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Governance e concezioni antropologiche

La concezione antropologica alla base di un modello di governance ne stabilisce inevitabilmente le priorit e - in concorso con gli altri elementi culturali di variabili profondit ed ampiezza, quali l'etnia, la collocazione geografica etc. contribuisce in misura consistente a delinearne le forme e le pratiche. Nell'affrontare un tema quale la governance sussidiaria non quindi possibile prescindere da un'analisi delle concezioni antropologiche che si sono affermate nella Modernit accompagnando l'Uomo nei critici cambiamenti che hanno coinvolto la sua esistenza negli ultimi due secoli e mezzo. Due sono i modelli antropologici che hanno guidato gli sviluppi della storia moderna fino alla contemporaneit: quella liberista e quella statalista. Le due visioni presentano caratteri comuni e numerose analogie, in quanto proprio in queste due particolari impostazioni si sono aggregate sebbene con accenti e tonalit diverse le istanze rivoluzionarie generate dalla Riforma, dall'avvento e sopravvento dell'Illuminismo, dalle rivoluzioni borghesi della fine del XVIII secolo. La tesi qui sostenuta che il self-made man e l' homo homini lupus rappresentino le due facce di una stessa idea di umanit; Quella di un Uomo Moderno, a-relazionale ed a-morale. Successivamente all'argomentazione di questa tesi i due modelli antropologici in questione saranno messi a confronto con l'homo reciprocus di Peripaolo Donati. Il servo arbitrio, il Leviatano, la predestinazione Certamente entrambi i modelli antropologici moderni devono molto al concetto di servo arbitrio formulato da Lutero e successivamente radicalizzato dalla dottrina calvinista attraverso la tesi della predestinazione. L'idea fondamentale quella dell'impossibilit per l'Uomo di operare a fin di bene senza l'intervento divino; si tratta della cosiddetta giustificazione per sola Grazia mediante la fede, che esclude il valore salvifico delle opere buone di un essere umano, il quale potr quindi considerarsi giusto solo per intervento della Grazia divina (si consideri la violenta frattura tra fede e ragione introdotta da una simile impostazione; non vi sono precedenti storici della stessa portata). Con queste affermazioni Lutero produce un retroterra culturale dal quale non possibile prescindere nell'affrontare l'antropologia di Hobbes: per il primo la ragione umana si considera insufficiente a ricercare il Bene, per il secondo per garantire quel bene comune rappresentato da una convivenza pacifica; per entrambi non esiste libert che possa verificarsi al di fuori di una negazione di s (attraverso una totale delega della responsabilit sull'umano agire a Dio o allo Stato). Le criticit da sempre verificabili nel rapporto tra l'uomo comune ed il potere assumono qui giustificazioni teoriche di peso non indifferente. L'Uomo di Lutero, incapace per natura di fare il Bene, in Hobbes considerato un animale prepolitico, che sopperisce al bisogno di tutelarsi da s stesso attraverso un pactum unionis, quest'ultimo a sua volta composto e garantito da un pactum subiectionis ed un pactum societatis: Hobbes declina quindi l'impossibilit per l'uomo di ricercare il bene comune anche sul versante delle relazioni, di fatto riducendo la natura relazionale dell'individuo a pura conflittualit animale; l'Uomo si trova

