportare in tutto il mondo. Se ne possono avvantaggiare, a monte, i comparti delle macchine utensili e per la lavorazione della plastica, e, a valle, la motoristica, la componentistica a maggiore contenuto tecnologico, il design automobilistico e la progettazione. La nuova frontiera e’ rappresentata poi dai veicoli ibridi ed elettrici, al centro delle politiche d’incentivo governative.

Meritevole di menzione anche il comparto dell’aerospazio, verso il quale le Autorita’ di Pechino hanno convogliato forti investimenti mirando a produrre, entro un quinquennio, un aereo civile in grado di competere con la produzione di Boeing e Airbus, peraltro entrambe gia’ localizzate in Cina. Ancora, sono in fase ormai avanzata numerosi, ambiziosi progetti riguardanti il programma spaziale cinese e lo sviluppo di velivoli militari.

Del pari, il settore delle attrezzature medicali potra’ contare sui forti investimenti che il governo cinese intende convogliare verso il settore sanitario e previdenziale, soprattutto nelle aree rurali, nell’ambito del finora lento, ma inarrestabile processo di riforma del sistema assistenziale. Il settore energetico – in particolare oil & gas, eolico e idroelettrico - e’ parimenti destinatario di ingentissimi investimenti da parte delle Autorita’ di Pechino, per le quali produzione, approvvigionamento e distribuzione enrgetica rappresentano una priorita’ strategica assoluta.

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Menzione particolare merita il settore delle tecnologie ambientali, inteso sia strictu sensu come soluzioni per
Menzione particolare merita il settore delle tecnologie ambientali, inteso sia strictu sensu come soluzioni per

Menzione particolare merita il settore delle tecnologie ambientali, inteso sia strictu sensu come soluzioni per la tutela dell’ambiente che, piu’ in generale, come tecnologie verdi incorporate nel ciclo produttivo dei piu’ vari settori manifatturieri. Sotto il primo profilo si citano, a mero titolo esemplificativo, la depurazione delle acque e lo smaltimento dei rifiuti industriali; sotto il secondo prevalentemente i dispositivi integrati nei beni strumentali per la riduzione dei consumi energetici e delle emissisoni inquinanti.

Nelle infrastrutture i progetti di piu’ ampio respiro riguardano l’ammodernamento della rete e dell’armamento ferroviario, il trasporto urbano su rotaia, le infrasrutture portuali e aeroportuali. Si segnala infine che gli investimenti stranieri nel settore dei servizi (la sola voce negativa all’interno della bilancia commerciale cinese) sono ufficialmente incoraggiati dal governo locale, per quanto si riscontrino spesso ostacoli di natura politica ed amministrativa. In ogni caso, sembrano intravedersi buone possibilita’ nei settori finanziario, assicurativo, previdenziale, quantomeno nel medio-lungo periodo.

Capitolo a parte merita l’attivita’ di ricerca e sviluppo e, in particolare, di design e progettazione/prototipazione di prodotto, aree nelle quali l’industria cinese cerca l’expertise straniera soprattutto in vista del lancio dei prodotti e dei marchi cinesi sui mercati internazionali. L’Italia deve essere pronta a cogliere le occasioni che si presentano in vari settori quali l’automotive, il tessile-abbigliamento, l’arredamento, l’urbanistica e la progettazione di edifici. L’offerta turistica italiana, infine, potra’ contare sulla crescente domanda cinese che accompagna l’aumento del reddito disponibile. Il turismo, peraltro, puo’ fungere da volano per

la diffusione di prodotti italiani attraverso quel processo di assimilazione culturale dei consumi

che spesso segue la visita di un paese.

b) Valutazione degli investimenti diretti da e verso l’Italia

Le imprese italiane stabilitesi in Cina (escludendo Hong Kong) attraverso le piu’ varie modalita’

di presenza – uffici di rappresentanza, centro servizi con partner locale, WFOE, ecc. - sono circa

2000. Dal punto di vista settoriale, gli investimenti italiani sono abbastanza diversificati, con

quote comunque significative per la meccanica e il tessile. Dopo una prima fase in cui vi e’ stata una maggiore concentrazione geografica degli investimenti italiani - localizzati principalmente

in 5 delle 31 province e municipalita’ del Paese, situate nella fascia costiera: Shanghai, Jiangsu,

Shandong, Hebei e Tianjin - si va accentuando nell’ultimo anno una tendenza alla multi- polarita’: le imprese italiane sono presenti virtualmente in tutto il territorio cinese. La convenienza di un maggiore coinvolgimento nella realtà produttiva cinese risiede non solo nel risparmio sui costi di produzione, ma anche nell’accorciarsi dei tempi di consegna sul mercato locale, nella gestione dell’assistenza e dei servizi post-vendita e nella facilitazione concessa agli acquirenti che possono utilizzare valuta locale, evitando costose procedure di finanziamento in valuta estera. La presenza sul territorio – potrebbe addirittura dirsi la tangibilita’ - assicura inoltre una diversa percezione del prodotto/servizio straniero da parte della controparte cinese, conferendogli una credibilita’ che, spesso, anche un’indiscussa fama internazionale non e’ in grado di assicurare.

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Per molte aziende della meccanica la produzione in loco e’ ormai una scelta obbligata. Diventa
Per molte aziende della meccanica la produzione in loco e’ ormai una scelta obbligata. Diventa

Per molte aziende della meccanica la produzione in loco e’ ormai una scelta obbligata. Diventa comunque sempre piu’ pressante l’esigenza, anche per le aziende del comparto dei beni di consumo, di valutare la possibilità di porre in essere una strategia di penetrazione di lungo termine nel mercato cinese che includa la produzione e la distribuzione in loco di beni a forte caratterizzazione italiana per design e qualità, ma dal prezzo contenuto grazie ai minori costi di produzione. La strategia vincente - per beni capitali e di consumo - sembra essere quella di produrre in Cina il prodotto destinato alla locale fascia media, mantenendo in Italia la manifattura destinata alla fascia alta. Naturalmente, onde evitare la cannibalizzazione del prodotto a piu’ alto valore aggiunto, le produzioni devono essere commercializzate con marchi diversi e da team di vendita diversi.

L’opportunita’ di produrre in Cina e’ particolarmente avvertita dalle imprese italiane fornitrici

di componenti e tecnologie a favore di aziende di stato ed enti pubblici, i quali tendono a

privilegiare, anche nelle procedure di acquisto ad evidenza pubblica, le societa’ di diritto cinese (si rammenta che, ad oggi, la Cina non e’ parte dell’accordo sugli applati pubblici siglato in ambito OMC).

Nel maggio 2010 il Governo di Pechino ha fornito i nuovi indirizzi in materia investimenti esteri (Opinion n. 9), i quali confermano il favore (che si sostanzia in esenzioni fiscali e altre facilitazioni) per gli IDE connessi ad alta e nuova tecnologia, ambiente, nuove energie; restringendo invece il campo per le attivita’ inquinanti e ad alto consumo di energia. Degni di nota anche il ribadito sostegno agli insediamenti nella Cina centrale e occidentale, l’estensione alle aziende straniere delle misure di stimolo ed incentivo nazionali (cd. NARP – ad.es. aziende operanti nel campo delle nuove energie), la possibilita’ di dilazionare l’investimento (in un periodo di crisi finanziaria) conservando i benefici originariamente acquisiti.

Sul versante opposto, il flusso degli investimenti in uscita dalla Cina fa registrare sin dal 2004 una forte crescita anche se, in termini relativi, la Cina non figura ancora tra i primissimi investitori internazionali. Secondo le stime di MOFCOM il 2008 è stato un anno record per gli investimenti cinesi all'estero: il totale delle operazioni ha raggiunto i 52 miliardi di dollari – il doppio rispetto ai 26,5 miliardi del 2007 - e lo stock ha raggiunto i 123 miliardi di dollari.

Nel marzo 2009 il Governo cinese ha pubblicato le nuove norme di supervisione degli investimenti all'estero da parte di aziende cinesi (Measures for Overseas Investment Management), le quali hanno previsto il decentramento delle procedure di approvazione: gli uffici provinciali del MOFCOM sono autorizzati a decretare su progetti fino a un valore di 100

milioni di dollari (il precedente limite era di 10 milioni di dollari), mentre l'Autorita' Centrale conserva la competenza sui grandi investimenti e su iniziative industriali in paesi con i quali la Cina non mantiene relazioni diplomatiche. Vengono inoltre sensibilmente accorciati i termini amministrativi entro cui l'Ente governativo competente è tenuto ad emettere la sua decisione e viene abolito il parere degli Uffici Commerciali delle Ambasciate all'estero per gli investimenti

di

più modesta entità. Le norme introdotte non si applicano agli investimenti finanziari. Secondo

le

stime governative, le nuove norme spostano il processo decisionale a livello locale per l'85%

dei progetti di investimento.

A corredo, l'Ufficio Cambi cinese (State Administration of Foreign Exchange SAFE) ha anche

introdotto nuove regole che agevoleranno gli investimenti all'estero delle imprese cinesi. Si tratta delle Regulations on Foreign Exchange Administration of the Overseas Direct Investment of Domestic Institutions (Circular 30/2009). Le disposizioni facilitano il reperimento di valuta

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per gli investimenti all’estero e semplificano le procedure di approvazione presso la SAFE (rimuovendo l’approvazione
per gli investimenti all’estero e semplificano le procedure di approvazione presso la SAFE (rimuovendo l’approvazione

per gli investimenti all’estero e semplificano le procedure di approvazione presso la SAFE (rimuovendo l’approvazione preliminare e mantenendo l’obbligo di comunicazione).

Nelle previsioni della SAFE le nuove disposizioni dovrebbero favorire l’espatrio di circa 30 miliardi di USD in investimenti

Venendo all’analisi delle strategie d’investimento delle aziende cinesi, si puo’ osservare come le motivazioni sottostanti si siano progressivamente ampliate: dapprima soprattutto il superamento

di barriere tariffarie e la ricerca di risorse naturali, di commodities alimentari e di fonti di

energia, ora la gestione delle reti logistiche, l’acquisizione di competenze produttive,

tecnologiche, di disegno e di marchio (funzionali al miglioramento qualitativo delle produzioni nazionali) e la creazione di reti di vendita. Anche le modalita’ d’investimento si sono modificate nel tempo, con un aumento, in tempi recenti, di fusioni e acquisizioni (sostituitesi a operazioni greenfield e joint-ventures), specie di imprese in difficolta’. Diversi anche gli attori, con una maggiore partecipazione di societa’ private e con l’ingresso della China Investment Corporation

– il fondo sovrano d’investimento creato con lo scopo di gestire 300 miliardi di dollari provenienti dallo stock di riserve di valuta estera del paese.

Seppure Europa e Italia rimangano destinazioni marginali da un punto di vista quantitativo, esse corrispondono alle strategie d’investimento cinesi riconducibili alla ricerca di risorse ad alto valore aggiunto (cd. strategic asset seeking), intese sia come beni tangibili (impianti, macchinari) che intangibili (risorse umane, know-how, diritti di proprieta’ intellettuale).

Esiste dunque un buon potenziale di attrazione dei capitali cinesi nell’Italia dei distretti produttivi, dove l’investitore puo’ godere della presenza di economie di agglomerazione a livello di specializzazione del mercato del lavoro (si pensi al distretto automobilistico piemontese, dove la Changan Automobile Group e la Anhui Jinghuai Automobile Group hanno creato i propri centri di r&s e design, o il distretto varesino degli elettrodomestici, dove si e’ insediata la Haier).

Si tratta di operazioni che – diversamente dagli investimenti nel settore primario – portano con

se’ una serie di problemi di integrazione tra diverse culture manageriali. In tal senso occorre attivare strumenti atti a superare le resistenze che spesso impediscono all’operatore cinese di

investire in Europa: la paura di un ambiente giuridico, economico e politico alieno e, come detto, di un culture clash paralizzante. Lo sviluppo degli investimenti cinesi in Italia e italiani in Cina, comunque, e’ stato incluso tra

gli obiettivi al centro dei numerosi accordi siglati tra Cina e Italia sia in occasione della visita di

stato in Italia del Presidente cinese Hu Jintao del luglio 2009, sia in occasione della visita di Wen Jiabao nell’ottobre 2010.

c) Valutazione delle potenzialità di cooperazione commerciale ed industriale nei settori ad alto contenuto tecnologico.

Esistono notevoli opportunità di collaborazione nei comparti ad alto contenuto tecnologico in Cina, sempre che ci si muova da un dato di fatto imprescindibile: il dialogo tra i due Paesi non può essere piu’ inteso in senso unidirezionale – il primo che conferisce know-how al secondo – bensi’ deve prevedere attivita’ bilaterali in grado di garantire un vantaggio reciproco. In questa direzione si muove il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Innovazione italiano e della Scienza e Tecnologia cinese, firmato durante la visita del Premier Wen Jiabao a Roma del 6 e 7 ottobre 2010 e che comprende varie forme di cooperazione nei settori dell’innovazione industriale e, in particolare, la creazione di un centro per il trasferimento tecnologico che possa stimolare le capacità delle piccole e medie imprese nei due Paesi.

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La Cina ha da tempo avviato un ripensamento strategico sul proprio modello di sviluppo .
La Cina ha da tempo avviato un ripensamento strategico sul proprio modello di sviluppo .

La Cina ha da tempo avviato un ripensamento strategico sul proprio modello di sviluppo. In particolare, i gruppi dirigenti hanno compreso che il Paese ha urgente necessita’ di investire nell’economia della conoscenza e, quindi, da una parte, nelle tecnologie ad alto contenuto di innovazione e, dall’altra, anche nelle attivita’ creative (design, moda, nuovi media, arti, ecc.).