allora costretto ad un pactum subiectionis che si presenta come un costrutto sociale del tutto estraneo alla sua stessa natura ferina. una particolare formulazione di libert negativa che differisce da quella pi tardi elaborata dalla dottrina liberista, poich prevede la libert in termini di liberazione del singolo individuo non dalla forza superiore dello Stato, ma dalla stessa Umanit (in senso oggettivo e soggettivo) proprio tramite l'assoggettamento ad un ente superiore. Calvino, dal canto suo, estremizza le posizioni di Lutero riguardo all'impotenza umana, attraverso la tesi della predestinazione. Questo concetto, potenzialmente in grado di ridurre l'individuo alla pi profonda frustrazione, poi dotato dalla dottrina calvinista di un corollario etico che include i due concetti fondamentali di beruf e di ascetismo mondano: attraverso un impegno ascetico nel seguire la propria vocazione/professione mondana (beruf, per l'appunto), l'Uomo pu (forse) cogliere i segni della benevolenza divina e quindi della propria predestinazione alla salvezza) nel successo che egli riscontra nel mondo, in particolare nel lavoro. Il Calvinismo passa dalla negazione del carattere salvifico delle opere umane all'interpretazione del loro esito come segno della benevolenza di Dio, indipendentemente da logiche di merito: il distacco tra l'agire umano e la ricerca del Bene definitivo, ma ciononostante l'Uomo - paradossalmente - tutt'altro che libero dagli esiti del suo agire. L'Uomo reduce da tutti questi sconvolgimenti ben diverso da quello dell'antichit, e rispetto a questo presenta un'umanit ridotta: esso colpevole a priori; la sua ragione non pu in alcun modo concepire, comprendere o disporre il Bene, e si configura come strumento alternativo o supplementare alla fede; egli non in grado di ricercare il Bene n di produrre un bene comune per s e per i suoi simili, se non rinnegando la ragione a favore della fede e/o sottomettendosi ad un costrutto sociale; sostanzialmente solo di fronte all'esistenza poich la sua percezione della realt e la sua capacit di dare giudizi assiologici totalmente condizionata dalle dinamiche della sua relazione personale con Dio e/o con la Legge. Questo ti po di umanit si voluta denominare all'inizio di questo elaborato come Uomo Moderno, a-relazionale, a-morale. In quest'ottica, la contrapposizione tra statalismo e liberismo non si pone tanto al livello antropologico quanto a quello metodologico, performativo e politico; si tratterebbe insomma della contrapposizione rispettivamente tra olismo ed individualismo. Fino alle rivoluzioni borghesi del XVIII secolo, sar l'approccio olistico a prevalere; l'uomo pre-politico, infatti, non ancora pervenuto a quelle prospettiva individualistica che gli aprir la possibilit di rapportarsi nei confronti del potere politico/istituzionale anche nell'ottica di rivendicazione delle proprie libert in senso negativo, come self-made man. Questa possibilit non si riveler ad ogni modo in contrasto con la sua natura ferina.

L'illuminismo e le rivoluzioni borghesi Con l'Illuminismo la ragione umana, mortificata dalle dottrine della prima

Modernit, viene rivalutata ed esaltata seppur nell'alveo di quella separazione tra fede e ragione ereditata dai secoli precedenti. Questa rivendicazione opera nel senso di una totale delegittimazione della fede e si verifica come sostituzione della ragione ad essa (non avviene quindi un ricongiungimento delle due facolt umane): il positivismo, cio la riduzione della realt a ci che attualmente o potenzialmente sensibile. L'Illuminismo ha un ruolo importante per la storia dell'individualismo e dello statalismo, poich ne pone le basi laicistiche. Questo passaggio storico pone per la prima volta l'Uomo, ormai scettico su tutto ci che non tangibile (e quindi pi che mai coerente nella sua limitatezza), di fronte alla scelta di delegare tutta la sua realizzazione o ad un sistema, oppure a s stesso. in questo dualismo, in questa scelta che si verifica la divaricazione dell'Uomo Moderno nelle due correnti dell'individualismo e dell'olismo. La Rivoluzione Francese del 1789 e, prima, la stessa guerra d'indipendenza americana, rappresentano l'esplosione delle istanze individualistiche dopo due secoli di primazia dello Stato, e portano il contempo il segno del suddetto dualismo. Da un lato la rivendicazione delle libert negative liberali si esprime nella richiesta di Costituzioni che limitino il potere dello Stato, individuando cos la libert dell'individuo nella sua emancipazione dal potere politico-istituzionale. D'altro canto, la definizione di questi diritti rimessa allo stesso Stato, al quale spetta la definizione delle regole minime fondamentali per la convivenza e la concorrenza. L'individualismo liberale infatti tende a sottrarre gran parte dell'esistenza dell'individuo alle maglie dello Stato minimo, per poi rimetterlo alla mano invisibile del Mercato, quella forma di Provvidenza teorizzata da Adam Smith in grado di produrre l'interesse dell'intera societ dalla combinazione dei comportamenti egoistici degli individui. Aldil delle importanti liberalizzazioni introdotte dalla Rivoluzione Francese, lo Stato stesso esce da questa fase storica ridimensionato ma concettualmente rafforzato. Esso infatti attribuisce a s stesso la definizione dell'Uomo e dei suoi stessi Diritti, ed esercita questa funzione negli spazi che a seconda delle vicende storiche esso riesce a guadagnare a s nella sua perpetua disputa con il Mercato. Gli stessi legami personali tra le persone vengono privati di qualsiasi connotazione naturale, e la loro definizione rimessa allo Stato. Stato e Mercato, seppure in un rapporto concorrenziale, si presentano come le due forze principali di uno stesso manicheismo; esse condividono una concezione di Uomo spoglio di diritti e di relazioni naturali, e si contendono la sua giustificazione e realizzazione, in quanto fattore irrinunciabile per l a loro stessa legittimazione e realizzazione. Lo Stato come sistema che trascende la libert individuale, il Mercato come prodotto necessariamente giusto della somma del comportamento dei singoli. L'Uomo Moderno, la post- modernit e l'uomo relazionale L'Uomo Moderno si trovato quindi di fronte a due possibilit; quella offerta dallo statalismo consiste nel delegare la definizione della sua responsabilit e della sua libert, dei suoi diritti, dei suoi legami e dei suoi comportamenti all'autorit superiore dello Stato. La proposta individualista prevede invece la definizione di tutti questi elementi per eliminazione, attraverso la partecipazione del singolo