Il Premier Wen Jiabao, intervenendo il 13 settembre al Summer Davos 2010 di Tianjin, dopo

aver sottolineato che piu' di 470 delle maggiori 500 imprese del mondo hanno una presenza in Cina, ha ricordato alla comunita' economica internazionale la volonta' del Governo di proseguire nel cammino di riforme e apertura verso l'esterno avviato dal Paese negli ultimi anni.

Nel Report Annuale sull'attivita' di Governo presentato all'Assemblea Nazionale del Popolo il 5 marzo 2010, il Premier Wen Jiabao aveva confermato la strategia avviata dal 2006 per la trasformazione della Cina in un Paese indirizzato verso le frontiere di avanguardia della S&T. Il Primo Ministro - sia pure con termini estremamente generici - aveva anche sottolineato che, con lo scopo di accrescere l’efficienza e l'innovazione del settore industriale, l'Esecutivo avrebbe adottato nuove misure finalizzate ad una maggiore trasparenza nella governance delle imprese a partecipazione statale; ad aprire molte di esse all’azionariato privato; ad introdurre riforme nelle aziende in regime di monopolio e nelle public utilities e ad avviare "competitive mechanism" anche nei settori soggetti non aperti al mercato.

A questo proposito, occorre ricordare che il 1˚ dicembre 2007 e' entrato in vigore il "Catalogue

for the Guidance of Foreign Investment Industries"), approvato dal Consiglio di Stato e che prevede l'elenco dei settori in cui gli investimenti stranieri sono: a) incoraggiati; b) consentiti con restrizioni (soprattutto alla partecipazione azionaria); c) proibiti (tra questi armamenti, generazione e distribuzione di energia, petrolio e petrolchimico, telecomunicazioni, acciaio, aviazione e shipping industry). Nel discorso all'Assemblea del Popolo, il Premier non ha fatto cenni specifici alla revisione delle norme esistenti, tuttavia, ha voluto sottolineare la necessita' di creare un market environment in grado di garantire una equa competizione fra imprese con proprieta' privata e pubblica e, quindi, favorire una maggiore crescita del "non-public sector".

Anche il Ministero del Commercio ha annunciato - anche qui in modo ancora generico - una serie di riforme in grado di aprire l’economia e attrarre nuovi investimenti esteri. Esse includono la riduzione o l'abbattimento delle barriere all’entrata in settori, tra cui quelli finanziario, assicurativo e delle telecomunicazioni, e dei limiti nelle partecipazioni azionari ad imprese operanti in settori quali automotive, infrastrutture, sfruttamento delle risorse minerarie e commercio in generale (vedi www.fdi.gov.cn).

Il Presidente Hu Jintao il 15 ottobre 2007, durante i lavori del 17º Congresso del PCC, aveva

illustrato l’obiettivo di voler perseguire la crescita attraverso una visione scientifica dello sviluppo. Le istituzioni ritengono, infatti, che lo sviluppo generale del Paese potrà essere raggiunto attraverso l'adozione di un approccio scientifico nelle diverse fasi in cui si articolano i processi, inclusi quelli politico-istituzionali, e attraverso grandi investimenti in S&T. Il Premier Wen ha piu’ volte ribadito la consapevolezza che “la capacita’ di innovazione endogena e’ debole” e ha, quindi, sottolineato che lo Stato “promuoverà con vigore” l'innovazione scientifica e tecnologica. Nel 2009 sono stati allocati ¥ 151,2 miliardi (€ 16.3 miliardi) con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente.

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In particolare il Governo ha voluto: • dare impulso all’Outlook of the National Program for
In particolare il Governo ha voluto: • dare impulso all’Outlook of the National Program for

In particolare il Governo ha voluto:

dare impulso all’Outlook of the National Program for Long and Medium Scientific and Technological Development, il documento strategico del 2006 che annunciava grandi progetti in tutti i maggiori settori della frontiera S&T (con 16 grandi programmi in: Core electric devices; High-end general-purposed chips and Essential software; Extra-large-scale integrated circuit manufacturing technologies and techniques; New-generation broadband wireless mobile telecommunication; Advanced digital-controlled machine tools and essential manufacturing technologies; Large-scale gas and oil fields and coal-bed-gas development; Large-scale advanced pressurized water reactor; High-temperature gas-cooled reactor nuclear power station; Water pollution control and treatment; Cultivation of new GMO varieties; New medicine innovation and production; Prevention and treatment of major contagious diseases such as AIDS and viral hepatitis; Large aircraft; High-resolution earth observation system; Manned space flight; Moon exploration programme);

• riformare e ammodernare il sistema di management della S&T. Cio’ implica anche

l’individuazione di un ruolo maggiore delle aziende, un rinnovato impulso alla ricerca applicata

e maggiore integrazione tra imprese, Università e istituti di ricerca.

• sviluppare “production-oriented service industries, including finance, logistics, information, R&D, industrial design, commerce, energy conservation and environmental protection services, and promote the intimate integration of service industries with modern manufacturing industries”.

• garantire attenzione all'industria meccatronica e in generale delle macchine utensili (settore, questo, di speciale importanza per le esportazioni italiane);

• promuovere la R&S nelle seguenti aree: cambiamento climatico, nuove fonti energetiche,

biologia, medicina, nanoscienze, scienze aerospazio e oceanografia, telecomunicazioni mobili di terza generazione, tv via cavo e Internet. In favore di questi settori il governo svilupperà clusters per nuove industrie high tech e incentiverà la domanda privata e pubblica.

• rafforzare il Paese attraverso la scienza e il sistema educativo, e, quindi, fornire attenzione alle risorse umane e alla formazione. Il Governo incoraggerà le Università, i Centri di ricerca e le imprese che hanno avviato progetti di R&S in settori strategici ad assumere laureati da destinare alle attività di ricerca. Per le aziende sono previsti incentivi, probabilmente sui contributi da versare. Viene anche citata la proprietà intellettuale, ma non vengono specificate le azioni. Anche il settore della difesa sta investendo risorse importanti nella ricerca. Il Governo e’ altresì impegnato a sostenere investimenti privati, in particolare incoraggiando le imprese ad aumentare le spese in R&S e nel rinnovamento tecnologico degli impianti.

Un’ attenzione particolare merita lo “stimulus package” annunciato per il periodo 2008-2010 di 586 milioni di dollari, concepito come una misura di emergenza per affrontare la crisi economica globale. Esso e’ stato finanziato dal Governo centrale (30% del totale) e, per il resto, dalle amministrazioni locali e da prestiti operati dalle banche di Stato. I fondi – in gran parte elargiti in forma di prestiti - sono stati utilizzati innanzitutto per lo sviluppo di infrastrutture pubbliche (ferrovie, strade, aeroporti e irrigazione). La seconda maggiore allocazione ha riguardato la ricostruzione delle aree terremotate del Sichuan e progetti di welfare (abitazioni, aree degradate, sicurezza sociale). Una terza destinazione ha avuto per oggetto lo sviluppo delle aree rurali e problemi di avanzamento tecnologico.

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Fondi sono stati, poi, destinati al miglioramento tecnologico di alcuni settori industriali e alla promozione
Fondi sono stati, poi, destinati al miglioramento tecnologico di alcuni settori industriali e alla promozione

Fondi sono stati, poi, destinati al miglioramento tecnologico di alcuni settori industriali e alla promozione di progetti per la tutela ambientale. Infine, una parte delle risorse e’ stata destinata per l’educazione, la cultura e la pianificazione familiare. Nei fatti, i maggiori beneficiari delle misure sono state le industrie di Stato, anche se una parte dei fondi e’ stata destinata alle PMI (secondo l’Index of Economic Development (SMEI) 2005, pubblicato il 28 novembre 2006, le PMI imprese cinesi - in gran parte a conduzione familiare e in cui si includono anche i piccoli esercizi commerciali - rappresentano numericamente il 99,6% del totale delle aziende; hanno contribuito per il 70% del totale delle esportazioni e delle importazioni del Paese; al 60% del fatturato domestico e il 48,2% delle entrate fiscali. Esse hanno, infine, fornito il 75% dei posti di lavoro nella citta’).

L’Esecutivo intende continuare a sostenere le attivita’ dei parchi industriali e tecnologici e degli incubatori, che hanno il compito di sostenere il sistema delle aziende e all’interno dei quali i giovani laureati possono avviare attività imprenditoriali (ricordiamo che in Cina esistono 56 High-tech Industrial Development Zone, la prima creata nel 1985, realizzate con finanziamenti dello Stato).

Per le PMI il Governo ha previsto sussidi, riduzioni fiscali e misure per il credito agevolato. L'Esecutivo ha espresso la volonta' di intensificare i rapporti internazionali nei settori della S&T ed intende incoraggiare investimenti stranieri nei comparti industriali altamente innovativi (attività high tech, manifattura avanzata, risparmio energetico, protezione ambientale e moderni servizi industriali). E’ stata anche confermata la strategia “go global” che prevede il supporto alle imprese cinesi che investono all'estero e che fanno importanti acquisizioni.

Il Paese negli ultimi anni ha raggiunto significativi traguardi scientifici, tecnologici e industriali. Da sottolineare che i processi di innovazione sono spesso guidati da ricercatori e scienziati che hanno trascorso periodi di lavoro all’estero.

Le infrastrutture di trasporto – autostrade, aeroporti, ferrovie e tratte ad alta velocita’ e trasporto fluviale -, interamente sotto il controllo dello Stato, sono diffuse su tutto il territorio nazionale.

Le industrie ad alta tecnologia, anche grazie all’acquisto di tecnologie occidentali, nei prossimi anni saranno in grado di competere in numerosi segmenti nel mercato internazionale. Solo pochi esempi:

- la Cina ha annunciato la realizzazione di un treno ad alta velocita’ a lievitazione magnetica in grado di raggiungere i 500 km/h. La Beijing–Shanghai High-Speed Railway, che dovrebbe entrare in funzione nel 2012, utilizzera’ il nuovo treno 380A costruito dalla Changchun Railway Vehicles Co. Ltd.;

- l’aereo di linea C919 entrera’ in produzione a partire dal 2016, in competizione con Airbus e Boeing;

- il sistema di navigazione satellitare Compass dovrebbe diventare operativo a partire dal 2013, due anni prima del nostro Galileo; nel 2020 e’ previsto lo sbarco sulla Luna;

- il primo reattore nucleare progettato in Cina dovrebbe entrare in funzione nel 2016 (si tratta di un modello innovativo, poiche’ avendo una potenza di 100-250 MWe – contro 1 GWe di quelli attualmente in commercio, potrebbe diventare appetibile per i paesi in via di sviluppo).

Potremmo aggiungere che i progressi riguardano quasi tutti i settori scientifici e tecnologici (nanotecnologie, biologia, energia, trasporti, spazio, ICT, meccanica, fisica, chimica, geologia, metallurgia, esplorazione degli oceani, ecc.). Osserviamo comunque che accanto alle eccellenze convivono numerosi settori in cui il Paese registra un oggettivo ritardo.

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La Cina si sta dotando di centri di ricerca, di Università, di unità di R&S
La Cina si sta dotando di centri di ricerca, di Università, di unità di R&S

La Cina si sta dotando di centri di ricerca, di Università, di unità di R&S di assoluta eccellenza ed e’ anche proprietaria di un numero rilevante di brevetti di notevole interesse commerciale. L’Italia gode di vantaggi competitivi complementari: vanta una notevole capacità nella fase della stereotipazione ed ingegnerizzazione dei prodotti. Occorre dunque assecondare la tendenza

– peraltro gia’ in atto – di trasferimento in Italia di tecnologie cinesi per il loro ulteriore sviluppo e la elaborazione di protocolli applicativi.

L’ICE, gia’ nel 2005, aveva organizzato un primo forum del settore bio-tecnologico da cui hanno preso avvio le prime collaborazioni tra Università ed enti dei due Paesi. Particolari prospettive si aprono nei seguenti settori: bio e nanotecnologie e apparecchiature bio-medicali.

Anche nei settori dell’avionica e dell’industria aeronautica e satellitare – campi in cui la Cina ha avviato progetti giganteschi - esistono le condizioni per avviare interessanti progetti di cooperazione. Nel novembre 2009 si e’ svolta una missione – organizzata dalla Regione Lazio –

di numerose imprese del settore. Nel maggio 2009 l’Ambasciata d’Italia – Ufficio Scientifico e

Tecnologico – ha organizzato la Prima Conferenza Italo Cinese sulla Aerotermodinamica Spaziale e sulle Strutture Calde, che ha visto protagonisti il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA) di Napoli e l’Universita’ la Sapienza. La Seconda Conferenza Italo Cinese ha avuto luogo a Capua e Roma nel luglio 2010 e vi hanno preso parte anche scienziati provenienti dalla Russia, da Universita’ italiane, dall’Agenzia Spaziale Europea, e da imprese italiane ed europee. I lavori hanno focalizzato i recenti sviluppi e progressi nei seguenti settori:

Space System Concepts, In-flight and On-ground Experimentation, Aerothermodinamics, Hot Structures and TPS, Space Propulsion. Una significativa delegazione di industrie Cinesi ha partecipato nell’ottobre 2009 al 2 nd International Business Convention for the Aerospace Industries a Torino.

I settori dell’Automotive e del Trasporto su rotaia sono gia’ stati ricordati supra. Si segnala qui che l’Ambasciata d’Italia – Ufficio Scientifico e Tecnologico – in collaborazione con il Consolato Generale di Shanghai e con il Governo del Distretto di Jiading - nel 2009 ha organizzato a Shanghai – sede dello Shanghai International Automobile City -, in cui sono localizzate importanti multinazionali, il Forum Italo Cinese "Verso l’Expo 2010: Sostenibilita’ ed eccellenza nell’industria Italiana dell’automotive e del trasporto su rotaia”. Il Forum – a cui sono state invitate le maggiori aziende italiane dei due settori - ha evidenziato la presenza in Cina di imprese italiane impegnate nella produzione di sistemi e prodotti ad alta tecnologia e di Atenei impegnati in attivita' di R&S e di insegnamento.