ad un gioco di concorrenza. Entrambe le visioni hanno scritto la storia, in particolare degli Stati Uniti d'America e dell'Europa. Il ventesimo secolo ha provveduto a smascherare la mostruosit dello statalismo nelle due espressioni estreme del Comunismo e dei vari fascismi. Quanto all'individualismo liberale, esso vive oggi un tracollo tale da poter ritenere estremamente improbabile una restitutio ad integrum della conformazione mondiale precedente l'odierna crisi economica. L'era post-moderna, ci dice Donati, non stata in grado di autodefinirsi diversamente proprio a causa della criticit degli avvenimenti che l'hanno generata. Non stata individuata alcuna terza via, se non attraverso l'ibridazione di quelle gi storicamente sconfitte. Inoltre, alla crisi antropologica non ha fatto seguito la formulazione di un nuovo modello di Uomo, se non nell'approfondirsi della sfiducia nell'essere umano nel senso di una deumanizzazione: si parla dell'avvento dell'era del post-umano, del trans-umano, dell'in-umano, del cyber-umano [] di ibridazione e metamorfosi della specie umana1; la stessa concezione dei diritti dell'Uomo, ben lontana dal riprendere un approccio naturalista, si dimostra sempre pi critica ed urgente, poich il rischio di distorsioni ideologiche o riduzioniste della dignit umana onnipresente2. La concezione di Uomo Relazionale proposta da Donati come unica possibilit per ricollocare l'Uomo in un cammino costruttivo. Essa formulata sulla base dell'approccio tipico del realismo critico, fondato sull'apertura al riconoscimento di realt esistenti indipendentemente dallo schema concettuale dell'osservatore. Talle approccio ripudia le posizioni positivistiche, ampliando il campo del reale non a ci che immediatamente sensibile, ma a tutto ci che produce effetti. Il riconoscimento lo stesso meccanismo alla base di questa concezione antropologica. Essa infatti, sulla base dell'osservazione empirica, riconosce che: l'Uomo gode generalmente di libert di scelta ed per sua natura responsabile delle scelte effettuate; esso percepisce come propri l'eventuale merito e/o colpevolezza generati dal suo agire e vive come privazione il mancato riconoscimento della sua responsabilit; l'Uomo dotato di una ragione che pur nella sua limitatezza gli permette di esercitare la propria libert; tale ragione non in contrasto con la fede, anzi le due facolt umane dialogano e cooperano nella ricerca (di nuovo, come riconoscimento) di un bene oggettivo3. In questo senso un codice etico un metodo di ricerca. l'Uomo in grado di produrre il bene comune e tende a perseguire il Bene, pur restando libero di agire; parte integrante dell'umanit di un individuo si realizza nelle sue relazioni naturali, che costituiscono un prolungamento della sua essenza e la cui negazione pu paragonarsi ad una mutilazione. PI IN GENERALE, l'uomo un essere relazionale dotato di una
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Pierpaolo Donati, I fondamenti socio-antropologico della sussidiariet: una prospettiva relazionale, estratto da Sussidiariet e governance, a cura di Ivo Colozzi, 2010. Ibidem Pierpaolo donati (a cura di), Laicit: la ricerca dell'universale nelle differenze, Il Mulino, 2008

ragione relazionale, che si esprime e realizza nella perpetua relazione (esterna) con soggetti ed oggetti e (interna) tra le sue diverse dimensioni e facolt.