Le autorita' del Distretto di Jiading hanno espresso grande interesse nel rafforzamento della presenza delle industrie e degli Atenei italiani e hanno prospettato un impegno diretto delle nostre imprese nella realizzazione di un Centro di Progettazione e Design per il settore automotive. Infine, sebbene assente per ragioni logistiche, il Museo dell'Auto di Torino ha aderito alla proposta di gemellaggio - su cui hanno lavorato Ambasciata e Consolato - con il Museo dell'Auto di Shanghai.

Le aziende italiane potrebbero sicuramente crescere anche grazie a partnership nella Information and Communication Technology, settore in cui la Cina – sia per quanto attiene alla ricerca, sia per quello che riguarda la realtà imprenditoriale - può gia’ vantare punte di eccellenza di livello mondiale. Anche qui nel corso del 2008 sono stati firmati accordi industriali e commerciali di grande interesse.

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Da segnalare il settore dell’ industrial design . La piu' autorevole conferma della volonta' del
Da segnalare il settore dell’ industrial design . La piu' autorevole conferma della volonta' del

Da segnalare il settore dell’industrial design. La piu' autorevole conferma della volonta' del governo cinese di promuovere questo comparto si e' avuta il 5 marzo 2010, quando il Premier Wen Jiabao, nel discorso di apertura della Sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo ha menzionato - per la prima volta in tale consesso - il design industriale tra i settori che saranno "vigorosamente sviluppati". E' utile sottolineare che nel 2006 e' stato introdotto a Pechino il Red Star Award, premio nazionale che ha l'obiettivo di "aiutare il Made in Cina a divenire Design in Cina".

In questo momento vi e' molto fervore nelle relazioni bilaterali. Durante la visita del Premier

Wen Jiabao a Roma del 6 e 7 ottobre 2010 il Ministro dell’Innovazione italiano e della Scienza e Tecnologia cinese hanno firmato un Protocollo d’intesa per promuovere la cooperazione nel

settore del design. Anche nel 2010 – grazie soprattutto alla Rivista Abitare China della Rizzoli –

e’ prevista la presenza di circa 30 giovani designer e studi di design cinesi a “Zona Tortona” –

uno dei maggiori eventi mondiali nel settore del design - che si svolge a Milano in concomitanza con il Salone internazionale del mobile. Particolarmente attivo in Cina e' il Politecnico di Milano, cha ha avviato collaborazioni a Pechino e Shanghai.

Numerose imprese cinesi di moda e manifatturiere si affidano a studi italiani per l'impostazione

delle collezioni e dei cataloghi. Mentre nel passato le aziende italiane si limitavano alle attivita'

di produzione, ora vi e' maggiore attenzione per la penetrazione del mercato locale, in

particolare con l’apertura di punti vendita monomarca. Al tempo stesso inizia ad affacciarsi un interesse delle imprese italiane per i designer cinesi. In Cina sta emergendo in modo impetuoso il tema della tutela ambientale, dei nuovi insediamenti urbani e quindi della costruzione di nuove eco-cities.

A questo proposito e’ utile osservare che la diffusa percezione dei miglioramenti ambientali

avvenuti nella citta’ di Pechino durante il periodo olimpico (dovuti in gran parte a provvedimenti straordinari come la chiusura di numerose fabbriche, i provvedimenti sulla targhe alternate, ma anche la chiusura e il decentramento di impianti industriali come l’acciaieria) hanno spinto le autorita’ alla ricerca di soluzioni stabili in favore della qualita’ dell’aria.

Si segnala che il 13 novembre 2009 si e’ svolto a Canton il Forum Italo Cinese sull’Ambiente,

organizzato dall’Ambasciata d’Italia – Ufficio Scientifico e Tecnologico -, dal Consolato Generale di Canton e dalla Associazione per la Protezione Ambientale di Guangzhou, in collaborazione con l’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) e la Camera di Commercio Italiana in Cina. Il Forum ha rafforzato le relazioni bilaterali con la Provincia del Guangdong e ha confermato le potenzialita' del mercato cinese nel settore ambientale ed energetico.

Sono state invitate alcune tra le maggiori aziende italiane che si distinguono per le produzioni e i servizi all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente. Il Consolato di Canton ha successivamente proseguito i colloqui con le autorita’ locali e grazie a questa attivita’ si stanno aprendo interessanti prospettive per il settore industriale italiano. Il Forum ha evidenziato che mentre numerose aziende nazionali hanno capito il mercato locale, altre invece dimostrano di non aver ancora percepito appieno le potenzialita' di questo Paese.

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Una ultima considerazione riguarda i rapporti bilaterali in R&S. Il 23 novembre 2009 il Ministero
Una ultima considerazione riguarda i rapporti bilaterali in R&S. Il 23 novembre 2009 il Ministero

Una ultima considerazione riguarda i rapporti bilaterali in R&S. Il 23 novembre 2009 il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Scienza e Tecnologia cinese hanno firmato a Roma il XIII Programma Esecutivo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica, in cui sono stati confermati sei settori prioritari della cooperazione bilaterale. Essi sono: Ambiente ed Energia; Agricoltura e Sicurezza Alimentare; Prevenzione e Monitoraggio dei Rischi Naturali; Beni Culturali; Attivita’ aerospaziali e Fisica; Medicina e Medicina Tradizionale Cinese.

Infine si segnala che l’Ambasciata d’Italia – Ufficio Scientifico e Tecnologico - ha promosso la creazione del sito Internet www.italychinasciencetechnology.com, con l’obiettivo di fornire uno strumento di conoscenza ed informazione sullo sviluppo della S&T in Cina. Il sito funge sia da portale per le relazioni bilaterali in campo scientifico e tecnologico, incluse anche le scienze umane, che come blog a disposizione di ogni ricercatore, esperto e docente italiano che opera in Cina. Nelle intenzioni il sito vuole diventare uno strumento per la promozione della comprensione reciproca tra Europa e Cina, in grado di contribuire a stimolare l’interesse dei ricercatori – ma piu’ in generale di tutti i cittadini e le organizzazioni private e pubbliche - nei confronti del mondo scientifico, tecnologico, industriale e culturale cinese. Il sito si compone di tre sezioni principali: “People” contiene informazioni personali riguardanti i ricercatori, i docenti e gli esperti italiani e l’elenco dei loro articoli pubblicati all’interno del sito; “Science and Technology” contiene articoli scritti da ricercatori, docenti ed esperti italiani; “Activities” contiene notizie aggiornate riguardanti eventi, convegni, bandi, cooperazioni, pubblicazioni legate allo sviluppo scientifico e tecnologico in Cina.

d) Suggerimenti per l’attivazione degli strumenti di sostegno finanziario e assicurativo pubblico per SACE e SIMEST

Le partecipazioni annunciate della SIMEST 2 in Cina riguardano almeno 8 progetti. Essi comprendono sia partecipazioni dirette da parte dell’Agenzia che interventi del Fondo di Venture Capital.

Nel complesso, in relazione agli interventi agevolati (sostegno di crediti all’esportazione, finanziamenti a programmi di penetrazione commerciale, studi di fattibilità e assistenza tecnica)l’ultimo dato disponibile è di almeno 55 imprese italiane beneficiarie per un totale di 75 progetti accolti.

SIMEST e’ inoltre presente in Cina con la SIBAC, società di consulenza in partnership con Intesa-Sanpaolo e Bank of China. Si attendono ancora ulteriori sviluppi dall’implementazione dell’intesa conclusa con la China Development Bank (CDB, importante istituzione finanziaria pubblica) e prevalentemente incentrata su un programma di co-investimento: in pratica, le imprese che ricevono contributi in conto capitale da parte di SIMEST per lo stabilimento di attività produttive in Cina, dovrebbero idealmente poter accedere in via agevolata a strumenti di finanziamento offerti in loco da CDB. Auspicabilmente, il prossimo stadio dell’attività di SIMEST in Cina dovrebbe poter essere l’accompagnamento di iniziative consortili o di distretto, come accaduto in altri mercati: si tratterà cioè di selezionare progetti di gruppi organizzati di

2 La SIMEST e’ la finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero, istituita come S.p.A. nel 1990 (Legge n. 100 del 24.04.1990). Essa promuove e sostiene le attività all’estero di tutte le aziende italiane, in particolare le piccole e medie, comprese quelle commerciali, artigiane e turistiche, nonché cooperative, consorzi ed altri organismi economici

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imprese attive in un medesimo settore e sostenerne la realizzazione sul territorio cinese, dove essi
imprese attive in un medesimo settore e sostenerne la realizzazione sul territorio cinese, dove essi

imprese attive in un medesimo settore e sostenerne la realizzazione sul territorio cinese, dove essi possano assumere una maggiore massa critica e visibilità.

Buoni margini di sviluppo sembrano sussistere anche per SACE 3 . Più che la tradizionale attività

di assicurazione di crediti legati alle esportazioni – normalmente limitata in quanto non

particolarmente richiesta dai nostri esportatori – le prospettive sembrano estremamente interessanti per una nuova forma di assistenza, la garanzia a fronte di investimenti diretti di imprese italiane e collegate estere (joint venture, fusioni e acquisizioni, aumenti di capitale in società estere, insediamenti produttivi).

i

Si tratta, nella sostanza, di un’operazione di credit enhancement: la banca che eroga

finanziamenti necessari ad effettuare l’investimento stesso può applicare condizioni più favorevoli all’impresa in quanto beneficia della copertura assicurativa fornita da SACE.

Al 31/06/2010, l’esposizione di SACE per operazioni verso la Cina è di euro 104,7 mln.

3

Condizioni di assicurabilità SACE:

Categoria OCSE: 2/7

Rating:

Rischio sovrano: apertura

Standard and Poor’s:

A+

Rischio bancario: apertura

Moody’s:

A1

Rischio privato: apertura Rischio politico: medio - Outlook: stabile Rischio economico: basso - Outlook: positivo Rischio finanziario: medio - Outlook: negativo Rischio operativo: medio - Outlook: stabile

Fitch:

A+

Per ulteriori informazioni SACE si invita a consultare l’apposita scheda CINA sul seguente sito web:

http://www.sace.it/CountryRiskFlash/jsp/showPdf.pdf?mapId=101

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3. POLITICA COMMERCIALE E DI ACCESSO AL MERCATO a) Barriere tariffarie In conformità con gli
3. POLITICA COMMERCIALE E DI ACCESSO AL MERCATO a) Barriere tariffarie In conformità con gli

3. POLITICA COMMERCIALE E DI ACCESSO AL MERCATO

a) Barriere tariffarie

In conformità con gli adempimenti assunti nel protocollo di adesione all’OMC, la Cina sta procedendo alle riduzioni previste dei dazi specifici di ciascuna posizione tariffaria, che al momento dell’adesione superava il 35% ad valorem. Dalla sua accessione la Cina ha ridotto, con un lieve rallentamento nel corso del 2009 la tariffa media dal 15,6% al 9,8% (ancora nel

2008 si registra un 15,3% di media sui prodotti agricoli e 8,8% su quelli industriali).

La Cina ha, altresì, adottato una politica di esenzione daziaria su alcune apparecchiature e su alcuni tipi di macchinari, al fine di favorire la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnico, nonché gli investimenti industriali nei settori chiave dell’alta tecnologia.

L’Amministrazione Generale delle Dogane (GACC) applica dazi d’importazione ad interim, consistenti nella temporanea ed unilaterale riduzione della cd. “clausola della nazione più favorita” applicata a tutti i membri dell’OMC, su circa 320 prodotti (dal II° semestre 2008). Tale riduzione, spesso anche molto consistente, può, tuttavia, essere soggetta ad improvvise revisioni nel corso dell’anno.

Parimenti soggetti a ripetute revisioni nel corso dell’anno sono anche i dazi d’esportazione ad interim,che, colpendo materie prime e semilavorati sensibili per ’economia nazionale cinese quali acciaio, cemento, magnesio e metalli di base, risultano particolarmente gravosi per alcuni acquisti operati da imprenditori/importatori comunitari.

Dal 1° luglio 2007 la GACC ha operato una completa revisione delle restituzioni IVA su molti

prodotti, la cui esportazione vuole essere limitata o drasticamente “sconsigliata” (a decorrere dal 1° gennaio 2010 esse sono oltre 7500 diverse linee tariffarie, circa il 58% dell’intera edizione

2010 della tariffa).

Va, tuttavia, evidenziato che tale ultimo processo “disincentivante” ha subito una drastica inversione di rotta nel corso dell’ultimo trimestre del 2008 a causa della crisi produttiva registrata a livello globale. Sono così state eliminate ben 1730 linee tariffarie dalla lista delle merci sottoponibili a lavorazione per ri-esportazione definitiva solo su espressa autorizzazione (TPA-Traffico di perfezionamento attivo cd. Inward processing) e 27 linee tariffarie da quelle la cui lavorazione è proibita, portando così il totale rispettivamente a 500 voci tariffarie per la categoria delle “restricted” e quasi 1800 per quella delle “prohibited”.

b) Barriere non tariffarie

Tra il 2002 ed il 2006 il Governo cinese ha realizzato una vasta opera di differenziazione delle competenze di importazione secondo le regole di accesso all’OMC:

1- alla GACC (General Administration of China Customs) sono rimaste le competenze più propriamente tariffarie e doganali (componente ex GATT);

2- all’AQSIQ (Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine) sono stati devoluti i controlli sanitari, fitosanitari ed i controlli generali di conformità tecnica dei prodotti industriali (componenti SPS e TBT).

3- al SIPO (State Intellectual Property Office) sono stati affidati i controlli sugli eventuali “trade related aspects” della proprietà intellettuale (componente TRIPS).

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Le autorità cinesi dividono, inoltre, le importazioni in tre grandi categorie: A. merce di contrabbando,
Le autorità cinesi dividono, inoltre, le importazioni in tre grandi categorie: A. merce di contrabbando,

Le autorità cinesi dividono, inoltre, le importazioni in tre grandi categorie:

A. merce di contrabbando, la cui importazione è proibita (vi rientrano le armi, i veleni, i prodotti

chimici tossici e, solo dal 2007, anche i prodotti contraffatti);

B. merce di limitata importazione, che richiede licenze o quote di contingenti;

C. merce di libera importazione, sotto la cui categoria rientra la maggior parte delle merci.

Il governo cinese pubblica “avvisi di pubblica informazione” (Public information notices) sui cambiamenti di politica di importazione dei prodotti. Molti di questi avvisi sono in cinese e non vengono tradotti in inglese. Alcune limitate informazioni sono ricavabili dal sito del MofCom (english.mofcom.gov.cn). Il locale Ministero del Commercio amministra, infatti, un sistema di licenze sull’importazione di alcune merci di cui alla sopraindicata categoria B, al fine di monitorare strettamente il contenuto ed il volume di dette importazioni. Il 1° aprile 2007 il Governo cinese ha emanato l’obbligo della licenza d’importazione su 338 categorie di prodotti, richiedendo agli importatori cinesi di produrre apposita istanza di “licenza d’importazione automatica”. Le merci incluse in questa lista di “importazione automatica” finiscono così per non essere ormai soggette a veri e propri limiti d’importazione, ma rimangono comunque soggette a “registrazione” ad opera del Ministero del Commercio cinese (MofCom).

Tra le premesse generali va anche ricordato che, poiché la Cina, similmente alla UE, applica un sistema di contingentamento di molti prodotti su due livelli (commerciale per l’accesso al mercato su base più ampia e, per i prodotti eccedenti quest’ultimo, su base tariffaria), sotto alcuni aspetti tale sistema, soprattutto per alcuni prodotti agricoli “sensibili” (zucchero, grano, cotone, riso, urea ed altri fertilizzanti naturali) finisce per creare delle vere e proprie barriere non tariffarie.

A quasi otto anni dall’accessione della Cina al WTO, nonostante i significativi progressi

compiuti, sussistono nel mercato cinese barriere non tariffarie al commercio riconducibili,

per un verso, a normative precedenti l’ingresso nell’OMC e, per altro verso, a nuove regolamentazioni verosimilmente non in linea con gli impegni assunti a Ginevra. Si possono evidenziare le seguenti forme di barriere non tariffarie:

1. Permane il bando cinese ai prodotti cosmetici di origine animale della UE, a seguito del

quale é stato introdotto dalle autorità locali un complesso sistema di doppia certificazione per

consentire le importazioni di detti prodotti dai Paesi UE in Cina. L’auspicio é che progressi possano essere compiuti nel breve periodo, sulla base dell’operato di un Gruppo di lavoro UE- Cina costituito ad hoc.

2. Il sistema di certificazione obbligatoria cinese (China Compulsory Certification System),

entrato in vigore nell’agosto del 2003 e riguardante 132 categorie di prodotti (dai prodotti elettronici, a quelli audio e video, agli apparecchi per le tele comunicazioni, all’automotive), non appare del tutto conforme con i principi di trattamento nazionale, proporzionalitá e

trasparenza posti dal WTO Technical Barriers to Trade Agreement. Il sistema di certificazione pone ostacoli, tra gli altri, al settore auto, causando costi addizionali di omologazione per

superare i quali la UE ha chiesto il riconoscimento dei certificati UN/ECE, basati su standards

internazionali.

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3. La regolamentazione cinese in materia di etichettatura (General Standard of Labelling) per i prodotti
3. La regolamentazione cinese in materia di etichettatura (General Standard of Labelling) per i prodotti

3. La regolamentazione cinese in materia di etichettatura (General Standard of Labelling) per i

prodotti alimentari preconfezionati, emessa nel 2003, pone restrizioni che appaiono eccessive rispetto ai legittimi obiettivi perseguiti e, conseguentemente, risultano non in linea con i principi del WTO Technical Barriers to Trade Agreement.

4. Anche nei settori agricolo e farmaceutico vi sono diverse barriere non tariffarie riguardanti

per lo piu’ difficolta’ di protezione intellettuale e divieti di importazione. Sussistono inoltre

restrizioni non conformi al Protocollo di Accessione al WTO che limitano il campo di azione delle società straniere in alcuni settori.

5. Servizi finanziari: nonostante i progressi compiuti nel 2003, rimangono eccessivamente alti i

requisiti di capitalizzazione per la registrazione di banche e società di assicurazione. Nel 2002 le

Autorità cinesi hanno inoltre emanato un progetto di regolamento, che limita il finanziamento interbancario al 40% dei depositi (liabilities) in valuta locale di una banca.

Con un ritardo di due anni rispetto agli impegni WTO, la Cina ha infine introdotto nel 2003 una regolamentazione che apre il mercato ad istituzioni finanziarie non bancarie per il finanziamento degli acquisti di autovetture (Car financing). Tale regolamentazione pone tuttavia requisiti di capitalizzazione estremamente elevati e condizioni non in linea con il sistema WTO, ostacolando lo sviluppo dell’operatività di aziende europee nel settore.

6. Telecomunicazioni: per la costituzione di Joint Venture nel settore telecomunicazioni, la

normativa cinese prevede che la parte cinese rispetti particolari requisiti di pregressa esperienza ed alte qualifiche, sostanzialmente limitando la scelta dell’investitore straniero nell’individuazione del partner a compagnie cinesi già esistenti, in contrasto quindi col principio di libera concorrenza.

7. Costruzioni: i progetti di decreto n. 113 e 114 del 2002, con cui la Cina ha anticipato il

rispetto degli impegni assunti in ambito WTO, consentendo la costituzione di società di costruzione straniere in Cina sotto forma di Joint Venture maggioritarie e di Wholly Foreign Owned Enterprises (WFOE), rischiano in realtà di limitarne l’operatività introducendo condizioni gravose che renderebbero difficile ed oneroso l’accesso al mercato (capitale minimo, turnover annuale minimo, lavori eseguiti localmente e numero di addetti). Dopo la proroga del regime transitorio, ottenuta ad ottobre 2003, l’obiettivo dei Paesi UE é il mantenimento dello status di “Foreign Construction Contractors” assieme alla facoltà di stabilire una WFOE.

8.Per quanto concerne gli appalti pubblici, nonostante un chiaro quadro giuridico di riferimento, si segnala una perdurante mancanza di trasparenza nel rispetto dei criteri di aggiudicazione. Sul tema il MOFCOM ritiene di avere ancora bisogno di assistenza tecnica. La mancata adesione della Cina al Protocollo sul Public Procurement in ambito WTO rappresenta inoltre una facile via per favorire le imprese nazionali a scapito di quelle straniere.

9. Il regolamento di AQSIQ in materia di responsabilità sui lavori di riparazione, sostituzione

e restituzione di componenti destinati al settore automobilistico locale e’ stato giudicato barriera tecnica al commercio. L’attenzione dell’UE si e’ appuntata soprattutto sugli standard CCC, simili ma non uguali a quelli UN-ECE e sull’uso della JV nel marketing esterno. La nuova legge sui prodotti chimici tossici del 28 dicembre 2005 e’ giudicata negativamente dalla UE, perché pone una serie di problemi sulla mancanza di informazioni e sul costo della registrazione.

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Tuttavia, anche nel settore dei beni di largo consumo la Cina frappone alcuni ostacoli alla
Tuttavia, anche nel settore dei beni di largo consumo la Cina frappone alcuni ostacoli alla

Tuttavia, anche nel settore dei beni di largo consumo la Cina frappone alcuni ostacoli alla piena attuazione dell’Accordo OMC, sviluppando sempre più di frequente propri standard industriali, sanitari e fitosanitari invece di adottare quelli internazionali. Specialmente in alcuni settori, quali agricolo, farmaceutico, cosmetici (legge sull’etichettatura), i requisiti richiesti alle aziende straniere sono più alti che per le aziende cinesi. Ne e’ inficiato anche il principio di parità di trattamento che dovrebbe costituire uno dei cardini della partecipazione all’OMC.

Queste forme di protezionismo dei mercati costituiscono un grave problema ed anche l’Italia ne

e’ colpita sia nei settori industriali (parti per auto, apparecchiature domestiche di cottura a gas)

che nel comparto agroindustriale, ove dopo l’entrata nell’OMC la Cina ha concluso ancora pochi accordi e - anche in presenza di tali accordi - impone una serie di misure sanitarie che spesso sono sproporzionate rispetto all’obiettivo che si propongono. Anche se si osserva qualche moderata evoluzione positiva al riguardo, permangono tuttora ostacoli tecnici che di fatto rallentano l’apertura del segmento agroalimentare (ispezioni continue, non-adesione agli standard internazionali quali il Codex Alimentarius, richieste di modifiche degli stabilimenti produttori, ritardi nelle risposte alle richieste di autorizzazione).

c) Violazioni delle norme sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale

Nonostante lo sforzo costante della Cina, soprattutto dopo l’ingresso nell’OMC, al fine di modernizzare la propria legislazione a tutela dei diritti di proprietà intellettuale, il problema dell’esecuzione delle sentenze rimane un punto dolente per via dei gravosi adempimenti burocratici che vengono richiesti a coloro i quali presentino istanza di esecuzione.

Si

ricordano sia i passi avanti compiuti con la normativa per la Protezione Doganale dei Diritti

di

Proprietà Intellettuale, approvata dal Consiglio di Stato il 26 novembre 2003 (in vigore dal 1

marzo 2004), sia l’emendamento alla “Foreign Trade Law” approvato dall’Assemblea Nazionale del Popolo nell’aprile 2004 e che introduce un capitolo sulla protezione dei diritti immateriali. Inoltre, già dal 2004 il Consiglio di Stato ha avviato una nuova campagna per

sradicare il fenomeno della contraffazione concentrandosi soprattutto sulle Province di Guangdong, Fujian e Jiangsu. Allo stesso tempo è stata formalmente proibita la vendita di prodotti contraffatti di marchi celebri nei mercati di Shanghai e Pechino.

Nel mese di aprile 2007, il Consiglio di Stato divulgò un specifico Piano di Azione che enfatizzava i vigenti regolamenti in materia e prevedeva il dispiegarsi di forze che permettano di combattere la contraffazione non solo a livello di produzione ma a anche a livello di rivendita in negozi e magazzini. I quattro punti chiave del Piano di Azione erano: marchi, diritti di autore, brevetti e import/export dei prodotti contraffatti. In linea con quanto previsto dal Piano la Cina ha lavorato sulla formulazione di nuovi testi di legge, regolamenti e misure relative per il rafforzamento della tutela di marchi, diritti di autore, brevetti e protezione doganale provvedendo anche alla revisione della loro interpretazione giuridica. Sono state condotte specifiche campagne di azione atte a colpire sia i produttori che i venditori di prodotti contraffatti; la Corte Suprema di Giustizia (SPC) ha istituito specifici Tribunali IPR in tutto il Paese, centri di monitoraggio nelle 50 principali città cinesi, campagne di promozione per l’uso di programmi originali da parte di società ed aziende; campagne per l’eliminazione delle linee di produzione di supporti audiovisivi pirata.

Rapporti Paese congiunti Ambasciate/Uffici Ice estero

2010

1^ sem.

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Il piano d’azione per il 2008, sul piano legislativo, ha previsto l’aggiornamento di 24 leggi
Il piano d’azione per il 2008, sul piano legislativo, ha previsto l’aggiornamento di 24 leggi

Il piano d’azione per il 2008, sul piano legislativo, ha previsto l’aggiornamento di 24 leggi e

circolari amministrative e, su quello dell’enforcement, lo svolgimento di 27 campagne pubblicitarie per accrescere la coscienza sull’importanza del tema.

Il Piano di Azione 2009, ha riguardato un totale di 170 provvedimenti suddivisi in 9 aree

principali tra cui la revisione e formulazione di 23 leggi, regolamenti e misure amministrative relative a marchi, diritti d`autore, brevetti e protezione doganale. Da ultimo, si segnalano la terza revisione della Legge sui Brevetti, in vigore dall`1 ottobre 2009 e la nuova Legge sul Diritto d`Autore, che dopo circa 20 anni di gestazione è entrata in vigore il 1 aprile 2010.

A seguito del Piano di Azione Doganale euro-cinese in materia di diritti di proprietà intellettuale, firmato a Bruxelles il 30 gennaio 2009 dal Commissario per l'unione doganale László Kovács, si è svolta a Pechino la 2° riunione del Gruppo di Esperti nei giorni 17-18 marzo 2010. Pur lasciando irrisolti i due diversi approcci al progetto sperimentale di attuazione della cooperazione doganale euro-cinese in materia di difesa dei diritti di proprietà intellettuale, la riunione ha evidenziato, rispetto al primo incontro di Shanghai in novembre, un maggiore fattivo spirito di cooperazione.

Sul piano dei rapporti bilaterali con l’Italia, si registra la rivitalizzazione del Memorandum di collaborazione conclusosi a Pechino nel 2004 tra il Ministero delle Attività Produttive e lo State Intellectual Property Office cinese. Si ricorda la firma del secondo programma di iniziative congiunte l’Action Plan 2007 con il Ministro Tian Lipu, Presidente del SIPO, che riguardava: la conoscenza per le PMI, lo sforzo dei rispettivi uffici nazionali nel favorire la diffusione degli

strumenti di PI tra le imprese, ed il rispetto dei diritti di PI che per essere efficace richiede prima

di

tutto l’impegno delle istituzioni politiche.

Il

tratto distintivo di maggior qualità di questo secondo Action Plan stava nell’aver esteso la

cooperazione anche al settore giudiziario con il coin